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Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE



Riporto una discussione sulla politica economica del Governo, la politica monetaria e i poteri-doveri della BCE per far fronte alla deflazione e alla crisi economica, e le regole strane di Wikipedia, svoltasi in gennaio in calce al seguente articolo nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it:


Carlo Clericetti  -  20 GEN 2017

Gli “stregoni dei numeri” di Bruxelles



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Massimo Giannini, ieri sul quotidiano la Repubblica   (http://www.repubblica.it/politica/2017/01/19/news/le_richieste_ue_e_il_governo_al_bivio-156350958/), ha scritto che il Governo Renzi poteva fare di più, sia quantitativamente come deficit, sia qualitativamente come misure. Giannini ha spiegato che il piano di Renzi è fallito perché ha sprecato la insufficiente flessibilità in misure sbagliate; e ha suggerito al nuovo Governo di osare di più aumentando significativamente il deficit e “varando una grande operazione di abbattimento del cuneo fiscale sul lavoro e/o di investimenti pubblici”. Per il taglio del cuneo fiscale sul lavoro, Giannini forse è influenzato da Scalfari. Come dire? errare è umano, perseverare diabolico. Renzi ha già ridotto il costo del lavoro ed ha regalato agli imprenditori ben 22 mld, ma inutilmente perché non c'è domanda.
Occorre, invece, aumentare la domanda aggregata, mettendo i soldi direttamente nelle tasche dei poveri, che sicuramente li spenderebbero, e investendo in opere pubbliche in settori mirati, che hanno un moltiplicatore tra il 2 e il 3. Ciò che va fatto, pertanto, è (a) aumentare il deficit in misura congrua (come hanno fatto quasi tutti gli altri Paesi durante la crisi) per disporre di un 50 mld; (b) mettere i soldi in tasca ai poveri, ad alta propensione al consumo; e (c) investire in opere pubbliche in settori mirati e con controlli severi (è quasi superfluo che io rispecifichi che nei settori mirati va incluso prioritariamente un corposo Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità, che sono estremamente carenti e possono fare la differenza per migliaia di famiglie tra una vita difficile ma sostenibile economicamente e la povertà).
Vincesko

PS: Per il debito pubblico, il parametro che conta è il rapporto debito/Pil, che dipende anche dal denominatore (i.e. crescita).


Vorrei fare un appunto di metodo più che di contenuto. Per quanto i tecnicismi appassionino alcuni, me compreso, fra i frequentatori del blog, penso sia oggi il caso di mettere l'accento sugli aspetti politici e geopolitici, tralasciando per una volta il piano prettamente economico.
So che Clericetti ne è perfettamente consapevole e quindi preferirei suggerire una diversa impostazione del problema.
L'UE è oggi il risultato di rapporti di forza a noi sfavorevoli, le regole vigenti offrono ampi spazi di interpretazione ma la loro applicazione non è equanime e permette ai paesi del nord di ottenere vantaggi ragguardevoli dall'approccio econometrico della Commissione.
Solo la BCE, forte dell'indipendenza del suo Presidente, prosegue imperterrita nel raggiungimento dei suoi obbiettivi statutari e, diciamolo, nella difesa di uno scenario macro "super partes" attirandosi giornalmente i fulmini del campo teutonico.
Mi riesce oltremodo difficile capire, dietro l'analisi di Clericetti, quale sia lo schieramento politico, nell'Italia di oggi, capace di lottare per scardinare l'asse molle (franco-tedesco) e costruire nuove alleanze in grado di pesare in Europa, fino a cambiare non solo certe regole ma l'impostazione generale della Confederazione...
Mi pare pura logorrea leggere l'intervento di Visco e altri sui presunti errori di Renzi, come se lui non fosse mai stato al governo e non avesse sperimentato di persona la sequela di compromessi tattici necessari a far spostare l'asticella in un senso piuttosto che in un altro...
Mi sembra ingenua ed approssimativa la posizione ondivaga di Giannini (citato da Vincesko), (non quella di Scalfari), sulle misure da intraprendere...come se non conoscessimo la storia del paese!
Abbiamo praticamente fatto default nel '92, riducendoci a prelevare nottetempo migliaia di miliardi di lire sui conti bancari degli italiani, abbiamo oggettivamente rifatto default nell'ottobre del 2011, salvati da Draghi e dal residuo credito che Monti mise pro tempore sul piatto della bilancia...
E nonostante questa storia, ci inerpichiamo sui formalismi di calcolo che ci chiedono continui aggiustamenti o sull'abbattimento del cuneo fiscale, dimenticando che ben altri malanni ci attanagliano...
Rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione dei mercati dando picconate alla costruzione europea non ci porta proprio da nessuna parte, dà solo fiato allo scetticismo di quanti dietro al recupero di "sovranità" mascherano appena rigurgiti di anti politica e latente xenofobia.


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Ciao Domenico, tu scrivi: “abbiamo oggettivamente rifatto default nell'ottobre del 2011, salvati da Draghi e dal residuo credito che Monti mise pro tempore sul piatto della bilancia...”.

Vedo che continui ad applicare la massima goebbelsiana: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.
La realtà è un po’ diversa 1. Il rischio di default fu reale, ma, come ti ho detto più volte, (a) non poggiava su dati macroeconomici negativi (il governo Berlusconi aveva risanato per 4/5 i conti pubblici e varato la severissima riforma delle pensioni Sacconi), e (b) fu favorito dalla quasi latitanza della BCE, altro che Draghi salvatore.
2. Il Governo Monti completò il risanamento per 1/5,
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
- governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%)
,
ma neppure Monti poté molto a fermare la speculazione finanziaria mondiale che, colpendo l’Italia, aveva scommesso sulla rottura dell’Euro.
Fino alla famosa e risolutiva frase di Draghi del luglio 2012.
Per un ripasso degli interventi non convenzionali della BCE, vedi:
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/11/22/incapaci-o-criminali-altro-che-il-29/#comment-4662
Vincesko


PS: Presso il piccolo Tribunale di Trani, è in corso l’importante processo contro Standard&Poor’s per i suoi rating negativi farlocchi contro l’Italia nel 2011.

Processo rating, la procura chiede di condannare S&P e gli analisti
A Trani si chiede la condanna per manipolazione del mercato: 3 anni e mezzo milione di multa al responsabile per l'Europa e gli specialisti del debito
20 gennaio 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/01/20/news/processo_rating_la_procura_chiede_di_condannare_s_p_e_gli_analisti-156447276/


Ciao Vincesko,
Tocchi un punto marginale del mio post ma per me "fare oggettivamente default" vuol dire non essere in condizioni di resistere (da soli e a lungo) allo stress prodotto da un attacco speculativo senza poter dimostrare che gli speculatori sbagliano a mettere in discussione la solidità dei nostri conti e la credibilità del nostro governo..m
Mi sembra che le cifre che tu riporti taglino la testa a quanti minimizzano sulla crisi del debito sovrano che fu effettivamente il secondo atto della "grande recessione" e mise allo scoperto la fragilità dei paesi del sud di fronte alle richieste di chi continuava a finanziarli...
La messa in sicurezza dei conti e le prime operazioni non convenzionali della BCE su Spagna e Portogallo frenarono ma non risolsero la crisi e Draghi, previa l'uscita di Berlusconi, dovette immettere liquidità anche da noi, investendosi di un ruolo che, dati i vincoli statutari, creò non pochi mal di pancia...
Tu senza dubbio immagini un altro presidente della BCE (Duisenberg, Trichet, Axel Weber o magari Jurgen Stark) convocare una conferenza stampa per dire che l'euro sarà salvato "whatever it takes", magari svariati mesi prima di Draghi....beh, io no!
Domenico


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Ciao Domenico,

BCE e deflazione
Ripeto per l’ennesima volta: il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la BCE[1] - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi [2], dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo, che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.

[1] “È perciò più difficile per la politica monetaria contrastare la deflazione che lottare contro l’inflazione”. (pag. 56) La politica monetaria della BCE (2004)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/monetarypolicy2004it.pdf?a7d0a699dc29cebf274cd6784659786d

[2] Cave peiora. Ho studiato latino alla Scuola Media, una delle pochissime cose che ancora ricordo riguarda l’aneddoto della vecchietta, unica a non esultare per la sostituzione del tiranno. Il nuovo re la convocò a palazzo e le chiese perché. Ella rispose : “Cave peiora” (guardati dal peggio).

Vincesko


PS: Mario Draghi prevede di raggiungere l’obiettivo statutario del tasso d’inflazione “poco sotto il 2% annuo” soltanto nel 2020 (forse).

“I tedeschi continuano così a denunciare le fragilità dell’Italia chiedendo di fatto alla Bce di metterle a nudo chiudendo i rubinetti del credito. Una mossa che non passa neppure per la testa del presidente della Bce, Mario Draghi, che proprio oggi ha rinnovato per altri nove mesi, fino al dicembre 2017, il Quantitative easing: la Banca centrale europea continuerà quindi a comprare titoli sul mercato secondario al ritmo di 80 miliardi di euro al mese fino a marzo e poi per 60 miliardi di euro al mese fino a fine anno. L’Ifo, invece, avrebbe voluto che l’Eurotower comunicasse la fine del Qe per marzo per evitarne “gli effetti negativi”. Per adesso, però, la Germania ha risparmiato 28 miliardi di euro grazie alla Bce.
Draghi però ha quindi tirato dritto per la propria strada respingendo ogni tipo di accusa: “Abbiamo sempre dimostrato di lavorare per l’Eurozona, non per aiutare il paesi mediterranei o l’Italia. Non siamo di parte”. L’obiettivo della Bce è quello di garantire la stabilità del prezzi con l’inflazione “poco sotto il 2% annuo”. Un tasso che non si vedrà prima del 2020 secondo le stime della Banca centrale per questo “saremo presenti sui mercati ancora a lungo” ha spiegato il presidente”.

La Germania spinge l’Italia fuori dall’euro, Draghi fa muro
Giuliano Balestreri - 8/12/2016 4:19:27 PM
https://it.businessinsider.com/la-germania-spinge-litalia-fuori-dalleuro-draghi-fa-muro/


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Segnalo volentieri questo articolo con un’affollata discussione in calce (ci sono vari miei commenti anche sulla BCE).

Neppure i noeuro sanno come uscire dall’euro
Pubblicato da keynesblog il 10 dicembre 2016

http://keynesblog.com/2016/12/10/neppure-i-noeuro-sanno-come-uscire-dalleuro

Vincesko


Caro Vincesko
Sull'operato di Draghi abbiamo visioni diverse ma sui vincoli statutari della BCE dovrebbero a priori esserci meno equivoci.
Al contrario della FED, la nostra banca centrale non ha mandati per intervenire sugli aspetti macroeconomici.
Nonostante ciò, gli interventi non convenzionali (sui debiti sovrani) del Presidente, hanno notevolmente allargato il raggio d'azione dell'istituzione e, di fatto, hanno creato un precedente di cui si dovrà in futuro tener conto.
Certo, riguardo l'entità e la tempistica si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, non bisogna però fare astrazione dei rapporti di forza vigenti in sede UE e nel Consiglio direttivo della BCE.

Vorrei sottolineare anche che, sul versante dell'inflazione, l'Ue come l'eurozona, hanno raggiunto a fine 2016, 1,1%, un aumento significativo rispetto allo 0,2 di fine 2015.
Considera poi che l'inflazione sottostante (quella destagionalizzata dalle variazioni del petrolio e beni alimentari) è già a 1,4%.

Se leggi bene le dichiarazioni di Draghi, capirai che cerca ormai di svincolare gli interventi di politica monetaria dal solo parametro dell'inflazione.
L'orizzonte 2020, ben aldilà della fine del suo mandato, dovrebbe perciò legare "strutturalmente" strumenti di allentamento quantitativo e fragilità macroeconomica degli Stati più deboli...
Personalmente credo che la tattica di Draghi consista nel "negoziare" riduzione del Qe contro adesione della Germania al terzo pilastro dell'Unione bancaria così da estendere automaticamente la condivisione comunitaria ai debiti di ogni singolo Stato...
Mossa azzardata ma se riuscisse a farlo, sarebbe davvero un risultato notevole!
Domenico


Caro Domenico, sono in disaccordo con alcune cose che scrivi, in accordo con altre.

Citazione1: “Al contrario della FED, la nostra banca centrale non ha mandati per intervenire sugli aspetti macroeconomici”.

Non è vero, come ho già segnalato qui innumerevoli volte,[1] – la mia, lo so, è una fatica di Sisifo, non solo con te, ma ti suggerirei di appuntartelo - la BCE ha un mandato duale-gerarchico. L'art. 2 del suo Statuto recita: « Articolo 2-Obiettivi
Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. »[1]

Citazione2: “Nonostante ciò, gli interventi non convenzionali (sui debiti sovrani) del Presidente, hanno notevolmente allargato il raggio d'azione dell'istituzione e, di fatto, hanno creato un precedente di cui si dovrà in futuro tener conto”.

Sono d'accordo. Anche, in parte, sulla tua frase successiva sui rapporti di forza. In parte, perché l'egemonia attuale della Germania le è stata regalata dagli altri Paesi, in particolare dalla Gran Bretagna (isolazionista), dalla Francia (sciovinista) e dall'Italia (vaso di coccio, ma con ancor più scarsa autostima rispetto alla sua debolezza).

Citazione3: “Vorrei sottolineare anche che, sul versante dell'inflazione, l'Ue come l'eurozona, hanno raggiunto a fine 2016, 1,1%”.

Come ho già osservato al mio interlocutore neo-liberista sfegatato in calce all’articolo che ho linkato sopra Neppure i noeuro sanno come uscire dall’eurol’1,1% (valore stimato) nel mese di dicembre 2016, cioè alla fine di un quadriennio, è comunque poco più della metà del target. Questi sono i dati dell’inflazione media relativa agli ultimi 4 anni per l’Europa (non è chiaro se sono i 19 dell’Eurozona o i 28 Paesi, ma quella dell’Italia è ancora più bassa: 1,4%, 0,4%, 0,0%, 0,0%):
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2013: 1,35 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2014: 0,43 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2015: 0,03 %
l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2016: 0,16 %
(E, detto per inciso, il valore stimato di 1,1% di dicembre, che comunque è molto più basso del target, ha fatto un balzo rispetto allo 0,6% di novembre e può non essere confermato a gennaio e febbraio).

Citazione4: “Personalmente credo che la tattica di Draghi consista nel "negoziare" riduzione del Qe contro adesione della Germania al terzo pilastro dell'Unione bancaria così da estendere automaticamente la condivisione comunitaria ai debiti di ogni singolo Stato...”.

Vedremo. Il terzo pilastro andava negoziato e ottenuto come condizione imprescindibile per la nostra firma all’Unione bancaria. Questo è l’ennesimo esempio, per scarsa autostima, senso di colpa esagerato e cattivo livello dei nostri governanti negoziatori, della subordinazione del nostro grande Paese alla Germania.
Prodi ha ricordato recentemente (cfr. su La Stampa, «Prodi: “I progressisti devono rispondere al malessere della classe media”») la saggezza di un proverbio calabrese che dice: chi pecora si fa, il lupo se lo mangia.

[1] Da ultimo qui: http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/10/29/amato-lordoliberale/#comment-4554, vedi la mia modifica della voce "Banca centrale europea" in Wikipedia, in particolare il par. 3, nel quale ho fatto la comparazione degli obiettivi tra FED e BCE.

Vincesko


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A proposito di bassa qualità dei nostri governanti, segnalo volentieri:
La reputazione del ministro Padoan
Pubblicato da keynesblog il 27 gennaio 2017

http://keynesblog.com/2017/01/27/la-reputazione-del-ministro-padoan/
Vincesko


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Si Vincesko, fai bene a ricordarlo.
Considera però la differenza, un po' nominalistica, fra obiettivi, missioni ed azioni di sostegno.
Ed anche la differenza fra BCE (il cui statuto appare solo nel protocollo allegato al Trattato di funzionamento), il SEBC e l'Eurosistema...
Grazie a Draghi c'è un po' più di fluidità fra questi diversi strati ma non è detto che debba durare anche dopo la fine del suo mandato.
Perciò il tempo è probabilmente venuto per iscrivere altri obiettivi nel mandato della BCE come delle altre banche centrali.
Ferma restando (allo stato odierno di integrazione della confederazione) l'impossibilità di intervenire direttamente nell'ambito delle misure di politica economica dei diversi stati, il dibattito verte intorno alla definizione di nuovi strumenti per garantire la "stabilità finanziaria" che è cosa diversa dalla "stabilità monetaria".
L'obiettivo di controllo dei prezzi attraverso gli strumenti della politica monetaria (i tassi a breve) non hanno impedito le immani instabilità dei mercati finanziari, in gran parte responsabili della crisi in corso.
Quindi le BC dovrebbero poter intervenire in futuro sui tassi lunghi per anticipare gli shock sui mercati azionari, obbligazionari...impedendo, senza dirlo, alla potenza di fuoco di certi hedge fund di attaccare la stabilità degli Stati...
Draghi ha già creato, in seno alla BCE il "Consiglio sul rischio sistemico" ma il consenso sul raggio d'azione e sugli strumenti a disposizione ancora non c'è.
Quindi riassumendo il problema è triplice : non legare troppo il QE al l'inflazione (che ha recuperato 0,9% in 1 anno ; continuare ad usare l'allentamento monetario come sostituto del terzo pilastro del MSU (per dare fiato sul debito) e spingere per includere la stabilità finanziaria fra gli "obiettivi" delle grandi BC...
Conoscendo il fronte degli oppositori e le carte di cui dispone, mi sentirei di paragonare Draghi al generale Koutouzov...
Ciao!


Caro Domenico,
Meglio non complicare le cose semplici, come inclinano a fare secondo me espertoni come Barra Caracciolo. Mi sono infatti accorto che, paradossalmente, è meglio essere ignoranti in partenza com’ero io in tema di interpretazione dei Trattati UE e quindi di Statuto della BCE e dei suoi obiettivi e poteri (vedi ad esempio la liceità del QE).
Mi scuso preliminarmente se sarò lungo e ripeterò cose già dette in passato, ma prendila come una messa a punto.

Terminologia
Per mission, si deve intendere un’obiettivo primario di un’organizzazione, un’azienda, ecc. Nel caso della FED, sono la piena occupazione e la stabilità dei prezzi; nel caso della BCE, la stabilità dei prezzi e, in via subordinata, la piena occupazione.
NB: L’obiettivo primario di un livello gerarchico può costituire un mero subobiettivo per il livello gerarchico superiore. Come è il caso, secondo me, della stabilità dei prezzi (vedi appresso).

BCE, SEBC, Eurosistema
La BCE è la banca centrale dell’Unione europea; il SEBC è l’insieme delle banche centrali dei 28 Paesi membri dell’UE; l’Eurosistema è l’insieme della BCE e delle BCN dei Paesi che hanno adottato l’Euro.
https://www.ecb.europa.eu/ecb/orga/escb/html/index.it.html

Statuto BCE
Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati (ad esempio gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Quindi “iscrivere altri obiettivi nel mandato della BCE”, come tu scrivi, esige la modifica dei Trattati e perciò l’unanimità (il protocollo 4, infatti, include le modifiche ai Trattati intervenute col trattato di Lisbona).
Ma è difficilissimo cambiarle, poiché le regole statutarie della BCE sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione europea Delors, gestito dal comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico-banderuola ma economista non disprezzabile Giorgio La Malfa (“DEFICIT - Il punto sull'Europa tra sogno e realtà”
Seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=Y9fGPNOQHW0&t=3210s).

Ma non c’è, secondo me, un’esigenza assoluta di cambiare le regole, come dimostra il tardivissimo QE, che quasi tutti ritenevano impossibile, per tutelare il debito pubblico dell’intera Eurozona (che, in assenza di trasferimenti fiscali, è la variabile critica per la sopravvivenza dell’Euro).
Solo che è stato fatto, come ha preteso la Germania, sulla base della regola del “capital key”, cioè in ragione della quota di partecipazione degli Stati nel capitale della BCE,[1] quindi la quota maggiore va alla Germania, che non ne ha bisogno (ha risparmiato solo nel 2015 28 mld in interessi passivi
[2]), e (quasi) nulla va alla Grecia, che invece ne ha un gran bisogno.

[1] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-09-28/draghi-bundestag-dal-qe-risparmi-28-miliardi-la-germania-155858.shtml   

Invece, checché ne dica la Germania, è possibile anche aiutare singoli Stati in modo differenziato, come dimostrano sia l’SMP, implementato nel 2010-2012 a favore di Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, sia le OMT (acquisto illimitato di titoli pubblici), mai utilizzate finora ancorché siano state giudicate conformi ai trattati UE dalla Corte di Giustizia europea, nel ricorso presentato dalla Corte Cost. tedesca.
Il limite statutario invalicabile (mutuato dai trattati) è che la BCE non sconfini dalla politica monetaria a quella economica e che persegua il suo obiettivo principale (quindi c’è anche un secondo obiettivo, anche se subordinato, che però viene sistematicamente obliterato): la stabilità dei prezzi nel medio periodo (cioè un tasso d’inflazione poco sotto il 2%). A questi si aggiungono i divieti di finanziamento degli Stati e di acquisto diretto (cioè sul mercato primario) dei titoli pubblici (art. 21 Statuto).[3]
[3] Cfr. QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED
La lezione che si ricava dalla gestione della politica monetaria della BCE è che, se l’oligarchia che comanda in UE lo vuole, c’è un ampio margine di interpretazione delle regole, in senso restrittivo o estensivo. Come peraltro avviene per l’intera missione dell’UE sancita dall’art. 3 del TUE (quello che parla anche di “economia sociale di mercato”), articolata in vari obiettivi e sub obiettivi (tra questi ultimi, a ben vedere, c’è la stabilità dei prezzi, cfr. Allegato alla petizione al Parlamento europeo: la BCE non rispetta il suo statuto.

Ma questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.[4]
Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.
Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.
La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.
[4] Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
E, com’è noto, perfino la supposta rigorosa Germania fa la furba nel collocamento dei suoi titoli pubblici e si guarda bene dal danneggiare il suo Paese.

Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
L’Unione europea è una Confederazione (atipica) di diritto, strutturata in Organi e disciplinata da norme e regole vincolanti, che promanano dai trattati e/o da deliberazioni successive dei suoi organi.
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html /mp_002.it.html 
Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html 
Ecco quanto scrive la BCE:
La BCE ha definito la stabilità dei prezzi in termini quantitativi Pur indicando chiaramente che il mantenimento della stabilità dei prezzi costituisce l’obiettivo primario della BCE, il Trattato non ne fornisce una definizione precisa. Per meglio specificarlo, nel 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha annunciato la seguente definizione quantitativa: per stabilità dei prezzi si intende “un aumento sui dodici mesi dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%. La stabilità dei prezzi deve essere mantenuta in un orizzonte di medio termine”. Successivamente, nel 2003, esso ha inoltre precisato l’intenzione di mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma “prossimi al 2% nel medio periodo”.
La definizione àncora le attese di inflazione e accresce la trasparenza e la responsabilità pubblica della BCE Varie ragioni hanno indotto il Consiglio direttivo ad annunciare una definizione quantitativa della stabilità dei prezzi. La prima è rappresentata dalla volontà del Consiglio di chiarire l a propria interpretazione dell’obiettivo assegnatogli dal Trattato, con il fine ultimo di agevolare la comprensione del quadro di politica monetaria e quindi di accrescere la trasparenza di tale politica. La seconda è costituita dalla necessità di offrire un termine di riferimento chiaro e misurabile rispetto al quale i cittadini possano giudicare l’operato del l a BCE. Ove l’andamento dei prezzi non risultasse conforme alla suddetta definizione, la BCE sarebbe infatti tenuta a rendere conto di tale difformità e a spiegare come intende ripristinare la stabilità dei prezzi entro un periodo di tempo accettabile. La terza va infine ricercata nel desiderio di orientare il pubblico, consentendogli di formarsi delle aspettative quanto all’andamento futuro dei prezzi (cfr. riquadro 3.2)
”. (pag. 59)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/whypricestability_it.pdf?341026fb3de63b56cb0f67865f6f7a36
Per i vari step circa le varie deliberazioni del Consiglio direttivo della BCE, vedi Allegato alla petizione al Parlamento europeo: la BCE non rispetta il suo statutoquasi al termine dell’appendice.

Sopravvivenza dell’Euro
La stabilità finanziaria è importante, ma è interconnessa strettamente alla stabilità economica, da cui dipende nel lungo periodo. Com’è noto, l’Euro è sottovalutato rispetto al Marco, per la ragione elementare che è stato il risultato della combinazione di 11 monete (poi nel 2001 si aggiunse la Grecia, e successivamente via via gli altri sette), deboli e forti. La fissazione (ci fu in parte una contrattazione) dei cambi irrevocabili avvenne nel novembre 1996, e per l’Italia provvide Ciampi, ministro del Tesoro del I Governo Prodi, che riuscì ad ottenere un cambio Lira/Marco a 990, che poi in rapporto all’Ecu diventò 1.936,27 (ma gli industriali italiani volevano 2.050).[5]
[5] Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi
Vedi anche, per l’evoluzione dei tassi di riferimento Lira e Marco, gli articoli allegati nel mio post già linkato sopra Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali.
Gli squilibri strutturali dell'Euro, resi evidenti ed esacerbati dalla crisi economica cominciata nel 2007, la cui genesi è nella finanza malata e nel debito privato (non nel debito sovrano!), hanno un impatto negativo diretto sulla produzione di reddito, che pregiudica l'equilibrio finanziario. Quindi la politica monetaria deve essere al servizio della ripresa economica, premessa per la buona salute finanziaria delle famiglie, delle aziende e degli Stati.
Domanda conclusiva. Come il prudente Kutuzov salvò la Russia dall’invasore francese, riuscirà il prudente Draghi, finalmente affrancato dall’influenza abnorme del bugiardo e arrogante Weidmann, a contribuire a salvare l’Euro dall’egoismo egemonico tedesco?

Vincesko


Vincesko, perché non prova a riproporre a Wikipedia questo post, "depurandolo" di alcuni giudizi che lo farebbero cassare?


Caro Carlo,
presumo lei si riferisca non al mio commento qui sopra ma alla mia modifica della voce Wikipedia sulla BCE. Ci proverò, ma la situazione è complicata, sia per le regole “strane” di Wikipedia (vietate analisi originali, le notizie devono essere di seconda o, ancor meglio, terza mano, una notizia falsa condivisa dalla maggioranza è ok, una vera condivisa dalla minoranza no, ecc.), ma ci sono altri progetti, con regole diverse, come Wikiquote o Wikisource, che intendo approfondire, sia per la qualità dei volontari-amministratori, alcuni dei quali stanno lì da vari anni e applicano le regole con troppa discrezionalità e, talvolta o spesso per alcuni di loro, con 2 pesi e 2 misure, sia perché - per la stessa natura di Wikipedia - può arrivare uno qualsiasi anche senza nessuna competenza e – senza alcuna discussione previa - modificare o addirittura eliminare interamente il lavoro preesistente, come è successo a me, in maniera solo molto parzialmente motivata, secondo me. Ed io aborro la censura, massimamente quando è ingiustificata.
Comunque, dati i rapporti molto pregiudicati con un volontario-amministratore (Ignis Delavega, categoria clero, la cui unica notizia del suo profilo “stranamente” riguarda un edicolante, che pensavo fosse lui stesso, ma poi ho scoperto essere un ex volontario Wikipedia, morto suicida (!) https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Ignisdelavega), ne voglio fare un caso emblematico ri-coinvolgendo anche la Fondazione Wikipedia – già contattata invano ma in italiano, lo rifarò in inglese - utilizzando la procedura di ricorso contro un volontario-amministratore per violazione delle regole, evidente nel mio caso almeno secondo me, in ordine alla quale sto già preparando il materiale per ricostruire un po' tutta la vicenda nel mio blog, ma mi ci vorrà del tempo.
Vincesko


Traggo dalla newsletter odierna della Banca d’Italia quanto ha dichiarato 2 giorni fa il governatore Ignazio Visco, al 23° Congresso ASSIOM Forex, sulle prospettive dell’inflazione.

Nell’area dell’euro l’espansione dell’attività economica è in graduale consolidamento. Le misure adottate dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno decisamente ridotto i rischi di deflazione e posto le premesse per un graduale ritorno alla stabilità monetaria. L’aumento dell’inflazione in dicembre è però in gran parte ascrivibile alle componenti energetiche e ad altre voci caratterizzate da elevata volatilità; ancora non emergono chiari segnali di un punto di svolta nelle componenti di fondo dell’evoluzione dei prezzi al consumo e nella dinamica delle retribuzioni, anche nei paesi dove la disoccupazione è più bassa. Nelle proiezioni dell’Eurosistema la crescita dei prezzi sarebbe ancora appena sopra l’1,5 per cento nel 2019. Per ricondurre l’inflazione su valori in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine vanno mantenute condizioni monetarie molto accomodanti. Coerentemente con questa visione, il Consiglio direttivo ha deciso di estendere la durata del programma di acquisto di titoli almeno sino alla fine del 2017, riportando da aprile l’importo mensile degli interventi al livello originale di 60 miliardi di euro. Alla fine di quest’anno l’ammontare complessivo degli acquisti sarà di circa 2.300 miliardi. Il Consiglio si attende che i tassi ufficiali si manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo che si estende ben oltre l’orizzonte del programma.

Sulle cause delle sofferenze bancarie:
I fattori che hanno concorso a determinare l’elevato livello di crediti deteriorati in Italia sono molteplici e ben noti. Quello di gran lunga più importante è la profonda e prolungata recessione, che ha minato la capacità di rimborso dei debiti di molte imprese, in un contesto di concessione del credito non sempre sufficientemente prudente. […]

E sulla stretta interconnessione tra ripresa economica e stabilità finanziaria:
Oggi molte delle premesse necessarie a una soluzione del problema dei crediti deteriorati sono ormai poste. Come ho ricordato, la ripresa economica si sta riflettendo sulla qualità del credito; il suo graduale consolidamento permetterà un riequilibrio dei bilanci delle banche. […] Il consolidamento della ripresa e il rafforzamento del sistema bancario sono fenomeni interconnessi.

Intervento del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco
Modena, 28 gennaio 2017
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2017/Visco-280117.pdf

Vincesko


http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Si vede che Visco ha letto i miei articoli (scherzo, eh!) :)


A proposito dell’inflazione (cfr. il mio commento del 28 gennaio 2017 alle 13:59), dopo il governatore Ignazio Visco, traggo dall’ultimo Bollettino economico della BCE:

Bollettino economico BCE, n. 1 – 2017
Prezzi e costi (pag. 14)
L’inflazione complessiva è aumentata marcatamente nel dicembre 2016.
L’inflazione misurata sullo IAPC è salita dallo 0,6 all’1,1 per cento fra novembre e dicembre (cfr. grafico 7). Tale rialzo è stato determinato in particolare dall’aumento molto più consistente dell’inflazione dei beni energetici, che ha continuato a contribuire in misura determinante alla ripresa dell’inflazione complessiva dopo il minimo del -0,2 per cento toccato ad aprile 2016. La maggiore inflazione della componente energetica è dovuta in gran parte a vigorosi effetti base al rialzo, che avranno un impatto sull’inflazione anche nei primi mesi del 2017 (cfr. riquadro 4).
L’inflazione di fondo non ha evidenziato segnali convincenti di una tendenza al rialzo.
L’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC al netto di alimentari ed energia si è collocata allo 0,9 per cento in dicembre, dopo essersi mantenuta allo 0,8 nei quattro mesi fino a novembre. I dati disponibili a livello nazionale suggeriscono che il rialzo in dicembre sia stato causato principalmente da un’impennata della componente volatile legata ai viaggi. L’inflazione al netto di alimentari ed energia rimane ben al di sotto della sua media di lungo periodo pari all’1,5 per cento. Inoltre, le misure alternative non segnalano la ripresa delle spinte inflazionistiche di fondo. Ciò potrebbe riflettere in parte gli effetti indiretti ritardati al ribasso dei precedenti cali dei corsi petroliferi ma anche, in modo più sostanziale, la protratta debolezza delle pressioni dal lato dei costi interni.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2017/bol-eco-1-2017/index.html



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Critiche severe all’economia italiana da importanti giornali di Spagna, Francia, Gran Bretagna e USA


Nei giorni scorsi, alcuni importanti giornali europei ed americani (in ordine cronologico, El PaysLe MondeFinancial Times e Wall Street Journal) hanno analizzato criticamente l’economia italiana, arrivando a parlare di Italia come malata d’Europa. Vediamo allora di capire se questo severo giudizio è giustificato e, nel caso, perché.

Avanzo primario e deficit. Se c’è avanzo primario,[1] la politica economica non è espansiva, poiché sottrae risorse all’economia reale. Anche considerando il deficit[2] e quindi includendo gli interessi passivi, questi per 1/3 vanno all’estero e per il resto restano nel circuito finanziario[3] e non vanno a finanziare investimenti. Basta fare allora un’analisi comparativa del dato del deficit/Pil[4] per capire che nei 7 anni di crisi i Paesi di appartenenza dei giornali che criticano l’Italia, in particolare la Spagna e la Gran Bretagna (per gli USA il discorso è analogo, il deficit raggiunse il 10% per poi calare gradualmente), a differenza dell’Italia hanno beneficiato di una forte politica di deficit spending.

Ne discende, allora, che il giudizio degli importanti giornali è viziato almeno un po’ da ignoranza o, più probabilmente, da malafede.


Debito pubblico. Si obietta che l'Italia ha, però, un altissimo debito pubblico (che, intanto, durante la crisi è cresciuto meno che negli altri Paesi e nel lungo termine è il più sostenibile); questo è vero, ma con alle spalle una banca centrale degna di questo nome, come dimostrano gli USA, il Giappone o la Gran Bretagna, e perfino l’Eurozona a partire dal marzo 2015 (varo del QE), il debito pubblico non è un grosso problema.

Il debito pubblico, inoltre, non va ridotto in recessione o stagnazione, sarebbe una misura pro ciclica ed aggraverebbe la crisi, a meno che non lo si faccia prendendo i soldi al 5% più ricco, a bassissima propensione al consumo.


Crescita. Per le cose da fare e dove destinare i soldi, l’ho già scritto, sono d’accordo col governatore Ignazio Visco che, nella sua Relazione 2016 (sul 2015), ha chiesto “un rilancio degli investimenti in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, [che] avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica”. (pag. 9). Ai quali, però, aggiungerei la green economy e un Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità (scandalosamente carenti in Italia), da locare ad affitto sociale. Il governatore ha aggiunto: “Per sostenere una ripresa più rapida e duratura è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti; sono importanti un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi. Se i margini oggi disponibili nel bilancio sono limitati, è comunque possibile programmare l’attuazione di questi interventi su un orizzonte temporale più ampio”. (pagg. 12-13). A parte la riduzione del cuneo fiscale, che in una crisi da domanda è una palese incongruenza, gli altri punti sono condivisibili, ma rinviati sostanzialmente alle calende greche. Ovviamente è un’eresia per Visco suggerire di prendere i soldi ai ricchi.


Conclusione. La questione, a mio avviso, va al di là delle ideologie economiche ed è di una semplicità solare: è necessario implementare una politica economica anticiclica, espansiva in periodi di vacche magre (come oggi, anzi da 8 anni!), restrittiva in fasi di vacche grasse (quindi occorre evitare gli eccessi anche del keynesismo). Come dimostrano i governi di tutti i colori: ad esempio, appunto, gli USA keynesiani, la Gran Bretagna neo-liberista, la Spagna neo-liberista, la Francia prima neo-liberista e poi sedicente keynesiana, il Giappone (destra e sinistra), tutti Paesi in cui si sono registrati durante la crisi deficit fino al 10% del Pil e aumenti del debito pubblico maggiori di quello italiano. I consumi languono sia perché chi ha i soldi è restio a spenderli, sia perché i soldi negli ultimi 20-30 anni si sono concentrati nelle fasce alte, a bassa propensione al consumo, e ridotti nelle fasce basse, ad alta propensione al consumo. Occorre perciò redistribuirli ed invece si continua a fare il contrario. Il debito pubblico non è un grosso problema se lo Stato ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome; in recessione o stagnazione ridurlo tagliando la spesa (quella italiana è globalmente in linea o sotto la media UE) o aumentando le tasse non è una priorità, anzi è esiziale, a meno che non lo si riduca mediante un prelievo straordinario sulla ricchezza del 5% più ricco delle famiglie, a bassissima propensione al consumo.


PS: Dai dati EUROSTAT relativi al deficit/Pil, si evince facilmente che la Germania, Paese leader UE e avvantaggiato dalla moneta unica, non solo si rifiuta di fare da locomotiva d'Europa come i suoi conti pubblici le permetterebbero, beneficiando i Tedeschi stessi, e la sua posizione di leadership le imporrebbe, ma vieta, attraverso la Commissione europea, a Paesi come l'Italia di fare una politica fiscale espansiva e all'Europa di fare altrettanto. Questa rigidità egoistica ed ottusa - deleteria per l'Italia - rischia di avere prima o poi, come ha avvertito il premio Nobel Joseph Stiglitz sul Financial Times dello scorso 17/8, effetti devastanti sulla tenuta dell'Unione europea.


PPS: Allego l’articolo di Joseph Stiglitz:

August 17, 2016 4:32 am

A split euro is the solution for Europe’s single currency

Joseph Stiglitz

The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz

Traggo dall’articolo originale di Joseph Stiglitz il passo relativo alle soluzioni (con l’avvertenza importante che egli ignora che il mandato della BCE è duale – non solo stabilità dei prezzi ma anche sostenere le politiche economiche dell’UE fissate nell’art. 3 del Trattato UE, tra cui “la piena occupazione” e “una crescita economica equilibrata” -, in particolare in deflazione o con un tasso d’inflazione EUZ sensibilmente inferiore al target, che è poco sotto il 2%):

“Le modifiche alle regole necessarie per far funzionare l'euro sono in senso economico di piccole dimensioni. Un'unione bancaria comune, cosa più importante l'assicurazione comune dei depositi; norme intese a restringere i surplus commerciali; e eurobond o qualche altro meccanismo simile per la mutualizzazione del debito. La politica monetaria deve concentrarsi maggiormente sull'occupazione, la crescita e la stabilità, non solo l'inflazione. Nel frattempo, le politiche industriali e le altre politiche devono essere orientate ad aiutare i paesi ritardatari a raggiungere i leader. Ancora più importante: un allontanamento dalla austerità verso politiche fiscali orientate alla crescita. Ma queste sembrano ben oltre le politiche di oggi dell'Europa, con la Germania che ancora va sostenendo che "L'Europa non è un'unione di trasferimenti".”.



Note


[1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.


[2] Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.


[3] Fubini del Corriere della Sera disinforma sul debito pubblico per parare il culo ai ricchi


[4] EUROSTAT – Deficit/Pil

.................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015

Italia........ -1,5....-2,7...-5,3..-4,2..-3,5..-2,9..-2,9.. -3,0..-2,6

Francia.....-2,5...-3,2....-7,2..-6,8..-5,1..-4,8..-4,0..-4,0...-3,5

Spagna.....+2,0..-4,4..-11,0..-9.4..-9,6.-10,4..-6,9..-5,9..-5,1

Gran Br.... -3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7..-8,3..-5,6..-5,6.. -4,4

Germania +0,2..-0,2....-3,2..-4,2..-1,0..-0,1..-0,1..+0,3. +0,7



Appendice



August 17, 2016 4:32 am

A split euro is the solution for Europe’s single currency

Joseph Stiglitz

The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz


That Europe, and especially the 
eurozone, has not been doing well since the 2008 crisis is beyond dispute. The single currency was supposed to bring prosperity and enhance European solidarity. It has done just the opposite, with depressions in some countries greater than the Great Depression.

To answer the question about what is to be done, one has to answer another: what went wrong. Some claim that policymakers made a set of mistakes — excessive austerity and poorly designed structural reforms. In other words, there is nothing wrong with the euro that could not be fixed by putting someone else in charge.

I disagree. There are more fundamental problems with the structure of the eurozone, the rules and institutions that guide and constitute it. These may well be insurmountable, raising the prospect that the time has come for a more comprehensive rethinking of the single currency, even to the point of unwinding it.

Put simply, the euro was flawed at birth. It was almost inevitable that taking away two key adjustment mechanisms, the interest and exchange rates, without putting anything else in their place, would make macro adjustment difficult. Add to that a central bank mandated to focus on inflation and with countries still further constrained by limits on their fiscal deficits, the result would be excessively high unemployment and gross domestic product consistently below potential output. With countries borrowing in a currency not under their remit, and with no easy mechanism for controlling trade deficits, crises too were predictable.  

The alternative to adjusting nominal exchange rates is adjusting real ones — having Greek prices fall relative to German prices. But there are no rules in place that could force a rise in German prices and the social and economic costs of forcing Greek prices to fall enough are enormous. One might dream of Greek productivity growing faster than that of Germany as an alternative way of “adjusting,” but no one has figured out how to do it. So too for Spain and Portugal. In the absence of a grand strategy, the troika of international institutions has flailed around, putting in place new rules for defining fresh milk or the size of loaves of bread. Whether these are desirable can be debated; that they are not going to achieve the desired adjustment in real exchange rates cannot.

The rule changes needed to make the euro work are in an economic sense small. A common banking union, most importantly common deposit insurance; rules to curtail trade surpluses; and eurobonds or some other similar mechanism for mutualisation of debt. Monetary policy to focus more on employment, growth and stability, not just inflation. Meanwhile, industrial and other policies should be orientated to helping the laggard countries catch up to the leaders. Most importantly: a move away from austerity towards growth-oriented fiscal policies. But these seem well beyond the politics of Europe today, with Germany still arguing that “Europe is not a transfer union”.

Good currency arrangements cannot ensure prosperity; flawed ones lead to recessions and depressions. And among the kinds of currency arrangements long associated with recessions and depressions are pegs, where the value of one country’s currency is fixed relative to another. A single currency is neither necessary nor sufficient for close economic and political co-operation. Europe needs to focus on what is important to achieve that goal. An end to the single currency would not be the end of the European project. The other institutions of the EU would remain: there would still be free trade and migration.

It is important that there can be a smooth transition out of the euro, with an amicable divorce, possibly moving to a “flexible-euro” system, with say a strong Northern Euro and softer southern euro. Of course, none of this will be easy. The hardest problem will be dealing with the legacy of debt. The easiest way of doing that is to redenominate all euro debts as “southern euro” debts.

As we move to a digital economy, modern technology enables a set of market-based reforms that can simultaneously achieve the triple goals of full employment, trade balance, and fiscal balance, through credit auctions and electronic trade tokens. In the current global system, we rely on central banks to set interest rates, hoping somehow that the resulting trade balance, investment, and consumption will be “right.” They typically aren’t. The alternative approach focuses on the quantities of, say, investment and trade balance, that we need, and lets the market set the price to achieve this.

Over time exchange rate variations could become more limited as institutions develop. The flexible euro is a strategy for incorporating the advances in economic integration already made while providing the space for reforms.

The single currency was supposed to be a means to an end. It has become an end in itself — one that undermines more fundamental aspects of the European project, as it spreads divisiveness rather than solidarity. An amicable divorce — a relatively smooth end to the euro, perhaps instituting the proposed system of the flexible euro — could restore Europe to prosperity and enable the continent to once again focus, with renewed solidarity, on the many real challenges that it faces. Europe may have to abandon the euro to save Europe and the European project.

The writer, a Nobel laureate in economics, is author of ‘The Euro: How a Common Currency Threatens the Future of Europe’


Che l'Europa, e in particolare la zona euro, non ha fatto bene dalla crisi del 2008 è fuori discussione. La moneta unica avrebbe dovuto portare prosperità e rafforzare la solidarietà europea. Ha fatto proprio l'opposto, con depressioni in alcuni paesi superiori alla Grande Depressione.

Per rispondere alla domanda su cosa si deve fare, si deve rispondere a un'altra: cosa è andato storto. Alcuni sostengono che i politici hanno fatto una serie di errori - l'austerità eccessiva e riforme strutturali mal progettate. In altre parole, non c'è niente di sbagliato con l'euro che non poteva essere risolto mettendo qualcun altro in carica.

Non sono d'accordo. Ci sono problemi più fondamentali con la struttura della zona euro, le regole e le istituzioni che lo guidano e lo costituiscono. Questi possono anche essere insormontabili, sollevando la prospettiva che è giunto il momento per un ripensamento più completo della moneta unica, fino al punto di disfarla.

In parole povere, l'euro è stato viziato alla nascita. Era quasi inevitabile che togliendo due meccanismi di regolazione chiave, i tassi di interesse e di cambio, senza mettere niente altro al loro posto, avrebbe reso la regolazione macro difficile. A questo aggiungete una banca centrale con il mandato di concentrarsi sull'inflazione e con i paesi ancora di più vincolati da limiti sui loro deficit fiscali, il risultato sarebbe stato un'eccessivamente elevata disoccupazione e il prodotto interno lordo costantemente al di sotto del prodotto potenziale. Con i paesi indebitati in una valuta non sotto la loro competenza, e senza un facile meccanismo per controllare i deficit commerciali, le crisi erano troppo prevedibili.

L'alternativa ad aggiustare tassi di cambio nominali è aggiustare quelli reali - avere prezzi greci che scendono rispetto ai prezzi tedeschi. Ma non ci sono norme in vigore che potrebbero costringere un aumento dei prezzi tedeschi e i costi sociali ed economici per costringere i prezzi greci a calare abbastanza sono enormi. Si potrebbe sognare che la produttività greca cresca più velocemente di quella della Germania come un modo alternativo di "regolare", ma nessuno ha capito come farlo. Così anche per la Spagna e il Portogallo. In assenza di una grande strategia, la troika delle istituzioni internazionali ha agito in giro, mettendo in atto nuove regole per la definizione di latte fresco o la dimensione di pagnotte di pane. Se questi sono desiderabili può essere discusso; che non si è in via di ottenere l'aggiustamento desiderato dei tassi di cambio reali non si può.

Le modifiche alle regole necessarie per far funzionare l'euro sono in senso economico di piccole dimensioni. Un'unione bancaria comune, cosa più importante l'assicurazione comune dei depositi; norme intese a restringere i surplus commerciali; e eurobond o qualche altro meccanismo simile per la mutualizzazione del debito. La politica monetaria deve concentrarsi maggiormente sull'occupazione, la crescita e la stabilità, non solo l'inflazione. Nel frattempo, le politiche industriali e le altre politiche devono essere orientate ad aiutare i paesi ritardatari a raggiungere i leader. Ancora più importante: un allontanamento dalla austerità verso politiche fiscali orientate alla crescita. Ma queste sembrano ben oltre le politiche di oggi dell'Europa, con la Germania che ancora va sostenendo che "L'Europa non è un'unione di trasferimenti".

Buoni accordi valutari non possono garantire la prosperità; quelli difettosi portano a recessioni e depressioni. E tra il tipo di accordi di valuta a lungo associato con recessioni e depressioni sono i ‘ganci’, dove il valore della valuta di un paese è fisso rispetto ad un altro. Una moneta unica non è né necessaria né sufficiente per una stretta cooperazione economica e politica. L'Europa ha bisogno di concentrarsi su ciò che è importante per raggiungere tale obiettivo. La fine della moneta unica non sarebbe la fine del progetto europeo. Le altre istituzioni dell'UE resterebbero: ci sarebbe ancora il libero scambio e la libera circolazione delle persone.

E' importante che ci possa essere una transizione morbida fuori dall'euro, con un divorzio amichevole, forse di passare a un sistema di "euro flessibile", con dire un Euro forte del Nord e un euro più debole del Sud. Naturalmente, niente di tutto questo sarà facile. Il problema più difficile sarà che cosa fare con l'eredità del debito. Il modo più semplice di farlo è quello di ridenominare tutti i debiti in euro come debiti "in euro del sud".

Mentre ci muoviamo verso un'economia digitale, la tecnologia moderna consente una serie di riforme di mercato che possono contemporaneamente raggiungere il triplice obiettivo di piena occupazione, bilancia commerciale, e l'equilibrio fiscale, attraverso le aste di credito e buoni di commercio elettronico. Nel sistema globale attuale, ci affidiamo a banche centrali per impostare i tassi di interesse, sperando in qualche modo che la risultante bilancia commerciale, gli investimenti e il consumo saranno "giusti". In genere non lo sono. L'approccio alternativo si concentra sulle quantità di, per esempio, gli investimenti e la bilancia commerciale, di cui abbiamo bisogno, e lascia che il mercato fissi il prezzo per raggiungere questo obiettivo.

Nel corso del tempo le variazioni dei tassi di cambio potrebbero diventare più limitati come le istituzioni si sviluppano. L'euro flessibile è una strategia per integrare i progressi in materia di integrazione economica già effettuate, fornendo lo spazio per le riforme.

La moneta unica doveva essere un mezzo per un fine. E' diventata fine a se stessa - quella che mina gli aspetti più fondamentali del progetto europeo, così come diffonde divisione piuttosto che solidarietà. Un divorzio amichevole - una fine relativamente morbida per l'euro, forse istituendo il sistema proposto dell'euro flessibile - potrebbe riportare l'Europa alla prosperità e mettere in grado il continente di concentrarsi ancora una volta, con rinnovata solidarietà, sulle molte sfide reali che essa deve affrontare. L'Europa potrebbe dover abbandonare l'euro per salvare l'Europa e il progetto europeo.


Lo scrittore, premio Nobel per l'economia, è autore di 'L'euro: come una valuta comune minaccia il futuro dell'Europa'



Articolo collegato:


Gustavo Piga, commentando un saggio di Hugh Rockoff della Rutgers University intitolato “How Long Did it Take the United States to Become an Optimal Currency Area?”, ovvero “Quanto ci hanno messo gli Stati Uniti a divenire una Area Valutaria Ottimale?”, spiega perché, nonostante i difetti, per l’Unione Europea è preferibile continuare ad adottare una moneta ed una politica monetaria comune.


Moneta e bandiera: il se e quando degli Stati Uniti d’Europa

Gustavo Piga  -  18 agosto 2016



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Dialogo breve con Davide Giacalone sui conti pubblici


Riporto il breve dialogo intercorso tra Davide Giacalone e me in calce a questo suo articolo sui conti pubblici, sul giornale on-line Gli Stati Generali:

BLOCCO, SFORAMENTO E RINVIO

12 agosto 2016

Fateci caso, una costante dei neo-liberisti (e degli appartenenti alla destra) è l’inclinazione irresistibile all’uso della proiezione, oltre a problemi con il principio di realtà. I due elementi sono collegati.



E’ noioso perfino ripeterlo: le solite fesserie neo-liberiste. 1. L'Italia è quasi l'unico Paese in UE28 che rispetta da anni il limite del 3% deficit/Pil.[1] 2. Poiché il peso degli interessi passivi è pari ora al 4,2%, se il deficit è all’1,8% vuol dire che c’è un avanzo primario (da anni, il più alto o tra i più alti in UE28[2]), che equivale a sottrarre risorse all’economia reale. 3. E’ ipocrita o da ignorante, perciò, meravigliarsi che l’Italia non cresca. 4. Con alle spalle una banca centrale degna di questo nome, come dimostrano gli USA, il Giappone o la Gran Bretagna, e perfino l’Eurozona a partire dal marzo 2015 (varo del QE), il debito pubblico non è un problema. 5. Il debito pubblico non va ridotto in recessione o stagnazione, sarebbe una misura pro ciclica ed aggraverebbe la crisi, a meno che non lo si faccia prendendo i soldi al 5% più ricco, a bassissima propensione al consumo.


Ma sì, facciamo crescere il debito, diabo bonus a chiunque, pratiochiamo un bel clientelismo generalizzato. I consumi non crescono perché la gente non è scema, cercando di risparmiare, e perché i soldi regalati se ne vanno in tariffe amministrate e crescita del gettito. E siccome la ripresa non parte, pur in condizioni favorevolissime, si dia la colpa all'euro, all'europa, alla storia, alla sorte, a tutti, fuorché ai dissoluti incoscienti che lasciano correre debito e deficit. Magari accusando di liberismo un mondo in cui la metà del pil è stesa pubblica. Spero tolgano presto la boccia.


1. Replica che trasuda moralismo indignato sospetto, tipico degli adepti al neo-liberismo, ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi. 2. La questione è di una semplicità solare: è necessario implementare una politica economica anticiclica, espansiva in periodi di vacche magre (come oggi, anzi da 8 anni), restrittiva in fasi di vacche grasse (quindi occorre evitare gli eccessi anche del keynesismo). Come dimostrano i governi di tutti i colori: ad esempio, gli USA (Obama, democratico, keynesiano), la GB (Cameron, tory, neo-liberista), la Spagna (Rajoy, popolare, neo-liberista), la Francia (repubblicano Sarkozy, neo-liberista, e sedicente socialista Hollande), Giappone (destra e sinistra), tutti Paesi in cui si sono registrati durante la crisi deficit fino al 10% del Pil e aumenti del debito pubblico maggiori di quello italiano. 3. I consumi languono sia perché chi ha i soldi è restio a spenderli, sia perché i soldi negli ultimi 20-30 anni si sono concentrati nelle fasce alte, a bassa propensione al consumo, e ridotti nelle fasce basse, ad alta propensione al consumo. Occorre perciò redistribuirli. Invece si è fatto il contrario (v. le manovre correttive scandalosamente inique del governo Berlusconi-Tremonti varate nella scorsa legislatura, pari ad un ammontare complessivo di 267 mld cumulati, il quadruplo di quelle varate dal governo Monti, molto più eque, pari a 63 mld cumulati[3]). 4. Ripeto: il debito pubblico non è un grosso problema se lo Stato ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome, in recessione o stagnazione ridurlo tagliando la spesa o aumentando le tasse non è una priorità, anzi è esiziale, a meno che non lo si riduca mediante un prelievo straordinario sulla ricchezza del 5% più ricco delle famiglie, a bassissima propensione al consumo.[4] Ciò che conta, poi, è il rapporto debito/Pil. 5. Puntualizzato che io non sono renziano, termino, per le cose da fare e dove destinare i soldi, con due citazioni dalla relazione 2016 del governatore Ignazio Visco,[5] col mio commento. La prima: “Come più volte e da più parti osservato, un rilancio degli investimenti in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica”. (pag. 9). Se si aggiungono la green economy[6] e un Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità (scandalosamente carenti in Italia),[7] da locare ad affitto sociale, sono del tutto d’accordo con Visco. La seconda: “Per sostenere una ripresa più rapida e duratura è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti; sono importanti un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi. Se i margini oggi disponibili nel bilancio sono limitati, è comunque possibile programmare l’attuazione di questi interventi su un orizzonte temporale più ampio”. (pagg. 12-13). A parte il mantra similscalfariano della riduzione del cuneo fiscale, che in una crisi da domanda è una sesquipedale fesseria, gli altri punti sono condivisibili, ma rinviati sostanzialmente alle calende greche, come se i poveri cristi senza reddito potessero aspettare. Ovviamente è un’eresia per Visco suggerire di prendere i soldi ai ricchi. Vedo che è un’eresia anche per Davide Giacalone, che infatti da bravo neo-liberista al soldo dei ricchi se ne è dimenticato. Ma nessuna dimenticanza – direbbe Freud – è casuale...


Fin qui i tagli non si sono visti e la politica economica è stata espansiva, sia a livello Bce che spesa pubblica nazionale. I risultati può ben vederli. Se solo toglie gli occhiali colorati d'ideologia.


1. Non proietti i suoi difetti, non sta bene ed è un segno di debolezza. 2. Ripeto: se c’è avanzo primario,[1] la politica economica non è espansiva, poiché sottrae risorse all’economia reale. Non lo sa? 3. Quella della BCE non è politica economica ma monetaria, che per ammissione della stessa BCE (v. le dichiarazioni del presidente Draghi, che invoca misure di politica fiscale degli Stati,[2] o il duplice potenziamento del QE), come si vede nella realtà e come ammettono ora perfino quasi tutti i neo-liberisti, che parlano anch’essi di fallimento del QE e di BCE disarmata e di moneta dall’elicottero (direttamente nelle tasche nei cittadini), non ha effetti sull’economia reale (né, come pretendono i neo-liberisti, sull’inflazione), se non sul servizio del debito pubblico (interessi passivi), poiché la domanda addizionale di titoli fa ovviamente crescere il loro valore e di conseguenza calare i rendimenti.

Note: [1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6. Grafico del Giorno: Saldo Primario nei 27 paesi UE. Italia e Germania le piu’ virtuose http://scenarieconomici.it/grafico-del-giorno-saldo-primario-nei-27-paesi-ue-italia-e-germania-le-piu-virtuose/ . Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6. [2] Draghi: Bce pronta ad agire Ma non può sostituire i governi http://www.corriere.it/economia/14_agosto_27/draghi-bce-pronta-ad-agire-9fab8b3a-2dfe-11e4-833a-cb521265f757.shtml  http://www.ilfoglio.it/economia/2016/02/15/draghi-torna-a-spronare-politici-europei-e-borse___1-v-138276-rubriche_c415.htm. [3] Il dilemma della Bce Guido Ascari - 13.01.15 http://www.lavoce.info/archives/32340/dilemma-bce/. Per un Quantitative easing efficace * Francesco Giavazzi e Guido Tabellini - 21.01.15 http://www.lavoce.info/archives/32488/per-qe-efficace/.

PS: Aggiungo questo articolo che ho omesso prima per un errore di copiaincolla: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-02-15/i-limiti-qe-versione-europea-082506.shtml.



Note


[1] Deficit/Pil Italia (%)1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.


[2] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.


Grafico del Giorno: Saldo Primario nei 27 paesi UE. Italia e Germania le piu’ virtuose


[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[4] Piano taglia-debito per la crescita


[5] Banca d’Italia – Relazione annuale sul 2015

31 maggio 2016


[6] Green economy e prospettive industriali

Di Roberto Romano - 21 maggio 2016


[7] La casa è un diritto essenziale


Alloggi pubblici. Dal rapporto della CIES (Tab. 3.4, pag. 101), si ricava che, nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!

“Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale” 2011-2012

link sostituito da:


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Ricchi e poveri


Carlo Clericetti  26 MAG 2016

Usa, per il 90% reddito fermo da 40 anni


Ricchi e poveri

Si tratta semplicemente della antichissima guerra tra i ricchi e i poveri, ed i ricchi, resisi conto che nel “trentennio d’oro” erano diventati meno ricchi ed i poveri meno poveri, dopo averlo fortemente voluto, pianificato, organizzato ed attuato a partire dalla fine degli anni '70 del secolo scorso, hanno stravinto. Controllando, com'era nei loro piani, in primo luogo l'università e la tv, veicoli principe dell’“indottrinamento” delle élite e della “manipolazione” delle masse.[1]


Neo-liberismo

Università che hanno approntato la base teorica della rivincita del ceto dominante: il neo-liberismo, che è l’ideologia al soldo dei ricchi e dei potenti, una religione[2] fallace[3] propalata dai loro sacerdoti-utili idioti (docenti universitari, maitre à penser e adepti plagiati).

Tale ideologia domina da 30 anni e ne fanno parte tantissimi che occupano posizioni apicali di Istituzioni pubbliche capaci di incidere anche pesantemente sulla vita di centinaia di milioni di persone.
Soltanto il controllo delle Università e dei media e l’ammuina dei non ricchi rendono possibile il dominio di un’infima minoranza di straricchi potenti, egoisti, bulimici e spietati sul resto dell’umanità.
E, soprattutto, la connivenza o almeno la corrività dei rappresentanti politici, socialisti inclusi.


Unione Europea

Anche l’Unione Europea è stata marchiata a fuoco dallo stigma dello stesso peccato originale: tutta la costruzione europea è determinata, non dal Manifesto di Ventotene del massone progressista Altiero Spinelli e altri, ma dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia.

Ma… Contrariamente a quel che sostengono esperti come Barra Caracciolo, che danno un’interpretazione pessimistica e ribaltata, ma poi aggiustano il tiro,[4] a mio avviso gli attuali Trattati europei (TEU e TFUE), vedi in particolare l'art. 3, permetterebbero già ora di concretizzare, in parte, la visione democratica, liberale, solidale, a favore del popolo europeo del Manifesto di Ventotene di Spinelli e NON quella neo-oligarchica, liberista e burocratica dei massoni reazionari Kalergi, Monnet, Schumann. Infatti, “Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei”.[5]


La presa della Bastiglia

Purtroppo, i partiti e gli intellettuali eterodossi si trastullano con gli inutili appelli e non seguono la strada maestra del ricorso alla legge. Le teste pensanti di stampo progressista - massoni e non - ci sono ancora; ed hanno l'appoggio di milioni di individui chini come me sulla tastiera del pc. Mancavano le braccia per dare l’assalto alla Bastiglia. Ora si può sperare che o i Francesi riprendano la Bastiglia e caccino il mediocre e colluso Hollande, che fa da chaperon[6] alla egemone Merkel, o i Sanders e i Corbyn conquistino democraticamente il potere. E portino, non la ghigliottina per i ricchi, ma semplicemente e “rivoluzionariamente” un nuovo trentennio d’oro, con più giustizia sociale, il ripristino dell’aliquota marginale del 92% d’imposta sui redditi (decisa negli anni cinquanta del secolo scorso dal conservatore Eisenhower!), un’imposta patrimoniale sia ordinaria che straordinaria sui ricchi per semplice equità, e la riduzione della finanza – adeguatamente ri-disciplinata[7] - da padrona del mondo al suo ruolo ancillare dell’economia.



[2] La religione neo-liberista


[3] L’economia neoclassica: una pseudoscienza. Una discussione tra Sylos Labini e Boldrin


[4] Helicopter money. Le soluzioni nascoste, ma non troppo, nei "poteri impliciti"

di Quarantotto

01 Maggio 2016


[5] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei


[6] UE, classifica (personale) dei mediocri


[7] Bill Clinton, il liberista

Pubblicato da keynesblog il 16 maggio 2016



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La “moneta dall’elicottero” secondo Guido Tabellini

  

Carlo Clericetti

21 APR 2016

Moneta dall'elicottero? Parliamo del pilota


Questa del prof. Tabellini è una proposta illogica.

Egli afferma: la BCE, che gestisce esclusivamente la politica monetaria, dovrebbe adottare una misura di natura fiscale (per giunta espansiva), che è di competenza esclusiva degli Stati; ma per farlo avrebbe bisogno di una modifica dei Trattati UE, che è di competenza degli Stati, i quali finora hanno deciso di adottare una politica fiscale restrittiva.

Sicuramente anche Tabellini è consapevole sia della contraddizione logica implicita nella sua proposta, sia che la probabilità che essa venga attuata è prossima allo zero.

Ipotizzo che egli l’abbia formulata sia per ri-tacitare la sua coscienza (è dal 2014 che egli ha quasi del tutto abbandonato l’ideologia fallimentare alla base del prolungamento dell’attuale crisi economica, vedasi ad esempio questo articolo di Carlo Clericetti del 25 AGO 2014 I (quasi) pentiti dell’austerità), sia per tentare di superare il veto di un Organo politico, il Consiglio europeo, controllato dalla Germania, a qualunque decisione che comporti un sostanziale allentamento della disciplina fiscale, investendo surrettiziamente della questione una tecnocrazia europea: la BCE, che, di fronte ad un fallimento conclamato della politica monetaria di ottenere la stabilità dei prezzi (tasso d’inflazione poco sotto il 2%) potrebbe forzare  la mano ai decisori politici.

Ma temo invano, poiché a) l’art. 21-“Operazioni con enti pubblici” dello Statuto della BCE è escluso esplicitamente, a norma dell’art. 40 dello Statuto, dal novero degli articoli emendabili con procedura semplificata, perciò qualunque sua modifica deve passare necessariamente attraverso l’iter ordinario di modifica dei Trattati UE, che contempla il veto; b) in questo caso la Corte Cost. tedesca avrebbe gioco facile nel far invalidare l’eventuale decisione della BCE con un ricorso alla Corte di Giustizia Europea (sai la soddisfazione per i Tedeschi…); e c) lo stesso presidente della BCE, che oggi ha dichiarato che la BCE è sottoposta soltanto alle leggi ed è indipendente dai politici, molto difficilmente adotterebbe una tale decisione palesemente contraria ad una norma del Trattato e dello Statuto e in una fattispecie sottoposta in passato al vaglio della Corte di giustizia (OMT e QE), che, pur dando via libera,[1 e 2] ha posto dei paletti alla discrezionalità della BCE.



Post e articolo collegati:


Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE


Salario minimo e occupazione, finanziati da Bce: l’inedita proposta dell’ex guru di Wall Street

Warren Mosler e l’italiano Damiano Silipo lanciano dal festival dell’Economia di Vibo Valentia un’idea per aiutare la Banca centrale europea ad evitare il rischio deflazione
«Proposta che non richiede la modifica dei trattati»

di Stefania Tamburello

19 aprile 2016



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Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE



Due giorni fa ho pubblicato la risposta della Banca Centrale Europea [1 oppure 2alla mia petizione sulla BCE presentata in data 3 novembre 2014 al Parlamento Europeo; pubblico ora la mia replica alla lettera della BCE.

 

 

Spett.

Commissione Petizioni

del Parlamento Europeo

c.a. Pres.ssa Cecilia Wikström


Oggetto: Risposta alla lettera della BCE sulla petizione N. 2401/2014

In primo luogo, osservo che a) la mia petizione è stata presentata il 3 novembre 2014; e b) ovviamente, prendendo in esame le azioni e le omissioni della BCE fino a quella data.

Appare, perciò, invero strano che nella lettera, anziché rispondere puntualmente alle osservazioni evidenziate nell’Allegato alla petizione1 (al quale rinvio2), esclusi gli aggiornamenti successivi alla data di presentazione, vengano addotti dichiarazioni o atti successivi a tale data, che peraltro – a ben vedere - possono costituire, per contro, in buona parte conferma delle contestazioni degli atti o, soprattutto, delle omissioni della BCE rilevati alla data del 3/11/2014.

In secondo luogo, l’intento – o la vera e propria preoccupazione – della lettera sembra quello di riaffermare la sussistenza o la prevalenza dell’obiettivo primario della BCE – il mantenimento della stabilità dei prezzi –, ma questo non è affatto in discussione; mentre è invece in discussione la vera e propria obliterazione da parte della BCE che, come recita chiarissimamente fin dal titolo al plurale, “Obiettivi”, l’art. 2 dello Statuto della BCE, esiste un secondo obiettivo – sostenere le politiche economiche dell’UE – ancorché esso sia “condizionato” al raggiungimento del primo, com’è attualmente e da ben prima del 3/11/2014.

In terzo luogo, la lettera – come dicevo – non risponde, né puntualmente né ad una soltanto, alle osservazioni contenute nell’Allegato alla stessa, formulate il 3/11/2014, e che riepilogo sotto forma di domanda:

- è vero o non è vero che “Il presidente Mario Draghi omette puntualmente, ogni qual volta parla in pubblico dei compiti della BCE, di citare l’obiettivo subordinato della crescita economica e dell’occupazione e menziona soltanto quello principale del controllo dei prezzi”?;

- è vero o non è vero che “nel sito della BCE, c’è stata alcuni mesi fa una strana modifica e del testo e del link delle funzioni della BCE, che ha messo la sordina all’obiettivo subordinato e, per contro, posta l’enfasi sul fatto che l’obiettivo principale fosse importante anche per l’UE, anzi gerarchicamente sovraordinato (!)”?;

- è vero o non è vero che “sul sito dell’Unione Europea, al link trasmessoci recentemente, su nostra richiesta, dal Centro di contatto EUROPE DIRECT (http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/ecb/index_it.htm), è menzionato - al singolare! – soltanto l’obiettivo principale? [nel 2015, con la nuova Commissione Juncker, il contenuto - che comunque ci pare sconti il condizionamento dell'ideologia economica neoliberista, non corroborata dalle evidenze empiriche - è stato modificato, ma abbiamo riportato il vecchio testo più sotto nell’Appendice]”;

- è vero o non è vero che “se si va nel sito della BCE e si clicca su Informazioni correlate “Statuto del SEBC e della BCE”, si riceve il seguente messaggio:

Ops, this is embarassing...”?;

- è vero o non è vero che “se si clicca, nella prima colonna di sinistra della pagina, su “Statuto del SEBC e della BCE” e poi, pazientemente, si aprono i vari link, solo alla sesta e ultima voce, “Protocollo (n. 4) sullo Statuto del sistema europeo di banche centrali e della BCE GU C326 del 26.10.2012, pag. 230, si trova il testo dello statuto”?;

- è vero o non è vero che “stesse difficoltà, anzi peggio, si incontrano per trovare il testo del Trattato di Maastricht (vedi, più sotto, la voce n. 6)”?;

- per cui ribadiamo che la conclusione che noi ne traiamo è che è in atto da tempo, da parte della Commissione Europea e della BCE, un’opera metodica ed intenzionale di disinformare l’opinione pubblica europea - di cui sono vittime quasi tutti e, incredibilmente, anche un presidente di banca centrale statale ed un premio Nobel di Economia, audito recentemente dal Parlamento italiano, statunitensi; numerosi professori universitari di Economia (anche famosi); economisti, giornalisti economici e maitre à penser (abbiamo le prove documentali: Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2825230.html oppure
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/chi-non-conosce-lo-statuto-della-bce.html) -, allo scopo, da un lato, di giustificare la disastrosa politica economica basata sull’ossimorica austerità espansiva e, dall’altro, di obliterare scientemente le prove evidenti delle violazioni statutarie della BCE (e dell’UE); inoltre, ritenere che la BCE abbia un solo obiettivo – quello del controllo dei prezzi - condiziona inevitabilmente il sistema informativo, il dibattito nazionale ed europeo, le analisi, le iniziative e le richieste in ambito accademico e fuori da questo ambito” (si vedano al riguardo, ad esempio, le dichiarazioni illuminanti del prof. Mario Monti - che è uno di coloro che non conoscono bene lo statuto della BCE - riportate nel post citato qui sopra).

L’inazione prolungata della BCE (al netto, beninteso, dell’obiezione che la politica monetaria possa da sola – come sostiene una ben nota corrente economica predominante nell’ambito accademico e politico - combattere la deflazione e/o sostenere la crescita economica e dell’occupazione) ha sia pregiudicato il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo, obiettivo statutario principale, sia co-determinato il prolungamento della recessione economica e del calo dell’occupazione nell’Eurozona, contravvenendo all’obiettivo statutario secondario, sia causato – come temeva l’ex governatore della Banca di Cipro e professore al MIT, Athanasios Orphanides, v. Allegato alla petizione, secondo aggiornamento – essendo stato tardivo e insufficiente, una quasi inefficacia, con successivo potenziamento e prolungamento, del Quantitative easing (QE).

A me personalmente sembra perfino superfluo aggiungere che, a legislazione UE invariata, ciò che, unicamente per sottostare alla volontà interessata della Germania, era ritenuto contrario ai Trattati UE – il QE -, poi sia stato giudicato conforme ad essi e implementato nel marzo 2015, con un ritardo di ben 6 (sei) anni rispetto alla BoJ, alla FED, alla BoE, il che ha comportato sia enormi sacrifici per gran parte del popolo europeo dell’Eurozona (in Italia, ad esempio, sono state varate nella scorsa legislatura manovre finanziarie correttive per un importo cumulato di 330 mld), addossati in grandissima parte sui poveri cristi, per far fronte in gran parte agli – accresciuti - oneri di finanziamento del debito pubblico, i cui beneficiari sono le banche, i ricchi e i benestanti, sia la distruzione di aliquote significative di imprese e di relativa capacità produttiva (in Italia, -25%), di Pil (-10%) e di milioni di posti di lavoro, oltre che di diverse centinaia di vite umane, in quasi tutti i Paesi dell’Eurozona (Germania e suoi satelliti esclusi!). Quando forse sarebbe bastato – come richiesto ripetutamente da tanti - un “whatever it takes” pronunciato dal presidente pro tempore della BCE molto prima, almeno per ridurre sia i gravi danni della crisi economica (regalataci gentilmente dagli USA, che però attuando le politiche monetaria ed economica giuste ne sono usciti velocemente), sia i durissimi sacrifici imposti alla stragrande maggioranza del popolo dell’Eurozona.

Per quanto riguarda, poi, la questione dell’obliterazione da parte della BCE del secondo obiettivo statutario, mi limito a segnalare come prova documentale definitiva l’ammissione esplicita del presidente della BCE nel corso della sua audizione al Parlamento italiano del 26 marzo 2015 (v. Allegato alla petizione, terzo aggiornamento, post linkato: “10. Tasso di cambio: a 1h 37’ 35” [Draghi] fa la dichiarazione su obiettivi differenti BCE [solo stabilità dei prezzi] e FED [stabilità dei prezzi e occupazione]”, in palese violazione dello statuto della BCE in situazioni di deflazione o molto sotto target 2%, quando i due obiettivi statutari sono assolutamente concordanti, ed anche in evidente contraddizione con quanto viene affermato nella lettera: “quando il Consiglio direttivo della BCE prende decisioni di politica monetaria, tiene presenti "i cittadini europei e io tengo presente l'obiettivo che abbiamo di mantenere la stabilità dei prezzi, e di aumentare il tasso di inflazione vicino ma sotto il 2%. Teniamo presenti la crescita e l'occupazione e teniamo presente, in particolare, la disoccupazione".). Se mi posso permettere una digressione di ordine psicologico, aggiungo che le affermazioni contraddittorie, inevitabile conseguenza delle “ambiguità” della impostazione e soprattutto della interpretazione maistream dei Trattati UE, sono una costante dell’attuale presidente della BCE, combattuto tra un côté “buono” e un côté “cattivo”.

Infine, per quel che concerne le affermazioni contenute nella lettera della BCE sulla gerarchia degli obiettivi della BCE anche per i Trattati UE, riporto ciò che è scritto quasi in fine dell’Allegato alla petizione (nell’appendice): “E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo [Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.]; smentita dalle evidenze empiriche dell’ultimo quinquennio; contraddetta dai dati macroeconomici relativi al tasso d’inflazione e al tasso di disoccupazione dell’Eurozona; formalmente corretta per l’Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la prevalenza e la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo statutario – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente concordanti e complementari, ha le stesse dignità e cogenza del primo”.

Sulla base delle suesposte considerazioni, ritengo personalmente molto insoddisfacente la risposta della BCE: in sintesi, essa è pleonastica su aspetti non contestati, reticente ed elusiva invece sulle questioni fondamentali poste dalla petizione; inoltre, essa, a ben vedere, avvalora sotto alcuni aspetti i rilievi critici e le contestazioni contenuti nella petizione; pertanto, ritengo onestamente di poter confermare le richieste rivolte a Codesto Spettabilissimo Parlamento Europeo nella Petizione N. 2401/2014 del 3 novembre 2014, e cioè:
1. di accertare e di dichiarare se quanto da noi denunciato risponde al vero;
2. di accertare e di dichiarare se la BCE è colpevole di violazione statutaria e perciò anche passibile di denuncia alla Corte di Giustizia Europea (art. 35 dello statuto BCE).
Distinti saluti,
V.

***


Aggiornamento

Ho chiesto notizie alla Commissione PETI del Parlamento europeo sulla mia petizione: “Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto”.

Ecco che cosa mi ha risposto:


http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

Da:

PETI Secretariat (peti-secretariat@europarl.europa.eu) http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

30 giu 2017 - 17:01 http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

"'v”

Egregio Signore,

Nel riscontrare il suo e-mail, la informiamo che abbiamo sollecitato la risposta della Banca centrale europea in merito alle sue osservazioni. Abbiamo anche contattato la Commissione europea per un eventuale parere in risposta alle sue argomentazioni che riguardano l'Esecutivo europeo. Non appena riceveremo una risposta sarà nostra cura informarla per il seguito dell'esame della petizione.

Cordiali saluti

La Segreteria

Commissione per le petizioni 


 
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http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 20/4/2016 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera ad Alessandro De Angelis di Huffington Post sulle pensioni

 

Pensioni, Sacconi vs Fornero

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

Da:

vhttp://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

08 feb 2016 - 21:50 http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

<alessandro.de.angelis@huffingtonpost.it>

 

 

Egr. Dott. De Angelis,

Sorprende che anche Lei faccia passare la DISINFORMAZIONE sulle pensioni, non contrastando il bugiardo e finto smemorato Matteo Salvini. Spero faccia buon uso in futuro delle seguenti note.

 

Sacconi, non Fornero.

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010) - che infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri - che da Fornero (DL 201/2011):

- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;

- sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero - l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che dal 2018, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale, che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.

Anche il sistema contributivo l'ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso col calcolo pro quota quelli, esclusi dalla legge Dini, che all'epoca avevano già 18 anni di lavoro, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

 

La riforma Sacconi è stata votata anche dall’on. Salvini e dal suo partito, la Lega Nord.

 

PS: Le argomentazioni complete e le prove documentali qui:

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure (se in avaria)

http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html

 


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http://vincesko.blogspot.com/2016/03/lettera-ad-alessandro-de-angelis-di.html
  



Il Pil dell'Italia frena a fine 2015: + 0,7%

 
Il Pil frena a fine 2015. Ma Renzi, Italia in crescita
Padoan, importante è direzione. Opposizioni attaccano. Rallenta Ue
Silvia Gasparetto
13 febbraio 2016
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/02/12/pil-prima-stima-crescita-italia-2015-a-07_73992afb-a49a-4306-87cc-ec21e0135113.html
 
Non c'è da meravigliarsi.

La previsione era di 0,8-0,7%; si è avuta la più bassa tra le due, ma cambia poco.

Ho letto i commenti in giro e constatato che c'è poca consapevolezza di quello che è successo in Italia negli ultimi 8 anni e, soprattutto, di ciò che occorrerebbe fare.

Dopo la cura da cavallo imposta all'Italia dall'insensata élite UE negli ultimi 8 anni (solo nella scorsa legislatura sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, le cui misure strutturali dispiegano i loro effetti tuttora, addossati sui ceti medio-bassi ad alta propensione al consumo),[1] che ha causato la distruzione del 25% dell'apparato produttivo, un calo notevole della occupazione e la riduzione della domanda, occorrerebbe una terapia d'urto dell'ordine di vari punti di Pil (ogni punto di Pil vale 16 mld).

Di fronte ad una crisi economica di tali dimensioni e durata, infatti, è errato da parte dell’Unione europea continuare a imporre un avanzo primario crescente (il più alto in UE28), che equivale a sottrarre altrettante risorse all'economia reale.

Come pure è sbagliato, da parte del Governo italiano, visto che la determinante del perdurare della crisi è il calo della domanda, attaccarla dal lato dell'offerta (IRAP e Jobs act), come sostengono i nostri imprenditori e l’ideologia mainstream neo-liberista; o dare i soldi, anziché ai poveri ad alta propensione al consumo, ai ricchi a bassa propensione al consumo, con l'abolizione per tutti della TASI sull'abitazione principale.[2]

Per quanto riguarda la condotta specifica del PdC Renzi nell’ultimo periodo, certo, occorrerebbe ben altro che la misera flessibilità da lui invocata a gran voce, che è solo un palliativo. Ma, dati gli attuali vincoli UE, egli si attacca giocoforza ai decimali e, dati gli attuali rapporti di forza e il controllo occhiuto sull'Italia (che è dal 2011 sorvegliata speciale) da parte della Commissione europea (per conto della concorrente Germania), non ha il potere né di sforare il limite del 3% del deficit, né tanto meno di ottenere ciò che servirebbe: uno shock di alcuni punti di Pil.[3]

Ma fa benissimo ad aver posto con forza il problema. Purché insista e, con l'appoggio di altri Paesi, miri molto più in alto.

Aggiungo che, per reperire le cospicue risorse necessarie al taglio celere del debito pubblico e alla crescita economica e dell'occupazione, le alternative - l’ho già scritto da molto tempo[4] - sono:

- all'interno, varare una corposa imposta patrimoniale (300-400 mld), caldeggiata anche dalla Germania e dall'FMI, ma solo sul decile o la metà del decile più ricco delle famiglie, a bassa propensione al consumo (il 90-95% delle famiglie sarebbe esente); però so bene che Renzi non lo farà, se non costretto;

- all'esterno, implementare, in luogo del risibile piano Juncker, la vecchia proposta degli EuroUnionBond di Prodi e Quadrio-Curzio: 3.000 mld per tutta l’Eurozona, da destinare al taglio del debito pubblico e alla crescita, conferendo in garanzia, per rassicurare la riottosa Germania, l'oro delle banche centrali e quote di aziende pubbliche.

Queste cose il prof. Padoan le sa bene, ma il ministro-burocrate-prudente Padoan fa finta di non saperle e attacca l'asino dove chiede il padrone.[5]


[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html
 
[2] Abolizione IMU-TASI, l’allievo Renzi ha superato il maestro Berlusconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2839241.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/10/abolizione-imu-tasi-lallievo-renzi-ha.html
 
[3] La frase di Renzi è una negazione freudiana
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2843723.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/02/la-frase-di-renzi-e-una-negazione.html
 
[4] Piano taglia-debito per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/piano-taglia-debito-per-la-crescita.html
 
[5] IL PROFESSOR PADOAN HA CONFESSATO CHE IL MINISTRO NON CAPISCE NIENTE
POSTED BY REDAZIONE -11 FEBBRAIO 2016
http://www.asimmetrie.org/op-ed/il-professor-padoan-ha-confessato-che-il-ministro-non-capisce-niente/ 
 


Risegnalo questi articoli:

 
MOSLER: SALVI COL DEFICIT ALL’8% MA BERLINO VI VUOLE MORTI
Pubblicato in POLITICA&PALAZZO da L'Euroscettico il 10 giugno, 2015
http://www.euroscettico.com/mosler-salvi-col-deficit-all8-berlino-vi-vuole-morti/
 
Morire per Bruxelles
Carlo Clericetti 21 GEN 2016
La tempesta che si sta abbattendo sulle banche italiane è la conseguenza della politica criminale dell'Unione europea a cui si sono sommati i gravissimi errori della politica italiana.
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/01/21/morire-per-bruxelles/
 
EURO CRISIS gennaio 22, 2016 posted by Mitt Dolcino
La strategia EU-tedesca nella “crisi” delle nostre banche: attaccare gli altri paesi per impossessarsi dei loro attivi al fine di coprire i buchi del proprio sistema. Come chiudere il cerchio
http://scenarieconomici.it/la-strategia-eu-tedesca-nella-crisi-delle-nostre-banche-attaccare-gli-altri-paesi-per-impossessarsi-dei-loro-attivi-al-fine-di-coprire-i-buchi-del-proprio-sistema-come-chiudere-il-cerchio/
 
Una Ue che non ha più certezze
di Vincenzo Visco 29 Gennaio 2016
[…] All’origine di questo disastro vi sono due fattori principali: la crisi economica e il fenomeno dell’immigrazione. La crisi del 2007 ha avuto dimensioni epocali e, come quella del 1929, rischia di avre conseguenze politiche devastanti in Europa dove la leadership tedesca ha imposto una terapia insensata, ispirata agli interessi di breve periodo della Germania, ma assolutamente iatrogena per tutti gli altri, che ha spinto le economie del continente a divergere sempri di più e a scaricare sui ceti più deboli tutto il costo dell’aggiustamento, creando insicurezza, paura e risentimento, e anche mettendo a rischio la ripresa mondiale affidata solo agli sforzi degli Stati Uniti. La pervicacia con cui il ministero delle Finanze tedesco e la Bundesbank continuano a portare avanti la loro linea incuranti delle macerie materiali e morali che essa ha provocato fa temere che in verità i gruppi dirigenti tedeschi (o una loro parte) abbiano già deciso di considerare chiusa l’esperienza dell’euro se non della stessa Unione. […]
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-01-29/una-ue-che-non-ha-piu-certezze-104258.shtml  
 
E questa vecchia proposta (in luogo del ridicolo piano Juncker):
 
EuroUnionBond per la nuova Europa
di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio
23 agosto 2011
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml
 
 
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permalink | inviato da magnagrecia il 22/2/2016 alle 16:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La frase di Renzi è una negazione freudiana

 
La frase di Renzi nella sua lettera a “Repubblica”:[1] "Il problema 'non' sono le regole" è una evidente, sostanziale bugia, poiché è un classico esempio di negazione freudiana.[2] Il che, al di là di ogni ragionevole dubbio, dà ragione al duo Cofferati-Maltese, parlamentari europei, e a tutti quelli che accusano Renzi di essere troppo prudente nel rapporto con l’Unione Europea.

Pochissimi, mi pare, sono consapevoli che è su questo crinale contraddittorio che si sta dispiegando fin dall’inizio il mandato di PdC di Renzi: stretto, da un lato, dalla cogenza di norme europee “stupide” perché fisse e inidonee ad affrontare una crisi economica; e, dall’altra, dal rischio di dare la stura sia ai sospetti e pregiudizi antitaliani dell’élite europea, della quale aspira a far parte, sia alla speculazione finanziaria megagalattica.

Egli, per tener fede alle sue promesse elettorali di (centro)sinistra, evitare l’impasse e far uscire l'Italia dalla recessione (trasformatasi in depressione) economica,[3] ha provato all’inizio a contrastare la politica austeritaria dell’UE imposta dalla Germania, ma poi, lasciato solo dal mediocre presidente francese Hollande, all’esterno, si è arreso alla cancelliera Merkel e, all’interno, ha sposato le proposte dei Marchionne e degli Squinzi, tradendo il suo mandato elettorale in qualità di rappresentante massimo del PD.

Ora ci sta riprovando, nascondendosi dietro protettive negazioni freudiane. Ma, pur se manterrà il punto, la sua politica troppo prudente sarà destinata inevitabilmente al fallimento, poiché, per uscire da una depressione economica che, tranne il 2010, dura da sette anni ed evitare l’inarrestabile declino dell’Italia, ci vuole ben altro che la flessibilità di qualche decimale di punto da lui invocata a gran voce. Occorre un cambio sostanziale di paradigma economico, l'eliminazione o almeno un contemperamento degli squilibri strutturali del sistema Euro che finora ha avvantaggiato la Germania e penalizzato l'Italia e gli altri Piigs, cioè proprio quel cambio delle regole da lui stesso intimamente auspicato ancorché esplicitamente negato.

La negazione freudiana svela plasticamente il suo senso di colpa derivante dalla consapevolezza dello iato enorme tra obiettivo perseguito e obiettivo necessario. 
E ne rappresenta la confessione.

 
 
[1] Renzi: "La Ue sbaglia, di sola austerity si muore"
Il premier scrive a Repubblica e risponde a Scalfari sulla proposta di un superministro delle Finanze per l'eurozona: "Il problema non è la leadership ma la scelta della politica economica. Ora vogliamo una svolta"
di MATTEO RENZI
11 febbraio 2016
http://www.repubblica.it/politica/2016/02/11/news/renzi_lettera_a_repubblica_ue-133162994/
 
[2] Le difese: negazione e diniego
http://psicoterapiasiena.blogspot.com/2008/01/le-difese-negazione-e-diniego.html
 
La negazione e il diniego
http://www.ass-arcano.it/negazione_santini.htm

[3] Recessione,depressione e 80€
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816654.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/07/recessione-depressione-e-80.html 

 
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http://vincesko.blogspot.com/2016/02/la-frase-di-renzi-e-una-negazione.html
 
 

 


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permalink | inviato da magnagrecia il 16/2/2016 alle 18:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dialogo sull’attacco del PdC Renzi alla Germania

 
Riporto un dialogo tra due altri lettori e me, incentrato sulle dichiarazioni del PdC Matteo Renzi contro la Germania, durante la sua conferenza stampa di fine anno. Cosa che aveva già fatto qualche giorno prima nel corso dell’ultimo vertice del Consiglio europeo, ribaltando il suo atteggiamento quasi remissivo tenuto negli ultimi due anni, dopo che all’inizio del suo percorso in veste di presidente del Consiglio aveva criticato con forza la politica economica imposta dall’Unione europea per volontà della Germania.

Come si vede, è l’ennesimo caso di Italiani che denigrano il proprio Paese ed elogiano la Germania.

Io penso che se c’è uno che, se solo lo vuole, può tener testa alla arrogante, egoista, egemone Germania, ed evitare il declino inarrestabile dell’Italia, questo è il tosto, determinato, spietato Renzi. Soprattutto se la richiesta gli viene – come io sospetto - da poteri fortissimi come le banche e l’ENI.
 
Allego uno degli articoli di giornale che commentano la conferenza stampa del PdC Renzi.
 
MATTEO RENZI
Referendum costituzionale, l'attacco di Renzi alla Germania e l'ombra di un governo tecnico
Giuseppe Timpone
Aggiornato il 30 Dicembre 2015, ore 08:38
http://www.investireoggi.it/attualita/referendum-costituzionale-lattacco-di-renzi-alla-germania-e-lombra-di-un-governo-tecnico/
 
***
 
Renzi: C'è poi il capitolo Germania. "noi chiediamo solo di far rispettare le regole a tutti”.

Vincesko
Giusto! Finalmente! Bravo! Gli arroganti ed egoisti bottegai tedeschi sono diventati i più bravi interpreti del detto napoletano del “chiagne e fotte”. Ed il modo peggiore per trattare gli arroganti è l’acquiescenza.
Ma il problema è a monte e deriva dalla débacle del PSE nella trattativa per la formazione e il programma della Commissione europea: il PPE controllato dalla Germania, pur avendo preso pochi voti in più rispetto al PSE, ha 13 Commissari oltre al presidente, il PSE solo 8. E dalla distribuzione delle posizioni burocratiche apicali: ben 5 direzioni generali sono occupate da Tedeschi.
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***
 
Paolo (Verona)
Renzi è un povero demente, la germania sara' sempre superiore all'italia per un solo semplice motivo, sono molto piu' onesti di noi, senza contare che l'amministrazione statale funziona alla grande, la giustizia, la scuola ect. impossibile cambiare l'italia perchè bisognerebbe cambiare la testa degli italiani, cominciando da ns "grandi" politici
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Vincesko
Hai fatto un'affermazione in parte infondata, frutto di ignoranza, e interamente autolesionistica, tipica di tanti Italiani che denigrano il loro Paese a prescindere e stravedono per la Germania a prescindere.
In parte infondata, perché anche la Germania imbroglia, ma lo fa soprattutto a spese degli altri Paesi (è, ad esempio, ai primi posti nella classifica delle truffe all'UE).
Autolesionistica, perché è dannoso oltre che stupido prima risolvere i problemi secolari italiani e poi impedire alla Germania di continuare a violare le regole che ha imposto a tutti e determinare il declino inarrestabile dell'Italia.

Poiché anche i Tedeschi violano le regole o inclinano alle furbizie, come quando, per fare qualche esempio, 
a) i Tedeschi sono stati i primi a non rispettare le regole che hanno imposto (pretesero la deroga sul deficit/Pil, nella fase dell’implementazione delle c.d. riforme e della deflazione dei salari nel 2003-2005);
b) per accrescere la competitività dei loro prodotti rispetto ai loro partner UE (tra cui l’Italia), finanziano la deflazione dei salari tedeschi (400-450€ mensili per oltre 7 milioni di mini job) attraverso il loro robusto welfare (reddito minimo garantito di 364€ mensili e sussidio integrale all’affitto), che configurano aiuti di Stato alle imprese, vietati dall'UE; oppure 
c) impongono misure draconiane di risanamento ai Paesi per evitare che le banche tedesche perdano i loro prestiti (ad es. la gran parte dei prestiti anti-crisi fatti alla Grecia); oppure 
d) si atteggiano a salvatori che si svenano per la patria UE, e danno lezione all’Italia, quando l’Italia non ha preso un Euro e contribuisce al fondo salva-stati, in ragione della sua quota nella BCE, esattamente come la Germania, in ragione della sua quota, ma la Germania lucra dal differenziale tra i capitali che prende a prestito e quelli che dà in prestito; oppure 
e) non si assumono, come Paese leader ed avvantaggiato dalla moneta unica, l’onere del riequilibrio della bilancia commerciale infra UE, anzi rifiutano di essere sanzionati poiché sforano da anni il limite del 6% (già sovradimensionato e fatto dall’UE a misura della Germania) del surplus commerciale, accrescendo i suoi consumi interni e gli investimenti pubblici, e fa per giunta concorrenza sleale deflazionando i salari e integrandoli col welfare; oppure 
f) impongono l’esclusione delle loro banche regionali o un criterio che favorisce i titoli derivati (di cui le banche tedesche sono strapiene) e penalizza gli impieghi o i titoli di Stato (che sfavorisce l’Italia) negli stress test delle banche.
 
***
 
Claudio (Bologna)
Tanto per ricordare : 1-le elezioni europee hanno avuto una affluenza pari al 58% circa degli aventi diritto , quindi il 40,8% è , circa , uguale al 20% degli aventi diritto. 2- in quella occasione si e votato praticamente per scegliere se essere pro o contro l'Europa !!! Ricordiamo a Matteo che lo stato Italiano 250 MLD per mettere le banche in sicurezza non li aveva e anche perchè , come ogni anno , 180 MLD se ne vanno in evasione fiscale , Fare i " grossi" con i Tedeschi , o lo fai sul serio , o lasci stare ( abbiamo già visto come è andata recentemente ) !!
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Vincesko
Perché, la Germania dove ha trovato i 250 mld per salvare le sue banche se non aumentando il debito pubblico? Per inciso rilevo che a) durante la crisi, il debito pubblico tedesco (e di altri Paesi) è cresciuto più di quello italiano; e b) le difficoltà delle banche tedesche sono dovute alle speculazioni sui derivati (solo la Deutsche Bank ne ha ancora la bellezza di 54.000 mld), mentre le difficoltà delle banche italiane sono dovute esclusivamente al prolungarsi della crisi economica per colpa della austerità imposta dalla Germania.
 
 
Claudio
Certo che hanno aumentato il debito , solo che il loro non era superiore al 100% come il nostro . Che la crisi peer le le banche Italiane si sia inasprita a causa della crisi può darsi , rimane il fatto che quì c'è un sistema in cui le figure apicali non scendono mai di un gradino ( come invece hanno fatto i Tedeschi ) . Mai che un politico si cali di un euro lo stipendio , mai che un dirigente di bamca cali le sue entrate , indipendentemente dai bilanci . Insomma , siamo sinceri , l'Italia è andata in crisi quando non c'erano più le possibilità di svalutare , aggirare le proprie leggi , insomma quando le regole sono diventate regole per tutti . L'euro è entrato in circolo per tutti nello stesso momento ma SOLO in Italia i prezzi sono schizzati (era solo un esempio) in sintesi io credo che noi Italiani non siamo adatti ad un mondo dove vigono le regole (vedi le ultime delibere su fiscalità ) . Detto questo , buona serata
 
 
Vincesko
Sicuramente hai ragione per i dirigenti delle banche, per il resto no:
1. Le banche italiane né hanno chiesto, né hanno avuto bisogno di aiuti, quelle tedesche sì a causa delle speculazioni sui derivati, di cui sono strapiene (solo la Deutsche Bank ne ha 54.000 mld).
2. Le difficoltà attuali delle banche italiane sono dovute ESCLUSIVAMENTE al prolungarsi della crisi economica, dovuto a) all'austerità economica imposta dalla Germania, b) alla quasi latitanza della BCE e c) alle mastodontiche manovre correttive varate in Italia per far fronte alla crisi economica, esacerbata dalla pessima gestione, per colpa della Germania e della Francia, che si sono preoccupati soltanto di non far perdere i prestiti delle loro banche ai Greci, della crisi greca.
3. Dire che l'Italia è andata in crisi perché non ha potuto svalutare è corretto, ma insufficiente: la moneta unica ha messo insieme economie eterogenee, che impediscono appunto gli aggiustamenti automatici, i quali però non sono stati sostituiti da altri meccanismi indispensabili, quali i trasferimenti fiscali, sostituendoli con prestiti; per giunta la Germania si è rifiutata e si rifiuta egoisticamente di addossarsi una parte dell'onere del riequilibrio, semplicemente aumentando i suoi consumi e investimenti interni, a beneficio dei Tedeschi, ma ha scaricato tutto l'onere sui Paesi deboli che hanno dovuto deflazionare i salari e i diritti.
4. La Germania è stata la prima, nel 2003-2005, a non rispettare le regole che ha imposto a tutti, per fare dumping salariale a spese dei partner EUZ, finanziandolo con soldi pubblici, pratica vietata in UE: quindi ha commesso una duplice violazione delle regole, a danno degli altri. Continua da anni a non rispettare il limite del 6% (già sovradimensionato e fatto a sua misura dalla prona Commissione del suo servo Barroso) delle partite correnti (export meno import), che tanti problemi arreca ai partner EUZ e al mondo intero (v. punto 3). E potrei continuare.
5. L'aumento abnorme dei prezzi in Italia (e in Grecia) dopo l'introduzione dell'Euro è stato causato: a) dalla furbizia di una parte degli Italiani (quelli che possono fare il prezzo: commercianti, autonomi, imprese, perfino Enti pubblici), a spese di tutti gli altri; b) dalla cattiva gestione del change-over da parte del governo Berlusconi, che non ha attivato i controlli programmati.
Conclusione: ad esser buono, nessuno è perfetto o esente da colpe, neppure i Tedeschi.
Buona serata.
 
 
Claudio
Sono parzialmente daccordo ma i fatti di questi ultimi anni dimostrano ce la saldezza tanto sbandierata delle banche , è una favola !! Le banche non hanno chiesto nulla per paura di essere esautorate dai propri interessi . Lo dimostrano l'azzeramento dei crediti dati alla produzione . Senza affidamenti la produzione si è fermata e da li sono iniziati i problemi veri , niente soldi niente investimentie/0 pagamenti , chiusura disoccupazione galoppante !!! Sui derivati , meglio lasciare perdere , sicuramente le banche ne avevano meno ma solo perchè , in molti casi , erano stati scaricati sugli enti pubblici (comuni in particolare modo ). Nel 2003 la Germania ha fatto le riforma SENZA avvantaggiare nessuno , il debito era arrivato al 60% , quindi abbondantemente sotto ai valori Italiani . Comunque dopo pochi anni la situazione si è normalizzata e il PIL è sempre aumentato in maniera significativa . Ripeto un paese con 180 MLD di evasione , non può dare la colpa alla crisi e/o alla Germania . I ciabattai siamo noi , anzi , i nostri governanti . Certo di non averle fatto cambiare idea, buona notte
 
 
Vincesko
Tanto per chiarire, io non sono né un esperto né un difensore delle banche, che considero più imbroglioni di un fruttivendolo che bara sul peso e sul prezzo.
Non confondiamo, però, gli effetti con le cause. E’ stata la crisi economica che ha fatto aumentare le sofferenze e ridurre gli affidamenti, per paura di perdere i soldi; perfino ora le banche pur di non prestarli alle imprese mantengono i soldi presso la BCE pagando un prezzo pari allo 0,3%.
Non confrontiamo l’ammontare dei derivati in pancia agli Enti pubblici italiani (pochi miliardi, una trentina), con le migliaia di miliardi in pancia alle banche tedesche.
Non assolviamo la Germania per le violazioni del 2003-2005, fino ad allora considerata il malato d’Europa, che hanno AVVANTAGGIATO sé stessa (le sue imprese) e SVANTAGGIATO i partner EUZ, che da allora arrancano al suo inseguimento aumentando l’handicap iniziale, poiché l’Euro incorpora fin dall’inizio un valore inferiore del 20% rispetto al Marco, accresciuto dal differenziale d’inflazione a favore della Germania maturato da allora più la deflazione operata allora. E’ per questo che far assumere una parte del riequilibrio alla Germania significa SEMPLICEMENTE aumentare la sua domanda interna (consumi e investimenti in infrastrutture, che peraltro sono carenti), che farebbe aumentare l’inflazione tedesca e ridurre di conseguenza la competitività dei prodotti tedeschi rispetto a quelli dei partner EUZ, che conseguentemente aumenterebbero le esportazioni e diminuirebbero le importazioni verso la Germania; l’inverso per la Germania.
Il debito tedesco, che beneficia di poste occultate in enti considerati al di fuori dell’ambito pubblico, è arrivato all’80% del Pil.
L’evasione italiana è di 120 mld.
La crisi non solo dell’Italia ma di tutti i Paesi dell’EUZ è colpa della Germania, che ne trae vantaggio.
Conclusione: questi non sono idee, da cambiare, ma numeri e fatti, che attestano l’egoismo e le gravi responsabilità della Germania, che beninteso non assolvono l’Italia dalle sue proprie, che conosco bene anch’io, e vivendo a Napoli, al massimo grado. E che contrasto. Ma questo non m’impedisce di sceverare il grano dal loglio e invitare a fare un po’ come i Tedeschi, che, pur avendo molte colpe, al cospetto degli stranieri si assolvono e si presentano compatti a difesa dei loro interessi, incolpando per giunta gli altri e facendo loro la lezione. Mentre quasi tutti gli Italiani non fanno altro che lamentarsi, autodenigrarsi, lodare gli stranieri e incolparsi a vicenda.
Buonanotte.
 
 
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Avevo puntualmente registrato e già commentato favorevolmente il cambio di atteggiamento del PdC Renzi verso la Germania, in calce ad alcuni articoli e in questo post qui sotto, suscitando lo scetticismo di vari interlocutori, uno dei quali ha lasciato un commento, anzi addirittura due, cosa rarissima nel mio blog, in calce al post.
 
Il ridiventato tosto Renzi in ambito UE, nella contrapposizione inevitabile con la Germania per evitare il declino dell’Italia, si disferà dei prudenti Padoan e Pittella?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2841843.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/12/il-ridiventato-tosto-renzi-in-ambito-ue.html
 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/12/dialogo-sullattacco-del-pdc-renzi-alla.html
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 30/12/2015 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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