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La BCE a trazione tedesca le spara grosse

 
Il Bollettino n. 2 della BCE[1] è la dimostrazione plastica, in primo luogo, del capovolgimento del rapporto gerarchico tra l’Autorità politica, nel caso di specie la Commissione Europea (finora, con la Commissione Barroso,[2] è stato un gioco delle parti con un unico obiettivo: la cosiddetta austerità espansiva; ora, col presidente Juncker, pare delinearsi una certa divergenza[3]) e gli Stati nazionali, e la Banca centrale, nel caso di specie la BCE, la quale pretende per sé l’indipendenza dagli Stati ma troppo spesso assume un ruolo politico e d’ingerenza.
 
E, in secondo luogo, della arroganza della medesima BCE, la quale, da una parte, continua a nascondere che ha un mandato duale (non solo la stabilità dei prezzi, ma anche la crescita economica e la piena occupazione)[4]; da un’altra, si autoincensa più volte, attribuendo al quantitative easing,[5] denominato Programma di acquisto di attività (PAA), non soltanto effetti sui tassi d’interesse e sul tasso di cambio dell’Euro, ma anche, in futuro, sull’inflazione [pag. 29] e sulla crescita del Pil; da un’altra ancora, si autoassolve da ogni colpa nel non aver prevenuto la deflazione e nel mancare per ben 3 anni l’obiettivo del (quasi) 2% del tasso d’inflazione, facendo “salire il tasso di interesse reale” [pag. 65], che avvantaggia i Paesi creditori (Germania e satelliti) e svantaggia i Paesi debitori (Piigs).
 
Quel che ne emerge chiaramente è che la BCE, forse per farsi perdonare il PAA (che peraltro premia la Germania, che ne usufruirà per il 25% del totale), è sempre più a trazione tedesca e sposa in pieno la linea della Germania, sia nel sollecitare l’adozione delle riforme strutturali – beni e servizi e lavoro - [pagg. 63-77], delle quali valuta l’effetto sulla crescita del Pil nel lungo periodo addirittura in un +11%, sia nel contrapporre il gruppo dei Paesi virtuosi che le hanno già adottate a quelli reprobi che non l’hanno ancora fatto e “bastonandoli” nominativamente, sia nell’omettere, invece, la citazione esplicita della violazione del surplus eccessivo della Germania[6] a forte impatto negativo sull’Eurozona (e sul resto del mondo) limitandosi ad affermare genericamente che “la Commissione ha deciso di intensificare la procedura per Germania (dal livello 2 al livello 3)” [pag. 53], sia, contraddicendo sé stessa, nel non analizzare la questione del deficit strutturale[7] per i Paesi dell’Eurozona (in particolare l’Italia) ma soltanto per spiegare la dinamica dell’inflazione negli USA [pag. 40], sia nell’omettere che la piccolissima flessibilità concessa dalla Commissione all’Italia riguarda un deficit strutturale, appunto, tecnicamente opinabile, sia nell’attribuire alla riforma del lavoro (deflazione dei salari e flessibilità del lavoro) e non nel deficit il merito dell’aumento del Pil di alcuni Paesi (Spagna e Francia), sia, infine, nel criticare l’inerzia della Commissione nell’applicazione delle sanzioni.
 
[1] BANCA CENTRALE EUROPEA - Bollettino Economico - Numero 2/2015
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2015/bol-eco-2-2015/bolleco-bce-02-15.pdf
 
[2] Lettera a José-Manuel Barroso
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820971.html
 
[3] Note sul potere in UE, scontro Juncker-Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828867.html
 
[4] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html
 
[5] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826693.html
 
[6] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828411.html
 
[7] Dialogo sulla lettera di Padoan all’UE, la sostenibilità del debito pubblico e la formula del deficit strutturale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823271.html
 
 
Appendice

 
Traggo dal Bollettino della BCE alcuni passi significativi:

Al fine di perseguire il mandato della BCE di mantenimento della stabilità dei prezzi” [pag. 5].

“In particolare, alcuni paesi dell’area dell’euro dovranno adottare misure aggiuntive sul piano strutturale per assicurare la conformità al Patto di stabilità e crescita (PSC). Nella sua comunicazione di novembre 2014, la Commissione europea ha stabilito che i progetti di documenti programmatici di bilancio di sette paesi ponevano un rischio di non conformità al PSC. Per Belgio, Francia e Italia la Commissione ha pubblicato il 27 febbraio valutazioni successive dettagliate riguardanti l’attuazione del PSC (per un’analisi, cfr. il riquadro 7)”. [pag. 37]

Concentrandosi sui paesi dell’area dell’euro, la Commissione osserva che nessuno di essi ha pienamente applicato alcuna delle raccomandazioni del 2014. Mentre in alcuni paesi lo sforzo riformatore è stato intensificato, nella maggioranza dei paesi i progressi sono stati piuttosto limitati (cfr. tavola B) e non commisurati alle vulnerabilità residue. In particolare, tra i paesi da cui ci si aspettava un’“azione politica risoluta” durante la PSM del 2014 (ossia i paesi nelle categorie 4 e 5 della tavola A), Spagna, Irlanda e Italia hanno compiuto “pochi” progressi e Francia progressi “limitati” su gran parte delle raccomandazioni specifiche per paese. Questa valutazione appare in contrasto con il (reiterato) appello a un’“azione politica risoluta” lanciato dalla Commissione e segnala una certa debolezza del braccio preventivo della PSM. Vista la necessità di ridurre le vulnerabilità e dare impulso a una crescita sostenibile nei paesi sopra citati e nel resto dell’area, i progressi insufficienti sinora riscontrati sollecitano una notevole intensificazione dell’intervento di riforma”. [pag. 54]

È importante ricorrere in modo completo ed efficace agli strumenti della PSM, comprese le misure del suo meccanismo correttivo, al fine di ridurre i rischi potenziali per il regolare funzionamento dell’UEM”. [pag. 55]

Per quanto riguarda i paesi sottoposti al meccanismo preventivo, il miglioramento di 0,2 punti percentuali del saldo strutturale che è previsto per l’Italia nel 2015 rimane inferiore allo 0,4 percento del PIL che era stato raccomandato dall’Eurogruppo e riflette una riduzione degli oneri per interessi. Di contro, lo sforzo strutturale del Belgio dovrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali, stando agli impegni presi con l’Eurogruppo. Sia per l’Italia che per il Belgio continua ad esservi un notevole scostamento dallo sforzo strutturale richiesto nell’ambito della regola del debito”. [pag. 60]

Il 27 febbraio la Commissione ha pubblicato i risultati della sua valutazione in merito all’attuazione del PSC in Belgio, Francia e Italia. Nei rapporti preparati nell’ambito dell’articolo 126(3) del TFUE, la Commissione ha esaminato la violazione del criterio del disavanzo in Belgio e la violazione del criterio del debito in Belgio e in Italia. La Commissione ha deciso di non aprire una PDE per questi paesi sulla base di una serie di fattori attenuanti: per quanto riguarda Belgio e Italia (i) il rispetto da parte di entrambi i paesi dei requisiti di sforzo strutturale nell’ambito del meccanismo preventivo del PSC (che nel caso dell’Italia sono stati ridotti in seguito alla comunicazione della Commissione sulla flessibilità nell’ambito del PSC); (ii) le condizioni economiche sfavorevoli (ossia la debole crescita e la bassa inflazione), che rendono il rispetto della regola del debito più difficile; e (iii) l’attuazione attesa degli ambiziosi piani di riforma strutturale di sostegno alla crescita presentati dalle autorità. Queste valutazioni non hanno tuttavia tenuto conto, quale fattore aggravante, dell’insufficiente risanamento dei conti pubblici nel periodo 2014-15 rispetto alle raccomandazioni del Consiglio del giugno 2014”. [pag. 61]

Nel caso della Francia, la Commissione ha dovuto valutare se fossero stati intrapresi interventi efficaci in risposta alla raccomandazione del Consiglio di correggere il disavanzo eccessivo entro il 2015. Tali interventi, unitamente agli eventi macroeconomici avversi inattesi con significative conseguenze sfavorevoli per le finanze pubbliche, consentirebbero di norma un’estensione di un anno del termine per la correzione del disavanzo eccessivo. Per contro, se si stima che un paese dell’area dell’euro non abbia intrapreso azioni efficaci, la PDE prevede un rafforzamento della procedura con l’invio di un’intimazione al paese in questione4) e l’applicazione di sanzioni finanziarie sotto forma di una multa pari allo 0,2 per cento del PIL. La Commissione può, in caso di circostanze economiche eccezionali oppure dietro richiesta motivata dello Stato membro interessato, raccomandare che il Consiglio riduca l’ammontare della multa o la annulli. Considerando il periodo 2013-145), la Commissione ha rilevato che “i dati disponibili non consentono di concludere che non siano state intraprese azioni efficaci” e ha proposto di estendere il termine per la correzione del disavanzo eccessivo di due anni (ossia fino al 2017). Il Consiglio ha seguito questa raccomandazione il 10 marzo. Il percorso di aggiustamento raccomandato prevede sforzi maggiori nella fase finale, richiedendo alla Francia di effettuare una correzione strutturale crescente nel periodo della PDE: 0,5 per cento del PIL nel 2015 (ossia il livello minimo nell’ambito del meccanismo correttivo e quindi meno dello 0,8 per cento del PIL richiesto finora), 0,8 per cento del PIL nel 2016 e 0,9 per cento nel 2017. Sulla base delle attuali procedure per i disavanzi eccessivi, nel 2017 la Francia sarebbe l’unico paese dell’area dell’euro soggetto a una PDE. Infine, nonostante il rischio di mancato rispetto dei termini raccomandati dal Consiglio per la correzione dei deficit eccessivi di Spagna e Portogallo, la Commissione non ha inviato un avvertimento preventivo a tali paesi sotto forma di una raccomandazione autonoma, a differenza di quanto fatto lo scorso anno, quando erano state inviate raccomandazioni a Francia e Slovenia in situazioni simili”. [pag. 61].

 

 
Postarticolo e documento collegati:
 
BCE, il re è nudo (dialogo con Carlo Clericetti)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821145.html
 
Il fallimento delle politiche di austerity europee nel contesto della secular stagnation
Vladimiro Giacché
http://www.marx21.it/documenti/giacche_AusteritySecularStagnation.pdf

Rapporto annuale BCE – anno 2014
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2014-bce/index.html

 

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AVVISO: Avarie frequentissime della piattaforma il.cannocchiale.it
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829460.html

 

Mario Draghi, Dottor Jekyll e Signor Hyde

 
Segnalo questo molto opportuno articolo di oggi di Carlo Clericetti e riporto il mio lungo commento in calce ad esso.
 
Carlo Clericetti
8 AGO 2014
Draghi straparla, i governi stanno zitti
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/08/draghi-straparla-i-governi-stanno-zitti/
 
 
Da un po' di tempo, quando sento Mario Draghi, chissà perché…, mi vengono in mente il Dottor Jekyll e il Signor Hyde...
 
Pensate, anche Scalfari, me li evoca, da 3 anni a questa parte, dopo che ha smesso di scrivere i suoi vigorosi editoriali del 2010 in cui sollecitava i ricchi a riattivare anche in Italia i vasi comunicanti, prima che la casa crollasse loro addosso. Poi, spento l’incendio, se ne è dimenticato, come tutti i ricchi illuminati, incluso Carlo De Benedetti (al quale l'ho rammentato nel suo blog su HP), che propose per primo (si veda Il Sole 24 Ore del 12 settembre 2009, poi ribadito il 10.11.2010) un’imposta patrimoniale sui ricchi e i benestanti.
 
E noi povericristi a litigare, cadendo nella trappola dei ricchi, e dei loro utili idioti ben retribuiti, che, un giorno sì e l’altro pure, chiedono le salvifiche riforme strutturali, ma ovviamente quelle che riguardano i povericristi, mai quelle che colpirebbero i ricchi. Chissà perché…
 
Io mi considero un ignorante, specialista del 2+2. E forse è per questo che apprezzo molto gli articoli di Carlo Clericetti, che, non solo è voce fuori dal coro, ma scrive cose di logica elementare e di semplice buonsenso, che in questo periodo (ma forse è stato sempre così) in cui imperano gli utili idioti ben retribuiti al soldo dei ricchi (come è, per metà – novello Dottor Jekyll e Signor Hyde - lo stesso Draghi, che così tanto piace a Scalfari) appaiono e sono rivoluzionarie.
 
La recessione di oggi è soprattutto la conseguenza, ovviamente, non delle decisioni di questo governo Renzi o del precedente governo Letta, ma del sesquipedale risanamento dei conti pubblici operato, dopo la crisi della Grecia e sotto l’urgenza dello spread, nella scorsa legislatura (330 mld cumulati, ma le misure strutturali dispiegano tuttora i loro effetti, 4/5 Berlusconi, pari a 267 mld, e 1/5 Monti, pari a 63 mld) addossati per lo più sui non ricchi, ad alta propensione al consumo. e perciò con effetti economici depressivi. 
 
Soluzioni. Nell'attuale situazione dei conti pubblici e con i vincoli UE, Renzi può fare poco per la crescita, a meno che non decida di varare una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie) o faccia varare dall'UE gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), per costituire un fondo di 1.000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici nazionali (per tranquillizzare la riottosa Germania, che pochi giorni fa, per salvare le sue banche, ha deciso un prelievo forzoso), per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione, pena il permanere della depressione economica e un lento declino.
Infine, ci sarebbe una terza opzione, ma, stante l’opposizione ideologica della Germania, è forse la meno probabile: un intervento strutturale anti-crisi della BCE, che, per imposizione appunto della Germania, sta contravvenendo al suo stesso statuto (art. 2). La severità eccessiva e la proposta strampalata - ma che ha una logica - di Draghi (per uno specialista del 2+2 come me) sono indizi evidenti di senso di colpa per coda di paglia.
 
Ho già segnalato qui la modifica del link e del testo delle funzioni della BCE nel suo sito. Pubblico anche qui un mio quesito aperto, che stamane è stato letto in diretta a Radio3-Tutta la città ne parla.
 
QUESITO APERTO A MARIO DRAGHI
Egr. Dott. Draghi,
Rilevo che, nel sito della BCE, [*] c’è stata una modifica recente e del link e del testo relativo alle funzioni.  Riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile, ma che io conservo gelosamente): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi. Infatti, come Lei sa, non è vero che la BCE ha il compito esclusivo del controllo dell’inflazione. Essa ha anche quello di sostenere le politiche economiche generali dell’UE.
Il problema è che la Germania, che La ospita, oltre ad avere uno strapotere economico, industriale e commerciale, ha anche uno strapotere nell’interpretazion edello statuto BCE e nell’applicazione dei trattati. Questo strapotere ha avuto un’influenza sulla Sua decisione della modifica suaccennata?
Cordialmente,
V.
 
 
Post e articoli collegati:
 
Recessione, depressione e 80€
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816654.html
 
di Paolo Pini , Roberto Romano
I pesci da pigliare
08/08/2014
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/I-pesci-da-pigliare-25752
 
Gli effetti dell’austerity: un confronto internazionale
Gaetano Perone - 31 luglio 2014
http://www.economiaepolitica.it/distribuzione-e-poverta/gli-effetti-dellausterity-un-confronto-internazionale/
 
 
 

Dialogo con un neo-liberista spietato

 
Riporto una discussione svoltasi il 22 e il 23 luglio scorsi, in calce ad un articolo del Corriere della Sera, tra un neo-liberista spietato e me. Mi scuso per l’incolonnamento dei commenti se può forse risultare un po’ confuso, a motivo del sovrapporsi degli argomenti. 

In fondo, ho allegato un post di Carlo Clericetti, pubblicato nel suo blog su Repubblica, con una discussione analoga, ma che io ho letto – e commentato -soltanto ieri.

 
L’ANALISI
I tedeschi non spendono, adesso l’Europa inizia ad aver paura
Da qualche mese arrivano meno ordini da Paesi tuttora a corto di risorse e l’industria tedesca ha dovuto «scalare la marcia»
di Giuseppe Sarcina
22 luglio 2014
http://www.corriere.it/economia/14_luglio_22/i-tedeschi-non-spendono-adesso-l-europa-inizia-ad-aver-paura-84a5ec6a-1164-11e4-affb-3320a03d21e8.shtml 
 
 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 10:04

La crisi economica durerà 15 anni, l'Italia rischia di affondare e la Germania pretende che a risolvere i nostri problemi ci pensiamo noi, soprattutto da quando pochi giorni fa ha deciso un prelievo forzoso sui Tedeschi (e non più come aveva fatto finora sui Greci, i Portoghesi, gli Irlandesi, gli Spagnoli, ecc.) per salvare le banche tedesche. Junker ha detto che stanzierà 300 mld per tutta l’Eurozona, ma 300 mld sono un pannicello caldo. Delle due l'una: o, all’interno, si vara una corposa imposta patrimoniale straordinaria sui ricchi, (5% delle famiglie, che possiede una ricchezza netta di 2.000 mld su 8.600), che ora sono i soli ad avere i soldi ed hanno pagato relativamente molto poco finora il mastodontico risanamento dei conti pubblici (330 mld cumulati soltanto nella scorsa legislatura, ma le misure strutturali dispiegano ancora oggi i loro effetti), addossato in gran parte sui non ricchi, ad alta propensione al consumo, con le conseguenze depressive sulla domanda, i consumi, il tessuto delle imprese, l’occupazione che vediamo da tempo; oppure, dati i vincoli di bilancio di tutti i Paesi UE, inclusa la Germania, interviene l'UE, attraverso gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), per costituire un fondo di 1.000 mld, garantito dall'oro e da asset pubblici nazionali (per tranquillizzare la Germania), che attiverebbe un ammontare di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell'occupazione.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_9044870 22luglio 2014 | 10:14

beh un governo sinceramente socialista potrebbe anche farlo solo che per adesso non se ne vede ombra sti 80 euro sembrano tanto una pezza ... niente di strutturale pero si sa mai ... caso mai ci sara qualche stravolgimento politico sicurament ei ricchi che hanno anche il potere faranno di tutto per mantenere gli attuali divari ... caso mai pure aumentarli perche l'appetito vien mangiando ...

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgfasalv69 22luglio 2014 | 10:15

40 anni, due generazioni, per togliere dalle menti il vitello d' oro. Ma serve anche un leader come Mose' o MaoZeDong...

 

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http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 10:42

I conti pubblici (deficit e avanzo primario) stanno meglio del 2011 e il debito pubblico, come ha riconosciuto la Commissione Europea poco più di 1 anno fa, è sotto controllo. “Quanto alle previsioni, nel breve temine sarebbero a rischio solo Spagna e Cipro, mentre gli altri paesi, compresa l’Italia, non lo sono. Nel medio termine, il rischio dell’Italia sarebbe medio ed equiparato addirittura a Paesi considerati primi della classe come Finlandia e Francia, mentre ad alto rischio sarebbero Paesi come Belgio e Regno Unito. A basso rischio sarebbe la sola Germania. Ancora più sorprendenti sono le previsioni di lungo termine, allorché il rischio italiano viene giudicato basso ed allo stesso livello di Germania e Francia. Altri Paesi, come Belgio e Lussemburgo, vengono giudicati ad alto rischio, mentre Olanda, Austria, Finlandia, e Regno Unito a medio rischio”. Deficitì/PIL % 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78. Avanzo primario %: 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2. Debito pubblico %: dal 2008 al 2011 è cresciuto da 1550 a 1.900 mld + 350 mld +22,6%; dal 2012 al 2014 è cresciuto da 1.900 a 2.100 +200 mld + 10,5%; se si tolgono i 70 mld dei prestiti ai PIGS (MES) e i 26 mld di debiti PA arretrati già pagati, molto meno. Gli effetti recessivi di oggi hanno cause precedenti: le manovre finanziarie mastodontiche ed inique varate nella scorsa legislatura (ma che per le misure strutturali dispiegano tuttora i loro effetti), 267 mld dal governo Berlusconi e 63 mld dal governo Monti.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgZephyrus22luglio 2014 | 10:54

La informo che il debito pubblico italiano sta crescendo come non mai, +76 miliardi nei primi 5 mesi del 2014, altro che "sotto controllo", in più non cresciamo.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 14:10

E' una discussione già fatta pochi giorni fa. I numeri ufficiali (ma, si sa, gli Italiani al 95% odiano i numeri o li tengono in non cale) attestano che è una balla che il debito pubblico sia cresciuto quest'anno come non mai. Ho anche indicato le determinanti straordinarie del perché sia cresciuto (da 3 anni a questa parte).

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_3499202 22luglio 2014 | 12:29

Lei, parafrasando il suo eroe Prodi, si attacca ai numeri come un ubriaco al palo della luce; peccato che la maggior parte degli Italiani non siano molto ottimisti è la situazione italiana è molto peggiorata rispetto al 2011 in tutti i sensi.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 luglio 2014 | 14:00

Può darsi, ma come fa a sapere che Prodi è un mio eroe? I conti pubblici sono migliori del 2011, e questo è un fatto inconfutabile, poiché lo dicono i numeri ufficiali. Gli Italiani stanno peggio? Primo, gli Italiani si lamentano sempre, anche quelli che stanno bene; una mia conoscente, funzionaria bancaria che gestisce i conti dei clienti più ricchi, mi diceva che anche i clienti ricchi si lamentano sempre, più degli altri.. Secondo, gli Italiani (tranne i ricchi, che con la crisi si sono ulteriormente arricchiti) sono più poveri perché hanno dovuto risanare i conti pubblici. Terzo, è per questo che bisognerebbe, per evitare il declino, fare quello che ho proposto più sotto: una corposa imposta patrimoniale straordinaria sui ricchi o gli EuroUnionBond. Ma purtroppo parecchi poveri fanno ammuina.

 

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http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_1800054 22luglio 2014 | 12:01

Tutto un contorsionismo per implorare più spesa alla Germania, mentre basterebbe che i tedeschi non violassessero Maastricht su surplus partite correnti per avere lo stesso effetto. Cioè parliamo sempre da inginocchiati, anche quando a violare le regole (4 su 11 per completezza di informazione) sono i tedeschi.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 14:01

Gli Italiani hanno la nomea di furbi, ma i bottegai tedeschi spesso non sono da meno. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Queste sono le conseguenze del surplus commerciale tedesco: Purtroppo, né la Germania viene sanzionata dalla Commissione Europea (diretta da proni alla Germania come Barroso e Olli Rehn) per surplus eccessivo (> 6%, limite peraltro troppo alto), né tanto meno fu previsto di inserire nei trattati costitutivi dell'Euro il meccanismo riequilibratore - molto più severo - suggerito per i sistemi a moneta unica tra Paesi con economie eterogenee da Keynes. L'Euro avrà anche le sue colpe, ma esso è stato partorito male e viene gestito peggio (vedi anche lo statuto della BCE) per colpa soprattutto dei prepotenti, egoisti ed ottusi Tedeschi.


 

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http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_2940490 22luglio 2014 | 12:22

Ma se la moneta è unica, come mai si considera la Germania avvantaggiata? Ha forse gli stipendi più bassi, o i servizi o strade più scadenti? Forse è avvantaggiata perché ha una classe dirigente sindacale molto più illuminato di quello italiano? Forse le sue fabbriche hanno maestranze più brave che forniscono prodotti di qualità superiore? Forse perché si ha saputo dare una struttura societaria più forte e più avanzata? Se è così dov'è la colpa della Germania????

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_1800054 22luglio 2014 | 12:50

Non è difficile: basta capire il concetto di Tasso di Cambio Reale. Nel caso di cambi fissi (come l'Euro) il Paese che ha un tasso inflattivo minore acquista negli anni competitività. Nel caso tra Germania e Italia il gap è del 20%. Guarda caso più o meno la svalutazione attesa in caso di euro-break

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 14:34

1) La Germania, per riacquistare competitività, l'ha fatto - ridurre i salari - e prima degli altri, coi mini job a 400€/mese, ma da furba, per mantenere la pace sociale, li integra col suo robusto welfare, reddito minimo garantito e il sussidio all'affitto, che in sostanza sono aiuti di Stato alle imprese, vietati dall'UE. 2) L’accordo politico CDU-SPD contempla apposta la misura espansiva (reclamata a gran voce dagli altri Paesi europei) dell’aumento del salario orario minimo a 8,5€. 3) La Germania ha infrastrutture inferiori alla Francia, nell'attuale situazione potrebbe e dovrebbe spendere per migliorarle.

 

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http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 14:27

con la svalutazione dei salari (risultato della svalutazione della moneta) è la stessa cosa. i prezzi internamente scendono perchè sono scesi i costi di produzione, le tue merci diventano più competitive rispetto a quelle estere e si consuma di più il prodotto interno..... fidati, è la stesa cosa.... l'unica differenza rilevabile sta nel cosiddetto effetto pigou, ovvero la perdita di valore degl iasset monetari che favoriscono i debitori rispetto ai creditori, ingenerando per questa via maggior domanda. ma il principale stimolo è quello derivante dai redditi redditi, e lì le due manovre sono identiche (con ritardi di adattamento leggermente diversi, questo si).

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 14:57

A parità di tasso di svalutazione, gli effetti sul potere d'acquisto dei salari sono maggiori nel caso di riduzione del salario rispetto alla svalutazione della moneta, poiché l'inflazione importata che si scarica sui prezzi interni è solo una frazione di quel tasso.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 15:12

a parte l'effetto pigou, come già ho scritto, differenze ci sarebbero solo se ipotizzi mercati vischiosi e poco concorrenziali, in cui chi può fissare tariffe resta poco soggetto alle leggi delal domanda e dell offerta. questa evenienza purtroppo esiste, per cui concordo con te che una svalutazione interna risulta più "complicata" di una svalutazione monetaria... aggiungo però una cosa... con una svalutazione monetaria tagli i salari di chi è produttivo e sta sul mercato così come di chi vive parassitando. credo che in italia, più che di una svalutazione monetaria, avremmo bisogno di recuperare competitività attraverso un taglio selettivo delle realtà improduttive, sia liberalizzando i mercati, sia tagliando la spesa pubblica poco produttiva e mal indirizzata (quella diretta a sostenere i non bisognosi). per questo ritengo che, nel complesso delle valutazioni possibili, la svalutazione monetaria non porterebbe in italia risultati equi e di lungo periodo, così come non lo faceva ai tempi della lira.....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 15:18

ci ho fatto caso solo adesso... hai scritto un inesattezza, o meglio hai fatto un errore di prospettiva. quella inflazione che tu noti solo sui prodotti esteri, la vedi perchè i prodotti interni ed i salari non si sono rivalutati quando tu hai tagliato il valore nominale della moneta. lo stesso effetto lo hai quando tagli i redditi, in quanto i minori costi si trasformano in minori prezzi sui beni interni. nel primo caso hai (nominalmente) salario invariato-merci importate più costose-merci interne invariate, nel secondo caso hai merci importate invariate-salario inferiore-merci interne inferiori... in termini reali non hai però alcuna differenza (a meno di attriti di mercato ed effetto pigou... come già avevo ricordato).....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 18:31

@monorchio (L’effetto Pigou. L’ipotesidi P. (real balance effect o Pigou effect) tende a dimostrare che in presenza di disoccupazione, la riduzione dei salari monetari e dei prezzi fa crescere il valore reale delle scorte monetarie (M/P), cioè di una delle componenti della ricchezza, e questo favorisce la ripresa dei consumi e, quindi, l’aumento del reddito fino al raggiungimento della piena occupazione. La rilevanza dell’effetto P. è stata lungamente discussa dai macroeconomisti. È ormai opinione diffusa che la dimensione di tale effetto sia trascurabile e che per metterlo in moto sarebbero necessarie riduzioni di salari e prezzi di entità tale da essere difficilmente ottenibili nella realtà”). NON COMPLICHIAMO LE COSE SEMPLICI. Non più “complicata” ma più o meno vantaggiosa e nessun errore di… prospettiva. Lo scrivo anche per chi legge: io ho affermato semplicemente che a) se tagli, poniamo, i salari del 10%, riduci il potere d’acquisto, nell’ipotesi peggiore, del 10%, poiché i prezzi non si riducono affatto e la diminuzione di costo si trasla ai profitti; o, nell’ipotesi più favorevole, si riducono in ragione dell’incidenza del lavoro sul costo finale, che è solo una frazione di questo; b) se svaluti la moneta del 10%, l’aumento dei prezzi interni sarà pari all’incidenza delle importazioni sul PIL, quindi se esse incidono per il 30% si avrà un aumento dei prezzi pari a 10*0,3=3% ed una perdita nella stessa misura del potere d’acquisto dei salari.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 19:07

ho citato l'effetto pigou per completezza di informazione e perchè, nei limiti del possibile, quando discuto mi piace dare conto di ogni aspetto, non solo di quello che porta acqua al mio mulino (l'effetto pigou, svalutando i debiti porta a maggiori consumi, in quanto la propensione al consumo dei debitori è superiore a quella dei creditori, e, questo effetto, è di solito preponderante rispetto alla "sensazione di ricchezza" dovuta all'aumento del valore reale dei propri soldi, a cui peraltro corrisponde un aumento reale dei debiti dei debitori).... riguardo la riduzione dei salari, parti da un ipotesi errata, almeno nel lungo periodo. hai scritto che una riduzione dei salari non porta la discesa dei prezzi... hai un esempio del contrario in europa... i prezzi relativi della germania sono scesi (in termini di minore inflazione), rispetto al resto d'europa, proprio per il contenimento dei salari, portando una maggiore produttività e maggiori esportazioni.... le rigidità di prezzo valgono nel breve periodo, scaricandosi nella diminuzione delle quantità vendute, ma nel lungo o abbassi i prezzi o chiudi..... quindi i prezzi più bassi fanno mantenere ai salari ridotti lo stesso potere di acquisto sulle merci interne,così come nel caso di svalutazione monetaria.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgtolomeoII 22luglio 2014 | 17:25

Trascuri forse un dettaglio: nel secondo caso l'effetto di una diminuzione dei prezzi interni conseguente alla diminuzione dei salari si chiama recessione. O sbaglio? Non è esattamente la dinamica nella quale ci siamo infilati dal 2011 in avanti? Non è la dinamica per la quale il PIL diminuisce determinando un aumento del rapporto con il debito pubblico, anche se quest'ultimo in termini di valore assoluto non aumenta? Vista in questo modo - e fermo restando che se sei creditore hai tutto l'interesse a proteggerti dal rischio svalutazione, e se sei debitore hai l'interesse opposto (ma gli interessi sul debito non servono a coprire anche quel rischio?) - le due cose (svalutazione monetaria vs. svalutazione interna) sono ancora equivalenti?

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 18:55

no, siamo in recessione quando il prodotto diminuisce in termini reali. quando hai una diminuzione dei prezzi sei in deflazione. la variazione di prodotto nominale, a cui devi sottrarre algebricamente la variazione dei prezzi alla produzione, ti restituisce la variazione reale della produzione. quella ti dice se sei in recessione o in espansione, mentre la variazione dei prezzi della produzione ti dice se sei in inflazione o in deflazione.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 19:09

"Secondo una definizione convenzionale, c'è recessione quando si registrano due trimestri consecutivi di contrazione del prodotto interno lordo. Ma a volte le recessioni non soddisfano tale regola, come nel caso della recessione americana del 2001 o di quella del 1974-1975. Oltre al PIL reale, rientrano tra i parametri anche la disoccupazione, il reddito e le vendite al dettaglio, così come intensità, durata e diffusione della fase di contrazione su tutta l'economia". (Fonte:"Sole 24 ore")

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 19:22

credo che la spiegazione che ne ho dato sia più funzionale a chiarire il dubbio del commentatore a cui ho risposto... o sbaglio? non credo che il suo dubbio riguardasse il periodo di tempo per cui doveva protrarsi la contrazione per essere definita recessione, ma credo si riferisse alle grandezze da considerare.....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 19:23

ho risposto credendo che il commento fosse riferito a me.... ritiro tutto e mi scuso per l'intromissione....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 20:58

Era indirizzato ad entrambi.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 19:55

Citazione: "riguardo la riduzione dei salari, parti da un ipotesi errata, almeno nel lungo periodo. hai scritto che una riduzione dei salari non porta la discesa dei prezzi... ". Soffri di allucinazioni? 1) Preliminarmente, rilevo chehai sbagliato ad incolonnare il tuo commento in modo da averli tutti in successione. 2) Forse ti sei distratto reimbarcandoti nell’effetto Pigou, che èuna teoria-ciofeca. 3) Che io abbia fatto un'ipotesi errata è una tua invenzione: io ho semplicemente indicato 2 ipotesi-limite: quella più sfavorevole e quella più favorevole. 4) Ma forse ti serve a fare confusione perché non sai replicare alla sostanza delle mie semplici osservazioni circa la non equivalenza delle 2 alternative (svalutazione dei salari o della moneta). 5) Nel lungo termine siamo tutti morti... soprattutto se si ha una certa età... 6) Poiché l'economia non è una scienza esatta, fai l'errore grave di voler spiegare tutto con una formula o una teoria economica, potenzialmente fallaci e (perché) in contraddizione tra loro. 7) Una rondine non fa primavera, figuriamoci in economia dove i nessi causali possono essere molteplici e complessi e difficilmente scomponibili, perciò è consigliabile una sana visione "laica" e non un'adesione ideologica e fideistica, che talvolta sconfina nel fanatismo, come - ho notato - capita più sovente ai neoliberisti, che, a giudicare dalle evidenze empiriche, hanno fallito e nonostante ciò continuano ad impancarsi a maestrini fanatici e spietati.

 

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 23:39

prova a riflettere su una cosa. a te che produci impatta il costo dei tuoi dipendenti, ma impatta anche il costo dei mezzi che utilizzi.... se scendono i salari per te scendono i costi dei tuoi dipendenti, ma scendono anche i costi dei mezzi che utilizzi, poichè saranno realizzati con forza lavoro che sarà costata di meno.....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 23:44

@Vincesko....non è che si perseguano certe idee piuttosto che altre con il fine di martirizzare ed impoverire il prossimo, ma semplicemente perchè, anche attraverso analisi ed esempi dal passato, si ritiene che determinate politiche possano migliorare le condizioni di vita generali delle persone.... l'idea che esistano i buoni (keynesiani) che perseguono fini generali ed i cattivi (i liberisti) che invece perseguono biechi interessi personali ai danni del prossimo è sia stucchevole che di cattivo gusto... almeno a mio parere...

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23luglio 2014 | 11:56

Il problema è complesso ed ha a che fare un po’ con la sindrome di Stoccolma, un po’ con l’inclinazione inconscia a favorire i ricchi, un po’ con il sadismo, un po' con la superbia, un po’ con la… pagnotta. D’altra parte, l’adesione - gratuita - di milioni di persone a politiche che vanno contro il loro interesse è un fenomeno complesso che intrigò persino Einstein, che chiese lumi a Freud (cfr. “Perché la guerra?”). L’ho già scritto ad altri, più potenti e più spietati di te, vorrei semplicemente evidenziare che gli Stati Maggiori sono bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea. Non è un bell’esempio. Nella penultima newsletter n. 347 del 15/7/2014 di Sbilanciamoci, c’è un interessante articolo intitolato “Abbassare i salari? La retromarcia dell'Fmi” che analizza un recente report del FMI, che nelle conclusioni contraddice tutto ciò che aveva affermato in precedenza sull’inefficacia della riduzione dei salari per guadagnare competitività. Che si fa per guadagnarsi la pagnotta.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 19:16

una cosa che avevo dimenticato di scivere... quando valuti l'incidenza dl lavoro sul costo finale, non devi valutare solo il costo del lavoro per realizzare un prodotto, ma anche il costo del lavoro utilizzato per la fabbricazione degli strumenti che hai utilizzato per realizzare quel prodotto... se costruisci scarpe il costo del lavoro che inciderà sulle tue scarpe è quello dei tuoi operai, a cui devi aggiungere il costo degli operai che ti hanno costruito il capannone in cui produci, devi aggiungere il costo del lavoro di chi ha realizzato i macchinari che produci, il costo di quelli che hanno realizzato i macchinari utilizzati dall'impresa edile che ha realizzato il capannone.. e così via....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22luglio 2014 | 20:15

Questo è vero se lo valuti microeconomicamente, cioè per una sola azienda; ma se lo valuti macroeconomicamente, cioè come dato aggregato, non è più vero, poiché avremo l'incidenza del costo del lavoro aggregato sul costo di produzione aggregato e sarà una media tra tutti i comparti. Io non ricordo esattamente quanto incidela voce di costo "lavoro" dell'azienda Italia, ma mi pare che la quota di reddito destinata ai salariati non sia molto distante dal 50% del "prezzo-ricavo" aggregato.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 23:32

è l'esatto contrario... in termini micro, devi considerare il lavoro medio delle singole aziende, in termini macro il lavoro per il totale delle trasformazioni produttive, che includono il lavoro per i macchinari e per i macchinari utilizzati per produrre i macchinari..... se guardi la composizione percentuale di una paese qualunque ti rendi conto di cosa intendo....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23 luglio2014 | 12:16

No, ti sbagli. Nel tuo stesso esempio, quando si analizza l'incidenza del "lavoro" di una singola azienda, occorre sommare anche la quota "lavoro" incorporata nelle forniture; nel caso dell'azienda "Italia", invece, ce l'hai già il dato complessivo. Tecnicamente, nel conto economico dell'azienda "Italia" confluiranno in dare tutti gli addebiti aventi conto contabile (in Contabilità Generale) o elemento di costo (in Contabilità Industriale) che identificano la voce "lavoro". Analogamente per tutti gli altri costi. Per cui, alla fine, basterà calcolare l'incidenza percentuale della voce "lavoro" sul totale del costo di produzione.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 23luglio 2014 | 15:17

che esattamente il dato che ti ho detto di guardare quando ti ho scritto di leggere la composizione del pil....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 22luglio 2014 | 23:25

"setagli, poniamo, i salari del 10%, riduci il potere d’acquisto, nell’ipotesi peggiore, del 10%, poiché i prezzi non si riducono affatto e la diminuzione di costo si trasla ai profitti" .... non credo sia una mia allucinazione ma una tua frase.... per il resto, formula un pensiero di senso compiuto e ti rispondo volentieri....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23luglio 2014 | 11:27

E allora? Te l’ho già detto, tu complichi le cose semplici e per avere per forza ragione (ahi ahi), quando non hai argomenti validi per controbattere, vittima di una sorta di pulsione allucinatoria te li inventi. Come in questo caso: hai riportato - scorrettamente - soltanto la prima ipotesi-limite, che comunque, appunto, è soltanto – ripeto - un'ipotesi-limite, NON la mia tesi esclusiva, come speciosamente vuoi far intendere; leggi anche la seconda ipotesi-limite, quella più favorevole al lavoratore (ed anche a te!), che in ogni caso è peggiore dell’ipotesi della svalutazione monetaria, circa il 5% di perdita del potere d'acquisto (pari all'incidenza media del lavoro sul costo totale di produzione) contro il 3% circa (pari all'incidenza delle importazioni sul Pil).

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 23luglio 2014 | 15:23

se svaluti i salari ti porti appresso anche i profitti... mica svaluti i salari con dictat autoritario... li svaluti con manovra deflattiva, che porta al ribasso tutti i costi di produzione, profitti compresi... esattamente quello che è successo in germania negli anni 2004/2005... e che è accaduto in grecia, con conseguenze ben più drammatiche (il che dimostra prevenire è sempre meglio che curare) e che le ha consentito di riguadagnare competitività (guarda la bilancia dei pagamenti della grecia)

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgmonorchio 23luglio 2014 | 15:30

ti avevo già scritto a meno di quali fattori si presentano divergenze tra svalutazione per via monetaria e per via salariale... ora le riporti di nuovo per tentare di avere ragione.... io non ho problemi di dover dimostrare qualcosa, ho scritto come funzionano certi meccanismi, se ti interessa leggi i miei commenti e tenta di capire qualcosa di nuovo, in caso contrario continua a credere ciò che ti pare.....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23luglio 2014 | 17:07

Vuoi perforza avere ragione e ora ribalti anche l’accusa. 1) Dì che hai detto una sciocchezza o una cosa imprecisa. 2) Perché – rileggiti - prima hai contestatola mia affermazione che il calcolo della quota lavoro sulle forniture valesse solo a livello micro e non anche macro; ora dici che per avere l'incidenza del lavoro basta leggere i dati del PIL (che è un dato macroeconomico). 3) Infine,io temo che tu – preso dalle tue elucubrazioni - non abbia capito affatto ciò che ho scritto sulla riduzione dei salari vs svalutazione monetaria o, almeno, da bravo ufficiale di Stato Maggiore ligio al dovere di difendere i ricchi, prima non accetti l’evidenza che il 5% sia maggiore del 3%, poi guardi la riduzione dei salari dal punto di vista del datore di lavoro e non del salariato, poi fai finta di non sapere che– come dicono ampiamente le evidenze empiriche - i salari non si sono svalutati con manovra deflattiva erga omnes (dove, quando?), ma attraverso una modifica mirata (detta eufemisticamente riforma) del diritto del lavoro (tipologie contrattuali, orari di lavoro e altri diritti, copertura dall'inflazione, ecc.), che non intaccano affatto i profitti, ma riducendo i costi li aumentano, in particolare nei settori sottratti alla concorrenza internazionale. Abbandona i ricchi al loro opulento destino, hanno già al loro servizio interi Stati Maggiori lautamente retribuiti, possono fare benissimo a meno di te che per giunta lo fai gratis.



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Blog di Carlo Clericetti
24 LUG 2014
La politica tra economisti e polpo Paul
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/07/24/la-politica-tra-economisti-e-polpo-paul/
 
 

 

 

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