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Riformismo vs liberismo


Salvare il liberismo dai liberisti (ideologici)

–di Carlo Calenda  -  20 dicembre 2016


Mi posso senz’altro sbagliare, ma constato che forse non è un caso che, eliminata (per il momento) la presenza ingombrante del liberista Renzi, sotto la cui Presidenza del Consiglio si è consumata la scelta poco lungimirante di far cadere la nostra strategica TELECOM dalla padella spagnola alla brace francese,[1] il ministro del MISE Carlo Calenda mostri una volontà interventista negli assetti dei cosiddetti campioni nazionali, come avviene, in grado ben maggiore, fin dalla nascita dell’Unione europea, in Francia o in Germania.


Ci sono - lo spiegava anche Adam Smith 250 anni fa - essenzialmente tre ideologie economiche: quella liberista, quella statalista e quella intermedia, cosiddetta mista. Tutte le altre sono derivazioni di queste.

Da riformista, io sono favorevole alla terza, che assegna allo Stato un compito di programmazione economica, ormai obnubilata, obliterata quasi completamente dal quarantennio di esistenza dell'Unione europea a trazione ordoliberista, interpretata dai nostri governanti in maniera ottusa ed autolesionistica, e perciò occorre fare i conti con la mentalità imperante che vede lo Stato quasi esclusivamente come un soggetto inefficiente e corrotto.


Anche il riformista Romano Prodi (non tragga in inganno la dismissione dell'IRI, che fu una decisione politica italiana ed europea susseguente al Trattato di Maastricht, che l'allora tecnico Prodi eseguì[2]) sostiene da molto tempo la necessità di una politica industriale nel quadro dell'attuazione di una politica economica autenticamente di sinistra. Vincendo le terribili resistenze "culturali" che allignano, non tanto nelle file dei ricchi - che è normale -, quanto nella maggioranza del popolo, che normale non è. Rilevo, infatti, da diversi anni il paradosso (constatato recentemente in un suo articolo proprio da Romano Prodi[3]) che sono i poveri ad opporsi autolesionisticamente ad una politica autenticamente riformista, o a sostenere, come scriveva Einstein nel suo carteggio con Freud, politiche che vanno contro il proprio interesse (cfr. "Perché la guerra?").[4]
Questa renitenza culturale è, a ben vedere, insieme, lo specchio della natura profondamente conservatrice dell'elettorato italiano e il più grosso ostacolo alla sua maturazione in senso socialdemocratico (nella sua accezione europea, in particolare scandinava).


Dei tre principali partiti (PD, M5S e FI), il PD (fusione di ex comunisti ed ex democristiani di sinistra), superata la torsione destrorsa impressa da Renzi, dovrebbe essere ascrivibile “naturalmente” al campo riformista. Per M5S, il discorso è più complesso. Io non voto per M5S, ma sono molto interessato all'evolversi della situazione di M5S, date le implicazioni future in termini di possibili alleanze, a condizione che il buffone ignorante ed il suo nuovo socio provvedano a modificare il loro statuto, che le vieta. Ma nutro, in ogni caso, qualche dubbio sulla effettiva volontà di M5S di voler perseguire obiettivi riformisti, il che in soldoni significa, da una parte, affermare il ruolo dello Stato in economia; e, dall'altra, aumentare le tasse sui ricchi da investire in settori mirati (investimenti e welfare) e fare redistribuzione. E li nutro sulla base di una scelta concreta passata di M5S, cioè di espungere dalle coperture, nella seconda versione della loro proposta di legge sul reddito di cittadinanza, un'imposta patrimoniale, che invece era prevista nella prima versione.[5] Ed è proprio sull'imposta patrimoniale sui ricchi (il decile o la metà del decile più ricco)anche per un fatto di semplice equità vista la loro scarsa partecipazione al mastodontico risanamento dei conti pubblici effettuato nella scorsa legislatura (4/5 da Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, in maniera scandalosamente iniqua, ed 1/5 da Monti, pari a 63 mld, in modo più equo)che, secondo me, si parrà la nobilitade di un qualunque partito che si dichiari riformista.


In definitiva, il succo che va estratto dal mio commento e dall’articolo del prof. Prodi è il seguente: (a) la sinistra deve fare la sinistra, non copiare – come è successo negli ultimi 25 anni - la destra; e (b) i poveri devono smettere l’abitudine masochistica plurimillenaria di fare AMMUINA e di difendere l’interesse dei ricchi, e fare il loro, che CON-FLIG-GE con quello dei ricchi.


[1] Telecom


[2] Un’illustrazione molto critica di Nino Galloni


[3] I riformisti possono tornare a vincere solo se ritrovano le loro radici
L’onda anti-sistema – I riformisti ritrovino la bussola (e gli elettori)
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 dicembre 2016
http://www.romanoprodi.it/strillo/i-riformisti-possono-tornare-a-vincere-solo-se-ritrovano-le-loro-radici_13674.html


[4] L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi


[5] Reddito di cittadinanza, commento alla proposta di legge di M5S


Appendice


Prodi ha le sue idee, che di solito condivido. Fanno eccezione: (1) il giudizio molto positivo su Draghi (gli ho anche scritto e francamente ho trovato la sua risposta insoddisfacente) e (2) il sì al referendum costituzionale, ma su questo ha detto che la riforma faceva schifo ma che la votava per altri motivi (che ha spiegato).

Sulla questione dell’ingresso nell’Euro, ho trovato questa incoerenza tra quanto Prodi afferma sulla stupidità della regola del 3% (fissata dal Trattato di Maastricht, del febbraio 1992, assieme all’adozione dell’Euro come moneta unica, firmatario il ministro del Tesoro Guido Carli del VII Governo Andreotti) e l’accettazione dei Regolamenti 1466 e 1467 che rendono più stringente quella regola, approvati il 17 giugno del 1997 da parte del Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi del I Governo Prodi (poi sostituiti, prima, dal Reg. 1175/2011 e, poi, nel 2012, dal fiscal compact). Vedi questa ricostruzione (severa e insinuante nei riguardi di Prodi):

L’ingresso dell’Italia nell’euro: è stato veramente un golpe?

04/11/2015 - Simone Nastasi

PS: Quando allego un documento, non vuol dire necessariamente che ne condivido le tesi.


La risposta, credo, la dà questo lungo e interessante documento di analisi dei due regolamenti e del fiscal compact, del Prof. Giuseppe Guarino, laddove scrive: “L’adesione al regolamento fu formalmente volontaria. Sostanzialmente, almeno per alcuni degli Stati membri, coatta. Ottenere consensi formalmente volontari, sostanzialmente coatti, è un metodo che anche in seguito sarebbe stato praticato”. (pag. 11)

NB: Al termine del par. 31, pag. 18, c’è un “non” di troppo. Al par. 72, “Gli obiettivi fondamentali sono enunciati all’art. 2, n. 3” va corretto in “art. 3, n. 3”.


Per chi vuole confrontare quanto scrive Giuseppe Guarino col testo del Trattato di Lisbona (TUE e TFUE), allego:

Trattato di Lisbona

Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (pubblicati on line il 27 febbraio 2013)


Segnalo, perché contiene considerazioni sulla politica monetaria della BCE:


Lectio magistralis in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Scienze Statistiche per le Decisioni

Università degli Studi di Napoli Federico II

Modelli e metodi quantitativi per le decisioni di politica monetaria: limiti e nuove prospettive

 Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia

Napoli, 19 dicembre 2016



Post e articolo collegati:


Bersani vs Renzi: economia mista o liberismo?


Il governo corre ai ripari: fermare i francesi con Telecom

Cdp nel capitale dell’azienda di Tlc per bloccarne la vendita a Orange e costringere il finanziere bretone a trattare su Mediaset e Generali

FRANCESCO BEI

Pubblicato il 23/12/2016



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Alcuni puntini sulle ‘i’ su Draghi, Dini, De Benedetti e Scalfari


Carlo Clericetti  -  7 LUG 2016

Dini: "Renzi un monarca che dà oboli ai sudditi"

X Rapporto dell'associazione Economia reale


Dopo aver letto la Bozza del Rapporto ed ascoltato gli interventi, mi limito a formulare tre osservazioni-promemoria.


Promemoria1: Draghi

Traggo dalla Bozza completa del Rapporto: “Per fortuna di tutti, le linee di politica monetaria della BCE sono strutturalmente cambiate con l’avvento di Mario Draghi alla Presidenza della Banca Centrale”.

Rammento che Draghi è diventato presidente della BCE il 1° novembre del 2011, il QE è stato deciso dalla BCE nel gennaio 2015 e varato nel marzo 2015, esattamente 6 anni dopo la FED e la BoE (marzo 2009).


Promemoria2: Dini

Moavero nel suo lungo intervento ha detto, tra l’altro, che il bilancio dell’Unione Europea è pari all’1% del Pil (contro circa il 25% del bilancio federale degli USA), di cui la metà circa è destinato all’Agricoltura, e che occorrerebbe aumentarlo, ed ha indicato tra le possibili voci di finanziamento la Tassa sulle transazioni finanziarie (TTF). Dini, che gli sedeva accanto, che aveva criticato vigorosamente gli aumenti della spesa pubblica, da ultimo del governo Renzi, evidenziati dai dati di Baldassarri, e accusato Renzi di incompetenza perché aveva privilegiato i consumi rispetto agli investimenti, in questo caso non ha fatto una piega, a differenza di ciò che egli fece con Prodi nel 2007, quando minacciò la crisi di governo se si fossero colpite le rendite finanziarie:

Prodi: "Dini resta, le rendite non si toccano"
La sinistra dell'Unione: "E il programma?"

25 settembre 2007

Sul “pedagogo” Dini, colgo l’occasione per segnalare quest’altro articolo ed il mio commento critico in calce:

“UNA CERTA IDEA DELL’ITALIA”: DINI E TIVELLI RACCONTANO 50 ANNI DEL BEL PAESE

29 aprile 2016


Promemoria3: imposta patrimoniale

Ho accennato più sopra (v. mio commento del 7/7 23.43  http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/07/07/dini-renzi-un-monarca-che-da-oboli-ai-sudditi/#comment-4254), indirettamente, all’assenza di qualunque riferimento alla necessità di un’imposta patrimoniale sui ricchi per reperire le risorse finanziarie per la crescita; a differenza di ciò che successe nel 2011, quando la casa Italia bruciava; per non parlare di Carlo De Benedetti, che fu il primo a proporla nel 2009, come gli rammentai nel suo blog su Huffington Post (http://www.huffingtonpost.it/carlo-de-benedetti/almunia-sveglia-google-e-gli-altri-over-the-top-vanno-regolati-la-lezione-del-datagate_b_4180425.html), e che dopo di allora – similmente a Scalfari - non ne ha più parlato, neppure nella recentissima intervista data al Corriere della Sera, in cui ha denunciato il fallimento delle élite (http://www.corriere.it/politica/16_luglio_08/de-benedetti-le-elite-hanno-fallito-l-italicum-cambi-o-votero-no-e711131e-4544-11e6-888b-7573a5147368.shtml). 

Vincenzo Visco, nel suo intervento, dopo aver segnalato che il governo Renzi, per trovare risorse fiscali, ha fatto sue soltanto due delle proposte del suo Centro Studi, il NENS, che hanno prodotto un gettito di 3-4 mld, ha suggerito di adottare un’altra loro proposta antievasione ben più incisiva che potrebbe recare un introito di ben 40 mld. Praticamente equivarrebbe ad una corposa imposta patrimoniale, anche se non limitata ai ricchi.


PS: Poiché HP ha cancellato i vecchi commenti, riporto il mio commento nel blog di Carlo De Benedetti:

Vincesko

36 Fans

OT (ma non tanto)

Egr. Ingegnere,

Lei fa benissimo, utilizzando il Suo potente megafono, a salvaguardare i propri interessi ed a rilevare l'inefficienza (invero 'strabica'!) dell'Euroburocrazia, ma perché non segue un pizzico l'esempio del Suo predecessore Adriano Olivetti e pensa anche a quelli del popolo più indifeso, senza santi in Paradiso, riesumando - in parallelo a questa serie di post - la Sua proposta di imposta patrimoniale sui ricchi, per finanziare l'indispensabile crescita ed evitare che il Paese vada a fondo e l'altrettanto indispensabile rafforzamento degli ammortizzatori sociali, in particolare:

- il reddito minimo garantito, opportunamente disciplinato; e

- un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici di qualità (negli ultimi 20-25 anni, in Italia ne sono stati costruiti 1/30 della Germania, 1/40 della Francia, 1/70 della Gran Bretagna)?

Sarebbe più credibile (forse anche per i bastian contrari in servizio permanente effettivo) e si guadagnerebbe così il sostegno, come si augura, dell'opinione pubblica, almeno di quella parte di essa più sensibile alla giustizia sociale e molto meno - mi creda - ai rischi di essere spiata.


PS: Trova il testo completo della Sua proposta d'imposta patrimoniale qui:

Dossier Imposta Patrimoniale


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Alcune integrazioni al mio commento del 11/7 00.47


Promemoria2: TTF

Nonostante due risoluzioni positive del Parlamento Europeo, la prima approvata nel lontano 8 marzo 2011, dei 28 Paesi dell’UE, 11, poi (dopo la defezione dell’Estonia) 10 Paesi del Consiglio europeo (Capi di Stato e di Governo) che avevano deciso di andare avanti sull’adozione della TTF rafforzata (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Grecia, Belgio, Slovacchia e Slovenia) stanno menando il can per l’aia dal 2013. La decisione definitiva che doveva essere presa dall’Ecofin del 17 giugno scorso, a causa di una richiesta assurda da parte del Belgio e della Slovacchia di escludere dalla tassazione i derivati, è stata rinviata al prossimo mese di settembre. In Italia (e in altri 9 Paesi), esiste già una TTF annacquata, decisa dal governo Monti (Legge n. 228 del 24 dicembre 2012).

Ecco un dossier aggiornato al 2016:

Appunto sulla Tassa sulle transazioni finanziarie


Promemoria3: De Benedetti e Scalfari

De Benedetti e Scalfari pare si siano passati parola sia sull’imposta patrimoniale (nel senso di non parlarne più dopo il 2010) che sulla nuova legge elettorale (pericolosa per la democrazia, in abbinamento alla revisione costituzionale). Circa l’imposta patrimoniale, ho detto di De Benedetti, aggiungo che nell’intervista al Corriere egli se la prende con la proposta del reddito di cittadinanza di M5S, con la motivazione che non sarebbero indicate le coperture: il che ovviamente è falso, poiché come tutte le proposte di legge essa le deve obbligatoriamente indicare (peraltro, segnalo che nella nuova proposta di M5S - DISEGNO DI LEGGE N. 1148: Istituzione del reddito di cittadinanza nonché delega al Governo per l’introduzione del salario minimo orario https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/308596.pdf -, manca proprio, tra le coperture, l’imposta patrimoniale, che invece c’era nella prima proposta (cfr. Reddito di cittadinanza, commento alla proposta di legge di M5S http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2797058.html   oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/07/reddito-di-cittadinanza-commento-alla.html).

Per la spiegazione su Scalfari, che nei suoi vigorosi editoriali del 2010 implorava provocatoriamente il ministro Tremonti di far pagare anche a lui e scriveva: “Debbono cioè impostare un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha. Lo spostamento può avvenire in vari modi, manovrando soprattutto il fisco (ma non soltanto); sgravando il peso fiscale sui redditi di lavoro dipendente e sulle famiglie e finanziando la redistribuzione con maggior carico tributario sulle rendite, sui patrimoni e sui consumi opulenti” (sulla scandalosa iniquità delle manovre correttive berlusconiane ed in particolare del DL 78/2010, rileggasi, da ultimo, il mio dialogo con @fb0172  in calce a La malafede del banchiere anti-euro http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/04/27/la-malafede-del-banchiere-anti-euro/), rinvio a questo mio post:

L’involuzione di Eugenio Scalfari

Integrato da quest’altro post in cui ho esplicitato meglio il mio pensiero:

Ritengo che, da una parte, sia ingenuo confidare nella coscienza e nell’altruismo dei ricchi e dei privilegiati (ci sono, oltre all’esperienza di ciascuno di noi abbia gli occhi e il cervello sufficientemente svegli, le evidenze scientifiche) e, dall’altra, che – giudicando almeno dai numeri – sia ragionevole pensare che l’incendio del 2011 è (apparentemente) domato.

Non a caso ho citato il 2011, quando l’Italia dovette subire l’attacco concentrico della speculazione finanziaria internazionale, innescata dalla vendita da parte della Deutsche Bank dei 7 mld di titoli italiani che aveva in portafoglio [cfr. 1 oppure 2]. A mio avviso, la cartina di tornasole della pericolosità dell’incendio fu che i ricchi (nel caso di specie, l’insieme delle Associazioni delle imprese), in data 30/9/2011, presentarono una proposta di imposta patrimoniale.[*] Non fu la sola, nell’ambito dell’establishment italiano.

Passato il pericolo, grazie all’intervento di Draghi che finalmente si era svegliato, tutti, proprio tutti i ricchi, persino Scalfari, che allora implorava che si riattivassero anche in Italia i vasi comunicanti tassando i ricchi, prima che la casa crollasse loro addosso, se ne sono dimenticati. Se lo rifaranno, solo allora vorrà dire che la casa brucia di nuovo davvero.

Il segnale che la casa Italia brucia davvero


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Dialogo acceso sulla paranoia verso Romano Prodi (seconda parte)

 
Riporto la seconda parte della discussione sulla paranoia verso Romano Prodi, frutto in gran parte della propaganda forsennata della destra e dei media berlusconiani, ma che accomuna destri ed estremi sinistri, svoltasi dal 14 al 15 febbraio 2015, in calce a questo articolo del blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it.
 
Carlo Clericetti 10 FEB 2015
Quanto ci è costato salvare le banche tedesche
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/02/10/quanto-ci-e-costato-salvare-le-banche-tedesche/
 
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magnagrecia7 14 febbraio 2015 alle 12:24
Segnalo questa intervista di Romano Prodi a Der Spiegel (è in tedesco, tradurre con Google):

La Grecia non ripagherà mai i debiti. Ma se esce dall’Europa l’Unione collasserà
Ex-Kommissionspräsident Prodi im Interview “Griechenland wird seine Schuldenniemals zurückzahlen”
Interview von Andrea Dernbach und Albrecht Meier im Der Tagesspiegel der 11 Februar 2015
http://www.romanoprodi.it/strillo/la-grecia-non-ripaghera-mai-i-debiti-ma-se-esce-dalleuropa-lunione-collassera_10431.html
Vincesko
 
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magnagrecia7 14 febbraio 2015 alle 12:51
Errata corrige: Si tratta del Der Tagesspiegel.
Ne approfitto per riportare un passo dell’intervista (Google come al solito traduce un po’ alla belin di segugio):

È stato un errore ammettere la Grecia nella zona euro?
Non vorrei parlare di errori. E 'stato purtroppo fatale quel tempo non c'era nessun controllo di bilancio. Ha dato loro prima,ma non dopo l'entrata nell'euro. L'Italia, la Germania e la Francia hanno poi così voluto. Io mi aveva fatto una volta, come Commissione europea nel 2003 per grave che subito dopo l'introduzione dell'euro dovrebbe essere rigidi controlli delle famiglie nei paesi membri. Non dimenticherò mai il momento in cui Schroeder e Chirac - che è stato durante la presidenza italiana - mi ha detto di rimanere in silenzio. Perché hai dato una revisione dei numeri sia opportuno la Grecia ancora e ancora truffati.

Vincesko

 
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cclericetti 15 febbraio 2015 alle 01:37
C'è la traduzione completa sul sito di Gad Lerner:
http://www.gadlerner.it/2015/02/14/romano-prodi-scuote-la-germania-la-grecia-non-paghera-mai-i-suoi-debiti
 
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sergionero 15 febbraio 2015 alle 09:05
Clericetti la ringrazio per la segnalazione, un articolo davvero impressionante !
Prodi si conferma un fascista finanziario della più bell’acqua, il comportamento della Grecia (non del governo greco !) sarebbe intollerabile, e allora spezziamo le reni alla Grecia.
Anzi, peggio, mettiamo al suo popolo un guinzaglio a strozzo perpetuo, un controllo sul bilancio da parte degli stessi creditori, così che mai vi spossa essere rientro dato che lo strozzino spenna ma non ammazza la sua gallina, se si ignorano i meccanismi ci si può documentare guardando la serie “I Soprano”.
Peccato che l’”advisor” Goldman Sachs ometta il ruolo della Goldman Sachs stessa nel taroccamento dei conti ellenici.
http://www.repubblica.it/economia/2010/02/15/news/rampini_grecia-2302829/
Lo spiritista di Scandiano inoltre fa giustizia di una leggenda che ancora circola tra le fila sempre più scarne dei suoi estimatori, che, a differenza di Berlusconi , egli fosse un personaggio esportabile, di grande rispetto , che parlasse da pari a pari coi capi europei.
Magari lo faceva con taluni dell’est europeo, dove poi portò le sue “consulenze” , ma davanti al Presidente di Parigi o alla Cancelliera di Berlino era uno scolaretto che veniva zittito dai grandi, quasi a rischio di ceffone .
Con la UE e l’euro in limine mortis le evidenze del fallimento del nuovismo finanziario e istituzionale avviato alla fine degli anni 70 straripano persino dalle dichiarazioni spontanee dei colpevoli, l’intervista tradotta sul sito di Lerner reca una perla che ben potrebbe essere l’epitaffio dell’allievo di Andreatta .
“Durante il mio mandato da presidente della Commissione europea ho sempre rispettato le regole di bilancio comunitarie, ma ho anche affermato come esse fossero stupide.”
Mentre il finale contiene , come consueto in lui , il ribaltamento esatto della realtà, quando afferma che la svalutazione conseguente al ripristino di una moneta sovrana segnerebbe la perdita definitiva della competitività con la Germania che, al contrario, avvenne a partire dal 1979 con l’entrata nello SME, come documenta Bagnai .
Ma è nell’”epitaffio” citato prima che si trova il vero nocciolo di questa forma di demenza collettiva che ha accompagnato il masochismo economico delle ultime 4 decadi, l’idea che cose ancorché stupide o sbagliate “vadano fatte” , e a chiedercelo sono personaggi in flagrante conflitto d’interesse.
 
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vincenzoaversa 15 febbraio 2015 alle 11:40
L'intervista rilasciata da Prodi è davvero avvilente: sostenere ancora oggi la "disciplina di bilancio" mi fa sorgere il dubbio che l'ex Premier non abbia capito granché della recessione economica e delle strategie necessarie per uscirne.
 
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magnagrecia7 15 febbraio 2015 alle 14:41
Vincenzoaversa,
Influenza dei paranoici anti-prodiani a prescindere, che non "possono" leggere, anzi “leggono” sempre all'incontrario e sproloquiano a vanvera in un italiano approssimativo? Di grazia, sei sicuro di aver letto integralmente e bene l'intervista di Prodi? Temo proprio di no. Io ho letto l'opposto di ciò che scrivi. E’ poi sufficiente dare una scorsa anche veloce al sito di Prodi per ricavare il suo pensiero autentico, che è l’opposto di ciò che hai dedotto tu. Peraltro, anche in questa intervista ha ribadito esplicitamente che le regole sono stupide. Disciplina di bilancio non vuol dire regole "stupide", ma esattamente il contrario.
Cosa significa?
È molto chiaro il fatto che i debiti non si possano ridurre senza crescita. Questo è davvero semplice da comprendere, e sarebbe anche impossibile da realizzare. Durante il mio mandato da presidente della Commissione europea ho sempre rispettato le regole di bilancio comunitarie, ma ho anche affermato come esse fossero stupide. L’economia ha bisogno di una spinta. La Germania deve assumere questo compito, perché è la Nazione leader dell’Europa. Guidare gli altri Paesi significa avere responsabilità. La Germania ha però quasi un rapporto religioso con un tasso di inflazione che sia il minore possibile. Temo che purtroppo questo atteggiamento non cambierà.

Vincesko

PS: Se tanto mi dà tanto… Segnalo che il plurale di ‘fila’ è ‘file’, mentre ‘fila’ è plurale di‘filo’ in senso figurato. Passate parola, è un’epidemia.

Accademia della Crusca: Il filo --> i fili / le fila. Il maschile va adoperato nel significato concreto: i fili del telefono ecc., il femminile invece sta per ‘trama di un ordito’ oppure nel senso metaforico di ‘intreccio’: le fila di una congiura ecc. ATTENZIONE! È sbagliato l’uso di fila come plurale di fila ‘serie, successione’, ad esempio nella locuzione, spesso impiegata, *serrare le fila in luogo del corretto serrare le file.
http://www.accademiadellacrusca.it/en/italian-language/language-consulting/questions-answers/plurali-doppi

 
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magnagrecia7 15 febbraio 2015 alle 17:15
Vedete come i paranoici “pensano” e “leggono” all’incontrario? Ovviamente, io seguivo Prodi, anche senza filtri tramite “Radio radicale” (ora, ho sostituito “Radio radicale” con “Radio3”), durante la sua presidenza della Commissione europea ed era molto stimato e rispettato, sia dal Parlamento europeo, sia dai capi di Governo e di Stato, in particolare da Chirac, tranne dalla stampa britannica. Certo, se poi, mossi dalla paranoia, si confonde l’autoironia e la “modestia” (il contrario della presunzione e della supponenza), tipicamente emiliana, di Prodi (o di Bersani) con scarso rispetto da parte degli altri capi europei, si riesce a capovolgere anche l’evidenza. Prodi ha raccontato una volta che sua madre, anche da PdC, esigeva che egli andasse a buttare la spazzatura quando era il suo turno, dicendogli: “Non penserai mica che ora che sei PdC puoi essere esentato dal farlo?”. Ma prevedo già che ora i soliti paranoici speculeranno anche su questo aneddoto… E’ la loro terapia, anche se inefficace....
Traggo dal sito di Gad Lerner:
“Romano Prodi ha concesso un paio di giorni fa un’intervista al quotidiano berlinese Tagesspiegel in merito alla Grecia e alle difficoltà dell’eurozona. Visto il suo interesse, riproduciamo integralmente questo dialogo dell’ex presidente della Commissione europea, che ha generato una significativa eco sui media tedeschi. Il sito del “Sole 24 Ore” tedesco, Handelsblatt, l’ha ripresa integralmente, mentre il più diffuso quotidiano in Germania, Bild Zeitung, ha dedicato un approfondimento dedicato all’intervista di Romano Prodi.
Vincesko
 
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domenicobasile 15 febbraio 2015 alle 17:29
Piccola puntualizzazione concernente l'intervista citata.
Fin dai primi mesi del mandato Prodi, Francia e Germania capirono che il pilotaggio "informale" della Commissione non sarebbe più stato possibile.
Prodi non era affatto "allineato", come lo era stato Delors, alle strategie dell'asse franco-tedesco.
Se Delors aveva dato credibilità e peso politica all'azione della Commissione, incrementandone i poteri in settori come la concorrenza, l'industria, l'agricoltura e il commercio, Prodi aveva capito che il punto debole dell'Istituzione si situava nella scarsissima integrazione finanziaria, fiscale e budgettaria fra i paesi membri.
La sua azione riformatrice fu essenziale secondo due assi :
- uno spostamento del baricentro dell'azione della Commissione verso le questioni economiche e finanziarie attraverso un ruolo attivo nell'Ecofin e nell'Eurogruppo.
- una semplificazione dei meccanismi decisionali attraverso l'abbandono dell'umanità e l'adozione del voto maggioritario.
Tralascio per semplicità l'azione di riequilibrio che Prodi ha introdotto nella gestione dei fondi Pac, fino allora dominio esclusivo dell'asse franco-tedesco.
Per queste e per altre ragioni possiamo ragionevolmente affermare che Prodi fu il migliore Presidente che la Commissione abbia avuto sino ad oggi.
Nonostante gli ostacoli messi in campo da Francia e Germania, Prodi ha innescato una riforma essenziale per la Commissione che ha fatto vivere di rendita per tutto il suo mandato, un tecnocrate privo di talento come Barroso.
Non è mai stato facile zittire Prodi e in più d'una occasione due loschi anti-europei come Chirac e Schroeder gli hanno inutilmente rimproverato il suo attivismo.
I dubbi sui bilanci greci sollevati dagli uffici della Commissione, furono all'epoca un atto di coraggio in controtendenza poiché il pensiero dominante considerava l'annessione di un nuovo mercato come una opportunità commerciale di straordinaria importanza e subordinava a questo dogma tutti i meccanismi di controllo tecnico.
Fu grazie a Prodi che l'ordine delle priorità comincio lentamente ad invertire la sua scala di valori.

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vincenzoaversa 15 febbraio 2015 alle 18:54
@magnagrecia 14:41
caro magnagrecia, non sono mai stato pregiudizialmente contro Prodi (l'ho anzi votato entrambe le volte che si è presentato) e non sostengo la vulgata secondo cui a Prodi si debbano gli eccessi di privatizzazione degli anni 80/90.
Mi pare però che in questa intervista, nonostante chieda politiche meno austere di quelle imposte dalla Germania, sia sempre fedele all'idea che sia necessaria una disciplina di bilancio. Non so quale sia la tua interpretazione, ma per me disciplina di bilancio significa tenere i "conti in ordine" e amministrare lo Stato "come si amministra una famiglia" (concetto questo molto merkeliano!). Sappiamo entrambi come ciò non sia vero e come in situazione come quella attuale aumentare il deficit è probabilmente l'unica via d'uscita.
Prodi afferma pure, non proprio direttamente ma questo io ho capito, che se fosse dipeso da lui la Grecia nell'euro non ci sarebbe proprio entrata perché i conti non erano in ordine.
 
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magnagrecia7 15 febbraio 2015 alle 20:23
Bravo, Domenico, hai ben evidenziato quelli che sono i punti di forza di Romano Prodi: la visione prospettica, il disegno strategico, il respiro programmatorio.
Ma non sono d’accordo sul fatto che Chirac e Schroeder fossero due loschi anti-europei o che abbiano zittito Prodi, nel senso che possono attribuire i paranoici a questa espressione. Prodi e Chirac, al di là delle frequenti divergenze, inevitabili in un processo di cessione graduale della sovranità dagli Stati nazionali alla Comunità - e poi all’Unione - Europea, si stimavano ed erano quasi amici. Rammento ancora questa dichiarazione (che ho evidenziato) di Prodi su Chirac, che ora con qualche fatica ho apposta ritrovato e messo in bella:

[...] Certo che si è messo proprio a parlar chiaro. Quando ha deciso questa strategia?
"E' un dovere, non una strategia. Io rappresento le istituzioni europee. Sono obbligato al coraggio. Ma con realismo. Mi sono prima preso un po' di tempo, perché quando dico una cosa voglio esserne sicuro. Diciamo che ho imparato. Ci vorrà tempo, ma intendo esercitare in pieno il mio ruolo di persuasione morale".
I paesi dell' allargamento sono entusiasti del Trattato.
"Ne sono felice. Hanno avuto a Nizza i loro avvocati difensori. Quando è stata presentata la prima proposta che li penalizzava in termini di voto, io ho sentito l' obbligo etico di parlare per loro. Per fortuna, avevo con me, come sempre, il mio Atlante Geografico De Agostini: mi ha aiutato a ricordare a tutti il peso demografico dei paesi candidati. Chirac è rimasto ammirato da quel volume. Me ne ha chiesto una copia in francese. Ho chiamato l' editore, ma pare che non esista. Vuol dire che gliene spedirò una versione in italiano per Natale".
Avete proprio litigato, con Chirac?
"Ma no, il rapporto personale è splendido. Ci sono state divergenze politiche di ruoli, che sono una cosa anche più seria. Poi Chirac è una persona amabile, aperta, estroversa, appassionata. Non è un cattivo. Non gli si può portar rancore. Non dimenticherò mai, quando si trattava di mandare la spedizione militare in Albania. Lo chiamai perché avevo bisogno che affianco agli italiani ci fossero truppe francesi. Ne chiedevo mille, gli stati maggiori francesi dicevano che più di 300 era impossibile. Fu Chirac, in una notte, a prendere la decisione e a schierare la Francia al fianco dell' Italia, con mille soldati”.
Nel suo discorso al Parlamento europeo, però, è stato perfido, quando ha detto che il trasferimento di tutti i summit a Bruxelles la trasformeranno nella "capitale d' Europa". E' una cosa che ai francesi non piace sentir dire.
"Non l' ho detto per cattiveria. Ma siccome Chirac l' aveva promesso nella convulsa fase finale del vertice, io l' ho preso in parola, prima che qualcuno ci ripensasse. Vedo con piacere che c' è nel testo finale del Trattato. Ci aiuterà molto a impostare i vertici. Giocheremo in campo neutro, invece che sempre in trasferta". [...]

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/12/14/hanno-vinto-nazionalismi-ma-europa-sapra.html

Vincesko

 
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magnagrecia7 15 febbraio 2015 alle 21:11
Caro vincenzoaversa,
1. Prodi, nonostante la sua origine di tecnico è un fine politico, oltre che persona intelligente e concreta. Se vai nel suo sito, potrai leggere gli articoli di critica severa alla Germania per la sua resistenza tetragona ad una politica espansiva, soprattutto al suo interno. In un’intervista ad un quotidiano tedesco, ha ritenuto opportuno usare toni diplomatici e realistici, ma la sostanza di critica severa rimane.
2. Io credo occorra evitare una concezione superficiale e stereotipata. La disciplina di bilancio sana è strettamente connessa, direi obbligatoriamente complementare, ad un allentamento delle regole di bilancio stupide. O pensi che uno Stato dell’Unione possa chiedere l’aiuto (in miliardi) ai partner e poi tranquillamente scialare?
3. E’ chiaro che in recessione occorre adottare una politica economica anticiclica, quindi espansiva. D’altronde, da ben 3 anni e mezzo è sul tavolo italiano ed europeo la proposta Prodi-Quadrio Curzio – che ho già segnalato più volte - degli EuroUnionBond, che cifra ben 3.000 mld (“EuroUnionBond per la nuova Europa” di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml ), cioè ben prima e quasi il triplo del QE appena varato dalla BCE, che da solo servirà a poco.
4. Che il rispetto dei parametri dovesse essere la condizione necessaria per l’ammissione è un principio sacrosanto, indispensabile per dar vita e tenere in piedi un’Unione di Stati con economie eterogenee, nell’interesse e dell’Unione e dei singoli Stati.
5. Prodi ha dichiarato e, soprattutto, dimostrato coi fatti che la Grecia, la Romania, la Bulgaria, i Balcani, nonostante le critiche e gli inevitabili problemi che ne sarebbero potuto derivare, dovessero far parte dell’UE; problemi che vanno giudicati anche in prospettiva futura e controfattualmente, cioè valutare che cosa sarebbe successo (col rapporto con la Russia e il caso Ucraina, ma è solo uno dei tanti esempi possibili) se questi Paesi non avessero fatto parte dell’UE.
Vincesko.
 
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domenicobasile 15 febbraio 2015 alle 21:55
Ciao Vincesko
Come hai ben letto nel mio post :
"non è mai stato facile zittire Prodi e in più d'una occasione due loschi anti-europei come Chirac e Schroeder gli hanno inutilmente rimproverato il suo attivismo".
Forse dovrei spiegare meglio questa affermazione.
Durante tutto l'arco del suo mandato Prodi si è scontrato regolarmente con i due leader che difendevano a spada tratta una visione della Commissione ereditata da Jacques Delors.
Una visione puramente mercantile che con grande diplomazia Prodi è riuscito pilotare verso una fase di maggiore integrazione budgettaria, di armonizzazione fiscale e di rispetto dei requisiti di bilancio per beneficiare dell'attribuzione dei fondi strutturali e dei finanziamenti regionali.
Chirac e Schroeder hanno resistito a questa tendenza in nome del tabù franco-tedesco, molto forte all'epoca, secondo cui cessione di sovranità equivale a perdita d'influenza in campo internazionale.
Le coppie Schmidt-Giscard prima e Kohl-Mitterand (per un destino legato alla temperie dell'epoca) dopo, avevano una visione "relativamente" più in linea con i principi dei padri fondatori.
Al contrario Schroeder con le riforme Hartz in cantiere non poteva tollerare alcuna rimessa in questione dei suoi margini di manovra politici e budgettari e Chirac da parte sua negoziava per ore al telefono lasciando millimetro per millimetro in cambio dell'unica cosa per lui irrinunciabile (in quanto fondamento del suo bacino elettorale), la modifica distributiva della Pac.
Prodi lo sapeva benissimo e "giocava" con questa carta per ottenere il suo assenso.
È opinione abbastanza condivisa che senza Prodi ai comandi della Commissione, l'asse franco-tedesco avrebbe congelato i poteri di Bruxelles per almeno un quinquennio.
Lo si capisce bene tra l'altro leggendo fra le righe del bel pezzo che hai riesumato.
I vecchi leoni della politica si dilettano a raccontare le vecchie battaglie.
(L'aneddoto del dizionario De Agostini è magnifico, se Jacques Chirac ne chiedeva uno era senz'altro per romperlo sulla testa di Prodi)!
 
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magnagrecia7 15 febbraio 2015 alle 22:32
Ciao Domenico,
1. Occorre tener presente che Prodi “è stato presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004” (http://it.wikipedia.org/wiki/Romano_Prodi ), quindi l’intervista è stata rilasciata al termine del primo biennio, che si può considerare la fine della sua fase di duro rodaggio. In ogni caso,
2. Chirac. Se Chirac chiedeva a Prodi una copia dell'Atlante De Agostini non era per dargliela in testa, dato il giudizio positivo che ne dà Prodi (v.sopra) e che altrimenti questi sarebbe stato un masochista, visto che poi intendeva regalargliela nel successivo Natale...
3. Schroeder. Traggo dall'intervista:
Non ha paura di una Germania più potente al centro dell' Europa allargata?
"La Germania ha scelto l' Europa inequivocabilmente quando ha abbandonato il marco per l' Euro. Non c' è da averne paura. é incardinata nell' Europa. Il peso della storia è una cosa che i nostri giovani non capiscono nemmeno più. Per questo proponevo di prenderne atto passando alla doppia maggioranza. Ma è stato lo stesso Schroeder a non insistere. Il Cancelliere a Nizza è stato meno nazionalista di altri".
Vincesko
 
 
Post collegato:
 
Dialogo acceso sulla paranoia verso Romano Prodi e su altro (prima parte)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2827957.html
 

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