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Sud, la soluzione è prima di tutto culturale


Gianni Pittella
Candidato alla segreteria del Partito Democratico
Gli altri candidati hanno altre priorità, solo la mia mozione poggia sul Sud
Pubblicato: 30/10/2013 13:36
http://www.huffingtonpost.it/gianni-pittella/gli-altri-candidati-hanno-altre-priorita-solo-la-mia-mozione-poggia-sul-sud_b_4176979.html

 
 
NON E’ SOLTANTO UN PROBLEMA DI RISORSE FINANZIARIE.

1) Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali
“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (p. 7).
“A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.
La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (p. 427).
“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (p. 427).
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
link sostituito da:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-0002/2_volume_mezzogiorno.pdf

2) A partire dal 1998-’99, ho cercato di approfondire – in maniera empirica ed un po’ dilettantesca - le cause della situazione meridionale e soprattutto della mentalità di noi meridionali, causa ed effetto insieme del sottosviluppo del Sud, come tutti gli indicatori attestano, arrivando ad alcune conclusioni che investono – ovviamente, direi - la dimensione culturale-antropologica e che indicano, quindi, le modalità più efficaci di intervento.

Per lo sviluppo del Sud, due, a mio avviso, sono i principali freni ed ostacoli “culturali” al cambiamento: il primo è quello riassumibile nell’espressione “ogni meridionale si crede un padreterno, quindi perfetto, non ha bisogno di migliorare”.
E' il principe di Salina che parla (ne Il Gattopardo): “Rimasero [gli ufficiali inglesi, ndr] estasiati dal panorama, della irruenza della luce; confessarono però che erano stati pietrificati osservando lo squallore, la vetustà, il sudiciume delle strade di accesso. (…) Vengono [i garibaldini, ndr] per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi. (…) i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti (…).”
Ma è da leggere, ovviamente, in senso opposto: in Ricordi della casa dei morti, Dostoevskij scrive: “Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati”. 
 
3) L’altro freno è rappresentato dalla donna meridionale. Senza alcun intento anti-femminista, anzi come frutto di una lunga e profonda riflessione partita da un pregiudizio inizialmente positivo, io reputo la donna meridionale (prepotenza privata, assenza pubblica: binomio forse non casuale) uno dei 2 principali fattori di conservazione e di freno nel Sud, soprattutto nel suo ruolo di mamma e/o d’insegnante. 
Con qualche attenzione anche al ruolo di mamma Chiesa.
Mamma + insegnante-donna (oggigiorno, la stragrande maggioranza del corpo docente) + Chiesa sono state e sono oggi – forse ancora di più – una miscela formidabile e preponderante nell’educazione delle generazioni meridionali. Io credo fermissimamente che il Sud (e l’Italia) abbia molto bisogno di padri (e di amministratori pubblici) congruamente severi – quasi assenti - e meno di mamme, onnipresenti. Scrive Anna Maria Ortese ne Il mare non bagna Napoli: “Esiste,nelle estreme e più lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno, d’illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni”.

4) Partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Nella (lunga ed ultima) nota 18-Questione femminile e Mezzogiorno, in un documento di 11 pagine con delle mie proposte (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html ), tutti i dati economici dimostrano:
a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese;
- secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi “il tasso di occupazione femminile (cioè la percentuale di donne dai 15 anni in su che forniscono lavoro o sarebbero disponibili a farlo) si ferma al 33%, rimanendo così il più basso del mondo”.
E “gli autori del Rapporto non esitano a sostenere che proprio dalla conquista della piena autonomia da parte delle donne potrebbe partire la rinascita commerciale, economica e culturale dei paesi arabi”.;
- dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 2010, si ricava che:
“I paesi arabi includono cinque dei 10 “Top Movers” ovvero le nazioni (sulle 135 oggetto della ricerca) che hanno mostrato la migliore performance nell’ISU[Indice di Sviluppo Umano] a partire dal 1970: Oman (n.1), Arabia Saudita (n.5), Tunisia (n. 7), Algeria (n. 9) e Marocco (n. 10). Nell’Indice didisuguaglianza di genere (IDG), tuttavia, gli Stati arabi registrano un ISUregionale medio del 70 percento, ben al di sopra della perdita mondiale mediadel 56 percento. All’ultimo posto nella classifica mondiale relativa all’IDG èlo Yemen, con una perdita ISU dell’85 percento”;
- dal Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) , si ricava che il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
Occorrerebbe – come per i Paesi arabi – rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale;

b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”), destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno *), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i 'gap', a parere di molti, per motivi culturali.

* In 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano -  secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui”) (pag.486).


Conclusione. Per il Sud, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, e cioè: a) prima di tutto, una rivoluzione culturale ed un correlato Progetto educativo quinquennale o meglio decennale, basato sul ruolo cruciale della donna, come madre e insegnante (v. “Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html); poi, ovviamente b) investimenti infrastrutturali; c) una Pubblica Amministrazione efficiente; e last but not least d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti (il problema – permettetemi la battuta - è forse dove trovare il commissario da designare) o l'adozione della proposta della SVIMEZ, cioè una sorta di unificazione-centralizzazione dell'amministrazione pubblica del Mezzogiorno.


Appendice
 
Superutente di HuffPost
simonasforza
Mummy 1st of all
187 Fan 
19:02 su 30/10/2013
Questa proprio ce la potevi risparmiare.. la solita visione ottusa e vetusta, molto triste. Apri i tuoi orizzonti!
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30 OKT 201319:02
 
Vincesko
36 Fan
19:57 su 30/10/2013
Mi spiace, il tuo è un giudizio ineducato, deludente ed esagerato. Sai già, vero, che tutte le affermazioni esagerate rinviano a motivazioni “sottostanti”? E spesso sono indizio di coda di paglia? Ho capito, te la sei presa perché hai dedotto dalle mie osservazioni che era ottuso e vetusto il tuo (vostro) giudizio su Michelle Hunziker
(cfr. Dialogo sulle due Michelle http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2795437.html ).

PS: Sei meridionale, come me? O hai vissuto molto nel Sud?
30 OKT 201319:57
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Superutente di HuffPost
simonasforza
Mummy 1st of all
187 Fan
20:18 su 30/10/2013
"Sai già, vero, che tutte le affermazioni esagerate rinviano a motivazioni "sottostanti"?"... Cosa ti hanno fatto in ordine:
1) le donne meridionali?
2) le insegnanti?
3) le mamme?
P.S. Naturalmente scherzo. Siamo entrambi meridionali e sappiamo quindi che ci sono una varietà infinita di modi di essere donna anche al sud. Altrimenti rischiamo di buttare tutto in macchietta.
30 OKT 201320:18
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Vincesko
36 Fan
20:58 su 30/10/2013
1) Perché evitare di parlarne? Secondo me, come ho scritto in calce all’articolo sulle 2 Michelle, “il ruolo "conservatore" della donna, segnatamente in campo educativo - familiare, soprattutto, e scolastico - è, in base alla mia esperienza, in particolare al Sud, forse il principale problema italiano, assieme a quello della Chiesa cattolica. E, quindi, la variabile prioritaria da affrontare per la soluzione degli altri”.

2) No, mi spiace, le mie non sono affatto considerazioni esagerate e non sono basate su alcun pregiudizio negativo, anzi. 
Traggo da questo che è uno dei miei 4 post sull’educazione (allegato in quello già linkato più sotto nella conclusione) e che t'invito a leggere attentamente.

“[…] A scanso di equivoci, chiarisco che, avendo avuto nella mia prima infanzia più amiche che amici, ho vissuto per decenni, fino al 1999, con un pregiudizio positivo verso le donne. Se potevo, sceglievo il medico, l’avvocato, l’insegnante, ecc. donna perché mi fidavo di più. Poi ho cambiato idea, nel senso che, in base all’esperienza, essendosi esaurito l’effetto distorcente del pregiudizio positivo, mi sono reso conto che la donna (ed essendo meridionale e vivendo al Sud mi riferisco alla donna meridionale) per tanti aspetti non è la soluzione ma il problema". 

(continua/1)
30 OKT 201320:58
 
Vincesko
36 Fan
20:59 su 30/10/2013
 (segue)

“Ho cercato di indagarne le cause e sono arrivato alla conclusione che è l’effetto dell’educazione in famiglia (in senso lato), che per le femmine è più severa, più repressiva, e la repressione si dispiega per prima e/o principalmente nella sfera sessuale. […]”.
“L’istruzione è alleanza famiglia-scuola”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753849.html

3) Infine, quando ne parlo o ne scrivo, ho sempre riscontrato una reazione molto negativa almeno nel 90% delle donne meridionali e non, ma quando ho la possibilità di motivare compiutamente (in particolare affrontandone l’"eziologia") sono sempre – sempre – riuscito a convincerle.
30 OKT 201320:59
 
furia-the-dog
2 Fan
21:15 su 30/10/2013
Mi piaccoiono i suoi ragionamenti, le sue fonti e le sue critiche, manca solo un elemento basilare, che e' causa/effetto di quello che lei scrive: la criminalita' organizzata e una cultura del malaffare e dello spregio della cosa pubblica diffusi capillarmente.
Risolvere, seriamente, seppur parzialmente, questo problema creerebbe un indotto culturale, economico, sociale e politico inaudito, ma se ha gia' citato lo splendido principe di salina credo che ne' lei ne' io ci facciamo illusioni
30 OKT 201321:15
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Vincesko
36 Fan
00:32 su 31/10/2013
Ha ragione, è basilare, si può dire che è la quintessenza della cultura meridionale. Non poteva quindi mancare nelle mie riflessioni sul Sud. Ne ho scritto varie volte, ad es. qui (peraltro, la Calabria è la Regione di Gianni Pittella  [mi correggo, è lucano]):

“[…] Le mafie sono un problema serissimo, una vera emergenza nazionale, non solo del Sud. 
Detto questo, io sono campano, e credo che la criminalità organizzata sia sì un problema di polizia e magistratura, ma anche un fatto economico di proporzioni colossali (100 miliardi di "fatturato" annuo, pari al 7% del PIL) e soprattutto un fenomeno profondamente culturale, che vede l'omologazione di troppa parte della società meridionale su regole "mafiose": omertà, inerzia, prepotenza, favoritismi, connivenze. 
Occorre unire le forze ed attuare una strategia di contrasto feroce, massiccio e di lungo periodo su 4 direttrici: giudiziaria, militare, economica e culturale.

Ora aggiungo che queste 4 direttrici di attacco devono partire insieme ed operare parallelamente, sapendo che la “riforma” culturale è un obiettivo essenziale, e di lungo termine, che deve basarsi prioritariamente sul coinvolgimento delle donne meridionali, che devono diventarne l'oggetto ed il soggetto principale, trasformandosi da problema e fattore di conservazione a risorsa e motore del cambiamento”.

(continua/1)
31 OKT 201300:32
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Vincesko
36 Fan
00:34 su 31/10/2013
 (segue)

“Io da molto tempo ritengo che dev'essere proprio la Calabria, più ancora della Sicilia e della Campania, l'epicentro di questo terremoto benefico, il fulcro di questa rinascita: il Sud uscirà dalla sua condizione di minorità soltanto quando la Calabria giungerà ad un livello di progresso socio-economico-culturale in linea con il resto d'Italia. […]”
“Dialogo sulla Calabria, sul Mezzogiorno”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783416.html

Oppure qui:

“Onorata? Questo aggettivo ha tutta l'aria di un - come dire? - lapsus freudiano [1] capovolto: ascoltate le sue dichiarazioni, non tradisce il pensiero, ma lo rafforza, ne costituisce la quintessenza, il sostrato educativo fondamentale, che - si badi - per le generazioni meridionali, ed in particolare per quelle mafiose o camorriste o 'ndranghetiste, è soprattutto quello inculcato dalla madre. [2] Detto su basi empiriche ed intuitive e non di studi particolari, dal punto di vista educativo, la società meridionale, segnatamente nell'"enclave" criminale, è ancora oggi, dopo secoli, una società matriarcale”.
“Lucia Riina e il lapsus freudiano capovolto”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2790748.html
31 OKT 201300:34
 
espa1
28 Fans
ho quotato i bei post di vincesko (li trovo ricchi di riflessione e voglia di approfondimento sinceri)...personalmente concordo con una visione del sud d'italia (forse non tutto) mondo a se stante, mosso da logiche pietrificate dal tempo e che non è possibile modificare se non si conosce (e rispetta)...questo rende possibile un cambiamento in positivo, solo dall'interno...concordo con l'interessante lavoro di g. pittella, che probabilmente segretario del partito non diventerà, ma che ritengo, x essere proseguito, dovrà almeno vedere un suo trasferimento da bruxelles al parlamento nazionale. a vincesko mi permetto di suggerire, di elaborare un pari ragionamento, anche x il nord d'italia...scoprirà (ma lo sa), un altro mondo, ma che x complessità e vincoli,non ha niente da invidiare al sud d'italia.
31OKT 08:07
 
Vincesko
36 Fans
Le mie riflessioni sul Sud hanno una base quasi esclusivamente empirica. Ho lavorato al Nord (Milano) per quasi 6 anni, ma negli anni '70, perciò troppo lontano nel tempo. Dai commenti che leggo da alcuni anni nel web, temo di rilevare, per alcuni aspetti, ad es. il "conservatorismo" della donna e soprattutto la terribile inclinazione alla lamentela sterile (In Italia, Paese femmina, la lamentela non è peccato http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2791596.html ), una certa omologazione del Nord al Sud (forse, il problema della mutazione antropologica in senso involutivo in atto effettivamente è nazionale). 
Molto meno, per fortuna, per la dannosissima invidia sociale (cfr. post sulla Calabria ed altri): 
"Per chi non è del Sud è difficile capire che un altro dei pilastri della cultura meridionale – probabilmente il portato del cattolicesimo e che si tramanda di generazione in generazione - è l'invidia ed il conservatorismo sociale - l'altra faccia del “noi siamo dèi” -, per cui, invece che considerarlo uno stimolo all'emulazione ed al miglioramento, si giudica negativamente il successo dell'altro ed impera un meccanismo automatico, una sorta di riflesso condizionato delle persone, che sono “costrette” a frenare qualunque iniziativa privata o, soprattutto, pubblica, e favoriscono una omologazione in cui poi riescono a prevalere sempre gli stessi".

Comunque, grazie per l'apprezzamento.
31 OKT 201312:04
 
***
 
Anthy IAD
2 Fan
La Ortese in quel passo non faceva che reinterpretare la Natura Matrigna di Leopardiana memoria, che diventava madre opprimente. Ma più in là con gli anni affermò di aver superato questa sua credenza giovanile, e di non credere più che sia la Natura a nuocere ai propri figli. Non la identificava con alcuno spirito femminil-materno (le sue posizioni non sono mai così nette), men che meno incarnato nelle donne meridionali, alle quali, con un ragionamento veramente d'antan, lei attribuisce la responsabilità della perpetuazione di sistemi familisti vetusti e moralmente sbagliati. Sa che queste erano le stesse argomentazioni usate da alcune delle prime femministe per promuovere l'istruzione femminile? Cambiare le donne per cambiare la società, dicevano, perchè le donne non sono all'altezza del loro compito, e occorre fare in modo che esse possano davvero essere mogli e madri e compagne. Il fatto che vengano ancora utilizzate, con tutti i loro limiti, mi sconcerta. Il soggetto femminile, esattamente come quello maschile è, grazie a Dio, qualcosa di più sfuggente e complesso. E soprattutto la mamma di cui lei parla, contrapposta al padre severo, è un'invenzione maschile, non femminile. 
Ovviamente specifico che sono donna e meridionale, e non sono l'eccezione che conferma la regola.
31 OKT 2013 12:31
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Vincesko
36 Fan
1) La Ortese: a) non è responsabile di nulla nella mia tesi; b) c'entra soltanto poiché mi serviva a corroborarla; c) in effetti, io non so perché ella l'abbia scritto, ma è un fatto incontrovertibile che NON scriva affatto della NATURA MATRIGNA, fatto fisico o chessò ereditario, inscritto nei geni, ma del ruolo sociale della donna-madre: "un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno, d’illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni", che è un dato CULTURALE.
2) I problemi seri di Giacomo Leopardi sono dovuti anche - anche - ad una madre assente e calda come un ghiacciolo (oggi si direbbe anaffettiva).
3) Ho già scritto, replicando a Simona, che almeno il 90% delle donne reagisce male, ma che le convinco TUTTE se posso motivare compiutamente la tesi; perché non legge attentamente i miei 4 post sull'educazione?

PS: Detto beninteso in generale, la mia lunga esperienza mi ha insegnato che (quasi) sempre la negazione in toto o in parte di un "problema" è indizio certo della sua sussistenza, e che l'intensità (nei colloqui diretti, è grandemente significativo il tempo di reazione e il tono di voce) della negazione è direttamente correlata al suo grado di gravità.
31 OKT 2013 15:06
 
Anthy_IAD
0 Fans
In breve: 1) è il sentimento, non la metafora in cui si incarna che è di derivazione leopardiana. E no, AO non chiama in causa un ruolo sociale della donna madre, ma la pura funzione materna. Un pò come gli uomini identificano in Dio una funzione paterna. Un'astrazione. Vista dal suo lato più oscuro, ambigua quanto vuole. Ma non dato culturale, bensì metafisico. Che noi lettori/interpreti possiamo vedere come COSTRUZIONE culturale. Che è una cosa diversa (e presuppone un percorso di adattamento e resistenza). 
2) (Mi perdoni la battuta) Può darsi ma non tutti quelli che hanno una mamma anaffettiva sono Leopardi. 
3) Ovvio, se la tesi è motivata. Ma anche le mie obiezioni lo sono. Quando avrò tempo li leggerò senz'altro. Però non richiami la reazione rabbiosa: lo sento rimproverare spesso alle interlocutrici donne, e mi dà l'impressione di un tentativo di svalutarne le posizioni riportandole ad un ambito umorale. Ma le assicuro che usiamo ragione e sentimento in proporzioni non dissimili dagli uomini. 

In sostanza lei asserisce che in genere quanto più ha ragione tanto più gli altri le danno torto? Può darsi, ma è una casistica che, almeno per me, non c'entra. Preferisco pensare piuttosto che quando ci si confronta apertamente si finisce inevitabilmente con l'evolvere le proprie posizioni, se la discussione è seria...
31 OKT 2013 21:06
 
Vincesko
36 Fan
Ah, non ha letto ancora i miei 4 post? Perciò filosofeggia e sciorina arzigogoli sulla Ortese e fa battute sul povero e sfortunato uomo di cognome Leopardi, che aveva una madre assente e anaffettiva ed un padre troppo presente. Lasci stare la filosofia, che Lei mi pare usi come schermo, come cortina fumogena per non affrontare il tema in discussione, che è di natura psicologica e non è affatto quello che Lei ipotizzava nel Suo 1° commento, parlando di padre severo, ecc. ecc., ma esattamente il contrario, come si deduce facilmente anche dal mio 1° commento frazionato in 6 parti - che, per metà, è un’estrema sintesi dei 4 post - ed è la preponderanza della figura materna rispetto a quella paterna, in particolare nel rapporto (edipico) tra madre e figlie femmine. Se Lei leggerà il post “Questione femminile, questione meridionale, progetto educativo”, vedrà che, sulla base della mia esperienza (deve considerare che si tratta di mie deduzioni sulla base di numerosi casi concreti), io ho scritto che la miscela più dannosa per le figlie sembra - è -quella di un padre assente ed una madre castrante.

Torto non è la parola giusta, meglio parlare di resistenza ad ammettere con se stessi il “problema” (chi più, chi meno, lo facciamo tutti).

Io ho una concezione (quasi) perfettamente paritaria tra uomo e donna, proprio per questo non fingo benevolenza con le donne, che “bastono” volentieri quando lo meritano, esattamente come faccio con gli interlocutori maschi, quando lo meritano.
1 NOV 201301:19
 
Anthy IAD
2 Fan
Non filosofeggio più di quanto lei psicanalizzi, mi sembra.. Comunque mi pareva di essere stata chiara e non arzigogogolata... Non concordo su di un punto che lei esprime, tra l'altro molto chiaramente, e ribadisce anche adesso: un legame causale tra un presunto spirito materno incarnato dalle donne meridionali e l'arretratezza culturale del sud, che AO esprimerebbe in quel passo che ha citato. A me questa sembra una eccessiva semplificazione e una forzatura delle parole della O. Quanto alle sue idee sulla (quasi) parità maschi-femmine, mi fa sempre piacere sentir dire che le bastonature debbono toccare nello stesso modo a entrambi i sessi, ma la mia obiezione verteva su di un altro punto, ed era più generale: il richiamo all'arrabbiatura femminile è in genere il modo più usato da interlocutori maschi - esperienza personale - per dare torto alle donne a prescindere. 
Infine, lungi da me svalutare le sue idee, che certamente saranno il frutto di lavoro e analisi attente. Ma questo di per sè non vuol dire che la mia obiezione non sia fondata.
1 NOV 2013 11:51
Permalink 
 
Vincesko
36 Fan
Scusi, quale obiezione? Lei fa obiezioni non pertinenti: filosofiche e non psicologiche. Lasci stare la Ortese, Le ho già detto che non c'entra, l'ho"usata" per corroborare la mia tesi. E, in ogni caso, Lei non considera che esistono sempre 2 piani di espressione, per tutti: quello superficiale, apparente e quello "sottostante": anche la Ortese era una donna e una figlia; Lei può escludere che, in quella fase della sua vita,non si dispiegassero gli effetti del complesso edipico, che l’hanno subliminalmente condizionata? Cosa che sicuramente sarà successa anche al grande poeta Leopardi. E a Lei, che mena il can per l’aia…
Inoltre, il problema del nesso causale è un po' più complesso di quel che Lei pensa. Lei (forse) ignora (se leggesse il mio post citato sopra colmerebbe questa lacuna) che, nella civile Austria, nell'800 e nei primi anni del '900, si discuteva tra gli intellettuali del perché la donna fosse un essere inferiore. E Freud dà la sua spiegazione, in contrasto con quella degli altri, e che per me è condivisibile ed ancora attuale.
La prego di astenersi dal replicare prima di aver letto attentamente i miei 4 post e quelli ev. in essi linkati.
2 NOV 201300:29
 
Anthy_IAD
0 Fans
Mi sembra che lei dia per scontate troppe cose: per esempio, che dovrei adottare necessariamente il suo punto di vista, che lei definisce psicologico, cioè darle ragione, per avere ragione. Lei dice che O non c'entra ma si affretta a chiamare in causa anche per lei un'intrpretazione psicanalitica, per mostrare indirettamente che la sua esperienza materna sta dietro certe affermazioni. 
Non condivido che le donne si limitino ad applicare un modello (quello materno) maschile, che lei legittima con la psicanalisi, perchè è questo il materno di cui parla: una costruzione culturale secolare complessa e maschile. Non lo condivido perchè è la riproposizione delle donne intrappolate nel binomio vittime/carnefici (o salvatrici). O totalmente passive agli stimoli o responsabili di qualcosa in quanto donne. Il problema non sono le madri iperprotettive (che sono di meno di quelle che lei pensa) che non si trovano solo al Sud. Le matrone sono qualcosa di lontano anni luce da quel che pensa. E soprattutto, sono molto diverse l'una dall'altra: Il conservatorismo femminile non deriva da una interpretazione sbagliata del proprio ruolo.
Vuole proprio che li legga questi post: ma ribadisco che lei è stato abbastanza chiaro qui sull'HP, e onestamente questa sua insistenza (come altro chiamarla?) disturba alquanto. E temo che anche stavolta sarà solo un ribadire che parlo troppo difficile (filosofeggio) per aggirare il problema.
Spero di non ignorare troppo della storia delle donne, per questo ribadisco che le sue argomentazioni sono le stesse di alcune esponenti della Prima Ondata. Infine: legga pure Irigaray.
2 NOV 2013 11:52
 
 

Aggiornamento
 
Istat, l’Italia spreca il capitale umano delle donne
24/02/2014 
http://www.businesspeople.it/newsletter/read/f5a78fe229cb7ff48e527ee3bda04cc3/86410
 
Il valore monetario dello stock di capitale umano in Italia
http://www.istat.it/it/archivio/112810

Radio3– Tutta la città ne parla
24/02/2014
Capitale umano
http://www.radio.rai.it/podcast/A45596536.mp3

I soldi non sono la soluzione per il Sud
04-08–2015 Michele Fronterrè
http://www.formiche.net/2015/08/04/i-soldi-la-soluzione-il-sud/
 

Cosentino voleva (e poteva) diventare governatore della Campania

 
Il 90 per cento di noi meridionali è da rifare? Temo di sì.
Forse ricorderete questa vicenda che riguardò il cantautore Antonello Venditti:
LE POLEMICHE
«A Venditti non piace la Calabria»
Reazioni indignate per le frasi del cantautore riprese da un video messo su Youtube. E la radio non mette dischi
Io inviai al Corriere questo commento:
VENDITTI HA DETTO UNA VERITA' OVVIA
07.10|17:32
magnagrecia
Penso che Venditti abbia detto una verità ovvia. Da campano, osservo tristemente come la Calabria contenda alla Campania la palma di vincitore nella misera competizione “culturale” del mancato rispetto di ogni principio giuridico, di ogni regola morale, e vinca la gara. Da molto tempo, io penso che il riscatto del Sud, il suo progresso civile e morale ci saranno quando la Campania e, soprattutto, la Calabria raggiungeranno uno standard civile ed etico almeno "normale". Invece di adontarsi (vero, infallibile indice di grande coda di paglia e/o di complesso d'inferiorità), dovrebbero augurarselo - ed agire di conseguenza - soprattutto tutti i campani e tutti i calabresi onesti e di buona volontà.
Allego l'articolo, dove si potrà vedere che la maggior parte dei commenti, anche di molti calabresi (soprattutto quelli che vivevano fuori dalla Calabria), dava ragione a Venditti:
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_ottobre_6/venditti_calabria-1601849103639.shtml
 
Io sono campano, un altro famoso cantautore, Eduardo Bennato, napoletano doc, affermò in un'intervista data a la Repubblica (che allego) che avrebbe salvato solo il 7% dei napoletani. La situazione dev'essere peggiorata, perché, una quindicina d'anni fa, mi ricordo che in un'altra intervista dichiarò che ne salvava il 10%.
http://napoli.repubblica.it/dettaglio/musica-e-provocazione-di-un-divo-controcorrente/1687310
Tre anni fa, sul canale web della RAI, ho sentito un calabrese affermare che in Calabria c'era bisogno di “una rivoluzione culturale” (la stessa frase che uso di solito io, ne ho anche fatto un lungo post [*]).
[*] Questione femminile, Questione meridionale, Rivoluzione culturale e Progetto educativo  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html
 
In oltre 60 anni, essendo meridionale, io avrò conosciuto migliaia di meridionali, ho quindi una notevole esperienza e, per riconoscimento direi unanime, sono considerato una persona intelligente, e mi piace capire a fondo, e non mi fermo al 'come' delle cose, ma cerco sempre di capire il 'perché'.
La mia famiglia di origine – i miei genitori, i miei fratelli, i miei parenti – avevano o hanno un livello d'istruzione basso, ma tutti indistintamente si credevano o si credono molto intelligenti, ma non lo erano o non lo sono affatto, anzi, vale anche per loro quello che sostiene il grande Dostoevskij: tutte le persone ottuse e limitate si credono molto intelligenti.
Io, infine, anche per mestiere, ho conosciuto centinaia di donne meridionali, ne incontro tutti i giorni, e so come sono fatte: perciò ho scritto quello che ho scritto nel mio blog, che non liscia il pelo ai miei ‘conterronei’; e tanti reagiscono in modo permalosissimo, perché evidentemente colpisco nel segno. E spesso vengono nei forum a difendere l'indifendibile, palesando poca intelligenza e soprattutto – chiave interpretativa pressoché infallibile - una grande coda di paglia.
Mentre, al contrario, se si vuole tentare di risolvere i problemi, bisogna chiamare le cose col loro nome e, se occorre – come sto facendo ora – essere franchi, sinceri e addirittura spietati.
 
Nel thread “E' credibile il pentito Spatuzza?”, ho scritto in data 20-12-2009:
(…) un serio progetto nell’ambito dell’informazione avrebbe evitato (ed eviterebbe) che, nella mia Regione, la Campania, un personaggio come Cosentino potesse con molte probabilità di riuscirci –se non fosse intervenuta la Magistratura – ambire ad occupare la massima carica politico-amministrativa regionale, o come Luigi Cesaro, per il quale si ipotizzano le stesse incriminazioni, possa attualmente occupare l’equipollente carica provinciale.
(questo articolo illuminante sui due, del Riformista, purtroppo non è più attivo:  http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/110602_nicola_e_gigino_attenti_a_quei_due_di_fabrizio_desposito/).
Ora, sotto la spinta del cambio di clima nel Paese, effetto positivo della terribile crisi economica in corso, Berlusconi ha deciso di sacrificare Cosentino:
Cosentino: "Schifato da Silvio. Io l'ho salvato, lui mi ha tradito"
A casa dell'ex sottosegretario, escluso dalle liste del Pdl: "Pugnalato alle spalle, non muoverò un dito per le elezioni". E dice: fui io a intervenire dopo il caso Noemi, ma era nulla rispetto a quello che è venuto fuori dopo 
dal nostro inviato CONCHITA SANNINO   24 gennaio 2013
[…] Lei ha avuto in mano il partito in Campania. 
"Sì, ma oggi potevo essere governatore della Campania. Se non ci fosse stato questo accanimento contro di me. Invece c'è Caldoro, un politico che rispetto ma che non ha nerbo, responsabilità".
Torniamo al suo campo. Da 48 ore lei ha aggiunto un nome insospettabile alla lista dei presunti nemici: Luigi Cesaro? 
"Con lui ho chiuso, mi faccia dire questo". […]
Dicono che Cesaro, mentre lei si batteva a via dell'Umiltà per non esser cacciato dalla lista, sgattaiolava tra quarto e quinto piano, andava dal segretario Angelino Alfano a trattare. È vero?
"Io non lo voglio chiamare in nessun modo, né traditore né altro. Io e la mia famiglia non abbiamo spartito lo stesso pane con lui e i suoi fratelli. Io ho il mio stile, loro un altro".  […] [Ho conosciuto per ragioni professionali uno dei fratelli, confermo] 
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/01/24/news/cosentino_schifato_da_silvio_io_l_ho_salvato_lui_mi_ha_tradito-51171315/

 

Conclusione

Io non sono del tutto pessimista. L'Italia è stata sempre un paese corrotto, ed ogni paese ha un certo tasso di corruzione. Poi, quando va al potere uno psicopatico, come Hitler o Stalin o Pol Pot, tutti i sadici escono dalle loro tane e diventano protagonisti.

Il pesce puzza dalla testa; ed al governo per tanti anni c'è stato un uomo che fa della corruzione uno strumento abituale del suo sistema di potere ed è indulgentissimo coi disonesti, anzi connivente. La corruzione non è cominciata con Berlusconi, c'è sempre stata, almeno fin dal tempo dei Romani; ma quando va al potere un Grande Corruttore, il fenomeno si aggrava.

Al tempo del pentapartito (anni '70-80) da un certo punto di vista era peggio, perché con la conventio ad escludendum non c'era alternativa. Io nel '72 ero a Milano, quando ci fu il (non so che numero) governo Andreotti, l'aria era plumbea, e qualche anno dopo poteva succedere che venisse arrestato il vicedirettore generale della Banca d'Italia, Mario Sarcinelli, e il governatore-galantuomo Paolo Baffi la evitasse per ragioni d'età, sol perché si opponevano alle manovre finanziarie poco ortodosse, diciamo così, degli amici di Andreotti. Ricordo che il premio Nobel Franco Modigliani portava ad esempio quest'episodio per rappresentare il livello in cui era caduta l'Italia. La classe politica - come in tutti i Paesi - rispecchia il livello etico del popolo italiano, mediamente non eccelso ed alberga tutti i tipi umani, dal rigoroso al capacissimo all’onestissimo, dal lassista al mediocre al corrotto.

Poi ci sono i corsi ed i ricorsi storici, ed il ceto politico, dopo il declino post-tangentopoli, da almeno 10 anni ha ripreso pieno possesso dei meccanismi del potere ai vari livelli, e li difende, coi soliti metodi dell'autoreferenzialtà, della chiusura al ricambio, della cooptazione: campo libero, allora, ai mediocri e ai disonesti.

Ma ora i soldi da scialare sono sempre meno, la crisi morde davvero e la gente è stufa e comincia a incazzarsi. Buon segno. Speriamo che qualcuno, liberato il campo dal Grande Corruttore, sappia prendere presto in mano la situazione, ributtare nelle tane il maggior numero di disonesti e ragionare sul modo migliore e più equo per affrontare la grave situazione di oggi ed i tempi difficili - non brevi - che ci attendono. Il popolo italiano, come quello russo, ha bisogno di due cose: l'esempio positivo di chi governa e la frusta. 

 
Appendice
 
Ora, nella questione rifiuti campana, ridiventata virulenta, Guido Bertolaso, sottosegretario del governo di centrodestra, addita la responsabilità del Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, del PDL:
 
LA POLEMICA
"Situazioni sospette per destabilizzare"
Rifiuti, Bertolaso attacca Cesaro
"La magistratura cominci a muoversi per capire perché fino ad oggi la legge non è stata applicata". Il capo della Protezione civile interviene ancora sull'emergenza scoppiata a Napoli
24 settembre 2010
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/24/news/rifiuti_bertolaso_a_cesaro-7389297/
 
mentre Roberto Saviano ipotizza un collegamento, a fini di ricatto, tra l'attuale grave situazione dei rifiuti campani ed il voto alla Camera su Cosentino, ras del PDL campano:
 
LA STORIA
Il fuoco che smaschera il grande bluff del Cavaliere
La monnezza in Campania stava tornando da mesi, ma parlarne era vietato quasi fosse una bestemmia. Ora si scopre che non si era risolto nulla, solamente tamponato: il più delle volte nascosto
di ROBERTO SAVIANO
25 settembre 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/09/25/news/bluff_cavaliere-7409102
 
vincesko 17 febbraio 2011 alle 21:29
A proposito di qualità delle classi dirigenti, incluso il premier.
Si dice che uno dei modi per valutare le capacità di una persona sia valutare la qualità dei suoi collaboratori; pare di poter dire che la qualità media dei collaboratori politici del Sig. Silvio B. (Tremonti, Bondi, Brambilla, Frattini, Sacconi, ecc.) sia mediocre e non equivale affatto a quella dei suoi collaboratori in campo imprenditoriale.
E per quanto riguarda la classe dirigente del Sud, per fare solo due esempi che conosco meglio, in Campania, il Sig. Silvio B. ha scelto, rispettivamente come coordinatore del PDL e Presidente della Provincia di Napoli, Nicola Cosentino e Luigi Cesaro, entrambi accusati di collegamenti con la Camorra, ed il secondo dimostratosi del tutto incapace nella gestione dei rifiuti, ora provincializzata.
 
Nel mio 'post' allegato sopra, ho scritto che per il Sud ci vorrebbe: “d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti”.
Ecco in questo articolo di Repubblica la stessa, autorevole, richiesta.
CAMORRA
Le mani dei Casalesi su appalti ed elezioni
Setola a Luigi Ferraro: "Digli a tuo fratello di non preoccuparsi perché tra due giorni gli facciamo un bel regalo". Nicola Schiavone alla fidanzata:"Te lo devi prendere tu il lavoro..."
di Roberto Saviano
13 luglio 2010
Ma la domanda che viene da tutto questo è: com'è possibile che tutto questo lasci indifferente un paese? Com'è possibile davvero che si blateri che raccontare queste storie sia un modo per diffamare il territorio? Quando gli affari, la corruzione estrema ha ormai eliminato la possibilità di sviluppare una politica sana. Una impresa libera dai clan. Quando non sembra esserci altra alternativa che o corrompersi o emigrare. Non sembra altra soluzione che pensare alla possibilità che le istituzioni politiche campane siano tutte commissariate, dalla provincia alla regione sino a quando non riusciranno a garantire un minimo sufficiente di legalità. (…).
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/13/news/le_mani_dei_casalesi_su_appalti_ed_elezioni-5548060

Dopo le dimissioni da ministro di Brancher, la calendarizzazione decisa da Fini (come “tagliatore di teste” dà sempre il meglio di sé) per la prossima settimana della discussione sulla mozione di sfiducia, presentata da PD e IDV ed appoggiata anche dall'UDC, ha provocato le dimissioni anche del Sottosegretario Cosentino.
IL CASO
Cosentino si dimette da sottosegretario. Anm: i magistrati coinvolti vadano via
"Lascio il governo per concentrarmi sul Pdl in Campania". La decisione dopo un vertice con Berlusconi a palazzo Chigi, presente ancheVerdini. Il deputato mantiene il ruolo di coordinatore del Pdl in Campania
14 luglio 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/07/14/news/sfiducia_cosentino-5578170

Aggiornamento:
 
Camorra, Cesaro rischia l'arresto. Il deputato: "Campagna squadristica"
Affari milionari che attraversano le province di Napoli e Caserta. E un centro di potere che avrebbe il nome dell'ex presidente della Provincia. Al vaglio del gip  la decisione di chiedere l'arresto del deputato Pdl. Che replica: "Contro di me una campagna squadristica"
di CONCHITA SANNINO    10 febbraio 2013
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/02/10/news/ecco_i_verbali_parlano_i_pentiti_cesaro_rischia_l_arresto-52320483/  


 

Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/11

 

MEZZOGIORNO

Nessuna politica per il Sud può essere credibile ed efficace se non viene pensata come parte di un disegno riformatore nazionale, in grado di affrontare i nodi della crisi economica, sociale e democratica dell’intero Paese. 
Solo unita l’Italia può uscire dalla più grave crisi democratica ed economica della sua storia repubblicana. Il governo di centrodestra continua invece a penalizzare, anche nella componente della spesa ordinaria, il Sud e le sue istituzioni locali. Di straordinaria gravità sono i tagli e i “dirottamenti”del FAS, che ormai hanno raggiunto i 28 miliardi di euro sottratti al Mezzogiorno. Il Piano Sud presentato dal governo Berlusconi, dopo due anni di annunci e di rinvii, non contiene un euro di risorse aggiuntive, anzi nasconde una ulteriore riduzione dello stanziamento complessivo.
Infatti, con singolare coincidenza, mentre si annunciava il Piano, il Cipe definiva un ulteriore taglio di circa 5 miliardi dal FAS e un dimezzamento dei fondi per la Banda Larga.

 

Più investimenti pubblici.

Occorre anzitutto rilanciare una seria strategia di investimenti pubblici produttivi, a partire dal reintegro della dotazione nazionale del FAS. I fondi vanno concentrati su alcuni interventi mirati. Le grandi società pubbliche come Anas, Ferrovie dello Stato e Enel vanno impegnate ad aumentare significativamente i loro investimenti nel Mezzogiorno.

 

Una rete stradale efficiente.

Particolarmente urgente appare lo sviluppo di una rete stradale e ferroviaria oggi drammaticamente abbandonate da Salerno in giù.

 

Sviluppare l’impresa.

L’azione pubblica di sviluppo nel Mezzogiorno deve poi porre di nuovo al centro l’impresa.
L’obiettivo deve essere quello di stimolare cospicui capitali privati attraverso un sistema fiscale agevolato. Vanno perciò ripristinati il credito d’imposta per l’occupazione, il credito d’imposta per gli investimenti e le Zone Franche Urbane. È indispensabile per il Mezzogiorno il ritorno in campo di una politica industriale, perché l’industria è la via maestra per formare risorse manageriali, tecnologiche ed organizzative in grado di trasmettersi nella società circostante, alimentando processi innovativi. Ciò richiede l’identificazione all’interno dei piani nazionali di sviluppo industriale di alcune aree produttive che abbiano particolare potenzialità di sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, facendo leva anche su poli di eccellenza già esistenti: dall’aeronautica all’aerospazio, da alcuni comparti dell’agricoltura di qualità alle biotecnologie, alla microelettronica, alla logistica. Tali progetti dovranno inoltre fare leva su forme di partnership tra imprese, Università e centri di ricerca pubblici e privati.

 

Politiche ambientali.

In ambito ambientale, va impostato un piano industriale incardinato sulla filiera delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sul recupero dei rifiuti, sulla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, portuali e idriche, sulla manutenzione e la messa in sicurezza del territorio.

 

Lavoro e occupazione.

Lo sviluppo concreto dei diritti di cittadinanza è l’altra chiave fondamentale per mobilitare le risorse del Mezzogiorno. Dove sta bene un cittadino sta bene anche un’impresa. C’è una generazione di giovani meridionali, che hanno raggiunto notevoli livelli di formazione, a cui è essenziale dare risposte in termini di opportunità di impiego e di realizzazione individuale. Vi è poi il basso livello di attività e di occupazione femminile, che è tra le cause principali della debolezza dell’economia meridionale.

 

Un welfare al femminile.

L’inadeguatezza del sistema di welfare continua a gravare sulla condizione delle donne meridionali, determinando conseguenze sul piano individuale,sociale e demografico. Compito di una nuova politica per il Mezzogiorno è quello di rimuovere questo handicap, che penalizza le donne e l’intera economia meridionale.

 

Riqualificazione del tessuto civile e sociale.

Nessuna politica nazionale per il Sud può essere credibile se si fonda solo su elementi economici e finanziari, senza avere il suo secondo pilastro, non meno essenziale, in un progetto di riqualificazione del tessuto civile e sociale del Mezzogiorno. Questo processo non può che passare attraverso il superamento di quella vera e propria desertificazione dei corpi intermedi della società meridionale che si è accentuata negli ultimi decenni, in misura ancora più forte che nel resto del Paese.
Il PD scommette sulla costruzione di un moderno partito inteso come soggetto collettivo, candidandosi ad essere il motore di una ricostruzione del tessuto democratico e partecipativo della società meridionale, senza il quale è impensabile riqualificare il ruolo della politica e promuovere una nuova classe dirigente.

 

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Investimenti pubblici produttivi, una efficiente viabilità, lo sviluppo dell'impresa delle politiche ambientali, più lavoro ed occupazione, incentivi per le donne

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

Ministero per la Coesione Territoriale
http://www.coesioneterritoriale.gov.it/ 

Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *
“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag.7).
A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale;alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.
La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).
“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (pag. 427).
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
* 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano -  secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag.486).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
link sostituito da:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-0002/2_volume_mezzogiorno.pdf


Banca d’Italia - Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia
Roma, 26 novembre 2009
Indice
Presentazione del Presidente della Repubblica G. Napolitano.................... V
Intervento d’apertura del Governatore della Banca d’Italia M. Draghi.......VII
L’economia del Mezzogiorno
D. Franco...................................................................................................1
Sessione 
IL SETTORE PRIVATO
1. Il capitale sociale
G. Barone e G. de Blasio .......................................................................   17
2. La difficoltà di fareimpresa
M. Bianco e F. Bripi................................................................................   25
3. Il sistema finanziario
L. Cannari e G. Gobbi ...........................................................................   51
Discussione
M. Onado .............................................................................................   61
C. Trigilia...............................................................................................   65
Sessione 2
L’AZIONE PUBBLICA
4. Gli aiuti alle imprese
G. de Blasio e F. Lotti............................................................................   71
5. L’istruzione
P. Cipollone, P. Montanaro e  P. Sestito.................................................   77
6. La sanità
D. Alampi, G. Iuzzolino, M. Lozzi  e  A. Schiavone...............................   105
7. I servizi pubblici locali
M. Bianco e  P. Sestito.........................................................................   129
Discussione
M. Bordignon.......................................................................................   143
A. Laterza ...........................................................................................   151
Sessione 3
POLITICHE NAZIONALI O REGIONALI?
8. Bilancio pubblico e flussi redistributivi interregionali
A. Staderini, E. Vadalà ........................................................................   157
9. Quali politiche per il Mezzogiorno?
L. Cannari, M. Magnani, G. Pellegrini ..................................................   169
Discussione
F. Barca..............................................................................................   173
A. Mancurti.........................................................................................   181
Tavola rotonda
I. Visco (moderatore)..........................................................................   191
S. Rossi..............................................................................................   195
E. Giovannini......................................................................................   199
I. Lo Bello...........................................................................................   201
M. Salvati............................................................................................   205
G. Tabellini.........................................................................................   213
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno_4/4_volume_mezzogiorno_2010.pdf
link sostituito da:
https://www.bancaditalia.it/dotAsset/261c5662-0cf4-47cd-9fa0-2d0162ce03ea.pdf


Rapporto SVIMEZ 2010 - Sintesi
http://web.mclink.it/MN8456/rapporto/rapporto_materiali/2010/2010_sintesi_rapporto.pdf
Sul Manifesto, Giorgio Ruffolo sottolinea, del rapporto SVIMEZ 2010, la proposta di una soluzione innovativa per risolvere la Questione meridionale.
Come abbiamo accennato nel post riportato più sopra, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora questa questione, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale; c) investimenti infrastrutturali adeguati; d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti.
La proposta della SVIMEZ, evidenziata dall'articolo di Ruffolo, pone l'accento sull'ultimo punto.
Giorgio Ruffolo: RAPPORTO SVIMEZ “Una macroregione per curare il Sud” - 23.07.2010
“(…). Il Rapporto, però, non si limita a tracciare il desolante quadro. Diversamente dal riformismo chiacchierone, esso avanza le proposte di una radicale svolta della politica meridionalistica. Si tratta di tornare a una visione unitaria della "questione meridionale". A un piano del Mezzogiorno e ad una Agenzia destinata a dirigere e a gestire progetti strategici: acque, rifiuti, difesa del suolo, infrastrutture strategiche. Una riedizione aggiornata della "Cassa" posta sotto il controllo di un Consiglio con i rappresentanti del Governo (Ambiente e Infrastrutture) e delle otto Regioni. Si ricostituirebbe così uno spazio di programmazione unitario del Mezzogiorno, una "macroregione".
La proposta si avvicina molto a quella, ancor più radicale, che è stata da me avanzata (discussa su queste pagine) che prevede una riforma costituzionale, con la formazione di uno Stato federale composto da due macroregioni (del Nord e del Sud), legate da un patto e mediate da un governo nazionale con un presidente della Repubblica eletto dal popolo.
Il Rapporto Svimez costituisce un'occasione per realizzare un riforma costituzionale ispirata a un federalismo autenticamente unitario; per fare finalmente del problema meridionale una grande occasione di sviluppo per tutto il paese e per l'Europa”.
  
OCCUPAZIONE FEMMINILE.
Il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari (2010) al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
 
NON E’ SOLO UN PROBLEMA DI RISORSE
A partire dal 1998-‘99, ho cercato di approfondire – in maniera empirica ed un po’ dilettantesca -  le cause della situazione meridionale e soprattutto della mentalità di noi meridionali, causa ed effetto insieme del sottosviluppo del Sud, attestato da tutti gli indicatori, arrivando ad alcune conclusioni che investono la dimensione culturale-antropologica e che indicano, quindi, le modalità più efficaci di intervento. Tutti i dati economici [*] dimostrano: a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese; b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”, destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i gap, a parere di molti, per motivi culturali; c) oltre alle infrastrutture e agli incentivi, occorre quindi un grande progetto educativo che abbia come soggetto ed oggetto la donna, fulcro dell'educazione meridionale.
 
[*] Partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Nella (lunga ed ultima) nota 18-Questione femminile e Mezzogiorno, in un documento di 11 pagine con delle mie proposte (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html ), tutti i dati economici dimostrano:
a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese;
b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”, destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i gap, a parere di molti, per motivi culturali.
Riporto il testo della nota18:
[18] Questione femminile e Mezzogiorno
Sembra proprio ci sia relazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi http://www.resetdoc.org/story/00000000366
“il tasso di occupazione femminile (cioè la percentuale di donne dai 15 anni in su che forniscono lavoro o sarebbero disponibili a farlo) si ferma al 33%, rimanendo così il più basso del mondo”.
E “gli autori del Rapporto non esitano a sostenere che proprio dalla conquista della piena autonomia da parte delle donne potrebbe partire la rinascita commerciale, economica e culturale dei paesi arabi”.
Dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 2010, si ricava che:
“I paesi arabi includono cinque dei 10 “Top Movers” ovvero le nazioni (sulle 135 oggetto della ricerca) che hanno mostrato la migliore performance nell’ISU [Indice di Sviluppo Umano] a partire dal 1970: Oman (n.1), Arabia Saudita (n.5), Tunisia (n. 7), Algeria (n. 9) e Marocco (n. 10). Nell’Indice di disuguaglianza di genere (IDG), tuttavia, gli Stati arabi registrano un ISU regionale medio del 70 per cento, ben al di sopra della perdita mondiale media del 56 percento. All’ultimo posto nella classifica mondiale relativa all’IDG è lo Yemen, con una perdita ISU dell’85 percento”.
http://www.perlapace.it/index.php?id_article=5479
Dal Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/20100923_00/testointegrale20100923.pdf, si ricava che il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
Occorrerebbe– come per i Paesi arabi – rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale.
“Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni” 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html


Post e articoli collegati:

Proposte per il Partito Democratico campano (2007-2008)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2742310.html 
Del post, riporto la chiusa: 

          Ciò che ho raccontato, che poi si è ripetuto altrove, costituisce un veridico, piccolo spaccato della realtà meridionale, fatta di un cerchio esterno, in cui si dispiegano le dinamiche della società, determinate prevalentemente dalla cultura, che è il portato di una storia millenaria fortemente condizionata dalla religione cattolica; e di un cerchio interno, nel quale agisce la politica, che sconta un duplice, negativo, biunivoco effetto di condizionamento: quello, endogeno, dei suoi valori e delle sue regole, non sempre accettabili e condivisibili, comuni in fondo a quelli delle altre aree del Paese, e quello esogeno, con caratteristiche invece tipiche, determinato dall’ambiente culturale generale.
La complicata, annosa questione meridionale è fatta anche di questo: un doppio conservatorismo, quello della società civile in generale e quello del ceto politico che ne è (quasi sempre, purtroppo) espressione fedele.  


A Romano Prodi (come ho raccontato nel post "Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo"), scrissi una lettera alla fine di gennaio 2006, quando egli era già candidato per l'Unione, per segnalargli che le misure economiche da sole erano insufficienti per risolvere la questione meridionale, e che esse dovevano essere accompagnate da una rivoluzione culturale avente come fulcro la donna meridionale, da trasformare da problema e fattore di conservazione a risorsa e motore del cambiamento. Della lettera, riporto il passo conclusivo:

“Il terzo ed ultimo motivo consiste nel proporLe il seguente, provocatorio, apparentemente semplicistico, “pericoloso” interrogativo, di ordine –come dire? - cultural-antropologico (senza alcuna valenza anti-femminista): ogni meridionale si crede un padreterno, quindi perfetto per definizione (Tomasi di Lampedusa lo scrive ne Il Gattopardo, riferendosi ai siciliani); dopo questa perniciosa convinzione, è la donna (prepotenza privata, assenza pubblica: binomio forse non casuale) il principale fattore di conservazione e di freno nel Sud, soprattutto nel suo ruolo di mamma e/o di insegnante? Per parte mia, con qualche eccezione, do, purtroppo, una risposta affermativa. Se è così, occorrerebbe tenerne conto nella definizione di qualunque strategia e dei relativi programmi politici – scolasticiculturali, economici - relativi al Mezzogiorno. Con qualche attenzione anche al ruolo di mamma Chiesa: mamma+insegnante donna (oggigiorno, la stragrande maggioranza del corpo insegnante)+chiesa sono state e sono una miscela formidabile e preponderante nella formazione e nell’educazione delle generazioni meridionali”.


“Solo una riscossa etica e politica può salvare il Mezzogiorno.
Il peso dell’illegalità”
Una riscossa etica per salvare il Sud
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 23 ottobre 2011
http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/solo-una-riscossa-etica-e-politica-puo-salvare-il-mezzogiorno_4013.html 

Appendice.
 
   Anche se la Lega Nord (il partito insieme più leninista e più materno che esisteva in Italia e forse in Europa, retto da un dittatore, mammone con i figli, che accusa ora tutti i limiti del male che lo colpì, e con una classe dirigente, tranne poche eccezioni: Maroni, Calderoli e pochissimi altri, fatta di persone di basso livello; un partito abile talmente da essere diventato – come fu fatto opportunamente notare dal presidente della Svimez, Nino Novacco – il migliore interprete del detto napoletano “chiagne e fotte”, come ha fatto nel caso dei fondi FAS, stornati dal ministro Tremonti... anticipando il federalismo fiscale) è riuscito ad imporre alla politica nazionale una letteralmente inventata “questione settentrionale”, come se il reddito pro-capite del Nord non fosse il doppio di quello del Mezzogiorno, e questo non fosse insieme un comodo mercato di sbocco ed un serbatoio di laureati e di manodopera qualificata, ed i finanziamenti pubblici destinati al Sud non rifluissero da sempre in buona parte verso le aziende e gli imprenditori del Nord; nonostante tutto questo, sta tornando piano piano ad imporsi sulla scena della vita pubblica e nel dibattito politico la vera, autentica, storica  questione territoriale italiana: la “Questione meridionale”.
   Ritengo utile perciò, cercando di parlarne in maniera il più possibile obiettiva e documentata, giustapporre punti di vista diversi.
   Per il Sud, ho già scritto che cosa occorrerebbe fare. Secondo me, ci vuole: a) prima di tutto, una rivoluzione culturale (vasto programma, direbbe De Gaulle); poi ovviamente b) investimenti infrastrutturali; c) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti (il problema – permettetemi la battuta - è forse dove trovare il commissario da designare).
   Do qualche dato. Tra il 1998 (anno di avvio della 'nuova programmazione') e il 2004, è stata conferita al Sud una massa di risorse pari a 120 miliardi di euro di spesa pubblica in conto capitale, di cui poco più di 55 miliardi di euro di spesa straordinaria. A fronte di tante risorse, le distanze fra il Centro-Nord e il Sud del Paese sono rimaste quasi inalterate. In questi ultimi anni, l'economia meridionale è diventata, anzi, ancor meno competitiva. E' evidente la responsabilità delle classi dirigenti meridionali. La Lega Nord ed altri pensano che con il federalismo fiscale si possa risolvere il problema. Anch'io penso che possa servire.
   Le richieste principali che avanzano gli investitori esteri sono: 1. avere un interlocutore unico; 2. una giustizia più efficiente. In definitiva, è un problema di PA.
Quello che chiedono gli industriali italiani, invece, è un efficiente sistema di infrastrutture, un contrasto efficace alla criminalità organizzata e una fiscalità di vantaggio che attiri nuovi investimenti.
   Comincio allegando:
un commento di Francesco Daveri di Lavoce.info, del 2006, che mette a confronto i giudizi discordanti di due economisti (entrambi di sinistra): Nicola Rossi (negativo) e Fabrizio Barca (positivo) sugli effetti della 'Nuova Programmazione 1998-2004':

 
Due regioni, una sola economia
di Francesco Daveri   22.02.2006
http://www.lavoce.info/articoli/pagina2014-351.html
e, per stare sull'attualità, e sulla destinazione recente dei fondi, due articoli più recenti:

Chi toglie soldi al sud
di Gianni Pittella e Stefano Fassina   10 luglio 2010
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/119766/chi_toglie_soldi_al_sud
Editoriale: Vizi e pregiudizi contro lo sviluppo
link sostituito da:
http://www.europa.dol.it/dettaglio/119766/chi_toglie_soldi_al_sud

Le tante bugie tra nord e sud
Angelo Panebianco   10 luglio 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_luglio_10/panebianco-bugie-nord-sud_2e713ebc-8be4-11df-9aa1-00144f02aabe.shtml
 
Nel 'post' iniziale ho scritto che per il Sud ci vorrebbe: “d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti”.
Ecco in questo articolo di Repubblica la stessa, autorevole, richiesta.
 
CAMORRA
Le mani dei Casalesi su appalti ed elezioni
Setola a Luigi Ferraro:"Digli a tuo fratello di non preoccuparsi perché tra due giorni gli facciamo un bel regalo". Nicola Schiavone alla fidanzata: "Te lo devi prendere tu il lavoro..."
di Roberto Saviano   13 luglio 2010
Ma la domanda che viene da tutto questo è: com'è possibile che tutto questo lasci indifferente un paese? Com'è possibile davvero che si blateri che raccontare queste storie sia un modo per diffamare il territorio? Quando gli affari, la corruzione estrema ha ormai eliminato la possibilità di sviluppare una politica sana. Una impresa libera dai clan. Quando non sembra esserci altra alternativa che o corrompersi o emigrare. Non sembra altra soluzione che pensare alla possibilità che le istituzioni politiche campane siano tutte commissariate, dalla provincia alla regione sino a quando non riusciranno a garantire un minimo sufficiente di legalità. (…).
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/13/news/le_mani_dei_casalesi_su_appalti_ed_elezioni-5548060
 
A proposito della rivoluzione culturale e del correlato progetto educativo quale variabile critica per lo sviluppo del Sud, riporto qui di seguito quanto affermato nel 2010 dalla Conferenza dei Vescovi.
Aggiungo 2 osservazioni:
1. come ho già scritto nel thread "Questione femminile, Questione meridionale, Rivoluzione culturale e Progetto Educativo”, gli uomini di Chiesa, in alcune aree del Mezzogiorno, rappresentano dei forti punti di riferimento positivi;
2. tuttavia va anche detto con franchezza che la "mentalità inoperosa e rinunciataria" delle popolazioni meridionali è anche il portato dell'insegnamento millenario della Chiesa cattolica.
 
I vescovi: mafia e corruzione, la politica usa il sud per i voti e ne trascura lo sviluppo
24 febbraio 2010
Per risolvere la questione meridionale, è necessario far crescere il senso civico di tutta la popolazione, ricostruire la "necessaria solidarietà nazionale", ma è anche urgente "superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti". E'quanto afferma il nuovo documento dei vescovi italiani su "Chiesa e mezzogiorno", diffuso oggi.
(…). SUPERARE MENTALITA' INOPEROSA E RINUNCIATARIA
Le risorse "preziose" del Sud "stenteranno a sprigionarsi fino a quando gli uomini e le donne del Sud non comprenderanno che non possono attendere da altri ciò che dipende da loro". "Va contrastata - scrivono i vescovi nel nuovo documento sulla situazione del Sud - ogni forma di rassegnazione e fatalismo". "Una mentalità inoperosa e rinunciataria può rivelarsi un ostacolo insormontabile allo sviluppo, più dannoso della mancanza di risorse economiche e di strutture adeguate",(...).
http://www.unita.it/news/italia/95493/i_vescovi_mafia_e_corruzione_la_politica_usa_il_sud_per_i_voti_e_ne_trascura_lo_sviluppo
 
Alcune cose che si possono leggere in questo articolo de Il Sole-24 ore richiamano gli stessi concetti. L'impostazione generale dell'analisi è quasi quella che io ho indicato essere la sola veramente efficace per la Calabria e l'intero Sud nel thread “Questione femminile, Questione meridionale, Rivoluzione culturale e Progetto educativo” (manca, come è ovvio, qualunque riferimento al progetto educativo). Sono anch'io scettico – l'ho già scritto - che possa essere realizzata per iniziativa delle sole forze endogene. Occorre che sia lo Stato, uno Stato rinnovato, a promuovere con determinazione le condizioni perché un modo nuovo di governare il Mezzogiorno sia possibile, nell'interesse dell'intero Paese.
 
Il Sole – 24 ore
QUESTIONE MERIDIONALE / Il Sud nel triangolo del non fare
di Carlo Carboni  18 Novembre 2009
(…). Mentre l'Est della Germania ha in vent'anni dimezzato le distanze dall'Ovest in termini di Pil procapite (per non citare la qualità della vita di una grande capitale come Berlino), il Mezzogiorno, in 150 anni di unità d'Italia, ha faticato a mantenere inalterato il gap che lo separa dal Centro-Nord.
 Le scienze economiche e sociali, con amarezza, diagnosticano infatti la diffusione di capitale sociale negativo (soprattutto nelle regioni e città più popolate del Sud), il quale rende elevati i costi di transazione, di scambio. In altre parole, sono carenti le economie esterne, le infrastrutture e i servizi, ma soprattutto sono certi tipi di relazionalità, come il clientelismo politico e le reti mafiose, a rendere alcune aree chiave meridionali allergiche al mercato economico.
In primo luogo, le mafie sono i principali responsabili dei drammatici ritardi delle quattro grandi e popolose regioni meridionali. Campania, Calabria, Puglia e Sicilia oggi sono tra le regioni più povere e statiche in Europa. Le reti di relazioni di tipo mafioso entrano in circolo nelle arterie istituzionali e soprattutto fluiscono, infettandoli, nei capillari familiari, parentali, di comunità locale. In secondo luogo, i ceti ristretti politico-istituzionali locali, con le loro promesse mancate e i loro deprecabili sprechi, appaiono i demiurghi di un'immagine del Mezzogiorno che ha tradito le aspettative degli italiani, dopo anni di ingenti investimenti pubblici.
Il terzo giocatore avverso è diffuso nella società stessa. Questa, infatti, vive e subisce il pan politicismo e usufruisce a volte delle scorciatoie mafiose. Ne sono esempi l'abusivismo edilizio endemico che ferisce per sempre il paesaggio, la leva delle raccomandazioni per ottenere un impiego nella PA periferica o strappare un sussidio immeritato, l'evasione fiscale, il lavoro nero, lo scempio dei rifiuti.
Come prescrivere una ricetta per il Sud? In primo luogo, un possibile antidoto per ribaltare il capitale sociale negativo meridionale è costruire un cartello di soggetti istituzionali, parti datoriali e sociali, banche, forze ambientali e culturali che esprimano una governance del territorio e dello sviluppo locale meridionali in funzione della programmazione e del controllo dei finanziamenti pubblici e privati. In secondo luogo, servirebbe non il Partito del Sud, ma un patto nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno. (…).
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/18-novembre-2009/mezzogiorno-capitale-sociale-negativo.shtml
 
Faccio notare:
1.  che, nel 'post' iniziale, ho allegato un'analisi comparativa di Francesco Daveri dei giudizi di Fabrizio Barca (positivo) e di Nicola Rossi (negativo) sugli effetti della “Nuova programmazione” relativa al periodo 1998-2004.
Ecco le sue conclusioni:
Conclusioni
L’analisi comparata dei dati macroeconomici regionali mostra che l’andamento delle economie del Mezzogiorno e del Centro-Nord è stato negli ultimi anni meno differenziato che in passato. Il rallentamento della produttività è stato marcato al Centro-Nord come al Sud. E il boom dell’occupazione è stato presente in tutte e due le aree geografiche.
Ciò segnala che i problemi (e le opportunità) riguardano l’economia italiana nel suo complesso, non un’area piuttosto che l’altra – una notevole novità rispetto al passato. Chissà, se la continuazione e la piena attuazione delle politiche di riforma contribuiranno al ritorno alla crescita dell’Italia nei prossimi anni, forse finiremo per dare meno importanza alla persistenza del divario tra Centro-Nord e Sud.
2. che la Questione meridionale non può essere affidata ai soli meridionali, dimostratisi non all'altezza del compito, ma deve tornare ad essere una grande questione nazionale, che esige l'unione delle forze, nell'interesse di tutta l'Italia;
3. che, quando c'è stato il ministro filoleghista Tremonti a dettare la linea della politica economica del governo Berlusconi, sia l'entità dei fondi destinati al Sud, sia gli indicatori economici relativi al Sud sono stati in netto calo.
 
Non so molto di storia, lo riporto come contributo all'analisi e alla discussione.
La gestione “saccheggiatrice”dei fondi FAS da parte del filoleghista ministro incompetente dell'Economia, Giulio Tremonti, impallidisce di fronte alla vera e propria spoliazione del Sud da parte del Nord dopo l'Unità d'Italia: la questione meridionale, secondo Pino Aprile, giornalista e scrittore, pugliese, residente ai Castelli Romani, anni di lavoro a Milano. È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente; per la Tv ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud” e al settimanale di approfondimento del Tg1, Tv7).
L'intervista:
http://www.beppegrillo.it/2010/04/terroni_intervi.html
Il libro “Terroni" di Pino Aprile
http://www.edizpiemme.it/libri/terroni-9788856612738 
 
E' successo la prima volta che ho letto Il Manifesto.it; l'ho incrociato casualmente facendo la ricerca sull'ex finiana Anna Maria Bernini. Nel '70-71, quando ero a Milano, leggevo Il Giorno, quotidiano di proprietà dell'ENI, con direttore il socialista ed ex partigiano Italo Pietra, e che annoverava giornalisti del calibro di Giorgio Bocca e Gianni Brera (che poi ho ritrovato con la Repubblica, nel 1976). Poi, dal '72-73, passai a leggere Il Corriere della Sera, quando ne diventò direttore Piero Ottone, che chiamò a scrivervi Pierpaolo Pasolini (i famosi “scritti corsari”, tra cui quello memorabile del Processo alla DC). Ma qualche volta compravo Il Manifesto, di domenica o quando gli altri giornali erano in sciopero (essendo una cooperativa, era esentato) o quella volta che fu messo in vendita a 10 mila lire (che allora era una bella cifra) la copia, poiché stava per chiudere perché in bolletta (condizione abituale, peraltro).
E’ stato sul Manifesto che ho trovato il commento di Giorgio Ruffolo, che ritengo molto interessante, perché egli sottolinea nel rapporto SVIMEZ, che ho allegato più sopra (ma la sintesi disponibile on-line non lo riporta), la proposta di una soluzione innovativa per risolvere la Questione meridionale.
Come ho scritto più sopra, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora questa questione, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale; c) investimenti infrastrutturali adeguati; d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti.
La proposta della SVIMEZ, evidenziata dall'articolo di Ruffolo, pone l'accento sull'ultimo punto. 
COMMENTO   |   di Giorgio Ruffolo
RAPPORTO SVIMEZ
Una macroregione per curare il Sud
23.07.2010
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100723/pagina/01/pezzo/283088/
link sostituito da:
https://comedonchisciotte.org/una-macroregione-per-curare-il-sud/

 
Un'ipotesi di commissariamento del Sud? Come ho già detto, il problema è forse dove trovare il commissario da designare.
 
Il commento
Nord e Sud, un'unità che va ritrovata
Ernesto Galli della Loggia   29-08-10
(…). Un partito che oggi volesse avere una funzione davvero nazionale dovrebbe dunque partire da qui. Dal capire senza esitazione le fondate ragioni del Nord e cercare di combinarle con quelle del Sud. Che ci sono, ma non sono presentabili all'opinione pubblica del Paese con qualche possibilità di successo fintanto che non le si strappa dalle mani di chi finora ha governato il Mezzogiorno, da destra e da sinistra, da Napoli a Palermo, nel modo sciagurato che sappiamo.
http://www.corriere.it/editoriali/10_agosto_29/nord-e-sud-unita-che-varitrovata-editoriale-ernesto-galli-della-loggia_05f52236-b33b-11df-ac3b-00144f02aabe.shtml
 
Questo articolo fa un quadro sconfortante, ma purtroppo veritiero della Campania.
Come se ne esce, se non con un grosso progetto educativo che affronti il problema alla radice: nella famiglia,in modi adeguati?
Ribadisco ancora una volta, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, e cioè: l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale, una rivoluzione culturale e, se occorre, il commissariamento del Sud o l'adozione della proposta della SVIMEZ, evidenziata più sopra. Ne dovremo fare oggetto, intanto, delle proposte al programma del PD.
I campani non fanno una piega
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/i-campani-non-fanno-una-piega/56237/
 
Dalle Memorie di Giuseppe Garibaldi, nell'edizione Einaudi del 1975, né Giuseppe Mazzini, né i Piemontesi (al re dei quali, G. portò in dono l'intero Sud) ne escono molto bene. Questo film sul Risorgimento è dello stesso avviso. In ogni caso, ancor più della politica estera, forse sarebbe utile interessarsi un po' di più della storia nazionale.
 
IN CONCORSO ALLA MOSTRA DI VENEZIA 2010
"Italia gretta, superba e assassina". L'amara storia secondo Martone
"Noi credevamo", terzo film italiano in gara, accolto con applausi dalla platea di giornalisti. Uno sguardo senza retorica sul Risorgimento: "Ma la spinta autoritaria arriva fino a oggi"
dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE   07 settembre 2010
http://www.repubblica.it/speciali/cinema/venezia/2010/09/07/news/mario_martone-6828804
 
Se i leghisti s'interessassero un po’ di più di storia nazionale, potrebbero rischiare di leggere - e forse per loro vergogna andarne perfino fieri - quello che scrisse nelle sue Memorie Giuseppe Garibaldi, che io ho riportato nel mio commento ad una delle Storie di Paolo Rumiz (cfr. più sotto "Il bimbo al posto della pistola") ed al quale non a caso ho dato il titolo "Protoleghismo lombardo").
 
PROTOLEGHISMO LOMBARDO. Ricavo dall'edizione Einaudi del 1975 delle 'Memorie' di Giuseppe Garibaldi, pag. 201: (Dopo l'armistizio Salasco del 9 agosto 1848 tra il Re tentenna Carlo Alberto e l'Austria). Feci riprendere la via del Ticino al capitano coi pezzi; e rimasero con noi i militi, pochi, ma buona gente. Era necessario muoversi, e cambiare di posizione quasi ogni notte per ingannare i nemici, che per sventura d'Italia, massime in quei tempi, trovavan sempre una massa di traditori, disposti a far loro la spia, mentre per noi, anche con pugni d'oro, era difficile sapere esattamente del nemico. Qui facevo le prime esperienze del poco affetto della gente della campagna per la causa nazionale. Sia per essere essa creatura e pasto di preti, sia per esser generalmente nemica dei propri padroni, che, coll'invasione straniera, eran, per la maggior parte, obbligati ad emigrare, lasciando così i contadini ad ingrassare a loro spese.
 
Un'analisi obiettiva, razionale, storica, a-ideologica, pragmatica non può non indicare come la soluzione principale al problema delle mafie sia la legalizzazione del consumo delle droghe. A questa risoluzione sono pervenuti anche eminenti uomini di destra (ad esempio Teller, il padre della bomba H) e addirittura uno Stato sovrano come il Messico, infestato dal narcotraffico.
Quando fu eletto Reagan, una delle decisioni più reclamizzate del presidente del Paese più ricco e potente del mondo fu quella di nominare il cosiddetto "zar" antidroga, dandogli molti poteri e molti mezzi. Fu un completo fallimento.
Quando una sostanza - la droga- solo per effetto del proibizionismo moltiplica per migliaia di volte il suo valore commerciale ed il profitto che ne può derivare, non c'è zar o aumento dei mezzi di contrasto che tenga. Occorrerebbe intelligentemente prenderne atto.
 
Prescindendo dalla facile considerazione che il ministro-sedicente-socialista Brunetta è così severo con gli altri come riflesso di sue probabili magagne psicologiche, che ne fanno, in fondo, come l'ha giudicato “Europa”, un mediocre, io, campano, francamente non gli do tutti torti quando individua nella Calabria e nella direttrice Napoli-Caserta l'epicentro del sottosviluppo culturale prima che economico del Mezzogiorno. La ritengo una critica fondata e quindi salutare per il Sud. Ed è una sfida da accettare, non l'occasione per reagire col solito piagnisteo vittimistico.
 
Brunetta: Se non avessimo Calabria Napoli-Caserta saremmo primi in Europa
11 settembre 2010
http://www.unita.it/news/italia/103401/brunetta_se_non_avessimo_calabria_napolicaserta_saremmo_primi_in_europa
 
IL CASO
Frasi-choc di Brunetta suNapoli
Monsignor Riboldi: "Sono spacconate"
Replica del vescovo di Acerra alle frasi sulla conurbazione Napoli-Caserta del ministro della pubblica istruzione.  "Il ministro dovrebbe essere più equilibrato nei suoi giudizi. Bisogna conoscere le cose di cui si parla"
12 settembre 2010
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/12/news/il_caso_monsignor_riboldi_replica_a_brunetta-6997315
 
La replica di Renato Brunetta:
http://temporeale.libero.it/libero/fdg/4090807.html
 
Detto da non credente: se neanche il cardinale Sepe, che presumo sia in stretti rapporti con San Gennaro, nutre molte speranze, la situazione dev'essere proprio brutta. Eppure, per far fronte alla emergenza... perenne, basterebbe un solo piccolo-grande provvedimento legislativo del Governo e della Regione Campania, composto di 3 commi:
- comma 1- abrogazione di alcune leggi (vedi elenco, da stilare: ad esempio, i fondi per la formazione,che servono solo agli Enti di formazione!) che finanziano, con fondi nazionali e/o europei, settori/categorie/soggetti specifici;
- comma 2 - introduzione imposta di scopo (sul patrimonio);
- comma 3 - reddito minimo di cittadinanza (come in tanti Paesi europei, retti da governi di sinistra o di destra), a carattere universale.
 
19/9/2010 (10:28) - LE CELEBRAZIONI PER SAN GENNARO
Il cardinale Sepe: a Napoli non c'è più pane nè speranza
«Bisogna che tutti si facciano un serio esame di coscienza»
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58673girata.asp
 
Ho scritto che il riscatto del Sud deve cominciare dalla Calabria. Ecco il video sulla grande manifestazione contro la 'Ndrangheta che si è svolta nel 2010 a Reggio Calabria.
http://tv.repubblica.it/copertina/no-alla-ndrangheta-la-calabria-scende-in-piazza/53664?video=&pagefrom=1
 
Bell'articolo! Nella sua cruda terribilità.
 
Italia: notizie dai confini
di Furio Colombo
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/la-frase-e-questa-%e2%80%9clo-so-che-poi-tocca-a-me/64689/
link sostituito da:
http://www.furiocolombo.it/User/index.php?PAGE=Sito_it/articolo&art_id=344  

 
(Intervista del governatore della Campania, Caldoro).
Una polemica con il governo, intanto, l'ha aperta anche lei attaccando il Cipe che ha assegnato fondi solo al Nord e poi chiedendo ai suoi colleghi governatori meridionali di disertare le prossime riunioni. Ha cambiato idea?
"No, le cifre parlano chiaro. Nella riunione di giovedì sono stati assegnati 21 miliardi al Nord e duecento milioni al Sud. La prossima volta sarà opportuno che le regioni meridionali disertino il Cipe".
http://www.repubblica.it/politica/2010/11/21/news/caldoro-9334437/ 
http://www.cipecomitato.it/it/il_cipe/sedute/2010/index.html
http://www.cipecomitato.it/it/il_cipe/sedute/2010/allegati_esito_sedute/Seduta_0008/esito.pdf
 
Piano per il Sud? Il gioco delle tre carte
Il Consiglio dei ministri approva il Piano per il Sud ma non dà nessuna garanzia circa la copertura finanziaria. Bersani: “si sono presi 4-5 miliardi dai fondi Fas e hanno ripubblicizzato il Mediocredito. Il resto sono solo parole senza cassa, siamo alle solite, al gioco delle tre carte”
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=113025
 
Infine, riporto:
 
CAMICIE ROSSE di Paolo Rumiz
Sulle strade delle camicie rosse con l'allegra banda garibaldina
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/01/news/sulle_strade_delle_camicie_rosse_con_l_allegra_banda_garibaldina-5995656
Il posto di Anita al di là del fiume
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/02/news/posto_anita-6007265
Quella casacca alla Bud Spencer
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/03/news/quella_casacca_alla_bud_spencer-6031102
Quelli che odiano i baciamani
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/04/news/baciamani-6052963
L'eroico blitz sulla ciminiera
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/05/news/blitz_ciminiera-6078249
 
Ecco la seconda cinquina delle godibili Storie di “Camicie Rosse” di Paolo Rumiz
L'eroe dei due mondi politici
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/06/news/l_eroe_dei_due_mondi_politici-6103660
La discesa dei ribelli sull'Adige
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/07/news/la_discesa_dei_ribelli_sull_adige-6143668
La storia del partigiano Grozni
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/09/news/partigiano_grozni-6166039
L'altro verso dei lombardi
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/10/news/altro_verso_lombardi-6189197
Davanti al poncho che parla
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/11/news/poncho_che_parla-6214405
 
Terza cinquina delle Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz:
Il fantasma della contessa triste
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/12/news/rumiz_12_agosto-6231985
In treno con il tricolore
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/13/news/treno_tricolore-6259447
Sotto l'obelisco della laicità
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/14/news/camicie_rosse_14_agosto-6278142
La pianola di Garibaldi
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/17/news/pianola_garibaldi-6329535
Il frate con la scimitarra
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/18/news/frate_scimitarra-6357547
 
La quarta cinquina delle Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz (dalla Sicilia alla Calabria):
La bacchetta del contastorie
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/19/news/la_bacchetta_del_contastorie-6367567
Peppineddu e il mito perenne
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/20/news/mito_perenne-6388507
Il re ipnotico della lentezza
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/21/news/re_ipnotico-6407605
Bronte e Roma allo specchio
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/23/news/bronte_e_roma-6443152
L'odore della sconfitta
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/24/news/l_odore_della_sconfitta-6467688
 
L'ultima serie delle bellissime Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz (dalla Calabria alla Puglia alla Campania a Roma a Caprera). W Garibaldi!
Nella Sherwood del Sud
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/25/news/sherwood_sud-6493668
Il trombettiere di Custer
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/26/news/il_trombettiere_di_custer-6516681
Il massacro dimenticato di Pontelandolfo
Quando i bersaglieri fucilarono gli innocenti
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/27/news/il_massacro_dimenticato_di_pontelandolfo_quando_i_bersaglieri_fucilarono_gli_innocenti-6543288
La terra delle mille utopie
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/28/news/la_terra_delle_mille_utopie-6626505
Il bimbo al posto della pistola
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/30/news/bimbo_pistola-6614849
Le orecchie ritrovate
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/31/news/le_orecchie_ritrovate-6642308
 


Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
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Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza
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Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy
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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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