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Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti


Dopo che avevo ‘postato’ un commento rettificativo sul loro sito in calce a questo articolo https://www.lacittafutura.it/interni/la-truffa-si-vive-meno-ma-aumenta-l-eta-per-andare-in-pensione.html, la redazione del giornale on-line La Città Futura mi ha chiesto di inviarle un articolo sulle pensioni, includendo se possibile un riferimento a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti all’inizio del mese. Lo pubblico anche qua. Il titolo e alcune piccole modifiche utili alla polemica politica sono redazionali.



Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti

Pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

di Vincesko  -  21/10/2017


Il governo ha da poco varato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) sposando le considerazioni di Bankitalia e Corte dei Conti sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, osserva palazzo Koch, mentre i magistrati contabili evidenziano che “non si tratta, evidentemente, di rispondere alle nuove evidenze con ulteriori restrizioni dei parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero; si tratta invece di cogliere ancor meglio il senso della delicatezza del comparto e confermare i caratteri strutturali della riforma, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione). Ogni arretramento su questo fronte, esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità”.

Parole pesanti che chiudono la porta ai Sindacati che avevano chiesto un ammorbidimento del meccanismo introdotto dalla riforma Sacconi dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe far scattare un altro aumento di ben 5 mesi a decorrere dal 2019, portando così l’età di pensionamento di vecchiaia esattamente a 67 anni per tutti.

Ma pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

Dopo la crisi del debito greco, vengono emanate in Italia nuove ed incisive norme riguardanti le pensioni, i cui scopi dichiarati sono: (i) di equilibrare ‘strutturalmente’ la spesa pensionistica pubblica, costituita dagli assegni pensionistici correnti, con i contributi sociali (che comprendono i contributi previdenziali) versati dai lavoratori in attività; (ii) di mettere ‘in sicurezza’ i conti previdenziali, facenti parte dei conti pubblici, e rendere ‘sostenibile’ il sistema previdenziale nel lungo periodo.

Le nuove norme pensionistiche sono comprese in due provvedimenti legislativi organici, che vanno sotto il nome, rispettivamente, di “Riforma delle pensioni Sacconi” e “Riforma delle pensioni Fornero”. Esse completano un ciclo di incisive riforme pensionistiche iniziato nel 1992. Da allora, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011.

La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007: DL 78/2010, L. 122/2010, DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011), è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

1.     L’aumento dell'età per il pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità;

2.     La "finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi (“finestra” mobile che incorpora la “finestra” fissa, mediamente di 4 mesi, introdotta dalla Riforma delle pensioni Damiano con la L. 24/12/2007, n. 247);

3.     L'allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più “finestra”), tranne le lavoratrici private;

4.     L'adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.

La riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011) ha stabilito, principalmente:

1.     L’estensione pro-rata del metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

2.     L’aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) ed eliminazione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);

3.     L’allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri;

4.     L’adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019, non più a cadenza triennale ma biennale.

Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

Si noti bene che la legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo dei 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalle riforme Sacconi e Damiano con le “finestre”) è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale.

Come si arguisce facilmente confrontando le misure, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

·         sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

·         sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già più di 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Come è potuto succedere un caso così eclatante di disinformazione sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che quasi tutti i 60 milioni di italiani ascrivono a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per ben 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE che sono due e non uno soltanto? I 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa professoressa Fornero, la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché – come si fa di solito – limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha confermato e ripetuto le misure della severa riforma Sacconi, il quale, dal suo canto, non ha rivendicato la paternità e smascherato il plagio ma col suo lunghissimo silenzio lo ha assecondato.

Per quanto attiene, infine, alla spesa pensionistica, i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero [1].

Nonostante questi risparmi di entità elevatissima, oltre alla RGS, sia la Banca d’Italia sia la Corte dei Conti, nelle loro audizioni al Parlamento sulla Nota di variazione al DEF 2017, si sono dette contrarie ad intervenire “sull’adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione)”. Il motivo della contrarietà è riconducibile al rischio di pregiudicare nel medio-lungo periodo la ‘sostenibilità’ del sistema pensionistico, a causa di una riduzione del Pil dovuta soprattutto a due fattori di ordine demografico: (a) la flessione del tasso di natalità e (b) un minore apporto netto dell’immigrazione, relativamente al periodo dal 2020 al 2045. “Per effetto della revisione delle ipotesi demografiche, e principalmente della riduzione del flusso netto di immigrati, la popolazione italiana al 2060 è prevista contrarsi di oltre 9 milioni rispetto al livello stimato nel precedente round previsivo e, contestualmente, l’indice di dipendenza degli anziani aumenta di oltre 8 punti percentuali”, per cui “il livello della spesa pensionistica in rapporto al PIL aumenta di circa 2 punti percentuali nel 2035, raggiunge un massimo di 2,6 punti percentuali intorno al 2045, per poi ridursi a circa 1,2 punti percentuali al 2060 e a 0,5 punti percentuali al 2070”.

Tra le tante critiche che si possono muovere al riguardo, ve ne sono tre che rivelano il carattere politico della posizione estremista e ortodossa di Bankitalia e Corte dei Conti: (i) l’aleatorietà delle previsioni a lunghissimo termine, per altro condivisa dalla stessa Corte dei Conti (“forti incertezze connaturate a previsioni di lunghissimo periodo”); (ii) la stranezza dell’evoluzione demografica posta a base della nuova previsione ISTAT, che, a pensar male, sembra confezionata ad arte per parare richieste di modifica alle pensioni; e (iii) soprattutto, la composizione della spesa pensionistica, che comprende voci spurie.

È importante osservare, infatti, che la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:

1.     TFR, che è salario differito e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento;

2.     Un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica, che è stata pari nel 2016 a 265 mld;

3.     Un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per il bilancio pubblico è una mera partita di giro);

4.     Un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi, dove non vengono classificati spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     Infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica liquidata nel 2016 ammonta a quasi 200 mld, di cui circa 20 mld di natura assistenziale, [2] e la sua incidenza sul Pil passa dal 16% al 12% circa, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.

In conclusione, è ragionevole pensare che la preoccupazione della Corte dei Conti su un parziale alleggerimento dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita non potrebbe inficiare il suo giudizio che “nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine” [3]. E che sarebbe strano se anche la Commissione Europea, nel suo prossimo rapporto, non confermasse il giudizio espresso in passato, e confermato dalla BCE, ossia che, dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e ‘sostenibili’ in UE28 [4].


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Note:

[1] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – Rapporto n. 18. Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76):

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.

2. I risultati dell’analisi allora offerta [Rapporto 2016] portarono a tre principali conclusioni: i) nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine ed è riuscito anche a correggere alcuni squilibri di medio periodo che si manifestavano, dopo la riforma Dini, soprattutto in termini di una indesiderata “gobba” nella curva tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo; ii) tuttavia, la sostenibilità finanziaria del sistema poggia crucialmente su parametri macroeconomici di lungo termine (evoluzione demografica - flussi di natalità, mortalità, migratori -, andamento dell’occupazione e della produttività, ecc.) la cui dinamica è di difficile previsione e soggetta a rischi, dal che consegue che l’aver realizzato un sistema equilibrato nel suo disegno è condizione necessaria ma non sufficiente per gli equilibri dei saldi pubblici dei prossimi decenni; iii) il sistema realizzato, pur complessivamente solido, non è privo di residue insufficienze, tali essendo in particolare l’elevata quota di prestazioni pensionistiche “povere”, la modesta flessibilità nelle modalità di accesso alle prestazioni, l’inadeguata soluzione del problema del rapporto tra longevità e capacità lavorative degli anziani.

[4] Si veda anche l’Annual Ageing Report. Si veda anche: Vítor Constâncio, Vice Presidente BCE quando dichiara che “è precisamente nel campo delle riforme per contenere il peso a lungo termine dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica che I paesi sotto stress hanno già effettuato aggiustamenti. L’Italia ed il Portogallo, per esempio, hanno aumenti stimati per spese legate alla longevità minimali…”. Come il grafico sottostante conferma.



Post collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica


Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


L’articolo è stato ripreso dal sito Sinistrainrete.


Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Created: 27 October 2017



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Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

  


Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Joseph Goebbels).


Io ritengo, da sei anni, che ci troviamo di fronte a tre casi di DISINFORMAZIONE (lo scrivo quasi sempre in maiuscolo) tra i più macroscopici della storia italiana, tre veri casi di scuola:

1.     l’ammontare complessivo di 330 (trecentotrentamld€ delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica,[1] la quasi generalità delle vittime di tale DISINFORMAZIONE (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti di Economia) e la sua ripartizione tra il governo Berlusconi (80%) e il governo Monti (20%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

Assieme ai casi coevi de

2.     la riforma delle pensioni Fornero, alla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero,[2] il prof. Monti, che per inciso io giudico una persona per solito molto sincera,[3] esperti di previdenza, come ad esempio Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la normativa pensionistica e i suoi autori,[4] o la strana coppia costituita dal senatore Sacconi e dall’onorevole Damiano,[5] vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011[6], il quale, anziché denunciare pubblicamente il plagio e rivendicare la paternità e l’incisività della sua riforma, è stato per anni silenzioso assecondando la vulgata.

E, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea,


3.     gli obiettivi statutari della BCEche non è uno soltanto - la stabilità dei prezzi - come quasi tutti pensano; oggetto, oltre che di numerosi miei post e commenti, di una mia petizione al Parlamento Europeo, in corso di esame e attualmente in attesa della risposta della BCE (e della Commissione Europea) alla mia replica.[7]


Questo mio lungo articolo (che in gran parte mette insieme in un unico post dati e informazioni contenuti in vari altri) vuole essere un ulteriore, personale contributo all’opera di chiarificazione che porto avanti da 6 anni, contrastando la vulgata della versione (a) di chi ha messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la recessione, alimentata ad arte dalla potente propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie di fatto del Prof. Monti e della Prof.ssa Fornero, a cominciare già dal titolo del primo DL del governo Monti: “Salva-Italia”; (b) di chi ha portato l’età di pensionamento a 67 anni e messo in sicurezza i conti pensionistici; e (c) degli effettivi poteri-doveri della BCE. Ma, credetemi, è una fatica di Sisifo!

Spero perciò che anche altri (in particolare, media,[8] politici e docenti[9]) vorranno intraprendere quest’opera di chiarificazione, al loro ben più importante livello di autorevolezza, di influenza e di diffusione.


1. Manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che aveva portato lo spread ad un picco di 574 punti base e faceva temere il default, causò le dimissioni del governo Berlusconi, ritenuto dall’UE (e forse dai mercati) inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell'UE, con il governo tecnico Monti, che appariva quindi, in quelle circostanze drammatiche, un salvatore dell’Italia. Questo duplice giudizio è sorretto da un’analisi obiettiva ex post dei dati? La risposta è in entrambi i casi negativa.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), infatti, sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (-22% della capacità produttiva manifatturiera) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private.

Invece, sicuramente, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Fonti. Non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche, ma (a) essendo io uno dei destinatari delle misure recate dal DL 78/2010 (mi riferisco in particolare all’art. 12/Pensioni), seguivo molto attentamente gli sviluppi normativi, ho promosso e partecipato a iniziative sul web (tra cui una lettera al presidente della Repubblica e una serie di email molto critiche ai segretari della CISL, Raffaele Bonanni, e della UIL, Luigi Angeletti,[10] coautori e “complici” del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, Maurizio Sacconi, e della presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, nella stesura delle scandalosamente inique misure recate dal DL; peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori in una crociera apposita, a spese della UIL), ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre (24,9 mld – valore non cumulato ricavato dagli organi di stampa - per il DL 78/2010 + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011: questi ultimi due dati li ascoltai direttamente dalla voce di Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famosa - o famigerata - lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano); poi, (b) ho letto e utilizzato come fonte l’articolo del Sole 24 ore del 2012 riportato in dettaglio nel post che ho già allegato Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la severa riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale all’aspettativa di vita). Solo successivamente, (c) ho trovato l’analisi della CGIA di Mestre riportata in calce al post, che conferma (ma forse lo precede) l’articolo del Sole 24 ore.

DISINFORMAZIONE della potentissima propaganda berlusconiana. La DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola, che andrebbe analizzato e sviscerato approfonditamente in sede prima di tutto accademica, ma ciononostante le cose talvolta venivano dette, anche se in maniera effettualmente debole (vedi, ad esempio, questa dichiarazione eclatante di Bersani «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»[11], il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI3 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, fu notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le dipendenti private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche mese l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell’incompetente, sleale e inaffidabile Tremonti[12]); o, sull’altro versante politico, in maniera strumentale, quando era necessario: vedi la polemica con il Commissario UE all’Economia, Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi,[13] ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, si badi bene, aveva provveduto a redigere la prima lettera di chiarimenti all’UE - quella che Tremonti si rifiutò di firmare -, commettendo un errore di comunicazione che a mio avviso si rivelò esiziale, cfr. il post Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn, alla nota13, e la voce Wikipedia, par. 4.3, riportata alla nota 6), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore, ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la grande bugia impunita che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE.[14]

Scopertura e clausola di salvaguardia. L’ho riportata nel post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti.[1] A me risulta che furono 15 mld, poi coperti dal governo Monti aumentando l’IVA, misura già decisa dal governo precedente. Rileggendo recentemente un altro mio post del 2012, ho trovato che all’epoca scrissi che il problema della scopertura Tremonti se lo era creato da solo anticipando dal 2014 al 2013 il pareggio di bilancio, che nessuno gli aveva chiesto (all’epoca – 2011 -, cercava di crearsi benemerenze in ambito UE a trazione tedesca per poter costituire come candidato PdC un’alternativa al periclitante Berlusconi, col quale era ai ferri corti).

Prima manovra finanziaria correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010). Fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase (la “osabilità” delle misure, fino a poco prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne pochissime iniziative della CGIL, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti menava vanto),[11] sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati (si fa per dire, poiché i beneficiari furono altri, sia come fasce di reddito che come fasce di elettorato) dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld; a tutti gli altri aveva già provveduto, in due tranche, il governo Prodi)[15] o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld),[16] o il doppio G8 (0,5 mld)[17] o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti e Berlusconi nel 2010 (DL 78 del 31.05.2010, convertito dalla legge 122/2010), accennate nel mio post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti,[1] i mutati rapporti di forza tra le classi rispetto al “trentennio glorioso” si fecero sentire anche sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale (330 mld cumulati) fu fortemente iniqua, segnatamente per le manovre correttive del governo Berlusconi, mentre molto più eque furono quelle varate dal governo Monti (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF, avendo dovuto rinunciare all’introduzione di un’imposta patrimoniale – che poi successivamente diventò una delle proposte del suo programma elettorale Agenda Monti[18] - per l’opposizione del miliardario Berlusconi, il cui partito - il PDL - faceva parte della maggioranza di governo).

Il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122/2010, fu scandalosamente iniquo poiché contemplò, tra l’altro, non soltanto il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, ma anche il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, nonché il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011, mentre ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari o milionari, non venne chiesto letteralmente neppure un centesimo. Il contributo di solidarietà, varato in due DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne. Così successe per la tassazione delle stock option, per le quali fu prevista una soglia troppo alta.

2011. Nel 2011, il governo Berlusconi-Tremonti varò altre due manovre finanziarie correttive (oltre alla legge finanziaria) molto pesanti e inique: il DL 98 del 06.07.2011, di 80 mld cumulati, e (dopo la lettera del 5.08.2011 della BCE) il DL 138 del 13.08.2011, di 60 mld cumulati.


2. Pensioni

Una altrettanto grave DISINFORMAZIONE riguarda le riforme delle pensioni.

Riforme. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando ununica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime tre riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi (ben 900, cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più solidi e severi in UE28.[8] L’unico intervento ancora da fare è quello sulle cosiddette pensioni d’oro (>90.000€ l’anno), che sono circa 100.000 e costano 13 mld l’anno (e forse su quelle d’argento), intervenendo con modalità rispettose della pronuncia della Corte Costituzionale del 2013.

La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più ‘finestra’), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.[19]

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti, vale a dire per coloro che erano esclusi dalla riforma Dini (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri.

Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo di 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi con la finestra) è solo formale.

Come si vede, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Traggo dalla Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi:[5]

Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE (art. 2/Obiettivi Statuto BCE)? I circa 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa coraggiosa millantatrice professoressa Fornero (gliel’ho anche scritto recentemente Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive[2]), la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che, dal suo canto, non rivendica la paternità e smaschera il plagio ma lo asseconda) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi[6] -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default (cosa smentita nettamente dai numeri; peraltro, gli stessi risparmi derivanti dalla riforma Fornero ci saranno soprattutto dal 2020), prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il finto smemorato che votò assieme al suo partito - la Lega Nord - la severissima riforma delle pensioni Sacconi (la quale – essa sì – ha portato e porterà l’età di pensionamento a 67 anni e oltre) e promette, una volta al governo, di mandare in esilio la professoressa Fornero perché costringerebbe gli Italiani a lavorare fino a 70 anni.

Risparmi. Per quanto attiene alla spesa pensionistica (per le voci spurie nella spesa pensionistica e il confronto internazionale invito a leggere le mie Lettera a Carlo Cottarelli[20] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli),[8] i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla RGS (a) quantificati in 900 mld fino al 2060 (cfr. il comunicato dell’on. Cesare Damiano nel mio post Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive[2]), e (b) ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero.[21]


3. BCE

Infine, per quanto riguarda la BCE, il suo statuto e il giudizio a mio avviso in gran parte immeritato sul “salvatore” Draghi, osservo quanto segue.

Obiettivi. Lo statuto della Bce stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all'Euro[22]). Il primo è la stabilità dei prezzi, “sotto, ma vicino, al 2%”. Il secondo obiettivo è stabilito nello stesso articolo 2 dello statuto: “Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi”, la Bce “sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea”. Tra questi, una “crescita economica equilibrata”; la “piena occupazione”; “la solidarietà tra Stati membri”.[23]

POLITICA MONETARIA DELLA BCE

BCE e deflazione 

Il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione EUZ poco sotto il 2% nel medio periodo[24, nota53]; per i vari step circa le varie deliberazioni del Consiglio direttivo della BCE, vedi, qui sotto, il post alla nota 23, quasi al termine dell’appendice). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la stessa BCE[24, nota89] - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora (guardati dal peggio)
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi, dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti[23]). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo (come è scritto nel sito della BoE), che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.[25]

Va anche notato che gli acquisti da parte della BCE dei titoli di Stato italiani sono cominciati il 22 agosto del 2011, dopo circa 20 giorni dalla già citata lettera del 5 agosto della BCE al Governo italiano e il varo da parte di quest'ultimo della seconda, pesante manovra finanziaria correttiva nell'arco di appena 40 giorni (il DL 138 del 13 agosto 2011, di 60 mld cumulati, dopo il DL 98 del 6 luglio 2011, di 80 mld cumulati, che erano stati preceduti dal DL 78 del 31 maggio 2010, di 62 mld cumulati).[24]

In deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%)la condizione sospensiva (“fatto salvo” - “without prejudice”, nella versione inglese - ), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario: pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - “crescita economica” e “piena occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero, che rende necessaria una politica monetaria espansiva – è del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione da sotto zero o quasi zero a poco sotto il 2%. 

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[3] Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[4] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

[5] Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi

[6] Ho provveduto a modificare la voce Wikipedia Riforma delle pensioni Fornero introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia (che non ammette né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza).

Cap. 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero

[7] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[8] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

[9] Ad esempio:

Lettera al Prof. Francesco Daveri su Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura, sua risposta e mia replica

Lettera al Prof. Giulio Sapelli su Monti, le manovre correttive e le pensioni

[10] Lettera a Carmelo Barbagallo, segretario generale della UIL

[11] La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani

[12] Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/8/Lettera

[13] Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn

[14] Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi

[15] Analisi quali-quantitative/2/Abolizione dell‘ICI

[18] Agenda Monti

IMPOSTA PATRIMONIALE
“Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa. Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio. Servono meccanismi di Misurazione della Ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali. In questo modo il fisco diventa strumento per perseguire anche obiettivi di maggiore equità nella distribuzione del peso dell’aggiustamento”.

[19] DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

[20] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

[21] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76)

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[22] Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati (ad esempio gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Esse sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione europea Delors, gestito dal comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico ed economista Giorgio La Malfa (“DEFICIT - Il punto sull'Europa tra sogno e realtà” Seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=Y9fGPNOQHW0&t=3210s).

Bisogna, però, anche dire che per fortuna non riuscirono del tutto a copiare il testo dello statuto della Bundesbank e a incollarlo su quello della BCE.

[23] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html

[24] Anche per la BCE ho provveduto a redigere una modifica alla relativa voce di Wikipedia, molto carente (poi è stata in parte cancellata, inclusi gli strafalcioni, dopo la mia modifica, cfr. Cronologia), inserendo il capitolo 8, inclusa un’analisi dell’attività della BCE durante la crisi economica, e corredata di 100 note (ma mi è stata integralmente eliminata per i motivi anzidetti, cfr. nota 6); la riporto, desumendola dalla Cronologia della voce.

8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica 

https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=835061#Attivit.C3.A0_della_BCE_dopo_il_trattato_di_Lisbona:_analisi_critica  

[25] Questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali, ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.

Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” anche gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.

Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.

La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.

Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali

http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html  


 

Appendice


La Commissione Europea, durante la crisi, ha applicato le regole con 2 pesi e 2 misure (come attestato dalla Corte dei Conti UE, cfr. Commissione UE, due pesi e due misure

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2843442.html  oppure

http://vincesko.blogspot.com/2016/02/commissione-ue-due-pesi-e-due-misure.html), ed ha concesso all'Italia soltanto una piccola flessibilità, peraltro sprecata in buona parte in mance elettorali, e pretende di applicare all’Italia – attraverso formule cervellotiche ritenute inaffidabili dalla stessa Commissione Europea, oltre che dalla BCE (vedi il Pil strutturale)[24, note 74 e 76] - lo stupido e nefasto fiscal compact, che va oltre il limite del 3% e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio, e che a fine 2017 si dovrà decidere (all’unanimità) se inserire o non nei trattati UE.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1...+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7...-5,9..+0,7

Irlanda.......+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6.-8,0..-5,7…-3,7..-2,0..-0,6

Portogallo..-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4.-5,7..-4,8…-7,2...-4,4..-2,0

Le differenze di crescita tra l'Italia e altri Paesi UE sono motivate anche dalle differenti politiche economiche implementate consentite dalla Commissione Europea.


Va anche notato che, escluso il Portogallo, l'Italia col 4% nel 2016 (che per fortuna è calato dal 5,2% del 2012 per effetto del calo dei tassi grazie alla politica monetaria finalmente espansiva della BCE) ha il primato in UE28 dell’incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.

BANCA D’ITALIA – Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............4,8…4,9…4,4...4,3…4,7…5,2…4,8…4,6…4,1…4,0

Francia…....2,6…2,8…2,4…2,4…2,6…2,6…2,3…2,2…2,0…1,9

Spagna…....1,6…1,5…1,7…1,9…2,5…3,0…3,5…3,5…3,1…2,8

Gran Br…...2,2…2,2…1,9…2,9…3,2…2,9…2,9…2,7…2,3…2,5

Germania....2,7…2,7…2,6…2,5…2,5…2,3…2,0…1,8…1,6…1,4

Olanda….…2,0…2,0…2,0…1,8…1,8…1,6…1,5…1,4…1,3…1,1

Grecia…….4,5…4,8…5,0...5,9…7,3….5,1…4,0…4,0…3,6…3,2

Portogallo...2,9…3,1…3,0...3,0…2,9....4,3….4,9…4,9…4,6…4,2

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica-ue/  



Post collegati:


Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi


Di solito, i miei commenti sui tre casi ricevono reazioni negative e talvolta vengono censurati (vedi il post qui sopra). E’ comprensibile avvenga questo, poiché risulta da studi fatti in materia che ciascuno di noi è “catturato” dalle proprie tesi precostituite o fatte proprie dopo anni di bombardamento mediatico, e che, per un periodo più o meno lungo a seconda del livello di resistenza ad ammettere la propria ignoranza, quasi sempre resistono a qualunque prova contraria, che viene o negata o, semplicemente, cancellata. Invece…

  
 
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http://vincesko.blogspot.com/2017/10/tre-casi-di-disinformazione-generale.html



Ritorno parziale della razionalità e del buonsenso. Censura di un mio commento da parte de LaVoce.info



Com’è noto ai lettori del mio blog, ho scritto qua più volte che, dopo la crisi della Grecia, sottovalutata e quindi ingigantita dalla Germania (all'inizio sarebbero bastati 30 mld, invece ce ne sono voluti 300),[1] a differenza degli USA (dove la crisi è nata), c’è stato: in tutta l'Eurozona, una politica monetaria restrittiva della BCE e una politica economica altrettanto restrittiva della Commissione Europea, in particolare in alcuni Paesi tra cui l'Italia, dove è stato implementato (in grandissima parte dal 2010) un consolidamento fiscale sesquipedale recessivo pari a 330 mld cumulati, per 4/5 e 267 mld ascrivibile al governo Berlusconi, ripartito in modo molto iniquo e quindi recessivo al massimo grado, e 1/5 e 63 mld ascrivibile al governo Monti, ripartito in modo più equo.[2]

Soltanto nel marzo 2015, cioè esattamente con 6 anni di ritardo rispetto alla FED, la BCE, finalmente affrancatasi dal “nein” tedesco", ha varato il QE.[3]

Mentre la Commissione Europea ha concesso all'Italia, discriminata rispetto alla Spagna e alla Francia (come dimostrano i dati EUROSTAT[4]), una misera flessibilità, per lo più sprecata in mance elettorali. 

Ne consegue che i governi Letta, Renzi e Gentiloni non hanno molti meriti, poiché campano di rendita su ciò che hanno fatto, nella scorsa legislatura, i governi Berlusconi (in maniera scandalosamente iniqua) e Monti; e hanno potuto distribuire, soprattutto agli imprenditori, ciò che prima andava obbligatoriamente a risanare i conti pubblici. Gli imprenditori hanno ripreso a investire una parte del regalo e ad assumere (ma, com’è noto, per avere un incremento strutturale dell’occupazione, occorre che ci sia un aumento del Pil di almeno il 2%); gli Italiani, sia quelli che i soldi li avevano e li hanno (i depositi bancari e postali, che già superavano i 1.000 mld, si sono incrementati di 100 mld), sia quelli alleggeriti dal peso iniquo del consolidamento, hanno ripreso un po’ a spendere.

Ora, secondo le anticipazioni che si leggono sui giornali on-line, da una parte, il governo Gentiloni intenderebbe continuare con la politica dei sussidi agli imprenditori, indicati come portatori di interessi fondamentali alla ripresa economica e dell'occupazione; dall’altra, si continuano a sprecare elogi alla politica monetaria espansiva della BCE, indicata come fattore esclusivo o preponderante della ripresa economica, e i timori su Paesi come l’Italia, oberati da un enorme debito pubblico, che possono rivenire dalla cessazione o ridimensionamento del QE.

Osservo che si esagera sia nell’un caso – gli imprenditori, che per loro natura sono essenzialmente egoisti e badano solo alla sopravvivenza e allo sviluppo delle loro aziende – che nell’altro - la BCE -. Neppure Adam Smith, economista e filosofo morale, padre del liberismo, aveva molta fiducia nell’altruismo disinteressato degli imprenditori (“un ordine di uomini il cui interesse non è mai esattamente uguale a quello del pubblico e che, generalmente, ha interesse a ingannare e anche a opprimere il pubblico, come in effetti ha fatto in numerose occasioni”, Ricchezza delle nazioni, conclusione del Libro I); mentre, sul simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole, segnalo questo articolo del prof. Andrea Terzi su LaVoce.info, che evidenzia le novità lì emerse; e il mio commento, che purtroppo è stato censurato. Poiché la censura dei commentatori ritenuti eterodossi è un “vizietto” della liberista e liberale LaVoce.info, mi sono cancellato dalla sua newsletter.


29.08.17


Bell’articolo, chiaro e semplice. Dopo che la crisi economica – gestita in UE ideologicamente - ha distrutto quasi il 25% del tessuto produttivo italiano, 9 punti di PIL, centinaia di migliaia di posti di lavoro, letteralmente centinaia di vite umane, è il ritorno della razionalità e del buonsenso. Almeno per la politica monetaria della BCE (dal 2015).[5] Aggiungo due avvertenze. La prima avvertenza: il Draghi che parla a Jackson Hole è quello “buono”.[6] La seconda avvertenza, indicata già dall’articolo del prof. Terzi (“tanto più se le politiche fiscali continueranno a non essere all’altezza della fase congiunturale”), è l’inadeguatezza della politica economica Eurozona. In particolare per l’Italia, discriminata per ben 7 anni (cfr. i dati Eurostat che ho riportato in calce all’articolo “In Italia una lunga e lenta ripresa che non basta” http://www.lavoce.info/archives/48308/italia-lunga-lenta-ripresa-non-basta/) rispetto ad altri Paesi, proprio a causa, esclusivamente, dell’elevatissimo debito pubblico, che finora si doveva curare con dosi massicce di austerità ed ora invece – si sostiene anche a Jackson Hole – con una politica economica espansiva.


(Nota: Non lo vedo subito pubblicato, come di solito succede; ma, se lo reinvio, il server mi dice che è un doppione; forse il blocco è dipeso dall’aver indicato, come richiesto da loro, l’URL del mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it, cosa che però, strampalatamente, è ritenuta un tentativo di pubblicità: un altro esempio della strana “logica” degli adepti del neo-liberismo).[7]


[1] «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più».

L’arrogante predominio tedesco, il salvataggio della Grecia e l’abuso delle stupide regole UE


[2] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[3] QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED

Quantitative easing e uscita dalla crisi economica


[4] La Commissione Europea, durante la crisi, ha applicato le regole con 2 pesi e 2 misure (come attestato dalla Corte dei Conti UE, cfr. Commissione UE, due pesi e due misure http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2843442.html  oppure http://vincesko.blogspot.com/2016/02/commissione-ue-due-pesi-e-due-misure.html ), concedendo all'Italia una misera flessibilità, peraltro sprecata in mance elettorali, e pretende di applicare all’Italia – attraverso formule cervellotiche (vedi il Pil strutturale) - lo stupido e nefasto fiscal compact, che va oltre il limite del 3% e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio, e che a fine 2017 si dovrà decidere (all’unanimità) se inserire o non nei trattati UE.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1...+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200   


[5] Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE


[6] Mario Draghi, Dottor Jekyll e Signor Hyde


[7] La religione neo-liberista

L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale



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Lettera al Prof. Francesco Daveri su Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura, sua risposta e mia replica


Riporto la lettera che, continuando la mia diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE, che nel caso di specie svolgo da 5 anni, ho inviato in data 10 agosto 2017 al Prof. Francesco Daveri,[*] uno dei più famosi economisti italiani, dopo una sua intervista al giornale on-line HUFFINGTON POST, la sua risposta e la mia replica, su Monti e le manovre correttive varate nella scorsa legislatura. Anche lui, come 60 milioni di Italiani, era convinto che fosse stato il governo Monti ad aver risanato i conti pubblici e fatto una politica restrittiva aumentando le tasse e tagliando la spesa pubblica (e così provocato o prolungato la recessione).


Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Da¨  v   10/8/2017 17:20

A:   francesco.daveri@unicatt.it


Egr. Prof. Daveri,

Le scrivo in riferimento alle Sue dichiarazioni rilasciate ieri a HUFFINGTON POST. In particolare, a quella in cui Lei afferma: “E' chiaro che il governo Renzi ha potuto fare politiche fiscali più espansive ma ha anche capitalizzato sulle politiche restrittive dei governi passati. E' stato grazie al fatto che erano salite le tasse così tanto che ha potuto ridurle senza mandare il deficit di nuovo sopra al 3% quindi una quota parte va riconosciuta al governo Monti”.

Mi spiace, non concordo affatto con Lei su Monti, sul quale Lei continua a scrivere da anni (cfr., ad esempio, il Suo articolo sul Corriere della Sera Perché fatichiamo a imparare la lezione greca di Francesco Daveri - 30 dicembre 2014  http://www.corriere.it/opinioni/14_dicembre_30/perche-fatichiamo-imparare-lezione-greca-8a8d85b0-9004-11e4-a207-f362e6729675.shtml, in calce al quale c’è un mio commento con le cifre delle manovre correttive della scorsa legislatura, che Lei evidentemente o non ha letto o ha tenuto in non cale) alcune inesattezze macroscopiche, frutto – debbo presumere - di scarsa conoscenza dei dati e delle leggi.

Sono 5 anni che mi tocca contrastare tale vulgata, alimentata ad arte dalla propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie del Prof. Monti (e della Prof.ssa Fornero), a cominciare già dal titolo del suo primo DL: “Salva-Italia”. Mi creda, è una fatica di Sisifo!

Premesso che io sono “antimontiano” (oltre che antiberlusconiano) e ho scritto nel mio blog ben 8 post di critica severa contro il “millantatore” Monti (che peraltro io considero una persona molto sincera), cominciando quando era sulla cresta dell’onda (qui l’ultimo, in calce gli altri 7: Tre misfatti quasi sconosciuti del fu governo dei tecnici [1 oppure 2]),

1. Berlusconi, non Monti.

Segnalo che le manovre correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

(Cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (quasi il -25% della capacità produttiva) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private).

Invece, sicuramente, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Per completezza di informazione, aggiungo, relativamente alle riforme delle pensioni, oggetto anch’esse di una generale DISINFORMAZIONE:

2. Sacconi, non Fornero.

Discorso più o meno analogo per le pensioni: Sacconi batte Fornero 3 a 1.

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – che infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021 (poi, 2018);

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020 (o forse prima).

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

A riprova della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che include esperti, sindacati, tutti i media e perfino l’INPS, oltre alla millantatrice Fornero, la quale – se controlla il testo dell’art. 24 del DL 201/2011 -, anziché limitarsi a riportare nel suo DL le modifiche ed integrazioni alla legislazione pensionistica precedente, ha pleonasticamente (e “furbescamente”, ma masochisticamente, viste le maledizioni di cui è oggetto) anche confermato quelle, molto severe, già approvate dalla riforma Sacconi nel 2010 e integrate nel 2011, allego (ivi le prove documentali):

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Spero di essere stato utile e che in futuro vorrà contribuire a fare chiarezza su chi ha fatto che cosa durante la lunga crisi economica.

Cordiali saluti,

V.


PS: In calce all'articolo di HP, trova tre miei lunghi commenti, con le cifre delle manovre correttive e alcune informazioni che troverà sicuramente “eterodosse”, ma del tutto rispondenti al vero e facilmente riscontrabili, sulla politica monetaria della BCE durante la crisi economica.



Re: Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Daveri Francesco (Francesco.Daveri@unicatt.it)

11/8/2017 09:28

A  v  

Gentile V.

grazie del messaggio.

il punto da lei sollevato è interessante e merita certamente sforzi approfonditi di analisi e quantificazione.

il fatto che gli aggiustamenti di bilancio di berlusconi-tremonti siano stati più consistenti di quanto gli interessati vogliano far sapere non mi sorprende. in particolare, i veri tagli alla spesa per dipendenti pubblici li ha fatti certamente tremonti congelando gli aumenti e i rinnovi contrattuali dal 2010. misura temporanea e iniqua ma efficace nel controllo della spesa nei redditi da lavoro. anche i risultati relativi alla spesa pensionistica mi sembrano plausibili, ma non sono un esperto di pensioni quindi su questo non so bene cosa dire di più preciso.

in generale mi chiedo se i suoi risultati dipendano almeno in parte dalla metodologia di calcolo che prende per buoni i numeri riportati nelle relazioni tecniche dei vari DL. tali numeri spesso rimangono sulla carta. specie nei tagli ai ministeri e agli enti locali. inoltre per quello che ricordavo i tagli di tremonti - compreso quelli dell'estate 2011 - rinviavano al futuro la vera copertura delle misure implicate con il trucco delle clausole di salvaguardia. non ho ben capito come lei contabilizzi questo gioco di rinvii delle coperture da un governo all'altro.

cordiali saluti e buona estate

francesco daveri



Re: Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Da:   v   12/8/2017 17:42

A   Daveri Francesco  

Egr. Prof. Daveri,

1. Introduzione

La ringrazio doppiamente, sia per la Sua cortese risposta, sia per la Sua pronta sensibilità e manifestata consapevolezza che la questione da me sollevata merita di essere adeguatamente approfondita.

Io ritengo da anni, infatti, che ci troviamo di fronte ad uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE (io lo scrivo sempre rigorosamente in maiuscolo) della storia patria, sia sull’ammontare complessivo delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica, sia per la quasi generalità delle vittime di tale DISINFORMAZIONE (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare - tutti i docenti di Economia), sia per la loro ripartizione tra il governo Berlusconi (80%) e il governo Monti (20%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

Assieme ai casi coevi della riforma delle pensioni Fornero, alla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero,[1] il prof. Monti[2] ed esperti di previdenza, come ad esempio Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la situazione,[3] vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011[4]); e, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea, degli obiettivi statutari della BCE (che non è uno soltanto, come quasi tutti pensano), oggetto, oltre che di numerosi miei post e commenti, di una mia petizione al Parlamento Europeo, in corso di esame e attualmente in attesa della risposta della BCE (e della Commissione Europea) alla mia replica.[5]

Questa mia e-mail di replica, della cui lunghezza mi scuso, vuole essere un ulteriore, personale contributo all’opera di chiarificazione che spero Lei vorrà intraprendere, al Suo ben più importante livello di autorevolezza, di influenza e di diffusione.

2. Fonti

No, non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche, ma (a) essendo io uno dei destinatari delle misure recate dal DL 78/2010 (mi riferisco in particolare all’art. 12/Pensioni), seguivo molto attentamente gli sviluppi normativi, ho promosso e partecipato a iniziative sul web (tra cui una lettera al presidente della Repubblica e una serie di email molto critiche ai segretari della CISL, Raffaele Bonanni, e della UIL, Luigi Angeletti, coautori e “complici” di Tremonti, Sacconi e Marcegaglia nella stesura delle scandalosamente inique misure recate dal DL; peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori in una crociera apposita, a spese della UIL), ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre (24,9 mld – valore non cumulato ricavato dagli organi di stampa - per il DL 78/2010 + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011: questi ultimi due dati li ascoltai direttamente dalla voce di Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famosa o famigerata lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano); poi, come è scritto nella mia prima email, ho letto e utilizzato come fonte l’articolo del Sole 24 ore del 2012 riportato in dettaglio nel post che ho già allegato Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale all’aspettativa di vita). Solo successivamente, ho trovato l’analisi della CGIA di Mestre riportata in calce al post, che conferma (ma forse lo precede) l’articolo del Sole 24 ore.

3. DISINFORMAZIONE della potentissima propaganda berlusconiana

La DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola, che andrebbe analizzato e sviscerato approfonditamente in sede prima di tutto accademica, ma ciononostante le cose talvolta venivano dette, anche se in maniera effettualmente debole (vedi, ad esempio, questa dichiarazione eclatante di Bersani «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»[6], il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI3 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, è notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le dipendenti private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche mese l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell’incompetente, sleale e inaffidabile Tremonti[7]); o, sull’altro versante politico, in maniera strumentale, quando era necessario: vedi la polemica con il Commissario all’Economia Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi,[8] ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, badi bene, aveva provveduto a redigere la prima lettera di chiarimenti all’UE - quella che Tremonti si rifiutò di firmare -, commettendo un errore di comunicazione che a mio avviso si rivelò esiziale, cfr. il mio post Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn riportato nella nota 8 e la voce Wikipedia, par. 4.3, riportata alla nota 4), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore, ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la grande balla impunita che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE.[9]

4. Scopertura e clausola di salvaguardia

Vi ho accennato nella mia prima e-mail ed è riportato nel post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti. A me risulta che furono 15 mld, poi coperti dal governo Monti aumentando l’IVA. Rileggendo ieri un altro mio post del 2012, ho trovato che all’epoca scrissi che il problema della scopertura Tremonti se lo era creato da solo anticipando dal 2014 al 2013 il pareggio di bilancio, che nessuno gli aveva chiesto (all’epoca – 2011 -, cercava di crearsi benemerenze in ambito UE a trazione tedesca per poter costituire come candidato PdC un’alternativa al periclitante Berlusconi, col quale era ai ferri corti).

5. Pensioni

Per quanto riguarda le pensioni (per le voci spurie nella spesa pensionistica e il confronto internazionale La invito a leggere la mia Lettera a Carlo Cottarelli…, allegata nelle mia Lettera ai media…, riportata nella mia prima email), i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla RGS (a) quantificati in centinaia di mld fino al 2060 (cfr. il comunicato dell’on. Cesare Damiano nel mio post Lettera alla Professoressa Elsa Fornero…), e (b) ascritti solo per un terzo del totale delle riforme dal 2011 alla riforma Fornero.[10]

6. Prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010)

Fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase (la “osabilità” delle misure, fino a poco prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne pochissime iniziative della CGIL, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti menava vanto), sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld) o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld), o il doppio G8 (almeno 0,5 mld) o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti nel 2010 (DL 78 del 31.05.2010, convertito dalla legge 122/2010), accennate nel mio post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, riporto il poscritto di uno dei tre commenti in calce all’articolo citato di HP:

PS:

I mutati rapporti di forza tra le classi si sono fatti sentire anche sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale fu fortemente iniqua, segnatamente per le manovre correttive del governo Berlusconi, mentre molto più eque furono quelle varate dal governo Monti (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).

Ad esempio, il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122/2010, il più scandalosamente iniquo, contemplò, tra l’altro, non soltanto il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, ma anche il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, nonché il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (cioè i poveri), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011, mentre ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari o milionari, non venne chiesto letteralmente neppure un centesimo (il contributo di solidarietà, varato in 2 DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne). Così successe per la tassazione delle stock option, per le quali fu prevista una soglia troppo alta.

7. BCE

Infine, per quanto riguarda la BCE, ed il giudizio a mio avviso in grandissima parte immeritato sul “salvatore” Draghi, trascrivo qui di seguito il mio secondo commento in calce all’articolo di HP che ha riportato le Sue dichiarazioni (dei tre commenti che Le chiedevo di leggere nella mia prima e-mail).

CONTROINFORMAZIONE/2

2. POLITICA MONETARIA DELLA BCE

BCE e deflazione
Il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la BCE - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi, dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti  
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo (come è scritto nel sito della BoE), che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.

Anche per la BCE ho provveduto a redigere una modifica alla relativa voce di Wikipedia, molto carente, inserendo il capitolo 8, ma mi è stata integralmente eliminata per i motivi anzidetti. La riporto, desumendola dalla Cronologia della voce (scorrere la pagina fino all’indice e poi cliccare sul cap. 8).[11]


[1] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive

[2] Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[3] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

[4] Ho provveduto a modificare la voce Wikipedia Riforma delle pensioni Fornero introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia (che non ammette né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza).

Cap. 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero

[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[6] La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani

[7] Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/8/Lettera

[8] Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn

[9] Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi

[10] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76)

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[11] 8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica 

https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=835061

Cordiali saluti e buona estate,

V.


PS: Se non ha niente in contrario, riporterò queste e-mail nel mio blog.



Post collegati:


Analisi quali-quantitativa/1 - Piano Fenice – Salvataggio Alitalia


Analisi quali-quantitativa/2 - Abolizione dell‘ICI


Analisi quali-quantitativa/3 – Spese G8



**********




Dialogo sul sistema Target2



Riporto un dialogo sul TARGET2, il “sistema di pagamenti interbancario per l'elaborazione in tempo reale dei bonifici transfrontalieri in tutta l'Unione europea”, svoltosi a cavallo tra gennaio e febbraio 2017, in calce al seguente articolo del blog “Soldi e potere” di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Carlo Clericetti  -  30 GEN 2017

I debiti dell'Italia e la svolta di Draghi



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"E dunque, se per ipotesi l'Italia volesse uscire dall'euro e dovesse "pagare il conto", quel conto non corrisponderebbe al saldo del Target 2, ma solo ai prestiti che le banche italiane hanno acceso presso la Bce via Bankitalia."

Che sono i saldi T2. Il fatto che UNA PARTE di tali saldi sia dovuta ad attività acquistate all'estero non è rilevante. Quelle non le ha comprate la BdI ma le banche. E non possiamo sapere se e quando e a che prezzo le venderanno. Non possiamo sapere dove si faranno accreditare la vendita. L'unica cosa certa è che il giorno dopo l'uscita il debito è quello messo a bilancio dalla Banca d'Italia.

"Però, non è che quando una banca va a chiedere un finanziamento la Bce si accontenta di una stretta di mano e di un "pagherò": a fronte del prestito chiede una garanzia in titoli, il cosiddetto "collaterale". Quindi, in teoria basterebbe che questi titoli, che attualmente coprono il valore dei presiti, fossero trasferiti dalla Bce alla Banca d'Italia che con il corrispettivo rimborserebbe la Bce."

I collaterali ce li ha la BdI non la BCE. Tra BdI e BCE c'è solo un conto corrente con lo scoperto, o se vuoi un IOU. Quei collaterali sarebbero ridenominati in lire, quindi non servirebbero a nulla.


Chi detenga i collaterali non rileva, quello che conta è che il rimborso alla Bce sarebbe solo la differenza tra il loro valore in euro e quello in neolire, quindi il punto è quanto sarebbe la svalutazione.


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Faccio due puntualizzazioni:

1. Come ho già rilevato in passato, poiché 9 Paesi non fanno parte dell’Eurozona e perciò hanno versato una quota minima di capitale ed il capitale versato della BCE è soltanto quello dei Paesi dell'Eurozona (pari in totale al 70,3915%),[1] ai fini della ripartizione dei profitti e delle perdite (e del QE) le quote vanno riproporzionate al totale versato, cioè le percentuali di riparto vanno riproporzionate al 70,3915% (ad es. Italia: 12,3108:100,00=X:70,3915= --> 17,4890).
In questo mio post ho riportato tutte le quote corrette di ripartizione: Quantitative easing e uscita dalla crisi economica.

[1] Sottoscrizione del capitale
Ultimo aggiornamento: 1° gennaio 2015
Il capitale della BCE, che ammonta a 10.825.007.069,61 euro, è sottoscritto dalle banche centrali nazionali (BCN) di tutti gli Stati membri dell’UE.
L’ammontare sottoscritto e interamente versato dalle BCN dei paesi dell’area dell’euro a valere sul capitale della BCE è pari a un totale di 7.619.884.851,40 euro, ripartiti nel seguente modo.
Banca d’Italia (Italia) 12,3108€ € 1.332.644.970,33
Totale 70,3915% € 7.619.884.851,40
I profitti e le perdite netti della BCE sono distribuiti tra le BCN dei paesi dell’area dell’euro conformemente all’articolo 33 dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea:
Ripartizione dei profitti e delle perdite netti della BCE
33.1. Il profitto netto della BCE deve essere trasferito nell’ordine seguente:
1. un importo stabilito dal Consiglio direttivo, che non può superare il 20% del profitto netto, viene trasferito al fondo di riserva generale entro un limite pari al 100% del capitale;
2. il rimanente profitto netto viene distribuito ai detentori di quote della BCE in proporzione alle quote versate.
BCN dei paesi non appartenenti all’area dell’euro
Le BCN dei 9 paesi dell’UE non appartenenti all’area dell’euro sono tenute a versare una percentuale minima delle quote di capitale rispettivamente sottoscritte, a titolo di contributo ai costi operativi della BCE connessi alla partecipazione al Sistema europeo di banche centrali. Dal 29 dicembre 2010 tale contributo è pari al 3,75% della rispettiva quota complessiva di capitale sottoscritto.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/capital/html/index.it.html

2. L’importo complessivo degli aiuti dell’Italia ai Paesi in difficoltà ammonta a quasi 60 mld, suddivisi tra:
- Contributo al capitale dell'ESM (European Stability Mechanism; serie S271668M) circa 14 mld;
- Prestiti in favore di paesi della UEM erogati attraverso l'EFSF (European Financial Stability Facility; serie S441461M) circa 33 mld;
- Prestiti in favore di paesi della UEM erogati bilateralmente (serie S452657M - serie S441461M) 10 mld.
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2017-finanza-pubblica/suppl_03_17.pdf
Va però considerato che il rischio connesso è variamente suddiviso.

Vincesko


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Sullo stesso tema, ma con focus particolare sulle conseguenze per la Germania, segnalo:

Draghi e la “fake news” sul TARGET2
È vero che per uscire dall’euro bisogna prima saldare i debiti TARGET2? Non proprio.
di Thomas Fazi - 28 gennaio 2017

http://www.eunews.it/2017/01/28/draghi-e-la-fake-news-sul-target2/76363

Vincesko


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Sullo stesso tema, e con focus sulle conseguenze per la Germania dalla rottura dell’Euro per paura del Target2, segnalo:

TARGET2: Not why Germans should fear a euro breakup
Karl Whelan - 29 April 2012
In recent years, instability in many European countries has led to large transfers of money into Germany. This in turn has led the Bundesbank to build up large credits with other central banks in Europe – via the TARGET2 system. Does this represent a risk to Germany in the event of a breakup of the euro? This column argues that Germany will have far bigger things to worry about.

http://voxeu.org/article/target2-germany-has-bigger-things-worry-about

Do la traduzione della parte conclusiva.

Ho il sospetto che alcuni possano suggerire che una mancata, via fisco, ricapitalizzazione della Bundesbank produrrebbe una valuta in cui le persone non avranno fiducia e / o che questo si tradurrà in inflazione. Tuttavia, questo approccio non modificherebbe per nulla la quantità di denaro che circola in una Germania post-EMU. E un assegno gettato in un caveau non può innescare iperinflazione. Più probabilmente, siccome il valore di una moneta fiat dipende in gran parte dalla fiducia dei cittadini che la quantità di moneta sarà tenuta in misura limitata, è che il nuovo marco tedesco si apprezzerà in modo significativo, con il risultato della deflazione piuttosto che dell'inflazione.
Anzi, è probabile che la Germania debba affrontare gravi problemi dopo una rottura dell'euro a causa della rivalutazione della sua moneta. La sua economia orientata alle esportazioni ne soffrirebbe e le sue banche commerciali troverebbero che le loro attività - gran parte delle quali sarebbe ora denominata in valute estere più deboli - non coprono più le loro passività. I contribuenti tedeschi dovrebbero probabilmente pagare un prezzo serio per mantenere una moneta forte ed un sistema bancario privato solvente.
Quindi, una rottura dell'euro potrebbe essere molto dannosa per la Germania, ma questi pericoli non sono relativi al credito TARGET2 della Bundesbank. Per evitare i pericoli connessi con una rottura dell'euro, è indispensabile che il sistema di pagamenti continui a funzionare senza problemi. Le proposte, come quelle di Sinn e Wollmershäuser (2011), per limitare il funzionamento del sistema TARGET2 avrebbero, se attuate, portato alla fine dell'euro e gettato la Germania in gravi difficoltà economiche.
E' tempo per quegli economisti tedeschi che capiscono il significato dei saldi Target2 di rispondere agli allarmisti prima che sia troppo tardi.

Vincesko


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Non sono uno specialista ma, secondo me, la presentazione dei saldi Target fatta da Clericetti presenta qualche lacuna.
In effetti questi debiti sono generati non tanto dall'acquisto di una Mercedes quanto dal totale dei disavanzi commerciali presenti negli scambi fra paesi dell'euro zona.
Ciò vuol dire che le banche italiane hanno pompato liquidità per realizzare quelle transazioni (mettendo a disposizione dei loro clienti linee di credito).
In passato era la Banca d'Italia che gliela forniva e quando il deficit commerciale e la bilancia dei pagamenti raggiungevano livelli di guardia, si svalutava per ristabilire condizioni più sostenibili di equilibrio competitivo.
Con l'euro i flussi interbancari di sono allargati a tutte le banche dell'eurozona materializzandosi in massicci trasferimenti fra le banche del nord e quelle del sud.
Al momento della crisi si sono prodotti due fenomeni :
-le banche del nord hanno cominciato a rifiutare il collaterale offerto dalle banche del sud (essenzialmente titoli di stato)
-il mercato della liquidità interbancaria si è bloccato (la famosa crisi di fiducia).
À quel punto è intervenuta la BCE fornendo attraverso svariati tipi di operazioni (ltro, tltro e infine QE) liquidità a buon mercato alle banche, registrando al tempo stesso (secondo il circuito descritto da Clericetti) debiti e crediti nei propri libri di conto, corrispondenti ai disavanzi generati dai reciproci deficit commerciali.
In sostanza le importazioni provenienti dai paesi del nord sono state saldate grazie alla creazione di "moneta centrale" operata dalla BCE e presa in prestito dalle banche.
Ma dato che la BCE non può prestare ad un singolo paese, essa registra simultaneamente un debito presso la BCN del paese acquirente ed un credito verso la BCN del paese esportatore.
A tale fenomeno se ne aggiunge un altro, quello relativo alle transazioni su titoli finanziari sul mercato secondario.
È un problema che riguarda da vicino l'Italia, paese di grandi risparmiatori e spiega anche l'esplosione dei saldi Target a partire dal 2011.
Le banche italiane, si sa, conservano nei loro bilanci ingenti quantità di titoli di stato ma devono anche fornirne altrettanti ai loro clienti.
In tal caso si rivolgono ad operatori che detengono in genere i loro conti nell'euro zonazona presso le banche domiciliate nei paesi forti dell'euro sistema.
Quando le banche italiane, investono liquidità (che non hanno) per importare titoli, obbligazioni e prodotti monetari da mettere a disposizione dei loro clienti, creano un debito nei loro conto presso la BCN e di converso presso la BCE che corrisponde a un credito analogo nel conto BCE della, mettiamo, Bundesbank e in finis della Deutsche bank.
Questi movimenti corrispondono ai saldi Target che sono strettamente omogenei al positivo come al negativo.
Come risolvere il problema in caso di "uscita" dall'euro?
In questo caso ipotetico, dice Draghi, si devono saldare le pendenze.
Ma con che?
La conversione del collaterale (titoli delle banche o titoli di stato) dovrà riflettere il valore dei nuovi titoli emessi in neo moneta e se (come probabile) non ci sarà accesso ai mercati finanziari, il valore di quei titoli sarà nullo.
L'unica teoria avanzata, mi pare, sia stata quella di una modifica delle quote che ogni paese detiene nel capitale della BCE e in subordine dell'ESM.
Si opererebbe quindi uno spostamento di percentuali da un paese all'altro in funzione dei debiti e dei crediti.
Sembrerebbe semplice ma non lo è poiché nessun trattato lo prevede e nessun paese può abbandonare l'euro, fatto salvo il caso di un'esplosione del sistema...


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Caro Domenico,
1. Anche l’acquisto delle auto Mercedes o i frigoriferi vanno nei saldi Target2.
“Ogni pagamento, dall'acquisto di un frigorifero in un centro commerciale all'ordine di una maschera da sub dalla Grecia, passa attraverso questo cervellone elettronico. Una piramide, in cima alla quale c'è la Bce, immediatamente sotto ci sono le banche centrali nazionali (Banca d'Italia, Bundesbank, Banco d'Espana, ecc.). E poi alla base ci sono le banche commerciali”.

Ecco come funziona il cervellone che protegge l'euro (e perché al Sud viene imposta austerity anche in fasi recessive)
di Vito Lops 16 aprile 2014

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-04-16/ecco-come-funziona-cervellone-che-protegge-euro-e-perche-sud-viene-imposta-austerity-anche-fasi-recessive-111444.shtml

2. Se ti fossi preso la briga di leggere la lunga discussione in calce all’articolo di Keynesblog, che ho linkato in calce all’articolo precedente di questo blog “Gli “stregoni dei numeri” di Bruxelles”  http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2017/01/20/gli-stregoni-dei-numeri-di-bruxelles/#comment-5078, ti saresti risparmiata l’affermazione probabilmente infondata che “nessun paese può abbandonare l'euro”, poiché avresti letto la mia risposta ad un neo-liberista, sicuro del fatto suo ma disinformato come te, corredato col seguente link:
Uscita dall’euro
L’articolo 140 del Trattato Ue consolidato indica che il Consiglio «deliberando all’unanimità degli Stati membri la cui moneta è l’euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l’euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l’introduzione dell’euro come moneta unica nello Stato membro interessato». Tutto si gioca sul termine «irrevocabilmente»: l’interpretazione della Commissione e del Consiglio è che la stessa adesione all’euro è irrevocabile. C’è invece chi sostiene che a essere irrevocabile è solo il tasso di cambio dell’euro (art.140/3) e dunque un Paese non può essere espulso ma può andarsene se decide così
”.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-01-05/uscita-dall-euro-cosa-prevede-trattato-144818.shtml

3. Gli immediatamente precedenti 3 periodi del tuo commento sono incomprensibili.

Vincesko


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Ciao Vincesko,
rispetto ai punti che hai sollevato, continuo ad avere qualche perplessità e faccio appello a Clericetti per apportare altri chiarimenti.
1)secondo me il canale Target 2 funziona solo per importi elevati denominati in "moneta di banca centrale".
Se tu compri un frigo diciamo a 1000€ e hai tale somma sul tuo conto bancario, la transazione fra la tua banca e la banca del negoziante (che sia in Italia o in un paese dell'eurozona) si effettua tramite messaggio Swift di addebito a accredito nei conti che le due banche hanno l'una presso l'altra.
Nei casi più complessi, l'azienda che vende può attivare una garanzia bancaria (cauzione o fideiussione) per coprirsi dal rischio di insolvenza del compratore. Ma anche queste operazioni si effettuano sul circuito swift e, a mio parere, non lasciano traccia alcuna nel circuito Target.
Ma se poniamo che il fabbricante italiano di frigoriferi volesse rinnovare la sua linea di produzione e ne comprasse una nuova del valore di 10 mln presso un fornitore tedesco allora, non disponendo di tale somma sul suo conto, richiederebbe alla sua banca l'apertura di una linea di credito che impegnerebbe la liquidità della suddetta banca.
Questa ricerca di liquidità sfocia direttamente nei saldi target2.
Prima della crisi, l'operazione si svolgeva sul mercato interbancario con regolare reciprocità fra le banche dell'eurozona e l'impatto sui saldi Target era relativamente limitato. Dopo la crisi di fiducia del 2010, la banca italiana che vuole finanziare l' operazione sulla linea di produzione (e tante altre al tempo stesso) chiede liquidità alla sua BCN e si innesca quel circuito descritto da Clericetti.
Lo stesso succede se invece di una linea di produzione si tratta di tiitoli di stato o prodotti finanziari da vendere ai propri clienti.
2)avevo letto i commenti su Keynes blog ma non essendoci una giurisprudenza in materia capirai che le posizioni espresse rimangono allo stadio di congetture.
3)se ti riferisci alla teoria delle quote in BCE e ESM, era stata avanzata prima della crisi quando i saldi Target non superavano poche decine di mld.
Riconosco che oggi, dati gli importi in gioco, non sarebbe assolutamente praticabile e continuo a pensare che non ci sarà un'uscita unilaterale di un paese dall'euro...
Domenico


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Vincesko,
Ho appena letto l'articolo di Lops. Forse ha ragione lui sul frigo ma non ne sono sicuro.
In ogni caso, sulla bilancia dei pagamenti, sul circuito della liquidità prima e dopo la crisi e sul ruolo del collaterale, dice più o meno le stesse cose che avevo affermato nel primo post.


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Il mio interlocutore in Keynesblog è l’autore di una ricostruzione del sistema Target2, nel sito neo-liberista NoisefromAmerika:
I famosi saldi TARGET2
28 marzo 2013 • enzo michelangeli

http://noisefromamerika.org/articolo/famosi-saldi-target2

In uno dei primi commenti, ci sono questi scritti di Karl Whelan (il secondo, l’ho già linkato più sopra, il 30 gennaio 2017 alle 16:19, dando la traduzione della parte conclusiva):

Presentation: Target2 and the Euro Crisis
Posted on June 27, 2012

http://karlwhelan.com/blog/?p=542

TARGET2: Not why Germans should fear a euro breakup
Karl Whelan
29 April 2012

http://www.voxeu.org/article/target2-germany-has-bigger-things-worry-about

TARGET2 and Central Bank Balance Sheets 
Karl Whelan1
University College Dublin New Draft
March 17, 2013

http://www.karlwhelan.com/Papers/T2Paper-March2013.pdf

Vincesko


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Infatti uscirebbe dall'euro chi avrebbe convenienza o necessità di fare un default sul debito pubblico. Maggiormente per strumentalizzazione politica, la Francia è a maggiore rischio.

Chi non paga ad un ristorante non mangerà più in quel posto per molto tempo.

Le famiglie italiane hanno 3800 miliardi di euro di credito (soldi nei C.C.) e il rating dell'Italia è simile a paesi in via di fallimento.
E' una vergogna l'atteggiamento delle agenzie di rating verso l'Italia che si abbarbicano ancora all'epoca della crisi del 2011.

La mancata reazione italiana alla crisi del debito del 2011 era dovuta alla mancanza di una moneta sovrana e sopratutto alla mancanza dell protezione della Bce. Nessun nazione resisterebbe ad una richiesta di turnover immediato degli investimenti dei privati, tranne che per legge. Ma stiamo parlando di speculazione a cui non converrebbe alcuna legge.

Il debito aggregato è la somma tra il debito pubblico maturato da uno Stato nei confronti di vari creditori (pubblici o privati) e il debito privato, ovvero quello di famiglie e imprese. Grazie alla media elevata della ricchezza finanziaria delle famiglie (l'essenza del patrimonio nazionale) il debito aggregato italiano a carico di ogni adulto (81mila dollari) è dietro soltanto a quello tedesco (79mila) e nettamente inferiore ai livelli di Francia (97.700 dollari), Gran Bretagna (105.400 dollari) e Stati Uniti (134.400 dollari).


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@salvum
Questa volta, a parte sul… credito dei 3.800 mld, che sono invece la ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-famiglie-italiane/2015-ricchezza-famiglie/suppl_69_15.pdf), sono d’accordo con te. Purtroppo, gli Italiani sono in stragrande maggioranza autorazzisti ed hanno ancor meno autostima di quanto i loro difetti privati e pubblici giustificherebbero.
E anziché bastonare gli arroganti e i paranoici, autoctoni o stranieri, segnatamente quelli di ceppo teutonico, come fecero gli antichi Romani, consentono loro di impancarsi a maestrini strampalati, indizio certo di coda di paglia, e di diffamarli impunemente, dandogli anche una mano.
Le società di rating (che non sono agenzie pubbliche, ma imprese private, per giunta piene di conflitti d’interessi) sono truffaldine ed arroganti come i furbi Tedeschi, e come tutti gli arroganti conoscono soltanto il linguaggio della forza. Vanno bastonate adeguatamente e punite come fanno gli USA: penalmente e finanziariamente. Altro che facendo sterili appelli, come suggerisce il prof. Fortis. A chi, poi? Al ministro burocrate prudente Padoan? O al troppo educato e silenzioso PdC Gentiloni? O alla “bottegaia” e corriva cancelliera Merkel? O al giulivo e correo Presidente Juncker, che non crea un’agenzia di rating europea? (S&P’s declassa l’Italia a BBB-).

Presso il piccolo Tribunale di Trani, è in corso l’importante processo contro Standard&Poor’s per i suoi rating negativi farlocchi contro l’Italia nel 2011.

Processo rating, la procura chiede di condannare S&P e gli analisti
A Trani si chiede la condanna per manipolazione del mercato: 3 anni e mezzo milione di multa al responsabile per l'Europa e gli specialisti del debito
20 gennaio 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/processo_rating_la_procura_chiede_di_condannare_s_p_e_gli_analisti-156447276/

Ne traggo i passi più significativi, che, per chi conosce un po’ i dati, cioè una infima minoranza (max l’1%), equivalgono a scoprire l’acqua calda:
 L'inchiesta riguarda il declassamento di due gradini del rating dell'Italia che le agenzie di rating decisero tra il 2011 e il 2012 e che, secondo l'accusa, avrebbe provocato "una destabilizzazione dell'immagine, del prestigio e degli affidamenti creditizi dell'Italia sui mercati finanziari nazionali ed internazionali", un deprezzamento dei titoli di Stato e un indebolimento dell'euro. All'epoca, l'allora premier Monti parlò di "un attacco all'euro e all'Europa". […]
Nel 2011 l'Italia "stava messa meglio di tutti gli altri" Stati europei, ma da parte di S&P c'è stata "la menzogna, la falsificazione dell'informazione fornita ai risparmiatori" mettendo così "in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l'Italia", ha spiegato il pm Ruggiero. Che ha spiegato come la conversazione telefonica, intercettata durante le indagini, tra l'allora ad per l'Italia di S&P, Maria Pierdicchi, e Deven Sharma, all'epoca dei fatti presidente mondiale dell'agenzia di rating, "è la confessione del comportamento criminoso di S&P sul doppio downgrade dell'Italia
”.

Vincesko


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Nell'audizione di ieri davanti al Parlamento Europeo, Mario Draghi ha risposto indirettamente anche a Clericetti.
Non c'è nessuna svolta nella sua analisi e di fronte alle incongruenze della politica ed alle mire di chi, in un'Europa a doppia velocità, immagina già l'Italia relegata nel limbo dei perdenti, il Presidente alza i paletti e si prepara da solo all'ennesima battaglia...


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Segnalo sul tema del Target2:
L’organetto di Draghi. Terza lezione: LTRO, Target 2, OMT (2011-2012)
Di Sergio Cesaratto - 20 giugno 2015

http://www.economiaepolitica.it/il-pensiero-economico/lorganetto-di-draghi-terza-lezione-ltro-target-2-omt-2011-2012/
Vincesko


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Segnalo (Sergio Cesaratto è no-Euro):
Fiato sprecato
di Sergio Cesaratto - 31 Gennaio 2017
Intervento al Seminario internazionale, Europe…What’s Left? organizzato da: transform! europe, transform! italia, Rosa Luxemburg Stiftung e Alternative per il Socialismo, sulle “22 tesi per l’Europa”, 20 gennaio 2017, Casa Internazionale delle Donne, Roma
“[Non vale neppure menzionare l’altro argomento, assurdo, per cui abbandonare l’euro e perseguire la sovranità nazionale non ha senso in un mondo “globalizzato”. Sì, perché essersi messi nelle mani dei tedeschi (Caffè diceva “mai coi tedeschi!”) ci sta salvando!

http://www.sinistrainrete.info/europa/9005-sergio-cesaratto-fiato-sprecato.html

Vincesko


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Segnalo:
Quel bilan tirer du traité de Maastricht, 25 ans après sa signature?
Le 7 février 1992, les pays membres signaient la nouvelle pierre de la construction européenne. 
Mais les règles instaurées sont régulièrement critiquées.
LE MONDE ECONOMIE | 06.02.2017 à 06h38 • Mis à jour le 07.02.2017 à 09h59 |Par Marie Charrel

http://www.lemonde.fr/europe/article/2017/02/06/le-traite-de-maastricht-fete-ses-25-ans-en-catimini_5075033_3214.html
Vincesko



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Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE



Riporto una discussione sulla politica economica del Governo, la politica monetaria e i poteri-doveri della BCE per far fronte alla deflazione e alla crisi economica, e le regole strane di Wikipedia, svoltasi in gennaio in calce al seguente articolo nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Carlo Clericetti  -  20 GEN 2017

Gli “stregoni dei numeri” di Bruxelles



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Massimo Giannini, ieri sul quotidiano la Repubblica   (http://www.repubblica.it/politica/2017/01/19/news/le_richieste_ue_e_il_governo_al_bivio-156350958/), ha scritto che il Governo Renzi poteva fare di più, sia quantitativamente come deficit, sia qualitativamente come misure. Giannini ha spiegato che il piano di Renzi è fallito perché ha sprecato la insufficiente flessibilità in misure sbagliate; e ha suggerito al nuovo Governo di osare di più aumentando significativamente il deficit e “varando una grande operazione di abbattimento del cuneo fiscale sul lavoro e/o di investimenti pubblici”. Per il taglio del cuneo fiscale sul lavoro, Giannini forse è influenzato da Scalfari. Come dire? errare è umano, perseverare diabolico. Renzi ha già ridotto il costo del lavoro ed ha regalato agli imprenditori ben 22 mld, ma inutilmente perché non c'è domanda.
Occorre, invece, aumentare la domanda aggregata, mettendo i soldi direttamente nelle tasche dei poveri, che sicuramente li spenderebbero, e investendo in opere pubbliche in settori mirati, che hanno un moltiplicatore tra il 2 e il 3. Ciò che va fatto, pertanto, è (a) aumentare il deficit in misura congrua (come hanno fatto quasi tutti gli altri Paesi durante la crisi) per disporre di un 50 mld; (b) mettere i soldi in tasca ai poveri, ad alta propensione al consumo; e (c) investire in opere pubbliche in settori mirati e con controlli severi (è quasi superfluo che io rispecifichi che nei settori mirati va incluso prioritariamente un corposo Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità, che sono estremamente carenti e possono fare la differenza per migliaia di famiglie tra una vita difficile ma sostenibile economicamente e la povertà).
Vincesko

PS: Per il debito pubblico, il parametro che conta è il rapporto debito/Pil, che dipende anche dal denominatore (i.e. crescita).


Vorrei fare un appunto di metodo più che di contenuto. Per quanto i tecnicismi appassionino alcuni, me compreso, fra i frequentatori del blog, penso sia oggi il caso di mettere l'accento sugli aspetti politici e geopolitici, tralasciando per una volta il piano prettamente economico.
So che Clericetti ne è perfettamente consapevole e quindi preferirei suggerire una diversa impostazione del problema.
L'UE è oggi il risultato di rapporti di forza a noi sfavorevoli, le regole vigenti offrono ampi spazi di interpretazione ma la loro applicazione non è equanime e permette ai paesi del nord di ottenere vantaggi ragguardevoli dall'approccio econometrico della Commissione.
Solo la BCE, forte dell'indipendenza del suo Presidente, prosegue imperterrita nel raggiungimento dei suoi obbiettivi statutari e, diciamolo, nella difesa di uno scenario macro "super partes" attirandosi giornalmente i fulmini del campo teutonico.
Mi riesce oltremodo difficile capire, dietro l'analisi di Clericetti, quale sia lo schieramento politico, nell'Italia di oggi, capace di lottare per scardinare l'asse molle (franco-tedesco) e costruire nuove alleanze in grado di pesare in Europa, fino a cambiare non solo certe regole ma l'impostazione generale della Confederazione...
Mi pare pura logorrea leggere l'intervento di Visco e altri sui presunti errori di Renzi, come se lui non fosse mai stato al governo e non avesse sperimentato di persona la sequela di compromessi tattici necessari a far spostare l'asticella in un senso piuttosto che in un altro...
Mi sembra ingenua ed approssimativa la posizione ondivaga di Giannini (citato da Vincesko), (non quella di Scalfari), sulle misure da intraprendere...come se non conoscessimo la storia del paese!
Abbiamo praticamente fatto default nel '92, riducendoci a prelevare nottetempo migliaia di miliardi di lire sui conti bancari degli italiani, abbiamo oggettivamente rifatto default nell'ottobre del 2011, salvati da Draghi e dal residuo credito che Monti mise pro tempore sul piatto della bilancia...
E nonostante questa storia, ci inerpichiamo sui formalismi di calcolo che ci chiedono continui aggiustamenti o sull'abbattimento del cuneo fiscale, dimenticando che ben altri malanni ci attanagliano...
Rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione dei mercati dando picconate alla costruzione europea non ci porta proprio da nessuna parte, dà solo fiato allo scetticismo di quanti dietro al recupero di "sovranità" mascherano appena rigurgiti di anti politica e latente xenofobia.


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Ciao Domenico, tu scrivi: “abbiamo oggettivamente rifatto default nell'ottobre del 2011, salvati da Draghi e dal residuo credito che Monti mise pro tempore sul piatto della bilancia...”.

Vedo che continui ad applicare la massima goebbelsiana: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.
La realtà è un po’ diversa 1. Il rischio di default fu reale, ma, come ti ho detto più volte, (a) non poggiava su dati macroeconomici negativi (il governo Berlusconi aveva risanato per 4/5 i conti pubblici e varato la severissima riforma delle pensioni Sacconi), e (b) fu favorito dalla quasi latitanza della BCE, altro che Draghi salvatore.
2. Il Governo Monti completò il risanamento per 1/5,
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
- governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%)
,
ma neppure Monti poté molto a fermare la speculazione finanziaria mondiale che, colpendo l’Italia, aveva scommesso sulla rottura dell’Euro.
Fino alla famosa e risolutiva frase di Draghi del luglio 2012.
Per un ripasso degli interventi non convenzionali della BCE, vedi:
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/11/22/incapaci-o-criminali-altro-che-il-29/#comment-4662
Vincesko


PS: Presso il piccolo Tribunale di Trani, è in corso l’importante processo contro Standard&Poor’s per i suoi rating negativi farlocchi contro l’Italia nel 2011.

Processo rating, la procura chiede di condannare S&P e gli analisti
A Trani si chiede la condanna per manipolazione del mercato: 3 anni e mezzo milione di multa al responsabile per l'Europa e gli specialisti del debito
20 gennaio 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/processo_rating_la_procura_chiede_di_condannare_s_p_e_gli_analisti-156447276/


Ciao Vincesko,
Tocchi un punto marginale del mio post ma per me "fare oggettivamente default" vuol dire non essere in condizioni di resistere (da soli e a lungo) allo stress prodotto da un attacco speculativo senza poter dimostrare che gli speculatori sbagliano a mettere in discussione la solidità dei nostri conti e la credibilità del nostro governo..m
Mi sembra che le cifre che tu riporti taglino la testa a quanti minimizzano sulla crisi del debito sovrano che fu effettivamente il secondo atto della "grande recessione" e mise allo scoperto la fragilità dei paesi del sud di fronte alle richieste di chi continuava a finanziarli...
La messa in sicurezza dei conti e le prime operazioni non convenzionali della BCE su Spagna e Portogallo frenarono ma non risolsero la crisi e Draghi, previa l'uscita di Berlusconi, dovette immettere liquidità anche da noi, investendosi di un ruolo che, dati i vincoli statutari, creò non pochi mal di pancia...
Tu senza dubbio immagini un altro presidente della BCE (Duisenberg, Trichet, Axel Weber o magari Jurgen Stark) convocare una conferenza stampa per dire che l'euro sarà salvato "whatever it takes", magari svariati mesi prima di Draghi....beh, io no!
Domenico


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Ciao Domenico,

BCE e deflazione
Ripeto per l’ennesima volta: il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la BCE[1] - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi [2], dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo, che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.

[1] “È perciò più difficile per la politica monetaria contrastare la deflazione che lottare contro l’inflazione”. (pag. 56) La politica monetaria della BCE (2004)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/monetarypolicy2004it.pdf?a7d0a699dc29cebf274cd6784659786d

[2] Cave peiora. Ho studiato latino alla Scuola Media, una delle pochissime cose che ancora ricordo riguarda l’aneddoto della vecchietta, unica a non esultare per la sostituzione del tiranno. Il nuovo re la convocò a palazzo e le chiese perché. Ella rispose : “Cave peiora” (guardati dal peggio).

Vincesko


PS: Mario Draghi prevede di raggiungere l’obiettivo statutario del tasso d’inflazione “poco sotto il 2% annuo” soltanto nel 2020 (forse).

“I tedeschi continuano così a denunciare le fragilità dell’Italia chiedendo di fatto alla Bce di metterle a nudo chiudendo i rubinetti del credito. Una mossa che non passa neppure per la testa del presidente della Bce, Mario Draghi, che proprio oggi ha rinnovato per altri nove mesi, fino al dicembre 2017, il Quantitative easing: la Banca centrale europea continuerà quindi a comprare titoli sul mercato secondario al ritmo di 80 miliardi di euro al mese fino a marzo e poi per 60 miliardi di euro al mese fino a fine anno. L’Ifo, invece, avrebbe voluto che l’Eurotower comunicasse la fine del Qe per marzo per evitarne “gli effetti negativi”. Per adesso, però, la Germania ha risparmiato 28 miliardi di euro grazie alla Bce.
Draghi però ha quindi tirato dritto per la propria strada respingendo ogni tipo di accusa: “Abbiamo sempre dimostrato di lavorare per l’Eurozona, non per aiutare il paesi mediterranei o l’Italia. Non siamo di parte”. L’obiettivo della Bce è quello di garantire la stabilità del prezzi con l’inflazione “poco sotto il 2% annuo”. Un tasso che non si vedrà prima del 2020 secondo le stime della Banca centrale per questo “saremo presenti sui mercati ancora a lungo” ha spiegato il presidente”.

La Germania spinge l’Italia fuori dall’euro, Draghi fa muro
Giuliano Balestreri - 8/12/2016 4:19:27 PM
https://it.businessinsider.com/la-germania-spinge-litalia-fuori-dalleuro-draghi-fa-muro/


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Segnalo volentieri questo articolo con un’affollata discussione in calce (ci sono vari miei commenti anche sulla BCE).

Neppure i noeuro sanno come uscire dall’euro
Pubblicato da keynesblog il 10 dicembre 2016

http://keynesblog.com/2016/12/10/neppure-i-noeuro-sanno-come-uscire-dalleuro

Vincesko


Caro Vincesko
Sull'operato di Draghi abbiamo visioni diverse ma sui vincoli statutari della BCE dovrebbero a priori esserci meno equivoci.
Al contrario della FED, la nostra banca centrale non ha mandati per intervenire sugli aspetti macroeconomici.
Nonostante ciò, gli interventi non convenzionali (sui debiti sovrani) del Presidente, hanno notevolmente allargato il raggio d'azione dell'istituzione e, di fatto, hanno creato un precedente di cui si dovrà in futuro tener conto.
Certo, riguardo l'entità e la tempistica si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, non bisogna però fare astrazione dei rapporti di forza vigenti in sede UE e nel Consiglio direttivo della BCE.

Vorrei sottolineare anche che, sul versante dell'inflazione, l'Ue come l'eurozona, hanno raggiunto a fine 2016, 1,1%, un aumento significativo rispetto allo 0,2 di fine 2015.
Considera poi che l'inflazione sottostante (quella destagionalizzata dalle variazioni del petrolio e beni alimentari) è già a 1,4%.

Se leggi bene le dichiarazioni di Draghi, capirai che cerca ormai di svincolare gli interventi di politica monetaria dal solo parametro dell'inflazione.
L'orizzonte 2020, ben aldilà della fine del suo mandato, dovrebbe perciò legare "strutturalmente" strumenti di allentamento quantitativo e fragilità macroeconomica degli Stati più deboli...
Personalmente credo che la tattica di Draghi consista nel "negoziare" riduzione del Qe contro adesione della Germania al terzo pilastro dell'Unione bancaria così da estendere automaticamente la condivisione comunitaria ai debiti di ogni singolo Stato...
Mossa azzardata ma se riuscisse a farlo, sarebbe davvero un risultato notevole!
Domenico


Caro Domenico, sono in disaccordo con alcune cose che scrivi, in accordo con altre.

Citazione1: “Al contrario della FED, la nostra banca centrale non ha mandati per intervenire sugli aspetti macroeconomici”.

Non è vero, come ho già segnalato qui innumerevoli volte,[1] – la mia, lo so, è una fatica di Sisifo, non solo con te, ma ti suggerirei di appuntartelo - la BCE ha un mandato duale-gerarchico. L'art. 2 del suo Statuto recita: « Articolo 2-Obiettivi
Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. »[1]

Citazione2: “Nonostante ciò, gli interventi non convenzionali (sui debiti sovrani) del Presidente, hanno notevolmente allargato il raggio d'azione dell'istituzione e, di fatto, hanno creato un precedente di cui si dovrà in futuro tener conto”.

Sono d'accordo. Anche, in parte, sulla tua frase successiva sui rapporti di forza. In parte, perché l'egemonia attuale della Germania le è stata regalata dagli altri Paesi, in particolare dalla Gran Bretagna (isolazionista), dalla Francia (sciovinista) e dall'Italia (vaso di coccio, ma con ancor più scarsa autostima rispetto alla sua debolezza).

Citazione3: “Vorrei sottolineare anche che, sul versante dell'inflazione, l'Ue come l'eurozona, hanno raggiunto a fine 2016, 1,1%”.

Come ho già osservato al mio interlocutore neo-liberista sfegatato in calce all’articolo che ho linkato sopra Neppure i noeuro sanno come uscire dall’eurol’1,1% (valore stimato) nel mese di dicembre 2016, cioè alla fine di un quadriennio, è comunque poco più della metà del target. Questi sono i dati dell’inflazione media relativa agli ultimi 4 anni per l’Europa (non è chiaro se sono i 19 dell’Eurozona o i 28 Paesi, ma quella dell’Italia è ancora più bassa: 1,4%, 0,4%, 0,0%, 0,0%):
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2013: 1,35 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2014: 0,43 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2015: 0,03 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2016: 0,16 %
(E, detto per inciso, il valore stimato di 1,1% di dicembre, che comunque è molto più basso del target, ha fatto un balzo rispetto allo 0,6% di novembre e può non essere confermato a gennaio e febbraio).

Citazione4: “Personalmente credo che la tattica di Draghi consista nel "negoziare" riduzione del Qe contro adesione della Germania al terzo pilastro dell'Unione bancaria così da estendere automaticamente la condivisione comunitaria ai debiti di ogni singolo Stato...”.

Vedremo. Il terzo pilastro andava negoziato e ottenuto come condizione imprescindibile per la nostra firma all’Unione bancaria. Questo è l’ennesimo esempio, per scarsa autostima, senso di colpa esagerato e cattivo livello dei nostri governanti negoziatori, della subordinazione del nostro grande Paese alla Germania.
Prodi ha ricordato recentemente (cfr. su La Stampa, «Prodi: “I progressisti devono rispondere al malessere della classe media”») la saggezza di un proverbio calabrese che dice: chi pecora si fa, il lupo se lo mangia.

[1] Da ultimo qui: http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/10/29/amato-lordoliberale/#comment-4554, vedi la mia modifica della voce "Banca centrale europea" in Wikipedia, in particolare il par. 3, nel quale ho fatto la comparazione degli obiettivi tra FED e BCE.

Vincesko


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A proposito di bassa qualità dei nostri governanti, segnalo volentieri:
La reputazione del ministro Padoan
Pubblicato da keynesblog il 27 gennaio 2017

http://keynesblog.com/2017/01/27/la-reputazione-del-ministro-padoan/
Vincesko


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Si Vincesko, fai bene a ricordarlo.
Considera però la differenza, un po' nominalistica, fra obiettivi, missioni ed azioni di sostegno.
Ed anche la differenza fra BCE (il cui statuto appare solo nel protocollo allegato al Trattato di funzionamento), il SEBC e l'Eurosistema...
Grazie a Draghi c'è un po' più di fluidità fra questi diversi strati ma non è detto che debba durare anche dopo la fine del suo mandato.
Perciò il tempo è probabilmente venuto per iscrivere altri obiettivi nel mandato della BCE come delle altre banche centrali.
Ferma restando (allo stato odierno di integrazione della confederazione) l'impossibilità di intervenire direttamente nell'ambito delle misure di politica economica dei diversi stati, il dibattito verte intorno alla definizione di nuovi strumenti per garantire la "stabilità finanziaria" che è cosa diversa dalla "stabilità monetaria".
L'obiettivo di controllo dei prezzi attraverso gli strumenti della politica monetaria (i tassi a breve) non hanno impedito le immani instabilità dei mercati finanziari, in gran parte responsabili della crisi in corso.
Quindi le BC dovrebbero poter intervenire in futuro sui tassi lunghi per anticipare gli shock sui mercati azionari, obbligazionari...impedendo, senza dirlo, alla potenza di fuoco di certi hedge fund di attaccare la stabilità degli Stati...
Draghi ha già creato, in seno alla BCE il "Consiglio sul rischio sistemico" ma il consenso sul raggio d'azione e sugli strumenti a disposizione ancora non c'è.
Quindi riassumendo il problema è triplice : non legare troppo il QE al l'inflazione (che ha recuperato 0,9% in 1 anno ; continuare ad usare l'allentamento monetario come sostituto del terzo pilastro del MSU (per dare fiato sul debito) e spingere per includere la stabilità finanziaria fra gli "obiettivi" delle grandi BC...
Conoscendo il fronte degli oppositori e le carte di cui dispone, mi sentirei di paragonare Draghi al generale Koutouzov...
Ciao!


Caro Domenico,
Meglio non complicare le cose semplici, come inclinano a fare secondo me espertoni come Barra Caracciolo. Mi sono infatti accorto che, paradossalmente, è meglio essere ignoranti in partenza com’ero io in tema di interpretazione dei Trattati UE e quindi di Statuto della BCE e dei suoi obiettivi e poteri (vedi ad esempio la liceità del QE).
Mi scuso preliminarmente se sarò lungo e ripeterò cose già dette in passato, ma prendila come una messa a punto.

Terminologia
Per mission, si deve intendere un’obiettivo primario di un’organizzazione, un’azienda, ecc. Nel caso della FED, sono la piena occupazione e la stabilità dei prezzi; nel caso della BCE, la stabilità dei prezzi e, in via subordinata, la piena occupazione.
NB: L’obiettivo primario di un livello gerarchico può costituire un mero subobiettivo per il livello gerarchico superiore. Come è il caso, secondo me, della stabilità dei prezzi (vedi appresso).

BCE, SEBC, Eurosistema
La BCE è la banca centrale dell’Unione europea; il SEBC è l’insieme delle banche centrali dei 28 Paesi membri dell’UE; l’Eurosistema è l’insieme della BCE e delle BCN dei Paesi che hanno adottato l’Euro.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/escb/html/index.it.html

Statuto BCE
Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati (ad esempio gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Quindi “iscrivere altri obiettivi nel mandato della BCE”, come tu scrivi, esige la modifica dei Trattati e perciò l’unanimità (il protocollo 4, infatti, include le modifiche ai Trattati intervenute col trattato di Lisbona).
Ma è difficilissimo cambiarle, poiché le regole statutarie della BCE sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione europea Delors, gestito dal comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico-banderuola ma economista non disprezzabile Giorgio La Malfa (“DEFICIT - Il punto sull'Europa tra sogno e realtà”
Seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=Y9fGPNOQHW0&t=3210s).

Ma non c’è, secondo me, un’esigenza assoluta di cambiare le regole, come dimostra il tardivissimo QE, che quasi tutti ritenevano impossibile, per tutelare il debito pubblico dell’intera Eurozona (che, in assenza di trasferimenti fiscali, è la variabile critica per la sopravvivenza dell’Euro).
Solo che è stato fatto, come ha preteso la Germania, sulla base della regola del “capital key”, cioè in ragione della quota di partecipazione degli Stati nel capitale della BCE,[1] quindi la quota maggiore va alla Germania, che non ne ha bisogno (ha risparmiato solo nel 2015 28 mld in interessi passivi
[2]), e (quasi) nulla va alla Grecia, che invece ne ha un gran bisogno.

[1] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-09-28/draghi-bundestag-dal-qe-risparmi-28-miliardi-la-germania-155858.shtml   

Invece, checché ne dica la Germania, è possibile anche aiutare singoli Stati in modo differenziato, come dimostrano sia l’SMP, implementato nel 2010-2012 a favore di Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, sia le OMT (acquisto illimitato di titoli pubblici), mai utilizzate finora ancorché siano state giudicate conformi ai trattati UE dalla Corte di Giustizia europea, nel ricorso presentato dalla Corte Cost. tedesca.
Il limite statutario invalicabile (mutuato dai trattati) è che la BCE non sconfini dalla politica monetaria a quella economica e che persegua il suo obiettivo principale (quindi c’è anche un secondo obiettivo, anche se subordinato, che però viene sistematicamente obliterato): la stabilità dei prezzi nel medio periodo (cioè un tasso d’inflazione poco sotto il 2%). A questi si aggiungono i divieti di finanziamento degli Stati e di acquisto diretto (cioè sul mercato primario) dei titoli pubblici (art. 21 Statuto).[3]
[3] Cfr. QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED
La lezione che si ricava dalla gestione della politica monetaria della BCE è che, se l’oligarchia che comanda in UE lo vuole, c’è un ampio margine di interpretazione delle regole, in senso restrittivo o estensivo. Come peraltro avviene per l’intera missione dell’UE sancita dall’art. 3 del TUE (quello che parla anche di “economia sociale di mercato”), articolata in vari obiettivi e sub obiettivi (tra questi ultimi, a ben vedere, c’è la stabilità dei prezzi, cfr. Allegato alla petizione al Parlamento europeo: la BCE non rispetta il suo statuto.

Ma questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.[4]
Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.
Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.
La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.
[4] Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
E, com’è noto, perfino la supposta rigorosa Germania fa la furba nel collocamento dei suoi titoli pubblici e si guarda bene dal danneggiare il suo Paese.

Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
L’Unione europea è una Confederazione (atipica) di diritto, strutturata in Organi e disciplinata da norme e regole vincolanti, che promanano dai trattati e/o da deliberazioni successive dei suoi organi.
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html /mp_002.it.html 
Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html 
Ecco quanto scrive la BCE:
La BCE ha definito la stabilità dei prezzi in termini quantitativi Pur indicando chiaramente che il mantenimento della stabilità dei prezzi costituisce l’obiettivo primario della BCE, il Trattato non ne fornisce una definizione precisa. Per meglio specificarlo, nel 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha annunciato la seguente definizione quantitativa: per stabilità dei prezzi si intende “un aumento sui dodici mesi dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%. La stabilità dei prezzi deve essere mantenuta in un orizzonte di medio termine”. Successivamente, nel 2003, esso ha inoltre precisato l’intenzione di mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma “prossimi al 2% nel medio periodo”.
La definizione àncora le attese di inflazione e accresce la trasparenza e la responsabilità pubblica della BCE Varie ragioni hanno indotto il Consiglio direttivo ad annunciare una definizione quantitativa della stabilità dei prezzi. La prima è rappresentata dalla volontà del Consiglio di chiarire l a propria interpretazione dell’obiettivo assegnatogli dal Trattato, con il fine ultimo di agevolare la comprensione del quadro di politica monetaria e quindi di accrescere la trasparenza di tale politica. La seconda è costituita dalla necessità di offrire un termine di riferimento chiaro e misurabile rispetto al quale i cittadini possano giudicare l’operato del l a BCE. Ove l’andamento dei prezzi non risultasse conforme alla suddetta definizione, la BCE sarebbe infatti tenuta a rendere conto di tale difformità e a spiegare come intende ripristinare la stabilità dei prezzi entro un periodo di tempo accettabile. La terza va infine ricercata nel desiderio di orientare il pubblico, consentendogli di formarsi delle aspettative quanto all’andamento futuro dei prezzi (cfr. riquadro 3.2)
”. (pag. 59)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/whypricestability_it.pdf?341026fb3de63b56cb0f67865f6f7a36
Per i vari step circa le varie deliberazioni del Consiglio direttivo della BCE, vedi Allegato alla petizione al Parlamento europeo: la BCE non rispetta il suo statutoquasi al termine dell’appendice.

Sopravvivenza dell’Euro
La stabilità finanziaria è importante, ma è interconnessa strettamente alla stabilità economica, da cui dipende nel lungo periodo. Com’è noto, l’Euro è sottovalutato rispetto al Marco, per la ragione elementare che è stato il risultato della combinazione di 11 monete (poi nel 2001 si aggiunse la Grecia, e successivamente via via gli altri sette), deboli e forti. La fissazione (ci fu in parte una contrattazione) dei cambi irrevocabili avvenne nel novembre 1996, e per l’Italia provvide Ciampi, ministro del Tesoro del I Governo Prodi, che riuscì ad ottenere un cambio Lira/Marco a 990, che poi in rapporto all’Ecu diventò 1.936,27 (ma gli industriali italiani volevano 2.050).[5]
[5] Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi
Vedi anche, per l’evoluzione dei tassi di riferimento Lira e Marco, gli articoli allegati nel mio post già linkato sopra Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali.
Gli squilibri strutturali dell'Euro, resi evidenti ed esacerbati dalla crisi economica cominciata nel 2007, la cui genesi è nella finanza malata e nel debito privato (non nel debito sovrano!), hanno un impatto negativo diretto sulla produzione di reddito, che pregiudica l'equilibrio finanziario. Quindi la politica monetaria deve essere al servizio della ripresa economica, premessa per la buona salute finanziaria delle famiglie, delle aziende e degli Stati.
Domanda conclusiva. Come il prudente Kutuzov salvò la Russia dall’invasore francese, riuscirà il prudente Draghi, finalmente affrancato dall’influenza abnorme del bugiardo e arrogante Weidmann, a contribuire a salvare l’Euro dall’egoismo egemonico tedesco?

Vincesko


Vincesko, perché non prova a riproporre a Wikipedia questo post, "depurandolo" di alcuni giudizi che lo farebbero cassare?


Caro Carlo,
presumo lei si riferisca non al mio commento qui sopra ma alla mia modifica della voce Wikipedia sulla BCE. Ci proverò, ma la situazione è complicata, sia per le regole “strane” di Wikipedia (vietate analisi originali, le notizie devono essere di seconda o, ancor meglio, terza mano, una notizia falsa condivisa dalla maggioranza è ok, una vera condivisa dalla minoranza no, ecc.), ma ci sono altri progetti, con regole diverse, come Wikiquote o Wikisource, che intendo approfondire, sia per la qualità dei volontari-amministratori, alcuni dei quali stanno lì da vari anni e applicano le regole con troppa discrezionalità e, talvolta o spesso per alcuni di loro, con 2 pesi e 2 misure, sia perché - per la stessa natura di Wikipedia - può arrivare uno qualsiasi anche senza nessuna competenza e – senza alcuna discussione previa - modificare o addirittura eliminare interamente il lavoro preesistente, come è successo a me, in maniera solo molto parzialmente motivata, secondo me. Ed io aborro la censura, massimamente quando è ingiustificata.
Comunque, dati i rapporti molto pregiudicati con un volontario-amministratore (Ignis Delavega, categoria clero, la cui unica notizia del suo profilo “stranamente” riguarda un edicolante, che pensavo fosse lui stesso, ma poi ho scoperto essere un ex volontario Wikipedia, morto suicida (!) https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Ignisdelavega), ne voglio fare un caso emblematico ri-coinvolgendo anche la Fondazione Wikipedia – già contattata invano ma in italiano, lo rifarò in inglese - utilizzando la procedura di ricorso contro un volontario-amministratore per violazione delle regole, evidente nel mio caso almeno secondo me, in ordine alla quale sto già preparando il materiale per ricostruire un po' tutta la vicenda nel mio blog, ma mi ci vorrà del tempo.
Vincesko


Traggo dalla newsletter odierna della Banca d’Italia quanto ha dichiarato 2 giorni fa il governatore Ignazio Visco, al 23° Congresso ASSIOM Forex, sulle prospettive dell’inflazione.

Nell’area dell’euro l’espansione dell’attività economica è in graduale consolidamento. Le misure adottate dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno decisamente ridotto i rischi di deflazione e posto le premesse per un graduale ritorno alla stabilità monetaria. L’aumento dell’inflazione in dicembre è però in gran parte ascrivibile alle componenti energetiche e ad altre voci caratterizzate da elevata volatilità; ancora non emergono chiari segnali di un punto di svolta nelle componenti di fondo dell’evoluzione dei prezzi al consumo e nella dinamica delle retribuzioni, anche nei paesi dove la disoccupazione è più bassa. Nelle proiezioni dell’Eurosistema la crescita dei prezzi sarebbe ancora appena sopra l’1,5 per cento nel 2019. Per ricondurre l’inflazione su valori in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine vanno mantenute condizioni monetarie molto accomodanti. Coerentemente con questa visione, il Consiglio direttivo ha deciso di estendere la durata del programma di acquisto di titoli almeno sino alla fine del 2017, riportando da aprile l’importo mensile degli interventi al livello originale di 60 miliardi di euro. Alla fine di quest’anno l’ammontare complessivo degli acquisti sarà di circa 2.300 miliardi. Il Consiglio si attende che i tassi ufficiali si manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo che si estende ben oltre l’orizzonte del programma.

Sulle cause delle sofferenze bancarie:
I fattori che hanno concorso a determinare l’elevato livello di crediti deteriorati in Italia sono molteplici e ben noti. Quello di gran lunga più importante è la profonda e prolungata recessione, che ha minato la capacità di rimborso dei debiti di molte imprese, in un contesto di concessione del credito non sempre sufficientemente prudente. […]

E sulla stretta interconnessione tra ripresa economica e stabilità finanziaria:
Oggi molte delle premesse necessarie a una soluzione del problema dei crediti deteriorati sono ormai poste. Come ho ricordato, la ripresa economica si sta riflettendo sulla qualità del credito; il suo graduale consolidamento permetterà un riequilibrio dei bilanci delle banche. […] Il consolidamento della ripresa e il rafforzamento del sistema bancario sono fenomeni interconnessi.

Intervento del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco
Modena, 28 gennaio 2017
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2017/Visco-280117.pdf

Vincesko


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Si vede che Visco ha letto i miei articoli (scherzo, eh!) :)


A proposito dell’inflazione (cfr. il mio commento del 28 gennaio 2017 alle 13:59), dopo il governatore Ignazio Visco, traggo dall’ultimo Bollettino economico della BCE:

Bollettino economico BCE, n. 1 – 2017
Prezzi e costi (pag. 14)
L’inflazione complessiva è aumentata marcatamente nel dicembre 2016.
L’inflazione misurata sullo IAPC è salita dallo 0,6 all’1,1 per cento fra novembre e dicembre (cfr. grafico 7). Tale rialzo è stato determinato in particolare dall’aumento molto più consistente dell’inflazione dei beni energetici, che ha continuato a contribuire in misura determinante alla ripresa dell’inflazione complessiva dopo il minimo del -0,2 per cento toccato ad aprile 2016. La maggiore inflazione della componente energetica è dovuta in gran parte a vigorosi effetti base al rialzo, che avranno un impatto sull’inflazione anche nei primi mesi del 2017 (cfr. riquadro 4).
L’inflazione di fondo non ha evidenziato segnali convincenti di una tendenza al rialzo.
L’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC al netto di alimentari ed energia si è collocata allo 0,9 per cento in dicembre, dopo essersi mantenuta allo 0,8 nei quattro mesi fino a novembre. I dati disponibili a livello nazionale suggeriscono che il rialzo in dicembre sia stato causato principalmente da un’impennata della componente volatile legata ai viaggi. L’inflazione al netto di alimentari ed energia rimane ben al di sotto della sua media di lungo periodo pari all’1,5 per cento. Inoltre, le misure alternative non segnalano la ripresa delle spinte inflazionistiche di fondo. Ciò potrebbe riflettere in parte gli effetti indiretti ritardati al ribasso dei precedenti cali dei corsi petroliferi ma anche, in modo più sostanziale, la protratta debolezza delle pressioni dal lato dei costi interni.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2017/bol-eco-1-2017/index.html



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Dialogo con un neo-liberista sull’Euro, la BCE e dintorni in un sito keynesiano



Riporto la lunga discussione tra me e un neo-liberista fanatico, Enzo Michelangeli (un professionista informatico emigrato a Hong Kong e collaboratore in passato del sito neo-liberista NoisefromAmerika http://noisefromamerika.org/profilo-utente/enzo-michelangeli), sul tema dell’Euro, della BCE e dintorni, svoltasi in gennaio in calce al seguente articolo del sito Keynesblog.

Più ne incontro e “bastono” volentieri, più debbo constatare che gli elementi comuni dei neo-liberisti sono il fanatismo, la spietatezza, l’autorazzismo che rasenta la fellonìa ed il funzionamento abnorme del principio di realtà.


Neppure i noeuro sanno come uscire dall’euro

Pubblicato da keynesblog il 10 dicembre 2016



Il bilancio italiano e’ di circa 800 miliardi di euro.
Significa che lo stato Italiano puo’/deve spendere 800 miliardi l’anno.
Circa il 90% di tali spese corrisponde a pensioni e stipendi della pubblica amministrazione.
Reintroducendo la Lira, si pagherebbero pensioni e stipendi stampando in proprio e gli 800 miliardi del bilancio rimarrebbero in tasca al Governo per le epese piu’ opportune, vedi riduzione del debito.


@bertoldo
Citazione: “Circa il 90% di tali spese [830 mld] corrisponde a pensioni e stipendi della pubblica amministrazione”.

Numeri del Lotto: non arrivano neppure al 50%. La spesa pensionistica (al netto delle imposte – 45 mld – e al lordo di 20 mld di assistenza) liquidata nel 2014 è pari a 193 mld;[1] il costo del lavoro dei dipendenti pubblici (al lordo delle imposte e del personale esterno) è pari a 160 mld. Anche sommando gli importi lordi (193+160), avremmo 353 mld, pari al 42,5%.

[1] “L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali”.

http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;&iMenu=1&NewsId=TUTTI&sURL=/docallegati/UfficioStampa/comunicatistampa/Lists/ComunicatiStampa/cs150430_bis.pdf


***


La deflazione non è solo nell’ area euro e le banche han molti problemi anche in UK dove l’ euro non è mai pervenuto e persino tra i crucchi che, secondo la narrativa antieuro si sono avvantaggiati dall’ introduzione della moneta unica, quindi no: non è colpa dell’ euro se le banche sono messe male, inventane una migliore.


@ihavenodream
Citazione: “non è colpa dell’ euro se le banche sono messe male, inventane una migliore”.

Risposta semplicistica. La spiegazione è invece articolata: in sintesi, (a) è il sistema UE-Euro monco, inclusa la Commissione europea e in particolare la BCE, per scarsa indipendenza dalla Germania; (b) la politica monetaria e la politica economica risentono di questa scarsa indipendenza e sono tarate nell’interesse prevalente della Germania (e suoi satelliti); e (c) quando si dice che l’Italia va male perché non ha fatto le riforme strutturali si pecca di parziale ignoranza, e perché l’Italia presenta un avanzo primario da 20 anni, e perché ha varato la riforma pensionistica più severa (Dini + SACCONI + Fornero) e messo in sicurezza i conti pensionistici (e quindi, secondo la Commissione europea e centri studi perfino tedeschi, il debito pubblico http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/02/28/debito-italiano-a-rischio-anzi-il-piu-sostenibile/) nel lungo periodo.
I difetti strutturali dell’Italia sono seri e annosi, ma essi sono stati esacerbati dall’introduzione dell’Euro, che è rimasto un sistema monco. Le sofferenze bancarie all’inizio della crisi erano pari a 40 mld, poi in 6 anni sono quasi quintuplicate a causa della crisi economica imposta dall’UE per conto della Germania, che ha distrutto quasi il 25% dell’apparato produttivo italiano.

POLITICA MONETARIA E FISCALE.

Com’è noto, la BCE ha varato il QE nel marzo 2015, con un ritardo di 6 anni rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ.
E’ falso, come scriveva Bini Smaghi, ex membro del Consiglio direttivo della BCE, in un recente articolo sul Corriere della Sera,[*] che “In sintesi, come avevano sottolineato gli oppositori alla politica monetaria espansiva della Bce, questa non è stata seguita da un’azione strutturale di risanamento delle finanze pubbliche”.
E’ una doppia bugia: (a) il risanamento dei conti pubblici in Italia è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico: nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, 4/5 dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e 1/5 dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF),[**]
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
– governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
– governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%).
per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi, proprio a causa della quasi latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi si sono limitati all’SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMT, mai implementati finora; in più, a differenza della FED (i cui interventi invece sono stati massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, cioè riducendo di un pari importo la massa monetaria, per paura della (fantomatica) inflazione; (b) all’azione della BCE, doveva essere accompagnata, non tanto o almeno non solo le cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, ma anche una politica fiscale espansiva anticiclica da parte degli Stati, come suggerito anche sia dal FMI che dalla metà buona del presidente Draghi (vedi, ad esempio, il suo intervento a Jackson Hole, nell’agosto del 2014, considerato eterodosso da tutti i commentatori, per cui Draghi telefonò alla cancelliera Merkel per giustificarsi). Purtroppo, la Germania, per bocca della Commissione europea, l’ha impedito, discriminando l’Italia (e non solo), come attestano i dati EUROSTAT,[***] e quanto ha scritto la Corte dei Conti europea.[****]
Forse non è irrilevante aggiungere 2 notazioni:
La prima è che, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati;
La seconda è che tutte le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.

In dettaglio, gli interventi di politica monetaria non convenzionali della BCE hanno contemplato:
(a) l’SMP (Securities Markets Programm); con l’annuncio delle caratteristiche tecniche delle ODM il 6 settembre 2012, è stato posto termine all’SMP;
(b) gli OMT (Outright Monetary Transactions), cioè l’acquisto illimitato di titoli di Stato, sul mercato secondario, con contestuale sterilizzazione, mai implementati.
“Nell’agosto 2012, la BCE ha annunciato la predisposizione delle OMT (in italiano ODM), (OPERAZIONI DEFINITIVE MONETARIE (ODM), specificandone ulteriormente le caratteristiche tecniche in settembre. Queste ODM sono tese a salvaguardare un’appropriata trasmissione della politica monetaria e l’unicità della politica monetaria nell’area dell’euro. […]”
Non sono mai stati implementati, ma erano talmente reali ed effettivi che la Corte Cost. tedesca fece contro di essi ricorso alla Corte di Giustizia Europea, perdendolo com’è noto, poiché sono stati dichiarati compatibili con la normativa UE dalla Corte di Giustizia europea.
(c) Le Open market operations (Operazioni di mercato aperto), cioè LTROs e TLTROs, destinate alle banche;
(d) l’APP (Asset purchases programme), cioè il QE (Quantitative Easing); in italiano, Programma di acquisto di attività (PAA): titoli di Stato, titoli emessi da istituzioni sovranazionali europee, obbligazioni societarie, titoli derivanti da cartolarizzazioni e obbligazioni garantite a un ritmo di 80 miliardi di euro al mese (da marzo 2015 fino a marzo 2016 l’importo era pari a 60 miliardi di euro).
Il QE è stato varato nel marzo 2015, quando era PdC Renzi. Pier Giorgio Gavronski sostiene che c’è un patto riservato tra Draghi e Renzi: sostegno della BCE contro riforme strutturali dell’Italia, per premere sulla Germania affinché faccia una politica economica espansiva.
[…]

***


Enzo Michelangeli 18 dicembre 2016 alle 03:23

Mah, se Draghi non fosse intervenuto sicuramente le cose avrebbero preso una cattiva piega, ma piu’ per l’Italia e gli altri paesi della periferia che per l’Euro in se’. E’ vero che quando un paese debitore fa default la cosa si ripercuote anche sui creditori, ma come abbiamo visto in passato (p.es. il caso dell’Argentina nel 2001 quando salto’ il currency board col dollaro, o quello piu’ controllato della Grecia che ha fatto default sul 52% del suo debito sovrano pur senza uscire dall’unione monetaria) a soffrire di piu’ sono i primi.

Sull’intervento dell’ESM, a me pare che abbia dato ottimi risultati per Bankia in Spagna. Il punto e’ questo:
1. Per ricapitalizzare il sistema bancario servono soldi “veri”, non trucchi contabili.
2. Nessun investitore privato mette i propri soldi senza qualche garanzia legale che li riavra’ indietro, quindi servono istituzioni pubbliche almeno a controllo e garanzia del processo.
3. Di queste, i governi dei paesi della periferia si sono dimostrati inaffidabili, proprio perche’ rispondono all’elettorato locale, il quale ha interesse a non pagare per errori e misfatti dei passati governi da esso a suo tempo eletti.
Quindi, la contropartita di un salvataggio dall’esterno (che e’ l’unico possibile) richiede un controllo politico dall’esterno, in modo da proteggere i legittimi interessi di chi fornisce le risorse finanziarie. UE, BCE e (se ci sta) FMI sono le istituzioni migliori per questo, dato che rispondono a governi democraticamente eletti, non alla “tecnocrazia filofinanziaria”. A meno che ripagare i prestiti come precedentemente pattuito non sia per lei un concetto da tecnocrati filofinanziari, nel qual caso temo che i suoi discendenti avranno un futuro poco roseo.


@Enzo Michelangeli
Visione ottimistica. La Commissione europea non è eletta ma nominata e non risponde ai Governi nazionali. La BCE è indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto). Questo in teoria, poiché la storia attesta che sia la prima che la seconda sono (stati) indipendenti da tutti, tranne che dalla Germania.


Enzo Michelangeli 13 gennaio 2017 alle 16:49

@vincesko: a me non dispiace se il controllo politico e’ della Germania: l’Italia avrebbe tutto da guadagnarci.


@Enzo Michelangeli
Assolutamente no. 1. La storia insegna che la Germania è arrogante fino all’ottusità ed incapace di leadership politica, perché l’establishment tedesco persegue egoisticamente e ottusamente il suo esclusivo interesse economico e manipola in tal senso l’opinione pubblica tedesca. 2. La gestione della crisi attuale asimmetrica conferma in pieno tale lezione. 3. Gli interessi economici di breve-medio-lungo periodo tra l’Italia e la Germania sono dunque divergenti, a meno che non si voglia accettare la subordinazione dell’Italia alla Germania e quindi l’alea connaturata ad una leadership arrogante, egoista e ottusa.


***


Ma chi lo dovrebbe nominare il cda di Banca Italia? i marziani? perchè il cda delle altre banche centrali chi lo nomina? e cmq si se è sottoposto al controllo degli organismi di garanzia pubblici e alle leggi sulle pubbliche amministrazioni, Corte dei Conti e quant’altro per me basta e avanza. Semmai il problema è che nemmeno gli organismi pubblici di garanzia funzionano, ma questo è davvero un altro discorso.
Più in generale il problema dell’area euro oggi come oggi è duplice: la prima parte è che le regole di funzionamento sono sbagliate, tra le regole da cambiare c’è sicuramente il meccanismo di tutela del debito pubblico da parte della Bce, a cui Draghi sta parzialmente supplendo con il Qe, ma occorrerebbe invece un meccanismo per ridurre gli spread tra i debiti dei paesi, del tipo: la Bce si impegna a comprare i titoli pubblici dei paesi il cui spread dal titolo pubblico più basso è sopra i 50 punti base, in tal modo il mercato stesso riallineerebbe gli spread senza nemmeno che la Bce debba di fatto mai intervenire. L’altra regola sballata che è ormai sempre di più un elefante nella stanza è il 3% di deficit, perchè non ha alcun senso macroeconomico, a volte devi fare il 3%, a volte il 9, a volte lo 0, dipende dal ciclo; e poi una volta che la Bce garantisce il debito di tutti i paesi sarebbe più coerente ragionare in termini di avanzo e disavanzo primario, non più di deficit.
Il secondo problema che ha l’area euro pero’, che non tutti mettono in evidenza e’ la scelta di impostazione macroeconomica profondamente sbagliata, di tipo mercantilista, basata sulla ricerca della competitività a tutti i costi, il rigore come ideologia, il moralismo economico ecc. questo forse oggi come oggi è il vero problema, più ancora delle regole da cambiare. Non si riesce a capire che non serve a nulla aver creato la seconda moneta di riserva mondiale, se poi controlli ossessivamente il bilancio pubblico e la bilancia commerciale. La bilancia commerciale degli Usa è in disavanzo da 30 anni e non sono mai stati così in salute, al di là delle chiacchiere di qualche pseudoeconomista da bar….


@ihavenodream
Citazione1: “tra le regole da cambiare c’è sicuramente il meccanismo di tutela del debito pubblico da parte della Bce, a cui Draghi sta parzialmente supplendo con il Qe, ma occorrerebbe invece un meccanismo per ridurre gli spread tra i debiti dei paesi”.

1. Non c’è un’esigenza assoluta di cambiare le regole, come dimostra il tardivissimo QE, che quasi tutti ritenevano impossibile, per tutelare il debito pubblico dell’intera Eurozona.
2. Solo che è stato fatto, come ha preteso la Germania, sulla base della regola del “capital key”, cioè in ragione della quota di partecipazione degli Stati nel capitale della BCE, quindi la quota maggiore va ai Tedeschi, che non ne hanno bisogno, e (quasi) nulla va ai Greci, che invece ne hanno un gran bisogno.
3. Invece, checché ne dica la Germania, è possibile anche aiutare singoli Stati in modo differenziato, come dimostrano sia l’SMP, implementato nel 2010-2012 a favore di Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, sia le OMT (acquisto illimitato di titoli pubblici), mai utilizzate finora ancorché siano state giudicate conformi ai trattati UE dalla Corte di Giustizia europea, nel ricorso presentato dalla Corte Cost. tedesca.
4. Il limite statutario invalicabile (mutuato dai trattati) è che la BCE non sconfini dalla politica monetaria a quella economica e che persegua il suo obiettivo principale (quindi c’è anche un secondo obiettivo, anche se subordinato, che però viene sistematicamente obliterato[1]): la stabilità dei prezzi nel medio periodo (cioè un tasso d’inflazione poco sotto il 2%). A questi si aggiungono i divieti di finanziamento degli Stati e di acquisto diretto (cioè sul mercato primario) dei titoli pubblici (art. 21 Statuto).[1]
[1] Cfr. QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2822739.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/qe-gli-obiettivi-ed-i-poteri-della-bce.html 
5. La lezione che si ricava dalla gestione della politica monetaria della BCE è che, se l’oligarchia che comanda in UE lo vuole, c’è un ampio margine di interpretazione delle regole, in senso restrittivo o estensivo. Come peraltro avviene per l’intera missione dell’UE sancita dall’art. 3 del TUE (quello che parla anche di “economia sociale di mercato”), articolata in vari obiettivi e sub obiettivi (tra questi ultimi, a ben vedere, c’è la stabilità dei prezzi, cfr. Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto (la conclusione dell’Appendice)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html.

Ma questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.[2]
Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.
Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.
La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.
[2] Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2853463.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html 
E, com’è noto, perfino la supposta rigorosa Germania fa la furba nel collocamento dei suoi titoli pubblici e si guarda bene dal danneggiare il suo Paese.

Citazione2: “L’altra regola sballata che è ormai sempre di più un elefante nella stanza è il 3% di deficit”.

Hai ragione, ma dimentichi il fiscal compact, che va oltre e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio. Allora ne approfitto per segnalare:

Dopo il sonoro NO al referendum costituzionale contro la deforma Renzi-Boschi, l’anno prossimo ci aspetta un altro impegno altrettanto importante: l’introduzione nei Trattati UE dello stupido e nefasto fiscal compact, che non soltanto impedisce politiche economiche realmente anticicliche, in particolare all’Italia che, a giudicare dai dati oggettivi EUROSTAT del deficit/Pil durante gli ultimi 5 anni, è stata discriminata dalla Commissione europea, ma, attraverso l’obbligo della riduzione a passi forzati del debito pubblico, accelera il declino dell’Italia, passando per più tasse e meno spesa pubblica e quindi più disoccupazione e meno servizi. Dovremo impegnarci TUTTI per far dire, questa volta al nostro Governo, un altro sonoro NO! Il Consiglio europeo (cioè i Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi) dovranno decidere se inserirlo nei Trattati UE, è necessaria l’unanimità, basterà che un solo Paese (ad esempio, l’Italia) dica NO e non si potrà fare.
L’ottimo Professor Gustavo Piga ci chiama alla mobilitazione generale.

2017, mobilitazione generale
Gustavo Piga – 9 DICEMBRE 2016
http://www.gustavopiga.it/2016/2017-mobilitazione-generale/

Io nel mio piccolo avevo già cominciato.


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Enzo Michelangeli 19 dicembre 2016 alle 16:10

La deflazione e’ un sintomo, non un problema in se’: e’ la conseguenza della stagnazione economica, non la sua causa.
A parte poi il fatto che di deflazione ce n’e’ pochissima, e solo occasionalmente (quest’anno nell’Eurozona solo in febbraio, aprile e maggio, ma da giugno i prezzi hanno ricomiciato a risalire: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi); e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali) ha riguardato solo i prezzi al consumo; mentre i beni in conto capitale saliti di parecchio. C’e’ cioe’ stata elevata asset inflation fino alla crisi finanziaria, e anche dopo i prezzi di beni come gli immobili sono scesi di poco; in certi mercati hanno gia’ recuperato i livelli pre-crisi.
Quindi, no: ci sono altre cose di cui preoccuparsi, ma non della deflazione.


@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.

3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html

La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html




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Enzo Michelangeli 14 dicembre 2016 alle 07:02

In tal caso, l’unica via d’uscita e’ far funzionare questa unione monetaria senza trasferimenti fiscali, e questo richiede di diventare piu’ simili ai tedeschi, invece di criticarli. Su, non e’ difficile: non abbiamo handicap mentali che ce lo impediscano.


@Enzo Michelangeli
Visione quasi utopistica. Gli handicap sono soprattutto culturali (in senso antropologico e non) e si possono modificare – molto lentamente – con dosi massicce di educazione (nel significato anglosassone), rivolta in primo luogo all’agenzia educativa principale: la famiglia, e quindi alla donna.[1] Nel frattempo che si fa?


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 01:34

@vincesko: Niente meglio di una sana dose di realta’ educa persone abituate al diritto alla manna dal cielo. L'”Europa federata dalla fiscalità perequata” di cui parla Luca Zamarco e’ neolingua per “un’Europa dove noi spendiamo soldi che ci facciamo regalare dai tedeschi invece di guadagnarceli”. Questo modo di pensare ha preso piede in paesi come l’Italia perche’ comprare voti con i soldi degli altri e’ lo strumento principe del potere clientelare, ed e’ stato percio’ incoraggiato per generazioni in sede politica. Il bello dell’UE non federale e’ che funziona su altre basi, e in assenza di unione fiscale lascia poco spazio a politiche parassitarie.


@Enzo Michelangeli
Scusa, io me ne intendo un po’, la tua a me sembra una replica avulsa dalla realtà effettuale, tipico di chi ha problemi col principio di realtà, difetto peculiare – ho riscontrato frequentandoli – degli adepti del neo-liberismo (vedi la prossima mia risposta più sotto, a cui potremo attaccare il prosieguo eventuale della discussione).
L’Italia – che ha beninteso tanti difetti – ha un avanzo primario da 20 anni (tranne uno sotto il governo Berlusconi, nel pieno della crisi economica).[1] Non ha preso un euro dai vari fondi salva-Stato, incluso il MES, ma ve ne ha versati 60 mld, aumentando il proprio debito pubblico. La Germania è il Paese che trae i maggiori vantaggi dall’Euro, sottovalutato per lei di almeno un 20%. L’Italia è tra i Paesi che subiscono i maggiori svantaggi dall’Euro. La Germania ha sforato nel 2003-2005 il limite del 3% per finanziare con alcune decine di miliardi la sua riforma del lavoro che deflazionava i salari, commettendo due violazioni alle regole UE (deficit 3% e aiuti di Stato) e facendo concorrenza sleale, ecc. ecc.[2]. All’Italia, invece, è stato impedito sia di sforare il 3%,[3] discriminandola rispetto agli altri Paesi,[4] sia di finanziare il cosiddetto jobs act, se non con una misera flessibilità.

[1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.

di Giuseppe Travaglini
Modello tedesco? Crescita a debito

28/05/2013
La crescita tedesca e il rientro dagli alti tassi di disoccupazione dei primi anni 90 sono stati resi possibili grazie all’intervento pubblico attuato attraverso la spesa in deficit fino al 2007
http://old.sbilanciamoc.info/Sezioni/capitali/Modello-tedesco-Crescita-a-debito-18574.html

[3] Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.

[4] EUROSTAT – Deficit/Pil
…………..2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
Italia…….. -1,5..-2,7..-5,3…-4,2..-3,5..-2,9..-2,9.. -3,0..-2,6
Francia…...-2,5..-3,2..-7,2…-6,8..-5,1..-4,8..-4,0...-4,0..-3,5
Spagna…..+2,0..-4,4.-11,0…-9.4.-9,6.-10,4..-6,9..-5,9..-5,1
Gran Br…. -3,0..-5,0.-10,7.. -9,6..-7,7..-8,3..-5,6...-5,6..-4,4
Germania. +0,2..-0,2...-3,2…-4,2..-1,0..-0,1..-0,1..+0,3..+0,7
http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:21

@vincesko: l’avanzo primario conta poco quando bisogna pagare interessi su un debito gigantesco (non piuvuto dal cielo ma accumulato con decenni di spesa pubblica dissennata). E semmai l’Italia ha da ringraziare l’ingresso nell’Eurozona se il peso degli interessi e’ sceso a livelli prossimi a quelli sul debito di paesi meno indebitati, come appunto la Germania: senza questo fattore il debito sarebbe salito alle stelle, e la lira oggi farebbe concorrenza al peso argentino.
Quanto ai presunti vantaggi per la Germania: e’ ben noto che l’euro fu imposto a Kohl, contro le obiezioni di Bundesbank, dai socialisti francesi (Mitterrand e Delors in primis) come contropartita dell’assenso alla riunificazione con la Germania dell’Est: http://www.voxeurop.eu/en/content/article/351531-you-get-unification-we-get-euro
Un po’ strano che facessero resistenza se la cosa conveniva loro cosi’ tanto, no?


@Enzo Michelangeli
Mi spiace, vedo che spari compulsivamente fesserie da fanatico adepto neo-liberista a ripetizione.

1. Avanzo primario
L’avanzo primario è (quasi) il più alto in UE28 ed ha oscillato intorno al 2%, cioè 32 mld in valore assoluto, mica bruscolini; gli interessi passivi circa il 4%; il delta è dunque pari a 2 punti percentuali, cioè 32 mld; ma l’Italia sconta da troppi anni la mancanza dello scudo della banca centrale (vedi FED, BoE, BoJ) ed ha in valore assoluto lo stesso debito pubblico della Francia, ma un’incidenza percentuale doppia sul Pil (4% contro 2%).

2. Spesa pubblica
Come spiega la Banca d’Italia, da 25 anni il debito pubblico cresce a causa non della spesa primaria ma degli interessi passivi.
Riporto i dati di RGS. L’Italia, com’è noto, sconta un maggior peso relativo degli interessi passivi (durante la crisi, superiore al 5% del Pil, ora sceso al 4,2% e calante), che si riflette sul dato della spesa complessiva, più alto della media UE tra uno e tre punti percentuali. Sostanzialmente in linea alla media UE, invece, è la spesa primaria (al netto degli interessi). Se poi si confrontano i dati relativi alla spesa procapite, tranne la Spagna, l’Italia è significativamente più bassa dei Paesi di confronto e in linea con la media UE.
Ragioneria Generale dello Stato
LA SPESA PUBBLICA IN EUROPA: ANNI 2006-2014
Tavola XII – Spesa pubblica: incidenza percentuale sul PIL – anni 2006-2014
Paesi …….2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Italia ……. n.d. .. n.d.. n.d…51,6 . 50,4 49,9 . 49,1 51,0 . 51,2
Germania . n.d. ..n.d. . n.d. ..48,1 . 47,7 45,3 . 44,7 44,5 . 44,3
Spagna….. n.d. ..n.d. . n.d… 46,3 . 46,3 45,2 . 45,6 45,1 . 44,5
Francia …. n.d. ..n.d. .n.d. …56,7 . 56,6 56,0 . 55,9 57,0 . 57,5
Regno U. .. n.d. ..n.d. . n.d. ..51,4 . 50,4 48,5 . 46,9 44,9 . 43,9
UE (27) … n.d… n.d. . n.d. …n.d. . 50,6 49,1 . 48,6 48,6 . 48,2

Tavola XIII – Spesa pubblica primaria: incidenza percentuale sul PIL – anni 2006-2014
Paesi ………2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 var % 2014-2006
Italia ……… 43,2 .42,0 .42,9 46,7 . 45,6 .44,4 . 45,6 46,2 .46,5 ……. 3,3
Germania … 42,0 .40,1 .40,9 45,0 . 44,8 .42,2 . 42,1 42,5 .42,5 ……. 0,5
Spagna …… 36,7 .37,3 .39,6 44,1 . 43,7 .43,1 . 45,0 41,7 .41,1 ……. 4,4
Francia …… 50,0 .49,6 .50,2 54,4 . 54,0 .53,3 . 54,2 54,7 .55,3 ……. 5,3
Regno Unito 40,9 .40,6 .44,4 47,7 . 45,9 .43,7 . 43,9 42,0 .41,2 ……. 0,3
UE (28) ……43,0 .42,3 .43,8 47,7 . 47,3 .45,7 . 46,1 45,9 .45,7 ……. 2,7

Tavola XVI – Spesa procapite – valori in euro – anni 2006-2014
Paesi ……….2006 …2007 ..2008 …2009 …2010 ..2011 …2012 .2013 ...2014
Italia ………12.702 12.935 13.310 13.638 13.524 13.556 13.804 13.735 13.600
Germania …12.976 13.073 13.576 14.274 14.904 14.783 14.961 15.308 15.980
Spagna …….8.766 ..9.393 .10.057 10.681 10.607 10.470 10.681 ..9.961 ..9.955
Francia …...15.386 15.966 16.523 17.103 17.446 17.722 18.169 18.412 18.633
Regno U. …14.607 15.204 14.433 13.331 14.154 13.892 15.123 14.354 15.394
UE (28) …...11.181 11.641 12.077 12.283 12.711 12.692 13.025 13.003 13.281

Tavola XVIII – Spesa primaria procapite– valori in euro – anni 2006-2014
Paesi ………..2006… 2007.. 2008....2009 …2010 ...2011 ...2012 ..2013…2014
Italia ……… 11.516 11.618 11.938 12.461 12.361 12.269 12.388 12.430 12.365
Germania … 12.191 12.259 12.744 13.482 14.124 13.958 14.191 14.625 15.343
Spagna …….. 8.400 ..9.016 ..9.679 10.284 10.172 ..9.906 10.021 ..9.219 ..9.197
Francia …….14.646 15.165 15.646 16.380 16.709 16.896 17.344 17.681 17.933
Regno U. …. 13.916 14.415 13.738 12.822 13.310 12.948 14.184 13.441 14.451
UE (28) ……10.546 10.956 11.376 11.652 12.031 11.937 12.260 12.282 12.582
http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Analisi_e_valutazione_della_Spesa/La-spesa-pubblica-in-Europa/

Spesa pubblica primaria
Arrotondando, abbiamo: Italia 46%, Germania 42%. Parrebbe quella dell’Italia cresciuta molto più di quella tedesca. Ma proviamo a trasformare il dato in informazione: l’Italia ha perso dall’inizio della crisi circa 10 punti di Pil (mentre il Pil tedesco è aumentato), pari a circa 150 mld; se rapportiamo la spesa primaria al Pil corretto aggiungendo al denominatore 150 mld, otteniamo che l’incidenza % sul Pil scende al 42%, esattamente uguale al dato della Germania. Dunque, non è cresciuta la spesa primaria (numeratore), è diminuito il Pil (denominatore). Non dico che sia indifferente, ma solo che la spesa è cresciuta poco in valore assoluto (in 8 anni, del 3,3% in valore nominale, contro il 2,7% della media UE28) e che non va ridotta globalmente ma solo riqualificata (storni tra capitoli di spesa), come si evince anche dal dato della spesa primaria procapite, rimasta costante dal 2009.

3. Euro
Anche i sassi sanno ormai che l’Euro è sottovalutato rispetto al Marco, per la ragione elementare (che evidentemente ad un adepto fanatico come te è indigesta) che è stato il risultato della combinazione di 11 monete (poi nel 2001 si aggiunse la Grecia), deboli e forti. Se non lo sai, la negoziazione (perché ci fu in parte una contrattazione) dei cambi irrevocabili avvenne nel novembre 1996, e per l’Italia provvide Ciampi, ministro del Tesoro del I Governo Prodi, che riuscì ad ottenere un cambio Lira/Marco a 990, che poi in rapporto all’Ecu diventò 1.936,27 (ma gli industriali italiani volevano 2.050).
Cfr. Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2794137.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/il-change-over-lira-euro-e-le.html 
Vedi anche, per l’evoluzione dei tassi di riferimento Lira e Marco, gli articoli allegati nel mio post già linkato sopra:
Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2853463.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html 

Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 03:55

@vincesko :
1) Avanzo primario: e chi ha negato che ci sia? Il punto e’ che l’avanzo primario da solo non conta nulla, perche’ gli interessi sul debito, anche se cio’ puo’ risultare una sorpresa per bancarottieri e truffatori vari, vanno pagati. E’ proprio per questo che bisogna essere cauti a far debiti, specialmente se essi vanno a finanziare non investimenti produttivi che facciano crescere l’economia in modo sostenibile, ma spesa corrente utile a comprare consenso politico. E la seconda cosa e’ quello che e’ stato fatto in Italia (http://www.corriere.it/politica/14_marzo_02/palla-piede-giuliano-amato-spiega-come-venne-creato-nostro-debito-e17137d8-a210-11e3-adcb-9ee016b80fee.shtml) e, su scala maggiore, in Grecia.
2) Spesa pubblica; vedi 1) qui sopra. E l’Italia puo’ ringraziare l’euro se l’interesse sul debito e’ sceso a livelli prossimi a quelli di paesi con debito (e quindi rischio d’insolvenza) ben minore (vedi: 
https://oraliberale.files.wordpress.com/2012/11/picture-1.gif). Mi dirai: ma se l’Italia non fosse nell’Euro potrebbe inflazionare il debito e svalutare. A parte il fatto che questa e’ un’operazione da repubblica delle banane popolate da cialtroni inadempienti, non funzionerebbe: per il semplice motivo che quando il rischio di cambio aumenta, il mercato chiede rendimenti nominali che lo incorporino. Quindi, cio’ che si e’ guadagnato svalutando lo si ripaga con interessi nominali piu’ alti, e il peso dell’interesse sul debito in termini reali non scende. Questo a meno di inflazionare ancora di piu’ con crescita esponenziale: e l’iperinflazione e’ appunto quello che succede ai paesi che tentano questa strada (Zimbabwe, Venezuela, Ecuador prima del 2000, Brasie prima del “plano Real” del 1994 etc.). In genere queste operazioni si concludono o col ripudio di strategie inflazionistiche (Brasile 1994) o con l’adozione di una valuta straniera, percio’ non inflazionabile (vedi la dollarizzazione dell’Ecuador nel 2000 o dello Zimbabwe nel 2011). Del resto, quando si e’ dei completi incapaci a gestire la propria moneta, ha senso farla gestire ad altri: e paesi come l’Italia o la Grecia, dove la cialtroneria e’ endemica, dovrebbero considerare l’assenza di sovranita’ monetaria come una benedizione.
3. Presunta sottovalutazione dell’Euro rispetto al Marco (e sopravvalutazione rispetto alla lira). Una valuta non e’ forte o debole per volonta’ divina: dipende dalle politiche economiche e monetarie che vengono seguite. E ricordiamoci che la lira rispetto al marco si era si’ rivalutata prima dell’ingresso nell’euro, ma non aveva fatto altro che riassorbire parte della due pesanti svalutazioni del 1992 e del 1994: http://4.bp.blogspot.com/-LdDzlSwhvcI/UkmUndxBVkI/AAAAAAAAAco/wT6igU9VHAw/s1600/Lira+Mark.jpg
Il cambio rispetto al marco con cui la lira e’ entrata nell’Euro e’ di circa il 20% piu’ _basso_ di quello che aveva mantenuto tra il 1985 e il 1992.

Ma tutto questo e’ comunque irrilevante, perche’ E’ ASSOLUTAMENTE FALSO che l’ingresso nell’euro abbia causato deflazione salariale in Italia (e in genere nella periferia) rispetto ai paesi “core”. La figura a https://oecafe.files.wordpress.com/2012/11/lohnhochvhs2012_275_unit-labour-costs_survey_figure-04-page_10-dwqid-blcv.jpg mostra anzi che il costo unitario del lavoro negli anni tra il 2000 e il 2008 sono restati stabili nei paesi “core”, e sono sostanzialmente saliti nei paesi della periferia (per Italia e Spagna di circa il 25%). OK, questo include anche i costi dovuti all’aumento della tassazione, ma certamente questi ultimi non possono essere imputati all’euro (semmai, a uno stato inefficiente che invece di tagliare la spesa corrente aumenta le tasse sulle attivita’ produttive).

E finalmente, tutto questo e’ doppiamente irrilevante, perche’ quest’articolo non discuteva se l’entrare nell’Euro sia o no stata una buona idea (e vorrei ricordare che famigerati “neoliberisti” come Milton Friedman avevano pesanti riserve a riguardo), ma se USCIRNE sia praticabile senza causare una catastrofe economica. Sinora non ho sentito nessun piano convincente su come evitare il fallimento delle banche e di altre grosse aziende, tutte indebitate in Euro con obbligazioni di diritto internazionale. Come disse Mark Twain, “it is easier to stay out than get out”.


***


Enzo Michelangeli 16 dicembre 2016 alle 10:53

E che alternativa hai, oltre a nomine da banchieri e da politici di governo? Vuoi nominare il CDA di una banca centrale con parlamentarie ospitate sui server di Casaleggio?
E comunque, la Banca d’Italia ormai non conta piu’ un gran che: la politica monetaria e’ decisa dalla BCE, cosi’ come, da novembre 2014, anche anche la vigilanza su istituzioni finanziarie di dimensioni significative (https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2014/html/pr141104.it.html). E non a caso il marcio ha cominciato a uscire da allora.


@Enzo Michelangeli
Sì, ma con un occhio di riguardo per le banche tedesche.


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 01:44

Quale occhio di riguardo? I maggiori beneficiari del QE sono stati i paesi della periferia. E sui famosi “200 miliardi” (in realta’ 15) che l;a Germania avrebbe speso per salvare le sue banche (in realta’ liquidate), vedi la puntualizzazione di Andreas Dombret nell’ultimo paragrafo a http://www.lastampa.it/2016/01/23/economia/dombret-bundesbank-ecco-le-condizioni-per-il-fondo-europeo-salvarisparmio-Mnj9rV3sDFAiFgKAFS1akL/pagina.html:
«Della crisi abbiamo imparato soprattutto che i meccanismi per le insolvenze delle banche erano inadeguati. E abbiamo dovuto prendere decisioni particolari anche in Germania, per proteggere la stabilità finanziaria e limitare gli effetti sull’economia. Allora fu varato anche un pacchetto congiunturale. Ma queste banche, poi, sono state liquidate: ricorderei il caso HypoRealEstate, o a WestLB. E’ questa la grande differenza, rispetto ad altri Paesi. E le risorse pubbliche investite sono consistite soprattutto di garanzie. Rientrate, nel frattempo. Finora le perdite per il fondo pubblico per le banche Soffin ammontano a circa 15 miliardi, e potrebbero diminuire. Per HypoRealEstate, ad esempio, abbiamo utilizzato molte garanzie e poco capitale. In Germania abbiamo tolto dal mercato subito le banche in crisi, abbiamo fatto subito le bad banks e liquidato gli asset cattivi. E’ dimostrato che i salvataggi alimentano policy sbagliate e non rappresentano una soluzione, nel medio termine. Una delle lezioni della grande crisi è che per le banche devono valere le stesse regole di mercato che valgono per le imprese: l’equilibrio di responsabilità e controllo. E in futuro non deve esserci più un sistema in cui i banchieri incassano ricchi bonus sui guadagni e il contribuente paga per le perdite».


@Enzo Michelangeli
Premessa
Il fanatismo e la spietatezza sono le spie di un’educazione stortignaccola, che poi è terreno fertile per l’attecchimento di ideologie strampalate e spietate al soldo dei ricchi, come il neo-liberismo. Per maggiori ragguagli, puoi leggere i miei 5 dialoghi nel blog NoisefromAmerika, questo è il quinto, in calce i precedenti quattro.
Dialogo n. 5 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: Isis
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2849637.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/08/dialogo-n-5-nel-blog-neo-liberista.html 

Premesso questo, debbo rilevare, innanzitutto, che hai omesso di riconoscere e scusarti, tipico di chi ha ricevuto un’educazione troppo severa, il tuo errore sul target d’inflazione della BCE.
Poi, trovo davvero strano che tu disconosca la ripartizione quantitativa del QE.[1]
[1] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826693.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/quantitative-easing-e-uscita-dalla.html 
E che la Germania ha risparmiato solo nel 2015 28 mld.[2]
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-09-28/draghi-bundestag-dal-qe-risparmi-28-miliardi-la-germania-155858.shtml 
Infine, per l’occhio di riguardo, mi riferivo alla scelta dei criteri degli stress test, tarati sull’interesse della Germania, sia per la valutazione del rischio (derivati, di cui sono strapiene le banche tedesche, vs titoli sovrani), sia per l’esclusione delle sue malmesse banche regionali.
PS: E trovo anche strano che tu ti affidi alle dichiarazioni del vice presidente della Bundesbank, presieduta dal bugiardo Weidmann.[3] Se non hanno salvato le banche, com’è che il debito pubblico tedesco è cresciuto durante la crisi più di quello italiano?[4]

[4] di Giuseppe Travaglini
Modello tedesco? Crescita a debito
28/05/2013
La crescita tedesca e il rientro dagli alti tassi di disoccupazione dei primi anni 90 sono stati resi possibili grazie all’intervento pubblico attuato attraverso la spesa in deficit fino al 2007
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Modello-tedesco-Crescita-a-debito-18574.html


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:31

@vincesko: Di quale errore parli? Che cos’e’ che e’ fattualmente sbagliato in quello che sostengo a https://keynesblog.com/2016/12/10/neppure-i-noeuro-sanno-come-uscire-dalleuro/#comment-52737?
Riguardo ai tedeschi, mi pare che tu soffra di invidia: hanno fatto le scelte giuste e ne godono i frutti, mentre i paesi della periferia pagano inefficienze e incapacita’ di riformarsi. Finche’ questi ultimi non cambieranno rotta, imitando il nordeuropa invece di criticarlo e ammettendo le loro responsabilita’ invece di cercare di scaricarle su altri, la loro situazione continuera’ a peggiorare.


@Enzo Michelangeli

1. Il tuo errore è questo:
19 dicembre 2016 alle 16:10: “e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali)”.
Non 0-2%, ma poco sotto il 2%.
Poi aggravato da quest’altro:
22 dicembre 2016 alle 12:36: “Queste sono comunque libere interpretazioni della BCE”
Infine, ti ripeto l’invito a leggere la ricostruzione delle relative deliberazioni della BCE, riportata nel mio post (quasi in fondo all’Appendice):
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html 

2. Io ho avuto un’educazione diversa dalla tua, ispirata alla lealtà, alla sincerità, all’equanimità ed allo spirito critico, e aborro, nell’ordine, la slealtà, la menzogna, la furbizia, la faziosità e il doppio standard dei giudizi.
Io “invidio” l’organizzazione dei Tedeschi, ma, avendo sufficiente autostima, senza alcun complesso d’inferiorità, perché come organizzatore sono definito dagli altri un “tedesco”; e aborro la loro arroganza, la loro slealtà, la loro furbizia, il loro “chiagne e fotte”, il loro egoismo, la loro ottusità.
E dunque contrasto spietatamente l’autorazzismo a senso unico degli Italiani – per solito adepti del neo-liberismo – fanatici, spietati e felloni come te.


***


Enzo Michelangeli 19 dicembre 2016 alle 16:10

La deflazione e’ un sintomo, non un problema in se’: e’ la conseguenza della stagnazione economica, non la sua causa.
A parte poi il fatto che di deflazione ce n’e’ pochissima, e solo occasionalmente (quest’anno nell’Eurozona solo in febbraio, aprile e maggio, ma da giugno i prezzi hanno ricomiciato a risalire: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi ); e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali) ha riguardato solo i prezzi al consumo; mentre i beni in conto capitale saliti di parecchio. C’e’ cioe’ stata elevata asset inflation fino alla crisi finanziaria, e anche dopo i prezzi di beni come gli immobili sono scesi di poco; in certi mercati hanno gia’ recuperato i livelli pre-crisi.
Quindi, no: ci sono altre cose di cui preoccuparsi, ma non della deflazione.


@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.

3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://http://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://http://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html

La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html


enzo michelangelo :da cio che mi risulta in mandato affidato alla bce è quello di tenere L,inflazione al 2% non tra lo zero ed il 2% forse per te sara lo stesso ma tra inflazione zero e 2% c,è un differenziale di circa 4 miliardi in piu di pil che moltiplicati per alcuni anni fanno una bella cifretta.


Enzo Michelangeli 22 dicembre 2016 alle 12:36

“da cio che mi risulta in mandato affidato alla bce è quello di tenere L,inflazione al 2% non tra lo zero ed il 2%”
Non esattamente. Il trattato di Lisbona, al comma 1 dell’Articolo 127 (ex articolo 105 del TCE), parla solo di “mantenere la stabilita’ dei prezzi”, che al mio paese significa “inflazione circa zero” (dove il preciso significato di “circa” e’ lasciato indeterminato):

«1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119.»

Nel 1988 il Consiglio direttivo della BCE quantifico’ quest’obiettivo come “inflazione inferiore al 2%” (quindi, NON “circa uguale al 2%”: https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html).
Nel maggio 2003 il Consiglio modifico’ leggermente questo obiettivo in “inferiore, ma vicino al, 2% sul medio termine”.

Queste sono comunque libere interpretazioni della BCE, non il suo mandato istituzionale che rimane quello generico della stabilita’ dei prezzi. E se la BCE cerca di evitare che l’inflazione scenda sotto lo zero e’ solo per non avere difficolta’ di trasmissione della policy monetaria, dato che a parita’di tassi d’interesse reali quelli nominali scendono con l’inflazione, e tassi d’interesse negativi, seppur praticabili, presentano vari inconvenienti.

Infine, vorrei rilevare che “un differenziale di circa 4 miliardi in piu di pil” causato dall’inflazione e’ puramente nominale, e perio’ illusorio: sentirsi piu’ ricchi per quello e’ come sentirsi dieci volte piu’ alti perche’ ci si mette a misurare la propria altezza in decimetri anziche’ in metri.


Lo ripubblico qua, poiché l’altro è in moderazione (ha più di un link). Aggiungo che la fissazione dell’obiettivo del tasso d’inflazione “sotto ma vicino al 2%” è stata affidata dai trattati alla BCE (nel post che ho linkato sopra “Allegato alla petizione: la BCE non rispetta il suo statuto”, quasi in conclusione, c’è la ricostruzione dettagliata di come è avvenuto).

@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.

3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://http://www.ecb.europaeu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html     

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://http://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html /index.en.html  

La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 02:05

@vincesko: “Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo”. Dissento completamente. Come ho scritto piu’ sopra, la deflazione e’ un pericolo quando e’ elevata come ai tempi della Grande Depressione; se e’ di piccola entita’ (meno di 1% in valore assoluto) ha pochi effetti negativi oltre quello di rendere piu’ difficile la politica monetaria. Ci sono stati periodi nella storia di crescita sotto persistente deflazione, per esempio tra il 1870 e il 1890 quando i prezzi dei prodotti lavorati (ma non i salari!) diminuivano a causa degli aumenti di produttivita’. In Italia il periodo del “miracolo economico” fu caratterizzato da bassa inflazione, e talora anche deflazione, come nel 1959 (Indice dei prezzi al consumo: -0,4% , PIL: +7%). Ovviamente, se la deflazione si verifica a causa di una crisi economica c’e’ da preoccuparsi: ma per la crisi e le sue cause strutturali, non per la deflazione in se’.


@Enzo Michelangeli
Il mandato principale della BCE è – ripeto – la stabilità dei prezzi, fissata poco sotto il 2% nel medio periodo. La deflazione (o inflazione molto sotto il target) che dura da 4 anni, perciò, costituisce e una sconfitta e un inadempimento statutario per la BCE; e un vantaggio per i creditori (Germania e satelliti) e simmetricamente uno svantaggio per i debitori (Piigs).
Esistono, appunto come tu scrivi, una deflazione buona (da aumento della produttività) e una cattiva (da crisi economica): da quasi 4 anni ci troviamo alle prese con una deflazione del secondo tipo. Separare capziosamente come fai tu la deflazione dalla crisi è un esercizio da leguleio o da adepto della strana setta chiamata neo-liberismo. E, mi spiace, da ignorante del compito precipuo (politica monetaria) e degli obiettivi statutari (art. 2 Statuto) della BCE.


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:56

@vincesko: allora, ripeto: il mandato che la BCE ha ricevuto dall’UE, dal trattato di Maastricht a quello di Lisbona, e’ _solo_ un generico “la stabilita’ dei prezzi”. Che questo significhi “inflazione sotto il 2%” o “inflazione inferiore, ma vicina al, 2%” sono interpretazioni _della BCE_, corrispondenti alle decisioni prese in piena autonomia dal suo consiglio direttivo (rispetivamente, nel 1998 e nel 2003).

Poi, non c’e’ nessuna deflazione che “dura da 4 anni”: l’inflazione dell’Eurozona e’ stata negativa per brevi periodi, particolarmente tra fine 2014 e inizio 2015 (sforando di pochissimo il -0.5%, e poi per qualche mese nella prima meta’ del 2016 (-0.2% a febbraio e aprile, e -0.1% a maggio). In tutto il resto del tempo e’ restata positiva, e nella seconda meta’ del 2016 si e’messa a salire toccando l’1.1% a dicembre: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi


@Enzo Michelangeli

1. Stabilità dei prezzi

Di nuovo? Francamente, anche conoscendo a menadito la “resistenza” di voi adepti del neo-liberismo (vedi i miei 5 dialoghi), mi sorprende che tu insisti con un’affermazione del tutto strampalata, sol perché sei incapace di ammettere la tua ignoranza, scusarti e ringraziarmi per l’informazione. Continuando quanto ti ho già risposto sopra, aggiungo che l’Unione europea è una Confederazione (atipica) di diritto, strutturata in Organi e disciplinata da norme e regole vincolanti, che promanano dai trattati e/o da deliberazioni successive dei suoi organi (vedi Appendice nel post “Allegato alla petizione…”). Ecco quanto scrive la BCE:

“La BCE ha definito la stabilità dei prezzi in termini quantitativi Pur indicando chiaramente che il mantenimento della stabilità dei prezzi costituisce l’obiettivo primario della BCE, il Trattato non ne fornisce una definizione precisa. Per meglio specificarlo, nel 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha annunciato la seguente definizione quantitativa: per stabilità dei prezzi si intende “un aumento sui dodici mesi dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%. La stabilità dei prezzi deve essere mantenuta in un orizzonte di medio termine”. Successivamente, nel 2003, esso ha inoltre precisato l’intenzione di mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma “prossimi al 2% nel medio periodo”.
La definizione àncora le attese di inflazione e accresce la trasparenza e la responsabilità pubblica della BCE Varie ragioni hanno indotto il Consiglio direttivo ad annunciare una definizione quantitativa della stabilità dei prezzi. La prima è rappresentata dalla volontà del Consiglio di chiarire l a propria interpretazione dell’obiettivo assegnatogli dal Trattato, con il fine ultimo di agevolare l a comprensione del quadro di politica monetaria e quindi di accrescere la trasparenza di tale politica. La seconda è costituita dalla necessità di offrire un termine di riferimento chiaro e misurabile rispetto al quale i cittadini possano giudicare l’operato del l a BCE. Ove l’andamento dei prezzi non risultasse conforme alla suddetta definizione, la BCE sarebbe infatti tenuta a rendere conto di tale difformità e a spiegare come intende ripristinare la stabilità dei prezzi entro un periodo di tempo accettabile. La terza va infine ricercata nel desiderio di orientare il pubblico, consentendogli di formarsi delle aspettative quanto all’andamento futuro dei prezzi (cfr. riquadro 3.2). (pag. 59)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/whypricestability_it.pdf?341026fb3de63b56cb0f67865f6f7a36

2. Da 4 anni
Sei distratto (nessuna distrazione, direbbe Freud, è casuale), rileggi con calma, io ho scritto: “La deflazione (o inflazione molto sotto il target) che dura da 4 anni”.

Inflazione: ecco come la Bce può rivedere il suo obiettivo
05.02.16
Tommaso Monacelli
La Banca centrale europea ha fallito il proprio obiettivo di inflazione – un tasso vicino, ma al di sotto del 2 per cento – per più di tre anni consecutivi (vedi figura sotto).

http://www.lavoce.info/archives/39561/inflazione-ecco-come-la-bce-puo-rivedere-il-suo-obiettivo/ 


Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 05:18

@vincesko: Quindi la BCE non e’ riuscita a stare sotto, ma viciono, al 2%, e tu vuoi che riveda l’obiettivo per piu’ del 2%? Se un atleta non riesce a saltare i 2 metri tu vuoi alzare l’asticella a 2 metri e dieci?
Ma soprattutto, basta con quest’idea da anni ’70 che piu’ inflazione significa maggior crescita. Non e’ cosi’: i paesi piu’ propensi a politiche inflazionistiche sono quelli che crescono di meno. Facci pace: o l’Italia cambia in direzione piu’ tedesca, o finisce come il sudamerica.


@Enzo Michelangeli
Che cosa hai bevuto? Rileggi con calma.


Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 08:46

E oltretutto, che c’e’ da lamentarsi dui risultati della BCE? Per tutto il periodo tra il lancio dell’Euro e la fine del 2008 l’inflazione e’ stata in media _superiore_ al 2%, con un picco del 4.1% a luglio 2008. Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso (dicembre 2016, con inflazione in rapida risalita all’1.1%) la media e’ stata dell’1.73%, che a me pare consistente con “inferiore, ma vicina, al 2%”): http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html
Non mi pare che a questo punto sia necessario operare alcun ulteriore allentamento della politica monetaria.


Che cosa hai bevuto? Rileggi con calma, anche l’articolo de lavoce.


Enzo Michelangeli 16 gennaio 2017 alle 12:58

@vincesko: piuttosto controlla tu i dati storici dell’inflazione nell’Eurozona.


@Enzo Michelangeli
Non ho ancora letto le tue scuse sulle varie fesserie che hai scritto, papà troppo rompicoglioni? E’ una costante eziologica per chi non riesce ad ammettere gli errori e scusarsi.
Per quanto riguarda l’obiettivo dell’inflazione della BCE, l’1,1% (valore stimato) nel mese di dicembre 2016, cioè alla fine di un quadriennio, è comunque poco più della metà del target. Questi sono i dati dell’inflazione media relativa agli ultimi 4 anni per l’Europa (non è chiaro se sono i 19 dell’Eurozona o i 28 Paesi, ma quella dell’Italia è ancora più bassa: 1,4%, 0,4%, 0,0%, 0,0%):
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2013: 1,35 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2014: 0,43 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2015: 0,03 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2016: 0,16 %
http://it.inflation.eu/tassi-di-inflazione/europa/inflazione-storica/hicp-inflazione-europa-2016.aspx

Oltre che essere incapace di chiedere scusa, non riesci neppure a “leggere” un dato semplicissimo come una percentuale. Fatti dare, da uno bravo, una regolata al funzionamento del principio di realtà, per voi adepti del neo-liberismo è un problema serio.


Enzo Michelangeli 17 gennaio 2017 alle 02:50

@vincesko: Veramente sei tu che non sai leggere, e quando non sai che rispondere insulti. Rileggi bene quello che ho scritto:

«Per tutto il periodo tra il lancio dell’Euro e la fine del 2008 l’inflazione e’ stata in media _superiore_ al 2%, con un picco del 4.1% a luglio 2008. Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso (dicembre 2016, con inflazione in rapida risalita all’1.1%) la media e’ stata dell’1.73%, che a me pare consistente con “inferiore, ma vicina, al 2%”): http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html»

“Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso” significa “se facciamo la media dal primo gennaio 1999 (inizio della fase 3 dell’EMU) al 31 dicembre 2016. E su questo periodo la media e’ stata dell’1.73%: inferiore ma vicina al 2%. Ti ho anche linkato la figurina, ma pare che non sia stato sufficiente.


@Enzo Michelangeli
Non proiettare i tuoi difetti, tipico dei deboli di spalle. Quali insulti? Ti sto trattando bene, di solito sono più cattivo con voi adepti del neo-liberismo, che – plagiati dai ricchi – fate strame della verità, dei fatti, della matematica, della logica e perfino del buonsenso. E del rispetto verso i vostri interlocutori.
Appunto, tu NON devi INCLUDERE, furbescamente e maldestramente, ma tenere SEPARATO l’ultimo QUADRIENNIO (rileggi con calma un centinaio di volte i miei commenti, sono semplicissimi, quindi ci arrivi anche tu).
Infatti, la stabilità dei prezzi va garantita e quindi giudicata sul medio periodo, che è un concetto relativo, ma che riferito al fenomeno osservato si può individuare in un orizzonte temporale di un paio d’anni, mentre siamo già a 4 (quattro). (E, detto per inciso, il valore stimato di 1,1% di dicembre, che comunque è molto più basso del target, ha fatto un balzo rispetto allo 0,6% di novembre e può non essere confermato a gennaio e febbraio).
Inoltre, tu evidentemente non lo sai, ma la stessa BCE riconosce che la DEFLAZIONE va prevenuta, perché è molto più difficile combatterla ex post,[1] mentre proprio questo ha fatto, anzi peggio: non soltanto non l’ha prevenuta, ma L’HA CO-FAVORITA con la sua politica monetaria (e chiedendo le supposte salvifiche “riforme strutturali”, tra cui la deflazione dei salari). Primo, con la decisione sciagurata – unica banca centrale a farlo – di aumentare in piena crisi il tasso di riferimento; secondo, adottando una politica monetaria restrittiva anche quando ha allentato la borsa, poiché ha sempre sterilizzato (cioè ridotto di un importo equivalente la massa monetaria) i suoi – relativamente esigui – interventi non convenzionali; e, terzo, varando il QE con ben 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ.
Lascia perdere, non insistere, fatti dare prima un’occhiata da uno bravo. Vai da lui e chiedigli per cominciare: perché io povero sono così plagiabile che sono diventato un adepto di un’ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi?

[1] “È perciò più difficile per la politica monetaria contrastare la deflazione che lottare contro l’inflazione”. (pag. 56) “La politica monetaria della BCE (2004)”
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/monetarypolicy2004it.pdf?a7d0a699dc29cebf274cd6784659786d


Enzo Michelangeli 17 gennaio 2017 alle 15:20

@vincesko: L’idea che l’inflazione porti beneficio ai “poveri” e danneggi i “ricchi” e’ particolarmente malintesa. Se sei un Donald Trump con parecchi debiti ma con attivi di bilancio rappresenati da immobili, l’inflazione e’ una pacchia; ma se prepari hamburgers a MdDonald’s e non hai abbastanza forza contrattuale per negoziare un aumento di stipendio, l’aumento dei prezzi peggiora sostanzialmente il tuo tenore di vita (il tuo salario reale diminuisce con l’inflazione). Un tempo si pensava che inflazione portasse maggior crescita o almeno maggior occupazione, ma la presunta causalita’ incarnata nella “curva di Phillips” ha perso credibilita’ ormai da quarant’anni.

Per quel che riguarda il presunto fallimento delle banche centrali, e in particolare della BCE: se vuoi vedere un fallimento guarda al biennio successivo alla crisi del ’29, quando la FED non fu capace di prevenire una caduta dei prezzi del 30% che fu recuperata solo quindici anni dopo, con la seconda guerra mondiale. Al contrario, in questa crisi la deflazione c’e’ stata solo per brevi periodi in cui non ha superato lo 0.5%. Direi che tutto sommato le banche centrali hanno fatto un eccellente lavoro, e la ripresa e’ in atto anche nell’UE.

In atto tranne che in Italia, come nota anche il FMI: http://www.repubblica.it/economia/2017/01/16/news/fmi_stime_italia_crescita-156125739/?ref=nrct-6, e ne conosciamo il perche’: il sistema bancario necessita di una robusta ricapitalizzazione, ma i politici italiani oppongono feroce resistenza a mollare le loro grinfie che agiscono tramite le fondazioni, e ancor piu’ a far uso dell’unico meccanismo che potrebbe risanarlo, come si e’ visto in Spagna: il MES, con le condizionalita’ ad esso attaccate.


@Enzo Michelangeli
Mi sono accorto che il tuo modo di ammettere l’errore è cambiare la pizza o dare a pappagallo come un automa plagiato risposte non pertinenti e fesserie ovvie.
1. Dove avrei scritto che l’inflazione fa bene ai poveri o ai salariati (o ai pensionati)? E male agli indebitati?
2. Dove avrei scritto che la BCE ha fallito nel controllo intenzionale della deflazione (ammesso e non concesso che sia possibile)? Io ho scritto che la politica monetaria della BCE l’ha CO-FAVORITA.
3. Io aborro la censura, ma un po’ ha ragione Ihavenodream, quando ti accusa di venire qui a diffondere ostinatamente il tuo credo strampalato neo-liberista. La proposta dell’intervento della troika per salvare le banche tienila confinata nel sito NfA del turpiloquente Boldrin, esperto di contrattualistica. Peraltro, cosa che colpevolmente ignori poiché aborri la verità dei dati e dei fatti, la crisi delle banche italiane è stata causata, non da speculazioni sui titoli tossici, ma dal mastodontico consolidamento fiscale pro ciclico imposto all’Italia dal credo neo-liberista UE e BCE che ha aggravato e prolungato la crisi economica.[1] Avete già fatto, in 30 anni, abbastanza guai, prendetevi almeno un decennio di riposo. A te rinnovo l’invito di cui sopra.


PS: In definitiva,
“L’inazione prolungata della BCE (al netto, beninteso, dell’obiezione mossa dai keynesiani che la politica monetaria possa da sola – come sostiene una ben nota corrente economica predominante nell’ambito accademico e politico negli ultimi 30 anni, il Neoliberismo – combattere la deflazione e/o sostenere la crescita economica e dell’occupazione), poco comprensibile dal punto di vista tecnico,[89] ha sia pregiudicato il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo, obiettivo statutario principale, facendo “salire il tasso di interesse reale”,[90][91] che avvantaggia i Paesi creditori (Germania e satelliti) e svantaggia i Paesi debitori (Piigs), sia co-determinato il prolungamento della recessione economica e del calo dell’occupazione nella Zona euro, contravvenendo all’obiettivo statutario secondario, sia causato – come temeva l’ex governatore della Banca di Cipro, ex membro del Consiglio direttivo della BCE e attualmente professore al MIT, Athanasios Orphanides,[92] – essendo stato tardivo e insufficiente -, una quasi inefficacia, con successivo potenziamento e prolungamento, del Quantitative Easing (QE), come poi è avvenuto”.
https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=83506191#Inadempime


Enzo Michelangeli 18 gennaio 2017 alle 02:28

@vincesko:
“1. Dove avrei scritto che l’inflazione fa bene ai poveri o ai salariati (o ai pensionati)? E male agli indebitati?”
Hai detto: “[…] voi adepti del neo-liberismo, che – plagiati dai ricchi – […]” e precedentemente hai parlato di “un’ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi”. Ti pare che i ricchi sprechino tempo e denaro a plagiare qualcuno per farlo parlare contro i loro interessi?
E poi che c’entra il neo-liberismo? Milton Friedman, che suppongo tu ne consideri un esponente di punta, da’ un pessimo giudizio dell’amministrazione Hoover e della FED di allora per aver fallito nell’impedire la deflazione a due cifre successiva alla crisi del ’29 (se non ti va di leggere “A Monetary History of the United States”, un riassunto delle sua tesi fatto da Ben Bernanke e’ disponibile a https://www.federalreserve.gov/boarddocs/speeches/2002/20021108/).

“2. Dove avrei scritto che la BCE ha fallito nel controllo intenzionale della deflazione (ammesso e non concesso che sia possibile)? Io ho scritto che la politica monetaria della BCE l’ha CO-FAVORITA.”
Per la verita’, piu’ sopra hai scritto “[…] non soltanto non l’ha prevenuta, ma L’HA CO-FAVORITA con la sua politica monetaria […]”. Ma comunque: ah, quindi se la BCE non fosse intervenuta non ci sarebbe stata deflazione o essa sarebbe stata inferiore? A parte il fatto che di deflazione ce n’e’ stata pochissima anche dopo la crisi, e anche nell’ultimo quadriennio a cui tu scegli di far riferimento (in esso, in media l’inflazione e’ stata positiva, a occhio dello 0.5%: http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html), questa e’ una teoria originale: il prossimo Nobel potrebbe essere tuo, se non sei battuto sul filo di lana da Brunetta.

“3. Io aborro la censura, ma un po’ ha ragione Ihavenodream, quando ti accusa di venire qui a diffondere ostinatamente il tuo credo strampalato neo-liberista.”
E da quando in qua sei l’amministratore di Keynesblog? Se Guido volesse un “safe space” per creature sensibili come se ne trovano nei college americani probabilmente ce lo farebbe sapere.

E ora, per tornare a cose serie, ci vuoi dare un commento sull’argomento originale di questo post, ossia: ammesso che uscire dall’Euro sia una buona cosa, come pensi si possa fare senza causare il fallimento di banche, imprese, stato o tutti e tre?


@Enzo Michelangeli

Inferenze
A causa di qualche elemento perturbatore, la tua capacità logico-deduttiva lascia alquanto a desiderare. Più che inferenze, le tue sono elucubrazioni autoreferenziali per non ammettere di avere torto. L’eziologia la sappiamo. Rileggi con calma.

BCE e deflazione
“se la BCE non fosse intervenuta non ci sarebbe stata deflazione o essa sarebbe stata inferiore?
Affermazione strampalata. Ripeto per l’ennesima volta: il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte. Dall’analisi delle sue decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente. A questo va aggiunta la sua influenza negativa sulle scelte di politica economica (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici): consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali con effetti recessivi-deflattivi. Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE). Quindi, il Nobel è tutto tuo.

Censura
Io aborro la censura.

Uscita dall’Euro
Mi spiace, non sono all’altezza di indicare soluzioni. Quel che posso dire è che, avendo letto un po’ i trattati UE, gli indispensabili correttivi si possono trovare, in parte, anche all’interno delle attuali norme. Ma non ho nessuna fiducia nella resipiscenza della Germania. La soluzione le va imposta dopo aver portato la Francia al di fuori della diarchia (apparente) franco-tedesca. E’ la debole e condizionata Francia l’ago della bilancia.


PS: Mario Draghi prevede di raggiungere l’obiettivo statutario del tasso d’inflazione “poco sotto il 2% annuo” soltanto nel 2020 (forse).

“I tedeschi continuano così a denunciare le fragilità dell’Italia chiedendo di fatto alla Bce di metterle a nudo chiudendo i rubinetti del credito. Una mossa che non passa neppure per la testa del presidente della Bce, Mario Draghi, che proprio oggi ha rinnovato per altri nove mesi, fino al dicembre 2017, il Quantitative easing: la Banca centrale europea continuerà quindi a comprare titoli sul mercato secondario al ritmo di 80 miliardi di euro al mese fino a marzo e poi per 60 miliardi di euro al mese fino a fine anno. L’Ifo, invece, avrebbe voluto che l’Eurotower comunicasse la fine del Qe per marzo per evitarne “gli effetti negativi”. Per adesso, però, la Germania ha risparmiato 28 miliardi di euro grazie alla Bce.
Draghi però ha quindi tirato dritto per la propria strada respingendo ogni tipo di accusa: “Abbiamo sempre dimostrato di lavorare per l’Eurozona, non per aiutare il paesi mediterranei o l’Italia. Non siamo di parte”. L’obiettivo della Bce è quello di garantire la stabilità del prezzi con l’inflazione “poco sotto il 2% annuo”. Un tasso che non si vedrà prima del 2020 secondo le stime della Banca centrale per questo “saremo presenti sui mercati ancora a lungo” ha spiegato il presidente”.

La Germania spinge l’Italia fuori dall’euro, Draghi fa muro
Giuliano Balestreri – 8/12/2016 4:19:27 PM
https://it.businessinsider.com/la-germania-spinge-litalia-fuori-dalleuro-draghi-fa-muro/


***


Enzo Michelangeli 11 dicembre 2016 alle 11:55

E non dimentichiamo che uscire dall’euro implica uscire dall’UE. Nella normativa UE, non esiste un processo che permetta di de-eurizzarsi senza aver prima concluso il processo di uscita che inizia con l’invocazione dell’Art.50.


@Enzo Michelangeli
Citazione: “E non dimentichiamo che uscire dall’euro implica uscire dall’UE”.

Ti suggerirei di non impancarti a esperto di trattati. Non c’è in essi nessuna menzione di obbligo di uscita dall’UE se si esce dall’Euro.


Enzo Michelangeli 26 gennaio 2017 alle 11:27

Mi ero ripromesso di ignorare i tuoi vanloqui, ma faccio solo rilevare che questo e’ un errore fattuale: certo che nei Trattati non c’e’ “nessuna menzione di obbligo di uscita dall’UE se si esce dall’Euro”: ma non e’ prevista alcuna procedura di uscita dall’Eurozona per i paesi membri dell’UE (http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-05-08/draghi-euro-e-irreversibile-l-uscita-non-e-prevista-trattati-181452.shtml). Il fatto che pochi giorni fa Draghi abbia detto che prima di uscire dall’Eurozona si devono pagare i debiti netti (circa 312 miliardi per l’Italia) non contraddice l’affermazione di maggio 2015: prima si pagano i debiti, poi si invoca l’Art. 50 e si esce contemporaneamente dall’UE e dall’Eurozona. Altre procedure non ne esistono.


@Enzo Michelangeli,
Vedo che i termini “elucubrazioni autoreferenziali”, per nulla gratuiti, hanno colpito nel segno (vedi più sotto il mio commento del 25 gennaio 2017 alle 21:22). Puoi renderti conto di come io non abbia bisogno della censura per “far fuori” un interlocutore, ma ci riesca usando semplicemente le armi della logica e della verità dei dati e dei fatti. Dunque, non proiettare i tuoi difetti, non sta bene ed è un segno di debolezza. Né tu né Draghi siete esperti di trattati. Neppure io. I trattati internazionali sono materia complessa, per esperti. E i punti di vista, come succede sempre nelle questioni giuridiche, sono vari. Perfino per giudicare la liceità del fiscal compact e, pare, dell’Euro (vedi il Prof. Giuseppe Guarino), figuriamoci per uscirne.
Per rimanere al “Sole 24 ore”, allego:

“Uscita dall’euro
L’articolo 140 del Trattato Ue consolidato indica che il Consiglio «deliberando all’unanimità degli Stati membri la cui moneta è l’euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l’euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l’introduzione dell’euro come moneta unica nello Stato membro interessato». Tutto si gioca sul termine «irrevocabilmente»: l’interpretazione della Commissione e del Consiglio è che la stessa adesione all’euro è irrevocabile. C’è invece chi sostiene che a essere irrevocabile è solo il tasso di cambio dell’euro (art.140/3) e dunque un Paese non può essere espulso ma può andarsene se decide così”.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-01-05/uscita-dall-euro-cosa-prevede-trattato-144818.shtml


PS:
Il professor Guarino ha dimostrato che modificare i trattati Ue con i regolamenti è illegale, ma Merkel e Hollande ci riprovano
di Tino Oldani
http://www.italiaoggi.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1990147&codiciTestate=1


PPS:
Sulla questione dell’ingresso nell’Euro, segnalo questa incoerenza tra quanto Prodi afferma sulla stupidità della regola del 3% (fissata dal Trattato di Maastricht, del febbraio 1992, assieme all’adozione dell’Euro come moneta unica, firmatario il ministro del Tesoro Guido Carli del VII Governo Andreotti) e l’accettazione dei Regolamenti 1466 e 1467 che rendono più stringente quella regola, approvati il 17 giugno del 1997 da parte del Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi del I Governo Prodi (poi sostituiti, prima, dal Reg. 1175/2011 e, poi, nel 2012, dal fiscal compact). Vedi questa ricostruzione (severa e insinuante nei riguardi di Prodi):

L’ingresso dell’Italia nell’euro: è stato veramente un golpe?
04/11/2015 – Simone Nastasi

http://www.lultimaribattuta.it/35008_35008

NB: Quando allego un documento, non vuol dire necessariamente che ne condivido le tesi.


PPPS:
Infine, la risposta (al PPS), credo, la dà questo lungo e interessante documento di analisi dei due regolamenti e del fiscal compact, del Prof. Giuseppe Guarino, laddove scrive: “L’adesione al regolamento fu formalmente volontaria. Sostanzialmente, almeno per alcuni degli Stati membri, coatta. Ottenere consensi formalmente volontari, sostanzialmente coatti, è un metodo che anche in seguito sarebbe stato praticato”. (pag. 11)
NB: Al termine del par. 31, pag. 18, c’è un “non” di troppo. Al par. 72, “Gli obiettivi fondamentali sono enunciati all’art. 2, n. 3” va corretto in “art. 3, n. 3”.
http://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/wp-content/uploads/2013/04/Nomos-201202Guarino-Euro-venti-anni-di-depressione.pdf


***


Enzo Michelangeli 12 dicembre 2016 alle 01:42

Ancora con questa bufala delle banche centrali private? Banca d’Italia e’ un ente DI DIRITTO PUBBLICO (tutti i dettagli a https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d'Italia#Lo_status), e la sua governance e’ decisa dal governo italiano, indpendentemente da chi ne detiene le azioni:
«La cassazione lo ha ribadito il 21 luglio 2006, con la sentenza 16751 a sezioni riunite, dove ha affermato che la Banca d’Italia “non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l’espressa indicazione dell’articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375”. la proprietà può quindi essere di soggetti privati, la gestione ha un ruolo pubblicistico, come compiti e poteri.»

Quanto al famigerato surplus commerciale della Germania:
1. Mi spieghi come puo’ fare il governo tedesco a ridurlo? Impone a Volkswagen o BMW di fare auto di cattiva qualita’? Gli esportatori sono societa’ private, e vendono quanto pare a loro.
2. E’ fatto prevalentemente con paesi fuori dall’Eurozona, e la parte con l’Eurozona sta diminuendo (http://im.ft-static.com/content/images/9aaece78-9e7b-11e5-b45d-4812f209f861.png). Oh, e anche l’Italia ha un saldo delle partite correnti positivo (http://www.tradingeconomics.com/italy/current-account), quindi non e’ quello il problema.


@Enzo Michelangeli
Citazione: “Quanto al famigerato surplus commerciale della Germania:
1. Mi spieghi come puo’ fare il governo tedesco a ridurlo? Impone a Volkswagen o BMW di fare auto di cattiva qualita’? Gli esportatori sono societa’ private, e vendono quanto pare a loro”.

Mi sorprende che tu non lo sappia. Il Governo tedesco lo può fare (indirettamente) aumentando il tasso d’inflazione relativo (rispetto ai partner UE), via aumento dei salari e degli investimenti pubblici in infrastrutture (peraltro carenti) tedeschi, cioè accrescendo il benessere dei Tedeschi. Il che ridurrebbe la competitività dei prodotti tedeschi a favore di quelli dei partner UE e di conseguenza l’esportazione, e aumenterebbe l’importazione, riducendo così il surplus commerciale tedesco infra UE. E, last but not least, distribuirebbe il peso del riequilibrio più equamente tra Paesi forti e Paesi deboli.

Il salario minimo farebbe crescere l’Europa
I Paesi indebitati imitano il modello tedesco tagliando i salari. Ma è inutile se Berlino svaluta
di Sergio De Nardis* – 14 Marzo 2015
http://www.linkiesta.it/it/article/2015/03/14/il-salario-minimo-farebbe-crescere-leuropa/25043/



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