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Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni





Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni.


ALLA C.A. DEL DIRETTORE CHRISTIAN ROCCA

CC PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, PROF.SSA ELSA FORNERO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI


martedì 14 gennaio 2020 - 21:13



Egr. direttore Christian Rocca,


Mi sorprende constatare che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, LINKIESTA continui ad alimentare, peraltro come fanno tutti i media, le BUFALE, ormai diventate mondiali, sulle pensioni ed in particolare sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Come scrivo nel mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO:

«A mio giudizio, formulato su base empirica, la materia pensionistica va distinta in due branche: (i) la legislazione e (ii) la spesa. Se è relativamente facile, per un docente universitario o un giornalista, analizzare e scrivere della spesa pensionistica, quasi nessuno si sobbarca al gravoso lavoro di studiare la complessa normativa pensionistica. Ma, ciononostante, tutti si sentono in grado di trattarla.»

In questo caso, siamo di fronte a un duplice errore: sia sulla normativa che sulla spesa pensionistica. Temo, dunque, che Lei debba fare e far fare un “tagliando” severo al Suo collaboratore Andrea Fioravanti (e ad altri) circa la vostra conoscenza delle norme pensionistiche, in particolare della Riforma SACCONI e della Riforma Fornero. Ma è (siete) in numerosissima compagnia: TUTTI i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti rilevanti della Riforma Sacconi (oltre agli esperti italiani e internazionali e a 60 milioni di cittadini). Voi media, com’è noto, siete prodighi di esortazioni per la lotta in teoria alle fake news, alias BUFALE, ma poi siete i primi ad alimentarle nella prassi quotidiana.

1. Secondo l'Inps nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, per erogare 17.827.676 pensioni, di cui il 63,1% è sotto la soglia di 750 euro. Più o meno il 16% del nostro prodotto interno lordo, quattro punti in più della media dei Paesi dell'Unione europea (12,6%).

Il Pil 2018 è pari a 1.753 mld. 204,3 su 1.753 fa dunque l’11,6%, lontano dal 16%. Ma involontariamente egli ha dato il dato corretto, cioè l’importo netto effettivo pagato dall’INPS. Infatti, coloro che raffrontano la spesa pensionistica al lordo delle imposte (55 mld), che sono una partita di giro, cioè quasi tutti, sono degli emeriti asini in Ragioneria, come capisce anche uno studente del 1° anno, che abbia studiato lepartite di giro e i conti transitori e di fatto dei propalatori di BUFALE e quindi degli imbroglioni, anche se sono dei luminari nel loro campo (nel mio saggio faccio qualche nome e cognome). Va anche considerato che il peso delle imposte italiane è il più alto in ambito OCSE, che, peraltro, è l’unico Ente che espone i dati al lordo e al netto fisco.


2. Su 204 miliardi però solo 183 miliardi sono arrivati dai contributi versati dai lavoratori. La differenza di 21 miliardi? L'ha messa lo Stato, cioè gli italiani con le loro tasse.

Falso, lo Stato copre la parte costituita dall’assistenza. Come risulta chiaramente anche dal Rapporto INPS relativo ai dati 2018, su cui si basa il vostro articolo:

«Le pensioni vigenti al 1° gennaio 2019 sono 17.827.676, di cui 13.867.818 di natura previdenziale (vecchiaia, invalidità e superstiti) e le restanti 3.959.858 di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, di cui 183 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle pensioni erogate dall’INPS che analizza i dati del 2018.»

http://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=52542


3. Se la popolazione invecchia crescono i costi delle pensioni pari al 90% dell'ultimo stipendio ricevuto, basate ancora sul vecchio sistema retributivo, non coperto dai contributi.

Doppiamente falso: (i) NO, come spiega l’INPS, in ragione di 2 punti per ogni anno di contributi completi e fino a un massimo di 40, per cui con 35 anni è pari al 70%, con 40 anni è pari al massimo all’80%; e (ii) non dell’ultimo, ma della media degli ultimi anni: da 5 a 15.


4. Come ha fatto il sistema a non crollare? Il merito è della ministra più odiata dai leghisti: Elsa Fornero. Alla fine del 2011 ha ideato una riforma che ha imposto il limite oltre i 66 anni per andare in pensione, ovviamente da ricalcolare in base all’adeguamento della prospettiva di vita.

Doppiamente falso! (i) La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato, gradualmente entro il 2018, già previsto da Sacconi gradualmente entro il 2023, e la riduzione da 18 a 12 mesi della “finestra” per i lavoratori autonomi (uomini e donne).

L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[1] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[2] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[3] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[4] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

(ii) Da quest’ultimo punto si deduce facilmente che anche l’adeguamento alla speranza di vita è stato introdotto dalla Riforma Sacconi (DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-bis), relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” e all’assegno sociale, cioè due anni prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero, al quale viene da (quasi) tutti erroneamente attribuito. La Riforma Fornero lo ha soltanto esteso alla pensione anticipata (L. 214/2011, art. 24, comma 12) e reso biennale (comma 13) “successivamente a quello del 2019”, cioè dal 2022. Riguardo a quest’ultimo punto, re-informo che il Ragioniere Generale dello Stato interpreta male la norma. Gli ho scritto e inviato p.c. anche al PdR, come extrema ratio e perché l’errore è presente in varie leggi promulgate dal Capo dello Stato. E il Quirinale (destinatario anche della presente lettera pec), giudicando fondate le mie osservazioni, le ha inoltrate nel marzo 2019 al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (ministro Di Maio). Ma RGS ha ripetuto l’errore nel decreto direttoriale del 5.11.2019. E allora sono tornato alla carica, sia con la nuova ministra Catalfo (che pare ignorare l’esistenza della Riforma Sacconi, poiché nomina sempre e soltanto la Riforma Fornero), che con i due alti dirigenti. Attualmente, sono da quasi due mesi in attesa della risposta della Direzione Generale Previdenza, che anch’essa ha ritenuto fondate le mie osservazioni e mi ha preannunciato una risposta.

Perché non mi date una mano, tutti voi che leggete, in particolare gli ottimi Roberto Petrini (Repubblica), Diego Marro (Corriere della Sera), Davide Colombo (Il Sole 24 ore), ecc., visto che in gran parte vi riguarda? A me no, poiché sono già in pensione (di vecchiaia) dal 2012, dopo aver subito il rinvio di 12 mesi stabilito dalla Riforma Sacconi, un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.

E aiutarmi anche a convincere la professoressa Elsa Fornero, che io considero (e spiego nel mio saggio perché, secondo il mio parere, lo fa) uno dei principali responsabili (assieme a noti esperti previdenziali, citati nel mio saggio adducendo le prove documentali) della DISINFORMAZIONE ormai mondiale che circonda le pensioni, a smettere la sua reticenza (anche le mezze verità sono bugie intere) e a denunciare, vista la sua onnipresenza sui media, via etere e con altri mezzi, sia ai media (come ho fatto io finora da solo, da ultimo col Corriere della Sera nel caso delle BUFALE diffuse sullo stesso Corriere da Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, sulla Riforma Fornero), sia se occorre perfino alla Procura della Repubblica o non so a chi (forse all’ONU…), l’erronea e sistematica attribuzione a lei anche di tutte le norme della ben più severa Riforma SACCONI.

Come fa perfino la CGIL, che fu l’unico sindacato ad opporsi nel 2010-11, anche con due scioperi generali, alla Riforma Sacconi, considerate le critiche feroci che riceve nel Web per non essersi opposta alla Riforma Fornero, e perciò avrebbe tutto l’interesse a chiarire chi ha fatto che cosa in tema di pensioni. Non ad attribuire i 67 anni alla Riforma Fornero, come fanno Landini, Pedretti, ecc., o i 67 anni e i 1.000 mld di risparmio, come improvvidamente e incredibilmente ha fatto ieri notte Roberto Ghiselli a Radio1 RAI, alimentando la damnatio memoriae della severissima Riforma SACCONI e rivelando che non ha letto lo studio di RGS “LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017,[6] che io esamino nel mio saggio rilevandone le incongruenze e dove si analizza il risparmio al 2060 delle riforme delle pensioni dal 2004 (che sono 4: Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), e ne parla forse per sentito dire.

Infine, dei 1.000 mld di risparmi stimati da RGS al 2060[6] dalle riforme delle pensioni dal 2004, al lordo dell’errata attribuzione delle norme, agevolata a mio avviso da una poco chiara formulazione delle stesse (ad esempio, nel caso dell’“appropriazione” dell’aumento già deciso da Sacconi dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e anticipata a 41 anni e 3 mesi, tramite l’eliminazione della “finestra” di Sacconi-Damiano col comma 5 della L. 214/2011, art. 24, e la sua incorporazione nell’età base, ma con commi diversi, 6 e 10, senza però esplicitare il legame) attestata dalla stessa professoressa Fornero nel suo libro del 2018[7] e che può confermarlo, essendo tra i destinatari anche di questa mia lettera) soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi) vengono ascritti alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Mentre quelli della Riforma Sacconi arrivano al 2060 e oltre. Ne consegue, al lordo di errori di RGS, che, dal momento che le principali misure delle riforme Maroni (lo “scalone”, prima che entrasse in vigore, dalla Riforma Damiano) e Damiano (le “quote”, dalla Riforma Fornero) sono state abolite, la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma Sacconi. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.

Cordiali saluti,

V.


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Note

[1] Lettera al direttore de LINKIESTA, Francesco Cancellato, su sue notizie false su Elsa Fornero

Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul ministro Savona, la BCE e la Troika

Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni

Lettera ad Andrea Danielli e Alessio Mazzucco de LINKIESTA sulle loro notizie false sul Governo Monti

[2] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[3] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[4] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[5] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[6] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017

[7] Traggo dal mio saggio:

«Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi - 8 o 14 mesi - e Damiano – 4 mesi in media - con le «finestre») è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale. Per contro, non avendo il testo della Riforma Fornero esplicitato il legame tra l’allungamento dell’età base e l’abolizione delle «finestre», l’allungamento dell’età base di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi, poi ridotto a 12 dalla Riforma Fornero) viene da tutti erroneamente attribuito alla Riforma Fornero e non alla Riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, già citato, che riporto in nota. E che, data la sua notevole importanza, trascrivo qua:

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).

Ma in questo caso si può dire: chi è causa del suo mal pianga sé stessa.»


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Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni




Pubblico la terza lettera che ho inviato cinque giorni fa ad Alberto Brambilla, esperto di pensioni e presidente di Itinerari previdenziali, sulle sue notizie false sulle pensioni. Ho posposto l’aggettivo “false” al sostantivo “pensioni”, come faccio quando la falsità è intenzionale. Ad oggi, come per le due precedenti lettere, non ho ricevuto nessuna risposta.



Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni.


sabato 28 dicembre 2019 - 22:02



AL C.A. DEL DOTT. ALBERTO BRAMBILLA E DELLA DOTT.SSA MICHAELA CAMILLERI

CC PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, PROF.SSA ELSA FORNERO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI


Egr. Dott. Alberto Brambilla,

Le scrivo per la terza volta per rappresentarLe, sorpreso ed anche un poco irritato, che neppure questa volta, nel Suo articolo Pensioni 2020, inizia il regno del contributivo.Così i giovani lavoreranno fino a 71 anni, pubblicato sul Corriere della Sera di ieri 27.12.2019, Lei è riuscito a nominare, neanche per sbaglio, la severa Riforma delle pensioni SACCONI. Commettendo una bugia di omissione, anzi peggio: poiché è un esperto, citando soltanto la Riforma Fornero, Lei falsifica l’informazione, deforma la verità, inganna chi legge. Anche Lei, purtroppo, fa parte di quel  gruppo di esperti previdenziali che, colpevolmente, alimenta la BUFALA, ormai mondiale, sulla Riforma delle pensioni Fornero, cui fa da pendant la damnatio memoriae della ben più severa Riforma delle pensioni SACCONI. Eppure dovrebbe conoscerla, visto che, dal Suo curriculum, risulta, tra l’altro, che Lei era Presidente del “Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del governo Berlusconi, dal luglio 2008 al giugno 2012, quando essa fu approvata nel 2010 (e modificata e integrata nel 2011). O forse proprio per questo la “dimentica”?


1) Pensione di vecchiaia[1]

Ad esempio quando ha scritto: “pur avendo un’età legale per l’accesso alla pensione di vecchiaia pari a 67 anni”.

La pensione di vecchiaia – come Lei sa - è uno dei due modi ordinari di pensionamento, anzi è quello “ordinario” in senso stretto. Essa è stata portata a 67 anni, per tutti, dalla Riforma SACCONIbenchmark in UE, vale a dire prima della Germania (2029), che l’ha ridotta nel 2014 a 63 anni in caso di 45 anni di anzianità contributiva, e molto prima della Francia, dove è a 62 anni e la riforma delle pensioni la si sta faticosamente approvando soltanto ora:

(i) per gli uomini, i quali non sono stati toccati dalla riforma Fornero;

(ii) per le dipendenti pubbliche, di 7 (sette) anni, quasi senza gradualità, le quali non sono state toccate dalla riforma Fornero; e

(iii) per le donne del settore privato, per le quali la riforma Fornero ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) da 60 anni (2010) a 65 anni entro il 2018, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi alla Riforma Damiano (“finestra”, L. 247/2007) e per 1 anno (adeguamento all’aspettativa di vita) e 8 mesi (“finestra”) alla Riforma SACCONI.


2) Pensione anticipata (ex anzianità)[2]

Osservo che ai “42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne” della pensione anticipata, va aggiunta la ripristinata “finestra”, nel 2018, di 3 mesi.

Aggiungo che, dei 42 anni e 10 mesi per gli uomini (rispetto ai 40 del 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma SACCONI (tranne 4 mesi alla Riforma Damiano) e 1 anno e 7 mesi alla Riforma Fornero (55,9%).

Dei 41 anni e 10 mesi per le donne (rispetto ai 40 del 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma SACCONI (tranne 4 mesi alla Riforma Damiano) e 7 mesi alla Riforma Fornero (31,8%).

Va anche considerato che, per gli autonomi (maschi e femmine), la Riforma SACCONI ha aumentato l’età di pensione di vecchiaia e anticipata (tramite la “finestra”) di ulteriori 6 mesi, poi aboliti dalla Riforma Fornero.


3) Quote

gli anni medi di anticipo rispetto ai requisiti di legge ci dicono che siamo più vicini a Quota 103 che a Quota 100”.

D’accordo. Ma, per completezza, rilevo che, prima della Riforma Fornero (che ha abolito le “quote” ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2012), la “quota” era 97 nel 2012 e sarebbe aumentata di un anno, quindi a 98 anni, nel 2013, ma poiché era anche agganciata dalla Riforma Sacconi all’aspettativa di vita, il cui primo scatto, nel 2013, è stato di 3 mesi (limite massimo stabilito dalla riforma Sacconi, DL 78/2010, art. 12, comma 12-ter), sarebbe aumentata a 98 anni e 3 mesi nel 2013.

Se non ci fosse stata la Riforma Fornero, nel 2019, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, deciso dalla Riforma Sacconi, la «quota» sarebbe aumentata di (3+4+5) 12 mesi, quindi si sarebbe arrivati a quota 99, cioè un anno meno della mirabolante «quota 100» salvinian-dimaiana.

E a quota 99 si sarebbe arrivati con un’età anagrafica tra i 62 e i 63 anni.

4) “Una riforma [Fornero] fin troppo rigida soprattutto per i più giovani, i cosiddetti contributivi puri; per loro, l’accesso alla pensione è previsto a 64 anni solo a patto di aver maturato un assegno pari a 2,8 il minimo”.

Va distinto: (i) il contributivo puro è stato deciso dalla Riforma Dini (L. 335/1995); e (ii) il relativo coefficiente 2,8 dalla Riforma Fornero.


5) Risparmio di spesa[3]

Infine, evidenzio che, del risparmio di spesa di 1.000 miliardi dalle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato al 2060, meno di 1/3 è attribuito alla Riforma Fornero; la grandissima parte dei 2/3, di fatto, alla Riforma Sacconi.[3] Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata, alimentata dagli esperti, è che la riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo esteso, pro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48): «buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

Conclusione.

Francamente, io che contrasto da nove anni queste BUFALE gigantesche, ormai diventate mondiali, sulle manovre finanziarie correttive della XVI legislatura e sulle pensioni, che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i docenti universitari, trovo che sia surreale e degno di studio, sotto i profili della comunicazione (riferito in particolare ai media) e psicologico, questa pervicacia Sua e di altri pochi esperti, inclusi la professoressa Elsa Fornero, l’ex senatore Maurizio Sacconi e l’ex deputato Cesare Damiano, oltre che dei media, e nell’indifferenza dei parlamentari, tutti destinatari da anni delle mie numerose lettere “circolari”, media che dal 2013 diffondono pari pari le notizie false proprie o di altri sulle pensioni (incluso il Corriere, che forse dovrebbe affidarsi maggiormente ad Enrico Marro, piuttosto che a esperti di previdenza complementare, cfr., da ultimo, la mia precedente lettera del 12.11.2019), di alimentare la BUFALA, ormai diventata mondiale per colpe “endogene”, sulla Riforma delle pensioni Fornero, alla quale viene attribuito scandalosamente anche ciò che ha deciso la severa Riforma delle pensioni SACCONI. Invece di fare – aggiungo speranzoso -  corretta divulgazione e di cooperare a far correggere, come sto provando ad ottenere io, semplice cittadino informato, da solo (ma, per fortuna, ora con l’appoggio del Quirinale!, l’unico che mi abbia risposto finora), le evidentissime errate interpretazioni del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza delle norme pensionistiche Sacconi e Fornero relative all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, che impatteranno negativamente su milioni di pensionandi, scrivendo anche alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (la cui segreteria è inaccessibile telefonicamente ad un semplice cittadino come me),[4] lettere che peraltro ho già trasmesse per conoscenza anche a Lei.

Distinti saluti,

V.


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Note

[1] Pensionamento di vecchiaia

Riforma Sacconi: da 65 a 66 anni dall’1.1.2011 per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi (tramite la cosiddetta “finestra” di erogazione, di 12 mesi o di 18 mesi, DL 78/2010, art. 12, commi 1 e 2, DL 98/2011, art. 18, comma 22-ter, DL 138/2011, art. 1, comma 21); da 60 a 65 anni + “finestra” di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti pubbliche (DL 78/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies); e a 67 anni dall’1.1.2019 per tutti (grazie all’aggancio alla speranza di vita, DL 78/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato dal DL 78/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato dal DL 98/2011, art. 18, comma 4).

Riforma Fornero: accelerazione da 60 a 65 anni dell’allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri già regolati da Sacconi, gradualmente entro il 2018; riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

[2] Pensionamento anticipato

Riforma Sacconi: 41 anni dall’1.1.2011 (DL 78/2010, L. 122, art. 12, comma 2), + 1 mese dall’1.1.2012, + 1 mese dall’1.1.2013, + 1 mese (41 anni e 3 mesi) dall’1.1.2014 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter); quindi, in forza della Riforma Sacconi, si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

Riforma Fornero: aumento di un anno, da 41 anni e 3 mesi (già statuiti dalla riforma Sacconi, anche se dal nuovo testo l’aumento di 1 anno e 3 mesi rispetto al 2010 sembra deciso dalla Riforma Fornero) a 42 anni e 3 mesi, limitatamente agli uomini (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 10), + 7 mesi di adeguamento alla speranza di vita (L. 214/2011, art. 24, comma 12), che porta l’età a 42 anni e 10 mesi; un anno in meno per le donne.

Riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

Ora 43 anni e 1 mese per gli uomini, un anno in meno per le donne, anziché 43 anni e 3 mesi previsto per gli uomini o 42 anni e 3 mesi per le donne, grazie all’ultima modifica legislativa del 2018, che ha sterilizzato l’adeguamento di 5 mesi alla speranza di vita, ma reintrodotto una “finestra” di 3 mesi, che è il solito trucco per indorare la pillola ai supposti cittadini allocchi.

[3] Risparmio dalle pensioni dal 2004

In sintesi, dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld? Dei quali nessuno, neppure Lei, parla.

[4] Finora, non ho ricevuto alcuna risposta dalla ministra, né potuto sapere se il problema da me sollevato è al suo esame (esame - si badi bene - che è stato chiesto dal Quirinale nel marzo scorso al precedente ministro Di Maio, ma il recente decreto direttoriale del 5.11.2019 ha reiterato l’errata interpretazione della norma Fornero, di cui al comma 13 dell’art. 24 della L. 214/2011). Invece, dopo varie telefonate, ho in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha ritenuto che le mie osservazioni non sono infondate e mi ha preannunciato una risposta.


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Destinatari:

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Lettera a Lavoro&Welfare sulle loro BUFALE sulla Riforma delle pensioni Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato l’8.12 scorso all’Associazione Lavoro&Welfare, di cui è presidente l’ex parlamentare del PD Cesare Damiano. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Lavoro&Welfare sulle loro BUFALE sulla Riforma delle pensioni Fornero.

v

8/12/2019 20:52


Buonasera,

Ho letto la Vostra analisi del Rendiconto sociale dell’INPS 2017 http://www.lavorowelfare.it/wp/wp-content/uploads/2018/12/Rendiconto-sociale-INPS-2017.pdf. Sulla scia di Cesare Damiano, al quale ho già dovuto scrivere SETTE volte, Lettera n. 7 all’On. Cesare Damiano sulle sue ennesime fake news sulle pensioni http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-n-7-allon-cesare-damiano-sulle.html, è un cumulo di fake news sulla riforma delle pensioni Fornero. Ho anche controllato che Voi siete stati uno delle centinaia di destinatari anche della mia Lettera al CIV sul Rendiconto sociale 2017, che anch’esso disinforma (ma almeno l’ha fatto per ignoranza della normativa).

Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017

E la Vostra sarebbe un’associazione di formazione e informazione sulla previdenza?

Ardisco pensare, essendo il compagno Cesare Damiano il Vostro presidente, che non farete un’ERRATA CORRIGE e continuerete a nascondere la Riforma SACCONI, attribuendo le sue misure alla Riforma Fornero.

Distinti saluti,

V.



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Lettera al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti sulle sue false notizie sulla Riforma delle pensioni Fornero





Pubblico, con un notevole ritardo, la lettera che inviai oltre due anni fa, tramite il sito del Ministero, al Ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Giuliano Poletti, dopo aver ascoltato una sua intervista a Repubblica. In essa dimostrò che anch’egli era una delle vittime della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, che lo accomuna ad altri 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, oltre all’estero.



Intervista al ministro Poletti: DISINFORMAZIONE sulle pensioni

v

19/7/2017 11:29


Buongiorno,

Vi trasmetto l’e-mail che ho appena inviato al ministro Poletti, tramite il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

A: Sig. Ministro Poletti

p.c. Quotidiano “la Repubblica”



A: Sig. Ministro Poletti

p.c. Quotidiano “la Repubblica”


Egr. Sig. Ministro Poletti,

Dopo aver letto l’articolo sulla Sua intervista a Repubblica tv [18.7.2017 http://www.repubblica.it/economia/2017/07/18/news/poletti_videoforum_repubblica_tv-171051913/], constato che neppure Lei, forse fuorviato dalla propaganda e dalla DISINFORMAZIONE berlusconiana-sacconiana-salviniana e dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, conosce bene le leggi pensionistiche e sa chi ha fatto che cosa in tema di pensioni.

Per riparare, faccio un riepilogo sintetico di cose che ho già dovuto scrivere, negli ultimi anni, decine di volte, perfino all’INPS (vedi, ad esempio, Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html).


Riforme delle pensioni

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).


Sacconi, non Fornero

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021 (poi, 2018);

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero[1] – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, cioè dal 2021 [rectius: 2022, ho in corso – come semplice cittadino informato - un’interlocuzione col Ministero del Lavoro e degli Affari sociali per far correggere l’errata interpretazione della norma della Riforma Fornero, DL 201/2011, art. 24, comma 13, relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, e della norma della Riforma Sacconi, DL 78/2010, art. 12, comma 12-ter, relativa allesclusione dal suo calcolo delle diminuzioni della speranza di vita, nel decreto direttoriale emanato dal Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza], in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 – notizia recente - già nel 2019.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni (ivi le prove documentali)


“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Goebbels).

Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento mastodontico iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che secondo (quasi) tutti sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63); o agli obiettivi della BCE, che secondo quasi tutti sarebbe uno soltanto (la stabilità dei prezzi), mentre in effetti sono due, come attesta già chiarissimamente fin dal titolo l’art. 2-Obiettivi dello Statuto BCE? I quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, la quale, nella sua legge (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che da bravo furbacchione fa da anni lo gnorri e anziché denunciare il plagio lo asseconda) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default, prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il bugiardo finto smemorato che votò assieme al suo partito la riforma Sacconi [rectius: si era dimesso nel 2009 da parlamentare italiano, scegliendo l’incarico di parlamentare europeo].

Gliel’ho anche scritto, alla Prof.ssa Fornero (oltre che al Prof. Monti).

Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


[1] DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.


Mi auguro di esserLe stato utile.

Cordiali saluti

V.




Poletti critica l'austerità della Fornero e promette: "Ape volontaria dai primi di settembre"

Il ministro del Lavoro interviene al videoforum di Repubblica Tv sui meccanismi di innalzamento dell'età per la pensione e sulla situazione dei giovani. "Studiamo un taglio stabile del cuneo contributivo"

18 luglio 2017


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https://youtu.be/k7Qhwaj6a-4 

LEGGI. Italia da record per i giovani che non studiano né lavorano

L'intervento del ministro è arrivato proprio all'indomani dell'emergere di un piano del governo per garantire una pensione minima da 650 euro ai giovani, dal 2030, per parare i colpi di un 
sistema che penalizzerà assai i lavoratori instabili, con una storia contributiva molto irregolare e prospettive di carriera limitate. Sul tavolo, negli ultimi giorni, c'è anche il grande capitolo del progressivo innalzamento dell'età pensionabile, legato al progredire della speranza di vita per il meccanismo messo a punto da ultima dalla riforma Fornero. Un automatismo che ora in molti chiedono di ritoccare (soprattutto attraverso la proposta bipartisan Sacconi-Damiano) per tenere conto delle diverse speranze di vita che caratterizzano le zone d'Italia e la tipologia di lavoro svolto: in sintesi, il primo obiettivo è disinnescare l'innalzamento a quota 67 anni per il ritiro dal lavoro - previsto nel 2019 - che avrebbe un costo di 1,2 miliardi.

Poletti: ''Lavoro, allo studio taglio stabile del cuneo contributivo''

DIAMANTI. Nelle parole dei giovani non c'è posto per la speranza

Poletti ha poi difeso il Jobs Act, sciorinando i dati sugli occupati recuperati rispetto al picco della crisi. Ma all'obiezione - suffragata dai numeri più recenti - che a spingere il lavoro siano stati gli sgravi sui nuovi assunti più che la riforma del lavoro e che siano cresciuti invece i licenziamenti, il ministro ha ribattuto che quest'ultima dinamica è stata legata più che altro alle modifiche delle procedure per le dimissioni. "Oggi il mercato del lavoro è migliorato", ha sintetizzato rivendicando di aver "abolito i co.co.pro. e i finti lavoratori autonomi", che ora sono "contratti a tempo determinato o indeterminato: se facessimo un bilancio complessivo di tutte le forme di lavoro, possiamo concludere che oggi è meglio di ieri".

Occupazione giovanile, Poletti: ''Dati ancora negativi ma siamo sulla strada giusta''

Finite le vecchie forme di decontribuzione, Poletti ha promesso un "investimento sull'occupazione dei giovani, lavorando su formazione e accompagnamento al lavoro". Servono poi "incentivi ai salari di produttività" per rilanciare la competitività delle imprese. Uno dei target del governo per i giovani è, sul fronte del cuneo fiscale, "abbassarlo perché a un'impresa convenga assumere un giovane ma soprattutto stiamo pensando a come renderlo definitivo, così che il lavoro stabile costi stabilmente meno di quello precario".

Tema sul quale hanno insistito molte domande dei lettori è stato la partenza dell'Ape volontaria, che il ministro del Lavoro ha ricordato essere un tema in mano al Tesoro visto il coinvolgimento di banche e assicurazioni. "Considero che nei primi giorni di settembre potremo usare l'Ape volontaria".

Sulle misure per la povertà Poletti ha sottolineato come il Reddito di inclusione, ancora limitato nei numeri, è importante "perché crea una struttura che si affianca a coloro che hanno bisogno di entrare nel mondo del lavoro perché non sia più dipendente da un reddito di inclusione". Sarà un "lavoro che ha bisogno di tempo: se vogliamo prenderci carico di queste persone, dobbiamo rafforzare i servizi e a questo abbiamo dedicato 300 milioni di euro. Con le risorse che abbiamo per questi anni, facciamo partire la struttura. Poi sarà necessario incrementare le risorse".



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Lettera a Pieremilio Gadda del Corriere della Sera sulle sue false notizie sulle pensioni


 


Pubblico la lettera che ho inviato in data 12 novembre scorso a Pieremilio Gadda, direttore di We Wealth, società di servizi nel settore della gestione patrimoniale, e collaboratore del Corriere della Sera. Finora non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Pieremilio Gadda sulle sue false notizie sulle pensioni

v

12/11/2019 00:21


ALLA C.A. DEL DOTT. PIEREMILIO GADDA

CC SEN. MAURIZIO SACCONI, PROF.SSA ELSA FORNERO, DOTT. ENRICO MARRO, PROGETICA, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Gadda,

Traggo dal Suo articolo di oggi sul Corriere della Sera Pensione, quanto dovremo lavorare per andarci: se hai 30 anni fino a 72

“Vale la pena ricordare che, dopo gli scatti effettuati nel 2016 e nel 2019, le regole prevedono un adeguamento ogni due anni, agganciato all’aumento della longevità, da quantificare tramite apposito decreto, che sarà emanato a breve.”

E aggiunge una tabella che espone “Quanto verranno adeguati i requisiti nel 2021”.

No, l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla riforma SACCONI nel 2009 (L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis) e stabilito con cadenza triennale, è stato reso biennale dalla riforma Fornero, a decorrere dal 2022. Almeno stando ad una semplice lettura della norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13): “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalità previste dall'articolo 12 della legge n. 122/2010.”

Quindi, non dopo quello del 2019, ma successivi a quello [triennale] del 2019.

La norma è così chiara e l’errore è così evidente, che stentavo a credere che TUTTI, inclusi i docenti, lo commettessero, per cui pensai di segnalarlo a un giornalista esperto di pensioni col quale avevo già avuto un’interlocuzione: Enrico Marro del Corriere. Il quale, ovviamente, concordò con la mia interpretazione.

Dopodiché, decisi di scrivere una prima lettera, in febbraio 2018, e poi una seconda lettera alla Ragioneria Generale dello Stato, ampliata su altre errate interpretazioni, in ottobre 2018.

L’errore nasce probabilmente dalla relazione tecnica del decreto «Salva-Italia», DL 201/2011. Tale relazione – quasi impossibile da trovare - contiene una evidente contraddizione tra quanto scrive nel testo (l’adeguamento del 2019 è triennale, e quindi l’adeguamento biennale decorre dal 2022) e quanto riporta nella tabella a pag. 42, che fa decorrere l’adeguamento biennale dal 2021.

Successivamente, tutti si sono adeguati a questa interpretazione errata. Anche l’INPS. Anche il Parlamento in varie leggi. Per cui ho inviato le mie due lettere p.c. anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato quelle leggi.

In data 5 marzo 2019, mi è pervenuta la graditissima risposta del Segretariato Generale del Quirinale, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Pubblico, qui di seguito, la mia replica, nella quale ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.

Per inciso, non è affatto superfluo precisare che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni (e oltre) è dovuto esclusivamente alla riforma SACCONI.

Purtroppo, anche in questi casi la professoressa Elsa Fornero, alla quale ho tramesso le mie decine di lettere “circolari” per conoscenza (come si vede, anche la presente), è stata sostanzialmente reticente. Alimentando la sopravvalutazione della sua riforma e la damnatio memoriae della ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.


PS: Il pensionamento anticipato (ex anzianità) prescinde dall’età anagrafica. Il pensionamento contributivo a 64 anni è un’eccezione. Il minimo di 20 anni di contributi vale per tutti, sia per il pensionamento retributivo (stabilito dalla riforma Amato del 1992), sia per il pensionamento anticipato (stabilito dalla riforma Fornero), salvo, in questo secondo caso, che si abbiano 71 anni (dall’1.1.2019), agganciato all’aspettativa di vita, nel qual caso vale il minimo precedente di 5 anni (stabilito dalla riforma Maroni del 2004).

(( 15-bis. In via eccezionale per i lavoratori dipendenti del settore privato le cui pensioni sono liquidate a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima: ))

    ((  a) i lavoratori che abbiano maturato un'anzianita' contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell'entrata in vigore del presente decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012 ai sensi della Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, possono conseguire il trattamento della pensione anticipata al compimento di un' eta' anagrafica non inferiore a 64 anni; ))

    ((  b) le lavoratrici possono conseguire il trattamento di vecchiaia oltre che, se piu' favorevole, ai sensi del comma 6, lettera a), con un'eta' anagrafica non inferiore a 64 anni qualora maturino entro il 31 dicembre 2012 un'anzianita' contributiva di almeno 20 anni e alla medesima data conseguano un'eta' anagrafica di almeno 60 anni di eta'. ))



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Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita




La riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

I soggetti che materialmente firmano il predetto decreto direttoriale è il Ragioniere Generale dello Stato (MEF), di concerto con la Direzione Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.


Il decreto direttoriale esaminato nella presente lettera è il terzo finora, dopo quelli emanati a decorrere dal 2016 e dal 2019.

Pubblico la lettera che ho inviato in data 18 novembre 2019 al Ragioniere Generale dello Stato, Biagio Mazzotta, e alla Direttrice Generale Previdenza, Concetta Ferrari. 



AL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO E ALLA DIRETTRICE GENERALE PREVIDENZA

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, MEDIA



Egr. Ragioniere Generale dello Stato, Egr. Direttrice Generale Previdenza,

Faccio seguito alle mie precedenti e-lettere del 23-02-2018 e del 08-10-2018.

Ricavo dal Vostro Decreto direttoriale del 5 novembre 2019 che avete deciso che

1. A decorrere dal 1° gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all'art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall'ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, non sono ulteriormente incrementati.

e il seguente passo:

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati con cadenza biennale a partire dall'adeguamento successivo a quello decorrente dalla predetta data;


Mi permetto di ribadire che, a mio parere, si tratta, nel primo caso (A decorrere dal 1° gennaio 2021), di un evidente errore interpretativo della norma e, nel secondo caso (fino al 1° gennaio 2019), di un’evidente fallacia letterale e logica, poiché:

(i) la riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12) prevede che l’adeguamento (da essa già introdotto con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2) sia sempre triennale, quindi anche quello dal 1° gennaio 2019 (cfr. la mia prima lettera del 23.02.2018[1]);

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

(ii) non è scritto in nessuna norma delle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero il termine del periodo di applicazione dell’adeguamento, ma soltanto la decorrenza, per cui scrivere (con sintassi imperfetta) “con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019” (decorrenza) equivale a confermare (lapsus freudiano?) che esso è triennale (2019-21);

(iii) analizzando la stessa norma citata della riforma Fornero (art. 24, comma 13[2]), è altresì evidente anche dal punto di vista logico, oltre che da un esame letterale della chiarissima norma (si veda la mia lettera n. 1), che l’adeguamento che decorre dal 1° gennaio 2019 sia triennale, perché se la periodicità biennale vale - come Voi scrivete - “a partire dall'adeguamento successivo a quello decorrente dalla predetta data”, vuol necessariamente dire che l’adeguamento precedente (dal 1° gennaio 2019) è triennale;

[2] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

e

(iv) daltra parte, come già rilevato con la mia lettera n. 2 del 8.10.2018,[3] 

[3] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

tale mia interpretazione è confermata dalla stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (che è elaborata o almeno co-elaborata dalla Ragioneria Generale dello Stato), la quale, anche se contiene una palese contraddizione, nella stessa frase definisce - per due volte - triennali gli adeguamenti sia del 2016 che del 2019, come appunto prescrive chiarissimamente il citato comma 13:

L’errata interpretazione viene offerta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e del coefficiente di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;

sia, ancora più esplicitamente, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole “4 mesi”):

per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; ndr] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndr] opera la nuova periodicità biennale.

Come ho già rilevato nella lettera n. 2, anche il Servizio Studi della Camera dei Deputati (nel suo dossier della legge 214/2011) si limita a ripetere la chiarissima norma:

Il successivo comma 13 stabilisce la cadenza biennale dell’aggiornamento degli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019, secondo le modalità previste dall'articolo 12 del D.L. 78/2010.

Per esigenze di coordinamento legislativo, inoltre, dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del richiamato D.L. 78/2010, devono riferirsi al biennio.

Ad abudantiam, sottolineo, per analogia, il commento del Servizio Studi circa la decisione della riforma Sacconi di eliminare la periodicità biennale previsto in precedenza dalla medesima riforma per gli adeguamenti successivi al primo (cioè dal secondo in poi), analogo al “successivi a quello effettuato con decorrenza dal 1° gennaio 2019”, recato dal predetto comma 13:

Infine, attraverso l’abrogazione dell’ultimo periodo del comma 12-ter, è stata eliminata la previsione che il secondo adeguamento fosse calcolato su base biennale, in relazione a ciò tutti gli adeguamenti successivi al primo hanno pertanto cadenza triennale.

Vale la pena, infine, di evidenziare che il Segretariato Generale del Presidente della Repubblica, destinatario per conoscenza di entrambe le mie lettere (come già rilevato, l’errata interpretazione è contenuta anche in varie leggi promulgate dal Presidente della Repubblica, tra cui le leggi di Bilancio 2017 e 2018) ha condiviso la mia interpretazione, suffragata dal commento della relazione tecnica della L. 214/2011, e in data 5 marzo 2019 mi ha inviato una lettera di risposta, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Nella mia replica, ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.[4] Ignoro se il Ministero del Lavoro abbia dato seguito alla lettera del Quirinale, ma parrebbe di no.

[4] Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Purtroppo, per motivi imperscrutabili, è prevalsa incredibilmente l’evidentissima interpretazione erronea dell’estensore della tabella, fatta propria da tutti, incluso il Parlamento.

Conclusione. Se la mia interpretazione è corretta - e a me pare che lo sia al di là di ogni ragionevole dubbio – l’anno 2021 è già coperto dal Vostro precedente decreto direttoriale che, a decorrere dal 1° gennaio 2019, ha aumentato l’età di pensionamento di cinque mesi portandola a 67 anni per tutti, che deve valere per il triennio 2019-21, e l’età di pensionamento non è ulteriormente incrementata per il biennio 2022-2(salvo che non si decida di rifare il calcolo l’anno venturo).

Distinti saluti,

V.


PS: E’ sconsolante constatare che un problema burocratico così semplice non si riesce a risolvere neppure scomodando il Presidente della Repubblica. E’ proprio vero che la burocrazia italiana è la peggiore dell’Europa occidentale.


I media, come al solito (qui l’ANSA, qui Il Corriere della Sera, qui la Repubblica, qui La Stampa, qui Il Messaggero, qui Il Fatto Quotidiano, qui Il Sole 24 Ore , qui Il Giornale, qui  Il Secolo XIXecc., tutti destinatari delle mie due lettere citate e di un centinaio di altre sulle enormi BUFALE concernenti le riforme delle pensioni Sacconi e Fornero e su altre due enormi BUFALE  - provate per tabulas - riguardanti, rispettivamente, i Governi Berlusconi e Monti e gli obiettivi statutari della BCE,  alimentate da tutti i media e divenute ormai mondiali), diffondono la falsa notizia in discorso. Che in effetti è una notizia falsa, considerato che il Ragioniere Generale dello Stato potrebbe accampare la scusante che è nuovo, ma la Direttrice Generale Previdenza è la medesima dell’anno scorso.



Post collegati:


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche



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Destinatari:


Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento all’aspettativa di vita

lunedì 18 novembre 2019 - 12:20


Da:

v

A:


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ecc. ecc.



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Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al deputato Giulio Centemero della Lega Nord, dopo il nostro breve scambio in diretta a Radio Radicale sui Governi Berlusconi e Monti, nel corso del suo Filo diretto con i radioascoltatori, moderato da Lanfranco Palazzolo. Nel titolo, ho anteposto l’aggettivo “false” al sostantivo “notizie” perché ritengo che nel suo caso si sia trattato non di malafede ma di ignoranza dei dati; se avessi ravvisato la malafede lo avrei posposto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti

v

25/9/2019 14:55



ALLA C.A. DELL’ON. GIULIO CENTEMERO

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Giulio Centemero,

Ieri mattina, ho fatto il seguente commento nel corso del Suo Filo diretto (al minuto 19.55) su Radio Radicale:

Il governo Berlusconi-Bossi varò manovre finanziarie molto inique per un importo QUADRUPLO rispetto al governo Monti (267 miliardi contro 63) e una riforma delle pensioni SACCONI più severa della riforma Fornero, con un risparmio DOPPIO al 2060. Le pesanti misure strutturali vigono tutt’oggi, alimentando la crisi. Poi Berlusconi e Salvini hanno dato tutta la colpa a Monti, Fornero e i comunisti ingannando 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, e creando una BUFALA mondialeL’analisi e le prove documentali, già inviatevi, nel mio blog Vincesko (con la kappa). Grazie.

Lei ha risposto (al minuto 21.30) che non Le risulta. Ed ha inanellato una serie di false notizie. Viste l’importanza e la gravità delle Sue affermazioni, la mia replica non sarà breve.

Mi permetta, preliminarmente, di osservare che il mio commento (tenuto nel limite stretto dei 40 secondi concessi da Radio Radicale) indica cifre precise e di cercarne le prove documentali, già inviate a Radio Radicale più volte, nel mio blog. Se si fa la fatica di cercarle e di leggerle, esse rinviano agli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera e del Senato sulle manovre varate, cioè del Parlamento di cui Lei è un importante esponente, e attestano che il governo Berlusconi-Bossi ha varato manovre finanziarie per un importo quadruplo del Governo Monti, a valere, rispettivamente, per il quadriennio o triennio successivi, ma le misure c.d. strutturali (cioè permanenti) vigono tuttora. Confermando quanto da me sostenuto.

Poiché il mio blog (http://vincesko.ilcannocchiale.it o http://vincesko.blogspot.it) comprende 832 post, mi permetto di fornirLe io tali prove documentali. La preavverto che, tra i 60 milioni di Italiani, anche ministri, parlamentari e quasi tutti gli economisti italiani – incredibile ma vero - (inclusi i Suoi colleghi parlamentari Bagnai e Borghi) sono vittime di quella che in un mio modestissimo saggio, che ho deciso di scrivere e pubblicare dopo otto anni di contrasto solitario e costante alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) – una vera fatica di Sisifo! -, ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. Poi, come ho detto nel commento, la BUFALA è diventata mondiale, colpendo anche qualche premio Nobel oltre ai più famosi giornali esteri.

1. Manovre finanziarie

Traggo, allora, dal capitolo 1 del mio saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (corredato di 480 note e centinaia di link), le cui fonti sono state, in ordine cronologico, Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi ha battuto il Governo Monti per 4 a 1, una vittoria schiacciante; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali.

Traggo ancora dal mio saggio citato:

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale,[90] dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87 per cento); e (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74 all’85 per cento, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste,[91] che in questo caso si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini,[92] presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato. […]

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), in concreto non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimoCioè i pesanti sacrifici vennero imposti dal Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini ai non ricchi e perfino ai poveri, quasi nulla ai miliardari e ai milionari.

Infatti, il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere illegittimo, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013).[93]

Così successe per la tassazione delle stock option limitatamente alle imprese che operano nel settore finanziario (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

E, come risulta dalla Tabella n. 3, il grosso delle manovre si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

   732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

      209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

     36

14.971

74.189

     100.633

83.254

      273.083

100,0

  %

-

5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Contrariamente a ciò che Lei ha affermato, il Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti è quello che ha investito di meno contro la crisi, per la semplice ragione che, avendo prima sprecato vari miliardi (abolizione ICI, salvataggio Alitalia, doppio G8, ecc.) e poi deciso di salvaguardare i ricchi, non aveva un Euro per farlo dopo aver ubbidito ai diktat dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE), come conferma lo stesso Tremonti, dopo la lettera del 5.8.2011 della BCE, adempiuta con la seconda manovra estiva del 2011 (DL 138/2011, di 65 mld cumulati). Traggo dal mio saggio (pag. 31):

[…] (v) [Tremonti] conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]». […]


(vi) Giulio Tremonti parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di «un fabbisogno netto dell’1% nel 2012». La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»;

Traggo ancora dal mio saggio (pag. 49, fonte ISTAT)

8. Politica fiscale del Governo

[…] c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi: «Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.»;[38]

Infine, il Governo Monti fu molto più equo (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana, mentre per la questione esodati rinvio al capitolo 2 del libro citato o al mio blog).

2. Riforme delle pensioni

Nel capitolo 2 del libro citato, si trova la illustrazione de LA SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO, che riguarda le riforme delle pensioni.

Lei ha contestato che la riforma SACCONI sia più severa della riforma Fornero ed ha parlato solo delle lamentate nequizie della seconda.

Traggo dal mio saggio citato, nel quale è anche spiegato che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e anticipato a 41 anni e 3 mesi, oltre all’adeguamento alla speranza di vita, è stata decisa dalla riforma SACCONI, ma tali misure vengono erroneamente ascritte, anche dagli esperti, alla riforma Fornero:

4. Confronto sintetico della Riforma Sacconi e della Riforma Fornero

[...] Come si arguisce confrontando le misure, l’allungamento dell’età di pensionamento è stato deciso più da Sacconi che da Fornero, segnatamente per il pensionamento di vecchiaia:


- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, tramite la «finestra» mobile (cioè differimento dell’erogazione) di 12 o 18 mesi, da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici (dipendenti e autonome) del settore privato, per le quali ha previsto, includendo l’adeguamento alla speranza di vita, l’allineamento graduale entro il 2023 (accelerato poi dalla riforma Fornero nel 2011, gradualmente entro il 2018);

- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, quasi senza gradualità, da 60 a 65 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea,[175] ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni,[176] più «finestra» di 12 mesi;

- sia portando l’età di pensionamento di anzianità, tramite la «finestra» mobile, a 41 anni per uomini e donne (DL 78/2010, L. 122/2010), più (col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter),[27] 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, o +2 mesi per chi li matura nel 2013, o +3 mesi per chi li matura nel 2014, portando l’età a 41 anni e 1 mese e poi 2 o 3 mesi per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi;

- sia introducendo - sempre Sacconi e non Fornero - con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2,[159] modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis,[165] l’incisivo e fondamentale adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora (2018) l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2019, e poi via via a 70 e oltre. In forza della riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), la sua periodicità diverrà biennale, relativamente agli «adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019», e cioè dal 2022, quantunque il Ragioniere Generale dello Stato affermi sorprendentemente ed erroneamente che la periodicità biennale decorre dal 2019.[177]

- Anche il sistema contributivo lo ha introdotto la riforma Dini nel 1995,[161] non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

- Va però aggiunto che la riforma Fornero, oltre a renderne la periodicità biennale, ha anche esteso, col comma 12 dell’art. 24, l’adeguamento all’aspettativa di vita alle pensioni anticipate (ex anzianità).

E, la riforma Fornero, ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (maschi e femmine) allineandoli a tutti gli altri.

E, più avanti:

8. Risparmi dalle riforme delle pensioni

Ed ora veniamo al fattore decisivo, per chi, arrivati a questo punto, covasse ancora qualche dubbio sulla maggiore severità ed efficacia della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero. Anche sulla base dei risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato[173] in 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, emerge un rilevante maggiore impatto della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero, della quale tutti parlano, poiché meno di un terzo viene ascritto a quest’ultima, mentre la gran parte dei residui 700 miliardi è merito della riforma Sacconi, di cui, invece, nessuno parlaDetto sinteticamente in linguaggio calcistico, Sacconi batte Fornero 2 a 1Vediamo perché. Scrive RGS:

«Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) [riforme Maroni, Damiano e Sacconi, ndr] e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).» [cioè 350 miliardipoi scesi a 280 miliardi[196] dopo i successivi interventi legislativi e la sentenza che ha sancito l’incostituzionalità del blocco della perequazione dal 2012 al 2013, che da solo vale 5 miliardi all’anno, ndr].

RGS aggiunge:

«Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo [poi dichiarato incostituzionale, ndr], è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 miliardi, ndr].»

Ma, poiché lo «scalone» di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le «quote» di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’analisi di RGS ascrive implicitamente la gran parte dei residui quasi 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla.

3. Debito pubblico

Infine, Lei ha accusato il Governo Monti di avere aumentato sensibilmente il debito pubblico. E’ falso. Traggo dal capitolo 3 del mio saggio:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel capitolo 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[436] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[436] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13 miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[413]), al 128% e 2.040 miliardi[436] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[413] al circa 131%[436] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura indicata da Lei: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi, in un anno e mezzo l’aumento è stato di 100 mld (66,7 mld annui), contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi in tre anni e mezzo (70,6).

Va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti. Traggo dalle note del mio saggio:

[139] Pagamento debiti della PA ai creditori

[140] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017

[141] Disponibilità liquide del Tesoro

Conclusione

In conclusione, nel rammentarle che la Lega Nord annoverava 90 parlamentari, e non 30 o 40 come Le ha suggerito il moderatore Lanfranco Palazzolo, e in ogni caso erano determinanti, come dimostrò Bossi ponendo il veto alla revisione delle pensioni di anzianità chiesta dalla lettera del 5.8.2011 della BCE, veto che poi offrirà il varco alla troppo zelante professoressa Fornero, ne emerge che anche Lei, On. Centemero, è stata una vittima della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, come un qualunque uomo della strada. Spero, allora, di esserle stato utile e che in futuro vorrà contrastare le due BUFALE mondiali create e alimentate da Berlusconi e Salvini.

Cordiali saluti,



Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato, cinque giorni fa, al Segretario Generale della CGIL, Maurizio Landini, dopo aver ascoltato il suo intervento alla Festa Nazionale del Partito Democratico a Ravenna. E’ la settima che gli ho inviato finora, prevalentemente a seguito di suoi strafalcioni, sulle pensioni. Ieri ho telefonato alla CGIL di Roma per chiedere alla sua segretaria di stamparla e consegnargliela.


Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero

Da v

29/8/2019 14:06



ALLA C.A. DEL SEGRETARIO GENERALE MAURIZIO LANDINI (S.P.M.)



Egr. Sig. Landini,

Le ho scritto già in passato più volte, ma invano. Ci riprovo, sperando di essere più fortunato e che la Sua segretaria stampi e Le consegni questa mia settima lettera.

Ho ascoltato ieri, su Radio Radicale, il dibattito tra Lei e Andrea Orlando alla Festa Nazionale del Partito Democratico.

Lei ha affermato che riceve critiche severe nelle assemblee sindacali perché il PD ha approvato la riforma Fornero.

Poi ha criticato la riforma delle pensioni Fornero perché, secondo Lei, imporrebbe ai giovani il calcolo interamente contributivo, giudicandolo esagerato.

Ne deriva logicamente che sia il PD che la CGIL avrebbero tutto l’interesse a chiarire chi ha fatto che cosa in tema di pensioni.

Ed invece - errare è umano, perseverare diabolico - Lei continua a parlare di cose che non conosce bene, vittima come 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, i ministri e i parlamentari, della potente DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra. La riforma Fornero non c’entra (in questa come per altre misure che le vengono erroneamente attribuite), essa ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini (L. 335/1995), a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che all’1.1.1995, avevano già 18 anni di contributi. Tutti relativamente anziani e ormai già in pensione.

A riprova, traggo dal mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (di cui ho fatto omaggio a Lei e Ghiselli, ma pare che Lei sia sempre in giro e non abbia avuto il tempo di leggerlo):

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa, che poi si riducono in breve fino a sparire:[175]

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).»

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo estesopro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte (che non sono in grado di quantificare) oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[178]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

La stessa RGS, a conferma della sopravvalutazione della riforma Fornero a scapito della ben più severa riforma SACCONI, ascrive alla riforma SACCONI – mai nominata da nessuno - un risparmio stimato al 2060 quasi DOPPIO di quello della riforma Fornero (cfr. il libro citato, cap. 2, par. 8).

In conclusione, osservo che Andrea Orlando ha dichiarato che la casa deve essere al centro delle proposte del PD. Sono d’accordo. Sono 10 anni che segnalo ai Segretari ed ai politici del PD che l’infrastruttura primaria è la casa, poiché è la casa che fa la differenza tra una vita economicamente sostenibile e la povertà, ed occorre implementare UN CORPOSO PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’, oggi drammaticamente pari a poco più di 550 mila alloggi popolari e ultrapopolari censiti (dimezzati rispetto a 10 anni fa, a seguito delle vendite), spesso fatiscenti, pari all’1,5% circa del totale degli immobili residenziali, contro 10, 20, 30 volte tanto negli altri Paesi UE (al primo posto c’è l’Olanda col 32%, ibidem, cap. 1, par. 7).

Cordiali saluti,

V.


Destinatari:



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Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita


Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL dopo aver letto la loro analisi degli effetti di “Quota 100”, nella quale ripetono l’errore della Ragioneria Generale dello Stato sulla decorrenza biennale dell’adeguamento delletà di pensionamento alla speranza di vita. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita

Da:  v

9/5/2019 17:15


ALLA C.A. DI FULVIO FAMMONI, CARLO GHEZZI, EZIO CIGNA

CC: Parlamentari, Sindacati, Media, Fondazioni, INPS


Viene eliminato sino al 31.12.2026 il collegamento del requisito pensionistico per la pensione anticipata con l’incremento dell’attesa di vita (che sarebbe stato di 5 mesi nel 2019) previsto per ogni biennio dal 2019 in poi.

No, la periodicità biennale decorre dal 2022, come si evince agevolmente dalla norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), che viene interpretata in maniera erronea da RGS (in contraddizione con quanto la stessa RGS scriveva nella relazione tecnica della legge):

Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]”.

Aggiungo che un’altra errata interpretazione di RGS riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Ho già segnalato due volte queste errate interpretazioni delle norme pensionistiche a RGS.


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull’adeguamento dell’età pensionabile


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Vista la sordità generale, ho inviato le due lettere, via pec, p.c. anche al Presidente della Repubblica, come extrema ratio. In data 5 marzo scorso, il Segretariato Generale del Quirinale mi ha informato che “questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza”.

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Ecco la mia replica:

Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Ho inviato p.c. queste lettere anche ai Sindacati, incluso CGIL-SPI, e alla Fondazione Di Vittorio. Ed ho anche fatto omaggio del mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” sia a Maurizio Landini che a Roberto Ghiselli.

I quali, però, come tutti, continuano a citare esclusivamente la riforma Fornero e mai la ben più severa riforma SACCONI. Il che è:

·     errato, in particolare per il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché per il risparmio al 2060 (cfr. lettere a RGS);

·    autolesionistico per la CGIL (basta dare un’occhiata ai commenti in Rete), che fu l’unico Sindacato ad opporsi nel 2010 e 2011 alla riforma Sacconi ed è accusato di non essersi opposto adeguatamente alla riforma Fornero, alla quale viene imputato tutto, perciò avrebbe tutto l’interesse a fare chiarezza e ad attribuire in maniera corretta le norme pensionistiche.

Alla luce di quanto detto, cioè di un tema che fa registrare dal 2013-14 una DISINFORMAZIONE crescente prima nazionale, che coinvolge 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli esperti previdenziali, e poi mondiale, mi permetto evidenziare ai dirigenti della CGIL e della Fondazione Di Vittorio l’opportunità di organizzare uno o più incontri-dibattiti informativi a Roma, a Napoli e nelle principali città sul tema delle riforme delle pensioni varate nel 2010 e 2011 (oltre che sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e gli Obiettivi statutari della BCE) che dia a Cesare quel che è di Cesare. Per Roma suggerirei come moderatore Carlo Clericetti, che ha scritto la prefazione del mio libro e sul cui blog su Repubblica si è dispiegata nell’arco degli ultimi anni la mia piccola, diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE, e, se ritenuto utile, do volentieri la mia disponibilità.

Cordiali saluti,

V.



Destinatari:



SINDACATI

(n. 47)


(n. 50)


Ministeri Lavoro e Tesoro

 (n. 29)

(n. 18)