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Savona o non Savona





Si discute animatamente in questi giorni della ventilata nomina del professor Paolo Savona a ministro dell’Economia del governo Conte.

Savona o non Savona, il nocciolo della questione - detto da europeo convinto - è che l'attuale struttura dell'Euro è squilibrata e monca,[1 o 2] o la si completa in senso federale, com'era inizialmente previsto, prevedendo gli aggiustamenti conseguenti (in particolare i trasferimenti fiscali dai Paesi forti a quelli deboli),oltre a quelli causati dall'egoismo ottuso della Germania (parametro più severo circa il surplus commerciale e sanzioni severe per chi lo sfora[1 o 2])   o l'Euro, moneta unica per 19 Paesi troppo eterogenei, non può reggere. Elementare, mi pare.


In più, domina in UE l'ideologia neo-liberista, [1 o 2] teoria economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi, con una fede mal riposta nella capacità del mercato di autoregolarsi e, di conseguenza, il principio incorporato stupido di (quasi) escludere una politica economica anti-ciclica. Il che - come si è visto con la crisi - rende l'EUZ estremamente vulnerabile e ancor più squilibrata e iniqua tra Paesi forti e Paesi deboli.


La BCE (gestione Trichet) è stata l'unica banca centrale al mondo ad aumentare (per ben 2 volte) il tasso di sconto in piena crisi economica, per paura della fantomatica inflazione, che infatti dopo un po’ si trasformò in deflazione. Presidente della BCE era Trichet, nel Consiglio direttivo sedeva Bini Smaghi, che anche ieri pontificava con un editoriale sul Corriere.  

In violazione del proprio statuto (art. 7-Indipendenza, che dev'essere reciproca con gli Stati), si permise di impartire prescrizioni di politica economica al governo italiano (lettera del 5/8/2011).   

La politica monetaria espansiva della BCE, condizionata dalla Germania, è cominciata nel marzo 2015, esattamente con 6 (sei) anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ. Nel frattempo, in Italia c'è stato un calo del Pil di quasi il 10%, la distruzione di quasi il 25% della capacità industriale, la perdita di 1 milione di posti di lavoro e alcune centinaia di suicidi.[1 o 2]  



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Lettera a Ugo Magri: le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano, la mirabolante ‘quota 100’



Dopo le reboanti e in gran parte menzognere promesse elettorali sia della Lega Nord che di M5S, anche sulle pensioni con la preannunciata abolizione della odiata riforma Fornero, alla quale vengono attribuite erroneamente ed essi stessi attribuivano scientemente misure severe della ben più severa riforma SACCONI,[*] è necessario che l’inganno continui e i nodi non arrivino al pettine. Pubblico la lettera che ho inviato ieri a Ugo Magri de La Stampa, dopo aver letto un suo articolo con una bufala sulle pensioni; e, di seguito, la sua risposta.


[*] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera all’On. Carla Ruocco di M5S sulle sue fake news sulla riforma Fornero e sul Governo Monti



Le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano: la mirabolante quota 100.

Da:  v

15/5/2018  14:37


Egr. Dott. Magri,

Traggo dal Suo articolo di oggi «Il Colle non dà alibi a chi cerca pretesti: “Altre 48 ore purché sia la volta buona”» la seguente frase: “c’è un intero paese che attende «quota 100» per le pensioni”.

Lei è da sei mesi uno dei destinatari di alcune delle mie numerose lettere circolari volte a contrastare la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni, operata da sei anni dal centrodestra, col contributo di alcuni noti esperti previdenziali, inclusa la millantatrice professoressa Fornero, e di tutti i media.

Le bufale elettorali dei due candidati Salvini e Di Maio, a beneficio di milioni di allocchi, ovviamente continuano. Cerchi di non alimentarle, anche se - presumo - inconsapevolmente. Le segnalo che prima della riforma Fornero si era a quota 98. Se non ci fosse stata la riforma Fornero (che ha abolito le quote, somma di età anagrafica e anzianità contributiva), nel 2019 si sarebbe a quota 99, per effetto dell'adeguamento automatico SACCONI all'aspettativa di vita, cioè un anno in meno della, da Lei tanto decantata, mirabolante quota 100 salvinian-dimaiana.[1]

[1] La Normativa in Materia di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

Cordiali saluti,

V.


***


Riporto la risposta di Ugo Magri.


Re: Le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano: la mirabolante quota 100.

Da:  Magri Ugo<ugo.magri@lastampa.it>(Ugo.MAGRI@lastampa.it)

15/5/2018  15:26

A:  v  


Gentile V., “quota 100” in verità è ciò che stanno ipotizzando Di Maio e Salvini. Io mi limito a riferire quanto loro vanno promettendo, senza ovviamente la competenza che ha lei.

Grazie della lettera. Cordialmente

Ugo Magri 

Inviato da iPhone


***


Destinatari:


15/5/2018 14:37

CC

(n. 49)


15/5/2018 14:41

(n. 45)


15/5/2018 14:44

(n. 50)



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Lettera al Prof. Mario Baldassarri sulla sua intervista, con qualche imprecisione e una strana omissione, sul sorpasso della Spagna a danno dell’Italia




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa al professor Mario Baldassarri sulla sua intervista al programma radiofonico di Radio1 Tra poco in edicola, sul sorpasso dell’Italia da parte della Spagna in termini di prodotto pro capite, al quale ho partecipato anche io, come radioascoltatore, con un commento. In fondo all'articolo, pubblico la sua cortese, breve risposta e la mia breve replica.


Egr. Prof. Baldassarri,

Ho ascoltato ieri notte le Sue dichiarazioni alla trasmissione Tra Poco in edicola su RAI-Radio1, secondo argomento in scaletta, in merito al sorpasso della Spagna a danno dell’Italia in termini di reddito pro capite PPA (per parità di potere d’acquisto), in ordine alle quali mi permetto di osservare quanto segue, ripetendo e integrando il mio breve commento reso in diretta.


Debito pubblico

Lei ha esordito citando il debito pubblico dell’Italia, che sarebbe il doppio di quello della Spagna. Che a me è parsa subito un’evidente défaillance mnemonica, che può capitare a tutti, poiché il debito italiano è pari a circa il 132% del Pil, quello spagnolo al 99%, mentre al 60% (che evidentemente la Sua memoria ha “traslato” ad oggi) lo era prima della crisi, come ho segnalato all’inizio del mio commento (in realtà, ricordavo male, era al 40%).

Nella successiva replica, anziché scusarsi e ringraziarmi della correzione, Lei ha aggiunto che il debito italiano sia arrivato al 132% mentre quello spagnolo al 98, lasciando pensare che sia cresciuto dopo la crisi più di quello spagnolo, il che è il contrario di ciò che è avvenuto, peraltro rispetto a tutti i Paesi di confronto, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, sia per la crescita (vedi appresso). Infatti, il debito italiano è passato dal 103% nel 2008 (2° governo Prodi) al 119% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) aumentando di circa 300 mld, passando da 1.600 a 1.900 mld, e al 132% attuale (2.286 mld al 28.2.2018), quindi è ulteriormente aumentato in sei anni di 390 mld, con un incremento percentuale dal 2008 pari al +28,2%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia più del quintuplo dell’Italia. Nonostante ciò, l’ammontare degli interessi, grazie alla politica monetaria della BCE, è sceso (inclusi gli swap) dal picco di 86 mld nel 2012 a 66, ma il dato anomalo non è 66 bensì 86 (vedi appresso), anzi, a ben vedere è anomalo anche 66, poiché l'Italia col 4% ha il primato (escluso il Portogallo) dell'incidenza percentuale della spesa degli interessi passivi sul Pil, anche per il mancato controllo del tasso d’interesse prima da parte della Banca d’Italia e poi della BCE, variabile fondamentale atteso che l'unica determinante dell'aumento del debito pubblico, da 25 anni, è la spesa per interessi passivi. 

Aggiungo, come segnalavo nel mio sms di replica (che il conduttore Stefano Mensurati non ha letto), che considerando anche il debito privato (dati OCSE) la situazione dell’Italia (172,5% del Pil) è migliore della Spagna (207,9), della Francia (233,9) e, soprattutto, dell’Olanda (261,3), uno dei maggiori censori abituali dell’Italia, in particolare del suo debito pubblico. Al riguardo, vale la pena di osservare che il FMI, nel recente report sul debito globale, sostiene che occorre contenere il debito pubblico per tenersi pronti agli interventi di salvataggio del settore privato, a fronte di una nuova crisi che si sta profilando all'orizzonte, invertendo preventivamente il focus dal debito privato al debito pubblico, come successe ex post per la crisi 2007-2008.

Inoltre, il rapporto debito/Pil dell’Italia risente della perdita, al denominatore, di circa 150 mld di prodotto a causa della grande recessione.

Infine, va considerato che:

1. Il debito pubblico italiano include attualmente delle poste straordinarie:

(a) aiuti a titolo oneroso agli altri Paesi in difficoltà (circa 60 mld), sui quali l’Italia incassa interessi;

(b) pagamento debiti pregressi PA (oltre 40 mld);

(c) disponibilità liquide del Tesoro (accantonamenti quando i tassi sono molto favorevoli), che variano mese per mese.

2. A fronte di un debito pubblico elevato, l’Italia ha una ricchezza privata elevata e, come abbiamo visto, un debito privato relativamente basso.

3. Infine, avendo un avanzo primario elevato (a differenza della Spagna) e avendo messo sotto controllo la spesa pensionistica (l’età di pensionamento di vecchiaia italiana è benchmark in UE con 67 anni nel 2019), il debito pubblico italiano è giudicato dalla Commissione Europea e da Centri Studi internazionali il più sostenibile nel lungo periodo.


BCE

Lei, poi, ha menzionato la riduzione dell’ammontare degli interessi passivi, grazie alla politica monetaria della BCE (“santo Mario Draghi”, ha detto). Nulla di più immeritato. E’ vero che poteva anche andare peggio con un tedesco al posto di Draghi, ma la politica monetaria espansiva della BCE è cominciata con ben sei anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoY.[1] Nel frattempo, fino al risolutivo “whatever it takes” del luglio 2012, e poi al QE, deciso in gennaio 2015 e implementato nel marzo successivo, c’è stato, in alcuni Paesi dell’Eurozona, il massacro figurato di centinaia di milioni di poveri cristi e il massacro letterale di centinaia di suicidi.

__________

[1] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE


Politica economica

Come segnalavo nel mio commento radiofonico, (i) il sorpasso è il frutto della politica economica divergente consentita dalla Commissione Europea: restrittiva all’Italia (fino al 2014), alla quale poi è stata concessa con difficoltà una relativamente misera e tardiva flessibilità rispetto al fabbisogno; molto espansiva, invece, alla Spagna, alla quale è stato permesso di sforare, e di parecchio, il limite del 3% per 10 anni, come è facilmente ricavabile da questa tabella comparativa su dati EUROSTAT[2]:

__________

[2] EUROSTAT – Deficit/Pil
...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Italia...........-1,5...-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4
Francia…...-2,5...-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4
Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5
Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7...-9,6...-7,7...-8,3..-5,6..-5,6..-4,4...-3,0
Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3..+0,7.+0,8
Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4...-5.0...-4,3..-3,9...-2,4...-2,3..-2,1..+0,4
Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7..-5,9..+0,7
Irlanda.......+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6..-8,0...-5,7..-3,7..-2,0..-0,6
Portogallo..-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4...-5,7...-4,8..-7,2..-4,4..-2,0
http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200


E (ii) l’Italia è stata costretta a varare manovre correttive mastodontiche per un ammontare complessivo di ben 330 mld (e le misure strutturali valgono tuttora), 4/5, pari a 267 mld, dal governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal governo Monti,[3] anche per input (eufemismo) della BCE (vedasi la lettera del 5.8.2011), con prescrizioni dettagliate, in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza Statuto BCE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[1]

__________

[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Su questo, che è un dato fondamentale per comprendere e spiegare ciò che è successo, incluso il sorpasso da parte della Spagna, Lei inspiegabilmente ha omesso di pronunciarsi.

Mi permetto di ri-rammentargliele. Traggo dal documento[3] (fonti: Il Sole 24 ore e CGIA di Mestre):

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1 o 2]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è anche peggio.

E poi (fonte ISTAT):

Politica fiscale del Governo italiano

In definitiva, la politica fiscale durante la crisi, in parte scelta dal Governo Berlusconi-Tremonti ed in parte imposta al Governo italiano dall’Unione Europea e dalla BCE, anche a causa delle debolezze extratecniche del PdC Berlusconi e della perdita di immagine del Paese (Placebo di Peter: Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti), che si riverberò sul Governo Monti, fu contrassegnata da fattori univoci nel senso della recessione:

a) la quasi assenza di misure anticicliche (meno dello 0,5% fu destinato alla crescita, contro il 2-3% medio negli altri Paesi);

b) l’avanzo primario, tranne il 2009-2010, culmine della crisi, fu consistente: “L’Italia ha registrato nei cinque anni considerati (2008-2012) un avanzo primario cumulato pari a circa il 5,4 per cento del Pil 2012, contro un disavanzo medio del 7,4 per cento nell’area dell’euro. La Germania ha conseguito un avanzo primario, pari a 4,7 punti percentuali di Pil, mentre la Francia ha conseguito un disavanzo primario per 7,4 punti percentuali. Eccezionali livelli di disavanzo si sono registrati in Irlanda (59 punti percentuali di Pil), Spagna (35 punti percentuali) e Grecia (30 punti percentuali)”;

c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi[6]: “Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.”; e sprecando d) [...]


Salvataggio banche

Lei ha, invece, criticato l’assenza di interventi a favore delle banche italiane, ripetendo la vulgata che imputa questi mancati interventi alla responsabilità del governo in carica, che come è noto era il governo Monti. Ma rilevo: a differenza della Spagna che, come ho affermato in diretta, ha beneficiato di aiuti del Fondo salvataggio europeo per oltre 40 mld (di cui una decina dell’Italia), come segnalato nel predetto sms, l’Italia non l’ha fatto perché, come ha confermato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, le sofferenze bancarie sono cresciute gradualmente e notevolmente solo dopo il 2011, correlativamente al prolungarsi della grande recessione, a causa della quasi assenza di misure anticicliche.

Traggo di nuovo dal documento[3]:

d) l’assenza della necessità di interventi di salvataggio delle banche - esclusa dalle stesse banche (a ragione, poiché le sofferenze quadruplicarono nell'arco di 6 anni soltanto per il prolungarsi della crisi, come ha confermato il Governatore Visco nel corso dell’audizione citata) -, allora in regime di bail-out (salvataggio esterno con soldi pubblici): “L’Italia ha attuato solo piccoli interventi a sostegno del settore finanziario, meno di due decimi di punto in termini di Pil del 2012 rispetto a un ammontare complessivo nell’area dell’euro pari a 5,5 punti. I governi che hanno finanziato in misura maggiore le banche con emissioni di debito pubblico sono stati l’Irlanda (28 per cento del Pil), la Grecia (20 per cento), la Germania e Cipro (10 per cento)”.


Conclusione

Com’è noto, il convitato di pietra di qualunque analisi riguardi l’Italia è, secondo l'opinione dei Tedeschi e quindi dell'UE, il debito pubblico (anche parecchi Italiani, incluso il conduttore Stefano Mensurati, la pensano così, però a differenza degli stranieri non citano mai tra le misure da prendere per ridurlo l'imposizione sulla ricchezza dei ricchi); dall’altra parte, dal punto di vista dell’interesse italiano, secondo l'esperienza di questi decenni, incide la scarsa schiena dritta (il prof. Sapelli adombra una sottomissione che rasenta la fellonìa) dei politici italiani quando sottoscrivono impegni dannosi per l'Italia (si veda, ad esempio, l’Unione Bancariamonca finora del terzo pilastro, ossia l’assicurazione dei depositi bancari). Per il primo – il debito pubblico -, a mio avviso, occorre riesumare le vecchie proposte di piani taglia-debito che prevedono un ruolo chiave dell'imposta patrimoniale sui ricchi (che si sono ulteriormente arricchiti con la crisi, anche attraverso la via surrettizia di addossare il risanamento dei conti pubblici sui non ricchi), che sono argomento, com’è noto, molto delicato e ostico, che vede una folta schiera di agit-prop ben retribuiti e, purtroppo, anche milioni di UTILI IDIOTI poveri prendere le difese dei ricchi (fenomeno bizzarro che incuriosì molto Einstein, che chiese lumi a Freud, cfr. “Perché la guerra?”); per il secondo - la schiena dritta -, forse è addirittura più difficile, poiché bisognerebbe fare assegnamento su esponenti sovranisti e quindi si rischierebbe di dover contare su populisti incapaci e sfaticati alla Salvini, sempre che questi non faccia una marcia indietro peggiore di quella che vide protagonista il tosto Renzi.

Quindi, a mio avviso, è giusto come Lei propone da anni tagliare la spesa corrente improduttiva, ma è necessaria anche l’assunzione di responsabilità da parte dei nostri ricchi per riparare la grossa perdita dell’impianto idraulico e rafforzare i muri maestri. Linevitabile domanda conseguente è: ci sentiranno da quest’orecchio o ripeteranno la finzione del 2011 quando, col governo Berlusconi, la casa bruciava e poi lasciarono che a provvedere fossero soprattutto i poveri cristi?[3] 

Anche per farsi perdonare le misure scandalosamente inique adottate dal governo Berlusconi-Tremonti, quando Lei era presidente della Commissione Finanze (lungi da me, beninteso, l’intenzione di sottovalutare il ruolo della ben più strategica Commissione Bilancio del Senato, retta allora dal Sen. Antonio Azzollini, fedele esecutore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti[3]), perché, egregio Professore, quando parla del debito pubblico, non riorienta leggermente il suo focus di accurato analista economico nel senso dell’equità delle misure secondo capacità di reddito e consistenza patrimoniale?

Cordiali saluti,

V.


PS: E’ la seconda volta che Le scrivo, la prima fu nel 2011 in merito all’errore che faceste quasi tutti sul raggiungimento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2026, in luogo del corretto 2021, errore che forse costò caro all’Italia.[3]


***


Riporto la risposta del prof. Baldassarri e la mia replica.


Radio RAI Tra poco in edicola del 21 aprile 2018

Pres. Mario Baldassarri<presidente@economiareale.it>(presidente@economiareale.it)

23/4/2018  14:17

A:  v  


Caro V.,

ho letto con attenzione le sue osservazioni. Come può ben capire è difficile argomentare in modo completo e preciso in una trasmissione di pochi minuti.

Se mi manda un suo indirizzo postale avrò piacere di farle avere i miei ultimi due o tre libri nei quali potrà meglio valutare le mie analisi e le mie posizioni.

Cordiali saluti,

Mario Baldassarri



Re: Radio RAI Tra poco in edicola del 21 aprile 2018

Da:  v

23/4/2018  22:16


Caro Presidente Baldassarri, 

Non ho letto i Suoi libri, ma ho letto o ascoltato e apprezzato in passato le Sue analisi accurate e so che Lei è stato allievo di Franco Modigliani. Proprio per questi due motivi, ho ascoltato con qualche comprensibile sorpresa le Sue dichiarazioni alla radio e mi sono permesso di commentare. Ma ha ragione, la sede, il tempo insufficiente e forse anche l'ora tarda giustificano un approccio non approfondito e qualche imprecisione. 

La ringrazio per l'offerta dei Suoi libri, in linea con la Sua abituale gentilezza, ma ometto di comunicarLe il mio indirizzo postale, perché mi sembrerebbe di abusare della Sua generosità. Se mi posso permettere, Le chiedo invece di contribuire, Lei che conta molto più di me, a fare chiarezza sui temi da me affrontati nella lettera e nei documenti linkati, che hanno fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all'estero, e sui quali faccio controinformazione da sette anni, una vera fatica di Sisifo.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane





Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.4 a due economisti della BCE, in merito ad un loro articolo contenuto nel Bollettino n. 2 della BCE, nel quale hanno sollecitato, similmente al FMI, l’ennesima riforma delle pensioni nei Paesi della Zona Euro, di cui l’Italia fa parte, e che ha avuto una ampia eco sui media italiani. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane

Da:  v

11/4/2018  14:50


Egregi Dr. Carolin Nerlich e Dr. Joachim Schroth,

Vi inoltro, per Vostra opportuna conoscenza, la lettera che ho inviato recentemente al FMI,[1] che ha analizzato le pensioni italiane e, basandosi sui soliti dati errati, ha formulato delle proposte estremistiche di riduzione della spesa pensionistica.

Poiché anche dal Vostro recente articolo incluso nel Bollettino della BCE del marzo 2018 che ha avuto, in abbinamento a quello del FMI, anch’esso una eco notevole in Italia e suscitato generali preoccupazioni, si desumerebbe la necessità di ulteriori interventi sulle pensioni nei Paesi dell’Eurozona, ritengo opportuno formulare, anche al riguardo delle Vostre proposte, alcune, brevi osservazioni critiche.

Citazione1: “Gli interventi previdenziali sono stati particolarmente intensi nei paesi sottoposti ai programmi di aggiustamento, quali Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo” (4.1 Pension reforms in the euro area https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ebart201802_02.en.pdf oppure https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2018/bol-eco-2-2018/bolleco-BCE-2-2018.pdf#page=105).

Vi segnalo, a meri fini informativi, che andrebbe aggiunta l’Italia, la quale, anche se non è stata sottoposta formalmente a programmi di aggiustamento, dopo la crisi del debito greco, ha varato (i) nell’arco di due anni, ben due severe riforme pensionistiche (SACCONI, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), che facevano seguito ad altre cinque precedenti riforme dal 1992, per un totale di sette; e (ii) manovre finanziarie correttive per ben 330 mld cumulati (4/5, pari a 267 mld, dal Governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal Governo Monti, e le misure strutturali valgono tuttora),[2] in parte per scelta autonoma, in gran parte per input (eufemismo) dell’Unione Europea - Commissione Europea e BCE -, per quest’ultima vedi la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano, con prescrizioni dettagliate sugli interventi da adottare, inclusa la ulteriore revisione delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”), in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza, Statuto BCEmutuato dall’art. 130 del TFUE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[3]

Ma, purtroppo, sulle riforme delle pensioni italiane  si registra da sei anni una notevole DISINFORMAZIONE, sia in Italia (soltanto negli ultimi quattro mesi ho scritto a 46 destinatari, cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it) che all’estero (vedi, appunto, le mie lettere a OCSE e FMI), poiché alla riforma Fornero, che è soltanto la settima e ultima riforma dal 1992, e non la più severa, vengono attribuite anche le misure della ben più severa riforma SACCONI.[4]

Quello delle pensioni, però, non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto – come scrivevo - quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della grande recessione, con un ruolo decisivo dell’Unione Europea (Commissione e BCE).[2]

Citazione2: “L’implementazione di ulteriori riforme in questa area si rivela essenziale e non deve essere differita, anche in vista di considerazioni di economia politica” (pag. 112).

Per quanto riguarda l’Italia, oggetto di ricorrenti, preoccupate analisi da parte dell’OCSE,[5] del FMI e, stranamente, dall’interno dell’UE, basate su dati errati e fuorvianti, è una richiesta infondata e oggettivamente estremistica:

(i) dopo le sette riforme dal 1992, il sistema pensionistico italiano è in equilibrio e giudicato tra i più sostenibili nel lungo periodo;[4]

(ii) l’età di pensionamento di vecchiaia, con 67 anni per tutti dall’1.1.2019, è la più alta in UE assieme alla Grecia, superiore a quella della Germania e della Spagna e molto superiore a quella della Francia; l’età di pensionamento anticipato (che prescinde dall’età anagrafica) è, dall’1.1.2019, di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne;

(iii) essa è agganciata alla speranza di vita, quindi si adegua automaticamente;

(iv) dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, Damiano, SACCONI e Fornero), è stato stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) un risparmio cumulato al 2060 di 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld;[1]

(v) al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica sul Pil scende dal 16% attuale (influenzato, peraltro, dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica e con gli effetti delle riforme non esplicati pienamente) al 12%; nel 2060, dal 13,8% al 9,5%.

Spero di esserVi stato utile.

Cordiali saluti

V.


________________



Note:

[1] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni), contro le fake news sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

[2] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[3] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

[5] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



***


Destinatari: BCE, Parlamento, Altre Istituzioni, Media, Sindacati

NB: Poiché ho ricostruito gli indirizzi e-mail, prego inoltrare a quelli eventualmente errati.



(n.48) Ho poi chiesto a info@ecb.europa.eu di inoltrare la lettera ai destinatari in colore rosso.


11/4/2018 14:59

(n. 50)


11/4/2018 15:05

(n. 50)


11/4/2018 15:07

(n. 50)



11/4/2018 15:08

(n. 50)


11/04/2018  15:10

(n. 50)


11/04/2018  15:11

(n. 50)


11/04/2018  15:13  

(n. 50)


11/04/2018  15:24 

isabella.adinolfi@europarl.europa.eu, marco.affronte@europarl.europa.eu, laura.agea@europarl.europa.eu, daniela.aiuto@europarl.europa.eu, tiziana.beghin@europarl.europa.eu, brando.benifei@europarl.europa.eu, goffredo.bettini@europarl.europa.eu, mara.bizzotto@europarl.europa.eu, simona.bonafe@europarl.europa.eu, mario.borghezio@europarl.europa.eu, david.borrelli@europarl.europa.eu, mercedes.bresso@europarl.europa.eu, renata.briano@europarl.europa.eu, nicola.caputo@europarl.europa.eu, fabiomassimo.castaldo@europarl.europa.eu, lorenzo.cesa@europarl.europa.eu, caterina.chinnici@europarl.europa.eu, salvatore.cicu@europarl.europa.eu,  angelo.ciocca@europarl.europa.eu, alberto.cirio@europarl.europa.eu, sergio.cofferati@europarl.europa.eu, lara.comi@europarl.europa.eu, ignazio.corrao@europarl.europa.eu, silvia.costa@europarl.europa.eu, andrea.cozzolino@europarl.europa.eurosa.damato@europarl.europa.eu, nicola.danti@europarl.europa.eu, paolo.decastro@europarl.europa.eu, isabella.demonte@europarl.europa.eu, herbert.dorfmann@europarl.europa.eu, eleonora.evi@europarl.europa.eu,  laura.ferrara@europarl.europa.euraffaele.fitto@europarl.europa.eu, eleonora.forenza@europarl.europa.eu,  elisabetta.gardini@europarl.europa.eu, enrico.gasbarra@europarl.europa.eu, elena.gentile@europarl.europa.eu, michela.giuffrida@europarl.europa.eu, roberto.gualtieri@europarl.europa.eu, kashetu.kyenge@europarl.europa.eu, giovanni.lavia@europarl.europa.eu, curzio.maltese@europarl.europa.eu, fulvio.martusciello@europarl.europa.eu, barbara.matera@europarl.europa.eu, giulia.moi@europarl.europa.eu, luigi.morgano@europarl.europa.eu, alessia.mosca@europarl.europa.eu, alessandra.mussolini@europarl.europa.eupierantonio.panzeri@europarl.europa.eu,   

(50)


11/04/2018  15:25

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(n. 50) 


11/04/2018  19:20


12/04/2018  15:01

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(n. 49)


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(n. 49)



***


RISPOSTA DELLA BCE


Pubblico la lettera che ho ricevuto oggi dalla BCE, in riferimento alla mia dell’11.4 scorso.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane (#4 - 70242)

ECB Information (info@ecb.int)

17/4/2018  16:22


Egregio Signor V.,

Le confermiamo di aver ricevuto le Sue email dell’11 aprile 2018 e La ringraziamo di aver condiviso con noi i suoi commenti sull’articolo “L’impatto economico dell’invecchiamento della popolazione e delle riforme pensionistiche”, pubblicato sul Bollettino Economico della Banca centrale europea (BCE) il 22 marzo scorso.

I Suoi commenti e le Sue osservazioni sono state condivise con i nostri colleghi e autori dell’articolo, Carolin Nerlich e Joachim Schroth, per loro opportuna conoscenza.

La ringraziamo per il Suo interesse nell’argomento e nella BCE.

Cordiali saluti,

Veronica Venturini

Internal and External Engagement Division 
Directorate General Communications
EUROPEAN CENTRAL BANK
Tel: +49 69 1344 1300
E-mail
info@ecb.europa.eu
http://www.ecb.europa.eu
http://www.youtube.com/ecbeuro
http://twitter.com/ecb



**********



Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, docente universitario e presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero. Avevo già avuto qualche dubbio in passato (cfr. larticolo riportato alla nota 6), che si sono dissipati dopo aver letto larticolo riportato sotto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

5/4/2018 23:41



Egr. Prof. Brambilla,

Ho letto il Suo articolo Agenzie di rating e sovranità nazionale. Mi permetta di osservare che alcune Sue affermazioni non sono aderenti al testo delle norme pensionistiche. Che è un dato che accomuna da sei anni quasi tutti gli Italiani. Ciò mi sorprende ancora di più nel Suo caso, poiché La ho inclusa da alcuni mesi tra i destinatari delle mie lettere circolari: evidentemente, o non gliele hanno passate o le ha tenute in non cale.

Citazione1:

Non credo occorra altro per dimostrare i punti deboli della riforma e, quindi, la necessità di qualche aggiustamento anche perché la cosiddetta riforma Monti/Fornero si può scomporre in 2 parti. La prima recepisce i contenuti delle precedenti riforme incluso quelle dell’ultimo governo Berlusconi: mi riferisco ai due stabilizzatori automatici che garantiscono la sostenibilità del sistema pensionistico, e cioè l’aggancio dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita e la revisione triennale dei coefficienti di trasformazione (i numerini che trasformano i contributi versati in pensione), e che nessuno vuole modificare!

Osservazioni:

1. Talvolta, più che recepire, per la L. 214/2011, art. 24 si può parlare di plagio, di appropriazione indebita, vedi, ad esempio, l’aumento formale di un anno dell’età di pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità (o anticipata), però compensato dall'abolizione della “finestra”.

2. Tant’è vero che ha ingannato tutti, proprio tutti (cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.ilcannocchiale.it: soltanto negli ultimi quattro mesi, ho scritto ad oltre 40 destinatari, tra cui l’ISTAT,[1] l’OCSE,[2] il Ragioniere Generale dello Stato,[3] Le Monde[4] e l’FMI[5]), anche noti esperti, almeno apparentemente, oltre a tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI.[6]

3. Una legge in vigore non necessita di recepimento o, come afferma Giuliano Cazzola,[6] di conferma.

4. L’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma SACCONI (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, norma che viene ogni volta richiamata nella L. 214/2011).


Citazione2:

La seconda è quella che, con nuove norme, ha  irrigidito il sistema: 1) l’innalzamento dell’età pensionabile che arriva addirittura a circa 6 anni (fatto mai accaduto nella lunga storia di riforme) e che ha falsato il meccanismo dell’aggancio all’aspettativa di vita portando avanti di colpo le lancette anche di 6 anni; 2) l’eliminazione della pensione di anzianità o vecchiaia anticipata con l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva; 3lindicizzazione dell'anzianità contributiva alla speranza di vita. Incremento di età e anzianità contributiva hanno di fatto ingessato il sistema e, per accedere alla pensione, servono 66 anni e 7 mesi di età (67 anni dal 2019) oppure un'anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (43 anni e 2 mesi dal 2019) per i maschi e un anno in meno per le femmine, con enormi ripercussioni negative per i cosiddetti precoci, cioè quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni di età. Di questo passo, tra pochi anni, occorrerà avere 45 anni di anzianità contributiva, requisito che non è richiesto da nessun sistema pensionistico Ocse, come del resto i 67 anni di età.

Osservazioni:

1. L’allungamento dell’età di pensionamento è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice).

2. In particolare, per quanto riguarda il pensionamento di vecchiaia: (i) per le dipendenti pubbliche, l’allungamento al 2019 ammonta a 7 (sette) anni, di cui i primi sei di botto, senza gradualità; (ii) gli uomini non sono stati toccati dalla riforma Fornero; e (iii) che ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) delle donne del settore privato (dipendenti e autonome) a 65 anni, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

3. “l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva” è stato deciso dalla riforma SACCONI nel 2010, che l’ha aumentato a 41 anni.

4. “L’indicizzazione dell’anzianità contributiva alla speranza di vita” non è stata decisa da Fornero ma da SACCONI.

5. Dei 43 anni e 3 mesi per gli uomini nel 2019, solo 1 anno (da 41 a 42) è dovuto a Fornero.

6. Dei 42 anni e 3 mesi per le donne nel 2019, nulla è ascrivibile a Fornero, ma a SACCONI, tranne 4 mesi a Damiano.

7. La riforma Fornero ha soltanto modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere dal 2022 (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”, L. 214/2011, art. 24, comma 13) quindi fino al 2021 non incide per nulla, anche se il Ragioniere Generale dello Stato – che deve emanare il decreto direttoriale - fa partire erroneamente l’adeguamento biennale dal 2019 e quindi nel 2021.[3]


Citazione3:

Non ci sembra che si chieda la luna se si vuole un minimo di flessibilità in uscita, peraltro con proposte che hanno costi contenuti. Quanto all’incidenza della spesa pensionistica sul Pil pari al 16%, rileviamo che Istat inserisce nella spesa per pensioni una quota importante della spesa assistenziale: in realtà, la spesa IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) è sotto il 14%, quindi nella media Ue; purtroppo, a volte, riusciamo anche a farci male da soli. Non ci pare invece di aver sentito lamentele da parte delle società di rating (e neppure dalla stampa internazionale e nostrana) sull'eccesso di spesa assistenziale (100 miliardi contro i 150 netti delle pensioni) incrementati in questi ultimi 5 anni con social card, quattordicesime mensilità, reddito di inserimento (Rei) e così via, né per l’aumento del debito pubblico che, alla faccia della sbandierata austerità, in questi ultimi 5 anni è aumentato di 228 miliardi nonostante, grazie alla BCE, si siano risparmiati 49,5 miliardi di spesa per interessi sul debito.

Osservazioni:

1. Nella spesa pensionistica ci sono varie voci spurie:[7]

(i)    TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[8] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

(ii) un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

(iii)  un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[9]

(iv) un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

(v) infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

2. Al netto dei circa 90 miliardi delle voci spurie, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala al 12%.

3. Occorrerebbe prendere atto che le società di rating, la stampa e quasi tutti non conoscono bene o affatto né le norme pensionistiche, né la corretta classificazione, né i dati disaggregati della spesa pensionistica.

4. Stante un deficit, coperto a debito, è inevitabile ci sia un aumento del debito pubblico, anche se inferiore al passato, proprio per il calo degli interessi passivi - unica determinante dell’aumento del debito pubblico -, grazie alla politica finanziaria finalmente espansiva della BCE, a partire dal 2015.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


_______________________________


Note:

[1] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

[2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[3] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[4] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[5] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

NB: Vi sono incluse alcune considerazioni sul risparmio nel lungo periodo dalle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero.

[6] I sette noti esperti sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[7] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko  -  27 October 2017

[8] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -.


[9] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).


***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


*** 

Destinatari:


05/4/2018 23:41

(n. 50)


05/4/2018 23:45

(n. 49)


05/4/2018 23:46

(n. 50)


05/4/2018 23:47

(n. 47)


05/04/2018  23:49 

(n. 50)



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Lettera a Giuseppe Roma, ex DG Censis, sulle sue dichiarazioni imprecise sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato una decina di giorni fa a Giuseppe Romasociologo, ex direttore generale del CENSIS, sulle sue dichiarazioni sulle pensioni, in cui ha ripetuto anche lui il solito mantra sulla riforma Fornero che avrebbe aumentato eccessivamente l'età di pensionamento. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Non Fornero ma Sacconi ha allungato di più l'età di pensionamento

Da: v

29/3/2018 13:25


Egr. Dott. Roma,

L’ho riascoltata ieri notte Tra poco in edicola su Radio1, trasmissione condotta da Stefano Mensurati, al quale, detto per inciso, ho già scritto più volte e detto in diretta[1] quanto sto per dirLe, ma invano (anche ieri notte non ha letto il mio sms).

Osservo che la stessa ossessione dell'onorevole Salvini contro la riforma Fornero, come gli ho contestato in diretta a Zapping,[2] è una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (Legge 30.07.2010, n.122Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148), votata dalla Lega Nord e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico alla speranza di vita, in realtà introdotto da SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, poi modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, commi 12bis e 12ter.

Temo che anche Lei, ricitando soltanto la riforma Fornero in relazione all'allungamento dell'età di pensionamento, sia rimasto vittima della vulgata sulla riforma Fornero, che, per responsabilità varie, anche illustri,[3] inclusa la piangente millantatrice Fornero, ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, cosa che cerco di contrastare da sei anni: una fatica di Sisifo!

La mia modifica della voce di Wikipedia, dove peraltro non esiste una voce “Riforma delle pensioni Sacconi”, descrive bene entrambe le riforme https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_delle_pensioni_Fornero, oppure può leggere questo post:

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Le segnalo, dunque, che la riforma SACCONI ha allungato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero.

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.

Mi auguro vorrà tenerne conto in futuro.

Cordiali saluti

V.


PS: La informo che pubblicherò questa lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.


____________________________


Note:


[1] Vedi in particolare la puntata con Davide Colombo del Sole 24 ore sul risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004, stimato dalla RGS in 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld, di cui solo un terzo dovuto alla riforma Fornero, di cui tanto si parla, dimenticando gli altri due terzi, ben maggiori, in gran parte dovuti alla riforma SACCONI (come confermatogli correttamente da Colombo, col quale avevo dialogato via email), di cui nessuno parla.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] Nella nota 1 del primo post troverà una selezione dei quotidiani che nel 2012 hanno correttamente informato sugli effetti della riforma SACCONI. Poi (se controlla i post del mio blog relativi agli ultimi quattro mesi) se ne sono tutti dimenticati.

I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi, ai quali si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, OCSE, ecc.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



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Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane




Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa a quattro economisti del Fondo Monetario Internazionale (FMI), autori di uno studio sulle pensioni italiane con delle proposte che non è esagerato definire spietate, tipiche degli Stati Maggiori, motivate dalla supposta cattiva situazione dei conti pensionistici italiani, che è una bufala ricorrente dei poteri forti, di cui l'FMI è una longa manus. Nella lettera io ho limitato l'analisi ai conti pensionistici, ma chi fosse interessato può trovare un commento alle proposte dei quattro economisti del FMI nell’articolo allegato in calce. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta; nel caso la riceva, la pubblicherò di seguito.


Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

Da: v

29/3/2018 19:05

A:  mandrle@imf.org,    shebous@imf.org       e altri 48+369


Egregi Signori Andrle, Hebous, Kangur e Raissi,

In riferimento al Vostro documento “Italy: toward a growth-friendly fiscal reform”, che ha avuto, in Italia, come d’abitudine, una grossa eco nei media, con le solite strumentalizzazioni basate su una cattiva conoscenza dei dati, e, per fortuna, anche qualche critica, mi permetto di formulare i seguenti rilievi critici.


Citazione1:

· Pension system. Over half of current primary spending is social benefit spending, which is dominated by pension spending. At around 16 percent of GDP, pension spending in Italy is the second highest in the euro area after Greece. (pag. 3)

[Con circa il 16% del Pil, la spesa pensionistica italiana è la seconda più alta in Eurozona dopo la Grecia.]

Intanto, va osservato che, in Italia, il peso fiscale sulle pensioni è il più alto in ambito OCSE, che è l’unico Ente che propone i dati al lordo e al netto delle imposte (area, peraltro, più eterogenea dell’UE), e che il dato relativo alla spesa pensionistica al netto delle imposte dell’Italia è più basso, comparativamente, di oltre 2 punti percentuali.[1]

Ma il problema è più generale, la comparazione è inficiata alla radice, poiché – come osservavo ad un’analoga deduzione di Carlo Cottarelli,[2] ex direttore esecutivo FMI - si confrontano le pere con le mele.

Infatti, la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) varie voci spurie, che sono:

1.     TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[3] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

2.     un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

3.     un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[4]

4.     un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto dei 90 mld di voci spurie, la spesa pensionistica gestioni private effettivamente erogata è pari, al 31.12.2016, a 176,8 mld (cfr. Osservatorio INPS sulle pensioni al 31.12.2016[4]), e l’incidenza sul Pil cala dal 16% (già influenzato dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica) al 12%, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060.


Citazione2:

Since 1992, the pension system in Italy has undergone multiple reforms. (pag. 11)

[Dal 1992, il sistema pensionistico in Italia ha subito molteplici riforme.]

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (sette): Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992  Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449;  Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243  Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247  Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n.122  Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148  Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n.214.


Citazione3:

ages are set to increase further over time as part of the ‘Fornero’ reform (L. 214/2011).6 (pag. 12)

[le età sono destinate ad aumentare ulteriormente nel tempo per la riforma "Fornero" (L. 214/2011) .6]

Io temo che Voi quattro economisti del FMI, fuorviati dai disinformatori (inclusi Enti importanti, noti esperti previdenziali e la stessa professoressa Elsa Fornero[5]) che hanno fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, (a) non conosciate bene la riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima riforma dal 1992 e NON la più severa e incisiva, e, soprattutto, non conosciate bene (o affatto?) la ben più severa riforma SACCONI (2009, 2010 e 2011); (b) quindi ignoriate (i) che l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero (vedi Appendice); (ii) che il meccanismo di adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita è stato introdotto dalla riforma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma SACCONI); e (iii) che la riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13) ha solo modificato la periodicità del meccanismo da triennale a biennale, a decorrere dal 2022 (adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”), anche se TUTTI, a partire dalla Ragioneria Generale dello Stato, e poi ISTAT, EUROSTAT, OCSE, ecc., sostengono erroneamente che la modifica decorra dal 2019 e quindi il primo adeguamento biennale avverrà nel 2021.[6]


Citazione4:

(every three years up to 2019 and two years starting from 2021). (pag. 12)

Vedi sopra.


Citazione5:

but also due to the very high pension contribution rate of 33 percent. (pag. 17)

[ma anche l’alto tasso di contributi pensionistici del 33%.]

Essi sono “oneri sociali”, contributi non soltanto pensionistici, ma anche, ad esempio, sanitari.

Al riguardo, segnalo che, col 33%, l’Italia detiene il primato, ma, ad esempio, l’Olanda (25esima nella classifica OCSE del rapporto spesa/Pil) presenta un dato del 4,9% per le pensioni pubbliche e di ben il 36,9% per quelle private (tab. 7.1, pag. 141). Quanto della spesa pensionistica privata si è tradotto in incentivi pubblici, vale a dire in minori introiti fiscali? Lo stesso quesito riguarda altri Paesi, segnatamente la GB e gli USA.

Infatti, dalla tab. 4.2-Composition of private social spending, riportata negli ulteriori dati (http://dx.doi.org/10.1787/220615515052), rilevo che, contro un dato privato/totale dell’Italia di 7,6, abbiamo 38,9 degli USA, 25,1 della GB, 28,5 dell’Olanda, 27,5 della Corea, 25,1 del Canada, 29,3 della Svizzera, tutti Paesi che figurano nell’intervallo più basso del rapporto spesa pensionistica/Pil. Per non parlare di quei Paesi che, stante una media spesa/Pil OCSE pari all’8%, avendo valori della spesa pensionistica inferiori al 5% del Pil, praticamente hanno quasi rinunciato ad avere un welfare adeguato, però rientrano nei confronti internazionali della spesa pensionistica. Finalmente il Governo italiano ha deciso di costituire una Commissione per esaminare l'opportunità di modificarne i criteri di classificazione.


Citazione6:

Long-Run Simulations

In riferimento alla previsione al 2060 della spesa pensionistica (OCSE, tab. 7.5, pag. 147): chiarito, per completezza, che il dato 2010 e 2015 è influenzato dal calo del Pil di circa 150 mld a causa della grande recessione, a parte l’aleatorietà delle previsioni a lungo e lunghissimo termine, il dato del 13.8% nel 2060 è un dato lordo. Se defalchiamo i 2,3 punti di imposte, caliamo a 11,5; e se sottraiamo il TFR e l’assistenza (almeno altri 2 punti), scendiamo a 9,5.

Infine, per quanto riguarda il risparmio dalle pensioni dal 2004, come scrivevo nella mia lettera al Ragioniere Generale dello Stato, “C’è anche da chiedersi, infine, (i) se il calcolo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme pensionistiche dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) fatto dalla RGS, per la quota parte ascritta alla riforma Fornero (nell’ultima versione, “21 punti percentuali” di Pil su 60, pari a 350 mld, cioè poco più di un terzo del totale di 1.000 mld,[9] a decorrere dall'1.1.2012, inclusi le spese delle salvaguardie degli ‘esodati’ e il blocco dell'indicizzazione poi dichiarato incostituzionale [stimati complessivamente in 70 mld, per cui il risparmio futuro ascende a 280 mld, ndr], è inficiato, oltre che dalla non inclusione della L. 247/2007 (Damiano), anche dall’errata anticipazione della periodicità biennale Fornero al 1° gennaio 2019[10] e in generale da una “commistione” degli effetti delle varie riforme (analogo a quello indicato dalla relazione tecnica della legge Fornero: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.), riforme tra le quali spicca nettamente la riforma SACCONI, non certamente la riforma Fornero (si veda attentamente la situazione dell’età di pensionamento nel 2019 per autore, nell’Appendice); e (ii) a chi è ascrivibile la quota dei due terzi residui, pari a 700 mld, ben maggiore del poco più di un terzo “lordo”[11] attribuito alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, ma chissà perché l’unica ad essere citata dalla RGS (la stessa cosa, peraltro, la fa la Corte dei Conti, nei suoi ponderosi rapporti, ripresi da tutti i media[9]), con l’effetto involontario di alimentare ulteriormente la vulgata sulla riforma Fornero”.

Mi auguro di esserVi stato utile e che vogliate condividere queste mie osservazioni nell’ambito dell’FMI e possiate tutti tenerne conto in futuro.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


__________________________


Note:

[1] Al netto delle imposte, il dato dell’Italia è quello che cala di più, di ben 2,3 punti, mentre la Francia di 1,2; la Germania di 0,4; la Spagna di 0,5; la GB di 0,2; l’Olanda di 0,5; l’Austria di 1,0; la Danimarca di 2,2; la Svezia di 1,7; il Giappone di 0,5; gli USA di 0,5; il Canada di 0,3.

01. Greece                 17,4  16,2    -1,2

02. Italy                     16,3  14,0    -2,3

03. Portugal              14,0  13,0    -1,0

04. France                 13,8  12,6    -1,2

05. Austria                 13,4  11,4    -1,0 [la differenza è errata, ndr]

06. Slovenia -             11,8  11,8    -0,0

07. Spain                    11,4  10,9    -0,5

08. Finland                11,1    9,2    -1,9

09. Hungary -            10,3  10,3    -0,0

10. Poland                 10,3    9,3    -1,0

11. Belgium               10,2  10,2    -0,0

12. Japan                    10,2    9,7    -0,5

13. Germany             10,1    9,7    -0,4

14. Czech Republic    8,7    8,7    -0,0

15. Turkey                   8,1    8,1    -0,0

16. Luxembourg        8,5    7,5    -1,0

17. Latvia                   7,5    7,2    -0,3

18. Slovak Republic   7,2    7,2    -0,0

19. United States         7,0    6,5    -0,5

20. Estonia                  6,9    6,5    -0,4

21. Sweden                  7,7    6,0    -1,7

22. United Kingdom  6,1    5,9    -0,2

23. Denmark               8,0    5,8    -2,2

24. Switzerland            6,4    5,2    -1,2

25. Netherlands          5,4    4,9    -0,5

26. New Zealand         5,1    4,4    -0,7

27. Israel                      4,9    4,9    -0,0

28. Norway                  5,8    4,7    -1,1

29. Ireland                  4,9    4,5    -0,4

30. Canada                   4,6    4,3    -0,3

31. Australia                4,3    4,3    -0,0

32. Chile                      3,0    2,9    -0,1

33. Korea                     2,6    2,6    -0,0

34. Mexico                  2,3    2,3    -0,0

35. Iceland                  2,0-   2,0    -0,0

OECD                         8,2    7,6    -0,6

Rapportato alla media OCSE (7,6), il divario dell’Italia è di 6,4 punti, pari al +84,2%.

Rapportato al valore mediano (Latvia e Slovacchia, 7,2), il divario è di 6,8 punti, pari al +94,4%.

Rapportato al valore mediano dei Paesi UE (il Belgio, 10,2) il divario è di 3,8 punti, pari al +37,2%.

(tab. 7.3, pag. 143)


[2] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica


[3] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -. 


[4L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).


[5] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[6] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



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Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord. 

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.