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Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali su chi ha deciso i 75 anni in pensione




Pubblico la lettera che ho inviato lo scorso 8.2 a Giovanni Gazzoli, uno degli esperti del noto sito Itinerari Previdenziali presieduto dal professor Alberto Brambilla, sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero, alla quale – more solito – anche lui attribuisce colpe immeritate, tra cui quella che costringerebbe i giovani ad andare in pensione a 75 anni, che invece sono della ben più severa e misconosciuta riforma Sacconi.

Come in passato in casi analoghi, dal sito Itinerari Previdenziali nessuna reazione alla mia lettera.


Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali sui 75 anni in pensione

Da:  v

8/2/2019 12:45


Egr. Dott. Giovanni Gazzoli,

Traggo dal Suo articolo dell’1.2.2019 « Non è un Paese per vecchi: analisi del decreto-legge su "Quota 100"» pubblicato nel sito Itinerari Previdenziali:


Tuttavia, i soggetti maggiormente penalizzati saranno i giovani e le donne. I primi, ossia coloro che hanno cominciato a lavorare dall’1/1/1996 e che quindi rientrano nella categoria dei “contributivi puri”, perché non sono considerati dalla riforma: questa, anzi, non smantella le rigidità introdotte dalla Legge Fornero nei confronti di questa platea, che vede la sua pensione interamente calcolata secondo il merito contributivo e che quindi – stando ai trend economici e anagrafici – è fiaccata nella speranza di poter beneficiare di una pensione e nella prospettiva di dover lavorare almeno fino a 75 anni.”

Mi permetto di fare le seguenti osservazioni.


Scusi, perché cita la (sola) riforma Fornero? Che ormai ha il destino segnato, anche – e soprattutto - per colpa dei supposti esperti previdenziali: è come il cacio sui maccheroni, e sempre di un solo tipo.[1] Alimentando una vulgata che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, che cerco di contrastare da sette anni: una fatica di Sisifo! Vediamo in dettaglio che cosa stabiliscono le norme pensionistiche al riguardo.

1. Il metodo contributivo “tripartito” è stato deciso dalla riforma Dini (Legge 8.8.1995, n. 335): (i) interamente retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi; (ii) misto per coloro che erano sotto questo limite; e (iii) interamente contributivo per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dall’1.1.1996.

2. La riforma Fornero (Legge 22.12.2011, n. 214) lo ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, a coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e – contrariamente a ciò che Lei scrive, salvo prova contraria: “questi ultimi costituiranno la maggioranza dei soggetti che matureranno i requisiti di Quota 100 al 2021” - ormai quasi tutti già in pensione, come conferma RGS ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[2]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

3. Quindi, limitatamente al dato in esame, la riforma Fornero non ha riguardato coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996.

4. La riforma Fornero ha, però, anche aumentato la soglia minima sia del pensionamento di vecchiaia interamente contributivo:

«Ai sensi del comma 7, il diritto alla pensione di vecchiaia si consegue in presenza di un'anzianità contributiva minima pari a 20 anni (in luogo dei 5 richiesti in precedenza), a condizione che l'importo della pensione risulti essere non inferiore, per i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 1996, a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale.» (Dossier Servizio Studi Camera dei Deputati).

Sia del pensionamento anticipato interamente contributivo:

«… al compimento del requisito anagrafico di 63 anni, a condizione che risultino versati e accreditati in favore dell'assicurato almeno 20 anni di contribuzione effettiva e che l'ammontare mensile della prima rata di pensione risulti essere non inferiore ad un importo soglia mensile, annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del PIL nominale, appositamente calcolata dall'ISTAT, con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare, pari - per l'anno 2012 - a 2,8 volte l'importo mensile dell'assegno sociale.» (Dossier Servizio Studi Camera dei Deputati).

Entrambe le norme sono state fatte apposta per ritardare il pensionamento (e aumentare l’assegno pensionistico).

5. Ma, in generale, l’età di pensionamento dopo i 70 anni è soltanto una facoltà, tranne in taluni casi particolari in cui è resa necessaria dalla riforma Fornero, come, ad esempio, nel caso in cui gli anni di contribuzione siano inferiori a 20 e maggiori di 5, per rientrare dalla riforma Fornero sotto la riforma Maroni, che prescrive – per le pensioni calcolate interamente col contributivo - un minimo di 5 anni e non di 20.

6. Comunque, se in futuro si arriverà a 75, dipenderà prevalentemente dall’adeguamento triennale all’aspettativa di vita introdotto da Sacconi con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, che la riforma Fornero ha soltanto reso biennale a decorrere dal 2022 (non dal 2021, come sostiene erroneamente il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con DG Previdenza – cfr. il decreto direttoriale del 5.12.2017 -, in contraddizione, peraltro, con quanto scriveva RGS nella relazione tecnica della L. 214/2011[3]).

7. In definitiva, per l’età di pensionamento a 75 anni, dall’analisi delle norme sembra emergere un impatto secondario della riforma Fornero rispetto sia alla riforma Dini sia, soprattutto, alla riforma Sacconi. Come conferma, in generale, il risparmio al 2060 delle quattro riforme delle pensioni dal 2004.[4] Pertanto, le rigidità dell’attuale sistema pensionistico vanno ascritte, nelle giuste proporzioni, alle riforme Dini, Sacconi e Fornero.

Cordiali saluti,

V.


___________________________


Note


[1] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 9


[2] Relazione tecnica legge 214/2011 (pag. 48)


[3] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 5.


[4] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 8.


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Destinatari:

Itinerari previdenziali CC ministri, parlamentari, altre Istituzioni, Fondazioni e Associazioni, Media, Sindacati, professori universitari.


08-02-2019 12:45

giovanni.gazzoli@itinerariprevidenziali.it, CC info@itinerariprevidenziali.itflavia.brambilla@itinerariprevidenziali.itgian.fragassi@itinerariprevidenziali.itmara.guarino@itinerariprevidenziali.itmaurizio.sacconi@senato.itdamiano_c@camera.itelsa.fornero@unito.itichino@pietroichino.itogiannino@yahoo.comtito.boeri@inps.itpietro.garibaldi@carloalberto.orgragioniere.generale@mef.gov.itdgprevidenza@lavoro.gov.it, mario.baldassarri@economiareale.italberto.zanardi@unibo.itroberto.perotti@unibocconi.itsalesisaia@libero.itfeliceroberto.pizzuti@uniroma1.itmario.deaglio@unito.itfrancesco.daveri@sdabocconi.itgiulio.sapelli@unimi.itandrea.terzi@unicatt.itemiliano.brancaccio@unisannio.itrealfonzo@unisannio.itgustavo.piga@uniroma2.itleonardo.becchetti@uniroma2.itstefano.lucarelli@unibg.itivo.colozzi@unibo.it, giorgio.lamalfa@fulm.orgg.roma@rur.itsergio.cesaratto@unisi.itilvo.diamanti@uniurb.italessandro.campi@unipg.itandrea.ichino@unibo.itmontanari@unistrasi.itstaffgawronski@gmail.comcarlo.cottarelli@unicatt.italberto.zanardi@unibo.itpaolo.pini@unife.itstudio.ricolfi@gmail.comredattori@noisefromamerika.orgalberto.bisin@nyu.eduandrea@andreamoro.netgiulio.zanella@unibo.itmmartone@luiss.itcarlo.mazzaferro@unibo.itm.morciano@uea.ac.ukstefano.syloslabini@enea.itbiagio.bossone@gmail.commaurizio.delconte@unibocconi.itconsiglionazionale@consulentidellavoro.it

(n. 50)


Ministeri Lavoro e Tesoro

08-02-2019 13:10

segreteriaministro@lavoro.gov.itsegreteriasottosegretariocominardi@lavoro.gov.itsegreteriasottosegretariodurigon@lavoro.gov.it, segrgabinetto@lavoro.gov.itrelazioniesterneministro@lavoro.gov.itsegreteriatecnica@lavoro.gov.itufficiolegis@lavoro.gov.itufficiostampa@lavoro.gov.itcons.dipl.lavoro@lavoro.gov.itoiv@lavoro.gov.itsegretariatogenerale@lavoro.gov.itresponsabileprevenzionecorruzione@lavoro.gov.itpreboani@lavoro.gov.itdgpersonale@lavoro.gov.itdginnovazione@lavoro.gov.itdgrapportilavoro@lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali@lavoro.gov.itdgprevidenza@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv1@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv2@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv3@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv4@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv5@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv6@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv7@lavoro.gov.itdginclusione@lavoro.gov.itdgimmigrazione@lavoro.gov.itdgterzosettore@lavoro.gov.itbiblioteca@lavoro.itsegreteria.ministro@mef.gov.itsegreteria.bitonci@mef.gov.itcastelli_l@camera.itgaravaglia_m@camera.itvillarosa_a@camera.itsegreteria.capogabinetto@mef.gov.itsegreteria.vcdg@mef.gov.itsegreteria.vicecapogabinetto@mef.gov.itsegreteria.direttoregabinetto@mef.gov.itcaposegreteria.ministro@mef.gov.itsegreteriatecnica.ministro@mef.gov.itsegreteria.ucd@mef.gov.itufficiocoordinamentolegislativo@mef.gov.itlegislativo@mef.gov.itlegislativo.finanze@mef.gov.itufficio.stampa@mef.gov.itluciana.patrizi@mef.gov.itst_bilancio@camera.it

(n. 47)


08-02-2019 13:13

(n. 50)


08-02-2019 13:18

(n. 44)


(n. 45)


18/1/2019 16:07

Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza Sociale Senato

(n. 49)


08/2/2019 13:25

isabella.adinolfi@europarl.europa.eu,  marco.affronte@europarl.europa.eu,  laura.agea@europarl.europa.eu,  daniela.aiuto@europarl.europa.eu,  tiziana.beghin@europarl.europa.eu,  brando.benifei@europarl.europa.eu,  goffredo.bettini@europarl.europa.eu,  mara.bizzotto@europarl.europa.eu,  simona.bonafe@europarl.europa.eu,  mario.borghezio@europarl.europa.eu,  david.borrelli@europarl.europa.eu,  mercedes.bresso@europarl.europa.eu,  renata.briano@europarl.europa.eu,  nicola.caputo@europarl.europa.eu,  fabiomassimo.castaldo@europarl.europa.eu,  lorenzo.cesa@europarl.europa.eu,  caterina.chinnici@europarl.europa.eu,  salvatore.cicu@europarl.europa.euangelo.ciocca@europarl.europa.eu,  alberto.cirio@europarl.europa.eu,  sergio.cofferati@europarl.europa.eu,  lara.comi@europarl.europa.eu,  ignazio.corrao@europarl.europa.eu,  silvia.costa@europarl.europa.eu,  andrea.cozzolino@europarl.europa.eurosa.damato@europarl.europa.eu,  nicola.danti@europarl.europa.eu,  paolo.decastro@europarl.europa.eu,  isabella.demonte@europarl.europa.eu,  herbert.dorfmann@europarl.europa.eu,  eleonora.evi@europarl.europa.eulaura.ferrara@europarl.europa.eu,  raffaele.fitto@europarl.europa.eu,  eleonora.forenza@europarl.europa.euelisabetta.gardini@europarl.europa.eu,  enrico.gasbarra@europarl.europa.eu,  elena.gentile@europarl.europa.eu,  michela.giuffrida@europarl.europa.eu,  roberto.gualtieri@europarl.europa.eu,  kashetu.kyenge@europarl.europa.eu,  giovanni.lavia@europarl.europa.eu,  curzio.maltese@europarl.europa.eu,  fulvio.martusciello@europarl.europa.eu,  barbara.matera@europarl.europa.eu,  giulia.moi@europarl.europa.eu,  luigi.morgano@europarl.europa.eu,  alessia.mosca@europarl.europa.eu,  alessandra.mussolini@europarl.europa.eupierantonio.panzeri@europarl.europa.eumassimo.paolucci@europarl.europa.eu

(n. 50)


8/2/2019 13:30

(n. 25)





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Risposta di Piero Righetti e mia replica su una sua notizia falsa sulla riforma Fornero


Pubblico la risposta di Piero Righetti alla mia lettera (riportata in calce) in cui ho criticato una sua notizia falsa sulla riforma Fornero, in un suo articolo pubblicato da Affari Italiani, e la mia lettera di replica. Ad oggi non ho ricevuto nessun’altra sua risposta.


Oggetto: Nessuna notizia falsa

Egr. Sig. V.,

il Direttore Perrino, che legge per conoscenza, mi ha inviato la sua email del 4/2 u.s. in cui  lei mi accusa di aver dato – nel mio articolo “Pensione anche a quota 94” –  una notizia falsa. Effettivamente sono un ex dirigente Inps ed un esperto previdenziale e del lavoro, collaboro con Affari Italiani e per decenni, tra l’altro, con Sole 24 Ore, Guida Normativa e Guida al Lavoro. Il mio articolo, che voleva solo sottolineare che ora – sia pure per soli 3 anni, almeno ad oggi – si può andare in pensione anche con quota 94 non è assolutamente né un trattato né una disquisizione giuridica e l’annuncio pensione a quota 94 è assolutamente esatto. Come anche la notizia della spallata. Lo stesso Governo e i due Vice Presidenti Di Maio e Salvini hanno più volte parlato di spallata alla Fornero. Del resto, come lei stesso ricorda, l’aumento dell’età pensionabile è attribuito alla Fornero sia dal Servizio Studi della Camera sia da professori di lavoro e previdenza a causa anche, lei aggiunge,  di “una formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero”.

A chi ora può andare in pensione 8 anni prima non credo interessi più di tanto se il D.L. 4/2019 sia un vulnus a Fornero o a Sacconi. A loro credo basta sapere che possono presentare la domanda di pensione.

L’impatto della notizia che ho dato – e che il giorno dopo l’uscita del mio articolo su Affari Italiani è comparsa con grandi titoli sul Sole 24 Ore e Italia Oggi – è “in pensione 8 anni prima”

Questa notizia non è assolutamente falsa. Forse imprecisa e per i motivi che lei stesso ha ricordato.

Aggiungo che la legge Sacconi è antecedente quella della Fornero e che, di conseguenza, la Fornero, con la sua legge ha “incorporato” di fatto le modifiche Damiano e Sacconi e che pertanto quello in vigore ante D.L. 4/2019 è il sistema pensionistico Fornero (e non certo quello Sacconi), al quale dunque ben può dirsi che il Decreto 4/2019 abbia dato una spallata, e non piccola, visto l’art. 22!

La ringrazio comunque della sua attenzione e del tempo che mi ha voluto dedicare.

Piero Righetti

5 Febbraio 2019


***


Egr. Sig. Righetti,

Errare è umano, ammettere gli errori è segno di intelligenza, poiché, in fondo, siamo tutti ignoranti. Io sono il principe degli ignoranti, vengo subito dopo Adriano Celentano.

Mi spiace, Lei ha scritto una NOTIZIA FALSA, che – vista la Sua ritrosia ad ammetterlo – Le rammento, riportandola di seguito:

Questa a mio avviso è la più rilevante modifica, la più violenta spallata alla Riforma Fornero: in pensione a 59 anni di età anziché a 67, e cioè 8 anni prima.” http://www.affaritaliani.it/economia/pensione-si-va-anche-a-quota-9-584756.html.

La notizia falsa che Le ho contestato è, non che va “in pensione 8 anni prima”, ma che Lei ha attribuito erroneamente alla riforma Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni. Il che è oggettivamente falso, poiché tale allungamento è frutto della ben più severa riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano), oggetto da almeno 5 anni di una vera e propria damnatio memoriae.

E a nulla rileva, ai fini della corretta attribuzione di tale misura, che l’errata attribuzione l’abbiano fatta tutti, inclusi gli esperti, o che il Suo articolo sia stato ripreso dal Sole 24 ore, anche perché – evidentemente Lei non lo sa – anche Il Sole 24 ore, come tutti i media, anzi di più data la sua importanza in materia economica e previdenziale, è responsabile della DISINFORMAZIONE generale – e ormai mondiale - sulla riforma Fornero da almeno 5 anni. Cosa che gli ho contestato per iscritto fin dal 2015, prima in un commento in calce ad un loro articolo gravemente disinformativo, commento da loro censurato, e poi per lettera, anzi più lettere (qui trova tutte quelle da me inviate negli ultimi anni per contrastare l’universale DISINFORMAZIONE su questo tema, e altri due: http://vincesko.blogspot.it).

Inoltre, mi sorprende che Lei, esperto di analisi di norme giuridiche, adduca come attenuante o perfino esimente che la legge Fornero abbia «“incorporato” di fatto» la legge Sacconi, e arrivi addirittura a scrivere, sottolineandolo, che «quello in vigore ante D.L. 4/2019 è il sistema pensionistico Fornero (e non certo quello Sacconi).», che a me sembra una deduzione palesemente errata e perfino strampalata e in ogni caso destituita di fondamento in base agli effetti (vedi il Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori, riportato nella mia lettera precedente, e appresso). Che è analoga a quella formulata da altri esperti, tra i maggiori responsabili della vulgata che avrebbe fatto tutto Fornero sol perché la legge Fornero ha “confermato” alcune misure importanti della legge Sacconi, come l’adeguamento all’aspettativa di vita. Come se una legge in vigore avesse bisogno di essere “confermata” da una legge successiva. Il che è un obbrobrio tecnico-giuridico. Ed anche etico: si premia un plagio-furbizia, anziché – come faccio io da anni, anche contestandolo direttamente alla sua autrice, la professoressa Fornero, e alla sua vittima, il senatore Sacconi, che da anni fa lo gnorri – stigmatizzarlo.

Concludo con due ulteriori considerazioni, che a me sembrano risolutive, poi veda Lei.

La prima, è che tutti citano la riforma Fornero e obliterano la riforma Sacconi, che è più severa e incisiva e le cui norme vengono erroneamente attribuite da quasi tutti, in Italia e all’estero, in tutto o in parte, in particolare l’adeguamento alla speranza di vita, alla riforma Fornero. Ma osservo, al di là dell’interpretazione della complessa normativa: dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?

La seconda, come ho già rilevato nella mia lettera al direttore Perrino, è che è la stessa professoressa Fornero – ardisco pensare “incentivata” dalle mie decine di lettere circolari inviatele per competenza o conoscenza - che fa pulizia della Sua (e di altri) interpretazione fantasiosa della sua norma, lamentando nel suo ultimo libro l’errata attribuzione a lei dell’allungamento a 66 anni dell’età di pensionamento di vecchiaia (da 66 a 67 è aumentata in forza dell’adeguamento alla speranza di vita introdotto da Sacconi):

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di ‘attesa’, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle: 3134).

Spero vorrà contribuire in futuro a contrastare la DISINFORMAZIONE mondiale imperante sulla riforma delle pensioni Fornero e sulla riforma delle pensioni SACCONI.

La ringrazio dell’attenzione,

V.



PS: Come faccio di solito, invio questa mia lettera p.c. ai media e poi la pubblicherò nel mio blog. Per le osservazioni complete e le relative prove documentali della disinformazione mondiale, mi permetto segnalare il mio recente libro (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero): https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.



Destinatari


5/02/2019  14:37

(n. 50)v


5/02/2019  14:46

(n. 50)  info@la7.it,


5/2/2019 14:48

(n. 50) 



Post collegato:

Lettera ad “Affari Italiani” su una notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero



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Lettera ad “Affari Italiani” su una notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al giornale on-line “Affari Italiani” dopo aver letto un suo articolo a firma di Piero Righetti contenente una notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero. Domani pubblicherò la risposta di Piero Righetti.


Lettera ad “Affari Italiani” su una notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Da:  v

4/2/2019  15:44


Egr. Direttore,

Traggo con sorpresa dall’articolo di Piero Righetti del 31 gennaio 2019 “Pensione anticipata? Può bastare anche Quota 94”  la seguente frase:

Questa a mio avviso è la più rilevante modifica, la più violenta spallata alla Riforma Fornero: in pensione a 59 anni di età anziché a 67, e cioè 8 anni prima.”

Con sorpresa, poiché Affari Italiani è uno dei destinatari delle mie lettere circolari sulle pensioni, e, che io sappia, l’unico giornale nazionale che ne abbia convertito alcune di esse in articoli pubblicandoli sul vostro giornale, tra cui questo http://www.affaritaliani.it/economia/pensioni-fake-news-sulla-riforma-delle-pensioni-ecco-la-verita-506755.html sul medesimo errore.

Ma Piero Righetti, che da altra fonte dovrebbe essere un ex dirigente INPS e forse è un vostro collaboratore, evidentemente non le ha lette, perché, se lo avesse fatto, avrebbe evitato di scrivere una notizia falsa.

La riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia.

Come vi ho già segnalato, l’età a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa riforma Sacconi. Come risulta dal seguente prospetto:

Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori (nel 2019)

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più - “finestra” mobile di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi) e adeguamento triennale all’aspettativa di vita -  sono stati decisi dalla riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12), tranne 4 mesi in media dalla riforma Damiano (L. 247/2007); quindi la riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L’età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, ed è stato deciso nel 2009 (L. 102/2009, art. 22ter, comma 1) e modificato nel 2010 (L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies) da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all’aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la riforma Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più «finestra», previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento all’aspettativa di vita), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6), ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la «finestra» degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché (con il comma 5) ha abolito contestualmente la «finestra» di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l’adeguamento automatico diverrà biennale («13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale»), ma, appunto, è solo un’accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero (col comma 2 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha soltanto estesopro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ora già in pensione o prossimi al pensionamento.

La riforma SACCONI ha interessato anche le pensioni di anzianità:

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi) 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero (o 1 anno e 1 mese relativamente agli autonomi). L’anno e tre mesi in più sono stati decisi da SACCONI, rispettivamente, con il DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12 (“finestra” mobile di 12 mesi) e col DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L’età di pensionamento delle donne è salita, da 40 anni nel 2010, a 41 anni e 10 mesi, e di questo anno e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi), 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

E’ importante, infine, osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro. Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.

Cordiali saluti,

V.


PS: Ho fatto delle modifiche al mio libro, a breve provvederò a farglielo spedire.



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Lettera a Carlotta Scozzari di “Repubblica” sulla sua notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero





Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Carlotta Scozzari, collaboratrice di “Repubblica”e di “Business insider”, su una sua notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero. Visto il suo curriculum, non ho voluto infierire troppo, cosa che invece faccio volentieri con i sedicenti esperti previdenziali, in particolare quelli che “resistono”, come è successo due giorni fa (pubblicherò la lettera domani). A questo momento non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Carlotta Scozzari di “Repubblica” sulla sua notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Da:  v

4/2/2019 16:53


Gentile Dott.ssa Scozzari,

Traggo dal Suo articolo del 26 gennaio 2019 “Pensioni, da quota 100 a opzione donna tutti i modi per dire addio al lavoro prima dei 67 anni previsti dalla legge Fornero” https://it.businessinsider.com/pensione-anticipata-opzione-donna-quota-100-precoci-requisiti-guida/ la seguente frase:

“La cosiddetta quota 100, che consente di lasciare il lavoro con almeno 62 anni di età e 38 di contributi, appena introdotta dal governo di Lega e Movimento 5 stelle, è solo uno dei modi attualmente a disposizione per andare in pensione in anticipo rispetto ai 67 anni previsti dalla legge Fornero.”

Come ho osservato, da ultimo, alla Sua collega Valentina Conte (https://vincesko.blogspot.com/2018/12/lettera-n-2-valentina-conte-di.html) e, prima, a tantissimi altri (http://vincesko.blogspot.it), è falso che l’età di pensionamento a 67 anni sia stato previsto dalla riforma Fornero. Non ha mai sentito parlare della riforma SACCONI e del suo contenuto? No? Non si preoccupi, questa è l’ennesima riprova della damnatio memoriae decretata sulla severissima riforma SACCONI e alimentata da almeno 5 anni dai supposti esperti e da tutti i media, e che ormai ha un ambito mondiale. Anche per colpa della professoressa Elsa Fornero, che ha formulato in maniera insufficiente e poco chiara la sua legge, omettendo il legame tra l’aumento di un anno dell’età base di pensionamento, sia di vecchiaia che anticipata, e l’abolizione della “finestra” mobile Sacconi-Damiano.

La riforma Fornero non ha quasi riguardato il pensionamento di vecchiaia. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa riforma SACCONI, come risulta dal seguente prospetto:

Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori (nel 2019)

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più - “finestra” mobile di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi) e adeguamento triennale all’aspettativa di vita -  sono stati decisi dalla riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12), tranne 4 mesi in media dalla riforma Damiano (L. 247/2007); quindi la riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L’età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, ed è stato deciso nel 2009 (L. 102/2009, art. 22ter, comma 1) e modificato nel 2010 (L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies) da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all’aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la riforma Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più «finestra», previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento all’aspettativa di vita), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6), ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la «finestra» degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché (con il comma 5) ha abolito contestualmente la «finestra» di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l’adeguamento automatico diverrà biennale («13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale»), ma, appunto, è solo un’accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero (col comma 2 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha soltanto estesopro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ora già in pensione o prossimi al pensionamento.

La riforma SACCONI ha interessato anche le pensioni di anzianità:

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi) 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero (o 1 anno e 1 mese relativamente agli autonomi). L’anno e tre mesi in più sono stati decisi da SACCONI, rispettivamente, con il DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12 (“finestra” mobile di 12 mesi) e col DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L’età di pensionamento delle donne è salita, da 40 anni nel 2010, a 41 anni e 10 mesi, e di questo anno e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi), 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

E’ importante, infine, osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro. Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.

Cordiali saluti,

V.


PS: Se vuole approfondire questa e altre due BUFALE italiane in temi economici e previdenziali che hanno una diffusione non soltanto nazionale (60 milioni di vittime) ma mondiale, inclusi quasi tutti i professori universitari di Economia o Lavoro e Previdenza e perfino premi Nobel, Le suggerisco di leggere il mio libro: https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.


Destinatari:


MEDIAv

22/1/2019 16:38

(n. 50)


22/01/2019  16:41

(n. 50)


22/1/2019 16:43

(n. 50)



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Dialogo tra il professor Giuliano Cazzola e me sulle pensioni



Pubblico un recente dialogo tra il professor Giuliano Cazzola e me sulle pensioni, scaturito da un suo commento critico sul blocco dell’indicizzazione delle pensioni maggiori di tre volte il minimo, deciso dall’attuale governo. Informo che il “dialogo” tra lui e me è cominciato nel 2010, quando lui era vice presidente della Commissione Lavoro della Camera e motivò in Aula il voto favorevole alla manovra finanziaria più scandalosamente iniqua della storia nazionale: il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122/2010, la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia, di 63 mld cumulati.



Vincesko

Il professor Cazzola soffre di memoria corta: dimentica che anche la severissima riforma SACCONI, da lui votata, ha bloccato l’indicizzazione. Freud direbbe che nessuna dimenticanza è casuale. Gli suggerirei più che una visita neurologica una lunga serie di sedute psicanalitiche.

Traggo dal mio libro “LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione: Berlusconi o Monti. La Riforma delle pensioni più severa: Sacconi o Fornero. Gli Obiettivi statutari della BCE.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero)
https://www.amazon.it/TRE-PIU-GRANDI-BUFALE-SECOLO-ebook/dp/B07L3B5N5M:

La riforma Sacconi (DL 78/2009, art. 22ter, convertito dalla L. 102/2009; DL 78/2010, art. 12, convertito dalla L. 122/2010; [LA PIU’ SCANDALOSAMENTE INIQUA DELLA STORIA REPUBBLICANA] più modifiche e integrazioni con DL 98/2011, convertito dalla L. 111/2011, e DL 138/2011, convertito dalla L. 148/2011) ha introdotto, principalmente:
“[…]

7. Il blocco parziale o totale della perequazione (indicizzazione ai prezzi) delle pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo per gli anni 2012–2013 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 3, abrogato dalla Legge 214/2011, art. 24, comma 25 (Fornero), che lo sostituisce con un provvedimento analogo ma più severo, che però è, a sua volta, dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. perché privo di ragionevolezza);
[…]
(iii) RGS ha accreditato alla riforma Fornero [come risparmi, ndr] 5 miliardi annui per 2 anni per il blocco della perequazione dal 2012 al 2013, ma la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione per gli anni 2012-2013 recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011)[166] del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi;”.



Vincesko

PS: Un paragrafo del mio libro citato è dedicato proprio alle “dimenticanze” del professor Cazzola e di altri 6 (sei) illustri esperti di pensioni come lui, che hanno collaborato a fare della riforma delle pensioni Fornero la “Seconda più grande bufala del XXI secolo”.



Giuliano Cazzola

Vincesko, in verità non è stato possibile collaborare alla riforma fornero perchè il parlamento l'approvò praticamente così come il governo l'aveva presentata. io l'ho votata con convinzione e la rivoterei domani, l'ho sempre difesa pubblicamente. quanto all'aggancio all'attesa di vita è vero che fu opera di Sacconi e Tremonti (la Fornero la estese anche all'anzianità), cosa che io non ho mai negato. anche perchè la condivido. ma che cosa c'entra l'indicizzazione? l'hanno bloccata in tanti, a partire da Amato. non vedo proprio quali siano le mie dimenticanze. dallo psichiatra ci vada lei, forse riesce a risalire alle radici del suo odio in qualche episodio della sua infanzia.



Vincesko

Giuliano Cazzola, Non proietti i suoi difetti. E non esageri con la sua incontinenza verbale, come al solito. Lei evidentemente (come ho scritto anche nel mio libro) ignora che ogni esagerazione rinvia infallibilmente a coda di paglia (per senso di colpa). Io "odio" solo le BUFALE e chi le propala scientemente (bruttissimo vizio). E, come ho scritto nel mio libro, i peggiori sono coloro – pochissimi - che conoscendo le norme e i dati alimentano le BUFALE mondiali su Monti e su Fornero. E lei – mi spiace - ne fa parte, se non altro non citando MAI la riforma SACCONI, da lei votata, che è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, ma è oggetto di una sorta di damnatio memoriae da parte di voi esperti di pensioni che ha fatto anche vittime illustri (ad esempio, INPS, RGS e UPB), purtroppo con l’aiuto anche della professoressa Fornero. Ed essendo lei un indubbio esperto di previdenza si deve dedurre che lo fa consapevolmente, assieme a pochissimi altri (si contano sulle dita di due mani), poiché tutti gli altri, in Italia (60 milioni, inclusi docenti di Lavoro e Previdenza) e all’estero, sono vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del cdx. Un vero caso di scuola. Anche le mezze verità sono bugie intere, trova le spiegazioni e le prove documentali nel mio libro (capitolo 2, sotto-sottoparagrafo 9.2.1), che - detto per inciso - ha ricevuto un commento positivo di Elsa Fornero sotto il profilo dell’aderenza alle norme e ai dati, nonostante le mie critiche severe al suo.

PS: “la Fornero la estese anche all'anzianità”. In 6 parole è riuscito a fare ben 2 errori. Freud ne inferirebbe una spiegazione chiara e univoca… Dovrebbe fare ammenda scrivendo d’ora in poi esclusivamente della severissima riforma delle pensioni SACCONI, che conosce benissimo, quasi più di me...



Giuliano Cazzola

Vincesko, mi pare che quanto ad incontinanza verbale lei non sio in grado di dare lezioni. quanto a Freud chiamerebbe la sua nevrosi “Surriscaldamento dell'IO”. del suo libro non ho mai sentito parlare. quanto alla riforma Sacconi non riesco a capire di cosa parla se non dell'aggancio automatico all'attesa di vita, poi rispreso da Fornero ed esteso anche all'anzianità.

se poi si riferisce alla onerosità delle ricongiunzioni quello fu sicuramente un errore, poi riconosciuto, dal govero su suggerimento dell'Inps. e quindi anche di chi lo votò (tutta la maggioranza col voto di fiducia sul maxiemendamento), compreso il sottoscritto. Ricordo bene che quella norma fu messa solo nel testo che arrivò direttamente in aula, senza passare per le commissioni. non fu semplice accorgersi subito del problema perchè la relazione tecnica scriveva in proposito che non vi erano oneri quantificabili. ce ne accorgemmo solo in seguito ed operammo per cambiare quella norma scontrandoci contro il vincolo delle coperture. agli atti c'è una mozione bipartisan a mia prima firma che denuncia l'errore e chiede di cambiare la norma.. poi nell'ambito della stessa legislatura, insieme alla Fornero, salvammo la ricongiunzione gratuita almeno per la vecchiaia.



Vincesko

Giuliano Cazzola, Lei continua a proiettare i suoi difetti.
Venendo alla questione che mi interessa, lei continua a “dimenticare” ostinatamente ciò che ha deciso la severissima riforma delle pensioni SACCONI, che non è soltanto l’introduzione dell’infernale adeguamento triennale all’aspettativa di vita, sia sulle pensioni di vecchiaia (portando l’età di pensionamento a 67 anni nel 2019 e poi oltre), sia sulle “quote”, o la ricongiunzione onerosa.
Adeguamento poi reso biennale ed esteso alle pensioni anticipate (ex anzianità) dalla riforma Fornero.
Rinviandola di nuovo all’esame puntuale ed approfondito che ne ho fatto nel mio libro (appena pubblicato in ebook Amazon), anche con un confronto tra la riforma SACCONI e la riforma Fornero (che ha superato il vaglio della… professoressa Fornero), osservo soltanto che dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?
Mi dispiace, lei oblitera scientemente da 7 anni la severissima riforma SACCONI, che votò, per tacitare la sua coscienza, contribuendo a fare, purtroppo, in Italia 60 milioni di vittime, inclusi il Parlamento (vedi le tre ultime Leggi di Bilancio), l’INPS (vedi, da ultimo, il Rendiconto sociale 2017), l’RGS (vedi la decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita, e, da ultimo, la NADEF 
https://vincesko.blogspot.com/2018/10/lettera-n-2-alla-ragioneria-generale.html) o l’UPB, oltre all’estero (OCSE, FMI, ecc.).
Egr. Prof. Cazzola, la sua citazione ossessiva della riforma Fornero è soltanto un diversivo. Si passi una mano sulla coscienza (anche lei ne ha una) e contribuisca con me – che conto molto meno di lei - a fare finalmente un’opera di verità sulle pensioni e sulle manovre della XVI legislatura.[*]

[*]“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione – Berlusconi vs Monti. La Riforma delle pensioni più severa – Sacconi vs Fornero. Gli Obiettivi statutari della BCE.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero)
https://www.amazon.it/TRE-PIU-GRANDI-BUFALE-SECOLO-ebook/dp/B07L3B5N5M


PS: Ho chiesto da tempo la stessa opera di verità alla coraggiosa millantatrice professoressa Elsa Fornero (vedi anche la postfazione nel mio libro).



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Lettera n. 2 a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni


Lettera n. 2 a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni

Da:  v

27/12/2018  19:52


Gentile Dott.ssa Valentina Conte,

Requisiti Fornero

E chi non ha i numeri per Quota 100? Potrà andare in pensione con le vecchie regole della legge Fornero che non viene cancellata né messa in soffitta. Resta dunque la pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 di contributi. E la pensione anticipata, il cui requisito non viene aggiornato alla speranza di vita, ma congelato a 42 anni e 10 mesi, come ora, a prescindere dall'età anagrafica. In questo secondo caso lo "sconto" di 5 mesi (nel 2019 il requisito doveva salire a 43 anni e 3 mesi) in realtà si riduce a 2 mesi, visto che il governo introduce la finestra di 3 mesi tra la maturazione dei requisiti per la pensione e la sua effettiva erogazione.


Purtroppo, Lei non legge le mie periodiche email circolari e, in un articolo di buona fattura, ri-diffonde false notizie sulle pensioni. Le segnalo che la riforma Fornero, L. 214/2011, art. 24non ha quasi toccato il pensionamento di vecchiaia:

- ha solo accelerato, gradualmente entro il 2018, l’allineamento a 65 anni delle donne private a tutti gli altri, già regolati da Sacconi; e

- ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (maschi e femmine), allineandoli a tutti gli altri.

Pertanto, l’età di pensionamento di vecchiaia oggi a 66 anni e 7 mesi e nel 2019 a 67 anni non è dovuta alla riforma Fornero ma quasi esclusivamente alla riforma Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148.[1]


[1] PENSIONE DI VECCHIAIA (2019)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi lFornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.


Aggiungo che la stessa professoressa Fornero ha lamentato sia nel suo ultimo libro, sia in interviste l’attribuzione errata alla sua riforma dell’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni (e di un anno e 3 mesi dell’età di pensionamento anticipato).[2]


[2] «Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizioni nel Kindle 3137-3141).


Ma la colpa è soprattutto della formulazione insufficiente e poco chiara del testo della norma Fornero, poiché ella non ha esplicitato il legame della sua decisione molto opportuna tra l’abolizione della c.d. “finestra” Sacconi-Damiano e l’aumento dell’età base, “appropriandosi” così, di fatto, di entrambe le misure, che infatti TUTTI non a caso le attribuiscono, inclusi professori di Diritto del Lavoro e Welfare.


Rilevo, infine, che l’età di pensionamento anticipato di 42 anni e 10 mesi riguarda esclusivamente gli uomini, e dei 2 anni e 10 mesi in più rispetto ai 40 del 2010 un anno e 3 mesi sono dovuti alla riforma Sacconi (di cui 4 mesi in media alla riforma Damiano, L. 247/2007); mentre l’età di pensionamento delle donne è di 41 anni e 10 mesi, e dell’anno e 10 mesi in più rispetto ai 40 del 2010, un anno e 3 mesi sono dovuti a Sacconi (di cui 4 mesi in media a Damiano).[3]


[3] PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L’età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero.


Cordiali saluti,

V.


PS: Per un’analisi approfondita della normativa pensionistica Sacconi e Fornero e capire come e perché si è diffusa da 6 anni la vulgata (che in Italia ha fatto quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, per colpa anche di voi giornalisti), che abbia fatto tutto la riforma Fornero, obliterando completamente la ben più severa riforma SACCONI, si legga il capitolo 2 del mio recente saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: Le Manovre Monti. La riforma delle pensioni Fornero. Lo Statuto BCE.” https://www.amazon.it/TRE-PIU-GRANDI-BUFALE-SECOLO-ebook/dp/B07L3B5N5M, con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero.



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27/12/2018  19:52

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Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni



Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero, ennesimo esempio di un rappresentante della categoria dei giornalisti che scrive di cose – le pensioni - che non conosce, ma che fanno tanto audience. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni

Da:  v

15/11/2018  22:20


ALLA C.A. DEL DOTT. FRANCESCO VECCHI

P.C. DIRETTORE FRANCESCO CANCELLATO


Egr. Dott. Vecchi,

Traggo dal Suo articolo pubblicato su LINKIESTA del 14 novembre 2018 “Quota 100? È una fabbrica di pensionati poveri”:

“A 62 anni si riceverebbe infatti un assegno da 685 euro, a 63 anni 737 euro, a 64 anni 790 euro e così via fino a chi prenderebbe 935 euro se decidesse di andare in pensione a 66 anni, cioè un anno prima di quanto previsto dalla Fornero”.

Mi spiace constatare che anche Lei scrive di pensioni senza conoscere bene la normativa pensionistica, come quasi tutti i 60 milioni di Italiani, inclusi i sedicenti esperti previdenziali, oltre all’estero.

Scusi, da dove ha ricavato che è stata la riforma Fornero ad avere fissato l’età di pensionamento a 67 anni? Ah, lo dicono tutti. La informo che si sbagliano tutti, perché l’età di pensionamento di vecchiaia oggi a 66 anni e 7 mesi e nel 2019 a 67 è dovuta esclusivamente alla severissima e misconosciutissima riforma Sacconi (Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, più Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148).[1]

[1] PENSIONE DI VECCHIAIA (2019)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, un anno da 65 a 66 tramite la “finestra” e un anno per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60 nel 2010) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60 nel 2010) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Aggiungo che la stessa professoressa Fornero, che mi legge p.c., ha lamentato recentemente sia nel suo ultimo libro Chi ha paura delle riforme. Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni, sul quale l’INKIESTA le ha fatto un articolo-intervista (Un’aliena a Palazzo: così hanno incastrato Elsa Fornero”), sia in interviste (ad esempio a Radio1-Zapping del 22 giugno u.s.) l’attribuzione errata alla sua riforma dell’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni (e di un anno e 3 mesi dell’età di pensionamento anticipato).[2]

[2] "Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizioni nel Kindle 3137-3141).

Spero di esserle stato utile. Ne faccia buon uso.

Cordiali saluti,

V.



Destinatari:

15/11/2018  22:20

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(n. 45)



**********


Lettera a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni


Pubblico la lettera che ho inviato a Valentina Conte di Repubblica sulle sue notizie false sulle pensioni. Riporto in calce la sua risposta e la mia replica.


Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Da:  v

28/10/2018  01:07

A:  v.conte@repubblica.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 47+49


Gentile Dott.ssa Valentina Conte,

Lei è una dei destinatari delle mie periodiche e-mail circolari sugli strafalcioni relativi all’interpretazione delle norme pensionistiche, per cui mi sorprende leggere, nel Suo articolo di oggi “Senza quota 100, in pensione a 67 anni”   http://www.repubblica.it/economia/2018/10/27/news/senza_quota_100_in_pensione_a_67_anni-210159191/, quanto segue:


1. “Nel primo caso, l’età però sale di cinque mesi rispetto ad oggi: a 67 anni (con un minimo contributivo di 20 anni). Si adegua - come previsto dalla legge Fornero - alla speranza di vita.


Falso. Come previsto dalla legge SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=.

Vedi anche: Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


2. “dunque nel biennio successivo (2021-2022)”.


Questa è l’interpretazione di RGS, che deve emettere il decreto direttoriale, come previsto dalla riforma SACCONI, ma è errata. Infatti la norma Fornero, che modifica la periodicità da triennale a biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita (L. 214/2011, art. 24, comma 13), così recita:

“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni […]”

Cioè è relativo agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Quindi, non quello del 2019, ma quello successivo a quello del 2019, cioè nel 2022.


3. “O addirittura - se la mortalità aumentasse nei prossimi quattro anni - in discesa (si uscirebbe prima dei 67 anni).


No, secondo RGS (e altri), le diminuzioni non vanno computate, interpretando male la norma, che recita:

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.


Limitazione che invece dovrebbe valere soltanto “in sede di prima applicazione” (2013).


4. “Il meccanismo che lega l’aumento dei requisiti per la pensione all’aumento della speranza di vita ha una sua logica tecnica.


Anche per le cosiddette “quote”, il meccanismo dell’adeguamento alla speranza di vita fu deciso dalla riforma SACCONI. La riforma Fornero lo estese soltanto alle pensioni anticipate, che prescindono dall’età anagrafica (art. 24, comma 12).


Spero di essere stato utile.


Cordiali saluti,

V.


***


Riporto la risposta di Valentina Conte e la mia replica.


Re: Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Valentina Conte<v.conte@repubblica.it>(v.conte@repubblica.it)

28/10/2018  17:12

A:  v  


Gentile Signore, 

Le mail personali si mandano alle singole persone. 

Inviato da iPhone



Re: Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Da:  v

28/10/2018  18:20

A:  Valentina Conte  


Gentile Signora,

Mi spiace, nulla di personale, come Lei sa l'ho fatto decine di volte, fin dal 2012, quando replicò pari pari, con gli stessi errori sulle pensioni, l'articolo di Gianni Trovati del 15 luglio 2012 su Il Sole 24 ore «Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto», ma di tutta evidenza non sono servite a niente. Lei, peraltro, non mi ha mai ringraziato o risposto.

Lei sa bene, visto che è da tempo nella mia mailing list, che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e sulle manovre correttive della XVI legislatura e le responsabilità della recessione) ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, per colpa anche - forse soprattutto - dei media; faccio controinformazione da 7 anni, ho scoperto che l'unico modo efficace è fare come faccio da un anno (lo spiego nel post Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni, allegato all'interno della lettera).

Per gli errori di interpretazione delle norme, ho scritto 2 volte anche al Ragioniere generale dello Stato, inviando p.c., come Lei sa, anche al Presidente della Repubblica, oltre che a 700 destinatari. E non so se è servito. Nel Suo caso, pur essendo “plurirecidiva”, mi sono limitato ai media. 

Spero che ora mi darà una mano a fare chiarezza sulle pensioni (e sulle manovre correttive della XVI legislatura). Perché non scrive anche Lei - che conta molto più di me - al Ragioniere generale, facendo riferimento se vuole alle mie due lettere, per chiedergli se intende rispettare le norme pensionistiche, finché non le cambiano?

La informo che, come faccio sempre, pubblicherò questo scambio di email nel mio blog.

Cordiali saluti,

V.


Destinatari:


28/10/2018  1:07 


Buonasera,

Vi prego di voler inoltrare questa e-mail a Valentina Conte, che si ostina a non leggere le mie e-mail e ricommette errori marchiani sulle pensioni, al caporedattore economia e al caposervizio previdenza. Grazie.

Cordiali saluti,


28/10/2018  16:41 

(n. 50)



**********




Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche




Pubblico la seconda lettera che ho inviato l’8.10 scorso alla Ragioneria dello Stato, sulle sue notizie false e le sue errate interpretazioni delle norme pensionistiche, che ho ricavato questa volta dalla Nota di aggiornamento al DEF 2018. Alla solita errata interpretazione della decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che le ho contestato nella prima lettera, ora ha aggiunto l’errata interpretazione di norme relative all’allungamento dell’età di pensionamento e una sopravvalutazione dell’estensione del metodo contributivo deciso dalla riforma Fornero, oltre alla abituale obliterazione della riforma Sacconi. Poiché la prima errata interpretazione è presente anche in leggi già approvate e promulgate, ho trasmesso anche questa volta la lettera, per conoscenza, al Presidente della Repubblica. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Da:  v

8/10/2018 17:59


ALLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, PARLAMENTARI EUROPEI, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO LAVORO E POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, MEDIA 

Spett. Ragioneria Generale dello Stato,

«La previsione della spesa pensionistica45, riportata in Figura R1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni. Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori. Infine, a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l’accesso all’assegno sociale) e quello contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall’ISTAT. Con medesima periodicità ed analogo procedimento è previsto, inoltre, l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione in funzione delle probabilità di sopravvivenza. Entrambi gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, ed ogni due anni successivamente, secondo un procedimento che rientra interamente nella sfera di azione amministrativa e che garantisce la certezza delle date prefissate per le future revisioni46».

Mi permetto di esternarVi che trovo grave e preoccupante che anche RGS alimenti la DISINFORMAZIONE sulle pensioni, che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, e che mi tocca contrastare da sei anni. Mi permetto, pertanto, di formulare le seguenti, puntuali osservazioni critiche (traggo i dati e i link dal mio libro-diario-denuncia “Le Tre Più Grandi Bufale del XXI Secolo” - la la prima [rectius: seconda] delle quali è la riforma delle pensioni Fornero, da sei anni la più grande vittima di bufale, la seconda [rectius: prima] sono le Manovre correttive della XVI legislatura e la responsabilità della Grande Recessione e la terza sono Gli obiettivi statutari della BCE -, di prossima pubblicazione).


1. Età di pensionamento

«nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato».

Quali regole? La riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24) non ha toccato le pensioni di vecchiaia, se non:

  • per l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e
  • per la riduzione di 6 mesi della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; e (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La prova testimoniale dell’errata attribuzione a Fornero anziché a SACCONI dell’aumento dell’età di pensionamento ve la posso fornire io, che, per colpa della riforma SACCONI, dovetti procrastinare il pensionamento dal 1° marzo 2011 al 1° marzo 2012; quella documentale la potete reperire nel testo della legge 214/2011, art. 24, che ha aumentato l’età base ma contestualmente ha abolito la “finestra” mobile, o in ciò che scrive la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, lamentando l’errata attribuzione a lei:

"Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche" (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).


2. Regime contributivo

«Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori».

Tale affermazione (che, peraltro, fanno quasi tutti da sei anni, inclusa la professoressa Fornero talvolta nel suo libro citato) è ambigua e fuorviante:

(i) la riforma Fornero ha, appunto, soltanto esteso il metodo contributivo, pro rata dall’1.1.2012, ma non “a tutti i lavoratori”, bensì soltanto a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (che lo ha introdotto), cioè coloro che al 31.12.1995 avevano già un’anzianità contributiva di almeno 18 anni, quindi tutti relativamente anziani, che forse oggi sono in grandissima parte già in pensione, come conferma RGS fin dalla relazione tecnica alla L. 214/2011 (pag. 48):

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento»;

(ii) da un’analisi di RGS, cioè Voi (relazione tecnica L. 214/2011), risulta che il “pro-rata” contributivo fa risparmiare, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, e, a regime, circa 200 milioni, che poi si riducono velocemente fino a sparire: numeri che dimostrano la scarsa incidenza della misura.

Traggo dal mio libro-diario-denuncia, che lo desume dalla relazione tecnica:

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura)».


3. Adeguamento all’aspettativa di vita

«gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, ed ogni due anni successivamente».

Come ho già osservato con e-lettera del 23.2.2018, 19:20, inviata p.c. via PEC anche al Presidente della Repubblica (che ha promulgato la Legge di Bilancio 2018), l’adeguamento biennale non decorre dal 2019, ma, come recita la chiarissima norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), è relativo agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Quindi, non quello del 2019, ma quello successivo a quello del 2019, cioè nel 2022.

Se, beninteso, è questo che intendete, in linea con quanto sostiene il Ragioniere Generale dello Stato nel decreto direttoriale emanato nel dicembre scorso; altrimenti, se intendete che l’adeguamento che decorrerà dal 2019 è triennale, a valere per il triennio 2019-2021, e quindi quello biennale decorrerà dal 2022, rilevo la contraddittorietà sia col predetto decreto direttoriale, sia con varie leggi che erroneamente lo prevedono, da ultimo la Legge di Bilancio 2018, oltre che con la tabella riportata a pag. 42 della relazione tecnica della L. 214/2011 (vedi appresso).

Vi informo che, dopo una lunga ricerca, ho infatti trovato che l’origine dell’errore (che ha ingannato tutti i commentatori e gli addetti ai lavori) è molto probabilmente nel posto più facile: la relazione tecnica della L. 214/2011. Traggo dal mio libro citato:

L’errata interpretazione viene offerta nella tabella a pag. 42[38] (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e del coefficiente di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;

sia, ancora più esplicitamente, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole “4 mesi”) :

per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; ndr] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndr] opera la nuova periodicità biennale.

Tale errore (2021) è ripetuto in varie leggi successive, da ultimo nelle leggi di bilancio 2017 e 2018, proposte, votate e approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica.

Rilevo che il Servizio Studi della Camera e l’INPS (ad esempio nella Circ. n. 37 del 14.3.2012), a ridosso dell’approvazione della L. 214/2011, interpretano correttamente la norma; successivamente l’INPS – ente pagatore delle pensioni - si allinea all’interpretazione errata di RGS (scatto dal 2021), riportata in leggi e nel decreto direttoriale.

INPS - Circolare n. 62 del 4.4.2018

Decreto 5 dicembre 2017. Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. Modifica dei criteri per la determinazione del meccanismo di adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento alla speranza di vita. Articolo 1, comma 146, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per l’anno 2018)

Dal 1° gennaio 2019 si applicano i nuovi requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita, stabiliti dal decreto 5 dicembre 2017. Con effetto dal 2021 (variazione della speranza di vita relativa al biennio 2021-2022) la legge n. 205 del 2017 ha previsto la revisione del meccanismo di calcolo dell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento

Legge di Bilancio 2017

232/2016, art. 1, comma 206, lettera c

206 Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge:

2 c) all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;

Legge di bilancio 2018 – Art. 1

146 Al comma 13 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , salvo quanto previsto dal presente comma »; b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi ».

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO           

del Ministero dell'economia e delle finanze

 di concerto con

IL DIRETTORE GENERALE DELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE

del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, previsti con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale;

Aggiungo, ribadendo rilievi già fatti nella mia e-lettera citata, che un’altra errata interpretazione riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Il testo della norma, in entrambi i casi, è chiarissimo, per cui pare lecito dedurre che errare è umano, perseverare diabolico.


4. Risparmi dalle riforme delle pensioni

In conclusione, osservo che anche questa volta avete citato la riforma Fornero, oltre a quella Dini, e non la ben più severa riforma SACCONI, della quale, peraltro, omettete nel relativo grafico, nel documento LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017, il terzo DL di Sacconi, il 138/2011, che, estendendo la “finestra” di 12 mesi al personale del comparto della scuola e dell’università e rinviando il pagamento della buonuscita, ha procurato un risparmio, nel primo triennio di applicazione, di 100 milioni nel 2012, 1.031 milioni nel 2013 e 774 milioni nel 2014, ben superiori al pro rata contributivo.

Riguardo alla riforma Fornero, RGS scrive:

«Poi la curva scende, con risparmi attorno allo 0,8% del Pil nel 2030, per azzerarsi nel 2045, quando ai minori pensionamenti corrispondono assegni più pesanti».

Invece la curva della riforma SACCONI (in nero nel grafico) – mai citata da nessuno - è bella gagliarda fino al 2060, anzi fino al 2070.

Ritengo che il Vostro sia un criterio di citazione - cui indulge perfino la Corte dei Conti - che contrasta con i rispettivi impatti finanziari delle due riforme SACCONI e Fornero. Infatti, l’RGS, cioè Voi, ha stimato che i risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) equivalgono a 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, e di questi soltanto un terzo viene ascritto alla riforma Fornero, cioè 350 miliardi (poi scesi a 280 miliardi dopo i successivi interventi legislativi). Ma, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’RGS ascrive la grandissima parte dei residui 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla. Alimentando colpevolmente una vulgata che ha fatto, in Italia, quasi 60