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ANALISI QUALI-QUANTITATIVE - 9 - L'ECONOMIA DELLE REGIONI ITALIANE

 

Pubblico il Rapporto “L'economia delle regioni italiane” della Banca d'Italia. Questa analisi, che è stata oggetto di commento dei giornali (ad esempio la Repubblica http://www.repubblica.it/economia/2010/07/24/news/servizi_urbani_italiani_tra_i_pi_insoddisfatti_napoli_e_palermo_al_70esimo_posto_in_ue-5799340/index.html?ref=search )
è molto utile, perché fa la fotografia dell'economia italiana alle prese con l'attuale crisi, analizzando alcuni parametri significativi (attività produttiva, mercato del lavoro, aggregati creditizi e finanza pubblica decentrata) per le quattro macroregioni e le singole regioni, e indicandone le prospettive a breve.

 
BANCA D'ITALIAEconomie regionalille regioni italiane
L'economia delle regioni italiane
22-07-2010
INDICE
La Sintesi ............................................................................................... 5
La congiuntura nelle regioni italiane ................................................. 9
1. Le attività produttive........................................................................... 9
2. Il mercato del lavoro e le condizioni economiche delle famiglie..... 21
3. L’attività degli intermediari finanziari............................................... 26
4. La finanza pubblica decentrata......................................................... 36
Gli approfondimenti ............................................................................ 43
5. Stime del lavoro disponibile inutilizzato........................................... 43
6. La domanda e l’offerta di credito a livello territoriale.................... 47
7. L’attività dei confidi durante la crisi................................................. 51
8. Gli Obiettivi di servizio: i risultati della verifica intermedia............ 59
Appendice statistica .......................................................................... 65
Note metodologiche ........................................................................... 85
INDICE dei riquadri
La ristrutturazione delle imprese e gli effetti della crisi.................... 14
Le valutazioni delle imprese sulla domanda e sull’offerta di credito. 29
L’educazione finanziaria delle famiglie italiane................................... 33
Disavanzi sanitari regionali e piani di rientro: un bilancio preliminare
dei primi tre anni................................................................................... 37


 
L'economia delle regioni italiane si apre con l'analisi della evoluzione territoriale, nell'anno 2009 e nei primi mesi del 2010, dell'attività produttiva, del mercato del lavoro, degli aggregati creditizi e della finanza pubblica decentrata.
In questo numero, i Riquadri hanno ad oggetto il legame tra la ristrutturazione delle imprese e gli effetti della crisi, la valutazione delle imprese sulla domanda e offerta di credito, l'educazione finanziaria delle famiglie, la spesa sanitaria nelle regioni con disavanzi sanitari strutturali.
Gli Approfondimenti riguardano: le stime del lavoro disponibile inutilizzato, l'indagine della Banca d'Italia sulla domanda e offerta di credito a livello territoriale, l'attività dei consorzi fidi durante la crisi, e il sistema premiale degli Obiettivi di servizio nelle regioni meridionali.
http://www.bancaditalia.it/media/notizie/economia_reg_2010_85

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permalink | inviato da magnagrecia il 30/11/2010 alle 0:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

ANALISI QUALI-QUANTITATIVE - 7 - TRATTAMENTO ECONOMICO DEI PARLAMENTARI

 

TRATTAMENTO ECONOMICO DEI PARLAMENTARI

 
                                                                                                                      Deputati                Senatori

 
1. Indennità parlamentare .........................................................................5.486,58 ..............5.613,59
(netta, ma al lordo delle imposte addizionali)

 
2. Diaria .......................................................................................................4.003,11 ..............4.003,11
dal 1.1.2011 .................................................................................................3.503,11 ..............3.503,11

 
3. Rimborso spese ....................................................................................4.190,00 ..............4.678,36 (3.040 al Gr. parl.)
dal 1.1.2011 .................................................................................................3.690,00..............4.178,36
. Spese postali ....................................................................................nessun rimborso ..nessun rimborso
. Spese telefoniche (all'anno) ......................................................................3.098,74 ..............4.150,00

 
4. Spese di trasporto (autostr., treno, nave, aereo): ...................................gratis ...................gratis
+ rimb. trim. da casa a aeroporto < 100 Km ...............................................3.323,70 .............15.379,37
“ “ “ “ “ “ “                                    . > 100 Km   .............................................3.995,10 .............18.486,31

 
5. Assegno fine mandato
. versa mensilmente .................................................................................... 784,14 .................804,40
. al termine riceve l'80% importo mensile lordo ..............................................80% .....................80%
indennità per ogni anno di anzianità

 
6. Assegno vitalizio
. versa mensilm. .........................................................................................1.006,51 ...............1.032,51 (+ 258,13 per rev.)
. dopo almeno 5 anni di mandato, riceve a
partire dal 65° anno di età (riducibile fino al ...............................................20-60% .....................?
60° in relazione all'anzianità) ..................................................................... 20-60% .................20-60% per i nuovi
dell'indennità

 
Totale (1+2+3+4) ....................................................................................15.157,71 .............20.285,17
Totale (1+2+3+4) da 1.1.2011 ................................................................14.157,71.............19.285,17

 

 
Fonte: Parlamento.it
http://www.camera.it/383?deputatotesto=4&conoscerelacamera=4
http://www.senato.it/composizione/21593/132051/genpagina.htm

 
Note:
1. La differenza del trattamento economico tra deputati e senatori è sostanzialmente ascrivibile alla voce “Rimborso spese di spostamento tra casa ed aeroporto”.
2. I totali includono un valore di tale voce risultante dalla media algebrica tra il valore inferiore a 100 Km e quello superiore a 100 Km.
3. Il Senato (in sostanza il suo presidente), a differenza della Camera, non ha deliberato nessuna decurtazione né della diaria, né del rimborso spese, a partire dal 1.1.2011. Aggiornamento: in effetti, il giorno dopo la pubblicazione di questo 'post', l'Ufficio di presidenza del Senato ha deliberato un'analoga decurtazione di complessivi 1.000 € (che vengono riportati).
4. Il dato relativo all'importo dell'assegno vitalizio corrente dei senatori non è stato reso disponibile.
5. Come si vede, il trattamento economico si compone di 6 voci; si parla tanto dell'assegno vitalizio, ma forse sarebbe opportuno porre attenzione anche ad altre voci, ad esempio il "Rimborso spese da casa all'aeroporto" dei Senatori. 

 

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permalink | inviato da magnagrecia il 23/11/2010 alle 0:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

LETTERA AL MINISTRO MAURIZIO SACCONI

Riporto la lettera che inviai il 17 ottobre scorso al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta. 

Egr. Sig. Ministro Sacconi,
 
ci deve essere un motivo serio se una persona sedicente socialista come Lei si mette a fare politica in un partito di destra, e questo motivo deve avere a che fare per forza con il suo retroterra educativo. Leggendo la Sua dichiarazione di ieri, dopo la grande manifestazione della FIOM-CGIL (ma lo stesso discorso vale per tutte le più o meno recenti dichiarazioni di voi tre ministri sedicenti socialisti), sembra di essere davanti al solito film: un'analisi solo in parte rispondente ai dati della realtà e per il resto fatta di autoconsolatorie rivendicazioni di supposti, roboanti successi, appetto di sempre minoritarie, anacronistiche, perdenti posizioni degli avversari. Se ne ricava la fondata impressione che Lei, Sig. Ministro, abbia dovuto da piccolo subire troppi no e troppe frustrazioni e si sia per questo creato una sorta di “realtà parallela”, che Le fa prendere lucciole per lanterne ancora oggi che è adulto e ricopre un ruolo di responsabilità. E – come gli altri due ministri sedicenti socialisti, l'incompetente (l'ha detto anche il suo collega Brunetta) ministro dell'Economia Tremonti ed appunto il ministro Brunetta -, conseguenza significativa e ricorrente, poiché questo Le provoca anche qualche senso di colpa, reiteri ancor più spietatamente e zelantemente ciò che dovette subire da piccolo.
Ed allora forse si spiega perché tre ministri-sedicenti-socialisti, Tremonti, Sacconi e Brunetta (in ordine di responsabilità), siano stati gli autori della manovra correttiva più feroce ed iniqua della nostra storia repubblicana.

 
Le ritrasmetto, per dimostrare l'iniquità della manovra correttiva, la lettera relativa alla previdenza, inviata al Presidente ed ai Membri delle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato, e per conoscenza al Sig. Presidente della Repubblica (poi, ai Presidenti della Camera e del Senato, nonché ai Gruppi parlamentari).
 
 
Iniquità della manovra finanziaria correttiva: Previdenza
 
 
Il Presidente della Repubblica ha chiesto più volte che la manovra correttiva fosse equa. Purtroppo, essa non lo è affatto. Isolando uno dei capitoli della manovra - quello della previdenza -, per evidenziare l'iniquità della misura prevista dal DL 78 di un rinvio di 6-9 mesi per le pensioni di vecchiaia, che si aggiunge a quello prima vigente di 3-6 mesi , che fu deciso dal governo
Prodi con la legge 247/07, il cui combinato disposto porta quindi l'età pensionabile per vecchiaia da 65 a 66 anni (l'allungamento di 12 mesi vale anche per quelle di anzianità), è sufficiente dire che in soli 3 anni si è aumentata l'età pensionabile di 4 trimestri, mentre per l'aumento a 67 anni, cioè di altrettanti 4 trimestri, come prevede il regolamento emanato dal governo la settimana scorsa, ci vorranno ben 11 anni.
Il DL ora approvato ha visto succedersi varie stesure ed anche la parte relativa alla previdenza ha avuto – pare - quattro redazioni e subìto varie modifiche, ma mentre quelle riguardanti altri capitoli sono state migliorative per i destinatari, la quarta, quella definitiva, riguardante la previdenza è stata invece molto peggiorativa.In un primo momento (come risultava dal testo del DL approvato dal Consiglio dei Ministri), questa “finestra” mobile era stata fissata a 6 mesi dalla maturazione del diritto (cioè a 65 anni e mezzo), poi, chissà perché e senza colpo ferire, a 12 mesi.
Se si analizza il testo del DL relativo alla previdenza - valido d'ora in poi permanentemente per tutti e perciò da considerare intervento strutturale -, riepilogando, risulta quanto segue: il rinvio di 12 mesi vale anche per chi ha maturato già 40 anni di anzianità (!); non vale per i lavoratori in mobilità, ma fino al limite di 10.000 persone (!!); vale anche per gli inoccupati o inattivi a qualunque titolo (!!!).
Ne discende che l'onere dell'aggiustamento dei conti pubblici (non dell'INPS, si badi, la cui gestione presenta un avanzo record di 7,9 miliardi) ricadrà anche su categorie deboli o debolissime, a reddito basso, bassissimo o addirittura pari a zero – che perderanno in un solo anno introiti di migliaia o decine di migliaia di € [ciascun pensionando perderà tredici mensilità di pensione: nell'ipotesi che la pensione sia di 1.000 €, avrà perso, in un solo anno, 13 mila €; se è di 1.500, ne avrà perse 19.500, e così via, perdita molto, ma molto maggiore del congelamento per 3.000 € in 3 anni degli scatti ai dipendenti pubblici (che uno stipendio continueranno a prenderlo), che ha fatto protestare i Sindacati ed altri] -, mentre tutti i percettori di reddito privati - ad eccezione dei produttori di farmaci generici, dei grossisti di farmaci, dei farmacisti e dei beneficiari di stock option, per la parte eccedente il triplo della retribuzione fissa (cioè nessuno, neanche Passera e Profumo!) -, anche milionari, non pagheranno – letteralmente - neanche un centesimo.
Non pare esagerato, allora, definire la manovra finanziaria correttiva – per la parte relativa alla previdenza (e all'invalidità) - iniqua, anzi crudele ed iniqua, molto iniqua.
Chiediamo di correggerla prevedendo: a) una “finestra” mobile al massimo di 6 mesi dalla maturazione del diritto; b) che il rinvio non si applichi per i lavoratori in mobilità; c) che il rinvio non si applichi ai pensionandi inattivi (gli over 45-50 rimasti senza lavoro sono stimati in oltre un milione: quanti sono – e saranno - su 140.000 nuovi pensionati ogni anno?).
 
 
In conclusione, Sig. Ministro, dopo la Sua "talebana", strenua difesa della vita vegetativa , il Suo ostinato, crudele, inverecondo, filoconfindustriale affossamento dei diritti di persone in carne ed ossa è davvero incongruo e s'inscrive coerentemente nello schema accennato della Sua “realtà parallela”. Faccia uno sforzo, scenda con i piedi per terra, e forse s'accorgerà anche Lei che far pagare per il risanamento dei conti pubblici, ad esempio, ad un pensionando inattivo o ad un precario qualche decina di migliaia di € in un anno, mentre né un miliardario come Berlusconi, né un milionario come Tremonti, né un abbiente come Lei o Brunetta o Bonanni o Angeletti pagherà un solo centesimo, è una misura crudele ed iniqua, molto iniqua, inaccettabile per un ministro sedicente socialista, che dovrebbe avere – lo affermava il socialista Sandro Pertini – come stella polare, oltre alla libertà, la giustizia sociale.
 
Distinti saluti

ANALISI QUALI-QUANTITATIVE - 6 - SPESE MILITARI: CLASSIFICA DEI PAESI

 

Ecco la classifica delle spese militari relative al 2009 (fonte SIPRI – Wikipedia, valori espressi in $).

Allego la lista dei primi 30 Paesi, in cui l'Italia occupa il nono posto.

Ho provveduto a sommare gli importi solo dei Paesi europei compresi tra i primi trenta ed ho ricavato un ammontare complessivo di 296.771 milioni di $, pari a 3 volte quello della Cina ed al 44,7% delle spese militari USA.

Il che vuol dire che l'Europa, pur spendendo la metà degli USA, ha un peso militare proporzionalmente molto inferiore.

Se ne ricava quindi facilmente che sarebbe opportuno dare realizzazione al più presto al da tempo progettato ma non ancora attuato esercito europeo, che consentirebbe la scelta tra due opzioni: a) accrescere sensibilmente l'efficacia-efficienza-qualità delle spese militari, lasciandone invariato l'ammontare complessivo, oppure b) ridurre l'ammontare delle spese militari lasciando invariato l'attuale peso militare europeo.

La grave crisi economica in corso, prodromo di un declino che è effetto del riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere a livello planetario, rende questa scelta insieme inevitabile ed urgente.


 

List of countries by military expenditures - 2009

From Wikipedia, the free encyclopedia

This is a list of countries by military expenditures. The first list is based on the Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) database which calculates military expenditures in 2009 (in constant 2008 US$). It also includes military expenditures as a percentage of gross domestic product (GDP) in 2008. The second list is based on the SIPRI Yearbook 2010 which includes a list on the world's top 15 military spenders in 2009 at current exchange rates.


 


 

The worlds top 5 largest military budgets in 2009. Figures sourced from SIPRI.

Military spending

Rank

Country

Military expenditure, 2009[2]

 % of GDP, 2008

1

United States

663,255,000,000

4.3%

2

People's Republic of China

98,800,000,000

2.0%

3

United Kingdom

69,271,000,000

2.5%

4

France

67,316,000,000

2.3%

5

Russian Federation

61,000,000,000

3.5%

6

Germany

48,022,000,000

1.3%

7

Japan

46,859,000,000

0.9%

8

Saudi Arabia

39,257,000,000

8.2%

9

Italy

37,427,000,000

1.7%

10

India

36,600,000,000

2.6%

11

South Korea

27,130,000,000

2.8%

12

Brazil

27,124,000,000

1.5%

13

Canada

20,564,000,000

1.3%

14

Australia

20,109,000,000

1.8%

15

Spain

19,409,000,000

1.2%

16

Turkey

19,009,000,000

2.2%

17

Israel

14,309,000,000

7.0%

18

Greece

13,917,000,000

3.6%

19

United Arab Emirates

13,052,000,000a

5.9%a

20

Netherlands

12,642,000,000

1.4%

21

Poland

10,860,000,000

2.0%

22

Colombia

10,055,000,000

3.7%

23

Republic of China (Taiwan)

9,866,000,000

2.1%

24

Iran

9,174,000,000b

2.7%

25

Singapore

7,966,000,000

4.1%

26

Sweden

6,135,000,000

1.3%

27

Norway

6,098,000,000

1.3%

28

Chile

5,683,000,000

3.5%

29

Algeria

5,677,000,000

3.0%

30

Belgium

5,674,000,000

1.2%


 

 

http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_military_expenditures

 
Nota 1: La crisi colpisce anche i cannoni, ma non si cerca un nuovo modello di sviluppo
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2495&fromHP=1


 


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permalink | inviato da magnagrecia il 19/11/2010 alle 1:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

ANALISI QUALI-QUANTITATIVE - 5 - DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA

 

Libertà e Giustizia sociale” era il motto del socialista Sandro Pertini.
 
Nel 2006, secondo il World Institute for Development Economics Research of the United Nations, riportato dal Guardian (http://money.guardian.co.uk/news_/story/0,,1965033,00.html ), il 10% della popolazione adulta del mondo detiene l'85% della ricchezza mondiale, l'1% ne possiede il 40%; la metà più povera della popolazione adulta se ne spartisce solo l'1 per cento.
 
Secondo la Banca d'Italia, nel 2008 e nel 2009, il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale; la metà della popolazione ne possiede il 10%.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf
 
Negli anni '50, la torta del reddito nazionale si divideva per il 60% a salari, stipendi e pensioni e per il 40% ai profitti ed alle rendite; nel 2009 la situazione è quasi ribaltata.
 

Disuguaglianze sociali. “Dal rapporto Growing Unequal dell’Ocse emerge che tra i 30 paesi Ocse oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri. Non è solo colpa della crisi, anche se la crisi certo ha accentuato questa tendenza: redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni ottanta. Si tratta del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l’aumento medio é stato del 12%”.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/11/19/la-crisi-non-e-uguale-per-tutti/

http://www.oecd.org/dataoecd/44/45/41524655.pdf

 
Sul quotidiano la Repubblica (L'analisi: Perché scende l'Euro di Carlo Clericetti), si legge che “secondo molti economisti, a cominciare dal premio Nobel Joseph Stiglitz, la causa prima e lontana che ha fatto evolvere le economie avanzate verso questa crisi [è] il problema della distribuzione del reddito”.
http://www.repubblica.it/economia/2010/05/19/news/perch_scende_l_euro-4190094

 
E, sempre su la Repubblica, un altro articolo (Il Belpaese della disuguaglianza, metà ricchezza al 10% degli italiani di Roberto Mania) conferma l'aumento delle disuguaglianze.
http://www.repubblica.it/economia/2010/07/05/news/inchiesta_redditi-5392064

 
Analizzo sull'argomento il seguente report della Banca d'Italia, citato nell'articolo precedente http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf . Anche da esso si inferisce un effetto perequativo, cioè di maggiore giustizia sociale, dei provvedimenti adottati dal 2° governo Prodi.
 
In relazione al dato della riduzione del reddito familiare nel biennio 2006-2008, oggetto di articoli di stampa nel mese di febbraio scorso, ho provveduto a leggere il Supplemento al Bollettino Statistico – Indagini campionarie ”I bilanci delle famiglie italiane nell'anno 2008” del 10-02-2010 e poi a telefonare direttamente alla Banca d'Italia (Tel. 06/47921) per chiedere alcune spiegazioni. Ho ricavato quanto segue:
1. l'analisi è una fotografia del fenomeno;
2. non si è provveduto all'esame delle sue cause;
3. essendo il frutto di un'indagine campionaria (su un campione di 7.977 famiglie) ha comunque un minimo grado di approssimazione (intervallo di confidenza);
4. il dato più significativo – perché corretto dell'effetto della composizione del nucleo familiare – è quello del reddito equivalente, pari al -2,6% (contro il -4%, dato prima della correzione);
5. tale diminuzione media è dovuta ad un calo del -7% circa dei lavoratori indipendenti, del -3% circa dei lavoratori dipendenti e del -1,5% circa dei pensionati ed altri;
6. il reddito medio pari a € 2.679 al mese comprende tutti i tipi di reddito, anche quelli di natura finanziaria, che hanno fatto registrare nel biennio un andamento negativo;
7. il reddito medio è influenzato ovviamente sia dal numeratore (reddito aggregato), sia dal denominatore (numero complessivo delle famiglie, in costante aumento per l'incremento dell'incidenza delle famiglie mono-componente e dal numero delle famiglie di immigrati regolari, in particolare rumeni e bulgari, diventati cittadini UE proprio in quel periodo);
8. il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede quasi il 45 per cento dell'intera ricchezza netta delle famiglie italiane. Tale livello di concentrazione è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi quindici anni;
9. infine, pare legittimo dedurre anche da questa analisi della Banca d'Italia che – a fronte di un ampliamento della forbice a favore dei lavoratori indipendenti negli ultimi 15 anni - le differenze di variazione negativa emerse tra lavoratori indipendenti, lavoratori dipendenti e pensionati nell'ultimo biennio esaminato sembrano confermare comunque un effetto perequativo dei provvedimenti adottati dal 2° governo Prodi a favore dei ceti meno abbienti.
 
Aggiungo 5 osservazioni:
1. Nell'articolo di Roberto Mania, si parla anche di meritocrazia, gerontocrazia e di sistema bloccato per effetto delle disuguaglianze crescenti di reddito e di ricchezza.
2. Luigi Einaudi, ex presidente della Repubblica Italiana ed economista liberista sosteneva che l'imposta più liberale è quella di successione, perché favorisce l'ascensore sociale: in Italia è stata praticamente tolta dal miliardario e sedicente liberale e liberista Berlusconi.
3. La manovra correttiva 2010 Tremonti-Berlusconi, che colpisce i ceti bassi e preserva quelli alti, è un'ulteriore spinta alla disuguaglianza.
4. In Italia, il peso fiscale sui redditi da lavoro è molto più alto di quello sulle rendite finanziarie.
5. E' difficile spiegare, se non attraverso il dominio dei mass media da parte dei ricchi e per effetto dell'insufficienza o dell'obnubilamento della capacità raziocinante dei ceti medi e soprattutto di quelli bassi, come una esigua o infima minoranza (il 10% in Italia, il 2% nel mondo) possa detenere ed accrescere il possesso della maggior parte della ricchezza, e talora addirittura vedersi affidare – come Bush negli USA o Berlusconi in Italia - le leve del potere politico.

 
Nota 1: A pag. 15, si legge:
3. Il reddito e il lavoro7
Nel 2008 il reddito familiare medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei
contributi previdenziali e assistenziali, è risultato di 32.146 euro (tav. B1), pari a 2.679 euro al
mese. Il reddito familiare medio risulta più elevato per le famiglie con capofamiglia laureato,
lavoratore indipendente o dirigente, di età compresa tra i 45 e i 64 anni, mentre risulta inferiore
per le famiglie residenti al Sud e Isole.
Tra il 2006 e il 2008 il reddito familiare è calato di circa il 4 per cento in termini reali8,
riportandosi sui livelli del 1993 (fig. 6)9. Questa stagnazione dei redditi medi familiari negli
ultimi quindici anni risente della riduzione della dimensione media delle famiglie passata da
circa 3 componenti del 1993 ai 2,5 del 2008.
Per tener conto dell’ampiezza e dalla composizione della famiglia e ottenere una misura
che approssima in modo migliore il benessere familiare, si può correggere il reddito
complessivamente percepito dalla famiglia con una scala di equivalenza10. Il risultato così
ottenuto, detto reddito equivalente, si interpreta come il reddito di cui ciascun individuo
dovrebbe disporre se vivesse da solo per raggiungere lo stesso tenore di vita che ha in famiglia.
Nel periodo 1993-2008 il reddito equivalente è aumentato di circa il 12 per cento in
termini reali (fig. 6); nel biennio 2006-2008 la contrazione è stata di circa il 2,6 per cento.
A pag. 16, si legge:
Gli indipendenti hanno registrato il maggior incremento del reddito equivalente negli
ultimi quindici anni (circa il 25 per cento in termini reali) (fig. 7), nonostante il significativo
calo osservato fra il 2006 e il 2008 (di circa il 7 per cento).
Tra i dipendenti il reddito equivalente è invece aumentato dal 1993 in misura pari a
circa il 4 per cento in termini reali. Anche tali individui hanno sperimentato nell’ultimo biennio
una contrazione pari al 3 per cento circa.
Per i pensionati o per gli individui in altra condizione non professionale, la crescita del
reddito disponibile è stata di quasi il 14 per cento nel periodo 1993-2008. Nell’ultimo biennio la
riduzione osservata è stata di modesta entità (- 1,5 per cento circa).
http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf

 

Nota 2: Classifica 2009 dei ricchissimi

http://www.repubblica.it/persone/2010/03/11/news/forbes_ricchi-2588296

http://www.forbes.com/lists/2010/10/billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank.html

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2553957

 

Nota 3: 11-05-2010 - OCSE: SALARI IN ITALIA TRA I PIU' BASSI. FISCO DA RECORD AL 46,5%.
Ma Sacconi non ci sta e bolla i dati come ''tecnicalita' senza riscontro''
http://www.asca.it/copertina-OCSE__SALARI_IN_ITALIA_TRA_I_PIU__BASSI__FISCO_DA_RECORD_AL46_5_PERCENTO_-2863.html

Il Rapporto Ocse: Italia maglia nera dei salari -16,5%rispetto alla media

Il nostro Paese è al 23esimo posto sui 30 membridell'Organizzazione
Il cuneo fiscale è del 46,5%. Peso ditasse e contributi invariato dal 2008

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/economia/retribuzioni/dossier-salari/dossier-salari.html

OECD: Taxing Wages 2009  http://www.oecd.org/ctp/taxingwages

Salari: IRES CGIL, potered'acquisto perde 5.500 euro in dieci anni

Presentato V rapporto suiredditi dei lavoratori dipendenti. Epifani, necessario un intervento urgente,che sposti la tassazione dai salari dei lavoratori dipendenti e dalle pensionialle grandi ricchezze e ai grandi patrimoni »

http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=14627

La crisi dei salari - Crescita, Occupazione eRedditi perduti negli anni Duemila

V RAPPORTO IRES-CGIL 2000-2010  - 27 settembre 2010

Sintesi del rapporto:

http://www.cgil.it/Archivio/Ricerche%20IRES/IRES_Salari%20in%20Italia_sintesi.pdf

Slides:

http://www.cgil.it/Archivio/Ricerche%20IRES/IRES_Salari%20in%20Italia_slides.PPT

Restituzione del fiscal drag (drenaggio fiscale).

Fiscal drag: chil'ha visto? - 13/09/2010

“C'è un grandeassente nel dibattito sulle tasse: il drenaggio fiscale. Che dal '90 ha colpitoi redditi più bassi: chi guadagna solo 15mila euro oggi paga il 28% in più intermini reali, mentre chi sta sopra 1 milione di euro paga quasi il 10% inmeno”.

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Fiscal-drag-chi-l-ha-visto-6305

 


 

 



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ANALISI QUALI-QUANTITATIVE - 4 - LA LOTTA ALLA MAFIA

 

LOTTA ALLA MAFIA

 
ANALISI CRITICA, BASATA SUI DATI UFFICIALI AL 30-9-09 (fonte: Ministero dell’Interno; l'analisi comparativa col precedente governo riguarda necessariamente i primi 2 anni scarsi di governo)

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/misure_antimafia/Lotta_mafia.pdf
 
I risultati conseguiti nella lotta alla mafia (ho solo aggiunto tra parentesi quelli relativi al periodo precedente):
GOVERNO BERLUSCONI Differenza % rispetto ai 17 mesi precedenti
OPERAZIONI DI POLIZIA GIUDIZIARIA 335 +40% (239)
ARRESTI: 3.479 +26% (2.761)
LATITANTI ARRESTATI: 270 +91% (142)
30 PIU’ PERICOLOSI ARRESTATI: 13 +62% (8)
100 PIU’ PERICOLOSI: 35 +119% (16)
ALTRI LATITANTI 222 +90% (117)
BENI SEQUESTRATI 9.118 + 52% (5.999) Valore 5.372 milioni di €
BENI CONFISCATI: 2.219 + 304% (550) Valore 1.512 milioni di €
FONDO UNICO DI GIUSTIZIA Somme recuperate 676,7 milioni di €
Consigli Comunali sciolti per infiltrazioni mafiose: 12

 
Commento critico:

 
- Premessa: chiunque è pratico di analisi quali-quantitative sa che le variazioni registrate in un fenomeno vanno sapute interpretare: talora è significativo il dato in valore assoluto, talaltra quello in percentuale, talaltra ancora entrambi congiuntamente; quando il periodo esaminato è breve e/o soprattutto le basi di calcolo confrontate sono esigue, si possono anche avere variazioni elevate, ma scarsamente significative;
- nel caso in esame, si evince rispetto al periodo precedente una variazione favorevole, sia in valore assoluto che in percentuale, per cui ne va senz’altro riconosciuto il merito ai soggetti protagonisti: Forze dell’Ordine, Magistratura, Ministro dell’Interno;
- i dati però dicono anche oggettivamente che il range di variazione va dal +26% al +91% e quindi è sotto il +100%, tranne per “i 100 più pericolosi” – la cui base di calcolo però è esigua - e i “beni confiscati” – correlati alle procedure giuridiche e quindi di solito molto ritardate rispetto all'inizio delle indagini ed alle richieste della polizia giudiziaria, (com’è anche per i beni sequestrati), per cui potrebbero facilmente risalire ad indagini ‘vecchie’ del periodo precedente;
- va anche aggiunto, per inciso, che i “beni sequestrati”, soprattutto, ma anche talvolta i “beni confiscati”, non vengono effettivamente sottratti all’uso da parte delle mafie;
- inoltre, la misura approvata dal Governo Berlusconi di mettere tali beni all’asta potrebbe vanificare almeno parzialmente il lavoro fatto;
- infine, last but not least, poiché la ricchezza prodotta dalle mafie è stimata pari a 100 miliardi di € all’anno (7% del PIL), i dati predetti rappresentano solo una goccia nell’oceano: ben altre risorse umane e materiali e soprattutto ben altro impegno delle forze politiche, di destra e di sinistra, occorrerebbe mettere in campo, per affrontare in maniera feroce questa vera emergenza nazionale e combattere e vincere la guerra.

 

ANALISI QUALI-QUANTITATIVE - 3 - SPESE DEL VERTICE G8

 

Nel 'post' precedente, parlavo dello scialo del Vertice G8. Ecco l'elenco delle spese de L'Aquila e de La Maddalena.
Anche se molto limitata e lontana nel tempo, la mia esperienza mi dice che le forniture agli Enti pubblici – anche per compensare il ritardo nel pagamento - di solito vengono fatturate ad un costo maggiorato, anche di 2 o 3 volte. Non so in questo caso, ma certo i prezzi di alcune voci lasciano perplessi.


SPESE DEL VERTICE G8
I televisori e i cd d'oro
L'elenco dei costi più incredibili
Le spese globali per il vertice e una selezione dei contratti più singolari:

Costo G8 Maddalena: 327.500.000 euro
Costo G8 l'Aquila: 184.974.178 euro
Costo complessivo G8 Maddalena + L'Aquila: 512.474.178 euro


Fornitore Oggetto Importo in Euro (incluso IVA)
SPAZIALE SPLENDY G.I.L. SRL Fornitura accappatoi e asciugamani 24.420,00
PINEIDER SPA Fornitura materiale vario (album, sottomano da scrivania, portablocchi cartelle) 78.163,20
MUSEOVIVO Fornitura 60 penne edizione unica 26.000,05
POLTRONE FRAU SPA Fornitura sedute a noleggio 373.233,30
FORCING SRL, MIB SRL, FIDANZIA SRL Fornitura pennoni e bandiere 175.576,80
RUFFOLO SILVIA GRAFICA EDITORIALE Fornitura, declinazione e utilizzo logo G8 21.600,00
COGEDA SISTEMI Fornitura cartucce toner 12.733,20
ELCOMAN SRL Fornitura n. 30 distruggidocumenti 12.852,00
MEDIAMERKET SPA, CIFONI DOMENICO SRL, UNIEURO-CTE GROUP SRL, TECNOVISIONI SRL Fornitura televisori Lcd e noleggio plasma 347.348,00
BULGARI ITALIA SPA Fornitura 45 ciotoline in argento 22.500,00
FRATERNITAS SRL Fornitura megafoni 3.895,20
LANIFICIO FRATELLI CERRUTI SPA Fornitura tessuto per divise steward e hostess 13.555,20
LANIFICIO ORMEZZANO SPA Fornitura tessuto per divise steward e hostess 5.184,00
ANNALISA COLLEZIONI SRL Fornitura tessuto per divise (non specificate) 54.000,00
PUBBLILASER SRL Fornitura tessuto con logo per personalizzazione transenne 23.442,05
FIORI E PIANTE di Tontoranelli Daniela, DEMI MONDE SRL Fornitura addobbi floreali 64.020,00
ARTERIA SRL Fornitura servizio trasferimento scultura “Il Guerriero di Capestrano” da Chieti a sede G8 L'Aquila 11.122,80
ARTERIA SRL Servizio aggiuntivo per sollevamento scultura “Il guerriero di Capestrano” 4.056,00
BORGHI INTERNATIONAL Trasporto opere d'arte 36.000,00
NOLOSTAND SPA Fornitura posacenere 10.200,00
PUBBLILASER SRL Rivestimento ascensori con pellicola vinilic 9.072,00
ISTITUTO GRAMMA, CENTRO RICERCHE MUSICALI, ORTO ONIRICO SRL, AGORA' SRL Realizzazione
Realizzazione progetto “A city to listen to - L'Aquila per il G8” 193.996,00
TOTALE 1.468.969,80
(25 febbraio 2010)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/articolo/2121637

Sugli sprechi de La Maddalena, ecco l'inchiesta de L'Espresso:
http://espresso.repubblica.it/go?page=http:%2f%2fespresso.repubbl..

Aggiornamento
 
Il conto infinito per quel G8 fantasma
Le suite dei capi di Stato non sono mai state utilizzate. Ma il costruttore chiede altri 71 milioni. Spesi per lussi inutili. Un esempio? Per la camera in cui avrebbe dovuto soggiornare Obama il letto è costato 4.400 euro e il lenzuolo di lino 3.100
di Emiliano Fittipaldi
06 novembre 2014
http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/11/06/news/il-conto-infinito-per-quel-g8-fantasma-1.186772



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FINI, LO SPIETATO TAGLIATORE DI TESTE

 

Ripubblico qui un commento già ‘postato’ in un altro forum (Dic.'09)
 

Vincenzo, tu che sei un esperto, conosci un modo per mandare Silvio B. al creatore?
 

E’ una bella domanda la tua. Ovviamente, io non posseggo un sistema per eliminarlo, ma posso provare a fare un’analisi ragionata, e lunga, basata su un calcolo probabilistico, in ordine crescente, e formulare tre ipotesi.
 

Prima ipotesi: Silvio Berlusconi si dimette. Questa è l’ipotesi meno probabile, data la sua conformazione psicologica, non di ‘Unto del Signore’ - questo è un corollario (=conseguenza) – ma del suo essere un mammone amorale e bulimico: chi ha avuto la sfortuna di essere stato amato in maniera assoluta e totalizzante da una madre autoritaria e cattiva educatrice ha un senso di onnipotenza, che, se non viene elaborato, lo accompagnerà per tutta la vita e lo renderà schiavo di se stesso. Egli, quindi, non può non considerarsi onnipotente. E, come ho già scritto, ciò lo “costringe” a concupire e a fagocitare poteri e competenze per la potente pulsione bulimica e – dato l’imprinting, cioè la relazione primitiva fondamentale – ad imitare coattivamente l’autoritario – assolutistico - paradigma (= modello) materno.
 

Seconda ipotesi: un atto di resipiscenza (-->Wikipedia) almeno di una parte – quella più raziocinante ed onesta, cioè quella per la quale ho apposta deciso di scrivere in questo forum - del suo elettorato. Questa è un’ipotesi poco probabile.

Qui faccio due osservazioni, una di tipo quantitativo: come ho già scritto a proposito del cosiddetto ‘popolo’ berlusconiano (PDL), se l’Italia fosse un villaggio di 100 persone, gli elettori PDL sono stati 23 alle elezioni politiche e 18 a quelle europee, per cui basterebbero relativamente piccoli “smottamenti” verso l’astensione o l’UDC, la metà addirittura se cambiassero fronte e passassero a sinistra (PD o IDV). L’altra, di tipo qualitativo: il rapporto tra Berlusconi ed il suo elettorato somiglia molto all’innamoramento, che è una passione. Già i miti greci 2.500 anni fa, il potente Shakespeare 400 anni fa e Freud 100 anni fa paragonavano l’innamoramento ad uno stato di malattia della mente, ora ci sono le evidenze scientifiche (allego i link).
 

Freud diceva che lo stato dell'innamoramento è più simile ad uno stato di malattia che ad uno sano, questo rimane vero ancora oggi. Nell'innamoramento esiste una idealizzazione dell'amato e la proiezione su di lui di tutti i nostri oggetti buoni, di modo che non vediamo la persona come in realtà è, ma come vorremmo che fosse, questo spiega perché una volta finito l'innamoramento le proiezioni vengono ritirate e si hanno quei commenti tipo "Ma come ho fatto a innamorarmi di quello lì? Non ha nulla, non è bello, né intelligente, dovevo proprio essere fuori di me" E spesso si passa ad una denigrazione dell’oggetto prima tanto amato”. Gianna Porri.

http://www.whohub.com/it513/cosa-consiste-fenomeno-dell-innamoramento?tag=PSICOLOGIA

 

Sarà certamente riduttivo, ma la ricerca di un gruppo di neuroscienziati americani ha analizzato come forse non era mai stato fatto prima d'ora il meccanismo dell'innamoramento, della cotta, se volete chiamarla così, o della passione, dell'eros, ed è pervenuta alla conclusione che l' amore romantico è come una malattia mentale e che quando si è alle prese con la passione, diventiamo tutti vittime impotenti di un istinto biologico”. http://mysterium.blogosfere.it/2008/02/san-valentino-una-ricerca-americana-linnamoramento-e-come-una-malattia-mentale.html

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Innamoramento
 

Terza ipotesi: la rottura dell’alleanza con Gianfranco Fini. Questa è l’ipotesi più probabile. Qui c’è lo scontro tra un mammone dal collo taurino, che si crede onnipotente, ma che in fondo è un insicuro e vulnerabile nel suo amor proprio ipertrofico e malato, ed un uomo con una forte influenza paterna, lucido, determinato, sempre più sicuro di sé, autoritario, abile e spietato 'tagliatore di teste' (si veda il caso di Tremonti, Taormina e, ora, Cosentino; il prossimo sarà il traditore Gasparri?).
 

In conclusione: Giove toglie la ragione a chi vuol perdere, e Silvio B. è già mezzo matto. Posso naturalmente sbagliarmi, ma ho la netta sensazione che ci stiamo avvicinando per lui al giorno del “redde rationem”.
 

http://it.wikipedia.org/wiki/Quos_vult_Iupiter_perdere_dementat_prius
 

http://it.wikipedia.org/wiki/Redde_rationem
 

***

Ed il 6-07-10 aggiungevo:

1.Fino a due anni fa ritenevo Fini un politico molto sopravvalutato, poi ho cominciato a cambiare idea quando egli ha preso posizioni eterodosse sui diritti civili e quando ha preso a contrastare lo strapotere della Lega Nord o quello di Berlusconi.

2. Devo confessare che le mie valutazioni su Fini, pur ragionate e motivate, sono influenzate un po' più dall'ottimismo della volontà che dal pessimismo della ragione.

3. Ciò che impedisce a Fini – che non è uno stupido ed un autolesionista, ma un politico esperto e un uomo di potere - di andare fino in fondo (per ora, ma la lotta è già in corso, ed è dura, non pretenderai che lo sfidi... a un duello all'ultimo sangue) è la semplice conta dei suoi seguaci, di quelli che gli sono rimasti (solo poco più di una quarantina di parlamentari) dopo una assidua campagna acquisti – ancora in corso - da parte dell'amorale e spregiudicato Berlusconi. Lo fara solo se vi sarà costretto.
 

********************************************************************************
 

Oggi, 8-11, leggo dei giudizi troppo severi su Fini (per esperienza e scienza so che la eccessiva severità rimanda sempre ad altro, a motivazioni “sottostanti”), come se il nostro nemico non fosse l'amorale, bulimico ed incompetente Silvio Berlusconi, per far fuori il quale, io penso sia giusto allearsi, temporaneamente, con chiunque.

Poi, vorrei rammentare che Fini, che ha senz'altro difetti, come d'altronde tutti gli umani, in più di 30 anni di attività politica, non ha mai avuto problemi di natura giudiziaria, e questo conta pure qualcosa.

Infine, si parla della scopiazzatura nel suo discorso di temi di sinistra: a parte le considerazioni suesposte, vorrei far presente che il responsabile della ideologia, diciamo, del FLI (oltre che autore del suo nome) è Luca Barbareschi, ex socialista, e basta aver letto le sue interviste ai giornali per rendersi conto della commistione dei temi politici, che egli ha rivendicato come fatto normale.

Io non ho una visione ideologica, ma concreta e pragmatica, se su alcuni temi, come ad esempio l'eliminazione del precariato o l'introduzione di ammortizzatori sociali universali o il varo di un corposo piano di edilizia popolare, cruciali sia dal punto di vista degli ideali di sinistra, sia per far fronte alle mutazioni epocali in corso e futuri, si realizzasse una convergenza tra PD e FLI (più facile su questi temi, e su altri, che con l'UDC) io non avrei niente da ridire, anzi sarei molto contento e soddisfatto.

 

 

LETTERA AL MINISTRO RENATO BRUNETTA

 

Riporto la lettera che inviai, nel mese di agosto, al ministro Renato Brunetta (con acclusa la lettera alle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato e per conoscenza al Presidente della Repubblica sulla manovra finanziaria correttiva). Non ho ricevuto alcuna risposta.

 
Egr. Sig. Ministro Brunetta,
ci deve essere un motivo se una persona sedicente socialista come Lei si mette a fare politica in un partito di destra, e questo motivo deve avere a che fare per forza con il suo retroterra educativo. Leggendo la Sua intervista al Corriere della Sera (ma lo stesso discorso vale per tutte le più o meno recenti dichiarazioni di voi tre ministri sedicenti socialisti), sembra di essere davanti al solito film: un'analisi solo in parte rispondente ai dati della realtà e per il resto fatta di autoconsolatorie rivendicazioni di supposti, roboanti successi. Se ne ricava la fondata impressione che Lei, Sig. Ministro, abbia dovuto da piccolo subire troppi no e troppe frustrazioni e si sia per questo creato una sorta di “realtà parallela”, che Le fa prendere lucciole per lanterne ancora oggi che è adulto e ricopre un ruolo di responsabilità. E – come gli altri due ministri sedicenti socialisti, l'incompetente (l'ha detto anche Lei) Tremonti ed il “talebano” Sacconi -, conseguenza significativa e ricorrente, poiché questo Le provoca anche qualche senso di colpa, reiteri ancor più spietatamente ciò che dovette subire da piccolo.
Ed allora forse si spiega perché tre ministri-sedicenti-socialisti, Tremonti, Sacconi e Brunetta (in ordine di responsabilità), siano stati gli autori della manovra correttiva più feroce ed iniqua della storia repubblicana.

 
Le ritrasmetto, per dimostrare l'iniquità della manovra correttiva, la lettera relativa alla previdenza, inviata al Presidente ed ai Membri delle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato, e per conoscenza al Sig. Presidente della Repubblica (poi, ai Presidenti della Camera e del Senato, nonché ai Gruppi parlamentari).

 
Iniquità della manovra finanziaria correttiva: Previdenza

 
Il Presidente della Repubblica ha chiesto più volte che la manovra correttiva fosse equa. Purtroppo, essa non lo è affatto. Isolando uno dei capitoli della manovra - quello della previdenza -, per evidenziare l'iniquità della misura prevista dal DL 78 di un rinvio di 6-9 mesi per le pensioni di vecchiaia, che si aggiunge a quello prima vigente di 3-6 mesi , che fu deciso dal governo Prodi con la legge 247/07, il cui combinato disposto porta quindi l'età pensionabile per vecchiaia da 65 a 66 anni (l'allungamento di 12 mesi vale anche per quelle di anzianità), è sufficiente dire che in soli 3 anni si è aumentata l'età pensionabile di 4 trimestri, mentre per l'aumento a 67 anni, cioè di altrettanti 4 trimestri, come prevede il regolamento emanato dal governo la settimana scorsa, ci vorranno ben 11 anni.
Il DL ora approvato ha visto succedersi varie stesure ed anche la parte relativa alla previdenza ha avuto – pare - quattro redazioni e subìto varie modifiche, ma mentre quelle riguardanti altri capitoli sono state migliorative per i destinatari, la quarta, quella definitiva, riguardante la previdenza è stata invece molto peggiorativa. In un primo momento (come risultava dal testo del DL approvato dal Consiglio dei Ministri), questa “finestra” mobile era stata fissata a 6 mesi dalla maturazione del diritto (cioè a 65 anni e mezzo), poi, chissà perché e senza colpo ferire, a 12 mesi.
Se si analizza il testo del DL relativo alla previdenza - valido d'ora in poi permanentemente per tutti e perciò da considerare intervento strutturale -, riepilogando, risulta quanto segue: il rinvio di 12 mesi vale anche per chi ha maturato già 40 anni di anzianità (!); non vale per i lavoratori in mobilità, ma fino al limite di 10.000 persone (!!); vale anche per gli inoccupati o inattivi a qualunque titolo (!!!).
Ne discende che l'onere dell'aggiustamento dei conti pubblici (non dell'INPS, si badi, la cui gestione presenta un avanzo record di 7,9 miliardi) ricadrà anche su categorie deboli o debolissime, a reddito basso, bassissimo o addirittura pari a zero – che perderanno in un solo anno introiti di migliaia o decine di migliaia di € [ciascun pensionando perderà tredici mensilità di pensione: nell'ipotesi che la pensione sia di 1.000 €, avrà perso, in un solo anno, 13 mila €; se è di 1.500, ne avrà perse 19.500, e così via, perdita molto, ma molto maggiore del congelamento per 3.000 € in 3 anni degli scatti ai dipendenti pubblici (che uno stipendio continueranno a prenderlo), che ha fatto protestare i Sindacati ed altri] -, mentre tutti i percettori di reddito privati - ad eccezione dei produttori di farmaci generici, dei grossisti di farmaci, dei farmacisti e dei beneficiari di stock option, per la parte eccedente il triplo della retribuzione fissa (cioè nessuno, neanche Passera e Profumo!) -, anche milionari, non pagheranno – letteralmente - neanche un centesimo.
Non pare esagerato, allora, definire la manovra finanziaria correttiva – per la parte relativa alla previdenza (e all'invalidità) - iniqua, anzi crudele ed iniqua, molto iniqua.
Chiediamo di correggerla prevedendo: a) una “finestra” mobile al massimo di 6 mesi dalla maturazione del diritto; b) che il rinvio non si applichi per i lavoratori in mobilità; c) che il rinvio non si applichi ai pensionandi inattivi (gli over 45-50 rimasti senza lavoro sono stimati in oltre un milione: quanti sono – e saranno - su 140.000 nuovi pensionati ogni anno?).

 
In conclusione, Sig. Ministro, la Sua proposta di organizzare manifestazioni (di parte) per verificare il consenso del “popolo” (Le rammento: nel “villaggio” Italia, 23 votanti PDL alle ultime elezioni politiche e 17 a quelle europee) è davvero incongrua e s'inscrive coerentemente nello schema accennato della Sua “realtà parallela”. Faccia uno sforzo, scenda con i piedi per terra, e forse s'accorgerà anche Lei che far pagare per il risanamento dei conti pubblici, ad esempio, ad un pensionando inattivo qualche decina di migliaia di € in un anno, mentre né un miliardario come Berlusconi, né un milionario come Tremonti, né un abbiente come Lei o Sacconi pagherà un solo centesimo, è una misura crudele ed iniqua, molto iniqua, inaccettabile per un ministro sedicente socialista, che dovrebbe avere – lo affermava il socialista Sandro Pertini – come stella polare, oltre alla libertà, la giustizia sociale.
Distinti saluti



Appendice


commento di torquemada58 inviato il 5 novembre 2010

Caro magnagrecia,
nelle mie scorribande virtuali incappo spesso nelle cose che scrivi e le trovo sempre istruttive e utili per la documentazione. 
Nel caso specifico di questa lettera a Brunetta, c'è solo un'osservazione che mi permetto di fare, è una cosa da nulla, sono un pignolo per natura e non resisto : sul finale scrivi "Faccia uno sforzo, scenda con i piedi per terra" , ti volevo ricordare che Brunetta non ha bisogno di fare uno sforzo per scendere a terra, è già a terra.
Carissimi saluti


commento di magnagrecia inviato il 5 novembre 2010


Caro Torquemada58,

te lo avevo promesso, che avevo qualche dato utile da trasferire. Ne ho ancora in serbo qualche altro.

La tua osservazione sul ministro Brunetta è giustissima, nel senso che in fondo è anch'egli un mediocre, di quella mediocrità non tanto tecnica, quanto morale, perché disposto, per emergere,  scegliendosi furbescamente una parte del campo con molto meno competitori, a farsi strumento di leader incompetenti e spregiudicati e di politiche contrarie al suo credo originario, ancora ipocritamente esibito.

L'invito a scendere a terra nella dimensione della realtà effettuale serve proprio a smascherare questa contraddizione, ed a riportarlo giù dalla dimensione "onirica", che gli serve per compensare la sua debolezza ed i sensi di colpa.

Carissimi saluti 


commento di partigiano49 inviato il 5 novembre 2010

Magnagrecia, sei proprio sadico a ricordare Sandro Pertini al mezza pugnetta, gli fai prendere un colpo.....


commento di magnagrecia inviato il 5 novembre 2010

Approfitto della citazione da parte di Partigiano49 dell'aggettivo 'sadico' per fare alcune considerazioni.

1. Io, nella lettera alle Commissioni parlamentari, ho definito, verso la fine, la manovra correttiva "crudele ed iniqua", sia per la parte relativa alla previdenza, sia per la parte relativa all'invalidità.

2. Per quanto riguarda la "crudeltà", mi ricordo che Curzio Malaparte, credo nel "Diario di uno straniero a Parigi", distingueva la "ferocia", propria degli animali, perché inconsapevoli del male che arrecano, dalla "crudeltà", peculiare degli umani, perché invece ne sono consapevoli.

3. Il meccanismo della crudeltà è abbastanza strano. Anni fa, fu fatto un esperimento: un certo gruppo di studenti universitari fu invitato a misurare il proprio grado di pietà/crudeltà, manovrando una manopola di un'apparecchiatura elettrica che provocava scosse lettriche d'intensità crescente ad una persona situata in una stanza attigua, che essi non potevano vedere, ma di cui potevano sentire le urla (in realtà simulate). Beh, la maggioranza di loro palesò un grado elevato di crudeltà.

4. Io sono stato responsabile del controllo di gestione di una grande e ricca azienda. Quando, per effetto della liberalizzazione del mercato (fino ad allora oligopolistico), ci fu una riduzione dei prezzi/ricavo, mi chiesero di formulare delle proposte di riduzione dei costi, ed io, senza "pietà", tra le misure da adottare indicai una rinegoziazione dei contratti di fornitura per scaricare sui fornitori (PMI) buona parte della riduzione dei prezzi/ricavo, ma non c'erano molte alternative (poi, infatti, ci fu la messa in mobilità di migliaia di persone). SEGUE


SEGUE. 5. Nel caso della manovra correttiva, mi pare si possa affermare senza tema di smentita che i ministri Tremonti, Sacconi e Brunetta (in ordine decrescente di responsabilità) sono stati gli ideatori ed attuatori – ostinati ed inflessibili - della manovra finanziaria correttiva più crudele ed iniqua della storia repubblicana, perché – scientemente! - addossa l'onere del risanamento del bilancio pubblico su categorie debolissime e preserva TOTALMENTE i ricchi ed i ricchissimi. Basti dire che, nel testo originario, era previsto l'innalzamento della percentuale minima d'invalità dal 74% all'85%, per cui sarebbero stati esclusi ad esempio i down, la cui indennità è pari a poco più di 250 € mensili. Soltanto dopo le corali e vibrate proteste (incluso Bersani), il comma fu cancellato in Commissione Bilancio.











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ANALISI QUALI-QUANTITATIVE – 2 - ABOLIZIONE DELL'ICI

 

Dopo lo spreco del salvataggio Alitalia, un altro spreco fu quello dell'eliminazione dell'ICI sulla prima casa ai più abbienti.
L'abolizione dell'ICI è passata per tre fasi: le prime due volute da Prodi, che - forse anche per controbattere la riduzione delle tasse propagandata da Berlusconi fin dal '94 (“Meno tasse per tutti”), ma comunque in armonia con la politica redistributiva perseguita dal centrosinistra - hanno interessato i redditi bassi e comportato minori entrate per circa 1,5 miliardi; la terza, decisa da Berlusconi, che ha riguardato invece i redditi alti e comportato un minore introito molto più elevato.
Più sotto, ho elencato le pecche del provvedimento di abolizione: sono molteplici e gravi e in contraddizione stridente con le politiche di decentralizzazione affermate e sbandierate dal centrodestra, segnatamente dalla Lega Nord, da poterne inferire un'assenza di visione prospettica, di disegno strategico, di respiro programmatorio (punti di forza invece del prof. Prodi), sostituiti da slogan e obiettivi di basso profilo slegati tra loro, che costituiscono - per chi li sappia leggere - la cifra drammaticamente fedele e probante dei limiti, dell'incompetenza e dell'inadeguatezza del Berlusconi politico (nonché della sua preoccupante prodigalità quando si tratti di soldi pubblici).
E, parallelamente, della colpevole acquiescenza del ministro dell'Economia Tremonti, la cui inerzia successiva è perfettamente spiegabile proprio alla luce dei gravi errori commessi con:
a) l'abolizione dell'ICI (nell'ipotesi massima, 2,2 miliardi, da sommare a 1,5 miliardi deciso da Prodi), b) il salvataggio dell'Alitalia (3,1+2 miliardi), senza contare il generoso risarcimento alla Libia (5 miliardi di dollari in 20 anni) e lo scialo del vertice G8 (400 milioni).
 
Qualche mese fa, ci fu la protesta dei sindaci lombardi, alle prese con le ristrettezze dei bilanci comunali.
L'origine del problema è legata in buona parte proprio alla decisione di Silvio Berlusconi – dopo quella discutibile e costosa del salvataggio dell'Alitalia (vedi 'post' http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2555569.html ) - di abolire l'ICI ai più abbienti (a tutti gli altri era stata già tolta dal governo Prodi), per mantenere un impegno assunto in campagna elettorale.
E' stata una scelta negativa sotto molteplici punti di vista.
1. Dal punto di vista dei principi: lo Stato Centrale ha eliminato (tranne per le prime case di lusso, ma che assommano a 40.000 unità immobiliari appena, su oltre 32 milioni) un'imposta comunale, ledendo: a) l'autonomia dei Comuni, b) il principio di sussidarietà e c) le regole strategiche del federalismo fiscale.
2. Dal punto di vista economico-finanziario, togliendo certezza di risorse proprie ai Comuni, soltanto teoricamente compensate del minor gettito dai trasferimenti statali sostitutivi, mettendo così a rischio – come sta avvenendo – l'erogazione dei servizi ai cittadini.
3. Dal punto di vista dell'equità fiscale, poiché i ¾ dell'ICI abolita va ai ceti più abbienti (molto meno numerosi).
4. Dal punto di vista dell'effetto atteso sui consumi, proprio perché il risparmio riguarda soprattutto i redditi più elevati.
5. Dal punto di vista delle entrate complessive, la cui riduzione di gettito è assommata ad una cifra – essendoci stime diverse - compresa in un range che va da 2 miliardi circa a 3,7 miliardi, cifra comunque notevole che – assieme al costo del salvataggio dell'Alitalia, pari a 3,1 miliardi (+ 2 miliardi di ammortizzatori sociali) – avrebbe potuto rappresentare una cospicua riserva finanziaria per far fronte alla terribile crisi economica in corso (poi, guarda caso, compensata dallo scudo fiscale a... prezzi di saldo).
6. Dal punto di vista della copertura finanziaria, dal momento che il fondo statale compensativo pari a 2,5 miliardi per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 sembra non congruo, se è vera la stima prossima ai 3,7 miliardi, basata sui certificati di conto consuntivo, con un effetto inevitabile sulle compensazioni ai Comuni e sui loro bilanci.

 
***
 
Statistiche catastali 2008
http://www.agenziaterritorio.it/sites/territorio/files/agenzia/at%20informa/ComunicatiStampa/2009/ComunicatoStampaStatistiche2008_bis.pdf
link sostituito da:
http://wwwt.agenziaentrate.gov.it/mt/osservatorio/Tabelle%20statistiche/archivio/StatisticheCatastali2008.pdf
 
 
Statistiche catastali 2010
http://www.agenziaterritorio.it/sites/territorio/files/comunicazione/Comunicati%20stampa/CS_Statistiche_27102011.pdf
link sostituito da:
http://wwwt.agenziaentrate.gov.it/mt/osservatorio/Tabelle%20statistiche/archivio/Statistiche_Catastali_2010.pdf
 
 
Statistiche catastali 2011
http://www.agenziaterritorio.gov.it/sites/territorio/files/comunicazione/Comunicati%20stampa/CS_Statistiche_Catastali_30102012.pdf
link sostituito da:
http://wwwt.agenziaentrate.gov.it/mt/osservatorio/Tabelle%20statistiche/archivio/Statistiche_Catastali_2011.pdf


 
Articolo collegato:
 
Legautonomie
22 Luglio 2010
Federalismo, Istat: senza Ici raddoppiata dipendenza comuni
Il grado di “dipendenza erariale” dei Comuni, cioè il rapporto tra quanto lo Stato dà a un Comune e le entrate complessive dello stesso, è quasi raddoppiato con l'abolizione dell'Ici. Lo rende noto l'Istat nel corso di un'audizione alla Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria sul federalismo fiscale. “Il grado di dipendenza erariale degli enti locali - ha detto il presidente dell'Istat Enrico Giovannini -, misurato come quota dei contributi e trasferimenti statali sul totale delle entrate correnti, per i Comuni era intorno al 15% nel 2005-2006 ed è salito al 26-27% nel biennio successivo, a causa dell'abolizione parziale dell'Ici”.
   Il grado di “dipendenza erariale”, nel 2008 - ultimo anno per cui sono disponibili i dati - è più forte al Sud (34,7%) e alle Isole (31,4%), rispetto al Centro (25,9%), Nord-Ovest (25,5%) e Nord-Est (18,1%). È quanto risulta dai dati Istat diffusi oggi in Parlamento. La media del 26,7% registrata in Italia tocca percentuali del 37,3% in Basilicata, del 37,1% in Campania e del 36,7% in Calabria. Sono in linea con la media invece grandi Regioni come Lombardia (nella quale il grado di «dipendenza erariale» è al 25,2%) e Lazio (26,0%). 
   L'abolizione dell'Ici sulla prima casa ha toccato soprattutto il Centro e il Nord dove il grado di dipendenza fiscale per i Comuni nei confronti dello Stato è più che raddoppiato (nel 2005 nel Nord-Ovest era al 7,3% e nel 2008 è passato al 25,5%; nel Nord-Est dal 5,1% al 18,1%; al Centro dall'11,8% al 25,9%). Al Sud il grado di dipendenza era sostenuto con tutta l'Ici: nel 2005 era al 30,2%. Nelle Isole era addirittura superiore: nel 2005, con l'Ici, era al 34% e nel 2008 al 31,4%.
ANSA
22-LUG-10 16:28
FEDERALISMO: DIPENDENZA COMUNI SENZA ICI, TRIPLICA NORD/SCHEDA
ISTAT, A SUD SEMPRE ALTA CON O SENZA IMPOSTA PRIMA CASA (ANSA) - ROMA, 22 LUG - L'abolizione dell'Ici sulla prima casa ha raddoppiato il ''grado di dipendenza erariale'' dei Comuni, ovvero il peso dei trasferimenti dello Stato rispetto alle entrate complessive, tecnicamente - spiega l'Istat - il rapporto tra ''contributi e trasferimenti statali correnti e le entrate correnti'' del Comune. Ma mentre nel Nord il rapporto e' triplicato, al Sud si registra un grado di dipendenza costante negli anni perche' era sostenuto anche quando i Comuni incassavano l'Ici sulla casa di abitazione. E' quanto risulta dai dati Istat illustrati oggi in Parlamento. Ecco una scheda con il grado di dipendenza erariale dei Comuni nel 2005 e nel2008, prima e dopo l'abolizione dell'Ici sulla prima casa. I dati sono suddivisi per Regioni e macro-aree. Fonte: Istat
GRADO DI DIPENDENZA ERARIALE DEI COMUNI
REGIONI 2005 2008: Piemonte 10,2% 27,7% Valle d'Aosta 0,9% 2,4% Lombardia 5,6% 25,2% Liguria 10,0% 24,9% Trentino Alto Adige 0,7% 0,6% Veneto 7,4% 25,9% Friuli Venezia Giulia 2,0% 1,7% Emilia Romagna 5,5% 23,3% Toscana 7,9% 25,5% Umbria 15,0% 29,5% Marche 11,3% 24,3% Lazio 14,1% 26,0% Abruzzo 16,8% 27,6% Molise 23,5% 26,6% Campania 33,8% 37,1% Puglia 26,1% 32,4% Basilicata 34,4% 37,3% Calabria 35,0% 36,7% Sicilia 37,6% 35,4% Sardegna 24,2% 21,3% ITALIA 15,4% 26,7% Nord-Ovest 7,3% 25,5% Nord-Est 5,1% 18,1% Centro 11,8% 25,9% Sud 30,2% 34,7% Isole 34,0% 31,4% (ANSA).
 

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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
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"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
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"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
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