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Dialogo sul sistema Target2



Riporto un dialogo sul TARGET2, il “sistema di pagamenti interbancario per l'elaborazione in tempo reale dei bonifici transfrontalieri in tutta l'Unione europea”, svoltosi a cavallo tra gennaio e febbraio 2017, in calce al seguente articolo del blog “Soldi e potere” di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Carlo Clericetti  -  30 GEN 2017

I debiti dell'Italia e la svolta di Draghi



"E dunque, se per ipotesi l'Italia volesse uscire dall'euro e dovesse "pagare il conto", quel conto non corrisponderebbe al saldo del Target 2, ma solo ai prestiti che le banche italiane hanno acceso presso la Bce via Bankitalia."

Che sono i saldi T2. Il fatto che UNA PARTE di tali saldi sia dovuta ad attività acquistate all'estero non è rilevante. Quelle non le ha comprate la BdI ma le banche. E non possiamo sapere se e quando e a che prezzo le venderanno. Non possiamo sapere dove si faranno accreditare la vendita. L'unica cosa certa è che il giorno dopo l'uscita il debito è quello messo a bilancio dalla Banca d'Italia.

"Però, non è che quando una banca va a chiedere un finanziamento la Bce si accontenta di una stretta di mano e di un "pagherò": a fronte del prestito chiede una garanzia in titoli, il cosiddetto "collaterale". Quindi, in teoria basterebbe che questi titoli, che attualmente coprono il valore dei presiti, fossero trasferiti dalla Bce alla Banca d'Italia che con il corrispettivo rimborserebbe la Bce."

I collaterali ce li ha la BdI non la BCE. Tra BdI e BCE c'è solo un conto corrente con lo scoperto, o se vuoi un IOU. Quei collaterali sarebbero ridenominati in lire, quindi non servirebbero a nulla.


Chi detenga i collaterali non rileva, quello che conta è che il rimborso alla Bce sarebbe solo la differenza tra il loro valore in euro e quello in neolire, quindi il punto è quanto sarebbe la svalutazione.


Faccio due puntualizzazioni:

1. Come ho già rilevato in passato, poiché 9 Paesi non fanno parte dell’Eurozona e perciò hanno versato una quota minima di capitale ed il capitale versato della BCE è soltanto quello dei Paesi dell'Eurozona (pari in totale al 70,3915%),[1] ai fini della ripartizione dei profitti e delle perdite (e del QE) le quote vanno riproporzionate al totale versato, cioè le percentuali di riparto vanno riproporzionate al 70,3915% (ad es. Italia: 12,3108:100,00=X:70,3915= --> 17,4890).
In questo mio post ho riportato tutte le quote corrette di ripartizione: Quantitative easing e uscita dalla crisi economica.

[1] Sottoscrizione del capitale
Ultimo aggiornamento: 1° gennaio 2015
Il capitale della BCE, che ammonta a 10.825.007.069,61 euro, è sottoscritto dalle banche centrali nazionali (BCN) di tutti gli Stati membri dell’UE.
L’ammontare sottoscritto e interamente versato dalle BCN dei paesi dell’area dell’euro a valere sul capitale della BCE è pari a un totale di 7.619.884.851,40 euro, ripartiti nel seguente modo.
Banca d’Italia (Italia) 12,3108€ € 1.332.644.970,33
Totale 70,3915% € 7.619.884.851,40
I profitti e le perdite netti della BCE sono distribuiti tra le BCN dei paesi dell’area dell’euro conformemente all’articolo 33 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea:
Ripartizione dei profitti e delle perdite netti della BCE
33.1. Il profitto netto della BCE deve essere trasferito nell’ordine seguente:
1. un importo stabilito dal Consiglio direttivo, che non può superare il 20% del profitto netto, viene trasferito al fondo di riserva generale entro un limite pari al 100% del capitale;
2. il rimanente profitto netto viene distribuito ai detentori di quote della BCE in proporzione alle quote versate.
BCN dei paesi non appartenenti all’area dell’euro
Le BCN dei 9 paesi dell’UE non appartenenti all’area dell’euro sono tenute a versare una percentuale minima delle quote di capitale rispettivamente sottoscritte, a titolo di contributo ai costi operativi della BCE connessi alla partecipazione al Sistema europeo di banche centrali. Dal 29 dicembre 2010 tale contributo è pari al 3,75% della rispettiva quota complessiva di capitale sottoscritto.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/capital/html/index.it.html

2. L’importo complessivo degli aiuti dell’Italia ai Paesi in difficoltà ammonta a quasi 60 mld, suddivisi tra:
- Contributo al capitale dell'ESM (European Stability Mechanism; serie S271668M) circa 14 mld;
- Prestiti in favore di paesi della UEM erogati attraverso l'EFSF (European Financial Stability Facility; serie S441461M) circa 33 mld;
- Prestiti in favore di paesi della UEM erogati bilateralmente (serie S452657M - serie S441461M) 10 mld.
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2017-finanza-pubblica/suppl_03_17.pdf
Va però considerato che il rischio connesso è variamente suddiviso.

Vincesko


Sullo stesso tema, ma con focus particolare sulle conseguenze per la Germania, segnalo:

Draghi e la “fake news” sul TARGET2
È vero che per uscire dall’euro bisogna prima saldare i debiti TARGET2? Non proprio.
di Thomas Fazi - 28 gennaio 2017

http://www.eunews.it/2017/01/28/draghi-e-la-fake-news-sul-target2/76363

Vincesko


Sullo stesso tema, e con focus sulle conseguenze per la Germania dalla rottura dell’Euro per paura del Target2, segnalo:

TARGET2: Not why Germans should fear a euro breakup
Karl Whelan - 29 April 2012
In recent years, instability in many European countries has led to large transfers of money into Germany. This in turn has led the Bundesbank to build up large credits with other central banks in Europe – via the TARGET2 system. Does this represent a risk to Germany in the event of a breakup of the euro? This column argues that Germany will have far bigger things to worry about.

http://voxeu.org/article/target2-germany-has-bigger-things-worry-about

Do la traduzione della parte conclusiva.

Ho il sospetto che alcuni possano suggerire che una mancata, via fisco, ricapitalizzazione della Bundesbank produrrebbe una valuta in cui le persone non avranno fiducia e / o che questo si tradurrà in inflazione. Tuttavia, questo approccio non modificherebbe per nulla la quantità di denaro che circola in una Germania post-EMU. E un assegno gettato in un caveau non può innescare iperinflazione. Più probabilmente, siccome il valore di una moneta fiat dipende in gran parte dalla fiducia dei cittadini che la quantità di moneta sarà tenuta in misura limitata, è che il nuovo marco tedesco si apprezzerà in modo significativo, con il risultato della deflazione piuttosto che dell'inflazione.
Anzi, è probabile che la Germania debba affrontare gravi problemi dopo una rottura dell'euro a causa della rivalutazione della sua moneta. La sua economia orientata alle esportazioni ne soffrirebbe e le sue banche commerciali troverebbero che le loro attività - gran parte delle quali sarebbe ora denominata in valute estere più deboli - non coprono più le loro passività. I contribuenti tedeschi dovrebbero probabilmente pagare un prezzo serio per mantenere una moneta forte ed un sistema bancario privato solvente.
Quindi, una rottura dell'euro potrebbe essere molto dannosa per la Germania, ma questi pericoli non sono relativi al credito TARGET2 della Bundesbank. Per evitare i pericoli connessi con una rottura dell'euro, è indispensabile che il sistema di pagamenti continui a funzionare senza problemi. Le proposte, come quelle di Sinn e Wollmershäuser (2011), per limitare il funzionamento del sistema TARGET2 avrebbero, se attuate, portato alla fine dell'euro e gettato la Germania in gravi difficoltà economiche.
E' tempo per quegli economisti tedeschi che capiscono il significato dei saldi Target2 di rispondere agli allarmisti prima che sia troppo tardi.

Vincesko


Non sono uno specialista ma, secondo me, la presentazione dei saldi Target fatta da Clericetti presenta qualche lacuna.
In effetti questi debiti sono generati non tanto dall'acquisto di una Mercedes quanto dal totale dei disavanzi commerciali presenti negli scambi fra paesi dell'euro zona.
Ciò vuol dire che le banche italiane hanno pompato liquidità per realizzare quelle transazioni (mettendo a disposizione dei loro clienti linee di credito).
In passato era la Banca d'Italia che gliela forniva e quando il deficit commerciale e la bilancia dei pagamenti raggiungevano livelli di guardia, si svalutava per ristabilire condizioni più sostenibili di equilibrio competitivo.
Con l'euro i flussi interbancari di sono allargati a tutte le banche dell'eurozona materializzandosi in massicci trasferimenti fra le banche del nord e quelle del sud.
Al momento della crisi si sono prodotti due fenomeni :
-le banche del nord hanno cominciato a rifiutare il collaterale offerto dalle banche del sud (essenzialmente titoli di stato)
-il mercato della liquidità interbancaria si è bloccato (la famosa crisi di fiducia).
À quel punto è intervenuta la BCE fornendo attraverso svariati tipi di operazioni (ltro, tltro e infine QE) liquidità a buon mercato alle banche, registrando al tempo stesso (secondo il circuito descritto da Clericetti) debiti e crediti nei propri libri di conto, corrispondenti ai disavanzi generati dai reciproci deficit commerciali.
In sostanza le importazioni provenienti dai paesi del nord sono state saldate grazie alla creazione di "moneta centrale" operata dalla BCE e presa in prestito dalle banche.
Ma dato che la BCE non può prestare ad un singolo paese, essa registra simultaneamente un debito presso la BCN del paese acquirente ed un credito verso la BCN del paese esportatore.
A tale fenomeno se ne aggiunge un altro, quello relativo alle transazioni su titoli finanziari sul mercato secondario.
È un problema che riguarda da vicino l'Italia, paese di grandi risparmiatori e spiega anche l'esplosione dei saldi Target a partire dal 2011.
Le banche italiane, si sa, conservano nei loro bilanci ingenti quantità di titoli di stato ma devono anche fornirne altrettanti ai loro clienti.
In tal caso si rivolgono ad operatori che detengono in genere i loro conti nell'euro zonazona presso le banche domiciliate nei paesi forti dell'euro sistema.
Quando le banche italiane, investono liquidità (che non hanno) per importare titoli, obbligazioni e prodotti monetari da mettere a disposizione dei loro clienti, creano un debito nei loro conto presso la BCN e di converso presso la BCE che corrisponde a un credito analogo nel conto BCE della, mettiamo, Bundesbank e in finis della Deutsche bank.
Questi movimenti corrispondono ai saldi Target che sono strettamente omogenei al positivo come al negativo.
Come risolvere il problema in caso di "uscita" dall'euro?
In questo caso ipotetico, dice Draghi, si devono saldare le pendenze.
Ma con che?
La conversione del collaterale (titoli delle banche o titoli di stato) dovrà riflettere il valore dei nuovi titoli emessi in neo moneta e se (come probabile) non ci sarà accesso ai mercati finanziari, il valore di quei titoli sarà nullo.
L'unica teoria avanzata, mi pare, sia stata quella di una modifica delle quote che ogni paese detiene nel capitale della BCE e in subordine dell'ESM.
Si opererebbe quindi uno spostamento di percentuali da un paese all'altro in funzione dei debiti e dei crediti.
Sembrerebbe semplice ma non lo è poiché nessun trattato lo prevede e nessun paese può abbandonare l'euro, fatto salvo il caso di un'esplosione del sistema...


Caro Domenico,
1. Anche l’acquisto delle auto Mercedes o i frigoriferi vanno nei saldi Target2.
“Ogni pagamento, dall'acquisto di un frigorifero in un centro commerciale all'ordine di una maschera da sub dalla Grecia, passa attraverso questo cervellone elettronico. Una piramide, in cima alla quale c'è la Bce, immediatamente sotto ci sono le banche centrali nazionali (Banca d'Italia, Bundesbank, Banco d'Espana, ecc.). E poi alla base ci sono le banche commerciali”.

Ecco come funziona il cervellone che protegge l'euro (e perché al Sud viene imposta austerity anche in fasi recessive)
di Vito Lops 16 aprile 2014

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-04-16/ecco-come-funziona-cervellone-che-protegge-euro-e-perche-sud-viene-imposta-austerity-anche-fasi-recessive-111444.shtml

2. Se ti fossi preso la briga di leggere la lunga discussione in calce all’articolo di Keynesblog, che ho linkato in calce all’articolo precedente di questo blog “Gli “stregoni dei numeri” di Bruxelles”  http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2017/01/20/gli-stregoni-dei-numeri-di-bruxelles/#comment-5078, ti saresti risparmiata l’affermazione probabilmente infondata che “nessun paese può abbandonare l'euro”, poiché avresti letto la mia risposta ad un neo-liberista, sicuro del fatto suo ma disinformato come te, corredato col seguente link:
Uscita dall’euro
L’articolo 140 del Trattato Ue consolidato indica che il Consiglio «deliberando all’unanimità degli Stati membri la cui moneta è l’euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l’euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l’introduzione dell’euro come moneta unica nello Stato membro interessato». Tutto si gioca sul termine «irrevocabilmente»: l’interpretazione della Commissione e del Consiglio è che la stessa adesione all’euro è irrevocabile. C’è invece chi sostiene che a essere irrevocabile è solo il tasso di cambio dell’euro (art.140/3) e dunque un Paese non può essere espulso ma può andarsene se decide così
”.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-01-05/uscita-dall-euro-cosa-prevede-trattato-144818.shtml

3. Gli immediatamente precedenti 3 periodi del tuo commento sono incomprensibili.

Vincesko


Ciao Vincesko,
rispetto ai punti che hai sollevato, continuo ad avere qualche perplessità e faccio appello a Clericetti per apportare altri chiarimenti.
1)secondo me il canale Target 2 funziona solo per importi elevati denominati in "moneta di banca centrale".
Se tu compri un frigo diciamo a 1000€ e hai tale somma sul tuo conto bancario, la transazione fra la tua banca e la banca del negoziante (che sia in Italia o in un paese dell'eurozona) si effettua tramite messaggio Swift di addebito a accredito nei conti che le due banche hanno l'una presso l'altra.
Nei casi più complessi, l'azienda che vende può attivare una garanzia bancaria (cauzione o fideiussione) per coprirsi dal rischio di insolvenza del compratore. Ma anche queste operazioni si effettuano sul circuito swift e, a mio parere, non lasciano traccia alcuna nel circuito Target.
Ma se poniamo che il fabbricante italiano di frigoriferi volesse rinnovare la sua linea di produzione e ne comprasse una nuova del valore di 10 mln presso un fornitore tedesco allora, non disponendo di tale somma sul suo conto, richiederebbe alla sua banca l'apertura di una linea di credito che impegnerebbe la liquidità della suddetta banca.
Questa ricerca di liquidità sfocia direttamente nei saldi target2.
Prima della crisi, l'operazione si svolgeva sul mercato interbancario con regolare reciprocità fra le banche dell'eurozona e l'impatto sui saldi Target era relativamente limitato. Dopo la crisi di fiducia del 2010, la banca italiana che vuole finanziare l' operazione sulla linea di produzione (e tante altre al tempo stesso) chiede liquidità alla sua BCN e si innesca quel circuito descritto da Clericetti.
Lo stesso succede se invece di una linea di produzione si tratta di tiitoli di stato o prodotti finanziari da vendere ai propri clienti.
2)avevo letto i commenti su Keynes blog ma non essendoci una giurisprudenza in materia capirai che le posizioni espresse rimangono allo stadio di congetture.
3)se ti riferisci alla teoria delle quote in BCE e ESM, era stata avanzata prima della crisi quando i saldi Target non superavano poche decine di mld.
Riconosco che oggi, dati gli importi in gioco, non sarebbe assolutamente praticabile e continuo a pensare che non ci sarà un'uscita unilaterale di un paese dall'euro...
Domenico


Vincesko,
Ho appena letto l'articolo di Lops. Forse ha ragione lui sul frigo ma non ne sono sicuro.
In ogni caso, sulla bilancia dei pagamenti, sul circuito della liquidità prima e dopo la crisi e sul ruolo del collaterale, dice più o meno le stesse cose che avevo affermato nel primo post.


Il mio interlocutore in Keynesblog è l’autore di una ricostruzione del sistema Target2, nel sito neo-liberista NoisefromAmerika:
I famosi saldi TARGET2
28 marzo 2013 • enzo michelangeli

http://noisefromamerika.org/articolo/famosi-saldi-target2

In uno dei primi commenti, ci sono questi scritti di Karl Whelan (il secondo, l’ho già linkato più sopra, il 30 gennaio 2017 alle 16:19, dando la traduzione della parte conclusiva):

Presentation: Target2 and the Euro Crisis
Posted on June 27, 2012

http://karlwhelan.com/blog/?p=542

TARGET2: Not why Germans should fear a euro breakup
Karl Whelan
29 April 2012

http://www.voxeu.org/article/target2-germany-has-bigger-things-worry-about

TARGET2 and Central Bank Balance Sheets 
Karl Whelan1
University College Dublin New Draft
March 17, 2013

http://www.karlwhelan.com/Papers/T2Paper-March2013.pdf

Vincesko


Infatti uscirebbe dall'euro chi avrebbe convenienza o necessità di fare un default sul debito pubblico. Maggiormente per strumentalizzazione politica, la Francia è a maggiore rischio.

Chi non paga ad un ristorante non mangerà più in quel posto per molto tempo.

Le famiglie italiane hanno 3800 miliardi di euro di credito (soldi nei C.C.) e il rating dell'Italia è simile a paesi in via di fallimento.
E' una vergogna l'atteggiamento delle agenzie di rating verso l'Italia che si abbarbicano ancora all'epoca della crisi del 2011.

La mancata reazione italiana alla crisi del debito del 2011 era dovuta alla mancanza di una moneta sovrana e sopratutto alla mancanza dell protezione della Bce. Nessun nazione resisterebbe ad una richiesta di turnover immediato degli investimenti dei privati, tranne che per legge. Ma stiamo parlando di speculazione a cui non converrebbe alcuna legge.

Il debito aggregato è la somma tra il debito pubblico maturato da uno Stato nei confronti di vari creditori (pubblici o privati) e il debito privato, ovvero quello di famiglie e imprese. Grazie alla media elevata della ricchezza finanziaria delle famiglie (l'essenza del patrimonio nazionale) il debito aggregato italiano a carico di ogni adulto (81mila dollari) è dietro soltanto a quello tedesco (79mila) e nettamente inferiore ai livelli di Francia (97.700 dollari), Gran Bretagna (105.400 dollari) e Stati Uniti (134.400 dollari).


@salvum
Questa volta, a parte sul… credito dei 3.800 mld, che sono invece la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-famiglie-italiane/2015-ricchezza-famiglie/suppl_69_15.pdf), sono d’accordo con te. Purtroppo, gli Italiani sono in stragrande maggioranza autorazzisti ed hanno ancor meno autostima di quanto i loro difetti privati e pubblici giustificherebbero.
E anziché bastonare gli arroganti e i paranoici, autoctoni o stranieri, segnatamente quelli di ceppo teutonico, come fecero gli antichi Romani, consentono loro di impancarsi a maestrini strampalati, indizio certo di coda di paglia, e di diffamarli impunemente, dandogli anche una mano.
Le società di rating (che non sono agenzie pubbliche, ma imprese private, per giunta piene di conflitti d’interessi) sono truffaldine ed arroganti come i furbi Tedeschi, e come tutti gli arroganti conoscono soltanto il linguaggio della forza. Vanno bastonate adeguatamente e punite come fanno gli USA: penalmente e finanziariamente. Altro che facendo sterili appelli, come suggerisce il prof. Fortis. A chi, poi? Al ministro burocrate prudente Padoan? O al troppo educato e silenzioso PdC Gentiloni? O alla “bottegaia” e corriva cancelliera Merkel? O al giulivo e correo Presidente Juncker, che non crea un’agenzia di rating europea? (S&P’s declassa l’Italia a BBB-).

Presso il piccolo Tribunale di Trani, è in corso l’importante processo contro Standard&Poor’s per i suoi rating negativi farlocchi contro l’Italia nel 2011.

Processo rating, la procura chiede di condannare S&P e gli analisti
A Trani si chiede la condanna per manipolazione del mercato: 3 anni e mezzo milione di multa al responsabile per l'Europa e gli specialisti del debito
20 gennaio 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/processo_rating_la_procura_chiede_di_condannare_s_p_e_gli_analisti-156447276/

Ne traggo i passi più significativi, che, per chi conosce un po’ i dati, cioè una infima minoranza (max l’1%), equivalgono a scoprire l’acqua calda:
 L'inchiesta riguarda il declassamento di due gradini del rating dell'Italia che le agenzie di rating decisero tra il 2011 e il 2012 e che, secondo l'accusa, avrebbe provocato "una destabilizzazione dell'immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell'Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali", un deprezzamento dei titoli di Stato e un indebolimento dell'euro. All'epoca, l'allora premier Monti parlò di "un attacco all'euro e all'Europa". […]
Nel 2011 l'Italia "stava messa meglio di tutti gli altri" Stati europei, ma da parte di S&P c'è stata "la menzogna, la falsificazione dell'informazione fornita ai risparmiatori" mettendo così "in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l'Italia", ha spiegato il pm Ruggiero. Che ha spiegato come la conversazione telefonica, intercettata durante le indagini, tra l'allora ad per l'Italia di S&P, Maria Pierdicchi, e Deven Sharma, all'epoca dei fatti presidente mondiale dell'agenzia di rating, "è la confessione del comportamento criminoso di S&P sul doppio downgrade dell'Italia
”.

Vincesko


Nell'audizione di ieri davanti al Parlamento Europeo, Mario Draghi ha risposto indirettamente anche a Clericetti.
Non c'è nessuna svolta nella sua analisi e di fronte alle incongruenze della politica ed alle mire di chi, in un'Europa a doppia velocità, immagina già l'Italia relegata nel limbo dei perdenti, il Presidente alza i paletti e si prepara da solo all'ennesima battaglia...


Segnalo sul tema del Target2:
L’organetto di Draghi. Terza lezione: LTRO, Target 2, OMT (2011-2012)
Di Sergio Cesaratto - 20 giugno 2015

http://www.economiaepolitica.it/il-pensiero-economico/lorganetto-di-draghi-terza-lezione-ltro-target-2-omt-2011-2012/
Vincesko


Segnalo (Sergio Cesaratto è no-Euro):
Fiato sprecato
di Sergio Cesaratto - 31 Gennaio 2017
Intervento al Seminario internazionale, Europe…What’s Left? organizzato da: transform! europe, transform! italia, Rosa Luxemburg Stiftung e Alternative per il Socialismo, sulle “22 tesi per l’Europa”, 20 gennaio 2017, Casa Internazionale delle Donne, Roma
“[Non vale neppure menzionare l’altro argomento, assurdo, per cui abbandonare l’euro e perseguire la sovranità nazionale non ha senso in un mondo “globalizzato”. Sì, perché essersi messi nelle mani dei tedeschi (Caffè diceva “mai coi tedeschi!”) ci sta salvando!

http://www.sinistrainrete.info/europa/9005-sergio-cesaratto-fiato-sprecato.html

Vincesko


Segnalo:
Quel bilan tirer du traité de Maastricht, 25 ans après sa signature?
Le 7 février 1992, les pays membres signaient la nouvelle pierre de la construction européenne. 
Mais les règles instaurées sont régulièrement critiquées.
LE MONDE ECONOMIE | 06.02.2017 à 06h38 • Mis à jour le 07.02.2017 à 09h59 |Par Marie Charrel

http://www.lemonde.fr/europe/article/2017/02/06/le-traite-de-maastricht-fete-ses-25-ans-en-catimini_5075033_3214.html
Vincesko



Articolo collegato:


I saldi TARGET2 e i movimenti dei capitali: un aggiornamento

Pubblicato 8 marzo 2019



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S&P’s declassa l’Italia a BBB-

 
I TEMPI DELLE RIFORME
Italia declassata, non possiamo rassegnarci a finire sempre in castigo
Manca pochissimo per essere considerati un Paese le cui emissioni di titoli sono «spazzatura». Si temono i decreti attuativi del Jobs Act
di Daniele Manca
6 dicembre 2014
http://www.corriere.it/economia/14_dicembre_06/italia-declassata-non-possiamo-rassegnarci-finire-sempre-castigo-2b4aa32a-7d13-11e4-878f-3e2fb7c8ce61.shtml
 
Le AGENZIE DI RATING sono da tempo un problema molto serio. In questa guerra in atto tra l'infima minoranza di ricchissimi (ben rappresentati e guidati dalla "cupola" delle 9 più grandi banche) e tutti gli altri, le agenzie di rating svolgono il ruolo di loro utili idioti ben retribuiti. Il presidente della BCE Mario Draghi, nonostante lo avesse indicato come rilevante da presidente del Financial stability board, non ha risolto il problema delle agenzie di rating. Neppure la Commissione Europea, che, nel 2013, su iniziativa soprattutto di Leonardo Domenici, relatore del Parlamento Ue sul regolamento sulle agenzie di rating,[1] ha emanato una modifica al regolamento del 2009, in particolare per quanto riguarda la valutazione dei debiti sovrani, che è stato solo un primo passo.[2] Si è anche parlato più volte di creare un’agenzia di rating europea, ma la sua costituzione è rimandata al 2016. Non è la prima volta che Standard&Poor's ci declassa perché non variamo le c.d. riforme strutturali, sorvolando sull’obiezione che esse non possono che produrre i loro effetti nel lungo termine; poi quando le variamo, ci declassa perché le riforme strutturali produrranno i loro effetti solo nel lungo periodo. Logica stortignaccola davvero sospetta. Non so quanto sia attendibile, ma ho letto che la speculazione finanziaria USA starebbe preparando per fine anno o inizio del prossimo un secondo attacco contro l’Euro; come ventila qualche analista, questa mossa di S&P's è tesa a condizionare preventivamente le mosse di Draghi.
 
Se si approfondisce un po’ la materia si vede, per fare qualche esempio, che le c.d. “agenzie” non sono Enti pubblici, ma società private di consulenza finanziaria, che esprimono (per loro stessa ammissione) semplici pareri, e lo fanno secondo criteri discrezionali che si rifiutano di esplicitare e che variano tra le diverse società di rating. Insomma, pare ci sia una forte componente politica e discrezionale, inficiata da conflitti di interesse (commistione tra controllati e controllanti). La confusione è alimentata da Autorità pubbliche, che nelle norme che regolano gli investimenti di certi fondi obbligano a investire o disinvestire in base ai rating espressi da tali società.[3]
 
[1] Agenzie rating, Domenici sempre più urgente regolamento Ue
http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/economia/2012/11/15/Agenzie-rating-Domenici-sempre-piu-urgente-regolamento-Ue_7800162.html

[2] UE: entrate in vigore norme più severe per le agenzie di rating del credito.
a cura di Giorgiana Grazioli  16-07-2013
http://www.amministrazioneincammino.luiss.it/?p=20128

L'Europa è più severa con le agenzie di rating
di Chiara Bussi  17 giugno 2013
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-06-17/leuropa-severa-agenzie-rating-064025.shtml   

[3] Tutto quello che non è stato volutamente detto sulle società di rating
06-12–2014  Antonio Maria Rinaldi
http://www.formiche.net/2014/12/06/che-stato-volutamente-detto-sulle-societa-rating/


Post e articoli collegati:

La Procura di Trani, Deutsche Bank e Mario Seminerio, il terzo più “stupido” d’Italia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2846378.html  oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2016/05/la-procura-di-trani-deutsche-bank-e.html

S&P paga 1,5 miliardi di dollari per chiudere indagine rating gonfiati
di Marco Valsania3 febbraio 2015
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-02-03/sp-paga-15-miliardi-dollari-chiudere-indagine-rating-gonfiati-151638.shtml

Perché si tace sull’importantissimo processo a Trani contro le agenzie di rating che hanno provocato all’Italia un enorme danno finanziario?
di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
Giovedì 19 Marzo 2015
http://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/4868-mlettieri-e-praimondi-.html

Processo rating, la procura chiede di condannare S&P e gli analisti
A Trani si chiede la condanna per manipolazione del mercato: 3 anni e mezzo milione di multa al responsabile per l'Europa e gli specialisti del debito
20 gennaio 2017
http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/processo_rating_la_procura_chiede_di_condannare_s_p_e_gli_analisti-156447276/ 

Trani, tutti assolti nel processo per il rating italiano
Il Tribunale ha assolto dall'accusa di manipolazione del mercato cinque tra analisti e manager dell'agenzia Standard & Poor's e la stessa società. Le accuse riguardavano il taglio al giudizio italiano
30 marzo 2017
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2017/03/30/news/trani_tutti_assolti_nel_processo_per_il_rating_italiano-161789180/

Inchiesta sul rating, lo sfogo del pm di Trani: “Mi hanno lasciato da solo. La verità resta sullo sfondo”
A meno di 24 ore dalla sentenza di assoluzione, il sostituto procuratore Michele Ruggiero affida alla bacheca Facebook le sue riflessioni: "Pensare che i consulenti hanno lavorato gratis"

31 marzo 2017
http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/03/31/news/trani_inchiesta_rating_sfogo_su_facebook_pm_michele_ruggiero-161850878/


Riporto un mio precedente commento esplicativo sul tema, pubblicato nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Ad integrazione del mio commento precedente, allego un altro mio precedente commento nel blog di Carlo Clericetti sul tema del declassamento dell’Italia da parte delle società di rating, con La storia dei rating sull'Italia dal 1995 al 2011:




La vittoria di Obama ed il calo di Wall Street

Il titolo a tutta pagina della homepage di Repubblica dell’altro ieri era: "Obama stravince. Ma Wall Street va giù". Dove a stonare non era il calo della Borsa USA, ma la congiunzione avversativa ma.
Il calo della Borsa e, poco dopo, il "warning" (ammonimento) delle Agenzie di rating sono entrambi un buon segno per noi non ricchi (la stragrande maggioranza, il famoso, cosiddetto 99%), poiché vuol dire che le 9 banche padrone del mondo sanno bene che Obama questa volta è intenzionato a fare sul serio, a porre mano finalmente alle nuove, indispensabili norme regolatrici dei mercati finanziari, in particolare della finanza malata e dei capitali-ombra. Il compito non sarà facile, anzi sarà molto difficile (la Camera dei Rappresentanti è rimasta a maggioranza repubblicana), ma proprio per questo noi non ricchi (la stragrande maggioranza) dobbiamo stare con lui e con quelli che da noi in Europa e in Italia staranno con determinazione dalla sua – nostra - parte.

Stralcio da “La globalizzazione non è un gioco equo” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html

Misure regolatrici anticrisi
Ha ragione chi dice che questo non è proprio il momento per ridurre il debito e continuare, alimentando una spirale perversa, con le misure correttive recessive, ma purtroppo il gioco di tutti gli organismi (UE, BCE, FMI, Società di rating, Governo), vedi ad esempio la mia “Lettera al Vice Presidente UE Olli Rehn” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697319.html, si salda con i desiderata e gli interessi dei ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati per fregare il popolo bue (e pure quello intelligente). Bisognerebbe dare l’assalto alla Bastiglia. Oppure farlo metaforicamente, mettendo mano finalmente, assieme agli altri Paesi UE e agli Usa, alla riforma delle leggi che regolano la finanza, in particolare quella malata. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione, poiché è qui il nodo da sciogliere, la criticità che ha messo in crisi il sistema. Le misure da prendere ormai sono note e si basano sulla semplice ma terribile costatazione che il potere di poche grandi banche (in totale nove) è sovraordinato al potere politico. Due anni fa, Eugenio Scalfari, in un suo editoriale domenicale, ne ha parlato con toni preoccupati, desumendone la notizia dal New York Times. [**]
[**] Nel suo editoriale del 19 dicembre 2010, “Nove banche vogliono dividere l'euro in due”, Eugenio Scalfari, citando il New York Times, ha scritto:
“(…). È vero, gli "hedge funds" sono un'ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d'affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Il “New York Times” ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa "Cupola" ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove.
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/
Sono esattamente le stesse banche che fanno parte del ristretto numero di istituti finanziari (in totale 20 specialisti in titoli di Stato) che hanno la licenza per acquistare, alle aste del mercato primario, i nostri titoli di Stato, che poi vendono sul mercato secondario, determinando assieme agli acquirenti lo spread (cfr. "I facitori dello spread"  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html).

In quest’altro post “Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html, ho riepilogato la situazione ed elencato i provvedimenti da prendere:

(a) separazione tra banche commerciali e banche d’investimento;

(b) controllo dei capitali-ombra;

(c) disciplina dei derivati, (d) vietandoli – assieme alle vendite allo scoperto – per i prodotti alimentari;

(e) regolazione severa delle vendite allo scoperto sui titoli pubblici; ed infine

(f) introduzione della TTF. 

Io spero lo potrà fare – se non lui, l’uomo più potente del mondo, chi? – ora che ha  vinto, senza il condizionamento dei finanziamenti delle grandi banche, sulla base dei dati e dei fatti le vere padrone del mondo. [2]
Ma la stessa cosa, ovviamente, vale per l'Europa e soprattutto per la Germania, la cui cancelliera Merkel ha mantenuto finora (e solo recentemente) soltanto la promessa sull'introduzione della TTF. [5]

 

 

 

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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
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"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
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"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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