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LA RIFORMA DELLE PENSIONI FORNERO È UNA BUFALA MONDIALE


 

I lettori abituali di questo blog conoscono la mia fatica di Sisifo contro le BUFALE sulle Manovre correttive della XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) e sulle pensioni.

Sanno perciò che la Riforma delle pensioni Fornero è ormai una BUFALA mondiale da oltre un lustro, che in Italia ha fatto 60 milioni di vittime (inclusi ISTAT, UPB, talvolta INPS, Banca d’Italia, RGS), poi si è diffusa allestero (inclusi OCSE, FMI e i giornali più famosi).

Le vengono attribuite da TUTTI, inclusi i docenti universitari, le severe norme della Riforma SACCONI. Ho scritto un saggio, con tutte le prove documentali.

Le BUFALE sulla Riforma Fornero impazzano in questi giorni sui media, per le fibrillazioni del Governo Draghi, che ha deciso di non rinnovare Quota 100. La Lega Nord del bugiardo Salvini (al quale ho scritto più volte sulle sue bugie sulla Riforma Fornero e su Monti), che la impose con il Governo Conte1, ovviamente è contraria e rifiuta “il ritorno alla Fornero”.

Vale la pena, allora, di riportare di nuovo lo stato dell’arte pensionistico con i relativi riferimenti legislativi per le opportune verifiche, dal quale emerge chiaramente che il grosso lo ha deciso SACCONI e quasi tutto per la pensione di vecchiaia.

1) Pensione di vecchiaia: l’aumento di 2 anni da 65 (2010) a 67 (2019) è quasi tutta opera di SACCONI: un anno mediante la “finestra” (L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6,  e L. 148/2011, art. 1, comma 21, per lestensione al comparto della scuola e delluniversità), tranne 4 mesi di Damiano (L. 247/2007), e un anno con l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto (L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2) e modificato sostanzialmente da SACCONI (L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies + L. 111/2011, art. 18, comma 4, per la decorrenza dal 2013, quando è effettivamente decorso). Fornero (L. 214/2011, art. 24) zero. ZERO! [1]

[1] L. 102/2009, art. 22-ter 2. A decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di eta' anagrafica per l'accesso al sistema pensionistico italiano sono adeguati all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istituto nazionale di statistica e validato dall'Eurostat, con riferimento al quinquennio precedente. Con regolamento da emanare entro il 31 dicembre 2014, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e' emanata la normativa tecnica di attuazione. In sede di prima attuazione, l'incremento dell'eta' pensionabile riferito al primo quinquennio antecedente non puo' comunque superare i tre mesi. Lo schema di regolamento di cui al presente comma, corredato di relazione tecnica, e' trasmesso alle Camere per il parere delle Commissioni competenti per materia e per i profili di carattere finanziario. http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09102l.htm
Legge 27.12.1997, n. 247 http://www.camera.it/parlam/leggi/07247l.htm
Legge 30.07.2010, n. 122 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=
Legge 15.07.2011, n. 111, art. 18 4. All’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 12-bis, la parola: "2015" è sostituita dalla seguente: "2013" e sono soppresse le parole: ", salvo quanto indicato al comma 12-ter,";
b) al comma 12-ter, primo periodo, le parole: "2013" e "30 giugno" sono sostituite rispettivamente dalle seguenti: "2011" e "31 dicembre" ed è soppresso l’ultimo periodo.
e Legge 14.09.2011, n. 148 21. Con effetto dal 1° gennaio 2012 e con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dalla predetta data all'articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, dopo le parole "anno scolastico e accademico" sono inserite le seguenti: "dell'anno successivo". Resta ferma l'applicazione della disciplina vigente prima dell'entrata in vigore del presente comma per i soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2011. 
https://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf
Legge 22.12.2011, n. 214 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-12-06;201~art24!vig

2) Pensione anticipata:

- Uomini, 42 anni e 10 mesi. Dei due anni e 10 mesi, un anno e 3 mesi (un anno e 9 mesi per gli autonomi) sono stati decisi da SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 2 + L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter), tranne 4 mesi in media da Damiano (L. 247/2007), un anno (L. 214/2011, art. 24, comma 10) e 7 mesi con l’adeguamento all’aspettativa di vita (comma 12) da Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi, comma 6).

- Donne, 41 anni e 10 mesi. Dell’anno e 10 mesi, un anno e 3 mesi (un anno e 9 mesi per le autonome) sono stati decisi (L. 122/2010, art. 12, comma 2 + L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter) da SACCONI (tranne 4 mesi in media da Damiano, L. 247/2007), 7 mesi con l’adeguamento all’aspettativa di vita (comma 12) da Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per le autonome, comma 6).

Non è necessario aggiungere altro per additare SACCONI anziché Fornero.

Post scriptum

Perché la “legge Fornero”, come la chiamano, è diventata una BUFALA mondiale?

A parte che è sbagliato definirla legge (è l’art. 24 della L. 214/2011, cosiddetta Salva-Italia del Governo Monti), la diffondono tutti per ignoranza, tranne pochissimi, che lo fanno consapevolmente: Tremonti, Cazzola, T. Boeri, P. Ichino, Damiano, SACCONI, A. Brambilla, alcuni giornalisti, e la stessa prof. Fornero (sono tutti approfonditi nel mio saggio, con le relative prove documentali), la quale è, di fatto, una millantatrice autolesionista, che probabilmente vuole passare alla storia come salvatrice dell’Italia dal default.

Ho riportato la sua risposta del 2018 nel mio saggio. Che ha ribadito un mese fa, quando mi ha scritto per ringraziarmi della mia ennesima lettera “circolare” al Corriere della Sera, Repubblica e Sole 24 Ore sulle loro ennesime BUFALE sulla Riforma Fornero[2] e per esprimermi la sua meraviglia perché, appunto, l’ho definita millantatrice. Io, invece, tra laltro, le ho suggerito di querelare i media.

[2] Lettera al Corriere della Sera, a Repubblica e al Sole 24 Ore sulla loro ennesima BUFALA sulla Riforma delle pensioni Fornero
https://vincesko.blogspot.com/2021/09/lettera-al-corriere-della-sera.html oppure
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2874170.html

La Riforma Fornero è un caso di studio di DISINFORMAZIONE mondiale, anche psicologico.

Traggo dal mio saggio:

In questo sottoparagrafo, tratterò in particolare e in dettaglio dello strano fenomeno costituito dalla reale o fittizia ignoranza delle norme pensionistiche da parte di sette noti esperti di previdenza. I quali sono accomunati dalla commissione di un errore grave, involontario o intenzionale (essendo essi degli esperti, io debbo propendere nettamente per la seconda ipotesi, ma decidano loro), ossia l’attribuzione alla Riforma delle pensioni Fornero, in loro articoli e documenti, di norme incisive decise dalla Riforma delle pensioni SACCONI un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti e già in vigore dall’1.01.2011, sulla quale sembrano aver deciso tacitamente una congiura del silenzio.

Si tratta di Giuliano Cazzola,[209] Oscar Giannino,[210] Tito Boeri e Pietro Garibaldi,[211] Pietro Ichino[212] e Cesare Damiano,[213] più Maurizio Sacconi,[214] che ha prima per sei anni peccato di omissione, non rivendicando la paternità delle sue norme, e poi, assieme all’On. Cesare Damiano, che lo aveva fino a poco tempo prima contrastato e criticato duramente (mai nella forma, ché l’On. Damiano è un gentiluomo piemontese, e si sa come sono i Piemontesi…), peccato per commissione.

Avviso che la significatività di questo sottoparagrafo, articolato in citazioni puntuali delle affermazioni erronee dei citati, famosi esperti e relativo mio commento critico, è inversamente proporzionale alla sua piacevolezza. I responsabili della bufala mondiale sulla Riforma delle pensioni Fornero sono ormai talmente tanti da rendere apparentemente impossibile capirne l’autore o gli autori iniziali. Più avanti, riportando la mia lettera a Elsa Fornero, abbozzerò una parte della mia personale spiegazione, che vede proprio i più o meno consapevoli Monti e Fornero svolgere un duplice ruolo: quelli di protagonisti e di capri espiatori, ai quali – con una escalation impressionante nell’arco di un paio d’anni - vengono attribuite le principali misure di tutte le riforme precedenti varate dal 1992. In questo caso, i nomi e cognomi ci sono, riguardano altri protagonisti della materia pensionistica, e la loro conoscenza val bene la… pena.

Cesare Damiano, ex compagno di banco di Elsa Fornero, ed al quale ho scritto sette lettere,[3] ha ripetuto la BUFALA che i 67 anni li abbia decisi “la Riforma Monti-Fornero” venerdì scorso nella sua settimanale intervista a Radio Radicale (complice delle BUFALE perché ho scritto più volte al direttore Falconio e gli ho anche fatto omaggio del mio saggio).   https://www.radioradicale.it/download/20211022_20.29.37.mp3

[3] Lettera n. 7 all’On. Cesare Damiano sulle sue ennesime fake news sulle pensioni
http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-n-7-allon-cesare-damiano-sulle.html oppure
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2859940.html

Anche il professor Giuliano Cazzola ha ripetuto recentemente la BUFALA sulla Riforma Fornero nel suo ultimo articolo su Il Quotidiano del Sud (in calce c'è il mio commento)
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/le-due-italie/occupazione/2021/10/22/pensioni-lo-scalone-e-una-tigre-di-carta-che-spaventa-gli-allocchi/.

Per quanto riguarda la professoressa Fornero, riporto il sottoparagrafo del mio saggio che la riguarda.

9.9 Elsa Fornero è uno dei principali responsabili della disinformazione sulle pensioni

La professoressa Elsa Fornero è uno dei principali responsabili della DISINFORMAZIONE che circonda le pensioni.

Lo è sia per la formulazione poco chiara, omissiva e tendente al plagio delle sue norme, fin dall’indicazione dei «principi e criteri» della sua Riforma[171] (si veda il comma 1, lettera c, relativo all’aggancio alla speranza di vita); sia per la prassi impropria di confermare e ripetere le norme precedenti (una norma ordinaria pienamente in vigore – Riforma Sacconi - non ha affatto bisogno di essere confermata da un’altra norma ordinaria - Riforma Fornero – per essere valida); sia, successivamente, per la sua reticenza le millanta volte che comunica attraverso i media o quando (cioè quasi sempre) - tace del tutto quando le vengono erroneamente attribuite – come abbiamo visto perfino dallo stesso Sacconi, ma nel suo caso volutamente - norme severe di Sacconi (cioè quasi sempre); false attribuzioni che da oltre un lustro le costano maledizioni e talvolta perfino minacce sotto casa.

Nella sua Riforma delle pensioni (DL 201/2011, art. 24), anziché – come si fa di solito – limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, l’allora ministra Fornero ha talvolta confermato e ripetuto le misure della severa Riforma Sacconi, senza esplicitare i nessi. Si veda, ad esempio, l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni o dell’età di pensionamento anticipato da 40 a 41 anni e 3 mesi, che a leggere la norma[171] sembra deciso dalla Riforma Fornero, anziché dalla Riforma Sacconi tramite le «finestre». Che – come giustamente accusa Elsa Fornero nel suo ultimo libro già più volte citato, lamentandosi anche dell’erronea attribuzione a lei dell’allungamento[171][174] - era un escamotage per aumentarla surrettiziamente, per non pagarne il prezzo politico. L’aspetto paradossale è che è proprio la ministra Fornero, con una formulazione non chiara della norma e nascondendo il legame con l’abolizione delle «finestre», ad occultare le responsabilità dei suoi predecessori.

E, purtroppo, ha continuato a farlo anche dopo, nelle sue innumerevoli dichiarazioni. E talvolta perfino nel suo libro già citato, che è del 2018. Ecco solo alcuni esempi (alcuni altri sono nel successivo capitolo 10), cui segue il mio commento critico.

1. «E il 24 ottobre il Presidente del Consiglio proponeva una riforma delle pensioni che aveva come punto centrale l’aumento a 67 anni, uguale in tutta Europa, dell’età di pensionamento: la proposta incontrò la ferrea opposizione della Lega e del suo leader Umberto Bossi.» (Posizione kindle: 2.625).

Come si vede, anche una docente universitaria della materia pensionistica come la professoressa Fornero conosce o rammenta o interpreta male le vicende, i documenti e direi lo stato dell’arte in tema previdenziale dell’anno orribile 2011 (di cui ho scritto estesamente nel capitolo 1).

Di ritorno dal Consiglio europeo del 23-26 ottobre 2011, dove ci furono i sorrisini di Sarkozy (irritato con Berlusconi per la questione Bini Smaghi, che forte della sua indipendenza rifiutava di lasciare il posto di membro del Comitato Esecutivo della BCE ad un esponente francese) e Merkel nei riguardi di Berlusconi, il periclitante PdC Berlusconi, per uscire dall’angolo, riferì a beneficio dei giornali questa richiesta dell’Europa dei 67 anni, che in realtà era un obiettivo legislativamente già deliberato dall’Italia, che era avanti rispetto a numerosi altri Paesi per il pensionamento di vecchiaia. Due giorni dopo, infatti, il Governo inviò a Bruxelles un documento di chiarimenti su quanto già fatto dalla Riforma Sacconi.

Si tratta della prima lettera del Governo italiano all’UE (26 ottobre 2011),[50] quella che Tremonti si rifiutò di firmare[54] (anche perché fu redatta da Brunetta).

Essa contiene il grave errore dei 67 anni entro il 2026 per tutti, che in realtà riguardava soltanto l’allineamento graduale dell’età di pensionamento di vecchiaia da 60 a 65 anni delle donne del settore privato (2023, includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita, poi accelerato dalla Riforma Fornero entro il 2018), mentre tutti gli altri (uomini e dipendenti pubbliche) ci sarebbero arrivati già nel 2021 (benchmark in UE). Vale a dire molto prima della Francia. Alla quale però nessuno chiedeva nulla, anzi Sarkozy scaricava i suoi sensi di colpa, a causa della sua lunga coda di paglia, sull’Italia.

L’errore fu poi corretto nella seconda lettera di chiarimenti,[61] in risposta ai 39 quesiti dell’UE.[59] Il veto di Bossi - come abbiamo già visto[30] - riguardò l’abolizione delle «quote», che era il punto debole del sistema pensionistico italiano, e l’allineamento più rapido delle donne del settore privato, come era stato chiesto dalla lettera della BCE[55] (si vedano anche il successivo paragrafo 10 e il capitolo 1).

2. «Un secondo esempio di dubbia trasparenza è rappresentato dall’introduzione, da parte del terzo governo Berlusconi nel 2009, dell’aggancio (indicizzazione) dell’età per il pensionamento di vecchiaia alla speranza di vita, come meccanismo automatico di adeguamento dei conti all’invecchiamento della popolazione. La misura è in sé positiva – e sarà infatti confermata con una estensione di requisito di anzianità dalla riforma del 2011 – ma avrebbe richiesto una ben più chiara comunicazione.» (Posizione kindle: 2.839).

Dal punto di vista giuridico non era necessaria nessuna conferma, scriverlo da parte di una docente universitaria è un grave errore tecnico e segno di albagìa. Peraltro, non a caso, questa argomentazione è usata dai propalatori di bufale sulla Riforma Fornero (si veda, al sotto-sottoparagrafo 9.2.1, il professor Giuliano Cazzola).

La critica sulla scarsa chiarezza è giusta. Ma da estendere in parte anche a Elsa Fornero, anche se nel segno opposto dell’«appropriazione», sia per la sua reticenza sul punto tutte le innumerevoli volte che, negli ultimi sei anni, tale adeguamento è stato erroneamente attribuito alla Riforma Fornero, sia per la scarsa trasparenza di alcune sue misure (si veda, ad esempio, l’abolizione della «finestra» e l’allungamento contestuale dell’età di pensionamento base, sia di vecchiaia che anticipata, senza esplicitarne il nesso e quindi intestandosi di fatto entrambe le misure).

3. «In simile contesto, la riforma del 2011, fondamentale per ripristinare l’affidabilità della finanza pubblica italiana, può considerarsi il completamento, il rafforzamento e l’accelerazione del percorso precedentemente compiuto.» (Posizione kindle: 2.848).

«La rapidità del provvedimento, peraltro, fa da contrappunto quasi drammatico al gradualismo riluttante del percorso precedente» (Posizione kindle: 2.854).

È un giudizio infondato (nell’arco di un quindicennio, anche se con qualche passo indietro, la severa Riforma Amato, la severa Riforma Dini, la severa Riforma Maroni, la Riforma Damiano e, soprattutto, la severissima Riforma Sacconi dimostrano il contrario) e troppo severo da tecnico, che non ha responsabilità politiche e preoccupazioni elettorali. E che sia infondato è attestato anche dai termini «completamento e accelerazione» usati poco prima dall’autrice. Come si evince anche dalla lettera della BCE, che ne è stata la bussola. Una bussola superata in severità dalla troppo zelante e severa professoressa Fornero, succuba – in modo speculare del voto per i politici – dello spread BTP-Bund. Che è aumentato abnormemente non a causa dei fondamentali macroeconomici dell’Italia ma dell’attacco della speculazione finanziaria che aveva scommesso sulla rottura dell’Euro. Speculazione contrastata per niente a livello economico dalla Commissione Europea a trazione tedesca, che ha anzi imposto ad alcuni Paesi dell’Eurozona, tra cui l’Italia, una politica prociclica che ha aggravato e prolungato la crisi, e insufficientemente a livello monetario dalla BCE. Come è provato plasticamente e dal ritorno dello spread sopra i 500 punti base dopo il varo della Riforma delle pensioni Fornero, e dall’effetto risolutivo del «whatever it takes» del presidente della BCE Draghi, che ha stoppato la speculazione finanziaria senza dover spendere neppure un Euro (si veda il capitolo 1).

4. «Molto importante per la stabilizzazione della spesa è l’applicazione, ogni due anni (in anticipo e con l’estensione alle pensioni di anzianità rispetto a quanto già previsto [dal] governo Berlusconi) dell’indicizzazione all’aspettativa di vita di tutti i requisiti anagrafici/lavorativi richiesti per il pensionamento.»

Perché in anticipo? Così come è scritto, sembrerebbe si riferisca alla decorrenza. Ma l’applicazione dell’adeguamento alla speranza di vita è stata già anticipata dalla Riforma Sacconi a decorrere dal 1° gennaio 2013, quando effettivamente è decorsa, col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4 (si veda la nota 166). Vale la pena di aggiungere che l’OCSE e l’FMI (cfr. sotto-sottoparagrafi 9.7.2 e 9.7.3) fanno decorrere l’adeguamento dal 2011, attribuendolo erroneamente alla Riforma Fornero, che lo ha soltanto esteso alle pensioni anticipate e reso biennale dal 2022.

5. «e con l’immediata entrata in vigore (dal 1° gennaio 2012) del metodo contributivo, esteso a tutti i lavoratori per l’anzianità ancora da maturare, indipendentemente dalla sua lunghezza.» (Posizione kindle: 3.080).

È un altro esempio della DISINFORMAZIONE causata dalla professoressa Fornero, che ha influenzato perfino l’RGS (si veda il paragrafo 5): il metodo contributivo è stato introdotto, com’ella stessa ha scritto in precedenza nel suo libro e ripete ora in forma ambigua, dalla Riforma Dini del 1995; ella lo ha soltanto esteso a quelli che ne erano esclusi (anzianità contributiva = o > di 18 anni), tutti «anziani».

Data la sua importanza, replico qui di seguito la nota 174:

6. «Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizioni nel Kindle 3134).

Va evidenziato che non è affatto casuale che, a distanza di sette anni, anche – e forse soprattutto - per colpa della formulazione insufficiente e poco chiara di alcune norme da parte della professoressa Fornero, che non ha esplicitato il legame tra l’aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia che di quelle anticipate e l’abolizione delle «finestre», quasi tutti, non esclusi i professori universitari e di nuovo RGS, sia in Italia che all’estero (si vedano i paragrafi 9 e 5 e, per i media, le note 269 e 270), ritengono che sia stata la Riforma Fornero, e non la Riforma Sacconi, ad aumentare l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni. E poi a 67 anni per avere introdotto l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita. E l’età di pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi. Avendola, invece, per giunta, ridotta in entrambi i casi di 6 mesi per gli autonomi, rispettivamente da 66 anni e 6 mesi a 66 anni e da 41 anni e 9 mesi a 41 anni e 3 mesi, allineandoli a tutti gli altri.

Rilevo che il Servizio Studi della Camera, al secondo capoverso, avvisa dell’inglobamento, ma lo fa con linguaggio burocratese e soltanto al comma 5 (Soppressione del regime delle decorrenze annuali), e non anche – e soprattutto – ai commi 6 e 7 (Pensione di vecchiaia) e ai commi 10 e 11 (Pensione anticipata).[171]

E infine:

7. «Sia consentito un ricordo personale. Ai primi di maggio 2013, pochi giorni dopo l’insediamento del governo Letta, ricevetti una telefonata del premier il quale mi diceva che, dopo un giro di visite nelle principali capitali europee, era assolutamente convinto che senza la riforma previdenziale l’Italia non sarebbe più stata nell’Eurozona e forse neppure nell’Unione. Quella telefonata fu per me di grande importanza.» (Posizione kindle: 3.378).

Anche le varie Autorità e gli Organismi esteri – come abbiamo visto nel paragrafo 9 - sono rimasti vittime della damnatio memoriae della Riforma Sacconi, della quale vengono da essi attribuite in tutto o in parte le misure alla Riforma Fornero, in particolare l’adeguamento all’aspettativa di vita.

Per cui, riepilogando, la responsabilità della generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni è sia, in primo luogo, del potente sistema disinformativo berlusconiano e del Centrodestra; sia dei media che «dimenticano» quanto avevano scritto e detto appena un paio di anni prima a proposito degli effetti rilevanti della Riforma delle pensioni Sacconi;[268] sia di giornalisti che copiano le notizie errate ampliandone la diffusione o ignorano le notizie corrette scritte dal collega accanto o titolano tradendo il contenuto dell’articolo[271]; sia di direttori che omettono di passare ai loro redattori le segnalazioni rettificative di lettori, a meno che – forse - non si usino toni duri e l’accortezza di diffondere la notizia, inviandola per conoscenza a molti destinatari importanti;[272] sia di famosi esperti previdenziali; sia di coloro (pochissimi) che pur conoscendo le norme, per pigrizia o conformismo o più prosaicamente per guadagnarsi lo stipendio, assecondano la vulgata e additano vilmente il capro espiatorio.

Come, ad esempio, tra questi ultimi, a testimoniare una assoluta convergenza di giudizio tra la destra e la sinistra sulla Riforma Fornero:

- Antonio Signorini de Il Giornale, il quale arriva a redarguire Elsa Fornero perché finalmente (ottobre 2017!) dichiara alla piccola emittente Radio Montecarlo (assieme a risposte omissive) che l’adeguamento alla speranza di vita non lo ha introdotto lei ma Sacconi (cfr. la mia lettera a Signorini allegata nella nota 269); e

Massimo Franchi de Il Manifesto, il quale, nel suo libro «L’inganno delle pensioni», intitola sobriamente il capitolo 1 «La riforma Fornero ovvero in pensione mai», cita correttamente Dini e Sacconi, scrive correttamente che il metodo contributivo lo ha introdotto Dini e che l’adeguamento all’aspettativa di vita lo ha deciso Sacconi, ma poi contraddittoriamente imputa tutto a Fornero, anche gli effetti delle Riforme Dini e Sacconi.

Nella sinistra è inclusa stranamente la CGIL, che fu l’unico sindacato che nel 2010 scioperò contro la Riforma Sacconi e perciò avrebbe tutto l’interesse ad evidenziarne le misure, non a nasconderle o attribuirle a Fornero, tenendo illogicamente e ostinatamente in non cale le mie numerose lettere «circolari» e telefonate alle segretarie dei membri della Segreteria nazionale (in particolare il Segretario Generale e il Responsabile delle Politiche previdenziali, i quali però continuano ad attribuire a Fornero norme importanti di Sacconi ) per accertarmi che le stampino e gliele consegnino.

Ma – ribadisco ancora una volta - una parte non trascurabile di responsabilità della disinformazione generale ce l’ha sicuramente anche la professoressa Fornero, la cui pervicacia nell’attribuirsi – o almeno nel non rifiutare – la paternità (o maternità) di norme importanti di Sacconi o di Dini tradisce forse, da una parte, la sua ‘invidia’ (sottesa di rampogna) verso Sacconi di aver… varato norme «forneriane», frutto di studi accademici pluridecennali, della cui concretizzazione legislativa in un certo senso si «riappropria»; e, dall’altra, l’ambizione di passare alla storia come salvatrice dell’Italia dal default, al cui altare offre in sacrificio coraggiosamente e autolesionisticamente gli insulti e le vere e proprie maledizioni di cui è oggetto da sette anni.

Dopo una lunga esitazione durata cinque anni, motivata dalla mia preoccupazione di non aggiungere agli insulti e alle maledizioni la disillusione, le ho scritto, due volte: «Lei si vanta ogni volta di ricevere, e di rispondere loro, tutti quelli che Le chiedono di parlare sulla Sua riforma delle pensioni. Allora mi permetto di chiederLe: perché non ha mai risposto a me (e alle mie decine di lettere circolari che Le ho inviato per conoscenza) che Le ho contestato l’appropriazione di fatto (cfr. il testo della L. 214/2011, art. 24) di alcune delle norme di SACCONI? Che, per quanto mi consta, raramente e solo recentemente (vedi la Sua intervista di qualche mese fa a Radio Montecarlo, della quale ho tratto notizia da un articolo disinformativo e ingiustamente critico verso di Lei de Il Giornale, e, da ultimo, nella Sua intervista di pochi mesi fa a Radio1-Zapping del 22 giugno u.s.) lamenta che Le vengono attribuite?». Ed ella, la seconda volta, quasi costretta dalla mia provocazione, mi ha risposto.[273]

Nella mia seconda lettera alla professoressa Fornero, ho motivato così le

«Cause della DISINFORMAZIONE generale. Questo delle Riforme Fornero e SACCONI rappresenta uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE generale della storia italiana, analogo a quelli delle manovre finanziarie dei Governi Berlusconi e Monti e dello Statuto della BCE. Lei come lo spiega? Io, se permette, lo spiego così: Lei, donna, con il Suo pianto, efficacissimo in un Paese melodrammatico come l’Italia mitridatizzato dalla terribile tv, e la Sua sovraesposizione mediatica, senza (quasi) MAI rinviare ai veri autori delle norme e dei dati che Le venivano erroneamente attribuiti, aiutata in questo dal disinformato professor Monti, da famosi esperti previdenziali (Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi), oltre che da tutti i media a partire dal 2013, dimentichi di ciò che avevano scritto un anno prima sugli effetti portentosi della Riforma SACCONI, e, soprattutto, la potente DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra avete creato e alimentato una vulgata che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.»

E ho concluso la lettera con un’esortazione: «Io non so che cosa Lei abbia scritto nel Suo ultimo libro, ma se vuole fare un’opera di verità, come è riportato nel titolo, e che è anche il mio unico intento nello scrivere queste mie decine di lettere, e ribaltare la vulgata mondiale sulla Riforma delle pensioni Fornero, se non l’ha fatto chiaramente in questo, scriva un altro libro e dia a SACCONI (e Dini) quel che è di SACCONI (e Dini), e poi lo gridi ai quattro venti, come non ha fatto in questi sette anni.»

Anche nel nostro breve scambio di e-mail (che, con la sua autorizzazione, ho riportato nella postfazione) ella ha cercato di giustificarsi: «Quello che forse lei non ha colto, o non ha colto in pieno, è la mia situazione. La mia impossibilità di contrastare una chiave di lettura fraudolenta, mistificatoria e in alcuni aspetti falsa.»

Ma, purtroppo, le poche volte che l’ho ascoltata (non guardo la tv), la zelante e severa professoressa Fornero al massimo riesce a dire mezze verità (che, si sa, equivalgono a bugie intere), sempre commiste a omissioni e strani errori, che per giunta vengono travisate dai media. Come è appunto successo anche nel caso della sua intervista appena citata a Radio Montecarlo (si ascolti l’audio che ho riportato, col mio commento critico, nella mia lettera ad Antonio Signorini[269]).

PPS: Il caso di studio sulle Manovre correttive di Berlusconi e Monti è anche più grosso. 

 

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https://vincesko.blogspot.com/2021/10/la-riforma-delle-pensioni-fornero-e-una.html 

 

 

 


Lettera n. 4 alla Ragioneria Generale dello Stato sulla sua BUFALA (almeno) semestrale sulla Riforma delle pensioni Fornero



Pubblico la lettera che ho inviato poco fa al Ragioniere Generale dello Stato.

Lettera n. 4 alla Ragioneria Generale dello Stato sulla sua BUFALA (almeno) semestrale sulla Riforma delle pensioni Fornero.
7/10/2021 15:07

ALLA C.A. DEL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SIG. PRESIDENTE DEL SENATO, SIG. PRESIDENTE DELLA CAMERA, SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, SIG. MINISTRO DELL’ECONOMIA, SIG. MINISTRO DEL LAVORO, COMMISSIONI PARLAMENTARI LAVORO, SEN. M. SACCONI, ON. C. DAMIANO, PROF. E. FORNERO, SINDACATI, MEDIA

 

Egr. Sig. Ragioniere Generale dello Stato,

Una famosa sentenza latina recita: Repetita iuvant. Allora ci riprovo per la quarta volta, sperando che sia l’ultima.

Traggo dalla NADEF 2021
http://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/nadef_2021/NADEF_2021.pdf
(da pag. 66 a 72) Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico italiano e delle spese pubbliche connesse all’invecchiamento:

(PENSIONAMENTO DI VECCHIAIA)

1) La previsione della spesa pensionistica in rapporto al PIL, riportata in Figura R.1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati nel corso degli ultimi decenni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle regole introdotte con la legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia e anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni. 

Ri-ri-osservo che la Riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24):

- non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento graduale a 65 anni entro il 2018 delle donne del settore privato (dipendenti e autonome) e per la riduzione di 6 mesi (da 18 a 12 mesi) della “finestra” per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri (L. 214/2011, art. 24, comma 6); e

- con il comma 5 della L. 214/2011, art. 24, ha opportunamente abolito la “finestra” di 12 o 18 mesi e contestualmente (rispettivamente con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10) ha aumentato l’età base di vecchiaia e di anzianità (ora denominata “anticipata”) di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente e senza evidenziarne il legame, così da un lato si è intestata entrambe le misure e dall’altro ha indotto in errore tutti, inclusi – strano ma vero – i docenti di Lavoro e Previdenza. E incluso, come si vede, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, recidivo da almeno tre anni.

Poi, contraddittoriamente, ella si è lamentata nel suo libro che l’aumento dell’età di pensionamento (a 66 anni per la pensione di vecchiaia e a 41 anni e 3 mesi per la pensione anticipata, in realtà decisi da SACCONI) le venisse erroneamente imputato.

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic!; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizioni nel Kindle 3134).

(PENSIONAMENTO ANTICIPATO)

Anche per il pensionamento anticipato (ex anzianità), dell’aumento da 40 a 42 anni e 10 mesi per gli uomini (un anno in meno per le donne), 1 anno e 3 mesi sono di Sacconi e 1 anno e 10 (recte: 7) mesi sono di Fornero (o 7 mesi per le donne), oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

 

(ESTENSIONE METODO CONTRIBUTIVO)

2) Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori.

Si tratta dell’estensione pro-rata, a decorrere dall’1.01.2012, con l’art. 24, comma 2, del metodo contributivo NON “a tutti i lavoratori”, ma soltanto a quelli che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995, che lo ha introdotto, cioè coloro che avevano un’anzianità contributiva al 31.12.1995 di almeno 18 anni, tutti relativamente anziani e ormai già tutti in pensione.

Questa è la misura della Riforma Fornero meno incisiva e più sopravvalutata da tutti. Come si ri-vede, anche dal Ministero dell’Economia e Finanze. Valga a dimostrarlo il previsto risparmio dalla mera estensione del metodo contributivo (mentre la vulgata è che la Riforma Fornero abbia salvato i conti pensionistici sostituendo il contributivo al retributivo per tutti), quantificato dalla relazione tecnica,[1] relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero, e ormai azzeratosi.

[1] Relazione tecnica legge 214/2011 (pag. 46) https://democraticieriformisti.files.wordpress.com/2011/12/relazione-tecnica.pdf#page=46 https://democraticieriformisti.files.wordpress.com/2011/12/relazione-tecnica.pdf

 

(ADEGUAMENTO ALLA SPERANZA DI VITA)

3) Infine, a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l’accesso all’assegno sociale) e quello contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica, sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall’Istat.

Vale forse la pena di ri-precisare che l’adeguamento alla speranza di vita è stato introdotto dalla Riforma Sacconi (L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, e dalla L. 111/2011, art. 18, comma 4, per la decorrenza dal 2013), relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” (abolite dalla Riforma Fornero) e all’assegno sociale; che ha portato l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2019 e poi lo porterà oltre.

La Riforma Fornero lo ha esteso alla pensione anticipata e reso biennale. A decorrere dal 2022. Ma RGS lo fa decorrere erroneamente dal 2019 (v. appresso).

 

(DECORRENZA PERIODICITA’ BIENNALE)

4) Con medesima periodicità e analogo procedimento è previsto, inoltre, l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione in funzione delle probabilità di sopravvivenza. Entrambi gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, e ogni due anni successivamente, secondo un procedimento che rientra interamente nella sfera di azione amministrativa e che garantisce la certezza delle date prefissate per le future revisioni19.

19 L’adeguamento dei requisiti avente decorrenza 2016 (4 mesi ulteriori) è stato adottato, in ottemperanza al dettato normativo, con decreto direttoriale del 16 dicembre 2014, ossia almeno dodici mesi prima della sua entrata in vigore, mentre quello dei coefficienti di trasformazione è stato adottato con decreto direttoriale del 22 giugno 2015. Con la stessa procedura, l’adeguamento dei requisiti avente decorrenza 2019 (5 mesi ulteriori), è stato adottato con decreto direttoriale del 5 dicembre 2017 e quello dei coefficienti di trasformazione con decreto direttoriale del 15 maggio 2018. Da ultimo, con decorrenza 2021, sono stati adottati, con decreto direttoriale del 5 novembre 2019, pubblicato in GU il 14 novembre 2019, l’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, avente incremento nullo, e, con decreto direttoriale del 1° giugno 2020, pubblicato in GU n.147 dell’11 giugno 2020, quello dei coefficienti di trasformazione.

L’interpretazione della chiarissima norma della Riforma Fornero (art. 24, comma 13) è palesemente errata, anche dal punto di vista semplicemente logico:

«Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalità previste dall'articolo 12 della legge n. 122/2010.»

Non fino al 2019, come, illogicamente, ri-scrive RGS, o dal 2019, come sarebbe stato logico scrivere se la periodicità biennale fosse dovuta decorrere dal 2019, ma successivamente a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019 (che è triennale). Vale a dire dal 2022. Come ho già più volte rilevato in passato, lo conferma la stessa relazione tecnica[3], sia a pag. 42 [recte: pag. 38]:

«- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;» Relazione tecnica legge 214/2011 (pag. 38)  https://democraticieriformisti.files.wordpress.com/2011/12/relazione-tecnica.pdf

Sia, ancora più chiaramente scrivendo l’aggettivo «triennali» due volte nella stessa frase, a pag. 49:

«per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[;] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndA] opera la nuova periodicità biennale.» Relazione tecnica legge 214/2011 (pag. 49) https://democraticieriformisti.files.wordpress.com/2011/12/relazione-tecnica.pdf

Questa errata interpretazione del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza, nei loro decreti direttoriali (tutti citati nella NADEF, nella nota 19 a pag. 68), riportata in tutte le leggi successive, incluse le Leggi di Bilancio, ha, da ultimo, col decreto direttoriale del 1° giugno 2020 concernente l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione, come segnalato da tutti i media, tagliato (ingiustamente e perennemente) gli assegni pensionistici di coloro che sono andati in pensione dal 1° gennaio 2021, anche dei titolari di pensioni basse.

Ma sembra non importare a nessuno. Neppure ai Sindacati, da me da tempo informati, i quali - mi è stato riferito da un giornalista di Repubblica -, conoscerebbero la questione (sospetto grazie alle mie numerose lettere) ma intenderebbero usarla come moneta di scambio nelle future negoziazioni con il Governo. Per non parlare della professoressa Fornero, autrice della norma male interpretata e destinataria di tutte le mie lettere, inclusa la presente, sugli strafalcioni sulle pensioni e l’errata attribuzione a lei, da parte del mondo intero, di norme severe di SACCONI. Il quale è anch’egli sempre silente, anzi anch’egli propalatore (consapevole), il 14 luglio 2017, stranamente aiutato dall’On. Damiano, attraverso la diffusione di un manifesto ai giornalisti che avevano convocato in una sala del Parlamento, quando erano entrambi presidenti della Commissione Lavoro, rispettivamente del Senato e della Camera, della BUFALA, ormai mondiale, che l’adeguamento alla speranza di vita l’abbia introdotto Fornero.

E questo - l’interpretazione errata di RGS (e di DG Previdenza) - è di nuovo avvenuto nonostante (i) le mie lettere argomentate e provate al di là di ogni ragionevole dubbio, (ii) soprattutto, il sostegno del Quirinale, che, nel marzo 2019, ha trasformato una delle mie lettere (quella del 23.02.2018, cioè quando Ragioniere Generale dello Stato era l’attuale Ministro dell’Economia e delle Finanze, il quale, purtroppo, è stato il primo ad avallare l’interpretazioneerrata), in un esposto e lo ha trasmesso al Ministero del Lavoro “per l’esame di competenza”, (iii) la mia conseguente interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza MinLav (destinataria anche della presente lettera pec), il cui funzionario delegato per la risposta ha peraltro riconosciuto che avevo ragione (“Lei non ha tutti i torti, ma perché nessuno se n’è accorto prima?”), ma la sua lettera di risposta già alla firma è stata bloccata dal suo direttore di Divisione (sic!); e (iv) la mia petizione del giugno 2020 alle Commissioni Lavoro della Camera e del Senato, per averne l’interpretazione autentica delle norme in discorso (decorrenza dell’adeguamento biennale ed esclusione, dal calcolo dell’adeguamento, delle diminuzioni della speranza di vita); ma, a distanza di oltre un anno, non hanno ancora “trovato” una proposta di legge alla quale va obbligatoriamente agganciato l’esame delle petizioni (ma i parlamentari non hanno l’iniziativa legislativa?).

 

(RISPARMIO DALLE RIFORME DELLE PENSIONI)

5. Grazie al complessivo processo di riforma avviato nel 2004, la minore incidenza della spesa per pensioni in rapporto al PIL è valutabile in termini cumulati in circa 60 punti percentuali di PIL al 2060.

Infine, rilevo la solita sopravvalutazione di RGS sia della spesa pensionistica, che viene valutata al lordo dei 90-95 mld di voci spurie (soprattutto imposte, oltre 50 mld, poi assistenza e TFR) - posso confermarlo: a me l’INPS paga, dal 2012, la pensione netta… - e del relativo rapporto col PIL, sia del risparmio dalla Riforma Fornero, che è soltanto la settima riforma delle pensioni dal 1992 e certamente non la più severa e incisiva sia in termini di aumento dell’età di pensionamento, sia per il risparmio al 2060. Come è dimostrato facilmente dalla stessa stima di RGS che, in un precedente rapporto (vedi anche, sopra, il punto 1: ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo”), attribuisce alla Riforma Fornero soltanto “circa 21 punti percentuali di PIL” [350 miliardi, poi scesi a 280 dopo i successivi provvedimenti di legge]” dei 60 complessivi stimati da RGS al 2060 (1.000 mld) dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, Damiano, SACCONI e Fornero).

E poiché la misura più importante di Maroni, lo “scalone”, fu abolita da Damiano prima che andasse in vigore e le Quote di Damiano sono state abolite da Fornero e comunque avevano determinato un risparmio negativo, ne deriva necessariamente che o il calcolo di RGS è sbagliato o la grandissima parte del residuo risparmio (700 mld) è ascrivibile alla severissima Riforma SACCONI, che né RGS né nessun altro cita mai! Tertium non datur.

Distinti saluti,

V.

 

Post Scriptum

Per sapere chi materialmente redige la parte della NADEF relativa alle pensioni, ho ri-ri-ritelefonato alla RGS. Il mio terzo interlocutore (tel. 0647613232) mi ha detto che ha letto le mie lettere e che la mia tesi è errata perché smentita dalla modifica del comma 13 dell’art. 24 della L. 214/2011. Solo insistendo sono riuscito a farmi dire la norma di modifica, che sarebbe la L. 205/2017, art. 1, comma 146 (Governo Gentiloni). L’ho cercata e l’ho letta assieme a lui, ma non sono riuscito a convincerlo che non era affatto una novella (sic!), come sosteneva, confermante che la decorrenza dell’adeguamento biennale era il 2021, ma soltanto l’ennesimo esempio dell’errata interpretazione della norma della Riforma Fornero (art. 24, comma 13) riportata in tutte le leggi, incluse le Leggi di Bilancio. Riporto il comma 146 (che, peraltro, ripete anche l’errata interpretazione di RGS dell’esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita):

b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º  gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi».
https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.versione=1&art.idGruppo=1&art.flagTipoArticolo=0&art.codiceRedazionale=17G00222&art.idArticolo=1&art.idSottoArticolo=1&art.idSottoArticolo1=10&art.dataPubblicazioneGazzetta=2017-12-29&art.progressivo=2#art

 

Lettere precedenti:
 
Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche
https://vincesko.blogspot.com/2018/03/lettera-al-ragioniere-generale-dello.html 
 
Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche
https://vincesko.blogspot.com/2018/10/lettera-n-2-alla-ragioneria-generale.html
 
Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita
https://vincesko.blogspot.com/2019/11/lettera-n-3-al-ragioniere-generale.html  
 
Lettera al Ministro Roberto Gualtieri: Le BUFALE di RGS (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero
https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-al-ministro-roberto-gualtieri.html 
 
Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica
https://vincesko.blogspot.com/2020/06/lettera-ai-media-sulle-errate.html 

Petizione al Parlamento:

Petizione al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza
https://vincesko.blogspot.com/2020/06/petizione-al-parlamento-sulle-errate.html

 

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https://vincesko.blogspot.com/2021/10/lettera-n-4-alla-ragioneria-generale.html 

 

  


Dialogo breve con Marco Rogari del Sole 24 Ore sulla sua BUFALA sulla Riforma Fornero



 

Verso la riforma della previdenza
Pensioni, ecco il bilancio di Quota 100: spesi finora più di 11 miliardi
Dai dati Inps una platea composta per oltre due terzi da uomini, ma nel pubblico impiego a scegliere la pensione anticipata sono state 58.870 donne contro 48.367 uomini. Nella pubblica amministrazione la pensione lorda annua risulta leggermente più alta di quella media di tutti i quotisti
di Marco Rogari
14 settembre 2021

 https://www.ilsole24ore.com/art/pensioni-solo-pa-quota-100-e-donna-spesi-4-miliardi-i-dipendenti-pubblici-AEcNQhi 


·         VIVincesko

·         Martedì 14 settembre 2021 alle 23:09

No. E' la solita falsa notizia che gira da oltre un lustro. Sorprende che la alimenti anche Il Sole 24 Ore, al quale ho scritto il 30.8 scorso. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma delle pensioni SACCONI: tramite la cosiddetta “finestra” di 12 mesi o di 18 per gli autonomi (inclusi 4 mesi in media che erano già stati decisi dalla Riforma delle pensioni Damiano, L. 247/2007), introdotta dalla L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6, modificata dalla L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università; e 12 mesi tramite l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificata sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificata per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorsa) dalla L. 111/2011, art. 18, comma 4. 

Dopo averlo pubblicato, mi sono accorto che avevo sbagliato l’articolo, era l’intervista a Ghiselli. Ma era tardi e ho rimandato al giorno dopo. 

Il giorno dopo, ho trovato la risposta di Marco Rogari.

·         ILIl Sole 24 Ore

·         Mercoledì 15 settembre 2021 alle 11:09

Non mi sembra che nell'articolo si faccia esplicitamente riferimento alla riforma Fornero per la singola soglia di vecchiaia a 67 anni. In ogni caso, si tende sempre a far riferimento alla legge Fornero di fine 2011 perché è l'ultimo intervento organico che è intervenuto su molti dei requisiti per la pensione, come quelli per le uscite di anzianità e per il pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti private, oltre che sull'estensione del metodo di calcolo "pro-rata". Una serie di misure che, come è noto, ha provocato complessivamente un innalzamento dell'età pensionabile. Ripeto: la riforma Fornero è l'ultimo intervento della serie cominciata nel '92 con il primo governo Amato e proseguita nel 1995 con il governo Dini (ministro del lavoro Treu) e negli anni successivi con i governi Prodi e Berlusconi ter (ministro del Lavoro Sacconi). Ma ogni volta non possono essere ricordati tutti in relazione ai singoli aspetti pensionistici toccati.
Marco Rogari
 

Alla quale ho replicato volentieri.

        

  • VI·

  •        ·         Vincesko

·         Mercoledì 15 settembre 2021 alle 13:09

Chiedo scusa, ho sbagliato l'articolo, intendevo commentare la Sua intervista del 9 settembre 2021 (che è partita a fianco in automatico https://www.ilsole24ore.com/art/ape-strutturale-il-quota-100-ma-maggioranza-chiede-piu-AEP8jeh) al responsabile Previdenza della CGIL Ghiselli (anche lui destinatario delle mie decine di lettere “circolari”, oltre che di una mia telefonata in diretta su Radio 1, e stranamente, assieme ai leader della CGIL, uno dei diffusori sistematici delle notizie false sulla Riforma delle pensioni Fornero, alle quali attribuisce le misure della severa Riforma SACCONI, contro la quale (in effetti contro le pesanti e inique manovre finanziarie del Governo Berlusconi che la contenevano) la CGIL fu l’unico sindacato a fare due scioperi generali). Lei, sia nella presentazione dell'intervista, sia in una delle domande a Ghiselli, che non ha obiettato nulla, ha affermato che l'età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Fornero, che - come Le ho scritto nella ennesima mia lettera "circolare" del 30.08.2021 ai media -, è una BUFALA ormai mondiale anche per colpa dei media italiani, incluso purtroppo Il Sole 24 Ore (v. le mie decine di lettere dal 2015, una delle quali era linkata in calce alla mia lettera del 30.8, anche a Davide Colombo), che io contrasto da solo da 9 anni, da ultimo con un libro-pamphlet.
Come ho scritto ripetutamente, anche nella lettera linkata del 2020, la Riforma Fornero è soltanto la settima e ultima riforma delle pensioni dal 1992 e NON la più severa e incisiva (v. anche il risparmio stimato da RGS); lo è diventata perché – grosso modo dal 2013-14 -, le vengono attribuite erroneamente da (quasi) TUTTI, inclusi i docenti di Lavoro e Previdenza, anche misure severe della Riforma Sacconi (e di Dini), tra cui in particolare l’età di pensionamento a 67 anni e l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita.
In conclusione, mi aspetto che Lei, in futuro, vorrà informare i lettori italiani e internazionali che, dopo la scadenza di Quota 100, si scongiurerà il ritorno alla… SACCONI (nome sul quale da sette anni avete TUTTI decretato una sorta di damnatio memoriae).

  

Post collegato: 

Lettera al Corriere della Sera, a Repubblica e al Sole 24 Ore sulla loro ennesima BUFALA sulla Riforma delle pensioni Fornero
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2874170.html
https://vincesko.blogspot.com/2021/09/lettera-al-corriere-della-sera.html

  

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https://vincesko.blogspot.com/2021/09/dialogo-breve-con-marco-rogari-del-sole.html

 

 


Lettera a Leonardo Colmegna del Corriere della Sera sulla sua falsa notizia sulla Riforma delle pensioni Fornero

 


Pubblico la lettera che ho inviato, l’11.9 scorso, a Leonardo Colmegna del Corriere della Sera, sulla sua falsa notizia sulla Riforma delle pensioni Fornero. Ho scritto “falsa notizia” e non “notizia falsa”, cioè intenzionale, ma francamente non so dire se avesse letto la mia lettera del 30 agosto 2021, allegata qui, o una delle tante precedenti.


Lettera a Leonardo Colmegna del Corriere della Sera sulla sua falsa notizia sulla Riforma delle pensioni Fornero.
Da: v
11/9/2021 17:55
A  lcolmegna@corriere.it,   lcolmegna@rcs.it     e altri 48

 

ALLA C.A. DI LEONARDO COLMEGNA

P.C. DIRETTORE E CAPOREDAZIONE ECONOMIA

 

Egr. Dott. Colmegna,

Traggo dal Suo articolo di ieri Pensioni, in vista un’altra riforma? Tutte le strade per lasciare il lavoro in anticipo di Leonardo Colmegna |10 settembre 2021 https://www.corriere.it/economia/pensioni/cards/pensioni-vista-un-altra-riforma-tutte-strade-lasciare-lavoro-anticipo/opzioni-tavolo_principale.shtml

Non solo la Lega, ma pure i sindacati tuonano contro il ritorno ‘tout court’ alla legge Fornero (niente pensione prima dei 67 anni), invocando nuove forme di flessibilità.

Legge Fornero? No, è una BUFALA gigantesca, ormai mondiale, per colpa anche – ma non solo - dei media e dei sindacati italiani. Poiché né il direttore, né il caporedattore Economia, destinatari delle mie decine di lettere circolari (questa è l’ultima: Lettera al Corriere della Sera, a Repubblica e al Sole 24 Ore sulla loro ennesima BUFALA sulla Riforma delle pensioni Fornero https://vincesko.blogspot.com/2021/09/lettera-al-corriere-della-sera.html), non ritengono loro dovere non continuare a diffondere fake news, trasmettendole almeno ai giornalisti che scrivono di pensioni, provvedo io di nuovo.

In primo luogo, mi permetto di osservare che non è la legge ma la Riforma (delle pensioni) Fornero, emanata con l’art. 24 della L. 214/2011, che ha convertito il DL 201/2011 c.d. Salva-Italia, appellativo peraltro reboante e infedele (cfr. le mie decine di lettere “circolari” sulle manovre finanziarie della XVI legislatura).

In secondo luogo, come ho scritto nella lettera allegata, “l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma delle pensioni Sacconi: tramite la cosiddetta “finestra” di 12 mesi o di 18 per gli autonomi (inclusi 4 mesi in media che erano già stati decisi dalla Riforma delle pensioni Damiano, L. 247/2007), introdotta dalla L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6, modificata dalla L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università; e 12 mesi tramite l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificata sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificata per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorsa) dalla L. 111/2011, art. 18, comma 4.”.

Mi fermo qua, rinviando per le altre osservazioni alla predetta lettera allegata sopra.

Cordiali saluti,

V.

 

PS: Nota per la segreteria del direttore del Corriere della Sera: ho ricostruito l’indirizzo email di Leonardo Colmegna; se non è corretto, prego di inoltrargli la presente lettera, grazie.

 

lcolmegna@corriere.it, lcolmegna@rcs.it
P.C. lfontana@corriere.it, nsaldutti@corriere.it, segretdir@rcs.it, m.molinari@repubblica.it, f.manacorda@repubblica.it, fabio.tamburini@ilsole24ore.com, alberto.grassani@ilsole24ore.com,
segreteriaministro@lavoro.gov.it, com_lavoro@camera.it, comm11a@senato.it, maurizio.sacconi@senato.itdamiano_c@camera.itelsa.fornero@unito.it, segreteria.landini@cgil.itnazionale@spi.cgil.it, segreteria.generale@cisl.it, segreteriagenerale@uil.itsegreteria.ghiselli@cgil.it, previdenza.sanita.pa.mezzogiorno@cisl.it, fiscoprevidenza@uil.it, seg.direttore@ansa.it, segreteria.redazione@adnkronos.comdir@agi.itsegreteria@askanews.it, segreteria.direzione@dire.itmassimo.giannini@lastampa.it, segreteria.direttore@ilmessaggero.itpmagnaschi@class.it, edebiasi@class.itsegreteria@ilfattoquotidiano.itdirezione@quotidiano.net, online@ilcarlino.net, online@lanazione.netonline@ilgiorno.net, segreteria@iltempo.itlettere@avvenire.itdirezione.politica@ilmattino.itsegreteria@ilgiornale.itlettere@ilmanifesto.itsegreteria@ilsecoloxix.itmattia.feltri@huffingtonpost.itcerasa@ilfoglio.itchristian.rocca@linkiesta.it, sofri@ilpost.itdirezione@affaritaliani.it, direzione@liberoquotidiano.it, redazione@laverita.info, info@quotidianodelsud.it
(n. 50)v

 

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 https://vincesko.blogspot.com/2021/09/lettera-leonardo-colmegna-del-corriere.html

 

 

Lettera al Corriere della Sera, a Repubblica e al Sole 24 Ore sulla loro ennesima BUFALA sulla Riforma delle pensioni Fornero



Pubblico la lettera che, interrompendo una pausa di oltre un anno, ho inviato ai tre principali giornali nel loro settore (ma è comune a tutti i media) sull’ennesima notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero, alla quale essi continuano ad attribuire, nonostante le mie decine di segnalazioni, anche le misure varate dalla severa Riforma Sacconi. Perché lo fanno? Al solito l’ho trasmessa anche a Fornero, Sacconi e Damiano. La prof.ssa Fornero mi ha risposto (è la seconda volta), per ribadire il suo punto di vista e ringraziarmi. Ho replicato ribadendo il mio, che è basato rigorosamente sulle prove documentali ed è diverso dal suo, e reinvitandola a contrastare seriamente e decisamente queste notizie false sulla sua riforma, che le causano da oltre un lustro minacce e maledizioni (che, a stretto rigore - ovviamente si fa per dire -, andrebbero rivolte al senatore Sacconi). E mi sono anche permesso di suggerirle come contrastarle.

 

Da v
30/8/2021 11:42
A  lfontana@corriere.it,   nsaldutti@corriere.it     e altri 48

 

-         Il Corriere della Sera

-         La Repubblica

-         Il Sole 24 Ore

p.c. ministro Lavoro, parlamentari, media, sindacati, Prof.ssa Elsa Fornero, Sen. Maurizio Sacconi, On. Cesare Damiano

 

Oggetto: Lettera al Corriere della Sera, a Repubblica e al Sole 24 Ore sulla loro ennesima BUFALA sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Debbo purtroppo rilevare l’ennesima BUFALA del Corriere della Sera, di Repubblica e del Sole 24 Ore (e di tutti gli altri media) sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Come Vi ho già segnalato decine di volte, l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma delle pensioni Sacconi: tramite la cosiddetta “finestra” di 12 mesi o di 18 per gli autonomi (inclusi 4 mesi in media che erano già stati decisi dalla Riforma delle pensioni Damiano, L. 247/2007), introdotta dalla L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6, modificata dalla L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università; e 12 mesi tramite l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificata sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificata per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorsa) dalla L. 111/2011, art. 18, comma 4.

La Riforma Sacconi ha anche deciso, quasi senza gradualità, l’allineamento ai dipendenti pubblici maschi dell’età di pensionamento di vecchiaia da 60 a 65 anni delle dipendenti pubbliche (L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificata dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies). Più “finestra” di 12 mesi e adeguamento alla speranza di vita (12 mesi al 2019).

Evidenzio anche, ancora una volta, che la Riforma Fornero:

- non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento graduale a 65 anni entro il 2018 delle donne del settore privato (dipendenti e autonome) e per la riduzione di 6 mesi (da 18 a 12 mesi) della “finestra” per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri (L. 214/2011, art. 24, comma 6); e

- con il comma 5 della L. 214/2011, art. 24, ha opportunamente abolito la “finestra” di 12 o 18 mesi e contestualmente (rispettivamente con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10) ha aumentato l’età base di vecchiaia e di anzianità (ora denominata “anticipata”) di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente e senza evidenziarne il legame, così da un lato si è intestata entrambe le misure e dall’altro ha indotto in errore tutti, inclusi – strano ma vero – i docenti di Lavoro e Previdenza.

Poi, contraddittoriamente, si è lamentata nel suo libro che l’aumento dell’età di pensionamento (a 66 anni per la pensione di vecchiaia e a 41 anni e 3 mesi per la pensione anticipata, in realtà decisi da SACCONI) le venisse erroneamente imputato. O, per l’errata attribuzione a lei dell’adeguamento all’aspettativa di vita, per quanto mi consta, soltanto nelle sue interviste alla piccola emittente Radio Monte Carlo (https://www.radiomontecarlo.net/audio/claudio-micalizio/240920/elsa-fornero-docente-di-economia-politica-alluniversita-di-torino-la-riforma-delle-pensioni.html) e a Radio1-Zapping (https://www.raiplayradio.it/audio/2018/06/ZAPPING-RADIO1-del-22062018-9ac8611a-dca7-42b3-a048-0dfe45bc156f.html).

Continuo a chiedermi perché la professoressa Fornero, pur presente assiduamente sui media nazionali e consapevole della sua gravità ed estensione, ometta di contrastare seriamente e sistematicamente (cosa che, come ella sa, faccio io, da solo, da 9 anni) la grandissima BUFALA, ormai divenuta mondiale, sulle pensioni italiane e sulla sua riforma in particolare, rendendo a Sacconi tutto ciò che fu, con oggettiva spietatezza (inclusi, tra gli altri, 10.000 esodati, anch’essi attribuiti a Fornero, e altre varie decine di migliaia di pensionandi inattivi e perciò ultrasessantenni affatto privi di reddito), deciso da Sacconi; oltre che, qualche anno prima, da Dini, per l’introduzione del metodo contributivo, che ella ha soltanto esteso, pro-rata dall’1.01.2012, a coloro - relativamente pochi e anziani e ora (2021) già tutti in pensione - che nel 1995 ne erano stati esclusi.

Tuttora, peraltro, nonostante la mia assidua opera di CONTROINFORMAZIONE, anche per mezzo di un centinaio di lettere “circolari” inviate a migliaia di destinatari, che per colpa soprattutto dei media (in particolare dei direttori, dei capiredazione Economia e dei giornalisti economici) si sta rivelando una vera fatica di Sisifo, pochissimi sanno che la spietatezza del Governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi, assecondata da Confindustria, CISL e UIL, nel suo mastodontico aggiustamento molto iniquo dei conti pubblici del 2010 e 2011 (oltre 200 mld cumulati, contro i 63 appena di Monti, molto più equi), non interessò soltanto le pensioni e i pensionandi ma anche milioni di altri individui, appartenenti quasi tutti ai ceti medio e popolare, inclusi perfino i poveri (a partire dal 2008, furono quasi azzerati dal ministro Tremonti i relativi fondi sociali).

Ma poi la colpa di tutto, da un decennio, è stata impropriamente addossata - consapevolmente da pochi del centrodestra, oltre che da CISL e UIL, e inconsapevolmente da tutti gli altri 60 milioni di Italiani, inclusi la CGIL e man mano i media (sedicenti fieri avversari delle fake news) con colpevole ostinazione degna di miglior causa, e poi all’estero - sui “cattivissimi” Monti e Fornero, che purtroppo diedero e danno una mano con le loro millanterie e reticenze, come è dimostrato per tabulas dai documenti, dagli articoli di giornale e dai dossier delle leggi del Servizio Studi del Parlamento. 

1) Pensioni, cosa succede dopo Quota 100? Le opzioni per lasciare il lavoro (e le riforme in arrivo)

Di Redazione Economia | 3 agosto 2021

Pensione di vecchiaia

Partiamo dalla pensione «classica». L’uscita principale stabilita dalla Riforma Fornero è quella della pensione di vecchiaia che richiede, fino al 2022, 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, sommati anche presso più gestioni INPA e Casse professionali, grazie al cumulo contributivo.

https://www.corriere.it/economia/pensioni/cards/pensioni-cosa-succede-quota-100-opzioni-lasciare-lavoro-riforme-arrivo/gli-effetti-quota-100-opzioni-lasciare-lavoro_principale.shtml

 

2) Senza correttivi dal primo gennaio si torna alla Fornero. Salvini: “Usiamo i soldi del reddito di cittadinanza”. Il rilancio dei sindacati: lasciare una finestra aperta per chi ha maturato almeno 41 anni di contributi

di Valentina Conte - 29 AGOSTO 2021

ROMA – Il dopo Quota 100 somiglia già a un tagliando per il governo Draghi. Se non si interviene, dal primo gennaio 2022 si torna alla legge Fornero, con un salto di cinque anni dai 62 ai 67 – per andare in pensione.

https://www.repubblica.it/economia/2021/08/29/news/governo_parte_il_cantiere_pensioni_la_lega_avvisa_draghi_su_quota_100-315691769/

 

3) La riforma della previdenza

Pensioni: nella maggioranza prende quota l’Ape sociale, no al ritorno alla Fornero

In attesa della ripresa del confronto tra governo e sindacati sul dopo Quota 100, i partiti cominciano a definire le loro posizioni e, pur premendo per nuove Quote, guardano all'attuale cassetta degli “attrezzi previdenziali”

di Marco Rogari - 25 agosto 2021

https://www.ilsole24ore.com/art/pensioni-maggioranza-prende-quota-l-ape-e-cresce-no-ritorno-secco-fornero-AEhuOfe

Spero, ma francamente non molto, che vogliate in futuro evitare di alimentare la DISINFORMAZIONE mondiale sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Intanto, Vi invito a sostenere la mia petizione al Parlamento contro l’errata interpretazione di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza, che comporta un taglio ingiusto degli assegni pensionistici a coloro che sono andati in pensione dall’1.01.2021, e poi ai futuri pensionati (inclusi Voi che leggete, io sono già in pensione).

Petizione al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza
https://vincesko.blogspot.com/2020/06/petizione-al-parlamento-sulle-errate.html

Cordiali saluti,

V.

 

PS: Potete trovare, oltre che sul resto dei principali provvedimenti anti-crisi della XVI legislatura, l’intera analisi sulle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero e sulla natura e le probabili cause dei fraintendimenti circa gli autori e l’entità dei rispettivi provvedimenti legislativi nel mio saggio LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO [che è una miniera di dati sulla importante XVI legislatura, Governi Berlusconi e Monti, oltre che di prove documentali nelle sue 480 note].

 

Documenti collegati (fra i tanti):

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero _28-01-2020
https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-le-bufale-del-corriere-della.html 

Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero_20-01-2020
https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-le-bufale-del-sole-24-ore-e-di.html 

Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni_04-11-2017
http://vincesko.blogspot.com/2017/11/pensioni-dopo-una-mia-lettera.html

 

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Post e articolo collegati:
 
Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco de Il Giornale sulle loro fake news sulle pensioni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2862456.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2018/06/lettera-ad-antonio-signorini-e-gian.html 
Ivi l’intervista di Elsa Fornero a Radio Monte Carlo e il mio severo commento critico.

Lettera n. 2 a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2864666.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2018/12/lettera-n-2-valentina-conte-di.html  

La sfida della Fornero: "Tanto fango su di me, ma gli imbroglia-popoli come Salvini non vinceranno mai”
"Con me ha usato un linguaggio più brutto del solito. Ma i grillini sono animati da passione sincera". Il lungo sfogo dell’ex ministro assediata sotto casa, quattro anni dopo la sua riforma delle pensioni. “Insulti e minacce”
 - 02 APRILE 2016
http://www.repubblica.it/economia/2016/04/02/news/la_sfida_della_fornero_tanto_fango_su_di_me_ma_gli_imbroglia-popoli_come_salvini_non_vinceranno_mai_-136727604/


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 https://vincesko.blogspot.com/2021/09/lettera-al-corriere-della-sera.html

 

 

 

Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero




Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero

giovedì 5 marzo 2020 - 22:39


ALLA C.A. DI DOMENICO PROIETTI

CC DIRETTORE TG3, MEDIA, SINDACATI

Egr. Sig. Proietti,

Neppure questa volta, alla trasmissione “Fuori TG” su RAI3, Lei ha avuto l’onestà intellettuale di chiarire che l’età di pensionamento a 67 anni fu decisa da SACCONI nel 2010-11,[1] con la “complicità” di Bonanni della CISL e di Angeletti della UIL. Non da Fornero, come Lei cerca slealmente di contrabbandare da anni, dovendo escludere che si tratta di ignoranza della normativa pensionistica.

Anzi, immagino che proprio per questo Lei lo nasconde sistematicamente: perché la UIL, assieme alla CISL - che isolarono la CGIL, che non veniva neppure invitata dal governo -,[2] fu “complice” della macelleria sociale attuata dal governo Berlusconi, ai danni della classe media e popolare e perfino dei poveri, col taglio feroce del 90% della spesa sociale delle Regioni e dei Comuni.

Come conferma lo stesso Ministro Tremonti: «A luglio, lavorando sulla manovra con Angeletti, Sacconi, Marcegaglia e Bonanni, usavamo la formula “contratti alla tedesca”».[3]

Mentre ai ricchi e ai benestanti non si chiese, di fatto, neppure un centesimo, perché il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere costituzionalmente illegittimo, come poi avvenne con le sentenze costituzionali nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013.

Angeletti, per decidere come dire sì, andava a meditare in crociera assieme ai dirigenti apicali, incluso l’attuale Segretario generale Carmelo Barbagallo, a spese della UIL.[4]

Anche sul risparmio dalle pensioni Lei diffonde sistematicamente BUFALE, considerato che il risparmio stimato al 2060 dalla Riforma SACCONI è quasi il doppio di quello della Riforma Fornero (circa 300 mld su 1.000).[5]

Infine, Le segnalo che il rapporto spesa pensionistica/Pil, al netto delle voci spurie, scende di 5 punti, ma la voce principale da detrarre non è l’assistenza, bensì sono le imposte (58 miliardi, pari a circa 3 punti di Pil).

Sig. Proietti, la smetta di diffondere BUFALE forse per tacitare la Sua coscienza sporca, assieme ai suoi sodali della UIL e della CISL dica finalmente la verità sulle pensioni.

Distinti saluti,

V.

______________________

Note

[1] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

-                     da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-                     da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della sentenza del 2008 della Corte di Giustizia UE;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-                     da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-                     da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[2] Manovra/ Incontro Tremonti-parti sociali. La Cgil esclusa

Venerdì, 14 maggio 2010


[3] Tremonti: “L'emergenza è finita. Patto con l'opposizione per l'economia”

Il ministro dell'Economia lancia il nuovo Patto di stabilità e dice: "Non c'è bisogno di una Finanziaria vecchio stile o di una manovra correttiva". Messaggio al Pd: "Lavoriamo insieme per rilanciare la competitività" di MASSIMO GIANNINI

[4] A processo vertici Uil: "Crociere e gioielli con i soldi del sindacato"

Accuse al segretario Barbagallo e al suo predecessore Angeletti. "I due viaggi nei mari d'Europa sono costati 16mila euro ciascuno"

di GIUSEPPE SCARPA 16 settembre 2016

[5] Lettera al Ministro Roberto Gualtieri: Le BUFALE di RGS (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-al-ministro-roberto-gualtieri.html 


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Re: POSTA CERTIFICATA: Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero

venerdì 6 marzo 2020 - 11:14

senta, perché continua a mandarmi queste mail? cosa c'entro io? saluti

Giulia Dellepiane

FIT-CISL


Re: POSTA CERTIFICATA: Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero

venerdì 6 marzo 2020 - 11:40

I pochissimi (si contano sulle dita di una mano) su migliaia che mi hanno chiesto finora di toglierli dalla lista dei destinatari hanno una lunghissima coda di paglia, avendo partecipato, di solito per ignoranza, ad alimentare le BUFALE sulla Riforma Fornero o sulle manovre correttive della XVI legislatura. E lei? E' per info. E perché la CISL, in primis la sua segretaria generale, è uno dei principali responsabili della diffusione di tali BUFALE, che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all'estero. E per invitare a dare una mano a contrastarle. Che reputo perfino un dovere per chi si fregia del "titolo" di comunicatore. Scriva, dunque, anche Lei a Proietti e ai millanta propalatori di BUFALE come lui. Saluti. VB



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Replica al Quotidiano del Molise: le BUFALE sulla Riforma delle pensioni Fornero




ALLA C.A. DEL DIRETTORE GIUSEPPE ROCCO


Egregio direttore,

Non vorrei sparare sulla… vostra esperta di pensioni, come sulla Croce Rossa, ma mi permetto di suggerirle di studiare un po’ meglio la normativa pensionistica, circa la quale conferma di palesare gravi lacune. Come, in generale, sul significato della parola “riforma”. Si veda, a quest’ultimo riguardo, l’incipit del mio commento precedente, dove non a caso ne ho specificato il significato. Tutte le riforme delle pensioni sono regolate da leggi (per cui è rischioso farsi belli facendo mostra di conoscerle), ma non tutte le leggi in materia di pensioni (o di altro) si possono definire riforme. Dal 1992, le riforme delle pensioni sono sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1998; Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011. Le altre leggi sono tutte modifiche e integrazioni. Mi permetta di aggiungere il mio commento puntuale a qualche affermazione di Silvana Di Benedetto, fornendo i riferimenti normativi, quindi verificabili. Affermazioni che confermano le mie critiche formulate nel mio primo commento: (i) omissione della riforma più severa almeno dal 2004 (Sacconi); e (ii) errata attribuzione alla Riforma Fornero di norme della ben più severa Riforma Sacconi, sia per allungamento dell’età di pensionamento che per risparmio di spesa al 2060 (cfr. il mio saggio).


1.      “Quello che V. ha citato nella lettera era solo il prologo”.

Infatti, il prologo conteneva la grave lacuna: l’età di 67 anni o di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) attribuita erroneamente alla Riforma Fornero. Il resto, cioè la sua proposta di “riforma”, non mi interessa affatto. In Italia, come si sa, ci sono 60 milioni di commissari tecnici. Detto in generale, gli esperti previdenziali sono quasi altrettanto, anche se non hanno mai letta la complessa normativa pensionistica. Che riassumo (in parte), desumendola dal mio saggio (Appendice).

PENSIONE DI VECCHIAIA

L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi

- da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012 (più «finestra» di 12 mesi), per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione Europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni [ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

- da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6);

- da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati tre scatti: 3 mesi nel 2013, +4 nel 2016, +5 nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

L’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi è stata decisa dalla Riforma Sacconi

- Relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità) di 42 anni e 10 mesi per gli uomini, dell’aumento di 2 anni e 10 mesi (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi (+ 6 mesi relativamente agli autonomi) sono dovuti alla Riforma Sacconi, un anno e sette mesi alla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- Relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità) di 41 anni e 10 mesi per le donne, dell’aumento di un anno e 10 mesi, 1 anno e 3 mesi (+ 6 mesi relativamente alle autonome) sono stati decisi dalla Riforma Sacconi, 7 mesi dalla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per le autonome).[v]

[v] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi); DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014); l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotta a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero.


2.      Nel rispondere a V. voglio ribadire che: i miei articoli riguardano, quasi sempre, la normativa pensionistica dei lavoratori dipendenti delle Amministrazioni pubbliche (come in questo caso) e che appartengono alle seguenti Casse: Stato, Enti Locali, Sanitari, Ufficiali Giudiziari e Insegnanti.

La Riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12; L. 111/2011, art. 18; e L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23), come la Riforma Fornero (l. 214/2011, art. 24), come le precedenti, vale per tutti i dipendenti pubblici (oltre che per la stragrande maggioranza di quelli privati).


3.      Non vedo per quale motivo avrei dovuto elencare normative pensionistiche superate, dal 1/1/2012, data di entrata in vigore della Legge Monti-Fornero;

La L. 122/2010 non è affatto superata (sic!), è ancora in vigore, salvo le modifiche e integrazioni successive, contenute in altre leggi ordinarie (ad esempio, la L. 111, art. 18, e la L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23, di Sacconi o la L. 214/2011, art. 24, di Fornero).


4.      – mi riferisco in particolare alla Legge n. 122/2010 (Sacconi) che ha elevato, con decorrenza dal 1/1/2012, il requisito anagrafico per il conseguimento del trattamento pensionistico di vecchiaia (pensione per raggiunti limiti di età) che per i Dipendenti Pubblici era già a 65 anni;

No, la decorrenza è l’1.1.2011. No, per le dipendenti pubbliche era a 60 anni.


5.      – l’adeguamento dei requisiti anagrafici agli incrementi della speranza di vita dal 1/1/2015.

No, dall’1.1.2013 (Riforma Sacconi, v. punto1).


6.      Legge n. 111/2011 – (Tremonti) anticipazione dal 1/1/2015 al 1/1/2013 dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita.

No, è appunto la Riforma Sacconi, ministro del Lavoro e della Politiche sociali. Tremonti, che tutti mettono in mezzo come il prezzemolo, era ministro dell’Economia e delle Finanze (neppure PdC, come invece era Monti). La L. 111/2011 è menzionata nel mio precedente commento, perché fa parte integrante della Riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre alla L. 102/2009, art. 22-ter).


7.      Per le pensioni di vecchiaia vengono abrogati i precedenti limiti e sostituiti con il limite anagrafico di 66 anni per il 2012 più incrementi della speranza di vita dal 2013;

No, è stata la Riforma Sacconi. La professoressa Fornero (le ho contestato direttamente il plagio e l’appropriazione) se ne è “appropriata” di fatto con una formulazione insufficiente e poco chiara delle sue norme. In sostanza, la questione è semplicissima: col comma 5 dell’art. 24 della L. 214/2011, Fornero ha abolito la “finestra” mobile Sacconi-Damiano di 12 mesi (che, informo la vostra esperta, ho dovuto subire anche io, un anno e mezzo prima che arrivasse il governo Monti-Fornero, e da allora, del tutto profano della materia, ho cominciato a interessarmi di pensioni) o di 18 mesi per gli autonomi e contestualmente (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10) ha aumentato l’età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente e senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure. Vale a dire, Fornero ha incorporata la “finestra” di SACCONI nell’età base sia di vecchiaia che anticipata, riducendo la “finestra” da 18 a 12 mesi per gli autonomi (uomini e donne). Ingannando TUTTI (ma non il Servizio Studi della Camera dei Deputati, i cui ottimi e dettagliati dossier sono stati la fonte principale per il mio saggio, ma che avvisa dell’inglobamento in un comma sbagliato, cfr. il mio saggio), inclusi i docenti universitari di Lavoro e Previdenza, RGS (alla quale ho scritto già due volte) e perfino l’esperta di pensioni Silvana Di Benedetto. I quali attribuiscono l’aumento erroneamente a Fornero. La quale se ne lamenta nel suo libro del 2018 (che ho analizzato criticamente nel mio saggio). Ma – le ho scritto - la colpa è tutta sua.


8.      Anche qui c’è un’amnesia. Pare che molti non ricordano che le donne potevano andare in pensione, fino al 31/12/2011, con 60 anni di età e calcolata in base a quanto versato, senza penalizzazioni.

Proprio un bellissimo regalo di Natale. Un aumento di ben 6 anni dall’oggi al domani. Non ho sentito nessuno, in quell’occasione” preoccuparsi dello “SCALONE”.

No, fino al 31.12.2010. Vero, ma (v. punto 1) l’allineamento delle donne agli uomini lo ha deciso Sacconi, quasi di botto per le dipendenti pubbliche da 60 a 66 anni, gradualmente entro il 2023 per le donne del settore privato. La Fornero (adempiendo uno dei diktat della lettera del 5.8.2011 della BCE) ha soltanto accelerato quello relativo alle donne del settore privato, gradualmente entro il 2018, da 60 a 65 anni. Da 65 a 67 è tutto di Sacconi: un anno mediante la “finestra” e un anno mediante l’adeguamento alla speranza di vita.

Spero di essere stato esauriente e che la vostra esperta di pensioni, se avrà ancora da obiettare, si attenga strettamente alle mie osservazioni critiche e dopo aver approfondito i riferimenti normativi da me prodotti, senza fare – come si dice a Napoli - ammuina. La ringrazio dell’attenzione e della citazione del mio saggio.

Cordiali saluti,

V.


PS: Contrasto da solo Le Tre Più Grandi BUFALE del XXI Secolo (le pensioni sono la seconda) da quasi 10 anni: come vede, una vera fatica di Sisifo.

  


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Lettera: Le BUFALE di Giovanni Floris (di tutti i media) e di Elsa Fornero sulla Riforma delle pensioni Fornero




Lettera: Le BUFALE di Giovanni Floris (di tutti i media) e di Elsa Fornero sulla Riforma delle pensioni Fornero

venerdì 21 febbraio 2020 - 23:35



ALLA C.A. DEL DOTT. GIOVANNI FLORIS E DELLA PROF. ELSA FORNERO

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA


Egr. dottor Giovanni Floris,

Le scrivo di nuovo per manifestarLe la mia sorpresa.

Io non guardo la tv, ma ho ricevuto sul mio telefono cellulare la selezione stampa di Google, dalla quale ho appreso dell’ennesima manifestazione della reticenza della professoressa Elsa Fornero sulle pensioni. Mi riferisco alla trasmissione Dimartedì del 18 febbraio scorso,[1] nel corso della quale Marta Collot, esponente di Potere Operaio, ha incolpato con una certa veemenza Elsa Fornero di mandare le persone in pensione a 67 anni.

[1] Lo scontro tra Elsa Fornero e Marta Collot: "Lei risponde per slogan che non hanno contenuto"

18/02/2020

Che è una BUFALA ormai mondiale. La professoressa Fornero, anziché fare chiarezza sulla paternità della decisione dei 67 anni, è stata come al solito reticente, avallando col suo silenzio la BUFALA e autoincolpandosi. Come fa da 8 anni, fin dal suo pianto melodrammatico nel 2011, tranne rarissime eccezioni: che io sappia forse una, sulla piccola emittente Radio Montecarlo, subito stigmatizzata dal potente sistema disinformativo berlusconiano e del Centrodestra.[2]

[2] Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco de Il Giornale sulle loro fake news sulle pensioni (24/6/18)


1. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi

La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per:

- l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato; e

- la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne).[3]

[3] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della sentenza del 2008 della Corte di Giustizia UE;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi – 8 o 14 mesi – e Damiano – 4 mesi in media – con le «finestre») è solo formale.

La mancata esplicitazione del legame tra i due commi (abolizione della “finestra” e sua incorporazione nell’età base) ha ingannato (quasi) tutti.


2. L’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

Anche relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi, un anno e sette mesi alla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi); dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi, 7 mesi dalla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per le autonome).[4]

[2] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi); DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014); l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotta a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero.


3. Il metodo contributivo è stato introdotto dalla Riforma Dini (L. 335/1995)

Questa è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero, anche talvolta da Elsa Fornero stessa, come nel suo libro del 2018, poiché – si dice - avrebbe salvato i conti pensionistici. In realtà, tale misura ha soltanto esteso il metodo contributivo a quelli che ne erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Misura che ha realizzato un risparmio molto esiguo: appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.[5]

[5] Valga a confermarlo il risparmio di appena 200 milioni a regime stimato dalla relazione tecnica del DL 201/2011 (“salva-Italia”) per tale misura, quantificato dalla Relazione tecnica, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero e destinato ad azzerarsi a brevissimo.

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).» (Relazione tecnica, pag. 46).


4. Responsabilità primaria della professoressa Elsa Fornero e del Sen. Maurizio Sacconi nella DISINFORMAZIONE mondiale sulle pensioni italiane

Debbo aggiungere (i) che non è casuale che tutti ritengono che l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e poi a 67, e anticipata a 41 anni e 3 mesi sia stato deciso dalla Riforma Fornero; e (ii) ribadire che la causa della DISINFORMAZIONE generale è in primo luogo della professoressa Fornero, e per la formulazione poco chiara, omissiva e tendente al plagio delle sue norme,[6] fin dall’indicazione degli obiettivi della sua riforma e dall’uso improprio del verbo “confermare” (una legge ordinaria pienamente in vigore – Sacconi - non ha affatto bisogno di essere confermata da un’altra legge ordinaria - Fornero), e, successivamente, con la sua reticenza, le millanta volte che comunica attraverso i media, da ultimo a Dimartedì;[1] sia dell’ex senatore Maurizio Sacconi, con la sua reticenza (o peggio) sulla paternità delle sue misure. Con l’ausilio di altri famosi esperti previdenziali e di UPB,[7] di tutti i media,[8] dell’Accademia,[9] di RGS,[10] citata come fonte attendibile da Davide Colombo del Sole 24 Ore,[11] il quale ripete gli stessi errori, e talvolta dell’INPS (che poi forse ne cancella le prove).[12]

[6] Legge 22.12.2011, n. 214, art. 24

[7] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero http://vincesko.blogspot.com/2017/12/pensioni-la-congiura-del-silenzio-di.html

NB: All’interno, alla nota 1, c’è una serie di articoli di giornale sugli effetti notevoli della Riforma Sacconi. Successivamente, tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012, alimentano le BUFALE sulla Riforma Fornero.

[8] Uno tra tutti (all’interno è citato l’esperto famoso n. 8).

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-le-bufale-del-corriere-della.html 

[9] Uno tra i tanti.

Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-le-bufale-di-unibocconi-il.html

[10] NADEF 2019 (pag. 45) “La previsione della spesa pensionistica14 in rapporto al PIL, riportata in figura 1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni.”

[11] Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

[12] Anche l’INPS ha partecipato talvolta alla «cancellazione» della Riforma Sacconi, ad esempio nell’Osservatorio INPS sulle pensioni del 30.04.2015,[84] dove ascrive quasi per intero gli effetti del calo del numero delle pensioni alla Riforma Fornero, zero a Sacconi.

«Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [riforma Fornero, ndr].

Di contro l’importo medio mensile erogato risulta in costante crescita, passando da 780,14 euro nel 2012 a 825,06 euro nel 2015.
Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.»

NB: Come si può notare, anche l’INPS attribuisce erroneamente il calo del numero delle pensioni solo «all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [Fornero]».


5. Risparmio dalle riforme delle pensioni

Infine, se ancora covasse qualche dubbio, dei 1.000 miliardi di risparmio stimati da RGS al 2060, circa due terzi sono ascritti alle misure prima del DL 201/2011 e circa un terzo (pari al massimo a 330 mld, poi calati a 280 mld dopo i vari interventi legislativi successivi), sono ascritti dalla Ragioneria Generale dello Stato agli interventi successivi (?) e in modo particolare alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. E poiché la misura principale di Maroni, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore, e quella di Damiano, le “quote”, furono abolite da Fornero, al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo libro del 2018), o RGS sovrastima il risparmio complessivo o la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma SACCONI. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.

Spero di non doverLe scrivere una terza lettera, anzi che mi aiuti nella fatica di Sisifo di contrastare la DISINFORMAZIONE mondiale sulle pensioni italiane.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera al Ministro Roberto Gualtieri: Le BUFALE di RGS (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero





Lettera al Ministro Roberto Gualtieri: Le BUFALE di RGS (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

mercoledì 19 febbraio 2020 - 17:40


ALLA C.A. DEL SIG. MINISTRO (MEF) ROBERTO GUALTIERI

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI


Egr. Sig. Ministro Roberto Gualtieri,

1. Errata attribuzione di RGS di norme pensionistiche alla Riforma Fornero

Mi permetto di comunicarLe che anche RGS – come tutti i media - continua[1] a sovrastimare abnormemente la Riforma Fornero, attribuendole erroneamente norme importanti e relativi effetti della ben più severa Riforma Sacconi. Evidentemente il funzionario che ha redatto la parte della NADEF 2019 relativa al risparmio dalle pensioni (forse il medesimo di due anni fa) non conosce bene la normativa pensionistica.[2] Come tutti.

Traggo dalla NADEF 2019, citata come fonte attendibile da Davide Colombo del Sole 24 Ore,[3] il quale ripete gli stessi errori:

La previsione della spesa pensionistica14 in rapporto al PIL, riportata in figura 1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni.”

Falso in grandissima parte. La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per:

- l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato; e

- la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne).[4]

Anche relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi, un anno e sette mesi alla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi); dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi, 7 mesi dalla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per le autonome).[5]


Il processo di riforma [sic! Le riforme dal 1992 sono sette, e la Riforma Fornero è soltanto la settima, e non la più severa] ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori.

Falso, perché fuorviante. Questa è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero, anche talvolta da Elsa Fornero stessa, come nel suo libro del 2018, poiché – si dice - avrebbe salvato i conti pensionistici. In effetti, tale misura ha soltanto esteso il metodo contributivo a quelli che ne erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Misura che ha realizzato un risparmio molto esiguo: appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.[6]


Infine, - scrive RGS - a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l’accesso all’assegno sociale) e quello contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall’ISTAT.

Beninteso, l’adeguamento alla speranza di vita – come scrive anche RGS citando non il nome ma la norma (DL 78/2010, art. 12, comma 12-bis) - è stato introdotto dalla Riforma Sacconi,[7] relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” (abolite dalla Riforma Fornero) e all’assegno sociale; la Riforma Fornero lo ha esteso alla pensione anticipata e reso biennale.[8] A decorrere dal 2022.

Ma RGS lo fa decorrere erroneamente dal 2019.

E, particolare non secondario, la stessa interpretazione errata di norme sull’adeguamento alla speranza di vita l’ha fatta il Ragioniere Gen. dello Stato, di concerto con la Direttrice Gen. Previdenza, nel decreto direttoriale del 5.12.2017. Ho scritto ad entrambi due volte nel 2018 e, vista la sordità, come extrema ratio, l’ho inviata p.c. anche al Presidente della Repubblica: il Segretariato Gen. del Quirinale ha trovato fondate le mie osservazioni e, nel marzo 2019, le ha inoltrate con un esposto al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Tuttavia, i due alti dirigenti hanno ripetuto l’errata interpretazione nel decreto direttoriale del 5.11.2019. Allora ho riscritto a RGS e DG Previdenza una terza lettera.[9] Sono riuscito ad avere un’interlocuzione telefonica con la Dir. Gen. Previdenza, anche il funzionario delegato per la risposta ha trovato fondate le mie osservazioni critiche (“Lei non ha tutti i torti, ma perché finora nessuno se n’è accorto?”) ed aveva posto alla firma la sua risposta, ma sentito il suo superiore mi ha detto che non possono rispondere a un privato cittadino e di rivolgermi all’INPS, che è del tutto estraneo alla questione.

Ne ho dato comunicazione al Quirinale,[10] a Lei p.c., come tutte le altre volte in passato.


2. Responsabilità primaria della professoressa Elsa Fornero e del Sen. Maurizio Sacconi nella DISINFORMAZIONE mondiale sulle pensioni italiane

Debbo aggiungere (i) che non è casuale che tutti ritengono che l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e poi a 67, e anticipata a 41 anni e 3 mesi sia stato deciso dalla Riforma Fornero; e (ii) che la causa della DISINFORMAZIONE generale è in primo luogo della professoressa Fornero, e per la formulazione poco chiara, omissiva e tendente al plagio delle sue norme, fin dall’indicazione degli obiettivi della sua riforma e dall’uso improprio del verbo “confermare” (una legge ordinaria pienamente in vigore – Sacconi - non ha affatto bisogno di essere confermata da un’altra legge ordinaria - Fornero), e, successivamente, con la sua reticenza, le millanta volte che comunica attraverso i media, da ultimo ieri sera a Dimartedì;[11] sia dell’ex senatore Maurizio Sacconi, con la sua reticenza (o peggio) sulla paternità delle sue misure. Con l’ausilio di famosi esperti previdenziali,[12] di tutti i media[13] e dell’Accademia.[14]


3. Risparmio dalle riforme delle pensioni

Anche nella NADEF 2019, RGS attribuisce un risparmio di 60 punti di Pil, pari a 1.000 miliardiall’intero ciclo di riforme dal 2004: “Cumulativamente la minore incidenza della spesa in rapporto al PIL derivante dal complessivo processo di riforma avviato nel 2004 ammonta a circa 60 punti percentuali di PIL al 2060” (pag. 48).

Dal 2004, le riforme delle pensioni sono state quattro: Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011.[15] Per inciso, aggiungo che facevano seguito ad altre tre riforme dal 1992: Amato, 1992; Dini, 1995; e Prodi, 1997, per un totale di sette.

Nei precedenti rapporti,[16] dei 1.000 miliardi di risparmio al 2060, circa due terzi venivano ascritti alle misure prima del DL 201/2011 e circa un terzo (pari al massimo a 330 mld, poi calati a 280 mld dopo i vari interventi legislativi successivi), venivano ascritti dalla Ragioneria Generale dello Stato agli interventi successivi (?) e in modo particolare alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esaurivano nel 2045. E poiché la misura principale di Maroni, lo ‘scalone’, fu abrogata da Damiano prima che andasse in vigore, e quella di Damiano, le “quote”, furono abolite da Fornero, al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo libro del 2018), o RGS sovrastima il risparmio complessivo o la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma SACCONI. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.

Evidenzio che anche dalla Figura R2 della NADEF 2019 (pag. 49), emergono dubbi: (i) sono stati anche questa volta omessi il DL 138/2011 (quarto e ultimo DL della Riforma Sacconi, che ha esteso i 12 mesi della “finestra” al comparto della scuola e dell’università e rinviato il pagamento della liquidazione) e la L. 247/2007 (Riforma Damiano, che però si spiega poiché ha reintrodotto le “quote”, “addolcendo” lo “scalone”, con un risparmio negativo); (ii) il risparmio dal DL 78/2010 (Sacconi) a me sembra sottovalutato, presumibilmente perché alcune sue misure sono attribuite erroneamente al DL 201/2011 (Fornero), (iii) che di conseguenza è sovrastimato; (iv) come è sovrastimata ancor di più la L. 243/2004 (Riforma Maroni), il cui provvedimento principale (lo “scalone”) fu cancellato prima che andasse in vigore dalla Riforma Damiano. Il dossier del Servizio Studi del Senato (pag. 47) quantifica in circa 9 mld a regime il risparmio dalla Riforma Maroni, quindi un effetto notevole, però in tutto o in grandissima parte (che non sono in grado di quantificare, ma presumo sia in tutto) annullato dalla Riforma Damiano. Al riguardo aggiungo che per l’abolizione delle “quote” la relazione tecnica (lettera B pag. 46) accredita alla Riforma Fornero un risparmio a regime di 4 mld annui. Sulle critiche al grafico, si vedano, al riguardo, la mia lettera n. 2 a RGS riportata in nota 1 e, soprattutto, l’analisi critica del grafico 2017 nel mio saggio citato alla nota 2, che in parte riporto in nota[17]. La conseguenza è che, anche questa volta, viene citata la Riforma Fornero (L. 214/2011), oltre alla Riforma Dini (L. 335/1995), e non viene citata la più severa e incisiva Riforma SACCONI, sulla quale si conferma la inspiegabile damnatio memoriae da me denunciata invano da quasi dieci anni. Una vera fatica di Sisifo.

4. Errata contabilizzazione e valutazione della spesa pensionistica

Infine, colgo l’occasione per rilevare che nell’importo lordo di 290 mld della spesa pensionistica ci sono 90 mld di voci spurie: (i) in primo luogo 58 mld di imposte, le quali (oltre ad essere le più alte in ambito OCSE) sono una partita di giro, e, come sa anche uno studente del 1° anno che abbia studiato le partite di giro e i conti transitori, esse hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica; ripeto: hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica, come presumo faccia obbligatoriamente anche RGS per i conti pubblici (e “normalmente” ci vorrebbero né anni, né mesi, né giorni, ma pochi minuti per sistemare una siffatta questione, che invece si trascina da sempre); (ii) poi, la spesa assistenziale (20-25 mld), che va a carico della fiscalità generale; e (iii) il TFR (10-15 mld), che può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento. Al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala di 5 punti percentuali, a circa il 10,5%. Come è confermato dal Rapporto INPS relativo ai dati netti 2018:

«Le pensioni vigenti al 1° gennaio 2019 sono 17.827.676, di cui 13.867.818 di natura previdenziale (vecchiaia, invalidità e superstiti) e le restanti 3.959.858 di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, di cui 183 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle pensioni erogate dall’INPS che analizza i dati del 2018.»

Il Pil 2018 è pari a 1.753,3 mld; 204,3 su 1.753,3 fa dunque l’11,6% e, soprattutto, 183 (cioè l’importo netto effettivo pagato dalle gestioni previdenziali dell’INPS) su 1.753 è pari al 10,4%, ben più basso del 15-16% ufficiale.

Spero, Signor Ministro Gualtieri, che Lei intervenga per contribuire a sanare almeno in parte questa surreale DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni (e non solo: si vedano le manovre correttive della XVI legislatura e gli obiettivi statutari della BCE), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i professori universitari, ad opera anche di RGS, e che è ormai diventata mondiale.

Distinti saluti,

V.


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Note

[1] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[2] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, commi 6 e 10.

«Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi – 8 o 14 mesi – e Damiano – 4 mesi in media – con le «finestre») è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale. Per contro, non avendo il testo della Riforma Fornero esplicitato il legame tra l’allungamento dell’età base e l’abolizione delle «finestre», l’allungamento dell’età base di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi, poi ridotto a 12 dalla Riforma Fornero) viene da tutti erroneamente attribuito alla Riforma Fornero e non alla Riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, già citato, che riporto in nota. E che, data la sua notevole importanza, trascrivo qua:

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).

Ma in questo caso si può dire: chi è causa del suo mal pianga sé stessa.»

(“Le menzogne sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero”, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO).

[3] Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero_20-01-2020

[4] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della sentenza del 2008 della Corte di Giustizia UE;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[5] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi); DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014); l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotta a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero.

[6] Valga a confermarlo il risparmio di appena 200 milioni a regime stimato dalla relazione tecnica del DL 201/2011 (“salva-Italia”) per tale misura, quantificato dalla Relazione tecnica, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero e destinato ad azzerarsi a brevissimo.

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).» (Relazione tecnica, pag. 46).

[7] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 mesi nel 2013, +4 nel 2016, +5 nel 2019 = 1 anno, portando l’età di pensionamento a 67 anni per tutti dal 1.1.2019.

[8] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 12.

[9] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[10] Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo

[11] Lo scontro tra Elsa Fornero e Marta Collot: "Lei risponde per slogan che non hanno contenuto"

18/02/2020

[12] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero http://vincesko.blogspot.com/2017/12/pensioni-la-congiura-del-silenzio-di.html

[13] Uno tra tutti (all’interno è citato l’esperto famoso n. 8).

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-le-bufale-del-corriere-della.html 

[14] Uno tra i tanti.

Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-le-bufale-di-unibocconi-il.html

[15] Maroni, L. 243/2004; Damiano, L. 247/2007; SACCONI, L. 122/2010, art. 12, L. 111/2011, art. 18, e L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23; e Fornero, L. 214/2011, art. 24.

[16] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[17] «Infine, rilevo di nuovo che RGS, sempre nel documento LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017,[33] riguardo alla Riforma Fornero scrive:

«Poi la curva scende, con risparmi attorno allo 0,8% del Pil nel 2030, per azzerarsi nel 2045, quando ai minori pensionamenti corrispondono assegni più pesanti.»

Invece, la curva della Riforma SACCONI [33] – mai citata da nessuno - è bella gagliarda fino al 2060. Osservo, inoltre, che tale curva è duplice: una relativa al DL 78/2010 e l’altra al DL 98/2011 più il DL 138/2011 (quest’ultimo, estendendo la «finestra» di 12 mesi al personale del comparto della scuola e dell’università e rinviando il pagamento della buonuscita, ha procurato un risparmio, nel primo triennio di applicazione, di 100 milioni nel 2012, 1.031 milioni nel 2013 e 774 milioni nel 2014, cfr. l’analisi del Servizio Studi della Camera nel documento linkato alla nota 30).

Visivamente, emergono, dal grafico di RGS, altre considerazioni critiche (procedendo dal basso verso l’alto):

(i) l’ampiezza tra la curva del DL 78/2010 (Sacconi) e la curva del DL 201/2011 (Fornero) appare sostanzialmente la stessa di quella tra il DL 78/2010 e quella dei DL 98 e 138 (Sacconi), il che è strano, perché i provvedimenti del primo sono più corposi di quelli degli altri due messi assieme (il che giustifica il - ed è corroborato dal - sospetto (si veda la mia seconda lettera a RGS[48]) che alcune misure del DL 78/2010, tra cui l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e/o dell’età di pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi, siano state attribuite erroneamente al DL 201/2011 (Fornero);

(ii) la somma delle due curve della Riforma SACCONI, dal 2020 in poi, mostra un’ampiezza analoga a quella della Riforma Fornero e va oltre il 2045, eppure – chissà per quale «arcano» motivo - si cita soltanto la Riforma Fornero e viene completamente obliterata la Riforma SACCONI; e

(iii) l’ampiezza tra la curva della L. 243/2004 (Riforma Maroni) e quella dei due DL 98 e 138 del 2011 di Sacconi è palesemente sovradimensionata, il che sembra ascrivibile ad una presumibile sovrastima complessiva delle misure della Riforma Maroni, stante l’abolizione del suo provvedimento principale, cioè lo «scalone».[23] Il dossier del Servizio Bilancio del Senato[23] quantifica in circa 9 miliardi a regime il risparmio dalla Riforma Maroni, quindi un effetto notevole, interamente annullato dalla Riforma Damiano, al netto del risparmio negativo (ovvero maggiore spesa) determinato da quest’ultima.

In definitiva, ne emerge, con le cautele del caso visto che non sono esplicitati i calcoli effettuati, che anche il grafico di RGS conferma la sopravvalutazione della Riforma Fornero a scapito della Riforma SACCONI (vedi anche appresso).»



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Lettera: Le BUFALE del Quotidiano del Molise (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero



ALLA C.A. DEL DIRETTORE GIUSEPPE ROCCO

CC MEDIA


Lettera: Le BUFALE de Il Quotidiano del Molise sulla Riforma delle pensioni Fornero

v

15/2/2020 11:42


A  giusepperocco@quotidianomolise.it,   quotidianodelmolise.web@gmail.com     e altri 47


Traggo dal Vostro articolo Pensioni, inevitabile il ritorno della Fornero del 13 Feb 2020, scritto dall’esperta di pensioni Silvana Di Benedetto:

Citazione: “La legislazione pensionistica ha iniziato a subire notevoli e sostanziali cambiamenti, dopo che per moltissimi anni era rimasta ancorata alle disposizioni contenute nel D.P.R. n. 1092/73, con l’emanazione del D.L.vo n.503/92 (introduzione doppio sistema di calcolo).  Successivamente si sono avute più di una decina di altre Leggi (tra le più importanti la 537/93 – 724/94 – 335/95 – 449/97) prima del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201 convertito nella Legge 214/2011 “Riforma pensionistica Monti-Fornero”, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” che ha introdotto ulteriori e più drastiche modifiche ed integrazioni alla disciplina pensionistica nonché alla stessa struttura di base del sistema pensionistico e previdenziale italiano.

Un fulmine a ciel sereno che, dal 1/1/2012, ha sconvolto la vita di moltissimi cittadini Italiani che avevano fatto dei programmi per il loro futuro e che hanno dovuto cambiarli.”


Osservo che ci sono gravi lacune nell’elencazione delle leggi di riforma, in particolare viene omessa la severissima Riforma SACCONI, e, soprattutto, c’è l’errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero.

A parziale scusante, aggiungo che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i docenti universitari di Lavoro e Previdenza, per poi diventare mondiale. La contrasto da 8 anni, sia col mio blog, sia con commenti, sia con lettere “circolari” agli autori degli strafalcioni, sia, da ultimo, con un saggio,[1] dal quale traggo i dati.

Dal 1992, le riforme delle pensioni, vale a dire modifiche strutturali e organiche delle norme pensionistiche, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22-ter), sono state sette:

Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.

Va sottolineato che di esse, dunque, la Riforma Fornero è la settima e ultima (finora) e, come vedremo, a giudicare dalle norme e dagli effetti - allungamento dell’età di pensionamento e risparmio di spesa - non la più severa.

Errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero

1. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi.

La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne);[2]

2. Relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità, la Riforma Fornero le ha soltanto cambiato il nome), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi; dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi; la Riforma Fornero ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento per gli autonomi (uomini e donne).[3]

3. L’adeguamento (triennale) dell’età di pensionamento alla speranza di vita e del coefficiente di trasformazione è stato introdotto dalla Riforma SACCONI, relativamente alla vecchiaia, alle “quote” (poi abolite dalla Riforma Fornero) e all’assegno sociale.[4] La Riforma Fornero lo ha soltanto esteso alla pensione anticipata e reso biennale, a decorrere dal 2022, anche se il Ragioniere dello Stato scrive erroneamente dal 2021.[5]

4. Il metodo contributivo è stato introdotto dalla Riforma Dini; la Riforma Fornero lo ha soltanto esteso, pro rata dall’.1.1.2012, a coloro che erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già tutti o quasi in pensione.[6]

Cordiali saluti,

V.


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Note

[1] “Le menzogne sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero”, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO https://www.amazon.it/dp/B07PVBXV98.


[2] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

- da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

- da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della sentenza del 2008 della Corte di Giustizia UE;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

- da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

- da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.


[3] L’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

- tramite la “finestra” di 12 o 18 mesi;[i]

- +1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014);[ii] l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi.

[i] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi);

[ii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter.


[4] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4.


[5] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita


[6] Valga a confermarlo il risparmio di appena 200 milioni a regime stimato dalla relazione tecnica del DL 201/2011 (“salva-Italia”) per tale misura, quantificato dalla RGS, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero e destinato ad azzerarsi a brevissimo.

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).» (Relazione tecnica, pag. 46).



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