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Il pendolo asimmetrico della severità




Lo sgombero dei rifugiati a Roma si poteva evitare?

Come siamo arrivati agli scontri di ieri, fra le soluzioni alternative proposte dal Comune e la decisione di usare gli idranti da parte della polizia

VENERDÌ 25 AGOSTO 2017

(ANSA/ANGELO CARCONI)

http://www.ilpost.it/2017/08/25/sgombero-roma-alternative/  


Uno Stato forte fa rispettare le regole, in primis dagli autoctoni e poi – naturale conseguenza – da tutti gli altri.

In Italia è casuale: nel senso che un certo giorno (un giorno al mese o un giorno all’anno o un giorno ogni 4 anni…) l’Autorità costituita decide di essere severa, e guai a chi ci capita, perché, avendo i sensi di colpa per coda di paglia (prima fa incancrenire le situazioni e poi interviene[1]), di solito usa la mano pesante.

Si oscilla dal lassismo – protratto nel tempo (nel caso del palazzo di Roma occupato, quattro anni) - al rispetto delle regole imposto col manganello.[2] E’ un festival dell’illogicità, al massimo grado nelle materie in cui è implicata la Chiesa cattolica, forse la fucina principale che col suo lavorio millenario ci ha resi quasi estranei alla logica greca e alla concretezza e severità romana, intendo di Roma antica, non a caso caput mundi per 1.239 anni.

Quando ri-avremo una cultura basata sulla pianificazione, l’analisi razionale dei problemi, l’individuazione delle soluzioni (tecniche e finanziarie), ed una burocrazia, motivata soltanto dal senso del dovere e dall’etica della responsabilità, capace di attuarle in maniera efficace, efficiente e secondo standard qualitativi adeguati?

[1] Che, com’è noto, è la maniera meno efficiente e più diseducativa, essendo quella più efficiente “pedagogica” la cosiddetta teoria delle finestre rotte.

[2] Ho notato che con i governi di Centrosinistra, fin da quando è stato ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, la musica è la stessa e lo strumento è il manganello, spesso usato in modo incongruo.

Napolitano, da comunista a custode della conservazione e degli interessi del potere egemone


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PIANO CORPOSO DI EDILIZIA PUBBLICA DI QUALITA’

Quello della casa è uno dei problemi più grossi, che dovrebbe costituire un obiettivo prioritario della politica.
Nel famoso programma di quasi 300 pagine, che fu elaborato dal Cantiere dell'Unione, il problema casa vi fu inserito per forte sollecitazione della base (La casa: un diritto di tutti, pagg. 178-180).
Il governo Berlusconi, non appena insediato, varò il “Piano casa”, che si è rivelato un bluff, perché è tale solo nel nome, essendo un piano di aumento delle... volumetrie; in più tagliò, per il 2009, 550 milioni già stanziati allo scopo dal governo Prodi nel 2007.

Occorre riprendere quelle proposte. In particolare: a) investire molto di più in edilizia pubblica; b) utilizzare la leva fiscale per scoraggiare il nero; c) ridurre il carico fiscale sugli affitti; d) disincentivare il numero di case tenute sfitte. 
In Italia, negli ultimi 10 anni, dopo i vari piani di alienazione, anziché crescere, il loro numero si è dimezzato e a fine 2016 ci sono – pare - circa 500.000 alloggi popolari pubblici (454.000 della cat. A/4-Abitazioni di tipo popolare e 85.000 della cat. A/5-
 Abitazioni di tipo ultrapopolare)

Dalla fine degli anni '80, anche se i lavoratori pagavano per l'edilizia pubblica i contributi GESCAL (fino al 1994), se ne costruiscono pochissimi: in media 2.000 all'anno, contro 10 o 15 o 20 volte tanto in altri Paesi europei, come la Gran Bretagna, la Francia, la Germania o i Paesi scandinavi (in Danimarca, ho letto che 1/3 delle case sono alloggi pubblici).
Negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.

Occorre implementare un Piano Casa simile a quello Fanfani (https://it.wikipedia.org/wiki/INA-Casa), adattato alla situazione attuale, cioè che comprenda la rottamazione delle case non a norma (http://www.lavocedinewyork.com/lifestyles/scienza-e-salute/2013/07/11/rottamare-le-citta-per-salvarsi-dai-terremoti-lutopia-di-aldo-loris-rossi/) e l’acquisizione di immobili nuovi invenduti con caratteristiche idonee.

La proprietà della casa, a ben vedere, o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un'esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Negli ultimi 20 anni, si sono costruiti, a causa del predominio delle banche, degli immobiliaristi e dei costruttori, meno di 1/10 di alloggi pubblici rispetto agli altri Paesi europei più evoluti;

Dal rapporto 2011-2012 della CIES (“Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale” 2011-2012 http://impiego.formez.it/sites/all/files/Rapporto2011_2012.pdf, tab. 3.4, pag. 101), si ricava che, nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è stata, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!

(dal dossier La casa è un diritto essenziale

L’Italia è un Paese governato dagli immobiliaristi e dai costruttori edili. E dalle banche.


Se il destrorso Renzi volesse far seguire alle promesse i fatti, dovrebbe:

- come minimo, rimangiarsi l’improvvida, similberlusconiana abolizione della TASI sulla casa principale, 3,7 mld all’anno

Abolizione IMU-TASI, l’allievo Renzi ha superato il maestro Berlusconi

- come medio, dovrebbe, in più, varare un’imposta patrimoniale di scopo sui ricchi (10% delle famiglie): almeno 6 mld all’anno (che fu proposta dalle associazioni degli imprenditori nel 2011, quando Casa Italia bruciava, come contropartita delle cosiddette riforme strutturali, poi se ne sono dimenticati... http://www.confindustria.it/Conf2004/DbDoc2004.nsf/0/b4cb2e9b9b84e42cc125791e004f26b4/$FILE/ProgettoImprese.pdf);

- come massimo, dovrebbe, in più, fregarsene del limite del 3% ed aumentare il deficit di 10 mld all’anno.

Con le risorse già disponibili e questi 20 mld annui addizionali, dovrebbe lanciare un piano keynesiano pluriennale, impiegandoli in: (a) investimenti mirati, in base al moltiplicatore, all’innovatività e al livello di sostituzione di importazioni; (b) sussidi ai poveri, ad altissima propensione al consumo; e (c) PROGETTO DI GESTIONE DEL TERRITORIO. Negli ultimi decenni, tra la destra e la sinistra, non è emersa, in particolare a livello locale, una marcata differenza nel modo di governare il territorio italiano, elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità, ma anche per lo sviluppo del turismo e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone.

Occorre agire su tre direttrici:

1. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei;

2. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica di qualità (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita);

3. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v. Rottamare le città per salvarsi dai terremoti. L’“utopia” di Aldo Loris Rossi  http://www.lavocedinewyork.com/lifestyles/scienza-e-salute/2013/07/11/rottamare-le-citta-per-salvarsi-dai-terremoti-lutopia-di-aldo-loris-rossi/).



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Illuminiamo il futuro dei bambini

 

Illuminiamo il futuro dei bambini
Daniela Del Boca
13.05.2014
http://www.lavoce.info/poverta-educativa-bambini-in-italia-save-the-children /

 

Il premier Renzi, in più occasioni, ha parlato di necessità di un cambiamento culturale del popolo italiano e di un patto educativo tra le famiglie e la scuola; ha detto anche che dovrebbe essere quest’ultima a costituire il braccio operativo di questo progetto.

Io invece penso – l’ho già scritto più volte [*] poiché l’educazione, a mio avviso, è la principale variabile, assieme alla riforma della Pubblica Amministrazione, per il progresso sociale ed economico dell’Italia – che il luogo più consono ad una rivoluzione culturale è la famiglia., ed il protagonista in primo luogo la madre.

Riporto, qui di seguito, i concetti principali che ho illustrato nei miei post.

 

QUALE EDUCAZIONE? A CHI? E QUANDO? 

Ciascuno di noi è il prodotto di due fattori: i geni e l’educazione: il primo è una variabile non controllabile, un dato immodificabile, a meno che non si prenda in considerazione l’eugenetica; ilsecondo è invece una variabile controllabile, attraverso l’interazione con l’ambiente: familiare, scolastico, sociale. Possiamo chiamare questa interazione “educazione”.

Il processo educativo dovrebbe svolgersi considerando, nell’ordine indicato, questi tre ambiti.

Le evidenze scientifiche ed empiriche attestano che si può andare oltre la grande intuizione montessoriana. L’educazione deve cominciare in famiglia già durante la gravidanza e nei primi 3 anni del bambino, periodo in cui, soprattutto, si sviluppano i collegamenti tra i neuroni (sinapsi ed assoni), che però si “fissano” soltanto a condizione che essi vengano stimolati dall’ambiente, cioè dall’educazione, altrimenti si atrofizzano.

Io ho fatto applicare tale metodo da mia figlia: funziona!

Posso sinteticamente dire che le azioni sono state:

- lettura alla bimba già durante la gravidanza (è molto importante farlo con voce dolce ed espressiva);

- fissazione, ripetizione ed applicazione del concetto base: “molto amore e disciplina congrua, la cui combinazione costruisce un carattere forte, che procurerà molto meno problemi alla madre (e al padre) in futuro”;

- assistenza effettuata da me telefonicamente per contrastare e battere – solo col dialogo - una leggera “depressione” post parto;

- fondamentale è il rapporto empatico.

 

PROGETTO EDUCATIVO

La mia proposta (che ho inviato l’anno scorso anche a “Save the Children”) è questa: in Italia ogni anno nascono 500.000 bambini, quindi ci sono 500.000 madri in gravidanza, occorre e conviene investire su di loro, attraverso un programma strategico pluriennale di assistenza a domicilio alle mamme in gravidanza e nei primi 3 anni di vita dei figli (e ovviamente ai padri), che poi, su questa solida base, si svilupperà – ma solo dopo – attraverso la scuola e gli altri organismi sociali.
A tale scopo, verrebbe selezionato e formato rigorosamente (con stage anche all’estero), attingendo tra gli psicologi, i pedagoghi, gli assistenti sociali, ecc., un piccolo esercito di 25.000-50.000 Assistenti-educatori a domicilio (sulla falsariga degli Health Visitor finlandesi), diretti secondo standard elevati di efficacia-efficienza-qualità e basandosi sul concetto di prevenzione, più semplice ed efficace e meno costoso degli interventi ex post.
Per la copertura finanziaria (500 mln?), si potrebbero sia utilizzare risorse preesistenti, sia riorientare gli ingenti fondi attualmente spesi in progetti educativi inefficaci, mirati a bambini e bambine dai 6 anni in su (quando è già troppo tardi), gestiti da Regioni, Province, Comuni, organismi terzo settore,laici e religiosi, in tutte le Regioni italiane (!).

Che cosa dovrebbero fare gli Assistenti-educatori? A mio avviso, principalmente, tre cose:
1. EDUCARE CHE E’ L’AMORE INCONDIZIONATO DELLA MADRE E DEL PADRE il “mattone”fondamentale del carattere di un bambino, la materia prima per farne un individuo “forte”. Qualcuno obietterà: ma è necessario farli andare a domicilio? Io rispondo: sì, perché – come ha scritto Michele Serra su la Repubblica e come l’esperienza insegna - “l’amore non è obbligatorio mai, nemmeno tra genitori e figli”. Solo un rapporto diretto, empatico è capace di “sciogliere” le non rare resistenze.
2. EDUCARE AD IMPARTIRE AI FIGLI UNA DISCIPLINA CONGRUA: NE’ POCA NE’ TROPPA, a cui va aggiunta la trattazione di temi come: il rispetto delle regole, il senso civico, la propensione al rischio e l'abitudine negativa alla lamentela (la lamentela è peccato!).
3. EDUCARE A DARE UN’INFORMAZIONE SESSUALE , o meglio, secondo Freud, in particolare per le bambine, una NON REPRESSIONE DELLE CURIOSITA’ SESSUALI (ovviamente quando queste saranno esplicitate).

Il resto, lo lascio decidere agli esperti. Aggiungo soltanto l’educazione alla lettura (cominciando da quella delle fiabe, fin dalla gravidanza), che è - non tutti lo sanno - una passione che si prende da piccoli, dopo è molto difficile. Sono le donne (madri) le artefici del loro destino di cittadine a tutto tondo e di quello dei figli.

Su questa solida base, poi potrà essere sviluppato il lavoro della scuola.

 

 

[*] Post principali sull’educazione:
 
Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html
L’istruzione è alleanza famiglia-scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753849.html
Il ruolo dell’educazione - in famiglia e a scuola - nella formazione di cittadini pensanti e felici: un approccio innovativo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2752886.html
Questione femminile,questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html
 
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 20/6/2014 alle 13:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il ruolo dell’educazione (in famiglia e a scuola) nella formazione di cittadini pensanti e felici: un approccio innovativo


Riporto un breve dialogo, intercorso ieri in un sito di Facebook, tra Pascal M. e me.


Pascal M. Ieri si parlava di politica, di antipolitica, di parole che convincono o che manipolano, di come bucare il rumore mediatico con un messaggio incisivo, di impatto, quale che sia il contenuto.
A me l'unico messaggio che piacerebbe sentire da un partito che si voglia dire politico oggi è: 'cogito, ergo sum', perché mi pare che sia il pensiero a dare consistenza alle cose e alle azioni, senza pensiero c'è solo agitazione e bricolage ideologico.
E così non si dovrebbe 'fare' e dire politica senza pensiero, eppure la politica spensierata o, quella dei migliori, impensierita oggi è la prassi, ma una politica e una classe dirigente pensante oggi non c'è o non si vede. 
Ogni giorno una scoperta nuova: l'Italia è il fanalino di coda nella produttività. Ma va, ma davvero, ma come? Lavoriamo poco. No lavoriamo tanto e male. Produrre cosa? Produrre cose per poi non venderle? Piccolo è bello! No, piccolo è brutto! E' la crisi, bellezza! Sì, ma noi stiamo peggio di tutti. Le macchine non vendono in tutto il mondo, Marchionne è stato costretto ad agire da manager carogna! Non è vero: in Germania il mercato dell'auto è florido e gode di ottima salute! Perché lì c'hanno la concertazione e un sindacato illuminato, qui c'abbiamo i Landini (pfui, pfui, pfui)! e via all'infinito.
Domenica a 'A come arte' parlando della biennale di Venezia dedicata all'architettura, ho sentito dire, in base ad argomentazioni che riguardavano non solo l'architettura ma la società nel suo complesso, che in Italia bisognerebbe ripartire da Olivetti. La cosa mi ha fatto piacere, ma Adriano Olivetti è morto nel 1960, cinquantadue anni fa. Nel frattempo chi e cosa c'è stato in Italia? Non deve essere un caso però se intellettuali che si sono formati all'Olivetti oggi, a rileggerli o a leggerli, sembrano esprimere un pensiero attualissimo o che, purtroppo, è ancora attuale. Gallino nato sobrio riformista oggi sempra essere addirittura un incendiario. Come mai?
A me pare che ci sono problemi antichi a cui non si è data, non si è voluta dare, soluzioni ed emergenze nuove, o forse una consapevolezza nuova di emergenze che non si sono volute vedere. Ed è difficile, adesso, far quadrare soluzioni per problemi vecchissimi e soluzioni per problemi nuovi o apparentemente nuovi.
Una classe dirigente verbigerante (di destra, di sinsitra, antipolitica) non serve a nessuno, solo a se stessa. 
Con la parola 'verbigerante' Tullio de Mauro mise a tacere uno studente che invece di rispondere con argomenti stava portando in giro parole (De Mauro ci spiegò, scrivendolo alla lavagna, 'verbigerare' da 'gerere verba'). E' dall'ironia pedagogicamente sprezzante che ho imparato quella parola, dovrei farne tesoro io stessa, lo so, ma possibile che chi ci governa non l'abbia mai sentita nominare?

 

@ Pascal

Bello il tuo commento, ma permettimi di fare alcune osservazioni:

1) i politici pensano eccome e fanno anche (ad esempio, in Italia, varare a causa della terribile crisi economica manovre finanziarie correttive per 330 mld), [1] poi parlano, ma non sempre dicono la verità o almeno tutta la verità, come probabilmente è il caso, in questa discussione, della cancelliera Merkel.

2) Il problema, quindi, è sceverare il grano dal loglio, il fumo dall’arrosto.

3) Chi deve dare gli strumenti per esserne capaci? In agosto, una trasmissione di “Tutta la città ne parla” verteva proprio su questo: c’era chi (tra cui il sottoscritto) diceva la famiglia, in primo luogo; chi la scuola. E questa è una diatriba costante, senza che si arrivi mai ad una conclusione.

4) Ammesso e non concesso che debba essere la scuola, non si vede come non rilevare che, in Italia, essa non possiede questi strumenti, se è vero come è vero che essa veicola una cultura (intesa in senso lato) che non è basata principalmente sulla logica e la concretezza, ma sull’illogicità e l’astrattezza. Ed allora mi sentirei di assolvere lo scolaro dell’aneddoto del prof. Tullio de Mauro, perché egli è vittima della cultura imperante da secoli e veicolata dalla famiglia, dalla scuola e dalla società intera.

5) Valorizzare la logica e la concretezza (o il pragmatismo) significa in concreto (per tornare agli esempi iniziali) individuare: nel caso dei sacrifici chiesti agli Italiani, a) chi ha deciso e fatto; b) che cosa; c) quanto; d) imputandoli a chi; nel caso dell’educazione, a) chi la deve fare; b) che cosa insegnare; c) quando cominciare.

Le risposte, nell’ordine, sono: nel primo caso, a) i governi Berlusconi e Monti; b) aumento delle tasse e riduzione della spesa pubblica; c) rispettivamente (i 2 governi, intendo), 267 mld e 63 mld complessivamente; d) il governo Berlusconi, in gran parte sul ceto medio-basso e persino sui poveri; il governo Monti, più equamente su (quasi) tutti; nel secondo caso, a) l’ambiente in generale (famiglia, scuola e società); b) (*); c) la famiglia, a partire dalla gravidanza e almeno fino a 3 anni; la scuola, dopo.

(*) Noi tutti nasciamo con 100 miliardi di neuroni ciascuno, ma senza sinapsi, che si sviluppano, soprattutto, a partire dalla seconda parte della gravidanza fino a 3 anni, a condizione che vengano stimolati dall’ambiente, altrimenti si "bruciano"; il cervello del bambino è come una spugna, capace di assorbire tutto, di bene e di male.

Conclusione: impostato così, potendo disporre di strumenti intellettivi e culturali adeguati, non pensi anche tu che non si sarebbe facilmente vittime delle bugie, della disinformazione e della cacofonia dei politici e dei media?

 

Pascal M.

Sono d'accordo con te sul fatto che la formazione, l'educazione, la conoscenza sono il muro di volta di una società democratica tanto che alcuni teorici liberali ne hanno fatto uno dei cardini imprescindibili della democrazia stessa.
Ieri si parlava di retorica politica che, non a caso, è nata con la nascita stessa della democrazia: se le scelte sono fondate sulla volontà popolare, si dovrà imparare a convincere, persuadere, convogliare consensi: nel bene e nel male, o nella chiarezza delle argomentazioni, dei fatti, dei documenti o nella opacità della manipolazione che punta alle viscere, ai luoghi comuni, ai malumori diffusi.
E, secondo me, chiunque abbia a cuore la democrazia di un paese dovrebbe pretendere nel curriculum scolastico anche la formazione alle tecniche retoriche: come riconoscerle, usarle, non farsene usare. 
Rispetto alla chiarezza dell'informazione dovrebbe essere sempre esplicitata l'ideologia (intesa come orizzonte di riferimento ideale) all'interno della quale una affermazione viene fatta.
Prendiamo le tasse. E' giusto pagarle? Io non credo si possa rispondere 'sì' o 'no' senza esplicitare il modello di società e di stato che uno ha in mente. Per me sì è giusto, per un liberista no. 
Il professor Fichera ha fatto un bellissimo esperimento nelle classi con i bambini a proposito delle tasse, lodato dai più, ma non da tutti (ecco un commento sul sito liberista 'bruno leoni':  
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7848 ).
Anche se per me è giusto pagare le tasse, non è giusto amputare il livello del discorso e oscurare gli argomenti che confutano la mia idea di giustizia. 
Invece a me pare che queste amputazioni siano all'ordine del giorno: non è vero che la tanto celebrata scomparsa delle ideologie sia stata una benedizione, uno perché non sono scomparse affatto, due perché si sono mimetizzate e dissimulate, confondendo e non chiarendo l'ordine dei discorsi.

Ieri la puntata dell'Infedele è stata molto interessante. Uno dei temi, lo stesso affrontato la mattina alla città, era centrato sul vivace dibattito (=rissa) a sinistra intorno alla cosiddetta antipolitica e i modi in cui opporvisi (
http://www.gadlerner.it/2012/09/04/il-ritorno-della-lotta-a-sinistra.html ). A rivederla e farne uno schema, potrebbe essere un ottimo canovaccio didattico. 
La sinistra ha rispolverato la sua autorevolezza e in punta di dottrina smonta la pacchianeria grillesca. La destra, nelle vesti ieri di un ex militante comunista convertitosi, mi pare di aver capito, al liberismo, irride alle pseudo soluzioni degli uni e degli altri e pensa solo alla riforma dell'architettura statuale e della Costituzione. Tanto che alla domanda di Gianni Vattimo: be', ma che ne facciamo della rabbia dei lavoratori dell'Ilva, della Sulcis dell'Alcoa, dei milioni di giovani precari e senza lavoro, dei disoccupati ecc. ecc.? ha fatto, con aria infastidita, spallucce.
La domanda di Vattimo secondo me era legittima. Il fatto è che la soluzione, o il tentativo di soluzione, a problemi sociali immensi come questi deve essere inscritta in un orizzonte di riferimento ideale che deve essere esplicitato dalla politica, soprattutto da quella di sinistra, non lasciato come combustibile esplosivo nella fucina dei populisti
Se la sinistra non è più capace di elaborare (o rendere espliciti) orizzonti di riferimento ideali all'interno dei quali proporre soluzioni a problemi concreti (e quanto duramente concreti), è inutile che se la prenda con la cosiddetta antipolitica.

 

@ Pascal

Capisco il tuo discorso: esso però è incentrato esclusivamente sul ruolo della scuola e parla – come dire? – del “contenuto” e della fascia d’età da 10 anni in su. Ti pregherei invece di fare un passo indietro assieme a me e di affrontare il problema del “contenitore”. Faccio un esempio concreto: c’è in giro, su iniziativa del governo, una pubblicità che ha l’obiettivo di incentivare la lettura dei libri, obiettivo importante e meritorio, poiché solo la lettura di libri può dare gli strumenti di conoscenza per capire a fondo la realtà, il mondo, i fatti, le persone. Il messaggio è rivolto ovviamente ai ragazzi (e forse agli adulti). Ma si sa bene – o almeno si dovrebbe sapere - che la lettura è una passione che si prende da piccoli, dopo è molto più difficile. Ormai ci sono le evidenze scientifiche che se la mamma legge al bambino durante la gravidanza e nei primissimi anni, ottiene tre risultati importanti: 1) sviluppa le sinapsi; 2) crea tra il bambino e il libro un legame fortissimo ed il bambino – sembra incredibile – preferirà il libro a qualunque giocattolo (ho raccontato la mia esperienza in questo lungo post Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto  educativo” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html oppure  http://vincesko.ilcannocchiale.it/2010/12/21/questione_femminile_questione.html. Aggiungo che pensavo fosse successo soltanto alla mia nipotina e non sapevo fosse invece un fenomeno generale finché non ho letto recentemente questa intervista  http://82.85.28.102/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni2/20120813/pdf/NAZ/pages/20120813_18_13SPC18A.pdf); e 3) soprattutto, crea, se fatto con amore, una relazione speciale col bambino che lo fa sentire “sicuro”, e quindi forte, sereno, equilibrato, anche in futuro.

Faccio un altro esempio concreto, preso dal mio post allegato: ci sono le evidenze scientifiche (ma, ad esempio, la Montessori c’era già arrivata empiricamente) che i problemi del bambino sorgono e quindi vanno affrontati, o meglio prevenuti, nella fascia d’età 0-3 anni, anzi già a partire dalla gravidanza, poiché ovviamente la determinante è quasi sempre ascrivibile alla mamma (e al padre e all’ambiente) più che al bambino; beh, (quasi) tutti i progetti di recupero, per i quali si spendono (o almeno, prima della crisi, si spendevano) moltissimi soldi complessivamente, sono destinati ai bambini dai 6 anni in poi, quando è già troppo tardi.

In conclusione, io credo che, in questo mondo così competitivo in cui noi, non avendo molte risorse materiali, possiamo/dobbiamo contare soprattutto sul capitale umano, dovremmo elevare il livello medio intellettivo e culturale degli Italiani; per far ciò è necessario farsi carico di tutti, anche - forse soprattutto - dei milioni di bambini delle fasce povere, marginali, escluse totalmente o parzialmente dal circuito educativo-scolastico; per dare al maggior numero possibile di individui le fondamenta su cui erigere più agevolmente la costruzione educativa, che ha un duplice effetto positivo: sulla personalità e sul livello intellettivo/culturale. Questo obiettivo può essere molto più facilmente perseguito e raggiunto se il progetto educativo ha come protagonista la famiglia, cioè in primo luogo la madre (e il padre), nella fascia d’età critica del bambino, cioè dalla gravidanza a 3 anni. Su questa solida base, come ho scritto nel ‘post’ allegato, potrà poi svolgere il suo compito – agevolato o complicato, a seconda dei punti di vista... - la scuola.

Ps: va da sé che la premessa indispensabile è la volontà del potere politico pro tempore di avere, anziché braccia da sfruttare e menti da manipolare e dominare, cittadini intelligenti, istruiti e sicuri di sé.

[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/07/17/il_lavoro_sporco_del_governo_b.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html


  

IL RUOLO DELLE DONNE TRA FAMIGLIA E POLITICA

 

Pubblico un mio commento sul ruolo delle donne ‘postato’ in Repubblica/blog-Amato-Percentualmente
http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/03/08/le-donne-secondo-listat/
 
Bisognerebbe interrogarsi su chi o che cosa fa sì che quella italiana sia una società bloccata (vedi il ‘post’ precedente) o disequilibrata (v. questo ‘post’).
 
Quando un fenomeno è antico, profondo e diffuso, c‘è sempre una dimensione prevalentemente storico-culturale.
Il nostro è un popolo antico, cinico e mammone.
I soggetti principali, checché se ne dica, che hanno agito e continuano ad agire in profondità e ne costituiscono il sostrato culturale più autentico - e conservatore - sono, da una parte, mamma-Chiesa - oscurantismo, nepotismo, controriforma, anti-giansenismo (non è l’uomo che si deve elevare operando bene per meritare la grazia, ma il contrario) e, dall’altra, la donna-mamma, soggetto dominante nella sfera privata. In Italia, soprattutto al Sud, vige il matriarcato. Senza studi particolari: a me consta personalmente, inferendolo dalla cerchia familiare allargata e da quella amicale.
Il disequilibrio tra i generi, nella dimensione pubblica, e quindi anche nei rapporti economici, è conseguenza del matriarcato.
 
Una giovane amica sostiene che “E’ una discriminazione che partendo dal disequilibrio fra i ruoli all’interno della famiglia” richiede di “cominciare a condurre un’adeguata campagna d’informazione sulla realtà del mondo femminile italiano, a partire dalla scuola”.
Io ho obiettato: “Scusami, come a partire dalla scuola? Nasce in famiglia e vuoi partire dalla scuola? E’ un po’ come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Vuoi curare la “malattia” (non si guarisce quasi mai dalle malattie) anziché prevenirla, che è più facile e meno costoso? La logica – scrive Musil ne “L’uomo senza qualità” – è quella cosa scomoda che fa discendere il significato di una frase da quella precedente. Perché trovi “scomodo” collocare il problema là dove esso ha origine? Comunque mi sono accorto che parecchi, soprattutto donne, trovano “scomodo” partire da lì.
 
Ella sostiene ancora (in linea con ciò che è scritto in questo ‘post’): “Secondo le statistiche le donne si impegnano di più negli studi e ottengono risultati migliori rispetto ai maschi”.
Io ho obiettato: “Questa è un po’ una leggenda metropolitana, almeno per i ragazzi di Scuola Media: secondo il Rapporto 2009 dell’INVALSI (par. 4.2, tavv. 6 e 6a), al Centro-Nord le ragazze sono più brave in italiano, i ragazzi in matematica; al Sud non ci sono differenze. Dopo, non so, forse, un 5-7% di donne raggiunge anche l’eccellenza, ma il restante 93-95%?”. (I laureati, in fondo, sono soltanto 160 mila all’anno).
 
Ella sostiene ancora: “Molte ragazze hanno semplicemente perso la volontà di battersi davvero per qualcosa”.
“Ecco, le ho detto, questo è il punto cruciale: solo lottando si ottengono le cose, se le donne rinunciano a farlo, siamo tutti fritti. In Italia, soprattutto al Sud (da secoli), pare sussistere una sorta di “divisione nazionale del potere”: le donne comandano in casa (e forse nella scuola), gli uomini fuori dalla casa; urge un riequilibrio e una redistribuzione del potere politico, ma le donne latitano: perché? Se un fenomeno è così esteso, antico e profondo, vuol dire che ha una valenza e una dimensione “culturale” e quindi esige una soluzione “culturale”, cioè educativa, a partire dalla famiglia e dal suo perno educativo: la madre. Scrive la psicanalista Simona Argentieri - una delle protagoniste del dibattito su l’Unita sul silenzio delle donne - (in “Specchio delle mie brame”, Psycomedia) che il rapporto con la madre è fondamentale nella costruzione della personalità di ciascuno e parla di “primitivo imprinting relazionale”.
 
Occorre una rivoluzione culturale; occorre che la donna rinunci ad una parte del suo potere tra le mura domestiche - dove si formano i paradigmi culturali, che deve contribuire a cambiare -, a favore di un suo più marcato ruolo pubblico, di una presenza più incisiva nei posti dove si fanno le leggi, che sono in rapporto biunivoco con il retaggio culturale: ne sono influenzate e lo influenzano.
 
Occorre essere consapevoli che la questione femminile, a ben vedere, è il nodo cruciale italiano, dalla cui soluzione dipendono tante altre questioni: dallo sviluppo economico alla parità uomo-donna, alle disuguaglianze di reddito e di ricchezza, alla scuola, all’educazione, alla tv, alle aziende, al Mezzogiorno.  
 
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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
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3/24/2018 4:20:09 PM
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"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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