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QE, la Corte di Giustizia UE dà ragione alla BCE e torto alla Germania





Segnalo volentieri la recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea,[1] che ha rigettato l’accusa, attuando il Quantitative Easing,[2] di avere travalicato il proprio mandato rivolta alla BCE da ricorrenti tedeschi che si sono rivolti alla Corte Cost. federale tedesca, la quale, prima di decidere, ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia UE, chiedendole di pronunciarsi su due questioni: se il QE (i) esulasse dai compiti statutari della BCE e (ii) favorisse singoli Paesi, riferendosi evidentemente in particolare all’Italia, che sono intervenuti nella causa C-493/17.


SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)


11 dicembre 2018 (*)

Rinvio pregiudiziale – Politica economica e monetaria – Decisione (UE) 2015/774 della Banca centrale europea – Validità – Programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari – Articoli 119 e 127 TFUE – Attribuzioni della BCE e del Sistema europeo di banche centrali – Mantenimento della stabilità dei prezzi – Proporzionalità – Articolo 123 TFUE – Divieto di finanziamento monetario degli Stati membri della zona euro»

Nella causa C-493/17,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale federale, Germania), con decisione del 18 luglio 2017, pervenuta in cancelleria il 17 agosto 2017, nel procedimento instaurato da

Heinrich Weiss e altri, Bernd Lucke e altri, Peter Gauweiler, Johann Heinrich von Stein e altri,

con l’intervento di: Bundesregierung, Bundestag, Deutsche Bundesbank, […]



Evidenzio, in particolare, i punti della sentenza da 60 a 69, che trattano della vexata questio  dell’obiettivo statutario della BCE, che quasi tutti ritengono sia unico, della stabilità dei prezzi, mentre in effetti lo statuto BCE (derivato dai Trattati) stabilisce all’art. 2 che gli obiettivi sono due, anche se il secondo è subordinato e condizionato: fatto salvo l’obiettivo primario, sostenere le politiche economiche generali dell’Unione, per cui si può parlare di uno schema “duale-gerarchico”, a differenza della FED (USA), che ha un mandato duale pieno.[3] Riporto il punto 60:


Sulla delimitazione della politica monetaria dell’Unione


60      A questo proposito, è importante sottolineare come l’articolo 127, paragrafo 1, TFUE stabilisca segnatamente che, da un lato, fatto salvo il suo obiettivo principale di mantenimento della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione, e che, dall’altro lato, il SEBC deve agire rispettando i principi di cui all’articolo 119 TFUE. Ne consegue che, nell’ambito dell’equilibrio istituzionale stabilito dalle disposizioni contenute nel titolo VIII del Trattato FUE, nel quale si inserisce l’indipendenza garantita al SEBC dall’articolo 130 e dall’articolo 282, paragrafo 3, TFUE, gli autori dei Trattati non hanno inteso operare una separazione assoluta tra la politica economica e quella monetaria.



Credo che al bugiardo Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (partecipante alla causa), che oblitera sistematicamente il secondo obiettivo, ancor più del presidente della BCE, Mario Draghi, siano fischiate le orecchie.[4]


Riporto altri due punti:


–       Sull’asserita equivalenza tra l’intervento del PSPP e l’acquisto di titoli sui mercati primari

109    Il giudice del rinvio ipotizza che le modalità del PSPP possano generare, per gli operatori privati, una certezza di fatto quanto ai riacquisti futuri sui mercati secondari, da parte del SEBC, dei titoli che costoro potrebbero acquistare presso gli Stati membri.

110    A questo proposito, occorre ricordare che l’intervento del SEBC sarebbe incompatibile con l’articolo 123, paragrafo 1, TFUE qualora gli operatori possibili acquirenti di titoli di Stato sui mercati primari avessero la certezza che il SEBC procederà al riacquisto di questi titoli entro un termine e a condizioni tali da permettere ad essi operatori di agire, de facto, come intermediari del SEBC per l’acquisto diretto di detti titoli presso le autorità e gli organismi pubblici dello Stato membro in questione (sentenza del 16 giugno 2015, Gauweiler e a., C-62/14, EU:C:2015:400, punto 104).


Al riguardo, un elemento di riflessione è che il Tesoro USA, per il quale vige un analogo divieto di acquisto diretto dei titoli del Tesoro sul mercato primario, lo fa abitualmente attraverso accordi con i suoi dealer.[5]


Riporto, infine, la conclusione della sentenza:


Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:

1)      L’esame delle questioni pregiudiziali prima, seconda, terza e quarta non ha rivelato alcun elemento idoneo ad inficiare la validità della decisione (UE) 2015/774 della Banca centrale europea, del 4 marzo 2015, su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari, come modificata dalla decisione (UE) 2017/100 della Banca centrale europea, dell’11 gennaio 2017.

2)      La quinta questione pregiudiziale è irricevibile.

Firme


________________________


DECISIONE (UE) 2015/774 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 4 marzo 2015

su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari (BCE/2015/10)


DECISIONE (UE) 2015/774 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 4 marzo 2015

su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari (BCE/2015/10) (GU L 121 del 14.5.2015, pag. 20)

Modificata da: Gazzetta ufficiale n. pag. data ?M1 Decisione (UE) 2015/2101 della Banca centrale europea del 5 novembre 2015 L 303 106 20.11.2015 ?M2 Decisione (UE) 2015/2464 della Banca centrale europea del 16 dicembre 2015 L 344 1 30.12.2015 ?M3 Decisione (UE) 2016/702 della Banca centrale europea del 18 aprile 2016 L 121 24 11.5.2016 ?M4 Decisione (UE) 2017/100 della Banca centrale europea dell'11 gennaio 2017


[3] Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE


[4] Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels


[5] QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED



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Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali


Carlo Clericetti  -  1 GEN 2017

Lettera aperta a Pier Luigi Bersani


Citazione: “Poi, all'inizio degli anni '80, con il "divorzio" Tesoro-Bankitalia si è privata di uno strumento di intervento sui tassi d'interesse, cosa che già allora, per un paese con un debito pubblico elevato, appariva poco prudente”.


L’Italia è un Paese immaturo, per cui c’è molto spazio per i comportamenti esagerati e/o autolesionisti e/o stupidi. Vedi anche, ad esempio, gli abusi in campo di diritti del lavoro, a seconda del pendolo dei rapporti di forza, che ora è tutto dalla parte dei datori di lavoro.

Il cosiddetto divorzio Tesoro-Bankitalia, deciso nel 1981 da Andreatta e Ciampi, non vietava gli acquisti di titoli pubblici italiani sul mercato primario da parte della Banca d'Italia, stampando moneta (che infatti continuarono per vari anni anche dopo il divorzio), ma si limitava a togliere l’obbligatorietà.

Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.

Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.

La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.


Appendice


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Caro Carlo Clericetti,
Grazie, anche per i suoi 4 articoli che mi sono permesso di utilizzare (v. note nn. 75, 105, 106 e 109). Aggiungo due osservazioni importanti.
1. La prima è che debbo confessare che il problema più grosso che ho dovuto risolvere è stato trovare le pezze d’appoggio documentali alla mia tesi - elementare, direi, a leggere il testo dell'art. 2 dello statuto BCE - della gerarchia degli obiettivi della BCE, che ha come corollario l’altra mia tesi che in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target del poco sotto il 2% cade la condizione sospensiva e il secondo obiettivo (crescita economica e piena occupazione) ha le stesse dignità e cogenza del primo (stabilità dei prezzi) e la BCE ha gli stessi poteri della FED.
Erano tre anni che le cercavo, poiché sono 3 anni che ne discuto, anche con docenti universitari, che erano di parere diverso (v., ad esempio, il dialogo tra il prof. Paolo Pini e me, alla nota 71); altri avvenuti per lo più su Sbilanciamoci – ritenuti evidentemente “scomodi”, ad esempio quello con Francesco Sylos Labini, che ho riportato nel mio post “Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire)”, v. la nota 70 - sono stati cancellati dalla redazione in occasione della ristrutturazione del sito; l’unico non cancellato è quello tra me e Thomas Fazi, ma lui non è professore... Dopo tanti tentativi, la soluzione l’ho trovata cambiando la chiave di ricerca e inserendo – guarda caso – quella più ovvia, la parola “gerarchia”. Ed allora, per miracolo, si sono materializzati i 2 documenti dell’Università di Bari (nota 54) e della Luiss (nota 55).
2. La seconda osservazione riguarda la mia intuizione[*] che la FED, stante il divieto anche per essa di acquisto dei titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro, cioè sul mercato primario (v. la prova - che mi fu segnalata 2 anni fa dal prof. Andrea Terzi quando feci la petizione nel nov. 2014 contro la BCE - alla nota 60), organizzi ad arte le aste, cioè le “aggiusti” con i dealer, e suggerivo che la BCE facesse altrettanto. Tale intuizione ha trovato conferma nell’intervista di P. Gavronski (che mi pare uno dei pochissimi che la sa lunga in tema di BCE e connessi), che ho allegato alla nota 118.
Vincesko

PS: Ho trovato adesso dove l’ho scritto, usando la chiave “dealer” nel motore di ricerca interno di Word (peraltro, avevo per un altro motivo riportato l’articolo alla nota 91):
[*] Commento del 19 novembre 2014 alle 17:59
La FED acquista sul mercato aperto (mercato secondario) titoli a bassissimo interesse e a lunga scadenza di solito subito dopo l'emissione, attraverso i “dealer”. E’ chiaro che la BCE dovrebbe fare la stessa cosa “mascherata”, anche noi abbiamo i “dealer”, per l’Italia, ad esempio, sono una ventina: cinque banche americane (Goldman Sachs, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup), due banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank), due banche svizzere (UBS Bank e Credit Suisse), una banca olandese (ING Bank), una banca giapponese (Nomura), tre banche britanniche (HSBC, Barclays e Royal Bank of Scotland), tre banche italiane (Banca Intesa, Unicredit e Banca Montepaschi di Siena), e tre banche francesi (Credit Agricole, BNP Paribas e Societe Generale).
La contraddizione del banchiere centrale
Pubblicato da keynesblog il 19 novembre 2014

http://keynesblog.com/2014/11/19/la-contraddizione-del-banchiere-centrale/



Articoli collegati:


Alberto Bagnai  -  giovedì 17 maggio 2012

La spesa pubblica al bar dello Sport


Il Divorzio Banca d’Italia-Tesoro: un falso mito. Studiare lo Sme per capire l’Euro

22 aprile 2014

Ancora sui falsi miti del Divorzio tra Banca Italia e Ministero del Tesoro del Luglio 1981.

(edizione Filippo Abbate, revisione Marco Cavedon)

“Il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro (1981)”

di Luca Cancelliere

Pubblicato da Ereticamente il 23 marzo 2014


Carlo Azeglio Ciampi e il divorzio tra Banca d'Italia e ministero del Tesoro del 1981


Nino Galloni su: divorzio Tesoro-BI e Verità del declino Italiano


Intervento del Governatore Mario Draghi alla conferenza dell’AREL

15 febbraio 2011

Una riflessione a trent’anni dalla lettera del Ministro Andreatta al Governatore Ciampi che avviò il “divorzio” tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia


Questa sinossi contiene delle inesattezze.


“Andreatta e Ciampi seppero guardare avanti”, condannando l’Italia alla deindustrializzazione.

Paolo Raffone  -  04/12/2013


SINOPSI DELLE BANCHE CENTRALI

ITALIA

La Banca d’Italia fu creata da tre banchieri privati nel 1865 e poi autorizzata con legge nel 1893. Essa diventò un istituto di diritto pubblico con una legge del 1936 che escluse i privati dalla partecipazione al suo capitale.

Dal Dizionario di Diritto Amministrativo (Guarino, 1978) si legge che la Banca d’Italia ha “il compito di regolare la circolazione monetaria ed il fabbisogno creditizio dell’economia nazionale. Nell’esercizio di tale funzione la Banca persegue il fine di salvaguardare la stabilità del potere d’acquisto della moneta, in modo che siano assicurati, entro i limiti della compatibilità delle diverse esigenze, un elevato livello di occupazione ed un adeguato saggio di sviluppo del reddito nazionale. Inoltre, alla Banca sono attribuiti compiti generali di direzione e vigilanza sul sistema bancario e creditizio. […] L’estensione che ha raggiunto l’intervento dello Stato in campo economico e sociale ha determinato un’incidenza sempre maggiore del Tesoro volta a reperire i mezzi finanziari necessari a colmare il deficit tra le entrate e le spese dello Stato”.

Il d.lgs 10 marzo 1998 n. 43 sottrasse la Banca d’Italia dalla gestione da parte del governo italiano, sancendo l’appartenenza della stessa al sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Da questa data quindi la quantità di moneta circolante viene decisa in autonomia dalla Banca centrale. Solo nel 2005, il governatore Antonio Fazio, decise di rendere note ufficialmente le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia: il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, e il 5,66% di enti pubblici (INPS e INAIL).

Il 13 giugno 1999 il Senato della Repubblica, nel corso della XIII Legislatura discusse il disegno di legge n. 4083 “Norme sulla proprietà della Banca d’Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d’Italia”. Tale disegno di legge prevedeva di far acquisire dallo Stato tutte le azioni dell’istituto, ma non venne mai approvato.

Il 19 dicembre 2005, dopo intense campagne di stampa e critiche al suo operato nell’ambito dello scandalo di “Bancopoli”, il governatore Antonio Fazio si dimise. Pochi giorni dopo, fu nominato al suo posto Mario Draghi, che si insediò il 16 gennaio 2006.

Lo Statuto della Banca d’Italia fu modificato con il D.P.R. del 12 dicembre 2006, firmato dal presidente del Consiglio Romano Prodi, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, che abrogò il vincolo del controllo pubblico sulla Banca d’Italia, e sui soggetti che possono possedere delle quote, la cui titolarità resta disciplinata dalla legge. Tuttavia, non sono in vigore norme che disciplinano i soggetti ammessi alla partecipazione del capitale della Banca d’Italia.

GERMANIA

La Deutsches Bundesbank è la banca centrale dello Stato federale della Germania. La storia delle due Guerre Mondiali ha notevolmente influito sulla struttura e sugli obiettivi della Bundesbank che fu creata nel 1957, in sostituzione della Banca degli Stati Tedeschi (1948) che a sua volta aveva sostituito la banca statale della Germania (Reichsbank) dichiarata fallita. Il modello della Bundesbank fu mutuato da quello della Federal Reserve statunitense e le fu attribuita un’assoluta indipendenza dallo Stato tedesco. Infatti, nel 2012 gli azionisti della Banca erano per il 75% investitori istituzionali (banche) e per il 25% privati. Diversamente dalla FED, lo statuto della Banca prevede che non è prestatore di ultima istanza, non è responsabile per il mantenimento della stabilità finanziaria, e non può prestare credito al settore pubblico. Dal 2001, le funzioni di politica monetaria sono state cedute alla Banca Centrale Europea (BCE). Invece, la Banca mantiene la responsabilità di supervisore del sistema bancario e del rispetto dei limiti della massa monetaria rispetto alle riserve (in chiave anti inflattiva).

BANCA CENTRALE EUROPEA

La Banca Centrale Europea (BCE) è stata istituita in base al Trattato sull’Unione europea e allo “statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea”, il 1º giugno 1998. Essa ha iniziato ad essere funzionale dal 1º gennaio 1999, quando tutte le funzioni di politica monetaria e del tasso di cambio delle allora undici banche centrali nazionali sono state trasferite alla BCE. Nella stessa data sono stati sanciti irrevocabilmente i tassi di conversione delle monete nazionali rispetto all’euro. Inoltre, ai sensi del diritto pubblico internazionale, la Banca ha propria personalità giuridica autonoma.
Scopo principale della BCE è quello di mantenere sotto controllo l’andamento dei prezzi mantenendo il potere d’acquisto nell’area dell’euro. La BCE esercita, infatti, il controllo dell’inflazione nell'”area dell’euro” badando a contenere, tramite opportune politiche monetarie (controllando la base monetaria o fissando i tassi di interesse a breve), il tasso di inflazione di medio periodo a un livello inferiore (ma tuttavia prossimo) al 2%.
Un ruolo analogo di contenimento dell’inflazione è svolto negli USA dalla Federal Reserve che però, a differenza della BCE, deve contemporaneamente perseguire l’obiettivo politico del pieno impiego.
La BCE non è prestatore di ultima istanza. Tuttavia, dopo le crisi dell’eurozona, dal 2010 la BCE ha modificato il suo orientamento attraverso un complesso sistema che le permette di intervenire con operazioni sul mercato secondario obbligazionario dei titoli emessi dai paesi membri. Tuttavia, sia la complessità che gli oneri di tale sistema non hanno incontrato il favore dei paesi in difficoltà.
L’azionariato della BCE è composto per quote delle banche centrali della zona euro (i primi tre paesi senza deroga sono: Germania 18.9%; Francia 14.2%; Italia 12.5%) e da alcune banche centrali di paesi ‘con deroga’ non aderenti all’euro, tra cui il Regno Unito con il 14.5%. Il capitale interamente versato costituisce la riserva di cambio per un valore di 40 miliardi di euro, ripartito al 15% in oro e all’85% in Yen e dollari americani.

REGNO UNITO

A titolo di esempio, vale la pena richiamare che, diversamente dall’Italia, la Banca d’Inghilterra (BoE) è la banca centrale del governo britannico. Costituita nel 1646 come banca privata fu nazionalizzata nel 1946 e dal 1998 è un ente pubblico indipendente la cui proprietà è interamente posseduta dal Ministero del Tesoro britannico rappresentato dal Treasury Solicitor. Tra le responsabilità della BoE figurano il mantenimento della stabilità dei prezzi e il sostegno alle politiche economiche del governo, che sono orientate alla promozione della crescita economica. Quindi la BoE può agire in qualità di prestatore di ultima istanza, cioè può intervenire con operazioni sul mercato primario e secondario dei titoli obbligazionari del Regno Unito, privati e pubblici.

STATI UNITI D’AMERICA

La Federal Reserve (FED) degli USA fu creata dal Congresso nel 1913 per mettere fine al disordine monetario che derivava dalle emissioni di valuta dei vari Stati membri. Gli obiettivi che il Congresso attribuì alla FED sono tutt’ora in vigore: massimo impiego; stabilità dei prezzi; tassi di interesse moderati sul lungo termine. Sebbene la FED si consideri una banca centrale indipendente, la nomina del suo presidente e vicepresidente spetta al presidente degli USA e deve essere confermata dal Senato. Da un lato la FED ha la prerogativa della politica monetaria, ma dall’altro il Dipartimento del Tesoro dell’amministrazione USA ha ancora la prerogativa del conio, ovvero può decidere sulla massa di moneta circolante. La FED può agire in qualità di prestatore di ultima istanza, cioè può intervenire con operazioni sul mercato primario e secondario dei titoli obbligazionari americani, privati e pubblici. Nonostante il nome, la FED è una società interamente privata che è posseduta da banche e consorzi bancari statunitensi, ma anche britannici e israeliani.


Aggiornamento


Twenty years of Bank of England independence: the evolution of monetary policy - speech by Ian McCafferty

05 October 2017

http://www.bankofengland.co.uk/publications/Pages/speeches/2017/1005.aspx 



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Dialogo n. 2 tra gio.d e me su Draghi il temporeggiatore


Dopo il primo,[1] riporto il secondo dialogo tra gio.d e me, un po’ più acceso del precedente, sullo stesso tema: Draghi e il suo temporeggiare di fronte al perdurare della crisi economica nella maggior parte dei Paesi dell’Eurozona, svoltosi nel mese di novembre 2014 in calce al seguente articolo:


La contraddizione del banchiere centrale

Pubblicato da keynesblog il 19 novembre 2014


E’ chiaramente un gioco delle parti. Rossi segue l’esempio del suo ex capo. Anche la metà cattiva di Draghi, per tener buona la Germania, chiede a gran voce le c.d. riforme strutturali; la metà buona afferma, invece, che le c.d. riforme strutturali produrranno i loro effetti solo nel lungo periodo. Anche Ignazio Visco, a Napoli, in un discorso ad ampio respiro culturale, ha giudicato insufficiente l’azione pregressa della BCE, ma poi anch’egli si rifugia nell’invocazione delle riforme strutturali.
La politica monetaria – come è noto – è insufficiente da sola a far ripartire la crescita economica, essa va accompagnata da una politica fiscale (taglio di tasse e aumento di spesa selezionata); il QE – ventilato da Draghi, ma mai attuato – ha lo scopo proprio di rendere possibile agli Stati tale indispensabile politica fiscale, ma la Germania non vuole, a causa di quella che Vincenzo Comito (v. il suo articolo sull’ultimo numero di Sbilanciamoci) definisce ostinazione, ma che – ho eccepito – più propriamente può essere chiamata arroganza fino all’ottusità. Egli, nella chiusa, scrive: “Apparentemente non resta quindi che rassegnarsi ad un lento ulteriore declino economico dei nostri paesi, in attesa almeno che l’aggravarsi della situazione induca qualcuno a più miti consigli”.
Ma è una conclusione, a mio giudizio, inaccettabile.
E’ Draghi il primo responsabile del perdurare della depressione economica italiana. Il Consiglio direttivo della BCE, costituito in gran parte dai governatori delle banche centrali dell’Eurozona, cioè da funzionari pubblici pagati lautamente dalla collettività europea, per ubbidire al veto della egemone Germania, sta disattendendo il suo statuto (art. 2) e sta mancando entrambi gli obiettivi, sia quello principale di tenere l’inflazione poco sotto il 2%, sia quello subordinato (fu deciso che fosse tale per imposizione della Germania) di “sostenere la crescita economica e un elevato livello dell’occupazione”. Con gravi conseguenze sulla vita e il benessere della collettività al cui servizio (teoricamente) essi operano. Il re è nudo, ma (quasi) nessuno fiata contro il potente sovrano monetario (la BCE) e si guarda bene dal menare scandalo per la sua condotta giuridicamente omissiva e moralmente criminosa.
E’ (quasi) vano sperare nella resipiscenza della Germania. Per uscire dall’impasse, ribadisco, l’unica strada è presentare una denuncia collettiva alla Corte di Giustizia Europea contro la BCE (art. 35), dopo aver sollecitato un pronunciamento politico al Parlamento Europeo.


QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED

E’ falso – come molti affermano – che lo statuto della BCE vieti l’acquisto di titoli di Stato. Questo divieto (art. 21 dello Statuto) è limitato al mercato primario, esattamente come per la FED, che NON può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro, ma soltanto sul “mercato aperto” (open market) (cfr. allegato in fondo).
L’art. 21 dello statuto della BCE, infatti, così recita: “21.1. Conformemente all’articolo 123 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.”

Per uscire dal pantano (recessione – che colpisce tutti, tranne la Germania, anche se… – e deflazione, che avvantaggia i Paesi creditori – Germania e satelliti), la BCE deve acquistare titoli di Stato, ma la Germania non vuole e la BCE ubbidisce, violando il suo statuto (artt. 2-Obiettivi e 7-Indipendenza).
Anche la BCE è obbligata statutariamente a: a) controllare l’inflazione che deve essere “sotto il 2%, ma vicino” (ed ora è prossima allo zero ed in alcuni Paesi sotto zero); e b) “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione” (tra cui un elevato livello di occupazione). In condizioni normali, la BCE NON ha gli stessi poteri della FED, i cui 4 obiettivi sono sullo stesso piano ed al primo posto è menzionata la piena occupazione; ATTUALMENTE, invece, i poteri sono gli stessi, perché la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, in deflazione è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo – “crescita economica e un elevato livello dell’occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero – è, peraltro, del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2% (cfr “Allegato alla petizione al Parlamento Europeo: la BCE non rispetta il suo statuto”).
La BCE dovrebbe varare un QE (senza sterilizzazione) per almeno 3.000 mld per tutta l’Eurozona. La base di ripartizione dei 3.000 mld potrebbe essere: a) o unica: il PIL; oppure, meglio, b) multipla: ad esempio, metà in base al Pil e metà in base all’eccedenza rispetto al limite del 60% debito/Pil), quindi all’Italia andrebbe il 20-25% del QE (3.000×0,25=750mld), che è la stessissima cosa che acquistare, selettivamente, 750 mld di titoli italiani, per alleviare sensibilmente la spesa per interessi passivi e liberare così risorse congrue per varare un’adeguata politica fiscale per la crescita economica e dell’occupazione.

La FED acquista sul mercato aperto (mercato secondario) titoli a bassissimo interesse e a lunga scadenza di solito subito dopo l’emissione, attraverso i “dealer”. E’ chiaro che la BCE dovrebbe fare la stessa cosa “mascherata”, anche noi abbiamo i “dealer”, per l’Italia, ad esempio, sono una ventina: cinque banche americane (Goldman Sachs, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup), due banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank), due banche svizzere (UBS Bank e Credit Suisse), una banca olandese (ING Bank), una banca giapponese (Nomura), due banche britanniche (Barclays e Royal Bank of Scotland), tre banche italiane (Banca Intesa, Unicredit e Banca Montepaschi di Siena), e quattro banche francesi (Credit Agricole, BNP Paribas, Societe Generale, HSBC).

PS:
Allegato
1 – Motivazioni della petizione
2 – Statuto BCE
3 – Obiettivo inflazione sotto 2%, ma vicino
4 – Federal Reserve Act (e divieto acquisto diretto titoli Tesoro USA)
5 – Trattato di Lisbona
6 – Trattato di Maastricht

“Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto”
(cerca con Google).[2]


@vincesko: putroppo l’interpretazione della Bundesbank è che qualsiasi intervento sui titoli di stato che vada oltre le normali operazioni di mercato aperto è un finanziamento monetario e addirittura (so che la cosa può destare ilarità) un trasferimento fiscale mascherato. Ora la Corte dovrà sciogliere il nodo, vedremo.


So bene che per la forza oggettiva, il fascino del più forte, la capacità di alleanze e, non ultimo, la passività e la disunione degli altri, il peso della Germania è diventato predominante, ma mi permetto di eccepire che Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, vale 1/24 del Consiglio direttivo della BCE.
Il nodo è quello del ricorso dell’arrogante Corte Cost. tedesca, nulla impedisce, anzi sarebbe molto opportuno, aggiungere un ricorso collettivo dei cittadini.


Se togli Draghi chi preferisci? Katainen? Junker? Schauble? Hai solo l’imbarazzo della scelta…a parte questo piccolo particolare se pensi che la corte di giustizia europea sia un’istituzione migliore della Bce, si vede che non conosci né la Bce, né la corte di giustizia…sono d’accordo con chi afferma che occorre rassegnarsi al declino e sperare che lo stesso declino ci fornisca la soluzione, in fondo la Grande Germania non sta facendo altro che limitare i suoi mercati europei e trasformare i suoi clienti in suoi competitor, prima o poi se ne renderanno conto. Prepararsi al peggio e sperare per il meglio, in fondo, è meglio che lottare contro i mulini a vento, col rischio nel caso specifico, che una pala del mulino ti finisce anche in testa…


Commento strampalato, intriso di pessimismo rinunciatario.
1. Prescindendo dal piccolo particolare che Draghi – al di là delle dichiarazioni – è prono alla Germania e fa in concreto solo quel che dice e farebbe Schaeuble, scelgo Tsipras.
2. Io sono abituato a valutare i fatti ed a seguire la logica: la BCE sta oggettivamente violando il suo statuto e quindi è fuorilegge, con gravi conseguenze su milioni di persone, e la posso perciò giudicare molto negativamente; la Corte di Giustizia – salvo prova contraria valida – finora no; se e quando lo sarà, fuorilegge, la giudicherò altrettanto negativamente.
3. Io aborro il pessimismo cosmico e la sterile lamentela; in questo caso, ritengo doveroso applicare la massima: fai quel che devi, accada quel che può; anche perché “cave peiora”, ma peggio di così è difficile; e, infine, perché soltanto l’arrogante Corte Cost. tedesca può ricorrere alla Corte di giustizia?


L’unica cosa strampalata è fare causa al meno peggio delle alternative che ci sono, tsipras non conta una beata fava in Grecia, figuriamoci in Europa…Draghi è un nostro alleato non un nemico solo uno sprovveduto non se ne accorge, la Germania è ricorsa alla corte di giustizia Europea proprio contro Draghi, il nemico di un mio nemico è mio amico, ovvio che la sua strategia è fare delle concessioni alla Germania, mica si puo’ mettere apertamente contro i tedeschi, sarebbe impallinato ad alzo zero in un minuto secondo, e lui non è mica uno tsipras qualunque, è uno che di tattica e strategia qualcosa ci capisce…sottotraccia però Draghi cerca di fare il suo, supplendo persino alle mancanze politiche di Francia e Italia. Se non fosse stato per l’omt, invenzione di Draghi, l’Italia avrebbe già fatto default da tempo, è Draghi che insiste per i Qe, che cerca soluzioni e forse l’ha anche trovata una per comprare titoli di stato in una maniera accettabile per la Germania, notizia di ieri,ti aggiorno. E tu vorresti fargli causa? Per cosa , per farti pubblicita’? Hai intenzione di candidarti alle prossime tornate elettorali? Di professorucoli in cerca di visibilità l’Italia è piena di visibilità l’Italia è piena oggi come oggi, sorry.


Il tuo è un bla bla bla isterico da saputello, che odia i fatti e la logica e non sa neppure incolonnare i commenti… Draghi è statutariamente fuorilegge: questo è un fatto! Finora la BCE ha solo fatto la metà della metà del suo dovere: questo è un fatto! Nessuno, neppure un saputello come te può dimostrare che un eventuale sostituto farebbe meno: questo – come dire? – è un fatto logico! La scelta di Tsipras (1° in Grecia secondo i sondaggi, fonte: La Stampa di 4 gg fa), visto che non l’hai capito (ti piacciono i mulini a vento immaginari, vero? perciò me l’hai attribuito prima), esprime solo una preferenza personale, per consentaneità di vedute sullo strapotere del potere finanziario in Europa, da regolare: questo è un fatto! Dov’è la prova che la Corte di giustizia sia fuorilegge come la BCE? L’hai detto solo per dare aria alla bocca e fare fumo per ammannirci le tue tesi strampalate? Anche quella del professorucolo in cerca di pubblicità te la potevi risparmiare, è un altro chiaro indizio di proiezione. Stai calmo e non scoprirti troppo.


Siamo a rischio deflazione, e occorrono politiche di stimolo della domanda. Ok.

Però, un dubbio è legittimo. Non è la stessa cosa che ha provato a fare il Giappone?

Politiche di defici spending e stimolo alla domanda da decenni. Hanno risolto il problema? A me non sembra.

Non sono anti-keynesiano a prescindere, come molti bimbiminkia liberaloidi, ma mi piacerebbe avere delle delucidazioni dai keynesiani.

Grazie.


In questo articolo è spiegato perché:

“L’Abenomics è stata davvero un flop? Parola ad accusa e difesa. E un primo verdetto”
di Stefano Carrer
19-11-2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-18/processo-all-abenomics-effetti-sull-economia-193619.shtml


A parte che il Giappone non se la passa peggio di noi.
BISOGNA AUMENTARE I SALARI.
Questo Abe non lo ha fatto. Ecco il suo fallimento.


Prima di Abe il Giappone, cultura mercantilista per antonomasia, vatti a vedere il saldo del conto corrente con l’estero, positivo per 30 anni consecutivi, i tedeschi da questo punto di vista stanno ai giapponesi come i portoghesi ai tedeschi…ha cercato in tutti i modi di mantenere la sua competitività, pur avendo Korea, Cina e Indonesia a un tiro di schioppo…in questo sforzo impossibile hanno però pensato a mantenere alta la domanda interna, per non fare la fine della Grecia e di tutta l’Europa se continueremo cosi’…risultato: deficit e debito pubblico alle stelle…adesso con Abe il debito se lo stanno ricomprando, in sostanza gran parte del debito pubblico giapponese non esiste piu’…vogliono cercare di aumentare l’inflazione e convincere cosi’ i giapponesi a spendere, per far questo pero’ han commesso l’errore di aumentare l’Iva, manovra recessiva…ad ogni modo il Giappone ha il record della disoccupazione più bassa del mondo, debito sempre più nella pancia della banca centrale e cmq a tassi piu’ bassi del mondo, moneta riserva valutaria internazionale e inflazione in ripresa…per un isolotto stracolmo di gente non mi sembrano risultati da buttar via…la bilancia commerciale e’ in declino è vero, ma questa è una brutta notizia solo per i paesi mercantilisti, ma una ottima notizia per chi di Macroeconomia qualcosa né capisce: non possiamo essere tutti esportatori netti, se qualcuno vende, c’è bisogno che qualcun altro compri…è bene che a comprare siano le nazioni più ricche e con le monete più forti…


[1] Dialogo n. 1 tra gio.d e me su Draghi senza più armi


[2] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto



**********





Dialogo n. 1 tra gio.d e me su Draghi senza più armi


Poiché può essere utile ogni tanto rivolgere lo sguardo all’indietro, riporto questo lungo dialogo tra gio.d e me, svoltosi nel mese di settembre 2014, sui poteri della BCE, il vero ganglio dell’attuale assetto oligarchico-burocratico UE, in calce a questo articolo.

Draghi senza più armi

Pubblicato da keynesblog il 17 settembre 2014

Antonio Lettieri da Eguaglianza e Libertà

Erano tempi ancora molto difficili a causa dell’inerzia della Banca centrale europea, che da più parti veniva sollecitata ad implementare una politica monetaria espansiva, da accompagnare con una politica fiscale altrettanto espansiva da parte degli Stati.

Nel mese di gennaio 2015, il Consiglio direttivo della BCE finalmente vince al suo interno le forti resistenze della Germania e decide di varare, a partire da marzo, il quantitative easing, cioè l’acquisto di attività, tra cui titoli di Stato.

Purtroppo, gli Stati dell’UE, succubi del predominio tedesco, non la seguono sulla stessa strada, in particolare l’Italia, il cui presidente del Consiglio Renzi a parole dichiara guerra all’austerità, ma nei fatti, sotto il controllo occhiuto della Commissione europea, continua a perseguire una politica di bilancio restrittiva. L’inerzia degli Stati depotenzia fortemente gli effetti del QE, che non riesce neppure a far risalire il tasso d’inflazione. Per cui, ironia della sorte, anche oggi, ma stavolta forse a ragione, si parla di BCE senza più armi. Ed il cerchio si chiude.

N.B.: Sbilanciamoci, in occasione della ristrutturazione del suo sito, ha cancellato quasi tutti i miei commenti scomodi.



Da almeno 2 anni, mi tocca riscontrare, anche in ambito accademico (!!), un’ignoranza dei poteri della BCE. Un mese fa, ho lanciato un Quesito-proposta di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea per violazione del suo statuto (art. 2) e dei trattati UE (l’ho fatto anche qui, v. “John Maynard Giavazzi (o quasi)” e poi “Uscire dall’euro o “uscire” da questa BCE?”, v. anche il precedente post di questo blog “Siamo tutti keynesiani?”). Ho dovuto purtroppo registrare un riscontro quasi nullo. Come piccola soddisfazione, noto ora con piacere che Antonio Lettieri ha preso atto del mio, evidentemente, utile commento a questo stesso suo articolo, pubblicato su Sbilanciamoci, che l’ha determinato a cancellare una sua erronea affermazione (cfr. punto 3, quarto capoverso), concernente i poteri della BCE. Riporto l’incipit del mio commento e, per non ripetermi, il link all’articolo di Sbilanciamoci:

Tutto giusto e condivisibile, tranne un punto dirimente.
Citazione: “Dunque, la politica monetaria sembra svolgere, sia pure in ritardo e con i limiti statutari e della sorda opposizione della Bundesbank, il proprio ruolo”.
Antonio Lettieri lo ha mai letto attentamente lo statuto della BCE? […]
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Moneta-morbida-lavoro-duro-26135 .(Link sostituito da: http://old.sbilanciamoci.info/Newsletter/Newsletter-n.357-13-settembre-2014/Moneta-morbida-lavoro-duro-26146.html, commenti cancellati).


Temo che il problema non sia tecnico, ovvero capire cosa puo’ e non può fare la Bce, ma politico, cioè di politica economica….se siamo tutti impegnati a vendere e a tenere i conti in ordine la banca centrale in quale modo ci può aiutare? Comprando debito estero per affossare il cambio? Quindi sempre al modello cinese si finisce…noi dovremmo sostenere l’export cinese e degli altri paesi in via di sviluppo, come fanno gli Usa, Uk e probabilmente anche il Giappone in un futuro molto prossimo, non competere con loro…se tutti vendono chi è che compra? La regola non scritta è chi ha moneta forte compra, gli altri vendono…finirà molto male


Mi meraviglio che tu dica questo, se hai letto i miei commenti precedenti.

1. Che il problema sia politico è evidente, direi ovvio.

2. Ma è ovvio solo a 2 condizioni: a) che anche Draghi (anzi, la sua metà buona – il buono Dottor Jekyll -, ché l’altra metà – il cattivo Signor Hyde – è prona al veto, appunto politico, della Germania) diventi, tecnicamente, keynesiano e prevalga – cosa (quasi) impossibile nella schizofrenia – sulla metà cattiva; e b) che si sgombri interamente – interamente! – il campo dall’asserito impedimento statutario, che è l’alibi perfetto – alimentato dall’ignoranza quasi universale (!!) dei suoi poteri – per l’inerzia della BCE. Cioè occorre che qualcuno dica e dimostri che il re è nudo. E’ incredibile – ma piacevole per me, poiché uno dei fondamenti della mia educazione è stata la famosa fiaba di Andersen de “I vestiti nuovi dell’imperatore”, più nota, appunto, come “Il re è nudo” – che stia toccando a me svolgere il ruolo del bambino che svela l’inganno (anche se credo che, nel mare magno del web, ve ne siano molti altri). Ma siccome è certo che questo non sia sufficiente a superare il veto politico della egoista ed egemone Germania, che non lo farà mai con le buone, l’unico modo per uscire dall’impasse ed evitare la probabile implosione dell’Euro (e poi forse dell’UE) è o minacciare di uscire dall’Euro o denunciare la Bce alla Corte di Giustizia Europea per flagrante violazione del suo statuto (art. 2).

3. Detto questo, che cosa debba fare la BCE (cioè il suo Consiglio Direttivo, formato da Draghi e dai 18 governatori dell’Eurozona) l’ho già scritto: QE e acquisto della parte di debito pubblico eccedente il 60% del Pil di tutti i 18 Paesi EUZ, attraverso titoli nuovi a lunga scadenza e a tasso zero o quasi, alleviando così sensibilmente la spesa degli interessi passivi, il cui risparmio va destinato alla crescita. In tal caso, si deve lasciare l’obbligo del pareggio di bilancio e cedere sovranità all’UE per il controllo preventivo e successivo del bilancio pubblico e delle variabili sottostanti, prevedendo, per un certo periodo, sanzioni non soltanto pecuniarie ma anche politiche (decadenza-rimozione dei responsabili). In alternativa, c’è soltanto che l’UE vari gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), che mobilitano un ammontare complessivo di 3.000 mld (all’Italia spetterebbe il 17,9%, pari alla sua quota nella BCE). Siamo in guerra, anche se solo economica, che durerà a lungo, ed occorre un cambiamento radicale di mentalità e di soluzioni. Allora, à la guerre comme à la guerre.


Nessuna struttura pubblica è mai indipendente dal potere politico, anche se nel suo statuto è scritto a caratteri cubitali, hanno scritto a caratteri cubitali una idiozia banalmente…l’unico modo per rendere una struttura pubblica indipendente è renderla elettiva, cioe’ creare un’altra struttura politica e dotarla di autonomia finanziaria…chi mette i dipendenti pubblici della Bce al loro posto infatti? Il potere politico, chi decide di rimuoverli o cambiarli? Il potere politico…le banche centrali sono espressione della politica del governo, e ti dico di più: è un bene che sia così, se non fosse così le nostre democrazie sarebbero zoppe, perché in caso contrario ci sarebbe un organo istituzionale dotato di amplissimi poteri del tutto autoreferenziale…


Vedo che tu – recidivo – ami le affermazioni ovvie (“Nessuna struttura pubblica è mai indipendente dal potere politico”), ma che, se le sottoponi a verifica e neanche tanto approfondita, lo sono – ovvie – a certe condizioni: nel caso della BCE, che a) la maggioranza dei membri del Consiglio direttivo esegua fedelmente i desiderata (poiché tali sono) del potere politico; b) rinunciando alla sua indipendenza sancita dalla legge, a partire dal momento stesso in cui il potere politico li ha nominati, c) sia disposta – per soddisfare quei desiderata – a disapplicare lo statuto, che, bada bene, contiene regole fissate nei trattati UE dal potere politico (ma in cui vige la regola dell’unanimità); d) assuma che per potere politico s’intenda, non l’unanimità dei Paesi EUZ, ma la Germania e satelliti, poiché i Piigs hanno altri desiderata.
Tu giustamente obietterai: non è quello che sta succedendo? Ed allora io ti porrei l’obiezione fondamentale in uno Stato (o Unione di Stati) di diritto, che è la seguente: che la ‘moral suasion’ (da te definita impropriamente dipendenza, senza virgolette) esercitata indebitamente dal potere politico minoritario ed egemone sulla BCE svanirebbe come neve al sole nel caso in cui si denunciasse la BCE all’unica Autorità ad essa sovraordinata: la Corte di Giustizia Europea, per flagrante violazione del suo statuto e dei trattati UE. Perché anche per i misfatti della BCE c’è un giudice a Berlino.
Ma già prevedo la tua affermazione “ovvia”: che anche la Corte di Giustizia Europea non è indipendente dal potere politico… O in questo caso ti arrenderesti? E, anziché continuare a fare affermazioni ovvie all’infinito, decideresti di dare una mano – se non altro diffondendo nel web la mia proposta – a realizzare quel che ora appare come l’unica via d’uscita rapida dal pantano in cui ci troviamo?


Sono convinto che anche il qe di cui parli tu (che comunque non verrà mai effettuato in un’Europa come questa qui, al massimo ripeto la Bce comprerà titoli di stato esteri non europei) non servirebbe a politiche fiscali invariate…occorre fare deficit, ampi e prolungati, li deve fare soprattutto la Germania, occorre smettere per 20 anni almeno di fare saldi commerciali positivi, lo deve fare soprattutto la Germania, questa è la precondizione necessaria e non sufficiente per uscire da questo enorme casino…poi la Bce può essere utile senzaltro, anzi essenziale, perché se fai deficit devi monetizzarlo, allora ha senso il tuo qe, ma da sola non puo’ decidere la politica economica e il modello di sviluppo del continente, non è che il re è nudo, il re non fa il suo dovere e il suo stato maggiore non puo’ prendere le decisioni al posto suo…


Sono d’accordo, tanto è vero che l’ho scritto pure qui 3 settimane fa, ma non pretendo che tu lo rammenti, anche se hai partecipato alla discussione; né si può scrivere ogni volta tutto, ripetendosi.
Il re è nudo ovviamente era riferito alla BCE.
Lo Stato maggiore è indipendente dai politici ed ha come riferimento esclusivamente il proprio statuto e la propria coscienza di funzionari pubblici lautamente pagati dalla collettività europea al cui servizio (teoricamente) essi operano.

vincesko 27 agosto 2014 alle 15:57
1. La BCE, nell’attuale struttura monca dell’assetto UE, è il vero ganglio del sistema, dire che non è ‘la’ causa dei problemi è vero, ma sicuramente è una delle concause, attualmente la principale, sia per quello che fa (continuare a suggerire l’austerità), sia per quello che non fa, violando il suo stesso statuto (art. 2).
2. La proposta di aumentare il credito è uno dei provvedimenti necessari, ma non sufficienti; occorre integrarlo con una politica fiscale, ma per attuarla è indispensabile, visti i vincoli UE, che la BCE dia i soldi –molti soldi – agli Stati, poiché solo lei ha i soldi, ad esempio per comprare il loro debito e alleviare la spesa per interessi, destinandone il risparmio alla crescita economica e dell’occupazione. In alternativa, in Italia, c’è il varo di una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; ovvero, in UE, il varo degli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio): fondo di 1.000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici, per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione.

vincesko 27 agosto 2014 alle 15:57
1. La BCE, nell’attuale struttura monca dell’assetto UE, è il vero ganglio del sistema, dire che non è ‘la’ causa dei problemi è vero, ma sicuramente è una delle concause, attualmente la principale, sia per quello che fa (continuare a suggerire l’austerità), sia per quello che non fa, violando il suo stesso statuto (art. 2).
2. La proposta di aumentare il credito è uno dei provvedimenti necessari, ma non sufficienti; occorre integrarlo con una politica fiscale, ma per attuarla è indispensabile, visti i vincoli UE, che la BCE dia i soldi –molti soldi – agli Stati, poiché solo lei ha i soldi, ad esempio per comprare il loro debito e alleviare la spesa per interessi, destinandone il risparmio alla crescita economica e dell’occupazione. In alternativa, in Italia, c’è il varo di una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; ovvero, in UE, il varo degli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio): fondo di 1,000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici, per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione.


Non avertene a male non c’è vis polemica nei miei interventi, cerco solo, come è mio costume di ragionare sulle cose…allora io dico semplicemente che prendersela con la Bce, con questa Bce a guida Draghi che è bene ricordarlo, è migliore 100 volte di quella precedente e tutto lascia presagire di una qualunque Bce a guida non-Draghi, è un errore strategico fatale in una guerra, visto che e’ così che hai detto la consideri tu.
È alquanto evidente che Draghi cerca di destreggiarsi tra mille difficoltà per tenere a bada un board recalcitrante, pieni di nemici veri non del sud-Europa bada bene, ma di tutta l’Europa, visto che la visione credo comune ad entrambi è che questa sorta di neoideologia calvinista-mercantilista, porterà allo sfacelo l’Europa intera…se non fosse stato per Draghi noi la guerra l’avremmo già abbondantemente persa, ora tu cosa vorresti fare? Denunciarlo? E perche’ di grazia? Perché non rispetta un codicillo del suo statuto? Uno statuto che cerca di garantire per legge l’impossibile, cioe’ che la banca centrale è indipendente dal potere politico? Scrive Casanova nella sua histoire, un libro che solo pochi riescono a cogliere per quel che è, vale a dire un ottimo manuale di filosofia, specie politica ed economica, scrive dicevo che solo un legislatore stupido fa una legge che non e’ possibile osservare! Per come la vedo io quindi, come strategia di “guerra” è molto piu’ utile denunciare al tribunale della stupidità coloro che hanno impostato l’unione europea su queste basi ridicole e con queste regole demenziali, dimostrandone appunto la loro demenzialita’ e mostrandone apertamente i danni che hanno già arrecato e quelli che produrranno in futuro. Dopodiché come in ogni guerra che si rispetti cercherei alleati, ce n’è uno in particolare dall’altra parte dell’Oceano bello grosso, che ci ha già aiutato parecchio in un’altra guerra mezzo secolo fa, guarda caso proprio contro dei nemici che popolavano la medesima regione dei nemici di oggi, strana la vita a volte eh? Credo che non vedrebbero l’ora di aiutarci ancora…


1. Gioco dell’oca.
E’ che a te – mi pare – piace il gioco dell’oca: un passo avanti e uno indietro, purché si resti alla casella di partenza. A me no. Ma non c’è problema.
Anche in quest’ultimo commento, tu fai un’obiezione sensata (se si denunciasse la BCE, ci sarebbero conseguenze sulla stessa), ma la “sporchi”, prima cambiando l’oggetto della denuncia (Draghi e non la BCE), poi ne trai conseguenze arbitrarie o almeno non automatiche (le dimissioni o forse addirittura la rimozione di Draghi) e pessimistiche (al suo posto arriverà uno peggiore). Certamente, un’eventuale pronuncia della Corte di Giustizia Europea sfavorevole alla BCE produrrebbe degli effetti seri, ma non necessariamente quelli che tu paventi. Sarebbe come affermare che ogni qual volta la Corte di Giustizia Europea sanziona l’Italia (è già successo decine. forse centinaia di volte) il governo o il ministro competente si dimette. Non è mai successo.

2. Guerra.
Intanto, preciso che quando parlo di guerra non mi riferisco alla BCE ma alla competizione-trasformazione epocale economica planetaria, che è la causa prima dell’attuale depressione economica italiana.
Per me, il quadro delle determinanti è questo: Si tratta di una crisi economica frutto in primo luogo, appunto, della trasformazione epocale planetaria in corso già da un decennio, che sta rivoluzionando la distribuzione della produzione, della ricchezza e del benessere consolidatasi negli ultimi 250 anni (a metà del 1700, il Paese più ricco al mondo era la Cina e uno dei più ricchi l’Indostan).
In secondo luogo, la crisi è esacerbata nell’Eurozona dall’assetto monco dell’UE, dell’Euro e della BCE, che non contempla i necessari correttivi degli squilibri tra i Paesi che hanno in comune la moneta, ma strutture economiche disomogenee.
Ed, in terzo luogo, dall’egoismo della egemone Germania (e suoi satelliti), che trae tutti i vantaggi da questo assetto monco e non intende rinunciarvi.
Osservo, infine, che, per quanto riguarda in particolare la situazione italiana, anche professori di Economia (da ultimo, 3 giorni fa Francesco Daveri sul “Corriere della Sera”, cfr. “Malati d’Europa e sorvegliati speciali”) danno la colpa a Monti e ignorano o fanno finta di ignorare che la vera causa dell’attuale recessione (oltre ad altre cause preesistenti) sono le sesquipedali ed inique manovre correttive varate dal governo Berlusconi-Tremonti nella scorsa legislatura (valore cumulato di 267 mld, contro i 63 mld di Monti), ma le cui misure permanenti dispiegano tuttora i loro effetti.

3. Soluzioni.
USA. Ora, in questo quadro piuttosto complicato, tu sostieni che la soluzione non debba essere quella “interna” di denunciare la BCE, che è – rammento – solo un’extrema ratio, ma che appare come l’unica via d’uscita dal pantano, perché, pur essendo venute meno le basi teoriche della politica di austerità propugnate dalla corrente mainstream e applicate ai Paesi in crisi economica negli ultimi decenni prima dal solo FMI ed ora dalla troika (FMI, UE e BCE), ed abbandonate anche da famosi neo-liberisti che le propugnavano (Giavazzi, Tabellini, Zingales, Alesina, Guiso), i quali chiedono ora un intervento pubblico, sia al governo italiano, sia alla BCE, gli organismi internazionali ciurlano nel manico e sono renitenti a cambiare la terapia (non più tardi di pochi giorni fa, al summit UE a Milano, hanno detto esplicitamente che non possono allentare i cordoni della borsa perché se no gli Stati frenerebbero gli sforzi di risanamento; ma sostieni, dicevo, che debba essere quella “esterna” di chiedere un intervento degli USA. Ma mi è facilissimo eccepire che gli USA lo stanno chiedendo da 5 anni alla Germania di cambiare politica economica, ma invano. A dimostrazione di ciò, riporto quanto l’ex Segretario al Tesoro USA ha scritto nel suo libro, che ha avuto molta eco sui media italiani, poiché vi si parla anche del supposto complotto per far cadere Berlusconi:
“L’ex ministro Usa: funzionari europei ci proposero di far cadere Silvio”
Nell’estate del 2011la situazione era peggiorata, però «la cancelliera Merkel insisteva sul fatto che il libretto degli assegni della Germania era chiuso», anche perché «non le piaceva come i ricettori dell’assistenza europea – Spagna, Italia e Grecia -stavano facendo marcia indietro sulle riforme promesse». (cfr. il mio post “Analisi parziale del complotto contro Berlusconi”).
In esso, Geitner rivela anche il suo lavoro di persuasione su Draghi perché facesse, insieme, quel che serviva per uscire dalla crisi economica. Draghi qualcosa, infatti, fece, ma fu tantissimo come mere dichiarazioni, rivelatesi determinanti a spegnere l’incendio dello spread, troppo poco come misure effettive anti-crisi.
Referendum. Infine, osservo che anche gli economisti italiani, visti vani gli appelli, i libri, gli innumerevoli articoli scritti per convincere il potere politico a cambiare rotta, hanno deciso intelligentemente di indire il referendum contro l’austerità, pur consapevoli che si tratta di un atto simbolico (verrebbero abrogate soltanto le parti peggiorative degli stessi obblighi UE, decise dal governo Monti), ma che ciononostante potrebbe rivelarsi, se non decisivo, almeno molto più produttivo di effetti concreti positivi. .
Conclusione.
Per concludere, ripeto ciò che ho già scritto qui in calce a “John Maynard Giavazzi (o quasi)”:
Dato l’evidente, enorme squilibrio delle forze e degli interessi contrapposti, io sommessamente penso che occorra seguire l’esempio dei vecchi socialisti e sindacalisti a cavallo tra l’800 e il ‘900 (fino ad allora le leggi e l’apparato poliziesco venivano usati esclusivamente dai padroni contro i lavoratori): UTILIZZARE AL MEGLIO LE LEGGI E GLI ORGANI DEPUTATI A FARLE RISPETTARE.
Quindi, da una parte, occorre contare ed appoggiarsi il più possibile sull’unico organo europeo, pur con i suoi limiti decisionali, davvero democratico: il Parlamento Europeo. Dall’altra, attaccare e stanare il ganglio vitale: la BCE. Perciò sto proponendo di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea per violazione del suo statuto e dei trattati UE.
https://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#comment-22499

PS: Attenzione, per incolonnare correttamente le risposte, basta cliccare sul riquadro “Rispondi” presente nella e-mail di segnalazione del commento.


Premessa: scrivo dal cellulare, non ricevo alcuna mail né trovo l’opzione rispondi su tutti i commenti.
Cercando di essere più schematico e conciso possibile:
1. Non è che a me piace il gioco dell’oca, sono le soluzioni estemporanee che inevitabilmente giungono ad un punto morto;
2. Guerra: occorre intendersi chi sono i nemici, che risultati si vogliono raggiungere e qual è la strategia migliore da mwttere in campo per ottenerli, se no si corre il rischio di impallinare i tuoi incursori avanzati nelle file nemiche; allora la guerra la dobbiamo fare ad un certo modo di intendere la macroeconomia e la globalizzazione più in generale, che ci porterà allo sfacelo sociale e a tensioni geopolitiche sempre più forti. La Bce è uno strumento al servizio della politica, tecnicamente indipendente ma de facto asservita al pensiero dominante, è scontato che sia così, e’ ripeto corretto che sia così, altrimenti avremmo un organismo autoreferenziale che decide buona parte della politica economica di un continente; è poi inutile cercare di modificare lo strumento senza modificare le intenzioni di chi adopera lo stesso, e d’altra parte se vinciamo la nostra guerra, cioè riusciamo a cambiare le vision strategiche dei policy makers europei, a quel punto lo strumento sarà adoperato nel modo opportuno; la guerra dunque non è una crociata santa contro la globalizzazione, che è un fatto ineluttabile e tutto sommato anche positivo, se siamo autenticamente solidali e promotori dell’uguaglianza dei diritti, impossibile da ottenere senza una più compiuta uguaglianza economica globale, ma dei modi con i quali la globalizzazione stessa va gestita, che non è certo questa folle idea di competere tutti contro tutti in una perenne lotta all’ultimo sangue.
3. Sottovalutiamo sempre troppo l’enorme potenziale di moral suation del mondo anglosassone nei confronti del resto del mondo…soprattutto nei confronti di una nazione per la quale il mondo anglosassone rappresenta il miglior cliente, del resto è curioso come lei stimi significativi i referendum sul nulla e le denunce più o meno a casaccio e sottovaluti invece il potere coercitivo di una eventuale strategia comune, politica e diplomatica, ma in seguito anche economica di Usa, uk, Francia, italia, spagna, nei confronti di una parte tedesca…


Premessa: E’ sufficiente cliccare sul primo “Rispondi” che trovi scorrendo verso l’alto. Le e-mail di segnalazione di un nuovo commento pervengono solo a chi ha ‘postato’ commenti in precedenza. (in calce a un determinato ‘post’).
1. Anche con quelle non estemporanee.
2. Guerra. Non bisogna complicare le cose semplici. Io di solito, quando affronto un problema complesso cerco di dividerlo in parti più semplici senza perdere di vista le interrelazioni. Sono d’accordo con te che la globalizzazione può essere un’opportunità, ma il gioco dev’essere equo. Ed ora non lo è. E’ nemico chi non rispetta questo principio, Può essere la Cina, ma può essere anche la Germania o la BCE.
3. Premesso che io non disdegno l’aiuto di nessuno, né tanto meno di una potenza come gli Usa, ti ho dimostrato che finora la pressione USA sulla Germania è stata del tutto inefficace. Nella scorsa puntata di “Ballarò”, Prodi ha detto 3 cose importanti: a) che il sistema UE nelle intenzioni originarie dei leader doveva essere completato passo passo, b) che ora è incompleto e c) perché manca una vera leadership e non va bene che sia la Germania da sola (non c’è più neppure la diarchia con la Francia) a comandare. Che si fa, si continua ad aspettare che l’intervento USA sortisca qualche effetto o si sperimenta qualche altra strada per evitare che la barca affondi? Anche i popoli, non soltanto gli individui, hanno una psicologia. Primo Levi scrive (ne ‘La Tregua’) che i Tedeschi sono arroganti. Dostoevskij scrive (‘Memorie dalla casa dei morti’): “Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati”. L’arroganza dei Tedeschi rasenta l’ottusità, ma ovviamente c’è anche un calcolo egoistico da ‘bottegai’: l’attuale UE li favorisce ed essi inclinano irresistibilmente a prendere solo i vantaggi e non ad assumersi anche gli oneri di Paese leader. E’ vano e/o ci vuole troppo tempo (per) convincere i Tedeschi; qualcuno arriva ad affermare che essi sono talmente arroganti e ottusi che non cambieranno neppure quando ci smeneranno anche loro (come in parte sta già succedendo). Nessuno convincerà la Germania, allora cerchiamo un’altra opzione. Io l’ho individuata nella denuncia della BCE; non sono un esperto, ma ritengo che anche un gruppo di cittadini, o forse persino uno solo, possa presentare un esposto-denuncia contro la BCE alla Corte di Giustizia Europea. Chissà, forse “chianci-piero” l’ha già fatto e ce lo tiene nascosto (v. discussione in https://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#more-5701 ).
Tu, intanto, elabora la tua strategia meditata, realizzala e facci sapere. Auguri.



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UE, che fare contro e con le regole europee


Renzi’s ‘Anti-Austerity’ Charade And The Truth About Italy’s Deficit

by Thomas Fazi on 6 October 2016


Ne riporto l'ultima parte:

"Tornando alla più recente legge finanziaria in Italia: la sua natura restrittiva è confermata dalla crescita stimata dell'avanzo primario, 1,5-1,7 per cento nel 2017. Questo è destinato a deprimere ulteriormente l'economia italiana, come il governo sa perfettamente. Niente meno che il ministro delle finanze del paese, Pier Carlo Padoan, ha riconosciuto in una recente intervista con il quotidiano Il Messaggero che 'la riduzione della spesa pubblica in Italia ha portato a tassi di crescita inferiori rispetto ad altri paesi'. Quel che è peggio, però, è il fatto che questa ulteriore stretta fiscale avrà luogo nonostante una riduzione stimata della spesa per interessi del paese nel periodo 2015-2017 di circa il 2 per cento del PIL , grazie alle politiche di ultra-bassi tassi di interesse della BCE. Questo per quanto riguarda lo 'spazio fiscale' che il QE avrebbe dovuto liberare per i governi; nella migliore delle ipotesi si potrebbe sostenere che l'austerità sarebbe stata ancora maggiore senza di essa.

Ma questo ultimo sviluppo non dovrebbe essere una sorpresa. Nonostante la roboante retorica anti-austerità del primo ministro, la verità è che da quando è arrivato al potere il saldo primario in Italia è stato in costante aumento e il bilancio complessivo in costante diminuzione. Qualcosa che la performance economica disastrosa del Paese negli ultimi anni mostra fin troppo bene.

Pertanto si può concludere che: (a) Renzi non ha mai avuto alcuna intenzione di sfidare seriamente l'austerità, che fa di lui il più inaffidabile venditore di fumo dopo Berlusconi; o (b) la sua idea di sfidare l'austerità è denunciare costantemente le regole, mentre dice di essere l'unico governo in Europa a seguirle, forse in un tentativo perverso di dimostrare la loro inutilità commettendo harakiri economico. In entrambi i casi, l'Italia è saldamente in corsa per un secondo decennio perduto a causa delle politiche affossatrici di Renzi".



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permalink | inviato da magnagrecia il 20/10/2016 alle 18:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

I difetti strutturali dell’Euro


L’Eurozona è un insieme di Paesi strutturalmente eterogenei; non sono previsti dai trattati europei (influenzati dall'ordoliberismo germanico, senza però le correzioni che ne hanno smussato le asperità in sede applicativa in Germania[1]meccanismi di aggiustamento degli squilibri strutturali interni: né quelli tipici delle federazioni, né quelli che ne distribuiscono equamente i pesi tra Paesi forti e Paesi deboli.

[1] Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2848095.html  oppure 

Gli USA sono una federazione e perciò hanno i trasferimenti fiscali (quindi a fondo perduto) dagli Stati ricchi a quelli meno ricchi, che fanno da riequilibratori, per il tramite del bilancio federale, pari al 20% del Pil annuo USA (pari complessivamente a 17.500 mld $).

L'UE è invece ancora una confederazione (atipica), che non contempla i trasferimenti fiscali, il cui bilancio confederale ammonta ad appena l'1% del Pil complessivo (pari a 18.500 mld $) e la cui moneta è comune ad appena 19 Paesi su 28; ed il cui riequilibrio tra i Paesi membri avviene, non a spese dei Paesi ricchi, tramite i trasferimenti fiscali o, almeno, la sanzione dei surplus commerciali eccessivi,[2] ma a spese dei Paesi meno ricchi, attraverso la deflazione dei salari e la riduzione dei diritti e i trasferimenti di capitali in prestito (quindi a titolo oneroso) dai più forti e avvantaggiati dalla moneta unica (Germania, Olanda, Belgio, Francia, Austria, ecc.) a quelli deboli e svantaggiati dall'Euro (Piigs).

[2] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari

L’ideologia ordoliberista tedesca ha influenzato anche – forse soprattutto – lo statuto della BCE,[3] che è soltanto un po’ meno rigido di quello della Bundesbank, ma prevede anch’esso che l’obiettivo principale sia la stabilità dei prezzi (“sotto, ma vicino, al 2%”). Fatto salvo questo, essa ha, però, anche l’obiettivo di sostenere le politiche economiche dell’UE fissate dall’art. 3 del TUE,[3] tra cui “una crescita economica equilibrata” e “la piena occupazione”.

[3] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

Sotto questo aspetto, con la deflazione o l’inflazione molto sotto target e la crisi economica ed occupazionale che perdura da 7 (sette) anni (tranne in Germania e i suoi satelliti), la BCE ha mancato e sta mancando entrambi gli obiettivi statutari, con gravi conseguenze sui popoli europei più deboli e sui Paesi debitori (tra cui l’Italia). Il QE, implementato nel marzo 2015, è tardivo e insufficiente sia qualitativamente che quantitativamente, e di per sé, se non è accompagnato da una politica fiscale espansiva anticiclica (taglio di tasse e aumento di spesa) che accresca la domanda aggregata (consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette), non sarà in grado di debellare da solo la deflazione (come, ovviamente, ammette la stessa BCE).[4]

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La Germania, che all’epoca era considerata la malata d'Europa, trasse vantaggio dall'introduzione dell'Euro nel 1999, il cui valore, derivante dalla sommatoria/media delle monete di dodici dei quindici Paesi che allora componevano l’Unione europea, in cui il Marco tedesco era la moneta più forte, fu inevitabilmente fissato ad un livello che teneva conto anche delle monete più deboli e perciò più basso del Marco e vantaggioso per la Germania (in pratica, essa beneficiò di una svalutazione monetaria),

Com’è noto, il cambio Lira/Euro fu fissato a 1.936,27. Era troppo basso o troppo alto? Secondo i critici di destra, in primis Silvio Berlusconi (evidente indizio di coda di paglia per i suoi mancati controlli dei prezzi), troppo alto. Per loro, soprattutto a seguito del lamentato, da parte della grandissima parte del popolo italiano, supposto raddoppio dei prezzi subito dopo la sua introduzione, sarebbe dovuto essere fissato addirittura a 1.000 Lire. Ma naturalmente è una sciocchezza macroscopica, poiché sarebbe equivalso a una rivalutazione preventiva del 100% e quindi al raddoppio immediato dei prezzi dei prodotti italiani per gli acquirenti esteri.[5]

[5] Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi

Oltre alla svalutazione preventiva, la Germania pretese ed ottenne nel 2003-2005, non una semplice flessibilità, ma di sforare il limite del 3% di deficit/Pil, per un importo pari a una ventina di mld, quando implementò le riforme strutturali del lavoro, inclusi i mini job a 400€ mensili, che deflazionarono i salari tedeschi, procurando alla Germania un ulteriore vantaggio competitivo rispetto ai partner dell'Eurozona.

Vantaggio competitivo accresciutosi negli anni successivi, poiché la Germania, in aderenza alla sua ideologia mercantilista e ordoliberista, ha continuato e continua ad attuare tuttora una politica economica deflazionistica e restrittiva, scaricando sui partner deboli tutto l'onere dell'aggiustamento infra-EUZ.

Segnalo, en passant, che la Germania pretendeva di negare all'Italia (già penalizzata dal criterio ritenuto inaffidabile dalla stessa Commissione europea, oltre che dalla BCE, del calcolo del cosiddetto deficit strutturale[6] applicato dalla Commissione europea), quando il governo Renzi ha implementato la riforma del lavoro (il cosiddetto Jobs Act), non uno sforamento del limite del 3%, ma una misera e drammaticamente insufficiente flessibilità, come misura anticiclica.

[6] Dialogo sulla lettera di Padoan all’UE, la sostenibilità del debito pubblico e la formula del deficit strutturale http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823271.html  oppure 


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La soluzione ai difetti strutturali dell’Euro possono essere gli Stati Uniti d’Europa? Sì, certamente, ma purtroppo nel lungo periodo. Come scrive al riguardo il prof. Gustavo Piga. Egli, inoltre, commentando un saggio di Hugh Rockoff intitolato “How Long Did it Take the United States to Become an Optimal Currency Area?”, ovvero “Quanto ci hanno messo gli Stati Uniti a divenire una Area Valutaria Ottimale?”, spiega perché, nonostante i difetti, per l’Unione Europea è preferibile continuare ad adottare una moneta ed una politica monetaria comune.[7]

[7] Moneta e bandiera: il se e quando degli Stati Uniti d’Europa

Gustavo Piga - 18 agosto 2016

Ed invece il prof. Joseph Stiglitz, in un articolo sul Financial Times, afferma che l’Euro è insostenibile e propone di dividerlo in due.[8]

[8] A split euro is the solution for Europe’s single currency

Joseph Stiglitz  -  August 17, 2016 4:32 am

The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz

(trovate l'articolo originale e la traduzione in questo mio post (nell'appendice):

Critiche severe all’economia italiana da importanti giornali di Spagna, Francia, Gran Bretagna e USA


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Intanto, si susseguono proposte per far fronte alla deflazione, renitente alla presunta cura per giunta tardiva del QE implementata dalla BCE, e alla crisi economica.[9]

[9] QE, il monetarismo e la fallacia logica della falsa equivalenza

Tra queste, la “moneta dall’elicottero”, vecchissima espressione coniata da Milton Friedman, il padre del monetarismo, che ogni tanto rispunta fuori - ora soprattutto ad opera dei neo-liberisti pentiti, di fronte al fallimento della loro ideologia strampalata e spietata al soldo dei ricchi -, che prevede che i soldi vengano distribuiti direttamente ai cittadini.[5]

[5] Ad esempio, l’ho letta e discussa mesi fa qui:

Carlo Clericetti - 21 APR 2016

Moneta dall'elicottero? Parliamo del pilota

Ma la moneta dall’elicottero non è ancora sufficiente, se non hai modo di costringere i beneficiari a spenderla, perché potrebbero destinare quei soldi, in tutto o in parte, a risparmio (che, come si vede oggi, anzi da anni, rimane nel circuito finanziario). Perciò – dice Clericetti - è meglio darli allo Stato, che li destina a opere pubbliche.

Attenzione, però, non indifferentemente a spesa pubblica, ma prioritariamente a investimenti, perché se lo Stato li destinasse, poniamo, a finanziare il reddito di cittadinanza,[10] si rischierebbe di ricadere, in tutto o in parte, nello stesso problema (vedansi gli 80€/mese decisi dal Governo Renzi, che solo in parte si sono trasformati in consumi).



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QE, il monetarismo e la fallacia logica della falsa equivalenza


A JACKSON HOLE BANCHE CENTRALI IN AFFANNO. LA DEFLAZIONE GLOBALE AVANZA

30 agosto 2016


1. Che stampando moneta si produca inflazione è una fesseria affermata dalla teoria monetarista, come dimostra il Quantitative easing; poi persino il suo autore - Milton Friedman - la ripudiò. Solo un aumento della domanda aggregata produce un aumento dei prezzi.

2. Ma, ammesso che fosse come sostengono i neo-liberisti-monetaristi, le misure adottate dalla BCE e dalla FED sono state diverse: a) “le due banche centrali hanno fronteggiato la crisi ricorrendo a strumenti differenti”[1]; b) “la differenza principale tra le due banche centrali riguarda però la composizione del passivo. In estrema sintesi la Bce, al fine di non immettere liquidità aggiuntiva nel sistema, ha sempre sterilizzato le misure non convenzionali di politica monetaria. La Fed, invece, ha finanziato i programmi di sostegno della liquidità e di acquisto di titoli tramite un ampliamento significativo delle proprie riserve, ossia della base monetaria”. [1] Questo fino al 2012 con gli SMP, e non solo, quindi, come è spiegato nell’articolo, nel corso del 2013-2014 fino al varo del QE da parte della BCE, nel marzo del 2015. Al quale si aggiunge la fesseria (gestione Trichet, che lascia la BCE nell’ottobre 2011) dell’aumento del tasso di sconto in piena crisi economica.

3. Ne consegue che opporre alle misure di politica monetaria delle due banche centrali (inefficaci), aggravate dagli effetti sia del mastodontico risanamento dei conti pubblici (in Italia, 330 mld cumulati solo nella scorsa legislatura, 4/5 Berlusconi, distribuiti in maniera scandalosamente iniqua sui ceti medi e popolari ad alta propensione al consumo; 1/5 Monti), sia delle “riforme strutturali” (riforma del diritto del lavoro e deflazione dei salari con conseguente calo del reddito disponibile), chiesti entrambi insistentemente dalla BCE, opporre, dicevo, alle misure monetarie inefficaci “le politiche fiscali espansive (spesa ed investimenti pubblici, aiuti finanziari diretti a famiglie ed imprese)” suggerite dal professor Sims - e da tantissimi altri, ora anche dai neo-liberisti pentiti -, (efficaci, come dimostrano appunto gli USA, che hanno accresciuto il deficit fino al 10% per poi ridurlo gradualmente), è un po’ quella che si definisce una fallacia logica della falsa equivalenza.

[1] Le misure adottate dalla Banca centrale europea e dalla Federal reserve e gli effetti sui rispettivi bilanci

Le due banche centrali hanno fronteggiato la crisi ricorrendo a strumenti differenti, tenuto conto della struttura dei rispettivi mercati finanziari e del ruolo delle banche nel finanziamento dell’economia. La Fed ha intrapreso azioni miranti ad assicurare l’erogazione diretta di credito a famiglie e imprese e ha varato piani di acquisto di titoli pubblici e privati mediante emissione di moneta (cosiddetto quantitative easing). La Bce, invece, ha privilegiato l’offerta di liquidità alle banche, al fine di contenere la contrazione dell’erogazione di credito, e ha sempre sterilizzato le misure non convenzionali di politica monetaria (cosiddetto credit easing). […]

La differenza principale tra le due banche centrali riguarda però la composizione del passivo. In estrema sintesi la Bce, al fine di non immettere liquidità aggiuntiva nel sistema, ha sempre sterilizzato le misure non convenzionali di politica monetaria attraverso operazioni di fine-tuning di deposito a tempo determinato, condotte con cadenza settimanale. La Fed, invece, ha finanziato i programmi di sostegno della liquidità e di acquisto di titoli tramite un ampliamento significativo delle proprie riserve, ossia della base monetaria.  http://www.consob.it/documenti/Pubblicazioni/Relazione_annuale/2011/box02.pdf 


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In sostanza, dunque, la politica monetaria espansiva della BCE è iniziata soltanto nel marzo 2015, con un ritardo di ben 6 anni rispetto alla FED e alla BoE (per non parlare della BoJ, che ha cominciato ancora prima). Perché la BCE ha cominciato così tardi, mancando di adempiere entrambi i suoi obblighi statutari fissati dall’art. 2-Obiettivi del suo Statuto? Cioè – si badi - non soltanto quello secondario, sempre da essa ad arte obliterato e ignoto a quasi tutti, di “sostenere le politiche economiche dell’Unione europea fissate dall’art 3 del TUE” (tra cui “una crescita economica equilibrata” e “la piena occupazione”), ma anche quello principale, da essa tanto sbandierato, della stabilità dei prezzi (tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Lo ha fatto, volendo essere franchi, per ubbidire alla Germania, violando così anche l’art. 7-Indipendenza del proprio Statuto. E ai suoi interessi di Paese creditore.[2]

[2] Vedi, per le spiegazioni dettagliate e le prove documentali questo mio post e quelli in esso linkati Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html.



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Alcuni puntini sulle ‘i’ su Draghi, Dini, De Benedetti e Scalfari


Carlo Clericetti  -  7 LUG 2016

Dini: "Renzi un monarca che dà oboli ai sudditi"

X Rapporto dell'associazione Economia reale


Dopo aver letto la Bozza del Rapporto ed ascoltato gli interventi, mi limito a formulare tre osservazioni-promemoria.


Promemoria1: Draghi

Traggo dalla Bozza completa del Rapporto: “Per fortuna di tutti, le linee di politica monetaria della BCE sono strutturalmente cambiate con l’avvento di Mario Draghi alla Presidenza della Banca Centrale”.

Rammento che Draghi è diventato presidente della BCE il 1° novembre del 2011, il QE è stato deciso dalla BCE nel gennaio 2015 e varato nel marzo 2015, esattamente 6 anni dopo la FED e la BoE (marzo 2009).


Promemoria2: Dini

Moavero nel suo lungo intervento ha detto, tra l’altro, che il bilancio dell’Unione Europea è pari all’1% del Pil (contro circa il 25% del bilancio federale degli USA), di cui la metà circa è destinato all’Agricoltura, e che occorrerebbe aumentarlo, ed ha indicato tra le possibili voci di finanziamento la Tassa sulle transazioni finanziarie (TTF). Dini, che gli sedeva accanto, che aveva criticato vigorosamente gli aumenti della spesa pubblica, da ultimo del governo Renzi, evidenziati dai dati di Baldassarri, e accusato Renzi di incompetenza perché aveva privilegiato i consumi rispetto agli investimenti, in questo caso non ha fatto una piega, a differenza di ciò che egli fece con Prodi nel 2007, quando minacciò la crisi di governo se si fossero colpite le rendite finanziarie:

Prodi: "Dini resta, le rendite non si toccano"
La sinistra dell'Unione: "E il programma?"

25 settembre 2007

Sul “pedagogo” Dini, colgo l’occasione per segnalare quest’altro articolo ed il mio commento critico in calce:

“UNA CERTA IDEA DELL’ITALIA”: DINI E TIVELLI RACCONTANO 50 ANNI DEL BEL PAESE

29 aprile 2016


Promemoria3: imposta patrimoniale

Ho accennato più sopra (v. mio commento del 7/7 23.43  http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/07/07/dini-renzi-un-monarca-che-da-oboli-ai-sudditi/#comment-4254), indirettamente, all’assenza di qualunque riferimento alla necessità di un’imposta patrimoniale sui ricchi per reperire le risorse finanziarie per la crescita; a differenza di ciò che successe nel 2011, quando la casa Italia bruciava; per non parlare di Carlo De Benedetti, che fu il primo a proporla nel 2009, come gli rammentai nel suo blog su Huffington Post (http://www.huffingtonpost.it/carlo-de-benedetti/almunia-sveglia-google-e-gli-altri-over-the-top-vanno-regolati-la-lezione-del-datagate_b_4180425.html), e che dopo di allora – similmente a Scalfari - non ne ha più parlato, neppure nella recentissima intervista data al Corriere della Sera, in cui ha denunciato il fallimento delle élite (http://www.corriere.it/politica/16_luglio_08/de-benedetti-le-elite-hanno-fallito-l-italicum-cambi-o-votero-no-e711131e-4544-11e6-888b-7573a5147368.shtml). 

Vincenzo Visco, nel suo intervento, dopo aver segnalato che il governo Renzi, per trovare risorse fiscali, ha fatto sue soltanto due delle proposte del suo Centro Studi, il NENS, che hanno prodotto un gettito di 3-4 mld, ha suggerito di adottare un’altra loro proposta antievasione ben più incisiva che potrebbe recare un introito di ben 40 mld. Praticamente equivarrebbe ad una corposa imposta patrimoniale, anche se non limitata ai ricchi.


PS: Poiché HP ha cancellato i vecchi commenti, riporto il mio commento nel blog di Carlo De Benedetti:

Vincesko

36 Fans

OT (ma non tanto)

Egr. Ingegnere,

Lei fa benissimo, utilizzando il Suo potente megafono, a salvaguardare i propri interessi ed a rilevare l'inefficienza (invero 'strabica'!) dell'Euroburocrazia, ma perché non segue un pizzico l'esempio del Suo predecessore Adriano Olivetti e pensa anche a quelli del popolo più indifeso, senza santi in Paradiso, riesumando - in parallelo a questa serie di post - la Sua proposta di imposta patrimoniale sui ricchi, per finanziare l'indispensabile crescita ed evitare che il Paese vada a fondo e l'altrettanto indispensabile rafforzamento degli ammortizzatori sociali, in particolare:

- il reddito minimo garantito, opportunamente disciplinato; e

- un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici di qualità (negli ultimi 20-25 anni, in Italia ne sono stati costruiti 1/30 della Germania, 1/40 della Francia, 1/70 della Gran Bretagna)?

Sarebbe più credibile (forse anche per i bastian contrari in servizio permanente effettivo) e si guadagnerebbe così il sostegno, come si augura, dell'opinione pubblica, almeno di quella parte di essa più sensibile alla giustizia sociale e molto meno - mi creda - ai rischi di essere spiata.


PS: Trova il testo completo della Sua proposta d'imposta patrimoniale qui:

Dossier Imposta Patrimoniale


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Alcune integrazioni al mio commento del 11/7 00.47


Promemoria2: TTF

Nonostante due risoluzioni positive del Parlamento Europeo, la prima approvata nel lontano 8 marzo 2011, dei 28 Paesi dell’UE, 11, poi (dopo la defezione dell’Estonia) 10 Paesi del Consiglio europeo (Capi di Stato e di Governo) che avevano deciso di andare avanti sull’adozione della TTF rafforzata (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Grecia, Belgio, Slovacchia e Slovenia) stanno menando il can per l’aia dal 2013. La decisione definitiva che doveva essere presa dall’Ecofin del 17 giugno scorso, a causa di una richiesta assurda da parte del Belgio e della Slovacchia di escludere dalla tassazione i derivati, è stata rinviata al prossimo mese di settembre. In Italia (e in altri 9 Paesi), esiste già una TTF annacquata, decisa dal governo Monti (Legge n. 228 del 24 dicembre 2012).

Ecco un dossier aggiornato al 2016:

Appunto sulla Tassa sulle transazioni finanziarie


Promemoria3: De Benedetti e Scalfari

De Benedetti e Scalfari pare si siano passati parola sia sull’imposta patrimoniale (nel senso di non parlarne più dopo il 2010) che sulla nuova legge elettorale (pericolosa per la democrazia, in abbinamento alla revisione costituzionale). Circa l’imposta patrimoniale, ho detto di De Benedetti, aggiungo che nell’intervista al Corriere egli se la prende con la proposta del reddito di cittadinanza di M5S, con la motivazione che non sarebbero indicate le coperture: il che ovviamente è falso, poiché come tutte le proposte di legge essa le deve obbligatoriamente indicare (peraltro, segnalo che nella nuova proposta di M5S - DISEGNO DI LEGGE N. 1148: Istituzione del reddito di cittadinanza nonché delega al Governo per l’introduzione del salario minimo orario https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/308596.pdf -, manca proprio, tra le coperture, l’imposta patrimoniale, che invece c’era nella prima proposta (cfr. Reddito di cittadinanza, commento alla proposta di legge di M5S http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2797058.html   oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/07/reddito-di-cittadinanza-commento-alla.html).

Per la spiegazione su Scalfari, che nei suoi vigorosi editoriali del 2010 implorava provocatoriamente il ministro Tremonti di far pagare anche a lui e scriveva: “Debbono cioè impostare un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha. Lo spostamento può avvenire in vari modi, manovrando soprattutto il fisco (ma non soltanto); sgravando il peso fiscale sui redditi di lavoro dipendente e sulle famiglie e finanziando la redistribuzione con maggior carico tributario sulle rendite, sui patrimoni e sui consumi opulenti” (sulla scandalosa iniquità delle manovre correttive berlusconiane ed in particolare del DL 78/2010, rileggasi, da ultimo, il mio dialogo con @fb0172  in calce a La malafede del banchiere anti-euro http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/04/27/la-malafede-del-banchiere-anti-euro/), rinvio a questo mio post:

L’involuzione di Eugenio Scalfari

Integrato da quest’altro post in cui ho esplicitato meglio il mio pensiero:

Ritengo che, da una parte, sia ingenuo confidare nella coscienza e nell’altruismo dei ricchi e dei privilegiati (ci sono, oltre all’esperienza di ciascuno di noi abbia gli occhi e il cervello sufficientemente svegli, le evidenze scientifiche) e, dall’altra, che – giudicando almeno dai numeri – sia ragionevole pensare che l’incendio del 2011 è (apparentemente) domato.

Non a caso ho citato il 2011, quando l’Italia dovette subire l’attacco concentrico della speculazione finanziaria internazionale, innescata dalla vendita da parte della Deutsche Bank dei 7 mld di titoli italiani che aveva in portafoglio [cfr. 1 oppure 2]. A mio avviso, la cartina di tornasole della pericolosità dell’incendio fu che i ricchi (nel caso di specie, l’insieme delle Associazioni delle imprese), in data 30/9/2011, presentarono una proposta di imposta patrimoniale.[*] Non fu la sola, nell’ambito dell’establishment italiano.

Passato il pericolo, grazie all’intervento di Draghi che finalmente si era svegliato, tutti, proprio tutti i ricchi, persino Scalfari, che allora implorava che si riattivassero anche in Italia i vasi comunicanti tassando i ricchi, prima che la casa crollasse loro addosso, se ne sono dimenticati. Se lo rifaranno, solo allora vorrà dire che la casa brucia di nuovo davvero.

Il segnale che la casa Italia brucia davvero


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Fubini del Corriere della Sera disinforma sul debito pubblico per parare il culo ai ricchi


parare il culo

loc.v. CO volg., proteggere, tutelare qcn. da un rischio: ha fatto un grosso errore, ma i suoi soci gli hanno parato il culo.


DEBITO PUBBLICO

La Banca d’Italia e il sollievo al debito con le nuove mosse della Bce

Gli acquisti di Btp della Banca centrale varranno a regime 215 miliardi. Più consistenti
i risparmi di spesa per gli interessi. Ma è una finestra di opportunità a durata limitata

Federico Fubini   29 marzo 2016


Dell’articolo di Fubini riporto la conclusione, che a mio avviso rappresenta plasticamente il ruolo del Corriere della Sera e dei Fubini,[1] quello di DISINFORMARE e di parare il sedere ai ricchi:

[1] Gli utili idioti dei ricchi del Corriere della Sera


Il governo ha l’ultima occasione per ridurre la spesa e le tasse

Niente di tutto questo risolve il problema del debito, ma il governo italiano oggi ha l’ultima occasione per ridurre la spesa e le tasse, e ridistribuire queste ultime in modo da rendere l’intero sistema più efficiente prima che la magia della Bce svanisca. Se sprecasse l’occasione distribuendo risorse a pioggia e dimenticando la spesa, il contraccolpo arriverebbe con l’esaurirsi del quantitative easing. Le faglie oggi in movimento aprirebbero nuove voragini nell’economia. Già oggi gli italiani vedono assorbiti in interessi sul debito pubblico ben nove euro ogni cento pagati in tasse, più che in Grecia. E gli investitori esteri ormai si tengono sempre più a distanza: ormai detengono solo il 39% dello stock dei titoli del Tesoro, uno dei livelli in assoluto più bassi d’Europa. La Bce e la Banca d’Italia oggi aprono una finestra. Solo l’Italia può approfittarne, oppure no".


Quindi, secondo Fubini, 1. La quota di titoli pubblici italiani detenuti da investitori esteri è pari al 39% del totale; 2. Questo indica che c’è una fuga degli investitori esteri dai titoli di Stato italiani; e 3. Occorre approfittare delle attuali condizioni favorevoli secondo lui irripetibili determinate dal QE della BCE e tagliare le tasse tagliando la spesa pubblica per rendere l’Italia più efficiente (di equità Fubini non parla).

Vediamo allora punto per punto la validità delle tesi di Fubini.


1. Quota del debito pubblico detenuto da investitori esteri

Dall'ultimo bollettino della Banca d'Italia, nell’ambito delle sue pubblicazioni mensili che riportano i dati relativi al fabbisogno e al debito lordo delle Amministrazioni pubbliche[2]

[2] https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/, in alto a destra si può scegliere l’anno, il dato “non residenti” fino al 2012 è nella tavola 5, dal 2013 nella tavola 8, ma poiché ciascun anno arriva al mese di ottobre ho preso il 2011 per ricavare il 2009 e il 2010, il 2013 per ricavare il 2011 e il 2012, e il 2016 per ricavare il 2014 e il 2015)

Finanza pubblica, fabbisogno e debito  https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2016-finanza-pubblica/suppl_24_16.pdf, tavola 8, risulta che, al 28 febbraio 2016, la quota del debito pubblico in mano a non residenti ammonta a 745.012 milioni di €, pari al 33,6% del totale di 2.214.784€, quota sostanzialmente stabile da alcuni anni intorno ad 1/3 del totale, anzi in leggera risalita nell’ultimo biennio.[3]

[3] 2009 744.405 milioni di € su un totale di 1.763.628 pari al 42,2%; 2010 811.208 su 1.842.826 pari al 44,0%; 2011 730.301 su 1.907.612 pari al 38,3%; 2012 695.432 su 1.989.431 pari al 34,9%; 2013 658.683 su 2.069.692 pari al 31,8%; 2014 716.328 su 2.135.902 pari al 33,5%; 2015 740.283 su 2.171.671 pari al 34,1%.

Quindi, dai dati della Banca d’Italia, il dato effettivo è inferiore di cinque punti percentuali al 39% indicato da Fubini (che è invece in linea con il valore consuntivato nel 2011) e giudicato da lui allarmante perché indicativo di fuga dai titoli di Stato italiani degli investitori esteri.


2. Fuga degli investitori esteri dai titoli di Stato italiani

La quota di debito pubblico italiano detenuto dall’estero non si è contratta negli ultimi tre anni, evidentemente Fubini o lo ignora o ha scritto una balla per sorreggere la sua tesi. Dagli stessi dati della Banca d’Italia esposti sopra, risulta che la fuga dai titoli di Stato italiani (ma, rispetto al 2009, non in valore assoluto, bensì soltanto in percentuale sul totale) è avvenuta ben prima di quanto afferma Fubini e cioè in piena crisi economica nel triennio 2011-2013,[3] e fu senz’altro effetto della crisi di fiducia dei mercati finanziari, però indotta, a ben guardare i dati, più dalla cattiva fama del governo Berlusconi e dall’attacco della speculazione finanziaria mondiale che aveva scommesso sul fallimento dell’Euro, agevolata dalla quasi latitanza della BCE, che dai fondamentali macroeconomici dopo il mastodontico risanamento dei conti pubblici effettuato a partire dal 2010 dopo la crisi della Grecia, per 4/5 dal governo Berlusconi e 1/5 dal governo Monti.[4]

[4] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Infatti, nel luglio del 2012, bastò una semplice frase, il famoso “whatever it takes” del presidente della BCE Draghi, a fermarla, senza spendere un Euro. A dimostrazione del fatto che il debito pubblico, se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome (FED, BoJ, BoE, ecc. e com'è l'attuale BCE, dopo un’inerzia di sei anni rispetto alle altre!)[5] non è un grosso problema. 

[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

Il debito pubblico italiano è molto elevato, ma, grazie ai sacrifici degli Italiani, soprattutto i poveri cristi, e alla BCE che fa finalmente il suo dovere e lo dovrà continuare a fare, in parte, anche in futuro, gli interessi passivi sono calati sia in valore assoluto (da un picco di 84 mld nel 2012 a 70 mld nel 2015) che come incidenza sul Pil (dal 5,2% al 4,2%).

Inoltre, come dimostra ampiamente il Giappone che pur avendo un debito pubblico monstre pari quasi al 250% del Pil paga un tasso d’interesse irrisorio, si può senza dubbio aggiungere che è meglio che il debito pubblico sia in mani italiane anziché straniere, tipo la Deutsche Bank, le cui vendite nel 1° semestre 2011 di titoli di Stato italiani[6] innescarono la speculazione mondiale sul debito pubblico italiano e la febbre da spread, con conseguente necessità di varare manovre correttive pesantissime e inique (segnatamente del governo Berlusconi-Tremonti) a carico in grandissima parte dei poveri cristi.

[6] La Procura di Trani, Deutsche Bank e Mario Seminerio, il terzo più “stupido” d’Italia


3. Taglio della spesa pubblica per tagliare le tasse e aumentare l’efficienza dell’Italia

In recessione ridurre il debito non è una priorità, anzi è dannoso. Inoltre, poiché ogni anno c’è un deficit, il debito pubblico ovviamente non può che crescere in termini assoluti, come avviene da almeno 20 anni, quindi, come spiega anche Padoan, vedi l’ultima diatriba con il bugiardo Weidmann,[7] occorre, oltre che aumentare l’inflazione (al livello dell’obiettivo statutario della BCE: poco sotto il 2%) per ridurre l’onere reale del debito (e il QE da solo, checché ne dicano i neo-liberisti, come si vede non è capace di ottenerlo), preoccuparsi e intervenire solo sul rapporto debito/Pil, intervenendo sul denominatore (i.e. crescita).

Ma non basta una politica monetaria espansiva (tassi bassi e QE), occorre anche una politica fiscale espansiva da parte degli Stati (o dell'UE), ma la Commissione europea (lèggi: Germania) non vuole. Come spiega anche Martin Wolf (in ritardo di 3 anni rispetto ad altri), il problema dell'Eurozona è la GERMANIA.[8]

[8] È la Germania il più grande problema dell'Eurozona

di Martin Wolf 12 maggio 2016

E i 7 o 9 mld annui di Fubini, prodotti dal calo dei tassi sul debito pubblico, come egli presumo sappia benissimo ma fa finta per parare il culo ai ricchi, sono drammaticamente insufficienti per rendere più efficiente il Paese (e l'equità?) e incentivare la crescita; perfino un neo-liberista (un po’ pentito, come tantissimi altri neo-liberisti) come Giavazzi scriveva tre anni fa sul Corriere, assieme al suo sodale Alesina, di uno shock di 50 mld, anche se a modo suo, cioè sbagliato[9]. Che comunque si possono ricavare da un mix di misure purché eque, che cioè chiamino a contribuire soprattutto i ricchi introducendo un’imposta patrimoniale straordinaria (vedi ad esempio Piano taglia-debito per la crescita  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html  oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2015/06/piano-taglia-debito-per-la-crescita.html).

E’ vero che un’imposta patrimoniale straordinaria sui ricchi darebbe un beneficio solo temporaneo, ma comunque, primo, sarebbe intanto una misura di equità visto che l’onere del risanamento mastodontico è stato addossato in grandissima parte sui NON ricchi (parlo anche per esperienza personale); secondo, ci darebbe, oltre che l’agio di non sottostare ai ricatti dei creditori, il tempo - visti i vincoli esterni che impediscono di manovrare sul cambio e di aumentare il deficit - di migliorare l’efficienza del sistema-Paese: aumento della produttività e riqualificazione – NON riduzione - della spesa pubblica, la cui componente principale, la spesa pensionistica, dopo le ben 8 riforme delle pensioni dal 1992, è giudicata dalla Commissione europea e dagli esperti (anche finanziari!) tra le meno preoccupanti e più sostenibili nel lungo termine[10]

[10] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html

Né in recessione va ridotta la spesa pubblica poiché è una misura pro-ciclica e quindi aggrava la crisi, spesa che peraltro non è comparativamente elevata rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea,[11] e questo Fubini dovrebbe saperlo; essa quindi va solo riqualificata, stornando quote di essa da capitoli improduttivi a produttivi, i.e. investimenti in infrastrutture e in settori mirati.

[11] La spesa pubblica non va tagliata

La spesa pubblica, infatti, è COMPLESSIVAMENTE in linea con la media UE e l’Italia è OGGETTIVAMENTE (cioè in base ai dati) il Paese più virtuoso poiché da 20 anni (tranne due) fa registrare un avanzo primario (al netto degli interessi passivi) talvolta anche consistente ed è uno dei pochissimi Paesi che rispetta il limite del 3% del deficit/Pil (cfr., più sopra, Piano taglia-debito per la crescita).


[9] Data l'importanza dell'argomento, ho posto questa nota alla fine e suggerisco di leggere con attenzione l'articolo di Alesina e Giavazzi, la risposta di Fassina, la replica di Alesina e Giavazzi e il mio commento:


DEFICIT, TAGLIO DELLE TASSE E CRESCITA

La prigionia dei numeri

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi  24 settembre 2013


DISPUTE

I tagli «impossibili», le spese eccessive

Stefano Fassina   25 settembre 2013

NB: In calce c’è la replica di Alesina e Giavazzi (sacerdoti dell’ossimorica austerità espansiva che tanti danni ha causato ai poveri cristi poiché è stata presa a base dalla Commissione europea e dal FMI (che però poi tre anni fa si è pentito e ha invitato a cambiare la politica economica in senso keynesiano (cfr. ad esempio Il FMI, gli investimenti pubblici si ripagano da soli   http://keynesblog.com/2014/10/09/il-fmi-gli-investimenti-pubblici-si-ripagano-da-soli/) per imporre l’austerità economica e le cosiddette riforme strutturali, i. e. deflazione dei salari e dei diritti) che si fanno forti della tesi FMI, poi rivelatasi errata per ammissione dello stesso FMI, per bocca del suo capo economista Blanchard, dei moltiplicatori taglio spesa/taglio tasse (cfr. Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo sbagliati 8 gennaio 2013   http://keynesblog.com/2013/01/08/il-fondo-monetario-insiste-sullausterita-ci-siamo-sbagliati/). Al riguardo vedi anche questo mio commento (in Dialogo su John Maynard Giavazzi (o quasi)  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2817550.html  oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/07/dialogo-su-john-maynard-giavazzi-o-quasi.html):

3) A proposito di errori e di moltiplicatori, faccio rilevare che, nel 1° articolo del Corriere che ho linkato, Giavazzi e Alesina scrivono:

“Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l’economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese”.

Com’è noto, a) l’FMI ha ora ribaltato la sua convinzione sul moltiplicatore delle tasse e della spesa; b) un fatto analogo è successo per la tesi di Reinhardt e Rogoff; (i cui studi sono un punto di riferimento e uno dei fondamenti teorici degli interventi dell’FMI e non solo): c’è sì una relazione tra debito pubblico e crescita, ma nel senso che è il rallentamento della crescita che fa salire il debito pubblico: praticamente l’opposto; e infine c) è stata messa in discussione la formula applicata dalla Commissione Europea sulla disoccupazione strutturale per il calcolo del deficit strutturale.[1 2]



Articolo collegato:


Ho trovato oggi, 9/2/2017, questo articolo di critica ad un altro articolo di Fubini sul debito pubblico (http://www.corriere.it/economia/16_febbraio_19/veto-renzi-berlino-partita-banche-147263b6-d67e-11e5-8e4b-2c56813c9298.shtml).


Il Corriere della Sera, Monti, l’ossessione per il debito e la religione sbagliata

Michele Arnese  -   



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QE (OMT), la Corte di Giustizia Europea dà torto alla Corte Costituzionale tedesca

 
Il tribunale Ue salva la Bce: il piano anti spread non viola la legge
La Corte accoglie la linea dell'avvocato generale: "Il programma di acquisto di titoli di Stato è compatibile con il diritto dell'Unione, non eccede le attribuzioni Bce di politica monetaria e non viola il divieto di finanziamento degli Stati membri"
16 giugno 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/06/16/news/omt_bce-116958638/

 

Segnalo volentieri questa buona notizia, ma con un fondo di rammarico.

La Corte di Giustizia Europea ha giudicato il programma Omt (Outright monetary transactions) deciso nel settembre 2012 dalla Bce contro gli attacchi alla moneta unica ma mai implementato, conforme al trattato UE.

Io, profano, ne ho discusso negli ultimi 12 mesi con vari esperti, anche professoroni.[1] Io sostenevo che, come l’OMT, il QE non vìola il trattato UE, e che la BCE aveva già acquistato più volte in passato titoli sovrani; essi, invece, che lo violava, e che perciò la BCE non avrebbe potuto vararlo. Perché così aveva deciso la Corte Costituzionale tedesca. Che – ribattevo - invece, oltre al suo carattere non monetario ma fiscale, aveva eccepito soltanto sull’illimitatezza degli acquisti di titoli pubblici, e ovviamente comanda soltanto in Germania.[2]

Io non so se la decisione di oggi della Corte di Giustizia Europea è anche “politica”, ma avevo ragione io. Magra consolazione, però. Perché il QE (tardivo e neppure di ammontare congruo)[3] è stato varato dopo un quinquennio di sacrifici esagerati imposti a centinaia di milioni di poveri cristi europei. Tra cui, in Italia, il sottoscritto.[4]

 

[1] Ancora sugli errori dei professori di Economia circa i poteri della BCE

Dialogo con Vincenzo Comito sulla BCE, Draghi, Weidmann e il QE

Dialogo acceso tra Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo) e me sui poteri della BCE


[2] Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire)[pos. 15]

L’arroganza della Corte Costituzionale tedesca


[3] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica


[4] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html

 

Aggiornamento


Via libera dei giudici tedeschi allo scudo anti-spread della Bce

La Corte costituzionale approva il programma lanciato al culmine della crisi. Una condizione alla Bce: niente annunci in anticipo sui titoli che vuole acquistare. Draghi al Parlamento Ue: "Crescita moderata. Pronti a tutto su Brexit"

21 giugno 2016

 
Post e articoli collegati:
 
Lo ‘schiaffo’ benvenuto di Draghi alla cancelliera Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753007.html  oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lo-schiaffo-benvenuto-di-draghi-alla.html
 
QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2822739.html  oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/qe-gli-obiettivi-ed-i-poteri-della-bce.html

 
di Jacopo Rosatelli
«Il potere di Draghi si ferma a Karlsruhe»
05/12/2014
Euromanovre/Intervista al giurista Agustìn José Menéndez: per i giudici tedeschi e la Bundesbank il valore fondamentale è la stabilità monetaria
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Il-potere-di-Draghi-si-ferma-a-Karlsruhe-27447
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Il-potere-di-Draghi-si-ferma-a-Karlsruhe-27447.html 

Bce, Fed, finanza di Agenor
Un “dual mandate” per la Bce
14/02/2014
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Un-dual-mandate-per-la-Bce-22358
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Ultimi-articoli/Un-dual-mandate-per-la-Bce-22383.html
 

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http://vincesko.blogspot.com/2015/06/qe-omt-la-corte-di-giustizia-europea-da.html
  

La BCE a trazione tedesca le spara grosse

 
Il Bollettino n. 2 della BCE[1] è la dimostrazione plastica, in primo luogo, del capovolgimento del rapporto gerarchico tra l’Autorità politica, nel caso di specie la Commissione Europea (finora, con la Commissione Barroso,[2] è stato un gioco delle parti con un unico obiettivo: la cosiddetta austerità espansiva; ora, col presidente Juncker, pare delinearsi una certa divergenza[3]) e gli Stati nazionali, e la Banca centrale, nel caso di specie la BCE, la quale pretende per sé l’indipendenza dagli Stati ma troppo spesso assume un ruolo politico e d’ingerenza.
 
E, in secondo luogo, della arroganza della medesima BCE, la quale, da una parte, continua a nascondere che ha un mandato duale (non solo la stabilità dei prezzi, ma anche la crescita economica e la piena occupazione)[4]; da un’altra, si autoincensa più volte, attribuendo al quantitative easing,[5] denominato Programma di acquisto di attività (PAA), non soltanto effetti sui tassi d’interesse e sul tasso di cambio dell’Euro, ma anche, in futuro, sull’inflazione [pag. 29] e sulla crescita del Pil; da un’altra ancora, si autoassolve da ogni colpa nel non aver prevenuto la deflazione e nel mancare per ben 3 anni l’obiettivo del (quasi) 2% del tasso d’inflazione, facendo “salire il tasso di interesse reale” [pag. 65], che avvantaggia i Paesi creditori (Germania e satelliti) e svantaggia i Paesi debitori (Piigs).
 
Quel che ne emerge chiaramente è che la BCE, forse per farsi perdonare il PAA (che peraltro premia la Germania, che ne usufruirà per il 25% del totale), è sempre più a trazione tedesca e sposa in pieno la linea della Germania, sia nel sollecitare l’adozione delle riforme strutturali – beni e servizi e lavoro - [pagg. 63-77], delle quali valuta l’effetto sulla crescita del Pil nel lungo periodo addirittura in un +11%, sia nel contrapporre il gruppo dei Paesi virtuosi che le hanno già adottate a quelli reprobi che non l’hanno ancora fatto e “bastonandoli” nominativamente, sia nell’omettere, invece, la citazione esplicita della violazione del surplus eccessivo della Germania[6] a forte impatto negativo sull’Eurozona (e sul resto del mondo) limitandosi ad affermare genericamente che “la Commissione ha deciso di intensificare la procedura per Germania (dal livello 2 al livello 3)” [pag. 53], sia, contraddicendo sé stessa, nel non analizzare la questione del deficit strutturale[7] per i Paesi dell’Eurozona (in particolare l’Italia) ma soltanto per spiegare la dinamica dell’inflazione negli USA [pag. 40], sia nell’omettere che la piccolissima flessibilità concessa dalla Commissione all’Italia riguarda un deficit strutturale, appunto, tecnicamente opinabile, sia nell’attribuire alla riforma del lavoro (deflazione dei salari e flessibilità del lavoro) e non nel deficit il merito dell’aumento del Pil di alcuni Paesi (Spagna e Francia), sia, infine, nel criticare l’inerzia della Commissione nell’applicazione delle sanzioni.
 
[1] BANCA CENTRALE EUROPEA - Bollettino Economico - Numero 2/2015
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2015/bol-eco-2-2015/bolleco-bce-02-15.pdf
 
[2] Lettera a José-Manuel Barroso
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820971.html
 
[3] Note sul potere in UE, scontro Juncker-Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828867.html
 
[4] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html
 
[5] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826693.html
 
[6] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828411.html
 
[7] Dialogo sulla lettera di Padoan all’UE, la sostenibilità del debito pubblico e la formula del deficit strutturale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823271.html
 
 
Appendice

 
Traggo dal Bollettino della BCE alcuni passi significativi:

Al fine di perseguire il mandato della BCE di mantenimento della stabilità dei prezzi” [pag. 5].

“In particolare, alcuni paesi dell’area dell’euro dovranno adottare misure aggiuntive sul piano strutturale per assicurare la conformità al Patto di stabilità e crescita (PSC). Nella sua comunicazione di novembre 2014, la Commissione europea ha stabilito che i progetti di documenti programmatici di bilancio di sette paesi ponevano un rischio di non conformità al PSC. Per Belgio, Francia e Italia la Commissione ha pubblicato il 27 febbraio valutazioni successive dettagliate riguardanti l’attuazione del PSC (per un’analisi, cfr. il riquadro 7)”. [pag. 37]

Concentrandosi sui paesi dell’area dell’euro, la Commissione osserva che nessuno di essi ha pienamente applicato alcuna delle raccomandazioni del 2014. Mentre in alcuni paesi lo sforzo riformatore è stato intensificato, nella maggioranza dei paesi i progressi sono stati piuttosto limitati (cfr. tavola B) e non commisurati alle vulnerabilità residue. In particolare, tra i paesi da cui ci si aspettava un’“azione politica risoluta” durante la PSM del 2014 (ossia i paesi nelle categorie 4 e 5 della tavola A), Spagna, Irlanda e Italia hanno compiuto “pochi” progressi e Francia progressi “limitati” su gran parte delle raccomandazioni specifiche per paese. Questa valutazione appare in contrasto con il (reiterato) appello a un’“azione politica risoluta” lanciato dalla Commissione e segnala una certa debolezza del braccio preventivo della PSM. Vista la necessità di ridurre le vulnerabilità e dare impulso a una crescita sostenibile nei paesi sopra citati e nel resto dell’area, i progressi insufficienti sinora riscontrati sollecitano una notevole intensificazione dell’intervento di riforma”. [pag. 54]

È importante ricorrere in modo completo ed efficace agli strumenti della PSM, comprese le misure del suo meccanismo correttivo, al fine di ridurre i rischi potenziali per il regolare funzionamento dell’UEM”. [pag. 55]

Per quanto riguarda i paesi sottoposti al meccanismo preventivo, il miglioramento di 0,2 punti percentuali del saldo strutturale che è previsto per l’Italia nel 2015 rimane inferiore allo 0,4 percento del PIL che era stato raccomandato dall’Eurogruppo e riflette una riduzione degli oneri per interessi. Di contro, lo sforzo strutturale del Belgio dovrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali, stando agli impegni presi con l’Eurogruppo. Sia per l’Italia che per il Belgio continua ad esservi un notevole scostamento dallo sforzo strutturale richiesto nell’ambito della regola del debito”. [pag. 60]

Il 27 febbraio la Commissione ha pubblicato i risultati della sua valutazione in merito all’attuazione del PSC in Belgio, Francia e Italia. Nei rapporti preparati nell’ambito dell’articolo 126(3) del TFUE, la Commissione ha esaminato la violazione del criterio del disavanzo in Belgio e la violazione del criterio del debito in Belgio e in Italia. La Commissione ha deciso di non aprire una PDE per questi paesi sulla base di una serie di fattori attenuanti: per quanto riguarda Belgio e Italia (i) il rispetto da parte di entrambi i paesi dei requisiti di sforzo strutturale nell’ambito del meccanismo preventivo del PSC (che nel caso dell’Italia sono stati ridotti in seguito alla comunicazione della Commissione sulla flessibilità nell’ambito del PSC); (ii) le condizioni economiche sfavorevoli (ossia la debole crescita e la bassa inflazione), che rendono il rispetto della regola del debito più difficile; e (iii) l’attuazione attesa degli ambiziosi piani di riforma strutturale di sostegno alla crescita presentati dalle autorità. Queste valutazioni non hanno tuttavia tenuto conto, quale fattore aggravante, dell’insufficiente risanamento dei conti pubblici nel periodo 2014-15 rispetto alle raccomandazioni del Consiglio del giugno 2014”. [pag. 61]

Nel caso della Francia, la Commissione ha dovuto valutare se fossero stati intrapresi interventi efficaci in risposta alla raccomandazione del Consiglio di correggere il disavanzo eccessivo entro il 2015. Tali interventi, unitamente agli eventi macroeconomici avversi inattesi con significative conseguenze sfavorevoli per le finanze pubbliche, consentirebbero di norma un’estensione di un anno del termine per la correzione del disavanzo eccessivo. Per contro, se si stima che un paese dell’area dell’euro non abbia intrapreso azioni efficaci, la PDE prevede un rafforzamento della procedura con l’invio di un’intimazione al paese in questione4) e l’applicazione di sanzioni finanziarie sotto forma di una multa pari allo 0,2 per cento del PIL. La Commissione può, in caso di circostanze economiche eccezionali oppure dietro richiesta motivata dello Stato membro interessato, raccomandare che il Consiglio riduca l’ammontare della multa o la annulli. Considerando il periodo 2013-145), la Commissione ha rilevato che “i dati disponibili non consentono di concludere che non siano state intraprese azioni efficaci” e ha proposto di estendere il termine per la correzione del disavanzo eccessivo di due anni (ossia fino al 2017). Il Consiglio ha seguito questa raccomandazione il 10 marzo. Il percorso di aggiustamento raccomandato prevede sforzi maggiori nella fase finale, richiedendo alla Francia di effettuare una correzione strutturale crescente nel periodo della PDE: 0,5 per cento del PIL nel 2015 (ossia il livello minimo nell’ambito del meccanismo correttivo e quindi meno dello 0,8 per cento del PIL richiesto finora), 0,8 per cento del PIL nel 2016 e 0,9 per cento nel 2017. Sulla base delle attuali procedure per i disavanzi eccessivi, nel 2017 la Francia sarebbe l’unico paese dell’area dell’euro soggetto a una PDE. Infine, nonostante il rischio di mancato rispetto dei termini raccomandati dal Consiglio per la correzione dei deficit eccessivi di Spagna e Portogallo, la Commissione non ha inviato un avvertimento preventivo a tali paesi sotto forma di una raccomandazione autonoma, a differenza di quanto fatto lo scorso anno, quando erano state inviate raccomandazioni a Francia e Slovenia in situazioni simili”. [pag. 61].

 

 
Postarticolo e documento collegati:
 
BCE, il re è nudo (dialogo con Carlo Clericetti)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821145.html
 
Il fallimento delle politiche di austerity europee nel contesto della secular stagnation
Vladimiro Giacché
http://www.marx21.it/documenti/giacche_AusteritySecularStagnation.pdf

Rapporto annuale BCE – anno 2014
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2014-bce/index.html

 

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http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829460.html

 

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