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Lettera a Lucia Annunziata dopo l'intervista a Tremonti

           

Riporto la e-mail che ho inviata ieri a Lucia Annunziata, subito dopo che ha ospitato alla sua trasmissione “In ½ ora” l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

 

Egr. Dott.ssa Annunziata,

 

La Sua decisione di intervistare l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, mi è apparsa molto discutibile, non per la scelta in sé (Lei è libera, ovviamente, nelle Sue scelte), ma perché essa si è basata su una Sua valutazione errata del personaggio.

 

Giulio Tremonti, nel ruolo importantissimo che ha ricoperto per diversi anni, è un incompetente, dannoso come tutti gli incompetenti, ed un “matto”, pericoloso come tutti i “matti”.

 

L’unica cosa della Sua intervista del tutto condivisibile è stata quando Lei lo ha definito ambiguo, che mi è apparsa, però, più voce dal sen fuggita rispetto alle risposte di oggi, che frutto della consapevolezza del personaggio e delle scelte da lui fatte come superministro dell’Economia.

 

Infatti, pare che anche Lei, Cara Dottoressa, non sappia, in particolare:

1) nell'ultimo anno e mezzo, sono state varate dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Sacconi (incluse le due leggi di stabilità) 6 manovre lacrime e sangue e molto inique per ben 200 mld, addossati in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (pensionandi, in particolare pensionandi disoccupati a reddito zero, precari del settore pubblico licenziati nella proporzione del 50%, dipendenti pubblici, spesa sociale delle Regioni e dei Comuni tagliata del 90%; risparmiando quasi i ricchi ed i redditi privati (tranne i farmacisti, in quanto fornitori del SSN).

Quest'ultima manovra vale “soltanto” 20-30 mld ed è la meno iniqua di tutte, perché colpisce anche i ricchi e non esclude del tutto i percettori di redditi privati. L’attuale manovra Monti 2011-2014 peserà sulle famiglie per 1.100 € circa, le altre del 2011 per oltre il doppio.

Io, ad esempio, per effetto della Legge 122/2010, sto subendo quest’anno un mancato introito pensionistico di 20 mila €;

 

2) (prima del decreto Monti), è vero che la spesa sociale italiana è in linea con quella media OCSE, ma non la spesa pensionistica, né l’età di pensionamento [1]. Quindi c’erano margini d’intervento, che andavano però definiti, per evitare incongrui “scaloni”, sulla base di incentivi-disincentivi decisi con la riforma Dini del 1995, che è una delle ben 7 (sette) riforme delle pensioni varate a partire dal 1992 (le ultime 4 dal 2004) [1], che hanno messo in equilibrio il sistema pensionistico italiano fino al 2050, per cui esso è ora tra i più solidi e severi (e l’UE lo sa molto bene, come Le ha ricordato il ministro Tremonti). Il disallineamento è dovuto alle pensioni di anzianità, mentre quelle di vecchiaia sono in linea addirittura con il “benchmark” UE. [1]

Infatti, la lettera della BCE [1]: 1) indica soltanto quelle di anzianità e, per la vecchiaia, le donne del settore privato; 2) ma aggiunge di riformare il sistema degli ammortizzatori sociali, forse perché Draghi, oltre che della situazione delle pensioni, è consapevole che ci sono milioni di lavoratori privi completamente di tutele, ivi compresi centinaia di migliaia di over 50 e decine di migliaia di pensionandi disoccupati o comunque inattivi.

 

Per tornare a Giulio Tremonti: Le allego una serie di miei ‘post’ esplicativi [2] (il primo è un suo profilo psico-politico), tutti non a caso intitolati “Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter”, che spero troverà utili ed interessanti. Debbo aggiungere che le mie critiche gliele ho rivolte direttamente, sulla base dei dati [3].

E già che ci sono allego anche i miei ‘post’ relativi all’ex premier Silvio Berlusconi [4], intitolati “Il Sig. Silvio B., il mammone dal collo taurino ed il suo tallone d’Achille” (nel post/1, il suo profilo psico-politico), che sono sicuro, senza falsa modestia, troverà, altrettanto o forse più, utili ed interessanti.

 

[1] Appunto dopo le lettere della BCE al Governo e del Governo all’UE

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html

 

[2] Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2623162.html

 

[3] Lettera al Ministro Giulio Tremonti

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2607838

 

[4] Il Sig. Silvio B., il mammone dal collo taurino ed il suo tallone d’Achille

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2629072.html

 

Cordialmente,

 

 

Esenzione della Chiesa dall’ICI: discussione con Piergiorgio Odifreddi

            

Riporto l’ultima fase di una lunga discussione tra Piergiorgio Odifreddi e chi scrive sul tema dell’esenzione della Chiesa dall'ICI - tema ritornato attualissimo - avvenuta sul suo blog, per ultimo in calce al ‘post’ Porgere l’altro portafoglio (dopo che ne avevamo già discusso in calce a due suoi precedenti ‘post’).

Faccio notare che i dati da me contestati sono stati da lui pubblicati, come è riportato nel suo ‘post’, in un suo noto libro.

 

Traggo, per cominciare, due passi del suo ‘post’ introduttivo:

Avvenire tira in ballo anche me, per la citazione su L’Espresso di quello che viene definito un mio “misterioso libro, nel quale accuso la Chiesa di evasione”. In realtà, il “misterioso libro” non è altro che il ben noto Perchè non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), che tante volte il cardinal Ravasi e altri collaboratori del giornale dei vescovi hanno attaccato e criticato: evidentemente, senza mai preoccuparsi di leggerlo. […].

Come se non bastasse, alle esenzioni fiscali statali si aggiungono anche quelle comunali: ad esempio dall’Ici, “Imposta Comunale sugli Immobili”, in quanto gli enti ecclesiastici si autocertificano come “non commerciali”. La Legge n. 248 del 2006, approvata sotto il governo Prodi, garantisce infatti l’esenzione dall’Ici agli enti “non esclusivamente commerciali”.

In tal modo i comuni italiani perdono un gettito valutato intorno ai 2 miliardi e 250 milioni di euro annui. La Santa Sede possiede infatti un enorme patrimonio immobiliare anche fuori della Città del Vaticano, in parte specificato dal Trattato del 1929: dal palazzo del Sant’uffizio a Piazza San Pietro a quello di Propaganda Fide a Piazza di Spagna, dall’Università Gregoriana al Collegio Lombardo, dalla Basilica di San Francesco ad Assisi a quella di Sant’Antonio a Padova, da Villa Barberini a Castelgandolfo all’area di Santa Maria di Galeria che ospita la Radio Vaticana, e che da sola è più estesa del territorio dell’intero Stato (44 ettari).

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/08/28/porgere-laltro-portafoglio/

 

Ecco la terza puntata della discussione.

 

Caro Piergiorgio Odifreddi,

1) Lei scrive, di nuovo: “La Legge n. 248 del 2006, approvata sotto il governo Prodi, garantisce infatti l’esenzione dall’Ici agli enti ‘non esclusivamente commerciali’.”

Ripeto, per la terza volta (cfr. “Sono invalsi i giudizi” [*] e, recentemente, “Evasione fiscale, da che pulpito” [**]): dall’analisi dei testi normativi, risulta che il DL Bersani-Visco 223/2006, L. 248/06, non abbia introdotto, ma invece abbia abrogato (art. 39), a seguito di un emendamento al testo originario, l’esenzione dall’ICI relativa agli immobili della Chiesa strumentali alle attività commerciali, che era stata decisa da Berlusconi con DLgs. 203/2005, ma con una formulazione (sostengono le critiche lette) ambigua, il cavillo del “non esclusivamente”, per non far pagare alla Chiesa l’ICI. E’falso, quindi, che Prodi abbia introdotto l’esenzione della Chiesa dall’ICI, ma viceversa che, per obbligo contratto con i due partiti comunisti prima delle elezioni, ha presentato un testo di abrogazione dell’esenzione decisa da Berlusconi; che poi un emendamento parlamentare (non governativo) al testo originario, approvato da una maggioranza trasversale, ha modificato, introducendo la formulazione ambigua, che comunque ha determinato una esenzione NON totale, ma parziale.

 

2) Lei scrive, di nuovo: “In tal modo i comuni italiani perdono un gettito valutato intorno ai 2 miliardi e 250 milioni di euro annui”.

 

Come utile termine di comparazione: gli immobili ad uso abitativo (trova i dati ufficiali in calce al mio ‘post’ sull’ICI), ripeto, sono 32 milioni; su questi, l’ICI persa a seguito dell’abolizione sulla prima casa ammonta complessivamente, al massimo, a 3,7 mld.
Sia per Wikipedia, sia, soprattutto, secondo l’ANCI, il mancato introito per l’esenzione della Chiesa dall’ICI ammonta a 400 milioni, cifra non trascurabile, ma molto lontana dall’importo da Lei indicato di 2,250 mld.

 

P.S.: sono non credente.

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/08/28/porgere-laltro-portafoglio/comment-page-4/#comment-27867 

 

  Piergiorgio Odifreddi scrive:

30 agosto 2011 alle 20:01

caro vincesko,

non ho ben capito se stiamo giocando a scarica barile, cercando di far passare berlusconi come colui che ha introdotto l’esenzione dell’ici per la chiesa, e prodi colui che l’ha abolita.

in realtà, l’abolizione introdotta da berlusconi era un provvedimento temporaneo, introdotto nella finanziaria per il 2006, e tamponava una sentenza della corte di cassazione, che obbligava un ente religioso dell’aquila a pagare.

è vero che prodi ha dapprima abrogato quel provvedimento, dando grande risalto mediatico alla cosa. e poi l’ha reintrodotto ad agosto, nella miglior tradizione democristiana, col cavillo che conosciamo, anch’esso nella stessa tradizione.

la valutazione del mancato reddito, ovviamente, non era mia, ma derivava dalle fonti che ho citato. non ho problemi a credere che possa essere sbagliata, essendo comunque appunto una valutazione controfattuale.

ps. anch’io sono non credente. e dunque, più che far pagare l’ici alla chiesa, sarei apertamente per l’esproprio delle sue proprietà.

 

Caro Piergiorgio Odifreddi,

Lo scaricabarile (tutto attaccato) non c’entra: io, di solito, non faccio sconti a nessuno, neppure a Prodi. In questo caso, ho semplicemente, sulla base dell’esame dei documenti, ristabilita la verità dei fatti; e, indizio significativo (direbbe Auguste Dupin), debbo anche rilevare che Lei mi ha costretto a farlo per la terza volta. Ci riprovo per la quarta: Prodi l’aveva abolita, l’esenzione introdotta da Berlusconi (per adempiere ad un accordo preelettorale). L’”inghippo” è stato poi il frutto di un’iniziativa parlamentare, non del Governo, che poteva contare, come Lei sa benissimo, su una maggioranza risicatissima e molto indisciplinata (da cui l’accusa ricorrente a Prodi di non avere il controllo della situazione; d’altronde, si sa come andò a finire). (Francamente, non sono in grado di dire se la decisione dispiacque al cattolico Prodi o non).

 

Noto con piacere, intanto, che Lei ora si è finalmente “arreso” di fronte all’evidenza dell’ammontare del mancato introito derivante dall’esenzione. (Anche la scelta e/o l’accettazione acritica delle fonti costituirebbe per Auguste Dupin un indizio significativo…).

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/08/28/porgere-laltro-portafoglio/comment-page-4/#comment-27875

 

  Piergiorgio Odifreddi scrive:

31 agosto 2011 alle 01:04

caro vincesko,

non mi sono “arreso”. ho semplicemente evitato di impelagarmi in una discussione sulle fonti.

ad esempio, l’inchiesta de“il mondo” di qualche anno fa valutava al venti per cento del patrimonio immobiliare italiano le proprietà della chiesa. e al venticinque per cento quelle della città di roma (ovviamente, vaticano escluso). dunque, se anche il mancato introito dell’ici fosse di 3,7 miliardi di euro (ammesso, e non concesso), si potrebbe valutare l’esenzione per la chiesa a un miliardo circa: cioè, al doppio della sua valutazione.

naturalmente, il metodo più scientifico per dirimere la questione sarebbe di reintrodurre l’ici, togliere l’esenzione alla chiesa e vedere gli introiti…

 

Caro Piergiorgio Odifreddi (31.8  01:04),

Vedo che Lei non s’arrende mai ed ama ripetersi, costringendomi a fare altrettanto.

1) La stima di 400 milioni è di Wikipedia e dell’ANCI.

2) Un miliardo, ammesso e non concesso che sia la stima corretta (vedi punto successivo) è, in ogni caso, pari al 45% di 2,250 mld.

3) Sul dato del “Mondo”, Le ho già risposto lo scorso 1 giugno (cfr. “Sono invalsi i giudizi”): “Anche “Il Mondo” scrive di 20.000 tra immobili e terreni a Roma.
Gli immobili ad uso abitativo (trova i dati ufficiali in calce al ‘post’ sull’ICI), ripeto, sono 32 milioni!

 

Se ne ricava facilmente, a spanne, che se a 60 milioni di abitanti corrispondono 32 milioni di immobili residenziali, a 3 milioni di abitanti a Roma corrispondono 1,6 milioni di immobili residenziali. 20.000 equivalgono, quindi, ad appena lo 0,6%, e non arriviamo al 20 o 25% neanche se lo decuplichiamo.

La settimana scorsa, il sindaco Alemanno, in risposta ad un’interrogazione dei Radicali Italiani, ha quantificato in 11 milioni il mancato introito a Roma.

Pertanto, come nel ‘post’ predetto, concludo dicendo: Converrà che forse c’è qualcosa che non torna. Mi sa tanto di leggenda metropolitana, come per le 600.000 auto blu.

Alcuni mesi fa ebbi una discussione su un forum politico sul numero delle auto blu. La fonte dei dati del mio interlocutore era “Il Sole 24 ore”, dati confermati da Vincenzo Borgomeo di “Repubblica”. Feci una ricerca accurata e accertai che i dati del “Sole 24 ore” e di “Repubblica” erano di terza mano e completamente sballati. Le fantomatiche 600.000 auto blu, di cui da anni si ciancia in Italia, sono soltanto 86.000 circa!

Due settimane fa, ho scoperto che anche “Repubblica” ora parla di 90 mila auto blu.

Ecco l’analisi delle auto blu

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2569442

 

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/08/28/porgere-laltro-portafoglio/comment-page-5/#comment-27957

 

------------------------------------

 

Note:

 

[*] http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/05/30/sono-invalsi-i-giudizi/

[**] http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/08/19/evasione-fiscale-da-che-pulpito/

 

Chi ha modificato la norma sull’esenzione della Chiesa dall’ICI

Fermo restando che la disciplina fu introdotta dal DLgs. 504/1992 (governo Amato), si ricava da Wikipedia “Finanziamenti alla Chiesa cattolica in Italia”:

“Il contenuto del decreto, decaduto per mancata conversione in legge nei tempi utili, viene ripreso nel decreto fiscale collegato alla legge finanziaria 2006 [governo Berlusconi], in cui si estende l’esenzione anche alle organizzazioni no-profit e alle Chiese con cui lo Stato ha stretto un’intesa”.

 

Infatti (come ho riportato nella discussione con PGO, in data 30.8 18:55), l’art. 39 del DL Bersani-Visco 223/2006, L. 248/06 (governo Prodi), abroga l’art. 7, comma 2 bis del DL 203/2005 + L. 248/2005 (governo Berlusconi):

Art. 39. Modifica della disciplina di esenzione dall'ICI

1. All'articolo 7 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, il comma 2-bis è sostituito dal seguente: «2-bis. L'esenzione disposta dall'articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura commerciale.».

(( 2-bis. L'esenzione disposta dall'articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, si intende applicabile alle attivita' indicate nella medesima lettera a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse )).

 

E’ quasi superfluo notare che la discussione tra PGO e chi scrive verteva sul fatto che fosse stata una decisione di Prodi, mentre invece – come ho dovuto scrivere per 4 volte - si trattò di un emendamento parlamentare approvato da una maggioranza trasversale.

 

Oratori

Ricavo dalla voce predetta di Wikipedia:

 Oratori

La "legge sugli oratori" (L. 203/2003) è presentata alla Camera dei deputati nel 2001 da Luca Volonté, Rocco Buttiglione ed altri parlamentari dell’Udc; passa il 19 giugno 2003, e grazie all'intervento del Presidente del Senato Marcello Pera, che ne consente l’esame in Commissione Affari Costituzionali del Senato in sede deliberante, ovvero senza passaggio in aula, è approvata nell'agosto dello stesso anno. […]. Il mancato introito da parte dei comuni derivante dall'esenzione dall'ICI sui locali degli oratori, sancito dalla stessa legge 203 e calcolato in 2,5 milioni di euro annui, viene coperto interamente dallo Stato.

 

Statistiche degli immobili

Le “Statistiche catastali 2008” dell’Agenzia del Territorio sono in calce a questo ‘post’:

Abolizione dell’ICI

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html

 

Avvenire

Dossier: Chiesa e ICI

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Ici.aspx


PDnetwork

Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviato il 27 novembre 2010
E' opportuno osservare che il dato del monitoraggio (anche se parzialmente frutto di una stima, perché una parte degli Enti non ha trasmesso i dati), che quantifica in 86.000 le auto blu, è molto distante dalle 600.000 di cui si è letto sugli organi di stampa.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviato il 7 dicembre 2010
Il dato frutto di inventario (con parziale stima in funzione di 2 parametri distinti, ma convergenti come risultato) di 86.000 tra auto “blu-blu” (5.000), “blu” (10.000) e “grigie” (71.000) del monitoraggio non include le scuole e le aziende controllate dallo Stato. Il costo complessivo (incluso il personale) delle 86.000 auto blu ammonta a circa 3 miliardi l'anno.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviato il 7 dicembre 2010
600 MILA AUTO BLU, UNA LEGGENDA METROPOLITANA.
Il Sole 24 ore - 21 dicembre 2008
"Auto blu, record mondiale all'Italia con 600 mila vetture
L'Italia ha conquistato un nuovo record mondiale per il proprio parco di 'autoblù, che ha raggiunto le 607.918 unità. È quanto emerge dallo studio condotto da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani con 'Lo Sportello del Contribuentè che ha analizzato il parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica (...)".  http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/12/auto-blu-italia-record.shtml?uuid=08b13a44-cf64-11dd-8a58-2c467fce84b6&DocRulesView=Libero
 
"COMUNICATO STAMPA 11.5.2010. AUTO BLU, CONTRIBUENTI.IT: CORRONO LE AUTO BLU, +0,6%.
ROMA – Aumentano ancora le auto blu in Italia: nel primo trimestre del 2010 sono cresciute dello 0,6% raggiungendo il tetto record di 629.120 unità. E' quanto emerge dalle prime proiezioni effettuate da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it".

Basta leggere congiuntamente l'articolo de “Il Sole 24 ore”, che scrive di “parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica” e la voce Wikipedia: “Si arriva a 624.330 (contro 8 milioni e mezzo in USA), se si conteggiano anche le auto: della polizia, dei carabinieri, dei vigili urbani, dei vigili del fuoco, le auto dell'Enel e dell'Asl e di tutte le aziende statali” http://it.wikipedia.org/wiki/Auto_blu . Cioè chiamano “autoblu” tutto. FINE
  

Re Giorgio

           

In calce ad un articolo di“Europa” [1], avevo ‘postato’ un commento che terminava con questa postilla:

“P.S.: sullo sfondo, un presidente della Repubblica poco coraggioso”.

So che Napolitano legge“Europa”, quindi sono sicuro che… è per reazione al mio commento che, nei giorni successivi, ha mostrato i muscoli ed ha inanellato una serie diinterventi piuttosto decisi e persino duri (ad esempio, contro la Lega Nord,con il riferimento [2] all’arresto del leader indipendentista siciliano Andrea Finocchiaro Aprile [3]), che poi hanno raggiunto forse l’apice nella conduzione delle fasi che hanno portato alle dimissioni di Silvio Berlusconi (secondo me, agevolate grandemente dalla sensazione di emarginazione da questi subita in seno al vertice UE [4]) ed all’affidamento dell’incarico a Mario Monti.

 

Io – l’ho già scritto -, pur essendo della sua stessa corrente riformista ed averlo anche votato quando era capolista in Campania, non ho mai avuto molta simpatia per Giorgio Napolitano. Ciononostante, anzi proprio per questo, ho apprezzato e puntualmente dato conto volentieri qui dentro dei suoi interventi.

 

E così faccio, anche per quanto riguarda quest’articolo del prestigioso “New York Times”.

 

[1] http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/129111/chi_vorra_prendersi_questa_croce
[2]  http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=459183
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Finocchiaro_Aprile
[4] Il G20 di Cannes
Video
http://video.repubblica.it/economia-e-finanza/g20-foto-di-gruppo-con-risata-finale/79891?video
Le foto
http://www.repubblica.it/politica/2011/11/03/foto/berlusconi_al_g20_le_due_facce_del_premier-24365190/1/index.html 


Il “New York Times” incorona "Re Giorgio"

Dopo la rivista Wired, che lo ha incoronato uomo dell'anno, oggi anche il New York Times rende omaggio al Presidente Giorgio Napolitano, "chiamato da alcuni semplicemente Re Giorgio".

http://www.unita.it/mondo/il-new-york-times-incorona-re-giorgio-1.358890

 

- Napolitano uomo «Wired» dell'anno

http://www.unita.it/italia/napolitano-uomo-wired-dell-anno-1.358249  

 

USA

«Re Giorgio»: l'omaggio del “New York Times” a Napolitano

Il quotidiano dedica il profilo del sabato al presidente:
«Ha saputo incarnare un'Italia diversa da Berlusconi»

03 dicembre2011

http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_03/napolitano-omaggio-new-york-times_98d14d84-1d8c-11e1-806b-ab0ba8b41272.shtml

 

 

NEW YORK TIMES

THE SATURDAY PROFILE

From Ceremonial Figure to Italy’s Quiet Power Broker

SOME have taken to calling him simply “Re Giorgio,” or King George, for his stately defense of Italian democratic institutions and the outsize albeit behind-the-scenes role he played in therapid shift from the cinematic government of Silvio Berlusconi to the technocratic one of Mario Monti.

By RACHEL DONADIO

Published:December 2, 2011

http://www.nytimes.com/2011/12/03/world/europe/president-giorgio-napolitano-italys-quiet-power-broker.html

 

 

 

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