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Lettera al Prof. Roberto Perotti: errori sulle pensioni in due suoi articoli su Repubblica




Pubblico la lettera che ho inviato il 17.2 scorso al professor Roberto Perotti, dopo aver letto due suoi articoli pubblicati su Repubblica, contenenti alcuni errori sulle pensioni. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al Prof. Roberto Perotti: errori sulle pensioni in due suoi articoli su Repubblica

Da:  v

17/2/2018 14:10


Egr. Prof. Perotti,

Traggo dal Suo articolo “Forza Italia e Lega, promesse impossibili fino a 310 miliardi” su Repubblica

Citazione: “Riguardo alla legge Fornero, la proposta della Lega (quota 41 e quota 100, e annullamento dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita)”.

Citazione2: “compreso il blocco dell'adeguamento dell'età pensionabile alle aspettative di vita. Tuttavia, quest'ultimo richiede di modificare anche tutte le riforme approvate dai governi di centrodestra dal 2004 in poi”.

  

Anche Lei, professor Perotti, nonostante le mie precedenti lettere sulle pensioni inviateLe p.c. (20/10/2017, 3/1/2018 e 16/1/2018), non conosce bene le norme pensionistiche. Mi permetto di rammentargliele.


Premessa

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

La riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24è solo l’ultima delle sette e non la più severa. Ad essa, da sei anni, vengono attribuite erroneamente o furbescamente misure severe della riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011).


Tipi di pensione

Fino al 2011, esistevano tre modi o tipi di pensionamento ordinario: (i) quello di vecchiaia e (ii) quello di anzianità (anzianità contributiva, prescindendo dall’età anagrafica) e, nell’ambito di questo, (iii) quello delle “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).

La riforma Fornero ha (i) ridenominate le pensioni di anzianità in pensioni anticipate e (ii) abolito le “quote”.


Adeguamento automatico

L’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita, contrariamente a ciò che pensano quasi tutti, non è stato introdotto dalla riforma Fornero, come raccontano i bugiardi del centrodestra e i millanta ignoranti delle norme pensionistiche, ma, con un richiamo al DL 78/2009, art. 22ter, che lo prevedeva già, dalla riforma Sacconi (2010 e 2011), col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010


Situazione dell’età di pensionamento nel 2019 in base alle norme e agli autori

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono pertinenti a SACCONI, 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007) e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano, quindi la Fornero non c’entra.

Pertanto, non basta abolire la riforma Fornero - come chiedono Lega Nord e M5S - per scendere a 41 anni.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI, tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano, quindi  la Fornero non c’entra;

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto, senza gradualità, di 5 anni (in ottemperanza alla sentenza della CGUE del 2008, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65) più “finestra” di 12 mesi, e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI, tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano, quindi  la Fornero non c’entra;

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a 65 anni, più “finestra” di 12 o 18 mesi a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, incluso l’adeguamento automatico), è stato soltanto accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018, ma in ogni caso un anno e 7 mesi (“finestra” di 12 mesi e adeguamento automatico di 7 mesi) sono di SACCONI;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, quindi la  Fornero ha ridotto l’età di 6 (sei) mesi.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI, quindi  la Fornero non c’entra.

Pertanto, l’abolizione della riforma Fornero cambierebbe poco, in meglio, soltanto per le donne del settore privato (dipendenti e autonome) e, per contro, aumenterebbe di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne).


Conclusione

Se ne deduce, senza ombra di dubbio, (i) che, in barba ai millanta disinformatori,  segnatamente i tre leader del centrodestra SALVINI,[2] BERLUSCONI E MELONI,[3] che ambiscono a governare di nuovo l’Italia, dopo avere sgovernato nella scorsa legislatura e massacrato il ceto medio-basso e i poveri cristi con l’81% dei 330 mld delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura, distribuiti in maniera scandalosamente iniqua,[4] l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice;[5] e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da sei anni disinformati, oltre che dal potentissimo sistema propagandistico berlusconiano e del centrodestra, dagli ignoranti delle norme pensionistiche, praticamente tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sull’efficacia della riforma SACCONI (l’elenco dei giornalisti è troppo lungo, sopperisco in piccola parte con il mio blog http://vincesko.blogspot.it), e ingannati colpevolmente da politici come Salvini e Meloni e da esperti previdenziali, tra cui tre parlamentari e un ex parlamentare, nonché da ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS,[6] oltre a OCSE,[7] che – presumibilmente fuorviati dalla potente propaganda del centrodestra - ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.

Infine, anche in termini di risparmio al 2060, sul totale dei 1.000 mld stimato dalla RGS, si parla soltanto dei 300 mld dalla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, e sui quali, a mio avviso, pesano dubbi di commistione delle altre riforme e di interpretazione delle norme, ma questo sarà oggetto di un altro mio documento, che invierò anche al Presidente della Repubblica, poiché anche RGS, DG-Previdenza e il Parlamento ne interpretano male la chiarissima norma sulla decorrenza biennale, rispettivamente, nel decreto direttoriale, e, da ultimo, nella Legge di Bilancio 2018. Ma nessuno parla, neppure RGS, dei ben maggiori, residui 700 mld, la cui quota nettamente prevalente è dalla severissima riforma SACCONI, sulla quale è stata decretata da tutti una damnatio mamoriae, a scapito della riforma Fornero.[8]


Spero di essere stato utile e sufficientemente esauriente e che voglia in futuro contribuire a chiarire chi ha deciso che cosa in materia di pensioni, in particolare sulla riforma SACCONI.

Cordiali saluti

V.


_____________________________


Note:


[1] 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta' e i valori di somma di eta' anagrafica e di anzianita' contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all'accesso al pensionamento indipendentemente dall'eta' anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita' erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.(20)(59)((77))

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-n-2-allon-matteo-salvini-sulle.html 

[3] Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[4] In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, anche in merito alle pensioni, contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[5] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive

[6] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[7] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[8] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni



Lettera a Sergio Luciano de Il Sussidiario sulle sue fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato lo scorso 15 febbraio a Sergio Luciano, dopo aver letto un suo articolo con varie fake news sulle pensioni. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Sergio Luciano su alcune sue fake news sulle pensioni

Da: v

15/2/2018 15:51


ALLA C.A. DEL DOTT. SERGIO LUCIANO

P.C. DIRETTORE E CAPOREDATTORE


Egr. Dott. Luciano,

Premesso che faccio controinformazione sulle pensioni da sei anni, mi spiace rilevare che Lei ha inanellato una serie di notizie false-fake news nel Suo articolo “LEGGE FORNERO/ Il “dilemma pensioni” ignorato da tutti i partiti

Ne faccio un’analisi puntuale.


Citazione1: “dando dei bugiardi sia a Silvio Berlusconi che a Matteo Salvini e Giorgia Meloni”.

Il bugiardo lo meritano tutto, soprattutto Salvini,[1] con l’ausilio saltuario della Meloni,[2] ma non soltanto perché vogliono abolire la riforma Fornero, bensì anche perché fanno una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI, che essi votarono nel 2010 e 2011, della quale attribuiscono furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita.[3]


Citazione2: “i risparmi resi possibili dalla legge Fornero, dal 2012 (anno di entrata in vigore) al 2060, sono di circa 350 miliardi di euro a valori correnti, pari a complessivi 21 punti di Pil”.

Il risparmio della riforma Fornero (con tutte le riserve del caso connesse sia all’interpretazione delle norme – vedi la modifica della decorrenza della periodicità da triennale a biennale dell’adeguamento automatico, L. 214/2011, art. 24, comma 13 -, sia alla possibile commistione tra di esse) è solo un terzo del risparmio complessivo dalle quattro riforme dal 2004, stimato da RGS in 60 punti di Pil al 2060, pari a 1.000 mld.[4] Inoltre, vanno detratte le cifre già stanziate dal 2012 per le salvaguardie degli esodati e per altre misure, per cui l’importo residuo scende a 280 mld. Infine, vedasi anche citazione5.


Citazione3: Ricordiamoci una cosa: il governo Monti verrà ricordato essenzialmente per la legge Fornero, l'unica parte delle raccomandazioni europee spedite nell'estate del 2011 dalla Commissione europea a Roma a essere stata "eseguita". [...] L'unica ragione per la quale l'algido Monti riuscì sia pure male e lentamente a compiere la missione che gli era stata affidata, e cioè chiudere il famoso spread tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, è che fece la riforma Fornero.”.

Fake news triplice. (i) Nell’estate del 2011 c’era ancora il Governo Berlusconi; (ii) le “raccomandazioni” (UE e BCE) furono quasi tutte eseguite dal Governo Berlusconi, tranne, in materia previdenziale, l’abolizione delle pensioni di anzianità e l’allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri, a causa del veto di Bossi; e (iii) durante il Governo Monti (la cui bussola e programma era la lettera del 5.8.2011 della BCE), dopo un iniziale calo, lo spread riprese a crescere, fino al risolutivo “whatever it takes” di Draghi del luglio 2012.

Ma il discorso è lungo e complesso. In questo documento di 18 pagine[5] ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.


Citazione4: “Che sarebbe stata una riforma travagliata lo si capì sin dalla grottesca conferenza stampa nella quale la ministro del Lavoro Elsa Fornero - peraltro brava persona e brava economista - fu però così stressata dal contesto da scoppiare in lacrime”.

La professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice[6] (vedi appresso) e l’Italia il Paese del melodramma. Questo, assieme alla formulazione, che inclina talvolta al plagio (vedi, ad esempio, l'aumento di un anno dell'età di pensionamento, compensata dall'abolizione della “finestra” Damiano-SACCONI, senza però esplicitarlo), del testo della legge (L. 214/2011, art. 24), alla sovraesposizione mediatica successiva della professoressa Fornero, che non ha mai rinviato i millanta intervistatori ai veri autori delle norme che le venivano indebitamente attribuite, alla DISINFORMAZIONE della potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra, con l’ausilio di noti esperti, e alla memoria corta dei giornalisti,[7] ha fatto sì che la riforma Fornero fagocitasse le sei precedenti riforme dal 1992, inclusa la ben più severa riforma SACCONI (2010 e 2011), e fosse travisata e sopravvalutata nell’opinione generale nazionale ed estera.


Citazione5: “Per dare qualche dato essenziale basti pensare che la riforma realizza un taglio della spesa per le pensioni in rapporto al Pil che prosegue per ben tre decenni, dal 2012 in poi. Nel 2020 il solo effetto della Fornero si calcola possa incidere l'1,4% del Pil, il che significherebbe, se il prodotto restasse invariato, circa 22 miliardi”.

(i) L’effetto della riforma Fornero arriva fino al 2045; quello della riforma SACCONI arriva al 2060. (ii) I circa 22 mld includono 5 mld di blocco della perequazione, dichiarato incostituzionale; peraltro, il blocco della perequazione recato dalla L. 214/2011, art. 24 (Fornero), che riguardava le pensioni superiori a 3 volte il minimo, è stato giudicato incostituzionale con la sentenza n. 70/2015; e aveva abrogato un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi.


Citazione6: “La gente comune, che giustamente non si occupa di politica previdenziale, non sa - oltretutto - che la riforma Fornero inasprì ma non inventò una serie di innovazioni normative che erano state introdotte nel 2010 dalla precedente riforma, quella fatta da Roberto Maroni e Maurizio Sacconi, ministro e sottosegretario del centrodestra”.

E' corretta e opportuna la prima parte, ma anche Lei, purtroppo, non rammenta che Maroni fu ministro del Lavoro nel 2004, e nel 2010 è ministro dell’Interno; nel 2010, è Sacconi il ministro del Lavoro.[8]


Citazione7: “La Fornero ha però anche introdotto un nuovo regime delle quote, ossia di quel numerino che rappresenta la somma tra l'età anagrafica e l'anzianità lavorativa che determina il diritto ad andare in pensione d'anzianità”.

Le “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva) sono state abolite dal 2012 dalla riforma Fornero. I due modi ordinari di pensionamento sono (i) la pensione di vecchiaia e (ii) la pensione anticipata (ex anzianità).


Citazione8: “Dopo la Fornero per andare in pensione anticipata servono 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne uno in meno), che dal 2019 saliranno a 43 anni e tre mesi”.

E’ opportuno puntualizzare che dei 3 anni e 3 mesi in più degli uomini rispetto al 2010, quasi 2 anni sono di Sacconi, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007) e soltanto 1 anno di Fornero; dei 2 anni e 3 mesi in più delle donne rispetto al 2010, quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e zero di Fornero.

Dei 67 anni di vecchiaia nel 2019, degli uomini e delle donne del settore pubblico, i 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damianozero di Fornero. Dei 67 anni delle donne del settore privato, la riforma Fornero ha solo accelerato gradualmente entro il 2018 l’allineamento a 65 anni a tutti gli altri, già previsto entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico) da SACCONI, ma comunque i 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.


Citazione9: “Secondo Stefano Scarpetta, Direttore del dipartimento occupazione, lavori e affari sociali dell'Ocse?, intervistato dall'Agi pochi giorni fa, il vero punto debole della riforma Fornero è che, se ha messo i conti in sicurezza, ha posto le premesse per un grave problema di inadeguatezza delle pensioni”.

Anche l’OCSE, come Eurostat, UPB e talvolta INPS, (i) ignora l’esistenza della riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero;[9][7]; (ii) logica strana: se la riforma Fornero dà un risparmio solo di 1/3 del totale, i conti pensionistici sono stati messi in sicurezza molto di più dai residui 2/3, la cui quota prevalente è della riforma SACCONI, anche se quasi nessuno la cita e l’RGS non lo scrive.  


Citazione10: “Ecco: lavorare fino a settant'anni e ritrovarsi una pensione da fame.

(i) L’età di pensionamento a 67 anni e poi via via a 70 anni e oltre è frutto della riforma SACCONI, in particolare dell’adeguamento automatico introdotto, con un richiamo al DL 78/2009, che l'aveva già previsto, dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis. Il metodo contributivo – come correttamente ha scritto Lei - è stato introdotto dalla riforma Dini del 1995; la riforma Fornero lo ha soltanto esteso a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani. La riforma Fornero ha solo un po’ aggravato (importo minimo dell’assegno pensionistico) le condizioni per poter accedere alla pensione prima dei 70 anni, ma, per contro, ha anche reintrodotto un po’ di flessibilità, prevista in maniera strutturale e significativa dalla riforma Dini, ma abolita dalla riforma Maroni nel 2004.


Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a chiarire gli autori delle norme pensionistiche, in particolare SACCONI.

Cordiali saluti

V.


PS: Ritengo doveroso informarLa che pubblicherò questa mia lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.


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Note:

[1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[2] Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2859682.html  oppure 

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-davide-colombo-del-sole-24-ore.html

[5] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[6] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive

[7] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS, OCSE.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[9] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato il 14.2 scorso al professor Alberto Zanardi  docente ordinario di Scienza delle Finanze sia all’Università di Bologna che all’Università Bocconi, sia membro del Consiglio direttivo dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), dopo aver letto un documento di un suo corso, contenente alcuni errori marchiani sulle pensioni. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Egr. Prof. Zanardi,

Facendo una ricerca in Internet sulle pensioni, circa le quali faccio controinformazione da quasi sette anni [mi sono accorto solo ora, cercando il Suo indirizzo e-mail, che Lei è stato uno dei destinatari delle mie varie e-mail di debunking], ho incrociato casualmente questo documento:

Scienza delle finanze

CLEAM cl. 6 A.A.

2011-2012


Da quest’altro, ho ricavato il Suo nome come autore del predetto documento:

Università Bocconi a.a. 2008-09

6061 Scienza delle Finanze - CLEAM

Il sistema pensionistico

Alberto Zanardi


Dal primo documento, traggo l’elenco delle principali riforme:

Il sistema pensionistico italiano

Principali tappe del sistema pensionistico italiano

1970 Introduzione del sistema a ripartizione con metodo contributivo

1992 Riforma Amato

1996 Riforma Dini

2004 Riforma Maroni

2007 Protocollo Welfare

2012 Riforma Monti


Mi permetto di constatare che, oltre a chiamare curiosamente la riforma Damiano (L. 247/2007“Protocollo Welfare” e a indicare solo Maroni come ministro del Lavoro autore di riforma (ma, in altri documenti, cita Fornero, oltre a dati errati dell’età di pensionamento, presumo ricavati da OCSE, vedi appresso), anche Lei, sorprendentemente, infligge la pena della damnatio memoriae[1] alla riforma delle pensioni SACCONI (L. 122/2010, art. 12, più L. 111/2011 e L. 148/2011), che è molto più severa della riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24),[2] anche in termini di risparmio, anche se RGS stima nominativamente soltanto la riforma Fornero,[3] alimentando anch’essa la vulgata che ha fatto tutto la riforma Fornero.

Anche Lei – o chi per Lei - attribuisce misure della riforma SACCONI alla riforma Fornero, in particolare l’adeguamento automatico alla speranza di vita, che è stato introdotto, con un richiamo al DL 78/2009, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. Le pensioni di anzianità (che prescindono dall'età anagrafica) hanno soltanto cambiato nome; sono state abolite le cosiddette “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva). L'età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni è frutto esclusivamente della riforma SACCONI. 

Legge 214/211

• Applicazione del metodo contributivo a tutti a partire dal 1° gennaio 2012 (per le anzianità contributive maturate dopo tale data)

• Pensione di vecchiaia: 66 anni per tutti entro il 2018

• Anzianità contributiva minima: 20 anni

• Pensione anticipata (no pensione di anzianità): D 41 anni e 1 mese; U 42 anni e 1 mese. Aumento progressivo (adeguamento alla speranza di vita)

• Introduzione di disincentivi per chi va in pensione prima dei 62 anni 

• Parziale flessibilità nell’uscita dal lavoro tra i 62 e i 70 anni attraverso l’applicazione dei coefficienti di trasformazione

• Indicizzazione all’inflazione: bloccata per il 2012 e 2013 per i trattamenti pensionistici > 1400 euro nel 2011.

Per dimostrare che la riforma SACCONI è molto più severa della riforma Fornero, riporto anche:

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarlo, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.

Infine, ho anche notato che c’è un paragrafo specifico per il TFR. Le chiedo (i) se sa che il TFR/TFS è ritenuto da EUROSTAT spesa pensionistica, anche se può essere riscosso decenni prima del pensionamento; e (ii) se sa che nei confronti internazionali l’Italia è penalizzata dall’esistenza di voci spurie (tra cui il TFR/TFS, ma soprattutto le imposte), per cui le viene assegnato il primato poco favorevole di avere il rapporto spesa pensionistica/Pil più alto del mondo (dopo quello della Grecia) e la gratifica di Paese spendaccione, con tutto quel che ne consegue.[4][3]

Spero di esserLe stato utile e che voglia sia tenere conto delle mie osservazioni aggiungendo al documento una pagina per la riforma SACCONI, sia contribuire in futuro a chiarire gli autori delle norme pensionistiche, sia – se vuole – dirmi a causa di chi o di che cosa anche Lei, docente universitario, ha cancellato completamente, come quasi 60 milioni di altri Italiani, la severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti

V


PS: Ritengo doveroso informarLa che pubblicherò questa mia lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.


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Note:

[1] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS, OCSE.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

http://vincesko.blogspot.com/2017/12/pensioni-la-congiura-del-silenzio-di.html

[2] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

[3] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-davide-colombo-del-sole-24-ore.html

[4] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



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Lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice generale della RGS-IGESPES, sulla loro fake news sulle pensioni




Dopo il dialogo con Stefano Patriarca,[1] ho scoperto che anche la Ragioneria Generale dello Stato (RGS) ha commesso l’errore di interpretazione della norma pensionistica relativa alla modifica da triennale a biennale – decisa dalla riforma Fornero – dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Quindi, come preannunciato, ho ripreso la caccia per individuare il suo autore e, dopo le lettere all’Istat e a Stefano Patriarca, previa una laboriosa ricerca in Internet e telefonica, ho deciso di inviare questa lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice Generale dell'IGESPES   (Ispettorato Generale per la Spesa Sociale), che fa parte della RGS e provvede ad elaborare periodicamente i rapporti sulla spesa pensionistica. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Errata interpretazione della norma pensionistica relativa all'adeguamento automatico dell'età di pensionamento

Da:  v

12/2/2018  17:44


Gentile Dott.ssa Patrizi,

Nell'ambito della mia faticosa opera di controinformazione sulle pensioni cui ho deciso volontariamente di sobbarcarmi da sei anni, ai fini della redazione della mia ennesima “lettera circolare”, sto cercando di capire chi abbia per primo commesso l’errore di interpretazione della norma pensionistica relativa all’adeguamento automatico dell'età di pensionamento alla speranza di vita. Nel novero c'è, oltre alla RGS, perfino il Parlamento.

Le previsioni del sistema pensionistico scontano l’adeguamento su base triennale (biennale dal 2021) dei coefficienti di trasformazione e, con medesima periodicità, dei requisiti di accesso al pensionamento in funzione della speranza di vita”. (pag. 1).

Debbo supporre che Lei - o chi ha redatto il rapporto - non abbia letto la norma pensionistica di riferimento (L. 214/2011, art. 24, comma 13), altrimenti avrebbe facilissimamente dedotto che, contrariamente a ciò che scrivono quasi tutti, la periodicità dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento diverrà biennale a decorrere dal 2022.

13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

Non mi pare ci possano essere dubbi su una norma di un’evidenza assoluta: la periodicità Sacconi è triennale, essa diventa biennale, in forza della riforma Fornero, relativamente agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”, e cioè dal 2022.

Spero di esserLe stato utile o che Lei possa contraddirmi.

Cordiali saluti

V.


PS: Ritengo doveroso informarLa che pubblicherò questa mia lettera e la Sua eventuale, graditissima risposta nel mio blog.

  

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Note:

[1] Dialogo con Stefano Patriarca, consulente economico del Governo, sulla sua fake news sulle pensioni



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permalink | inviato da magnagrecia il 17/2/2018 alle 16:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dialogo con Stefano Patriarca, consulente economico del Governo, sulla sua fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato a Stefano Patriarcaconsulente economico del Governo, dopo aver letto una sua dichiarazione ai media, nella quale diffondeva una notizia a mio avviso falsa sulla modifica della decorrenza da cadenza triennale a biennale dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita, la sua risposta e la mia replica.


Pensioni, adeguamento automatico all'aspettativa di vita

Da:  v

5/2/2018 18:45


Egr. Dott. Patriarca,

Traggo dall’articolo di Repubblica (ma è lo stesso su tutti i giornali) intitolato “Arriva il decreto per le 15 categorie di lavoratori "salvati" dall'aumento dell'età pensionabile: «Il decreto, come spiega il tecnico di Palazzo Chigi Stefano Patriarca, “consente di allargare la platea dell'Ape sociale e dei precoci per il 2018 e permette nel 2019 e 2020 il pensionamento senza il previsto adeguamento alla speranza di vita a circa 49.800 lavoratori”.»


Adeguamento automatico

Mi permetto di correggerLa, l’adeguamento automatico di 5 mesi che scatterà nel 2019 varrà per il triennio 2019-2021, poiché la cadenza biennale non decorrerà dal 2019, ma si applicherà – come recita la norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13) - “agli incrementi successivi a quello [triennale, che varrà ovviamente per il triennio 2019-2021, ndr] con decorrenza 1° gennaio 2019”, e cioè dal 2022, a valere per il biennio 2022-2023, e così ogni 2 anni.[2]

Poiché quasi tutti sono convinti che sia stata la riforma Fornero ad introdurre l’adeguamento automatico, vale la pena di precisare che esso è stato introdotto, con un richiamo al DL 78/2009 che lo prevedeva, dalla riforma Sacconi (2010 e 2011), col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010.


OCSE, ecc.

E’ un errore fatto anche dall’OCSE,[3] i cui report, com’è noto, hanno una risonanza mondiale. Ma è solo uno dei tanti errori che riguardano le pensioni, con lo stranissimo fenomeno che è stata obliterata in parte o in tutto (!) la severissima riforma Sacconi, semplicemente chiamandola Fornero. Fatto che andrebbe indagato e stigmatizzato adeguatamente, perché vede protagonisti nomi importanti, sia del Parlamento (Ichino, Damiano, Sacconi) che dell’Accademia (Cazzola, Boeri, Garibaldi), che dei media (Giannino), [4] sia del mondo politico (Salvini, Meloni,  che ne stanno facendo, assieme a Berlusconi, un argomento mendace della loro campagna elettorale),[5] che, dal 2013, tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sull’efficacia della riforma Sacconi.[4] Ne può trovare vari altri scorrendo il mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it.


ISTAT

Inoltre, in primo luogo, osservo che l’origine degli errori del filone istituzionale (inclusa forse l'OCSE), da quel che mi consta (si veda quanto afferma il professor Alberto Brambilla nell’allegato 4, nota in calce), parrebbe sia l’ISTAT, i cui dati vengono poi utilizzati da EUROSTAT, i cui dati vengono usati da UPB, [4] i cui dati vengono ripresi da altri. In secondo luogo, ho provato a chiederne a ISTAT la conferma, ma finora invano, ricavandone invece la conferma – anche nel chiedere l’indirizzo e-mail - di una certa propensione alla scarsa trasparenza.[6] In terzo luogo, mi permetto, allora, di suggerirLe di fare chiarezza – se può - in relazione ad un altro comma della legge 122/Sacconi, che coinvolge direttamente l’ISTAT: il comma 12ter,[7] laddove prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo dell’aspettativa di vita soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni, ma – parrebbe proprio - limitatamente alla “prima applicazione”. Viste, però, le polemiche accese che si sono registrate sull’adeguamento di ben 5 mesi dal 2019, anche considerando che nel 2015 c’è stato un calo, la domanda che si può porre è: ma, l’ISTAT, ha tenuto conto anche della diminuzione del 2015 (e di quella, di cui si vocifera, del 2017)?

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire a fare chiarezza sulle norme pensionistiche e sui loro autori.

Cordiali saluti

V.


__________________________


Note:

[1] 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta' e i valori di somma di eta' anagrafica e di anzianita' contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all'accesso al pensionamento indipendentemente dall'eta' anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita' erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.(20)(59)((77))

[2] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.

[3] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[4] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

http://vincesko.blogspot.com/2017/12/pensioni-la-congiura-del-silenzio-di.html

[5] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[6] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

[7] 12-ter. A partire dall'anno 2011 l'ISTAT rende annualmente disponibile entro il 31 dicembre dell'anno medesimo il dato relativo alla variazione nel triennio precedente della speranza di vita all'eta' corrispondente a 65 anni in riferimento alla media della popolazione residente in Italia. A decorrere dalla data di cui al comma 12-bis e con i decreti a cadenza triennale di cui allo stesso comma 12-bis: a) i requisiti di eta' e di anzianita' contributiva indicati al comma 12-bis sono aggiornati incrementando i requisiti in vigore in misura pari all'incremento della predetta speranza di vita accertato dall'ISTAT in relazione al triennio di riferimento. In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita. […]


Allego due miei post (dei tanti contro la vulgata imperante da sei anni sulle pensioni e da sette anni su Monti) che potrebbero interessarLe:


Questo articolo mi è stato chiesto da un giornale on-line dopo una mia segnalazione rettificativa, il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko


In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, anche in merito alle pensioni, contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



***


Re: I: Pensioni, adeguamento automatico all'aspettativa di vita

Da:  stefano patriarca (stepatri@gmail.com)

8/2/2018 15:43

A:  v  


Spett.le V., mi congratulo per la sua attenzione ai problemi pensionistici e in particolare anche ai dettagli e ai numeri che spesso sono sostanza.....in relazione alle sue osservazioni troverà sotto, accanto alle sue riflessioni le mie osservazioni a titolo personale, schematiche in NERETTO


Oggetto: Pensioni, adeguamento automatico all'aspettativa di vita

Egr. Dott. Patriarca,

Traggo dall’articolo di Repubblica (ma è lo stesso su tutti i giornali) intitolato “Arriva il decreto per le 15 categorie di lavoratori "salvati" dall'aumento dell'età pensionabile ”:«Il decreto, come spiega il tecnico di Palazzo Chigi Stefano Patriarca, “consente di allargare la platea dell'Ape sociale e dei precoci per il 2018 e permette nel 2019 e 2020 il pensionamento senza il previsto adeguamento alla speranza di vita a circa 49.800 lavoratori”.»

Adeguamento automatico

Mi permetto di correggerLa, l’adeguamento automatico di 5 mesi che scatterà nel 2019 varrà per il triennio 2019-2021, poiché la cadenza biennale non decorrerà dal 2019, ma si applicherà – come recita la norma (Servizio Antispam ha rilevato un possibile tentativo

di phishing da "www.normattiva.it" L. 214/2011, art. 24, comma 13) - “agli incrementi successivi a quello [triennale, che varrà ovviamente per il triennio 2019-2021, ndr] con

decorrenza 1° gennaio 2019”, e cioè dal 2022, a valere per il biennio 2022-2023, e così

ogni 2 anni.[2]

Poiché quasi tutti sono convinti che sia stata la riforma Fornero ad introdurre

l’adeguamento automatico, vale la pena di precisare che esso è stato introdotto, con un

richiamo al DL 78/2009 che lo prevedeva, dalla riforma Sacconi (2010 e 2011), col      

comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010.


Mi spiace ma è incorso in un errore dovuto ad una non corretta interpretazione della norma. La riforma Fornero ha cambiato gli scatti da triennali a biennali dallo scatto del 2019. quindi i 67 anni varranno per il 2019 e 2021. E' assolutamente corretto dire che la Fornero non ha introdotto l'adeguamento automatico ma è stato il Governo Berlusconi (riforma Sacconi e Tremonti) ma li ha solo resi biennali, e nei fatti l'età per il 2019 e 2021 sarebbe stata la stessa anche senza la Fornero.


OCSE, ecc.

Concordo con lei che la “criminalizzazione” della legge Fornero e non degli interventi precedenti , in parte causa della stessa legge Fornero è una grande "bufala" ancorchè la stessa legge abbia alcuni elementi critici, peraltro corretti con gli interventi che si sono fatti nelle leggi di bilancio del 2017 e 2018, cavalcata spesso a sproposito da molti (ma forse non è il caso di Cazzola che è sempre molto  rigoroso e corretto nell’analisi dei dati)


E’ un errore fatto anche dall’OCSE,[3] i cui report, com’è noto, hanno una risonanza mondiale. Ma è solo uno dei tanti errori che riguardano le pensioni, con lo stranissimo fenomeno che è stata obliterata in parte o in tutto (!) la severissima riforma Sacconi, semplicemente chiamandola Fornero. Fatto che andrebbe indagato e stigmatizzato adeguatamente, perché vede protagonisti nomi importanti, sia del Parlamento (Ichino, Damiano, Sacconi) che dell’Accademia (Cazzola, Boeri, Garibaldi), che dei media (Giannino),[4] sia del mondo politico (Salvini, Meloni, che ne stanno facendo, assieme a Berlusconi, un argomento mendace della loro campagna elettorale),[5] che, dal 2013, tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sull’efficacia della riforma Sacconi.[4]               

Ne può trovare vari altri scorrendo il mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it.


Ocse non ha sbagliato sull'adeguamento (anche se nei lavori Ocse sono frequenti imprecisioni)


ISTAT

Inoltre, in primo luogo, osservo che l’origine degli errori del filone istituzionale (inclusa

forse l'OCSE), da quel che mi consta (si veda quanto afferma il professor Alberto Brambilla nell’allegato 4, nota in calce), parrebbe sia l’ISTAT, i cui dati vengono poi utilizzati da EUROSTAT, i cui dati vengono usati da UPB, [4] i cui dati vengono ripresi da altri. In secondo luogo, ho provato a chiederne a ISTAT la conferma, ma finora invano, ricavandone invece la conferma – anche nel chiedere l’indirizzo e-mail - di una certa propensione alla scarsa trasparenza.[6] In terzo luogo, mi permetto, allora, di suggerirLe di

fare chiarezza – se può - in relazione ad un altro comma della legge 122/Sacconi, che coinvolge direttamente l’ISTAT: il comma 12ter,[7] laddove prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo dell’aspettativa di vita soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni, ma – parrebbe proprio - limitatamente alla “prima applicazione”. Viste, però, le

polemiche accese che si sono registrate sull’adeguamento di ben 5 mesi dal 2019, anche

considerando che nel 2015 c’è stato un calo, la domanda che si può porre è: ma, l’ISTAT,

ha tenuto conto anche della diminuzione del 2015 (e di quella, di cui si vocifera, del 2017)?


su questo punto mi trova in radicale disaccordo, perchè leggo affermazioni non corrette:

i calcoli del Prof. Brambilla , che conosco bene e che sa delle mie

obiezioni fatte in molte occasioni, sono calcoli , che contengono diverse inesattezze di  interpretazione delle norme e delle classificazioni del bilancio Inps, che infatti valuta correttamente la spesa assistenziale nell'ordine di meno di 30 miliardi. Ma possiamo tacciare a cuor leggero di falsità i bilanci dell'Inps da 20 anni a questa parte, fatti sulla base addirittura di una legge , la legge del 1989 che appunto disciplina come dividere nel bilancio inps le spese assistenziali da quelle previdenziali , controllati da corte dei conti, Ministero dell'economia, Minitsero del l Lavoro, Collegio dei Sindaci, Comitato di Viglilanza nel quale sono sindacati e datori di lavoro, Unione Europea ed Eurostat, Istat, ?. Per avere un'idea delle dimensioni del problema basta che si scarichi dal sito inps il bilancio sociale 2016 fatto dal CIV (quindi sindacati...) che riporta una pagina che le allego evidente sulle pensioni assistenziali e previdenziale

Questa idea bizzarra e molto da romanzo per cui vi sarebbe una sorta di complotto internazionale e nazionale con a capo Istat ma anche eurostat Ue MEf e via via per fare conti artefatti sulle pensioni italiane a me che mi occupo da 25 anni di questo tema avendo rappresentato per diversi anni  anche il governo italiano presso la Ue sulle pensioni, ed essendo stato il tecnico responsabile economico della Cgil fino al 1996, ed avendo fatto parte del gruppo tecnico che ha Lavorto dulla legge Dini,   sembra francamente poco verosimile.

L'istat che per professionalità, indipendenza e serietà è uno dei migliori istituti di statistica europei , e del quale dovremmo far vanto, ha calcola correttamente  la spesa pensionistica italiana applicando i criteri obbligatori decisi a livello ue con tutti i 28 governi e che sono uguali in tutti i paesi.

Mi permetta una riflessione che un osservatore molto scrupoloso come Lei potrà valutare con indulgenza. Io potrei dirle perché sono uguale a George Clooney dandole le mie misure del viso, occhi, naso e conrontandole con quelle identiche di Clooney,    ma il fatto che lo dica non fa di me Geroge Clooney, basta accostare le due foto.... La difesa dell'equità del sistema pensionistico italiano non può essere fatta con artifici aritmetici, ma semmai  con ben altri e più importanti argomentiin ogni caso il governo ha costituito su richiesta delle Organizzazioni sindacali una commissione di esperti anche con i sindacati all'interno     per valutare la separazione contabile tra previdenza e assistenza. Temo che i risultati possano portare ad esiti opposti a quelli che si aspettano coloro che sostengono che è la previdenza finanzia l'assistenza .... e se sarà così spero che non si ponga un problema evidente sulle pensioni previdenziali.

Istat ha calcolato benissimo la variazione della speranza di vita che la norma Sacconi dice essere la differenza tra i due anni il primo e il terzo.

Che nel secondo anno la speranza di vita sia diminuita non rileva ai fini del calcolo, ma abbiamo anche fatto questo calcolo usando la media del triennio (quindi mettendo dentro anche il 2015 inn cui la speranza di vita si è ridotta di poco) e non i punti estremi. Il risultato sarebbe stato sempre 5 mesi.

In ogni caso le consiglio di analizzare la norma che abbiamo messo in legge di bilancio 2018 che modifica il meccanismo : gli scatti hanno un tetto massimo di due mesi, si calcola la media e non solo i punti estremi, e si prevede anche la possibilità di una riduzione, cosa non prevista antecedentemente. Mi rendo conto che quando si migliora non si fa notizia.....


Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire a fare chiarezza sulle norme

pensionistiche e sui loro autori.

anche io .... cordialmente

stefano patriarca


Allegato

3.2       Le prestazioni istituzionali

Ø Il quadro delle prestazioni sociali erogate

Dall?analisi dei dati del Bilancio Consuntivo 2016 si evince che su 332.849 milioni di euro di uscite correnti, 308.021 milioni rappresentano la spesa destinata all?erogazione delle prestazioni istituzionali che si suddividono in prestazioni pensionistiche e prestazioni non pensionistiche (Tabella 3.2.1).

Le prestazioni istituzionali erogate dall?INPS sono ripartite in prestazioni pensionistiche previdenziali, che prevedono un finanziamento contributivo, e prestazioni assistenziali che, invece, sono sostenute dai trasferimenti statali. Le prestazioni non pensionistiche hanno natura mista, in quanto sono in parte finanziate da contribuzione ed in parte da trasferimenti statali.

Le prestazioni non pensionistiche si  articolano in prestazioni temporanee tipiche dell?INPS quali gli ammortizzatori sociali, i trattamenti di famiglia, di maternità e di malattia, nonché  in un insieme di prestazioni che riguardano sia il pagamento del TFR/TFS ai lavoratori privati e pubblici, sia gli interventi sociali dell?ex INPDAP.

Con riferimento ai dati concernenti la spesa per le pensioni nel loro complesso, si rileva che il

90,6% (246.943 milioni) è rappresentato dalla parte previdenziale, mentre il 9,4% (25.677 milioni) riguarda la parte assistenziale.

Nell?ambito delle prestazioni non pensionistiche l?importo di spesa più rilevante riguarda le prestazioni connesse agli ammortizzatori sociali, che ammontano a 13.641 milioni, con una riduzione rispetto al 2015 di 46 milioni.

I trattamenti di famiglia registrano un incremento di spesa del 2,7%, quelli di maternità dell?8,1%, mentre le prestazioni per malattia sono aumentate del 3,7%.

I dati relativi al TFR dei  lavoratori privati  hanno fatto registrare nel 2016 un decremento del

2,5%, mentre quelli relativi ai TFS e TFR per i dipendenti pubblici mostrano un incremento del13,3%.

La spesa per pensioni, compresa la spesa per invalidità civile, come si evidenzia nella Tabella 3.2.1 seguente, ammonta a 272.620 milioni, con un decremento dello 0,2% rispetto al 2015 e rappresenta l?88,6% delle prestazioni complessive.

Le prestazioni non pensionistiche coprono il restante 11,4%, pari a 35.401 milioni di euro e registrano un aumento dell?1,9% (645 milioni) rispetto all?anno precedente.



***


Re: I: Pensioni, adeguamento automatico all'aspettativa di vita

Da:  v

8/2/2018 19:31


Egr. Dott. Patriarca,

La ringrazio molto per la Sua cortese risposta, che è una formidabile occasione per me, che faccio – scusi il termine - debunking da 6 anni sulle pensioni (una materia in cui ero del tutto ignorante prima), di sgombrare il campo dai residui dubbi. Scusandomi preliminarmente dell’errata numerazione delle note nella mia prima e-mail, mi permetta di fare qualche osservazione ulteriore.


Periodicità adeguamento automatico

Io sono un laico miscredente, ma non mi pare ci possano essere dubbi di sorta su una norma chiarissima (L. 214/2011, art. 24, comma 13), che ho già riportato nella nota 2, sulla quale, peraltro, ho già corretto vari giornalisti di previdenza, che su questo punto non hanno mosso obiezioni: “13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.

Assodato che la periodicità SACCONI è triennale, (i) essa diventa biennale, in forza della riforma Fornero, relativamente agli “adeguamenti successivi a quello [triennale] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Ripeto: a nio avviso, non c’è alcun margine per dubbi interpretativi; (ii) no, se – come Lei sostiene - questa interpretazione non è corretta, la riforma Fornero modifica l’età di pensionamento nel 2021, poiché l’adeguamento asseritamente biennale dal 1° gennaio 2019 varrebbe per il biennio 2019-2020, e quindi dal 1° gennaio 2021 ne scatterebbe (presumibilmente) un altro; e (iii) di conseguenza, l’ininfluenza della riforma Fornero si verifica solo nel caso che la mia interpretazione sia corretta.


Giuliano Cazzola

Lei evidentemente mi ha risposto senza aver letto il mio articolo linkato alla nota 4: lì trova le prove documentali plurime (col mio commento), condizione imprescindibile per me quando formulo accuse, in particolare scritte. Assodato che Giuliano Cazzola ne sa molto più di me di pensioni, se ne deve arguire che nel suo caso non si tratta di ignoranza ma di malafede. Se mi permette l’introduzione di un elemento psicologico, l’errore voluto di Cazzola – come ho scritto nel commento - è per me indizio di coda di paglia per senso di colpa (riforma SACCONI).


OCSE

L’OCSE non ha sbagliato (cfr. conclusione del dialogo con Stefano Scarpetta) solo se la mia interpretazione è errata. D’altra parte, io ne ho dedotto (v. appresso) che siamo in presenza di una catena di soggetti che copiano il medesimo errore.


ISTAT

Ne deduco che, anche in questo caso, Lei non ha letto l’articolo riportato alla nota 4. Se lo legge attentamente, vede che io ho dedotto dallo studio di UPB, che oblitera completamente la riforma SACCONI semplicemente chiamandola Fornero (sic!), la catena ISTAT à EUROSTAT à UPB, poiché (i) è lo stesso UPB che dichiara che la fonte dei suoi dati è EUROSTAT; e (ii) ho dedotto che l’inizio della catena è ISTAT da ciò che scrive Alberto Brambilla. Per inciso, aggiungo che avevo già segnalato l’errore a Nicola Salerno di UPB tramite Carlo Clericetti nel suo blog.

Lo stesso, forse (?), è successo per lo studio Boeri-Garibaldi-Moen, che cancella anch’esso completamente la riforma SACCONI semplicemente chiamandola Fornero (sic!). Sono prove documentali inoppugnabili.


Alberto Brambilla

Oltre a Brambilla, ci sono altri esperti che muovono le stesse critiche, ad esempio Felice Roberto Pizzuti.

Al di là di Brambilla e Pizzuti, se legge il mio dialogo con Stefano Scarpetta vede le prove delle mie ben più modeste argomentazioni che in EUROSTAT si confrontano le pere con le mele (oltre all’assistenza, che secondo lo stesso Osservatorio INPS vale il 10% del totale, ci sono il TFR e altre 2 voci spurie, come l’uso delle pensioni di anzianità come ammortizzatore sociale e il peso molto eterogeneo della previdenza privata e dei connessi incentivi fiscali) e dati al lordo delle imposte, che è un duplice obbrobrio tecnico, sia perché le pensioni erogate dall’INPS sono nette, sia perché il peso fiscale penalizza l’Italia rispetto agli altri Paesi (oltre 2 punti di Pil). Almeno l’OCSE compara anche le cifre nette. La cosa grave da tener presente è che la nomea dell’Italia di spendacciona, che a giudicare dalle cifre aggregate è una fandonia cosmica, si basa soprattutto sul rapporto spesa pensionistica/Pil, spesso calcolato su dati vecchi, inadeguati nel caso di dati pensionistici le cui riforme hanno effetti nel medio-lungo periodo. Se può avere un significato, osservo che ho trasmesso il dialogo con Scarpetta dell’OCSE anche alla Commissione Europea: il presidente Juncker, solo in questo caso, mi ha fatto inviare un’email ieri per ringraziarmi.


Variazione speranza di vita

(i) Se Lei dice che “ISTAT ha calcolato benissimo”, ne prendo atto.

(ii) Chiedo venia, ma se lo dice la norma del crudele SACCONI (che ora peraltro fa finta di mostrarsi pentito, ma bara, cfr. prove documentali inoppugnabili nell’allegato alla nota 4), cui si dà – mi pare - un’interpretazione causidica, càllida, speciosa, poiché si deve invece presumere si tratti di misurare la differenza tra la fine e l’inizio del periodo triennale ) è un ottimo motivo per correggerlo…

(iii) Anche io, in un primo momento, avevo letto male e segnalato in giro nelle mie varie email che il comma 12ter dell’art. 12 della L. 122/2010 (riforma SACCONI) prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni; ma poi, leggendo meglio, mi sono accorto che non c’è alcun dubbio che questo è limitato “in sede di prima applicazione” (cfr. nota 7). Io penso che basti un’interpretazione letterale (è sufficiente fare l’analisi del periodo e constatare l’assenza assoluta di segni di interpunzione tra la subordinata iniziale e la principale e la coordinata): “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita.

(iv) Grazie dell’informazione (che andrò a leggere). Personalmente, trovo encomiabile che abbiate posto un limite massimo di 2 mesi e sgombrato il tavolo da interpretazioni (errate) restrittive.

Effettivamente, è strano che una notizia così importante non abbia avuto un'eco adeguata. Andrebbe fatto un comunicato alle agenzie di stampa. Purtroppo, contrastare la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e su Monti) ad opera della potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra, che ha fatto quasi 60 milioni di vittime (inclusa la CGIL, unico sindacato a scioperare contro la riforma SACCONI e le pesantissime, scandalosamente inique e recessive manovre correttive Berlusconi-Tremonti), è una fatica di Sisifo. Ma non bisogna demordere. Io ho scritto più volte, da anni, a tutti i media, prima ai direttori, poi, accortomi che non fanno circolare le segnalazioni rettificative, direttamente agli autori degli articoli, e p.c. a centinaia di destinatari, qualcosa così ho ottenuto. La ringrazio dell’attenzione.

Cordiali saluti

V.


PS: Se non ha nulla in contrario, riporterò - come faccio di solito - questo nostro utile dialogo nel mio blog.


***


Post scriptum

Speravo che discutendo con Stefano Patriarca sarei riuscito a chiarire chi, se non perché, abbia originato il suo errore, ma, pur avendogli sollecitato una replica, la mia speranza è andata delusa. Tuttavia, la sua segnalazione della nuova norma contenuta nella Legge di Bilancio 2018 mi ha consentito di scoprire, oltre ad un lapsus calami dello stesso Patriarca sul limite massimo dei mesi, che non sono due ma tre, con mia grande sorpresa, che l’errore sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento automatico recata dalla riforma Fornero, prima di lui, lo ha commesso anche sia la Ragioneria Generale dello Stato (RGS) che, addirittura, il Parlamento, e non soltanto nella Legge di Bilancio 2018 ma anche in una legge del 2016, antecedente, cioè, ai rapporti 2017 dell’OCSE e della RGS. La mia caccia continua.



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permalink | inviato da magnagrecia il 15/2/2018 alle 21:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni




Pubblico lo scambio di e-mail sulle pensioni tra me e Paolo Zani, titolare del sito Tuttoprevidenza.it, svoltosi alcuni mesi fa. Ho deciso di pubblicarlo dopo avere scoperto ieri casualmente (facendo una ricerca nel web sulle fake news di RGS e Ministero del Lavoro sull’adeguamento automatico dell’età di pensionamento, che pubblicherò a breve) che, dopo avermi risposto in maniera surreale, negando perfino l’evidenza, egli ha pubblicato un articolo sul suo sito che fa tesoro delle mie osservazioni. La mia prima e-mail l’ho inviata tramite il suo sito e l’ho indirizzata all’autore dell’articolo.



Il 17/10/2017 15:09, Vincesko ha scritto:

Da: Vincesko Oggetto: Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Messaggio:


Egregio Dott. Salvatore Martorelli,

p.c. tuttoprevidenza.it, CISL Milano, CISL Lombardia


Ho letto solo oggi il Suo articolo “Questa è la riforma delle pensioni” del 2011 (https://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Riformapensionimontifornero.pdf). L’ho trovato un esempio preclaro di DISINFORMAZIONE, talmente esagerato da non rinviare, come tutte le esagerazioni, a coda di paglia per senso di colpa, visto che la CISL di Raffaele Bonanni fu complice di Sacconi.

Mi permetto, allora, di inviare anche Lei:

Oggetto: Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

A: Governo, Parlamentari, Politici, Media, Professori, Sindacati, Siti economici e Fondazioni, altre Istituzioni

Vi trasmetto per competenza:

Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. (Joseph Goebbels)

Io ritengo, da sei anni, che ci troviamo di fronte a tre casi di DISINFORMAZIONE (lo scrivo quasi sempre in maiuscolo) tra i più macroscopici della storia italiana, tre veri casi di scuola:

l’ammontare complessivo di 330 (trecentotrenta) mld€ delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica,[1] la quasi generalità delle vittime di tale DISINFORMAZIONE (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti di Economia) e la sua ripartizione tra il governo Berlusconi (80%) e il governo Monti (20%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

Assieme ai casi coevi de

- la riforma delle pensioni Fornero, alla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero,[2] il prof. Monti, che per inciso io giudico una persona per solito molto sincera,[3] esperti di previdenza, come ad esempio Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la normativa pensionistica e i suoi autori,[4] o la strana coppia costituita dal senatore Sacconi e dall’onorevole Damiano,[5] vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011[6], il quale, anziché denunciare pubblicamente il plagio e rivendicare la paternità e l’incisività della sua riforma, è stato per anni silenzioso assecondando la vulgata.

E, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea,

- gli obiettivi statutari della BCE, che non è uno soltanto - la stabilità dei prezzi - come quasi tutti pensano; oggetto, oltre che di numerosi miei post e commenti, di una mia petizione al Parlamento Europeo, in corso di esame e attualmente in attesa della risposta della BCE (e della Commissione Europea) alla mia replica.[7]

Questo mio lungo articolo (che in gran parte mette insieme in un unico post dati e informazioni contenuti in vari altri) vuole essere un ulteriore, personale contributo all’opera di chiarificazione che porto avanti da 6 anni, contrastando la vulgata della versione (a) di chi ha messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la recessione, alimentata ad arte dalla potente propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie di fatto del Prof. Monti e della Prof.ssa Fornero, a cominciare già dal titolo del primo DL del governo Monti: “Salva-Italia”; (b) di chi ha portato l’età di pensionamento a 67 anni e messo in sicurezza i conti pensionistici; e (c) degli effettivi poteri-doveri della BCE. Ma, credetemi, è una fatica di Sisifo!

Spero perciò che anche altri (in particolare, media,[8] politici e docenti[9]) vorranno intraprendere quest’opera di chiarificazione, al loro ben più importante livello di autorevolezza, di influenza e di diffusione. […]


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Vi ringrazio della cortese attenzione.

Cordiali saluti

V.


PS: Ecco, invece, un buon esempio di corretta informazione:

PPS: Perché non pubblicate il Vs. indirizzo e-mail?



Re: Contatto "Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana"

Da:  Paolo Zani (p.zani@tuttoprevidenza.it)

17/10/2017 16:47

A:  v   


Egr. Sig. Vincesko,

non mi sembra che il manuale "Questa è la riforma delle pensioni" a cura del ns. collaboratore Salvatore Martorelli sia un esempio "preclaro" di disinformazione.
E' solo la lettura e il commento alla Riforma Monti Fornero; non mi pare di avere trovato giudizi in negativo o in positivo.
E' un manuale operativo e niente più!
Tuttoprevidenza è un sito di informazione tecnica che non ha mai dato, almeno mi pare, giudizi sulla bontà o meno delle riforme: questo lo lasciamo fare ai politici ed appassionati di politica, non è affar nostro.
L'indirizzo e-mail è pubblicato in calce alle nostre pubblicazioni laddove si chiede, a chi vuole ricevere la ns. pubblicazione, un "si".
Forse nel n° in questione non era stato indicato, e in questo ha ragione.
In ogni caso vedo che lei è riuscito a contattarci per cui non capisco dove stia il problema.
Cordiali saluti.
Paolo Zani   



Re: Contatto "Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana"

Da:  v

18/10/2017 00:09


Egr. Sig. Paolo,

Dalle sue osservazioni, deduco che lei non ha letto il mio articolo allegato, incluse le note.

1. Salvatore Martorelli dà un giudizio esagerato sulla riforma Fornero: la definisce addirittura una rivoluzione. E allora quella Sacconi che cos'è? E quella Dini?

2. Detto in parole povere, come quasi 60 milioni di Italiani, prende fischi per fiaschi: attribuisce alla Fornero misure già decise da SACCONI un anno e mezzo prima e già in vigore dall'1.1.2011, ben prima che arrivasse la Fornero, o, come l'adeguamento all'aspettativa di vita, che andranno in vigore - come previsto da SACCONI - nel 2013, senza accorgersi (il che è preoccupante) che la plagiatrice e millantatrice Fornero (gliel'ho scritto direttamente) le ha copiate pari pari dalla riforma SACCONI.

3. Ho già inviato il mio articolo a un centinaio di destinatari, facendo soltanto 3 e-mail cumulative (poiché Libero ha revisionato da poco il programma di posta e posto un limite numerico), se avessi dovuto farlo tramite i rispettivi siti avrei dovuto inviare 100 e-mail.

Cordiali saluti,

V.



Re: Contatto "Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana"

Paolo Zani (p.zani@tuttoprevidenza.it)

18/10/2017 11:04

A:  v 


Mi scusi, ma cosa pretende da me?
Che legga le sue elucubrazioni dopo che ha definito "preclaro esempio di disinformazione" un ottimo manuale redatto da uno dei maggiori esperti di Previdenza, il dr. Martorelli, che collabora con me da anni?
Conduca la sua giusta battaglia di informazione, anche se nella sostanza non cambia nulla, ma lasci in pace il dr. Martorelli e il sito "tuttoprevidenza".
Per me è finita qui!
Tanto le dovevo.
Paolo Zani



Re: Contatto "Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana"

Da:  v

18/10/2017 13:04


Elucubrazioni? Francamente, trovo la sua replica incredibile e arrogante, tipica dei milanesi, segnatamente quelli più ciucci. Non faccia il finto tonto, con tono maleducato da indignato. O veramente crede alle fesserie cosmiche che ha scritto? Perché non risponde nel merito, se ne è capace? Io sono aduso a valutare obiettivamente ciò che leggo, come è dimostrato dal mio giudizio positivo sull'altro articolo pubblicato sul suo sito e concernente la riforma SACCONI, mentre l'articolo di Salvatore Martorelli sulla riforma delle pensioni Fornero (che lei definisce pomposamente manuale), che arriva all'assurdo di ascrivere a Fornero l’innalzamento dell’età di pensionamento per vecchiaia a 66 anni, deciso dal DL 78 del 31/5/2010, L. 122/2010, con decorrenza 1.1.2011, e l'adeguamento periodico all'aspettativa di vita, statuito dal comma 12bis dell'art. 12 della legge 122/2010, o l’allungamento dell’età base di pensionamento, già deciso dal DL 78/2010 (Sacconi) e dalla L. 247/2007 (Damiano), attraverso la cosiddetta “finestra” di erogazione, la cui eliminazione compensa integralmente (e non “parzialmente” come scrive l’autore) l’allungamento dell’età base operato da Fornero, che dunque è solo formale; ossia, in tutti e tre i casi, si tratta di misure decise almeno un anno e mezzo prima che arrivasse il governo Monti-Fornero,[1] - ribadisco - è un esempio preclaro di DISINFORMAZIONE, talmente esagerato - ribadisco - da rinviare, come TUTTE le esagerazioni, a coda di paglia per senso di colpa, vista la complicità del sedicente sindacalista (copyright “Europa”) Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL, nella stesura della riforma delle pensioni SACCONI, cosa che evidentemente cercate in ogni modo di nascondere, assieme alla UIL.

Peraltro, io ho scritto a Salvatore Martorelli, faccia eventualmente rispondermi da lui, inoltrandogli, se vuole, la mia email. Addio.

V.

[1] “L’età richiesta per la pensione di vecchiaia - che fino al 2011 era fissata in 65 e 60 anni, rispettivamente per maschi e femmine – si innalza dal 2012, a 66 anni per gli uomini, senza distinzione tra dipendenti e autonomi [e per le lavoratrici dipendenti pubbliche, ndr], a 62 anni per le donne lavoratrici dipendenti e a 63 anni e mezzo per le lavoratrici autonome [non è esatto, ndr].

Ma c’è di più: a partire dal 2013 l’età pensionabile crescerà, periodicamente, così come cresce l’aspettativa di vita degli italiani”.



Re: Contatto "Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana"

Da:  Paolo Zani (p.zani@tuttoprevidenza.it)

18/10/2017 17:34

A:  v


Ero tentato di non risponderle ma non posso tacere di fronte a tanta spocchia!
Precisazioni:

·         tanto per cominciare non sono milanese

·         se per "ciucci" intente "asini" le dico che mi ha fatto un grosso complimento in quanto ritengo questi adorabili animali tra i più intelligenti del regno animale e molto più di tanti umani

·         Fesserie cosmiche io non ne ho scritte ma, anche se fosse, non vedo cosa possa importarle

·         ripeto, il manuale del dr. Martorelli era solo, e voleva solo essere, un commento della legge Fornero e nulla più! I commenti e le valutazioni di ordine  politico li vada a cercare da altre parti non in Previdenza Flash che è e vuole essere solo ed esclusivamente un supporto tecnico.

·         Cosa dovrei nascondere? la riforma Sacconi?  Vedo che cita CISL e UIL e la CGIL dov'era? e se c'era dormiva?

·         Non sono tenuto a dare indirizzi dei miei collaboratori.

Cari saluti
dall'arrogante
Paolo Zani



Re: Contatto "Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana"

Da:  v

18/10/2017 19:51


Le rispondo pacatamente, poiché lei è un caso clinico, ma in fondo mi sembra una persona onesta, anche se è incline a travisare ciò che legge, quindi legga più attentamente.

1. Tutti gli ignoranti che mi tocca "redarguire" (di solito scrivo "bastonare") in Internet, che finora dal 2009 sono forse migliaia (inclusi professoroni famosi), si difendono dandomi dello spocchioso o simili, giudizio del tutto superficiale e gratuito, poiché io sono ignorante ma quando mi informo lo faccio bene e aborro le menzogne e la DISINFORMAZIONE e quindi gli asini saccenti.

2. Mi sorprende che lei, se s'intende un po' della materia visto che ha un blog su di essa, travisi le cose in modo così evidente. Il commento del dott. Salvatore Martorelli alla riforma delle pensioni Fornero è "politico" (con le virgolette: in gergo tecnico-aziendale, vuol dire edulcorato, manipolato, aggiustato), poiché - lo ripeto ancora - attribuisce a Fornero importanti misure varate da SACCONI un anno e mezzo prima; ed io ho fatto innanzitutto rilievi critici fondati di ordine tecnico. Aggiungo che trovo quasi impossibile che egli, essendo un tecnico della materia pensionistica, non conosca gli autori delle norme, peraltro recentissime all'epoca in cui ne scrive, quindi trovo logico arguirne una buona dose di malafede. Se non è malafede è ignoranza, tertiun non datur. D'altra parte, le è facile verificarlo trasmettendogli le mie osservazioni puntuali e chiedendogli una risposta altrettanto puntuale (non a me, a lei).

3. Che siano state norme varate da SACCONI lo so anche per esperienza personale diretta, poiché sono stato una delle vittime dell'art. 12 del DL 78 del 31.5.2010 SACCONI, che mi ha procrastinato il pensionamento di 12 mesi (dal marzo 2011 al marzo 2012), perciò da perfetto profano cominciai a interessarmi delle pensioni.

4. Legga più attentamente, non le ho chiesto di darmi l'indirizzo email di S.M., ma di farmi rispondere da lui.

5. Io non ho antipatie preconcette, ma esprimo giudizi basati rigorosamente su fatti e dati. Cerchi di fare altrettanto.

Cordiali saluti,

V.

PS: Lei, mi spiace, ha anche la memoria corta: la CGIL, oltre ad essere esclusa dagli incontri indetti da Sacconi con i sindacati (con l'avallo implicito della CISL e della UIL), fu l'unico sindacato nel 2010 a fare sciopero. E perciò, a dirla tutta, non comprendo perché anche la CGIL nomini sempre Fornero e mai SACCONI, come fa anche il segretario generale della SPI-CGIL, per la seconda volta, nel suo blog su Huffington Post, e per questo l'ho adeguatamente "redarguito", accusandolo di raccontare balle (come vede, non faccio distinzioni tra simpatici e antipatici):



Re: Contatto "Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana"

Paolo Zani (p.zani@tuttoprevidenza.it)

20/10/2017 18:36

A:  v    


Caso clinico sarà lei...anzi ne sono sicuro.
Le chiedo di smetterla di importunarmi con le sue e-mail.
Ad ogni buon conto l'ho inserita nel filtro anti- spam per cui non potrò più leggerla e me ne farò una ragione.
Paolo Zani


***


Dopo una settimana, Paolo Zani pubblica nel suo sito questo articolo e s’intesta la “scoperta” che l’adeguamento automatico è stato introdotto da Sacconi nel 2009.


Innalzamento età pensionabile: un po’ di chiarezza. Di chi la colpa?

Published on novembre 7th, 2017 | by Paolo Zani


dal quale traggo:

Non ci crederete, ma le leggi che hanno istituito e dato attuazione al meccanismo dell’innalzamento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita sono:

§  Il decreto legge 1° luglio 2009 n° 78 convertito in legge con modificazioni dalla legge 03 agosto 2009 n° 102;

§  Il decreto legge 31 maggio  2010 n° 78 convertito in legge con modificazioni dalla legge 31 luglio 2010 n° 122;

Salvo prova contraria allora al Governo c’era Silvio Berlusconi appoggiato anche dalla Lega, allora, Nord”.


NB: Ancora adesso, statutariamente, è Lega Nord.



**********



Lettera a Massimo Percossi dell'ANSA sulle sue fake news sulle pensioni





Pubblico la lettera che ho inviato il 9 febbraio scorso a Massimo Percossi dell’agenzia giornalistica ANSA,  contenente osservazioni sulle sue fake news sulle pensioni in un suo articolo pubblicato da Il Post. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Osservazioni su un Vostro articolo con fake news sulle pensioni

Da:  v

9/2/2018 13:07


ALLA C.A. DEL DOTT. MASSIMO PERCOSSI

P.C. DIRETTORE E CAPOREDATTORE


Egr. Dott. Percossi,

Sono tre mesi che invio p.c. anche all’ANSA le mie e-mail di segnalazione di fake news sulle pensioni, spero siano state fatte circolare, perché la mia è una fatica di Sisifo da sei anni.

Traggo dal Suo articolo pubblicato su Il Post “Dal 2019 si andrà in pensione a 67 anni?”:  

Citazione1:L’ISTAT ha confermato ieri che per gli italiani che hanno 65 anni l’aspettativa di vita è cresciuta di cinque mesi rispetto al 2013. La principale conseguenze di questa stima è che dal primo gennaio 2019 l’età di pensione legale, cioè l’età a cui si andrà in pensione se non saranno soddisfatti prima altri requisiti, salirà a 67 anni rispetto agli attuali 66 anni e 7 mesi. Salirà anche l’età prevista per la pensione anticipata, quella che si può ottenere a qualsiasi età a condizione di aver versato un certo numero di anni di contributi. Questo aumento è frutto di tre fattori: la riforma Fornero, che impone un adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, le stime delle ISTAT e infine la decisione del governo di non intervenire per bloccare l’aumento dell’età pensionabile”.


Contrariamente a ciò che pensano quasi tutti, l’incisivo adeguamento automatico non è stato introdotto dalla riforma Fornero, ma (con un richiamo al DL 78/2009 che lo aveva previsto) dalla riforma SACCONI, con la L. 122/2010, art. 12, comma 12bis.[1]

     

Citazione2: “La riforma prevede che l’età pensionabile venga aumentata a partire dal 2019 con un provvedimento del governo”.

No, della burocrazia ministeriale MEF e Lavoro, a mezzo di un decreto direttoriale, a pena di sanzione erariale (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis).


Citazione3: “in mancanza del quale l’età aumenterà automaticamente a partire dal 2021”.

E’ corretto, ma la cosiddetta clausola di salvaguardia dei 67 anni nel 2021, contemplata dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 9), è diventata superflua, poiché vi si arriverà già nel 2019 per effetto del meccanismo automatico introdotto dalla riforma SACCONI.


Citazione4: “Le molte eccezioni alla regola generale previste dalla legislazione italiana, come ad esempio la pensione anticipata”.

Il sistema pensionistico italiano prevede due tipi di pensionamento ordinario: quello di vecchiaia e quello di anzianità; nell'ambito di quest'ultimo, fino al 2011, c’erano anche le cosiddette “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24). Mentre le ex “pensioni di anzianità” hanno solo cambiato nome in “pensioni anticipate”.

L’età di pensionamento di vecchiaia è (quasi) benchmark in UE dal 2011 (SACCONI), tranne le donne del settore privato che si sono allineate gradualmente entro il 2018 (riforma Fornero), accelerando l’allineamento previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico).

L’età di pensionamento anticipato lo diventerà nel medio-lungo periodo (orizzonte temporale normale nelle riforme pensionistiche), in forza dell’adeguamento automatico.


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi); e (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI.


Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero,[2] oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, inclusi, purtroppo, - incredibile ma vero – noti esperti di previdenza (Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi), ISTAT, EUROSTAT, che riprende pari pari i dati Istat, l'UPB, talvolta l'INPS e tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI,[3] oltre all’OCSE,[4] e dai finti smemorati alla Salvini,[5] che, assieme a Berlusconi e Meloni, votò la severissima legge SACCONI (2010 e 2011), vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.

Spero di essere stato utile e che voglia contribuire a chiarire in futuro chi ha fatto che cosa in materia di pensioni.

Cordiali saluti

V.


___________________________


Note:

[1] 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta' e i valori di somma di eta' anagrafica e di anzianita' contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all'accesso al pensionamento indipendentemente dall'eta' anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita' erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.(20)(59)((77))

[2] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche:

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[3] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[4] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[5] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero


***

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

 

 

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http://vincesko.blogspot.com/2018/02/lettera-massimo-percossi-dellansa-sulle.html

 

 



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Lettera a Dino Pesole del Sole 24 ore sulla riforma Fornero e sulla riforma Sacconi

  



Pubblico la lettera che ho inviato a Dino Pesole del Sole 24 ore su un suo articolo sulle pensioni, in cui ha esagerato l’importanza della riforma Fornero e, come tutti, non ha mai citato la riforma Sacconi. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Riforma Fornero e riforma Sacconi

Da:  v

1/2/2018 16:09


ALLA C.A. DEL DOTT. DINO PESOLE

P.C. DIRETTORE E CAPOREDATTORE


Egr. Dott. Pesole,

Analogamente a come ho già fatto con Davide Colombo,[1] continuando la mia diuturna e faticosa opera di CONTROINFORMAZIONE cui mi sto volontariamente sobbarcando da sette anni, mi permetto di formulare alcune osservazioni puntuali al Suo articolo Pensioni, la riforma Fornero è l’argine del debito    

  

Citazione1: “È il caso della riforma delle pensioni del 2011, targata Monti-Fornero, che la Lega vorrebbe abolire”.

E’ una cortina fumogena, per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011), che la Lega Nord votò nel 2010 e 2011.[2]


Citazione2: “La premessa è che le riforme varate a partire dal 2004 riducono la spesa pensionistica di 60 punti di Pil fino al 2060. In particolare la vituperata riforma Fornero garantisce risparmi per 21 punti di Pil, pari nella media a circa 20 miliardi l’anno, per un totale di 350 miliardi”.

Riporto preliminarmente il passo del rapporto di RGS:

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011). Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo, è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali”.

Entità del risparmio. (i) Premessa: ricavo dalla relazione tecnica della legge: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.

Ardisco ipotizzare che questo avvenga anche tra le varie riforme. Aggiungo:

(ii) la “quota” della riforma Fornero non è comunque di 350 mld, sia perché 1/3 di 1.000 (Pil) è 330 (e vabbé, l’approssimazione), sia perché il terzo del totale – scrive la RGS - include il risparmio da altre leggi (originariamente, aveva scritto “2011” e quindi comprendendo anche il DL 98, L. 111/2011, ma non aveva menzionato e non menziona il DL 138, L. 148/2011, che non è presente nel grafico della RGS, pur avendo esso esteso la “finestra” mobile di 12 mesi al comparto della scuola; questo è lo stesso grafico preso dall’articolo di Davide Colombo, che si legge meglio; DL 98 che anche visivamente non sembra poco e, a differenza del DL 201/Fornero, che si ferma al 2045, arriva al 2060).

(iii) Il che significa che c’è, anche in questa edizione, un’incoerenza nel commento di RGS.

(iv) Ed, infine, come ho osservato a Davide Colombo, i 20 mld includono 5 mld della deindicizzazione, dichiarata incostituzionale.


Citazione3: “Se questa è la logica dei numeri, l’altro elemento fondamentale da non sottovalutare è che stiamo parlando della principale garanzia di sostenibilità del nostro debito pubblico nel medio-lungo periodo.

Affermazione del tutto infondata, se riferita alla riforma Fornero, che assicura, come abbiamo visto, un risparmio pari a meno di un terzo del totale. Occorre e basta chiedersi chi reca i residui due terzi e più. Risposta facile, almeno per chi conosce la legislazione pensionistica. La riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24) è solo l’ultima delle sette riforme dal 1992 e non la più severa, sia dal punto di vista delle norme e dei conseguenti effetti sull’allungamento dell’età di pensionamento,[1][2] sia, appunto, sotto il profilo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme dal 2004, che sono: Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011, alla quale erroneamente o in malafede (anche da chi meno te lo aspetti: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano, Sacconi, ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS[3]) vengono attribuite tutte (!!!) o parte (!!) delle norme severe della ben più severa riforma SACCONI, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010; la quale, in più, al comma 12ter, prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita. La riforma Fornero ha solo modificato il meccanismo automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019, e cioè dal 2022 (L. 214/2011, art. 24, comma 13). La stessa professoressa Fornero ci ha messo del suo, per passare come la salvatrice dell'Italia dal default (una fandonia pazzesca), sia appropriandosi di norme altrui (formalmente, l'aumento dell'età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni, già deciso in precedenza dalla “finestra” Damiano e SACCONI, che ella opportunamente e contestualmente abolisce; sostanzialmente, l'introduzione del metodo contributivo, che in realtà ella ha solo esteso a chi era escluso dalla riforma Dini del 1995, cioè coloro che al 31-12-1995 avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani), sia piangendo (efficacissimo in un Paese melodrammatico come l'Italia), sia con la sua sovraesposizione mediatica e non rinviando mai i millanta intervistatori ai veri autori delle norme che le venivano erroneamente o in malafede attribuite. Ha poi completato l'opera l'ex ministro del Lavoro del IV Governo Berlusconi e attuale senatore Sacconi col suo lunghissimo silenzio, rotto solo recentemente, con l'aiuto di Cesare Damiano, con una bufala sesquipedale.[3]


Citazione4: “Non a caso, dall’Ocse al Fmi, la riforma del 2011 è considerata uno dei “pilastri” dell’attuale sistema”.

Lei dice? Io, invece, non mi fiderei affatto né dell’OCSE[4] (veda, in particolare, gli errori che ho segnalato in fondo), né del FMI[5], che temo siano anch’essi vittime della DISINFORMAZIONE italiana, cui purtroppo contribuisce da anni anche Il Sole 24 ore[1] (veda l’articolo in esso richiamato all'inizio), che ha deciso di infliggere la damnatio memoriae alla riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero (!!!).


Citazione5: “Se limitassimo il calcolo al periodo interessato dalla prossima legislatura (2018-2023), il conto si limiterebbe – si fa per dire – a 100 miliardi, vale a dire a 20 miliardi l’anno.

Come ho già osservato, i 20 mld includono la deindicizzazione.


In conclusione, regalo anche a Lei questo documento di 18 pagine in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, anche sulle responsabilità dell’Unione Europea e della BCE.[6]


Spero di esserLe stato utile e che voglia in futuro contribuire a fare chiarezza sulle pensioni, elaborando una bella ed esauriente analisi sulla severissima riforma SACCONI, citandone per nome e cognome l’autore.

Cordiali saluti

V.


_________________________________


Note:

[1] Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[4] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[5] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

[6] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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Lettera all’AGI con osservazioni ad un loro articolo con fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato una settimana fa all’agenzia giornalistica AGI, con osservazioni su un loro articolo sulle pensioni, per il quale si sono avvalsi della collaborazione di Pagella Politica, che è un sito di debunking, di cui si avvarrà anche Facebook in chiave anti fake news. Sulle pensioni, mostrano di avere poca competenza, tant’è vero che non hanno fatto fact cheking sulle innumerevoli occasioni offerte dai bugiardi del centrodestra (Salvini, Berlusconi, Meloni, ecc.). Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Osservazioni su un Vostro articolo sulle pensioni contenente fake news.

Da:  v

30/1/2018 15:48

A:  dir@agi.it,    info@agi.it  


Buongiorno,

Permettetemi di fare alcune osservazioni al Vostro articolo “L’età pensionabile in Italia è davvero la più alta d’Europa?

Questa la posizione della leader della Cgil Susanna Camusso riaffermata in una intervista a Repubblica. Abbiamo verificato

di PAGELLA POLITICA DI AGI 

12 gennaio 2018,07:00  


Premessa: il sistema pensionistico italiano prevede due tipi di pensionamento: quello di vecchiaia e quello di anzianità; nell'ambito di quest'ultimo, fino al 2011, c’erano anche le cosiddette “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24).


Citazione1: “permette di ritirarsi dal lavoro quando si è raggiunto un certo livello di contributi (intorno ai 40) indipendente dall’età a cui si è iniziato a lavorare”.

(i) No, la regola generale dell’età di pensionamento anticipato (ex anzianità) è:

- per gli uomini, attualmente, 42 anni e 10 mesi; 43 anni e 3 mesi nel 2019;

- per le donne, attualmente 41 anni e 10 mesi; 42 anni e 3 mesi nel 2019.

(ii) indipendentemente dall’età anagrafica.


Citazione2: “Le corrispettive età previste dalla legge nel 2016 erano invece di 66,6 per gli uomini e 65,6 per le donne”.

(i) Il dato OCSE è parzialmente errato.[1]

(ii) L’età di pensionamento di vecchiaia è attualmente di 66 anni e 7 mesi sia per gli uomini che per le donne (quelle del settore privato si sono allineate a tutti gli altri proprio quest’anno).

(iii) Nel 2019, scatterà l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita deciso dalla riforma SACCONI (col comma 12 bis della L. 122/2010, art. 12),    per cui l’età di pensionamento salirà a 67 anni per tutti.


Citazione3: “I dati Ocse si riferiscono al quinquennio 2011-2016 e riportano quindi una situazione ancora in via di modificazione: gli effetti della legge Fornero sono iniziati nel 2012 ma solo negli anni successivi, con l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, hanno avuto e avranno un impatto significativo”.

Come ho già osservato, contrariamente a quello che pensano quasi tutti, l’incisivo adeguamento automatico non è stato introdotto dalla riforma Fornero, ma dalla riforma SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, comma 12bis.


Riepilogando, vediamo in dettaglio che cosa succederà nel 2019.

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media sono di Damiano e solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne pubbliche salirà (da 60 di botto a 66 deciso nel 2010 da SACCONI) a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne private (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la "finestra" degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi); e (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale, ma appunto è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI.


Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, alla quale, dai millanta ignoranti (inclusi - incredibile ma vero – esperti di previdenza, ISTAT, EUROSTAT, che riprende pari pari i dati Istat, l'UPB, talvolta l'INPS e tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI[2]) e dai furbacchioni e bugiardi alla Salvini,[3] che votò la severissima legge SACCONI (2010 e 2011), vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


Segnalo un’analoga fake news in un altro Vostro articolo:

citazione: “Hanno ragione entrambi. Brancaccio infatti parla dell’età a cui si può andare in pensione “normalmente” per legge, prendendo di mira gli innalzamenti di età che – sempre in base alla Legge Fornero, che ha legato l’età pensionabile all’aspettativa di vita – dovrebbero arrivare in futuro”;

Pagella Politica conferma qui che non è del tutto all’altezza del compito in fatto di fact checking sulle pensioni (cfr. il mio commento in calce).


Spero di essere stato utile.

Cordiali saluti

V.


___________________________


Note:

[1] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[2] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[3] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero



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http://vincesko.blogspot.com/2018/02/lettera-allagi-con-osservazioni-ad-un_7.html




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Lettera a Giovanni Floris sulle fake news sulle pensioni nell’intervista di Cesare Damiano a DiMartedì



 


Pubblico la lettera che ho inviato a Giovanni Floris, conduttore della trasmissione DiMartedì su La7, in merito alla sua intervista all’onorevole Cesare Damiano del PD, nel corso della quale Damiano non ha resistito al riflesso condizionato di sparlare della riforma Fornero e nascondere la riforma Sacconi. Di seguito, riporto la risposta della Redazione di DiMartedì.


Fake news sulle pensioni nell'intervista di Cesare Damiano a DiMartedì

Da:  v

31/1/2018 15:58


ALLA C.A. DEL DOTT. GIOVANNI FLORIS


Egr. Dott. Floris,

Su segnalazione di un lettore della mia diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE (http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it), ho guardato e ascoltato l’intervista resa dall’onorevole Cesare Damiano, del PD e presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, alla Sua trasmissione “DiMartedì”.[1] Il quale On. Damiano continua a non fare onore al suo titolo, diffondendo sulle pensioni mezze verità (che equivalgono sempre a bugie intere) o commettendo peccati gravi di omissione.[2]

Sorprende che Lei, pur edotto dalle mie numerose email, si faccia complice da anni di fake news sulle pensioni. Noto, per inciso, che è una bella gara tra Lei e Massimo Giannini.

In dettaglio, traggo dalla lunga intervista di Cesare Damiano la bugia e la grave omissione.

Pensioni di anzianità. Egli ha dichiarato che l’età di 35 anni è stata prima portata a 40 anni e poi dal “centrodestra” a 41. Qui c’è sia una mezza verità che una grave omissione. La mezza verità è che nell’anno di aumento è inclusa la "finestra" fissa di 4 mesi in media decisa dalla L. 247/2007-riforma Damiano. La grave omissione è che al posto di “centrodestra”, analogamente a come egli fa sempre con la riforma Fornero, avrebbe dovuto menzionare l’autore: Maurizio SACCONI, ministro del Lavoro del Governo Berlusconi e autore della più severa riforma delle pensioni dal 1992.

Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

La riforma delle pensioni Fornero è solo l’ultima delle sette e non la più severa.

Ad essa vengono attribuite erroneamente o furbescamente (ad esempio dall’On. Matteo Salvini[3]) misure severe della riforma SACCONI (L.122/2010, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011), in particolare l’incisivo meccanismo dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, previsto già dal DL 78/2009 e in realtà introdotto dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010.

Poi, egli ha detto che il problema più serio era l’aggancio all’aspettativa di vita, lasciando furbescamente intendere, poiché l’oggetto dell’intervista fino a quel momento era stata la riforma Fornero, che sia stata questa ad introdurlo. Nulla di più falso!

Il meccanismo è stato introdotto – ribadisco - dalla riforma SACCONI nel 2010. La riforma Fornero lo ha soltanto modificato da triennale a biennale, successivamente a quello (triennale) del 2019, vale a dire a decorrere dal 2022 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), ma appunto è solo un’accelerazione del meccanismo preesistente introdotto da SACCONI.

Francamente, non si capisce perché l’onorevole Cesare Damiano abbia deciso di colpire da tempo la sua ex compagna di banco (se non quello che questa abbia abolito le sue “quote”) e invece “coprire” in maniera così spudorata (cfr. le mie lettere) l’ex ministro e attuale senatore Maurizio Sacconi, con il quale ha polemizzato per anni, arrivando perfino, recentemente, a fare con lui un’intervista congiunta, presso una sala della Camera dei Deputati, nel corso della quale è stato distribuito un manifesto nel quale l’adeguamento automatico era attribuito per iscritto alla riforma Fornero, mentre verbalmente il senatore Sacconi se ne attribuiva la paternità.[4]

D’altra parte, a ben vedere (vedi appresso), anche il problema degli esodati (che peraltro ci sono stati anche con la riforma SACCONI, con gli eccedenti i 10 mila soggetti in mobilità salvaguardati, cfr. L. 122/2010, art. 12, ma hanno fatto molto meno rumore) è stato aggravato dalla severissima riforma precedente SACCONI.

Suo beneficio, per darLe un quadro completo, riepilogo la situazione dell'età di pensionamento in base alle norme di legge e ai rispettivi autori, che potrà conservare come promemoria.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI, quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia (preavverto che nella “finestra” di un anno, o 18 mesi per gli autonomi, sono inclusi 4 mesi in media decisi dalla riforma Damiano, 2007):

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L. 247/2007), quindi la Fornero non c’entra;

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto, senza gradualità, di 5 anni (in ottemperanza alla sentenza della CGUE del 2008, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65) più “finestra” di 12 mesi, e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano), quindi la Fornero non c’entra;

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a 65 anni, più “finestra” di 12 o 18 mesi a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, incluso l’adeguamento automatico), è stato soltanto accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018, ma in ogni caso un anno e 7 mesi (“finestra” di 12 mesi e adeguamento automatico di 7 mesi) sono di SACCONI;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, quindi la Fornero ha ridotto l’età di 6 (sei) mesi.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI, quindi la Fornero non c’entra.


Egr. Dott. Floris,

se ne deduce, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani – segnatamente i tre leader del centrodestra SALVINI, BERLUSCONI E MELONI, che ambiscono a governare di nuovo l’Italia, dopo avere sgovernato nella scorsa legislatura e massacrato il ceto medio-basso e i poveri cristi con l’81% dei 330 mld delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura, distribuiti in maniera scandalosamente iniqua,[5] l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice; e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche (praticamente tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012) e ingannati colpevolmente da politici come Salvini e Meloni e da esperti previdenziali ignoranti (!) o bugiardi, decidano loro, tra cui tre parlamentari e un ex parlamentare, nonché da ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS, che – presumibilmente fuorviati dalla potente propaganda del centrodestra - ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.[4]

Cordiali saluti,

V.


________________________

Note:

[2] Lettera n. 7 all’On. Cesare Damiano sulle sue ennesime fake news sulle pensioni

[3] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[4] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[5] In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


***


Riporto la risposta della Redazione di DiMartedì.


Re: Fake news sulle pensioni nell'intervista di Cesare Damiano a DiMartedì

dimartedi@la7.it (dimartedi@la7.it)

05/2/2018  12:42

A:  v   CC pietro.grasso@senato.it   e altri 48+150


Gent.mo V.,

la ringraziamo anzitutto per averci scritto e per averci illustrato così dettagliatamente le ricerche e le conclusioni da lei effettuate, le quali risulteranno certamente utili al fine del miglioramento della nostra trasmissione.


Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.


La Redazione



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