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Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche




Pubblico la seconda lettera che ho inviato l’8.10 scorso alla Ragioneria dello Stato, sulle sue notizie false e le sue errate interpretazioni delle norme pensionistiche, che ho ricavato questa volta dalla Nota di aggiornamento al DEF 2018. Alla solita errata interpretazione della decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che le ho contestato nella prima lettera, ora ha aggiunto l’errata interpretazione di norme relative all’allungamento dell’età di pensionamento e una sopravvalutazione dell’estensione del metodo contributivo deciso dalla riforma Fornero, oltre alla abituale obliterazione della riforma Sacconi. Poiché la prima errata interpretazione è presente anche in leggi già approvate e promulgate, ho trasmesso anche questa volta la lettera, per conoscenza, al Presidente della Repubblica. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Da:  v

8/10/2018 17:59


ALLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, PARLAMENTARI EUROPEI, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO LAVORO E POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, MEDIA 

Spett. Ragioneria Generale dello Stato,

«La previsione della spesa pensionistica45, riportata in Figura R1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni. Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori. Infine, a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l’accesso all’assegno sociale) e quello contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall’ISTAT. Con medesima periodicità ed analogo procedimento è previsto, inoltre, l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione in funzione delle probabilità di sopravvivenza. Entrambi gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, ed ogni due anni successivamente, secondo un procedimento che rientra interamente nella sfera di azione amministrativa e che garantisce la certezza delle date prefissate per le future revisioni46».

Mi permetto di esternarVi che trovo grave e preoccupante che anche RGS alimenti la DISINFORMAZIONE sulle pensioni, che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, e che mi tocca contrastare da sei anni. Mi permetto, pertanto, di formulare le seguenti, puntuali osservazioni critiche (traggo i dati e i link dal mio libro-diario-denuncia “Le Tre Più Grandi Bufale del XXI Secolo” - la prima delle quali è la riforma delle pensioni Fornero, da sei anni la più grande vittima di bufale, la seconda sono le Manovre correttive della XVI legislatura e la responsabilità della Grande Recessione e la terza sono Gli obiettivi statutari della BCE -, di prossima pubblicazione).


1. Età di pensionamento

«nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato».

Quali regole? La riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24) non ha toccato le pensioni di vecchiaia, se non:

  • per l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e
  • per la riduzione di 6 mesi della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; e (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La prova testimoniale dell’errata attribuzione a Fornero anziché a SACCONI dell’aumento dell’età di pensionamento ve la posso fornire io, che, per colpa della riforma SACCONI, dovetti procrastinare il pensionamento dal 1° marzo 2011 al 1° marzo 2012; quella documentale la potete reperire nel testo della legge 214/2011, art. 24, che ha aumentato l’età base ma contestualmente ha abolito la “finestra” mobile, o in ciò che scrive la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, lamentando l’errata attribuzione a lei:

"Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche" (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).


2. Regime contributivo

«Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori».

Tale affermazione (che, peraltro, fanno quasi tutti da sei anni, inclusa la professoressa Fornero talvolta nel suo libro citato) è ambigua e fuorviante:

(i) la riforma Fornero ha, appunto, soltanto esteso il metodo contributivo, pro rata dall’1.1.2012, ma non “a tutti i lavoratori”, bensì soltanto a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (che lo ha introdotto), cioè coloro che al 31.12.1995 avevano già un’anzianità contributiva di almeno 18 anni, quindi tutti relativamente anziani, che forse oggi sono in grandissima parte già in pensione, come conferma RGS fin dalla relazione tecnica alla L. 214/2011 (pag. 48):

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento»;

(ii) da un’analisi di RGS, cioè Voi (relazione tecnica L. 214/2011), risulta che il “pro-rata” contributivo fa risparmiare, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, e, a regime, circa 200 milioni, che poi si riducono velocemente fino a sparire: numeri che dimostrano la scarsa incidenza della misura.

Traggo dal mio libro-diario-denuncia, che lo desume dalla relazione tecnica:

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura)».


3. Adeguamento all’aspettativa di vita

«gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, ed ogni due anni successivamente».

Come ho già osservato con e-lettera del 23.2.2018, 19:20, inviata p.c. via PEC anche al Presidente della Repubblica (che ha promulgato la Legge di Bilancio 2018), l’adeguamento biennale non decorre dal 2019, ma, come recita la chiarissima norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), è relativo agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Quindi, non quello del 2019, ma quello successivo a quello del 2019, cioè nel 2022.

Se, beninteso, è questo che intendete, in linea con quanto sostiene il Ragioniere Generale dello Stato nel decreto direttoriale emanato nel dicembre scorso; altrimenti, se intendete che l’adeguamento che decorrerà dal 2019 è triennale, a valere per il triennio 2019-2021, e quindi quello biennale decorrerà dal 2022, rilevo la contraddittorietà sia col predetto decreto direttoriale, sia con varie leggi che erroneamente lo prevedono, da ultimo la Legge di Bilancio 2018, oltre che con la tabella riportata a pag. 42 della relazione tecnica della L. 214/2011 (vedi appresso).

Vi informo che, dopo una lunga ricerca, ho infatti trovato che l’origine dell’errore (che ha ingannato tutti i commentatori e gli addetti ai lavori) è molto probabilmente nel posto più facile: la relazione tecnica della L. 214/2011. Traggo dal mio libro citato:

L’errata interpretazione viene offerta nella tabella a pag. 42[38] (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e del coefficiente di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;

sia, ancora più esplicitamente, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole “4 mesi”) :

per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; ndr] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndr] opera la nuova periodicità biennale.

Tale errore (2021) è ripetuto in varie leggi successive, da ultimo nelle leggi di bilancio 2017 e 2018, proposte, votate e approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica.

Rilevo che il Servizio Studi della Camera e l’INPS (ad esempio nella Circ. n. 37 del 14.3.2012), a ridosso dell’approvazione della L. 214/2011, interpretano correttamente la norma; successivamente l’INPS – ente pagatore delle pensioni - si allinea all’interpretazione errata di RGS (scatto dal 2021), riportata in leggi e nel decreto direttoriale.

INPS - Circolare n. 62 del 4.4.2018

Decreto 5 dicembre 2017. Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. Modifica dei criteri per la determinazione del meccanismo di adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento alla speranza di vita. Articolo 1, comma 146, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per l’anno 2018)

Dal 1° gennaio 2019 si applicano i nuovi requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita, stabiliti dal decreto 5 dicembre 2017. Con effetto dal 2021 (variazione della speranza di vita relativa al biennio 2021-2022) la legge n. 205 del 2017 ha previsto la revisione del meccanismo di calcolo dell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento

Legge di Bilancio 2017

232/2016, art. 1, comma 206, lettera c

206 Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge:

2 c) all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;

Legge di bilancio 2018 – Art. 1

146 Al comma 13 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , salvo quanto previsto dal presente comma »; b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi ».

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO           

del Ministero dell'economia e delle finanze

 di concerto con

IL DIRETTORE GENERALE DELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE

del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, previsti con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale;

Aggiungo, ribadendo rilievi già fatti nella mia e-lettera citata, che un’altra errata interpretazione riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Il testo della norma, in entrambi i casi, è chiarissimo, per cui pare lecito dedurre che errare è umano, perseverare diabolico.


4. Risparmi dalle riforme delle pensioni

In conclusione, osservo che anche questa volta avete citato la riforma Fornero, oltre a quella Dini, e non la ben più severa riforma SACCONI, della quale, peraltro, omettete nel relativo grafico, nel documento LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017, il terzo DL di Sacconi, il 138/2011, che, estendendo la “finestra” di 12 mesi al personale del comparto della scuola e dell’università e rinviando il pagamento della buonuscita, ha procurato un risparmio, nel primo triennio di applicazione, di 100 milioni nel 2012, 1.031 milioni nel 2013 e 774 milioni nel 2014, ben superiori al pro rata contributivo.

Riguardo alla riforma Fornero, RGS scrive:

«Poi la curva scende, con risparmi attorno allo 0,8% del Pil nel 2030, per azzerarsi nel 2045, quando ai minori pensionamenti corrispondono assegni più pesanti».

Invece la curva della riforma SACCONI (in nero nel grafico) – mai citata da nessuno - è bella gagliarda fino al 2060, anzi fino al 2070.

Ritengo che il Vostro sia un criterio di citazione - cui indulge perfino la Corte dei Conti - che contrasta con i rispettivi impatti finanziari delle due riforme SACCONI e Fornero. Infatti, l’RGS, cioè Voi, ha stimato che i risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) equivalgono a 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, e di questi soltanto un terzo viene ascritto alla riforma Fornero, cioè 350 miliardi (poi scesi a 280 miliardi dopo i successivi interventi legislativi). Ma, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’RGS ascrive la grandissima parte dei residui 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla. Alimentando colpevolmente una vulgata che ha fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all'estero.

Mi auguro, pertanto, (i) che provvediate ad adeguare le Vostre determinazioni alle norme e (ii) che d’ora in poi, in stretta aderenza ai dati da Voi elaborati, nelle Vostre citazioni sostituiate alla riforma Fornero la ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.


PS: Allego (annulla e sostituisce quello accluso all’e-lettera del 23.2.2018):

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (commi 3 e 10).

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.


Destinatari:


8/10/2018  17:59 e 18:05


(Per gli altri destinatari, si veda il link sotto).


Allego la lettera in formato word docx.



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permalink | inviato da magnagrecia il 12/10/2018 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile





Adeguamento età pensionabile: errori interpretativi della Ragioneria Generale dello Stato, della Direzione Generale Previdenza (e del Parlamento!)



Pubblico la lettera che ho inviato in data 23.2 al Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco, e alla Direttrice Generale Previdenza, Concetta Ferrari, per contestare loro l’errata interpretazione della norma della riforma delle pensioni Fornero, relativamente all’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita, nel decreto direttoriale previsto dalla riforma Sacconi. Poiché la stessa errata interpretazione l’ha fatta anche il Parlamento, da ultimo anche nella Legge di Bilancio 2018, come ho scoperto nel corso della mia caccia, che ha registrato varie tappe, le più importanti delle quali sono state: OCSE, [1 o 2] ISTAT,[1 o 2] Stefano Patriarca, consulente del Governo, [1 o 2] Luciana Patrizi, Ispettrice Generale di RGS-IGESPES[1 o 2] e, infine, appunto, di nuovo la Ragioneria Generale dello Stato, sia nella persona del suo massimo responsabile nel decreto direttoriale del 2017, sia nella fonte originaria dell'errore che è stata la relazione tecnica della Legge 214 “salva-Italia” Monti-Fornero del 2011, ho inviato per conoscenza la lettera anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato la Legge di Bilancio. Mi sono accertato telefonicamente che l’avessero ricevuta. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  v

23/2/2018 19:20


ALLA C.A. DEL DOTT. DANIELE FRANCO E DELLA DOTT.SSA CONCETTA FERRARI

p.c. Sig. Presidente della Repubblica (via pec, per poter allegare documenti), Sig. Presidente del Senato della Repubblica, Signora Presidentessa della Camera dei Deputati, Sig. Presidente del Consiglio, Signori Ministri, Signori Sottosegretari, Signori Parlamentari, Professori, Signore e Signori dei Sindacati, di Istituzioni, di Associazioni, di Fondazioni e dei Media


Egregi Dott. Franco e Dott.ssa Ferrari,

Premetto che faccio controinformazione da sei anni sulle pensioni, che vedono una sopravvalutazione, e talora una sovrapposizione integrale, della riforma Fornero a spese delle precedenti riforme (dal 1992, ne sono state varate ben sette,[1] delle quali la riforma Fornero è soltanto la settima in ordine di tempo e non la più severa).

Mi spiace constatare che, forse per una carente conoscenza della normativa pensionistica, anche nella stesura del Vostro decreto direttoriale di cui alla Legge 122/2010, art. 12, comma 12bis, che statuisce l'ammontare del numero di mesi di aumento della speranza di vita ai fini dell’età di pensionamento, siano stati commessi, a mio avviso, ben due errori di interpretazione delle norme sull’adeguamento dell’età pensionabile, il primo sulla decorrenza della modifica legislativa della periodicità da triennale (riforma SACCONI) a biennale (riforma Fornero) e il secondo, indirettamente, sulla prescrizione normativa che l’adeguamento citato non avviene in caso di calo della speranza di vita. Provo a spiegarVi perché.


Normativa

1. Età di pensionamento e aggancio alla speranza di vita

L’età di pensionamento è agganciata alla speranza di vita. E’ utile chiarire, preliminarmente, che, contrariamente a ciò che quasi tutti pensano, l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento non è stato introdotto dalla riforma Fornero, ma dal DL 78/2009, art. 22ter (SACCONI), convertito dalla L. 102/2009, poi modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, art. 12, comma 12bis, convertito dalla L. 122/2010 (SACCONI).  


2. Periodicità

La legge SACCONI 2009 stabilisce una cadenza quinquennale (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2).[2]  

La legge SACCONI 2010 modifica la cadenza quinquennale in triennale (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis).[3]   

La legge Fornero modifica la periodicità da triennale a biennale (L. 214/2011, art. 24, comma 13).[4]


3. Decorrenza

Per quanto riguarda la decorrenza dell’adeguamento, lo sviluppo normativo è stato il seguente:

DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2 (Sacconi): dal 1° gennaio 2015.

DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (Sacconi): dal 1° gennaio 2015.

DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4 (Sacconi): dal 1° gennaio 2013.

DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 13 (Fornero): dal 1° gennaio dell’anno?


4. Fonte

La fonte legislativa da me utilizzata è, prioritariamente, Normattiva, progetto del Parlamento italiano, che aggiorna via via la normativa. Nel caso delle norme in discorso, gli aggiornamenti includono anche la Legge di bilancio 2018 (vedi in particolare il comma 13 della L. 214/2011, art. 24).


Prima errata interpretazione

Decorrenza della modifica della periodicità da triennale a biennale

Quando andrà in vigore la modifica, recata dalla riforma Fornero, della periodicità dell’adeguamento da triennale a biennale? A leggere la norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), senza dubbio nel 2022:

13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

Non mi pare ci possano essere dubbi di sorta su una norma di un’evidenza assoluta: la periodicità SACCONI è triennale, essa diventa biennale, in forza della riforma Fornero, relativamente agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Pertanto, sembra assolutamente escluso che la decorrenza biennale possa essere il 1° gennaio 2019 (“a decorrere dalla predetta data”), come sostenete Voi, Ragioneria Generale dello Stato di concerto con la Direzione Generale Previdenza (cfr. il decreto direttoriale del 5.12.2017[5]), oltre al Parlamento (cfr. la Legge di Bilancio 2018, art. 1, comma 146, e prima ancora la L. 232/2016, art. 1, comma 206, lettera c, che indica la periodicità nel 2019, 2021, 2023, 2025 “previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”, ma che, contraddittoriamente, facendo riferimento al comma 13 dell'art. 24 della L. 214/2011, mai modificato nella prima parte, si smentisce da sé[6]), a consulenti del Governo come Stefano Patriarca (cfr. quotidiani del giorno 2.2.2018)[7] e a vari altri, tra cui l’OCSE[8] e i media.

La Vostra deduzione “a decorrere dalla predetta data” (2019) è del tutto infondata e quindi errata, perché, se la decorrenza biennale doveva essere dal 1° gennaio 2019, bastava scrivere, e, presumo, si sarebbe scritto, semplicemente: “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita, dal 1° gennaio 2019, sono aggiornati con cadenza biennale”; invece è scritto: Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”Cioè non dal 2019 ma dal 2022.

Permettetemi di chiosare che, a me che contrasto da sei anni la vulgata imperante che avrebbe fatto tutto la riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI, questa interpretazione erronea dello stesso Parlamento e della Alta Burocrazia nazionale sembra l’apoteosi in un caso di DISINFORMAZIONE generale che ha fatto quasi 60 milioni di vittime.

Inoltre, ne discende che l’anticipazione erronea della cadenza biennale dal 2022 al 2019 è un aggravamento e non un alleggerimento della specifica normativa, come chiesto dai Sindacati e da esponenti politici di tutti gli schieramenti, obiettivo da traslare nella ratio della norma, come poi è avvenuto con la previsione del limite massimo di tre mesi.


Seconda errata interpretazione

L’adeguamento non avviene in caso di calo della speranza di vita

Com’è noto, l’interpretazione ufficiale è che la riduzione dell’aspettativa di vita non abbassa l’età pensionabilecriterio, peraltro, altamente criticabile sia sotto il profilo dell'equità che della logica. Ma vediamo, anche in questo caso, che cosa dice la norma (L. 122/2010, art. 12, comma 12terriforma SACCONI):

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Anche qui, a me pare non possano sussistere dubbi interpretativi: l’unica volta in cui la norma cita il divieto di aggiornamento in caso di diminuzione della speranza di vita lo limita alla sua “prima applicazione” (2013). Infatti, interpretando la norma facendone l’analisi del periodo, si può constatare l’assenza assoluta di segni di interpunzione tra la subordinata iniziale e le due principali, e tra le due principali, unite dalla congiunzione “e”, e dedurne che soltanto “in sede di prima applicazione ... lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

C’è da chiedersi, dunque - se questa interpretazione letterale è corretta, come pare (purtroppo, la relazione tecnica della L. 122/2010 che ho trovato in Rete è molto carente, forse anche perché i commi rilevanti ai fini della presente analisi - da 12 bis a 12 terdecies - sono stati aggiunti in sede di conversione in legge e al termine delliter) - (i) chi ha deciso per primo e su quale base di interpretare erroneamente in senso estensivo questo divieto a tutti gli aggiornamenti in caso di diminuzione? Il Parlamento (e si tratterebbe di una modifica legislativa o di un mero richiamo erroneo?) o l’ISTAT (al quale è stato commesso, dalla stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, il compito di determinare l’ammontare della variazione), e di conseguenza la Ragioneria Generale dello Stato di concerto con la Direzione Generale Previdenza? E (ii) in questo secondo caso, se non sanato, equivarrebbe a un abuso di potere?[5]

La domanda sull’origine degli errori non è pleonastica, poiché fin dal 2011 (errore grave sulle pensioni contenuto nella prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE, che segnalai a tutti i media, si veda appresso, alla nota 15), ho potuto constatare che (i) la materia pensionistica riveste una sensibilità elevatissima in ambito sia nazionale che internazionale; (ii) l'élite e la burocrazia sono a loro volta sensibili all'esigenza della sostenibilità dei conti pensionistici; (iii) parecchi scrivono di pensioni senza aver mai letto le relative norme, inclusi supposti esperti e Organismi importanti e ritenuti imparziali e attendibili; (iv) quindi, a catena, l’errore viene ripetuto da (quasi) tutti; e (v) occorrerebbe, perciò, tagliare la catena nel punto d’origine e… riavvolgere la bobina, ma purtroppo la mia lunga esperienza mi dice che è come voler rimettere il dentifricio nel tubetto.

Anche in questo secondo caso, inoltre, l’interpretazione erronea si traduce in un aggravamento e non in un alleggerimento della normativa specifica, che era l’obiettivo originario da trasfondere nella norma, come poi è avvenuto con la previsione del limite massimo di tre mesi.


Risparmio dalle pensioni dal 2004

C’è anche da chiedersi, infine, (i) se il calcolo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme pensionistiche dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) fatto dalla RGS, per la quota parte ascritta alla riforma Fornero (nell’ultima versione, “21 punti percentuali” di Pil su 60, pari a 350 mld, cioè poco più di un terzo del totale di 1.000 mld),[9] a decorrere dall'1.1.2012, inclusi le spese delle salvaguardie degli esodati e il blocco dell'indicizzazione poi dichiarato incostituzionale, è inficiato, oltre che dalla non inclusione della L. 247/2007 (Damiano), anche dall’errata anticipazione della periodicità biennale Fornero al 1° gennaio 2019[10] e in generale da una “commistione” degli effetti delle varie riforme (analogo a quello indicato dalla relazione tecnica della legge Fornero: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.), riforme tra le quali spicca nettamente la riforma SACCONI, non certamente la riforma Fornero (si veda attentamente la situazione dell’età di pensionamento nel 2019 per autore, nell’Appendice); e (ii) a chi è ascrivibile la quota dei due terzi residui, pari a quasi 700 mld, ben maggiore del poco più di un terzo “lordo”[11] attribuito alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, ma chissà perché l’unica ad essere citata dalla RGS (la stessa cosa, peraltro, l'ha fatta la Corte dei Conti, nei suoi ponderosi rapporti, ripresi da tutti i media[9]), con l’effetto involontario di alimentare ulteriormente la vulgata sulla riforma Fornero.


Conclusione

In conclusione, poiché quello delle pensioni costituisce un vero caso di scuola, con la demonizzazione ingiustificata della riforma Fornero e la cancellazione ancor più ingiustificata della riforma SACCONI, va evidenziato, da un lato, l’apporto disinformativo, purtroppo, anche da parte di parlamentari e di noti esperti[12] (i giornalisti sono troppi per citarli tutti, sopperisco rinviando al mio blog http://vincesko.blogspot.it), e, dall’altro, l’importanza delle pensioni, i cui dati sono inficiati da criteri di classificazione errati e/o fuorvianti (si veda in particolare l’inclusione, nella spesa pensionistica, delle imposte, che sono una partita di giro, ascendono a quasi 50 mld e sono più elevate in Italia, e di altre voci spurie (assistenza e TFR/TFS) per un ammontare complessivo di altri 40 mld)[9] nel giudizio interno e internazionale sull’Italia, il che esigerebbe un maggiore spirito di sano e laico patriottismo nella tutela dell’interesse, non soltanto dell'élite ma del popolo italiano intero, e del buon nome dell'Italia, nei grand commis e negli esperti, in particolare in quelli di religione neo-liberista, che devono avere qualche peccato grave da farsi perdonare, poiché mostrano abitualmente una spietatezza fuori dal comune.

Dalle analisi interne e dal confronto internazionale dei dati, infatti, emergono con sufficiente chiarezza due criticità: la prima, è che gli errori della fonte primaria (ISTAT?[13]) inficiano tutte le altre, le quali – secondo il professor Alberto Brambilla - non disponendo di data base propri, ne riprendono i dati, come EUROSTAT, UPB[12] e OCSE;[8] e forse anche Università[14] ed RGS[10] (per il Parlamento forse è l’opposto, visto che l’errata interpretazione – ho scoperto ora – risale alla relazione tecnica della L. 214/2011, cfr. tabella a pag. 42; ma se, come mi è stato spiegato da un esperto giornalista, la relazione tecnica è stata elaborata da RGS, il cerchio si chiude);[6] e, la seconda, è che l’Italia è penalizzata dagli attuali criteri di classificazione della spesa pensionistica, che andrebbero perciò modificati, se del caso cambiando la legge di riferimento, o, in subordine, chiedendo note esplicative integrative ‘obbligatorie’ ai vari Organismi interni e internazionali.[8]

Egregi Dott. Franco e Dott.ssa Ferrari,

Mi auguro di essere stato utile e congruamente esauriente e che - condividendo la mia interpretazione, obiettivamente l’unica possibile - possiate attivarVi per adeguare i Vostri provvedimenti alla corretta normativa pensionistica specifica, che riguarda centinaia di migliaia di cittadini, e (ii) vogliate contribuire a chiarire in futuro chi ha fatto che cosa in materia di pensioni.

Distinti saluti

V.

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Note:

[1] Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n. 122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214).

[2] Art. 22-ter-2. A decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di eta' anagrafica per l'accesso al sistema pensionistico italiano sono adeguati all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istituto nazionale di statistica e validato dall'Eurostat, con riferimento al quinquennio precedente. Con regolamento da emanare entro il 31 dicembre 2014, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e' emanata la normativa tecnica di attuazione. In sede di prima attuazione, l'incremento dell'eta' pensionabile riferito al primo quinquennio antecedente non puo' comunque superare i tre mesi. Lo schema di regolamento di cui al presente comma, corredato di relazione tecnica, e' trasmesso alle Camere per il parere delle Commissioni competenti per materia e per i profili di carattere finanziario.

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09102l.htm    

[3] 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta' e i valori di somma di eta' anagrafica e di anzianita' contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all'accesso al pensionamento indipendentemente dall'eta' anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita' erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.(20)(59)((77))

[4] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio. ((Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi)) [così modificato dalla Legge di bilancio 2018, comma 146].

[5] 21 DICEMBRE 2017 - "ADEGUAMENTO ETA' PENSIONABILE"

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

DECRETO 5 dicembre 2017

Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. (17A08386) (GU Serie Generale n.289 del 12-12-2017)

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO

del Ministero dell'economia e delle finanze

di concerto con

IL DIRETTORE GENERALE DELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE

del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti  dei requisiti,  previsti  con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale;

[6] 24 GENNAIO 2018 - "LEGGE DI BILANCIO 2018"

La Banca Dati è aggiornata in multivigenza con le modifiche apportate dalla Legge 27 dicembre 2017, n. 205.

Legge di stabilità 2018: l'innalzamento dell'età pensionabile

Cosa prevede la legge di stabilità sull'innalzamento dell'età pensionabile collegato all'aumento della speranza di vita

206. Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge: a) l'articolo 24, comma 17-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e' abrogato; b) all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera a), le parole: «, compreso l'anno di maturazione dei requisiti,» sono soppresse e le parole: «per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017;» sono sostituite dalla seguente: «ovvero»; 2) alla lettera b), le parole: «, per le pensioni aventi decorrenza dal 1º gennaio 2018» sono soppresse; c) all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67   [4. A decorrere dal 1° gennaio 2013, i lavoratori dipendenti di  cui al comma 1 conseguono il diritto  al  trattamento  pensionistico  con un'eta'  anagrafica  ridotta di tre anni ed una somma di eta' anagrafica e anzianita' contributiva ridotta di tre unita' rispetto ai requisiti previsti dalla Tabella B di cui all'Allegato 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247. Restano fermi gli adeguamenti dei requisiti agli incrementi della speranza di vita previsti dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.] e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»; d) all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera b), le parole: «a decorrere dal 1º gennaio 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2016»; 2) dopo la lettera b) sono aggiunte le seguenti: «b-bis) entro il 1º marzo dell'anno di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati nel corso dell'anno 2017; b-ter) entro il 1º maggio dell'anno precedente a quello di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1º gennaio 2018».

[7] Dialogo con Stefano Patriarca, consulente economico del Governo, sulla sua fake news sulle pensioni

[8] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[9] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

    [11] Ad esempio, come sono stati attribuiti i risparmi in questi altri quattro casi? (i) Al netto della riduzione di 6 mesi per gli autonomi, la riforma Fornero non ha toccato la pensione di vecchiaia per gli uomini e per le dipendenti pubbliche, già regolati da Sacconi; ha solo accelerato l’allineamento delle donne del settore privato, che Sacconi (DL 98/2011) aveva previsto entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico). (ii) La riforma Fornero ha aumentato l’età a 66 anni per gli uomini (dipendenti ed autonomi) e per le lavoratrici del pubblico impiego, ma solo formalmente poiché ha contestualmente abolito la “finestra” Damiano-Sacconi di 12 mesi. (iii) RGS ha accreditato - e poi stornato - alla riforma Fornero 5 mld annui per 2 anni per il blocco della perequazione, ma la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. E, (iv) dal 2019 o 2022, la riforma Fornero ha modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, ma comunque è solo un’accelerazione del meccanismo introdotto da SACCONI.

    [12] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. I politici maggiormente impegnati nel propalare notizie false sulla riforma Fornero sono Matteo Salvini, soprattutto, e Giorgia Meloni, con l’aiuto saltuario, non si sa quanto consapevole, di Silvio Berlusconi, che votarono la riforma Sacconi e della quale attribuiscono furbescamente misure severe, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, alla riforma Fornero.

    Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

    Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

    Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

    [13] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

    [14] Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni

    Lettera al Prof. Roberto Perotti: errori sulle pensioni in due suoi articoli su Repubblica

    http://vincesko.blogspot.com/2018/02/lettera-al-prof-roberto-perotti-errori.html  


    Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.[15]

    In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

    [15] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


    ***

    Appendice


    Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

    QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

    PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi].

    - L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

    PENSIONE DI VECCHIAIA

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

    Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

    Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


    ***

    Destinatari:


    23/2/2018  19:20

    (n. 50)


    (L'elenco continua nel post qui sotto) 

    **********

    http://vincesko.blogspot.com/2018/03/lettera-al-ragioniere-generale-dello.html  




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    permalink | inviato da magnagrecia il 1/3/2018 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

    Lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice generale della RGS-IGESPES, sulla loro fake news sulle pensioni




    Dopo il dialogo con Stefano Patriarca,[1] ho scoperto che anche la Ragioneria Generale dello Stato (RGS) ha commesso l’errore di interpretazione della norma pensionistica relativa alla modifica da triennale a biennale – decisa dalla riforma Fornero – dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Quindi, come preannunciato, ho ripreso la caccia per individuare il suo autore e, dopo le lettere all’Istat e a Stefano Patriarca, previa una laboriosa ricerca in Internet e telefonica, ho deciso di inviare questa lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice Generale dell'IGESPES   (Ispettorato Generale per la Spesa Sociale), che fa parte della RGS e provvede ad elaborare periodicamente i rapporti sulla spesa pensionistica. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


    Errata interpretazione della norma pensionistica relativa all'adeguamento automatico dell'età di pensionamento

    Da:  v

    12/2/2018  17:44


    Gentile Dott.ssa Patrizi,

    Nell'ambito della mia faticosa opera di controinformazione sulle pensioni cui ho deciso volontariamente di sobbarcarmi da sei anni, ai fini della redazione della mia ennesima “lettera circolare”, sto cercando di capire chi abbia per primo commesso l’errore di interpretazione della norma pensionistica relativa all’adeguamento automatico dell'età di pensionamento alla speranza di vita. Nel novero c'è, oltre alla RGS, perfino il Parlamento.

    Le previsioni del sistema pensionistico scontano l’adeguamento su base triennale (biennale dal 2021) dei coefficienti di trasformazione e, con medesima periodicità, dei requisiti di accesso al pensionamento in funzione della speranza di vita”. (pag. 1).

    Debbo supporre che Lei - o chi ha redatto il rapporto - non abbia letto la norma pensionistica di riferimento (L. 214/2011, art. 24, comma 13), altrimenti avrebbe facilissimamente dedotto che, contrariamente a ciò che scrivono quasi tutti, la periodicità dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento diverrà biennale a decorrere dal 2022.

    13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

    Non mi pare ci possano essere dubbi su una norma di un’evidenza assoluta: la periodicità Sacconi è triennale, essa diventa biennale, in forza della riforma Fornero, relativamente agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”, e cioè dal 2022.

    Spero di esserLe stato utile o che Lei possa contraddirmi.

    Cordiali saluti

    V.


    PS: Ritengo doveroso informarLa che pubblicherò questa mia lettera e la Sua eventuale, graditissima risposta nel mio blog.

      

    ________________________


    Note:

    [1] Dialogo con Stefano Patriarca, consulente economico del Governo, sulla sua fake news sulle pensioni



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    permalink | inviato da magnagrecia il 17/2/2018 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

    Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti


    Dopo che avevo ‘postato’ un commento rettificativo sul loro sito in calce a questo articolo https://www.lacittafutura.it/interni/la-truffa-si-vive-meno-ma-aumenta-l-eta-per-andare-in-pensione.html, la redazione del giornale on-line La Città Futura mi ha chiesto di inviarle un articolo sulle pensioni, includendo se possibile un riferimento a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti all’inizio del mese. Lo pubblico anche qua. Il titolo e alcune piccole modifiche utili alla polemica politica sono redazionali.



    Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti

    Pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

    di Vincesko  -  21/10/2017


    Il governo ha da poco varato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) sposando le considerazioni di Bankitalia e Corte dei Conti sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, osserva palazzo Koch, mentre i magistrati contabili evidenziano che “non si tratta, evidentemente, di rispondere alle nuove evidenze con ulteriori restrizioni dei parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero; si tratta invece di cogliere ancor meglio il senso della delicatezza del comparto e confermare i caratteri strutturali della riforma, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione). Ogni arretramento su questo fronte, esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità”.

    Parole pesanti che chiudono la porta ai Sindacati che avevano chiesto un ammorbidimento del meccanismo introdotto dalla riforma Sacconi dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe far scattare un altro aumento di ben 5 mesi a decorrere dal 2019, portando così l’età di pensionamento di vecchiaia esattamente a 67 anni per tutti.

    Ma pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

    Dopo la crisi del debito greco, vengono emanate in Italia nuove ed incisive norme riguardanti le pensioni, i cui scopi dichiarati sono: (i) di equilibrare ‘strutturalmente’ la spesa pensionistica pubblica, costituita dagli assegni pensionistici correnti, con i contributi sociali (che comprendono i contributi previdenziali) versati dai lavoratori in attività; (ii) di mettere ‘in sicurezza’ i conti previdenziali, facenti parte dei conti pubblici, e rendere ‘sostenibile’ il sistema previdenziale nel lungo periodo.

    Le nuove norme pensionistiche sono comprese in due provvedimenti legislativi organici, che vanno sotto il nome, rispettivamente, di “Riforma delle pensioni Sacconi” e “Riforma delle pensioni Fornero”. Esse completano un ciclo di incisive riforme pensionistiche iniziato nel 1992. Da allora, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011.

    La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007: DL 78/2010, L. 122/2010, DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011), è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

    1.     L’aumento dell'età per il pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità;

    2.     La "finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi (“finestra” mobile che incorpora la “finestra” fissa, mediamente di 4 mesi, introdotta dalla Riforma delle pensioni Damiano con la L. 24/12/2007, n. 247);

    3.     L'allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più “finestra”), tranne le lavoratrici private;

    4.     L'adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.

    La riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011) ha stabilito, principalmente:

    1.     L’estensione pro-rata del metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

    2.     L’aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) ed eliminazione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);

    3.     L’allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri;

    4.     L’adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019, non più a cadenza triennale ma biennale.

    Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

    Si noti bene che la legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo dei 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalle riforme Sacconi e Damiano con le “finestre”) è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale.

    Come si arguisce facilmente confrontando le misure, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

    ·         sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

    ·         sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

    Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già più di 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

    Come è potuto succedere un caso così eclatante di disinformazione sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che quasi tutti i 60 milioni di italiani ascrivono a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per ben 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE che sono due e non uno soltanto? I 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa professoressa Fornero, la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché – come si fa di solito – limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha confermato e ripetuto le misure della severa riforma Sacconi, il quale, dal suo canto, non ha rivendicato la paternità e smascherato il plagio ma col suo lunghissimo silenzio lo ha assecondato.

    Per quanto attiene, infine, alla spesa pensionistica, i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero [1].

    Nonostante questi risparmi di entità elevatissima, oltre alla RGS, sia la Banca d’Italia sia la Corte dei Conti, nelle loro audizioni al Parlamento sulla Nota di variazione al DEF 2017, si sono dette contrarie ad intervenire “sull’adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione)”. Il motivo della contrarietà è riconducibile al rischio di pregiudicare nel medio-lungo periodo la ‘sostenibilità’ del sistema pensionistico, a causa di una riduzione del Pil dovuta soprattutto a due fattori di ordine demografico: (a) la flessione del tasso di natalità e (b) un minore apporto netto dell’immigrazione, relativamente al periodo dal 2020 al 2045. “Per effetto della revisione delle ipotesi demografiche, e principalmente della riduzione del flusso netto di immigrati, la popolazione italiana al 2060 è prevista contrarsi di oltre 9 milioni rispetto al livello stimato nel precedente round previsivo e, contestualmente, l’indice di dipendenza degli anziani aumenta di oltre 8 punti percentuali”, per cui “il livello della spesa pensionistica in rapporto al PIL aumenta di circa 2 punti percentuali nel 2035, raggiunge un massimo di 2,6 punti percentuali intorno al 2045, per poi ridursi a circa 1,2 punti percentuali al 2060 e a 0,5 punti percentuali al 2070”.

    Tra le tante critiche che si possono muovere al riguardo, ve ne sono tre che rivelano il carattere politico della posizione estremista e ortodossa di Bankitalia e Corte dei Conti: (i) l’aleatorietà delle previsioni a lunghissimo termine, per altro condivisa dalla stessa Corte dei Conti (“forti incertezze connaturate a previsioni di lunghissimo periodo”); (ii) la stranezza dell’evoluzione demografica posta a base della nuova previsione ISTAT, che, a pensar male, sembra confezionata ad arte per parare richieste di modifica alle pensioni; e (iii) soprattutto, la composizione della spesa pensionistica, che comprende voci spurie.

    È importante osservare, infatti, che la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:

    1.     TFR, che è salario differito e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento;

    2.     Un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica, che è stata pari nel 2016 a 265 mld;

    3.     Un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per il bilancio pubblico è una mera partita di giro);

    4.     Un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi, dove non vengono classificati spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

    5.     Infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

    Al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica liquidata nel 2016 ammonta a quasi 200 mld, di cui circa 20 mld di natura assistenziale, [2] e la sua incidenza sul Pil passa dal 16% al 12% circa, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.

    In conclusione, è ragionevole pensare che la preoccupazione della Corte dei Conti su un parziale alleggerimento dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita non potrebbe inficiare il suo giudizio che “nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine” [3]. E che sarebbe strano se anche la Commissione Europea, nel suo prossimo rapporto, non confermasse il giudizio espresso in passato, e confermato dalla BCE, ossia che, dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e ‘sostenibili’ in UE28 [4].


    ______________________________

    Note:

    [1] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – Rapporto n. 18. Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

    Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76):

    Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

    [2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.

    2. I risultati dell’analisi allora offerta [Rapporto 2016] portarono a tre principali conclusioni: i) nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine ed è riuscito anche a correggere alcuni squilibri di medio periodo che si manifestavano, dopo la riforma Dini, soprattutto in termini di una indesiderata “gobba” nella curva tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo; ii) tuttavia, la sostenibilità finanziaria del sistema poggia crucialmente su parametri macroeconomici di lungo termine (evoluzione demografica - flussi di natalità, mortalità, migratori -, andamento dell’occupazione e della produttività, ecc.) la cui dinamica è di difficile previsione e soggetta a rischi, dal che consegue che l’aver realizzato un sistema equilibrato nel suo disegno è condizione necessaria ma non sufficiente per gli equilibri dei saldi pubblici dei prossimi decenni; iii) il sistema realizzato, pur complessivamente solido, non è privo di residue insufficienze, tali essendo in particolare l’elevata quota di prestazioni pensionistiche “povere”, la modesta flessibilità nelle modalità di accesso alle prestazioni, l’inadeguata soluzione del problema del rapporto tra longevità e capacità lavorative degli anziani.

    [4] Si veda anche l’Annual Ageing Report. Si veda anche: Vítor Constâncio, Vice Presidente BCE quando dichiara che “è precisamente nel campo delle riforme per contenere il peso a lungo termine dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica che I paesi sotto stress hanno già effettuato aggiustamenti. L’Italia ed il Portogallo, per esempio, hanno aumenti stimati per spese legate alla longevità minimali…”. Come il grafico sottostante conferma.



    Post collegati:


    Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


    Pensioni: notizie false (fake news)


    Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica


    Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


    L’articolo è stato ripreso dal sito Sinistrainrete.


    Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

    di Vincesko

    Created: 27 October 2017



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    La spesa pubblica non va tagliata


    Descrizione: Stefano Fassina

    Stefano Fassina
    Viceministro dell'economia
    La spesa pubblica non va tagliata
    Pubblicato: 16/10/2013 17:08
    http://www.huffingtonpost.it/stefano-fassina/la-spesa-pubblica-non-va-tagliata_b_4108643.html?utm_hp_ref=italy
     
     
    DEDICATO AI DISINFORMATI/DISINFORMATORI ED AGLI SCETTICI. 
    Facciamo parlare LE CIFRE.

    Sono d’accordo, questa volta, col Sottosegretario Stefano Fassina (sull’abolizione dell’IMU, invece, hanno calato le brache, ed ora si vedono le conseguenze, ampiamente previste). 
    1. La spesa pubblica primaria: a) non è aumentata affatto; b) essa è in linea con UE27, anzi inferiore alla media; e c) va riqualificata (ad es. introducendo l'RMG e destinando fondi congrui all'edilizia sociale, enormemente inferiori alla media UE27, entrambe misure anti-crisi indispensabili).
    2. Sono cresciuti gli interessi passivi, che, secondo la Banca d’Italia, alimentano da 20 anni la crescita del debito pubblico.
    3. La spesa pubblica primaria non va ridotta in un periodo di recessione, sarebbe esiziale, ma semmai aumentata, finanziandola con un prelievo fiscale ordinario/straordinario sul decile più ricco delle famiglie, a bassa propensione al consumo (imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota per co-finanziare misure di welfare, e prestito forzoso di 150-200 mld su una platea selezionata, per la riduzione celere del debito pubblico e dei correlati, ingenti interessi passivi, v. proposte già sul tavolo).

    Spesa pubblica primaria.
    Traggo dalle tabelle comparative UE27 della spesa pubblica primaria (e, tanto per parlare di spesa pensionistica, della Spesa primaria per Protezione sociale) elaborate dalla RGS.
    Noto che la spesa pubblica italiana è allineata a quella degli altri Paesi (è sotto la media UE27); così pure la spesa sociale, ma non quella pensionistica, ma – attenzione! – prima delle riforme Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011). Poiché i cospicui risparmi della spesa pensionistica intervenuti dal 2011 per effetto delle riforme Damiano (2007) e Sacconi, ai quali si stanno ora aggiungendo quelli dovuti alla riforma Fornero, non sono rimasti nel capitolo della spesa sociale, presumo ci sarà in futuro un disallineamento (in meno) rispetto agli altri Paesi.

    Ragioneria Generale dello Stato
    LA SPESA PUBBLICA IN EUROPA: ANNI 2000-2011
    Paesi 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
    Tavola II – Spesa pubblica primaria: incidenza percentuale sul PIL – anni 2000-2011
    Italia 39,6 41,4 41,5 43,0 42,7 43,2 43,9 42,7 43,5 47,3 45,9 45,1 +5,5
    Germania 41,9 44,5 44,9 45,5 44,2 44,1 42,4 40,7 41,3 45,5 45,2 42,8 +0,9
    Spagna 36,0 35,6 36,2 36,0 36,9 36,6 36,8 37,6 39,9 44,5 44,4 42,7 +6,7
    Francia 48,8 48,7 49,9 50,6 50,5 50,9 50,4 49,9 50,4 54,4 54,2 53,4 +4,6
    Unione Europea (27) 41,2 42,7 43,4 44,2 44,0 44,0 43,6 42,9 44,3 48,5 47,9 46,25,0
    Tavola 10 – Spesa primaria per Protezione sociale: incidenza percentuale sulPIL
    Italia 17,4 17,2 17,6 17,9 17,9 18,0 18,0 18,1 18,7 20,4 20,4 20,5
    Germania 21,0 21,0 21,2 21,7 21,3 21,3 20,5 19,4 19,3 21,2 20,5 19,6
    Spagna 13,1 12,8 13,0 13,0 13,0 12,9 12,9 13,1 14,1 16,3 17,0 16,9
    Francia 20,5 20,4 20,8 21,4 21,4 21,5 21,9 21,7 22,1 23,9 23,9 23,9
    Unione Europea (27) 0,0 0,0 18,2 18,5 18,3 18,2 17,9 17,6 18,0 20,0 19,9 19,6
    http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-per-1/La-spesa-pubblica-in-Europa/La_spesa_pubblica_in_Europa2000-2011.pdf
    link sostituito da:
    http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Analisi_e_valutazione_della_Spesa/La-spesa-pubblica-in-Europa/La_spesa_pubblica_in_Europa2000-2011.pdf

    CONCLUSIONE
    Premessa: dalla notte dei tempi, esiste una lotta tra forti (pochi) e deboli (molti), tra ricchi (pochi) e poveri (molti). Anche quella in corso s’inscrive in questo solco, aggravata dal fatto che viviamo una trasformazione epocale, che ha causato e causerà molte vittime. I forti/ricchi sono un’esigua minoranza, ma riescono a dettare legge, perché a) dispongono di enormi risorse finanziarie; b) controllano i media; c) influenzano i facitori delle leggi; d) hanno al loro servizio utili idioti ben retribuiti; e) non fanno mai l’errore di dividersi contro i “poveri”; ed f) possono contare su milioni di UTILIIDIOTI poveri che si dividono tra loro, fanno AMMUINA o li appoggiano gratuitamente.


    Detto questo, tralasciando l’ambito UE, dov’è la soluzione della crisi, veniamo al caso italiano, fissando solo alcuni punti: a) nella scorsa legislatura, per sanare i conti pubblici, sono state varate manovre correttive per ben 330 mld (4/5 da Berlusconi e 1/5 da Monti); [1] b) gran parte di questi miliardi sono stati addossati in modo iniquo – in particolare da Berlusconi - sui “poveri”;c) ora i conti pubblici sono quasi a posto e l’Italia presenta il miglior dato sia di avanzo primario che di rapporto defict/PIL; [2] d) il debito pubblico, invece, è ulteriormente cresciuto, per varie ragioni, ma soprattutto per il peso degli interessi passivi (come succede da 20 anni); [2] e) la spesa pubblica primaria è in linea con UE27, essa non va quindi ridotta (sarebbe esiziale in recessione), ma riqualificata, eliminando i disallineamenti con UE27; f) come, appunto, spendendo di più per gli ammortizzatori sociali (in particolare, RMG ed edilizia sociale, che non sono una carità, ma la quintessenza di uno Stato solidaristico), che devono essere finalmente universali; g) il sistema pensionistico, dopo le varie riforme, è tra i migliori per l’equilibrio finanziario per i prossimi decenni in UE27; [2] 

    h) ciò che manca ora è far ripartire i consumi interni e quindi la crescita economica e quindi l’occupazione, attraverso una redistribuzione di reddito dai ricchi, con bassa propensione al consumo, ai poveri, con alta propensione al consumo; i) quindi, sia per equità, sia perché ora sono i soli ad avere i soldi, le risorse vanno prese ai ricchi (il decile o la metà del decile più ricco delle famiglie); [2] e l) vanno intraprese e/o continuate azioni forti ed efficaci per realizzare 2 riforme strutturali: 1) quella nevralgica della PA (aumentandone l’efficienza e diminuendo la corruzione); [3] e 2) in questo ambito, in particolare quella della giustizia civile.

    [1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
    [2] Piano taglia-debito per la crescita
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html
    [3] Sei misure da adottare contro la crisi e per la crescita
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2767761.html
     
     
    Post e articoli collegati:

    AQQ/24 - Spesa pensionistica
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783015.html
    Dialogo su Grillo, i dipendenti pubblici, la spesa pensionistica, il PD ed altro
    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2785739.html

    Tagli alla spesa pubblica? Una vecchia ricetta
    Stefano Perri, Riccardo Realfonzo - 01 Aprile 2014
    http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/tagli-alla-spesa-pubblica-una-vecchia-ricetta/

     

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