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Osservazioni al documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU”





Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a fiuggi.maggio2018@gmail.com e p.c. a  redazione@eguaglianzaeliberta.it, dopo aver letto un documento di Stefano Fassina, pubblicato dal sito Eguaglianza&Libertà.   


Osservazioni al documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU”

Da:  v

6/6/2018 13:20


Buongiorno,

Ho letto con interesse il documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU. Non sono un esperto, ma ho letto i Trattati UE e lo Statuto della BCE (credo di essere uno dei pochi ad averlo fatto, su 500 milioni di Europei) e rifletto su di essi da alcuni anni, discutendone anche sui siti con sedicenti esperti. In passato, ho provato anche ad esplicitare osservazioni analoghe in calce al blog di Stefano Fassina su Huffington Post, ma vedo invano (come, peraltro, succede per la normativa pensionistica in cui anche Fassina fa confusione tra la riforma Fornero e la ben più severa riforma Sacconi).

Fatta questa doverosa premessa, mi permetto di formulare alcune brevi osservazioni puntuali sul documento.


1.      Di conseguenza, in relazione a tali principi, la nostra ragione fondativa dovrebbe essere un patriottismo costituzionale come articolazione del nesso nazionale-sovranazionale alternativa sia alla declinazione nazionalista della de-globalizzazione in corso, sia all’europeismo liberista dominante nel consolidato assetto regolativo e di policy dell’Ue e dell’eurozona.

I Trattati ospitano molteplici e mutualmente contraddittori principi, in un apparente sincretismo. Ma i principi prevalenti sono la concorrenza e la stabilità dei prezzi. (pag. 5)


E’ vero che i Trattati dicono tutto e il contrario di tutto, ma la missione dell’UE è definita ed esplicitata, oltre che nel preambolo, nel fondamentale art. 3 del TUE http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf. E’ l’art. 3 del TUE la bussola di qualunque lavoro di interpretazione ed applicazione dei Trattati. Non è vero che la stabilità dei prezzi sia un principio prevalente della politica economica, esso lo è soltanto della politica monetaria (BCE, cfr. art. 2 statuto https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf). Peraltro, la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo (sub-obiettivo, vedi appresso) dell’UE soltanto col trattato di Lisbona (2007, in vigore dal 2009).


2.      Domina il principio della concorrenza, non tra imprese, ma tra ordinamenti costituzionali e tra welfare state. (pag. 5)


Interpretazione “stirata”. Il principio della concorrenza attiene alla politica economica. Estenderlo meccanicamente al welfare appare, almeno a me, un modo surrettizio ed aprioristico di rifiutare il principio della sostenibilità finanziaria, dell’equità intergenerazionale e dell’efficacia ed efficienza della spesa.


3.      È un europeismo consapevole del primato della concorrenza e della stabilità dei prezzi scolpito delle normative della UE e nella fisiologia dell'eurozona e il primato del lavoro e della solidarietà sociale affermato nella nostra Carta fondamentale. (pag. 6)


Se non si fa l’errore di estrarre ciò che è coerente soltanto con la tesi che si intende affermare, non c’è dualismo assoluto tra la missione dell’UE definita dall’art. 3 del TUE e la nostra Costituzione. A ben vedere, è in gran parte un problema di interpretazione e di applicazione delle regole, influenzate abnormemente dalla Germania. Occorre accogliere la tesi che spesso sono la Commissione e la BCE a violare i Trattati, come conferma il Prof. Daniele Ciravegna dell’Università di Torino.


4.      i Trattati che prevedono "una moneta unica, l'euro, nonché la definizione e la conduzione di una politica monetaria e del cambio uniche, che abbiano l'obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali dell'Unione conformemente al principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza" (Tuef, art. 119, comma 2). (pag. 6)


Osservo: (i) l’art. 119 TFUE ha un incipit che fa riferimento agli obiettivi indicati nell’art. 3 del TUE (“Ai fini enunciati all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea,”); (ii) la stabilità dei prezzi – ribadisco - è l’obiettivo principale soltanto della politica monetaria; e (iii) la politica monetaria, di pertinenza esclusiva della BCE, ha, appunto, anche un secondo obiettivo, anche se subordinato al primo, cioè di “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea” cfr. art. 2 Statuto BCE   https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf, che, quindi, fa anch’esso riferimento al fondamentale art. 3 del TUE (vedi anche punto 5).


5.      “è difficile accettare con animo leggero il fatto che l'obiettivo della stabilità dei prezzi sia indicato senza alcun riferimento al livello occupazionale e, dunque, al benessere delle comunità che si sono date questa Costituzione monetaria.” (pag. 7)


Il riferimento – ripeto - c’è (cfr. art. 2 statuto BCE, vedi sopra), anche se indiretto e subordinato a quello principale, a meno che non si sia in deflazione o con tasso di inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%), quando i due obiettivi sono assolutamente concordanti, convergenti e complementari, e il secondo ha le stesse dignità e cogenza del primo”.


6.      4. Va ampliato il mandato della Bce, in analogia a quanto scritto nello statuto della Federal Reserve degli Stati Uniti, al fine di includere l'obiettivo di un tasso di occupazione qualificato, a pari rilevanza con l'obiettivo di inflazione. Perché? Perché il diritto al lavoro è un diritto fondamentale. Non può essere sotto-ordinato all'inflation target. (pag. 8)


Va bene l'allineamento della BCE allo statuto della FED, ma, per quanto riguarda la missione dell'UE, questo è già scritto nell’art. 3 del TUE. Anzi, in esso è scritto che la stabilità dei prezzi è anch’esso un sub-obiettivo che, assieme agli altri, “mira alla piena occupazione e al progresso sociale”, che è l’obiettivo strategico (missione) dell’UE (cfr. link al punto 3).


7.      senza incorrere in conseguenze “punitive”. (pag. 9)


E’ inutile sperarlo se, privi della difesa da parte della BCE stanti i vincoli dei Trattati, non si affronta con coraggio e determinazione il problema dell’elevato debito pubblico, con un mix di misure che contemplino un’imposta patrimoniale sui ricchi, che si sono arricchiti con la terribile crisi, anche perché hanno contribuito poco al mastodontico risanamento dei conti pubblici (manovre correttive per 330 mld cumulati varate nella XVI legislatura, e le misure strutturali valgono tuttora, l’81% da Berlusconi, scandalosamente inique, e il 19% da Monti, molto più eque (vedi IMU, patrimonialina sui depositi e TTF). Ma, nel caso la si decida, occorrerà essere saggi nel messaggio sulla patrimoniale, perché milioni di poveri appoggiano misure che vanno contro il proprio interesse (cfr. il dialogo tra Einstein e Freud in “Perché la guerra”) o sono istintivamente e pervicacemente contrari a quelle che colpiscono i ricchi.


Cordialmente,

V.


Allego:

-         gli URL del mio blog, dove sono reperibili decine di post sui temi accennati all’inizio (BCE, Trattati e pensioni): http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure, se in avaria, http://vincesko.blogspot.it;

-         tra i quali questo, che riguarda la BCE e la sua politica monetaria:      

      Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2859155.html oppure (se in avaria)   http://vincesko.blogspot.com/2017/12/replica-alla-seconda-risposta-della-bce_20.html



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Sudditi dell’UE e della BCE o cittadini sovrani?


SUDDITI O CITTADINI SOVRANI?

9 ottobre 2016


1. Le sigle attuali dei Trattati europei sono: TUE (Trattato dell’Unione europea) e TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea). (Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (pubblicati on line il 27 febbraio 2013) http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf).

2. L’art. 130 del TFUE è stato travasato nell’art. 7-Indipendenza dello Statuto della BCE; l’articolo 128 del TFUE nell’articolo 16-Banconote dello Statuto BCE.

3. La BCE è indipendente dal potere politico, analogamente a quasi tutte le altre banche centrali, ma questo va sempre contemperato con - e subordinato a - l'interesse superiore di fare il bene del popolo, come recita il sito della BoE (“Promoting the good of the people of the United Kingdom by maintaining monetary and financial stability” http://www.bankofengland.co.uk/). Inoltre, l’indipendenza della BCE dal potere politico vale biunivocamente, quindi quando la BCE “condiziona” l’esercizio dell’attività politica compie un vulnus dei principi della democrazia e delle rispettive responsabilità in capo alla BCE, per la politica monetaria, e agli Organi politici, per tutto il resto.

4. Gli inadempimenti statutari maggiori della BCE hanno riguardato l’art. 2-Obiettivi (al plurale!), che coinvolge il fondamentale art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, definisce ed esplicita la “missione” complessiva dell’Unione europea, finalizzandola a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la BCE un semplice strumento di questa missione e la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo.

5. In forza dell’art. 340 del TFUE, “la Banca centrale europea deve risarcire, conformemente ai principi generali comuni al diritto degli Stati membri, i danni cagionati da essa stessa o dai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni”.

6. Non è vero che gli atti della BCE sono inappellabili. Il controllo giudiziario sulla BCE è esercitato dalla Corte di giustizia europea (CGUE) (art. 35 dello Statuto BCE, protocollo 4, allegato al Trattato di Lisbona https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf).

7. Ne discende che più che gli articoli o gli appelli occorrerebbe vagliare la strada maestra della legge e, se del caso, implementare un’azione collettiva di responsabilità contro la BCE per violazione dei Trattati e dello Statuto, da presentare al Parlamento europeo per la sanzione politica e alla Corte di giustizia europea per la sanzione giudiziaria.

PS: Art. 104 del Trattato UE? Ci deve essere un errore.


Appendice


Ho capito l’errore relativo all’art. 104 leggendo l’allegato linkato al sito dell’Avv. Mori. Si tratta dell’ex art. 104 del Trattato di Maastricht, ora sostituito dall’articolo 126 del Trattato di Lisbona (TFUE, vedi testo linkato sopra). Ma, ovviamente, non c’entra nulla la BCE, che non ha nessun potere di imporre agli Stati membri il rispetto dei parametri di Maastricht e sue modificazioni (ad esempio, Six Pack e Fiscal Compact). Ha solo – diciamo così - la facoltà, di cui si avvale amplissimamente nei suoi rapporti periodici, di CRITICARE e la mancata osservanza dei detti parametri e le omesse applicazioni delle sanzioni agli Stati membri da parte della Commissione europea e del Consiglio europeo.


Segnalo solo alcune delle incongruenze contenute nell’Esposto dell’Avv. Mori. 

1. “Come noto la leva monetaria determina direttamente il tasso di occupazione in una nazione. Con maggior precisione la leva monetaria consente di gestire l’inflazione”. Falso, che lo possa fare da sola. 

2. “Nello stesso periodo luglio-agosto 2011 la DeutsheBank cedeva circa l’88% dei titoli di stato italiani nel suo portafoglio”. Falso, come peraltro è scritto (ho letto adesso) in altro post nel sito di Mori, tali vendite avvengono nel 1° semestre 2011, quindi non c’è un nesso causale diretto con la crescita dello spread, anche se probabilmente fanno da innesco alla valanga speculativa successiva sui titoli di Stato italiani. 

3. “Detta lettera [del 5/8/2011 della BCE] sarebbe stata sottoscritta sia dal Governatore in carica Jean Claude Trichet che da quello che lo sarebbe divenuto a breve ovvero Mario Draghi (In allora Governatore di Banca Italia). L’austerità, dopo aver completamente distrutto l’economia greca, arrivava dunque anche in Italia”. Falso, l’austerità in Italia arriva nel 2010, dopo la crisi del debito greco, con la prima manovra correttiva del governo Berlusconi, la più scandalosamente iniqua, il DL 78 del 31.5.2010, di 24,9 mld (62,2 mld cumulati, secondo il “Sole 24 ore”), cui fanno seguito la legge di Stabilità 2011 e il DL 98 del 6.07.2011 (80 mld), seguito dopo circa 40 giorni dal DL 138 del 13/8/2011 (60 mld), che appunto consegue ai diktat della lettera della BCE. Ma a causa della credibilità prossima allo zero del premier Berlusconi, in rotta con la diarchia Merkel-Sarkozy, e alla quasi latitanza della BCE (che comunque comincia a comprare titoli pubblici italiani il 22/8/2011 e li protrae fino al febbraio 2012, per un ammontare di 102,8 mld), tutto è inutile e Berlusconi rassegna le dimissioni. 

4. Il Gruppo Bildemberg e la Commissione Trilaterale, secondo il Gran Maestro massone Gioele Magaldi (cfr. il libro “Massoni”) sono emanazioni di secondo livello della Massoneria, verso cui hanno un rapporto ancillare. 

5. “Specificamente alla CNN Monti ha addirittura dichiarato testualmente il seguente concetto: “Bene stiamo guadagnando posizioni migliori in termini di competitività grazie alle riforme strutturali. Stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale”.”. Falso, basta leggere e ascoltare l’intervista di Monti alla CNN per constatarlo (cfr. “Monti ha detto che anche se il suo paese stava stimolando la competitività attraverso riforme strutturali, "stiamo distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale." "Quindi, ci deve essere una operazione di domanda in tutta Europa, una espansione della domanda", ha detto. Gli Stati Uniti e l'Italia erano tra i paesi che maggiormente facevano pressioni sulla Germania per un atteggiamento più accomodante sulla crescita al vertice del Gruppo del G8 qui questo fine settimana. Tuttavia, il G8 non è riuscito a raggiungere il consenso sulla questione”. «Monti confessa alla CNN: "Stiamo distruggendo la domanda interna"»

https://www.youtube.com/watch?v=LyAcSGuC5zc). 

6. Fu il debole Berlusconi, nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011, a negoziare e ad accettare il fiscal compact (equilibrio del bilancio, che peraltro fu resa condizione necessaria per poter beneficiare, ove occorresse e lo si richiedesse, dell’aiuto del MES), poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD e Scelta Civica. CONSIGLIO EUROPEO 24 E 25 MARZO 2011 CONCLUSIONI http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it%/ec/120304.pdf. Questa informazione non è inclusa nella relativa voce di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo

7. In conclusione, riporto gli ammontari delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura (i numeri sono più eloquenti di tante parole): Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura): - governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%); - governo Monti 63,2 mld (19,2%); Totale 329,5 mld (100,0%). LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè (ed è un calcolo che sa fare anche un bambino), per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.


Do il link per le prove documentali sulle manovre correttive:  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.htmlSegnalo altre 2 incongruenze nell’Esposto. 

1. E’ lui la causa dell’errore, poiché scrive: “L’Art. 104 del TUE ha altresì attribuito tutti i poteri di raccomandazione e di imposizione di politiche fiscali d’austerità a BCE, di fatto sottraendo definitivamente la sovranità alle nazioni dell’Europa che da tale momento venivano ufficialmente consegnate ai mercati”. Tranne un solo riferimento nel comma 14 dell’ex art 104 del Trattato di Maastricht (ora sostituito dall’art. 126 del TFUE) ad un ruolo consultivo della BCE per la stesura del protocollo sui disavanzi eccessivi, che riporto per intero, “14. Ulteriori disposizioni concernenti l'attuazione della procedura descritta nel presente articolo sono precisate nel protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi allegato ai trattati. Il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, adotta le opportune disposizioni che sostituiscono detto protocollo”, non c’è scritto da nessuna parte, e non poteva essere altrimenti, che “L’Art. 104 del TUE ha altresì attribuito tutti i poteri di raccomandazione e di imposizione di politiche fiscali d’austerità a BCE”. 

2. Anche per quanto riguarda le pensioni, la riforma delle pensioni SACCONI (DL 78/2010, art. 12, e i 2 DL del 2011) è molto più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni FORNERO (DL 201/2011, art. 24) (Cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html). 

CONCLUSIONE. Ho incrociato in passato un paio di volte scritti dell’Avv. Marco Mori. E ne ho tratto la constatazione che, assieme a varie cose buone, in particolare quando cita esperti come il Prof. Giuseppe Guarino, scrive tante fesserie gravi, segnatamente in temi economici. Dal mio archivio traggo, in conclusione, questa sua perla: “Imposte sulla casa si avvicina la scadenza. Io non pagherò e voi?” giugno 12, 2015 posted by Avv. Marco Mori http://scenarieconomici.it/imposte-sulla-casa-si-avvicina-la-scadenza-io-non-paghero-e-voi/. In calce all’articolo c’è un mio commento. 



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UE, che fare contro e con le regole europee


Nel post precedente[1 oppure 2] di questo blog, ho linkato un articolo del prof. Gustavo Piga, che commentando un saggio sugli USA spiega che l’obiettivo di diventare uno Stato federale richiede moltissimo tempo e il superamento di notevoli ostacoli.

Vi dicevo anche che l’UE è una confederazione (atipica) di Stati con economie molto eterogenee, priva degli strumenti riequilibratori tipici delle federazioni e degli Stati nazionali (i trasferimenti fiscali, soprattutto, dai Paesi o Regioni ricchi a quelli meno ricchi).

Assodato questo, in attesa di diventare federazione tra alcuni decenni, se ci riusciremo, occorre disporre - oggi - di strumenti idonei onde evitare che l’UE imploda.

Le regole attuali, ispirate in buona parte dal neo-liberismo (il mercato che si regola da sé), vanno forse bene nei periodi normali; non vanno bene invece per niente – come si vede da 7 anni in Italia o in Grecia o in Portogallo, ecc. – nei periodi di crisi, poiché non consentono politiche economiche anti-cicliche (il che è un obbrobrio logico prima che tecnico). Quindi andrebbero assolutamente adeguate. Un po’ lo si è fatto con decisioni sui generis (ad esempio, l’applicazione formale del fiscal compact[1] viene rinviata di anno in anno), ma appunto sono un palliativo temporaneo.

La Germania, con i suoi satelliti, non vuole cambiare le regole attuali, chi può costringerla? Lo potrebbe fare l’Italia, ma ha troppi scheletri nell’armadio, alcuni reali (il debito pubblico attuale, anche se, a ben vedere, nel lungo periodo è giudicato tra i più sostenibili), altri fittizi (l’equilibrio di bilancio: come è scritto anche nell’articolo che stiamo commentando, l’Italia è uno dei due Paesi che rispetta – da anni - il limite del 3% del deficit/Pil e quando l’ha sforato l’ha fatto di poco, mentre la Spagna, la Gran Bretagna, la Francia, ecc. hanno raggiunto durante la crisi fino il 10%). 

Anche la Francia ha delle debolezze e cerca di non gridare troppo per rimanere sotto la “fiducia” dell’ombrello finanziario teutonico, ma, come secondo membro della diarchia storica europea, è l’unico Paese che se veramente lo volesse potrebbe contrastare l’egemonia della Germania. Purtroppo, anche il sedicente socialista Hollande ha tradito il suo programma col quale ha vinto le elezioni presidenziali ed, irretito dal potere – come ha rivelato la sua ex moglie - si è affrettato anche lui ad applicare la ricetta mainstream neo-liberista: riduzione – anche se un po’ al rallentatore - del deficit e riforme strutturali: riforma del diritto del lavoro e deflazione dei salari (recalcitra invece sull’inasprimento della riforma delle pensioni). Ed è ora il presidente francese meno popolare nella storia della Francia, pregiudicandosi qualunque possibilità di sua riconferma alla presidenza (quindi non vedo che cosa ci abbia guadagnato).

Questo è il problema negli ultimi 30 anni: anche quando vince la sinistra, la politica economica attuata è di stampo liberista. I sedicenti socialisti e democratici (Blair, Hollande, Renzi) tradiscono gli ideali socialisti e/o i loro programmi elettorali.[2]

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Che fare? Occorre agire su più direttrici. Atteso che è quasi vano sperare in una 'rivoluzione' progressista (siamo quasi tutti dei pantofolai, ma mai dire mai) e l'avversario - il ceto dominante da 30 anni - è ricchissimo, potentissimo (controlla i media e le università), bulimico e spietato, da una parte occorre partecipare assiduamente e, nelle forme a disposizione che includono il mezzo potente del web, bombardare senza sosta lo stato maggiore di sinistra, stimolandolo, criticandolo e punendolo; dall’altra, occorre appoggiarsi alla legge vigente, nel caso di specie i trattati UE (il nefasto fiscal compact non fa parte dei trattati, ma è una regola successiva, e andrebbe denunciato perché – afferma il prof. Guarino – li vìola) e chiederne l’applicazione rispettandone la lettera e lo spirito.

Qui arrivo al dunque: pochissimi – debbo presumere da quel che leggo in giro - hanno letto i trattati UE, se li si leggono e li si approfondiscono un poco, come ho fatto io da profano, ci si accorge che, almeno dacché è scoppiata la grave crisi economica in EUZ (Grecia, 2010), essi vengono patentemente violati sia nella lettera che nello spirito, da parte sia della Commissione europea, sia del Consiglio europeo, sia della BCE. Traggo dal mio post Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE[3]

E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo [Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.]; smentita dalle evidenze empiriche dell’ultimo quinquennio; contraddetta dai dati macroeconomici relativi al tasso d’inflazione e al tasso di disoccupazione dell’Eurozona; formalmente corretta per l’Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la prevalenza e la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo statutario – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente concordanti e complementari, ha le stesse dignità e cogenza del primo”.

Se ciò risponde, almeno in parte, al vero, occorrerebbe, come dicevo prima, appoggiarsi alla legge e – come Stati o come cittadini o, meglio, come soggetti organizzati (partiti, sindacati, associazioni) – “muovere” i due Organi deputati a dirimere la questione: in primo luogo, la Corte di Giustizia Europea (organo giurisdizionale), ricorrendone i presupposti, e, in secondo luogo, il Parlamento europeo (organo politico). Ho provato anche a fare un tentativo per pungolarne qualcuno, ma finora ho constatato che nessuno, né i docenti e gli intellettuali, i quali preferiscono gli inefficaci appelli, né i politici, né i sindacati, né i cittadini salvo casi sparuti, intende seguire questa strada. Ma è l’unica percorribile in tempi relativamente brevi e senza chiedere il permesso a chi detiene le leve del potere.


PS: Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei



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I difetti strutturali dell’Euro


L’Eurozona è un insieme di Paesi strutturalmente eterogenei; non sono previsti dai trattati europei (influenzati dall'ordoliberismo germanico, senza però le correzioni che ne hanno smussato le asperità in sede applicativa in Germania[1]meccanismi di aggiustamento degli squilibri strutturali interni: né quelli tipici delle federazioni, né quelli che ne distribuiscono equamente i pesi tra Paesi forti e Paesi deboli.

[1] Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2848095.html  oppure 

Gli USA sono una federazione e perciò hanno i trasferimenti fiscali (quindi a fondo perduto) dagli Stati ricchi a quelli meno ricchi, che fanno da riequilibratori, per il tramite del bilancio federale, pari al 20% del Pil annuo USA (pari complessivamente a 17.500 mld $).

L'UE è invece ancora una confederazione (atipica), che non contempla i trasferimenti fiscali, il cui bilancio confederale ammonta ad appena l'1% del Pil complessivo (pari a 18.500 mld $) e la cui moneta è comune ad appena 19 Paesi su 28; ed il cui riequilibrio tra i Paesi membri avviene, non a spese dei Paesi ricchi, tramite i trasferimenti fiscali o, almeno, la sanzione dei surplus commerciali eccessivi,[2] ma a spese dei Paesi meno ricchi, attraverso la deflazione dei salari e la riduzione dei diritti e i trasferimenti di capitali in prestito (quindi a titolo oneroso) dai più forti e avvantaggiati dalla moneta unica (Germania, Olanda, Belgio, Francia, Austria, ecc.) a quelli deboli e svantaggiati dall'Euro (Piigs).

[2] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari

L’ideologia ordoliberista tedesca ha influenzato anche – forse soprattutto – lo statuto della BCE,[3] che è soltanto un po’ meno rigido di quello della Bundesbank, ma prevede anch’esso che l’obiettivo principale sia la stabilità dei prezzi (“sotto, ma vicino, al 2%”). Fatto salvo questo, essa ha, però, anche l’obiettivo di sostenere le politiche economiche dell’UE fissate dall’art. 3 del TUE,[3] tra cui “una crescita economica equilibrata” e “la piena occupazione”.

[3] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

Sotto questo aspetto, con la deflazione o l’inflazione molto sotto target e la crisi economica ed occupazionale che perdura da 7 (sette) anni (tranne in Germania e i suoi satelliti), la BCE ha mancato e sta mancando entrambi gli obiettivi statutari, con gravi conseguenze sui popoli europei più deboli e sui Paesi debitori (tra cui l’Italia). Il QE, implementato nel marzo 2015, è tardivo e insufficiente sia qualitativamente che quantitativamente, e di per sé, se non è accompagnato da una politica fiscale espansiva anticiclica (taglio di tasse e aumento di spesa) che accresca la domanda aggregata (consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette), non sarà in grado di debellare da solo la deflazione (come, ovviamente, ammette la stessa BCE).[4]

*

La Germania, che all’epoca era considerata la malata d'Europa, trasse vantaggio dall'introduzione dell'Euro nel 1999, il cui valore, derivante dalla sommatoria/media delle monete di dodici dei quindici Paesi che allora componevano l’Unione europea, in cui il Marco tedesco era la moneta più forte, fu inevitabilmente fissato ad un livello che teneva conto anche delle monete più deboli e perciò più basso del Marco e vantaggioso per la Germania (in pratica, essa beneficiò di una svalutazione monetaria),

Com’è noto, il cambio Lira/Euro fu fissato a 1.936,27. Era troppo basso o troppo alto? Secondo i critici di destra, in primis Silvio Berlusconi (evidente indizio di coda di paglia per i suoi mancati controlli dei prezzi), troppo alto. Per loro, soprattutto a seguito del lamentato, da parte della grandissima parte del popolo italiano, supposto raddoppio dei prezzi subito dopo la sua introduzione, sarebbe dovuto essere fissato addirittura a 1.000 Lire. Ma naturalmente è una sciocchezza macroscopica, poiché sarebbe equivalso a una rivalutazione preventiva del 100% e quindi al raddoppio immediato dei prezzi dei prodotti italiani per gli acquirenti esteri.[5]

[5] Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi

Oltre alla svalutazione preventiva, la Germania pretese ed ottenne nel 2003-2005, non una semplice flessibilità, ma di sforare il limite del 3% di deficit/Pil, per un importo pari a una ventina di mld, quando implementò le riforme strutturali del lavoro, inclusi i mini job a 400€ mensili, che deflazionarono i salari tedeschi, procurando alla Germania un ulteriore vantaggio competitivo rispetto ai partner dell'Eurozona.

Vantaggio competitivo accresciutosi negli anni successivi, poiché la Germania, in aderenza alla sua ideologia mercantilista e ordoliberista, ha continuato e continua ad attuare tuttora una politica economica deflazionistica e restrittiva, scaricando sui partner deboli tutto l'onere dell'aggiustamento infra-EUZ.

Segnalo, en passant, che la Germania pretendeva di negare all'Italia (già penalizzata dal criterio ritenuto inaffidabile dalla stessa Commissione europea, oltre che dalla BCE, del calcolo del cosiddetto deficit strutturale[6] applicato dalla Commissione europea), quando il governo Renzi ha implementato la riforma del lavoro (il cosiddetto Jobs Act), non uno sforamento del limite del 3%, ma una misera e drammaticamente insufficiente flessibilità, come misura anticiclica.

[6] Dialogo sulla lettera di Padoan all’UE, la sostenibilità del debito pubblico e la formula del deficit strutturale http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823271.html  oppure 


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La soluzione ai difetti strutturali dell’Euro possono essere gli Stati Uniti d’Europa? Sì, certamente, ma purtroppo nel lungo periodo. Come scrive al riguardo il prof. Gustavo Piga. Egli, inoltre, commentando un saggio di Hugh Rockoff intitolato “How Long Did it Take the United States to Become an Optimal Currency Area?”, ovvero “Quanto ci hanno messo gli Stati Uniti a divenire una Area Valutaria Ottimale?”, spiega perché, nonostante i difetti, per l’Unione Europea è preferibile continuare ad adottare una moneta ed una politica monetaria comune.[7]

[7] Moneta e bandiera: il se e quando degli Stati Uniti d’Europa

Gustavo Piga - 18 agosto 2016

Ed invece il prof. Joseph Stiglitz, in un articolo sul Financial Times, afferma che l’Euro è insostenibile e propone di dividerlo in due.[8]

[8] A split euro is the solution for Europe’s single currency

Joseph Stiglitz  -  August 17, 2016 4:32 am

The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz

(trovate l'articolo originale e la traduzione in questo mio post (nell'appendice):

Critiche severe all’economia italiana da importanti giornali di Spagna, Francia, Gran Bretagna e USA


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Intanto, si susseguono proposte per far fronte alla deflazione, renitente alla presunta cura per giunta tardiva del QE implementata dalla BCE, e alla crisi economica.[9]

[9] QE, il monetarismo e la fallacia logica della falsa equivalenza

Tra queste, la “moneta dall’elicottero”, vecchissima espressione coniata da Milton Friedman, il padre del monetarismo, che ogni tanto rispunta fuori - ora soprattutto ad opera dei neo-liberisti pentiti, di fronte al fallimento della loro ideologia strampalata e spietata al soldo dei ricchi -, che prevede che i soldi vengano distribuiti direttamente ai cittadini.[5]

[5] Ad esempio, l’ho letta e discussa mesi fa qui:

Carlo Clericetti - 21 APR 2016

Moneta dall'elicottero? Parliamo del pilota

Ma la moneta dall’elicottero non è ancora sufficiente, se non hai modo di costringere i beneficiari a spenderla, perché potrebbero destinare quei soldi, in tutto o in parte, a risparmio (che, come si vede oggi, anzi da anni, rimane nel circuito finanziario). Perciò – dice Clericetti - è meglio darli allo Stato, che li destina a opere pubbliche.

Attenzione, però, non indifferentemente a spesa pubblica, ma prioritariamente a investimenti, perché se lo Stato li destinasse, poniamo, a finanziare il reddito di cittadinanza,[10] si rischierebbe di ricadere, in tutto o in parte, nello stesso problema (vedansi gli 80€/mese decisi dal Governo Renzi, che solo in parte si sono trasformati in consumi).



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Dialogo con Flavio Pasotti di Gli Stati Generali sulla BCE e su Draghi


Riporto il dialogo tra Flavio Pasotti e me sulla BCE e su Draghi, svoltosi sul quotidiano on-line Gli Stati Generali, in calce a questo suo articolo:


I QUATTRO PILASTRI DEL NOSTRO FUTUROELLA NOSTRA LIBERTÀ

27 giugno 2016


1. à

vincesko  2 giorni fa

Citazione: “l’istituzione europea che ha meglio funzionato in questi anni è stata la BCE”. Fesseria, frutto presumibilmente di ignoranza. “Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html  oppure (se in avaria)  http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html.


2. à

flavio.pasotti  2 giorni fa

né fesseria né ignoranza. semmai una idea diversa dalla Sua che non definisco né fessa né ignorante. semmai inutile o, come si direbbe oggi, un po' inglese….


3. à

vincesko  2 giorni fa

Di grazia, perché “idea inutile” e, per giunta, “un po’ inglese”? Io sono un europeista convinto da sempre, con qualche dubbio ragionato, ora, avendo letto i Trattati UE, sull’incompletezza dell’assetto UE/Euro/BCE. Nonostante lo strapotere della egoistica ed arrogante Germania sia nella definizione delle regole, sia, soprattutto, nella loro interpretazione ed applicazione, la mia petizione, conseguenza di quell’“idea”, è meno inutile degli inutili appelli. Se non altro perché è oggetto di discussione nell'unico Organismo, anche se dai poteri dimidiati, davvero democratico dell'UE: il Parlamento europeo. Ma Lei – suppongo - ha un po' "deviato" il discorso, perché punto dall'accusa di ignoranza, che purtroppo è un fatto ed è il mio modo strumentale di fissarlo per bene nella memoria dell’interlocutore ignaro, poiché anche dalla Sua replica debbo presumere che Lei, come la quasi totalità degli Europei, inclusi famosi cattedratici, non ha mai letto lo Statuto della BCE, mutuato dai Trattati UE, ormai divenuti molto importanti per la vita e il benessere dei popoli dell’Eurozona. Mi permetto perciò di invitarLa a dedicare un po’ del Suo tempo prezioso a leggere attentamente il mio post allegato sopra ed a ritroso gli altri in esso linkati, in particolare l’Allegato alla petizione, dove, assieme alle motivazioni della petizione, trova riportato lo Statuto, poiché non è facilissimo trovarlo nel sito della BCE. Ardisco pensare che, se lo farà, la Sua non sarà una fatica inutile, poiché forse Le farà un po’ mutare giudizio sulla BCE.


4. à

flavio.pasotti  21 ore fa

No, ignorante va benissimo. Incidentalmente nel passato sono stato per quattro anni vicepresidente dell'Osservatorio Europeo sul mercato unico e per sette anni membro attivo di un organismo codecisionale della Unione prima di dimettermi. Ma può essere che i dettagli normativi mi sfuggano. Non mi sfugge, credo, il quadro politico, come si definiva un tempo, e a questo mi sono attenuto nell'articolo. E non vi è alcun dubbio che, con le cautele sul quadro normativo e il coraggio su quello politico, Mario Draghi abbia interpretato lo spirito europeo meglio di chiunque altro. se non altro perchè si è mosso con una logica non Intergovernativa. Questo mi pare il focus della questione, il resto, mi permetta, è cosa da burocrati.


5. à

vincesko  18 ore fa

Beninteso, siamo tutti ignoranti, io sono il principe degli ignoranti, vengo subito dopo Adriano Celentano… Ma mi permetta di obiettare a ciò che Lei scrive, poiché il tema è fondamentale e c’è una drammatica ignoranza in materia, anche tra i cosiddetti esperti: 1. Lo Statuto della BCE non è un "dettaglio normativo", soprattutto quando viene violato per anni dal suo massimo Organo, il Consiglio direttivo della BCE, sia nell’art. 2-Obiettivi, sia nell’art. 7-Indipendenza. 2. Lei, se ho capito bene, è stato un Alto burocrate o qualcosa del genere, e ce l’ha con i burocrati? O, per meglio dire, ne sottovaluta l’importanza in una struttura oligarchica-burocratica come l’UE, scarsamente democratica e ormai dominata dalla Germania? E, infine, 3. Draghi NON è un politico, ma un Alto burocrate, pagato lautamente da noi, popolo europeo, e tenuto NON a lanciare messaggi politici o addirittura a dare ordini a Organismi politici (vedi, ad esempio, la famosa lettera del 5/8/2011 al Governo italiano, ma le sue “esortazioni” ai politici a fare o a non fare hanno una cadenza quasi mensile, unico caso al mondo tra i governatori di banche centrali), ma all’osservanza del suo Statuto (cioè dei Trattati UE), che gli vieta di prendere ordini, anche se si tratta della Germania, e lo obbliga, in definitiva (Art. 3 del TUE), ANCHE ad adoperarsi “per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale […]”. Se non crede a me, legga al riguardo questo recente articolo che, come si usa dire, cade a fagiolo: The European Central Bank: A Central Bank Operating In A Democratic Void by John Ryan on 24 June 2016 https://www.socialeurope.eu/2016/06/european-central-bank-central-bank-operating-democratic-void/.[*]


[*] Traduzione:

(La Banca centrale europea: una banca centrale che opera in un vuoto democratico

di John Ryan  24 giugno 2016

Dire che l'euro si trova ad affrontare minacce alla propria esistenza non è esagerato. La moneta unica europea è stata salutata fino a non troppo tempo fa come aspirante valuta di riserva globale, seconda solo al dollaro USA. Ma la gestione della zona euro della crisi del debito greco sta mettendo il futuro dell'Euro in questione. La possibilità che la Grecia lasci o sia espulsa dalla zona euro è fin troppo reale. E se la Grecia va, chi può dire che l'Irlanda, il Portogallo e forse anche la Spagna o l'Italia potrebbero seguire?

L'Euro, anche se è 'una moneta senza Stato', è sostenuta da importanti impegni politici e simil- statuali. Che l'euro deve essere salvato a tutti i costi è un imperativo suggerito non solo dal presidente della Bce Mario Draghi, il tecnocrate, ma dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, lo statista. Le elite politiche, in particolare in Germania, hanno puntato la loro eredità sul suo successo.

Ma vi è un disallineamento crescente tra i lati monetari e fiscali del sistema di governo della zona euro e questo ha portato ad una serie di problemi. Il problema principale è che, anche se non possiamo trovare facile vivere con la BCE, non possiamo vivere senza di essa. Eppure, quando guardiamo i programmi di salvataggio greco, è facile concludere che essi hanno fallito. La troika ha imposto l'austerità, che ha portato ad una forte contrazione della produzione e effetti sul benessere altamente negativi. Questo è stato fatto, in un certo senso, per punire la Grecia per la sua dissolutezza piuttosto che servire come un modo per uscire dalla crisi.

La BCE è molto più indipendente rispetto alla Federal Reserve, il cui status giuridico è molto più debole e che è direttamente responsabile verso il Congresso e il governo. La BCE doveva essere come la banca centrale tedesca, la Bundesbank. Tuttavia, non è riuscita ad emulare gli attributi distintivi che hanno reso possibile il successo della Bundesbank, come ad esempio la responsabilità e l'interdipendenza con le altre istituzioni democratiche. Il trattato di Maastricht, che definisce il ruolo della BCE, dice che la BCE ha un mandato primario di mantenere la stabilità dei prezzi. Si dice anche che, 'dove è possibile senza compromettere il mandato di mantenere la stabilità dei prezzi', la BCE sosterrà anche la 'politica economica generale dell'UE', che comprende, tra gli altri, una crescita non inflazionistica e rispettosa dell'ambiente 'e' un elevato livello di occupazione '. Tuttavia, l'enfasi è esplicitamente sulla stabilità dei prezzi. La BCE può giustamente affermare di aver tenuto insieme un sistema mal progettato in circostanze difficili. Ma lo svolgimento della missione è propria responsabilità.

La BCE, infatti, è la banca centrale meno responsabile tra le nazioni avanzate. Non vi è alcun controllo democratico quando la BCE usa maniere forti in azioni politiche che vanno ben al di là di qualsiasi ragionevole interpretazione del suo mandato. Non solo la BCE è schermata dai politici, lo statuto della BCE l’hanno anche messa al di là della portata delle regole democratiche in caso di cattivo comportamento. I politici hanno il controllo finale su una banca centrale attraverso il potere di cambiare il suo statuto e il potere di nominare i governatori. Ad esempio, nel caso della Germania, una maggioranza semplice nel Bundestag può cambiare la legge della Bundesbank. Questa procedura è assente nella zona euro. Lo statuto della BCE può essere modificato solo attraverso la revisione del Trattato di Maastricht, che richiede l'unanimità di tutti gli Stati membri. La BCE oggi sostiene che l'unica istituzione che ha il diritto di limitare il suo potere è la Corte di giustizia europea, che ha un'attiva interpretazione eurofila dei trattati europei. La crisi ha dato al Consiglio direttivo della BCE un aumento del potere che nessun governo nazionale o un'istituzione nazionale è in grado di corrispondere.

Il progetto di integrazione europea non è stato progettato democraticamente, o almeno non nel modo in cui la democrazia è tradizionalmente concepita in termini di collocazione definitiva dell'autorità legislativa nelle mani del popolo o dei loro rappresentanti eletti. Non è nemmeno pensato per essere democraticamente reattivo nel modo in cui il termine è di solito inteso. Qualsiasi deficit democratico che l'UE soffre sembra a molti osservatori che sia stato deliberatamente costruito. Pertanto come potremmo controllare la BCE in futuro? Ha bisogno di essere posta sotto una supervisione più rigorosa e più diretta da parte dei politici democraticamente eletti. Una delle istituzioni che si può mettere davanti al presidente della BCE , il Parlamento europeo, non ispira nessuno a credere che la BCE è ritenuta sotto controllo. Questa stessa indipendenza significa che i governi democratici non hanno ora modo di tenere la BCE responsabile se inizia a violare il suo mandato.

Con quasi profetica intuizione l'economista tedesco ed ex presidente della Bundesbank Karl Otto Pöhl ha scritto nel 1988: "In un'unione monetaria con tassi di cambio fissi in modo irreversibile il debole diventerebbe sempre più debole e il forte sempre più forte. Sperimenteremmo quindi grandi tensioni nell'economia reale dell'Europa ... Al fine di creare una moneta europea, i governi e i parlamenti d'Europa dovrebbero essere pronti a trasferire i diritti di sovranità a un istituto sovranazionale ".

Il cambiamento nella sua missione introdotto dagli Outright Monetary Transactions e dall'espansione del suo programma di allentamento quantitativo per includere titoli societari ha conseguenze politiche profonde. La BCE è diventata più potente della Fed, ma con la supervisione ancora meno democratica. Nelle prime fasi della crisi, la BCE ha esercitato la sua influenza attraverso lettere segrete agli Stati membri in difficoltà, come l'Irlanda e l'Italia, stabilendo le condizioni e implicitamente la minaccia di ritirare il sostegno se non sarebbero state soddisfatte. Ora, la banca esercita il suo potere direttamente e in pubblico).



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Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato


Riporto il dialogo tra Carlo Clericetti e me su come sono contemplati nei Trattati UE la solidarietà tra gli Stati dell’Unione Europea e l’economia sociale di mercato, svoltosi nel suo blog su Repubblica in calce a questo articolo:


Carlo Clericetti  -  24 GIU 2016

Brexit e gli apprendisti stregoni dell'austerità


Citazione: “E d'altronde, cosa aspettarsi di diverso in un'Unione che ha tra i suoi principi costitutivi la competizione, ed esclude invece la solidarietà tra paesi?

Tra i principi costitutivi, la solidarietà tra Paesi c’è: nell’art. 2 del Trattato di Maastricht, poi sostituito dall’art. 3 del Trattato di Lisbona (TUE).
Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri. […]

Come ho già scritto più volte in passato, sono l’UE e la Bce a non rispettare i Trattati,[1] per colpa della Germania, che o impone le “sue” regole in sede di stesura delle norme (vedi in particolare lo Statuto della BCE[2] e il fiscal compact[3]) o si arroga il potere di interpretarle, quando esse non sono in linea con l’ordoliberalismo (ordoliberismo) tedesco e/o con l’interesse egoistico ed ottuso della Germania (vedi, ad esempio, di nuovo lo Statuto della BCE, che ha statuito la prevalenza dell’obiettivo della stabilità dei prezzi. Che però – aggiungo - ha anche stabilito l’esistenza di un secondo obiettivo, del tutto obliterato: il sostegno delle politiche dell’UE elencate proprio nell’art. 2, poi 3 del TUE, tra cui una crescita economica equilibrata, la piena occupazione e la solidarietà tra gli Stati membri.

Conosco le tesi di alcuni supposti esperti che, per sostenere la loro richiesta di uscita dall’Euro e forse dall’UE, danno un’interpretazione pessimistica dei Trattati e ritenevano, ad esempio, che giammai la BCE avrebbe potuto implementare gli OMT e il QE, perché secondo loro vietati dai Trattati e perché la Corte Cost. tedesca era contraria (sic!). Come si è visto, sia gli OMT che il QE sono stati ritenuti compatibili con i Trattati sia dalla Corte di Giustizia Europea (unico Organo abilitato a deciderlo) sia dalla stessa Corte Cost. tedesca. Il che dimostra che i Trattati abbisognano, è vero, di una revisione che li renda meno ambigui, ma già ora possono consentire l’adozione di misure atte a realizzare gli obiettivi contenuti nell’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo.
(Cfr., per un’analisi più estesa, Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html  oppure (se in avaria)  
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html

Vincesko

PS: Avviso che ho dovuto pubblicare questo commento col mio vecchio nickname, poiché col nuovo il server non accetta i link.


Vincesko, ha ragione: nei principi fondamentali, anche se messa in modo residuale, la solidarietà ci sarebbe. Ma bisognerebbe riscrivere quell'articolo e metterla prima della "stabilità dei prezzi" e di "un'economia sociale di mercato fortemente competitiva". Anzi, "economia sociale di mercato" (= ordoliberalismo) andrebbe proprio cancellato.


@CClericetti
1. Non si faccia influenzare
 :) da espertoni come Barra Caracciolo (Orizzonte48), che ne sanno beninteso molto più di me[4]: come ho rilevato in passato, [la solidarietà] non è messa in modo residuale ma nell’art. 3, che è un articolo fondamentale dei Trattati UE, e addirittura nel preambolo. Allego quest'altro articolo (che ho appena trovato) del prof. Luigi Tosato, che lo spiega.
Il salvataggio della Grecia rispetta i trattati? Gian Luigi Tosato - 21/05/2010 http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1458
2. Mario Monti (che a me antimontiano non pare affatto il mostro di cui si blatera, anzi – come ho dimostrato in passato fornendo i dati - si attribuisce meriti-colpe che non ha) ha dichiarato recentemente che il problema dell’UE è che applica il rigore ma non anche i principi dell’economia sociale di mercato. In una certa misura, secondo me, ha ragione.
3. Ad una lettura dell’art. 3 del TUE scevra dai “condizionamenti” tedeschi, ripeto, la “stabilità dei prezzi” è un mero sub-obiettivo rispetto ai due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale; purtroppo, il peccato originale è nello Statuto della BCE (art. 2), che a differenza di quello della FED considera prevalente la stabilità dei prezzi. Con l’avvertenza, però, che in deflazione o con inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%) - come succede da tre anni - i due obiettivi (stabilità dei prezzi e crescita economica e piena occupazione) sono assolutamente concordanti e complementari.

Vincesko


Il riferimento all'"economia sociale di mercato" è esiziale. Sto leggendo in proposito un libro molto documentato che ne ricostruisce la genesi e le caratteristiche ("La dittatura dello spread" - ed. DeriveApprodi - di Alessandro Somma dell'università di Ferrara). E' una costruzione teorica il cui nome trae in inganno, non ha assolutamente niente di "sociale" nel senso che comunemente si intende e piaceva mlto a von Hajek, tanto per far capire l'orientamento.


@CClericetti (24 giugno 2016 alle 21:27)
Io non sono in grado di intavolare una discussione approfondita sul tema, ma intendo questo:
Economia sociale di mercato
L'economia sociale di mercato è un modello di sviluppo dell'economia che si propone di garantire sia la libertà di mercato che la giustizia sociale, armonizzandole tra di loro. L'idea di base è che la piena realizzazione dell'individuo non può avere luogo se non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà di impresa, la libertà di mercato e la proprietà privata, ma che queste condizioni, da sole, non garantiscono la realizzazione della totalità degli individui (la cosiddetta giustizia sociale) e la loro integrità psicofisica, per cui lo Stato deve intervenire laddove esse presentano i loro limiti. L'intervento non deve però guidare il mercato o interferire con i suoi esiti naturali: deve semplicemente prestare il suo soccorso laddove il mercato stesso fallisce nella sua funzione sociale e deve fare in modo che diminuiscano il più possibile i casi di fallimento[1].[…]
Colui che elabora per primo una vera e propria teoria dell'economia sociale di mercato è Wilhelm Röpke(1899-1966). Röpke propone una "terza via"[2] tra liberalismo e collettivismo, in cui lo Stato svolga una funzione garantista nei confronti del libero mercato, ed è consapevole della necessità di una profonda revisione delle regole che "monopolizzano" il sistema economico.

https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_sociale_di_mercato
Rivisto e corretto alla luce di come è stato applicato concretamente in Germania. Al netto, beninteso, delle politiche iniziate da Schroeder, quando con la globalizzazione il pendolo del potere economico anche in Germania si è rispostato nettamente a destra.
A me pare ci sia differenza con il neo-liberismo. E, francamente, considero il rifiuto del reddito minimo garantito – come fa Alberto Bagnai (e andai a scriverlo nel suo blog) – sol perché lo propose von Hayek, un’elucubrazione di chi ha la pancia piena.
Vincesko


Quella di Wikipedia è l'interpretazione corrente, ma la giustizia sociale con l'ordoliberalismo non c'entra. Sono stati i governi socialdemocratici prima di Scröder che ne hanno dato quell'interpretazione, che però non è durata molto. Se ricordo bene l'articolo di Moroni (lo conoscevo ma non l'ho riletto) offre un quadro più vicino al vero. Le differenze con il neoliberismo sono davvero minime. Un giorno di questi magari scrivo qualcosa sul libro di Somma.


Segnalo a chi ne sa poco come me questo scritto critico, che mi pare illustri bene l’evoluzione della teoria e della prassi dell’ordoliberalismo:
L’economia sociale di mercato è una risposta? Capire l’ordoliberalismo
Posted by Pietro Moroni on lunedì, maggio 2, 2016
http://www.pandorarivista.it/articoli/economia-sociale-di-mercato-capire-ordoliberalismo/
Vincesko


@CClericetti ( 25 giugno 2016 alle 00:55)
Effettivamente, Moroni indica tra le “Condizioni irrinunciabili e necessarie per la Scuola di Friburgo”, all’ultimo posto:
¦ mantenimento di un minimo indispensabile di redistribuzione del reddito attraverso tassazione progressiva e salario minimo, necessario al mantenimento dell’ordine sociale.
Egli, però, scrive anche: “Tuttavia l’economia sociale di mercato non è, o non appare, così radicale. Per come la conosciamo, l’economia sociale di mercato presenta un forte ruolo dei sindacati, la Mitbestimmung (cogestione),[5] tutele sociali e un importante welfare state, soprattutto in campo sanitario. La ragione è nella storia della Germania e nella consueta resistenza che la realtà oppone ai programmi che vengono messi in atto nel tentativo di cambiarla. Gli ordoliberali, benché avessero un’indubbia influenza sulla CDU tedesca al punto che Ludwig Erhard, Ministro dell’Economia sotto Adenauer, ne era una diretta espressione, non riuscirono mai a far accettare completamente e senza riserva la loro agenda alla CDU e alla Germania in genere”.
Resistenze ancora maggiori vennero dal campo della sinistra.
In seguito, con la vittoria della SPD di Willy Brandt, l’ordoliberalismo tedesco subì un ulteriore vulnus: il welfare state venne espanso, realizzando il sistema di sicurezza sociale che conosciamo oggi (la spesa sociale raddoppiò nel giro di cinque anni) e il sistema sanitario divenne sempre più universale. Il colpo definitivo giunse però sotto il Cancellierato di Helmut Schmidt, il quale rese la Mitbestimmung, la famosa cogestione, un asse essenziale del modello produttivo tedesco. Oggi, a differenza dei suoi padri fondatori, lo stesso Ministero dell’Economia e Finanze della Repubblica Federale Tedesca riconosce nel welfare state il secondo pilastro dell’economia sociale di mercato2”.
Poi, è arrivato il socialdemocratico Schoereder con la sua Agenda 2010,[6] e il pendolo, come dicevo, è ritornato a destra. E Moroni conclude: “Sarà ora più chiaro perché non si dovrebbe difendere o propugnare l’economia sociale di mercato tedesca: in primo luogo perché, se oggi essa comprende misure apprezzabili come il welfare state e la cogestione, questo è dovuto a chi si era opposto in prima istanza al disegno iniziale. In secondo luogo perché tali misure sono correntemente in crisi. Infine, perché l’economia sociale di mercato, tranne l’eterodosso periodo di governo e di riforme socialdemocratiche, è risolutamente schierata contro il potere dei lavoratori e della loro associazione: lo è in teoria, per bocca degli stessi economisti afferenti all’ ordoliberalismo, come lo è nella pratica, a causa della compressione dei salari, della precarizzazione del lavoro e della condizionalità dei sostegni sociali”.
Vincesko



[1] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei


[2] Statuto BCE


[3] Fiscal compact, piove, anzi diluvia, sul bagnato. Alcune contromisure


[4] Ricchi e poveri

Contrariamente a quel che sostengono esperti come Barra Caracciolo, che danno un’interpretazione pessimistica e ribaltata,[*] ma poi aggiustano il tiro, a mio avviso gli attuali Trattati europei (TEU e TFUE), vedi in particolare l'art. 3, permetterebbero già ora di concretizzare, in parte, la visione democratica, liberale, solidale, a favore del popolo europeo del Manifesto di Ventotene di Spinelli e NON quella neo-oligarchica, liberista e burocratica dei massoni reazionari Kalergi, Monnet, Schumann. Infatti, “Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei”.


[*] Dialogo acceso tra Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo) e me sui poteri della BCE


[5] Partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo delle aziende


[6] Gerard Schroeder

Agenda 2010

From Wikipedia, the free encyclopedia

The Agenda 2010 is a series of reforms planned and executed by the German government, an SPDB'90/Greens coalition at that time, which are aimed at reforming the German social system and labour market. The declared aim of Agenda 2010 is to improve economic growth and thus reduce unemployment.

On March 14, 2003 Chancellor Gerhard Schröder gave a speech before the German Bundestag outlining the proposed plans for reform. He pointed out three main areas which the agenda would focus on: the economy, the system of social security, and Germany's position on the world market.

The steps to be taken include tax cuts (such as a 25% reduction in the basic rate of income tax) as well as big cuts in the cost absorption for medical treatment and drastic cuts in pension benefits and in unemployment benefits alike. In that, the programme closely resembles similar measures taken earlier in theUSA (Reaganomics) and the UK (Thatcherism)[citation needed]. Those measures are also being proposed in accordance with the market liberal approach of the EU's Lisbon Strategy. The name Agenda 2010 itself is a reference to the Lisbon Strategy's 2010 deadline.

A series of changes in the labour market known as Hartz I - IV started in 2003 and the last step, Hartz IV, came into effect on January 1, 2005. These changes affected unemployment benefits and job centres in Germany, and the very nature of the German system of social security.



Appendice


Articolo 50

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di

recedere dall'Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l'Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione. L'accordo è negoziato conformemente all'articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Esso è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d'intesa con lo Stato membro interessato, decida all'unanimità di prorogare tale termine.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.

Per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

5. Se lo Stato che ha receduto dall'Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all'articolo 49.

http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf



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UE, Euroconvinti o Euroscettici?


UE, EUROCONVINTI O EUROSCETTICI?


Sui media, si leggono o si ascoltano ormai spesso discussioni sul destino dell’Euro e perfino su quello dell’Unione europea, e ci si chiede se vale la pena ancora essere Euroconvinti o se occorra essere Euroscettici. Io personalmente sono stato sempre un europeista convinto, ma osservando e analizzando il modo in cui l’Europa ha gestito e ancora gestisce l’attuale crisi economica, da qualche tempo sono diventato - come dire? - consapevolmente euroscettico.



UE, IL PECCATO ORIGINALE


Il peccato originale è nell’ispirazione che ha informato tutta la costruzione europea, determinata, secondo alcuni, non dal Manifesto di Ventotene del massone progressista Altiero Spinelli e altri, ma dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un Parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia. Come poi si è realizzato.



UE, LA RESPONSABILITA’ DEI SOCIALISTI EUROPEI


Venendo alle responsabilità più recenti, la principale è quella del PSE, in particolare del massone socialista Hollande, senza l’assenso del quale l’egemone Germania, dominata dai massoni reazionari Schaeuble, Merkel e Weidmann per conto dell’establishment industriale-finanziario teutonico, non potrebbe imporre le politiche austeritarie, controriformistiche di deflazione dei salari e dei diritti del lavoro.

C’è stata una occasione, la più importante di tutte, persa da Renzi e dai socialisti europei: la formazione (composizione e programma) della Commissione Europea. Il PPE (che è calato rispetto alle elezioni precedenti, mentre il PSE ha sostanzialmente tenuto) ha preso pochi parlamentari più del PSE, ma ha il presidente e 13 commissari, contro solo 8 del PSE, e quindi il controllo della Commissione europea, che, oltre a gestire il bilancio UE, ecc., detiene in esclusiva l'iniziativa legislativa. In ogni caso, il PPE, senza l'appoggio del PSE, non avrebbe potuto e potrebbe fare NULLA.

A mio avviso, Renzi, che all'inizio del suo mandato di PdC aveva promesso sfracelli contro l’austerità imposta dalla prona Commissione europea per conto dell’egemone Germania, si arrese per due motivi: il primo, nascosto, di far parte dell’élite massonica; il secondo, perché il mediocre Hollande gli ha fatto mancare la sua sponda, ricacciandolo nelle braccia asfissianti della cancelliera Merkel.



CORTE DEI CONTI EUROPEA: UE, DUE PESI E DUE MISURE


Come ho già rilevato nel post precedente, questa notizia, che io sappia, non ha avuto quasi nessuna eco nei media italiani on-line. Ed invece essa è molto importante (perciò la ripropongo) poiché rappresenta bene – per attestazione di un Organo istituzionale europeo terzo e attendibile - il doppio standard usato dall’Europa, la quale applica severamente le norme per alcuni Paesi, mentre per altri, come si usa dire, le “interpreta”. Leggendo la relazione della Corte dei Conti europea, inoltre, vien da pensare: a) che la Commissione europea era un covo di dilettanti allo sbaraglio; b) che dopo aver sbagliato allora per controlli troppo laschi, ora sbaglia per controlli troppo rigidi e troppo severi; e c) che la costante è che usa due pesi e due misure.


158   27-01-2016 LA REPUBBLICA

LA CORTE DEI CONTI UE CONTRO LA COMMISSIONE "NEI SALVATAGGI APPLICATI DUE PESI E DUE MISURE"

Roma – “La Commissione europea non era pronta ad affrontare una crisi di proporzioni di quella scoppiata”. A quasi otto anni dall’ingresso dell’Europa nella recessione più grave dal dopoguerra, la Corte dei Conti UE ammette che qualcosa non ha funzionato. Il governo di Bruxelles si è trovato spiazzato con “debole governance delle banche e politiche di bilancio inadeguate”. E quando si è trattato di aiutare otto Paesi in difficoltà “è stata colta impreparata dalle prime richieste di assistenza”. Sotto la lente dei giudici contabili sono finiti i salvataggi di Ungheria, Lettonia, Romania, ma soprattutto Irlanda e Portogallo, due dei cinque membri dei Piigs (assieme a Spagna, Italia e Grecia). E qui la Commissione ha sbagliato quasi tutto, tra 2005 e 2008, ritenendo i bilanci nazionali e le banche “più solidi di quanto non fossero in realtà”. E non solo. I giudici denunciano anche disparità per vari Paesi, che “pur trovandosi in una situazione analoga non sono stati trattati alla stessa stregua”: rigore assoluto per alcuni, sconti per altri. Due pesi e due misure.



Allego:


26/01/2016

Relazione speciale n. 18/2015: L’assistenza finanziaria fornita ai paesi in difficoltà


26/01/2016

Sintesi della relazione speciale n. 18/2015: L’assistenza finanziaria fornita ai paesi in difficoltà



UE, CONCLUSIONE


In conclusione: sia l'attuale assetto monco UE-Euro-BCE, sia, come si vede, la politica attuata concretamente dall'UE, sia l'applicazione delle regole da parte della Commissione con due pesi e due misure avvantaggiano la Germania (e satelliti) a detrimento dei Paesi deboli, inclusa l’Italia.

Alcuni chiedono la revisione dei Trattati UE. Giusto, ma difficile, molto difficile. Per modificare i trattati occorre l’unanimità dei 28 Paesi.

Meno difficile, invece, è far applicare correttamente quelli in vigore, violati o disattesi o togliendo alla Germania il privilegio arrogante e illegittimo di condizionarne arbitrariamente l’applicazione (attraverso la prona Commissione europea) usando due pesi e due misure, come ha attestato recentemente anche la Corte dei Conti europea.

Contrariamente a quel che sostengono esperti come Barra Caracciolo, che danno un’interpretazione pessimistica e ribaltata, a mio avviso gli attuali Trattati europei (TEU e TFUE), vedi in particolare l'art. 3, permetterebbero già ora di concretizzare, in parte, la visione democratica, liberale, solidale, a favore del popolo europeo del Manifesto di Ventotene di Spinelli e NON quella neo-oligarchica, liberista e burocratica dei massoni reazionari Kalergi, Monnet, Schumann. Infatti, “Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2837437.html  oppure (se in avaria)  http://vincesko.blogspot.com/2015/09/sono-lue-e-la-bce-non-rispettare-i.html  .

A condizione, però, che si intraprenda, anziché quella politica, la via giuridica, non facile e velocissima, ma sicuramente più agevolmente perseguibile di quella politica. Muovendo, all’interno, come fanno i Tedeschi quando non riescono ad imporre il loro punto di vista, la Corte Costituzionale italiana, per rigettare ed eliminare le "superfetazioni" dei trattati, in particolare il fiscal compact; e, all’esterno, la Corte di Giustizia europea, in particolare per le violazioni statutarie della BCE (v. post linkato).



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http://vincesko.blogspot.com/2016/02/ue-euroconvinti-o-euroscettici.html



UE malata, governata dalla destra reazionaria, con la complicità dei sedicenti socialisti

 
Carlo Clericetti  -  10 LUG 2015
Grecia, la pagella ai protagonisti

http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/07/10/grecia-la-pagella-ai-protagonisti/

 

Io sono stato sempre europeista e pro-Euro, ma da un po’ di tempo con dispiacere noto che c’è qualcosa di malato in questa UE governata dalla destra reazionaria, con la complicità dei sedicenti socialisti (PSE). Una Unione che tutela molto più l’interesse delle banche che l’interesse del popolo europeo, violando i Trattati (TUE e TFUE),[1] in particolare l’art. 3, e lo Statuto della BCE, in particolare l’art. 2-Obiettivi.[2]

Ricavo dal libro “Massoni” del massone democratico Gioele Magaldi:[3]

Jean Monnet [uno dei padri fondatori dell’Unione Europea], ex progressista della “Thomas Paine”, poi approdato alla “Edmund Burke”, alla “Pan-Europa” e alla “Compass Star-Rosa Ventorum” [superlogge reazionarie]. […]

Così quel Jean Monnet che era stato un sincero massone democratico e liberalprogressista nella prima fase della sua vita, nella maturità si avviava a costruire – insieme ad altri – un edificio istituzionale retoricamente presentato come baluardo per la pace e la cooperazione europea, mentre in realtà si trattava di una sorta di cavallo di Troia per la creazione di un gigantesco apparato neoaristocratico e tecnocratico di dominio sulle popolazioni del Vecchio Continente”.

Che la responsabilità prioritaria della situazione precaria dell’UE sia politica, è un’ovvietà.

Come (quasi) quella di individuare i responsabili in esponenti socialisti come Dijsselbloem e Moscovici. Provo a spiegarmi.

Ho già scritto qui della débacle del PSE nella formazione della Commissione Europea.[4] Il PPE (che è calato rispetto alle elezioni precedenti, mentre il PSE ha sostanzialmente tenuto) ha preso pochi parlamentari più del PSE, ma ha il presidente e 13 commissari contro solo 8 del PSE e quindi il controllo della Commissione europea, che, oltre a gestire il bilancio UE, ecc., detiene in esclusiva l'iniziativa legislativa. In ogni caso, il PPE, senza l'appoggio del PSE, non avrebbe potuto e potrebbe fare NULLA.

Per alcuni, il peccato originale è nell’ispirazione che ha informato tutta la costruzione europea, determinata, non dal Manifesto di Ventotene del massone progressista Altiero Spinelli e altri, ma dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un Parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia.

Venendo alle responsabilità più recenti, la principale è quella del massone socialista Hollande, senza l’assenso del quale l’egemone Germania, dominata dai massoni reazionari Schaeuble, MerkelWeidmann per conto dell’establishment industriale-finanziario teutonico, non potrebbe imporre le politiche austeritarie, controriformistiche di deflazione dei salari e dei diritti del lavoro.

Il massone democratico Gioele Magaldi si esprime così nel suo libro “Massoni” su Hollande:

Ma nessuno dei suoi confratelli, in questa temperie globalizzata, le ha chiesto di tenere la bocca chiusa?

«Ho ricevuto sia minacce feroci, prevedibili, sia blandizie carezzevoli e seduttive. Le stesse che hanno imbalsamato, sterilizzato e reso inoffensivo quel massone senza coraggio e senza dignità politica che è François Hollande.»

E che c’entra Hollande, adesso?

«Si è fatto eleggere a furor di popolo con la promessa di cambiare paradigma a una Ue dominata dall’austerità e caratterizzata dalla macelleria sociale. Poi è diventato un innocuo barboncino nei salotti dei vari Merkel, Schäuble, Van Rompuy, Rehn, Draghi eccetera.»

So bene che il Consiglio europeo ha un potere determinante, ma la Germania comanda perché controlla il blocco dei Paesi nordici; è stata avvantaggiata (come ha spiegato Prodi[5]) dalla politica sbagliata della Gran Bretagna, che prima aveva un grosso peso effettivo e l'appoggio di alcuni Paesi dell'Est (Polonia, Repubbliche baltiche, Cechia e Slovacchia, che temono storicamente la Germania), che ora si sono avvicinati alla Germania; "controlla" la Francia del mediocre Hollande (socialista), che le fa da indispensabile schermo e per questo ha le maggiori colpe; e si avvale, infine, del fatto che i Piigs sono sparpagliati e non coesi, per colpa soprattutto del popolare Rajoy e poi di Renzi, a cui Hollande ha fatto mancare la necessaria sponda, ricacciandolo nell'orbita della prepotente ed egoista "bottegaia" Merkel. Se Podemos vincerà in Spagna, forse l'ex tosto Renzi ritroverà coraggio e la situazione potrà riequilibrarsi. Pena la lenta agonia dell'Italia nell'austerità economica.

 

[1] Trattati TUE e TFUE (testo consolidato)  http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf

[2] Statuto BCE https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf

[3] Massoni - Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle ur-lodges
http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/massoni-9788861901599.php

[4] L’ex marxista Jean-Claude Juncker http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824184.html

[5]Urgente attuare le riforme, ma la Germania deve cessare la politica di austerità
Lo stallo europeo – Gli oneri che Berlino non vuole pagare
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 23 novembre 2014
http://www.romanoprodi.it/articoli/urgente-attuare-le-riforme-ma-la-germania-deve-cessare-la-politica-di-austerita_9930.html

 

 

Appendice

 

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magnagrecia7 10 luglio 2015 alle 19:05

D'accordo su tutti e su tutto, tranne per Varoufakis, che per me merita 8, poiché si è assunto fin dall'inizio il ruolo scomodo ma determinante del bambino che grida che il re è nudo.
Vincesko

 

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vincenzoaversa 11 luglio 2015 alle 09:33

anche io avrei dato un voto più alto a Varoufakis (almeno la sufficienza): soprattutto la scelta di farsi da parte per non essere da intralcio alle trattative penso vada premiata.

 

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magnagrecia7 11 luglio 2015 alle 11:48

@vincenzoaversa (11 luglio 2015 alle 09:33)
Le dimissioni di Varoufakis sono state spintanee. Tsipras, una volta che ha deciso di affidarsi alla “consulenza” di Hollande (fonte: NYT), che, secondo me, ha deciso di svolgerla su richiesta pressante di Obama, che probabilmente ha fatto pressione anche sulla Lagarde (questa volta, ubi maior minor cessat, il cagnolino Hollande ha abbandonato la Merkel a favore di Obama), e accettare quasi interamente la proposta della troika in cambio della ristrutturazione del debito, lo ha dovuto sacrificare.
Vincesko

 

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magnagrecia7 11 luglio 2015 alle 11:50

Segnalo:

L’ultima proposta della Grecia ai creditori punto per punto
ALFONSO BIANCHI
10 luglio 2015
Il governo cede su quasi tutta la linea resistendo in parte sugli sconti alle isole, ma solo le più piccole, e chiedendo più tempo o misure compensative per gli interventi più dolorosi. In cambio però ottiene aperture sullaristrutturazione del debito, forte del risultato del referendum di domenica 

http://www.eunews.it/2015/07/10/lultima-proposta-della-grecia-ai-creditori-punto-per-punto/39159

Vincesko

 

http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 11luglio 2015 alle 11:54

PS: Segnalo:

ESM (MES) European Stability mechanism (Meccanismo europeo di stabilità)
The ESM's mandate is to safeguard financial stability in Europe by providing financial assistance to euro area Member States.
Governance
The Board of Governors is chaired by the President of the Eurogroup, Mr Jeroen Dijsselbloem.
The Board of Directors ensure that the ESM is run in accordance with its Treatyand by-laws. It takes decisions as provided for by the ESM Treaty or decisions delegated to it by the Board of Governors. Decisions are taken by qualified majority, unless otherwise stated by the ESM Treaty.
The Board of Directors meetings are chaired by the ESM Managing Director.
The Managing Director of the ESM is appointed by the Board of Governors for a term of 5 years. The current ESM Managing Director is Klaus Regling.
http://www.esm.europa.eu/ 

MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’ MES (ESM)
di Tempesta Perfetta
Come funziona la dittatura europea
Una rigorosa inchiesta sui meccanismi con cui il capitale finanziario soggioga stati, sovranità nazionali e democrazia.
04/2012 

http://sollevazione.blogspot.it/2012/04/meccanismo-europeo-di-stabilita-mes-esm.html
 

Vincesko

 

 
Post e articoli collegati:
 
UE, dirigenti illuminati o massoni reazionari?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826862.html
 
Il moloch UE-Germania-BCE e il “bambino” Varoufakis
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828656.html
 
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html oppure
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html

Il difetto principale dell’UE non è tanto la legiferazione in materie minute, quanto: a) nell’assenza di correttivi adeguati alle regole di funzionamento di una Unione tra Paesi disomogenei; b) nella posizione dominante assunta da un solo membro, la Germania, che decide nel suo interesse, senza farsi carico – come Paese leader - dell’interesse generale; e c) nel fatto che addirittura l’interpretazione e l’applicazione delle regole fissate nei Trattati (TUE e TFUE)[1] e di conseguenza nello Statuto della BCE, che ne mutua spesso letteralmente le disposizioni,[2] sono influenzate da questo membro più uguale degli altri, per cui i Trattati (vedi in particolare l’art. 3) e lo Statuto BCE (vedi l’art. 2-Obiettivi) – incredibile ma vero – vengono violati dagli stessi Organi che sono deputati ad applicarli e a farli rispettare. Senza che questo meni scandalo.
 
La guerra di liberazione della politica, a partire dall’Europa
di Stefano Petrucciani
3 luglio 2015
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-guerra-di-liberazione-della-politica-a-partire-dall%E2%80%99europa/

Ferri (Lumsa): “Vi spiego perché l’Europa dei ragionieri non ha futuro”
11-07–2015  Laura Magna
http://www.formiche.net/2015/07/11/ferri-lumsa-vi-spiego-perche-leuropa-dei-ragionieri-destinata-morire/

Aggiornamento (06-08-2015):
 
La Grecia, la sinistra e la sinistra della sinistra - Parte I
di Jacques Sapir
31 Luglio 2015
Il naufragio della Social-Democrazia Europea
La socialdemocrazia sta venendo messa a confronto con la realtà. Sognava un processo di costruzione europea e oggi si sta svegliando con un mostro. Peggio ancora, scopre che ella stessa è uno dei genitori del mostro. Si può quindi comprendere la sbornia storica, di cui è caduta vittima la socialdemocrazia europea. Ma la socialdemocrazia può negare il risultato di quasi 30 anni di molteplici e ripetuti compromessi sui suoi principi?
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=5529:jacques-sapir-la-grecia-la-sinistra-e-la-sinistra-della-sinistra&catid=44:europa&Itemid=82 


 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/07/ue-malata-governata-dalla-destra.html
 


Buon voto, Grecia, dai la sveglia all’Europa!

 
ELEZIONI IN GRECIA
Grecia, Tsipras: «Merkel non vale più degli altri leader Ue»
Il leader di Syriza: «Non rispetteremo gli accordi firmati da chi ci ha preceduto. L’austerità non fa parte dei trattati di fondazione dell’Unione europea»
di Redazione Online
23 gennaio 2015
http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_23/grecia-tsipras-prepara-battaglia-europa-si-ma-no-all-austerita-cb377898-a30d-11e4-9709-8a33da129a5e.shtml
 
 
Io giudico parole sante e rispondenti al vero, quelle di Alexis Tsipras, almeno per tutti coloro – purtroppo pochissimi – che hanno letto i trattati UE [1] e lo statuto della BCE,[2] che ne mutua le regole; mentre trovo risibili le minacce del ministro tedesco e massone reazionario* Wolfgang Schauble. La minaccia della BCE di non acquistare titoli greci è un’arma spuntata. L’80-90% del debito greco è ora nei portafogli della BCE, dell'UE (i due Fondi salva-Stato) e dell'FMI. Il Piano di Salonicco [3] anticrisi di Syriza contempla comunque il pareggio di bilancio (ha già un avanzo primario, cioè al netto degli interessi passivi), e, prescindendo dal giudizio morale, può essere congruamente finanziato con i 10 mld annui che la Grecia dovrà pagare di interessi. Se tutto il QE di 1.140 mld in 19 mesi deciso ieri dalla BCE[4] venisse indirizzato all’acquisto di titoli pubblici (cosa che non è), otterrebbe in totale 32 mld, ma beninteso non in soldi bensì in acquisti di titoli pubblici greci, con il beneficio di una riduzione dei rendimenti e quindi degli interessi passivi, che continuerebbe come tutti gli altri Paesi a pagare. In definitiva, un beneficio ridottissimo in rapporto alla situazione della Grecia. Mentre, se deciderà di non pagare gli interessi, risparmierà circa 10 mld l’anno e potrà realizzare il suo piano. La Germania fa il suo interesse, ma gli altri purtroppo gli hanno dato finora una grossa mano. W perciò Tsipras! Che non fa altro che smascherare un re nudo. E probabilmente non conosce ancora neppure lui bene lo statuto della BCE, e quindi le sue gravi violazioni.

*cfr. il libro "Massoni"di Gioele Magaldi

Questa è una guerra, non dichiarata, della Germania (e satelliti), che lucrano dalla moneta comune, contro i Paesi periferici. Combattuta con le armi della finanza. Gli accordi con la Grecia (l’Irlanda, il Portogallo) sono stati imposti. Dopo che soprattutto le banche tedesche e francesi avevano finanziato le importazioni dei prodotti tedeschi e francesi e i vizi greci, chiudendo entrambi gli occhi e corrompendo quando serviva. Poi, di fronte al disastro, causato dal rifiuto della Germania di aiutare la Grecia all’inizio della crisi del debito (2010), che sarebbe costato 30 mld, lo ha poi concesso quando ne è costato 300, anche per l’esplosione dello spread, per salvare le banche francesi e tedesche, ma addossando il costo del salvataggio sui contribuenti di tutti i Paesi EUZ, inclusa l’Italia, ed ha imposto misure draconiane che hanno impoverito un popolo intero. Tsipras non vuole uscire dall’Euro e ha detto che rispetterà il pareggio di bilancio, quindi niente sciali; chiede soltanto di ricevere l’aiuto che la Germania ha ottenuto dopo la II guerra mondiale e di poter fare ciò che la Germania ha fatto per ben 8 volte dall’800[5]: la ristrutturazione del suo debito e di quello degli altri Paesi, Italia inclusa. Basta monetizzarlo, almeno in parte, tramite la BCE, o misure analoghe.

Segnalo, inoltre: a) che l'FMI (uno dei componenti della troika) ha ammesso da un paio d'anni di aver prescritto agli Stati in difficoltà terapie sbagliate e controproducenti ed ha raccomandato all'UE di cambiare politica economica [6]b) che la BCE (un altro dei componenti della troika) sta violando da tempo il suo statuto (art. 2) e non sta perseguendo i suoi due obiettivi statutari[7]; e c) che l'UE (il terzo componente della troika) è manovrata da e nell'interesse del Paese egemone: la Germania, che finora è stata l'unica a lucrare dall'attuale assetto monco dell'UE, dell'Euro e della BCE, e sta imponendo a tutti una politica suicida, come i dati comparativi col resto del mondo al di fuori dell'Eurozona dimostrano ampiamente.

Aggiungo – come ho già rilevato in passato[8] - che anche i Tedeschi inclinano alle furbizie, come quando: a) per accrescere la competitività dei loro prodotti rispetto ai loro partner UE (tra cui l’Italia), finanziano la deflazione dei salari tedeschi (prima 400€, ora 450€ mensili per oltre 7 milioni di mini job) attraverso il loro robusto welfare (reddito minimo garantito di 364€ mensili e sussidio integrale all’affitto), che configurano aiuti di Stato alle imprese, vietati dall’UE, e contestualmente fu consentito loro di sforare il limite del 3% del deficit, senza subire sanzioni, cosa che invece essa nega ai Paesi, come l’Italia, che stanno implementando le medesime riforme; oppure b) impongono misure draconiane di risanamento ai Paesi per evitare che le banche tedesche perdano i loro prestiti (ad es. la gran parte dei prestiti anti-crisi fatti alla Grecia);[9] oppure c) si atteggiano a salvatori che si svenano per la patria UE, e danno lezione all’Italia, quando l’Italia non ha preso un Euro dai fondi salva-Stati e contribuisce ad essi, in ragione della sua quota nella BCE, esattamente come la Germania, in ragione della sua, ma pagando uno spreadd) violano impunemente da 8 anni il limite del 6% del surplus commerciale,[10] già di per sé sovradimensionato e cucito su misura della Germania dalla prona Commissione UE, che ammonta complessivamente a ben 280 mld annui, con effetti deleteri a livello Eurozona (rivalutazione dell’Euro, richiesto in gran copia dai Paesi importatori, e aumento del debito), UE e mondiale; ed infine e) non si assumono, come Paese leader ed avvantaggiato dalla moneta unica fissa, che impedisce le svalutazioni competitive, l’onere del riequilibrio della bilancia commerciale infra UE accrescendo i suoi consumi e investendo in infrastrutture (che peraltro sono molto carenti) ed impone l’onere di tale aggiustamento interamente sulle spalle dei Paesi importatori.

Buon voto, Grecia, dai la sveglia all’Europa!
 
[1] Trattato di Lisbona
Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (pubblicati on line il 27 febbraio 2013)
http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf

[2] Statuto BCE https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf

[3] COME SI PUO’ GOVERNARE IN MODO DIVERSO DAI DETTAMI DELLA TROIKA
PUBBLICHIAMO IL “PROGRAMMA DI SALONICCO” CON CUI ALEXIS TSIPRAS SI RIPROMETTE DI GOVERNARE LA GRECIA
COSA FARA’ IL GOVERNO DI SYRIZA
http://www.altraeuroparoma.it/blog/come-si-puo-governare-in-modo-diverso-dai-dettami-della-troika/
Commento: Temo ci sia un errore nell'importo totale del "1° pilastro: Affrontare la crisi umanitaria" e quindi nei totali complessivi: sostituire il punto con una virgola, non 1.882, ma 1,882 mld, che è esattamente la somma degli importi singoli espressi in milioni; non 11.382 e 12.000 mld, ma 11,382 e 12 mld. Segnalo che questo errore figura su tutti i media che hanno pubblicato il "Programma di Salonicco".

[4] Qe: il bazooka di Draghi. Effetto Bce sulle Borse, in flessione spread e euro
QE da 1140 mld per acquisto bond. Compromesso con Berlino su rischi
Redazione ANSA BERLINO 23 gennaio 2015 20:16
https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/01/21/bce-il-bazooka-di-draghi-60-miliardi-al-mese-fino-a-settembre-2016_fecff999-9881-407a-9d59-23f2d99f103a.html

Quantitative easing, il comunicato Bce (in inglese)
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-22/quantitative-easing-comunicato-bce-in-inglese-153401.shtml

Le otto cose fondamentali da sapere sul «bazooka» della Bce
di Riccardo Sorrentino 23 gennaio 2015
http://www.ilsole24ore.com/articlegallery/finanza-e-mercati/2015/qe-sorprese-conferme/index.shtml

Esperti e analisti danno il voto al Qe della Bce
di Vittorio Carlini 22gennaio 2015
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-22/esperti-e-analisti-danno-voto-qe-bce-155709.shtml

[5] Dal 1800 al 2008, infatti, la Germania ha avuto ben 8 default o ristrutturazioni del suo debito! Traggo da: SOCIAL EUROPE JOURNAL 23 Ottobre 2013 ROBERT SKIDELSKI
Opinioni sbagliate sull’austerità britannica
[…] Si consideri la Germania che secondo lo storico economico Albrecht Ritschl è "il più grande trasgressore debito del XX secolo". Nella tabella a pagina 99 del loro libro “This Time is Different”, Rogoff e il suo co -autore, Carmen Reinhart , mostrano che la Germania ha subito otto default del debito e/o ristrutturazioni tra il 1800 e il 2008 . C'erano anche due default causati dall'inflazione nel 1920 e 1923. Eppure oggi la Germania è l’egemone economico d’Europa che stabilisce le regole per “furfanti” come la Grecia.
http://2.232.193.134/resetold/en/component/attachments/download/199

[6] Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo sbagliati
Pubblicato da keynesblog il 8 gennaio 2013
http://keynesblog.com/2013/01/08/il-fondo-monetario-insiste-sullausterita-ci-siamo-sbagliati/

Austerità espansiva, il FMI riconosce l’errore che sta uccidendo economia e democrazia in Europa
di Erasmo Venosi | 22 Agosto 2014 - 00:27
L'austerità espansiva, ovvero la strategia fatta di tagli alla spesa pubblica e di aumenti di tasse rivela sempre più il suo potenziale devastante. L'inefficacia è stata dimostrata da ricerche di organismi istituzionali internazionali ma riproposta e condivisa da Ue, Bce e Governo italiano.
http://www.forexinfo.it/La-strategia-della-austerita

Il FMI, gli investimenti pubblici si ripagano da soli
Pubblicato da keynesblog il 9 ottobre 2014
Prosegue il ritorno al buon senso economico del Fondo Monetario Internazionale sotto la guida di Olivier Blanchard. Che ora scopre, dati alla mano, che un dollaro speso in infrastrutture ne genera quasi tre
di Larry Summers, dal Financial Times

http://keynesblog.com/2014/10/09/il-fmi-gli-investimenti-pubblici-si-ripagano-da-soli/

[7] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html

[8] False opinioni sull’Italia e la Germania
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824672.html

[9] Il vero "bail-out"? Quello della Germania
Scritto da Thomas Fazi on 21 Giugno 2014
“Che conclusioni possiamo trarre da questi dati? Prima di tutto che sarebbe il caso di smetterla di dire che la Germania ha“sborsato molti soldi” per salvare le povere economie della periferia, quando in realtà è accaduto esattamente l’inverso”.
http://www.scenariglobali.it/europa/675-il-vero-bail-out-quello-della-germania.html

Ecco come l’Europa sta salvando la Germania (e non i Paesi periferici)
20 - 12 – 2014 Tino Oldani
http://www.formiche.net/2014/12/20/ecco-leuropa-sta-salvando-la-germania-i-paesi-periferici/

[10] Scoreboard Indicators
The headline indicators consist of the following eleven indicators and indicative thresholds, covering the major sources of macroeconomic imbalances:
3 year backward moving average of the current account balance as percent of GDP, with thresholds of +6% and -4% ;
http://ec.europa.eu/economy_finance/economic_governance/macroeconomic_imbalance_procedure/mip_scoreboard/index_en.htm 



Articoli collegati:
 
Alexis Tsipras
Sull'orlo di un cambiamento di portata storica
Pubblicato: 06/01/2015 13:46 CET Aggiornato: 15/01/2015 11:32 CET
http://www.huffingtonpost.it/alexis-tsipras/orlo-cambiamento-storico_b_6422052.html

Quanto è esposta l’Italia verso il debito monstre della Grecia?
25 gennaio 2015
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-25/quanto-e-esposta-l-italia-il-debito-monstre-grecia-191548.shtml

La Grecia ci deve 43 miliardi
26.01.15
First financing program, bilateral loans  10,01 mld
First financing program, IMF (SBA)  0,66 mld
Second financing program, EFSF  27,22 mld
Second financing program, IMF (EFF)  0,4 mld
ECB security Market Program  4,84 mld
http://www.lavoce.info/archives/32587/grecia-ci-43-miliardi-2/
 
Supplementi al Bollettino Statistico Indicatori monetari e finanziari /VNFSP
Finanza pubblica, fabbisogno e debito Nuova serie Anno XXV - 14 Gennaio 2015
Fig.1 SOSTEGNO FINANZIARIO AI PAESI DELLA UEM (2) (valori cumulati; miliardi di euro) (1) Cfr. appendice metodologica. (2) Sono escluse le passività connesse con i prestiti in favore di paesi della UEM, erogati sia bilateralmente sia attraverso lo European Financial Stability Facility (EFSF) (serie S452657M), e con il contributo al capitale dello European Stability Mechanism (ESM) (serie S271668M)
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2015-finanza-pubblica/suppl_3_15.pdf
 
DOPO IL VOTO
Grecia, nasce il governo Tsipras
Ecco chi sono i ministri
I membri dell’esecutivo sono tutti di Syriza, tranne il ministro della Difesa che è il leader di Greci indipendenti Panos Kammenos
di Redazione Online
http://www.corriere.it/esteri/15_gennaio_27/grecia-nasce-governo-tsipras-ecco-chi-sono-ministri-5bb6e1c6-a645-11e4-96ea-4beaab57491a.shtml

Varoufakis: Come ridurre il debito senza creare recessione
Pubblicato da keynesblog il 28 gennaio 2015
http://keynesblog.com/2015/01/28/varoufakis-come-ridurre-il-debito-senza-creare-recessione/

Cosa sapete della Grecia? (fact checking)
di Alberto Bagnai
25 gennaio 2015
http://www.sinistrainrete.info/estero/4627-alberto-bagnai-cosa-sapete-della-grecia-fact-checking.html

Solo uscendo dall’euro la Grecia potrà abbandonare la sua “valle di lacrime”
Xenia Kounalaki intervista Hans-Werner Sinn
25 gennaio 2015
http://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/4623-hans-werner-sinn-solo-uscendo-dalleuro-la-grecia-potra-abbandonare-la-sua-valle-di-lacrime.html

29/01/2015 19:08 | POLITICA - INTERNAZIONALE | Fonte: il manifesto | Autore: Angelo Mastrandrea
I 3 pilastri della nuova Grecia
http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2015/1/29/43723-i-3-pilastri-della-nuova-grecia/

Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

 

1.    Motivazioni della petizione

Specifichiamo le motivazioni della petizione:

- Il presidente Mario Draghi omette puntualmente, ogni qual volta parla in pubblico dei compiti della BCE, di citare l’obiettivo subordinato della crescita economica e dell’occupazione e menziona soltanto quello principale del controllo dei prezzi;

- nel sito della BCE, c’è stata alcuni mesi fa una strana modifica e del testo e del link delle funzioni della BCE, che ha messo la sordina all’obiettivo subordinato e, per contro, posta l’enfasi sul fatto che l’obiettivo principale fosse importante anche per l’UE, anzi gerarchicamente sovraordinato (!) (noi abbiamo conservato e possiamo produrre la vecchia versione, vedi Appendice);

- sul sito dell’Unione Europea, al link trasmessoci recentemente, su nostra richiesta, dal Centro di contatto EUROPE DIRECT (http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/ecb/index_it.htm), è menzionato - al singolare! – soltanto l’obiettivo principale [nel 2015, con la nuova Commissione Juncker, il contenuto - che comunque ci pare sconti il condizionamento dell'ideologia economica neoliberista, non corroborata dalle evidenze empiriche - è stato modificato, ma abbiamo riportato il vecchio testo più sotto nell’Appendice];

- se si va nel sito della BCE e si clicca su Informazioni correlate “Statuto del SEBC e della BCE”, si riceve il seguente messaggio:

Ops, this is embarassing...
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• Click the logo above to return to the homepage and find the information again
• Visit the Site directory
• Try searching for this page with the search at the top of the page
If that is to no avail, please send an e-mail to ECB webmasters.

- se si clicca, nella prima colonna di sinistra della pagina, su “Statuto del SEBC e della BCE” e poi, pazientemente, si aprono i vari link, solo alla sesta e ultima voce, “Protocollo (n. 4) sullo Statuto del sistema europeo di banche centrali e della BCE GU C 326 del 26.10.2012, pag. 230, si trova il testo dello statuto;

- stesse difficoltà, anzi peggio, si incontrano per trovare il testo del Trattato di Maastricht (vedi, più sotto, la voce n. 6)

- la conclusione che noi ne traiamo è che è in atto da tempo, da parte della Commissione Europea e della BCE, un’opera metodica ed intenzionale di disinformare l’opinione pubblica europea - di cui sono vittime quasi tutti e, incredibilmente, anche un presidente di banca centrale statale ed un premio Nobel di Economia, audito recentemente dal Parlamento italiano, statunitensi; numerosi professori universitari di Economia (anche famosi); economisti, giornalisti economici e maitre à penser (abbiamo le prove documentali: Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2825230.html oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.it/2015/03/chi-non-conosce-lo-statuto-della-bce.html) -, allo scopo, da un lato, di giustificare la disastrosa politica economica basata sull’ossimorica austerità espansiva e, dall’altro, di obliterare scientemente le prove evidenti delle violazioni statutarie della BCE (e dell’UE); inoltre,  ritenere che la BCE abbia un solo obiettivo – quello del controllo dei prezzi - condiziona inevitabilmente il sistema informativo, il dibattito nazionale ed europeo, le analisi, le iniziative e le richieste in ambito accademico e fuori da questo ambito;

- gli obiettivi della BCE sono 2 (due), non 1 (uno) soltanto, come pensano quasi tutti: uno principale – il controllo dei prezzi – e l’altro subordinato (fu deciso che fosse tale su richiesta della Germania) – sostenere, tra l'altro, la "crescita economica equilibrata" e la "piena occupazione”;

- l’obiettivo dell’inflazione sotto il 2% è già stato raggiunto, ma, in effetti, è anch’esso disatteso dal Consiglio direttivo della BCE, poiché l’obiettivo quantitativo, che i trattati hanno lasciato decidere alla stessa BCE, è stato fissato dal Consiglio direttivo della BCE “sotto il 2%, ma vicino”, ed ora – anzi da tempo – siamo, nell’Eurozona, prossimi allo zero (con vantaggio dei Paesi creditori – Germania e Paesi del Nord - e svantaggio dei Paesi debitori - Piigs);

- pertanto, la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo - “crescita economica" e "piena occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero, che rende necessaria una politica monetaria espansiva – è, peraltro, del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2%;

- ne discende anche, detto per inciso, che, attualmente, contrariamente all’opinione imperante, la BCE ha gli stessi poteri della FED (peraltro, va rimarcato che anche la Federal Reserve non può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro degli Stati Uniti) e, come per la FED, entrambi gli obiettivi – controllo dei prezzi e crescita economica e dell’occupazione - sono su un piano perfettamente paritario;

- è la BCE, dunque, a causa della sua inazione o azione insufficiente, il maggior responsabile del perdurare della depressione economica italiana e della crisi economica dell'Eurozona, con gravi conseguenze sui popoli europei, nel cui interesse teoricamente essa opera;

- a questo si aggiunge che il presidente Draghi continua a dare indicazioni politiche invece di premere per le riforme della finanza e adottare quelle che competono alla banca centrale; non ha risolto il problema delle agenzie di rating, nonostante lo avesse indicato come rilevante da presidente del Financial Stability Board; ha sposato l’interpretazione restrittiva secondo cui la Bce non poteva finanziare i Fondi salva-Stato; si è permesso di invitare i governi a cedere sovranità ai tecnocrati; e, infine, sembra intrattenere un rapporto privilegiato con la Germania, che va oltre il fatto che questo Paese ospiti la BCE e sia il più grande dell’UE (vedi, da ultimo, la sua telefonata, appena tornato dal convegno dei banchieri centrali tenutosi a Jackson Hole, alla cancelliera Merkel, per chiarire e quasi giustificare le sue dichiarazioni ritenute da tutti i commentatori eterodosse rispetto alla linea dell’austerità propugnata dalla Germania);

- in definitiva, la BCE appare indipendente dagli Stati, tranne che dalla Germania, e che non stia facendo quanto dovrebbe in relazione ai suoi 2 (due) obiettivi statutari perché ubbidisce alla Germania anziché al suo statuto. E andrebbe stigmatizzata dal Parlamento Europeo e sanzionata dalla Corte di Giustizia Europea, almeno se si ritiene che le norme UE non vadano interpretate nell’ottica del più forte (Germania) e valgano non soltanto per gli Stati deboli e i poveri cristi, ma per tutti.

   

2.    Statuto BCE

Articolo 2

Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

 
Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea (poi art. 127), oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".
Tali obiettivi (definiti dall'articolo 2 del Trattato di Maastricht, poi art. 3 del Trattato di Lisbona, modificato) sono:
• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità
• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente
• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
• la coesione economica e sociale
• la solidarietà tra stati membri.
 
Articolo 3
(ex articolo 2 del TUE)
1. L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.
2. L'Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l'asilo, l'immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima.
3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.
Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.
Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.
4. L'Unione istituisce un'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro.
5. Nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.6655/7/08 REV 7 RS/ff 23 JUR IT
6. L'Unione persegue i suoi obiettivi con i mezzi appropriati, in ragione delle competenze che le sono attribuite nei trattati.
 
https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf

  

3.    Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”

Stabilità dei prezzi: definizione

Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.

Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?] 

https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

 

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):

https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html

  

4.    Federal Reserve Act 

http://www.federalreserve.gov/aboutthefed/fract.htm 

Why doesn't the Federal Reserve just buy Treasury securities directly from the U.S. Treasury?

The Federal Reserve Act specifies that the Federal Reserve may buy and sell Treasury securities only in the "open market." The Federal Reserve meets this statutory requirement by conducting its purchases and sales of securities chiefly through transactions with a group of major financial firms--so-called primary dealers--that have an established trading relationship with the Federal Reserve Bank of New York (FRBNY). These transactions are commonly referred to as open market operations and are the main tool through which the Federal Reserve adjusts its holdings of securities. Conducting transactions in the open market, rather than directly with the Treasury, supports the independence of the central bank in the conduct of monetary policy. Most of the Treasury securities that the Federal Reserve has purchased have been "old" securities that were issued by the Treasury some time ago. The prices for new Treasury securities are set by private market demand and supply conditions through Treasury auctions.

http://www.federalreserve.gov/faqs/money_12851.htm 

(Il Federal Reserve Act specifica che la Federal Reserve può acquistare e vendere titoli del Tesoro solo nel "mercato aperto". La Federal Reserve soddisfa questo requisito di legge effettuando i suoi acquisti e vendite di titoli prevalentemente mediante operazioni con un gruppo di grandi imprese finanziarie - i cosiddetti primary dealer - che hanno un rapporto commerciale instaurato con la Federal Reserve Bank di New York (FRBNY ). Tali operazioni sono comunemente noti come operazioni di mercato aperto e sono lo strumento principale attraverso il quale la Federal Reserve regola le sue riserve di titoli. Condurre le operazioni sul mercato aperto, piuttosto che direttamente con il Tesoro, sostiene l'indipendenza della banca centrale nella conduzione della politica monetaria. La maggior parte dei titoli del Tesoro che la Federal Reserve ha acquistato sono stati "vecchi" titoli emessi dal Tesoro qualche tempo fa. I prezzi per i nuovi titoli del Tesoro sono stabiliti dalla domanda del mercato e condizioni di approvvigionamento di privati attraverso aste del Tesoro).

  

5.        5. Trattato di Lisbona

Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (pubblicati on line il 27 febbraio 2013)

http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf

  

6.    Trattato di Maastricht 

http://europa.eu/legislation_summaries/institutional_affairs/treaties/treaties_maastricht_it.htm

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Link in fondo alla pagina

testo integrale del trattato di Maastricht

http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html

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AGGIORNAMENTI

Aggiornamento (16/01/2015) 

Nella conferenza stampa del 4 dicembre scorso, “Rispondendo alle domande di giornalisti, Draghi ha detto che il direttorio "ha discusso dell'acquisto di titoli di Stato", che "ricade nel mandato" della Bce. Nell'ambito di un‘quantitative easing’, d'altra parte, possono rientrare "tutti gli asset tranne l'oro" (È scontro, filotedeschi contro gli acquisti. Ma Draghi da gennaio andrà avanti di Federico Fubini http://www.repubblica.it/economia/2014/12/04/news/bce_tassi_quantitative_easing_draghi-102109933/).

Mario Draghi ha anche affermato che «sarebbe illegale non perseguire il nostro mandato». Naturalmente si riferiva all’obiettivo della stabilità dei prezzi, visto che, dacché è presidente, egli ha completamente obliterato nei suoi discorsi il secondo mandato, cioè quello di “sostenere la crescita economica e la piena occupazione”. In ogni caso, essa costituisce un’ammissione indiretta dell’illegalità del mancato perseguimento del secondo obiettivo statutario.

Ricaviamo dalla recente intervista di Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank e membro (troppo) influente del Consiglio direttivo della BCE, a la Repubblica (http://www.repubblica.it/economia/2014/12/13/news/jens_weidmann_caro_draghi_sbagliato_acquistare_titoli_di_stato_un_invito_a_indebitarsi_l_italia_sia_responsabile-102771498/ ):

Ma la Bce non sembra unita: va verso decisioni a maggioranza contro la Germania?

"Noi tutti nel Consiglio Bce - il Presidente, e tutti gli altri membri - abbiamo interesse a prendere decisioni con il consenso più ampio possibile. Ma naturalmente l'unanimità non è condizione vincolante. Ci siamo comunque trovati uniti nell'ultimo Consiglio di dicembre, nella scelta di attendere e valutare gli effetti delle nostre decisioni".

Dal combinato disposto - diciamo così - delle due dichiarazioni di Draghi e Weidmann, si ricava la conferma che il Consiglio direttivo è già orientato, a maggioranza, a varare il QE, ma lo ha procrastinato per venire incontro alla richiesta di Weidmann.

Non le sembra che il tempo stringa?
"Non vedo questa urgenza, e la politica monetaria fa sempre bene a non lasciarsi mettere sotto pressione. Secondo le nostre prognosi, il tasso d'inflazione, ora molto basso nell'eurozona, nel breve periodo scenderà ancora per poi risalire ma lentamente: a fine 2016 sarà di appena l'1,4%. Il Consiglio punta a che l'aumento dei prezzi a medio termine sia meno del 2%. Ma la bassa inflazione è da ricondurre al forte calo dei prezzi energetici. Situazione ben diversa da una spirale negativa salari-prezzi. Il calo dei prezzi energetici è come un piccolo programma di aiuti per la congiuntura: rafforza il potere d'acquisto dei consumatori, accresce gli utili delle aziende. Quindi non c'è necessità vincolante di reagire".

Ricaviamo da:

Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
[…] Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.

Confrontando i due scritti e premettendo che, in generale, il significato di breve, medio o lungo è un concetto relativo al tipo di fenomeno osservato, emerge che nel caso in esame, per obiettivo “medio periodo” si può presumibilmente intendere un triennio, ma questo riguarda la stabilità dei prezzi da preservare poco sotto il 2% (Weidmann omette, ad arte, "close"), non certamente la deflazione o un tasso d’inflazione effettivo che segnerà uno scarto sensibile con l’obiettivo statutario per un periodo complessivo, tra quello già trascorso e la previsione, di almeno 3 anni. In più, Weidmann si preoccupa soltanto della stabilità dei prezzi, ma omette che lo statuto assegna alla BCE anche il secondo obiettivo “subordinato”, mutuato anch’esso dai trattati, che peraltro non lo considerava subordinato ma principale, almeno fino all’ultima modifica, operata col trattato di Lisbona, in cui evidentemente si è fatta già sentire l’influenza “abnorme” della Germania e la stabilità dei prezzi è diventata un obiettivo anche dell’UE, ma certamente non prevalente.

 “in Europa accanto alla politica monetaria comune abbiamo 18 Stati con politiche finanziarie indipendenti e rating e situazioni di debito ben diversi. Ciò crea tentazioni di indebitarsi di più e scaricare le conseguenze sugli altri”.

Il Sig. Weidmann dice bugie evidenti, cosa grave per un presidente della Deutsche Bundesbank: primo, visto che c’è il fiscal compact; secondo, visto che gli Stati hanno l’obbligo di trasmettere preventivamente alla Commissione Europea le rispettive Leggi di Stabilità e sono tenuti a rispettarne le correzioni, a pena di sanzioni; e terzo, visto che le conseguenze sugli altri le scarica anche – ora soprattutto, visto che c’è il fiscal compact - la politica miope ed egoistica della Germania.

Concludiamo con Weidmann:

La Bce appare la più forte istituzione europea, allora chi se non la Bce deve agire contro la crisi?
"Non dobbiamo forse preoccuparci di questa visione? Le Banche centrali non sono governi paralleli. La politica europea deve essere fatta da Parlamenti e governi, e la risposta ai problemi non può essere sempre dare nuovi compiti alla Bce".

Ineffabile. Non nuovi compiti, ma semplicemente adempiere quelli esistenti, da tempo violati.

**


L’EX PRESIDENTE DELL’EUROTOWER
Trichet: la Bce può comprare titoli di Stato
«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri»
di Giuliana Ferraino  26/11/2014
«Comprare i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona è totalmente in linea con il mandato della Bce. Lo ha già fatto quando io ero presidente, prima comprando i titoli pubblici greci e irlandesi nel 2010, poi i titoli di Sato italiani e spagnoli nell’agosto del 2011». Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea dal 2003 al 2011 risponde così davanti agli studenti dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori alla domanda se sia giusto per la Bce acquistare il debito sovrano dei Paesi dell’eurozona, il cosiddetto «quantitative easing», invocato dagli investitori e promesso da Mario Draghi per combattere il rischio deflazione, se la situazione economica peggiorerà ancora. «La Banca centrale europea ha tutte le caratteristiche e gli strumenti di una banca centrale indipendente per mantenere la stabilità dei prezzi. Non ci sono handicap, non serve ampliare i poteri del suo mandato», insiste Trichet.
http://www.corriere.it/economia/14_novembre_26/trichet-bce-puo-comprare-titoli-stato-217f3cfa-7595-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml
 
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La Corte Ue con Draghi: "Gli acquisti Bce rispettano i trattati"
Il giudizio della Corte di giustizia europea in un parere consultivo sollecitato dalla Germania. Per l'avvocato generale all'Eurotower serve "ampia discrezionalità". La decisione definitiva nel giro di qualche mese. Draghi a Die Zeit: "I tedeschi capiscano che la Bce ha mandato pan-europeo"
14 gennaio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/14/news/la_corte_ue_con_draghi_gli_acquisti_bce_rispettano_i_trattati-104903053/
 

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Secondo aggiornamento (20/01/2015) (le sottolineature sono nostre)
 
"Se passa la linea di Berlino sui bond, Eurolandia rischia la disintegrazione"
Intervista a Orphanides, che conosce Mario Draghi e la Bce come ex governatore della Banca di Cipro. Oggi insegna e consiglia al governatore italiano di non cedere alla pressione di mettere gli interessi di qualche Stato membro davanti a quelli dell'Unione.Versione inglese/English version
di Federico Fubini  -  20 gennaio 2015

Il Quantitative Easing (QE), il piano di acquisti di titoli di Stato, può valere fra 500 e 700 miliardi. Pensa che basti?
"Un programma di acquisti di bond sovrani da soli 500 miliardi sarebbe miseramente inadeguato. Mille miliardi servono solo a riportare il bilancio della Bce ai livelli di inizio 2012. Purtroppo però rimediare l'errore di averne ridotto la taglia e riportarlo dov'era tre anni fa non basta più. La banca centrale ha permesso che l'inflazione cadesse a livelli pericolosamente bassi, incompatibili con il suo mandato. La tragica ironia è che aver ritardato il QE quando serviva, esitando tanto a lungo, ha fatto sì che le quantità di acquisti ora debbano essere molto più vaste. Secondo me, a questo punto servono duemila miliardi".

Se gli interventi dovranno crescere, la Bce e l'area-euro saranno così forti da resistere all'opposizione tedesca?
"La Bce è la banca centrale dell'area euro. Sarebbe illegittimo se mettesse gli interessi di qualunque singolo Stato membro sopra quelli dell'area nel suo complesso. Il Trattato la rende indipendente e le dà mandato di preservare la stabilità dei prezzi, un'inflazione al di sotto ma vicina al 2%. Per questo la Bce deve perseguire una politica monetaria unica nell'interesse dell'area, anche quando non coincide con gli interessi particolari di questo o quel Paese. Nel Trattato, la Germania non ha uno status speciale. Mancare di fare l'interesse dell'area per evitare l'opposizione tedesca sarebbe una violazione".

Pensa che possa funzionare un QE come proposto dalla Bundesbank, senza tenere il rischio dentro la Bce ma scaricando eventuali perdite da insolvenza degli Stati sulle rispettive banche centrali nazionali?
"Il QE può riportare la dose adeguata di sostegno monetario nell'area euro. Certo, va attuato evitando ulteriori, disastrosi errori. Una politica monetaria unica per l'area significa responsabilità comune per le operazioni e responsabilità congiunta su profitti e perdite. Alla Bce è sempre stato così. Sarebbe un tragico errore se ora l'istituzione deviasse dalla norma e chiedesse a ciascuna banca centrale nazionale di comprarsi i bond del proprio Paese. Un errore di questo tipo porterebbe a un'ulteriore disintegrazione dell'area euro. Sarebbe il segnale che la Bce si prepara alla rottura della moneta unica e ciò può creare una dinamica capace di rendere quella rottura inevitabile ".

Eppure sembra che il compromesso, per evitare il no tedesco, preveda proprio questo tipo di QE con rischi segregati nei singoli Paesi.
"Sarebbe sventurato se un errore così tragico venisse commesso in nome di un compromesso simile. Una decisione a maggioranza più ampia nella Bce è un bene, ma solo se riguarda disaccordi legittimi e oneste differenze di opinione sulla politica monetaria adeguata all'area euro. Proteggere gli interessi di un unico Paese non è una ragione legittima. Ricordo che i componenti del Consiglio direttivo hanno tutti il mandato di perseguire quella che ritengono la politica migliore per l'area nel suo complesso. Non rappresentano i loro governi o Paesi. Se lo facessero, violerebbero il Trattato".

http://www.repubblica.it/economia/2015/01/20/news/se_passa_la_linea_di_berlino_sui_bond_eurolandia_rischia_la_disintegrazione-105353689/

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Terzo aggiornamento (18/04/2015) 

Qualche giorno fa, abbiamo letto questi due articoli del prof. Paolo Savona apparsi su Milano Finanza rispettivamente il 31 marzo e il 1 aprile, e ripresi da Formiche: Vi spiego perché contesto le tesi della Bce di Draghi. Dopo la pubblicazione del primo articolo, egli dà conto che riceve un messaggio inviato dall’Ufficio contatti con la stampa della BCE:

“Le risposte di Draghi ai quesiti rivoltigli sul cambio meritano una particolare attenzione. Egli ha affermato che la nuova politica monetaria espansiva si trasmette al cambio dell’euro, precisando che“Oggi quell’effetto sul tasso di cambio è stato, indubbiamente, significativo. E’ iniziato con l’aspettativa che si arrivasse al QE, poi si è molto rafforzato con l’attuazione del QE…”. Ha poi aggiunto che una stima della Banca d’Italia indica che “la riduzione dei tassi a lungo termine e il deprezzamento del cambio dovrebbero esercitare un impatto positivo sul livello del PIL italiano pari a circa 1 punto percentuale entro il 2016”. E ancora di seguito ammette che “gli ultimi due o tre anni hanno visto movimenti del tasso di cambio molto significativi, ma da parte di tutti si è capito che questi movimenti del tasso di cambio non avevano intenti o non erano la conseguenza di politiche mirate al tasso di cambio, ma era la conseguenza di politiche economiche e, più particolarmente, monetarie che miravano a obiettivi di carattere interno. Quindi, nel nostro caso, a raggiungere un certo tasso di inflazione, nel caso degli Stati Uniti a raggiungere un certo tasso di inflazione e di disoccupazione. Draghi completa la risposta attribuendo alla differenza nei cicli economici e nelle politiche monetarie il recente comportamento del rapporto di cambio euro/dollaro e alla ritrovata fiducia nell’euro il “forte rafforzamento dell’euro” del 2012.

Credo che la spiegazione data, pur con profonde diversità interpretative delle determinanti delle parità di cambio nei diversi momenti attraversati dall’euro, fornisce la spiegazione, per me difficile da accettare, che la svalutazione è considerata benefica in termini di crescita, ma non è tra le variabili considerate nelle scelte di politica monetaria. Se a questa considerazione si somma l’affermazione che per la BCE l’obiettivo è sollecitare l’inflazione e non anche l’occupazione, come per la Fed americana, i miei turbamenti aumentano”. 

Noi non abbiamo le competenze tecniche per entrare nel discorso del cambio con un Draghi e un Savona. Ciò che possiamo e ci preme sottolineare, invece, è che questa risposta di Draghi è una vera e propria confessione della violazione dello statuto della BCE, poiché costituisce la prova documentale dell’ammissione che la BCE non persegue, come prescrive il suo statuto, che è mutuato dal trattato dell’Unione Europea, che un solo obiettivo, quello del controllo dell’inflazione, e non anche il secondo, quello della crescita e della piena occupazione ( "Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi", la Bce "sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea". Tra questi, una "crescita equilibrata"; la "piena occupazione"; "la solidarietà tra Stati membri"). 

Siamo, da una parte, soddisfatti per aver finalmente trovato, dopo le bugie per omissione sia della BCE che dell’UE, circa gli obiettivi statutari della BCE, la prova della sua palese violazione statutaria; ma, dall’altra, siamo davvero costernati sia del comportamento illecito della Banca Centrale Europea, del suo presidente e degli altri membri del Consiglio direttivo, sia del fatto che questa gravissima violazione, che tanti danni arreca al popolo europeo, continui a non suscitare scandalo ed un’adeguata azione legale, ma, come fa anche il prof. Paolo Savona, una semplice presa d’atto, come non si trattasse, oltre che di un evidente e grave sopruso, di un vero e proprio illecito. 

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Qui anche il video integrale e un resoconto sintetico dell’audizione del presidente Draghi:
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2831066.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/04/mario-draghi-confessa-che-la-bce-viola.html  


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Quarto aggiornamento (18/12/2015)
 

CHI È IL RESPONSABILE DELLA CRISI DELL’EUROZONA? IN BREVE: LA GERMANIA

Sul suo blog Wren Lewis ribadisce quanto noto da tempo agli economisti: la narrazione dell’eurocrisi basata su colpevoli stati periferici salvati dalla frugalità tedesca è completamente falsa. La verità è che le politiche non coordinate adottate dalla Germania prima della crisi, e la sua enorme influenza sulle decisioni nella gestione della crisi stessa, hanno scaricato tutti i problemi sui paesi periferici, che non ne hanno retto il peso.

Di Simon Wren Lewis, 13 dicembre 2015

[…] C’è di più. La Banca centrale europea ha appena iniziato un vasto programma di Quantitative Easing quest’anno, circa sei anni più tardi rispetto a quanto fatto negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Una delle ragioni principali per questo ritardo è stata la resistenza degli economisti, banchieri centrali e politici tedeschi. L’ossessione della Bundesbank per l’inflazione, insieme alla forte influenza che i banchieri centrali tedeschi hanno su alcuni dei loro colleghi presso la BCE, ha permesso che si aumentassero i tassi di interesse due volte nel 2011, cosa che ha portato alla seconda recessione dell’eurozona.

E c’è anche altro. La dimensione e l’indirizzo della crisi di rifinanziamento del debito dell’eurozona è stata notevolmente aggravata dall’influenza presso la BCE dei banchieri centrali, dei politici e degli economisti tedeschi. Ora è ben chiaro che la ragione per cui le economie dell’eurozona – e solo quelle – hanno sofferto una crisi di finanziamento del debito nel 2010 è che questi paesi non hanno le proprie banche centrali. Le banche centrali in paesi come il Regno Unito hanno un ruolo chiave nella riduzione del rischio connesso al debito pubblico, agendo come un ” prestatore sovrano di ultima istanza”, che significa essere disposti ad acquistare debito del proprio governo, se il mercato non vuole comprarlo. La BCE inizialmente si è rifiutata di svolgere questo ruolo, auto-inducendo il panico nei mercati riguardo il debito pubblico irlandese, portoghese e spagnolo. La BCE ha cambiato posizione nel 2012, e la crisi di finanziamento del debito si è rapidamente conclusa. Nonostante questo, i politici tedeschi hanno provato a dichiarare questa mossa illegale nei tribunali.

Così la Germania ha contribuito ad aggravare la crisi del 2010 facendo pressioni sulla BCE perché non agisse da prestatore di ultima istanza. Abbiamo anche visto come l’adozione del modello sbagliato della crisi ha portato la Germania a insistere su regole di bilancio più severe che hanno creato una seconda recessione nell’eurozona. L’influenza tedesca sulla BCE l’ha anche indotta a ritardare il QE per sei anni e ad alzare i tassi nel corso del 2011. Infine abbiamo visto come le azioni intraprese con grande anticipo dai dipendenti e datori di lavoro tedeschi ha contribuito a proteggere la Germania dalle conseguenze di tutto questo. La crisi dell’eurozona non è stata forgiata in Grecia, Irlanda e Spagna; ma in Germania.

Un’ipotesi di complotto? No davvero. E’ più la conseguenza di un insieme di idee sbagliate sulla macroeconomia e su come le banche centrali dovrebbero funzionare. Tuttavia, la Germania ha fabbricato una falsa narrazione per i suoi scopi che è piuttosto diffusa, popolare e utile e che non ritratterà mai volontariamente, nonostante gli sforzi coraggiosi di pochi illuminati economisti tedeschi di raccontare la verità. La chiave per un futuro migliore per l’eurozona è che gli altri paesi che soffrono le conseguenze di tutto questo inizino a vedere il ruolo centrale avuto dalla Germania nelle proprie difficoltà.

http://vocidallestero.it/2015/12/18/chi-e-il-responsabile-della-crisi-delleurozona-in-breve-la-germania/


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Quinto aggiornamento (29/06/2016)


The European Central Bank: A Central Bank Operating In A Democratic Void

by John Ryan on 24 June 2016

To say that the Euro is facing existential threats is no exaggeration. The European single currency was hailed until not too long ago as an aspiring global reserve currency, second only to the US Dollar. But the Eurozone’s handling of the Greek debt crisis is putting the Euro’s future in question. The potential for Greece to leave or be expelled from the Eurozone is all too real. And if Greece goes, who is to say that Ireland, Portugal and perhaps even Spain or Italy could follow?

The Euro, although ‘a currency without a state’, is backed by significant political and even state-like commitments. That the Euro must be saved at all costs is an imperative suggested not only by ECB president Mario Draghi, the technocrat, but German chancellor Angela Merkel, the statesman. Political elites, particularly in Germany, have staked their legacy on its success.

But there is a growing mismatch between the monetary and fiscal sides of the Eurozone governance system and this has led to a number of problems. The main problem is that, while we may not find it easy to live with the ECB, we cannot live without it. Yet, when we look at the Greek bailout programmes, it is easy to conclude that they have failed. The Troika has imposed austerity, which has led to a severe contraction of output and highly adverse welfare effects. This was intended, in a way, to punish Greece for its profligacy rather than serve as a way out of the crisis.

The ECB is far more independent than the Federal Reserve, whose legal status is far weaker and which is directly accountable to Congress and the government. The ECB was supposed to be like the German central bank, the Bundesbank. It has, however, failed to emulate the distinctive attributes that made the Bundesbank successful, such as accountability and interdependence with other democratic institutions. The Maastricht Treaty, which defines the role of the ECB, says that the ECB has a primary mandate to maintain stable prices. It also says that, ‘where it is possible without compromising the mandate to maintain price stability’, the ECB will also support the ‘general economic policy of the EU’, which includes, among others, ‘steady, non-inflationary and environmentally friendly growth’ and ‘a high level of employment’. However, the emphasis is explicitly on price stability. The ECB can justly claim to have held together a poorly designed system in difficult circumstances. But the mission creep is its own responsibility.

The ECB, in fact, is the least accountable central bank among advanced nations. There is no democratic accountability when the ECB strong-arms governments into policy actions that go well beyond any reasonable interpretation of its mandate. Not only is the ECB shielded from politicians, ECB statutes have also placed it beyond the reach of democratic rules on bad behaviour. The ultimate control politicians have over a central bank is the power to change its statutes and the power to appoint governors. For example, in the case of Germany, a simple majority in the Bundestag can change Bundesbank law. This procedure is absent in the Eurozone. The statutes of the ECB can only be changed by revising the Maastricht Treaty, which requires unanimity of all member states. The ECB today argues that the only institution that has the right to limit its power is the European Court of Justice, which has an activist Europhile interpretation of European treaties. The crisis has given the ECB governing council such an increased power that no national government or national institution can match it.

The project of European integration was not designed democratically, or at least not in the way democracy is traditionally conceived in terms of placing ultimate law-making authority in the hands of the people or their elected representatives. It is not even meant to be democratically responsive in the way that term is usually understood. Any democratic deficit that the EU suffers seems to many observers a deliberately constructed one. So how could we control the ECB in the future? It needs to be placed under a stricter and more direct supervision by democratically elected politicians. One of the institutions the president of the ECB puts himself in front of, the European Parliament, does not inspire anyone to believe that the ECB is being held accountable. This very independence means that democratic governments now have no way to keep the ECB accountable if it starts to violate its mandate.

With almost prophetic insight German economist and former president of the Bundesbank Karl Otto Pöhl wrote in 1988: “In a monetary union with irreversibly fixed exchange rates the weak would become ever weaker and the strong ever stronger. We would thus experience great tensions in the real economy of Europe … In order to create a European currency, the governments and parliaments of Europe would have to be prepared to transfer sovereign rights to a supranational institution.”

The change in its mission introduced by Outright Monetary Transactions and expanding its quantitative easing programme to include corporate securities has profound political consequences. The ECB has become more powerful than the Fed, but with even less democratic oversight. In the early stages of the crisis, the ECB exercised its influence through secret letters to troubled member states such as Ireland and Italy, laying down conditions and implicitly threatening to withdraw support if they were not met. Now, the bank exercises its power directly and in public.


(La Banca centrale europea: una banca centrale che opera in un vuoto democratico

di John Ryan  24 giugno 2016

Dire che l'euro si trova ad affrontare minacce alla propria esistenza non è esagerato. La moneta unica europea è stata salutata fino a non troppo tempo fa come aspirante valuta di riserva globale, seconda solo al dollaro USA. Ma la gestione della zona euro della crisi del debito greco sta mettendo il futuro dell'Euro in questione. La possibilità che la Grecia lasci o sia espulsa dalla zona euro è fin troppo reale. E se la Grecia va, chi può dire che l'Irlanda, il Portogallo e forse anche la Spagna o l'Italia potrebbero seguire?

L'Euro, anche se è 'una moneta senza Stato', è sostenuta da importanti impegni politici e simil- statuali. Che l'euro deve essere salvato a tutti i costi è un imperativo suggerito non solo dal presidente della Bce Mario Draghi, il tecnocrate, ma dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, lo statista. Le élite politiche, in particolare in Germania, hanno puntato la loro eredità sul suo successo.

Ma vi è un disallineamento crescente tra i lati monetari e fiscali del sistema di governo della zona euro e questo ha portato ad una serie di problemi. Il problema principale è che, anche se non possiamo trovare facile vivere con la BCE, non possiamo vivere senza di essa. Eppure, quando guardiamo i programmi di salvataggio greco, è facile concludere che essi hanno fallito. La troika ha imposto l'austerità, che ha portato ad una forte contrazione della produzione e effetti sul benessere altamente negativi. Questo è stato fatto, in un certo senso, per punire la Grecia per la sua dissolutezza piuttosto che servire come un modo per uscire dalla crisi.

La BCE è molto più indipendente rispetto alla Federal Reserve, il cui status giuridico è molto più debole e che è direttamente responsabile verso il Congresso e il governo. La BCE doveva essere come la banca centrale tedesca, la Bundesbank. Tuttavia, non è riuscita ad emulare gli attributi distintivi che hanno reso possibile il successo della Bundesbank, come ad esempio la responsabilità e l'interdipendenza con le altre istituzioni democratiche. Il trattato di Maastricht, che definisce il ruolo della BCE, dice che la BCE ha un mandato primario di mantenere la stabilità dei prezzi. Si dice anche che, 'dove è possibile senza compromettere il mandato di mantenere la stabilità dei prezzi', la BCE sosterrà anche la 'politica economica generale dell'UE', che comprende, tra gli altri, una crescita non inflazionistica e rispettosa dell'ambiente 'e' un elevato livello di occupazione '. Tuttavia, l'enfasi è esplicitamente sulla stabilità dei prezzi. La BCE può giustamente affermare di aver tenuto insieme un sistema mal progettato in circostanze difficili. Ma lo svolgimento della missione è propria responsabilità.

La BCE, infatti, è la banca centrale meno responsabile tra le nazioni avanzate. Non vi è alcun controllo democratico quando la BCE usa maniere forti in azioni politiche che vanno ben al di là di qualsiasi ragionevole interpretazione del suo mandato. Non solo la BCE è schermata dai politici, lo statuto della BCE l'ha anche messa al di là della portata delle regole democratiche in caso di cattivo comportamento. I politici hanno il controllo finale su una banca centrale attraverso il potere di cambiare il suo statuto e il potere di nominare i governatori. Ad esempio, nel caso della Germania, una maggioranza semplice nel Bundestag può cambiare la legge della Bundesbank. Questa procedura è assente nella zona euro. Lo statuto della BCE può essere modificato solo attraverso la revisione del Trattato di Maastricht, che richiede l'unanimità di tutti gli Stati membri. La BCE oggi sostiene che l'unica istituzione che ha il diritto di limitare il suo potere è la Corte di giustizia europea, che ha un'attiva interpretazione eurofila dei trattati europei. La crisi ha dato al Consiglio direttivo della BCE un aumento del potere che nessun governo nazionale o un'istituzione nazionale è in grado di corrispondere.

Il progetto di integrazione europea non è stato progettato democraticamente, o almeno non nel modo in cui la democrazia è tradizionalmente concepita in termini di collocazione definitiva dell'autorità legislativa nelle mani del popolo o dei loro rappresentanti eletti. Non è nemmeno pensato per essere democraticamente reattivo nel modo in cui il termine è di solito inteso. Qualsiasi deficit democratico che l'UE soffre sembra a molti osservatori che sia stato deliberatamente costruito. Pertanto come potremmo controllare la BCE in futuro? Ha bisogno di essere posta sotto una supervisione più rigorosa e più diretta da parte dei politici democraticamente eletti. Una delle istituzioni che si può mettere davanti al presidente della BCE, il Parlamento europeo, non ispira nessuno a credere che la BCE è ritenuta sotto controllo. Questa stessa indipendenza significa che i governi democratici non hanno ora modo di tenere la BCE responsabile se inizia a violare il suo mandato.

Con quasi profetica intuizione l'economista tedesco ed ex presidente della Bundesbank Karl Otto Pöhl ha scritto nel 1988: "In un'unione monetaria con tassi di cambio fissi in modo irreversibile il debole diventerebbe sempre più debole e il forte sempre più forte. Sperimenteremmo quindi grandi tensioni nell'economia reale dell'Europa ... Al fine di creare una moneta europea, i governi e i parlamenti d'Europa dovrebbero essere pronti a trasferire i diritti di sovranità a un istituto sovranazionale ".

Il cambiamento nella sua missione introdotto dagli Outright Monetary Transactions e dall'espansione del suo programma di allentamento quantitativo per includere titoli societari ha conseguenze politiche profonde. La BCE è diventata più potente della Fed, ma con la supervisione ancora meno democratica. Nelle prime fasi della crisi, la BCE ha esercitato la sua influenza attraverso lettere segrete agli Stati membri in difficoltà, come l'Irlanda e l'Italia, stabilendo le condizioni e implicitamente la minaccia di ritirare il sostegno se non fossero state soddisfatte. Ora, la banca esercita il suo potere direttamente e in pubblico).


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Appendice

Vecchia versione

“Funzioni della BCE
Le funzioni del SEBC e dell’Eurosistema sono definite dal Trattato cheistituisce la Comunità europea e specificate dallo Statuto del Sistema europeodi banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE). Lo Statuto figura come protocollo allegato al Trattato. 
Il Trattato fa riferimento al “SEBC” e non all’“Eurosistema”, essendo stato redatto in base all’assunto che tutti gli Stati membri dell’UE adotteranno l’euro. Fino a tale momento sarà l’Eurosistema a svolgere le funzioni stabilite dal Trattato. 
Obiettivi
L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi.
Inoltre, "fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). 
Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”
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Nuova versione (il colore rosso è nostro)

Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che

“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”

L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il Trattato sull’Unione europea stabiliscono una chiara gerarchia di obiettivi per l’Eurosistema, rimarcando come la stabilità dei prezzi sia il contributo più importante che la politica monetaria può dare al conseguimento di un contesto economico favorevole e di un elevato livello di occupazione.[*]

 

[*] E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo [Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.]; smentita dalle evidenze empiriche dell’ultimo quinquennio; contraddetta dai dati macroeconomici relativi al tasso d’inflazione e al tasso di disoccupazione dell’Eurozona; formalmente corretta per l'Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente complementariha le stesse dignità e cogenza del primo.

 

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La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l'euro, la moneta unica dell'UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell'UE.

La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell'UE.

Obiettivo

La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell'UE. I suoi obiettivi principali sono:

  • mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei paesi dell'area dell'euro
  • mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato.

La Banca lavora in collaborazione con le banche centrali dei 28 paesi dell'UE. Insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC).

Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell'area dell'euro, detta anche eurozona, ovvero i 18 paesi dell'UE che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all'interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema.

Compiti

Rientra tra i compiti della BCE:

  • fissare i tassi d'interesse di riferimento English per l'area dell'euro e controllare la massa monetaria
  • gestire le riserve in valuta estera dell'area dell'euro e comprare o vendere valute quando si presenta la necessità di mantenere in equilibrio i tassi di cambio
  • accertarsi che le istituzioni e i mercati finanziari siano adeguatamente controllati dalle autorità nazionali, e che i sistemi di pagamento funzionino correttamente
  • autorizzare le banche centrali dei paesi dell'area dell'euro a emettere banconote in euro
  • monitorare le tendenze dei prezzi valutando il rischio che ne deriva per la stabilità dei prezzi nell'area dell'euro.

Lista completa dei compiti della BCE

Struttura

Gli organi decisionali della BCE sono:

  • Il comitato esecutivo, che coordina la gestione quotidiana. Ne fanno parte sei membri (un presidente, un vicepresidente e altri quattro membri), nominati per un mandato di otto anni dai leader dell'area dell'euro.
  • Il consiglio direttivo, che stabilisce la politica monetaria dell'eurozona e fissa i tassi di interesse applicabili ai prestiti erogati dalla Banca centrale alle banche commerciali. È composto dai membri del comitato esecutivo e dai governatori delle 18 banche centrali nazionali dell'area dell'euro.
  • Il consiglio generale, che concorre all'adempimento delle funzioni consultive e di coordinamento della BCE e ai preparativi necessari per l'allargamento futuro dell'area dell'euro. Comprende il presidente e il vicepresidente della BCE e i governatori delle banche centrali nazionali dei 28 paesi dell'UE.

La BCE è totalmente indipendente. La BCE non può, al pari delle banche centrali nazionali dell'Eurosistema e dei membri dei rispettivi organi decisionali, sollecitare o accettare istruzioni da organismi esterni. Tutte le istituzioni dell'UE e i governi degli Stati membri devono rispettare questo principio.


 Vedi anche:

·        Le finanze dell'UE  

·        L'euro  

·        Homepage della Banca centrale europea English (en)  

·        Elenco completo degli indirizzi English (en)  

 Da scaricare

·        La BCE - storia, ruolo e funzioni pdfDeutsch (de) English (en) français (fr) magyar (hu) português (pt)  



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Infine, sulla deliberazione quantitativa dell’obiettivo dell’inflazione, riportiamo l’interessante e documentato commento di Zoe Keller, in calce all’articolo di Luigi Zingales - riportato nel post linkato più sopra Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire) - Il mito del “below 2%, but close” 18/08/2014 / L. ZINGALES
http://europaono.com/2014/08/18/mito-del-below-2-but-close/.
 
ZoeKeller (@KellerZoe)
20/08/2014 ALLE 19:53
D’accordo che il mandato BCE andrebbe rivisto, ma l’interpretazione del target BCE di questo post (basta che un paese sia vicino al 2% anche se l’HICP dell’area euro crolla a -5%; oppure: una deflazione del 10% è ok…) non convince proprio. È vero che c’è un po’ di dislivello tra il “below” e il “close”, ma non ha quella portata. Basta fare riferimento agli atti e alle spiegazioni dell’epoca della modifica per capire.

L’attuale definizione del target si trova nella delibera della BCE del maggio 2003 (http://www.ecb.europa.eu/press/pressconf/2003/html/is030508_1.en.html ), nella slide 5 (
http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2003/html/sp030508_2slides.pdf ).
Il relativo Bolletino fa rapida sintesi (http://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/mobu/mb200305en.pdf ) così:
“… regarding the primary objective of price stability, the Governing Council confirmed that it defines price stability as announced in 1998, namely as a year-on-year increase in the HICP for the euro area of below 2%. At the same time, it clarified that in the pursuit of price stability it aims to maintain inflation rates at levels close to 2% over the medium term. This clarification underlines the ECB’s commitment to provide a sufficient safety margin to guard against the risks of deflation. It also addresses the issue of the possible presence of a measurement bias in the HICP and the implications of inflation differentials within the euro area.”
Dalle fonti citate si ricava chiaramente che:
1) la “stabilità dei prezzi” è da 0 a 2% (year on year *increase* below 2%) dell’HICP per l’area euro: mai si è pensato che la deflazione sia stabilità dei prezzi.
2) la BCE ha l’obiettivo di mantenere i tassi a livelli vicini al 2% nel medio termine, per garantirsi un margine per i seguenti motivi (recentemente ricordati da Draghi):
– tenersi lontano dal rischio deflazione
– avere un cuscinetto rispetto a errori di misurazione
– riassorbire eventuali differenziali interni
Papademos: “We have confirmed the definition of price stability. At the same time we have clarified that, within that definition, the aim of our policy will be inflation close to 2% from below”
3) praticamente e più precisamente questo comporta continuare a (dicono di averlo sempre fatto) darsi come obiettivo “inflation expectations remaining in a narrow range of between roughly 1.7% and 1.9% in the medium term” (Issing)
4) un tasso di inflazione che restasse sotto l’1% in modo persistente sarebbe molto preoccupante.
Issing: “… if we were to identify a risk of inflation approaching very low levels on a sustainable basis and threatening to fall below 1% in a persistent way, then we should of course be extremely concerned. With our clarification now, that we aim to keep inflation at close to 2%, I think it is clear enough that we are not blind in the eye which identifies deflationary problems. We have both eyes – as Paul Samuelson said in a slightly different context – watching deflationary as well as inflationary developments.”
5) da nessuna parte il target BCE è definito per singoli paesi: la comunicazione è costante nel riferirlo alla “euro-area as a whole”. Es. Issing: ” is not question of sectors and countries, it is a question of the monetary area. In all large monetary areas in the world, you have regions with low and even sometimes negative developments in prices, and others with higher price developments. This is not specific to the euro area, but it has nothing to do with deflation. Deflation is a concept related to monetary policy for the average of the whole monetary area.”
Questi concetti sono stati ribaditi da Draghi e Constancio (che era nel Governing Council già nel 2003, in quanto allora governatore della Banca centrale del Portogallo) nella press conference del novembre 2013 (e in varie altre occasioni):
http://youtu.be/totxfi6J6GE?t=29m20s (domanda 6) Draghi
http://youtu.be/totxfi6J6GE?t=58m30s (domanda 15) Costancio
Inoltre la forward guidance della BCE è da vari mesi chiarissima nel ribadire i concetti precedenti e che la risposta all’inflazione troppo bassa è il quantitative easing (non il monetary e credit easing di giugno 2014): vedi 3 contingenze nel discorso di Draghi aprile 2014:
http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2014/html/sp140424.en.html
Perchè allora non hanno ancora agito? Si giustificano con l’argomento che le aspettative sul medio-lungo termine non sarebbero ancora disancorate, ma è un termine che si allontana sempre di più e sta diventando sempre più un’arrampicata sugli specchi. L’ultima fg dice: “Moreover, the Governing Council is unanimous in its commitment to also using unconventional instruments within its mandate, should it become necessary to further address risks of too prolonged a period of low inflation. We are strongly determined to safeguard the firm anchoring of inflation expectations over the medium to long term.”
 

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Post collegato:


Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE


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http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html


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