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Dialogo sul sistema Target2



Riporto un dialogo sul TARGET2, il “sistema di pagamenti interbancario per l'elaborazione in tempo reale dei bonifici transfrontalieri in tutta l'Unione europea”, svoltosi a cavallo tra gennaio e febbraio 2017, in calce al seguente articolo del blog “Soldi e potere” di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Carlo Clericetti  -  30 GEN 2017

I debiti dell'Italia e la svolta di Draghi



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"E dunque, se per ipotesi l'Italia volesse uscire dall'euro e dovesse "pagare il conto", quel conto non corrisponderebbe al saldo del Target 2, ma solo ai prestiti che le banche italiane hanno acceso presso la Bce via Bankitalia."

Che sono i saldi T2. Il fatto che UNA PARTE di tali saldi sia dovuta ad attività acquistate all'estero non è rilevante. Quelle non le ha comprate la BdI ma le banche. E non possiamo sapere se e quando e a che prezzo le venderanno. Non possiamo sapere dove si faranno accreditare la vendita. L'unica cosa certa è che il giorno dopo l'uscita il debito è quello messo a bilancio dalla Banca d'Italia.

"Però, non è che quando una banca va a chiedere un finanziamento la Bce si accontenta di una stretta di mano e di un "pagherò": a fronte del prestito chiede una garanzia in titoli, il cosiddetto "collaterale". Quindi, in teoria basterebbe che questi titoli, che attualmente coprono il valore dei presiti, fossero trasferiti dalla Bce alla Banca d'Italia che con il corrispettivo rimborserebbe la Bce."

I collaterali ce li ha la BdI non la BCE. Tra BdI e BCE c'è solo un conto corrente con lo scoperto, o se vuoi un IOU. Quei collaterali sarebbero ridenominati in lire, quindi non servirebbero a nulla.


Chi detenga i collaterali non rileva, quello che conta è che il rimborso alla Bce sarebbe solo la differenza tra il loro valore in euro e quello in neolire, quindi il punto è quanto sarebbe la svalutazione.


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Faccio due puntualizzazioni:

1. Come ho già rilevato in passato, poiché 9 Paesi non fanno parte dell’Eurozona e perciò hanno versato una quota minima di capitale ed il capitale versato della BCE è soltanto quello dei Paesi dell'Eurozona (pari in totale al 70,3915%),[1] ai fini della ripartizione dei profitti e delle perdite (e del QE) le quote vanno riproporzionate al totale versato, cioè le percentuali di riparto vanno riproporzionate al 70,3915% (ad es. Italia: 12,3108:100,00=X:70,3915= --> 17,4890).
In questo mio post ho riportato tutte le quote corrette di ripartizione: Quantitative easing e uscita dalla crisi economica.

[1] Sottoscrizione del capitale
Ultimo aggiornamento: 1° gennaio 2015
Il capitale della BCE, che ammonta a 10.825.007.069,61 euro, è sottoscritto dalle banche centrali nazionali (BCN) di tutti gli Stati membri dell’UE.
L’ammontare sottoscritto e interamente versato dalle BCN dei paesi dell’area dell’euro a valere sul capitale della BCE è pari a un totale di 7.619.884.851,40 euro, ripartiti nel seguente modo.
Banca d’Italia (Italia) 12,3108€ € 1.332.644.970,33
Totale 70,3915% € 7.619.884.851,40
I profitti e le perdite netti della BCE sono distribuiti tra le BCN dei paesi dell’area dell’euro conformemente all’articolo 33 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea:
Ripartizione dei profitti e delle perdite netti della BCE
33.1. Il profitto netto della BCE deve essere trasferito nell’ordine seguente:
1. un importo stabilito dal Consiglio direttivo, che non può superare il 20% del profitto netto, viene trasferito al fondo di riserva generale entro un limite pari al 100% del capitale;
2. il rimanente profitto netto viene distribuito ai detentori di quote della BCE in proporzione alle quote versate.
BCN dei paesi non appartenenti all’area dell’euro
Le BCN dei 9 paesi dell’UE non appartenenti all’area dell’euro sono tenute a versare una percentuale minima delle quote di capitale rispettivamente sottoscritte, a titolo di contributo ai costi operativi della BCE connessi alla partecipazione al Sistema europeo di banche centrali. Dal 29 dicembre 2010 tale contributo è pari al 3,75% della rispettiva quota complessiva di capitale sottoscritto.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/capital/html/index.it.html

2. L’importo complessivo degli aiuti dell’Italia ai Paesi in difficoltà ammonta a quasi 60 mld, suddivisi tra:
- Contributo al capitale dell'ESM (European Stability Mechanism; serie S271668M) circa 14 mld;
- Prestiti in favore di paesi della UEM erogati attraverso l'EFSF (European Financial Stability Facility; serie S441461M) circa 33 mld;
- Prestiti in favore di paesi della UEM erogati bilateralmente (serie S452657M - serie S441461M) 10 mld.
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2017-finanza-pubblica/suppl_03_17.pdf
Va però considerato che il rischio connesso è variamente suddiviso.

Vincesko


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Sullo stesso tema, ma con focus particolare sulle conseguenze per la Germania, segnalo:

Draghi e la “fake news” sul TARGET2
È vero che per uscire dall’euro bisogna prima saldare i debiti TARGET2? Non proprio.
di Thomas Fazi - 28 gennaio 2017

http://www.eunews.it/2017/01/28/draghi-e-la-fake-news-sul-target2/76363

Vincesko


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Sullo stesso tema, e con focus sulle conseguenze per la Germania dalla rottura dell’Euro per paura del Target2, segnalo:

TARGET2: Not why Germans should fear a euro breakup
Karl Whelan - 29 April 2012
In recent years, instability in many European countries has led to large transfers of money into Germany. This in turn has led the Bundesbank to build up large credits with other central banks in Europe – via the TARGET2 system. Does this represent a risk to Germany in the event of a breakup of the euro? This column argues that Germany will have far bigger things to worry about.

http://voxeu.org/article/target2-germany-has-bigger-things-worry-about

Do la traduzione della parte conclusiva.

Ho il sospetto che alcuni possano suggerire che una mancata, via fisco, ricapitalizzazione della Bundesbank produrrebbe una valuta in cui le persone non avranno fiducia e / o che questo si tradurrà in inflazione. Tuttavia, questo approccio non modificherebbe per nulla la quantità di denaro che circola in una Germania post-EMU. E un assegno gettato in un caveau non può innescare iperinflazione. Più probabilmente, siccome il valore di una moneta fiat dipende in gran parte dalla fiducia dei cittadini che la quantità di moneta sarà tenuta in misura limitata, è che il nuovo marco tedesco si apprezzerà in modo significativo, con il risultato della deflazione piuttosto che dell'inflazione.
Anzi, è probabile che la Germania debba affrontare gravi problemi dopo una rottura dell'euro a causa della rivalutazione della sua moneta. La sua economia orientata alle esportazioni ne soffrirebbe e le sue banche commerciali troverebbero che le loro attività - gran parte delle quali sarebbe ora denominata in valute estere più deboli - non coprono più le loro passività. I contribuenti tedeschi dovrebbero probabilmente pagare un prezzo serio per mantenere una moneta forte ed un sistema bancario privato solvente.
Quindi, una rottura dell'euro potrebbe essere molto dannosa per la Germania, ma questi pericoli non sono relativi al credito TARGET2 della Bundesbank. Per evitare i pericoli connessi con una rottura dell'euro, è indispensabile che il sistema di pagamenti continui a funzionare senza problemi. Le proposte, come quelle di Sinn e Wollmershäuser (2011), per limitare il funzionamento del sistema TARGET2 avrebbero, se attuate, portato alla fine dell'euro e gettato la Germania in gravi difficoltà economiche.
E' tempo per quegli economisti tedeschi che capiscono il significato dei saldi Target2 di rispondere agli allarmisti prima che sia troppo tardi.

Vincesko


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Non sono uno specialista ma, secondo me, la presentazione dei saldi Target fatta da Clericetti presenta qualche lacuna.
In effetti questi debiti sono generati non tanto dall'acquisto di una Mercedes quanto dal totale dei disavanzi commerciali presenti negli scambi fra paesi dell'euro zona.
Ciò vuol dire che le banche italiane hanno pompato liquidità per realizzare quelle transazioni (mettendo a disposizione dei loro clienti linee di credito).
In passato era la Banca d'Italia che gliela forniva e quando il deficit commerciale e la bilancia dei pagamenti raggiungevano livelli di guardia, si svalutava per ristabilire condizioni più sostenibili di equilibrio competitivo.
Con l'euro i flussi interbancari di sono allargati a tutte le banche dell'eurozona materializzandosi in massicci trasferimenti fra le banche del nord e quelle del sud.
Al momento della crisi si sono prodotti due fenomeni :
-le banche del nord hanno cominciato a rifiutare il collaterale offerto dalle banche del sud (essenzialmente titoli di stato)
-il mercato della liquidità interbancaria si è bloccato (la famosa crisi di fiducia).
À quel punto è intervenuta la BCE fornendo attraverso svariati tipi di operazioni (ltro, tltro e infine QE) liquidità a buon mercato alle banche, registrando al tempo stesso (secondo il circuito descritto da Clericetti) debiti e crediti nei propri libri di conto, corrispondenti ai disavanzi generati dai reciproci deficit commerciali.
In sostanza le importazioni provenienti dai paesi del nord sono state saldate grazie alla creazione di "moneta centrale" operata dalla BCE e presa in prestito dalle banche.
Ma dato che la BCE non può prestare ad un singolo paese, essa registra simultaneamente un debito presso la BCN del paese acquirente ed un credito verso la BCN del paese esportatore.
A tale fenomeno se ne aggiunge un altro, quello relativo alle transazioni su titoli finanziari sul mercato secondario.
È un problema che riguarda da vicino l'Italia, paese di grandi risparmiatori e spiega anche l'esplosione dei saldi Target a partire dal 2011.
Le banche italiane, si sa, conservano nei loro bilanci ingenti quantità di titoli di stato ma devono anche fornirne altrettanti ai loro clienti.
In tal caso si rivolgono ad operatori che detengono in genere i loro conti nell'euro zonazona presso le banche domiciliate nei paesi forti dell'euro sistema.
Quando le banche italiane, investono liquidità (che non hanno) per importare titoli, obbligazioni e prodotti monetari da mettere a disposizione dei loro clienti, creano un debito nei loro conto presso la BCN e di converso presso la BCE che corrisponde a un credito analogo nel conto BCE della, mettiamo, Bundesbank e in finis della Deutsche bank.
Questi movimenti corrispondono ai saldi Target che sono strettamente omogenei al positivo come al negativo.
Come risolvere il problema in caso di "uscita" dall'euro?
In questo caso ipotetico, dice Draghi, si devono saldare le pendenze.
Ma con che?
La conversione del collaterale (titoli delle banche o titoli di stato) dovrà riflettere il valore dei nuovi titoli emessi in neo moneta e se (come probabile) non ci sarà accesso ai mercati finanziari, il valore di quei titoli sarà nullo.
L'unica teoria avanzata, mi pare, sia stata quella di una modifica delle quote che ogni paese detiene nel capitale della BCE e in subordine dell'ESM.
Si opererebbe quindi uno spostamento di percentuali da un paese all'altro in funzione dei debiti e dei crediti.
Sembrerebbe semplice ma non lo è poiché nessun trattato lo prevede e nessun paese può abbandonare l'euro, fatto salvo il caso di un'esplosione del sistema...


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Caro Domenico,
1. Anche l’acquisto delle auto Mercedes o i frigoriferi vanno nei saldi Target2.
“Ogni pagamento, dall'acquisto di un frigorifero in un centro commerciale all'ordine di una maschera da sub dalla Grecia, passa attraverso questo cervellone elettronico. Una piramide, in cima alla quale c'è la Bce, immediatamente sotto ci sono le banche centrali nazionali (Banca d'Italia, Bundesbank, Banco d'Espana, ecc.). E poi alla base ci sono le banche commerciali”.

Ecco come funziona il cervellone che protegge l'euro (e perché al Sud viene imposta austerity anche in fasi recessive)
di Vito Lops 16 aprile 2014

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-04-16/ecco-come-funziona-cervellone-che-protegge-euro-e-perche-sud-viene-imposta-austerity-anche-fasi-recessive-111444.shtml

2. Se ti fossi preso la briga di leggere la lunga discussione in calce all’articolo di Keynesblog, che ho linkato in calce all’articolo precedente di questo blog “Gli “stregoni dei numeri” di Bruxelles”  http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2017/01/20/gli-stregoni-dei-numeri-di-bruxelles/#comment-5078, ti saresti risparmiata l’affermazione probabilmente infondata che “nessun paese può abbandonare l'euro”, poiché avresti letto la mia risposta ad un neo-liberista, sicuro del fatto suo ma disinformato come te, corredato col seguente link:
Uscita dall’euro
L’articolo 140 del Trattato Ue consolidato indica che il Consiglio «deliberando all’unanimità degli Stati membri la cui moneta è l’euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l’euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l’introduzione dell’euro come moneta unica nello Stato membro interessato». Tutto si gioca sul termine «irrevocabilmente»: l’interpretazione della Commissione e del Consiglio è che la stessa adesione all’euro è irrevocabile. C’è invece chi sostiene che a essere irrevocabile è solo il tasso di cambio dell’euro (art.140/3) e dunque un Paese non può essere espulso ma può andarsene se decide così
”.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-01-05/uscita-dall-euro-cosa-prevede-trattato-144818.shtml

3. Gli immediatamente precedenti 3 periodi del tuo commento sono incomprensibili.

Vincesko


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Ciao Vincesko,
rispetto ai punti che hai sollevato, continuo ad avere qualche perplessità e faccio appello a Clericetti per apportare altri chiarimenti.
1)secondo me il canale Target 2 funziona solo per importi elevati denominati in "moneta di banca centrale".
Se tu compri un frigo diciamo a 1000€ e hai tale somma sul tuo conto bancario, la transazione fra la tua banca e la banca del negoziante (che sia in Italia o in un paese dell'eurozona) si effettua tramite messaggio Swift di addebito a accredito nei conti che le due banche hanno l'una presso l'altra.
Nei casi più complessi, l'azienda che vende può attivare una garanzia bancaria (cauzione o fideiussione) per coprirsi dal rischio di insolvenza del compratore. Ma anche queste operazioni si effettuano sul circuito swift e, a mio parere, non lasciano traccia alcuna nel circuito Target.
Ma se poniamo che il fabbricante italiano di frigoriferi volesse rinnovare la sua linea di produzione e ne comprasse una nuova del valore di 10 mln presso un fornitore tedesco allora, non disponendo di tale somma sul suo conto, richiederebbe alla sua banca l'apertura di una linea di credito che impegnerebbe la liquidità della suddetta banca.
Questa ricerca di liquidità sfocia direttamente nei saldi target2.
Prima della crisi, l'operazione si svolgeva sul mercato interbancario con regolare reciprocità fra le banche dell'eurozona e l'impatto sui saldi Target era relativamente limitato. Dopo la crisi di fiducia del 2010, la banca italiana che vuole finanziare l' operazione sulla linea di produzione (e tante altre al tempo stesso) chiede liquidità alla sua BCN e si innesca quel circuito descritto da Clericetti.
Lo stesso succede se invece di una linea di produzione si tratta di tiitoli di stato o prodotti finanziari da vendere ai propri clienti.
2)avevo letto i commenti su Keynes blog ma non essendoci una giurisprudenza in materia capirai che le posizioni espresse rimangono allo stadio di congetture.
3)se ti riferisci alla teoria delle quote in BCE e ESM, era stata avanzata prima della crisi quando i saldi Target non superavano poche decine di mld.
Riconosco che oggi, dati gli importi in gioco, non sarebbe assolutamente praticabile e continuo a pensare che non ci sarà un'uscita unilaterale di un paese dall'euro...
Domenico


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Vincesko,
Ho appena letto l'articolo di Lops. Forse ha ragione lui sul frigo ma non ne sono sicuro.
In ogni caso, sulla bilancia dei pagamenti, sul circuito della liquidità prima e dopo la crisi e sul ruolo del collaterale, dice più o meno le stesse cose che avevo affermato nel primo post.


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Il mio interlocutore in Keynesblog è l’autore di una ricostruzione del sistema Target2, nel sito neo-liberista NoisefromAmerika:
I famosi saldi TARGET2
28 marzo 2013 • enzo michelangeli

http://noisefromamerika.org/articolo/famosi-saldi-target2

In uno dei primi commenti, ci sono questi scritti di Karl Whelan (il secondo, l’ho già linkato più sopra, il 30 gennaio 2017 alle 16:19, dando la traduzione della parte conclusiva):

Presentation: Target2 and the Euro Crisis
Posted on June 27, 2012

http://karlwhelan.com/blog/?p=542

TARGET2: Not why Germans should fear a euro breakup
Karl Whelan
29 April 2012

http://www.voxeu.org/article/target2-germany-has-bigger-things-worry-about

TARGET2 and Central Bank Balance Sheets 
Karl Whelan1
University College Dublin New Draft
March 17, 2013

http://www.karlwhelan.com/Papers/T2Paper-March2013.pdf

Vincesko


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Infatti uscirebbe dall'euro chi avrebbe convenienza o necessità di fare un default sul debito pubblico. Maggiormente per strumentalizzazione politica, la Francia è a maggiore rischio.

Chi non paga ad un ristorante non mangerà più in quel posto per molto tempo.

Le famiglie italiane hanno 3800 miliardi di euro di credito (soldi nei C.C.) e il rating dell'Italia è simile a paesi in via di fallimento.
E' una vergogna l'atteggiamento delle agenzie di rating verso l'Italia che si abbarbicano ancora all'epoca della crisi del 2011.

La mancata reazione italiana alla crisi del debito del 2011 era dovuta alla mancanza di una moneta sovrana e sopratutto alla mancanza dell protezione della Bce. Nessun nazione resisterebbe ad una richiesta di turnover immediato degli investimenti dei privati, tranne che per legge. Ma stiamo parlando di speculazione a cui non converrebbe alcuna legge.

Il debito aggregato è la somma tra il debito pubblico maturato da uno Stato nei confronti di vari creditori (pubblici o privati) e il debito privato, ovvero quello di famiglie e imprese. Grazie alla media elevata della ricchezza finanziaria delle famiglie (l'essenza del patrimonio nazionale) il debito aggregato italiano a carico di ogni adulto (81mila dollari) è dietro soltanto a quello tedesco (79mila) e nettamente inferiore ai livelli di Francia (97.700 dollari), Gran Bretagna (105.400 dollari) e Stati Uniti (134.400 dollari).


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@salvum
Questa volta, a parte sul… credito dei 3.800 mld, che sono invece la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-famiglie-italiane/2015-ricchezza-famiglie/suppl_69_15.pdf), sono d’accordo con te. Purtroppo, gli Italiani sono in stragrande maggioranza autorazzisti ed hanno ancor meno autostima di quanto i loro difetti privati e pubblici giustificherebbero.
E anziché bastonare gli arroganti e i paranoici, autoctoni o stranieri, segnatamente quelli di ceppo teutonico, come fecero gli antichi Romani, consentono loro di impancarsi a maestrini strampalati, indizio certo di coda di paglia, e di diffamarli impunemente, dandogli anche una mano.
Le società di rating (che non sono agenzie pubbliche, ma imprese private, per giunta piene di conflitti d’interessi) sono truffaldine ed arroganti come i furbi Tedeschi, e come tutti gli arroganti conoscono soltanto il linguaggio della forza. Vanno bastonate adeguatamente e punite come fanno gli USA: penalmente e finanziariamente. Altro che facendo sterili appelli, come suggerisce il prof. Fortis. A chi, poi? Al ministro burocrate prudente Padoan? O al troppo educato e silenzioso PdC Gentiloni? O alla “bottegaia” e corriva cancelliera Merkel? O al giulivo e correo Presidente Juncker, che non crea un’agenzia di rating europea? (S&P’s declassa l’Italia a BBB-).

Presso il piccolo Tribunale di Trani, è in corso l’importante processo contro Standard&Poor’s per i suoi rating negativi farlocchi contro l’Italia nel 2011.

Processo rating, la procura chiede di condannare S&P e gli analisti
A Trani si chiede la condanna per manipolazione del mercato: 3 anni e mezzo milione di multa al responsabile per l'Europa e gli specialisti del debito
20 gennaio 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/processo_rating_la_procura_chiede_di_condannare_s_p_e_gli_analisti-156447276/

Ne traggo i passi più significativi, che, per chi conosce un po’ i dati, cioè una infima minoranza (max l’1%), equivalgono a scoprire l’acqua calda:
 L'inchiesta riguarda il declassamento di due gradini del rating dell'Italia che le agenzie di rating decisero tra il 2011 e il 2012 e che, secondo l'accusa, avrebbe provocato "una destabilizzazione dell'immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell'Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali", un deprezzamento dei titoli di Stato e un indebolimento dell'euro. All'epoca, l'allora premier Monti parlò di "un attacco all'euro e all'Europa". […]
Nel 2011 l'Italia "stava messa meglio di tutti gli altri" Stati europei, ma da parte di S&P c'è stata "la menzogna, la falsificazione dell'informazione fornita ai risparmiatori" mettendo così "in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l'Italia", ha spiegato il pm Ruggiero. Che ha spiegato come la conversazione telefonica, intercettata durante le indagini, tra l'allora ad per l'Italia di S&P, Maria Pierdicchi, e Deven Sharma, all'epoca dei fatti presidente mondiale dell'agenzia di rating, "è la confessione del comportamento criminoso di S&P sul doppio downgrade dell'Italia
”.

Vincesko


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Nell'audizione di ieri davanti al Parlamento Europeo, Mario Draghi ha risposto indirettamente anche a Clericetti.
Non c'è nessuna svolta nella sua analisi e di fronte alle incongruenze della politica ed alle mire di chi, in un'Europa a doppia velocità, immagina già l'Italia relegata nel limbo dei perdenti, il Presidente alza i paletti e si prepara da solo all'ennesima battaglia...


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Segnalo sul tema del Target2:
L’organetto di Draghi. Terza lezione: LTRO, Target 2, OMT (2011-2012)
Di Sergio Cesaratto - 20 giugno 2015

http://www.economiaepolitica.it/il-pensiero-economico/lorganetto-di-draghi-terza-lezione-ltro-target-2-omt-2011-2012/
Vincesko


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Segnalo (Sergio Cesaratto è no-Euro):
Fiato sprecato
di Sergio Cesaratto - 31 Gennaio 2017
Intervento al Seminario internazionale, Europe…What’s Left? organizzato da: transform! europe, transform! italia, Rosa Luxemburg Stiftung e Alternative per il Socialismo, sulle “22 tesi per l’Europa”, 20 gennaio 2017, Casa Internazionale delle Donne, Roma
“[Non vale neppure menzionare l’altro argomento, assurdo, per cui abbandonare l’euro e perseguire la sovranità nazionale non ha senso in un mondo “globalizzato”. Sì, perché essersi messi nelle mani dei tedeschi (Caffè diceva “mai coi tedeschi!”) ci sta salvando!

http://www.sinistrainrete.info/europa/9005-sergio-cesaratto-fiato-sprecato.html

Vincesko


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Segnalo:
Quel bilan tirer du traité de Maastricht, 25 ans après sa signature?
Le 7 février 1992, les pays membres signaient la nouvelle pierre de la construction européenne. 
Mais les règles instaurées sont régulièrement critiquées.
LE MONDE ECONOMIE | 06.02.2017 à 06h38 • Mis à jour le 07.02.2017 à 09h59 |Par Marie Charrel

http://www.lemonde.fr/europe/article/2017/02/06/le-traite-de-maastricht-fete-ses-25-ans-en-catimini_5075033_3214.html
Vincesko



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Brevi note sulle ‘Considerazioni finali’ 2015 del governatore Visco

 
Carlo Clericetti  -  26 MAG 2015
Il renzismo-veltronismo di Bankitalia
[…] Il presidente Renzi ha commentato i recenti risultati elettorali in vari paesi europei affermando che sono un segnale che l'Europa deve cambiare la sua politica. Lui poi fa poco o nulla per perseguire questo cambiamento, ma se non altro l'ha detto. Nelle Considerazioni non c'è neanche questo.
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/05/26/il-renzismo-veltronismo-di-bankitalia/
 
 
Anche io ho trovato le Considerazioni deludenti, ma non ho trovato neanche un "ma anche", almeno formale (mi sarei meravigliato del contrario). Mi han colpito di più i passi seguenti:
 
I rischi connessi con un periodo prolungato di inflazione particolarmente bassa, se non di deflazione, sono stati da noi ripetutamente sottolineati”. (pag. 6)

Evidentemente, non è servito a smuovere il Consiglio direttivo della BCE, che ha mancato clamorosamente il suo obiettivo statutario principale: la stabilità dei prezzi (sotto ma vicino al 2%), con vantaggio dei creditori e - come rivela Visco - danno dei debitori pubblici e privati.

 
“La politica monetaria da sola non può garantire una crescita duratura ed elevata. Nel breve periodo un sostegno alla domanda può derivare, nel rispetto delle regole di bilancio europee, da un ragionevole utilizzo dei margini di flessibilità esistenti”. (pag. 9)

Effettivamente troppo poco, peraltro già bruciato dalla restituzione dell'adeguamento delle pensioni, ma anche Visco sembra sperare in un cambiamento nel medio periodo.

 
Rispetto ad altri grandi paesi, in Italia le imprese non solo nascono mediamente più piccole, ma faticano anche a espandersi; in termini di occupati, anche quando hanno successo crescono a ritmi più bassi e per un periodo più limitato. Come abbiamo più volte rimarcato, ostacoli all’attività delle imprese e alla loro crescita vengono in Italia – oltre che da limiti di natura finanziaria sui quali mi soffermerò più avanti – soprattutto dal contesto in cui è condotta l’attività economica. La complessità del quadro normativo, la scarsa efficienza delle procedure e delle azioni delle amministrazioni pubbliche, i ritardi della giustizia, le carenze nel sistema dell’istruzione e della formazione frenano lo spostamento di risorse produttive verso le aziende più efficienti, uno dei principali meccanismi alla base della crescita della produttività. Una situazione, questa, aggravata dai fenomeni di corruzione e in più aree dall’operare della criminalità organizzata. (pag. 11)

Ne emerge l'elenco delle riforme secondo Visco ancora da implementare, visto che quella del lavoro è stata già approvata e trova il consenso del governatore.


Grazie anche agli interventi di riforma del sistema pensionistico pubblico, più che in altri paesi europei la sostenibilità di lungo periodo della finanza pubblica può essere garantita. (pag. 13)

La prendo come un'autorevole conferma dell'evoluzione decrescente della spesa pensionistica nel lungo periodo. Ma se la si depura delle voci spurie (TFR, spesa assistenziale e imposte, che assommano a 90 mld), l'obiettivo al 2060 (13,8% sul Pil) è già raggiunto, anzi più basso di 1 punto percentuale.

 
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Segnalo volentieri:
 
Pablo Iglesias distrugge Renzi: "É un vecchio politico con la faccia giovane"
Pubblicato il 03 feb 2015
Pablo Iglesias: "La politica non è solo marketing e belle parole. Renzi è stato capace di far credere di essere la novità. In realtà Renzi è un politico vecchio, ma con la faccia da giovane".
https://www.youtube.com/watch?v=RAdPVuX1SIw
 
«L’austerity? In Grecia l’abbiamo già fatta» (di Y. Varoufakis)
di Yanis Varoufakis con un post da Econopoly - altro articolo di A. Merlili  26 maggio 2015
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-05-26/austerity-gia-fatta-063535.shtml

Un utile sguardo all’indietro.
Rammento il dialogo in questo blog [di Clericetti] sulle dichiarazioni eterodosse di Ignazio Visco al Palazzo Reale a Napoli, durante il semestre italiano di presidenza dell’UE:
 
6 OTT 2014
Quelle riforme sono sbagliate: lo dice il Tesoro
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/10/06/quelle-riforme-sono-sbagliate-lo-dice-il-tesoro/ 
 
 
Post collegato:
 
La BCE a trazione tedesca le spara grosse
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829649.html


 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/05/brevi-note-sulle-considerazioni-finali.html
  

M5S, Banca d’Italia, IMU ed eterogenesi dei fini *

 
Imu ultimo giorno per Camera: M5s chiede sospensione e valuta stop ostruzionismo
Entro stasera va approvato il decreto che comprende anche il nuovo assetto proprietario di Bankitalia. Scontro in Aula e accuse a M5s
29 gennaio 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/01/29/news/imu_ultimo_giorno_s_alla_legge_o_si_paga_la_seconda_rata-77177028/
 
 
Io, elettore del PD, questa volta sono dalla parte di M5S, ma, beninteso, sia sulla Banca d’Italia [1] che sulla non abolizione dell’IMU, per semplice EQUITA’: rammento che il gravame medio annuo dell’IMU sulla prima casa è stato di appena 225€ e l'85 per cento dei contribuenti ha pagato meno di 400€, [2] mentre migliaia di altri Italiani, semmai senza casa di proprietà, hanno dovuto contribuire al mastodontico risanamento dei conti pubblici (ben 330 mld cumulati nella scorsa legislatura [3]) per decine di migliaia di € all’anno!

Chissà che – eterogenesi dei fini – l’ostruzionismo del tutto condivisibile di M5S sulla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia da 156 mila € a 7,5 mld - pagando solo il 12 per cento di imposta sostitutiva -, regalo incongruamente fatto ad alcune banche e assicurazioni, non porti anche alla cancellazione dell’abolizione della seconda rata dell’IMU, regalo iniquamente fatto ai proprietari di casa (principale), a tutti anche se ricchi, di 2,2 mld. 

* http://www.treccani.it/enciclopedia/eterogenesi-dei-fini_(Dizionario-di-filosofia)/

[1] Il regalo di Bankitalia
Pubblicato da keynesblog il 24 gennaio 2014
di Massimo D’Antoni da re:vision
http://keynesblog.com/2014/01/24/il-regalo-di-bankitalia/
Chi è il padrone di Banca d’Italia?  http://t.contactlab.it/c/1000009/3587/45218468/32993
http://www.lavoce.info/banca-ditalia-e-il-mistero-delle-quote/
http://www.lavoce.info/quote-banca-ditalia-la-bce-bacchetta-il-governo/
http://www.lavoce.info/rivalutazione-patrimonio-banca-ditalia/
http://www.lavoce.info/quanto-vale-la-banca-ditalia/
[2] 12 (e più) motivi contro l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, nessuno a favore
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781756.html
[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 
 

Aggiornamento (30-01-2014):
 
Peccato che la “ghigliottina” abbia "decapitato" l’ostruzionismo di M5S.

 
Post e articoli collegati:

Letta, Epifani e Saccomanni, un trio di calabrache
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2791048.html
 
La Banca d'Italia val bene una rata dell'Imu
Walter Tocci
mercoledì 15 gennaio 2014
http://waltertocci.blogspot.com/2014/01/banca-d-italia-imu.html
 
La valutazione delle quote della Banca d’Italia
Daniela Venanzi
http://dipeco.uniroma3.it/db/docs/venanzi_valutazione_quote_BDI(1).pdf

banca d'Italia di Andrea Baranes
Bankitalia, una toppa peggiore del buco
30/01/2014
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Bankitalia-una-toppa-peggiore-del-buco-22000
 
banchesignoraggioutili di Claudio Gnesutta
Una risposta al comunicato di Bankitalia
11/02/2014
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Una-risposta-al-comunicato-di-Bankitalia-22279
 
Decreto Bankitalia, Mezzogiorno ancora dimenticato
Sergio Marotta - 07 Marzo 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/mezzogiorno/decreto-bankitalia-il-mezzogiorno-ancora-dimenticato/  
 
http://www.niccolorinaldi.it/images/stories/rinaldi/attivitaparlamentare/SCUDO%20FISCALE%20e%20BANCA%20DITALIA.pdf
  


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Il dualismo Centro-Nord - Sud danneggia tutti

 
Il Sud ferma il treno del Nord. Massimo Cacciari e altri luoghi comuni
Carmelo Petraglia* - 17 Gennaio 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/mezzogiorno/il-sud-ferma-il-treno-del-nord-massimo-cacciari-e-altri-luoghi-comuni/
 
Premesso che io, meridionale, penso che il Sud debba completare i compiti a casa, poiché il peso fiscale, a causa delle imposte locali, è maggiore che al Centro-Nord e dove, soprattutto, non c’è correlazione tra il costo dell’apparato burocratico e la spesa pubblica da esso gestita e l’output in infrastrutture e servizi in termini sia quantitativi che qualitativi, osservo:
 
1) Sui dati dell’evasione fiscale per Regione, le fonti non sono univoche, ma quel che è certo è che in valore assoluto il Centro-Nord surclassa il Mezzogiorno.
 
2) La ripresa italiana dipende anche dal Mezzogiorno (importante mercato di sbocco interno), ma la previsione della SVIMEZ per il Sud è sconfortante: “In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2011 ha confermato lo stesso livello del 57,7% del valore del Centro Nord del 2010. In un decennio il recupero del gap è stato soltanto di un punto e mezzo percentuale, dal 56,1% al 57,7%. Continuando così ci vorrebbero 400 anni per recuperare lo svantaggio”.

3) Traggo dalla Nota 18 della “Lettera di PDnetwork
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html
Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *
“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag. 7).
“A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.
La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).
“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (pag. 427).
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
* 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano - secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag. 486).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf


Post collegati:

Sud, la soluzione è prima di tutto culturale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2796241.html 
AQQ22-Le cifre di ricchezza, imposte, contributi sociali ed evasione fiscale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2768537.html
 



ANALISI QUALI-QUANTITATIVE/25 - La ricchezza delle famiglie - 2010, 2011 e 2012

 

Riporto le statistiche relative alla ricchezza delle famiglie italiane elaborate annualmente dalla Banca d’Italia nel mese di dicembre, riferite all’ultimo triennio.

Segnalo la strana reticenza della Banca d’Italia sulla distribuzione della ricchezza delle famiglie italiane nella statistica relativa al 2012, in cui mancano sia i dati che la nota esplicativa che la tavola relativi alla distribuzione della ricchezza netta, inclusa la percentuale della ricchezza detenuta dal decile più ricco, che è stata una variabile citatissima negli ultimi anni.

Sarebbe stato invece interessante sapere se, dopo un quinquennio di crisi economica, a fronte di una diminuzione della ricchezza totale sia a prezzi correnti, sia ancor più a prezzi costanti, tale calo abbia riguardato anche il decile più ricco o invece, come risulterebbe dall’aumento delle disuguaglianze, sia in Europa che in Italia che nel resto del mondo, gli Italiani ricchi si siano ulteriormente arricchiti, sia in termini relativi che in termini assoluti. A conferma del fatto che il costo enorme del risanamento dei conti pubblici, pari a 330 mld nella scorsa legislatura, è stato pagato in grandissima parte dai non ricchi. [*]

Informo che ci sono discrepanze nei dati, riguardanti la stessa voce e lo stesso anno, tra i vari Bollettini (vedi ad esempio il dato della ricchezza netta per famiglia relativo al 2011 nelle tavole conclusive).

[*] http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html  

 

 

Riepilogo ultimo triennio (a prezzi correnti):

………………………………………………..2010…..2011…..2012

Ricchezza totale lorda (mld)……………….…9.525…..9.519…..9.437

Ricchezza totale netta (mld)…………….……8.638…..8.619…..8.542

Ricchezza netta pro capite (K€)………...….….142……..142…….143

Ricchezza netta per famiglia (K€)……………..367……..352…….357

Ricchezza del decile più ricco (%)……......….44,9…….45,9……..?

Attività reali (mld)……………………….......5.925…...5.978…..5.768

Attività reali (%)…………………………......62,2..…..62,8…..…61,1

Abitazioni (mld)………………………..........4.950…...5.027…..4.833

Abitazioni per famiglia (K€)…………………..200…....200……...201

Attività finanziarie (mld)…….……………...3.600……3.541…..3.670

Attività finanziarie (%)………………….…...37,8……..37,2……38,9

Contanti, Depositi bancari e postali (mld)….1.087…....1.091…..1.149

Titoli di Stato (mld)………………………......155….…..184…….185

Passività (mld)………………………………..887….…..900…….895

 

2010

La ricchezza delle famiglie italiane – anno 2010, n. 64 – 14-12-2011

LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE – 2010

I PRINCIPALI RISULTATI

· Alla fine del 2010 la ricchezza lorda delle famiglie italiane era pari a circa 9.525 miliardi di euro, corrispondenti a poco meno di 400 mila euro in media per famiglia. Le attività reali rappresentavano il 62,2 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie il 37,8 per cento. Le passività finanziarie, pari a 887 miliardi di euro, rappresentavano il 9,3 per cento delle attività complessive.

· Fra la fine del 2009 e la fine del 2010 la ricchezza netta complessiva a prezzi correnti è rimasta invariata; a prezzi costanti (utilizzando il deflatore dei consumi) si è ridotta nell’ultimo anno dell’1,5 per cento. Dalla fine del 2007, quando l’aggregato ha raggiunto il suo valore massimo, il calo è stato pari al 3,2 per cento.

· Alla fine del 2010, la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane era stimata in circa 4.950 miliardi di euro. In termini nominali la ricchezza abitativa è aumentata dell’1 per cento rispetto alla fine del 2009 (-0,5 per cento in termini reali).

· L’aumento delle attività reali (1,1 per cento) è stato compensato da una diminuzione delle attività finanziarie (0,8 per cento) e da un aumento delle passività (4,2 per cento).

· A fine 2010 circa il 35 per cento dell’ammontare dei titoli depositati presso le banche italiane da famiglie residenti era riferito a conti titoli di valore complessivamente inferiore a 50 mila euro; i finanziamenti erogati alle famiglie di importo compreso tra 30 mila e 75 mila euro rappresentavano il 20 per cento circa del totale; quelli compresi fra 75 mila e 250 mila euro erano il 56 mentre il restante 23 per cento era ascrivibile a finanziamenti di importo superiore a 250 mila euro.

· Secondo stime preliminari, nel primo semestre 2011 la ricchezza netta della famiglie italiane sarebbe aumentata dello 0,4 percento in termini nominali: l’aumento delle passività è stato più che compensato dalla crescita delle attività reali e finanziarie.

· Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un’elevata ricchezza, pari, nel 2009, a 8,3 volte il reddito disponibile, contro l’8 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti).

Esse risultano inoltre relativamente poco indebitate: l’ammontare dei debiti è pari all’82 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 130 per cento, nel Regno Unito del 170 per cento).

· La distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione:molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all’opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza – desunte dall’indagine campionaria della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane9 – indicano che alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva. L’indice di Gini, che varia tra 0 (minima concentrazione) e 1 (massima concentrazione)10, risultava pari a 0,613. Seconde stime provvisorie, nel 2010 sarebbe cresciuto a 0,624, un aumento presumibilmente attribuibile agli effetti della grande recessione che, tuttavia, lo riporta in linea con i valori della fine degli anni novanta11.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2011/suppl_64_11.pdf

 

2011

La ricchezza delle famiglie italiane – anno 2011, n. 65 – 13-12-2012

LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE – 2011

I PRINCIPALI RISULTATI

· Alla fine del 2011 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a circa 8.619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di 140 mila euro pro capite e 350 mila euro in media per famiglia.

· Le attività rea li rappresentavano il 62,8 percento del totale delle attività, le attività finanziarie il 37,2 per cento. Le passività finanziarie, pari a 900 miliardi di euro, rappresentavano il 9,5 per cento delle attività complessive.

· Nel corso del 2011 la ricchezza netta complessiva a prezzi correnti è diminuita dello 0,7 per cento; l'aumento delle attività reali (1,3 per cento) è stato più che compensato da una diminuzione delle attività finanziarie (3,4 per cento) e da un aumento delle passività (2,1 per cento). In termini reali (utilizzando il deflatore dei consumi) la ricchezza netta si è ridotta del 3,4 per cento. Dalla fine del 2007, quando l'aggregato ha raggiunto il suo valore massimo in termini reali, il calo è stato complessivamente pari al 5,8 per cento.

· Alla fine del 2011, la ricchezza abitativa detenuta dalle famiglie italiane era stimata poco più di 5.000 miliardi di euro. Questo valore è aumentato dell’1,3 per cento rispetto alla fine del 2010, riducendosi dell’1,4 per cento in termini reali.

· Secondo stime preliminari, nel primo semestre del 2012 la ricchezza netta della famiglie italiane sarebbe ulteriormente diminuita, dello 0,5 per cento in termini nominali rispetto alla fine dello scorso dicembre.

· Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un’elevata ricchezza netta, pari, nel 2010, a 8 volte il reddito disponibile, contro l’8,2 del Regno Unito, l’8,1 della Francia, il 7,8 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 5,3 degli Stati Uniti. Esse risultano inoltre relativamente poco indebitate, con un ammontare dei debiti pari al 71 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 125 per cento, nel Canada del 150 per cento e nel Regno Unito del 165 per cento

· La distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all’opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza – desunte dall’indagine campionaria della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane9 – indicano che alla fine del 2010 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 9,4 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva il 45,9 per cento della ricchezza complessiva. L’indice di Gini, che varia tra 0 (minima concentrazione) e 1 (massima concentrazione) è stato pari a 0,624 nel 2010, in leggero aumento, rispetto ai valori fatti registrare nello scorso decennio; il valore del 2010 è in linea con i valori della fine degli anni novanta10.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2012/suppl_65_12.pdf

 

2012

La ricchezza delle famiglie italiane – anno 2012, n. 65 – 13-12-2013

LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE – 2012

I PRINCIPALI RISULTATI

· Alla fine del 2012 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a circa 8.542 miliardi di euro, corrispondenti in media a 143 mila euro pro capite e a 357 mila euro per famiglia. Le attività reali rappresentavano il 61,1 per cento del totale delle attività, quelle finanziarie il restante 38,9 per cento. Le passività, di poco inferiori a 900 miliardi di euro, sfioravano il 10 per cento delle attività complessive.

· Nel 2012 il valore della ricchezza netta complessiva è diminuito rispetto all'anno precedente dello 0,6 per cento a prezzi correnti; la flessione del valore delle attività reali (-3,5 per cento), dovuta al calo dei prezzi delle abitazioni (-5,2 per cento), è stata solo in parte compensata da un aumento delle attività finanziarie (4,5 per cento) e da una riduzione delle passività (-0,4 per cento). In termini reali (utilizzando il deflatore dei consumi) la ricchezza netta si è ridotta del 2,9 per cento rispetto al 2011. Dalla fine del 2007 la flessione a prezzi costanti è stata complessivamente pari al 9 per cento.

· Secondo stime preliminari, nel primo semestre del 2013 la ricchezza netta della famiglie italiane sarebbe ulteriormente diminuita, dell’1 per cento in termini nominali rispetto allo scorso dicembre.

· Alla fine del 2012, la ricchezza abitativa detenuta dalle famiglie italiane superava i 4.800 miliardi di euro; tale valore registrava una flessione del 3,9 per cento rispetto all'anno precedente (-6 percento in termini reali).

· Nonostante il calo degli ultimi anni, le famiglie italiane mostrano nel confronto internazionale un'elevata ricchezza netta, pari nel 2011 a 7,9 volte il reddito lordo disponibile; tale rapporto è comparabile con quelli di Francia, Regno Unito e Giappone e superiore a quelli di Stati Uniti, Germania e Canada. Il rapporto fra attività reali e il reddito disponibile lordo, pari a 5,5, è inferiore soltanto a quello delle famiglie francesi; relativamente basso risulta il livello di indebitamento (82 per cento del reddito disponibile), nonostante i significativi incrementi degli ultimi anni.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2013/suppl_65_13.pdf

 

 

Analisi collegata:

Il risparmio e la ricchezza delle famiglie italiane durante la crisi
di Laura Bartiloro e Cristiana Rampazzi
Febbraio 2013
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef148/QEF_148.pdf

 

Aggiornamento (vi è incluso il dato della ricchezza detenuta dal decile più ricco): 

Supplementi al Bollettino Statistico
Indagini campionarie
I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012
Anno XXIV - 27 Gennaio 2014 - Numero 5
http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_05_14.pdf
  

Sud, la soluzione è prima di tutto culturale


Gianni Pittella
Candidato alla segreteria del Partito Democratico
Gli altri candidati hanno altre priorità, solo la mia mozione poggia sul Sud
Pubblicato: 30/10/2013 13:36
http://www.huffingtonpost.it/gianni-pittella/gli-altri-candidati-hanno-altre-priorita-solo-la-mia-mozione-poggia-sul-sud_b_4176979.html

 
 
NON E’ SOLTANTO UN PROBLEMA DI RISORSE FINANZIARIE.

1) Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali
“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (p. 7).
“A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.
La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (p. 427).
“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (p. 427).
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
link sostituito da:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-0002/2_volume_mezzogiorno.pdf

2) A partire dal 1998-’99, ho cercato di approfondire – in maniera empirica ed un po’ dilettantesca - le cause della situazione meridionale e soprattutto della mentalità di noi meridionali, causa ed effetto insieme del sottosviluppo del Sud, come tutti gli indicatori attestano, arrivando ad alcune conclusioni che investono – ovviamente, direi - la dimensione culturale-antropologica e che indicano, quindi, le modalità più efficaci di intervento.

Per lo sviluppo del Sud, due, a mio avviso, sono i principali freni ed ostacoli “culturali” al cambiamento: il primo è quello riassumibile nell’espressione “ogni meridionale si crede un padreterno, quindi perfetto, non ha bisogno di migliorare”.
E' il principe di Salina che parla (ne Il Gattopardo): “Rimasero [gli ufficiali inglesi, ndr] estasiati dal panorama, della irruenza della luce; confessarono però che erano stati pietrificati osservando lo squallore, la vetustà, il sudiciume delle strade di accesso. (…) Vengono [i garibaldini, ndr] per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi. (…) i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti (…).”
Ma è da leggere, ovviamente, in senso opposto: in Ricordi della casa dei morti, Dostoevskij scrive: “Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati”. 
 
3) L’altro freno è rappresentato dalla donna meridionale. Senza alcun intento anti-femminista, anzi come frutto di una lunga e profonda riflessione partita da un pregiudizio inizialmente positivo, io reputo la donna meridionale (prepotenza privata, assenza pubblica: binomio forse non casuale) uno dei 2 principali fattori di conservazione e di freno nel Sud, soprattutto nel suo ruolo di mamma e/o d’insegnante. 
Con qualche attenzione anche al ruolo di mamma Chiesa.
Mamma + insegnante-donna (oggigiorno, la stragrande maggioranza del corpo docente) + Chiesa sono state e sono oggi – forse ancora di più – una miscela formidabile e preponderante nell’educazione delle generazioni meridionali. Io credo fermissimamente che il Sud (e l’Italia) abbia molto bisogno di padri (e di amministratori pubblici) congruamente severi – quasi assenti - e meno di mamme, onnipresenti. Scrive Anna Maria Ortese ne Il mare non bagna Napoli: “Esiste,nelle estreme e più lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno, d’illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni”.

4) Partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Nella (lunga ed ultima) nota 18-Questione femminile e Mezzogiorno, in un documento di 11 pagine con delle mie proposte (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html ), tutti i dati economici dimostrano:
a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese;
- secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi “il tasso di occupazione femminile (cioè la percentuale di donne dai 15 anni in su che forniscono lavoro o sarebbero disponibili a farlo) si ferma al 33%, rimanendo così il più basso del mondo”.
E “gli autori del Rapporto non esitano a sostenere che proprio dalla conquista della piena autonomia da parte delle donne potrebbe partire la rinascita commerciale, economica e culturale dei paesi arabi”.;
- dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 2010, si ricava che:
“I paesi arabi includono cinque dei 10 “Top Movers” ovvero le nazioni (sulle 135 oggetto della ricerca) che hanno mostrato la migliore performance nell’ISU[Indice di Sviluppo Umano] a partire dal 1970: Oman (n.1), Arabia Saudita (n.5), Tunisia (n. 7), Algeria (n. 9) e Marocco (n. 10). Nell’Indice didisuguaglianza di genere (IDG), tuttavia, gli Stati arabi registrano un ISUregionale medio del 70 percento, ben al di sopra della perdita mondiale mediadel 56 percento. All’ultimo posto nella classifica mondiale relativa all’IDG èlo Yemen, con una perdita ISU dell’85 percento”;
- dal Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) , si ricava che il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
Occorrerebbe – come per i Paesi arabi – rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale;

b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”), destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno *), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i 'gap', a parere di molti, per motivi culturali.

* In 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano -  secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui”) (pag.486).


Conclusione. Per il Sud, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, e cioè: a) prima di tutto, una rivoluzione culturale ed un correlato Progetto educativo quinquennale o meglio decennale, basato sul ruolo cruciale della donna, come madre e insegnante (v. “Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html); poi, ovviamente b) investimenti infrastrutturali; c) una Pubblica Amministrazione efficiente; e last but not least d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti (il problema – permettetemi la battuta - è forse dove trovare il commissario da designare) o l'adozione della proposta della SVIMEZ, cioè una sorta di unificazione-centralizzazione dell'amministrazione pubblica del Mezzogiorno.


Appendice
 
Superutente di HuffPost
simonasforza
Mummy 1st of all
187 Fan 
19:02 su 30/10/2013
Questa proprio ce la potevi risparmiare.. la solita visione ottusa e vetusta, molto triste. Apri i tuoi orizzonti!
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30 OKT 201319:02
 
Vincesko
36 Fan
19:57 su 30/10/2013
Mi spiace, il tuo è un giudizio ineducato, deludente ed esagerato. Sai già, vero, che tutte le affermazioni esagerate rinviano a motivazioni “sottostanti”? E spesso sono indizio di coda di paglia? Ho capito, te la sei presa perché hai dedotto dalle mie osservazioni che era ottuso e vetusto il tuo (vostro) giudizio su Michelle Hunziker
(cfr. Dialogo sulle due Michelle http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2795437.html ).

PS: Sei meridionale, come me? O hai vissuto molto nel Sud?
30 OKT 201319:57
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Superutente di HuffPost
simonasforza
Mummy 1st of all
187 Fan
20:18 su 30/10/2013
"Sai già, vero, che tutte le affermazioni esagerate rinviano a motivazioni "sottostanti"?"... Cosa ti hanno fatto in ordine:
1) le donne meridionali?
2) le insegnanti?
3) le mamme?
P.S. Naturalmente scherzo. Siamo entrambi meridionali e sappiamo quindi che ci sono una varietà infinita di modi di essere donna anche al sud. Altrimenti rischiamo di buttare tutto in macchietta.
30 OKT 201320:18
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Vincesko
36 Fan
20:58 su 30/10/2013
1) Perché evitare di parlarne? Secondo me, come ho scritto in calce all’articolo sulle 2 Michelle, “il ruolo "conservatore" della donna, segnatamente in campo educativo - familiare, soprattutto, e scolastico - è, in base alla mia esperienza, in particolare al Sud, forse il principale problema italiano, assieme a quello della Chiesa cattolica. E, quindi, la variabile prioritaria da affrontare per la soluzione degli altri”.

2) No, mi spiace, le mie non sono affatto considerazioni esagerate e non sono basate su alcun pregiudizio negativo, anzi. 
Traggo da questo che è uno dei miei 4 post sull’educazione (allegato in quello già linkato più sotto nella conclusione) e che t'invito a leggere attentamente.

“[…] A scanso di equivoci, chiarisco che, avendo avuto nella mia prima infanzia più amiche che amici, ho vissuto per decenni, fino al 1999, con un pregiudizio positivo verso le donne. Se potevo, sceglievo il medico, l’avvocato, l’insegnante, ecc. donna perché mi fidavo di più. Poi ho cambiato idea, nel senso che, in base all’esperienza, essendosi esaurito l’effetto distorcente del pregiudizio positivo, mi sono reso conto che la donna (ed essendo meridionale e vivendo al Sud mi riferisco alla donna meridionale) per tanti aspetti non è la soluzione ma il problema". 

(continua/1)
30 OKT 201320:58
 
Vincesko
36 Fan
20:59 su 30/10/2013
 (segue)

“Ho cercato di indagarne le cause e sono arrivato alla conclusione che è l’effetto dell’educazione in famiglia (in senso lato), che per le femmine è più severa, più repressiva, e la repressione si dispiega per prima e/o principalmente nella sfera sessuale. […]”.
“L’istruzione è alleanza famiglia-scuola”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753849.html

3) Infine, quando ne parlo o ne scrivo, ho sempre riscontrato una reazione molto negativa almeno nel 90% delle donne meridionali e non, ma quando ho la possibilità di motivare compiutamente (in particolare affrontandone l’"eziologia") sono sempre – sempre – riuscito a convincerle.
30 OKT 201320:59
 
furia-the-dog
2 Fan
21:15 su 30/10/2013
Mi piaccoiono i suoi ragionamenti, le sue fonti e le sue critiche, manca solo un elemento basilare, che e' causa/effetto di quello che lei scrive: la criminalita' organizzata e una cultura del malaffare e dello spregio della cosa pubblica diffusi capillarmente.
Risolvere, seriamente, seppur parzialmente, questo problema creerebbe un indotto culturale, economico, sociale e politico inaudito, ma se ha gia' citato lo splendido principe di salina credo che ne' lei ne' io ci facciamo illusioni
30 OKT 201321:15
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Vincesko
36 Fan
00:32 su 31/10/2013
Ha ragione, è basilare, si può dire che è la quintessenza della cultura meridionale. Non poteva quindi mancare nelle mie riflessioni sul Sud. Ne ho scritto varie volte, ad es. qui (peraltro, la Calabria è la Regione di Gianni Pittella  [mi correggo, è lucano]):

“[…] Le mafie sono un problema serissimo, una vera emergenza nazionale, non solo del Sud. 
Detto questo, io sono campano, e credo che la criminalità organizzata sia sì un problema di polizia e magistratura, ma anche un fatto economico di proporzioni colossali (100 miliardi di "fatturato" annuo, pari al 7% del PIL) e soprattutto un fenomeno profondamente culturale, che vede l'omologazione di troppa parte della società meridionale su regole "mafiose": omertà, inerzia, prepotenza, favoritismi, connivenze. 
Occorre unire le forze ed attuare una strategia di contrasto feroce, massiccio e di lungo periodo su 4 direttrici: giudiziaria, militare, economica e culturale.

Ora aggiungo che queste 4 direttrici di attacco devono partire insieme ed operare parallelamente, sapendo che la “riforma” culturale è un obiettivo essenziale, e di lungo termine, che deve basarsi prioritariamente sul coinvolgimento delle donne meridionali, che devono diventarne l'oggetto ed il soggetto principale, trasformandosi da problema e fattore di conservazione a risorsa e motore del cambiamento”.

(continua/1)
31 OKT 201300:32
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Vincesko
36 Fan
00:34 su 31/10/2013
 (segue)

“Io da molto tempo ritengo che dev'essere proprio la Calabria, più ancora della Sicilia e della Campania, l'epicentro di questo terremoto benefico, il fulcro di questa rinascita: il Sud uscirà dalla sua condizione di minorità soltanto quando la Calabria giungerà ad un livello di progresso socio-economico-culturale in linea con il resto d'Italia. […]”
“Dialogo sulla Calabria, sul Mezzogiorno”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783416.html

Oppure qui:

“Onorata? Questo aggettivo ha tutta l'aria di un - come dire? - lapsus freudiano [1] capovolto: ascoltate le sue dichiarazioni, non tradisce il pensiero, ma lo rafforza, ne costituisce la quintessenza, il sostrato educativo fondamentale, che - si badi - per le generazioni meridionali, ed in particolare per quelle mafiose o camorriste o 'ndranghetiste, è soprattutto quello inculcato dalla madre. [2] Detto su basi empiriche ed intuitive e non di studi particolari, dal punto di vista educativo, la società meridionale, segnatamente nell'"enclave" criminale, è ancora oggi, dopo secoli, una società matriarcale”.
“Lucia Riina e il lapsus freudiano capovolto”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2790748.html
31 OKT 201300:34
 
espa1
28 Fans
ho quotato i bei post di vincesko (li trovo ricchi di riflessione e voglia di approfondimento sinceri)...personalmente concordo con una visione del sud d'italia (forse non tutto) mondo a se stante, mosso da logiche pietrificate dal tempo e che non è possibile modificare se non si conosce (e rispetta)...questo rende possibile un cambiamento in positivo, solo dall'interno...concordo con l'interessante lavoro di g. pittella, che probabilmente segretario del partito non diventerà, ma che ritengo, x essere proseguito, dovrà almeno vedere un suo trasferimento da bruxelles al parlamento nazionale. a vincesko mi permetto di suggerire, di elaborare un pari ragionamento, anche x il nord d'italia...scoprirà (ma lo sa), un altro mondo, ma che x complessità e vincoli,non ha niente da invidiare al sud d'italia.
31OKT 08:07
 
Vincesko
36 Fans
Le mie riflessioni sul Sud hanno una base quasi esclusivamente empirica. Ho lavorato al Nord (Milano) per quasi 6 anni, ma negli anni '70, perciò troppo lontano nel tempo. Dai commenti che leggo da alcuni anni nel web, temo di rilevare, per alcuni aspetti, ad es. il "conservatorismo" della donna e soprattutto la terribile inclinazione alla lamentela sterile (In Italia, Paese femmina, la lamentela non è peccato http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2791596.html ), una certa omologazione del Nord al Sud (forse, il problema della mutazione antropologica in senso involutivo in atto effettivamente è nazionale). 
Molto meno, per fortuna, per la dannosissima invidia sociale (cfr. post sulla Calabria ed altri): 
"Per chi non è del Sud è difficile capire che un altro dei pilastri della cultura meridionale – probabilmente il portato del cattolicesimo e che si tramanda di generazione in generazione - è l'invidia ed il conservatorismo sociale - l'altra faccia del “noi siamo dèi” -, per cui, invece che considerarlo uno stimolo all'emulazione ed al miglioramento, si giudica negativamente il successo dell'altro ed impera un meccanismo automatico, una sorta di riflesso condizionato delle persone, che sono “costrette” a frenare qualunque iniziativa privata o, soprattutto, pubblica, e favoriscono una omologazione in cui poi riescono a prevalere sempre gli stessi".

Comunque, grazie per l'apprezzamento.
31 OKT 201312:04
 
***
 
Anthy IAD
2 Fan
La Ortese in quel passo non faceva che reinterpretare la Natura Matrigna di Leopardiana memoria, che diventava madre opprimente. Ma più in là con gli anni affermò di aver superato questa sua credenza giovanile, e di non credere più che sia la Natura a nuocere ai propri figli. Non la identificava con alcuno spirito femminil-materno (le sue posizioni non sono mai così nette), men che meno incarnato nelle donne meridionali, alle quali, con un ragionamento veramente d'antan, lei attribuisce la responsabilità della perpetuazione di sistemi familisti vetusti e moralmente sbagliati. Sa che queste erano le stesse argomentazioni usate da alcune delle prime femministe per promuovere l'istruzione femminile? Cambiare le donne per cambiare la società, dicevano, perchè le donne non sono all'altezza del loro compito, e occorre fare in modo che esse possano davvero essere mogli e madri e compagne. Il fatto che vengano ancora utilizzate, con tutti i loro limiti, mi sconcerta. Il soggetto femminile, esattamente come quello maschile è, grazie a Dio, qualcosa di più sfuggente e complesso. E soprattutto la mamma di cui lei parla, contrapposta al padre severo, è un'invenzione maschile, non femminile. 
Ovviamente specifico che sono donna e meridionale, e non sono l'eccezione che conferma la regola.
31 OKT 2013 12:31
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Vincesko
36 Fan
1) La Ortese: a) non è responsabile di nulla nella mia tesi; b) c'entra soltanto poiché mi serviva a corroborarla; c) in effetti, io non so perché ella l'abbia scritto, ma è un fatto incontrovertibile che NON scriva affatto della NATURA MATRIGNA, fatto fisico o chessò ereditario, inscritto nei geni, ma del ruolo sociale della donna-madre: "un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno, d’illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni", che è un dato CULTURALE.
2) I problemi seri di Giacomo Leopardi sono dovuti anche - anche - ad una madre assente e calda come un ghiacciolo (oggi si direbbe anaffettiva).
3) Ho già scritto, replicando a Simona, che almeno il 90% delle donne reagisce male, ma che le convinco TUTTE se posso motivare compiutamente la tesi; perché non legge attentamente i miei 4 post sull'educazione?

PS: Detto beninteso in generale, la mia lunga esperienza mi ha insegnato che (quasi) sempre la negazione in toto o in parte di un "problema" è indizio certo della sua sussistenza, e che l'intensità (nei colloqui diretti, è grandemente significativo il tempo di reazione e il tono di voce) della negazione è direttamente correlata al suo grado di gravità.
31 OKT 2013 15:06
 
Anthy_IAD
0 Fans
In breve: 1) è il sentimento, non la metafora in cui si incarna che è di derivazione leopardiana. E no, AO non chiama in causa un ruolo sociale della donna madre, ma la pura funzione materna. Un pò come gli uomini identificano in Dio una funzione paterna. Un'astrazione. Vista dal suo lato più oscuro, ambigua quanto vuole. Ma non dato culturale, bensì metafisico. Che noi lettori/interpreti possiamo vedere come COSTRUZIONE culturale. Che è una cosa diversa (e presuppone un percorso di adattamento e resistenza). 
2) (Mi perdoni la battuta) Può darsi ma non tutti quelli che hanno una mamma anaffettiva sono Leopardi. 
3) Ovvio, se la tesi è motivata. Ma anche le mie obiezioni lo sono. Quando avrò tempo li leggerò senz'altro. Però non richiami la reazione rabbiosa: lo sento rimproverare spesso alle interlocutrici donne, e mi dà l'impressione di un tentativo di svalutarne le posizioni riportandole ad un ambito umorale. Ma le assicuro che usiamo ragione e sentimento in proporzioni non dissimili dagli uomini. 

In sostanza lei asserisce che in genere quanto più ha ragione tanto più gli altri le danno torto? Può darsi, ma è una casistica che, almeno per me, non c'entra. Preferisco pensare piuttosto che quando ci si confronta apertamente si finisce inevitabilmente con l'evolvere le proprie posizioni, se la discussione è seria...
31 OKT 2013 21:06
 
Vincesko
36 Fan
Ah, non ha letto ancora i miei 4 post? Perciò filosofeggia e sciorina arzigogoli sulla Ortese e fa battute sul povero e sfortunato uomo di cognome Leopardi, che aveva una madre assente e anaffettiva ed un padre troppo presente. Lasci stare la filosofia, che Lei mi pare usi come schermo, come cortina fumogena per non affrontare il tema in discussione, che è di natura psicologica e non è affatto quello che Lei ipotizzava nel Suo 1° commento, parlando di padre severo, ecc. ecc., ma esattamente il contrario, come si deduce facilmente anche dal mio 1° commento frazionato in 6 parti - che, per metà, è un’estrema sintesi dei 4 post - ed è la preponderanza della figura materna rispetto a quella paterna, in particolare nel rapporto (edipico) tra madre e figlie femmine. Se Lei leggerà il post “Questione femminile, questione meridionale, progetto educativo”, vedrà che, sulla base della mia esperienza (deve considerare che si tratta di mie deduzioni sulla base di numerosi casi concreti), io ho scritto che la miscela più dannosa per le figlie sembra - è -quella di un padre assente ed una madre castrante.

Torto non è la parola giusta, meglio parlare di resistenza ad ammettere con se stessi il “problema” (chi più, chi meno, lo facciamo tutti).

Io ho una concezione (quasi) perfettamente paritaria tra uomo e donna, proprio per questo non fingo benevolenza con le donne, che “bastono” volentieri quando lo meritano, esattamente come faccio con gli interlocutori maschi, quando lo meritano.
1 NOV 201301:19
 
Anthy IAD
2 Fan
Non filosofeggio più di quanto lei psicanalizzi, mi sembra.. Comunque mi pareva di essere stata chiara e non arzigogogolata... Non concordo su di un punto che lei esprime, tra l'altro molto chiaramente, e ribadisce anche adesso: un legame causale tra un presunto spirito materno incarnato dalle donne meridionali e l'arretratezza culturale del sud, che AO esprimerebbe in quel passo che ha citato. A me questa sembra una eccessiva semplificazione e una forzatura delle parole della O. Quanto alle sue idee sulla (quasi) parità maschi-femmine, mi fa sempre piacere sentir dire che le bastonature debbono toccare nello stesso modo a entrambi i sessi, ma la mia obiezione verteva su di un altro punto, ed era più generale: il richiamo all'arrabbiatura femminile è in genere il modo più usato da interlocutori maschi - esperienza personale - per dare torto alle donne a prescindere. 
Infine, lungi da me svalutare le sue idee, che certamente saranno il frutto di lavoro e analisi attente. Ma questo di per sè non vuol dire che la mia obiezione non sia fondata.
1 NOV 2013 11:51
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Vincesko
36 Fan
Scusi, quale obiezione? Lei fa obiezioni non pertinenti: filosofiche e non psicologiche. Lasci stare la Ortese, Le ho già detto che non c'entra, l'ho"usata" per corroborare la mia tesi. E, in ogni caso, Lei non considera che esistono sempre 2 piani di espressione, per tutti: quello superficiale, apparente e quello "sottostante": anche la Ortese era una donna e una figlia; Lei può escludere che, in quella fase della sua vita,non si dispiegassero gli effetti del complesso edipico, che l’hanno subliminalmente condizionata? Cosa che sicuramente sarà successa anche al grande poeta Leopardi. E a Lei, che mena il can per l’aia…
Inoltre, il problema del nesso causale è un po' più complesso di quel che Lei pensa. Lei (forse) ignora (se leggesse il mio post citato sopra colmerebbe questa lacuna) che, nella civile Austria, nell'800 e nei primi anni del '900, si discuteva tra gli intellettuali del perché la donna fosse un essere inferiore. E Freud dà la sua spiegazione, in contrasto con quella degli altri, e che per me è condivisibile ed ancora attuale.
La prego di astenersi dal replicare prima di aver letto attentamente i miei 4 post e quelli ev. in essi linkati.
2 NOV 201300:29
 
Anthy_IAD
0 Fans
Mi sembra che lei dia per scontate troppe cose: per esempio, che dovrei adottare necessariamente il suo punto di vista, che lei definisce psicologico, cioè darle ragione, per avere ragione. Lei dice che O non c'entra ma si affretta a chiamare in causa anche per lei un'intrpretazione psicanalitica, per mostrare indirettamente che la sua esperienza materna sta dietro certe affermazioni. 
Non condivido che le donne si limitino ad applicare un modello (quello materno) maschile, che lei legittima con la psicanalisi, perchè è questo il materno di cui parla: una costruzione culturale secolare complessa e maschile. Non lo condivido perchè è la riproposizione delle donne intrappolate nel binomio vittime/carnefici (o salvatrici). O totalmente passive agli stimoli o responsabili di qualcosa in quanto donne. Il problema non sono le madri iperprotettive (che sono di meno di quelle che lei pensa) che non si trovano solo al Sud. Le matrone sono qualcosa di lontano anni luce da quel che pensa. E soprattutto, sono molto diverse l'una dall'altra: Il conservatorismo femminile non deriva da una interpretazione sbagliata del proprio ruolo.
Vuole proprio che li legga questi post: ma ribadisco che lei è stato abbastanza chiaro qui sull'HP, e onestamente questa sua insistenza (come altro chiamarla?) disturba alquanto. E temo che anche stavolta sarà solo un ribadire che parlo troppo difficile (filosofeggio) per aggirare il problema.
Spero di non ignorare troppo della storia delle donne, per questo ribadisco che le sue argomentazioni sono le stesse di alcune esponenti della Prima Ondata. Infine: legga pure Irigaray.
2 NOV 2013 11:52
 
 

Aggiornamento
 
Istat, l’Italia spreca il capitale umano delle donne
24/02/2014 
http://www.businesspeople.it/newsletter/read/f5a78fe229cb7ff48e527ee3bda04cc3/86410
 
Il valore monetario dello stock di capitale umano in Italia
http://www.istat.it/it/archivio/112810

Radio3– Tutta la città ne parla
24/02/2014
Capitale umano
http://www.radio.rai.it/podcast/A45596536.mp3

I soldi non sono la soluzione per il Sud
04-08–2015 Michele Fronterrè
http://www.formiche.net/2015/08/04/i-soldi-la-soluzione-il-sud/
 

E’ giusto preoccuparsi soltanto dei giovani?


Descrizione: Nicola Tasco
Nicola Tasco
Avvocato
Un'intera generazione di giovani rischia il naufragio. Ma la politica guarda altrove
Pubblicato: 22/10/2013 06:00
http://www.huffingtonpost.it/nicola-tasco/unintera-generazione-di-giovani-rischia-il-naufragio-ma-la-politica-guarda-altrove_b_4135087.html?utm_hp_ref=italy
 

E’ giusto preoccuparsi soltanto dei giovani? Provo a fissare alcuni punti dello scenario italiano.

1. Secondo la Banca d’Italia, [1] il gap principale italiano rispetto ai Paesi di confronto è il tasso di attività femminile, in particolare al Sud, dove è pari soltanto ad 1/3 delle donne tra 15 e 64 anni; in nessun altro Paese esiste un divario così elevato tra Nord e Sud (27 punti). L'Italia presenta il maggior tasso di disoccupazione femminile dopo Malta in UE27. 
2. Il tasso di disoccupazione dei giovani 15-24 anni raggiunge ormai il 40%, ma esso è calcolato, come avverte l’ISTAT, non sul totale dei giovani, bensì sul numero dei giovani occupati.
3. Gli over 40 rimasti senza lavoro sono stimati in un milione.
4. I lavoratori precari in senso stretto sono tra i 3 e i 4 milioni, ma se si includono le partite IVA più o meno false, essi raggiungono forse i 7 milioni, senza tutele di welfare (RMG, sussidio all’affitto o casa popolare).
5. Anche in Germania, nostro Paese concorrente e punto di riferimento, i cosiddetti lavori minori (mini job) [2] sono arrivati a 7 milioni, con un salario di 400€ mensili, però compatibile col RMG (circa 370€) e il sussidio all’affitto o la concessione di una casa popolare (c’è un patrimonio notevole di case popolari).
6. In Italia, invece, l’RMG non esiste (come in Grecia e Ungheria) e, per il niet degli immobiliaristi e dei costruttori edili, nonché la miopia e l’egoismo dei proprietari che temono la svalutazione delle loro case, in alloggi pubblici investiamo da 25 anni 1/30 della Germania, 1/40 della Francia e persino 1/10 della Spagna, l’unico Paese che ci batte per numero di case di proprietà.
7. Studi seri ravvisano ormai una correlazione tra l’incidenza elevata di lavoro precario e il declino del tessuto industriale, con scarsa innovazione di prodotto e di processo e inevitabile enfasi della competitività basata sulla riduzione dei costi.

CONCLUSIONE. La crisi economica dura da 5 anni e perdurerà a lungo; in una situazione siffatta, il nostro Paese rischia di andare a fondo (stanno chiudendo o delocalizzando migliaia di imprese) e c'è bisogno, non di pannicelli caldi, ma di misure incisive e ‘rivoluzionarie’ per evitarlo dell'ordine di 150-200 mld, che, dopo manovre correttive della scorsa legislatura per un ammontare di ben 330 mld, distribuite in maniera molto iniqua (ceti medio e basso ad alta propensione al consumo, e persino sui poveri col taglio feroce della spesa sociale), con pesanti effetti recessivi, vanno presi ai ricchi (gli unici che ora hanno i soldi), mediante un’imposta patrimoniale ed un prestito forzoso sul decile o sulla metà del decile più ricco delle famiglie, a bassa propensione al consumo e perciò con scarsi effetti recessivi (come anche qualche sparuto borghese illuminato propone). [3] Risorse che vanno utilizzate per ridurre l’enorme debito pubblico e soprattutto i correlati, ingenti interessi passivi (89 mld nel 2012) e per co-finanziare, assieme ad una revisione intelligente della spesa pubblica, la crescita (riducendo le imposte sui redditi bassi per far ripartire la domanda) e indispensabili misure di welfare anticrisi, quali l’RMG e l’edilizia sociale, particolarmente e gravemente disallineati rispetto a UE27.

[1] Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
[2] “Il ruolo del diritto del lavoro e della sicurezza sociale nella crisi economica. L’esperienza tedesca” di Maximilian Fuchs
http://www.aidlass.it/convegni/archivio/2013/2013/Fuchs_Aidlass_2013.doc
se il link non è attivo, cliccare qui sotto:
http://www.aidlass.it/documenti-1/Fuchs_Aidlass_2013.doc
[3] Piano taglia-debito per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html


Lo scandalo delle ‘case fantasma’


Descrizione: Nicola Tasco

Nicola Tasco
Avvocato
Lo scandalo delle "case fantasma": ma dov'era chi doveva controllare?
Pubblicato:07/10/2013 11:53
http://www.huffingtonpost.it/nicola-tasco/lo-scandalo-delle-case-fantasma-ma-dovera-chi-doveva-controllare_b_4056212.html?utm_hp_ref=italy
 
Faccio 3 osservazioni.

1) Il 21.7.2011, da questo ‘post’ del blog “Percentualmente” di Repubblica  http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/07/19/il-paese-delle-disuguaglianze , rilevai una notevole differenza del dato della ricchezza degli immobili residenziali tra l’Agenzia del Territorio (che il giorno 18.7 precedente aveva presentato i dati del suo studio) e la Banca d’Italia, la nostra più importante ed affidabile tecnostruttura (cfr. “La ricchezza delle famiglie italiane nel 2009” 
http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf ): 6.335 mld contro 4.800 mld, con un divario di ben 1.535 mld.

Allora mi chiesi: è soltanto un errore oppure sono dati non omogenei o quali prezzi hanno usato l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia del Territorio per arrivare ad un valore complessivo del patrimonio residenziale superiore e di ben 1.535 mld a quello della Banca d’Italia?

Risolsi il rebus telefonando alla Banca d’Italia (06/47921) e parlando con uno dei due autori dello studio sulla “Ricchezza delle famiglie 2009”, il dott. Andrea Alivernini, il quale mi disse che la differenza era ascrivibile, non ai prezzi medi utilizzati (in entrambi i casi, quelli di mercato), ma allo stock complessivo di immobili presi in esame: la Banca d’Italia utilizzava i dati del censimento ISTAT 2001, aggiornati periodicamente in base ai dati del CRESME sulle nuove costruzioni, inferiori rispetto a quelli dell’Agenzia del Territorio (OMI).
Aggiungo che la chiacchierata col dott. Alivernini durò almeno 15-20 minuti, proprio perché gli feci presente che era nell’interesse della stessa Banca d’Italia, la nostra tecnostruttura più affidabile, che non girassero dati tanto diversi tra loro e l’Agenzia del Territorio. 
Egli mi rispose che, anche se sapevano che sussistevano divari significativi sul numero degli immobili, le rispettive fonti erano e sarebbero rimaste diverse, e che questo è un fatto molto diffuso in Italia. 

Per finire, pensai che, a breve, avremmo avuto il nuovo censimento e che quindi era auspicabile che si potesse anche fare il punto sul numero totale degli immobili residenziali esistenti in Italia.

2) L’edilizia abusiva è anche figlia dell’assetto normativo, che incentiva la speculazione immobiliare 
Occorre agire su tre direttrici:
a. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione,in coerenza con i benchmark europei;
b. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica(sovvenzionata, convenzionata e autocostruita), molto, molto carente negli ultimi 25 anni in Italia, rispetto all’UE27;
c. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia.

3) “Con questi 2,5 miliardi di euro lo Stato avrebbe potuto coprire l'abolizione dell'Imu sulle prime case "dichiarate". E ci saremmo anche risparmiati un dibattito che ha rasentato il ricolo e sfiorato la crisi di governo”.

Io, francamente, trovo invece ridicolo dare per scontato che si debba abolire l’IMU sulla prima casa, facendo: a) un regalo ai proprietari di casa, anche ricchi, e non destinarli a scopi più congruenti con la situazione di crisi terribile; b) un’ingiustizia, poiché molti altri, semmai senza casa, hanno“contribuito” al risanamento dei conti pubblici per 50 o 100 volte o più il gravame medio annuo dell’IMU prima casa, pari a 225€; e c) un errore tecnico-economico, poiché la priorità ora è la crescita dei consumi interni/crescita economica/crescita dell’occupazione ed i 4 mld dell’IMU sulla prima casa vanno impiegati per co-finanziare una riduzione delle imposte sui redditi bassi (con alta propensione al consumo) e indispensabili misure di welfare, come il Rmg, un piano di costruzione di alloggi pubblici, i sussidi all’affitto.

 
Post collegato:
Sei misure da adottare contro la crisi e per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2767761.html
 

Ribaltamento delle priorità per volere di un miliardario

 
Per volere di un miliardario incompetente, spregiudicato e bulimico, che per colpa di 7,3 milioni di Italiani che gli danno ancora il consenso co-determina le scelte politiche, c'è un ribaltamento della strategia economica e della correlata politica fiscale. Il prof. Garibaldi diceva stamattina a Radio3 [1] che non ci sono le risorse: evidentemente si riferiva a quelle pubbliche. Perché quelle private invece ci sono, come attestano le statistiche della Banca d'Italia: soltanto i depositi bancari e postali assommano ad oltre 1.000 mld, mentre la ricchezza netta complessiva ascende a 8.600 mld, concentrata per quasi la metà nel 10% delle famiglie. [2] Ne discende– ed anche un bambino sarebbe d’accordo - che è da queste che bisogna trarre le risorse per finanziare la crescita e gli indispensabili ammortizzatori sociali anti-crisi. Ed invece i media (inclusa purtroppo Radio3) diffondono il volere del predetto miliardario e fanno discutere da mesi di abolizione dell’IMU sulla prima casa, un gravame pro capite (nel 90% dei casi)  relativamente modesto [3], togliendo risorse pubbliche anziché accrescerle e prenderle ovviamente da quelli che, dopo 329,5 mld di manovre finanziarie addossate in gran parte sul ceto medio-basso, [4] sono i soli che ora le hanno: il 10% delle famiglie predetto, inclusi i miliardari.
 
[1] http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-f0e51e4a-05e3-44ee-848d-0e28e4f5e226.html
[2] Banca d’Italia, “La ricchezza delle famiglie italiane”, 2012
http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2012/suppl_65_12.pdf
[3] I dati consuntivi del MEF confermano il piagnisteo per l’IMU
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2013/02/14/i_dati_consuntivi_del_mef_conf.html
[4] Il lavoro sporco del governo Berlusconi-Tremonti
Riepilogo [delle manovre correttive, valori cumulati da inizio legislatura]:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld;
Totale   329,5 mld.
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/07/17/il_lavoro_sporco_del_governo_b.html 
 

Aggiornamento:
 
L'Ocse: "Il taglio dell'Imu non è prioritario".
Tagliate le stime sull'Italia, alert sul deficit
(02 maggio 2013)
http://www.repubblica.it/economia/2013/05/02/news/l_ocse_il_taglio_dell_imu_non_prioritario_tagliate_le_stime_sull_italia_alert_sul_deficit-57897534/

Visco: « Effetti devastanti se il governo alza l'Iva»
Di Bianca Di Giovanni
15 giugno 2013
La guerra delle tasse per il governo Letta è più destabilizzante di qualsiasi strappo che sia di Renzi o di Berlusconi. La “spina” dell’esecutivo è collegata a Iva e Imu. “Il fatto è che si parte da un vizio originale – spiega l’ex ministro Vincenzo Visco – Cioè aver accettato di discutere di Imu sulla prima casa. Oggi è davvero senza senso toglierla. Tanto più che il prelievo sugli immobili può essere riformato in modo più equo, come ho più volte spiegato in interventi sulla stampa”. L’esponente Pd non è affatto tenero con il governo,“reo” di rincorrere una propaganda insensata. E non solo. Visco denuncia anche una discutibile continuità dell’attuale esecutivo con quelli precedenti rispetto alla lotta all’evasione. […]
Sull’Imu invece…
«In questo caso è senza senso togliere la tassa sulle prime case, perché si concede un beneficio ai ceti più affluenti senza alcun vantaggio per l’economia. Non pagare l’Imu non fa ripartire il Paese, mentre far aumentare l’Iva ha un effetto recessivo. […]
Tagliare l’Irpef equivarrebbe ad abbassare il cuneo, come chiede Confindustria.
«Sì, ma loro vogliono l’Irap. Invece per me bisogna tagliare l’Irpef. Le risorse si potrebbero reperire sia dall’evasione o da una tassa sulle grandi fortune».
http://www.unita.it/economia/visco-sulle-tasse-il-governo-sbaglia-letta-iva-imu-irpef-italia-politica-alfano-1.506004 

Lo stop dell'Fmi alla cancellazione dell'Imu sulla prima casa. Letta: confermo superamento attuale regime
5 luglio 2013
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-04/lfmi-litalia-ripresa-economica-164743.shtml


Post e Articoli collegati:

12 (e più) motivi contro l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, nessuno a favore
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781756.html   
 
Il vero padrone è il Cavaliere
di Barbara Spinelli
[…] Così torniamo al governo necessario di Letta. Se le dispute e le tensioni vengono tacitate, sarà difficile sperimentare nuove vie, istituzionali e anche economiche. Cosa dice il ministro Saccomanni dell'errore Excel e della deduzione di Krugman ("Ciò che il più ricco 1 per cento della popolazione desidera, diventa ciò che la scienza economica ci dice che dobbiamo fare")? Se l'agenda Monti non è rimessa in questione, se non si mobilitano conoscenze alternative, come superare la crisi? Se non credo nell'evidenza dei fatti scoperchiata dagli economisti dissidenti - si domanda alla fine Krugman - "Cosa sto facendo della mia vita"?    
http://www.repubblica.it/politica/2013/05/01/news/berlusconi_vero_padrone-57815770/

Le 10 regole per il controllo sociale (Noam Chomsky)
http://www.informarexresistere.fr/2012/05/22/le-10-regole-per-il-controllo-sociale-noam-chomsky/#axzz2Rq8m1g5U
 
***
Paradisi fiscali, i furbi godono
di Vittorio Malagutti
Quelli che non pagano le tasse nascondendo i soldi nelle banche offshore ringraziano: dopo Berlusconi, neppure Monti ha fatto nulla per stanarli. E Letta non sembra averne la minima intenzione
Esclusivo Ecco i nababbi coi conti alle Antille 
Ruffolo Una vergogna che nessuno vuole affrontare 
Inchiesta Così esportano i capitali  


Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro

Premessa

Il gioco si fa duro, ecco la cronologia dei fatti:

1. Su L’Unità del 16 ottobre scorso, Michele Prospero ha scritto “Il termine stesso di rottamazione ha una ascendenza fascistoide” (link in "Il probabile effetto-valanga della ‘rottamazione’ renziana  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758409.html).

2. Renzi ha reagito duramente. Qui, la replica del direttore de L’Unità, Claudio Sardo, (che ricostruisce la vicenda): "Renzi vuol chiudere l'Unità, la difesa di Claudio Sardo" 20 ottobre 2012 http://www.unita.it/italia/matteo-renzi-contro-l-unita-br-in-difesa-del-nostro-giornale-1.457202

3. Poi, Renzi ha partecipato ad una cena elettorale per le primarie, ospite di un finanziere gestore di una società finanziaria con sede alle Isole Cayman, uno dei tanti paradisi fiscali.

4. Bersani, per questo, lo ha attaccato ripetutamente. I sostenitori di Bersani e di Renzi si sono schierati con l’uno o con l’altro. [*]

[*] Vedi, tra gli altri, su Repubblica, Fascisti e rottamatori http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2012/10/21/fascisti-e-rottamatori/.

  

Prima parte

L’attuale, terribile crisi economica è scoppiata a causa delle disfunzioni della finanza. I finanzieri basati nei paradisi fiscali manovrano i cosiddetti capitali-ombra, [1] tra i principali responsabili dell’ingovernabilità dell’attuale crisi; [2] anche il presidente della BCE, Mario Draghi, ex presidente del FSB, [3] ed ex governatore della Banca d’Italia, il quale, dopo lo scoppio della crisi alla fine del 2007, ebbe l’incarico di definire le proposte di regolazione dei mercati finanziari, ha rammentato e chiesto che i predetti capitali-ombra, enormi, vengano controllati. (v. [1], nota 3).

I soldi servono alle campagne elettorali di tutti i candidati, molti soldi, ma possono diventare anche la farina del diavolo, che come si sa finisce in crusca.

Anche Obama fu finanziato la volta scorsa dalle grandi banche USA, e ne fu inevitabilmente condizionato, in termini di scelte e di immagine. Ora è un bene ed un fatto di chiarezza che quelle stesse grandi banche appoggino Mitt Romney.
La mia (e di tantissimi altri) critica a Obama è che non ha cambiato finora le leggi, ad esempio ripristinando, com’è stato per 70 anni dopo la crisi del 1929, la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento (divieto peraltro tolto nel 1999 sotto la presidenza del democratico Clinton!); [4] controllando i capitali-ombra (come chiesto, appunto, anche dal governatore Draghi), (v. [1], nota 3); disciplinando i derivati e vietandoli - assieme alle vendite allo scoperto - per i prodotti alimentari; regolando le vendite allo scoperto sui titoli pubblici, (v. [1], nota 4); introducendo la TTF. (v. [1], nota 5). Spero lo potrà fare – se non lui, l’uomo più potente del mondo, chi? - se vincerà senza il condizionamento dei finanziamenti delle grandi banche, sulla base dei dati e dei fatti le vere padrone del mondo. [2]
Ma la stessa cosa ovviamente vale per l'Europa e soprattutto per la Germania, la cui cancelliera Merkel ha mantenuto finora (e solo recentemente) soltanto la promessa sull'introduzione della TTF. [5]

 

[1] Le promesse da marinaio della ‘bottegaia’ Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2739381.html oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/04/le-promesse-da-marinaio-della-bottegaia.html

[2] I facitori dello spread
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html

[3] http://www.bancaditalia.it/studiricerche/coop_intern/partecipa_org_int/FSB
link non più attivo, vedi:
http://it.wikipedia.org/wiki/Financial_Stability_Board

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Glass-Steagall_Act
Anche in Italia, con la legge bancaria del 1936, vigeva la separazione trabanche commerciali e banche d’investimento.

[5] TTF, l'Italia dice sì. La tassa presto istituita in 11 Paesi Ue
http://www.borsaforextradingfinanza.net/article-ttf-l-italia-dice-si-la-tassa-presto-istituita-in-11-paesi-ue-111091640.html


Post scriptum: Sul divieto delle vendite allo scoperto, si trova sempre qualche professorone de LaVoce.info che è contrario, ma sulla gestione di esse attuata dalla Banca di Grecia sui titoli pubblici greci nel periodo più caldo della crisi e sul debito in generale, allego questa interessantissima analisi di Giovanna Cracco:
“Europa: menzogne sul debito pubblico”
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2326:giovanna-cracco-europa-menzogne-sul-debito-pubblico&catid=67:crisi-mondiale&Itemid=79

 

***

 

Seconda parte

Poiché la situazione è seria e la crisi sarà lunghissima (almeno 15 anni) – una vera guerra che richiede soluzioni da economia di guerra -, provo a fare un ragionamento articolato e basato come al solito sui dati ed i fatti.
Dalla “Lettera di PDnetwork”, [1] di due anni fa ma sostanzialmente ancora valida, traggo questo passo: 
“Riepiloghiamo i punti fermi di macroscenario:
a) l'attuale crisi economica ed occupazionale è grave, di sistema e sarà lunga (forse almeno 15 anni, perché riflette il riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere in ambito planetario); b) ad essa preesisteva, in Italia, uno dei maggiori tassi EFFETTIVI di disoccupazione (testimoniato dal tasso di occupazione, agli ultimi posti nei Paesi UE); c) la crisi ha prodotto un aumento della disoccupazione; d) la ripresa riassorbirà solo una parte di questi ultimi; e) la crisi ha accresciuto le disuguaglianze sociali sia in Italia che nel mondo: nel 2009, cioè in piena crisi economica, la ricchezza dei ricchissimi ha segnato un aumento del 50 per cento (passando da 2.400 a 3.600 miliardi di dollari) [2] e poiché il PIL è calato quei soldi sono stati tolti dalle tasche di qualche altro; f) quattro giorni di scambi sui mercati finanziari, pari a 4.000 x 4 = 16.000 miliardi, equivalgono a più di un anno di scambi di beni e servizi (stimati in un anno in 15.000 miliardi) [3]; g) la BCE (la banca centrale UE) ha contestato il patto di stabilità (che tocca l'occupazione), concordato nell'ultimo vertice UE, perché troppo lasco, ma non ha fatto lo stesso con le speculazioni finanziarie, il cui controllo è stato affidato alla Gran Bretagna, in evidente conflitto d'interesse; h) le lobby (banche ed altri istituti finanziari) si stanno opponendo all'introduzione di una tassa minima dello 0,05 % sulle transazioni finanziarie [2], come misura anti-speculativa, per ristorare i bilanci pubblici e finanziare la ripresa, e stanno cercando di far pagare agli altri (con pesanti riflessi sull'occupazione) il costo del risanamento.
I principali parametri nazionali presentano un debito pubblico che ha raggiunto i 1.850 miliardi di €, pari al 118% del PIL (cresciuto anche per l'azzeramento dell'avanzo primario, causato dallo sforamento della voce “beni e servizi” e dalle scelte negative del governo su ICI, Alitalia e riforma della normativa fiscale in senso più lasco, che ha provocato un aumento dell'evasione ed un calo delle entrate fiscali), un deficit pari al 5,3% del PIL, un importo di interessi sul debito pari a 74 miliardi [nel 2013 sono previsti 84 mld] in un anno, un ammontare della ricchezza netta degli italiani pari a 8.600 miliardi (di cui il 45% nelle mani del 10% più ricco), un'evasione fiscale pari a 120-140 miliardi,un costo della corruzione stimabile in 60 miliardi, un costo della cattiva amministrazione quantificabile in 50 miliardi”.

A questo, aggiungo ora:
Secondo la Banca d’Italia, [2] nel 2008 e nel 2009, il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale e “Alla fine del 2009 la ricchezza netta delle famiglie italiane cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), è stimabile in circa 8.600 miliardi di euro (Tavv. 1A e 3A)” (pag. 7); e “le attività reali (5.883 miliardi di euro; Tav. 1A) rappresentavano il 62,3 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie (3.565 miliardi di euro) il 37,7 per cento e le passività finanziarie (860 miliardi di euro) circa il 9,1 per cento”. (pag. 10).
Per completezza, rilevo (v. [3], nota 1) che la Banca d’Italia valuta il patrimonio immobiliare (facente parte delle “Attività reali”) in 4.800 mld, l’Agenzia del Territorio in 6.335 mld (una differenza di ben 1.535 mld, il motivo è spiegato nella predetta nota 1).

Date queste premesse, per necessità ed equità non è accettabile che una quota rilevante (cfr. [2], Fig. 6), pari a ben il 44,2%, dei 3.565 mld delle “Attività finanziarie” (un valore pari al PIL di un intero anno), venga sottratta all’imposizione fiscale, con la motivazione risibile che non sono individuabili i titolari. Se c’è la volontà politica (e Bersani, persona intelligente ed esperta, ha messo il dito sulla piaga indicando la necessità della tracciabilità dei movimenti finanziari), non ci sono ostacoli tecnici che lo possano impedire.

[1]Lettera di PDnetwork
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html oppurehttp://vincesko.blogspot.it/2015/03/lettera-di-pdnetwork-alla-segreteria.html

[2]Analisi quali-quantitative/5/Distribuzione della ricchezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html oppurehttp://vincesko.blogspot.it/2015/03/analisi-quali-quantitative5.html

[3] Dossier Imposta Patrimoniale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html oppurehttp://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitativa14imposta.html


 

Post e articoli collegati:

Manovra correttiva, crescita economica e globalizzazione  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2664137.html   

Berlusconi-Renzi, interpretazione psicologica di un incontro scandaloso  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2684132.html

Bersani vs Renzi, il competente e onesto segretario gentiluomo e lo sfidante coraggioso e tosto  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753331.html

Il tappo gerontocratico al naturale, fisiologico, salutare ricambio generazionale  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2757820.html

I 700+1 conservatori dello status quo   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758010.html

Se vince Renzi…   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758117.html

Il probabile effetto-valanga della ‘rottamazione’ renziana  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758409.html

Bersani vs Renzi: economia mista o liberismo?  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758537.html 


Renzi e Cayman, Serra querela Bersani

20 ottobre 2012

“Le Cayman tornano ad essere l'argomento del giorno. Innanzitutto di Pier Luigi Bersani, che a margine del forum Coldiretti di Cernobbio insiste: «Con la gente basata alle Cayman non deve parlare nessuno, è ora di finirla, in Italia c'è gente che lavora e paga le tasse». In Italia, riprende il segretario del Pd «non ci si deve far dare consigli da gente che viene dai paradisi fiscali, non è una polemica - sottolinea - ma un impegno che dobbiamo prendere tutti». Ciò detto, «io e Renzi non siamo nemici ma competitori - conclude Bersani - stiamo facendo le primarie, si discute, non siamo a un pranzo di gala e tutto questo sta facendo bene al Pd».”.
http://www.unita.it/italia/bersani-non-si-parli-con-chi-sta-br-alle-cayman-vendola-cenero-da-solo-1.457244

Reggi: «Usiamo toni duri? Ma la nostra è una rivoluzione»   di M. Zeg.
20 ottobre 2012
http://www.unita.it/italia/reggi-polemica-stucchevole-br-sbagliato-demonizzare-finanza-1.457440

 

 

 

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Silver Silvan in Lo spinello libero è una scelta comparativamente più razionale
"Ma bene. Tra abbiocco post-prandiale, siesta da caldo e rintronamento da spinelli già me li vedo, ..."


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