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Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni



Pubblico la lettera che ho inviato a Davide Colombo de Il Sole 24 ore di critica ad un suo articolo, nel quale ha esagerato gli effetti della riforma delle pensioni Fornero e obliterato completamente la riforma delle pensioni Sacconi.


Pensioni: riforma Sacconi e riforma Fornero

Da: v

10/01/2018 23:08


ALLA C.A. DEL DOTT. DAVIDE COLOMBO

P.C. DIRETTORE E CAPOREDATTORE


Egr. Dott. Colombo,

Sorprende che Il Sole 24 ore contribuisca alla DISINFORMAZIONE sulle pensioni e alla damnatio mamoriae della riforma SACCONI. Neppure nel citare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita (introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis), viene menzionata la riforma SACCONI. E’ già successo in passato.


Premessa. Ricavo dalla relazione tecnica della legge: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo. 

Ardisco ipotizzare che questo avvenga anche tra le varie riforme (vedi appresso).


Citazione1. “Il contributo della riforma Fornero alla sostenibilità del sistema pensionistico […] Da sola questa riforma vale un terzo dei risparmi cumulati fino al 2060”.

No, meno di un terzo, poiché vi è compreso il DL 98/2011, riforma SACCONI.


Citazione2: “Se guardiamo dentro il famoso articolo 24 del Dl 201/2011 incontriamo sei voci principali di interventi cui corrispondono, in relazione tecnica, i risparmi anno per anno. Quest’anno le nuove regole sui pensionamenti anticipati (che superano il precedente schema di quote) valgono 10,9 miliardi, la nuova vecchiaia delle donne e il nuovo anticipo per gli autonomi 2,8 miliardi, il “pro-rata” contributivo 200 milioni, dalla perequazione vengono 4,7 miliardi e dalle nuove aliquote per autonomi e fondi speciali arrivano altri 1,5 miliardi. Totale 19,9 miliardi di minor spesa. Risparmi che l’anno prossimo salgono per arrivare attorno ai 22 miliardi nel 2020. Poi la curva scende, con risparmi attorno allo 0,8% del Pil nel 2030, per azzerarsi nel 2045, quando ai minori pensionamenti corrispondono assegni più pesanti”.

(a) Ok per le “quote”, abolite dalla riforma Fornero, ma “la nuova vecchiaia” riguarda soltanto le donne del settore privato ed è solo un’accelerazione dell’adeguamento a tutti gli altri deciso dalla riforma SACCONI (DL 98/2011) entro il 2026 (2023, considerando l’adeguamento automatico) http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf;

(b) il blocco della perequazione recato dalla L. 214/2011, art. 24 (Fornero), che riguardava le pensioni superiori a 3 volte il minimo (i) è stato giudicato incostituzionale con la sentenza n. 70/2015; e (ii) aveva abrogato un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. Come dire? chi troppo vuole nulla stringe, ma se non fosse stato deciso il blocco dal Governo Monti-Fornero per fare cassa (come chiedevano insistentemente l'UE e la BCE per evitare il default, che era una balla, smentita dalle cifre, per tacitare la loro coscienza sporca [1 o 2]), poi giudicato incostituzionale e quindi abrogato con conseguente restituzione (parziale) di quanto non erogato, sarebbe stato vigente ed efficace quello SACCONI.


Citazione3: “il “pro-rata” contributivo 200 milioni”.

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata, che ha fatto anch’essa quasi 60 milioni di vittime, è che la riforma Fornero abbia sostituito il contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini  nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva.


Citazione4: “Poi la curva scende, con risparmi attorno allo 0,8% del Pil nel 2030, per azzerarsi nel 2045, quando ai minori pensionamenti corrispondono assegni più pesanti”.

Invece la curva (duplice) della riforma SACCONI – mai citata da nessuno - è bella gagliarda fino al 2060.


Citazione5: “Da sola questa riforma vale un terzo dei risparmi cumulati fino al 2060, ovvero 60 punti di prodotto se si considerano anche gli effetti delle riforme varate dal 2004 in poi”.

Infine, evidenzio che dei ben 900 mld di risparmio stimato dall’RGS che le ultime quattro riforme, delle ben 7 (sette) riforme delle pensioni dal 1992, produrranno al 2060, soltanto meno di un terzo – tanto strombazzato dai media anche in questi giorni, è ascrivibile alla riforma Fornero, il che significa che gli altri 2/3 sono attribuibili alle altre 3 riforme (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007; e SACCONI, 2010 e 2011), quindi il grosso dei 2/3 e più, molto maggiore del meno di un terzo della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI, di cui però nessuno parla. Non sembra anche a Lei che ci troviamo di fronte a un caso di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana, analoghi - aggiungo - a quelli coevi delle manovre correttive della scorsa legislatura (l’81% dei 330 mld cumulati delle manovre finanziarie è stato deciso dal governo Berlusconi, distribuito in maniera scandalosamente iniqua, ma tutto viene imputato al 19% del governo Monti, più equo, cfr. il mio post duplice già allegato [1 o 2]) e degli obiettivi statutari e dei poteri/doveri della BCE, per colpa soprattutto dei media e di Voi giornalisti?

Cordiali saluti

V.


PS: Ho in corso un dialogo con Stefano Scarpetta, direttore Impiego, Lavoro e Affari Sociali dell'OCSE, dopo una sua intervista all'AGI. Sicuro di farLe cosa gradita, ché la può tenere come utile promemoria, riporto l'ultima parte della mia replica alla sua risposta:

[...] E che tenga conto in futuro – almeno come conoscenza della normativa pensionistica sottostante - della attuale, seguente situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026, è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.


PPS: Allego:

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni

Lettera a Marcello Sorgi su numero esodati e notizie false sulle pensioni

Lettera a Il Messaggero su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento



Pensioni: riforma Sacconi e riforma Fornero

Lettere al Sole (letterealsole@ilsole24ore.com)

11/1/2018 16:37

A:  v  


Risposta dal nostro giornalista Davide Colombo

Grazie della mail e soprattutto del tono ultimativo che utilizza. Fortunatamente  tra gli esperti di welfare (sono molti e variamente autorevoli) circolano più dubbi che certezze.



Re: Pensioni: riforma Sacconi e riforma Fornero

Da: v

11/1/2018 18:03


Grazie della cortese risposta. La piccola dose - mi pare - di tono "ultimativo" - in parte giustificata dalla terribile fatica di Sisifo alla quale mi sto volontariamente sobborcando da 6 anni per chiarire chi ha fatto che cosa in materia di pensioni, di manovre correttive e di obiettivi statutari BCE - era voluta e strumentale a provocare ed ottenere da un esperto come Lei risposte che colmassero i numerosi dubbi che laicamente coltivo in materia previdenziale, ambito in cui 6 anni fa ero del tutto ignorante.

Al di là di questo, se ha letto il mio primo articolo nel poscritto, lì ci sono prove documentali inoppugnabili sulla evidenza della DISINFORMAZIONE sistematica sulle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero. 

Per i giornalisti, invece, a parte forse quelli facenti parte del potente sistema (dis)informativo berlusconiano, in generale propendo per l'ignoranza (dolo o ignoranza, l'effetto è il medesimo). Però, ho notato che, dopo aver saputo (un campione in questo è Massimo Giannini), sono quasi tutti inclini a farsi "ricatturare" dalla vulgata e continuare a dare voce a bugiardi e incompetenti come Salvini, che addirittura si candida a premier. Spero che Lei - che conta molto più di me - sia un'eccezione ed eventualmente convinca anche i Suoi colleghi.

In conclusione, visto che Le piace approfondire e verificare, Le regalo questo documento di 18 pagine in cui (sviluppando il post già allegato) ho ricostruito la vicenda politico-economica della scorsa legislatura, dove forse troverà notizie e nessi sorprendenti:

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Cordialmente,

V.



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Dialogo con Enrico Marro del Corriere della Sera su un suo articolo sulle pensioni



Pubblico il dialogo con Enrico Marro del Corriere della Sera su un suo articolo sulle pensioni, che conteneva qualche imprecisione, giustificata data la complessità della materia, che richiede una frequentazione costante, a pena di dimenticarne qualche aspetto. Io sono avvantaggiato dal fatto che, avendo dovuto recentemente scrivere spesso di pensioni, data l'ignoranza diffusissima anche dei giornalisti, ho dovuto rinfrescare la memoria sulla normativa. Enrico Marro è, tra i giornalisti che scrivono di previdenza, uno dei più preparati e gentili.


Osservazioni all'articolo sulla legge Fornero.

Da: v

11/1/2018 23:14

A  emarro@corriere.it  


Egr. Dott. Marro,

Ho appena letto il Suo articolo “Legge Fornero, cosa cambia se si cancella? In pensione prima, ma si apre un buco di 350 miliardi di euro”. Mi permetto di fare qualche osservazione puntuale.

Citazione1: “La riforma Fornero… fu decisa alla fine del 2011 per inasprire le riforme già prese dal governo Berlusconi, con due riforme Maroni-Sacconi, rispettivamente ministro (della Lega) e sottosegretario al Lavoro del governo guidato dal leader del centrodestra.

No, Maroni non c’entra più, è ministro dell’Interno; è Sacconi il ministro del Lavoro.

Citazione2: “La quota era soggetta all’adeguamento alla speranza di vita che, contrariamente a quanto molti credono, non è stato introdotto dalla Fornero ma dalla legge Maroni-Sacconi del 2010 (a partire dal 2014 con cadenza triennale) e anticipato (al 2013) dalla riforma Maroni-Sacconi”.

Dal DL 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma Maroni [è un refuso, ndr], 2010); anticipato al 2013 dal DL 98/2011, L. 111/2011 (riforma Sacconi, 2011).

Citazione3: “potevano comunque andare in pensione anzianità, indipendentemente dall’età anagrafica, con 40 anni di contributi, che diventavano 41 sommando la “finestra” di pensionamento allora vigente che poteva allungare di 12 mesi la decorrenza dell’assegno”.

Non “poteva”, doveva. La ‘finestra’ mobile di 12 o 18 mesi (che include Damiano 4 mesi in media) era un modo levantino per allungare l’età di pensionamento senza dirlo esplicitamente (vedi appresso).

Citazione4: “adeguamenti che la Fornero ha solo disposto che dal 2019 siano biennali anziché triennali”.

Non dal 2019, ma “agli incrementi successivi a quello [triennale, ndr] con decorrenza 1° gennaio 2019” (che varrà ovviamente per il triennio 2019-2021), e cioè dal “2022, a valere per il biennio 2022-2023”, e così ogni 2 anni.

1   13  Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.

Citazione5: “(il prossimo nel 2021) ce ne sarebbe appunto uno ogni tre (il prossimo nel 2022)”.

No, nel 2022, a valere per il triennio 2022-2024.

Citazione6: “la riforma Fornero inasprì i requisiti d’età portandoli , dal primo gennaio 2012 a 66 anni per gli uomini (dipendenti ed autonomi) e per le lavoratrici del pubblico impiego (un anno in più rispetto a prima, dove però c’era la “finestra” di 12 mesi che poteva allungare appunto di un anno l’età effettiva di pensionamento, portandola comunque a 66)”.

L’allungamento operato dalla Fornero è solo formale, poiché era compensato dall’abolizione (opportuna) della “finestra” fissa obbligatoria di 12 mesi (di 18 mesi per gli autonomi, che perciò furono allineati a tutti gli altri).

Al netto del taglio di 6 mesi per gli autonomi, la riforma Fornero non ha toccato la pensione di vecchiaia per gli uomini e per le dipendenti pubbliche, già regolati da Sacconi. Ha solo accelerato l’allineamento delle donne, che Sacconi (DL 98/2011) aveva previsto entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico).

Citazione7: “Blocco della perequazione”.

Riporto dalla lettera a Matteo Salvini, che le ho inviato stasera[1 o 2]:

Blocco perequazione

La sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. Come dire? chi troppo vuole nulla stringe, ma se non fosse stato deciso il blocco dal Governo Monti-Fornero per fare cassa (come chiedevano insistentemente l'UE e la BCE per evitare il default, che era una balla, smentita dalle cifre, per tacitare la loro coscienza sporca[1 o 2]), poi giudicato incostituzionale e quindi abrogato con conseguente restituzione (parziale) di quanto non erogato, sarebbe stato vigente ed efficace quello SACCONI.

Citazione8: “Quanto vale la Fornero”

Sono meno di 300 mld, poichè il terzo di 900 (non 1.000) mld include le modifiche 2011 Sacconi (DL 98 e DL 138). Se controlla la relazione tecnica (come ho osservato a Davide Colombo del Sole 24 ore http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-01-08/pensioni-senza-legge-fornero-spesa--20-miliardi-piu-all-anno-211127.shtml), i quasi 5 mld del blocco sono un di cui dei 20 mld ascritti alla riforma della Fornero dal report di RGS. Traggo dalla lettera a Salvini:

Risparmio al 2060

Infine, evidenzio che dei ben 900 mld di risparmio stimato dall’RGS che le ultime quattro riforme, delle ben 7 (sette) riforme delle pensioni dal 1992, produrranno al 2060, soltanto meno di un terzo – tanto strombazzato dai media anche in questi giorni, è ascrivibile alla riforma Fornero, i cui effetti, se legge il report e guarda il grafico della RGS, si esauriranno nel 2045, mentre la curva (duplice: DL 78 e DL 98) SACCONI è bella gagliarda fino al 2060; il che significa che gli altri 2/3 e più sono attribuibili alle altre 3 riforme (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, che introdusse le cosiddette “quote”, abolite da Fornero; e SACCONI, 2010 e 2011), quindi il grosso dei 2/3 e più, molto maggiore del meno di un terzo della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI - che Lei votò -, della quale però Lei (né nessun altro) parla mai, anzi nasconde accuratamente, come se fosse un reato di furto, che poi per giunta attribuisce slealmente alla professoressa Fornero.

Cordiali saluti,

V.


R: Osservazioni all'articolo sulla legge Fornero.

Da: Marro Enrico (emarro@rcs.it)

12/1/2018 11:11

A  v   


Egregio V.,

la ringrazio delle sue puntualissime osservazioni. Lettori come lei sono preziosissimi per il mio lavoro. Ho corretto gli errori di cui mi scuso. L’unico punto sul quale non sono convinto sono i mille euro anziché novecento: il Pil in Italia è stato di 1680 miliardi di euro nel 2016 e viene stimato in oltre 1.700 miliardi nel 2017. Un punto sta quindi intorno ai 17 miliardi e 21 punti oltre 350 miliardi. Comunque ho citato integralmente le stime della Rgs e ho specificato che nel decennio 2020-2030 il “buco” viene valutato tra 0,8 e 1,4 punti di Pil all’anno. Spero che così sia più chiaro.

Le auguro una buona giornata, Enrico Marro.

Ecco il link col pezzo aggiornato


1. Segnalo che ha omesso di cancellare “Maroni” nella frase: “Quelle del pubblico lo erano già state con la prima riforma Maroni-Sacconi”.

2. L’aumento dell’età base, senza menzionare l’abolizione della “finestra”, fu uno dei casi di “appropriazione indebita” di misure precedenti operata dalla coraggiosa millantatrice Fornero.

3. Entità del risparmio. Premessa: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.

https://democraticieriformisti.files.wordpress.com/2011/12/relazione-tecnica.pdf. Ardisco ipotizzare che questo avvenga anche tra le varie riforme.

La mia fonte originaria – da vari anni - è stata la newsletter di Cesare Damiano, che da un paio d’anni scrive di 900 mld (“le riforme, dal 2004 ad oggi, come ha certificato il Governo lo scorso aprile, produrranno un risparmio previdenziale di 900 miliardi di euro nel periodo 2004-2050” http://www.cesaredamiano.org/2016/10/28/inps-damiano-boeri-irrituale-da-cifre-personali-o-ufficiali/, anche se a giudicare dal Pil attuale ha ragione lei. Però aggiungo: (i) la “quota” di Fornero non è comunque di 350 mld, sia perché 1/3 di 1.000 è 330 (e vabbé, l’approssimazione), sia perché il terzo – scrive la RGS - include il risparmio dal DL 98 (e dal DL 138, che non è presente nel grafico della RGS http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2017/NARP2017-08.pdf#page=89questo è lo stesso grafico preso dall’articolo di Davide Colombo, che si legge meglio http://www.ilsole24ore.com/images2010/Editrice/ILSOLE24ORE/ILSOLE24ORE/Online/Immagini/_Oggetti_Embedded/Grafici/2018/01/09/Primo%20Piano-002-colombo-GRA-0027-01.png), che anche visivamente non sembra poco e, a differenza del DL 201/Fornero, arriva al 2060.

Il che significa che (ii) c’è un’incoerenza nel commento di RGS e, come scrivevo, (iii) che il risparmio complessivo di SACCONI (DL 78, 98 e 138) – la quota parte prevalente del residuo pari a 650 mld - è sensibilmente superiore. Però (anche da parte di RGS e Corte dei Conti) si cita sempre e soltanto la riforma Fornero. Perché, lei che conta molto più di me, non fa prima o poi un bell’articolo sulla severa riforma di SACCONI (che ha fatto lo gnorri per 6 anni e poi recentemente ha cercato di imbrogliare le carte[*]), visto che il Corrierone non pubblica i miei “articoli” di CONTROINFORMAZIONE su chi ha fatto che cosa in materia di pensioni, come invece ha fatto Affari Italiani?[1]

Cordialmente,

VB


[1]

Pensioni: notizie false (fake news)

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito la vicenda politico-economica della scorsa legislatura, dove forse troverà notizie e nessi sorprendenti, anche sulle pensioni:

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lassassinio-della-verita-chi-ha-davvero.html



R: R: Osservazioni all'articolo sulla legge Fornero.

Da: Marro Enrico (emarro@rcs.it)

12/1/2018 15:54

A: v    


Grazie ancora, e.m.



Re: R: R: Osservazioni all'articolo sulla legge Fornero.

Da: v

12/1/2018 23:34

A  Marro Enrico  


Rileggendo, mi sono accorto ora che nella mia prima email ho commesso un errore: al punto 'Citazione2', per il DL 78/2010 ho scritto (riforma Maroni, 2010), in luogo di (riforma Sacconi, 2010). Chiedo scusa.

Buonanotte,

VB



R: R: R: Osservazioni all'articolo sulla legge Fornero.

Da: Marro Enrico (emarro@rcs.it)

12/1/2018 23:36

A  v


Sì me ne ero accorto, capita a tutti. ‘notte, e.m.



**********




Lettera a Paolo Baroni de La Stampa sulle sue notizie false-fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Paolo Baroni, de La Stampa, dopo aver letto un suo articolo contenente notizie false sulle pensioni, la sua breve risposta e la mia replica.


Errori sulle pensioni

Da:  v

10/01/18  00:29


Buonanotte,

Traggo con raccapriccio dal Suo articolo “Gli italiani vivono più a lungo e così dal 2019 l’età pensionabile balza in automatico a 67 anni http://www.lastampa.it/2017/10/24/economia/gli-italiani-vivono-pi-a-lungo-cos-let-pensionabile-pu-arrivare-a-quota-anni-GhTiOOkBv3nInrMfyqH8BN/pagina.html:

Citazione1: “Si allunga l’aspettativa di vita degli italiani, che sale a 82,8 anni di media (85 le donne, 80,6 gli uomini), ma questa è una notizia positiva solo a metà. Perché in virtù dell’ultima riforma delle pensioni [riforma Fornero, ndr] questo dato a partire dal 2019 fa scattare un ulteriore aumento dell’età pensionabile.

No, l’adeguamento automatico è stato introdotto dalla L. 122/2010, art, 12, comma 12bis (riforma SACCONI) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=

Citazione2: “La legge prevede che il governo adegui ogni tre anni (ogni due a partire dal 2019)”.

No, la cadenza diverrà biennale dal 2022, a valere per il biennio 2022-2023.

Citazione3: “Per questo Damiano e Sacconi si aspettano un calcolo «che tenga conto di questo calo e non solo degli aumenti»”.

Che ipocrisia! Il comma 12ter dell’art. 12 della L. 122/2010 (riforma SACCONI) obbliga l’ISTAT a considerare nel calcolo soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni.


Cordiali saluti,

V.


Allego:

Pensioni: notizie false (fake news)

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



R: Errori sulle pensioni

Da:  Baroni Paolo (Paolo.BARONI@lastampa.it)

10/1/2018 00:46

A  v

buona notte, fa piacere avere lettori così attenti. ricontrolli però bene le sue fonti vedrà che l'ultima ad intervenire nel 2011è stata la fornero che ha anticipato ed accelerato il meccanismo.

poi, il 2019 è l'anno in cui su decide l'eventuale salto biennale come prevede il meccanismo, non l'entrata in vigore.

cordiali saluti

pb



Re: R: Errori sulle pensioni

Da:  v

10/1/2018 16:10

(NB: Laura Danzi è la segretaria del direttore Maurizio Molinari)


Egr. Dott. Baroni,

Non resista all'evidenza anche Lei, come quasi tutti gli altri 60 milioni di Italiani.

Anche perché, più che di attenzione, nel mio caso si tratta di conoscenza approfondita delle norme di legge delle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero, come avrebbe facilmente potuto dedurre se, prima di rispondermi, si fosse preso la briga di leggere i miei articoli che ho allegato, proprio allo scopo di evitare l’ennesimo ping pong che mi tocca ingaggiare da 6 anni. Ma evidentemente a Lei (come a tantissimi) non piace… “leggere” per scoprire la verità quando confligge con le Sue convinzioni radicate.

Provo a riepilogare.

1. Da ciò che Lei ha scritto nel Suo articolo da me richiamato, si deduce, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Lei ignorava (come quasi 60 milioni di Italiani) che l’importantissima misura dell'adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stata introdotta dalla riforma SACCONI, col comma 12bis dell’art. 12 del DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010.

«12-bis. In attuazione dell’articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1º gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all’articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all’articolo 1, comma 20, e all’articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento è effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

2. Anziché ammettere la Sua ignoranza, scusarsi e ringraziarmi, Lei ora lo ammette implicitamente (ahi ahi), ma argomenta che la riforma Fornero avrebbe “anticipato ed accelerato” tale meccanismo, senza allegare alcuna prova documentale, che certamente l’avrebbero smentita.

Da ciò che ha aggiunto, infatti, si deduce anche che Lei ignora (a) che l’anticipazione al 2013, data dalla quale è decorsa l’applicazione di tale meccanismo, è stata decisa dal DL 98/2011 convertito dalla L. 111/2011 (riforma SACCONI);

Art. 18 comma 4 All'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono apportate le seguenti modifiche: a) al comma 12-bis, la parola: "2015" e' sostituita dalla seguente: "2013" e sono soppresse le parole: ", salvo quanto indicato al comma 12-ter,"; b) al comma 12-ter, primo periodo, le parole: "2013" e "30 giugno" sono sostituite rispettivamente dalle seguenti: "2011" e "31 dicembre" ed e' soppresso l'ultimo periodo.))

(b) che è vero che l’accelerazione è stata decisa dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24), ma appunto si tratta di una mera accelerazione di un meccanismo preesistente, deciso in precedenza dalla riforma SACCONI (2010 e 2011), che Lei non cita; e (c) che Lei ignora anche che tale accelerazione non decorrerà “a partire dal 2019”, come ha erroneamente scritto nell’articolo, ma, come recita la norma della riforma Fornero, “agli incrementi successivi a quello [triennale, ndr] con decorrenza 1° gennaio 2019” (che varrà ovviamente per il triennio 2019-2021), e cioè, come ho già rilevato, dal “2022, a valere per il biennio 2022-2023”.

((13. Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.
http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-12-06;201~art24!vig=

Aggiungo, per parare un’eventuale Sua obiezione, fattami da Rosaria Amato (vedi anche appresso), che la clausola di salvaguardia prevista dalla riforma Fornero dei 67 anni entro il 2021 è del tutto superflua, dal momento che a 67 anni si arriverà già nel 2019, in forza dell’adeguamento automatico triennale SACCONI, e la sua automaticità era stata già prevista dalla riforma SACCONI (comma 12bis), assegnando alla burocrazia ministeriale Lavoro e MEF di attuare il meccanismo con decreto direttoriale, a pena di sanzione erariale.

Lettera a Rosaria Amato di Repubblica sull’adeguamento all’aspettativa di vita, sue risposte e mie repliche

Infine, evidenzio che dei ben 900 mld di risparmio stimato dall’RGS che le ultime quattro riforme, delle ben 7 (sette) riforme delle pensioni dal 1992, produrranno al 2060, soltanto meno di un terzo – tanto strombazzato dai media anche in questi giorni, è ascrivibile alla riforma Fornero, il che significa che gli altri 2/3 sono attribuibili alle altre 3 riforme (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano; e SACCONI), quindi il grosso dei 2/3, maggiore del meno di un terzo della riforma Fornero, è ascrivibile alla severa riforma SACCONI, di cui però nessuno parla (cfr. https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html). Non sembra anche a Lei che ci troviamo di fronte a un caso di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana, analogo - aggiungo - a quelli coevi delle manovre correttive della scorsa legislatura (l’81% dei 330 mld cumulati delle manovre finanziarie è stato deciso dal governo Berlusconi, distribuito in maniera scandalosamente iniqua, ma tutto viene imputato al 19% del governo Monti, più equo, cfr. il mio terzo articolo della prima email) e degli obiettivi statutari e dei poteri/doveri della BCE, per colpa soprattutto dei media e di Voi giornalisti?

Spero di averLa ora convinta e di voler tener conto in futuro delle mie osservazioni, contribuendo alla mia fatica di Sisifo di chiarire chi ha fatto che cosa in materia di norme pensionistiche, ad esempio – data la DISINFORMAZIONE generale che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, inclusi l’ISTAT, EUROSTAT e l’UPB - convincendo il direttore Molinari (che forse non ha letto le mie email) e il capo redattore Flavio Corazza a intervistare collettivamente, in una seduta congiunta presso la redazione de La Stampa, la coraggiosa millantatrice professoressa Elsa Fornero e il Sen. Maurizio Sacconi (entrambi tra i destinatari delle mie plurime email), il quale si è rifugiato nel silenzio per 6 anni senza denunciare il plagio di sue norme importanti da parte della professoressa Fornero (non solo l'adeguamento automatico, si veda ad esempio l'aumento formale dell'età di pensionamento base, che è compensato però dall'eliminazione delle “finestre” SACCONI e Damiano) e rivendicarne la paternità, per poi uscirne recentemente in una conferenza stampa congiunta con l’On. Cesare Damiano presso una sala del Parlamento italiano (!), durante la quale ha distribuito un manifesto nel quale – per iscritto - attribuiva la maternità dell’adeguamento automatico alla professoressa Fornero, ma poi – verbalmente (cfr. l'articolo di Rosaria Amato di Repubblica) - ammetteva di esserne l’autore: trova tutte le prove documentali inoppugnabili nel mio post già allegato:

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Cordiali saluti,

V.


PS: Ho in corso un dialogo con Stefano Scarpetta, direttore Impiego, Lavoro e Affari Sociali dell'OCSE, dopo una sua intervista all'AGI. Sicuro di farLe cosa gradita, ché la può tenere come utile promemoria, riporto l'ultima parte della mia replica alla sua risposta:

[...] E che tenga conto in futuro – almeno come conoscenza della normativa pensionistica sottostante - della attuale, seguente situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026, è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.


PPS: Allego:

Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni

Lettera a Marcello Sorgi su numero esodati e notizie false sulle pensioni

Lettera a Il Messaggero su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento



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Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero




Sue notizie false, fake news, bufale sulla riforma delle pensioni Fornero.

Da:  v

11/01/2018 19:50


Egr. On. Salvini,

Ricavo dai media che Lei, dopo aver chiesto per anni l’abolizione della riforma delle pensioni Fornero, ora ha fatto un mezzo passo indietro e si accontenta di eliminarne gli “effetti perversi”.  

Alla trasmissione Zapping di ieri sera, Lei ha detto che tutti gli aspetti della riforma Fornero sono perversi. Io sono intervenuto in diretta alla medesima trasmissione per rammentarLe ciò che Le scrissi 3 anni fa: che la Sua ossessione contro la riforma Fornero è finta, è solo una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI che Lei votò nel 2010 e 2011, della quale attribuisce misure severe alla riforma Fornero, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita.

Inganno

Io penso che Lei non ce li dirà mai, questi effetti perversi, perché se ce li dicesse certamente si riscoprirebbe (cfr. la mia precedente Lettera[1 2]) il Suo inganno: che per lo più si tratta di misure recate dalla ben più severa riforma delle pensioni SACCONI, che Lei votò nel 2010 e 2011, assieme a Berlusconi e Meloni, in particolare l’infernale meccanismo di adeguamento automatico all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010, legge che, per soprammercato, prescrive crudelmente e strampalatamente all’ISTAT, al comma 12ter che Lei votò, di considerare nel calcolo soltanto gli aumenti dell’aspettativa di vita e non anche le diminuzioni, e che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2019 e poi via via a 70 anni e oltre; e che Lei da allora tenta pervicacemente e vergognosamente di obliterare e rimuovere dalla Sua coscienza, incolpando ossessivamente la professoressa Fornero, e minacciandole perfino l’esilio.

Complicità

Lei riceve, purtroppo, l’aiuto disinformativo di tutti i media, che la intervistano e le consentono da anni di diffondere indefessamente le sue notizie false o fake news bufale sulle pensioni, di noti esperti di previdenza, di Sindacati inclusa la CGIL (!), e di enti terzi, supposti imparziali e attendibili, quali: l’ISTAT, EUROSTAT (che secondo il Prof. Alberto Brambilla riprende pari pari i dati dell’ISTAT), l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), che a sua volta riprende i dati errati di EUROSTAT, Bankpedia, ma non Wikipedia che in questo caso dà informazioni corrette, e, talora, lo stesso INPS, i quali hanno in parte o completamente obliterato la molto severa riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero (sic!). Un vero caso di scuola.

Trova tutte le prove documentali in questo mio lungo articolo, già inviato a centinaia di destinatari, inclusi Lei e gli interessati:

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero[1 2]


Età di pensionamento

Lei ora cambia di nuovo versione e dice che 41 anni debbono bastare per andare in pensione, imputando evidentemente il di più alla riforma Fornero. Per smentire gli ignoranti in buona fede delle norme o sbugiardare quanti disinformano scientemente, è sufficiente esaminare la situazione (norme e dati) relativamente all’età di pensionamento per dedurne che anche Lei è o un ignorante o un bugiardo.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate (ex anzianità):

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010, da Lei votato, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, da Lei votato, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI 2010 e 2011, da Lei votata.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti alla riforma SACCONI, da Lei votata, e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI, da Lei votata.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI, da Lei votata (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07, quindi la riforma Fornero non c’entra);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata finora da 60 a 66 anni (di botto, senza gradualità) e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI, da Lei votata (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano, quindi la riforma Fornero non c’entra);

- delle donne del settore privato, da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, considerando l’adeguamento automatico) col DL 98/2011, da Lei votato, è stato solo accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, quindi l’ha diminuita di 6 mesi.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis), da Lei votata.


Esodati

Premesso che anche la riforma SACCONI, da Lei votata, ebbe i suoi esodati (gli eccedenti i 10.000 soggetti in mobilità che venivano esclusi dall’applicazione della nuova riforma e tutti gli altri inattivi a reddito zero, che furono decine o forse centinaia di migliaia, ma a causa del potente apparato (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra fecero molto meno rumore), lo stesso problema degli esodati: (i) che fu causato da un'errata stima della burocrazia INPS e RGS; (ii) ed il cui numero, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale; (iii) fu aggravato dalle misure della riforma SACCONI, da Lei votata, in particolare dall’adeguamento automatico, cosa che anche gli stessi esodati ignorano (veda i commenti).

Blocco perequazione

La sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. Come dire? chi troppo vuole nulla stringe, ma se non fosse stato deciso il blocco dal Governo Monti-Fornero per fare cassa (come chiedevano insistentemente l'UE e la BCE per evitare il default, che era una balla, smentita dalle cifre, per tacitare la loro coscienza sporca[1 2]), poi giudicato incostituzionale e quindi abrogato con conseguente restituzione (parziale) di quanto non erogato, sarebbe stato vigente ed efficace quello SACCONI, da Lei votato.


Risparmio al 2060

Infine, evidenzio che dei ben 900 mld di risparmio stimato dall’RGS che le ultime quattro riforme, delle ben 7 (sette) riforme delle pensioni dal 1992, produrranno al 2060, soltanto meno di un terzo - tanto strombazzato dai media anche in questi giorni - è ascrivibile alla riforma Fornero, i cui effetti, se legge il report e guarda il grafico della RGS, si esauriranno nel 2045, mentre la curva (duplice: DL 78 e DL 98) SACCONI è bella gagliarda fino al 2060; il che significa che gli altri 2/3 e più sono attribuibili alle altre 3 riforme (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, che introdusse le cosiddette “quote”, abolite da Fornero; e SACCONI, 2010 e 2011), quindi il grosso dei 2/3 e più, molto maggiore del meno di un terzo della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI, che Lei votò, della quale però Lei (né nessun altro) parla mai, anzi nasconde accuratamente, come se fosse un reato di furto, che poi per giunta attribuisce slealmente alla professoressa Fornero.


Conclusione

In conclusione, dai dati e dalle norme consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani, tra cui spicca Lei - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e non merita l’esilio; (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente da Lei, che non può non conoscere ciò che votò, e dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI; e (iv) che, se fosse coerente e consequenziale, in esilio ci dovrebbe andare Lei.

Distinti saluti,

V.



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Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero








La polemica politica di questi ultimi giorni investe il povero On. Luigi Di Maio, candidato premier di M5S, colpevole di un nuovo strafalcione, questa volta sulle pensioni d’orole quali, secondo lui, potrebbero dare un risparmio di 12 miliardi, da utilizzare per finanziare una correzione degli effetti severi della riforma delle pensioni Fornero, che avrebbe allungato troppo l’età di pensionamento. Poi, dopo le critiche che gli sono piovute addosso, un portavoce del suo Movimento ha corretto il tiro sulle pensioni da colpire e ha precisato che l’importo di 12 mld è il risparmio su più anni. Ma non ha corretto nulla sul riferimento alla sola riforma Fornero.

Il caso di Di Maio (evidentemente, egli continua a non leggere le email, poiché è tra i destinatari delle mie recenti precisazioni sulle pensioni) è paradigmatico della generale ignoranza sul tema pensioni. Egli ha commesso non uno ma due errori: il primo, sull’ammontare del risparmio dalle cosiddette pensioni d’oro, in ordine al quale c'è già un'eccellente proposta de LaVoce.info, che darebbe un introito annuo di 4 miliardi; il secondo, sulla colpa attribuita alla riforma Fornero, alla quale andrebbe sostituito il nome Sacconi.

Perché è stata la riforma SACCONI che ha provocato l’allungamento maggiore dell’età di pensionamento, soprattutto con l’introduzione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che quasi tutti i 60 milioni di Italiani pensano sia stato deciso dalla riforma Fornero.[1 o 2

La responsabilità della generale DISINFORMAZIONE è sia, in primo luogo, del potentissimo sistema propagandistico berlusconiano e del Centrodestra, sia dei media che “dimenticano” quanto avevano scritto e detto appena un anno prima a proposito degli effetti della riforma delle pensioni SACCONI[1], sia di giornalisti che copiano le notizie errate ampliandone la diffusione o ignorano le notizie corrette scritte dal collega accanto o titolano tradendo il contenuto dell’articolo[1 o 2]; o direttori che omettono di passare ai redattori le segnalazioni rettificative di lettori, a meno che – forse - non si usino toni duri e l’accortezza di diffondere la notizia, inviandola per conoscenza a molti destinatari importanti.[1 o 2]

In questo articolo, tratterò dello strano fenomeno costituito dalla reale o fittizia ignoranza delle norme pensionistiche da parte di sette noti esperti di previdenza, accomunati dalla commissione di un errore grave, involontario o intenzionale (essendo essi degli esperti, io propendo nettamente per la seconda ipotesi), ossia l’attribuzione alla riforma delle pensioni Fornero, in loro articoli e documenti, di norme incisive decise dalla riforma delle pensioni SACCONI un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti e già in vigore dall’1.1.2011, sulla quale sembrano aver deciso tacitamente una congiura del silenzio.

Si tratta di Giuliano CazzolaOscar GianninoTito BoeriPietro GaribaldiPietro Ichino e Cesare Damiano, più il Sen. Maurizio Sacconi, che ha prima per sei anni peccato di omissione, non rivendicando la paternità delle sue norme, e poi, assieme all’On. Cesare Damiano, che lo aveva fino a poco tempo prima contrastato e criticato duramente (mai nella forma, ché l’On. Damiano è un gentiluomo piemontese, e si sa come sono i Piemontesi…), peccato per commissione.

Questi sette esperti appaiono inevitabilmente e oggettivamente - se si deve obbligatoriamente escludere che siano degli ignoranti in materia di pensioni, se non altro perché ho scritto loro e ad alcuni più volte - come dei ‘congiurati’ contro la professoressa Elsa Fornero e, quel che è peggio, la verità.

La professoressa Fornero, dal canto suo, apparentemente in maniera autolesionistica visti gli insulti e le maledizioni di cui è oggetto da sei anni, in particolare dall'On. Matteo Salvini che votò la riforma SACCONI,[1 o 2] ma più probabilmente per albagìa accademica  e, soprattutto, per passare come la salvatrice dell’Italia dal default [1 o 2]ha favorito fin dall’inizio e favorisce ancora la ‘congiura’, millantando coraggiosamente e ostinatamente (anche a lei ho scritto più volte) – implicitamente nelle sue innumerevoli interviste, come da ultimo nel caso dell'adeguamento triennale dell'età di pensionamento all'aspettativa di vita deciso dalla riforma SACCONI, che ella accetta di rilasciare senza mai rinviare l’intervistatore al vero autore delle norme - la maternità di misure pensionistiche importanti varate nel maggio 2010 dall’attuale senatore Maurizio Sacconi, cioè – ripeto - un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.

Alla congiura del silenzio, danno un contributo anche l'Ufficio parlamentare di Bilancio,[2] Eurostat e Wikipedia.[3]   

Di ciascuno dei sette esperti, riporto, qui di seguito, quelle che in gergo giuridico si chiamano prove documentali plurime, concordanti e inoppugnabili perché sottoscritte dagli autori, con il mio commento.


1. Giuliano Cazzola

Citazioni:

Pubblicato il mercoledì, 18 gennaio 2012 da Cesare Damiano

“Ho presentato una proposta di parere alternativo in Commissione Lavoro perche’ non condivido il progetto, a mio avviso palese, di prendere, sul piano politico, le distanze dalla riforma Fornero e di modificarla. […] Credo anch’io – aggiunge Cazzola – che il Governo, oltre a quanto gia’ fatto, debba compiere prioritariamente ogni possibile sforzo – come promesso dal presidente Monti nella conferenza stampa di fine d’anno – per impedire che dei lavoratori rischino di trovarsi senza stipendio e senza tutele sociali in attesa di un accesso alla pensione che si sposta avanti nel tempo (e a tal proposito ho presentato anch’io un emendamento). Ma nel parere del relatore Damiano i rilievi critici sono di gran lunga superiori agli apprezzamenti, che, a mio avviso, la riforma Fornero merita nel suo insieme, soprattutto dopo i correttivi suggeriti dalla Commissione Lavoro e accolti in sede di conversione del decreto Salva-Italia”.

b. ESODATI, PAGANO LE AZIENDE
“[…] Per Giuliano Cazzola, deputato Pdl e grande esperto di previdenza, «dimenticare» il problema degli esodati fu una scelta esplicita del governo. «Probabilmente si voleva dare un segnale forte e di grande rigore nei confronti dei mercati e dell’Europa – spiega – ma è stata una scelta del tutto irragionevole. Bisognava pensare una transizione più graduale». […]”
 

E’ vero che nella passata legislatura il governo Berlusconi aveva adottato una misura importante di stabilizzazione del sistema attraverso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’evoluzione dell’attesa di vita, misura confermata dalla riforma Fornero”.  

d. Inps, come saranno le pensioni alla Boeri
08-03–2015 Giuliano Cazzola

Partendo dal 14% circa prima della crisi, il dato attuale è al 16,3%  del Pil. Sarebbe arrivato oltre il 18% senza le recenti riforme, grazie alle quali si arriverà al 13,9% nel 2060. Tra il 2010 ed il 2060 nell’area euro il rapporto peggiora di 2 punti percentuali (di 1,5 per la UE27), mentre per l’Italia migliora di 0,9”.

Sono affermazioni – del 2014 – di Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps. In sostanza, la spesa pensionistica negli ultimi anni è cresciuta di 2,3 punti di Pil; senza la riforma Monti-Fornero, oggi il Paese, in conseguenza del crollo del prodotto, avrebbe cancellato in un solo colpo gli effetti di un ventennio di interventi di risanamento. Ecco perché sarebbe sbagliato manomettere, nel parametro-chiave dell’età pensionabile, la riforma del 2011 come propone (al di là delle provocazioni di Matteo Salvini) il ministro Giuliano Poletti insieme al “partito trasversale” del c.d. pensionamento flessibile.  

Commento:

Giuliano Cazzola, sedicente socialista ed ex esponente del partito di destra PDL (poi di Forza Civica, poi di NCD) è uno dei principali agit-prop della DISINFORMAZIONE sistematica della destra sulle pensioni, oltre che sulle manovre finanziarie della scorsa legislatura, “dimenticandosi” che è stato uno dei protagonisti (era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) sia delle manovre correttive molto inique del governo Berlusconi (fu uno dei rappresentanti del PDL che motivò in Aula il voto favorevole del PDL, lo ricordo bene poiché gli inviai una lettera di severa critica (cfr. [1 o 2 ], appendice) che della riforma Sacconi (2010 e 2011). Ma come capita ai finti smemorati si contraddice spesso.

(a1) Il professor Cazzola ha fatto la stessa cosa, che ora critica severamente, quando era parlamentare, approvando il DL 78/2010 (L. 122/2010), che reca all'art. 12 la riforma delle pensioni SACCONI, che ha avuto i suoi ‘esodati’, sia col limite delle 10.000 unità in mobilità ai quali non si applicavano le nuove norme della riforma Sacconi, sia non prevedendo eccezioni per i disoccupati e gli inattivi, a reddito zero (decine o forse centinaia di migliaia di persone). E per giunta ha difeso il DL a spada tratta sia nel suo intervento alla Camera, sia in risposta ad una mia lettera di critica.

(b1) Poi, nonostante la sua stazza, fa una piroetta e accusa Monti-Fornero in maniera esagerata, ignorando che ogni affermazione esagerata è indizio infallibile di coda di paglia: infatti, primo, il Governo Berlusconi ha varato il quadruplo delle manovre correttive approvate dal Governo Monti (267 mld cumulati contro 63, distribuendoli in maniera molto iniqua); secondo, la riforma SACCONI è molto più severa della riforma Fornero.

(c1) Naturalmente, il Prof. Cazzola conosce bene la normativa, come risulta da questa sua dichiarazione riportata sopra, resa nel corso di un dibattito con Matteo Salvini.

(c2) Però, quasi per una sorta di riflesso condizionato e di damnatio memoriae che ha deciso di infliggere alla riforma Sacconi, la fa precedere da questa mezza verità (che equivale a bugia intera): “Abolire la legge Fornero realizzerebbe un solo obiettivo, che è poi quello a cui aspirano i «padani»: ripristinare l’istituto dell’anzianità”.

(c3) Commettendo un altro errore voluto, essendo lui un esperto, poiché fa finta di dimenticare che la riforma Fornero non ha affatto abolito le pensioni di anzianità (a Giuliano Cazzola particolarmente invise), di cui ha solo cambiato il nome in “pensioni anticipate”, ma soltanto le c.d. “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).

(c4) E, in cauda venenum, per scaricare la colpa del senatore Sacconi e sua del meccanismo infernale dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita sulla professoressa Fornero, aggiunge una sorprendente e pleonastica notazione, da asino saccente del diritto (come se ne trovano spesso in Rete): “misura confermata dalla riforma Fornero”. Ma una legge in vigore, né abrogata, né dichiarata incostituzionale (nel caso di specie la legge Sacconi), non ha affatto bisogno di essere confermata (sic!) da un’altra legge successiva (nel caso di specie la legge Fornero).

(d1) Infine, sapendo di mentire, poiché è un esperto, attribuisce tutto alla legge Fornero. E addirittura lo fa affermare anche a Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps, che invece correttamente parla di “recenti riforme”, al plurale. Inclusa evidentemente la severa riforma SACCONI, che è la penultima ed è di un anno e mezzo prima (DL 78 del 31.5.2010), resa ancor più severa nell’estate del 2011, cioè tre mesi prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.


2. Oscar Giannino

Oscar Giannino


Commento

Vincesko

Sorprende che Oscar Giannino non sappia e/o ometta:
1. che l’innalzamento dell’età pensionabile di vecchiaia, pari (inclusa la “finestra” di 12 mesi) nel 2012 a 66 anni per tutti i lavoratori/trici dipendenti pubblici e per i lavoratori dipendenti privati, in forza, in parte, della L. 247/2007 (ministro Damiano) e soprattutto della L.122/2010 (ministro Sacconi) preceda la riforma Fornero, che ha solo adeguato gradualmente quella delle lavoratrici dipendenti private; peraltro, è stato Sacconi a introdurre – dal 2013 – anche l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita.
2. che, perciò, le riforme di Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive (finestra di 12 o 18 mesi per tutti, allungamento di 5 anni (+ finestra) dell’età di pensionamento per le lavoratrici pubbliche, adeguamento triennale all’aspettativa di vita), di quella Fornero (2011) (metodo contributivo pro-rata per tutti, aumento di 1 anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) e allungamento graduale dell’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri), i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020;
3. che l’importo di quasi 270 mld della spesa pensionistica è al lordo, oltre a un 8% circa di trattamenti assistenziali, di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una partita di giro.

Lettera a Oscar Giannino[1 o 2]


3. Tito Boeri e Pietro Garibaldi

Citazione:

Uno studio di Boeri per l’Inps rivela che c’è un under trenta occupato in meno per ogni cinquantacinquenne che rimane al lavoro 5 anni in più

ALESSANDRO BARBERA  -  Pubblicato il 22/04/2016

Il dato non è esaustivo ma è comunque indicativo del disastro: per ogni 55enne costretto a restare a lavoro per 5 anni in più, c’è un under trenta occupato in meno.

Secondo Garibaldi la forza empirica del lavoro è nella velocità con cui la legge Fornero è entrata in vigore: «Se avessimo applicato il modello sulle riforme precedenti, i cui tempi di attuazione furono molto più lunghi, i risultati non sarebbero stati così evidenti».

Dalle parole pronunciate da Padoan nell’ultima audizione parlamentare si intuisce che il ministro è d’accordo sulle conclusioni di Boeri e Garibaldi.

  

Commento (lungo e articolato)

Il principale contributo di questo lavoro consiste nel valutare gli effetti sulle assunzioni di giovani della legge 214 del 2011 [riforma Fornero, ndr] che, nel mezzo di una drammatica crisi finanziaria, ha bruscamente innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alle pensioni.

Dal 2010 ci sono in Italia 800.000 occupati in meno tra chi è sotto i 30 anni di età e 800.000 occupati in più al di sopra dei 55 anni.

Nel dicembre 2011, al culmine di una crisi finanziaria drammatica, il Parlamento italiano ha approvato una riforma pensionistica che, nel mezzo di una pesante recessione, ha bruscamente innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per andare in pensione, allontanando la pensione fino a 5 anni per alcune categorie di lavoratori.

Per compiere la valutazione, abbiamo raccolto informazioni sull’universo delle imprese private con più di 15 dipendenti in Italia, utilizzando i dati dei flussi Uniemens sulle dichiarazioni contributive delle aziende. Dato che ci interessava analizzare l’andamento delle assunzioni di giovani prima e dopo la riforma, oltre che fra imprese che sono state investite in modo più o meno intenso dall’ innalzamento dei requisiti, ci siamo concentrati su imprese che sono rimaste attive per l’intero periodo 2008-14. Si tratta di circa 80.000 imprese con una dimensione media di 70 addetti. In ciascuna impresa abbiamo potuto ricostruire se c’erano dei lavoratori bloccati dalla riforma e per quanti anni.

C’è un’evidente distanza tra quanto essi scrivono e la realtà delle norme e dei loro effetti.

(a1) Rammento che il presidente dell’INPS Mastrapasqua faceva decorrere gli effetti della riforma Fornero dal 2013.[1]

(a2) Come riporta il Corriere della Seralo studio dell’Ufficio parlamentare di Bilancio[2] mette in evidenza l’effetto delle riforme delle pensioni sull’occupazione dei giovani e dei senior con il grafico qui pubblicato. Come si vede, l’origine della separazione dei destini di giovani e anziani nel mercato del lavoro andrebbe collocata nella riforma Maroni del 2004 che ha elevato l’età per il pensionamento di anzianità dal 2008 con il cosiddetto scalone. I successivi interventi non hanno fatto che inasprire la tendenza. In particolare, dopo la riforma Fornero si assiste a una vera impennata dei tassi di occupazione degli italiani con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni mentre l’occupazione dei 15-24enni continua inesorabilmente a scendere”. 

Lo studio include le riforme dal 2004, che sono quattro (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), ma - partecipando inconsapevolmente alla congiura del silenzio -, oblitera anch’esso completamente la riforma Sacconi, semplicemente chiamandola Fornero (cfr. nota 2). Anche la Ragioneria Generale dello Stato (RGS) calcola il risparmio delle quattro riforme delle pensioni dal 2004 e lo stima in ben 900 mld al 2060, ma correttamente ne attribuisce soltanto meno di un terzo alla riforma Fornero.[4]

(a3) D’acchito mi viene da commentare: ma i professori Tito Boeri e Pietro Garibaldi, esperti di previdenza, non hanno letto attentamente e non conoscono approfonditamente la riforma delle pensioni Fornero e soprattutto quella precedente Sacconi e quindi non parlano con cognizione di causa e obliterano anch’essi la riforma Sacconi con la riforma Fornero o la conoscono bene e allora congiurano contro la professoressa Fornero e contro la verità?

(a4) Una risposta forse la si può dedurre dalla lettera del 5/5/2015 che inviai al professor Boeri,[1 o 2] nella quale gli evidenziai l’errata e per me sorprendente attribuzione fatta dall’INPS degli effetti della riforma Fornero, alla quale, nell’Osservatorio INPS sulle pensioni del 30/04/2015[link sostituito da https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=49075] venivano ascritti quasi per intero gli effetti del calo del numero delle pensioni, e in ogni caso veniva menzionata essa sola come riforma delle pensioni (appunto come fa anche lo studio citato sopra):

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [riforma Fornero, ndr].

(a5) Alert da me ribadito e ampliato nel post del 2015 Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli[1 o 2 che gli inviai l’1/6/2015.

(a6) Debbo aggiungere che mi sono sempre meravigliato del fatto che il professor Tito Boeri, nonostante le mie due comunicazioni e la sua indubbia competenza in materia previdenziale, continuasse ad attribuire erroneamente alla riforma Fornero (che citava sempre) misure importanti della riforma SACCONI (che non menzionava mai), e perciò, da una parte, ho ipotizzato – logicamente - che non le avesse lette; dall’altra, che avesse un motivo “particolare” per perseverare nell’errore.

Da ciò che ora ho trovato in Internet, in particolare questo lungo studio da lui svolto e redatto a 6 mani col professor Garibaldi e il professor Moen, poi presentato in pompa magna, mi fa dedurre che egli abbia preferito, anche forse per qualche ragione di antipatia personale e di rivalità professionale (diffusissime anche tra i professori), continuare a farsi “catturare” dalla erronea o falsa attribuzione alla riforma delle pensioni della professoressa Fornero di importanti misure di altre riforme (Dini, Damiano e, soprattutto, SACCONI), piuttosto che buttare a mare o smentire il lungo lavoro fatto, che a me pare avesse una ipotesi di base preconfezionata, per scelta consapevole, frutto di una specie di damnatio memoriae a danno della riforma SACCONI; che fanno anche sia EUROSTAT che il nostro Ufficio parlamentare di Bilancio.[2]     

(a.7) Perché mi sembra estremamente difficile che i due professori non sapessero affatto:

(i) che la riforma SACCONI, essa sì, ha aumentato di botto, senza gradualità, l’età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni (+ ‘finestra’ di 12 mesi), cioè di ben 6 (sei) anni, per allinearle, in adesione alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2008ai lavoratori dipendenti pubblici, considerando che tale allineamento poteva avvenire a qualunque età compresa tra i 60 e i 65 anni (+ ‘finestra’) e per giunta che tale misura era stata oggetto di un articolo de LaVoce.info, noto sito del professor Boeri (cfr. ''LA SENTENZA EUROPEA E LA RIFORMA DELLE PENSIONI'' 10.02.09  -  Leonello Tronti ); o

(ii) che la riforma SACCONI ha aumentato di un anno (o di 18 mesi per i lavoratori autonomi) sia l’età di pensionamento di vecchiaia che quella di anzianità; o

(iii) che l’età delle pensioni anticipate (ex anzianità) degli uomini è aumentata dall’1.1.2013 al 31.12.2015 di 2 anni e 6 mesi e finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi), ma di questi 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (+ 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014) e soltanto 1 anno alla riforma Forneroe dal 2019 aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero; o

(iv) che l’età delle pensioni anticipate delle donne del settore privato è stata aumentata di 1 anno (da 40 a 41) dalla riforma SACCONI (finora 41 anni e 10 mesi, per effetto dell’adeguamento automatico triennale SACCONI) e invece, successivamente, non è stata aumentata dalla riforma Fornero, quindi l’incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI; e dal 2019 aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’intero incremento di 2 anni e 3 mesi è di competenza di SACCONI; o

(v) che la riforma Fornero ha allineato l’età di pensionamento dei lavoratori e delle lavoratrici autonomi (differenziati dalla riforma SACCONI) a tutti gli altri, diminuendola di 6 (sei) mesi; o

(vi) che il numero dei cosiddetti esodati, di cui tanto si parla, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale, determinata erroneamente (come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”) dalla burocrazia (RGS e INPS); o, infine, a voler essere esaustivi,

(vii) che la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011)  del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. Come dire? chi troppo vuole nulla stringe, ma se non fosse stato deciso il blocco dal Governo Monti-Fornero per fare cassa (come chiedevano insistentemente l'UE e la BCE per evitare il default, che era una balla, smentita dalle cifre, per tacitare la loro coscienza sporca[1 o 2]), poi giudicato incostituzionale e quindi abrogato, con conseguente restituzione (parziale) di quanto non erogato, sarebbe stato vigente ed efficace quello SACCONI.

b. Per concludere, osservo che il sospetto che il professor Boeri coltivasse un motivo “particolare” è corroborato dal fatto che egli si è comportato nello stesso modo in un caso analogo, però speculare: il suo giudizio positivo incongruo sul governo Monti (“Il Governo Monti in un solo anno ha fatto molto di più degli esecutivi che l’hanno preceduto, governando per intere legislature. Ci ha allontanato dal baratro e ha ridato credibilità internazionale al nostro Paese, fermando una crisi di fiducia sul debito italiano e sulla moneta unica i cui effetti avrebbero potuto essere devastanti.”), espresso in un e-book pubblicato nel sito de LaVoce.info, con la censura di un mio commento pubblicato in calce che dimostrava sulla base dei dati (sostanzialmente in un equivalente lasso di tempo, il governo Monti ha implementato soltanto un quinto – esattamente il 19% - delle manovre finanziarie correttive della scorsa legislatura, contro i quattro quinti – cioè l’81% - del governo Berlusconi,[1 o 2] in grandissima parte dal maggio 2010) l’infondatezza del suo giudizio. 

c. Come si può notare leggendo l’e-book, infine, anche le due redattrici del testo del capitolo Pensioni attribuiscono erroneamente alla riforma delle pensioni Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento per vecchiaia a 66 anni anche per i lavoratori pubblici e privati e le lavoratrici del settore pubblico, cui aveva già provveduto la riforma Sacconi del 2010.

“2. Pensione di vecchiaia ordinaria. Già a partire dal 1° gennaio le categorie di lavoratori e per le lavoratrici del settore pubblico l’età minima viene elevata a 66 anni, in luogo di 65 anni. Per le lavoratrici del settore privato l’età sale a 62 anni (invece di 60 anni) per il requisito della vecchiaia, o in alternativa 60 o 61 anni con il sistema delle quote (se gli anni di contributi sono sufficienti). Il requisito minimo sale a 63 anni + 6 mesi nel 2014, a 65 anni nel 2016, a 66 anni nel 2018. Analoghe modifiche valgono per le lavoratrici autonome”. (pag. 13) (cfr. BILANCIO DEL GOVERNO MONTI a cura di La redazione 11.12.2012, già riportato nel post Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi[1 o 2]).


4. Pietro Ichino

Citazione:

a. PARADOSSI DI FINE LEGISLATURA – 2 Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni “Eppure qual è la questione sociale considerata più grave e urgente dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, Damiano e Sacconi? Bloccare urgentemente il meccanismo di adeguamento dell’età del pensionamento alle aspettative di vita degli italiani, che la legge Fornero ha molto opportunamente istituito sei anni fa.


Commento

Dopo averlo letto, ho inviato al Sen. Ichino una lettera.[1 o 2]

Ma egli non se ne è dato per inteso e ha raddoppiato la dose (cfr. Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL).

Gli ho dovuto, perciò, scrivere una seconda lettera,[1 o 2] che riporto in parte:

Mi meraviglia molto che, anziché ammettere l’errore che Le ho segnalato[1] (cfr. l’articolo della Sua newsletter n. 456, 28 ottobre 2017, “Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni”, scusarsi e pubblicare un comunicato di rettifica, Lei rincari la dose (cfr. nella Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL http://www.pietroichino.it/?p=47304).

E non solo, richiamando il precedente articolo, riattribuisca erroneamente e scientemente alla riforma Fornero l’introduzione del meccanismo dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, ma aggiunga una seconda BUFALA che circola anch’essa da sei anni, in un crescendo di DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni (e non solo), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime.

Si tratta di una DISINFORMAZIONE alimentata dal potentissimo sistema (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra, da tutti i media e da DISINFORMATORI, esperti di previdenza, in servizio permanente effettivo.

I primi nomi che mi vengono in mente sono: Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Cesare Damiano e Lei (sto preparando uno scritto con le prove documentali), oltre a Matteo Salvini, che votò la severissima riforma SACCONI e, invece di andarsene in esilio, minaccia di esilio la professoressa Fornero perché manderebbe – lei, non SACCONI (sic!) - in pensione a 67 anni e poi a 70 gli Italiani; la stessa Elsa Fornero; tra i sindacalisti Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e, molto stranamente, Susanna Camusso e Maurizio Landini,[1 o 2duri oppositori nel 2010 della riforma SACCONI; e, infine, Maurizio Sacconi, per il suo lunghissimo e colpevole silenzio, che hanno obliterato completamente la severissima riforma delle pensioni SACCONI, una sorta di damnatio memoriae, un vero caso di scuola.

Una seconda BUFALA, dicevo, che “Il nostro sistema pensionistico [è stato] rimesso in sesto dalla legge Fornero del 2011”, affermazione smentita da un esame comparativo puntuale delle norme pensionistiche e dai dati economici ufficiali. […]

Dopo questa seconda lettera, inviata per conoscenza a 49 destinatari, il Sen. Ichino l’ha pubblicata nel suo sito, ma vi ha posposto questa “strana” risposta:

“A me sembra di non avere proprio nulla da rettificare: non mi sembra di avere mai affermato il contrario di quel che V.B. vibratamente ribadisce (se mi è sfuggito qualche cosa di diverso, sono pronto a fare ammenda)”. Che mi ha costretto ad un’ulteriore replica, rimasta finora senza risposta.[1 o 2]


5. Cesare Damiano e Maurizio Sacconi

Citazioni:

a. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 11 luglio 2017

 (AGI) – Roma, 11 lug. – Un appello al governo e ai parlamentari per evitare che l’età pensionabile venga ulteriormente alzata, modificando strutturalmente la normativa. A lanciarlo è “la strana coppia” composta da Cesare Damiano, presidente della Commisisone Lavoro della Camera (Pd), e Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato (Ap). “La nostra comune convinzione è lanciare un appello al governo e ai colleghi e alle colleghe di tutti i gruppi parlamentari al fine di arrivare al rinvio strutturale dell’adeguamento”, ha affermato Damiano nel corso di una conferenza stampa. “Abbiamo ritenuto che si stesse producendo una vera situazione emergenziale – ha dichiarato Sacconi – e pensato che fosse giunto il momento di porci come strana coppia con un appello ai colleghi e al governo affinché si assumano alcune decisioni tempestive”.

In base alla normativa attuale, risalente al governo Monti e alla ministra del Lavoro Fornero – hanno spiegato i due parlamentari – a partire dal primo gennaio 2019 si dovrà andare in pensione a 67 anni, nel 2021 a 67 anni e 3 mesi, nel 2031 a 68 e 1 mese, nel 2041 a 68 anni e 11 mesi e nel 2051 a 69 e 9 mesi. L’innalzamento dell’età avviene in modo automatico in base alle aspettative di vita rilasciate dall’Istat, ed è sufficiente una nota congiunta dei direttori dei ministeri dell’Economia e del Lavoro. […] “Realizzare un ulteriore allungamento – ha dichiarato Sacconi – ci sembra un atto di affievolimento del patto tra Stato e cittadino: quando è troppo, è troppo”. In passato si è parlato di “scale, scalini e scaloni – ha aggiunto – ma qui c’è solo un salto”. A essere penalizzate sono soprattutto le donne, “più degli uomini condannate alla pensione di vecchiaia mentre molti uomini possono cogliere l’opportunità dell’anzianità contributiva maturata”. […] Le soluzioni sono diverse, ha spiegato l’ex ministro del Lavoro: l’adeguamento potrebbe avvenire a 5 anni, “oppure si può decidere che si salta un giro e si riprende più avanti”. In ogni caso, l’innalzamento in questo momento non appare “accettabile”. Oggi pomeriggio, ha concluso Sacconi, governo e sindacati “rifletteranno di questo e altri aspetti”; “occorrono regole per tutti che devono essere rimesse alla logica umana, la logica tecnocratica ci ha portato oltre: ripeto, quando è troppo è troppo.”.

b. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 14 luglio 2017

[…] ci unisce la ferma convinzione che si vada determinando una situazione insostenibile per la generazione già adulta all’atto dell’approvazione della manovra Monti-Fornero […].


  

c. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 16 luglio 2017

(ANSA) – ROMA, 16 LUG – “L’intervista del Presidente dell’Inps Tito Boeri, apparsa oggi su Il Sole 24 Ore, è mossa da un presupposto inesistente che la rende totalmente inutile. Non abbiamo proposto la cancellazione del collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita ma solo la sua rimodulazione temporale per alleggerire l’allungamento dell’età lavorativa, di circa sei anni, sulla generazione già adulta all’atto dell’approvazione della riforma Fornero e per aprire, nel frattempo, una più generale riflessione su un sistema previdenziale disegnato nel presupposto del vecchio mercato del lavoro che garantiva stabilità e continuità nei percorsi occupazionali”. Lo dichiarano Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. “Il sistema oggi – proseguono – penalizza soprattutto le giovani generazioni che avranno la certezza di andare in pensione a quasi 70 anni”. “Siamo ben consapevoli delle esigenze di sostenibilità nel lungo periodo per cui ci confronteremo, numeri alla mano, con il governo nelle sedi parlamentari”, concludono i Presidenti. (ANSA). 

d. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

(ANSA) – ROMA, 18 LUG – “La discussione sulle pensioni si sta surriscaldando: oggi sono intervenuti Renzi e Poletti per denunciare la mancanza di gradualità nel sistema pensionistico targato Monti-Fornero. Queste prese di posizione aiutano la scelta di chi, come noi, si batte da anni per passare da un sistema pensionistico rigido a uno flessibile”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. 

e. Altri casi in:

Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi[1 o 2]

Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni[1 o 2]


Commento

Il Sen. Sacconi ha assecondato per vari anni la vulgata che è tutta colpa della riforma Fornero col suo lungo e un po’ crudele silenzio, crudeltà – parrebbe – in cui cade ogni tanto (vedi il caso di Eluana Englaro o la spietatezza e iniquità delle misure anticrisi. [1 o 2]). 

  

Un silenzio da lui interrotto solo recentemente nella conferenza stampa da lui tenuta assieme all’On. Cesare Damiano (si vedano i punti 5a e 5b) in una sala della Camera dei Deputati, preceduta dalla diffusione di un appello che attribuisce in maniera volutamente erronea – fatto molto grave e per il luogo e per la provenienza – al Governo Monti-Fornero l’importante misura dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, in realtà introdotto – ripeto ancora una volta - dal ministro del Lavoro Sacconi nel 2010 con la legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

L’On. Damiano, a sua volta, aggiungendo colpa a colpa, ne dà ugualmente un resoconto omissivo e volutamente erroneo nella sua newsletter. 

In conclusione del paragrafo ‘Damiano-Sacconi’, last but not leastevidenzio che il Sen. Sacconi, autore della riforma delle pensioni più severa tra le sette riforme varate dal 1992, dissociandosi da se stesso come estensore del manifesto scritto riportato sopra, ha dichiarato verbalmente nel corso della conferenza stampa congiunta Damiano-Sacconi: “Non voglio negare di essere stato il padre del collegamento tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita, ma lo immaginavo in un contesto diverso dalla riforma Fornero. Quel che è troppo è troppo (cfr. Pensioni, Damiano e Sacconi contro gli adeguamenti automatici: "Serve gradualità"su Repubblica.it).  

Vale la pena di sottolineare che il “contesto diverso” è, sulla base delle norme, solo un diversivo: gli effetti della riforma delle pensioni della invero troppo zelante professoressa Fornero (evidentemente vittima anch'essa della propaganda berlusconiana, che non erano state messe le mani nelle tasche degli Italiani: una balla cosmica!), che doveva essere soltanto il completamento della riforma SACCONI ‘ordinato’, assieme ad altre misure, dalla BCE al Governo Berlusconi (come contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani per raffreddare lo spread) limitatamente alla revisione delle pensioni di anzianità e all’allineamento delle lavoratrici private a tutti gli altri (si veda la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.”), e impedito dal veto del Ministro Bossi (le pensioni di anzianità sono concentrate prevalentemente al Nord), sono stati in gran parte determinati e poi via via aggravati – come ho dimostrato al punto 3 - dalla riforma SACCONI, in particolare dall’adeguamento automatico all’aspettativa di vita introdotto dalla legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

Spero di essere stato congruamente comprensibile, obiettivo, circostanziato, utile ed esauriente. Mi auguro di essere imitato dal maggior numero di lettori, inclusi i sette esperti (del professor Cazzola, purtroppo, non ho l'indirizzo e-mail), poiché è dura, da solo, far cambiare idea sulle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero a quasi 60 milioni di Italiani... 


________________________________


Note:

[1] Ecco vari esempi:

Pensioni, effetto Sacconi Tremonti: calo del 27,4%

Inps: nei primi tre mesi dell'anno numeri dimezzati rispetto al 2011.

15 Aprile 2012

Inps, l'età media in aumento: promossa la riforma Sacconi

28/07/2012

Pensioni, l’annuncio dell’Inps: «Nei primi 3 mesi del 2012 assegni dimezzati»

Nei primi 3 mesi del 2012 le nuove pensioni sono state 43.870, erano 93.552 nel 2011

14 aprile 2012

Pensioni: effetto finestre e stretta anzianità

Dimezzati assegni primi tre mesi

Alessia tagliacozzo - 15 aprile, 20:40

Pensioni, il tracollo delle uscite. Gli effetti delle riforme Damiano e Sacconi: in 3 mesi -32% nel pubblico

Data: 26/04/2012

L'ETA MEDIA È SUPERIORE DI DUE ANNI RISPETTO ALLA FRANCIA E VICINA A QUELLA TEDESCA

Pensioni,« il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell'Inps

Nei primi sei mesi del 2012 l'età media per l'accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni

28 luglio 2012 | 20:45

Il dato sull'aumento dell'età media di pensionamento risente soprattutto dell'effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell'introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013.

Crollano le nuove pensioni. Nei primi nove mesi il 35,5% in meno (e la riforma Fornero non c'entra)

PD. DAMIANO “-35,5% di assegni pensionistici nel 2012: i risparmi vadano agli esodati”
Posted on domenica, 21 ottobre 2012 by Cesare Damiano Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha fatto importanti e positive dichiarazioni sulla situazione del cosiddetto “superinps” . tra queste, vale la pena sottolineare il dato relativo al calo di pensionamenti nel 2012: un -35,5% dei nuovi assegni registrato nei primi nove mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2011. Un risultato degno di nota che è il frutto, secondo il Presidente dell’Inps, del combinato disposto della riforma Damiano del 2007 (che introdusse quota 96) e di quella Sacconi del 2011 (che introdusse la finestra mobile di un anno). Questi risultati non sono da collegare all’ultima riforma del ministro Fornero, che farà sentire successivamente i suoi effetti.
http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/

NB: Vedi il mio commento col nickname Vincesko del 21.10.2012  22:21 in calce all'articolo, che fa rilevare all’On. Damiano che 4 mesi (in media) dei 12 della “finestra” erano stati già previsti dalla L. 247/2007 - Riforma delle pensioni Damiano. https://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/#comment-18334.    


[2] Chi disinforma chi?

Vale la pena di evidenziare che lo studio elaborato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Il dibattito sulla flessibilità pensionistica usa dati di EUROSTAT, oblitera completamente la riforma SACCONI con la riforma Fornero, analizza gli andamenti divergenti degli occupati anziani e degli occupati giovani individuando tre “rotture” in corrispondenza delle riforme pensionistiche “Maroni” (Berlusconi-Maroni) del 2004, “Prodi” (Prodi-Damiano) del 2007 e “Fornero” (Monti-Fornero) del 2011, e l’autore Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” legandola alla riforma Fornero e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012 (ma i suoi effetti, secondo il precedente presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, si dispiegano dal 2013[cfr. nota 1]), e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla severa riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, L. 122/2010, art.12), completamente obliterata (almeno formalmente, visto che egli dichiara a Carlo Clericetti, su mia sollecitazione, che ha considerato la riforma SACCONI) per effetto di una specie di ingiustificabile damnatio memoriae.[1 o 2]   

Di chi è la colpa della totale obliterazione? Di EUROSTAT o dell’UPB? In ogni caso, di chiunque sia la colpa, è preoccupante che due importanti Organi pubblici, deputati a diffondere informazioni corrette, veicolino notizie false, fake news, bufale. Ancor più preoccupante se lo schema errato appena descritto è il medesimo contenuto nello studio Boeri-Garibaldi-Moen “WorkINPS Papers A clash of generations? Increase in Retirement Age and Labor Demand for Youth”.

UPB - Il dibattito sulla flessibilità pensionistica


[3] Anche Wikipedia partecipa alla congiura del silenzionon contempla la voce “Riforma delle pensioni Sacconi”. Intendevo crearla, ma per impratichirmi sul particolare programma di scrittura Wikipedia ho prima provveduto a modificare la voce Wikipedia esistente “Riforma delle pensioni Fornero”, che era molto carente, introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore piuttosto maleducato e arrogante - che sta lì da anni ma del quale non esiste neppure un profilo -, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e l’istruttivo Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione Europea (circa il quale sto elaborando un altro documento con notizie e soprattutto nessi molto difficilmente reperibili in Rete, per smentire false convinzioni su ciò che è avvenuto nella scorsa legislatura, fatte proprie da quasi 60 milioni di Italiani) non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia, che non ammettono la parola “analisi” (“Wikipedia non fa analisi!” è il ritornello di tutti i volontari-amministratori), né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza. Allora ho rinunciato (per ora).  


[4] Risparmi dalle riforme pensionistiche dal 2004

Per quanto attiene alla spesa pensionistica, (i) l’importo ufficiale che costituisce il numeratore del rapporto con il Pil include 90 mld di voci spurie: spesa assistenziale, TFR e 50 mld di imposte, che è una partita di giro; al netto di tali voci, il rapporto spesa pensionistica/Pil scende dal 16% al 12%; e (ii) i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ è stato abolito da Damiano, Damiano, Sacconi e Fornero) sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero.[1 o 2]           


***

Nota in calce

Ho inviato l’articolo anche al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, dopo aver letto un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera e riportato dal sito di cui è presidente, Itinerari Previdenziali. Da esso, ho scoperto una cosa che non sapevo esattamente: che EUROSTAT riporta pari pari i dati forniti dall’ISTAT, per cui avrei dovuto scrivere ISTAT e non EUROSTAT.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Da:  v

Data: 19/12/2017 23:49

ALLA C.A. DEL PROF. ALBERTO BRAMBILLA E DI DOMENICO COLMEGNA

Ho letto l'articolo “Numeri corretti all’Europa per tutelare i veri pensionati”: sono d'accordo, tranne che sulla riforma Fornero. Finora, ho solo ascoltato il Prof. Brambilla una sola volta, recentemente, alla radio, non vorrei includerlo come ennesimo esperto "amico" che sopravvaluta gli effetti della riforma Fornero (pochi giorni fa ho dovuto scrivere anche al Prof. Pizzuti[1]). Allego l'ultimo mio post sulle pensioni, ma nel testo ce ne sono altri.


[1] Email al Prof. Felice Roberto Pizzuti_Pensioni

Pensioni: SACCONI molto più di Fornero

Da:  v

Data:  13/12/2017  20:37

Egr. Prof. Pizzuti,

Ho letto con grande sorpresa questo passo del Suo ultimo articolo su Sbilanciamoci, intitolato “La ‘bomba sociale’ delle pensioni”:

Il forte e crescente aumento dell’età di pensionamento deciso con la riforma Fornero – aggravato dal suo incongruo adeguamento automatico alla vita media attesa che la porterà a 67 anni dal 2019”.

Constato con costernazione che anche Lei è tra i quasi 60 milioni di vittime della damnatio memoriae della riforma SACCONI, poiché a portare l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni dal 2019 è la riforma SACCONI. E a introdurre l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita è sempre la riforma SACCONI, col comma 12bis dell’art. 12 della legge 122/2010.

Mi permetto, pertanto, di trasmettere anche a Lei:

Pensioni: notizie false (fake news)

Spero che anche Lei voglia contribuire a fare chiarezza sulla paternità delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti,

V.


***

Destinatari


17/12/2017  23:48

(n. 50 destinatari)


18/12/2017  00:11

(n. 49)  


18/12/2017  00:55

(n. 39)


(n. 47)


18/12/2017  14:31

luigi.zanda@senato.itlinda.lanzillotta@senato.itroberto.calderoli@senato.itgasparri@tin.it

rosamaria.digiorgi@senato.itpaolo.romani@senato.itgiovanni.endrizzi@senato.it

laura.bianconi@senato.itkarl.zeller@senato.itmario.ferrara@senato.it

mariacecilia.guerra@senato.itlucio.barani@senato.itgianmarco.centinaio@senato.it

gaetano.quagliariello@senato.itloredana.depetris@senato.itmaria.mussini@senato.it

mauromaria.marino@senato.iteva.longo@senato.itfranco.carraro@senato.it

maria.spilabotte@senato.itnunzia.catalfo@senato.itsereni_m@camera.itgiachetti_r@camera.it

baldelli_s@camera.itcolletti_a@camera.itdellai_l@camera.itfedriga_m@camera.it

laforgia_f@camera.itlupi_m@camera.itmarcon_g@camera.itpisicchio_g@camera.it

rampelli_f@camera.itromano_f@camera.itrosato_e@camera.itartini_m@camera.it

monchiero_g@camera.itlatronico_c@camera.itbragantini_m@camera.italfreider_d@camera.it,

 locatelli_p@camera.itbuttiglione_r@camera.itbernardo_m@camera.itgiacomoni_s@camera.it,

 petrini_paolo@camera.itpolverini_r@camera.itrizzetto_w@camera.itdattorre_a@camera.it

dellaringa_c@camera.it

(n. 50)


18/12/2017  14:52

annamaria.parente@senato.itemanuela.munerato@senato.itnunzia.catalfo@senato.it

maria.spilabotte@senato.itnicoletta.favero@senato.itsara.paglini@senato.it

stefano.bertacco@senato.itignazio.angioni@senato.itfrancesco.aracri@senato.it

andrea.augello@senato.itdomenico.auricchio@senato.itgiovanni.barozzino@senato.it

alessandra.bencini@senato.ithans.berger@senato.itgiuseppe.compagnone@senato.it

franco.conte@senato.iterica.dadda@senato.itsegreteriadali@gmail.com

antonio.depoli@senato.italdo.dibiagio@senato.itsalvatoretito.dimaggio@senato.it

sergio.divina@senato.itangela.donghia@senato.itnicoletta.favero@senato.it

mario.ferrara@senato.itserenella.fucksia@senato.itmariagrazia.gatti@senato.it

niccolo.ghedini@senato.itrita.ghedini@senato.itichino@pietroichino.itstefano.lepri@senato.it

patrizia.manassero@senato.itbruno.mancuso@senato.itmario.mauro@senato.it

mariapaola.merloni@senato.itandrea.olivero@senato.itgiuseppe.pagano@senato.it

stefania.pezzopane@senato.itenrico.piccinelli@senato.itsergio.puglia@senato.it

lucio.romano@senato.itmariarosaria.rossi@senato.itmaurizio.sacconi@senato.it

antoniofabio.scavone@senato.itrenato.schifani@senato.it,  giancarlo.serafini@senato.it

denis.verdini@senato.itantoniogiuseppe.verro@senato.it,  claudio.zin@senato.it

vittorio.zizza@senato.it  

(n. 50)


18/12/2017  20:24  -  Commissione Lavoro Camera dei Deputati

(n. 44)


19/12/2017  20:57 

segreteria.landini@cgil.it, segreteria.bascotto@cgil.itsegreteria.colla@cgil.itsegreteria.dettori@cgil.itsegreteria.fracassi@cgil.itsegreteria.ghiselli@cgil.itsegreteria.martini@cgil.itsegreteria.massafra@cgil.itsegreteria.scacchetti@cgil.it, posta@filcams.cgil.itnazionale@filctemcgil.itufficiostampa@filleacgil.itsegr.gen@filtcgil.itorganizzazione@filtcgil.itufficio.stampa@filtcgil.itorganizzazione@fiom.cgil.itg.polo@fiom.cgil.itc.scarcelli@fiom.cgil.itquadri@fisac.itportale@fisac.itorganizzazione@fisac.itflai-nazionale@flai.itorganizzazione@flcgil.itfederconsumatori@federconsumatori.itnidil@nidil.cgil.itcomunicazione@nidil.cgil.itorganizzazione@uil.itcontrattazione.polsettoriali@uil.itpoliticheeconomiche@uil.itpolterritoriali@uil.itfiscoprevidenza@uil.itnuovowelfare@uil.itbilancio@uil.itufficio.stampa@cisl.itredazione.sito@cisl.itlabortv@cisl.itconquiste_lavoro@cisl.itfemca.nazionale@cisl.itfemca.comunicazione@cisl.itnazionale@flaeicisl.orgfederazione.filca@cisl.itfederazione.fistel@cisl.itfederazione.fai@cisl.itfp@cisl.itcisl.scuola@cisl.itsegrge.slp@cisl.itsegrag.slp@cisl.itpierangelo.raineri@fistcisl.itrosetta.raso@fistcisl.itmattia.pirulli@fistcisl.it

(n. 50)


19/12/2017 23:49

flavia.brambilla@itinerariprevidenziali.italla c.a. del Prof. Alberto Brambilla e di Domenico Colmegna




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Lettera a Il Messaggero su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento




Pubblico la lettera che ho inviato ieri al quotidiano Il Messaggero, dopo aver letto un suo articolo sull’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, che, nonostante due mie lettere, continuano ad attribuire erroneamente alla riforma delle pensioni Fornero anziché alla riforma delle pensioni Sacconi. In questo caso, lo fanno anche riportando le parole di uno smemorato On. Roberto Giachetti.


Alla Redazione de Il messaggero, in particolare alla c.a. del Dott. Marco Conti

Traggo dal Vostro articolo di oggi, a firma di Marco Conti, “Pensioni, sfida di Gentiloni a Mdp: e ora la manovra rischia” “Obiettivo dei sindacati, Cgil in testa, è abbattere la legge Fornero - «che ci fece votare Bersani», ricorda Roberto Giachetti - se non fosse che «le risorse limitate» di cui dispone il Paese impediscono l'abolizione del meccanismo di allungamento automatico dell'età che a suo tempo votò anche FI”.

AvendoVi scritto già due volte (al direttore e al caporedattore Economia),[1] ri-ri-risegnalo che l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita NON è stato introdotto dalla riforma delle pensioni Fornero, che è una BUFALA che, per colpa della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana, di tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2010 ((http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104209)di politici smemorati, come l'On. Giachetti (che dimentica anche che il governo Monti fu un governo d’emergenza chiamato ad attuare le richieste ultimative della famosa lettera del 5/8/2011 della BCE, che includeva le pensioni, come contropartita dell’aiuto della BCE, v. il programma SMP di acquisti di titoli di Stato, implementato per l’Italia a distanza di 10 giorni - 22/8 - dall’approvazione della seconda, mastodontica manovra finanziaria estiva da parte del governo Berlusconi) e l'On. Salvini (che la riforma SACCONI la votò, assieme a tutta la Lega Nord, gliel’ho già scritto 2 anni e mezzo fa,[2] ma continua a minacciare l’esilio alla prof.ssa Fornero), di esperti di previdenza come Giuliano Cazzola, Oscar Giannino e Tito Boeri, di politici distratti e “congiuratori”, come il Sen. Maurizio Sacconi, l’On. Cesare Damiano e il Sen. Pietro Ichino (ho scritto loro già almeno 4 volte ed ho in preparazione l’ennesima email, v. ciò che scrivono nelle loro recenti newsletter), o il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, o sindacalisti oggettivamente un po’ mendaci nella questione del meccanismo automatico di adeguamento, come Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo (le cui confederazioni, delle quali erano alti dirigenti, nel 2010, furono “complici” dell’allora ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ed ai quali ho già scritto almeno 3 volte; ciò, invece, che non si comprende affatto è perché sorprendentemente lo facciano anche Susanna Camusso e Maurizio Landini, poiché la CGIL fu l’unico sindacato che si oppose alla L. 122/2010, la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia, di 62 mld cumulati), e della stessa coraggiosa millantatrice Fornero (gliel’ho scritto[3] e riscritto, ma continua a farsi intervistare senza rinviare i giornalisti al vero autore), è una BUFALA, dicevo, che circola da 6 anni, bensì dalla riforma delle pensioni SACCONI, con la L. 122/2010, art. 12, comma 12bis.

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

link non più attivo, sostituito da:

Dopo l’adeguamento triennale del 2019, che varrà fino al 2021, la cadenza (a decorrere dal 2022), in forza della riforma Fornero, sarà biennale. Ma questo, in ogni caso, è solo un’accelerazione del meccanismo periodico introdotto da SACCONI nel 2010. Se l’aumento dell’aspettativa di vita è confermato in 5 mesi, per cui l’età di pensionamento sarà di 67 anni nel 2019 per tutti, la clausola di salvaguardia della riforma Fornero (67 anni nel 2021) sarà superflua.

Trattandosi di leggi, è facile verificare (a) che è la riforma SACCONI che porterà l’età di pensionamento a 67 anni, sia degli uomini (pubblici e privati), sia delle donne del settore pubblico, sia di quelle del settore privato (le uniche oggetto di allineamento graduale entro il 2018 a TUTTI gli altri da parte della riforma Fornero) in forza del meccanismo automatico; e (b) che la stessa legge Fornero (L. 214/2011, art. 24), che si “appropria” – reiterandole - di varie misure incisive della legge SACCONI (ad esempio l’aumento dell’età base di 1 anno, compensato dall’eliminazione della “finestra” di 12 mesi per tutti, introdotta dalla riforma Damiano - in media, 4 mesi - e aumentata dalla riforma SACCONI - 8 mesi -; riducendola – sempre la riforma Fornero - per gli autonomi da 18 a 12 mesi) cita più volte il meccanismo automatico facendo riferimento alla L. 122/2010, art. 12 (ad esempio ai commi 4, 6 e 12).

Per quanto riguarda, infine, i risparmi di spesa dopo le varie riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano, Damiano, 2007, SACCONI, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), sono stati dalla RGS (a) quantificati in ben 900 mld fino al 2060 “circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060”; e (b) ascrittitagliando istituzionalmente la testa al toro della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, per meno di un terzo del totale delle riforme dal 2011 [rectius: dal 2004, ndr] alla riforma Fornero.[4]

Spero, pertanto, vogliate fare una rettifica, come ha già fatto Repubblica,[5] e contribuire d’ora in poi alla chiarificazione sulle pensioni e su chi veramente ha messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la recessione.

Cordiali saluti,

V.


[1]

Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


[2] Lettera all’On. Matteo Salvini


[3] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


[4] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76)

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).


[5] Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


PS: Fate girare la notizia tra i redattori.



Destinatari:


(n. 50 destinatari)



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Dialogo con Carlo Clericetti sulla damnatio memoriae della riforma delle pensioni Sacconi




Riporto il dialogo tra Carlo Clericetti e me sulla cancellazione del nome e perfino – sembra – della memoria, una sorta di damnatio memoriae e di oblio, alimentati dalla congiunzione di un coacervo di motivazioni varie, contrastanti nella loro natura ma convergenti nel loro effetto: ambizione, millanteria, superbia, pusillanimità, e, come recita la voce “oblio” del vocabolario Treccani, “un processo difensivo di rimozione contro l’emergere di contenuti di memoria sgraditi”, dei vari attori in campo, della importante riforma delle pensioni Sacconi da parte dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (UPB), obliterata completamente dalla successiva e meno severa riforma delle pensioni Fornero (cfr. il grafico nell'appendice), svoltosi nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it, in calce a questo suo articolo:


Carlo Clericetti  -  1 LUG 2017

Chi ruba il lavoro ai giovani


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Carlo Carlo,
mi sorprende che anche lei contribuisca alla DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che coinvolge tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 (vedi il primo link più sotto), e perfino l’INPS.
Per riparare, faccio un riepilogo sintetico di cose che ho già scritto, anche qui, decine di volte.

Riforme delle pensioni
Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Sacconi, non Fornero
L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – che infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):
– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;
– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.
Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.
Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità (Goebbels).
Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quello sul risanamento iniquo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1, ed a vari altri che hanno contrassegnato i vari governi berlusconiani? I quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, la quale, nella sua legge (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che da bravo furbacchione fa da anni lo gnorri) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default, prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il bugiardo finto smemorato che votò assieme al suo partito la riforma Sacconi.
Gliel’ho anche scritto, alla Prof.ssa Fornero (oltre che al Prof. Monti).
Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive.
Vincesko


 

Caro Vincesko, ho scritto "dopo l'ultimo innalzamento dell'età pensionabile", non che li avesse fatti tutti la Fornero. Comunque un ripassino fa sempre bene.


 

Caro Carlo,
La riforma Fornero, in sostanza, ha innalzato - gradualmente entro il 2021 - l'età di pensionamento soltanto delle lavoratrici dipendenti private; a TUTTI gli altri (uomini dei settori privato e pubblico e donne del settore pubblico) lo ha fatto la riforma SACCONI, e di botto, senza gradualità, anche di 6 anni!
Provi a vedere la raccolta di Repubblica del 2010, quando, con la scusa della sentenza della Corte di Giustizia europea (che aveva solo chiesto l'equiparazione uomini-donne del settore pubblico), il destrorso sedicente socialista Sacconi aumentò di botto l'età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti pubbliche anche di 6 anni (5 anni da 60 a 65 + la cosiddetta "finestra" di 1 anno per l'erogazione effettiva dell'assegno pensionistico).
E ad allungare l'età di pensionamento a 66 anni e 7 mesi oggi, a 67 nel 2020 e via via a 70 e oltre è stato SACCONI con l'introduzione dell'adeguamento triennale all'aspettativa di vita, e non la Fornero, come invece la accusa il bugiardo e senza vergogna Matteo Salvini.
Eppure, nell'articolo, per colpa beninteso - incredibile ma vero - soprattutto dei professoroni del lavoro e simili, si cita soltanto la Fornero e NON Sacconi.
E questo avviene - dappertutto e in tutte le salse - da ben 6 anni, perfino ad opera dell'INPS (ho prodotto la prova in fondo al primo post linkato sopra).
Altro che regime hitlerian-goebbelsiano!
Vincesko


 

Traggo dal mio archivio un articolo del 2010 sul DL 78/2010, la prima manovra correttiva (di 62 mld cumulati) dopo la crisi della Grecia, convertito dalla legge 122/2010, che, all’art. 12, reca anche la severa riforma delle pensioni SACCONI (poi resa ancora più severa dal DL 98/2011 e dal DL 138/2011):

Manovra, si andrà in pensione più tardi anche con 40 anni di contributi
Sale di un anno il requisito per ottenere le rendite d'anzianità. Dopo il 2020 si andrà a riposo a 67 anni
di Diodato Pirone
ROMA (30 maggio 2010) - Bisogna tornare al 1992 o al 1994, all’Italia della liretta o al primo Berlusconi in lite con Bossi, per raccontare di una mazzata così forte sul fronte delle pensioni.
Ma è il quarto punto quello destinato ad incidere di più nel lungo termine. Un punto non inserito nella manovra ma in un regolamento entrato in vigore un paio di giorni fa nell’indifferenza generale. Invece si tratta di una norma che cambierà la vita di milioni di italiani poiché lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita dal primo gennaio 2015. In questo modo è già certo che fra poco più di 4 anni l’età pensionabile salirà di altri 3 mesi. Il regolamento prevede inoltre che il conteggio venga rifatto ogni 3 anni e questo vuol dire che con gli aumenti pressocché certi del 2018 e del 2021, nel 2024 gli italiani andranno in pensione a 67 anni. E’ un traguardo importante, non solo per l’orizzonte lavorativo ma anche per il giudizio dei mercati finanziari e della Commissione Europea sui conti pubblici italiani. La Germania, tanto per fare un esempio, prevede di raggiungere i 67 anni nel 2027. Secondo il Tesoro questa operazione vale circa mezzo punto di Pil (7-8 miliardi di euro) dopo il 2025. E c’è infine un’ulteriore novità: i futuri calcoli previdenziali saranno differenziati fra maschi e femmine che, dunque, in futuro potrebbero andare a riposo dopo gli uomini visto che hanno un’aspettativa di vita molto più alta.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104209
Vincesko
(continua)


 

(segue)

In effetti, ad introdurre l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita non è stato il regolamento citato dal Messaggero, ma il comma 12bis dell’art. 12 del DL 78/2010, convertito dalla legge 122/2010

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.
http://www.dps.tesoro.it/documentazione/uval/DL_78_2010.pdf

link non più attivo, sostituito da:

Vincesko
(continua)


 

(segue)

Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea

ECONOMIA
Ingiusto, secondo i giudici di Lussemburgo, il regime previdenziale
che prevede, per i dipendenti pubblici, la differenza di cinque anni con gli uomini
La Corte Europea condanna l'Italia per l'età pensionabile delle donne
Saraceno: "Adesso si investa in servizi e si compensi davvero chi fa il lavoro di cura"
Bonino: "E' una questione che non dovrebbe essere più di attualità in uno Stato moderno"
di ROSARIA AMATO
(13 novembre 2008)

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/pensioni-corte-giustizia/pensioni-corte-giustizia/pensioni-corte-giustizia.html
Vincesko
(continua)


 

(segue)
Delle 5 ipotesi suggerite dalla commissione di studio, il governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, con i DL del 2010 e del 2011, scelse la più severa nei riguardi delle dipendenti pubbliche.
LA SENTENZA EUROPEA E LA RIFORMA DELLE PENSIONI
10.02.09 - Leonello Tronti

http://www.lavoce.info/archives/25482/la-sentenza-europea-e-la-riforma-delle-pensioni/
Vincesko
(continua)


 

(segue)

Infine, questa è un’analisi delle modifiche peggiorative recate dal DL 98/2011 e 138/2011, varati a cavallo della famosa lettera ultimativa del 5/8/2011 della BCE (Trichet e Draghi) al governo Berlusconi.

FNP – Previdenza.flash
Numero 30 Settembre 2011
Decreto Legge n.98/2011 convertito nella Legge 111/2011) Decreto Legge n.138/2011 convertito nella Legge 148/2011)
La manovra d'estate 2011 Le novità in tema di pensioni e previdenza
C’era da aspettarselo! Solo un inguaribile ottimista poteva pensare che la “nave” della previdenza potesse uscire dalla tempesta finanziaria di questi ultimi due mesi senza riportare danni a vele, alberi e timone.
Così non è stato! I due provvedimenti di legge adottati a luglio (decreto Legge n.98/2011 convertito nella Legge 111/2011) ed agosto (Decreto Legge n.138/2011 convertito nella Legge 148/2011) per raddrizzare i nostri conti pubblici hanno, infatti, ritoccato, seppur tra tante esitazioni, il nostro sistema pensionistico, chiamando a sacrifici i pensionati, i lavoratori ormai prossimi al pensionamento e, infine, quelli che andranno in pensione tra qualche anno.
A rendere più indigesta la pillola c’è stata, poi, la grande confusione creatasi sia per l’accavalcarsi in breve tempo di due leggi sia per la ridda di proposte di modifica prima avanzate e, poi, frettolosamente ritirate.
A beneficio di chi ha trascorso questi mesi in vacanza, dimenticando i problemi che troverà nei prossimi mesi, vediamo, in breve, che cosa è cambiato in materia di previdenza e pensioni.
Ma, forse, non è finita qui………..
https://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf 
Vincesko


 

Caro Carlo,
Poiché io penso siamo di fronte ad uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE circa la storia legislativa italiana (paragonabile soltanto ai casi coevi del "salvataggio dell'Italia" ad opera di Monti e della violazione statutaria da parte della BCE), vale la pena di aggiungere qualche altra considerazione.
Di Nicola Salerno, ho letto sia l’articolo da lei linkato, sia questo suo ampio studio Il dibattito sulla flessibilità pensionistica http://doczz.it/doc/1475972/il-dibattito-sulla-flessibilit%C3%A0-pensionistica. Beh, in nessuno dei due egli cita la riforma SACCONI delle pensioni, ben più incisiva e severa della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, che invece, nello studio, egli cita ben 6 volte ed alla quale attribuisce tutte le misure della riforma Sacconi.
A dimostrarlo, valga per tutte e sei il passo più significativo al riguardo:
La figura 2 propone un approfondimento sull’Italia tra il primo trimestre 1998 e il primo trimestre 2016. Sino al 2004, tutte le serie, fuorché quella degli ultrasessantacinquenni, coevolvono lungo un trend crescente. Poi si presentano, una dopo l’altra, tre rotture, ciascuna coincidente con una riforma delle pensioni, la “Maroni”, la “Prodi”, la “Fornero”. (pag. 8)
La prima rottura (2004) separa il trend dei 50-54enni e dei 55-64enni, che continua positivo, da quello dei 15-24enni, che avvia il percorso di contrazione continuato sino a oggi13. La seconda rottura (2007-08) separa il tasso di occupazione dei 55-64enni, che intensifica il suo trend positivo, da quello dei 50-54enni; contestualmente il trend del tasso di occupazione dei 25-49enni diviene negativo e quello dei 15-24enni subisce una ulteriore spinta alla riduzione14. Con la terza rottura (2011-12), il tasso di occupazione dei 55-64enni rafforza il trend positivo, mentre quello dei 15-24enni quello negativo; quest’ultima rottura l’apertura di un trend crescente per il tasso di occupazione degli ultrasessantacinquenni, sino a quel momento in lenta ma continua contrazione dal 199815. (pag. 10).
Bisognerebbe segnalare al funzionario dell’Ufficio parlamentare di bilancio che è rimasto vittima anch’egli, come quasi 60 milioni di Italiani, della propaganda berlusconiana e della mistificazione – un vero e proprio plagio e appropriazione indebita – operata dalla professoressa Elsa Fornero, ripetendo nel DL 201 del 6 dicembre 2011 (c.d. “Salva-Italia”), art. 24, le misure già varate da Sacconi, soprattutto nel 2010, e vigenti dall’1.1.2011, a danno appunto del sedicente socialista Sacconi, che da bravo furbacchione non grida “al ladro, al ladro!” ma sta al gioco (forse per paura della minaccia di esilio lanciata dal bugiardo Matteo Salvini a danno della professoressa Fornero…).
Aggiungo, infine, un’ultima notazione. Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012, e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, art.12).
Vincesko


  

Caro Vincesko, giro le sue precisazioni a Salerno, che è persona cortese e disponibile. Le farò sapere.

PS: Salerno prende atto e dice che ha senz'altro considerato la riforma Sacconi, e comunque il suo intento era concentrarsi essenzialmente sugli effetti dei cambi di normativa più che sulle attribuzioni specifiche a chi le aveva attuate.


 

PS: A Matteo Salvini, glielo scrissi 2 anni fa che è un bugiardo e, anziché chiederlo a Monti e Fornero, dovrebbe vergognarsi e dimettersi lui.
Lettera all’On. Matteo Salvini


 

@Vincesko ho letto la lettera a Salvini nel suo link. Grazie per aver precisato. Mi hai in qualche modo dato conferma che TUTTO "l'arco costituzionale" Italiano è costituito da "AMICI DELLA FINANZA"!

Il contrasto fra di loro è tutto su chi "si dimostra più amico", continuando a imbrogliare gli Italiani, avendo più seguaci.

Sì, è ora di smascherare l'andazzo!

Saluti.


 

Caro Carlo,
L’intento di Nicola Salerno è fuori discussione, mi pare ovvio. Non si capisce, invece, in che senso egli abbia considerato la “riforma Sacconi”, visto che non l’ha citata affatto né nell’articolo né nel lungo studio e, anzi, ha attribuito tutte le misure di Sacconi, e perfino gli effetti del 2011, alla riforma Fornero. Come fanno quasi 60 milioni di Italiani. Ma (almeno io) trovo preoccupante che lo faccia, oltre all’INPS, un funzionario dell’organo che fa le leggi. Come minimo, mi aspetto che ora egli faccia, non un comunicato stampa, ma almeno un’errata corrige… (i puntini sospensivi stanno ad indicare una battuta ironica).
Vincesko


Post collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti



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Lettera a Marcello Sorgi su numero esodati e notizie false sulle pensioni



Pubblico la lettera che ho inviato oggi a Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa, dopo aver letto un suo articolo in cui, tra l’altro, si è chiesto che fine avesse fatto il conto sul numero degli esodati.


Esodati e notizie false sulle pensioni

Da:  v

11/11/2017  16:05


Egr. Dott. Marcello Sorgi,

Traggo dal Suo articolo di oggi su La Stampa, intitolato Renzi e Visco: c’è Etruria all’origine del grande gelo  http://www.lastampa.it/2017/11/11/italia/politica/renzi-e-visco-c-etruria-allorigine-del-grande-gelo-Q5gIvP7cy4JPWUtfj5EwqK/pagina.html

“Tanto che il numero dei risparmiatori traditi comincia a somigliare, per lievitazione, a quello degli esodati della legge Fornero, di cui ancor oggi s’è perso il conto”.

No, Le segnalo che il numero degli esodati è noto e a consuntivo ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale, determinata erroneamente (come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”) dalla burocrazia (RGS e INPS).[1]


di Cesare Damiano - 18/10/2017

Ciò mi dà l'opportunità di inviare anche a Lei (oltre che al direttore e al caporedattore Economia de La Stampa e a tutti i principali media e ai più noti giornalisti) un mio documento che svela una bufala sulle pensioni che circola da sei anni sui media, riguarda la riforma Fornero e ha fatto - pare - quasi 60 milioni di vittime (tra i propalatori della bufala, Lei non ci crederà ma sto preparando un post con le prove documentali, oltre alla stessa professoressa Fornero, ci sono noti esperti di pensioni: Cazzola, Giannino, Boeri, Ichino, Damiano):

Pensioni: notizie false (fake news)

[1] Cfr. nota 7, Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Spero di essere stato utile e che voglia anche Lei contribuire alla diffusione della verità sulle pensioni. Grazie.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni



E-mail all’on. Cesare Damiano_Notizie false sulle pensioni


Pensioni: notizie false (fake news)

Da:  v

2/11/2017 23:59


Egr. On. Damiano,

Lei continua, nella Sua newsletter di oggi 2 novembre, forse per colpa del virus che Le ho segnalato, (a) ad omettere sistematicamente, quando scrive dell’adeguamento all’aspettativa di vita, il nome del suo autore: Maurizio SACCONI (comma 12bis dell’art. 12 del DL 78/2010, convertito dalla legge 122/2010); e (b) ad affermare un’altra cosa non vera: il “brusco innalzamento di 5-6 anni dell'uscita dal lavoro voluta dal Governo Monti”, che invece aumentò gradualmente entro il 2018 l’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri, e ridusse di 6 mesi quella dei lavoratori autonomi, allineandoli a tutti gli altri; e omette ancora una volta il nome dell’attuale Sen. SACCONI, che aumentò, senza gradualità, di 5 anni + “finestra” di 12 mesi (di cui 4 mesi in media decisi dalla Sua riforma, L. 247/2007) l’età di pensionamento delle dipendenti pubbliche.

Ho notato che anche il Sen. Pietro Ichino, nella sua ultima newsletter, ha erroneamente e sorprendentemente attribuito alla riforma Fornero, anziché alla riforma SACCONI, l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita.

Se non fosse inverosimile, a giudicare dalla Vostra pervicacia di propalare notizie false (fake news) sulle pensioni, mi verrebbe da pensare che ci sia una congiura di Voi parlamentari esperti del ramo contro la povera millantatrice professoressa Fornero… Cosa che, anche se ella è antipatica e spietata, non vi farebbe onore.

Cordiali saluti,

V.


PS: La scorsa settimana, ho omesso di inviarLe questa e-mail, colmo la lacuna:

Pensioni: notizie false (fake news)



Appendice


La mia prima e-mail è del 6/7/2015:


Pensioni

Da: v

6/7/2015 17:23

A:  damiano_c@cameta.it


Egr. On. Damiano,

Leggo quotidianamente i Suoi comunicati stampa e mi sono reso conto che anche Lei è DISINFORMATO sulle pensioni oppure, più probabilmente, fa finta di esserlo, poiché attribuisce tutto alla riforma Fornero.

Le chiedo, perciò, di voler spendere qualche minuto per leggere la mia:

Lettera ai media, al governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure, se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria, http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.

Cordiali saluti

V.



Post e articoli collegati:


Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi


Ecco una nuova esternazione dell’On. Damiano, citando sempre soltanto Monti, anche a sproposito (questa volta al posto della Fornero) e mai SACCONI, che è l'autore del cumulo oneroso dei contributi e del meccanismo automatico di innalzamento dell’età di pensionamento, che ha, tra l’altro, aggravato gli effetti dell’abolizione delle “quote” decisa dalla riforma Fornero

Tutti dimenticano volutamente il pesante salasso subito dalle pensioni in questi anni e trascurano il fatto che, attraverso le varie riforme, dal 2004 al 2050 verrà risparmiata una cifra iperbolica, pari a 900 miliardi di euro, che verrà sottratta alle pensioni al fine di tenere in equilibrio i conti pubblici”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. Per fortuna, nonostante la pressione delle dottrine liberiste prevalenti in Europa, il Parlamento Italiano ha corretto alcune delle storture della Legge Monti con 8 salvaguardie degli esodati [anche con la riforma SACCONI ci furono migliaia di “esodati”, ndr], l'estensione di opzione donna, l'introduzione della flessibilità attraverso l'Ape sociale [la flessibilità è stata già introdotta dalla riforma Fornero, ndr], il ripristino del cumulo gratuito dei contributi [l’onerosità del cumulo, come sa benissimo l’On. Damiano, che l’ha prima avversata e poi per molti anni criticata severamente, fu decisa dalla riforma SACCONI, ndr], l'aumento della 14° mensilità per i pensionati più poveri [varata da Prodi-Damiano, ndr], e la diversificazione dell'innalzamento dell'età pensionabile in relazione alle attività usuranti e gravose [innalzamento deciso dalla riforma SACCONI, ndr]. Possiamo dire che fin qui, nel complesso, abbiamo salvaguardato circa 250.000 lavoratori” [nel contesto dell’articolo e nazionale, il termine “salvaguardato” è ingannevole, poiché nell’opinione comune è legato alla riforma Fornero, ndr].

http://www.cesaredamiano.org/2017/11/28/ocse-damiano-si-dimenticano-salassi-subiti-dalle-pensioni/    


"Per chi è dipendente - spiega - occorre superare la derogabilità di leggi e contratti voluta dal Governo Berlusconi (legge 148/2011) [dal ministro del Lavoro, Maurizio SACCONI, ndr].


Ad esempio, andrebbe abbassata o eliminata la soglia (2,8 volte la pensione minima, che corrisponde a una pensione di circa 1.300 euro mensili) che consente di accedere alla pensione anticipata a 63 anni a chi ha un calcolo interamente contributivo. Una misura stupida, vessatoria e iniqua contro i giovani, la maggioranza dei quali, svolgendo un lavoro discontinuo, non potrà mai arrivare a quel traguardo e quindi dovrà rimandare il momento della pensione". Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. […] La fase delle pensioni-bancomat per coprire il debito dovrebbe essere finita, dopo l'enorme salasso realizzato dal Governo Monti", conclude. [Bugia: come sa bene l’On. Damiano, che li ha segnalati numerose volte, vedi anche sopra, il salasso lo ha praticato la riforma SACCONI, ed anche un po’ la riforma Damiano, cfr. i dati di RGS sul risparmio delle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano; SACCONI e Fornero) stimato in 900 mld al 2060, dei quali meno di 1/3 attribuito alla riforma Fornero, ndr].



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Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti


Dopo che avevo ‘postato’ un commento rettificativo sul loro sito in calce a questo articolo https://www.lacittafutura.it/interni/la-truffa-si-vive-meno-ma-aumenta-l-eta-per-andare-in-pensione.html, la redazione del giornale on-line La Città Futura mi ha chiesto di inviarle un articolo sulle pensioni, includendo se possibile un riferimento a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti all’inizio del mese. Lo pubblico anche qua. Il titolo e alcune piccole modifiche utili alla polemica politica sono redazionali.



Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti

Pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

di Vincesko  -  21/10/2017


Il governo ha da poco varato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) sposando le considerazioni di Bankitalia e Corte dei Conti sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, osserva palazzo Koch, mentre i magistrati contabili evidenziano che “non si tratta, evidentemente, di rispondere alle nuove evidenze con ulteriori restrizioni dei parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero; si tratta invece di cogliere ancor meglio il senso della delicatezza del comparto e confermare i caratteri strutturali della riforma, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione). Ogni arretramento su questo fronte, esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità”.

Parole pesanti che chiudono la porta ai Sindacati che avevano chiesto un ammorbidimento del meccanismo introdotto dalla riforma Sacconi dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe far scattare un altro aumento di ben 5 mesi a decorrere dal 2019, portando così l’età di pensionamento di vecchiaia esattamente a 67 anni per tutti.