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CURIOSITA' SESSUALI REPRESSE E SVILUPPO INTELLETTUALE/21

           

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

 

Cosa non fare dopo una serata di passione

in Sotto le lenzuola 

C'è chi sprofonda subito nel sonno, chi si alza e va a fare la doccia, e chi telefona a un'amica. L'abc degli errori da evitare dopo aver fatto sesso col partner (altrimenti, piacere addio)

La serata è stata magica, i preliminari alle stelle, poi è arrivato il momento di fare l'amore: una passione travolgente. E poi? Ci sono alcuni epiloghi che possono ammazzare il piacere. Si tratta di terribili errori post-sesso che non di rado vengono commessi dall'uno o dall'altra nella coppia, e che lasciano l'amaro in bocca a chi li subisce. Vediamo insieme i più ricorrenti. Per fuggire a gambe levate dai tipi che già al primo appuntamento fanno delle pessime cadute di stile, o per correggere subito il tiro se è il partner abituale ad aver preso una brutta china.

Sprofondare subito nel sonno
Una notte di passione non può durare ore e ore alle maniere di Sting. E va bene. Ma tra questo e l'immagine del compagno di letto che, terminate le "acrobazie" sotto le lenzuola, gira le spalle, appoggia la testa sul cuscino e si addormenta, ce ne passa. Cedere al sonno senza prima concedersi qualche momento romanticamente abbracciati, o indulgendo in tenere chiacchiere, è davvero un pessimo modo di concludere una nottata d'amore.

Correre a lavarsi
Fare una doccia insieme, dopo il sesso, è piacevole, una stuzzicante proposta, un modo per prolungare l'intimità terminata con l'amplesso. Ma alzarsi e andare da soli a lavarsi, lasciando l'altro a letto che magari voleva ancora godere della vicinanza fisica, è squallido. Senza aggiungere che può risultare antipatico e sgarbato, se l'altro dovesse pensare che si è andati a levarsi subito di dosso ogni traccia del partner.

Telefonare a un'amica
Non esiste telefonata al mondo, a parte i rari casi urgenti e imprevisti, che non possa essere rimandata al mattino successivo. Allora perché rovinare tutto prendendo il cellulare in mano e lanciandosi in futili conversazioni con l'amica o con la mamma? L'unico effetto sortito sarà che l'atmosfera di coppia si ammoscerà con effetto immediato.

Andare a isolarsi davanti al computer
Chi corre subito al pc per lavorare o per rispondere a delle mail svela il più arcaico dei quesiti: a cosa pensava durante il sesso. E la risposta in questo caso è tutt'altro che poetica o edificante. Stesso dicasi per chi apre subito un libro e si cala nella lettura anziché coccolarsi e abbracciarsi con l'altro.

Dormire in letti separati
Anche se per personalissime ragioni si è abituati a dormire in camere separate, almeno in certe serate in cui c'è stata intimità con il compagno sarebbe bene fare un'eccezione, e quindi dormire insieme. Alzarsi, prendere cuscino e pigiama e abbandonare il letto del partner ucciderebbe il desiderio per lungo tempo a venire.

Portare il bimbo a dormire nel lettone con voi
Molti genitori sono abituati a far dormire i figli piccoli nella propria camera da letto,tutti insieme. Ma se ciò si verifica anche dopo aver fatto l'amore, l'atmosfera scintillante si appiattirà subito. In un quadretto familiare che poco ha a che vedere con la passione.

Andare in cucina per uno spuntino
Consumare insieme una cena afrodisiaca prima di finire sotto le lenzuola, è intrigante. Ma se uno dei due si precipita in cucina per mangiare, appena terminato il vostro momento di intimità, allora l'altro penserà che durante tutto il tempo il chiodo fisso era solo uno: la fame. Tristezza (per favore, vai via...)

http://donna.libero.it/sotto_le_lenzuola/cosa-non-fare-dopo-una-serata-di-passione-ne3211.phtml

 

 

 

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CURIOSITA' SESSUALI REPRESSE E SVILUPPO INTELLETTUALE/20

Mi eccito pensando a...

in Sotto lelenzuola 
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Viaggio terapeutico nell'attività sessuale umana attraverso i racconti delle più diverse fantasie, interpretate da uno psicoterapeuta


Tutti hanno fantasie sessuali. Anche coloro che dicono di no o sono sinceramente convinti di no. Si tratta di un mondo segreto che la quasi totalità delle persone nasconde molto bene: agli altri, agli amici, al proprio partner e addirittura a volte anche a se stesso. Quelle che si condividono in genere sono le cosiddette "fantasie da bar". Quelle del tipo: «Quanto mi piace quest'attore o quell'attrice...» dove il "mi piace" viene di volta in volta sostituito con verbi che rientrano più o meno esplicitamente nella 
sfera sessuale. 

No, quelli di cui si parla stavolta sono tutti quei pensieri erotici che hanno lo scopo di soddisfare un desiderio di piacere, spesso libero e disinibito. Ma altre volte possono essere anche fonte di frustrazione, sensi di colpa, grande sofferenza, o addirittura a volte possono rappresentare una minaccia perché potenziale sintomo di una tendenza "pericolosa".

Brett Kahar, ricercatore di Psicoterapia e Igiene Mentale britannico di impostazione freudiana, ha esplorato questo sconfinato terreno facendosi raccontare, in maniera anonima, le più inconfessabili fantasie sessuali, contestualizzandole, interpretandole e spiegandole nel libro Indovina chi viene a letto (ed. Tea, € 9,00, 413 pp.).

Naturalmente ognuno ha la sua particolarissima fantasia, il suo proprio modo di eccitarsi e quindi di stimolare e accompagnare la masturbazione col pensiero. Alcune fantasie possono apparire stuzzicanti ad alcuni e disgustose ad altri, ma hanno tutte ugual diritto d'esistere. In generale si tratta di veri e propri film in cui ciascuno è l'assoluto sceneggiatore e regista, spesso è anche attore, ma con altrettanta frequenza gli attori sono altri. Ci sono fantasie semplici, quasi banali nella loro essenzialità, altre estremamente complesse e altre ancora che chi le espone si affretta poi subito a giustificare perché apparentemente troppo peccaminose. Pensieri sadici e più spesso masochistici che però possono nascondere proprio l'inconscio desiderio di controllare un istinto aggressivo e una rabbia repressa.

Molti poi fantasticano sul proprio partner, ma moltissimi altri no e pur essendo sposati o fidanzati o conviventi attuano quello che viene definito tradimento intraconiugale, cioè quello perpetrato solo col pensiero. C'è chi lo accetta da sé e dal partner e lo vive serenamente, e chi al contrario nell'attuarlo o scoprendolo nel compagno ne rimane colpito, turbato, deluso. Fantasie di quest'ultimo tipo non sono necessariamente legate a una situazione di mancanza di soddisfazione all'interno del rapporto di coppia, ma possono rappresentare campanelli d'allarme o essere la manifestazione esplicita di un dolore implicito e quindi di un desiderio frustrato che si cerca di soddisfare. A volte fantasie omosessuali sono l'esternazione di un'omosessualità celata, ma altre volte possono essere la manifestazione in campo erotico di un particolare modo di reagire a traumi infantili. Altre volte c'è chi pensa di avere delle fantasie che considera perverse e ne soffre, ma che agli occhi di uno psicoterapeuta non apparirebbero mai tali. 

Alla base delle fantasie erotiche c'è quindi un universo sotterraneo molto complesso e ciascuna andrebbe analizzata in relazione al vissuto della persona che la crea perché tutte, indistintamente, sono maturate dall'esperienza. Sia che si tratti di fantasie nate per appagare un desiderio inconscio, sia di fantasie che servono a fuggire la realtà o risolvere traumi infantili. O ancora fingono da autoconforto e consolazione o attraverso le quali si sperimentano nuovi 
giochi erotici. O infine servono per sfogare l'aggressività repressa o gli impulsi sadici, a vincere paure e quindi equilibrare la persona. 

Per mettere gli animi tranquilli, in conclusione del libro Kahar spiega che oltre a essere perfettamente normale avere fantasmi erotici delle più diverse nature (alcuni suoi pazienti sognavano 
incontri sessuali con alieni) ed eccitarsi anche non immaginando il proprio compagno, è altrettanto normale non confidare i propri pensieri al partner o agli amici: in questi casi non esistono regole, ma senz'altro nel caso si voglia mettere a conoscenza delle proprie fantasie sessuali il compagno o la compagna per poi cercare di attuarle, si sappia che il presupposto fondamentale è sempre un'estrema complicità. E comunque non è detto che questo migliori (ma neanche che comprometta) il rapporto.

http://donna.libero.it/sotto_le_lenzuola/mi-eccito-pensando-a-fantasie-erotiche-sesso-ne3207.phtml

  

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IL SIG. SILVIO B., IL MAMMONE DAL COLLO TAURINO ED IL SUO TALLONE D'ACHILLE/15/MADRE SILVIO

 

Berlusconi, ovvero la mamma degli italiani...
Qual è la vera natura della relazione fra il Cavaliere e i suoi elettori? Nel libro “Madre Silvio” lo psicologo Alessandro Amadori scopre che dietro il machismo quasi compulsivo del premier si nasconde una verità inaspettata. Leggine un estratto

27 marzo, 2011

di Alessandro Amadori

Nel ciclo dell’eroe attuato dal Cavaliere, ossia nel suo percorso narrativo come figura eroica che ha rivoluzionato la politica italiana, tutti gli elementi esteriori convergono verso l’identificazione di un archetipo, e di un collegato codice emozionale (un coinema, come si dice in psicologia dinamica), di tipo maschile (il coinema del Padre). Rigorosamente, quasi patologicamente maschile. Il politico Berlusconi sarebbe semplicemente la trasposizione, in ambito appunto politico, di una specie di ideal-tipo caricaturale di maschio latino ricco, potente, vincente e bisognoso di continue conferme della propria capacità di sedurre (quest’ultimo elemento, tuttavia, farebbe già sospettare che, al di sotto e al di là dell’apparenza, vi sia una realtà differente). 
Ovvero, quanto di più direttamente maschile, e per molti versi anche maschilista, si possa immaginare. Questa è come detto l’apparenza, o meglio questa è una parte della verità. Molto infatti, nel comportamento del Cavaliere, può essere letto come manifestazione di coinemi (codici affettivi) maschili. 
Lui stesso, sinceramente, lo confessa. 

Tuttavia, la vera domanda da porsi non è su come si comporta esteriormente Berlusconi; la domanda cruciale è un’altra, è questa: che tipo di relazione ha instaurato il Cavaliere con il suo elettorato? Qual è l’esatta natura dello scambio affettivo, del contratto emozionale, sottostante? Che cosa chiede, Berlusconi, a chi lo vota, e che cosa dà, sempre Berlusconi, a chi lo vota? 
Bene, se passiamo dal livello del comportamento esteriore a quello della relazione affettiva con l’elettorato, l’immagine che abbiamo del Cavaliere, e dei suoi codici affettivi, cambia completamente. Addirittura, si rovescia nel suo opposto (dal coinema del Padre a quello della Madre). La relazione che Berlusconi ha costantemente attuato con il suo elettorato è infatti una relazione materna di accudimento. È la stessa relazione che una madre benevola instaura nei confronti del proprio figlio piccolo, molto piccolo, che si lamenta. È una relazione di ascolto e di presa in carico. È una relazione basata sul fornire una cura lenitiva al malessere, al disagio che il proprio figlio prova ed esprime. 
Con un piccolo sforzo aggiuntivo, si può addirittura azzardare questa interpretazione psicoanalitica: ossia, che il comportamento archetipicamente maschile che Silvio Berlusconi manifesta nella sua vita personale sia una formazione reattiva (cioè, la trasformazione nell’opposto) rispetto a un bisogno profondo, quasi certamente inconscio, di accudire maternamente e, quindi, in realtà di essere accudito. Accudito dalla propria madre, o da suoi surrogati (e allora non è un caso che, stando a quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche e dalle testimonianze del caso Ruby, negli spettacoli serali che andavano in scena ad Arcore alcune delle sexy-ballerine invitate si esibissero travestite da infermiera, tipico simbolo di figura femminile che accudisce). 
Il maschile, così marcato, che c’è nell’esteriorità del Cavaliere sarebbe allora la copertura appunto esteriore, complementare e compensatoria, di un atteggiamento affettivo dominato dai codici del femminile. Il coinema apparente del Padre costituirebbe perciò la schermatura del vero coinema sottostante, quello della Madre. E attraverso la conferma della propria capacità di sedurre, Berlusconi esorcizzerebbe il timore di non essere amato dalla propria figura materna e, parallelamente, di non essere abbastanza maschile da attrarre la figura femminile in generale. Per mezzo del coinema del Padre, egli cercherebbe rassicurazione rispetto alla paura di perdere l’amore della Madre. 
Dietro il tentativo di sedurre Ruby, ammesso che sia andata così, vi sarebbe la paura di non essere accettato dall’Eterno Femminino. (Giusto per evitare qualsiasi fraintendimento, è bene precisare che stiamo parlando non di orientamento sessuale, che in Berlusconi è fin troppo chiaramente eterosessuale, bensì di dinamiche profonde affettive e relazionali).

È proprio questa inconscia valenza femminile, questo stretto rapporto di Berlusconi con la sua parte femminile, che c’è nella relazione affettiva fra il Cavaliere e il suo elettorato, ad averlo reso per così tanto tempo immune dalle conseguenze negative dei suoi stessi comportamenti esteriori. A lungo infatti noi ricercatori (e tanti giornalisti, fra cui lo stesso Severgnini) ci siamo scervellati su un vero e proprio paradosso demoscopico: nonostante il dibattito politico-mediatico fosse da tempo dominato dal problema della discutibilità dei comportamenti personali del premier, gli indicatori appunto demoscopici sono rimasti a lungo relativamente stabili (Severgnini ne parla a proposito del fattore harem). 
La tesi più utilizzata per spiegare questo fenomeno era quella della dissociazione fra la valutazione del Cavaliere come leader politico e quella di Silvio Berlusconi come individuo, con una sua propria vita personale. Discutibile quanto si vuole, però comunque privata e personale. Era insomma la tesi classica della separazione fra vizi privati e pubbliche virtù. Ma era una tesi debole, che personalmente non mi convinceva pienamente. Però, all’epoca, non avevo un’idea migliore in testa.
È invece molto più efficace, come interpretazione, l’ipotesi secondo cui, semplificando, a Berlusconi si perdona tutto perché dell’interazione con la figura materna, con la Madre, nonostante i difetti che essa può mostrare (e la soggezione o la frustrazione che può evocare o provocare), non si può fare a meno. Volenti o nolenti, siamo costretti a perdonare la nostra Madre, perché ne siamo troppo dipendenti. Il Padre lo vogliamo abbattere, come ci ha insegnato Freud con la sua teoria del complesso di Edipo; la Madre no, la vogliamo salvare (persino quando si comporta contro la morale comune, persino quando si comporta da prostituta). La Madre intesa, in termini di codici affettivi (cioè di coinemi), come colei o colui che si prende cura di noi, che ci accudisce, che ci ascolta, che ci protegge dalle nostre paure più profonde.
© 2011 Mind Edizioni 

Tratto da Madre Silvio, di Alessandro Amadori, Mind Edizioni, pp.188, euro 15

Alessandro Amadori, genovese di nascita, milanese di adozione, è laureato in Psicologia sperimentale, dottore di ricerca in Psicologia dei processi cognitivi superiori e ricercatore di mercato da oltre venti anni. Fondatore e direttore dell'istituto Coesis Research, con il libro 
Mi Consenta (2002), dedicato all'analisi semiotica dei modelli di comunicazione di Silvio Berlusconi, ha contribuito a fondare la psicopolitica, la disciplina che studia i processi psicologici profondi che stanno alla base del comportamento elettorale.
http://tg24.sky.it/tg24/politica/2011/03/22/anticipazione_libro_madre_silvio_alessandro_amadori_berlusconi_mind_edizioni.html
 
 
Commento:
 
1. Da più di 10 anni, uso chiamare Silvio B. “il mammone dal collo taurino” ed ho individuato nella madre, mamma Rosa (v. post/1, 2 e 3) la figura chiave nella formazione della sua personalità.
 
2. Su “Europa”, l’anno scorso scrissi:
da magnagrecia inviato il 7/8/2010 alle 1:22
“Vorrei avvertire la brava Mariantonietta Colimberti che quello di Alfano e sodali non è nervosismo. Lui, Bondi, Frattini, Cicchitto, Capezzone, ecc. fanno solo il loro mestiere: di bravi servi zelanti e vigili mamme vicarie, che hanno tra i loro compiti anche e soprattutto quello di prendere le difese del "mammone dal collo taurino".
In occasione del caso Noemi, su parecchi giornali fu pubblicata la notizia che il premier si era lamentato della scarsa solidarietà ricevuta da parte delle ministre, in particolare la Prestigiacomo e la Meloni (e la prima fu anche poi un pò emarginata).
Fateci caso d'ora in poi: quelli con maggiore attitudine servile, i ministri Bondi, Frattini ed Alfano, non commettono mai questo errore”.
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/120417/lappello_del_bersani_costruttore  
 
3. Ho già più volte scritto dell’Italia come di un Paese antico, cinico e mammone ed evidenziato inoltre che sono le donne a tenere in piedi elettoralmente Silvio B. Quando ascoltavo i Soloni dell’analisi politologica discettare sulla natura dei rapporti tra Silvio B. ed il suo elettorato (v. anche post/9) e tra Silvio B. ed i suoi collaboratori mi veniva da sorridere, vedendo che non riuscivano a fare 2+2, a ravvisare l’evidente natura maternale di quei rapporti.
Io non credo però, come fa Alessandro Amadori, che Silvio B. sia “soltanto” la “madre” degli Italiani, ma più verosimilmente che egli sappia principalmente suscitare sapientemente l’istinto materno e continui quindi a svolgere magnificamente soprattutto il suo (quasi, per fortuna *) irresistibile ruolo di figlio-mammone, ma dal collo taurino.
Egli è mamma solo come proiezione e ad imitazione della sua (cfr. post/1), che ha svolto la funzione educativa senza tenere insieme la dimensione affettiva (amore debordante e incondizionato) con la dimensione etico-normativa: la sola educazione positiva, completa e che costituisce un fattore protettivo enorme; la sola capace di formare individui forti ed equilibrati, e non soggetti deboli come lui, malato di narcisismo, che coltiva un senso di onnipotenza che lo fa credere legibus solutus, pronto a punire chiunque (vedi la Magistratura) osi arrecare offese al suo amor proprio ipertrofico e malato, lesioni alla sua autorità, sconfitte al suo orgoglio di unico ed insostituibile.
 
(*) 
Il grande imbroglione
di GIUSEPPE D'AVANZO 
(…) è suggestiva l'interpretazione di chi avvista Berlusconi afflitto da "pseudologia phantastica".
«Una forma di isteria caratterizzata dalla particolare capacità di prestar fede alle proprie bugie. Di solito succede - scrive Carl G. Jung - che simili individui abbiano per qualche tempo uno strepitoso successo e che siano perciò socialmente pericolosi».
http://www.repubblica.it/politica/2011/04/10/news/berlusconi_davanzo-14743742/  
 
Post Scriptum:
Ho inviato lo scorso 9.4 all’1 e 42 la seguente e-mail all’autore del libro, Alessandro Amadori (prima di leggere l’articolo riportato, dove è scritto: orientamento sessuale, che in Berlusconi è fin troppo chiaramente eterosessuale). Non ho ricevuto finora alcuna risposta:
 
“Ho appena finito di ascoltare a "Linea Notte" la Sua acuta analisi psicologica
del Sig. Silvio B.

Mi permetto di inviarLe il profilo psicologico che, da non esperto, ho
tracciato di lui una decina di anni fa e che ho riportato in questa serie di
'post' nel mio blog (profilo nel 'post/1, in calce a questo post/14):
IL SIG. SILVIO B., IL MAMMONE DAL COLLO TAURINO ED IL SUO TALLONE D'ACHILLE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2598138.html
Cordialmente,

PS:
Gliela riferisco con beneficio d'inventario. Tempo fa, lessi sul “Fatto” che
dopo l’asportazione della prostata, s’è fatto installare presso il “S.
Raffaele” del suo amico Don Verzé un impianto ad hoc, che aziona a comando per
il bunga bunga.
Può permettersi ora, per soddisfare la sua terribile, incoercibile bulimia ed
esorcizzare lo spettro della vecchiaia, invitare 20 o 30 giovani donne alla
volta – preferibilmente, non a caso, di estrazione sociale bassa, cultura
insufficiente e capacità intellettive mediocri – ed esibirsi in stressanti
performance copulatorie “a tergo” di gruppo, preferibilmente anali e, pare,
rigorosamente senza preservativo, potendo azionare ad libitum il suo
attrezzo.
Dall’alto della Sua esperienza, sarà forse d’accordo con me che la sua
predilezione per i rapporti anali è forse spia di omosessualità latente. Il che
vorrebbe dire che abbiamo un premier... incompetente, matto, impotente ed
omosessuale latente.
E’ probabile che se mamma Rosa avesse potuto usufruire di un’assistenza
adeguata durante il periodo critico, ci avrebbe risparmiato tutto o buona parte
del casino che il figlio primogenito ha provocato e sta provocando”.
 

Post collegato:
Berlusconi-Renzi, interpretazione psicologica di un incontro scandaloso
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2684132.html


Puntate precedenti:
post/1-Silvio B. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2576326.html
post/2-mamma Rosa http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2577094.html
post/3-padre http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2578158.html
post/4-lettera a S.B. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2587498.html
post/5-figlie http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2588389.html
post/6-léggi http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2588710.html
post/7-amor proprio http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2589028.html
post/8-Marina http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2591169.html
post/9-innamoramento http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2592704.html
post/10-sberla http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593988.html
post/11-Ciampi http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2595766.html
post/12-GallidL. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2596988.html
post/13- Ciampi2 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2597402.html
post/14- Napolitano http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2598138.html
 

CURIOSITA' SESSUALI REPRESSE E SVILUPPO INTELLETTUALE/19

 

Lo studio
 
"L'amore è come una droga, potente come un antidolorifico"
 
Lo descriveva bene il Virgilio delle Bucoliche: omnia vincit amor, l'amore vince su ogni cosa e chiunque, prima o poi, cede ad esso. Alla visione latina dell' amore come forza propulsiva che sottende alle cose, si aggiunge oggi lo studio dei ricercatori americani della Stanford University, secondo cui il sentimento permette di superare persino il dolore fisico. Intensi e appassionati afflati amorosi infatti regalano un sorprendente effetto antidolorifico, paragonabile a quello dei farmaci ad hoc, ma anche a quello di sostanze stupefacenti come la cocaina. Da usarsi però esclusivamente nel pieno turbinio dell’innamoramento. «Quando le persone sono in questa fase di amore appassionato, che tutto brucia, sperimentano significative alterazioni dell’umore che influenzano la loro esperienza del dolore», spiega con parole ispirate Sean Mackey, docente di anestesia e autore anziano dello studio pubblicato su Plos One. «Stiamo iniziando a studiare alcuni di questi sistemi della ricompensa attivi nel nostro cervello che coinvolgono la dopamina, un neurotrasmettitore primario, che influenza l'umore e la motivazione delle persone».
 
Nonostante i risultati ottenuti, gli scienziati non sono ancora in grado di dire ai malati di dolore cronico di tralasciare i farmaci analgesici per rimpiazzarli con appassionate relazioni amorose. Piuttosto, la loro speranza è quella di comprendere meglio questo tipo di rete neurale e la catena di reazioni innescate dalla passione d'amore, per arrivare a mettere a punto nuovi antidolorifici, sempre più mirati. Magari senza effetti collaterali. «Le aree del cervello attivate da un amore intenso sono le stesse dei farmaci per ridurre il dolore - interviene Arthur Aron, psicologo della State University di New York che studia l’amore e i suoi effetti da oltre 30 anni ed è fra gli autori della ricerca - Quando pensiamo all’amato, c’è un’intensa attivazione nell’area della ricompensa, la stessa che si accende quando assumiamo cocaina, o vinciamo molti soldi». L’idea di analizzare amore e dolore venne a Mackey ed Aron alcuni anni fa. Entrambi erano intervenuti ad una conferenza, illustrando ognuno il proprio tema: così si sono resi conto che, al centro dei loro studi su amore e dolore c’erano gli stessi circuiti cerebrali. «Ci siamo meravigliati», ricorda ora Mackey, che iniziò così a indagare insieme al collega sull’inatteso legame, decidendo di arruolare come cavie  studenti «nella prima fase di un amore intenso». Dopo aver riempito l’ateneo di poster, in poche ore i ricercatori hanno visto bussare alla porta del loro laboratorio una serie di coppie innamorate, che si frequantavano da nove mesi. «Quando sei innamorato vuoi dirlo a tutti», nota con un sorriso Mackey. «Ci siamo concentrati proprio su questa fase perchè - spiega - volevamo soggetti che si sentissero euforici, energici, ossessivamente concentrati sull’amato, in crisi d’astinenza quanto questi era assente». Risultato, «quando l’amore viene descritto così, ricorda una sorta di dipendenza», evidenziano gli scienziati. Dopo aver esaminato 15 studenti pazzi d’amore, sottoposti a prove speciali e monitorati con risonanza magnetica e rilevatori termici, il team ha avuto la prova dell’effetto analgesico dell’amore. Un effetto più potente rispetto a quello assicurato dalle distrazioni (utili a ridurre la sofferenza, ma a livelli molto più bassi). «Nei test di distrazione, oltretutto, i circuiti cerebrali che portano ad alleviare il dolore sono principalmente quelli cognitivi, mentre l’analgesia indotta dall’amore è associata ai centri della ricompensa e coinvolge una struttura del cervello molto più profonda e primitiva», agendo in modo simile «agli oppioidi». Uno dei punti chiave dell’analgesia da amore è il nucleus accumbens, un centro chiave anche nell’azione di oppioidi, cocaina e altre sostanze. «Insomma, l’amore funziona come i farmaci anti-dolorifici - conclude Aron - e le persone innamorate provano un’intensa sensazione di ricompensa, senza effetti collaterali».
 
 
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CURIOSITA' SESSUALI REPRESSE E SVILUPPO INTELLETTUALE/18

 

In questo lungo articolo si parla poco di sesso, ma molto di musica, della relazione di John con la madre e Yoko Ono e di altro.
 
MAESTRI SPECIALI
Sette regole sul sesso. Parola di John Lennon
Ci ha lasciato “I Am The Walrus”, “Girl”, “In My Life” ,“If I Fell”... Ma a Lennon (che proprio oggi, 9/10/10, compirebbe 70 anni) siamo debitori anche per un altro tipo di educazione. Ugualmente “artistica”
 
Questa è la storia di una bambina che sognava di fondare un gruppo. Sarebbe stato un duo, con il cuginetto, si sarebbero chiamati Sexy Sadie. i loro album si sarebbero intitolati Sexy Sadie (tutti quanti: Sexy Sadie 1, Sexy Sadie 2, Sexy Sadie 3, eccetera) e sui palchi delle fitte tournée dense di date e bisbocce avrebbero suonato sempre una sola hit: “Sexy Sadie”. I Sexy Sadie si sarebbero vestiti normale, non avrebbero indossato né completini beat né stivaletti, tanto meno si sarebbero mai sognati di chiedere «Mi faccia un caschetto alla Paul, presto!», giù da Ricci e Capricci, perché pensavano che si sarebbero resi ridicoli come scimmie, finendo a suonare alle sagre di minuscole frazioni dell’Emilia profonda, come degli Apple Pie qualsiasi. Questa è la storia di una bambina che, anche da grande, non si capacita ancora del fatto che dopo tutto i Sexy Sadie non avrebbero avuto un gran successo. Ma che deve comunque all’autore di quel brano (che tra l’altro non aveva niente di pruriginoso, visto che era dedicato a un furbacchione di ciarla-guru) una grossa fetta della propria formazione (piccola, rispetto all’impatto dei Beatles sulla sua vita): quella sexysadie-sessuale. Non rimaneva che quella, d’altronde. Non essendo una cima con gli strumenti (quella bambina aveva già capito che, da parte sua, non avrebbe dato un gran contributo al trionfo dei Sexy Sadie), il sesso era un settore in cui dipendere dall’insegnamento di qualcuno diventa una faccenda molto più evocativa e prolifica rispetto alla dipendenza artistica. Inoltre l’insegnante in questione non era un Beatle qualsiasi e nella mente di quella bambina trasudava ammonimenti erotici: John Lennon era quello cresciuto in una strada di nome Menlove Avenue, che promuoveva la libertà creativa a tutto tondo, che dal 1966 aveva cominciato a ragionare con le parti basse e che, soprattutto, fu il primo uomo nudo che quella bambina avesse mai visto. Sì, quell’orrida visione dei signori Ono sull’album Two Virgins fu uno shock e anche se, per qualcuno, il vero colpo allo stomaco era stata invece la copertina di Rolling Stone con la foto fetale di Annie Leibovitz (ancora oggi un’amica dall’estetica ferrea si indigna: «Omamma… Il cucchiaione!»), la scoperta furtiva - avvenuta nella camera del fratello maggiore, nello stesso nascondiglio in cui mesi dopo scoprì una spiegazzatissima copia di Playboy - aprì un mondo. Le lezioni di sesso lennoniane stavano lì, disseminate nelle sue canzoni, nei suoi testi, molto più che nella sua condotta di vita, influenzata negli ultimi 15 anni da una che ai suoi vernissage pretendeva di vendere a 200 sterline una mela (definendosi «un’artista concettuale »), o nei suoi Bed-in (un bivacco non può essere eccitante), nei suoi Peace & Love (così scontati), negli oltraggi al pudore per la filosofia bagista (andiamo, è solo un sacchetto!)… Le lezioni di sesso stavano lì, subliminali nella sua musica; scolpite nell’eternità e granitiche; così vere e universali che valevano anche per una bambina che, nel ’68 e ai tempi della rivoluzione sessuale non era nemmeno nei pensieri dei propri genitori. (...).
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http://dweb.repubblica.it/dettaglio/7-regole-sul-sesso-parola-di-lennon/73383
 
 
 
 
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CURIOSITA' SESSUALI REPRESSE E SVILUPPO INTELLETTUALE/17

 

Gay ma solo ogni tanto
in Lifestyle 
Un matrimonio finito alle spalle, due figlie già grandi, tante avventure con donne diverse. Ma a un certo punto scatta la voglia di qualcosa di diverso: fantasie bisessuali. Che finora sono rimaste nell’ambito della chat, ma chissà
 
Una vita da eterosessuale, una famiglia, il divorzio. E poi una serie di relazioni con altre donne, storie più o meno serie, più o meno impegnate. Ma, nascosto dall’anonimato in rete il nostro lettore Marco scopre di provare un certo interesse per gli uomini. Tanto che alcuni amici di chat credono che sia un travestito. «Forse un po’ bisessuale lo sono», dice. Ecco la sua lettera: 
Mi chiamo Marco ho 50 anni e sono separato. Ho due figlie 21 e 18, vivo da solo vicino alle figlie. Ci separammo per volere di lei 5 anni fa e dopo qualche mese conobbi una splendida donna con cui passai quasi tre anni meravigliosi ma anche pieni di liti. Io faccio l'albergatore e per 5 o 6 mesi sono quasi completamente assente. Ma devo farlo. Ci lasciammo anche per questo motivo poi incontrai altre donne con cui ebbi veloci relazioni e adesso sto con una insegnante che non voglio prendere in giro ma so che non durerà perché sento ancora di essere innamorato della precedente che nel frattempo ho ricominciato a frequentare perché anche lei è ancora presa dalla nostra storia. Poi tanto per fare casini, ho una relazione con una donna sposata che viene a casamia a orari impossibili, parlo delle 7 del mattino, mentre sono ancora in coma. Inoltre colcomputer chatto anche con fantasie bisessuali e ho molti amici virtuali che mi credono travestito, forse un po’ bisessuale lo sono. Dimmi, cara Dolores se hai voglia di rispondere. Io sono un uomo benestante e anche bello, di grande compagnia con grande curiosità verso la vita. Ciao.
Caro Marco, sinceramente non mi sembra che tu abbia così tanta voglia di impegnarti. Innanzitutto se non vuoi, come dici, prendere in giro l’insegnante con cui stai, lasciala. Del resto hai detto tu stesso di sentirti ancora preso dalla relazione precedente. In tutto questo nonostante tu ti dica innamorato della sua ex, scopri questa tua sconosciuta passione per gli uomini. Non ci trovo nulla di male, ma forse se fossi in te cercherei di capire se la tua è solo voglia di trasgressione dettata da quella che chiami “grande curiosità verso la vita”, oppure c’è qualcosa di meno superficiale. Un caro saluto.
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IL SIG. GIULIO T. ED IL PRINCIPIO DI PETER/9/IRI

 

Lo vedete (cfr. gli articoli allegati) il Ministro incompetente dell’Economia, Giulio Tremonti, come procede imperterrito per la sua strada di inadeguato facitore della politica economica e di sviluppo, da una parte, e di bulimico tessitore di manovre di accaparramento, insieme alla Lega Nord – suo alleato e protettore – dei veri centri nevralgici del potere economico-finanziario, dall’altra?
Nel post/1, ho scritto della sua “pulsione bulimica (potente quasi come quella del suo Capo S.B.) - che nel caso di Tremonti è forse riconducibile al c.d. istinto di proprietà... che caratterizza i bambini fino a 5 anni di età” e concludevo così: “Speriamo di evitare che al "matto" S.B. possa eventualmente subentrare un altro "matto" (beninteso: "Sarà pazzia, ma non manca di logica", Amleto), fors'ancora più incompetente e dannoso”.
Quanto tempo deve ancora passare e quanti danni deve ancora arrecare quest’incompetente al popolo italiano ed alle classi medio-basse (lavoratori, precari, pensionati, disoccupati, inattivi, invalidi, altre categorie a rischio, poveri) prima che riusciamo a mandarlo via, assieme al suo sodale, ancor più incompetente e bulimico, S.B.? 

Una sonora bocciatura della legge di stabilità 2011 di Giulio Tremonti.
 
L'EDITORIALE
L'insostenibile leggerezza della manovra di Tremonti
di EUGENIO SCALFARI
21 novembre 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/11/21/news/scalfari-9333957
 
L'EDITORIALE
La crescita è possibile ma Tremonti non la vuole
di EUGENIO SCALFARI
06 marzo 2011
http://www.repubblica.it/politica/2011/03/06/news/scalfari_6_marzo-13245985
 
IL COMMENTO
Un governo fantasma e un paese allo sfascio
di EUGENIO SCALFARI
03 aprile 2011
 
* * *
Le vicende della Libia, dell'immigrazione, della lunga e sempre più agitata paralisi del Parlamento, dell'intervento ammonitorio del Capo dello Stato, hanno messo in ombra un altro tema che deve invece essere affrontato per quello che è: una sterzata estremamente grave della politica economica verso un intervento sistemico dello Stato nell'economia e nel mercato, in palese contrasto con la legislazione dell'Unione europea. Parlo del decreto promulgato giovedì scorso dal consiglio dei Ministri e voluto da Giulio Tremonti per impedire che un'impresa alimentare francese assuma il controllo della Parmalat.
Se fosse questo il solo obiettivo di Tremonti, potrebbe anche essere accettato sebbene si concili assai poco con l'auspicio più volte ripetuto di un aumento di investimenti esteri nel nostro paese. Siamo il fanale di coda nella classifica degli investimenti esteri rispetto agli altri paesi europei. Ce ne lamentiamo, se ne lamenta il governo, la Confindustria e gli operatori finanziari e imprenditoriali, ma quando finalmente qualcuno arriva dall'estero per investire i suoi capitali in iniziative italiane viene preso a calci e rimandato indietro dimenticando che oltre di essere cittadini italiani siamo anche cittadini europei. Il mercato comune non è nato per abolire frontiere e consentire il libero movimento delle merci, delle persone e dei capitali?
Ma Tremonti ricorda  -  ed ha ragione di farlo  -  che la Francia protegge la nazionalità delle imprese ritenute strategiche e quindi  -  sostiene il ministro  -  se lo fa la Francia perché non può farlo l'Italia? Difficile dargli torto. Bisognerebbe sollevare il tema nelle sedi europee e speriamo che venga fatto, per ripristinare il funzionamento del libero movimento degli investimenti contro ogni protezionismo. Comunque, su questo tema, Tremonti per ora ha ragione. Senonché...

Senonché la questione Parmalat è soltanto un pretesto o perlomeno un caso singolo dentro un quadro assai più ricco di possibilità. Infatti il testo del decreto non dice affatto che l'obiettivo è la difesa dell'italianità delle aziende nazionali. Dice un'altra cosa: autorizza la Cassa depositi e prestiti (di proprietà del Tesoro al 70 per cento) ad intervenire in caso di necessità per finanziare aziende ritenute strategiche per fatturato o per importanza del settore in cui operano o per eventuali ricadute sul sistema economico nazionale. Il caso Parmalat rientra in questo elenco ma non lo esaurisce perché il decreto va molto più in là. Praticamente resuscita l'Iri di antica memoria rendendo possibile che lo Stato prenda il controllo delle imprese che abbiano requisiti ritenuti strategici dal governo (da Tremonti) nella sua amplissima discrezionalità.
Tutto ciò avviene per decreto. Dovrà essere convertito in legge ma intanto produrrà effetti immediati sul mercato. Ma se il decreto non fosse convertito in legge? è realistico pensare che il governo, per evitare che quest'ipotesi si avveri, chieda per l'ennesima volta l'ennesima fiducia. Ma se in sede europea quella legge fosse bocciata in quanto aiuto indebito dello Stato ad un'impresa, vietato dalla legislazione comunitaria?

Ho detto prima che la Parmalat è un pretesto. Infatti il vero obiettivo di Tremonti è di far entrare lo Stato non soltanto nelle aziende che hanno necessità di finanziamento ma direttamente nel sistema bancario. In particolare nelle cosiddette banche territoriali: le banche popolari, le banche cooperative, le Casse di risparmio. Quelle più a corto di capitali, quelle alle quali la Lega guarda con occhi avidi, quelle che procurano voti, organizzano interessi e clientele. Una rete immensa di sportelli, di prestiti, di mutui. Di fatto la politicizzazione del credito.
È una delle più gravi malattie la politicizzazione del credito. Il decreto di giovedì scorso ne segna l'inizio. Che cosa ne pensano i partiti d'opposizione? Che cosa ne pensa il governatore della Banca d'Italia? Che cosa ne pensa il Quirinale?
La politicizzazione del credito è un altro modo per deformare la democrazia, forse il più insidioso insieme al monopolio dell'informazione. Chi può manipolare le notizie e il danaro è il padrone, il raìs, il Capo assoluto, circondato da una clientela enorme e solida. Inamovibile. O ci si arruola o se ne è esclusi. La clientela vota. Chi spera di entrarci se ancora non ne fa parte, vota nello stesso modo.
La chiamano democrazia ma in realtà è soltanto un grandissimo schifo
. 
http://www.repubblica.it/politica/2011/04/03/news/scalfari_3_aprile-14432573
 
AL FORUM AMBROSETTI
Tremonti a Cernobbio: «Ci vorrebbero la vecchia Iri e la grande Mediobanca»
«Competizione fra giganti e noi facciamo spezzatini»
02 aprile 2011
http://www.corriere.it/economia/11_aprile_02/tremonti-cernobbio-iri_62913d50-5d4e-11e0-ae5b-9965e363da95.shtml
 
Finanza&Potere di Giuseppe Oddo
3 aprile 2011 - 14:21
Parmalat, purché non diventi un altro Iri
http://feeds.ilsole24ore.com/c/32276/f/438678/s/2e1a555/l/0Loddo0Bblog0Bilsole24ore0N0Cfinanza0Ie0Ipotere0C20A110C0A40Cparmalat0Epurch0JC30JA90Enon0Ediventi0Eun0Ealtro0Eiri0Bhtml/story01.htm
 
 
Infine, ho cercato questo vecchio articolo che lessi all’epoca sulla privatizzazione dell’IRI e sull’unica voce importante, a parte gli alti dirigenti dell’IRI, che vi si oppose (ho sostituito il nome con un omissis):
 
(omissis) RIFA' IL LIBRO VERDE
19 febbraio 1993 —   pagina 45   sezione: ECONOMIA
ROMA - Accusato di capeggiare il partito di quanti frenano il processo di privatizzazioni, il ministro dell' industria (omissis) ha inviato ieri al presidente del Consiglio Amato il documento contenente "le linee-guida per il rilancio ed il rafforzamento del sistema produttivo italiano". E' in pratica un nuovo Libro verde, nel quale il ministro dell' Industria - a conferma di una sua visione assai personale delle vicende dell' economia - propone e rilancia idee in buona parte diverse da quelle del governo. Si tratta di 115 cartelle, con dati ed analisi che dicono sostanzialmente tre cose: 1) saranno rispettati tempi e modalità del piano di dismissioni; 2) il processo sarà un fatto radicale e risolutivo con immissione sul mercato di aziende robuste e risanate finanziariamente; ovvero, per restare alle parole del ministro, la privatizzazione sarà "globale, immediata ed effettiva"; "nessuna operazione gattopardesca" spiega (omissis): "il sistema futuro non potrà che essere privato, interamente privato, ma nazionale e forte...". 3) dalla vendita dei suoi gioielli lo Stato potrà introitare, entro i prossimi quattro anni, novantamila miliardi. Cosa sarà ceduto? Finmeccanica, Stet, Comit, il 33% della Banca di Roma, Iritecna, Fincantieri, Finmare, e Alitalia possedute dall' Iri. Enichem, Enirisorse e tutte le società che operano nel settore degli idrocarburi, possedute dall' Eni. Bnl, Imi e Ina controllate Tesoro. Prima di essere vendute alcune di queste società dovranno però essere rimesse in sesto. Le società malate E (omissis) fa un primo elenco di società "malate" che "richiedono assistenza": Ilva, Italtecna, Fincantieri e Finmare del gruppo Iri; Enirisorse e alcuni comparti della chimica del gruppo Eni. Con quali soldi intervenire? "Le risorse - avverte (omissis) - dovranno essere trovate all' interno dello stesso processo di privatizzazione". C' è poi un secondo elenco e riguarda le imprese che per le dimensioni raggiunte necessitano di un sostegno che non solo salvaguardi la loro esistenza, ma le ponga in grado di affermarsi e rafforzare, previa ricapitalizzazione, la quota di mercato detenuta. Per queste ultime le prospettive sono due: rafforzamento obbligatorio o "inesorabile declino". Ed ecco l' elenco delle società a rischio di estinzione: Enichem, "giunta ormai ad un punto critico", Finmeccanica, Italtel. Per quanto riguarda Enichem il ministro spiega nel documento che la soluzione ideale sarebbe quella di una "fusione con Himont e Snia". Non avendo però l' Eni i soldi per acquistare gli altri due gruppi, dovranno essere questi ultimi a fare l' offerta per arrivare alla creazione del vero "polo chimico nazionale". Così com'è l' Enichem probabilmente non la comprerebbe nessuno, dice il ministro, il quale spiega che per essere "accettata e acquistata dal mercato" la società dell' Eni "dovrà ricapitalizzarsi per almeno diecimila miliardi". Come? "La soluzione va ricercata - dice (omissis) - dotando la società, in aggiunta ai mezzi liquidi di sua competenza, di una quota di partecipazione in Eni" che opportunamente venduta garantirebbe appunto la necessaria ricapitalizzazione. Finmeccanica e Italtel. "La prognosi non può che essere molto preoccupata" avverte (omissis). E anche per Fabiani e Randi "la soluzione corre sui binari analoghi a quelli già indicati per la chimica". Ovvero servirebbero altri diecimila miliardi ma soprattutto un nuovo e più robusto "contenitore" che dovrebbe vedere insieme imprese manifatturiere, banche e assicurazioni le cui potenzialità finanziarie costituirebbero "l' efficace polmone in grado di assicurare la valorizzazione e lo sviluppo delle attività manifatturiere". Insomma, (omissis) continua ad essere affezionato alle super-holding. Alla Stet invece riserva una sorte più nobile. Essendo forte in quanto beneficiaria di un regime di monopolio che la premia, la holding di Agnes dovrà scegliere una propria autonoma strategia puntando su eventuali accordi internazionali. In alternativa finirà anch' essa nel "contenitore". Ed eccoci alle banche, il piatto più ricco ed interessante per il mercato. "Rilevanti nel contesto italiano" - dice (omissis) - Imi, Ina, Bnl Comit e Banca di Roma nel quadro internazionale diventano ben poca cosa. Collocarle individualmente sul mercato a giudizio del ministro dell' industria sarebbe un "errore madornale"; meglio perciò un megacontenitore in compagnia di Stet-Italtel, Finmeccanica e Alitalia. Sulla holding-culla il ministro dunque insiste e rilancia. (omissis) non intende abbandonare la vecchia strada delle sinergie tra banche e imprese. E cosa si offrirebbe ad eventuali acquirenti? "Un gruppo con un netto patrimoniale di 35 mila miliardi il cui valore di mercato sarebbe sensibilmente superiore" dice (omissis). Sarebbero inoltre quattro, gli obiettivi dichiarati di questa operazione: "1) provvedere alla costituzione di un gruppo bancario nazionale che si collochi ad un adeguato livello di competizione mondiale; 2) valorizzare la trasformazione di Ina in società di diritto privato operante in concorrenza sui mercati nazionali ed esteri; 3) assumere la responsabilità dello sviluppo dei comparti manifatturieri di Finmeccanica e Italtel; 4) costituire infine un centro finanziario in grado di dare adeguato supporto a settori industriali rilevanti per il sistema a cominciare dalla chimica". Le scatole cinesi Ma questa mega-conglomerata sarebbe accettata dalla Borsa, da sempre contraria alle scatole cinesi? (omissis) si pone l' interrogativo e risponde: "Il mercato vuol vedere se con una società di guadagna o si perde". Il nodo obiettivamente esiste - dice il ministro - ma non sono mancate attestazioni circa la fattibilità dell' operazione e segnali di interesse a collaborarvi da parte di circoli finanziari internazionali di primaria importanza". In Francia ed in Inghilterra, dopo accordi per la costituzione di "nuclei duri" di controllo (magari con il ricorso a patti di sindacato garantiti dallo Stato che conserverebbe comunque il 25%) hanno fatto così, spiega il ministro dell' industria, lasciando ovviamente intendere che l' Italia potrebbe adottare soluzioni analoghe. Dopo la vendita e la ristrutturazione delle aziende di Stato quale scenario di riferimento resterebbe in piedi? "L' Iri nella soluzione che si propone - spiega (omissis) - è nella sostanza destinato a sparire". Del tutto opposta la sorte dell' Eni che abbandonata la chimica e le miniere resterebbe come "il principale gruppo industriale italiano dove lo Stato attraverso il Tesoro potrebbe mantenere un 20-25% della quota di controllo azionario". Sistemate le vecchie holding pubbliche, "a regime", conclude il documento di (omissis) l' Italia farà i conti con tre gruppi "vigorosi, conformati in modo da potersi confrontare con la concorrenza internazionale": il Bam, ovvero il gruppo bancario assicurativo manufatturiero; il gruppo chimico e l' Eni. "Tre colonne portanti" dice il ministro che potrebbero diventare un poker d' assi non appena l' Enel, "una volta chiariti i problemi tariffari e organizzativi interni" costituirà un investimento tra i più appetibili". - di ENZO CIRILLO
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/02/19/guarino-rifa-il-libro-verde.html
 
Indovinate chi si nasconde al posto degli omissis. Si potrebbe pensare, vista la sua ultima esternazione, che si tratti del ministro Tremonti, invece si tratta del Prof. Giuseppe Guarino. Che io ricordi, non mi risulta che il sedicente socialista e Reviglio-boy Tremonti allora si sia espresso contro. A ulteriore dimostrazione che Giulio Tremonti, come al solito, arriva in questo caso 17 anni dopo, ma col suo tono professorale intriso di disprezzantropia dà sempre l’impressione che l’abbia detto o fatto per primo, e tutto allo scopo - da abile giocatore delle 3 carte - di fare ammuina e stornare l’attenzione dai suoi veri obiettivi. Che poi è uno soltanto: fagocitare potere, che poi è incapace di gestire.
Faccio una proposta: perché non gli rivolgiamo tutti insieme un “pensierino”?
 
PS:
 
LO STATO DELLE PRIVATIZZAZIONI
Data: Sabato, 13 ottobre @ 19:00:00 CDT
Argomento: Economia   di RITA MARTUFI - Proteo
 
Iri: «Privatizzazione in Europa» (con Tremonti, Prodi, Megginson)
11 ottobre 2002
 
5 aprile 2011
La partita solitaria di Tremonti
Il ministro dell’economia gioca le sue carte con grande discrezione
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/125709/la_partita_solitaria_di_tremonti
 
 
PPS:

Lettera al Ministro Giulio Tremonti

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2607838
 
 
 
Puntate precedenti:
post/1 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2554804.html
post/2 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2598517.html
post/3 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2600829.html
post/4 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2606019.html
post/5 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2606545.html
post/6 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2606975.html
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post/8 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2607816.html
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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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