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Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al deputato Giulio Centemero della Lega Nord, dopo il nostro breve scambio in diretta a Radio Radicale sui Governi Berlusconi e Monti, nel corso del suo Filo diretto con i radioascoltatori, moderato da Lanfranco Palazzolo. Nel titolo, ho anteposto l’aggettivo “false” al sostantivo “notizie” perché ritengo che nel suo caso si sia trattato non di malafede ma di ignoranza dei dati; se avessi ravvisato la malafede lo avrei posposto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti

v

25/9/2019 14:55



ALLA C.A. DELL’ON. GIULIO CENTEMERO

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Giulio Centemero,

Ieri mattina, ho fatto il seguente commento nel corso del Suo Filo diretto (al minuto 19.55) su Radio Radicale:

Il governo Berlusconi-Bossi varò manovre finanziarie molto inique per un importo QUADRUPLO rispetto al governo Monti (267 miliardi contro 63) e una riforma delle pensioni SACCONI più severa della riforma Fornero, con un risparmio DOPPIO al 2060. Le pesanti misure strutturali vigono tutt’oggi, alimentando la crisi. Poi Berlusconi e Salvini hanno dato tutta la colpa a Monti, Fornero e i comunisti ingannando 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, e creando una BUFALA mondialeL’analisi e le prove documentali, già inviatevi, nel mio blog Vincesko (con la kappa). Grazie.

Lei ha risposto (al minuto 21.30) che non Le risulta. Ed ha inanellato una serie di false notizie. Viste l’importanza e la gravità delle Sue affermazioni, la mia replica non sarà breve.

Mi permetta, preliminarmente, di osservare che il mio commento (tenuto nel limite stretto dei 40 secondi concessi da Radio Radicale) indica cifre precise e di cercarne le prove documentali, già inviate a Radio Radicale più volte, nel mio blog. Se si fa la fatica di cercarle e di leggerle, esse rinviano agli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera e del Senato sulle manovre varate, cioè del Parlamento di cui Lei è un importante esponente, e attestano che il governo Berlusconi-Bossi ha varato manovre finanziarie per un importo quadruplo del Governo Monti, a valere, rispettivamente, per il quadriennio o triennio successivi, ma le misure c.d. strutturali (cioè permanenti) vigono tuttora. Confermando quanto da me sostenuto.

Poiché il mio blog (http://vincesko.ilcannocchiale.it o http://vincesko.blogspot.it) comprende 832 post, mi permetto di fornirLe io tali prove documentali. La preavverto che, tra i 60 milioni di Italiani, anche ministri, parlamentari e quasi tutti gli economisti italiani – incredibile ma vero - (inclusi i Suoi colleghi parlamentari Bagnai e Borghi) sono vittime di quella che in un mio modestissimo saggio, che ho deciso di scrivere e pubblicare dopo otto anni di contrasto solitario e costante alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) – una vera fatica di Sisifo! -, ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. Poi, come ho detto nel commento, la BUFALA è diventata mondiale, colpendo anche qualche premio Nobel oltre ai più famosi giornali esteri.

1. Manovre finanziarie

Traggo, allora, dal capitolo 1 del mio saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (corredato di 480 note e centinaia di link), le cui fonti sono state, in ordine cronologico, Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi ha battuto il Governo Monti per 4 a 1, una vittoria schiacciante; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali.

Traggo ancora dal mio saggio citato:

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale,[90] dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87 per cento); e (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74 all’85 per cento, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste,[91] che in questo caso si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini,[92] presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato. […]

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), in concreto non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimoCioè i pesanti sacrifici vennero imposti dal Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini ai non ricchi e perfino ai poveri, quasi nulla ai miliardari e ai milionari.

Infatti, il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere illegittimo, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013).[93]

Così successe per la tassazione delle stock option limitatamente alle imprese che operano nel settore finanziario (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

E, come risulta dalla Tabella n. 3, il grosso delle manovre si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

   732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

      209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

     36

14.971

74.189

     100.633

83.254

      273.083

100,0

  %

-

5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Contrariamente a ciò che Lei ha affermato, il Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti è quello che ha investito di meno contro la crisi, per la semplice ragione che, avendo prima sprecato vari miliardi (abolizione ICI, salvataggio Alitalia, doppio G8, ecc.) e poi deciso di salvaguardare i ricchi, non aveva un Euro per farlo dopo aver ubbidito ai diktat dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE), come conferma lo stesso Tremonti, dopo la lettera del 5.8.2011 della BCE, adempiuta con la seconda manovra estiva del 2011 (DL 138/2011, di 65 mld cumulati). Traggo dal mio saggio (pag. 31):

[…] (v) [Tremonti] conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]». […]


(vi) Giulio Tremonti parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di «un fabbisogno netto dell’1% nel 2012». La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»;

Traggo ancora dal mio saggio (pag. 49, fonte ISTAT)

8. Politica fiscale del Governo

[…] c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi: «Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.»;[38]

Infine, il Governo Monti fu molto più equo (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana, mentre per la questione esodati rinvio al capitolo 2 del libro citato o al mio blog).

2. Riforme delle pensioni

Nel capitolo 2 del libro citato, si trova la illustrazione de LA SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO, che riguarda le riforme delle pensioni.

Lei ha contestato che la riforma SACCONI sia più severa della riforma Fornero ed ha parlato solo delle lamentate nequizie della seconda.

Traggo dal mio saggio citato, nel quale è anche spiegato che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e anticipato a 41 anni e 3 mesi, oltre all’adeguamento alla speranza di vita, è stata decisa dalla riforma SACCONI, ma tali misure vengono erroneamente ascritte, anche dagli esperti, alla riforma Fornero:

4. Confronto sintetico della Riforma Sacconi e della Riforma Fornero

[...] Come si arguisce confrontando le misure, l’allungamento dell’età di pensionamento è stato deciso più da Sacconi che da Fornero, segnatamente per il pensionamento di vecchiaia:


- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, tramite la «finestra» mobile (cioè differimento dell’erogazione) di 12 o 18 mesi, da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici (dipendenti e autonome) del settore privato, per le quali ha previsto, includendo l’adeguamento alla speranza di vita, l’allineamento graduale entro il 2023 (accelerato poi dalla riforma Fornero nel 2011, gradualmente entro il 2018);

- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, quasi senza gradualità, da 60 a 65 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea,[175] ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni,[176] più «finestra» di 12 mesi;

- sia portando l’età di pensionamento di anzianità, tramite la «finestra» mobile, a 41 anni per uomini e donne (DL 78/2010, L. 122/2010), più (col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter),[27] 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, o +2 mesi per chi li matura nel 2013, o +3 mesi per chi li matura nel 2014, portando l’età a 41 anni e 1 mese e poi 2 o 3 mesi per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi;

- sia introducendo - sempre Sacconi e non Fornero - con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2,[159] modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis,[165] l’incisivo e fondamentale adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora (2018) l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2019, e poi via via a 70 e oltre. In forza della riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), la sua periodicità diverrà biennale, relativamente agli «adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019», e cioè dal 2022, quantunque il Ragioniere Generale dello Stato affermi sorprendentemente ed erroneamente che la periodicità biennale decorre dal 2019.[177]

- Anche il sistema contributivo lo ha introdotto la riforma Dini nel 1995,[161] non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

- Va però aggiunto che la riforma Fornero, oltre a renderne la periodicità biennale, ha anche esteso, col comma 12 dell’art. 24, l’adeguamento all’aspettativa di vita alle pensioni anticipate (ex anzianità).

E, la riforma Fornero, ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (maschi e femmine) allineandoli a tutti gli altri.

E, più avanti:

8. Risparmi dalle riforme delle pensioni

Ed ora veniamo al fattore decisivo, per chi, arrivati a questo punto, covasse ancora qualche dubbio sulla maggiore severità ed efficacia della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero. Anche sulla base dei risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato[173] in 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, emerge un rilevante maggiore impatto della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero, della quale tutti parlano, poiché meno di un terzo viene ascritto a quest’ultima, mentre la gran parte dei residui 700 miliardi è merito della riforma Sacconi, di cui, invece, nessuno parlaDetto sinteticamente in linguaggio calcistico, Sacconi batte Fornero 2 a 1Vediamo perché. Scrive RGS:

«Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) [riforme Maroni, Damiano e Sacconi, ndr] e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).» [cioè 350 miliardipoi scesi a 280 miliardi[196] dopo i successivi interventi legislativi e la sentenza che ha sancito l’incostituzionalità del blocco della perequazione dal 2012 al 2013, che da solo vale 5 miliardi all’anno, ndr].

RGS aggiunge:

«Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo [poi dichiarato incostituzionale, ndr], è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 miliardi, ndr].»

Ma, poiché lo «scalone» di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le «quote» di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’analisi di RGS ascrive implicitamente la gran parte dei residui quasi 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla.

3. Debito pubblico

Infine, Lei ha accusato il Governo Monti di avere aumentato sensibilmente il debito pubblico. E’ falso. Traggo dal capitolo 3 del mio saggio:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel capitolo 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[436] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[436] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13 miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[413]), al 128% e 2.040 miliardi[436] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[413] al circa 131%[436] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura indicata da Lei: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi, in un anno e mezzo l’aumento è stato di 100 mld (66,7 mld annui), contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi in tre anni e mezzo (70,6).

Va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti. Traggo dalle note del mio saggio:

[139] Pagamento debiti della PA ai creditori

[140] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017

[141] Disponibilità liquide del Tesoro

Conclusione

In conclusione, nel rammentarle che la Lega Nord annoverava 90 parlamentari, e non 30 o 40 come Le ha suggerito il moderatore Lanfranco Palazzolo, e in ogni caso erano determinanti, come dimostrò Bossi ponendo il veto alla revisione delle pensioni di anzianità chiesta dalla lettera del 5.8.2011 della BCE, veto che poi offrirà il varco alla troppo zelante professoressa Fornero, ne emerge che anche Lei, On. Centemero, è stata una vittima della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, come un qualunque uomo della strada. Spero, allora, di esserle stato utile e che in futuro vorrà contrastare le due BUFALE mondiali create e alimentate da Berlusconi e Salvini.

Cordiali saluti,



Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato, cinque giorni fa, al Segretario Generale della CGIL, Maurizio Landini, dopo aver ascoltato il suo intervento alla Festa Nazionale del Partito Democratico a Ravenna. E’ la settima che gli ho inviato finora, prevalentemente a seguito di suoi strafalcioni, sulle pensioni. Ieri ho telefonato alla CGIL di Roma per chiedere alla sua segretaria di stamparla e consegnargliela.


Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero

Da v

29/8/2019 14:06



ALLA C.A. DEL SEGRETARIO GENERALE MAURIZIO LANDINI (S.P.M.)



Egr. Sig. Landini,

Le ho scritto già in passato più volte, ma invano. Ci riprovo, sperando di essere più fortunato e che la Sua segretaria stampi e Le consegni questa mia settima lettera.

Ho ascoltato ieri, su Radio Radicale, il dibattito tra Lei e Andrea Orlando alla Festa Nazionale del Partito Democratico.

Lei ha affermato che riceve critiche severe nelle assemblee sindacali perché il PD ha approvato la riforma Fornero.

Poi ha criticato la riforma delle pensioni Fornero perché, secondo Lei, imporrebbe ai giovani il calcolo interamente contributivo, giudicandolo esagerato.

Ne deriva logicamente che sia il PD che la CGIL avrebbero tutto l’interesse a chiarire chi ha fatto che cosa in tema di pensioni.

Ed invece - errare è umano, perseverare diabolico - Lei continua a parlare di cose che non conosce bene, vittima come 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, i ministri e i parlamentari, della potente DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra. La riforma Fornero non c’entra (in questa come per altre misure che le vengono erroneamente attribuite), essa ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini (L. 335/1995), a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che all’1.1.1995, avevano già 18 anni di contributi. Tutti relativamente anziani e ormai già in pensione.

A riprova, traggo dal mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (di cui ho fatto omaggio a Lei e Ghiselli, ma pare che Lei sia sempre in giro e non abbia avuto il tempo di leggerlo):

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa, che poi si riducono in breve fino a sparire:[175]

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).»

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo estesopro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte (che non sono in grado di quantificare) oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[178]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

La stessa RGS, a conferma della sopravvalutazione della riforma Fornero a scapito della ben più severa riforma SACCONI, ascrive alla riforma SACCONI – mai nominata da nessuno - un risparmio stimato al 2060 quasi DOPPIO di quello della riforma Fornero (cfr. il libro citato, cap. 2, par. 8).

In conclusione, osservo che Andrea Orlando ha dichiarato che la casa deve essere al centro delle proposte del PD. Sono d’accordo. Sono 10 anni che segnalo ai Segretari ed ai politici del PD che l’infrastruttura primaria è la casa, poiché è la casa che fa la differenza tra una vita economicamente sostenibile e la povertà, ed occorre implementare UN CORPOSO PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’, oggi drammaticamente pari a poco più di 550 mila alloggi popolari e ultrapopolari censiti (dimezzati rispetto a 10 anni fa, a seguito delle vendite), spesso fatiscenti, pari all’1,5% circa del totale degli immobili residenziali, contro 10, 20, 30 volte tanto negli altri Paesi UE (al primo posto c’è l’Olanda col 32%, ibidem, cap. 1, par. 7).

Cordiali saluti,

V.


Destinatari:



**********






Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita


Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL dopo aver letto la loro analisi degli effetti di “Quota 100”, nella quale ripetono l’errore della Ragioneria Generale dello Stato sulla decorrenza biennale dell’adeguamento delletà di pensionamento alla speranza di vita. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita

Da:  v

9/5/2019 17:15


ALLA C.A. DI FULVIO FAMMONI, CARLO GHEZZI, EZIO CIGNA

CC: Parlamentari, Sindacati, Media, Fondazioni, INPS


Viene eliminato sino al 31.12.2026 il collegamento del requisito pensionistico per la pensione anticipata con l’incremento dell’attesa di vita (che sarebbe stato di 5 mesi nel 2019) previsto per ogni biennio dal 2019 in poi.

No, la periodicità biennale decorre dal 2022, come si evince agevolmente dalla norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), che viene interpretata in maniera erronea da RGS (in contraddizione con quanto la stessa RGS scriveva nella relazione tecnica della legge):

Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]”.

Aggiungo che un’altra errata interpretazione di RGS riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Ho già segnalato due volte queste errate interpretazioni delle norme pensionistiche a RGS.


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull’adeguamento dell’età pensionabile


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Vista la sordità generale, ho inviato le due lettere, via pec, p.c. anche al Presidente della Repubblica, come extrema ratio. In data 5 marzo scorso, il Segretariato Generale del Quirinale mi ha informato che “questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza”.

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Ecco la mia replica:

Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Ho inviato p.c. queste lettere anche ai Sindacati, incluso CGIL-SPI, e alla Fondazione Di Vittorio. Ed ho anche fatto omaggio del mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” sia a Maurizio Landini che a Roberto Ghiselli.

I quali, però, come tutti, continuano a citare esclusivamente la riforma Fornero e mai la ben più severa riforma SACCONI. Il che è:

·     errato, in particolare per il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché per il risparmio al 2060 (cfr. lettere a RGS);

·    autolesionistico per la CGIL (basta dare un’occhiata ai commenti in Rete), che fu l’unico Sindacato ad opporsi nel 2010 e 2011 alla riforma Sacconi ed è accusato di non essersi opposto adeguatamente alla riforma Fornero, alla quale viene imputato tutto, perciò avrebbe tutto l’interesse a fare chiarezza e ad attribuire in maniera corretta le norme pensionistiche.

Alla luce di quanto detto, cioè di un tema che fa registrare dal 2013-14 una DISINFORMAZIONE crescente prima nazionale, che coinvolge 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli esperti previdenziali, e poi mondiale, mi permetto evidenziare ai dirigenti della CGIL e della Fondazione Di Vittorio l’opportunità di organizzare uno o più incontri-dibattiti informativi a Roma, a Napoli e nelle principali città sul tema delle riforme delle pensioni varate nel 2010 e 2011 (oltre che sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e gli Obiettivi statutari della BCE) che dia a Cesare quel che è di Cesare. Per Roma suggerirei come moderatore Carlo Clericetti, che ha scritto la prefazione del mio libro e sul cui blog su Repubblica si è dispiegata nell’arco degli ultimi anni la mia piccola, diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE, e, se ritenuto utile, do volentieri la mia disponibilità.

Cordiali saluti,

V.



Destinatari:



SINDACATI

(n. 47)


(n. 50)


Ministeri Lavoro e Tesoro

 (n. 29)

(n. 18)


(n. 50)


Commissione Lavoro Camera

(n. 44)


Commissione Affari Sociali Camera

(n. 48)


Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza Sociale Senato

(n. 38)


ALTRE ISTITUZIONI/FONDAZIONI/ASSOCIAZIONIv

(n. 50)v


MEDIAv

(n. 50)


(n. 50)


(n. 50)



**********





Lettera al Prof. Sergio Fabbrini sulle sue notizie false sul Governo Monti in un suo articolo su Il Sole 24 ore





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al Prof. Sergio Fabbrini, editorialista del Sole 24 ore, sulle sue notizie false sul Governo Monti, che egli prende a base per spiegare il successo elettorale dei “sovranisti” Lega Nord e M5S. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Sergio Fabbrini sulle sue notizie false in un articolo su "Il Sole 24 ore".

Da:  v

25/3/2019  14:50


ALLA C.A. DEL PROF. SERGIO FABBRINI

P.C. DIRETTORE DE IL SOLE 24 ORE E ALTRI MEDIA


Egr. Prof. Fabbrini,

Traggo da:

Tra promesse e realtà un anno dopo il cambiamento

–di Sergio Fabbrini - 04 marzo 2019

«Le elezioni del 4 marzo 2018 sono state l’equivalente di un sommovimento sociale. Esse hanno registrato il successo delle due forze politiche (Cinque Stelle e Lega) che avevano dato voce al malessere diffuso nel Paese. Un malessere cresciuto costantemente dal novembre 2011, quando il governo politico in carica (il governo Berlusconi) fu sostituito da un governo tecnico (il governo Monti). È in quel passaggio storico che vanno cercate le ragioni della convergenza tra le due forze politiche che sono oggi al governo. Esse furono le uniche ad opporsi al governo Monti (da dentro e da fuori il Parlamento) e all’idea che l’Italia doveva sottostare alle regole di bilancio che tengono insieme l’Eurozona. Dietro la rivoluzione del 4 marzo c’è una contrastata (e finora irrisolta) relazione tra l’Italia e l’Europa integrata. Se non si capisce questo problema strutturale, non si potrà venire a capo del malessere italiano. Vediamo meglio.

Il governo Monti fu necessario per salvare l’Italia da un possibile default finanziario. 

Quel governo si impose perché la discrasia tra la struttura del bilancio pubblico italiano e la struttura della regolamentazione dell’Eurozona non era più gestibile.

Occorreva introdurre (in gran fretta) riforme strutturali (a cominciare da quella del sistema pensionistico) che riportassero l’andamento della spesa pubblica entro un orizzonte di compatibilità con le regole dell’Eurozona.

Tuttavia, le riforme strutturali producono benefici nel medio periodo, mentre i costi sociali da esse generati sono immediatamente percepiti. Di qui l’ascesa elettorale dei Cinque Stelle e della Lega. Nel marzo scorso, esse hanno dato rappresentanza proprio a coloro che avevano sostenuto quei costi (o che temevano che li avrebbero sostenuti). Una rappresentanza legittimata dal fatto che esse avevano di già contrastato il ritorno, con il governo Monti, alla politica del sentiero stretto.»


Deduco da ciò che ha scritto nel Suo editoriale del 4 marzo 2019 che anche Lei è vittima – come quasi 60 milioni di Italiani, ivi incluso l’ex direttore de Il Sole 24 ore Roberto Napoletano (v. il suo ultimo libro “Il cigno nero e il cavaliere bianco ), talvolta Il Sole 24 ore, ministri, parlamentari, nonché quasi tutti i docenti universitari di Economia o di Lavoro e Previdenza – della Prima e della Seconda Più Grande Bufala del XXI Secolo.

Infatti, da sette anni, per colpa anche dei media - fuorviati da informazioni spesso errate o, in piccola parte (coloro che conoscono i dati sono pochissimi), volutamente false – è stato completamente obliterato il nome del governo Berlusconi, alimentando la BUFALA sesquipedale che il mastodontico consolidamento fiscale e la conseguente recessione li abbia deciso o causato Monti; analogamente succede da cinque anni per la riforma delle pensioni Fornero, alla quale vengono erroneamente attribuite misure importanti della ben più severa riforma Sacconi. Vediamo nell’ordine.


Prima Più Grande Bufala

Riporto le CIFRE relative alle manovre della XVI legislatura:


Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld,  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-07/oggi-garantiti-formalmente-miliardi-063705_PRN.shtml) che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare il taglio delle agevolazioni fiscali-assistenziali, e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti 4 a 1. Per l’iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è stato anche peggio.


Le fonti da me utilizzate sono state:

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

Servizio Studi della Camera dei Deputati.

Sulla base dei dati di quest’ultimo, ho elaborato questa tabella relativa alle principali cinque manovre correttive, molte delle cui misure sono strutturali e quindi permanenti.[1]

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL 78/2010

          36

12.131

25.068

25.033

 -

62.268

22,8

DL98/201 1

 -

  2.108

  5.577

24.406

49.973

82.064

30,1

DL138/2011

 -

     732

22.698

29.859

11.822

65.111

23,8

Tot.Gov.B.

         36

14.971

53.343

79.298

61.795

  209.443

76,7

DL201/2011

 -

 -

20.243

21.319

21.432

62.994

23,1

DL95/2012*

 -

 -

     603

       16

      27

     646

  0,2

Tot.Gov.M.

 -

 -

20.846

21.335

21.459

63.640

23,3

TOTALE

        36

14.971

74.189

100.633

83.254

  273.083

100,0

  %

 -

  5,5

  27,2

  36,9

  30,5

100,0

 *Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680. 

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Da essa, si evince che:

(i) gli importi e i tempi di attuazione furono imposti dai veri e propri diktat dell’UE e della lettera del 5/8/2011 della BCE al governo Berlusconi, costretto poi a dimettersi[1]), sostituito da Monti, che subentra a Berlusconi all’esito di un complotto sui generis orchestrato su input iniziale di Sarkozy-Merkel;[1]

(ii) nel quadriennio 2011-14 (nonché successivamente), impattarono sia le due manovre del governo Monti, sia le tre varate in precedenza dal governo Berlusconi, per un totale (esclusa la legge di stabilità 2011, che nel 2012 impatta per 2,8 mld[2]) di 273.083 milioni, di cui Berlusconi 209.443 mln (76,7%) e Monti 63.640 mln (23,3%).[1]


Seconda Più Grande Bufala

Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, rinvio all’analisi dettagliata che ho fatto nel mio libro.[1] Qui mi limito a tre aspetti.

Il primo: è importante osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconi, come lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro. Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.

Il secondoil metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (Legge 8.8.1995, n. 335): (i) interamente retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi; (ii) misto per coloro che erano sotto questo limite; e (iii) interamente contributivo per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dall’1.1.1996.

La riforma Fornero (Legge 22.12.2011, n. 214) lo ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, a coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

Il terzo: dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?[1]

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.

Questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la riforma Fornero abbia salvato i conti pensionistici sostituendo il metodo retributivo col contributivo.


Conclusione

Se ne deduce che la propaganda vittoriosa di Salvini della Lega Nord (che faceva parte del Governo Berlusconi ed ha approvato le pesanti e scandalosamente inique manovre correttive e la severa riforma Sacconi) e di Di Maio di M5S poggia su due BUFALE ormai mondiali. Con la differenza che il primo – al quale ho scritto due volte e contestatogli in diretta Radio1 - lo fa in malafede.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a contrastare la DISINFORMAZIONE generale sulle tre BUFALE mondiali (la terza è sulla BCE).

Cordiali saluti,

V.

__________________________


Note

[1] LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO https://www.amazon.it/dp/B07PBXVWRS



Destinatari:


MEDIAv

22/1/2019 16:38

(n. 50)v

(n. 50)

(n. 50)v


SITI ECONOMICI E PREVIDENZAv

(n. 50)v


PROFESSORI VARIv



**********




Lettera a Roberto Bagnoli di Iomiassicuro sulle sue notizie false sulla riforma Fornero






Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.2.2019 a Roberto Bagnoli, titolare di un sito di previdenza, sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


  

Lettera a Roberto Bagnoli di Iomiassicuro sulle sue notizie false sulla riforma Fornero.

Da:  v

11/2/2019  16:57


Egr. Dott. Bagnoli,

Traggo dal Suo articolo “LA RIFORMA MONTI-FORNERO” http://www.iomiassicuro.it/pensione-senza-segreti/la-riforma-monti-fornero (senza data) una serie di notizie false, compendiate dalle due frasi seguenti (in grassetto nel testo): la prima, “Si tratta di una vera e propria “rivoluzione” che sconvolge tutte le regole precedenti”; la seconda, “Il governo Monti è riuscito a mettere insieme in un colpo solo una serie d’interventi invocati da più parti per lunghi anni”.

Osservo:

1. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22ter), sono state sette: Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243 Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.

Va sottolineato che di esse, dunque, la riforma Fornero è la settima e ultima (finora), e, a giudicare dalle norme e dagli effetti, sia in fatto di allungamento dell’età di pensionamento, sia in termini di risparmio di spesa, non la più severa.

2. La riforma Fornero non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia, tranne per:

l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e

- la riduzione di 6 mesi (da 18 a 12 mesi) della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; e (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La stessa professoressa Fornero, nel suo ultimo libro, lamenta l’errata attribuzione a lei dell’aumento dell’età di pensionamento a 66 anni:

“Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).

3. L’adeguamento triennale all’aspettativa di vita, relativamente alle pensioni di vecchiaia e alle “quote”, è stato introdotto dalla riforma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis. La riforma Fornero lo ha reso biennale, a decorrere dal 2022, ed esteso alle pensioni anticipate.

4. Il metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (L. 335/1995); la riforma Fornero lo ha solo esteso a coloro che ne erano esclusi, ossia coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

5. Dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell'errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire. Il che conferma la scarsissima incidenza della misura.

In conclusione: contrasto la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e altro), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, da sette anni, soprattutto tramite il mio blog (http://vincesko.blogspot.it), nel quale ho pubblicato le decine di lettere circolari inviate agli autori delle notizie false, inclusa, per il suo contributo alla DISINFORMAZIONE, la professoressa Fornero. Da poco ho pubblicato questo libro, che ha in calce un commento finale di Elsa Fornero: https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.

Cordiali saluti,

V.


PS: Poiché Lei non è un esperto di pensioni, evito di inviare questa lettera, per conoscenza, ad altri destinatari. La pubblicherò nel mio blog, assieme alla Sua eventuale risposta.



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Risposta di Piero Righetti e mia replica su una sua notizia falsa sulla riforma Fornero


Pubblico la risposta di Piero Righetti alla mia lettera (riportata in calce) in cui ho criticato una sua notizia falsa sulla riforma Fornero, in un suo articolo pubblicato da Affari Italiani, e la mia lettera di replica. Ad oggi non ho ricevuto nessun’altra sua risposta.


Oggetto: Nessuna notizia falsa

Egr. Sig. V.,

il Direttore Perrino, che legge per conoscenza, mi ha inviato la sua email del 4/2 u.s. in cui  lei mi accusa di aver dato – nel mio articolo “Pensione anche a quota 94” –  una notizia falsa. Effettivamente sono un ex dirigente Inps ed un esperto previdenziale e del lavoro, collaboro con Affari Italiani e per decenni, tra l’altro, con Sole 24 Ore, Guida Normativa e Guida al Lavoro. Il mio articolo, che voleva solo sottolineare che ora – sia pure per soli 3 anni, almeno ad oggi – si può andare in pensione anche con quota 94 non è assolutamente né un trattato né una disquisizione giuridica e l’annuncio pensione a quota 94 è assolutamente esatto. Come anche la notizia della spallata. Lo stesso Governo e i due Vice Presidenti Di Maio e Salvini hanno più volte parlato di spallata alla Fornero. Del resto, come lei stesso ricorda, l’aumento dell’età pensionabile è attribuito alla Fornero sia dal Servizio Studi della Camera sia da professori di lavoro e previdenza a causa anche, lei aggiunge,  di “una formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero”.

A chi ora può andare in pensione 8 anni prima non credo interessi più di tanto se il D.L. 4/2019 sia un vulnus a Fornero o a Sacconi. A loro credo basta sapere che possono presentare la domanda di pensione.

L’impatto della notizia che ho dato – e che il giorno dopo l’uscita del mio articolo su Affari Italiani è comparsa con grandi titoli sul Sole 24 Ore e Italia Oggi – è “in pensione 8 anni prima”

Questa notizia non è assolutamente falsa. Forse imprecisa e per i motivi che lei stesso ha ricordato.

Aggiungo che la legge Sacconi è antecedente quella della Fornero e che, di conseguenza, la Fornero, con la sua legge ha “incorporato” di fatto le modifiche Damiano e Sacconi e che pertanto quello in vigore ante D.L. 4/2019 è il sistema pensionistico Fornero (e non certo quello Sacconi), al quale dunque ben può dirsi che il Decreto 4/2019 abbia dato una spallata, e non piccola, visto l’art. 22!

La ringrazio comunque della sua attenzione e del tempo che mi ha voluto dedicare.

Piero Righetti

5 Febbraio 2019


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Egr. Sig. Righetti,

Errare è umano, ammettere gli errori è segno di intelligenza, poiché, in fondo, siamo tutti ignoranti. Io sono il principe degli ignoranti, vengo subito dopo Adriano Celentano.

Mi spiace, Lei ha scritto una NOTIZIA FALSA, che – vista la Sua ritrosia ad ammetterlo – Le rammento, riportandola di seguito:

Questa a mio avviso è la più rilevante modifica, la più violenta spallata alla Riforma Fornero: in pensione a 59 anni di età anziché a 67, e cioè 8 anni prima.” http://www.affaritaliani.it/economia/pensione-si-va-anche-a-quota-9-584756.html.

La notizia falsa che Le ho contestato è, non che va “in pensione 8 anni prima”, ma che Lei ha attribuito erroneamente alla riforma Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni. Il che è oggettivamente falso, poiché tale allungamento è frutto della ben più severa riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano), oggetto da almeno 5 anni di una vera e propria damnatio memoriae.

E a nulla rileva, ai fini della corretta attribuzione di tale misura, che l’errata attribuzione l’abbiano fatta tutti, inclusi gli esperti, o che il Suo articolo sia stato ripreso dal Sole 24 ore, anche perché – evidentemente Lei non lo sa – anche Il Sole 24 ore, come tutti i media, anzi di più data la sua importanza in materia economica e previdenziale, è responsabile della DISINFORMAZIONE generale – e ormai mondiale - sulla riforma Fornero da almeno 5 anni. Cosa che gli ho contestato per iscritto fin dal 2015, prima in un commento in calce ad un loro articolo gravemente disinformativo, commento da loro censurato, e poi per lettera, anzi più lettere (qui trova tutte quelle da me inviate negli ultimi anni per contrastare l’universale DISINFORMAZIONE su questo tema, e altri due: http://vincesko.blogspot.it).

Inoltre, mi sorprende che Lei, esperto di analisi di norme giuridiche, adduca come attenuante o perfino esimente che la legge Fornero abbia «“incorporato” di fatto» la legge Sacconi, e arrivi addirittura a scrivere, sottolineandolo, che «quello in vigore ante D.L. 4/2019 è il sistema pensionistico Fornero (e non certo quello Sacconi).», che a me sembra una deduzione palesemente errata e perfino strampalata e in ogni caso destituita di fondamento in base agli effetti (vedi il Quadro sintetico dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori, riportato nella mia lettera precedente, e appresso). Che è analoga a quella formulata da altri esperti, tra i maggiori responsabili della vulgata che avrebbe fatto tutto Fornero sol perché la legge Fornero ha “confermato” alcune misure importanti della legge Sacconi, come l’adeguamento all’aspettativa di vita. Come se una legge in vigore avesse bisogno di essere “confermata” da una legge successiva. Il che è un obbrobrio tecnico-giuridico. Ed anche etico: si premia un plagio-furbizia, anziché – come faccio io da anni, anche contestandolo direttamente alla sua autrice, la professoressa Fornero, e alla sua vittima, il senatore Sacconi, che da anni fa lo gnorri – stigmatizzarlo.

Concludo con due ulteriori considerazioni, che a me sembrano risolutive, poi veda Lei.

La prima, è che tutti citano la riforma Fornero e obliterano la riforma Sacconi, che è più severa e incisiva e le cui norme vengono erroneamente attribuite da quasi tutti, in Italia e all’estero, in tutto o in parte, in particolare l’adeguamento alla speranza di vita, alla riforma Fornero. Ma osservo, al di là dell’interpretazione della complessa normativa: dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?

La seconda, come ho già rilevato nella mia lettera al direttore Perrino, è che è la stessa professoressa Fornero – ardisco pensare “incentivata” dalle mie decine di lettere circolari inviatele per competenza o conoscenza - che fa pulizia della Sua (e di altri) interpretazione fantasiosa della sua norma, lamentando nel suo ultimo libro l’errata attribuzione a lei dell’allungamento a 66 anni dell’età di pensionamento di vecchiaia (da 66 a 67 è aumentata in forza dell’adeguamento alla speranza di vita introdotto da Sacconi):

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di ‘attesa’, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle: 3134).

Spero vorrà contribuire in futuro a contrastare la DISINFORMAZIONE mondiale imperante sulla riforma delle pensioni Fornero e sulla riforma delle pensioni SACCONI.

La ringrazio dell’attenzione,

V.



PS: Come faccio di solito, invio questa mia lettera p.c. ai media e poi la pubblicherò nel mio blog. Per le osservazioni complete e le relative prove documentali della disinformazione mondiale, mi permetto segnalare il mio recente libro (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero): https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.



Destinatari


5/02/2019  14:37

(n. 50)v


5/02/2019  14:46

(n. 50)  info@la7.it,


5/2/2019 14:48

(n. 50) 



Post collegato:

Lettera ad “Affari Italiani” su una notizia falsa sulla Riforma delle pensioni Fornero



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