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Terza risposta della Direzione Generale Affari economici della Commissione Europea




Nello scorso mese di giugno inviai una lunga Lettera alla Commissaria europea Margrethe Vestager sui pregiudizi sull’Italia [o 2]. Alla quale è seguita la risposta della Direzione Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, anche per conto della Commissaria Vestager [o 2] e la mia replica [1 o 2]. E poi la seconda risposta della DG Affari Economici [1 o 2] e la mia seconda replica [1 o 2]. Oggi, con un po’ di ritardo perché sono stato impegnato a revisionare il mio saggio e con altre lettere che via via pubblicherò qua, pubblico la terza risposta della DG Affari economici, alla quale ho deciso di non replicare.


Bruxelles, 8 ottobre 2019

ECFIN.DDG1.G.3/AM

Egregio signor V.,

Le scrivo in risposta alla sua lettera inviata lo scorso 9 settembre.

Riguardo il suo primo punto, non è corretto parlare di “Diktat UE”. Come evidenziato nella mia prima risposta, le regole fiscali europee sono il risultato di un lungo processo, che ha coinvolto tutti gli Stati Membri e il Parlamento Europeo nel suo ruolo di co-legislatore. L’Italia non solo ne ha sottoscritto gli esiti, ma è stata parte attiva durante tutto il processo. L’applicazione delle regole è stata a sua volta un processo inclusivo in cui si è fatto uso di tutti i margini di flessibilità previsti per tenere conto delle peculiarità della situazione dell’Italia. Seppure le regole fiscali esistenti sono certamente migliorabili, e come già accennavo un processo di revisione è in corso, non è possibile polarizzare un’opposizione “Italia-UE”, dal momento che il contesto normativo e le decisioni assunte a livello europeo sono il frutto di un processo collettivo di cui l’Italia fa parte.

Sono d’accordo con Lei che l’alto livello dei tassi di interesse sui titoli sovrani italiani degli ultimi anni, e in particolare il picco registrato nei 12 mesi a cavallo tra 2018 e 2019, non sono giustificati solo sulla base dei fondamentali macroeconomici del paese. L’economia italiana, come spesso evidenziato nei rapporti della Commissione, è certamente solida, nonostante alcune debolezze strutturali e gli effetti negativi della crisi economica. Tra gli indicatori rilevanti figurano il saldo commerciale positivo e il basso livello del debito privato, da Lei menzionato nella sua lettera di giugno. Ciononostante, l’elevato livello di debito pubblico insieme alla persistente bassa crescita dell’economia si riflettono in un’alta sensibilità degli investitori. In questo senso, una politica fiscale prudente unita a un ambizioso programma di riforme contribuirebbe a ridurre i tassi d’interesse, alleviando la pressione sulle finanze pubbliche in un circolo virtuoso. Naturalmente, come Lei rileva, una comunicazione istituzionale accorta è a sua volta importante per preservare la fiducia degli investitori, soprattutto per quanto riguarda questioni cruciali quanto l’appartenenza dell’Italia all’unione monetaria.

La definizione di spesa pubblica per pensioni in Italia è la stessa utilizzata a livello europeo, e in particolare nell’ambito del gruppo di lavoro sugli effetti dell’invecchiamento demografico costituito presso il Comitato di politica economica del Consiglio. Detto ciò, è certamente vero che l’alta spesa pensionistica in Italia ha tradizionalmente supplito a una carenza di trasferimenti e sostegni sociali di altro tipo, così come è vero che le riforme del sistema pensionistico introdotte negli ultimi anni ne hanno notevolmente migliorato la sostenibilità di medio e lungo periodo. Ciononostante, non va a benefìcio della crescita economica il fatto che, in proporzione alla spesa pubblica totale, la porzione di spesa pensionistica abbia continuato a salire negli ultimi anni, mentre altre voci di spesa più orientate al futuro, come l’istruzione e la ricerca, sono diminuite.

Riguardo la sua gentile proposta di inviarmi il suo libro in omaggio, La ringrazio e confermo che l’indirizzo postale ed e-mail da Lei indicato è corretto.

Vorrei anche informarla che questa risposta esaurisce il nostro scambio su questi argomenti.

Con i migliori saluti.

Alienor MARGERIT

La Capounità



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Osservazioni al documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU”





Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a fiuggi.maggio2018@gmail.com e p.c. a  redazione@eguaglianzaeliberta.it, dopo aver letto un documento di Stefano Fassina, pubblicato dal sito Eguaglianza&Libertà.   


Osservazioni al documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU”

Da:  v

6/6/2018 13:20


Buongiorno,

Ho letto con interesse il documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU. Non sono un esperto, ma ho letto i Trattati UE e lo Statuto della BCE (credo di essere uno dei pochi ad averlo fatto, su 500 milioni di Europei) e rifletto su di essi da alcuni anni, discutendone anche sui siti con sedicenti esperti. In passato, ho provato anche ad esplicitare osservazioni analoghe in calce al blog di Stefano Fassina su Huffington Post, ma vedo invano (come, peraltro, succede per la normativa pensionistica in cui anche Fassina fa confusione tra la riforma Fornero e la ben più severa riforma Sacconi).

Fatta questa doverosa premessa, mi permetto di formulare alcune brevi osservazioni puntuali sul documento.


1.      Di conseguenza, in relazione a tali principi, la nostra ragione fondativa dovrebbe essere un patriottismo costituzionale come articolazione del nesso nazionale-sovranazionale alternativa sia alla declinazione nazionalista della de-globalizzazione in corso, sia all’europeismo liberista dominante nel consolidato assetto regolativo e di policy dell’Ue e dell’eurozona.

I Trattati ospitano molteplici e mutualmente contraddittori principi, in un apparente sincretismo. Ma i principi prevalenti sono la concorrenza e la stabilità dei prezzi. (pag. 5)


E’ vero che i Trattati dicono tutto e il contrario di tutto, ma la missione dell’UE è definita ed esplicitata, oltre che nel preambolo, nel fondamentale art. 3 del TUE http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf. E’ l’art. 3 del TUE la bussola di qualunque lavoro di interpretazione ed applicazione dei Trattati. Non è vero che la stabilità dei prezzi sia un principio prevalente della politica economica, esso lo è soltanto della politica monetaria (BCE, cfr. art. 2 statuto https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf). Peraltro, la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo (sub-obiettivo, vedi appresso) dell’UE soltanto col trattato di Lisbona (2007, in vigore dal 2009).


2.      Domina il principio della concorrenza, non tra imprese, ma tra ordinamenti costituzionali e tra welfare state. (pag. 5)


Interpretazione “stirata”. Il principio della concorrenza attiene alla politica economica. Estenderlo meccanicamente al welfare appare, almeno a me, un modo surrettizio ed aprioristico di rifiutare il principio della sostenibilità finanziaria, dell’equità intergenerazionale e dell’efficacia ed efficienza della spesa.


3.      È un europeismo consapevole del primato della concorrenza e della stabilità dei prezzi scolpito delle normative della UE e nella fisiologia dell'eurozona e il primato del lavoro e della solidarietà sociale affermato nella nostra Carta fondamentale. (pag. 6)


Se non si fa l’errore di estrarre ciò che è coerente soltanto con la tesi che si intende affermare, non c’è dualismo assoluto tra la missione dell’UE definita dall’art. 3 del TUE e la nostra Costituzione. A ben vedere, è in gran parte un problema di interpretazione e di applicazione delle regole, influenzate abnormemente dalla Germania. Occorre accogliere la tesi che spesso sono la Commissione e la BCE a violare i Trattati, come conferma il Prof. Daniele Ciravegna dell’Università di Torino.


4.      i Trattati che prevedono "una moneta unica, l'euro, nonché la definizione e la conduzione di una politica monetaria e del cambio uniche, che abbiano l'obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali dell'Unione conformemente al principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza" (Tuef, art. 119, comma 2). (pag. 6)


Osservo: (i) l’art. 119 TFUE ha un incipit che fa riferimento agli obiettivi indicati nell’art. 3 del TUE (“Ai fini enunciati all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea,”); (ii) la stabilità dei prezzi – ribadisco - è l’obiettivo principale soltanto della politica monetaria; e (iii) la politica monetaria, di pertinenza esclusiva della BCE, ha, appunto, anche un secondo obiettivo, anche se subordinato al primo, cioè di “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea” cfr. art. 2 Statuto BCE   https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf, che, quindi, fa anch’esso riferimento al fondamentale art. 3 del TUE (vedi anche punto 5).


5.      “è difficile accettare con animo leggero il fatto che l'obiettivo della stabilità dei prezzi sia indicato senza alcun riferimento al livello occupazionale e, dunque, al benessere delle comunità che si sono date questa Costituzione monetaria.” (pag. 7)


Il riferimento – ripeto - c’è (cfr. art. 2 statuto BCE, vedi sopra), anche se indiretto e subordinato a quello principale, a meno che non si sia in deflazione o con tasso di inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%), quando i due obiettivi sono assolutamente concordanti, convergenti e complementari, e il secondo ha le stesse dignità e cogenza del primo”.


6.      4. Va ampliato il mandato della Bce, in analogia a quanto scritto nello statuto della Federal Reserve degli Stati Uniti, al fine di includere l'obiettivo di un tasso di occupazione qualificato, a pari rilevanza con l'obiettivo di inflazione. Perché? Perché il diritto al lavoro è un diritto fondamentale. Non può essere sotto-ordinato all'inflation target. (pag. 8)


Va bene l'allineamento della BCE allo statuto della FED, ma, per quanto riguarda la missione dell'UE, questo è già scritto nell’art. 3 del TUE. Anzi, in esso è scritto che la stabilità dei prezzi è anch’esso un sub-obiettivo che, assieme agli altri, “mira alla piena occupazione e al progresso sociale”, che è l’obiettivo strategico (missione) dell’UE (cfr. link al punto 3).


7.      senza incorrere in conseguenze “punitive”. (pag. 9)


E’ inutile sperarlo se, privi della difesa da parte della BCE stanti i vincoli dei Trattati, non si affronta con coraggio e determinazione il problema dell’elevato debito pubblico, con un mix di misure che contemplino un’imposta patrimoniale sui ricchi, che si sono arricchiti con la terribile crisi, anche perché hanno contribuito poco al mastodontico risanamento dei conti pubblici (manovre correttive per 330 mld cumulati varate nella XVI legislatura, e le misure strutturali valgono tuttora, l’81% da Berlusconi, scandalosamente inique, e il 19% da Monti, molto più eque (vedi IMU, patrimonialina sui depositi e TTF). Ma, nel caso la si decida, occorrerà essere saggi nel messaggio sulla patrimoniale, perché milioni di poveri appoggiano misure che vanno contro il proprio interesse (cfr. il dialogo tra Einstein e Freud in “Perché la guerra”) o sono istintivamente e pervicacemente contrari a quelle che colpiscono i ricchi.


Cordialmente,

V.


Allego:

-         gli URL del mio blog, dove sono reperibili decine di post sui temi accennati all’inizio (BCE, Trattati e pensioni): http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure, se in avaria, http://vincesko.blogspot.it;

-         tra i quali questo, che riguarda la BCE e la sua politica monetaria:      

      Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2859155.html oppure (se in avaria)   http://vincesko.blogspot.com/2017/12/replica-alla-seconda-risposta-della-bce_20.html



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L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Crisi di governo, un’imposta patrimoniale sui ricchi per liberare il gioco democratico



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Crisi di governo, un’imposta patrimoniale sui ricchi per liberare il gioco democratico



Carlo Clericetti  -  28 MAG 2018

Eurodisastro


Sono d'accordo con Carlo Clericetti. Sia sul giudizio su M5S e Lega Nord e sui rispettivi leader, due contaballe, sia sui loro programmi contraddittori, insostenibili e iniqui, sia sul veto del presidente Mattarella  al professor Paolo Savona come ministro dell'Economia, perché critico verso l'Euro e la Germania. Critica del tutto condivisibile, poiché l'attuale assetto dell'Euro è monco e squilibrato a favore della Germania (e suoi satelliti) e svantaggioso per i Paesi deboli dell'EUZ, inclusa l'Italia.[1 o 2

Ma ritengo vada aggiunto che l'Italia è oggettivamente un Paese a sovranità limitata. Prima, dal dopoguerra, a causa del dominio USA; e, dal 1992, anche a causa dell'adesione all'Unione Europea, con i noti vincoli economico-finanziari “stupidi” perché prociclici, resi via via, su pressione della arrogante ed egoistica Germania, più stringenti e penalizzanti per i Paesi deboli dell'UE, tra cui l'Italia, appesantita dal fardello del Sud.

Io penso che ci sia un solo modo per uscire dal cul-de-sac ed è rappresentato dall'affrancamento da un debito pubblico di 2.300 mld, detenuto per un terzo da investitori esteri, che - come si è visto sia nel 2011, sia in questi giorni - con la dinamica automatica dello spread inficia e condiziona il gioco democratico.

Di norma, potendo contare sulla protezione di una banca centrale degna di questo nome, il debito pubblico non costituisce, per un Paese come l'Italia che fa registrare da 27 anni un avanzo primario  talvolta consistente, un grosso problema. Purtroppo, questa protezione non è assicurata dalla BCE, che opera con limiti statutari dettati dai trattati.[1 o 2Occorre quindi realizzare per altra strada questa precondizione perché la vita democratica si possa dispiegare pienamente, o almeno in misura molto meno condizionante di quella attuale.

Ci sono vari modi per ridurre il debito pubblico, differenti per i tempi di attuazione. Ad esempio, la proposta di Carlo Cottarelli (analoga a quella della Banca d'Italia) è quella di aumentare per 10 anni l'avanzo primario al 4%, in maniera che si possa mettere il rapporto debito/Pil su un sentiero di graduale riduzione fino al 100% e sotto al 100%.

Ma questo rischierebbe di sottrarre ancor più risorse all'economia reale, con effetti recessivi.

Se si vuole fare in fretta ed evitando gli effetti recessivi, a mio avviso occorre pensare ad altri strumenti, come ad esempio l'introduzione di un'imposta patrimoniale sui ricchi, a bassa propensione al consumo, e che si sono arricchiti con la crisi economica, anche perché hanno contribuito pochissimo al risanamento mastodontico dei conti pubblici.[1 o 2]   

Ma sono consapevole che è una strada impervia, visto che i ricchi controllano i media, influenzano i decisori politici e possono contare sull'ausilio autolesionistico di milioni di poveri.[1 o 2


  

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Brancaccio: “Ecco come fermare la dittatura dello spread e l'attacco dei mercati”
(30 maggio 2018)
intervista a Emiliano Brancaccio di Giacomo Russo Spena
http://temi.repubblica.it/micromega-online/brancaccio-ecco-come-fermare-la-dittatura-dello-spread-e-lattacco-dei-mercati/ 



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Savona o non Savona





Si discute animatamente in questi giorni della ventilata nomina del professor Paolo Savona a ministro dell’Economia del governo Conte.

Savona o non Savona, il nocciolo della questione - detto da europeo convinto - è che l'attuale struttura dell'Euro è squilibrata e monca,[1 o 2] o la si completa in senso federale, com'era inizialmente previsto, prevedendo gli aggiustamenti conseguenti (in particolare i trasferimenti fiscali dai Paesi forti a quelli deboli), oltre a quelli causati dall'egoismo ottuso della Germania (parametro più severo circa il surplus commerciale e sanzioni severe per chi lo sfora[1 o 2]) o l'Euro, moneta unica per 19 Paesi troppo eterogenei, non può reggere. Elementare, mi pare.


In più, domina in UE l'ideologia neo-liberista, [1 o 2] teoria economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi, con una fede mal riposta nella capacità del mercato di autoregolarsi e, di conseguenza, il principio incorporato stupido di (quasi) escludere una politica economica anti-ciclica. Il che - come si è visto con la crisi - rende l'EUZ estremamente vulnerabile e ancor più squilibrata e iniqua tra Paesi forti e Paesi deboli.


La BCE (gestione Trichet) è stata l'unica banca centrale al mondo ad aumentare (per ben 2 volte) il tasso di sconto in piena crisi economica, per paura della fantomatica inflazione, che infatti dopo un po’ si trasformò in deflazione. Presidente della BCE era Trichet, nel Consiglio direttivo sedeva Bini Smaghi, che anche ieri pontificava con un editoriale sul Corriere.  

In violazione del proprio statuto (art. 7-Indipendenza, che dev'essere reciproca con gli Stati), si permise di impartire prescrizioni di politica economica al governo italiano (lettera del 5/8/2011).   

La politica monetaria espansiva della BCE, condizionata dalla Germania, è cominciata nel marzo 2015, esattamente con 6 (sei) anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ. Nel frattempo, in Italia c'è stato un calo del Pil di quasi il 10%, la distruzione di quasi il 25% della capacità industriale, la perdita di 1 milione di posti di lavoro e alcune centinaia di suicidi.[1 o 2]  



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Lettera al Commissario all’Economia Pierre Moscovici




Pubblico la lettera che ho inviato il 18 gennaio scorso al Commissario UE all’Economia Pierre Moscovici, dopo aver letto le sue dichiarazioni surreali sull’Italia. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Osservazioni sulle Sue recenti dichiarazioni sull'Italia

Da:  v

18/1/2018  17:05


Egr. Sig. Commissario Moscovici,

Lei ha fatto recentemente delle dichiarazioni esagerate sull’Italia, sia sul deficit/Pil, sia che sarebbe un gatto, poiché cade sempre in piedi. Evidentemente, Lei ignora che ogni dichiarazione esagerata è infallibile indizio di coda di paglia.

Deficit/Pil

1. Mi permetto di osservare che la Sua coda di paglia, in fatto di deficit, è lunghissima.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…....-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…....+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1..-4,5

Gran Br…....-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania....+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …...+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

Grecia….….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7..-5,9..+0,7

Irlanda........+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6..-8,0..-5,7…-3,7..-2,0..-0,6

Portogallo...-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4...-5,7..-4,8...-7,2..-4,4..-2,0

2. Inoltre, l’Italia non fa come la Francia da chaperon della Germania per assecondare la propria convinzione di grandeur e beneficiare del suo scudo finanziario. E questa è una colpa grave, poiché, senza la Francia, la Germania non potrebbe fare il bello e il cattivo tempo in UE, interpretando magistralmente il detto napoletano “chiagne e fotte”: ha tutti i vantaggi dalla struttura squilibrata e monca dell’Euro, ma piange perché si svenerebbe a favore dei cosiddetti Pigs.

Per cui, l’Italia paga tassi d’interesse più elevati della Francia ed ha, dopo il Portogallo, il primato in UE28 dell'incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.

BANCA D’ITALIA –Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............4,8…4,9…4,4....4,3…4,7…5,2….4,8…4,6…4,1…4,0

Francia…....2,6…2,8…2,4…2,4…2,6…2,6….2,3…2,2…2,0…1,9

Spagna…....1,6…1,5…1,7…1,9…2,5…3,0….3,5…3,5…3,1…2,8

Gran Br…...2,2…2,2…1,9…2,9…3,2…2,9….2,9…2,7…2,3…2,5

Germania....2,7…2,7…2,6…2,5…2,5…2,3….2,0…1,8…1,6…1,4

Olanda…....2,0…2,0…2,0…1,8…1,8…1,6….1,5…1,4…1,3…1,1

Grecia….....4,5…4,8…5,0…5,9…7,3…5,1....4,0…4,0.…3,6…3,2

Irlanda........1,0…1,3...2,0….2,8…3,4…4,2….4,3...3,9.…2,6…2,2

Portogallo...2,9…3,1...3,0….3,0…2,9…4,3….4,9...4,9….4,6…4,2

3. Infine, per colpa della crisi economica scoppiata in Europa dopo la crisi del debito pubblico della Grecia (gestita malissimo, secondo Romano Prodi, sia per non averla prevenuta La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti da Schröder e Chirac, sia per come la si è affrontata «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più»), e diventata grande recessione a causa della politica recessiva e prociclica imposta dall’UE, l’Italia ha perso circa 150 mld di Pil, denominatore del rapporto deficit/Pil.

Aggiungendo che:

4. nel caso della spiegazione della genesi della crisi, c’è stata la menzogna che è stato il debito pubblico in luogo della verità che è stato il debito privato, con massicci aiuti pubblici alle banche e conseguenti misure draconiane di risanamento dei conti pubblici, in Italia addossate in massima parte sui non ricchi;

5. nel caso della Grecia, c'è stata la menzogna del salvataggio della Grecia dal default in luogo della verità del recupero crediti delle banche francesi, tedesche e olandesi verso la Greciaavvenuto con soldi di tutti gli europei.

Debito pubblico

Naturalmente, Lei obietterà che il debito pubblico italiano è elevatissimo, molto più elevato di quello francese. Mi permetto di osservare:

1. Il debito pubblico italiano include attualmente delle poste straordinarie:

(a) aiuti a titolo oneroso agli altri Paesi in difficoltà (circa 60 mld);

(b) pagamento debiti pregressi PA (oltre 40 mld);

(c) disponibilità liquide del Tesoro (accantonamenti quando i tassi sono molto favorevoli), che variano mese per mese.

2. Il debito pubblico francese supera il 99% ed è cresciuto più di quello italiano durante la crisi economica, anche per salvare le banche con soldi pubblici.

3. Considerando il debito complessivo, la Francia è il Paese più indebitato dell’area euro.

4. A fronte di un debito pubblico elevato, l’Italia ha una ricchezza privata elevata e un debito privato relativamente basso.

5. Infine, avendo un avanzo primario elevato (a differenza della Francia) e avendo messo sotto controllo la spesa pensionistica (l’età di pensionamento di vecchiaia italiana è benchmark in UE con 67 anni nel 2019, contro i 62 anni della Francia), il debito pubblico italiano è giudicato dalla Commissione Europea e da Centri Studi internazionali il più sostenibile nel lungo periodo.

Cugini coltelli

In conclusione, Sig. Commissario Moscovici, mi auguro che Voi cugini francesi, per meri interessi di bottega e per stornare l’attenzione dai vostri problemi, non dimentichiate la cura da cavallo cui fu costretta l’Italia, in buona parte, dall’UE, cominciata nel 2010, col DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, di ben 62 mld cumulati, e che poi si è sviluppata con una seconda manovra finanziaria correttiva pesantissima (oltre la legge di stabilità), vale a dire il DL 98 del 6.7.2011 convertito dalla L. 111/2011, di 80 mld cumulati, che riscosse l’apprezzamento sia del Consiglio Europeo, che della cancelliera Merkel

Dopo appena pochi giorni, invece, arrivò al Governo italiano la lettera della BCE (Trichet e Draghi), che violava palesemente l’art. 7-Indipendenza (che deve essere reciproca) del proprio statuto, con varie prescrizioni dettagliate e la richiesta di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 (in contrasto con l'apprezzamento della Banca d'Italia, guidata da Mario Draghi, nel maggio precedente, del pareggio di bilancio nel 2014, oltre, come scrivevo, del Consiglio Europeo e della cancelliera Merkel), che portò al varo di una seconda manovra estiva pesante, il DL 138 del 13.8.2011, convertito dalla L. 148/2011, di 60 mld cumulati.

Ma neppure queste manovre finanziarie pesantissime e recessive bastarono a salvare il governo Berlusconi, che a furor di popolo e per input dell’Europa (cioè del duo Merkel-Sarkozy, dopo l’accordo di Deauville, citato non a caso come spartiacque, con il suo abituale understatement, dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso della seconda parte - dopo le 19:46, dal minuto 23 - della sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche) fu sostituito dal governo d’emergenza Monti.

Un’emergenza creata ad arte, sia dalle critiche urlate dell'Unione Europea, sia dai sorrisetti irridenti del presidente Sarkozy e della cancelliera Merkel (in parte motivati dalla nomea di inaffidabilità del presidente Berlusconi, in parte causati dalla loro lunga coda di paglia), sia, soprattutto, dalla quasi inerzia della BCE (che, in cambio di onerose manovre finanziarie – addossate in Italia, dal Governo Berlusconi, in grandissima parte sul ceto medio e sui poveri cristi - e le cosiddette riforme strutturali, aveva implementato l'insufficiente programma SMP) e smentita dai fondamentali macroeconomici.

La ringrazio per la cortese attenzione.

Distinti saluti

V.



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UE, rilancio del progetto europeo



Les principales propositions d’Emmanuel Macron pour relancer le projet européen

Le président de la République a exposé à la Sorbonne une série de propositions et une méthode pour élaborer une feuille de route sur dix ans pour l’Union européenne.

Le Monde.fr avec AFP | 26.09.2017 à 17h26 • Mis à jour le 26.09.2017 à 20h46


Il sogno europeo sta rischiando di svanire; “il peccato originale è nell’ispirazione che ha informato tutta la costruzione europea, determinata dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un Parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia. Come poi è effettivamente avvenuto”.[1]

“L'interprete di questa visione neoliberista ed elitaria è diventata da anni la Germania, da quando, nel 2005, Angela Merkel ha iniziato la sua esperienza di governo alla guida dei Tedeschi”.[2]

Il discorso di Macron è importante, ma a condizione che alle parole seguano i fatti e soprattutto che la Francia non faccia prevalere il suo interesse di bottega (prestigio e scudo finanziario tedesco) al progetto di riforma dell’Unione Europea, un progetto che abbia come traguardo di medio termine un assetto federale (Stati Uniti d’Europa), anticipandone prima possibile elementi che riequilibrino i rapporti economici sbilanciati e insostenibili a lungo che caratterizzano l’attuale Eurozona.[3]

Per l’Italia, il nocciolo della questione è che con l'attuale assetto monco dell'Euro, tarato sull'economia tedesca, l'Italia (con gli altri Pigs) sta a metà del guado. O si torna indietro o si va avanti verso un’Europa federale. Abbiamo, perciò, tutto l’interesse a sostenere il presidente francese Macron, se rimane coerente, anche per rompere la diarchia franco-tedesca, in cui la Francia svolge il ruolo di chaperon interessato della egemone Germania.

Credo che Gentiloni e Macron non debbano farsi soverchie illusioni. C'è da chiedersi: perché l'egoista ed arrogante Germania dovrebbe accettare la riforma dell'attuale assetto dell'UE e, in questo ambito, dell'Euro che la favorisce e ne ha determinato la supremazia in Europa, che essa ha ricercato a più riprese fin dal tempo di Carlo Magno, passando per Otto von Bismarck e Adolf Hitler?

Gli arroganti capiscono solo il linguaggio della forza.

Per cui io non ho molta fiducia che la “bottegaia” Merkel agevoli il rilancio del progetto europeo. Come ha dichiarato lei stessa al vertice di Tallin “occorre parlare dei dettagli”;[4] e il ministro delle Finanze Schaeuble a SKY-TG24,[5] a sua volta, ha detto che la politica economica dell’UE non cambierà e che la Germania sarà favorevole a mettere in comune le Forze Armate. Evidentemente, per giovarsi dello scudo atomico francese e ridurre le spese: Ma il campo militare è solo una parte, piccola anche se importante, del nuovo assetto che si deve realizzare. E' sul resto che si gioca la vera partita per il popolo dell'Eurozona. Che ha già pagato un prezzo salato all'egemonia della Germania. Che ha voluto finora solo i vantaggi e rifiutato gli oneri della sua egemonia. La massone reazionaria Merkel (assieme al Maestro Venerabile Schaeuble) è stata dal 2005 la curatrice della costruzione in ambito UE di questo assetto leonino di autoesclusione della Germania dalle perdite, per giunta raccontando al popolo tedesco l'opposto.[6]


[1] Il piano Kalergi e la genesi dell’Unione Europea oligarchica


UE malata, governata dalla destra reazionaria, con la complicità dei sedicenti socialisti


[2] Unione Europea: rischio di disintegrazione, ma va salvata su nuove basi


[3] I difetti strutturali dell’Euro


[4] A Tallinn il vertice delle incognite. Merkel chiede tempo sulle riforme

Cena informale dei Ventisette prima del summit odierno su digitale e Web tax. La cancelliera: bene le idee dell’Eliseo, ma dobbiamo ancora parlare dei dettagli

MARCO BRESOLIN  -  29/09/2017


[5] Germania, Schäuble: "La politica delle finanze non cambierà dopo le elezioni"

WOLFGANG SCHAUBLE A SKY TG24 HD: UE/ BENE MACRON ALLA SORBONA, URGENTE UNA DIFESA UNICA EUROPEA

Venerdì, 29 settembre 2017 - 15:29:00


[6] Allego questa analisi tecnico-economica molto interessante e molto istruttiva che svolge una critica severa della politica economica attuata dalla Germania dall’introduzione dell’Euro, inclusa la riforma Hartz:

Esportare depressione, la formula tedesca da ribaltare
Gli stimoli Ue e le riforme non funzioneranno se non si superano i freni imposti dalla Germania
Sergio De Nardis* - 19/12/2014

http://www.linkiesta.it/austerity-tedesca-esporta-la-depressione  
NB: Vedi anche l’altra analisi dello stesso autore in essa linkata.


Appendice


1. La quota di export dell’Italia verso tutta l’UE è pari al 56% circa del totale; verso l’UEM a 19 al 42%; verso la Germania al 12,5%.[*] Tra i prodotti, le parti e accessori per autoveicoli e loro motori pesano complessivamente il 3%; le macchine di impiego generale l’11%.[*]

2. Le esportazioni (pari complessivamente a 420 mld circa) rappresentano il 25% del PIL. I problemi stanno nell’altro 75%, che vale il triplo.

3. La produzione manifatturiera italiana è calata con la crisi di quasi il 25%, ben prima delle sanzioni alla Russia, a causa degli effetti recessivi determinati dal mastodontico consolidamento fiscale (330 mld cumulati), imposto all'Italia dalla Commissione Europea Barroso (politica economica) e dalla BCE (politica monetaria e lettera del 5/8/2011 al governo italiano), per ordine della Germania.[**]

4. E’ positivo che la Germania importi i prodotti italiani (semilavorati per i prodotti tedeschi ad alto valore aggiunto), è sbagliato prefigurare un ruolo per l’Italia prevalentemente ancillare alla Germania.

5. In ogni caso, la leadership impone degli oneri che la Germania rifiuta di accollarsi (cfr. l’articolo di Sergio De Nardis), vuole solo i vantaggi, a spese dei partner (oltre che del resto del mondo), che vengono pian piano spoliati: il patto UE, come si è andato realizzando nella prassi in termini di interpretazione e applicazione delle regole al di là dei trattati (che pochissimi hanno letto), è squilibrato e iniquo e va di conseguenza riformato al più presto, togliendo o limitando, intanto, alla Germania il potere di interpretazione ed applicazione delle norme e facendo chiarezza sui vantaggi/svantaggi dell'attuale assetto. Chi lo debba fare è importante, io penso che vi debba provvedere il Parlamento Europeo.


[*] Aree geografiche di destinazione dell'export italiano (valori in milioni di euro)

Peso percentuale sul totale

………………………………....2015…2016…30/6/16…30/6/17

Europa…………………….........65,6….66,3…...67,3…….66,8

Unione Europea a 28.…..............54,8….55,9…..56,9….….56,5

di cui UEM a 19…………......…40,0….41,0…..41,8…......41,6

Paesi europei non UE..................10,8….10,4…..10,4….....10,3

Africa…………………...…...…..4,6…...4,2…....4,1………4,0

Africa settentrionale….................3,2…...3,0…....3,0………2,8

Altri paesi africani…...............….1,4…...1,2.…...1,1………1,2

America……………….....…….13,0…..12,8….12,5……..12,8

America sett.le ………….............9,6…....9,7…...9,6….......9,8

America centro mer.le..................3,3…….3,1…..2,8……...3,0

Asia………………………….…15,0…..14,8….14,2.……14,6

Medio Oriente……….......…...….5,2…...4,8…....4,7……...4,4

Asia centrale………………....….1,4…...1,4…....1,4…...…1,3

Asia orientale………….......….....8,5…...8,6…....8,1…...…8,9

Oceania e altri territori..................1,8..…1,9….…1,9….…..1,8


[**] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti



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Governo, staffetta Renzi-Gentiloni



Il Governo Renzi (come quello Letta) non ha avuto quasi nessun merito, ha campato di rendita sul risanamento mastodontico effettuato nella scorsa legislatura (330 mld cumulati)[1] per 4/5 dal Governo Berlusconi (267 mld cumulati), in maniera scandalosamente iniqua, e per 1/5 dal Governo Monti (63 mld cumulati), in maniera più equa (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF). E le cui misure strutturali valgono tuttora (vedi, in particolare, la severissima riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011, e la riforma delle pensioni Fornero, 2011[2]), che procurano risparmi di una ventina di miliardi l'anno e che hanno reso possibile la politica monetaria espansiva della BCE,[3] che procura anch’essa un risparmio di circa 20 mld annui di interessi passivi. 

Renzi è tosto, non c'è dubbio, ma si è opposto all'UE solo a chiacchiere, ha fatto solo scena: l'Italia è il Paese che rispetta di più il parametro deficit/Pil[4] (durante la crisi, gli altri Paesi se ne sono altamente fregati delle richieste dell'UE; come ora nella ripartizione dei migranti); ha l'avanzo primario più alto, che toglie risorse all'economia reale e perpetua la recessione-stagnazione. Renzi è stato solo interessato ad ottenere dall'UE una miserevole flessibilità, da distribuire e sprecare in mance elettorali o in regali costosi ed inefficaci agli imprenditori (22 mld) e non in provvedimenti più idonei (vedi l'ultimo rapporto OCSE, che suggerisce di investire in opere pubbliche in settori mirati[5]), tesi alla crescita economica, che intervengano congruamente sul denominatore del rapporto debito/Pil, che è l'unico che conta per la valutazione della sostenibilità del debito pubblico, che ovviamente finché c’è un deficit non può che crescere in valore assoluto. Va aggiunto che Renzi ci ha messo del suo per meritarsi la benevolenza dell'UE e della BCE: ha varato la riforma del lavoro, giudicata severa perfino dalla Professoressa Fornero.[6]

Infine, last but not least, l'anno prossimo è prevista l'approvazione dell'inserimento dello stupido (copyright Prodi, riferito già al 3%) fiscal compact nei trattati UE, che come si vede impedisce politiche economiche anticicliche: l'Italia dovrà dire NO! Però, intanto, Renzi l'aveva confermato nell'art. 81 della "sua" Costituzione, bocciata sonoramente dal popolo italiano.[7]

Ecco, il Governo Gentiloni non dovrà ripetere gli stessi errori e, soprattutto, dovrà, assieme a Renzi, che rimane segretario del PD ed ha i numeri al Parlamento europeo per far cadere la Commissione Juncker,[8] affrontare la questione fondamentale delle regole europee, sapendo, come conferma purtroppo il lavoro fatto dai parlamentari europei Mercedes Bresso e Elmar Brok nell’ambito della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo che ha approvato il loro rapporto[9], che va fatto un duro lavoro perché esse, dall’approvazione del Trattato di Lisbona, vadano finalmente interpretate ed applicate NON in senso ordoliberista, secondo l'ottica e nell'interesse della Germania e dei suoi satelliti, ma mirate alla piena occupazione e al progresso sociale dell'intero popolo dell'Unione europea (vedi Preambolo e art. 3 del TUE).

Infine, il nuovo Governo ha ripristinato il Ministero per il Mezzogiorno, decisione sicuramente molto positiva che riporta sul tavolo l’annosa e dirimente per l’Italia questione meridionale, in parte “sporcata” dall’affidamento del CIPE al nuovo Ministero dello Sport, retto dal renziano Lotti, perché è di tutta evidenza che la chiave di volta per cominciare a risolverla è anche, ma non soltanto, l’entità delle risorse e la qualità del loro utilizzo.[10]


[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[2] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[3] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica


[4] EUROSTAT – Deficit/Pil

.................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015

Italia........ -1,5...-2,7..-5,3..-4,2...-3,5..-2,9...-2,9…-3,0..-2,6

Francia.....-2,5...-3,2...-7,2..-6,8..-5,1..-4,8...-4,0…-4,0...-3,5

Spagna.....+2,0..-4,4..-11,0..-9.4..-9,6.-10,4..-6,9…-5,9..-5,1

Gran Br.... -3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7...-8,3..-5,6…-5,6..-4,4

Germania +0,2..-0,2....-3,2..-4,2..-1,0...-0,1..-0,1...+0,3..+0,7


[5] Ocse: “Più investimenti pubblici per evitare trappola della bassa crescita. Il pil dell’Italia aumenterebbe fino al 2%”

L'organizzazione parigina ha calcolato di quanto salirebbe il prodotto interno dei diversi Paesi se abbandonassero l'austerity e aumentassero la spesa pubblica produttiva dello 0,5% del pil. Nell'Ue sarebbe la Germania a guadagnare più di tutti: +2,5% nel lungo periodo. Roma dovrebbe partire da interventi per la sicurezza anti-sismica, "la promozione di un’economia a basse emissioni" e spese per scuola e famiglie

di F. Q. | 28 novembre 2016


[6] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2851776.html  oppure  
http://vincesko.blogspot.com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero.html  


[7] Referendum costituzionale, il NO vince col 59% contro il 41% del SI’ e riapre i giochi politici


[8] Il premier ribatte a Juncker: “È il ruggito di un debole, l’Italia merita rispetto”

FEDERICO GEREMICCA

16/01/2016

Sia come sia - e vista la decisione di Juncker di rispondere colpo su colpo - la scontro rischia di finire davvero fuori controllo: in un momento, per altro, tra i più difficili nella storia dell’Unione europea. Matteo Renzi, però, non sembra spaventato dalla prospettiva, e dopo l’affondo anti-Juncker prodotto mercoledì da Gianni Pitella a Strasburgo, la mette così, a chi gli chiede cosa accadrà: «Non credo nello scontro. E non credo, soprattutto, che convenga a Juncker. Abbiamo i numeri per far saltare la sua maggioranza», dice. Poi sorride e aggiunge: «Ma siamo saggi, e non lo faremo».


[9] 30.10.2015 DOCUMENTO DI LAVORO sul tema Migliorare il funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del Trattato di Lisbona Commissione per gli affari costituzionali Correlatori: Mercedes Bresso, Elmar Brok

http://www.mercedesbresso.it/wp-content/uploads/2015/11/Bresso-Brok.pdf  

C’è al par. 29 e al par. 45 la conferma di tutto l'armamentario attuale, incluso lo stupido e nefasto fiscal compact.

29. Abbiamo bisogno di ulteriori riforme dell'UEM che la dotino di una governance economica efficace e democratica (per i settori in cui la Commissione può fungere da organo esecutivo e il Parlamento europeo e il Consiglio possono agire in qualità di colegislatori). Qualsiasi ulteriore sviluppo dell'UEM dovrebbe essere basato e sulla normativa in vigore (come il Six pack, il Two pack e l'Unione bancaria) e sulla sua attuazione. Per essere efficace e legittimo, tale governo dovrebbe essere pienamente collocato all'interno del quadro istituzionale dell'Unione (cfr. il punto H di seguito) e dovrebbe rafforzare le sue capacità in sette ambiti (cfr. i punti da A a G):

45. Si dovrebbe garantire la piena attuazione dell'attuale quadro basato sul Six pack e sul Two pack e del semestre europeo. Gli squilibri macroeconomici dovrebbero essere affrontati in modo specifico, e il controllo di lungo periodo sul disavanzo e sui livelli ancora estremamente elevati del debito dovrebbe essere garantito migliorando l'efficienza della spesa, dando la PE569.777v02-00 8/15 DT\1077428IT.doc IT priorità agli investimenti produttivi, offrendo incentivi alle riforme strutturali e tenendo conto delle condizioni del ciclo economico.


C'è una sola menzione dell'art. 3 del TUE e parla di "rafforzare l'economia sociale di mercato", che è una presa in giro, uno specchietto per le allodole, poiché il titolo altisonante è ingannevole e smentito sia dal vero contenuto teorico che dalla realtà (v. Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2848095.html  oppure  

31. Dovrebbe essere individuato e stabilito per legge un numero limitato di ambiti chiave per le riforme strutturali che consentano di incrementare la competitività, la convergenza dell'economia reale e la coesione sociale nell'arco di un periodo di 5 anni, con l'obiettivo di rafforzare l'economia sociale di mercato europea (come previsto dall'articolo 3, paragrafo 3, del TUE).


Non c'è, invece, nessuna menzione dei veri obiettivi contenuti nella missione dell'Unione Europea, sanciti nel Preambolo e nell'art. 3 del TUE: la piena occupazione e il progresso sociale (v. Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2837437.html  oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/09/sono-lue-e-la-bce-non-rispettare-i.html).


[10] Sud, false opinioni, alcuni dati e proposte



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L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale



  

Chi ha paura del governo tecnico?

Carlo Clericetti  -  28 NOV 2016


Citazione: “non sarebbe però male ogni tanto notare che la scienza economica non si limita ad un unico paradigma e che la complessità dei tempi che viviamo non sopporta risposte univoche”.


Prendo spunto dalla frase di Domenico, per fare, anzi ri-ripetere, alcune considerazioni.


Neo-liberismo

La frase di Domenico è un esempio preclaro di proiezione. Come se non avessero fatto già abbastanza danni col neo-liberismo, dopo 30 anni di sfracelli pagati dai poveri cristi per colpa di questa ideologia fallimentare (che suppongo il padre del liberismo, l’economista e filosofo morale Adam Smith, aborrirebbe), gli utili idioti al soldo dei ricchi non sono mai paghi, devono guadagnarsi la pagnotta. D’altronde, come farebbero i ricchi, che sono 4 gatti, a spadroneggiare se non potessero contare su risorse enormi, il controllo dei media, ormai da 30 anni anche quello accademico, e l’ausilio di utili idioti ben retribuiti e non? La loro presunta terapia, più che rasentare, anzi oltrepassare, la solita spietatezza degli adepti del neo-liberismo, come per solito capita a chi ha subìto un’educazione autoritaria e repressiva e diventa facile strumento della manipolazione psicologica, sfocia ormai nel ridicolo. Esilarante, se non fosse tragico per le vite di miliardi di persone.


Spread 2011


(a) Manovre correttive.

Come ho già rilevato più volte, il risanamento dei conti pubblici è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico (nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, ¾ dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e ¼ dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF), per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi.

Le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.

E’ ovvio, tranne per i neo-liberisti, che queste misure pro cicliche hanno avuto l’effetto di aggravare e prolungare la crisi economica.


(b) Latitanza della BCE

Gli interventi si resero necessari, e in quella dimensione, proprio a causa della latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi, assieme alla decisione assurda di aumentare, unica banca centrale ad averlo fatto, il tasso di riferimento in piena crisi economica (Gavronski, Graf.8 http://www.fulm.org/articoli/economia/progetto-euro-andato-storto-riforma-necessaria-dell-eurozona-1), chiedendo in cambio “riforme”, si sono limitati agli SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMT, mai implementati finora.

In più, a differenza della FED (i cui interventi sono stati, invece, massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, cioè riducendo di pari importo la massa monetaria, per paura della (fantomatica) inflazione.


(c) Riforme strutturali

Al posto dell’azione di politica monetaria, la BCE si è dedicata, travalicando il suo ruolo, alla declamazione-imposizione delle cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, oltre al “consolidamento” dei conti pubblici nel breve-medio periodo.

Infatti, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati.


Politica economica keynesiana

Naturalmente, col solito meccanismo della proiezione, gli adepti del neo-liberismo imputano alla teoria keynesiana l’ostinazione di applicare in ogni congiuntura, sia quelle favorevoli che quelle negative, la stessa terapia economica. Ma questo non è affermato da Keynes. La deroga a questa regola, pur verificatasi in varie occasioni da parte dei governi in carica, non fa venir meno l’assunto principale della teoria keynesiana che, in congiunture economiche negative, è necessario l’intervento pubblico, aumentando la spesa pubblica e finanziandola a deficit accrescendo il debito pubblico. Provvedendo poi a ridurre la spesa ed aumentare le imposte, ove necessario, quando la crisi economica sia superata.

Purtroppo, con l’adozione della norma del pareggio strutturale di bilancio in Costituzione, sia nel vecchio che nel nuovo, eventuale, testo dell’art. 81, interpretata in maniera restrittiva dall’oligarchia europea, ci siamo preclusi “strutturalmente” la possibilità di attuare politiche economiche anticicliche. 

L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale. 



Post collegati:


Analisi parziale del complotto contro Berlusconi


La religione neo-liberista

Spread, tornano la strumentalizzazione e la paura


Per un’analisi complessiva della politica monetaria della BCE durante la crisi, corredata dalle prove (100 note), allego la modifica da me elaborata della relativa voce di Wikipedia (poi annullata da un volontario-amministratore per ragioni strampalate).

8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica



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Referendum, meglio tenerci la Costituzione che abbiamo



Carlo Clericetti  -  26 NOV 2016

Il funerale della Costituzione


Prima osservazione: referendum

1. La deforma costituzionale è in gran parte un obbrobrio, prima di tutto linguistico. La prosa è efficacia, basta confrontare i due testi vecchio e nuovo per appurarlo facilmente http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/AC0500N.Pdf.

2. Quelli del sì accusano quelli del NO di conservatorismo. Ma da gente che stravolge abitualmente il termine riforma ed ignora il significato deteriore di conservatore (cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/conservatore/) sarebbe sorprendente aspettarsi che affermasse il contrario. 

3. La ragione principale per sostenere che l’attuale Parlamento non avrebbe dovuto revisionare la Costituzione è che la revisione costituzionale attuata - con una differente maggioranza non di Csx ma di Cdx - è giocoforza per vari aspetti opposta a quella delineata nel programma elettorale vincente (“Italia bene comune”, maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato  http://archive.partitodemocratico.it/speciale/cartadintenti/home.htm). E questo da solo già basta e avanza. 

4. In più, l’attuale Parlamento è stato eletto con una legge elettorale incostituzionale; la Corte Cost. ha ritenuto – illogicamente - di salvare la legislatura, ma il Parlamento avrebbe fatto meglio ad astenersi dal toccare la Costituzione. 

5. In più, ancora, l’iniziativa della revisione è stata del Governo, che - Calamandrei a parte -, ha tradito, facendo questo, il mandato elettorale; presieduto da un PdC neppure candidato e che per giunta ha proceduto con modalità “di parte”, molto divisive, ripetendo l’errore fatto in precedenza quando si è modificato la Costituzione a colpi di maggioranza; e varando misure e con una maggioranza parlamentare opposte alla coalizione ed al programma elettorale vittorioso, tradendo così per 2 volte il suo elettorato. 

6. Sul merito della revisione, la riforma/deforma Renzi-Boschi ha alcune cose buone (ad esempio, a mio avviso, la modifica del Titolo V, che, però, sarebbe dovuta essere più radicale e contemplare una riduzione del numero delle Regioni, cosa difficilissima ma necessaria, soprattutto al Sud), ma tantissime sbagliate, cfr. l’analisi puntuale dell’Avv. Besostri, colui che ha iniziato l’iter che ha portato alla sentenza sull’incostituzionalità del “Porcellum”, COSTITUZIONE ITALIANA: RIFORMA O DEFORMA? (Puntata 01) https://www.youtube.com/watch?v=1IFUdUBu5e8, COSTITUZIONE ITALIANA: RIFORMA O DEFORMA? (Puntata 02)

https://www.youtube.com/watch?v=ZZcWnv7f_lY, COSTITUZIONE ITALIANA: RIFORMA O DEFORMA? (Puntata 03) https://www.youtube.com/watch?v=5SZvn87ROJA

7. Il popolo, come massa, è fatto da sempre in gran parte di disinformati, utili idioti manipolabili, facili prede di pifferai magici (cfr. il carteggio tra Einstein e Freud in “Perché la guerra?”[1]). Era compito degli intellettuali di sinistra educarlo, elevarlo, dargli coscienza critica. Da 20 anni, gli intellettuali di sinistra si sono omologati agli agit-prop di destra. I VIP del sì, con l’alibi del cambiamento, sembrano diventati anche loro dei vecchi conservatori. E supportano la deforma costituzionale di un contaballe seriale e traditore. La questione è prepolitica, attiene all'etica. Dispiace. Sarebbe stato meglio il silenzio da parte loro.


Seconda osservazione: Unione Europea in Costituzione

Citazione: “Barra Caracciolo mette in evidenza che non solo l'adesione all'Unione viene costituzionalizzata, ma la formulazione è tale che le norme europee diventano sovraordinate rispetto a quelle della nostra Costituzione”.

Barra Caracciolo ne sa più di me, ma anche in questo caso credo disinformi, poiché il nuovo testo sostituisce soltanto il termine “comunitario” con “dell’Unione europea”.

LA RIFORMA COSTITUZIONALE

Testo di legge costituzionale

Testo a fronte con la Costituzione vigente

Art. 117

Vecchio testo

“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.

Nuovo testo

“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”.


Terza osservazione: missione dell’Unione europea

Citazione: “per la Costituzione italiana il valore più importante è quello del lavoro, come recita la prima frase, per l'Unione è invece la stabilità dei prezzi, a cui tutto il resto deve essere subordinato”.

Ne abbiamo già discusso. Questo vale solo per la BCE (art. 2-Obiettivi Statuto BCE). E’ falso, invece, che la stabilità dei prezzi sia sovraordinata a tutti gli altri obiettivi anche per l’Unione europea. Questo è quello che cercano di far passare informalmente e nella comunicazione sia la Germania, sia la burocrazia europea, dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, ma la stessa BCE, che nel suo sito ha adeguato il testo delle sue funzioni proprio a tale scopo, si è limitata a mettere in rilievo che la stabilità dei prezzi è diventato un obiettivo anche dell’Unione europea, e non arriva ancora a scrivere che esso sia sovraordinato anche per l’UE.

L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea”.

Come dicevo, ne abbiamo già discusso in passato (cfr. http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/06/24/gli-apprendisti-stregoni-dellausterita/), la missione dell’UE è statuita dall’art. 3 del TUE, che pone come obiettivi prioritari dell’Unione europea, non la stabilità dei prezzi, ma “una crescita economica equilibrata” e “la piena occupazione”. Io, su questo aspetto fondamentale, anziché con Barra Caracciolo e Giacché, sono d’accordo col prof. Daniele Ciravegna: sono l’UE e la BCE a non rispettare i Trattati europei.[2]

Sono Ue e Bce a non rispettare i trattati europei

04/08/2015

Il modello d’Europa definito dai trattati europei appare assai migliore rispetto all’effettiva gestione che alla comunità europea stanno dando gli organismi investiti del governo dell’Ue


***


1. Ho scoperto che il blog di Barra Caracciolo è censurato da Twitter: ben gli sta, chi la fa l’aspetti! Chi di censura ferisce di censura perisce. Non ne so altri…[3]

2. Sono ignorante in materia, ma Barra Caracciolo, anche perché scrive malissimo, mi sembra poco condivisibile. E temo faccia artatamente confusione tra compiti e missione, che in definitiva sono gli obiettivi primari di un’organizzazione.

“Art. 55 Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato”.

3. Anche il lungo art. 70 definisce le competenze e le modalità in cui si svolgono i compiti della Camera e del Senato. Ma che c’entra la subordinazione rispetto all’UE? Quella in parte già c’è, se no che Unione è. Il problema è che l’ispirazione primigenia neo-liberista-ordoliberista e burocratica è il peccato originale,[4] con un Parlamento europeo dimidiato, una BCE troppo indipendente,[5] con i testi dei Trattati ambigui e la loro interpretazione troppo discrezionale, “orientata” e spesso fatta con 2 pesi e 2 misure.[6] Un mezzo casino. Gestito da politici mediocri, come Renzi, Merkel, Hollande,[7] facili prede dei poteri forti. Meglio, perciò, stare fermi un giro, tenerci la Costituzione che abbiamo, in attesa di tempi e uomini migliori. NO!  


[1] L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi


[2] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei


[3] Dialogo acceso tra Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo) e me sui poteri della BCE


[4] UE malata, governata dalla destra reazionaria, con la complicità dei sedicenti socialisti


[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE


[6] Commissione UE, due pesi e due misure


[7] UE, classifica (personale) dei mediocri



Articolo collegato:


Gustavo Zagrebelsky: “Costituzione indifesa come a Weimar. Fermiamo gli apprendisti stregoni” «Parlamento illegittimo, non poteva cambiare la Carta. Ma i garanti tacciono Mourinho direbbe: riforma zero tituli. Col proporzionale torna la politica»

GIUSEPPE SALVAGGIULO  -  29/11/2016

[…] La riforma non tocca i principi, la prima parte della Carta.

«Davvero si tratta solo di efficienza dell’esecutivo e non anche di partecipazione di coloro che a quei principi sono interessati? A proposito: a me pare che sia stato violato proprio l’articolo 1». 

In che modo?

«La riforma è stata approvata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale. Fatto senza precedenti». 

Però la sentenza della Consulta sul Porcellum dice che il Parlamento resta in carica.

«La prima parte della sentenza dice che la legge è incostituzionale perché ha rotto il rapporto di rappresentanza democratica tra elettori ed eletti. La seconda che, per il principio di continuità dello Stato, il Parlamento non decade automaticamente. Bisognava superare il più presto possibile la contraddizione. Invece il famigerato Porcellum, che tutti aborrono a parole, non è affatto estinto: vive e combatte insieme a noi perché il Parlamento che abbiamo è ancora quello lì. La riforma costituzionale è stata approvata con i voti determinanti degli eletti col premio di maggioranza dichiarato incostituzionale. Ma i garanti della Costituzione fanno finta di niente e tacciono». 

Chi sono i garanti?

«Dal presidente della Repubblica ai singoli cittadini. La Repubblica di Weimar, nella Germania degli Anni 30, implose anche per l’assenza di un “partito della Costituzione” che la difendesse oltre gli interessi contingenti dei partiti. Oggi accade lo stesso». 

Perché è violato l’articolo 1? 

«L’articolo 1 dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Ebbene, questo Parlamento non è stato eletto secondo le forme ammesse dalla Costituzione. C’è stata un’usurpazione della sovranità popolare. La riforma è viziata ex defectu tituli». 

Professore, così diamo nuovo materiale a Crozza.

«Allora citiamo Mourinho: è una riforma “zero tituli”».



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Sudditi dell’UE e della BCE o cittadini sovrani?


SUDDITI O CITTADINI SOVRANI?

9 ottobre 2016


1. Le sigle attuali dei Trattati europei sono: TUE (Trattato dell’Unione europea) e TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea). (Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (pubblicati on line il 27 febbraio 2013) http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf).

2. L’art. 130 del TFUE è stato travasato nell’art. 7-Indipendenza dello Statuto della BCE; l’articolo 128 del TFUE nell’articolo 16-Banconote dello Statuto BCE.

3. La BCE è indipendente dal potere politico, analogamente a quasi tutte le altre banche centrali, ma questo va sempre contemperato con - e subordinato a - l'interesse superiore di fare il bene del popolo, come recita il sito della BoE (“Promoting the good of the people of the United Kingdom by maintaining monetary and financial stability” http://www.bankofengland.co.uk/). Inoltre, l’indipendenza della BCE dal potere politico vale biunivocamente, quindi quando la BCE “condiziona” l’esercizio dell’attività politica compie un vulnus dei principi della democrazia e delle rispettive responsabilità in capo alla BCE, per la politica monetaria, e agli Organi politici, per tutto il resto.

4. Gli inadempimenti statutari maggiori della BCE hanno riguardato l’art. 2-Obiettivi (al plurale!), che coinvolge il fondamentale art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, definisce ed esplicita la “missione” complessiva dell’Unione europea, finalizzandola a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la BCE un semplice strumento di questa missione e la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo.

5. In forza dell’art. 340 del TFUE, “la Banca centrale europea deve risarcire, conformemente ai principi generali comuni al diritto degli Stati membri, i danni cagionati da essa stessa o dai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni”.

6. Non è vero che gli atti della BCE sono inappellabili. Il controllo giudiziario sulla BCE è esercitato dalla Corte di giustizia europea (CGUE) (art. 35 dello Statuto BCE, protocollo 4, allegato al Trattato di Lisbona https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf).

7. Ne discende che più che gli articoli o gli appelli occorrerebbe vagliare la strada maestra della legge e, se del caso, implementare un’azione collettiva di responsabilità contro la BCE per violazione dei Trattati e dello Statuto, da presentare al Parlamento europeo per la sanzione politica e alla Corte di giustizia europea per la sanzione giudiziaria.

PS: Art. 104 del Trattato UE? Ci deve essere un errore.


Appendice


Ho capito l’errore relativo all’art. 104 leggendo l’allegato linkato al sito dell’Avv. Mori. Si tratta dell’ex art. 104 del Trattato di Maastricht, ora sostituito dall’articolo 126 del Trattato di Lisbona (TFUE, vedi testo linkato sopra). Ma, ovviamente, non c’entra nulla la BCE, che non ha nessun potere di imporre agli Stati membri il rispetto dei parametri di Maastricht e sue modificazioni (ad esempio, Six Pack e Fiscal Compact). Ha solo – diciamo così - la facoltà, di cui si avvale amplissimamente nei suoi rapporti periodici, di CRITICARE e la mancata osservanza dei detti parametri e le omesse applicazioni delle sanzioni agli Stati membri da parte della Commissione europea e del Consiglio europeo.


Segnalo solo alcune delle incongruenze contenute nell’Esposto dell’Avv. Mori. 

1. “Come noto la leva monetaria determina direttamente il tasso di occupazione in una nazione. Con maggior precisione la leva monetaria consente di gestire l’inflazione”. Falso, che lo possa fare da sola. 

2. “Nello stesso periodo luglio-agosto 2011 la DeutsheBank cedeva circa l’88% dei titoli di stato italiani nel suo portafoglio”. Falso, come peraltro è scritto (ho letto adesso) in altro post nel sito di Mori, tali vendite avvengono nel 1° semestre 2011, quindi non c’è un nesso causale diretto con la crescita dello spread, anche se probabilmente fanno da innesco alla valanga speculativa successiva sui titoli di Stato italiani. 

3. “Detta lettera [del 5/8/2011 della BCE] sarebbe stata sottoscritta sia dal Governatore in carica Jean Claude Trichet che da quello che lo sarebbe divenuto a breve ovvero Mario Draghi (In allora Governatore di Banca Italia). L’austerità, dopo aver completamente distrutto l’economia greca, arrivava dunque anche in Italia”. Falso, l’austerità in Italia arriva nel 2010, dopo la crisi del debito greco, con la prima manovra correttiva del governo Berlusconi, la più scandalosamente iniqua, il DL 78 del 31.5.2010, di 24,9 mld (62,2 mld cumulati, secondo il “Sole 24 ore”), cui fanno seguito la legge di Stabilità 2011 e il DL 98 del 6.07.2011 (80 mld), seguito dopo circa 40 giorni dal DL 138 del 13/8/2011 (60 mld), che appunto consegue ai diktat della lettera della BCE. Ma a causa della credibilità prossima allo zero del premier Berlusconi, in rotta con la diarchia Merkel-Sarkozy, e alla quasi latitanza della BCE (che comunque comincia a comprare titoli pubblici italiani il 22/8/2011 e li protrae fino al febbraio 2012, per un ammontare di 102,8 mld), tutto è inutile e Berlusconi rassegna le dimissioni. 

4. Il Gruppo Bildemberg e la Commissione Trilaterale, secondo il Gran Maestro massone Gioele Magaldi (cfr. il libro “Massoni”) sono emanazioni di secondo livello della Massoneria, verso cui hanno un rapporto ancillare. 

5. “Specificamente alla CNN Monti ha addirittura dichiarato testualmente il seguente concetto: “Bene stiamo guadagnando posizioni migliori in termini di competitività grazie alle riforme strutturali. Stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale”.”. Falso, basta leggere e ascoltare l’intervista di Monti alla CNN per constatarlo (cfr. “Monti ha detto che anche se il suo paese stava stimolando la competitività attraverso riforme strutturali, "stiamo distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale." "Quindi, ci deve essere una operazione di domanda in tutta Europa, una espansione della domanda", ha detto. Gli Stati Uniti e l'Italia erano tra i paesi che maggiormente facevano pressioni sulla Germania per un atteggiamento più accomodante sulla crescita al vertice del Gruppo del G8 qui questo fine settimana. Tuttavia, il G8 non è riuscito a raggiungere il consenso sulla questione”. «Monti confessa alla CNN: "Stiamo distruggendo la domanda interna"»

https://www.youtube.com/watch?v=LyAcSGuC5zc). 

6. Fu il debole Berlusconi, nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011, a negoziare e ad accettare il fiscal compact (equilibrio del bilancio, che peraltro fu resa condizione necessaria per poter beneficiare, ove occorresse e lo si richiedesse, dell’aiuto del MES), poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD e Scelta Civica. CONSIGLIO EUROPEO 24 E 25 MARZO 2011 CONCLUSIONI http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it%/ec/120304.pdf. Questa informazione non è inclusa nella relativa voce di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo

7. In conclusione, riporto gli ammontari delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura (i numeri sono più eloquenti di tante parole): Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura): - governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%); - governo Monti 63,2 mld (19,2%); Totale 329,5 mld (100,0%). LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè (ed è un calcolo che sa fare anche un bambino), per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.


Do il link per le prove documentali sulle manovre correttive:  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.htmlSegnalo altre 2 incongruenze nell’Esposto. 

1. E’ lui la causa dell’errore, poiché scrive: “L’Art. 104 del TUE ha altresì attribuito tutti i poteri di raccomandazione e di imposizione di politiche fiscali d’austerità a BCE, di fatto sottraendo definitivamente la sovranità alle nazioni dell’Europa che da tale momento venivano ufficialmente consegnate ai mercati”. Tranne un solo riferimento nel comma 14 dell’ex art 104 del Trattato di Maastricht (ora sostituito dall’art. 126 del TFUE) ad un ruolo consultivo della BCE per la stesura del protocollo sui disavanzi eccessivi, che riporto per intero, “14. Ulteriori disposizioni concernenti l'attuazione della procedura descritta nel presente articolo sono precisate nel protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi allegato ai trattati. Il Consiglio, deliberando all'unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, adotta le opportune disposizioni che sostituiscono detto protocollo”, non c’è scritto da nessuna parte, e non poteva essere altrimenti, che “L’Art. 104 del TUE ha altresì attribuito tutti i poteri di raccomandazione e di imposizione di politiche fiscali d’austerità a BCE”. 

2. Anche per quanto riguarda le pensioni, la riforma delle pensioni SACCONI (DL 78/2010, art. 12, e i 2 DL del 2011) è molto più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni FORNERO (DL 201/2011, art. 24) (Cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html). 

CONCLUSIONE. Ho incrociato in passato un paio di volte scritti dell’Avv. Marco Mori. E ne ho tratto la constatazione che, assieme a varie cose buone, in particolare quando cita esperti come il Prof. Giuseppe Guarino, scrive tante fesserie gravi, segnatamente in temi economici. Dal mio archivio traggo, in conclusione, questa sua perla: “Imposte sulla casa si avvicina la scadenza. Io non pagherò e voi?” giugno 12, 2015 posted by Avv. Marco Mori http://scenarieconomici.it/imposte-sulla-casa-si-avvicina-la-scadenza-io-non-paghero-e-voi/. In calce all’articolo c’è un mio commento. 



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