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Dossier produttività

 
Poiché l’argomento della produttività è importante, se ne discute molto ed è usato spesso a sproposito, ritengo utile raccogliere in questo post vari contributi su questo tema. Va tenuto presente che, nei calcoli macroeconomici, al numeratore non va la "quantità" dell'output ma il "valore", che risente anche del livello degli investimenti (in macchinari, ricerca e sviluppo, ecc.) e quindi del valore aggiunto dei prodotti. Sotto questo aspetto, l'Italia (prodotti"poveri",  salari"poveri", ecc.) sta messa male rispetto ad altri Paesi.
 
Innanzitutto, riporto la terza e ultima parte del mio post FIAT, Marchionne, cogestione e produttività  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2754319.html:
 
TERZA E ULTIMA PARTE: PRODUTTIVITA’.
Il senatore Enrico Morando, nel suo intervento in Parlamento sul DEF, ha menzionato la “produttività totale dei fattori” quale elemento fondamentale per la crescita. Questo interessante e riccamente documentato articolo cade a fagiolo:
Economia e Politica Perché la riforma Fornero va contro produttività e crescita Domenico Moro - 30 Aprile 2012
1. Produttività e crescita economica
In Italia e in Europa si ripete come un mantra la necessità di accompagnare la crescita al risanamento dei conti pubblici. La crescita economica è riconducibile a molte e complesse fonti. Secondo molti economisti, una delle più importanti è l’aumento della produttività globale, sebbene i meccanismi che legano questa alla crescita siano diversi a seconda della prospettiva di analisi adottata.[1] Proprio con lo scopo dichiarato di innalzare la produttività italiana e, in questo modo, di spingere la crescita, da tempo entrambe stagnanti, è stata presentata dal ministro Fornero una proposta di riforma del mercato del lavoro. La logica sottostante a tale riforma, in accordo con il senso comune del mainstream economico e politico, è che il declino della produttività in Italia dipende da un mercato del lavoro troppo poco deregolamentato. A nostro avviso si tratta di una logica non solo errata ma anche controproducente. […]
http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/perche-la-riforma-fornero-va-contro-produttivita-e-crescita/  

A mia volta, ripropongo:
Produttività. [*]
Provo a fare qualche notazione.  a) “La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori, richiesti per la sua produzione”. Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di unità lavorative (o meglio, le ore lavorate) impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).
b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.
c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto, che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive”) [2] di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto, da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera).
[*] ISTAT - Produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html  
[**] ISTAT – Valore aggiunto http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html  

Sempre a proposito di produttività.
Nei miei corsi di formazione aziendali rivolti a figure di vario livello e persino laureati e capi d’azienda (piccola), quasi all’inizio del corso, non mancavo mai, qualunque fossero i destinatari, di chiarire il significato dei termini efficacia ed efficienza (e qualità ed economicità).
Ma prima lo chiedevo: quasi nessuno sapeva rispondere con precisione.
Efficacia ed efficienza sono (o dovrebbero essere) due concetti molto noti nel mondo del lavoro. Etimologicamente, per efficacia si intende la capacità di produrre un effetto, di raggiungere un determinato obiettivo, mentre per efficienza la capacità di raggiungerlo con la minima allogazione possibile di risorse (anche il termine economicità, non tutti lo sanno, ha un significato analogo).

Università Partenope
Efficienza, efficacia, economicità (riferite alla mamma e alle pizze)
http://www.economia.uniparthenope.it/modifica_docente/scaletti/ECONOMIA_AZIENDALE_-_9_CFU_-_A.A._2008-2009_LEZ_03.PDF  

Ed infine allego questo mio vecchio commento con un articolo di Sbilanciamoci.info, che sostiene la stessa tesi dell’articolo di Domenico Moro linkato più sopra:
Qual è la causa e quale l’effetto? Qual è la relazione del sottoutilizzo in Italia del capitale umano qualificato e/o della sua bassa remunerazione – in assoluto e comparativamente agli altri Paesi - con l’evoluzione del PIL? 
Da questa interessante ed acuta analisi di Sbilanciamoci.info, “La Lombardia che si allontana dall'Europa”, ricavo:
“la correlazione tra produzione e occupazione, come investimenti e pil, mostra come le riforme del mercato del lavoro degli anni ’90 e quelle di “mercato” realizzate in Italia sono state efficaci solo a margine del sistema economico e del lavoro, cioè le misure adottate dai governi nazionali dell’Italia hanno consolidato la debolezza di struttura del paese, e paradossalmente inibito le necessarie azioni di cambiamento di struttura necessari per una regione importante come la Lombardia”. 
E poi: “Infatti, i provvedimenti legati al mercato del lavoro per“flessibilizzare” lo stesso lavoro dal lato dell’offerta si è tradotto in un allargamento del tasso di occupazione per le figure che intrinsecamente producono meno valore aggiunto. Se il pil cresce poco all’aumentare dell’occupazione vuol dire che si producono beni e servizi a basso valore aggiunto, oppure che i redditi di ingresso dei nuovi occupati sono molto bassi. Forse la riflessione non è nuova per gli economisti, ma la profondità e drammaticità dell’attuale situazione ha caratteristiche abbastanza inedite”. 
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Lombardia-che-si-allontana-dall-Europa-8154  

Poi, riporto i vari articoli sul tema produttività che ho tratto dal mio archivio.
 
Economia in 100 parole: CLUP
http://facileconomia.altervista.org/Dizionario-Economia-Significato/15-clup.html

Confindustria
IL"CLUP" E LA VERA COMPETITIVITA' DEL PAESE
Roma, 21 Ottobre 1999
http://www.confindustria.it/AreeAtt/DocUfPub.nsf/0/4B9B797603B6B08CC1256ACB00500149?openDocument&MenuID=A6AD7AB9EF265258C1256EFB00358600
 
La produttività, il tempo e la confusione di Squinzi
di Sergio Bruno   14 ottobre 2012
L’incultura dominante insiste sul fatto che dalla crisi si esce lavorando di più. Ma in questo modo si ignora che cosa sia la produttività, che cosa la possa migliorare, gli orizzonti temporali degli investimenti. e il ruolo delle politiche
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2336:sergio-bruno-la-produttivita-il-tempo-e-la-confusione-di-squinzi&catid=92:economia&Itemid=78
 
Fumus productivitatis
Il dibattito sulla produttività va avanti da molto tempo, ma sempre nella confusione e avvolto dalle mistificazioni. Il problema deriva da un complesso insieme di fattori, tra i quali la flessibilità del lavoro non è certo quello prevalente. Nell’ultimo anno, per esempio, il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato, ma la causa è nelle dinamiche provocate dalla crisi
Rosita Donnini e Valerio Selan
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1558
 
Censis: dal 2007 produttività italiana scesa dell'1,5%
Gaia Carbone 
18/10/2013 
http://www.businesspeople.it/Business/Economia/Censis-dal-2007-produttivita-italiana-scesa-dell-1-5-_54405
 
Alberto Bagnai - lunedì 19 marzo 2012
Cosa sapete della produttività?
Cerchiamo ora, come mi avete chiesto più volte, di risalire la catena delle cause. Cosa c’è “a monte” del differenziale di inflazione?
http://goofynomics.blogspot.fr/2012/03/cosa-sapete-della-produttivita.html
 
Imprese europee inefficienti: 60 miliardi persi ogni anno
Anna Rita Chietera
28/10/2011 16:28 
Maglia nera al Regno Unito che registra una perdita di euro di 21,4 miliardi; l’Italia, che registra circa 8 miliardi in meno l’anno, potrebbe guadagnarne 31 in più
http://www.businesspeople.it/Business/Economia/Imprese-europee-inefficienti-60-miliardi-persi-ogni-anno_25877
 
La “regola di piombo” sui salari di Mario Draghi
Pubblicato da keynesblog il 4 aprile 2013
La BCE suggerisce che le retribuzioni nominali del lavoro debbano crescere in linea con la produttività dei lavoratori, e non oltre questa. I Paesi “viziosi” che non rispettano questa regola perdono progressivamente competitività. Questa è la “regola di piombo” per la distribuzione del reddito, contrapposta alla “regola d’oro” che lascia invariate le quote distributive tra lavoro e capitale. La “regola di piombo” significa svalutazioni competitive interne, a carico del lavoro e del reddito dei lavoratori, ed una distribuzione del reddito sempre più diseguale.
di Paolo Pini, Università di Ferrara
http://keynesblog.com/2013/04/04/la-regola-di-piombo-sui-salari-di-mario-draghi/#more-3867
 
flessibilità, imprese di Armanda Cetrulo
Imprese: meno flessibili, più produttive
09/05/2012
Le imprese più innovative sono quelle che offrono ai lavoratori più diritti, sicurezza e stabilità, non quelle dai contratti a breve termine e dal licenziamento facile
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Imprese-meno-flessibili-piu-produttive-13619
 
Marx, Paolo Sylos Labini, produttività, Ricardo, Smith di Paolo Palazzi
Produttività, torniamo ai classici
10/01/2013
Sulla produttività che non cresce – e sulle politiche necessarie – occorre chiarire molti equivoci, ripartendo dai concetti di base dell’economia e dalle analisi di Paolo Sylos Labini
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Produttivita-torniamo-ai-classici-16312
 

Altri contributi:
 
Salari e produttività in Italia
http://www.sbilanciamoci.info/content/download/835/6109/file/Salari%20e%20produttivit%C3%A0%20in%20Italia.pdf
 
La Germania, la produttività e San Floriano
Pubblicato da keynesblog il 20 febbraio 2013
http://keynesblog.com/2013/02/20/la-germania-la-produttivita-e-san-floriano/
 
Fatica sprecata. Produttività e salari in Europa
Maurizio Donato - 17 marzo 2013
http://www.economiaepolitica.it/primo-piano/fatica-sprecata-produttivita-e-salari-in-europa/
 
L’Europa disunita di salari e produttività
28.03.13
Cristina Tealdi e Davide Ticchi
http://www.lavoce.info/leuropa-disunita-di-salari-e-produttivita/
 
Produttività, salari, crisi, logaritmi, marziani, onestà
Alberto Bagnai
sabato 30 novembre 2013
http://goofynomics.blogspot.com/2013/11/produttivita-salari-crisi-logaritmi.html
 
Ascesa e caduta del modello economico italiano
Stefano Perri - 15 dicembre 2013
http://www.economiaepolitica.it/index.php/distribuzione-e-poverta/ascesa-e-caduta-del-modello-economico-italiano/
 
Salari, Produttività e Impiego in Italia: La Fotografia di Un Mercato Distorto (2000-2013)
di Paolo Manasse e Thomas Manfredi
http://www2.dse.unibo.it/manasse/Pdf/Salari%20e%20Produttivit%C3%A0_Thomas_Paolo.FINAL.pdf
 
ITALIA – EUROPA - SALARI, PREZZI, PRODUTTIVITA’  E L’’EFFETTO DIMENSIONE D’IMPRESA (1998-2006)
di Giuseppe D’Aloia
https://www.ires.it/files/D'Aloia_191107.pdf

Di cosa parliamo quando parliamo di produttività
02.10.15
Innocenzo Cipolletta
Si dice spesso che per tornare a crescere, l’Italia deve incrementare la produttività. Ma se si analizzano i dati, si vede il ruolo importante giocato dall’integrazione dei lavoratori marginali nel mercato del lavoro. Ed è l’aumento della produzione che favorisce la crescita della produttività.
http://www.lavoce.info/archives/37538/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-produttivita/
 

Appunto sul costo del lavoro in Italia

 
Da molti anni il dibattito politico e sociale è incentrato sul costo del lavoro italiano, ritenuto tra i più alti in Europa ed una delle cause principali della nostra bassa competitività, delle crisi industriali, delle delocalizzazioni aziendali, del calo dell’occupazione.
 
I casi più noti: della Fiat, tempo fa, [1] e dell’Electrolux, in questi giorni, [2] sembrano confermare appieno questa opinione.
 
Riporto, allora, questa analisi interessante, chiara ed utile di 2 anni fa, ma ancora valida (integrata da un documento altrettanto interessante allegato nel primo commento in calce), che fa chiarezza su queste tesi – in buona parte errate - riguardanti il tema in oggetto e quello connesso della produttività.
 
Perchè il ministro sbaglia su salari e costo del lavoro
Domenico Moro* - 07 Marzo 2012
http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/perche-il-ministro-sbaglia-su-salari-e-costo-del-lavoro/
 
Mi permetto di aggiungere per i profani:
 
Il costo industriale del lavoro (rilevato in contabilità industriale o analitica [3]) si compone di:
a)    retribuzione diretta (o “netto pagato”);
b)   retribuzione indiretta (oneri sociali e contributivi, sia a carico dell’azienda - 23,81% - che del lavoratore - 9,19% -); e
c)    retribuzione differita (TFR).
 
Le due componenti sub a) e c), ovviamente, sono al lordo delle imposte che gravano sul lavoratore e che vengono trattenute e versate al Fisco dal datore di lavoro; la componente sub b) viene anch’essa trattenuta e versata agli Enti previdenziali dal datore di lavoro.
 
Mensilmente (i report di Contabilità analitica hanno di norma periodicità mensile), nella retribuzione differita confluiscono anche i ratei di 13.a, 14.a, premio di produzione, ferie e simili.
 
La pensione non è inclusa nella “retribuzione differita”, ma scaturirà dall’accumulo dei contributi versati e che fanno parte della “retribuzione indiretta”.
 
L’azienda, parallelamente, contabilizza, in contabilità generale, [3] giorno per giorno, mese per mese ed anno per anno, gli stessi costi economici elencati sopra relativi a tutte le risorse umane in organico (separando e distinguendo il TFR allogato non in azienda, ma presso l’INPS od altri soggetti previdenziali) e, contestualmente, gli effettivi esborsi finanziari relativi ai soli lavoratori dimessi (per pensionamenti, dimissioni, licenziamenti, ecc.).
 
[1] FIAT
Pomigliano, il plebiscito non c'è stato. Fiat: "Lavoreremo con i sindacati firmatari"
23 giugno 2010
http://www.repubblica.it/economia/2010/06/23/news/a_pomigliano_non_c_il_plebiscito_62_2_di_s_il_fronte_del_no_al_36_-5073166/
[2] LA NOTA DELLA MULTINAZIONALE SVEDESE: LA RIDUZIONE E’ DI 130 EURO AL MESE
Il balletto delle cifre di Electrolux. Serracchiani attacca: «Basta ricatti»
La proposta dell’azienda e il no compatto dei sindacati. La task force per abbassare il costo del lavoro. L’incubo Polonia
28 gennaio 2014 (modifica il 29 gennaio 2014)
http://www.corriere.it/economia/14_gennaio_28/balletto-cifre-electrolux-serracchiani-attacca-basta-ricatti-f1c8ea92-8800-11e3-bbc9-00f424b3d399.shtml
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Contabilit%C3%A0
http://www.unibg.it/dati/corsi/87056/40711-1_1coge_coan.pdf
 

Aggiornamento:
 
Caso Electrolux: il vero cuneo è quello dell’euro
Andrea Ricci - 01 Febbraio 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/caso-electrolux-il-vero-cuneo-e-quello-delleuro/

 
Post collegato:
FIAT, Marchionne, cogestione e produttività
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2754319.html
 
 

FIAT, Marchionne, cogestione e produttività

PRIMA PARTE: UN UTILE SGUARDO ALL’INDIETRO.

Preliminarmente, a titolo informativo e per un utile ripasso, riporto da una mia vecchia discussione in un forum di politica stralci di miei commenti sul caso FIAT e su Marchionne. In fine, auspicavo la sostituzione del governo Berlusconi, ma il governo Monti non vuole e, soprattutto, non può intervenire per mancanza di soldi.

Suggerisco a tutti di leggere interamente questa lunga intervista, senza il prosciutto ideologico sugli occhi:
INTERVISTA 
La mia sfida per la nuova Fiat: salari tedeschi e azioni agli operai 
Marchionne: ma l'intesa Mirafiori non si tocca e verrà estesa. "Nessun diritto intaccato, ma non si può beneficiare di un contratto se non si è contraenti" 
di EZIO MAURO
18 gennaio 2011
http://www.repubblica.it/economia/2011/01/18/news/intervista_marchionne-11347690


[…] da quello che capisco io, Marchionne dev’essere stato educato (dal padre abruzzese: ho visto solo ora in Wikipedia che era maresciallo dei CC) alla serietà, al rigore, all’impegno serio sul lavoro, al culto del dovere e degli impegni assunti; e, dagli studi di filosofia, al rispetto della logica (come si desume facilmente dall’intervista a Ezio Mauro).
http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Marchionne

Andando al nocciolo della questione, a mio avviso, la situazione, in buona – buona – sostanza, può essere sinteticamente descritta così: a) ilproblema non è se la FIAT ha ragione, ma prendere atto che le condizioni sono radicalmente mutate per effetto della globalizzazione; b) c‘è asimmetria, e le imprese hanno ora il coltello dalla parte del manico, perché sono libere di ubicare le aziende dove hanno maggiori vantaggi, i lavoratori no; c) è normale ed anche giusto che il sindacato dei lavoratori si batta per conservare i diritti e le condizioni salariali; d) è invece sciocco, inefficace, perdente limitarsi a questo livello e non invece articolare una strategia composita basata sul confronto-cooperazione tra i soggetti coinvolti ai vari livelli: in primo luogo il livello istituzionale (governo e UE), poi le imprese ed i sindacati dei lavoratori (al massimo livello). Nell’interesse del Paese, degli imprenditori e dei lavoratori. Anche il “carabiniere” Marchionne, nell’intervista a Ezio Mauro, sembra adombrare un’ipotesi del genere. Conviene a tutti metterlo alla prova. 
Senza darsi, come dici tu, un termine, perché è inutile: ho – da alcuni mesi - già scritto più volte (anche nella Lettera alla Segr. Naz.) che “l'attuale crisi economica ed occupazionale è grave, di sistema e sarà lunga (forse almeno 15 anni, perché riflette il riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere in ambito planetario”). La settimana scorsa, il Servizio Studi della Confindustria ha scritto che occorreranno almeno 10 anni: "non si ritornerà sui valori prerecessivi che nella primavera del 2015. Per riagguantare entro la fine del 2020 il livello del trend, peraltro modesto, registrato tra 2000 e 2007, l'Italia dovrebbe procedere d'ora in poi ad almeno il 2% annuo". Un obiettivo "raggiungibile in un arco di tempo ragionevole, come insegna la lezione tedesca, entro il 2012 secondo gli stessi documenti governativi". Ma "per coglierlo gli strumenti messi in campo appaiono insufficienti". http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/01/17/ripresa-solo-tra-10-anni/ .
E' superfluo aggiungere che un'impostazione del genere presuppone un governo ed un ministro dell'Economia all’altezza del compito; quindi anche per questo io mi auguro la caduta dell’attuale governo e la sostituzione degli incompetenti Berlusconi, Tremonti, Sacconi e Romani.


SECONDA PARTE: RISORSE, RIFORME, “MITBESTIMMUNG” (COGESTIONE) E PRODUTTIVITA’.

La Germania, la riforma (deflattiva, cioè diminuendo i costi) del settore produttivo, agendo sul welfare e sul fisco, l’ha già fatta sotto il socialdemocratico Gerhard Schroeder, nonostante l’opposizione dei sindacati, [1] ma partendo da salari e produttività più alti dei nostri (ad esempio i salari Volkswagen sono doppi rispetto a quelli FIAT (cfr. analisi linkata in [3]).
La Francia, nonostante i salvataggi bancari, ha un debito pubblico inferiore al nostro e l’obiettivo del pareggio di bilancio si è impegnata a raggiungerlo nel 2017.
Sia la Germania che la Francia non subiscono il vero e proprio salasso dell’evasione fiscale altissima (120-140 mld l’anno), della corruzione (60 mld) e inefficienza (50 mld) della PA (vero tallone d’Achille italiano [2]), mali che invece sopporta l’Italia.
L'Italia è in un "cul de sac": senza soldi, con un debito pubblico enorme e col vincolo del pareggio di bilancio (ora scritto in Costituzione) da raggiungere nel 2013.
Certo, se in Italia ci fosse la “mitbestimmung” (partecipazione dei lavoratori alla gestione straordinaria delle aziende sopra i 500 dipendenti, che include le delocalizzazioni) almeno il problema informativo sulle scelte FIAT sarebbe risolto alla radice. [3] 
Per trovare i soldi, occorrerà aspettare il prossimo governo di centrosinistra. [4]
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Gerhard_Schr%C3%B6der
la voce francese di Wikipedia è molto più dettagliata http://fr.wikipedia.org/wiki/G%C3%A9rard_Schr%C3%B6der 
[2] "Ancora sulla Pubblica Amministrazione, una delle chiavi di volta dello sviluppo del Paese"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741372.html
[3] “Partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo delle aziende”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2586257.html
[4] “Il governo Monti al capolinea”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html


TERZA E ULTIMA PARTE: PRODUTTIVITA’.

Il senatore Enrico Morando, nel suo intervento in Parlamento sul DEF, ha menzionato la “produttività totale dei fattori” quale elemento fondamentale per la crescita. Questo interessante e riccamente documentato articolo cade a fagiolo:
Economia e Politica
Perché la riforma Fornero va contro produttività e crescita
Domenico Moro - 30 Aprile 2012

1. Produttività e crescita economica
In Italia e in Europa si ripete come un mantra la necessità di accompagnare la crescita al risanamento dei conti pubblici. La crescita economica è riconducibile a molte e complesse fonti. Secondo molti economisti, una delle più importanti è l’aumento della produttività globale, sebbene i meccanismi che legano questa alla crescita siano diversi a seconda della prospettiva di analisi adottata.[1] Proprio con lo scopo dichiarato di innalzare la produttività italiana e, in questo modo, di spingere la crescita, da tempo entrambe stagnanti, è stata presentata dal ministro Fornero una proposta di riforma del mercato del lavoro. La logica sottostante a tale riforma, in accordo con il senso comune del mainstream economico e politico, è che il declino della produttività in Italia dipende da un mercato del lavoro troppo poco deregolamentato. A nostro avviso si tratta di una logica non solo errata ma anche controproducente. […]
http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/perche-la-riforma-fornero-va-contro-produttivita-e-crescita/ 

A mia volta, ripropongo:
Produttività. [*]
Provo a fare qualche notazione:  a) “La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori, richiesti per la sua produzione”.Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di unità lavorative (o meglio, le ore lavorate) impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).
b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.
c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto, che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive”) [2] di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto, da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera).
[*] ISTAT - Produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html 
[**] ISTAT – Valore aggiunto http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html 

Sempre a proposito di produttività.
Nei miei corsi di formazione aziendali rivolti a figure di vario livello e persino laureati e capi d’azienda (piccola), quasi all’inizio del corso, non mancavo mai, qualunque fossero i destinatari, di chiarire il significato dei termini efficacia ed efficienza (e qualità ed economicità).
Ma prima lo chiedevo: quasi nessuno sapeva rispondere con precisione.
Efficacia ed efficienza sono (o dovrebbero essere) due concetti molto noti nel mondo del lavoro. Etimologicamente, per efficacia si intende la capacità di produrre un effetto, di raggiungere un determinato obiettivo, mentre per efficienza la capacità di raggiungerlo con la minima allogazione possibile di risorse (anche il termine economicità, non tutti lo sanno, ha un significato analogo).

Università Partenope
Efficienza, efficacia, economicità (riferite alla mamma e alle pizze)
http://www.economia.uniparthenope.it/modifica_docente/scaletti/ECONOMIA_AZIENDALE_-_9_CFU_-_A.A._2008-2009_LEZ_03.PDF 

Ed infine allego questo mio vecchio commento con un articolo di Sbilanciamoci.info, che sostiene la stessa tesi dell’articolo di Domenico Moro linkato più sopra:
Qual è la causa e quale l’effetto? Qual è la relazione del sottoutilizzo in Italia del capitale umano qualificato e/o della sua bassa remunerazione – in assoluto e comparativamente agli altri Paesi - con l’evoluzione del PIL? 
Da questa interessante ed acuta analisi di Sbilanciamoci.info, “La Lombardia che si allontana dall'Europa”, ricavo:
“la correlazione tra produzione e occupazione, come investimenti e pil, mostra come le riforme del mercato del lavoro degli anni ’90 e quelle di “mercato” realizzate in Italia sono state efficaci solo a margine del sistema economico e del lavoro, cioè le misure adottate dai governi nazionali dell’Italia hanno consolidato la debolezza di struttura del paese, e paradossalmente inibito le necessarie azioni di cambiamento di struttura necessari per una regione importante come la Lombardia”. 
E poi: “Infatti, i provvedimenti legati al mercato del lavoro per“flessibilizzare” lo stesso lavoro dal lato dell’offerta si è tradotto in un allargamento del tasso di occupazione per le figure che intrinsecamente producono meno valore aggiunto. Se il pil cresce poco all’aumentare dell’occupazione vuol dire che si producono beni e servizi a basso valore aggiunto, oppure che i redditi di ingresso dei nuovi occupati sono molto bassi. Forse la riflessione non è nuova per gli economisti, ma la profondità e drammaticità dell’attuale situazione ha caratteristiche abbastanza inedite”. 
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Lombardia-che-si-allontana-dall-Europa-8154 

Ps:
Economia in 100 parole: CLUP
http://facileconomia.altervista.org/Dizionario-Economia-Significato/15-clup.html

Confindustria
IL "CLUP" E LA VERA COMPETITIVITA' DEL PAESE
Roma, 21 Ottobre 1999
http://www.confindustria.it/AreeAtt/DocUfPub.nsf/0/4B9B797603B6B08CC1256ACB00500149?openDocument&MenuID=A6AD7AB9EF265258C1256EFB00358600

  

Riporto, sul caso FIAT, il commento - come al solito concreto, fondato sui dati di fatto, a 360 gradi, senza indulgenze per gli attori in gioco e corredato di una proposta finale - di Massimo Mucchetti:

"Il futuro sostenibile (o no) dell'auto"
16 settembre 2012
http://www.corriere.it/economia/12_settembre_16/futuro-sostenibile-auto-fiat_6cb4b4a2-ffc7-11e1-8b0a-fcb4af5c52c7.shtml


Aggiornamento:

La produttività, il tempo e la confusione di Squinzi
di Sergio Bruno   14 ottobre 2012
L’incultura dominante insiste sul fatto che dalla crisi si esce lavorando di più. Ma in questo modo si ignora che cosa sia la produttività, che cosa la possa migliorare, gli orizzonti temporali degli investimenti. e il ruolo delle politiche
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-produttivita-il-tempo-e-la-confusione-di-Squinzi-15133 

Fumus productivitatis
Il dibattito sulla produttività va avanti da molto tempo, ma sempre nella confusione e avvolto dalle mistificazioni. Il problema deriva da un complesso insieme di fattori, tra i quali la flessibilità del lavoro non è certo quello prevalente. Nell’ultimo anno, per esempio, il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato, ma la causa è nelle dinamiche provocate dalla crisi
Rosita Donnini e Valerio Selan
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1558


Post collegato:

Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html



 

MANOVRA CORRETTIVA, CRESCITA ECONOMICA E GLOBALIZZAZIONE

Riporto questa mia replica all’amico Seamusbl sul tema della manovra correttiva e della crescita economica.

Camerata ed Esimio Prof. Seamusbl, luminare di Economia e docente di Disprezzantropia,

Provo a ragionare ampliando la visuale e facendo un discorso articolato (che poi riporterò nel mio blog), della cui lunghezza mi scuso.

Globalizzazione

Tu come pensi si possa uscire dalla trappola della globalizzazione, chiunque l’abbia assecondata? Io abbozzo qualche osservazione.

La globalizzazione oggi non è un gioco equo (se leggi questo ampio commento del suo libro e questa interessante intervista a Walden Bello, che propugna la de-globalizzazione, ne hai conferma: "Walden Bello: de-globalizzazione, unica salvezza"  http://www.libreidee.org/2009/07/walden-bello-de-globalizzazione-unica-salvezza/  "Walden Bello, scrittore ed accademico filippino,e’ uno dei maggiori critici della globalizzazione e delle derive finanziare del nostro mondo. L’ho incontrato alcuni mesi fa nel suo ufficio di Manila" http://silvestromontanaro.com/post/2734067473/deglobalizzare-intervista-a-walden-bello ), sia per la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane), sia per il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); sia per l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.

Quando l’Italia ha chiesto una normativa più severa sulle importazioni di prodotti tessili a difesa dei nostri prodotti, i Paesi scandinavi si sono opposti, per salvaguardare il vantaggio dei consumatori svedesi o finlandesi dei bassi prezzi dei prodotti cinesi.

Va rimarcato che bisogna appunto distinguere gli effetti della globalizzazione sui vari Paesi UE, sulla base del criterio della complementarità delle nostre singole economie con quella cinese, massima ad esempio per la Germania, non altrettanto, purtroppo, per l’Italia.

Una normativa e controlli più stringenti vanno contro gli interessi – esogeni - della potente Cina, ma anche quelli – endogeni – delle nostre potentissime multinazionali, che producono a costi cinesi (1/10 di quelli occidentali) e vendono da noi a prezzi occidentali, lucrando gli enormi sovrapprofitti.

Questo, più che un’improbabile de-globalizzazione, è forse il problema prioritario da aggredire.

Io non credo che i leader del PD (partito composito, che alberga posizioni variegate) siano ora tutti sostenitori acritici della globalizzazione (e del liberismo). Ho piuttosto l’impressione che prevalga il ragionamento di Romano Prodi che la considera ineluttabile e quindi ne vede soprattutto i vantaggi da cogliere, non nascondendosi certamente gli svantaggi. Il problema, come dice Walden Bello (e come sostengo anch’io da tempo, visto che ne ho conosciuto le tesi solo recentemente) è che è necessario un movimento di popolo dal basso (che invece finora ha costituito la massa di utili idioti a loro favore) per vincere la pretesa di quattro gatti potentissimi, ricchissimi, avidissimi e spietatissimi di decidere le sorti e la “schiavizzazione” del resto dell’umanità.

Ma il popolo italiano (come gli altri popoli occidentali) non può reggere altri 15 anni (durata probabile perché la legge dei vasi comunicanti produca il livellamento dei salari e degli assetti normativi sul lavoro) in una crisi economica devastante. Già ora, come s’è visto dai risultati elettorali e referendari, c’è sia una diversa consapevolezza del problema, sia, soprattutto, un più forte e diffuso spirito di reazione.

Ciò che mi preoccupa, però, leggendo l’intervista a Walden Bello è che egli, a differenza di ciò che penso io, è che ritiene impossibile una soluzione socialdemocratica alla globalizzazione: “Quelli che sostengono «la globalizzazione è irreversibile, dobbiamo soltanto umanizzarla» si illudono: è impossibile umanizzare la globalizzazione, dovremmo piuttosto capovolgerla”.

Intanto, in attesa dell’eventuale de-globalizzazione, un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei: come scrivevo sopra, rendere più equi gli scambi commerciali con i Paesi emergenti; fare pressione per ottenere un miglioramento dei loro salari e condizioni di lavoro; distribuire i sacrifici da noi in modo equo. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione.

PD

Ti pregherei di tener presente: 1) che è sconsigliabile fare di tutta l’erba un fascio; anche nel caso del PD – partito composito - occorre distinguere e fare nomi e cognomi, se tu ne hai (intanto, potresti linkare le dichiarazioni di Petruccioli); 2) che io non uso fare sconti a nessuno, figuriamoci al PD, di cui sono soltanto un elettore critico; 3) il fatto ch’io mi prenda la briga di difenderlo – ma, se noti, caso per caso, quando lo trovo giusto, ad esempio di solito quando si tratti di Bersani (che io non ho votato alle primarie), che sto difendendo da almeno un anno, sia dagli attacchi esterni (inclusi i soloni della stampa e della comunicazione), sia da quelli terribili interni dei forum (incluso questo) e dei circoli on-line – non significa che ne accetti acriticamente la politica e l’operato; 4) è che era (è) indispensabile far crescere l’unico partito che può sconfiggere la destra berlusconiana-tremontiana-bossiana-sacconiana, che è una vera iattura per l’Italia intera, esclusi i ricchi; 5) tenendolo beninteso sotto osservazione, stimolo e critica, come ho deciso di fare anch’io, riprendendomi la mia piena libertà, con maggiore severità e frequenza, da quando le cose vanno meglio (e l’ho anche annunciato in questo forum, dove per parecchio tempo i paranoici che lo frequentano hanno scritto ch’io ero una sorta di “longa manus” dei dirigenti (sic), facendomi sganasciare dal ridere...

Manovra correttiva e l’ossimoro

La “manovra correttiva severa ma adeguatamente espansiva.” e’ un ossimoro, un non sense, soltanto se ci si basa sui tagli lineari, uguali per tutte le voci di bilancio; non invece se, avendo adottato la "spending revuew" (introdotta nel 2007 da Padoa-Schioppa e abbandonata subito dal “matto” Tremonti), che permette di sapere dettagliatamente la spesa pubblica, i centri di spesa ed i centri di ricavo – diciamo così -, si è in grado di decidere oculatamente dove tagliare (spese improduttive e parassitarie, privilegi, corruttele, inefficienze) e come calibrare i tagli (me ne intendo, avendo fatto il responsabile divisionale del Controllo di gestione in una grossa azienda).

D’altronde – non l’hai letta? – ho allegato apposta la contromanovra di Sbilanciamoci.info ( http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-controTremonti-di-Sbilanciamoci-8771 ), che appunto propone una manovra severa coi ricchi ed i privilegiati e nel contempo espansiva (vi ho ‘postato’ un mio commento con le nostre proposte analoghe, contenute nella Lettera di PDnetwork, ed altri commenti interessanti in replica ad altri). Anche il PD ne propone una di tal segno.

Deflazione

Non ne so molto, ma penso che la Germania, come tu dici, abbia potuto deflazionare perché ha una crescita costante della produttività, che è invece il nostro tallone d’Achille. In questo mio commento nel blog “Percentualmente” (http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/27/istat-il-2010-in-30-grafici/ ), ho provato a dare qualche spiegazione sulla variabile “Produttività”; ne riporto uno stralcio:

3) Io, ai grafici sopra evidenziati, aggiungerei, per la sua alta rappresentatività della peculiarità della situazione italiana, quello sulla produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html .

Provo a fare qualche notazione.

a) La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori, richiesti per la sua produzione” Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di unità lavorative impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).

b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.

c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto (che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive” http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html ), di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto, da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera).

Un saluto (purtroppo) analcolico.

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