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UE, rilancio del progetto europeo



Les principales propositions d’Emmanuel Macron pour relancer le projet européen

Le président de la République a exposé à la Sorbonne une série de propositions et une méthode pour élaborer une feuille de route sur dix ans pour l’Union européenne.

Le Monde.fr avec AFP | 26.09.2017 à 17h26 • Mis à jour le 26.09.2017 à 20h46


Il sogno europeo sta rischiando di svanire; “il peccato originale è nell’ispirazione che ha informato tutta la costruzione europea, determinata dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un Parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia. Come poi è effettivamente avvenuto”.[1]

“L'interprete di questa visione neoliberista ed elitaria è diventata da anni la Germania, da quando, nel 2005, Angela Merkel ha iniziato la sua esperienza di governo alla guida dei Tedeschi”.[2]

Il discorso di Macron è importante, ma a condizione che alle parole seguano i fatti e soprattutto che la Francia non faccia prevalere il suo interesse di bottega (prestigio e scudo finanziario tedesco) al progetto di riforma dell’Unione Europea, un progetto che abbia come traguardo di medio termine un assetto federale (Stati Uniti d’Europa), anticipandone prima possibile elementi che riequilibrino i rapporti economici sbilanciati e insostenibili a lungo che caratterizzano l’attuale Eurozona.[3]

Per l’Italia, il nocciolo della questione è che con l'attuale assetto monco dell'Euro, tarato sull'economia tedesca, l'Italia (con gli altri Pigs) sta a metà del guado. O si torna indietro o si va avanti verso un’Europa federale. Abbiamo, perciò, tutto l’interesse a sostenere il presidente francese Macron, se rimane coerente, anche per rompere la diarchia franco-tedesca, in cui la Francia svolge il ruolo di chaperon interessato della egemone Germania.

Credo che Gentiloni e Macron non debbano farsi soverchie illusioni. C'è da chiedersi: perché l'egoista ed arrogante Germania dovrebbe accettare la riforma dell'attuale assetto dell'UE e, in questo ambito, dell'Euro che la favorisce e ne ha determinato la supremazia in Europa, che essa ha ricercato a più riprese fin dal tempo di Carlo Magno, passando per Otto von Bismarck e Adolf Hitler?

Gli arroganti capiscono solo il linguaggio della forza.

Per cui io non ho molta fiducia che la “bottegaia” Merkel agevoli il rilancio del progetto europeo. Come ha dichiarato lei stessa al vertice di Tallin “occorre parlare dei dettagli”;[4] e il ministro delle Finanze Schaeuble a SKY-TG24,[5] a sua volta, ha detto che la politica economica dell’UE non cambierà e che la Germania sarà favorevole a mettere in comune le Forze Armate. Evidentemente, per giovarsi dello scudo atomico francese e ridurre le spese: Ma il campo militare è solo una parte, piccola anche se importante, del nuovo assetto che si deve realizzare. E' sul resto che si gioca la vera partita per il popolo dell'Eurozona. Che ha già pagato un prezzo salato all'egemonia della Germania. Che ha voluto finora solo i vantaggi e rifiutato gli oneri della sua egemonia. La massone reazionaria Merkel (assieme al Maestro Venerabile Schaeuble) è stata dal 2005 la curatrice della costruzione in ambito UE di questo assetto leonino di autoesclusione della Germania dalle perdite, per giunta raccontando al popolo tedesco l'opposto.[6]


[1] Il piano Kalergi e la genesi dell’Unione Europea oligarchica


UE malata, governata dalla destra reazionaria, con la complicità dei sedicenti socialisti


[2] Unione Europea: rischio di disintegrazione, ma va salvata su nuove basi


[3] I difetti strutturali dell’Euro


[4] A Tallinn il vertice delle incognite. Merkel chiede tempo sulle riforme

Cena informale dei Ventisette prima del summit odierno su digitale e Web tax. La cancelliera: bene le idee dell’Eliseo, ma dobbiamo ancora parlare dei dettagli

MARCO BRESOLIN  -  29/09/2017


[5] Germania, Schäuble: "La politica delle finanze non cambierà dopo le elezioni"

WOLFGANG SCHAUBLE A SKY TG24 HD: UE/ BENE MACRON ALLA SORBONA, URGENTE UNA DIFESA UNICA EUROPEA

Venerdì, 29 settembre 2017 - 15:29:00


[6] Allego questa analisi tecnico-economica molto interessante e molto istruttiva che svolge una critica severa della politica economica attuata dalla Germania dall’introduzione dell’Euro, inclusa la riforma Hartz:

Esportare depressione, la formula tedesca da ribaltare
Gli stimoli Ue e le riforme non funzioneranno se non si superano i freni imposti dalla Germania
Sergio De Nardis* - 19/12/2014

http://www.linkiesta.it/austerity-tedesca-esporta-la-depressione  
NB: Vedi anche l’altra analisi dello stesso autore in essa linkata.


Appendice


1. La quota di export dell’Italia verso tutta l’UE è pari al 56% circa del totale; verso l’UEM a 19 al 42%; verso la Germania al 12,5%.[*] Tra i prodotti, le parti e accessori per autoveicoli e loro motori pesano complessivamente il 3%; le macchine di impiego generale l’11%.[*]

2. Le esportazioni (pari complessivamente a 420 mld circa) rappresentano il 25% del PIL. I problemi stanno nell’altro 75%, che vale il triplo.

3. La produzione manifatturiera italiana è calata con la crisi di quasi il 25%, ben prima delle sanzioni alla Russia, a causa degli effetti recessivi determinati dal mastodontico consolidamento fiscale (330 mld cumulati), imposto all'Italia dalla Commissione Europea Barroso (politica economica) e dalla BCE (politica monetaria e lettera del 5/8/2011 al governo italiano), per ordine della Germania.[**]

4. E’ positivo che la Germania importi i prodotti italiani (semilavorati per i prodotti tedeschi ad alto valore aggiunto), è sbagliato prefigurare un ruolo per l’Italia prevalentemente ancillare alla Germania.

5. In ogni caso, la leadership impone degli oneri che la Germania rifiuta di accollarsi (cfr. l’articolo di Sergio De Nardis), vuole solo i vantaggi, a spese dei partner (oltre che del resto del mondo), che vengono pian piano spoliati: il patto UE, come si è andato realizzando nella prassi in termini di interpretazione e applicazione delle regole al di là dei trattati (che pochissimi hanno letto), è squilibrato e iniquo e va di conseguenza riformato al più presto, togliendo o limitando, intanto, alla Germania il potere di interpretazione ed applicazione delle norme e facendo chiarezza sui vantaggi/svantaggi dell'attuale assetto. Chi lo debba fare è importante, io penso che vi debba provvedere il Parlamento Europeo.


[*] Aree geografiche di destinazione dell'export italiano (valori in milioni di euro)

Peso percentuale sul totale

………………………………....2015…2016…30/6/16…30/6/17

Europa…………………….........65,6….66,3…...67,3…….66,8

Unione Europea a 28.…..............54,8….55,9…..56,9….….56,5

di cui UEM a 19…………......…40,0….41,0…..41,8…......41,6

Paesi europei non UE..................10,8….10,4…..10,4….....10,3

Africa…………………...…...…..4,6…...4,2…....4,1………4,0

Africa settentrionale….................3,2…...3,0…....3,0………2,8

Altri paesi africani…...............….1,4…...1,2.…...1,1………1,2

America……………….....…….13,0…..12,8….12,5……..12,8

America sett.le ………….............9,6…....9,7…...9,6….......9,8

America centro mer.le..................3,3…….3,1…..2,8……...3,0

Asia………………………….…15,0…..14,8….14,2.……14,6

Medio Oriente……….......…...….5,2…...4,8…....4,7……...4,4

Asia centrale………………....….1,4…...1,4…....1,4…...…1,3

Asia orientale………….......….....8,5…...8,6…....8,1…...…8,9

Oceania e altri territori..................1,8..…1,9….…1,9….…..1,8


[**] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti



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UE, che fare contro e con le regole europee


Nel post precedente[1 oppure 2] di questo blog, ho linkato un articolo del prof. Gustavo Piga, che commentando un saggio sugli USA spiega che l’obiettivo di diventare uno Stato federale richiede moltissimo tempo e il superamento di notevoli ostacoli.

Vi dicevo anche che l’UE è una confederazione (atipica) di Stati con economie molto eterogenee, priva degli strumenti riequilibratori tipici delle federazioni e degli Stati nazionali (i trasferimenti fiscali, soprattutto, dai Paesi o Regioni ricchi a quelli meno ricchi).

Assodato questo, in attesa di diventare federazione tra alcuni decenni, se ci riusciremo, occorre disporre - oggi - di strumenti idonei onde evitare che l’UE imploda.

Le regole attuali, ispirate in buona parte dal neo-liberismo (il mercato che si regola da sé), vanno forse bene nei periodi normali; non vanno bene invece per niente – come si vede da 7 anni in Italia o in Grecia o in Portogallo, ecc. – nei periodi di crisi, poiché non consentono politiche economiche anti-cicliche (il che è un obbrobrio logico prima che tecnico). Quindi andrebbero assolutamente adeguate. Un po’ lo si è fatto con decisioni sui generis (ad esempio, l’applicazione formale del fiscal compact[1] viene rinviata di anno in anno), ma appunto sono un palliativo temporaneo.

La Germania, con i suoi satelliti, non vuole cambiare le regole attuali, chi può costringerla? Lo potrebbe fare l’Italia, ma ha troppi scheletri nell’armadio, alcuni reali (il debito pubblico attuale, anche se, a ben vedere, nel lungo periodo è giudicato tra i più sostenibili), altri fittizi (l’equilibrio di bilancio: come è scritto anche nell’articolo che stiamo commentando, l’Italia è uno dei due Paesi che rispetta – da anni - il limite del 3% del deficit/Pil e quando l’ha sforato l’ha fatto di poco, mentre la Spagna, la Gran Bretagna, la Francia, ecc. hanno raggiunto durante la crisi fino il 10%). 

Anche la Francia ha delle debolezze e cerca di non gridare troppo per rimanere sotto la “fiducia” dell’ombrello finanziario teutonico, ma, come secondo membro della diarchia storica europea, è l’unico Paese che se veramente lo volesse potrebbe contrastare l’egemonia della Germania. Purtroppo, anche il sedicente socialista Hollande ha tradito il suo programma col quale ha vinto le elezioni presidenziali ed, irretito dal potere – come ha rivelato la sua ex moglie - si è affrettato anche lui ad applicare la ricetta mainstream neo-liberista: riduzione – anche se un po’ al rallentatore - del deficit e riforme strutturali: riforma del diritto del lavoro e deflazione dei salari (recalcitra invece sull’inasprimento della riforma delle pensioni). Ed è ora il presidente francese meno popolare nella storia della Francia, pregiudicandosi qualunque possibilità di sua riconferma alla presidenza (quindi non vedo che cosa ci abbia guadagnato).

Questo è il problema negli ultimi 30 anni: anche quando vince la sinistra, la politica economica attuata è di stampo liberista. I sedicenti socialisti e democratici (Blair, Hollande, Renzi) tradiscono gli ideali socialisti e/o i loro programmi elettorali.[2]

*

Che fare? Occorre agire su più direttrici. Atteso che è quasi vano sperare in una 'rivoluzione' progressista (siamo quasi tutti dei pantofolai, ma mai dire mai) e l'avversario - il ceto dominante da 30 anni - è ricchissimo, potentissimo (controlla i media e le università), bulimico e spietato, da una parte occorre partecipare assiduamente e, nelle forme a disposizione che includono il mezzo potente del web, bombardare senza sosta lo stato maggiore di sinistra, stimolandolo, criticandolo e punendolo; dall’altra, occorre appoggiarsi alla legge vigente, nel caso di specie i trattati UE (il nefasto fiscal compact non fa parte dei trattati, ma è una regola successiva, e andrebbe denunciato perché – afferma il prof. Guarino – li vìola) e chiederne l’applicazione rispettandone la lettera e lo spirito.

Qui arrivo al dunque: pochissimi – debbo presumere da quel che leggo in giro - hanno letto i trattati UE, se li si leggono e li si approfondiscono un poco, come ho fatto io da profano, ci si accorge che, almeno dacché è scoppiata la grave crisi economica in EUZ (Grecia, 2010), essi vengono patentemente violati sia nella lettera che nello spirito, da parte sia della Commissione europea, sia del Consiglio europeo, sia della BCE. Traggo dal mio post Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE[3]

E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo [Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.]; smentita dalle evidenze empiriche dell’ultimo quinquennio; contraddetta dai dati macroeconomici relativi al tasso d’inflazione e al tasso di disoccupazione dell’Eurozona; formalmente corretta per l’Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la prevalenza e la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo statutario – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente concordanti e complementari, ha le stesse dignità e cogenza del primo”.

Se ciò risponde, almeno in parte, al vero, occorrerebbe, come dicevo prima, appoggiarsi alla legge e – come Stati o come cittadini o, meglio, come soggetti organizzati (partiti, sindacati, associazioni) – “muovere” i due Organi deputati a dirimere la questione: in primo luogo, la Corte di Giustizia Europea (organo giurisdizionale), ricorrendone i presupposti, e, in secondo luogo, il Parlamento europeo (organo politico). Ho provato anche a fare un tentativo per pungolarne qualcuno, ma finora ho constatato che nessuno, né i docenti e gli intellettuali, i quali preferiscono gli inefficaci appelli, né i politici, né i sindacati, né i cittadini salvo casi sparuti, intende seguire questa strada. Ma è l’unica percorribile in tempi relativamente brevi e senza chiedere il permesso a chi detiene le leve del potere.


PS: Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei



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Unione Europea: rischio di disintegrazione, ma va salvata su nuove basi


Il sogno europeo sta rischiando di trasformarsi in incubo. Se permangono le attuali criticità c’è il rischio di un’implosione dell'Unione Europea ed il ritorno agli Stati nazionali, un’ipotesi che determinerebbe l’irrilevanza del Vecchio Continente, inclusa la Germania, nell’agone internazionale divenuto globale e dove operano Paesi della stazza della Cina e dell’India, che torneranno a rioccupare le loro posizioni di preminenza del XVIII secolo.[1]

Come ho già osservato in passato,[2] il peccato originale è nell’ispirazione che ha informato tutta la costruzione europea, determinata, non dal Manifesto di Ventotene del massone progressista Altiero Spinelli e altri, ma dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni KalergiMonnetSchumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un Parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia. Come poi è effettivamente avvenuto.

L'interprete di questa visione neoliberista ed elitaria è diventata da anni la Germania, da quando, nel 2005, Angela Merkel ha iniziato la sua esperienza di governo alla guida dei Tedeschi.[3]

Con lei, da un lato, il potente e coeso complesso industriale-commerciale-finanziario tedesco ha visto sempre più tutelati i propri interessi, a scapito sia di fasce di popolazione interne (le disuguaglianze in Germania sono aumentate[4]) che di interi popoli dell’Eurozona.

Dall’altro, il veleno della manipolazione del popolo tedesco, agìta sulla contrapposizione tra Paesi virtuosi – Germania e suoi satelliti - e Paesi viziosi – Piigs -, è stato cosparso a piene mani, per unirsi su un progetto egemonico neo-nazionalista, che è anche sostanzialmente anti-europeista.

Infatti, ad una Germania leader del Vecchio continente, in grado di far marciare il proprio benessere in sintonia armoniosa e complementare con quello degli altri Stati UE (e questo era il progetto di statisti come Helmut Kohl ed Helmut Schmidt), si è sostituito un disegno di destrutturazione e progressiva spoliazione dei paesi europei più fragili, al fine di realizzare un’egemonia egoistica, cinica e predatoria.

La popolazione della Germania è stata irretita e manipolata, oggi, dal miraggio di una straordinaria egemonia continentale esattamente come lo fu ieri, negli anni del regime hitleriano.

Le politiche di austerità, rigore e decrescita del resto d’Europa sono il fondamento su cui il governo del duo massonico reazionario Merkel-Schäuble sta edificando un diabolico e cinico benessere per larghe fasce della sua nazione, ma come dicevo non di tutte.

A questo si aggiunge la debolezza della Francia, l’altro componente della diarchia europea, l’unico Paese, se lo avesse veramente voluto, capace di contrastare il disegno egemonico tedesco. Il sedicente socialista e massone Hollande, dopo aver vinto le elezioni promettendo la lotta all’austerità economica tedesca, si è dimostrato un mediocre, amico dei banchieri, e si è del tutto lasciato irretire dalle blandizie e dalle minacce che gli sono state rivolte – pare - dai vari agenti delle Ur-Lodges massoniche reazionarie.[5]

Si dice che il paradigma dell’austerity è funzionale ai progetti di costruzione di un nuovo feudalesimo europeo, e che in questo quadro il più grosso problema sono i trattati e le istituzioni vigenti, sia della UE che dell’Eurozona, per cui anche se le politiche di austerità fossero temporaneamente accantonate, ciò avverrebbe comunque in un contesto non democratico di gestione delle istituzioni continentali.

Questo è vero ma non del tutto. I trattati vigenti vengono interpretati ed applicati violandone talvolta sia la lettera che lo spirito, a beneficio del nucleo centrale europeo costituito dalla Germania e dai suoi satelliti e a danno dei Paesi periferici. Pertanto, a mio avviso, la soluzione, in attesa della rivoluzione palingenetica in senso federalista o almeno, più realisticamente, di una ridefinizione su nuove basi – più eque - delle regole di funzionamento dell’Eurozona[6]), non può che essere la strada maestra del rispetto della legge vigente. Come nel caso della BCE, che viola il suo statuto, ma in generale del rispetto dei trattati UE.[7]



Note


[1] Trasformazione epocale da governare al meglio


[2] Il piano Kalergi e la genesi dell’Unione Europea oligarchica


[3] Le promesse da marinaio della “bottegaia” Merkel


[4] 27/02/2014

Secondo l’istituto Diw è il paese con le maggiori differenze nell’Eurozona:
diseguaglianze crescenti, un quinto della popolazione non ha un patrimonio

TONIA MASTROBUONI


Germania. Disuguaglianza salariale e "disunione regionale" ai massimi storici

20/02/2015


[5] François Hollande


[6] Meno neo-liberismo e più keynesismo, sia per la politica economica anticiclica che per sanare gli squilibri strutturali delle partite correnti (surplus e deficit commerciali), attuando l’aggiustamento anche, se non soprattutto, dal lato del Paese in surplus.

YanisVaroufakis e i poteri-doveri della BCE

Bernard Maris, Oncle Bernard (zio Bernard, come si firmava) è l’economista critico che ha perso la vita durante l’attentato a Charlie Hebdo. Bernard Maris ci ha lasciato contributi di grande interesse, estremamente critici nei confronti delle politiche sostenute dai leader europei che hanno marciato insieme a Parigi dopo gli attentati terroristici. In questo articolo apparso lo scorso aprile su Alternatives Économiques e tradotto da Economia e Politica l’economista propone di superare l’euro tornando allo SME ma introducendovi i correttivi che Keynes propose nel suo piano per una International Clearing Union.


Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari

Infine, c’è il macigno esiziale del surplus commerciale eccessivo, poiché: a) la Germania viola da anni il limite del 6%, già di per sé sovradimensionato e fatto su misura della Germania dalla prona Commissione europea; b) si rifiuta di ridurlo, attraverso misure interne di reflazione (aumento dei salari e degli investimenti pubblici in infrastrutture), che produrrebbe un aumento del suo benessere nazionale; c) rifiuta non solo le sanzioni ma persino le critiche, facendo finta di non sapere che un’unione valutaria non ottimale (cioè tra economie disomogenee) può sopravvivere soltanto se contempla anche trasferimenti fiscali o, in loro mancanza, sanzioni severe dei surplus delle partite correnti; e d) impone quindi alla Commissione europea di perseguire e attuare il riequilibrio solo a spese dei Paesi in disavanzo commerciale, attraverso le asserite salvifiche riforme strutturali (deflazione dei costi, in particolare dei salari).


[7] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei



Post e articolo collegati:


Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE


Un’unione monetaria in cui un solo Paese, la Germania, ottiene tutti i benefici è insostenibile


How Germany Gains From The Euro While Others Pay

by Ronald Janssen on 27 September 2015



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Il massone neoaristocratico Jeroen Dijsselbloem frena sul salvataggio delle banche italiane


Un anno fa mi sono espresso così sul conto di Jeroen Dijsselbloem: il presidente olandese dell’Eurogruppo, il nevrotico e inesperto sedicente socialista Dijsselbloem, mero strumento del duo massonico reazionario Merkel-Schaeuble”.[1]

Egli non perde occasione per contrastare tutte le decisioni dell’Italia, allineandosi fedelmente alla posizione della Germania.

Lo ha fatto quando l’Italia, che è uno dei pochissimi Paesi dei 19 dell’Eurozona, a rispettare il limite del 3% del rapporto deficit/Pil e viene da quasi 7 anni di recessione per colpa dell’austerità imposta dalla Commissione europea per conto della Germania, ha chiesto la “flessibilità” (cioè di aumentare il deficit) di qualche decimale di punto, che è un semplice palliativo poiché servirebbe ben altro: uno shock di una cinquantina di miliardi.[2]

Lo ha fatto quando si è trattato di aiutare le banche italiane, che non ebbero bisogno di essere salvate all’inizio della crisi economica, mentre ora sono oberate di sofferenze per centinaia di miliardi causate dal prolungamento della crisi economica, perché lo vieta la recente normativa del bail-in, che ha innovato le regole che permisero alle banche soprattutto tedesche, ma anche francesi, belghe, olandesi, spagnole, ecc. di essere salvate con centinaia di miliardi di soldi pubblici.[3]

Lo ha fatto quando ha condiviso la posizione della Germania che si è opposta all'assicurazione europea dei depositi, che rientra nellaccordo già sottoscritto e implementato dellunione bancaria, ma che ora viene condizionata alla riduzione dei rischi bancari, che secondo i Tedeschi sarebbero legati ai troppi titoli di Stato in portafoglio alle banche, in particolare italiane, titoli che avrebbero un rischio maggiore dei derivati, di cui sono strapiene le banche tedesche.[4]

Lo ha fatto oggi quando ha frenato sulla trattativa in corso tra l’Italia e la Commissione europea per avere il via libera a un intervento con garanzia pubblica per puntellare il capitale di Mps.[5]

In teoria, parrebbe un comportamento davvero strano se si considerasse la sola appartenenza di Dijsselbloem al PSE, lo stesso gruppo del quale fa parte il PD renziano; lo appare un po’ meno se si valutano tre altri elementi: il primo, il complesso di superiorità di un olandese rispetto agli Italiani e in generale i mediterranei;[6] il secondo, il conflitto d’interessi nell’ambito del sistema Euro tra il blocco centro-europeo (Paesi creditori) e i Pigs (Paesi debitori); e terzo, l’appartenenza di Jeroen Dijsselbloem alla Massoneria neoaristocratica (se non reazionaria).[7]



Note


[1] UE, classifica (personale) dei mediocri 


[2] UE “FRENA” L’ITALIA SULLA FLESSIBILITA’

07 gennaio 2016 21.35 Dijsselbloem richiama l’Italia sulla flessibilità dei conti pubblici prevista dal patto di Stabilità per l’euro. “La flessibilità è un margine, si può usare una volta sola. Non si può esagegare”, dice il presidente dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. L’Italia “ha chiesto varie flessibilità, per le riforme istituzionali, per gli investimenti, per i migranti, dipende dalla commissione UE”, che deciderà sulla questione. “L’unica cosa che posso dire è: non spingiamo”.


[3] Crisi banche, il Pd guida l'assalto al bail in

Giuseppe Falci, L'Huffington Post

Pubblicato:14/02/2016 20:51 CETAggiornato: 14/02/2016 20:51 CET

Giunta la notizia a Bruxelles il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem si è infuriato: “Un ritorno al passato sarebbe la cosa peggiore”.


[4] ECONOMIA

Banche: Dijsselbloem spalleggia Schaeuble, frena su sistema unico depositi -2-

14-01-2016

19:34  (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 14 gen - Il ministro delle finanze olandesi (che si trova a guidare nei prossimi sei mesi anche l'Ecofin) ha fatto un lungo ragionamento quando gli e' stato chiesto di commentare l'opinione del ministro Pier Carlo Padoan sulla posizione tedesca ("E' molto lontana da cio' che e' utile per l'Europa"). Dijsselbloem ha citato il caso del 'manuale unico' bancario: "Ci sono tante pagine bianche che dobbiamo riempire, dobbiamo essere d'accordo su che cosa intendiamo per qualita' di capitale delle banche, su che cosa sono i rischi bancari iscritti nei bilanci, sulle discrezionalita' della legislazione nazionale che vanno superate: la presidenza olandese della Ue e' molto impegnata, questo e' il lavoro da fare, non possiamo parlare di rischi da condividere senza parlare di rischi da ridurre". Dijsselbloem non ha citato una delle questioni centrali che fa parte della discussione e delle richieste tedesche: la riduzione dell'esposizione delle banche verso il debito sovrano nazionale. Si tratta di un principio sul quale tutti magari concordano in linea generale, ma e' una questione spinosissima. Da un lato la riduzione dell'esposizione al debito sovrano nazionale va nella direzione dello sganciamento (relativo) dei rischi bancari dai rischi sovrani, appunto. Dall'altro lato, le banche di un paese (in Italia quanto in Germania, Francia e altri paesi chiave della zona euro) sono grandi acquirenti di titoli del debito pubblico. Il presidente dell'Eurogruppo ha rivendicato il fatto che la filosofia dell'unione bancaria si fonda sull'accoppiamento riduzione dei rischi-condivisione dei rischi. Di solito gli esponenti europei sono restii a riferire pubblicamente delle posizioni di dissenso degli Stati membri. Questa volta Dijsselbloem ha fatto un'eccezione affermando: "Non e' un segreto che la Germania e' molto critica sul fatto di parlare adesso di un sistema unico europeo di garanzia dei depositi, mentre altri paesi non vogliono parlare di riduzione del rischio" (nel contesto della discussione sull'assicurazione europea dei depositi). Antonio Pollio Salimbeni Aps-y- (RADIOCOR) 14-01-16 19:34:37 (0551) 5


[5] Banche scommettono sul governo, ma Dijsselbloem frena. Si sgonfia il rimbalzo delle Borse

di GIULIANO BALESTRERI

07 luglio 2016


[6] La supposta superiorità e l’arroganza degli Europei del Centro-Nord


[7] Traggo dal libro “Massoni” di Gioele Magaldi: “Jeroen Dijsselbloem (classe 1966, politico, affiliato alla «Compass Star-Rose/Rosa Stella Ventorum» e alla «Three Eyes»”, due superlogge reazionarie, in particolare la potentissima rockefeller-kissingeriana seconda.



Post collegato:


UE, dirigenti illuminati o massoni reazionari?



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Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato


Riporto il dialogo tra Carlo Clericetti e me su come sono contemplati nei Trattati UE la solidarietà tra gli Stati dell’Unione Europea e l’economia sociale di mercato, svoltosi nel suo blog su Repubblica in calce a questo articolo:


Carlo Clericetti  -  24 GIU 2016

Brexit e gli apprendisti stregoni dell'austerità


Citazione: “E d'altronde, cosa aspettarsi di diverso in un'Unione che ha tra i suoi principi costitutivi la competizione, ed esclude invece la solidarietà tra paesi?

Tra i principi costitutivi, la solidarietà tra Paesi c’è: nell’art. 2 del Trattato di Maastricht, poi sostituito dall’art. 3 del Trattato di Lisbona (TUE).
Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri. […]

Come ho già scritto più volte in passato, sono l’UE e la Bce a non rispettare i Trattati,[1] per colpa della Germania, che o impone le “sue” regole in sede di stesura delle norme (vedi in particolare lo Statuto della BCE[2] e il fiscal compact[3]) o si arroga il potere di interpretarle, quando esse non sono in linea con l’ordoliberalismo (ordoliberismo) tedesco e/o con l’interesse egoistico ed ottuso della Germania (vedi, ad esempio, di nuovo lo Statuto della BCE, che ha statuito la prevalenza dell’obiettivo della stabilità dei prezzi. Che però – aggiungo - ha anche stabilito l’esistenza di un secondo obiettivo, del tutto obliterato: il sostegno delle politiche dell’UE elencate proprio nell’art. 2, poi 3 del TUE, tra cui una crescita economica equilibrata, la piena occupazione e la solidarietà tra gli Stati membri.

Conosco le tesi di alcuni supposti esperti che, per sostenere la loro richiesta di uscita dall’Euro e forse dall’UE, danno un’interpretazione pessimistica dei Trattati e ritenevano, ad esempio, che giammai la BCE avrebbe potuto implementare gli OMT e il QE, perché secondo loro vietati dai Trattati e perché la Corte Cost. tedesca era contraria (sic!). Come si è visto, sia gli OMT che il QE sono stati ritenuti compatibili con i Trattati sia dalla Corte di Giustizia Europea (unico Organo abilitato a deciderlo) sia dalla stessa Corte Cost. tedesca. Il che dimostra che i Trattati abbisognano, è vero, di una revisione che li renda meno ambigui, ma già ora possono consentire l’adozione di misure atte a realizzare gli obiettivi contenuti nell’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo.
(Cfr., per un’analisi più estesa, Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html  oppure (se in avaria)  
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html

Vincesko

PS: Avviso che ho dovuto pubblicare questo commento col mio vecchio nickname, poiché col nuovo il server non accetta i link.


Vincesko, ha ragione: nei principi fondamentali, anche se messa in modo residuale, la solidarietà ci sarebbe. Ma bisognerebbe riscrivere quell'articolo e metterla prima della "stabilità dei prezzi" e di "un'economia sociale di mercato fortemente competitiva". Anzi, "economia sociale di mercato" (= ordoliberalismo) andrebbe proprio cancellato.


@CClericetti
1. Non si faccia influenzare
 :) da espertoni come Barra Caracciolo (Orizzonte48), che ne sanno beninteso molto più di me[4]: come ho rilevato in passato, [la solidarietà] non è messa in modo residuale ma nell’art. 3, che è un articolo fondamentale dei Trattati UE, e addirittura nel preambolo. Allego quest'altro articolo (che ho appena trovato) del prof. Luigi Tosato, che lo spiega.
Il salvataggio della Grecia rispetta i trattati? Gian Luigi Tosato - 21/05/2010 http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1458
2. Mario Monti (che a me antimontiano non pare affatto il mostro di cui si blatera, anzi – come ho dimostrato in passato fornendo i dati - si attribuisce meriti-colpe che non ha) ha dichiarato recentemente che il problema dell’UE è che applica il rigore ma non anche i principi dell’economia sociale di mercato. In una certa misura, secondo me, ha ragione.
3. Ad una lettura dell’art. 3 del TUE scevra dai “condizionamenti” tedeschi, ripeto, la “stabilità dei prezzi” è un mero sub-obiettivo rispetto ai due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale; purtroppo, il peccato originale è nello Statuto della BCE (art. 2), che a differenza di quello della FED considera prevalente la stabilità dei prezzi. Con l’avvertenza, però, che in deflazione o con inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%) - come succede da tre anni - i due obiettivi (stabilità dei prezzi e crescita economica e piena occupazione) sono assolutamente concordanti e complementari.

Vincesko


Il riferimento all'"economia sociale di mercato" è esiziale. Sto leggendo in proposito un libro molto documentato che ne ricostruisce la genesi e le caratteristiche ("La dittatura dello spread" - ed. DeriveApprodi - di Alessandro Somma dell'università di Ferrara). E' una costruzione teorica il cui nome trae in inganno, non ha assolutamente niente di "sociale" nel senso che comunemente si intende e piaceva mlto a von Hajek, tanto per far capire l'orientamento.


@CClericetti (24 giugno 2016 alle 21:27)
Io non sono in grado di intavolare una discussione approfondita sul tema, ma intendo questo:
Economia sociale di mercato
L'economia sociale di mercato è un modello di sviluppo dell'economia che si propone di garantire sia la libertà di mercato che la giustizia sociale, armonizzandole tra di loro. L'idea di base è che la piena realizzazione dell'individuo non può avere luogo se non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà di impresa, la libertà di mercato e la proprietà privata, ma che queste condizioni, da sole, non garantiscono la realizzazione della totalità degli individui (la cosiddetta giustizia sociale) e la loro integrità psicofisica, per cui lo Stato deve intervenire laddove esse presentano i loro limiti. L'intervento non deve però guidare il mercato o interferire con i suoi esiti naturali: deve semplicemente prestare il suo soccorso laddove il mercato stesso fallisce nella sua funzione sociale e deve fare in modo che diminuiscano il più possibile i casi di fallimento[1].[…]
Colui che elabora per primo una vera e propria teoria dell'economia sociale di mercato è Wilhelm Röpke(1899-1966). Röpke propone una "terza via"[2] tra liberalismo e collettivismo, in cui lo Stato svolga una funzione garantista nei confronti del libero mercato, ed è consapevole della necessità di una profonda revisione delle regole che "monopolizzano" il sistema economico.

https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_sociale_di_mercato
Rivisto e corretto alla luce di come è stato applicato concretamente in Germania. Al netto, beninteso, delle politiche iniziate da Schroeder, quando con la globalizzazione il pendolo del potere economico anche in Germania si è rispostato nettamente a destra.
A me pare ci sia differenza con il neo-liberismo. E, francamente, considero il rifiuto del reddito minimo garantito – come fa Alberto Bagnai (e andai a scriverlo nel suo blog) – sol perché lo propose von Hayek, un’elucubrazione di chi ha la pancia piena.
Vincesko


Quella di Wikipedia è l'interpretazione corrente, ma la giustizia sociale con l'ordoliberalismo non c'entra. Sono stati i governi socialdemocratici prima di Scröder che ne hanno dato quell'interpretazione, che però non è durata molto. Se ricordo bene l'articolo di Moroni (lo conoscevo ma non l'ho riletto) offre un quadro più vicino al vero. Le differenze con il neoliberismo sono davvero minime. Un giorno di questi magari scrivo qualcosa sul libro di Somma.


Segnalo a chi ne sa poco come me questo scritto critico, che mi pare illustri bene l’evoluzione della teoria e della prassi dell’ordoliberalismo:
L’economia sociale di mercato è una risposta? Capire l’ordoliberalismo
Posted by Pietro Moroni on lunedì, maggio 2, 2016
http://www.pandorarivista.it/articoli/economia-sociale-di-mercato-capire-ordoliberalismo/
Vincesko


@CClericetti ( 25 giugno 2016 alle 00:55)
Effettivamente, Moroni indica tra le “Condizioni irrinunciabili e necessarie per la Scuola di Friburgo”, all’ultimo posto:
¦ mantenimento di un minimo indispensabile di redistribuzione del reddito attraverso tassazione progressiva e salario minimo, necessario al mantenimento dell’ordine sociale.
Egli, però, scrive anche: “Tuttavia l’economia sociale di mercato non è, o non appare, così radicale. Per come la conosciamo, l’economia sociale di mercato presenta un forte ruolo dei sindacati, la Mitbestimmung (cogestione),[5] tutele sociali e un importante welfare state, soprattutto in campo sanitario. La ragione è nella storia della Germania e nella consueta resistenza che la realtà oppone ai programmi che vengono messi in atto nel tentativo di cambiarla. Gli ordoliberali, benché avessero un’indubbia influenza sulla CDU tedesca al punto che Ludwig Erhard, Ministro dell’Economia sotto Adenauer, ne era una diretta espressione, non riuscirono mai a far accettare completamente e senza riserva la loro agenda alla CDU e alla Germania in genere”.
Resistenze ancora maggiori vennero dal campo della sinistra.
In seguito, con la vittoria della SPD di Willy Brandt, l’ordoliberalismo tedesco subì un ulteriore vulnus: il welfare state venne espanso, realizzando il sistema di sicurezza sociale che conosciamo oggi (la spesa sociale raddoppiò nel giro di cinque anni) e il sistema sanitario divenne sempre più universale. Il colpo definitivo giunse però sotto il Cancellierato di Helmut Schmidt, il quale rese la Mitbestimmung, la famosa cogestione, un asse essenziale del modello produttivo tedesco. Oggi, a differenza dei suoi padri fondatori, lo stesso Ministero dell’Economia e Finanze della Repubblica Federale Tedesca riconosce nel welfare state il secondo pilastro dell’economia sociale di mercato2”.
Poi, è arrivato il socialdemocratico Schoereder con la sua Agenda 2010,[6] e il pendolo, come dicevo, è ritornato a destra. E Moroni conclude: “Sarà ora più chiaro perché non si dovrebbe difendere o propugnare l’economia sociale di mercato tedesca: in primo luogo perché, se oggi essa comprende misure apprezzabili come il welfare state e la cogestione, questo è dovuto a chi si era opposto in prima istanza al disegno iniziale. In secondo luogo perché tali misure sono correntemente in crisi. Infine, perché l’economia sociale di mercato, tranne l’eterodosso periodo di governo e di riforme socialdemocratiche, è risolutamente schierata contro il potere dei lavoratori e della loro associazione: lo è in teoria, per bocca degli stessi economisti afferenti all’ ordoliberalismo, come lo è nella pratica, a causa della compressione dei salari, della precarizzazione del lavoro e della condizionalità dei sostegni sociali”.
Vincesko



[1] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei


[2] Statuto BCE


[3] Fiscal compact, piove, anzi diluvia, sul bagnato. Alcune contromisure


[4] Ricchi e poveri

Contrariamente a quel che sostengono esperti come Barra Caracciolo, che danno un’interpretazione pessimistica e ribaltata,[*] ma poi aggiustano il tiro, a mio avviso gli attuali Trattati europei (TEU e TFUE), vedi in particolare l'art. 3, permetterebbero già ora di concretizzare, in parte, la visione democratica, liberale, solidale, a favore del popolo europeo del Manifesto di Ventotene di Spinelli e NON quella neo-oligarchica, liberista e burocratica dei massoni reazionari Kalergi, Monnet, Schumann. Infatti, “Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei”.


[*] Dialogo acceso tra Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo) e me sui poteri della BCE


[5] Partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo delle aziende


[6] Gerard Schroeder

Agenda 2010

From Wikipedia, the free encyclopedia

The Agenda 2010 is a series of reforms planned and executed by the German government, an SPDB'90/Greens coalition at that time, which are aimed at reforming the German social system and labour market. The declared aim of Agenda 2010 is to improve economic growth and thus reduce unemployment.

On March 14, 2003 Chancellor Gerhard Schröder gave a speech before the German Bundestag outlining the proposed plans for reform. He pointed out three main areas which the agenda would focus on: the economy, the system of social security, and Germany's position on the world market.

The steps to be taken include tax cuts (such as a 25% reduction in the basic rate of income tax) as well as big cuts in the cost absorption for medical treatment and drastic cuts in pension benefits and in unemployment benefits alike. In that, the programme closely resembles similar measures taken earlier in theUSA (Reaganomics) and the UK (Thatcherism)[citation needed]. Those measures are also being proposed in accordance with the market liberal approach of the EU's Lisbon Strategy. The name Agenda 2010 itself is a reference to the Lisbon Strategy's 2010 deadline.

A series of changes in the labour market known as Hartz I - IV started in 2003 and the last step, Hartz IV, came into effect on January 1, 2005. These changes affected unemployment benefits and job centres in Germany, and the very nature of the German system of social security.



Appendice


Articolo 50

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di

recedere dall'Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l'Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione. L'accordo è negoziato conformemente all'articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Esso è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d'intesa con lo Stato membro interessato, decida all'unanimità di prorogare tale termine.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.

Per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

5. Se lo Stato che ha receduto dall'Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all'articolo 49.

http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf



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Brexit, il mio giudizio è ambivalente


A risultato acquisito del referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea, riporto il mio commento pubblicato nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica prima del referendum, giudizio che confermo, ma col sincero rammarico che non si sia realizzata la condizione per poter vedere in futuro il verificarsi della terza ipotesi.  


Carlo Clericetti  -  22 GIU 2016

Inglesi, fateci un regalo: uscite



Il giudizio sulla Brexit che do io è ambivalente.

Io ritengo l'uscita della Gran Bretagna dall'UE negativa verso l'esterno dell'UE, dato il peso "morale" e di immagine della Gran Bretagna a livello mondiale.

Positiva verso l'interno perché fa finalmente chiarezza sulla posizione nell’UE a mezzo servizio della Gran Bretagna da sempre, posizione che si è notevolmente e ulteriormente ridotta proprio a seguito della scelta del referendum, che ha alienato alla Gran Bretagna, molto presente e con un peso notevole nella gestione interna dell'UE al di là delle sue dichiarazioni, l'appoggio di vari Paesi (Polonia, Svezia, Cechia, Paesi baltici), che temono storicamente la Germania, e che ora si sono avvicinati alla Germania stessa, accrescendone il peso, peraltro non più bilanciato dalla Francia.

Discorso diverso se invece la Gran Bretagna, nel caso decidesse (ormai: avesse deciso) di restare nell'UE, partecipasse (ormai: avesse partecipato) concretamente, sia politicamente sia tramite la sua formidabile pubblica amministrazione, alla ridefinizione della missione e delle regole dell'UE e alla sua gestione, riprendendo il suo ruolo storico di contraltare della ormai egemone ed ottusa Germania.


Post scriptum

Il giorno dopo il referendum l’avevo pensato, sono dunque d’accordo. Segnalo volentieri questa petizione che in un solo giorno ha già superato 1.600.000 firmatari.


Petition

EU Referendum Rules triggering a 2nd EU Referendum

We the undersigned call upon HM Government to implement a rule that if the remain or leave vote is less than 60% based a turnout less than 75% there should be another referendum.


E quest’altra, che ha già superato i 137.000 firmatari:


Declare London independent from the UK and apply to join the EU.



Articoli collegati:

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Mario Monti, ex primo ministro e commissario Ue per la concorrenza
Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera
Franco Bruni, vice presidente ISPI e docente Università Bocconi
Christoph Schmidt, presidente del German Council of Economic Experts
Adriano Bosoni, senior analysist Stratfor
Carlo Altomonte, senior associate researcher ISPI
http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/europa/il-brexit-secondo-gli-esperti-15320

"Se vincesse la Brexit sarebbe un bene per l'Europa". Parola di europeisti
Dal corrispondete di Liberation, Jean Quatremer, all'ex-presidente della Commissione eruopea Jacques Delors: gli alleati insospettabile del "leave" scrivono agli inglesi
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BREXIT: NEL DARE-AVERE IL REGNO UNITO HA “LASCIATO” ALL’UE 5,5 MILIARDI DI EURO OGNI ANNO
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http://www.cgiamestre.com/articoli/24406 

Segnalo questo interessante excursus storico:
La storia insegna: l’Inghilterra ha sempre detto no ai "continentali"
Nel 410 d. C. furono, di fatto, estromessi dall’impero romano. Se la sono legata al dito, e ogni volta che possono lo fanno notare. Da Shakespeare a Wellington, da Churchill ai giorni nostri: sono un altro mondo
di LinkPop  -  4 Giugno 2016
http://www.linkiesta.it/it/article/2016/06/24/la-storia-insegna-linghilterra-ha-sempre-detto-no-ai-continentali/30912/

La Brexit in dieci punti
Con il referendum di giovedì 23 giugno il Regno Unito ha detto sì all'uscita dall'Unione Europea. Ma quali saranno i tempi e le modalità di questo divorzio. Ecco una breve spiegazione in 10 tappe
DI CARMELA ADINOLFI
24 giugno 2016
http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/06/24/news/la-brexit-spiegata-in-10-punti-1.274821

«Brexit»: faut-il douter des 3,9 millions de soutiens à la pétition pour un nouveau scrutin?
LE MONDE | 27.06.2016 à 19h16 • Mis à jour le 28.06.2016 à 08h33 | Par Pierre Breteau et Adrien Sénécat
http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/06/27/brexit-faut-il-douter-des-3-millions-de-soutiens-a-la-petition-pour-un-nouveau-vote_4959229_4355770.html 

TO LEAVE OR NOT TO LEAVE: INDECISIONE SULLA BREXIT E INCERTEZZA SUI DATI
LUCIANO CANOVA  -  27 giugno 2016
http://www.glistatigenerali.com/istituzioni-ue_londra/to-leave-or-not-to-leave-indecisione-sulla-brexit-e-incertezza-sui-dati/ 

Brexit?Figlia del Fiscal Compact che uccide l’Europa
GustavoPiga  - 26 giugno 2016
http://www.gustavopiga.it/2016/brexit-figlia-del-fiscal-compact-che-uccide-leuropa/  

Solo nuove elezioni (non impossibili) possono fermare la Brexit
POLITICA - LORENZO ROBUSTELLI  -  29 giugno 2016
http://www.eunews.it/2016/06/29/solo-nuove-elezioni-non-impossibili-possono-fermare-la-brexit/62948

Ora la Gran Bretagna se ne vada in fretta. Non può ferire l’Europa con Brexit e finirla paralizzandone il progresso

A colloquio con Romano Prodi “ma l’Unione a 27 non è la fine del Mondo”
“Gli inglesi contrattavano sempre su tutto e non gli andava mai bene niente. Ma ci rimetteranno loro”

Intervista di Francesco Anfossi su Famiglia Cristiana del 30 giugno 2016

http://www.romanoprodi.it/strillo/ora-la-gran-bretagna-se-ne-vada-in-fretta-non-puo-ferire-leuropa-con-brexit-e-finirla-paralizzandone-il-progresso_13189.html


Brexit, catastrofe o opportunità?

Il Brexit, lungi dall’essere la pietra tombale della sinistra britannica, potrebbe al contrario trasformarsi in un’opportunità storica senza precedenti.

di Thomas Fazi  -  1 luglio 2016

http://www.eunews.it/2016/07/01/brexit-catastrofe-o-opportunita/63344


Theresa May, la prossima prima ministra britannica.

Cinq questions sur Theresa May, la future première ministre britannique
LE MONDE | 12.07.2016 à 20h19 • Mis à jour le 13.07.2016 à 10h11

http://www.lemonde.fr/referendum-sur-le-brexit/article/2016/07/12/cinq-questions-sur-theresa-may-la-future-premiere-ministre-britannique_4968562_4872498.html


Il problema mi pare sia più della Gran Bretagna, che fa melina poiché rischia di spaccarsi, che dell’UE. Poi, certo, gli Inglesi sono inglesi e, anche se ormai non ne hanno molte ragioni, devono continuare ad alimentare il loro complesso di superiorità.

Après les félicitations, les dirigeants européens rappellent à Mme May les conséquences du Brexit
LE MONDE | 14.07.2016 à 02h57 • Mis à jour le 14.07.2016 à 09h49

http://www.lemonde.fr/europe/article/2016/07/14/theresa-may-les-reactions-politiques-soulignent-le-travail-a-fournir-apres-le-brexit_4969260_3214.html


Sul rischio della Gran Bretagna di spaccarsi, leggete come intende procedere la nea-prima ministra britannica Theresa May, la quale, ancorché il referendum sia stato consultivo e quindi il Parlamento britannico potrebbe per ragioni di forza maggiore non tenerne conto, secondo Enrico Franceschini intenderebbe comunque far decidere al popolo.

Enrico Franceschini  -  16 LUG 2016

Se la Scozia mette il freno a Brexit

Il primo incontro post referendum tra Theresa May, primo ministro britannico, e Nicola Sturgeon, premier del governo autonomo scozzese, è andato bene, a detta di entrambe. Hanno discusso di Brexit. La May ha detto che vorrebbe realizzare l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue. La Sturgeon ha risposto che la Scozia vuole restare nella Ue e valuterebbe la possibilità di un secondo referendum sulla secessione dal Regno Unito, se il Regno Unito uscisse dalla Ue. Posizioni contrapposte. Ma le due donne hanno concordato di partecipare insieme alla trattativa con Bruxelles. E la May ha affermato che non intende avviare l'articolo 50 del trattato europeo che dà il via al negoziato per l'uscita di un paese membro dall'Unione, "fino a quando non ci sarà una posizione comune " dell'intero Regno Unito, cioè concordata anche con la Scozia - e presumibilmente la stessa cosa vale per l'Irlanda del Nord, che - come la Scozia- ha votato a grande maggioranza per Remain. Si profila così uno scenario del genere: a un certo  punto la May potrebbe dire agli elettori, "volete Brexit anche a costo che la conseguenza sia la secessione dalla Scozia dal Regno Unito?" E potrebbe volerci un'elezione anticipata, o un secondo referendum britannico, per rispondere a questa domanda. Sarebbe interessante sapere cosa penserebbero in proposito Boris Johnson e gli altri ministri pro-Brexit del governo May. Insomma, ricevuta da David Cameron la patata bollente di Brexit, Theresa May potrebbe non volere passare alla storia come la premier che è uscita dall'Europa e ha portato alla disunione della Gran Bretagna. Questa storia sarà ancora lunga. E forse con qualche sorpresa.



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http://vincesko.blogspot.com/2016/06/brexit-il-mio-giudizio-e-ambivalente.html


Dialogo sulle colpe della Germania nella crisi economica dell’Eurozona

 
Riporto il dialogo che si è sviluppato a seguito della pubblicazione di questo mio commento (vedi Italia vs UE, dilettanti allo sbaraglio o ciurlatori nel manico
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2842039.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/12/italia-vs-ue-dilettanti-allo-sbaraglio.html ).
 

Dilettanti allo sbaraglio o ciurlatori nel manico.

Il modo peggiore per trattare con gli arroganti è l'acquiescenza, per cui è positivo che il ridiventato tosto Renzi – perché evidentemente sollecitato da poteri forti (banche ed ENI), non dai soliti poveri cristi finora massacrati impunemente - abbia ripreso il viso dell’arme con l’UE e la Germania.

Ma comunque non ci siamo affatto: è ridicolo "ventilare" l'ipotesi del ricorso alla Corte di Giustizia europea come se fosse un’arma letale, mentre è un atto normalissimo in una UNIONE di Stati di DIRITTO, usato da tutti i Paesi, perfino dalla Germania quando non può imporre le sue tesi attraverso la prona Commissione europea o il controllato Consiglio Europeo, come avvenne nel caso degli OMT (acquisti illimitati di titoli pubblici da parte della BCE).

Il problema, come si dice, è a monte e attiene allo strapotere della Germania sia nella definizione che nell'interpretazione ed applicazione delle regole, con la complicità di fatto del PSE, il cui capogruppo, indicato da Renzi, leader del partito maggiore nel Parlamento europeo, è ora l’italiano Pittella, uno dei responsabili della débacle dei socialisti nelle trattative per la formazione della Commissione europea, nella quale il PPE controllato dalla Germania, pur avendo preso pochi voti in più rispetto al PSE alle elezioni europee, ha 13 commissari oltre al presidente, mentre il PSE ne ha soltanto 8.

Occorre maggiore durezza, ora che si sono implementate le asserite salvifiche riforme strutturali che tanto piacciono ai neo-liberisti. Perché, ad esempio, l'Italia non pone sul tavolo con forza la violazione del limite del 6% (già sovradimensionato e fatto a sua misura) del surplus commerciale da parte della Germania, che tanti danni arreca e costringe gli altri Paesi ad aggiustamenti infiniti basati esclusivamente sulla deflazione dei salari e dei diritti?

La flessibilità concessa dall'UE all’Italia dello 0,1% (alla Spagna del popolare Rajoy, negli ultimi 3 anni, è stato concesso un rapporto deficit/Pil fino al 7%; un po’ meno alla Francia) è un pannicello caldo somministrato ad un malato grave; l'Italia, dopo aver perso, a causa della crisi esacerbata e resa lunghissima dalla famigerata austerità espansiva imposta dalla Germania, il 25% del suo apparato industriale, costretta nella camicia di forza del fiscal compact, esiziale in recessione poiché questa si autoalimenta, è destinata, checché ne dica il PdC Renzi, ad un inarrestabile declino.

Trattare con la, ad essa sottomessa, Commissione europea significa fare il gioco della Germania: è questa che va stanata! E lo può decidere e fare solo Renzi, se davvero è ridiventato tosto, rimuovendo se occorre dal loro posto i prudenti Padoan e Pittella.

L'attuale assetto incompleto dell'UE/BCE/Euro è squilibrato a favore della Germania, che è quella che ne trae i massimi vantaggi, a detrimento dei partners europei, in particolare quelli periferici. Altro che svenarsi per l'Europa, come raccontano con improntitudine i Tedeschi, diventati bravissimi interpreti del detto napoletano del chiagne e fotte! Segua l'Italia il suggerimento di politici ed intellettuali tedeschi: altro che litigare per un misero 0,2% di flessibilità, solo le minacce forti, come l'uscita dall'Euro, possono sortire qualche effetto con l'arrogante ed egoista Germania.

 
 
Luca B.
ben gli sta.
Quando era interesse del popolo se ne sono sbattutti e questa critica l'hanno chiamato populismo ed antipolitica.
Questa è l'europa per cui Renzi ha preso il 40%. Ce lo chiede l'Europa, di chi era lo slogan alle europee?
Ora che c'è da salvare le chiappe ai ruboschi e ai riva, per quanto mi riguarda possono tranquillamente schiantarsi nello stesso muro che hanno difeso, pagando l'ira di chi è stato truffato e gabbato.
 
 
Gatto P.
Cerchiamo di vedere il lato positivo: finalmente i nodi vengono al pettine. Finalmente, senza tanti giri di parole demagogici, sapremo se ciò che si dice sul conto della Germania padrona e dell'UE tiranna sono roba vera o solo ca22ate a uso e consumo di un poco di populisti, di volta in volta del m5s. pd e lega. Renzi è solo uno che tira la fune verso sè come fanno Kaczynski e Cameron. Si fanno portavoce di egoismi nazionali e basta ma restano comunque privi di idee su come uscire dalla crisi, che per questo usano tutti come strategia l'attacco alla Germania.
 
 
Vincesko
Gatto P., Eppure è semplice come fare 2+2: in recessione è necessaria un’espansione fiscale (aumento di spesa e/o taglio di tasse favorendo i redditi più bassi, ad alta propensione al consumo, per aumentare la domanda); in tempi di vacche grasse, il contrario. I Paesi dell'Eurozona non hanno più la sovranità economica di bilancio, devono stare nei limiti stabiliti dall'UE. Siccome la Germania non vuole, l’UE non consente politiche anticicliche, e da 7 anni la stragrande maggioranza dei Paesi EUZ è o in stagnazione o in recessione o, come l’Italia, in depressione economica. Dati questi vincoli, non soltanto Renzi ma neppure Mandrake potrebbe uscire dalla crisi.
 
 
Tiziano L.
Gatto P. Non è affatto vero che Renzi sia privo di idee, è da quando è al governo cioè 18 mesi che chiede di fare politiche espansive come gli Stati Uniti e non recessive come i dementi teutonici.
 
 
Gatto P.
Tiziano L., Se conoscesse almeno un concetto, quello di economia di scala, eviterebbe paragoni con gli USA. L'UE è formata da 28 economie senza un tesoro unico, non da un solo grande Stato.
Molti di questi 28 in passato hanno scialacquato pur sapendo che non potevano rifinanziare il debito. Per questo i debiti noi non li possiamo più fare: che ne sarebbe della stabilità, se ognuno si rimettesse a fare come gli pare? Poi non trova che sia è stupido attaccare un paese solo come se fosse il capro espiatorio degli altri 27?
 
 
Vincesko
Gatto P., Scusami, hai idee poche e confuse. Non sarò breve.
1. L’economia di scala c’entra come cavolo a merenda, o almeno solo per quanto attiene a certi tipi di spese, come quelle militari, in cui ci sono duplicazioni e quindi sprechi, per cui un esercito unico produrrebbe sicuramente dei risparmi di spesa.[1] Per altri aspetti no.

2. Infatti, è vero che l’UE è formata da 28 Paesi, ma per alcune materie, ad esempio proprio la politica di bilancio e fiscale, essi hanno ceduto la loro sovranità all’UE, quindi è come se fossero uno solo. Possono decidere le singole misure fiscali, ma a condizione che il limite del 3% del deficit venga rispettato. Di più, devono (dovrebbero ma la sua applicazione viene rinviata di anno in anno poiché anche i “deficienti” che comandano in UE si sono accorti che sarebbe devastante e insostenibile) rispettare il fiscal compact, quindi: a) non più limite del 3% del rapporto deficit/Pil, ma pareggio strutturale di bilancio; e b) riduzione di 1/20 all’anno del debordo rispetto al 60% del rapporto debito/Pil.

3. Che alcuni Paesi abbiano scialacquato, forse è vero, ma in ogni caso sono meno di quel che si pensa. E comunque non vi fa parte l’Italia, che tutti i milioni di ignoranti inscrivono nel novero degli scialacquatori, ma è falso, poiché negli ultimi 20 anni tranne due con Berlusconi essa ha sempre avuto un avanzo primario, cioè le entrate sono state superiori alle spese esclusi gli interessi passivi. Se ne deduce anche, come spiega la Banca d’Italia, che negli ultimi 20 anni il debito pubblico è cresciuto non per colpa della spesa primaria, che è globalmente in linea con i Paesi di confronto, ma esclusivamente degli interessi passivi (che per il 90% vanno a banche e investitori istituzionali italiani, 2/3, ed esteri,1/3), i quali sono cresciuti anche per l'incidenza della crescita abnorme dei tassi d'interesse a causa di una carente protezione da parte prima della Banca d’Italia (dopo il divorzio dal Tesoro) ed ora della BCE.

4. La causa della terribile crisi attuale – come sostengono da anni non solo Bagnai[2] ma anche il vice presidente della BCE Vitor Constancio e recentemente addirittura esponenti neoliberisti - non è stato il debito pubblico ma il debito privato. Invece la terapia feroce imposta dall’UE ha riguardato e riguarda i conti pubblici. In ogni caso, se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome il debito pubblico non è un problema.

5. La crisi è nata negli USA che l’ha gentilmente passata all’Europa, ma gli USA ne sono usciti dopo un paio d’anni, grazie alla politica monetaria espansiva (tassi decrescenti e QE della FED) e soprattutto alla politica fiscale espansiva (il deficit ha raggiunto il 10% nel periodo peggiore della crisi, per poi calare gradualmente col diminuire della stessa); l’Eurozona – tranne la Germania - invece ne è afflitta da ben 7 anni, a causa della politica monetaria restrittiva della BCE (tassi accresciuti dalla BCE di Trichet nel periodo peggiore della crisi - decisione pazzesca -, rifiuto del QE fino al dicembre 2014, cioè con un ritardo di ben 6 (sei) anni!), imposta dalla Germania (vedasi l’opposizione strenua di Weidmann e sodali in seno al Consiglio direttivo della BCE ed il ricorso della Corte Cost. tedesca alla Corte di Giustizia europea contro gli OMT), e della politica fiscale restrittiva, imposta anch’essa dalla Germania.[3]

6. Ripeto, visto che non riesci a prenderne atto: l’unico Paese avvantaggiato dall’attuale assetto monco UE/BCE/Euro è la Germania; essa non è il capro espiatorio ma il carnefice e l’affossatore dell’UE, poiché rifiuta di contribuire alla riduzione degli squilibri strutturali (ben rappresentati dal suo enorme surplus commerciale infra UE), da essa stessa causati, sia grazie alla sua forza economica, sia grazie a pratiche scorrette e sleali verso i partner EUZ (dumping salariale, finanziato per giunta con soldi pubblici - che è vietato dalle regole UE - resi disponibili dal deficit eccessivo 2003-2005 preteso in violazione delle regole che aveva imposte a tutti).[2]

7. La tua renitenza ad accettare i dati oggettivi della realtà ha la stessa determinante psicologica della tua germanofilia, che è indubitabilmente frutto di un pregiudizio: positivo ma pur sempre pregiudizio.
 
 
[1] Analisi quali-quantitative/6/Spese militari
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2564326.html oppure  
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/analisi-quali-quantitative6-spese.html
 
[2] BANCHE: NEL PANICO PURE LE ÉLITE, E BERLINO CI CONSIGLIA LA TROIKA
POSTED BY REDAZIONE - 24 DICEMBRE 2015
Oggi perfino il CEPR, vestale dell’ortodossia, scopre quanto avevamo scritto nel Tramonto dell’euro: il debito pubblico, con la crisi, c’entra poco. […]
Quando Renzi, insediandosi alla presidenza del semestre europeo, ha giustamente osservato che la Germania era stata la prima a sforare il parametro del 3% nel 2003, non credo sapesse il vero motivo di questa violazione: finanziare con oltre 90 miliardi di soldi pubblici l’abbattimento del costo del lavoro (tramite riduzione del cuneo fiscale e misure di sostegno ai redditi troppo “moderati” dalle riforme Hartz).
http://www.asimmetrie.org/op-ed/banche-nel-panico-pure-le-elite-e-berlino-ci-consiglia-la-troika/
 
[3] CHI È IL RESPONSABILE DELLA CRISI DELL’EUROZONA? IN BREVE: LA GERMANIA
Di Simon Wren Lewis, 13 dicembre 2015
http://vocidallestero.it/2015/12/18/chi-e-il-responsabile-della-crisi-delleurozona-in-breve-la-germania/
 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2016/01/dialogo-sulle-colpe-della-germania.html
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 10/1/2016 alle 15:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dialogo sull’attacco del PdC Renzi alla Germania

 
Riporto un dialogo tra due altri lettori e me, incentrato sulle dichiarazioni del PdC Matteo Renzi contro la Germania, durante la sua conferenza stampa di fine anno. Cosa che aveva già fatto qualche giorno prima nel corso dell’ultimo vertice del Consiglio europeo, ribaltando il suo atteggiamento quasi remissivo tenuto negli ultimi due anni, dopo che all’inizio del suo percorso in veste di presidente del Consiglio aveva criticato con forza la politica economica imposta dall’Unione europea per volontà della Germania.

Come si vede, è l’ennesimo caso di Italiani che denigrano il proprio Paese ed elogiano la Germania.

Io penso che se c’è uno che, se solo lo vuole, può tener testa alla arrogante, egoista, egemone Germania, ed evitare il declino inarrestabile dell’Italia, questo è il tosto, determinato, spietato Renzi. Soprattutto se la richiesta gli viene – come io sospetto - da poteri fortissimi come le banche e l’ENI.
 
Allego uno degli articoli di giornale che commentano la conferenza stampa del PdC Renzi.
 
MATTEO RENZI
Referendum costituzionale, l'attacco di Renzi alla Germania e l'ombra di un governo tecnico
Giuseppe Timpone
Aggiornato il 30 Dicembre 2015, ore 08:38
http://www.investireoggi.it/attualita/referendum-costituzionale-lattacco-di-renzi-alla-germania-e-lombra-di-un-governo-tecnico/
 
***
 
Renzi: C'è poi il capitolo Germania. "noi chiediamo solo di far rispettare le regole a tutti”.

Vincesko
Giusto! Finalmente! Bravo! Gli arroganti ed egoisti bottegai tedeschi sono diventati i più bravi interpreti del detto napoletano del “chiagne e fotte”. Ed il modo peggiore per trattare gli arroganti è l’acquiescenza.
Ma il problema è a monte e deriva dalla débacle del PSE nella trattativa per la formazione e il programma della Commissione europea: il PPE controllato dalla Germania, pur avendo preso pochi voti in più rispetto al PSE, ha 13 Commissari oltre al presidente, il PSE solo 8. E dalla distribuzione delle posizioni burocratiche apicali: ben 5 direzioni generali sono occupate da Tedeschi.
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Paolo (Verona)
Renzi è un povero demente, la germania sara' sempre superiore all'italia per un solo semplice motivo, sono molto piu' onesti di noi, senza contare che l'amministrazione statale funziona alla grande, la giustizia, la scuola ect. impossibile cambiare l'italia perchè bisognerebbe cambiare la testa degli italiani, cominciando da ns "grandi" politici
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Vincesko
Hai fatto un'affermazione in parte infondata, frutto di ignoranza, e interamente autolesionistica, tipica di tanti Italiani che denigrano il loro Paese a prescindere e stravedono per la Germania a prescindere.
In parte infondata, perché anche la Germania imbroglia, ma lo fa soprattutto a spese degli altri Paesi (è, ad esempio, ai primi posti nella classifica delle truffe all'UE).
Autolesionistica, perché è dannoso oltre che stupido prima risolvere i problemi secolari italiani e poi impedire alla Germania di continuare a violare le regole che ha imposto a tutti e determinare il declino inarrestabile dell'Italia.

Poiché anche i Tedeschi violano le regole o inclinano alle furbizie, come quando, per fare qualche esempio, 
a) i Tedeschi sono stati i primi a non rispettare le regole che hanno imposto (pretesero la deroga sul deficit/Pil, nella fase dell’implementazione delle c.d. riforme e della deflazione dei salari nel 2003-2005);
b) per accrescere la competitività dei loro prodotti rispetto ai loro partner UE (tra cui l’Italia), finanziano la deflazione dei salari tedeschi (400-450€ mensili per oltre 7 milioni di mini job) attraverso il loro robusto welfare (reddito minimo garantito di 364€ mensili e sussidio integrale all’affitto), che configurano aiuti di Stato alle imprese, vietati dall'UE; oppure 
c) impongono misure draconiane di risanamento ai Paesi per evitare che le banche tedesche perdano i loro prestiti (ad es. la gran parte dei prestiti anti-crisi fatti alla Grecia); oppure 
d) si atteggiano a salvatori che si svenano per la patria UE, e danno lezione all’Italia, quando l’Italia non ha preso un Euro e contribuisce al fondo salva-stati, in ragione della sua quota nella BCE, esattamente come la Germania, in ragione della sua quota, ma la Germania lucra dal differenziale tra i capitali che prende a prestito e quelli che dà in prestito; oppure 
e) non si assumono, come Paese leader ed avvantaggiato dalla moneta unica, l’onere del riequilibrio della bilancia commerciale infra UE, anzi rifiutano di essere sanzionati poiché sforano da anni il limite del 6% (già sovradimensionato e fatto dall’UE a misura della Germania) del surplus commerciale, accrescendo i suoi consumi interni e gli investimenti pubblici, e fa per giunta concorrenza sleale deflazionando i salari e integrandoli col welfare; oppure 
f) impongono l’esclusione delle loro banche regionali o un criterio che favorisce i titoli derivati (di cui le banche tedesche sono strapiene) e penalizza gli impieghi o i titoli di Stato (che sfavorisce l’Italia) negli stress test delle banche.
 
***
 
Claudio (Bologna)
Tanto per ricordare : 1-le elezioni europee hanno avuto una affluenza pari al 58% circa degli aventi diritto , quindi il 40,8% è , circa , uguale al 20% degli aventi diritto. 2- in quella occasione si e votato praticamente per scegliere se essere pro o contro l'Europa !!! Ricordiamo a Matteo che lo stato Italiano 250 MLD per mettere le banche in sicurezza non li aveva e anche perchè , come ogni anno , 180 MLD se ne vanno in evasione fiscale , Fare i " grossi" con i Tedeschi , o lo fai sul serio , o lasci stare ( abbiamo già visto come è andata recentemente ) !!
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Vincesko
Perché, la Germania dove ha trovato i 250 mld per salvare le sue banche se non aumentando il debito pubblico? Per inciso rilevo che a) durante la crisi, il debito pubblico tedesco (e di altri Paesi) è cresciuto più di quello italiano; e b) le difficoltà delle banche tedesche sono dovute alle speculazioni sui derivati (solo la Deutsche Bank ne ha ancora la bellezza di 54.000 mld), mentre le difficoltà delle banche italiane sono dovute esclusivamente al prolungarsi della crisi economica per colpa della austerità imposta dalla Germania.
 
 
Claudio
Certo che hanno aumentato il debito , solo che il loro non era superiore al 100% come il nostro . Che la crisi peer le le banche Italiane si sia inasprita a causa della crisi può darsi , rimane il fatto che quì c'è un sistema in cui le figure apicali non scendono mai di un gradino ( come invece hanno fatto i Tedeschi ) . Mai che un politico si cali di un euro lo stipendio , mai che un dirigente di bamca cali le sue entrate , indipendentemente dai bilanci . Insomma , siamo sinceri , l'Italia è andata in crisi quando non c'erano più le possibilità di svalutare , aggirare le proprie leggi , insomma quando le regole sono diventate regole per tutti . L'euro è entrato in circolo per tutti nello stesso momento ma SOLO in Italia i prezzi sono schizzati (era solo un esempio) in sintesi io credo che noi Italiani non siamo adatti ad un mondo dove vigono le regole (vedi le ultime delibere su fiscalità ) . Detto questo , buona serata
 
 
Vincesko
Sicuramente hai ragione per i dirigenti delle banche, per il resto no:
1. Le banche italiane né hanno chiesto, né hanno avuto bisogno di aiuti, quelle tedesche sì a causa delle speculazioni sui derivati, di cui sono strapiene (solo la Deutsche Bank ne ha 54.000 mld).
2. Le difficoltà attuali delle banche italiane sono dovute ESCLUSIVAMENTE al prolungarsi della crisi economica, dovuto a) all'austerità economica imposta dalla Germania, b) alla quasi latitanza della BCE e c) alle mastodontiche manovre correttive varate in Italia per far fronte alla crisi economica, esacerbata dalla pessima gestione, per colpa della Germania e della Francia, che si sono preoccupati soltanto di non far perdere i prestiti delle loro banche ai Greci, della crisi greca.
3. Dire che l'Italia è andata in crisi perché non ha potuto svalutare è corretto, ma insufficiente: la moneta unica ha messo insieme economie eterogenee, che impediscono appunto gli aggiustamenti automatici, i quali però non sono stati sostituiti da altri meccanismi indispensabili, quali i trasferimenti fiscali, sostituendoli con prestiti; per giunta la Germania si è rifiutata e si rifiuta egoisticamente di addossarsi una parte dell'onere del riequilibrio, semplicemente aumentando i suoi consumi e investimenti interni, a beneficio dei Tedeschi, ma ha scaricato tutto l'onere sui Paesi deboli che hanno dovuto deflazionare i salari e i diritti.
4. La Germania è stata la prima, nel 2003-2005, a non rispettare le regole che ha imposto a tutti, per fare dumping salariale a spese dei partner EUZ, finanziandolo con soldi pubblici, pratica vietata in UE: quindi ha commesso una duplice violazione delle regole, a danno degli altri. Continua da anni a non rispettare il limite del 6% (già sovradimensionato e fatto a sua misura dalla prona Commissione del suo servo Barroso) delle partite correnti (export meno import), che tanti problemi arreca ai partner EUZ e al mondo intero (v. punto 3). E potrei continuare.
5. L'aumento abnorme dei prezzi in Italia (e in Grecia) dopo l'introduzione dell'Euro è stato causato: a) dalla furbizia di una parte degli Italiani (quelli che possono fare il prezzo: commercianti, autonomi, imprese, perfino Enti pubblici), a spese di tutti gli altri; b) dalla cattiva gestione del change-over da parte del governo Berlusconi, che non ha attivato i controlli programmati.
Conclusione: ad esser buono, nessuno è perfetto o esente da colpe, neppure i Tedeschi.
Buona serata.
 
 
Claudio
Sono parzialmente daccordo ma i fatti di questi ultimi anni dimostrano ce la saldezza tanto sbandierata delle banche , è una favola !! Le banche non hanno chiesto nulla per paura di essere esautorate dai propri interessi . Lo dimostrano l'azzeramento dei crediti dati alla produzione . Senza affidamenti la produzione si è fermata e da li sono iniziati i problemi veri , niente soldi niente investimentie/0 pagamenti , chiusura disoccupazione galoppante !!! Sui derivati , meglio lasciare perdere , sicuramente le banche ne avevano meno ma solo perchè , in molti casi , erano stati scaricati sugli enti pubblici (comuni in particolare modo ). Nel 2003 la Germania ha fatto le riforma SENZA avvantaggiare nessuno , il debito era arrivato al 60% , quindi abbondantemente sotto ai valori Italiani . Comunque dopo pochi anni la situazione si è normalizzata e il PIL è sempre aumentato in maniera significativa . Ripeto un paese con 180 MLD di evasione , non può dare la colpa alla crisi e/o alla Germania . I ciabattai siamo noi , anzi , i nostri governanti . Certo di non averle fatto cambiare idea, buona notte
 
 
Vincesko
Tanto per chiarire, io non sono né un esperto né un difensore delle banche, che considero più imbroglioni di un fruttivendolo che bara sul peso e sul prezzo.
Non confondiamo, però, gli effetti con le cause. E’ stata la crisi economica che ha fatto aumentare le sofferenze e ridurre gli affidamenti, per paura di perdere i soldi; perfino ora le banche pur di non prestarli alle imprese mantengono i soldi presso la BCE pagando un prezzo pari allo 0,3%.
Non confrontiamo l’ammontare dei derivati in pancia agli Enti pubblici italiani (pochi miliardi, una trentina), con le migliaia di miliardi in pancia alle banche tedesche.
Non assolviamo la Germania per le violazioni del 2003-2005, fino ad allora considerata il malato d’Europa, che hanno AVVANTAGGIATO sé stessa (le sue imprese) e SVANTAGGIATO i partner EUZ, che da allora arrancano al suo inseguimento aumentando l’handicap iniziale, poiché l’Euro incorpora fin dall’inizio un valore inferiore del 20% rispetto al Marco, accresciuto dal differenziale d’inflazione a favore della Germania maturato da allora più la deflazione operata allora. E’ per questo che far assumere una parte del riequilibrio alla Germania significa SEMPLICEMENTE aumentare la sua domanda interna (consumi e investimenti in infrastrutture, che peraltro sono carenti), che farebbe aumentare l’inflazione tedesca e ridurre di conseguenza la competitività dei prodotti tedeschi rispetto a quelli dei partner EUZ, che conseguentemente aumenterebbero le esportazioni e diminuirebbero le importazioni verso la Germania; l’inverso per la Germania.
Il debito tedesco, che beneficia di poste occultate in enti considerati al di fuori dell’ambito pubblico, è arrivato all’80% del Pil.
L’evasione italiana è di 120 mld.
La crisi non solo dell’Italia ma di tutti i Paesi dell’EUZ è colpa della Germania, che ne trae vantaggio.
Conclusione: questi non sono idee, da cambiare, ma numeri e fatti, che attestano l’egoismo e le gravi responsabilità della Germania, che beninteso non assolvono l’Italia dalle sue proprie, che conosco bene anch’io, e vivendo a Napoli, al massimo grado. E che contrasto. Ma questo non m’impedisce di sceverare il grano dal loglio e invitare a fare un po’ come i Tedeschi, che, pur avendo molte colpe, al cospetto degli stranieri si assolvono e si presentano compatti a difesa dei loro interessi, incolpando per giunta gli altri e facendo loro la lezione. Mentre quasi tutti gli Italiani non fanno altro che lamentarsi, autodenigrarsi, lodare gli stranieri e incolparsi a vicenda.
Buonanotte.
 
 
Post collegato:
 
Avevo puntualmente registrato e già commentato favorevolmente il cambio di atteggiamento del PdC Renzi verso la Germania, in calce ad alcuni articoli e in questo post qui sotto, suscitando lo scetticismo di vari interlocutori, uno dei quali ha lasciato un commento, anzi addirittura due, cosa rarissima nel mio blog, in calce al post.
 
Il ridiventato tosto Renzi in ambito UE, nella contrapposizione inevitabile con la Germania per evitare il declino dell’Italia, si disferà dei prudenti Padoan e Pittella?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2841843.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/12/il-ridiventato-tosto-renzi-in-ambito-ue.html
 
 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/12/dialogo-sullattacco-del-pdc-renzi-alla.html
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 30/12/2015 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il ridiventato tosto Renzi in ambito UE, nella contrapposizione inevitabile con la Germania per evitare il declino dell’Italia, si disferà dei prudenti Padoan e Pittella?

 
Pochi giorni fa, in un’intervista al Corriere della Sera, il presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato Massimo “Mucchetti si dice non stupito che le banche siano saltate, perché “erano marce. Mi ha colpito, invece, che non siano state ricapitalizzate attraverso il Fondo interbancario di garanzia dei depositi solo perché la Direzione Ue per la Concorrenza ha espresso un orientamento contrario. A suo dire il Fondo avrebbe natura pubblica, e dunque il suo intervento costituirebbe aiuto di Stato, perché istituito per legge e con un esponente della Banca d’Italia in consiglio. Un po’ poco ove si consideri che i quattrini del fondo li mettono le banche”.

Per Mucchetti – aggiunge l’Ansa – l’Italia avrebbe dovuto “tirare diritto, lasciar formalizzare l’orientamento e, ove fosse, impugnarlo. Il Lussemburgo si è difeso sul tax ruling e ha subito impugnato la procedura d’infrazione. E invece, meno coraggiosi del Granducato, abbiamo colpito, oltre agli azionisti com’era nell’ordine delle cose, anche gli obbligazionisti subordinati, che rappresenta la novità, discutibile, delle nuove regole di risoluzione”.[1]

Ora il ministro Delrio ci informa che la colpa della resa all’imposizione dell’UE, anzi alla semplice comunicazione informale di una delle direzioni dell’UE, è del ministro Padoan.[2] Sono mesi che osservo che l’ex tosto Renzi si è fatto “addomesticare” dal burocrate prudente Padoan.[3]

Dall’altro ieri,[4] Renzi sembra aver ripreso il viso dell’armi con l’egemone, egoista ed arrogante Germania,[5] stimolato presumibilmente da poteri forti come le banche e l’ENI. Ed “avrebbe deciso di sostituire in anticipo il rappresentante permanente Sannino, incline al dialogo e alla mediazione, con l’ambasciatore d’Italia a Mosca, pronto a portare in Europa la linea rottamatrice del premier”. Infatti, “Incline al dialogo e a trovare compromessi, l’attuale ambasciatore, grande conoscitore della macchina europea, non rappresenterebbe in pieno la linea muscolare che Renzi vuole portare a Bruxelles: quella di un’Italia pronta a farsi sentire su tutti i dossier e a prendere anche posizioni scomode”.[6]

Ma la cartina di tornasole della sua determinazione ad andare allo scontro con l’UE (e la Germania) sarà il trattamento che riserverà ad altre due figure chiave: il capogruppo PSE al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, uno dei responsabili della débacle dei socialisti nella trattativa con il PPE sulla formazione della Commissione europea,[7] e, appunto, il ministro burocrate prudente Padoan, latore degli input austeritari dell’Unione europea.[8] Se ne disferà ritenendoli un freno, una volta deciso che il dado è tratto, o li userà come necessari strumenti per praticare una tattica da stop and go nella contrapposizione inevitabile con la Germania, per evitare il declino irreversibile dell’Italia?

 
[1] Il caso-Boschi scuote il Partito Democratico Mucchetti attacca: “Il padre dovrebbe rispondere”
By Redazione on 14 dicembre 2015
http://www.italiaora.net/il-caso-boschi-scuote-il-partito-democratico-mucchetti-attacca-il-padre-dovrebbe-rispondere/
 
[2] Graziano Delrio: "Sul Salva banche ha trattato Padoan. Il Salva Carrai? Iniziativa parlamentare, il governo non c'entra"
Angela Mauro
Pubblicato: 19/12/2015 12:08 CET Aggiornato: 19/12/2015 12:08 CET
http://www.huffingtonpost.it/2015/12/19/graziano-delrio-salva-banche-trattato-padoan_n_8844378.html
 
[3] UE, classifica (personale) dei mediocri
http://vincesko.blogspot.com/2015/07/ue-classifica-personale-dei-mediocri.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2835140.html
 
[4] Vertice Ue, Renzi attacca Merkel sulle banche: “Non raccontate che donate sangue all’Europa”
Alta tensione sullo schema dei depositi. Il premier: «Cara Angela, perché ti opponi?»
18/12/2015
http://www.lastampa.it/2015/12/18/esteri/vertice-ue-renzi-attacca-la-merkel-non-raccontarci-che-donate-sangue-alleuropa-SlDlQh1cHF5rIIgmncS0jO/pagina.html
 
[5] L’arrogante predominio tedesco, il salvataggio della Grecia e l’abuso delle stupide regole UE  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828301.htmloppure http://vincesko.blogspot.com/2015/08/larrogante-predominio-tedesco-il.html
 
[6] Renzi pronto a sostituire in anticipo l’ambasciatore italiano presso l’Ue
17 dicembre 2015
http://www.eunews.it/2015/12/17/renzi-sannino-ue/47122
 
[7] L’ex marxista Jean-Claude Juncker
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824184.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/lex-marxista-jean-claude-juncker.html
 
[8] PD, non paradosso, ma mutazione degli interessi rappresentati
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832703.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/pd-non-paradosso-ma-mutazione-degli.html


Articolo collegato:
 
Guarda la combinazione, oggi su La Stampa, a distanza di tre giorni dallo scontro del PdC Renzi con la cancelliera Merkel e le sue critiche all'UE, c’è questa a dir poco tempestiva intervista, fatta presumibilmente ieri, al ministro-burocrate-prudente Padoan, che, per emulare il suo capo e conservare la cadrega, critica la Germania e l’UE, ma lo fa nel modo suo solito, definendo prudentemente la soluzione strampalata data al salvataggio delle quattro piccole banche che egli stesso ha contrattato e poi eseguito “posizioni discutibili”.
 
“Sulle banche italiane da Ue e Germania posizioni discutibili”
Il ministro: con le nuove regole, Bankitalia potrà vietare i bond rischiosi. A gennaio riforma del credito cooperativo. Incentivi sui prestiti incagliati
ALESSANDRO BARBERA
20/12/2015
http://www.lastampa.it/2015/12/20/economia/sulle-banche-italiane-da-ue-e-germania-posizioni-discutibili-DjMuCJWb6rGp3KwcB23oKJ/pagina.html
 
 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/12/il-ridiventato-tosto-renzi-in-ambito-ue.html
 
 

Grecia, raggiunto l'accordo-memorandum con la ex troika, ma l’arrogante Germania frena

 
L'altro ieri è stato raggiunto e trasmesso alle Cancellerie l’accordo-memorandum tra la Grecia e la ex troika. [1]

La cancelliera Merkel, massone, dopo aver chiamato l'applauso al Bundestag per il Maestro Venerabile Schaeuble per come ha condotto le trattative con la Grecia (perfino Der Spiegel ha definito l'accordo UE-Grecia "catalogo delle crudeltà"),[2] fa come al solito la "bottegaia" egoista e prepotente anziché la statista e, con la scusa che il testo dell'accordo in suo possesso è incompleto, sputtana letteralmente la troika, cioè l'organo giuridicamente deputato, anche a nome della Germania, a negoziare l'accordo in dettaglio, che evidentemente non è sufficientemente crudele per farlo digerire al predetto Maestro Venerabile ed ai boccaloni ed egoisti bottegai tedeschi, rincitrulliti per anni ad arte dai messaggi dei politici e dei media sugli scansafatiche e furbi popoli mediterranei.[3]

E' di due giorni fa[4] la notizia che un Istituto di ricerca tedesco ha quantificato in 100 mld il risparmio per la Germania in interessi sul debito, a seguito della crisi dell'Eurozona. Per non parlare della violazione da parte della Germania sia del limite del 3% del rapporto deficit/Pil per 3 anni tra il 2002 e il 2005, sia del limite del 6% del surplus commerciale (già di per sé sovradimensionato e fatto su misura della Germania dalla prona Commissione europea Barroso), che costituisce il principale fattore di perturbazione dell'Eurozona (oltre che del resto del mondo). O del trasferimento sulle spalle di tutti i popoli dell'Eurozona dei debiti della Grecia verso le banche tedesche, francesi e olandesi.[3]

A me, cittadino italiano ed europeo, francamente è diventato letteralmente insopportabile assistere a questo predominio arrogante della Germania, che, ogni qualvolta si tratta del proprio interesse, fa strame delle regole e dei trattati europei (oltre che della dignità degli altri leader dei Paesi dell'Eurozona).

Presidente del Consiglio Renzi, lasci stare per un po' la sinistra PD, se c'è batta un colpo, ma possibilmente non con il... compasso, bensì col bastone, che è l'unico attrezzo che gli arroganti conoscono.

 
[1] Grecia, Tsipras ottimista, Merkel frena. Varoufakis: tutto inutile
Un accordo tecnico è stato raggiunto per il salvataggio di Atene. L'intesa viene considerata un passo avanti da parte della Germania che però chiede di vedere tutte le carte prima di esprimere un'opinione. Ma Varoufakis avverte: il piano non funzionerà
Mercoledì, 12 agosto 2015 - 15:45:00
http://www.affaritaliani.it/affari-europei/grecia-tsipras-ottimista-merkel-frena-varoufakis-tutto-inutile-379287.html
 
Draft agreed at staff level – 11 August 2015 Greece Memorandum of Understanding for a three-year ESM programme
http://www.repubblica.it/economia/2015/08/12/news/il_testo_dell_accordo_tra_la_grecia_e_i_creditori_internazionali-120866670/
 
Memorandum d'intesa
https://it.wikipedia.org/wiki/Memorandum_d’intesa
 
[2] L’accordo UE-Grecia non è stato una débacle per Tsipras
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2835480.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/07/laccordo-ue-grecia-non-e-stato-una.html
 
[3] False opinioni sull’Italia e la Germania
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824672.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/08/false-opinioni-sullitalia-e-la-germania.html
 
[4] Se Atene piange,  Berlino ride
La crisi greca ha favorito i conti delle aziende e dello stato tedesco. In quattro anni e mezzo di crisi, i benefici economici per la Germania legati alle difficoltà elleniche sono stati calcolati in oltre 100 miliardi dall'istituto tedesco Leibnitz
10 agosto 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/08/10/news/grecia_germania-120745167/


Articolo collegato:
 
È l’Europa, bellezza!
di Paolo Pini e Alessandro Somma
29 luglio 2015
http://temi.repubblica.it/micromega-online/e-l%E2%80%99europa-bellezza/
 
 

**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/grecia-raggiunto-laccordo-memorandum.html
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 13/8/2015 alle 21:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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