.
Annunci online

Lettera sulla spesa pensionistica all’Osservatorio sui conti pubblici (Università Cattolica), diretto da Carlo Cottarelli





Pubblico la lettera che ho inviato, lo scorso 30 agosto, sul tema della spesa pensionistica, all’Osservatorio sui conti pubblici, creato dall’Università Cattolica e diretto da Carlo Cottarelli. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Spesa pensionistica

Da:  v

30/8/2018 23:00


Spett. Osservatorio CPI,

Di ritorno dall’estero, dove avevo letto – citato dai giornali - un Vostro articolo sulle pensioni, con in calce il nome e cognome della responsabile dei contatti e l’invito a commentare, non trovo più l’articolo, ed allora commento quest’altro, di maggio, “Pensioni: spendiamo più degli altri?”.  

Il livello di tassazione

1. Non c’è nessun “motivo analitico” tecnico per un confronto della spesa pensionistica al lordo della tassazione, o almeno nell’escludere (come fanno tutti, incluso l’FMI, tranne meritoriamente l’OCSE) un confronto al netto delle imposte, nel rispetto del principio contabile della partita doppia (uscita/costo, e la quota parte “imposte” delle pensioni non è per il bilancio pubblico un’uscita/costo) e del principio della competenza (natura e destinazione), che, come dovrebbe esser noto, riguarda sia il periodo di riferimento che l’imputazione della spesa: in questo caso, al capitolo spesa pensionistica vanno imputati esclusivamente gli assegni pensionistici, evitando astruse commistioni.

2. Dire che “la posizione italiana non cambia anche al netto della tassazione” è scorretto tecnicamente, poiché anche uno scolaro di prima media capisce che non è la stessa cosa dire – in assoluto - il 16,3 o il 13,4% del PIL o – comparativamente – dire che, ad esempio, la differenza rispetto alla Francia dell’irridente Sarkozy, che una riforma delle pensioni severa come quella Sacconi (2010 e 2011) deve ancora farla, è pari a (16,3 – 13,8) 2,5 o a (13,4 – 12,6) 0,8; sicuramente imprudente, visti i millanta articoli di giornale, i “paper”, i libri e le carriere che si sono edificate sull’additare colpevolmente la spesa pensionistica italiana come la più alta del mondo (esclusa la Grecia) con ben il 16% rispetto al Pil e che essa, col 16%, è il doppio della media OCSE (si veda l’ultimo report OCSE, sbandierato con preoccupazione da tutti i media italiani). Oltre che per motivi tecnici, non c’è bisogno di essere patrioti sfegatati per evitare di prestarsi a danneggiare il proprio Paese.

L’inclusione del TFR nella spesa per pensioni

Qualunque sia l’ammontare del TFR, che è salario differito (mentre ad avviso, da ultimo, della Corte di Giustizia Europea non lo è la pensione) e viene erogato non necessariamente al termine della vita lavorativa ma ad ogni cessazione del rapporto di lavoro, o per motivi particolari, anche decenni prima del pensionamento, esso va detratto dalla spesa pensionistica, a nulla rilevando che altri (pochi) Paesi hanno istituti simili, che, in tal caso, vanno anch’essi detratti, onde evitare di confrontare le pere con le mele. Oltre che per motivi tecnici, non c’è bisogno di essere patrioti sfegatati per evitare di prestarsi a danneggiare il proprio Paese.

Spesa previdenziale e assistenziale

In tema di classificazione della spesa pensionistica-assistenziale, una grande confusione regna sotto il cielo. Essa, pare, in Italia è regolata da una legge, che una Commissione recentemente costituita dovrebbe, dopo tante critiche, adeguare ai tempi. Anche Stefano Scarpetta dell’OCSE mi ha risposto che anche gli altri Paesi includono la spesa assistenziale; gli ho chiesto di provarlo, ma non mi ha risposto. In tal caso, andrebbe scorporata per tutti. Quel che è certo, come dissi al dott. Carlo Cottarelli tre anni fa,[1] l’INPS ogni anno, nel suo Osservatorio sulle pensioni, esplicita l’ammontare degli assegni pensionistici netti effettivamente erogati, da cui risulta che la spesa pensionistica netta annua erogata è pari a meno di 200 mld.


Ai motivi di disallineamento da Voi esaminati, andrebbero aggiunti:

1.     un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi e che non rientrano nella spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale (fenomeno che, guarda caso, accomuna l’Italia e la Grecia);

2.     infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna, gli USA, l'Olanda, tutti Paesi che figurano verso il fondo della classifica della spesa pensionistica pubblica, cfr. tab. 4.2-Composition of private social spending, riportata negli ulteriori dati del report 2017 OCSE http://dx.doi.org/10.1787/220615515052).


Dunque, in conclusione, oltre che per motivi tecnici, non c’è bisogno di essere patrioti sfegatati per evitare di prestarsi a danneggiare il proprio Paese, e i poveri cristi, come è successo nel 2010-2011, propalando fake news, che, anche per colpa di espertoni come il sedicente socialista Cazzola transitato a destra, hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero (sto provando a scriverci su un libro, con tutte le prove documentali).

Cordiali saluti

V.

[1] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica



**********





Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica




Pubblico la lettera che ho inviato l’otto gennaio scorso al Dott. Stefano Scarpetta, Direttore Impiego, Lavoro e Affari Sociali dell’OCSE, dopo aver letto una sua intervista rilasciata all’agenzia AGI, con una notizia falsa-fake news-bufala sulla spesa pensionistica italiana, la sua risposta e la mia replica.


Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

8/1/2018 01:01


Egr. Dott. Scarpetta,

Innanzitutto, ho l’obbligo di motivare la descrizione dell’oggetto. Sono anni che, per caso, ho cominciato ad interessarmi di pensioni ed ho incrociato le analisi sulla spesa pensionistica italiana, le critiche argomentate sui criteri di classificazione di tale spesa, e la nonchalance con la quale queste vengono trattate. Tali critiche sono di una tale evidenza che “normalmente” ci vorrebbero, non dico pochi giorni, ma poche ore o perfino pochi minuti per porvi rimedio, almeno in parte. Ed invece da anni il mondo intero, per colpa dei propalatori di tale fake news sostanziale (tra cui l’OCSE) addita l’Italia come spendacciona e sprecona in fatto di pensioni, ché avrebbe una spesa pensionistica addirittura doppia della media OCSE. Capisco che forse è più colpa di fonti autoctone che dell’OCSE (vedi appresso), ma l’OCSE è comunque corresponsabile.

In più, in Italia - ho scoperto con ancora maggiore sorpresa e raccapriccio - impera da anni una DISINFORMAZIONE generale sulle riforme delle pensioni (e non solo) che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, per colpa di TUTTI i media, di noti esperti, Sindacati, e di enti terzi, supposti imparziali e attendibili, quali: ISTAT, EUROSTAT, Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), Wikipedia, Bankpedia e, talora, lo stesso INPS, i quali hanno in buona parte o completamente obliterato la riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero (sic!). Incredibile, ma purtroppo vero. Trova tutte le prove documentali nel mio lungo articolo riportato in calce[1] (inviato a centinaia di destinatari, inclusi gli interessati).

Mi ripromettevo di scrivere anche ad EUROSTAT e all’OCSE (all’FMI, scrissi p.c. in occasione di un dialogo con il Dott. Carlo Cottarelli),[2] senza soverchie speranze, se la Commissione Europea continua ad usare la formula del Pil strutturale che essa stessa giudica inaffidabile.

Ho letto stasera la Sua intervista all’AGI,[3] rilanciata dalla newsletter[4] dell’On. Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ed ho colto l’occasione per scrivere all’OCSE tramite Lei.

Traggo dalla Sua intervista:

Citazione1: “È una misura necessaria anche perché in Italia la media della spesa pensionistica rispetto al Pil è doppia rispetto alla media dell'Ocse e le aspettative di vita sono decisamente piu' alte rispetto alla media degli altri Paesi Ocse”.

Intanto, mi sorprende che Lei, esponente dell’OCSE, che a quanto mi risulta è l’unico Ente che compara la spesa pensionistica al lordo e al netto delle imposte, non accenni minimamente al fatto che, in Italia, il peso fiscale sulle pensioni è il più alto in ambito OCSE (area, peraltro, più eterogenea dell’UE), e che il dato relativo alla spesa al netto delle imposte dell’Italia è più basso, comparativamente, tra 1 e 2 punti percentuali.[5]

Ma il problema è più generale, la comparazione è inficiata alla radice, poiché – come osservavo ad un’analoga deduzione di Carlo Cottarelli,[1] - si confrontano le pere con le mele.

Infatti, la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) varie voci spurie, che sono:

1.     TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[6] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

2.     un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

3.     un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[7]

4.     un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto dei 90 mld di voci spurie, la spesa pensionistica gestioni private effettivamente erogata è pari, al 31.12.2016, a 176,8 mld (cfr. Osservatorio INPS sulle pensioni al 31.12.2016[7]), e l’incidenza sul Pil cala dal 16% (già influenzato dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica) al 12%, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.[7]

Per quanto riguarda l’aspettativa di vita (al singolare nel calcolo dell’ISTAT, anche se nella realtà ci sono aspettative di vita differenziate a seconda del reddito, del titolo di studio, della Regione, per cui applicare il dato medio è una misura iniqua e regressiva[8]), infatti, osservo che il comma 12ter dell’art. 12 della legge 122/2010 (riforma SACCONI, che ha introdotto il meccanismo automatico) prescrive che l’ISTAT calcoli soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita.[9] Decisione crudele e strampalata, che non è stata corretta neppure quest’anno, ma che andrebbe corretta alla luce sia delle considerazioni precedenti, sia della logica (concetto che spesso pare estraneo alla burocrazia al servizio dell’oligarchia che governa il mondo), sia del risparmio realizzato e atteso dalle riforme delle pensioni (vedi appresso).

Citazione2: “Diciamo che in Italia le ultime riforme, soprattutto quella più recente, hanno messo i conti in sicurezza”.

Questo, se si sgombra il campo dal sospetto che anche Lei obliteri la riforma SACCONI, è smentito dalla stima fatta dalla RGS, che ascrive meno di un terzo del risparmio di 900 mld al 2060 dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano, Damiano, Sacconi e Fornero) alla riforma Fornero.[7]

Conclusione

In conclusione, Egr. Dott. Scarpetta, io mi auguro che Lei – come italiano - faccia tesoro di queste mie osservazioni e convinca il ministro uscente Padoan, ex vice segretario generale e capo economista dell’OCSE, a farsi carico di una forte sollecitazione all’ISTAT (secondo il Prof. Alberto Brambilla, inizio della catena della predetta fake news)[10] perché modifichi il criterio di classificazione della spesa pensionistica italiana (giudicata dalla Corte dei Conti, dalla Commissione Europea e dalla BCE tra le più sostenibili nel lungo periodo[7[), criterio che tanti danni ha arrecato e arreca all’immagine dell’Italia e ai poveri cristi.[11]

Cordiali saluti,

V.

___________________________________

Note:

[1] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[2] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

[5] Gross and Net Public Pension Expenditure (% of GDP) – 2009

(figura 6.2 pag. 171 di Pension at a Glance, e l'ultimo è riportato in OECD Pensions at a Glance 2013)

[6] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -.

[7] https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html, nota[2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).

[9] “e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita” http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=

[10] Ho inviato l’articolo riportato alla nota 1 anche al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, dopo aver letto un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera e riportato dal sito di cui è presidente, Itinerari Previdenziali. Da esso, ho scoperto una cosa che non sapevo esattamente: che EUROSTAT riporta pari pari i dati forniti dall’ISTAT, per cui avrei dovuto scrivere ISTAT e non EUROSTAT.

[11] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


***


RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

8/1/2018 19:52


Egr. V.,

Grazie dei suoi commenti alla mia intervista e per i dettagli che ha voluto condividere sul computo della spesa pensionistica in Italia. Come lei forse saprà, l’OCSE pubblica ogni due anni il suo Panorama delle Pensioni – Pensions at a Glance – che contiene inter alia le stime sulla spesa pensionistica – in rapporto al PIL – così come delle analisi comparative dei sistemi pensionistici nei paesi OCSE. La nostra pubblicazione contiene tutti i dettagli del caso sulla fonte dei dati (in generale gli istituti di statistica dei paesi membri), le ipotesi formulate per il computo degli indicatori e delle analisi contenute nella pubblicazione, come lei potrà facilmente verificare (http://www.oecd.org/els/public-pensions/oecd-pensions-at-a-glance-19991363.htm ). Inoltre, i nostri rapporti sono discussi con i paesi membri nei nostri comitati e gruppi di lavoro. Se questo non ci esime da possibili errori, dire che trattiamo con nonchalance queste stime mi sembra quanto meno inappropriato, e questa si è una fake news.


Rispetto alle osservazioni più dettagliate che lei avanza nel suo email, mi permetta alcune osservazioni:


?       Credo che siamo d’accordo che le riforme pensionistiche in Italia, inclusa ovviamente le riforme Sacconi e la Fornero comporteranno nei prossimi decenni una riduzione della spesa per pensioni sul PIL – non a caso il titolo della mia intervista parla di conti in sicurezza ma di rischio di assegni troppo bassi.  L’intervista fa riferimento alla spesa attuale e al rischio che, se alcuni pilastri delle recenti riforme fossero modificati, anche la spesa futura potrebbe ridivenire non sostenibile.

?       Come lei ha giustamente sottolineato, l’OCSE elabora dati sulla spesa pensionistica pubblica rispetto al PIL in termini sia lordi e netti (Tabella 7.3 dell’ultima pubblicazione Panorama delle Pensioni). Al 2013, il dato per l’Italia era, rispettivamente, del 16.3% (16.2% secondo Eurostat nel 2015)e del 14%. Nella mia intervista metto in rapporto queste stime con quelle riferite alla media OCSE  (8.2% e 7.6%, rispettivamente) -- e non come erroneamente riportato in un commento alla mia intervista del Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, alla media europea (22 paesi europei dell’OCSE, 10% e 9.2%, rispettivamente). Quindi, secondo i nostri dati, la spesa italiana in rapporto al PIL è quasi il doppio di quella della media OCSE, come da me affermato nella mia intervista in termini lordi, ma non si discosta di molto da questo rapporto neanche in termini netti.

?       Rispetto al calcolo e alle voci che lei considera spurie:

o   Il TFR (0.6% del PIL nel 2013 secondo le nostre fonti) non è incluso nel computo della spesa pensionistica pubblica in rapporto al PIL (Tabella 4.3), quindi la sua osservazione non è fondata rispetto alle stime OCSE.

o   Rispetto alla spesa assistenziale, i nostri dati (1.6% del PIL) sono in linea con i suoi; questa spesa è inclusa nel computo della spesa totale pensionistica pubblica, ma lo stesso si applica a tutti gli altri paesi; scorporarla per l’Italia ma non per gli altri paesi falserebbe il confronto internazionale.

o   Il peso fiscale è preso in conto nella stima della spesa al netto appunto delle tasse sul reddito e contributi sociali. Quindi, anche se rilevante da un punto di vista economico, da un punto di vista comparativo l’OCSE offre entrambe le opzioni e, come sottolineato in precedenza, il confronto con la media OCSE o dei ventidue paesi europei dell’OCSE non cambia in maniera radicale. Occorre anche sottolineare che, come anche ricordato da Carlo Cottarelli nel vostro lungo scambio, correggere per la maggiore pressione fiscale in Italia rispetto ad altri paesi OCSE non è corretto senza allo stesso tempo tener conto anche del differenziale dei servizi cui possono accedere i pensionati italiani rispetto a quelli di altri paesi OCSE.


La sua osservazione riguardo al fatto che il meccanismo automatico di adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita si dovrebbe applicare sia per aumenti sia per riduzioni di quest’ultima è interessante, ma è un ragionamento puramente ipotetico almeno nel contesto italiano in cui l’aspettativa di vita è aumentata negli ultimi decenni (di sette anni negli ultimi tre decenni). Occorre rilevare anche che l’Italia è già uno dei paesi più vecchi dell’OCSE e che se oggi vi sono 38 persone con 65 anni o più per ogni 100 in età lavorativa (20-64 anni), nel 2050 le stime suggeriscono 74 persone 65+ per ogni 100 in età lavorativa. Più pertinente è a mio avviso la sua osservazione rispetto al fatto che le aspettative di vita variano tra gruppi socioeconomici. Ed è per questo che da anni l’OCSE, come anche rilevato Cesare Damiano, si concentra molto sull’adeguatezza degli importi degli assegni pensionistici; in una sua recente pubblicazione – Preventing Ageing Unequally, 2017 (http://www.oecd.org/health/preventing-ageing-unequally-9789264279087-en.htm ) mettiamo l’accento sulla necessità di un intervento ad ampio spettro che affronti in maniera determinata le diseguaglianze nelle opportunità offerte durante tutto l’arco di vita – scuola, salute, mercato del lavoro – così da ridurre le sperequazioni di reddito, durante la vita lavorativa ma anche tra i pensionati che hanno a quel punto pochi strumenti per affrontarle.


Cordialmente

Stefano Scarpetta             


*** 


RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

9/1/2018 23:50


Egr. Dott. Scarpetta,

La ringrazio della Sua cortese e per me utile risposta. Che merita, però, qualche ulteriore osservazione puntuale.

Preliminarmente, debbo ribadire che io m’interesso di pensioni da qualche anno, per caso, e che non sono affatto un esperto, anche se mi accorgo di saperne talvolta di più di supposti tali, e inoltre puntualizzare che la mia esperienza professionale è stata soprattutto nella veste di controller divisionale di una grossa azienda del Gruppo IRI, dove durante tangentopoli la manipolazione dei dati fu pratica corrente, cui mi sottrassi pagando qualche prezzo, e scrivo questo non per proporre analogie, ma per affermare il principio che il dato, per avere dignità di informazione, deve rappresentare nella maniera più fedele possibile il fenomeno osservato; e, infine, che, per impegni personali, non ho ancora avuto il tempo di leggere con la dovuta attenzione e completezza il testo che Lei ha linkato.

Premesso questo, vengo ai punti.

1. La nonchalance riguarda principalmente le critiche ai criteri di classificazione della spesa pensionistica fatta dall’ISTAT (e quindi da EUROSTAT, che secondo il Prof. Alberto Brambilla, li assume pari pari, cfr. http://www.ilpuntopensionielavoro.it/site/home/il-punto-di-vista/numeri-corretti-europa-per-tutelare-veri-pensionati.html) e in via subordinata all’OCSE, se lo fa.

2. Che però – da ciò che Lei afferma - non rileverebbero per quanto riguarda l’OCSE, almeno limitatamente alle prime due voci spurie, poiché l’OCSE (a) non includerebbe, per l’Italia, il TFR; e (b) invece, includerebbe la spesa assistenziale per tutti i 35 (?) Paesi dell’OCSE. Per EUROSTAT, i criteri sono diversi http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2013/09-appendice2-A.pdf.

Al riguardo, mi permetta di riosservare con franchezza che parlare come ha fatto Lei per l’Italia di “spesa pensionistica del 16% sul Pil e quasi doppia della media OCSE” costituisce comunque una fake news, dal momento che (i) vi sono incluse voci spurie, che andrebbero perciò obbligatoriamente detratte: il TFR e la spesa assistenziale, a nulla rilevando che lo debba fare anche per tutti gli altri Paesi (io Le ho chiesto di farlo per l’Italia, sulla base dell’opinione degli esperti che solo per l’Italia è inclusa la spesa assistenziale, cosa che Lei confuta, ma senza linkare la prova diretta di questa asserita fake news), poiché, se e vero – come Lei afferma - che i rapporti relativi rimarrebbero pressoché invariati, questo non avverrebbe ovviamente per il rapporto col Pil; (ii) ci deve essere un’incongruenza, poiché il 16% è anche il rapporto secondo EUROSTAT e altri, che invece include il TFR (che in qualche anno ha raggiunto anche l’1% sul totale); (iii) al netto di entrambe le voci, il rapporto spesa/Pil cala di un paio di punti (e già siamo al 14% in luogo del 16%); inoltre, (iv) quando il fenomeno osservato presenta dati molto eterogenei, è consigliabile – che io sappia - usare la mediana in luogo della media; infine, (v) come rafforzamento dell’obiezione precedente, desta qualche dubbio, stante una media spesa/Pil pari all’8%, che Paesi che si collocano al di sotto di tale media possano erogare, oltre che pensioni pubbliche di livello congruo, anche una spesa assistenziale congrua.

3. Per quanto riguarda la terza voce spuria, il “lordo/netto”, io mi basavo sui dati OCSE 2009 che analizzai per una discussione nel 2015 (cfr. http://noisefromamerika.org/articolo/sintomi-cause-declino-tre-esempi, in cui riportai osservazioni analoghe del Prof. Pizzuti e altri) e che mi diedero – li ho ora recuperati - questi risultati limitatamente a Paesi di confronto omogeneo (come dicevo fin dall’inizio, l’OCSE aggrega Paesi molto eterogenei): “Se si considera la spesa pensionistica al netto delle imposte (che sono una partita di giro), il divario tra l’Italia e gli altri Paesi cala di almeno mezzo punto se non di uno intero; infatti, a fronte di una diminuzione di circa 2 punti percentuali dell’Italia (dal 15,44% al 13,49%, dati 2009), gli altri Paesi calano in media sotto il punto percentuale (ad esempio, la Francia dal 13,73% al 12,82%, la Germania dal 11,25% al 10,86%, il Giappone dal 10,17% al 9,50% e la Spagna dal 9,28% all’8,99%)”.

In ogni caso, come risulta dai dati INPS (vedi Osservatorio INPS sulle pensioni nella prima email) e ovviamente dai dati RGS nel rispetto delle regole della partita doppia, le pensioni erogate sono al netto delle imposte, che sono una partita di giro e ascendono a quasi 50 mld; detratte anche queste, il rapporto spesa/Pil scende al 12% circa, sostanzialmente in linea con i Paesi di confronto UE, ed anche considerando l’evoluzione favorevole della spesa pensionistica italiana nel lungo periodo, grazie alle ben 7 (sette) riforme delle pensioni dal 1992, di cui le ultime quattro produrranno, secondo l’RGS, in un arco temporale necessariamente non breve com’è per tutte le riforme delle pensioni, un risparmio di 900 mld al 2060, di cui meno di un terzo ascrivibile alla riforma Fornero (cfr. https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html).

4. Nulla Lei dice, invece, per la quarta (le pensioni di anzianità usate lungamente in Italia come ammortizzatore sociale, mentre negli altri Paesi – vedi ad esempio la Svezia - sono stati usati e vengono usati altri tipi di protezione sociale, che non entrano nella spesa pensionistica) e la quinta voce spuria (incentivi fiscali alle pensioni private, vedi in particolare GB e USA).

5. Considerare anche il “differenziale dei servizi”. Come replicai a Carlo Cottarelli: perché no? Qualunque cosa questo significhi, fatelo. Ma, in ogni caso, non usatelo come alibi per poter sommare e confrontare le pere con le mele, che è un obbrobrio tecnico, inammissibile in una materia così importante e delicata.

6. Meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita. No, a parte l’illogicità e la crudeltà (concetti – mi sono accorto con raccapriccio - “spuri” per la burocrazia dell’oligarchia al potere mondiale e per il Sen. Sacconi), non è affatto ipotetico, visto che nel 2015 c’è stato un calo e ho letto che pare ci sia stato anche nel 2017, ciononostante l’ISTAT ha calcolato un adeguamento in più di ben 5 mesi, a valere dal 2019, evidentemente basandosi sul sensibile aumento registrato nel 2016.

7. Dato unico. Non è solo un problema di congruità degli assegni, ma anche di equità: la misura è regressiva, i poveri “finanziano” le pensioni dei ricchi.

8. Infine, sull’ISTAT e l’attendibilità dei dati (Le segnalo che il Prof. Brambilla, nell’articolo che ho linkato sopra, scrive: “Ma da dove arrivano i dati sulla previdenza? Sono forniti dall’Istat. Ed è l’Istat che li fornisce a Eurostat e agli altri organismi internazionali (spero sia chiaro a tutti che né Eurostat né Ocse né Fmi hanno modelli econometrici sull’Italia e quindi si basano sulle cifre dell’Istituto Nazionale”), osservo che la sua (dell’ISTAT) completa obliterazione della riforma SACCONI, fatta anche da EUROSTAT, UPB, noti esperti e, a catena, da tutti i media e da quasi 60 milioni di Italiani, forse suggerirebbero, anche all’OCSE se non l’ha fatto finora, atteso l’impatto mondiale dei suoi report, soprattutto sui poveri cristi (cfr. documento riportato alla nota 11 della prima email), una revisione dei criteri di classificazione vigenti, affatto carenti, nella direzione sopra accennata, un utilizzo maggiormente critico dei dati, fornendo possibilmente anche un quadro comparativo con quelli di EUROSTAT (che utilizza la stessa fonte ma segue criteri parzialmente diversi di classificazione) e note in calce esplicative sulla composizione delle voci e sui delta, idonee ad un pubblico non tecnico. E che tenga conto in futuro – almeno come conoscenza della normativa pensionistica sottostante - della attuale, seguente situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi];

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026, è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.

PS: Ho l’obbligo di informarLa che ho inoltrato l’inizio del nostro dialogo ad altri destinatari, inclusi, da ultimo, il Presidente, i Vice Presidenti e i Membri Commissari della Commissione Europea, ai quali tutti provvederò a inoltrare anche il prosieguo.



***


Fwd: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

17/1/2018 21:12


Egr. Dott. Scarpetta,

Ho letto le parti più rilevanti dal mio punto di vista del report OCSE (http://www.oecd.org/els/public-pensions/oecd-pensions-at-a-glance-19991363.htm). Mi permetta di aggiungere alcune osservazioni.

1. La prima osservazione che ne è emersa è che i dati sono piuttosto vecchi: quelli più recenti, rilevanti ad esempio per fare un confronto dei dati “lordi” e “netti”, sono del 2013 (tab. 7.3, pag. 143), cioè relativi alla fase di avviamento delle incisive riforme SACCONI (2010 e 2011) e Fornero (2011, con decorrenza formale 2012 ma sostanziale in termini di risparmio dal 2013 e, soprattutto, dal 2020, cfr. il rapporto RGS http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2017/NARP2017-08.pdf); mentre quelli relativi alla spesa sociale pubblica e privata sono addirittura del 2005 (tab. 4.2, cfr. quarta osservazione).

2. La seconda osservazione riguarda il confronto dei dati al netto delle imposte.

Il dato dell’Italia è quello che cala di più, di ben 2,3 punti, mentre la Francia di 1,2; la Germania di 0,4; la Spagna di 0,5; la GB di 0,2; l’Olanda di 0,5; l’Austria di 1,0; la Danimarca di 2,2; la Svezia di 1,7; il Giappone di 0,5; gli USA di 0,5; il Canada di 0,3.

01. Greece                     17,4  16,2  -1,2

02. Italy                         16,3  14,0  -2,3

03. Portugal                  14,0  13,0  -1,0

04. France                     13,8  12,6  -1,2

05. Austria                    13,4  11,4  -1,0

06. Slovenia -                11,8  11,8   -0,0

07. Spain                       11,4  10,9   -0,5

08. Finland                    11,1    9,2  -1,9

09. Hungary -               10,3  10,3   -0,0

10. Poland                     10,3    9,3  -1,0

11. Belgium                   10,2  10,2  -0,0

12. Japan                       10,2    9,7   -0,5

13. Germany                10,1    9,7   -0,4

14. Czech Republic        8,7    8,7  -0,0

15. Turkey                       8,1    8,1   -0,0

16. Luxembourg            8,5    7,5   -1,0

17. Latvia                       7,5    7,2   -0,3

18. Slovak Republic      7,2    7,2   -0,0

19. United States             7,0    6,5   -0,5

20. Estonia                      6,9    6,5  -0,4

21. Sweden                     7,7    6,0   -1,7

22. United Kingdom      6,1    5,9   -0,2

23. Denmark                  8,0    5,8   -2,2

24. Switzerland               6,4    5,2   -1,2

25. Netherlands             5,4    4,9   -0,5

26. New Zealand             5,1    4,4   -0,7

27. Israel -                       4,9    4,9   -0,0

28. Norway                     5,8    4,7   -1,1

29. Ireland                     4,9    4,5   -0,4

30. Canada                      4,6    4,3   -0,3

31. Australia                   4,3    4,3   -0,0

32. Chile -                       3,0    2,9   -0,1

33. Korea                        2,6    2,6   -0,0

34. Mexico                     2,3    2,3   -0,0

35. Iceland                      2,0   2,0   -0,0

OECD 5                          8,2    7,6  -0,6

Rapportato al valore mediano (Latvia e Slovacchia, 7,2), il divario è di 6,8 punti, pari al +94,4%.

Rapportato al valore mediano dei Paesi UE (il Belgio, 10,2) il divario è di 3,8 punti, pari al +37,2%.

La terza osservazione attiene al tasso dei contributi sociali, che includono i contributi previdenziali: col 33%, l’Italia detiene il primato; mentre va segnalata l’Olanda (25esima nella classifica OCSE del rapporto spesa/Pil), che presenta un dato del 4,9% per le pensioni pubbliche e di ben il 36,9% per quelle private (tab. 7.1, pag. 141). Quanto della spesa pensionistica privata si è tradotto in incentivi pubblici, vale a dire in minori introiti fiscali? Lo stesso quesito riguarda - come scrivevo - altri Paesi, segnatamente la GB e gli USA.

La quarta osservazione riguarda il contenuto dei dati: non sono riuscito a trovare una tabella riassuntiva esplicativa del dettaglio, analogo a quello di RGS-EUROSTAT. Dalla tab. 4.2-Composition of private social spending, riportata negli ulteriori dati (http://dx.doi.org/10.1787/220615515052), rilevo che contro un dato privato/totale dell’Italia di 7,6, abbiamo 38,9 degli USA, 25,1 della GB, 28,5 dell’Olanda, 27,5 della Corea, 25,1 del Canada, 29,3 della Svizzera, tutti Paesi che figurano nell’intervallo più basso del rapporto spesa pensionistica/Pil. Per non parlare di quei Paesi, come accennavo nella mia prima email, che avendo valori della spesa pensionistica inferiori al 5% del Pil, hanno quasi rinunciato ad avere un welfare adeguato: “desta qualche dubbio, stante una media spesa/Pil pari all’8%, che Paesi che si collocano al di sotto di tale media possano erogare, oltre che pensioni pubbliche di livello congruo, anche una spesa assistenziale congrua.

La quinta e ultima osservazione riguarda la previsione al 2060 della spesa pensionistica (tab. 7.5, pag. 147): chiarito, per completezza, che il dato 2010 e 2015 è influenzato dal calo del Pil di circa 150 mld a causa della grande recessione, a parte l’aleatorietà delle previsioni a lungo e lunghissimo termine, il dato del 13.8% nel 2060 è un dato lordo. Se defalchiamo i 2,3 punti di imposte, caliamo a 11,5; e se sottraiamo il TFR e l’assistenza (altri 2 punti), scendiamo a 9,5.

La ringrazio della cortese attenzione.

Cordiali saluti

V.


***

Fwd: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana/Segnalazione errori.
Da:  v
10:50
A:  stefano.scarpetta@oecd.org  

Egr, Dott. Scarpetta,

Nella precedente e-mail, ho dimenticato di aggiungere la segnalazione di alcuni errori contenuti nel rapporto “Pensions at a Glance”, nella parte relativa all’Italia, e ripresi pari pari da tutti i media italiani.

Gli errori sono colorati in rosso.

Panoramica- Riforme recenti e pensionamento flessibile.

Dal 2011 [la legge è la 122 del 30.7.2010/Sacconi, la decorrenza è dal 2013/Sacconi, ndr] esiste un collegamento automatico tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita. Dall'attuale [2016, ndr] livello di 66,6 [66 anni e 7 mesi, ndr] anni per gli uomini [e le donne del settore pubblico, ndr] e 65,6 [65 anni e 7 mesi, ndr] anni per le donne [del settore privato, ndr], l'età pensionabile legale dovrebbe aumentare ad almeno 67 e 66,6 [67, ndr] anni nel 2019, rispettivamente, e poi raggiungere 71,2 anni per la generazione nata nel 1996 basato su proiezioni di aspettativa di vita. Nell'OCSE solo Danimarca e Paesi Bassi avranno un'età pensionabile sopra 70 per la stessa coorte di nascita del 1996, contro una media OCSE di 65,8 per gli uomini e 65,5 per le donne.

I futuri tassi di sostituzione in Italia saranno alti per quelli a lungo permanenza in carica; quelli con carriere irregolari o che non lavorano affatto probabilmente dovranno affrontare un alto rischio di povertà di vecchiaia. Lo schema pensionistico a Contributo nozionale definito (CND)  darà una pensione netta uguale al 93% degli ultimi guadagni per un lavoratore con salario medio con una carriera piena dall'età di 20 anni. I tassi di sostituzione sono più alti solo in Olanda, Portogallo e Turchia.

http://www.oecd.org/italy/PAG2017-ITA.pdf 

*** 

I coefficienti di trasformazione sono rivisti ogni tre anni fino a quello del 2019 [che vale per il triennio 2019-2021, ndr] e ogni due anni a partire dal 2021 [2022, ndr].

(13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.

 


***


Riporto il messaggio che mi ha fatto inviare il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.


Ares(2018)733772 - R / ju-ca-01(2018)112977. RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

EC ARES NOREPLY (DIGIT-NOREPLYARES@nomail.ec.europa.eu)

07/2/2018  17:27

A:  v



Sent by GANGL Robert (ECFIN) <robert.gangl@ec.europa.eu>. All responses have to be sent to this email address.

Envoyé par GANGL Robert (ECFIN) <robert.gangl@ec.europa.eu>. Toutes les réponses doivent être effectuées à cette adresse électronique.


Egregio Signor V.,

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker mi ha chiesto di ringraziarLa per la email da Lei inviata in data 8 enero.


Distinti saluti,


Philip Tod


Capo dell'unità

Relazioni inter-istituzionali e comunicazione

Direzione generale degli affari economici e finanziari

Commissione europea



**********




L’irascibile, turpiloquente prof. Michele Boldrin, lo smemorato di NoisefromAmerika


1. ARTICOLO DEL 25.06.2009 DEL PROF. MICHELE BOLDRIN SULLA COMPARAZIONE TRA DATI NON OMOGENEI DELLA SPESA PENSIONISTICA E DISCUSSIONE CON CARLO CLERICETTI.

2. ARTICOLO DEL 06.04.2015 DEL PROF. MICHELE BOLDRIN SULLA COMPARAZIONE TRA DATI NON OMOGENEI DELLA SPESA PENSIONISTICA E DISCUSSIONE CON ME.


*


Facendo oggi, 5.9.2016, una ricerca in Google, ho per caso incrociato questo articolo del 2009 del prof. Michele Boldrin sul tema delle pensioni, in NoisefromAmerika,[1] ed ho scoperto – incredibile ma vera o la sua cattiva memoria o, più probabilmente, la sua malafede, per cui il calcio in culo metaforico che gli affibbiai al termine della nostra discussione fu meritatissimo – che la discussione tra lui e Carlo Clericetti che ne scaturì è praticamente la stessa che ho avuto io con lui 6 anni dopo sulla medesima comparazione tra valori non omogenei della spesa pensionistica. Da lui infarcite entrambe di argomentazioni deboli, scorrette dal punto di vista tecnico-contabile (confrontare le pere con le mele) e talvolta perfino strampalate (vedi la partita di giro delle imposte, che secondo lui riguarda i percettori delle pensioni e gli erogatori dei contributi sociali (sic!), anziché ricondurle – come effettivamente avviene, poiché l’INPS paga gli assegni pensionistici netti e gira il resto allo Stato, di cui esso fa parte integrante - nell’ambito dello Stato);[2] talvolta di frasi infantilmente bugiarde, aggressive e turpiloquenti; e di giudizi selettivi a senso unico.[3]

La differenza sostanziale è che, nel lasso di tempo intercorso tra i due articoli, a) l’OCSE ha deciso di confrontare opportunamente la spesa pensionistica non solo al lordo ma anche al netto delle imposte, riconoscendole perciò almeno implicitamente come voce spuria, o almeno come elemento che inficia il confronto, data la differente tassazione delle pensioni esistente tra i vari Paesi; e b) soprattutto, sono intervenute in Italia due severe riforme delle pensioni: quella Sacconi (DL 78/2010, art. 12) e quella Fornero (DL 201/2011, art. 24), che hanno risolto alla radice il disallineamento dell’incidenza della spesa pensionistica sul Pil tra l’Italia e gli altri Paesi.

Nonostante questo, c’è ancora chi (ad esempio Carlo Cottarelli) giudicava l’anno scorso la Spesa pensionistica italiana la più elevata del mondo rispetto al Pil.[4] Oltre naturalmente al neo-liberista prof. Boldrin, uomo dalle idee fisse, radicate, tetragono a qualunque prova contraria; e a tantissimi altri. Una balla assoluta, se si depura la spesa pensionistica italiana dalle voci spurie.[5]


[1] Pensioni: Repubblica dà i numeri OECD

25 giugno 2009 • michele boldrin


[2] Come è confermato dall’ammontare dell’importo effettivamente erogato annualmente dall’INPS, pari nel 2014 a 192,6 mld, contro i circa 280 della spesa lorda, che poi va a formare il numeratore del rapporto spesa/Pil.

Osservatorio sulle pensioni

L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.


[3] Dialogo n. 2 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni


[4] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica


[5] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


Post scriptum:

Al termine della discussione n. 5 sul sito NoisefromAmerika, dopo la settimana di Ferragosto cancellata dalla redazione, mi sono cancellato dalla loro newsletter, dandone le motivazioni negli ultimi miei 2 commenti intitolati “Boccaloni e incontinenti verbali” e “Il frate assassino de “Il nome della rosa”. Ho riportato la discussione completa qui:

Dialogo n. 5 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: Isis

Ho esagerato apposta, ma il sedicente liberale, irascibile e permaloso prof. Michele Boldrin meritava anche peggio.



Post collegati:


Dialogo nel blog neo-liberista NoisefromAmerika su Keynes e dintorni


Dialogo n. 3 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni


Dialoghi sull’INPS che ha un buco e può fallire



Dialoghi sull’INPS che ha un buco e può fallire


Alzi la mano chi non crede che l’INPS abbia un buco di bilancio o che possa fallire o che sono a rischio le pensioni in un futuro più o meno remoto. Lascio da parte quest’ultima eventualità, visto che il futuro lontano è soltanto nella mente di Giove, ma almeno posso rassicurare chi legge sul fatto che il sistema pensionistico italiano, dopo le numerose riforme varate, di cui quella Fornero è soltanto l’ultima in ordine di tempo e, contrariamente alla vulgata generale, neppure la più severa (le vengono attribuite anche le misure sia della riforma Dini, 1995, sia, soprattutto, anche da parte dell’INPS[1] – v. anche la Presentazione del XV Rapporto annuale di Tito Boeri, al minuto 12.20 e al minuto 38.10[2] - della più severa riforma Sacconi, 2010), è considerato dalla Commissione europea tra i più sostenibili nel lungo termine.[1] Mi limito dunque alle prime due. Mi è successo di leggere sui media e nel web affermazioni del genere di quelle indicate sopra quasi ogni volta che si parla di previdenza. Ed essendomi assegnato il compito ingrato – praticamente una fatica di Sisifo – di CONTROINFORMARE sul tema, negli ultimi mesi mi è capitato di discutere spesso sul supposto buco dell’INPS e sul suo paventato, possibile default (fallimento), in particolare in tre occasioni: la prima, nel sito del giornale on-line Gli Stati Generali[3]; la seconda, nel sito neo-liberista NoisefromAmerika;[4] e, la terza, nel sito Goofynomics.[5] Ce n’è una quarta, avvenuta con il titolare del sito The walking debt,[6] ma la ometto perché ripetitiva, anche se è anch’essa un esempio significativo di fatica di Sisifo, poiché segue ad una discussione approfondita sullo stesso tema avvenuta nello stesso sito un anno prima.

Per inciso, segnalo che il presidente dell’INPS, Tito Boeri, nella presentazione dell’ultimo Rapporto annuale dell’INPS,[2] al minuto 40.30, ha dichiarato: “Si danno molte notizie allarmistiche sul bilancio dell’INPS, bene dunque mettere alcuni puntini sulle i. Primo, l’INPS opera per conto dello stato, quello che conta per lavoratori, pensionati e imprese è il bilancio consolidato dello Stato, non il bilancio dell’INPS”.

Riporto i dialoghi nell’ordine indicato, avvertendo che nel primo caso si è trattato di un monologo – diciamo così - per forfait dell’interlocutore, che – ho visto solo dopo – è un docente universitario.



Gli Stati Generali


“La cosa sconvolgente è che stavolta l’iceberg non l’ha visto neppure Crozza, che ha assalito Di Maio con gli stessi argomenti di un qualsiasi politico del PD. Invece l’icerberg l’ha visto Carlo Scarpa in un recente pezzo su lavoce.info.[7] Noi qui ci mettiamo tra Crozza e Scarpa e proviamo a rendere ancora più paradossale il caso Nogarin. Come? Trasformando Nogarin in Boeri.

Qual è l’icerberg? E cosa hanno in comune Nogarin e Boeri? Per i lettori impazienti, l’iceberg è il default del sistema pubblico italiano.

Il parallelo con la battaglia di Boeri è evidente: se Boeri portasse in tribunale i libri dell’INPS e poi pagasse solo le pensioni fino a millecinquecento euro, riceverebbe anche lui dal tribunale un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta.


1.     vincesko • 2 mesi fa

INPS? Vale la pena forse di segnalare che la gestione dell'INPS, al netto dei 45 mld di imposte e dei 45 mld di voci spurie (TFR e Assistenza) è in notevole attivo. Senza voler considerare che l'INPS ha dovuto incorporare gestioni deficitarie, in particolare l'INPDAP, il cui deficit è dovuto alla decisione dello Stato di non versare i contributi a se stesso (http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_01/cassa-statali-inps_27b702b4-0b8a-11e2-a626-17c468fbd3dd.shtml). PS: Per un'analisi delle pensioni, cfr. "Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli" http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.


2.     icecreamit • 2 mesi fa

Tra l’INPS e L’Azienda Autonoma dei Rifiuti di Livorno c’è però una differenza: il primo è un ente pubblico non economico, e non è previsto che possa fallire, un suo eventuale default è gestito direttamente dal Tesoro e non dal giudice fallimentare. La seconda è invece una SpA e quindi quando ne ricorrono le condizioni gli amministratori devono portare i libri in tribunale e se non lo fanno loro dovrebbero farlo i sindaci. Il problema a monte però, è che nel nostro paese gli enti pubblici, che dovevano produrre servizi ai cittadini, sono stati man mano ingabbiati nelle stesse regole (amministrative, gestionali, contrattuali, del personale, ecc.) delle amministrazioni centrali, fino al punto da bloccarne di fatto l’operatività. Allora, per risolvere il problema, invece di semplificare le norme o disegnare un modello nuovo e originale di azienda pubblica, si è preferita la scorciatoia di dare agli enti pubblici la forma della società per azioni. Si tratta però di una forzatura e di una finzione, perché le regole pensate per una SpA non necessariamente funzionano per un’azienda che fa un servizio pubblico, e tra quelle che non possono funzionare ci sono sicuramente quelle relative allo stato di insolvenza (basti pensare all’assurdo di un giudice che dovrebbe decidere la liquidazione di una società costituita con una legge…)


3.     umberto.cherubini • 2 mesi fa

La ringrazio del commento, ma giuristi mi hanno detto e argomentato che l'INPS può fallire. Se ha interpretazioni diverse e fonti la prego di indicarmele perché sto lavorando, sul fronte economico, ovviamente, sulla questione. Grazie.


4.     icecreamit • 2 mesi fa

Non mi ritengo un giurista, ma ho lavorato a lungo in un ente pubblico, anche come direttore amministrativo. Per quanto ne so, la legge fallimentare si applica alle imprese che svolgono attività commerciale (art. 1). L'INPS è un ente pubblico non economico che non svolge attività commerciale, quindi ad esso non si può applicare la legge fallimentare, né le norme relative ai reati connessi. Del resto l'INPS adotta il sistema di contabilità pubblica e non quello civilistico, per cui anche sotto questo profilo sarebbe problematico utilizzare molte delle categorie legate alle norme fallimentari. (ad esempio, manca la nozione di capitale sociale). Per un ente di questo tipo si può quindi parlare di default in senso generico, ma non di fallimento in senso tecnico. Altra cosa, ovviamente, sono i c.d. enti pubblici economici e le società ad azionariato pubblico. Non so che tipo di ragionamenti abbiano fatto i giuristi cui lei si riferisce.


5.     vincesko • 2 mesi fa

Risulta da studi fatti in materia che ciascuno di noi è “catturato” dalle proprie tesi precostituite, che quasi sempre resistono a qualunque prova contraria. Io lo verifico da 5 anni in tema di a) governo Monti; e b) pensioni e spesa pensionistica. Nel primo caso, quasi TUTTI ignorano che, nella scorsa legislatura, il governo Monti ha varato, in un tempo equivalente, soltanto 1/5 delle manovre correttive rispetto ai 4/5 del governo Berlusconi e sono state molto più eque; ma la recessione viene da TUTTI attribuita a Monti e non a BERLUSCONI; nel secondo caso, che la tanto vituperata riforma Fornero (DL 201/2011) è molto meno severa della riforma SACCONI (DL 78/2010), ma l'allungamento eccessivo dell'età di pensionamento, oltre a tutte le misure di Sacconi, viene ascritta alla Fornero; e che la spesa pensionistica (pari a quasi 280 mld lordi) contiene 45 mld di imposte, che per l’INPS è una partita di giro poiché esso paga il netto, e 45 mld di voci spurie, suddivise più o meno a metà tra TFR (che esiste solo in Italia e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento) e Assistenza, che nulla ha a che vedere con la previdenza e che infatti viene pagata dallo Stato con i trasferimenti (fiscalità generale); per cui al netto di questi 90 mld l’INPS è in “attivo” e “creditore” verso lo Stato. Eppure, ogni volta che mi capita di intavolare una discussione su questi 2 temi, anche con docenti universitari di Economia, che si suppone siano esseri razionali a adusi a maneggiare i numeri, incontro resistenze terribili. Come è in parte il caso anche dell’Autore dell’articolo, che a) ha evitato di replicare al mio commento; e b) continua a preoccuparsi del fallimento (sic!) dell’INPS, per cui escluderei che non l’ha fatto perché “chi tace acconsente”. PS: La voce di Wikipedia dell’INPS è carente dal punto di vista dell’analisi economica della spesa pensionistica, ma, per quel che vale, sotto l’aspetto giuridico afferma questo, che per me è condivisibile: “L'INPS non è un ente con fini di lucro ma è un ente dello Stato predisposto per erogare dei servizi, come lo sono i Comuni, le Provincie o le scuole. Pertanto nel bilancio dell'INPS non vi sono utili o perdite ma avanzi o disavanzi di esercizio, che derivano dalla differenza tra le risorse finanziarie assegnate dallo Stato e i costi per i servizi che deve erogare in base alle leggi vigenti. Se in base alla legislazione vigente, vi è un disavanzo, o viene coperto da ulteriori trasferimenti dello Stato, magari nell'esercizio successivo o c'è il default previdenziale ossia lo Stato fa una riforma previdenziale per ristabilire l'equilibrio dei conti. In caso contrario si andrebbe al default dello Stato, non dell'INPS che è un organo dello Stato che attua le leggi dello Stato e che non ha autonomia negoziale in quanto il diritto della previdenza sociale è una branca del diritto pubblico”.  https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_nazionale_della_previdenza_sociale  


***


NoisefromAmerika


l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”.


 Vincesko 21/5/2016 - 21:58

Mi spiace venire qui a parlare ancora di pensioni, scrivo anche di molte altre cose, ma come sapete mi arrogo il compito arduo e ingrato ma doveroso di CONTROINFORMARE e “bastonare” (passatemi il termine, ormai sapete che ha una funzione essenzialmente "terapeutica") volentieri coloro che fanno – per malafede o ignoranza - il solito catastrofismo infondato sull’INPS e sulla spesa previdenziale.

Le metto insieme poiché ho un solo commento disponibile.

1. Domanda all’autore dell’articolo: la spesa previdenziale riportata nelle tabelle ed assunta a base delle valutazioni critiche è al lordo o al netto delle imposte? (Vedi anche appresso).

2. Vale la pena forse di segnalare al commentatore Alessandro Riolo, che ha scritto: “l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”, che si sbaglia di grosso: la gestione dell'INPS (la gestione è unitaria, le singole gestioni hanno solo una valenza amministrativa), con una spesa complessiva pari a quasi 280 mld lordi, al netto dei 45 mld di imposte e dei 45 mld di voci spurie (suddivisi più o meno a metà tra TFR, che esiste solo in Italia e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento, e Assistenza, che nulla ha a che vedere con la previdenza e che infatti viene pagata dallo Stato con i trasferimenti dalla fiscalità generale) è in notevole attivo (20 mld), per cui al netto di questi 90 mld l’INPS è “creditore” verso lo Stato . Senza voler considerare che l'INPS ha dovuto incorporare gestioni deficitarie, in particolare l'INPDAP, il cui deficit è dovuto alla decisione dello Stato di non versare i contributi a se stesso (http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_01/cassa-statali-inps_27b702b4-0b8a-11e2-a626-17c468fbd3dd.shtml) o l’INPDAI dei dirigenti d’azienda, il cui deficit era dovuto ad eccessiva generosità (cfr. pagg. 33-34 dell’allegato di ManagerItalia
“L’avventurosa storia dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali, fino all’ultimo colpo di scena: il passaggio sotto le ali dell’Inps” 
http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Dicembre2002/pag28.pdf).

Infine, la spesa pensionistica, dopo le ben 8 riforme delle pensioni dal 1992 (di cui quella Fornero, DL 201/2011, è soltanto l'ultima, neppure la più severa e produrrà i suoi effetti soprattutto nel lungo periodo!), è giudicata dalla Commissione europea e dagli esperti (anche finanziari!) tra le meno preoccupanti e più sostenibili nel lungo termine.[*]


[*] Per un'analisi dettagliata delle pensioni, cfr.:

"Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli"

oppure (se in avaria)


PS: Strano, ma non tanto conoscendo la struttura mentale dei neo-liberisti, che nessuno della Redazione Suprema (famigerata per la consuetudine di applicare le sanzioni regolamentari alla rovescia) abbia segnalato l’erroneità delle affermazioni, essendosi svolta qui in passato un’ampia, documentata e accesa discussione (cfr.


 Alessandro Riolo 21/5/2016 - 22:21

2. Vale la pena forse di segnalare al commentatore Alessandro Riolo, che ha scritto: “l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”, che si sbaglia di grosso:

Ringraziando Marco Esposito:

Il differenziale di cassa previsto per il 2013 è pari a 110.478 mln (105.649 mln nella terza nota di variazione al bilancio di previsione 2012) ed è rappresentato dalla differenza tra le riscossioni, al netto dei trasferimenti dallo Stato e delle anticipazioni di Tesoreria, per 275.038 mln ed i pagamenti per 385.516 mln. Il suddetto differenziale, insieme ad incremento delle disponibilità liquide per 224 milioni, risulta coperto da:

- 92.428 mln relativi a trasferimenti dello Stato per il finanziamento delle prestazioni assistenziali ex art. 37 legge 88/89(74.928 mln) e per le prestazioni e spese degli invalidi civili (17.500 mln);

- 18.274 mln relativi alle anticipazioni dello Stato per le gestioni previdenziali; (prestiti, NdA).

Ad ogni modo, il discorso fatto in questa discussione verteva sulle poste come classificate dai CPT, che mostrano chiaramente un forte disavanzo tra entrate e spese previdenziali, ben maggiore di 18 miliardi di Euro.


 Francesco Forti 22/5/2016 - 08:28

Ad ogni modo, il discorso fatto in questa discussione verteva sulle poste come classificate dai CPT, che mostrano chiaramente un forte disavanzo tra entrate e spese previdenziali, ben maggiore di 18 miliardi di Euro.

A monte l'errore principale è iniziare a parlare di tasse (da "trattenere") e finire a parlare di previdenza, da gestire (localmente?). La discussione poteva essere interessante se si focalizzava sul federalismo fiscale vs il concetto di "trattenere". Che sono due cose ben diverse, come già premesso fin dall'inizio dall'autore. Purtroppo si finisce per commentare le richieste populiste di qualche governatore dandogli pure la sponda di un improbabile "gestione" locale della spesa previdenziale.


 Vincesko 23/5/2016 - 09:03

@Alessandro Riolo

Chiedo scusa ma io mi limito all’oggetto del mio commento precedente, essendo per nulla interessato al resto della vostra discussione sull’articolo che ci “ospita”, e non solo perché francamente mi sembra un po’ lunare discutere di una proposta del governatore leghista Zaia del Veneto, Regione a statuto ordinario che è la quinta per popolazione e la terza per Pil, di essere trattato come il Trentino Alto Adige, Regione autonoma di 1 mln di abitanti e 13° per Pil. Catalano potrebbe dare, se fosse ancora vivo, la risposta più appropriata.

1. Con tutto il rispetto, a) non mi pare che Marco Esposito sia una fonte del tutto attendibile e soprattutto imparziale. Poi non si accorge che:

differenziale
"d. Nel linguaggio economico e sindacale, il termine è talora usato impropriam. con il sign. di differenza, divario: ridurre i d.salariali o retributiv (per es., tra gruppi analoghi di dipendenti in diversi settori produttivi); eliminare il d. inflazionistico rispetto ad altri paesi". 
http://www.treccani.it/vocabolario/differenziale/;

b) ho controllato la data del suo articolo da cui è tratta la citazione: è di un anno antecedente alla discussione “ampia, documentata e accesa” che ho allegato.

c) Il link al Bilancio INPS 2013 ch’egli ha preso a base della sua analisi non è più attivo, perché hanno modificato la metodologia di classificazione delle pensioni INPDAP. Le riforme pensionistiche per loro natura producono i loro effetti nel lungo periodo, così è anche sia per la molto severa riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12, con decorrenza 1.1.2011), sia per quella Fornero (DL 201/2011, art. 24, a valere da 1.1.2012), il 2013 è solo, rispettivamente, il terzo e secondo anno di loro applicazione. Ricavo dal Rapporto annuale INPS- 2013-Sommario (http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;00;6793;6800;49...): “Il flusso finanziario complessivo annuo nel 2013 è risultato pari a 803,5 miliardi di euro (somma tra entrate pari a 396,8 miliardi e uscite pari a 406,7 miliardi), valore che supera la metà del PIL italiano. La gestione finanziaria di competenza evidenzia un saldo negativo di 9,9 miliardi di euro, da ascrivere in larga parte alla gestione dei lavoratori pubblici ex Inpdap. La situazione patrimoniale alla fine dell’esercizio 2013 rileva (dato di preconsuntivo) un patrimonio netto di 7,5 miliardi di euro. Tale valore migliora nettamente se si tiene conto della legge di stabilità 2014, la quale prevede che le anticipazioni di bilancio negli esercizi pregressi al 2012, per il pagamento delle prestazioni ai dipendenti dell’amministrazione pubblica, si intendano effettuate a titolo definitivo. L’effetto di questa disposizione normativa comporta un miglioramento del patrimonio netto dell’Istituto pari a 21,7 miliardi di euro, portando il patrimonio netto all’1.1.2014 a 29,2 miliardi di euro complessivi. Il deficit patrimoniale e lo squilibrio strutturale dell’ex Inpdap non mettono, quindi, a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico. Si aggiunga, inoltre, che nei prossimi anni le riforme degli anni scorsi, e soprattutto la riforma RAPPORTO ANNUALE 2013 (SOMMARIO) 5 varata con la Legge n. 214/2011, andranno a regime con conseguenti risparmi significativi e crescenti nel tempo. Il disavanzo dell’Istituto è quindi temporaneo e destinato ad essere riassorbito, mettendo definitivamente in sicurezza i conti della previdenza italiana”.

2. La tua risposta è insoddisfacente, per 2 motivi: a) perché non si dovrebbero dare giudizi roboanti sulla base di una conoscenza insufficiente, “de relato” dei dati, elaborati da una singola fonte; e b) anche perché, soprattutto, rivedendo la discussione linkata, che è dell’anno successivo, ho riscontrato che vi hai partecipato.

3. Al netto di questo, restano in ogni caso le domande fondamentali che, in parte, ho rivolto all’autore dell’articolo: gli importi, da chiunque elaborati, su cui basate i vostri giudizi a) distinguono tra Previdenza e Assistenza? E b) Sono al lordo o al netto delle imposte? Perché, nel primo caso, la voce Assistenza è gestita dall’INPS ma è a carico della fiscalità generale. Nel secondo caso, c’è una differenza sostanziale tra l’esborso “lordo” effettuato da un’azienda, che ovviamente va assunto come costo integralmente, e l’esborso “lordo” dell’INPS, la cui componente fiscale è una mera partita di giro, poiché l’INPS, che è parte integrante dello Stato, eroga gli assegni pensionistici “al netto” e gira la differenza allo Stato, alle Regioni e ai Comuni, pur contabilizzando il “lordo”. L’INPS espone, ad esempio, nel suo Osservatorio sulle pensioni 2014 l’importo “in pagamento”, che presumo sia il netto o non so che, che è molto distante dal totale della spesa pensionistica che va nel calcolo del rapporto col Pil e che è di quasi 280 mld, cfr. anche il mio ultimo commento in calce al 1° dei due articoli linkati nel mio commento precedente:

[L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.]

Peraltro, ho letto recentemente (ma ora non ricordo dove) che anche la Ragioneria dello Stato redige le sue analisi considerando il costo della spesa pensionistica al netto delle imposte.

In definitiva, quindi, e l’INPS e la spesa pensionistica in senso stretto stanno molto meglio di quanto voi disinformati e/o in malafede e/o catastrofisti vi dilettate a raccontare, anche dopo che conoscete le prove documentali contrarie. O è tigna o sono problemi con il principio di realtà.


 Guido Cacciari 23/5/2016 - 12:12

Però, mi sembra documentatissimo. Sarà la specializzazione nel controllo di gestione. E la disponibilità di tempo ...
Riuscirebbe a trovarlo anche per chiarire il mio quesito, posto un poco più sopra?


 Alessandro Riolo 23/5/2016 - 23:40

2. La tua risposta è insoddisfacente, per 2 motivi: a) perché non si dovrebbero dare giudizi roboanti sulla base di una conoscenza insufficiente, “de relato” dei dati, elaborati da una singola fonte; e b) anche perché, soprattutto, rivedendo la discussione linkata, che è dell’anno successivo, ho riscontrato che vi hai partecipato.

Leggo da molti anni a questa parte tutti i rapporti annuali, dove risulta chiaramente che negli ultimi anni il buco dell'INPS ha raggiunto poco meno di 100 miliardi di Euro annui, rattoppato con trasferimenti statali. Il brano citato da Marco Esposito, suggerisce che si tratti per la gran parte di spesa assistenziale, ma c'è anche una consistente quota previdenziale.

Leggo anche i rendiconti generali e la relazione della corte dei conti, ma generalmente mi concentro sul FSTA.

Al netto di questo, restano in ogni caso le domande fondamentali che, in parte, ho rivolto all’autore dell’articolo: gli importi, da chiunque elaborati, su cui basate i vostri giudizi a) distinguono tra Previdenza e Assistenza?

Nei CPT si distingue tra previdenza ed assistenza, o meglio tra spese teoricamente pagate da contributi oppure dalla fiscalità generale. Vedi ad esempio la risposta data a Guido Cacciari in questa conversazione il 19/5/2016 alle 16:23.

Ad ogni modo, nel contesto delle risposte ai temi dell'articolo, e tenendo ben presente l'obiezione di Francesco Forti, e cioè che bisogna tenere a mente che "gestire localmente entrate e spese significa avere il controllo delle legislazione in merito alle entrate ed alle spese di competenza", obiezione la cui logica conseguenza è  a mio parere che il federalismo all'italiana in tutte le sue salse sia e sia sempre stato generalmente una presa in giro, quello che personalmente mi interessava far notare all'autore, e mi par di capire che potrei esserci riuscito, è che se prendiamo per buoni i CPT, quale che sia la causa del buco previdenziale, questo è osservabile nei conti pubblici, ed ha come effetto da un lato di amplificare la misura del residuo fiscale di alcune regioni, cioé quanto complessivamente i contribuenti di questi regioni sono chiamati a contribuire al riequilibrio dei conti dello stato, ma dall'altro lato, magari controintuitivamente, attenua sensibilmente il residuo fiscale negativo di quasi tutti le regioni meno sviluppate del paese. Regioni tra le meno economicamente sviluppate del paese come la Puglia o la Campania secondo i CPT non solo si pagano tutte le proprie spese pubbliche da sole, comprese le quote a loro allocate delle spese di difesa o di rappresentanza all'estero, ma contribuiscono anche a coprire parte del disavanzo contributivo. E addirittura la stessa Sicilia è a poca distanza dal riuscire a fare altrettanto. La necessaria conseguenza, sempre se i CPT sono affidabili, è che in Italia da alcuni anni non esiste una vera perequazione non previdenziale. Se i Campani, i Pugliesi od i Siciliani necessitano di una infrastruttura, o un qualsiasi investimento in conto capitale, se lo pagano da soli, né più né meno di Veneti, Toscani o Lombardi.

Derivando per un attimo nuovamente sui conti INPS, sai se le previsioni sono fatte usando lo scenario centrale di previsione per la popolazione dell'ISTAT? Se così fosse, come si tiene conto che quello scenario prevede un saldo migratorio netto di 16 milioni e mezzo di immigrati dal 2014 al 2040? E se non arrivassero?


 Vincesko 24/5/2016 - 22:40

@Alessandro Riolo 

1. Vedo che tieni in non cale le mie obiezioni, fondate sui documenti ufficiali, e continui a basarti fideisticamente (è un vizio di voi neo-liberisti) su ciò che scrisse 2 anni fa Marco Esposito, ma comunque ci sei arrivato anche tu che la cifra di 100 mld, ammesso e non concesso che sia esatta, è fatta in gran parte di Assistenza.

2. Per il resto, la risposta alla tua reiterata preoccupazione sul supposto buco dell’INPS è nella tua omissione (intenzionale?) della mia seconda domanda: “b) gli importi sono al lordo o al netto delle imposte?” Se fai, allora, un altro piccolo sforzo, vincendo la tua “resistenza”, puoi arrivare a capire anche tu che, applicando una rettifica in meno dei costi pari all’ammontare complessivo della componente fiscale (45 mld), che è una partita di giro per l’INPS e i conti pubblici, si ottiene un saldo positivo di una ventina di mld, che è l’avanzo dell’INPS di 20 mld che ho indicato più sopra.

3. Il 70-80% (!) residuo della tua replica non è pertinente con la mia risposta, potevi farne a meno, ma evidentemente – intenzionalmente o inconsciamente – hai sentito il bisogno di fare fumo e rifugiarti in territorio “amico”.

PS: Le previsioni a lungo termine sono esercitazioni accademiche e altamente aleatorie, segui il suggerimento implicito del neo-classico Michele Boldrin: evita di farne o di chiederne.


***


Goofynomics


http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif

Ciao Prof. Io provo a parlare con mi è vicino, il mio titolare ed amico, se.pre votato a sinistra il mio amico consulente, altro a sinistra il suo collega di ufficio con agenzia immobiliare che ha votato tutti ed adesso vota 5S...ma la risposta è sempre quella..se so magnati tutto e il buco dell'INPS ..io ci provo ma la vedo dura!..


http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif

@Giuseppe Grandi
Citazione: “il buco dell'INPS”.
Ti segnalo che, ad un’analisi non superficiale, l’INPS, in quanto Istituto per la previdenza sociale, non ha nessun buco, ma un avanzo.


Note


[1] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[2] XV Rapporto annuale


07 LUG 2016

INPS Istituto Nazionale della Previdenza Sociale - Presentazione del XV Rapporto annuale

MANIFESTAZIONE UFFICIALE | Roma - 11:04. Durata: 1 ora 14 min


[3] IL CASO NOGARIN È IL PROBLEMA DI BOERI: MANCANO REGOLE PER UN DEFAULT PUBBLICO

12 maggio 2016

http://www.glistatigenerali.com/nlclick/6145/1979 


[4] Autonomia del Veneto entro il 2018

16 maggio 2016  lodovico pizzati


[5] Dialogo nel blog Goofynomics su Monti-Fornero e le pensioni. Censura finale ad opera di Bagnai


[6] Maurizio Sgroi  -  04/07/2016

Tesoretto da 30 miliardi per l’Italia grazie al QE

Citazione: " Insomma: pensioni e sanità si confermano essere il buco nero del bilancio dello stato e soprattutto inarrestabili nella loro crescita di costi".

Non so per la sanità, ma per le pensioni l'allarme, per il medio-lungo periodo, è del tutto ingiustificato. Il sistema pensionistico italiano, dopo le 8 riforme dal 1992, è tra i più severi e sostenibili nel lungo periodo. […]


10.05.16



Post collegati:


Il presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua


Analisi quali-quantitativa/24 - Spesa pensionistica



**********



Lettera al presidente dell’INPS Tito Boeri

 
Riporto la lettera che ho inviato il 5 maggio 2015 al presidente dell’INPS, Tito Boeri, sulle riforme pensionistiche Sacconi e Fornero. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.

 

Pensioni

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

Da:

v

05 mag 2015 - 17:44

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

<tito.boeri@inps.it> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

 
Egr. Sig. Presidente Boeri,
 
Sorprende (ma non tanto, visto che tale convinzione errata riguarda supposti esperti come Oscar Giannino, Giuliano Cazzola, Il Sole24 ore, sindacati dei lavoratori, oltre a politici come Salvini) che anche l’INPS – v. Osservatorio sulle pensioni del 30/04/2015, attribuisca alla legge Fornero misure varate da Sacconi.
 
Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011. 

Osservo, inoltre, che le riforme Sacconi (2010 e 2011, oltre a Dini, 1995, e Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita.

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti, a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale. 

Per le prove documentali, v. “Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828986.html   (se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria, provare più tardi). 

Cordiali saluti,

V.

 
 
Documento e articoli collegati:

Osservatorio sulle pensioni

Data pubblicazione: 30/04/2015

L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1°gennaio 2015 e liquidate nel 2014.

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011.

Di contro l’importo medio mensile erogato risulta incostante crescita, passando da 780,14 euro nel 2012 a 825,06 euro nel 2015.

Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.

[L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.]

Vai al documento: Statistiche in breve – Pensioni erogate dall’Inps

Vai all’Osservatorio

Vai al comunicato stampa

 
INDICIZZAZIONE DELLE PENSIONI: QUANDO LA CONSULTA PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE
LA CORTE COSTITUZIONALE NON RISPETTA UNA REGOLA IMPORTANTISSIMA, CHE ESSA STESSA SI È DATA MENO DI TRE MESI FA
Terzo editoriale per la Nwsl n. 343, 4 maggio 2015.
http://www.pietroichino.it/?p=35569
 
Pensioni, la Corte costituzionale ha ragione?
04-05–2015  Nicola C. Salerno
http://www.formiche.net/2015/05/04/pensioni-la-corte-costituzionale-ha-ragione/
 
Pensioni post Consulta, cosa può fare il governo
04-05-2015  Giuliano Cazzola
http://www.formiche.net/2015/05/04/pensioni-post-consulta-cosa-puo-il-governo/


Questo video si potrebbe intitolare "Elsa Fornero, la coraggiosa millantatrice". Lucia Annunziata intervista Elsa Fornero, la quale, tranne un solo riferimento ai 10.000 esodati di Sacconi (L. 122/2010, art. 12), sembra attribuirsi tutte le misure pensionistiche varate. Assumendo coraggiosamente la paternità (o maternità) di quasi tutte le misure impopolari, millanta il merito del riequilibrio, anche se nel lungo periodo, della spesa pensionistica, analogamente a quanto fece il premier Monti con il risanamento dei conti pubblici (cfr. La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756061.html oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/05/la-macroscopica-mistificazione-pro.html e, ad integrazione, Il Prof. Mario Monti, il millantatore  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764086.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-prof-mario-monti-il-millantatore.html).

 
In ½ ora 10-05-2015
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2015-05-10&ch=3&v=513154&vd=2015-05-10&vc=3
 


********** 

http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-al-presidente-dellinps-tito_11.html



  

La spesa pubblica non va tagliata


Descrizione: Stefano Fassina

Stefano Fassina
Viceministro dell'economia
La spesa pubblica non va tagliata
Pubblicato: 16/10/2013 17:08
http://www.huffingtonpost.it/stefano-fassina/la-spesa-pubblica-non-va-tagliata_b_4108643.html?utm_hp_ref=italy
 
 
DEDICATO AI DISINFORMATI/DISINFORMATORI ED AGLI SCETTICI. 
Facciamo parlare LE CIFRE.

Sono d’accordo, questa volta, col Sottosegretario Stefano Fassina (sull’abolizione dell’IMU, invece, hanno calato le brache, ed ora si vedono le conseguenze, ampiamente previste). 
1. La spesa pubblica primaria: a) non è aumentata affatto; b) essa è in linea con UE27, anzi inferiore alla media; e c) va riqualificata (ad es. introducendo l'RMG e destinando fondi congrui all'edilizia sociale, enormemente inferiori alla media UE27, entrambe misure anti-crisi indispensabili).
2. Sono cresciuti gli interessi passivi, che, secondo la Banca d’Italia, alimentano da 20 anni la crescita del debito pubblico.
3. La spesa pubblica primaria non va ridotta in un periodo di recessione, sarebbe esiziale, ma semmai aumentata, finanziandola con un prelievo fiscale ordinario/straordinario sul decile più ricco delle famiglie, a bassa propensione al consumo (imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota per co-finanziare misure di welfare, e prestito forzoso di 150-200 mld su una platea selezionata, per la riduzione celere del debito pubblico e dei correlati, ingenti interessi passivi, v. proposte già sul tavolo).

Spesa pubblica primaria.
Traggo dalle tabelle comparative UE27 della spesa pubblica primaria (e, tanto per parlare di spesa pensionistica, della Spesa primaria per Protezione sociale) elaborate dalla RGS.
Noto che la spesa pubblica italiana è allineata a quella degli altri Paesi (è sotto la media UE27); così pure la spesa sociale, ma non quella pensionistica, ma – attenzione! – prima delle riforme Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011). Poiché i cospicui risparmi della spesa pensionistica intervenuti dal 2011 per effetto delle riforme Damiano (2007) e Sacconi, ai quali si stanno ora aggiungendo quelli dovuti alla riforma Fornero, non sono rimasti nel capitolo della spesa sociale, presumo ci sarà in futuro un disallineamento (in meno) rispetto agli altri Paesi.

Ragioneria Generale dello Stato
LA SPESA PUBBLICA IN EUROPA: ANNI 2000-2011
Paesi 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Tavola II – Spesa pubblica primaria: incidenza percentuale sul PIL – anni 2000-2011
Italia 39,6 41,4 41,5 43,0 42,7 43,2 43,9 42,7 43,5 47,3 45,9 45,1 +5,5
Germania 41,9 44,5 44,9 45,5 44,2 44,1 42,4 40,7 41,3 45,5 45,2 42,8 +0,9
Spagna 36,0 35,6 36,2 36,0 36,9 36,6 36,8 37,6 39,9 44,5 44,4 42,7 +6,7
Francia 48,8 48,7 49,9 50,6 50,5 50,9 50,4 49,9 50,4 54,4 54,2 53,4 +4,6
Unione Europea (27) 41,2 42,7 43,4 44,2 44,0 44,0 43,6 42,9 44,3 48,5 47,9 46,25,0
Tavola 10 – Spesa primaria per Protezione sociale: incidenza percentuale sulPIL
Italia 17,4 17,2 17,6 17,9 17,9 18,0 18,0 18,1 18,7 20,4 20,4 20,5
Germania 21,0 21,0 21,2 21,7 21,3 21,3 20,5 19,4 19,3 21,2 20,5 19,6
Spagna 13,1 12,8 13,0 13,0 13,0 12,9 12,9 13,1 14,1 16,3 17,0 16,9
Francia 20,5 20,4 20,8 21,4 21,4 21,5 21,9 21,7 22,1 23,9 23,9 23,9
Unione Europea (27) 0,0 0,0 18,2 18,5 18,3 18,2 17,9 17,6 18,0 20,0 19,9 19,6
http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-per-1/La-spesa-pubblica-in-Europa/La_spesa_pubblica_in_Europa2000-2011.pdf
link sostituito da:
http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Analisi_e_valutazione_della_Spesa/La-spesa-pubblica-in-Europa/La_spesa_pubblica_in_Europa2000-2011.pdf

CONCLUSIONE
Premessa: dalla notte dei tempi, esiste una lotta tra forti (pochi) e deboli (molti), tra ricchi (pochi) e poveri (molti). Anche quella in corso s’inscrive in questo solco, aggravata dal fatto che viviamo una trasformazione epocale, che ha causato e causerà molte vittime. I forti/ricchi sono un’esigua minoranza, ma riescono a dettare legge, perché a) dispongono di enormi risorse finanziarie; b) controllano i media; c) influenzano i facitori delle leggi; d) hanno al loro servizio utili idioti ben retribuiti; e) non fanno mai l’errore di dividersi contro i “poveri”; ed f) possono contare su milioni di UTILIIDIOTI poveri che si dividono tra loro, fanno AMMUINA o li appoggiano gratuitamente.


Detto questo, tralasciando l’ambito UE, dov’è la soluzione della crisi, veniamo al caso italiano, fissando solo alcuni punti: a) nella scorsa legislatura, per sanare i conti pubblici, sono state varate manovre correttive per ben 330 mld (4/5 da Berlusconi e 1/5 da Monti); [1] b) gran parte di questi miliardi sono stati addossati in modo iniquo – in particolare da Berlusconi - sui “poveri”;c) ora i conti pubblici sono quasi a posto e l’Italia presenta il miglior dato sia di avanzo primario che di rapporto defict/PIL; [2] d) il debito pubblico, invece, è ulteriormente cresciuto, per varie ragioni, ma soprattutto per il peso degli interessi passivi (come succede da 20 anni); [2] e) la spesa pubblica primaria è in linea con UE27, essa non va quindi ridotta (sarebbe esiziale in recessione), ma riqualificata, eliminando i disallineamenti con UE27; f) come, appunto, spendendo di più per gli ammortizzatori sociali (in particolare, RMG ed edilizia sociale, che non sono una carità, ma la quintessenza di uno Stato solidaristico), che devono essere finalmente universali; g) il sistema pensionistico, dopo le varie riforme, è tra i migliori per l’equilibrio finanziario per i prossimi decenni in UE27; [2] 

h) ciò che manca ora è far ripartire i consumi interni e quindi la crescita economica e quindi l’occupazione, attraverso una redistribuzione di reddito dai ricchi, con bassa propensione al consumo, ai poveri, con alta propensione al consumo; i) quindi, sia per equità, sia perché ora sono i soli ad avere i soldi, le risorse vanno prese ai ricchi (il decile o la metà del decile più ricco delle famiglie); [2] e l) vanno intraprese e/o continuate azioni forti ed efficaci per realizzare 2 riforme strutturali: 1) quella nevralgica della PA (aumentandone l’efficienza e diminuendo la corruzione); [3] e 2) in questo ambito, in particolare quella della giustizia civile.

[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
[2] Piano taglia-debito per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html
[3] Sei misure da adottare contro la crisi e per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2767761.html
 
 
Post e articoli collegati:

AQQ/24 - Spesa pensionistica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783015.html
Dialogo su Grillo, i dipendenti pubblici, la spesa pensionistica, il PD ed altro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2785739.html

Tagli alla spesa pubblica? Una vecchia ricetta
Stefano Perri, Riccardo Realfonzo - 01 Aprile 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/tagli-alla-spesa-pubblica-una-vecchia-ricetta/

 

Dialogo su Grillo, i dipendenti pubblici, la spesa pensionistica, il PD ed altro

 
Grillo e quella casta di 25 milioni di italiani
Pubblicato da keynesblog il 29 maggio 2013 in EconomiaibtItalia
http://keynesblog.com/2013/05/29/grillo-e-quella-casta-di-25-milioni-di-italiani/
 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/ef35936ed3cc1bc5534ef45b3d373c6b?s=48&d=identicon&r=G.g.e.o. 29 maggio 2013 alle 16:13

A ben pensarci di Italie ne esistono di più.
Una di serie A: quella dei grandissimi privilegiati. Ne fanno parte i “poteri forti” che manipolano l’elettorato con lo strumento di una democrazia malata. Quindi: banche (che usano raccolta pubblica e signoraggio per finanziare operazioni finanziarie), grandi imprese (che ottengono gli appalti per le grandi opere come TAV, G8, F-35, eccetera), interi settori industriali fortemente beneficiati (farmindustria) o grandissime aziende (vedi ILVA che ha eluso finora i doveri di conformarsi alle norme vigenti, ammazzando non si sa quanti tarantini, con l’evidente complicità di un sindacato che ha guardato sistematicamente altrove).
Una di serie B: quella dei privilegiati. Ne fanno parte svariate categorie professionali che godono di leggi e regole astruse che elargiscono privilegi e/o limitano la libertà del sistema economico ed impediscono ad esso di allocare efficientemente le risorse. Quindi: notai (inutili ma costosissimi, in altri Paesi al loro posto si usano moduli prestampati ed impiegati pubblici), avvocati, commercialisti, farmacisti, giornalisti, eccetera; oltre, naturalmente, ai politici ed ai grandi manager di Stato.
Una di serie C: quella dei pubblici imiegati di livello medio e basso e degli impiegati del privato protetti sindacalmente, che fanno più o meno bene il loro lavoro, sono in linea di massima utili ed anche se non lo sono ricadono nell’ambito di una fisiologico e necessario assistenzialismo.
Una infine di carne da macello: quella che Grillo definisce “di serie B”.

Il punto è che gli elettori “di serie C” non si rendono conto che tra poco toccherà anche a loro. Anzi: già ci siamo, vedi la riforma Fornero o gli scatti di anzianità non riconosciuti. I veri privilegiati (“serie A” e “serie B”) li usano come scudo, parlano di difesa dei “diritti acquisiti” per indurli a votare per il mantenimento dello status quo; quando in realtà l’Italia “di serie C” ha tutto da perdere e niente da guadagnare dallo status quo, essendo mantenuta ad un livello di triste sussistenza che probabilmente cambierebbe significativamente in meglio in un sistema equo. Esempio: le pensioni al minimo sono da fame, quelle (spesso multiple) degli ex manager di Stato sono invece ricchissime nonostante non siano stati versati contributi adeguati; logica vorrebbe che venisse posto, anche retroattivamente, un tetto alle pensioni “retributive” e parte di quanto risparmiato venisse usato per innalzare quelle minime a livelli decenti. Così come logica vorrebbe che le spese che oggi foraggiano la “serie A” venissero sottoposte a revisione, eliminate laddove non superassero la prova di una seria analisi di costi e benefici e con i risparmi venissero tagliate le tasse.

Insomma: a mio avviso la vera sfida per Grillo ed il M5S consiste nel far capire questo agli “Italiani di serie C” e stringere con loro una nuova alleanza per rovesciare l’Italia dei privilegiati “di serie A” (che deve sparire) e “di serie B” (i cui appartenenti vanno ricondotti ai livelli che competono alla loro reale utilità sociale tramite eradicazione dei privilegi fin qui goduti).

Impensabile, ovviamente, che a fare questo siano i politici degli stessi partiti che hanno fin qui costruito la situazione attuale; primi fra tutti, PD (per quanto riguarda soprattutto la “serie A”) e PDL (per quanto riguarda soprattutto la “serie B”).

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 29 maggio 2013 alle 21:28

Bel commento. Tranne per le responsabilità, in particolare che il PD, che è nato nell’ottobre 2007, abbia “costruito” la Serie A.
Negli ultimi 12 anni il Csx ha governato, con una esigua maggioranza al Senato, per appena 22 mesi, con l’ottimo (sulla base dei dati) 2° governo Prodi, anche – nonostante quanto di solito si affermi – sotto l’aspetto fiscale e redistributivo.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 29 maggio 2013 alle 16:51

5 osservazioni:

1) Riduzione dei dipendenti pubblici.
La riduzione del numero dei dipendenti pubblici è cominciata (dopo la crisi della Grecia) sotto il governo Berlusconi-Tremonti: il DL 78/2010 tagliò del 50% il numero dei lavoratori precari e congelò il rinnovo contrattuale..

2) Blocco delle pensioni.
Idem come sopra, con l’aggravante del rinvio del pensionamento: di un anno per tutti (anche disoccupati, inattivi o in mobilità eccedenti 10 mila unità) e di 6 anni per le lavoratrici pubbliche.

3) Numero dei pensionati.
Le pensioni sono complessivamente 16,5 milioni; poiché un terzo dei pensionati percepisce 2 o più pensioni, se ne deduce che il numero dei pensionati è inferiore a 14 milioni.

4) Spesa pensionistica.
“AQQ/24 – Spesa pensionistica” 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783015.html
La tabella che segue è ricavata dai dati diffusi dall’INPS sulla distribuzione delle pensioni per fasce di importo.
(Dati ISTAT 2010)
La distribuzione percentuale della spesa pensionistica è la seguente (ciascun pensionato può prendere 2 o più pensioni [*]):
……………………N. Pensionati………..% spesa
Meno di 500€…..…..….14,4%……………..4,65%
500-1.000€……………..31,0%…………….18,01%
1.000-1.500€………..…23,5,%……………23,40%
1.500-2.000€………..…14,5,%……………20,45%
Sopra 2.000€………..…16,5%…………….33,49%

Rispetto alla spesa totale, che ammonta (al lordo di oltre 40 mld di imposte, che è una mera partita di giro) a 258,5 miliardi di €, per un totale di 16 milioni e 500 mila pensioni:
1) Il 45% (7 milioni e 425mila pensionati) che sta sotto i 1000 € assorbe solamente il 22% (58.558.500.000€) della spesa totale. 2) Per contro, i pensionati sopra i 2000 €, pari al 16,5 % del totale, per una spesa di 86.578.250.000€, assorbono il 33,49% della spesa totale.
Tale distribuzione sperequata è ancora più marcata se si scorpora il dato relativo alle donne. “Analizzando le differenze di genere in funzione delle classi di reddito pensionistico mensile emerge – in linea con quanto finora osservato – la maggiore concentrazione degli uomini nelle classi di reddito più elevate. Il 24,1% dei pensionati percepisce, infatti, un reddito mensile superiore ai 2.000 euro, assorbendo il 47,7% della spesa pensionistica destinata agli uomini; solo il 9,9% delle donne percepisce tali livelli di reddito, per una spesa complessiva pari al 24,8% (Tavola 2). Nella classe di reddito più elevata, che raccoglie i beneficiari di trattamenti superiori ai 3.000 euro mensili, le differenze sono ancora più marcate: le donne sono solo il 2% del totale, pari a una spesa complessiva del 7,6%, contro il 7,6% osservato tra gli uomini, pari al 22,1% di spesa”.

5) I figli‘ pubblici’ ed i figliastri ‘privati’.
Il numero dei dipendenti pubblici è in linea con gli altri Paesi; quello che differisce è la “performance”.
Ciò che non è accettabile è il fatto che negli ultimi 30 anni i dipendenti pubblici siano trattati come “figli” e i dipendenti privati come “figliastri”.
Una volta (fino agli anni ’70), i privilegi dei dipendenti statali rispetto a quelli privati (non licenziabilità, orari ridotti e scarso impegno nel lavoro) erano compensati da più bassi stipendi. Ora anche gli stipendi sono più alti.
Negli ultimi anni, c’è stata una diminuzione di circa 300 mila dipendenti pubblici, agendo sul turnover, che si aggiunge al blocco delle assunzioni da almeno una decina d’anni.
Nonostante questo, almeno in alcune Regioni (es. Sicilia, Campania, Calabria) ed in alcuni comparti della P.A. (ad esempio, Sanità campana o calabrese o siciliana; dipendenti Enti locali Sicilia), c’è una sovrabbondanza di personale, immesso per far fronte non alle necessità dei servizi da erogare ai cittadini, ma per diminuire la disoccupazione, e non premiando i meritevoli, ma per la più parte sulla base di raccomandazioni, dividendo tra figli e figliastri.
Allora, si dovrebbe essere d’accordo con me che lo Stato, cioè noi tutti, come un buon padre di famiglia, anziché privilegiare, poniamo ad esempio, 100 mila persone sostenendo un costo di 2.000 ciascuno x 13 mensilità x 100.000 = 2,6 miliardi, provveda a pagare il reddito di cittadinanza – opportunamente disciplinato – di 500 € a 520.000 persone disoccupate.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 30 maggio 2013 alle 00:40

Errata corrige:
16,5 milioni sono il numero complessivo di pensionati.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/eedd6bcb64a187d3bee7d210f9bcf99a?s=48&d=identicon&r=Gmichele 31 maggio 2013 alle 12:14

daccordo!

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/2551a511bb16074384e76b07876f30d1?s=48&d=identicon&r=Gmarco 31 maggio 2013 alle 10:17Risposta

La cosa assolutamente più buffa è che questo post, anche avendo lo scopo di smentirlo, non fa altro che dare ragione a Grillo. Ok il punto di vista è differente ma si arriva esattamente alla stessa conclusione…ovviamente ci sono ombrre e luci e non è tutto così limpido come dice Grillo ma è impossibile nascondere una verità palese.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b5f8c57c2b519efb3737b8585b8e343c?s=48&d=identicon&r=Gclaudio 31 maggio 2013 alle 11:48

non e vero che si arriva alla stessa conclusione grillo ha il merito di avere posto dei problemi reali che complessivamente esistono quindi fin qui bene ma il problema sta nel fatto che grillo non solo non ha gli strumenti per poter intervenire positivamente su tali squilibri,ma addirittura cada in contraddizione rispetto a quello che lui stesso dice.infatti grillo dice delle cose per poi smentirle lui stesso dopo un po’ esmpio parla di reddito di cittadinanza ,poi di reddito minimo garantito poi ancora che questo sarebbe solo per chi perde il lavoro eccora non so’ ma non credo che il reddito garantito nell’attuale situazione sia possibile e se questa puo essere definita politica keineisiana (non è mio compito saperlo)ma mi sembra che il problema che pone il keinesismo e quello della domanda pubblica di beni (quindi intervenire con risorse pubbliche dal lato dell,offerta)questo mi sembra aver capito di keynes…grillo ha ragione quanto dice che deve ripartire l,economia reale ma torto quando non dice comefarla ripartire inoltre cade in una contraddizione madornale quando dice che fara’ il referendum tra un anno sull’euro ..(senza nemmeno sapere se questo e possibile)non so’ se fosse ancora vivo keynes se gli avrebbe risposto tra un anno chissa se siamo ancora vivi…il problema di grillo e che parla poco ed ha una solo fonte che lo indirizza.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 31 maggio 2013 alle 12:14

Se è lecito, Grillo è un buffone ignorante alle prese con un compito molto più grande di lui (il secondo che ci tocca sopportare in 20 anni…).
Come rivelò la moglie quando egli voleva fare il segretario del PD senza neanche essere iscritto, è uno entrato in politica perché si annoiava.
Due buffoni ignoranti leader politici sono troppi, speriamo si annoi presto e sparisca in fretta, portando con sé anche l’altro, ché abbiamo già tanti problemi. Amen.

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/62aaf598fe468470129562b85a9a9336?s=48&d=identicon&r=GFabio 31 maggio 2013 alle 11:15

L’unico che parla di interventi di matrice keynesiana in Italia è proprio Grillo tanto dileggiato in questo blog… reddito di cittadinanza, interventi massicci sul welfare e defiscalizzazione delle imprese… ma questo è un blog pro-keynes o contro keynes? Poi se ci vogliamo prendere in giro facciamolo pure, ma non me lo doveva spiegare di certo Grillo che il posto fisso nella P.A. in Italia è un lavoro più ambito che diventare imprenditore e aprire una partita IVA? Vogliamo dire che non è vero? Sono un imprenditore di 33 anni e tutti i miei amici e conoscenti della mia età che lavorano nel pubblico si sono comprati casa o se la stanno comprando… io non riesco neanche ad andare in affitto per nonl icenziare i miei 11 dipendenti… forse tornerò a vivere da “mammà” od emigrerò all’estero sicuramente starò meglio con i tedeschi che con i “teniamo famiglia” italioti!

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 31 maggio 2013 alle 12:41

A titolo informativo, le proposte da te citate sono da tempo tutte contenute nel programma del PD.
Per la precisione, il reddito di cittadinanza è una proposta del centrosinistra da ben prima che nascesse M5S. Tra i primi ad attuarlo è stata la Regione Campania nel 2004 (amministrazione Bassolino), seconda Regione e ultima, la Regione Lazio nel 2010 (amministrazione Marrazzo).
Ma è un problema di risorse (i disoccupati sono quasi 3 milioni e gli inattivi ben 14 milioni, per la più parte al Sud e donne), per il cui reperimento (è lì il difficile) occorrerebbe:
- chiederle agli unici che ora ce le hanno: il 10% delle famiglie più ricche, soprattutto attraverso un’imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso di almeno 150 mld;
- riqualificare la spesa pubblica, riducendo la corruzione e le inefficienze.
Vasto programma…

Segnalo:

Reddito minimo garantito: come funziona
15.03.13
Che cos’è il reddito minimo garantito da istituire per dare un sostegno ai più poveri? E in che cosa si differenzia dal reddito di cittadinanza proposto dal M5s? Il primo è finanziariamente sostenibile, il secondo no. Vediamo in questo Dossier il confronto ospitato da lavoce.info.
http://www.lavoce.info/wp-content/uploads/2013/03/dossier-rmg1.pdf

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/62aaf598fe468470129562b85a9a9336?s=48&d=identicon&r=GFabio 31 maggio 2013 alle 13:13

Verissimo quello che dice, le vorrei però chiedere dove era il PD quando fu promulgata la legge Biagi? Dove era il PD quando molti fondi per scuole e ospedali pubblici furono girati ai privati? Dove era il PD quando il 10% di quelle famiglie ricche licenziava gli italiani e portava le fabbriche all’estero? Dove era il PD quando Monti mandava i suoi scagnozzi dell’agenzia delle entrate a intimidire le imprese private? Dove era il PD quando Caltagirone, Mezzaroma etc, se ne infischiavano dei piani regolatori e costruivano case gonfiando i costi fregandosene dell’ edilizia popolare? Dove era il PD quando i megamanager strapagati facevano fallire aziende pubbliche e municipalizzate creando dei buchi di bilancio incolmabili? Questo le sembra keynesiano? Questo le sembra responsabile? Questo le sembra accettabile?

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 31 maggio 2013 alle 13:35

Replica non pertinente: l’oggetto della discussione erano le proposte di Grillo.
Comunque osservo che: 1) il PD è nato nell’ottobre del 2007; e dalla mescolanza di cose diverse, talvolta (v. i diritti civili) persino opposte; 2) non è perfetto, come tutte le cose umane inclusi i partiti politici; 3) anche io sono critico su ciò che fa o che non fa; 3) di solito tra il dire (il programma) e il fare (varo delle norme e degli atti concreti) dei partiti e dei politici, incluso M5S come si vede a Parma, c’è il mare. Nostro compito di cittadini-elettori è proprio quello di ridurre l’ampiezza di questo mare, stanando, smascherando e punendo i pifferai e buffoni, gli incompetenti e  disonesti.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/a397b741ee47c1caae70ebc06176d5e0?s=48&d=identicon&r=GIvrelia 1 giugno 2013 alle 01:18

Sì, PD che c’avesse mai provato a far qualcosa. È inutile dire che è da tanto che il PD promette le stesse cose del M5S se in anni non l’ha mai fatto! Vi date la zappa sui piedi da soli! L’unica cosa che è stato capace di fare quel Prodi è stato l’indulto… l’indulto!!!

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 1 giugno 2013 alle 15:34

Sei affatto disinformata sul 2° governo Prodi, come milioni di altri Italiani, parecchi purtroppo anche di Csx (ma l’accenno all’indulto – che detto per inciso, visto che lo ignori, fu una legge di iniziativa non del governo ma parlamentare per rispondere ad una richiesta solenne del papa, approvata dai 2/3 del Parlamento, anche da FI e UDC – mi porta a ipotizzare che tu sia di Cdx), vittime della forsennata propaganda dei media di destra contro Prodi. Grave per una che non solo frequenta blog economici come questo, ma ci scrive anche e per giunta s’impanca a maestrina e censora degli altri. Cerca di vincere il tuo pregiudizio e informati meglio.
Ripeto: il PD è nato nel 2007 e non è mai stato al governo. Il governo Letta è appena all’inizio, a me non piace perché condizionato da Berlusconi, lo giudicherò dagli atti concreti. Qual è il tuo partito e il giudizio su di esso?
PS: la sovrabbondanza di punti esclamativi è un brutto indizio, datti una calmata.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/a397b741ee47c1caae70ebc06176d5e0?s=48&d=identicon&r=GIvrelia 1 giugno 2013 alle 15:50

ahahahahah certo, certo, andiamo sul puntiglio perché è quello che è importante. IL PD c’era, col cavolo che ha fatto la legge sul conflitto d’interessi di cui tanto parlava e poco importano i motivi che lo hanno portato: ci siamo ritrovati l’indulto quando c’erano loro. Avessero fatto qualcosa di buono, avremmo anche potuto interessarci sui puntigliosi motivi della presenza dell’indulto… ma non sono stati capaci di fare nulla. Di provarci almeno.

Mettiamo comunque il caso che sia davvero disinformata, io sono una di quelle persone che ha votato PD e che ne è rimasta fortemente delusa, schifata… Com’è che MILIONI (come dici) d’italiani sono tanto disinformati e stanchi del partito che difendi tanto? Sempre tutta colpa solo e soltanto di Berlusconi e della sua propaganda? Il PD è così innocente e puro, lontano da ogni tipo di corruzione?

Sai qual è il problema degli elettori/difensori del PD? Che credono ancora, erroneamente, che il male sia rappresentato unicamente da Berlusconi, quando morto Berlusconi se ne fa un altro, quando differenze fra questi vecchi politici, a qualsiasi partito appartengano, non ce ne sono.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/ec8b351403fe7f7b0f7841cdfd8de685?s=48&d=identicon&r=Ggiovanni 4 giugno 2013 alle 01:45

“l’unico parla di interventi di matrice keynesiana in Italia è proprio Grillo”
keynes NON diceva “affamiamo i pensionati per dare l’elemosina ai disoccupati”, diceva tassiamo chi ha davvero i soldi per pagare buone pensioni e buoni sussidi ai disoccupati (o al limite facciamo tanti lavori pubblici pur di farli lavorare, chè un disoccupato che sta per anni a far niente che faccia la fame o meno è comunque uno spreco).
“tutti i miei amici e conoscenti della mia età che lavorano nel pubblico si sono comprati casa o se la stanno comprando”
e poi c’è la marmotta che incarta la cioccolata. Io nel pubblico ci lavoro da 10 anni, ne ho 35 e prima dei 40, pur risparmiando quasi tutto, stando ancora coi miei, non mi potrò permettere nemmeno un monolocale. Voglio proprio vedere tutta questa gente che con 1300 euro a 30 anni si può comprare casa….

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/62aaf598fe468470129562b85a9a9336?s=48&d=identicon&r=GFabio 31 maggio 2013 alle 13:46

@Vincesko

Forse ha ragione, sono andato un pò off-topic, ma tutto quello che c’è nel programma del PD viene smentito dai fatti. Nulla è stato fatto per venire incontro agli strati più deboli della società, nulla è stato fatto per pervenire questa situazione! Il PD non può parlare di reddito minimo garantito senza garantire il lavoro!

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 31 maggio 2013 alle 17:44

Il PD è nato nell’ottobre del 2007 e non ha mai potuto attuare il suo programma. Non lo ha potuto fare col governo Monti, né lo potrà fare ora, condizionato dal PDL, col governo Letta.
Sarebbe stato interessante vedere all’opera un governo Bersani appoggiato da SEL e M5S, ma Grillo, checché ne dica ora, non ha voluto.
Per quel che vale, anche io, che voto da 40 anni PCI-PDS-DS-PD, sto aspettando il PD alla prova dei fatti, delle scelte concrete, soprattutto dopo
“L’agguato dei 101 traditori del PD”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2779648.html

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b5f8c57c2b519efb3737b8585b8e343c?s=48&d=identicon&r=Gclaudio 31 maggio 2013 alle 19:00

ci vuole veramente coraggio a difendere questo pd che e democratico solo nel nome ricordo al sig vincesko che se grillo a potuto vendere le sue chiacchere ,e spacciarlo per oro colato e stato propio per la mancanza di un vero partito democratico per favore il pd e indifendibile….ormai lo sanno tutti che il pd e il partito piu esposto nei confronti del capitale finanziario…e che grazie ad esso berlusconi ha potuto avere il suo salvacondotto….

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 31 maggio 2013 alle 20:35

Il PD ha ereditato la maledizione del PCI. Scalfari scrisse molti anni fa a proposito dei comunisti: qualunque cosa facciano per emendarsi, per i moderati italiani è sempre insufficiente, devono solo scomparire.
Io non sto difendendo il PD aprioristicamente, espongo soltanto fatti, inoppugnabili, almeno per chi non è accecato dal pregiudizio.

Che tutti sappiano che il PD sia “il partito più esposto nei confronti del capitale finanziario” è falso: io non lo so. Se ti riferisci a MPS, la banca più antica del mondo, quindi molto più vecchia del PD, che è nato nel 2007, esso è un esempio del disfunzionamento e della potenziale degenerazione del sistema bancario basato sulle fondazioni, che coinvolge tutti i partiti forti a livello locale. Chiedi alla Lega Nord. Pure il Vaticano ha una banca. Anche in Germania pare funzioni nello stesso modo per le casse locali.
Sul salvacondotto per SB, è vero – lo ha ammesso anche D’Alema – per il 1996-2001. E’ falso invece per il 2° governo Prodi, poiché non c’era la maggioranza, dal momento che Mastella, i cui voti erano determinanti al Senato, dichiarò pubblicamente che non avrebbe mai votato la legge (togliere le 2 X):
cfr. XX
http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=1&ved=0CBUQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.festivalbluespiacenza.it%2Fdownload%2F070517_prima_Libert%C3%A0.pdf&ei=6SpgTLDYIpipsQa8_NSOCA&usg=AFQjCNFH68rJShsNfCyEhIh0Sh7-qRHSRw .

Di grazia, mi fai un solo esempio di partito – in Italia o nel mondo – davvero democratico? Certissimamente non lo è il PDL. Certissimamente non lo è M5S. Sono certo neppure il tuo, se ne hai uno. Anzi, dimmi qual è, così ti faccio le pulci. Se no, è troppo comodo.
Non esistono partiti davvero democratici. Io ho esposto ciò che penso dei partiti e del PD qui:
“Fabrizio Barca e la rottamazione gentile del PD”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2779102.html

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/a397b741ee47c1caae70ebc06176d5e0?s=48&d=identicon&r=GIvrelia 1 giugno 2013 alle 15:59

Il M5S non ha mai voluto dare alcun appoggio al PD (a ben ragione), ma il PD stesso non ha fatto nulla per provare a ricevere un appoggio: l’interesse del partito era prettamente di convenienza.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 1 giugno 2013 alle 22:49

Anche i bambini over 5 anni, che, seguendo l’evoluzione psicologica normale, sono passati dal principio del piacere al principio di realtà, hanno capito che a non volere l’accordo PD-M5S è stato il buffone ignorante Grillo. Il quale, non più tardi di 2 giorni fa, ha invitato i parlamentari M5S favorevoli all’accordo col PD ad accomodarsi alla porta. Perché? Semplicemente perché, come tutti gli incompetenti, non sapendo che cosa fare e per paura di sbagliare, è condannato all’inazione.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/a397b741ee47c1caae70ebc06176d5e0?s=48&d=identicon&r=GIvrelia 2 giugno 2013 alle 17:12

Rileggi bene: “Il M5S non ha mai voluto dare alcun appoggio al PD (a ben ragione), ma il PD stesso non ha fatto nulla per provare a ricevere un appoggio: l’interesse del partito era prettamente di convenienza.”
Dov’è che avrei detto che Grillo voleva dare appoggio al PD?

Ho però aggiunto che lo stesso PD non ha fatto NULLA per chiedere un appoggio… Ad esempio accettare subito le richieste che Grillo gli ha lanciato per provocazione. Mi sa che ti sei perso i tanti “Bersani firma qui”! Se l’avessero voluto davvero, l’appoggio, avrebbero dovuto come MINIMO mostrarsi disponibili nell’accettare qualche punto. Capisco che c’avete il prosciutto sugli occhi, però negare l’evidenza così…

Grillo, il M5S e gli elettori del M5S non hanno mai voluto un accordo col PD e non hanno mai detto il contrario perché per loro sono tutti un branco di iene uguali, PD, PDL, SEL o altro che siano. I dissidenti elettori del movimento che avrebbero voluto un accordo col PD non sono altro che ex elettori del PD delusi, che non hanno riflettuto a fondo sul movimento e su quel che rappresenta e che se il movimento non ci fosse stato, non avrebbero dato il voto a nessuno. Sono anche quelli che pensano che Berlusconi sia l’unico male dell’Italia.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 2 giugno 2013 alle 17:54

Sei poco lucida. Di grazia, dove avrei scritto che tu hai “detto che Grillo voleva dare appoggio al PD”?
Tutti quelli che sovrabbondano in punti esclamativi (indignati in servizio permanente effettivo, di cui – come suggerisce opportunamente Raffaele La Capria – è meglio diffidare) di solito sono poco lucidi, forse perché hanno la testa occupata da “elementi perturbatori”): tu non sei un’eccezione. Datti una calmata, rileggi tutto d’accapo e non proiettare sugli altri i tuoi (vostri) difetti, ché gli altri ne hanno già abbastanza, di difetti.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/a397b741ee47c1caae70ebc06176d5e0?s=48&d=identicon&r=GIvrelia 2 giugno 2013 alle 21:48

Ti cito per risponderti “Anche i bambini over 5 anni, che, seguendo l’evoluzione psicologica normale, sono passati dal principio del piacere al principio di realtà, hanno capito che a non volere l’accordo PD-M5S è stato il buffone ignorante Grillo.”
Bisogna rileggere anche quello che si è scritto di tanto in tanto… La poco lucida non sono certo io ^^ Poi nel mio ultimo post di punti esclamativi ne conto uno :O Forse non stavi parlando con me e il fatto di essere poco lucido ti ha maggiormente confuso. Fai prima pace col cervello e poi torna a conversare, se ti va.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 3 giugno 2013 alle 00:00

Lo vedi che sei poco lucida? Non c’è scritto che tu hai “detto che Grillo voleva dare appoggio al PD”. Se non l’hai capito, la frase sui bambini over 5 anni era riferita a te, che (cfr. commenti precedenti) – come capita a chi ha qualche problema col principio di realtà – hai dato la colpa – e continui – del mancato accordo NON a Grillo ma al PD, che non avrebbe fatto nulla per… meritarselo. Che è un’altra balla sesquipedale smentita dai dati della realtà, perché – com’è noto – Bersani ha proposto non uno, ma ben 8 punti, ricalcati sul programma di M5S. Vista l’inutilità evidente, considero chiuso il nostro “dialogo”… tra sordi.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/a397b741ee47c1caae70ebc06176d5e0?s=48&d=identicon&r=GIvrelia 3 giugno 2013 alle 12:29

Sìsì…Rileggi meglio… balla… 8 punti… smentite… Se per 20 il PD non ha concluso nulla, è anche per l’atteggiamento di continuare a negare l’evidenza, di dire una cosa per un’altra di quelli che ne fanno parte e dei relativi elettori.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/a397b741ee47c1caae70ebc06176d5e0?s=48&d=identicon&r=GIvrelia 3 giugno 2013 alle 12:30

Sìsì…Rileggi meglio… balla… 8 punti… smentite… Se per 20 anni il PD non ha mai concluso nulla, è anche per l’atteggiamento di continuare a negare l’evidenza,di dire una cosa per un’altra di quelli che ne fanno parte e dei relativi elettori.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/ec8b351403fe7f7b0f7841cdfd8de685?s=48&d=identicon&r=Ggiovanni 4 giugno 2013 alle 01:51

“Scalfari scrisse molti anni fa a proposito dei comunisti: qualunque cosa facciano per emendarsi, per i moderati italiani è sempre insufficiente, devono solo scomparire.”
Scalfari non ha avuto il coraggio di trarre la debita conclusione di quel discorso: dei moderati che vogliono che un partito sostanzialmente socialdemocratico (perchè questo era il PCI, al di là del nome) scompaia, semplicemente NON sono moderati, sono di destra, e nemmeno tanto moderata (tant’è vero che votano uno che esalta Mussolini molto di più dei suoi ex-alleati missini!).

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b5f8c57c2b519efb3737b8585b8e343c?s=48&d=identicon&r=Gclaudio 1 giugno 2013 alle 02:06

vorrei sapere da te visto che aspiro a non essere piu preso in giro quale partito mi proponi…se poi come giustamente anche tu ammetti partiti democratici non ce ne sono perche dovrei votare dei partiti antidemocratici?

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 1 giugno 2013 alle 21:06

Io voto da 40 anni (praticamente) lo stesso partito, perciò sono la persona meno adatta a suggerirti un partito da votare.
Posso invece dirti come procedo: per me il voto è sia un giudizio ex post sulla qualità del governo passato, sia una scelta del partito/programma/candidato più rispondente (quindi – bada – concetto relativo, non assoluto, perché la perfezione non esiste e spesso occorre scegliere il meno peggio) alla mia visione politica. Non ho mai considerato l’opzione del non-voto, perché: a) ciò he conta per me è – pragmaticamente – l’obiettivo, cioè le leggi (un semplice comma di una legge può cambiare la vita di un uomo), non il partito, che è un mero strumento; e b) i seggi parlamentari vengono ripartiti in rapporto ai voti validamente espressi, gli altri contano zero.
Poiché idealmente sono un riformista di sinistra ed ho come motto “Libertà e giustizia sociale”, ho sempre votato di conseguenza e quindi ho dato il mio voto (in assenza di un PSI di stampo europeo) a PCI-PDS-DS-PD.
Ora, dopo “l’agguato dei 101 traditori del PD” (se leggi il mio post allegato il 31/5 alle 17:44, constaterai che lo avevo previsto, sulla scorta della mia lunga frequentazione del sito del quotidiano “Europa”) e le dimissioni di Bersani sia da segretario sia da candidato (scelto da una maggioranza di 3,2 mln di persone) del Csx, e la sua sostituzione con Enrico Letta, scelto da una sola persona: Napolitano, sto valutando molto criticamente le scelte del PD ed accarezzando persino l’ipotesi, sulla base di una valutazione delle sue scelte, se confermare il mio voto in futuro o – dopo 40 anni – non più. L’alternativa per me non potrà essere che gli ex “ottusi”=intelligentoni (come definisco quelli di estrema sinistra) di SEL.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/87621a479ad3c6e916d133f68b2e29a2?s=48&d=identicon&r=Gnirvana 2 giugno 2013 alle 01:27

Ancora una volta constato con grande dispiacere che troppi commenti rivelano dei TIFOSI e non seri responsabili cittadini LUCIDI E INDIPENDENTI. I partiti politici NON SONO SQUADRE DI CALCIO. Quando sbagliano bisogna avere la lucidita’ di riconoscerne la mediocrita’ e ricordarsi che non giocano con un pallone, ma con la vita della gente.
1) Il PD chiamatelo, DS, PDS, o come vi pare e’ nato da uno strano connubio tra ex-PC e ex-DC, fatto di gente che ha sempre saputo parlare bene sui palchi e nei talk show, ma che hanno dietro le quinte razzolato e continuano a razzolare molto male – portaborse dei tecnocrati oligarchi della Troika (e del Vaticano) – tant’e’ che tutti i Trattati Europei di rilievo a partire da Maastricht, Lisbona, per finire a Velsen hanno il marchio centro-sinistra con le stesse facce che sono nel PD indipendentemente dal fatto che all’epoca il partito avesse un altro nome.
2) Il partito di Grillo NON E’ UN’ ALTERNATIVA SERIA alla partitocrazia. Non ha un programma serio – assomiglia piu’ ad una lista della spesa. Sa far tanta polemica, ma NON HA proposte serie e realizzabili. E quel che e’ piu’ grave e’ che mentre sui palchi Grillo urla al cambiamento, in realta’ da per scontato che l’assurdo percorso neo-liberista vada continuato e fa credere agli italiani che il problema non e’ la perdita’ di controllo dello stato sulla propria economia con l’ arresa totale da parte di questo a favore delle lobbies finanziarie e industriali, ma e’ colpa dei ladri di polli nostrani perche’ rubacchiano 4 uova.

Basta, scusate ma non se n’e’ puo’ piu’ DI TIFOSI DI UN COLORE O DELL’ALTRO.

Ultragolpisti gli uni e aria fritta gli altri – continuando ad ascoltare gli stolti che ci vogliono far credere che l’Europa e’ benefica (PD) o che il problema sono la casta e i privilegi della casta (M5S) cosi’ non abbiamo alcuna speranza di tornare a prosperare.
Per non parlare della destra che un giorno sputa fuoco sugli avversari e il giorno dopo cerca alleanze. Da destra a sinistra, QUESTA GENTE NON STA FACENDO I NOSTRI INTERESSI. Per questo c’e’ solo una cosa da fare ……. mandarli tutti a casa! Abbiamo bisogno di movimenti nuovi disposti ad andare contro corrente ……in una parola ANTI-LIBERISTI!

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/ec8b351403fe7f7b0f7841cdfd8de685?s=48&d=identicon&r=Ggiovanni 4 giugno 2013 alle 01:53Risposta

92 MINUTI DI APPLAUSI!

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 4 giugno 2013 alle 11:16

Applausi immeritati, almeno per 2 motivi: 1) accusa generica e indistinta per quanto riguarda i destinatari; 2) tra il serio ed il faceto: la politica, come il calcio, coinvolge la pancia; se è vero, come ho letto, che anche la pancia ha un cervello, è “normale” che esso co-determini, assieme al cervello principale (psiche), i ragionamenti, le emozioni e i giudizi politici; è essenziale, però,che il primo non prevalga e addirittura prevarichi sul secondo, come purtroppo capita spesso ai… tifosi sfegatati.

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/0c1098e97241e62318176ade6e370801?s=48&d=identicon&r=GIlluminante 14 giugno 2013 alle 02:41

7Grillo ha ragione perché la sua analisi e’ rivolta ad un paese come l’Italia che ha un debito pubblico pari al 130% del pil. In Italia in questo momento l’arma dell’aumento delle tasse e’ un’arma spuntata, più che risolverli li può solamente aumentare, vedi effetto imu devastante, sul mercato immobiliare.
L’unica possibilità per fare tornare i conti e’ quella di tagliare le spese e fare tornaree
Il sistema più Produttivo.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko14 giugno 2013 alle 11:19

L’”effetto imu devastante, sul mercato immobiliare” è una balla sesquipedale. Peraltro, visto il livello dei prezzi delle case ancora troppo alto, sarebbe un effetto benefico per chi la casa non ce l’ha e la vorrebbe acquistare.

Di cosa parliamo quando parliamo di IMU
http://keynesblog.com/2013/05/03/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-imu/

 

Dialogo breve sulla spesa pensionistica

 
Non per cassa, ma per equità
30.05.13
Tito Boeri e Tommaso Nannicini
Una proposta per realizzare un prelievo sulle pensioni “più generose”, vuoi perché l’assegno è alto, vuoi perché il loro rendimento implicito è molto elevato. Servirebbe a tutelare l’equità attuariale e intergenerazionale. Quanto si potrebbe ricavarne e come andrebbero impiegate queste risorse.
http://t.contactlab.it/c/1000009/3463/43382123/31426
 
 
Vincesko 
·        -
Si potrebbe/dovrebbe fare di più.
Dati ISTAT 2010 - La distribuzione percentuale della spesa pensionistica è la seguente (ciascun pensionato può prendere 2 o più pensioni):
….........................N. Pensionati...% spesa
Meno di 500€……....14,4%..........4,65%
500-1.000€………....31,0%.........18,01%
1.000-1.500€……….23,5%.........23,40%
1.500-2.000€.............14,5%.........20,45%
Sopra 2.000€.……....16,5%.........33,49%
La spesa totale ammonta (al lordo di oltre 40 mld di imposte, che è una partita di
giro) a 258,5 miliardi di €, per un totale di 16 milioni e 500 mila pensionati.
I percettori di una sola pensione rappresentano il 67,3% del totale.
Le pensioni sopra gli 8.000 € - le cosiddette pensioni d’oro - sono circa 109.000,
per una spesa che si può stimare in quasi 13 mld.
AQQ/24 - Spesa pensionistica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783015.html

 
 
Davide Scianatico à Vincesko
·        --
Circa lo 0,7% dei pensionati italiani, percepisce il 5% dell'ammontare totale della spesa pubblica nazionale per le pensioni. Se ad ognuno di quei 109.000 pensionati spettassero al massimo 5000 € al mese, la spesa annua complessiva sarebbe di circa 7.5 miliardi di €, con un risparmio complessivo di circa 5.5 miliardi di € (questa forse sì che è una vera spesa pubblica improduttiva). Se quei dati e i relativi calcoli son corretti, non mi pare che si possa parlare solo di interventi di natura morale.
 
 
Vincesko à Davide Scianatico
·        -
Osservo: 1) gli importi sono al lordo delle imposte; 2) in quei 109 mila, c'è il fior fiore degli ex Mandarini di Stato e potenti privati. Un nome per tutti: Lamberto Dini, che percepisce oltre 40.000 € lordi al mese.
E' più facile, in Italia, fare macelleria sociale spietata sui milioni di più deboli, come si è visto per i ben 330 mld delle manovre finanziarie varate nella scorsa legislatura (cfr. post allegato sopra), che far contribuire il giusto 4 gatti potentissimi.
 
PS: Potenza e sapienza dei Mandarini di Stato: la prima manovra correttiva dopo la crisi greca, la più iniqua (DL 78/2010), introdusse un contributo di solidarietà sui redditi, soltanto dei funzionari pubblici, superiori a 90 mila €. La Corte Costituzionale, guarda caso, come era stato previsto, ha dovuto dichiararlo incostituzionale ed i soldi sono stati restituiti (qualcuno, ho letto, ha chiesto anche gli interessi).
 

Post collegato:
La casta dei Mandarini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2780717.html


 

ANALISI QUALI-QUANTITATIVE/24 - Spesa pensionistica

 
Come si vede dal dialogo tra Pietro Reichlin e Sergio Cesaratto, [1] non soltanto "tagliatori" compulsivi di destra, ma anche economisti di sinistra come Reichlin, pur al netto della sinteticità e dell’approssimazione inevitabili in un semplice dialogo, menzionano colpevolmente ancora l’esigenza di rimodulare la spesa sociale (quota parte della spesa pubblica) riducendo la spesa pensionistica, ripetendo una sorta di mantra che da anni inonda i media. Colpevolmente, poiché ignorano o trascurano il fatto che, soprattutto a partire dal 2010, dopo la crisi della Grecia, si sono succeduti ulteriori interventi strutturali (cioè permanenti) pesanti sulla materia delle pensioni, che, da un lato, hanno reso quello italiano il sistema pensionistico più solido in UE; [2] dall’altro, hanno già prodotto, continuano a produrre e produrranno in futuro risparmi di spesa per decine di miliardi all’anno (recati finora dalle riforme Damiano del 2007 e Sacconi del 2010, mentre la riforma Fornero produrrà i suoi effetti nel corso del 2013 e nei prossimi anni). [3]
La terribile crisi economica in corso richiede ulteriori interventi incisivi in tema di reperimento delle risorse: il sistema pensionistico ha già dato, eccetto le cosiddette pensioni d’oro (vedi appresso), occorre rivolgersi ad altri capitoli, sia dal lato delle entrate (evasione fiscale [4] e imposta patrimoniale [5] e/o prestito forzoso [6]), sia dal lato delle uscite (capitolo "beni e servizi", oltre 130 mld all'anno, che include la corruzione e il funzionamento efficiente della PA). [7]
 
ATTENDIBILITA’ DELLE CIFRE.
Quasi tutte le statistiche menzionate su Spesa sociale e Spesa pensionistica  - EUROSTAT, OCSE, ISTAT - sono datate e non tengono ancora conto delle ultime riforme varate tra il 2010 e il 2011.
 
PENSIONI. Dal 1992, sono state varate 8 riforme pensionistiche (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011). Le ultime 4 riforme: Damiano (2007), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno dando e daranno risparmi nei prossimi decenni per centinaia di mld.
 
IMPOSTE. Il 90% circa di Irpef, contributi e imposte indirette è pagato dai dipendenti e dai pensionati, i cui redditi sono pari solo al 60% del totale. [4]
 
EVASIONE. L'evasione annua è di 120 mld. [4]
 
MISURE. I 330 mld di manovre correttive della scorsa legislatura (fonte "Sole-24 ore" [8]) sono stati addossati in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (taglio spesa sociale), ora tocca ai ricchi (il 10% delle famiglie che possiede il 45,9% della ricchezza totale) sia a mezzo di un'imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota con  franchigia di almeno 800 mila € (ipotesi CGIL), [5] sia con un prestito forzoso, [6] per ridurre celermente l'enorme debito pubblico e gli ingenti interessi passivi.
PS: Segnalo che tra la Banca d’Italia e l’Agenzia del Territorio c’è una differenza di 1.535 mld sulla stima del valore immobiliare (nel 2010, 4.800 mld contro 6.335, dovuto al n. degli immobili).  
 
Chi assorbe la maggior parte della spesa pensionistica.

3.3 Distribuzione per classe di importo mensile
La distribuzione delle pensioni per classe di importo mensile delle prestazioni (Prospetto
3.7) presenta frequenze maggiori in prossimità delle classi di importo meno elevate. Infatti, la
maggior parte delle pensioni ha importi mensili inferiori a 500 euro (38,8 per cento nel 2010 e
39,1 per cento del totale nel 2009). Seguono le pensioni con importi mensili compresi tra 500 e
1.000 euro (30,8 per cento nel 2010 e 31,4 per cento nel 2009). Un ulteriore 13,6 per cento di
pensioni vigenti al 31 dicembre 2010 (13,4 per cento nel 2009) ha importi compresi tra 1.000 e
1.500 euro mensili e il restante 16,9 per cento del totale (16,1 per cento nel 2009) ha importi
mensili superiori a 1.500 euro.
Passando dall’esame della distribuzione del numero delle pensioni a quello del relativo
importo complessivo annuo risulta che il 37,4 per cento del totale è associato a pensioni con
importi inferiori a mille euro che, in termini numerici, rappresentano il 69,6 percento delle
pensioni complessivamente erogate. Il 33,1 per cento dell’importo complessivo annuo è riferito
invece a prestazioni con importi mensili compresi fra mille e duemila euro, cui corrisponde il
21,3 per cento delle pensioni. È chiaro, quindi, che nonostante il maggiore numero di pensioni
nelle fasce meno elevate della distribuzione degli importi mensili, oltre un terzo dell’importo
complessivo annuo dei trasferimenti pensionistici è collegato a prestazioni che si collocano nella
parte medio-alta della distribuzione (Figura 3.4). In particolare nella classe di importo più
elevata, relativa agli importi mensili superiori ai tremila euro, si concentra solo il 2,5 per cento
dei trattamenti, per una quota dell’importo complessivo annuo pari però al 12 per cento.

La tabella che segue è ricavata dai dati diffusi dall’INPS sulla distribuzione delle pensioni per fasce di importo.

(Dati ISTAT 2010)
La distribuzione percentuale della spesa pensionistica è la seguente (un terzo dei pensionati percepisce 2 o più pensioni [*]):
………………….….N.Pensionati……...% spesa
Meno di 500€…..…..….14,4%.................4,65%
500-1.000€……...……..31,0%................18,01%
1.000-1.500€………..…23,5%................23,40%
1.500-2.000€………..…14,5%................20,45%
Sopra 2.000€……….…16,5%................33,49%

[*] La distribuzione dei pensionati per numero di prestazioni evidenzia una prevalenza del genere femminile crescente all’aumentare del numero di trattamenti percepiti (Figura 3). Tra i percettori di una sola pensione (che rappresentano il 67,3% del totale) la quota femminile è leggermente più bassa della maschile (48,3% sono donne e il 51,7% uomini); tra i titolari di due pensioni le donne sono il 59,8%, la quota sale al 70,9% tra i percettori di tre pensioni e arriva al 74,1% tra i titolari di quattro o più trattamenti.

Rispetto alla spesa totale, che ammonta (al lordo di oltre 40 mld di imposte, che è una mera partita di giro) a 258,5 miliardi di €, per un totale di 16 milioni e 500mila pensionati:
1) Il 45,4% (7 milioni e 425mila pensionati) che sta sotto i 1000 € assorbe solamente il 22,66% (58.558.500.000€) della spesa totale. 2) Per contro, i pensionati sopra i 2000 €, pari al 16,5 % del totale, per una spesa di 86.578.250.000€, assorbono il 33,49% della spesa totale.
Tale distribuzione sperequata è ancora più marcata se si scorpora il dato relativo alle donne. “Analizzando le differenze di genere in funzione delle classi di reddito pensionistico mensile emerge – in linea con quanto finora osservato – la maggiore concentrazione degli uomini nelle classi di reddito più elevate. Il 24,1% dei pensionati percepisce, infatti, un reddito mensile superiore ai 2.000 euro, assorbendo il 47,7% della spesa pensionistica destinata agli uomini; solo il 9,9% delle donne percepisce tali livelli di reddito, per una spesa complessiva pari al 24,8% (Tavola 2). Nella classe di reddito più elevata, che raccoglie i beneficiari di trattamenti superiori ai 3.000 euro mensili, le differenze sono ancora più marcate: le donne sono solo il 2% del totale, pari a una spesa complessiva del 7,6%, contro il 7,6% osservato tra gli uomini, pari al 22,1% di spesa”.

http://www.istat.it/it/files/2012/08/istat_inps_pensioni_analisi_per_genere.pdf?title=Trattamenti+pensionistici+e+beneficiari+-+02%2Fago%2F2012+-+Testo+integrale.pdf

Dai dati INPS risulta che le pensioni sopra gli 8.000 € - le cosiddette pensioni d'oro - sono circa 109.000. Tra queste vi sono anche numerose pensioni che superano di parecchio i 10.000 €, perciò si può ipotizzare una media sui 9.000 €, che fa ascendere la spesa annua per queste pensioni di importo alto a non meno di 12 miliardi e 700 milioni.
http://www.istat.it/it/files/2013/03/Ann_13_20_Stat_prev_e_assist_soc_II_trattamenti_pensionistici_2010.pdf
 
[1] Eguaglianza? Dipende*
Dialogo fra Sergio Cesaratto e Pietro Reichlin
Martedì 14 Maggio 2013
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2785:scesaratto-preichlin-eguaglianza-dipende&catid=84:politica-economica&Itemid=64

[2] Appunto dopo le lettere della BCE al governo e del governo all’UE 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html 

[3] “Abbiamo voluto fare alcuni conti basandoci sulle stime della Ragioneria generale dello Stato. Se soltanto con l’ultima riforma si risparmieranno ogni anno, dal 2020, 22 miliardi di euro, ciò significa che nel periodo 2020-2050 si produrrà una colossale redistribuzione di risorse da Stato sociale a debito di quasi 650 miliardi di euro. Se a questa cifra dovessimo sommare gli interventi fatti dai diversi governi dal 2004 al 2011 sul sistema pensionistico andremmo al raddoppio” (C. Damiano).
http://www.manuelaghizzoni.it/?p=31627 

Pensioni: risparmi vadano a esodati
http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/

[4] AQQ/22-Le cifre di ricchezza, imposte, contributi sociali ed evasione fiscale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2013/01/14/analisi_qualiquantitative22_co.html

[5] Dossier Imposta Patrimoniale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/08/10/analisi_qualiquantitative_14_i.html

[6] Un prestito forzoso decennale è migliore della tassa sui patrimoni
Fonte: JEAN-PAUL FITOUSSI e GABRIELE GALATERI DI GENOLA - Corriere della Sera
Mercoledì 07 Settembre 2011 09:43 -
http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/13Z3/13Z3QG.pdf
prestitoforzoso decennale è migliore della tassa sui patrimoni
http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/18-lavoro-economia-a-finanza/20225-un-prestito-forzoso-decennale-e-migliore-della-tassa-sui-patrimoni.html
L’ipotesi del prestito forzoso è stata illustrata, da ultimo, alla trasmissione di La7 “Ottoemezzo” del 14 giugno 2012 “Suicidio per debiti” da Oscar Giannino http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50270284

[7] AnalisiQQ/19 - Spesa pubblica e revisione della spesa in rapporto alla crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2737476.html

[8] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/07/17/il_lavoro_sporco_del_governo_b.html
 

 
Post, analisi e articoli collegati:

Contributo sulle pensioni, eccellente analisi-proposta de LaVoce.info
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2802017.html
 

La spesa pubblica in Europa
anni 2000-2011
Tavola10 - Spesa primaria per Protezione sociale: incidenza percentuale sul PIL
Paesi 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Belgio 17,0 17,2 17,7 18,0 18,1 18,0 17,8 17,5 18,0 19,8 19,4 19,5
Bulgaria 13,2 13,5 12,8 12,4 12,0 11,0 10,9 10,7 11,2 13,6 13,5 12,9
Repubblica Ceca 13,0 12,9 14,0 13,8 12,5 12,3 12,3 12,5 12,5 13,7 13,6 13,6
Danimarca 22,5 22,9 23,2 24,1 24,0 23,2 22,5 22,0 22,2 25,1 25,3 25,2
Germania 21,0 21,0 21,2 21,7 21,3 21,3 20,5 19,4 19,3 21,2 20,5 19,6
Estonia 10,7 10,2 9,9 9,9 10,2 9,8 9,4 9,3 11,6 15,8 14,6 13,1
Irlanda 8,3 8,8 9,4 9,5 9,9 10,7 10,8 11,7 13,9 16,9 17,3 17,3
Grecia 17,0 16,6 16,9 15,1 14,4 15,3 15,1 16,0 17,0 18,4 18,9 20,4
Spagna 13,1 12,8 13,0 13,0 13,0 12,9 12,9 13,1 14,1 16,3 17,0 16,9
Francia 20,5 20,4 20,8 21,4 21,4 21,5 21,9 21,7 22,1 23,9 23,9 23,9
Italia 17,4 17,2 17,6 17,9 17,9 18,0 18,0 18,1 18,7 20,4 20,4 20,5
Cipro 7,9 7,9 8,7 9,4 10,0 10,6 10,3 9,5 9,8 11,0 11,7 12,0
Lettonia 13,1 11,9 11,5 10,8 10,5 9,9 9,6 8,5 9,6 14,1 13,7 12,1
Lituania 12,5 11,6 10,7 10,3 10,2 9,9 9,8 10,9 12,3 16,8 14,5 12,7
Lussemburgo 15,7 16,5 17,2 17,7 17,7 17,4 16,4 15,3 16,8 19,4 18,5 18,1
Ungheria 14,9 14,6 15,5 16,1 16,1 17,0 17,7 17,6 17,8 18,6 17,7 17,1
Malta 12,2 13,2 13,4 13,5 13,7 13,7 13,7 13,9 13,7 14,6 14,3 14,4
Paesi Bassi 15,6 15,6 15,9 16,2 16,0 15,5 15,2 14,9 15,3 17,1 17,2 17,2
Austria 21,1 20,9 21,2 21,3 20,9 20,6 20,2 19,8 20,0 21,8 21,7 21,0
Polonia 0,0 0,0 18,3 18,8 17,6 17,0 16,9 15,6 15,6 16,4 16,9 15,9
Portogallo 12,0 12,5 13,1 14,2 14,6 15,2 15,4 15,3 15,7 17,9 18,0 18,1
Romania 10,9 11,1 10,1 10,0 11,0 11,1 11,0 11,2 12,4 14,6 14,9 14,1
Slovenia 17,2 17,1 17,0 17,0 16,9 16,9 16,4 15,5 15,9 18,0 18,6 18,9
Slovacchia 14,5 14,6 14,9 12,8 12,1 13,2 12,3 10,6 10,2 12,3 12,2 11,9
Finlandia 20,3 20,1 20,8 21,4 21,3 21,2 20,7 20,0 20,4 24,0 24,0 23,7
Svezia 23,2 22,9 23,0 23,9 23,5 23,0 22,3 21,1 21,1 22,9 21,6 20,8
Regno Unito 14,8 15,2 15,4 15,6 15,7 15,6 15,3 15,3 15,9 17,9 18,0 17,9
Unione Europea (27) 0,0 0,0 18,2 18,5 18,3 18,2 17,9 17,6 18,0 20,0 19,9 19,6
http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Servizio-s/Studi-per-1/La-spesa-pubblica-in-Europa/La_spesa_pubblica_in_Europa2000-2011.pdf
 

Maurizio Benetti
Radiografia della spesa pensionistica
28/03/2012   
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1490     
Età di pensione, nell’UE ora non ci batte nessuno
25/02/2012
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1471
Dalle pensioni 15 miliardi in 3 anni
13/02/2012
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1466
Spesa per pensioni, così è se vi pare
20/02/2010
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1218
 
Pensioni d’oro, il PD non ha colpe
Carlo Clericetti
07/05/2012
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1516    
 

Aggiornamenti:
 
Pensioni, spesa sotto controllo ma gli assegni futuri saranno più leggeri:
di Davide Colombo 3 giugno 2013
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-03%2Fpensioni-spesa-sotto-controllo-175720.shtml
 
Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario   
Rapporto n. 14, anno 2013    
http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivit--d/2013/
http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivit--d/2013/Le-tendenze-di-m_l-periodo-del-s_p_e-s_s-Rapporto_n14.pdf 
[i 2 link di RGS sono stati sostituiti da questi altri:
http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2013
http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2013/Nota_Aggiornamento_Rapporto_n_14.pdf].

Dopo aver bocciato l’analogo intervento di cui all’art. 9, comma 2 del decreto-legge n. 78 del 2010 (sentenza n. 223 del 2012) e la stessa norma oggi impugnata, con la sentenza n. 241 del 2012, la Corte Costituzionale ha decretato anche l’illegittimità costituzionale del contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro:

Bocciato il prelievo fiscale sulle pensioni d’oro: irragionevole
Corte costituzionale - Sentenza 5 maggio 2013 n. 116
http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/civile/sentenzeDelGiorno/2013/06/bocciato-il-prelievo-fiscale-sulle-pensioni-doro-irragionevole.html

Non per cassa, ma per equità
30.05.13
Tito Boeri e Tommaso Nannicini
Una proposta per realizzare un prelievo sulle pensioni “più generose”, vuoi perché l’assegno è alto, vuoi perché il loro rendimento implicito è molto elevato. Servirebbe a tutelare l’equità attuariale e intergenerazionale. Quanto si potrebbe ricavarne e come andrebbero impiegate queste risorse.
http://t.contactlab.it/c/1000009/3463/43382123/31426

Poco più di 652mila i titolari di assegni al di sopra di 3mila euro
29.08.2013
 
Arriva l’autorevole conferma del Sottosegretario Dell'Aringa sul numero di pensioni d'oro:

MELONI (FLI):«FISSARE UN TETTO»
Pensioni d'oro, una sorpresa da 90mila euro al mese
Sono oltre centomila e costano allo Stato più di 13 miliardi l'anno: primo Sentinelli, ex manager Telecom, inventore della "ricaricabile"
8 agosto 2013
http://www.corriere.it/economia/13_agosto_08/pensioni-oro-90mila-euro-mese-baccaro_ec49b994-ffec-11e2-b484-e2fa3432c794.shtml
 
Vitalizi d'oro alla Regione Lombardia: ecco gli ex consiglieri con il privilegio
31 ottobre 2013
http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/10/31/news/vitalizi_d_oro_alla_regione_lombardia_ecco_gli_ex_consiglieri_con_il_privilegio-69873305/
 
Tagli alle pensioni, o inutili o da esproprio
Ipotesi e conti degli interventi ipotizzati prima sulle “pensioni d’oro”, poi su quasi tutte: a meno di colpi pesantissimi il gettito non sarebbe mai molto alto. E semmai dovrebbe essere usato a vantaggio dei pensionati futuri, per i quali si prospettano assegni assai più miseri di ora
Maurizio Benetti
(03/11/2013)
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1675
 
Pensioni, quelle d’oro a volte non luccicano
Il rendimento dei contributi è in molti casi molto più elevato per le pensioni basse che per quelle molto alte: il fattore più rilevante è l’età di pensionamento. Chi parla di tagli spesso fa confusione, pensando che tutti i vitalizi alti contengano un “regalo”. Un ricalcolo (cosa mai fatta in nessun paese) dovrebbe comunque riguardare tutti gli assegni pena l’incostituzionalità
Ruggero Paladini
(25/11/2013)
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1682
  

LETTERA ALL'ON. PIERFERDINANDO CASINI

           

Egr. Sig. Presidente Casini,

 

Lei, in questi ultimi giorni, come misura strutturale per finanziare la crescita, ha affermato che l’UDC appoggerebbe la riforma delle pensioni. Senza menzionare altro.

 

Mi permetto di osservare (premettendo che io sono già in pensione, ma la stessa mi verrà erogata dopo 12 mesi, con un mancato introito quest'anno di quasi 20 mila €):

 

1) Spesa pensionistica.

E’ vero che la spesa sociale italiana è in linea con quella media OCSE, ma non la voce pensioni, né l’età di pensionamento. Quindi ci sono margini d’intervento, che andrebbero però definiti sulla base di incentivi-disincentivi decisi con la riforma Dini del 1995, che è una delle 7 (sette) riforme delle pensioni varate a partire dal 1992,

che hanno messo in equilibrio il sistema pensionistico italiano fino al 2050, per cui esso è ora tra i più solidi e severi (e l’UE lo sa molto bene!). Dopo le manovre economiche del 2011, nel 2026 gli uomini riscuoteranno la pensione di vecchiaia a 67 anni e 7 mesi, nel 2032 a 68 anni e 2 mesi. L’accordo intervenuto uniformerà (sembra) il trattamento pensionistico per vecchiaia delle donne del settore privato a quello degli uomini, e delle donne del settore pubblico (come chiesto dalla BCE, vedi sotto).

E’ altresì vero, però, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’Osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’INPS perché andata in difficoltà per troppa generosità).

In ogni caso, per allinearci alla media OCSE, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il REDDITO MINIMO GARANTITO UNIVERSALE (l’Italia è l’unico Paese, oltre alla Grecia, che non lo prevede) oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ per i lavoratori precari.

 

Della famosa lettera della BCE, * scritta da Draghi e Trichet, resa pubblica dal “Corriere”, riporto il passo relativo alle pensioni:
È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”.

La lettera della BCE, però, va considerata integralmente, anche per quanto riguarda il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, poiché - s'informi - ci sono milioni di cittadini, parecchi di loro over 45, ed anche over 60, anche con famiglia a carico, senza lavoro e completamente privi di tutele:
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi”.

2) Imposta patrimoniale.

Non credo che l’UDC sia composto solo da milionari, come Suo suocero. Ormai l’imposta patrimoniale, sulla ricchezza netta oltre una certa soglia (almeno 800 mila €), è chiesta dal 70 per cento degli Italiani; e non è un tabù neppure per le associazioni imprenditoriali, ed è positivo che esse abbiano aperto alla sua introduzione, anche se, se si guardano i numeri delle loro proposte, si vede che:

http://www.confindustria.it/Conf2004/DbDoc2004.nsf/0/b4cb2e9b9b84e42cc125791e004f26b4/$FILE/ProgettoImprese.pdf

a) le entrate da loro previste per le pensioni vanno da 2,9 a 18 mld (“Si può stimare che le misure proposte - vedi box - determinino un risparmio iniziale complessivo di circa 2,9 miliardi di euro nel 2013 e di circa 18 miliardi di euro nel 2019. Tali stime si riferiscono al solo sistema Inps”.).

b) Mentre dall’imposta patrimoniale prevedono un introito di 6 mld, che a me appare decisamente insufficiente, se si pensa che la sola abolizione dell’ICI sulla prima casa ha comportato minori entrate per quasi 4 mld (cfr. “Abolizione ICI

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html ).

In altri studi e proposte (cfr. Dossier Imposta patrimoniale

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html ),

si ipotizzano ed auspicano introiti maggiori.

 

3) Doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

Il nostro Bel Paese è pieno di ingiustizie e di privilegi. Tra questi ultimi spicca lo scandaloso doppio stipendio dei quasi 250 magistrati posti fuori ruolo e passati ad altro incarico, che prendono non uno ma due lauti stipendi, per un costo complessivo annuo di ben 20 milioni. Ad esempio, il presidente dell’Autorità Antitrust, Antonio Catricalà, che prende il lautissimo stipendio di presidente pari a 500 mila € e quello di magistrato, di oltre 200 mila; o il consigliere giuridico del presidente della Repubblica, Salvatore Sechi.

E tutto questo mentre, dai dati ISTAT sul rapporto annuale dell'INPS diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese.

 

Conclusione.

E’ necessario evitare, Egr. Onorevole, che, come succede troppo spesso in un Paese stortignaccolo come il nostro, si appronti un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.

E perciò è colpevole chiunque contribuisce ad alimentare la solita ammuina da “utili idioti” dei ricchi. La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di “Liberazione” **) o il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito lunedì scorso ***, dove nelle conclusioni si legge: “In tale contesto, per ogni cristiano c’è una speciale chiamata dello Spirito ad impegnarsi con decisione e generosità, perché le molteplici dinamiche in atto si volgano verso prospettive di fraternità e di bene comune. Si aprono immensi cantieri di lavoro per lo sviluppo integrale dei popoli e di ogni persona. Come affermano i Padri del Concilio Vaticano II, si tratta di una missione al tempo stesso sociale e spirituale, che, « nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio »”, per rendersene conto. O basta analizzare sulle spalle di chi sta gravando e graverà l’onere dei quasi 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive (escluse, cioè, le leggi di stabilità) varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi – e la crescita - la pagano ANCHE i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non soltanto i meno abbienti ed i poveri.

 

Cordialmente,

 

Data: 27/10/2011   20:20

 

 

[*] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

 [**] Ricchezza dei ricchissimi.

Nel 2006, secondo il World Institute for Development Economics Research of the United Nations, riportato dal "Guardian", il 10% della popolazione adulta del mondo detiene l'85% della ricchezza mondiale; la metà più povera della popolazione adulta se ne spartisce solo l'1 per cento

http://money.guardian.co.uk/news_/story/0,,1965033,00.html

Nel 2008 (dati Bankitalia), il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf

Classifica 2009 dei ricchissimi

http://www.repubblica.it/persone/2010/03/11/news/forbes_ricchi-2588296

http://www.forbes.com/lists/2010/10/billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank.html

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2553957

Disuguaglianze sociali

“Dal rapporto Growing Unequal dell’Ocse emerge che tra i 30 paesi Ocse oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri. Non è solo colpa della crisi, anche se la crisi certo ha accentuato questa tendenza: redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni ottanta. Si tratta del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l’aumento medio é stato del 12%”.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/11/19/la-crisi-non-e-uguale-per-tutti/

http://www.oecd.org/dataoecd/44/45/41524655.pdf

 

[***] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

http://www.justpax.it/pls/pcgp/ext_pcgp_new.h_select_attivita?dicastero=2&tema=60&argomento=0&sottoargomento=0&lingua=3&Classe=1&operazione=ges_doc&rif=256&rif1=256lunedi&inevi=2#  

 

Sfoglia luglio        ottobre
temi della settimana

economia imposta patrimoniale sviluppo intellettuale sessualità berlusconi crisi economica pd banca d'italia curiosita' sessuali fake news bersani bce educazione pensioni elsa fornero renzi ue germania debito pubblico draghi



ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


links


archivio

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0