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Le proposte del Partito Democratico/14 - Liberalizzazioni

 
Termino (almeno per ora) con le proposte sulle liberalizzazioni, che non fanno ancora parte delle Proposte per l’Italia di domani, perché non ancora definitive ed approvate.
 
LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/14
 
POSIZIONE PD
Liberalizzazioni: dal PD 41 norme ad effetto immediato
Ecco la risposta Pd alla propaganda berlusconiana: 35 proposte, da discutere con gli italiani. Non per modificare l'art.41 ma per aiutare i consumatori e le imprese, abbassare i prezzi, sbloccare gli investimenti, creare lavoro.
pubblicato il 9 febbraio 2011 , 36078 letture
Quarantuno norme ad effetto immediato e nessun altro show di propaganda. Questa è la risposta del Pd alla nuova mossa di Berlusconi che vuole modificare tre articoli della Costituzione per dare “una scossa per l'economia”. Per Bersani “qui non c'è nessuna scossa e nemmeno il solletico. Siamo davanti ad un insieme di norme astratte, calendari, rinvii a nuove norme. Insomma niente di concreto”.

L'azione del Pd è la prima risposta alla nuova campagna mediatica con cui, questa mattina, il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge costituzionale recante modifiche agli articoli 41, 97 e 118, comma quarto, della Carta sulla libertà di impresa e ha approvato il decreto sugli incentivi.

Il governo pensa di risollevare l'economia con incentivi pari all'1,5 del Pil. “Se arrivano all'1,5% prendo il saio – ha continuato il leader del Pd – e vado ad Arcore a piedi. Con le manovre proposte non smuovono neanche l'0,15% del Pil”. C'è un profondo senso di amarezza perché mentre il governo fa propaganda, la situazione per il Paese si fa critica nella stagnazione economica, nei problemi di occupazione e nelle difficoltà del sistema impresa.

“La modifica dell'Articolo 41 della Costituzione è solo una misura di distrazione. Un po' come buttare la palla in corner.Questo articolo non ha mai impedito misure di semplificazione, di liberalizzazione o manovre di controllo ex post. Molto meglio realizzare 41 norme ad effetto immediato. Oggi ne proponiamo 35 e chiediamo a chiunque abbia un'idea di interloquire con noi in rete per una mega lenzuolata di 41 norme in una sfida reciproca”.

“Gli incentivi? Sono norme ornamentali ovvero concetto che non provocano nulla e non aggiungono nulla alla legge Bassanini o alle liberalizzazioni introdotte dalla legge Bersani. Anche qui nessun rilievo pratico così come gli incentivi per il Sud: un calendario, un timing”.

“Quella di Berlusconi è solo un'operazione di distrazione fallita dove resta inevaso il tema delle politiche economiche. Senza processi di crescita si rinvia il problema della stabilità. Ha protratto propaganda oltre un segno minimo di credibilità”.

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Ecco le proposte del Pd

L'Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni, intesa in senso ampio e molteplice. Ciò vuol dire: aprire alla concorrenza mercati chiusi o in regime di monopolio; dare più potere e libertà ai consumatori nei mercati caratterizzati dalla presenza di forti operatori; ridurre le barriere di accesso a categorie economiche e professioni; dotarsi di Autorità di regolazione realmente indipendenti dal potere politico, sia nei settori dove già operano, sia in quelli in cui si è sprovvisti; rivedere la regolamentazione di alcuni settori di grande impatto sociale, in cui la liberalizzazione ha funzionato poco e male, prevedendo anche forme di intervento pubblico al fine di assicurare la fruibilità dei servizi ai cittadini a costi accessibili.
 
 
GLI OBIETTIVI
 
 - SERVIZI E PROFESSIONIPIÙ CONCORRENZIALI
 - PIÙ TUTELE E MENOCOSTI PER I CONSUMATORI
 - MIGLIORIOPPORTUNITÀ PER I GIOVANI
 - IMPRESA PIÙLIBERA
 - INVESTIMENTI EOCCUPAZIONE DA SBLOCCARE
 
 
AMBITI DI INTERVENTO E PROPOSTE
·        Professioni
·        Farmaci 
·        Carburanti ed energia
·        Banche
·        Autorità di Regolazione, Trasporti e Poste
·        Assicurazioni
·        Commercio
·        Semplificazioni per le imprese
·        Tutela dei consumatori
 

IL PACCHETTO COMPLETO:
 
Professioni
Portare a compimento lariforma organica del sistema delle professioni dopo quindici anni di steriledibattito parlamentare. 
 
Proposte:
1. Modernizzare il ruolo e l’assetto degli Ordini professionali
La modernizzazione è necessaria per qualificare l’esercizio delle professioni, assicurare gli obblighi di corretta e trasparente informazione agli utenti, la concorrenza e la credibilità della professione nonché per tutelare l’interesse pubblico risolvendo situazioni di conflitto. Non meno importante è ridurre in maniera incisiva i costi, a carico degli iscritti, per il funzionamento degli organi e delle strutture amministrative degli Ordini.
2. Garantire pari opportunità alle giovani generazioni
Accorciare la distanza tra le fasi di studio e accesso all’esercizio effettivo della professione, eliminare qualunque requisito di età o anzianità di esercizio nell’accesso alle cariche elettive degli organi nazionali e territoriali degli Ordini e infine prevedere sostegni e borse di studio per giovani professionisti in situazioni di disagio economico.
3. Riformare il tirocinio, prevedendo una durata limitata ed un equo compenso
4. Equiparare le professioni intellettuali al settore dei servizi
L’equiparazione è necessaria ai fini del riconoscimento delle misure (comunitarie e nazionali) di sostegno economico per lo sviluppo dell’occupazione e degli investimenti, con particolare riferimento ai giovani.
5. Riconoscere le professioni non regolamentate
Vanno regolate le libere associazioni costituite su base volontaria e senza diritto di esclusiva tra professionisti (sono circa 3 milioni) che svolgono attività non regolamentate in Ordini, attribuendo ad esse anche compiti di qualificazione professionale.
(Su tutte queste proposte il PD ha già presentato ddl in Parlamento)
 
Farmaci 
Ampliare il processo di liberalizzazione avviato nel 2006 (che ha aperto alla concorrenza la vendita dei medicinali da banco, cioè quelli che non hanno bisogno di prescrizione medica), dando ora la facoltà alle parafarmacie e ai corner della grande distribuzione (in tutto 3.300 punti di vendita che occupano  circa 6.000 farmacisti) di vendere anche i farmaci di fascia C (un segmento che vale circa 3 miliardi di euro in termini di fatturato) e quindi così tutti i medicinali non dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale. 
Altre misure dovrebbero essere poi definite per migliorare l’efficienza e la concorrenzialità in tutta la filiera del farmaco (dall’industria fino al consumo, passando per la distribuzione intermedia) allo scopo di abbassare i costi e rendere più accessibile il servizio distributivo ai cittadini, dando ai titolari di esercizio la facoltà di tenere aperto oltre l’orario stabilito dai regolamenti.
 
Proposte:
1. Liberalizzazione della vendita di tutti i medicinali a carico dei cittadini 
(Ddl già depositato a Camera e Senato) 
2. Facoltà alle farmacie di stabilire un orario di apertura superiore al minimo
(Testo in corso di elaborazione)
 
Carburanti ed energia
Creare condizioni di mercato maggiormente concorrenziali in tutta la filiera petrolifera che è oggi dominata da un oligopolio costituito da 8 società integrate verticalmente (cioè che contestualmente producono, commercializzano all’ingrosso e vendono al dettaglio) e che determina un extra prezzo di alcuni centesimi di euro per ogni litro di carburante a carico dei nostri automobilisti rispetto al panorama europeo. 
Mancano nel nostro Paese sia forti operatori commerciali puri in grado di contrattare liberamente con i produttori sul piano nazionale e internazionale le migliori condizioni di acquisto dei carburanti, sia un numero sufficiente di rivenditori al dettaglio (cioè di stazioni di rifornimento) autonomi rispetto ai produttori e indipendenti sul piano dell’offerta commerciale e quindi dei prezzi di vendita. In virtù di una maggiore pressione concorrenziale, con una diminuzione prevista dei prezzi di vendita di 4 centesimi al litro si potrebbe assicurare alla collettività un risparmio complessivo stimabile in circa 2 miliardi di euro nel triennio.
È possibile creare maggiore concorrenza nel mercato e far diminuire il peso della bolletta del gas procedendo immediatamente alla separazione dell’operatore della rete di trasporto del gas naturale e degli stoccaggi dall’operatore dominante (Eni). 
Si può stimare, sulla base di quanto avvenuto anche nel mercato elettrico, che l’impatto a regime della separazione proprietaria potrebbe consentire all’Italia di recuperare il differenziale con la media UE relativamente al prezzo all’ingrosso del gas, con un risparmio pari circa 4 miliardi di euro. 
Inoltre, tale separazione potrà determinare un potenziamento degli investimenti in trasporto e soprattutto in stoccaggio volto a garantire un dimensionamento delle infrastrutture stesse indispensabile sia in termini di sicurezza che di competitività e concorrenzialità del sistema del gas nel nostro Paese.
La questione della separazione proprietaria della rete è stata sollecitata più volte dall’Autorità per l’Energia e il Gas.
 
Proposte:
1. Libertà di approvvigionamento dei gestori della rete dei carburanti
Concedere ai distributori legati da vincoli di esclusiva alle compagnie petrolifere (che gestiscono direttamente o indirettamente la gran parte dei 22.450 punti di vendita al dettaglio) la facoltà di approvvigionarsi di carburanti presso altri fornitori: l’acquisto in esclusiva non potrà superare il 50% e il singolo esercente al dettaglio potrà acquistare la restante parte da altri rifornitori ai migliori prezzi presenti sul libero mercato.
2. Acquirente unico per il commercio all’ingrosso dei carburanti
Assegnare in via straordinaria e temporanea alla società pubblica “Acquirente unico”  (che attualmente svolge funzioni analoghe nel mercato dell’energia elettrica) il compito di esercitare anche attività di commercio all’ingrosso dei carburanti, in modo da rifornire migliaia di punti di vendita al dettaglio a prezzi competitivi e così contribuire al contenimento dei prezzi al consumo, superando le attuali strozzature del mercato.
3. Eliminazione dei vincoli regionali sulla liberalizzazione della distribuzionedei carburanti
Intervenire, rimuovendo vincoli normativi e amministrativi a livello regionale e locale e varando misure di accompagnamento, sia sulla distribuzione all’ingrosso che su quella al dettaglio, allo scopo di dotare il nostro Paese di un numero percentualmente adeguato di stazioni di rifornimento indipendenti e maggiormente dotate di pompe self-service, anche offrendo la possibilità ai gestori degli attuali impianti in comodato di diventare imprenditori autonomi.
4. Separazione proprietaria rete trasporto gas
La questione della separazione proprietaria della rete è stata sollecitata più volte dall’Autorità per l’Energia e il Gas. L’Eni infatti possiede tutt’ora il 50% della società proprietaria delle rete, Snam Rete Gas, la quale controlla dal febbraio 2009 il100% di Stogit, società che gestisce il sistema dello stoccaggio in una sorta di monopolio tecnico.
(Testi già elaborati e presentati come emendamenti alla manovra di luglio )
 
Banche 
Nel settore dei servizi bancari molto si può ancora fare per sviluppare la competizione concorrenziale, per migliorare la trasparenza dei prezzi e le condizioni e per contenere i costi per Pmi e consumatori che, secondo un recente studio della Commissione europea, pagano due volte e mezzo la media UE per un conto corrente.
Nel corso del 2010 si è poi registrato un peggioramento delle condizioni per la clientela italiana, con un aggravamento di tutte le voci di costo di gestione di un conto corrente (dalle singole operazioni fino al canone per bancomat e carta di credito, oltre a commissioni e oneri vari). E questo, in un mercato armonizzato e concorrenziale su base comunitaria, non è più giustificato nei diversi luoghi di negoziazione, né la complessità tecnica e l’innovazione tecnologica possono essere un pretesto per il sistema bancario per trascurare continuamente i principi di trasparenza e di rigorosa condotta nei confronti dei clienti. 
Un indicatore per misurare la concorrenza nel settore è la mobilità dei clienti: nel nostro Paese la quota percentuale di coloro che cambiano conto corrente ogni anno è la metà rispetto ai principali paesi europei. Allora, sulla falsa riga delle norme sulla portabilità gratuità dei mutui varate nel 2007 (che andrebbero comunque rafforzate nonostante il fatto che da un po’di tempo le c.d. surroghe e le rinegoziazioni costituiscono oramai circa un quarto delle totale delle pratiche di mutuo immobiliare), occorre far nascere una analoga procedura obbligatoria per la rapida e non onerosa portabilità dei c/c, quale leva concorrenziale per far abbassare i costi per la clientela.
Parallelamente si dovrebbe stabilire per legge la nullità di tutte le clausole, indipendentemente dalla denominazione utilizzata dalle singole banche, che prevedono una commissione per l’affidamento temporale di fondi, cioè per l’utilizzo di somme oltre la disponibilità del conto corrente (scoperto transitorio), sostituendo la norma introdotta dal Governo Berlusconi che limita solo parzialmente l’uso delle cosiddette “commissioni di massimo scoperto” nei conti correnti. Infatti, come ha rilevato l’Antitrust, tale norma ha determinato un innalzamento dei costi a carico dei correntisti rispetto alle strutture di prezzo precedentemente in uso nella prassi bancaria.
La governance delle banche italiane è infine segnata, come sostenuto più volte dal presidente dell'Antitrust, da intensi intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti che costituiscono una peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali, riduce la contendibilità del controllo e attenua il rapporto tra capitale di rischio investito e responsabilità. Occorrere pertanto porre rimedio o freno a tale situazione. 
 
Proposte:
1. Portabilità gratuita dei conti correnti 
(Testo in corso di elaborazione)
2. Abolizione della clausola di massimo scoperto e di altre commissioni analoghe nei c/c bancari
Stabilire la nullità di tutte le clausole, comunque denominate, che prevedono una commissione per l’affidamento temporale di fondi, cioè per l’utilizzo di somme oltre la disponibilità del conto corrente (scoperto transitorio). Poiché l’Autorità ha invitato il legislatore a porvi rimedio, la norma proposta intende mettere uno stop definitivo a queste voci di costo dei conti correnti, che oltre ad essere particolarmente onerose per famiglie e piccole imprese, sono anche poco trasparenti. Si affida, inoltre, alla Banca d’Italia il controllo sul corretto rispetto delle nuove prescrizioni e il potere di stabilire i criteri e le modalità per la corretta informazione ai clienti delle condizioni economiche dei servizi  offerti dalle banche. Lo stesso Governatore della Banca d’Italia, del resto, era intervenuto lo scorso febbraio chiedendo una nuova legge per semplificare e rendere più trasparente la struttura delle commissioni bancarie.
(Testo già  presentato come emendamento alla manovra di luglio)
3. Divieto di ricoprire incarichi incrociati nei CdA delle banche
(Testi in corso di presentazione) 
 
Autorità di Regolazione, Trasporti e Poste
Trasporti e infrastrutture sono due settori in cui la liberalizzazione dei vari segmenti dell’offerta commerciale e l’affacciarsi di nuovi operatori sul mercato procedono lentamente, secondo principi fissati dalle direttive comunitarie e in base alle decisioni governative. Qualunque intervento in questi ambiti richiede particolare attenzione al fine di conciliare i diritti di accesso dei nuovi operatori entranti con gli obblighi di universalità posti attualmente a carico dei soggetti ex monopolisti per la fornitura di servizi di interesse pubblico.
Per questo motivo, e allo scopo di assicurare una corretta e leale concorrenza tra gli operatori, regole, tempi, modalità e compiti di controllo non possono essere decisi e svolti da istituzioni governative (che oggi sono costituiti dai rispettivi Ministeri di competenza; per i servizi postali il Governo, in uno schema di decreto legislativo attualmente all’esame, intende attribuire la vigilanza a un’Agenzia sempre di emanazione ministeriale), bensì da Autorità realmente indipendenti dalla politica e dal Governo.
Per impedire il passaggio delle stesse persone da un’autorità all’altra, pratica che rischia di minarne l'indipendenza ed autonomia di giudizio e di non garantire la necessaria acquisizione di competenze va stabilito il divieto di assumere un nuovo incarico in altra Autorità, prima di un certo lasso di tempo, da parte di chi è stato componente di un’Autorità indipendente.
Va poi riformato il meccanismo di adeguamento tariffario, per i pedaggi autostradali,  ancorato all’andamento dell’inflazione legandolo maggiormente alla qualità del servizio offerto e degli investimenti effettuati. 
È infine opportuno sopprimere il PRA (Pubblico registro automobilistico) poiché assolve alle stesse funzioni dell’Archivio nazionale degli autoveicoli che è un registro più completo e perché costituisce un inutile e dispendioso adempimento amministrativo per gli automobilisti. 
 
Proposte:
1. Istituzione dell’Autorità dei trasporti
2. Regolazione del settore dei trasporti
3. Trasferimento delle funzioni di regolamentazione dei servizi postali all’AGCOM
(Su tutte queste proposte il PD ha già presentato ddl in Parlamento)
4. Divieto di ricoprire più incarichi nelle autorità indipendenti
5. Regolamentazione delle tariffe autostradali
6. Soppressione del pubblico registro automobilistico (PRA)
(Testi in corso di elaborazione)
 
Assicurazioni
L’abnorme incremento delle tariffe dal 1994 ad oggi, cioè da quando fu avviata (formalmente) la liberalizzazione dei prezzi, in attuazione di norme comunitarie, e il contesto di difficoltà nel quale si muovono i clienti, con scarse e contrastanti informazioni, sono oramai sintomi accertati che dimostrano come in Italia il mercato della rc-auto non sia affatto concorrenziale. 
Si tratta di un mercato asfittico che, in queste condizioni, non può funzionare come qualsiasi mercato libero di beni o servizi. La domanda è certa e statica in quanto scaturisce dall’obbligatorietà per gli automobilisti di assicurarsi. I clienti che ogni anno cambiano compagnia assicurativa rappresentano una bassissima percentuale, anche a causa delle clausole di tacito rinnovo delle polizze che quindi devono essere vietate.
Le imprese di assicurazione, che sono tenute obbligatoriamente a fornire il servizio, possono di anno in anno modificare unilateralmente le condizioni tariffarie oppure, come sta accadendo in modo diffuso e con gravi ripercussioni di ordine sociale in diverse aree del Sud, possono procedere alla disdetta del contratto con i propri clienti. Il comparto della rc-auto non deve essere trattato come un mercato in cui sono solo i contraenti più deboli a rischiare, pagando (praticamente a pie’ di lista) i costi globali del sistema.
La costituzione di gruppi di acquisto tra automobilisti a livello territoriale va promossa da parte dello Stato, per consentire agli stessi di trattare le condizioni avendo più potere contrattuale con le imprese di assicurazione.
Il sistema del bonus-malus si è rivelato un fallimento per gli assicurati: la stragrande maggioranza di essi oggi si concentra nelle prime tre classi di merito e questo non ha portato, come avrebbe dovuto essere secondo i principi originari del sistema, ad una progressiva diminuzione del premio da pagare in rapporto alla condizione di minor rischio per le imprese assicurative. 
In tutti questi anni, le polizze bonus-malus alla fine hanno quindi penalizzato soprattutto gli automobilisti virtuosi (per loro è sempre malus-malus), oltre a discriminare, oltre misura ed in  modo generalizzato, i giovani e gli automobilisti delle regioni meridionali che si trovano di fronte ad offerte di prezzo insostenibili. 
Alla luce di tutto ciò appare necessario ripensare profondamente il meccanismo della rc-auto che non può non essere considerato alla stregua di un servizio di pubblica utilità e pertanto andrebbe ipotizzato un vigoroso intervento pubblico di regolamentazione, se si ritiene prevalente la finalità di far conciliare il principio di mutualità, posto alla base dell’obbligo di assicurazione, con l’interesse pubblico a garantire ai cittadini l’esercizio di un fruibile ed universale servizio di tutela.
Contestualmente all’esigenza, non più procrastinabile, di procedere ad una riforma della rc-auto, occorrerebbe infine intervenire, anche con misure collaterali, quali quelle per il contrasto alle frodi assicurative, accelerando la nascita dell’apposito Ufficio centrale antifrode, e alla lievitazione anomala del costo dei sinistri, secondo quando segnalato da Isvap.
 
Proposte:
1. Abrogazione del tacito rinnovo del contratto RC auto
2. Divieto di modifiche unilaterali del contratto RC auto
3. Promozione dei gruppi di acquisto solidali polizze RC auto
4. Revisione del meccanismo del bonus malus
(Testi in corso di elaborazione) 
5. Istituzione dell’Ufficio centrale antifrode
(In corso di approvazione alla Camera)
 
Commercio
Il commercio al dettaglio è stato il primo grande settore privato (circa 800.000 imprese coinvolte) che è stato oggetto di un incisivo intervento di liberalizzazione e sburocratizzazione: nel lontano 1998 (riforma Bersani), furono eliminati i vincoli numerici, i requisiti di abilitazione e le licenze per l’apertura dei negozi e successivamente furono trasferite alle Regioni le competenze legislative.
Oggi la regolazione del settore è diventata più complessa: per alcuni versi, occorre disporre, in un mercato globalizzato, di poche e uniformi, sul piano territoriale, regole concorrenziali; per altro verso è indispensabile avere una connotazione locale e integrata dei fattori di sviluppo delle imprese e dei luoghi del commercio, come strumenti di servizio ad alto valore aggiunto per le comunità di riferimento.
Il PD ribadisce l’ esigenza di un rinnovato governo del sistema perché il commercio è elemento genetico e qualificante della stessa costituzione urbana, gli assetti commerciali hanno un impatto generale, non solo imprenditoriale; governo del sistema non per limitare la concorrenza ma per favorire una evoluzione sostanziale non traumatica dei vari ambiti del commercio che tenga conto anche delle funzioni territoriali, sociali e ambientali
Alle attività classiche di vendita di beni ai consumatori, si vanno progressivamente aggiungendo altre tipologie di servizi: si tende, in alcune componenti, ad internalizzare funzioni tipiche della produzione; si svolgono funzioni connesse con il valore d’uso dei prodotti (specie per il risparmio di tempo), con i bisogni informativi ed educativi, con il bisogno di svago, divertimento e socialità. 
Occorrono quindi politiche mirate alla promozione di una maggiore integrazione tra attività commerciale e servizi rivolti alla persona e alla famiglia incoraggiando una maggiore creazione di valore a favore del consumatore e a tutto vantaggio anche dell’impresa commerciale.
In questo senso occorre rimuovere i restanti vincoli che ancora oggi impediscono l’innovazione dell’impresa commerciale, e più in particolare la libertà di abbinare la vendita di beni alla fornitura di servizi ai consumatori.
Per quanto riguarda l’apertura domenicale, appare oggi anacronistica e discriminatoria (per la discrasia nei criteri utilizzati dalle Regioni) la distinzione tra comuni turistici e non turistici per quanto riguarda il potere di fissare il calendario delle aperture domenicali degli esercizi commerciali: a tutti i comuni dovrebbe essere quindi essere attribuita la competenza a stabilire in quali giorni dell’anno concedere agli operatori la facoltà di aprire la domenica, nel rispetto delle deroghe e dei limiti stabiliti dalle leggi regionali.  
Oltre a rispondere ad esigenze di carattere "sociale" il commercio dei piccoli negozi può contribuire a mantenere "alto" il livello qualitativo delle aree in cui è insediato. La rarefazione delle attività tradizionali nei centri storici (anche a causa delle rendite immobiliari che nei centri storici sono molto alte) e il determinarsi di una selettività solo di determinati operatori può produrre come risultato che i centri storici divengano pressoché uguali perdendo quelle caratteristiche che li identificavano da un punto di vista sociale e culturale.
Bisognerebbe perciò incentivare l’apertura di piccoli esercizi di prossimità nei centri più svantaggiati, prevedendo un alleggerimento fiscale per i “negozi alimentari” di vicinato nei centri urbani di piccole dimensioni e nelle frazioni
 
Proposte:
1. Estensione a tutte le attività commerciali di fornire liberamente ai consumatori anche servizi integrati con la propria attività economica principale
2. Facoltà apertura domenicale dei negozi nei Comuni non turistici
3. Sostegno fiscale, per i primi anni di attività, agli esercizi di prossimità nei centri minori 
(Testi in corso di elaborazione)
 
Semplificazioni per le imprese
L’obiettivo è semplificare e accelerare le procedure di avvio delle attività sia nella fase progettuale che nella fase di ultimazione dei lavori e messa in funzione operativa degli impianti.
 
Proposte:
1. Consentire l’avvio immediato di stabilimenti produttivi con autocertificazione e controlli ex-post 
Va consentito all’imprenditore, tramite la semplice autocertificazione sulla base della sussistenza dei requisiti attestati da un professionista, di ottenere immediatamente dal Comune una ricevuta che abilita all’avvio dell’attività ovvero dei lavori di realizzazione dell’impianto. Al Comune spetta poi l’onere di provare la sussistenza dei requisiti con attività di verifica e controlli. 
Se gli interventi previsti sono in contrasto con gli strumenti urbanistici, l’imprenditore può richiedere l’immediata convocazione della Conferenza dei servizi.
La messa in funzione operativa dell’impianto, a conclusione dei lavori, è consentita immediatamente sulla base di una semplice comunicazione al Comune corredata da una dichiarazione del direttore dei lavori. Comuni e altre amministrazioni sono tenuti a svolgere a posteriori verifiche e controlli e possono interrompere il procedimento in sede di autotutela una sola volta.
2. Dare piena autonomia alle imprese
Le imprese devono poter scegliere le modalità di esercizio e i tempi di svolgimento delle attività economiche con libertà di stabilire gli orari di attività, salvi gli eventuali limiti minimi a tutela dell’accesso dei consumatori  e gli eventuali limiti  giustificati da specifiche ragioni di pubblica quiete.
3. Facilitare l’accesso a nuove attività economiche
Va data piena attuazione alla “direttiva europea servizi” rivedendo tutte le norme attuative del Governo Berlusconi (decreto legislativo n. 59 del 2010) che escludono l’efficacia della direttiva per particolari attività e che consentono di mantenere vecchie procedure autorizzatorie.
 
Tutela dei consumatori
Con l’arrivo del governo Berlusconi gli oppositori della legge sulla class action voluta dal Governo Prodi (faceva parte del pacchetto cittadino-consumatore del giugno 2006) hanno trovato facile ascolto: l’entrata in vigore - originariamente prevista per il 1 luglio 2008 - è stata rinviata di un anno e mezzo. 
Nella nuova versione, entrata in vigore il 1 gennaio 2010, è stata completamente svuotata la potenzialità di questo strumento di tutela collettiva, destinato inizialmente a ridurre le asimmetrie nel mercato e a moralizzare i comportamenti e la pratiche commerciali nei confronti del cittadino-consumatore. 
È evidente, anche dai primi pronunciamenti di inammissibilità, che questo strumento giudiziario di tipo risarcitorio non fa più paura alle grandi imprese di servizi che perpetuano nei confronti di migliaia di clienti, pratiche vessatorie il più delle volte del valore di poche decine di euro. Va quindi reso meno oneroso e rischioso, e quindi più agevole, l’accesso alla giustizia per i consumatori e le loro associazioni. 
 
Proposte:
1. Semplificazione dell’accesso alla class action
Attualmente il consumatore deve farsi carico dell’azione giudiziaria di classe, sia come proponente sia come aderente al gruppo, e deve per questo rivolgersi a un avvocato oppure dare mandato all’avvocato dell’associazione proponente per depositare alla Cancelleria del Tribunale l’atto di adesione e la documentazione. Anche la scelta di assegnare la competenza a valutare l’ammissibilità delle class action solo ai tribunali dei capoluoghi di regione crea problemi di accesso. Alla fine ci si dovrà quasi sempre rivolgere ai già intasati tribunali di Roma e Milano
2. Estensione del campo di applicazione della class action
Il campo di applicazione della legge è stato limitato: per presentare una richiesta di risarcimento collettivo è necessario che i diritti dei componenti della classe da tutelare siano identici. 
3. Eliminazione dei disincentivi a intraprendere azioni di tutela
Beffarda e disincentivante è la disposizione che prevede che qualora il proponente, anche il singolo individuo, presenti un’azione manifestamente infondata oppure non sia in grado di curare adeguatamente gli interessi della classe è tenuto a pagare sia le spese di pubblicità della decisione di inammissibilità operata dal giudice, sia gli eventuali danni per responsabilità aggravata, quali quelli di immagine, procurati all’impresa chiamata in giudizio.
 
http://mmk.pdnetwork.it/link.php?M=59320&N=114&L=207&F=H

 
COMMENTO 
Liberalizzazioni
Le liberalizzazioni di per sé, anche se io ne fui una vittima, non sono negative. Anzi, se fatte bene, si concretano in un vantaggio per i consumatori, come è stato in particolare per il mio ex settore di appartenenza, quello telefonico, o in parte per l’energia; non altrettanto, invece, nel settore assicurativo o bancario. Questo è il motivo per cui esse costituiscono uno dei compiti istituzionali della UE.
Lo stesso dicasi per le privatizzazioni, che di solito le accompagnano. E qui ci sono le note più dolenti. Quando, cioè, al monopolista pubblico si è sostituito il monopolista privato, come è stato nel caso delle aziende delle autostrade. Le critiche si possono estendere senza dubbio alle costose Autorità di controllo, efficaci nelle telecomunicazioni, meno nell’energia, molto insoddisfacenti, visti i risultati, in tutti gli altri settori.
Infine, osservo che una delle vittime delle privatizzazioni fu il Gruppo IRI (nel quale operavano le aziende di telecomunicazione, sotto la finanziaria STET), la più grande conglomerata italiana; la sua scomparsa ha avuto almeno 2 conseguenze negative: la prima, la riduzione drastica del numero dei cosiddetti campioni nazionali (v. la Francia), cioè di aziende aventi una taglia congrua per competere in un mercato globale come quello attuale; la seconda, la perdita di aziende del settore privato in cui c’erano le risorse finanziarie ed umane per fare della buona ricerca (R&S), ora molto deficitaria.
 
Ps: Uno dei più noti e tenaci avversari dello smembramento e della privatizzazione dell’IRI (conseguenza, in buona parte, della normativa UE) fu l’ex ministro dell’Industria Giuseppe Guarino, che ora ha appena dato alle stampe un libro di critica al “fiscal compact”. (Fonte: “L’Espresso” di venerdì 9/11 scorso [*]).
[*] L’EX MINISTRO GUARINO -FISCAL COMPACT FUORI LEGGE
Il Fiscal compact? Incostituzionale. Anzi di più, illegittimo secondo gli stessi Trattati europei. Una boutade di Beppe Grillo? No, sono le opinioni sostenute in un saggio zeppo di riferimenti legislativi scritto da Giuseppe Guarino, professore emerito di Diritto amministrativo alla Sapienza di Roma e già ministro delle Finanze e dell’Industria. “Euro, venti anni di depressione” è il titolo dell’analisi dell’ex ministro. Il capitolo clou è il sedicesimo su “Esame del Fiscal compact, contrasto con i trattati e con il diritto dell’Unione europea”. La tesi finale di Guarino è che «il Fiscal compact si è proposto di modificare i trattati vigenti ma eludendo gli ostacoli derivanti dai suoi vincoli procedimentali». Quanto al merito, per gli Stati «le misure provocano danni superiori ai benefici».
 
Banche
Le proposte sono ottime. Le banche sono le vere padrone d'Italia. Arroganti come tutti i padroni egoisti. Esose e scorrette come può esserlo un bottegaio disonesto che bara sul prezzo e sul peso. Io aggiungo, sull'altro versante, la proposta dell'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie.
 
Autorità di Vigilanza
Un’altra Autorità? Nel quadro complessivo della PA, la cui inefficienza rappresenta sia un costo notevole (50 miliardi) per le imprese ed i cittadini, sia un fattore critico per qualunque strategia di miglioramento e di crescita, abbiamo già notevoli sprechi delle attuali cosiddette Autorità di Garanzia, infarcite di garanti strapagati provenienti dalla classe politica e ad essa asserviti e di impiegati pagati lautamente che in maggioranza non fanno letteralmente nulla (dall’inchiesta televisiva sullo spionaggio Telecom, risultò che fossero forti fruitori di siti porno durante l’orario di lavoro; mentre, se capita di ricorrervi per qualche contenzioso, o non danno risposta o la danno con tempi biblici); addirittura con doppi stipendi, se si tratti  di magistrati posti fuori ruolo (cioè che ricoprono nuovi incarichi, ma continuano a prendere – vedi l’ex presidente dell’Antitrust Catricalà - anche lo stipendio precedente, ora ridotto dal decreto “Salva-Italia” del dicembre 2011 al 25%).
Atteso che le Autorità hanno autonomia nella definizione del loro regolamento di funzionamento, occorre dare un’attenta e seria occhiata preliminare anche a questo aspetto, poiché, con la crisi economica ed occupazionale che sarà lunga e dura, non ci possiamo più permettere sprechi e sperequazioni inique di trattamento tra i cittadini-lavoratori.
 
Assicurazioni
Il rapporto Impresa assicuratrice/Assicurato è un rapporto asimmetrico, ancor più, data l’obbligatorietà, di quello tra Banca e Cliente.  Le proposte vanno rafforzate, consultando gli operatori e le Associazioni dei consumatori. Un risultato positivo avrebbe presumibilmente una ricaduta favorevole come quella sull’eliminazione della maggiorazione sulle ricariche telefoniche.
 
 
POSIZIONE PD
Decreto Crescitalia
Le dieci proposte prioritarie del Partito Democratico nel campo delle Liberalizzazioni, presentate al Senato. "Deve essere fatto un ulteriore passo in avanti perché il paese ne ha grande bisogno. Il decreto del governo è il primo tentativo serio di liberalizzare il mercato". VIDEO
pubblicato il 9 febbraio 2012
http://mmk.pdnetwork.it/link.php?M=179631&N=332&L=662&F=H
 
 
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Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
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Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
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Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
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Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza
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Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy
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Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763786.html
Le proposte del Partito Democratico/12 - Agricoltura
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Le proposte del Partito Democratico/13 – Pubblica Amministrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2766980.html
 
 

Le proposte del Partito Democratico/13 - Pubblica Amministrazione

 
LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/13
 
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
 
Un settore pubblico di qualità per far ripartire l’Italia.
L’amministrazione deve essere, anche in Italia, al servizio dei cittadini e delle imprese. Con regole certe e trasparenti che favoriscano la garanzia dei diritti di tutti e la libera competizione nel mercato.
Il nostro settore pubblico non è una zavorra: una Pubblica Amministrazione (PA) al servizio dei cittadini è condizione di democrazia ed elemento fondamentale della crescita civile ed economica del Paese.
Il governo in questi anni ha adottato una politica demagogica, peggiorando le cose: il settore pubblico e i suoi lavoratori sono stati mortificati per privilegiare gli interessi privati, specie se di “amici” e cricche. Sprechi e corruzione hanno gonfiato di costi il bilancio dello Stato, la spesa pubblica, in particolare quella dell’amministrazione centrale – a dispetto del falso federalismo della Lega – è aumentata, ma i servizi offerti sono peggiorati. È necessario ricondurre ai rispettivi doveri politica ed amministrazione: il cambiamento delle amministrazioni passa attraverso il cambiamento della politica. Sono compiti della politica progettare le azioni pubbliche e i percorsi per la loro attuazione, il rigore nel controllo della spesa, la verifica della qualità e dei risultati, il rispetto delle regole, il rafforzamento dei servizi per una società più coesa.
 
Le risorse pubbliche: spendere meno, spendere bene.
Bisogna imparare a fare meglio e con meno risorse: di ogni euro che esce da una amministrazione pubblica occorre verificare rigorosamente la congruità dei risultati utili per la collettività. Non tagli lineari e uniformi, ma scelta delle priorità. Una revisione generale di tutta la spesa pubblica, settore per settore, ci potrà consentire di portare ai livelli europei investimenti in istruzione, ricerca, welfare per giovani, infanzia e famiglia.
 
Lo stato: più snello, più efficiente.
Occorre uno Stato centrale più autorevole e forte, ma più snello. Occorre riorganizzare, sul piano quantitativo e delle competenze, il personale delle amministrazioni, e adottare norme che ne favoriscano la mobilità. Per questo occorre ridurre il numero dei ministeri, con la mobilità del personale dall’amministrazione centrale agli enti territoriali; concentrare gli uffici decentrati dei ministeri negli Uffici Territoriali del governo; attuare le città metropolitane abolendo, nelle stesse, le province; favorire l’aggregazione dei piccoli comuni.
 
Trasparenza e lotta alla corruzione.
Trasparenza totale sull’attività e i rapporti delle amministrazioni (tutto su Internet), trasparenza patrimoniale per i titolari di funzioni pubbliche. No all’abuso di gestioni commissariali e condizioni rigorose per i regimi derogatori, con un regime di trasparenza straordinario (anche in questo caso provvedimenti di spesa e contratti subito on line). Revisione delle norme sugli appalti e centralizzazione degli acquisti, che produce grandi risparmi. Indennizzi effettivi a favore del cittadino e delle imprese per i ritardi e le inadempienze delle PA. Dirigenti autonomi dalla politica e responsabili dei risultati, con riduzione dello spoil system. Parità di genere nella dirigenza e nei quadri di PA e società pubbliche o a partecipazione pubblica.
 
No al precariato, concorsi e merito.
La mancanza di risorse economiche, l’invecchiamento e lo spoil system negli uffici creano sacche di precariato inaccettabili, soprattutto tra i giovani. Nelle amministrazioni pubbliche si potrà lavorare solo dopo aver superato un concorso pubblico, come prevede la Costituzione: proponiamo concorsi unici articolati sul territorio, con commissioni di esame estratte da un albo composto da esperti nominati per un periodo di tempo limitato e procedure affidate a un organismo indipendente. Con una riduzione drastica delle consulenze, la mobilità nelle carriere deve essere fondata sul merito, riconoscendo le funzioni svolte in altre amministrazioni. Col piano Eccellenze nelle pubbliche amministrazioni vogliamo creare percorsi di inserimento nelle pubbliche amministrazioni ad hoc per i migliori studenti universitari.
 
Codice di responsabilità per eletti e amministratori pubblici.
Gli eletti e gli amministratori pubblici iscritti al PD, ad ogni livello istituzionale, sottoscrivono un impegno a rispettare regole di trasparenza, efficacia, responsabilità.
 
Valutazione dei risultati.
La valutazione delle pubbliche amministrazioni si deve concentrare sulla qualità del servizio erogato e da qui considerare gli organismi impegnati nell’obiettivo. Prevedere maggiore effettività e indipendenza dell’azione dell’organismo di valutazione, rafforzare gli strumenti ispettivi e sanzionatori, garantire l’effettiva indipendenza degli organi di controllo interno.
 
Innovazione, semplificazione delle procedure per le imprese.
Interventi di misurazione e riduzione degli oneri amministrativi e dei tempi di attesa;

·        divieto di introdurre nuovi adempimenti burocratici;
·        livelli essenziali di semplificazione su tutto il territorio nazionale;
·        adottare le migliori pratiche internazionali su gestione e governance dell’IT: risparmi per la PA, vita più facile per le aziende ICT, diffusione degli standard tra le imprese italiane;
·        centralizzare la programmazione, gli standard, le politiche comuni, anche con un sistema di e-government nazionale, per mettere in comunicazione l’intera PA.
 
Piani industriali per servizi di qualità.
Gli apparati pubblici assumono nuove “missioni” e nuove competenze, e si sviluppano le funzioni di rapporto con l’utenza, di ascolto, di facilitazione e sostegno, perciò è necessario un adattamento continuo all’evoluzione normativa e delle situazioni sociali, che cambiano anche attraverso la tecnologia. Nel personale servono più giovani, più donne, più professionalità elevate, e un nuovo approccio, con l’adozione di piani industriali e piani strategici dei servizi, architetture per l’intero sistema di e-government nazionale; adottare l’open government come forma consueta di operare da parte della PA.
 
Il nostro impegno concreto.
Sottoscrizione di un Codice di responsabilità per gli iscritti al PD che assumono incarichi pubblici: trasparenza patrimoniale, azioni per il corretto funzionamento delle PA, trasparenza, merito e concorsi per assunzioni e carriere; valutazione dei risultati.
 
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Un settore pubblico di qualità. La riqualificazione della spesa pubblica. Il federalismo responsabile. Tutela dei cittadini, dei giovani. Innovazione e trasparenza
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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm
 
 
Ministero della Funzione Pubblica
http://www.funzionepubblica.gov.it/
 
Post del mio blog sulla PA (con dati e analisi):
Analisi QQ/10 –Pubblica Amministrazione (8-12-10)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2576028.html
Analisi QQ/19 -Spesa pubblica e revisione della spesa in rapporto alla crescita (3-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2737476.html
I figli ‘pubblici’ ed i figliastri ‘privati’ (25-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2740663.html
Ancora sulla Pubblica Amministrazione, una delle chiavi di volta dello sviluppo del Paese (30-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741372.html
 
 
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Le proposte del Partito Democratico/1 -Lavoro
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Le proposte del Partito Democratico/2 –Famiglia e Politiche sociali
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Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
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Le proposte del Partito Democratico/4 -Scuola
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Le proposte del Partito Democratico/5 -Giustizia
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Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
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Le proposte del Partito Democratico/7 -Immigrazione
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Le proposte del Partito Democratico/8 -Cultura
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Le proposte del Partito Democratico/9 -Sicurezza
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Le proposte del Partito Democratico/10 –Green Economy
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Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno
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Le proposte del Partito Democratico/12 - Agricoltura
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Le proposte del Partito Democratico/12 - Agricoltura

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/12

 

AGRICOLTURA

 

Stabilizzare le agevolazioni contributive per aree svantaggiate e di montagna.

Il 31 luglio sono scadute le proroghe per le agevolazioni contributive per le aziende agricole situate in territori montani e in aree svantaggiate. Non confermarle comporta l’aumento del costo del lavoro per queste imprese fra il 15 e il 25%. La nostra proposta è di arrivare a una stabilizzazione delle agevolazioni per evitare un ulteriore aumento dei costi di produzione che danneggerebbero agricoltori e consumatori.

 

Riduzione dell’accisa sul gasolio per le coltivazioni in serra.

Il governo Berlusconi non ha confermato la riduzione dell’accisa per il gasolio per le imprese agricole impegnate in coltivazioni in serra: florivivaisti e produttori ortofrutticoli. Queste imprese si sono trovate un aumento del gasolio e quindi dei costi di produzione e rischiano di precipitare fuori dal mercato.

 

Fondo di solidarietà nazionale.

Ripristinare interamente il fondo per incentivare le assicurazioni contro le calamità naturali in agricoltura, svuotato dal governo di centrodestra. Se le cose non cambiano si rischia di fare passi indietro che, anziché favorire il passaggio dal pagamento a piè di lista dei danni subiti a un sistema di assicurazione privata, rischia di far fare dei passi indietro in un percorso che l’Europa ci invidia.

 

Fondo per il settore lattiero e caseario.

Dopo la vicenda delle quote latte, nella quale il governo Berlusconi ha premiato di nuovo i furbi a danno degli onesti, è necessario reperire le risorse per coloro che negli anni hanno prodotto latte rispettando le regole, acquistando quote o affittandole per restare nei limiti della loro produzione. Questo fondo, previsto nella legge 33 del 2009, è stato totalmente dimenticato.

 

Dalla parte dei consumatori e dei cittadini.

Il primo obiettivo della nuova politica agroalimentare che proponiamo è di avvicinare il consumatore alla produzione attraverso interventi di sostegno ai negozi in città gestiti dagli agricoltori, alla vendita diretta presso le aziende, all’introduzione dei prodotti biologici nei bandi per le mense degli Enti pubblici. Accanto a questi provvedimenti è comunque necessario rafforzare, con norme adeguate, la tracciabilità e l’etichettatura per contrastare frodi e sofisticazioni sulla provenienza e l’origine dei prodotti.


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Proposte concrete per l’agricoltura italiana: stabilizzare le agevolazioni, ridurre l’accisa sul gasolio, ripristinare il Fondo di Solidarietà Nazionale e il Fondo per il settore lattiero e caseario, garantire la tracciabilità. 

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

 

 
Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
http://www.politicheagricole.it/
 
 
Riforma della PAC: più equa, ecologica ed efficiente 
La nuova politica agricola dell'UE garantirà l'approvvigionamento alimentare, proteggerà l'ambiente e favorirà lo sviluppo sostenibile delle aree rurali.

La nuova politica agricola dell'UE garantirà l'approvvigionamento alimentare, proteggerà l'ambiente e favorirà lo sviluppo sostenibile delle aree rurali.
La riforma della politica agricola comune (PAC) dopo il 2013 intende aiutare gli agricoltori ad adattarsi alle nuove esigenze del mercato e assicurare un approvvigionamento alimentare sostenibile.
Le proposte Descrizione: DeutschDescrizione: EnglishDescrizione: françaisfavoriranno l'uso efficace dei fondi incoraggiando gli agricoltori a diventare più competitivi. I consumatori potranno acquistare prodotti di qualità a prezzi ragionevoli.
Questi i punti chiave della riforma:
·              garantire un sostegno più equo, semplice e mirato, limitando l'assistenza di base agli agricoltori attivi a un massimo di 300 000 euro all'anno per azienda e distribuendo gli aiuti in modo più equo fra agricoltori, regioni e Stati membri
·              aiutare gli agricoltori a far fronte ai rapidi cambiamenti dei prezzi e della domanda, intervenendo più rapidamente in periodi di crisi economica
·              riservare il 30% dei pagamenti della PAC alle aziende che attuano pratiche ecologiche, fra cui diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti e salvaguardia delle aree naturali e del paesaggio
·              sfruttare meglio la ricerca e l'innovazione, raddoppiando gli investimenti in R&S, adeguando la ricerca alle esigenze degli agricoltori e accelerando il trasferimento del sapere dai laboratori alle imprese agricole
·              rafforzare la posizione degli agricoltori, sostenendo le organizzazioni dei produttori e promuovendo legami più diretti con i consumatori, senza t roppi intermediari
·              incoraggiare la protezione dell'ambiente, includendo fra le priorità della politica di sviluppo rurale la lotta ai cambiamenti climatici el’uso efficiente delle risorse
·              attirare i giovani, sostenendo gli agricoltori di meno di 40 anni nei primi cinque anni di attività
·              promuovere l'occupazione rurale e l'imprenditorialità, per esempio, con finanziamenti fino a 70 000 euro per cinque anni per i piccoli progetti
·              evitare la desertificazione, stanziando risorse integrative a favore degli agricoltori in aree con difficili condizioni naturali
·              ridurre la burocrazia, grazie a regole più semplici, soprattutto per i piccoli agricoltori, che riceveranno annualmente un unico finanziamento compreso fra 500 e 1 000 euro per azienda.
Grazie alle riforme precendenti, l'incidenza della PAC sul bilancio dell'UE è diminuita, passando dal 75% circa al 41%. Le nuove proposte distribuiranno le risorse disponibili secondo criteri più mirati ed efficienti.
Dovrebbero entrare in vigore nel 2014, dopo essere state approvate dal Parlamento europeo e dai ministri nazionali all'interno del Consiglio dell'UE.
Per saperne di più sul futuro della PAC Descrizione: DeutschDescrizione: EnglishDescrizione: français
Per saperne di più sull'agricoltura e sullo sviluppo rurale
Link connessi
·        PAC - quali riforme?
http://ec.europa.eu/news/agriculture/111012_it.htm
 

 
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Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
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Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
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Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
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Leproposte del Partito Democratico/6 - Salute
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Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
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Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
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Le proposte del Partito Democratico/9 -Sicurezza
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Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy
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Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno
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Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/11

 

MEZZOGIORNO

Nessuna politica per il Sud può essere credibile ed efficace se non viene pensata come parte di un disegno riformatore nazionale, in grado di affrontare i nodi della crisi economica, sociale e democratica dell’intero Paese. 
Solo unita l’Italia può uscire dalla più grave crisi democratica ed economica della sua storia repubblicana. Il governo di centrodestra continua invece a penalizzare, anche nella componente della spesa ordinaria, il Sud e le sue istituzioni locali. Di straordinaria gravità sono i tagli e i “dirottamenti”del FAS, che ormai hanno raggiunto i 28 miliardi di euro sottratti al Mezzogiorno. Il Piano Sud presentato dal governo Berlusconi, dopo due anni di annunci e di rinvii, non contiene un euro di risorse aggiuntive, anzi nasconde una ulteriore riduzione dello stanziamento complessivo.
Infatti, con singolare coincidenza, mentre si annunciava il Piano, il Cipe definiva un ulteriore taglio di circa 5 miliardi dal FAS e un dimezzamento dei fondi per la Banda Larga.

 

Più investimenti pubblici.

Occorre anzitutto rilanciare una seria strategia di investimenti pubblici produttivi, a partire dal reintegro della dotazione nazionale del FAS. I fondi vanno concentrati su alcuni interventi mirati. Le grandi società pubbliche come Anas, Ferrovie dello Stato e Enel vanno impegnate ad aumentare significativamente i loro investimenti nel Mezzogiorno.

 

Una rete stradale efficiente.

Particolarmente urgente appare lo sviluppo di una rete stradale e ferroviaria oggi drammaticamente abbandonate da Salerno in giù.

 

Sviluppare l’impresa.

L’azione pubblica di sviluppo nel Mezzogiorno deve poi porre di nuovo al centro l’impresa.
L’obiettivo deve essere quello di stimolare cospicui capitali privati attraverso un sistema fiscale agevolato. Vanno perciò ripristinati il credito d’imposta per l’occupazione, il credito d’imposta per gli investimenti e le Zone Franche Urbane. È indispensabile per il Mezzogiorno il ritorno in campo di una politica industriale, perché l’industria è la via maestra per formare risorse manageriali, tecnologiche ed organizzative in grado di trasmettersi nella società circostante, alimentando processi innovativi. Ciò richiede l’identificazione all’interno dei piani nazionali di sviluppo industriale di alcune aree produttive che abbiano particolare potenzialità di sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, facendo leva anche su poli di eccellenza già esistenti: dall’aeronautica all’aerospazio, da alcuni comparti dell’agricoltura di qualità alle biotecnologie, alla microelettronica, alla logistica. Tali progetti dovranno inoltre fare leva su forme di partnership tra imprese, Università e centri di ricerca pubblici e privati.

 

Politiche ambientali.

In ambito ambientale, va impostato un piano industriale incardinato sulla filiera delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sul recupero dei rifiuti, sulla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, portuali e idriche, sulla manutenzione e la messa in sicurezza del territorio.

 

Lavoro e occupazione.

Lo sviluppo concreto dei diritti di cittadinanza è l’altra chiave fondamentale per mobilitare le risorse del Mezzogiorno. Dove sta bene un cittadino sta bene anche un’impresa. C’è una generazione di giovani meridionali, che hanno raggiunto notevoli livelli di formazione, a cui è essenziale dare risposte in termini di opportunità di impiego e di realizzazione individuale. Vi è poi il basso livello di attività e di occupazione femminile, che è tra le cause principali della debolezza dell’economia meridionale.

 

Un welfare al femminile.

L’inadeguatezza del sistema di welfare continua a gravare sulla condizione delle donne meridionali, determinando conseguenze sul piano individuale,sociale e demografico. Compito di una nuova politica per il Mezzogiorno è quello di rimuovere questo handicap, che penalizza le donne e l’intera economia meridionale.

 

Riqualificazione del tessuto civile e sociale.

Nessuna politica nazionale per il Sud può essere credibile se si fonda solo su elementi economici e finanziari, senza avere il suo secondo pilastro, non meno essenziale, in un progetto di riqualificazione del tessuto civile e sociale del Mezzogiorno. Questo processo non può che passare attraverso il superamento di quella vera e propria desertificazione dei corpi intermedi della società meridionale che si è accentuata negli ultimi decenni, in misura ancora più forte che nel resto del Paese.
Il PD scommette sulla costruzione di un moderno partito inteso come soggetto collettivo, candidandosi ad essere il motore di una ricostruzione del tessuto democratico e partecipativo della società meridionale, senza il quale è impensabile riqualificare il ruolo della politica e promuovere una nuova classe dirigente.

 

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Investimenti pubblici produttivi, una efficiente viabilità, lo sviluppo dell'impresa delle politiche ambientali, più lavoro ed occupazione, incentivi per le donne

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

Ministero per la Coesione Territoriale
http://www.coesioneterritoriale.gov.it/ 

Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *
“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag.7).
A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale;alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.
La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).
“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (pag. 427).
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
* 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano -  secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag.486).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
link sostituito da:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-0002/2_volume_mezzogiorno.pdf


Banca d’Italia - Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia
Roma, 26 novembre 2009
Indice
Presentazione del Presidente della Repubblica G. Napolitano.................... V
Intervento d’apertura del Governatore della Banca d’Italia M. Draghi.......VII
L’economia del Mezzogiorno
D. Franco...................................................................................................1
Sessione 
IL SETTORE PRIVATO
1. Il capitale sociale
G. Barone e G. de Blasio .......................................................................   17
2. La difficoltà di fareimpresa
M. Bianco e F. Bripi................................................................................   25
3. Il sistema finanziario
L. Cannari e G. Gobbi ...........................................................................   51
Discussione
M. Onado .............................................................................................   61
C. Trigilia...............................................................................................   65
Sessione 2
L’AZIONE PUBBLICA
4. Gli aiuti alle imprese
G. de Blasio e F. Lotti............................................................................   71
5. L’istruzione
P. Cipollone, P. Montanaro e  P. Sestito.................................................   77
6. La sanità
D. Alampi, G. Iuzzolino, M. Lozzi  e  A. Schiavone...............................   105
7. I servizi pubblici locali
M. Bianco e  P. Sestito.........................................................................   129
Discussione
M. Bordignon.......................................................................................   143
A. Laterza ...........................................................................................   151
Sessione 3
POLITICHE NAZIONALI O REGIONALI?
8. Bilancio pubblico e flussi redistributivi interregionali
A. Staderini, E. Vadalà ........................................................................   157
9. Quali politiche per il Mezzogiorno?
L. Cannari, M. Magnani, G. Pellegrini ..................................................   169
Discussione
F. Barca..............................................................................................   173
A. Mancurti.........................................................................................   181
Tavola rotonda
I. Visco (moderatore)..........................................................................   191
S. Rossi..............................................................................................   195
E. Giovannini......................................................................................   199
I. Lo Bello...........................................................................................   201
M. Salvati............................................................................................   205
G. Tabellini.........................................................................................   213
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno_4/4_volume_mezzogiorno_2010.pdf
link sostituito da:
https://www.bancaditalia.it/dotAsset/261c5662-0cf4-47cd-9fa0-2d0162ce03ea.pdf


Rapporto SVIMEZ 2010 - Sintesi
http://web.mclink.it/MN8456/rapporto/rapporto_materiali/2010/2010_sintesi_rapporto.pdf
Sul Manifesto, Giorgio Ruffolo sottolinea, del rapporto SVIMEZ 2010, la proposta di una soluzione innovativa per risolvere la Questione meridionale.
Come abbiamo accennato nel post riportato più sopra, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora questa questione, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale; c) investimenti infrastrutturali adeguati; d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti.
La proposta della SVIMEZ, evidenziata dall'articolo di Ruffolo, pone l'accento sull'ultimo punto.
Giorgio Ruffolo: RAPPORTO SVIMEZ “Una macroregione per curare il Sud” - 23.07.2010
“(…). Il Rapporto, però, non si limita a tracciare il desolante quadro. Diversamente dal riformismo chiacchierone, esso avanza le proposte di una radicale svolta della politica meridionalistica. Si tratta di tornare a una visione unitaria della "questione meridionale". A un piano del Mezzogiorno e ad una Agenzia destinata a dirigere e a gestire progetti strategici: acque, rifiuti, difesa del suolo, infrastrutture strategiche. Una riedizione aggiornata della "Cassa" posta sotto il controllo di un Consiglio con i rappresentanti del Governo (Ambiente e Infrastrutture) e delle otto Regioni. Si ricostituirebbe così uno spazio di programmazione unitario del Mezzogiorno, una "macroregione".
La proposta si avvicina molto a quella, ancor più radicale, che è stata da me avanzata (discussa su queste pagine) che prevede una riforma costituzionale, con la formazione di uno Stato federale composto da due macroregioni (del Nord e del Sud), legate da un patto e mediate da un governo nazionale con un presidente della Repubblica eletto dal popolo.
Il Rapporto Svimez costituisce un'occasione per realizzare un riforma costituzionale ispirata a un federalismo autenticamente unitario; per fare finalmente del problema meridionale una grande occasione di sviluppo per tutto il paese e per l'Europa”.
  
OCCUPAZIONE FEMMINILE.
Il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari (2010) al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
 
NON E’ SOLO UN PROBLEMA DI RISORSE
A partire dal 1998-‘99, ho cercato di approfondire – in maniera empirica ed un po’ dilettantesca -  le cause della situazione meridionale e soprattutto della mentalità di noi meridionali, causa ed effetto insieme del sottosviluppo del Sud, attestato da tutti gli indicatori, arrivando ad alcune conclusioni che investono la dimensione culturale-antropologica e che indicano, quindi, le modalità più efficaci di intervento. Tutti i dati economici [*] dimostrano: a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese; b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”, destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i gap, a parere di molti, per motivi culturali; c) oltre alle infrastrutture e agli incentivi, occorre quindi un grande progetto educativo che abbia come soggetto ed oggetto la donna, fulcro dell'educazione meridionale.
 
[*] Partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Nella (lunga ed ultima) nota 18-Questione femminile e Mezzogiorno, in un documento di 11 pagine con delle mie proposte (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html ), tutti i dati economici dimostrano:
a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese;
b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”, destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i gap, a parere di molti, per motivi culturali.
Riporto il testo della nota18:
[18] Questione femminile e Mezzogiorno
Sembra proprio ci sia relazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi http://www.resetdoc.org/story/00000000366
“il tasso di occupazione femminile (cioè la percentuale di donne dai 15 anni in su che forniscono lavoro o sarebbero disponibili a farlo) si ferma al 33%, rimanendo così il più basso del mondo”.
E “gli autori del Rapporto non esitano a sostenere che proprio dalla conquista della piena autonomia da parte delle donne potrebbe partire la rinascita commerciale, economica e culturale dei paesi arabi”.
Dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 2010, si ricava che:
“I paesi arabi includono cinque dei 10 “Top Movers” ovvero le nazioni (sulle 135 oggetto della ricerca) che hanno mostrato la migliore performance nell’ISU [Indice di Sviluppo Umano] a partire dal 1970: Oman (n.1), Arabia Saudita (n.5), Tunisia (n. 7), Algeria (n. 9) e Marocco (n. 10). Nell’Indice di disuguaglianza di genere (IDG), tuttavia, gli Stati arabi registrano un ISU regionale medio del 70 per cento, ben al di sopra della perdita mondiale media del 56 percento. All’ultimo posto nella classifica mondiale relativa all’IDG è lo Yemen, con una perdita ISU dell’85 percento”.
http://www.perlapace.it/index.php?id_article=5479
Dal Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/20100923_00/testointegrale20100923.pdf, si ricava che il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
Occorrerebbe– come per i Paesi arabi – rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale.
“Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni” 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html


Post e articoli collegati:

Proposte per il Partito Democratico campano (2007-2008)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2742310.html 
Del post, riporto la chiusa: 

          Ciò che ho raccontato, che poi si è ripetuto altrove, costituisce un veridico, piccolo spaccato della realtà meridionale, fatta di un cerchio esterno, in cui si dispiegano le dinamiche della società, determinate prevalentemente dalla cultura, che è il portato di una storia millenaria fortemente condizionata dalla religione cattolica; e di un cerchio interno, nel quale agisce la politica, che sconta un duplice, negativo, biunivoco effetto di condizionamento: quello, endogeno, dei suoi valori e delle sue regole, non sempre accettabili e condivisibili, comuni in fondo a quelli delle altre aree del Paese, e quello esogeno, con caratteristiche invece tipiche, determinato dall’ambiente culturale generale.
La complicata, annosa questione meridionale è fatta anche di questo: un doppio conservatorismo, quello della società civile in generale e quello del ceto politico che ne è (quasi sempre, purtroppo) espressione fedele.  


A Romano Prodi (come ho raccontato nel post "Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo"), scrissi una lettera alla fine di gennaio 2006, quando egli era già candidato per l'Unione, per segnalargli che le misure economiche da sole erano insufficienti per risolvere la questione meridionale, e che esse dovevano essere accompagnate da una rivoluzione culturale avente come fulcro la donna meridionale, da trasformare da problema e fattore di conservazione a risorsa e motore del cambiamento. Della lettera, riporto il passo conclusivo:

“Il terzo ed ultimo motivo consiste nel proporLe il seguente, provocatorio, apparentemente semplicistico, “pericoloso” interrogativo, di ordine –come dire? - cultural-antropologico (senza alcuna valenza anti-femminista): ogni meridionale si crede un padreterno, quindi perfetto per definizione (Tomasi di Lampedusa lo scrive ne Il Gattopardo, riferendosi ai siciliani); dopo questa perniciosa convinzione, è la donna (prepotenza privata, assenza pubblica: binomio forse non casuale) il principale fattore di conservazione e di freno nel Sud, soprattutto nel suo ruolo di mamma e/o di insegnante? Per parte mia, con qualche eccezione, do, purtroppo, una risposta affermativa. Se è così, occorrerebbe tenerne conto nella definizione di qualunque strategia e dei relativi programmi politici – scolasticiculturali, economici - relativi al Mezzogiorno. Con qualche attenzione anche al ruolo di mamma Chiesa: mamma+insegnante donna (oggigiorno, la stragrande maggioranza del corpo insegnante)+chiesa sono state e sono una miscela formidabile e preponderante nella formazione e nell’educazione delle generazioni meridionali”.


“Solo una riscossa etica e politica può salvare il Mezzogiorno.
Il peso dell’illegalità”
Una riscossa etica per salvare il Sud
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 23 ottobre 2011
http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/solo-una-riscossa-etica-e-politica-puo-salvare-il-mezzogiorno_4013.html 

Appendice.
 
   Anche se la Lega Nord (il partito insieme più leninista e più materno che esisteva in Italia e forse in Europa, retto da un dittatore, mammone con i figli, che accusa ora tutti i limiti del male che lo colpì, e con una classe dirigente, tranne poche eccezioni: Maroni, Calderoli e pochissimi altri, fatta di persone di basso livello; un partito abile talmente da essere diventato – come fu fatto opportunamente notare dal presidente della Svimez, Nino Novacco – il migliore interprete del detto napoletano “chiagne e fotte”, come ha fatto nel caso dei fondi FAS, stornati dal ministro Tremonti... anticipando il federalismo fiscale) è riuscito ad imporre alla politica nazionale una letteralmente inventata “questione settentrionale”, come se il reddito pro-capite del Nord non fosse il doppio di quello del Mezzogiorno, e questo non fosse insieme un comodo mercato di sbocco ed un serbatoio di laureati e di manodopera qualificata, ed i finanziamenti pubblici destinati al Sud non rifluissero da sempre in buona parte verso le aziende e gli imprenditori del Nord; nonostante tutto questo, sta tornando piano piano ad imporsi sulla scena della vita pubblica e nel dibattito politico la vera, autentica, storica  questione territoriale italiana: la “Questione meridionale”.
   Ritengo utile perciò, cercando di parlarne in maniera il più possibile obiettiva e documentata, giustapporre punti di vista diversi.
   Per il Sud, ho già scritto che cosa occorrerebbe fare. Secondo me, ci vuole: a) prima di tutto, una rivoluzione culturale (vasto programma, direbbe De Gaulle); poi ovviamente b) investimenti infrastrutturali; c) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti (il problema – permettetemi la battuta - è forse dove trovare il commissario da designare).
   Do qualche dato. Tra il 1998 (anno di avvio della 'nuova programmazione') e il 2004, è stata conferita al Sud una massa di risorse pari a 120 miliardi di euro di spesa pubblica in conto capitale, di cui poco più di 55 miliardi di euro di spesa straordinaria. A fronte di tante risorse, le distanze fra il Centro-Nord e il Sud del Paese sono rimaste quasi inalterate. In questi ultimi anni, l'economia meridionale è diventata, anzi, ancor meno competitiva. E' evidente la responsabilità delle classi dirigenti meridionali. La Lega Nord ed altri pensano che con il federalismo fiscale si possa risolvere il problema. Anch'io penso che possa servire.
   Le richieste principali che avanzano gli investitori esteri sono: 1. avere un interlocutore unico; 2. una giustizia più efficiente. In definitiva, è un problema di PA.
Quello che chiedono gli industriali italiani, invece, è un efficiente sistema di infrastrutture, un contrasto efficace alla criminalità organizzata e una fiscalità di vantaggio che attiri nuovi investimenti.
   Comincio allegando:
un commento di Francesco Daveri di Lavoce.info, del 2006, che mette a confronto i giudizi discordanti di due economisti (entrambi di sinistra): Nicola Rossi (negativo) e Fabrizio Barca (positivo) sugli effetti della 'Nuova Programmazione 1998-2004':

 
Due regioni, una sola economia
di Francesco Daveri   22.02.2006
http://www.lavoce.info/articoli/pagina2014-351.html
e, per stare sull'attualità, e sulla destinazione recente dei fondi, due articoli più recenti:

Chi toglie soldi al sud
di Gianni Pittella e Stefano Fassina   10 luglio 2010
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/119766/chi_toglie_soldi_al_sud
Editoriale: Vizi e pregiudizi contro lo sviluppo
link sostituito da:
http://www.europa.dol.it/dettaglio/119766/chi_toglie_soldi_al_sud

Le tante bugie tra nord e sud
Angelo Panebianco   10 luglio 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_luglio_10/panebianco-bugie-nord-sud_2e713ebc-8be4-11df-9aa1-00144f02aabe.shtml
 
Nel 'post' iniziale ho scritto che per il Sud ci vorrebbe: “d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti”.
Ecco in questo articolo di Repubblica la stessa, autorevole, richiesta.
 
CAMORRA
Le mani dei Casalesi su appalti ed elezioni
Setola a Luigi Ferraro:"Digli a tuo fratello di non preoccuparsi perché tra due giorni gli facciamo un bel regalo". Nicola Schiavone alla fidanzata: "Te lo devi prendere tu il lavoro..."
di Roberto Saviano   13 luglio 2010
Ma la domanda che viene da tutto questo è: com'è possibile che tutto questo lasci indifferente un paese? Com'è possibile davvero che si blateri che raccontare queste storie sia un modo per diffamare il territorio? Quando gli affari, la corruzione estrema ha ormai eliminato la possibilità di sviluppare una politica sana. Una impresa libera dai clan. Quando non sembra esserci altra alternativa che o corrompersi o emigrare. Non sembra altra soluzione che pensare alla possibilità che le istituzioni politiche campane siano tutte commissariate, dalla provincia alla regione sino a quando non riusciranno a garantire un minimo sufficiente di legalità. (…).
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/13/news/le_mani_dei_casalesi_su_appalti_ed_elezioni-5548060
 
A proposito della rivoluzione culturale e del correlato progetto educativo quale variabile critica per lo sviluppo del Sud, riporto qui di seguito quanto affermato nel 2010 dalla Conferenza dei Vescovi.
Aggiungo 2 osservazioni:
1. come ho già scritto nel thread "Questione femminile, Questione meridionale, Rivoluzione culturale e Progetto Educativo”, gli uomini di Chiesa, in alcune aree del Mezzogiorno, rappresentano dei forti punti di riferimento positivi;
2. tuttavia va anche detto con franchezza che la "mentalità inoperosa e rinunciataria" delle popolazioni meridionali è anche il portato dell'insegnamento millenario della Chiesa cattolica.
 
I vescovi: mafia e corruzione, la politica usa il sud per i voti e ne trascura lo sviluppo
24 febbraio 2010
Per risolvere la questione meridionale, è necessario far crescere il senso civico di tutta la popolazione, ricostruire la "necessaria solidarietà nazionale", ma è anche urgente "superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti". E'quanto afferma il nuovo documento dei vescovi italiani su "Chiesa e mezzogiorno", diffuso oggi.
(…). SUPERARE MENTALITA' INOPEROSA E RINUNCIATARIA
Le risorse "preziose" del Sud "stenteranno a sprigionarsi fino a quando gli uomini e le donne del Sud non comprenderanno che non possono attendere da altri ciò che dipende da loro". "Va contrastata - scrivono i vescovi nel nuovo documento sulla situazione del Sud - ogni forma di rassegnazione e fatalismo". "Una mentalità inoperosa e rinunciataria può rivelarsi un ostacolo insormontabile allo sviluppo, più dannoso della mancanza di risorse economiche e di strutture adeguate",(...).
http://www.unita.it/news/italia/95493/i_vescovi_mafia_e_corruzione_la_politica_usa_il_sud_per_i_voti_e_ne_trascura_lo_sviluppo
 
Alcune cose che si possono leggere in questo articolo de Il Sole-24 ore richiamano gli stessi concetti. L'impostazione generale dell'analisi è quasi quella che io ho indicato essere la sola veramente efficace per la Calabria e l'intero Sud nel thread “Questione femminile, Questione meridionale, Rivoluzione culturale e Progetto educativo” (manca, come è ovvio, qualunque riferimento al progetto educativo). Sono anch'io scettico – l'ho già scritto - che possa essere realizzata per iniziativa delle sole forze endogene. Occorre che sia lo Stato, uno Stato rinnovato, a promuovere con determinazione le condizioni perché un modo nuovo di governare il Mezzogiorno sia possibile, nell'interesse dell'intero Paese.
 
Il Sole – 24 ore
QUESTIONE MERIDIONALE / Il Sud nel triangolo del non fare
di Carlo Carboni  18 Novembre 2009
(…). Mentre l'Est della Germania ha in vent'anni dimezzato le distanze dall'Ovest in termini di Pil procapite (per non citare la qualità della vita di una grande capitale come Berlino), il Mezzogiorno, in 150 anni di unità d'Italia, ha faticato a mantenere inalterato il gap che lo separa dal Centro-Nord.
 Le scienze economiche e sociali, con amarezza, diagnosticano infatti la diffusione di capitale sociale negativo (soprattutto nelle regioni e città più popolate del Sud), il quale rende elevati i costi di transazione, di scambio. In altre parole, sono carenti le economie esterne, le infrastrutture e i servizi, ma soprattutto sono certi tipi di relazionalità, come il clientelismo politico e le reti mafiose, a rendere alcune aree chiave meridionali allergiche al mercato economico.
In primo luogo, le mafie sono i principali responsabili dei drammatici ritardi delle quattro grandi e popolose regioni meridionali. Campania, Calabria, Puglia e Sicilia oggi sono tra le regioni più povere e statiche in Europa. Le reti di relazioni di tipo mafioso entrano in circolo nelle arterie istituzionali e soprattutto fluiscono, infettandoli, nei capillari familiari, parentali, di comunità locale. In secondo luogo, i ceti ristretti politico-istituzionali locali, con le loro promesse mancate e i loro deprecabili sprechi, appaiono i demiurghi di un'immagine del Mezzogiorno che ha tradito le aspettative degli italiani, dopo anni di ingenti investimenti pubblici.
Il terzo giocatore avverso è diffuso nella società stessa. Questa, infatti, vive e subisce il pan politicismo e usufruisce a volte delle scorciatoie mafiose. Ne sono esempi l'abusivismo edilizio endemico che ferisce per sempre il paesaggio, la leva delle raccomandazioni per ottenere un impiego nella PA periferica o strappare un sussidio immeritato, l'evasione fiscale, il lavoro nero, lo scempio dei rifiuti.
Come prescrivere una ricetta per il Sud? In primo luogo, un possibile antidoto per ribaltare il capitale sociale negativo meridionale è costruire un cartello di soggetti istituzionali, parti datoriali e sociali, banche, forze ambientali e culturali che esprimano una governance del territorio e dello sviluppo locale meridionali in funzione della programmazione e del controllo dei finanziamenti pubblici e privati. In secondo luogo, servirebbe non il Partito del Sud, ma un patto nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno. (…).
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/18-novembre-2009/mezzogiorno-capitale-sociale-negativo.shtml
 
Faccio notare:
1.  che, nel 'post' iniziale, ho allegato un'analisi comparativa di Francesco Daveri dei giudizi di Fabrizio Barca (positivo) e di Nicola Rossi (negativo) sugli effetti della “Nuova programmazione” relativa al periodo 1998-2004.
Ecco le sue conclusioni:
Conclusioni
L’analisi comparata dei dati macroeconomici regionali mostra che l’andamento delle economie del Mezzogiorno e del Centro-Nord è stato negli ultimi anni meno differenziato che in passato. Il rallentamento della produttività è stato marcato al Centro-Nord come al Sud. E il boom dell’occupazione è stato presente in tutte e due le aree geografiche.
Ciò segnala che i problemi (e le opportunità) riguardano l’economia italiana nel suo complesso, non un’area piuttosto che l’altra – una notevole novità rispetto al passato. Chissà, se la continuazione e la piena attuazione delle politiche di riforma contribuiranno al ritorno alla crescita dell’Italia nei prossimi anni, forse finiremo per dare meno importanza alla persistenza del divario tra Centro-Nord e Sud.
2. che la Questione meridionale non può essere affidata ai soli meridionali, dimostratisi non all'altezza del compito, ma deve tornare ad essere una grande questione nazionale, che esige l'unione delle forze, nell'interesse di tutta l'Italia;
3. che, quando c'è stato il ministro filoleghista Tremonti a dettare la linea della politica economica del governo Berlusconi, sia l'entità dei fondi destinati al Sud, sia gli indicatori economici relativi al Sud sono stati in netto calo.
 
Non so molto di storia, lo riporto come contributo all'analisi e alla discussione.
La gestione “saccheggiatrice”dei fondi FAS da parte del filoleghista ministro incompetente dell'Economia, Giulio Tremonti, impallidisce di fronte alla vera e propria spoliazione del Sud da parte del Nord dopo l'Unità d'Italia: la questione meridionale, secondo Pino Aprile, giornalista e scrittore, pugliese, residente ai Castelli Romani, anni di lavoro a Milano. È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente; per la Tv ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud” e al settimanale di approfondimento del Tg1, Tv7).
L'intervista:
http://www.beppegrillo.it/2010/04/terroni_intervi.html
Il libro “Terroni" di Pino Aprile
http://www.edizpiemme.it/libri/terroni-9788856612738 
 
E' successo la prima volta che ho letto Il Manifesto.it; l'ho incrociato casualmente facendo la ricerca sull'ex finiana Anna Maria Bernini. Nel '70-71, quando ero a Milano, leggevo Il Giorno, quotidiano di proprietà dell'ENI, con direttore il socialista ed ex partigiano Italo Pietra, e che annoverava giornalisti del calibro di Giorgio Bocca e Gianni Brera (che poi ho ritrovato con la Repubblica, nel 1976). Poi, dal '72-73, passai a leggere Il Corriere della Sera, quando ne diventò direttore Piero Ottone, che chiamò a scrivervi Pierpaolo Pasolini (i famosi “scritti corsari”, tra cui quello memorabile del Processo alla DC). Ma qualche volta compravo Il Manifesto, di domenica o quando gli altri giornali erano in sciopero (essendo una cooperativa, era esentato) o quella volta che fu messo in vendita a 10 mila lire (che allora era una bella cifra) la copia, poiché stava per chiudere perché in bolletta (condizione abituale, peraltro).
E’ stato sul Manifesto che ho trovato il commento di Giorgio Ruffolo, che ritengo molto interessante, perché egli sottolinea nel rapporto SVIMEZ, che ho allegato più sopra (ma la sintesi disponibile on-line non lo riporta), la proposta di una soluzione innovativa per risolvere la Questione meridionale.
Come ho scritto più sopra, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora questa questione, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale; c) investimenti infrastrutturali adeguati; d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti.
La proposta della SVIMEZ, evidenziata dall'articolo di Ruffolo, pone l'accento sull'ultimo punto. 
COMMENTO   |   di Giorgio Ruffolo
RAPPORTO SVIMEZ
Una macroregione per curare il Sud
23.07.2010
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100723/pagina/01/pezzo/283088/
link sostituito da:
https://comedonchisciotte.org/una-macroregione-per-curare-il-sud/

 
Un'ipotesi di commissariamento del Sud? Come ho già detto, il problema è forse dove trovare il commissario da designare.
 
Il commento
Nord e Sud, un'unità che va ritrovata
Ernesto Galli della Loggia   29-08-10
(…). Un partito che oggi volesse avere una funzione davvero nazionale dovrebbe dunque partire da qui. Dal capire senza esitazione le fondate ragioni del Nord e cercare di combinarle con quelle del Sud. Che ci sono, ma non sono presentabili all'opinione pubblica del Paese con qualche possibilità di successo fintanto che non le si strappa dalle mani di chi finora ha governato il Mezzogiorno, da destra e da sinistra, da Napoli a Palermo, nel modo sciagurato che sappiamo.
http://www.corriere.it/editoriali/10_agosto_29/nord-e-sud-unita-che-varitrovata-editoriale-ernesto-galli-della-loggia_05f52236-b33b-11df-ac3b-00144f02aabe.shtml
 
Questo articolo fa un quadro sconfortante, ma purtroppo veritiero della Campania.
Come se ne esce, se non con un grosso progetto educativo che affronti il problema alla radice: nella famiglia,in modi adeguati?
Ribadisco ancora una volta, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, e cioè: l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale, una rivoluzione culturale e, se occorre, il commissariamento del Sud o l'adozione della proposta della SVIMEZ, evidenziata più sopra. Ne dovremo fare oggetto, intanto, delle proposte al programma del PD.
I campani non fanno una piega
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/i-campani-non-fanno-una-piega/56237/
 
Dalle Memorie di Giuseppe Garibaldi, nell'edizione Einaudi del 1975, né Giuseppe Mazzini, né i Piemontesi (al re dei quali, G. portò in dono l'intero Sud) ne escono molto bene. Questo film sul Risorgimento è dello stesso avviso. In ogni caso, ancor più della politica estera, forse sarebbe utile interessarsi un po' di più della storia nazionale.
 
IN CONCORSO ALLA MOSTRA DI VENEZIA 2010
"Italia gretta, superba e assassina". L'amara storia secondo Martone
"Noi credevamo", terzo film italiano in gara, accolto con applausi dalla platea di giornalisti. Uno sguardo senza retorica sul Risorgimento: "Ma la spinta autoritaria arriva fino a oggi"
dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE   07 settembre 2010
http://www.repubblica.it/speciali/cinema/venezia/2010/09/07/news/mario_martone-6828804
 
Se i leghisti s'interessassero un po’ di più di storia nazionale, potrebbero rischiare di leggere - e forse per loro vergogna andarne perfino fieri - quello che scrisse nelle sue Memorie Giuseppe Garibaldi, che io ho riportato nel mio commento ad una delle Storie di Paolo Rumiz (cfr. più sotto "Il bimbo al posto della pistola") ed al quale non a caso ho dato il titolo "Protoleghismo lombardo").
 
PROTOLEGHISMO LOMBARDO. Ricavo dall'edizione Einaudi del 1975 delle 'Memorie' di Giuseppe Garibaldi, pag. 201: (Dopo l'armistizio Salasco del 9 agosto 1848 tra il Re tentenna Carlo Alberto e l'Austria). Feci riprendere la via del Ticino al capitano coi pezzi; e rimasero con noi i militi, pochi, ma buona gente. Era necessario muoversi, e cambiare di posizione quasi ogni notte per ingannare i nemici, che per sventura d'Italia, massime in quei tempi, trovavan sempre una massa di traditori, disposti a far loro la spia, mentre per noi, anche con pugni d'oro, era difficile sapere esattamente del nemico. Qui facevo le prime esperienze del poco affetto della gente della campagna per la causa nazionale. Sia per essere essa creatura e pasto di preti, sia per esser generalmente nemica dei propri padroni, che, coll'invasione straniera, eran, per la maggior parte, obbligati ad emigrare, lasciando così i contadini ad ingrassare a loro spese.
 
Un'analisi obiettiva, razionale, storica, a-ideologica, pragmatica non può non indicare come la soluzione principale al problema delle mafie sia la legalizzazione del consumo delle droghe. A questa risoluzione sono pervenuti anche eminenti uomini di destra (ad esempio Teller, il padre della bomba H) e addirittura uno Stato sovrano come il Messico, infestato dal narcotraffico.
Quando fu eletto Reagan, una delle decisioni più reclamizzate del presidente del Paese più ricco e potente del mondo fu quella di nominare il cosiddetto "zar" antidroga, dandogli molti poteri e molti mezzi. Fu un completo fallimento.
Quando una sostanza - la droga- solo per effetto del proibizionismo moltiplica per migliaia di volte il suo valore commerciale ed il profitto che ne può derivare, non c'è zar o aumento dei mezzi di contrasto che tenga. Occorrerebbe intelligentemente prenderne atto.
 
Prescindendo dalla facile considerazione che il ministro-sedicente-socialista Brunetta è così severo con gli altri come riflesso di sue probabili magagne psicologiche, che ne fanno, in fondo, come l'ha giudicato “Europa”, un mediocre, io, campano, francamente non gli do tutti torti quando individua nella Calabria e nella direttrice Napoli-Caserta l'epicentro del sottosviluppo culturale prima che economico del Mezzogiorno. La ritengo una critica fondata e quindi salutare per il Sud. Ed è una sfida da accettare, non l'occasione per reagire col solito piagnisteo vittimistico.
 
Brunetta: Se non avessimo Calabria Napoli-Caserta saremmo primi in Europa
11 settembre 2010
http://www.unita.it/news/italia/103401/brunetta_se_non_avessimo_calabria_napolicaserta_saremmo_primi_in_europa
 
IL CASO
Frasi-choc di Brunetta suNapoli
Monsignor Riboldi: "Sono spacconate"
Replica del vescovo di Acerra alle frasi sulla conurbazione Napoli-Caserta del ministro della pubblica istruzione.  "Il ministro dovrebbe essere più equilibrato nei suoi giudizi. Bisogna conoscere le cose di cui si parla"
12 settembre 2010
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/12/news/il_caso_monsignor_riboldi_replica_a_brunetta-6997315
 
La replica di Renato Brunetta:
http://temporeale.libero.it/libero/fdg/4090807.html
 
Detto da non credente: se neanche il cardinale Sepe, che presumo sia in stretti rapporti con San Gennaro, nutre molte speranze, la situazione dev'essere proprio brutta. Eppure, per far fronte alla emergenza... perenne, basterebbe un solo piccolo-grande provvedimento legislativo del Governo e della Regione Campania, composto di 3 commi:
- comma 1- abrogazione di alcune leggi (vedi elenco, da stilare: ad esempio, i fondi per la formazione,che servono solo agli Enti di formazione!) che finanziano, con fondi nazionali e/o europei, settori/categorie/soggetti specifici;
- comma 2 - introduzione imposta di scopo (sul patrimonio);
- comma 3 - reddito minimo di cittadinanza (come in tanti Paesi europei, retti da governi di sinistra o di destra), a carattere universale.
 
19/9/2010 (10:28) - LE CELEBRAZIONI PER SAN GENNARO
Il cardinale Sepe: a Napoli non c'è più pane nè speranza
«Bisogna che tutti si facciano un serio esame di coscienza»
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58673girata.asp
 
Ho scritto che il riscatto del Sud deve cominciare dalla Calabria. Ecco il video sulla grande manifestazione contro la 'Ndrangheta che si è svolta nel 2010 a Reggio Calabria.
http://tv.repubblica.it/copertina/no-alla-ndrangheta-la-calabria-scende-in-piazza/53664?video=&pagefrom=1
 
Bell'articolo! Nella sua cruda terribilità.
 
Italia: notizie dai confini
di Furio Colombo
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/la-frase-e-questa-%e2%80%9clo-so-che-poi-tocca-a-me/64689/
link sostituito da:
http://www.furiocolombo.it/User/index.php?PAGE=Sito_it/articolo&art_id=344  

 
(Intervista del governatore della Campania, Caldoro).
Una polemica con il governo, intanto, l'ha aperta anche lei attaccando il Cipe che ha assegnato fondi solo al Nord e poi chiedendo ai suoi colleghi governatori meridionali di disertare le prossime riunioni. Ha cambiato idea?
"No, le cifre parlano chiaro. Nella riunione di giovedì sono stati assegnati 21 miliardi al Nord e duecento milioni al Sud. La prossima volta sarà opportuno che le regioni meridionali disertino il Cipe".
http://www.repubblica.it/politica/2010/11/21/news/caldoro-9334437/ 
http://www.cipecomitato.it/it/il_cipe/sedute/2010/index.html
http://www.cipecomitato.it/it/il_cipe/sedute/2010/allegati_esito_sedute/Seduta_0008/esito.pdf
 
Piano per il Sud? Il gioco delle tre carte
Il Consiglio dei ministri approva il Piano per il Sud ma non dà nessuna garanzia circa la copertura finanziaria. Bersani: “si sono presi 4-5 miliardi dai fondi Fas e hanno ripubblicizzato il Mediocredito. Il resto sono solo parole senza cassa, siamo alle solite, al gioco delle tre carte”
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=113025
 
Infine, riporto:
 
CAMICIE ROSSE di Paolo Rumiz
Sulle strade delle camicie rosse con l'allegra banda garibaldina
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/01/news/sulle_strade_delle_camicie_rosse_con_l_allegra_banda_garibaldina-5995656
Il posto di Anita al di là del fiume
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/02/news/posto_anita-6007265
Quella casacca alla Bud Spencer
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/03/news/quella_casacca_alla_bud_spencer-6031102
Quelli che odiano i baciamani
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/04/news/baciamani-6052963
L'eroico blitz sulla ciminiera
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/05/news/blitz_ciminiera-6078249
 
Ecco la seconda cinquina delle godibili Storie di “Camicie Rosse” di Paolo Rumiz
L'eroe dei due mondi politici
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/06/news/l_eroe_dei_due_mondi_politici-6103660
La discesa dei ribelli sull'Adige
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/07/news/la_discesa_dei_ribelli_sull_adige-6143668
La storia del partigiano Grozni
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/09/news/partigiano_grozni-6166039
L'altro verso dei lombardi
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/10/news/altro_verso_lombardi-6189197
Davanti al poncho che parla
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/11/news/poncho_che_parla-6214405
 
Terza cinquina delle Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz:
Il fantasma della contessa triste
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/12/news/rumiz_12_agosto-6231985
In treno con il tricolore
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/13/news/treno_tricolore-6259447
Sotto l'obelisco della laicità
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/14/news/camicie_rosse_14_agosto-6278142
La pianola di Garibaldi
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/17/news/pianola_garibaldi-6329535
Il frate con la scimitarra
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/18/news/frate_scimitarra-6357547
 
La quarta cinquina delle Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz (dalla Sicilia alla Calabria):
La bacchetta del contastorie
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/19/news/la_bacchetta_del_contastorie-6367567
Peppineddu e il mito perenne
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/20/news/mito_perenne-6388507
Il re ipnotico della lentezza
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/21/news/re_ipnotico-6407605
Bronte e Roma allo specchio
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/23/news/bronte_e_roma-6443152
L'odore della sconfitta
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/24/news/l_odore_della_sconfitta-6467688
 
L'ultima serie delle bellissime Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz (dalla Calabria alla Puglia alla Campania a Roma a Caprera). W Garibaldi!
Nella Sherwood del Sud
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/25/news/sherwood_sud-6493668
Il trombettiere di Custer
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/26/news/il_trombettiere_di_custer-6516681
Il massacro dimenticato di Pontelandolfo
Quando i bersaglieri fucilarono gli innocenti
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/27/news/il_massacro_dimenticato_di_pontelandolfo_quando_i_bersaglieri_fucilarono_gli_innocenti-6543288
La terra delle mille utopie
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/28/news/la_terra_delle_mille_utopie-6626505
Il bimbo al posto della pistola
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/30/news/bimbo_pistola-6614849
Le orecchie ritrovate
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/31/news/le_orecchie_ritrovate-6642308
 


Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763402.html
Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763535.html
 

 

Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/10

 

GREEN ECONOMY

 

Perché l’economia verde?

Per uscire da due grandi crisi, quella climatica e quella economica; per lasciare un mondo vivibile alle generazioni future; per costruire sviluppo e creare nuovi posti di lavoro, tenendo conto del vincolo delle risorse naturali. L’economia verde è una via di sviluppo che incrocia la qualità, la coesione sociale e la ricchezza dei territori. È la soluzione che può rendere più competitive le nostre imprese. Essa ha i suoi cardini nell’efficienza energetica, nell’uso delle fonti rinnovabili di energia, nelle tecnologie e nelle innovazioni che riducono l’impatto ambientale dei prodotti e dei processi produttivi. Non ci sono limiti al suo utilizzo: può applicarsi all’edilizia come alla meccanica, alla chimica come all’agricoltura, al tessile come al turismo di qualità. Tutti questi impieghi hanno comunque una cosa in comune: la consapevolezza che l’economia verde si alimenta e si rafforza con scelte di consumo responsabile.

 

L’economia verde al centro delle politiche industriali.

La riconversione ambientale dell’economia può rappresentare un vero balzo in avanti, come in passato è successo con l’elettrificazione, le telecomunicazioni o la rivoluzione informatica. La costruzione di una società a basso contenuto di carbonio è una prospettiva sulla quale le imprese italiane si sono incamminate, pur in assenza di un quadro di regole stabili e di incentivi certi. L’economia verde deve essere protagonista di un disegno di sviluppo del Paese come era nel programma Industria 2015 che va rafforzato ed aggiornato ai prossimi anni, anche per contrastare il rischio che la crisi economica si traduca in una riduzione della struttura produttiva, o in un accumulo di ulteriore ritardo.

 

Favorire l’economia verde è una vera politica nazionale.

La sfida dell’economia verde è una sfida per l’intero Paese, per la struttura produttiva del nord e per la crescita del sud. Proprio nel Mezzogiorno, dove c’è la quota più giovane della popolazione italiana, la quota maggiore degli inattivi e di donne che non partecipano al mercato del lavoro, potrebbero realizzarsi i maggiori guadagni in termini di occupazione e di capacità produttiva, puntando anche alla connessione tra ricerca,innovazione e produzione.

 

Efficienza energetica e fonti di energia rinnovabili.

L’efficienza energetica è la vera fonte di energia del futuro. Si può ottenere un minor consumo di energia negli edifici pubblici o privati, nei processi produttivi, nelle modalità di trasporto. Molto può essere già fatto con la tecnologia e con chiare indicazioni normative (a titolo di esempio, in Gran Bretagna tutti gli edifici residenziali di nuova costruzione al 2016 dovranno essere a emissioni zero), ma si deve investire di più nella ricerca e nella collaborazione fruttuosa tra sistema della ricerca ed imprese. Occorrono incentivi stabili e sostenibili per sviluppare le fonti rinnovabili (eolico, solare, biomasse, energia idraulica, biocarburanti, geotermia). Possiamo darci l’obiettivo di puntare a un’industria nazionale del settore, senza rinunciare ad entrare in quegli spazi dell’intera filiera, inclusa la parte alta di ricerca e produzione, che sono alla nostra portata. Non dobbiamo dimenticare che alcuni paesi hanno già maturato esperienza e competenza, mentre altri hanno già ottenuto vantaggi di costo.

 

Riciclo dei rifiuti.

Non è più solo un problema da gestire nel modo più efficiente possibile e nel rispetto dell’ambiente e della salute. Oggi occorre imparare a vedere i rifiuti come una risorsa in un mondo di risorse limitate. Occorre quindi immaginare distretti del riciclo, favorendo lo sviluppo di industrie locali che riutilizzino i materiali resi disponibili in quantità sempre maggiori. Bisogna passare dalla semplice promozione della raccolta differenziata ad una vera società del recupero, con l’obiettivo di non sprecare risorse e quindi di ridurre alla fonte i rifiuti prodotti (sviluppando ad esempioun processo innovativo per la progettazione degli imballaggi).

 

Legalità e controlli ambientali.

L’economia verde non può che essere un’economia pulita, che rispetta i diritti e le leggi. Non può esserci spazio per il malaffare e per l’uso indiscriminato del territorio e vanno quindi combattute con il massimo rigore le infiltrazioni della criminalità organizzata, che più di altri ha saputo vedere le potenzialità di espansione del settore, condizionando pesantemente la gestione dei rifiuti in molte parti del Paese. Non può esserci spazio per nuovi condoni edilizi o per il mancato rispetto dei vincoli naturali e paesaggistici. L’ambiente va tutelato meglio, anche sotto il profilo normativo, con l’introduzione di norme specifiche che puniscano i reati contro di esso. Allo stesso modo va rafforzato il sistema dei controlli ambientali, garantendone autorevolezza e indipendenza.

 

Il territorio è il principale patrimonio dell’economia verde.

Dobbiamo incentivare la manutenzione del territorio per adattare ogni metro quadro alle sfide del cambiamento climatico, cercando, ad esempio, di trattenere l’acqua il più a lungo possibile ove cade, per attenuare l’erosione del suolo e le piene e per ricaricare le falde. Vanno sviluppate e diffuse le tecnologie avanzate di monitoraggio, basate sull’integrazione di tecnologie in loco con tecnologie dallo spazio, diffondendo a livello territoriale i risultati ottenuti alla scala internazionale nei grandi programmi di cooperazione europea. Sono da ripristinare:

·        i fondi per la difesa del suolo e il contrasto al dissesto idrogeologico;

·        i fondi per le infrastrutture a livello nazionale. Vanno cambiate le regole del “patto di stabilità” interno, per consentire gli investimenti.

 

L’ambiente, anche nel nuovo patto fiscale tra stato e cittadini.

La leva fiscale è uno strumento decisivo per incoraggiare comportamenti virtuosi e al contrario penalizzare chi pregiudica ambiente e generazioni future. Possiamo puntare a ridurre il carico su lavoratori e imprese per spostarlo sui consumi di energia e di materie prime. Il nostro Paese deve inoltre partecipare in maniera più attiva al dibattito aperto in sede europea e mondiale su ipotesi di imposte sulle emissioni di co2 legate ai prodotti, una sorta di tassa ambientale per favorire le produzioni più attente al rispetto dell’ambiente. Allo stesso modo devono essere resi stabili e certi:

·        la detrazione del 55% per la riqualificazione energetica, che va estesa alla messa in sicurezza sismica degli edifici;

·        il credito di imposta per la ricerca.

 

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La green economy per uscire dalla crisi climatica ed economica. Nuovi posti di lavoro, incentivi per sviluppare le fonti rinnovabili, la difesa del suolo, la rinascita del Mezzogiorno, i rifiuti come risorsa, un nuovo patto fiscale.

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

  

Economia verde
Da Wikipedia
Al giorno d'oggi si definisce economia verde, o più propriamente economia ecologica, un modello teorico di sviluppo economico che prende origine da una analisi econometrica del sistema economico che oltre ai benefici (aumento del Prodotto Interno Lordo) di un certo regime di produzione prende in considerazione anche l'impatto ambientale cioè i potenziali danni ambientali prodotti dall'intero ciclo di trasformazione delle materie prime a partire dalla loro estrazione, passando per il loro trasporto e trasformazione in energia e prodotti finiti fino ai possibili danni ambientali che produce la loro definitiva eliminazione o smaltimento. Tali danni spesso si ripercuotono, in un meccanismo tipico di retroazione negativa, sul PIL stesso diminuendolo a causa della riduzione di resa di attività economiche che traggono vantaggio da una buona qualità dell'ambiente come agricoltura, pesca, turismo, salute pubblica, soccorsi e ricostruzione in disastri naturali.
Questa analisi propone come soluzione misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione pubblica in grado di ridurre il consumo d'energia, di risorse naturali (acqua, cibo, combustibili, metalli, ecc.) e i danni ambientali promuovendo al contempo un modello di sviluppo sostenibile attraverso l'aumento dell'efficienza energetica e di produzione che produca a sua volta una diminuzione della dipendenza dall'estero, l'abbattimento delle emissioni di gas serra, la riduzione dell'inquinamento locale e globale fino all'istituzione di una vera e propria economia sostenibile a scala globale e duratura servendosi prevalentemente di risorse rinnovabili (come le biomasse, l'energia eolica, l'energia solare, l'energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di ogni tipo di scarto domestico o industriale evitando il più possibile sprechi di risorse. Si tratta dunque di un modello fortemente ottimizzato dell'attuale economia di mercato almeno nei suoi intenti originari. […]
http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_verde
 
Quanto vale l'economia verde?
Lunedì 13 Febbraio 2012
Secondo la Commissione Europea, chimica verde e bioplastiche generano in Europa ogni anno 50 miliardi di euro.
http://www.plasticaverde.eu/index.php/attualita/47-ambiente/492-quanto-vale-leconomia-verde
 
Commission adopts its Strategy for a sustainable bioeconomy to ensure smart green growth in Europe
The European Commission has today presented its strategy and action plan for a sustainable bioeconomy in Europe, called “Innovating for Sustainable Growth: a Bioeconomy for Europe”. The goal is a more innovative and low-emissions economy, reconciling demands for sustainable agriculture and fisheries, food security, and the sustainable use of renewable biological resources for industrial purposes, while ensuring biodiversity and environmental protection. The plan therefore focuses on three key aspects:developing new technologies and processes for the bioeconomy; developing markets and competitiveness in bioeconomy sectors; and pushing policy makers and stakeholders to work more closely together.
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/12/97&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en
 
COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS
Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe
STRATEGY FOR "INNOVATING FOR SUSTAINABLE GROWTH: A BIOECONOMY FOR EUROPE"
http://ec.europa.eu/research/bioeconomy/pdf/201202_innovating_sustainable_growth.pdf
 
Kyoto: disponibile da subito 1 MLD di euro per la green economy
http://www.ermeterealacci.it/2012/02/15/kyoto_disponibile_da_subito_1.html
Ermete Realacci.it
http://ermeterealacci.ilcannocchiale.it/
 
L'Italia della green economy: ottantuno storie aziendali di successo e di nuovi posti di lavoro
di Michael Pontrelli
http://spettacoli.tiscali.it/articoli/libri/12/02/zamboni_italia_dell_green_economy.html
 
Forum/Larotta d'Europa di Sergio Andreis
Avanti tutta. Per l'Europa verde
20/08/2011
La gestione di Bruxelles ha sempre tradito le aspettative e gli impegni. Ora c'è una prospettiva "verde" che potrebbe salvare, qui e ora, l'economia e la società dell'Unione europea. Basta utilizzare seriamente le risorse di ricerca e innovazione, con puntualità e rigore
http://sbilanciamoci.info/Forum/Avanti-tutta.-Per-l-Europa-verde-9767

  
Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
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Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763402.html
 
 

 

 

Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/9

 

Sicurezza

 

Un sistema integrato di sicurezza.

Oltre alla cooperazione sui territori esteri, nei quali i soldati italiani sono impegnati, ed alla raccolta delle informazioni necessarie a garantire la sicurezza nazionale, è importante costruire percorsi di inclusione sociale per tutti coloro che decidono, nel rispetto delle leggi, di entrare a far parte di una comunità rispettandone le norme e potendone divenire a quel punto membri a pieno titolo.

 

Il ruolo dell’Unione europea in un quadro di responsabilità condivisa.

Per aumentare la sicurezza dei cittadini è necessario aumentare la cooperazione tra gli stati membri, attraverso:

·        un modello europeo di informazione per potenziare la capacità di analisi strategica e di cooperazione operativa;

·        la formazione degli operatori della sicurezza tramite programmi di scambio;

·        l’istituzione di un fondo per la sicurezza interna per sostenere la ricerca;

·        il maggior utilizzo di Europol nelle operazioni transfrontaliere;

·        lo sviluppo di un centro di cooperazione doganale e di polizia, presupposti necessari per affrontare una criminalità ormai globalizzata.

 

La condizione essenziale di sicurezza: una grande alleanza tra stato e comuni.

Tutti i soggetti istituzionali devono essere coinvolti per evitare sovrapposizione e confusioni di ruoli, costruendo un sistema integrato di sicurezza che funzioni sul modello dei Patti per la Sicurezza, del governo Prodi. Un sistema in cui il coordinamento tra le competenze nazionali, regionali e comunali sia garantito da prefetti e questori. Mentre sia delegato ai sindaci il compito di presidiare i territori amministrati. Un modello integrato per difendere il diritto alla sicurezza si attua utilizzando una struttura cooperativa degli interventi di contrasto all’insicurezza, coinvolgendo tutti gli attori istituzionali nella committenza e tutte le forze di polizia nella attuazione: dalla polizia di stato in tutte le sue articolazioni, fino alle polizie locali o di comunità che vanno opportunamente valorizzate. Un sistema che tuteli il cittadino attivo come quello violato, considerando in questo senso, anche gli interventi di aiuto alle vittime di reati.

 

Amministrare città sicure, rigenerando i tessuti urbani.

È fondamentale attuare la riforma costituzionale federalista del 2001. Per questo serve una Legge statale che disciplini le forme di coordinamento tra Stato e Regioni, che stabilisca in modo uniforme a livello nazionale gli ambiti amministrativi della polizia locale. Lo Stato, in accordo con le autonomie locali, deve adottare un Piano nazionale per finanziare le iniziative delle Regioni e dei Comuni, in materia di prevenzione ed assistenza sociale, contro il consumo di droga, di alcool, la prostituzione, lo sfruttamento minorile e per fare investimenti in informazione, educazione, socializzazione. Vi sono anche altri temi, si pensi ad esempio alla violenza sulle donne o alla violenza negli stadi, che sono campi di intervento decisivi per un’efficace politica di sicurezza urbana e di contrasto alla percezione di insicurezza nella popolazione. In questi ambiti e nel rispetto delle prerogative di legge, il sindaco nel ruolo di rappresentante di comunità, è giusto che compensi vuoti normativi con l’utilizzo di ordinanze circoscritte.

 

Un nuovo modello di sicurezza per l’italia: gli organici e il funzionamento delle forze dell’ordine.

Bisogna definire con chiarezza le modalità d’impiego e le responsabilità delle varie forze oggi esistenti. Bisogna poi mettere mano al ringiovanimento ed al rafforzamento degli operatori di pubblica sicurezza. Gli interventi più urgenti sono:

·        liberare agenti potenzialmente operativi dalle attività burocratiche e non operative;

·        per l’assuzione di nuovi agenti, ritornare anche ai concorsi pubblici, prevedendo l’assunzione di persone di origine straniera o di seconda generazione, al fine di favorire un modello di ordine pubblico adeguato ad una società sempre più multiculturale;

·        adeguare le piante organiche degli operatori impegnati nelle attività di pubblica sicurezza;

·        integrare il personale civile di supporto, per le funzioni amministrative, contabili e patrimoniali.

 

Legalità e certezza della pena.

Le economie criminali sono la frontiera avanzata della lotta alle mafie.Ci vogliono interventi seri per contrastare le economie criminali. Sul lato politico:

·        l’incandidabilità in caso di sentenze di primo grado per reati di mafia e la perdita del diritto a rimborsi elettorali in caso di elezioni di candidati che risultino condannati per reati collegati alla criminalità organizzata.

Sul lato di contrasto:

·        rendere subito operative le norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari negli appalti pubblici, estendendo le stesse norme anche ai subappaltatori e ai subcontraenti;

·        incrementare gli accessi delle forze di polizia e degli ispettori del lavoro nei cantieri;

·        introdurre il reato di autoriciclaggio;

·        aumentare i controlli per gli intermediari finanziari che spesso nascondono attività di usura e di riciclaggio di capitali illeciti;

·        applicare in modo rigoroso la Legge 310/1993 che obbliga a comunicare alle questure tutti i trasferimenti di proprietà e di gestione dei terreni e servizi commerciali, per monitorare in modo rapido e costante i passaggi di proprietà sospetti.

I provvedimenti da prendere sono:

·        costruire una serie di nuovi e moderni istituti penitenziari;

·        aprire una riflessione accurata su nuove tipologie di pena meno costose e più rieducative;

·        ripensare la Legge Fini-Giovanardi sui tossicodipendenti



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La prevenzione internazionale ed il controllo esterno. La sicurezza integrata del Paese: dalle Regioni ai Comuni. L’impiego efficiente delle forze dell’ordine. La lotta alle economie criminali. La certezza della pena.

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

 

 
Ministero dell’Interno
http://www.interno.gov.it/    
 


Post collegati:
Analisi quali-quantitative/4/Lotta alla Mafia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563002.html
 
 
Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
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Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
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Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
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Leproposte del Partito Democratico/6 - Salute
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Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
 
 

 

Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura


LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/8

 

Cultura

L’Italia deve tornare ad essere una fabbrica di cultura, rafforzando l’identità nazionale, la sua autorevolezza e riconoscibilità; per costruire e cementare nuove funzioni di cittadinanza, pluralismo, partecipazione; per riattivare crescita economica ed occupazione.

 

La promozione della cultura come bene pubblico.

La dimensione pubblica (i luoghi, le istituzioni, le funzioni), piuttosto che un male necessario, deve promuovere e favorire la cultura come bene a cui tutti hanno diritto, interpretando così i principi costituzionali. Principi che non contraddicono criteri di economicità nella conservazione, gestione e promozione dei beni; e che non misurano il valore, il senso e l’esperienza culturale esclusivamente in termini di incassi, biglietti staccati, copie vendute. Si torni a riconoscere il valore educativo, formativo e creativo della risorsa culturale, la qualificazione del territorio e il capitale sociale che grazie ad essa si costituisce, il nodo di relazioni sociali che consente di creare.

 

Incentivi fiscali e politiche industriali per la produzione culturale.

Perché ciò sia possibile occorrono investimenti e riforme. In particolare, vanno estesi gli incentivi fiscali che tanti benefici hanno prodotto nel settore cinematografico, anche per le casse dello Stato. Il nostro Paese deve essere un luogo adatto alla produzione culturale e non solo un mercato di distribuzione. Il governo deve prevedere politiche industriali che stimolino lo sviluppo della produzione culturale, favorendo l’innovazione e la sperimentazione.

 

Professionalità, diritti, tutele: vogliamo vere riforme.

L’operatore del settore deve finalmente essere considerato a tutti gli effetti un lavoratore, vedendo riconosciute professionalità, diritti e tutele. L’intero sistema della cultura ha bisogno di riforme vere, in grado di rendere funzionali gli strumenti di governo ormai invecchiati e di interpretare in modo razionale la sfida del federalismo, superando la ormai logora contrapposizione tra centralismo e decentramento.Vogliamo riforme che riguardino il sistema di tutela, ma anche il cinema e lo spettacolo dal vivo. Riforme che ridiano una prospettiva a questo settore. La promozione della cultura come bene pubblico, per la riqualificazione del territorio e lo sviluppo di nuove relazioni sociali. Riforme per la tutela dei diritti e delle professionalità e che spazzino via la retorica populista del governo, fondata sulla consolidata equazione: Cultura=Inefficienza=Spreco=Inutilità=Privilegio, per affermare invece nella prossima agenda di governo il binomio: Cultura=Innovazione per la Crescita quale perno di un nuovo Patto sociale.

 

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La promozione della cultura come bene pubblico, per la riqualificazione del territorio e lo sviluppo di nuove relazioni sociali. Riforme per la tutela dei diritti e delle professionalità

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

 

Cultura (da Wikipedia)
Definizione
Il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze acquisite ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione. Tuttavia il termine cultura nella lingua italiana denota due significati principali sostanzialmente diversi:

Una concezione umanistica o classica presenta la cultura come la formazione individuale, un'attività che consente di "coltivare" l'animo umano; in tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.
Una concezione antropologica o moderna presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo. Concerne sia l'individuo sia le collettività di cui egli fa parte. In questo senso il concetto è ovviamente declinabile al plurale, presupponendo l'esistenza di diverse culture, e tipicamente viene supposta l'esistenza di una cultura per ogni gruppo etnico o raggruppamento sociale significativo, e l'appartenenza a tali gruppi sociali è strettamente connessa alla condivisione di un'identità culturale.
Una concezione di senso comune, ma anche epistemologica vede la cultura in luogo non esclusivo ma tipico, l'insieme delle conoscenze o dei "saperi" sulle scienze, sulle arti, e sulle tradizioni, nonché sugli avvenimenti storici, ma anche sui fenomeni sociologici e orientamenti filosofici delle diverse popolazioni o società a livello planetario. Concerne sia l'individuo che la collettività cui egli appartiene. Il termine è applicabile a livello universale e multietnico, suol dirsi che vi sono molteplici culture, e normalmente si ritiene egualmente "importante" la cultura di ogni gruppo etnico o raggruppamento sociale significativo. Far parte di tali etnie sociali o aree geografiche presuppone la relativa connotazione e quindi "l'identità culturale".  http://it.wikipedia.org/wiki/Cultura

 
Ministero per i beni e le attività culturali
http://www.beniculturali.it/
 
Riporto un ‘post’ pertinente di  Repubblica/Amato ed un mio commento:
 
Eppure la lirica può anche far crescere il Pil…
Molti teatri di prosa sono in grave crisi e qualcuno ha anche chiuso, i teatri lirici sono in grave difficoltà (e il ripristino del Fus è solo una boccata d’ossigeno) alcuni tra i principali siti archeologici italiani (a cominciare da quello di Pompei, come ricorda un lettore, in un commento al post precedente) cadono letteralmente a pezzi. Eppure, l’eredità che ci hanno consegnato dal passato non è certo da buttare.  E la lirica in particolare, adeguatamente valorizzata, produce Pil, fino al 2,1% in più. A provarlo è la ricerca di tre economisti tedeschi, Oliver Falck (Ifo), Michael Fritsch (Università di Jena) e Stephan Heblich (Max Planck Institute of Economics), pubblicata dall´Ifo (Institute for Economic Research) di Monaco, con il titolo “The Phantom of the Opera: Cultural Amenities, Human Capital, andRegional Economic Growth” (Il Fantasma dell’Opera: intrattenimento culturale, capitale umano, e crescita economica regionale).
Esaminando le zone limitrofe a 29 teatri lirici tedeschi, alcuni dei quali costruiti in grandi città come Dresda e Monaco, ed altri in centri più piccoli, in un arco di tempo che precede la Rivoluzione Industriale, dal 1600 ai primi anni del 1800, i tre economisti hanno notato una maggiore concentrazione di artisti, accertata attraverso i dati delle statistiche sociali nell’arco di sei anni, tra il 1998 e il 2004. La presenza di artisti si traduce in una maggiore quantità di attività culturali, e in generale in una migliore vivibilità della zona. Di conseguenza nella zona si riscontra (dato verificato sempre attraverso le statistiche sulle assicurazioni sociali) una maggiore presenza di persone laureate o con titoli di studio superiori alla laurea: a parità di condizioni lavorative, le persone altamente qualificate preferiscono vivere in una zona con una maggiore e migliore offerta culturale.
Le persone che lo studio tedesco definisce “high-human capital individuals” sono lo 0,3% in più nelle 29 aree considerate, rispetto alle aree con caratteristiche analoghe, prive però di teatri dell’opera. La maggiore presenza di persone colte e con titoli di studio universitari o post universitari ha un impatto positivo sull’economia della zona, e si traduce in una maggiore crescita del Pil pro capite che va dall’1 al 2,1% annuo.
Conclusione discutibile? L’aumento del Pil pro capite è un dato di fatto, sottolineano i tre economisti, che escludono che tale differenza sia dovuta ad altri fattori. Ecco perché, concludono, i governi dovrebbero pensarci due volte prima di tagliare le spese per la cultura. Per valutare fino in fondo però lo studio, è bene dare un’occhiata alle statistiche sulla lirica pubblicate da www.operabase.com. dalle quali emerge, per esempio, che la Germania è il primo Paese per rappresentazioni liriche: nella stagione 2009/2010 ne ha date in scena 7892, contro le 1935 degli Stati Uniti e le 1206 dell’Italia, al quinto posto. Nella classifica delle 100 città più ‘liriche’ del mondo, 47 sono tedesche. Ecco perchè in un Paese come la Germania, è normale che la lirica crei benessere.
http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/03/25/eppure-la-lirica-puo-anche-far-crescere-il-pil
 
Leggendo questo bel ‘post’, mi è venuta in mente la teoria di Richard Florida delle 3T, cioè tecnologia, talento e tolleranza, “le quali devono essere sempre associate per garantire lo sviluppo, che a sua volta non dipende dal basso costo del lavoro o dalla capacità di attrarre le aziende, ma dalla capacità di attrarre i creativi” (“3T: la chiave della competizione mondiale” [1]).
D’altronde, quartieri degradati di grandi città hanno potuto rigenerarsi proprio attraverso la scelta di convertirsi in o almeno ospitare attività culturali e creative, le quali evidentemente forniscono i propellenti giusti: tolleranza -- > apertura al nuovo -- > contaminazione -- > ibridazione-- > talento geniale (“Non avvi genio sine ibridatione”, Guicciardini, citato anche da Machiavelli nel “Principe”) -- > spirito positivo e vitale, la precondizione di qualunque progetto di sviluppo.
 
[1] http://www.fondimpresa.it/Comunicazione/Zero30_Archivio/numero_12_di_Zero30/info-1231107220.html 
 
Restauro Colosseo, dall’Authority il via libera a Della Valle
redazioneweb
10/02/2012  17:09
A norma il contratto da 25 milioni di euro del Gruppo Tod’s per il restauro dell’Anfiteatro Flavio
http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Restauro-Colosseo-dall-Authority-il-via-libera-a-Della-Valle_30040
 
La RAI, la principale azienda culturale italiana.
 
La Rai? Mal gestita, asservita alla politica e iperburocratica
redazioneweb
10/02/2012 12:10
Il quadro presentato dalla ricerca “Rai: quale futuro”. Nessuna privatizzazione nel futuro della tv pubblica, ma la gestione deve iniziare a essere efficiente. La riforma secondo Upa
http://www.businesspeople.it/newsletter/read/4d3bd92f5d6b3f453278f792c45caa8c/33024
 
Borsa Italiana
Rai: Sassoli (Upa), riforma ideale con conferimento a Fondazione
February 09, 2012
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html
 
Di seguito, 3 articoli complementari presi dal sito InGenere, che hanno grosse implicazioni di ordine culturale (cfr. anche la nota 18 della Lettera di PDnetwork).
 
InGenere
I "motivi di famiglia" delle ragazze Neet
di Francesco Pastore, Simona Tenaglia
09/02/2012
Le donne all'interno del mondo "Neet", ossia del gruppo - notevole in Italia - di giovani che non lavorano né studiano: quante sono, dove sono, e perché non cercano lavoro né formazione? I dati di una ricerca lombarda mostrano che ai fattori economici si aggiunge il peso di retaggi culturali. Soprattutto quando arrivano i bambini
http://www.ingenere.it/articoli/i-motivi-di-famiglia-delle-ragazze-neet
 
Il lavoro femminile ai tempi della crisi
di Gina Pavone
09/02/2012
L'occupazione femminile è in diminuzione, anche se ha tenuto meglio di quella maschile. La differenza sembra essere determinata da un aumento dei lavori femminili meno qualificati e sottopagati. E' uno dei dati che sono emersi dagli Stati generali del lavoro delle donne in Italia (Cnel)
http://www.ingenere.it/articoli/il-lavoro-femminile-ai-tempi-della-crisi
 

Un nuovo contratto sociale. Tra i sessi
di Manuela Naldini, Chiara Saraceno
07/02/2012
 La conciliazione non ha funzionato perché ne è stata fatta una questione solo femminile, senza mettere in discussione la distribuzione dei compiti tra i generi. E senza considerare l'invecchiamento della popolazione. Ne parla il libro "Conciliare famiglia e lavoro", di cui pubblichiamo l'introduzione
http://www.ingenere.it/articoli/un-nuovo-contratto-sociale-tra-i-sessi

 
“Agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione”
La Commissione propone una nuova agenda europea per la cultura, che tenta di rispondere alle sfide della globalizzazione. Questa nuova strategia è destinata ad intensificare la cooperazione culturale nell'Unione europea (UE) focalizzandosi su una serie di proposte concrete al fine di realizzare un insieme di obiettivi comuni.
Il programma “Europa creativa” prevede lo stanziamento di 1,8 miliardi per il periodo 2014-2020: un aumento di budget consistente, +37% rispetto al settennio precedente.
http://europa.eu/legislation_summaries/culture/l29019_it.htm
 
In tempo di crisi, non tagli ma più risorse. Anche dall'Europa
Silvia Costa
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137087/cultura_e_creativita_motori_per_la_crescita
 
 
Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
 

 

 

 

Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione


LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/7
 
Immigrazione
 
Estendiamo gli accordi bilaterali.
Gli accordi bilaterali avviati dai governi di centrosinistra (il 90% di quelli esistenti) hanno dimostrato di essere la strada piu` efficace per governare l’immigrazione. La Lega e il centrodestra ripetono “aiutiamoli a casa loro”, ma il governo Berlusconi ha ridotto le risorse per la cooperazione. Risultato: un fallimento. Bisogna invece estendere quegli accordi e rendere operative le intese che prevedano l’impegno reciproco per il contrasto all’immigrazione clandestina - terreno su cui l’Italia deve migliorare e non recedere - e l’ingresso di quote regolari tra mercati del lavoro nazionali, mercato unico europeo, area Schengen, all’interno di una politica estera di pace e cooperazione. La dimensione puramente nazionale non e` sufficiente a governare un fenomeno che e` per sua natura sovranazionale.L’Unione europea e` impegnata da tempo nella definizione di accordi bilaterali in materia di immigrazione con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi migratori. Occorre incrociare questo sforzo con la dimensione nazionale.
 
Chi nasce e cresce in Italia è italiano.
Sono 864.000 i figli degli immigrati che vivono in Italia, nel 1992 erano 50.000: in queste cifre e` scritto il cambiamento che l’Italia ha vissuto nell’arco di 20 anni. Questi bambini e ragazzi crescono con i nostri figli, frequentano le nostre scuole, i nostri centri sportivi, le nostre piazze e le nostre discoteche. Sono italiani di fatto, ma stranieri per la legge perche´ la nostra legge sulla cittadinanza obbliga a risiedere in modo continuativo per 18 anni nel nostro Paese prima di poter rivolgere la domanda per ottenerla. In nessuno stato europeo esiste una legge cosi` ostile nei confronti dei minori. Bisogna preparare questi figli dell’immigrazione a essere membri della nostra comunita` con relativi diritti, ma anche doveri. Per questo bisogna modificare la legge in vigore sulla cittadinanza e prevedere che i figli di genitori stranieri, da alcuni anni residenti nel nostro Paese, che nascono in Italia o che arrivano bambini in Italia, al momento della nascita o quando concludono il primo ciclo scolastico, possano essere riconosciuti come cittadini italiani.
 
A scuola, per imparare l’italiano.
Gli alunni figli di immigrati sono il 7 per cento della popolazione scolastica. Prezioso e`, in tutto questo, il lavoro silenzioso degli insegnanti che fanno della scuola pubblica italiana una formidabile fucina della convivenza. Siamo impegnati a sostenere questo carattere inclusivo, pubblico e universalistico della scuola e a contrastare le gravi politiche del governo. Il primo passo resta l’apprendimento della lingua e della cultura italiana per i bambini e per gli adulti. Per questi ultimi proponiamo un programma nazionale della scuola pubblica in sinergia con il volontariato, le associazioni e le imprese.
 
La residenza europea.
Dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea potrebbe scaturire una Carta europea dei diritti dei migranti che attribuisca ai migranti quelli che la Carta riconosce come diritti della persona. Si potrebbe inoltre estendere ai migranti lungo-residenti la cittadinanza di residenza e consentire loro forme adeguate di partecipazione politica a livello locale in tutta l’Unione europea.
 
Chiudere la fabbrica della clandestinita`
Con il lavoro legale e l’integrazione sui territori. Dobbiamo promuovere un patto per la dignita` e la legalita` del lavoro che combatta lo sfruttamento, il lavoro sommerso e irregolare che colpisce gli italiani e gli immigrati.
 
I punti della nostra piattaforma
·        Utilizzare tutti gli strumenti gia` disponibili per l’emersione del lavoro irregolare;
·        prevedere l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di grave sfruttamento del lavoro (caporalato), aggravato quando interessa minori e migranti clandestini;
·        estendere ai lavoratori immigrati gli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori italiani;
·        ridurre i tempi per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno;
·        adottare forme di regolarizzazione ad personam per evitare il formarsi di cicliche “bolle” di irregolarita` che poi comportano il ricorso alle periodiche sanatorie. Tali regolarizzazioni dovrebbero essere attuate sulla base di specifici requisiti: il lavoro, la casa, il rispetto delle leggi, la buona integrazione. Potrebbe riguardare coloro che contribuiscono all’individuazione di fattispecie criminali legate all’immigrazione; per coloro che compiono atti di rilevanza umanitaria e sociale;
·        riattivare le quote dell’ingresso regolare e semplificare le procedure;
·        applicare l’articolo 18 del decreto legislativo 286/98 che prevede un permesso di soggiorno umanitario per le persone che denunciano i propri sfruttatori;
·        applicare la direttiva del 18 giugno 2009 che impegna gli Stati membri dell’Unione europea a sanzioni e provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno e` irregolare;
·        incentivare il rimpatrio volontario degli irregolari sulla base di quanto previsto dalla direttiva europea 2008/115/ EC;
·        prevedere l’inserimento dei rifugiati e delle persone vittime di tratta tra le categorie svantaggiate che possono essere inserite nella cooperazione sociale attraverso la modifica della relativa legge 382/91;
·        ingresso per ricerca di lavoro sponsorizzata e garantita da istituzioni e organizzazioni certificate (sindacati, associazioni di imprenditori, istituzioni pubbliche);
·        ingresso per ricerca di lavoro su domanda dei singoli, dietro prestazioni di garanzia da parte del richiedente entro tetti numerici prefissati;

·        la conversione del permesso di soggiorno ad altro titolo in permesso di soggiorno per lavoro, in presenza di determinate condizioni l’ingresso di persone con profili professionali di alta qualita` che apportino particolari contributi alle conoscenze scientifiche e tecnologiche, o alla qualita` anche artistica della produzione, o che esercitino attivita` di riconoscimento e particolare valore sociale.
 
Votare per partecipare.
Il diritto di voto amministrativo per gli immigrati rientra dentro il processo di “manutenzione” della democrazia. La partecipazione politica in forme uguali agli italiani, facilita la collaborazione e la ricerca di interessi comuni, favorisce l’apprendimento di regole e pratiche democratiche, incentiva l’integrazione politica e abbassa i rischi di conflitto interetnico e di corporativismo.
 
Moschee e burka: no al volto coperto.
La Costituzione italiana prevede la liberta` religiosa e il suo esercizio quale diritto umano fondamentale. Attraverso lo strumento delle intese tra Stato italiano e confessioni religiose, l’esercizio di questo diritto e` riconosciuto e praticato nel nostro Paese. Proprio per questo non si puo` continuare ad eludere la questione dell’esercizio della religione musulmana, la seconda religione d’Italia. E` inoltre essenziale che il governo solleciti le molte comunita` musulmane a costruire tra loro un punto di sintesi per definire finalmente l’Intesa tra lo Stato e questa religione.
 
I respingimenti: legge e diritti.
Il diritto di richiedere asilo e il diritto di non essere respinti verso un Paese dove si corra il rischio di morte o di subire trattamenti disumani e degradanti, sono sanciti dalla Convenzione di Ginevra e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Gli intercettamenti in mare e i rimpatri sono leciti solo nel pieno rispetto dei diritti umani a partire dal diritto del migrante intercettato di avanzare domanda di asilo e di protezione umanitaria.
 
Ci sono punti irrinunciabili per garantire il rispetto della convenzione di Ginevra:
·        nel caso di riaccompagnamento o respingimento al Paese d’origine/transito, al migrante deve essere garantito il diritto di rivolgere domanda di asilo per il tramite dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Le domande devono essere esaminate con le garanzie giuridiche prescritte e in tempi ragionevoli. Queste condizioni oggi non esistono;
·        deve esserci accordo tra il Paese di destinazione degli intercettati/riaccompagnati, il Paese che opera l’intercettazione e gli altri Paesi europei sui criteri per l’insediamento di coloro la cui domanda di asilo e` stata accolta. Ricordiamo che un criterio proporzionale (il PIL di ogni Paese, per esempio) di ridistribuzione dei richiedenti asilo tra i 27 Paesi europei, addosserebbe all’Italia un numero di ospiti maggiore dell’attuale.
 
Rom.
Dalle persone rom bisogna esigere il rispetto delle regole. Al contempo offrire loro le opportunita` di inserimento nella societa`.A partire dall’obbligo scolastico dei bambini e dal superamento dei campi rom, dannosi sia per loro che per i cittadini italiani. Esistono nel nostro Paese molte esperienze positive di integrazione. L’Unione europea ha messo a disposizione da anni risorse per l’integrazione della comunita` rom, che il governo italiano non ha usato.
 
Pd, partito della convivenza tra italiani e migranti.
I circoli del PD possono e devono diventare protagonisti della civile convivenza attraverso un lavoro sul territorio che coinvolga i cittadini italiani e gli immigrati delle donne. Possono e devono favorire l’incontro e la conoscenza reciproca, attraverso attività concrete come il coinvolgimento delle associazioni degli immigrati, i corsi di lingua e cultura italiana, la conoscenza e la promozione delle altre culture, il coinvolgimento dei giovani e delle donne. Ci sono esperienze importanti come quella del Circolo Esquilino di Roma o i Circoli di via Padova a Milano.
 
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Imparare a vivere insieme: diritto di cittadinanza, di residenza, di voto per gli immigrati. Lavoro legale e integrazione sui territori. Diritto di asilo. Rispetto delle regole. Civile convivenza ed integrazione.
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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm
 
 
ISTAT
Popolazione residente straniera
Continua a crescere la popolazione straniera residente in Italia
UNO SGUARDO D'INSIEME
I cittadini stranieri iscritti nelle anagrafi all’inizio del 2011 sono oltre 4,5 milioni, il 7,5 percento del totale dei residenti. Rispetto al 2001 sono più che triplicati; nel 2010 sono cresciuti del 7,9 per cento. Il ritmo di crescita, pur consistente,rispetto agli ultimi anni è meno sostenuto. Il rallentamento, oltre che alla crisi, è dovuto all’attenuarsi degli effetti dell’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’Unione europea e dell’entrata in vigore della nuova normativa sul soggiorno dei cittadini comunitari nei paesi dell’Unione, cambiamenti normativi che hanno determinato una crescita vertiginosa delle iscrizioni in anagrafe di cittadini rumeni e bulgari nel 2007 e, in misura più contenuta, anche nel 2008 e nel 2009. </i>
 
L’ITALIA NEL CONTESTO EUROPEO
Al 1° gennaio 2010, data più recente della disponibilità dei dati a livello europeo, l’incidenza degli stranieri in Italia è pari a 7,0 per cento: in linea con la media europea (6,5 per cento), che si colloca al tredicesimo posto della graduatoria dei 27 paesi. Si tratta di un valore non molto lontano da quello della Germania (8,7 per cento) e superiore a quello della Francia (5,8 per cento), due paesi in cui la storia dell’immigrazione ha radici più antiche e per i quali si può presumere che una quota più rilevante di residenti originariamente cittadini stranieri abbia acquisito la cittadinanza. Tra le principali economie europee, la Spagna è uno dei paesi in cui il fenomeno migratorio è meno antico: gli stranieri sono il 12,3 per cento della popolazione. Occorre sottolineare d’altra parte che al Padrón Municipal (l’equivalente delle Anagrafi italiane) possono iscriversi anche i cittadini stranieri irregolari.
 
L’ITALIA E LE SUE REGIONI
Storicamente gli stranieri sul territorio italiano si sono concentrati soprattutto nelle ripartizioni del Centro-Nord. Negli anni più recenti tuttavia essi sono cresciuti più intensamente nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord: in particolare rispetto al 2010, dell’11,6 per cento e del 7,4 per cento. L’incremento per il Mezzogiorno è frutto soprattutto del movimento migratorio con l’estero, mentre al Nord e al Centro risente anche della dinamica naturale. Al 1° gennaio 2011 la regione con il maggior numero di stranieri è la Lombardia (1.064 mila, pari al 10,7 per cento della popolazione residente e al 23,3 del totale degli stranieri). Consistenti gruppi risiedono anche nel Lazio (oltre 542 mila), nel Veneto (quasi 505 mila), in Emilia-Romagna (500 mila), nel Piemonte (399 mila), in Toscana (364 mila). Roma, con 443 mila stranieri residenti e Milano, con 382 mila, sono le province più interessate dal fenomeno. Nelle province di Brescia, Prato, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Mantova, Modena e Parma ogni 100 residenti più di 12 sono stranieri. I flussi migratori nel corso del tempo sembrano aver privilegiato i comuni di maggiori dimensioni. Nei capoluoghi di provincia gli stranieri incidono per il 9,4 per cento. Tuttavia l’immigrazione non riguarda esclusivamente i centri metropolitani; i livelli massimi dell’incidenza si registrano infatti in alcuni piccoli comuni del Nord.
http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1[id_pagina]=21&cHash=25782182fbbb94243e3b6aeaa35cde30
 
ISTAT: STRANIERI
http://noi-italia.istat.it/index.php?id=6&user_100ind_pi1[uid_categoria]=4&cHash=b17d6a95c01a5bc9c8f396d738321fc6
 
ISTAT- RAPPORTO ANNUALE 2010
3.2.4 La situazione degli italiani e degli stranieri (pagg. 129-137)
Nell’Unione europea, nella prima parte del 2010 si è avviata un’attenuazione della precedente fase di deterioramento dell’occupazione straniera, poi consolidatasi a fine anno. In media d’anno il tasso di occupazione degli stranieri nell’insieme dei paesi Ue ha segnalato un modesto arretramento (-0,4 punti percentuali rispetto al 2009), raggiungendo un livello (59,7 per cento) di cinque punti percentuali inferiore a quello degli autoctoni (Tavola 3.12). In Francia e Regno Unito le sensibili riduzioni del tasso di occupazione degli stranieri segnalate nel 2009 (rispettivamente -2,9 e -1,4 punti percentuali su base annua) sono state seguite da significativi recuperi. Al contempo, il tasso di disoccupazione degli stranieri, anche se ancora all’incirca doppio rispetto a quello dei nazionali (16,7 contro 9,0 per cento), ha registrato nell’Ue un aumento di quattro decimi di punto, nettamente inferiore al risultato del 2009. In Francia, a fronte del lieve aumento del tasso di disoccupazione dei nazionali, quello degli stranieri è sceso; in Germania, l’indicatore è diminuito in misura più accentuata per la componente straniera. In Italia, invece, è proseguita per il secondo anno consecutivo la caduta del tasso di occupazione degli stranieri. Il ritmo di discesa (dal 64,5 per cento del 2009 al 63,1 per cento del 2010) è stato più che doppio in confronto a quello degli italiani. […].
http://www3.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/rapporto_2011.pdf
 
Pro…
 
Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes 2011
21° Rapporto "Oltre la crisi, insieme"
http://www.caritasitaliana.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=2486
 
…e contro:
 
Libero pensiero
Tutte le balle sugli immigrati Bugia 1: fanno lavori di scarto
L'inchiesta di Libero sugli extracomunitari. Altro che risorsa, fanno concorrenza ai commercianti e ci costano quanto due finanziarie
di Gilberto Oneto
07/10/2011
http://www.liberoquotidiano.it/news/839282/Tutte-le-balle-sugli-immigrati-Bugia-1-fanno-lavori-di-scarto.html

Da "LIBERO - EDIZIONE MILANO" di venerdì 7 ottobre 2011

Inchiesta: tutte le balle
Gli immigrati ci costano due manovre
di Gilberto Oneto   http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=69235380

 
PIL
 
Abi: "Gli immigrati sono il 10% degli occupati e producono l'11% del Pil" 
Mercoledì 18 maggio 2011
http://www.stranieriinitalia.it/statistiche-abi_gli_immigrati_sono_il_10_degli_occupati_e_producono_l_11_del_pil_13084.html
 
ECONOMIA
 
Il rapporto della Fondazione Ethnoland, realizzato con Caritas, Abi e Unioncamere
Le imprese costituite dagli stranieri impiegano il 10% dei lavoratori dipendenti
Dal lavoro degli immigrati un decimo del Pil italiano
Si tratta di oltre 165.000 società, il triplo rispetto al 2003. Trentamila solo in Lombardia
I romeni prediligono l'edilizia, i marocchini il commercio, i cinesi il settore manifatturiero
di ROSARIA AMATO
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/immigrati-imprese/immigrati-imprese/immigrati-imprese.html
 
RIMESSE
 
13 DIC 2010
Italia in testa nella Ue27 per lerimesse degli immigrati
RosariaAmato
 
Riporto uno dei miei tre commenti in calce all’articolo:
 
vincesko 13 dicembre 2010 alle 17:28
Si tratta di rimesse uscite dall’Italia attraverso i canali formali: banche, poste, agenzie di money transfer (il canale del money transfer copre ad oggi, a livello globale, circa il 15% delle transazioni degli immigrati).
Non includono le rimesse effettuate tramite i canali informali (gli stessi immigrati quando vanno a casa loro e i numerosi automezzi che più o meno settimanalmente fanno la spola tra i Paesi d’origine e l’Italia).
Forse è utile leggere anche:
Analisi (fino al 2008) della Fondazione Leone Moressa su dati Bankitalia e Istat
http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2010/10/comunicato_25.pdf
Le rimesse dei lavoratori immigrati – Intervento del dr Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia
http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/carosio_91109/carosio_91109.pdf
Informazioni economiche generali sull’immigrazione
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel08/rel08it/economia_italiana/rel08_11_immigrazione.pdf
http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/12/13/italia-in-testa-per-le-rimesse-degli-immigrati/
 

Post collegato:
Immigrazione nel mare di Lampedusa
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761338.html

Articolo collegato:
20 dicembre 2012     Migrazioni riformiste     Massimo Livi Bacci
In un e-book pubblicato su www. neodemos. it, il demografo Massimo Livi Bacci ragiona su come gestire l’immigrazione. Fuori da estremismi e ideologie
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139182/migrazioni_riformiste
 

Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
 
 
 

Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute


LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/6

 

SALUTE

La nostra iniziativa sulla salute punta non solo al benessere delle persone, ma anche all’interesse della collettività. Perché la salute è la più grande delle ricchezze, sia per gli individui che per la società. In questo scenario, la nostra iniziativa politica sulla salute, dovrà puntare non solo al benessere delle persone e alla promozione della salute, ma anche ad interventi di prevenzione nei luoghi di vita e di lavoro. Dal Nord al Sud d’Italia, vogliamo riaffermare gli obiettivi e i valori “forti” che costituiscono la base di un sistema sanitario equo, universale e solidale ma anche efficiente e di qualità.

 

La sanità deve restare pubblica.

Il servizio sanitario nazionale italiano è un caposaldo della nostra democrazia. Per questo ribadiamo la necessità di mantenerne il carattere universalistico, finanziato dalla fiscalità generale, quale garanzia dell’uniformità nella quantità, qualità ed appropriatezza delle prestazioni e dei servizi sanitari in tutto il Paese. Per questo diciamo un convinto NO al tentativo strisciante del governo di privatizzare intere fette del servizio sanitario con il progressivo e costante taglio alle risorse finanziarie per la sanità pubblica, scaricando ulteriori oneri sui cittadini che sempre più spesso devono fronteggiare a loro spese malattie ed esigenze assistenziali. La sanità non ha bisogno di tagli, perché la spesa italiana per la salute resta tra le più basse tra i Paesi europei con noi confrontabili (Germania, Francia, Gran Bretagna). Ha invece bisogno, per rendere sostenibile il sistema, di essere ben governata e ben gestita in un quadro di finanziamenti certi e compatibili con i bisogni reali di assistenza dei cittadini. Ed è in questo quadro e con queste premesse che pensiamo possa svilupparsi anche una opportuna collaborazione con il privato e con il “Terzo settore” nei diversi ambiti di intervento della sanità, valorizzando energie, risorse e competenze del mondo imprenditoriale e della società civile in una compiuta logica di sussidiarietà.

 

La “Questione sanitaria nel mezzogiorno”: una priorità per l’Unità del paese.

La situazione della sanità nelle regioni meridionali non è più accettabile. La sfida di una sanità efficiente e di qualità anche in queste regioni deve diventare una “grande questione nazionale”, perché rappresenta un’oggettiva debolezza della coesione del Paese e mette a rischio anche la tenuta complessiva del Servizio Sanitario Nazionale. Le politiche avviate negli ultimi anni hanno posto la questione su un piano esclusivamente economicistico, senza alcuna attenzione al vincolo del rispetto dei Livelli essenziali di assistenza. I Piani di rientro e i commissariamenti, infatti, se hanno certamente messo in evidenza il problema del riequilibrio finanziario e del controllo della spesa, non hanno indotto a comportamenti virtuosi visibili.Anche perché è difficile interrompere i meccanismi politici e burocratici che hanno determinato le decisioni e le scelte operative precedenti quando si opera in una sostanziale continuità. Per questo crediamo opportuno un ripensamento sulla questione dei commissariamenti, inserendo forme più efficaci di controllo esterno e di affiancamento che si basino soprattutto sullo sviluppo delle buone pratiche. Se non ci sarà una svolta il Mezzogiorno è condannato a restare prigioniero delle sue debolezze strutturali che rendono ancora più facile le infiltrazioni e le connessioni tra sanità e criminalità organizzata. Una svolta che non può prescindere da una forte presa di posizione sulla trasparenza, la professionalità e l’onestà di chi detiene la responsabilità della sanità meridionale, nelle sue diverse funzioni e articolazioni.

 

Il federalismo che vogliamo.

I provvedimenti attuativi del federalismo fiscale, e in particolare i cosiddetti “costi standard sanitari”, devono essere profondamente modificati. Il calcolo del fabbisogno finanziario delle Regioni non può infatti essere ancorato ai soli indicatori di consumi sanitari per classi di età, come è stato sino ad oggi e come resta invariato anche con questo decreto. Occorre considerare anche altri indicatori fondamentali, come il livello sociale, lo stato di salute, il livello di ammodernamento tecnologico e strutturale, la presenza di strutture e servizi sul territorio.Per dare vita a un Federalismo solidale e responsabile poniamo quindi questi principali obiettivi:

·        costi standard adeguati e basati su criteri che non penalizzino le realtà più disagiate;

·        approvazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza, bloccati da mesi per il veto di Tremonti, per rispondere adeguatamente ai nuovi bisogni, a partire dall’invecchiamento e dalla non autosufficienza, dalle malattie croniche e alle nuove emergenze sanitarie;

·        sviluppo di efficaci politiche di prevenzione sanitaria, a partire dagli stili di vita e dalla diffusione omogenea in tutto il Paese dei programmi di screening e vaccinazione per le malattie prevenibili;

·        politiche efficaci di integrazione e razionalizzazione degli interventi a cavallo tra la sanità e il sociale, per favorire un migliore impiego delle risorse e un maggior coordinamento degli interventi assistenziali;

·        accelerazione del processo di riorganizzazione della medicina di famiglia in forma aggregata e del complesso dei servizi territoriali, per dare risposte assistenziali appropriate, facilitare il governo della domanda e consentire agli ospedali di fare meglio il loro lavoro, che è quello di curare e assistere le emergenze e le malattie nella loro fase acuta, evitando ricoveri inutili e dispendiosi;

·        prevedere un sistema adeguato di valutazione della qualità delle cure e dell’uniformità dell’assistenza in tutte le Regioni, attraverso un monitoraggio costante dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi, affidato a un organismo indipendente garante dell’equità e dell’uguaglianza nel diritto alla salute dal Nord al Sud del Paese.


La salute deve stare fuori dagli “affari” e i partiti fuori dalle nomine.

Senza legalità e trasparenza non ci può essere efficienza, qualità, vera attenzione ai bisogni. Senza legalità e trasparenza i soldi non basteranno mai perché prevarranno gli sprechi, i favori, le regalie. Senza legalità e trasparenza i medici, gli infermieri, gli stessi direttori generali di Asl e ospedali avranno le mani legate da accordi sottobanco e da interessi che con la tutela della salute dei cittadini non hanno nulla a che fare. E di trasparenza si deve parlare anche quando si parla di nomine. Sia dei manager che dei Dirigenti medici apicali, troppo spesso oggetto di feroci logiche di lottizzazione. Occorrono nuovi meccanismi di selezione della classe dirigente del servizio sanitario basati esclusivamente sul merito. In questo quadro, quindi, la nomina dei direttori generali deve avvenire sulla base di un trasparente processo di selezione e di confronto delle candidature, verificato da organismi tecnici indipendenti. Al quale dovrà seguire una valutazione costante dell’operato dei neo direttori generali, basata non solo sugli aspetti della gestione economico-finanziaria, ma anche sulle strategie e i risultati di salute ottenuti.

 

La sanità è fattore di sviluppo per il paese, non una palla al piede.

Investire in sanità vuol dire muovere risorse, uomini, know how, con tanto “made in Italy” che il mondo ci invidia per capacità ideative e realizzative. Già oggi a fronte di un carico in termini di spesa pubblica del 7,2% sul Pil, la sanità rappresenta il 12,8% dello stesso Pil in termini di “ricchezza” prodotta. Per questo vogliamo riaprire il “cantiere della sanità”, per l’ammodernamento e la messa in sicurezza delle strutture sanitarie, e per una nuova politica di promozione della ricerca italiana,capace di attirare gli investimenti esteri nel nostro Paese, ponendo fine alla vergognosa “fuga dei cervelli” che colpisce soprattutto i nostri giovani ricercatori.

 

Il confronto con gli operatori della sanità.

Siamo decisamente al fianco di medici, infermieri e di tutti gli altri sanitari che dedicano la loro vita alla salute dei cittadini. Per questo vogliamo aprire immediatamente un confronto permanente con tutti gli operatori. Un vero e proprio “laboratorio sanità”, per affrontare tutti i temi legati allo sviluppo della professionalità di questi operatori a partire dalla formazione, dalla ricerca, dalla autonomia professionale, dal loro coinvolgimento diretto nel governo clinico delle aziende sanitarie, senza dimenticare il rischio che stiamo correndo di una prossima drammatica carenza di medici e di altre figure professionali che metterà a rischio la stessa qualità dell’assistenza sanitaria.

 

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Un sistema sanitario equo, universale e solidale ma anche efficiente e di qualità. Il Mezzogiorno come priorità. Legalità e trasparenza. Sviluppo delle professionalità.

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm#

 

 
ASSEMBLEA NAZIONALE PD del 4 e 5 febbraio 2011
·        Commissione Sanità

La salute in tutte le politiche
·        http://beta.partitodemocratico.it/doc/202917
 
Servizio Sanitario Nazionale (Italia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_Sanitario_Nazionale_(Italia) 
 
Legge 833/78
Da Wikisource.
La Legge 833/78 Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (detta anche  Riforma Sanitaria) del 23 dicembre 1978, è una legge della Repubblica Italiana che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale, sopprimendo il sistema mutualistico. E' stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 360 del 28 dicembre 1978.
http://it.wikisource.org/wiki/Legge_833/78
 
IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
I valori e i punti di forza del SSN
I principali indicatori del SSN
Il sistema sanitario italiano nel confronto internazionale
http://www.salute.gov.it/resources/static/primopiano/466/PUNTI_DI_FORZA_SSN_30anni.pdf
 
Sistemi Sanitari Comparati
Milano 28 ottobre 2011
Annalisa Ornaghi
http://www.master-sistemisanitari-medicinenonconvenzionali.org/wp-content/uploads/2011/04/Ornaghi-28102011.pdf
 
ISTAT
Health for All – Italia
Sistema informativo territoriale su sanità e salute
Versione di giugno 2011
http://www.istat.it/it/archivio/14562
 
WORLD HEALTH ORGANIZATION (OMS)
World Health Statistics
http://www.who.int/entity/gho/publications/world_health_statistics/EN_WHS2011_Full.pdf
 
WORLD HEALTH ORGANIZATION (OMS)
Countries
Italy
http://www.who.int/gho/countries/ita.pdf
 
Legge 833/1978 - Riforma sanitaria
Un elemento innovativo della legge 833/1978 era la partecipazione dei cittadini al controllo delle USL, dominate dai partiti politici. Rammento che, nella mia breve attività politico-sociale, proprio facendo leva su un articolo della legge (non sono riuscito a ritrovarlo nel testo di Wikipedia allegato), proposi e riuscii ad organizzare un Comitato di cittadini composto da una trentina di componenti, tra cui un paio di politici (tra gli obiettivi, la raccolta di fondi per l’acquisto di un’autoambulanza, l’organizzazione del gruppo di volontari per il servizio di ambulanza, ecc. Fu quella anche l’occasione per entrare in contatto con la Croce Rossa Italiana, un vero baraccone), che poi man mano, per varie ragioni, non escluso l’aver toccato alcuni interessi (ad esempio, la farmacista, zia di uno dei componenti, che non copriva secondo le regole il servizio notturno) si ridusse al sottoscritto e ad un amico medico, che lavorava alla Guardia Medica. L’unico risultato concreto che ottenemmo fu che riuscimmo a far arrivare alla predetta Guardia Medica una fornitura di dotazioni mediche per fare in modo che i medici di turno non si limitassero, con l’alibi di non disporre di strumenti, attrezzature e materiale medico, soltanto alle prescrizioni. Tutto il materiale arrivò in uno scatolone chiuso, ma – incredibile ma vero - lì vi rimase, poiché la medesima Guardia Medica e l’Ufficiale sanitario si palleggiarono la responsabilità di chi dovesse aprirlo. Cose del Sud.

 
Riporto il paragrafo del documento approvato dall’Assemblea Nazionale del 4 e 5 febbraio 2011 che sotto certi aspetti ne mutua lo spirito, ma che non figura nelle Proposte.
 
Un servizio su misura e “misurato” dai cittadini
Una delle principali e giuste critiche dei cittadini al nostro Servizio sanitario è sulla insopportabile lunghezza delle liste d’attesa. Questo Governo ha continuato a fare promesse ma di fatto ha bloccato l’attuazione di una nostra legge, approvata nel 2007, che affrontava con decisione il problema. Garantendo risposte assistenziali in tempi certi (max 72 ore per le urgenze) e fissando precisi paletti per l’esercizio della cosiddetta “intramoenia”. Ebbene, quella legge è rimasta inapplicata, con ripetute proroghe (l’ultima è inserita nel decreto Milleproroghe in discussione in Parlamento). Noi le liste d’attesa le abbiamo affrontate sul serio.
Questo Governo NO.
Ma non basta. Dobbiamo imparare ad ascoltare i cittadini. Per questo vogliamo che siano messi a regime strumenti reali di valutazione delle cure, all’interno dei quali il giudizio del cittadino dovrà avere un peso determinante. E questi giudizi e queste valutazioni devono essere resi pubblici perché la sanità che vogliamo è per e dei cittadini e di nessun altro. E i cittadini devono essere informati sulla capacità e la professionalità di chi li assiste e poter scegliere dove andare anche in base a queste valutazioni.
 

L'INDAGINE
Malasanità, 326 casi in Italia dal 2009
Maglia nera alla Calabria
Sono i risultati dei lavori dellaCommissione d'Inchiesta
Ben 223 si sono conclusi con il decesso del paziente
24ottobre 2011 15:06
MILANO- In quasi 2 anni e mezzo sono stati 470 i casi di malasanità giunti all'esamedella Commissione d'inchiesta sugli Errori sanitari, con una media di quasi dueal giorno (1,85), di cui 329 terminati con la morte del paziente. A fare peròil pienone sono Lazio, Calabria e Sicilia, che insieme totalizzano oltre lametà dei casi (239, rispettivamente 51, 97, 91) tra errori e altre criticità,con una media di 3,6 casi al giorno. Dai dati presentati dalla commissionepresieduta da Leoluca Orlando (Idv), che vanno da fine aprile 2009 al 30settembre 2011, emerge che i presunti errori sanitari sono stati 326, di cui223 conclusisi con il decesso del paziente.   

MAGLIA NERA ALLA CALABRIA - La maglia nera va alla Calabria, con 82 casi di presunti errori e 67 decessi, seguita da Sicilia (57 e 39), Lazio (28 e 17) e Campania (23 e 17). Sul fronte dei presunti errori c'è da segnalare il caso positivo della Sardegna, dove in 29 mesi non ne è stato segnalato nessuno, mentre in Molise uno solo, e anche in Trentino Alto Adige, ma con la morte del paziente. Se a queste cifre si aggiungono anche le altre criticità arrivate all'esame della commissione, la maglia per la regione più virtuosa spetta al Trentino, con un solo caso, seguito da Sardegna e Molise (2), Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Marche (3) e Umbria (4). Le cosiddette regioni virtuose, con la sanità migliore in Italia, si collocano nella seconda parte della classifica, con la Toscana a 29 casi di malasanità (18 decessi), Lombardia a 28 (11 morti), Emilia Romagna 24 (16 morti) e Veneto 23 (13 morti).(Fonte: Ansa)
http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_24/malasanita-casi-commissione-parlamentare_ac22a57a-fe30-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml
 
Ministero della Salute
Assistenza sanitaria italiani all'estero e stranieri in Italia
http://www.salute.gov.it/assistenzaSanitaria/assistenzaSanitaria.jsp
 
 
Il Sole-24 ore
Il buco nero della sanità: 13 miliardi di sprechi negli ospedali pubblici italiani
di Celestina Dominelli
1 dicembre 2011
Che la sanità italiana peccasse di inefficienza era noto ai più. Ma oggi l'Aiop, l'associazione che riunisce gli ospedali privati, ha provato a quantificare le "mani bucate" della salute della penisola. Ed ecco cosa ha scoperto: gli ospedali pubblici italiani sprecano oltre il 29% dei finanziamenti, pari a circa 13 miliardi di € l’anno. E la maglia nera va alla Calabria dove l’inefficienza ammonta al 46,4%. Una fotografia puntuale contenuta nel IX Rapporto “Ospedali e salute 2011”, presentato a Roma, che è stato redatto dall’associazione guidata da Enzo Paolini in collaborazione con Ermeneia – Studi & strategie di sistema. […].
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-01/buco-nero-sanita-miliardi-153520.shtml
 

Salute: italiani fra piu' snelli d'Europa, obesi solo 11,3% uomini e 9,3% donne
In testa alla classifica dei più' ciccioni' tra i 19 Stati dell'Ue, c'è il Regno Unito
Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) - In tempi di critiche e bassa considerazione dell'Italia in Europa, il Bel paese si prende una piccola rivincita risultando, secondo l'indagine dell'Eurostat condotta tra il 2008 e il 2009, il meno soggetto all'obesità: solo 9,3% delle donne e 11,3% dei maschi over 18, in forte sovrappeso. Meglio hanno fatto solo i Romeni (rispettivamente 8% e 7,6%). Intesta alla classifica dei più 'ciccioni' tra i 19 Stati dell'Ue, c'è il Regno Unito, con il 23,9% delle donne (22,1% uomini) e Malta con il 24,7% degli uomini e 21,1% delle donne.
Percentuali basse di obesità tra i due sessi sono state osservate anche in Bulgaria (11,3% donne e 11,6% uomini) e Francia (rispettivamente 12,7% e 11,7%). Il fascino delle donne dell'Est sembra incrinarsi se si leggono i dati dell'obesità nel 'gentil sesso' in Lettonia (20,9%) ed Estonia (20,5% nel 2006). Mentre in Ungheria (21,4%) e Repubblica Ceca (18,4%) sono gli uomini ad aver un girovita troppo largo. Un aspetto che se trascurato, insieme ad uno stile di vita sano e un'alimentazione equilibrata, può trasformarsi in un fattore di rischio per l'infarto, alcuni tipi di tumori e per il diabete. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Salute-italiani-fra-piu-snelli-dEuropa-obesi-solo-113-uomini-e-93-donne_312684135432.html
 
Salute: sani 'per forza', 8 italiani su 10 preoccupati per costo cure 
Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) -Sani 'per forza', costretti a non ammalarsi a causa della crisi. Otto italiani su 10 temono di non riuscire a pagarsi un'assistenza sanitaria adeguata, con i portafogli che si svuotano cresce la preoccupazione per i costi dei farmaci e degli esami. E aumentano gli accessi ai medici di famiglia, il vero punto di riferimento sulla salute per ben il 92% dei cittadini, gratuito e facilmente accessibile. "La prevenzione si è trasformata da opportunità in necessità economica", afferma Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) che presenta oggi questi dati, frutto di un sondaggio web, al Congresso nazionale di Firenze. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Salute-sani-per-forza-8-italiani-su-10-preoccupati-per-costo-cure_312684135684.html
 
Psicologia: la crisi spaventa italiani, 1 su 3 lascerebbe il Paese
Roma, 23 nov. (Adnkronos Salute) - La recessione economica e la crisi dei mercati spaventa gli italiani. Li fa vivere in uno stato di allarme, tanto che uno su tre lascerebbe il Paese. Prima che vada a rotoli. E' il quadro che emerge da uno studio dell'Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico, eseguito su un campione di 800 persone. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Psicologia-la-crisi-spaventa-italiani-1-su-3-lascerebbe-il-Paese_312676586978.html
 
Gli psicologi campani in campo per il sostegno dei cittadini
Napoli, 21 nov. (Adnkronos Salute) - Seicento psicologi a disposizione dei cittadini della Campania per consulenze gratuite: un punto di riferimento "in un momento di crisi in cui il disagio si sente di piu', in particolare per quelle fasce di popolazione che non possono piu' contare sui servizi, tagliati per il commissariamento della sanita' regionale", spiega Raffaele Felaco, presidente dell'Ordine degli psicologi della Campania che ha presentato questa mattina a Napoli la settimana del benessere psicologico. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Gli-psicologi-campani-in-campo-per-il-sostegno-dei-cittadini_312668411620.html
 
Anziani: fare sesso e' il segreto della coppia felice, studio conferma
Milano, 21 nov.(Adnkronos Salute) - E' la passione il segreto della coppia longeva, anche e soprattutto fra gli anziani ultra 65enni. Più spesso fanno sesso, e più sono felici nella vita matrimoniale e non solo. L'invito a mantenere alto il desiderio, 'coltivandolo' a ogni età con rapporti sessuali frequenti, arriva da uno studio Usa presentato a Boston al 64esimo congresso annuale della Società americana di geriatria. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Anziani-fare-sesso-e-il-segreto-della-coppia-felice-studio-conferma_312669181112.html
 
Psicologia: Napoli, giovani madri piu' a rischio stress e depressione per taglio servizi
Napoli, 21 nov. (Adnkronos Salute) - Tocca alle neo mamme napoletane il poco invidiabile primato di fragilità psicologica. Le giovani madri partenopee, infatti, pagano sulla loro pelle, o meglio sulla psiche, la crisi e i tagli ai servizi. A lanciare l'allarme è l'Ordine degli psicologi della Campania, che oggi apre la nuova edizione della settimana del benessere psicologico: sei giorni dedicati all'argomento con una speciale attenzione, quest'anno, alla famiglia. Molte le iniziative in campo, prima tra tutte l'offerta di visite gratuite in oltre 600 studi professionali. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Psicologia-Napoli-giovani-madri-piu-a-rischio-stress-e-depressione-per-taglio-servizi_312669180560.html

quotidiano sanità.it – Studi e analisi
Censis. Sanità: “Minore spesa non vuol dire migliore spesa”. Cristalizzato gap Nord/Sud
La cura da cavallo cui è stato sottoposto il Ssn, soprattutto nelle Regioni con Piano di rientro ha fatto diventare la questione della “sostenibilità” una mera questione finanziaria. E i cittadini sono molto preoccupati per il razionamento dei servizi.
(in allegato il capitolo del Rapporto dedicato al Welfare)
http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=6356 
 
CENSIS: Italiani bocciano servizio sanitario
http://www.asca.it/regioni-CENSIS__ITALIANI_BOCCIANO_SERVIZIO_SANITARIO__SOLO_PER_11_PERCENTO__E__MIGLIORATO-653612-basilicata-2.html
 
Censis: Ssn peggiorato per 33% italiani
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2011/12/02/visualizza_new.html_11146368.html
 

Riporto alcuni miei commenti relativi ad un esame comparativo tra le Regioni Campania e Lazio, entrambe commissariate a causa dello sforamento della spesa sanitaria, da me pubblicati nel 2010 in un forum politico.
 
Provo a fare il punto.
- La Campania ha una popolazione di 5.824.000 abitanti contro i 5.664.000 del Lazio.
- Il Pil pro capite della Campania nel 2008 è stato di 16.746 euro, il valore più basso in Italia (inferiore di oltre 9.500 euro alla media nazionale), contro i 30.966 del Lazio.
- Tra il terzo trimestre del 2008 e il terzo trimestre del 2009, il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni è crollato vertiginosamente dal 43,3% al 41,8%, 20 mila persone in più in cerca di lavoro, il + 2.6% per un totale di 229 mila unità. Un momento critico che ha radici profonde, ma che, anche a causa della crisi, sta mettendo in ginocchio l' intero sistema economico-occupazionale della regione. Infatti, è cresciuto il dato relativo alla cassa integrazione, indice di un'economia debole e delle difficoltà che coinvolgono molte aziende del territorio, che nel periodo gennaio-ottobre 2009 ha toccato quota 10,7 milioni di ore di cig ordinaria, segnando un + 416% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
- Il ministro della Salute Antonio Fazio ha annunciato in data 26.3.2010 che sono stati utilizzati i fondi Fas (Fondi europei aree svantaggiate) per ripianare i 2 miliardi di euro nella Sanità di: Campania, Calabria e Lazio.
 
Riporto di nuovo l'articolo del Mattino, completo delle dichiarazioni dell'assessore al Bilancio della Regione Campania.

La Regione Campania sfora il patto di stabilità
buco da un miliardo, stop a mutui e assunzioni     
(...) da Santa Lucia si afferma con orgoglio come, sì, «i paletti per evitare la violazione del Patto sono stati aggirati appositamente».
A rivendicarlo con orgoglio è l’assessore uscente al Bilancio Mariano D’Antonio che quasi si mostra sorpreso del clamore suscitato dalla notizia. «In ben tre occasioni, e annunciandolo con comunicati ufficiali, - spiega l’economista - abbiamo preso decisioni sapendo bene che saremmo andati incontro allo sforamento. Ma siamo stati costretti». Creditori, bonifiche, assistenza a disabili, sostegno alla cassa integrazione e ai redditi bassi sono stati i capitoli più spinosi. «La crisi ci ha spinto a prendere questa decisione. E così ha fatto la Puglia. Non potevamo - spiega sempre D’Antonio - permetterci di stoppare i crediti vantati da fornitori e imprese che rischiavano il fallimento. Come non potevamo non sostenere le famiglie. E sforando abbiamo evitato manifestazioni di disoccupati, cassintegrati e incidenti di ordine pubblico».
D’Antonio conferma poi lo stop a contrarre debiti e prestiti e alle assunzioni. «L’anno scorso questo stesso governo ha concesso una sanatoria per la Puglia e la Sicilia. Può rifare la stessa cosa ora anche perché la Campania è in buona compagnia. Oggi (ieri, ndr) i sindaci del Nord, tra cui molti del centrodestra, sono scesi in piazza per chiedere di sforare il Patto. Come è accaduto - conclude - in queste ore, a quanto ne so, alla Sicilia ma anche per grandi comuni. Roma compresa». (Do il link, ma purtroppo l’articolo non è più disponibile).
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=97441&sez=NAPOLI 


 
Riporto, per un'utile comparazione:
 

Sanità Lazio, voragine peggiorata sotto la giunta Storace
martedì, 23 marzo, 2010, 16:27
Una voragine che si è dilatata anno dopo anno, condita da una polemica politica che dura ormai da un decennio. Di certo, sul debito della sanità del Lazio, c’è solo l’ammontare fotografato nel 2008 dal ministero dell’Economia, al momento del varo del piano di rientro: 9,6 miliardi di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Una montagna che, due anni fa, è stata spalmata su un mutuo trentennale. Per il quale, la Regione Lazio pagherà una rata di 280 milioni annui fino al 2038. E poi il disavanzo annuo: grazie ai tagli messi a punto con il piano di rientro, si è scesi da una media costante intorno ai due miliardi l’anno, tipica delle due ultime consiliature regionali, ai circa 1,4 miliardi. Che, comunque, mantengono stabilmente il Lazio in testa alla classifica delle regioni con il maggiore deficit sanitario. Il resto è una storia di inchieste giudiziarie, come quella sulle truffe di Lady Asl, che ha coinvolto a vario titolo tre assessori – Giulio Gargano, Giorgio Simeoni e Marco Verzaschi – della giunta di centrodestra guidata, dal 2000 al 2005, da Francesco Storace. E di commissariamenti della Pisana da parte del Governo, per tentare di riparare conti ormai fuori controllo: nel 2008 le deleghe alla sanità sono state affidate a un commissario ad acta. Inizialmente era stato designato Piero Marrazzo, presidente della Regione, poi affiancato dal sub-commissario Mario Morlacco. Poi, dopo le dimissioni di Marrazzo, l’incarico è passato a Elio Guzzanti, tecnico di provata esperienza scelto da Palazzo Chigi.
Ma come si sono formati questi 9,6 miliardi di disavanzo? Non è un dettaglio, ma anni di bilanci ritardati o imprecisi delle Asl affidano la verità storica a ricostruzioni di parte. Che partono da un punto di partenza differente: anno duemila, Storace viene eletto dopo cinque anni di governo di Piero Badaloni,con una maggioranza di centrosinistra. Quant’era il debito allora? «Quasi 4 miliardi di euro», assicura Luciano Ciocchetti (Udc), che della giunta Storace è stato assessore. «Soltanto 1,8 miliardi», ribatte Alessio D’Amato, consigliere regionale Pd. E anche l’ammontare del debito al momento del cambio della guardia Storace-Marrazzo è dibattuto: 9,5 miliardi secondo il centrosinistra, 6,5 per il centrodestra. I padri del debito, quindi, sono incerti. Ma la voragine, nella quale il Lazio è sprofondato, è fuori da ogni dubbio.      di Fabio Rossi “Il Messaggero”.
(Do il link, ma l’articolo non è più disponibile).
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/sanita-lazio-voragine-peggiorata-sotto-la-giunta-storace.html

 

Alla fine del 2006, il debito della Sanità del Lazio era già stimato pari a 10 miliardi.
 
Sanità, rissa sul debito, Augello: «Il buco reale è di 6 miliardi, non di 10»
http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/01/Sanita_rissa_sul_debito_Augello_co_10_061101023.shtml
 
"Sanità nel Lazio, 10 miliardi di debiti". Marrazzo pronto ad andare in procura
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/cronaca/buco-sanita-lazio/buco-sanita-lazio/buco-sanita-lazio.html
 
10-04-10   


Aggiornamento (20/02/2015):
 
In difesa della sanità pubblica italiana. Un’indagine sui Paesi OCSE
Gaetano Perone - 20 febbraio 2015
http://www.economiaepolitica.it/scuola-sanita-e-servizi-pubblici/in-difesa-della-sanita-pubblica-italiana-unindagine-sui-paesi-ocse/


Aggiornamento (02/05/2015):
 
Ma perché non le privatizziamo, queste ASL?
27 aprile 2015  paolo piergentili
http://noisefromamerika.org/articolo/ma-perche-non-privatizziamo-queste-asl

  

Post precedenti:

Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html 

Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro

Inizio con questo post (come già fatto in PDnetwork nel corso del 2011), in attesa di quelle che verranno redatte per le elezioni politiche 2013 e per un’utile comparazione con quelle che sono presentate dai tre candidati del PD per le elezioni primarie del centrosinistra 2012, la pubblicazione delle Proposte del Partito Democratico, così come esse sono state elaborate ed approvate finora dagli organismi dirigenti del partito, corredandole di miei commenti sui punti salienti.

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/1

  

LAVORO

 Le proposte del PD per il lavoro si pongono un duplice obiettivo. In primis dare una risposta all’emergenza disoccupazione che l’Italia sta vivendo specie per quanto riguarda i giovani, le donne, il Mezzogiorno.Allo stesso tempo serve restituire al lavoro il senso, il valore e la dignità che ad esso competono come elemento essenziale per l’identità delle persone,per la loro realizzazione umana e sociale, e in quanto fondamento della democrazia, secondo i principi e le norme della Costituzione.

 

Più crescita economica per più occupazione.

Creare maggiori opportunità di lavoro comporta innanzitutto ridare slancio all’economia italiana al fine di realizzare ritmi di crescita più elevati, qualificati e sostenibili. Sono quindi necessarie politiche macroeconomiche capaci di promuovere lo sviluppo - sostenute da iniziative europee dello stesso segno - accompagnate da riforme strutturali (il fisco, la scuola, la pubblica amministrazione, le liberalizzazioni, le politiche industriali per l’innovazione e la “green economy”) che permettano di aumentare la produttività del sistema economico e di renderlo più competitivo nel mercato globale. È in questo contesto che vanno inserite le misure volte a rendere il mercato del lavoro più inclusivo e dinamico ma anche meno frammentato e diseguale di quanto non sia oggi. Si tratta di sconfiggere l’incertezza di prospettive che, dentro la crisi, investe l’insieme del mondo del lavoro, come dimostrano i sondaggi che segnalano come la mancanza di lavoro o il rischio di perderlo siano le principali preoccupazioni di quasi una persona su due.

 

Un progetto per l’occupazione giovanile e femminile.

Oggi gli esclusi dal mercato del lavoro sono in primo luogo i giovani e le donne, occorre quindi dare priorità alla realizzazione di un “progetto nazionale” mirato a favorirne l’occupazione attraverso l’impegno coordinato, con obiettivi definiti e verificabili, del governo, delle regioni, delle altre autonomie locali e delle parti sociali. Un progetto alimentato, visti i vincoli di finanza pubblica, dall’utilizzo sinergico e finalizzato delle risorse dei fondi europei, nazionali, regionali e degli stessi fondi interprofessionali per la formazione. Strumenti principali di questo intervento dovrebbero essere, per i giovani:

·        il contratto di apprendistato da incentivare in relazione alla formazione impartita e fiscalmente agevolato per la sua trasformazione in lavoro stabile;

·        una nuova regolazione dei tirocini e degli stages, che impedisca gli abusi;

·        la defiscalizzazione per un primo congruo periodo di tempo delle imprese e delle attività professionali avviate da giovani.

Per promuovere l’occupazione femminile occorre invece:

·        il potenziamento dei servizi e dei sostegni economici per conciliare lavoro e famiglia;

·        universalizzare l’indennità di maternità e ripristinare le norme di contrasto alla “dimissioni in bianco”;

·        estendere il part-time agevolato e volontario;

·        utilizzare la leva fiscale per favorire le assunzioni femminili specie nelle aree più svantaggiate e per alleggerire l’imposizione sul reddito delle mamme che lavorano.

 

Contrastare la precarietà e riunificare il mercato del lavoro.

La ragione di fondo della diffusione di rapporti dilavoro precari è la loro convenienza economica. Per mettere fine a questa situazione occorre quindi agire affinché il lavoro flessibile cessi di costare meno del lavoro stabile attraverso una graduale convergenza degli oneri sociali complessivi per le due forme di lavoro, accompagnata dalla fissazione di un salario o compenso minimo e da un’integrazione fiscale per le pensioni dei lavoratori più giovani. Più in generale, per eliminare le diversità di trattamenti e di tutele che caratterizzano i rapporti di lavoro, occorre puntare su una loro progressiva equiparazione sia per quanto riguarda le misure di sostegno al reddito, attraverso la riforma degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, indennità di disoccupazione), sia in relazione alle protezioni sociali relative alla malattia, maternità, infortuni, dando vita così ad una base comune di diritti sociali per tutte le forme di lavoro. Non solo quindi per il lavoro dipendente ma anche per quello autonomo e professionale, secondo modalità definite da un apposito Statuto dei lavori autonomi. A queste iniziative di riunificazione del mercato del lavoro se ne devono aggiungere altre per garantirvi trasparenza e legalità, quali la lotta al lavoro nero ed irregolare,con il riconoscimento del caporalato come reato, e un costante impegno di vigilanza e di prevenzione per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro.

Il mondo del lavoro è soggetto a grandi cambiamenti e a crescente mobilità. È quindi necessario, nell’ottica della “flexicurity” europea, coniugare le misure di sostegno al reddito con politiche attive indirizzate a favorire le transizioni professionali e la ricollocazione al lavoro delle persone a maggior rischio di esclusione come gli ultra 45enni coinvolti nelle ristrutturazioni industriali. A questi fini appare indispensabile il potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego e la collaborazione con quelli privati. Un ruolo centrale in queste politiche è ricoperto dalla formazione che va quindi riorganizzata, qualificata e resa permanente così da facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, specie in una fase come l’attuale caratterizzata dalla riorganizzazione dell’apparato produttivo e dalla trasformazione del lavoro stesso. In un’economia e in una società fondate sulla conoscenza, il costante aggiornamento culturale e delle competenze acquista un rilievo tale, da legittimare la proposta di fare della formazione un diritto di ogni singolo lavoratore lungo tutto l’arco della vita.

 

Il ruolo delle parti sociali.

La contrattazione collettiva concorre anch’essa alla creazione di maggiore e migliore occupazione. Da qui l’importanza per il Paese di un sistema di relazioni industriali moderno ed efficiente che riconosca nel contratto nazionale lo strumento irrinunciabile per la tutela generale delle condizioni di lavoro ma che estenda e valorizzi la contrattazione di secondo livello così da tener conto delle specifiche esigenze produttive ed organizzative delle singole imprese e allo stesso tempo di permettere miglioramenti salariali legati alla produttività. Per un efficace funzionamento delle relazioni industriali sono necessarie regole condivise tra le parti che garantiscano certezza ed esigibilità agli accordi sottoscritti e nel contempo riconoscano pienamente i diritti sindacali in azienda a tutte le organizzazioni rappresentative dei lavoratori. C’è però una lacuna che andrebbe colmata al più presto. Nel caso italiano, contrariamente a quanto accade nella generalità dei paesi europei, non esistono norme che prevedano la partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese: che si tratti del riconoscimento dei diritti d’informazione e di consultazione sulle scelte strategiche dell’azienda oppure, in un sistema duale di conduzione aziendale, della costituzione di comitati di sorveglianza con l’inserimento di rappresentanti eletti dai lavoratori.

 

_______________________________________________________________________________________-

Meno precarietà, più sostegno alle famiglie, incentivi al lavoro femminile, tutela dei lavoratori autonomi e dei professionisti, formazione qualificata. Sviluppo, lavoro e welfare, per il “diritto unico” del lavoro. ________________________________________________________

 

http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm#

 

Estrapolo alcuni punti delle proposte e vi aggiungo dei commenti (l’aggiornamento viene riportato tra parentesi quadre).

(v. http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2701358 ).

 

Un progetto per l’occupazione giovanile e femminile.

Oggi gli esclusi dal mercato del lavoro sono in primo luogo i giovani e le donne, occorre quindi dare priorità alla realizzazione di un “progetto nazionale” mirato a favorirne l’occupazione attraverso l’impegno coordinato, con obiettivi definiti e verificabili, del governo, delle regioni,delle altre autonomie locali e delle parti sociali. 

La rinascita del Sud e dell’Italia in generale passa attraverso una rivoluzione insieme economica e culturale, che deve avere come soggetto principale la donna (accrescendo sensibilmente il suo tasso di attività), ed in particolare la donna-madre.

Nella Lettera di PDnetwork (cfr. nota 18) [1], è scritto:

“Sembra proprio ci sia relazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi http://www.resetdoc.org/story/00000000366
“il tasso di occupazione femminile (cioè la percentuale di donne dai 15 anni in su che forniscono lavoro o sarebbero disponibili a farlo) si ferma al 33%, rimanendo così il più basso del mondo”.
E “gli autori del Rapporto non esitano a sostenere che proprio dalla conquista della piena autonomia da parte delle donne potrebbe partire la rinascita commerciale, economica e culturale dei paesi arabi”.
Dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 2010, si ricava che:
“I paesi arabi includono cinque dei 10 “Top Movers” ovvero le nazioni (sulle 135 oggetto della ricerca) che hanno mostrato la migliore performance nell’ISU [Indice di Sviluppo Umano] a partire dal 1970: Oman (n.1), Arabia Saudita (n. 5), Tunisia (n. 7), Algeria (n. 9) e Marocco (n.10). Nell’Indice di disuguaglianza di genere (IDG), tuttavia, gli Stati arabi registrano un ISU regionale medio del 70 percento, ben al di sopra della perdita mondiale media del 56 percento. All’ultimo posto nella classifica mondiale relativa all’IDG è lo Yemen, con una perdita ISU dell’85 percento”. http://www.perlapace.it/index.php?id_article=5479
Dal Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/20100923_00/testointegrale20100923.pdf, si ricava che il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
Occorrerebbe – come per i Paesi arabi – rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale”. 

Per incidere sugli aspetti culturali, in un’ottica di benchmarking,  è necessario attuare un Progetto di assistenza a domicilio alle mamme in gravidanza e nei primi 3 anni dei figli, per aggredire e rimuovere i freni culturali e innovare i paradigmi educativi (v. Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html.

Considerazioni analoghe valgono per i giovani, il cui tasso di occupazione nominale (in realtà, aggiungendo i cosiddetti “scoraggiati”, è molto più elevato) è pari al 30% [ora è al 35%, ma per una corretta interpretazione dei dati v. Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738031.html  ].

 

Contrastare la precarietà e riunificare il mercato del lavoro.

La ragione di fondo della diffusione di rapporti di lavoro precari è la loro convenienza economica. Per mettere fine a questa situazione occorre quindi agire affinché il lavoro flessibile cessi di costare meno del lavoro stabile attraverso una graduale convergenza degli oneri sociali complessivi per le due forme di lavoro, accompagnata dalla fissazione di un salario o compenso minimo e da un’integrazione fiscale per le pensioni dei lavoratori più giovani. 

[Ante riforma Monti-Fornero] La Lettera di PDnetwork [1] pone come prioritario il superamento del mercato del lavoro “duale”, attraverso: a) la riforma del diritto del lavoro, armonizzando le proposte di legge del PD in materia (cfr. note 5, 6, 7 e 8 della Lettera); b) la decisione che il lavoro precario costi più (non come) di quello stabile; c) la riforma degli ammortizzatori sociali, introducendo il reddito di cittadinanza universale e; d) l’adeguamento del cosiddetto “tasso di sostituzione” pensionistico dei lavoratori precari.

Il dibattito nel PD è intenso, poiché non c’è una proposta univoca di riforma della normativa sul lavoro, contrapponendosi essenzialmente due visioni; quella, maggioritaria, del mantenimento dell’art. 18 (cfr. DdL Ghedini-Passoni-Treu, v. [1], nota 6) e quella di un suo superamento, ma limitatamente ai nuovi assunti (cfr. DdL Ichino, v. [1], nota 5).

Infine, per quanto riguarda il finanziamento dell’adeguamento delle pensioni dei precari, si potrebbero reperire le risorse dalla riforma delle pensioni di anzianità [ora eliminate dalla riforma Fornero, destinando tutti i cospicui risparmi ad avanzo primario], attuata secondo la proposta di legge Damiano-Baretta basata sulla flessibilità e incentivi/disincentivi, previsti dalla riforma Dini del 1995 (v., tra gli altri, un articolo su l’Unità http://cesaredamiano.files.wordpress.com/2011/11/pensioni-recuperare-il-principio-della-flessibilitc3a0.pdf ).

 

Rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro.

Il mondo del lavoro è soggetto a grandi cambiamenti e a crescente mobilità. È quindi necessario, nell’ottica della “flexicurity” europea, coniugare le misure di sostegno al reddito con politiche attive indirizzate a favorire le transizioni professionali e la ricollocazione al lavoro delle persone a maggior rischio di esclusione come gli ultra 45enni coinvolti nelle ristrutturazioni industriali. 

E’ fondamentale che l’attuazione della riforma del lavoro eviti la solita e negativa prassi italica del tavolo monco, com’è stato anche nella normativa varata dal centrosinistra: flessibilità e non anche sicurezza.

In più, mi fa piacere rimarcare l’accenno agli over 45, che sembra preso pari pari dalla nota 9 della Lettera di PDnetwork [1]:

 [9] Studio Commissione d'indagine sull'esclusione sociale, in cui si parla anche del Reddito minimo garantito (pagg. 171-191)  http://www.commissionepoverta-cies.eu/Archivio/rapporto2010.pdf (se il  link  non è  attivo, v.  http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/797F78C3-548D-45AE-AD46-CBA23BCE0B08/0/Rapporto_2010_def.pdf).
Sia l'ipotesi Ichino, sia l'ipotesi recente della CGIL http://www.cgil.it/Archivio/politiche-lavoro/AmmortizzatoriSociali/Riforma%20Ammortizzatori_PROPOSTA.pdf  non hanno il carattere della universalità ed esprimono un'ottica centrata sulla figura del lavoratore occupato, con un'accumulazione nel tempo di contributi a carico delle imprese, soprattutto, e dei lavoratori; per erogare, in sostanza, sussidi di disoccupazione, la prima per un arco temporale di 4 anni, la seconda di 3 anni; anche il suggerimento del governatore Draghi e la proposta di legge della deputata Marianna Madia hanno entrambi un'ottica parziale e volano basso. Disinteressandosi tutti e quattro di milioni di persone che sono forse in situazioni ancora peggiori dei precari, come ad esempio le centinaia di migliaia di OVER 45 (stimati in un milione), la più parte con famiglia a carico, rimasti disoccupati e “troppo vecchi per il lavoro, troppo giovani per la pensione”, che quasi nessuno considera.

 

Più crescita economica per più occupazione.

Creare maggiori opportunità di lavoro comporta innanzitutto ridare slancio all’economia italiana al fine di realizzare ritmi di crescita più elevati, qualificati e sostenibili. Sono quindi necessarie politiche macroeconomiche capaci di promuovere lo sviluppo - sostenute da iniziative europee dello stesso segno -accompagnate da riforme strutturali (il fisco, la scuola, la pubblica amministrazione, le liberalizzazioni, le politiche industriali per l’innovazione e la “green economy”) che permettano di aumentare la produttività del sistema economico e di renderlo più competitivo nel mercato globale.

Produttività.

La produttività è il nostro tallone d’Achille; negli ultimi 10 anni in Italia è calata dello 0,2%, mentre in altri Paesi analoghi, come la Germania e la Francia, è cresciuta di quasi il 2%, il che ha ridotto la competitività del nostro sistema-Paese e dei nostri prodotti. In questo mio commento nel blog “Percentualmente” (http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/27/istat-il-2010-in-30-grafici/ ), ho provato a dare qualche spiegazione sulla variabile “Produttività”; ne riporto uno stralcio:

3) Io, ai grafici sopra evidenziati, aggiungerei, per la sua alta rappresentatività della peculiarità della situazione italiana, quello sulla produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html .
Provo a fare qualche notazione.
a) La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori,richiesti per la sua produzione” Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di ore lavorate impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).
b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.
c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto, che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive” http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html ) di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto,da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera). 

Dinamica dei salari.

Per la legge dei vasi comunicanti, la globalizzazione [2] ha comportato e comporterà: a) la tendenza al livellamento dei salari (verso l’alto dei Paesi in via di sviluppo; verso il basso di quelli sviluppati); b) anche dei prezzi, ma solo in parte: un’aliquota delle merci prodotte ed esclusi tutti i servizi): c) la delocalizzazione di una parte delle industrie con conseguente perdita di posti di lavoro e; d) un peggioramento dei diritti e della normativa sul lavoro, con conseguente depauperamento di aliquote significative di lavoratori dipendenti a beneficio dei datori di lavoro, anche nei settori sottratti alla concorrenza internazionale, e l’aumento delle differenze sociali. [cfr. [1], note 2 e 4).

E’vero che “L’ascesa delle economie emergenti, e in particolare della Cina - come sostiene Hans Timmer, direttore delle Prospettive di Sviluppo - non va vista come una minaccia, ma come un’opportunità”, ma occorrono alcune cose:
1) la crescita dimensionale delle imprese italiane o la loro messa in rete per gli aspetti commerciali (incluso il marketing), e finanziari, per poter operare e competere in un mercato globale;
2) il sostegno dello Stato per gli aspetti prima citati, sia in termini di strutture in loco dedicate, sia in termini di visite periodiche dei massimi esponenti istituzionali (tranne l’allora presidente Ciampi e una presenza costante dell’ex presidente Prodi, ora in qualità di semplice docente, quasi nessuno [del governo Berlusconi] è andato in Cina!), ai quali va aggiunto il fondamentale fattore di “ricerca e innovazione”; e un potenziamento dei controlli e delle misure per limitare il dumping sociale;
3) infine, a fini di giustizia sociale, ma anche per innovare le relazioni tra i soggetti economico-sociali ed accrescere l’efficienza del Paese, una incisiva riforma della legislazione sul lavoro, sulla funzione dei sindacati, sulla partecipazione dei lavoratori all’azionariato ed al controllo delle imprese (v. appresso "Il ruolo delle parti sociali"). 

Ricerca e Sviluppo (e Innovazione) (R&S)

In merito al fattore “ricerca e sviluppo”, sarebbe utile un’analisi comparativa tra l’Italia e la Germania. In Germania, operano 80 sedi dell’Istituto Max Planck (Società Max Planck per l'Avanzamento delle Scienze), adeguatamente finanziate dallo Stato, che mettono gratuitamente a disposizione delle imprese i risultati delle loro ricerche.
Altrettanto fa l’equivalente italiano, il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Perché i risultati sono diversi? E’ un problema di risorse, di organizzazione, di interazione inefficiente tra l’Ente e le imprese, di insufficiente orientamento all’innovazione delle imprese? In base alla mia limitatissima esperienza, un po’ tutti questi fattori.

Provo a fare alcune considerazioni da non esperto. Il livello di propensione all’innovazione è parente stretto del livello di propensione al rischio, che, secondo me, ha due determinanti, variamente calibrate per ciascun individuo: il carattere innato, frutto dei geni, e, soprattutto, l’educazione ricevuta in famiglia (in senso lato). Che poi determinano o almeno concorrono a determinare fortemente le propensioni e le scelte future, anche, ad esempio, sul corso di studi o sul tipo di lavoro o sulla decisione di rendersi autonomi o sull’accogliere il nuovo e il diverso.
1. In 'Tecnica bancaria', il tema della propensione al rischio assume una notevole importanza, poiché da esso dipende grandemente il tipo d'investimenti: la scelta tra le forme d'investimento (tra un deposito bancario, un fondo azionario piuttosto che obbligazionario o addirittura in venture capital) è strettamente correlato sì al livello del tasso di rendimento, ma – a ben vedere – soprattutto al grado di propensione al rischio, perché i tassi di rendimento più elevati incorporano un livello di rischiosità maggiore.
2. Gli istituti finanziari e gli enti di ricerca si limitano, attraverso appositi studi statistici (sondaggi, distribuzione di questionari, interviste mirate), a fotografare il fenomeno.
3. Ma, in linea teorica, sarebbe possibile influenzare la variabile “propensione al rischio”? La domanda che ne consegue è quindi: da che cosa dipende il livello di propensione al rischio? Ecco 4 link, che danno una risposta parziale a questo quesito, da angolature diverse e complementari. “Avversione (e propensione) al rischio” http://it.wikipedia.org/wiki/Avversione_al_rischio
“Stress e propensione al rischio: le differenze fra i sessi” http://brainfactor.it/index.php?option=com_content&view=article&id=196:stress-e-propensione-al-rischio-le-differenze-fra-i-sessi&catid=23:psicologia-sociale&Itemid=3
“Il testosterone e la propensione al rischio del trader”
http://www.investireinformati.com/approfondimenti/il-testosterone-e-la-propensione-al-rischio-del-trader/
“Su 'Mente & Cervello' di Gennaio, un articolo di Valentina Murelli sulle “caratteristiche imprenditoriali” riporta che, secondo uno studio pubblicato su “Nature”, alcuni ricercatori della Cambridge University, guidati da Barbara Sahakian, hanno sottoposto 16 imprenditori e 17 manager a test neurocognitivi per valutare le loro abilità decisionali ed hanno scoperto la sostanziale differenza che c’è tra un imprenditore, che guida la propria azienda, e un manager, che gestisce quella di altri: la propensione a correre rischi.
Nei vari test, gli imprenditori si sono rivelati più propensi ad assumere rischi, inoltre, hanno dimostrato anche maggiore impulsività e flessibilità cognitiva superiore. 
Insomma, le caratteristiche del bravo imprenditore sono la “propensione al rischio e l’impulsività”.
http://marketing-vendite.blogspot.com/2009/02/propensione-al-rischio-e-impulsivita-le.html
4. Pare potersene ricavare la conferma, anche in questo caso, che il livello di propensione al rischio abbia due determinanti, variamente calibrate per ciascun individuo: il carattere innato, frutto dei geni, e l'educazione ricevuta. Che poi determinano o almeno concorrono a determinare le scelte future, anche, ad esempio, sulla scelta del corso di studi o sul tipo di lavoro.
5. L'Italia è caratterizzata e nota in Europa e forse nel mondo per l'altissimo numero di partite IVA (mi pare in totale 8 milioni), il che – al netto però del peso rilevante del lavoro autonomo, compreso quello che è tale solo formalmente -attesterebbe una notevole diffusione dello spirito imprenditoriale. Anche al Sud c'è un numero elevato di partite IVA. Ciononostante, il Politecnico di Torino – che fa anche da incubatore di nuove imprese, mettendo a disposizione il frutto delle sue ricerche – pare riesca ad attivare molte più spin-off e start-up della facoltà d'Ingegneria dell'Università “Federico II” di Napoli, anche per mancanza – diciamo così - di materia prima imprenditoriale.
6. Io sono stato, nella mia vita lavorativa, sia lavoratore dipendente, sia imprenditore, sia lavoratore autonomo. Beh, posso assicurare che, avendo una propensione al rischio bassa, credo determinata soprattutto dall'educazione, quando sono stato costretto a mutarmi in imprenditore, ho penato moltissimo ed ho impiegato diversi anni per adattarmi, ma mai del tutto.
7. Ho capito, quindi, per esperienza empirica diretta, che, al netto del carattere, vale a dire del fattore innato, l'educazione (che è l'insegnamento sostenuto, rafforzato dall'esempio) svolge un ruolo fondamentale nel determinare la propensione al rischio: che è materia prima indispensabile sia per creare un'impresa, sia per scalare una montagna, sia per passeggiare di sera in un quartiere malfamato di Napoli, sia per diventare un condottiero, sia per creare e dirigere (e contendere la leadership di) - persino in Italia - un partito nuovo, sia per decidere il proprio portafoglio titoli. 
La soluzione, quindi, è investire nell'educazione in famiglia (e nella scuola, ma dopo), innovando il paradigma educativo-culturale materno-femminile-protettivo-conservativo, influenzato storicamente e profondamente dalla Chiesa cattolica italiana.  

Questo articolo de Lavoce.info viene a bomba sul tema dell’educazione e della propensione al nuovo AIUTARE I GIOVANI A GUARDARE LONTANO  di Alessandro Rosina 12.07.2011 http://t.contactlab.it/c/1000009/2995/31126749/21279  

 

Il ruolo delle parti sociali.

[…]. C’è però una lacuna che andrebbe colmata al più presto. Nel caso italiano, contrariamente a quanto accade nella generalità dei paesi europei, non esistono norme che prevedano la partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese: che si tratti del riconoscimento dei diritti d’informazione e di consultazione sulle scelte strategiche dell’azienda oppure, in un sistema duale di conduzione aziendale, della costituzione di comitati di sorveglianza con l’inserimento di rappresentanti eletti dai lavoratori. 

Sultema, allego questo mio ‘post’: Partecipazione dei lavoratori alla proprietà edal controllo delle aziende http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2586257.html,dal quale stralcio: 

Premessa: come ho riportato nella Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale: a) i salari italiani sono – e non da ora - tra i più bassi d’Europa (cfr. nota 11); b) tra i 30 paesi Ocse, oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri (cfr. nota 2).
La globalizzazione, [2] col corollario di delocalizzazioni di imprese, impone, ancor più di prima, di abbandonare le contrapposizioni pregiudiziali e di ricercare e trovare pragmaticamente soluzioni innovative, nell’interesse del Paese ed in particolare dei ceti medi e bassi.
Si sta parlando, come parte della soluzione, di partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo (nel Consiglio di sorveglianza) delle aziende (vedansi all'interno del post linkato più sopra le proposte di legge http://www.pietroichino.it/?p=2981  ). [3]


[1] Lettera di PDnetwork  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html

[2] La globalizzazione non è un gioco equo  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html

[3] FIAT, Marchionne, cogestione e produttività http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2754319.html 

  

Articoli collegati:

I diritti alzano la voce”, per un nuovo welfare  http://video.repubblica.it/dossier/crisi-italia-2011/i-diritti-alzano-la-voce-per-un-nuovo-welfare/81239/79629

 Una tesi eterodossa della professoressa Chiara Saraceno (in calce all’articolo un mio commento). MENO TASSE PER LE DONNE: INEFFICACE E INGIUSTO di Chiara Saraceno  21.11.2011  Per favorire l'occupazione femminile il governo Monti starebbe valutando una differenziazione nella imposizione fiscale sul reddito da lavoro di donne e uomini. L'idea è inefficace e ingiusta. Inefficace perché non c'è abbassamento di aliquota che compensi una domanda di lavoro debole o nulla rivolta a donne a bassa qualifica. Ingiusta perché rischia di rivelarsi una redistribuzione da famiglie a reddito basso verso quelle a reddito alto. Più utile investire nella formazione e destinare tutte le risorse possibili all'allargamento dell'offerta di servizi di cura.  http://t.contactlab.it/c/1000009/3083/33490847/23305 

Un articolo interessante, soprattutto perché indica una opportuna de-ideologizzazione del tema (in calce un mio commento):

22 novembre 2011  Articolo 18 e Pd, mediazione possibile? Il governo Monti e le nuove norme sul lavoro: i dem si spaccheranno?  Mariantonietta Colimberti  http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/130950/articolo_18_e_pd_mediazione_possibile

 

 

 

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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
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"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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