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Sud, la soluzione è prima di tutto culturale


Gianni Pittella
Candidato alla segreteria del Partito Democratico
Gli altri candidati hanno altre priorità, solo la mia mozione poggia sul Sud
Pubblicato: 30/10/2013 13:36
http://www.huffingtonpost.it/gianni-pittella/gli-altri-candidati-hanno-altre-priorita-solo-la-mia-mozione-poggia-sul-sud_b_4176979.html

 
 
NON E’ SOLTANTO UN PROBLEMA DI RISORSE FINANZIARIE.

1) Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali
“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (p. 7).
“A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.
La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (p. 427).
“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (p. 427).
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
link sostituito da:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-0002/2_volume_mezzogiorno.pdf

2) A partire dal 1998-’99, ho cercato di approfondire – in maniera empirica ed un po’ dilettantesca - le cause della situazione meridionale e soprattutto della mentalità di noi meridionali, causa ed effetto insieme del sottosviluppo del Sud, come tutti gli indicatori attestano, arrivando ad alcune conclusioni che investono – ovviamente, direi - la dimensione culturale-antropologica e che indicano, quindi, le modalità più efficaci di intervento.

Per lo sviluppo del Sud, due, a mio avviso, sono i principali freni ed ostacoli “culturali” al cambiamento: il primo è quello riassumibile nell’espressione “ogni meridionale si crede un padreterno, quindi perfetto, non ha bisogno di migliorare”.
E' il principe di Salina che parla (ne Il Gattopardo): “Rimasero [gli ufficiali inglesi, ndr] estasiati dal panorama, della irruenza della luce; confessarono però che erano stati pietrificati osservando lo squallore, la vetustà, il sudiciume delle strade di accesso. (…) Vengono [i garibaldini, ndr] per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi. (…) i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti (…).”
Ma è da leggere, ovviamente, in senso opposto: in Ricordi della casa dei morti, Dostoevskij scrive: “Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati”. 
 
3) L’altro freno è rappresentato dalla donna meridionale. Senza alcun intento anti-femminista, anzi come frutto di una lunga e profonda riflessione partita da un pregiudizio inizialmente positivo, io reputo la donna meridionale (prepotenza privata, assenza pubblica: binomio forse non casuale) uno dei 2 principali fattori di conservazione e di freno nel Sud, soprattutto nel suo ruolo di mamma e/o d’insegnante. 
Con qualche attenzione anche al ruolo di mamma Chiesa.
Mamma + insegnante-donna (oggigiorno, la stragrande maggioranza del corpo docente) + Chiesa sono state e sono oggi – forse ancora di più – una miscela formidabile e preponderante nell’educazione delle generazioni meridionali. Io credo fermissimamente che il Sud (e l’Italia) abbia molto bisogno di padri (e di amministratori pubblici) congruamente severi – quasi assenti - e meno di mamme, onnipresenti. Scrive Anna Maria Ortese ne Il mare non bagna Napoli: “Esiste,nelle estreme e più lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno, d’illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni”.

4) Partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Nella (lunga ed ultima) nota 18-Questione femminile e Mezzogiorno, in un documento di 11 pagine con delle mie proposte (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html ), tutti i dati economici dimostrano:
a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese;
- secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi “il tasso di occupazione femminile (cioè la percentuale di donne dai 15 anni in su che forniscono lavoro o sarebbero disponibili a farlo) si ferma al 33%, rimanendo così il più basso del mondo”.
E “gli autori del Rapporto non esitano a sostenere che proprio dalla conquista della piena autonomia da parte delle donne potrebbe partire la rinascita commerciale, economica e culturale dei paesi arabi”.;
- dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 2010, si ricava che:
“I paesi arabi includono cinque dei 10 “Top Movers” ovvero le nazioni (sulle 135 oggetto della ricerca) che hanno mostrato la migliore performance nell’ISU[Indice di Sviluppo Umano] a partire dal 1970: Oman (n.1), Arabia Saudita (n.5), Tunisia (n. 7), Algeria (n. 9) e Marocco (n. 10). Nell’Indice didisuguaglianza di genere (IDG), tuttavia, gli Stati arabi registrano un ISUregionale medio del 70 percento, ben al di sopra della perdita mondiale mediadel 56 percento. All’ultimo posto nella classifica mondiale relativa all’IDG èlo Yemen, con una perdita ISU dell’85 percento”;
- dal Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) , si ricava che il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
Occorrerebbe – come per i Paesi arabi – rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale;

b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”), destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno *), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i 'gap', a parere di molti, per motivi culturali.

* In 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano -  secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui”) (pag.486).


Conclusione. Per il Sud, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, e cioè: a) prima di tutto, una rivoluzione culturale ed un correlato Progetto educativo quinquennale o meglio decennale, basato sul ruolo cruciale della donna, come madre e insegnante (v. “Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html); poi, ovviamente b) investimenti infrastrutturali; c) una Pubblica Amministrazione efficiente; e last but not least d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti (il problema – permettetemi la battuta - è forse dove trovare il commissario da designare) o l'adozione della proposta della SVIMEZ, cioè una sorta di unificazione-centralizzazione dell'amministrazione pubblica del Mezzogiorno.


Appendice
 
Superutente di HuffPost
simonasforza
Mummy 1st of all
187 Fan 
19:02 su 30/10/2013
Questa proprio ce la potevi risparmiare.. la solita visione ottusa e vetusta, molto triste. Apri i tuoi orizzonti!
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30 OKT 201319:02
 
Vincesko
36 Fan
19:57 su 30/10/2013
Mi spiace, il tuo è un giudizio ineducato, deludente ed esagerato. Sai già, vero, che tutte le affermazioni esagerate rinviano a motivazioni “sottostanti”? E spesso sono indizio di coda di paglia? Ho capito, te la sei presa perché hai dedotto dalle mie osservazioni che era ottuso e vetusto il tuo (vostro) giudizio su Michelle Hunziker
(cfr. Dialogo sulle due Michelle http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2795437.html ).

PS: Sei meridionale, come me? O hai vissuto molto nel Sud?
30 OKT 201319:57
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Superutente di HuffPost
simonasforza
Mummy 1st of all
187 Fan
20:18 su 30/10/2013
"Sai già, vero, che tutte le affermazioni esagerate rinviano a motivazioni "sottostanti"?"... Cosa ti hanno fatto in ordine:
1) le donne meridionali?
2) le insegnanti?
3) le mamme?
P.S. Naturalmente scherzo. Siamo entrambi meridionali e sappiamo quindi che ci sono una varietà infinita di modi di essere donna anche al sud. Altrimenti rischiamo di buttare tutto in macchietta.
30 OKT 201320:18
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Vincesko
36 Fan
20:58 su 30/10/2013
1) Perché evitare di parlarne? Secondo me, come ho scritto in calce all’articolo sulle 2 Michelle, “il ruolo "conservatore" della donna, segnatamente in campo educativo - familiare, soprattutto, e scolastico - è, in base alla mia esperienza, in particolare al Sud, forse il principale problema italiano, assieme a quello della Chiesa cattolica. E, quindi, la variabile prioritaria da affrontare per la soluzione degli altri”.

2) No, mi spiace, le mie non sono affatto considerazioni esagerate e non sono basate su alcun pregiudizio negativo, anzi. 
Traggo da questo che è uno dei miei 4 post sull’educazione (allegato in quello già linkato più sotto nella conclusione) e che t'invito a leggere attentamente.

“[…] A scanso di equivoci, chiarisco che, avendo avuto nella mia prima infanzia più amiche che amici, ho vissuto per decenni, fino al 1999, con un pregiudizio positivo verso le donne. Se potevo, sceglievo il medico, l’avvocato, l’insegnante, ecc. donna perché mi fidavo di più. Poi ho cambiato idea, nel senso che, in base all’esperienza, essendosi esaurito l’effetto distorcente del pregiudizio positivo, mi sono reso conto che la donna (ed essendo meridionale e vivendo al Sud mi riferisco alla donna meridionale) per tanti aspetti non è la soluzione ma il problema". 

(continua/1)
30 OKT 201320:58
 
Vincesko
36 Fan
20:59 su 30/10/2013
 (segue)

“Ho cercato di indagarne le cause e sono arrivato alla conclusione che è l’effetto dell’educazione in famiglia (in senso lato), che per le femmine è più severa, più repressiva, e la repressione si dispiega per prima e/o principalmente nella sfera sessuale. […]”.
“L’istruzione è alleanza famiglia-scuola”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753849.html

3) Infine, quando ne parlo o ne scrivo, ho sempre riscontrato una reazione molto negativa almeno nel 90% delle donne meridionali e non, ma quando ho la possibilità di motivare compiutamente (in particolare affrontandone l’"eziologia") sono sempre – sempre – riuscito a convincerle.
30 OKT 201320:59
 
furia-the-dog
2 Fan
21:15 su 30/10/2013
Mi piaccoiono i suoi ragionamenti, le sue fonti e le sue critiche, manca solo un elemento basilare, che e' causa/effetto di quello che lei scrive: la criminalita' organizzata e una cultura del malaffare e dello spregio della cosa pubblica diffusi capillarmente.
Risolvere, seriamente, seppur parzialmente, questo problema creerebbe un indotto culturale, economico, sociale e politico inaudito, ma se ha gia' citato lo splendido principe di salina credo che ne' lei ne' io ci facciamo illusioni
30 OKT 201321:15
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Vincesko
36 Fan
00:32 su 31/10/2013
Ha ragione, è basilare, si può dire che è la quintessenza della cultura meridionale. Non poteva quindi mancare nelle mie riflessioni sul Sud. Ne ho scritto varie volte, ad es. qui (peraltro, la Calabria è la Regione di Gianni Pittella  [mi correggo, è lucano]):

“[…] Le mafie sono un problema serissimo, una vera emergenza nazionale, non solo del Sud. 
Detto questo, io sono campano, e credo che la criminalità organizzata sia sì un problema di polizia e magistratura, ma anche un fatto economico di proporzioni colossali (100 miliardi di "fatturato" annuo, pari al 7% del PIL) e soprattutto un fenomeno profondamente culturale, che vede l'omologazione di troppa parte della società meridionale su regole "mafiose": omertà, inerzia, prepotenza, favoritismi, connivenze. 
Occorre unire le forze ed attuare una strategia di contrasto feroce, massiccio e di lungo periodo su 4 direttrici: giudiziaria, militare, economica e culturale.

Ora aggiungo che queste 4 direttrici di attacco devono partire insieme ed operare parallelamente, sapendo che la “riforma” culturale è un obiettivo essenziale, e di lungo termine, che deve basarsi prioritariamente sul coinvolgimento delle donne meridionali, che devono diventarne l'oggetto ed il soggetto principale, trasformandosi da problema e fattore di conservazione a risorsa e motore del cambiamento”.

(continua/1)
31 OKT 201300:32
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Vincesko
36 Fan
00:34 su 31/10/2013
 (segue)

“Io da molto tempo ritengo che dev'essere proprio la Calabria, più ancora della Sicilia e della Campania, l'epicentro di questo terremoto benefico, il fulcro di questa rinascita: il Sud uscirà dalla sua condizione di minorità soltanto quando la Calabria giungerà ad un livello di progresso socio-economico-culturale in linea con il resto d'Italia. […]”
“Dialogo sulla Calabria, sul Mezzogiorno”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783416.html

Oppure qui:

“Onorata? Questo aggettivo ha tutta l'aria di un - come dire? - lapsus freudiano [1] capovolto: ascoltate le sue dichiarazioni, non tradisce il pensiero, ma lo rafforza, ne costituisce la quintessenza, il sostrato educativo fondamentale, che - si badi - per le generazioni meridionali, ed in particolare per quelle mafiose o camorriste o 'ndranghetiste, è soprattutto quello inculcato dalla madre. [2] Detto su basi empiriche ed intuitive e non di studi particolari, dal punto di vista educativo, la società meridionale, segnatamente nell'"enclave" criminale, è ancora oggi, dopo secoli, una società matriarcale”.
“Lucia Riina e il lapsus freudiano capovolto”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2790748.html
31 OKT 201300:34
 
espa1
28 Fans
ho quotato i bei post di vincesko (li trovo ricchi di riflessione e voglia di approfondimento sinceri)...personalmente concordo con una visione del sud d'italia (forse non tutto) mondo a se stante, mosso da logiche pietrificate dal tempo e che non è possibile modificare se non si conosce (e rispetta)...questo rende possibile un cambiamento in positivo, solo dall'interno...concordo con l'interessante lavoro di g. pittella, che probabilmente segretario del partito non diventerà, ma che ritengo, x essere proseguito, dovrà almeno vedere un suo trasferimento da bruxelles al parlamento nazionale. a vincesko mi permetto di suggerire, di elaborare un pari ragionamento, anche x il nord d'italia...scoprirà (ma lo sa), un altro mondo, ma che x complessità e vincoli,non ha niente da invidiare al sud d'italia.
31OKT 08:07
 
Vincesko
36 Fans
Le mie riflessioni sul Sud hanno una base quasi esclusivamente empirica. Ho lavorato al Nord (Milano) per quasi 6 anni, ma negli anni '70, perciò troppo lontano nel tempo. Dai commenti che leggo da alcuni anni nel web, temo di rilevare, per alcuni aspetti, ad es. il "conservatorismo" della donna e soprattutto la terribile inclinazione alla lamentela sterile (In Italia, Paese femmina, la lamentela non è peccato http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2791596.html ), una certa omologazione del Nord al Sud (forse, il problema della mutazione antropologica in senso involutivo in atto effettivamente è nazionale). 
Molto meno, per fortuna, per la dannosissima invidia sociale (cfr. post sulla Calabria ed altri): 
"Per chi non è del Sud è difficile capire che un altro dei pilastri della cultura meridionale – probabilmente il portato del cattolicesimo e che si tramanda di generazione in generazione - è l'invidia ed il conservatorismo sociale - l'altra faccia del “noi siamo dèi” -, per cui, invece che considerarlo uno stimolo all'emulazione ed al miglioramento, si giudica negativamente il successo dell'altro ed impera un meccanismo automatico, una sorta di riflesso condizionato delle persone, che sono “costrette” a frenare qualunque iniziativa privata o, soprattutto, pubblica, e favoriscono una omologazione in cui poi riescono a prevalere sempre gli stessi".

Comunque, grazie per l'apprezzamento.
31 OKT 201312:04
 
***
 
Anthy IAD
2 Fan
La Ortese in quel passo non faceva che reinterpretare la Natura Matrigna di Leopardiana memoria, che diventava madre opprimente. Ma più in là con gli anni affermò di aver superato questa sua credenza giovanile, e di non credere più che sia la Natura a nuocere ai propri figli. Non la identificava con alcuno spirito femminil-materno (le sue posizioni non sono mai così nette), men che meno incarnato nelle donne meridionali, alle quali, con un ragionamento veramente d'antan, lei attribuisce la responsabilità della perpetuazione di sistemi familisti vetusti e moralmente sbagliati. Sa che queste erano le stesse argomentazioni usate da alcune delle prime femministe per promuovere l'istruzione femminile? Cambiare le donne per cambiare la società, dicevano, perchè le donne non sono all'altezza del loro compito, e occorre fare in modo che esse possano davvero essere mogli e madri e compagne. Il fatto che vengano ancora utilizzate, con tutti i loro limiti, mi sconcerta. Il soggetto femminile, esattamente come quello maschile è, grazie a Dio, qualcosa di più sfuggente e complesso. E soprattutto la mamma di cui lei parla, contrapposta al padre severo, è un'invenzione maschile, non femminile. 
Ovviamente specifico che sono donna e meridionale, e non sono l'eccezione che conferma la regola.
31 OKT 2013 12:31
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Vincesko
36 Fan
1) La Ortese: a) non è responsabile di nulla nella mia tesi; b) c'entra soltanto poiché mi serviva a corroborarla; c) in effetti, io non so perché ella l'abbia scritto, ma è un fatto incontrovertibile che NON scriva affatto della NATURA MATRIGNA, fatto fisico o chessò ereditario, inscritto nei geni, ma del ruolo sociale della donna-madre: "un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno, d’illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni", che è un dato CULTURALE.
2) I problemi seri di Giacomo Leopardi sono dovuti anche - anche - ad una madre assente e calda come un ghiacciolo (oggi si direbbe anaffettiva).
3) Ho già scritto, replicando a Simona, che almeno il 90% delle donne reagisce male, ma che le convinco TUTTE se posso motivare compiutamente la tesi; perché non legge attentamente i miei 4 post sull'educazione?

PS: Detto beninteso in generale, la mia lunga esperienza mi ha insegnato che (quasi) sempre la negazione in toto o in parte di un "problema" è indizio certo della sua sussistenza, e che l'intensità (nei colloqui diretti, è grandemente significativo il tempo di reazione e il tono di voce) della negazione è direttamente correlata al suo grado di gravità.
31 OKT 2013 15:06
 
Anthy_IAD
0 Fans
In breve: 1) è il sentimento, non la metafora in cui si incarna che è di derivazione leopardiana. E no, AO non chiama in causa un ruolo sociale della donna madre, ma la pura funzione materna. Un pò come gli uomini identificano in Dio una funzione paterna. Un'astrazione. Vista dal suo lato più oscuro, ambigua quanto vuole. Ma non dato culturale, bensì metafisico. Che noi lettori/interpreti possiamo vedere come COSTRUZIONE culturale. Che è una cosa diversa (e presuppone un percorso di adattamento e resistenza). 
2) (Mi perdoni la battuta) Può darsi ma non tutti quelli che hanno una mamma anaffettiva sono Leopardi. 
3) Ovvio, se la tesi è motivata. Ma anche le mie obiezioni lo sono. Quando avrò tempo li leggerò senz'altro. Però non richiami la reazione rabbiosa: lo sento rimproverare spesso alle interlocutrici donne, e mi dà l'impressione di un tentativo di svalutarne le posizioni riportandole ad un ambito umorale. Ma le assicuro che usiamo ragione e sentimento in proporzioni non dissimili dagli uomini. 

In sostanza lei asserisce che in genere quanto più ha ragione tanto più gli altri le danno torto? Può darsi, ma è una casistica che, almeno per me, non c'entra. Preferisco pensare piuttosto che quando ci si confronta apertamente si finisce inevitabilmente con l'evolvere le proprie posizioni, se la discussione è seria...
31 OKT 2013 21:06
 
Vincesko
36 Fan
Ah, non ha letto ancora i miei 4 post? Perciò filosofeggia e sciorina arzigogoli sulla Ortese e fa battute sul povero e sfortunato uomo di cognome Leopardi, che aveva una madre assente e anaffettiva ed un padre troppo presente. Lasci stare la filosofia, che Lei mi pare usi come schermo, come cortina fumogena per non affrontare il tema in discussione, che è di natura psicologica e non è affatto quello che Lei ipotizzava nel Suo 1° commento, parlando di padre severo, ecc. ecc., ma esattamente il contrario, come si deduce facilmente anche dal mio 1° commento frazionato in 6 parti - che, per metà, è un’estrema sintesi dei 4 post - ed è la preponderanza della figura materna rispetto a quella paterna, in particolare nel rapporto (edipico) tra madre e figlie femmine. Se Lei leggerà il post “Questione femminile, questione meridionale, progetto educativo”, vedrà che, sulla base della mia esperienza (deve considerare che si tratta di mie deduzioni sulla base di numerosi casi concreti), io ho scritto che la miscela più dannosa per le figlie sembra - è -quella di un padre assente ed una madre castrante.

Torto non è la parola giusta, meglio parlare di resistenza ad ammettere con se stessi il “problema” (chi più, chi meno, lo facciamo tutti).

Io ho una concezione (quasi) perfettamente paritaria tra uomo e donna, proprio per questo non fingo benevolenza con le donne, che “bastono” volentieri quando lo meritano, esattamente come faccio con gli interlocutori maschi, quando lo meritano.
1 NOV 201301:19
 
Anthy IAD
2 Fan
Non filosofeggio più di quanto lei psicanalizzi, mi sembra.. Comunque mi pareva di essere stata chiara e non arzigogogolata... Non concordo su di un punto che lei esprime, tra l'altro molto chiaramente, e ribadisce anche adesso: un legame causale tra un presunto spirito materno incarnato dalle donne meridionali e l'arretratezza culturale del sud, che AO esprimerebbe in quel passo che ha citato. A me questa sembra una eccessiva semplificazione e una forzatura delle parole della O. Quanto alle sue idee sulla (quasi) parità maschi-femmine, mi fa sempre piacere sentir dire che le bastonature debbono toccare nello stesso modo a entrambi i sessi, ma la mia obiezione verteva su di un altro punto, ed era più generale: il richiamo all'arrabbiatura femminile è in genere il modo più usato da interlocutori maschi - esperienza personale - per dare torto alle donne a prescindere. 
Infine, lungi da me svalutare le sue idee, che certamente saranno il frutto di lavoro e analisi attente. Ma questo di per sè non vuol dire che la mia obiezione non sia fondata.
1 NOV 2013 11:51
Permalink 
 
Vincesko
36 Fan
Scusi, quale obiezione? Lei fa obiezioni non pertinenti: filosofiche e non psicologiche. Lasci stare la Ortese, Le ho già detto che non c'entra, l'ho"usata" per corroborare la mia tesi. E, in ogni caso, Lei non considera che esistono sempre 2 piani di espressione, per tutti: quello superficiale, apparente e quello "sottostante": anche la Ortese era una donna e una figlia; Lei può escludere che, in quella fase della sua vita,non si dispiegassero gli effetti del complesso edipico, che l’hanno subliminalmente condizionata? Cosa che sicuramente sarà successa anche al grande poeta Leopardi. E a Lei, che mena il can per l’aia…
Inoltre, il problema del nesso causale è un po' più complesso di quel che Lei pensa. Lei (forse) ignora (se leggesse il mio post citato sopra colmerebbe questa lacuna) che, nella civile Austria, nell'800 e nei primi anni del '900, si discuteva tra gli intellettuali del perché la donna fosse un essere inferiore. E Freud dà la sua spiegazione, in contrasto con quella degli altri, e che per me è condivisibile ed ancora attuale.
La prego di astenersi dal replicare prima di aver letto attentamente i miei 4 post e quelli ev. in essi linkati.
2 NOV 201300:29
 
Anthy_IAD
0 Fans
Mi sembra che lei dia per scontate troppe cose: per esempio, che dovrei adottare necessariamente il suo punto di vista, che lei definisce psicologico, cioè darle ragione, per avere ragione. Lei dice che O non c'entra ma si affretta a chiamare in causa anche per lei un'intrpretazione psicanalitica, per mostrare indirettamente che la sua esperienza materna sta dietro certe affermazioni. 
Non condivido che le donne si limitino ad applicare un modello (quello materno) maschile, che lei legittima con la psicanalisi, perchè è questo il materno di cui parla: una costruzione culturale secolare complessa e maschile. Non lo condivido perchè è la riproposizione delle donne intrappolate nel binomio vittime/carnefici (o salvatrici). O totalmente passive agli stimoli o responsabili di qualcosa in quanto donne. Il problema non sono le madri iperprotettive (che sono di meno di quelle che lei pensa) che non si trovano solo al Sud. Le matrone sono qualcosa di lontano anni luce da quel che pensa. E soprattutto, sono molto diverse l'una dall'altra: Il conservatorismo femminile non deriva da una interpretazione sbagliata del proprio ruolo.
Vuole proprio che li legga questi post: ma ribadisco che lei è stato abbastanza chiaro qui sull'HP, e onestamente questa sua insistenza (come altro chiamarla?) disturba alquanto. E temo che anche stavolta sarà solo un ribadire che parlo troppo difficile (filosofeggio) per aggirare il problema.
Spero di non ignorare troppo della storia delle donne, per questo ribadisco che le sue argomentazioni sono le stesse di alcune esponenti della Prima Ondata. Infine: legga pure Irigaray.
2 NOV 2013 11:52
 
 

Aggiornamento
 
Istat, l’Italia spreca il capitale umano delle donne
24/02/2014 
http://www.businesspeople.it/newsletter/read/f5a78fe229cb7ff48e527ee3bda04cc3/86410
 
Il valore monetario dello stock di capitale umano in Italia
http://www.istat.it/it/archivio/112810

Radio3– Tutta la città ne parla
24/02/2014
Capitale umano
http://www.radio.rai.it/podcast/A45596536.mp3

I soldi non sono la soluzione per il Sud
04-08–2015 Michele Fronterrè
http://www.formiche.net/2015/08/04/i-soldi-la-soluzione-il-sud/
 

Dialogo sulle risorse per la crescita ed altro

 

Più deficit per ripartire
Pubblicato da keynesblog il 6 giugno 2013 in EconomiaEuropaibtItalia
di Giorgio La Malfa, da giorgiolamalfa.it
http://keynesblog.com/2013/06/06/piu-deficit-per-ripartire/

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 6 giugno 2013 alle 16:46

“In questo senso dovrebbero essere prese in esame le diverse proposte che circolano sui modi di ridurre il debito pubblico attraverso l’alienazione del patrimonio o quelle che riguardano la possibilità di allungare le scadenze del debito”.

Giorgio La Malfa fa finta di dimenticare che c’è una terza opzione sul tavolo, fatta sparire con un gioco di prestigio dai ricchi e dai loro utili idioti ben retribuiti: chiedere i soldi, dopo che i ben 330 mld di manovre correttive della scorsa legislatura (poi ci si sorprende degli effetti recessivi…) sono stati addossati in gran parte sui ceti medio e basso e persino sui poveri (taglio della spesa sociale), agli unici che ora i soldi li hanno: i ricchi (il 10% delle famiglie che possiede il 45,9% della ricchezza totale), sia a mezzo di un’imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota con franchigia di almeno 800 mila € (ipotesi De Benedetti, Amato, Veltroni, CGIL, Associazioni imprese, Squinzi, ecc.), sia con un prestito forzoso (Fitoussi, Giannino, ecc.), che per giunta sembrano avere scarsi effetti recessivi. [*]
[* ] Dossier Imposta Patrimoniale 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/8eae5c3686de8f4fa5566e190f2e3015?s=48&d=identicon&r=GGiorgio 6 giugno 2013 alle 17:57

Inoltre non è per nulla dimostrato che il problema sia il rinnovo dei titoli pubblici in scadenza.
Il problema è semmai, come dice la Banca d’Italia, il “rischio di ridenominazione” del debito.
Ma questo rischio è sorto a partire dalla crisi greca, proprio in seguito alle politiche messe in atto dall’Eurosistema (ovvero dalla Germania), quando ha reso evidente ai mercati che il debito sovrano emesso in euro non avrebbe avuto alcuna garanzia da parte della BCE e avrebbe dovuto considerarsi un debito nazionale, pur avendo lo Stato ellenico (e con lui tutti gli Stati facenti parte dell’euro) perso la sovranità monetaria.
Questo è il problema, non il debito o il deficit pubblico.
Ma questo significa rimettere in discussione l’impianto e le ideologie che presiedono all’Eurosistema. Ma la Banca d’Italia non lo può fare. E non lo può dire.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/de65910be9ae67c88e8d0921e89a7c59?s=48&d=identicon&r=GRaimondo 6 giugno 2013 alle 18:09

sono d’accordo con Vincesko. Mi sono divertito a fare qualche conto della serva: http://rbolletta.com/2012/11/14/la-patrimoniale-1/
http://rbolletta.com/2012/11/16/la-patrimoniale-2/

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/0ba9590d4323e1d61988a39669bc39ed?s=48&d=identicon&r=GGianni 9 giugno 2013 alle 10:03

Ovvio! Le tasse le paghino “i ricchi” cioe´gli altri.
Ma bisognerebbe ricordare che in Italia di patrimoniali ce ne sono almeno gia´un paio e la sola “patrimonialina” (1×1000 su depositi e conti correnti) rende piu´ di tutta la ISF francese. Escludendo Francia e Belgio nel 2011 (cioe´ prima dell´introduzione di IMU e patrimoniali) l´Italia era gia´ il paese EUZ con il maggior peso della tassazione patrimoniale sul PIL

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 9 giugno 2013 alle 12:32

@ Gianni
1) Visto che non sei Aristotele, linka le prove che “nel 2011 l´Italia [il Paese con la più alta evasione fiscale e contributiva] era gia´ il paese EUZ con il maggior peso della tassazione patrimoniale sul PIL”.
2) Almeno per quanto riguarda la casa, secondo il MEF, nel 2011, l’Italia era il paese con la più bassa tassazione della proprietà immobiliare tra i principali paesi OCSE (cfr. “12 (e più) motivi contro l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, nessuno a favore”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781756.html).
3) Affermazione risibile, quella che voglio far pagare i ricchi, anzi lunare, di uno che vive sulla Luna; per punizione ti chiedo: a) dei 267 mld delle manovre finanziarie varate dal governo Berlusconi-Tremonti nella scorsa legislatura, qual è stata la quota accollata ai tuoi amici ricchi?; b) e, soprattutto, qual è stato il tuo contributo (straordinario, beninteso) al risanamento dei conti pubblici (330 mld in totale, cfr. “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html     

PS: Riporto l’incipit del mio post sull’imposta patrimoniale allegato sopra:
“I nemici dell’imposta patrimoniale, misura indispensabile, sono sia il 10% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale – il che è normale – sia quel certo numero di “utili idioti” ben retribuiti al loro servizio – il che è comprensibile -, sia, purtroppo, la massa di milioni di “utili idioti”che gratuitamente appoggiano la politica economica di destra, dettata dal e nell’interesse del 10% predetto, e che, chissà perché, come scriveva Einstein a Freud, chiedendogli lumi, a proposito della guerra, appoggiano decisioni (o ‘non decisioni’, com’è il caso della patrimoniale) che vanno contro il loro interesse”.

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/0ba9590d4323e1d61988a39669bc39ed?s=48&d=identicon&r=GGianni 9 giugno 2013 alle 14:02

I dati sono i soliti dell´OECD: http://www.oecd-ilibrary.org/taxation/taxes-on-property_20758510-table7
Come ricordavo, con l´eccezione di Francia e Belgio, nell´EUZ vantiamo la tassazione della proprieta´ piu´elevata rispetto al PIL e non erano ancora entrate in vigore le nuove patrimoniali. Di queste la sola “patrimonialina” rende piu´di tutta l´ISF francese

Bisognerebbe piuttosto far caso che gli amici dell´ennesima patrimoniale italiana sono come al solito coloro che piu´hanno ottenuto dalla politica, di questa o della loro vicinanza hanno vissuto una vita intera.

La storia di tassiamo i “ricchi” e´ la solita solfa di tassate “gli altri”.
L´unica fortuna e´ che chi crede e chiede queste sciocchezze lo piglia regolarmente in quel posto quando si passa dal dire al fare. Basterebbe ricordarsi di “facciamo piangere i ricchi”…ma come si suol dire: la figlia dello scemo del villaggio e´ regolarmente incinta ;-)

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 9 giugno 2013 alle 22:11

@ Gianni
Credo tu sia la dimostrazione del perché Einstein, su quelli che io chiamo icasticamente “utili idioti”, chiese lumi a Freud (cfr. “Perché la guerra?”, allegato a “L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html).

Osservo (li enumero, così ti ci raccapezzi meglio e non rischi… amnesie di comodo):

1) Hai esordito con una balla scrivendo arbitrariamente che voglio far pagare ai ricchi, cioè agli altri, e continui, quando più sopra ho scritto che finora hanno pagato soprattutto i non ricchi e persino i poveri. Non sai leggere o sei a tal punto obnubilato dall’egoismo?

2) Sull’ammontare della ISF conti un’altra balla: i depositi bancari e postali ammontano, secondo la Banca d’Italia, a poco più di 1.000 mld, quindi l’1 per mille equivale ad un miliardo, mentre, per contro, “l’imposta francese ha dato un gettito di 4,2 miliardi nel 2008 e 3,6 nel 2009, con basi imponibili stimate in 566 e 560 miliardi rispettivamente” (cfr. “Quanto può dare una tassa sui ricchi”, allegato nel mio dossier sull’imposta patrimoniale”).

3) a) Hai scelto ad arte una tabella dell’OCSE priva di spiegazioni sul contenuto; b) presumo includa l’imposta di registro che colpisce, analogamente all’IVA per i consumi, le compravendite di cespiti; c) l’imposizione francese è quasi doppia di quella italiana; d) in ambito OCSE, molti Paesi sono sopra l’aliquota italiana, che peraltro è influenzata nel 2009 e 2011 dal calo sensibile del PIL; e) le basse imposizioni sulla proprietà di Germania, Svezia e Danimarca sono controbilanciate da imposte sul reddito elevate o elevatissime e da bassa o bassissima evasione fiscale; ed f) il contrario in Italia, dove l’IRPEF è elevata, ricade per oltre l’80% sui lavoratori dipendenti ed i pensionati, andrebbe ridotta trasferendo in parte l’onere appunto sul patrimonio e l’evasione è elevatissima.

4) Non hai detto qual è stato il tuo contributo straordinario all’onerosissimo ed iniquo (molto più Berlusconi di Monti) risanamento dei conti pubblici, per cui sono autorizzato ad ipotizzare: ZERO o poco più. Io, non ricco, ho “contribuito” per qualche decina di migliaia di €. Quindi la tua accusa risibile, lunare, da contaballe rivolta a me è un esempio di proiezione: sei tu che pretendi di far pagare agli altri e non ai ricchi.

5) Infine, citi – deprimendo il livello di questo pregevole blog a quello del contaballe “Il Giornale” – l’”ottuso” (= intelligentone) Bertinotti; io considero gli intelligentoni alla Bertinotti una iattura, ma in quel caso, a parte la forma ed il momento, egli aveva del tutto ragione: i ricchi (e lo sai anche tu, visto il tuo signorile accenno che i non ricchi lo prendono in quel posto) NON pagano quasi mai, perché possono contare sul controllo dei media, sulla collaborazione di una schiera di utili idioti ben retribuiti e sull’aiuto di milioni di altri utili idioti che lo fanno gratis. Tu chi sei: un ricco, un loro utile idiota o uno che, semplicemente, odia le tasse e fa con improntitudine il furbo?

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/de65910be9ae67c88e8d0921e89a7c59?s=48&d=identicon&r=GRaimondo 10 giugno 2013 alle 07:06

Grazie per la chiarezza condivido al 150%

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 10 giugno 2013 alle 20:35

Grazie per la condivisione.

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/0ba9590d4323e1d61988a39669bc39ed?s=48&d=identicon&r=GGianni 9 giugno 2013 alle 22:48

@Vincesko

La nostra “patrimonialina” si applica anche sui depositi titoli e e´stimata per 2013 rendere 4.7mld. Molto di piu´della ISF francese. Se aveste poi il coraggio di informarvi quanto nel mondo le imposte patrimoniali pesano sul gettito complessivo di un paese forse capireste perche´sono estremamente improduttive

L´unica consolazione e´ che quanto piu´continuate a chiedere di tassare gli altri tanto piu´ lo prendete in quel posto ;-)

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 9 giugno 2013 alle 23:44

@ Gianni
Sei molto reticente, naturalmente, ma finalmente ci dai una seconda buona notizia (dopo la TTF, versione UE, beninteso, non quella edulcorata di Monti):i ricchi finalmente – per usare una tua espressione abituale (hai hai hai, brutto indizio) – l’hanno preso in quel posto e pagano qualcosa, ecco perché le lacrime copiose, come si vede. Poverini… Purtroppo, non c’è franchigia, e l’abbiamo dovuta pagare tutti.
Hai qualche problema col… calcolatore: 4,7 (stima) non è molto di più di 4 (consuntivo e peraltro in via di revisione al rialzo, visti i chiari di luna in Francia).
Naturalmente, per il costoso risanamento gestione miliardario Berlusconi non hai pagato nulla, piantala di lamentarti e metti mano alla tasca, perché per voi ricchi (o utili idioti, il che è lo stesso, anzi peggio…) temo siamo appena all’inizio.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b9a05930c170560b05833015204e290c?s=48&d=identicon&r=Gmatteo 7 giugno 2013 alle 13:47

Senza Euro, come ho scritto sotto, e con una moneta sovrana come poteva essere la Lira, lo stato potrebbe intanto pagare stipendi a tutti coloro che oggi non lavorano, mettendoli a lavorare per lo stato stesso. Lo stato italiano ha bisogno di infrastrutture, no? Bene. Chiama mille uomini e gli dice: ricostruite questa strada, questo ponte, questa diga, etc. In cambio, eccovi uno stipendio con i fiocchi. Chiaramente, quando hanno finito di fare la strada o il ponte o la diga, faranno dell’altro, tanto non c’è carenza di cose fa dare in Italia. Quei mille uomini non sarebbero più alla fame e lo stato avrebbe nuove e funzionanti infrastrutture; nessuno ci rimetterebbe. I soldi creati dal nulla e dati a quei mille uomini darebbero nuova linfa all’economia, perché permetterebbero ai venditori di beni di consumo di vendere di più e di guadagnare di più. E l’economia tornerebbe a girare. Ora, invece che mille, pensa a 3 milioni di uomini che lavorerebbero in questo modo. Pensa a quante cose si potrebbero costruire e a quante persone starebbero meglio. In più, pensa che per costruire qualcosa o mettere a posto qualcos’altro, lo stato dovrebbe anche comprare e materie prime, quindi ecco nuovi capitali che darebbero nuova linfa all’economia. Infatti i soldi dallo stato passerebbero alle industrie che creano ferro, acciaio, cemento, etc, che tornerebbero ad assumere, a crescere, a comprare,a vendere. Passiamo a ciò che dici tu. Uno stato, come si diceva prima, più che vendere all’estero, deve comprare. Comprare beni e servizi e far arrivare capitale umano. Se non ci comprassero più nulla, non sarebbe un problema. In più, io penso che la cosa più importante sia il benessere delle persone. Gli italiani con questa politica economica tornerebbero a sorridere, e già quello sarebbe una gran cosa.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 7 giugno 2013 alle 00:24

@ Matteo
Hai disegnato un Eldorado che non è mai esistito e mai potrà esistere. Metti i piedi per terra e misurati con le cose difficilissime ma possibili e da noi “controllabili”.

“I tedeschi contro Draghi, vuole usare la Bce per comprare i 70 miliardi di crediti delle imprese verso lo Stato Italiano”

Qui si sommano tre elementi: 1) congiunturalmente, la vicinanza delle elezioni tedesche; 2) strutturalmente, l’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi; e 3) per contro, il completamento da parte dell’Italia dei compiti a casa. Tra questi ultimi – dato ben noto ai Tedeschi e a Der Spiegel, che periodicamente ce lo rammentano [1] – c’è la possibilità di attingere dalla ricchezza degli Italiani, superiore a quella dei Tedeschi. [2]
Le manovre finanziarie della scorsa legislatura ammontano alla cifra stratosferica di 329,5 mld (266,3 mld il governo Berlusconi e 63,2 mld il governo Monti), [3] producendo gli effetti recessivi che vediamo adesso, anzi da un bel po’.
Ora, [STIAMO MOLTO MEGLIO DI 2 ANNI FA, NON DOBBIAMO, NOI POVERACCI, PIU' FARE SACRIFICI,] sarebbe il momento della crescita o almeno dell’uscita dalla recessione, ma servono risorse. Esse possono venire o dall’esterno (UE), ma la Germania non vuole, o dall’interno, chiedendole agli unici che ora le hanno, il 10% delle famiglie più ricche, che possiede il 45% dell’intera ricchezza nazionale, attraverso il varo di un’imposta patrimoniale sulla ricchezza maggiore di 1 mln e/o di un prestito forzoso di almeno 150 mld, [4] ma Berlusconi certamente non lo consentirà. Anzi, anziché preoccuparsi di reperire risorse, sta imponendo demagogicamente l’abolizione e la restituzione integrale e a tutti (anche ai ricchi) dell’IMU sulla prima casa, che è una mini-patrimoniale, rinunciando a 4+4 mld. [5] [...]
L’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi ed i compiti a casa nostra
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781980.html

PS: Vista la furbizia e l’arroganza dei “bottegai” tedeschi, le predette misure (accompagnate da riduzioni dei “costi di struttura” dell’apparato burocratico, inteso in senso lato: dal re all’ultimo impiegato, passando per lo stipendio dei Mandarini pubblici e le pensioni d’oro) dovranno far parte di un accordo più ampio che includa il varo degli eurobond o strumenti equivalenti.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b9a05930c170560b05833015204e290c?s=48&d=identicon&r=Gmatteo 7 giugno 2013 alle 00:43

Molto spesso le cose giuste da fare sono anche le più semplici. E’ chiaro che se dovessi dire ciò che io posso controllare, allora dovrei starmene zitto in un angolino. Io dico quello che potrebbero fare coloro che hanno il potere di farlo. Io non potrei mai portare l’Italia fuori dall’Euro, ma chi ci comanda potrebbe eccome! Basta dire ai tedeschi e al resto della combriccola: sentite, ci dispiace, ma noi non riusciamo più a fare ciò che ci chiedete; non siamo capaci di fare i sacrifici che per voi sono necessari; la nostra economia è, come dite voi, messa malaccio, dunque vi facciamo un piacere: ce ne andiamo! Sono anni che ci additano come la peste, saranno ben felici di vederci andare fuori dal loro “ring”, dal loro circolo. Non siamo all’altezza, non abbiamo i mezzi, non siamo capaci di seguirvi: possiamo dirgli qualunque cosa! Voglio vedere cosa ci diranno! Ci imploreranno di rimanere? Non credo che si abbasseranno tanto! Forse la punteranno sul melodrammatico: l’Italia vuole far fallire l’Europa! “Ma no” dobbiamo dirgli noi ” ma cosa ci dite mai? Ma noi siamo solo un piccolo paese, l’ammalato di Europa, un paesello dove tutti suonano il mandolino e pensano solo a mangiare spaghetti? Credeteci: è più un guadagno, che una perdita!”. Se poi scioglieranno comunque l’Europa, allora vorrà dire che forse contava qualcosa l’italia…

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/de65910be9ae67c88e8d0921e89a7c59?s=48&d=identicon&r=GRaimondo 7 giugno 2013 alle 07:41

Sono d’accordo con Vincesko tranne la punta antigermanica che mi sembra eccessiva. Sulla questione del reperimento delle risorse anch’io ho scritto dei pezzi che mi permetto di risegnalare http://rbolletta.com/2012/11/14/la-patrimoniale-1/
in ogni caso è illusorio pensare che la disponibilità di moneta sia risolutivo, la BCE ne ha immessa nel sistema in quantità, in realtà servirebbe una inflazione sostanziale di 10 o 20 punti che avrebbe effetti destabilizzanti a livello sociale (Argentina) e preleverebbe ricchezza a tutti in modo proporzionale ben più di qualsiasi patrimoniale ben congegnata, e gli effetti di una inflazione forte sarebbero spaventosi per le categorie che ora la sognano votando chi non vuole nuove tasse, lavoratori a reddito fisso, disoccupati, nullatenenti e piccolo borghesi. I ricchi attuali rimarranno tali perché i beni immobili si rivalutano con l’inflazione e perché soprattutto i professionisti dei servizi, medici, avvocati, certificatori, tutte le corporazioni forti continueranno ad imporre le loro condizioni a prezzi più alti e quindi a reddito invariato. Ovviamente tedeschi, cinesi arabi ed indiani potrebbero facilmente comprarsi tutto, anche il Colosseo, e noi finalmente vivremo felici e contenti con uno stornellatore al Quirinale che ci ha liberato dall’odiosa IMU.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/d3ef1b7bef5f5a592da923a41ed4adb7?s=48&d=identicon&r=GSaverio 7 giugno 2013 alle 10:41

Qui si continua a confondere svalutazione con inflazione! Suggerimento per i gestori del sito: potreste fare un bel paper divulgativo sul tema? Se no molti continuano ad essere convinti che se, uscendo dall’euro, svalutassimo del 20% (come accadrà) l’inflazione aumenterà del 20%!
E poi, sta storia dei costi energetici, non se ne può più! Ma lo sapete o no che sul mercato libero dell’energia ormai le fonti rinnovabili contano per il 50%? (A maggio 2013 anche di più, e l’anno scorso ci fu un giorno – credo sempre a maggio – che l’energia costò ZERO perchè ci fu un tale eccesso di energia immessa nelle reti che si potette vendere gratis). Se l’energia continua a costare tanto è perchè c’è qualcuno a cui questo fa molta paura: e non parlo solo dell’ENI o dell’ENEL ma dei tanti che hanno investito e traggono profitti dalle fonti tradizionali! Basterebbe sviluppare le smart-grid o permettere la vendita diretta dal produttore al vicino di casa per far crollare la bolletta energetica! Quindi basta sta storia del petrolio!

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/de65910be9ae67c88e8d0921e89a7c59?s=48&d=identicon&r=GRaimondo 7 giugno 2013 alle 10:43

Auguri. Restiamo in attesa della scheda sull’inflazione.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 7 giugno 2013 alle 19:57

@ Saverio
D’accordo, ma come (mi pare) spiega anche Bagnai, la svalutazione non ha un effetto nullo sul livello dei prezzi, ma determina inflazione per la quota parte importata, che non si riduce solo alla voce petrolio.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/d3ef1b7bef5f5a592da923a41ed4adb7?s=48&d=identicon&r=GSaverio 7 giugno 2013 alle 15:34

@Luigi Maria
Non mi meraviglia che ci stiamo “abituando” a tutto quel che ci sta capitando, a considerarlo “normale”. Le consiglio, se non lo ha già letto, un denso ma piacevolissimo volume, “Shock economy” di Naomi Klein: dopo un iniziale scoramento (perchè, le giuro, mi son depresso a leggerlo), per fortuna (e questa era l’intenzione della Klein) la rabbia mi è montata e continua sempre più a montarmi.
E ringrazio siti e blog come questo, o quelli di Bagnai, Brancaccio, Piga, Iceberg finanza, Orizzonte48 ed altri per avermi aiutato ad aprire la mente. Penso di essere una persona di cultura medio-alta, buon background economico e sempre assetato di informazioni, ma appartenevo anch’io alla categoria “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. La lettura del libro e dei siti citati mi ha fatto capire quanto il martellamento incessante, continuo, inesorabile dei media di regime abbia instillato nella mente delle persone comuni una tale serie di falsità e stupidaggini da aver interiorizzato la colpa. Perchè se tutti abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità significa che anche io l’ho fatto; e allora alla colpa deve seguire l’espiazione! E giù sacrifici, e stringere la cinghia, e dire: “ci dovevamo pensare prima”… La depressione è la più grande arma di cui le classi dominanti dispongono!

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/01679bd8b32a65fd2faf1e87682be106?s=48&d=identicon&r=Gf. spirito 11 giugno 2013 alle 16:51

ah! naomi klein :D
la campionessa mondiale di citazioni false :D
vabbè, del resto, da uno che dice “i prezzi sono determinati dai costi”, cosa ci si può aspettare :)

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 11 giugno 2013 alle 18:18

Atteso che per un prodotto non esiste “il” prezzo, ma tanti prezzi, ci sono essenzialmente 2 strade per determinare il prezzo/ricavo: una, è proprio partire dal costo di produzione e aggiungere un ricarico: positivo (mark-up) o, talvolta, negativo (mark-down) o nullo; l’altra, più complessa, è fissare il prezzo soprattutto in base ad altre variabili: analisi del mercato, studio della concorrenza, strategia commerciale (marketing mix).

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/01679bd8b32a65fd2faf1e87682be106?s=48&d=identicon&r=Gf. spirito 12 giugno 2013 alle 00:06

il discorso è più a monte.
il fatto è che sono, alla fine, i prezzi che determinano i costi. su questo c’è una lunghissima discussione in un altro post (credo, da cosa deriva il debito pubblico), che non avrebbe senso ripetere qui.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 12 giugno 2013 alle 09:38

Ti dispiace linkare la discussione, così me la leggo?

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/01679bd8b32a65fd2faf1e87682be106?s=48&d=identicon&r=Gf. spirito 12 giugno 2013 alle 13:12

http://keynesblog.com/2012/08/31/le-vere-cause-del-debito-pubblico-italiano/

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 13 giugno 2013 alle 15:43

Ho letto la lunga discussione sui prezzi. Osservo:
- la parte condivisibile è la conclusione tra Saverio e Fanfulla, in cui viene messo da parte il termine “valore” e si parla di costo e di prezzo; perché il “valore soggettivo” del compratore non è un dato fisso e immutabile, gioca evidentemente un ruolo ma esso è modificabile, entro certi limiti, attraverso tecniche appropriate messe in campo dal venditore;
- al di là della “filosofia”, nella concretezza aziendale dire che “sono i prezzi a determinare i costi” è affermazione errata se considerata in senso assoluto e non relativo, altrettanto quella che “sono i costi a determinare i prezzi”: nel senso che DIPENDE, il processo aziendale di determinazione dei prezzi di vendita è un processo iterativo che tiene conto di diverse variabili (tipo di mercato, stadio di vita del prodotto, strategia commerciale, tipologia del target commerciale, ecc.);
- confermo pertanto ciò che ho scritto sopra.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/48e1d8e65fc42793674c373ed6489640?s=48&d=identicon&r=GLuigi Maria 7 giugno 2013 alle 15:36

scusate. poi esco. caro Croppy. lo sbaglio che voi commettete e che non si riesce a farvi capire è nella premessa. la premessa del tuo discorso è il “debito pubblico”. la vostra ossessione è data dal fatto che, come l’economia liberista ci dice (Ballarò, Porta a porta, Gruber, etc, etc compagnia dittatura giornalistica serva del potere cantando), un paese con un debito pubblico molto elevato no può crescere economicamente. ora a parte che anche in ambito liberista è dimostrato, e la risonanza che ha avuto il caso di R&R del data base sbagliato ne è una prova, è dimostrato che sono tutte palle. vorrei che sia ben chiara una cosa. è la premessa che è errata. cioè quella che il debito pubblico è un problema. cerco di spiegarti perché secondo me che non sono economista. il debito pubblico è un problema per una nazione quando questo è denominato in una valuta straniera. cioè in una valuta che lo stato deve comprare perché lui non ne è il proprietario. come nella situazione dell’euro. se lo stato fosse proprietari della moneta che chiameremo per comodità fiorino tu capisci che il debito da esso emesso sarebbe una mera scrittura contabile poiché esso lo stato emettendo fiorini crea un debito con se stesso. che è sempre in grado di restituire. non ci sarebbero ricatti sulla probabilità del fallimento. non ci sarebbero tassi d’interesse determinati dai mercati. non ci sarebbe bisogno di ricorrere al prestito da parte dello stato presso i privati per avere moneta da investire nel welfare e per l’occupazione. quindi è la premessa che è sbagliata. si cerca una spiegazione ad un problema che è quello del debito, ma non si vuole capire che questo se solo si volesse non sarebbe un problema reale.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 7 giugno 2013 alle 19:41

Ah, non sei economista? Però, in compenso scrivi parecchio, di economia, e Matteo ti prende a conforto delle sue tesi… strampalate, perché è riuscito a creare l’Eldorado in Italia (secondo lui c’era già negli anni ’80, io c’ero ma non me ne accorsi), purché beninteso usciamo dall’Euro. C’è una certa confusione sotto il cielo, in questo blog. Mi permetto di rammentarti il detto milanese “Ofelet fa el tò mesté” (ragazzo pasticcere, fa il tuo mestiere).

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b9a05930c170560b05833015204e290c?s=48&d=identicon&r=Gmatteo 7 giugno 2013 alle 20:33

Vincesko, io concordo con ciò che ho letto nei commenti di Luigi Maria, ma ciò che dico deriva dalla lettura dei libri di persone come Barnard. …Negli anni ’80 l’Italia stava 100 volte meglio di ora ( non ci vuole poi molto a stare meglio di ora, sinceramente). Poi aggiungici che, anche se a quei tempi la moneta era sovrana, chi la emetteva non era keynesiano e non concepiva di poterla usare come Keynes insegna. Dunque ci vuole sia una moneta sovrana che persone competenti che sappiano come usarla. Unendo le due cose, avremo davvero l’Eldorado :)

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 7 giugno 2013 alle 15:38

Segnalo sullo stesso tema del reperimento delle risorse per la crescita:

Quella ricchezza che arriva da lontano
07.06.13
Carlo Favero e Nicola Gennaioli
ll problema del debito non può essere risolto prescindendo dalla ricchezza privata. L’Italia dovrebbe chiedere un contributo a favore della crescita a quelle generazioni che hanno beneficiato di una tassazione del reddito troppo bassa. E dovrebbe mobilitare la ricchezza pubblica verso il credito.
http://www.lavoce.info/il-peccato-originale-e-lurgenza-della-crescita/

 

 

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