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Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero








La polemica politica di questi ultimi giorni investe il povero On. Luigi Di Maio, candidato premier di M5S, colpevole di un nuovo strafalcione, questa volta sulle pensioni d’orole quali, secondo lui, potrebbero dare un risparmio di 12 miliardi, da utilizzare per finanziare una correzione degli effetti severi della riforma delle pensioni Fornero, che avrebbe allungato troppo l’età di pensionamento. Poi, dopo le critiche che gli sono piovute addosso, un portavoce del suo Movimento ha corretto il tiro sulle pensioni da colpire e ha precisato che l’importo di 12 mld è il risparmio su più anni. Ma non ha corretto nulla sul riferimento alla sola riforma Fornero.

Il caso di Di Maio (evidentemente, egli continua a non leggere le email, poiché è tra i destinatari delle mie recenti precisazioni sulle pensioni) è paradigmatico della generale ignoranza sul tema pensioni. Egli ha commesso non uno ma due errori: il primo, sull’ammontare del risparmio dalle cosiddette pensioni d’oro, in ordine al quale c'è già un'eccellente proposta de LaVoce.info, che darebbe un introito annuo di 4 miliardi; il secondo, sulla colpa attribuita alla riforma Fornero, alla quale andrebbe sostituito il nome Sacconi.

Perché è stata la riforma SACCONI che ha provocato l’allungamento maggiore dell’età di pensionamento, soprattutto con l’introduzione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che quasi tutti i 60 milioni di Italiani pensano sia stato deciso dalla riforma Fornero.[1 o 2

La responsabilità della generale DISINFORMAZIONE è sia, in primo luogo, del potentissimo sistema propagandistico berlusconiano e del Centrodestra, sia dei media che “dimenticano” quanto avevano scritto e detto appena un anno prima a proposito degli effetti della riforma delle pensioni SACCONI[1], sia di giornalisti che copiano le notizie errate ampliandone la diffusione o ignorano le notizie corrette scritte dal collega accanto o titolano tradendo il contenuto dell’articolo[1 o 2]; o direttori che omettono di passare ai redattori le segnalazioni rettificative di lettori, a meno che – forse - non si usino toni duri e l’accortezza di diffondere la notizia, inviandola per conoscenza a molti destinatari importanti.[1 o 2]

In questo articolo, tratterò dello strano fenomeno costituito dalla reale o fittizia ignoranza delle norme pensionistiche da parte di sette noti esperti di previdenza, accomunati dalla commissione di un errore grave, involontario o intenzionale (essendo essi degli esperti, io propendo nettamente per la seconda ipotesi), ossia l’attribuzione alla riforma delle pensioni Fornero, in loro articoli e documenti, di norme incisive decise dalla riforma delle pensioni SACCONI un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti e già in vigore dall’1.1.2011, sulla quale sembrano aver deciso tacitamente una congiura del silenzio.

Si tratta di Giuliano CazzolaOscar GianninoTito BoeriPietro GaribaldiPietro Ichino e Cesare Damiano, più il Sen. Maurizio Sacconi, che ha prima per sei anni peccato di omissione, non rivendicando la paternità delle sue norme, e poi, assieme all’On. Cesare Damiano, che lo aveva fino a poco tempo prima contrastato e criticato duramente (mai nella forma, ché l’On. Damiano è un gentiluomo piemontese, e si sa come sono i Piemontesi…), peccato per commissione.

Questi sette esperti appaiono inevitabilmente e oggettivamente - se si deve obbligatoriamente escludere che siano degli ignoranti in materia di pensioni, se non altro perché ho scritto loro e ad alcuni più volte - come dei ‘congiurati’ contro la professoressa Elsa Fornero e, quel che è peggio, la verità.

La professoressa Fornero, dal canto suo, apparentemente in maniera autolesionistica visti gli insulti e le maledizioni di cui è oggetto da sei anni, in particolare dall'On. Matteo Salvini che votò la riforma SACCONI,[1 o 2] ma più probabilmente per albagìa accademica  e, soprattutto, per passare come la salvatrice dell’Italia dal default [1 o 2]ha favorito fin dall’inizio e favorisce ancora la ‘congiura’, millantando coraggiosamente e ostinatamente (anche a lei ho scritto più volte) – implicitamente nelle sue innumerevoli interviste, come da ultimo nel caso dell'adeguamento triennale dell'età di pensionamento all'aspettativa di vita deciso dalla riforma SACCONI, che ella accetta di rilasciare senza mai rinviare l’intervistatore al vero autore delle norme - la maternità di misure pensionistiche importanti varate nel maggio 2010 dall’attuale senatore Maurizio Sacconi, cioè – ripeto - un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.

Alla congiura del silenzio, danno un contributo anche l'Ufficio parlamentare di Bilancio,[2] Eurostat e Wikipedia.[3]   

Di ciascuno dei sette esperti, riporto, qui di seguito, quelle che in gergo giuridico si chiamano prove documentali plurime, concordanti e inoppugnabili perché sottoscritte dagli autori, con il mio commento.


1. Giuliano Cazzola

Citazioni:

Pubblicato il mercoledì, 18 gennaio 2012 da Cesare Damiano

“Ho presentato una proposta di parere alternativo in Commissione Lavoro perche’ non condivido il progetto, a mio avviso palese, di prendere, sul piano politico, le distanze dalla riforma Fornero e di modificarla. […] Credo anch’io – aggiunge Cazzola – che il Governo, oltre a quanto gia’ fatto, debba compiere prioritariamente ogni possibile sforzo – come promesso dal presidente Monti nella conferenza stampa di fine d’anno – per impedire che dei lavoratori rischino di trovarsi senza stipendio e senza tutele sociali in attesa di un accesso alla pensione che si sposta avanti nel tempo (e a tal proposito ho presentato anch’io un emendamento). Ma nel parere del relatore Damiano i rilievi critici sono di gran lunga superiori agli apprezzamenti, che, a mio avviso, la riforma Fornero merita nel suo insieme, soprattutto dopo i correttivi suggeriti dalla Commissione Lavoro e accolti in sede di conversione del decreto Salva-Italia”.

b. ESODATI, PAGANO LE AZIENDE
“[…] Per Giuliano Cazzola, deputato Pdl e grande esperto di previdenza, «dimenticare» il problema degli esodati fu una scelta esplicita del governo. «Probabilmente si voleva dare un segnale forte e di grande rigore nei confronti dei mercati e dell’Europa – spiega – ma è stata una scelta del tutto irragionevole. Bisognava pensare una transizione più graduale». […]”
 

E’ vero che nella passata legislatura il governo Berlusconi aveva adottato una misura importante di stabilizzazione del sistema attraverso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’evoluzione dell’attesa di vita, misura confermata dalla riforma Fornero”.  

d. Inps, come saranno le pensioni alla Boeri
08-03–2015 Giuliano Cazzola

Partendo dal 14% circa prima della crisi, il dato attuale è al 16,3%  del Pil. Sarebbe arrivato oltre il 18% senza le recenti riforme, grazie alle quali si arriverà al 13,9% nel 2060. Tra il 2010 ed il 2060 nell’area euro il rapporto peggiora di 2 punti percentuali (di 1,5 per la UE27), mentre per l’Italia migliora di 0,9”.

Sono affermazioni – del 2014 – di Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps. In sostanza, la spesa pensionistica negli ultimi anni è cresciuta di 2,3 punti di Pil; senza la riforma Monti-Fornero, oggi il Paese, in conseguenza del crollo del prodotto, avrebbe cancellato in un solo colpo gli effetti di un ventennio di interventi di risanamento. Ecco perché sarebbe sbagliato manomettere, nel parametro-chiave dell’età pensionabile, la riforma del 2011 come propone (al di là delle provocazioni di Matteo Salvini) il ministro Giuliano Poletti insieme al “partito trasversale” del c.d. pensionamento flessibile.  

Commento:

Giuliano Cazzola, sedicente socialista ed ex esponente del partito di destra PDL (poi di Forza Civica, poi di NCD) è uno dei principali agit-prop della DISINFORMAZIONE sistematica della destra sulle pensioni, oltre che sulle manovre finanziarie della scorsa legislatura, “dimenticandosi” che è stato uno dei protagonisti (era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) sia delle manovre correttive molto inique del governo Berlusconi (fu uno dei rappresentanti del PDL che motivò in Aula il voto favorevole del PDL, lo ricordo bene poiché gli inviai una lettera di severa critica (cfr. [1 o 2 ], appendice) che della riforma Sacconi (2010 e 2011). Ma come capita ai finti smemorati si contraddice spesso.

(a1) Il professor Cazzola ha fatto la stessa cosa, che ora critica severamente, quando era parlamentare, approvando il DL 78/2010 (L. 122/2010), che reca all'art. 12 la riforma delle pensioni SACCONI, che ha avuto i suoi ‘esodati’, sia col limite delle 10.000 unità in mobilità ai quali non si applicavano le nuove norme della riforma Sacconi, sia non prevedendo eccezioni per i disoccupati e gli inattivi, a reddito zero (decine o forse centinaia di migliaia di persone). E per giunta ha difeso il DL a spada tratta sia nel suo intervento alla Camera, sia in risposta ad una mia lettera di critica.

(b1) Poi, nonostante la sua stazza, fa una piroetta e accusa Monti-Fornero in maniera esagerata, ignorando che ogni affermazione esagerata è indizio infallibile di coda di paglia: infatti, primo, il Governo Berlusconi ha varato il quadruplo delle manovre correttive approvate dal Governo Monti (267 mld cumulati contro 63, distribuendoli in maniera molto iniqua); secondo, la riforma SACCONI è molto più severa della riforma Fornero.

(c1) Naturalmente, il Prof. Cazzola conosce bene la normativa, come risulta da questa sua dichiarazione riportata sopra, resa nel corso di un dibattito con Matteo Salvini.

(c2) Però, quasi per una sorta di riflesso condizionato e di damnatio memoriae che ha deciso di infliggere alla riforma Sacconi, la fa precedere da questa mezza verità (che equivale a bugia intera): “Abolire la legge Fornero realizzerebbe un solo obiettivo, che è poi quello a cui aspirano i «padani»: ripristinare l’istituto dell’anzianità”.

(c3) Commettendo un altro errore voluto, essendo lui un esperto, poiché fa finta di dimenticare che la riforma Fornero non ha affatto abolito le pensioni di anzianità (a Giuliano Cazzola particolarmente invise), di cui ha solo cambiato il nome in “pensioni anticipate”, ma soltanto le c.d. “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).

(c4) E, in cauda venenum, per scaricare la colpa del senatore Sacconi e sua del meccanismo infernale dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita sulla professoressa Fornero, aggiunge una sorprendente e pleonastica notazione, da asino saccente del diritto (come se ne trovano spesso in Rete): “misura confermata dalla riforma Fornero”. Ma una legge in vigore, né abrogata, né dichiarata incostituzionale (nel caso di specie la legge Sacconi), non ha affatto bisogno di essere confermata (sic!) da un’altra legge successiva (nel caso di specie la legge Fornero).

(d1) Infine, sapendo di mentire, poiché è un esperto, attribuisce tutto alla legge Fornero. E addirittura lo fa affermare anche a Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps, che invece correttamente parla di “recenti riforme”, al plurale. Inclusa evidentemente la severa riforma SACCONI, che è la penultima ed è di un anno e mezzo prima (DL 78 del 31.5.2010), resa ancor più severa nell’estate del 2011, cioè tre mesi prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.


2. Oscar Giannino

Oscar Giannino


Commento

Vincesko

Sorprende che Oscar Giannino non sappia e/o ometta:
1. che l’innalzamento dell’età pensionabile di vecchiaia, pari (inclusa la “finestra” di 12 mesi) nel 2012 a 66 anni per tutti i lavoratori/trici dipendenti pubblici e per i lavoratori dipendenti privati, in forza, in parte, della L. 247/2007 (ministro Damiano) e soprattutto della L.122/2010 (ministro Sacconi) preceda la riforma Fornero, che ha solo adeguato gradualmente quella delle lavoratrici dipendenti private; peraltro, è stato Sacconi a introdurre – dal 2013 – anche l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita.
2. che, perciò, le riforme di Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive (finestra di 12 o 18 mesi per tutti, allungamento di 5 anni (+ finestra) dell’età di pensionamento per le lavoratrici pubbliche, adeguamento triennale all’aspettativa di vita), di quella Fornero (2011) (metodo contributivo pro-rata per tutti, aumento di 1 anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) e allungamento graduale dell’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri), i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020;
3. che l’importo di quasi 270 mld della spesa pensionistica è al lordo, oltre a un 8% circa di trattamenti assistenziali, di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una partita di giro.

Lettera a Oscar Giannino[1 o 2]


3. Tito Boeri e Pietro Garibaldi

Citazione:

Uno studio di Boeri per l’Inps rivela che c’è un under trenta occupato in meno per ogni cinquantacinquenne che rimane al lavoro 5 anni in più

ALESSANDRO BARBERA  -  Pubblicato il 22/04/2016

Il dato non è esaustivo ma è comunque indicativo del disastro: per ogni 55enne costretto a restare a lavoro per 5 anni in più, c’è un under trenta occupato in meno.

Secondo Garibaldi la forza empirica del lavoro è nella velocità con cui la legge Fornero è entrata in vigore: «Se avessimo applicato il modello sulle riforme precedenti, i cui tempi di attuazione furono molto più lunghi, i risultati non sarebbero stati così evidenti».

Dalle parole pronunciate da Padoan nell’ultima audizione parlamentare si intuisce che il ministro è d’accordo sulle conclusioni di Boeri e Garibaldi.

  

Commento (lungo e articolato)

Il principale contributo di questo lavoro consiste nel valutare gli effetti sulle assunzioni di giovani della legge 214 del 2011 [riforma Fornero, ndr] che, nel mezzo di una drammatica crisi finanziaria, ha bruscamente innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alle pensioni.

Dal 2010 ci sono in Italia 800.000 occupati in meno tra chi è sotto i 30 anni di età e 800.000 occupati in più al di sopra dei 55 anni.

Nel dicembre 2011, al culmine di una crisi finanziaria drammatica, il Parlamento italiano ha approvato una riforma pensionistica che, nel mezzo di una pesante recessione, ha bruscamente innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per andare in pensione, allontanando la pensione fino a 5 anni per alcune categorie di lavoratori.

Per compiere la valutazione, abbiamo raccolto informazioni sull’universo delle imprese private con più di 15 dipendenti in Italia, utilizzando i dati dei flussi Uniemens sulle dichiarazioni contributive delle aziende. Dato che ci interessava analizzare l’andamento delle assunzioni di giovani prima e dopo la riforma, oltre che fra imprese che sono state investite in modo più o meno intenso dall’ innalzamento dei requisiti, ci siamo concentrati su imprese che sono rimaste attive per l’intero periodo 2008-14. Si tratta di circa 80.000 imprese con una dimensione media di 70 addetti. In ciascuna impresa abbiamo potuto ricostruire se c’erano dei lavoratori bloccati dalla riforma e per quanti anni.

C’è un’evidente distanza tra quanto essi scrivono e la realtà delle norme e dei loro effetti.

(a1) Rammento che il presidente dell’INPS Mastrapasqua faceva decorrere gli effetti della riforma Fornero dal 2013.[1]

(a2) Come riporta il Corriere della Seralo studio dell’Ufficio parlamentare di Bilancio[2] mette in evidenza l’effetto delle riforme delle pensioni sull’occupazione dei giovani e dei senior con il grafico qui pubblicato. Come si vede, l’origine della separazione dei destini di giovani e anziani nel mercato del lavoro andrebbe collocata nella riforma Maroni del 2004 che ha elevato l’età per il pensionamento di anzianità dal 2008 con il cosiddetto scalone. I successivi interventi non hanno fatto che inasprire la tendenza. In particolare, dopo la riforma Fornero si assiste a una vera impennata dei tassi di occupazione degli italiani con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni mentre l’occupazione dei 15-24enni continua inesorabilmente a scendere”. 

Lo studio include le riforme dal 2004, che sono quattro (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), ma - partecipando inconsapevolmente alla congiura del silenzio -, oblitera anch’esso completamente la riforma Sacconi, semplicemente chiamandola Fornero (cfr. nota 2). Anche la Ragioneria Generale dello Stato (RGS) calcola il risparmio delle quattro riforme delle pensioni dal 2004 e lo stima in ben 900 mld al 2060, ma correttamente ne attribuisce soltanto meno di un terzo alla riforma Fornero.[4]

(a3) D’acchito mi viene da commentare: ma i professori Tito Boeri e Pietro Garibaldi, esperti di previdenza, non hanno letto attentamente e non conoscono approfonditamente la riforma delle pensioni Fornero e soprattutto quella precedente Sacconi e quindi non parlano con cognizione di causa e obliterano anch’essi la riforma Sacconi con la riforma Fornero o la conoscono bene e allora congiurano contro la professoressa Fornero e contro la verità?

(a4) Una risposta forse la si può dedurre dalla lettera del 5/5/2015 che inviai al professor Boeri,[1 o 2] nella quale gli evidenziai l’errata e per me sorprendente attribuzione fatta dall’INPS degli effetti della riforma Fornero, alla quale, nell’Osservatorio INPS sulle pensioni del 30/04/2015[link sostituito da https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=49075] venivano ascritti quasi per intero gli effetti del calo del numero delle pensioni, e in ogni caso veniva menzionata essa sola come riforma delle pensioni (appunto come fa anche lo studio citato sopra):

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [riforma Fornero, ndr].

(a5) Alert da me ribadito e ampliato nel post del 2015 Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli[1 o 2 che gli inviai l’1/6/2015.

(a6) Debbo aggiungere che mi sono sempre meravigliato del fatto che il professor Tito Boeri, nonostante le mie due comunicazioni e la sua indubbia competenza in materia previdenziale, continuasse ad attribuire erroneamente alla riforma Fornero (che citava sempre) misure importanti della riforma SACCONI (che non menzionava mai), e perciò, da una parte, ho ipotizzato – logicamente - che non le avesse lette; dall’altra, che avesse un motivo “particolare” per perseverare nell’errore.

Da ciò che ora ho trovato in Internet, in particolare questo lungo studio da lui svolto e redatto a 6 mani col professor Garibaldi e il professor Moen, poi presentato in pompa magna, mi fa dedurre che egli abbia preferito, anche forse per qualche ragione di antipatia personale e di rivalità professionale (diffusissime anche tra i professori), continuare a farsi “catturare” dalla erronea o falsa attribuzione alla riforma delle pensioni della professoressa Fornero di importanti misure di altre riforme (Dini, Damiano e, soprattutto, SACCONI), piuttosto che buttare a mare o smentire il lungo lavoro fatto, che a me pare avesse una ipotesi di base preconfezionata, per scelta consapevole, frutto di una specie di damnatio memoriae a danno della riforma SACCONI; che fanno anche sia EUROSTAT che il nostro Ufficio parlamentare di Bilancio.[2]     

(a.7) Perché mi sembra estremamente difficile che i due professori non sapessero affatto:

(i) che la riforma SACCONI, essa sì, ha aumentato di botto, senza gradualità, l’età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni (+ ‘finestra’ di 12 mesi), cioè di ben 6 (sei) anni, per allinearle, in adesione alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2008ai lavoratori dipendenti pubblici, considerando che tale allineamento poteva avvenire a qualunque età compresa tra i 60 e i 65 anni (+ ‘finestra’) e per giunta che tale misura era stata oggetto di un articolo de LaVoce.info, noto sito del professor Boeri (cfr. ''LA SENTENZA EUROPEA E LA RIFORMA DELLE PENSIONI'' 10.02.09  -  Leonello Tronti ); o

(ii) che la riforma SACCONI ha aumentato di un anno (o di 18 mesi per i lavoratori autonomi) sia l’età di pensionamento di vecchiaia che quella di anzianità; o

(iii) che l’età delle pensioni anticipate (ex anzianità) degli uomini è aumentata dall’1.1.2013 al 31.12.2015 di 2 anni e 6 mesi e finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi), ma di questi 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (+ 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014) e soltanto 1 anno alla riforma Forneroe dal 2019 aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero; o

(iv) che l’età delle pensioni anticipate delle donne del settore privato è stata aumentata di 1 anno (da 40 a 41) dalla riforma SACCONI (finora 41 anni e 10 mesi, per effetto dell’adeguamento automatico triennale SACCONI) e invece, successivamente, non è stata aumentata dalla riforma Fornero, quindi l’incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI; e dal 2019 aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’intero incremento di 2 anni e 3 mesi è di competenza di SACCONI; o

(v) che la riforma Fornero ha allineato l’età di pensionamento dei lavoratori e delle lavoratrici autonomi (differenziati dalla riforma SACCONI) a tutti gli altri, diminuendola di 6 (sei) mesi; o

(vi) che il numero dei cosiddetti esodati, di cui tanto si parla, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale, determinata erroneamente (come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”) dalla burocrazia (RGS e INPS); o, infine, a voler essere esaustivi,

(vii) che la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011)  del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. Come dire? chi troppo vuole nulla stringe, ma se non fosse stato deciso il blocco dal Governo Monti-Fornero per fare cassa (come chiedevano insistentemente l'UE e la BCE per evitare il default, che era una balla, smentita dalle cifre, per tacitare la loro coscienza sporca[1 o 2]), poi giudicato incostituzionale e quindi abrogato, con conseguente restituzione (parziale) di quanto non erogato, sarebbe stato vigente ed efficace quello SACCONI.

b. Per concludere, osservo che il sospetto che il professor Boeri coltivasse un motivo “particolare” è corroborato dal fatto che egli si è comportato nello stesso modo in un caso analogo, però speculare: il suo giudizio positivo incongruo sul governo Monti (“Il Governo Monti in un solo anno ha fatto molto di più degli esecutivi che l’hanno preceduto, governando per intere legislature. Ci ha allontanato dal baratro e ha ridato credibilità internazionale al nostro Paese, fermando una crisi di fiducia sul debito italiano e sulla moneta unica i cui effetti avrebbero potuto essere devastanti.”), espresso in un e-book pubblicato nel sito de LaVoce.info, con la censura di un mio commento pubblicato in calce che dimostrava sulla base dei dati (sostanzialmente in un equivalente lasso di tempo, il governo Monti ha implementato soltanto un quinto – esattamente il 19% - delle manovre finanziarie correttive della scorsa legislatura, contro i quattro quinti – cioè l’81% - del governo Berlusconi,[1 o 2] in grandissima parte dal maggio 2010) l’infondatezza del suo giudizio. 

c. Come si può notare leggendo l’e-book, infine, anche le due redattrici del testo del capitolo Pensioni attribuiscono erroneamente alla riforma delle pensioni Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento per vecchiaia a 66 anni anche per i lavoratori pubblici e privati e le lavoratrici del settore pubblico, cui aveva già provveduto la riforma Sacconi del 2010.

“2. Pensione di vecchiaia ordinaria. Già a partire dal 1° gennaio le categorie di lavoratori e per le lavoratrici del settore pubblico l’età minima viene elevata a 66 anni, in luogo di 65 anni. Per le lavoratrici del settore privato l’età sale a 62 anni (invece di 60 anni) per il requisito della vecchiaia, o in alternativa 60 o 61 anni con il sistema delle quote (se gli anni di contributi sono sufficienti). Il requisito minimo sale a 63 anni + 6 mesi nel 2014, a 65 anni nel 2016, a 66 anni nel 2018. Analoghe modifiche valgono per le lavoratrici autonome”. (pag. 13) (cfr. BILANCIO DEL GOVERNO MONTI a cura di La redazione 11.12.2012, già riportato nel post Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi[1 o 2]).


4. Pietro Ichino

Citazione:

a. PARADOSSI DI FINE LEGISLATURA – 2 Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni “Eppure qual è la questione sociale considerata più grave e urgente dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, Damiano e Sacconi? Bloccare urgentemente il meccanismo di adeguamento dell’età del pensionamento alle aspettative di vita degli italiani, che la legge Fornero ha molto opportunamente istituito sei anni fa.


Commento

Dopo averlo letto, ho inviato al Sen. Ichino una lettera.[1 o 2]

Ma egli non se ne è dato per inteso e ha raddoppiato la dose (cfr. Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL).

Gli ho dovuto, perciò, scrivere una seconda lettera,[1 o 2] che riporto in parte:

Mi meraviglia molto che, anziché ammettere l’errore che Le ho segnalato[1] (cfr. l’articolo della Sua newsletter n. 456, 28 ottobre 2017, “Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni”, scusarsi e pubblicare un comunicato di rettifica, Lei rincari la dose (cfr. nella Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL http://www.pietroichino.it/?p=47304).

E non solo, richiamando il precedente articolo, riattribuisca erroneamente e scientemente alla riforma Fornero l’introduzione del meccanismo dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, ma aggiunga una seconda BUFALA che circola anch’essa da sei anni, in un crescendo di DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni (e non solo), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime.

Si tratta di una DISINFORMAZIONE alimentata dal potentissimo sistema (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra, da tutti i media e da DISINFORMATORI, esperti di previdenza, in servizio permanente effettivo.

I primi nomi che mi vengono in mente sono: Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Cesare Damiano e Lei (sto preparando uno scritto con le prove documentali), oltre a Matteo Salvini, che votò la severissima riforma SACCONI e, invece di andarsene in esilio, minaccia di esilio la professoressa Fornero perché manderebbe – lei, non SACCONI (sic!) - in pensione a 67 anni e poi a 70 gli Italiani; la stessa Elsa Fornero; tra i sindacalisti Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e, molto stranamente, Susanna Camusso e Maurizio Landini,[1 o 2duri oppositori nel 2010 della riforma SACCONI; e, infine, Maurizio Sacconi, per il suo lunghissimo e colpevole silenzio, che hanno obliterato completamente la severissima riforma delle pensioni SACCONI, una sorta di damnatio memoriae, un vero caso di scuola.

Una seconda BUFALA, dicevo, che “Il nostro sistema pensionistico [è stato] rimesso in sesto dalla legge Fornero del 2011”, affermazione smentita da un esame comparativo puntuale delle norme pensionistiche e dai dati economici ufficiali. […]

Dopo questa seconda lettera, inviata per conoscenza a 49 destinatari, il Sen. Ichino l’ha pubblicata nel suo sito, ma vi ha posposto questa “strana” risposta:

“A me sembra di non avere proprio nulla da rettificare: non mi sembra di avere mai affermato il contrario di quel che V.B. vibratamente ribadisce (se mi è sfuggito qualche cosa di diverso, sono pronto a fare ammenda)”. Che mi ha costretto ad un’ulteriore replica, rimasta finora senza risposta.[1 o 2]


5. Cesare Damiano e Maurizio Sacconi

Citazioni:

a. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 11 luglio 2017

 (AGI) – Roma, 11 lug. – Un appello al governo e ai parlamentari per evitare che l’età pensionabile venga ulteriormente alzata, modificando strutturalmente la normativa. A lanciarlo è “la strana coppia” composta da Cesare Damiano, presidente della Commisisone Lavoro della Camera (Pd), e Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato (Ap). “La nostra comune convinzione è lanciare un appello al governo e ai colleghi e alle colleghe di tutti i gruppi parlamentari al fine di arrivare al rinvio strutturale dell’adeguamento”, ha affermato Damiano nel corso di una conferenza stampa. “Abbiamo ritenuto che si stesse producendo una vera situazione emergenziale – ha dichiarato Sacconi – e pensato che fosse giunto il momento di porci come strana coppia con un appello ai colleghi e al governo affinché si assumano alcune decisioni tempestive”.

In base alla normativa attuale, risalente al governo Monti e alla ministra del Lavoro Fornero – hanno spiegato i due parlamentari – a partire dal primo gennaio 2019 si dovrà andare in pensione a 67 anni, nel 2021 a 67 anni e 3 mesi, nel 2031 a 68 e 1 mese, nel 2041 a 68 anni e 11 mesi e nel 2051 a 69 e 9 mesi. L’innalzamento dell’età avviene in modo automatico in base alle aspettative di vita rilasciate dall’Istat, ed è sufficiente una nota congiunta dei direttori dei ministeri dell’Economia e del Lavoro. […] “Realizzare un ulteriore allungamento – ha dichiarato Sacconi – ci sembra un atto di affievolimento del patto tra Stato e cittadino: quando è troppo, è troppo”. In passato si è parlato di “scale, scalini e scaloni – ha aggiunto – ma qui c’è solo un salto”. A essere penalizzate sono soprattutto le donne, “più degli uomini condannate alla pensione di vecchiaia mentre molti uomini possono cogliere l’opportunità dell’anzianità contributiva maturata”. […] Le soluzioni sono diverse, ha spiegato l’ex ministro del Lavoro: l’adeguamento potrebbe avvenire a 5 anni, “oppure si può decidere che si salta un giro e si riprende più avanti”. In ogni caso, l’innalzamento in questo momento non appare “accettabile”. Oggi pomeriggio, ha concluso Sacconi, governo e sindacati “rifletteranno di questo e altri aspetti”; “occorrono regole per tutti che devono essere rimesse alla logica umana, la logica tecnocratica ci ha portato oltre: ripeto, quando è troppo è troppo.”.

b. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 14 luglio 2017

[…] ci unisce la ferma convinzione che si vada determinando una situazione insostenibile per la generazione già adulta all’atto dell’approvazione della manovra Monti-Fornero […].


  

c. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 16 luglio 2017

(ANSA) – ROMA, 16 LUG – “L’intervista del Presidente dell’Inps Tito Boeri, apparsa oggi su Il Sole 24 Ore, è mossa da un presupposto inesistente che la rende totalmente inutile. Non abbiamo proposto la cancellazione del collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita ma solo la sua rimodulazione temporale per alleggerire l’allungamento dell’età lavorativa, di circa sei anni, sulla generazione già adulta all’atto dell’approvazione della riforma Fornero e per aprire, nel frattempo, una più generale riflessione su un sistema previdenziale disegnato nel presupposto del vecchio mercato del lavoro che garantiva stabilità e continuità nei percorsi occupazionali”. Lo dichiarano Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. “Il sistema oggi – proseguono – penalizza soprattutto le giovani generazioni che avranno la certezza di andare in pensione a quasi 70 anni”. “Siamo ben consapevoli delle esigenze di sostenibilità nel lungo periodo per cui ci confronteremo, numeri alla mano, con il governo nelle sedi parlamentari”, concludono i Presidenti. (ANSA). 

d. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

(ANSA) – ROMA, 18 LUG – “La discussione sulle pensioni si sta surriscaldando: oggi sono intervenuti Renzi e Poletti per denunciare la mancanza di gradualità nel sistema pensionistico targato Monti-Fornero. Queste prese di posizione aiutano la scelta di chi, come noi, si batte da anni per passare da un sistema pensionistico rigido a uno flessibile”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. 

e. Altri casi in:

Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi[1 o 2]

Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni[1 o 2]


Commento

Il Sen. Sacconi ha assecondato per vari anni la vulgata che è tutta colpa della riforma Fornero col suo lungo e un po’ crudele silenzio, crudeltà – parrebbe – in cui cade ogni tanto (vedi il caso di Eluana Englaro o la spietatezza e iniquità delle misure anticrisi. [1 o 2]). 

  

Un silenzio da lui interrotto solo recentemente nella conferenza stampa da lui tenuta assieme all’On. Cesare Damiano (si vedano i punti 5a e 5b) in una sala della Camera dei Deputati, preceduta dalla diffusione di un appello che attribuisce in maniera volutamente erronea – fatto molto grave e per il luogo e per la provenienza – al Governo Monti-Fornero l’importante misura dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, in realtà introdotto – ripeto ancora una volta - dal ministro del Lavoro Sacconi nel 2010 con la legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

L’On. Damiano, a sua volta, aggiungendo colpa a colpa, ne dà ugualmente un resoconto omissivo e volutamente erroneo nella sua newsletter. 

In conclusione del paragrafo ‘Damiano-Sacconi’, last but not leastevidenzio che il Sen. Sacconi, autore della riforma delle pensioni più severa tra le sette riforme varate dal 1992, dissociandosi da se stesso come estensore del manifesto scritto riportato sopra, ha dichiarato verbalmente nel corso della conferenza stampa congiunta Damiano-Sacconi: “Non voglio negare di essere stato il padre del collegamento tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita, ma lo immaginavo in un contesto diverso dalla riforma Fornero. Quel che è troppo è troppo (cfr. Pensioni, Damiano e Sacconi contro gli adeguamenti automatici: "Serve gradualità"su Repubblica.it).  

Vale la pena di sottolineare che il “contesto diverso” è, sulla base delle norme, solo un diversivo: gli effetti della riforma delle pensioni della invero troppo zelante professoressa Fornero (evidentemente vittima anch'essa della propaganda berlusconiana, che non erano state messe le mani nelle tasche degli Italiani: una balla cosmica!), che doveva essere soltanto il completamento della riforma SACCONI ‘ordinato’, assieme ad altre misure, dalla BCE al Governo Berlusconi (come contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani per raffreddare lo spread) limitatamente alla revisione delle pensioni di anzianità e all’allineamento delle lavoratrici private a tutti gli altri (si veda la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.”), e impedito dal veto del Ministro Bossi (le pensioni di anzianità sono concentrate prevalentemente al Nord), sono stati in gran parte determinati e poi via via aggravati – come ho dimostrato al punto 3 - dalla riforma SACCONI, in particolare dall’adeguamento automatico all’aspettativa di vita introdotto dalla legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

Spero di essere stato congruamente comprensibile, obiettivo, circostanziato, utile ed esauriente. Mi auguro di essere imitato dal maggior numero di lettori, inclusi i sette esperti (del professor Cazzola, purtroppo, non ho l'indirizzo e-mail), poiché è dura, da solo, far cambiare idea sulle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero a quasi 60 milioni di Italiani... 


________________________________


Note:

[1] Ecco vari esempi:

Pensioni, effetto Sacconi Tremonti: calo del 27,4%

Inps: nei primi tre mesi dell'anno numeri dimezzati rispetto al 2011.

15 Aprile 2012

Inps, l'età media in aumento: promossa la riforma Sacconi

28/07/2012

Pensioni, l’annuncio dell’Inps: «Nei primi 3 mesi del 2012 assegni dimezzati»

Nei primi 3 mesi del 2012 le nuove pensioni sono state 43.870, erano 93.552 nel 2011

14 aprile 2012

Pensioni: effetto finestre e stretta anzianità

Dimezzati assegni primi tre mesi

Alessia tagliacozzo - 15 aprile, 20:40

Pensioni, il tracollo delle uscite. Gli effetti delle riforme Damiano e Sacconi: in 3 mesi -32% nel pubblico

Data: 26/04/2012

L'ETA MEDIA È SUPERIORE DI DUE ANNI RISPETTO ALLA FRANCIA E VICINA A QUELLA TEDESCA

Pensioni,« il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell'Inps

Nei primi sei mesi del 2012 l'età media per l'accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni

28 luglio 2012 | 20:45

Il dato sull'aumento dell'età media di pensionamento risente soprattutto dell'effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell'introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013.

Crollano le nuove pensioni. Nei primi nove mesi il 35,5% in meno (e la riforma Fornero non c'entra)

PD. DAMIANO “-35,5% di assegni pensionistici nel 2012: i risparmi vadano agli esodati”
Posted on domenica, 21 ottobre 2012 by Cesare Damiano Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha fatto importanti e positive dichiarazioni sulla situazione del cosiddetto “superinps” . tra queste, vale la pena sottolineare il dato relativo al calo di pensionamenti nel 2012: un -35,5% dei nuovi assegni registrato nei primi nove mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2011. Un risultato degno di nota che è il frutto, secondo il Presidente dell’Inps, del combinato disposto della riforma Damiano del 2007 (che introdusse quota 96) e di quella Sacconi del 2011 (che introdusse la finestra mobile di un anno). Questi risultati non sono da collegare all’ultima riforma del ministro Fornero, che farà sentire successivamente i suoi effetti.
http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/

NB: Vedi il mio commento col nickname Vincesko del 21.10.2012  22:21 in calce all'articolo, che fa rilevare all’On. Damiano che 4 mesi (in media) dei 12 della “finestra” erano stati già previsti dalla L. 247/2007 - Riforma delle pensioni Damiano. https://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/#comment-18334.    


[2] Chi disinforma chi?

Vale la pena di evidenziare che lo studio elaborato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Il dibattito sulla flessibilità pensionistica usa dati di EUROSTAT, oblitera completamente la riforma SACCONI con la riforma Fornero, analizza gli andamenti divergenti degli occupati anziani e degli occupati giovani individuando tre “rotture” in corrispondenza delle riforme pensionistiche “Maroni” (Berlusconi-Maroni) del 2004, “Prodi” (Prodi-Damiano) del 2007 e “Fornero” (Monti-Fornero) del 2011, e l’autore Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” legandola alla riforma Fornero e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012 (ma i suoi effetti, secondo il precedente presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, si dispiegano dal 2013[cfr. nota 1]), e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla severa riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, L. 122/2010, art.12), completamente obliterata (almeno formalmente, visto che egli dichiara a Carlo Clericetti, su mia sollecitazione, che ha considerato la riforma SACCONI) per effetto di una specie di ingiustificabile damnatio memoriae.[1 o 2]   

Di chi è la colpa della totale obliterazione? Di EUROSTAT o dell’UPB? In ogni caso, di chiunque sia la colpa, è preoccupante che due importanti Organi pubblici, deputati a diffondere informazioni corrette, veicolino notizie false, fake news, bufale. Ancor più preoccupante se lo schema errato appena descritto è il medesimo contenuto nello studio Boeri-Garibaldi-Moen “WorkINPS Papers A clash of generations? Increase in Retirement Age and Labor Demand for Youth”.

UPB - Il dibattito sulla flessibilità pensionistica


[3] Anche Wikipedia partecipa alla congiura del silenzionon contempla la voce “Riforma delle pensioni Sacconi”. Intendevo crearla, ma per impratichirmi sul particolare programma di scrittura Wikipedia ho prima provveduto a modificare la voce Wikipedia esistente “Riforma delle pensioni Fornero”, che era molto carente, introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore piuttosto maleducato e arrogante - che sta lì da anni ma del quale non esiste neppure un profilo -, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e l’istruttivo Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione Europea (circa il quale sto elaborando un altro documento con notizie e soprattutto nessi molto difficilmente reperibili in Rete, per smentire false convinzioni su ciò che è avvenuto nella scorsa legislatura, fatte proprie da quasi 60 milioni di Italiani) non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia, che non ammettono la parola “analisi” (“Wikipedia non fa analisi!” è il ritornello di tutti i volontari-amministratori), né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza. Allora ho rinunciato (per ora).  


[4] Risparmi dalle riforme pensionistiche dal 2004

Per quanto attiene alla spesa pensionistica, (i) l’importo ufficiale che costituisce il numeratore del rapporto con il Pil include 90 mld di voci spurie: spesa assistenziale, TFR e 50 mld di imposte, che è una partita di giro; al netto di tali voci, il rapporto spesa pensionistica/Pil scende dal 16% al 12%; e (ii) i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ è stato abolito da Damiano, Damiano, Sacconi e Fornero) sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero.[1 o 2]           


***

Nota in calce

Ho inviato l’articolo anche al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, dopo aver letto un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera e riportato dal sito di cui è presidente, Itinerari Previdenziali. Da esso, ho scoperto una cosa che non sapevo esattamente: che EUROSTAT riporta pari pari i dati forniti dall’ISTAT, per cui avrei dovuto scrivere ISTAT e non EUROSTAT.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Da:  v

Data: 19/12/2017 23:49

ALLA C.A. DEL PROF. ALBERTO BRAMBILLA E DI DOMENICO COLMEGNA

Ho letto l'articolo “Numeri corretti all’Europa per tutelare i veri pensionati”: sono d'accordo, tranne che sulla riforma Fornero. Finora, ho solo ascoltato il Prof. Brambilla una sola volta, recentemente, alla radio, non vorrei includerlo come ennesimo esperto "amico" che sopravvaluta gli effetti della riforma Fornero (pochi giorni fa ho dovuto scrivere anche al Prof. Pizzuti[1]). Allego l'ultimo mio post sulle pensioni, ma nel testo ce ne sono altri.


[1] Email al Prof. Felice Roberto Pizzuti_Pensioni

Pensioni: SACCONI molto più di Fornero

Da:  v

Data:  13/12/2017  20:37

Egr. Prof. Pizzuti,

Ho letto con grande sorpresa questo passo del Suo ultimo articolo su Sbilanciamoci, intitolato “La ‘bomba sociale’ delle pensioni”:

Il forte e crescente aumento dell’età di pensionamento deciso con la riforma Fornero – aggravato dal suo incongruo adeguamento automatico alla vita media attesa che la porterà a 67 anni dal 2019”.

Constato con costernazione che anche Lei è tra i quasi 60 milioni di vittime della damnatio memoriae della riforma SACCONI, poiché a portare l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni dal 2019 è la riforma SACCONI. E a introdurre l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita è sempre la riforma SACCONI, col comma 12bis dell’art. 12 della legge 122/2010.

Mi permetto, pertanto, di trasmettere anche a Lei:

Pensioni: notizie false (fake news)

Spero che anche Lei voglia contribuire a fare chiarezza sulla paternità delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti,

V.


***

Destinatari


17/12/2017  23:48

(n. 50 destinatari)


18/12/2017  00:11

(n. 49)  


18/12/2017  00:55

(n. 39)


(n. 47)


18/12/2017  14:31

luigi.zanda@senato.itlinda.lanzillotta@senato.itroberto.calderoli@senato.itgasparri@tin.it

rosamaria.digiorgi@senato.itpaolo.romani@senato.itgiovanni.endrizzi@senato.it

laura.bianconi@senato.itkarl.zeller@senato.itmario.ferrara@senato.it

mariacecilia.guerra@senato.itlucio.barani@senato.itgianmarco.centinaio@senato.it

gaetano.quagliariello@senato.itloredana.depetris@senato.itmaria.mussini@senato.it

mauromaria.marino@senato.iteva.longo@senato.itfranco.carraro@senato.it

maria.spilabotte@senato.itnunzia.catalfo@senato.itsereni_m@camera.itgiachetti_r@camera.it

baldelli_s@camera.itcolletti_a@camera.itdellai_l@camera.itfedriga_m@camera.it

laforgia_f@camera.itlupi_m@camera.itmarcon_g@camera.itpisicchio_g@camera.it

rampelli_f@camera.itromano_f@camera.itrosato_e@camera.itartini_m@camera.it

monchiero_g@camera.itlatronico_c@camera.itbragantini_m@camera.italfreider_d@camera.it,

 locatelli_p@camera.itbuttiglione_r@camera.itbernardo_m@camera.itgiacomoni_s@camera.it,

 petrini_paolo@camera.itpolverini_r@camera.itrizzetto_w@camera.itdattorre_a@camera.it

dellaringa_c@camera.it

(n. 50)


18/12/2017  14:52

annamaria.parente@senato.itemanuela.munerato@senato.itnunzia.catalfo@senato.it

maria.spilabotte@senato.itnicoletta.favero@senato.itsara.paglini@senato.it

stefano.bertacco@senato.itignazio.angioni@senato.itfrancesco.aracri@senato.it

andrea.augello@senato.itdomenico.auricchio@senato.itgiovanni.barozzino@senato.it

alessandra.bencini@senato.ithans.berger@senato.itgiuseppe.compagnone@senato.it

franco.conte@senato.iterica.dadda@senato.itsegreteriadali@gmail.com

antonio.depoli@senato.italdo.dibiagio@senato.itsalvatoretito.dimaggio@senato.it

sergio.divina@senato.itangela.donghia@senato.itnicoletta.favero@senato.it

mario.ferrara@senato.itserenella.fucksia@senato.itmariagrazia.gatti@senato.it

niccolo.ghedini@senato.itrita.ghedini@senato.itichino@pietroichino.itstefano.lepri@senato.it

patrizia.manassero@senato.itbruno.mancuso@senato.itmario.mauro@senato.it

mariapaola.merloni@senato.itandrea.olivero@senato.itgiuseppe.pagano@senato.it

stefania.pezzopane@senato.itenrico.piccinelli@senato.itsergio.puglia@senato.it

lucio.romano@senato.itmariarosaria.rossi@senato.itmaurizio.sacconi@senato.it

antoniofabio.scavone@senato.itrenato.schifani@senato.it,  giancarlo.serafini@senato.it

denis.verdini@senato.itantoniogiuseppe.verro@senato.it,  claudio.zin@senato.it

vittorio.zizza@senato.it  

(n. 50)


18/12/2017  20:24  -  Commissione Lavoro Camera dei Deputati

(n. 44)


19/12/2017  20:57 

segreteria.landini@cgil.it, segreteria.bascotto@cgil.itsegreteria.colla@cgil.itsegreteria.dettori@cgil.itsegreteria.fracassi@cgil.itsegreteria.ghiselli@cgil.itsegreteria.martini@cgil.itsegreteria.massafra@cgil.itsegreteria.scacchetti@cgil.it, posta@filcams.cgil.itnazionale@filctemcgil.itufficiostampa@filleacgil.itsegr.gen@filtcgil.itorganizzazione@filtcgil.itufficio.stampa@filtcgil.itorganizzazione@fiom.cgil.itg.polo@fiom.cgil.itc.scarcelli@fiom.cgil.itquadri@fisac.itportale@fisac.itorganizzazione@fisac.itflai-nazionale@flai.itorganizzazione@flcgil.itfederconsumatori@federconsumatori.itnidil@nidil.cgil.itcomunicazione@nidil.cgil.itorganizzazione@uil.itcontrattazione.polsettoriali@uil.itpoliticheeconomiche@uil.itpolterritoriali@uil.itfiscoprevidenza@uil.itnuovowelfare@uil.itbilancio@uil.itufficio.stampa@cisl.itredazione.sito@cisl.itlabortv@cisl.itconquiste_lavoro@cisl.itfemca.nazionale@cisl.itfemca.comunicazione@cisl.itnazionale@flaeicisl.orgfederazione.filca@cisl.itfederazione.fistel@cisl.itfederazione.fai@cisl.itfp@cisl.itcisl.scuola@cisl.itsegrge.slp@cisl.itsegrag.slp@cisl.itpierangelo.raineri@fistcisl.itrosetta.raso@fistcisl.itmattia.pirulli@fistcisl.it

(n. 50)


19/12/2017 23:49

flavia.brambilla@itinerariprevidenziali.italla c.a. del Prof. Alberto Brambilla e di Domenico Colmegna




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Dialoghi sull’INPS che ha un buco e può fallire


Alzi la mano chi non crede che l’INPS abbia un buco di bilancio o che possa fallire o che sono a rischio le pensioni in un futuro più o meno remoto. Lascio da parte quest’ultima eventualità, visto che il futuro lontano è soltanto nella mente di Giove, ma almeno posso rassicurare chi legge sul fatto che il sistema pensionistico italiano, dopo le numerose riforme varate, di cui quella Fornero è soltanto l’ultima in ordine di tempo e, contrariamente alla vulgata generale, neppure la più severa (le vengono attribuite anche le misure sia della riforma Dini, 1995, sia, soprattutto, anche da parte dell’INPS[1] – v. anche la Presentazione del XV Rapporto annuale di Tito Boeri, al minuto 12.20 e al minuto 38.10[2] - della più severa riforma Sacconi, 2010), è considerato dalla Commissione europea tra i più sostenibili nel lungo termine.[1] Mi limito dunque alle prime due. Mi è successo di leggere sui media e nel web affermazioni del genere di quelle indicate sopra quasi ogni volta che si parla di previdenza. Ed essendomi assegnato il compito ingrato – praticamente una fatica di Sisifo – di CONTROINFORMARE sul tema, negli ultimi mesi mi è capitato di discutere spesso sul supposto buco dell’INPS e sul suo paventato, possibile default (fallimento), in particolare in tre occasioni: la prima, nel sito del giornale on-line Gli Stati Generali[3]; la seconda, nel sito neo-liberista NoisefromAmerika;[4] e, la terza, nel sito Goofynomics.[5] Ce n’è una quarta, avvenuta con il titolare del sito The walking debt,[6] ma la ometto perché ripetitiva, anche se è anch’essa un esempio significativo di fatica di Sisifo, poiché segue ad una discussione approfondita sullo stesso tema avvenuta nello stesso sito un anno prima.

Per inciso, segnalo che il presidente dell’INPS, Tito Boeri, nella presentazione dell’ultimo Rapporto annuale dell’INPS,[2] al minuto 40.30, ha dichiarato: “Si danno molte notizie allarmistiche sul bilancio dell’INPS, bene dunque mettere alcuni puntini sulle i. Primo, l’INPS opera per conto dello stato, quello che conta per lavoratori, pensionati e imprese è il bilancio consolidato dello Stato, non il bilancio dell’INPS”.

Riporto i dialoghi nell’ordine indicato, avvertendo che nel primo caso si è trattato di un monologo – diciamo così - per forfait dell’interlocutore, che – ho visto solo dopo – è un docente universitario.



Gli Stati Generali


“La cosa sconvolgente è che stavolta l’iceberg non l’ha visto neppure Crozza, che ha assalito Di Maio con gli stessi argomenti di un qualsiasi politico del PD. Invece l’icerberg l’ha visto Carlo Scarpa in un recente pezzo su lavoce.info.[7] Noi qui ci mettiamo tra Crozza e Scarpa e proviamo a rendere ancora più paradossale il caso Nogarin. Come? Trasformando Nogarin in Boeri.

Qual è l’icerberg? E cosa hanno in comune Nogarin e Boeri? Per i lettori impazienti, l’iceberg è il default del sistema pubblico italiano.

Il parallelo con la battaglia di Boeri è evidente: se Boeri portasse in tribunale i libri dell’INPS e poi pagasse solo le pensioni fino a millecinquecento euro, riceverebbe anche lui dal tribunale un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta.


1.     vincesko • 2 mesi fa

INPS? Vale la pena forse di segnalare che la gestione dell'INPS, al netto dei 45 mld di imposte e dei 45 mld di voci spurie (TFR e Assistenza) è in notevole attivo. Senza voler considerare che l'INPS ha dovuto incorporare gestioni deficitarie, in particolare l'INPDAP, il cui deficit è dovuto alla decisione dello Stato di non versare i contributi a se stesso (http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_01/cassa-statali-inps_27b702b4-0b8a-11e2-a626-17c468fbd3dd.shtml). PS: Per un'analisi delle pensioni, cfr. "Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli" http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.


2.     icecreamit • 2 mesi fa

Tra l’INPS e L’Azienda Autonoma dei Rifiuti di Livorno c’è però una differenza: il primo è un ente pubblico non economico, e non è previsto che possa fallire, un suo eventuale default è gestito direttamente dal Tesoro e non dal giudice fallimentare. La seconda è invece una SpA e quindi quando ne ricorrono le condizioni gli amministratori devono portare i libri in tribunale e se non lo fanno loro dovrebbero farlo i sindaci. Il problema a monte però, è che nel nostro paese gli enti pubblici, che dovevano produrre servizi ai cittadini, sono stati man mano ingabbiati nelle stesse regole (amministrative, gestionali, contrattuali, del personale, ecc.) delle amministrazioni centrali, fino al punto da bloccarne di fatto l’operatività. Allora, per risolvere il problema, invece di semplificare le norme o disegnare un modello nuovo e originale di azienda pubblica, si è preferita la scorciatoia di dare agli enti pubblici la forma della società per azioni. Si tratta però di una forzatura e di una finzione, perché le regole pensate per una SpA non necessariamente funzionano per un’azienda che fa un servizio pubblico, e tra quelle che non possono funzionare ci sono sicuramente quelle relative allo stato di insolvenza (basti pensare all’assurdo di un giudice che dovrebbe decidere la liquidazione di una società costituita con una legge…)


3.     umberto.cherubini • 2 mesi fa

La ringrazio del commento, ma giuristi mi hanno detto e argomentato che l'INPS può fallire. Se ha interpretazioni diverse e fonti la prego di indicarmele perché sto lavorando, sul fronte economico, ovviamente, sulla questione. Grazie.


4.     icecreamit • 2 mesi fa

Non mi ritengo un giurista, ma ho lavorato a lungo in un ente pubblico, anche come direttore amministrativo. Per quanto ne so, la legge fallimentare si applica alle imprese che svolgono attività commerciale (art. 1). L'INPS è un ente pubblico non economico che non svolge attività commerciale, quindi ad esso non si può applicare la legge fallimentare, né le norme relative ai reati connessi. Del resto l'INPS adotta il sistema di contabilità pubblica e non quello civilistico, per cui anche sotto questo profilo sarebbe problematico utilizzare molte delle categorie legate alle norme fallimentari. (ad esempio, manca la nozione di capitale sociale). Per un ente di questo tipo si può quindi parlare di default in senso generico, ma non di fallimento in senso tecnico. Altra cosa, ovviamente, sono i c.d. enti pubblici economici e le società ad azionariato pubblico. Non so che tipo di ragionamenti abbiano fatto i giuristi cui lei si riferisce.


5.     vincesko • 2 mesi fa

Risulta da studi fatti in materia che ciascuno di noi è “catturato” dalle proprie tesi precostituite, che quasi sempre resistono a qualunque prova contraria. Io lo verifico da 5 anni in tema di a) governo Monti; e b) pensioni e spesa pensionistica. Nel primo caso, quasi TUTTI ignorano che, nella scorsa legislatura, il governo Monti ha varato, in un tempo equivalente, soltanto 1/5 delle manovre correttive rispetto ai 4/5 del governo Berlusconi e sono state molto più eque; ma la recessione viene da TUTTI attribuita a Monti e non a BERLUSCONI; nel secondo caso, che la tanto vituperata riforma Fornero (DL 201/2011) è molto meno severa della riforma SACCONI (DL 78/2010), ma l'allungamento eccessivo dell'età di pensionamento, oltre a tutte le misure di Sacconi, viene ascritta alla Fornero; e che la spesa pensionistica (pari a quasi 280 mld lordi) contiene 45 mld di imposte, che per l’INPS è una partita di giro poiché esso paga il netto, e 45 mld di voci spurie, suddivise più o meno a metà tra TFR (che esiste solo in Italia e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento) e Assistenza, che nulla ha a che vedere con la previdenza e che infatti viene pagata dallo Stato con i trasferimenti (fiscalità generale); per cui al netto di questi 90 mld l’INPS è in “attivo” e “creditore” verso lo Stato. Eppure, ogni volta che mi capita di intavolare una discussione su questi 2 temi, anche con docenti universitari di Economia, che si suppone siano esseri razionali a adusi a maneggiare i numeri, incontro resistenze terribili. Come è in parte il caso anche dell’Autore dell’articolo, che a) ha evitato di replicare al mio commento; e b) continua a preoccuparsi del fallimento (sic!) dell’INPS, per cui escluderei che non l’ha fatto perché “chi tace acconsente”. PS: La voce di Wikipedia dell’INPS è carente dal punto di vista dell’analisi economica della spesa pensionistica, ma, per quel che vale, sotto l’aspetto giuridico afferma questo, che per me è condivisibile: “L'INPS non è un ente con fini di lucro ma è un ente dello Stato predisposto per erogare dei servizi, come lo sono i Comuni, le Provincie o le scuole. Pertanto nel bilancio dell'INPS non vi sono utili o perdite ma avanzi o disavanzi di esercizio, che derivano dalla differenza tra le risorse finanziarie assegnate dallo Stato e i costi per i servizi che deve erogare in base alle leggi vigenti. Se in base alla legislazione vigente, vi è un disavanzo, o viene coperto da ulteriori trasferimenti dello Stato, magari nell'esercizio successivo o c'è il default previdenziale ossia lo Stato fa una riforma previdenziale per ristabilire l'equilibrio dei conti. In caso contrario si andrebbe al default dello Stato, non dell'INPS che è un organo dello Stato che attua le leggi dello Stato e che non ha autonomia negoziale in quanto il diritto della previdenza sociale è una branca del diritto pubblico”.  https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_nazionale_della_previdenza_sociale  


***


NoisefromAmerika


l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”.


 Vincesko 21/5/2016 - 21:58

Mi spiace venire qui a parlare ancora di pensioni, scrivo anche di molte altre cose, ma come sapete mi arrogo il compito arduo e ingrato ma doveroso di CONTROINFORMARE e “bastonare” (passatemi il termine, ormai sapete che ha una funzione essenzialmente "terapeutica") volentieri coloro che fanno – per malafede o ignoranza - il solito catastrofismo infondato sull’INPS e sulla spesa previdenziale.

Le metto insieme poiché ho un solo commento disponibile.

1. Domanda all’autore dell’articolo: la spesa previdenziale riportata nelle tabelle ed assunta a base delle valutazioni critiche è al lordo o al netto delle imposte? (Vedi anche appresso).

2. Vale la pena forse di segnalare al commentatore Alessandro Riolo, che ha scritto: “l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”, che si sbaglia di grosso: la gestione dell'INPS (la gestione è unitaria, le singole gestioni hanno solo una valenza amministrativa), con una spesa complessiva pari a quasi 280 mld lordi, al netto dei 45 mld di imposte e dei 45 mld di voci spurie (suddivisi più o meno a metà tra TFR, che esiste solo in Italia e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento, e Assistenza, che nulla ha a che vedere con la previdenza e che infatti viene pagata dallo Stato con i trasferimenti dalla fiscalità generale) è in notevole attivo (20 mld), per cui al netto di questi 90 mld l’INPS è “creditore” verso lo Stato . Senza voler considerare che l'INPS ha dovuto incorporare gestioni deficitarie, in particolare l'INPDAP, il cui deficit è dovuto alla decisione dello Stato di non versare i contributi a se stesso (http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_01/cassa-statali-inps_27b702b4-0b8a-11e2-a626-17c468fbd3dd.shtml) o l’INPDAI dei dirigenti d’azienda, il cui deficit era dovuto ad eccessiva generosità (cfr. pagg. 33-34 dell’allegato di ManagerItalia
“L’avventurosa storia dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali, fino all’ultimo colpo di scena: il passaggio sotto le ali dell’Inps” 
http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Dicembre2002/pag28.pdf).

Infine, la spesa pensionistica, dopo le ben 8 riforme delle pensioni dal 1992 (di cui quella Fornero, DL 201/2011, è soltanto l'ultima, neppure la più severa e produrrà i suoi effetti soprattutto nel lungo periodo!), è giudicata dalla Commissione europea e dagli esperti (anche finanziari!) tra le meno preoccupanti e più sostenibili nel lungo termine.[*]


[*] Per un'analisi dettagliata delle pensioni, cfr.:

"Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli"

oppure (se in avaria)


PS: Strano, ma non tanto conoscendo la struttura mentale dei neo-liberisti, che nessuno della Redazione Suprema (famigerata per la consuetudine di applicare le sanzioni regolamentari alla rovescia) abbia segnalato l’erroneità delle affermazioni, essendosi svolta qui in passato un’ampia, documentata e accesa discussione (cfr.


 Alessandro Riolo 21/5/2016 - 22:21

2. Vale la pena forse di segnalare al commentatore Alessandro Riolo, che ha scritto: “l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”, che si sbaglia di grosso:

Ringraziando Marco Esposito:

Il differenziale di cassa previsto per il 2013 è pari a 110.478 mln (105.649 mln nella terza nota di variazione al bilancio di previsione 2012) ed è rappresentato dalla differenza tra le riscossioni, al netto dei trasferimenti dallo Stato e delle anticipazioni di Tesoreria, per 275.038 mln ed i pagamenti per 385.516 mln. Il suddetto differenziale, insieme ad incremento delle disponibilità liquide per 224 milioni, risulta coperto da:

- 92.428 mln relativi a trasferimenti dello Stato per il finanziamento delle prestazioni assistenziali ex art. 37 legge 88/89(74.928 mln) e per le prestazioni e spese degli invalidi civili (17.500 mln);

- 18.274 mln relativi alle anticipazioni dello Stato per le gestioni previdenziali; (prestiti, NdA).

Ad ogni modo, il discorso fatto in questa discussione verteva sulle poste come classificate dai CPT, che mostrano chiaramente un forte disavanzo tra entrate e spese previdenziali, ben maggiore di 18 miliardi di Euro.


 Francesco Forti 22/5/2016 - 08:28

Ad ogni modo, il discorso fatto in questa discussione verteva sulle poste come classificate dai CPT, che mostrano chiaramente un forte disavanzo tra entrate e spese previdenziali, ben maggiore di 18 miliardi di Euro.

A monte l'errore principale è iniziare a parlare di tasse (da "trattenere") e finire a parlare di previdenza, da gestire (localmente?). La discussione poteva essere interessante se si focalizzava sul federalismo fiscale vs il concetto di "trattenere". Che sono due cose ben diverse, come già premesso fin dall'inizio dall'autore. Purtroppo si finisce per commentare le richieste populiste di qualche governatore dandogli pure la sponda di un improbabile "gestione" locale della spesa previdenziale.


 Vincesko 23/5/2016 - 09:03

@Alessandro Riolo

Chiedo scusa ma io mi limito all’oggetto del mio commento precedente, essendo per nulla interessato al resto della vostra discussione sull’articolo che ci “ospita”, e non solo perché francamente mi sembra un po’ lunare discutere di una proposta del governatore leghista Zaia del Veneto, Regione a statuto ordinario che è la quinta per popolazione e la terza per Pil, di essere trattato come il Trentino Alto Adige, Regione autonoma di 1 mln di abitanti e 13° per Pil. Catalano potrebbe dare, se fosse ancora vivo, la risposta più appropriata.

1. Con tutto il rispetto, a) non mi pare che Marco Esposito sia una fonte del tutto attendibile e soprattutto imparziale. Poi non si accorge che:

differenziale
"d. Nel linguaggio economico e sindacale, il termine è talora usato impropriam. con il sign. di differenza, divario: ridurre i d.salariali o retributiv (per es., tra gruppi analoghi di dipendenti in diversi settori produttivi); eliminare il d. inflazionistico rispetto ad altri paesi". 
http://www.treccani.it/vocabolario/differenziale/;

b) ho controllato la data del suo articolo da cui è tratta la citazione: è di un anno antecedente alla discussione “ampia, documentata e accesa” che ho allegato.

c) Il link al Bilancio INPS 2013 ch’egli ha preso a base della sua analisi non è più attivo, perché hanno modificato la metodologia di classificazione delle pensioni INPDAP. Le riforme pensionistiche per loro natura producono i loro effetti nel lungo periodo, così è anche sia per la molto severa riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12, con decorrenza 1.1.2011), sia per quella Fornero (DL 201/2011, art. 24, a valere da 1.1.2012), il 2013 è solo, rispettivamente, il terzo e secondo anno di loro applicazione. Ricavo dal Rapporto annuale INPS- 2013-Sommario (http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;00;6793;6800;49...): “Il flusso finanziario complessivo annuo nel 2013 è risultato pari a 803,5 miliardi di euro (somma tra entrate pari a 396,8 miliardi e uscite pari a 406,7 miliardi), valore che supera la metà del PIL italiano. La gestione finanziaria di competenza evidenzia un saldo negativo di 9,9 miliardi di euro, da ascrivere in larga parte alla gestione dei lavoratori pubblici ex Inpdap. La situazione patrimoniale alla fine dell’esercizio 2013 rileva (dato di preconsuntivo) un patrimonio netto di 7,5 miliardi di euro. Tale valore migliora nettamente se si tiene conto della legge di stabilità 2014, la quale prevede che le anticipazioni di bilancio negli esercizi pregressi al 2012, per il pagamento delle prestazioni ai dipendenti dell’amministrazione pubblica, si intendano effettuate a titolo definitivo. L’effetto di questa disposizione normativa comporta un miglioramento del patrimonio netto dell’Istituto pari a 21,7 miliardi di euro, portando il patrimonio netto all’1.1.2014 a 29,2 miliardi di euro complessivi. Il deficit patrimoniale e lo squilibrio strutturale dell’ex Inpdap non mettono, quindi, a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico. Si aggiunga, inoltre, che nei prossimi anni le riforme degli anni scorsi, e soprattutto la riforma RAPPORTO ANNUALE 2013 (SOMMARIO) 5 varata con la Legge n. 214/2011, andranno a regime con conseguenti risparmi significativi e crescenti nel tempo. Il disavanzo dell’Istituto è quindi temporaneo e destinato ad essere riassorbito, mettendo definitivamente in sicurezza i conti della previdenza italiana”.

2. La tua risposta è insoddisfacente, per 2 motivi: a) perché non si dovrebbero dare giudizi roboanti sulla base di una conoscenza insufficiente, “de relato” dei dati, elaborati da una singola fonte; e b) anche perché, soprattutto, rivedendo la discussione linkata, che è dell’anno successivo, ho riscontrato che vi hai partecipato.

3. Al netto di questo, restano in ogni caso le domande fondamentali che, in parte, ho rivolto all’autore dell’articolo: gli importi, da chiunque elaborati, su cui basate i vostri giudizi a) distinguono tra Previdenza e Assistenza? E b) Sono al lordo o al netto delle imposte? Perché, nel primo caso, la voce Assistenza è gestita dall’INPS ma è a carico della fiscalità generale. Nel secondo caso, c’è una differenza sostanziale tra l’esborso “lordo” effettuato da un’azienda, che ovviamente va assunto come costo integralmente, e l’esborso “lordo” dell’INPS, la cui componente fiscale è una mera partita di giro, poiché l’INPS, che è parte integrante dello Stato, eroga gli assegni pensionistici “al netto” e gira la differenza allo Stato, alle Regioni e ai Comuni, pur contabilizzando il “lordo”. L’INPS espone, ad esempio, nel suo Osservatorio sulle pensioni 2014 l’importo “in pagamento”, che presumo sia il netto o non so che, che è molto distante dal totale della spesa pensionistica che va nel calcolo del rapporto col Pil e che è di quasi 280 mld, cfr. anche il mio ultimo commento in calce al 1° dei due articoli linkati nel mio commento precedente:

[L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.]

Peraltro, ho letto recentemente (ma ora non ricordo dove) che anche la Ragioneria dello Stato redige le sue analisi considerando il costo della spesa pensionistica al netto delle imposte.

In definitiva, quindi, e l’INPS e la spesa pensionistica in senso stretto stanno molto meglio di quanto voi disinformati e/o in malafede e/o catastrofisti vi dilettate a raccontare, anche dopo che conoscete le prove documentali contrarie. O è tigna o sono problemi con il principio di realtà.


 Guido Cacciari 23/5/2016 - 12:12

Però, mi sembra documentatissimo. Sarà la specializzazione nel controllo di gestione. E la disponibilità di tempo ...
Riuscirebbe a trovarlo anche per chiarire il mio quesito, posto un poco più sopra?


 Alessandro Riolo 23/5/2016 - 23:40

2. La tua risposta è insoddisfacente, per 2 motivi: a) perché non si dovrebbero dare giudizi roboanti sulla base di una conoscenza insufficiente, “de relato” dei dati, elaborati da una singola fonte; e b) anche perché, soprattutto, rivedendo la discussione linkata, che è dell’anno successivo, ho riscontrato che vi hai partecipato.

Leggo da molti anni a questa parte tutti i rapporti annuali, dove risulta chiaramente che negli ultimi anni il buco dell'INPS ha raggiunto poco meno di 100 miliardi di Euro annui, rattoppato con trasferimenti statali. Il brano citato da Marco Esposito, suggerisce che si tratti per la gran parte di spesa assistenziale, ma c'è anche una consistente quota previdenziale.

Leggo anche i rendiconti generali e la relazione della corte dei conti, ma generalmente mi concentro sul FSTA.

Al netto di questo, restano in ogni caso le domande fondamentali che, in parte, ho rivolto all’autore dell’articolo: gli importi, da chiunque elaborati, su cui basate i vostri giudizi a) distinguono tra Previdenza e Assistenza?

Nei CPT si distingue tra previdenza ed assistenza, o meglio tra spese teoricamente pagate da contributi oppure dalla fiscalità generale. Vedi ad esempio la risposta data a Guido Cacciari in questa conversazione il 19/5/2016 alle 16:23.

Ad ogni modo, nel contesto delle risposte ai temi dell'articolo, e tenendo ben presente l'obiezione di Francesco Forti, e cioè che bisogna tenere a mente che "gestire localmente entrate e spese significa avere il controllo delle legislazione in merito alle entrate ed alle spese di competenza", obiezione la cui logica conseguenza è  a mio parere che il federalismo all'italiana in tutte le sue salse sia e sia sempre stato generalmente una presa in giro, quello che personalmente mi interessava far notare all'autore, e mi par di capire che potrei esserci riuscito, è che se prendiamo per buoni i CPT, quale che sia la causa del buco previdenziale, questo è osservabile nei conti pubblici, ed ha come effetto da un lato di amplificare la misura del residuo fiscale di alcune regioni, cioé quanto complessivamente i contribuenti di questi regioni sono chiamati a contribuire al riequilibrio dei conti dello stato, ma dall'altro lato, magari controintuitivamente, attenua sensibilmente il residuo fiscale negativo di quasi tutti le regioni meno sviluppate del paese. Regioni tra le meno economicamente sviluppate del paese come la Puglia o la Campania secondo i CPT non solo si pagano tutte le proprie spese pubbliche da sole, comprese le quote a loro allocate delle spese di difesa o di rappresentanza all'estero, ma contribuiscono anche a coprire parte del disavanzo contributivo. E addirittura la stessa Sicilia è a poca distanza dal riuscire a fare altrettanto. La necessaria conseguenza, sempre se i CPT sono affidabili, è che in Italia da alcuni anni non esiste una vera perequazione non previdenziale. Se i Campani, i Pugliesi od i Siciliani necessitano di una infrastruttura, o un qualsiasi investimento in conto capitale, se lo pagano da soli, né più né meno di Veneti, Toscani o Lombardi.

Derivando per un attimo nuovamente sui conti INPS, sai se le previsioni sono fatte usando lo scenario centrale di previsione per la popolazione dell'ISTAT? Se così fosse, come si tiene conto che quello scenario prevede un saldo migratorio netto di 16 milioni e mezzo di immigrati dal 2014 al 2040? E se non arrivassero?


 Vincesko 24/5/2016 - 22:40

@Alessandro Riolo 

1. Vedo che tieni in non cale le mie obiezioni, fondate sui documenti ufficiali, e continui a basarti fideisticamente (è un vizio di voi neo-liberisti) su ciò che scrisse 2 anni fa Marco Esposito, ma comunque ci sei arrivato anche tu che la cifra di 100 mld, ammesso e non concesso che sia esatta, è fatta in gran parte di Assistenza.

2. Per il resto, la risposta alla tua reiterata preoccupazione sul supposto buco dell’INPS è nella tua omissione (intenzionale?) della mia seconda domanda: “b) gli importi sono al lordo o al netto delle imposte?” Se fai, allora, un altro piccolo sforzo, vincendo la tua “resistenza”, puoi arrivare a capire anche tu che, applicando una rettifica in meno dei costi pari all’ammontare complessivo della componente fiscale (45 mld), che è una partita di giro per l’INPS e i conti pubblici, si ottiene un saldo positivo di una ventina di mld, che è l’avanzo dell’INPS di 20 mld che ho indicato più sopra.

3. Il 70-80% (!) residuo della tua replica non è pertinente con la mia risposta, potevi farne a meno, ma evidentemente – intenzionalmente o inconsciamente – hai sentito il bisogno di fare fumo e rifugiarti in territorio “amico”.

PS: Le previsioni a lungo termine sono esercitazioni accademiche e altamente aleatorie, segui il suggerimento implicito del neo-classico Michele Boldrin: evita di farne o di chiederne.


***


Goofynomics


http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif

Ciao Prof. Io provo a parlare con mi è vicino, il mio titolare ed amico, se.pre votato a sinistra il mio amico consulente, altro a sinistra il suo collega di ufficio con agenzia immobiliare che ha votato tutti ed adesso vota 5S...ma la risposta è sempre quella..se so magnati tutto e il buco dell'INPS ..io ci provo ma la vedo dura!..


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@Giuseppe Grandi
Citazione: “il buco dell'INPS”.
Ti segnalo che, ad un’analisi non superficiale, l’INPS, in quanto Istituto per la previdenza sociale, non ha nessun buco, ma un avanzo.


Note


[1] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[2] XV Rapporto annuale


07 LUG 2016

INPS Istituto Nazionale della Previdenza Sociale - Presentazione del XV Rapporto annuale

MANIFESTAZIONE UFFICIALE | Roma - 11:04. Durata: 1 ora 14 min


[3] IL CASO NOGARIN È IL PROBLEMA DI BOERI: MANCANO REGOLE PER UN DEFAULT PUBBLICO

12 maggio 2016

http://www.glistatigenerali.com/nlclick/6145/1979 


[4] Autonomia del Veneto entro il 2018

16 maggio 2016  lodovico pizzati


[5] Dialogo nel blog Goofynomics su Monti-Fornero e le pensioni. Censura finale ad opera di Bagnai


[6] Maurizio Sgroi  -  04/07/2016

Tesoretto da 30 miliardi per l’Italia grazie al QE

Citazione: " Insomma: pensioni e sanità si confermano essere il buco nero del bilancio dello stato e soprattutto inarrestabili nella loro crescita di costi".

Non so per la sanità, ma per le pensioni l'allarme, per il medio-lungo periodo, è del tutto ingiustificato. Il sistema pensionistico italiano, dopo le 8 riforme dal 1992, è tra i più severi e sostenibili nel lungo periodo. […]


10.05.16



Post collegati:


Il presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua


Analisi quali-quantitativa/24 - Spesa pensionistica



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Boeri-Ichino-Moretti ripropongono le gabbie salariali


Carlo Clericetti  -  7 GIU 2016

Nel Sud salari troppo alti? Come no...



Andrea Ichino, nato a Milano (il 10 dicembre 1959), laureato alla Bocconi;

Tito Boeri, nato a Milano (il 3 agosto 1958), laureato alla Bocconi;

Enrico Moretti, nato a [dato indisponibile], laureato alla Bocconi.


Prima osservazione

Quello dei prezzi è un discorso delicato, da affrontare con cautela. Ho vissuto per un periodo in un paesino collinare del salernitano, con una discreta attività turistica legata alla presenza di un quadro “miracoloso” della Madonna. Ho trovato dei prezzi maggiori almeno del 20% rispetto al napoletano, dove avevo molta più possibilità di scelta (e Napoli ha una dinamica inflazionistica elevata). Aggiungo che un giudizio analogo veniva espresso da un romano. Perfino il farmacista, forte della sua posizione quasi monopolistica (la farmacia più vicina era a 5 Km, di strada collinare), faceva la cresta sui prezzi maggiorandoli illecitamente del 5-6%. Dal punto di vista dei prezzi, quindi, la situazione è molto variegata e occorrerebbe calibrare i salari al costo della vita tra Comuni della stessa Regione o della stessa Provincia, non soltanto tra Nord e Sud.


Seconda osservazione

Dalla presentazione di Andrea Ichino, si ricava che le differenze del costo della vita tra Nord e Sud sono ascrivibili in primo luogo alla casa e in secondo luogo ai servizi, atteso che un Kg di pasta o una lavatrice hanno lo stesso prezzo al Nord e al Sud. “La casa è la componente più importante delle nostre spese. Il prezzo della casa +36% al Nord rispetto al Sud, + 16% il costo della vita; in Germania, tra Ovest e Est, +7% il prezzo della casa, +4% il costo della vita”.

Anche questi dati dimostrano una verità tanto semplice quanto misconosciuta: per allineare i salari reali, o meglio ridurre sensibilmente il disallineamento dei salari reali tra Nord e Sud, è necessario ed in parte sufficiente abbattere la rendita immobiliare, riducendo l’enorme divario tra l’Italia e la Germania (1/40esimo) del numero di alloggi pubblici ed implementare un corposo Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità da affittare ad affitto sociale.[1]


Terza osservazione

Per ragioni storiche, ecc. il Nord gode di parametri economico-sociali molto superiori al Sud, il che dopo oltre 150 anni dalla nascita dello Stato unitario è insopportabile; Andrea Ichino accenna (nelle risposte al pubblico) alla questione meridionale, che andrebbe risolta a suo avviso non incrementando le infrastrutture – metodo vecchio e fallimentare - ma con un approccio innovativo e cioè accrescendo il capitale sociale. E a mio avviso è giustissimo, a condizione che si parta con un Progetto educativo che affronti alla radice il problema e cioè nella famiglia e coinvolgendo come soggetto e oggetto del progetto le mamme in gravidanza e nei primi tre anni di vita dei figli. Tuttavia gli autori – tutti settentrionali, con un punto interrogativo per Moretti - sarebbero più credibili se accompagnassero questa proposta di ripristino delle gabbie salariali[2] con proposte di misure più articolate volte a ridurre i divari Nord-Sud, quali: a) analogamente a quanto è stato fatto per la Germania Est,[3] destinare al Mezzogiorno un ammontare di risorse straordinarie pari ad almeno 50 mld per 20 anni, affidandone l’amministrazione ad un Comitato formato dai presidenti delle Regioni del Nord; b) applicare rigorosamente la norma che regola la distribuzione dei fondi per gli investimenti tra Nord, Centro e Sud e ripristinare l’obbligo della riserva degli investimenti per il Mezzogiorno;[4] e c) restituire al Sud l’ammontare complessivo degli investimenti di spettanza del Sud stornati (vedi in particolare durante l’ultimo governo Berlusconi-Bossi-Tremonti) al Nord.[5]


NB: Andrea Ichino, nelle risposte al pubblico, chiarisce che l’allineamento dei salari deve avvenire riducendo i salari nominali al Sud.


[1] La casa è un diritto essenziale



[3] Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *

“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag. 7).

A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quellocentro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.

La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).

“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (pag. 427).

“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).

“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).

* 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli  tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano - secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag. 486).

link sostituito da:


[4] “LA QUESTIONE MERIDIONALE NON AVRÀ MAI FINE”, DI LUIGI RUSCELLO, UN LIBRO DA LEGGERE TUTTO D’UN FIATO

10 marzo 2016


La questione meridionale non avrà mai fine 

Per quanto riguarda la riserva degli investimenti è da sottolineare che, more solito, essa è stata applicata all’italiana, nel senso che la disposizione di legge prevedeva di calcolare il 40% sul totale degli investimenti statali, ossia delle spese in conto capitale, al netto di quelle già stanziate in favore del Mezzogiorno, mentre nella pratica solo alcuni ministeri erano assoggettati e non per tutte le spese. […]


[5] A proposito della ripartizione dei fondi tra Nord e Sud, per dare solo un’idea delle decisioni concrete passate che sono state adottate al di là dei paroloni sui fiumi di soldi dati al Sud, allego una serie di scritti. Va da sé che sprechi e malversazioni ci sono stati, ma dato il notevole divario delle dotazioni infrastrutturali occorre ripristinare l'obbligo della riserva per il Mezzogiorno di tutti gli investimenti pubblici, affidandone però la gestione a rappresentanti del Nord. Questo è un modo serio – assieme ad altre misure: vedi in particolare l’eliminazione o riduzione sostanziale della rendita immobiliare cui accennavo nel mio commento sopra - di eliminare le cause sottostanti delle differenze salariali e di produttività tra Nord e Sud.


Fini contro Tremonti: “Fondi Fas? Bancomat per la Lega”

di Antonella Folgheretti

08 novembre 2010


(Intervista del governatore PDL della Campania, Caldoro).

Una polemica con il governo, intanto, l'ha aperta anche lei attaccando il Cipe che ha assegnato fondi solo al Nord e poi chiedendo ai suoi colleghi governatori meridionali di disertare le prossime riunioni. Ha cambiato idea?
"No, le cifre parlano chiaro. Nella riunione di giovedì sono stati assegnati 21 miliardi al Nord e duecento milioni al Sud. La prossima volta sarà opportuno che le regioni meridionali disertino il Cipe".


Sud, D’Antoni: “Da Tremonti fiscalità di svantaggio”

23/06/2011


Riporto una serie di articoli di Massimo Giannini, di Repubblica, e Sergio D’Antoni, Responsabile del PD per il Mezzogiorno, tra i più assidui commentatori delle gesta dell’incompetente e sleale Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

Come si vede, entrambi concordano sulla “diagnosi” di schizofrenia e di incompetenza.

Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/6/Schizofrenia


Piano per il Sud? Il gioco delle tre carte

Il Consiglio dei ministri approva il Piano per il Sud ma non dà nessuna garanzia circa la copertura finanziaria. Bersani: “si sono presi 4-5 miliardi dai fondi Fas e hanno ripubblicizzato il Mediocredito. Il resto sono solo parole senza cassa, siamo alle solite, al gioco delle tre carte”


Piano Sud: CGIL, il gioco delle tre carte del ministro Tremonti

25/10/2011


Investimenti pubblici, il clamoroso caso ferrovie: 98,8% di fondi al Nord. Al Meridione solo le briciole

di Marco Esposito

26 Ottobre 2014



Post collegati:


Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno


Proposte per il Partito Democratico campano (2007-2008)


L’Italia è stata fatta con il Sud, ma poi…



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Proposta di Tito Boeri di un reddito minimo garantito agli over 55

 
Vorrei fare qualche considerazione a proposito della proposta di Tito Boeri sul reddito minimo garantito agli over 55 finanziato con un contributo sulle pensioni più alte, contro la quale si è alzato un fuoco di sbarramento sia del Governo, sia dei critici interessati, sia di chi, come Pietro Ichino, in passato si era dichiarato molto favorevole. Vediamo nell’ordine.

 

Il Governo

In un primo momento, ho preferito non approfondire le dichiarazioni attribuite al governo, e non l’ho fatto semplicemente perché le dichiarazioni dei ministri mi “appassionano” poco, poiché considero questo governo inaffidabile e inattendibile. E mi riferisco in particolare a Padoan – vedi da ultimo la vendita di Poste, contrabbandata come una necessità per ridurre il debito pubblico (un introito - al lordo dei dividendi che si perderanno - per il governo di appena 3,5 mld circa su un debito pari a quasi 2.200 mld) e a Poletti (vedi i suoi numeri del lotto - ripetuti - sul tasso di disoccupazione), presumibilmente a causa dell’influenza nefasta di un contaballe compulsivo come il PdC Renzi.

Poi, stimolato da una discussione avuta in Internet, ho fatto una ricerca sulle dichiarazioni del ministro del Lavoro Poletti. Nel sito del Ministero, purtroppo, non ho trovato traccia del comunicato. Allora ho utilizzato come fonte Rainews24.

Da questo articolo,[1] ho ricavato che Poletti ha detto che la proposta di Boeri “non è coerente con le scelte del governo”.

Ho tratto, allora, ancora da Rainews24: La bocciatura del Governo. Si tratta di idee che dal ministero del Lavoro fanno sapere che vengono giudicate "utili" alla discussione, ma su cui si è deciso di "rinviare" anche perché ci sono misure "che mettono le mani nel portafoglio a milioni di pensionati, con costi sociali non indifferenti e non equi". E per evitare ciò, "servono risorse" che "ora non ci sono".[2].

Restando strettamente alla proposta Boeri da me letta (contributo limitato alle pensioni maggiori di 5.000€ mensili lordi), non capisco dove siano i “milioni di pensionati” nei cui portafogli occorrerebbe mettere le mani, dal momento che, stando ai dati ISTAT elaborati su dati INPS, quelli che percepiscono assegni pensionistici superiori a 5.000€ mensili lordi sono l'1,3% del totale, cioè si tratterebbe di 200-300 mila pensionati (v. anche l’articolo de La Stampa allegato in fondo), percettori di pensioni cosiddette d'oro e d'argento, limitatamente alla parte non coperta dai contributi versati. Il che, appunto, a) la dice lunga sull’attendibilità del governo; b) spiega anche quale è la fonte che ha disinformato gli Italiani; e c) non sarebbe affatto una misura iniqua, soprattutto considerando le tante davvero inique varate dal 2010.

 

Critici abituali

Tra questi, mi limito a segnalare due casi.

Il primo, riguarda quello eclatante de Il Corriere della Sera,[3] che ad arte ha stravolto nel titolo le dichiarazioni di Susanna Camusso, in un classico esempio di titolo che tradisce il contenuto dell’articolo, poiché la Camusso non ha affatto difeso le cosiddette pensioni d’oro (per convenzione, importo dell'assegno pensionistico maggiore di 8.000€ mensili lordi), anzi ha affermato il contrario: “Un conto è un tetto oltre il quale le pensioni in essere possono contribuire alla solidarietà. Altro è fare un ricalcolo generale [...]"; la Camusso – come si vede – definisce ossessione il “ricalcolo generale”, cioè per tutti, cosa che peraltro Boeri non ha mai chiesto.

Il secondo, quello di Giampaolo Galli, economista, deputato del PD, ex direttore generale di Confindustria e, com’egli stesso avverte, percettore di “una pensione di anzianità calcolata con il sistema retributivo”,[4] il quale conferma le sue critiche alla proposta Boeri in un articolo su L’Unità, riportato con elogi impliciti nel sito del senatore Pietro Ichino,[5] fondate, tra l’altro: a) sul concetto di diritti acquisiti di un ipotetico novantenne, trascurando il piccolo dettaglio che i diritti acquisiti, in misura varia, sono stati denegati da tutte - tutte! - le riforme pensionistiche, che sono state ben 8 dal 1992 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011); e b) sull’impossibilità di reperire i dati anteriormente al 1974 (al riguardo, v. calcolo estimativo nell’articolo di Tito Boeri, Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca).[6]

 

Pietro Ichino

Il senatore Ichino, quando militava in Scelta Civica (ora è ritornato nel PD), fu autore, assieme a Giuliano Cazzola e Irene Tinagli, di un DdL in linea con la proposta Boeri[7]. Ora, Pietro Ichino dice che ha cambiato idea,[8] il che è legittimo, purché non si fondi su argomentazioni speciose, come quella che ora la crisi sarebbe alle spalle e occorrerebbe rimettere in circolo, spargendo fiducia, i 500 mld detenuti dagli Italiani – li avevano anche 4 anni fa! -, dimenticandosi che, a fronte dell’alto benessere di un terzo degli Italiani, la povertà semmai è aumentata e per milioni di persone over 50 che hanno perso il lavoro è molto problematico mettere insieme il pranzo con la cena, per cui le risorse stanziate dal governo nella legge di stabilità sono del tutte inadeguate e, stanti i vincoli di bilancio, andrebbero incrementate prendendole al terzo predetto.

 

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Note:
 
[1] PENSIONI: POLETTI, LA PROPOSTA DEL PRESIDENTE INPS BOERI NON COERENTE CON SCELTE GOVERNO
Poletti ha spiegato che si continuerà a lavorare sul tema della flessibilità in uscita: "Abbiamo un tema di lotta alla povertà che non riguarda solo le persone che hanno più di 55 anni, ma che riguarda in generale il nostro Paese"
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pensioni-Poletti-la-proposta-del-presidente-Inps-Boeri-non-coerente-con-scelte-governo-40f4f7f9-1e10-4878-b4ff-93ef4c62d3a4.html
 
[2] IL DOCUMENTO "NON PER CASSA MA PER EQUITÀ"
PENSIONI, REDDITO MINIMO E TAGLI ALLE PENSIONI D'ORO. IL GOVERNO BOCCIA LA PROPOSTA DELL'INPS
La ricetta di Boeri: un reddito minimo da 500 euro per gli over 55 finanziato con i prelievi sui pensionati d'oro. Il piano dell'Inps però non piace al Governo, Renzi: "Un errore fare tagli sulle pensioni"
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Pensioni-reddito-minimo-e-prelievi-alle-pensioni-oro-Il-governo-boccia-la-proposta-Inps-a3f6dd89-d42d-49cf-bdae-99ca98f211d1.html
 
[3] INTERVISTA
Camusso: «Pensioni d’oro? Boeri è ossessionato serve una patrimoniale»
Il segretario generale della Camera del Lavoro critica il presidente dell’Inps e aggiunge: «Nella proposta manca una cosa fondamentale, lo sguardo verso il futuro. Ci dobbiamo arrendere»
di LORENZO SALVIA
7 novembre 2015
http://www.corriere.it/economia/15_novembre_07/camusso-pensioni-d-oro-boeri-ossessionato-serve-patrimoniale-e967298e-852b-11e5-8384-eb7cd0191544.shtml
 
[4] No al ricalcolo delle pensioni. Commento ad un articolo di Tito Boeri, Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca – 22/01/2014
Giampaolo Galli
http://www.giampaologalli.it/2014/01/no-al-ricalcolo-delle-pensioni-commento-ad-un-articolo-di-tito-boeri-fabrizio-patriarca-e-stefano-patriarca-22012014/
 
[5] GALLI: CHE COSA PROPONE BOERI E PERCHÉ NON CONVINCE
HA FATTO BENE IL GOVERNO A RESPINGERE LA PROPOSTA DEL PRESIDENTE DELL’INPS: QUALI SONO I SUOI VERI CONTENUTI E PERCHÉ BATTERE QUELLA STRADA NON È LA COSA MIGLIORE DA FARE OGGI
9 novembre 2015
http://www.pietroichino.it/?p=37845
 
[6] Pensioni: l’equità possibile
14.01.14
Tito Boeri, Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca
Niente scuse: è possibile chiedere un contributo di equità basato sulla differenza tra pensioni percepite e contributi versati, limitatamente a chi percepisce pensioni di importo elevato. Si incasserebbero più di quattro miliardi di euro, riducendo privilegi concessi in modo poco trasparente.
http://www.lavoce.info/pensioni-equita-generazioni-contributi/
 
[7] LE PENSIONI D’ORO CHE VANNO TOSATE (E COME FARLO)
IL CONTRIBUTO STRAORDINARIO DEVE (E COSTITUZIONALMENTE PUÒ) ESSERE IMPOSTO SULLA PARTE NON EFFETTIVAMENTE GUADAGNATA DELLA RENDITA PENSIONISTICA
13 agosto 2013
http://www.pietroichino.it/?p=27842
 
[8] PERCHÉ RENZI DICE NO A BOERI
IL PROGETTO DEL PRESIDENTE DELL’INPS, A CONTI FATTI, GENEREREBBE RISPARMI MOLTO INFERIORI RISPETTO AI COSTI, IN TERMINI DI FIDUCIA DEGLI ITALIANI CIRCA IL SUPERAMENTO DELLA FASE DELL’INSTABILITÀ
Giampaolo Galli
7 novembre 2015
http://www.pietroichino.it/?p=37765
 
 
Post e articoli collegati:
 
Dossier reddito minimo garantito
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2798018.html  oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/07/dossier-reddito-minimo-garantito.html
 
Analisi quali-quantitativa/14/Imposta Patrimoniale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitativa14imposta.html
 
Ecco la proposta dell’Inps contro la povertà: “Reddito minimo garantito per gli over 55”
Previsti 500 euro al mese. Le risorse dai tagli a 250 mila pensionati d’oro e 4 mila vitalizi. Ma il ministero del Lavoro frena: «Il contributo è utile ma per ora non è realizzabile»
5/11/2015
http://www.lastampa.it/2015/11/05/economia/s-al-reddito-minimo-garantito-per-gli-over-D8yh5YvVs4TAFQgsM7k9kK/pagina.html
 
A parte la giustezza - opinabile  - (tutte le sentenze sono opinabili, per definizione) delle sentenze della Corte Costituzionale, come si è visto nell’ultimo caso di congelamento dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni maggiori di 1.400 € lordi, deciso dal governo Monti, in cui addirittura 6 giudici costituzionali su 12 (degli altri 3, uno era assente e gli altri due erano ancora da eleggere) sono stati contrari e la decisione è passata solo perché il voto del presidente (Criscuolo) vale doppio, nel passato, in due casi (1998 e 2008), provvedimenti di congelamento dell’indicizzazione e, in altri casi (per istituire la 14esima alle pensioni basse, 2007), di contributo di solidarietà sono stati ritenuti in linea con la Costituzione. In altri casi (i 2 contributi di solidarietà decisi dal governo Berlusconi), poiché erano palesemente congegnati male, sono stati dichiarati incostituzionali. Per il futuro, per il contributo sulle pensioni elevate ci sarebbero le soluzioni, come spiegano gli esperti:

 
Pensioni: Cazzola (SC), per quelle d'oro interventi conformi alla legge
09/ago/2013
http://www.asca.it/news-Pensioni__Cazzola_(SC)__per_quelle_d_oro_interventi_conformi_alla_legge-1304732.html
 
RIFORMA PENSIONI: TUTTI CONTRO GLI ASSEGNI D'ORO, POLEMICHE E PROPOSTE
9 agosto 2013
http://news.supermoney.eu/politica/2013/08/riforma-pensioni-tutti-contro-gli-assegni-d-oro-polemiche-e-proteste-0025589.html
 
 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/11/proposta-di-tito-boeri-di-un-reddito.html
 

Lettera al presidente dell’INPS Tito Boeri

 
Riporto la lettera che ho inviato il 5 maggio 2015 al presidente dell’INPS, Tito Boeri, sulle riforme pensionistiche Sacconi e Fornero. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.

 

Pensioni

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

Da:

v

05 mag 2015 - 17:44

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

<tito.boeri@inps.it> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

 
Egr. Sig. Presidente Boeri,
 
Sorprende (ma non tanto, visto che tale convinzione errata riguarda supposti esperti come Oscar Giannino, Giuliano Cazzola, Il Sole24 ore, sindacati dei lavoratori, oltre a politici come Salvini) che anche l’INPS – v. Osservatorio sulle pensioni del 30/04/2015, attribuisca alla legge Fornero misure varate da Sacconi.
 
Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011. 

Osservo, inoltre, che le riforme Sacconi (2010 e 2011, oltre a Dini, 1995, e Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita.

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti, a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale. 

Per le prove documentali, v. “Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828986.html   (se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria, provare più tardi). 

Cordiali saluti,

V.

 
 
Documento e articoli collegati:

Osservatorio sulle pensioni

Data pubblicazione: 30/04/2015

L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1°gennaio 2015 e liquidate nel 2014.

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011.

Di contro l’importo medio mensile erogato risulta incostante crescita, passando da 780,14 euro nel 2012 a 825,06 euro nel 2015.

Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.

[L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.]

Vai al documento: Statistiche in breve – Pensioni erogate dall’Inps

Vai all’Osservatorio

Vai al comunicato stampa

 
INDICIZZAZIONE DELLE PENSIONI: QUANDO LA CONSULTA PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE
LA CORTE COSTITUZIONALE NON RISPETTA UNA REGOLA IMPORTANTISSIMA, CHE ESSA STESSA SI È DATA MENO DI TRE MESI FA
Terzo editoriale per la Nwsl n. 343, 4 maggio 2015.
http://www.pietroichino.it/?p=35569
 
Pensioni, la Corte costituzionale ha ragione?
04-05–2015  Nicola C. Salerno
http://www.formiche.net/2015/05/04/pensioni-la-corte-costituzionale-ha-ragione/
 
Pensioni post Consulta, cosa può fare il governo
04-05-2015  Giuliano Cazzola
http://www.formiche.net/2015/05/04/pensioni-post-consulta-cosa-puo-il-governo/


Questo video si potrebbe intitolare "Elsa Fornero, la coraggiosa millantatrice". Lucia Annunziata intervista Elsa Fornero, la quale, tranne un solo riferimento ai 10.000 esodati di Sacconi (L. 122/2010, art. 12), sembra attribuirsi tutte le misure pensionistiche varate. Assumendo coraggiosamente la paternità (o maternità) di quasi tutte le misure impopolari, millanta il merito del riequilibrio, anche se nel lungo periodo, della spesa pensionistica, analogamente a quanto fece il premier Monti con il risanamento dei conti pubblici (cfr. La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756061.html oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/05/la-macroscopica-mistificazione-pro.html e, ad integrazione, Il Prof. Mario Monti, il millantatore  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764086.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-prof-mario-monti-il-millantatore.html).

 
In ½ ora 10-05-2015
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2015-05-10&ch=3&v=513154&vd=2015-05-10&vc=3
 


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http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-al-presidente-dellinps-tito_11.html



  

Boeri propone reddito minimo garantito agli over 55, contrarietà della sinistra

 
Il presidente dell’INPS, Tito Boeri, ha proposto recentemente l’introduzione di un reddito minimo garantito per gli over 55 (cfr. Boeri:"Reddito minimo per over 55, Inps ha diritto di fare proposte"[1]).

E’ cominciato subito il fuoco di sbarramento, non da parte della destra, però, ma come al solito dal campo della sinistra: prima l’ex funzionario CGIL e attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, da sempre contrario (cfr. Reddito minimo over 55: Damiano boccia proposta Boeri[2]), poi con qualche distinguo il segretario della FIOM, Maurizio Landini, (cfr. Jobs act, Landini: proposta Boeri per over55 non sufficiente[3] e quindi il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (cfr. Poletti risponde a Boeri sul reddito minimo: "Prima ai senza lavoro"[4]).

Ho scritto “come al solito”, poiché la sinistra e il sindacato sono stati sempre contrari al reddito minimo garantito, dicevano per ragioni etiche, ma io penso anche – forse soprattutto – per paura di perdere potere, abbandonando misure che ogni volta andavano e vanno negoziate tra datori di lavoro e sindacati, come la cassa integrazione (ordinaria, straordinaria o in deroga) o l’indennità di mobilità, recentemente riformate),[5] a favore di una misura, come il reddito minimo garantito, disciplinata da norme, una volta che siano state definite, di applicazione automatica.
A riprova, vedi, ad esempio, questo commento di Cesare Damiano del 2013
"Salario minimo: prima correggere riforma Fornero",[6] da me commentato severamente nel suo blog On. Damiano, anche per la CIG ci sono figli e figliastri.[7] Mentre Maurizio Landini, che prima era fieramente contrario, nell’ultimo periodo ha avuto una conversione alla protezione sociale estesa alle categorie del lavoro precario ed ha cambiato idea (cfr. Fiom e Liberasi «alleano» per il reddito minimo garantito [8]). Per avere un quadro abbastanza esauriente delle posizioni variegate in campo, leggete il mio Dossier reddito minimo garantito, che include un articolo di Carlo Clericetti, anche lui contrario.

E’ opportuno aggiungere, infine, che il reddito minimo garantito è previsto in tutti i Paesi UE, tranne Italia, Grecia e Ungheria (cfr. Dossier reddito minimo garantito[9]).

 

 
[1] Boeri: "Reddito minimo per over 55, Inps ha diritto di fare proposte"
Il presidente dell'ente previdenziale ribadisce quanto anticipato in un'intervista a Repubblica: "Entro giugno un pacchetto di suggerimenti all'esecutivo". Via libera alle pensioni pagate il primo del mese
20 aprile 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/04/20/news/boeri_inps_reddito-112413729/
 
[2] Reddito minimo over 55: Damiano boccia proposta Boeri
21 aprile 2015
http://www.cesaredamiano.org/2015/04/21/reddito-minimo-over-55-damiano-boccia-proposta-boeri/
 
[3] Jobs act, Landini: proposta Boeri per over55 non sufficiente
Scritto da Eg/Sar|TMNews – mar 21 apr 2015 11:18 CEST
https://it.finance.yahoo.com/notizie/jobs-act-landini-proposta-boeri-per-over55-non-091814798.html
 
[4] Poletti risponde a Boeri sul reddito minimo: "Prima ai senza lavoro"
Il ministro del Welfare accoglie la proposta del presidente dell'Inps e valuta l'idea di garantire un reddito minimo a chi ha perso il posto. Boeri aveva avanzato la proposta di riconoscerlo a chi si trova disoccupato tra i 55 e i 65 anni di età. Landini: abbassare l'età pensionabile
21 aprile 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/04/21/news/poletti_risponde_a_boeri_sul_reddito_minimo_prima_ai_senza_lavoro_-112524786/
 
[5] Guida alla cassa integrazione
http://www.businesspeople.it/Societa/Mondo-del-lavoro/Ordinaria-in-deroga-e-straordinaria-guida-alla-cassa-integrazione_31624
 
[6] Salario minimo: prima correggere riforma Fornero"
Pubblicato il giovedì, 10 gennaio 2013 da Cesare Damiano
http://cesaredamiano.wordpress.com/2013/01/10/salario-minimo-prima-correggere-riforma-fornero/
 
[7] On. Damiano, anche per la CIG ci sono figli e figliastri
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2765364.html
 
[8] Fiom e Libera si «alleano» per il reddito minimo garantito
— Damiana Aguiari, 21.3.2015
Bologna. Dopo il corteo, affollato incontro con Maurizio Landini: «Trentin non era d’accordo, ma allora non c’era la crisi. Io ero contrario, non capivo perché dovevo pagare uno che non lavorava»
http://ilmanifesto.info/fiom-e-libera-si-alleano-per-il-reddito-minimo-garantito/
 
[9] Dossier reddito minimo garantito
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2798018.html
 

 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/04/boeri-propone-reddito-minimo-garantito.html
 

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ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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