.
Annunci online

Lettera al Sen. Alessandro Malan sul suo articolo “Diario della ‘lunga legislatura’” pieno di fake news




Pubblico la lettera che ho inviata pochi giorni fa al senatore del PD Alessandro Malan, con osservazioni critiche su un suo articolo. Chi legge questo mio blog sa che uso scrivere che quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittima del potente sistema disinformativo berlusconiano e del centrodestra; come vedete, anche un parlamentare come Malan è anch’egli vittima di tale DISINFORMAZIONE. Ad oggi, non ho ricevuto risposta.


Osservazioni al Suo articolo "Diario della 'lunga legislatura'".

Da:  v

15/1/2018 15:30


Egr. Sen. Maran,

Ho appena letto il Suo articolo sul Foglio, rilanciato dal sito del Sen. Pietro Ichino DIARIO DELLA “LUNGA LEGISLATURA”, che a mio avviso contiene parecchie inesattezze, sorprendenti (ma non tanto per me, visto che accomunano da sei anni quasi 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti universitari) in un parlamentare.

Scusandomi per non avere inviato anche a Lei le mie varie e-mail, che forse Le avrebbero evitato di scrivere tante affermazioni imprecise, faccio un esame puntuale delle affermazioni per me salienti e vi allego le prove documentali (inclusi i post accennati).

Citazione1: “Quel che accadde allora è tutto nelle cronache dei giornali dell’epoca”.

Sì, forse, ma le persone, inclusi i parlamentari (vedi appresso), sono di memoria corta oppure “catturati” dai loro pregiudizi o condizionati e fuorviati dalla loro malafede.

Citazione2: “dalla celebre lettera della Ue che impose al Paese la cura da cavallo anticrisi”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei). La cura da cavallo è cominciata un anno e mezzo prima, nel 2010, col DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, di ben 62 mld cumulati, la più scandalosamente iniqua, quella che all’art. 12 reca la severissima riforma delle pensioni SACCONI (vedi appresso), e poi si è sviluppata con una seconda manovra finanziaria correttiva pesantissima (oltre la legge finanziaria o di stabilità), vale a dire il DL 98 del 6.7.2011 convertito dalla L. 111/2011, di 80 mld cumulati, che riscosse l’apprezzamento sia del Consiglio Europeo, che della cancelliera Merkel. Dopo appena pochi giorni, invece, arrivò la lettera della BCE (Trichet e Draghi), con varie prescrizioni dettagliate e la richiesta di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 (in contrasto con l'apprezzamento della Banca d'Italia, nel maggio precedente, del pareggio di bilancio nel 2014), che portò al varo di una seconda manovra estiva pesante, il DL 138 del 13.8.2011, convertito dalla L. 148/2011, di 60 mld cumulati. Ma neppure bastarono a salvare il governo Berlusconi-Tremonti, che a furor di popolo e dell’Europa (cioè del duo Merkel Sarkozy, dopo l’accordo di Deauville, citato non a caso come spartiacque dal governatore Ignazio Visco nel corso della sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche[1]) fu sostituito dal governo d’emergenza Monti, un’emergenza creata ad arte e smentita dai fondamentali.

E’ sufficiente riportare le cifre per dedurlo:

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Trova tutte le prove documentali nel documento di 18 pagine linkato alla nota1, in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura e dove forse troverà notizie e nessi sorprendenti.[1]

Citazione3: “perché i partiti preferiranno lasciare ai «tecnici» la responsabilità delle misure impopolari”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei), veda il punto precedente e appresso.

Citazione4: “Di più: da allora, riforme strutturali e riforme istituzionali tracciano il campo da gioco. Fin dall’inizio, si stabilisce che il governo Monti avrebbe cercato di mettere il bilancio pubblico su una dinamica sostenibile e di rianimare la capacità di crescita attraverso incisive riforme strutturali”.

Inesattezza al quadrato, smentita dai dati, che invece attestano che il Sen. Prof. Mario Monti è, in gran parte, un millantatore di fatto.[1] [2]

Citazione5: “dei firmatari verranno ricandidati solo Gentiloni, grazie a Renzi, e Tonini”.

Io sono stato per tre anni un assiduo lettore e commentatore degli articoli di “Europa”, organo della Margherita, e ho potuto constatare con mia grande sorpresa la doppiezza dei cosiddetti “montiani” alla Tonini, esigua minoranza spietata e sleale che, per veder affermato nel PD il proprio punto di vista minoritario, sosteneva l’estraneo Monti contro il Segretario del proprio partito Bersani.[3]

Citazione6: “Poi vengono gli errori. Aumentano gli screzi con l’Europa”.

Frase sgradevole che rivela la solita inclinazione autolesionistica, che talvolta arriva alla fellonìa, di tantissimi Italiani. Nella fase iniziale, il tosto Renzi cercò solo di far valere giustamente anche gli interessi dell’Italia, gravemente discriminata in materia di rispetto del rapporto deficit/Pil (veda [1], nota 6) e perfino oggetto di manovre “golpiste”, anche se sui generis e quasi alla luce del sole.[1] Poi Renzi si scontra col muro tedesco per le risorse e fa una virata destrorsa di 180 gradi, alleandosi con gli Squinzi e i Marchionne e tradendo e il proprio elettorato e il programma elettorale “Italia Bene Comune”.

Citazione7: “In altre parole: senza le leggi Fornero e il Jobs Act oggi non potrebbe esserci il Quantitative Easing di Draghi”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei): (i) la legge Fornero è molto meno severa della legge SACCONI, 2010 e 2011,[4] della quale (per colpa della stessa millantatrice Fornero, di politici bugiardi come Matteo Salvini,[5] che votò la severa riforma SACCONI, di noti esperti di previdenza, quali Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano, Sacconi, e poi a cascata ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS e, dal 2013, tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012)[6] vengono attribuite misure severe alla legge Fornero, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che nel 2019 porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni, e poi via via a 70 e oltre, e l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e a 42 anni e 3 mesi per le donne. Altro che la millantatrice Fornero!; (ii) peraltro, nella lettera BCE è stato solo chiesto, relativamente alle pensioni, un'ulteriore revisione delle pensioni di anzianità e l'allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri, già regolati dalla riforma SACCONI: “È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.”) e impediti dal veto del Ministro Bossi,[1] solo l’eccessivo zelo e soprattutto il pianto della professoressa Fornero, assieme alle millanterie sue e del Prof. Monti, che volevano passare come i salvatori dell’Italia dal default, hanno confuso enormemente le acque; (iii) il QE è stato colpevolmente varato dalla BCE a trazione tedesca con 6 anni di ritardo rispetto agli USA e alla GB, per non parlare del Giappone, violando il proprio statuto (art. 2-Obiettivi e art. 7-Indipendenza, che deve essere reciproca tra la BCE e gli organi politici, violata patentemente e scandalosamente dalla famigerata lettera del 5.8.2011) e costringendo i governi a mastodontiche manovre finanziarie correttive per far fronte alla speculazione finanziaria megagalattica, lasciata quasi libera di scorrazzare dalla colpevole quasi inerzia della BCE, fino al famoso e risolutivo “whatever it takes” del 26.7.2012 di Draghi; (iv) perfino la BCE afferma che le cosiddette riforme strutturali (ammesso e non concesso che siano benefiche) lo sono nel lungo periodo; (v) quelle del lavoro e del welfare a scapito dei salari e dei diritti, imposte dalla Germania ordoliberista, sono obbligate dal ristabilimento del riequilibrio infra UE tra economie strutturalmente eterogenee, che la moneta unica esclude possa avvenire operando sul cambio; e (vi) stante questa imposizione, pare ci sia stato un accordo tra Draghi e Renzi per uno scambio riforme strutturali-allentamento finanziario, che era osteggiato dalla Bundesbank e da Schaeuble.[7]

Citazione8: “Il 7 marzo 2015 con l’entrata in vigore dei primi due decreti attuativi del Jobs Act, il nostro diritto del lavoro ha compiuto una svolta di portata probabilmente più grande di quella compiuta nel 1970 con l’entrata in vigore dello Statuto dei lavoratori”.

Fesseria esagerata, il prof. Pietro Ichino confonde il suo sogno con la realtà (gli capita talvolta…): (i) gli effetti sono drogati dai sussidi miliardari agli imprenditori; e (ii) manca la terza gamba, quella del welfare europeo: reddito minimo garantito, alloggio pubblico (in Italia, sono in totale 500.000 e ne servirebbero 10 volte tante per allinearci a Paesi come GB, Danimarca, Olanda, ecc.); e congrui servizi efficaci/efficienti/di qualità per il ricollocamento. Perché – come al solito - non si è fatto tutto insieme, buttando nei guai milioni di persone?

Citazione9: “(produttività, ha ricordato Francesco Giavazzi…)”.

Francesco Giavazzi è come il prezzemolo quando si devono fregare i poveri cristi e salvaguardare i ricchi. Dopo le fesserie che ha scritte sull’ossimorica “austerità espansiva” e i moltiplicatori, avrebbe dovuto ritirarsi in un salutare silenzio almeno per un secolo.

Citazione10: “Ma a modo suo, Renzi ricorda un pò il Napoleone che porta in tutta Europa, con le sue incessanti guerre, le grandi idee della Rivoluzione”.

Ecco il solito stravolgimento lessicale da parte degli agit-prop dei ricchi. Paradigmatico l’abuso da parte dei reazionari e dei ricchi del termine “riforma”, che una volta voleva dire il miglioramento delle condizioni della maggioranza del popolo; oggi l’opposto. D’altronde, si sa che i ricchi egoisti-bulimici-spietati, che sono 4 gatti, stravincono e dettano legge perché, oltre a risorse enormi, al controllo dei media e da 20 anni anche delle università, all’influenza potente sui decisori politici, possono contare sull’ausilio di agit-prop ben retribuiti e un 20% di popolazione che viene fatto partecipare alla spartizione disuguale della torta.[8] Buon appetito.

Egr. Sen. Maran,

Spero di esserLe stato utile e che voglia in futuro contribuire a chiarire chi ha fatto che cosa in materia di pensioni, di manovre finanziarie e di BCE (sulla quale ho in preparazione un altro documento, che Le invierò).

Distinti saluti,

V.

PS: La informo che pubblicherò questa lettera - e l'eventuale Sua risposta - nel mio blog e la inoltrerò a vari destinatari oltre quelli compresi nella presente e-mail.

______________________________

Note:

[1] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[2] Il Prof. Mario Monti, il millantatore

Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[3] La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’

[4] Pensioni: notizie false (fake news)

[5] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[6] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero



**********




L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



Quando un’accolita di governanti incapaci e crudeli ebbe in mano le sorti del Paese e la sussistenza dei poveri cristi



Introduzione 

A - Il Governatore Ignazio Visco

Nell’articolo precedente,[1 o 2] ho citato, nella nota 3, le Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione Europea nel 2011 ed ho preannunciato un altro “documento con notizie e soprattutto nessi molto difficilmente reperibili in Rete, per smentire false convinzioni su ciò che è avvenuto nella scorsa legislatura, fatte proprie da quasi 60 milioni di Italiani”.

Si tratta di avvenimenti pochissimo conosciuti nei dettagli ma che hanno segnato profondamente la vita politica italiana, richiamati non a caso, con il suo abituale understatement, dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel corso della seconda parte (dopo le 19:46, dal minuto 23, in risposta alla quarta e ultima domanda dell’On. Bruno Tabaccidella sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle bancheEgli ha fatto una dichiarazione tanto dirompente, vista la provenienza, quanto commentata incongruamente dal presidente Casini con una battuta, quanto passata inosservata sui media: ha ricondotto la responsabilità di quanto accadde allora, nel 2011 (caduta del Governo Berlusconi, a causa del rischio di default dell’Italia dovuto all’attacco della speculazione finanziaria, e  sua sostituzione con il Governo d’emergenza Monti), principalmente al duo Merkel-Sarkozy, dopo essersi incontrati nella piccola cittadina balneare francese di Deauville, ed alla gestione errata della crisi da parte dell’Europa.

All’inizio del suo racconto, prima di indicare le responsabilità decisive di Merkel e Sarkozy, il Governatore Visco ha citato l’On. Renato Brunetta, Vice Presidente della Commissione d'inchiesta, come uno dei co-protagonisti della vicenda del 2011: sia Merkel-Sarkozy,[1 o 2]  sia Brunetta (del quale condivido l’opinione che su quel periodo andrebbe istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sono tre figure-chiave anche nella mia ricostruzione di quanto avvenne nella scorsa legislatura, fatta sia in passato (vedi, ad esempio, qui,[1 o 2] qui - cfr. dialogo tra Vincesko e Koccobill -,[1 o 2] e qui[1 o 2]), che nel presente articolo.

L’attualità e l’utilità del presente articolo risiedono anche nella decisione di Silvio Berlusconi di partecipare alle prossime elezioni politiche, che grazie alla nuova legge elettorale, alla divisione del Centrosinistra e alle rinnovate sue promesse reboanti di riduzione delle tasse (i pifferai magici perdono il pelo e talora il senno ma non il vizio), potrebbe vederlo tornare al governo direttamente o indirettamente.


B - L’assassinio della verità

Oltre al Pil (quasi -10%), alla capacità produttiva (quasi -25%), all’occupazione (circa 1 milione di posti di lavoro in meno) e a centinaia di morti per suicidio, la lunga e grave crisi economica (la grande recessione ha fatto un’altra vittima, in Italia e all’estero: la verità.

Questo è successo, per fare solo alcuni esempi:

1. nel caso della spiegazione della genesi della crisi: la menzogna che è stato il debito pubblico propalata per 5 anni in luogo della verità che è stato il debito privato, con massicci aiuti pubblici alle banche e conseguenti misure draconiane di risanamento dei conti pubblici, addossate in massima parte sui non ricchi;

2. nel caso della Grecia: la menzogna del salvataggio della Grecia dal default in luogo della verità del recupero crediti delle banche francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia, avvenuto con soldi di tutti gli europei[1 o 2];  

3. nel caso della Germania: la menzogna che essa si svenerebbe per aiutare gli altri Paesi UE in luogo della verità dei vantaggi che soprattutto la Germania trae dall’attuale assetto monco UE-Euro tra Paesi con economie disomogenee[1 o 2]

4. nel caso della BCE la menzogna dell’esistenza di un solo obiettivo statutario in luogo della verità che gli obiettivi statutari sono due; o gli elogi per aver salvato l’Euro in luogo delle critiche per l’insufficienza e tardività delle decisioni di politica monetaria, che hanno costretto gli Stati deboli ad adottare misure draconiane di risanamento dei conti pubblici; o per la sua invasione dell’ambito politico-economico, si veda la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italianoa firma del presidente in carica, Jean-Claude Trichet, e di quello designato, Mario Draghiviolando e il proprio statuto – artt. 2-Obiettivi e 7-Indipendenza - e le regole deontologiche – diciamo così - delle banche centrali indipendenti; e, per venire all’Italia,

5. la disinformazione generale sia nel caso della responsabilità del risanamento recessivo ascritto a Monti in luogo di Berlusconi, le cui manovre finanziarie sono state il quadruplo di quelle di Monti e molto più inique e quindi ancor più recessive, sia, infine, nel caso del sensibile allungamento dell’età di pensionamento imputato tutto a Fornero in luogo di, prevalentemente, a Sacconi.[1 o 2]

Gli ultimi tre esempi rappresentano tre casi di scuola, per l’ampiezza della platea delle vittime, quantificabili nella quasi generalità della popolazione italiana, senza distinzione di censo e di istruzione, annoverandosi nella predetta platea – pare - quasi tutti i docenti di Economia, e per la durata, sei anni.

E’ un fenomeno apparentemente inspiegabile e quasi incredibile, ma che ha delle motivazioni razionali sia di ordine comunicativo - il potentissimo sistema propagandistico berlusconiano -, sia di ordine qualitativo dell’informazione, sia di ordine psicologico: la “cattura” delle vittime, le quali, anche quando sono messe di fronte alla realtà inoppugnabile delle norme di legge e dei dati ufficiali, li rifiutano perché rifiutano l’idea stessa di essere state per tanto tempo - sei anni - vittime di una tale generale disinformazione che coinvolge gli esperti e tutti i media.


C - Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Joseph Goebbels)


Da sei anni, infatti, ci troviamo di fronte, come scrivevo in un precedente articolo, a tre casi di disinformazione tra i più macroscopici della storia italiana:

1.     La riforma delle pensioni Forneroalla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero, il prof. Monti, che per inciso io giudico una persona per solito sincera fino alla gaffee, – stranissimo ma vero -, oltre all’ISTAT, a EUROSTAT e all’Ufficio Parlamentare di Bilancio, noti esperti di previdenza,[1 o 2] come ad esempio il Prof. Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la normativa pensionistica e i suoi autori, o Oscar Giannino, o il Sen. Prof. Pietro Ichino, o la strana coppia costituita dal senatore Sacconi (FI) e dall’onorevole Damiano (PD), o la coppia meno strana formata dai professori Tito Boeri e Pietro Garibaldi, vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011, il quale, anziché denunciare pubblicamente il plagio e rivendicare la paternità e l’incisività della sua riforma, è stato per anni silenzioso assecondando la vulgata.

2.     L’ammontare complessivo di 330 (trecentotrenta) mld€ delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica, la quasi generalità delle vittime di tale disinformazione (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti di Economia) e la sua ripartizione tra il governo Berlusconi (81%) e il governo Monti (19%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

E, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea,

3.     Gli obiettivi statutari della BCEche non è uno soltanto - la stabilità dei prezzi - come quasi tutti pensano, in Italia e non solo, ma due, ancorché il secondo (sostenere le politiche economiche generali dell’UE fissate nel fondamentale art. 3 del TUE) sia in rapporto duale-gerarchico con il primo (cfr. Statuto BCE, art. 2): “fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi” (“without prejudice”, nella versione inglese). Ma che in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%) ha la stessa dignità e cogenza del primo, poiché non lo pregiudica ma anzi è concordante, convergente e complementare con esso (come è dimostrato dal periodo post Quantitative Easing).[1 o 2]


In questo articolo, tratterò approfonditamente il secondo caso - spiegando anche i nessi con le decisioni delle Autorità europee che portarono alla caduta del Governo Berlusconi -, come ulteriore contributo personale, dopo quello sulle pensionialla piccola e assidua opera di chiarificazione e di controinformazione che porto avanti da sei anni, per contrastare la vulgata della versione di chi davvero ha messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione, alimentata ad arte dalla potente propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie di fatto del Prof. Monti, a cominciare già dal titolo del primo DL del Governo Monti: “Salva-Italia”. Credetemi, è una fatica di Sisifo!


***


Manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura 

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread BTP-Bund ad un picco di 574 punti base e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi, ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà, come ha confermato nella predetta audizione il Governatore Visco, avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Montiche appariva quindi, in quelle circostanze drammatiche, un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1 o 2]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.[1]

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è anche peggio.

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 81% contro 19%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (-22% della produzione industriale) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a tutti gli altri delle lavoratrici del settore privato.

[1] I numeri messi in fila (finora) dalla legislatura della crisi mostrano lo sforzo fatto fin qui dal Paese per rimettersi in sesto: imponente.Quattro anni, dieci manovre, e richieste per 329 miliardi e 520 milioni di euro, per il 55% (cioè 178 miliardi) rappresentato da aumenti di entrate vale a dire, quasi sempre, di nuove tasse.Un tema, quello della composizione delle manovre, che ha acceso dibattiti scatenati fra i partiti, piuttosto ingiustificati alla luce dei numeri. La composizione del «Salva-Italia» di Natale, che tra Imu, addizionale Irpef e fisco vario è stata bersagliata di critiche per l'eccessivo ruolo giocato dalle tasse, ha una composizione identica alla manovra-bis di Ferragosto 2011, ultimo intervento di peso del Governo Berlusconi: 73% di maggiori entrate, e 27% di tagli di spesa.  […]

L'impatto decreto per decreto

È il conto complessivo delle dieci principali manovre anti-crisi varate dal giugno 2008 a oggi, dai governi guidati da Silvio Berlusconi e Mario Monti. Il conteggio non è effettuato in base all'impatto a regime sui saldi, ma in base al totale reale delle risorse coinvolte dagli aumenti di entrata (in termini di imposte e, in misura marginale, di riversamenti da parte delle Regioni a Statuto speciale) e tagli di spesa. In pratica: l'introduzione di un'imposta che genera un gettito di 100 il primo anno, 150 il secondo e 200 il terzo ha un effetto a regime di 200, ma nei tre anni chiede ai cittadini un totale di 450: è questo secondo dato a essere preso in considerazione nell'analis.i

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

Invece, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in buona parte di misure strutturali (cioè permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Fonti. Non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche delle leggi, ma seguivo attentamente gli sviluppi normativi ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre ricavandoli, come un qualsiasi lettore o telespettatore, dai media: 24,9 mld (valore non cumulato) per il DL 78/2010, a valere per il biennio 2011-2012, + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011a valere per il triennio 2012-2014; poi ho letto e utilizzato come fonte l’articolo citato del Sole 24 ore con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la severa riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita); confermate, successivamente, da un’analisi della CGIA di Mestre (qui la tabella riepilogativa delle cifre), che forse è precedente all’articolo del Sole 24 ore. Il tutto poi è stato confermato e arricchito da questa analisi dell’ISTAT del 2014: I CONTI PUBBLICI NEGLI ANNI DELLA CRISI - POLITICHE FISCALI E REDISTRIBUZIONE.


Disinformazione della potentissima propaganda berlusconiana

All'inizio dell'estate del 2010, in teoria i due peggiori ministri dal punto di vista delle parti meno ricche di popolo - i ceti medio e popolare - colpite duramente dalla manovra finanziaria correttiva di fine maggio, che erano i ministri più dotati di capacità camaleontiche, entrambi sedicenti socialisti transitati a destra - il politico di terza o quarta fila al tempo di Craxi, il maramaldesco (copyright di Michele Serra, “L’Amaca” del 27.6.2010) e filoconfindustriale Sacconiche nel 2008 aveva abrogato la legge Prodi-Damiano di abolizione delle dimissioni in bianco, ridotto da 5 anni a 60 giorni il termine per opporsi al licenziamento e, soprattutto, da poco varato la più severa riforma delle pensioni dal 1992, con, tra l'altro, l'innalzamento dell'età di pensionamento (fino a 6 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche), e l'introduzione sia dell'incisivo meccanismo dell'adeguamento automatico all'aspettativa di vita, sia della ricongiunzione onerosa dei contributi; e il “leghista” bulimico Tremonti (la sua bulimia è inferiore solo a quella del mammone dal collo taurino Berlusconi[1 o 2]), che quando ripartiva i fondi in sede CIPE dando il 90% al povero Nord e il 10% al ricco Sud  oppure  sottraeva decine di miliardi di fondi FAS al ricco Mezzogiorno per stornarli al povero Nord su ordine di Bossi, anche per pagare le multe delle quote latte, diceva che lui era filomeridionale perché aveva zie calabresi - occupavano stabilmente il primo posto (col 64%) e il secondo posto della graduatoria dei ministri per gradimento degli Italiani, il che significava che vi erano inclusi parecchi loro estimatori di centrosinistra, e non pochi meridionali.

Tali giudizi erano, di tutta evidenza, il frutto sia del meccanismo di “innamoramento”,[1 o 2] abnorme per la durata, tra il premier e l’elettorato, che faceva tenere in non cale le brutte notizie riguardanti il Governo, sia della ignoranza delle misure e delle cifre, occultate accuratamente o contrastate efficacemente, grazie a megafoni potentissimi e a una capacità menzognera fuori dal comune del PdC e dei ministri, dalla DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima e aggressiva propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana, che fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola. Esemplificative di essa: la diatriba a cadenza mensile - una guerra dei dati - tra i due citati ministri, da una parte, e la Banca d’Italia (retta da Mario Draghi) e la CGIL, dall'altra, sul tasso di disoccupazione;[1 o 2]  o il peggioramento del giudizio di opacità dei conti pubblici nel 2010; o la chiusura dell’ISAE che, senza timori riverenziali, correttamente, in aderenza al proprio compito, faceva le pulci ai conti del permalosissimo superministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, refrattario ai controlli, che perciò sicuramente lo fece per punirne il vertice (se ne ebbe una conferma autentica sentendolo ad Annozero meravigliarsi delle proteste, quando - disse - in fondo si trattava di licenziare “soltanto” il presidente ed il Consiglio di Amministrazione), portandone il personale e le funzioni nell’ambito del suo MEF (il controllando diventava controllore di se stesso), mentre i ricercatori - contattai telefonicamente l’ISAE - furono inglobati dall’ISTAT. 

Eppure le cose talvolta venivano scritte (riporto una serie di articoli di Massimo Giannini, di Repubblica, e Sergio D’Antoni, Responsabile del PD per il Mezzogiorno, tra i più assidui commentatori delle gesta dell’incompetente e sleale Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti[1 o 2]e dette, anche se in maniera effettualmente debole:

- da esponenti dell’opposizione: vedi, ad esempio, la dichiarazione vagamente iettatoria di Bersani a L’Unità del 7 luglio 2010 «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»;[2]

[2] Il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI2 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, fu notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le lavoratrici private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche tempo l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell'inaffidabile ed incompetente Tremonti).[1 o 2]

- dal Governo: gli 80 mld per il DL 98 del 6.7.2011 più i 60 mld per il DL 138 del 13.8.2011 li ascoltai direttamente dalla voce del ministro Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famigerata lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano;

- e da esponenti della ex maggioranza di centrodestra, in maniera strumentale quando era necessario: vedi la polemica riaccesa nel 2013 dal Commissario UE all’Economia, Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi, ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, si badi bene, aveva provveduto a redigere un documento fondamentale per la sorte del IV Governo Berlusconila lettera del Governo italiano all’UE, dell'ottobre 2011 - si veda il paragrafo successivo -, che era un aggiornamento sintetico del Piano Nazionale di Riforma), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore. [1 o 2]

Ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la bugia che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE: “Conta il fatto che interprete di quelle pressioni estere fu il Quirinale, che si fece parte volonterosa per attuare i desideri e le strategie di forze finanziarie e politiche congiunte tra loro, le quali esigevano la necessità di una prosternazione del governo italiano alle impostazioni tedesche e francesi. Con Berlusconi era impossibile.

Mentre la realtà è che vi ha ottemperato quasi in tutto (tranne, in particolare, la revisione delle pensioni di anzianità e l’allineamento a tutti gli altri delle lavoratrici del settore privato - chiesti dalla lettera della BCE del 5.8.2011 -, e sol perché Bossi aveva posto il veto), e, come abbiamo visto, in un modo pesantissimo e, come vedremo, molto iniquo.


Errori nella comunicazione tra il Governo italiano e la Commissione Europea

Ho citato il documento elaborato dall’On. Renato Brunetta: si tratta della lettera di intenti del Governo italiano all’UE, quella che il ministro Tremonti si rifiutò di firmarenella quale venivano esplicitati gli obiettivi e le misure prese e da prendere. Ma, oltre all’accettazione obtorto collo di anticipare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013, chiesto dalla BCE nella lettera del 5.8.2011 (“a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa.”), costringendosi ad una copertura straordinaria con la clausola di salvaguardia di 15 mld dell'aumento dell'IVA (cui poi dovette provvedere il Governo Monti), fu commesso un duplice errore di comunicazione sulle pensioni: (i) un tema così sensibile fu evaso in appena 10 righe e (ii) che l’età di vecchiaia a 67 anni si sarebbe raggiunta per tutti nel 2026 (“Grazie al meccanismo di aggancio dell'età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.”), mentre in effetti questo valeva soltanto per le lavoratrici private, tutti gli altri ci sarebbero arrivati nel 2021 (ora, 2019, per tutti), cioè prima della Germania (2027, ora 2029) e molto prima della Francia (dove ancora oggi, a scorno dell’irridente Sarkozy, è a 62 anni e i sindacati vorrebbero riportarla a 60), errore che – ingigantito dalla nomea di inaffidabile del PdC Berlusconi (vedi i sorrisetti di scherno di Sarkozy e Merkel al Consiglio europeo del 23 ottobre 2011) - a mio avviso si rivelò esiziale, vedi la reazione della Commissione Europea con la richiesta di ben 39 chiarimenti, qui una ricostruzione dettagliata al paragrafo Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea (in esso, il link http://www.legautonomie.it/content/download/6375/33992/file/Lettera%20UE%20-%20Risposta-italia-UE.pdf non è più attivo, sostituirlo con questo oppure con quest'altro); questa è la lettera di richiesta di 39 chiarimenti dell’UE e, infine, questa è la risposta (in inglese) dell’Italia, nella quale gli errori vengono corretti e vengono fornite spiegazioni esaurienti che l’età di pensionamento di vecchiaia era la più alta in ambito UE e avrebbe avuto un’evoluzione più rapida che in Germania, ma ciò pose solo parziale riparo al danno, poiché la Commissione aveva già chiesto, nella sua lettera di richiesta di chiarimenti, altre riforme e una manovra aggiuntivaper raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2013, come aveva improvvidamente e sorprendentemente chiesto la lettera di Trichet e Draghi.


Il “golpe”

Riguardo alla lettera della BCE, va evidenziato - come recentemente ha rammentato l’ex ministro Giulio Tremonti (i) che il Governatore di Bankitalia Draghi, nelle Considerazioni finali del 31 maggio 2011 - cioè appena due mesi prima - aveva, invece, approvato la decisione del pareggio di bilancio nel 2014 (“Appropriati sono l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l’intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14.”) e (ii) che il Consiglio Europeo del 21 luglio 2011, nel comunicato finale, aveva confermato tale giudizio positivo “In questo contesto, accogliamo con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal Governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.” [DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati, ndr]; (iii) che la stampa internazionale e, soprattutto, la cancelliera Merkel avevano manifestato il loro apprezzamento Merkel: la manovra italiana va bene(iv) che Tremonti deduce a ragione: “Ciò premesso è evidente come solo in malafede si possa pensare che i conti pubblici di un grande paese possano virare dal bene al male… in soli 15 giorni!”; e (v) conclude, a ragione: “Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 80 mld cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]

Proprio per questo, risulta improvvida e/o segno di estrema debolezza la decisione del governo Berlusconi di adempiere i diktat della BCE, anziché rispedirli al mittente, in tutto o almeno in parte: per un Governo credibile, c'è sempre un margine negoziale, a fortiori in questo caso in cui c'è un ribaltamento del giudizio in pochi giorni. Poi, a confermare quasi inconsapevolmente la contraddittorietà del comportamento del duo Berlusconi-Tremonti, (vi) Giulio Tremonti parlerà di golpemotivando la grave accusa così: “la Bce non solo imponeva l'anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l'obiettivo di “un fabbisogno netto dell'1% nel 2012”. La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea”; e (vii) il ministro Bossi, il 6 agosto, ne attesta il carattere di do ut des, che in quella situazione (resa) drammatica ha l'amaro sapore di un ricatto, Tutti hanno paura che i titoli di stato si trasformino in carta straccia, ma facendo il pareggio di bilancio un anno prima, la Bce ci ha garantito che da lunedì ce li comprerà: quindi per noi è una soluzione, una garanzia”.      


Manovre finanziarie correttive


Iniquità 

Ma vediamo meglio come si è arrivati a questo punto. Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti e Berlusconi a partire dal 2010, dopo la crisi del debito pubblico della Grecia (gestita malissimo, secondo Romano Prodi, sia per non averla prevenuta La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti da Schröder e Chirac, sia per come la si è affrontata «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più»), i mutati rapporti di forza tra le classi rispetto al “trentennio glorioso” si fecero sentire vieppiù sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale (330 mld cumulati) fu fortemente iniqua per le manovre correttive del governo Berlusconi, sia per la fonte da cui esse promanavano, un governo di centrodestra, retto da un imprenditore miliardario (Adam Smith, padre del liberismo, diffidava degli imprenditori come leader politici, perché li considerava “un ordine di uomini il cui interesse non è mai esattamente uguale a quello del pubblico e che, generalmente, ha interesse a ingannare e anche a opprimere il pubblico, come in effetti ha fatto in numerose occasioni), sia per l’influenza preponderante degli imprenditori,[3] sia per l’assenza di una reazione adeguata da parte dei sindacati dei lavoratori, avendo scelto la CISL di Bonanni e la UIL di Angeletti di rompere il fronte sindacale e di “collaborare” con il governo Berlusconi-Tremonti, diventandone “complici” nella stesura delle severe ed inique misure, elaborate dal ministro dell’Economia Tremonti assieme al ministro del Lavoro Sacconi e alla presidentessa di Confindustria Marcegaglia, escludendo la CGILcome conferma lo stesso ministro Tremonti «A luglio, lavorando sulla manovra con Angeletti, Sacconi, Marcegaglia e Bonanni, usavamo la formula "contratti alla tedesca".». 

Angeletti, per decidere come dire sì, andava a meditare in crociera assieme ai dirigenti apicali, incluso l'attuale Segretario generale Carmelo Barbagallo, a spese della UIL.

[3] La presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, come rilevò Bersani a L’Unità del 7 luglio 2010, «Questo giochino lo fanno con i potenti che orientano i giornali, mentre chi è senza voce deve solo star zitto» - con una semplice telefonata a Berlusconi ottenne anche una modifica corposa della manovra correttiva a beneficio degli industriali, fatto stigmatizzato anche da Avvenire, diretto da Dino Boffo (poi vittima del cosiddetto “metodo Boffo” da parte dei media berlusconiani), «Oggi l'Avvenire si chiede - aggiunge Bersani - dove sono i soldi per i disabili dopo che si danno i soldi alle imprese. È un buon titolo. La situazione sta degenerando e stiamo al rito della telefonata». 


Prima manovra finanziaria correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010) 

Il DL 78 del 31 maggio 2010convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase: la “osabilità” delle misure, fino a poco tempo prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne due scioperi generali indetti dalla CGIL, che – come abbiamo visto - non veniva neppure invitata dal Governo agli incontri con i Sindacati, ma la CISL e la UIL vi andavano lo stesso, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti si vantava Nell'insieme la manovra è stata fatta su una vastissima base di consenso sociale), sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati (si fa per dire, poiché i beneficiari furono altri, sia come fasce di reddito che come fasce di elettorato) dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld; a tutti gli altri aveva già provveduto, in due tranche, il governo Prodi)[1 o 2] o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld),[1 o 2] o il doppio G8 (0,5 mld)[1 o 2] o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Il DL 78 del 31.5.2010 fu scandalosamente iniquo anche per l'unico Sindacato che vi si oppose, qui il giudizio severo della CGIL, che mette opportunamente in luce, rispetto a tutti gli altri Paesi: (i) l'assenza di misure fiscali sui ricchi; e (ii) che il governo Berlusconi-Tremonti ha speso per la crescita appena lo 0,1% del Pil, contro il 2% medio dei Paesi europei di confronto; inoltre, (iii) l'aumento abnorme della spesa pubblica (dove alligna la corruzione), in particolare della voce "consumi intermedi" e (iv) il frettoloso ripristino, con l'aggravarsi della crisi economica (cominciata in Europa nel 2008), delle norme antievasione targate Prodi-Visco, che il fiscalista di Sondrio aveva abrogato all'inizio della legislatura; fino ad arrivare a fornire a Equitalia norme iugulatorie per la riscossione,[1 o 2che poi la propaganda berlusconiana, come al solito, attribuirà ad altri (segnatamente i “vampiri” Visco e Monti). 

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro,  il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale, dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87%); (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74% all’85%, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste, che si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollinipresidente della strategica Commissione Bilancio del Senato.

Isolando un altro dei capitoli della manovra - quello della previdenza -, per evidenziare l'iniquità della misura prevista dal DL 78 di un rinvio di 6-9 mesi per le pensioni di vecchiaia, che si aggiungeva a quello prima vigente di 3-6 mesi, che fu deciso dal governo Prodi con la legge 247/07 (riforma Damiano), il cui combinato disposto porta quindi l'età pensionabile per vecchiaia da 65 a 66 anni (l'allungamento di 12 mesi vale anche per quelle di anzianità), è sufficiente dire che in soli 3 anni si è aumentata l'età pensionabile di 4 trimestri, mentre per l'aumento a 67 anni, cioè di altrettanti 4 trimestri, ci sarebbero voluti 11 anni (poi ridotti a 8 dai successivi interventi legislativi).

Il DL approvato ha visto succedersi varie stesure ed anche la parte relativa alla previdenza ha avuto – pare - quattro redazioni e subìto varie modifiche, ma mentre quelle riguardanti altri capitoli sono state migliorative per i destinatari, la quarta, quella definitiva, riguardante la previdenza è stata invece peggiorativa. In un primo momento (come risultava dal testo del DL approvato dal Consiglio dei Ministri e pubblicato sul sito del Tesoro), questa “finestra” mobile era stata fissata a 6 mesi dalla maturazione del diritto (cioè a 65 anni e mezzo), poi, chissà perché e senza colpo ferire, a 12 mesi.

Se si analizza il testo del DL relativo alla previdenza (art. 12) - valido da allora in poi permanentemente per tutti e perciò da considerare intervento strutturale -, riepilogando, risulta quanto segue: il rinvio di 12 mesi vale anche per chi ha già maturato 40 anni di anzianità contributiva (!); non vale per i lavoratori in mobilità, ma fino al limite di 10.000 persone (!!), che giustifica dubbi di incostituzionalità; vale anche per gli inoccupati o inattivi a qualunque titolo, con reddito pari a zero (!!!).

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimo.

Il contributo di solidarietà, varato in due DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013). 

Così successe per la tassazione delle stock option (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera, Profumo, Montezemolo e Marchionne probabilmente ne vennero colpiti.

Il confronto con gli altri Paesi europei fu impietoso. Qui un articolo di Repubblica con la comparazione delle misure Berlino verso la stangata sui ricchi. L'Italia non la prevede. Siamo anche uno dei pochissimi Paesi a non colpire le rendite di tipo finanziario


2011 

Nel 2011, il governo Berlusconi-Tremonti varò altre due manovre finanziarie correttive (oltre alla legge finanziaria) molto pesanti e inique: il DL 98 del 6.07.2011, di 80 mld cumulati, e, appena otto giorni dopo la famigerata lettera del 5.08.2011 della BCE, il DL 138 del 13.08.2011, di 60 mld cumulati (Approfondimenti), come contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani, nell'ambito del programma SMP, per cercare di raffreddare lo spread, iniziato dalla BCE nel 2010 “Gli acquisti sono stati effettuati tra il maggio 2010 e il marzo 2011 [Irlanda, Grecia e Portogallo, ndr] e tra l’agosto  2011 e il febbraio 2012” [Spagna e Italia, ndr],  e che per l’Italia ebbero inizio il 22 agosto 2011, 9 giorni dopo l’approvazione della seconda manovra correttiva estiva.  

Anche per queste due pesantissime manovre correttive, la distribuzione dei pesi, ancorché in misura inferiore a quella del 2010 (ad esempio, l’elevata franchigia fiscale sulle stock option venne abolita), fu iniqua, sia per il clima di appeasement generale alimentato dalla propaganda berlusconiana, sia per l’assenza di una reazione adeguata da parte della CISL di Bonanni e della UIL di Angeletti, che isolarono la CGIL, sia per il peso preponderante della lobby del sindacato degli imprenditori, retto prima dalla ricca e spietata Emma Marcegaglia (spietatezza confermata recentemente, con motivazioni sul welfare che contraddicono quanto da lei dichiarato allora) e poi dal ricco e apparentemente più dialogante Giorgio Squinzi, i quali, nell’ordine, quando Casa Italia, nel secondo semestre 2011, era nel pieno dell’incendio da spread, prima proposero, con un documento unitario di tutte le associazioni delle imprese, l’introduzione di un’imposta patrimoniale ordinaria sui ricchi, “per dare concretezza all’obbligo dichiarativo e ottenere un gettito annuale certo stabile. Si può stimare che la misura comporti un maggior gettito per l’erario di circa 6 miliardi di euro annui.”, come contropartita della ‘riforma’ del lavoro, la confermarono nel 2012, ma poi, spento l’incendio solo grazie alla tardiva ma risolutiva, famosa frase del presidente della BCE, Mario Draghi, “Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough.” del 26 luglio 2012, se ne sono “dimenticati” finora, incluso il ricco Carlo De Benedetti che l’aveva proposta per primo nel 2009, imitato poi da vari altri, tra cui Amato, Capaldo, Veltroni, la CGIL.[1 o 2]  


Commissariamento di fatto e dimissioni del Governo Berlusconi

Ma tutto fu inutile. Queste misure mastodontiche e molto inique furono sommerse e obliterate dalla canea provocata dalla pessima reputazione personale del PdC Berlusconi, dai dissidi interni al Governo, in particolare tra il PdC Berlusconi e il ministro dell’Economia Tremonti (protetto dal potente Bossi), che arrivarono a scambiarsi insulti e accuse di pazzia, dal concerto cacofonico e autolesionistico dei media italiani che amplificavano le cattive notizie interne dando loro un’eco mondiale,[1 o 2] dalle critiche urlate provenienti dagli Organismi internazionali (UE, FMI, OCSE), dal declassamento dell’Italia da parte di Moody’s e, soprattutto, dall’attacco della speculazione finanziaria mondiale, che fece salire in novembre lo spread BTP-Bund a 574 punti base, nonostante gli interventi calmieratori della BCE (del tutto insufficienti, ma questo sarà oggetto di un altro articolo); i cui effetti prima portarono al commissariamento di fatto del Governo da parte dell’UE, e poi alle sue dimissioni dopo aver perso la maggioranza parlamentare e alla sua sostituzione con il Governo Monti.[1 o 2] 

Dopo, con i suoi potentissimi megafoni, l’apparato (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra ha addossato tutta la colpa dei sacrifici e della recessione sul cattivissimo Monti (che gli ha dato una mano con le sue millanterie), e quasi 60 milioni di Italiani ci sono cascati, inclusi i docenti di Economia,[1 o 2] a conferma che il gioco democratico in Italia da 23 anni è asimmetrico e mùtilo.

Il popolo italiano, infatti, inclusi quasi tutti i media e perfino famosi parlamentari (in tema di pensioni, pubblicai l’elenco in un mio commento nel blog di un importante quotidiano),  si lasciò ancora una volta irretire dalla potente propaganda governativa, che negava addirittura l’esistenza della crisi, e ancora oggi è convinta che i sacrifici lacrime e sangue (con conseguente ‘salvataggio’ dell’Italia) siano opera del subentrato governo Monti.


Governo Monti

Innanzitutto, va evidenziato che il Governo Monti operò – come hanno dichiarato più volte sia Monti che Fornero - avendo come bussola e programma le vere e proprie prescrizioni contenute nella lettera del 5.8.2011 della BCE, tra cui il completamento della riforma delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”).

In secondo luogo, va sottolineato che molto più eque furono le manovre varate dal governo Monti, che, in aderenza alle richieste dell’UE, del FMI e dell’OCSE (disattese dal Governo Berlusconi) di spostare il peso fiscale dalle persone alle cose, reintrodusse l’IMU sulla casa principale (che era stata abolita dal prodigo con i soldi pubblici Berlusconi, tranne per le cosiddette case di lusso - A1/abitazioni signorili, A8/ville e A9/castelli -, che però erano appena 74.430 su un totale di 34.435.196), aggravò quella sugli altri immobili, sulle aree fabbricabili e sui terreni (il gettito complessivo dell’IMU fu di 23,7 mld “I versamenti IMU totali aggiornati alle deleghe del 25 gennaio 2013 ammontano a circa 23,7 miliardi di euro”),[1 o 2] varò una patrimonialina sui depositi (confermata dai governi successivi) e introdusse una leggera TTF (mentre siamo ancora in attesa che la strabica UE, spietata verso i poveri cristi ma ossequiente verso le lobby finanziarie, ne adotti una pesante a livello europeo dopo oltre un lustro di discussioni e passi del gambero[1 o 2]), avendo dovuto rinunciare all’introduzione di un’imposta patrimoniale – che poi successivamente diventò una delle proposte del suo programma elettorale Agenda Monti – a causa dell’opposizione del miliardario Berlusconi, il cui partito - il PDL - faceva parte della maggioranza di governo.


Manovre finanziarie

La prima manovra correttiva fu il DL 201 del 6.12.2011 (Approfondimento),   battezzato pomposamente e infedelmente dal PdC Monti decreto salva-Italia  convertito dalla L. 214/2011 (Approfondimenti generale previdenziale),    che, come abbiamo visto, ammonta ad “appena” 32 mld “lordi” (10 mld sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi).

La seconda manovra correttiva fu il DL 95 del 6.7.2012, convertito dalla L. 135/2012, di circa 20 mld (Approfondimento). 

In termini cumulati, le manovre finanziarie del Governo Monti assommarono a 63 mld, distribuiti in maniera molto più equa.[4]

[4] A parte gli esodati, il cui numero, come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”, fu prima sottostimato (la prima salvaguardia riguardò 65.000 persone) e poi, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), sovrastimato dalla burocrazia di RGS e INPS, che, nell'arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, «ridetermina il numero massimo degli esodati a 153.389 soggetti», contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale. 

Ma il Governo Monti ebbe il “torto” di colpire due tipologie di beni molto sensibili agli occhi ed alle tasche degli Italiani: la prima casa con l’IMU, il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l'85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€e l’autovettura con l’aumento delle accise sui carburanti (nonché l’aumento dell’IVA, che in realtà, però, era stato già deciso dal governo precedente).


Fiscal Compact

Anche l’accettazione del fiscal compact non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.[5]

[5] FISCAL COMPACT. Questo patto, come avviene sempre per accordi di tale importanza, si è sviluppato su più fasi. Le basi giuridiche del fiscal compact furono poste nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011, con l'accettazione e la firma da parte del PdC Berlusconi.[a] Poi, il patto venne ratificato, cioè approvato, reso valido,[b] da 25 Paesi su 27. Quindi, com’era stato raccomandato, fu necessario inserirlo, formalizzarlo nella legislazione dei singoli Paesi, in una norma di rango costituzionale o equivalente (obbligatoria se si voleva ottenere l’aiuto eventuale del MES). Il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.[c]

Lo stesso Monti ha rammentato più volte che il fiscal compact fu accettato da Berlusconi, che infatti diede inizio all'iter di approvazione parlamentare.


Politica fiscale del Governo italiano

In definitiva, la politica fiscale durante la crisiin parte scelta dal Governo Berlusconi-Tremonti ed in parte imposta al Governo italiano dall’Unione Europea e dalla BCE, anche a causa delle debolezze extratecniche del PdC Berlusconi e della perdita di immagine del Paese (Placebo di Peter: Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti), che si riverberò sul Governo Monti, fu contrassegnata da fattori univoci nel senso della recessione:

a) la quasi assenza di misure anticicliche (meno dello 0,5% fu destinato alla crescita, contro il 2-3% medio negli altri Paesi);

b) l’avanzo primario, tranne il 2009-2010, culmine della crisi, fu consistente: “L’Italia ha registrato nei cinque anni considerati (2008-2012) un avanzo primario cumulato pari a circa il 5,4 per cento del Pil 2012, contro un disavanzo medio del 7,4 per cento nell’area dell’euro. La Germania ha conseguito un avanzo primario, pari a 4,7 punti percentuali di Pil, mentre la Francia ha conseguito un disavanzo primario per 7,4 punti percentuali. Eccezionali livelli di disavanzo si sono registrati in Irlanda (59 punti percentuali di Pil), Spagna (35 punti percentuali) e Grecia (30 punti percentuali)”;

c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi[6]: “Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.”; e sprecando

d) l’assenza della necessità di interventi di salvataggio delle banche - esclusa dalle stesse banche (a ragione, poiché le sofferenze quadruplicarono nell'arco di 6 anni soltanto per il prolungarsi della crisi, come ha confermato il Governatore Visco nel corso dell’audizione citata) -, allora in regime di bail-out (salvataggio esterno con soldi pubblici): “L’Italia ha attuato solo piccoli interventi a sostegno del settore finanziario, meno di due decimi di punto in termini di Pil del 2012 rispetto a un ammontare complessivo nell’area dell’euro pari a 5,5 punti. I governi che hanno finanziato in misura maggiore le banche con emissioni di debito pubblico sono stati l’Irlanda (28 per cento del Pil), la Grecia (20 per cento), la Germania e Cipro (10 per cento)”.

[6] EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5...-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9..-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5...-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2...-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2...-5,4..-5.0...-4,3...-3,9...-2,4..-2,3..-2,1..+0,4

Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3...-8,9.-13,1..-3,7...-5,9..+0,7

Irlanda.......+0,3...-7,0..-13,8.-32,1-12,6..-8,0..-5,7...-3,7..-2,0...-0,6

Portogallo..-3,0...-3,8…-9,8.-11,2..-7,4...-5,7..-4,8...-7,2..-4,4...-2,0


Le differenze di crescita tra l'Italia e altri Paesi UE sono motivate anche dalle differenti politiche economiche implementate consentite dalla Commissione Europea.

Va anche notato che, escluso il Portogallo, l’Italia col 4% nel 2016 (che per fortuna è calato dal 5,2% del 2012 per effetto del calo dei tassi grazie alla politica monetaria finalmente espansiva della BCE) ha il primato in UE28 dell'incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.[7]

[7] BANCA D’ITALIA – Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia.............4,8…4,9…4,4...4,3…4,7…5,2....4,8…4,6...4,1…4,0

Francia….....2,6…2,8…2,4...2,4…2,6…2,6....2,3…2,2...2,0…1,9

Spagna…......1,6…1,5…1,7...1,9…2,5…3,0....3,5…3,5...3,1…2,8

Gran Br….....2,2…2,2…1,9...2,9…3,2…2,9....2,9…2,7...2,3…2,5

Germania......2,7…2,7…2,6...2,5…2,5…2,3....2,0…1,8...1,6…1,4

Olanda…......2,0…2,0…2,0...1,8…1,8…1,6....1,5…1,4...1,3…1,1

Grecia….…..4,5…4,8…5,0...5,9…7,3…5,1....4,0…4,0...3,6…3,2

Irlanda..........1,0…1,3…2,0...2,8…3,4…4,2....4,3....3,9...2,6…2,2

Portogallo….2,9…3,1…3,0...3,0…2,9…4,3....4,9…4,9...4,6…4,2


Nonostante tutto questo, il debito pubblico è aumentato durante il IV governo Berlusconi-Tremonti (durato quasi 3 anni e mezzo) di circa 300 mld, passando da 1.600 a 1.900 mld e dal 103% del Pil nel 2008 al 119% nel 2011, anche a causa del calo di circa 150 mld del denominatore (Pil) e del contributo ai fondi Salva-Stato (quasi 60 i miliardi prestati complessivamente dall'Italia ai Paesi UE in difficoltà), produttivo di interessi attivi.


Conclusione 

In conclusione, il valore cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno, considerando che le misure strutturali sono permanenti e quindi valgono tuttora) delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura ammontò a 330 mld (4/5 Berlusconi e 1/5 Monti), che servirono (assieme ad un aumento del debito stesso) a pagare gli interessi passivi sul debito (75-80 mld in media per 5 anni, con un  picco di 86 mld nel 2012pari, al lordo degli swap, a un totale di 390 mld), a ricostituire in parte l’avanzo primario ricevuto in eredità da Berlusconi e da lui dilapidato e a ridurre il deficit.

La depressione economica prolungata italiana è conseguenza in gran parte di quelle manovre correttive mastodontiche, molto inique e recessive varate dal Governo Berlusconi-Tremonti, in parte cospicua imposte dall’UE (Commissione e BCE) più in ragione del pessimo standing del PdC che dei dati macroeconomici, e dalla straripante speculazione finanziaria, lasciata libera di operare, che aveva sì scommesso sulla rottura dell'Euro, ma che trovava terreno fertile e carburante e opportunità di guadagno nella debolezza del Governo italiano, che aveva ridotto l'Italia in bersaglio facile e vittima sacrificale di turno.

Il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% dalle famiglie e per il 90% dalle banche e da altri soggetti finanziari (il 30-40% è in mani estere). In definitiva, sotto l’attacco sinergico della speculazione finanziaria mondiale e della ‘connivente’ oligarchia reazionaria UE asservita al neoliberismo-ordoliberismo, che ha applicato la nefasta e ossimorica “austerità espansiva” ed ha per giunta gravemente discriminato l'Italia rispetto ad altri Paesi come la Francia e la Spagna per quanto riguarda l'osservanza del parametro deficit/Pil,[6] assecondati di fatto dall’inadeguatezza politica, tecnica e personale del PdC Silvio Berlusconi, contro il quale andrebbe promossa una class action (azione risarcitoria collettiva), e del suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, abbiamo dovuto fare (non tutti, però!) enormi sacrifici per migliorare i conti pubblici e, soprattutto, per le banche e i ricchi.



**********





Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE




Dopo la mia istanza al Segretariato della Commissione PETI,[1 o 2] pubblico la mia replica alla seconda risposta della BCE, la cui brevità giustifica – come sanno i giuristi – una replica ampia.


Spett. Segretariato Commissione PETI,

Vi ringrazio della Vostra cortese risposta,[1] alla quale mi permetto di osservare quanto segue, scusandomi della lunghezza.

1. Mi scuso dell’imprecisione, ma quel che volevo scrivere è riportato nell’oggetto: “Istanza relativa alla Vostra richiesta di archiviazione della petizione 2401/2014”. Poiché la decisione era preannunciata per il 28.11 u.s., ho presunto che la proposta fosse già stata trasformata in decisione. Mi fa piacere, ovviamente, che questo non sia avvenuto.

2. Non ho trovato in allegato la risposta della Commissione Europea, che comunque è marginale nel contesto della petizione 2401/2014, e le cui carenze informative trovano comunque una conferma documentale nella descrizione attuale gravemente errata della missione della Banca Centrale Europea presente nel sito della Commissione Europea e che ho riportato nella mia e-mail iniziale.

3. Per quanto riguarda, invece, la BCE, preliminarmente osservo (i) che sarebbe stato molto strano se la BCE avesse dato una risposta positiva alle contestazioni mossele nella mia petizione; e (ii) che in un caso similgiudiziario come questo, non rileva affatto che l’imputato si dichiari innocente: emettere la sentenza non tocca all’imputato ma al giudice, cioè, nel caso di specie, a Voi Commissione PETI del Parlamento Europeo, unico Organo democratico direttamente elettivo dell’Unione Europea e col potere di mettere in stato d’accusa la BCE, per il giudizio affidato alla Corte di Giustizia Europea, unico Organo ad essa sovraordinato (art. 35 Statuto BCE).

Inoltre, attenendoci ad un criterio similgiurisdizionale, ciò che rileva non sono le autoassoluzioni o le affermazioni apodittiche dei rappresentanti della BCE, organo strumentale al benessere del popolo europeo, segnatamente del popolo dell’Eurozona, ma la fondatezza e l’oggettività delle prove: testimoniali, documentali e logiche.

Sotto questo riguardo, anche la seconda risposta della BCE presta il fianco a numerose critiche, le principali delle quali sono le seguenti.

(a) - In primo luogo, di ordine quantitativo: non si può sostenere di aver risposto esaurientemente ad una replica di 4 (quattro) pagine, contenente contestazioni puntuali, argomentate e suffragate da prove, se ci si limita – come ha fatto l’esponente della BCE – a richiamare, in una mezza paginetta, per l'esattezza 10 (dieci) righe, le affermazioni fatte nella precedente risposta, ritenendole soggettivamente fondate ed esaustive. E per di più se si spendono quasi 4 (quattro) delle dieci righe per rispondere - ed in maniera minimizzatrice - sulla contestazione meno importante. E’ offensivo per il Parlamento Europeo e indizio di arroganza e/o di debolezza argomentativa e fattuale. 

(b) - In secondo luogo, di ordine qualitativo: in sintesi, le affermazioni contenute nella prima risposta della BCE sono – ripeto ciò che ho scritto e dimostrato puntualmente nella mia replica – pleonastiche su aspetti non contestati (la prevalenza gerarchica dell’obiettivo della stabilità dei prezzi), elusive ed omissive, invece, sul punto dirimente: l’obliterazione e l’inosservanza del secondo obiettivo statutario, subordinato al primo (“fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi”; “without prejudice”, nella versione inglese), ma che in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%) ha la stessa dignità e cogenza del primo, poiché non lo pregiudica ma anzi è concordante, convergente e complementare (come è dimostrato dal periodo post Quantitative Easing).

Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati (ad esempio, gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Esse sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione Europea Delors, gestito dal Comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico ed economista Giorgio La Malfa “Deficit – Il punto sull’Europa tra sogno e realtà” - Seconda parte) [Attenzione: il video comincia a 52’51”, portare il cursore all’inizio del video].

L’obliterazione risale a quel peccato originale. Bisogna, però, anche dire che per fortuna non riuscirono del tutto a copiare il testo dello statuto della Bundesbank e a incollarlo su quello della BCEAncor meno ciò avvenne nei Trattati se la stabilità dei prezzi – con buona pace degli esponenti della BCE - vi entra soltanto con il Trattato di Lisbona, finalizzato grazie al forte impegno e sotto la presidenza tedesca del Consiglio Europeo (2007, con decorrenza dicembre 2009).

Obliterazione della quale Freud rinvenirebbe una prova indiretta nella stessa striminzita e ripetitiva seconda risposta della BCE laddove l’estensore scrive: “Permettetemi inoltre di sottolineare che, nell'ultimo anno, il Presidente della BCE, così come altri membri del Comitato esecutivo, hanno avuto l'opportunità di spiegare dettagliatamente al Parlamento europeo in che modo le misure di politica monetaria adottate dalla BCE sono state progettate e attuate per soddisfare l'obiettivo statutario della BCE”: al singolare.

Ma questo lapsus freudiano di un funzionario della BCE è ben poca cosa di fronte alla prova regina, fornita – come già specificato nella mia replica, rilevandone la contraddittorietà (peccato grave) con un’affermazione precedente fatta dall’estensore della prima risposta, citando una risposta data da Mario Draghi proprio in occasione di un’audizione al Parlamento Europeo - dal presidente Draghi in persona; in effetti, egli in precedenza, per quanto mi consta, non ha mai menzionato il secondo obiettivo statutario e quindi l’obliterazione l’ha fatta per omissione, ma in un’occasione solenne, se non altro per il luogo, l’ha fatta per commissione, esplicitamente, ossia in occasione della sua audizione al Parlamento italiano in data 26.3.2015. Il relativo video e un resoconto sintetico degli interventi sono riportati in questo post (Tasso di cambio: a 1h 37’ 35” fa la dichiarazione su obiettivi differenti BCE e FED: “Quindi, nel nostro caso, a raggiungere un certo tasso di inflazione, nel caso degli Stati Uniti a raggiungere un certo tasso di inflazione e di disoccupazione”): Mario Draghi confessa che la BCE vìola il suo statuto[1 o 2]

Obiettivi. In realtà, lo statuto della Bce stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all’Euro, si veda il punto b), però, in ogni caso, secondo alcuni studiosi tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo. Il primo è la stabilità dei prezzi, “sotto, ma vicino, al 2%”. Il secondo obiettivo è stabilito nello stesso articolo 2 dello statuto: “Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi”, la Bce “sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea”. Tra questi, i principali sono una “crescita economica equilibrata” e la “piena occupazione” (cfr. Allegato alla petizione[1 o 2]).

(c) - In terzo luogo, di ordine logico: le spiegazioni dell’esponente della BCE (già sentite o lette, immutabili, decine di volte dalla bocca o dalla penna del presidente e dei dirigenti della BCE) rivelano anch’esse la stessa illogicità (peccato grave) della prima risposta, poiché esse si riferiscono al periodo successivo alla presentazione della petizione 2401/2014, avvenuta il 3.11.2014. Il periodo che, invece, rileva ai fini del presente giudizio è ovviamente quello ante QE (deciso nel gennaio 2015 e varato nel marzo successivo); e che, anzi, portare a discarico della BCE la politica monetaria fortemente espansiva da essa attuata dal 2015 – come scrivevo nella mia replica – equivale a portare una prova a carico poiché conferma le contestazioni contenute nella petizione 2401/2014.

Qui la spiegazione diventa molto tecnica, e per chi fosse interessato rinvio a questo link, che comprende anche una istruttiva e impietosa analisi comparativa tra le rispettive politiche monetarie della BCE e della FED contro la crisi economica:

Essa è riassumibile così: la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (aumento duplice del tasso di sconto in piena crisi economica, per paura della fantomatica inflazione, unica banca centrale a farlo!) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMPGli acquisti sono stati effettuati tra il maggio 2010 e il marzo 2011 [Grecia, Irlanda e Portogallo, ndr] e tra l’agosto 2011 e il febbraio 2012 [Spagna e Italia, ndr]) e sbagliata (contestuale sterilizzazione, cioè una riduzione, per un ammontare uguale, della massa monetaria) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, si veda la sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE,[1 o 2], aggiornamenti). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo (come è scritto nel sito della Bank of England: “Promoting the good of the people”), che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi Governo Berlusconi, citato nella mia email iniziale, che ha dovuto adempiere prescrizioni dettagliate della Commissione Europea (sic!) e della BCE (sic!!) in contropartita del suo aiuto (sic!!!), per giunta insufficiente (lo spread BTP-Bund raggiunse in novembre 2011 un picco di 574 punti base), e varare manovre finanziarie correttive, recessive e procicliche, per ben 267 mld cumulati, da esso distribuiti in maniera molto iniqua, seguito dal Governo Monti con “appena” 63 mld cumulati, ripartiti in modo molto più equo, per un totale di 330 mld, cfr. [1 o 2]), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.

(d) - In quarto luogo, ho con piacere riconosciuto nella email iniziale che il sito della BCE ora dà informazioni corrette, molto più del sito della Commissione Europea, ma i rilievi sulle vecchie disfunzioni del sito della BCE sono più gravi di semplici inconvenienti tecnici, se rendono difficile la fruizione conoscitiva di un documento fondamentale come lo statuto della BCE alle centinaia di milioni di cittadini dell’Eurozona e non solo, tra i quali coloro che hanno letto la versione del protocollo 4 dello statuto BCE, inclusi i docenti universitari e perfino premi Nobel, si contano forse in poche centinaia (ma forse esagero…), con le conseguenze descritte nell’Allegato alla petizione. [1 o 2]

(e) - In quinto luogo, infine, tale ignoranza annovera un’altra vittima: lo stesso esponente della BCE che ha redatto la seconda risposta, laddove scrive che “garantire la stabilità dei prezzi è il contributo più importante che la politica monetaria può dare per ottenere un ambiente economico favorevole e un alto livello di occupazione”, che era la vecchia locuzione – presente anche nel sito della BCE (cfr. Allegato alla petizione) – dell’art. 2-Obiettivi dello statuto BCE, protocollo 2, desunto dal fondamentale art. 2 del TUE, poi sostituito dall’altrettanto fondamentale art. 3 del TUE dopo il Trattato di Lisbona, che definisce ed esplicita la missione dell’Unione Europea e che parla invece di “piena occupazione” (cfr., ancora, l’Allegato alla petizione); obiettivo, assieme al “progresso sociale”, al quale tutti i sub-obiettivi, inclusa la stabilità dei prezzi, sono subordinati “3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente”. Ma è un obiettivo, purtroppo, che la tardiva, insufficiente e prociclica politica monetaria della BCE ha contribuito ad allontanare anziché avvicinare, se dall’inizio della crisi e fino al 2014, come scrive la CGIA di Mestre, che non è un covo di estremisti, la disoccupazione nell’Eurozona è aumentata enormemente (tranne, guarda caso, in Germania) UE. Dall’inizio della crisi ci sono 8,5 milioni di disoccupati in più.

Conclusione. Da più parti si alzano voci che è necessaria una riforma dei Trattati in senso più rispondente ai bisogni dei cittadini europei, ma se li si legge e li si confronta con le decisioni concrete della Commissione Europea e della BCE ci si accorge che è in parte, più o meno grande a seconda della materia, anche un problema di interpretazione e di applicazione delle norme e delle regole, in cui l’influenza della Germania, portatrice dell’ideologia neo-liberista in salsa ordoliberista, è diventata via via oggettivamente abnorme (si veda, da ultimo, la soluzione data alla questione dell'inserimento del nefasto fiscal compact, con annessa formula di calcolo del Pil strutturale giudicata inaffidabile sia dalla stessa Commissione Europea, che però continua ad applicarla, che dalla BCE, nei Trattati). Dispiace affermarlo, ma io penso da tempo – come conferma il Prof. Daniele Ciravegna dell’Università di Torino - che siano la Commissione Europea e la BCE a non rispettare i Trattati. La speranza di tanti è in un accrescimento ulteriore del peso del Parlamento Europeo, che però già adesso ha in parte gli strumenti per affermare la sua primazìa. Anche rispetto alla BCE.

Spero di essere stato congruamente comprensibile, obiettivo, circostanziato, utile ed esauriente. Chiedo ora a Voi Commissione PETI di valutare obiettivamente le prove (testimoniali, documentali e logiche) e di emettere un giudizio esclusivamente ispirato all’equanimità. Vi auguro buon lavoro.

Distinti saluti,

V.


[1] RE: Istanza relativa alla Vostra richiesta di archiviazione della petizione 2401/2014.

PETI Secretariat (peti-secretariat@europarl.europa.eu)

14/12/2017 17:07

A  v  

Egregio signor V.,

 Ringraziandola per il suo messaggio di posta elettronica in cui le rileva un'apparente vizio della procedura di trattazione della sua petizione, teniamo a rassicurarla che alcuna decisione è stata adottata finora dalla commissione PETI in merito a un'eventuale chiusura della stessa. La notizia riportata sull'ultima newsletter è corretta nel senso che il segretariato haproposto, e non deciso la conclusione del esame sulla base sia della risposta della Commissione europea in data del 22.09.2017 sia della risposta della Banca centrale europea pervenuta al segretariato nel corso del estate per porta elettronica (e purtroppo di contenuto negativo). Troverà in allegato la relativa corrispondenza.

 Per quanto riguarda l'iter della procedura relativa alla sua petizione, tuttora pendente, la informiamo che l'ufficio dei coordinatori dei Membri della commissione PETI, dovrà prendere una decisione nel corso di una delle prossime riunioni se dar seguito alla proposta del segretariato o invece tenere aperta la petizione come da lei sollecitato.

 Cordiali saluti

 La segreteria

Commissione per le petizioni


Allegati:

1.      email della Commissione PETI alla BCE

2.      seconda risposta della BCE (in inglese, che ho provveduto a tradurre).


1. Email della Commissione PETI alla BCE

From: PETI Secretariat [peti-secretariat@europarl.europa.eu]
Sent: 30 June 2017 16:36
To: Noblet, Gilles
Subject: Petition 2401/2014

 Dear Mr Noblet,

 We contact you again on behalf of Mr V., author of the petition 2401/2014.

On 6 June 2016, we sent you Mr Battipaglia's observations about your reply of 13.04.2016 on his original petition.

Recently Mr V. has addressed us a new e-mail by asking us for an update of your reply about the list of his observations.

 We would be grateful if you could let us know your comments in order to be able to possibly close the petition.

 Yours sincerely,

 The Secretariat

Commission on petitions


2. Seconda risposta della BCE:

Dear Madame/Sir,

Thanks for your email to Mr Noblet.

We believe that the ECB’s stance on the issues raised in the petition was clarified to your Committee and to the petitioner in our letter dated 14 March 2016 (which I attach to this email for your convenience).  Our reply extensively discussed the effects of the ECB monetary policy measures, their rationale, and the consistency with the ECB's statutory objective. Moreover, it elaborated on the Treaty provisions on the ECB’s objectives, which establish a clear hierarchy of objectives, making clear that ensuring price stability is the most important contribution that monetary policy can make to achieve a favourable economic environment and a high level of employment.

Let me also emphasise that over the past year, the ECB President, as well as other members of the Executive Board, have had the opportunity to explain in detail before the European Parliament how the monetary policy measures adopted by the ECB were designed and implemented in order to meet the ECB's statutory objective. In these occasion they also answered to direct questions by Members of the European Parliament on the ECB’s actions, some of which discussed the points raised by the petitioner.

In relation to the petitioner’s comments on the ECB’s website, I cannot exclude that in the past sporadical technical incidents may have caused the malfunctioning of some website links. Nevertheless, I can assure you that our website correctly reports all the information on the ECB’s Statute, the Treaty and other relevant information on the legal framework of the ECB – and that these are also available in Italian. We stand ready to continue our fruitful cooperation with the European Parliament and to react in case of further specific request from your side.

Best regards,

Johannes Lindner – on behalf of Gilles Noblet

Head of Division, EU Institutions and Fora

Directorate General International & European Relations


(traduzione

Cara signora / signore,

Grazie per la sua email a Mr Noblet.

Crediamo che la posizione della BCE sulle questioni sollevate nella petizione sia stata chiarita alla vostra commissione e al firmatario nella nostra lettera del 14 marzo 2016 (che allego a questa email per vostra comodità). La nostra risposta ha ampiamente discusso gli effetti delle misure di politica monetaria della BCE, la loro motivazione e la coerenza con l'obiettivo statutario della BCE. Inoltre, ha elaborato le disposizioni del trattato sugli obiettivi della BCE, che stabiliscono una chiara gerarchia di obiettivi, chiarendo che garantire la stabilità dei prezzi è il contributo più importante che la politica monetaria può dare per ottenere un ambiente economico favorevole e un alto livello di occupazione.

Permettetemi inoltre di sottolineare che, nell'ultimo anno, il Presidente della BCE, così come altri membri del Comitato esecutivo, hanno avuto l'opportunità di spiegare dettagliatamente al Parlamento europeo in che modo le misure di politica monetaria adottate dalla BCE sono state progettate e attuate per soddisfare l'obiettivo statutario della BCE. In questa occasione hanno anche risposto alle domande dirette dei membri del Parlamento europeo sulle azioni della BCE, alcune delle quali hanno discusso i punti sollevati dal firmatario.

In relazione ai commenti del firmatario sul sito Internet della BCE, non posso escludere che in passato incidenti tecnici sporadici possano aver causato il malfunzionamento di alcuni collegamenti a siti Web. Tuttavia, posso assicurarvi che il nostro sito web riporta correttamente tutte le informazioni sullo statuto della BCE, il trattato e altre informazioni pertinenti sul quadro giuridico della BCE - e che queste sono disponibili anche in italiano. Siamo pronti a continuare la fruttuosa cooperazione con il Parlamento europeo e a reagire in caso di ulteriori richieste specifiche da parte vostra.

I migliori saluti,

Johannes Lindner - per conto di Gilles Noblet

Capo divisione, istituzioni dell'UE e Fora

Direzione generale internazionale e relazioni europee).



**********




Istanza al Segretariato della Commissione PETI relativa alla proposta di archiviazione della petizione sulla BCE


Cecilia WIKSTRÖM                            Presidente




















Poiché ricevo periodicamente la newsletter dal Parlamento Europeo, ho scoperto che il Segretariato della Commissione PETI aveva proposto l’archiviazione  “aumm aumm” (espressione napoletana che sta per fare di nascosto un qualcosa di poco corretto) la mia petizione del 3/11/2014 contro la BCE, dopo aver ricevuto la seconda risposta della BCE – appena dieci righe, che in sostanza richiamava la sua precedente risposta - alla mia replica argomentata di quattro pagine alla loro prima risposta, illogica perché si riferiva alla politica monetaria attuata dalla BCE dal 2015, quindi posteriormente alla mia petizione, e contraddittoria, poiché prima afferma più volte che l’obiettivo della BCE è la stabilità dei prezzi, poi cita un intervento – peraltro del tutto isolato - di Draghi al Parlamento Europeo, il quale, a domanda, risponde che egli tiene presente anche il problema della disoccupazione; che è però in contrasto con ciò che lo stesso Draghi ha affermato in un'audizione al Parlamento italiano, spiegando la differenza tra FED e BCE, che la BCE ha un unico obiettivo: la stabilità dei prezzi.

Dopo averne chiesto notizie all’unica parlamentare europea, membro della Commissione PETI, che aveva riscontrata la mia email quando inviai, nel 2014, la petizione a tutti i parlamentari europei italiani, e saputo che il Segretariato non aveva mai trasmesso la documentazione ai Membri della Commissione, ho inviato al Segretariato, e p.c. ai Membri italiani effettivi e supplenti della Commissione PETI e ai presidenti Tajani e Pittella, un’istanza con la quale ho chiesto di trasmettere i documenti e di affidare la decisione ai Membri della Commissione.

Dopodiché, il Segretariato mi ha assicurato che la sua era solo una proposta e che la decisione sarebbe stata presa dalla Commissione. Mi ha anche trasmesso la seconda risposta della BCE, come dicevo di appena 10 righe, che nella mia seconda replica, inviata p.c. a tutti i parlamentari europei italiani, ho definito per la brevità e il contenuto un’offesa al Parlamento Europeo.

Comincio col pubblicare la mia istanza, poi in un successivo post pubblicherò la mia replica.


Istanza relativa alla Vostra richiesta di archiviazione della petizione 2401/2014.

Da:  v

Data:  14/12/2017  00:30


Spett. Segretariato Commissione PETI,

Dalla newsletter del Parlamento europeo, che ricevo periodicamente, ho ricavato la seguente informazione:

Petitions which it is proposed to close in the light of the Commission's written reply or other documents received

 24.

Petition 2401/2014 by V. (Italian) on the European Central Bank

CM-PE 610,830 FdR 1135287

LT ECB

In effetti, io ero rimasto alla Vostra comunicazione del 30 giugno 2017, nella quale mi informavate che, dopo la mia replica alla risposta della BCE (a mio avviso molto insoddisfacente, si vedano le motivazioni dettagliate nella mia replica), avevate inoltrato un'ulteriore richiesta di chiarimenti alla BCE (ed alla Commissione Europea).

Trovate tutto qui:

Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

Ora, da quel che ho capito, la decisione di archiviazione è stata presa direttamente dal Segretariato della Commissione PETI, senza aver coinvolto finora i Membri della Commissione PETI e dopo aver ricevuto ulteriori documenti non dalla BCE ma soltanto dalla Commissione Europea, che è coinvolta esclusivamente per quanto concerne carenze informative circa le funzioni della BCE (cfr. ad esempio questa vecchia descrizione, dove viene menzionato erroneamente un obiettivo unico, il che contrasta già con la semplice denominazione dell’art. 2-Obiettivi (al plurale) dello Statuto della BCE ); carenze gravi, peraltro, che sono presenti tuttora, poiché nel sito della Commissione Europea attualmente viene attribuita alla BCE addirittura la missione di definire ed attuare la politica economica (sic!), che invece - come dovrebbe essere noto - le è assolutamente vietata dai Trattati (cfr. “La Banca centrale europea (BCE) gestisce l'euro e definisce e attua la politica economica e monetaria dell'UE”. Unione Europea - Banca centrale europea (BCE) https://europa.eu/european-union/about-eu/institutions-bodies/european-central-bank_it), in contrasto, peraltro, con ciò che è riportato nel link alla BCE presente nel sito della Commissione Europea, dove è invece scritto correttamente: “definire e attuare la politica monetaria per l’area dell’euro”.

Vi chiedo, pertanto, vagliando esclusivamente il merito della questione da me posta con la petizione 2401/2014, antecedente alle decisioni non convenzionali di politica monetaria adottate dalla BCE dal 2015, di valutare l'opportunità di:

1.      riconsiderare la decisione presa di archiviare la mia petizione 2401/2014;

2.     trasmettere ai Membri della Commissione PETI l’intera documentazione relativa alla petizione 2401/2014, in modo che

3.     sia demandata ai Membri della Commissione PETI ogni ulteriore decisione.


Aggiungo una notazione che ritengo importante e che non ho inserito nell'Allegato alla petizione.

Secondo l'art. 130 del Trattato, travasato nell'art. 7-Indipendenza, Statuto BCE, le istituzioni e gli organi dell’UE nonché i governi degli Stati membri sono tenuti a rispettare l'indipendenza della BCE e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE, ma questo è reciproco.

Senza voler citare il caso eclatante della Grecia e per restare all'Italia, la BCE - come è accennato nell'Allegato alla petizione - ha sconfinato spesso nel terreno propriamente politico che le dovrebbe in teoria essere proibito, ma ha fatto anche peggio: oltre a chiedere le cosiddette riforme strutturali (che poi riguardano soprattutto la riduzione dei salari, dei diritti del lavoro e del welfare), ha anche condizionato il suo aiuto alla loro implementazione, vedasi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano, con una serie di prescrizioni dettagliate, come contropartita del suo aiuto, che si tradusse, nell’ambito del programma SMP, per cercare di raffreddare lo spread, [Gli acquisti sono stati effettuati tra il maggio 2010 e il marzo 2011 e tra l’agosto 2011 e il febbraio 2012”, già attivo, in acquisti di titoli di Stato italiani (circa 100 mld complessivamente), che ebbero inizio il 22 agosto 2011,  a distanza di soli 9 giorni dall’approvazione della seconda, mastodontica manovra finanziaria estiva da parte del governo Berlusconi, il DL 138 del 13/8/2011, di 60 mld cumulati, che faceva seguito al DL 98 del 6/7/2011 (cioè di appena 38 giorni prima), di 80 mld cumulati, nonché al DL 78 del 31/5/2010, di 62 mld cumulati (il primo dopo la crisi della Grecia), che però non bastarono, per vari motivi, in parte reali e in buona parte insussistenti, alla severa UE e soprattutto alla bulimica speculazione finanziaria internazionale, che aveva scommesso sulla rottura dell’Euro ed aveva fatto risalire lo spread BTP-Bund, agevolata dalla quasi latitanza della BCE fino al famoso “whatever it takes” del 26 luglio 2012, che stoppò “miracolosamente” la speculazione, come da più parti era stato previsto.

Vi ringrazio dell'attenzione e resto in attesa di ricevere, se possibile, la risposta della Commissione Europea di cui sopra e di essere informato per iscritto al mio indirizzo e-mail dell'esito di questa mia istanza e di ogni altra decisione concernente la petizione 2401/2014.

Distinti saluti,

V.


PS: Segnalo che la petizione 2401/2014 ha 87 cofirmatari.


*** 


Il giorno dopo, ho inviato l’istanza, per conoscenza, a tutti i parlamentari europei italiani.


Buongiorno,

Vi inoltro, per opportuna conoscenza, l'istanza di cui all'oggetto, che ho inviato ieri al Segretariato della Commissione PETI.

Cordiali saluti,

V.

isabella.adinolfi@europarl.europa.eu, marco.affronte@europarl.europa.eu, laura.agea@europarl.europa.eu, daniela.aiuto@europarl.europa.eu, tiziana.beghin@europarl.europa.eu, brando.benifei@europarl.europa.eu, goffredo.bettini@europarl.europa.eu, mara.bizzotto@europarl.europa.eu, simona.bonafe@europarl.europa.eu, mario.borghezio@europarl.europa.eu, david.borrelli@europarl.europa.eu, mercedes.bresso@europarl.europa.eu, renata.briano@europarl.europa.eu, nicola.caputo@europarl.europa.eu, fabiomassimo.castaldo@europarl.europa.eu, lorenzo.cesa@europarl.europa.eu, caterina.chinnici@europarl.europa.eu, salvatore.cicu@europarl.europa.eu,  angelo.ciocca@europarl.europa.eu, alberto.cirio@europarl.europa.eu, sergio.cofferati@europarl.europa.eu, lara.comi@europarl.europa.eu, ignazio.corrao@europarl.europa.eu, silvia.costa@europarl.europa.eu, andrea.cozzolino@europarl.europa.eurosa.damato@europarl.europa.eu,  nicola.danti@europarl.europa.eu,  paolo.decastro@europarl.europa.eu,  isabella.demonte@europarl.europa.eu, herbert.dorfmann@europarl.europa.eu, eleonora.evi@europarl.europa.eu,  laura.ferrara@europarl.europa.eu,  raffaele.fitto@europarl.europa.eu, lorenzo.fontana@europarl.europa.eu, eleonora.forenza@europarl.europa.eu,  elisabetta.gardini@europarl.europa.eu, enrico.gasbarra@europarl.europa.eu, elena.gentile@europarl.europa.eu, michela.giuffrida@europarl.europa.eu, roberto.gualtieri@europarl.europa.eu, kashetu.kyenge@europarl.europa.eu, giovanni.lavia@europarl.europa.eu, curzio.maltese@europarl.europa.eu, fulvio.martusciello@europarl.europa.eu, barbara.matera@europarl.europa.eu, giulia.moi@europarl.europa.eu, alessandra.moretti@europarl.europa.eu, luigi.morgano@europarl.europa.eu, alessia.mosca@europarl.europa.eu, alessandra.mussolini@europarl.europa.eupierantonio.panzeri@europarl.europa.eu, massimo.paolucci@europarl.europa.eu, aldo.patriciello@europarl.europa.eu, piernicola.pedicini@europarl.europa.eu, giuseppina.picierno@europarl.europa.eu, gianni.pittella@europarl.europa.eu, salvatoredomenico.pogliese@europarl.europa.eu, massimiliano.salini@europarl.europa.eu, matteo.salvini@europarl.europa.eu, david.sassoli@europarl.europa.eu, elly.schlein@europarl.europa.eu, remo.sernagiotto@europarl.europa.eu, renato.soru@europarl.europa.eu, barbara.spinelli@europarl.europa.eu, antonio.tajani@europarl.europa.eu, dario.tamburrano@europarl.europa.eu, patrizia.toia@europarl.europa.eu, giovanni.toti@europarl.europa.eu, marco.valli@europarl.europa.eu, daniele.viotti@europarl.europa.eu, marco.zanni@europarl.europa.eu, flavio.zanonato@europarl.europa.eu, marco.zullo@europarl.europa.eu



**********





Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti


Dopo che avevo ‘postato’ un commento rettificativo sul loro sito in calce a questo articolo https://www.lacittafutura.it/interni/la-truffa-si-vive-meno-ma-aumenta-l-eta-per-andare-in-pensione.html, la redazione del giornale on-line La Città Futura mi ha chiesto di inviarle un articolo sulle pensioni, includendo se possibile un riferimento a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti all’inizio del mese. Lo pubblico anche qua. Il titolo e alcune piccole modifiche utili alla polemica politica sono redazionali.



Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti

Pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

di Vincesko  -  21/10/2017


Il governo ha da poco varato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) sposando le considerazioni di Bankitalia e Corte dei Conti sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, osserva palazzo Koch, mentre i magistrati contabili evidenziano che “non si tratta, evidentemente, di rispondere alle nuove evidenze con ulteriori restrizioni dei parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero; si tratta invece di cogliere ancor meglio il senso della delicatezza del comparto e confermare i caratteri strutturali della riforma, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione). Ogni arretramento su questo fronte, esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità”.

Parole pesanti che chiudono la porta ai Sindacati che avevano chiesto un ammorbidimento del meccanismo introdotto dalla riforma Sacconi dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe far scattare un altro aumento di ben 5 mesi a decorrere dal 2019, portando così l’età di pensionamento di vecchiaia esattamente a 67 anni per tutti.

Ma pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

Dopo la crisi del debito greco, vengono emanate in Italia nuove ed incisive norme riguardanti le pensioni, i cui scopi dichiarati sono: (i) di equilibrare ‘strutturalmente’ la spesa pensionistica pubblica, costituita dagli assegni pensionistici correnti, con i contributi sociali (che comprendono i contributi previdenziali) versati dai lavoratori in attività; (ii) di mettere ‘in sicurezza’ i conti previdenziali, facenti parte dei conti pubblici, e rendere ‘sostenibile’ il sistema previdenziale nel lungo periodo.

Le nuove norme pensionistiche sono comprese in due provvedimenti legislativi organici, che vanno sotto il nome, rispettivamente, di “Riforma delle pensioni Sacconi” e “Riforma delle pensioni Fornero”. Esse completano un ciclo di incisive riforme pensionistiche iniziato nel 1992. Da allora, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011.

La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007: DL 78/2010, L. 122/2010, DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011), è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

1.     L’aumento dell'età per il pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità;

2.     La "finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi (“finestra” mobile che incorpora la “finestra” fissa, mediamente di 4 mesi, introdotta dalla Riforma delle pensioni Damiano con la L. 24/12/2007, n. 247);

3.     L'allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più “finestra”), tranne le lavoratrici private;

4.     L'adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.

La riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011) ha stabilito, principalmente:

1.     L’estensione pro-rata del metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

2.     L’aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) ed eliminazione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);

3.     L’allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri;

4.     L’adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019, non più a cadenza triennale ma biennale.

Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

Si noti bene che la legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo dei 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalle riforme Sacconi e Damiano con le “finestre”) è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale.

Come si arguisce facilmente confrontando le misure, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

·         sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

·         sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già più di 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Come è potuto succedere un caso così eclatante di disinformazione sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che quasi tutti i 60 milioni di italiani ascrivono a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per ben 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE che sono due e non uno soltanto? I 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa professoressa Fornero, la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché – come si fa di solito – limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha confermato e ripetuto le misure della severa riforma Sacconi, il quale, dal suo canto, non ha rivendicato la paternità e smascherato il plagio ma col suo lunghissimo silenzio lo ha assecondato.

Per quanto attiene, infine, alla spesa pensionistica, i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero [1].

Nonostante questi risparmi di entità elevatissima, oltre alla RGS, sia la Banca d’Italia sia la Corte dei Conti, nelle loro audizioni al Parlamento sulla Nota di variazione al DEF 2017, si sono dette contrarie ad intervenire “sull’adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione)”. Il motivo della contrarietà è riconducibile al rischio di pregiudicare nel medio-lungo periodo la ‘sostenibilità’ del sistema pensionistico, a causa di una riduzione del Pil dovuta soprattutto a due fattori di ordine demografico: (a) la flessione del tasso di natalità e (b) un minore apporto netto dell’immigrazione, relativamente al periodo dal 2020 al 2045. “Per effetto della revisione delle ipotesi demografiche, e principalmente della riduzione del flusso netto di immigrati, la popolazione italiana al 2060 è prevista contrarsi di oltre 9 milioni rispetto al livello stimato nel precedente round previsivo e, contestualmente, l’indice di dipendenza degli anziani aumenta di oltre 8 punti percentuali”, per cui “il livello della spesa pensionistica in rapporto al PIL aumenta di circa 2 punti percentuali nel 2035, raggiunge un massimo di 2,6 punti percentuali intorno al 2045, per poi ridursi a circa 1,2 punti percentuali al 2060 e a 0,5 punti percentuali al 2070”.

Tra le tante critiche che si possono muovere al riguardo, ve ne sono tre che rivelano il carattere politico della posizione estremista e ortodossa di Bankitalia e Corte dei Conti: (i) l’aleatorietà delle previsioni a lunghissimo termine, per altro condivisa dalla stessa Corte dei Conti (“forti incertezze connaturate a previsioni di lunghissimo periodo”); (ii) la stranezza dell’evoluzione demografica posta a base della nuova previsione ISTAT, che, a pensar male, sembra confezionata ad arte per parare richieste di modifica alle pensioni; e (iii) soprattutto, la composizione della spesa pensionistica, che comprende voci spurie.

È importante osservare, infatti, che la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:

1.     TFR, che è salario differito e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento;

2.     Un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica, che è stata pari nel 2016 a 265 mld;

3.     Un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per il bilancio pubblico è una mera partita di giro);

4.     Un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi, dove non vengono classificati spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     Infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica liquidata nel 2016 ammonta a quasi 200 mld, di cui circa 20 mld di natura assistenziale, [2] e la sua incidenza sul Pil passa dal 16% al 12% circa, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.

In conclusione, è ragionevole pensare che la preoccupazione della Corte dei Conti su un parziale alleggerimento dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita non potrebbe inficiare il suo giudizio che “nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine” [3]. E che sarebbe strano se anche la Commissione Europea, nel suo prossimo rapporto, non confermasse il giudizio espresso in passato, e confermato dalla BCE, ossia che, dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e ‘sostenibili’ in UE28 [4].


______________________________

Note:

[1] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – Rapporto n. 18. Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76):

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.

2. I risultati dell’analisi allora offerta [Rapporto 2016] portarono a tre principali conclusioni: i) nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine ed è riuscito anche a correggere alcuni squilibri di medio periodo che si manifestavano, dopo la riforma Dini, soprattutto in termini di una indesiderata “gobba” nella curva tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo; ii) tuttavia, la sostenibilità finanziaria del sistema poggia crucialmente su parametri macroeconomici di lungo termine (evoluzione demografica - flussi di natalità, mortalità, migratori -, andamento dell’occupazione e della produttività, ecc.) la cui dinamica è di difficile previsione e soggetta a rischi, dal che consegue che l’aver realizzato un sistema equilibrato nel suo disegno è condizione necessaria ma non sufficiente per gli equilibri dei saldi pubblici dei prossimi decenni; iii) il sistema realizzato, pur complessivamente solido, non è privo di residue insufficienze, tali essendo in particolare l’elevata quota di prestazioni pensionistiche “povere”, la modesta flessibilità nelle modalità di accesso alle prestazioni, l’inadeguata soluzione del problema del rapporto tra longevità e capacità lavorative degli anziani.

[4] Si veda anche l’Annual Ageing Report. Si veda anche: Vítor Constâncio, Vice Presidente BCE quando dichiara che “è precisamente nel campo delle riforme per contenere il peso a lungo termine dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica che I paesi sotto stress hanno già effettuato aggiustamenti. L’Italia ed il Portogallo, per esempio, hanno aumenti stimati per spese legate alla longevità minimali…”. Come il grafico sottostante conferma.



Post collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica


Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


L’articolo è stato ripreso dal sito Sinistrainrete.


Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Created: 27 October 2017



**********





Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

  


Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Joseph Goebbels).


Io ritengo, da sei anni, che ci troviamo di fronte a tre casi di DISINFORMAZIONE (lo scrivo quasi sempre in maiuscolo) tra i più macroscopici della storia italiana, tre veri casi di scuola:

1.     l’ammontare complessivo di 330 (trecentotrentamld€ delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica,[1] la quasi generalità delle vittime di tale DISINFORMAZIONE (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti di Economia) e la sua ripartizione tra il governo Berlusconi (80%) e il governo Monti (20%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

Assieme ai casi coevi de

2.     la riforma delle pensioni Fornero, alla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero,[2] il prof. Monti, che per inciso io giudico una persona per solito molto sincera,[3] esperti di previdenza, come ad esempio Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la normativa pensionistica e i suoi autori,[4] o la strana coppia costituita dal senatore Sacconi e dall’onorevole Damiano,[5] vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011[6], il quale, anziché denunciare pubblicamente il plagio e rivendicare la paternità e l’incisività della sua riforma, è stato per anni silenzioso assecondando la vulgata.

E, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea,


3.     gli obiettivi statutari della BCEche non è uno soltanto - la stabilità dei prezzi - come quasi tutti pensano; oggetto, oltre che di numerosi miei post e commenti, di una mia petizione al Parlamento Europeo, in corso di esame e attualmente in attesa della risposta della BCE (e della Commissione Europea) alla mia replica.[7]


Questo mio lungo articolo (che in gran parte mette insieme in un unico post dati e informazioni contenuti in vari altri) vuole essere un ulteriore, personale contributo all’opera di chiarificazione che porto avanti da 6 anni, contrastando la vulgata della versione (a) di chi ha messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la recessione, alimentata ad arte dalla potente propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie di fatto del Prof. Monti e della Prof.ssa Fornero, a cominciare già dal titolo del primo DL del governo Monti: “Salva-Italia”; (b) di chi ha portato l’età di pensionamento a 67 anni e messo in sicurezza i conti pensionistici; e (c) degli effettivi poteri-doveri della BCE. Ma, credetemi, è una fatica di Sisifo!

Spero perciò che anche altri (in particolare, media,[8] politici e docenti[9]) vorranno intraprendere quest’opera di chiarificazione, al loro ben più importante livello di autorevolezza, di influenza e di diffusione.


1. Manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che aveva portato lo spread ad un picco di 574 punti base e faceva temere il default, causò le dimissioni del governo Berlusconi, ritenuto dall’UE (e forse dai mercati) inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell'UE, con il governo tecnico Monti, che appariva quindi, in quelle circostanze drammatiche, un salvatore dell’Italia. Questo duplice giudizio è sorretto da un’analisi obiettiva ex post dei dati? La risposta è in entrambi i casi negativa.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), infatti, sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (-22% della capacità produttiva manifatturiera) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private.

Invece, sicuramente, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Fonti. Non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche, ma (a) essendo io uno dei destinatari delle misure recate dal DL 78/2010 (mi riferisco in particolare all’art. 12/Pensioni), seguivo molto attentamente gli sviluppi normativi, ho promosso e partecipato a iniziative sul web (tra cui una lettera al presidente della Repubblica e una serie di email molto critiche ai segretari della CISL, Raffaele Bonanni, e della UIL, Luigi Angeletti,[10] coautori e “complici” del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, Maurizio Sacconi, e della presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, nella stesura delle scandalosamente inique misure recate dal DL; peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori in una crociera apposita, a spese della UIL), ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre (24,9 mld – valore non cumulato ricavato dagli organi di stampa - per il DL 78/2010 + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011: questi ultimi due dati li ascoltai direttamente dalla voce di Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famosa - o famigerata - lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano); poi, (b) ho letto e utilizzato come fonte l’articolo del Sole 24 ore del 2012 riportato in dettaglio nel post che ho già allegato Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la severa riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale all’aspettativa di vita). Solo successivamente, (c) ho trovato l’analisi della CGIA di Mestre riportata in calce al post, che conferma (ma forse lo precede) l’articolo del Sole 24 ore.

DISINFORMAZIONE della potentissima propaganda berlusconiana. La DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola, che andrebbe analizzato e sviscerato approfonditamente in sede prima di tutto accademica, ma ciononostante le cose talvolta venivano dette, anche se in maniera effettualmente debole (vedi, ad esempio, questa dichiarazione eclatante di Bersani «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»[11], il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI3 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, fu notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le dipendenti private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche mese l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell’incompetente, sleale e inaffidabile Tremonti[12]); o, sull’altro versante politico, in maniera strumentale, quando era necessario: vedi la polemica con il Commissario UE all’Economia, Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi,[13] ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, si badi bene, aveva provveduto a redigere la prima lettera di chiarimenti all’UE - quella che Tremonti si rifiutò di firmare -, commettendo un errore di comunicazione che a mio avviso si rivelò esiziale, cfr. il post Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn, alla nota13, e la voce Wikipedia, par. 4.3, riportata alla nota 6), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore, ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la grande bugia impunita che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE.[14]

Scopertura e clausola di salvaguardia. L’ho riportata nel post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti.[1] A me risulta che furono 15 mld, poi coperti dal governo Monti aumentando l’IVA, misura già decisa dal governo precedente. Rileggendo recentemente un altro mio post del 2012, ho trovato che all’epoca scrissi che il problema della scopertura Tremonti se lo era creato da solo anticipando dal 2014 al 2013 il pareggio di bilancio, che nessuno gli aveva chiesto (all’epoca – 2011 -, cercava di crearsi benemerenze in ambito UE a trazione tedesca per poter costituire come candidato PdC un’alternativa al periclitante Berlusconi, col quale era ai ferri corti).

Prima manovra finanziaria correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010). Fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase (la “osabilità” delle misure, fino a poco prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne pochissime iniziative della CGIL, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti menava vanto),[11] sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati (si fa per dire, poiché i beneficiari furono altri, sia come fasce di reddito che come fasce di elettorato) dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld; a tutti gli altri aveva già provveduto, in due tranche, il governo Prodi)[15] o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld),[16] o il doppio G8 (0,5 mld)[17] o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti e Berlusconi nel 2010 (DL 78 del 31.05.2010, convertito dalla legge 122/2010), accennate nel mio post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti,[1] i mutati rapporti di forza tra le classi rispetto al “trentennio glorioso” si fecero sentire anche sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale (330 mld cumulati) fu fortemente iniqua, segnatamente per le manovre correttive del governo Berlusconi, mentre molto più eque furono quelle varate dal governo Monti (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF, avendo dovuto rinunciare all’introduzione di un’imposta patrimoniale – che poi successivamente diventò una delle proposte del suo programma elettorale Agenda Monti[18] - per l’opposizione del miliardario Berlusconi, il cui partito - il PDL - faceva parte della maggioranza di governo).

Il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122/2010, fu scandalosamente iniquo poiché contemplò, tra l’altro, non soltanto il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, ma anche il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, nonché il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011, mentre ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari o milionari, non venne chiesto letteralmente neppure un centesimo. Il contributo di solidarietà, varato in due DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne. Così successe per la tassazione delle stock option, per le quali fu prevista una soglia troppo alta.

2011. Nel 2011, il governo Berlusconi-Tremonti varò altre due manovre finanziarie correttive (oltre alla legge finanziaria) molto pesanti e inique: il DL 98 del 06.07.2011, di 80 mld cumulati, e (dopo la lettera del 5.08.2011 della BCE) il DL 138 del 13.08.2011, di 60 mld cumulati.


2. Pensioni

Una altrettanto grave DISINFORMAZIONE riguarda le riforme delle pensioni.

Riforme. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando ununica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime tre riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi (ben 900, cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più solidi e severi in UE28.[8] L’unico intervento ancora da fare è quello sulle cosiddette pensioni d’oro (>90.000€ l’anno), che sono circa 100.000 e costano 13 mld l’anno (e forse su quelle d’argento), intervenendo con modalità rispettose della pronuncia della Corte Costituzionale del 2013.

La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più ‘finestra’), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.[19]

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti, vale a dire per coloro che erano esclusi dalla riforma Dini (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri.

Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo di 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi con la finestra) è solo formale.

Come si vede, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Traggo dalla Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi:[5]

Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE (art. 2/Obiettivi Statuto BCE)? I circa 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa coraggiosa millantatrice professoressa Fornero (gliel’ho anche scritto recentemente Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive[2]), la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che, dal suo canto, non rivendica la paternità e smaschera il plagio ma lo asseconda) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi[6] -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default (cosa smentita nettamente dai numeri; peraltro, gli stessi risparmi derivanti dalla riforma Fornero ci saranno soprattutto dal 2020), prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il finto smemorato che votò assieme al suo partito - la Lega Nord - la severissima riforma delle pensioni Sacconi (la quale – essa sì – ha portato e porterà l’età di pensionamento a 67 anni e oltre) e promette, una volta al governo, di mandare in esilio la professoressa Fornero perché costringerebbe gli Italiani a lavorare fino a 70 anni.

Risparmi. Per quanto attiene alla spesa pensionistica (per le voci spurie nella spesa pensionistica e il confronto internazionale invito a leggere le mie Lettera a Carlo Cottarelli[20] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli),[8] i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla RGS (a) quantificati in 900 mld fino al 2060 (cfr. il comunicato dell’on. Cesare Damiano nel mio post Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive[2]), e (b) ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero.[21]


3. BCE

Infine, per quanto riguarda la BCE, il suo statuto e il giudizio a mio avviso in gran parte immeritato sul “salvatore” Draghi, osservo quanto segue.

Obiettivi. Lo statuto della Bce stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all'Euro[22]). Il primo è la stabilità dei prezzi, “sotto, ma vicino, al 2%”. Il secondo obiettivo è stabilito nello stesso articolo 2 dello statuto: “Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi”, la Bce “sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea”. Tra questi, una “crescita economica equilibrata”; la “piena occupazione”; “la solidarietà tra Stati membri”.[23]

POLITICA MONETARIA DELLA BCE

BCE e deflazione 

Il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione EUZ poco sotto il 2% nel medio periodo[24, nota53]; per i vari step circa le varie deliberazioni del Consiglio direttivo della BCE, vedi, qui sotto, il post alla nota 23, quasi al termine dell’appendice). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la stessa BCE[24, nota89] - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora (guardati dal peggio)
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi, dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti[23]). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo (come è scritto nel sito della BoE), che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.[25]

Va anche notato che gli acquisti da parte della BCE dei titoli di Stato italiani sono cominciati il 22 agosto del 2011, dopo circa 20 giorni dalla già citata lettera del 5 agosto della BCE al Governo italiano e il varo da parte di quest'ultimo della seconda, pesante manovra finanziaria correttiva nell'arco di appena 40 giorni (il DL 138 del 13 agosto 2011, di 60 mld cumulati, dopo il DL 98 del 6 luglio 2011, di 80 mld cumulati, che erano stati preceduti dal DL 78 del 31 maggio 2010, di 62 mld cumulati).[24]

In deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%)la condizione sospensiva (“fatto salvo” - “without prejudice”, nella versione inglese - ), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario: pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - “crescita economica” e “piena occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero, che rende necessaria una politica monetaria espansiva – è del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione da sotto zero o quasi zero a poco sotto il 2%. 

_______________________________________


[3] Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[4] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

[5] Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi

[6] Ho provveduto a modificare la voce Wikipedia Riforma delle pensioni Fornero introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia (che non ammette né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza).

Cap. 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero

[7] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[8] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

[9] Ad esempio:

Lettera al Prof. Francesco Daveri su Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura, sua risposta e mia replica

Lettera al Prof. Giulio Sapelli su Monti, le manovre correttive e le pensioni

[10] Lettera a Carmelo Barbagallo, segretario generale della UIL

[11] La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani

[12] Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/8/Lettera

[13] Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn

[14] Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi

[15] Analisi quali-quantitative/2/Abolizione dell‘ICI

[18] Agenda Monti

IMPOSTA PATRIMONIALE
“Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa. Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio. Servono meccanismi di Misurazione della Ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali. In questo modo il fisco diventa strumento per perseguire anche obiettivi di maggiore equità nella distribuzione del peso dell’aggiustamento”.

[19] DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

[20] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

[21] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76)

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[22] Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati (ad esempio gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Esse sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione europea Delors, gestito dal comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico ed economista Giorgio La Malfa (“DEFICIT - Il punto sull'Europa tra sogno e realtà” Seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=Y9fGPNOQHW0&t=3210s).

Bisogna, però, anche dire che per fortuna non riuscirono del tutto a copiare il testo dello statuto della Bundesbank e a incollarlo su quello della BCE.

[23] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html

[24] Anche per la BCE ho provveduto a redigere una modifica alla relativa voce di Wikipedia, molto carente (poi è stata in parte cancellata, inclusi gli strafalcioni, dopo la mia modifica, cfr. Cronologia), inserendo il capitolo 8, inclusa un’analisi dell’attività della BCE durante la crisi economica, e corredata di 100 note (ma mi è stata integralmente eliminata per i motivi anzidetti, cfr. nota 6); la riporto, desumendola dalla Cronologia della voce.

8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica 

https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=835061#Attivit.C3.A0_della_BCE_dopo_il_trattato_di_Lisbona:_analisi_critica  

[25] Questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali, ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.

Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” anche gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.

Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.

La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.

Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali

http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html  


 

Appendice


La Commissione Europea, durante la crisi, ha applicato le regole con 2 pesi e 2 misure (come attestato dalla Corte dei Conti UE, cfr. Commissione UE, due pesi e due misure

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2843442.html  oppure

http://vincesko.blogspot.com/2016/02/commissione-ue-due-pesi-e-due-misure.html), ed ha concesso all'Italia soltanto una piccola flessibilità, peraltro sprecata in buona parte in mance elettorali, e pretende di applicare all’Italia – attraverso formule cervellotiche ritenute inaffidabili dalla stessa Commissione Europea, oltre che dalla BCE (vedi il Pil strutturale)[24, note 74 e 76] - lo stupido e nefasto fiscal compact, che va oltre il limite del 3% e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio, e che a fine 2017 si dovrà decidere (all’unanimità) se inserire o non nei trattati UE.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1...+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7...-5,9..+0,7

Irlanda.......+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6.-8,0..-5,7…-3,7..-2,0..-0,6

Portogallo..-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4.-5,7..-4,8…-7,2...-4,4..-2,0

Le differenze di crescita tra l'Italia e altri Paesi UE sono motivate anche dalle differenti politiche economiche implementate consentite dalla Commissione Europea.


Va anche notato che, escluso il Portogallo, l'Italia col 4% nel 2016 (che per fortuna è calato dal 5,2% del 2012 per effetto del calo dei tassi grazie alla politica monetaria finalmente espansiva della BCE) ha il primato in UE28 dell’incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.

BANCA D’ITALIA – Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............4,8…4,9…4,4...4,3…4,7…5,2…4,8…4,6…4,1…4,0

Francia…....2,6…2,8…2,4…2,4…2,6…2,6…2,3…2,2…2,0…1,9

Spagna…....1,6…1,5…1,7…1,9…2,5…3,0…3,5…3,5…3,1…2,8

Gran Br…...2,2…2,2…1,9…2,9…3,2…2,9…2,9…2,7…2,3…2,5

Germania....2,7…2,7…2,6…2,5…2,5…2,3…2,0…1,8…1,6…1,4

Olanda….…2,0…2,0…2,0…1,8…1,8…1,6…1,5…1,4…1,3…1,1

Grecia…….4,5…4,8…5,0...5,9…7,3….5,1…4,0…4,0…3,6…3,2

Portogallo...2,9…3,1…3,0...3,0…2,9....4,3….4,9…4,9…4,6…4,2

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica-ue/  



Post collegati:


Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi


Di solito, i miei commenti sui tre casi ricevono reazioni negative e talvolta vengono censurati (vedi il post qui sopra). E’ comprensibile avvenga questo, poiché risulta da studi fatti in materia che ciascuno di noi è “catturato” dalle proprie tesi precostituite o fatte proprie dopo anni di bombardamento mediatico, e che, per un periodo più o meno lungo a seconda del livello di resistenza ad ammettere la propria ignoranza, quasi sempre resistono a qualunque prova contraria, che viene o negata o, semplicemente, cancellata. Invece…

  
 
**********

http://vincesko.blogspot.com/2017/10/tre-casi-di-disinformazione-generale.html



Ritorno parziale della razionalità e del buonsenso. Censura di un mio commento da parte de LaVoce.info



Com’è noto ai lettori del mio blog, ho scritto qua più volte che, dopo la crisi della Grecia, sottovalutata e quindi ingigantita dalla Germania (all'inizio sarebbero bastati 30 mld, invece ce ne sono voluti 300),[1] a differenza degli USA (dove la crisi è nata), c’è stato: in tutta l'Eurozona, una politica monetaria restrittiva della BCE e una politica economica altrettanto restrittiva della Commissione Europea, in particolare in alcuni Paesi tra cui l'Italia, dove è stato implementato (in grandissima parte dal 2010) un consolidamento fiscale sesquipedale recessivo pari a 330 mld cumulati, per 4/5 e 267 mld ascrivibile al governo Berlusconi, ripartito in modo molto iniquo e quindi recessivo al massimo grado, e 1/5 e 63 mld ascrivibile al governo Monti, ripartito in modo più equo.[2]

Soltanto nel marzo 2015, cioè esattamente con 6 anni di ritardo rispetto alla FED, la BCE, finalmente affrancatasi dal “nein” tedesco", ha varato il QE.[3]

Mentre la Commissione Europea ha concesso all'Italia, discriminata rispetto alla Spagna e alla Francia (come dimostrano i dati EUROSTAT[4]), una misera flessibilità, per lo più sprecata in mance elettorali. 

Ne consegue che i governi Letta, Renzi e Gentiloni non hanno molti meriti, poiché campano di rendita su ciò che hanno fatto, nella scorsa legislatura, i governi Berlusconi (in maniera scandalosamente iniqua) e Monti; e hanno potuto distribuire, soprattutto agli imprenditori, ciò che prima andava obbligatoriamente a risanare i conti pubblici. Gli imprenditori hanno ripreso a investire una parte del regalo e ad assumere (ma, com’è noto, per avere un incremento strutturale dell’occupazione, occorre che ci sia un aumento del Pil di almeno il 2%); gli Italiani, sia quelli che i soldi li avevano e li hanno (i depositi bancari e postali, che già superavano i 1.000 mld, si sono incrementati di 100 mld), sia quelli alleggeriti dal peso iniquo del consolidamento, hanno ripreso un po’ a spendere.

Ora, secondo le anticipazioni che si leggono sui giornali on-line, da una parte, il governo Gentiloni intenderebbe continuare con la politica dei sussidi agli imprenditori, indicati come portatori di interessi fondamentali alla ripresa economica e dell'occupazione; dall’altra, si continuano a sprecare elogi alla politica monetaria espansiva della BCE, indicata come fattore esclusivo o preponderante della ripresa economica, e i timori su Paesi come l’Italia, oberati da un enorme debito pubblico, che possono rivenire dalla cessazione o ridimensionamento del QE.

Osservo che si esagera sia nell’un caso – gli imprenditori, che per loro natura sono essenzialmente egoisti e badano solo alla sopravvivenza e allo sviluppo delle loro aziende – che nell’altro - la BCE -. Neppure Adam Smith, economista e filosofo morale, padre del liberismo, aveva molta fiducia nell’altruismo disinteressato degli imprenditori (“un ordine di uomini il cui interesse non è mai esattamente uguale a quello del pubblico e che, generalmente, ha interesse a ingannare e anche a opprimere il pubblico, come in effetti ha fatto in numerose occasioni”, Ricchezza delle nazioni, conclusione del Libro I); mentre, sul simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole, segnalo questo articolo del prof. Andrea Terzi su LaVoce.info, che evidenzia le novità lì emerse; e il mio commento, che purtroppo è stato censurato. Poiché la censura dei commentatori ritenuti eterodossi è un “vizietto” della liberista e liberale LaVoce.info, mi sono cancellato dalla sua newsletter.


29.08.17


Bell’articolo, chiaro e semplice. Dopo che la crisi economica – gestita in UE ideologicamente - ha distrutto quasi il 25% del tessuto produttivo italiano, 9 punti di PIL, centinaia di migliaia di posti di lavoro, letteralmente centinaia di vite umane, è il ritorno della razionalità e del buonsenso. Almeno per la politica monetaria della BCE (dal 2015).[5] Aggiungo due avvertenze. La prima avvertenza: il Draghi che parla a Jackson Hole è quello “buono”.[6] La seconda avvertenza, indicata già dall’articolo del prof. Terzi (“tanto più se le politiche fiscali continueranno a non essere all’altezza della fase congiunturale”), è l’inadeguatezza della politica economica Eurozona. In particolare per l’Italia, discriminata per ben 7 anni (cfr. i dati Eurostat che ho riportato in calce all’articolo “In Italia una lunga e lenta ripresa che non basta” http://www.lavoce.info/archives/48308/italia-lunga-lenta-ripresa-non-basta/) rispetto ad altri Paesi, proprio a causa, esclusivamente, dell’elevatissimo debito pubblico, che finora si doveva curare con dosi massicce di austerità ed ora invece – si sostiene anche a Jackson Hole – con una politica economica espansiva.


(Nota: Non lo vedo subito pubblicato, come di solito succede; ma, se lo reinvio, il server mi dice che è un doppione; forse il blocco è dipeso dall’aver indicato, come richiesto da loro, l’URL del mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it, cosa che però, strampalatamente, è ritenuta un tentativo di pubblicità: un altro esempio della strana “logica” degli adepti del neo-liberismo).[7]


[1] «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più».

L’arrogante predominio tedesco, il salvataggio della Grecia e l’abuso delle stupide regole UE


[2] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[3] QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED

Quantitative easing e uscita dalla crisi economica


[4] La Commissione Europea, durante la crisi, ha applicato le regole con 2 pesi e 2 misure (come attestato dalla Corte dei Conti UE, cfr. Commissione UE, due pesi e due misure http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2843442.html  oppure http://vincesko.blogspot.com/2016/02/commissione-ue-due-pesi-e-due-misure.html ), concedendo all'Italia una misera flessibilità, peraltro sprecata in mance elettorali, e pretende di applicare all’Italia – attraverso formule cervellotiche (vedi il Pil strutturale) - lo stupido e nefasto fiscal compact, che va oltre il limite del 3% e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio, e che a fine 2017 si dovrà decidere (all’unanimità) se inserire o non nei trattati UE.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1...+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200   


[5] Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE


[6] Mario Draghi, Dottor Jekyll e Signor Hyde


[7] La religione neo-liberista

L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale



**********



Lettera al Prof. Francesco Daveri su Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura, sua risposta e mia replica


Riporto la lettera che, continuando la mia diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE, che nel caso di specie svolgo da 5 anni, ho inviato in data 10 agosto 2017 al Prof. Francesco Daveri,[*] uno dei più famosi economisti italiani, dopo una sua intervista al giornale on-line HUFFINGTON POST, la sua risposta e la mia replica, su Monti e le manovre correttive varate nella scorsa legislatura. Anche lui, come 60 milioni di Italiani, era convinto che fosse stato il governo Monti ad aver risanato i conti pubblici e fatto una politica restrittiva aumentando le tasse e tagliando la spesa pubblica (e così provocato o prolungato la recessione).


Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Da¨  v   10/8/2017 17:20

A:   francesco.daveri@unicatt.it


Egr. Prof. Daveri,

Le scrivo in riferimento alle Sue dichiarazioni rilasciate ieri a HUFFINGTON POST. In particolare, a quella in cui Lei afferma: “E' chiaro che il governo Renzi ha potuto fare politiche fiscali più espansive ma ha anche capitalizzato sulle politiche restrittive dei governi passati. E' stato grazie al fatto che erano salite le tasse così tanto che ha potuto ridurle senza mandare il deficit di nuovo sopra al 3% quindi una quota parte va riconosciuta al governo Monti”.

Mi spiace, non concordo affatto con Lei su Monti, sul quale Lei continua a scrivere da anni (cfr., ad esempio, il Suo articolo sul Corriere della Sera Perché fatichiamo a imparare la lezione greca di Francesco Daveri - 30 dicembre 2014  http://www.corriere.it/opinioni/14_dicembre_30/perche-fatichiamo-imparare-lezione-greca-8a8d85b0-9004-11e4-a207-f362e6729675.shtml, in calce al quale c’è un mio commento con le cifre delle manovre correttive della scorsa legislatura, che Lei evidentemente o non ha letto o ha tenuto in non cale) alcune inesattezze macroscopiche, frutto – debbo presumere - di scarsa conoscenza dei dati e delle leggi.

Sono 5 anni che mi tocca contrastare tale vulgata, alimentata ad arte dalla propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie del Prof. Monti (e della Prof.ssa Fornero), a cominciare già dal titolo del suo primo DL: “Salva-Italia”. Mi creda, è una fatica di Sisifo!

Premesso che io sono “antimontiano” (oltre che antiberlusconiano) e ho scritto nel mio blog ben 8 post di critica severa contro il “millantatore” Monti (che peraltro io considero una persona molto sincera), cominciando quando era sulla cresta dell’onda (qui l’ultimo, in calce gli altri 7: Tre misfatti quasi sconosciuti del fu governo dei tecnici [1 oppure 2]),

1. Berlusconi, non Monti.

Segnalo che le manovre correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

(Cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (quasi il -25% della capacità produttiva) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private).

Invece, sicuramente, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Per completezza di informazione, aggiungo, relativamente alle riforme delle pensioni, oggetto anch’esse di una generale DISINFORMAZIONE:

2. Sacconi, non Fornero.

Discorso più o meno analogo per le pensioni: Sacconi batte Fornero 3 a 1.

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – che infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021 (poi, 2018);

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020 (o forse prima).

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

A riprova della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che include esperti, sindacati, tutti i media e perfino l’INPS, oltre alla millantatrice Fornero, la quale – se controlla il testo dell’art. 24 del DL 201/2011 -, anziché limitarsi a riportare nel suo DL le modifiche ed integrazioni alla legislazione pensionistica precedente, ha pleonasticamente (e “furbescamente”, ma masochisticamente, viste le maledizioni di cui è oggetto) anche confermato quelle, molto severe, già approvate dalla riforma Sacconi nel 2010 e integrate nel 2011, allego (ivi le prove documentali):

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Spero di essere stato utile e che in futuro vorrà contribuire a fare chiarezza su chi ha fatto che cosa durante la lunga crisi economica.

Cordiali saluti,

V.


PS: In calce all'articolo di HP, trova tre miei lunghi commenti, con le cifre delle manovre correttive e alcune informazioni che troverà sicuramente “eterodosse”, ma del tutto rispondenti al vero e facilmente riscontrabili, sulla politica monetaria della BCE durante la crisi economica.



Re: Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Daveri Francesco (Francesco.Daveri@unicatt.it)

11/8/2017 09:28

A  v  

Gentile V.

grazie del messaggio.

il punto da lei sollevato è interessante e merita certamente sforzi approfonditi di analisi e quantificazione.

il fatto che gli aggiustamenti di bilancio di berlusconi-tremonti siano stati più consistenti di quanto gli interessati vogliano far sapere non mi sorprende. in particolare, i veri tagli alla spesa per dipendenti pubblici li ha fatti certamente tremonti congelando gli aumenti e i rinnovi contrattuali dal 2010. misura temporanea e iniqua ma efficace nel controllo della spesa nei redditi da lavoro. anche i risultati relativi alla spesa pensionistica mi sembrano plausibili, ma non sono un esperto di pensioni quindi su questo non so bene cosa dire di più preciso.

in generale mi chiedo se i suoi risultati dipendano almeno in parte dalla metodologia di calcolo che prende per buoni i numeri riportati nelle relazioni tecniche dei vari DL. tali numeri spesso rimangono sulla carta. specie nei tagli ai ministeri e agli enti locali. inoltre per quello che ricordavo i tagli di tremonti - compreso quelli dell'estate 2011 - rinviavano al futuro la vera copertura delle misure implicate con il trucco delle clausole di salvaguardia. non ho ben capito come lei contabilizzi questo gioco di rinvii delle coperture da un governo all'altro.

cordiali saluti e buona estate

francesco daveri



Re: Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Da:   v   12/8/2017 17:42

A   Daveri Francesco  

Egr. Prof. Daveri,

1. Introduzione

La ringrazio doppiamente, sia per la Sua cortese risposta, sia per la Sua pronta sensibilità e manifestata consapevolezza che la questione da me sollevata merita di essere adeguatamente approfondita.

Io ritengo da anni, infatti, che ci troviamo di fronte ad uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE (io lo scrivo sempre rigorosamente in maiuscolo) della storia patria, sia sull’ammontare complessivo delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica, sia per la quasi generalità delle vittime di tale DISINFORMAZIONE (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare - tutti i docenti di Economia), sia per la loro ripartizione tra il governo Berlusconi (80%) e il governo Monti (20%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

Assieme ai casi coevi della riforma delle pensioni Fornero, alla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero,[1] il prof. Monti[2] ed esperti di previdenza, come ad esempio Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la situazione,[3] vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011[4]); e, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea, degli obiettivi statutari della BCE (che non è uno soltanto, come quasi tutti pensano), oggetto, oltre che di numerosi miei post e commenti, di una mia petizione al Parlamento Europeo, in corso di esame e attualmente in attesa della risposta della BCE (e della Commissione Europea) alla mia replica.[5]

Questa mia e-mail di replica, della cui lunghezza mi scuso, vuole essere un ulteriore, personale contributo all’opera di chiarificazione che spero Lei vorrà intraprendere, al Suo ben più importante livello di autorevolezza, di influenza e di diffusione.

2. Fonti

No, non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche, ma (a) essendo io uno dei destinatari delle misure recate dal DL 78/2010 (mi riferisco in particolare all’art. 12/Pensioni), seguivo molto attentamente gli sviluppi normativi, ho promosso e partecipato a iniziative sul web (tra cui una lettera al presidente della Repubblica e una serie di email molto critiche ai segretari della CISL, Raffaele Bonanni, e della UIL, Luigi Angeletti, coautori e “complici” di Tremonti, Sacconi e Marcegaglia nella stesura delle scandalosamente inique misure recate dal DL; peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori in una crociera apposita, a spese della UIL), ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre (24,9 mld – valore non cumulato ricavato dagli organi di stampa - per il DL 78/2010 + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011: questi ultimi due dati li ascoltai direttamente dalla voce di Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famosa o famigerata lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano); poi, come è scritto nella mia prima email, ho letto e utilizzato come fonte l’articolo del Sole 24 ore del 2012 riportato in dettaglio nel post che ho già allegato Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale all’aspettativa di vita). Solo successivamente, ho trovato l’analisi della CGIA di Mestre riportata in calce al post, che conferma (ma forse lo precede) l’articolo del Sole 24 ore.

3. DISINFORMAZIONE della potentissima propaganda berlusconiana

La DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola, che andrebbe analizzato e sviscerato approfonditamente in sede prima di tutto accademica, ma ciononostante le cose talvolta venivano dette, anche se in maniera effettualmente debole (vedi, ad esempio, questa dichiarazione eclatante di Bersani «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»[6], il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI3 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, è notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le dipendenti private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche mese l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell’incompetente, sleale e inaffidabile Tremonti[7]); o, sull’altro versante politico, in maniera strumentale, quando era necessario: vedi la polemica con il Commissario all’Economia Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi,[8] ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, badi bene, aveva provveduto a redigere la prima lettera di chiarimenti all’UE - quella che Tremonti si rifiutò di firmare -, commettendo un errore di comunicazione che a mio avviso si rivelò esiziale, cfr. il mio post Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn riportato nella nota 8 e la voce Wikipedia, par. 4.3, riportata alla nota 4), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore, ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la grande balla impunita che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE.[9]

4. Scopertura e clausola di salvaguardia

Vi ho accennato nella mia prima e-mail ed è riportato nel post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti. A me risulta che furono 15 mld, poi coperti dal governo Monti aumentando l’IVA. Rileggendo ieri un altro mio post del 2012, ho trovato che all’epoca scrissi che il problema della scopertura Tremonti se lo era creato da solo anticipando dal 2014 al 2013 il pareggio di bilancio, che nessuno gli aveva chiesto (all’epoca – 2011 -, cercava di crearsi benemerenze in ambito UE a trazione tedesca per poter costituire come candidato PdC un’alternativa al periclitante Berlusconi, col quale era ai ferri corti).

5. Pensioni

Per quanto riguarda le pensioni (per le voci spurie nella spesa pensionistica e il confronto internazionale La invito a leggere la mia Lettera a Carlo Cottarelli…, allegata nelle mia Lettera ai media…, riportata nella mia prima email), i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla RGS (a) quantificati in centinaia di mld fino al 2060 (cfr. il comunicato dell’on. Cesare Damiano nel mio post Lettera alla Professoressa Elsa Fornero…), e (b) ascritti solo per un terzo del totale delle riforme dal 2011 alla riforma Fornero.[10]

6. Prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010)

Fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase (la “osabilità” delle misure, fino a poco prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne pochissime iniziative della CGIL, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti menava vanto), sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld) o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld), o il doppio G8 (almeno 0,5 mld) o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti nel 2010 (DL 78 del 31.05.2010, convertito dalla legge 122/2010), accennate nel mio post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, riporto il poscritto di uno dei tre commenti in calce all’articolo citato di HP:

PS:

I mutati rapporti di forza tra le classi si sono fatti sentire anche sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale fu fortemente iniqua, segnatamente per le manovre correttive del governo Berlusconi, mentre molto più eque furono quelle varate dal governo Monti (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).

Ad esempio, il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122/2010, il più scandalosamente iniquo, contemplò, tra l’altro, non soltanto il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, ma anche il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, nonché il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (cioè i poveri), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011, mentre ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari o milionari, non venne chiesto letteralmente neppure un centesimo (il contributo di solidarietà, varato in 2 DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne). Così successe per la tassazione delle stock option, per le quali fu prevista una soglia troppo alta.

7. BCE

Infine, per quanto riguarda la BCE, ed il giudizio a mio avviso in grandissima parte immeritato sul “salvatore” Draghi, trascrivo qui di seguito il mio secondo commento in calce all’articolo di HP che ha riportato le Sue dichiarazioni (dei tre commenti che Le chiedevo di leggere nella mia prima e-mail).

CONTROINFORMAZIONE/2

2. POLITICA MONETARIA DELLA BCE

BCE e deflazione
Il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la BCE - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi, dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti  
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo (come è scritto nel sito della BoE), che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.

Anche per la BCE ho provveduto a redigere una modifica alla relativa voce di Wikipedia, molto carente, inserendo il capitolo 8, ma mi è stata integralmente eliminata per i motivi anzidetti. La riporto, desumendola dalla Cronologia della voce (scorrere la pagina fino all’indice e poi cliccare sul cap. 8).[11]


[1] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive

[2] Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[3] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

[4] Ho provveduto a modificare la voce Wikipedia Riforma delle pensioni Fornero introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia (che non ammette né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza).

Cap. 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero

[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[6] La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani

[7] Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/8/Lettera

[8] Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn

[9] Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi

[10] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76)

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[11] 8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica 

https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=835061

Cordiali saluti e buona estate,

V.


PS: Se non ha niente in contrario, riporterò queste e-mail nel mio blog.



Post collegati:


Analisi quali-quantitativa/1 - Piano Fenice – Salvataggio Alitalia


Analisi quali-quantitativa/2 - Abolizione dell‘ICI


Analisi quali-quantitativa/3 – Spese G8



**********




Dialogo sul sistema Target2



Riporto un dialogo sul TARGET2, il “sistema di pagamenti interbancario per l'elaborazione in tempo reale dei bonifici transfrontalieri in tutta l'Unione europea”, svoltosi a cavallo tra gennaio e febbraio 2017, in calce al seguente articolo del blog “Soldi e potere” di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Carlo Clericetti  -  30 GEN 2017

I debiti dell'Italia e la svolta di Draghi



http://0.gravatar.com/avatar/f8707226d615abd00e5749a370d04605?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

"E dunque, se per ipotesi l'Italia volesse uscire dall'euro e dovesse "pagare il conto", quel conto non corrisponderebbe al saldo del Target 2, ma solo ai prestiti che le banche italiane hanno acceso presso la Bce via Bankitalia."

Che sono i saldi T2. Il fatto che UNA PARTE di tali saldi sia dovuta ad attività acquistate all'estero non è rilevante. Quelle non le ha comprate la BdI ma le banche. E non possiamo sapere se e quando e a che prezzo le venderanno. Non possiamo sapere dove si faranno accreditare la vendita. L'unica cosa certa è che il giorno dopo l'uscita il debito è quello messo a bilancio dalla Banca d'Italia.

"Però, non è che quando una banca va a chiedere un finanziamento la Bce si accontenta di una stretta di mano e di un "pagherò": a fronte del prestito chiede una garanzia in titoli, il cosiddetto "collaterale". Quindi, in teoria basterebbe che questi titoli, che attualmente coprono il valore dei presiti, fossero trasferiti dalla Bce alla Banca d'Italia che con il corrispettivo rimborserebbe la Bce."

I collaterali ce li ha la BdI non la BCE. Tra BdI e BCE c'è solo un conto corrente con lo scoperto, o se vuoi un IOU. Quei collaterali sarebbero ridenominati in lire, quindi non servirebbero a nulla.


Chi detenga i collaterali non rileva, quello che conta è che il rimborso alla Bce sarebbe solo la differenza tra il loro valore in euro e quello in neolire, quindi il punto è quanto sarebbe la svalutazione.


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Faccio due puntualizzazioni:

1. Come ho già rilevato in passato, poiché 9 Paesi non fanno parte dell’Eurozona e perciò hanno versato una quota minima di capitale ed il capitale versato della BCE è soltanto quello dei Paesi dell'Eurozona (pari in totale al 70,3915%),[1] ai fini della ripartizione dei profitti e delle perdite (e del QE) le quote vanno riproporzionate al totale versato, cioè le percentuali di riparto vanno riproporzionate al 70,3915% (ad es. Italia: 12,3108:100,00=X:70,3915= --> 17,4890).
In questo mio post ho riportato tutte le quote corrette di ripartizione: Quantitative easing e uscita dalla crisi economica.

[1] Sottoscrizione del capitale
Ultimo aggiornamento: 1° gennaio 2015
Il capitale della BCE, che ammonta a 10.825.007.069,61 euro, è sottoscritto dalle banche centrali nazionali (BCN) di tutti gli Stati membri dell’UE.
L’ammontare sottoscritto e interamente versato dalle BCN dei paesi dell’area dell’euro a valere sul capitale della BCE è pari a un totale di 7.619.884.851,40 euro, ripartiti nel seguente modo.
Banca d’Italia (Italia) 12,3108€ € 1.332.644.970,33
Totale 70,3915% € 7.619.884.851,40
I profitti e le perdite netti della BCE sono distribuiti tra le BCN dei paesi dell’area dell’euro conformemente all’articolo 33 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea:
Ripartizione dei profitti e delle perdite netti della BCE
33.1. Il profitto netto della BCE deve essere trasferito nell’ordine seguente:
1. un importo stabilito dal Consiglio direttivo, che non può superare il 20% del profitto netto, viene trasferito al fondo di riserva generale entro un limite pari al 100% del capitale;
2. il rimanente profitto netto viene distribuito ai detentori di quote della BCE in proporzione alle quote versate.
BCN dei paesi non appartenenti all’area dell’euro
Le BCN dei 9 paesi dell’UE non appartenenti all’area dell’euro sono tenute a versare una percentuale minima delle quote di capitale rispettivamente sottoscritte, a titolo di contributo ai costi operativi della BCE connessi alla partecipazione al Sistema europeo di banche centrali. Dal 29 dicembre 2010 tale contributo è pari al 3,75% della rispettiva quota complessiva di capitale sottoscritto.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/capital/html/index.it.html

2. L’importo complessivo degli aiuti dell’Italia ai Paesi in difficoltà ammonta a quasi 60 mld, suddivisi tra:
- Contributo al capitale dell'ESM (European Stability Mechanism; serie S271668M) circa 14 mld;
- Prestiti in favore di paesi della UEM erogati attraverso l'EFSF (European Financial Stability Facility; serie S441461M) circa 33 mld;
- Prestiti in favore di paesi della UEM erogati bilateralmente (serie S452657M - serie S441461M) 10 mld.
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2017-finanza-pubblica/suppl_03_17.pdf
Va però considerato che il rischio connesso è variamente suddiviso.

Vincesko


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Sullo stesso tema, ma con focus particolare sulle conseguenze per la Germania, segnalo:

Draghi e la “fake news” sul TARGET2
È vero che per uscire dall’euro bisogna prima saldare i debiti TARGET2? Non proprio.
di Thomas Fazi - 28 gennaio 2017

http://www.eunews.it/2017/01/28/draghi-e-la-fake-news-sul-target2/76363

Vincesko


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Sullo stesso tema, e con focus sulle conseguenze per la Germania dalla rottura dell’Euro per paura del Target2, segnalo:

TARGET2: Not why Germans should fear a euro breakup
Karl Whelan - 29 April 2012
In recent years, instability in many European countries has led to large transfers of money into Germany. This in turn has led the Bundesbank to build up large credits with other central banks in Europe – via the TARGET2 system. Does this represent a risk to Germany in the event of a breakup of the euro? This column argues that Germany will have far bigger things to worry about.

http://voxeu.org/article/target2-germany-has-bigger-things-worry-about

Do la traduzione della parte conclusiva.

Ho il sospetto che alcuni possano suggerire che una mancata, via fisco, ricapitalizzazione della Bundesbank produrrebbe una valuta in cui le persone non avranno fiducia e / o che questo si tradurrà in inflazione. Tuttavia, questo approccio non modificherebbe per nulla la quantità di denaro che circola in una Germania post-EMU. E un assegno gettato in un caveau non può innescare iperinflazione. Più probabilmente, siccome il valore di una moneta fiat dipende in gran parte dalla fiducia dei cittadini che la quantità di moneta sarà tenuta in misura limitata, è che il nuovo marco tedesco si apprezzerà in modo significativo, con il risultato della deflazione piuttosto che dell'inflazione.
Anzi, è probabile che la Germania debba affrontare gravi problemi dopo una rottura dell'euro a causa della rivalutazione della sua moneta. La sua economia orientata alle esportazioni ne soffrirebbe e le sue banche commerciali troverebbero che le loro attività - gran parte delle quali sarebbe ora denominata in valute estere più deboli - non coprono più le loro passività. I contribuenti tedeschi dovrebbero probabilmente pagare un prezzo serio per mantenere una moneta forte ed un sistema bancario privato solvente.
Quindi, una rottura dell'euro potrebbe essere molto dannosa per la Germania, ma questi pericoli non sono relativi al credito TARGET2 della Bundesbank. Per evitare i pericoli connessi con una rottura dell'euro, è indispensabile che il sistema di pagamenti continui a funzionare senza problemi. Le proposte, come quelle di Sinn e Wollmershäuser (2011), per limitare il funzionamento del sistema TARGET2 avrebbero, se attuate, portato alla fine dell'euro e gettato la Germania in gravi difficoltà economiche.
E' tempo per quegli economisti tedeschi che capiscono il significato dei saldi Target2 di rispondere agli allarmisti prima che sia troppo tardi.

Vincesko


http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Non sono uno specialista ma, secondo me, la presentazione dei saldi Target fatta da Clericetti presenta qualche lacuna.
In effetti questi debiti sono generati non tanto dall'acquisto di una Mercedes quanto dal totale dei disavanzi commerciali presenti negli scambi fra paesi dell'euro zona.
Ciò vuol dire che le banche italiane hanno pompato liquidità per realizzare quelle transazioni (mettendo a disposizione dei loro clienti linee di credito).
In passato era la Banca d'Italia che gliela forniva e quando il deficit commerciale e la bilancia dei pagamenti raggiungevano livelli di guardia, si svalutava per ristabilire condizioni più sostenibili di equilibrio competitivo.
Con l'euro i flussi interbancari di sono allargati a tutte le banche dell'eurozona materializzandosi in massicci trasferimenti fra le banche del nord e quelle del sud.
Al momento della crisi si sono prodotti due fenomeni :
-le banche del nord hanno cominciato a rifiutare il collaterale offerto dalle banche del sud (essenzialmente titoli di stato)
-il mercato della liquidità interbancaria si è bloccato (la famosa crisi di fiducia).
À quel punto è intervenuta la BCE fornendo attraverso svariati tipi di operazioni (ltro, tltro e infine QE) liquidità a buon mercato alle banche, registrando al tempo stesso (secondo il circuito descritto da Clericetti) debiti e crediti nei propri libri di conto, corrispondenti ai disavanzi generati dai reciproci deficit commerciali.
In sostanza le importazioni provenienti dai paesi del nord sono state saldate grazie alla creazione di "moneta centrale" operata dalla BCE e presa in prestito dalle banche.
Ma dato che la BCE non può prestare ad un singolo paese, essa registra simultaneamente un debito presso la BCN del paese acquirente ed un credito verso la BCN del paese esportatore.
A tale fenomeno se ne aggiunge un altro, quello relativo alle transazioni su titoli finanziari sul mercato secondario.
È un problema che riguarda da vicino l'Italia, paese di grandi risparmiatori e spiega anche l'esplosione dei saldi Target a partire dal 2011.
Le banche italiane, si sa, conservano nei loro bilanci ingenti quantità di titoli di stato ma devono anche fornirne altrettanti ai loro clienti.
In tal caso si rivolgono ad operatori che detengono in genere i loro conti nell'euro zonazona presso le banche domiciliate nei paesi forti dell'euro sistema.
Quando le banche italiane, investono liquidità (che non hanno) per importare titoli, obbligazioni e prodotti monetari da mettere a disposizione dei loro clienti, creano un debito nei loro conto presso la BCN e di converso presso la BCE che corrisponde a un credito analogo nel conto BCE della, mettiamo, Bundesbank e in finis della Deutsche bank.
Questi movimenti corrispondono ai saldi Target che sono strettamente omogenei al positivo come al negativo.
Come risolvere il problema in caso di "uscita" dall'euro?
In questo caso ipotetico, dice Draghi, si devono saldare le pendenze.
Ma con che?
La conversione del collaterale (titoli delle banche o titoli di stato) dovrà riflettere il valore dei nuovi titoli emessi in neo moneta e se (come probabile) non ci sarà accesso ai mercati finanziari, il valore di quei titoli sarà nullo.
L'unica teoria avanzata, mi pare, sia stata quella di una modifica delle quote che ogni paese detiene nel capitale della BCE e in subordine dell'ESM.
Si opererebbe quindi uno spostamento di percentuali da un paese all'altro in funzione dei debiti e dei crediti.
Sembrerebbe semplice ma non lo è poiché nessun trattato lo prevede e nessun paese può abbandonare l'euro, fatto salvo il caso di un'esplosione del sistema...


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Caro Domenico,
1. Anche l’acquisto delle auto Mercedes o i frigoriferi vanno nei saldi Target2.
“Ogni pagamento, dall'acquisto di un frigorifero in un centro commerciale all'ordine di una maschera da sub dalla Grecia, passa attraverso questo cervellone elettronico. Una piramide, in cima alla quale c'è la Bce, immediatamente sotto ci sono le banche centrali nazionali (Banca d'Italia, Bundesbank, Banco d'Espana, ecc.). E poi alla base ci sono le banche commerciali”.

Ecco come funziona il cervellone che protegge l'euro (e perché al Sud viene imposta austerity anche in fasi recessive)
di Vito Lops 16 aprile 2014

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-04-16/ecco-come-funziona-cervellone-che-protegge-euro-e-perche-sud-viene-imposta-austerity-anche-fasi-recessive-111444.shtml

2. Se ti fossi preso la briga di leggere la lunga discussione in calce all’articolo di Keynesblog, che ho linkato in calce all’articolo precedente di questo blog “Gli “stregoni dei numeri” di Bruxelles”  http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2017/01/20/gli-stregoni-dei-numeri-di-bruxelles/#comment-5078, ti saresti risparmiata l’affermazione probabilmente infondata che “nessun paese può abbandonare l'euro”, poiché avresti letto la mia risposta ad un neo-liberista, sicuro del fatto suo ma disinformato come te, corredato col seguente link:
Uscita dall’euro
L’articolo 140 del Trattato Ue consolidato indica che il Consiglio «deliberando all’unanimità degli Stati membri la cui moneta è l’euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l’euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l’introduzione dell’euro come moneta unica nello Stato membro interessato». Tutto si gioca sul termine «irrevocabilmente»: l’interpretazione della Commissione e del Consiglio è che la stessa adesione all’euro è irrevocabile. C’è invece chi sostiene che a essere irrevocabile è solo il tasso di cambio dell’euro (art.140/3) e dunque un Paese non può essere espulso ma può andarsene se decide così
”.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-01-05/uscita-dall-euro-cosa-prevede-trattato-144818.shtml

3. Gli immediatamente precedenti 3 periodi del tuo commento sono incomprensibili.

Vincesko


http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Ciao Vincesko,
rispetto ai punti che hai sollevato, continuo ad avere qualche perplessità e faccio appello a Clericetti per apportare altri chiarimenti.
1)secondo me il canale Target 2 funziona solo per importi elevati denominati in "moneta di banca centrale".
Se tu compri un frigo diciamo a 1000€ e hai tale somma sul tuo conto bancario, la transazione fra la tua banca e la banca del negoziante (che sia in Italia o in un paese dell'eurozona) si effettua tramite messaggio Swift di addebito a accredito nei conti che le due banche hanno l'una presso l'altra.
Nei casi più complessi, l'azienda che vende può attivare una garanzia bancaria (cauzione o fideiussione) per coprirsi dal rischio di insolvenza del compratore. Ma anche queste operazioni si effettuano sul circuito swift e, a mio parere, non lasciano traccia alcuna nel circuito Target.
Ma se poniamo che il fabbricante italiano di frigoriferi volesse rinnovare la sua linea di produzione e ne comprasse una nuova del valore di 10 mln presso un fornitore tedesco allora, non disponendo di tale somma sul suo conto, richiederebbe alla sua banca l'apertura di una linea di credito che impegnerebbe la liquidità della suddetta banca.
Questa ricerca di liquidità sfocia direttamente nei saldi target2.
Prima della crisi, l'operazione si svolgeva sul mercato interbancario con regolare reciprocità fra le banche dell'eurozona e l'impatto sui saldi Target era relativamente limitato. Dopo la crisi di fiducia del 2010, la banca italiana che vuole finanziare l' operazione sulla linea di produzione (e tante altre al tempo stesso) chiede liquidità alla sua BCN e si innesca quel circuito descritto da Clericetti.
Lo stesso succede se invece di una linea di produzione si tratta di tiitoli di stato o prodotti finanziari da vendere ai propri clienti.
2)avevo letto i commenti su Keynes blog ma non essendoci una giurisprudenza in materia capirai che le posizioni espresse rimangono allo stadio di congetture.
3)se ti riferisci alla teoria delle quote in BCE e ESM, era stata avanzata prima della crisi quando i saldi Target non superavano poche decine di mld.
Riconosco che oggi, dati gli importi in gioco, non sarebbe assolutamente praticabile e continuo a pensare che non ci sarà un'uscita unilaterale di un paese dall'euro...
Domenico


http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Vincesko,
Ho appena letto l'articolo di Lops. Forse ha ragione lui sul frigo ma non ne sono sicuro.
In ogni caso, sulla bilancia dei pagamenti, sul circuito della liquidità prima e dopo la crisi e sul ruolo del collaterale, dice più o meno le stesse cose che avevo affermato nel primo post.


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Il mio interlocutore in Keynesblog è l’autore di una ricostruzione del sistema Target2, nel sito neo-liberista NoisefromAmerika:
I famosi saldi TARGET2
28 marzo 2013 • enzo michelangeli

http://noisefromamerika.org/articolo/famosi-saldi-target2

In uno dei primi commenti, ci sono questi scritti di Karl Whelan (il secondo, l’ho già linkato più sopra, il 30 gennaio 2017 alle 16:19, dando la traduzione della parte conclusiva):

Presentation: Target2 and the Euro Crisis
Posted on June 27, 2012

http://karlwhelan.com/blog/?p=542

TARGET2: Not why Germans should fear a euro breakup
Karl Whelan
29 April 2012

http://www.voxeu.org/article/target2-germany-has-bigger-things-worry-about

TARGET2 and Central Bank Balance Sheets 
Karl Whelan1
University College Dublin New Draft
March 17, 2013

http://www.karlwhelan.com/Papers/T2Paper-March2013.pdf

Vincesko


http://0.gravatar.com/avatar/ed7d4f24bff9a1c3894c71bed7f8e3bf?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Infatti uscirebbe dall'euro chi avrebbe convenienza o necessità di fare un default sul debito pubblico. Maggiormente per strumentalizzazione politica, la Francia è a maggiore rischio.

Chi non paga ad un ristorante non mangerà più in quel posto per molto tempo.

Le famiglie italiane hanno 3800 miliardi di euro di credito (soldi nei C.C.) e il rating dell'Italia è simile a paesi in via di fallimento.
E' una vergogna l'atteggiamento delle agenzie di rating verso l'Italia che si abbarbicano ancora all'epoca della crisi del 2011.

La mancata reazione italiana alla crisi del debito del 2011 era dovuta alla mancanza di una moneta sovrana e sopratutto alla mancanza dell protezione della Bce. Nessun nazione resisterebbe ad una richiesta di turnover immediato degli investimenti dei privati, tranne che per legge. Ma stiamo parlando di speculazione a cui non converrebbe alcuna legge.

Il debito aggregato è la somma tra il debito pubblico maturato da uno Stato nei confronti di vari creditori (pubblici o privati) e il debito privato, ovvero quello di famiglie e imprese. Grazie alla media elevata della ricchezza finanziaria delle famiglie (l'essenza del patrimonio nazionale) il debito aggregato italiano a carico di ogni adulto (81mila dollari) è dietro soltanto a quello tedesco (79mila) e nettamente inferiore ai livelli di Francia (97.700 dollari), Gran Bretagna (105.400 dollari) e Stati Uniti (134.400 dollari).


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

@salvum
Questa volta, a parte sul… credito dei 3.800 mld, che sono invece la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-famiglie-italiane/2015-ricchezza-famiglie/suppl_69_15.pdf), sono d’accordo con te. Purtroppo, gli Italiani sono in stragrande maggioranza autorazzisti ed hanno ancor meno autostima di quanto i loro difetti privati e pubblici giustificherebbero.
E anziché bastonare gli arroganti e i paranoici, autoctoni o stranieri, segnatamente quelli di ceppo teutonico, come fecero gli antichi Romani, consentono loro di impancarsi a maestrini strampalati, indizio certo di coda di paglia, e di diffamarli impunemente, dandogli anche una mano.
Le società di rating (che non sono agenzie pubbliche, ma imprese private, per giunta piene di conflitti d’interessi) sono truffaldine ed arroganti come i furbi Tedeschi, e come tutti gli arroganti conoscono soltanto il linguaggio della forza. Vanno bastonate adeguatamente e punite come fanno gli USA: penalmente e finanziariamente. Altro che facendo sterili appelli, come suggerisce il prof. Fortis. A chi, poi? Al ministro burocrate prudente Padoan? O al troppo educato e silenzioso PdC Gentiloni? O alla “bottegaia” e corriva cancelliera Merkel? O al giulivo e correo Presidente Juncker, che non crea un’agenzia di rating europea? (S&P’s declassa l’Italia a BBB-).

Presso il piccolo Tribunale di Trani, è in corso l’importante processo contro Standard&Poor’s per i suoi rating negativi farlocchi contro l’Italia nel 2011.

Processo rating, la procura chiede di condannare S&P e gli analisti
A Trani si chiede la condanna per manipolazione del mercato: 3 anni e mezzo milione di multa al responsabile per l'Europa e gli specialisti del debito
20 gennaio 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/processo_rating_la_procura_chiede_di_condannare_s_p_e_gli_analisti-156447276/

Ne traggo i passi più significativi, che, per chi conosce un po’ i dati, cioè una infima minoranza (max l’1%), equivalgono a scoprire l’acqua calda:
 L'inchiesta riguarda il declassamento di due gradini del rating dell'Italia che le agenzie di rating decisero tra il 2011 e il 2012 e che, secondo l'accusa, avrebbe provocato "una destabilizzazione dell'immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell'Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali", un deprezzamento dei titoli di Stato e un indebolimento dell'euro. All'epoca, l'allora premier Monti parlò di "un attacco all'euro e all'Europa". […]
Nel 2011 l'Italia "stava messa meglio di tutti gli altri" Stati europei, ma da parte di S&P c'è stata "la menzogna, la falsificazione dell'informazione fornita ai risparmiatori" mettendo così "in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l'Italia", ha spiegato il pm Ruggiero. Che ha spiegato come la conversazione telefonica, intercettata durante le indagini, tra l'allora ad per l'Italia di S&P, Maria Pierdicchi, e Deven Sharma, all'epoca dei fatti presidente mondiale dell'agenzia di rating, "è la confessione del comportamento criminoso di S&P sul doppio downgrade dell'Italia
”.

Vincesko


http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Nell'audizione di ieri davanti al Parlamento Europeo, Mario Draghi ha risposto indirettamente anche a Clericetti.
Non c'è nessuna svolta nella sua analisi e di fronte alle incongruenze della politica ed alle mire di chi, in un'Europa a doppia velocità, immagina già l'Italia relegata nel limbo dei perdenti, il Presidente alza i paletti e si prepara da solo all'ennesima battaglia...


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Segnalo sul tema del Target2:
L’organetto di Draghi. Terza lezione: LTRO, Target 2, OMT (2011-2012)
Di Sergio Cesaratto - 20 giugno 2015

http://www.economiaepolitica.it/il-pensiero-economico/lorganetto-di-draghi-terza-lezione-ltro-target-2-omt-2011-2012/
Vincesko


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Segnalo (Sergio Cesaratto è no-Euro):
Fiato sprecato
di Sergio Cesaratto - 31 Gennaio 2017
Intervento al Seminario internazionale, Europe…What’s Left? organizzato da: transform! europe, transform! italia, Rosa Luxemburg Stiftung e Alternative per il Socialismo, sulle “22 tesi per l’Europa”, 20 gennaio 2017, Casa Internazionale delle Donne, Roma
“[Non vale neppure menzionare l’altro argomento, assurdo, per cui abbandonare l’euro e perseguire la sovranità nazionale non ha senso in un mondo “globalizzato”. Sì, perché essersi messi nelle mani dei tedeschi (Caffè diceva “mai coi tedeschi!”) ci sta salvando!

http://www.sinistrainrete.info/europa/9005-sergio-cesaratto-fiato-sprecato.html

Vincesko


http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Segnalo:
Quel bilan tirer du traité de Maastricht, 25 ans après sa signature?
Le 7 février 1992, les pays membres signaient la nouvelle pierre de la construction européenne. 
Mais les règles instaurées sont régulièrement critiquées.
LE MONDE ECONOMIE | 06.02.2017 à 06h38 • Mis à jour le 07.02.2017 à 09h59 |Par Marie Charrel

http://www.lemonde.fr/europe/article/2017/02/06/le-traite-de-maastricht-fete-ses-25-ans-en-catimini_5075033_3214.html
Vincesko



**********





Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE



Riporto una discussione sulla politica economica del Governo, la politica monetaria e i poteri-doveri della BCE per far fronte alla deflazione e alla crisi economica, e le regole strane di Wikipedia, svoltasi in gennaio in calce al seguente articolo nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Carlo Clericetti  -  20 GEN 2017

Gli “stregoni dei numeri” di Bruxelles



http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Massimo Giannini, ieri sul quotidiano la Repubblica   (http://www.repubblica.it/politica/2017/01/19/news/le_richieste_ue_e_il_governo_al_bivio-156350958/), ha scritto che il Governo Renzi poteva fare di più, sia quantitativamente come deficit, sia qualitativamente come misure. Giannini ha spiegato che il piano di Renzi è fallito perché ha sprecato la insufficiente flessibilità in misure sbagliate; e ha suggerito al nuovo Governo di osare di più aumentando significativamente il deficit e “varando una grande operazione di abbattimento del cuneo fiscale sul lavoro e/o di investimenti pubblici”. Per il taglio del cuneo fiscale sul lavoro, Giannini forse è influenzato da Scalfari. Come dire? errare è umano, perseverare diabolico. Renzi ha già ridotto il costo del lavoro ed ha regalato agli imprenditori ben 22 mld, ma inutilmente perché non c'è domanda.
Occorre, invece, aumentare la domanda aggregata, mettendo i soldi direttamente nelle tasche dei poveri, che sicuramente li spenderebbero, e investendo in opere pubbliche in settori mirati, che hanno un moltiplicatore tra il 2 e il 3. Ciò che va fatto, pertanto, è (a) aumentare il deficit in misura congrua (come hanno fatto quasi tutti gli altri Paesi durante la crisi) per disporre di un 50 mld; (b) mettere i soldi in tasca ai poveri, ad alta propensione al consumo; e (c) investire in opere pubbliche in settori mirati e con controlli severi (è quasi superfluo che io rispecifichi che nei settori mirati va incluso prioritariamente un corposo Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità, che sono estremamente carenti e possono fare la differenza per migliaia di famiglie tra una vita difficile ma sostenibile economicamente e la povertà).
Vincesko

PS: Per il debito pubblico, il parametro che conta è il rapporto debito/Pil, che dipende anche dal denominatore (i.e. crescita).