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Lettera n. 2 al Prof. Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali sulle sue notizie monche sulle pensioni




Pubblico la seconda lettera che ho inviato il 20 maggio scorso al professor Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, dopo aver letto un suo articolo sul supplemento economico del Corriere della Sera. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera n. 2 al Prof. Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali sulle sue notizie monche sulle pensioni

Da: v

20/5/2019  15:21

A  a.brambilla@itinerariprevidenziali.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 48+258


Egr. Prof. Brambilla,

Anche questa volta (v. l’articolo “PENSIONI. Fuga con le deroghe”  sul supplemento Economia del Corriere della Sera) Lei è riuscito nell’impresa di non nominare la severissima riforma delle pensioni SACCONI, come fanno tutti. Neppure quando ha scritto: “La vera anomalia è che, pur rendendosi conto dell’eccessiva rigidità del sistema (o si ha 67 anni di età anagrafica o 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva – un anno in meno per le donne – o non si va in pensione) tre governi (Monti, Letta e Renzi) non hanno avuto il coraggio di rivedere la riforma, limitandosi italianamente a fare deroghe”.

Mi permetto di riosservare (v. mia precedente lettera del 5.04.2018):


1. Allungamento età di pensionamento

- L’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice):

(i) per gli uomini, i quali non sono stati toccati dalla riforma Fornero;

(ii) per le dipendenti pubbliche, di 7 (sette) anni, quasi senza gradualità, le quali non sono state toccate dalla riforma Fornero; e

(iii) per le donne del settore privato, per le quali la riforma Fornero ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) da 60 anni (2010) a 65 anni entro il 2018, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico all’aspettativa di vita) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

- Anche l’aumento dell’età di pensionamento anticipato (da 40 anni nel 2010) è stato deciso in buona parte dalla riforma SACCONI (4 mesi da Damiano), che l’ha aumentata a 41 anni e 3 mesi sia per gli uomini che per le donne (41 anni e 9 mesi per gli autonomi), cioè di un anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi). La riforma Fornero ha deciso il resto, cioè un anno e 7 mesi per gli uomini e 7 mesi per le donne; per contro, ha diminuito l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne) di 6 mesi, allineandoli a tutti gli altri.

- Vale la pena di aggiungere che anche l’indicizzazione alla speranza di vita è stata decisa da SACCONI per la vecchiaia e le “quote”, poi estesa da Fornero alle pensioni anticipate e resa a cadenza biennale dal 2022 (non dal 2021, come sostiene erroneamente RGS).


2. Salvaguardati

In totale i salvaguardati sono stati 120 mila a fronte di un’ipotesi iniziale di oltre 200 mila lavoratori”.

Dopo otto salvaguardie, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD, il cui dossier contiene, però, anch’esso errori gravi di attribuzione delle norme che hanno allungato l’età di pensionamento, e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), i salvaguardati sono stati 153.389, contro una stima iniziale INPS e RGS di 389.200, cioè meno della metà della stima iniziale.

Va aggiunto che la questione esodati fu aggravata dalle precedenti norme Sacconi e ampliata dall’allargamento delle maglie relative ai criteri per essere classificato esodato.

Inoltre, pochissimi sanno che anche la riforma Sacconi ha avuto i suoi esodati, almeno diecimila persone, poiché, con una decisione iniqua e forse incostituzionale del ministro Sacconi, furono scientemente salvaguardate soltanto le prime diecimila, cfr. il DL 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, art. 12, comma 6.

Ma a causa presumibilmente della sordina imposta dal potentissimo apparato informativo berlusconiano fecero molto meno rumore e, poi, come la professoressa Fornero ha lamentato recentemente ed esplicitamente alla trasmissione di Radio1-Zapping del 22 giugno 2018, sono stati anch’essi imputati alla riforma Fornero.


3. Risparmi dalle riforme pensionistiche dal 2004

Per chi avesse dei dubbi sul maggiore impatto della riforma SACCONI rispetto alla riforma Fornero, risegnalo che dei 1.000 miliardi di risparmi stimati da RGS al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, Damiano, Sacconi e Fornero), soltanto un terzo viene ascritto alla riforma Fornero, cioè 350 miliardi (poi scesi a 280 miliardi dopo i successivi interventi legislativi). Ma, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano prima della sua entrata in vigore e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’RGS (al lordo delle errate attribuzioni delle norme, come finalmente lamenta nel suo ultimo libro la stessa professoressa Fornero, la quale però dovrebbe incolpare se stessa per la cattiva e fuorviante formulazione di alcuni commi) ascrive la grandissima parte dei residui 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi.


Quesito conclusivo. Sulla scorta di quanto esposto in precedenza, non crede che la riforma delle pensioni SACCONI non meriti di subire, come avviene dal 2013 in ambito nazionale e ormai mondiale, questa vera e propria damnatio memoriae a beneficio della meno severa riforma Fornero, citata a sproposito sempre da tutti, inclusi voi esperti di previdenza?


Cordiali saluti,

V.


Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60 nel 2010) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più 1 anno e 3 mesi (1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi, in forza della riforma Sacconi, si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L'età di pensionamento delle donne è salita (da 40 anni) a 41 anni e 10 mesi, e di questi 1 anno e 10 mesi in più, 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già in pensione.


PS:

Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche


Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017


Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali su chi ha deciso i 75 anni in pensione


Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche




Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali su chi ha deciso i 75 anni in pensione




Pubblico la lettera che ho inviato lo scorso 8.2 a Giovanni Gazzoli, uno degli esperti del noto sito Itinerari Previdenziali presieduto dal professor Alberto Brambilla, sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero, alla quale – more solito – anche lui attribuisce colpe immeritate, tra cui quella che costringerebbe i giovani ad andare in pensione a 75 anni, che invece sono della ben più severa e misconosciuta riforma Sacconi.

Come in passato in casi analoghi, dal sito Itinerari Previdenziali nessuna reazione alla mia lettera.


Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali sui 75 anni in pensione

Da: v

8/2/2019 12:45

A:  giovanni.gazzoli@itinerariprevidenziali.it   Copia  info@itinerariprevidenziali.it   e altri 47+650


Egr. Dott. Giovanni Gazzoli,

Traggo dal Suo articolo dell’1.2.2019 « Non è un Paese per vecchi: analisi del decreto-legge su "Quota 100"» pubblicato nel sito Itinerari Previdenziali:


Tuttavia, i soggetti maggiormente penalizzati saranno i giovani e le donne. I primi, ossia coloro che hanno cominciato a lavorare dall’1/1/1996 e che quindi rientrano nella categoria dei “contributivi puri”, perché non sono considerati dalla riforma: questa, anzi, non smantella le rigidità introdotte dalla Legge Fornero nei confronti di questa platea, che vede la sua pensione interamente calcolata secondo il merito contributivo e che quindi – stando ai trend economici e anagrafici – è fiaccata nella speranza di poter beneficiare di una pensione e nella prospettiva di dover lavorare almeno fino a 75 anni.”

Mi permetto di fare le seguenti osservazioni.


Scusi, perché cita la (sola) riforma Fornero? Che ormai ha il destino segnato, anche – e soprattutto - per colpa dei supposti esperti previdenziali: è come il cacio sui maccheroni, e sempre di un solo tipo.[1] Alimentando una vulgata che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, che cerco di contrastare da sette anni: una fatica di Sisifo! Vediamo in dettaglio che cosa stabiliscono le norme pensionistiche al riguardo.

1. Il metodo contributivo “tripartito” è stato deciso dalla riforma Dini (Legge 8.8.1995, n. 335): (i) interamente retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi; (ii) misto per coloro che erano sotto questo limite; e (iii) interamente contributivo per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dall’1.1.1996.

2. La riforma Fornero (Legge 22.12.2011, n. 214) lo ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, a coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e – contrariamente a ciò che Lei scrive, salvo prova contraria: “questi ultimi costituiranno la maggioranza dei soggetti che matureranno i requisiti di Quota 100 al 2021” - ormai quasi tutti già in pensione, come conferma RGS ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[2]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

3. Quindi, limitatamente al dato in esame, la riforma Fornero non ha riguardato coloro che hanno cominciato a lavorare dal 1° gennaio 1996.

4. La riforma Fornero ha, però, anche aumentato la soglia minima sia del pensionamento di vecchiaia interamente contributivo:

«Ai sensi del comma 7, il diritto alla pensione di vecchiaia si consegue in presenza di un'anzianità contributiva minima pari a 20 anni (in luogo dei 5 richiesti in precedenza), a condizione che l'importo della pensione risulti essere non inferiore, per i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 1996, a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale.» (Dossier Servizio Studi Camera dei Deputati).

Sia del pensionamento anticipato interamente contributivo:

«… al compimento del requisito anagrafico di 63 anni, a condizione che risultino versati e accreditati in favore dell'assicurato almeno 20 anni di contribuzione effettiva e che l'ammontare mensile della prima rata di pensione risulti essere non inferiore ad un importo soglia mensile, annualmente rivalutato sulla base della variazione media quinquennale del PIL nominale, appositamente calcolata dall'ISTAT, con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare, pari - per l'anno 2012 - a 2,8 volte l'importo mensile dell'assegno sociale.» (Dossier Servizio Studi Camera dei Deputati).

Entrambe le norme sono state fatte apposta per ritardare il pensionamento (e aumentare l’assegno pensionistico).

5. Ma, in generale, l’età di pensionamento dopo i 70 anni è soltanto una facoltà, tranne in taluni casi particolari in cui è resa necessaria dalla riforma Fornero, come, ad esempio, nel caso in cui gli anni di contribuzione siano inferiori a 20 e maggiori di 5, per rientrare dalla riforma Fornero sotto la riforma Maroni, che prescrive – per le pensioni calcolate interamente col contributivo - un minimo di 5 anni e non di 20.

6. Comunque, se in futuro si arriverà a 75, dipenderà prevalentemente dall’adeguamento triennale all’aspettativa di vita introdotto da Sacconi con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, che la riforma Fornero ha soltanto reso biennale a decorrere dal 2022 (non dal 2021, come sostiene erroneamente il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con DG Previdenza – cfr. il decreto direttoriale del 5.12.2017 -, in contraddizione, peraltro, con quanto scriveva RGS nella relazione tecnica della L. 214/2011[3]).

7. In definitiva, per l’età di pensionamento a 75 anni, dall’analisi delle norme sembra emergere un impatto secondario della riforma Fornero rispetto sia alla riforma Dini sia, soprattutto, alla riforma Sacconi. Come conferma, in generale, il risparmio al 2060 delle quattro riforme delle pensioni dal 2004.[4] Pertanto, le rigidità dell’attuale sistema pensionistico vanno ascritte, nelle giuste proporzioni, alle riforme Dini, Sacconi e Fornero.

Cordiali saluti,

V.


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Note


[1] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 9


[2] Relazione tecnica legge 214/2011 (pag. 48)


[3] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 5.


[4] Cfr. https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M, capitolo 2, paragrafo 8.


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Destinatari:

Itinerari previdenziali CC ministri, parlamentari, altre Istituzioni, Fondazioni e Associazioni, Media, Sindacati, professori universitari.


Ministeri Lavoro e Tesoro


Parlamentari


Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza Sociale Senato


Parlamentari europei



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Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco de Il Giornale sulle loro fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato ieri ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco del quotidiano Il Giornale, sulle loro bufale sulle pensioni, in particolare sulla riforma Fornero. Osservo che questo è il primo caso, almeno per quanto mi consta, che la professoressa Fornero abbia precisato che l’adeguamento automatico è stato deciso dalla riforma Sacconi. Vi sarei grato se mi segnalaste altre sue puntualizzazioni riguardanti misure della riforma Sacconi o della riforma Dini che le vengono erroneamente attribuite.


Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco sulle loro fake news sulle pensioni.

Da: v

23/6/2018  21:31

A:  segreteria@ilgiornale.it   Copia  elsa.fornero@unito.it     e altri 48+150


ALLA C.A. DEL DOTT. ANTONIO SIGNORINI E DEL DOTT. GIAN MARIA DE FRANCESCO

P.C. DIRETTORE ALESSANDRO SALLUSTI


Spiace molto constatare che le Vostre sono una verità, una matematica e una logica a geometria variabile a seconda della convenienza: un cattivo servizio all’informazione.


Primo articolo


Egr. Dott. Signorini,

Traggo dal Suo articolo del 26.10.2017 “Elsa Fornero piange di nuovo: ho sbagliato, ma è colpa del Cav”   


Citazione1: “a proposito della legge [Fornero, ndr] che ha reso i requisiti per il pensionamento italiani i più rigidi d'Europa.

Falso! E’ una bufala gigantesca che circola, per colpa del Centrodestra, della professoressa Fornero e dei media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI, da sei anni ed ha fatto quasi 60 milioni di vittime (oltre all’estero).


Citazione2: “Oppure, in modo ancora più marcato, quando scoppiò il caso esodati. L'ex premier incolpò Fornero di avere sottovalutato la portata del fenomeno e l'ex ministro ammise un errore, anche se a carico dell'Inps, non suo”.

Rilevato che anche la riforma SACCONI ha avuto i suoi esodati (forse decine di migliaia di persone, essendo state salvaguardate soltanto le prime diecimila, cfr. L. 122/2010, art. 12), ma a causa della sordina da parte del potentissimo apparato disinformativo del centrodestra hanno fatto molto meno rumore, pare proprio che sia stato così. Riporto la nota[4] di un mio documento di 18 pagine, con la ricostruzione delle vicende politico-economiche della XVI legislatura, che ho già trasmesso anche al Giornale:

A parte gli esodati, il cui numero, come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”, fu prima sottostimato (la prima salvaguardia riguardò 65.000 persone) e poi, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), sovrastimato dalla burocrazia di RGS e INPS, che, nell'arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, «ridetermina il numero massimo degli esodati a 153.389 soggetti», contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale.[1]


Citazione3: “Poi, come successe nel caso esodati-Inps, ha negato che l'errore sia imputabile a lei. «Noi non avevamo previsto la pensione a 67 anni, semplicemente abbiamo dato attuazione ad una legge che era stata introdotta dal governo Berlusconi e dunque con i ministro Tremonti e Sacconi e che dice in modo semplice: se si vive di più, si lavora di più». La storia (infinita) delle riforme previdenziali italiane dice altro. Il meccanismo di adeguamento dell'età della pensione alle aspettative di vita parte effettivamente da due leggi del 2009 e del 2010. Ma quella del governo Berlusconi partiva da una base di 62 anni. La riforma Fornero ha innalzato l'età della pensione e oggi lo scatto del 2019 partirà da 66 anni e 7 mesi. Più di quattro anni fanno la differenza. La legge Fornero ha poi accorciato gli scatti: da cadenza triennale passano a quella biennale”.

Fesseria cosmica.[2] Quale “altro”? SACCONI, con la Legge 122/2010, art. 12, ha portato, di fatto, con la “finestra” mobile, l’età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti (per le dipendenti pubbliche senza gradualità da 60 anni) o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi, e sui 66 anni o 66 anni e 6 mesi ha deciso di applicare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita (al singolare, poiché il dato è unico e uguale per tutti), da lui stesso introdotto con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, e sempre da lui medesimo modificato sostanzialmente con la L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, che la porterà a 67 anni nel 2019 e poi via via a 70 e oltre.

La riforma Fornero ne ha solo modificato la periodicità da triennale a biennale, ma la modifica – checché ne dica il Ragioniere Generale dello Stato[3] - decorre dal 2022, ed è, appunto, solo un’accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI. 

Mi vien da dire: una volta che la coraggiosa millantatrice Fornero (gliel’ho scritto[4]) dice la verità (anche se a una piccola emittente), Lei le dà addosso raccontando una bufala gigantesca? Veda anche appresso, sulla vostra verità a geometria variabile a seconda della convenienza.

Cordiali saluti

V.

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Note:


[1] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[2] PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60, di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

[3] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[4] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


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Aggiornamento (2018):


Sono riuscito a trovare l’intervista di Elsa Fornero a Radio Montecarlo.

25/10/2017 06:32


In essa, la professoressa Fornero dà, come al solito, risposte omissive e fuorvianti per un ascoltatore «normale». L’intervistatore precede l’intervista accennando alla notizia del giorno dell’età di pensionamento a 67 anni per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita. Alla sua prima domanda, se abbia lei introdotto tale adeguamento, anziché dire semplicemente: «No, è stato Sacconi», esordisce dicendo: “Noi non avevamo previsto l’età a 67 anni», il che peraltro è una bugia, avendo la riforma Fornero previsto (art. 24, comma 9) una norma di salvaguardia: che comunque l’età di pensionamento minima sarebbe stata di 67 anni per tutti nel 2021. Poi, finalmente precisa che è stato il governo precedente, e, dopo quelli di Berlusconi e Tremonti, con un’esitazione nella voce fa anche il nome di Sacconi, che omette sempre, ed aggiunge uno strano errore per una docente universitaria: «Noi abbiamo dato attuazione a questa legge». Ma la norma Sacconi era una legge piena e operante e non aveva bisogno di alcuna norma attuativa. Ma forse è stato un lapsus, perché ha invece omesso di dire che lei l’ha aggravata, modificando la periodicità dell’adeguamento da triennale a biennale, dopo quello del 2019.

Alla successiva domanda dell’intervistatore se l’età di pensionamento italiana fosse la più alta in Europa, risponde che “no, l’età media, l’età effettiva, è tra le più basse in Europa”. Il che è una mezza verità, che equivale sempre a una bugia intera: esistono due modalità “ordinarie” di pensionamento: vecchiaia e anticipata (ex anzianità), quella di vecchiaia, 67 anni nel 2019 agganciata all’aspettativa di vita (che peraltro era la notizia del giorno che aveva dato origine all’intervista), è la più alta, quella anticipata è tra le più basse, e abbassa anche la media, che si usa per i confronti internazionali.


I media travisano tutto. Riporto, ad esempio, come titola e dà conto dell’intervista l’agenzia giornalistica Adnkronos.

Pensione a 67 anni, Fornero: “Giusto, ma si poteva fare prima”

Pubblicato il: 25/10/2017 14:35

"Nessuna riforma nasce perfetta e io ricordo che noi fummo costretti a vararla in 20 giorni. Ma se c'era la necessità di cambiare qualcosa, dopo cinque o sei anni le cose potevano essere aggiustate". Così l’ex ministro Elsa Fornero, in un’intervista a Radio Monte Carlo.
"Noi non avevamo previsto la pensione a 67 anni - spiega Elsa Fornero - semplicemente abbiamo dato attuazione ad una legge che era stata introdotta dal governo Berlusconi e dunque con i ministri Tremonti e Sacconi e che dice in modo semplice: se si vive di più, si lavora di più. Detto questo trovo giusto pensare a correttivi per quei lavoratori meno fortunati: chi ha iniziato presto o svolge attività più gravose, oppure ancora le donne che hanno avuto figli".



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Secondo articolo


Egr. Dott. De Francesco,

Traggo dal Suo articolo del 09/01/2018 “È già duello sulla Fornero. Ecco perché si può cambiare:


Citazione1: “Secondo le elaborazioni della Corte dei Conti sulla base della Nota di aggiornamento del Def, la spesa pensionistica in Italia nel triennio 2018-2020 dovrebbe mantenersi attorno al 15,3% del Pil”.

Falso, la spesa pensionistica include voci spurie, in particolare: quasi 50 mld di imposte e altri 40 mld di Assistenza e TFR.[5]


Citazione2: “i nostri connazionali si ritirano poco meno di quattro anni e mezzo prima rispetto alla scadenza dei 66 anni e 7 mesi fissati dalla Fornero”.

La chiusa è una fesseria cosmica, frutto di ignoranza o malafede, decida Lei. E’ stata la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12 + L. 111/2011 e L. 148/2011).[2]


Citazione3: “Ultimo ma non meno importante è il riconoscimento della Ragioneria generale dello Stato ai governi Berlusconi che hanno «prodotto» il 66% del risparmio sulla spesa previdenziale previsto fino al 2070”.

Quasi giusto, perché c’è anche la riforma Damiano (L. 247/2007), che l’RGS non menziona; considerando che la riforma Damiano abolisce lo “scalone” Maroni e la riforma Fornero abolisce le “quote” Damiano, il risparmio di 700 mld è frutto soprattutto della severissima riforma SACCONI, quasi doppio di quello della riforma Fornero, ma che nessuno menziona mai![2] E allora perché da sei anni, Voi (dis)informatori seriali di centrodestra, massacrate la coraggiosa millantatrice professoressa Fornero? Fate esattamente come l’onorevole Brunetta: sulle stesse questioni (vuoi la riforma delle pensioni, vuoi le manovre correttive varate nella XVI legislatura subendo i diktat dell’UE e della BCE, vuoi sul golpe contro Berlusconi), dà una spiegazione dei fatti a seconda della convenienza.[1]


Citazione4: “Di che cosa stiamo parlando, dunque? Di null'altro che di un artificio contabile ben congegnato: la riforma Fornero ha solo spostato al periodo 2030-2040 i flussi di pensionamento dei baby boomers (i nati negli anni '60 e agli inizi dei '70) garantendo nell'immediato un risparmio.

Falso. Rilevato di nuovo la volubilità del giudizio sulla riforma Fornero in base esclusivamente alla convenienza, (i) essa non ha semplicemente “spostato”, ma ridotto - e non nell'immediato ma a decorrere soprattutto dal 2020 e fino al 2045[5b] - la spesa pensionistica (cfr. Rapporto RGS: “complessivamente 21 punti di Pil”, pari a circa 350 mld “lordi” su 1.000, ridottisi a 280 mld al netto delle modifiche intervenute nel frattempo); (ii) e lo ha fatto sia aumentando di un anno le pensioni anticipate (ex anzianità), sia abolendo le “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), sia accelerando l’allineamento a tutti gli altri (ai quali aveva già provveduto SACCONI) delle donne del settore privato per l’età di pensionamento di vecchiaia, sia trasformando da triennale a biennale l’adeguamento automatico SACCONI, sia con altre misure.


Citazione5: “Di qui gli ululati contro tutte le proposte di stop all'adeguamento dell'età pensionabile che, se si fermasse agli attuali 66 anni e 7 mesi, produrrebbe, a detta della Ragioneria, in virtù dei calcoli attuariali un effetto cumulato di 21 punti di Pil (i fatidici 350 miliardi al 2060)”.

Fesseria cosmica duplice: (i) l’adeguamento automatico lo ha introdotto SACCONI (vedi anche l’articolo precedente di Antonio Signorini); (ii) come ho già osservato, il risparmio è frutto di varie misure; e (iii) aggiungo: ne deriva, come corollario inoppugnabile, che la promessa del Cdx dei 41 anni e della mirabolante “quota 100” (che in realtà è un peggioramento) abolendo la riforma Fornero è una truffa elettorale.


Citazione6: “Si tratta, però, di maggiore spesa che presa per ogni singolo anno vale qualche miliardo di euro. Intervenire con penalizzazioni ulteriori sugli anticipi o rendere interamente contributive le nuove pensioni potrebbe, però, lasciare il quadro pressoché immutato.

Non è del tutto chiaro a che cosa si riferisca la “maggiore spesa”, in ogni caso la premessa è falsa, poiché l’adeguamento automatico è stato introdotto da SACCONI e non da Fornero; l’abolizione della riforma Fornero costerebbe almeno 12 mld in media all’anno fino al 2045; l’abolizione dell’adeguamento automatico, che costa pochi miliardi all’anno, implica che è necessario modificare anche la riforma SACCONI. 

Buona o mala fede, sembra una matematica e una logica a geometria variabile a seconda della convenienza: un cattivo servizio all’informazione.

Cordiali saluti

V.

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Note:


[5] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni



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Lettera a Dino Pesole del Sole 24 ore sulla riforma Fornero e sulla riforma Sacconi

  



Pubblico la lettera che ho inviato a Dino Pesole del Sole 24 ore su un suo articolo sulle pensioni, in cui ha esagerato l’importanza della riforma Fornero e, come tutti, non ha mai citato la riforma Sacconi. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Riforma Fornero e riforma Sacconi

Da: v

1/2/2018 16:09

A:  letterealsole@ilsole24ore.com  


ALLA C.A. DEL DOTT. DINO PESOLE

P.C. DIRETTORE E CAPOREDATTORE


Egr. Dott. Pesole,

Analogamente a come ho già fatto con Davide Colombo,[1] continuando la mia diuturna e faticosa opera di CONTROINFORMAZIONE cui mi sto volontariamente sobbarcando da sette anni, mi permetto di formulare alcune osservazioni puntuali al Suo articolo Pensioni, la riforma Fornero è l’argine del debito    

  

Citazione1: “È il caso della riforma delle pensioni del 2011, targata Monti-Fornero, che la Lega vorrebbe abolire”.

E’ una cortina fumogena, per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011), che la Lega Nord votò nel 2010 e 2011.[2]


Citazione2: “La premessa è che le riforme varate a partire dal 2004 riducono la spesa pensionistica di 60 punti di Pil fino al 2060. In particolare la vituperata riforma Fornero garantisce risparmi per 21 punti di Pil, pari nella media a circa 20 miliardi l’anno, per un totale di 350 miliardi”.

Riporto preliminarmente il passo del rapporto di RGS:

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011). Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo, è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali”.

Entità del risparmio. (i) Premessa: ricavo dalla relazione tecnica della legge: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.

Ardisco ipotizzare che questo avvenga anche tra le varie riforme. Aggiungo:

(ii) la “quota” della riforma Fornero non è comunque di 350 mld, sia perché 1/3 di 1.000 (Pil) è 330 (e vabbé, l’approssimazione), sia perché il terzo del totale – scrive la RGS - include il risparmio da altre leggi (originariamente, aveva scritto “2011” e quindi comprendendo anche il DL 98, L. 111/2011, ma non aveva menzionato e non menziona il DL 138, L. 148/2011, che non è presente nel grafico della RGS, pur avendo esso esteso la “finestra” mobile di 12 mesi al comparto della scuola; questo è lo stesso grafico preso dall’articolo di Davide Colombo, che si legge meglio; DL 98 che anche visivamente non sembra poco e, a differenza del DL 201/Fornero, che si ferma al 2045, arriva al 2060).

(iii) Il che significa che c’è, anche in questa edizione, un’incoerenza nel commento di RGS.

(iv) Ed, infine, come ho osservato a Davide Colombo, i 20 mld includono 5 mld della deindicizzazione, dichiarata incostituzionale.


Citazione3: “Se questa è la logica dei numeri, l’altro elemento fondamentale da non sottovalutare è che stiamo parlando della principale garanzia di sostenibilità del nostro debito pubblico nel medio-lungo periodo.

Affermazione del tutto infondata, se riferita alla riforma Fornero, che assicura, come abbiamo visto, un risparmio pari a meno di un terzo del totale. Occorre e basta chiedersi chi reca i residui due terzi e più. Risposta facile, almeno per chi conosce la legislazione pensionistica. La riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24) è solo l’ultima delle sette riforme dal 1992 e non la più severa, sia dal punto di vista delle norme e dei conseguenti effetti sull’allungamento dell’età di pensionamento,[1][2] sia, appunto, sotto il profilo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme dal 2004, che sono: Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011, alla quale erroneamente o in malafede (anche da chi meno te lo aspetti: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano, Sacconi, ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS[3]) vengono attribuite tutte (!!!) o parte (!!) delle norme severe della ben più severa riforma SACCONI, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010; la quale, in più, al comma 12ter, prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita. La riforma Fornero ha solo modificato il meccanismo automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019, e cioè dal 2022 (L. 214/2011, art. 24, comma 13). La stessa professoressa Fornero ci ha messo del suo, per passare come la salvatrice dell'Italia dal default (una fandonia pazzesca), sia appropriandosi di norme altrui (formalmente, l'aumento dell'età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni, già deciso in precedenza dalla “finestra” Damiano e SACCONI, che ella opportunamente e contestualmente abolisce; sostanzialmente, l'introduzione del metodo contributivo, che in realtà ella ha solo esteso a chi era escluso dalla riforma Dini del 1995, cioè coloro che al 31-12-1995 avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani), sia piangendo (efficacissimo in un Paese melodrammatico come l'Italia), sia con la sua sovraesposizione mediatica e non rinviando mai i millanta intervistatori ai veri autori delle norme che le venivano erroneamente o in malafede attribuite. Ha poi completato l'opera l'ex ministro del Lavoro del IV Governo Berlusconi e attuale senatore Sacconi col suo lunghissimo silenzio, rotto solo recentemente, con l'aiuto di Cesare Damiano, con una bufala sesquipedale.[3]


Citazione4: “Non a caso, dall’Ocse al Fmi, la riforma del 2011 è considerata uno dei “pilastri” dell’attuale sistema”.

Lei dice? Io, invece, non mi fiderei affatto né dell’OCSE[4] (veda, in particolare, gli errori che ho segnalato in fondo), né del FMI[5], che temo siano anch’essi vittime della DISINFORMAZIONE italiana, cui purtroppo contribuisce da anni anche Il Sole 24 ore[1] (veda l’articolo in esso richiamato all'inizio), che ha deciso di infliggere la damnatio memoriae alla riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero (!!!).


Citazione5: “Se limitassimo il calcolo al periodo interessato dalla prossima legislatura (2018-2023), il conto si limiterebbe – si fa per dire – a 100 miliardi, vale a dire a 20 miliardi l’anno.

Come ho già osservato, i 20 mld includono la deindicizzazione.


In conclusione, regalo anche a Lei questo documento di 18 pagine in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, anche sulle responsabilità dell’Unione Europea e della BCE.[6]


Spero di esserLe stato utile e che voglia in futuro contribuire a fare chiarezza sulle pensioni, elaborando una bella ed esauriente analisi sulla severissima riforma SACCONI, citandone per nome e cognome l’autore.

Cordiali saluti

V.


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Note:

[1] Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[4] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[5] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

[6] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?




Egr. On. Giorgia Meloni,

Mi permetto, preliminarmente, di riportare le seguenti citazioni:


Citazione1:

Elezioni: Berlusconi-Salvini, nuova lite sulla Fornero

L'ex premier: "Resta quota 67 con poche eccezioni". Ribatte il leader della Lega: "Patti chiari, Fornero si cancella"

28 gennaio 2018

Dalle pagine del Sole, Berlusconi sostiene che anticipare l'accesso alla pensione rispetto agli attuali 67 anni sarà possibile “solo in alcuni casi, individuati con equità, e per un periodo di tempo limitato”: sulla previdenza attenzione a non stravolgere i conti dell'Inps e tutela ai “lavoratori che sono stati discriminati dai criteri rozzi e frettolosi adottati dalla Legge Fornero”.

“A Berlusconi dico 'Patti chiari, amicizia lunga'. Via la legge Fornero. E' il primo punto del programma del centro-destra che abbiamo firmato tutti": ribatte il leader della Lega, Matteo Salvini, replicando all'intervista al Sole 24 Ore di Silvio Berlusconi, nella quale l'ex premier conferma: “Resta quota 67 con poche eccezioni”. Perché - argomenta - non possiamo far saltare i conti'. 

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/01/27/elezioni-berlusconi-bossi-nuova-lite-sulla-fornero_3686a0d4-87de-4ccc-bc6b-a685b3fcd20d.html 


Citazione2:

Sulla questione interviene anche la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, alleata del Carroccio e di Forza Italia: “Bisogna superare le storture della legge Fornero - spiega -. L'età pensionabile non può essere adeguata automaticamente”.”.


Mi permetta di commentare che, a me che conosco le norme e i loro autori, appaiono dichiarazioni perfino surreali. E’ il festival o dell’ignoranza o della menzogna fatta propaganda politica, decida Lei. Nel caso, una propaganda senza vergogna, che fa strame della verità delle norme di legge e dei fatti. Inescusabile.

Come ho già osservato all’On. Salvini in diretta a Zapping del 10 gennaio scorso e per iscritto,[1] la riforma Fornero è un falso scopo, è un paravento per nascondere che l’età di pensionamento a 67 anni (nel 2019) è frutto della severissima riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12), che anche Lei votò nel 2010 e 2011, assieme a Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Che c’entra la Fornero?

L’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stato anch’esso introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma SACCONI), legge che al comma 12ter prescrive all'ISTAT di considerare nel calcolo soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell'aspettativa di vita, che anche Lei votò e approvò, assieme a Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Che c’entra la Fornero? Se fosse onesta e conseguente, dovrebbe prendersela con se stessa e i Suoi due colleghi.

Allora, a Suo beneficio, per darLe un quadro completo, riepilogo i fatti in base alle norme di legge e ai rispettivi autori, che potrà conservare come promemoria per la Sua coscienza.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia (preavverto che nella “finestra” di un anno, o 18 mesi per gli autonomi, sono inclusi 4 mesi in media decisi dalla riforma Damiano, 2007):

  • degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L. 247/07), quindi la Fornero non c’entra;
  • delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto, senza gradualità, di 5 anni (in ottemperanza alla sentenza della CGUE del 2008, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65) più “finestra” di 12 mesi; e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano), quindi la Fornero non c’entra;
  • delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a 65 anni a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, incluso l’adeguamento automatico), è stato soltanto accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018, ma in ogni caso un anno e 7 mesi (“finestra” di 12 mesi e adeguamento automatico di 7 mesi) sono di SACCONI;
  • degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, quindi la Fornero ha ridotto l’età di 6 (sei) mesi.

Dal 2019:

  • l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI, quindi la Fornero non c’entra.


PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

  • degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni,[1] più 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014[2]), più 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;
  • delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI), più 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, perciò l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI, quindi la Fornero non c’entra.

Dal 2019:

  • l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi];[*]
  • l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI, quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].[*]

Anche il problema degli esodati, causato da un’errata stima della burocrazia dell’INPS e di RGS, è stato aggravato dalla riforma SACCONI.[1][3]

Infine, del risparmio dalle quattro riforme dal 2004 stimato dalla RGS in 1.000 miliardi cumulati al 2060 (60% del Pil), meno di un terzo è attribuito alla riforma Fornero; e dei due terzi residui (che peraltro non comprendono la L. 148/2011-SACCONI, che estese la “finestra” di 12 mesi al comparto della scuola) la quota di gran lunga prevalente - ben maggiore del meno di un terzo - è ascrivibile alla riforma SACCONI.[1][4]


Egr. On. Giorgia Meloni, 

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani – segnatamente voi tre leader del centrodestra SALVINI, BERLUSCONI E MELONI, che ambite a governare di nuovo l’Italia, dopo avere sgovernato nella scorsa legislatura e massacrato il ceto medio-basso e i poveri cristi con l’81% dei 330 mld delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura, distribuiti in maniera scandalosamente iniqua,[5] l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice; e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche (praticamente tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012) e ingannati colpevolmente da politici come Salvini e Lei e da esperti previdenziali ignoranti (!) o bugiardi, decidano loro, tra cui tre parlamentari e un ex parlamentare, nonché da ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS, che – presumibilmente fuorviati dalla propaganda del centrodestra -  ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.[5]

Cordiali saluti,

V.


PS: La prego di voler inoltrare questa e-mail al dottor Silvio Berlusconi, di cui non conosco l'indirizzo email.


[*] Sono stato ingannato per alcuni anni, fino al 2018, (i) dalla prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE (26 ottobre 2011), che, oltre al grave errore dei 67 anni per tutti entro il 2026 in luogo del 2021 (il 2026 valeva soltanto per le lavoratrici private), non esclude le pensioni di anzianità dall’adeguamento all’aspettativa di vita; e poi (ii) dall’uso di testi della legge 122/2010 o di Normattiva, che aggiornano i testi delle leggi,per cui ho attribuito erroneamente a Sacconi l’applicazione dell’adeguamento alla speranza di vita, oltre che alle pensioni di vecchiaia e alle cosiddette“quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), poi abolite da Fornero, anche alle pensioni anticipate, ex anzianità (che prescindono dall’età anagrafica), estensione che invece è stata decisa da Fornero, ndr].


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Note:

[1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito dopo una mia segnalazione rettificativa, il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Ad integrazione (Davide Colombo è uno dei tanti giornalisti, cui ho scritto, che diffondono bufale sulla riforma Fornero e obliterano la riforma SACCONI, cfr. il mio blog):

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[5] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Lettera a Diodato Pirone de Il Mattino sulla sua notizia falsa-fake news-bufala sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa a Diodato Pirone de Il Mattino di Napoli, sulla sua bufala riguardante l’importante meccanismo dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che anche lui, come quasi 60 milioni di Italiani, attribuisce alla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Fwd: Notizia falsa-fake news sulle pensioni

Da: v

15/1/2018 23:43

A:  direzione.politica@ilmattino.it,    pietro.perone@ilmattino.it,    corrado.castiglione@ilmattino.it  


Egr. Dott. Pirone,

Traggo con raccapriccio dal Suo articolo «Fornero? Sbagliato abolirla»: Berlusconi smentisce Salvini https://www.ilmattino.it/primopiano/politica/fornero_sbagliato_abolirla_berlusconi_smentisce_salvini-3479033.html “Insomma nessuna abolizione è la linea adottata dal leader azzurro, semmai una revisione tenendo però ben saldo uno dei punti cardine della riforma e cioè l'avanzamento dell'età per andare in pensione”.

Osservo (a) che né il Suo direttore né Corrado Castiglione, né Pietro Perone fanno circolare le mie numerose e-mail; e (b) che anche Lei, come quasi tutti i 60 milioni di Italiani, è vittima della disinformazione berlusconiana e del cdx, e ignora che l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma SACCONI).

Tra i disinformatori del cdx spicca l’on. Salvini, che è un bugiardo e fa finta da anni di prendersela pesantemente con la povera professoressa Fornero, che è una coraggiosa millantatrice, anziché con se stesso, che votò la severissima riforma SACCONI, 2010 e 2011.

L’ultima mia email sulle pensioni è stata proprio la lettera che ho inviato recentemente all’on. Salvini, dove potrà trovare tutte le spiegazioni e le prove documentali che l’allungamento dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da SACCONI che da Fornero:
Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Spero che in futuro vorrà contribuire a chiarire chi ha deciso che cosa in materia pensionistica.

Cordiali saluti

V.


Allego:

Pensioni: notizie false (fake news)

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, dove troverà notizie e nessi forse sorprendenti:  

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

PS: Ho avuto un dialogo con Stefano Scarpetta, direttore Impiego, Lavoro e Affari Sociali dell'OCSE, dopo una sua intervista all'AGI sulla spesa pensionistica italiana. Sicuro di farLe cosa gradita, ché la può tenere come utile promemoria, riporto l'ultima parte della mia replica alla sua risposta (che può trovare anche nella mia lettera a Matteo Salvini):

[...] E che tenga conto in futuro – almeno come conoscenza della normativa pensionistica sottostante - della attuale, seguente situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi];[*]

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].[*]

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026, è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.



[*] Sono stato ingannato per alcuni anni, fino al 2018, (i) dalla prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE (26 ottobre 2011), che, oltre al grave errore dei 67 anni per tutti entro il 2026 in luogo del 2021 (il 2026 valeva soltanto per le lavoratrici private), non esclude le pensioni di anzianità dall’adeguamento all’aspettativa di vita; e poi (ii) dall’uso di testi della legge 122/2010 o di Normattiva, che aggiornano i testi delle leggi, per cui ho attribuito erroneamente a Sacconi l’applicazione dell’adeguamento alla speranza di vita, oltre che alle pensioni di vecchiaia e alle cosiddette “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), poi abolite da Fornero, anche alle pensioni anticipate, ex anzianità (che prescindono dall’età anagrafica), estensione che invece è stata decisa da Fornero, ndr].




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