.
Annunci online

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero








La polemica politica di questi ultimi giorni investe il povero On. Luigi Di Maio, candidato premier di M5S, colpevole di un nuovo strafalcione, questa volta sulle pensioni d’orole quali, secondo lui, potrebbero dare un risparmio di 12 miliardi, da utilizzare per finanziare una correzione degli effetti severi della riforma delle pensioni Fornero, che avrebbe allungato troppo l’età di pensionamento. Poi, dopo le critiche che gli sono piovute addosso, un portavoce del suo Movimento ha corretto il tiro sulle pensioni da colpire e ha precisato che l’importo di 12 mld è il risparmio su più anni. Ma non ha corretto nulla sul riferimento alla sola riforma Fornero.

Il caso di Di Maio (evidentemente, egli continua a non leggere le email, poiché è tra i destinatari delle mie recenti precisazioni sulle pensioni) è paradigmatico della generale ignoranza sul tema pensioni. Egli ha commesso non uno ma due errori: il primo, sull’ammontare del risparmio dalle cosiddette pensioni d’oro, in ordine al quale c'è già un'eccellente proposta de LaVoce.info, che darebbe un introito annuo di 4 miliardi; il secondo, sulla colpa attribuita alla riforma Fornero, alla quale andrebbe sostituito il nome Sacconi.

Perché è stata la riforma SACCONI che ha provocato l’allungamento maggiore dell’età di pensionamento, soprattutto con l’introduzione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che quasi tutti i 60 milioni di Italiani pensano sia stato deciso dalla riforma Fornero.[1 o 2

La responsabilità della generale DISINFORMAZIONE è sia, in primo luogo, del potentissimo sistema propagandistico berlusconiano e del Centrodestra, sia dei media che “dimenticano” quanto avevano scritto e detto appena un anno prima a proposito degli effetti della riforma delle pensioni SACCONI[1], sia di giornalisti che copiano le notizie errate ampliandone la diffusione o ignorano le notizie corrette scritte dal collega accanto o titolano tradendo il contenuto dell’articolo[1 o 2]; o direttori che omettono di passare ai redattori le segnalazioni rettificative di lettori, a meno che – forse - non si usino toni duri e l’accortezza di diffondere la notizia, inviandola per conoscenza a molti destinatari importanti.[1 o 2]

In questo articolo, tratterò dello strano fenomeno costituito dalla reale o fittizia ignoranza delle norme pensionistiche da parte di sette noti esperti di previdenza, accomunati dalla commissione di un errore grave, involontario o intenzionale (essendo essi degli esperti, io propendo nettamente per la seconda ipotesi), ossia l’attribuzione alla riforma delle pensioni Fornero, in loro articoli e documenti, di norme incisive decise dalla riforma delle pensioni SACCONI un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti e già in vigore dall’1.1.2011, sulla quale sembrano aver deciso tacitamente una congiura del silenzio.

Si tratta di Giuliano CazzolaOscar GianninoTito BoeriPietro GaribaldiPietro Ichino e Cesare Damiano, più il Sen. Maurizio Sacconi, che ha prima per sei anni peccato di omissione, non rivendicando la paternità delle sue norme, e poi, assieme all’On. Cesare Damiano, che lo aveva fino a poco tempo prima contrastato e criticato duramente (mai nella forma, ché l’On. Damiano è un gentiluomo piemontese, e si sa come sono i Piemontesi…), peccato per commissione.

Questi sette esperti appaiono inevitabilmente e oggettivamente - se si deve obbligatoriamente escludere che siano degli ignoranti in materia di pensioni, se non altro perché ho scritto loro e ad alcuni più volte - come dei ‘congiurati’ contro la professoressa Elsa Fornero e, quel che è peggio, la verità.

La professoressa Fornero, dal canto suo, apparentemente in maniera autolesionistica visti gli insulti e le maledizioni di cui è oggetto da sei anni, in particolare dall'On. Matteo Salvini che votò la riforma SACCONI,[1 o 2] ma più probabilmente per albagìa accademica  e, soprattutto, per passare come la salvatrice dell’Italia dal default [1 o 2]ha favorito fin dall’inizio e favorisce ancora la ‘congiura’, millantando coraggiosamente e ostinatamente (anche a lei ho scritto più volte) – implicitamente nelle sue innumerevoli interviste, come da ultimo nel caso dell'adeguamento triennale dell'età di pensionamento all'aspettativa di vita deciso dalla riforma SACCONI, che ella accetta di rilasciare senza mai rinviare l’intervistatore al vero autore delle norme - la maternità di misure pensionistiche importanti varate nel maggio 2010 dall’attuale senatore Maurizio Sacconi, cioè – ripeto - un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.

Alla congiura del silenzio, danno un contributo anche l'Ufficio parlamentare di Bilancio,[2] Eurostat e Wikipedia.[3]   

Di ciascuno dei sette esperti, riporto, qui di seguito, quelle che in gergo giuridico si chiamano prove documentali plurime, concordanti e inoppugnabili perché sottoscritte dagli autori, con il mio commento.


1. Giuliano Cazzola

Citazioni:

Pubblicato il mercoledì, 18 gennaio 2012 da Cesare Damiano

“Ho presentato una proposta di parere alternativo in Commissione Lavoro perche’ non condivido il progetto, a mio avviso palese, di prendere, sul piano politico, le distanze dalla riforma Fornero e di modificarla. […] Credo anch’io – aggiunge Cazzola – che il Governo, oltre a quanto gia’ fatto, debba compiere prioritariamente ogni possibile sforzo – come promesso dal presidente Monti nella conferenza stampa di fine d’anno – per impedire che dei lavoratori rischino di trovarsi senza stipendio e senza tutele sociali in attesa di un accesso alla pensione che si sposta avanti nel tempo (e a tal proposito ho presentato anch’io un emendamento). Ma nel parere del relatore Damiano i rilievi critici sono di gran lunga superiori agli apprezzamenti, che, a mio avviso, la riforma Fornero merita nel suo insieme, soprattutto dopo i correttivi suggeriti dalla Commissione Lavoro e accolti in sede di conversione del decreto Salva-Italia”.

b. ESODATI, PAGANO LE AZIENDE
“[…] Per Giuliano Cazzola, deputato Pdl e grande esperto di previdenza, «dimenticare» il problema degli esodati fu una scelta esplicita del governo. «Probabilmente si voleva dare un segnale forte e di grande rigore nei confronti dei mercati e dell’Europa – spiega – ma è stata una scelta del tutto irragionevole. Bisognava pensare una transizione più graduale». […]”
 

E’ vero che nella passata legislatura il governo Berlusconi aveva adottato una misura importante di stabilizzazione del sistema attraverso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’evoluzione dell’attesa di vita, misura confermata dalla riforma Fornero”.  

d. Inps, come saranno le pensioni alla Boeri
08-03–2015 Giuliano Cazzola

Partendo dal 14% circa prima della crisi, il dato attuale è al 16,3%  del Pil. Sarebbe arrivato oltre il 18% senza le recenti riforme, grazie alle quali si arriverà al 13,9% nel 2060. Tra il 2010 ed il 2060 nell’area euro il rapporto peggiora di 2 punti percentuali (di 1,5 per la UE27), mentre per l’Italia migliora di 0,9”.

Sono affermazioni – del 2014 – di Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps. In sostanza, la spesa pensionistica negli ultimi anni è cresciuta di 2,3 punti di Pil; senza la riforma Monti-Fornero, oggi il Paese, in conseguenza del crollo del prodotto, avrebbe cancellato in un solo colpo gli effetti di un ventennio di interventi di risanamento. Ecco perché sarebbe sbagliato manomettere, nel parametro-chiave dell’età pensionabile, la riforma del 2011 come propone (al di là delle provocazioni di Matteo Salvini) il ministro Giuliano Poletti insieme al “partito trasversale” del c.d. pensionamento flessibile.  

Commento:

Giuliano Cazzola, sedicente socialista ed ex esponente del partito di destra PDL (poi di Forza Civica, poi di NCD) è uno dei principali agit-prop della DISINFORMAZIONE sistematica della destra sulle pensioni, oltre che sulle manovre finanziarie della scorsa legislatura, “dimenticandosi” che è stato uno dei protagonisti (era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) sia delle manovre correttive molto inique del governo Berlusconi (fu uno dei rappresentanti del PDL che motivò in Aula il voto favorevole del PDL, lo ricordo bene poiché gli inviai una lettera di severa critica (cfr. [1 o 2 ], appendice) che della riforma Sacconi (2010 e 2011). Ma come capita ai finti smemorati si contraddice spesso.

(a1) Il professor Cazzola ha fatto la stessa cosa, che ora critica severamente, quando era parlamentare, approvando il DL 78/2010 (L. 122/2010), che reca all'art. 12 la riforma delle pensioni SACCONI, che ha avuto i suoi ‘esodati’, sia col limite delle 10.000 unità in mobilità ai quali non si applicavano le nuove norme della riforma Sacconi, sia non prevedendo eccezioni per i disoccupati e gli inattivi, a reddito zero (decine o forse centinaia di migliaia di persone). E per giunta ha difeso il DL a spada tratta sia nel suo intervento alla Camera, sia in risposta ad una mia lettera di critica.

(b1) Poi, nonostante la sua stazza, fa una piroetta e accusa Monti-Fornero in maniera esagerata, ignorando che ogni affermazione esagerata è indizio infallibile di coda di paglia: infatti, primo, il Governo Berlusconi ha varato il quadruplo delle manovre correttive approvate dal Governo Monti (267 mld cumulati contro 63, distribuendoli in maniera molto iniqua); secondo, la riforma SACCONI è molto più severa della riforma Fornero.

(c1) Naturalmente, il Prof. Cazzola conosce bene la normativa, come risulta da questa sua dichiarazione riportata sopra, resa nel corso di un dibattito con Matteo Salvini.

(c2) Però, quasi per una sorta di riflesso condizionato e di damnatio memoriae che ha deciso di infliggere alla riforma Sacconi, la fa precedere da questa mezza verità (che equivale a bugia intera): “Abolire la legge Fornero realizzerebbe un solo obiettivo, che è poi quello a cui aspirano i «padani»: ripristinare l’istituto dell’anzianità”.

(c3) Commettendo un altro errore voluto, essendo lui un esperto, poiché fa finta di dimenticare che la riforma Fornero non ha affatto abolito le pensioni di anzianità (a Giuliano Cazzola particolarmente invise), di cui ha solo cambiato il nome in “pensioni anticipate”, ma soltanto le c.d. “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).

(c4) E, in cauda venenum, per scaricare la colpa del senatore Sacconi e sua del meccanismo infernale dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita sulla professoressa Fornero, aggiunge una sorprendente e pleonastica notazione, da asino saccente del diritto (come se ne trovano spesso in Rete): “misura confermata dalla riforma Fornero”. Ma una legge in vigore, né abrogata, né dichiarata incostituzionale (nel caso di specie la legge Sacconi), non ha affatto bisogno di essere confermata (sic!) da un’altra legge successiva (nel caso di specie la legge Fornero).

(d1) Infine, sapendo di mentire, poiché è un esperto, attribuisce tutto alla legge Fornero. E addirittura lo fa affermare anche a Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps, che invece correttamente parla di “recenti riforme”, al plurale. Inclusa evidentemente la severa riforma SACCONI, che è la penultima ed è di un anno e mezzo prima (DL 78 del 31.5.2010), resa ancor più severa nell’estate del 2011, cioè tre mesi prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.


2. Oscar Giannino

Oscar Giannino


Commento

Vincesko

Sorprende che Oscar Giannino non sappia e/o ometta:
1. che l’innalzamento dell’età pensionabile di vecchiaia, pari (inclusa la “finestra” di 12 mesi) nel 2012 a 66 anni per tutti i lavoratori/trici dipendenti pubblici e per i lavoratori dipendenti privati, in forza, in parte, della L. 247/2007 (ministro Damiano) e soprattutto della L.122/2010 (ministro Sacconi) preceda la riforma Fornero, che ha solo adeguato gradualmente quella delle lavoratrici dipendenti private; peraltro, è stato Sacconi a introdurre – dal 2013 – anche l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita.
2. che, perciò, le riforme di Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive (finestra di 12 o 18 mesi per tutti, allungamento di 5 anni (+ finestra) dell’età di pensionamento per le lavoratrici pubbliche, adeguamento triennale all’aspettativa di vita), di quella Fornero (2011) (metodo contributivo pro-rata per tutti, aumento di 1 anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) e allungamento graduale dell’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri), i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020;
3. che l’importo di quasi 270 mld della spesa pensionistica è al lordo, oltre a un 8% circa di trattamenti assistenziali, di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una partita di giro.

Lettera a Oscar Giannino[1 o 2]


3. Tito Boeri e Pietro Garibaldi

Citazione:

Uno studio di Boeri per l’Inps rivela che c’è un under trenta occupato in meno per ogni cinquantacinquenne che rimane al lavoro 5 anni in più

ALESSANDRO BARBERA  -  Pubblicato il 22/04/2016

Il dato non è esaustivo ma è comunque indicativo del disastro: per ogni 55enne costretto a restare a lavoro per 5 anni in più, c’è un under trenta occupato in meno.

Secondo Garibaldi la forza empirica del lavoro è nella velocità con cui la legge Fornero è entrata in vigore: «Se avessimo applicato il modello sulle riforme precedenti, i cui tempi di attuazione furono molto più lunghi, i risultati non sarebbero stati così evidenti».

Dalle parole pronunciate da Padoan nell’ultima audizione parlamentare si intuisce che il ministro è d’accordo sulle conclusioni di Boeri e Garibaldi.

  

Commento (lungo e articolato)

Il principale contributo di questo lavoro consiste nel valutare gli effetti sulle assunzioni di giovani della legge 214 del 2011 [riforma Fornero, ndr] che, nel mezzo di una drammatica crisi finanziaria, ha bruscamente innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alle pensioni.

Dal 2010 ci sono in Italia 800.000 occupati in meno tra chi è sotto i 30 anni di età e 800.000 occupati in più al di sopra dei 55 anni.

Nel dicembre 2011, al culmine di una crisi finanziaria drammatica, il Parlamento italiano ha approvato una riforma pensionistica che, nel mezzo di una pesante recessione, ha bruscamente innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per andare in pensione, allontanando la pensione fino a 5 anni per alcune categorie di lavoratori.

Per compiere la valutazione, abbiamo raccolto informazioni sull’universo delle imprese private con più di 15 dipendenti in Italia, utilizzando i dati dei flussi Uniemens sulle dichiarazioni contributive delle aziende. Dato che ci interessava analizzare l’andamento delle assunzioni di giovani prima e dopo la riforma, oltre che fra imprese che sono state investite in modo più o meno intenso dall’ innalzamento dei requisiti, ci siamo concentrati su imprese che sono rimaste attive per l’intero periodo 2008-14. Si tratta di circa 80.000 imprese con una dimensione media di 70 addetti. In ciascuna impresa abbiamo potuto ricostruire se c’erano dei lavoratori bloccati dalla riforma e per quanti anni.

C’è un’evidente distanza tra quanto essi scrivono e la realtà delle norme e dei loro effetti.

(a1) Rammento che il presidente dell’INPS Mastrapasqua faceva decorrere gli effetti della riforma Fornero dal 2013.[1]

(a2) Come riporta il Corriere della Seralo studio dell’Ufficio parlamentare di Bilancio[2] mette in evidenza l’effetto delle riforme delle pensioni sull’occupazione dei giovani e dei senior con il grafico qui pubblicato. Come si vede, l’origine della separazione dei destini di giovani e anziani nel mercato del lavoro andrebbe collocata nella riforma Maroni del 2004 che ha elevato l’età per il pensionamento di anzianità dal 2008 con il cosiddetto scalone. I successivi interventi non hanno fatto che inasprire la tendenza. In particolare, dopo la riforma Fornero si assiste a una vera impennata dei tassi di occupazione degli italiani con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni mentre l’occupazione dei 15-24enni continua inesorabilmente a scendere”. 

Lo studio include le riforme dal 2004, che sono quattro (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), ma - partecipando inconsapevolmente alla congiura del silenzio -, oblitera anch’esso completamente la riforma Sacconi, semplicemente chiamandola Fornero (cfr. nota 2). Anche la Ragioneria Generale dello Stato (RGS) calcola il risparmio delle quattro riforme delle pensioni dal 2004 e lo stima in ben 900 mld al 2060, ma correttamente ne attribuisce soltanto meno di un terzo alla riforma Fornero.[4]

(a3) D’acchito mi viene da commentare: ma i professori Tito Boeri e Pietro Garibaldi, esperti di previdenza, non hanno letto attentamente e non conoscono approfonditamente la riforma delle pensioni Fornero e soprattutto quella precedente Sacconi e quindi non parlano con cognizione di causa e obliterano anch’essi la riforma Sacconi con la riforma Fornero o la conoscono bene e allora congiurano contro la professoressa Fornero e contro la verità?

(a4) Una risposta forse la si può dedurre dalla lettera del 5/5/2015 che inviai al professor Boeri,[1 o 2] nella quale gli evidenziai l’errata e per me sorprendente attribuzione fatta dall’INPS degli effetti della riforma Fornero, alla quale, nell’Osservatorio INPS sulle pensioni del 30/04/2015[link sostituito da https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=49075] venivano ascritti quasi per intero gli effetti del calo del numero delle pensioni, e in ogni caso veniva menzionata essa sola come riforma delle pensioni (appunto come fa anche lo studio citato sopra):

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [riforma Fornero, ndr].

(a5) Alert da me ribadito e ampliato nel post del 2015 Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli[1 o 2 che gli inviai l’1/6/2015.

(a6) Debbo aggiungere che mi sono sempre meravigliato del fatto che il professor Tito Boeri, nonostante le mie due comunicazioni e la sua indubbia competenza in materia previdenziale, continuasse ad attribuire erroneamente alla riforma Fornero (che citava sempre) misure importanti della riforma SACCONI (che non menzionava mai), e perciò, da una parte, ho ipotizzato – logicamente - che non le avesse lette; dall’altra, che avesse un motivo “particolare” per perseverare nell’errore.

Da ciò che ora ho trovato in Internet, in particolare questo lungo studio da lui svolto e redatto a 6 mani col professor Garibaldi e il professor Moen, poi presentato in pompa magna, mi fa dedurre che egli abbia preferito, anche forse per qualche ragione di antipatia personale e di rivalità professionale (diffusissime anche tra i professori), continuare a farsi “catturare” dalla erronea o falsa attribuzione alla riforma delle pensioni della professoressa Fornero di importanti misure di altre riforme (Dini, Damiano e, soprattutto, SACCONI), piuttosto che buttare a mare o smentire il lungo lavoro fatto, che a me pare avesse una ipotesi di base preconfezionata, per scelta consapevole, frutto di una specie di damnatio memoriae a danno della riforma SACCONI; che fanno anche sia EUROSTAT che il nostro Ufficio parlamentare di Bilancio.[2]     

(a.7) Perché mi sembra estremamente difficile che i due professori non sapessero affatto:

(i) che la riforma SACCONI, essa sì, ha aumentato di botto, senza gradualità, l’età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni (+ ‘finestra’ di 12 mesi), cioè di ben 6 (sei) anni, per allinearle, in adesione alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2008ai lavoratori dipendenti pubblici, considerando che tale allineamento poteva avvenire a qualunque età compresa tra i 60 e i 65 anni (+ ‘finestra’) e per giunta che tale misura era stata oggetto di un articolo de LaVoce.info, noto sito del professor Boeri (cfr. ''LA SENTENZA EUROPEA E LA RIFORMA DELLE PENSIONI'' 10.02.09  -  Leonello Tronti ); o

(ii) che la riforma SACCONI ha aumentato di un anno (o di 18 mesi per i lavoratori autonomi) sia l’età di pensionamento di vecchiaia che quella di anzianità; o

(iii) che l’età delle pensioni anticipate (ex anzianità) degli uomini è aumentata dall’1.1.2013 al 31.12.2015 di 2 anni e 6 mesi e finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi), ma di questi 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (+ 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014) e soltanto 1 anno alla riforma Forneroe dal 2019 aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero; o

(iv) che l’età delle pensioni anticipate delle donne del settore privato è stata aumentata di 1 anno (da 40 a 41) dalla riforma SACCONI (finora 41 anni e 10 mesi, per effetto dell’adeguamento automatico triennale SACCONI) e invece, successivamente, non è stata aumentata dalla riforma Fornero, quindi l’incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI; e dal 2019 aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’intero incremento di 2 anni e 3 mesi è di competenza di SACCONI; o

(v) che la riforma Fornero ha allineato l’età di pensionamento dei lavoratori e delle lavoratrici autonomi (differenziati dalla riforma SACCONI) a tutti gli altri, diminuendola di 6 (sei) mesi; o

(vi) che il numero dei cosiddetti esodati, di cui tanto si parla, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale, determinata erroneamente (come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”) dalla burocrazia (RGS e INPS); o, infine, a voler essere esaustivi,

(vii) che la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011)  del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. Come dire? chi troppo vuole nulla stringe, ma se non fosse stato deciso il blocco dal Governo Monti-Fornero per fare cassa (come chiedevano insistentemente l'UE e la BCE per evitare il default, che era una balla, smentita dalle cifre, per tacitare la loro coscienza sporca[1 o 2]), poi giudicato incostituzionale e quindi abrogato, con conseguente restituzione (parziale) di quanto non erogato, sarebbe stato vigente ed efficace quello SACCONI.

b. Per concludere, osservo che il sospetto che il professor Boeri coltivasse un motivo “particolare” è corroborato dal fatto che egli si è comportato nello stesso modo in un caso analogo, però speculare: il suo giudizio positivo incongruo sul governo Monti (“Il Governo Monti in un solo anno ha fatto molto di più degli esecutivi che l’hanno preceduto, governando per intere legislature. Ci ha allontanato dal baratro e ha ridato credibilità internazionale al nostro Paese, fermando una crisi di fiducia sul debito italiano e sulla moneta unica i cui effetti avrebbero potuto essere devastanti.”), espresso in un e-book pubblicato nel sito de LaVoce.info, con la censura di un mio commento pubblicato in calce che dimostrava sulla base dei dati (sostanzialmente in un equivalente lasso di tempo, il governo Monti ha implementato soltanto un quinto – esattamente il 19% - delle manovre finanziarie correttive della scorsa legislatura, contro i quattro quinti – cioè l’81% - del governo Berlusconi,[1 o 2] in grandissima parte dal maggio 2010) l’infondatezza del suo giudizio. 

c. Come si può notare leggendo l’e-book, infine, anche le due redattrici del testo del capitolo Pensioni attribuiscono erroneamente alla riforma delle pensioni Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento per vecchiaia a 66 anni anche per i lavoratori pubblici e privati e le lavoratrici del settore pubblico, cui aveva già provveduto la riforma Sacconi del 2010.

“2. Pensione di vecchiaia ordinaria. Già a partire dal 1° gennaio le categorie di lavoratori e per le lavoratrici del settore pubblico l’età minima viene elevata a 66 anni, in luogo di 65 anni. Per le lavoratrici del settore privato l’età sale a 62 anni (invece di 60 anni) per il requisito della vecchiaia, o in alternativa 60 o 61 anni con il sistema delle quote (se gli anni di contributi sono sufficienti). Il requisito minimo sale a 63 anni + 6 mesi nel 2014, a 65 anni nel 2016, a 66 anni nel 2018. Analoghe modifiche valgono per le lavoratrici autonome”. (pag. 13) (cfr. BILANCIO DEL GOVERNO MONTI a cura di La redazione 11.12.2012, già riportato nel post Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi[1 o 2]).


4. Pietro Ichino

Citazione:

a. PARADOSSI DI FINE LEGISLATURA – 2 Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni “Eppure qual è la questione sociale considerata più grave e urgente dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, Damiano e Sacconi? Bloccare urgentemente il meccanismo di adeguamento dell’età del pensionamento alle aspettative di vita degli italiani, che la legge Fornero ha molto opportunamente istituito sei anni fa.


Commento

Dopo averlo letto, ho inviato al Sen. Ichino una lettera.[1 o 2]

Ma egli non se ne è dato per inteso e ha raddoppiato la dose (cfr. Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL).

Gli ho dovuto, perciò, scrivere una seconda lettera,[1 o 2] che riporto in parte:

Mi meraviglia molto che, anziché ammettere l’errore che Le ho segnalato[1] (cfr. l’articolo della Sua newsletter n. 456, 28 ottobre 2017, “Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni”, scusarsi e pubblicare un comunicato di rettifica, Lei rincari la dose (cfr. nella Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL http://www.pietroichino.it/?p=47304).

E non solo, richiamando il precedente articolo, riattribuisca erroneamente e scientemente alla riforma Fornero l’introduzione del meccanismo dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, ma aggiunga una seconda BUFALA che circola anch’essa da sei anni, in un crescendo di DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni (e non solo), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime.

Si tratta di una DISINFORMAZIONE alimentata dal potentissimo sistema (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra, da tutti i media e da DISINFORMATORI, esperti di previdenza, in servizio permanente effettivo.

I primi nomi che mi vengono in mente sono: Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Cesare Damiano e Lei (sto preparando uno scritto con le prove documentali), oltre a Matteo Salvini, che votò la severissima riforma SACCONI e, invece di andarsene in esilio, minaccia di esilio la professoressa Fornero perché manderebbe – lei, non SACCONI (sic!) - in pensione a 67 anni e poi a 70 gli Italiani; la stessa Elsa Fornero; tra i sindacalisti Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e, molto stranamente, Susanna Camusso e Maurizio Landini,[1 o 2duri oppositori nel 2010 della riforma SACCONI; e, infine, Maurizio Sacconi, per il suo lunghissimo e colpevole silenzio, che hanno obliterato completamente la severissima riforma delle pensioni SACCONI, una sorta di damnatio memoriae, un vero caso di scuola.

Una seconda BUFALA, dicevo, che “Il nostro sistema pensionistico [è stato] rimesso in sesto dalla legge Fornero del 2011”, affermazione smentita da un esame comparativo puntuale delle norme pensionistiche e dai dati economici ufficiali. […]

Dopo questa seconda lettera, inviata per conoscenza a 49 destinatari, il Sen. Ichino l’ha pubblicata nel suo sito, ma vi ha posposto questa “strana” risposta:

“A me sembra di non avere proprio nulla da rettificare: non mi sembra di avere mai affermato il contrario di quel che V.B. vibratamente ribadisce (se mi è sfuggito qualche cosa di diverso, sono pronto a fare ammenda)”. Che mi ha costretto ad un’ulteriore replica, rimasta finora senza risposta.[1 o 2]


5. Cesare Damiano e Maurizio Sacconi

Citazioni:

a. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 11 luglio 2017

 (AGI) – Roma, 11 lug. – Un appello al governo e ai parlamentari per evitare che l’età pensionabile venga ulteriormente alzata, modificando strutturalmente la normativa. A lanciarlo è “la strana coppia” composta da Cesare Damiano, presidente della Commisisone Lavoro della Camera (Pd), e Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato (Ap). “La nostra comune convinzione è lanciare un appello al governo e ai colleghi e alle colleghe di tutti i gruppi parlamentari al fine di arrivare al rinvio strutturale dell’adeguamento”, ha affermato Damiano nel corso di una conferenza stampa. “Abbiamo ritenuto che si stesse producendo una vera situazione emergenziale – ha dichiarato Sacconi – e pensato che fosse giunto il momento di porci come strana coppia con un appello ai colleghi e al governo affinché si assumano alcune decisioni tempestive”.

In base alla normativa attuale, risalente al governo Monti e alla ministra del Lavoro Fornero – hanno spiegato i due parlamentari – a partire dal primo gennaio 2019 si dovrà andare in pensione a 67 anni, nel 2021 a 67 anni e 3 mesi, nel 2031 a 68 e 1 mese, nel 2041 a 68 anni e 11 mesi e nel 2051 a 69 e 9 mesi. L’innalzamento dell’età avviene in modo automatico in base alle aspettative di vita rilasciate dall’Istat, ed è sufficiente una nota congiunta dei direttori dei ministeri dell’Economia e del Lavoro. […] “Realizzare un ulteriore allungamento – ha dichiarato Sacconi – ci sembra un atto di affievolimento del patto tra Stato e cittadino: quando è troppo, è troppo”. In passato si è parlato di “scale, scalini e scaloni – ha aggiunto – ma qui c’è solo un salto”. A essere penalizzate sono soprattutto le donne, “più degli uomini condannate alla pensione di vecchiaia mentre molti uomini possono cogliere l’opportunità dell’anzianità contributiva maturata”. […] Le soluzioni sono diverse, ha spiegato l’ex ministro del Lavoro: l’adeguamento potrebbe avvenire a 5 anni, “oppure si può decidere che si salta un giro e si riprende più avanti”. In ogni caso, l’innalzamento in questo momento non appare “accettabile”. Oggi pomeriggio, ha concluso Sacconi, governo e sindacati “rifletteranno di questo e altri aspetti”; “occorrono regole per tutti che devono essere rimesse alla logica umana, la logica tecnocratica ci ha portato oltre: ripeto, quando è troppo è troppo.”.

b. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 14 luglio 2017

[…] ci unisce la ferma convinzione che si vada determinando una situazione insostenibile per la generazione già adulta all’atto dell’approvazione della manovra Monti-Fornero […].


  

c. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 16 luglio 2017

(ANSA) – ROMA, 16 LUG – “L’intervista del Presidente dell’Inps Tito Boeri, apparsa oggi su Il Sole 24 Ore, è mossa da un presupposto inesistente che la rende totalmente inutile. Non abbiamo proposto la cancellazione del collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita ma solo la sua rimodulazione temporale per alleggerire l’allungamento dell’età lavorativa, di circa sei anni, sulla generazione già adulta all’atto dell’approvazione della riforma Fornero e per aprire, nel frattempo, una più generale riflessione su un sistema previdenziale disegnato nel presupposto del vecchio mercato del lavoro che garantiva stabilità e continuità nei percorsi occupazionali”. Lo dichiarano Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. “Il sistema oggi – proseguono – penalizza soprattutto le giovani generazioni che avranno la certezza di andare in pensione a quasi 70 anni”. “Siamo ben consapevoli delle esigenze di sostenibilità nel lungo periodo per cui ci confronteremo, numeri alla mano, con il governo nelle sedi parlamentari”, concludono i Presidenti. (ANSA). 

d. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

(ANSA) – ROMA, 18 LUG – “La discussione sulle pensioni si sta surriscaldando: oggi sono intervenuti Renzi e Poletti per denunciare la mancanza di gradualità nel sistema pensionistico targato Monti-Fornero. Queste prese di posizione aiutano la scelta di chi, come noi, si batte da anni per passare da un sistema pensionistico rigido a uno flessibile”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. 

e. Altri casi in:

Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi[1 o 2]

Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni[1 o 2]


Commento

Il Sen. Sacconi ha assecondato per vari anni la vulgata che è tutta colpa della riforma Fornero col suo lungo e un po’ crudele silenzio, crudeltà – parrebbe – in cui cade ogni tanto (vedi il caso di Eluana Englaro o la spietatezza e iniquità delle misure anticrisi. [1 o 2]). 

  

Un silenzio da lui interrotto solo recentemente nella conferenza stampa da lui tenuta assieme all’On. Cesare Damiano (si vedano i punti 5a e 5b) in una sala della Camera dei Deputati, preceduta dalla diffusione di un appello che attribuisce in maniera volutamente erronea – fatto molto grave e per il luogo e per la provenienza – al Governo Monti-Fornero l’importante misura dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, in realtà introdotto – ripeto ancora una volta - dal ministro del Lavoro Sacconi nel 2010 con la legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

L’On. Damiano, a sua volta, aggiungendo colpa a colpa, ne dà ugualmente un resoconto omissivo e volutamente erroneo nella sua newsletter. 

In conclusione del paragrafo ‘Damiano-Sacconi’, last but not leastevidenzio che il Sen. Sacconi, autore della riforma delle pensioni più severa tra le sette riforme varate dal 1992, dissociandosi da se stesso come estensore del manifesto scritto riportato sopra, ha dichiarato verbalmente nel corso della conferenza stampa congiunta Damiano-Sacconi: “Non voglio negare di essere stato il padre del collegamento tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita, ma lo immaginavo in un contesto diverso dalla riforma Fornero. Quel che è troppo è troppo (cfr. Pensioni, Damiano e Sacconi contro gli adeguamenti automatici: "Serve gradualità"su Repubblica.it).  

Vale la pena di sottolineare che il “contesto diverso” è, sulla base delle norme, solo un diversivo: gli effetti della riforma delle pensioni della invero troppo zelante professoressa Fornero (evidentemente vittima anch'essa della propaganda berlusconiana, che non erano state messe le mani nelle tasche degli Italiani: una balla cosmica!), che doveva essere soltanto il completamento della riforma SACCONI ‘ordinato’, assieme ad altre misure, dalla BCE al Governo Berlusconi (come contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani per raffreddare lo spread) limitatamente alla revisione delle pensioni di anzianità e all’allineamento delle lavoratrici private a tutti gli altri (si veda la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.”), e impedito dal veto del Ministro Bossi (le pensioni di anzianità sono concentrate prevalentemente al Nord), sono stati in gran parte determinati e poi via via aggravati – come ho dimostrato al punto 3 - dalla riforma SACCONI, in particolare dall’adeguamento automatico all’aspettativa di vita introdotto dalla legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

Spero di essere stato congruamente comprensibile, obiettivo, circostanziato, utile ed esauriente. Mi auguro di essere imitato dal maggior numero di lettori, inclusi i sette esperti (del professor Cazzola, purtroppo, non ho l'indirizzo e-mail), poiché è dura, da solo, far cambiare idea sulle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero a quasi 60 milioni di Italiani... 


________________________________


Note:

[1] Ecco vari esempi:

Pensioni, effetto Sacconi Tremonti: calo del 27,4%

Inps: nei primi tre mesi dell'anno numeri dimezzati rispetto al 2011.

15 Aprile 2012

Inps, l'età media in aumento: promossa la riforma Sacconi

28/07/2012

Pensioni, l’annuncio dell’Inps: «Nei primi 3 mesi del 2012 assegni dimezzati»

Nei primi 3 mesi del 2012 le nuove pensioni sono state 43.870, erano 93.552 nel 2011

14 aprile 2012

Pensioni: effetto finestre e stretta anzianità

Dimezzati assegni primi tre mesi

Alessia tagliacozzo - 15 aprile, 20:40

Pensioni, il tracollo delle uscite. Gli effetti delle riforme Damiano e Sacconi: in 3 mesi -32% nel pubblico

Data: 26/04/2012

L'ETA MEDIA È SUPERIORE DI DUE ANNI RISPETTO ALLA FRANCIA E VICINA A QUELLA TEDESCA

Pensioni,« il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell'Inps

Nei primi sei mesi del 2012 l'età media per l'accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni

28 luglio 2012 | 20:45

Il dato sull'aumento dell'età media di pensionamento risente soprattutto dell'effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell'introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013.

Crollano le nuove pensioni. Nei primi nove mesi il 35,5% in meno (e la riforma Fornero non c'entra)

PD. DAMIANO “-35,5% di assegni pensionistici nel 2012: i risparmi vadano agli esodati”
Posted on domenica, 21 ottobre 2012 by Cesare Damiano Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha fatto importanti e positive dichiarazioni sulla situazione del cosiddetto “superinps” . tra queste, vale la pena sottolineare il dato relativo al calo di pensionamenti nel 2012: un -35,5% dei nuovi assegni registrato nei primi nove mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2011. Un risultato degno di nota che è il frutto, secondo il Presidente dell’Inps, del combinato disposto della riforma Damiano del 2007 (che introdusse quota 96) e di quella Sacconi del 2011 (che introdusse la finestra mobile di un anno). Questi risultati non sono da collegare all’ultima riforma del ministro Fornero, che farà sentire successivamente i suoi effetti.
http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/

NB: Vedi il mio commento col nickname Vincesko del 21.10.2012  22:21 in calce all'articolo, che fa rilevare all’On. Damiano che 4 mesi (in media) dei 12 della “finestra” erano stati già previsti dalla L. 247/2007 - Riforma delle pensioni Damiano. https://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/#comment-18334.    


[2] Chi disinforma chi?

Vale la pena di evidenziare che lo studio elaborato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Il dibattito sulla flessibilità pensionistica usa dati di EUROSTAT, oblitera completamente la riforma SACCONI con la riforma Fornero, analizza gli andamenti divergenti degli occupati anziani e degli occupati giovani individuando tre “rotture” in corrispondenza delle riforme pensionistiche “Maroni” (Berlusconi-Maroni) del 2004, “Prodi” (Prodi-Damiano) del 2007 e “Fornero” (Monti-Fornero) del 2011, e l’autore Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” legandola alla riforma Fornero e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012 (ma i suoi effetti, secondo il precedente presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, si dispiegano dal 2013[cfr. nota 1]), e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla severa riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, L. 122/2010, art.12), completamente obliterata (almeno formalmente, visto che egli dichiara a Carlo Clericetti, su mia sollecitazione, che ha considerato la riforma SACCONI) per effetto di una specie di ingiustificabile damnatio memoriae.[1 o 2]   

Di chi è la colpa della totale obliterazione? Di EUROSTAT o dell’UPB? In ogni caso, di chiunque sia la colpa, è preoccupante che due importanti Organi pubblici, deputati a diffondere informazioni corrette, veicolino notizie false, fake news, bufale. Ancor più preoccupante se lo schema errato appena descritto è il medesimo contenuto nello studio Boeri-Garibaldi-Moen “WorkINPS Papers A clash of generations? Increase in Retirement Age and Labor Demand for Youth”.

UPB - Il dibattito sulla flessibilità pensionistica


[3] Anche Wikipedia partecipa alla congiura del silenzionon contempla la voce “Riforma delle pensioni Sacconi”. Intendevo crearla, ma per impratichirmi sul particolare programma di scrittura Wikipedia ho prima provveduto a modificare la voce Wikipedia esistente “Riforma delle pensioni Fornero”, che era molto carente, introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore piuttosto maleducato e arrogante - che sta lì da anni ma del quale non esiste neppure un profilo -, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e l’istruttivo Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione Europea (circa il quale sto elaborando un altro documento con notizie e soprattutto nessi molto difficilmente reperibili in Rete, per smentire false convinzioni su ciò che è avvenuto nella scorsa legislatura, fatte proprie da quasi 60 milioni di Italiani) non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia, che non ammettono la parola “analisi” (“Wikipedia non fa analisi!” è il ritornello di tutti i volontari-amministratori), né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza. Allora ho rinunciato (per ora).  


[4] Risparmi dalle riforme pensionistiche dal 2004

Per quanto attiene alla spesa pensionistica, (i) l’importo ufficiale che costituisce il numeratore del rapporto con il Pil include 90 mld di voci spurie: spesa assistenziale, TFR e 50 mld di imposte, che è una partita di giro; al netto di tali voci, il rapporto spesa pensionistica/Pil scende dal 16% al 12%; e (ii) i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ è stato abolito da Damiano, Damiano, Sacconi e Fornero) sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero.[1 o 2]           


***

Nota in calce

Ho inviato l’articolo anche al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, dopo aver letto un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera e riportato dal sito di cui è presidente, Itinerari Previdenziali. Da esso, ho scoperto una cosa che non sapevo esattamente: che EUROSTAT riporta pari pari i dati forniti dall’ISTAT, per cui avrei dovuto scrivere ISTAT e non EUROSTAT.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Da:  v

Data: 19/12/2017 23:49

ALLA C.A. DEL PROF. ALBERTO BRAMBILLA E DI DOMENICO COLMEGNA

Ho letto l'articolo “Numeri corretti all’Europa per tutelare i veri pensionati”: sono d'accordo, tranne che sulla riforma Fornero. Finora, ho solo ascoltato il Prof. Brambilla una sola volta, recentemente, alla radio, non vorrei includerlo come ennesimo esperto "amico" che sopravvaluta gli effetti della riforma Fornero (pochi giorni fa ho dovuto scrivere anche al Prof. Pizzuti[1]). Allego l'ultimo mio post sulle pensioni, ma nel testo ce ne sono altri.


[1] Email al Prof. Felice Roberto Pizzuti_Pensioni

Pensioni: SACCONI molto più di Fornero

Da:  v

Data:  13/12/2017  20:37

Egr. Prof. Pizzuti,

Ho letto con grande sorpresa questo passo del Suo ultimo articolo su Sbilanciamoci, intitolato “La ‘bomba sociale’ delle pensioni”:

Il forte e crescente aumento dell’età di pensionamento deciso con la riforma Fornero – aggravato dal suo incongruo adeguamento automatico alla vita media attesa che la porterà a 67 anni dal 2019”.

Constato con costernazione che anche Lei è tra i quasi 60 milioni di vittime della damnatio memoriae della riforma SACCONI, poiché a portare l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni dal 2019 è la riforma SACCONI. E a introdurre l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita è sempre la riforma SACCONI, col comma 12bis dell’art. 12 della legge 122/2010.

Mi permetto, pertanto, di trasmettere anche a Lei:

Pensioni: notizie false (fake news)

Spero che anche Lei voglia contribuire a fare chiarezza sulla paternità delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti,

V.


***

Destinatari


17/12/2017  23:48

(n. 50 destinatari)


18/12/2017  00:11

(n. 49)  


18/12/2017  00:55

(n. 39)


(n. 47)


18/12/2017  14:31

luigi.zanda@senato.itlinda.lanzillotta@senato.itroberto.calderoli@senato.itgasparri@tin.it

rosamaria.digiorgi@senato.itpaolo.romani@senato.itgiovanni.endrizzi@senato.it

laura.bianconi@senato.itkarl.zeller@senato.itmario.ferrara@senato.it

mariacecilia.guerra@senato.itlucio.barani@senato.itgianmarco.centinaio@senato.it

gaetano.quagliariello@senato.itloredana.depetris@senato.itmaria.mussini@senato.it

mauromaria.marino@senato.iteva.longo@senato.itfranco.carraro@senato.it

maria.spilabotte@senato.itnunzia.catalfo@senato.itsereni_m@camera.itgiachetti_r@camera.it

baldelli_s@camera.itcolletti_a@camera.itdellai_l@camera.itfedriga_m@camera.it

laforgia_f@camera.itlupi_m@camera.itmarcon_g@camera.itpisicchio_g@camera.it

rampelli_f@camera.itromano_f@camera.itrosato_e@camera.itartini_m@camera.it

monchiero_g@camera.itlatronico_c@camera.itbragantini_m@camera.italfreider_d@camera.it,

 locatelli_p@camera.itbuttiglione_r@camera.itbernardo_m@camera.itgiacomoni_s@camera.it,

 petrini_paolo@camera.itpolverini_r@camera.itrizzetto_w@camera.itdattorre_a@camera.it

dellaringa_c@camera.it

(n. 50)


18/12/2017  14:52

annamaria.parente@senato.itemanuela.munerato@senato.itnunzia.catalfo@senato.it

maria.spilabotte@senato.itnicoletta.favero@senato.itsara.paglini@senato.it

stefano.bertacco@senato.itignazio.angioni@senato.itfrancesco.aracri@senato.it

andrea.augello@senato.itdomenico.auricchio@senato.itgiovanni.barozzino@senato.it

alessandra.bencini@senato.ithans.berger@senato.itgiuseppe.compagnone@senato.it

franco.conte@senato.iterica.dadda@senato.itsegreteriadali@gmail.com

antonio.depoli@senato.italdo.dibiagio@senato.itsalvatoretito.dimaggio@senato.it

sergio.divina@senato.itangela.donghia@senato.itnicoletta.favero@senato.it

mario.ferrara@senato.itserenella.fucksia@senato.itmariagrazia.gatti@senato.it

niccolo.ghedini@senato.itrita.ghedini@senato.itichino@pietroichino.itstefano.lepri@senato.it

patrizia.manassero@senato.itbruno.mancuso@senato.itmario.mauro@senato.it

mariapaola.merloni@senato.itandrea.olivero@senato.itgiuseppe.pagano@senato.it

stefania.pezzopane@senato.itenrico.piccinelli@senato.itsergio.puglia@senato.it

lucio.romano@senato.itmariarosaria.rossi@senato.itmaurizio.sacconi@senato.it

antoniofabio.scavone@senato.itrenato.schifani@senato.it,  giancarlo.serafini@senato.it

denis.verdini@senato.itantoniogiuseppe.verro@senato.it,  claudio.zin@senato.it

vittorio.zizza@senato.it  

(n. 50)


18/12/2017  20:24  -  Commissione Lavoro Camera dei Deputati

(n. 44)


19/12/2017  20:57 

segreteria.landini@cgil.it, segreteria.bascotto@cgil.itsegreteria.colla@cgil.itsegreteria.dettori@cgil.itsegreteria.fracassi@cgil.itsegreteria.ghiselli@cgil.itsegreteria.martini@cgil.itsegreteria.massafra@cgil.itsegreteria.scacchetti@cgil.it, posta@filcams.cgil.itnazionale@filctemcgil.itufficiostampa@filleacgil.itsegr.gen@filtcgil.itorganizzazione@filtcgil.itufficio.stampa@filtcgil.itorganizzazione@fiom.cgil.itg.polo@fiom.cgil.itc.scarcelli@fiom.cgil.itquadri@fisac.itportale@fisac.itorganizzazione@fisac.itflai-nazionale@flai.itorganizzazione@flcgil.itfederconsumatori@federconsumatori.itnidil@nidil.cgil.itcomunicazione@nidil.cgil.itorganizzazione@uil.itcontrattazione.polsettoriali@uil.itpoliticheeconomiche@uil.itpolterritoriali@uil.itfiscoprevidenza@uil.itnuovowelfare@uil.itbilancio@uil.itufficio.stampa@cisl.itredazione.sito@cisl.itlabortv@cisl.itconquiste_lavoro@cisl.itfemca.nazionale@cisl.itfemca.comunicazione@cisl.itnazionale@flaeicisl.orgfederazione.filca@cisl.itfederazione.fistel@cisl.itfederazione.fai@cisl.itfp@cisl.itcisl.scuola@cisl.itsegrge.slp@cisl.itsegrag.slp@cisl.itpierangelo.raineri@fistcisl.itrosetta.raso@fistcisl.itmattia.pirulli@fistcisl.it

(n. 50)


19/12/2017 23:49

flavia.brambilla@itinerariprevidenziali.italla c.a. del Prof. Alberto Brambilla e di Domenico Colmegna




**********





Lettera di replica alla risposta del Sen. Pietro Ichino sull'adeguamento automatico dell'età di pensionamento




Riporto la mia lettera di replica alla risposta del Sen. Pietro Ichino, esperto di lavoro e previdenza, che è uno degli esperti che ho scoperto con mia grande sorpresa diffondono bufale sulle pensioni. Sto preparando un post dove riporterò le prove documentali su cinque + 1 di loro, molto famosi, che sorprendentemente alimentano la DISINFORMAZIONE sulla riforma Fornero, che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime.


Replica alla Sua risposta sull'adeguamento automatico dell'età di pensionamento.
Da v
29/11/2017 19:10
A ichino@pietroichino.it CC andrea.ichino@unibo.it


Egr. Sen. Prof. Ichino,

La ringrazio della Sua precisazione che “L'adeguamento periodico dell'età del pensionamento di vecchiaia all'aspettativa di vita è stato introdotto originariamente da una legge del ministro del Lavoro Sacconi del 2010”.

Ma, premesso che a mio avviso nel sottotitolo c’è un “originariamente” di troppo, mi permetto di osservare, circa la Sua cortese risposta, quanto segue.

Citazione:

“A me sembra di non avere proprio nulla da rettificare: non mi sembra di avere mai affermato il contrario di quel che V. vibratamente ribadisce (se mi è sfuggito qualche cosa di diverso, sono pronto a fare ammenda)”.

Detto da miscredente, si tenga pronto a fare ammenda per i Suoi “peccati” di falsa, rettifico (a scanso di querele di diffamazione…), errata attribuzione (alla Fornero anziché a SACCONI) e omissione (manco per sbaglio è mai citato nei Suoi articoli il nome di SACCONI, eppure è lui il vero autore del meccanismo che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia per tutti a 67 anni dal 2019).

Anche dell’aumento dal 2019, per gli uomini, da 40 anni a 43 anni e 3 mesi dell’età di pensionamento anticipato (nuovo nome della pensione di anzianità), 2 anni e 3 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI e soltanto 1 anno alla riforma Fornero (guarda caso, in linea con la quota di risparmio al 2060 stimata dalla RGS per la riforma Fornero, cfr. mia seconda lettera).

Cito dal Suo secondo articolo (posteriore alla mia prima lettera): “Che l’età del pensionamento debba gradualmente spostarsi in avanti, dunque, per compensare il crescere dell’attesa di vita, è ovvio; […] Qual è invece la rivendicazione più urgente sulla quale Cgil e Uil stanno dichiarando guerra al Governo? Smontare la riforma Fornero per tornare a mandare tutti, indiscriminatamente, in pensione prima: dall’impiegato del Catasto alla commessa di negozio.

Prescindendo dalla divertente evocazione dell’accompagnatore di Luigi Angeletti - coautore assieme a Bonanni della severissima e crudele riforma SACCONI - in crociera nel 2010 a spese della UIL a decidere come dire sì al Governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi, - Carmelo Barbagallo, attuale segretario generale della UIL -, nelle vesti improbabili di guerriero (infatti, si è arreso quasi subito), di grazia, Prof. Ichino, mi spiega che c’entra la Fornero con “l’attesa di vita”?

La riforma Fornero fino al 2021 c’entra come cavolo a merenda, cioè zero, e dal 2021 sol perché accelera da cadenza triennale a biennale il meccanismo deciso da SACCONI. E Lei, esperto europeo di Lavoro e Previdenza, parlamentare leale del PD, che ha sicuramente votato contro il DL 78 del 31.5.2010 e la L. di conversione 122/2010, con all’art. 12 la riforma delle pensioni SACCONI - la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia, la più scandalosamente iniqua -, debbo presumere lo sapesse benissimo prima di scrivere il Suo primo articolo. Senza alcun dubbio, dopo la mia prima lettera.

E’ Lei che l’ha scritto nero su bianco, fornendo – a me pare - la prova documentale che ha “affermato il contrario di quel che V. vibratamente ribadisce”. Lei, in luogo di Fornero, avrebbe semplicemente dovuto citare SACCONI. Scusi la domanda… vibrante: perché, se conosceva la norma della riforma delle pensioni Sacconi o, al limite, essendo un validissimo studioso di lavoro (e previdenza?), ha provveduto subito a leggerla dopo la mia prima lettera, non l’ha fatto? Anzi, ha rincarato la dose disinformativa? Costringendomi a scriverLe una seconda lettera, inviata per conoscenza, tra gli altri, al presidente del Senato, al PdC, ad alcuni ministri, al senatore Sacconi, all’onorevole Damiano, al professor Boeri, ai Sindacati e a tutti i principali media, in tutto 50 destinatari.
[
Lettera n. 2 al Sen. Prof. Pietro Ichino in merito alla sua bufala su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2858665.html  oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2017/11/lettera-n-2-al-sen-prof-pietro-ichino.html]

E’ quasi superfluo aggiungere che, come è noto e risulta anche dai Suoi due articoli, la forte polemica nazionale dell’ultimo mese, assieme all’oggetto delle richieste pressanti dei Sindacati, è stato (soprattutto) il meccanismo automatico di adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe scattare di ben 5 mesi dal 2019 (e bisogna decidere entro quest’anno di bloccare il decreto direttoriale della burocrazia MEF e Lavoro, che – come stabilisce l’art. 12, comma 12bis – ne sono responsabili dal punto di vista erariale).

Inoltre, per quanto attiene alla Sua censura dei 5 nomi tra cui il Suo (dei quali 3 su 5 + Sacconi presenti tra i destinatari della mia lettera, per gli altri 2 vedi appresso), poiché a Suo dire sarebbe diffamatorio (facendo credere chissà che cosa, che La prego di chiarire), anche per gli altri quattro – come ho scritto - ci sono plurime prove documentali; ad esempio, a Cesare Damiano (di cui ricevo la newsletter), il quale evidentemente ce l’ha con la sua ex compagna di scuola Elsa Fornero (gliel’ho scritto) e ha deciso chissà perché di obliterare SACCONI col quale ha polemizzato per molti anni, ho già dovuto scrivere ben 6 (sei) volte!, incluso in occasione della sua conferenza stampa congiunta con Maurizio Sacconi in una sala del Parlamento!, con la pubblicazione e la diffusione di un manifesto (!), cioè un documento scritto, in cui attribuiscono l’introduzione del meccanismo automatico a Fornero (sic!), autosmentendosi verbalmente nel corso della stessa conferenza stampa (cfr. l’articolo di Rosaria Amato su Repubblica, il testo, non il titolo errato!  http://www.repubblica.it/economia/2017/07/11/news/pensioni_damiano_e_sacconi_contro_gli_adeguamenti_automatici_serve_gradualita_-170550410/), in cui Sacconi se ne è attribuita la paternità. Ripeto: ho raccolto le prove e pubblicherò a breve un post, che invierò anche a Lei.

Infine, come faccio anche con Lei, io ho inviato per conoscenza, quando sono convolti, le mie lettere di assidua e faticosissima CONTROINFORMAZIONE che mando in giro da 6 anni sulle pensioni (oltre che sugli obiettivi statutari della BCE e sulle manovre correttive della scorsa legislatura, obliterando Berlusconi che ne ha varato i 4/5, molto iniqui e recessivi, mentre viene citato e incolpato solo Monti, autore del residuo 1/5, più equo) – mi creda, una vera fatica di Sisifo! - anche a Damiano, Sacconi, Fornero e Boeri; di Cazzola, da quando non è più parlamentare, e Giannino, purtroppo non conosco l’indirizzo email. E lo faccio sia per stimolarne la replica a rettifica, sia perché il mio obiettivo non è per nulla di tipo personale ma esclusivamente informativo.

Distinti saluti,

V.



Post collegati:


Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica


Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni


Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi



**********





Lettera n. 2 al Sen. Prof. Pietro Ichino in merito alla sua bufala su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento




Pubblico la seconda lettera che ho inviato, l’altro ieri, al Sen. Prof. Pietro Ichino, dopo aver riscontrato in un articolo della sua ultima newsletter che, anziché pubblicare una rettifica dopo la mia prima lettera, ha ribadito consapevolmente il suo grave errore di attribuzione alla riforma delle pensioni Fornero anziché alla riforma delle pensioni SACCONI della norma pensionistica relativa all’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita. Aggiungendoci la seconda BUFALA che la riforma Fornero ha “messo in sesto il nostro sistema pensionistico”.


Pensioni, l'autore dell'adeguamento automatico dell'età di pensionamento è SACCONI, non Fornero.

Da v.

22/11/2017  22:45


Egr. Sen. Pietro Ichino,

Mi meraviglia molto che, anziché ammettere l’errore che Le ho segnalato[1] (cfr. l’articolo della Sua newsletter n. 456, 28 ottobre 2017, “Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni”, scusarsi e pubblicare un comunicato di rettifica, Lei rincari la dose (cfr. nella Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL   http://www.pietroichino.it/?p=47304).

E non solo, richiamando il precedente articolo, riattribuisca erroneamente e scientemente alla riforma Fornero l’introduzione del meccanismo dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, ma aggiunga una seconda BUFALA che circola anch’essa da sei anni, in un crescendo di DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni (e non solo), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime.

Si tratta di una DISINFORMAZIONE alimentata dal potentissimo sistema (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra, da tutti i media e da DISINFORMATORI, esperti di previdenza, in servizio permanente effettivo.

I primi nomi che mi vengono in mente sono: Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Cesare Damiano e Lei (sto preparando uno scritto con le prove documentali), oltre a Matteo Salvini, che votò la severissima riforma SACCONI e, invece di andarsene in esilio, minaccia di esilio la professoressa Fornero perché manderebbe – lei, non SACCONI (sic!) - in pensione a 67 anni e poi a 70 gli Italiani; la stessa Elsa Fornero; tra i sindacalisti Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e, molto stranamente, Susanna Camusso e Maurizio Landini, duri oppositori nel 2010 della riforma SACCONI; e, infine, Maurizio Sacconi, per il suo lunghissimo e colpevole silenzio, che hanno obliterato completamente la severissima riforma delle pensioni SACCONI, una sorta di damnatio memoriae, un vero caso di scuola.  

Una seconda BUFALA, dicevo, che “Il nostro sistema pensionistico [è stato] rimesso in sesto dalla legge Fornero del 2011”, affermazione smentita da un esame comparativo puntuale delle norme pensionistiche e dai dati economici ufficiali.

Come si può facilmente verificare, ribadisco che l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma delle pensioni SACCONI (NON dalla riforma Fornero) con la Legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

link non più attivo, sostituito da:

Come si può, altresì, altrettanto facilmente verificare, nella stessa L. 214/2011, art. 24 (riforma delle pensioni Fornero), viene più volte citata la L. 122/2010 quando si parla di adeguamento all’aspettativa di vita, ad esempio al comma 4 fatti salvi gli adeguamenti alla speranza di vita, come previsti dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni” o al comma 6 Resta in ogni caso ferma la disciplina di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122” o al comma 12 12. A tutti i requisiti anagrafici previsti dal presente decreto per l'accesso attraverso le diverse modalita' ivi stabilite al pensionamento, nonche' al requisito contributivo di cui al comma 10, trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui all'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni;”.

Per quanto riguarda, infine, i risparmi di spesa pensionistica dopo le varie riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano, Damiano, 2007, SACCONI, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), sono stati dalla RGS (a) quantificati in ben 900 mld fino al 2060 “circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060”; e (b) ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e perciò per meno di un terzo del totale alla riforma Fornero.[2]


[1] Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica


[2] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76)

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) [Maroni, Damiano e SACCONI, ndr] e circa un terzo agli interventi successivi [modifiche alla riforma Sacconi e riforma Fornero, ndr], con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

Egr. Prof. Ichino, spero voglia d’ora in poi contribuire alla chiarificazione di chi ha fatto che cosa in tema di riforme delle pensioni.

Distinti saluti,

V.


PS:

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Created: 27 October 2017

Pensioni: notizie false (fake news)

Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni



Destinatari:


(n. 50 destinatari)



Post collegato:


Lettera a Il Messaggero su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento


**********





Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un'importante norma pensionistica



Pubblico la lettera che ho inviato oggi al Sen. Prof. Pietro Ichino, dopo aver letto un articolo della sua ultima newsletter e aver rilevato un suo grave e molto sorprendente errore di attribuzione dell'importante norma pensionistica relativa all’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, di cui tanto si discute in questi giorni, meccanismo che porterà, salvo modifica della legge entro quest'anno, l'età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2019, e poi oltre, che è   benchmark in UE28.


Pensioni: notizie false (fake news)

Da  v

02/11/2017  19:10


Caro Sen. Prof. Pietro Ichino,

Traggo da uno degli articoli della Sua ultima newsletter, intitolato PARADOSSI DI FINE LEGISLATURA – 2 Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni “Eppure qual è la questione sociale considerata più grave e urgente dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, Damiano e Sacconi? Bloccare urgentemente il meccanismo di adeguamento dell’età del pensionamento alle aspettative di vita degli italiani, che la legge Fornero ha molto opportunamente istituito sei anni fa.   http://www.pietroichino.it/?p=4694.

Mi sorprende moltissimo che Lei non sappia, il che è preoccupante, o che faccia finta di non sapere, il che è grave, che l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa (al singolare) di vita è stato introdotto dalla severissima riforma delle pensioni SACCONI, col comma 12bis dell’art. 12 del DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010.

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

link non più attivo, sostituito da:

Dopo l’adeguamento del 2019, che varrà fino al 2021, la cadenza (a decorrere dal 2022), in forza della riforma Fornero, sarà biennale. Ma questo, in ogni caso, è solo un’accelerazione del meccanismo periodico introdotto da SACCONI nel 2010.

Poiché sto contrastando da 6 (sei) anni la vulgata – diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana-cazzoliana-leghista, coadiuvata dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, - che attribuisce alla riforma Fornero anche tutto quello che ha deciso la ben più severa riforma Sacconi, ed ho riscritto recentemente al Governo, a politici, a tutti i media e a un buon numero di docenti universitari (tra cui Lei), fondazioni, siti economici e Istituzioni varie (tra le quali Corte dei Conti, Banca d’Italia e Confindustria), ma è una fatica di Sisifo, mi permetto di chiederLe di voler contribuire a fare chiarezza sulla paternità delle norme pensionistiche, cominciando a pubblicare una nota di rettifica del Suo articolo citato all’inizio.

Per una scorsa e ripassata delle norme e dei dati pensionistici attuali e al 2060, Le reinvio la mia seconda e-mail del 27.10 scorso, che ho travasato nel mio blog, che contiene anche due richieste di modifica della legge compatibili con l’attuale sistema:

Cordiali saluti,

V.



Post e articolo collegati:


Lettera n. 2 al Sen. Prof. Pietro Ichino in merito alla sua bufala su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2858665.html  oppure 

http://vincesko.blogspot.com/2017/11/lettera-n-2-al-sen-prof-pietro-ichino.html  


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Stime della speranza di vita e conseguenze sociali

Giuseppe Costa and Aldo Rosano 2 novembre 2017

Aldo Rosano e Giuseppe Costa dopo avere ricordato le difficoltà che pone la stima della speranza di vita, illustrano i diversi metodi che possono essere utilizzati per efettuare tale stima. Rosano e Costa si occupano poi degli effetti che la speranza di vita ha sulla valutazione della sostenibilità dei sistemi di welfare esaminando criticamente la relazione tra i cambiamenti della struttura demografica del nostro paese, da un lato, e la tendenza della spesa prevista per la previdenza, la sanità e l’assistenza sociale, dall’altro.

https://www.eticaeconomia.it/stime-della-speranza-di-vita-e-conseguenze-sociali/  



**********



Finisce lo psicodramma del Sen. Pietro Ichino

 
Egr. Sen. Ichino,
Lei ha scritto (cfr. http://flexsecurity-semplificazione-e-trasparenza.com.unita.it/politica/2012/12/risposta-collettiva-a-molte-centinaia-di-messaggi): “[…] P.s. La mattina del 25 dicembre la mia assistente mi informa che, dei messaggi pervenuti, quelli favorevoli alla mia scelta sono più di tre quarti”.
Lei, Sen. Ichino, continua a darsi ragione da solo: segno di debolezza, se non di cattiva coscienza. Se non sbaglio, Lei ha scritto che i destinatari della Sua newsletter sono 10 mila, 600 (li metto tutti) sono perciò appena il 6% del totale.
Comunque, io personalmente, elettore del PD, sono contento che Lei abbia fatta questa scelta, sia per Lei che per il PD, perché essa, oltre a sgombrare il campo da un elemento perturbatore (questo a prescindere dal merito delle Sue proposte), strumentalizzato ad arte dai giornali dei ricchi e dagli avversari politici, mette (forse) la parola fine ad uno psicodramma, quale è stata, secondo me, la Sua vicenda politica finora, in generale e nel PD in particolare.
Ora, invece, Lei potrà liberamente e senza condizionamenti di coscienza unire la Sua sapiente attività tecnico-politica ed il Suo destino politico a quelli, analoghi, di un altro professore, Mario Monti, protagonista di un altro, incipiente, psicodramma. Rammenti, professore, in futuro: i professori universitari vanno presi con le molle. Auguri di buon lavoro.
Cordialmente,
 
 
Post collegati:
Carteggio tra il Sen. Pietro Ichino e me
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762171.html
Il missionario Mario Monti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2765922.html
 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. mario monti pietro ichino psicodramma

permalink | inviato da magnagrecia il 26/12/2012 alle 0:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Chi è nato tondo non può morire quadrato

20 novembre 2012   Non torniamo indietro dall’agenda Monti   Marco Follini

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/138584/non_torniamo_indietro_dallagenda_monti

 

In napoletano si dice: chi è nato tondo non può morire quadrato.

E Monti già mostra, per giunta, segni di defaillance psicologica.

E la mitica Agenda Monti non è altro che la pedissequa riproduzione della Lettera della BCE del 5 agosto 2011 al Governo italiano, [1] della quale sono stati eseguiti tutti i diktat, tranne - guarda caso - il potenziamento degli ammortizzatori sociali e dei servizi per il reimpiego.

liberal interni ed esterni al PD hanno fatto già abbastanza guai, è d'uopo che si fermino per almeno 5 giri, il tempo di una legislatura, e lascino lavorare Bersani, che è persona onesta e capace.

In Italia si è creata una situazione bastarda per l'incompetenza dei governanti di destra e la loro corrività con le peggiori pratiche neo-liberiste e le furbizie di una buona fetta degli imprenditori italiani, in particolare nei servizi, che non fanno investimenti in nuovi prodotti e tecnologie e competono al ribasso sfruttando alla “cinese” le risorse umane: leggete il bellissimo editoriale di venerdì scorso di Ezio Mauro su Repubblica, che descrive bene la situazione generale; gli ho inviato volentieri una email per complimentarmi. [2]

Ma purtroppo, a differenza della Germania e di altri Paesi, manca la cooperazione tra le classi ed i ceti sociali, tutti egoisti, a tirare acqua al proprio mulino. E la sinistra finora è stata al traino, ma, come ho scritto nel mio 'post' sulla globalizzazione, ora pare si sia svegliata; e intanto occorre "bastonare" i liberal del PD (come sto facendo io indefessamente; vedi, da ultimo, ieri, [3] che hanno anche l’inclinazione alla slealtà.


[1] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml
[2] Lettera-commento all’editoriale di Ezio Mauro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761918.html 
[3] Carteggio tra il Sen. Pietro Ichino e me
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762171.html 
 

Articolo collegato:
L’innovazione chiave di successo delle imprese (ma in Italia latita)
http://amato.blogautore.repubblica.it/2012/11/19/linnovazione-chiave-di-successo-delle-imprese-ma-in-italia-latita/

 

 

Carteggio tra il Sen. Pietro Ichino e me

Preliminarmente, a mo’ di antefatto, traggo dal mio post “Gli 'ottusi' (= intelligentoni) delle Brigate Rosse” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741169.html questo passo:

“Io non condivido spesso le proposte del sen. Pietro Ichino. Due anni fa, ho espresso questo giudizio critico in un mio commento ad un articolo su “Europa”:

“I Senatori Pietro Ichino e Tiziano Treu non hanno una grossa “audience” né a sinistra, né nel centrosinistra. Credo, anche basandomi sui commenti dei lettori dei giornali on-line, essenzialmente per due motivi: il primo, perché, quando progettano le loro belle e razionali riforme, si preoccupano di considerare tutte le variabili in gioco, ma poi, quando le traducono in articolati di legge di attuazione, per problemi di copertura finanziaria, ma anche per un fatto - come dire? - di cultura, di logica e di etica di fondo nazionale piuttosto stortignaccole e strabiche, omettono sempre una gamba del tavolo: quella di sostituire le tutele e le indennità particolari e selettive dei tanti privilegiati (tra cui quelle dei parlamentari) con quelle universali; il secondo, perché, essendo essi professori dipendenti pubblici (oltre che parlamentari), con tutte le tutele e la sicurezza connesse, sono sempre severi a pretendere dagli altri l'accettazione dei rischi legati ad un 'posto' che non può essere più solo fisso o i sacrifici – quasi sempre iniquamente distribuiti tra privilegiati e non - per l'equilibrio dei conti pubblici”.

Dopo di che, però (come ho già scritto qui un anno e mezzo fa, in occasione della stesura della Lettera di PDnetwork [3], discutendone animatamente con un intelligentone che criticava Ichino senza averne lette le proposte, ho fatto tre cose:

1. Mi sono iscritto alla newsletter di Ichino (e di Damiano) e ne seguo le iniziative; devo riconoscere che è una persona seria, leale (finora non ha mai votato contro le proposte legislative del PD), più sincera e netta di Tiziano Treu (anch'egli però legislatore pentito), che è (era) molto più incline a fare il pesce in barile.

2. Ho “bilanciato”, nel documento di 11 pagine di PDnetwork [3], la propensione del coautore (al 20%) Giuseppe A. a favore di Pietro Ichino, sia aggiungendo le altre tre proposte del PD (maggioritarie, peraltro, nel partito) e chiedendone esplicitamente il coordinamento, sia inserendo una critica esplicita al DdL Ichino, laddove (vedi nota 9) ho scritto: “Sia l'ipotesi Ichino, sia l'ipotesi recente della CGIL non hanno il carattere della universalità ed esprimono un'ottica centrata sulla figura del lavoratore occupato, con un'accumulazione nel tempo di contributi a carico delle imprese, soprattutto, e dei lavoratori; per erogare, in sostanza, sussidi di disoccupazione, la prima per un arco temporale di 4 anni, la seconda di 3 anni; anche il suggerimento del governatore Draghi e la proposta di legge della deputata Marianna Madia hanno entrambi un'ottica parziale e volano basso, disinteressandosi tutti e quattro di milioni di persone che sono forse in situazioni ancora peggiori dei precari, come ad esempio le centinaia di migliaia di OVER 45 (stimati in un milione), la più parte con famiglia a carico, rimasti disoccupati e “troppo vecchi per il lavoro, troppo giovani per la pensione”, che quasi nessuno considera”.

3. Ho avuto con lui uno scambio di e-mail (è uno dei pochi parlamentari che rispondono) e sono stato piuttosto severo sul suo modo di comunicare (ha una cattiva stampa a sinistra, talora a torto), suggerendogli – se non se la sentiva di affrontare la genesi profonda della sua effettiva o almeno percepita scarsa empatia (ho scoperto dopo che ha avuto un padre ufficiale ed egli stesso è stato ufficiale) – almeno indirettamente attraverso un corso di marketing, lavorando in particolare, con uno specialista, sulla sua voce, piuttosto querula (la voce rispecchia la parte profonda di ciascuno di noi e quindi è una spia fedele della personalità)”.

 

Ho deciso ora (19/11/2012) di pubblicare sia il primo che il secondo scambio di e-mail tra il Sen. Ichino e me, perché forse può essere utile sia a lui (al quale lo trasmetterò) che a noi, che siamo soggetti e talora oggetto delle proposte e delle decisioni cui egli autorevolmente partecipa; e l’ho deciso dopo aver avuto con lui, appunto, un secondo, breve scambio di e-mail (riportate qui di seguito, nella seconda parte), sulla diatriba tra Bersani e Renzi sulla finanza, che si è concluso con un deludente per me nulla di fatto, nel senso che il senatore Ichino è venuto meno, con mia sorpresa, ad un obbligo di correttezza nei riguardi dei tanti – favorevoli o contrari – che leggono le sue newsletter ed i suoi articoli, perché secondo me ha palesemente e scientemente travisato le affermazioni di Bersani ed invece di ammetterlo, di fronte a obiezioni di un’evidenza palmare, inoppugnabili, non solo non ne ha tenuto conto nelle successive newletter, ma ha confermato, con una scelta ad arte delle lettere dei lettori, il suo giudizio del tutto immotivato.

Non aggiungo nessun commento, basta leggere.

 

Primo scambio di e-mail:

 

Oggetto:

R: Newsletter Pietro Ichino - Newsletter n. 137

Data:

03/02/2011 15:13

Egr.Sen. Ichino,

mi permetto segnalarLe un refuso nella nota (1) in calce al Suo interessante secondo editoriale, sull’imposta patrimoniale: la ricchezza complessiva lorda è pari a 9.500 mld, quella netta a 8.600 mld.

Colgo l’occasione per chiederLe se ha ricevuto da RedazioneWeb la Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari PD.

Cordiali saluti

 

Oggetto:

R: Newsletter Pietro Ichino - Newsletter n. 137

Data:

03/02/2011 20:07

Grazie di questa utilissima correzione. Essendo io profano della materia, posso chiederLe a che cosa si riferisce la differenza tra ricchezza “lorda” e “netta”? Grazie anche di questa informazione!

    Pietro Ichino

 

Oggetto:

R: Newsletter Pietro Ichino - Newsletter n. 137

Data:

03/02/2011 21:16

Egr. Sen. Ichino,

Immaginavo fosse utile, visto che è su questo valore che si potrà calcolare il “contributo” – indispensabile - dei ricchi.

Nella terminologia aziendale, per valore “netto” dei cespiti s’intende il valore capitale (d’acquisto) al netto delle quote d’ammortamento.

Nella terminologia (finanziaria) della Banca d’Italia, per valore “netto” della ricchezza s’intende il valore “lordo” dei beni detratti i debiti.

Riporto i passi del Supplemento al Bollettino statistico “LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE – 2009” della Banca d’Italia (di cui trova il link nella nota 2 “Ricchezza dei ricchissimi” della Lettera di PDnetwork), riguardanti la Sua domanda:

Alla fine del 2009 le attività reali (5.883 miliardi di euro; Tav. 1A) rappresentavano il 62,3 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie (3.565 miliardi di euro) il 37,7 per cento e le passività finanziarie (860 miliardi di euro) circa il 9,1 per cento. Rispetto ai primi anni del decennio la quota di ricchezza lorda in attività reali è cresciuta,mentre quella detenuta in attività finanziarie ha subito una riduzione. La crescita della quota in passività finanziarie è stata lenta ma costante.

4. Le passività finanziarie

A fine 2009 le passività finanziarie delle famiglie italiane erano costituite per circa il 41 percento da mutui per l’acquisto dell’abitazione; la quota di indebitamento per esigenze di consumo ammontava a circa il 12,5 per cento 14, quella per altri usi personali al 21,4 per cento. I debiti commerciali e gli altri conti passivi 15 costituivano circa il 22 per cento delle passività delle famiglie (Fig. 7; Tav.3A)”.

Per quanto riguarda la Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD, La prego vivamente di farmi sapere se Le è pervenuta (tramite la RedazioneWeb del PD, in allegato formato Word, con lettera di accompagnamento). Si tratta di uno sviluppo (11 pagg. complessive, incluse le 7 pagg. di note integrative-esplicative) del documento da Lei discusso – mi pare - con Giuseppe A.

Cordiali saluti

 

Oggetto:

Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD

Data:

04/02/2011 01:04

Allegati:

2 file Visualizza Salva tutto Salva tutto su SugarSync

LETTERA DI PDNETWORK ALLA SEGRETERIA NAZIONALE ED AI GRUPPI PARLAMENTARI PD_13-01-11.docx (48.5 KB);  Lettera di accompagnamento a Lettera PDnetwork.docx (13.2 KB); 

Caro Senatore,
dalla Sua risposta, arguisco che Lei non ha ricevuto la Lettera di PDnetwork, per cui provvedo io direttamente.
Mi corre l’obbligo di precisare che, se non l’ha ricevuta, ciò è dipeso da un disservizio causato da un membro particolarmente inefficiente - anzi, quasi sempre assente - della RedazioneWeb del PD e non da altro.
Per un difetto caratteriale mio, invece, come avrà potuto già notare, ed apprezzando le sue doti di competenza, di correttezza, di franchezza e di coraggio, mi permetto di suggerirLe, essendo io un po’ esperto di comunicazione, di curare molto di più questo aspetto, accrescendo la Sua propensione all’empatia ed agendo – non scherzo - sulla voce, il che vuol dire, indirettamente, sulle propensioni caratteriali.
Cordiali saluti

 

Oggetto:

R: Lettera di Pdnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD

Data:

04/02/2011 9:37

Grazie del consiglio. Ma che cosa intende con l'espressione "agire sulla voce" e "agire sulle propensioni caratteriali"?

 p.i.

 

Oggetto:

R: Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD

Data:

04/02/2011 21:23

Egr. Sen. Ichino,
sono consapevole di incamminarmi su un terreno sdrucciolevole, ma provo a risponderLe, anche per ricambiare la dovizia di informazioni delle Sue newsletter; mi scuso sia per la lunghezza (preferisco dirLe “tutto” in una volta), sia per la franchezza (è uno dei miei difetti), sia - rubandoLe un po’ il mestiere - per la didascalicità.
1. Premetto di non essere un esperto di nulla e quindi La prego di prendere con le molle ciò che ora scriverò, che è basato soltanto su poche, buone letture, sulla mia esperienza e sulla mia capacità logico-deduttiva (ma ho bisogno soprattutto di dettagli; anche semplicemente scritti, vanno bene. Il mio modello di riferimento è l’Auguste Dupin de "I delitti della via Morgue", che è stato il primo giallo della storia, scritto da Edgar Allan Poe e pubblicato nel 1841. In particolare, la ricostruzione da parte dell’investigatore – incredibile, ma vero – dei pensieri dell’amico, l‘io narrante, durante il tragitto che li porta al luogo degli omicidi. Una ricostruzione frutto di osservazione e di applicazione del metodo logico-deduttivo.
Un metodo che seguo anch’io, e che induce talvolta qualcuno a ritenere che anch’io legga il pensiero, ma ovviamente non è vero, applico soltanto l’osservazione –soprattutto dei dettagli (che gli stupidi ignorano sempre) – ed il metodo logico-deduttivo.
Nel 1998, “guidato” da Auguste Dupin – non scherzo - anch’io riuscii a scoprire l’autore di un omicidio colposo, un pirata della strada, tornato in incognito sul luogo dell’incidente, dove assieme a molti altri ero rimasto bloccato per 2 ore, in attesa del medico legale. 
http://it.wikipedia.org/wiki/I_delitti_della_Rue_Morgue ).
2. Provo ad analizzare gli elementi a disposizione. Io La conoscevo di fama, ma soltanto da pochi mesi, nell’ordine, a) ho letto, nel settembre scorso, un Suo articolo su Europa.it, in calce al quale lasciai questo commento:
da magnagrecia inviato il 25/9/2010 alle 21:17
Io sono un riformista (di sinistra), ma noto volentieri che i Senatori Pietro Ichino e Tiziano Treu non hanno una grossa "audience" né a sinistra, né nel centrosinistra. Credo, anche basandomi sui commenti dei lettori dei giornali on-line, essenzialmente per due motivi: il primo, perché, quando progettano le loro belle e razionali riforme, si preoccupano di considerare tutte le variabili in gioco, ma poi, quando le traducono in articolati di legge di attuazione, per problemi di copertura finanziaria, ma anche per un fatto – come dire? - di cultura, di logica e di etica di fondo nazionale piuttosto stortignaccole e strabiche, omettono sempre una gamba del tavolo: quella di sostituire le tutele e le indennità particolari e selettive dei tanti privilegiati (tra cui quelle dei parlamentari) con quelle universalistiche; il secondo, perché, essendo essi professori dipendenti pubblici (oltre che parlamentari), con tutte le tutele e la sicurezza connesse, sono sempre severi a pretendere dagli altri l'accettazione dei rischi legati ad un 'posto' che non può essere più solo fisso o i sacrifici – quasi sempre iniquamente distribuiti tra privilegiati e non - per l'equilibrio dei conti pubblici”; b) stimolato dalla discussione con G. Ardizzone (ottobre) sulle proposte da presentare come PDnetwork, mi sono iscritto alla Sua newsletter, il che mi ha fatto cambiare giudizio su di Lei; c) da una delle sue newsletter, ho guardato ed ascoltato il Suo intervento alla Camera di Commercio di *; d) poi, ho visto ed ascoltato le Sue dichiarazioni ad “Annozero” (da anni non ho la tv e, su RAIweb, per tenermi aggiornato sulla politica, guardo solo “Ballarò, “Annozero” e “Lineanotte”); mi piacque la Sua "veemenza" contro Silvio B.; piacque anche a Lei manifestarla; e) infine, questo scambio di e-mail.
3. Che cosa ne ho ricavato: a) leggendoLa ed ascoltandoLa, fui colpito - positivamente – dalla preparazione, competenza, capacità argomentativa, franchezza, coraggio; negativamente, dalla voce: insieme, strumento fondamentale di comunicazione e spia infallibile sia della personalità che dei sentimenti più riposti. Si può dire: dimmi che voce hai e ti dirò chi sei. Mi venne, allora, il desiderio di scriverLe al riguardo. Purtroppo, non trovo on-line un ottimo articolo esplicativo su Repubblica Salute “Esercizi di voce”, allora allego questi link appena trovati: http://canali.kataweb.it/salute/2010/03/31/per-la-voce-o-per-le-dita-la-terapia-si-fa-nella-spa/ soprattutto    questo:  http://www.romolocalandruccio.com/Allegaticoro/Rieducazione_voce_Esercizi.pdf ;  b) dallo scambio di e-mail, mi pare emerga la conferma della sua scarsa capacità comunicativa ed empatica nel rapporto diretto (non giustificata dalla modalità usata): vedi la comparazione tra i rispettivi “incipit” (il "caro" l'ho usato apposta) e chiuse; e, soprattutto (Freud docet), il dettaglio che nel Suo ultimo quesito Lei ha “omesso” la parola “empatia”, spia evidente che è su questo aspetto che dovrebbe lavorare, ancorché comprensibilmente scomodo per un giuslavorista… riformista.
4. Suggerimenti conclusivi: è un peccato che il Suo ottimo lavoro e le Sue indubbie capacità debbano scontare poi un deficit di efficacia e di – aggiungo – equità, se non altro percepita, a causa della scarsa capacità comunicativa ed empatica, ed allora: 1. poiché il Placebo di Peter recita: “Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti”, sarebbe utile la frequentazione sia di un breve corso di scienza della comunicazione, adattato alla natura dell'italiano medio, che in stragrande maggioranza si ferma all'apparenza e s'informa alla tv; sia di un buon corso di esercizi della voce, allargati alla struttura corporea e muscolare per sciogliere le rigidità; 2. per accrescere la capacità empatica, dovrebbe risalire alla causa determinante, che è sempre collocabile cronologicamente nell’infanzia ed al rapporto con la figura educativa prevalente (per avere qualche cenno a questo riguardo, potrebbe dare un’occhiata, fino in fondo, al mio lungo ‘post’ riportato nella nota 18 della Lettera, nel quale racconto la mia esperienza http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html ).
Cordiali saluti

PS: più tardi andrò a leggere - se c'è - la voce di Wikipedia che La riguarda.

***

 

Secondo scambio di e-mail:

 

Oggetto:

La forza dei numeri

Data:

08/10/2012 12:31

Egr.Sen. Ichino,

Dopo aver letto la Sua intervista all’Agenzia Public Policy (http://www.pietroichino.it/?p=23362), Le trasmetto questo mio ‘post’ (con in calce altri 'post' collegati) per invitarLa a mantenere i piedi per terra, a evitare di darsi ragione costruendo una premessa "ad hoc" ed a basare i Suoi giudizi in primo luogo sui numeri, poi sul tifo:

“La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756061.html

Cordialmente,

 

Oggetto:

Bersani e la finanza

Data:

23/10/2012 20:54

Egr. Sen. Ichino,

Ma che Le è venuto negli ultimi tempi? Mi costringe di  nuovo a scriverLe nel giro di pochi giorni.

Che Bersani, persona intelligente ed esperta, sia contro la finanza non può che essere una sciocchezza, perché allora anche Draghi, presidente della BCE ed ex governatore della Banca d’Italia, sarebbe contro la finanza:

“Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html
Premessa

Il gioco si fa duro, ecco la cronologia dei fatti:
1. Su L’Unità del 16 ottobre scorso, Michele Prospero ha scritto “Il termine stesso di rottamazione ha una ascendenza fascistoide” (link in “Il probabile effetto-valanga della ‘rottamazione’ renziana” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758409.html ).
2. Renzi ha reagito duramente. Qui la replica del direttore de L’Unità, Claudio Sardo (che ricostruisce la vicenda): "Renzi vuol chiudere l'Unità, la difesa di Claudio Sardo" 20 ottobre 2012 http://www.unita.it/italia/matteo-renzi-contro-l-unita-br-in-difesa-del-nostro-giornale-1.457202 
3. Poi, Renzi ha partecipato ad una cena elettorale per le primarie, ospite di un finanziere gestore di una società finanziaria con sede alle Isole Cayman, uno dei tanti paradisi fiscali.
4. Bersani, per questo, lo ha attaccato ripetutamente. I sostenitori di Bersani e di Renzi si sono schierati con l’uno o con l’altro. [*]
[*] Vedi, tra gli altri, su Repubblica,“Fascisti e rottamatori” http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2012/10/21/fascisti-e-rottamatori/.
Prima parte
L’attuale, terribile crisi economica è scoppiata a causa delle disfunzioni della finanza. I finanzieri basati nei paradisi fiscali manovrano i cosiddetti capitali-ombra, [1] tra i principali responsabili dell’ingovernabilità dell’attuale crisi; [2] anche il presidente della BCE, Mario Draghi, ex presidente del FSB, [3] ed ex governatore della Banca d’Italia, il quale, dopo lo scoppio della crisi alla fine del 2007, ebbe l’incarico di definire le proposte di regolazione dei mercati finanziari, ha rammentato e chiesto che i predetti capitali-ombra, enormi, vengano controllati. (v. [1], nota 3). [...]

Cordialmente,

 

Oggetto:

R: Bersani e la finanza

Data:

23/10/2012 21:52

Grazie dell'interessante messaggio!
p.i.

 

Oggetto:

Finanza malata

Data:

03/11/2012 01:20

Egr. Sen. Ichino,

Mi fa piacere che Lei abbia trovato interessante il mio ‘post’ e La ringrazio. Chissà, forse può trovare interessante anche questo: “Carteggio tra il Prof. Massimo Arcangeli e me sulla capacità comunicativa di Pierluigi Bersani” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2759360.html .

Tuttavia, dopo aver letto, nella Sua newsletter n. 221,

ANCORA SULLA "FINANZA CATTIVA": PERCHÉ DICO CHE BERSANI HA SBAGLIATO
Alla bella e pacata lettera di un lettore in difesa dell'invettiva lanciata dal nostro segretario nazionale, rispondo altrettanto pacatamente: la lotta politica non giustifica che si insultino delle terze persone perbene, solo per colpire l'avversario. Sul tema vedi anche le interessanti osservazioni di Leonardo Padovan (nello stesso post). Lo scambio nasce dalla mia dichiarazione che il Foglio ha pubblicato il 20 ottobre scorso.

che francamente considero errate, immotivate e fuorvianti, ritengo opportuno inviarLe questo mio nuovo ‘post’ (per la cui elaborazione ho perso un po’ di tempo perciò glielo invio soltanto adesso e me ne scuso), e Le chiedo di tenerne conto nella Sua preziosa – di solito corretta, ma purtroppo non in questo caso - opera di informazione e divulgazione:

La globalizzazione non è un gioco equo  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html

Dal lungo ‘post’ stralcio la parte che più è idonea a fare da replica al Suo reiterato, immotivato commento ed a quello parziale, capzioso e perciò fuorviante di Leonardo Padovan (dopo aver aggiunto, e gliele riferisco con beneficio d’inventario, che a) dal Fatto Q., ho appreso che le Isole Cayman non fanno più parte della lista dei cosiddetti paradisi fiscali; e b) da L’Unità, che le imposte pagate in GB dai «resident not domiciliated» su attività basate all’estero sono molto più basse del 53%; Serra dichiara di pagare le imposte inglesi normali, ma occorrerebbe vedere se su tutti i suoi redditi):

Misure regolatrici anticrisi

Ha ragione chi dice che questo non è proprio il momento per ridurre il debito e continuare, alimentando una spirale perversa, con le misure correttive recessive, ma purtroppo il gioco di tutti gli organismi (UE, BCE, FMI, Società di rating, Governo), v. ad esempio “Lettera al Vice PresidenteUE Olli Rehn” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697319.html, si salda con i desiderata dei ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati per fregare il popolo bue (e pure quello intelligente). Bisognerebbe dare l’assalto alla Bastiglia. Oppure farlo metaforicamente, mettendo mano finalmente, assieme agli altri Paesi UE e agli Usa, alla riforma delle leggi che regolano la finanza, in particolare quella malata. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione, poiché è qui il nodo da sciogliere, la criticità che ha messo in crisi il sistema. Le misure da prendere ormai sono note e si basano sulla semplice ma terribile costatazione che il potere di poche grandi banche (in totale nove) è sovraordinato al potere politico. Due anni fa, Eugenio Scalfari, in un suo editoriale domenicale, ne ha parlato con toni preoccupati, desumendone la notizia dal New York Times. [*]

Nella Lettera di PDnetwork http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html  

 (nei “principali parametri di macroscenario”; vedi anche la nota 3), ho scritto che le transazioni finanziarie pare assommino a 4 mila miliardi al giorno. Chomsky evidenzia che uno dei principali problemi della nostra epoca è la globalizzazione dei capitali, ma non del potere politico.

[*] Nel suo editoriale del 19 dicembre 2010, “Nove banche vogliono dividere l'euro in due”, Eugenio Scalfari, citando il New York Times, ha scritto:

“(…). È vero, gli "hedge funds" sono un'ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d'affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Il “New York Times” ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa "Cupola" ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull'occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli "spread" tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L'esame dura un'ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.

http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/.

Sono esattamente le stesse banche che fanno parte del ristretto numero di istituti finanziari (in totale 20 specialisti in titoli di Statoche hanno la licenza per acquistare, alle aste del mercato primario, i nostri titoli di Stato, che poi vendono sul mercato secondario, determinando assieme agli acquirenti lo spread (cfr, I facitori dello spread http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html ).

In questo post “Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html, ho riepilogato la situazione e indicato i provvedimenti da prendere:

L’attuale, terribile crisi economica è scoppiata a causa delle disfunzioni della finanza. I finanzieri basati nei paradisi fiscali manovrano i cosiddetti capitali-ombra,[1] tra i principali responsabili dell’ingovernabilità dell’attuale crisi; [2] anche il presidente della BCE, Mario Draghi, ex presidente del FSB, [3] ed ex governatore della Banca d’Italia, il quale, dopo lo scoppio della crisi alla fine del 2007, ebbe l’incarico di definire le proposte di regolazione dei mercati finanziari, ha rammentato e chiesto che i predetti capitali-ombra, enormi, vengano controllati. (v. [1], nota 3).

I soldi servono alle campagne elettorali di tutti i candidati, molti soldi, ma possono diventare anche la farina del diavolo, che come si sa finisce in crusca.

Anche Obama fu finanziato la volta scorsa dalle grandi banche USA, e ne fu inevitabilmente condizionato, in termini di scelte e di immagine. Ora è un bene ed un fatto di chiarezza che quelle stesse grandi banche appoggino Mitt Romney.
La mia (e di tantissimi altri) critica a Obama è che non ha cambiato finora le leggi, ad esempio (a) ripristinando, com’è stato per 70 anni dopo la crisi del 1929, la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento (divieto peraltro tolto nel 1999 sotto la presidenza del democratico Clinton!); [4] (b) controllando i capitali-ombra (come chiesto, appunto, anche dal governatore Draghi), (v. [1], nota 3); (c) disciplinando i derivati e (d) vietandoli – assieme alle vendite allo scoperto – per i prodotti alimentari; (e) regolando le vendite allo scoperto sui titoli pubblici, (v. [1], nota 4); ed infine (f)  introducendo la TTF. (v. [1], nota 5). Spero lo potrà fare – se non lui, l’uomo più potente del mondo, chi? - se vincerà senza il condizionamento dei finanziamenti delle grandi banche, sulla base dei dati e dei fatti le vere padrone del mondo. [2]
Ma lo stesso ovviamente vale per l'Europa e soprattutto per la Germania, la cui cancelliera Merkel ha mantenuto finora (e solo recentemente) soltanto la promessa sull'introduzione della TTF. [5]

Cordialmente,

Ps: Mi corre l’obbligo di informarLa che probabilmente riporterò questo nostro scambio di e-mail nel mio blog.

 

Oggetto:

R: Finanza malata

Data:

03/11/2012 10:47

Grazie di tutto questo materiale, che leggerò con grande attenzione e interesse, pur nel dissenso su qualche punto.

    p.i.

p.s. Serra è (non solo domiciliato ma anche) residente a Londra: paga dunque nel Regno Unito le imposte su tutti i propri redditi.

 

 

 

 

Gli “ottusi” (= intelligentoni) delle Brigate Rosse

           

SOLIDARIETA’ AL PROF.  PIETRO ICHINO.

 

Per gli “ottusi” (= intelligentoni) [1] delle Brigate Rosse, il capitalismo non lo rappresenta, poniamo, il Sig. Silvio B. (il quale, dopo la “performance” di giovedì scorso[2], è letteralmente sparito dalle prime pagine dei principali media), ma il senatore Pietro Ichino, al quale va la mia piena e sincera solidarietà.

Ps: Anche stanotte (01:39), assieme ad altre 10.000 persone, ho ricevuto puntualmente la sua newsletter.

 

In aula per il secondo processo d'appello

Processo nuove Br, Ichino: «Sono in pericolo, viaggio su un'auto blindata»

L'ideologo Davanzo gli risponde dalla gabbia: «Rappresenta il capitalismo, noi ce ne sbarazzeremo»

28 maggio 2012 | 13:12

 http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_maggio_28/processo-nuove-br-davanzo-ichino-brigate-rosse-terrorismo-201362475728.shtml

 

Aggiungo, per completezza, che io non condivido spesso le proposte del sen. Pietro Ichino.

Due anni fa, ho espresso questo giudizio critico in un mio commento ad un articolo su “Europa”:

“I Senatori Pietro Ichino, Tiziano Treu e Cesare Damiano non hanno una grossa "audience" né a sinistra, né nel centrosinistra. Credo, anche basandomi sui commenti dei lettori dei giornali on-line, essenzialmente per due motivi: il primo, perché, quando progettano le loro belle e razionali riforme, si preoccupano di considerare tutte le variabili in gioco, ma poi, quando le traducono in articolati di legge di attuazione, per problemi sì di copertura finanziaria, ma anche per un fatto - come dire? - di cultura, di logica e di etica di fondo nazionale piuttosto stortignaccole e strabiche, omettono sempre una gamba del tavolo: quella di sostituire le tutele e le indennità particolari e selettive dei tanti privilegiati (tra cui quelle dei parlamentari) con quelle universali; il secondo, perché, essendo essi professori dipendenti pubblici (oltre che parlamentari), con tutte le tutele e la sicurezza connesse, sono sempre severi a pretendere dagli altri l'accettazione dei rischi legati ad un 'posto' che non può essere più solo fisso o i sacrifici – quasi sempre iniquamente distribuiti tra privilegiati e non - per l'equilibrio dei conti pubblici”.

 

Dopo di che, però (come ho già scritto qui un anno e mezzo fa, in occasione della stesura della Lettera di PDnetwork [3], discutendone animatamente con un intelligentone che criticava Ichino senza averne lette le proposte, ho fatto tre cose:

 

1. Mi sono iscritto alla newsletter di Ichino (e di Damiano) e ne seguo le iniziative; devo riconoscere che è una persona seria, leale (finora non ha mai votato contro le proposte legislative del PD), più sincera e netta di Tiziano Treu (anch'egli però legislatore pentito), che è (era) molto più incline a fare il pesce in barile.

 

2. Ho “bilanciato”, nel documento di 11 pagine di PDnetwork [3], la propensione del coautore (al 20%) G. Ardizzone a favore di Pietro Ichino, sia aggiungendo le altre tre proposte del PD (maggioritarie, peraltro, nel partito) e chiedendone esplicitamente il coordinamento, sia inserendo una critica esplicita al DdL Ichino, laddove (vedi nota 9) ho scritto: “Sia l'ipotesi Ichino, sia l'ipotesi recente della CGIL non hanno il carattere della universalità ed esprimono un'ottica centrata sulla figura del lavoratore occupato, con un'accumulazione nel tempo di contributi a carico delle imprese, soprattutto, e dei lavoratori; per erogare, in sostanza, sussidi di disoccupazione, la prima per un arco temporale di 4 anni, la seconda di 3 anni; anche il suggerimento del governatore Draghi e la proposta di legge della deputata Marianna Madia hanno entrambi un'ottica parziale e volano basso, disinteressandosi tutti e quattro di milioni di persone che sono forse in situazioni ancora peggiori dei precari, come ad esempio le centinaia di migliaia di OVER 45 (stimati in un milione), la più parte con famiglia a carico, rimasti disoccupati e “troppo vecchi per il lavoro, troppo giovani per la pensione”, che quasi nessuno considera”.

 

3. Ho avuto con lui uno scambio di e-mail (è uno dei pochi parlamentari che rispondono) e sono stato piuttosto severo sul suo modo di comunicare (ha una cattiva stampa a sinistra, talora a torto), suggerendogli – se non se la sentiva di affrontare la genesi profonda della sua effettiva o almeno percepita scarsa empatia (ho scoperto dopo che ha avuto un padre ufficiale ed egli stesso è stato ufficiale) – almeno indirettamente attraverso un corso di marketing, lavorando in particolare, con uno specialista, sulla sua voce, piuttosto querula (la voce rispecchia la parte profonda di ciascuno di noi e quindi è una spia fedele della personalità).

 

Ps:

 

OMAGGIO ALLA MEMORIA DI WALTER TOBAGI.

Anni dopo, come ha rammentato poco fa Radio3, il suo assassino, l’”ottuso” (= intelligentone) Marco Barbone, capo della neonata Brigata XXVIII marzo, col tono di chi si riferisce ad altri, spiegava che nessuno degli obiettivi politici della lotta armata era stato raggiunto.

 

L'anniversario - il giornalista ucciso dalle BR il 28 maggio 1980

Al liceo Parini una targa per Walter Tobagi

Questa sera in scena lo spettacolo tratto dal libro della figlia Benedetta: «Come mi batte forte il tuo cuore»

28 maggio 2012 | 12:07

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_maggio_28/targa-walter-tobagi-liceo-parini-benedetta-libro-teatro-batte-forte-tuo-cuore-201364692059.shtml

 

[1] Differenza tra ‘destri’ e ‘sinistri’

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2585732.htm

[2] Il ritorno sulla scena politica del famigerato Sig. Silvio B.

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2740761.html

[3] Lettera di PDnetwork

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html 

[4] Walter Tobagi

http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_Tobagi



Post collegati:
 
Finisce lo psicodramma del Sen. Pietro Ichino
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2766400.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/finisce-lo-psicodramma-del-sen-pietro.html
 
Carteggio tra il Sen. Pietro Ichino e me
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762171.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/carteggio-tra-il-sen-pietro-ichino-e-me.html


Sfoglia novembre        gennaio
temi della settimana

curiosita' sessuali bce banca d'italia fake news germania pd economia debito pubblico draghi ue imposta patrimoniale governo monti sviluppo intellettuale bersani sessualità pensioni renzi berlusconi riforma delle pensioni fornero crisi economica



ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


links


archivio

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0