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Immigrazione, i falsi scopi degli intelligentoni benaltristi di estrema sinistra che favoriscono la destra




I giornali e i blog di estrema sinistra sostengono a spada tratta l’immigrazione, e a proposito delle azioni giudiziarie contro le ONG che soccorrono gli immigrati in mare, dicono che l’Italia abbia inventato il reato di solidarietà.

Io penso che la materia sia estremamente delicata e vada affrontata in maniera non ideologica ma pragmatica, anche – e soprattutto - per non fare un assist ai partiti di destra come la Lega Nord, che finora hanno lucrato elettoralmente dal sentimento montante anti-immigrazione. Ora possiamo vedere all’opera il neo-ministro dell’Interno del governo Conte, il leghista Matteo Salvini, il cui successo elettorale si fonda anche su promesse mirabolanti e bugie (flat tax, che è un regalo di alcune decine di miliardi ai ricchi, forse a spese dei poveri, visto che tra le ipotesi di copertura, molto parziale, smentita poi dal ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, si ventila l’aumento dell’IVA facendo scattare, il prossimo primo gennaio, la clausola di salvaguardia, che risale al governo Berlusconi-Tremonti nel 2011, con il DL 138 del 13.8.2011, convertito dalla Legge 148/2011, di 60 mld cumulati, la seconda delle due pesantissime manovre correttive estive chieste, o sarebbe meglio dire imposte, dall’Unione Europea al periclitante governo[1]), che è una misura regressiva poiché colpisce nella stessa misura i ricchi e i poveri; l’abolizione della riforma delle pensioni Fornero, ma ora parlano di revisione, con la mirabolante “quota 100”, che è di 12 mesi maggiore di quella che ci sarebbe stata se non avessimo avuto la riforma Fornero, e con età minima di 64 anni, mentre senza la riforma Fornero l’età di pensionamento, agganciata alla speranza di vita, sarebbe stata di 63 anni circa; e, appunto, il blocco dell’immigrazione e l'espulsione dei 600 mila immigrati clandestini, che suscita lo scetticismo del leghista ed ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni), e vedremo che cosa riuscirà a fare in concreto, al di là della propaganda, condita di vere e proprie bugie, in cui è bravissimo.[2]  

Io ho già scritto in passato sul tema immigrazione,[3] quando il fenomeno ha cominciato a diventare macroscopico per l’Italia a causa della caduta di Muammar Gheddafi, dittatore della Libia.[4] Ed ho scritto che il problema va affrontato con una visione pragmatica. Ho conservato, come scrivevo all'inizio, tale visione, che ora dovrebbe includere nel novero delle variabili da considerare anche la riforma della cornice normativa (Convenzione di Dublino) e la sostanziale incapacità dell’Unione Europea di gestire il problema in un’ottica di solidarietà e condivisione effettive.

Riporto il breve dialogo tra me e uno degli organi di stampa di estrema sinistra, in calce ad un articolo del marzo scorso, che a mio avviso hanno invece un approccio troppo ideologico, che è un riflesso condizionato della tipica struttura psicologica degli intelligentoni di estrema sinistra, incuranti del sentire diffuso, che sta portando milioni di voti alla destra.


***


Io

Un esperto su Radio1 ha spiegato che, studiando il tracciato della rotta, emerge che la nave spagnola, di stanza abitualmente a Malta, è andata all'appuntamento con la barca dei profughi, li ha presi a bordo e poi, dopo aver rifiutato di ottemperare all'ordine della Guardia Costiera libica di riconsegnarli, anziché portarli a Malta, porto più vicino, li ha portati in Italia.

Ci sono delle norme generali e delle disposizioni particolari che hanno carattere cogente per TUTTI e quindi anche per la nave spagnola.

Dallo stesso servizio di Radio1, risulta che a Malta le bellissime strutture d'accoglienza dei profughi sono completamente vuote.

Dunque, ricapitolando, la Libia ha giurisdizione esclusiva nel suo territorio e nelle sue acque territoriali, sull'ambito delle quali - come dovrebbe essere noto - dà un'interpretazione estensiva, sub iudice, ma tant'è. Malta ha giurisdizione nel proprio territorio, e rifiuta i profughi. La nave spagnola se ne è fottuta delle norme generali, delle disposizioni particolari e degli accordi, a giudicare dalla rotta, è andata all'appuntamento, non è che li ha incrociati per caso, il che integra un'ipotesi di dolo, e anziché portarli a Malta li ha portati come al solito in Italia. Peraltro, perché non li porta in Spagna? L'Italia, anche per il tramite della sua Magistratura, ha giurisdizione esclusiva sul proprio territorio, e deve far rispettare le norme generali e le disposizioni particolari, checché diciate voi intelligentoni di estrema sinistra, refrattari alle norme del vostro Stato, perché non avete risolto il rapporto edipico, che non è materia politica ma da psicanalisti. Peraltro, storicamente, quando gli intelligentoni sono andati al potere sono diventati tutti autoritari e guerrafondai...


Lui

Le 281 persone sono state soccorse in acque internazionali. Inoltre per farsi un'idea più corrispondente al vero le suggeriamo di guardare il video girato a bordo della Proactiva in cui si vede in che modo la guardia costiera libica abbia "invitato" a consegnare i profughi. Non occorre essere intelligentoni per prendere la decisione giusta anche a costo di rischiare la propria vita. A questo dovrebbe arrivarci anche lei. Certo, occorre essere di sinistra per restare umani e qui le cose si fanno più difficili...


Io

Mi dispiace, io sono da vari decenni un riformista razionale e pragmatico, non mi lascio soverchiare dal complesso edipico come gli intelligentoni di estrema sinistra, intrisi di ideologia benaltristica. Che aborrono le regole, perché rifiutano l'autorità paterna o materna. E se la prendono con sostituti e falsi scopi, come la TAV (che è un buco in una montagna, che servirà per i prossimi secoli), i gassificatori (che riducono il ricatto dei produttori di petrolio e gas), le trivelle (lasciando il gas agli adriatici dirimpettai, che inquinano lo stesso anche noi). Roba, ripeto, da psicoanalisti. Non c'entra niente la pietà, in un discorso politico. Voi, siete spietati - concretamente - perché, ostinatamente irrazionali, state portando alla maggioranza di governo uno sfaticato bugiardo e furbo come SALVINI.

Siamo in uno Stato di diritto, i 3 spagnoli dell'ONG sono indagati per complicità nel reato di immigrazione clandestina e per associazione a delinquere (oltre che per violazione del Codice di condotta Minniti). Il 31 marzo prossimo ci sarà la decisione del Gip.


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Note:


[1] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


[2] Immigrazione nel mare di Lampedusa


[3] Salvini è un contaballe furbo (il prof. Sapelli, di cui è stato uno studente universitario, forse per gratitudine per averlo Salvini indicato come candidato alla presidenza del Consiglio, lo considera molto intelligente) e sfaticato. Raccontando balle, essendo campione di assenteismo sul lavoro e di presenzialismo sui media, e muovendosi prima con furbizia e poi con spietatezza tra i maggiorenti della Lega Nord, è riuscito a diventare prima segretario del suo partito (cambiandogli il nome e la missione) e ora addirittura vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno. Perché dovrebbe ora cambiare e andare in ufficio a faticare? Delegherà il più possibile, occuperà stabilmente i media e i “social”, si venderà quel poco di buono che eventualmente riuscirà ad ottenere, e per il resto sopperirà con le balle, in cui eccelle.

Tre cose vale forse la pena di aggiungere: la prima, che oltre ai bar ha un filo diretto con i suoi "amici" di Facebook, le cui critiche severe lo hanno convinto alla fine a fare il governo con M5S; la seconda, che (a differenza di Berlusconi, lui sì bugiardo sincero, poiché - come diceva Montanelli - era il primo a credere alle sue menzogne) Salvini è un bugiardo sciente, in funzione del ritorno elettorale; la terza, che ho letto che i senatori (nel senso di anziani preminenti) della Lega Nord lo considerano una scheggia impazzita, il che rende il tutto, se possibile, ancora più preoccupante.


[4] La cricca libica


[5] Differenza tra ‘destri’ e ‘sinistri’


*** 

Appendice 

Attività Sar nelMediterraneo Centrale connesse al Fenomeno Migratorio
1991 = 20.000
1992= 31
1993= 218
1994= 1.602
1995= 872
1996= 1.655
1997= 5.464
1998= 6.620
1999= 12.215
2000= 8.115
2001= 7.349
2002= 11.781
2003= 9.262
2004= 12.485
2005= 20.687
2006= 12.016
2007= 19.858
2008= 34.827
2009= 9.249
2010= 3.342
2011= 61.767
2012= 12.897
2013= 42.925
2014= 170.011
2015= 154.018
2016= 181.337
http://www.guardiacostiera.gov.it/attivita/Documents/attivita-sar-immigrazione-2016/rapporto-sull-attivita-sar-nel-mediterraneo-centrale-anno-2016.pdf  



Post e articoli collegati:


Analisi quali-quantitative/13/TAV


Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero


Su cosa si basano le accuse alla nave di soccorso Open Arms

22 marzo 2018 - MARINA PETRILLO, LORENZO BAGNOLI E CLAUDIA TORRISI


Caso Open Arms parte seconda: le nuove carte e Malta

4 aprile 2018 - MARINA PETRILLO E LORENZO BAGNOLI


Dissequestrata la nave Proactiva Open Arms: "La Libia non è in grado di accogliere migranti"

L'imbarcazione è ormeggiata a Pozzallo dal 18 marzo dopo il salvataggio di 218 persone. Secondo il gip di Ragusa l'equipaggio ha agito in "stato di necessità"

di ALESSANDRA ZINITI  -  16 aprile 2018


Migranti, la Cassazione conferma il sequestro: la nave Iuventa resta bloccata a Trapani

Il 2 agosto la decisione del gip. Intanto l'indagine catanese su Open Arms prosegue nonostante la competenza sia stata trasferita a Ragusa

di ALESSANDRA ZINITI  -  24 aprile 2018


Migranti, Salvini a Malta: "Accolga la nave Aquarius, porti italiani chiusi". La replica: "Non è nostra competenza"

Messaggio alle autorità maltesi: "Il porto più sicuro è il vostro". La risposta è negativa: "Il soccorso è stato coordinato da Roma". Il premier Conte: "Inviamo motovedette con medici". Alle 22.50 arrivano nuove istruzioni: fermarsi in mezzo al mare a 35 miglia dalla Sicilia

di CARMELO LOPAPA  -  10 giugno 2018


Aquarius, il premier di Malta: "Il governo italiano non rispetta le regole e crea una situazione pericolosa"

Joseph Muscat conferma che non farà attraccare la nave ong con 629 persone a bordo. I consulenti della Difesa de La Valletta: "Roma sta cercando l'incidente"

di GIULIANO FOSCHINI  -  11 giugno 2018


Contributo dell’UE all’Italia per i migranti

In sintesi, poco rispetto alla spesa complessiva, ma ci ha autorizzati a sforare il deficit (aumentando il debito pubblico).


Quanto spendono Italia ed Europa per l’immigrazione

Pubblicato: 09.08.2017

Il verdetto

Luigi Di Maio ha dichiarato che le spese per gestire l’attuale aumento dei flussi migratori sono di 4,5 miliardi di euro. Si tratta di una stima contenuta nel DEF per il 2017, che oscilla tra i 4,2 e i 4,6 miliardi a seconda dell’aumento o meno degli arrivi rispetto allo scorso anno (al momento, il totale è leggermente in calo). Non è dunque una cifra sicura. Di Maio ha aggiunto che l’Unione Europea vi contribuisce solo per 100 milioni di euro. In effetti, la partecipazione alle spese italiane è di 91 milioni per il 2017, anche se bisogna precisare che quei soldi non sono il totale dell’impegno finanziario UE per gestire la situazione migratoria. “C’eri quasi” per il vicepresidente della Camera.


Profughi: 7 miliardi di fondi Ue, ma all'Italia solo pochi milioni

di Cristiana Mangani  -  20 Marzo 2018

Poiché l’articolo del Messaggero è riservato agli abbonati, allego quest’altro del Giornale che ne cita i dati.


Quanto spende davvero l'Italia per l'accoglienza dei migranti?

E qual è il reale contributo dell'Unione Europea? Abbiamo verificato le ultime affermazioni del ministro dell'Interno, Matteo Salvini

di PAGELLA POLITICA DI AGI 

05 giugno 2018


Aggiornamento


Segnalo volentieri questa puntata di Radio1-Zapping di ieri, con gli interventi di Juan Fernando Lopez Aguilar, che rileva le inadempienze dell’UE sia rispetto all’art. 80 del Trattato europeo (TFUE)*, sul principio di solidarietà (vedi anche il fondamentale art. 3 del TUE), sia rispetto alla legge sull’asilo emanata dal Parlamento Europeo; e di Francesco Cancellato, che osserva che sia la Convenzione di Dublino, sia gli altri accordi e la legge Bossi-Fini   (approfondimento), che costringe alla clandestinità, sono stati sottoscritti o emanati dal governo Berlusconi-Bossi.

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* Articolo 80 Le politiche dell'Unione di cui al presente capo e la loro attuazione sono governate dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario. Ogniqualvolta necessario, gli atti dell'Unione adottati in virtù del presente capo contengono misure appropriate ai fini dell'applicazione di tale principio.

Crisi migranti, la Spagna accoglierà l'Aquarius. Ne discutiamo con Marco Bertotto, responsabile advocacy di Medici senza Frontiere, Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta e Juan Fernando Lopez Aguilar, professore di diritto costituzionale, eurodeputato del gruppo "Alleanza progressista di Socialisti e Democratici " al Parlamento europeo. È stato deputato socialista e ministro della Giustizia tra il 2004 e il 2007 del governo Zapatero. 



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Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, docente universitario e presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero. Avevo già avuto qualche dubbio in passato (cfr. larticolo riportato alla nota 6), che si sono dissipati dopo aver letto larticolo riportato sotto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

5/4/2018 23:41



Egr. Prof. Brambilla,

Ho letto il Suo articolo Agenzie di rating e sovranità nazionale. Mi permetta di osservare che alcune Sue affermazioni non sono aderenti al testo delle norme pensionistiche. Che è un dato che accomuna da sei anni quasi tutti gli Italiani. Ciò mi sorprende ancora di più nel Suo caso, poiché La ho inclusa da alcuni mesi tra i destinatari delle mie lettere circolari: evidentemente, o non gliele hanno passate o le ha tenute in non cale.

Citazione1:

Non credo occorra altro per dimostrare i punti deboli della riforma e, quindi, la necessità di qualche aggiustamento anche perché la cosiddetta riforma Monti/Fornero si può scomporre in 2 parti. La prima recepisce i contenuti delle precedenti riforme incluso quelle dell’ultimo governo Berlusconi: mi riferisco ai due stabilizzatori automatici che garantiscono la sostenibilità del sistema pensionistico, e cioè l’aggancio dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita e la revisione triennale dei coefficienti di trasformazione (i numerini che trasformano i contributi versati in pensione), e che nessuno vuole modificare!

Osservazioni:

1. Talvolta, più che recepire, per la L. 214/2011, art. 24 si può parlare di plagio, di appropriazione indebita, vedi, ad esempio, l’aumento formale di un anno dell’età di pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità (o anticipata), però compensato dall'abolizione della “finestra”.

2. Tant’è vero che ha ingannato tutti, proprio tutti (cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.ilcannocchiale.it: soltanto negli ultimi quattro mesi, ho scritto ad oltre 40 destinatari, tra cui l’ISTAT,[1] l’OCSE,[2] il Ragioniere Generale dello Stato,[3] Le Monde[4] e l’FMI[5]), anche noti esperti, almeno apparentemente, oltre a tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI.[6]

3. Una legge in vigore non necessita di recepimento o, come afferma Giuliano Cazzola,[6] di conferma.

4. L’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma SACCONI (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, norma che viene ogni volta richiamata nella L. 214/2011).


Citazione2:

La seconda è quella che, con nuove norme, ha  irrigidito il sistema: 1) l’innalzamento dell’età pensionabile che arriva addirittura a circa 6 anni (fatto mai accaduto nella lunga storia di riforme) e che ha falsato il meccanismo dell’aggancio all’aspettativa di vita portando avanti di colpo le lancette anche di 6 anni; 2) l’eliminazione della pensione di anzianità o vecchiaia anticipata con l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva; 3lindicizzazione dell'anzianità contributiva alla speranza di vita. Incremento di età e anzianità contributiva hanno di fatto ingessato il sistema e, per accedere alla pensione, servono 66 anni e 7 mesi di età (67 anni dal 2019) oppure un'anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (43 anni e 2 mesi dal 2019) per i maschi e un anno in meno per le femmine, con enormi ripercussioni negative per i cosiddetti precoci, cioè quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni di età. Di questo passo, tra pochi anni, occorrerà avere 45 anni di anzianità contributiva, requisito che non è richiesto da nessun sistema pensionistico Ocse, come del resto i 67 anni di età.

Osservazioni:

1. L’allungamento dell’età di pensionamento è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice).

2. In particolare, per quanto riguarda il pensionamento di vecchiaia: (i) per le dipendenti pubbliche, l’allungamento al 2019 ammonta a 7 (sette) anni, di cui i primi sei di botto, senza gradualità; (ii) gli uomini non sono stati toccati dalla riforma Fornero; e (iii) che ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) delle donne del settore privato (dipendenti e autonome) a 65 anni, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

3. “l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva” è stato deciso dalla riforma SACCONI nel 2010, che l’ha aumentato a 41 anni.

4. “L’indicizzazione dell’anzianità contributiva alla speranza di vita” non è stata decisa da Fornero ma da SACCONI.

5. Dei 43 anni e 3 mesi per gli uomini nel 2019, solo 1 anno (da 41 a 42) è dovuto a Fornero.

6. Dei 42 anni e 3 mesi per le donne nel 2019, nulla è ascrivibile a Fornero, ma a SACCONI, tranne 4 mesi a Damiano.

7. La riforma Fornero ha soltanto modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere dal 2022 (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”, L. 214/2011, art. 24, comma 13) quindi fino al 2021 non incide per nulla, anche se il Ragioniere Generale dello Stato – che deve emanare il decreto direttoriale - fa partire erroneamente l’adeguamento biennale dal 2019 e quindi nel 2021.[3]


Citazione3:

Non ci sembra che si chieda la luna se si vuole un minimo di flessibilità in uscita, peraltro con proposte che hanno costi contenuti. Quanto all’incidenza della spesa pensionistica sul Pil pari al 16%, rileviamo che Istat inserisce nella spesa per pensioni una quota importante della spesa assistenziale: in realtà, la spesa IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) è sotto il 14%, quindi nella media Ue; purtroppo, a volte, riusciamo anche a farci male da soli. Non ci pare invece di aver sentito lamentele da parte delle società di rating (e neppure dalla stampa internazionale e nostrana) sull'eccesso di spesa assistenziale (100 miliardi contro i 150 netti delle pensioni) incrementati in questi ultimi 5 anni con social card, quattordicesime mensilità, reddito di inserimento (Rei) e così via, né per l’aumento del debito pubblico che, alla faccia della sbandierata austerità, in questi ultimi 5 anni è aumentato di 228 miliardi nonostante, grazie alla BCE, si siano risparmiati 49,5 miliardi di spesa per interessi sul debito.

Osservazioni:

1. Nella spesa pensionistica ci sono varie voci spurie:[7]

(i)    TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[8] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

(ii) un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

(iii)  un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[9]

(iv) un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

(v) infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

2. Al netto dei circa 90 miliardi delle voci spurie, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala al 12%.

3. Occorrerebbe prendere atto che le società di rating, la stampa e quasi tutti non conoscono bene o affatto né le norme pensionistiche, né la corretta classificazione, né i dati disaggregati della spesa pensionistica.

4. Stante un deficit, coperto a debito, è inevitabile ci sia un aumento del debito pubblico, anche se inferiore al passato, proprio per il calo degli interessi passivi - unica determinante dell’aumento del debito pubblico -, grazie alla politica finanziaria finalmente espansiva della BCE, a partire dal 2015.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


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Note:

[1] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

[2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[3] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[4] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[5] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

NB: Vi sono incluse alcune considerazioni sul risparmio nel lungo periodo dalle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero.

[6] I sette noti esperti sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[7] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko  -  27 October 2017

[8] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -.


[9] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).


***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


*** 

Destinatari:


05/4/2018 23:41

(n. 50)


05/4/2018 23:45

(n. 49)


05/4/2018 23:46

(n. 50)


05/4/2018 23:47

(n. 47)


05/04/2018  23:49 

(n. 50)



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Lettera a Giuseppe Roma, ex DG Censis, sulle sue dichiarazioni imprecise sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato una decina di giorni fa a Giuseppe Romasociologo, ex direttore generale del CENSIS, sulle sue dichiarazioni sulle pensioni, in cui ha ripetuto anche lui il solito mantra sulla riforma Fornero che avrebbe aumentato eccessivamente l'età di pensionamento. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Non Fornero ma Sacconi ha allungato di più l'età di pensionamento

Da: v

29/3/2018 13:25


Egr. Dott. Roma,

L’ho riascoltata ieri notte Tra poco in edicola su Radio1, trasmissione condotta da Stefano Mensurati, al quale, detto per inciso, ho già scritto più volte e detto in diretta[1] quanto sto per dirLe, ma invano (anche ieri notte non ha letto il mio sms).

Osservo che la stessa ossessione dell'onorevole Salvini contro la riforma Fornero, come gli ho contestato in diretta a Zapping,[2] è una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (Legge 30.07.2010, n.122Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148), votata dalla Lega Nord e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico alla speranza di vita, in realtà introdotto da SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, poi modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, commi 12bis e 12ter.

Temo che anche Lei, ricitando soltanto la riforma Fornero in relazione all'allungamento dell'età di pensionamento, sia rimasto vittima della vulgata sulla riforma Fornero, che, per responsabilità varie, anche illustri,[3] inclusa la piangente millantatrice Fornero, ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, cosa che cerco di contrastare da sei anni: una fatica di Sisifo!

La mia modifica della voce di Wikipedia, dove peraltro non esiste una voce “Riforma delle pensioni Sacconi”, descrive bene entrambe le riforme https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_delle_pensioni_Fornero, oppure può leggere questo post:

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Le segnalo, dunque, che la riforma SACCONI ha allungato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero.

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.

Mi auguro vorrà tenerne conto in futuro.

Cordiali saluti

V.


PS: La informo che pubblicherò questa lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.


____________________________


Note:


[1] Vedi in particolare la puntata con Davide Colombo del Sole 24 ore sul risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004, stimato dalla RGS in 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld, di cui solo un terzo dovuto alla riforma Fornero, di cui tanto si parla, dimenticando gli altri due terzi, ben maggiori, in gran parte dovuti alla riforma SACCONI (come confermatogli correttamente da Colombo, col quale avevo dialogato via email), di cui nessuno parla.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] Nella nota 1 del primo post troverà una selezione dei quotidiani che nel 2012 hanno correttamente informato sugli effetti della riforma SACCONI. Poi (se controlla i post del mio blog relativi agli ultimi quattro mesi) se ne sono tutti dimenticati.

I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi, ai quali si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, OCSE, ecc.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



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Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero




Pubblico la seconda lettera che ho inviato otto giorni fa al prestigioso quotidiano francese Le Monde, dopo aver letto un altro suo articolo, a firma del suo corrispondente da Roma, in cui viene prospettato il rischio che l’abolizione della -  supposta severissima - riforma delle pensioni Fornero possa esporre l’Italia ad un attacco dei mercati finanziari, come successe nel 2011, quando, anche secondo il primo articolo del quotidiano francese,[1 o 2] il Governo Monti scongiurò il default dell’Italia. Ma, come sa chi frequenta assiduamente questo blog, si tratta di una duplice fandonia. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

Da:  v

3/3/2018 13:03


ALLA C.A. DI M. JEROME GAUTHERET

P.C. SIG. DIRETTORE DI LE MONDE


Egr. M. Gautheret,

Traggo dal Suo articolo “En Italie, des élections à plusieurs inconnues”, del 2 marzo scorso (http://www.lemonde.fr/europe/article/2018/03/02/en-italie-des-elections-a-plusieurs-inconnues_5264609_3214.html):

“Mais même dans le cas – improbable – d’une majorité absolue dans les deux Chambres, la situation est-elle si claire ? Lorsque le très extrémiste dirigeant de la Ligue du Nord, Matteo Salvini, a pris la parole, cela a été pour asséner : « J’ai hâte que vous nous envoyiez au pouvoir pour abolir la loi Fornero. »

Ses partenaires, attablés à ses côtés, ont laissé dire, mais leur embarras était palpable : en effet, cette réforme particulièrement douloureuse du système de retraites, adoptée dans l’urgence, sous la contrainte des marchés en décembre 2011, ils l’avaient tous trois adoptée. Et chacun sait qu’un retour en arrière en la matière aurait des conséquences désastreuses sur les comptes publics, provoquant instantanément une nouvelle tempête financière pour l’Italie”.


Premessa

Premetto che cerco di contrastare - una vera fatica di Sisifo! - la potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulle pensioni e sulle manovre finanziarie correttive (si veda la mia precedente email del 27/2 scorso a Le Monde), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime (oltre all’estero), da sette anni. 


Matteo Salvini

L’ossessione di Matteo Salvini contro la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), come gli ho contestato direttamente,[1] è finta, è solo una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011), che la Lega Nord votò nel 2010 e 2011, e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto da Sacconi con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla Legge 122/2010, art. 12, comma 12bis, che porterà, nel 2019, l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’età di pensionamento anticipato (ex anzianità) a 43 anni e 3 mesi per gli uomini (di cui solo 1 anno in più rispetto a 40 anni nel 2010 è dovuto a Fornero) e a 42 anni e 3 mesi per le donne (zero a Fornero).

Pertanto, non basta abolire la riforma Fornero per far scendere l’età di pensionamento anticipato (prescindendo dall’età anagrafica) a 41 anni, come chiede – e sa bene – Matteo Salvini (nonché l'On. Giorgia Meloni,[2] che ha votato sia la riforma SACCONI che la riforma Fornero).


Riforme delle pensioni dal 1992

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214). 


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero (senza di essa, in ogni caso, la “quota” nel 2019, per effetto dell’adeguamento automatico SACCONI, sarebbe di 99, cioè un solo anno in meno di quanto chiede M5S).

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007) e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto, senza gradualità, a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” (differimento dell’erogazione) di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” dei lavoratori autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, tra i quali spicca l’On. Matteo Salvini, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


Infine, per quanto riguarda il rischio di provocare “instantanément une nouvelle tempête financière pour l’Italie”, rinvio alla mia precedente email del 27/2, nella quale ci sono le prove documentali che la tempesta fu provocata sia da un errore grave sulle pensioni contenuto nella prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE, che segnalai a tutti i media (si veda appresso, alla nota 3), sia dal fatto che la speculazione finanziaria mondiale aveva scommesso sulla rottura dell’Euro e agiva quasi indisturbata dalla BCE (tranne l'insufficiente piano di acquisto SMP) fino al famoso e risolutivo “whatever it takes” del luglio 2012, sia da un “complotto” atipico orchestrato quasi alla luce del sole contro Berlusconi, su input principalmente del duo Merkel-Sarkozy, in particolare dopo il loro incontro di Deauville, come ha confermato il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, nella sua recente, lunga audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, al Parlamento italiano.


Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti

V.


__________________________


Note:


[1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[2] Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[3] Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto, come già segnalato a Le Monde lo scorso 27/2 alle ore 23:42, quello delle mastodontiche manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



Destinatari:





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permalink | inviato da magnagrecia il 11/3/2018 alle 21:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile





Adeguamento età pensionabile: errori interpretativi della Ragioneria Generale dello Stato, della Direzione Generale Previdenza (e del Parlamento!)



Pubblico la lettera che ho inviato in data 23.2 al Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco, e alla Direttrice Generale Previdenza, Concetta Ferrari, per contestare loro l’errata interpretazione della norma della riforma delle pensioni Fornero, relativamente all’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita, nel decreto direttoriale previsto dalla riforma Sacconi. Poiché la stessa errata interpretazione l’ha fatta anche il Parlamento, da ultimo anche nella Legge di Bilancio 2018, come ho scoperto nel corso della mia caccia, che ha registrato varie tappe, le più importanti delle quali sono state: OCSE, [1 o 2] ISTAT,[1 o 2] Stefano Patriarca, consulente del Governo, [1 o 2] Luciana Patrizi, Ispettrice Generale di RGS-IGESPES[1 o 2] e, infine, appunto, di nuovo la Ragioneria Generale dello Stato, sia nella persona del suo massimo responsabile nel decreto direttoriale del 2017, sia nella fonte originaria dell'errore che è stata la relazione tecnica della Legge 214 “salva-Italia” Monti-Fornero del 2011, ho inviato per conoscenza la lettera anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato la Legge di Bilancio. Mi sono accertato telefonicamente che l’avessero ricevuta. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  v

23/2/2018 19:20


ALLA C.A. DEL DOTT. DANIELE FRANCO E DELLA DOTT.SSA CONCETTA FERRARI

p.c. Sig. Presidente della Repubblica (via pec, per poter allegare documenti), Sig. Presidente del Senato della Repubblica, Signora Presidentessa della Camera dei Deputati, Sig. Presidente del Consiglio, Signori Ministri, Signori Sottosegretari, Signori Parlamentari, Professori, Signore e Signori dei Sindacati, di Istituzioni, di Associazioni, di Fondazioni e dei Media


Egregi Dott. Franco e Dott.ssa Ferrari,

Premetto che faccio controinformazione da sei anni sulle pensioni, che vedono una sopravvalutazione, e talora una sovrapposizione integrale, della riforma Fornero a spese delle precedenti riforme (dal 1992, ne sono state varate ben sette,[1] delle quali la riforma Fornero è soltanto la settima in ordine di tempo e non la più severa).

Mi spiace constatare che, forse per una carente conoscenza della normativa pensionistica, anche nella stesura del Vostro decreto direttoriale di cui alla Legge 122/2010, art. 12, comma 12bis, che statuisce l'ammontare del numero di mesi di aumento della speranza di vita ai fini dell’età di pensionamento, siano stati commessi, a mio avviso, ben due errori di interpretazione delle norme sull’adeguamento dell’età pensionabile, il primo sulla decorrenza della modifica legislativa della periodicità da triennale (riforma SACCONI) a biennale (riforma Fornero) e il secondo, indirettamente, sulla prescrizione normativa che l’adeguamento citato non avviene in caso di calo della speranza di vita. Provo a spiegarVi perché.


Normativa

1. Età di pensionamento e aggancio alla speranza di vita

L’età di pensionamento è agganciata alla speranza di vita. E’ utile chiarire, preliminarmente, che, contrariamente a ciò che quasi tutti pensano, l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento non è stato introdotto dalla riforma Fornero, ma dal DL 78/2009, art. 22ter (SACCONI), convertito dalla L. 102/2009, poi modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, art. 12, comma 12bis, convertito dalla L. 122/2010 (SACCONI).  


2. Periodicità

La legge SACCONI 2009 stabilisce una cadenza quinquennale (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2).[2]  

La legge SACCONI 2010 modifica la cadenza quinquennale in triennale (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis).[3]   

La legge Fornero modifica la periodicità da triennale a biennale (L. 214/2011, art. 24, comma 13).[4]


3. Decorrenza

Per quanto riguarda la decorrenza dell’adeguamento, lo sviluppo normativo è stato il seguente:

DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2 (Sacconi): dal 1° gennaio 2015.

DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (Sacconi): dal 1° gennaio 2015.

DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4 (Sacconi): dal 1° gennaio 2013.

DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 13 (Fornero): dal 1° gennaio dell’anno?


4. Fonte

La fonte legislativa da me utilizzata è, prioritariamente, Normattiva, progetto del Parlamento italiano, che aggiorna via via la normativa. Nel caso delle norme in discorso, gli aggiornamenti includono anche la Legge di bilancio 2018 (vedi in particolare il comma 13 della L. 214/2011, art. 24).


Prima errata interpretazione

Decorrenza della modifica della periodicità da triennale a biennale

Quando andrà in vigore la modifica, recata dalla riforma Fornero, della periodicità dell’adeguamento da triennale a biennale? A leggere la norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), senza dubbio nel 2022:

13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

Non mi pare ci possano essere dubbi di sorta su una norma di un’evidenza assoluta: la periodicità SACCONI è triennale, essa diventa biennale, in forza della riforma Fornero, relativamente agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Pertanto, sembra assolutamente escluso che la decorrenza biennale possa essere il 1° gennaio 2019 (“a decorrere dalla predetta data”), come sostenete Voi, Ragioneria Generale dello Stato di concerto con la Direzione Generale Previdenza (cfr. il decreto direttoriale del 5.12.2017[5]), oltre al Parlamento (cfr. la Legge di Bilancio 2018, art. 1, comma 146, e prima ancora la L. 232/2016, art. 1, comma 206, lettera c, che indica la periodicità nel 2019, 2021, 2023, 2025 “previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”, ma che, contraddittoriamente, facendo riferimento al comma 13 dell'art. 24 della L. 214/2011, mai modificato nella prima parte, si smentisce da sé[6]), a consulenti del Governo come Stefano Patriarca (cfr. quotidiani del giorno 2.2.2018)[7] e a vari altri, tra cui l’OCSE[8] e i media.

La Vostra deduzione “a decorrere dalla predetta data” (2019) è del tutto infondata e quindi errata, perché, se la decorrenza biennale doveva essere dal 1° gennaio 2019, bastava scrivere, e, presumo, si sarebbe scritto, semplicemente: “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita, dal 1° gennaio 2019, sono aggiornati con cadenza biennale”; invece è scritto: Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”Cioè non dal 2019 ma dal 2022.

Permettetemi di chiosare che, a me che contrasto da sei anni la vulgata imperante che avrebbe fatto tutto la riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI, questa interpretazione erronea dello stesso Parlamento e della Alta Burocrazia nazionale sembra l’apoteosi in un caso di DISINFORMAZIONE generale che ha fatto quasi 60 milioni di vittime.

Inoltre, ne discende che l’anticipazione erronea della cadenza biennale dal 2022 al 2019 è un aggravamento e non un alleggerimento della specifica normativa, come chiesto dai Sindacati e da esponenti politici di tutti gli schieramenti, obiettivo da traslare nella ratio della norma, come poi è avvenuto con la previsione del limite massimo di tre mesi.


Seconda errata interpretazione

L’adeguamento non avviene in caso di calo della speranza di vita

Com’è noto, l’interpretazione ufficiale è che la riduzione dell’aspettativa di vita non abbassa l’età pensionabilecriterio, peraltro, altamente criticabile sia sotto il profilo dell'equità che della logica. Ma vediamo, anche in questo caso, che cosa dice la norma (L. 122/2010, art. 12, comma 12terriforma SACCONI):

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Anche qui, a me pare non possano sussistere dubbi interpretativi: l’unica volta in cui la norma cita il divieto di aggiornamento in caso di diminuzione della speranza di vita lo limita alla sua “prima applicazione” (2013). Infatti, interpretando la norma facendone l’analisi del periodo, si può constatare l’assenza assoluta di segni di interpunzione tra la subordinata iniziale e le due principali, e tra le due principali, unite dalla congiunzione “e”, e dedurne che soltanto “in sede di prima applicazione ... lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

C’è da chiedersi, dunque - se questa interpretazione letterale è corretta, come pare (purtroppo, la relazione tecnica della L. 122/2010 che ho trovato in Rete è molto carente, forse anche perché i commi rilevanti ai fini della presente analisi - da 12 bis a 12 terdecies - sono stati aggiunti in sede di conversione in legge e al termine delliter) - (i) chi ha deciso per primo e su quale base di interpretare erroneamente in senso estensivo questo divieto a tutti gli aggiornamenti in caso di diminuzione? Il Parlamento (e si tratterebbe di una modifica legislativa o di un mero richiamo erroneo?) o l’ISTAT (al quale è stato commesso, dalla stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, il compito di determinare l’ammontare della variazione), e di conseguenza la Ragioneria Generale dello Stato di concerto con la Direzione Generale Previdenza? E (ii) in questo secondo caso, se non sanato, equivarrebbe a un abuso di potere?[5]

La domanda sull’origine degli errori non è pleonastica, poiché fin dal 2011 (errore grave sulle pensioni contenuto nella prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE, che segnalai a tutti i media, si veda appresso, alla nota 15), ho potuto constatare che (i) la materia pensionistica riveste una sensibilità elevatissima in ambito sia nazionale che internazionale; (ii) l'élite e la burocrazia sono a loro volta sensibili all'esigenza della sostenibilità dei conti pensionistici; (iii) parecchi scrivono di pensioni senza aver mai letto le relative norme, inclusi supposti esperti e Organismi importanti e ritenuti imparziali e attendibili; (iv) quindi, a catena, l’errore viene ripetuto da (quasi) tutti; e (v) occorrerebbe, perciò, tagliare la catena nel punto d’origine e… riavvolgere la bobina, ma purtroppo la mia lunga esperienza mi dice che è come voler rimettere il dentifricio nel tubetto.

Anche in questo secondo caso, inoltre, l’interpretazione erronea si traduce in un aggravamento e non in un alleggerimento della normativa specifica, che era l’obiettivo originario da trasfondere nella norma, come poi è avvenuto con la previsione del limite massimo di tre mesi.


Risparmio dalle pensioni dal 2004

C’è anche da chiedersi, infine, (i) se il calcolo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme pensionistiche dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) fatto dalla RGS, per la quota parte ascritta alla riforma Fornero (nell’ultima versione, “21 punti percentuali” di Pil su 60, pari a 350 mld, cioè poco più di un terzo del totale di 1.000 mld),[9] a decorrere dall'1.1.2012, inclusi le spese delle salvaguardie degli esodati e il blocco dell'indicizzazione poi dichiarato incostituzionale, è inficiato, oltre che dalla non inclusione della L. 247/2007 (Damiano), anche dall’errata anticipazione della periodicità biennale Fornero al 1° gennaio 2019[10] e in generale da una “commistione” degli effetti delle varie riforme (analogo a quello indicato dalla relazione tecnica della legge Fornero: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.), riforme tra le quali spicca nettamente la riforma SACCONI, non certamente la riforma Fornero (si veda attentamente la situazione dell’età di pensionamento nel 2019 per autore, nell’Appendice); e (ii) a chi è ascrivibile la quota dei due terzi residui, pari a quasi 700 mld, ben maggiore del poco più di un terzo “lordo”[11] attribuito alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, ma chissà perché l’unica ad essere citata dalla RGS (la stessa cosa, peraltro, l'ha fatta la Corte dei Conti, nei suoi ponderosi rapporti, ripresi da tutti i media[9]), con l’effetto involontario di alimentare ulteriormente la vulgata sulla riforma Fornero.


Conclusione

In conclusione, poiché quello delle pensioni costituisce un vero caso di scuola, con la demonizzazione ingiustificata della riforma Fornero e la cancellazione ancor più ingiustificata della riforma SACCONI, va evidenziato, da un lato, l’apporto disinformativo, purtroppo, anche da parte di parlamentari e di noti esperti[12] (i giornalisti sono troppi per citarli tutti, sopperisco rinviando al mio blog http://vincesko.blogspot.it), e, dall’altro, l’importanza delle pensioni, i cui dati sono inficiati da criteri di classificazione errati e/o fuorvianti (si veda in particolare l’inclusione, nella spesa pensionistica, delle imposte, che sono una partita di giro, ascendono a quasi 50 mld e sono più elevate in Italia, e di altre voci spurie (assistenza e TFR/TFS) per un ammontare complessivo di altri 40 mld)[9] nel giudizio interno e internazionale sull’Italia, il che esigerebbe un maggiore spirito di sano e laico patriottismo nella tutela dell’interesse, non soltanto dell'élite ma del popolo italiano intero, e del buon nome dell'Italia, nei grand commis e negli esperti, in particolare in quelli di religione neo-liberista, che devono avere qualche peccato grave da farsi perdonare, poiché mostrano abitualmente una spietatezza fuori dal comune.

Dalle analisi interne e dal confronto internazionale dei dati, infatti, emergono con sufficiente chiarezza due criticità: la prima, è che gli errori della fonte primaria (ISTAT?[13]) inficiano tutte le altre, le quali – secondo il professor Alberto Brambilla - non disponendo di data base propri, ne riprendono i dati, come EUROSTAT, UPB[12] e OCSE;[8] e forse anche Università[14] ed RGS[10] (per il Parlamento forse è l’opposto, visto che l’errata interpretazione – ho scoperto ora – risale alla relazione tecnica della L. 214/2011, cfr. tabella a pag. 42; ma se, come mi è stato spiegato da un esperto giornalista, la relazione tecnica è stata elaborata da RGS, il cerchio si chiude);[6] e, la seconda, è che l’Italia è penalizzata dagli attuali criteri di classificazione della spesa pensionistica, che andrebbero perciò modificati, se del caso cambiando la legge di riferimento, o, in subordine, chiedendo note esplicative integrative ‘obbligatorie’ ai vari Organismi interni e internazionali.[8]

Egregi Dott. Franco e Dott.ssa Ferrari,

Mi auguro di essere stato utile e congruamente esauriente e che - condividendo la mia interpretazione, obiettivamente l’unica possibile - possiate attivarVi per adeguare i Vostri provvedimenti alla corretta normativa pensionistica specifica, che riguarda centinaia di migliaia di cittadini, e (ii) vogliate contribuire a chiarire in futuro chi ha fatto che cosa in materia di pensioni.

Distinti saluti

V.

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Note:

[1] Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n. 122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214).

[2] Art. 22-ter-2. A decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di eta' anagrafica per l'accesso al sistema pensionistico italiano sono adeguati all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istituto nazionale di statistica e validato dall'Eurostat, con riferimento al quinquennio precedente. Con regolamento da emanare entro il 31 dicembre 2014, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e' emanata la normativa tecnica di attuazione. In sede di prima attuazione, l'incremento dell'eta' pensionabile riferito al primo quinquennio antecedente non puo' comunque superare i tre mesi. Lo schema di regolamento di cui al presente comma, corredato di relazione tecnica, e' trasmesso alle Camere per il parere delle Commissioni competenti per materia e per i profili di carattere finanziario.

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09102l.htm    

[3] 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta' e i valori di somma di eta' anagrafica e di anzianita' contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all'accesso al pensionamento indipendentemente dall'eta' anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita' erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.(20)(59)((77))

[4] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio. ((Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi)) [così modificato dalla Legge di bilancio 2018, comma 146].

[5] 21 DICEMBRE 2017 - "ADEGUAMENTO ETA' PENSIONABILE"

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

DECRETO 5 dicembre 2017

Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. (17A08386) (GU Serie Generale n.289 del 12-12-2017)

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO

del Ministero dell'economia e delle finanze

di concerto con

IL DIRETTORE GENERALE DELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE

del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti  dei requisiti,  previsti  con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale;

[6] 24 GENNAIO 2018 - "LEGGE DI BILANCIO 2018"

La Banca Dati è aggiornata in multivigenza con le modifiche apportate dalla Legge 27 dicembre 2017, n. 205.

Legge di stabilità 2018: l'innalzamento dell'età pensionabile

Cosa prevede la legge di stabilità sull'innalzamento dell'età pensionabile collegato all'aumento della speranza di vita

206. Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge: a) l'articolo 24, comma 17-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e' abrogato; b) all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera a), le parole: «, compreso l'anno di maturazione dei requisiti,» sono soppresse e le parole: «per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017;» sono sostituite dalla seguente: «ovvero»; 2) alla lettera b), le parole: «, per le pensioni aventi decorrenza dal 1º gennaio 2018» sono soppresse; c) all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67   [4. A decorrere dal 1° gennaio 2013, i lavoratori dipendenti di  cui al comma 1 conseguono il diritto  al  trattamento  pensionistico  con un'eta'  anagrafica  ridotta di tre anni ed una somma di eta' anagrafica e anzianita' contributiva ridotta di tre unita' rispetto ai requisiti previsti dalla Tabella B di cui all'Allegato 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247. Restano fermi gli adeguamenti dei requisiti agli incrementi della speranza di vita previsti dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.] e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»; d) all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera b), le parole: «a decorrere dal 1º gennaio 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2016»; 2) dopo la lettera b) sono aggiunte le seguenti: «b-bis) entro il 1º marzo dell'anno di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati nel corso dell'anno 2017; b-ter) entro il 1º maggio dell'anno precedente a quello di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1º gennaio 2018».

[7] Dialogo con Stefano Patriarca, consulente economico del Governo, sulla sua fake news sulle pensioni

[8] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[9] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

    [11] Ad esempio, come sono stati attribuiti i risparmi in questi altri quattro casi? (i) Al netto della riduzione di 6 mesi per gli autonomi, la riforma Fornero non ha toccato la pensione di vecchiaia per gli uomini e per le dipendenti pubbliche, già regolati da Sacconi; ha solo accelerato l’allineamento delle donne del settore privato, che Sacconi (DL 98/2011) aveva previsto entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico). (ii) La riforma Fornero ha aumentato l’età a 66 anni per gli uomini (dipendenti ed autonomi) e per le lavoratrici del pubblico impiego, ma solo formalmente poiché ha contestualmente abolito la “finestra” Damiano-Sacconi di 12 mesi. (iii) RGS ha accreditato - e poi stornato - alla riforma Fornero 5 mld annui per 2 anni per il blocco della perequazione, ma la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. E, (iv) dal 2019 o 2022, la riforma Fornero ha modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, ma comunque è solo un’accelerazione del meccanismo introdotto da SACCONI.

    [12] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. I politici maggiormente impegnati nel propalare notizie false sulla riforma Fornero sono Matteo Salvini, soprattutto, e Giorgia Meloni, con l’aiuto saltuario, non si sa quanto consapevole, di Silvio Berlusconi, che votarono la riforma Sacconi e della quale attribuiscono furbescamente misure severe, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, alla riforma Fornero.

    Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

    Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

    Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

    [13] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

    [14] Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni

    Lettera al Prof. Roberto Perotti: errori sulle pensioni in due suoi articoli su Repubblica

    http://vincesko.blogspot.com/2018/02/lettera-al-prof-roberto-perotti-errori.html  


    Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.[15]

    In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

    [15] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


    ***

    Appendice


    Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

    QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

    PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

    - L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    PENSIONE DI VECCHIAIA

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

    Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

    Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


    ***

    Destinatari:


    23/2/2018  19:20

    (n. 50)


    (L'elenco continua nel post qui sotto) 

    **********

    http://vincesko.blogspot.com/2018/03/lettera-al-ragioniere-generale-dello.html  




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    permalink | inviato da magnagrecia il 1/3/2018 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

    Dialogo con il Prof. Carlo Mazzaferro sulle sue fake news sulla riforma Fornero



    Pubblico la lettera che ho inviato nove giorni fa al professor Carlo Mazzaferro, dell’Università di Bologna, dopo aver letto un suo articolo su LaVoce.info, contenente la solita errata attribuzione alla tanto vituperata riforma Fornero di misure della ben più severa riforma SACCONI, le sue risposte e le mie repliche.


    Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  v

    19/2/2018  14:10


    Egr. Prof. Mazzaferro,

    Traggo dal Suo articolo su LaVoce.info Riforma Fornero: perché non si può tornare indietro

    Citazione: “Aumentare l’età di pensionamento nella stessa misura dell’aumento nell’aspettativa di vita (come fa la riforma Fornero) provoca una riduzione nel rapporto tra pensionati e occupati. Misure meno draconiane sono sufficienti a mantenerlo costante: nel nostro caso, basta l’aumento di un anno nell’età di pensionamento.
    Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?
    ”.

    Mi permetta di correggerLa. Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24)che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009 che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.

    Cordiali saluti

    V.


    PS: La prego di inoltrare questa mia e-mail al professor Marcello Morciano, del quale non ho l’indirizzo e-mail, coestensore con Lei di articoli per LaVoce.info, e che cita sempre soltanto la riforma Fornero. Numerosi altri sono riportati nel mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it.


    Appendice


    Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

    QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

    PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

    - L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    PENSIONE DI VECCHIAIA

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

    Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

    Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da: Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

    19/2/2018  21:20

    A:  v   CC Morciano Marcello Dr  


    Gentile V.,

    la ringrazio della segnalazione. Sono coscente del fatto che l'aggancio automatico è stato introdotto da Sacconi, quando era ministro del lavoro. Del resto nel mio testo, per precisione, non dico che l'aggancio all'aspettativa di vita è stato introdotto dalla Fornero. La riforma di fine 1022 tuttaiva, se non ricordo male, ha introdotto comunque l'aggancio delle condizioni di eligibilità sulla contribuzione e l'aggancio alle aspettative anche dell'assegno sociale.

    In ogni caso il tema centrale dell'articolo non è chi abbia introdotto l'aggancio, ma se questo nelle attuali condizioni ed in quelle prospettiche, della popolazione e dell'economia italiana, sia o meno sensato.

    MI stupisce in questo il titolo del suo messaggio. Io non volevo travisare ne ingannare nessuno.

    Le allego a questo proposito una definizione dei fake new da wikipedia, non certo il dizionario della Zanichelli, ma un sito che bene si attaglia a questo tipo di definizioni:

    "Il termine inglese fake news (in italiano notizie false) indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione."

    I miei più cordiali saluti

    Carlo Mazzaferro


    ps non mancherò di estendere questa sua a Marcello



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  v

    19/2/2018  23:34


    Gentile Prof. Mazzaferro,

    Lei afferma che è “cosciente del fatto che l'aggancio automatico è stato introdotto da Sacconi”. Mi fa piacere, Lei sarebbe uno dei pochi su 60.000.000 di Italiani (e non solo) a conoscerne l’autore. Ma, francamente - si metta nei panni di chi legge -, tutto lo revoca in dubbio: (i) il titolo, che cita soltanto Fornero (“Riforma Fornero: perché non si può tornare indietro”), (ii) il sottotitolo, che cita solo Fornero e la lega esplicitamente all’“aggancio automatico” (“Vari partiti promettono di cancellare la riforma Fornero. Ma l’aggancio automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è una politica ragionevole se non si vuole mettere in discussione la stabilità finanziaria del sistema pensionistico.), (iii) facendo riferimento a proposte di partiti che chiedono la cancellazione esclusivamente della riforma Fornero, che – Lei non l’ha intuito – è solo cortina fumogena per nascondere la ben più colpevole riforma SACCONI (cfr. Appendice nell’email precedente), che essi votarono nel 2010 e 2011;[1] ma titolo e sottotitolo possono essere redazionali; e (iv) l’articolo, che esordisce facendo riferimento alla richiesta dei partiti di bloccare l’adeguamento automatico, introdotto da SACCONI, che però non viene mai citato. Invece cita i 140 mld dell’INPS (di Tito Boeri, che ignora l’esistenza della riforma SACCONI[1]), che – detto per inciso – a me sembrano numeri un po’ ballerini e probabilmente numeri del lotto, o almeno un po’ esagerati, un po’ come quelli della RGS,[2] che interpreta anch’essa male la norma pensionistica,[3] come tutti, ma questo sarà oggetto di un altro documento, poiché non riguarda soltanto le statistiche, che invierò anche a Lei.

    Fake news non vuol dire notizia falsa soltanto frutto di malafede, ma notizia “non vera”, frutto sia di ignoranza che di malafede.[4]

    In ogni caso, poiché non ero sicurissimo della mia deduzione e non ho ravvisato malafede, non ho inviato la mia email p.c. ad altri destinatari, come faccio negli ultimi mesi, per contrastare in maniera un po’ più efficace la DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni e su Monti, contro la quale sono impegnato da quasi 7 (sette) anni: una vera fatica di Sisifo! Peraltro, mi sono accorto, cercando il Suo nome nel mio archivio (ricordavo di avere già postato una mia segnalazione rettificativa nelle bacheche Facebook Sua e di Marcello Morciano, poiché non avevo l’indirizzo email, ma non ne ho trovato ancora riscontro, forse riguardava un’altra coppia giovane che scrive sulla Voce.info), che Lei è stato uno di questi destinatari in due precedenti occasioni (25/10/17 00:08 Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana e 16/1/18 13:15 L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione).

    Infine, colgo l’occasione, se non l’ha ancora letto, per segnalarLe l’articolo nel mio blog sul documento del corso del professor Alberto Zanardi, di UniBo, con grossi errori sulle pensioni.[5]

    Mi auguro che Lei, nei Suoi prossimi articoli sulle pensioni, contribuisca a chiarire gli autori delle norme e ponga bene in rilievo che, sulla base delle norme, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della tanto vituperata riforma Fornero.

    Cordialissimi saluti

    V.

     ______________________________


    Note:

    [1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

    Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

    [2] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS, OCSE.

    Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

    [3] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

    Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

    di Vincesko - 27 October 2017

    Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

    Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

    [4] Lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice generale della RGS-IGESPES, sulla loro fake news sulle pensioni

    [6] Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

    10:07

    A:  v   CC m.morciano@uea.ac.uk  


    Salve di nuovo,

    come lei ben immagina il titolo è di scelta redazionale. Quanto al fatto di essere cosciente che l'età di pensionamento è legata alle aspettative a partire dalla riforma Sacconi sono sicuro di saperlo perché l'ho scritto nel rapporto di finanza pubblica edito annualmente dal Mulino, quando la riforma venne approvata. A meno di un'anticipo di demenza senile ricordo ancora quello che è successo e quello che ho scritto nel passato recente.

    Ribadisco comunque i miei due punti:

    1. L'elemento chiave del mio articolo riguarda la proposta di abolizione del provvedimento (peraltro modificato dalla riforma Fornero in senso restrittivo rispetto a quanto fatto da Sacconi). Da un punto di vista strettamente (micro) economico poi quello che rileva è il momento in cui gli agenti (in questo caso gli occupati) percepiscono la modifica. Su questo proprio lei sostiene che nessuno (o pochi sanno della Scconi) e quindi è ragionevole immaginare che se qualche comportamento è cambiato a seguito della modifica, questo sia avvenuto dopo il 2011 e non tra il 2010 e il 2011.

    2 Fake news lascia intendere che ci sia volontà di disinformare e questo, alla luce di quanto detto al punto 1, sopra mi sento negarlo

    Sugli altri punti non saprei. Il prof Zanardi è molto più in gradi di me di difendere i suoi appunti. Io peraltro uso i miei.

    Sul maggior peso della riforma Sacconi rispetto alla Fornero non ho risposte. Le uniche sono quelle di RGS ma su queste, unico elemento che mi trova parzialmente in accordo con lei, non ci metterei la mano sul fuoco.

    Di nuovo cordialmente

    Carlo Mazzaferro



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  v

    20/2/2018  17:55


    Salve,

    Innanzitutto, Le esterno con molta franchezza la mia deduzione dopo aver letto questa Sua seconda risposta: Lei vuole convincere se stesso della Sua “innocenza”, selezionando ad arte le “prove”.

    Tuttavia, quale uomo di scienza, Lei sa meglio di me che non contano le affermazioni, ma le prove documentali e una loro valutazione completa e il più possibile obiettiva. Vediamo in dettaglio.


    Citazione1: “Quanto al fatto di essere cosciente che l'età di pensionamento è legata alle aspettative a partire dalla riforma Sacconi sono sicuro di saperlo perché l'ho scritto nel rapporto di finanza pubblica edito annualmente dal Mulino, quando la riforma venne approvata”.

    Obiezioni: (i) chi legge non è in grado di verificarlo, a meno di non comprare il volume citato, o che Lei lo possa allegare; (ii) ove fosse vera, questa affermazione è teoricamente controproducente, poiché può essere considerata una prova a dimostrazione della malafede nell’omissione assoluta del nome SACCONI dal/i suoi articolo/i; (iii) omissione riscontrabile, infatti, non soltanto nell’ultimo articolo del 16 febbraio 2018 (quindi in data molto posteriore al varo della riforma SACCONI, 2010 e 2011, 2010 per l’introduzione dell’adeguamento automatico), ma anche in tutti gli articoli precedenti, fin dal dicembre 2011, dai quali emerge una focalizzazione sulla riforma Fornero e un’evidente (per me che conosco le norme e gli effetti, cfr. Appendice nella mia prima email) commistione degli effetti “della riforma” (Fornero) e di quelli delle altre riforme, in particolare di quella SACCONI, come conferma la chiusa della Sua email (vedi appresso); (iv) dall’articolo n. 4 del 01.07.14, scritto a sei mani da Massimo Baldini, Carlo Mazzaferro e Paolo Onofri, c’è un riferimento esplicito – l’unico - alla riforma del 2010 (SACCONI) “È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita”, con lo strano uso dell’avverbio “surrettiziamente” e della locuzione errata “alle aspettative di vita, quando dovrebbe essere noto che il dato applicato è unico per tutti, iniquo proprio per questo (cfr. il mio dialogo con Stefano Scarpetta dell’OCSE);[2] (v) consapevolezza di chi è l’autore dell’adeguamento automatico purtroppo smentita dall’articolo n. 6, scritto soltanto da Lei, dal quale ricavo la prova documentale di una errata attribuzione della paternità del meccanismo: “L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011 […] per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.”; e (vi) smentito anche dall’altra prova documentale offerta dall’articolo n. 7 del 16.2.2018 “Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?”. Se ne deduce senza ombra di dubbio che (i) o non lo sapeva; (ii) o lo sapeva, nel 2010, e l’ha dimenticato, nel 2011; (iii) o lo sapeva e ha attribuito in malafede l’adeguamento automatico alla riforma Fornero. Decida Lei.


    Citazione2: “L'elemento chiave del mio articolo riguarda la proposta di abolizione del provvedimento (peraltro modificato dalla riforma Fornero in senso restrittivo rispetto a quanto fatto da Sacconi)”.

    Obiezioni: (i) che io sappia, nessuno dei partiti o dei sindacati ha proposto l’abolizione del meccanismo, ma soltanto o un congelamento temporaneo o un alleggerimento (ad esempio il duo Damiano-Sacconi, cfr. nota 2 email precedente) o l’abolizione della riforma Fornero (Lega Nord, cfr. nota 1 prec.) e/o, successivamente, l’età massima a 41 anni di anzianità contributiva (Lega Nord e M5S), facendo finta di ignorare (Salvini) o forse ignorando (Di Maio) che per scendere a 41 anni è necessario abolire, almeno in parte, anche la riforma SACCONI, segnatamente l’adeguamento automatico; e (ii) appunto, la riforma Fornero ha solo accelerato il meccanismo introdotto da SACCONI, modificandolo da triennale a biennale, e che, a leggere la chiarissima norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), dovrebbe decorrere dal 2022 (anche se tutti, incluso il Parlamento e la RGS, dicono 2019, ma questo – ripeto – sarà oggetto di un mio prossimo documento).


    Citazione3: “Da un punto di vista strettamente (micro) economico poi quello che rileva è il momento in cui gli agenti (in questo caso gli occupati) percepiscono la modifica. Su questo proprio lei sostiene che nessuno (o pochi sanno della Scconi) e quindi è ragionevole immaginare che se qualche comportamento è cambiato a seguito della modifica, questo sia avvenuto dopo il 2011 e non tra il 2010 e il 2011”.

    Obiezione: Per me ciò che ha scritto è quasi incomprensibile, a parte l’evidente lapsus calami “Scconi”. Quale comportamento? Qui stiamo discutendo la mia osservazione, che (i) riguarda la norma dell’adeguamento e chi sia il suo autore, e se Lei sapeva che è stato SACCONI a introdurla; e (ii) è stato SACCONI, e non Fornero, ad allungare molto di più l’età di pensionamento.


    Citazione4: “Fake news lascia intendere che ci sia volontà di disinformare e questo, alla luce di quanto detto al punto 1, sopra mi sento negarlo”

    Obiezione: Ho già spiegato che non è così, accludendo la voce del dizionario Treccani. Dal punto di vista psicologico, questo glissare sulle prove è per me indizio per solito di senso di colpa per coda di paglia. Infatti, sulla base delle prove documentali, è aperta la domanda se Lei lo abbia fatto per dimenticanza o in malafede. Ma, ripeto, lo faccio decidere a Lei.


    Citazione5: “Sugli altri punti non saprei. Il prof Zanardi è molto più in gradi di me di difendere i suoi appunti. Io peraltro uso i miei”.

    Obiezione: Era solo la segnalazione della obliterazione totale della riforma SACCONI da parte del professor Zanardi (emulo di tantissimi altri), che è docente ordinario della Sua stessa Università di Bologna, di cui ho ipotizzato fosse stato una vittima, ma prendo atto che Lei non lo è stato.


    Citazione6: “Sul maggior peso della riforma Sacconi rispetto alla Fornero non ho risposte. Le uniche sono quelle di RGS ma su queste, unico elemento che mi trova parzialmente in accordo con lei, non ci metterei la mano sul fuoco.

    Obiezione: Se non ha risposte vuol dire soltanto che Lei ammette di non conoscere bene la normativa pensionistica, vittima anche Lei della stessa Fornero, che s’intesta nel testo della sua legge misure di SACCONI (ad esempio, l’aumento dell’età a 66 anni e a 41 anni, in realtà decisa dalla “finestra” Damiano-SACCONI, cfr. Appendice), e quindi conferma la mia deduzione, leggendo i Suoi articoli, che Lei ha fatto “un’evidente commistione tra le varie riforme”, che attribuisce erroneamente alla riforma Fornero; (ii) basta leggere gli articoli di giornale del 2012 riportati alla nota 1 dell’articolo Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero per rendersi conto degli effetti della riforma SACCONI, eccone uno: Crollano le nuove pensioni. Nei primi nove mesi il 35,5% in meno (e la riforma Fornero non c'entra) di An. C. 21 ottobre 2012 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-21/crollano-nuove-pensioni-primi-194003.shtmlora può decidere di porre un’errata corrige a tutti i suoi articoli e libri, ma capisco che è una scelta difficile, oppure fare come ha fatto Tito Boeri e fare scrivere fake news anche dall’INPS (cfr. articolo appena citato); e (ii) il riferimento alla RGS, mi spiace, non smentisce ma conferma la mia deduzione, poiché RGS stima un risparmio complessivo di 1.000 mld (60 punti di Pil) al 2060 dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) e (al lordo di errori di commistione e del blocco della perequazione, giudicato incostituzionale) ascrive soltanto un terzo alla riforma Fornero (chissà perché l’unica citata, anche dalla Corte dei Conti), pari a circa 330 mld, il che significa che i 2/3 residui, pari a quasi 700 mld, sono attribuibili alle altre 3 riforme, quindi il grosso dei 2/3 e più, molto maggiore del “un terzo” della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI, che essa non cita nominativamente. 

    Onde evitare di rendere questo nostro un dialogo tra sordi (prescindendo dalla malafede, la “cattura” da parte delle nostre convinzioni errate, coltivate per molto tempo, è un meccanismo potente che riguarda tutti), se ha da obiettare (i) sull’adeguamento automatico, accluda le prove documentali; e (ii) sull’allungamento dell’età di pensionamento, lo faccia sulla base di ciò che ho riportato nell’Appendice, citando la norma.

    Cordialmente,

    V.

     ____________________________


    Note:

    [1]

    20.12.11

    L’adozione pro rata del metodo contributivo per tutti i lavoratori dal 1° gennaio 2012 è un provvedimento apprezzabile sia per i suoi effetti sull’equità intergenerazionale, sia per le implicazioni, almeno nel medio termine, sul contenimento della spesa per pensioni. Se questa scelta fosse stata adottata nel 1995 con la riforma del sistema previdenziale, i risparmi per il bilancio del settore pubblico sarebbero stati crescenti nel tempo, per un ammontare complessivo pari a quasi due punti di Pil. E la riduzione sarebbe stata maggiore per le prestazioni elevate.

    03.02.12

    Nel breve periodo la riforma delle pensioni del governo Monti porterà a un aumento del 5 per cento circa della forza lavoro e a una riduzione dei pensionati compresa tra il 10 e il 15 per cento. Di conseguenza, la popolazione attiva sul mercato del lavoro nei prossimi decenni sarà progressivamente più anziana, in particolare fra le donne. La sostenibilità e l’adeguatezza del nostro sistema pensionistico si giocherà allora sugli effetti che questo avrà sulla produttività della nostra economia e sulla domanda di lavoro da parte delle imprese.

    L’aumento dell’età di pensionamento è l’elemento caratterizzante della riforma delle pensioni approvata dal Parlamento in dicembre. [Bufala macroscopica, lo ha fatto molto meno della riforma SACCONI, ma viene attribuito a Fornero, v. grafico alla figura1, ndr].


    20.03.12

    Anche in futuro il sistema pensionistico pubblico italiano sembra capace di garantire prestazione adeguate. In base alle simulazioni, la riduzione attesa del tasso di sostituzione nel corso dei prossimi decenni non è drammatica, almeno rispetto a proiezioni elaborate prima della riforma. Tutto dipende dall’innalzamento dell’età media di pensionamento, destinata ad agganciarsi alla dinamica delle aspettative di vita. Ma per rendere perseguibile e realistica questa soluzione, occorrono cambiamenti importanti nel mercato del lavoro.

    2) l’aumento dell’età di pensionamento, soprattutto dopo la riforma del 2011, [è una bufala macroscopica, ndr] è stato molto intenso ed è destinato a crescere ancora nei prossimi decenni.[…]. [sì, ma soprattutto a causa dell’adeguamento automatico SACCONI, ndr].

    La musica inizierà a cambiare sensibilmente a partire dalla seconda metà del prossimo decennio: se da un lato l’età media di pensionamento continuerà ad aumentare, dall’altro le nostre proiezioni segnalano una riduzione prospettica del tasso di sostituzione, causata della progressiva entrata a regime del sistema contributivo. [bufala se ci riferisce alla riforma Fornero: il sistema contributivo è stato introdotto dalla riforma Dini nel 1995; coloro che ne erano esclusi, essendo tutti relativamente anziani, saranno già in pensione entro questo decennio, ndr].

    01.07.14

    I lavoratori di oggi sembrano consapevoli del fatto che andranno in pensione con regole di calcolo delle prestazioni meno generose e più avanti negli anni. Ma hanno davvero capito i cambiamenti intervenuti nel sistema pensionistico pubblico? 

    È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita, portando verso i 70 anni l’età di pensionamento di vecchiaia nel 2050. Questo non marginale cambiamento di prospettiva, riconfermato e reso ancora più rigido dalla riforma del 2011, non sembra ancora essere del tutto presente nella mente dei lavoratori italiani.

    02.08.16

    Nella lunga recessione dell’economia italiana l’aumento dell’età media di pensionamento ha finito per spostare sui giovani buona parte dei costi. Ecco perché ora si parla di flessibilità in uscita. Difficile però attuarla perché implica pensioni più basse e debiti da ripagare per molti anni.

    L’analisi delle scelte di politica pensionistica operate a partire dal 2011 non lasciano pensare che lo strumento sarà usato per provare a risolvere le tensioni che si sono create sul mercato del lavoro a causa dell’interazione di una riforma restrittiva del sistema pensionistico e di una lunga recessione dell’economia.
    La richiesta di flessibilità in uscita per i lavoratori che si trovano in prossimità dell’età pensionabile è una delle conseguenze della riforma Monti-Fornero, che ha realizzato un irrigidimento repentino nei criteri di eleggibilità per il pensionamento in un momento di grave crisi della finanza pubblica. L’inasprimento delle condizioni di uscita “ha congelato” per alcuni anni pensioni a prevalente contenuto retributivo e ha avuto un immediato effetto benefico sul contenimento dei saldi del bilancio pubblico. [gli effetti dell’abolizione delle “quote” sono stati esacerbati dalla riforma SACCONI, in particolare dall’adeguamento automatico, ndr].

    16.01.18

    In un vero sistema contributivo non esiste un’età di pensionamento. Ma in Italia alle ragioni di finanza pubblica si somma una questione demografica che potrebbe rendere insostenibile il sistema. E sulle deroghe per i lavori usuranti serve trasparenza.

    L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011. […] Dal 2005 al 2011 poi si è tornati all’età fissa per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.

    16.02.18

    Vari partiti promettono di cancellare la riforma Fornero. Ma l’aggancio automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è una politica ragionevole se non si vuole mettere in discussione la stabilità finanziaria del sistema pensionistico.

    Aumentare l’età di pensionamento nella stessa misura dell’aumento nell’aspettativa di vita (come fa la riforma Fornero) provoca una riduzione nel rapporto tra pensionati e occupati. Misure meno draconiane sono sufficienti a mantenerlo costante: nel nostro caso, basta l’aumento di un anno nell’età di pensionamento.
    Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?


    [2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

    20/2/2018  21:35

    A:  v


    Salve,

    continuo sinceramente a non capire il suo accanimento. Il senso generale del mio articolo era di ragionare su cosa implichi abbandonare il meccanismo di adeguamento dell'età di pensionamento alle aspettative di vita, introdotto da Sacconi e irrigidito dalla Fornero. Su questo non trovo alcuna sua osservazione e sinceramente me ne dolgo.

    Il tenore della sua mail mi lascia capire che, per ragioni che non conosco e sinceramente non mi interessano, lei si senta discriminato da chi si occupa di pensioni e che per altre ragioni che non mi sono ugualmente chiare, ritenga che la stessa riforma Sacconi rimanga discrminata rispetto alla Fornero. Io non so che dirle a riguardo. 

    Io non cerco innocenza perché non mi sento colpevole e lei non è un giudice. Quando verrà chiamato ad essere referee dei miei lavori potrà decidere se questi siano o meno pubblicabili, naturalmente dopo essersi confrontato con l'editor della rivista che eventualmente la chiamerà a quel ruolo.

    La ringrazio comunque delle precisazioni e la informo che non risponderò ad altre sue mail, primo perché in questi giorni sono molto impegnato nella didattica e secondo perché non mi pare che impiegare altro tempo in quello che lei chiama "dialogo tra sordi" abbia un qualche beneficio.

    Potrei eventualmente inviarle le mie slides delle lezioni (anche se non si tratta di materia pensionistica in senso stretto) in modo che lei possa verificare se al loro interno ci siano imprecisioni. 

    Quanto al capitolo del libro del Mulino potrebbe veedere in qualche biblioteca, oppure, se ha un po' di pazienza, mi posso impegnare a farne una copia in pdf ed inviarla, ma solo nella prossima settimana.

    Carlo Mazzaferro



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    20/2/2018 22:51


    Salve,

    Non proietti il Suo difetto, l’accanimento è tutto Suo: se avesse ammesso subito che aveva scritto delle… imprecisioni, il nostro dialogo sarebbe finito subito. Da parte mia, nulla di personale, io aborro solo le bufale, in particolare quelle intenzionali.

    Non faccia supposizioni insensate. Lei scriva la verità, senza chiedersi cui prodest, la verità è un valore in sé, tranne beninteso per i bugiardi.

    Io ho obiettato sulle cose sulle quali non ero d’accordo, sul resto sono d’accordo, in particolare sul fatto che, con l’estensione a tutti del sistema contributivo, andrebbe flessibilizzata l’uscita, piuttosto che allungare l’età di pensionamento ad libitum, per giunta prevedendo che l'età non cala in caso di diminuzione della speranza di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12ter SACCONI), anche se, a mio avviso, anche in questo caso, c'è un'errata interpretazione della norma; flessibilità che era prevista dalla riforma Dini (copiataci dalla Svezia), poi abolita dalla riforma Maroni.

    Se scriviamo in Internet, tutti coloro che leggono sono dei giudici, l’importante è che i giudizi siano suffragati da prove.

    No grazie, (i) io faccio debunking solo in tre materie: pensioni, manovre correttive della scorsa legislatura e statuto BCE, che hanno fatto centinaia di milioni di vittime; e (ii) non mi serve nessuna ulteriore prova, poi sarebbe peggio per Lei, poiché - ragionando in astratto - dimostrerebbe la Sua malafede.

    Cordialmente,

    V.



    **********




    Lettera a Dino Pesole del Sole 24 ore sulla riforma Fornero e sulla riforma Sacconi

      



    Pubblico la lettera che ho inviato a Dino Pesole del Sole 24 ore su un suo articolo sulle pensioni, in cui ha esagerato l’importanza della riforma Fornero e, come tutti, non ha mai citato la riforma Sacconi. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


    Riforma Fornero e riforma Sacconi

    Da:  v

    1/2/2018 16:09


    ALLA C.A. DEL DOTT. DINO PESOLE

    P.C. DIRETTORE E CAPOREDATTORE


    Egr. Dott. Pesole,

    Analogamente a come ho già fatto con Davide Colombo,[1] continuando la mia diuturna e faticosa opera di CONTROINFORMAZIONE cui mi sto volontariamente sobbarcando da sette anni, mi permetto di formulare alcune osservazioni puntuali al Suo articolo Pensioni, la riforma Fornero è l’argine del debito    

      

    Citazione1: “È il caso della riforma delle pensioni del 2011, targata Monti-Fornero, che la Lega vorrebbe abolire”.

    E’ una cortina fumogena, per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011), che la Lega Nord votò nel 2010 e 2011.[2]


    Citazione2: “La premessa è che le riforme varate a partire dal 2004 riducono la spesa pensionistica di 60 punti di Pil fino al 2060. In particolare la vituperata riforma Fornero garantisce risparmi per 21 punti di Pil, pari nella media a circa 20 miliardi l’anno, per un totale di 350 miliardi”.

    Riporto preliminarmente il passo del rapporto di RGS:

    Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011). Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo, è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali”.

    Entità del risparmio. (i) Premessa: ricavo dalla relazione tecnica della legge: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.

    Ardisco ipotizzare che questo avvenga anche tra le varie riforme. Aggiungo:

    (ii) la “quota” della riforma Fornero non è comunque di 350 mld, sia perché 1/3 di 1.000 (Pil) è 330 (e vabbé, l’approssimazione), sia perché il terzo del totale – scrive la RGS - include il risparmio da altre leggi (originariamente, aveva scritto “2011” e quindi comprendendo anche il DL 98, L. 111/2011, ma non aveva menzionato e non menziona il DL 138, L. 148/2011, che non è presente nel grafico della RGS, pur avendo esso esteso la “finestra” mobile di 12 mesi al comparto della scuola; questo è lo stesso grafico preso dall’articolo di Davide Colombo, che si legge meglio; DL 98 che anche visivamente non sembra poco e, a differenza del DL 201/Fornero, che si ferma al 2045, arriva al 2060).

    (iii) Il che significa che c’è, anche in questa edizione, un’incoerenza nel commento di RGS.

    (iv) Ed, infine, come ho osservato a Davide Colombo, i 20 mld includono 5 mld della deindicizzazione, dichiarata incostituzionale.


    Citazione3: “Se questa è la logica dei numeri, l’altro elemento fondamentale da non sottovalutare è che stiamo parlando della principale garanzia di sostenibilità del nostro debito pubblico nel medio-lungo periodo.

    Affermazione del tutto infondata, se riferita alla riforma Fornero, che assicura, come abbiamo visto, un risparmio pari a meno di un terzo del totale. Occorre e basta chiedersi chi reca i residui due terzi e più. Risposta facile, almeno per chi conosce la legislazione pensionistica. La riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24) è solo l’ultima delle sette riforme dal 1992 e non la più severa, sia dal punto di vista delle norme e dei conseguenti effetti sull’allungamento dell’età di pensionamento,[1][2] sia, appunto, sotto il profilo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme dal 2004, che sono: Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011, alla quale erroneamente o in malafede (anche da chi meno te lo aspetti: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano, Sacconi, ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS[3]) vengono attribuite tutte (!!!) o parte (!!) delle norme severe della ben più severa riforma SACCONI, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010; la quale, in più, al comma 12ter, prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita. La riforma Fornero ha solo modificato il meccanismo automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019, e cioè dal 2022 (L. 214/2011, art. 24, comma 13). La stessa professoressa Fornero ci ha messo del suo, per passare come la salvatrice dell'Italia dal default (una fandonia pazzesca), sia appropriandosi di norme altrui (formalmente, l'aumento dell'età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni, già deciso in precedenza dalla “finestra” Damiano e SACCONI, che ella opportunamente e contestualmente abolisce; sostanzialmente, l'introduzione del metodo contributivo, che in realtà ella ha solo esteso a chi era escluso dalla riforma Dini del 1995, cioè coloro che al 31-12-1995 avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani), sia piangendo (efficacissimo in un Paese melodrammatico come l'Italia), sia con la sua sovraesposizione mediatica e non rinviando mai i millanta intervistatori ai veri autori delle norme che le venivano erroneamente o in malafede attribuite. Ha poi completato l'opera l'ex ministro del Lavoro del IV Governo Berlusconi e attuale senatore Sacconi col suo lunghissimo silenzio, rotto solo recentemente, con l'aiuto di Cesare Damiano, con una bufala sesquipedale.[3]


    Citazione4: “Non a caso, dall’Ocse al Fmi, la riforma del 2011 è considerata uno dei “pilastri” dell’attuale sistema”.

    Lei dice? Io, invece, non mi fiderei affatto né dell’OCSE[4] (veda, in particolare, gli errori che ho segnalato in fondo), né del FMI[5], che temo siano anch’essi vittime della DISINFORMAZIONE italiana, cui purtroppo contribuisce da anni anche Il Sole 24 ore[1] (veda l’articolo in esso richiamato all'inizio), che ha deciso di infliggere la damnatio memoriae alla riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero (!!!).


    Citazione5: “Se limitassimo il calcolo al periodo interessato dalla prossima legislatura (2018-2023), il conto si limiterebbe – si fa per dire – a 100 miliardi, vale a dire a 20 miliardi l’anno.

    Come ho già osservato, i 20 mld includono la deindicizzazione.


    In conclusione, regalo anche a Lei questo documento di 18 pagine in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, anche sulle responsabilità dell’Unione Europea e della BCE.[6]


    Spero di esserLe stato utile e che voglia in futuro contribuire a fare chiarezza sulle pensioni, elaborando una bella ed esauriente analisi sulla severissima riforma SACCONI, citandone per nome e cognome l’autore.

    Cordiali saluti

    V.


    _________________________________


    Note:

    [1] Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

    [2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

    Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

    [3] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

    [4] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

    [5] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

    Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

    [6] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



    **********






    Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?




    Egr. On. Giorgia Meloni,

    Mi permetto, preliminarmente, di riportare le seguenti citazioni:


    Citazione1:

    Elezioni: Berlusconi-Salvini, nuova lite sulla Fornero

    L'ex premier: "Resta quota 67 con poche eccezioni". Ribatte il leader della Lega: "Patti chiari, Fornero si cancella"

    28 gennaio 2018

    Dalle pagine del Sole, Berlusconi sostiene che anticipare l'accesso alla pensione rispetto agli attuali 67 anni sarà possibile “solo in alcuni casi, individuati con equità, e per un periodo di tempo limitato”: sulla previdenza attenzione a non stravolgere i conti dell'Inps e tutela ai “lavoratori che sono stati discriminati dai criteri rozzi e frettolosi adottati dalla Legge Fornero”.

    “A Berlusconi dico 'Patti chiari, amicizia lunga'. Via la legge Fornero. E' il primo punto del programma del centro-destra che abbiamo firmato tutti": ribatte il leader della Lega, Matteo Salvini, replicando all'intervista al Sole 24 Ore di Silvio Berlusconi, nella quale l'ex premier conferma: “Resta quota 67 con poche eccezioni”. Perché - argomenta - non possiamo far saltare i conti'. 

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/01/27/elezioni-berlusconi-bossi-nuova-lite-sulla-fornero_3686a0d4-87de-4ccc-bc6b-a685b3fcd20d.html 


    Citazione2:

    Sulla questione interviene anche la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, alleata del Carroccio e di Forza Italia: “Bisogna superare le storture della legge Fornero - spiega -. L'età pensionabile non può essere adeguata automaticamente”.”.


    Mi permetta di commentare che, a me che conosco le norme e i loro autori, appaiono dichiarazioni perfino surreali. E’ il festival o dell’ignoranza o della menzogna fatta propaganda politica, decida Lei. Nel caso, una propaganda senza vergogna, che fa strame della verità delle norme di legge e dei fatti. Inescusabile.

    Come ho già osservato all’On. Salvini in diretta a Zapping del 10 gennaio scorso e per iscritto,[1] la riforma Fornero è un falso scopo, è un paravento per nascondere che l’età di pensionamento a 67 anni (nel 2019) è frutto della severissima riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12), che anche Lei votò nel 2010 e 2011, assieme a Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Che c’entra la Fornero?

    L’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stato anch’esso introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma SACCONI), legge che al comma 12ter prescrive all'ISTAT di considerare nel calcolo soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell'aspettativa di vita, che anche Lei votò e approvò, assieme a Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Che c’entra la Fornero? Se fosse onesta e conseguente, dovrebbe prendersela con se stessa e i Suoi due colleghi.

    Allora, a Suo beneficio, per darLe un quadro completo, riepilogo i fatti in base alle norme di legge e ai rispettivi autori, che potrà conservare come promemoria per la Sua coscienza.

    PENSIONI DI VECCHIAIA

    L’età delle pensioni di vecchiaia (preavverto che nella “finestra” di un anno, o 18 mesi per gli autonomi, sono inclusi 4 mesi in media decisi dalla riforma Damiano, 2007):

    • degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L. 247/07), quindi la Fornero non c’entra;
    • delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto, senza gradualità, di 5 anni (in ottemperanza alla sentenza della CGUE del 2008, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65) più “finestra” di 12 mesi; e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano), quindi la Fornero non c’entra;
    • delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a 65 anni a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, incluso l’adeguamento automatico), è stato soltanto accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018, ma in ogni caso un anno e 7 mesi (“finestra” di 12 mesi e adeguamento automatico di 7 mesi) sono di SACCONI;
    • degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, quindi la Fornero ha ridotto l’età di 6 (sei) mesi.

    Dal 2019:

    • l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI, quindi la Fornero non c’entra.


    PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

    L’età delle pensioni anticipate:

    • degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni,[1] più 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014[2]), più 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;
    • delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI), più 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, perciò l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI, quindi la Fornero non c’entra.

    Dal 2019:

    • l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero;
    • l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI, quindi la Fornero non c’entra.

    Anche il problema degli esodati, causato da un’errata stima della burocrazia dell’INPS e di RGS, è stato aggravato dalla riforma SACCONI.[1][3]

    Infine, del risparmio dalle quattro riforme dal 2004 stimato dalla RGS in 1.000 miliardi cumulati al 2060 (60% del Pil), meno di un terzo è attribuito alla riforma Fornero; e dei due terzi residui (che peraltro non comprendono la L. 148/2011-SACCONI, che estese la “finestra” di 12 mesi al comparto della scuola) la quota di gran lunga prevalente - ben maggiore del meno di un terzo - è ascrivibile alla riforma SACCONI.[1][4]


    Egr. On. Giorgia Meloni, 

    Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani – segnatamente voi tre leader del centrodestra SALVINI, BERLUSCONI E MELONI, che ambite a governare di nuovo l’Italia, dopo avere sgovernato nella scorsa legislatura e massacrato il ceto medio-basso e i poveri cristi con l’81% dei 330 mld delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura, distribuiti in maniera scandalosamente iniqua,[5] l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice; e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche (praticamente tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012) e ingannati colpevolmente da politici come Salvini e Lei e da esperti previdenziali ignoranti (!) o bugiardi, decidano loro, tra cui tre parlamentari e un ex parlamentare, nonché da ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS, che – presumibilmente fuorviati dalla propaganda del centrodestra -  ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.[5]

    Cordiali saluti,

    V.


    PS: La prego di voler inoltrare questa e-mail al dottor Silvio Berlusconi, di cui non conosco l'indirizzo email.


    ___________________________



    Note:

    [1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

    [3] In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni.

    L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

    [4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito dopo una mia segnalazione rettificativa, il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali.

    Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

    di Vincesko

    Ad integrazione (Davide Colombo è uno dei tanti giornalisti, cui ho scritto, che diffondono bufale sulla riforma Fornero e obliterano la riforma SACCONI, cfr. il mio blog):

    Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

    [5] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

    Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero




    Pubblico la lettera che ho inviato il 26 gennaio scorso a Emiliano Brancaccio e Carlo Cottarelli, dopo avere ascoltato i loro interventi alla trasmissione radiofonica di Radio1 Radio anch’io, nel corso della quale (all'inizio, il conduttore Giorgio Zanchini legge un mio sms, anche se lo arricchisce di una premessa inesistente), tenendo bellamente in non cale le mie molteplici segnalazioni, hanno dato la stura alle loro tesi erronee che a provocare la recessione sia stato Monti e ad allungare l’età di pensionamento sia stata la riforma Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta da Emiliano Brancaccio; mentre Carlo Cottarelli, come al solito, mi ha risposto subito, ma per carità di patria – visto che era influenzato – vi risparmio ciò che mi ha brevemente scritto.


    Grande recessione: non Monti ma Berlusconi. Pensioni: non Fornero ma Sacconi

    Da:  v

    26/1/2018  15:15


    Egregi Professori Brancaccio e Cottarelli,

    Alla trasmissione di Radio Anch’io di stamane, nonostante le mie varie e-mail, avete di nuovo incolpato Monti della recessione, come fanno (quasi) tutti da sei anni, inclusi – pare – tutti i docenti di Economia. Dimostrando che siete ancora vittime della potentissima propaganda berlusconiana e del Cdx. Nulla di più falso, a causare la grande recessione è stato Berlusconi!

    Manovre correttive

    Basta riportare le cifre riepilogative, infatti, per poter dedurre che il Governo Monti, in un quasi equivalente lasso di tempo (1 anno e mezzo), ha varato solo il 19% dei 330 mld cumulati delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura, contro l’81% del Governo Berlusconi, ed è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF). Potete ri-trovare l’analisi completa e le prove documentali nel documento di 18 pagine in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti.[1]

    Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

    - governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

    - governo Monti 63,2 mld (19,2%);