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Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche




Pubblico la seconda lettera che ho inviato l’8.10 scorso alla Ragioneria dello Stato, sulle sue notizie false e le sue errate interpretazioni delle norme pensionistiche, che ho ricavato questa volta dalla Nota di aggiornamento al DEF 2018. Alla solita errata interpretazione della decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che le ho contestato nella prima lettera, ora ha aggiunto l’errata interpretazione di norme relative all’allungamento dell’età di pensionamento e una sopravvalutazione dell’estensione del metodo contributivo deciso dalla riforma Fornero, oltre alla abituale obliterazione della riforma Sacconi. Poiché la prima errata interpretazione è presente anche in leggi già approvate e promulgate, ho trasmesso anche questa volta la lettera, per conoscenza, al Presidente della Repubblica. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Da:  v

8/10/2018 17:59


ALLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, PARLAMENTARI EUROPEI, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO LAVORO E POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, MEDIA 

Spett. Ragioneria Generale dello Stato,

«La previsione della spesa pensionistica45, riportata in Figura R1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni. Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori. Infine, a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l’accesso all’assegno sociale) e quello contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall’ISTAT. Con medesima periodicità ed analogo procedimento è previsto, inoltre, l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione in funzione delle probabilità di sopravvivenza. Entrambi gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, ed ogni due anni successivamente, secondo un procedimento che rientra interamente nella sfera di azione amministrativa e che garantisce la certezza delle date prefissate per le future revisioni46».

Mi permetto di esternarVi che trovo grave e preoccupante che anche RGS alimenti la DISINFORMAZIONE sulle pensioni, che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, e che mi tocca contrastare da sei anni. Mi permetto, pertanto, di formulare le seguenti, puntuali osservazioni critiche (traggo i dati e i link dal mio libro-diario-denuncia “Le Tre Più Grandi Bufale del XXI Secolo” - la prima delle quali è la riforma delle pensioni Fornero, da sei anni la più grande vittima di bufale, la seconda sono le Manovre correttive della XVI legislatura e la responsabilità della Grande Recessione e la terza sono Gli obiettivi statutari della BCE -, di prossima pubblicazione).


1. Età di pensionamento

«nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato».

Quali regole? La riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24) non ha toccato le pensioni di vecchiaia, se non:

  • per l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e
  • per la riduzione di 6 mesi della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; e (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La prova testimoniale dell’errata attribuzione a Fornero anziché a SACCONI dell’aumento dell’età di pensionamento ve la posso fornire io, che, per colpa della riforma SACCONI, dovetti procrastinare il pensionamento dal 1° marzo 2011 al 1° marzo 2012; quella documentale la potete reperire nel testo della legge 214/2011, art. 24, che ha aumentato l’età base ma contestualmente ha abolito la “finestra” mobile, o in ciò che scrive la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, lamentando l’errata attribuzione a lei:

"Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche" (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).


2. Regime contributivo

«Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori».

Tale affermazione (che, peraltro, fanno quasi tutti da sei anni, inclusa la professoressa Fornero talvolta nel suo libro citato) è ambigua e fuorviante:

(i) la riforma Fornero ha, appunto, soltanto esteso il metodo contributivo, pro rata dall’1.1.2012, ma non “a tutti i lavoratori”, bensì soltanto a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (che lo ha introdotto), cioè coloro che al 31.12.1995 avevano già un’anzianità contributiva di almeno 18 anni, quindi tutti relativamente anziani, che forse oggi sono in grandissima parte già in pensione, come conferma RGS fin dalla relazione tecnica alla L. 214/2011 (pag. 48):

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento»;

(ii) da un’analisi di RGS, cioè Voi (relazione tecnica L. 214/2011), risulta che il “pro-rata” contributivo fa risparmiare, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, e, a regime, circa 200 milioni, che poi si riducono velocemente fino a sparire: numeri che dimostrano la scarsa incidenza della misura.

Traggo dal mio libro-diario-denuncia, che lo desume dalla relazione tecnica:

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura)».


3. Adeguamento all’aspettativa di vita

«gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, ed ogni due anni successivamente».

Come ho già osservato con e-lettera del 23.2.2018, 19:20, inviata p.c. via PEC anche al Presidente della Repubblica (che ha promulgato la Legge di Bilancio 2018), l’adeguamento biennale non decorre dal 2019, ma, come recita la chiarissima norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), è relativo agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Quindi, non quello del 2019, ma quello successivo a quello del 2019, cioè nel 2022.

Se, beninteso, è questo che intendete, in linea con quanto sostiene il Ragioniere Generale dello Stato nel decreto direttoriale emanato nel dicembre scorso; altrimenti, se intendete che l’adeguamento che decorrerà dal 2019 è triennale, a valere per il triennio 2019-2021, e quindi quello biennale decorrerà dal 2022, rilevo la contraddittorietà sia col predetto decreto direttoriale, sia con varie leggi che erroneamente lo prevedono, da ultimo la Legge di Bilancio 2018, oltre che con la tabella riportata a pag. 42 della relazione tecnica della L. 214/2011 (vedi appresso).

Vi informo che, dopo una lunga ricerca, ho infatti trovato che l’origine dell’errore (che ha ingannato tutti i commentatori e gli addetti ai lavori) è molto probabilmente nel posto più facile: la relazione tecnica della L. 214/2011. Traggo dal mio libro citato:

L’errata interpretazione viene offerta nella tabella a pag. 42[38] (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e del coefficiente di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;

sia, ancora più esplicitamente, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole “4 mesi”) :

per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; ndr] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndr] opera la nuova periodicità biennale.

Tale errore (2021) è ripetuto in varie leggi successive, da ultimo nelle leggi di bilancio 2017 e 2018, proposte, votate e approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica.

Rilevo che il Servizio Studi della Camera e l’INPS (ad esempio nella Circ. n. 37 del 14.3.2012), a ridosso dell’approvazione della L. 214/2011, interpretano correttamente la norma; successivamente l’INPS – ente pagatore delle pensioni - si allinea all’interpretazione errata di RGS (scatto dal 2021), riportata in leggi e nel decreto direttoriale.

INPS - Circolare n. 62 del 4.4.2018

Decreto 5 dicembre 2017. Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. Modifica dei criteri per la determinazione del meccanismo di adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento alla speranza di vita. Articolo 1, comma 146, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per l’anno 2018)

Dal 1° gennaio 2019 si applicano i nuovi requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita, stabiliti dal decreto 5 dicembre 2017. Con effetto dal 2021 (variazione della speranza di vita relativa al biennio 2021-2022) la legge n. 205 del 2017 ha previsto la revisione del meccanismo di calcolo dell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento

Legge di Bilancio 2017

232/2016, art. 1, comma 206, lettera c

206 Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge:

2 c) all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;

Legge di bilancio 2018 – Art. 1

146 Al comma 13 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , salvo quanto previsto dal presente comma »; b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi ».

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO           

del Ministero dell'economia e delle finanze

 di concerto con

IL DIRETTORE GENERALE DELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE

del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, previsti con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale;

Aggiungo, ribadendo rilievi già fatti nella mia e-lettera citata, che un’altra errata interpretazione riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Il testo della norma, in entrambi i casi, è chiarissimo, per cui pare lecito dedurre che errare è umano, perseverare diabolico.


4. Risparmi dalle riforme delle pensioni

In conclusione, osservo che anche questa volta avete citato la riforma Fornero, oltre a quella Dini, e non la ben più severa riforma SACCONI, della quale, peraltro, omettete nel relativo grafico, nel documento LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017, il terzo DL di Sacconi, il 138/2011, che, estendendo la “finestra” di 12 mesi al personale del comparto della scuola e dell’università e rinviando il pagamento della buonuscita, ha procurato un risparmio, nel primo triennio di applicazione, di 100 milioni nel 2012, 1.031 milioni nel 2013 e 774 milioni nel 2014, ben superiori al pro rata contributivo.

Riguardo alla riforma Fornero, RGS scrive:

«Poi la curva scende, con risparmi attorno allo 0,8% del Pil nel 2030, per azzerarsi nel 2045, quando ai minori pensionamenti corrispondono assegni più pesanti».

Invece la curva della riforma SACCONI (in nero nel grafico) – mai citata da nessuno - è bella gagliarda fino al 2060, anzi fino al 2070.

Ritengo che il Vostro sia un criterio di citazione - cui indulge perfino la Corte dei Conti - che contrasta con i rispettivi impatti finanziari delle due riforme SACCONI e Fornero. Infatti, l’RGS, cioè Voi, ha stimato che i risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) equivalgono a 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, e di questi soltanto un terzo viene ascritto alla riforma Fornero, cioè 350 miliardi (poi scesi a 280 miliardi dopo i successivi interventi legislativi). Ma, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’RGS ascrive la grandissima parte dei residui 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla. Alimentando colpevolmente una vulgata che ha fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all'estero.

Mi auguro, pertanto, (i) che provvediate ad adeguare le Vostre determinazioni alle norme e (ii) che d’ora in poi, in stretta aderenza ai dati da Voi elaborati, nelle Vostre citazioni sostituiate alla riforma Fornero la ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.


PS: Allego (annulla e sostituisce quello accluso all’e-lettera del 23.2.2018):

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (commi 3 e 10).

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.


Destinatari:


8/10/2018  17:59 e 18:05


(Per gli altri destinatari, si veda il link sotto).


Allego la lettera in formato word docx.



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permalink | inviato da magnagrecia il 12/10/2018 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera al professor Ivo Colozzi sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero





Pubblico la lettera che ho inviato il 25.9 scorso al professor Ivo Colozzi dell’Università di Bologna, dopo avere ascoltato alcune sue dichiarazioni alla trasmissione radiofonica di Radio1 “Tra poco in edicola”, diretto da Stefano Mensurati, di solito abbastanza obiettivo, ma un compulsivo diffusore di bufale sulla riforma Fornero. In calce, la risposta del professor Colozzi.


Lettera al professor Ivo Colozzi sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero

Da:  v

25/9/2018  20:05


ALLA C.A. DEL PROF. IVO COLOZZI - UNIBO

p.c. DOTT. STEFANO MENSURATI – RAI, DIRETTORE RADIO1 RAI, DIRETTORE GRR – RAI, ALTRI MEDIA


Egr. Prof. Colozzi,

Le invio, qui di seguito, il mio commento, che ho mandato alla trasmissione di Radio1 Tra poco in edicola, “Manovra e Pensioni” del 21/09/2018, condotta come d’abitudine da Stefano Mensurati, messaggio che purtroppo non è stato letto, come è successo anche qualche altra volta, da quando ho commentato severamente le fake news sulle pensioni, ed in particolare sulla riforma delle pensioni Fornero, che alcuni ospiti della sua trasmissione avevano propalato per ignoranza, con la ‘complicità’ di fatto di Stefano Mensurati, ormai da me edotto da mesi sull’argomento, sia con interventi in diretta alla sua trasmissione, sia avendolo inserito nella mia mailing list dei destinatari delle mie varie, periodiche lettere di precisazioni sulla materia pensionistica e sulle manovre correttive della XVI legislatura, ma che nel caso della riforma Fornero mostra un’ostinazione particolare a diffondere notizie false.


Rammento un mio intervento in diretta in particolare (interrotto continuamente dal conduttore, inconsapevole che gli stavo fornendo uno… scoop formidabile), presente Davide Colombo de Il Sole 24 ore, al quale avevo indirizzato qualche giorno prima un mio commento critico ad un suo articolo sulla spesa pensionistica,[1] il quale molto correttamente confermò quanto io avevo sostenuto poco prima in trasmissione (al punto 24’13” il mio intervento, al punto 30’40” quello di Colombo), e cioè che la riforma SACCONI è molto più severa della riforma Fornero, che soltanto 1/3 del risparmio dalle riforme delle pensioni dal 2004 è attribuibile a Fornero, di cui TUTTI parlano, anche se Colombo riferisce erroneamente il risparmio dei 2/3 dei 1.000 mld stimati al 2060 da RGS all’insieme delle riforme precedenti alla riforma Fornero (che sono sei), mentre in effetti si riferiscono soltanto alle tre riforme dal 2004 prima della Fornero: Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano prima che entrasse in vigore, sostituendole con le c.d. “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva); Damiano, 2007, le cui “quote” sono state abolite da Fornero; e SACCONI, 2010 e 2011, per cui la stragrande parte dei 2/3 sono ascrivibili a SACCONI, di cui NESSUNO, neppure Mensurati, parla.[2]


[1] Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] https://www.raiplayradio.it/audio/2018/02/TRA-POCO-IN-EDICOLA-5d4ab88a-1f65-4047-a8b8-af917a797cd2.html

Questo è il testo dell’sms non letto:

“Segnalo al prof. Colozzi che l’adeguamento alla speranza di vita NON lo ha introdotto Fornero ma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2 [modificata sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis].”

In effetti, la riforma Fornero, anche per colpa di sé medesima, è la più grande vittima di notizie false o fake news o BUFALE da sei anni, al secondo posto c’è Monti (anche per colpa di sé medesimo), al terzo ci sono i poteri-doveri statutari della BCE.

Peraltro, vedo ora che anche a Lei, assieme ad altri docenti, ho inviato via email, in data 25/10/2017 00:20[2] e in data 16/1/2018 13:24,[3] due miei lunghi post sui tre temi predetti, rispettivamente:

[3] Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

[4] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lassassinio-della-verita-chi-ha-davvero.html

Spero che, se non l’ha già fatto, ora li legga e, in futuro, ne tenga conto, poiché sono argomenti sui quali la DISINFORMAZIONE ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, tre veri casi di scuola che, come scrivevo ad un Suo collega molto noto, anch’egli vittima come – pare – quasi tutti i docenti di Economia, meriterebbero di essere studiati in sede accademica, e che mi hanno anche per questo determinato a scrivere (per la prima volta, e spero di non aver fatto un lavoro malvagio)) un libro, che ho quasi terminato e dove sono tentato di inscrivere Stefano Mensurati, che di solito è obiettivo, nella categoria peggiore, cioè coloro (pochi) che, conoscendo finalmente un po’ le cose su Fornero e/o Monti, continuano a diffondere su di loro notizie false.

Cordiali saluti,

V.



Pubblico la risposta del professor Colozzi:



Re: Lettera al professor Ivo Colozzi sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero

Da:  Ivo Colozzi<ivo.colozzi@unibo.it>(ivo.colozzi@unibo.it)

26/9/2018 09:36

A:  v


La ringrazio della precisazione. Cordiali saluti. IC


Prof. Ivo Colozzi

Professore Ordinario di Sociologia

Dipartimento Scienze Politiche e Sociali (DSPS)

Università di Bologna

Strada Maggiore 45



Destinatari:




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Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco de Il Giornale sulle loro fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato ieri ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco del quotidiano Il Giornale, sulle loro bufale sulle pensioni, in particolare sulla riforma Fornero. Osservo che questo è il primo caso, almeno per quanto mi consta, che la professoressa Fornero abbia precisato che l’adeguamento automatico è stato deciso dalla riforma Sacconi. Vi sarei grato se mi segnalaste altre sue puntualizzazioni riguardanti misure della riforma Sacconi o della riforma Dini che le vengono erroneamente attribuite.


Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco sulle loro fake news sulle pensioni.

Da:  v

23/6/2018  21:31


ALLA C.A. DEL DOTT. ANTONIO SIGNORINI E DEL DOTT. GIAN MARIA DE FRANCESCO

P.C. DIRETTORE ALESSANDRO SALLUSTI


Spiace molto constatare che le Vostre sono una verità, una matematica e una logica a geometria variabile a seconda della convenienza: un cattivo servizio all’informazione.


Primo articolo


Egr. Dott. Signorini,

Traggo dal Suo articolo del 26.10.2017 “Elsa Fornero piange di nuovo: ho sbagliato, ma è colpa del Cav”   


Citazione1: “a proposito della legge [Fornero, ndr] che ha reso i requisiti per il pensionamento italiani i più rigidi d'Europa.

Falso! E’ una bufala gigantesca che circola, per colpa del Centrodestra, della professoressa Fornero e dei media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI, da sei anni ed ha fatto quasi 60 milioni di vittime (oltre all’estero).


Citazione2: “Oppure, in modo ancora più marcato, quando scoppiò il caso esodati. L'ex premier incolpò Fornero di avere sottovalutato la portata del fenomeno e l'ex ministro ammise un errore, anche se a carico dell'Inps, non suo”.

Rilevato che anche la riforma SACCONI ha avuto i suoi esodati (forse decine di migliaia di persone, essendo state salvaguardate soltanto le prime diecimila, cfr. L. 122/2010, art. 12), ma a causa della sordina da parte del potentissimo apparato disinformativo del centrodestra hanno fatto molto meno rumore, pare proprio che sia stato così. Riporto la nota[4] di un mio documento di 18 pagine, con la ricostruzione delle vicende politico-economiche della XVI legislatura, che ho già trasmesso anche al Giornale:

A parte gli esodati, il cui numero, come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”, fu prima sottostimato (la prima salvaguardia riguardò 65.000 persone) e poi, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), sovrastimato dalla burocrazia di RGS e INPS, che, nell'arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, «ridetermina il numero massimo degli esodati a 153.389 soggetti», contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale.[1]


Citazione3: “Poi, come successe nel caso esodati-Inps, ha negato che l'errore sia imputabile a lei. «Noi non avevamo previsto la pensione a 67 anni, semplicemente abbiamo dato attuazione ad una legge che era stata introdotta dal governo Berlusconi e dunque con i ministro Tremonti e Sacconi e che dice in modo semplice: se si vive di più, si lavora di più». La storia (infinita) delle riforme previdenziali italiane dice altro. Il meccanismo di adeguamento dell'età della pensione alle aspettative di vita parte effettivamente da due leggi del 2009 e del 2010. Ma quella del governo Berlusconi partiva da una base di 62 anni. La riforma Fornero ha innalzato l'età della pensione e oggi lo scatto del 2019 partirà da 66 anni e 7 mesi. Più di quattro anni fanno la differenza. La legge Fornero ha poi accorciato gli scatti: da cadenza triennale passano a quella biennale”.

Fesseria cosmica.[2] Quale “altro”? SACCONI, con la Legge 122/2010, art. 12, ha portato, di fatto, con la “finestra” mobile, l’età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti (per le dipendenti pubbliche senza gradualità da 60 anni) o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi, e sui 66 anni o 66 anni e 6 mesi ha deciso di applicare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita (al singolare, poiché il dato è unico e uguale per tutti), da lui stesso introdotto con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, e sempre da lui medesimo modificato sostanzialmente con la L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, che la porterà a 67 anni nel 2019 e poi via via a 70 e oltre.

La riforma Fornero ne ha solo modificato la periodicità da triennale a biennale, ma la modifica – checché ne dica il Ragioniere Generale dello Stato[3] - decorre dal 2022, ed è, appunto, solo un’accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI. 

Mi vien da dire: una volta che la coraggiosa millantatrice Fornero (gliel’ho scritto[4]) dice la verità (anche se a una piccola emittente), Lei le dà addosso raccontando una bufala gigantesca? Veda anche appresso, sulla vostra verità a geometria variabile a seconda della convenienza.

Cordiali saluti

V.

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Note:


[1] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[2] PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60, di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

[3] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[4] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


***


Secondo articolo


Egr. Dott. De Francesco,

Traggo dal Suo articolo del 09/01/2018 “È già duello sulla Fornero. Ecco perché si può cambiare:


Citazione1: “Secondo le elaborazioni della Corte dei Conti sulla base della Nota di aggiornamento del Def, la spesa pensionistica in Italia nel triennio 2018-2020 dovrebbe mantenersi attorno al 15,3% del Pil”.

Falso, la spesa pensionistica include voci spurie, in particolare: quasi 50 mld di imposte e altri 40 mld di Assistenza e TFR.[5]


Citazione2: “i nostri connazionali si ritirano poco meno di quattro anni e mezzo prima rispetto alla scadenza dei 66 anni e 7 mesi fissati dalla Fornero”.

La chiusa è una fesseria cosmica, frutto di ignoranza o malafede, decida Lei. E’ stata la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12 + L. 111/2011 e L. 148/2011).[2]


Citazione3: “Ultimo ma non meno importante è il riconoscimento della Ragioneria generale dello Stato ai governi Berlusconi che hanno «prodotto» il 66% del risparmio sulla spesa previdenziale previsto fino al 2070”.

Quasi giusto, perché c’è anche la riforma Damiano (L. 247/2007), che l’RGS non menziona; considerando che la riforma Damiano abolisce lo “scalone” Maroni e la riforma Fornero abolisce le “quote” Damiano, il risparmio di 700 mld è frutto soprattutto della severissima riforma SACCONI, quasi doppio di quello della riforma Fornero, ma che nessuno menziona mai![2] E allora perché da sei anni, Voi (dis)informatori seriali di centrodestra, massacrate la coraggiosa millantatrice professoressa Fornero? Fate esattamente come l’onorevole Brunetta: sulle stesse questioni (vuoi la riforma delle pensioni, vuoi le manovre correttive varate nella XVI legislatura subendo i diktat dell’UE e della BCE, vuoi sul golpe contro Berlusconi), dà una spiegazione dei fatti a seconda della convenienza.[1]


Citazione4: “Di che cosa stiamo parlando, dunque? Di null'altro che di un artificio contabile ben congegnato: la riforma Fornero ha solo spostato al periodo 2030-2040 i flussi di pensionamento dei baby boomers (i nati negli anni '60 e agli inizi dei '70) garantendo nell'immediato un risparmio.

Falso. Rilevato di nuovo la volubilità del giudizio sulla riforma Fornero in base esclusivamente alla convenienza, (i) essa non ha semplicemente “spostato”, ma ridotto - e non nell'immediato ma a decorrere soprattutto dal 2020 e fino al 2045[5b] - la spesa pensionistica (cfr. Rapporto RGS: “complessivamente 21 punti di Pil”, pari a circa 350 mld “lordi” su 1.000, ridottisi a 280 mld al netto delle modifiche intervenute nel frattempo); (ii) e lo ha fatto sia aumentando di un anno le pensioni anticipate (ex anzianità), sia abolendo le “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), sia accelerando l’allineamento a tutti gli altri (ai quali aveva già provveduto SACCONI) delle donne del settore privato per l’età di pensionamento di vecchiaia, sia trasformando da triennale a biennale l’adeguamento automatico SACCONI, sia con altre misure.


Citazione5: “Di qui gli ululati contro tutte le proposte di stop all'adeguamento dell'età pensionabile che, se si fermasse agli attuali 66 anni e 7 mesi, produrrebbe, a detta della Ragioneria, in virtù dei calcoli attuariali un effetto cumulato di 21 punti di Pil (i fatidici 350 miliardi al 2060)”.

Fesseria cosmica duplice: (i) l’adeguamento automatico lo ha introdotto SACCONI (vedi anche l’articolo precedente di Antonio Signorini); (ii) come ho già osservato, il risparmio è frutto di varie misure; e (iii) aggiungo: ne deriva, come corollario inoppugnabile, che la promessa del Cdx dei 41 anni e della mirabolante “quota 100” (che in realtà è un peggioramento) abolendo la riforma Fornero è una truffa elettorale.


Citazione6: “Si tratta, però, di maggiore spesa che presa per ogni singolo anno vale qualche miliardo di euro. Intervenire con penalizzazioni ulteriori sugli anticipi o rendere interamente contributive le nuove pensioni potrebbe, però, lasciare il quadro pressoché immutato.

Non è del tutto chiaro a che cosa si riferisca la “maggiore spesa”, in ogni caso la premessa è falsa, poiché l’adeguamento automatico è stato introdotto da SACCONI e non da Fornero; l’abolizione della riforma Fornero costerebbe almeno 12 mld in media all’anno fino al 2045; l’abolizione dell’adeguamento automatico, che costa pochi miliardi all’anno, implica che è necessario modificare anche la riforma SACCONI. 

Buona o mala fede, sembra una matematica e una logica a geometria variabile a seconda della convenienza: un cattivo servizio all’informazione.

Cordiali saluti

V.

_________________________


Note:


[5] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni



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http://vincesko.blogspot.com/2018/06/lettera-ad-antonio-signorini-e-gian.html  


Destinatari:

(n. 50)


23/6/2018 21:48

(n. 50)


23/6/2018 22:20

Commissione Lavoro Senato


(n. 50)


23/6/2018 22:46

Commissione Lavoro Camera

(n. 50)


Lettera a Ugo Magri: le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano, la mirabolante ‘quota 100’



Dopo le reboanti e in gran parte menzognere promesse elettorali sia della Lega Nord che di M5S, anche sulle pensioni con la preannunciata abolizione della odiata riforma Fornero, alla quale vengono attribuite erroneamente ed essi stessi attribuivano scientemente misure severe della ben più severa riforma SACCONI,[*] è necessario che l’inganno continui e i nodi non arrivino al pettine. Pubblico la lettera che ho inviato ieri a Ugo Magri de La Stampa, dopo aver letto un suo articolo con una bufala sulle pensioni; e, di seguito, la sua risposta.


[*] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera all’On. Carla Ruocco di M5S sulle sue fake news sulla riforma Fornero e sul Governo Monti



Le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano: la mirabolante quota 100.

Da:  v

15/5/2018  14:37


Egr. Dott. Magri,

Traggo dal Suo articolo di oggi «Il Colle non dà alibi a chi cerca pretesti: “Altre 48 ore purché sia la volta buona”» la seguente frase: “c’è un intero paese che attende «quota 100» per le pensioni”.

Lei è da sei mesi uno dei destinatari di alcune delle mie numerose lettere circolari volte a contrastare la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni, operata da sei anni dal centrodestra, col contributo di alcuni noti esperti previdenziali, inclusa la millantatrice professoressa Fornero, e di tutti i media.

Le bufale elettorali dei due candidati Salvini e Di Maio, a beneficio di milioni di allocchi, ovviamente continuano. Cerchi di non alimentarle, anche se - presumo - inconsapevolmente. Le segnalo che prima della riforma Fornero si era a quota 98. Se non ci fosse stata la riforma Fornero (che ha abolito le quote, somma di età anagrafica e anzianità contributiva), nel 2019 si sarebbe a quota 99, per effetto dell'adeguamento automatico SACCONI all'aspettativa di vita, cioè un anno in meno della, da Lei tanto decantata, mirabolante quota 100 salvinian-dimaiana.[1]

[1] La Normativa in Materia di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

Cordiali saluti,

V.


***


Riporto la risposta di Ugo Magri.


Re: Le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano: la mirabolante quota 100.

Da:  Magri Ugo<ugo.magri@lastampa.it>(Ugo.MAGRI@lastampa.it)

15/5/2018  15:26

A:  v  


Gentile V., “quota 100” in verità è ciò che stanno ipotizzando Di Maio e Salvini. Io mi limito a riferire quanto loro vanno promettendo, senza ovviamente la competenza che ha lei.

Grazie della lettera. Cordialmente

Ugo Magri 

Inviato da iPhone


***


Destinatari:


15/5/2018 14:37

CC

(n. 49)


15/5/2018 14:41

(n. 45)


15/5/2018 14:44

(n. 50)



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Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane





Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.4 a due economisti della BCE, in merito ad un loro articolo contenuto nel Bollettino n. 2 della BCE, nel quale hanno sollecitato, similmente al FMI, l’ennesima riforma delle pensioni nei Paesi della Zona Euro, di cui l’Italia fa parte, e che ha avuto una ampia eco sui media italiani. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane

Da:  v

11/4/2018  14:50


Egregi Dr. Carolin Nerlich e Dr. Joachim Schroth,

Vi inoltro, per Vostra opportuna conoscenza, la lettera che ho inviato recentemente al FMI,[1] che ha analizzato le pensioni italiane e, basandosi sui soliti dati errati, ha formulato delle proposte estremistiche di riduzione della spesa pensionistica.

Poiché anche dal Vostro recente articolo incluso nel Bollettino della BCE del marzo 2018 che ha avuto, in abbinamento a quello del FMI, anch’esso una eco notevole in Italia e suscitato generali preoccupazioni, si desumerebbe la necessità di ulteriori interventi sulle pensioni nei Paesi dell’Eurozona, ritengo opportuno formulare, anche al riguardo delle Vostre proposte, alcune, brevi osservazioni critiche.

Citazione1: “Gli interventi previdenziali sono stati particolarmente intensi nei paesi sottoposti ai programmi di aggiustamento, quali Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo” (4.1 Pension reforms in the euro area   https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ebart201802_02.en.pdf oppure https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2018/bol-eco-2-2018/bolleco-BCE-2-2018.pdf#page=105).

Vi segnalo, a meri fini informativi, che andrebbe aggiunta l’Italia, la quale, anche se non è stata sottoposta formalmente a programmi di aggiustamento, dopo la crisi del debito greco, ha varato (i) nell’arco di due anni, ben due severe riforme pensionistiche (SACCONI, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), che facevano seguito ad altre cinque precedenti riforme dal 1992, per un totale di sette; e (ii) manovre finanziarie correttive per ben 330 mld cumulati (4/5, pari a 267 mld, dal Governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal Governo Monti, e le misure strutturali valgono tuttora),[2] in parte per scelta autonoma, in gran parte per input (eufemismo) dell’Unione Europea - Commissione Europea e BCE -, per quest’ultima vedi la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano, con prescrizioni dettagliate sugli interventi da adottare, inclusa la ulteriore revisione delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”), in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza, Statuto BCEmutuato dall’art. 130 del TFUE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[3]

Ma, purtroppo, sulle riforme delle pensioni italiane  si registra da sei anni una notevole DISINFORMAZIONE, sia in Italia (soltanto negli ultimi quattro mesi ho scritto a 46 destinatari, cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it  oppure   http://vincesko.blogspot.it) che all’estero (vedi, appunto, le mie lettere a OCSE e FMI), poiché alla riforma Fornero, che è soltanto la settima e ultima riforma dal 1992, e non la più severa, vengono attribuite anche le misure della ben più severa riforma SACCONI.[4]

Quello delle pensioni, però, non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto – come scrivevo - quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della grande recessione, con un ruolo decisivo dell’Unione Europea (Commissione e BCE).[2]

Citazione2: “L’implementazione di ulteriori riforme in questa area si rivela essenziale e non deve essere differita, anche in vista di considerazioni di economia politica” (pag. 112).

Per quanto riguarda l’Italia, oggetto di ricorrenti, preoccupate analisi da parte dell’OCSE,[5] del FMI e, stranamente, dall’interno dell’UE, basate su dati errati e fuorvianti, è una richiesta infondata e oggettivamente estremistica:

(i) dopo le sette riforme dal 1992, il sistema pensionistico italiano è in equilibrio e giudicato tra i più sostenibili nel lungo periodo;[4]

(ii) l’età di pensionamento di vecchiaia, con 67 anni per tutti dall’1.1.2019, è la più alta in UE assieme alla Grecia, superiore a quella della Germania e della Spagna e molto superiore a quella della Francia; l’età di pensionamento anticipato (che prescinde dall’età anagrafica) è, dall’1.1.2019, di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne;

(iii) essa è agganciata alla speranza di vita, quindi si adegua automaticamente;

(iv) dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, Damiano, SACCONI e Fornero), è stato stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) un risparmio cumulato al 2060 di 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld;[1]

(v) al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica sul Pil scende dal 16% attuale (influenzato, peraltro, dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica e con gli effetti delle riforme non esplicati pienamente) al 12%; nel 2060, dal 13,8% al 9,5%.

Spero di esserVi stato utile.

Cordiali saluti

V.


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Note:

[1] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni), contro le fake news sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

[2] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[3] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

[5] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



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Destinatari: BCE, Parlamento, Altre Istituzioni, Media, Sindacati

NB: Poiché ho ricostruito gli indirizzi e-mail, prego inoltrare a quelli eventualmente errati.



(n.48) Ho poi chiesto a info@ecb.europa.eu di inoltrare la lettera ai destinatari in colore rosso.


11/4/2018 14:59

(n. 50)


11/4/2018 15:05

(n. 50)


11/4/2018 15:07

(n. 50)



11/4/2018 15:08

(n. 50)


11/04/2018  15:10

(n. 50)


11/04/2018  15:11

(n. 50)


11/04/2018  15:13  

(n. 50)


11/04/2018  15:24 

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(50)


11/04/2018  15:25

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11/04/2018  19:20


12/04/2018  15:01

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(n. 49)


12/04/2018  15:14

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12/04/2018  15:15

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(n. 49)


***


Ricevo e pubblico volentieri, non solo perché l'apprezzamento mi ha fatto piacere (anche per la sua rarità), ma anche perché un collega di Stefano Lucarelli (di altro ateneo) molto stranamente ha minacciato di denunciarmi se non lo avessi cancellato dall’elenco dei destinatari (cosa che non ho fatto, come ho raccontato nel blog).

Re: Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane

Da:  Stefano Lucarelli<stefano.lucarelli@unibg.it>(stefano.lucarelli@unibg.it)

11/4/2018 18:24

A:  v

Grazie, apprezzo il lavoro che stai facendo.


***


RISPOSTA DELLA BCE


Pubblico la lettera che ho ricevuto oggi dalla BCE, in riferimento alla mia dell’11.4 scorso.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane (#4 - 70242)

ECB Information (info@ecb.int)

17/4/2018  16:22


Egregio Signor V.,

Le confermiamo di aver ricevuto le Sue email dell’11 aprile 2018 e La ringraziamo di aver condiviso con noi i suoi commenti sull’articolo “L’impatto economico dell’invecchiamento della popolazione e delle riforme pensionistiche”, pubblicato sul Bollettino Economico della Banca centrale europea (BCE) il 22 marzo scorso.

I Suoi commenti e le Sue osservazioni sono state condivise con i nostri colleghi e autori dell’articolo, Carolin Nerlich e Joachim Schroth, per loro opportuna conoscenza.

La ringraziamo per il Suo interesse nell’argomento e nella BCE.

Cordiali saluti,

Veronica Venturini

Internal and External Engagement Division 
Directorate General Communications
EUROPEAN CENTRAL BANK
Tel: +49 69 1344 1300
E-mail
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**********



Lettera a Giuseppe Roma, ex DG Censis, sulle sue dichiarazioni imprecise sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato una decina di giorni fa a Giuseppe Romasociologo, ex direttore generale del CENSIS, sulle sue dichiarazioni sulle pensioni, in cui ha ripetuto anche lui il solito mantra sulla riforma Fornero che avrebbe aumentato eccessivamente l'età di pensionamento. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Non Fornero ma Sacconi ha allungato di più l'età di pensionamento

Da: v

29/3/2018 13:25


Egr. Dott. Roma,

L’ho riascoltata ieri notte Tra poco in edicola su Radio1, trasmissione condotta da Stefano Mensurati, al quale, detto per inciso, ho già scritto più volte e detto in diretta[1] quanto sto per dirLe, ma invano (anche ieri notte non ha letto il mio sms).

Osservo che la stessa ossessione dell'onorevole Salvini contro la riforma Fornero, come gli ho contestato in diretta a Zapping,[2] è una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (Legge 30.07.2010, n.122Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148), votata dalla Lega Nord e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico alla speranza di vita, in realtà introdotto da SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, poi modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, commi 12bis e 12ter.

Temo che anche Lei, ricitando soltanto la riforma Fornero in relazione all'allungamento dell'età di pensionamento, sia rimasto vittima della vulgata sulla riforma Fornero, che, per responsabilità varie, anche illustri,[3] inclusa la piangente millantatrice Fornero, ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, cosa che cerco di contrastare da sei anni: una fatica di Sisifo!

La mia modifica della voce di Wikipedia, dove peraltro non esiste una voce “Riforma delle pensioni Sacconi”, descrive bene entrambe le riforme https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_delle_pensioni_Fornero, oppure può leggere questo post:

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Le segnalo, dunque, che la riforma SACCONI ha allungato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero.

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.

Mi auguro vorrà tenerne conto in futuro.

Cordiali saluti

V.


PS: La informo che pubblicherò questa lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.


____________________________


Note:


[1] Vedi in particolare la puntata con Davide Colombo del Sole 24 ore sul risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004, stimato dalla RGS in 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld, di cui solo un terzo dovuto alla riforma Fornero, di cui tanto si parla, dimenticando gli altri due terzi, ben maggiori, in gran parte dovuti alla riforma SACCONI (come confermatogli correttamente da Colombo, col quale avevo dialogato via email), di cui nessuno parla.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] Nella nota 1 del primo post troverà una selezione dei quotidiani che nel 2012 hanno correttamente informato sugli effetti della riforma SACCONI. Poi (se controlla i post del mio blog relativi agli ultimi quattro mesi) se ne sono tutti dimenticati.

I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi, ai quali si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, OCSE, ecc.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



**********




Dialogo acceso con il professor Paolo Pini sulla sua richiesta di essere cancellato dalla mailing list




Pubblico lo scambio di e-mail che ho intrattenuto, due settimane fa, con il professor Paolo Pini, docente ordinario di Economia all’Università di Ferrara, innescato dal mio invio della ennesima e-mail circolare per contrastare la vulgata sulle pensioni, questa volta indirizzata al Ragioniere dello Stato e p.c. al Presidente della Repubblica per confutare l’errata interpretazione della norma pensionistica che regola l’adeguamento automatico alla speranza di vita.[1] Come si vede, anziché ringraziarmi, egli mi minaccia un’azione legale. Per spiegare, prima di tutti a me stesso, la sua strana richiesta, informo che (i) avevo già dialogato con lui (era uno dei pochi che rispondeva, in maniera molto gentile) in calce ai suoi articoli su Sbilanciamoci;[2] ma (ii) alcuni miei commenti “scomodi” sui poteri della BCE erano stati successivamente eliminati dalla redazione del sito, solo per uno di essi – proprio ad un articolo di Paolo Pini - ripristinati dopo il commento di protesta di un altro lettore,[3] e (iii) avevo già criticato l’inefficacia degli appelli,[4] anche su Sbilanciamoci (che, in occasione della ristrutturazione del suo sito, ha cambiato tutti gli URL dei vecchi articoli, cancellato quasi tutti i commenti scomodi e tolta la possibilità di commentare, riducendo ancor più l'appeal del sito, un vero peccato).[5][2] Mi è rimasta la curiosità della reale ragione della sua “strana” richiesta di cancellazione.


Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  Paolo Pini (pnipla@unife.it)

23/2/2018 20:40

A  v   CC presidente@cnel.it   e altri 49


Mi tolga da questa lista per cortesia



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

23/2/2018 22:32

A  Paolo Pini  


Richiesta francamente incomprensibile: è più utile leggere questa email che firmare gli inutili appelli. Poi, de gustibus...

VB



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Paolo Pini (pnipla@unife.it)

23/2/2018 22:58


Come si permette? 

Decido io cosa ricevere

Mi tolga immediatamente dalla sua lista



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da: v

23/2/2018 23:58

A  Paolo Pini  


Come si permette lei? Lo consideri spam.

PS: Ogni reazione esagerata è infallibile indizio di coda di paglia.



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da: Paolo Pini (pnipla@unife.it)

24/2/2018 09:29

A:  v


Senta v.

Io non la conosco e non voglio ricevere nulla da lei nella mail istituzionale della mia università

Segnalerò la qùestione all'ufficio legale che valutera' una iniziativa di diffida

La invito di nuovo a togliere il mio indirizzo mail dalla sua mailing list

P



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  v

24/2/2018  14:15

A:  Paolo Pini  


Senta pini,

E’ sicuramente un mio limite, ma francamente non riesco a comprendere, non la sua richiesta di essere cancellato dalla lista, legittima se fatta con toni educati e possibilmente non minatori (finora me l'ha chiesto solo un altro destinatario su migliaia), ma la sua reazione, che ritengo non solo immotivata ma esagerata, per aver ricevuto un documento, inviato addirittura p.c. al Presidente della Repubblica (vedi appresso), che riguarda sia il suo ambito scientifico “Lavoro e Previdenza” (Welfare), sia lei direttamente come pensionando (?).

Noi non ci conosciamo personalmente, ma abbiamo avuto talvolta qualche scambio di commenti in calce ai suoi interessanti articoli su Sbilanciamoci. Ecco, anche io sono “costretto” a riceverli, visto che sono iscritto alla newsletter di tale sito, ma non me ne adonto, poiché posso sempre decidere se leggerli o non (anche se, dopo avere riscontrato – in occasione della ristrutturazione del sito – la censura dei miei commenti “scomodi”, in particolare sulla BCE, non seguo più Sbilanciamoci con l’interesse di prima).

Più in generale, il motivo per il quale ho deciso di inserirla nella lista, è che contrasto da quasi 7 anni la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (oltre che sulle manovre correttive varate nella scorsa legislatura e sullo statuto della BCE), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, inclusi – pare – i docenti universitari di Economia, talché l’anno scorso ho invitato Francesco Daveri, una delle vittime, col quale ho avuto un breve scambio di email, a farne un caso di studio.

Ecco, poiché combattere da solo la predetta DISINFORMAZIONE è impossibile e una fatica di Sisifo, invio queste mie email (le ho risparmiato quelle ai millanta giornalisti che spargono fake news sulla riforma delle pensioni Fornero, eventualmente cfr. http://vincesko.blogspot.it) a coloro che possono (i) spezzare la catena disinformativa che origina anche da esponenti dell’Accademia (v. Zanardi, Perotti, Boeri, Garibaldi, Ichino nell’ultima email,[1] Brancaccio, Bagnai, ecc.); e (ii) contribuire a combattere la vulgata che ha fatto – ripeto – quasi 60 milioni di vittime, in maniera molto più efficace di quanto possa fare io, vista la loro notorietà e la loro frequentazione dei media.

Infine, per la prima volta ho deciso di coinvolgere il Presidente della Repubblica, perché era l’unico che m’era rimasto da coinvolgere tra quelli che possono fare qualcosa, anche indirettamente contro gli spargitori seriali di bufale come Salvini, ed anche perché ha promulgato leggi (da ultimo la Legge di Bilancio 2018) che contengono “fake news” sulla riforma Fornero.

[1] Riallego il documento, nel caso lo avesse eliminato senza leggerlo, per verificare le prove documentali di quanto ho scritto.

V.

PS: Debbo informarla che probabilmente pubblicherò questo scambio di email nel mio blog.



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Paolo Pini (pnipla@unife.it)

24/2/2018 20:26

A:  v


faccia come crede

io le ho chiesto di essere cancellato dalla sua lista per non ricevere altre mail

come lei dice è una richiesta che è mio diritto fare

per cui confido in cio'



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  v

25/2/2018 00:58

A  Paolo Pini  


Vediamo se riesco a spiegarmi: 1. lei vuole impormi l'asimmetria: io debbo ricevere i suoi articoli e leggere le sue lettere aperte, ma lei non vuole ricevere le mie 2 o 3 email l'anno: le sembra equo? 2. Ho capito che non vuole riceverle, ma, a parte il suo diritto di chiedermelo (anche se, ho visto, capita anche a lei di mandare in giro email, però scusandosi del disturbo), dopo aver letto la mia lunga replica esplicativa, come se niente fosse, non mi ha dato un solo motivo valido, razionale, logico, soddisfacente per me di voler rifiutare informazioni sulle pensioni (o su altro) che io conosco più di lei, salvo prova contraria (altrimenti non gliele invierei), e comunque allo scopo concreto - concreto! - di diffonderle e/o di impedire che anche lei contribuisca alla diffusione di fake news sulla riforma Fornero, che hanno fatto - ripeto - quasi 60 milioni di vittime, uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE della storia italiana: le sembra un obiettivo del tutto trascurabile? 3. Per quanto riguarda l'invio al suo indirizzo email dell'Università, (i) è pubblico; (ii) non ne ho altri; e (iii) non le invio pubblicità, ma documenti relativi al suo ambito scientifico: anziché essermene grato e ringraziarmi, lei si adonta e minaccia azioni legali?

PS: Ovviamente, nulla di personale, è una "regola" che applicherei verso tutti, ma, ripeto, solo un altro finora su un migliaio e forse più di destinatari, di vari ambiti, me l'ha chiesto, l'ho cancellato, ma né lo conosco, né ne ricevo articoli. Visto che ci tiene tanto (!), mi dia un motivo valido, che giustifichi l'asimmetria, e cancello anche lei dalla “mailing list”.

V.



___________________


Note:

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[2] Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire)

[3] di Paolo Pini

I ripensamenti a metà della Bce

13/09/2014

link sostituito da (commenti prima eliminati e poi ripristinati):

Moneta morbida, lavoro duro

13/09/2014

link sostituito da (commenti eliminati):

[4] Appelli o minacce forti?

[5] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei



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permalink | inviato da magnagrecia il 7/3/2018 alle 20:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero


     



Pubblico la lettera che ho inviato alcuni giorni fa ai professori Pasquale Tridico Andrea Roventiniministri designati da M5S, rispettivamente al Lavoro e Previdenza e all’Economia, dopo aver letto le loro dichiarazioni sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

2/3/2018  13:27


Egregi Professori Tridico e Roventini,

Contrasto la vulgata sulle pensioni da sei anni, perciò non mi sorprende che anche Voi, come quasi 60 milioni di Italiani (e non solo), siate vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulla riforma Fornero, alla quale vengono erroneamente o furbescamente attribuite norme della riforma SACCONI o di un’altra delle ben sette riforme delle pensioni dal 1992.


Debbo osservare, infatti, che, in quanto designati ministri da M5S, non cominciate bene: ignorate anche Voi che non basta abolire la riforma Fornero per scendere a 41 anni di anzianità contributiva di età di pensionamento, occorre abolire almeno in parte anche la ben più severa riforma SACCONI.

Traggo dall’intervista rilasciata a La Stampa il 28 febbraio 2018 dal designato ministro del Lavoro, Pasquale Tridico:

Citazione: “Stiamo pensando a un superamento graduale, che costerà 11 miliardi annui. Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età, o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100. Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita”.


Vediamo per punto.


(i) “Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età”.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità), nel 2019:

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo dei 41 anni di contributi.


(ii) “o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100”

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011), quando la somma era 96 + “finestra” di 12 mesi (differimento dell’erogazione); e sarebbe aumentata a 97 anni, più “finestra” di 12 mesi, più 3 mesi di adeguamento automatico, nel 2013. Perché anch’esse erano sottoposte sia alla “finestra” che all’adeguamento automatico deciso da SACCONI nel 2009 e 2010 (vedi appresso). Vale a dire: se non fosse stata approvata la riforma Fornero, comunque la quota ora sarebbe pari a 98 anni e 7 mesi e nel 2019 a 99.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo, e mantenerlo, della quota 100, che peraltro è solo di 1 anno superiore a quella che sarebbe stata se la riforma Fornero non fosse mai stata varata.


(iii) “Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita".


Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.[1]

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo di bloccare per 5 anni l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Spero di esserVi stato utile e che vogliate contribuire in futuro sia a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche, sia ad ottenere da RGS e DG-Previdenza la rettifica del decreto direttoriale per renderlo conforme alla norma.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


_________________________


Note:

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi].

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (