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Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE



Riporto una discussione sulla politica economica del Governo, la politica monetaria e i poteri-doveri della BCE per far fronte alla deflazione e alla crisi economica, e le regole strane di Wikipedia, svoltasi in gennaio in calce al seguente articolo nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Carlo Clericetti  -  20 GEN 2017

Gli “stregoni dei numeri” di Bruxelles



Massimo Giannini, ieri sul quotidiano la Repubblica   (http://www.repubblica.it/politica/2017/01/19/news/le_richieste_ue_e_il_governo_al_bivio-156350958/), ha scritto che il Governo Renzi poteva fare di più, sia quantitativamente come deficit, sia qualitativamente come misure. Giannini ha spiegato che il piano di Renzi è fallito perché ha sprecato la insufficiente flessibilità in misure sbagliate; e ha suggerito al nuovo Governo di osare di più aumentando significativamente il deficit e “varando una grande operazione di abbattimento del cuneo fiscale sul lavoro e/o di investimenti pubblici”. Per il taglio del cuneo fiscale sul lavoro, Giannini forse è influenzato da Scalfari. Come dire? errare è umano, perseverare diabolico. Renzi ha già ridotto il costo del lavoro ed ha regalato agli imprenditori ben 22 mld, ma inutilmente perché non c'è domanda.
Occorre, invece, aumentare la domanda aggregata, mettendo i soldi direttamente nelle tasche dei poveri, che sicuramente li spenderebbero, e investendo in opere pubbliche in settori mirati, che hanno un moltiplicatore tra il 2 e il 3. Ciò che va fatto, pertanto, è (a) aumentare il deficit in misura congrua (come hanno fatto quasi tutti gli altri Paesi durante la crisi) per disporre di un 50 mld; (b) mettere i soldi in tasca ai poveri, ad alta propensione al consumo; e (c) investire in opere pubbliche in settori mirati e con controlli severi (è quasi superfluo che io rispecifichi che nei settori mirati va incluso prioritariamente un corposo Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità, che sono estremamente carenti e possono fare la differenza per migliaia di famiglie tra una vita difficile ma sostenibile economicamente e la povertà).
Vincesko

PS: Per il debito pubblico, il parametro che conta è il rapporto debito/Pil, che dipende anche dal denominatore (i.e. crescita).


Vorrei fare un appunto di metodo più che di contenuto. Per quanto i tecnicismi appassionino alcuni, me compreso, fra i frequentatori del blog, penso sia oggi il caso di mettere l'accento sugli aspetti politici e geopolitici, tralasciando per una volta il piano prettamente economico.
So che Clericetti ne è perfettamente consapevole e quindi preferirei suggerire una diversa impostazione del problema.
L'UE è oggi il risultato di rapporti di forza a noi sfavorevoli, le regole vigenti offrono ampi spazi di interpretazione ma la loro applicazione non è equanime e permette ai paesi del nord di ottenere vantaggi ragguardevoli dall'approccio econometrico della Commissione.
Solo la BCE, forte dell'indipendenza del suo Presidente, prosegue imperterrita nel raggiungimento dei suoi obbiettivi statutari e, diciamolo, nella difesa di uno scenario macro "super partes" attirandosi giornalmente i fulmini del campo teutonico.
Mi riesce oltremodo difficile capire, dietro l'analisi di Clericetti, quale sia lo schieramento politico, nell'Italia di oggi, capace di lottare per scardinare l'asse molle (franco-tedesco) e costruire nuove alleanze in grado di pesare in Europa, fino a cambiare non solo certe regole ma l'impostazione generale della Confederazione...
Mi pare pura logorrea leggere l'intervento di Visco e altri sui presunti errori di Renzi, come se lui non fosse mai stato al governo e non avesse sperimentato di persona la sequela di compromessi tattici necessari a far spostare l'asticella in un senso piuttosto che in un altro...
Mi sembra ingenua ed approssimativa la posizione ondivaga di Giannini (citato da Vincesko), (non quella di Scalfari), sulle misure da intraprendere...come se non conoscessimo la storia del paese!
Abbiamo praticamente fatto default nel '92, riducendoci a prelevare nottetempo migliaia di miliardi di lire sui conti bancari degli italiani, abbiamo oggettivamente rifatto default nell'ottobre del 2011, salvati da Draghi e dal residuo credito che Monti mise pro tempore sul piatto della bilancia...
E nonostante questa storia, ci inerpichiamo sui formalismi di calcolo che ci chiedono continui aggiustamenti o sull'abbattimento del cuneo fiscale, dimenticando che ben altri malanni ci attanagliano...
Rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione dei mercati dando picconate alla costruzione europea non ci porta proprio da nessuna parte, dà solo fiato allo scetticismo di quanti dietro al recupero di "sovranità" mascherano appena rigurgiti di anti politica e latente xenofobia.


Ciao Domenico, tu scrivi: “abbiamo oggettivamente rifatto default nell'ottobre del 2011, salvati da Draghi e dal residuo credito che Monti mise pro tempore sul piatto della bilancia...”.

Vedo che continui ad applicare la massima goebbelsiana: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.
La realtà è un po’ diversa 1. Il rischio di default fu reale, ma, come ti ho detto più volte, (a) non poggiava su dati macroeconomici negativi (il governo Berlusconi aveva risanato per 4/5 i conti pubblici e varato la severissima riforma delle pensioni Sacconi), e (b) fu favorito dalla quasi latitanza della BCE, altro che Draghi salvatore.
2. Il Governo Monti completò il risanamento per 1/5,
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
- governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%)
,
ma neppure Monti poté molto a fermare la speculazione finanziaria mondiale che, colpendo l’Italia, aveva scommesso sulla rottura dell’Euro.
Fino alla famosa e risolutiva frase di Draghi del luglio 2012.
Per un ripasso degli interventi non convenzionali della BCE, vedi:
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/11/22/incapaci-o-criminali-altro-che-il-29/#comment-4662
Vincesko


PS: Presso il piccolo Tribunale di Trani, è in corso l’importante processo contro Standard&Poor’s per i suoi rating negativi farlocchi contro l’Italia nel 2011.

Processo rating, la procura chiede di condannare S&P e gli analisti
A Trani si chiede la condanna per manipolazione del mercato: 3 anni e mezzo milione di multa al responsabile per l'Europa e gli specialisti del debito
20 gennaio 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/processo_rating_la_procura_chiede_di_condannare_s_p_e_gli_analisti-156447276/


Ciao Vincesko,
Tocchi un punto marginale del mio post ma per me "fare oggettivamente default" vuol dire non essere in condizioni di resistere (da soli e a lungo) allo stress prodotto da un attacco speculativo senza poter dimostrare che gli speculatori sbagliano a mettere in discussione la solidità dei nostri conti e la credibilità del nostro governo..m
Mi sembra che le cifre che tu riporti taglino la testa a quanti minimizzano sulla crisi del debito sovrano che fu effettivamente il secondo atto della "grande recessione" e mise allo scoperto la fragilità dei paesi del sud di fronte alle richieste di chi continuava a finanziarli...
La messa in sicurezza dei conti e le prime operazioni non convenzionali della BCE su Spagna e Portogallo frenarono ma non risolsero la crisi e Draghi, previa l'uscita di Berlusconi, dovette immettere liquidità anche da noi, investendosi di un ruolo che, dati i vincoli statutari, creò non pochi mal di pancia...
Tu senza dubbio immagini un altro presidente della BCE (Duisenberg, Trichet, Axel Weber o magari Jurgen Stark) convocare una conferenza stampa per dire che l'euro sarà salvato "whatever it takes", magari svariati mesi prima di Draghi....beh, io no!
Domenico


Ciao Domenico,

BCE e deflazione
Ripeto per l’ennesima volta: il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la BCE[1] - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi [2], dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti   http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo, che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.

[1] “È perciò più difficile per la politica monetaria contrastare la deflazione che lottare contro l’inflazione”. (pag. 56) La politica monetaria della BCE (2004)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/monetarypolicy2004it.pdf?a7d0a699dc29cebf274cd6784659786d

[2] Cave peiora. Ho studiato latino alla Scuola Media, una delle pochissime cose che ancora ricordo riguarda l’aneddoto della vecchietta, unica a non esultare per la sostituzione del tiranno. Il nuovo re la convocò a palazzo e le chiese perché. Ella rispose : “Cave peiora” (guardati dal peggio).

Vincesko


PS: Mario Draghi prevede di raggiungere l’obiettivo statutario del tasso d’inflazione “poco sotto il 2% annuo” soltanto nel 2020 (forse).

“I tedeschi continuano così a denunciare le fragilità dell’Italia chiedendo di fatto alla Bce di metterle a nudo chiudendo i rubinetti del credito. Una mossa che non passa neppure per la testa del presidente della Bce, Mario Draghi, che proprio oggi ha rinnovato per altri nove mesi, fino al dicembre 2017, il Quantitative easing: la Banca centrale europea continuerà quindi a comprare titoli sul mercato secondario al ritmo di 80 miliardi di euro al mese fino a marzo e poi per 60 miliardi di euro al mese fino a fine anno. L’Ifo, invece, avrebbe voluto che l’Eurotower comunicasse la fine del Qe per marzo per evitarne “gli effetti negativi”. Per adesso, però, la Germania ha risparmiato 28 miliardi di euro grazie alla Bce.
Draghi però ha quindi tirato dritto per la propria strada respingendo ogni tipo di accusa: “Abbiamo sempre dimostrato di lavorare per l’Eurozona, non per aiutare il paesi mediterranei o l’Italia. Non siamo di parte”. L’obiettivo della Bce è quello di garantire la stabilità del prezzi con l’inflazione “poco sotto il 2% annuo”. Un tasso che non si vedrà prima del 2020 secondo le stime della Banca centrale per questo “saremo presenti sui mercati ancora a lungo” ha spiegato il presidente”.

La Germania spinge l’Italia fuori dall’euro, Draghi fa muro
Giuliano Balestreri - 8/12/2016 4:19:27 PM
https://it.businessinsider.com/la-germania-spinge-litalia-fuori-dalleuro-draghi-fa-muro/


Segnalo volentieri questo articolo con un’affollata discussione in calce (ci sono vari miei commenti anche sulla BCE).

Neppure i noeuro sanno come uscire dall’euro
Pubblicato da keynesblog il 10 dicembre 2016

http://keynesblog.com/2016/12/10/neppure-i-noeuro-sanno-come-uscire-dalleuro

Vincesko


Caro Vincesko
Sull'operato di Draghi abbiamo visioni diverse ma sui vincoli statutari della BCE dovrebbero a priori esserci meno equivoci.
Al contrario della FED, la nostra banca centrale non ha mandati per intervenire sugli aspetti macroeconomici.
Nonostante ciò, gli interventi non convenzionali (sui debiti sovrani) del Presidente, hanno notevolmente allargato il raggio d'azione dell'istituzione e, di fatto, hanno creato un precedente di cui si dovrà in futuro tener conto.
Certo, riguardo l'entità e la tempistica si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, non bisogna però fare astrazione dei rapporti di forza vigenti in sede UE e nel Consiglio direttivo della BCE.

Vorrei sottolineare anche che, sul versante dell'inflazione, l'Ue come l'eurozona, hanno raggiunto a fine 2016, 1,1%, un aumento significativo rispetto allo 0,2 di fine 2015.
Considera poi che l'inflazione sottostante (quella destagionalizzata dalle variazioni del petrolio e beni alimentari) è già a 1,4%.

Se leggi bene le dichiarazioni di Draghi, capirai che cerca ormai di svincolare gli interventi di politica monetaria dal solo parametro dell'inflazione.
L'orizzonte 2020, ben aldilà della fine del suo mandato, dovrebbe perciò legare "strutturalmente" strumenti di allentamento quantitativo e fragilità macroeconomica degli Stati più deboli...
Personalmente credo che la tattica di Draghi consista nel "negoziare" riduzione del Qe contro adesione della Germania al terzo pilastro dell'Unione bancaria così da estendere automaticamente la condivisione comunitaria ai debiti di ogni singolo Stato...
Mossa azzardata ma se riuscisse a farlo, sarebbe davvero un risultato notevole!
Domenico


Caro Domenico, sono in disaccordo con alcune cose che scrivi, in accordo con altre.

Citazione1: “Al contrario della FED, la nostra banca centrale non ha mandati per intervenire sugli aspetti macroeconomici”.

Non è vero, come ho già segnalato qui innumerevoli volte,[1] – la mia, lo so, è una fatica di Sisifo, non solo con te, ma ti suggerirei di appuntartelo - la BCE ha un mandato duale-gerarchico. L'art. 2 del suo Statuto recita: « Articolo 2-Obiettivi
Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. »[1]

Citazione2: “Nonostante ciò, gli interventi non convenzionali (sui debiti sovrani) del Presidente, hanno notevolmente allargato il raggio d'azione dell'istituzione e, di fatto, hanno creato un precedente di cui si dovrà in futuro tener conto”.

Sono d'accordo. Anche, in parte, sulla tua frase successiva sui rapporti di forza. In parte, perché l'egemonia attuale della Germania le è stata regalata dagli altri Paesi, in particolare dalla Gran Bretagna (isolazionista), dalla Francia (sciovinista) e dall'Italia (vaso di coccio, ma con ancor più scarsa autostima rispetto alla sua debolezza).

Citazione3: “Vorrei sottolineare anche che, sul versante dell'inflazione, l'Ue come l'eurozona, hanno raggiunto a fine 2016, 1,1%”.

Come ho già osservato al mio interlocutore neo-liberista sfegatato in calce all’articolo che ho linkato sopra Neppure i noeuro sanno come uscire dall’eurol’1,1% (valore stimato) nel mese di dicembre 2016, cioè alla fine di un quadriennio, è comunque poco più della metà del target. Questi sono i dati dell’inflazione media relativa agli ultimi 4 anni per l’Europa (non è chiaro se sono i 19 dell’Eurozona o i 28 Paesi, ma quella dell’Italia è ancora più bassa: 1,4%, 0,4%, 0,0%, 0,0%):
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2013: 1,35 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2014: 0,43 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2015: 0,03 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2016: 0,16 %
(E, detto per inciso, il valore stimato di 1,1% di dicembre, che comunque è molto più basso del target, ha fatto un balzo rispetto allo 0,6% di novembre e può non essere confermato a gennaio e febbraio).

Citazione4: “Personalmente credo che la tattica di Draghi consista nel "negoziare" riduzione del Qe contro adesione della Germania al terzo pilastro dell'Unione bancaria così da estendere automaticamente la condivisione comunitaria ai debiti di ogni singolo Stato...”.

Vedremo. Il terzo pilastro andava negoziato e ottenuto come condizione imprescindibile per la nostra firma all’Unione bancaria. Questo è l’ennesimo esempio, per scarsa autostima, senso di colpa esagerato e cattivo livello dei nostri governanti negoziatori, della subordinazione del nostro grande Paese alla Germania.
Prodi ha ricordato recentemente (cfr. su La Stampa, «Prodi: “I progressisti devono rispondere al malessere della classe media”») la saggezza di un proverbio calabrese che dice: chi pecora si fa, il lupo se lo mangia.

[1] Da ultimo qui: http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/10/29/amato-lordoliberale/#comment-4554, vedi la mia modifica della voce "Banca centrale europea" in Wikipedia, in particolare il par. 3, nel quale ho fatto la comparazione degli obiettivi tra FED e BCE.

Vincesko


A proposito di bassa qualità dei nostri governanti, segnalo volentieri:
La reputazione del ministro Padoan
Pubblicato da keynesblog il 27 gennaio 2017

http://keynesblog.com/2017/01/27/la-reputazione-del-ministro-padoan/
Vincesko



Si Vincesko, fai bene a ricordarlo.
Considera però la differenza, un po' nominalistica, fra obiettivi, missioni ed azioni di sostegno.
Ed anche la differenza fra BCE (il cui statuto appare solo nel protocollo allegato al Trattato di funzionamento), il SEBC e l'Eurosistema...
Grazie a Draghi c'è un po' più di fluidità fra questi diversi strati ma non è detto che debba durare anche dopo la fine del suo mandato.
Perciò il tempo è probabilmente venuto per iscrivere altri obiettivi nel mandato della BCE come delle altre banche centrali.
Ferma restando (allo stato odierno di integrazione della confederazione) l'impossibilità di intervenire direttamente nell'ambito delle misure di politica economica dei diversi stati, il dibattito verte intorno alla definizione di nuovi strumenti per garantire la "stabilità finanziaria" che è cosa diversa dalla "stabilità monetaria".
L'obiettivo di controllo dei prezzi attraverso gli strumenti della politica monetaria (i tassi a breve) non hanno impedito le immani instabilità dei mercati finanziari, in gran parte responsabili della crisi in corso.
Quindi le BC dovrebbero poter intervenire in futuro sui tassi lunghi per anticipare gli shock sui mercati azionari, obbligazionari...impedendo, senza dirlo, alla potenza di fuoco di certi hedge fund di attaccare la stabilità degli Stati...
Draghi ha già creato, in seno alla BCE il "Consiglio sul rischio sistemico" ma il consenso sul raggio d'azione e sugli strumenti a disposizione ancora non c'è.
Quindi riassumendo il problema è triplice : non legare troppo il QE al l'inflazione (che ha recuperato 0,9% in 1 anno ; continuare ad usare l'allentamento monetario come sostituto del terzo pilastro del MSU (per dare fiato sul debito) e spingere per includere la stabilità finanziaria fra gli "obiettivi" delle grandi BC...
Conoscendo il fronte degli oppositori e le carte di cui dispone, mi sentirei di paragonare Draghi al generale Koutouzov...
Ciao!


Caro Domenico,
Meglio non complicare le cose semplici, come inclinano a fare secondo me espertoni come Barra Caracciolo. Mi sono infatti accorto che, paradossalmente, è meglio essere ignoranti in partenza com’ero io in tema di interpretazione dei Trattati UE e quindi di Statuto della BCE e dei suoi obiettivi e poteri (vedi ad esempio la liceità del QE).
Mi scuso preliminarmente se sarò lungo e ripeterò cose già dette in passato, ma prendila come una messa a punto.

Terminologia
Per mission, si deve intendere un’obiettivo primario di un’organizzazione, un’azienda, ecc. Nel caso della FED, sono la piena occupazione e la stabilità dei prezzi; nel caso della BCE, la stabilità dei prezzi e, in via subordinata, la piena occupazione.
NB: L’obiettivo primario di un livello gerarchico può costituire un mero subobiettivo per il livello gerarchico superiore. Come è il caso, secondo me, della stabilità dei prezzi (vedi appresso).

BCE, SEBC, Eurosistema
La BCE è la banca centrale dell’Unione europea; il SEBC è l’insieme delle banche centrali dei 28 Paesi membri dell’UE; l’Eurosistema è l’insieme della BCE e delle BCN dei Paesi che hanno adottato l’Euro.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/escb/html/index.it.html

Statuto BCE
Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati (ad esempio gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Quindi “iscrivere altri obiettivi nel mandato della BCE”, come tu scrivi, esige la modifica dei Trattati e perciò l’unanimità (il protocollo 4, infatti, include le modifiche ai Trattati intervenute col trattato di Lisbona).
Ma è difficilissimo cambiarle, poiché le regole statutarie della BCE sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione europea Delors, gestito dal comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico-banderuola ma economista non disprezzabile Giorgio La Malfa (“DEFICIT - Il punto sull'Europa tra sogno e realtà”
Seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=Y9fGPNOQHW0&t=3210s).

Ma non c’è, secondo me, un’esigenza assoluta di cambiare le regole, come dimostra il tardivissimo QE, che quasi tutti ritenevano impossibile, per tutelare il debito pubblico dell’intera Eurozona (che, in assenza di trasferimenti fiscali, è la variabile critica per la sopravvivenza dell’Euro).
Solo che è stato fatto, come ha preteso la Germania, sulla base della regola del “capital key”, cioè in ragione della quota di partecipazione degli Stati nel capitale della BCE,[1] quindi la quota maggiore va alla Germania, che non ne ha bisogno (ha risparmiato solo nel 2015 28 mld in interessi passivi
[2]), e (quasi) nulla va alla Grecia, che invece ne ha un gran bisogno.

[1] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-09-28/draghi-bundestag-dal-qe-risparmi-28-miliardi-la-germania-155858.shtml   

Invece, checché ne dica la Germania, è possibile anche aiutare singoli Stati in modo differenziato, come dimostrano sia l’SMP, implementato nel 2010-2012 a favore di Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, sia le OMT (acquisto illimitato di titoli pubblici), mai utilizzate finora ancorché siano state giudicate conformi ai trattati UE dalla Corte di Giustizia europea, nel ricorso presentato dalla Corte Cost. tedesca.
Il limite statutario invalicabile (mutuato dai trattati) è che la BCE non sconfini dalla politica monetaria a quella economica e che persegua il suo obiettivo principale (quindi c’è anche un secondo obiettivo, anche se subordinato, che però viene sistematicamente obliterato): la stabilità dei prezzi nel medio periodo (cioè un tasso d’inflazione poco sotto il 2%). A questi si aggiungono i divieti di finanziamento degli Stati e di acquisto diretto (cioè sul mercato primario) dei titoli pubblici (art. 21 Statuto).[3]
[3] Cfr. QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED
La lezione che si ricava dalla gestione della politica monetaria della BCE è che, se l’oligarchia che comanda in UE lo vuole, c’è un ampio margine di interpretazione delle regole, in senso restrittivo o estensivo. Come peraltro avviene per l’intera missione dell’UE sancita dall’art. 3 del TUE (quello che parla anche di “economia sociale di mercato”), articolata in vari obiettivi e sub obiettivi (tra questi ultimi, a ben vedere, c’è la stabilità dei prezzi, cfr. Allegato alla petizione al Parlamento europeo: la BCE non rispetta il suo statuto.

Ma questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.[4]
Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.
Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.
La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.
[4] Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
E, com’è noto, perfino la supposta rigorosa Germania fa la furba nel collocamento dei suoi titoli pubblici e si guarda bene dal danneggiare il suo Paese.

Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
L’Unione europea è una Confederazione (atipica) di diritto, strutturata in Organi e disciplinata da norme e regole vincolanti, che promanano dai trattati e/o da deliberazioni successive dei suoi organi.
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html /mp_002.it.html 
Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html 
Ecco quanto scrive la BCE:
La BCE ha definito la stabilità dei prezzi in termini quantitativi Pur indicando chiaramente che il mantenimento della stabilità dei prezzi costituisce l’obiettivo primario della BCE, il Trattato non ne fornisce una definizione precisa. Per meglio specificarlo, nel 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha annunciato la seguente definizione quantitativa: per stabilità dei prezzi si intende “un aumento sui dodici mesi dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%. La stabilità dei prezzi deve essere mantenuta in un orizzonte di medio termine”. Successivamente, nel 2003, esso ha inoltre precisato l’intenzione di mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma “prossimi al 2% nel medio periodo”.
La definizione àncora le attese di inflazione e accresce la trasparenza e la responsabilità pubblica della BCE Varie ragioni hanno indotto il Consiglio direttivo ad annunciare una definizione quantitativa della stabilità dei prezzi. La prima è rappresentata dalla volontà del Consiglio di chiarire l a propria interpretazione dell’obiettivo assegnatogli dal Trattato, con il fine ultimo di agevolare la comprensione del quadro di politica monetaria e quindi di accrescere la trasparenza di tale politica. La seconda è costituita dalla necessità di offrire un termine di riferimento chiaro e misurabile rispetto al quale i cittadini possano giudicare l’operato del l a BCE. Ove l’andamento dei prezzi non risultasse conforme alla suddetta definizione, la BCE sarebbe infatti tenuta a rendere conto di tale difformità e a spiegare come intende ripristinare la stabilità dei prezzi entro un periodo di tempo accettabile. La terza va infine ricercata nel desiderio di orientare il pubblico, consentendogli di formarsi delle aspettative quanto all’andamento futuro dei prezzi (cfr. riquadro 3.2)
”. (pag. 59)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/whypricestability_it.pdf?341026fb3de63b56cb0f67865f6f7a36
Per i vari step circa le varie deliberazioni del Consiglio direttivo della BCE, vedi Allegato alla petizione al Parlamento europeo: la BCE non rispetta il suo statutoquasi al termine dell’appendice.

Sopravvivenza dell’Euro
La stabilità finanziaria è importante, ma è interconnessa strettamente alla stabilità economica, da cui dipende nel lungo periodo. Com’è noto, l’Euro è sottovalutato rispetto al Marco, per la ragione elementare che è stato il risultato della combinazione di 11 monete (poi nel 2001 si aggiunse la Grecia, e successivamente via via gli altri sette), deboli e forti. La fissazione (ci fu in parte una contrattazione) dei cambi irrevocabili avvenne nel novembre 1996, e per l’Italia provvide Ciampi, ministro del Tesoro del I Governo Prodi, che riuscì ad ottenere un cambio Lira/Marco a 990, che poi in rapporto all’Ecu diventò 1.936,27 (ma gli industriali italiani volevano 2.050).[5]
[5] Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi
Vedi anche, per l’evoluzione dei tassi di riferimento Lira e Marco, gli articoli allegati nel mio post già linkato sopra Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali.
Gli squilibri strutturali dell'Euro, resi evidenti ed esacerbati dalla crisi economica cominciata nel 2007, la cui genesi è nella finanza malata e nel debito privato (non nel debito sovrano!), hanno un impatto negativo diretto sulla produzione di reddito, che pregiudica l'equilibrio finanziario. Quindi la politica monetaria deve essere al servizio della ripresa economica, premessa per la buona salute finanziaria delle famiglie, delle aziende e degli Stati.
Domanda conclusiva. Come il prudente Kutuzov salvò la Russia dall’invasore francese, riuscirà il prudente Draghi, finalmente affrancato dall’influenza abnorme del bugiardo e arrogante Weidmann, a contribuire a salvare l’Euro dall’egoismo egemonico tedesco?

Vincesko


Vincesko, perché non prova a riproporre a Wikipedia questo post, "depurandolo" di alcuni giudizi che lo farebbero cassare?


Caro Carlo,
presumo lei si riferisca non al mio commento qui sopra ma alla mia modifica della voce Wikipedia sulla BCE. Ci proverò, ma la situazione è complicata, sia per le regole “strane” di Wikipedia (vietate analisi originali, le notizie devono essere di seconda o, ancor meglio, terza mano, una notizia falsa condivisa dalla maggioranza è ok, una vera condivisa dalla minoranza no, ecc.), ma ci sono altri progetti, con regole diverse, come Wikiquote o Wikisource, che intendo approfondire, sia per la qualità dei volontari-amministratori, alcuni dei quali stanno lì da vari anni e applicano le regole con troppa discrezionalità e, talvolta o spesso per alcuni di loro, con 2 pesi e 2 misure, sia perché - per la stessa natura di Wikipedia - può arrivare uno qualsiasi anche senza nessuna competenza e – senza alcuna discussione previa - modificare o addirittura eliminare interamente il lavoro preesistente, come è successo a me, in maniera solo molto parzialmente motivata, secondo me. Ed io aborro la censura, massimamente quando è ingiustificata.
Comunque, dati i rapporti molto pregiudicati con un volontario-amministratore (Ignis Delavega, categoria clero, la cui unica notizia del suo profilo “stranamente” riguarda un edicolante, che pensavo fosse lui stesso, ma poi ho scoperto essere un ex volontario Wikipedia, morto suicida (!) https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Ignisdelavega), ne voglio fare un caso emblematico ri-coinvolgendo anche la Fondazione Wikipedia – già contattata invano ma in italiano, lo rifarò in inglese - utilizzando la procedura di ricorso contro un volontario-amministratore per violazione delle regole, evidente nel mio caso almeno secondo me, in ordine alla quale sto già preparando il materiale per ricostruire un po' tutta la vicenda nel mio blog, ma mi ci vorrà del tempo.
Vincesko


Traggo dalla newsletter odierna della Banca d’Italia quanto ha dichiarato 2 giorni fa il governatore Ignazio Visco, al 23° Congresso ASSIOM Forex, sulle prospettive dell’inflazione.

Nell’area dell’euro l’espansione dell’attività economica è in graduale consolidamento. Le misure adottate dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno decisamente ridotto i rischi di deflazione e posto le premesse per un graduale ritorno alla stabilità monetaria. L’aumento dell’inflazione in dicembre è però in gran parte ascrivibile alle componenti energetiche e ad altre voci caratterizzate da elevata volatilità; ancora non emergono chiari segnali di un punto di svolta nelle componenti di fondo dell’evoluzione dei prezzi al consumo e nella dinamica delle retribuzioni, anche nei paesi dove la disoccupazione è più bassa. Nelle proiezioni dell’Eurosistema la crescita dei prezzi sarebbe ancora appena sopra l’1,5 per cento nel 2019. Per ricondurre l’inflazione su valori in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine vanno mantenute condizioni monetarie molto accomodanti. Coerentemente con questa visione, il Consiglio direttivo ha deciso di estendere la durata del programma di acquisto di titoli almeno sino alla fine del 2017, riportando da aprile l’importo mensile degli interventi al livello originale di 60 miliardi di euro. Alla fine di quest’anno l’ammontare complessivo degli acquisti sarà di circa 2.300 miliardi. Il Consiglio si attende che i tassi ufficiali si manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo che si estende ben oltre l’orizzonte del programma.

Sulle cause delle sofferenze bancarie:
I fattori che hanno concorso a determinare l’elevato livello di crediti deteriorati in Italia sono molteplici e ben noti. Quello di gran lunga più importante è la profonda e prolungata recessione, che ha minato la capacità di rimborso dei debiti di molte imprese, in un contesto di concessione del credito non sempre sufficientemente prudente. […]

E sulla stretta interconnessione tra ripresa economica e stabilità finanziaria:
Oggi molte delle premesse necessarie a una soluzione del problema dei crediti deteriorati sono ormai poste. Come ho ricordato, la ripresa economica si sta riflettendo sulla qualità del credito; il suo graduale consolidamento permetterà un riequilibrio dei bilanci delle banche. […] Il consolidamento della ripresa e il rafforzamento del sistema bancario sono fenomeni interconnessi.

Intervento del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco
Modena, 28 gennaio 2017
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2017/Visco-280117.pdf

Vincesko



Si vede che Visco ha letto i miei articoli (scherzo, eh!) :)

[Carlo Clericetti si riferiva a questo articolo   http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/01/21/morire-per-bruxelles/, che ha avuto uno sviluppo della discussione qui:   http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/11/28/chi-ha-paura-del-governo-tecnico/.]


A proposito dell’inflazione (cfr. il mio commento del 28 gennaio 2017 alle 13:59), dopo il governatore Ignazio Visco, traggo dall’ultimo Bollettino economico della BCE:

Bollettino economico BCE, n. 1 – 2017
Prezzi e costi (pag. 14)
L’inflazione complessiva è aumentata marcatamente nel dicembre 2016.
L’inflazione misurata sullo IAPC è salita dallo 0,6 all’1,1 per cento fra novembre e dicembre (cfr. grafico 7). Tale rialzo è stato determinato in particolare dall’aumento molto più consistente dell’inflazione dei beni energetici, che ha continuato a contribuire in misura determinante alla ripresa dell’inflazione complessiva dopo il minimo del -0,2 per cento toccato ad aprile 2016. La maggiore inflazione della componente energetica è dovuta in gran parte a vigorosi effetti base al rialzo, che avranno un impatto sull’inflazione anche nei primi mesi del 2017 (cfr. riquadro 4).
L’inflazione di fondo non ha evidenziato segnali convincenti di una tendenza al rialzo.
L’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC al netto di alimentari ed energia si è collocata allo 0,9 per cento in dicembre, dopo essersi mantenuta allo 0,8 nei quattro mesi fino a novembre. I dati disponibili a livello nazionale suggeriscono che il rialzo in dicembre sia stato causato principalmente da un’impennata della componente volatile legata ai viaggi. L’inflazione al netto di alimentari ed energia rimane ben al di sotto della sua media di lungo periodo pari all’1,5 per cento. Inoltre, le misure alternative non segnalano la ripresa delle spinte inflazionistiche di fondo. Ciò potrebbe riflettere in parte gli effetti indiretti ritardati al ribasso dei precedenti cali dei corsi petroliferi ma anche, in modo più sostanziale, la protratta debolezza delle pressioni dal lato dei costi interni.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2017/bol-eco-1-2017/index.html



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L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale



  

Chi ha paura del governo tecnico?

Carlo Clericetti  -  28 NOV 2016


Citazione: “non sarebbe però male ogni tanto notare che la scienza economica non si limita ad un unico paradigma e che la complessità dei tempi che viviamo non sopporta risposte univoche”.


Prendo spunto dalla frase di Domenico, per fare, anzi ri-ripetere, alcune considerazioni.


Neo-liberismo

La frase di Domenico è un esempio preclaro di proiezione. Come se non avessero fatto già abbastanza danni col neo-liberismo, dopo 30 anni di sfracelli pagati dai poveri cristi per colpa di questa ideologia fallimentare (che suppongo il padre del liberismo, l’economista e filosofo morale Adam Smith, aborrirebbe), gli utili idioti al soldo dei ricchi non sono mai paghi, devono guadagnarsi la pagnotta. D’altronde, come farebbero i ricchi, che sono 4 gatti, a spadroneggiare se non potessero contare su risorse enormi, il controllo dei media, ormai da 30 anni anche quello accademico, e l’ausilio di utili idioti ben retribuiti e non? La loro presunta terapia, più che rasentare, anzi oltrepassare, la solita spietatezza degli adepti del neo-liberismo, come per solito capita a chi ha subìto un’educazione autoritaria e repressiva e diventa facile strumento della manipolazione psicologica, sfocia ormai nel ridicolo. Esilarante, se non fosse tragico per le vite di miliardi di persone.


Spread 2011


(a) Manovre correttive.

Come ho già rilevato più volte, il risanamento dei conti pubblici è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico (nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, ¾ dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e ¼ dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF), per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi.

Le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.

E’ ovvio, tranne per i neo-liberisti, che queste misure pro cicliche hanno avuto l’effetto di aggravare e prolungare la crisi economica.


(b) Latitanza della BCE

Gli interventi si resero necessari, e in quella dimensione, proprio a causa della latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi, assieme alla decisione assurda di aumentare, unica banca centrale ad averlo fatto, il tasso di riferimento in piena crisi economica (Gavronski, Graf.8 http://www.fulm.org/articoli/economia/progetto-euro-andato-storto-riforma-necessaria-dell-eurozona-1), chiedendo in cambio “riforme”, si sono limitati agli SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMT, mai implementati finora.

In più, a differenza della FED (i cui interventi sono stati, invece, massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, cioè riducendo di pari importo la massa monetaria, per paura della (fantomatica) inflazione.


(c) Riforme strutturali

Al posto dell’azione di politica monetaria, la BCE si è dedicata, travalicando il suo ruolo, alla declamazione-imposizione delle cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, oltre al “consolidamento” dei conti pubblici nel breve-medio periodo.

Infatti, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati.


Politica economica keynesiana

Naturalmente, col solito meccanismo della proiezione, gli adepti del neo-liberismo imputano alla teoria keynesiana l’ostinazione di applicare in ogni congiuntura, sia quelle favorevoli che quelle negative, la stessa terapia economica. Ma questo non è affermato da Keynes. La deroga a questa regola, pur verificatasi in varie occasioni da parte dei governi in carica, non fa venir meno l’assunto principale della teoria keynesiana che, in congiunture economiche negative, è necessario l’intervento pubblico, aumentando la spesa pubblica e finanziandola a deficit accrescendo il debito pubblico. Provvedendo poi a ridurre la spesa ed aumentare le imposte, ove necessario, quando la crisi economica sia superata.

Purtroppo, con l’adozione della norma del pareggio strutturale di bilancio in Costituzione, sia nel vecchio che nel nuovo, eventuale, testo dell’art. 81, interpretata in maniera restrittiva dall’oligarchia europea, ci siamo preclusi “strutturalmente” la possibilità di attuare politiche economiche anticicliche. 

L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale. 



Post collegati:


Analisi parziale del complotto contro Berlusconi


La religione neo-liberista

Spread, tornano la strumentalizzazione e la paura


Per un’analisi complessiva della politica monetaria della BCE durante la crisi, corredata dalle prove (100 note), allego la modifica da me elaborata della relativa voce di Wikipedia (poi annullata da un volontario-amministratore per ragioni strampalate).

8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica



**********




Dialogo sulle colpe della Germania nella crisi economica dell’Eurozona

 
Riporto il dialogo che si è sviluppato a seguito della pubblicazione di questo mio commento (vedi Italia vs UE, dilettanti allo sbaraglio o ciurlatori nel manico
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2842039.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/12/italia-vs-ue-dilettanti-allo-sbaraglio.html ).
 

Dilettanti allo sbaraglio o ciurlatori nel manico.

Il modo peggiore per trattare con gli arroganti è l'acquiescenza, per cui è positivo che il ridiventato tosto Renzi – perché evidentemente sollecitato da poteri forti (banche ed ENI), non dai soliti poveri cristi finora massacrati impunemente - abbia ripreso il viso dell’arme con l’UE e la Germania.

Ma comunque non ci siamo affatto: è ridicolo "ventilare" l'ipotesi del ricorso alla Corte di Giustizia europea come se fosse un’arma letale, mentre è un atto normalissimo in una UNIONE di Stati di DIRITTO, usato da tutti i Paesi, perfino dalla Germania quando non può imporre le sue tesi attraverso la prona Commissione europea o il controllato Consiglio Europeo, come avvenne nel caso degli OMT (acquisti illimitati di titoli pubblici da parte della BCE).

Il problema, come si dice, è a monte e attiene allo strapotere della Germania sia nella definizione che nell'interpretazione ed applicazione delle regole, con la complicità di fatto del PSE, il cui capogruppo, indicato da Renzi, leader del partito maggiore nel Parlamento europeo, è ora l’italiano Pittella, uno dei responsabili della débacle dei socialisti nelle trattative per la formazione della Commissione europea, nella quale il PPE controllato dalla Germania, pur avendo preso pochi voti in più rispetto al PSE alle elezioni europee, ha 13 commissari oltre al presidente, mentre il PSE ne ha soltanto 8.

Occorre maggiore durezza, ora che si sono implementate le asserite salvifiche riforme strutturali che tanto piacciono ai neo-liberisti. Perché, ad esempio, l'Italia non pone sul tavolo con forza la violazione del limite del 6% (già sovradimensionato e fatto a sua misura) del surplus commerciale da parte della Germania, che tanti danni arreca e costringe gli altri Paesi ad aggiustamenti infiniti basati esclusivamente sulla deflazione dei salari e dei diritti?

La flessibilità concessa dall'UE all’Italia dello 0,1% (alla Spagna del popolare Rajoy, negli ultimi 3 anni, è stato concesso un rapporto deficit/Pil fino al 7%; un po’ meno alla Francia) è un pannicello caldo somministrato ad un malato grave; l'Italia, dopo aver perso, a causa della crisi esacerbata e resa lunghissima dalla famigerata austerità espansiva imposta dalla Germania, il 25% del suo apparato industriale, costretta nella camicia di forza del fiscal compact, esiziale in recessione poiché questa si autoalimenta, è destinata, checché ne dica il PdC Renzi, ad un inarrestabile declino.

Trattare con la, ad essa sottomessa, Commissione europea significa fare il gioco della Germania: è questa che va stanata! E lo può decidere e fare solo Renzi, se davvero è ridiventato tosto, rimuovendo se occorre dal loro posto i prudenti Padoan e Pittella.

L'attuale assetto incompleto dell'UE/BCE/Euro è squilibrato a favore della Germania, che è quella che ne trae i massimi vantaggi, a detrimento dei partners europei, in particolare quelli periferici. Altro che svenarsi per l'Europa, come raccontano con improntitudine i Tedeschi, diventati bravissimi interpreti del detto napoletano del chiagne e fotte! Segua l'Italia il suggerimento di politici ed intellettuali tedeschi: altro che litigare per un misero 0,2% di flessibilità, solo le minacce forti, come l'uscita dall'Euro, possono sortire qualche effetto con l'arrogante ed egoista Germania.

 
 
Luca B.
ben gli sta.
Quando era interesse del popolo se ne sono sbattutti e questa critica l'hanno chiamato populismo ed antipolitica.
Questa è l'europa per cui Renzi ha preso il 40%. Ce lo chiede l'Europa, di chi era lo slogan alle europee?
Ora che c'è da salvare le chiappe ai ruboschi e ai riva, per quanto mi riguarda possono tranquillamente schiantarsi nello stesso muro che hanno difeso, pagando l'ira di chi è stato truffato e gabbato.
 
 
Gatto P.
Cerchiamo di vedere il lato positivo: finalmente i nodi vengono al pettine. Finalmente, senza tanti giri di parole demagogici, sapremo se ciò che si dice sul conto della Germania padrona e dell'UE tiranna sono roba vera o solo ca22ate a uso e consumo di un poco di populisti, di volta in volta del m5s. pd e lega. Renzi è solo uno che tira la fune verso sè come fanno Kaczynski e Cameron. Si fanno portavoce di egoismi nazionali e basta ma restano comunque privi di idee su come uscire dalla crisi, che per questo usano tutti come strategia l'attacco alla Germania.
 
 
Vincesko
Gatto P., Eppure è semplice come fare 2+2: in recessione è necessaria un’espansione fiscale (aumento di spesa e/o taglio di tasse favorendo i redditi più bassi, ad alta propensione al consumo, per aumentare la domanda); in tempi di vacche grasse, il contrario. I Paesi dell'Eurozona non hanno più la sovranità economica di bilancio, devono stare nei limiti stabiliti dall'UE. Siccome la Germania non vuole, l’UE non consente politiche anticicliche, e da 7 anni la stragrande maggioranza dei Paesi EUZ è o in stagnazione o in recessione o, come l’Italia, in depressione economica. Dati questi vincoli, non soltanto Renzi ma neppure Mandrake potrebbe uscire dalla crisi.
 
 
Tiziano L.
Gatto P. Non è affatto vero che Renzi sia privo di idee, è da quando è al governo cioè 18 mesi che chiede di fare politiche espansive come gli Stati Uniti e non recessive come i dementi teutonici.
 
 
Gatto P.
Tiziano L., Se conoscesse almeno un concetto, quello di economia di scala, eviterebbe paragoni con gli USA. L'UE è formata da 28 economie senza un tesoro unico, non da un solo grande Stato.
Molti di questi 28 in passato hanno scialacquato pur sapendo che non potevano rifinanziare il debito. Per questo i debiti noi non li possiamo più fare: che ne sarebbe della stabilità, se ognuno si rimettesse a fare come gli pare? Poi non trova che sia è stupido attaccare un paese solo come se fosse il capro espiatorio degli altri 27?
 
 
Vincesko
Gatto P., Scusami, hai idee poche e confuse. Non sarò breve.
1. L’economia di scala c’entra come cavolo a merenda, o almeno solo per quanto attiene a certi tipi di spese, come quelle militari, in cui ci sono duplicazioni e quindi sprechi, per cui un esercito unico produrrebbe sicuramente dei risparmi di spesa.[1] Per altri aspetti no.

2. Infatti, è vero che l’UE è formata da 28 Paesi, ma per alcune materie, ad esempio proprio la politica di bilancio e fiscale, essi hanno ceduto la loro sovranità all’UE, quindi è come se fossero uno solo. Possono decidere le singole misure fiscali, ma a condizione che il limite del 3% del deficit venga rispettato. Di più, devono (dovrebbero ma la sua applicazione viene rinviata di anno in anno poiché anche i “deficienti” che comandano in UE si sono accorti che sarebbe devastante e insostenibile) rispettare il fiscal compact, quindi: a) non più limite del 3% del rapporto deficit/Pil, ma pareggio strutturale di bilancio; e b) riduzione di 1/20 all’anno del debordo rispetto al 60% del rapporto debito/Pil.

3. Che alcuni Paesi abbiano scialacquato, forse è vero, ma in ogni caso sono meno di quel che si pensa. E comunque non vi fa parte l’Italia, che tutti i milioni di ignoranti inscrivono nel novero degli scialacquatori, ma è falso, poiché negli ultimi 20 anni tranne due con Berlusconi essa ha sempre avuto un avanzo primario, cioè le entrate sono state superiori alle spese esclusi gli interessi passivi. Se ne deduce anche, come spiega la Banca d’Italia, che negli ultimi 20 anni il debito pubblico è cresciuto non per colpa della spesa primaria, che è globalmente in linea con i Paesi di confronto, ma esclusivamente degli interessi passivi (che per il 90% vanno a banche e investitori istituzionali italiani, 2/3, ed esteri,1/3), i quali sono cresciuti anche per l'incidenza della crescita abnorme dei tassi d'interesse a causa di una carente protezione da parte prima della Banca d’Italia (dopo il divorzio dal Tesoro) ed ora della BCE.

4. La causa della terribile crisi attuale – come sostengono da anni non solo Bagnai[2] ma anche il vice presidente della BCE Vitor Constancio e recentemente addirittura esponenti neoliberisti - non è stato il debito pubblico ma il debito privato. Invece la terapia feroce imposta dall’UE ha riguardato e riguarda i conti pubblici. In ogni caso, se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome il debito pubblico non è un problema.

5. La crisi è nata negli USA che l’ha gentilmente passata all’Europa, ma gli USA ne sono usciti dopo un paio d’anni, grazie alla politica monetaria espansiva (tassi decrescenti e QE della FED) e soprattutto alla politica fiscale espansiva (il deficit ha raggiunto il 10% nel periodo peggiore della crisi, per poi calare gradualmente col diminuire della stessa); l’Eurozona – tranne la Germania - invece ne è afflitta da ben 7 anni, a causa della politica monetaria restrittiva della BCE (tassi accresciuti dalla BCE di Trichet nel periodo peggiore della crisi - decisione pazzesca -, rifiuto del QE fino al dicembre 2014, cioè con un ritardo di ben 6 (sei) anni!), imposta dalla Germania (vedasi l’opposizione strenua di Weidmann e sodali in seno al Consiglio direttivo della BCE ed il ricorso della Corte Cost. tedesca alla Corte di Giustizia europea contro gli OMT), e della politica fiscale restrittiva, imposta anch’essa dalla Germania.[3]

6. Ripeto, visto che non riesci a prenderne atto: l’unico Paese avvantaggiato dall’attuale assetto monco UE/BCE/Euro è la Germania; essa non è il capro espiatorio ma il carnefice e l’affossatore dell’UE, poiché rifiuta di contribuire alla riduzione degli squilibri strutturali (ben rappresentati dal suo enorme surplus commerciale infra UE), da essa stessa causati, sia grazie alla sua forza economica, sia grazie a pratiche scorrette e sleali verso i partner EUZ (dumping salariale, finanziato per giunta con soldi pubblici - che è vietato dalle regole UE - resi disponibili dal deficit eccessivo 2003-2005 preteso in violazione delle regole che aveva imposte a tutti).[2]

7. La tua renitenza ad accettare i dati oggettivi della realtà ha la stessa determinante psicologica della tua germanofilia, che è indubitabilmente frutto di un pregiudizio: positivo ma pur sempre pregiudizio.
 
 
[1] Analisi quali-quantitative/6/Spese militari
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2564326.html oppure  
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/analisi-quali-quantitative6-spese.html
 
[2] BANCHE: NEL PANICO PURE LE ÉLITE, E BERLINO CI CONSIGLIA LA TROIKA
POSTED BY REDAZIONE - 24 DICEMBRE 2015
Oggi perfino il CEPR, vestale dell’ortodossia, scopre quanto avevamo scritto nel Tramonto dell’euro: il debito pubblico, con la crisi, c’entra poco. […]
Quando Renzi, insediandosi alla presidenza del semestre europeo, ha giustamente osservato che la Germania era stata la prima a sforare il parametro del 3% nel 2003, non credo sapesse il vero motivo di questa violazione: finanziare con oltre 90 miliardi di soldi pubblici l’abbattimento del costo del lavoro (tramite riduzione del cuneo fiscale e misure di sostegno ai redditi troppo “moderati” dalle riforme Hartz).
http://www.asimmetrie.org/op-ed/banche-nel-panico-pure-le-elite-e-berlino-ci-consiglia-la-troika/
 
[3] CHI È IL RESPONSABILE DELLA CRISI DELL’EUROZONA? IN BREVE: LA GERMANIA
Di Simon Wren Lewis, 13 dicembre 2015
http://vocidallestero.it/2015/12/18/chi-e-il-responsabile-della-crisi-delleurozona-in-breve-la-germania/
 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2016/01/dialogo-sulle-colpe-della-germania.html
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 10/1/2016 alle 15:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dialogo (2010) su “Il fumogeno contro Bonanni”

 

Pubblico questa serie di miei vecchi commenti (che avevo in serbo da parecchio come bozza, ma poi me l'ero dimenticata), relativi a una discussione svoltasi nel 2010 nel sito del Circolo “PD-Obama”, in calce ad un post (non mio) dal titolo “Il fumogeno contro Bonanni”.

E’ una discussione che può servire a rinfrescare la memoria su un periodo doloroso e crudele per milioni di Italiani e sul fatto che la gravità e la durata della crisi economica non erano un destino ineluttabile, ma sono state la conseguenza logica di scelte scellerate e inique, da parte sia dei governanti italiani che di quelli UE.

Purtroppo non ho salvato a suo tempo i commenti dei miei interlocutori.

Ai misfatti commessi al tempo del governo Berlusconi-Tremonti, Bonanni ha successivamente aggiunto quello della sua pensione d’oro, costruita ad arte attraverso aumenti abnormi decisi da sé medesimo del suo stipendio. Come si può vedere, avevo prontamente “diagnosticato” che la sua spietatezza eccessiva verso gli altri era il sintomo di una lunga coda di paglia.

 

***

 

Forse per la prima volta in 25 anni (lo incrociai quando su l'Unità fece una serie di articoli molto gradevoli in giro per l'Italia, che il quotidiano del PD ha rifatto quest'anno in Vespa) non sono d'accordo con Michele Serra.

Io credo che si debba andare oltre l'episodio in sé, pur criticabile, cosa che e Michele Serra e Sergio Chiamparino omettono colpevolmente di fare, e prendere consapevolezza della gravità del momento che richiederebbe risposte, in senso verbale ed operativo, adeguate.

Ma, per spiegarmi meglio, riporto il mio commento appena pubblicato su Europa, in calce all'articolo "Gli idioti di Torino", di Giovanni Cocconi. 

Editoriale di “Europa” del 29 luglio scorso, a firma di Giovanni Cocconi:
29 luglio 2010
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/120224/bonanni_fa_ancora_il_sindacalista
link sostituito da:
http://europa.118.aws.dol.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=120224 

Mi pare proprio su “Europa” che qualcuno abbia scritto tempo fa che Bonanni persegue questo tipo di tattica: flessibile, molto flessibile nelle vertenze riguardanti settori esposti alla concorrenza internazionale; dura e rivendicativa invece in quelle relative a settori protetti da tale concorrenza, come con lo Stato.

Allora, vien legittimamente da chiedersi perché Bonanni ed Angeletti abbiano non solo NON proclamato, come la CGIL e tutti gli altri sindacati europei, alcuno sciopero, ma addirittura CONCORDATO (come ha confermato da ultimo Tremonti nell'intervista della settimana scorsa a “la Repubblica”) con i ministri-sedicenti-socialisti Tremonti e Sacconi (che si sono avvalsi, per la materia della previdenza, della “consulenza” di Antonio Mastrapasqua, presidente dell'INPS, un signore che cumula per cariche varie ben 54 – cinquantaquattro – emolumenti!) la manovra correttiva più crudele ed iniqua della nostra storia repubblicana, una manovra che addossa su categorie deboli o debolissime (invalidi come i down, misura poi rientrata, pensionandi inattivi, precari, insegnanti, altri dipendenti pubblici) tutto il peso del risanamento dei conti pubblici (non dell'INPS, che ha un avanzo record di 7,9 miliardi!), e risparmia invece, tranne i farmacisti, tutto il settore privato; e miliardari come Berlusconi, milionari come Tremonti o abbienti come Sacconi, che l'hanno progettata e pervicacemente attuata, non pagheranno - letteralmente - neanche un centesimo. 

Faccio presente che, in Francia, i sindacati francesi hanno scioperato – tutti assieme - contro il progetto di riforma delle pensioni, ritenuta iniqua, che prevede l'aumento di 2 anni, nell'arco di ben 8 anni, dell'età pensionabile, da 60 a 62, e preannunciano una lotta ancora più dura. 

In Italia, ha scioperato solo la CGIL, contro una riforma delle pensioni, inserita con qualche semplice comma nella manovra correttiva, che ha allungato l'età di pensionamento per vecchiaia a 66 anni, anche per i pensionandi inattivi, più l'adeguamento triennale all'aspettativa di vita. 

Ho già scritto qui su “Europa”che Luigi Angeletti aveva dichiarato che la riforma delle pensioni – l'ennesima in pochi anni! – avrebbe comportato un rinvio del pensionamento di soli 2-3 mesi ed espresse perciò un giudizio positivo sul testo del DL uscito dal Consiglio dei Ministri, che poi ha incredibilmente confermato dopo che tale rinvio si è addirittura triplicato.

Mi chiedo anche come possa un sindacalista degno di questo nome accettare che il rinvio non si applichi ai lavoratori in mobilità, ma solo fino al limite di 10.000 persone (!!), che presumo debba essere perfino incostituzionale, o che, con l'alibi della decisione della Corte di Giustizia UE (che prescriveva solo l'equiparazione uomini-donne), si sia aumentata l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche in pratica anche di oltre 6 anni. 

Non vorrei fare della psicologia spicciola, ma quando una persona – vedi Bonanni o Angeletti o il “talebano” Sacconi o l'incompetente Tremonti – manifesta un sovrappiù di severità, di cattiveria, di crudeltà verso gli altri, l'eziologia, la causa è sempre riconducibile ai sensi di colpa e alle code di paglia per qualche magagna interiore, abbinata a debolezza caratteriale intrinseca. 

La crisi per certi versi drammatica che investe aliquote consistenti e crescenti della società italiana, con un aumento dello scarto tra i ricchi ed i poveri, richiederebbe scelte improntate alla massima equità e giustizia sociale e politici e sindacalisti di ben altra dirittura e tempra morale, che i Bonanni, gli Angeletti, i Sacconi ed i Tremonti.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/121068/gli_idiotibrdi_torino
link sostituito da:
http://www.europa.dol.it/dettaglio/121068/gli_idiotibrdi_torino

Vincesko

P.S.: non so se sia vero, la do con beneficio d'inventario, ma su Il Fatto Quotidiano, i lettori scrivono che Bonanni sia stato in segreto ad Arcore per concordare con Berlusconi non so che cosa.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/08/bonanni-contestato-alla-festa-pd-di-torino-segretario-sfiorato-da-un-fumogeno/58115/

09-09-10


*** 

 

Giovanni, il problema non è Michele Serra (forse inconsapevolmente influenzato dalla sua pancia piena), ma Raffaele Bonanni, indegno - oggettivamente: per quel che fa in concreto - di fregiarsi della qualifica di sindacalista.

E poi, quali milioni di iscritti? Non c'è un censimento certificato, e non c'è perché - ho letto - anche Bonanni vi si oppone. Perché?

Si critica tanto la CGIL, descritta come un centro di potere fatto di burocrati, sordi ai diritti che non siano quelli dei lavoratori regolari a tempo indeterminato. Forse bisognerebbe essere almeno altrettanto severi verso la CISL e la UIL, che sono diventate delle camarille, che spremono a più non posso la mammella pubblica e, per soprammercato, satolli, se ne fottono anche di difendere i diritti dei lavoratori. Basti dire che sono gli unici - ripeto: gli unici - sindacati europei a non aver partecipato alle manifestazioni contro le manovre correttive.

Ed il cui prodest è, nel caso di specie, una emblematica argomentazione da moderati con la pancia piena e/o una delle orecchie tappata.

Quali dietrologie? Anche Europa o non ricordo chi l'ha scritto. E Tremonti lo ha confermato. Poi basta vedere le decisioni...

I fischi, armi estreme da riservare ai neonazisti? Giovanni, scommetto che ti è sfuggita anche questa...

Pochi giorni fa, Blair è stato preso addirittura a scarpate e nessuno si è messo a piangere, come fate voi moderati in Italia.

Vincesko

09-09-10

 

*** 


Io, invece, non sono affatto d'accordo con Paolo:

- primo, perché, in generale, è incongruo pretendere di ragionare sull'effetto di un fatto, di un fenomeno, senza indagarne, analizzarne e commentarne le cause;

- secondo, perché è palesemente e semplicemente una contraddizione logica affermare il diritto di parola per tutti, anche per Bonanni, e poi non riconoscerlo ai commentatori supposti "eterodossi" o OT;

- terzo, perché è salutare, anche in questo caso, far emergere le sensibilità, i punti di vista diversi all'interno del PD e del Circolo "PD-Obama", piuttosto che nasconderli o stigmatizzarli;

- quarto, perché la contestazione a Bonanni è il sintomo evidente del problema più importante, davvero epocale cui stiamo di fronte oggi, che anche il PD deve affrontare: su chi e come deve gravare il peso della crisi economica, che durerà ancora non un paio d'anni, ma un paio di decenni, perché conseguenza del radicale mutamento delle ragioni di scambio, effetto della globalizzazione;

- quinto, last but not least, perché non si è mai visto nella storia che un Paese, sostanzialmente sordo nella sua classe dirigente alle ragioni delle vittime della crisi - milioni di persone -, cioè di quelli che devono pagarne i prezzi, tutti i prezzi (vedi anche l'ultima manovra correttiva), possa andare esente da fenomeni di ribellione, anche violenta.  Meravigliarsene e limitarsi a stigmatizzarli - come ha fatto in maniera francamente per me un po’ridicola ed isterica, l'impreparato Enrico Letta - e non affrontarle alla radice è solo un atteggiamento – controproducente - da anime belle, convinte, nel loro mondo immaginario, che esiste, per forza endogena senza alcun intervento, comunque e sempre solo il bene.

Vincesko

10-09-10


*** 

 

Sì, ma non l'hai detto: ti sei fermata e continui a fermarti su un solo punto, quello che è stato impedito a Bonanni di parlare. Perché non ti esprimi sul resto, incluse le scelte del sedicente sindacalista Bonanni (guarda che questo l'ho già scritto direttamente a lui), che è molto più importante?

D'accordo, ho sentito che la persona che ha lanciato il fumogeno è la figlia di un magistrato, il mondo è pieno di stupidi e violenti, ma in tutti i ceti e sotto varie forme: sei d'accordo?

Quelli erano quattro gatti con la propensione a protestare in maniera rumorosa, ma continui ad estrapolare uno solo degli elementi del problema - il sintomo - e trascuri tutto il resto - le cause - di un problema enorme, serissimo e grave, che ci occuperà e preoccuperà per i prossimi vent'anni: ne sei consapevole?

Lo strabismo - confermato dalla tua accusa infondata di retorica - non è mai indice di una buona qualità della risposta. 

Questo articolo de L'Espresso, con un capitolo del libro-testamento di Edmondo Berselli, ed il commento di Ilvo Diamanti cadono proprio a fagiolo nella nostra discussione:

Cultura
Rivoluzione capitale
di Edmondo Berselli
Finanzieri dal volto umano. E marxisti illuminati dal pensiero cattolico. Per progettare un mondo più equo. Pubblichiamo il capitolo chiave del libro postumo di un grande maestro
(10 settembre 2010)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/rivoluzione-capitale/2134049//0
 
IL LIBRO
La bella economia, testamento di Berselli 
L'ultimo saggio per una società più giusta 
Nel libro scritto durante la malattia l'intellettuale scomparso ad aprile affronta il futuro del capitalismo. Con una ricetta sorprendente
di ILVO DIAMANTI
10 settembre 2010
http://www.repubblica.it/economia/2010/09/10/news/il_testamento_di_berselli_per_una_societ_pi_giusta-6926764
 
Vincesko

10-09-10

 

*** 


E' inutile scandalizzarsi che ragazzi dei centri sociali, avendone la possibilità, esercitino volentieri la loro propensione alla protesta dura, talora anche violenta.

Capisco anche che persone benpensanti, moderate o anche come Michele Serra, intelligenti, gentili e con la pancia piena, stigmatizzino comportamenti siffatti. Capisco anche, addirittura, che lo faccia Sofri, violento pentito, diciamo così. Questo però, secondo me, o meglio secondo il mio infallibile “istinto” (cioè, in sostanza, la parte del cervello che ragiona per conto suo, anche se non ne siamo consapevoli) non è sufficiente, se non si ragiona anche sul fatto se Bonanni meritasse o non una buona salva di fischi, tale da zittirlo: non per sempre, solo una volta.

Cerco di spiegare – spero di riuscirci - il ragionamento del mio “istinto”.

1. Io, quando subisco un torto, evangelicamente, non reagisco contraccambiando con la stessa moneta, ma cercando di capire le motivazioni profonde del comportamento dell'altro. Gli concedo anche una seconda possibilità. Ma, alla terza offesa, reagisco ed applico eventualmente la massima “a brigante, brigante e mezzo”, e posso diventare, se occorre, anche spietato (spietato nel senso proprio, senza pietà).

2. Nel caso di Bonanni è successo proprio questo: egli ha perpetrato nei miei riguardi (e di milioni di altri) più di un sopruso, perché si è prestato – assieme ad Angeletti - a cooperare con l'attuale governo, un governo di destra, ad attuare una politica economica e sociale che è la negazione di quella che dovrebbe essere la stella polare di un sindacalista di centrosinistra: la giustizia sociale. Perché, come diceva il socialista Sandro Pertini, la libertà da sola non basta, ci vuole anche la giustizia sociale. 

3. Il sopruso più macroscopico perpetrato da Bonanni ed Angeletti è stato quello di concordare col governo una manovra correttiva scandalosamente iniqua, che fa gravare il peso del risanamento dei conti pubblici su categorie deboli o debolissime (invalidi, precari, pensionandi inattivi, insegnanti, altri dipendenti pubblici), che perderanno migliaia o decine di migliaia di € in un solo anno, mentre i ricchi ed i ricchissimi non pagheranno letteralmente neanche un centesimo. Oggi, su Repubblica, lo conferma di nuovo Scalfari, che nell'incontro con Paolo Mieli ha dichiarato: Obama nei giorni scorsi ha tassato i ceti più ricchi e stanziato 50 miliardi per opere pubbliche. Da noi hanno fatto una manovra tagliando sui servizi e a me, che sono certamente abbiente, non hanno chiesto una lira in più. Io - ha alzato la voce Scalfari - voglio pagare più tasse. Lo Stato deve tassare i patrimoni oltre un certo livello e ridurre le tasse sui redditi"  http://www.repubblica.it/politica/2010/09/11/news/scalfari_e_mieli_duello_su_mondadori-6961579.

4. Ho già scritto che ho seguito tutto l'iter dell'approvazione della manovra e telefonato  più volte a CISL e UIL percependo una sostanziale sordità ed alla fine ho inviato una dura e-mail a Bonanni ed Angeletti; ne riporto ora il testo:

AL SEGRETARIO GENERALE
AL RESPONSABILE UFFICIO PREVIDENZA CISL
E' inaccettabile che lo slittamento delle pensioni di vecchiaia, previsto in 6
mesi nella stessa bozza del DL sulla manovra economica reperibile sui
principali giornali on-line e nel sito Tesoro.it  fino a ieri sera, sia passato
– chissà perché e senza colpo ferire - a 12 mesi, con un minor introito per i
64enni, a vario titolo disoccupati, di migliaia o decine di migliaia di €,
mentre i percettori di reddito privati, anche milionari, non pagheranno un
centesimo per il risanamento dei conti.
E' inaccettabile che Raffaele Bonanni, nonostante ciò, continui ad esprimere un
giudizio sostanzialmente positivo sulla manovra finanziaria.
Vien da chiedersi: ma che sindacato è diventata la CISL? E che sindacalista è
Raffaele Bonanni?

Dopo di questa, ho inviato via e-mail il testo della nostra lettera, ma quella alla UIL mi è stata rifiutata dal loro server: evidentemente mi avevano inserito nella loro black list: quando si dice diritto di parola.

5. E c'è un altro motivo. I ministri-sedicenti-socialisti Tremonti e Sacconi, gli ostinati e crudeli ideatori ed attuatori della manovra correttiva, si sono addirittura vantati che non ci siano state manifestazioni di protesta. Lo so, è difficile che lo comprendano appieno perché vivono, come Brunetta, per compensare i loro sensi di colpa, in una loro “realtà parallela”; ma, dopo il fatto di Torino, forse hanno capito l'antifona e staranno un po' più attenti. Anche Bonanni e Angeletti.

6. Il gioco cui si stanno prestando Bonanni e Angeletti è un gioco sporco e miope, indegno di sindacalisti, e che merita tutta la disapprovazione mia e di tutti quelli che sono contro le ingiustizie, le prepotenze, i gretti egoismi. E' un gioco duro che vedrà impegnato il Paese per i prossimi 20 anni. Al mio“istinto” ed alla mia lealtà pare giusto sanzionare, anche severamente, i comportamenti sleali reiterati di coloro i quali, per funzione e collocazione politica, avrebbero il compito della tutela dei diritti e dei legittimi interessi dei più deboli.

Vincesko

10-09-10

 

Post collegati:
 
Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/8/Lettera
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2607816.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/03/il-sig-giulio-t-ed-il-principio-di_76.html
 
Lettera al Prof. Mario Deaglio dopo un suo articolo su Tremonti, la sua risposta e la mia replica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2555107.html oppure http://vincesko.blogspot.it/2015/03/lettera-al-prof-mario-deaglio-dopo-un.html
 
Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783599.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/dialogo-sulla-crisi-economica-i-pil-che.html
 
Italia-Francia e un editoriale indigesto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2768181.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/italia-francia-e-un-editoriale-indigesto.html
 
Voci spurie e iniquità scandalosa
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832566.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/voci-spurie-e-iniquita-scandalosa.html
 

 **********

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permalink | inviato da magnagrecia il 23/10/2015 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La cattiva memoria dei benpensanti sul caso Grecia

 
Leggo le analisi e i commenti nel web sul caso Grecia. La Grecia ha indubbiamente le sue colpe, ma i benpensanti temo abbiano un problema di memoria. Nessuna dimenticanza – direbbe Freud – è casuale.
 

Riepilogo

1. Secondo l’OCSE, la Grecia è il Paese in UE 28 che ha fatto più riforme (poi siccome era una rivelazione scomoda per qualcuno che comanda in UE ha tentato di nasconderla, cfr. “La Grecia, le riforme e il giallo della tabella” di Carlo Clericetti),[1] lo dimostra anche il suo avanzo primario.

2. La Grecia ha chiesto all’UE: a) di portare l’avanzo primario, previsto nel 3% nel 2015 e nel 4,5% nel 2016 (umanamente insostenibile dopo 5 anni di sacrifici e di tagli) all’1-1,5%, per poter affrontare la crisi umanitaria (v. “Piano di Salonicco”);[2] e b) un prestito ponte, in attesa di trovare un accordo definitivo e soddisfacente per tutti.

3. Gli attuali governanti non hanno alcuna responsabilità degli imbrogli del passato ed hanno solo chiesto di non essere discriminati dall’UE e dalla BCE rispetto ai governi precedenti (v. l’intervista di Danilo Taino a Yanis Varoufakis pubblicata dal Corriere della Sera [3]).

4. Per i meccanismi della struttura monetaria dell’Eurozona e per volontà della Germania e della Francia, “la stragrande maggioranza del debito greco” (330 miliardi), fino al 2012 detenuto soprattutto dalle banche francesi, tedesche e olandesi, ora è distribuito così: il 72% in mano a istituzioni pubbliche (60% della Ue attraverso i suoi fondi Efsf e Esm, e 12% dell’Fmi); l'8% è detenuto dalla Bce; il 5% sono altri prestiti; il restante 15% sono marketable debt, cioè titoli di debito trattabili sul mercato secondario). Dei famosi prestiti alla Grecia (254 mld), solo 27 mld sono andati alla gente greca. Il resto è servito soprattutto per salvare le banche private tedesche, francesi, olandesi e greche, ma non a spese solo dei rispettivi Paesi, ma di tutti, inclusa l’Italia (cfr., per i dati di dettaglio, “I furbetti del salvataggio”).[4]

5. Il “taglio” (“haircut” = sconto) è stato subìto dalle banche private (soprattutto francesi, tedesche e olandesi), non dai fondi salva-Stato.

6. Ma dopo aver introitato interessi a tassi elevatissimi, correlati al livello del rischio. Poi le stesse banche, in barba al principio liberista che l’investitore si assume il rischio, hanno gentilmente “girato” i loro crediti residui ai fondi salva-Stato, ai quali l’incolpevole Italia ha partecipato e partecipa per il 17,9%, cioè per salvare dette banche – tedesche, francesi e olandesi - si è trovata sul groppone circa 30 mld (+ altri 10 di prestiti bilaterali a titolo oneroso) finanziati a debito.

7. I debiti della Grecia sono serviti a pagare beni tedeschi e francesi, talvolta ridondanti o inutili, tra cui le armi (sommergibili, aerei, che ha più della Germania e della Francia, ecc.), nell'ambito di un "sistema" basato anche sulla corruzione, in cui le pure aziende tedesche o francesi (come è risultato da inchieste giudiziarie) svolgevano il ruolo di corruttori interessati ed i governanti e funzionari greci quello di corrotti.[5] 

8. Il TARGET2 [6] è un meccanismo imperfetto che serve a far funzionare l'imperfetto Eurosistema, che mette insieme ECONOMIE DISOMOGENEE, sostituendo i TRASFERIMENTI FISCALI, come avviene in Italia tra Centro-Nord e Sud o negli USA o come avverrebbe negli Stati Uniti d'Europa.

9. O altri ammennicoli tecnici del genere, come le sanzioni ai Paesi con surplus commerciale eccessivo, aborrite - et pour cause - dalla Germania.[7]

10. Ora la Germania, anziché fare i compiti a casa sua, pretende di continuare imponendo alla Grecia un ulteriore aggiustamento di oltre 13 mld. Che è un ammontare enorme ed insostenibile per la Grecia. E’ “anomalo” che non si parli mai dei compiti che toccano alla Germania, ma soltanto di quelli che deve (continuare a) fare la Grecia, che poi consistono dappertutto nell’addossare ai non ricchi l’onere del risanamento, impoverendo milioni di persone, preservando i ricchi (tra cui le banche).

11. Come si vede, il problema è un po' più complesso dello schema tipico dei benpensanti, che stravedono per la supposta virtuosa, egemone Germania (che è il Paese che trae i maggiori vantaggi dall'attuale, squilibrato Eurosistema) e disprezzano la Grecia imbrogliona, che (assieme agli altri Piigs, inclusa quindi l'Italia) è punita dall'attuale Eurosistema, poiché ne trae più svantaggi che vantaggi.

 

Il problema per l’UE non è la furba Grecia, ma l’arrogante ed egoistica Germania

Il Pil della Grecia pesa meno del 3% del totale dell’UE. Ancor meno il suo potere. Il problema è lo strapotere della Germania.[8]

L’UE si sta conformando sempre più ad immagine e somiglianza della Germania, bulimica come tutti gli arroganti. Nulla sazia gli arroganti egoisti e moralistici.

Tralascio questa volta il riferimento al disegno della Massoneria reazionaria e vincente.[9] Segnalo, invece, in conclusione, questo articolo offerto da Economia e politica, su cui secondo me - anche se propone una prospettiva che sospetto sia di gradimento dei benpensanti, poiché massimizza il ruolo del banchiere-burocrate - farebbero bene tutti, anche i benpensanti, a riflettere.[10]

 
[1] La Grecia, le riforme e il giallo della tabella
Carlo Clericetti 20 FEB 2015
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/02/20/la-grecia-le-riforme-e-il-giallo-della-tabella/

[2] Buon voto, Grecia, dai la sveglia all’Europa!
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826456.html
 
[3] Grecia, parla Varoufakis: «Atene non chiederà altri prestiti»
Intervista al ministro delle Finanze greco: «La Bce nel 2012, in una crisi simile ma con un governo conservatore, aumentò senza problemi la nostra possibilità di emettere titoli a breve termine Ora invece è molto ”disciplinante” con la Grecia»
di Danilo Taino, inviato a Venezia
8 marzo 2015 | 07:58
Com’è il suo rapporto con Mario Draghi e la Bce?
«Formale».
Cosa intende?
«La Bce è molto “disciplinante” nei confronti della Grecia. Nel 2012, in una situazione di crisi simile ma con un governo conservatore, fu flessibile, aumentò senza problemi la possibilità del governo di emettere titoli a breve termine. Ora invece ha molto ridotto la nostra agibilità». 
Quando crede che la Bce comprerà titoli greci all’interno del programma di Quantitative Easing che ha lanciato? Si dice a luglio.
«Penso che il Quantitative Easing andrebbe fatto dove la mancanza di crescita è massima. Invece si compreranno grandi quantità di titoli tedeschi. Quindi credo che la Bce avrebbe dovuto comprarli ieri i titoli greci. Non un domani. Ritengo Draghi uno splendido banchiere centrale, date le condizioni di scarsa libertà in cui si muove. Ma l’indipendenza della banca centrale deve essere nei due sensi: anche la Bce non deve dare giudizi politici, deve trattare tutti i Paesi allo stesso modo».
http://www.corriere.it/economia/15_marzo_08/varoufakis-atene-non-chiedera-altri-prestiti-all-europa-e09010f6-c55e-11e4-a88d-7584e1199318.shtml
 
[4] L’arrogante predominio tedesco, il salvataggio della Grecia e l’abuso delle stupide regole UE  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828301.html  

[5] Siemens, tangenti in Grecia: chiesto rinvio a giudizio per 19 dirigenti tedeschi
Tra mazzette e mancati incassi, gli imputati sono accusati di aver prodotto un danno di 70 milioni di euro all'azienda greca di telecomunicazioni Ote. Il caso ha già portato alla sostituzione dei vertici della multinazionale. Nel mirino anche gli appalti vinti per le Olimpiadi del 2004 costate il triplo del previsto
di Francesco De Palo | 25 novembre 2014
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/25/tangenti-siemens-in-grecia-chiesto-rinvio-giudizio-per-19-dirigenti-tedeschi/1231650/
 
[6] Ecco come funziona il cervellone che protegge l'euro (e perché al Sud viene imposta austerity anche in fasi recessive)
di Vito Lops  16 aprile2014
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-04-16/ecco-come-funziona-cervellone-che-protegge-euro-e-perche-sud-viene-imposta-austerity-anche-fasi-recessive-111444.shtml
 
I famosi saldi TARGET2
28 marzo 2013 • enzo michelangeli
http://noisefromamerika.org/articolo/famosi-saldi-target2
 
[7] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828411.html

[8] Eliminare l’Euro o ridurre lo strapotere della Germania?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2810032.html

[9] UE, dirigenti illuminati o massoni reazionari?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826862.html

[10] La stretta monetaria
Manfredi De Leo* - 09 marzo 2015
Altro che effetti espansivi sulla crescita. Come sostenuto più volte su Economia e Politica, in assenza di una ripresa degli investimenti pubblici il quantitative easing della BCE non servirà a rimettere in moto l’economia. Sarà piuttosto uno strumento con il quale le autorità monetarie potranno imporre nuovi tagli e riforme strutturali.
[…] Il programma di acquisti della BCE può essere dunque considerato come una sorta di “accumulazione originaria” di titoli pubblici, un processo che trasformerebbe l’autorità monetaria nel principale creditore di tutti i governi dell’eurozona: da quella posizione, la banca centrale potrà esercitare un’influenza sulle economie europee ben superiore a quella formalmente prevista. […]
http://www.economiaepolitica.it/europa-e-mondo/la-stretta-monetaria/ 



Articolo collegato:
 
L'Eurozona non ha permesso la bancarotta della Grecia nel 2010 per proteggere le banche tedesche e francesi. La tv di stato tedesca
12/03/2015
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10901 


 
Aggiornamento (28/04/2015)
 
 Se la Grecia fa default è anche colpa dell’Italia : [di Elido Fazi] Non solo l'Italia è stato il paese più danneggiato dalle politiche di austerity, dopo la Grecia, ma i contribuenti italiani sono anche stati costretti a salvare le banche tedesche e francesi.
 
 - Varoufakis: "Ecco la mia offerta all'Eurogruppo" : [di Yanis Varoufakis] "Il programma della troika ha fallito miseramente. Ecco il nostro contro-programma". 
 
- Pablo Iglesias: "La Germania va fermata" : [di Pablo Iglesias] "A Francia e Italia dico: se volete salvare l'Unione aiutateci a fermare la Germania e a ribaltare l'austerità".  
 
- Grecia, i sei miti da sfatare: Tutte le bugie sulla Grecia, dall'idea che "è tutta colpa dei greci" a quella secondo cui "la Grecia non ha fatto le riforme".
 
 
Leggetelo qui ... oppure scaricate la app disponibile per tablet iOS  e Android .

 
 

Aggiornamento (20-08-2015):

Come decollano affarucci e ricattini della Germania in Grecia
19-08–2015  Luca Volontè
http://www.formiche.net/2015/08/19/decollano-ricatti-affari-della-germania-grecia/


Quantitative easing e uscita dalla crisi economica

 
Poiché la crisi economica, che dura praticamente da 7 anni, è da calo della domanda e perciò c'è un solo modo di uscirne: aumentando la domanda aggregata (consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette), tra le cose che mi sono augurato per il 2015, [1] c’era che la BCE varasse finalmente il Quantitative easing (QE).[2]

Il QE varato, 60 mld al mese per 19 mesi per un totale di 1.140 mld, ma destinati non soltanto all’acquisto di titoli di Stato, [3] da solo e nella quantità e qualità decise, a parere di quasi tutti gli esperti, non sarà in grado di farlo. La dimensione è insufficiente, a) tant’è che potrà continuare se sarà necessario, cioè se il tasso d’inflazione non sarà tornato “sotto ma vicino al 2%”; b) l’ex governatore della Banca di Cipro ed ex membro del Consiglio direttivo della BCE, Athanasios Orphanides, ora docente al MIT, ha dichiarato alcuni giorni fa a “Repubblica” [4] che, dato il ritardo, servirebbero almeno 2.000 mld; c) altri pensano che servano 3.000 mld, anche per sostenere la crescita e l'occupazione (art. 2-Obiettivi, Statuto BCE),[5] ad esempio finanziando la BEI per gli investimenti.

Andrebbe poi ripartito, non come è stato deciso in base alle quote di partecipazione al capitale della BCE (poiché le quote vanno rapportate al capitale versato dai 19 Paesi dell’Eurozona, pari al 70,3915%: Italia 17,4890%; Spagna12,5596%; Germania 25,5674%; Portogallo 2,4767%; Grecia 2,8884%, ecc.), ma su base multipla: ad esempio 50% in base alle quote nel capitale della BCE e 50% in base al debordo rispetto al 60% del rapporto debito/Pil, per aiutare i Paesi con più elevato debito pubblico.

In ogni caso, esso va integrato con un'adeguata politica fiscale (taglio di tasse, per aumentare il reddito disponibile, e, soprattutto, aumento di spesa pubblica, che ha un moltiplicatore maggiore). Come fu fatto nella grande depressione del 1929 e seguenti e come da tempo suggeriscono premi Nobel, centinaia di economisti, l'FMI e perfino neoliberisti pentiti come Alesina e Giavazzi.

Ma la Germania non vuole e l'UE [6] e la BCE obbediscono. Il nostro ministro Padoan plaude.

La misura dell’obiettivo dell’inflazione ("sotto, ma vicino, al 2%") non fu stabilita dai trattati ma dalla stessa BCE,[7] che da un anno la sta violando in basso (ora è +0,3%), favorendo i Paesi creditori e perpetuando la crisi; perché non potrebbe poi violarla in alto se questo è l’interesse prevalente dell’Eurozonacome rammenta Orphanides, unica stella polare della BCE - per uscire dalla crisi economica, dando una mano ai Paesi debitori?

 

[1] Che cosa mi attendo nel 2015  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824912.html

[2] Quantitative easing  http://argomenti.ilsole24ore.com/parolechiave/quantitative-easing.html

http://www.forexwiki.it/Quantitative-Easing

http://it.wikipedia.org/wiki/Alleggerimento_quantitativo

[3]] Qe: il bazooka di Draghi. Effetto Bce sulle Borse, in flessione spread e euro
QE da 1140 mld per acquisto bond. Compromesso con Berlino su rischi
Redazione ANSA BERLINO 23 gennaio 2015 20:16
https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/01/21/bce-il-bazooka-di-draghi-60-miliardi-al-mese-fino-a-settembre-2016_fecff999-9881-407a-9d59-23f2d99f103a.html

Quantitative easing, il comunicato Bce (in inglese)
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-22/quantitative-easing-comunicato-bce-in-inglese-153401.shtml

Le otto cose fondamentali da sapere sul «bazooka» della Bce
di Riccardo Sorrentino 23 gennaio 2015
http://www.ilsole24ore.com/articlegallery/finanza-e-mercati/2015/qe-sorprese-conferme/index.shtml

Esperti e analisti danno il voto al Qe della Bce
di Vittorio Carlini 22 gennaio 2015
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-22/esperti-e-analisti-danno-voto-qe-bce-155709.shtml

[4] "Se passa la linea di Berlino sui bond, Eurolandia rischia la disintegrazione"
Intervista a Orphanides, che conosce Mario Draghi e la Bce come ex governatore della Banca di Cipro. Oggi insegna e consiglia al governatore italiano di non cedere alla pressione di mettere gli interessi di qualche Stato membro davanti a quelli dell'Unione.Versione inglese/English version
di Federico Fubini  20 gennaio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/20/news/se_passa_la_linea_di_berlino_sui_bond_eurolandia_rischia_la_disintegrazione-105353689/

[5] Statuto BCE  https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf

[6] La Commissione europea, per insipienza del PSE, sarà sotto il controllo della Germania, dopo i 10 del servo Barroso, per altri 5 anni. Il PPE ha 13 Commissari oltre al presidente, il PSE soltanto 8. Ed il socialista francese Moscovici all'Economia ha sopra di lui con diritto di veto il falco finlandese Katainen. L'unica speranza è che Juncker sia coerente con ciò che dichiarò nel 2012, quando lasciò l'incarico di presidente dell'Eurogruppo (cfr. L’ex marxista Jean-Claude Juncker
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824184.html). Ma è senza soldi. Il ganglio è la BCE, formalmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto BCE) e l'unica ad avere tutti i soldi che servono.

[7] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html


Nota: Quote corrette di partecipazione nel capitale della BCE

Contributo delle BCN dei paesi dell'area dell'euro al capitale della BCE

Banca centrale        Quota (in %)    Capitale versato (in €)  Quota corretta

Belgio                            2,4778            268.222.025,17             3,5200
Germania                     17,9973         1.948.208.997,34           25,5674
Estonia                          0,1928              20.870.613,63             0,2739
Irlanda                           1,1607            125.645.857,06             1,6489
Grecia                            2,0332            220.094.043,74             2,8884
Spagna                           8,8409            957.028.050,02           12,5596
Francia                         14,1792         1.534.899.402,41           20,1433
Italia                            12,3108         1.332.644.970,33           17,4890
Cipro                              0,1513             16.378.235,70             0,2149
Lettonia                          0,2821             30.537.344,94             0,4007
Lituania                          0,4132             44.728.929,21             0,5870
Lussemburgo                 0,2030             21.974.764,35              0,2884
Malta                             0,0648               7.014.604,58              0,0920
Paesi Bassi                    4,0035           433.379.158,03              5,6875
Austria                           1,9631           212.505.713,78             2,7888
Portogallo                      1,7434           188.723.173,25             2,4767
Slovenia                         0,3455            37.400.399,43              0,4908
Slovacchia                      0,7725            83.623.179,61             1,0974
Finlandia                        1,2564          136.005.388,82             1,7849
Totale                          70,3915       7.619.884.851,40         100,0000
 
NB: Segnalo che, poiché il capitale versato della BCE è soltanto quello dei Paesi dell'Eurozona (pari in totale al 70,3915%), le percentuali di riparto vanno riproporzionate al 70,3915% (ad es. Italia 12,3108:100,00=X:70,3915 --> 17,4890), quindi in sostanza sarebbero quelle del MES, dove l'Italia (prima dell’ingresso nell’Euro della Lituania) aveva il 17,9137%, la Germania il 27,1464%, la Francia il 20,3859%, la Grecia il 2,8167%, fino a Malta con lo 0,0731%. Salvo smentita di chi mi legge, nessun organo di stampa o sito, a partire dal quotidiano economico Il Sole 24 ore (http://24o.it/kT2UZz), e neppure la BCE, ha evidenziato la necessità di considerare le quote corrette; tutti i media hanno scritto che l'Italia riceverà acquisti dei suoi titoli da parte della BCE nella misura del 12,3% del totale.

http://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/capital/html/index.en.html

 

Articoli collegati:
 
DraghiEuropa di Andrea Baranes
Come funziona – o non funziona - il QE
25/01/2015
Uno degli obiettivi del programma di acquisto di titoli di Stato lanciato dalla Bce è quello di fare scendere lo spread per i Paesi della periferia europea. Ma l'acquisto pro-quota significa che di fatto la Bce acquisterà molti titoli tedeschi, che hanno tassi negativi, e molti meno di Paesi quali Portogallo o Grecia, che ne avrebbero maggiormente bisogno
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Come-funziona-o-non-funziona-il-QE-28127 
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Archivio/finanza/Come-funziona-o-non-funziona-il-QE-28131.html

Proposta sulla sterilizzazione sulle cedole dei titoli di Stato italiani acquistati dalla BCE tramite il SMP
di Antonio Forte
http://antonioforte.xoom.it/propostainteressiSMPAntonioForte.pdf

In questo articolo, letto oggi 29/1, le quote del capitale BCE sono quelle corrette:
Quantitative easing: crescita o bolla?
Un'analisi critica della mossa della Bce
di Leonardo Mazzei
26 gennaio 2015
http://www.sinistrainrete.info/europa/4632-leonardo-mazzei-quantitative-easing-crescita-o-bolla-.html

Quante (troppe) mistificazioni sul QE di Draghi
Domenico Moro
Giovedì 29 Gennaio 2015
http://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/4648-domenico-moro-quante-troppe-mistificazioni-sul-qe-di-draghi.html
 
Quel sapore anni ’50 nel QE di Supermario
Maurizio Sgroi
26/01/2015
http://thewalkingdebt.org/2015/01/26/quel-sapore-anni-50-nel-qe-di-supermario/
 
Come avevo calcolato (v. il mio commento a Quel sapore anni ’50 nel QE di Supermario):
Bankitalia: Visco, acquistera' titoli Stato italiani per 130 mld
07 FEB 2015
http://www.agi.it/economia/notizie/bankitalia_visco_acquistera_titoli_stato_italiani_per_130_mld-201502071230-eco-rt10035

Con il Qe i problemi arrivano alla fine
06.03.15
Marcello Esposito
http://www.lavoce.info/archives/33522/qe-i-problemi-arrivano/

Quel che nemmeno il lavorone di Draghi garantisce all’euro
Il Qe della Banca centrale europea difficilmente solleverà debito privato e domanda interna. Ecco perché
di Andrea Terzi | 21 Aprile 2015 ore 06:15
http://www.ilfoglio.it/economia/2015/04/21/quantitative-easing-quel-che-nemmeno-draghi-garantisce-all-euro___1-v-127967-rubriche_c207.htm
 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/quantitative-easing-e-uscita-dalla.html
 
  

Dialogo sui poteri, gli obiettivi e le violazioni statutarie della BCE

 

Ho già segnalato che, negli ultimi due-tre anni, ho dovuto rilevare spesso, anche a docenti di Economia,[1] i reali poteri della BCE, ignoti – pare - a quasi tutti, che tanta importanza – nell’attuale, grave crisi economica - rivestono nella vita dei popoli dell’Eurozona. Riporto una discussione svoltasi, l'altro ieri, ieri e oggi, su questo tema nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it, in calce al post

Carlo Clericetti - 17 OTT 2014
Finalmente l’Italia contesta (un po’) la Ue
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/10/17/finalmente-litalia-contesta-un-po-la-ue/

 

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sergionero 17 ottobre 2014 alle 22:05

Finalmente uno squittio, per di più fasullo .
E col viatico delle parole di Draghi poi…
Caro Clericetti fin dalla crociera del Britannia il frammassone Draghi era in tutte le ciurme che hanno assaltato il patrimonio pubblico italiano, assieme a Visco Tremonti Prodi Amato e altri figuri simili .
Nella vicenda MPS il suo non-ruolo di vigilanza in un paese sovrano avrebbe dovuto valergli l’arresto immediato, assieme a Tarantola e ai capi della CONSOB, invece nemmeno un avviso di garanzia.
Lo scalpo della 300 l’ha voluto lui, salvo poi blaterare che “bisogna assumere, non licenziare”.
Invece bisognerebbe proprio licenziare, a partire da lui e tutta la BCE che è istituzionalmente uno strumento anti economico che assegna una autonomia indebita ed esiziale al sistema finanziario privato elevato a istituzione politica , e da quella posizione torce tutte le decisioni pubbliche ai suoi fini, non solo finanziarie ma economiche, giuslavoriste , sociali, etiche ,sanitarie…
Infatti è espressione di banche centrali privatizzate, senza contare il fatto che diversi capi di governo europei che assieme ad esse concorrono alle nomine, da noi Prodi Amato e Monti , sono organici a banche d’affari.
Il problema della UE non è spostare qualche deficit di uno o due punti in percentuale ma di rovesciare un aborto privo di guida politica , un governo illegittimo del sistema economico che marcia spedito verso la catastrofe, come dimostra il progetto di mettere mano ai fondi pensioni o l’idea di mandare i malati a casa dell’”economista” Gutgeld .
Mi permetto di segnalarle un bel libro appena uscito dell’economista Lidia Undiemi “Il ricatto dei mercati” che spiega come Draghi la BCE e la UE. non solo non abbiano le soluzioni ma siano il problema .

 

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magnagrecia7 17 ottobre 2014 alle 22:38

@sergionero (17 ottobre 2014 alle 22:05)
Che Draghi la BCE e la UE. “non abbiano le soluzioni è falso. Che invece “siano il problema” è vero, proprio perché hanno le soluzioni ma non le attuano.
Vincesko

 

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magnagrecia7 17 ottobre 2014 alle 22:51

Quello del ministro Padoan è meglio che niente, ma a me sembra un belato, appetto a quel che servirebbe ed al sicuro ruggito dell’egemone Germania, che controlla la Commissione Europea (vedi il mio commento in calce al post precedente) e la maggior parte dei posti di comando operativi che contano in UE (v.l’articolo qui sotto). Segnalo:

Angela Merkel, il genio della gestione del potere
Lorenzo Robustelli
15 ottobre 2014
La cancelliera tedesca non impone la sua volontà in Europa (solo) perché la sua economia è la più forte. Nell’Unione europea si fa quel che lei vuole perché è lei che sceglie tutti gli uomini e le donne al comando.

http://www.eunews.it/2014/10/15/angela-merkel-il-genio-della-gestione-del-potere/23270

Vincesko

 

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sergionero 17 ottobre 2014 alle 23:21

Magnagrecia “non le hanno” (riferito a BCE e banche centrali) in quanto non è loro compito e ruolo averle, anche al netto del totale conflitto d’interessi lo scopo delle banche centrali é istituzionalmente di contrastare l’’inflazione, non permettere lo sviluppo .
Ciononostante nel sistema UE la BCE di fatto dirige la politica economica, come guidare una macchina solo col sistema frenante .
Di fatto si è sviluppata l’idea della finanza come quarto potere, e proprio a partire dalle banche centrali .
Chi ha a che fare con la banca d’Italia la vede per quello che è , un centro di spesa senza qualità tranne una , la capacità di promuovere sé stessa .
Basti pensare alla curiosa di mitologia di Einaudi che quasi tutti considerano “grande” senza sapere spiegare perché .
Draghi non è stupido , è peggio , è uno capace ma della controparte , il suo valore ha quindi segno negativo .
Molto tempo fa quando era solo un comico ma che sapeva far pensare Grillo fece notare come fosse osceno che le banconote recassero le firme di capi e persino funzionari della Banda d’Italia piuttosto che di figure istituzionali , come fosse anti democratico che il principale potere sovrano, il conio, fosse sottratto al controllo popolare e per di più “di fatto”, senza una vera previsione di legge, senza spiegazioni e contrappesi istituzionali, libera banca centrale in libero (e povero) Stato .

 

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gorby07 18 ottobre 2014 alle 04:15

@ Clericetti

>>> Quello che conta è che non è abbastanza per tirarci fuori dalle peste>>>

Caro Clericetti, mi dica…..
Quanto deficit servirebbe, per “tirarci fuori dalle pesti” ?
3,5% ?…… 4% ?…… 4,5% ?
E come andrebbe investito, questo deficit ?
In spesa pubblica “produttiva” ?

Rimane irrisolto il quesito che le ho posto nella sezione precedente.

Se la fantomatica “spesa pubblica produttiva” esiste, allora, perché, da Francoforte, dal Bruxelles, non ci autorizzano a farla ?
Perché dall’Europa non ci dicono…… “Va bene, sforate il 3%, però a patto che facciate spesa pubblica produttiva”……?

Le anticipo che, quando ho posto ad altri questa domanda, ho avuto come risposta…… “il complotto”.

Mi hanno risposto……
C’era il Bildelberg……
La trilaterale……
La crociera del Britannia……
Prodi, Ciampi, Andreatta, Draghi, erano servi delle grandi banche americane e tedesche, ed hanno svenduto i gioielli dell’IRI……
La Germania vuole mettere in ginocchio l’industria italiana, che diversamente sarebbe una pericolosa concorrente……

Ho avuto risposte di questo tenore, che quando mi arrivano mi fanno dire……
“Ah, ho capito…… Il complotto…… Il complotto demo-giudo-pluto-massonico”.

Caro Clericetti, risposte più concrete, alla mia domanda, non ne ho avute.
L’unica risposta che ho avuto alla mai domanda è……. il complotto demo-giudo-pluto-massonico.

Caro Clericetti, anche lei crede al complotto demo-giudo-pluto-massonico ?
Anche lei pensa che non ci autorizzano a fare più deficit perché vogliono mettere in ginocchio l’industria italiana ?

 

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cclericetti 18 ottobre 2014 alle 10:09

Caro gorby, quanto deficit servirebbe l’ho già scritto qualche articolo fa,e il criterio è quello indicato più sopra [sotto] da vincenzoaversa.
Il perché non ce lo vogliono far fare l’ho scritto una dozzina di volte in vari articoli ma vedo che non l’ha colto. Lo ripeto ancora. Non è questione di “complotti”, ma banalmente di scelte politiche. Chi è oggi al potere ritiene che il modello sociale europeo costruito nel secolo scorso debba essere distrutto e usa la crisi per perseguire questo scopo. Il loro obiettivo primario quindi non è superare la crisi, non prima almeno di esser riusciti nei loro intenti.

 

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desertflower 18 ottobre 2014 alle 09:48

Aggiungiamoci a monte anche i concetti sbagliati dei conti! Errare è umano, perseverare è diabolico. Ma è chiaro che la “manovra” diRenzi l’andremo a pagare noi: i 18 miliardi di alleggerimento di tasse è fatto per dare alle imprese “più competitività” (leggasi più profitti) e sulla carta buona parte sono in quegli 11 miliardi di più debito che si trova nelle entrate! Detto questo è palese che tutta la finanziaria è rivolta ad impoverire gli italiani. Non ci saranno nuove assunzioni, con la scusa che il mercato “nontira”. Le aziende preferiranno fare più profitti col personale che hanno, per effetto del calo delle tasse. Il TFR in busta paga diventa una necessità per come il costo della vita aumenti spudoratamente proprio nelle tariffe delle utenze! Moralmente quello che viene attuato è inqualificabile. Scaricare l’obbligo dei risparmi sulle regioni significa o più tasse, o meno servizi: più tasse tolgono a quei miseri aumenti che ci saranno per alcuni con la manovra del TFR e gli 80 euro riconfermati mentre impoveriscono chi non usufruisce di questi soldi in più! Servizi in meno, sono in meno per tutti! Quindi, tenore divita in peggioramento. E questa panoramica mi fa sorgere la domanda: Ma la Germania è il Paradiso dei cittadini? Il divario fra noi e i Tedeschi senz’altro si allarga in maniera vistosa, visto che l’impoverimento dell’Italia corre precipitevolissimevolmente. Ma con quale faccia tosta la Merkel mantiene il welfare ai tedeschi, mentre le sicurezze sociali degli Italiani vanno in….fumo? E nessuno fa il rilievo? Nessun reporter fa un’indagine capillare sul welfare tedesco per raffrontarlo al nostro, per accusare punto per punto quello che Renzi/Padoan/Cottareili (la nostra troika) sta facendo agli Italiani? Basterebbe una tabellina con le voci!

 

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vincenzoaversa 18 ottobre 2014 alle 09:50

@gorby

riguardo alle dimensioni del deficit, ne servirebbe almeno il 6-7% (1-2% in più di quanto lo Stato paga di interessi sul debito) per due-tre anni. Potrebbe essere usato per ridurre le tasse sul lavoro (a carico sia di imprese che di lavoratori).
Questo darebbe un impulso notevole alla ripresa dei consumi ed alla diminuzione della disoccupazione.
Il deficit dovrebbe essere finanziato non con l’emissione di nuovo debito, ma con emmissione di moneta da parte della BCE, che ci dovrebbe fare il favore non non rivolerla indietro. Non sarebbe uno scandalo, lo fanno tutte le banche centrali (FED, Bank of England, le banche centrali asiatiche, etc…).
L’emmissione di moneta non sarebbe inflativa perché ci troviamo in una situazione di disoccupazione elevata e consumi depressi. La prova è anche data dal fatto che l’inflazione non è aumentata in USA, Gran Bretagna, Giappone,Cina, etc.. nonostante le enormi quantità di denaro emesse dalle rispettive banche centrali negli anni successivi alla crisi.
Riguardo al perché UE e BCE si ostinino ad imporre misure di austerità, non mi piace fare processi alle intenzioni; forse per incompetenza, forse per non perdere la faccia. Chiediti semmai come mai in tutto il resto del mondo nessuno ha seguito l’austerità e tutti stanno messi molto meglio dell’Europa!

 

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magnagrecia7 18 ottobre 2014 alle 11:57

@sergionero (17 ottobre 2014 alle 23:21)

Mi pare di capire che neppure l’economista Lidia Undiemi – come quasi tutti – conosce lo statuto della BCE.
Lo ri-ri-allego:

PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
Articolo 2
Obiettivi
Conformemente all’articolo 105, paragrafo 1, del trattato, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 del trattato.[*] Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 4 del trattato.

[*] Secondo l’articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione europea, oltre all’obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC “sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità” agendo “in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.
Tali obiettivi (definiti dall’articolo 2 del Trattato di Maastricht) sono:
• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità
• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l’ambiente
• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
• la coesione economica e sociale
• la solidarietà tra stati membri.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/it_statute_2.pdf

Vincesko

 

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magnagrecia7 18 ottobre 2014 alle 12:15

@vincenzoaversa (18 ottobre 2014 alle 09:50)

1) Non “ridurre le tasse sul lavoro”, ma le tasse sui redditi bassi.

2) La BCE non può dare soldi ai singoli Stati, poiché glielo vieta l’art. 21 del suo statuto:
Articolo 21
Operazioni con enti pubblici
21.1. Conformemente all’articolo 101 del trattato, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni o agli organi della Comunità, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.
21.2. La BCE e le banche centrali nazionali possono operare come agenti finanziari per gli organismi di cui all’articolo 21.1.
21.3. Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di riserve da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla BCE lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.

3) L’UE impone l’austerità perché così vuole l’egemone Germania. La Germania lo vuole sia per ragioni “filosofiche e “morali”, sia per ragioni di bottega.

Vincesko

 

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sergionero 18 ottobre 2014 alle 13:53

magnagrecia “fatto salvo l’obbiettivo della stabilità dei prezzi” .

Il problema é tutto qua, e pure messo bello in chiaro !
E limitiamoci a questo, il divieto di scoperto applicato agli Stati sarebbe una barzelletta se non fosse una oscenità , di fatto Stati senza moneta, un’idiozia mai vista dai tempi di Gilgamesh a quelli di Andreatta.
In un sistema di mercato i valori oscillano, pretendere di fissarne uno a priori scassa il sistema, soprattutto se a farlo è un’entità “tecnica” istituzionalmente impedita ad auto correggersi , incapacitata al ragionamento politico e illegittima nel momento che lo percorrerebbe .
La vera natura del problema è che non si possono concedere ad autorità tecniche demandi di sovranità , come la sovranità non può essere frazionata a pezzi e bocconi , almeno non oltre la storicamente rodata divisione di Montesquieu .
Fondamento del potere efficiente è la legittimità , non la “competenza” , che in campo economico è una chimera, basti vedere la figura di palta degli economisti davanti alla crisi del 2008 .
La storia di Myron Scholes e Fischer Black é la dimostrazione compiuta dei limiti della tecnica finanziaria in materia economica, del resto se esistessero veramente i tecnici avremmo l’economia di Piano e non interpelleremmo il libero mercato .
http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/14/Grande_Azzardo_co_9_100314038.shtml
Ovviamente l’obbiettivo della stabilità dei prezzi sarà sempre perseguito, ma non deve esserlo da una sotto-autorità però sciolta e autonoma rispetto alla principale, questo è l’equivalente organizzativo di un danno cerebrale .

 

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magnagrecia7 18 ottobre 2014 alle 14:52

@sergionero (18 ottobre 2014 alle 13:53)

”magnagrecia “fatto salvo l’obbiettivo della stabilità dei prezzi” .
Il problema é tutto qua, e pure messo bello in chiaro !

Appunto. Che sia bello e chiaro! lo posso dire io (anche il punto esclamativo lo posso mettere solo io…).
Eppure è semplice come fare 2+2. E davvero paradossale questa ignoranza di quasi tutti, anche economisti famosi, di un elemento fondamentale come gli obiettivi della BCE, e persino, come si vede, questa incapacità di leggerli correttamente.
Intanto – per riepilogare -, ribadisco che gli obiettivi sono 2, non 1 soltanto, come pensano quasi tutti: uno principale – il controllo dei prezzi –e l’altro subordinato (fu deciso che fosse tale per imposizione della Germania)– “sostenere la crescita economica e un alto livello dell’occupazione”.
Poi, ripeto (vedi mio commento in calce a “Quelle riforme sono sbagliate: lo dice il Tesoro”
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/10/06/quelle-riforme-sono-sbagliate-lo-dice-il-tesoro/), l ’obiettivo della stabilità è già stato raggiunto, anzi, è anch’esso disatteso dalla BCE, poiché l’obiettivo, che i trattati hanno lasciato decidere alla stessa BCE, è stato fissato dal Consiglio direttivo della BCE “sotto il 2% ma vicino”, ed ora – anzi da tempo –siamo, nell’Eurozona, prossimi allo zero.
Conclusione: la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo, che – stante l’inflazione prossima allo zero – è del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2% .
Ne discende anche, detto per inciso, che, attualmente, la BCE ha gli stessi poteri della FED e, come per la FED, entrambi gli obiettivi sono su un piano perfettamente paritario.

Vincesko

 

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sergionero 18 ottobre 2014 alle 15:31

Vincenzo se è un “obbligo” statutario perché la BCE non procede ?
Forse neanche loro perdono tempo a leggere i loro statuti , del resto quale autorità potrebbe mai costringerli a fare qualcosa ?
Sono un’autocrazia legibus solutus .
Non hai risposto neanche ad una delle mie osservazioni, a cominciare da quelle sull’asserzione che precede il punto esclamativo , e cioè che la stabilità dei prezzi “a prescindere” è una aberrazione economica mentre un’autorità monetaria autonoma è una blasfemia istituzionale .
Gli stessi obbiettivi che la BCE si dà “…crescita sostenibile, noninflazionistica, che rispetti l’ambiente
?, il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale…” sono un atto eversivo, il pronunciamento di una autorità abusiva che si accinge a soppiantare le legittime istituzioni democratiche .
Se di ciò si occupa Draghi e la sua cosca noi cosa diamine andiamo a votare , l’avvenenza fisica dei candidati ?

 

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sergionero 18 ottobre 2014 alle 15:48

L’impotenza (o la malafede ) della BCE nell’adempiere ai suo ruolo (facendo finta di credere che sia di interesse pubblico) sta nella incredibile ripetersi di finanziamenti agevolati alle banche private , nel nome del credito all’economia , e la puntuale constatazione che questi invece finiscono nell’impiego speculativo .
Non potendo immaginare che siano incompetenti bisogna desumere che servono interessi altri rispetto a quelli pubblici conclamati , e il fatto che a cominciare dal vertice passino tutti per le porte girevoli delle banche private si può immaginare quali.

 

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magnagrecia7 18 ottobre 2014 alle 16:34

@sergionero (18 ottobre 2014 alle 15:31)
“Vincenzo, se è un “obbligo” statutario perché la BCE non procede?”

1) Intanto, il mio nickname è Vincesko, anche per non confonderci, me e vincenzoaversa (l’altro è il mio primo, vecchissimo, ma mi tocca usarlo perché così vuole Repubblica.it).
2) La risposta è semplice: perché il cattivo Signor Hyde-Draghi (con qualche tentativo di libera uscita del suo “doppio” buono Dottor Jekyll-Draghi, vedi ad esempio il suo intervento di Jackson Hole, richiamato in questo post da Carlo Clericetti) e gli altri membri del Consiglio direttivo stanno ubbidendo al Governo della Germania (che è un soggetto politico, vedi ad esempio la telefonata di spiegazioni di Draghi alla Merkel appena tornato da Jackson Hole, diffusa da tutti i media), violando così un altro obbligo del loro statuto, recato dall’art. 7:
Articolo 7
Indipendenza
Conformemente all’articolo 108 del trattato, nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal trattato e dal presente statuto, né la BCE, né una banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.

3) E’ falso (ho usato e uso apposta questo termine per vincere le tue“resistenze”) che la BCE sia ”un’autocrazia legibus solutus”,in primo luogo perché il suo statuto è stato fissato dai trattati e può essere modificato seguendo la procedura prevista dallo statuto (come è scritto chiaramente nei trattati dell’UE e nello stesso statuto della BCE, cfr. il CapoVIII); e in secondo luogo, soprattutto, perché, secondo l’art. 35, essa è subordinata dal punto di vista giurisdizionale alla Corte di Giustizia Europea:
Articolo 35
Controllo giudiziario e materie connesse
35.1. Gli atti o le omissioni della BCE sono soggetti ad esame o interpretazione da parte della Corte di giustizia nei casi ed alle condizioni stabilite dal trattato. La BCE può avviare un’azione giudiziaria nei casi ed alle condizioni stabilite dal trattato. […]
.
4) Le tue osservazioni, scusami, sono superiori alla mia comprensione.
5) Io adesso, avendo una visione pragmatica e non ideologica o paranoica, sono preso dal mio compito che mi sono assegnato – arduo, ho visto – di fare sia opera di CONTROINFORMAZIONE, sia di portare avanti fino alla meta, nei limiti strettissimi delle mie possibilità e delle norme europee, la mia iniziativa di petizione alla Corte di Giustizia Europea, per la MESSA IN STATO D’ACCUSA DELLA BCE PER VIOLAZIONE DEL SUO STATUTO (ART. 2), lanciata in data 10/10/2014 (cioè 3 giorni prima che i 4 docenti, tra cui Paolo Pini, al quale ho dovuto spiegare i veri poteri della BCE [*], lanciassero il loro (secondo me inefficace) Appello per una “Bretton Woods” europea, diretto al Governo italiano.

[*] Dialogo tra il prof. Paolo Pini e me sui poteri della BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2818189.html

Vincesko

 

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sergionero 18 ottobre 2014 alle 17:34

CaroVincesko , quindi la colpa sarebbe tutta della Germania.
Ma la Germania stessa sta perdendo colpi, a Berlino tutti scemi ?
È una bella contraddizione negare l’autocrazia e poi spiattellarmi l’art 7 che la sancisce :
“né la BCE, né una banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo”
Quindi pieni poteri in materia monetaria a gente con pregressi e prospettive di impiego in banche private, anche estere , delle quali curiosamente riesce a fare costantemente l’interesse , a parte quello che Draghi/Jekill bofonchia di tanto in tanto .
Sulla Corte di Giustizia Europea, beh , buona fortuna !
La cdge applica i dettami UE , quindi é ispirata dalle stesse fonti e dai medesimi disegni che hanno prodotto la BCE , organismi che hanno nel DNA la distruzione dei diritti dei Lavoratori e dello Stato sociale , con lo scopo di farci a immagine degli USA , e non a caso prima rilevavi il parallelo con la FED.
Ma Draghi compri pure qualche titoluccio , faccia alzare il deficit che farà alzare qualche numeretto per qualche mese in qualche indice, intanto avrà ottenuto la riforma della 300 , avrà cioè compiuto il ricatto sul governo italiano , ci vorrebbe anche un articolo 7 che tuteli i governi democraticamente eletti !
E poi col debito aumentato alla prima flatulenza dei mercati la crisi morderà più di prima e saranno nuovi ricatti .
Clericetti ha descritto bene le intenzioni della BCE , sta a noi ribaltare il tavolo e tornare sovrani o presentarci con qualche azzeccagarbugli in qualche spelonca comunitaria a trattare gli sconticini .

 

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magnagrecia7 18 ottobre 2014 alle19:03

@sergionero (18 ottobre 2014 alle 17:34)

1) Io sono un miscredente e coltivo laicamente il dubbio, ma in questo caso sono certissimo che la colpa è della Germania, cioè del suo establishment politico-industriale-finanziario. Ovviamente, ai ricchi egoisti, bulimici e spietati va benissimo che il lavoro sporco lo faccia la Germania, ma sarebbero pronti a sostituirla con qualunque altro.
2) Ci sono alcuni (incluso il tuo amico Bagnai) che pensano che la Germania sia talmente rigida e ottusa da continuare con il dogma dell’austerità anche quando – come sta già succedendo – questa produrrà conseguenze negative anche su di essa.
3) La contraddizione logica è soltanto nella tua testa: (quasi?) tutte le banche centrali sono formalmente indipendenti. L’aspetto gravissimo è che la BCE non lo è in concreto, ma ubbidisce alla Germania, e per far ciò arriva a disattendere il proprio statuto.
4) Non mi pare che Carlo Clericetti dica cose diverse dalle mie, tranne per le soluzioni: egli – che credo facesse parte di coloro che non avevano letto lo statuto della BCE (ma può confermarlo solo lui) – preferisce gli appelli – dimostratisi inefficaci finora – alla denuncia alla Corte di Giustizia Europea, alla quale si è dovuta sottomettere anche l’arrogante Corte costituzionale tedesca (ma il bravissimo Clericetti mi pare creda più nell’autorità della seconda che della prima [*])..
5) Il resto sono delle considerazioni superiori alla mia capacità di comprensione, almeno di quella razionale che escluda la psicologia.

[*] 4 LUG 2014
L’arroganza del banchiere anti-euro

http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/07/04/larroganza-del-banchiere-anti-euro/

Vincesko

 

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vincenzoaversa 18 ottobre 2014 alle 19:04

@magnagrecia 12:15

1. secondo me la riduzione delle tasse sul lavoro (non solo alle imprese ma anche ai lavoratori) sarebbe più efficace per rilanciare consumi ed occupazione, ovviamente non disdegnerei anche una riduzione ai redditi più bassi
2. so che la BCE non può finanziare il nostro deficit (né quello di altri Stati dell’eurozona), ma è quello che dovrebbe fare se vivessimo “nel migliore dei mondi possibili). Nella situazione attuale non mi dispiacerebbe la soluzione dei Cerificati di Credito Fiscale proposta da Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi (
http://temi.repubblica.it/micromega-online/come-uscire-dalla-crisi-senza-uscire-dalleuro/).
3. Imponendo l’austerità, la Germania sta segando l’albero sul quale è seduta, se ne accorgerà tra poco.

 

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sergionero 18 ottobre 2014 alle 19:30

Magnagrecia é difficile non vedere la contraddizione tra l’articolo 7 che hai postato e l’obbedienza alla Merkel che sostieni.
Naturalmente questo non esclude che esista e io non smentirò certo le fonti autorevoli che la rilevano, ma proprio ciò conferma una BCE che agisce al di là del suo statuto , da qua il giudizio di autocrazia .
L’indipendenza delle banche centrali che richiami non confuta il mio rilievo a questa caratteristica , se avessi letto almeno la metà di quello che ho scritto la mia contestazione alla BCE é ontologica e deriva proprio dalla mia assoluta ostilità all’idea di banca centrale indipendente, come si impose anche da noi dall’inizio degli anni 80 .
Questa moda fu propedeutica alla globalizzazione e al canone finanziario contemporaneo che ha sostituito agli investimenti pubblici il finanziamento privato, una sorta di keynesismo bancario il sistema che ora sta saltando .

 

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magnagrecia7 18 ottobre 2014 alle 21:33

@vincenzoaversa (18 ottobre 2014 alle 19:04)

1. Ne abbiamo già discusso, secondo il prof. Paolo Leon (e poi tanti altri) no, poiché la riduzione di imposte sulle imprese non si tradurrebbe automaticamente in investimenti (perché investire in nuovi impianti e assumere lavoratori se non c’è domanda?), e inoltre tra i dipendenti bisognerebbe selezionare solo quelli a basso reddito.
2. Io direi di lasciar perdere il migliore dei mondi possibili, e di migliorare questo in cui viviamo. Costringendo la BCE a fare quel che deve per statuto. Altre soluzioni sono solo complementari. Avevo già letta quella dei CCF, ma a me sembra anticostituzionale, poiché privilegia alcune categorie (lavoratori e imprese) e ne esclude altre (pensionati e disoccupati).
3. Occorre far fare alla BCE ciò che deve prima che l’ottusa Germania caschi insieme a noi e all’Euro.

Vincesko

 

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magnagrecia7 18 ottobre 2014 alle 21:37

@sergionero (18 ottobre 2014 alle 19:30)

1) La colpa è tua che, anziché ringraziarmi per le informazioni che ti sto fornendo, fai irresistibilmente l’intelligentone: se controlli, sono stato io per primo a rilevare la violazione dell’art. 7; anziché scrivere“È una bella contraddizione negare l’autocrazia e poi spiattellarmi l’art 7 che la sancisce”, avresti dovuto ringraziarmi dell’informazione e scrivere semplicemente: “Sono d’accordo con te.”. Tu, scusami, hai un approccio vagamente paranoico, esattamente da intelligentone di estrema sinistra, a cui non va mai bene nessuna soluzione. Stiamo ai fatti: l’autocrazia – ripeto – riguarda i poteri fissati dallo statuto deciso dai governi (in primis dalla Germania, appoggiata dalla Francia), che possono essere modificati seguendo la procedura prevista e comunque sono sottoposti al controllo giurisdizionale della Corte di giustizia (ah, già, tu ritieni che anche questa sia inaffidabile perché aggiogata dal potere finanziario…). Com’è per tutti i poteri similmente autocratici, tipo i Governi, che hanno i poteri fissati dal loro statuto, che è la Costituzione (decisa dal Parlamento), e li esercitano discrezionalmente, nei limiti della legge e dei regolamenti e sottoposti al controllo del Parlamento, del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale, ecc. (mo’, per favore, non venirmi a obiettare sugli strapoteri del PdR…).
2) Anche i ladri agiscono al di là dei loro poteri, ma li si può perseguire. E’esattamente ciò che io propongo: PERSEGUIRE LA BCE PER VIOLAZIONE DEL SUO STATUTO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA.
3) Tu invece, da intelligentone, vedo che, anziché firmare la petizione, preferisci ammannirci le tue idiosincrasie filosofiche sui massimi sistemi politici, e ti lamenti pure che io non ti legga. Ti leggo, ma non sono in grado di capirti.

PS: Ovviamente, alla Corte di Giustizia si può ricorrere anche individualmente, però dimostrando di subire un danno concreto dalla condotta omissiva della BCE.

Vincesko

 

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sergionero 19 ottobre 2014 alle 07:06

Magnagrecia il mio non è l’ approccio di un paranoico, ne abbiamo uno che gira da queste parti e puoi vedere che è altra cosa .
Io traggo le conseguenze di quello che Clericetti rileva, ovvero che in questo sistema la sovranità è negata, il cosiddetto mercato finanziario possedendo il conio pubblico tramite la BCE (ovvero tramite la UE ) riscrive le nostre leggi, il nostro stile di vita e attacca il nostro sistema produttivo.
La categoria è quella dell’Invasione, dell’Alto Tradimento dal punto di vista della politica collaborazionista della quale il PD ora rappresenta il nucleo .
Vorresti reagire a ciò con l’avvocato facendo leva sui codicilli ?
Anche se ammiro il tuo impegno e la competenza che dimostri non posso sottoscriverlo perché così facendo riconoscerei la UE che è il nemico da abbattere .
Non lo farei comunque anche perché la coreografia sarebbe del dramma politico/giudiziario americano , nel senso degli USA , a sud e nord del continente sono anche americani ma un poco migliori .
Le piccole catarsi del paese del dollaro, Pinco Pallino contro la grande multinazionale , anni di processi e alla fine il torto sanato per sempre , con standing ovation dei consumatori/spettatori .
Il vero dramma è che non si accorgono che è una farsa, poi tornano alla loro vita indebita , ai cibi ogm , al loro lavori senza diritti , nemmeno quello di andar a pisciare e con obblighi che arrivano a definirne l’abbigliamento .

 

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magnagrecia7 19 ottobre 2014 alle 18:10

@sergionero (19 ottobre 2014 alle 07:06)

1. No, mi spiace, anche io concordo con quel che Carlo Clericetti rileva, ma io propongo una soluzione concreta, tu nessuna, se non quella di lamentare le nequizie del potere finanziario, che, beninteso, vedo e denuncio anch’io.
2. Esiste una specularità tra te ed il “tagliatore dei salari (degli altri)”: egli, per qualunque problema, ha sempre un’unica soluzione: tagliare i salari (ora, per stornare un po’ l’attenzione dalla sua ossessione, ha aggiunto la spesa pubblica, però improduttiva – dice – credendo di fare bella figura ed evitare le “bastonature” – ma se scavi un po’ si sa bene che la spesa pubblica improduttiva è fatta soprattutto di salari, quindi sempre lì torniamo: tagliare i salari. Ed adatta tutte le analisi per arrivare alla sua soluzione… geniale. Anche se si parlasse di come cucinare gli spaghetti, sarebbe capace di fare entrare nella ricetta il taglio dei salari, che è la sua variabile indipendente.
3. Tu, invece, hai come variabile indipendente l’analisi della malvagità e iniquità (appunto nequizia) del “sistema”, ma sei incapace, in generale, di trarre “conseguenze” concrete dall’analisi tua o altrui, ed, in particolare, nel caso dell’UE, della BCE e dell’Euro, che odii e dei quali ti auguri il fallimento. Per cui aborri qualunque, non dico soluzione palingenetica, ma semplici ed efficaci correttivi che possano migliorare il “sistema” e scongiurare il ritorno allo status quo ante. E per giustificarti accusi gli altri (in questo caso me) di “reagire con l’avvocato facendo leva sui codicilli”, quando tu non fai altro che trovare qualunque mezzo e scappatoia e persino il pelo nell’uovo pur di aspettare seduto comodamente sulla riva del fiume il cadavere trino dell’UE, dell’Euro e della BCE.

Vincesko

 

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sergionero 19 ottobre 2014 alle 20:37

Caro magnagrecia la mia soluzione é concretissima ; il ritorno alla lira .
E l’uscita dalla UE .
Lo dice con più perizia di me la Undiemi, ma anche diversi economisti hanno nel corso degli anni dato l’euro per spacciato . e dal 2008 sempre di più .
Sulla tua idea ti ho già detto che la trovo più che rispettabile, e se non si é capito ti presento ancora una volta la mia stima per l’impegno che ci metti .
Chiaramente non é la mia posizione, ma é rispettabilissima e da te e Clericetti bene argomentata.
Per quel che riguarda il mio impegno non ho difficoltà ad ammetter una certa pigrizia, più che votare non so cosa fare poi, ultimamente “grazie” alle riforme di Renzi devo occuparmi del mantenimento del mio posto di lavoro , non mi resta molto spazio per la militanza .
Sperando di essermi spiegato ed evitare un dibattito che rischia di diventare eccedente ti saluto con stima e auguro una buona serata, a te e a tutti gli amici del blog, blogmaster in testa.

 

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cclericetti 20 ottobre 2014 alle 14:44

Ecchediamine, uno non può andare un weekend al mare che vi scatenate coi commenti e mi fate restare indietro! Almeno un paio di risposte provo a darle.
@gorby: gli investimenti pubblici sono la sola cosa che in questo momento, nella situazione data (cioè con la Ue che non fa nulla, la Bce che non fa quello che dovrebbe, la Germania che blocca qualsiasi ipotesi di soluzioni razionali e ragionevoli) l’Italia può fare per non continuare ad affondare. Lei dice che non c’entrano con il modello europeo? Le sfugge il nesso fondamentale. Se in quel modo si uscisse dalla crisi verrebbe meno la terribile pressione che impone di fare strame dei diritti dei lavoratori e dell’intervento pubblico in economia e nel sociale. E’ questo che intendo quando dico che la crisi viene usata per finire di distruggere il modello sociale europeo. L’altra terribile arma è il Trattato Usa-Ue in corso di approvazione.
@Vincesko: Voglio ricordare la vecchia battuta sulle leggi, che ai nemici si applicano e per gli amici si “interpretano”. Temo che valga anche per le prescrizioni dello Statuto Bce, e ne abbiamo già avuta una prova quando è stato dichiarato improponibile un finanziamento diretto della Banca centrale ai Fondi salva-Stati, che in base allo statuto sarebbe stato invece assolutamente legittimo. Ad oggi non abbiamo prove che anche la Corte di giustizia sia succube delle pretese tedesche, e quindi va benissimo tentare di ricorrervi, ma non riesco ad essere ottimista sul risultato. Quanto all’appello a cui ho aderito, non mi aspetto certo che ottenga chissà quali risultati, ma bisogna pur dare una testimonianza di dissenso rispetto a quello che si sta facendo. Sulla Corte tedesca: non mi pongo il problema se abbia o meno più potere di quella europea. La questione è che può dare alla Germania l’alibi per non rispettare le decisioni comuni (e anche questo è un aspetto incredibile dell’ordinamento – anzi del “disordinamento” – europeo, come accadde nel ’92. Ricorderete che gli accordi Sme prevedevano che tutte le banche centrali dovessero intervenire in modo illimitato per difendere la parità delle monete del sistema quando la speculazione minacciava di far scendere il cambio di una o più di esse al di sotto della soglia minima di oscillazione. Ebbene, a un certo punto la Bundesbank si tirò fuori, proprio in base a una delibera della Corte che aveva escluso gli interventi illimitati (quindi: la decisione della Corte era contraria al trattato sullo Sme a suo tempo sottoscritto dal governo tedesco. A me sembra inconcepibile, ma nessuno disse niente, né quando quella decisione fu deliberata, né quando fu fatta valere. Il risultato fu il crollo dello Sme). Siamo sempre lì: la Germania è “più uguale” degli altri, e nessuno protesta.
@vinvenzoaversa: I CCF equivarrebbero all’emissione di moneta, e non credo che ce lo permetterebbero. Inoltre mi sembra fondata anche l’obiezione sul dubbio di costituzionalità, qualora non venissero dati a tutti. Se invece fossero limitati al pagamento dei debiti della PA forse potrebbe essere una strada praticabile. Comunque non mi ritengo abbastanza competente per esprimere un giudizio definitivo.

 

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magnagrecia7 20 ottobre 2014 alle 15:28

@sergionero (19 ottobre 2014 alle 20:37)

Capisco la tua posizione, e che cerchi tutti i libri e gli articoli che la corroborino, ma mi permetto di osservare:

1. Premesso che giudico l’uscita dall’UE un’ipotesi astratta e sbagliata, anche io, che – ignorandone tutte le implicazioni – sono stato sempre filo-Euro, sono convinto ora che l’Euro sia destinato al fallimento, ma nel frattempo (visto che anche premi Nobel che oltre un anno fa l’avevano considerato prossimo si sono sbagliati) che si deve fare?
Nel post precedente di questo blog (http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/10/14/def-litigare-per-niente/ ) ho ribadito:
L’Euro non funziona, e non funziona perché – come l’UE e la BCE –è un sistema monco, senza correttivi, fatto a misura della Germania. O implode da solo o se ne esce o lo si completa. Le modalità e le conseguenze delle prime2 ipotesi sono quasi del tutto ignote e dipendono molto – come spiega il prof. Brancaccio – dalla strada che si decide di imboccare nella tutela degli interessi italiani in gioco. Chiaro è invece che cosa occorra fare per completarlo. Ed ha a che fare innanzitutto col ruolo della BCE, il vero ganglio del sistema ed il cui malfunzionamento assicura l’attuale strapotere all’egemone, egoista ed arrogante Germania. Nel frattempo, che si fa?
A differenza tua, io ritengo che sia un dovere – al fine di limitare i danni per i popoli dell’Eurozona, in particolare per i ceti più deboli – impegnarsi per ottenere dei correttivi e che questi – valutata la situazione – debbano riguardare innanzitutto la BCE, che costituisce il ganglio del sistema Euro.
Per ottenere ciò, io penso sia molto più intelligente ed efficace sfruttare gli strumenti che le norme mettono a disposizione, piuttosto che, da una parte, imbarcarsi in inani tentativi di modifica dei trattati o, dall’altra, limitarsi ai soliti appelli, rivelatisi del tutto improduttivi di effetti.

2. Ferma restando la libertà di ciascuno, ed anche considerato che persino persone che la apprezzano – chissà perché – non la firmano (!), firmare una petizione richiede non più di un minuto.

3. E, infine, sulla scelta della soluzione, ripeto, la mia posizione (come ho già scritto nel mio commento del 18 ottobre 2014 alle 19:03) non coincide con quella di Carlo Clericetti.

Vincesko

 

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magnagrecia7 20 ottobre 2014 alle 15:43

@Carlo Clericetti
Concordo in toto col suo commento del 20 ottobre 2014 alle 14:44 [che ho letto dopo aver postato il mio delle 15:28].
Vincesko


[1] Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire):
 
AristoteleBCEeconomiaricchezza di Federica Martiny*
Aristotele, lezione di economia
02/01/2013
 […] Non sono cose da banchieri centrali, queste, specialmente di una Banca centrale come la BCE che nel suo statuto non solo non ha l’obiettivo della “vita” buona” di Aristotele, ma non ha neanche la piena occupazione che si trova nello statuto della Federal Reserve americana. Per la BCE quello che conta è solo la stabilità dei prezzi, in base a quanto stabilito dal trattato di Maastricht, che ha dato vita a più di un rovesciamento. […]
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Aristotele-lezione-di-economia-16184
*Studente, responsabile ufficio stampa GFE presso Università di Pisa
 
Bcepolitica monetaria di Nicola Melloni*
Bce, troppo poco e troppo tardi
08/11/2013
"Come ben sappiamo, la Ecb è responsabile solamente della stabilità dei prezzi (e del sistema finanziario) e non si occupa di altre variabili macroeconomiche".
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Bce-troppo-poco-e-troppo-tardi-20880
*(DPhil, Oxford) è Visiting Lecturer in International Political Economy a London Metropolitan University, editorialista politico ed economico di Liberazione e contribuisce regolarmente a Carta e alle Lettere Internazionali del Mulino. In passato è stato Research Fellow presso l'Università di Bologna e ha partecipato a diversi progetti europei di cooperazione e sviluppo. Esperto di economie in transizione e del rapporto tra stato e mercato è autore, tra le altre cose, di Market Without Economy (2007, Ibidem Verlag).
 
Perchè e come l'euro va eliminato
di Domenico Moro*
Lunedì 14 Aprile 2014
 “La Bce, al contrario, ha come suo compito esclusivo il controllo dell’inflazione”
“questo comporterebbe mettere in discussione l’architettura dell’euro”.
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3598:domenico-moro-perche-e-come-leuro-va-eliminato&catid=44:europa&Itemid=82
*economista,membro della direzione nazionale del PdCI, autore di numerosi saggi come “ClubBilderberg. Gli uomini che comandano il mondo” e il “Nuovo compendio del“Capitale” di Karl Marx”.
 
equitàpensioniRenzisviluppo di Felice Roberto Pizzuti*
La favola dell'equità e dello sviluppo
23/08/2014
Citazioni:
1.“Entrambi sottolineano che aver creato la Bce in assenza di un interlocutore statale comunitario e averle affidato solo l’obiettivo di lotta all’inflazione e non anche alla disoccupazione”
2.“Ma Zingales sorvola su questo particolare e, comunque sia, propone che la Bce finanzi la spesa pubblica dei paesi europei ogni qual volta l’inflazione scenda sotto l‘1%; il che significa che avrebbe già dovuto farlo da un pezzo!”
Faccio rilevare anche a Lei [1] che non è vero che la BCE abbia come solo compito statutario quello del controllo dell’inflazione. Essa ha anche quello di “sostenere le politiche economiche generali della Comunità"..
Già, la BCE “avrebbe già dovuto farlo da un pezzo!”, ma non perché lo suggerisce Zingales o altri, bensì perché, appunto, lo prescrive lo statuto della BCE (art. 2).
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-favola-dell-equita-e-dello-sviluppo-25918
[1]http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Aristotele-lezione-di-economia-16184
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Bce-troppo-poco-e-troppo-tardi-20880
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Prendiamocela-con-l-Europa-21523 
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Ue-un-area-economica-senza-governo-22282
Qui, ho riportato il QUESITO APERTO A MARIO DRAGHI sul perché lo abbia fatto (letto in diretta a Radio3-Tutta la città ne parla) e questo Quesito a Paolo Pini:
La BCE ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa, è possibile denunciarla alla Corte Europea di Giustizia?
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/I-pesci-da-pigliare-25752
[2] Link (e testo) originario sostituito da quest’altro:
http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-favola-dell-equita-e-dello-sviluppo-25918
*E' professore di Politica economica presso laFacoltà di Economia dell'Università di Roma La Sapienza, Dipartimento diEconomia Pubblica. Cura annualmente il Rapporto sullo Stato Sociale.
 
di Paolo Pini*
Il giorno dello “Sblocca Italia”
02/09/2014
Analisi molto interessante, come al solito. Ma dalla quale emerge una evidente incongruenza logica su un punto dirimente, cioè il ruolo della BCE, tra l’affermazione:
“molti fanno erroneamente affidamento sulle azioni taumaturgiche di una BCE con le ali spuntate”,
il che, non solo non è vero, ma è contraddetto dal medesimo Autore in quest’altro periodo:
“Quanto ciò che non ha fatto dopo con Draghi, o meglio ha lasciato che avvenisse nonostante gli allarmi, ovvero una progressiva discesa della dinamica attesa dei prezzi in fase di recessione ben al di sotto del target del 2%[2] tanto da portare l’inflazione effettiva dell’Eurozona allo 0,4% e molti paesi in piena deflazione, sotto lo 0%”.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Il-giorno-dello-Sblocca-Italia-26025
*Professore ordinario di Economia Politica presso il Dipartimento di Economia e Management (DEM) dell’Università di Ferrara. Insegna Economia Politica e Economia del lavoro e dell’innovazione alla Facoltà di Economia. E' Vice-Presidente della Società Italiana degli Economisti (SIE) per il triennio 2013-2016. Fa parte della Direzione della rivista   EconomiaPolitica. Journal of Analytical and Institutional Economics, e del Comitato Scientifico della rivista Quaderni di Rassegna Sindacale. Lavori. Collabora a Sbilanciamoci.info.
 
di Paolo Pini
I ripensamenti a metà della Bce
13/09/2014
Diabolico perseverare/Secondo Draghi le stime della disoccupazione strutturale sono circondate da considerevole incertezza e la sua dimensione è sovrastimata
1) Non c'è nessun impedimento statutario, anzi la BCE è in flagrante violazione del suo statuto (art. 2) (cfr. "Dialogo tra il prof. Paolo Pini e me sui poteri della BCE"   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2818189.html ).
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/I-ripensamenti-a-meta-della-Bce-26138
 
di Antonio Lettieri*
Moneta morbida, lavoro duro
13/09/2014
Diabolico perseverare/A partire dalla crisi del 2008, le politiche dell'eurozona sono state un fallimento su tutti i fronti. Le due risposte di Draghi
Tutto giusto e condivisibile, tranne un punto dirimente.
Citazione: “Dunque, la politica monetaria sembra svolgere, sia pure in ritardo e con i limiti statutari e della sorda opposizione della Bundesbank, il proprio ruolo”.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Moneta-morbida-lavoro-duro-26135
Nota: Poi, Lettieri ha corretto lo stesso articolo, uscito su E&L.
*Editor of Insight and President of CISS - Center for International Social Studies (Roma). He was National Secretary of CGIL; Member of ILO Governing Body, Member of the OECD's Trade Union Advisory Council and Advisor of Labor Minister for European Affairs.(a.lettieri@insightweb.it) - http://antoniolettieriinsight.blogspot.it/

Con la deflazione gli speculatori attaccheranno i più deboli: occorre reagire con rapidità
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 31 agosto 2014
Il ruolo di armonizzare le diverse politiche ricade ancora una volta sulle spalle della BCE, anche se essa ha poteri assai più limitati di quelli della sua consorella americana [questo non è vero in caso di deflazione].
http://www.romanoprodi.it/articoli/con-la-deflazione-gli-speculatori-attaccheranno-i-paesi-piu-deboli-occorre-reagire-con-rapidita_9454.html

 
Il mito del “below 2%, but close”
18/08/2014 / L. ZINGALES
Citazione: “Per questo alla BCE fu assegnato un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi”
Noto con raccapriccio che neppure il Prof. Zingales (come quasi tutti, inclusi altri docenti ordinari di Economia e il premio Nobel Stiglitz) ha mai letto attentamente lo statuto della BCE o almeno le funzioni della BCE così come esse sono riportate nel suo sito.
http://europaono.com/2014/08/18/mito-del-below-2-but-close/
[In calce, c’è il commento di Piero Postacchini, col quale avevo discusso del tema degli obiettivi della BCE, prima su LaVoce.info e poi su Keynesblog  http://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#more-5701]

Neppure il premio Nobel Stiglitz conosce bene lo statuto della BCE (leggi il mio commento e gli obiettivi della BCE e della FED allegati):

austeritàeuroriforme strutturali di Joseph Stiglitz
L’imperfezione dei mercati
26/09/2014
L'età della depressione/La miscela esplosiva contemporanea: un modello che mescola declino economico e speculazioni della finanza, una produzione ridotta all'osso controllata dalle grandi imprese, una società disuguale, frammentata e disorientata. Pubblichiamo stralci della lezione di Joseph Stiglitz tenutasi alla Camera il 23 settembre
2) Statuto BCE
Neppure Joseph Stiglitz conosce bene lo statuto della BCE. Essa non ha “come unico mandato l'inflazione”, questo è soltanto l’obiettivo principale (tenere l’inflazione poco sotto il 2%); ne ha un altro, subordinato (fu deciso che fosse tale per imposizione della Germania), che è quello, raggiunto il primo, di sostenere la crescita economica e dell’occupazione. Ora, con l'inflazione prossima allo zero o in deflazione, la BCE sta disattendendo entrambi i suoi obiettivi statutari!
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-imperfezione-dei-mercati-26321 


La cosa giusta che non facciamo
di Lucrezia Reichlin
03 ottobre 2014
I trattati non si cambiano in cinque minuti e sono il frutto di un compromesso faticoso, ma, o all’interno delle vecchie regole o dandosene delle nuove, dobbiamo uscire dall’eccezionalità di un’Unione in cui la politica della banca centrale è limitata da vincoli dettati da interpretazioni di parte del Trattato.
Questa della Prof. Reichlin è l’analisi più corretta dei poteri della BCE da me letta [prima di leggere quella di PierGiorgio Gavronsky], ma anch’essa non del tutto.
http://www.corriere.it/editoriali/14_ottobre_03/cosa-giusta-che-non-facciamo-38a97e2c-4abb-11e4-9829-df2f785edc20.shtml


La BCE a Napoli e il cavallo di Keynes
Riccardo Realfonzo - 02 ottobre 2014
Anche per questo, fu pacifico accettare che l’Unione Monetaria si dotasse di una BCE simile alla Bundesbank: una banca “conservatrice” – nel gergo degli economisti – che non finanzia la spesa pubblica e che ha nel controllo dei prezzi il suo obiettivo statutario.
OBIETTIVI BCE [Riporto per intero il mio commento, poiché è ancora in attesa di moderazione dal 4/10 scorso]
Negli ultimi 2 anni m’è toccato rilevare spesso (anche con docenti di Economia e persino un premio Nobel come Stiglitz, ma almeno lui è statunitense, v.penultima newsletter di Sbilanciamoci), che la BCE ha non uno soltanto ma 2 obiettivi, uno principale e uno subordinato: il primo è quello, a tutti noto,del controllo dell’inflazione: il secondo è quello, raggiunto il primo obiettivo, di sostenere la crescita e l’occupazione. Attualmente, in deflazione o quasi, a statuto vigente, compito statutario della BCE (art. 2 – Obiettivi [al plurale]) è quello di, avendo raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione, che deve essere poco sotto il 2%, “sostenere le politiche economiche generali della Comunità” che “sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Ne discende, che (ripeto: a norma di statuto vigente, senza invocare alla solita arrogante e furba Germania modifiche delle regole) la BCE è in flagrante violazione del suo statuto, poiché deve  – deve! – finanziare la crescita economica e dell’occupazione. Attraverso misure efficaci, in particolare, l’acquisto della quota di debito pubblico eccedente il 60% del rapporto debito/Pil, sotto forma di titoli pubblici nuovi a lunga scadenza e a tasso zero o quasi, emessi, non dai singoli Paesi (alla BCE sono vietati gli acquisti di titoli dei singoli Stati sul mercato primario), ma dall’Eurozona (senza sterilizzazione), sostitutivi di quelli vecchi molto più onerosi, per alleviare sensibilmente l’onere di interessi passivi (86 mld annui per l’Italia) e rendere possibile una congrua politica fiscale degli Stati, per accrescere la domanda aggregata.
(Per i dettagli dei riferimenti statutari BCE e FED, v. “Dialogo tra il prof. Paolo Pini e me sui poteri della BCE” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2818189.html ).
http://www.economiaepolitica.it/moneta-banca-finanza/le-politiche-della-bce-e-il-cavallo-di-keynes/
 
Partire dal lavoro per rimettere in moto l’economia
Luigi Pandolfi - 21 ottobre2014
L’Europa potrebbe emulare, seppur tardivamente, gli Stati Uniti? No, almeno nelle condizioni date. Non potrebbe farlo perché l’Europa non è uno stato sovrano, con una banca centrale che, come la Fed, ha nella sua mission il perseguimento della piena occupazione mediante la conduzione della politica monetaria. [Riporto per intero il mio commento, fino a quando verrà pubblicato]
Mi pare di capire che neppure l’economista Luigi Pandolfi – come quasi tutti – conosce lo statuto della BCE. Spiegazione: gli obiettivi della BCE sono due, uno principale e uno subordinato (fu deciso che fosse tale per imposizione della Germania); la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale (controllo dei prezzi), è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2 - Obiettivi) a raggiungere il secondo obiettivo ("sostenere la crescita economica e un elevato livello dell'occupazione"), che – stante l’inflazione nell’Eurozona prossima allo zero - è del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2%  (“below 2%, but close”), non determinato dai trattati UE ma lasciato decidere alla stessa BCE.
Ne discende anche che, attualmente, la BCE ha gli stessi poteri della FED e, come per la FED, entrambi gli obiettivi sono su un piano paritario.
Lo ri-allego:
PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
Articolo 2
Obiettivi
Conformemente all’articolo 105, paragrafo 1, del trattato, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 del trattato.[*] Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 4 del trattato.
[*] Secondo l’articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull’Unione europea, oltre all’obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC “sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità” agendo “in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.
Tali obiettivi (definiti dall’articolo 2 del Trattato di Maastricht) sono:
• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità
• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l’ambiente
• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
• la coesione economica e sociale
• la solidarietà tra stati membri.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/it_statute_2.pdf
PS: Segnalo che il mio commento con lo statuto BCE è ancora in attesa di pubblicazione dal 4 ottobre scorso.
http://www.economiaepolitica.it/moneta-banca-finanza/le-politiche-della-bce-e-il-cavallo-di-keynes/
http://www.economiaepolitica.it/europa-e-mondo/partire-dal-lavoro-per-rimettere-in-moto-leconomia/

Bce: Fisher (Fed), bene Draghi ma poteri limitati
Articolo pubblicato il: 25/09/2014
"Draghi sta agendo correttamente ma ha poteri limitati" rispetto alla Fed per il diverso mandato dell'Eurotower. Così Richard W. Fisher, presidente e ad della Federal Reserve Bank of Dallas ad un incontro sull'impatto nella zona euro della politica monetaria Usa.
La Bce e' più "giovane" della Fed e dunque "Draghi sta cercando di seguire un percorso" all'interno del suo mandato ed "ha strumenti limitati", ha aggiunto Fisher. Ma non solo, ha osservato, per Draghi "e' più difficile agire perché ha davanti 18 stati membri".
http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2014/09/25/bce-fisher-fed-bene-draghi-poteri-limitati_C11zLl3RLHPnivodFNBKPI.html


BCE e FED, Quantitative Easing o Prestatore di Ultima Istanza? La confusione regna sovrana…
Pubblicato da keynesblog il 18 settembre 2012 in Economia, Europa
di Francesco Saraceno*
Sarebbe auspicabile che, come la Fed, la BCE assumesse sia il ruolo di prestatore di ultima istanza che il compito di sostenere la crescita attraverso un’espansione monetaria. Ma purtroppo, oggi questo non è all’ordine del giorno. La BCE non sostiene la crescita della zona euro, in parte perché il suo mandato è limitato al solo obiettivo di inflazione (e ho già detto molto tempo fa che questo è semplicemente pazzesco). Ma, ancora più importante, perché non vuole farlo. La BCE e il suo Presidente sono intrappolati nell’ortodossia che soffoca l’Europa dagli anni ottanta. L’unica soluzione che propongono sono le riforme strutturali, e ancora le riforme strutturali.
http://keynesblog.com/2012/09/18/bce-e-fed-quantitative-easing-o-prestatore-di-ultima-istanza-la-confusione-regna-sovrana/ 


Europe is aCow
Domenico Mario Nuti*
THURSDAY, DECEMBER 18, 2014
“la Bce è nata incompleta, per non dire mutilata, non tanto per la sua indipendenza che è comune alle maggiori banche centrali del mondo, ma perché, modellata sulla Bundesbank, è ancor più di quest’ultima separata dalla politica fiscale, priva del potere di acquistare titoli di Stato come invece fanno altre banche centrali pure indipendenti (come la Fed e le banche centrali del Giappone o dell’Inghilterra)”.
http://dmarionuti.blogspot.it/2014/12/europe-is-cow_23.html
*Professore di sistemi economici comparati alla facoltà di Economia dell'Università di Roma La Sapienza
NB: Dopo il nostro scambio di email (che ho riportato nel blog di Carlo Clericetti http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/12/13/la-bestemmia-del-neo-keynesiano/ ), il prof.Mario Nuti, sia nel post del suo blog, sia nel successivo articolo su Sbilanciamoci http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Tutti-gli-errori-dell-Unione-27667 ), ha aggiunto, dopo “privo del potere”, l’aggettivo “illimitato”, ma neppure questo è vero, poiché, come ho commentato in calce al suo articolo, “2. In nessun articolo del suo statuto (che mutua letteralmente le disposizioni dei trattati), è contemplato il divieto di acquisto illimitato dei titoli di Stato. L’equivoco nasce dal fatto che si confonde la Corte Cost. tedesca, che ha appunto ritenuto illegittimo l’acquisto illimitato di titoli pubblici da parte della BCE (OMT) e che ha giurisdizione soltanto in Germania, con la Corte di Giustizia Europea (CGUE), che è l’unica Autorità sovraordinata giurisdizionalmente alla BCE (art.35 Statuto BCE), alla quale infatti ha dovuto presentare ricorso la stessa Corte Cost. tedesca”.
 
LA CRISI I SALVATAGGI OCCORRE INTERVENIRE PIUTTOSTO RAPIDAMENTE PERCHÉ IL CONTAGIO SI STA DIFFONDENDO JORG ASMUSSEN, BOARD BCE L'INTERVENTO IL PRESIDENTE DELLA BOCCONI: MONETA UNICA STRUMENTO DI STABILITÀ
«La crisi dell' euro? Può mandare in frantumi il senso dell' Unione»
Basso Francesca
(11 ottobre 2011)
“E se Bruni si chiede se si debbano «rivedere le strategie della Bce includendovi la stabilità», Monti* si dice «non favorevole all' inserimento dell' obiettivo di crescita nella Banca centrale europea perché sarebbe un alibi per gli Stati membri per attribuirle le responsabilità»”.
http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/11/crisi_dell_euro_Puo_mandare_co_8_111011057.shtml
*Mario Monti: economista, accademico e politico, ex professore di Economia politica presso le Università di Torino e Bocconi, ex rettore Università Bocconi, ex Commissario Europeo, ex Presidente del Consiglio, Senatore a vita.



Post collegati

 
Appelli o minacce forti?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820604.html
 
Lettera a José-Manuel Barroso
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820971.html

Appelli o minacce forti?

 
Appello per una “Bretton Woods” europea
Pubblicato da keynesblog il 15 ottobre 2014
http://keynesblog.com/2014/10/15/appello-per-una-bretton-woods-europea/#more-5796 

Sono mesi che sto scrivendo qui le stesse proposte per reperire le risorse necessarie, incentrate, in Italia, su una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; e, in UE, sugli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio) ed un intervento congruo della BCE, volto ad acquistare la parte eccedente il 60% del debito pubblico, sostituendolo con titoli nuovi a tasso zero o quasi e a lunga scadenza, quindi sono d’accordo con le proposte contenute nell’appello.

Faccio però tre osservazioni-promemoria e termino con una conclusione franca e diretta.

- La prima è che tali titoli nuovi non siano emessi dai singoli Stati – poiché i trattati vietano alla BCE di acquistarli - ma dall’Eurozona, nel qual caso, secondo il prof. Andrea Terzi, nulla osterebbe, per cui non servirebbe chiedere modifiche dei trattati alla Germania e suoi satelliti.

- La seconda è la composizione della subentrante Commissione Europea. C’è stata una débacle del PSE nell’assegnazione degli incarichi (intelligenza col nemico?). Il PSE ha pochi parlamentari europei meno del PPE, ma i commissari socialisti sono solo 8 su 27; i popolari 13 oltre al presidente. Il governo danese (guidato dalla socialista Helle Thorning-Schmidt) ha proposto una liberale. Il socialista francese Moscovici ha avuto gli Affari Economici, ma la Merkel ha ottenuto da Juncker che la supervisione economica fosse affidata al suo fedelissimo falco finlandese Katainen, nominato vice presidente, che avrà diritto di veto. In sostanza, la Commissione Europea sarà controllata per i prossimi 5 anni dal PPE e dalla Germania.

- La terza riguarda le necessarie alleanze. La Francia è debole, il presidente socialista Hollande è un mediocre irretito dal potere, che ha sostituito subito il ministro dell’Economia Montebourg quando questi si è permesso di criticare la Germania e l’austerità e lo ha sostituito con un banchiere; ed ora, pur avendo deciso di non rientrare dal deficit, gli converrà fare il doppio gioco con la Germania. La Spagna, retta dal popolare Rajoy, è in buoni rapporti con la Germania, ha avuto gli aiuti per salvare le banche, sfora da due anni il 3% del rapporto deficit/Pil senza pagare pegno; ha già fatto la riforma del lavoro liberista come gli chiedeva l’UE. Il presidente della BCE Draghi, dulcis in fundo, per non inimicarsi la egemone Germania, che lo ospita, sta disattendendo da tempo entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2), senza che quasi nessuno meni scandalo, ed è dedito – novello Dottor jekyll e Signor Hyde- alla pantomima delle azioni concrete che contraddicono le dichiarazioni ufficiali. In questo quadro piuttosto negativo e considerati i rapporti di forza, l’Italia è sola ed affidata per giunta ad un Ministro dell’Economia ex funzionario dell’OCSE, che non avrà il coraggio di decisioni eterodosse ed intanto ha “addomesticato” il tosto Renzi.

La conclusione, infine, concerne le soluzioni. Torno a dire, le mezze misure – o gli appelli - con l’arrogante ed egoista Germania non servono, come si è visto finora sono del tutto inefficaci, occorrono minacce forti, come l’uscita dall’Euro o la denuncia della BCE alla Corte di Giustizia Europea ed al Parlamento Europeo per violazione statutaria. Pena il permanere della crisi economica ed una lenta agonia.

  

Allegato 1:

PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Articolo 2

Obiettivi

Conformemente all'articolo 105, paragrafo 1, del trattato, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell'articolo 2 del trattato.[*] Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 4 del trattato.

[*] Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea, oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".
Tali obiettivi (definiti dall'articolo 2 del Trattato di Maastricht) sono:
• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità
• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente
• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
• la coesione economica e sociale
• la solidarietà tra stati membri.

https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/it_statute_2.pdf

 

Allegato 2

Strana modifica sul sito della BCE concernente gli obiettivi della BCE (art. 2).

Ho già segnalato qui (v. “John Maynard Giavazzi (o quasi)”) che, pochi mesi fa, nel sito della BCE, c’è stata una strana modifica e del link e del testo delle funzioni della BCE .La nuova versione, da una parte, cancella le frasi che evidenziano l’obiettivo subordinato e, dall’altra, enfatizza anche per l’UE il controllo dei prezzi.

Ri-riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi”. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea).Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi.

http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html

 

Allegato 3

Terzo(!!!) link delle funzioni della BCE

Nei giorni scorsi, avendo lanciato una petizione su Change.org diretta alla Corte di Giustizia Europea per la messa in stato di accusa della BCE per violazione statutaria, ho contattato via e-mail il Centro di contatto EUROPE DIRECT (che vale anche per la Corte di Giustizia Europea), che al termine di uno scambio epistolare mi ha comunicato una serie di link e di istruzioni. Tra questi, c’è anche un link della BCE che riporta gli obiettivi/compiti/funzioni della BCE. Con mia grande sorpresa, degli obiettivi statutari della BCE (art. 2), ne viene riportato uno solo, al singolare, mentre il secondo, quello subordinato, viene espunto e relegato nel link della Lista completa dei compiti.

Ecco il testo dell’obiettivo ed il (terzo per me!) link:

“Obiettivo

La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell'UE. I suoi obiettivi principali sono:

  • mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei paesi dell'area dell'euro
  • mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato”.

http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/ecb/index_it.htm

 

PS:

Incredibile, mi sono accorto ora che il terzo link è dell'UE. Vuoi vedere che anche l'UE,come (quasi) tutti, non conosce lo statuto della BCE (art. 2)?


Articoli collegati:

Segnalo lo stesso appello pubblicato su Sbilanciamoci (ad uno dei 4 promotori – il prof. Paolo Pini – ho dovuto spiegare un mese fa i reali poteri della BCE, - v. il post in fondo - che purtroppo quasi nessuno, anche tra gli economisti - conosce bene, ma ce la sto mettendo tutta per ovviarvi...):
 
Una ‘Bretton Woods’ per l’eurozona
14/10/2014
La decisione della Francia di rimandare di due anni il pareggio di bilancio non fa che sancire uno stato di crisi del sistema.È tempo di dare all'Europa nuove regole ma a scriverle non possono essere i funzionari che a Bruxelles applicano un codice della strada obsoleto. Un appello sottoscritto da decine di economisti
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Una-Bretton-Woods-per-l-eurozona-26605
 
(cfr.“Dialogo tra il prof. Paolo Pini e me sui poteri della BCE”, e le responsabilità di Draghi, che egli esitava ad attaccare  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2818189.html). 
  
EuroUnionBond per la nuova Europa”
di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml

Questa foto si potrebbe intitolare “L’importanza dei dettagli”, che quasi sempre fanno capire più a fondo ed in fretta le cose.
 
Fmi, l'occhiataccia di Schauble a Draghi
http://www.repubblica.it/economia/2014/10/16/foto/fmi_l_occhiataccia_di_schauble_a_draghi-98214164/

Link per la petizione
https://www.change.org/p/presidente-di-turno-nel-semestre-europeo-l-italia-chieda-una-bretton-woods-per-l-eurozona?recruiter=163631344&utm_campaign=mailto_link&utm_medium=email&utm_source=share_petition
 
 
 

La BCE ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa

 
Draghi: "E' ora di cedere sovranità sulla riforme. L'Italia allontana gli investimenti". E Renzi lo applaude
La Bce lascia il costo del denaro allo 0,15%, ma il presidente mette l'accento sullo scarso coraggio nel riformare i paesi. Restano ancora rischi al ribasso per la ripresa dalle tensioni geopolitiche. Il premier: "Giusto, dobbiamo rimettere in ordine l'Italia"
07 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/07/news/la_bce_lascia_i_tassi_invariati_allo_0_15_-93325026/
 

La frase-invito-monito di Draghi per me è di facile interpretazione, se si mettono insieme pochi elementi:

a) l’editoriale di Scalfari di domenica scorsa,[1] in cui egli ha rivelato che Renzi è simpatico a Draghi (mentre sappiamo che è antipatico allo stesso Scalfari); ed ha anticipato l’invito di Draghi,auspicando che l’Italia si sottoponga al controllo della troika, per avere aiuti finanziari, poiché secondo lui la filosofia della troika è cambiata radicalmente.

b) Draghi è il co-firmatario (con Trichet) della famosa lettera della BCE del 5 agosto 2011 al governo Berlusconi,[2] recante vere e proprie imposizioni all’Italia (non ad altri Paesi) circa il contenuto e la tempistica delle misure severe ed inique da adottare; ora, si limita ad un invito verbale, che forse ha anche la funzione di dare un aiuto a Renzi, ma che, per come appare nella sua ruvidezza e quasi perentorietà, e visto il soggetto da cui promana, ha quasi la stessa cogenza (infatti, come acutamente rileva Carlo Clericetti,[3] nessuno dei governanti protesta.

c) Draghi ha la mentalità del Capo di Stato Maggiore, e gli Stati Maggiori sono notoriamente potenti e spietati e bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea (e, francamente, non è un bell’esempio). Infine,

d) come accennavo ieri,[4] la sua frase esagerata è un segno evidente di coda di paglia per senso di colpa e di implicita ammissione di impotenza, poiché egli è costretto dalla Germania a disapplicare lo statuto della BCE che presiede, il quale, all’art. 2, impone al SEBC, raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione (che non deve superare il 2%), di finanziare la crescita economica e dell’occupazione.[4] Ed ora l’inflazione è prossima allo zero e c’è un rischio reale di deflazione. La cosa bizzarra ed inaccettabile, che andrebbe denunziata formalmente (alla Corte di Giustizia Europea?), è che la Germania e la Commissione UE (con Barroso e Rehn, prona alla Germania per 10 anni), con la complicità della BCE, hanno trasformato quest’obbligo in una gentile concessione condizionata, a caro prezzo, non per i ricchi, beninteso, ma per i povericristi.[5]

 

[1] Il concetto vi dissi... ora ascoltate com'egli è svolto
di Eugenio Scalfari  -  03 agosto 2014
http://www.repubblica.it/politica/2014/08/03/news/il_concetto_vi_dissi_ora_ascoltate_com_egli_svolto_-93014426/
[2] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml
[3] Carlo Clericetti - 8 AGO 2014
Draghi straparla, i governi stanno zitti
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/08/draghi-straparla-i-governi-stanno-zitti/
[4] Mario Draghi, Dottor Jekyll e Signor Hyde
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816710.html
[5] Recessione, depressione e 80€
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816654.html
Il Corriere della Sera prima ha censurato poi ha pubblicato poi ha cancellato un mio commento sui pesi del risanamento
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816328.html
 



Articoli collegati:
 
Renzi telefona a Draghi: "Noi andiamo avanti"
Il Tesoro: "Bruxelles rifletta bene, il rallentamento riguarda tutta l'Unione". Il premier sulla richiesta di cessione di sovranità: "Il governatore parlava a tutti, ma noi non siamo d'accordo"
di Valentina Conte
08 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/08/news/renzi_draghi-93358306/

Padoan: "Anche la Bce faccia la sua parte.
Le riforme? Gli effetti nei prossimi due anni"
In un'intervista alla Bbc, il ministro dell'Economia sollecita l'Eurotower a riportare l'inflazione al 2%. Poi difende l'attività di governo: "Pochi trimestri non sono sufficienti per giudicare le nostre manovre". Sul rallentamentod el Pil: "Si sono sbagliati tutti, non solo l'Italia"
di Luca Pagni
17 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/17/news/milano_-_tutti_gli_attori_in_campo_facciano_la_laoro_parte_anche_la_bce_il_ministro_dell_economia_pier_carlo_padoan_interv-93970130/

L'ANALISI
Il superbanchiere e la deflazione
di Federico Fubini
18 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/18/news/il_superbanchiere_e_la_deflazione-94013652/

Fiscal compact, piove, anzi diluvia, sul bagnato. Alcune contromisure

 
L’Italia sta vivendo la peggiore crisi economica della sua storia, che richiederebbe misure anti-crisi espansive ‘rivoluzionarie’, [1] rese molto problematiche sia dalle resistenze endogene, sia dal rispetto dei parametri di Maastricht (rapporto deficit/PIL massimo del 3% e rapporto debito/PIL massimo del 60%).
[1] Promemoria delle misure anti-crisi http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html
Piano taglia-debito per la crescita http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html
 
Ma, ad aggravare la già difficilissima situazione, nel 2015 andrà in vigore il "fiscal compact" [2] (che è stato inserito nella nostra Costituzione), che comporterà: 

1)   il pareggio strutturale di bilancio e

2)   la riduzione annua di 1/20 (o del 5%) della differenza tra il valore 60 (parametro di Maastricht) e quello attuale del debito pubblico (130% del PIL); il che comporterà, come è previsto nel Def, un avanzo primario pari al costo del debito (interessi passivi) che oggi ammonta al 5,5% del Pil ossia a circa 85 miliardi.

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo
 
Mi sembra utile, allora, riportare 3 documenti, riguardanti, il primo, di Maurizio Benetti, gli effetti negativi del fiscal compact e le possibili contromisure; il secondo, del prof. Giuseppe Guarino, che è stato il primo a denunciarne l’inapplicabilità, i motivi di nullità del fiscal compact; il terzo, del prof. Marco D'Onofrio, la possibilità di aggirare legalmente i trattati (lo debbo riportare per esteso poiché non dispongo del relativo link).
 
 
Primo documento
 
Le alternative a vent’anni di depressione
Dall’anno prossimo le regole del Fiscal compact ci imporranno di ridurre il debito del 5% all’anno. Se lo faremo con un elevato saldo primario la ripresa non arriverà mai. Basterebbe anche una crescita del 3,5% nominale, che però è difficilissimo ottenere. Tra le soluzioni ipotizzabili una sola è davvero praticabile
Maurizio Benetti
(10/02/2014)
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1709
 
 
Secondo documento (tratto dal sito http://www.syloslabini.info/online/guarino-perche-e-possibile-rivedere-il-fiscal-compact/)
 
Il Fiscal Compact ? Non è valido. Anzi andrebbe cestinato
Posted by RedazioneIn Commenti / dicembre 9, 2012
Può sembrare incredibile, però il professor Guarino è certo di un fatto: il trattato sulla stabilità europeo, il cosiddetto Fiscal Compact, quello che sancisce l’obbligo di parità di bilancio e che ha portato alla frettolosa approvazione di una modifica della Costituzione in Italia come in altri paesi europei, secondo Guarino, è un atto che non si dovrebbe applicare. Che non dovrebbe avere validità: in base a quello che esso stesso dice  (leggi tutto…).
Un articolo di Giuseppe Guarino  su Milano e Finanza
Un commento di Claudio Gnesutta su Sbilanciamoci
 
Guarino, perché è possibile rivedere il fiscal compact
Posted by Redazione / In Novità / marzo 12,2013
Milano Finanza pubblica il documento originale che l’ex ministro Giuseppe Guarino ha inoltrato alla Presidenza della Commissione europea in forma di interpellanza (leggi tutto… ).
 
 
Terzo documento
 
La revisione dei trattati e la “clausola rebus sic stantibus”
Un'analisi di due importanti meccanismi di diritto internazionale
Marco D'Onofrio | Università degli Studi di Napoli “Federico II"
|marc.donofrio@studenti.unina.it
01| 2014
Abstract_
La revisione dei trattati e la cd. Clausola rebus sic stantibus rappresentano due meccanismi tipici del diritto internazionale che, alla luce delle modifiche apportate all'art. 48 TUE dal trattato di Lisbona e dei due recenti trattati finanziari (MES e Fiscal Compact), assumono rilevanza nella prassi e in dottrina, nella misura in cui possono costituire uno strumento tecnico per aggirare gli accordi “fiscali” troppo stringenti.
Revisione dei trattati | Clausola rebus sic stantibus | Trattato di Lisbona |  MES  |Fiscal compact
 01_ Introduzione. Il rapporto tra la revisione dei trattati e la cd. clausola rebus sic stantibus
La scelta operata dagli stati membri della UE di adottare le misure note come “Fiscal Compact” e “Meccanismo di stabilità” attraverso un trattato ad hoc, suggerisce le riflessioni che seguono, a causa del fatto che lo strumento prescelto richiede o permette di analizzarlo alla luce dei principi generali di funzionamento della Comunità internazionale.
Come noto, il meccanismo della revisione dei trattati internazionali rappresenta lo strumento attraverso il quale apportare modifiche alle disposizioni contenute in un accordo tra due (o più) soggetti di diritto internazionale. È opportuno preliminarmente considerare che, nell'ambito dell'ordinamento giuridico internazionale, i soggetti (e, più in particolare, gli stati) godono di “autonomia contrattuale”, e
dunque di una assoluta libertà di stipulare (o meno) un trattato. In considerazione di ciò, si pone in evidenza la relativa semplicità, sotto taluni aspetti, dello strumento della revisione dei trattati: infatti, quando si decida, per ragioni politiche o meno, di modificare un trattato, lo strumento più “naturale” è quello della stipulazione di un nuovo trattato, alla quale tuttavia i soggetti non potrebbero essere obbligati a ricorrere. D'altro canto, in un trattato multilaterale, qualora soltanto alcuni stati intendano modificarlo, si pongono due alternative: a) stipulare un secondo accordo, che riguardi soltanto tali stati; b) non stipulare alcun accordo.
Ciò non toglie che anche ragioni strettamente giuridiche possano indurre ad una riconsiderazione del contenuto del trattato qualora, ad esempio, si verifichi un “mutamento delle situazioni, sia che rendano particolarmente oneroso l'adempimento degli obblighi, sia che manifestino un mutamento nei rapporti di forza” (Quadri R., 1968). Ciò ha indotto la dottrina e la prassi, in taluni casi, ad aggiungere allo strumento della semplice revisione, la cd. clausola rebus sic stantibus: codificata all'art. 62 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 ed ascritta tra le ipotesi di estinzione o sospensione dei trattati, essa opera allorquando si verifichi un mutamento fondamentale ed imprevisto delle circostanze che avevano condotto originariamente alla stipulazione del trattato. Non manca, peraltro, chi, specie nella dottrina francese, ha sostenuto che, al verificarsi di dette circostanze sorga in capo alle parti un obbligo di revisione e non una facoltà di annullamento, come nella dottrina prevalente. Beninteso, in ogni caso sarebbe compito e facoltà delle parti decidere se e quando trarre le conclusioni da quelle circostanze, rivedendo ab imis o annullando del tutto il trattato.Ma, ciò posto, tra i due istituti esistono almeno due fondamentali differenze:
1) il meccanismo della revisione ha una portata ben più ampia rispetto alla clausola, dal momento che, a giustificazione del ricorso ad esso, può essere addotta una motivazione di qualunque natura (politica o meno); al contrario, invece, il ricorso alla clausola può essere giustificato esclusivamente col verificarsi di un mutamento delle circostanze che sia fondamentale e radicale;
2) una seconda (ed ancor più rilevante) differenza risiede nel fatto che la clausola rebus sic stantibus – ponendosi quale causa di estinzione o sospensione di un trattato – rappresenta di fatto un limite all'operatività del principio pacta sunt servanda di cui all'art. 26 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969, il quale impone agli stati il rispetto e l'attuazione in buona fede degli accordi; al contrario, la revisione dei trattati, consentendo ad ogni modo al trattato di sopravvivere,di fatto conferisce piena attuazione al suddetto brocardo, addirittura – si potrebbe aggiungere – rafforzandolo.
02_ I procedimenti di revisione
Una prima classificazione dei procedimenti di revisione dei trattati può essere realizzata sulla base dell'ampiezza del loro contenuto. Si distingue, infatti, tra: a) l'emendamento, di cui è un esempio la norma contenuta nell'art. 108 della Carta delle Nazioni Unite, il quale prevede la regola della maggioranza dei due terzi affinché gli emendamenti stessi entrino in vigore (fatta salva, comunque, l'unanimità da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza); b) la revisione in senso stretto, che è più comunemente fondata, nell'ambito dei trattati multilaterali, sulla unanimità delle ratifiche e dei voti degli stati parte dell'accordo medesimo.
Una ulteriore rilevante differenziazione nell'ambito dei vari procedimenti di revisione, ai fini della nostra trattazione, attiene più strettamente al quorum di voti richiesti per l'adozione dei provvedimenti di revisione dell'accordo, ed è, dunque, quella che è possibile operare tra:
i) procedimenti basati sul meccanismo della unanimità dei voti, i quali rappresentano l'ipotesi più ricorrente nella prassi, indipendentemente dalla circostanza che si tratti di procedimenti “esterni” (caratterizzati dall'assenza di un intervento diretto di organi istituzionali) ovvero di procedimenti cd. complessi (i quali prevedono, da un lato, un meccanismo di voto a maggioranza da parte dell'organo adibito alle modifiche da apportare all'accordo, ma che, d'altro canto, richiedono ad ogni modo l'unanimità delle ratifiche affinché poi le modifiche adottate possano entrare in vigore);
ii) procedimenti basati sul meccanismo della maggioranza dei voti (che può essere, a sua volta, assoluta o qualificata), ai quali si fa invece ricorso meno frequentemente.
03_ Alcuni peculiari meccanismi organici di revisione dei trattati con riferimento al trattato UE
Accanto ai “tradizionali” meccanismi di revisione che fanno leva sull'esistenza di apposite clausole inserite a tal fine nel trattato, possono essere individuati almeno due ulteriori peculiari meccanismi di revisione “di fatto”.
Un primo di questi è dato, ad esempio, dalla cd. clausola di flessibilità, come quella ex art. 352 TFUE, strumento tipico delle organizzazioni internazionali, noto come meccanismo dei poteri impliciti, il quale integra il principio di base che regola i poteri delle organizzazioni internazionali: il principio, cioè, “in virtù del quale ciascuna organizzazione esercita,attraverso i propri organi soltanto i poteri ad essa attribuiti dai suoi membri mediante il trattato istitutivo o atti a questo equiparabili” (Gioia A., 2010).
Nell'ambito del diritto dell'Unione europea, tale principio è espresso nell'art. 5, par. 2, TUE. Il principio stesso è innanzitutto temperato, almeno in parte, proprio dalla menzionata clausola di flessibilità di cui all'art. 352 TFUE, la quale secondo alcuni autori rappresenterebbe una particolare procedura di revisione di fatto dei trattati, capace di legittimare l'Unione all'esercizio di poteri aggiuntivi rispetto a quelli espressamente previsti dal trattato, al fine di realizzare uno degli obiettivi di cui al trattato medesimo.
Altro meccanismo di intervento di fatto dei trattati europei è offerto dal cd. principio di sussidiarietà, che trova collocazione nell'art. 5, par. 3, TUE, ed il cui raggio d'azione riguarda tutti gli ambiti di competenza non esclusiva dell'Unione, rispetto ai quali l'UE è dotata di una sorta di potere di accentramento di funzioni a danno degli stati membri. Ciononostante, viene valorizzato un certo ruolo dei Parlamenti nazionali, attraverso due fondamentali disposizioni contenute nel protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegato al trattato di Lisbona:
i)l'art. 6, il quale riconosce la possibilità per ciascuno dei Parlamenti nazionali (o per ciascuna Camera di uno di essi) di trasmettere ai presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, «un parere motivato che espone le ragioni per le quali ritiene che il progetto [di atto legislativo] non sia conforme al principio di sussidiarietà»; ed in particolare, ai sensi dell'art. 7 del protocollo, qualora i suddetti pareri motivati «rappresentino almeno un terzo dell'insieme dei voti attribuiti ai Parlamenti nazionali», occorrerà riesaminare il progetto;
ii) l'art. 8, il quale riconosce ai Parlamenti nazionali e al Comitato delle regioni, la possibilità di ricorrere, ai sensi dell'art. 230 TFUE, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, nell'ipotesi di presunta violazione del principio di sussidiarietà, da parte di un atto legislativo dell'UE.
Restaferma la possibilità, tuttavia, di mantenere egualmente il progetto, laddove lo si ritenga opportuno, al termine del riesame di cui all'art. 7 del protocollo,con la sola condizione di fornirne una motivazione. In tal modo, dunque, è largamente“aggirato” il ruolo dei Parlamenti nazionali in sede di applicazione del principio di sussidiarietà.
È principalmente nell'ambito dei diritti dell'uomo, che l'applicazione di tale principio ha trovato una più compiuta espressione. A titolo esemplificativo può farsi cenno, proprio in tal senso, alla direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, e che è stata attuata nel nostro ordinamento giuridico con decreto legislativo 9-7-2003, n.215.
04_ Il nuovo art. 48 TUE dopo Lisbona
Nella logica dei procedimenti di revisione “classici”, va collocato il nuovo art. 48 TUE, che innova decisamente rispetto ai precedenti, quando, salvo casi eccezionali, ogni
modifica era frutto di una riformulazione dell'intero accordo ad opera degli stati membri, senza intervento alcuno anche dello stesso Parlamento europeo,determinando tra l'altro la critica in merito al cd. deficit democratico della UE.
L'istituzione di una nuova procedura di revisione cd. Ordinaria – ex art. 48, par. 3, TUE – non si è, peraltro, rivelata sufficiente ad escludere la predetta critica: viene infatti istituito, per la prima volta in ambito europeo, un cd. meccanismo della convenzione, peraltro molto complesso, in cui l'impulso per l'attuazione del meccanismo proviene da un organo (il Consiglio europeo), espressione massima degli stati e della loro sovranità; ad esso viene attribuita la fondamentale funzione di adottare, sia pure a maggioranza semplice, una decisione favorevole all'esame delle proposte di modifica, relegando il Parlamento europeo e la Commissione ad un ruolo di mera preventiva consultazione. Non solo, ma l'avvenuta formalizzazione del cd. metodo della convenzione, così come è stato opportunamente sottolineato da una parte della dottrina, non ha comunque posto rimedio all'obbligo della unanimità delle ratifiche dei trattati di revisione da parte degli stati membri UE.
D'altro canto, analoga problematica emerge anche con riguardo alle procedure di revisione cd. semplificata, istituite dall'art. 48, par. 6-7, TUE. Anzi, la procedura di cui al paragrafo 7 rappresenterebbe, secondo alcuni autori, una mera “clausola passerella” destinata a intervenire sulle procedure legislative di adozione degli atti del Consiglio dell'Unione, nonché sui meccanismi di adozione delle relative delibere.
Ai fini della nostra trattazione, rileva principalmente la procedura di cui al paragrafo 6, la quale consente di apportare delle modifiche nell'ambito delle politiche ed azioni interne dell'Unione, su decisione all'unanimità da parte del Consiglio europeo, previa consultazione del Parlamento europeo, della Commissione e della Bce (qualora le modifiche intervengano nel settore monetario); in ultima analisi, saranno poi gli stati membri, già presenti e unanimi nel Consiglio europeo, a ratificare (o ad approvare 1) all'unanimità le modifiche così apportare al trattato.
La procedura appena descritta ha trovato applicazione per la prima volta, in ambito europeo, in occasione della istituzione, da parte dei 17 paesi membri dell'eurozona, del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità): un meccanismo permanente di gestione delle crisi per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme. Proprio a tal fine, fondamentale è stata la decisione 2011/199 del 25 marzo 2011, con cui il Consiglio europeo è ricorso per la prima volta alla suddetta procedura di revisione cd. semplificata, modificando l'art. 136 TFUE con l'aggiunta di un terzo comma, ai sensi del quale, si riconosce la possibilità fino ad allora negata, per gli stati membri che adottano l'euro, di istituire un meccanismo volto a salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo complesso e, nell'ambito del quale, peraltro, qualunque concessione di assistenza finanziaria dovrà essere assoggettata ad una rigorosa condizionalità. Alla base della scelta di procedere ad una modifica dell'art. 136 TFUE attraverso la via della cd. revisione semplificata, potrebbe individuarsi una motivazione di carattere politico espressa dalla cd. Sentenza Lissabon del 30 giugno 2009, con cui il Bundesverfassungsgericht si è pronunciato sulla compatibilità con la Legge Fondamentale tedesca, dell'atto di approvazione del trattato di Lisbona, dell'atto che modifica la Legge Fondamentale e dell'atto che amplia e rafforza i diritti del Bundestage del Bundesrat nelle questioni dell'Unione europea.
Di fatto, la via della citata “clausola di flessibilità” di cui all'art. 352 TFUE, nel caso di specie, avrebbe comportato inevitabilmente una “indebita interferenza dell'UE in una materia, quella della politica economica, di competenza esclusiva degli stati membri” (Messina M., 2013): ragione fondamentale per la quale, dunque, si è intrapresa la strada della revisione cd. semplificata dei trattati.
______________________
1 Entrambe le espressioni indicano una manifestazione del consenso, da parte degli stati che abbiano negoziato l'accordo, a vincolarsi al medesimo; tale distinzione terminologica, di fatto, assume invece rilevanza soprattutto alla luce dell'art. 11 legge n. 234/2012.
Tale questione è stata discussa anche dalla “sentenza Pringle2 del 2012,della Corte di giustizia, dove si sottolinea appunto come il ruolo dell'Unione, nell'ambito della politica economica, sia limitato esclusivamente ad una funzione di coordinamento, ai sensi dell'art. 2, par. 3, e dell'art. 5, par. 1, TFUE.
05_ Il Fiscal Compact: alcune peculiari ipotesi di ricorso alla “clausola rebus sic stantibus”
Il Fiscal Compact, come noto, è, a sua volta, un accordo internazionale parallelo alla UE, stipulato da 25 stati membri UE (con l'eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca) e sottoscritto il 2 marzo 2012 in un ben noto contesto di crisi del debito sovrano. Entrato in vigore il 1° gennaio 2013, con gli obiettivi – così come esplicitato dall'art. 1 – di rafforzare il pilastro economico dell'Unione economica e monetaria, di potenziare il coordinamento delle politiche economiche, e di migliorare la governance della zona euro, esso ha imposto agli artt. 3-4 alcuni vincoli particolarmente stringenti: fra essi si annoverano soprattutto la cd. golden rule (ovvero, l'obbligo di perseguire il pareggio di bilancio della pubblica amministrazione di ciascuna parte contraente), nonché l'obbligo di inserire la citata golden rule negli ordinamenti giuridici nazionali (preferibilmente attraverso norme di natura costituzionale).
La rilevante particolarità che si realizza, dunque, in ambito europeo con la redazione di tale accordo economico, è la assunzione di nuove attività e funzioni da parte dell'Unione europea, attraverso un trattato “parallelo” (e, dunque, non “modificativo”) rispetto ai trattati tradizionali (TUE e TFUE), senza neanche ricorrere al meccanismo della cd. cooperazione rafforzata,pur disciplinato dall'art. 20 TUE e dagli artt. 326- 327-328 TFUE. In altre parole, tale scelta – così come si intende sottolineare proprio in queste righe – consente agli stati membri UE che hanno ratificato il trattato, di “sfuggire”, almeno in qualche misura tutta da verificare nella prassi futura, ai meccanismi di controllo vigenti in ambito europeo.
Con riferimento al caso specifico dell'Italia, in primo luogo la “costituzionalizzazione” della golden rule si è realizzata tramite la modifica dell'art. 81 Cost.(novellato dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1), il quale ha tuttavia utilizzato l'espressione «equilibrio tra le entrate e le spese», in luogo della tradizionale «pareggio tra entrate e uscite», assoggettando inoltre l'approvazione della legge di bilancio all'inusuale (quanto stringente) meccanismo di una legge da adottare a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera.
È appena il caso di rilevare, appunto in termini di tecnica in materia di trattati internazionali, che, qualora non si riuscisse ad adottare tale legge, ne conseguirebbe, oltre ad una aperta violazione dello stesso Fiscal Compact, anche una violazione dell'art. 27 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 3.
______________________
2 Sentenza nella causa C-370/12, Thomas Pringle / Governmentof Ireland, Ireland, The Attorney General.
3 Tale norma impedisce agli stati di invocare la propria legislazioneinterna, al fine di giustificare la mancata attuazione di un trattato.
Ciò posto, e già non è poco, si potrebbe proporre la ulteriore seguente questione: dato che il Fiscal Compact, come accennato, è un “normale” trattato internazionale ed è quindi governato dalle “normali” regole fisiologiche e patologiche di un trattato – fra le quali la citata “clausola rebus sic stantibus” – diventa anche possibile in astratto e in concreto che l'Italia denunci legittimamente il Fiscal Compact, alla luce delle norme “comuni” in materia di accordi internazionali?
Due parole in materia meritano di essere spese. L'Italia, nel momento in cui ha ratificato il Fiscal Compact, era alle prese con un determinato ammontare di deficit di bilancio, evidentemente tenuto in considerazione dai negoziatori dell'accordo: un aggravamento di tale condizione di deficit, dunque, potrebbe rendere impossibile per l'Italia l'osservanza degli stringenti vincoli posti dal Fiscal Compact, e così legittimarla a denunciare il trattato per eccessiva onerosità dello stesso, magari invocando quel mutamento fondamentale delle circostanze di cui alla clausola rebus sic stantibus.
Un'altra motivazione potrebbe derivare dal fatto che, come è noto, il trattato di Lisbona ha fornito la base giuridica per l'adesione dell'Unione europea alla CEDU, attraverso il nuovo art. 6, par. 2, TUE, secondo cui «l'Unione aderisce alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali». In quest'ottica, in particolare, mal si concilierebbe ad esempio un eccesso di “rigore” da parte dell'Unione europea (sia pure indirettamente) con una disposizione CEDU fortemente “garantista” – come l'art.2, titolo I – che fa espresso riferimento alla tutela del «diritto alla vita di ogni persona».
Per non parlare, infine, delle conseguenze della procedura di cui all'art. 5 del Fiscal Compact, che obbliga uno stato contraente che sia soggetto a procedura per disavanzi eccessivi, a predisporre un programma di partenariato economico e di bilancio con una descrizione dettagliata delle riforme strutturali da attuare per poter correggere l'eccesso di deficit. In particolare, nella misura in cui questo elemento possa comportare una forte riduzione di benessere (quantomeno “percepito”) da parte degli individui, lo stato in questione potrebbe essere accusato di una violazione dei diritti dell'uomo, per non incorrere nella quale potrebbe risultare legittimo o necessario il ricorso alla “clausola rebus sic stantibus”.
06_ Conclusioni
Dalla sintetica trattazione emergono, dunque, due importanti considerazioni:
i) il meccanismo di revisione dei trattati nell'ambito del diritto UE tracciato dall'art. 48 TUE, anche in seguito alle modifiche apportate in materia dal trattato di Lisbona, è rimasto sostanzialmente un meccanismo internazionalistico tradizionale, in quanto ancora imperniato su un ruolo primario svolto nell'ambito della relativa procedura da parte del Consiglio europeo;
ii) in tema di Fiscal Compact, partendo dall'assunto che la stipulazione di un trattato parallelo rispetto ai trattati tradizionali (TUE e TFUE) è stata dettata dalla volontà di 25 stati membri UE di non assoggettarsi ai meccanismi di controllo tipici dell'Unione, si constata in realtà il fatto che gli obblighi di “rigore” economico-finanziario imposti dal Fiscal Compact ben potrebbero comunque essere, in qualche modo, “aggirati”: come detto, infatti, al ricorrere di determinate condizioni, potrebbero prospettarsi ipotesi di “denuncia” del trattato in questione da parte di uno stato contraente, con il conseguente venir meno anche di quegli obblighi di “rigore” da esso imposti.
 
 
Bibliografia
 
Barucco M. (1999), Il ruolo del principio di sussidiarietà nel sistema dell'Unione europea, da <http://www.jus.unitn.it>;
GiannitiL. (2011), Il meccanismo di stabilità e la revisione semplificata del Trattato di Lisbona: un'ipoteca tedesca sul processo di integrazione?,in Documenti IAI;
Gioia A. (2010), Manuale breve – Diritto internazionale, Milano: Giuffrè Editore;
Guarino G. (1971), La revisione dei trattati. Spunti critico-ricostruttivi, Napoli: Jovene Editore;
McNair A.D. (1961), The law of treaties, Oxford: OUP;
Messina M. (2013), La nuova governance economica e finanziaria dell'Unione: aspetti giuridici e possibili scenari per la sua integrazione nell'ordinamento giuridico UE, p.13, da <http://www.federalismi.it>;
Perassi T. (1962), L'ordinamento delle Nazioni Unite, Padova: CEDAM;
Quadri R. (1968), Diritto internazionale pubblico, Napoli: Liguori Editore;
Sperduti G. (1966), La CECA-Ente sopranazionale, Padova: CEDAM;
Villani U. (2008), Istituzioni di Diritto dell'Unione Europea, Bari: Cacucci Editore
 
 

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link sostituito da:
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