.
Annunci online

Lettera a Pieremilio Gadda del Corriere della Sera sulle sue false notizie sulle pensioni


 


Pubblico la lettera che ho inviato in data 12 novembre scorso a Pieremilio Gadda, direttore di We Wealth, società di servizi nel settore della gestione patrimoniale, e collaboratore del Corriere della Sera. Finora non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Pieremilio Gadda sulle sue false notizie sulle pensioni

v

12/11/2019 00:21


ALLA C.A. DEL DOTT. PIEREMILIO GADDA

CC SEN. MAURIZIO SACCONI, PROF.SSA ELSA FORNERO, DOTT. ENRICO MARRO, PROGETICA, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Gadda,

Traggo dal Suo articolo di oggi sul Corriere della Sera Pensione, quanto dovremo lavorare per andarci: se hai 30 anni fino a 72

“Vale la pena ricordare che, dopo gli scatti effettuati nel 2016 e nel 2019, le regole prevedono un adeguamento ogni due anni, agganciato all’aumento della longevità, da quantificare tramite apposito decreto, che sarà emanato a breve.”

E aggiunge una tabella che espone “Quanto verranno adeguati i requisiti nel 2021”.

No, l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla riforma SACCONI nel 2009 (L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis) e stabilito con cadenza triennale, è stato reso biennale dalla riforma Fornero, a decorrere dal 2022. Almeno stando ad una semplice lettura della norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13): “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalità previste dall'articolo 12 della legge n. 122/2010.”

Quindi, non dopo quello del 2019, ma successivi a quello [triennale] del 2019.

La norma è così chiara e l’errore è così evidente, che stentavo a credere che TUTTI, inclusi i docenti, lo commettessero, per cui pensai di segnalarlo a un giornalista esperto di pensioni col quale avevo già avuto un’interlocuzione: Enrico Marro del Corriere. Il quale, ovviamente, concordò con la mia interpretazione.

Dopodiché, decisi di scrivere una prima lettera, in febbraio 2018, e poi una seconda lettera alla Ragioneria Generale dello Stato, ampliata su altre errate interpretazioni, in ottobre 2018.

L’errore nasce probabilmente dalla relazione tecnica del decreto «Salva-Italia», DL 201/2011. Tale relazione – quasi impossibile da trovare - contiene una evidente contraddizione tra quanto scrive nel testo (l’adeguamento del 2019 è triennale, e quindi l’adeguamento biennale decorre dal 2022) e quanto riporta nella tabella a pag. 42, che fa decorrere l’adeguamento biennale dal 2021.

Successivamente, tutti si sono adeguati a questa interpretazione errata. Anche l’INPS. Anche il Parlamento in varie leggi. Per cui ho inviato le mie due lettere p.c. anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato quelle leggi.

In data 5 marzo 2019, mi è pervenuta la graditissima risposta del Segretariato Generale del Quirinale, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Pubblico, qui di seguito, la mia replica, nella quale ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.

Per inciso, non è affatto superfluo precisare che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni (e oltre) è dovuto esclusivamente alla riforma SACCONI.

Purtroppo, anche in questi casi la professoressa Elsa Fornero, alla quale ho tramesso le mie decine di lettere “circolari” per conoscenza (come si vede, anche la presente), è stata sostanzialmente reticente. Alimentando la sopravvalutazione della sua riforma e la damnatio memoriae della ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.


PS: Il pensionamento anticipato (ex anzianità) prescinde dall’età anagrafica. Il pensionamento contributivo a 64 anni è un’eccezione. Il minimo di 20 anni di contributi vale per tutti, sia per il pensionamento retributivo (stabilito dalla riforma Amato del 1992), sia per il pensionamento anticipato (stabilito dalla riforma Fornero), salvo, in questo secondo caso, che si abbiano 71 anni (dall’1.1.2019), agganciato all’aspettativa di vita, nel qual caso vale il minimo precedente di 5 anni (stabilito dalla riforma Maroni del 2004).

(( 15-bis. In via eccezionale per i lavoratori dipendenti del settore privato le cui pensioni sono liquidate a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima: ))

    ((  a) i lavoratori che abbiano maturato un'anzianita' contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell'entrata in vigore del presente decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012 ai sensi della Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, possono conseguire il trattamento della pensione anticipata al compimento di un' eta' anagrafica non inferiore a 64 anni; ))

    ((  b) le lavoratrici possono conseguire il trattamento di vecchiaia oltre che, se piu' favorevole, ai sensi del comma 6, lettera a), con un'eta' anagrafica non inferiore a 64 anni qualora maturino entro il 31 dicembre 2012 un'anzianita' contributiva di almeno 20 anni e alla medesima data conseguano un'eta' anagrafica di almeno 60 anni di eta'. ))



**********





Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita




La riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

I soggetti che materialmente firmano il predetto decreto direttoriale è il Ragioniere Generale dello Stato (MEF), di concerto con la Direzione Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.


Il decreto direttoriale esaminato nella presente lettera è il terzo finora, dopo quelli emanati a decorrere dal 2016 e dal 2019.

Pubblico la lettera che ho inviato in data 18 novembre 2019 al Ragioniere Generale dello Stato Biagio Mazzotta e alla Direttrice Generale Previdenza Concetta Ferrari. 



AL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO E ALLA DIRETTRICE GENERALE PREVIDENZA

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, MEDIA



Egr. Ragioniere Generale dello Stato, Egr. Direttrice Generale Previdenza,

Faccio seguito alle mie precedenti e-lettere del 23-02-2018 e del 08-10-2018.

Ricavo dal Vostro Decreto direttoriale del 5 novembre 2019 che avete deciso che

1. A decorrere dal 1° gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all'art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall'ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, non sono ulteriormente incrementati.

e il seguente passo:

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati con cadenza biennale a partire dall'adeguamento successivo a quello decorrente dalla predetta data;


Mi permetto di ribadire che, a mio parere, si tratta, nel primo caso (A decorrere dal 1° gennaio 2021), di un evidente errore interpretativo della norma e, nel secondo caso (fino al 1° gennaio 2019), di un’evidente fallacia letterale e logica, poiché:

(i) la riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12) prevede che l’adeguamento (da essa già introdotto con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2) sia sempre triennale, quindi anche quello dal 1° gennaio 2019 (cfr. la mia prima lettera del 23.02.2018[1]);

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

(ii) non è scritto in nessuna norma delle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero il termine del periodo di applicazione dell’adeguamento, ma soltanto la decorrenza, per cui scrivere (con sintassi imperfetta) “con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019” (decorrenza) equivale a confermare (lapsus freudiano?) che esso è triennale (2019-21);

(iii) analizzando la stessa norma citata della riforma Fornero (art. 24, comma 13[2]), è altresì evidente anche dal punto di vista logico, oltre che da un esame letterale della chiarissima norma (si veda la mia lettera n. 1), che l’adeguamento che decorre dal 1° gennaio 2019 sia triennale, perché se la periodicità biennale vale - come Voi scrivete - “a partire dall'adeguamento successivo a quello decorrente dalla predetta data”, vuol necessariamente dire che l’adeguamento precedente (dal 1° gennaio 2019) è triennale;

[2] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

e

(iv) daltra parte, come già rilevato con la mia lettera n. 2 del 8.10.2018,[3] 

[3] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

tale mia interpretazione è confermata dalla stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (che è elaborata o almeno co-elaborata dalla Ragioneria Generale dello Stato), la quale, anche se contiene una palese contraddizione, nella stessa frase definisce - per due volte - triennali gli adeguamenti sia del 2016 che del 2019, come appunto prescrive chiarissimamente il citato comma 13:

L’errata interpretazione viene offerta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e del coefficiente di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;

sia, ancora più esplicitamente, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole “4 mesi”):

per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; ndr] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndr] opera la nuova periodicità biennale.

Come ho già rilevato nella lettera n. 2, anche il Servizio Studi della Camera dei Deputati (nel suo dossier della legge 214/2011) si limita a ripetere la chiarissima norma:

Il successivo comma 13 stabilisce la cadenza biennale dell’aggiornamento degli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019, secondo le modalità previste dall'articolo 12 del D.L. 78/2010.

Per esigenze di coordinamento legislativo, inoltre, dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del richiamato D.L. 78/2010, devono riferirsi al biennio.

Ad abudantiam, sottolineo, per analogia, il commento del Servizio Studi circa la decisione della riforma Sacconi di eliminare la periodicità biennale previsto in precedenza dalla medesima riforma per gli adeguamenti successivi al primo (cioè dal secondo in poi), analogo al “successivi a quello effettuato con decorrenza dal 1° gennaio 2019”, recato dal predetto comma 13:

Infine, attraverso l’abrogazione dell’ultimo periodo del comma 12-ter, è stata eliminata la previsione che il secondo adeguamento fosse calcolato su base biennale, in relazione a ciò tutti gli adeguamenti successivi al primo hanno pertanto cadenza triennale.

Vale la pena, infine, di evidenziare che il Segretariato Generale del Presidente della Repubblica, destinatario per conoscenza di entrambe le mie lettere (come già rilevato, l’errata interpretazione è contenuta anche in varie leggi promulgate dal Presidente della Repubblica, tra cui le leggi di Bilancio 2017 e 2018) ha condiviso la mia interpretazione, suffragata dal commento della relazione tecnica della L. 214/2011, e in data 5 marzo 2019 mi ha inviato una lettera di risposta, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Nella mia replica, ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.[4] Ignoro se il Ministero del Lavoro abbia dato seguito alla lettera del Quirinale, ma parrebbe di no.

[4] Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Purtroppo, per motivi imperscrutabili, è prevalsa incredibilmente l’evidentissima interpretazione erronea dell’estensore della tabella, fatta propria da tutti, incluso il Parlamento.

Conclusione. Se la mia interpretazione è corretta - e a me pare che lo sia al di là di ogni ragionevole dubbio – l’anno 2021 è già coperto dal Vostro precedente decreto direttoriale che, a decorrere dal 1° gennaio 2019, ha aumentato l’età di pensionamento di cinque mesi portandola a 67 anni per tutti, che deve valere per il triennio 2019-21, e l’età di pensionamento non è ulteriormente incrementata per il biennio 2022-2(salvo che non si decida di rifare il calcolo l’anno venturo).

Distinti saluti,

V.


PS: E’ sconsolante constatare che un problema burocratico così semplice non si riesce a risolvere neppure scomodando il Presidente della Repubblica. E’ proprio vero che la burocrazia italiana è la peggiore dell’Europa occidentale.


I media, come al solito (qui l’ANSA, qui Il Corriere della Sera, qui la Repubblica, qui La Stampa, qui Il Messaggero, qui Il Fatto Quotidiano, qui Il Sole 24 Ore , qui Il Giornale, qui  Il Secolo XIXecc., tutti destinatari delle mie due lettere citate e di un centinaio di altre sulle enormi BUFALE concernenti le riforme delle pensioni Sacconi e Fornero e su altre due enormi BUFALE  - provate per tabulas - riguardanti, rispettivamente, i Governi Berlusconi e Monti e gli obiettivi statutari della BCE,  alimentate da tutti i media e divenute ormai mondiali), diffondono la falsa notizia in discorso. Che in effetti è una notizia falsa, considerato che il Ragioniere Generale dello Stato potrebbe accampare la scusante che è nuovo, ma la Direttrice Generale Previdenza è la medesima dell’anno scorso.



Post collegati:


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche



*****


Destinatari:


Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento all’aspettativa di vita

lunedì 18 novembre 2019 - 12:20


Da:

v

A:


protocollo.centrale@pec.quirinale.it , amministrazione@pec.senato.it , maria.alberticasellati@senato.it , camera_protcentrale@certcamera.it , fico_r@camera.it , presidente@pec.governo.it , mef@pec.mef.gov.it , segreteriaministro@pec.lavoro.gov.it , william.devecchis@senato.it , lorefice_m@camera.it , maurizio.sacconi@senato.it , elsa.fornero@unito.it , segreteria.landini@cgil.it , segreteria.generale@cisl.it , segreteriagenerale@uil.it , seg.direttore@ansa.it , segreteria.redazione@adnkronos.com , dir@agi.it , segreteria@askanews.it , segreteria.direzione@dire.it , c.verdelli@repubblica.it , lfontana@corriere.it , maurizio.molinari@lastampa.it , segreteria.direttore@ilmessaggero.it , fabio.tamburini@ilsole24ore.com , pmagnaschi@class.it , edebiasi@class.it , segreteria@ilfattoquotidiano.it , direzione@quotidiano.net , online@ilcarlino.net , online@lanazione.net , online@ilgiorno.net , segreteria@iltempo.it , lettere@avvenire.it , direzione.politica@ilmattino.it , segreteria@ilgiornale.it , lettere@ilmanifesto.it , segreteria@ilsecoloxix.it , tg1_direzione@rai.it , tg2@rai.it , tg3@rai.it , rainews24@rai.it , redazione.tg5@mediaset.it , studioaperto@mediaset.it , mentanarisponde@la7.it , lucia.annunziata@huffingtonpost.it , cerasa@ilfoglio.it , simona.maggiorelli@left.it , christian.rocca@linkiesta.it , sofri@ilpost.it , direzione@affaritaliani.it , redazione@giornalettismo.com , lettere@lettera43.it , direzione@liberoquotidiano.it , letterealdirettore@espressoedit.it , redazione@ildubbio.news , redazione@laverita.info , redazione@panorama.it , redazione@micromega.net , segreteria@ossrom.va , giuseppe.detomaso@gazzettamezzogiorno.it , redazione@radioradicale.it , redazioneweb@gazzettino.it , laposta@iltirreno.it , redazioneweb@gds.it , redazioneweb@quotidianodipuglia.it , redazione@lasicilia.it , direttore@firstonline.info , unione@unionesarda.it , lanuovasardegna@lanuovasardegna.it , redazione@lasicilia.it , redazione@wallstreetitalia.com , e.chioda@millionaire.it , diaconale@opinione.it , direttore@ilsussidiario.net , redazioneweb@eco.bg.it , info@glistatigenerali.com , ditelo@quotidianopuglia.it , web@gazzettadelsud.it , posta.lettori@messaggeroveneto.it , sir@agensir.it , info@radicali.it , portaaporta@rai.it , unomattina@rai.it , presadiretta@rai.it , report@rai.it , dimartedi@la7.it , ottoemezzo@la7.it , piazzapulita@la7.it , radio1@rai.it , radio3@rai.it , grr@rai.it , radioanchio@rai.it , zappingduepuntozero@rai.it , trapocoinedicola@rai.it , lacitta@rai.it , primapagina@rai.it , fahre@rai.it , giornopergiorno@rai.it , economico@rai.it , ungiornodapecora@rai.it , andataeritorno@rai.it , diretta@capital.it , economia@lapresse.it , redazione@articolo21.info , redazionetg5@mediaset.it , info@la7.it , letterealsole@ilsole24ore.com , info@radio24.it , italiaoggi@class.it , posta.lettori@messaggeroveneto.it , segreteria.redazione@ilpiccolo.it , sito@gazzettadiparma.net , redazioneweb@eco.bg.it


ecc. ecc.



**********



Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato, cinque giorni fa, al Segretario Generale della CGIL, Maurizio Landini, dopo aver ascoltato il suo intervento alla Festa Nazionale del Partito Democratico a Ravenna. E’ la settima che gli ho inviato finora, prevalentemente a seguito di suoi strafalcioni, sulle pensioni. Ieri ho telefonato alla CGIL di Roma per chiedere alla sua segretaria di stamparla e consegnargliela.


Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero

Da v

29/8/2019 14:06



ALLA C.A. DEL SEGRETARIO GENERALE MAURIZIO LANDINI (S.P.M.)



Egr. Sig. Landini,

Le ho scritto già in passato più volte, ma invano. Ci riprovo, sperando di essere più fortunato e che la Sua segretaria stampi e Le consegni questa mia settima lettera.

Ho ascoltato ieri, su Radio Radicale, il dibattito tra Lei e Andrea Orlando alla Festa Nazionale del Partito Democratico.

Lei ha affermato che riceve critiche severe nelle assemblee sindacali perché il PD ha approvato la riforma Fornero.

Poi ha criticato la riforma delle pensioni Fornero perché, secondo Lei, imporrebbe ai giovani il calcolo interamente contributivo, giudicandolo esagerato.

Ne deriva logicamente che sia il PD che la CGIL avrebbero tutto l’interesse a chiarire chi ha fatto che cosa in tema di pensioni.

Ed invece - errare è umano, perseverare diabolico - Lei continua a parlare di cose che non conosce bene, vittima come 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, i ministri e i parlamentari, della potente DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra. La riforma Fornero non c’entra (in questa come per altre misure che le vengono erroneamente attribuite), essa ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini (L. 335/1995), a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che all’1.1.1995, avevano già 18 anni di contributi. Tutti relativamente anziani e ormai già in pensione.

A riprova, traggo dal mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (di cui ho fatto omaggio a Lei e Ghiselli, ma pare che Lei sia sempre in giro e non abbia avuto il tempo di leggerlo):

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa, che poi si riducono in breve fino a sparire:[175]

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).»

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo estesopro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte (che non sono in grado di quantificare) oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[178]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

La stessa RGS, a conferma della sopravvalutazione della riforma Fornero a scapito della ben più severa riforma SACCONI, ascrive alla riforma SACCONI – mai nominata da nessuno - un risparmio stimato al 2060 quasi DOPPIO di quello della riforma Fornero (cfr. il libro citato, cap. 2, par. 8).

In conclusione, osservo che Andrea Orlando ha dichiarato che la casa deve essere al centro delle proposte del PD. Sono d’accordo. Sono 10 anni che segnalo ai Segretari ed ai politici del PD che l’infrastruttura primaria è la casa, poiché è la casa che fa la differenza tra una vita economicamente sostenibile e la povertà, ed occorre implementare UN CORPOSO PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’, oggi drammaticamente pari a poco più di 550 mila alloggi popolari e ultrapopolari censiti (dimezzati rispetto a 10 anni fa, a seguito delle vendite), spesso fatiscenti, pari all’1,5% circa del totale degli immobili residenziali, contro 10, 20, 30 volte tanto negli altri Paesi UE (al primo posto c’è l’Olanda col 32%, ibidem, cap. 1, par. 7).

Cordiali saluti,

V.


Destinatari:



**********






Lettera n. 2 al Prof. Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali sulle sue notizie monche sulle pensioni




Pubblico la seconda lettera che ho inviato il 20 maggio scorso al professor Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, dopo aver letto un suo articolo sul supplemento economico del Corriere della Sera. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera n. 2 al Prof. Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali sulle sue notizie monche sulle pensioni

Da:  v

20/5/2019  15:21


Egr. Prof. Brambilla,

Anche questa volta (v. l’articolo “PENSIONI. Fuga con le deroghe”  sul supplemento Economia del Corriere della Sera) Lei è riuscito nell’impresa di non nominare la severissima riforma delle pensioni SACCONI, come fanno tutti. Neppure quando ha scritto: “La vera anomalia è che, pur rendendosi conto dell’eccessiva rigidità del sistema (o si ha 67 anni di età anagrafica o 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva – un anno in meno per le donne – o non si va in pensione) tre governi (Monti, Letta e Renzi) non hanno avuto il coraggio di rivedere la riforma, limitandosi italianamente a fare deroghe”.

Mi permetto di riosservare (v. mia precedente lettera del 5.04.2018):


1. Allungamento età di pensionamento

- L’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice):

(i) per gli uomini, i quali non sono stati toccati dalla riforma Fornero;

(ii) per le dipendenti pubbliche, di 7 (sette) anni, quasi senza gradualità, le quali non sono state toccate dalla riforma Fornero; e

(iii) per le donne del settore privato, per le quali la riforma Fornero ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) da 60 anni (2010) a 65 anni entro il 2018, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico all’aspettativa di vita) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

- Anche l’aumento dell’età di pensionamento anticipato (da 40 anni nel 2010) è stato deciso in buona parte dalla riforma SACCONI (4 mesi da Damiano), che l’ha aumentata a 41 anni e 3 mesi sia per gli uomini che per le donne (41 anni e 9 mesi per gli autonomi), cioè di un anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi). La riforma Fornero ha deciso il resto, cioè un anno e 7 mesi per gli uomini e 7 mesi per le donne; per contro, ha diminuito l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne) di 6 mesi, allineandoli a tutti gli altri.

- Vale la pena di aggiungere che anche l’indicizzazione alla speranza di vita è stata decisa da SACCONI per la vecchiaia e le “quote”, poi estesa da Fornero alle pensioni anticipate e resa a cadenza biennale dal 2022 (non dal 2021, come sostiene erroneamente RGS).


2. Salvaguardati

In totale i salvaguardati sono stati 120 mila a fronte di un’ipotesi iniziale di oltre 200 mila lavoratori”.

Dopo otto salvaguardie, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD, il cui dossier contiene, però, anch’esso errori gravi di attribuzione delle norme che hanno allungato l’età di pensionamento, e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), i salvaguardati sono stati 153.389, contro una stima iniziale INPS e RGS di 389.200, cioè meno della metà della stima iniziale.

Va aggiunto che la questione esodati fu aggravata dalle precedenti norme Sacconi e ampliata dall’allargamento delle maglie relative ai criteri per essere classificato esodato.

Inoltre, pochissimi sanno che anche la riforma Sacconi ha avuto i suoi esodati, almeno diecimila persone, poiché, con una decisione iniqua e forse incostituzionale del ministro Sacconi, furono scientemente salvaguardate soltanto le prime diecimila, cfr. il DL 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, art. 12, comma 6.

Ma a causa presumibilmente della sordina imposta dal potentissimo apparato informativo berlusconiano fecero molto meno rumore e, poi, come la professoressa Fornero ha lamentato recentemente ed esplicitamente alla trasmissione di Radio1-Zapping del 22 giugno 2018, sono stati anch’essi imputati alla riforma Fornero.


3. Risparmi dalle riforme pensionistiche dal 2004

Per chi avesse dei dubbi sul maggiore impatto della riforma SACCONI rispetto alla riforma Fornero, risegnalo che dei 1.000 miliardi di risparmi stimati da RGS al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, Damiano, Sacconi e Fornero), soltanto un terzo viene ascritto alla riforma Fornero, cioè 350 miliardi (poi scesi a 280 miliardi dopo i successivi interventi legislativi). Ma, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano prima della sua entrata in vigore e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’RGS (al lordo delle errate attribuzioni delle norme, come finalmente lamenta nel suo ultimo libro la stessa professoressa Fornero, la quale però dovrebbe incolpare se stessa per la cattiva e fuorviante formulazione di alcuni commi) ascrive la grandissima parte dei residui 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi.


Quesito conclusivo. Sulla scorta di quanto esposto in precedenza, non crede che la riforma delle pensioni SACCONI non meriti di subire, come avviene dal 2013 in ambito nazionale e ormai mondiale, questa vera e propria damnatio memoriae a beneficio della meno severa riforma Fornero, citata a sproposito sempre da tutti, inclusi voi esperti di previdenza?


Cordiali saluti,

V.


Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60 nel 2010) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più 1 anno e 3 mesi (1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi, in forza della riforma Sacconi, si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L'età di pensionamento delle donne è salita (da 40 anni) a 41 anni e 10 mesi, e di questi 1 anno e 10 mesi in più, 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già in pensione.


PS:

Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche


Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017


Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali su chi ha deciso i 75 anni in pensione


Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche




Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita


Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL dopo aver letto la loro analisi degli effetti di “Quota 100”, nella quale ripetono l’errore della Ragioneria Generale dello Stato sulla decorrenza biennale dell’adeguamento delletà di pensionamento alla speranza di vita. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita

Da:  v

9/5/2019 17:15


ALLA C.A. DI FULVIO FAMMONI, CARLO GHEZZI, EZIO CIGNA

CC: Parlamentari, Sindacati, Media, Fondazioni, INPS


Viene eliminato sino al 31.12.2026 il collegamento del requisito pensionistico per la pensione anticipata con l’incremento dell’attesa di vita (che sarebbe stato di 5 mesi nel 2019) previsto per ogni biennio dal 2019 in poi.

No, la periodicità biennale decorre dal 2022, come si evince agevolmente dalla norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), che viene interpretata in maniera erronea da RGS (in contraddizione con quanto la stessa RGS scriveva nella relazione tecnica della legge):

Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]”.

Aggiungo che un’altra errata interpretazione di RGS riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Ho già segnalato due volte queste errate interpretazioni delle norme pensionistiche a RGS.


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull’adeguamento dell’età pensionabile


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Vista la sordità generale, ho inviato le due lettere, via pec, p.c. anche al Presidente della Repubblica, come extrema ratio. In data 5 marzo scorso, il Segretariato Generale del Quirinale mi ha informato che “questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza”.

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Ecco la mia replica:

Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Ho inviato p.c. queste lettere anche ai Sindacati, incluso CGIL-SPI, e alla Fondazione Di Vittorio. Ed ho anche fatto omaggio del mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” sia a Maurizio Landini che a Roberto Ghiselli.

I quali, però, come tutti, continuano a citare esclusivamente la riforma Fornero e mai la ben più severa riforma SACCONI. Il che è:

·     errato, in particolare per il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché per il risparmio al 2060 (cfr. lettere a RGS);

·    autolesionistico per la CGIL (basta dare un’occhiata ai commenti in Rete), che fu l’unico Sindacato ad opporsi nel 2010 e 2011 alla riforma Sacconi ed è accusato di non essersi opposto adeguatamente alla riforma Fornero, alla quale viene imputato tutto, perciò avrebbe tutto l’interesse a fare chiarezza e ad attribuire in maniera corretta le norme pensionistiche.

Alla luce di quanto detto, cioè di un tema che fa registrare dal 2013-14 una DISINFORMAZIONE crescente prima nazionale, che coinvolge 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli esperti previdenziali, e poi mondiale, mi permetto evidenziare ai dirigenti della CGIL e della Fondazione Di Vittorio l’opportunità di organizzare uno o più incontri-dibattiti informativi a Roma, a Napoli e nelle principali città sul tema delle riforme delle pensioni varate nel 2010 e 2011 (oltre che sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e gli Obiettivi statutari della BCE) che dia a Cesare quel che è di Cesare. Per Roma suggerirei come moderatore Carlo Clericetti, che ha scritto la prefazione del mio libro e sul cui blog su Repubblica si è dispiegata nell’arco degli ultimi anni la mia piccola, diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE, e, se ritenuto utile, do volentieri la mia disponibilità.

Cordiali saluti,

V.



Destinatari:



SINDACATI

(n. 47)


(n. 50)


Ministeri Lavoro e Tesoro

 (n. 29)

(n. 18)


(n. 50)


Commissione Lavoro Camera

(n. 44)


Commissione Affari Sociali Camera

(n. 48)


Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza Sociale Senato

(n. 38)


ALTRE ISTITUZIONI/FONDAZIONI/ASSOCIAZIONIv

(n. 50)v


MEDIAv

(n. 50)


(n. 50)


(n. 50)



**********





Lettera ai Presidenti del Senato e della Camera: il Parlamento è diventato una fabbrica di BUFALE sulle pensioni.




Pubblico la lettera che ho inviato il 27 marzo scorso ai Presidenti della Camera e del Senato, sulla pletora di BUFALE che sono state raccontate dai senatori durante la discussione sul decreto legge su Reddito di cittadinanza e Quota 100. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Egregi Signori Presidenti del Senato e della Camera,

Ho ascoltato oggi su Radio Radicale la discussione al Senato sul reddito di cittadinanza e su Quota 100. Constato con raccapriccio che il Parlamento, sulle pensioni, è diventato una fabbrica di fake news, notizie false, BUFALE. Una senatrice della Lega Nord, partito che votò la riforma Sacconi (2010 e 2011), è arrivata a sostenere che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è frutto della riforma Fornero, che è una BUFALA cosmica, dal momento che la riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia, se non per:

(i) l’accelerazione dell'allineamento a 65 anni delle donne del settore privato a tutti gli altri, già regolati da SACCONI; e

(ii) l’equiparazione degli autonomi a tutti gli altri della “finestra”, e quindi riducendola da 18 a 12 mesi. La “finestra” è stata poi eliminata e incorporata dalla stessa legge Fornero nell’età base, che è dunque passata da 65 a 66 anni, ma a causa della formulazione insufficiente e poco chiara della norma (in due commi diversi e senza esplicitarne il legame), l’aumento a 66 anni viene da TUTTI (inclusi RGS, vedi lettera allegata sotto, e docenti di Lavoro e Previdenza) attribuito erroneamente a Fornero, come lamenta la stessa professoressa nel suo ultimo libro.

Va aggiunto che lo stesso equivoco è avvenuto per l’aumento (dai 40 anni del 2010) a 41 anni e 3 mesi delle pensioni anticipate (ex anzianità), deciso da Sacconi ma attribuito da TUTTI, per i motivi anzidetti, a Fornero, che, invece, ha soltanto allungato ulteriormente l’età di pensionamento a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne (in entrambi i casi, i 10 mesi sono dovuti all’estensione alle pensioni anticipate, da parte della riforma Fornero, dell’adeguamento alla speranza di vita).

L’aumento da 66 a 67 anni (e poi oltre) è conseguenza dell’adeguamento all’aspettativa di vita, introdotto dalla riforma Sacconi.

Analogamente a come uso fare da tempo, mi permetto trasmetterVi anche la risposta del Quirinale, con la quale mi informa di avere trasmesso le mie osservazioni al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e la mia replica sulle errate interpretazioni di RGS di norme pensionistiche delle leggi Sacconi e Fornero. Lo faccio molto volentieri e con accresciuta speranza poiché, come ho scritto nella mia replica al Segretariato Generale del Quirinale, si tratta di una “DISINFORMAZIONE che cerco di contrastare, nel mio piccolissimo, ormai da otto anni, ma che – data la sua estensione e l’importanza delle materie - richiederebbe un intervento ben più autorevole ed efficace del mio, e proprio a tale scopo ho deciso – come extrema ratio – di scrivere anche al Signor Presidente della Repubblica”.

Con lo stesso spirito, mi permetto di chiederVi di voler deliberare iniziative adeguate atte a contrastare le BUFALE ormai mondiali sulle manovre finanziarie della XVI legislatura (Governi Berlusconi, che ha varato l’81% del totale di 330 miliardi, e Monti, che ha deciso appena il residuo 19%, ma gli viene imputato tutto o quasi) e sulle Riforme delle pensioni, che sono state sette dal 1992, delle quali la riforma Fornero è soltanto la settima e NON la più severa e incisiva (dei 1.000 mld di risparmi al 2060 stimati da RGS dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004, soltanto 300 mld circa sono ascrivibili ad essa, contro il doppio circa della ben più severa riforma Sacconi, oggetto da almeno cinque anni di una sorta di sorprendente e ingiustificata damnatio memoriae). Grazie mille.

Distinti saluti,

V.



Da:  v

27/3/2019  16:45

A:  maria.alberticasellati@senato.it,    fico_r@camera.it   Copia  redazione.internet@ansa.it,    segreteria.redazione@adnkronos.com,    dir@agi.it,    segreteria@askanews.it,    segreteria.direzione@dire.it,    c.verdelli@repubblica.it,    lfontana@corriere.it,    maurizio.molinari@lastampa.it,    segreteria.direttore@ilmessaggero.it,    fabio.tamburini@ilsole24ore.com,    pmagnaschi@class.it,    edebiasi@class.it,    segreteria@ilfattoquotidiano.it,    direzione@quotidiano.net,    online@ilcarlino.net,    online@lanazione.net,    online@ilgiorno.net,    segreteria@iltempo.it,    lettere@avvenire.it,    direzione.politica@ilmattino.it,    segreteria@ilgiornale.it,    lettere@ilmanifesto.it,    segreteria@ilsecoloxix.it,    tg2@rai.it,    tg3@rai.it,    rainews24@rai.it,    redazione.tg5@mediaset.it,    studioaperto@mediaset.it,    mentanarisponde@la7.it,    lucia.annunziata@huffingtonpost.it,    cerasa@ilfoglio.it,    simona.maggiorelli@left.it,    francesco.cancellato@linkiesta.it,    sofri@ilpost.it,    direzione@affaritaliani.it,    redazione@giornalettismo.com,    lettere@lettera43.it,    laura.maletti@liberoquotidiano.it,    letterealdirettore@espressoedit.it,    redazione@ildubbio.news,    redazione@laverita.info,    redazione@panorama.it,    redazione@micromega.net,    giuseppe.detomaso@gazzettamezzogiorno.it,    redazioneweb@gazzettino.it,    laposta@iltirreno.it,    redazione@radioradicale.it  



**********






Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pensioni senato bufale

permalink | inviato da magnagrecia il 4/4/2019 alle 21:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera al direttore Matteo Zallocco di “Cronache Maceratesi” sulle riforme delle pensioni


Pubblico la lettera che ho inviata in data 11.2.2019 al giornale “Cronache Maceratesi”, dopo aver letto un suo articolo in cui dava notizia della presentazione del libro di Elsa Fornero, organizzata dal professor Flavio Corradini. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al direttore Matteo Zallocco di Cronache Maceratesi sulle riforme delle pensioni.

Da:  v

11/2/2019 19:07


A:

Direttore responsabile: Matteo Zallocco
In redazione: Alessandra Pierini, Gianluca Ginella, Federica Nardi, Matteo Zallocco, Marco Cencioni
Corrispondenti:
Laura Boccanera (Civitanova), Leonardo Giorgi (Cingoli), Monia Orazi (Camerino/San Severino)

Prof. Flavio Corradini


Egr. Dott. Zallocco,

In riferimento al Vostro articolo “Elsa Fornero a Civitanova: «La mia riforma delle pensioni? Era a rischio il patto fra generazioni» https://www.cronachemaceratesi.it/2019/02/02/elsa-fornero-a-civitanova-la-mia-riforma-delle-pensioni-era-a-rischio-il-patto-fra-generazioni/1207239/ del 2 febbraio 2019, Le invio, qui di seguito, alcune osservazioni, al fine di dare qualche ulteriore “strumento per una maggiore consapevolezza” sul tema pensioni.

1. Riforme delle pensioni. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22ter), sono state sette: Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243 Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.

Va sottolineato che di esse, dunque, la riforma Fornero è la settima e ultima (finora), e, a giudicare dalle norme e dagli effetti, sia in fatto di allungamento dell’età di pensionamento, sia in termini di risparmio di spesa, non la più severa.

2. Pensioni di vecchiaia. La riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia, tranne per:

- l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e

- la riduzione di 6 mesi (da 18 a 12 mesi) della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La stessa professoressa Fornero, nel suo ultimo libro, lamenta l’errata attribuzione a lei dell’aumento dell’età di pensionamento a 66 anni:

"Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche" (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).

3. Adeguamento all'aspettativa di vita. L’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, relativamente alle pensioni di vecchiaia e alle “quote”, è stato introdotto dalla riforma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis. La riforma Fornero lo ha reso biennale, a decorrere dal 2022, ed esteso alle pensioni anticipate.

4. Metodo contributivo. Il metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (L. 335/1995); la riforma Fornero lo ha solo esteso a coloro che ne erano esclusi, ossia coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

5. Risparmi. Dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell'errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei, a chi vanno ascritti i residui 700 mld, cioé il doppio di 350?

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire. Il che conferma la scarsissima incidenza della misura.

Conclusione. Contrasto la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e altro), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, da sette anni, soprattutto tramite il mio blog (http://vincesko.blogspot.it), nel quale ho pubblicato le decine di lettere circolari inviate agli autori delle notizie false, inclusa, per il suo contributo alla DISINFORMAZIONE, la professoressa Fornero. Da poco ho pubblicato questo libro, che ha in calce un commento finale di Elsa Fornero e dove potrà trovare altre spiegazioni, un’analisi critica di alcune tesi del libro della professoressa Fornero e le prove documentali: https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.

Cordiali saluti,

V.


PS: Allego il Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più - “finestra” mobile di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi) e adeguamento triennale all’aspettativa di vita - sono stati decisi dalla riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12), tranne 4 mesi in media dalla riforma Damiano (L. 247/2007); quindi la riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L’età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, ed è stato deciso nel 2009 (L. 102/2009, art. 22ter, comma 1) e modificato nel 2010 (L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies) da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all’aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la riforma Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più «finestra», previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento all’aspettativa di vita), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6), ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi) 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero (o 1 anno e 1 mese relativamente agli autonomi). L’anno e tre mesi in più sono stati decisi da SACCONI, rispettivamente, con il DL 78/2010, art. 12 (“finestra” mobile di 12 mesi) e col DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L’età di pensionamento delle donne è salita, da 40 anni nel 2010, a 41 anni e 10 mesi, e di questo anno e 10 mesi in più (+ 6 mesi per gli autonomi), 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la «finestra» degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché (con il comma 5) ha abolito contestualmente la «finestra» di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l’adeguamento automatico diverrà biennale («13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale»), ma, appunto, è solo un’accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero (col comma 2 dell’art. 24 della L. 214/2011) ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ora già in pensione o prossimi al pensionamento.



**********




Lettera a Roberto Bagnoli di Iomiassicuro sulle sue notizie false sulla riforma Fornero






Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.2.2019 a Roberto Bagnoli, titolare di un sito di previdenza, sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


  

Lettera a Roberto Bagnoli di Iomiassicuro sulle sue notizie false sulla riforma Fornero.

Da:  v

11/2/2019  16:57


Egr. Dott. Bagnoli,

Traggo dal Suo articolo “LA RIFORMA MONTI-FORNERO” http://www.iomiassicuro.it/pensione-senza-segreti/la-riforma-monti-fornero (senza data) una serie di notizie false, compendiate dalle due frasi seguenti (in grassetto nel testo): la prima, “Si tratta di una vera e propria “rivoluzione” che sconvolge tutte le regole precedenti”; la seconda, “Il governo Monti è riuscito a mettere insieme in un colpo solo una serie d’interventi invocati da più parti per lunghi anni”.

Osservo:

1. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22ter), sono state sette: Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243 Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.

Va sottolineato che di esse, dunque, la riforma Fornero è la settima e ultima (finora), e, a giudicare dalle norme e dagli effetti, sia in fatto di allungamento dell’età di pensionamento, sia in termini di risparmio di spesa, non la più severa.

2. La riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia, tranne per:

l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e

- la riduzione di 6 mesi (da 18 a 12 mesi) della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; e (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La stessa professoressa Fornero, nel suo ultimo libro, lamenta l’errata attribuzione a lei dell’aumento dell’età di pensionamento a 66 anni:

“Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).

3. L’adeguamento triennale all’aspettativa di vita, relativamente alle pensioni di vecchiaia e alle “quote”, è stato introdotto dalla riforma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis. La riforma Fornero lo ha reso biennale, a decorrere dal 2022, ed esteso alle pensioni anticipate.

4. Il metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (L. 335/1995); la riforma Fornero lo ha solo esteso a coloro che ne erano esclusi, ossia coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

5. Dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell'errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire. Il che conferma la scarsissima incidenza della misura.

In conclusione: contrasto la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e altro), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, da sette anni, soprattutto tramite il mio blog (http://vincesko.blogspot.it), nel quale ho pubblicato le decine di lettere circolari inviate agli autori delle notizie false, inclusa, per il suo contributo alla DISINFORMAZIONE, la professoressa Fornero. Da poco ho pubblicato questo libro, che ha in calce un commento finale di Elsa Fornero: https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.

Cordiali saluti,

V.


PS: Poiché Lei non è un esperto di pensioni, evito di inviare questa lettera, per conoscenza, ad altri destinatari. La pubblicherò nel mio blog, assieme alla Sua eventuale risposta.



**********




Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali su chi ha deciso i 75 anni in pensione




Pubblico la lettera che ho inviato lo scorso 8.2 a Giovanni Gazzoli, uno degli esperti del noto sito Itinerari Previdenziali presieduto dal professor Alberto Brambilla, sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero, alla quale – more solito – anche lui attribuisce colpe immeritate, tra cui quella che costringerebbe i giovani ad andare in pensione a 75 anni, che invece sono della ben più severa e misconosciuta riforma Sacconi.

Come in passato in casi analoghi, dal sito Itinerari Previdenziali nessuna reazione alla mia lettera.


Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali sui 75 anni in pensione

Da:  v

8/2/2019 12:45


Egr. Dott. Giovanni Gazzoli,

Traggo dal Suo articolo dell’1.2.2019 « Non è un Paese per vecchi: analisi del decreto-legge su "Quota 100"» pubblicato nel sito Itinerari Previdenziali:


Tuttavia, i soggetti maggiormente penalizzati saranno i giovani e le donne. I primi, ossia coloro che hanno cominciato a lavorare dall’1/1/1996 e che quindi rientrano nella categoria dei “contributivi puri”, perché non sono considerati dalla riforma: questa, anzi, non smantella le rigidità introdotte dalla Legge Fornero nei confronti di questa platea, che vede la sua pensione interamente calcolata secondo il merito contributivo e che quindi – stando ai trend economici e anagrafici – è fiaccata nella speranza di poter beneficiare di una pensione e nella prospettiva di dover lavorare almeno fino a 75 anni.”

Mi permetto di fare le seguenti osservazioni.


Scusi, perché cita la (sola) riforma Fornero? Che ormai ha il destino segnato, anche – e soprattutto - per colpa dei supposti esperti previdenziali: è come il cacio sui maccheroni, e sempre di un solo tipo.[1] Alimentando una vulgata che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, che cerco di contrastare da sette anni: una fatica di Sisifo! Vediamo in dettaglio che cosa stabiliscono le norme pensionistiche al riguardo.

1. Il metodo contributivo “tripartito” è stato deciso dalla riforma Dini (Legge 8.8.1995, n. 335): (i) interamente retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi; (ii) misto per coloro che erano sotto questo limite; e (iii) interamente contributivo per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dall’1.1.1996.

2. La riforma Fornero (Legge 22.12.2011, n. 214) lo ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, a coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e – contrariamente a ciò che Lei scrive, salvo prova contraria: “questi ultimi costituiranno la maggioranza dei soggetti che matureranno i requisiti di Quota 100 al 2021” - ormai quasi tutti già in pensione, come conferma RGS ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[2]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

3. Quindi, limitatamente al dato in esame, la riforma Fornero non ha riguardato coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996.

4. La riforma Fornero ha, però, anche aumentato la soglia minima sia del pensionamento di vecchiaia interamente contributivo:

«Ai sensi del comma 7, il diritto alla pensione di vecchiaia si consegue in presenza di un'anzianità contributiva minima pari a 20 anni (in luogo dei 5 richiesti in precedenza), a condizione che l'importo della pensione risulti essere non inferiore, per i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 1996, a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale.» (Dossier Servizio Studi Camera dei Deputati).

Sia del pensionamento anticipato interamente contributivo:

«… al compimento del requisito anagrafico di 63 anni, a condizione che risultino versati e accreditati in favore dell'assicurato almeno 20 anni di contribuzione effettiva e che l'ammontare mensile della prima rata di pensione risulti essere non inferiore ad un importo soglia mensile, annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del PIL nominale, appositamente calcolata dall'ISTAT, con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare, pari - per l'anno 2012 - a 2,8 volte l'importo mensile dell'assegno sociale.» (Dossier Servizio Studi Camera dei Deputati).

Entrambe le norme sono state fatte apposta per ritardare il pensionamento (e aumentare l’assegno pensionistico).

5. Ma, in generale, l’età di pensionamento dopo i 70 anni è soltanto una facoltà, tranne in taluni casi particolari in cui è resa necessaria dalla riforma Fornero, come, ad esempio, nel caso in cui gli anni di contribuzione siano inferiori a 20 e maggiori di 5, per rientrare dalla riforma Fornero sotto la riforma Maroni, che prescrive – per le pensioni calcolate interamente col contributivo - un minimo di 5 anni e non di 20.

6. Comunque, se in futuro si arriverà a 75, dipenderà prevalentemente dall’adeguamento triennale all’aspettativa di vita introdotto da Sacconi con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, che la riforma Fornero ha soltanto reso biennale a decorrere dal 2022 (non dal 2021, come sostiene erroneamente il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con DG Previdenza – cfr. il decreto direttoriale del 5.12.2017 -, in contraddizione, peraltro, con quanto scriveva RGS nella relazione tecnica della L. 214/2011[3]).

7. In definitiva, per l’età di pensionamento a 75 anni, dall’analisi delle norme sembra emergere un impatto secondario della riforma Fornero rispetto sia alla riforma Dini sia, soprattutto, alla riforma Sacconi. Come conferma, in generale, il risparmio al 2060 delle quattro riforme delle pensioni dal 2004.[4] Pertanto, le rigidità dell’attuale sistema pensionistico vanno ascritte, nelle giuste proporzioni, alle riforme Dini, Sacconi e Fornero.

Cordiali saluti,

V.


___________________________


Note


[1] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 9


[2] Relazione tecnica legge 214/2011 (pag. 48)


[3] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 5.


[4] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 8.


***


Destinatari:

Itinerari previdenziali CC ministri, parlamentari, altre Istituzioni, Fondazioni e Associazioni, Media, Sindacati, professori universitari.


08-02-2019 12:45

giovanni.gazzoli@itinerariprevidenziali.it, CC info@itinerariprevidenziali.itflavia.brambilla@itinerariprevidenziali.itgian.fragassi@itinerariprevidenziali.itmara.guarino@itinerariprevidenziali.itmaurizio.sacconi@senato.itdamiano_c@camera.itelsa.fornero@unito.itichino@pietroichino.itogiannino@yahoo.comtito.boeri@inps.itpietro.garibaldi@carloalberto.orgragioniere.generale@mef.gov.itdgprevidenza@lavoro.gov.it, mario.baldassarri@economiareale.italberto.zanardi@unibo.itroberto.perotti@unibocconi.itsalesisaia@libero.itfeliceroberto.pizzuti@uniroma1.itmario.deaglio@unito.itfrancesco.daveri@sdabocconi.itgiulio.sapelli@unimi.itandrea.terzi@unicatt.itemiliano.brancaccio@unisannio.itrealfonzo@unisannio.itgustavo.piga@uniroma2.itleonardo.becchetti@uniroma2.itstefano.lucarelli@unibg.itivo.colozzi@unibo.it, giorgio.lamalfa@fulm.orgg.roma@rur.itsergio.cesaratto@unisi.itilvo.diamanti@uniurb.italessandro.campi@unipg.itandrea.ichino@unibo.itmontanari@unistrasi.itstaffgawronski@gmail.comcarlo.cottarelli@unicatt.italberto.zanardi@unibo.itpaolo.pini@unife.itstudio.ricolfi@gmail.comredattori@noisefromamerika.orgalberto.bisin@nyu.eduandrea@andreamoro.netgiulio.zanella@unibo.itmmartone@luiss.itcarlo.mazzaferro@unibo.itm.morciano@uea.ac.ukstefano.syloslabini@enea.itbiagio.bossone@gmail.commaurizio.delconte@unibocconi.itconsiglionazionale@consulentidellavoro.it

(n. 50)


Ministeri Lavoro e Tesoro

08-02-2019 13:10

segreteriaministro@lavoro.gov.itsegreteriasottosegretariocominardi@lavoro.gov.itsegreteriasottosegretariodurigon@lavoro.gov.it, segrgabinetto@lavoro.gov.itrelazioniesterneministro@lavoro.gov.itsegreteriatecnica@lavoro.gov.itufficiolegis@lavoro.gov.itufficiostampa@lavoro.gov.itcons.dipl.lavoro@lavoro.gov.itoiv@lavoro.gov.itsegretariatogenerale@lavoro.gov.itresponsabileprevenzionecorruzione@lavoro.gov.itpreboani@lavoro.gov.itdgpersonale@lavoro.gov.itdginnovazione@lavoro.gov.itdgrapportilavoro@lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali@lavoro.gov.itdgprevidenza@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv1@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv2@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv3@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv4@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv5@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv6@lavoro.gov.itdgprevidenzadiv7@lavoro.gov.itdginclusione@lavoro.gov.itdgimmigrazione@lavoro.gov.itdgterzosettore@lavoro.gov.itbiblioteca@lavoro.itsegreteria.ministro@mef.gov.itsegreteria.bitonci@mef.gov.itcastelli_l@camera.itgaravaglia_m@camera.itvillarosa_a@camera.itsegreteria.capogabinetto@mef.gov.itsegreteria.vcdg@mef.gov.itsegreteria.vicecapogabinetto@mef.gov.itsegreteria.direttoregabinetto@mef.gov.itcaposegreteria.ministro@mef.gov.itsegreteriatecnica.ministro@mef.gov.itsegreteria.ucd@mef.gov.itufficiocoordinamentolegislativo@mef.gov.itlegislativo@mef.gov.itlegislativo.finanze@mef.gov.itufficio.stampa@mef.gov.itluciana.patrizi@mef.gov.itst_bilancio@camera.it

(n. 47)


08-02-2019 13:13

(n. 50)


08-02-2019 13:18

(n. 44)


(n. 45)


18/1/2019 16:07

Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza Sociale Senato

(n. 49)


08/2/2019 13:25

isabella.adinolfi@europarl.europa.eu,  marco.affronte@europarl.europa.eu,  laura.agea@europarl.europa.eu,  daniela.aiuto@europarl.europa.eu,  tiziana.beghin@europarl.europa.eu,  brando.benifei@europarl.europa.eu,  goffredo.bettini@europarl.europa.eu,  mara.bizzotto@europarl.europa.eu,  simona.bonafe@europarl.europa.eu,  mario.borghezio@europarl.europa.eu,  david.borrelli@europarl.europa.eu,  mercedes.bresso@europarl.europa.eu,  renata.briano@europarl.europa.eu,  nicola.caputo@europarl.europa.eu,  fabiomassimo.castaldo@europarl.europa.eu,  lorenzo.cesa@europarl.europa.eu,  caterina.chinnici@europarl.europa.eu,  salvatore.cicu@europarl.europa.euangelo.ciocca@europarl.europa.eu,  alberto.cirio@europarl.europa.eu,  sergio.cofferati@europarl.europa.eu,  lara.comi@europarl.europa.eu,  ignazio.corrao@europarl.europa.eu,  silvia.costa@europarl.europa.eu,  andrea.cozzolino@europarl.europa.eurosa.damato@europarl.europa.eu,  nicola.danti@europarl.europa.eu,  paolo.decastro@europarl.europa.eu,  isabella.demonte@europarl.europa.eu,  herbert.dorfmann@europarl.europa.eu,  eleonora.evi@europarl.europa.eulaura.ferrara@europarl.europa.eu,  raffaele.fitto@europarl.europa.eu,  eleonora.forenza@europarl.europa.euelisabetta.gardini@europarl.europa.eu,  enrico.gasbarra@europarl.europa.eu,  elena.gentile@europarl.europa.eu,  michela.giuffrida@europarl.europa.eu,  roberto.gualtieri@europarl.europa.eu,  kashetu.kyenge@europarl.europa.eu,  giovanni.lavia@europarl.europa.eu,  curzio.maltese@europarl.europa.eu,  fulvio.martusciello@europarl.europa.eu,  barbara.matera@europarl.europa.eu,  giulia.moi@europarl.europa.eu,  luigi.morgano@europarl.europa.eu,  alessia.mosca@europarl.europa.eu,  alessandra.mussolini@europarl.europa.eupierantonio.panzeri@europarl.europa.eumassimo.paolucci@europarl.europa.eu

(n. 50)


8/2/2019 13:30

(n. 25)





**********




Risposta di Piero Righetti e mia replica su una sua notizia falsa sulla riforma Fornero


Pubblico la risposta di Piero Righetti alla mia lettera (riportata in calce) in cui ho criticato una sua notizia falsa sulla riforma Fornero, in un suo articolo pubblicato da Affari Italiani, e la mia lettera di replica. Ad oggi non ho ricevuto nessun’altra sua risposta.


Oggetto: Nessuna notizia falsa

Egr. Sig. V.,

il Direttore Perrino, che legge per conoscenza, mi ha inviato la sua email del 4/2 u.s. in cui  lei mi accusa di aver dato – nel mio articolo “Pensione anche a quota 94” –  una notizia falsa. Effettivamente sono un ex dirigente Inps ed un esperto previdenziale e del lavoro, collaboro con Affari Italiani e per decenni, tra l’altro, con Sole 24 Ore, Guida Normativa e Guida al Lavoro. Il mio articolo, che voleva solo sottolineare che ora – sia pure per soli 3 anni, almeno ad oggi – si può andare in pensione anche con quota 94 non è assolutamente né un trattato né una disquisizione giuridica e l’annuncio pensione a quota 94 è assolutamente esatto. Come anche la notizia della spallata. Lo stesso Governo e i due Vice Presidenti Di Maio e Salvini hanno più volte parlato di spallata alla Fornero. Del resto, come lei stesso ricorda, l’aumento dell’età pensionabile è attribuito alla Fornero sia dal Servizio Studi della Camera sia da professori di lavoro e previdenza a causa anche, lei aggiunge,  di “una formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero”.

A chi ora può andare in pensione 8 anni prima non credo interessi più di tanto se il D.L. 4/2019 sia un vulnus a Fornero o a Sacconi. A loro credo basta sapere che possono presentare la domanda di pensione.

L’impatto della notizia che ho dato – e che il giorno dopo l’uscita del mio articolo su Affari Italiani è comparsa con grandi titoli sul Sole 24 Ore e Italia Oggi – è “in pensione 8 anni prima”

Questa notizia non è assolutamente falsa. Forse imprecisa e per i motivi che lei stesso ha ricordato.

Aggiungo che la legge Sacconi è antecedente quella della Fornero e che, di conseguenza, la Fornero, con la sua legge ha “incorporato” di fatto le modifiche Damiano e Sacconi e che pertanto quello in vigore ante D.L. 4/2019 è il sistema pensionistico Fornero (e non certo quello Sacconi), al quale dunque ben può dirsi che il Decreto 4/2019 abbia dato una spallata, e non piccola, visto l’art. 22!

La ringrazio comunque della sua attenzione e del tempo che mi ha voluto dedicare.

Piero Righetti

5 Febbraio 2019


***


Egr. Sig. Righetti,

Errare è umano, ammettere gli errori è segno di intelligenza, poiché, in fondo, siamo tutti ignoranti. Io sono il principe degli ignoranti, vengo subito dopo Adriano Celentano.

Mi spiace, Lei ha scritto una NOTIZIA FALSA, che – vista la Sua ritrosia ad ammetterlo – Le rammento, riportandola di seguito:

Questa a mio avviso è la più rilevante modifica, la più violenta spallata alla Riforma Fornero: in pensione a 59 anni di età anziché a 67, e cioè 8 anni prima.” http://www.affaritaliani.it/economia/pensione-si-va-anche-a-quota-9-584756.html.

La notizia falsa che Le ho contestato è, non che va “in pensione 8 anni prima”, ma che Lei ha attribuito erroneamente alla riforma Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni. Il che è oggettivamente falso, poiché tale allungamento è frutto della ben più severa riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano), oggetto da almeno 5 anni di una vera e propria damnatio memoriae.

E a nulla rileva, ai fini della corretta attribuzione di tale misura, che l’errata attribuzione l’abbiano fatta tutti, inclusi gli esperti, o che il Suo articolo sia stato ripreso dal Sole 24 ore, anche perché – evidentemente Lei non lo sa – anche Il Sole 24 ore, come tutti i media, anzi di più data la sua importanza in materia economica e previdenziale, è responsabile della DISINFORMAZIONE generale – e ormai mondiale - sulla riforma Fornero da almeno 5 anni. Cosa che gli ho contestato per iscritto fin dal 2015, prima in un commento in calce ad un loro articolo gravemente disinformativo, commento da loro censurato, e poi per lettera, anzi più lettere (qui trova tutte quelle da me inviate negli ultimi anni per contrastare l’universale DISINFORMAZIONE su questo tema, e altri due: http://vincesko.blogspot.it).

Inoltre, mi sorprende che Lei, esperto di analisi di norme giuridiche, adduca come attenuante o perfino esimente che la legge Fornero abbia «“incorporato” di fatto» la legge Sacconi, e arrivi addirittura a scrivere, sottolineandolo, che «quello in vigore ante D.L. 4/2019 è il sistema pensionistico Fornero (e non certo quello Sacconi).», che a me sembra una deduzione palesemente errata e perfino strampalata e in ogni caso destituita di fondamento in base agli effetti (vedi il Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori, riportato nella mia lettera precedente, e appresso). Che è analoga a quella formulata da altri esperti, tra i maggiori responsabili della vulgata che avrebbe fatto tutto Fornero sol perché la legge Fornero ha “confermato” alcune misure importanti della legge Sacconi, come l’adeguamento all’aspettativa di vita. Come se una legge in vigore avesse bisogno di essere “confermata” da una legge successiva. Il che è un obbrobrio tecnico-giuridico. Ed anche etico: si premia un plagio-furbizia, anziché – come faccio io da anni, anche contestandolo direttamente alla sua autrice, la professoressa Fornero, e alla sua vittima, il senatore Sacconi, che da anni fa lo gnorri – stigmatizzarlo.

Concludo con due ulteriori considerazioni, che a me sembrano risolutive, poi veda Lei.

La prima, è che tutti citano la riforma Fornero e obliterano la riforma Sacconi, che è più severa e incisiva e le cui norme vengono erroneamente attribuite da quasi tutti, in Italia e all’estero, in tutto o in parte, in particolare l’adeguamento alla speranza di vita, alla riforma Fornero. Ma osservo, al di là dell’interpretazione della complessa normativa: dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?

La seconda, come ho già rilevato nella mia lettera al direttore Perrino, è che è la stessa professoressa Fornero – ardisco pensare “incentivata” dalle mie decine di lettere circolari inviatele per competenza o conoscenza - che fa pulizia della Sua (e di altri) interpretazione fantasiosa della sua norma, lamentando nel suo ultimo libro l’errata attribuzione a lei dell’allungamento a 66 anni dell’età di pensionamento di vecchiaia (da 66 a 67 è aumentata in forza dell’adeguamento alla speranza di vita introdotto da Sacconi):

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di ‘attesa’, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle: 3134).

Spero vorrà contribuire in futuro a contrastare la DISINFORMAZIONE mondiale imperante sulla riforma delle pensioni Fornero e sulla riforma delle pensioni SACCONI.

La ringrazio dell’attenzione,

V.



PS: Come faccio di solito, invio questa mia lettera p.c. ai media e poi la pubblicherò nel mio blog. Per le osservazioni complete e le relative prove documentali della disinformazione mondiale, mi permetto segnalare il mio recente libro (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero): https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.



Destinatari


5/02/2019  14:37