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SILVIO B.: IL MAMMONE DAL COLLO TAURINO ED IL SUO TALLONE D'ACHILLE/1/SILVIO B.

PROFILO PSICOLOGICO DI SILVIO B.
"L SIG. SILVIO B., IL MAMMONE DAL COLLO TAURINO ED IL SUO TALLONE D'ACHILLE 
(Versione elaborata nel maggio 2003, inviata a la Repubblica, appena appena aggiornata)

E se l'analisi razionale e logica - anche rigorosa - fosse insufficiente a spiegare compiutamente il personaggio Silvio B.?
Adottando un approccio psico-politico nell’analisi dei fatti e dei personaggi della vita politica nazionale, uso definire da una decina d’anni il Sig. Silvio B. un “mammone dal collo taurino”: un evidente - apparente - ossimoro, indicativo di una personalità complessa, vagamente (?) schizofrenica (“condannato” a recitare più parti in commedia: lui, tutte!).
Del mammone ha il carattere viziato, vittimista, bisognoso di protezione (P2, legami politici), egoista, autoassolutorio, dall’amor proprio ipertrofico e malato (che lo rende molto vulnerabile: esagerando, io da molti anni credo che non mollerà più Bossi, perché… ne teme gli epiteti);
Come tutti i veri mammoni, è un irriducibile egoista, condannato ad averla sempre vinta; sempre ed a qualunque costo: beninteso, per gli altri.
Nel suo caso, anche bulimico: bulimia di denaro, di case, di successo, di potere, di consenso e gratificazioni, di donne e di sesso (egli stesso ha confidato in tv che la mamma, da piccolo, lo ingozzava di cibo); bugiardo (sembra il paradigma della triade menzogna-negazione freudiana-proiezione), refrattario a controlli e regole.
Ma un mammone dal collo taurino (riconducibile al rapporto figlio-padre? Ma mi impressionò la reazione verbale dura e un po’ volgare della mamma contro il “concorrente” Rutelli ed il “concorrente” Prodi nel corso delle rispettive campagne elettorali); non un pappamolla, ma un duro, un intemperante, un vendicativo, uno proclive a legami opachi (P2, mafia, politica), se funzionali alle sue strategie di perseguimento del successo (autorealizzazione-gratificazione).
Ciò che spinge - potentemente – il Sig. Silvio B. a reagire agli attacchi, in maniera violenta e incoercibile - soprattutto quando si basano su fatti veri ed egli stesso li riconosce tali nel suo intimo profondo (soltanto la verità, dice Freud, fa davvero male) - non è l'analisi razionale dei fatti, ma il suo amor proprio ipertrofico e malato, il suo vero tallone d'Achille, da un lato; e ciò che lo “costringe” a concupire e a fagocitare poteri e competenze sono, dall’altro, la potente pulsione bulimica e – dato l’imprinting, cioè la relazione primitiva fondamentale - l’imitazione dell’autoritario – assolutistico? - modello materno.
Il grande scrittore russo Fedor Dostoevskij in "Delitto e castigo" scrive da par suo: "Il nero serpe dell'amor proprio ferito tutta la notte gli aveva succhiato il cuore". Povero S.B., e soprattutto poveri noi Italiani finchè lo avremo come presidente del consiglio: lo "seppellirà" più in fretta soltanto la nostra sapiente, mirata, assidua ironia ed infine una corale, oceanica... risata.

 

RAPPORTO DI SILVIO B. CON L'ELETTORATO. Qui faccio due osservazioni, una di tipo quantitativo: se l’Italia fosse un villaggio di 100 persone, gli elettori PDL sono stati 23 alle elezioni politiche e 18 a quelle europee (alle ultime elezioni regionali sono diminuiti di un terzo rispetto al dato delle elezioni europee). L’altra, di tipo qualitativo: il rapporto tra Berlusconi ed il suo elettorato somiglia molto all’innamoramento, che è una passione. Già i miti greci 2.500 anni fa, il potente Shakespeare 400 anni fa e Freud 100 anni fa paragonavano l’innamoramento ad uno stato di malattia della mente, ora ci sono le evidenze scientifiche (allego i link).
“Freud diceva che lo stato dell'innamoramento è più simile a uno stato di malattia che ad uno sano, questo rimane vero ancora oggi. Nell'innamoramento esiste una idealizzazione dell'amato e la proiezione su di lui di tutti i nostri oggetti buoni, di modo che non vediamo la persona come in realtà è, ma come vorremmo che fosse, questo spiega perché una volta finito l'innamoramento le proiezioni vengono ritirate e si hanno quei commenti tipo: “Ma come ho fatto ad innamorarmi di quello lì?, non ha nulla, non è bello, né intelligente, dovevo essere proprio fuori di me”. E spesso si passa ad una denigrazione dell'oggetto prima tanto amato.”
 http://www.whohub.com/it513/cosa-consiste-fenomeno-dell-innamoramento?tag=PSICOLOGIA

http://mysterium.blogosfere.it/2008/02/san-valentino-una-ricerca-americana-linnamoramento-e-come-una-malattia-mentale.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Innamoramento

 

Certo, sfortunatamente il processo è lento ed il potere fascinatorio berlusconiano esercita ancora la sua magia, ma è successo già per la moglie e sta succedendo per quote crescenti di elettorato che l'innamoramento - verso l'uomo, non lo statista - si sia ormai esaurito e le proiezioni siano state ritirate.
 
Per un approfondimento:
http://pdobama.ning.com/forum/topics/il-sig-silvio-b-ed-il-suo

DISCUSSIONE CON GIOVANI SFIDUCIATI, SUL BLOG DI REPUBBLICA “PERCENTUALMENTE”

 

DISCUSSIONE CON GIOVANI SFIDUCIATI, SUL BLOG DI REPUBBLICA “PERCENTUALMENTE”

@vincesko
mi spiace, ma io concordo con Entebbe63 per quanto riguarda l’astensionismo: in questo momento sarebbe una delle uniche forme di dissenso praticabili.
Anche se la democrazia, che trova nelle libere elezioni uno dei momenti di massima espressione, è conquista che ha in sè una sua sacralità laica, bisogna anche rendersi conto quando questà “sacralità” sia stata svuotata e la sua reale efficacia “neutralizzata”, nei fatti, da una legge elettorale ed un bipolarismo funzionali a mantenere una parvenza di democrazia per coprire l’illegalità e la corruzione.
Vota all’ incirca il 70% degli italiani; delle schede nulle o bianche non si sa mai nulla, e si arriva ad un 60% di voti utili; quindi chi governa, facendosi forte di un concenso popolare che può rappresentare solamente il 31% dell’elettorato, si permette anche di governare, sia a destra che a sinistra, se ha ancora un senso parlare di destra e sinistra,nella maniera che abbiamo potuto provare in questi ultimi vent’anni di “Repubblica Due: la vendetta”, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti…a questo punto che senso ha votare ? Per scegliere tra il Gatto e la Volpe.
Le dittature, o regimi totalitari, basano la propria esistenza, su di un meccanismo molto semplice: tieni la pancia piena ad un 30/35% della popolazione ( esercito, servizi segreti, pubblica amministrazione, forze del’ordine…..)e puoi assoggettare il rimanente 65/70%, mentre ti preoccupi d’indottrinare le nuove generazioni per avere consenso ad ancora più buon mercato.
Non vedo grandi differenze pratiche, tenendo conto del contesto storico-sociale nel quale siamo inseriti, con la nostra tanto declamata “democrazia” che ci sentiamo anche in diritto di esportare, con le armi.
Qualcuno dirà: ” Ma qui siamo liberi di esprimere le nostre opinioni,; c’è libertà d’opinione e di stampa..anche tu ne stai usufruendo”.
Ma quando le fonti d’informazione sono in mano a pochissimi gruppi di potere, gli stessi che ci governano, e qualsiasi opinione sia libero di esprimere ha la valenza di un sasso tirato contro un carroarmato, ed è solo un modo per permettermi di esprimere il mio dissenso senza che questo possa incidere minimamente sugli eventi, stiamo parlando di una “democrazia castrata”.
Se andiamo in Cile, trovia moancora un certo numero di persone che rimpiangono il regime militare; così in Iraq, in ex URSS e paesi satelliti, persino in Germania rispetto al Nazismo, o in Italia rispetto al Fascismo, o in Spagna per il Franchismo…quel fatidico 30/35% che con quei regimi campava, o il rimanete indottrinato.
Io la penso così, ma se mi stessi sbagliando, per quanto riguarda il nostro Paese, e tu Vincesko avessi la giusta percezione sul da farsi, ne sarei enormemente felice.


 

@ Sonia

Bisogna, spesso, scegliere il meno peggio. Ma, in un blog di analisi quali-quantitative, mi riesce ancor più facile segnalare l'esigenza – per esprimere un giudizio sui governi di centrosinistra e quelli di centrodestra - di basarsi sull'analisi comparativa dei principali indicatori. Comunque, ci provo, a darti un suggerimento. La risposta – variabile controllabile da te: quale decisione di voto - ad una domanda difficile: quale soluzione apprestare – variabile non controllabile da te -, se ci rifletti, non può che essere una “semplificazione” della risposta. Quindi io lascerei stare le analisi di sistema e proverei a: 1) individuare ed isolare CONCRETAMENTE una o due misure tu ritieni prioritarie, in relazione a te stessa ed a tutti quelli nella tua stessa condizione (per fare massa critica elettorale), come se tu avessi il potere di deciderle (condizione suscitatrice di ottimismo); 2) instaurare un semplice rapporto di scambio, di “do ut des”, che contempli, da una parte, il tuo voto e, dall'altra, l'ottenimento per te e tutti gli altri della misura prioritaria da te indicata, beninteso, non da un singolo politico, ma dal partito o dalla coalizione.

In concreto, l'ho già scritto più sopra, io credo che, per far fronte alla terribile crisi economica, che non sarà breve, sia indispensabile l'introduzione del reddito minimo garantito o di cittadinanza intorno ai 750 € al mese (l'UE lo fissa al 60% dello stipendio) a carattere universale. Per la copertura finanziaria, occorre prendere i soldi soprattutto dove ci sono: nel 10% della popolazione che detiene (dati Bankitalia) il 45% della ricchezza nazionale. Se c'è il reddito minimo, si può – si deve - anche pensare a stabilire opportunamente che il lavoro precario costi più di quello normale. L'effetto combinato di queste sole due misure - opportunamente disciplinate - consentirebbe a 1 o 2 o 3 milioni di persone di fronteggiare l'attuale crisi occupazionale per i prossimi 5-10-15 anni.

Si darebbe anche una funzione utile ai Centri per l'impiego, data la necessità dei controlli e delle certificazioni.

Ecco, io darei il mio voto, assieme a tutti gli altri del mio gruppo, al partito o coalizione che accettasse questo scambio.

Le eventuali remore morali sono contemperate dall'evidente carattere di maggiore equità e giustizia sociale.

La platea dei potenziali interessati è sterminata, se le persone in cerca di occupazione (dati ISTAT II trim. 2010, v. allegato http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/20100923_00/testointegrale20100923.pdf ) sono complessivamente 2.093.000. Ai quali vanno aggiunti: a) i cassintegrati (oltre 600.000) e b) gli inattivi, che (sempre dati ISTAT) sono complessivamente 14.817.000, di cui 5.200.000 maschi e 9.617.000 femmine. Dati questi numeri e la situazione del bilancio pubblico, per introdurre il salario minimo garantito a carattere universalistico non si può non procedere prima o contestualmente al licenziamento dei dipendenti pubblici in esubero, rispetto non solo al benchmark europeo, ma credo alla maggioranza dei Paesi UE, e ad una pulizia severa degli elenchi degli invalidi, le cui indennità, incluso l'accompagnamento, assommano a 16 miliardi e che spesso sostituiscono proprio il reddito minimo garantito.

 
A questo punto, infine, ti suggerirei di:
- iscriverti ad uno dei forum on-line di un partito, dove il problema del reddito minimo (assieme al precariato) è molto dibattuto;
- lanciare attraverso la costituzione di un gruppo in un social network (Facebook o un altro) una campagna massiccia di adesioni. Auguri.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/09/30/istat-meno-del-5-dei-giovani-trova-lavoro-grazie-ai-centri-per-limpiego/


 


 

LA MUTAZIONE ANTROPOLOGICA DEGLI ITALIANI

 

Il problema della mutazione antropologica in senso involutivo in atto effettivamente è nazionale. Ma limitiamoci al Mezzogiorno. L'arretratezza del Sud e del divario tra di esso ed il Centro-Nord, che permane anzi si accresce, e degli altri problemi, dovrebbe partire necessariamente proprio da qui, dalla mentalità, dal dato culturale (in senso antropologico), perché non solo i Siciliani – come scriveva Tomasi di Lampedusa nel “Gattopardo”, ma tutti i meridionali si credono padreterni, e quindi perfetti.

Per chi non è del Sud è difficile capire che un altro dei pilastri della cultura meridionale – probabilmente il portato del cattolicesimo e che si tramanda di generazione in generazione - è l'invidia ed il conservatorismo sociale - l'altra faccia del “noi siamo dèi” -, per cui, invece che considerarlo uno stimolo all'emulazione ed al miglioramento, si giudica negativamente il successo dell'altro ed impera un meccanismo automatico, una sorta di riflesso condizionato delle persone, che sono “costrette” a frenare qualunque iniziativa privata o, soprattutto, pubblica, e favoriscono una omologazione in cui poi riescono a prevalere sempre gli stessi, non sempre i migliori.

Detto da non credente, comunque, la Chiesa svolge in alcune realtà – come ad esempio Napoli - spesso un ruolo di supplenza dello Stato e di autorità morale di riferimento.

Per risolvere la Questione antropologica meridionale e quella generale, la riforma culturale è un obiettivo essenziale, e di lungo termine, che deve basarsi prioritariamente sul coinvolgimento delle donne, in particolare le madri, che devono diventarne l'oggetto ed il soggetto principale, per approcciare finalmente il problema del Sud non soltanto con misure economiche (rivelatesi in 150 anni insufficienti), ma, parallelamente, anche culturali, con oggetto e soggetto appunto le donne, trasformandole da problema e fattore di conservazione in risorsa e motore del cambiamento.

Solo se si affronta il problema alla radice, nel luogo giusto – la famiglia – ed investendo sulla figura fondamentale – la madre - nel periodo giusto – durante la gravidanza e nei primi 3 anni di vita dei figli – non solo possiamo educare ad essere bravi genitori, che è un mestiere difficile e pressoché nessuno lo insegna, evitare la condanna di Sisifo di continuare a fare un lavoro inutile dopo, prevenire ed assistere il 20% di casi di donne che vanno in depressione o di bambini con problemi psichici, ma anche riuscire a porre solide basi per una vera, autentica, necessaria rivoluzione culturale.

Questa è la consapevolezza che manca: il massimo fattore critico in questa rivoluzione culturale è il ruolo della donna ed in particolare della donna-madre, perché – scriveva Anna Maria Ortese nel bel libro Il mare non bagna Napoli (quasi un saggio di sociologia) - “Esiste, nelle estreme e più lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno, d'illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni”. Bisogna fare in modo che essa diventi la risorsa strategica per il riscatto del Sud e quindi dell'Italia.

PIANO FENICE - SALVATAGGIO ALITALIA

Dedico una serie di 'post' di discussione ad approfondimenti quali-quantitativi di temi oggetto del dibattito politico, utili anche come argomenti di propaganda politica e, soprattutto, contro la DISINFORMAZIONE del centrodestra, che fa molte vittime anche nel centrosinistra.

Inizio dal caso del salvataggio dell'Alitalia, cui più volte ha fatto riferimento Pierluigi Bersani sia nelle assemblee di partito, sia nelle trasmissioni "Annozero" e “Ballarò”, e da me citato nel 'post' “Lettera al Prof. Deaglio...”.



 
"PIANO FENICE - SALVATAGGIO ALITALIA"
La decisione del salvataggio dell'Alitalia, così come esso fu congegnato dal governo Berlusconi – assieme e più dell'eliminazione dell'ICI ai più abbienti (a tutti gli altri era stata già tolta dal governo Prodi) (v. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html ) – fu l'errore più grave commesso da Berlusconi, sotto due aspetti: a) la valutazione economica complessiva; e b) l'aver sottratto risorse finanziarie ingenti, che avrebbero potuto costituire utilissime riserve per far fronte all'attuale gravissima crisi economica.
Entrambe le decisioni sono ascrivibili quasi esclusivamente al premier, visto che il ministro dell'Economia Tremonti le subì, in particolare la seconda, in cui, pur avendo la titolarità formale della proprietà dell'Alitalia, assunse una posizione defilata – ma questo non costituisce per lui un'esimente, anzi, perché esse hanno poi influenzato le sue scelte successive e probabilmente determinato la sua inerzia per far fronte alla congiuntura negativa (l'Italia ha stanziato per far fronte all'attuale gravissima crisi lo 0,5-0,6% del PIL contro il 2-3% degli altri principali Paesi europei).
 
Valutazione economica complessiva:
Come è scritto chiaramente negli articoli che allego, tra cui un articolo del Sole- 24 Ore, da nessun punto di vista il piano Fenice Alitalia è migliore del piano Air France.
1. Costo economico
Air France-Klm si era impegnata a versare dentro Alitalia Spa almeno 1 miliardo entro giugno 2008, accollandosi anche circa 1,4 miliardi di debiti finanziari netti che invece il nuovo piano lascia nella bad company. Di fatto, l'impegno di Air France-Klm era di 2,4 miliardi circa. E non ci sarebbe stata una bad company da scaricare sullo Stato o sui creditori azionisti.
Il costo complessivo della manovra finanziaria di salvataggio dell’Alitalia non è stato inferiore a 3,1 miliardi di euro (un esborso straordinario di 172 euro per ogni italiano)! Senza contare i 2 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali.
2. Personale occupato e costo della dimissione
Il numero complessivo dei lavoratori Alitalia era pari a 18.000 unità circa; gli esuberi effettivi sono stati pari a 6.000-7.000 unità, contro 2.300 previsti dal piano Air France (e rifiutato fermamente dai sindacati).
Il costo della dimissione del personale in esubero è stato – ed è ancora - tutto a carico dello Stato.
3. Monopolio
L'unione di Alitalia con Air One ha annullato la concorrenza e determinato un aumento delle tariffe a scapito degli utenti.
4. Italianità
Per ora, Air France ha una partecipazione di minoranza che le è costata molto meno di quello che avrebbe speso, in proporzione, con l'offerta iniziale. Se si accontenterà o meno dipenderà ovviamente dall'andamento economico-finanziario e reddituale dell'Alitalia nei prossimi anni. Quel che è certo, tuttavia, è che è l'unico socio con competenza industriale nel settore.
 
EUROPA OGGI (Sito di orientamento cristiano-liberale)
Alitalia è salva e italiana. (A spese del contribuente)
Ne è valsa la pena? Lo sapremo tra cinque anni...
Scritto da Giovanni Martino
6 Ottobre 2008
http://www.europaoggi.it/content/view/1683/0/
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Alitalia, il prezzo che paghiamo
20/11/2008
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Alitalia-il-prezzo-che-paghiamo-886
 
ILSOLE24ORE.COM > Notizie Finanza e Mercati
ARCHIVIO
Alitalia: perchè il piano Air France era migliore del piano Fenice
di Gianni Dragoni
Sabato 06 Settembre 2008
In nessun aspetto la proposta attribuita alla cordata di 16 investitori della Cai, guidati da Roberto Colaninno, già scalatore di Telecom Italia nel 1999 con i soldi della stessa società, migliora il progetto francese
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/alitalia-vale-300-milioni.shtml?uuid=dbdff838-7be5-11dd-b71c-ffcc13bc0246&DocRulesView=Libero&fromSearch



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ALITALIA, CRONACA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

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permalink | inviato da magnagrecia il 26/10/2010 alle 23:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

LETTERA AL PROF. DEAGLIO DOPO UN SUO ARTICOLO SU TREMONTI, LA SUA RISPOSTA E LA MIA REPLICA

Riporto la breve corrispondenza che ho intrattenuto col Prof. Mario Deaglio, noto economista, a seguito della lettura del suo articolo sul ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, apparso su La Stampa del 11 ottobre scorso.

Ne raccomando la lettura, poiché, da una parte, è emblematica della disinformazione evidente, interessata, paramafiosa che contorna e sorregge l'attività dell'attuale governo; dall'altra, dimostra il coinvolgimento in quest'opera di disinformazione anche di tecnici supposti non omogenei all'area di centrodestra.

 
MARIO DEAGLIO
TORINO
Berlusconi racconta barzellette, Tremonti scrive libri. Quando Berlusconi è ottimista, Tremonti è cauto, talvolta gelido; quando Berlusconi dice che la crisi non esiste, Tremonti si lascia andare a un silenzio molto eloquente. Gli storici che in futuro studieranno l'attuale, tormentato periodo storico probabilmente individueranno in Tremonti, assai più che in Bossi o in Fini, l'altra faccia del «berlusconismo» ossia della somma di istanze, aspirazioni e paure trasformatasi in vasto movimento politico per l'azione carismatica del presidente del Consiglio.

Tremonti non è più un tecnico prestato alla politica. Si è confermato in questi anni come politico con una solida armatura culturale e concettuale che gli deriva da un passato da professore. La sua parabola parte dalla richiesta vibrante di «più libertà, meno tasse» per il «popolo delle partite IVA», i milioni di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori che si sentono tartassati dal fisco per passare poi all'obiettivo, apparentemente contraddittorio, di «maggior protezione», a livello europeo, per questi stesso soggetti economici contro gli eccessi - dei quali è stato uno dei primi ad accorgersi - della globalizzazione. Ha mantenuto una forte diffidenza nei confronti di grande industria e grandi banche e sviluppato una certa dimensione etica (introduzione della porno tax, istituzione della social card).

Con queste priorità iniziò l'8 maggio 2008 il suo quarto mandato di ministro economico. Il suo percorso era chiaramente condizionato all'esterno dalla pesantissima situazione del deficit e del debito pubblico italiano; e all'interno dall'impegno del manifesto politico del Popolo della Libertà, di «non mettere le mani nelle tasche degli italiani», ossia di non introdurre nuove imposte. E' difficile dire quanto la sua prima mossa - l'abolizione dell'ICI sulla prima casa all'inizio del mandato - sia stata una sua iniziativa o non piuttosto sollecitata dal Presidente del Consiglio perché promessa agli elettori. Di certo, con il senno di poi, alla luce dell'aggravarsi della crisi finanziaria mondiale e delle strette sulla spesa, una minore riduzione dell'ICI avrebbe comportato minori tagli alla spesa pubblica e sarebbe stata complessivamente più accettabile a moltissimi italiani, compresi molti della sua area di riferimento.

Il brusco aggravarsi della crisi pochi mesi dopo il suo insediamento ha acuito da un lato le pressioni economiche europee perché l'Italia, in base ai patti internazionali, non superasse determinati livelli di spesa, disavanzo e debito pubblico e dall'altro le pressioni politiche della maggioranza che sosteneva il governo che invece reclamava misure in senso esattamente contrario per non perdere consensi. Gli si deve dare atto di aver rispettato gli obiettivi concordati con Bruxelles mantenendo la credibilità finanziaria internazionale dell'Italia, mentre quella di altri paesi, Grecia e Portogallo, Irlanda e - in parte - Spagna, veniva pesantemente intaccata; e di aver resistito alle pressioni interne dei ministri della spesa minacciando ripetutamente le dimissioni (che in ambito europeo il presidente del Consiglio non si poteva permettere).

Lo ha fatto seguendo due strade non convenzionali. La prima è stata quella di costringere le autorità locali, e segmenti importanti dell’amministrazione centrale, a cominciare dalla scuola, a una forte compressione della spesa. Sindaci e presidenti di regione di ogni colore politico hanno fatto pressioni perché la stretta venisse alleviata, trovandolo irremovibile, sempre con le dimissioni in tasca. La seconda è stata quella di incrementare le entrate favorendo, con lo «scudo fiscale» e il pagamento della relativa (leggera) imposta, il rientro di un'ingente massa di capitali più o meno illegalmente detenuti all'estero.

Lo «scudo fiscale» ha suscitato disapprovazione morale essendo percepito come una sorta di condono a vantaggio dei ricchi ma ha indubbiamente fatto entrare nelle casse dello stato alcuni miliardi di euro che gli hanno permesso di non aumentare le imposte convenzionali e Tremonti potrebbe vantarsi di aver fatto pagare qualcosa a una fascia di ricchi che altrimenti non avrebbe pagato nulla. Se in governi passati poteva essere indicato come il ministro dei condoni, soprattutto a favore dei lavoratori autonomi, ora è sempre più il ministro delle multe: va infatti sottolineata l'efficacia con cui conduce la lotta all'evasione che quest’anno dovrebbe recuperare 8-9 miliardi di euro, assai più del recente passato.

Tremonti effettivamente non ha messo le mani nelle tasche degli italiani, anche se, con la riduzione dei servizi pubblici, le tasche sono diventate molto strette e la barca dell’economia, pur provata dalla crisi, è rimasta a galla; il che è un risultato non piccolo. Il motore però è quasi spento e non si sa bene dove andare. Il che è una sfida molto più grande.
mario.deaglio@unito.it
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201010articoli/59301girata.asp

 

 
Egr. Prof. Deaglio,
in passato L'ho ascoltata diverse volte su “Radio Radicale” (che ora dove sto non si prende) e perciò La giudicavo persona intellettualmente franca e libera.
Ma leggendo il Suo articolo su “La Stampa” del 11-10-10 “Tremonti e il rigore, l'altra faccia del berlusconismo”, sono rimasto estremamente deluso.
Ma come si fa a lodare e financo a fidarsi di un individuo sleale, opportunista, incompetente, infantile e crudele come l'attuale ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, un individuo inadeguato tecnicamente e soprattutto caratterialmente, inaffidabile e pericoloso? Egli è l'autore della manovra correttiva, vera macelleria sociale, la più crudelmente iniqua della storia repubblicana. Uno che per sanare i conti pubblici (con l'aiuto del filoconfindustriale e "talebano" Sacconi, strenuo difensore della vita vegetativa ed affossatore dei diritti di persone in carne ed ossa e l'avallo sostanziale del duo Bonanni-Angeletti), invece che coi miliardari come Berlusconi o i milionari come lui o gli abbienti come Sacconi (che non pagheranno letteralmente neppure un centesimo), se l'è presa con gli invalidi, come gli affetti dalla sindrome di Down (poi, dopo le proteste, cancellato in Commissione), i precari (licenziati a decine di migliaia), i pensionandi inattivi a reddito zero (varie decine di migliaia, che perderanno in un solo anno decine di migliaia di €), gli insegnanti di supporto agli handicappati, gli altri dipendenti pubblici.
Altro che “effettivamente non ha messo le mani nelle tasche degli italiani”.
Io, ad esempio, 64enne, che, costretto dalla terribile crisi economica e da altra causa di forza maggiore a sospendere la mia attività di consulente, mi ero messo in attesa della pensione (dal 2011), per effetto delle misure della manovra finanziaria correttiva di Tremonti-Sacconi (DL n. 78 del 31.5.2010, art. 12) perderò 20 mila € in un solo anno, e non a causa del dissesto dell'INPS, che ha un avanzo record di 7,9 miliardi, ma per il risanamento dei conti pubblici.
Ed allora concludo chiedendoLe: 1) Lei non conosce queste cose? 2) Lei quanto pagherà per il risanamento del bilancio pubblico?
Distinti saluti
V.B.

 
Gentile Signor B.,
grazie per la Sua interessante mail, bell'esempio di polemica politica.
Per risponderLe devo premettere che, facendo il professore, sono in primo luogo interessato a giudizi tecnici e distaccati; mi sento un poco come un medico che fa una diagnosi e, al massimo, può prescrivere o suggerire alcune terapie. Quando è davanti al paziente, al medico non interessa se ilpaziente è "fascista" o "comunista".
In questo contesto, il mio interesse non è sulla personalità e sulla figura politica di Giulio Tremonti né sulle sue qualità personali. Ma esclusivamente sul suo operato nella sua professione attuale di ministro dell'Economia.
Come tale non penso proprio che lo si possa definire, come fa Lei "tecnicamente impreparato": il mio giudizio è che, sui meccanismi delle imposte è probabilmente il miglior ministro dei tempi recenti. Lo si vede bene nella sua capacità di condurre una lotta antievasione che sta dando risultati assai superiori a quelli dei suoi predecessori, al punto che gli apporti per questa via alle casse dello stato dovrebbero finanziare quasi la metà della manovra del 2010. In varia misura sta riuscendo a spremere dai ricchi e dagli evasori almeno qualche soldo (anche se ci possono essere obiezioni di tipo morale, che non entrano in questa analisi, ma del resto già Vespasiano, imponendo una tassa per l'uso delle "toilettes" di Roma, pronunciò la storica frase "non olet").
Su un piano più generale, occorre ricordare che l'attuale ministro ha ereditato una situazione pesante dal punto di vista del debito e del deficit e un piano di rientro oneroso concordato dall'Italia a livello europeo. A mio avviso, il fatto di non aver ceduto su questo piano (fino al Consiglio dei Ministri di ieri compreso) è un grosso merito: una parte importante del debito pubblico italiano deve essere rifinanziata di qui alla fine dell'anno e circa le metà deve essere assorbita dai mercati internazionali. Su queste non si scherza a il  ministro non ha scherzato.
Accertato che incompetente non è, può essere definito "infantile", "crudele", "inaffidabile" e "pericoloso"? Sull'"infantile" non mi pronuncio e certe sue reazioni pubbliche possono essere interpretate a quel modo. Sul "crudele", credo proprio di sì, nel senso che in una situazione finanziaria come questa il ministro dell'economia non può cercare la popolarità e deve comunque affondare il coltello. Anche Quintino Sella (senza voler fare un paragone tra i due) con la sua "tassa sul macinato" fece macelleria sociale, eccome! E non era affatto amato. Sull'"inaffidabile" penso di no, anzi; ha tenuto una linea senza compromessi resistendo alle pressioni del suo presidente del Consiglio; il resto del mondo lo considera molto affidabile.
Sul "pericoloso", sembra quasi che abbia fatto macelleria sociale per divertimento. In realtà, tutti i governi europei stanno facendo macelleria sociale, come si può vedere da quanto sta succedendo nin Francia. Se questo sia un bene o un male sarebbe oggetto di un lungo discorso, ma si deve rilevare la coerenza della posizione del minsitro dell'economia che ha impedito che l'Italia scivolasse sul sentiero della Grecia, dell'Irlanda e del Portogallo (e forse si altri ancora).
Si può argomentare che non ha prodotto sviluppo (nessun paese ricco dopo la crisi finanziaria ci è ancora riuscito) e che non ha un grande piano per il futuro (nell'attuale governo i "grandi piani" sono riservati al presidente del Consiglio). La sua azione di svolge dentro limiti predeterminati: non credo, a esempio, che gli si possa imputare di non aver maggiormente tassato i ricchi (a parte che con il nuovo "redditometro" ne vedremo delle belle) dal momento che non ne aveva il mandato politico.
Detto questo, vorrei precisare che non sono affatto un sostenitore dell'attuale governo. Ma credo che l'opposizione fare un errore molto grave se pensasse che basti cambiare il ministro, o il pesidente del Consiglio. I problemi strutturali della finanza pubblica restano e un po' di macelleria sociale l'ha fatta anche il governo precedente perché non poteva farne a meno.
Per finire, mi dispiace molto che, siccome, come Lei srive, per una volta non la penso come Lei, Lei mi classifichi come un bugiardo e un venduto: è un esempio perfetto di quello che non va nella politica italiana, dove si preferisce gridare ed etichettare senza provare seriamente a pensare.
Un saluto molto cordiale,
Mario Deaglio

 

 
Egr. Prof. Deaglio,
La ringrazio molto per la Sua gentile ed articolata risposta. Mi permetta di replicare quanto segue:

 
1. Sono d'accordo per la “neutralità” del giudizio, ed, avendo fatto per diversi anni il lavoro di controllo di gestione, so che capita di dover essere talvolta perfino spietati.
2. Sono meno d'accordo, invece, per quanto riguarda l'esclusione dal giudizio del profilo psicologico, utile per una comprensione compiuta delle persone e delle motivazioni dei loro atti. Ma io ho l'hobby della psicologia. Ancor meno per la competenza. Il Tremonti è titolare del MEF, che, come Lei sa, include, oltre alle Finanze, il Bilancio e soprattutto l'Economia: per giudizio praticamente unanime degli economisti (incluso il collega Brunetta), Tremonti è considerato un non economista, e quindi – se i termini anche in Italia, il Paese degli eufemismi, hanno un senso - è tecnicamente al minimo un... semi-incompetente. Inoltre, vari economisti, ad esempio Tito Boeri e la sua Voce.info, danno giudizi di incompetenza. Infine, non più tardi di pochi giorni fa, il web magazine della Fondazione di Luca Cordero di Montezemolo, Italia Futura, in un editoriale ripreso da tutta la stampa (allegati 5 e 6), ha chiesto sostanzialmente il commissariamento del ministro Tremonti.
3. Venendo poi al merito tecnico sui dati, intanto non pare che: a) la lotta all'evasione abbia caratterizzato l'intero periodo dell'attuale governo; anzi, tra le prime misure c'è stato proprio lo smantellamento di quelle efficaci decise dal precedente governo Prodi, ritenute demagogicamente vessatorie; b) i risultati, a sentire la Banca d'Italia, siano allo stato così positivi, tant'è che anche Lei, Professore, freudianamente usa il condizionale; c) lo stesso scudo fiscale abbia recato importi eclatanti, analoghi a quelli degli altri Paesi europei, ma è innegabile invece che sia stato una vendita a... prezzi di saldo; d) che riesca a far ricavare molti soldi dai ricchi, almeno nel breve periodo, atteso che, come Lei sa meglio di me, gli effetti delle misure antievasione a carattere generale e non mirate (imposte di scopo) – al netto dell'effetto annuncio e della farraginosità e inefficacia della normativa sulla riscossione - tardano fisiologicamente tra i 6 mesi e i 18 mesi.
4. A fortiori, il giudizio è molto negativo per le decisioni salienti assunte, con la crisi economica incipiente, dal governo Berlusconi-Tremonti all'inizio della legislatura: a) Piano Fenice-”salvataggio” Alitalia (almeno 3,1 miliardi + 2 miliardi di ammortizzatori sociali, v. allegato 1); b) abolizione dell'ICI ai ricchi e abbienti (almeno 2,5 miliardi); c) spreco G8 (0,5 miliardi), ecc., per un ammontare complessivo di 10-12 miliardi, pari alla metà – con copertura aleatoria – della manovra correttiva 2010.
5. Una manovra correttiva, egr. Professore, e Lei su questo sorvola, che ha risparmiato i ricchi e colpito i poveri. In nessun Paese occidentale (inclusi gli USA) è successo. Basterebbe solo questo per qualificare il suo autore dell'epiteto di “Macellaio sociale”.
6. Non sono d'accordo con Lei che anche il governo Prodi abbia fatto macelleria sociale, atteso che non io ma la Banca d'Italia (v. allegati 2 e 3) attesta che, nell'arco del biennio di durata del governo, al pesante prelievo fiscale della prima finanziaria (2007), necessitata dall'eredità pesante dei conti ricevuta e dalla messa in mora dell'UE (è molto strano che Lei affermi il contrario: sa, nei forum di politica ch'io frequento da un anno bisogna prepararsi), prelievo che ha comunque colpito le fasce di reddito oltre i 40 mila € (incluso Lei, probabilmente), e quindi con un effetto perequativo, ha fatto seguito la restituzione di un ammontare complessivo addirittura maggiore con la finanziaria 2008 (allegati 2 e 3), in linea con quanto aveva preannunciato il presidente Prodi (allegato 4, fonte “Radio Radicale”).
7. In conclusione, io non Le ho scritto perché, “per una volta, non sono d'accordo con Lei” (né tanto meno l'ho apostrofata bugiardo e venduto: questo lo lascio dedurre a Lei), ma perchè sto facendo una piccola battaglia personale contro l'evidente, sistematica, interessata, paramafiosa DISINFORMAZIONE, attuata dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Sacconi, e mi sono meravigliato e dispiaciuto nel doverLa annoverare, assieme a tanti, tra i propalatori di dati e informazioni edulcorate o false. La crisi economica non sarà breve e si aggraverà, perché è l'effetto del riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere a livello planetario; il suo costo – lo attesta anche l'ultima classifica “Forbes” 2010 - viene fatto pagare solo ai più poveri, risparmiando i ricchi, come ha fatto anche la manovra correttiva 2010: questo è un dato oggettivo, inconfutabile per qualunque persona onesta intellettualmente. Spero, semplicemente, di vederLa, in futuro, dalla parte di chi racconta la verità.
Con i migliori saluti,
V. B.

 
Allegati:

 
Salvataggio” Alitalia
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/alitalia-vale-300-milioni.shtml?uuid=dbdff838-7be5-11dd-b71c-ffcc13bc0246&DocRulesView=Libero&fromSearch

 
Gli aiuti dati da centrosinistra e centrodestra secondo i Bollettini della Banca d'Italia
http://www.repubblica.it/economia/2010/02/07/news/sgravi_prodi_berlusconi-2216166/

 
Banca d'Italia - I bilanci delle famiglie italiane nell'anno 2008
http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf

 
Rapporto Unioncamere 2006, del 7 maggio 2007
http://www.radioradicale.it/scheda/224450/presentazione-del-rapporto-unioncamere-2006

 
http://www.italiafutura.it/dettaglio/110948/il_rigore_e_gli_investimenti

 
http://www.italiafutura.it/dettaglio/110953/il_dibattito_sulla_crescita_dopo_leditoriale_di_italia_futura

 
(nel 1° articolo di ItaliaFutura, L'ho citata nel mio commento, il n. 15; nel secondo, c'è un mio profilo di Giulio Tremonti, n. 14-ultimo).

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permalink | inviato da magnagrecia il 25/10/2010 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

IL SIG. GIULIO T. ED IL PRINCIPIO DI PETER

(Dopo che “Report”, ieri, gli ha dedicato mezz'ora di trasmissione, pubblico anche qui)

Profilo di Giulio Tremonti

Provo a valutare il ministro Giulio Tremonti secondo una duplice chiave interpretativa: tecnica e psicologica.
Dal punto di vista tecnico, Tremonti a me pare proprio un esempio concreto e lampante della validità del principio di Peter: nel caso di specie, un laureato in Giurisprudenza, bravo tributarista che, (ri)promosso al grado di Ministro dell'Economia, ha raggiunto patentemente il suo livello d'incompetenza.
A fortiori dal punto di vista psicologico: sleale ed opportunista, assolutamente incline al disprezzo dei concorrenti-avversari, incapace di addossarsi colpe, insofferente alle critiche ed ai giudizi, e quindi con una evidente idiosincrasia ai controlli.
Costretto, da un lato, dai sensi di colpa - in coerenza speculare col modello della negazione freudiana, tipica del suo capo S.B. (“Io ’
non’ sono sceso in politica per difendere i miei interessi”) - a dichiararsi amico del Sud ("Ho zie calabresi", dichiarò in tv), nel momento in cui congela o storna (anche per captare la benevolenza dell'alleato-protettore Bossi) i fondi strutturali ad esso destinati.
Dall'altro lato, da una pulsione bulimica (potente quasi come quella del suo Capo S.B.) - che nel caso di Tremonti è forse riconducibile al c.d. istinto di proprietà... che caratterizza i bambini fino a 5 anni di età - ad interpretare, come il suo Capo, con disinvolta incoerenza, più parti in commedia, anche opposte: una "onirica" ed una reale, come in quella sua uscita del ‘posto fisso’. Ed a fagocitare poteri e competenze, che poi è incapace di gestire adeguatamente, il che lo porta inevitabilmente, ove si tratti di perseguire un disegno strategico e coerente di rigore economico-finanziario e di sviluppo, all’inazione; ed invece ad una sorta di iperattivismo corrivo - a lui molto congeniale – rispetto a prassi di ceti, gruppi sociali e categorie alieni dall’osservanza delle regole (v. condoni e scudi fiscali).
Speriamo di evitare che al "matto" S.B. possa eventualmente subentrare un altro "matto" (beninteso: "Sarà pazzia, ma non manca di logica",
Amleto), fors'ancora più incompetente e dannoso.

Principio di Peter

MIO FIGLIO è EGOISTA?

Come insegnare a tuo figlio ad essere più generoso e meno egocentrico

http://quimamme.leiweb.it/bambino/3-5-anni/cosi-diventa-grande/articoli-2009/egoista-20145927631.shtml


A proposito di disinvolta incoerenza…

Editoriali 20 ottobre 2009

Gianni Del Vecchio
La parabola di Tremonti, da avanguardista a nostalgico


…e di corrività verso gruppi sociali e categorie alieni dal rispetto delle regole:

Due lezioni dallo scudo

PD, LAVORO, RIFORMA FISCALE E GIUSTIZIA SOCIALE

Riporto la mia risposta al commento della Sen. Rita Ghedini (pubblicato sul suo sito), dal titolo "Una riflessione sulla manifestazione della Fiom e il ruolo del PD".

http://ritaghedini.wordpress.com/2010/10/19/una-riflessione-sulla-manifestazione-della-fiom-e-il-ruolo-del-pd/
 
 
Poiché gli iscritti sono aderenti di vari sindacati, non solo la CGIL, ma anche CISL e UIL, ho letto su “Europa” che c'è un deliberato del PD che ha deciso la non partecipazione ufficiale del partito, ma solo eventualmente dei singoli esponenti, alle manifestazioni sindacali.
Direi che non c'è ombra di dubbio con chi l'uomo Pierluigi Bersani, col cuore e l'intelletto, stia, ma il segretario di un partito ha la necessità di rappresentare tutte le sensibilità, soprattutto in un partito come il PD variegato e non troppo solido.
Io voto sinistra da 42 anni; negli anni '70, a Milano, ho sempre partecipato agli scioperi, in un'azienda parafascista, pagando qualche prezzo. Conosco bene, per averla vista purtroppo concretamente sul campo, la contrapposizione approccio ideologico-approccio pragmatico (come dire? migliorista alla Giorgio Amendola).
Rammento come se fosse ieri l'impressione negativa che ebbi nell'ascoltare per la prima volta il sindacalista Fausto Bertinotti in un'intervista tv. Trovo pertanto francamente insopportabile - sulla base dei risultati concreti: i salari italiani tra i più bassi d'Europa, e non da ora - che l'intelligentone Fausto Bertinotti, ex sindacalista, adesso s'impanchi a censore del PD. Bisogna evitare assolutamente di ripetere l'errore di fare troppa ideologia e pochi fatti.
Ha ragione Rita Ghedini, bisogna tener conto (di) e tutelare tutti i soggetti del lavoro, ed avere la barra dritta verso la meta di una maggiore giustizia sociale; in un'età, quella attuale, dell'oro solo per pochi, se è vero come è vero che secondo l'ONU il 10% della popolazione adulta possiede l'85% della ricchezza mondiale; che secondo Bankitalia il 10% della popolazione italiana detiene il 45% della ricchezza nazionale; che il PIL mondiale, nel 2009, ha registrato un decremento pari al –1,3% e la ricchezza dei ricchissimi, invece, secondo “Forbes”, un incremento pari a ben 1.200 miliardi $ (3.600 - 2.400, + 50%): (questi 1.200 miliardi a chi li avranno presi?); e, infine, che il PIL italiano, sempre nel 2009, ha accusato un calo del -5,1%, mentre Berlusconi ha incrementato la sua ricchezza di 2,5 miliardi (9 – 6,5): a quali e quanti Italiani li avrà presi?
La proposta del PD di riforma delle aliquote fiscali 20-20-20% è solo un timido passo verso una maggiore giustizia sociale. Occorrerà avere più coraggio (evitando di dirlo in campagna elettorale, come fece l'intelligentone Bertinotti) e por mano anche, ad esempio, alla riforma della manovra correttiva 2010, che fa pagare ai poveri (precari e pensionandi inattivi, inclusi quasi tutti quelli in mobilità) e risparmia i ricchi: ecco un modo emblematico, spudorato, scandaloso e del tutto legale di impoverire i poveri ed arricchire (almeno in termini relativi) i ricchi.

L'ETA' DELL'ORO (PER POCHI)

Nel 2006, secondo il World Institute for Development Economics Research of the United Nations, riportato dal "Guardian", il 10% della popolazione adulta del mondo detiene l'85% della ricchezza mondiale; la metà più povera della popolazione adulta se ne spartisce solo l'1 per cento.
 http://money.guardian.co.uk/news_/story/0,,1965033,00.html
 
Nel 2008 (dati Bankitalia), il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale.
 http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf 
 
LA CLASSIFICA DEI RICCHISSIMI (2009)
Vorrei riprendere, riportando l'annuale pubblicazione della lista dei più ricchi al mondo da parte della rivista Forbes 2010, una citazione di Adam Smith, forse il massimo rappresentante della scienza economica liberale, che scrive, nel suo famoso libro La ricchezza delle Nazioni: “Ovunque c'è grande proprietà, c'è grande diseguaglianza. Per ogni uomo molto ricco ce ne devono essere per lo meno cinquecento poveri, e l'opulenza di pochi presuppone l'indigenza di molti”.
 
CLASSIFICA
Forbes, Slim supera Bill Gates, è messicano il più ricco
Per la prima volta in testa alla graduatoria non c'è uno statunitense.
Raddoppia Ferrero, scende Berlusconi. Il ritorno di Scaglia. In Europa il più facoltoso è Bernard Arnault, il re francese di Louis Vuitton
dal nostro inviato Angelo Aquaro
"(...). Alla faccia della crisi, la lista segnala un incremento nella ricchezza dei soliti pochi: 3.600 miliardi rispetto ai 2.400 dell'anno precedente. Crescono anche il numero dei paperoni, 1001 da 793, e il guadagno medio, da 3 a 3,5 miliardi. (...).
E gli italiani? Il primo si conferma Michele Ferrero che dal 40esimo balza al 28esimo posto, quasi raddoppiando (da 9,5 a 17 miliardi) mentre Leonardo del Vecchio (dal 71esmo al 59esimo posto, da 6,3 a 10,5) supera Berlusconi, sceso dal 70esimo al 74esimo posto, anche se la discesa è solo di posizione: i miliardi sono aumentati da 6,5 a 9".
http://www.repubblica.it/persone/2010/03/11/news/forbes_ricchi-2588296
 
http://www.forbes.com/lists/2010/10/billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank.html 
 
Aggiungo:
- una semplice domanda (doppia): non sono grandezze del tutto comparabili, ma a spanne se il PIL mondiale, nello stesso periodo (2009), ha registrato un decremento pari al –1,3% e la ricchezza dei ricchissimi invece un incremento pari a ben 1.200 miliardi $ (3.600 - 2.400, + 50%), questi 1.200 miliardi a chi li avranno presi? E se il PIL italiano, sempre nel 2009, ha accusato un calo del -5,1%, questi suoi 2,5 miliardi (9 – 6,5) in più, Berlusconi a quali e quanti Italiani li avrà presi?;
- una smentita: più volte Berlusconi - sapendo di mentire - ha definito la manovra correttiva 2010 "necessaria ed equa". Per smentirlo circa l'equità, basti dire che essa addossa il peso del risanamento dei conti pubblici su categorie di cittadini deboli o debolissime, come i precari (licenziati a decine di migliaia) ed i pensionandi inattivi (varie decine di migliaia), che perderanno in un solo anno introiti di migliaia o decine di migliaia di €, mentre né un miliardario come lui, né un milionario come Tremonti, né un abbiente come Sacconi, che ne sono gli ideatori e i realizzatori, pagheranno - letteralmente - un solo centesimo. Ecco un modo spudorato e scandaloso e del tutto legale di impoverire i poveri ed arricchire (almeno in termini relativi) i ricchi;
- il link ad un articolo di uno scritto di commento del libro L’età dell’odio - I RISULTATI DISASTROSI DI UN’ECONOMIA SENZA REGOLE E DI UN POTERE SENZA CONTROLLO, di Amy Chua, una cinese che insegna alla Law School della Yale University
http://www.dssp.uniroma1.it/convegni/Documentazione_Corso_ADE_Salute_Globale_ed_Equit%C3%A0_in_Salute/02_febbraio_2008/Maciocco_Chua.pdf


 

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