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Lettera n. 2 al Prof. Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali sulle sue notizie monche sulle pensioni




Pubblico la seconda lettera che ho inviato il 20 maggio scorso al professor Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, dopo aver letto un suo articolo sul supplemento economico del Corriere della Sera. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera n. 2 al Prof. Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali sulle sue notizie monche sulle pensioni

Da:  v

20/5/2019  15:21


Egr. Prof. Brambilla,

Anche questa volta (v. l’articolo “PENSIONI. Fuga con le deroghe”  sul supplemento Economia del Corriere della Sera) Lei è riuscito nell’impresa di non nominare la severissima riforma delle pensioni SACCONI, come fanno tutti. Neppure quando ha scritto: “La vera anomalia è che, pur rendendosi conto dell’eccessiva rigidità del sistema (o si ha 67 anni di età anagrafica o 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva – un anno in meno per le donne – o non si va in pensione) tre governi (Monti, Letta e Renzi) non hanno avuto il coraggio di rivedere la riforma, limitandosi italianamente a fare deroghe”.

Mi permetto di riosservare (v. mia precedente lettera del 5.04.2018):


1. Allungamento età di pensionamento

- L’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice):

(i) per gli uomini, i quali non sono stati toccati dalla riforma Fornero;

(ii) per le dipendenti pubbliche, di 7 (sette) anni, quasi senza gradualità, le quali non sono state toccate dalla riforma Fornero; e

(iii) per le donne del settore privato, per le quali la riforma Fornero ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) da 60 anni (2010) a 65 anni entro il 2018, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico all’aspettativa di vita) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

- Anche l’aumento dell’età di pensionamento anticipato (da 40 anni nel 2010) è stato deciso in buona parte dalla riforma SACCONI (4 mesi da Damiano), che l’ha aumentata a 41 anni e 3 mesi sia per gli uomini che per le donne (41 anni e 9 mesi per gli autonomi), cioè di un anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi). La riforma Fornero ha deciso il resto, cioè un anno e 7 mesi per gli uomini e 7 mesi per le donne; per contro, ha diminuito l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne) di 6 mesi, allineandoli a tutti gli altri.

- Vale la pena di aggiungere che anche l’indicizzazione alla speranza di vita è stata decisa da SACCONI per la vecchiaia e le “quote”, poi estesa da Fornero alle pensioni anticipate e resa a cadenza biennale dal 2022 (non dal 2021, come sostiene erroneamente RGS).


2. Salvaguardati

In totale i salvaguardati sono stati 120 mila a fronte di un’ipotesi iniziale di oltre 200 mila lavoratori”.

Dopo otto salvaguardie, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD, il cui dossier contiene, però, anch’esso errori gravi di attribuzione delle norme che hanno allungato l’età di pensionamento, e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), i salvaguardati sono stati 153.389, contro una stima iniziale INPS e RGS di 389.200, cioè meno della metà della stima iniziale.

Va aggiunto che la questione esodati fu aggravata dalle precedenti norme Sacconi e ampliata dall’allargamento delle maglie relative ai criteri per essere classificato esodato.

Inoltre, pochissimi sanno che anche la riforma Sacconi ha avuto i suoi esodati, almeno diecimila persone, poiché, con una decisione iniqua e forse incostituzionale del ministro Sacconi, furono scientemente salvaguardate soltanto le prime diecimila, cfr. il DL 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, art. 12, comma 6.

Ma a causa presumibilmente della sordina imposta dal potentissimo apparato informativo berlusconiano fecero molto meno rumore e, poi, come la professoressa Fornero ha lamentato recentemente ed esplicitamente alla trasmissione di Radio1-Zapping del 22 giugno 2018, sono stati anch’essi imputati alla riforma Fornero.


3. Risparmi dalle riforme pensionistiche dal 2004

Per chi avesse dei dubbi sul maggiore impatto della riforma SACCONI rispetto alla riforma Fornero, risegnalo che dei 1.000 miliardi di risparmi stimati da RGS al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, Damiano, Sacconi e Fornero), soltanto un terzo viene ascritto alla riforma Fornero, cioè 350 miliardi (poi scesi a 280 miliardi dopo i successivi interventi legislativi). Ma, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano prima della sua entrata in vigore e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’RGS (al lordo delle errate attribuzioni delle norme, come finalmente lamenta nel suo ultimo libro la stessa professoressa Fornero, la quale però dovrebbe incolpare se stessa per la cattiva e fuorviante formulazione di alcuni commi) ascrive la grandissima parte dei residui 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi.


Quesito conclusivo. Sulla scorta di quanto esposto in precedenza, non crede che la riforma delle pensioni SACCONI non meriti di subire, come avviene dal 2013 in ambito nazionale e ormai mondiale, questa vera e propria damnatio memoriae a beneficio della meno severa riforma Fornero, citata a sproposito sempre da tutti, inclusi voi esperti di previdenza?


Cordiali saluti,

V.


Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60 nel 2010) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più 1 anno e 3 mesi (1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi, in forza della riforma Sacconi, si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L'età di pensionamento delle donne è salita (da 40 anni) a 41 anni e 10 mesi, e di questi 1 anno e 10 mesi in più, 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già in pensione.


PS:

Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche


Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017


Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali su chi ha deciso i 75 anni in pensione


Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche




Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita


Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL dopo aver letto la loro analisi degli effetti di “Quota 100”, nella quale ripetono l’errore della Ragioneria Generale dello Stato sulla decorrenza biennale dell’adeguamento delletà di pensionamento alla speranza di vita. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita

Da:  v

9/5/2019 17:15


ALLA C.A. DI FULVIO FAMMONI, CARLO GHEZZI, EZIO CIGNA

CC: Parlamentari, Sindacati, Media, Fondazioni, INPS


Viene eliminato sino al 31.12.2026 il collegamento del requisito pensionistico per la pensione anticipata con l’incremento dell’attesa di vita (che sarebbe stato di 5 mesi nel 2019) previsto per ogni biennio dal 2019 in poi.

No, la periodicità biennale decorre dal 2022, come si evince agevolmente dalla norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), che viene interpretata in maniera erronea da RGS (in contraddizione con quanto la stessa RGS scriveva nella relazione tecnica della legge):

Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]”.

Aggiungo che un’altra errata interpretazione di RGS riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Ho già segnalato due volte queste errate interpretazioni delle norme pensionistiche a RGS.


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull’adeguamento dell’età pensionabile


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Vista la sordità generale, ho inviato le due lettere, via pec, p.c. anche al Presidente della Repubblica, come extrema ratio. In data 5 marzo scorso, il Segretariato Generale del Quirinale mi ha informato che “questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza”.

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Ecco la mia replica:

Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Ho inviato p.c. queste lettere anche ai Sindacati, incluso CGIL-SPI, e alla Fondazione Di Vittorio. Ed ho anche fatto omaggio del mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” sia a Maurizio Landini che a Roberto Ghiselli.

I quali, però, come tutti, continuano a citare esclusivamente la riforma Fornero e mai la ben più severa riforma SACCONI. Il che è:

·     errato, in particolare per il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché per il risparmio al 2060 (cfr. lettere a RGS);

·    autolesionistico per la CGIL (basta dare un’occhiata ai commenti in Rete), che fu l’unico Sindacato ad opporsi nel 2010 e 2011 alla riforma Sacconi ed è accusato di non essersi opposto adeguatamente alla riforma Fornero, alla quale viene imputato tutto, perciò avrebbe tutto l’interesse a fare chiarezza e ad attribuire in maniera corretta le norme pensionistiche.

Alla luce di quanto detto, cioè di un tema che fa registrare dal 2013-14 una DISINFORMAZIONE crescente prima nazionale, che coinvolge 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli esperti previdenziali, e poi mondiale, mi permetto evidenziare ai dirigenti della CGIL e della Fondazione Di Vittorio l’opportunità di organizzare uno o più incontri-dibattiti informativi a Roma, a Napoli e nelle principali città sul tema delle riforme delle pensioni varate nel 2010 e 2011 (oltre che sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e gli Obiettivi statutari della BCE) che dia a Cesare quel che è di Cesare. Per Roma suggerirei come moderatore Carlo Clericetti, che ha scritto la prefazione del mio libro e sul cui blog su Repubblica si è dispiegata nell’arco degli ultimi anni la mia piccola, diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE, e, se ritenuto utile, do volentieri la mia disponibilità.

Cordiali saluti,

V.



Destinatari:



SINDACATI

(n. 47)


(n. 50)


Ministeri Lavoro e Tesoro

 (n. 29)

(n. 18)


(n. 50)


Commissione Lavoro Camera

(n. 44)


Commissione Affari Sociali Camera

(n. 48)


Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza Sociale Senato

(n. 38)


ALTRE ISTITUZIONI/FONDAZIONI/ASSOCIAZIONIv

(n. 50)v


MEDIAv

(n. 50)


(n. 50)


(n. 50)



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Lettera ai Presidenti del Senato e della Camera: il Parlamento è diventato una fabbrica di BUFALE sulle pensioni.




Pubblico la lettera che ho inviato il 27 marzo scorso ai Presidenti della Camera e del Senato, sulla pletora di BUFALE che sono state raccontate dai senatori durante la discussione sul decreto legge su Reddito di cittadinanza e Quota 100. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Egregi Signori Presidenti del Senato e della Camera,

Ho ascoltato oggi su Radio Radicale la discussione al Senato sul reddito di cittadinanza e su Quota 100. Constato con raccapriccio che il Parlamento, sulle pensioni, è diventato una fabbrica di fake news, notizie false, BUFALE. Una senatrice della Lega Nord, partito che votò la riforma Sacconi (2010 e 2011), è arrivata a sostenere che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è frutto della riforma Fornero, che è una BUFALA cosmica, dal momento che la riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia, se non per:

(i) l’accelerazione dell'allineamento a 65 anni delle donne del settore privato a tutti gli altri, già regolati da SACCONI; e

(ii) l’equiparazione degli autonomi a tutti gli altri della “finestra”, e quindi riducendola da 18 a 12 mesi. La “finestra” è stata poi eliminata e incorporata dalla stessa legge Fornero nell’età base, che è dunque passata da 65 a 66 anni, ma a causa della formulazione insufficiente e poco chiara della norma (in due commi diversi e senza esplicitarne il legame), l’aumento a 66 anni viene da TUTTI (inclusi RGS, vedi lettera allegata sotto, e docenti di Lavoro e Previdenza) attribuito erroneamente a Fornero, come lamenta la stessa professoressa nel suo ultimo libro.

Va aggiunto che lo stesso equivoco è avvenuto per l’aumento (dai 40 anni del 2010) a 41 anni e 3 mesi delle pensioni anticipate (ex anzianità), deciso da Sacconi ma attribuito da TUTTI, per i motivi anzidetti, a Fornero, che, invece, ha soltanto allungato ulteriormente l’età di pensionamento a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne (in entrambi i casi, i 10 mesi sono dovuti all’estensione alle pensioni anticipate, da parte della riforma Fornero, dell’adeguamento alla speranza di vita).

L’aumento da 66 a 67 anni (e poi oltre) è conseguenza dell’adeguamento all’aspettativa di vita, introdotto dalla riforma Sacconi.

Analogamente a come uso fare da tempo, mi permetto trasmetterVi anche la risposta del Quirinale, con la quale mi informa di avere trasmesso le mie osservazioni al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e la mia replica sulle errate interpretazioni di RGS di norme pensionistiche delle leggi Sacconi e Fornero. Lo faccio molto volentieri e con accresciuta speranza poiché, come ho scritto nella mia replica al Segretariato Generale del Quirinale, si tratta di una “DISINFORMAZIONE che cerco di contrastare, nel mio piccolissimo, ormai da otto anni, ma che – data la sua estensione e l’importanza delle materie - richiederebbe un intervento ben più autorevole ed efficace del mio, e proprio a tale scopo ho deciso – come extrema ratio – di scrivere anche al Signor Presidente della Repubblica”.

Con lo stesso spirito, mi permetto di chiederVi di voler deliberare iniziative adeguate atte a contrastare le BUFALE ormai mondiali sulle manovre finanziarie della XVI legislatura (Governi Berlusconi, che ha varato l’81% del totale di 330 miliardi, e Monti, che ha deciso appena il residuo 19%, ma gli viene imputato tutto o quasi) e sulle Riforme delle pensioni, che sono state sette dal 1992, delle quali la riforma Fornero è soltanto la settima e NON la più severa e incisiva (dei 1.000 mld di risparmi al 2060 stimati da RGS dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004, soltanto 300 mld circa sono ascrivibili ad essa, contro il doppio circa della ben più severa riforma Sacconi, oggetto da almeno cinque anni di una sorta di sorprendente e ingiustificata damnatio memoriae). Grazie mille.

Distinti saluti,

V.



Da:  v

27/3/2019  16:45

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permalink | inviato da magnagrecia il 4/4/2019 alle 21:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera al direttore Matteo Zallocco di “Cronache Maceratesi” sulle riforme delle pensioni


Pubblico la lettera che ho inviata in data 11.2.2019 al giornale “Cronache Maceratesi”, dopo aver letto un suo articolo in cui dava notizia della presentazione del libro di Elsa Fornero, organizzata dal professor Flavio Corradini. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al direttore Matteo Zallocco di Cronache Maceratesi sulle riforme delle pensioni.

Da:  v

11/2/2019 19:07


A:

Direttore responsabile: Matteo Zallocco
In redazione: Alessandra Pierini, Gianluca Ginella, Federica Nardi, Matteo Zallocco, Marco Cencioni
Corrispondenti:
Laura Boccanera (Civitanova), Leonardo Giorgi (Cingoli), Monia Orazi (Camerino/San Severino)

Prof. Flavio Corradini


Egr. Dott. Zallocco,

In riferimento al Vostro articolo “Elsa Fornero a Civitanova: «La mia riforma delle pensioni? Era a rischio il patto fra generazioni» https://www.cronachemaceratesi.it/2019/02/02/elsa-fornero-a-civitanova-la-mia-riforma-delle-pensioni-era-a-rischio-il-patto-fra-generazioni/1207239/ del 2 febbraio 2019, Le invio, qui di seguito, alcune osservazioni, al fine di dare qualche ulteriore “strumento per una maggiore consapevolezza” sul tema pensioni.

1. Riforme delle pensioni. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22ter), sono state sette: Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243 Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.

Va sottolineato che di esse, dunque, la riforma Fornero è la settima e ultima (finora), e, a giudicare dalle norme e dagli effetti, sia in fatto di allungamento dell’età di pensionamento, sia in termini di risparmio di spesa, non la più severa.

2. Pensioni di vecchiaia. La riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia, tranne per:

- l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e

- la riduzione di 6 mesi (da 18 a 12 mesi) della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La stessa professoressa Fornero, nel suo ultimo libro, lamenta l’errata attribuzione a lei dell’aumento dell’età di pensionamento a 66 anni:

"Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche" (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).

3. Adeguamento all'aspettativa di vita. L’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, relativamente alle pensioni di vecchiaia e alle “quote”, è stato introdotto dalla riforma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis. La riforma Fornero lo ha reso biennale, a decorrere dal 2022, ed esteso alle pensioni anticipate.

4. Metodo contributivo. Il metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (L. 335/1995); la riforma Fornero lo ha solo esteso a coloro che ne erano esclusi, ossia coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

5. Risparmi. Dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell'errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei, a chi vanno ascritti i residui 700 mld, cioé il doppio di 350?

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire. Il che conferma la scarsissima incidenza della misura.

Conclusione. Contrasto la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e altro), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, da sette anni, soprattutto tramite il mio blog (http://vincesko.blogspot.it), nel quale ho pubblicato le decine di lettere circolari inviate agli autori delle notizie false, inclusa, per il suo contributo alla DISINFORMAZIONE, la professoressa Fornero. Da poco ho pubblicato questo libro, che ha in calce un commento finale di Elsa Fornero e dove potrà trovare altre spiegazioni, un’analisi critica di alcune tesi del libro della professoressa Fornero e le prove documentali: https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.

Cordiali saluti,

V.


PS: Allego il Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più - “finestra” mobile di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi) e adeguamento triennale all’aspettativa di vita - sono stati decisi dalla riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12), tranne 4 mesi in media dalla riforma Damiano (L. 247/2007); quindi la riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L’età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, ed è stato deciso nel 2009 (L. 102/2009, art. 22ter, comma 1) e modificato nel 2010 (L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies) da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all’aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la riforma Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più «finestra», previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento all’aspettativa di vita), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6), ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi) 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero (o 1 anno e 1 mese relativamente agli autonomi). L’anno e tre mesi in più sono stati decisi da SACCONI, rispettivamente, con il DL 78/2010, art. 12 (“finestra” mobile di 12 mesi) e col DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L’età di pensionamento delle donne è salita, da 40 anni nel 2010, a 41 anni e 10 mesi, e di questo anno e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi), 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la «finestra» degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché (con il comma 5) ha abolito contestualmente la «finestra» di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l’adeguamento automatico diverrà biennale («13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale»), ma, appunto, è solo un’accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero (col comma 2 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ora già in pensione o prossimi al pensionamento.



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Lettera a Roberto Bagnoli di Iomiassicuro sulle sue notizie false sulla riforma Fornero






Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.2.2019 a Roberto Bagnoli, titolare di un sito di previdenza, sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


  

Lettera a Roberto Bagnoli di Iomiassicuro sulle sue notizie false sulla riforma Fornero.

Da:  v

11/2/2019  16:57


Egr. Dott. Bagnoli,

Traggo dal Suo articolo “LA RIFORMA MONTI-FORNERO” http://www.iomiassicuro.it/pensione-senza-segreti/la-riforma-monti-fornero (senza data) una serie di notizie false, compendiate dalle due frasi seguenti (in grassetto nel testo): la prima, “Si tratta di una vera e propria “rivoluzione” che sconvolge tutte le regole precedenti”; la seconda, “Il governo Monti è riuscito a mettere insieme in un colpo solo una serie d’interventi invocati da più parti per lunghi anni”.

Osservo:

1. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22ter), sono state sette: Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243 Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.

Va sottolineato che di esse, dunque, la riforma Fornero è la settima e ultima (finora), e, a giudicare dalle norme e dagli effetti, sia in fatto di allungamento dell’età di pensionamento, sia in termini di risparmio di spesa, non la più severa.

2. La riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia, tranne per:

l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e

- la riduzione di 6 mesi (da 18 a 12 mesi) della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; e (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La stessa professoressa Fornero, nel suo ultimo libro, lamenta l’errata attribuzione a lei dell’aumento dell’età di pensionamento a 66 anni:

“Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).

3. L’adeguamento triennale all’aspettativa di vita, relativamente alle pensioni di vecchiaia e alle “quote”, è stato introdotto dalla riforma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis. La riforma Fornero lo ha reso biennale, a decorrere dal 2022, ed esteso alle pensioni anticipate.

4. Il metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (L. 335/1995); la riforma Fornero lo ha solo esteso a coloro che ne erano esclusi, ossia coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

5. Dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell'errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire. Il che conferma la scarsissima incidenza della misura.

In conclusione: contrasto la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e altro), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, da sette anni, soprattutto tramite il mio blog (http://vincesko.blogspot.it), nel quale ho pubblicato le decine di lettere circolari inviate agli autori delle notizie false, inclusa, per il suo contributo alla DISINFORMAZIONE, la professoressa Fornero. Da poco ho pubblicato questo libro, che ha in calce un commento finale di Elsa Fornero: https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.

Cordiali saluti,

V.


PS: Poiché Lei non è un esperto di pensioni, evito di inviare questa lettera, per conoscenza, ad altri destinatari. La pubblicherò nel mio blog, assieme alla Sua eventuale risposta.



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Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali su chi ha deciso i 75 anni in pensione




Pubblico la lettera che ho inviato lo scorso 8.2 a Giovanni Gazzoli, uno degli esperti del noto sito Itinerari Previdenziali presieduto dal professor Alberto Brambilla, sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero, alla quale – more solito – anche lui attribuisce colpe immeritate, tra cui quella che costringerebbe i giovani ad andare in pensione a 75 anni, che invece sono della ben più severa e misconosciuta riforma Sacconi.

Come in passato in casi analoghi, dal sito Itinerari Previdenziali nessuna reazione alla mia lettera.


Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali sui 75 anni in pensione

Da:  v

8/2/2019 12:45


Egr. Dott. Giovanni Gazzoli,

Traggo dal Suo articolo dell’1.2.2019 « Non è un Paese per vecchi: analisi del decreto-legge su "Quota 100"» pubblicato nel sito Itinerari Previdenziali:


Tuttavia, i soggetti maggiormente penalizzati saranno i giovani e le donne. I primi, ossia coloro che hanno cominciato a lavorare dall’1/1/1996 e che quindi rientrano nella categoria dei “contributivi puri”, perché non sono considerati dalla riforma: questa, anzi, non smantella le rigidità introdotte dalla Legge Fornero nei confronti di questa platea, che vede la sua pensione interamente calcolata secondo il merito contributivo e che quindi – stando ai trend economici e anagrafici – è fiaccata nella speranza di poter beneficiare di una pensione e nella prospettiva di dover lavorare almeno fino a 75 anni.”

Mi permetto di fare le seguenti osservazioni.


Scusi, perché cita la (sola) riforma Fornero? Che ormai ha il destino segnato, anche – e soprattutto - per colpa dei supposti esperti previdenziali: è come il cacio sui maccheroni, e sempre di un solo tipo.[1] Alimentando una vulgata che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, che cerco di contrastare da sette anni: una fatica di Sisifo! Vediamo in dettaglio che cosa stabiliscono le norme pensionistiche al riguardo.

1. Il metodo contributivo “tripartito” è stato deciso dalla riforma Dini (Legge 8.8.1995, n. 335): (i) interamente retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi; (ii) misto per coloro che erano sotto questo limite; e (iii) interamente contributivo per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dall’1.1.1996.

2. La riforma Fornero (Legge 22.12.2011, n. 214) lo ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, a coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e – contrariamente a ciò che Lei scrive, salvo prova contraria: “questi ultimi costituiranno la maggioranza dei soggetti che matureranno i requisiti di Quota 100 al 2021” - ormai quasi tutti già in pensione, come conferma RGS ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[2]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

3. Quindi, limitatamente al dato in esame, la riforma Fornero non ha riguardato coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996.

4. La riforma Fornero ha, però, anche aumentato la soglia minima sia del pensionamento di vecchiaia interamente contributivo:

«Ai sensi del comma 7, il diritto alla pensione di vecchiaia si consegue in presenza di un'anzianità contributiva minima pari a 20 anni (in luogo dei 5 richiesti in precedenza), a condizione che l'importo della pensione risulti essere non inferiore, per i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 1996, a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale.» (Dossier Servizio Studi Camera dei Deputati).

Sia del pensionamento anticipato interamente contributivo:

«… al compimento del requisito anagrafico di 63 anni, a condizione che risultino versati e accreditati in favore dell'assicurato almeno 20 anni di contribuzione effettiva e che l'ammontare mensile della prima rata di pensione risulti essere non inferiore ad un importo soglia mensile, annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del PIL nominale, appositamente calcolata dall'ISTAT, con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare, pari - per l'anno 2012 - a 2,8 volte l'importo mensile dell'assegno sociale.» (Dossier Servizio Studi Camera dei Deputati).

Entrambe le norme sono state fatte apposta per ritardare il pensionamento (e aumentare l’assegno pensionistico).

5. Ma, in generale, l’età di pensionamento dopo i 70 anni è soltanto una facoltà, tranne in taluni casi particolari in cui è resa necessaria dalla riforma Fornero, come, ad esempio, nel caso in cui gli anni di contribuzione siano inferiori a 20 e maggiori di 5, per rientrare dalla riforma Fornero sotto la riforma Maroni, che prescrive – per le pensioni calcolate interamente col contributivo - un minimo di 5 anni e non di 20.

6. Comunque, se in futuro si arriverà a 75, dipenderà prevalentemente dall’adeguamento triennale all’aspettativa di vita introdotto da Sacconi con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, che la riforma Fornero ha soltanto reso biennale a decorrere dal 2022 (non dal 2021, come sostiene erroneamente il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con DG Previdenza – cfr. il decreto direttoriale del 5.12.2017 -, in contraddizione, peraltro, con quanto scriveva RGS nella relazione tecnica della L. 214/2011[3]).

7. In definitiva, per l’età di pensionamento a 75 anni, dall’analisi delle norme sembra emergere un impatto secondario della riforma Fornero rispetto sia alla riforma Dini sia, soprattutto, alla riforma Sacconi. Come conferma, in generale, il risparmio al 2060 delle quattro riforme delle pensioni dal 2004.[4] Pertanto, le rigidità dell’attuale sistema pensionistico vanno ascritte, nelle giuste proporzioni, alle riforme Dini, Sacconi e Fornero.

Cordiali saluti,

V.


___________________________


Note


[1] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 9


[2] Relazione tecnica legge 214/2011 (pag. 48)


[3] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 5.


[4] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 8.


***


Destinatari:

Itinerari previdenziali CC ministri, parlamentari, altre Istituzioni, Fondazioni e Associazioni, Media, Sindacati, professori universitari.


08-02-2019 12:45

giovanni.gazzoli@itinerariprevidenziali.it, CC info@itinerariprevidenziali.itflavia.brambilla@itinerariprevidenziali.itgian.fragassi@itinerariprevidenziali.itmara.guarino@itinerariprevidenziali.itmaurizio.sacconi@senato.itdamiano_c@camera.itelsa.fornero@unito.itichino@pietroichino.itogiannino@yahoo.comtito.boeri@inps.itpietro.garibaldi@carloalberto.orgragioniere.generale@mef.gov.itdgprevidenza@lavoro.gov.it, mario.baldassarri@economiareale.italberto.zanardi@unibo.itroberto.perotti@unibocconi.itsalesisaia@libero.itfeliceroberto.pizzuti@uniroma1.itmario.deaglio@unito.itfrancesco.daveri@sdabocconi.itgiulio.sapelli@unimi.itandrea.terzi@unicatt.itemiliano.brancaccio@unisannio.itrealfonzo@unisannio.itgustavo.piga@uniroma2.itleonardo.becchetti@uniroma2.itstefano.lucarelli@unibg.itivo.colozzi@unibo.it, giorgio.lamalfa@fulm.orgg.roma@rur.itsergio.cesaratto@unisi.itilvo.diamanti@uniurb.italessandro.campi@unipg.itandrea.ichino@unibo.itmontanari@unistrasi.itstaffgawronski@gmail.comcarlo.cottarelli@unicatt.italberto.zanardi@unibo.itpaolo.pini@unife.itstudio.ricolfi@gmail.comredattori@noisefromamerika.orgalberto.bisin@nyu.eduandrea@andreamoro.netgiulio.zanella@unibo.itmmartone@luiss.itcarlo.mazzaferro@unibo.itm.morciano@uea.ac.ukstefano.syloslabini@enea.itbiagio.bossone@gmail.commaurizio.delconte@unibocconi.itconsiglionazionale@consulentidellavoro.it

(n. 50)


Ministeri Lavoro e Tesoro

08-02-2019 13:10

segreteriaministro@lavoro.gov.itsegreteriasottosegretariocominardi@lavoro.gov.itsegreteriasottosegretariodurigon@lavoro.gov.it, segrgabinetto@lavoro.gov.itrelazioniesterneministro@lavoro.gov.itsegreteriatecnica@lavoro.gov.itufficiolegis@lavoro.gov.itufficiostampa@lavoro.gov.itcons.dipl.lavoro@lavoro.gov.itoiv@lavoro.gov.itsegretariatogenerale@lavoro.gov.itresponsabileprevenzionecorruzione@lavoro.gov.itpreboani@lavoro.gov.itdgpersonale@lavoro.gov.itdginnovazione@lavoro.gov.itdgrapportilavoro@lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali@lavoro.gov.itdgprevidenza@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv1@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv2@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv3@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv4@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv5@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv6@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv7@lavoro.gov.itdginclusione@lavoro.gov.itdgimmigrazione@lavoro.gov.itdgterzosettore@lavoro.gov.itbiblioteca@lavoro.itsegreteria.ministro@mef.gov.itsegreteria.bitonci@mef.gov.itcastelli_l@camera.itgaravaglia_m@camera.itvillarosa_a@camera.itsegreteria.capogabinetto@mef.gov.itsegreteria.vcdg@mef.gov.itsegreteria.vicecapogabinetto@mef.gov.itsegreteria.direttoregabinetto@mef.gov.itcaposegreteria.ministro@mef.gov.itsegreteriatecnica.ministro@mef.gov.itsegreteria.ucd@mef.gov.itufficiocoordinamentolegislativo@mef.gov.itlegislativo@mef.gov.itlegislativo.finanze@mef.gov.itufficio.stampa@mef.gov.itluciana.patrizi@mef.gov.itst_bilancio@camera.it

(n. 47)


08-02-2019 13:13

(n. 50)


08-02-2019 13:18

(n. 44)


(n. 45)


18/1/2019 16:07

Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza Sociale Senato

(n. 49)


08/2/2019 13:25

isabella.adinolfi@europarl.europa.eu,  marco.affronte@europarl.europa.eu,  laura.agea@europarl.europa.eu,  daniela.aiuto@europarl.europa.eu,  tiziana.beghin@europarl.europa.eu,  brando.benifei@europarl.europa.eu,  goffredo.bettini@europarl.europa.eu,  mara.bizzotto@europarl.europa.eu,  simona.bonafe@europarl.europa.eu,  mario.borghezio@europarl.europa.eu,  david.borrelli@europarl.europa.eu,  mercedes.bresso@europarl.europa.eu,  renata.briano@europarl.europa.eu,  nicola.caputo@europarl.europa.eu,  fabiomassimo.castaldo@europarl.europa.eu,  lorenzo.cesa@europarl.europa.eu,  caterina.chinnici@europarl.europa.eu,  salvatore.cicu@europarl.europa.euangelo.ciocca@europarl.europa.eu,  alberto.cirio@europarl.europa.eu,  sergio.cofferati@europarl.europa.eu,  lara.comi@europarl.europa.eu,  ignazio.corrao@europarl.europa.eu,  silvia.costa@europarl.europa.eu,  andrea.cozzolino@europarl.europa.eurosa.damato@europarl.europa.eu,  nicola.danti@europarl.europa.eu,  paolo.decastro@europarl.europa.eu,  isabella.demonte@europarl.europa.eu,  herbert.dorfmann@europarl.europa.eu,  eleonora.evi@europarl.europa.eulaura.ferrara@europarl.europa.eu,  raffaele.fitto@europarl.europa.eu,  eleonora.forenza@europarl.europa.euelisabetta.gardini@europarl.europa.eu,  enrico.gasbarra@europarl.europa.eu,  elena.gentile@europarl.europa.eu,  michela.giuffrida@europarl.europa.eu,  roberto.gualtieri@europarl.europa.eu,  kashetu.kyenge@europarl.europa.eu,  giovanni.lavia@europarl.europa.eu,  curzio.maltese@europarl.europa.eu,  fulvio.martusciello@europarl.europa.eu,  barbara.matera@europarl.europa.eu,  giulia.moi@europarl.europa.eu,  luigi.morgano@europarl.europa.eu,  alessia.mosca@europarl.europa.eu,  alessandra.mussolini@europarl.europa.eupierantonio.panzeri@europarl.europa.eumassimo.paolucci@europarl.europa.eu

(n. 50)


8/2/2019 13:30

(n. 25)





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Risposta di Piero Righetti e mia replica su una sua notizia falsa sulla riforma Fornero


Pubblico la risposta di Piero Righetti alla mia lettera (riportata in calce) in cui ho criticato una sua notizia falsa sulla riforma Fornero, in un suo articolo pubblicato da Affari Italiani, e la mia lettera di replica. Ad oggi non ho ricevuto nessun’altra sua risposta.


Oggetto: Nessuna notizia falsa

Egr. Sig. V.,

il Direttore Perrino, che legge per conoscenza, mi ha inviato la sua email del 4/2 u.s. in cui  lei mi accusa di aver dato – nel mio articolo “Pensione anche a quota 94” –  una notizia falsa. Effettivamente sono un ex dirigente Inps ed un esperto previdenziale e del lavoro, collaboro con Affari Italiani e per decenni, tra l’altro, con Sole 24 Ore, Guida Normativa e Guida al Lavoro. Il mio articolo, che voleva solo sottolineare che ora – sia pure per soli 3 anni, almeno ad oggi – si può andare in pensione anche con quota 94 non è assolutamente né un trattato né una disquisizione giuridica e l’annuncio pensione a quota 94 è assolutamente esatto. Come anche la notizia della spallata. Lo stesso Governo e i due Vice Presidenti Di Maio e Salvini hanno più volte parlato di spallata alla Fornero. Del resto, come lei stesso ricorda, l’aumento dell’età pensionabile è attribuito alla Fornero sia dal Servizio Studi della Camera sia da professori di lavoro e previdenza a causa anche, lei aggiunge,  di “una formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero”.

A chi ora può andare in pensione 8 anni prima non credo interessi più di tanto se il D.L. 4/2019 sia un vulnus a Fornero o a Sacconi. A loro credo basta sapere che possono presentare la domanda di pensione.

L’impatto della notizia che ho dato – e che il giorno dopo l’uscita del mio articolo su Affari Italiani è comparsa con grandi titoli sul Sole 24 Ore e Italia Oggi – è “in pensione 8 anni prima”

Questa notizia non è assolutamente falsa. Forse imprecisa e per i motivi che lei stesso ha ricordato.

Aggiungo che la legge Sacconi è antecedente quella della Fornero e che, di conseguenza, la Fornero, con la sua legge ha “incorporato” di fatto le modifiche Damiano e Sacconi e che pertanto quello in vigore ante D.L. 4/2019 è il sistema pensionistico Fornero (e non certo quello Sacconi), al quale dunque ben può dirsi che il Decreto 4/2019 abbia dato una spallata, e non piccola, visto l’art. 22!

La ringrazio comunque della sua attenzione e del tempo che mi ha voluto dedicare.

Piero Righetti

5 Febbraio 2019


***


Egr. Sig. Righetti,

Errare è umano, ammettere gli errori è segno di intelligenza, poiché, in fondo, siamo tutti ignoranti. Io sono il principe degli ignoranti, vengo subito dopo Adriano Celentano.

Mi spiace, Lei ha scritto una NOTIZIA FALSA, che – vista la Sua ritrosia ad ammetterlo – Le rammento, riportandola di seguito:

Questa a mio avviso è la più rilevante modifica, la più violenta spallata alla Riforma Fornero: in pensione a 59 anni di età anziché a 67, e cioè 8 anni prima.” http://www.affaritaliani.it/economia/pensione-si-va-anche-a-quota-9-584756.html.

La notizia falsa che Le ho contestato è, non che va “in pensione 8 anni prima”, ma che Lei ha attribuito erroneamente alla riforma Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni. Il che è oggettivamente falso, poiché tale allungamento è frutto della ben più severa riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano), oggetto da almeno 5 anni di una vera e propria damnatio memoriae.

E a nulla rileva, ai fini della corretta attribuzione di tale misura, che l’errata attribuzione l’abbiano fatta tutti, inclusi gli esperti, o che il Suo articolo sia stato ripreso dal Sole 24 ore, anche perché – evidentemente Lei non lo sa – anche Il Sole 24 ore, come tutti i media, anzi di più data la sua importanza in materia economica e previdenziale, è responsabile della DISINFORMAZIONE generale – e ormai mondiale - sulla riforma Fornero da almeno 5 anni. Cosa che gli ho contestato per iscritto fin dal 2015, prima in un commento in calce ad un loro articolo gravemente disinformativo, commento da loro censurato, e poi per lettera, anzi più lettere (qui trova tutte quelle da me inviate negli ultimi anni per contrastare l’universale DISINFORMAZIONE su questo tema, e altri due: http://vincesko.blogspot.it).

Inoltre, mi sorprende che Lei, esperto di analisi di norme giuridiche, adduca come attenuante o perfino esimente che la legge Fornero abbia «“incorporato” di fatto» la legge Sacconi, e arrivi addirittura a scrivere, sottolineandolo, che «quello in vigore ante D.L. 4/2019 è il sistema pensionistico Fornero (e non certo quello Sacconi).», che a me sembra una deduzione palesemente errata e perfino strampalata e in ogni caso destituita di fondamento in base agli effetti (vedi il Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori, riportato nella mia lettera precedente, e appresso). Che è analoga a quella formulata da altri esperti, tra i maggiori responsabili della vulgata che avrebbe fatto tutto Fornero sol perché la legge Fornero ha “confermato” alcune misure importanti della legge Sacconi, come l’adeguamento all’aspettativa di vita. Come se una legge in vigore avesse bisogno di essere “confermata” da una legge successiva. Il che è un obbrobrio tecnico-giuridico. Ed anche etico: si premia un plagio-furbizia, anziché – come faccio io da anni, anche contestandolo direttamente alla sua autrice, la professoressa Fornero, e alla sua vittima, il senatore Sacconi, che da anni fa lo gnorri – stigmatizzarlo.

Concludo con due ulteriori considerazioni, che a me sembrano risolutive, poi veda Lei.

La prima, è che tutti citano la riforma Fornero e obliterano la riforma Sacconi, che è più severa e incisiva e le cui norme vengono erroneamente attribuite da quasi tutti, in Italia e all’estero, in tutto o in parte, in particolare l’adeguamento alla speranza di vita, alla riforma Fornero. Ma osservo, al di là dell’interpretazione della complessa normativa: dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?

La seconda, come ho già rilevato nella mia lettera al direttore Perrino, è che è la stessa professoressa Fornero – ardisco pensare “incentivata” dalle mie decine di lettere circolari inviatele per competenza o conoscenza - che fa pulizia della Sua (e di altri) interpretazione fantasiosa della sua norma, lamentando nel suo ultimo libro l’errata attribuzione a lei dell’allungamento a 66 anni dell’età di pensionamento di vecchiaia (da 66 a 67 è aumentata in forza dell’adeguamento alla speranza di vita introdotto da Sacconi):

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di ‘attesa’, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle: 3134).

Spero vorrà contribuire in futuro a contrastare la DISINFORMAZIONE mondiale imperante sulla riforma delle pensioni Fornero e sulla riforma delle pensioni SACCONI.

La ringrazio dell’attenzione,

V.



PS: Come faccio di solito, invio questa mia lettera p.c. ai media e poi la pubblicherò nel mio blog. Per le osservazioni complete e le relative prove documentali della disinformazione mondiale, mi permetto segnalare il mio recente libro (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero): https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.



Destinatari


5/02/2019  14:37

(n. 50)v


5/02/2019  14:46

(n. 50)  info@la7.it,


5/2/2019 14:48

(n. 50) 



Post collegato:

Lettera ad “Affari Italiani” su una notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero



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Lettera ad “Affari Italiani” su una notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al giornale on-line “Affari Italiani” dopo aver letto un suo articolo a firma di Piero Righetti contenente una notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero. Domani pubblicherò la risposta di Piero Righetti.


Lettera ad “Affari Italiani” su una notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Da:  v

4/2/2019  15:44


Egr. Direttore,

Traggo con sorpresa dall’articolo di Piero Righetti del 31 gennaio 2019 “Pensione anticipata? Può bastare anche Quota 94”  la seguente frase:

Questa a mio avviso è la più rilevante modifica, la più violenta spallata alla Riforma Fornero: in pensione a 59 anni di età anziché a 67, e cioè 8 anni prima.”

Con sorpresa, poiché Affari Italiani è uno dei destinatari delle mie lettere circolari sulle pensioni, e, che io sappia, l’unico giornale nazionale che ne abbia convertito alcune di esse in articoli pubblicandoli sul vostro giornale, tra cui questo http://www.affaritaliani.it/economia/pensioni-fake-news-sulla-riforma-delle-pensioni-ecco-la-verita-506755.html sul medesimo errore.

Ma Piero Righetti, che da altra fonte dovrebbe essere un ex dirigente INPS e forse è un vostro collaboratore, evidentemente non le ha lette, perché, se lo avesse fatto, avrebbe evitato di scrivere una notizia falsa.

La riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia.

Come vi ho già segnalato, l’età a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa riforma Sacconi. Come risulta dal seguente prospetto:

Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori (nel 2019)

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più - “finestra” mobile di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi) e adeguamento triennale all’aspettativa di vita -  sono stati decisi dalla riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12), tranne 4 mesi in media dalla riforma Damiano (L. 247/2007); quindi la riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L’età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, ed è stato deciso nel 2009 (L. 102/2009, art. 22ter, comma 1) e modificato nel 2010 (L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies) da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all’aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la riforma Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più «finestra», previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento all’aspettativa di vita), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6), ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la «finestra» degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché (con il comma 5) ha abolito contestualmente la «finestra» di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l’adeguamento automatico diverrà biennale («13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale»), ma, appunto, è solo un’accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero (col comma 2 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha soltanto estesopro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ora già in pensione o prossimi al pensionamento.

La riforma SACCONI ha interessato anche le pensioni di anzianità:

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi) 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero (o 1 anno e 1 mese relativamente agli autonomi). L’anno e tre mesi in più sono stati decisi da SACCONI, rispettivamente, con il DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12 (“finestra” mobile di 12 mesi) e col DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L’età di pensionamento delle donne è salita, da 40 anni nel 2010, a 41 anni e 10 mesi, e di questo anno e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi), 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

E’ importante, infine, osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro. Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.

Cordiali saluti,

V.


PS: Ho fatto delle modifiche al mio libro, a breve provvederò a farglielo spedire.



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Lettera a Carlotta Scozzari di “Repubblica” sulla sua notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero





Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Carlotta Scozzari, collaboratrice di “Repubblica”e di “Business insider”, su una sua notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero. Visto il suo curriculum, non ho voluto infierire troppo, cosa che invece faccio volentieri con i sedicenti esperti previdenziali, in particolare quelli che “resistono”, come è successo due giorni fa (pubblicherò la lettera domani). A questo momento non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Carlotta Scozzari di “Repubblica” sulla sua notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Da:  v

4/2/2019 16:53


Gentile Dott.ssa Scozzari,

Traggo dal Suo articolo del 26 gennaio 2019 “Pensioni, da quota 100 a opzione donna tutti i modi per dire addio al lavoro prima dei 67 anni previsti dalla legge Fornero” https://it.businessinsider.com/pensione-anticipata-opzione-donna-quota-100-precoci-requisiti-guida/ la seguente frase:

“La cosiddetta quota 100, che consente di lasciare il lavoro con almeno 62 anni di età e 38 di contributi, appena introdotta dal governo di Lega e Movimento 5 stelle, è solo uno dei modi attualmente a disposizione per andare in pensione in anticipo rispetto ai 67 anni previsti dalla legge Fornero.”

Come ho osservato, da ultimo, alla Sua collega Valentina Conte (https://vincesko.blogspot.com/2018/12/lettera-n-2-valentina-conte-di.html) e, prima, a tantissimi altri (http://vincesko.blogspot.it), è falso che l’età di pensionamento a 67 anni sia stato previsto dalla riforma Fornero. Non ha mai sentito parlare della riforma SACCONI e del suo contenuto? No? Non si preoccupi, questa è l’ennesima riprova della damnatio memoriae decretata sulla severissima riforma SACCONI e alimentata da almeno 5 anni dai supposti esperti e da tutti i media, e che ormai ha un ambito mondiale. Anche per colpa della professoressa Elsa Fornero, che ha formulato in maniera insufficiente e poco chiara la sua legge, omettendo il legame tra l’aumento di un anno dell’età base di pensionamento, sia di vecchiaia che anticipata, e l’abolizione della “finestra” mobile Sacconi-Damiano.

La riforma Fornero non ha quasi riguardato il pensionamento di vecchiaia. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa riforma SACCONI, come risulta dal seguente prospetto:

Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori (nel 2019)

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più - “finestra” mobile di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi) e adeguamento triennale all’aspettativa di vita -  sono stati decisi dalla riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12), tranne 4 mesi in media dalla riforma Damiano (L. 247/2007); quindi la riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L’età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, ed è stato deciso nel 2009 (L. 102/2009, art. 22ter, comma 1) e modificato nel 2010 (L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies) da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all’aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la riforma Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più «finestra», previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento all’aspettativa di vita), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6), ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la «finestra» degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché (con il comma 5) ha abolito contestualmente la «finestra» di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l’adeguamento automatico diverrà biennale («13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale»), ma, appunto, è solo un’accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero (col comma 2 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha soltanto estesopro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ora già in pensione o prossimi al pensionamento.

La riforma SACCONI ha interessato anche le pensioni di anzianità:

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi) 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero (o 1 anno e 1 mese relativamente agli autonomi). L’anno e tre mesi in più sono stati decisi da SACCONI, rispettivamente, con il DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12 (“finestra” mobile di 12 mesi) e col DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L’età di pensionamento delle donne è salita, da 40 anni nel 2010, a 41 anni e 10 mesi, e di questo anno e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi), 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

E’ importante, infine, osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro. Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.

Cordiali saluti,

V.


PS: Se vuole approfondire questa e altre due BUFALE italiane in temi economici e previdenziali che hanno una diffusione non soltanto nazionale (60 milioni di vittime) ma mondiale, inclusi quasi tutti i professori universitari di Economia o Lavoro e Previdenza e perfino premi Nobel, Le suggerisco di leggere il mio libro: https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.


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MEDIAv

22/1/2019 16:38