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Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/11

 

MEZZOGIORNO

Nessuna politica per il Sud può essere credibile ed efficace se non viene pensata come parte di un disegno riformatore nazionale, in grado di affrontare i nodi della crisi economica, sociale e democratica dell’intero Paese. 
Solo unita l’Italia può uscire dalla più grave crisi democratica ed economica della sua storia repubblicana. Il governo di centrodestra continua invece a penalizzare, anche nella componente della spesa ordinaria, il Sud e le sue istituzioni locali. Di straordinaria gravità sono i tagli e i “dirottamenti”del FAS, che ormai hanno raggiunto i 28 miliardi di euro sottratti al Mezzogiorno. Il Piano Sud presentato dal governo Berlusconi, dopo due anni di annunci e di rinvii, non contiene un euro di risorse aggiuntive, anzi nasconde una ulteriore riduzione dello stanziamento complessivo.
Infatti, con singolare coincidenza, mentre si annunciava il Piano, il Cipe definiva un ulteriore taglio di circa 5 miliardi dal FAS e un dimezzamento dei fondi per la Banda Larga.

 

Più investimenti pubblici.

Occorre anzitutto rilanciare una seria strategia di investimenti pubblici produttivi, a partire dal reintegro della dotazione nazionale del FAS. I fondi vanno concentrati su alcuni interventi mirati. Le grandi società pubbliche come Anas, Ferrovie dello Stato e Enel vanno impegnate ad aumentare significativamente i loro investimenti nel Mezzogiorno.

 

Una rete stradale efficiente.

Particolarmente urgente appare lo sviluppo di una rete stradale e ferroviaria oggi drammaticamente abbandonate da Salerno in giù.

 

Sviluppare l’impresa.

L’azione pubblica di sviluppo nel Mezzogiorno deve poi porre di nuovo al centro l’impresa.
L’obiettivo deve essere quello di stimolare cospicui capitali privati attraverso un sistema fiscale agevolato. Vanno perciò ripristinati il credito d’imposta per l’occupazione, il credito d’imposta per gli investimenti e le Zone Franche Urbane. È indispensabile per il Mezzogiorno il ritorno in campo di una politica industriale, perché l’industria è la via maestra per formare risorse manageriali, tecnologiche ed organizzative in grado di trasmettersi nella società circostante, alimentando processi innovativi. Ciò richiede l’identificazione all’interno dei piani nazionali di sviluppo industriale di alcune aree produttive che abbiano particolare potenzialità di sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno, facendo leva anche su poli di eccellenza già esistenti: dall’aeronautica all’aerospazio, da alcuni comparti dell’agricoltura di qualità alle biotecnologie, alla microelettronica, alla logistica. Tali progetti dovranno inoltre fare leva su forme di partnership tra imprese, Università e centri di ricerca pubblici e privati.

 

Politiche ambientali.

In ambito ambientale, va impostato un piano industriale incardinato sulla filiera delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, sul recupero dei rifiuti, sulla realizzazione delle infrastrutture ferroviarie, portuali e idriche, sulla manutenzione e la messa in sicurezza del territorio.

 

Lavoro e occupazione.

Lo sviluppo concreto dei diritti di cittadinanza è l’altra chiave fondamentale per mobilitare le risorse del Mezzogiorno. Dove sta bene un cittadino sta bene anche un’impresa. C’è una generazione di giovani meridionali, che hanno raggiunto notevoli livelli di formazione, a cui è essenziale dare risposte in termini di opportunità di impiego e di realizzazione individuale. Vi è poi il basso livello di attività e di occupazione femminile, che è tra le cause principali della debolezza dell’economia meridionale.

 

Un welfare al femminile.

L’inadeguatezza del sistema di welfare continua a gravare sulla condizione delle donne meridionali, determinando conseguenze sul piano individuale,sociale e demografico. Compito di una nuova politica per il Mezzogiorno è quello di rimuovere questo handicap, che penalizza le donne e l’intera economia meridionale.

 

Riqualificazione del tessuto civile e sociale.

Nessuna politica nazionale per il Sud può essere credibile se si fonda solo su elementi economici e finanziari, senza avere il suo secondo pilastro, non meno essenziale, in un progetto di riqualificazione del tessuto civile e sociale del Mezzogiorno. Questo processo non può che passare attraverso il superamento di quella vera e propria desertificazione dei corpi intermedi della società meridionale che si è accentuata negli ultimi decenni, in misura ancora più forte che nel resto del Paese.
Il PD scommette sulla costruzione di un moderno partito inteso come soggetto collettivo, candidandosi ad essere il motore di una ricostruzione del tessuto democratico e partecipativo della società meridionale, senza il quale è impensabile riqualificare il ruolo della politica e promuovere una nuova classe dirigente.

 

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Investimenti pubblici produttivi, una efficiente viabilità, lo sviluppo dell'impresa delle politiche ambientali, più lavoro ed occupazione, incentivi per le donne

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

Ministero per la Coesione Territoriale
http://www.coesioneterritoriale.gov.it/ 

Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *
“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag.7).
A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale;alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.
La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).
“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (pag. 427).
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
* 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano -  secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag.486).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
link sostituito da:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-0002/2_volume_mezzogiorno.pdf


Banca d’Italia - Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia
Roma, 26 novembre 2009
Indice
Presentazione del Presidente della Repubblica G. Napolitano.................... V
Intervento d’apertura del Governatore della Banca d’Italia M. Draghi.......VII
L’economia del Mezzogiorno
D. Franco...................................................................................................1
Sessione 
IL SETTORE PRIVATO
1. Il capitale sociale
G. Barone e G. de Blasio .......................................................................   17
2. La difficoltà di fareimpresa
M. Bianco e F. Bripi................................................................................   25
3. Il sistema finanziario
L. Cannari e G. Gobbi ...........................................................................   51
Discussione
M. Onado .............................................................................................   61
C. Trigilia...............................................................................................   65
Sessione 2
L’AZIONE PUBBLICA
4. Gli aiuti alle imprese
G. de Blasio e F. Lotti............................................................................   71
5. L’istruzione
P. Cipollone, P. Montanaro e  P. Sestito.................................................   77
6. La sanità
D. Alampi, G. Iuzzolino, M. Lozzi  e  A. Schiavone...............................   105
7. I servizi pubblici locali
M. Bianco e  P. Sestito.........................................................................   129
Discussione
M. Bordignon.......................................................................................   143
A. Laterza ...........................................................................................   151
Sessione 3
POLITICHE NAZIONALI O REGIONALI?
8. Bilancio pubblico e flussi redistributivi interregionali
A. Staderini, E. Vadalà ........................................................................   157
9. Quali politiche per il Mezzogiorno?
L. Cannari, M. Magnani, G. Pellegrini ..................................................   169
Discussione
F. Barca..............................................................................................   173
A. Mancurti.........................................................................................   181
Tavola rotonda
I. Visco (moderatore)..........................................................................   191
S. Rossi..............................................................................................   195
E. Giovannini......................................................................................   199
I. Lo Bello...........................................................................................   201
M. Salvati............................................................................................   205
G. Tabellini.........................................................................................   213
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno_4/4_volume_mezzogiorno_2010.pdf
link sostituito da:
https://www.bancaditalia.it/dotAsset/261c5662-0cf4-47cd-9fa0-2d0162ce03ea.pdf


Rapporto SVIMEZ 2010 - Sintesi
http://web.mclink.it/MN8456/rapporto/rapporto_materiali/2010/2010_sintesi_rapporto.pdf
Sul Manifesto, Giorgio Ruffolo sottolinea, del rapporto SVIMEZ 2010, la proposta di una soluzione innovativa per risolvere la Questione meridionale.
Come abbiamo accennato nel post riportato più sopra, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora questa questione, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale; c) investimenti infrastrutturali adeguati; d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti.
La proposta della SVIMEZ, evidenziata dall'articolo di Ruffolo, pone l'accento sull'ultimo punto.
Giorgio Ruffolo: RAPPORTO SVIMEZ “Una macroregione per curare il Sud” - 23.07.2010
“(…). Il Rapporto, però, non si limita a tracciare il desolante quadro. Diversamente dal riformismo chiacchierone, esso avanza le proposte di una radicale svolta della politica meridionalistica. Si tratta di tornare a una visione unitaria della "questione meridionale". A un piano del Mezzogiorno e ad una Agenzia destinata a dirigere e a gestire progetti strategici: acque, rifiuti, difesa del suolo, infrastrutture strategiche. Una riedizione aggiornata della "Cassa" posta sotto il controllo di un Consiglio con i rappresentanti del Governo (Ambiente e Infrastrutture) e delle otto Regioni. Si ricostituirebbe così uno spazio di programmazione unitario del Mezzogiorno, una "macroregione".
La proposta si avvicina molto a quella, ancor più radicale, che è stata da me avanzata (discussa su queste pagine) che prevede una riforma costituzionale, con la formazione di uno Stato federale composto da due macroregioni (del Nord e del Sud), legate da un patto e mediate da un governo nazionale con un presidente della Repubblica eletto dal popolo.
Il Rapporto Svimez costituisce un'occasione per realizzare un riforma costituzionale ispirata a un federalismo autenticamente unitario; per fare finalmente del problema meridionale una grande occasione di sviluppo per tutto il paese e per l'Europa”.
  
OCCUPAZIONE FEMMINILE.
Il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari (2010) al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
 
NON E’ SOLO UN PROBLEMA DI RISORSE
A partire dal 1998-‘99, ho cercato di approfondire – in maniera empirica ed un po’ dilettantesca -  le cause della situazione meridionale e soprattutto della mentalità di noi meridionali, causa ed effetto insieme del sottosviluppo del Sud, attestato da tutti gli indicatori, arrivando ad alcune conclusioni che investono la dimensione culturale-antropologica e che indicano, quindi, le modalità più efficaci di intervento. Tutti i dati economici [*] dimostrano: a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese; b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”, destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i gap, a parere di molti, per motivi culturali; c) oltre alle infrastrutture e agli incentivi, occorre quindi un grande progetto educativo che abbia come soggetto ed oggetto la donna, fulcro dell'educazione meridionale.
 
[*] Partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Nella (lunga ed ultima) nota 18-Questione femminile e Mezzogiorno, in un documento di 11 pagine con delle mie proposte (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html ), tutti i dati economici dimostrano:
a) la correlazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese;
b) che anche la fredda Germania dell’Est (cfr. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”, destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i gap, a parere di molti, per motivi culturali.
Riporto il testo della nota18:
[18] Questione femminile e Mezzogiorno
Sembra proprio ci sia relazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi http://www.resetdoc.org/story/00000000366
“il tasso di occupazione femminile (cioè la percentuale di donne dai 15 anni in su che forniscono lavoro o sarebbero disponibili a farlo) si ferma al 33%, rimanendo così il più basso del mondo”.
E “gli autori del Rapporto non esitano a sostenere che proprio dalla conquista della piena autonomia da parte delle donne potrebbe partire la rinascita commerciale, economica e culturale dei paesi arabi”.
Dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 2010, si ricava che:
“I paesi arabi includono cinque dei 10 “Top Movers” ovvero le nazioni (sulle 135 oggetto della ricerca) che hanno mostrato la migliore performance nell’ISU [Indice di Sviluppo Umano] a partire dal 1970: Oman (n.1), Arabia Saudita (n.5), Tunisia (n. 7), Algeria (n. 9) e Marocco (n. 10). Nell’Indice di disuguaglianza di genere (IDG), tuttavia, gli Stati arabi registrano un ISU regionale medio del 70 per cento, ben al di sopra della perdita mondiale media del 56 percento. All’ultimo posto nella classifica mondiale relativa all’IDG è lo Yemen, con una perdita ISU dell’85 percento”.
http://www.perlapace.it/index.php?id_article=5479
Dal Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/20100923_00/testointegrale20100923.pdf, si ricava che il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
Occorrerebbe– come per i Paesi arabi – rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale.
“Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni” 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html


Post e articoli collegati:

Proposte per il Partito Democratico campano (2007-2008)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2742310.html 
Del post, riporto la chiusa: 

          Ciò che ho raccontato, che poi si è ripetuto altrove, costituisce un veridico, piccolo spaccato della realtà meridionale, fatta di un cerchio esterno, in cui si dispiegano le dinamiche della società, determinate prevalentemente dalla cultura, che è il portato di una storia millenaria fortemente condizionata dalla religione cattolica; e di un cerchio interno, nel quale agisce la politica, che sconta un duplice, negativo, biunivoco effetto di condizionamento: quello, endogeno, dei suoi valori e delle sue regole, non sempre accettabili e condivisibili, comuni in fondo a quelli delle altre aree del Paese, e quello esogeno, con caratteristiche invece tipiche, determinato dall’ambiente culturale generale.
La complicata, annosa questione meridionale è fatta anche di questo: un doppio conservatorismo, quello della società civile in generale e quello del ceto politico che ne è (quasi sempre, purtroppo) espressione fedele.  


A Romano Prodi (come ho raccontato nel post "Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo"), scrissi una lettera alla fine di gennaio 2006, quando egli era già candidato per l'Unione, per segnalargli che le misure economiche da sole erano insufficienti per risolvere la questione meridionale, e che esse dovevano essere accompagnate da una rivoluzione culturale avente come fulcro la donna meridionale, da trasformare da problema e fattore di conservazione a risorsa e motore del cambiamento. Della lettera, riporto il passo conclusivo:

“Il terzo ed ultimo motivo consiste nel proporLe il seguente, provocatorio, apparentemente semplicistico, “pericoloso” interrogativo, di ordine –come dire? - cultural-antropologico (senza alcuna valenza anti-femminista): ogni meridionale si crede un padreterno, quindi perfetto per definizione (Tomasi di Lampedusa lo scrive ne Il Gattopardo, riferendosi ai siciliani); dopo questa perniciosa convinzione, è la donna (prepotenza privata, assenza pubblica: binomio forse non casuale) il principale fattore di conservazione e di freno nel Sud, soprattutto nel suo ruolo di mamma e/o di insegnante? Per parte mia, con qualche eccezione, do, purtroppo, una risposta affermativa. Se è così, occorrerebbe tenerne conto nella definizione di qualunque strategia e dei relativi programmi politici – scolasticiculturali, economici - relativi al Mezzogiorno. Con qualche attenzione anche al ruolo di mamma Chiesa: mamma+insegnante donna (oggigiorno, la stragrande maggioranza del corpo insegnante)+chiesa sono state e sono una miscela formidabile e preponderante nella formazione e nell’educazione delle generazioni meridionali”.


“Solo una riscossa etica e politica può salvare il Mezzogiorno.
Il peso dell’illegalità”
Una riscossa etica per salvare il Sud
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 23 ottobre 2011
http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/solo-una-riscossa-etica-e-politica-puo-salvare-il-mezzogiorno_4013.html 

Appendice.
 
   Anche se la Lega Nord (il partito insieme più leninista e più materno che esisteva in Italia e forse in Europa, retto da un dittatore, mammone con i figli, che accusa ora tutti i limiti del male che lo colpì, e con una classe dirigente, tranne poche eccezioni: Maroni, Calderoli e pochissimi altri, fatta di persone di basso livello; un partito abile talmente da essere diventato – come fu fatto opportunamente notare dal presidente della Svimez, Nino Novacco – il migliore interprete del detto napoletano “chiagne e fotte”, come ha fatto nel caso dei fondi FAS, stornati dal ministro Tremonti... anticipando il federalismo fiscale) è riuscito ad imporre alla politica nazionale una letteralmente inventata “questione settentrionale”, come se il reddito pro-capite del Nord non fosse il doppio di quello del Mezzogiorno, e questo non fosse insieme un comodo mercato di sbocco ed un serbatoio di laureati e di manodopera qualificata, ed i finanziamenti pubblici destinati al Sud non rifluissero da sempre in buona parte verso le aziende e gli imprenditori del Nord; nonostante tutto questo, sta tornando piano piano ad imporsi sulla scena della vita pubblica e nel dibattito politico la vera, autentica, storica  questione territoriale italiana: la “Questione meridionale”.
   Ritengo utile perciò, cercando di parlarne in maniera il più possibile obiettiva e documentata, giustapporre punti di vista diversi.
   Per il Sud, ho già scritto che cosa occorrerebbe fare. Secondo me, ci vuole: a) prima di tutto, una rivoluzione culturale (vasto programma, direbbe De Gaulle); poi ovviamente b) investimenti infrastrutturali; c) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti (il problema – permettetemi la battuta - è forse dove trovare il commissario da designare).
   Do qualche dato. Tra il 1998 (anno di avvio della 'nuova programmazione') e il 2004, è stata conferita al Sud una massa di risorse pari a 120 miliardi di euro di spesa pubblica in conto capitale, di cui poco più di 55 miliardi di euro di spesa straordinaria. A fronte di tante risorse, le distanze fra il Centro-Nord e il Sud del Paese sono rimaste quasi inalterate. In questi ultimi anni, l'economia meridionale è diventata, anzi, ancor meno competitiva. E' evidente la responsabilità delle classi dirigenti meridionali. La Lega Nord ed altri pensano che con il federalismo fiscale si possa risolvere il problema. Anch'io penso che possa servire.
   Le richieste principali che avanzano gli investitori esteri sono: 1. avere un interlocutore unico; 2. una giustizia più efficiente. In definitiva, è un problema di PA.
Quello che chiedono gli industriali italiani, invece, è un efficiente sistema di infrastrutture, un contrasto efficace alla criminalità organizzata e una fiscalità di vantaggio che attiri nuovi investimenti.
   Comincio allegando:
un commento di Francesco Daveri di Lavoce.info, del 2006, che mette a confronto i giudizi discordanti di due economisti (entrambi di sinistra): Nicola Rossi (negativo) e Fabrizio Barca (positivo) sugli effetti della 'Nuova Programmazione 1998-2004':

 
Due regioni, una sola economia
di Francesco Daveri   22.02.2006
http://www.lavoce.info/articoli/pagina2014-351.html
e, per stare sull'attualità, e sulla destinazione recente dei fondi, due articoli più recenti:

Chi toglie soldi al sud
di Gianni Pittella e Stefano Fassina   10 luglio 2010
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/119766/chi_toglie_soldi_al_sud
Editoriale: Vizi e pregiudizi contro lo sviluppo
link sostituito da:
http://www.europa.dol.it/dettaglio/119766/chi_toglie_soldi_al_sud

Le tante bugie tra nord e sud
Angelo Panebianco   10 luglio 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_luglio_10/panebianco-bugie-nord-sud_2e713ebc-8be4-11df-9aa1-00144f02aabe.shtml
 
Nel 'post' iniziale ho scritto che per il Sud ci vorrebbe: “d) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti”.
Ecco in questo articolo di Repubblica la stessa, autorevole, richiesta.
 
CAMORRA
Le mani dei Casalesi su appalti ed elezioni
Setola a Luigi Ferraro:"Digli a tuo fratello di non preoccuparsi perché tra due giorni gli facciamo un bel regalo". Nicola Schiavone alla fidanzata: "Te lo devi prendere tu il lavoro..."
di Roberto Saviano   13 luglio 2010
Ma la domanda che viene da tutto questo è: com'è possibile che tutto questo lasci indifferente un paese? Com'è possibile davvero che si blateri che raccontare queste storie sia un modo per diffamare il territorio? Quando gli affari, la corruzione estrema ha ormai eliminato la possibilità di sviluppare una politica sana. Una impresa libera dai clan. Quando non sembra esserci altra alternativa che o corrompersi o emigrare. Non sembra altra soluzione che pensare alla possibilità che le istituzioni politiche campane siano tutte commissariate, dalla provincia alla regione sino a quando non riusciranno a garantire un minimo sufficiente di legalità. (…).
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/07/13/news/le_mani_dei_casalesi_su_appalti_ed_elezioni-5548060
 
A proposito della rivoluzione culturale e del correlato progetto educativo quale variabile critica per lo sviluppo del Sud, riporto qui di seguito quanto affermato nel 2010 dalla Conferenza dei Vescovi.
Aggiungo 2 osservazioni:
1. come ho già scritto nel thread "Questione femminile, Questione meridionale, Rivoluzione culturale e Progetto Educativo”, gli uomini di Chiesa, in alcune aree del Mezzogiorno, rappresentano dei forti punti di riferimento positivi;
2. tuttavia va anche detto con franchezza che la "mentalità inoperosa e rinunciataria" delle popolazioni meridionali è anche il portato dell'insegnamento millenario della Chiesa cattolica.
 
I vescovi: mafia e corruzione, la politica usa il sud per i voti e ne trascura lo sviluppo
24 febbraio 2010
Per risolvere la questione meridionale, è necessario far crescere il senso civico di tutta la popolazione, ricostruire la "necessaria solidarietà nazionale", ma è anche urgente "superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti". E'quanto afferma il nuovo documento dei vescovi italiani su "Chiesa e mezzogiorno", diffuso oggi.
(…). SUPERARE MENTALITA' INOPEROSA E RINUNCIATARIA
Le risorse "preziose" del Sud "stenteranno a sprigionarsi fino a quando gli uomini e le donne del Sud non comprenderanno che non possono attendere da altri ciò che dipende da loro". "Va contrastata - scrivono i vescovi nel nuovo documento sulla situazione del Sud - ogni forma di rassegnazione e fatalismo". "Una mentalità inoperosa e rinunciataria può rivelarsi un ostacolo insormontabile allo sviluppo, più dannoso della mancanza di risorse economiche e di strutture adeguate",(...).
http://www.unita.it/news/italia/95493/i_vescovi_mafia_e_corruzione_la_politica_usa_il_sud_per_i_voti_e_ne_trascura_lo_sviluppo
 
Alcune cose che si possono leggere in questo articolo de Il Sole-24 ore richiamano gli stessi concetti. L'impostazione generale dell'analisi è quasi quella che io ho indicato essere la sola veramente efficace per la Calabria e l'intero Sud nel thread “Questione femminile, Questione meridionale, Rivoluzione culturale e Progetto educativo” (manca, come è ovvio, qualunque riferimento al progetto educativo). Sono anch'io scettico – l'ho già scritto - che possa essere realizzata per iniziativa delle sole forze endogene. Occorre che sia lo Stato, uno Stato rinnovato, a promuovere con determinazione le condizioni perché un modo nuovo di governare il Mezzogiorno sia possibile, nell'interesse dell'intero Paese.
 
Il Sole – 24 ore
QUESTIONE MERIDIONALE / Il Sud nel triangolo del non fare
di Carlo Carboni  18 Novembre 2009
(…). Mentre l'Est della Germania ha in vent'anni dimezzato le distanze dall'Ovest in termini di Pil procapite (per non citare la qualità della vita di una grande capitale come Berlino), il Mezzogiorno, in 150 anni di unità d'Italia, ha faticato a mantenere inalterato il gap che lo separa dal Centro-Nord.
 Le scienze economiche e sociali, con amarezza, diagnosticano infatti la diffusione di capitale sociale negativo (soprattutto nelle regioni e città più popolate del Sud), il quale rende elevati i costi di transazione, di scambio. In altre parole, sono carenti le economie esterne, le infrastrutture e i servizi, ma soprattutto sono certi tipi di relazionalità, come il clientelismo politico e le reti mafiose, a rendere alcune aree chiave meridionali allergiche al mercato economico.
In primo luogo, le mafie sono i principali responsabili dei drammatici ritardi delle quattro grandi e popolose regioni meridionali. Campania, Calabria, Puglia e Sicilia oggi sono tra le regioni più povere e statiche in Europa. Le reti di relazioni di tipo mafioso entrano in circolo nelle arterie istituzionali e soprattutto fluiscono, infettandoli, nei capillari familiari, parentali, di comunità locale. In secondo luogo, i ceti ristretti politico-istituzionali locali, con le loro promesse mancate e i loro deprecabili sprechi, appaiono i demiurghi di un'immagine del Mezzogiorno che ha tradito le aspettative degli italiani, dopo anni di ingenti investimenti pubblici.
Il terzo giocatore avverso è diffuso nella società stessa. Questa, infatti, vive e subisce il pan politicismo e usufruisce a volte delle scorciatoie mafiose. Ne sono esempi l'abusivismo edilizio endemico che ferisce per sempre il paesaggio, la leva delle raccomandazioni per ottenere un impiego nella PA periferica o strappare un sussidio immeritato, l'evasione fiscale, il lavoro nero, lo scempio dei rifiuti.
Come prescrivere una ricetta per il Sud? In primo luogo, un possibile antidoto per ribaltare il capitale sociale negativo meridionale è costruire un cartello di soggetti istituzionali, parti datoriali e sociali, banche, forze ambientali e culturali che esprimano una governance del territorio e dello sviluppo locale meridionali in funzione della programmazione e del controllo dei finanziamenti pubblici e privati. In secondo luogo, servirebbe non il Partito del Sud, ma un patto nazionale per lo sviluppo del Mezzogiorno. (…).
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/18-novembre-2009/mezzogiorno-capitale-sociale-negativo.shtml
 
Faccio notare:
1.  che, nel 'post' iniziale, ho allegato un'analisi comparativa di Francesco Daveri dei giudizi di Fabrizio Barca (positivo) e di Nicola Rossi (negativo) sugli effetti della “Nuova programmazione” relativa al periodo 1998-2004.
Ecco le sue conclusioni:
Conclusioni
L’analisi comparata dei dati macroeconomici regionali mostra che l’andamento delle economie del Mezzogiorno e del Centro-Nord è stato negli ultimi anni meno differenziato che in passato. Il rallentamento della produttività è stato marcato al Centro-Nord come al Sud. E il boom dell’occupazione è stato presente in tutte e due le aree geografiche.
Ciò segnala che i problemi (e le opportunità) riguardano l’economia italiana nel suo complesso, non un’area piuttosto che l’altra – una notevole novità rispetto al passato. Chissà, se la continuazione e la piena attuazione delle politiche di riforma contribuiranno al ritorno alla crescita dell’Italia nei prossimi anni, forse finiremo per dare meno importanza alla persistenza del divario tra Centro-Nord e Sud.
2. che la Questione meridionale non può essere affidata ai soli meridionali, dimostratisi non all'altezza del compito, ma deve tornare ad essere una grande questione nazionale, che esige l'unione delle forze, nell'interesse di tutta l'Italia;
3. che, quando c'è stato il ministro filoleghista Tremonti a dettare la linea della politica economica del governo Berlusconi, sia l'entità dei fondi destinati al Sud, sia gli indicatori economici relativi al Sud sono stati in netto calo.
 
Non so molto di storia, lo riporto come contributo all'analisi e alla discussione.
La gestione “saccheggiatrice”dei fondi FAS da parte del filoleghista ministro incompetente dell'Economia, Giulio Tremonti, impallidisce di fronte alla vera e propria spoliazione del Sud da parte del Nord dopo l'Unità d'Italia: la questione meridionale, secondo Pino Aprile, giornalista e scrittore, pugliese, residente ai Castelli Romani, anni di lavoro a Milano. È stato vicedirettore di Oggi e direttore di Gente; per la Tv ha lavorato con Sergio Zavoli all’inchiesta a puntate “Viaggio nel Sud” e al settimanale di approfondimento del Tg1, Tv7).
L'intervista:
http://www.beppegrillo.it/2010/04/terroni_intervi.html
Il libro “Terroni" di Pino Aprile
http://www.edizpiemme.it/libri/terroni-9788856612738 
 
E' successo la prima volta che ho letto Il Manifesto.it; l'ho incrociato casualmente facendo la ricerca sull'ex finiana Anna Maria Bernini. Nel '70-71, quando ero a Milano, leggevo Il Giorno, quotidiano di proprietà dell'ENI, con direttore il socialista ed ex partigiano Italo Pietra, e che annoverava giornalisti del calibro di Giorgio Bocca e Gianni Brera (che poi ho ritrovato con la Repubblica, nel 1976). Poi, dal '72-73, passai a leggere Il Corriere della Sera, quando ne diventò direttore Piero Ottone, che chiamò a scrivervi Pierpaolo Pasolini (i famosi “scritti corsari”, tra cui quello memorabile del Processo alla DC). Ma qualche volta compravo Il Manifesto, di domenica o quando gli altri giornali erano in sciopero (essendo una cooperativa, era esentato) o quella volta che fu messo in vendita a 10 mila lire (che allora era una bella cifra) la copia, poiché stava per chiudere perché in bolletta (condizione abituale, peraltro).
E’ stato sul Manifesto che ho trovato il commento di Giorgio Ruffolo, che ritengo molto interessante, perché egli sottolinea nel rapporto SVIMEZ, che ho allegato più sopra (ma la sintesi disponibile on-line non lo riporta), la proposta di una soluzione innovativa per risolvere la Questione meridionale.
Come ho scritto più sopra, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora questa questione, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale; c) investimenti infrastrutturali adeguati; d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni inadempienti.
La proposta della SVIMEZ, evidenziata dall'articolo di Ruffolo, pone l'accento sull'ultimo punto. 
COMMENTO   |   di Giorgio Ruffolo
RAPPORTO SVIMEZ
Una macroregione per curare il Sud
23.07.2010
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100723/pagina/01/pezzo/283088/
 
Un'ipotesi di commissariamento del Sud? Come ho già detto, il problema è forse dove trovare il commissario da designare.
 
Il commento
Nord e Sud, un'unità che va ritrovata
Ernesto Galli della Loggia   29-08-10
(…). Un partito che oggi volesse avere una funzione davvero nazionale dovrebbe dunque partire da qui. Dal capire senza esitazione le fondate ragioni del Nord e cercare di combinarle con quelle del Sud. Che ci sono, ma non sono presentabili all'opinione pubblica del Paese con qualche possibilità di successo fintanto che non le si strappa dalle mani di chi finora ha governato il Mezzogiorno, da destra e da sinistra, da Napoli a Palermo, nel modo sciagurato che sappiamo.
http://www.corriere.it/editoriali/10_agosto_29/nord-e-sud-unita-che-varitrovata-editoriale-ernesto-galli-della-loggia_05f52236-b33b-11df-ac3b-00144f02aabe.shtml
 
Questo articolo fa un quadro sconfortante, ma purtroppo veritiero della Campania.
Come se ne esce, se non con un grosso progetto educativo che affronti il problema alla radice: nella famiglia,in modi adeguati?
Ribadisco ancora una volta, dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, e cioè: l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale, una rivoluzione culturale e, se occorre, il commissariamento del Sud o l'adozione della proposta della SVIMEZ, evidenziata più sopra. Ne dovremo fare oggetto, intanto, delle proposte al programma del PD.
I campani non fanno una piega
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/03/i-campani-non-fanno-una-piega/56237/
 
Dalle Memorie di Giuseppe Garibaldi, nell'edizione Einaudi del 1975, né Giuseppe Mazzini, né i Piemontesi (al re dei quali, G. portò in dono l'intero Sud) ne escono molto bene. Questo film sul Risorgimento è dello stesso avviso. In ogni caso, ancor più della politica estera, forse sarebbe utile interessarsi un po' di più della storia nazionale.
 
IN CONCORSO ALLA MOSTRA DI VENEZIA 2010
"Italia gretta, superba e assassina". L'amara storia secondo Martone
"Noi credevamo", terzo film italiano in gara, accolto con applausi dalla platea di giornalisti. Uno sguardo senza retorica sul Risorgimento: "Ma la spinta autoritaria arriva fino a oggi"
dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE   07 settembre 2010
http://www.repubblica.it/speciali/cinema/venezia/2010/09/07/news/mario_martone-6828804
 
Se i leghisti s'interessassero un po’ di più di storia nazionale, potrebbero rischiare di leggere - e forse per loro vergogna andarne perfino fieri - quello che scrisse nelle sue Memorie Giuseppe Garibaldi, che io ho riportato nel mio commento ad una delle Storie di Paolo Rumiz (cfr. più sotto "Il bimbo al posto della pistola") ed al quale non a caso ho dato il titolo "Protoleghismo lombardo").
 
PROTOLEGHISMO LOMBARDO. Ricavo dall'edizione Einaudi del 1975 delle 'Memorie' di Giuseppe Garibaldi, pag. 201: (Dopo l'armistizio Salasco del 9 agosto 1848 tra il Re tentenna Carlo Alberto e l'Austria). Feci riprendere la via del Ticino al capitano coi pezzi; e rimasero con noi i militi, pochi, ma buona gente. Era necessario muoversi, e cambiare di posizione quasi ogni notte per ingannare i nemici, che per sventura d'Italia, massime in quei tempi, trovavan sempre una massa di traditori, disposti a far loro la spia, mentre per noi, anche con pugni d'oro, era difficile sapere esattamente del nemico. Qui facevo le prime esperienze del poco affetto della gente della campagna per la causa nazionale. Sia per essere essa creatura e pasto di preti, sia per esser generalmente nemica dei propri padroni, che, coll'invasione straniera, eran, per la maggior parte, obbligati ad emigrare, lasciando così i contadini ad ingrassare a loro spese.
 
Un'analisi obiettiva, razionale, storica, a-ideologica, pragmatica non può non indicare come la soluzione principale al problema delle mafie sia la legalizzazione del consumo delle droghe. A questa risoluzione sono pervenuti anche eminenti uomini di destra (ad esempio Teller, il padre della bomba H) e addirittura uno Stato sovrano come il Messico, infestato dal narcotraffico.
Quando fu eletto Reagan, una delle decisioni più reclamizzate del presidente del Paese più ricco e potente del mondo fu quella di nominare il cosiddetto "zar" antidroga, dandogli molti poteri e molti mezzi. Fu un completo fallimento.
Quando una sostanza - la droga- solo per effetto del proibizionismo moltiplica per migliaia di volte il suo valore commerciale ed il profitto che ne può derivare, non c'è zar o aumento dei mezzi di contrasto che tenga. Occorrerebbe intelligentemente prenderne atto.
 
Prescindendo dalla facile considerazione che il ministro-sedicente-socialista Brunetta è così severo con gli altri come riflesso di sue probabili magagne psicologiche, che ne fanno, in fondo, come l'ha giudicato “Europa”, un mediocre, io, campano, francamente non gli do tutti torti quando individua nella Calabria e nella direttrice Napoli-Caserta l'epicentro del sottosviluppo culturale prima che economico del Mezzogiorno. La ritengo una critica fondata e quindi salutare per il Sud. Ed è una sfida da accettare, non l'occasione per reagire col solito piagnisteo vittimistico.
 
Brunetta: Se non avessimo Calabria Napoli-Caserta saremmo primi in Europa
11 settembre 2010
http://www.unita.it/news/italia/103401/brunetta_se_non_avessimo_calabria_napolicaserta_saremmo_primi_in_europa
 
IL CASO
Frasi-choc di Brunetta suNapoli
Monsignor Riboldi: "Sono spacconate"
Replica del vescovo di Acerra alle frasi sulla conurbazione Napoli-Caserta del ministro della pubblica istruzione.  "Il ministro dovrebbe essere più equilibrato nei suoi giudizi. Bisogna conoscere le cose di cui si parla"
12 settembre 2010
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/12/news/il_caso_monsignor_riboldi_replica_a_brunetta-6997315
 
La replica di Renato Brunetta:
http://temporeale.libero.it/libero/fdg/4090807.html
 
Detto da non credente: se neanche il cardinale Sepe, che presumo sia in stretti rapporti con San Gennaro, nutre molte speranze, la situazione dev'essere proprio brutta. Eppure, per far fronte alla emergenza... perenne, basterebbe un solo piccolo-grande provvedimento legislativo del Governo e della Regione Campania, composto di 3 commi:
- comma 1- abrogazione di alcune leggi (vedi elenco, da stilare: ad esempio, i fondi per la formazione,che servono solo agli Enti di formazione!) che finanziano, con fondi nazionali e/o europei, settori/categorie/soggetti specifici;
- comma 2 - introduzione imposta di scopo (sul patrimonio);
- comma 3 - reddito minimo di cittadinanza (come in tanti Paesi europei, retti da governi di sinistra o di destra), a carattere universale.
 
19/9/2010 (10:28) - LE CELEBRAZIONI PER SAN GENNARO
Il cardinale Sepe: a Napoli non c'è più pane nè speranza
«Bisogna che tutti si facciano un serio esame di coscienza»
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58673girata.asp
 
Ho scritto che il riscatto del Sud deve cominciare dalla Calabria. Ecco il video sulla grande manifestazione contro la 'Ndrangheta che si è svolta nel 2010 a Reggio Calabria.
http://tv.repubblica.it/copertina/no-alla-ndrangheta-la-calabria-scende-in-piazza/53664?video=&pagefrom=1
 
Bell'articolo! Nella sua cruda terribilità.
 
Italia: notizie dai confini
di Furio Colombo
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/26/la-frase-e-questa-%e2%80%9clo-so-che-poi-tocca-a-me/64689/
link sostituito da:
http://www.furiocolombo.it/User/index.php?PAGE=Sito_it/articolo&art_id=344  

 
(Intervista del governatore della Campania, Caldoro).
Una polemica con il governo, intanto, l'ha aperta anche lei attaccando il Cipe che ha assegnato fondi solo al Nord e poi chiedendo ai suoi colleghi governatori meridionali di disertare le prossime riunioni. Ha cambiato idea?
"No, le cifre parlano chiaro. Nella riunione di giovedì sono stati assegnati 21 miliardi al Nord e duecento milioni al Sud. La prossima volta sarà opportuno che le regioni meridionali disertino il Cipe".
http://www.repubblica.it/politica/2010/11/21/news/caldoro-9334437/ 
http://www.cipecomitato.it/it/il_cipe/sedute/2010/index.html
http://www.cipecomitato.it/it/il_cipe/sedute/2010/allegati_esito_sedute/Seduta_0008/esito.pdf
 
Piano per il Sud? Il gioco delle tre carte
Il Consiglio dei ministri approva il Piano per il Sud ma non dà nessuna garanzia circa la copertura finanziaria. Bersani: “si sono presi 4-5 miliardi dai fondi Fas e hanno ripubblicizzato il Mediocredito. Il resto sono solo parole senza cassa, siamo alle solite, al gioco delle tre carte”
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=113025
 
Infine, riporto:
 
CAMICIE ROSSE di Paolo Rumiz
Sulle strade delle camicie rosse con l'allegra banda garibaldina
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/01/news/sulle_strade_delle_camicie_rosse_con_l_allegra_banda_garibaldina-5995656
Il posto di Anita al di là del fiume
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/02/news/posto_anita-6007265
Quella casacca alla Bud Spencer
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/03/news/quella_casacca_alla_bud_spencer-6031102
Quelli che odiano i baciamani
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/04/news/baciamani-6052963
L'eroico blitz sulla ciminiera
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/05/news/blitz_ciminiera-6078249
 
Ecco la seconda cinquina delle godibili Storie di “Camicie Rosse” di Paolo Rumiz
L'eroe dei due mondi politici
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/06/news/l_eroe_dei_due_mondi_politici-6103660
La discesa dei ribelli sull'Adige
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/07/news/la_discesa_dei_ribelli_sull_adige-6143668
La storia del partigiano Grozni
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/09/news/partigiano_grozni-6166039
L'altro verso dei lombardi
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/10/news/altro_verso_lombardi-6189197
Davanti al poncho che parla
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/11/news/poncho_che_parla-6214405
 
Terza cinquina delle Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz:
Il fantasma della contessa triste
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/12/news/rumiz_12_agosto-6231985
In treno con il tricolore
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/13/news/treno_tricolore-6259447
Sotto l'obelisco della laicità
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/14/news/camicie_rosse_14_agosto-6278142
La pianola di Garibaldi
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/17/news/pianola_garibaldi-6329535
Il frate con la scimitarra
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/18/news/frate_scimitarra-6357547
 
La quarta cinquina delle Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz (dalla Sicilia alla Calabria):
La bacchetta del contastorie
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/19/news/la_bacchetta_del_contastorie-6367567
Peppineddu e il mito perenne
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/20/news/mito_perenne-6388507
Il re ipnotico della lentezza
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/21/news/re_ipnotico-6407605
Bronte e Roma allo specchio
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/23/news/bronte_e_roma-6443152
L'odore della sconfitta
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/24/news/l_odore_della_sconfitta-6467688
 
L'ultima serie delle bellissime Storie delle “Camicie rosse” di Paolo Rumiz (dalla Calabria alla Puglia alla Campania a Roma a Caprera). W Garibaldi!
Nella Sherwood del Sud
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/25/news/sherwood_sud-6493668
Il trombettiere di Custer
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/26/news/il_trombettiere_di_custer-6516681
Il massacro dimenticato di Pontelandolfo
Quando i bersaglieri fucilarono gli innocenti
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/27/news/il_massacro_dimenticato_di_pontelandolfo_quando_i_bersaglieri_fucilarono_gli_innocenti-6543288
La terra delle mille utopie
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/28/news/la_terra_delle_mille_utopie-6626505
Il bimbo al posto della pistola
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/30/news/bimbo_pistola-6614849
Le orecchie ritrovate
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/31/news/le_orecchie_ritrovate-6642308
 


Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763402.html
Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763535.html
 

 

Ricostruzione de L’affaire Dominique Strauss-Kahn


Lo pubblico solo ora perché finalmente sono riuscito a ritrovare il video linkato in fondo.
 
Antefatto
 
Prima del fatto: il giorno 12.5.2011 ho pubblicato nel blog “Percentualmente” di Repubblica (http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/03/allarme-ocse-in-italia-e-cresciuto-ancora-il-divario-tra-ricchi-e-poveri/ ) il seguente commento:

·  Vincesko 12 maggio 2011 alle 19:41
Luciano Barca, in questo articolo, evidenzia e giudica positivamente il cambiamento di rotta del FMI per merito del nuovo direttore generale, Dominique Strauss-Kahn. (NB: la postilla è stata aggiunta da Luciano Barca dopo il fatto).
E’ necessario ridurre le ineguaglianze. Le indicazioni del Fmi per uscire dalla crisi
http://www.eticaeconomia.it/e%e2%80%99-necessario-ridurre-le-ineguaglianze-le-indicazioni-del-fmi-per-uscire-dalla-crisi.html
 
Dopo il fatto, il 16.5, ho commentato così:
 
·  Vincesko 16 maggio 2011 alle 19:41
Elementi pro e contro di un “affaire” che mi ha colpito molto (vedi più sopra), perché sfortunatamente coinvolge un potente di orientamento socialdemocratico, che – l’ha detto il suo amico Fitoussi – ha urtato ambienti conservatori molto potenti perché ha cambiato la dottrina del FMI.
Aggiungo una considerazione – come dire? – esclusivamente tecnica. Io sono del parere che si possa essere succubi dei propri “istinti” e che quando questo succede non prevale certamente il raziocinio, ed emerge un lato della personalità sconosciuta agli altri, ancorché amici o parenti stretti; ma credo anche che per certi tipi di violenza (v. articolo allegato) – se di questo si tratta – sia praticamente indispensabile una qualche “collaborazione” della vittima, almeno sotto forma di acquiescenza imposta, che può essere frutto soltanto di una minaccia grave o di una forma estrema di subordinazione psicologica.
“Graffi sul torace di Strauss-Kahn, difesa in difficoltà, niente scarcerazione”
[...]“Dominique non è stupido: uno stupro in un hotel di New York è l’ultima cosa che farebbe”, ha detto l’economista Jean Paul Fitoussi.
http://www.repubblica.it/esteri/2011/05/16/news/strauss_kahn_graffi_torace-16327703
(Fitoussi – l’ho sentito in diretta – ha fatto queste dichiarazioni stamattina a “Radio3-Tutta la città ne parla”).

 
E il 18.5:
 
·  Vincesko 18 maggio 2011 alle 20:06
Nell’articolo di oggi (“Dostoevskij nella suite”, troppo severo e giocato quasi interamente in chiave di colpevolezza (ma anche di stupidità), Barbara Spinelli scrive: “Ci sono tutti gli ingredienti della favola nera: c’è il Dr. Jekyll che beve la miscela che s’è fabbricato e barcolla in vie notturne tramutato in criminoso Mr. Hyde. E c’è qualcosa di talmente cupo che si stenta a non fantasticare su avversari che altro non aspettavano che il finale sbandamento. Perché gli avversari politici esistevano, sesso e violenza non occupavano tutti gli spazi di DSK. Quel che stava facendo, nel Fondo, era secondo alcuni una rivoluzione. Appena 9 giorni prima del fattaccio, Joseph Stiglitz, l’economista che da anni denuncia i misfatti del Fmi, scrisse un articolo in cui annunciava la svolta radicale che Strauss-Kahn voleva imprimere all’istituzione: la fine delle condizioni capestro imposte ai paesi poveri, il “nesso indispensabile tra equità, occupazione e stabilità economica”, la volontà di mettere tale nesso al centro del governo mondiale dell’economia (discorso alla Brookings Institution, 13 aprile 2011”. (Vedi http://www.imf.org ).
Vedremo gli sviluppi, ma quel che è certo è che i ricchissimi – ingordi e crudeli – hanno ora un potente nemico in meno.

 
Ho poi ‘postato i miei commenti anche sul blog di Federico Rampini, anch'egli decisamente colpevolista.
 
16 MAG 2011
DSK = SM? Dietrologi scatenati
· vincesko 17 maggio 2011 alle 12:48
Elementi pro e contro di un “affaire” che mi ha colpito molto (perché 2 giorni prima del fatto avevo ‘postato’ nel blog “Percentualmente” un articolo di Luciano Barca in cui questi evidenziava e giudicava positivamente il cambiamento di rotta del FMI per merito del nuovo direttore generale, Dominique Strauss-Kahn.), perché sfortunatamente coinvolge appunto un potente di orientamento fortemente socialdemocratico, che – l’ha detto il suo amico Fitoussi – ha urtato ambienti conservatori molto potenti perché ha cambiato la dottrina del FMI.
Aggiungo una considerazione – come dire? – esclusivamente tecnica. Io sono del parere che si possa essere succubi dei propri “istinti” e che quando questo succede non prevale certamente il raziocinio, ed emerge un lato della personalità sconosciuta agli altri, ancorché amici o parenti stretti; ma credo anche che per certi tipi di violenza (v. articolo allegato) – se di questo si tratta – sia praticamente indispensabile una qualche “collaborazione” della vittima, almeno sotto forma di acquiescenza imposta, che può essere frutto soltanto di una minaccia grave o di una forma estrema di subordinazione psicologica.
Graffi sul torace di Strauss-Kahndifesa in difficoltà, niente scarcerazione
[...]“Dominique non è stupido: uno stupro in un hotel di New York è l’ultima cosa che farebbe”, ha detto l’economista Jean Paul Fitoussi.
http://www.repubblica.it/esteri/2011/05/16/news/strauss_kahn_graffi_torace-16327703 
(Fitoussi –l’ho ascoltato in diretta – ha fatto queste dichiarazioni ieri mattina a “Radio3-Tutta la città ne parla”).
http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/05/16/dsk-sm-dietrologi-scatenati/
 
2 LUG 2011
Cyrus Vance jr, che farà costui?
· vincesko 2 luglio 2011 alle 21:04
@ Federico Rampini
Il mio intuito (poiché ne so quanto o meno di Lei) è incline ad escludere il complotto ex ante dei poteri forti, ma non l’evidente strumentalizzazione ex post, cui all’inizio vi siete prestati un po’tutti, soprattutto le donne, persino in parte Barbara Spinelli, la quale, nell’articolo “Dostoevskij nella suite http://www.repubblica.it/esteri/2011/05/18/news/dostoevskij_nella_suite-16419270, troppo severo e giocato quasi interamente in chiave di colpevolezza (ma anche di stupidità), ha scritto:
“Ci sono tutti gli ingredienti della favola nera: c’è il Dr. Jekyll che beve la miscela che s’è fabbricato e barcolla in vie notturne tramutato in criminoso Mr. Hyde. E c’è qualcosa di talmente cupo che si stenta a non fantasticare su avversari che altro non aspettavano che il finale sbandamento. Perché gli avversari politici esistevano, sesso e violenza non occupavano tutti gli spazi di DSK. Quel che stava facendo, nel Fondo, era secondo alcuni una rivoluzione. Appena 9 giorni prima del fattaccio, Joseph Stiglitz, l’economista che da anni denuncia i misfatti del Fmi, scrisse un articolo in cui annunciava la svolta radicale che Strauss-Kahn voleva imprimere all’istituzione: la fine delle condizioni capestro imposte ai paesi poveri, il “nesso indispensabile tra equità, occupazione e stabilità economica”, la volontà di mettere tale nesso al centro del governo mondiale dell’economia (discorso alla Brookings Institution).”
La inviterei sommessamente ad interrogarsi sul caso Grecia ante e post gestione Strauss-Kahn del FMI.
http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/07/02/cyrus-vance-jr-che-fara-costui/
 
La svolta:
 
IL CASO
Strauss-Kahn potrebbe essere liberato. Troppe lacune in racconto cameriera
Clamorosa retromarcia degli investigatori, lo scandalo che ha fatto perdere il posto al direttore del Fondo monetario internazionale potrebbe essere una montatura. Un investigatore: “L’indagine è un disastro”. La donna ha un rapporto sospetto con un detenuto e riceve versamenti sul suo conto da tutto il mondo
dal nostro inviato ANGELO AQUARO
http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/01/news/strauss_libero-18480383/
 
Come era prevedibile:
 
ACCUSATO DI STUPRO
Strauss Kahn, la procura chiede l'archiviazione
La difesa dell'ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale aveva portato nuovi elementi a discredito della versione della dipendente del Sofitel di New York che accusava Dsk di averla violentata. L'avvocato della donna: "Negata giustizia per lei". Sollievo in Francia tra i socialisti. Ma ora ci si domanda che ruolo potrà avere in politica
22 agosto 2011
http://www.repubblica.it/esteri/2011/08/22/news/strauss_kahn_la_procura_chiede_l_archiviazione-20756548/

E la conclusione:
 
IL CASO
Strauss-Kahn, accuse archiviate, l'ex direttore Fmi torna libero
La decisione della corte di New York conferma le richieste della Procura: ritirate le accuse di stupro contro l'ex direttore del Fondo monetario internazionale. La difesa aveva smascherato altre bugie nella versione della cameriera che aveva denunciato la violenza. No anche al ricorso della Diallo
23 agosto 2011
http://www.repubblica.it/esteri/2011/08/23/news/strauss_kahn_archiviato-20785144/

DSK è stato vittima di un complotto?
 
Il video delle telecamere di sorveglianza dell'hotel Sofitel dimostra che Strauss Kahn è stato vittima di un complotto.
Sofitel, ecco come andàò
video.corriere.it - Strauss Kahn, video esclusivo - Rcd. Guarda adesso il video "Sofitel, ecco come andò" su Corriere TV!   08 dicembre 2011
 
 

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12 agosto 2013

Tra orge e champagne, Gerad Depardieu interpreta l'ex direttore del Fondo Monetario Internazionale

Chi ha paura di “Welcome to New York”, il film che nessuno vuole

01 febbraio 2014

Non ha trovato compratori il lavoro di Abel Ferrara che racconta la vicenda giudiziaria di Dominique Strauss-Kahn, protagonista Gerard Depardieu. E così, la produzione ha deciso: si monterà in maniera diversa, e sarà riproposto al Festival di Cannes. E c'è chi parla dello zampino della moglie dell'ex direttore del FMI...



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Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/10

 

GREEN ECONOMY

 

Perché l’economia verde?

Per uscire da due grandi crisi, quella climatica e quella economica; per lasciare un mondo vivibile alle generazioni future; per costruire sviluppo e creare nuovi posti di lavoro, tenendo conto del vincolo delle risorse naturali. L’economia verde è una via di sviluppo che incrocia la qualità, la coesione sociale e la ricchezza dei territori. È la soluzione che può rendere più competitive le nostre imprese. Essa ha i suoi cardini nell’efficienza energetica, nell’uso delle fonti rinnovabili di energia, nelle tecnologie e nelle innovazioni che riducono l’impatto ambientale dei prodotti e dei processi produttivi. Non ci sono limiti al suo utilizzo: può applicarsi all’edilizia come alla meccanica, alla chimica come all’agricoltura, al tessile come al turismo di qualità. Tutti questi impieghi hanno comunque una cosa in comune: la consapevolezza che l’economia verde si alimenta e si rafforza con scelte di consumo responsabile.

 

L’economia verde al centro delle politiche industriali.

La riconversione ambientale dell’economia può rappresentare un vero balzo in avanti, come in passato è successo con l’elettrificazione, le telecomunicazioni o la rivoluzione informatica. La costruzione di una società a basso contenuto di carbonio è una prospettiva sulla quale le imprese italiane si sono incamminate, pur in assenza di un quadro di regole stabili e di incentivi certi. L’economia verde deve essere protagonista di un disegno di sviluppo del Paese come era nel programma Industria 2015 che va rafforzato ed aggiornato ai prossimi anni, anche per contrastare il rischio che la crisi economica si traduca in una riduzione della struttura produttiva, o in un accumulo di ulteriore ritardo.

 

Favorire l’economia verde è una vera politica nazionale.

La sfida dell’economia verde è una sfida per l’intero Paese, per la struttura produttiva del nord e per la crescita del sud. Proprio nel Mezzogiorno, dove c’è la quota più giovane della popolazione italiana, la quota maggiore degli inattivi e di donne che non partecipano al mercato del lavoro, potrebbero realizzarsi i maggiori guadagni in termini di occupazione e di capacità produttiva, puntando anche alla connessione tra ricerca,innovazione e produzione.

 

Efficienza energetica e fonti di energia rinnovabili.

L’efficienza energetica è la vera fonte di energia del futuro. Si può ottenere un minor consumo di energia negli edifici pubblici o privati, nei processi produttivi, nelle modalità di trasporto. Molto può essere già fatto con la tecnologia e con chiare indicazioni normative (a titolo di esempio, in Gran Bretagna tutti gli edifici residenziali di nuova costruzione al 2016 dovranno essere a emissioni zero), ma si deve investire di più nella ricerca e nella collaborazione fruttuosa tra sistema della ricerca ed imprese. Occorrono incentivi stabili e sostenibili per sviluppare le fonti rinnovabili (eolico, solare, biomasse, energia idraulica, biocarburanti, geotermia). Possiamo darci l’obiettivo di puntare a un’industria nazionale del settore, senza rinunciare ad entrare in quegli spazi dell’intera filiera, inclusa la parte alta di ricerca e produzione, che sono alla nostra portata. Non dobbiamo dimenticare che alcuni paesi hanno già maturato esperienza e competenza, mentre altri hanno già ottenuto vantaggi di costo.

 

Riciclo dei rifiuti.

Non è più solo un problema da gestire nel modo più efficiente possibile e nel rispetto dell’ambiente e della salute. Oggi occorre imparare a vedere i rifiuti come una risorsa in un mondo di risorse limitate. Occorre quindi immaginare distretti del riciclo, favorendo lo sviluppo di industrie locali che riutilizzino i materiali resi disponibili in quantità sempre maggiori. Bisogna passare dalla semplice promozione della raccolta differenziata ad una vera società del recupero, con l’obiettivo di non sprecare risorse e quindi di ridurre alla fonte i rifiuti prodotti (sviluppando ad esempioun processo innovativo per la progettazione degli imballaggi).

 

Legalità e controlli ambientali.

L’economia verde non può che essere un’economia pulita, che rispetta i diritti e le leggi. Non può esserci spazio per il malaffare e per l’uso indiscriminato del territorio e vanno quindi combattute con il massimo rigore le infiltrazioni della criminalità organizzata, che più di altri ha saputo vedere le potenzialità di espansione del settore, condizionando pesantemente la gestione dei rifiuti in molte parti del Paese. Non può esserci spazio per nuovi condoni edilizi o per il mancato rispetto dei vincoli naturali e paesaggistici. L’ambiente va tutelato meglio, anche sotto il profilo normativo, con l’introduzione di norme specifiche che puniscano i reati contro di esso. Allo stesso modo va rafforzato il sistema dei controlli ambientali, garantendone autorevolezza e indipendenza.

 

Il territorio è il principale patrimonio dell’economia verde.

Dobbiamo incentivare la manutenzione del territorio per adattare ogni metro quadro alle sfide del cambiamento climatico, cercando, ad esempio, di trattenere l’acqua il più a lungo possibile ove cade, per attenuare l’erosione del suolo e le piene e per ricaricare le falde. Vanno sviluppate e diffuse le tecnologie avanzate di monitoraggio, basate sull’integrazione di tecnologie in loco con tecnologie dallo spazio, diffondendo a livello territoriale i risultati ottenuti alla scala internazionale nei grandi programmi di cooperazione europea. Sono da ripristinare:

·        i fondi per la difesa del suolo e il contrasto al dissesto idrogeologico;

·        i fondi per le infrastrutture a livello nazionale. Vanno cambiate le regole del “patto di stabilità” interno, per consentire gli investimenti.

 

L’ambiente, anche nel nuovo patto fiscale tra stato e cittadini.

La leva fiscale è uno strumento decisivo per incoraggiare comportamenti virtuosi e al contrario penalizzare chi pregiudica ambiente e generazioni future. Possiamo puntare a ridurre il carico su lavoratori e imprese per spostarlo sui consumi di energia e di materie prime. Il nostro Paese deve inoltre partecipare in maniera più attiva al dibattito aperto in sede europea e mondiale su ipotesi di imposte sulle emissioni di co2 legate ai prodotti, una sorta di tassa ambientale per favorire le produzioni più attente al rispetto dell’ambiente. Allo stesso modo devono essere resi stabili e certi:

·        la detrazione del 55% per la riqualificazione energetica, che va estesa alla messa in sicurezza sismica degli edifici;

·        il credito di imposta per la ricerca.

 

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La green economy per uscire dalla crisi climatica ed economica. Nuovi posti di lavoro, incentivi per sviluppare le fonti rinnovabili, la difesa del suolo, la rinascita del Mezzogiorno, i rifiuti come risorsa, un nuovo patto fiscale.

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

  

Economia verde
Da Wikipedia
Al giorno d'oggi si definisce economia verde, o più propriamente economia ecologica, un modello teorico di sviluppo economico che prende origine da una analisi econometrica del sistema economico che oltre ai benefici (aumento del Prodotto Interno Lordo) di un certo regime di produzione prende in considerazione anche l'impatto ambientale cioè i potenziali danni ambientali prodotti dall'intero ciclo di trasformazione delle materie prime a partire dalla loro estrazione, passando per il loro trasporto e trasformazione in energia e prodotti finiti fino ai possibili danni ambientali che produce la loro definitiva eliminazione o smaltimento. Tali danni spesso si ripercuotono, in un meccanismo tipico di retroazione negativa, sul PIL stesso diminuendolo a causa della riduzione di resa di attività economiche che traggono vantaggio da una buona qualità dell'ambiente come agricoltura, pesca, turismo, salute pubblica, soccorsi e ricostruzione in disastri naturali.
Questa analisi propone come soluzione misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione pubblica in grado di ridurre il consumo d'energia, di risorse naturali (acqua, cibo, combustibili, metalli, ecc.) e i danni ambientali promuovendo al contempo un modello di sviluppo sostenibile attraverso l'aumento dell'efficienza energetica e di produzione che produca a sua volta una diminuzione della dipendenza dall'estero, l'abbattimento delle emissioni di gas serra, la riduzione dell'inquinamento locale e globale fino all'istituzione di una vera e propria economia sostenibile a scala globale e duratura servendosi prevalentemente di risorse rinnovabili (come le biomasse, l'energia eolica, l'energia solare, l'energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di ogni tipo di scarto domestico o industriale evitando il più possibile sprechi di risorse. Si tratta dunque di un modello fortemente ottimizzato dell'attuale economia di mercato almeno nei suoi intenti originari. […]
http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_verde
 
Quanto vale l'economia verde?
Lunedì 13 Febbraio 2012
Secondo la Commissione Europea, chimica verde e bioplastiche generano in Europa ogni anno 50 miliardi di euro.
http://www.plasticaverde.eu/index.php/attualita/47-ambiente/492-quanto-vale-leconomia-verde
 
Commission adopts its Strategy for a sustainable bioeconomy to ensure smart green growth in Europe
The European Commission has today presented its strategy and action plan for a sustainable bioeconomy in Europe, called “Innovating for Sustainable Growth: a Bioeconomy for Europe”. The goal is a more innovative and low-emissions economy, reconciling demands for sustainable agriculture and fisheries, food security, and the sustainable use of renewable biological resources for industrial purposes, while ensuring biodiversity and environmental protection. The plan therefore focuses on three key aspects:developing new technologies and processes for the bioeconomy; developing markets and competitiveness in bioeconomy sectors; and pushing policy makers and stakeholders to work more closely together.
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/12/97&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en
 
COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS
Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe
STRATEGY FOR "INNOVATING FOR SUSTAINABLE GROWTH: A BIOECONOMY FOR EUROPE"
http://ec.europa.eu/research/bioeconomy/pdf/201202_innovating_sustainable_growth.pdf
 
Kyoto: disponibile da subito 1 MLD di euro per la green economy
http://www.ermeterealacci.it/2012/02/15/kyoto_disponibile_da_subito_1.html
Ermete Realacci.it
http://ermeterealacci.ilcannocchiale.it/
 
L'Italia della green economy: ottantuno storie aziendali di successo e di nuovi posti di lavoro
di Michael Pontrelli
http://spettacoli.tiscali.it/articoli/libri/12/02/zamboni_italia_dell_green_economy.html
 
Forum/Larotta d'Europa di Sergio Andreis
Avanti tutta. Per l'Europa verde
20/08/2011
La gestione di Bruxelles ha sempre tradito le aspettative e gli impegni. Ora c'è una prospettiva "verde" che potrebbe salvare, qui e ora, l'economia e la società dell'Unione europea. Basta utilizzare seriamente le risorse di ricerca e innovazione, con puntualità e rigore
http://sbilanciamoci.info/Forum/Avanti-tutta.-Per-l-Europa-verde-9767

  
Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763402.html
 
 

 

 

Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/9

 

Sicurezza

 

Un sistema integrato di sicurezza.

Oltre alla cooperazione sui territori esteri, nei quali i soldati italiani sono impegnati, ed alla raccolta delle informazioni necessarie a garantire la sicurezza nazionale, è importante costruire percorsi di inclusione sociale per tutti coloro che decidono, nel rispetto delle leggi, di entrare a far parte di una comunità rispettandone le norme e potendone divenire a quel punto membri a pieno titolo.

 

Il ruolo dell’Unione europea in un quadro di responsabilità condivisa.

Per aumentare la sicurezza dei cittadini è necessario aumentare la cooperazione tra gli stati membri, attraverso:

·        un modello europeo di informazione per potenziare la capacità di analisi strategica e di cooperazione operativa;

·        la formazione degli operatori della sicurezza tramite programmi di scambio;

·        l’istituzione di un fondo per la sicurezza interna per sostenere la ricerca;

·        il maggior utilizzo di Europol nelle operazioni transfrontaliere;

·        lo sviluppo di un centro di cooperazione doganale e di polizia, presupposti necessari per affrontare una criminalità ormai globalizzata.

 

La condizione essenziale di sicurezza: una grande alleanza tra stato e comuni.

Tutti i soggetti istituzionali devono essere coinvolti per evitare sovrapposizione e confusioni di ruoli, costruendo un sistema integrato di sicurezza che funzioni sul modello dei Patti per la Sicurezza, del governo Prodi. Un sistema in cui il coordinamento tra le competenze nazionali, regionali e comunali sia garantito da prefetti e questori. Mentre sia delegato ai sindaci il compito di presidiare i territori amministrati. Un modello integrato per difendere il diritto alla sicurezza si attua utilizzando una struttura cooperativa degli interventi di contrasto all’insicurezza, coinvolgendo tutti gli attori istituzionali nella committenza e tutte le forze di polizia nella attuazione: dalla polizia di stato in tutte le sue articolazioni, fino alle polizie locali o di comunità che vanno opportunamente valorizzate. Un sistema che tuteli il cittadino attivo come quello violato, considerando in questo senso, anche gli interventi di aiuto alle vittime di reati.

 

Amministrare città sicure, rigenerando i tessuti urbani.

È fondamentale attuare la riforma costituzionale federalista del 2001. Per questo serve una Legge statale che disciplini le forme di coordinamento tra Stato e Regioni, che stabilisca in modo uniforme a livello nazionale gli ambiti amministrativi della polizia locale. Lo Stato, in accordo con le autonomie locali, deve adottare un Piano nazionale per finanziare le iniziative delle Regioni e dei Comuni, in materia di prevenzione ed assistenza sociale, contro il consumo di droga, di alcool, la prostituzione, lo sfruttamento minorile e per fare investimenti in informazione, educazione, socializzazione. Vi sono anche altri temi, si pensi ad esempio alla violenza sulle donne o alla violenza negli stadi, che sono campi di intervento decisivi per un’efficace politica di sicurezza urbana e di contrasto alla percezione di insicurezza nella popolazione. In questi ambiti e nel rispetto delle prerogative di legge, il sindaco nel ruolo di rappresentante di comunità, è giusto che compensi vuoti normativi con l’utilizzo di ordinanze circoscritte.

 

Un nuovo modello di sicurezza per l’italia: gli organici e il funzionamento delle forze dell’ordine.

Bisogna definire con chiarezza le modalità d’impiego e le responsabilità delle varie forze oggi esistenti. Bisogna poi mettere mano al ringiovanimento ed al rafforzamento degli operatori di pubblica sicurezza. Gli interventi più urgenti sono:

·        liberare agenti potenzialmente operativi dalle attività burocratiche e non operative;

·        per l’assuzione di nuovi agenti, ritornare anche ai concorsi pubblici, prevedendo l’assunzione di persone di origine straniera o di seconda generazione, al fine di favorire un modello di ordine pubblico adeguato ad una società sempre più multiculturale;

·        adeguare le piante organiche degli operatori impegnati nelle attività di pubblica sicurezza;

·        integrare il personale civile di supporto, per le funzioni amministrative, contabili e patrimoniali.

 

Legalità e certezza della pena.

Le economie criminali sono la frontiera avanzata della lotta alle mafie.Ci vogliono interventi seri per contrastare le economie criminali. Sul lato politico:

·        l’incandidabilità in caso di sentenze di primo grado per reati di mafia e la perdita del diritto a rimborsi elettorali in caso di elezioni di candidati che risultino condannati per reati collegati alla criminalità organizzata.

Sul lato di contrasto:

·        rendere subito operative le norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari negli appalti pubblici, estendendo le stesse norme anche ai subappaltatori e ai subcontraenti;

·        incrementare gli accessi delle forze di polizia e degli ispettori del lavoro nei cantieri;

·        introdurre il reato di autoriciclaggio;

·        aumentare i controlli per gli intermediari finanziari che spesso nascondono attività di usura e di riciclaggio di capitali illeciti;

·        applicare in modo rigoroso la Legge 310/1993 che obbliga a comunicare alle questure tutti i trasferimenti di proprietà e di gestione dei terreni e servizi commerciali, per monitorare in modo rapido e costante i passaggi di proprietà sospetti.

I provvedimenti da prendere sono:

·        costruire una serie di nuovi e moderni istituti penitenziari;

·        aprire una riflessione accurata su nuove tipologie di pena meno costose e più rieducative;

·        ripensare la Legge Fini-Giovanardi sui tossicodipendenti



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La prevenzione internazionale ed il controllo esterno. La sicurezza integrata del Paese: dalle Regioni ai Comuni. L’impiego efficiente delle forze dell’ordine. La lotta alle economie criminali. La certezza della pena.

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

 

 
Ministero dell’Interno
http://www.interno.gov.it/    
 


Post collegati:
Analisi quali-quantitative/4/Lotta alla Mafia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563002.html
 
 
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Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
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Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Leproposte del Partito Democratico/6 - Salute
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Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
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Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
 
 

 

Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura


LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/8

 

Cultura

L’Italia deve tornare ad essere una fabbrica di cultura, rafforzando l’identità nazionale, la sua autorevolezza e riconoscibilità; per costruire e cementare nuove funzioni di cittadinanza, pluralismo, partecipazione; per riattivare crescita economica ed occupazione.

 

La promozione della cultura come bene pubblico.

La dimensione pubblica (i luoghi, le istituzioni, le funzioni), piuttosto che un male necessario, deve promuovere e favorire la cultura come bene a cui tutti hanno diritto, interpretando così i principi costituzionali. Principi che non contraddicono criteri di economicità nella conservazione, gestione e promozione dei beni; e che non misurano il valore, il senso e l’esperienza culturale esclusivamente in termini di incassi, biglietti staccati, copie vendute. Si torni a riconoscere il valore educativo, formativo e creativo della risorsa culturale, la qualificazione del territorio e il capitale sociale che grazie ad essa si costituisce, il nodo di relazioni sociali che consente di creare.

 

Incentivi fiscali e politiche industriali per la produzione culturale.

Perché ciò sia possibile occorrono investimenti e riforme. In particolare, vanno estesi gli incentivi fiscali che tanti benefici hanno prodotto nel settore cinematografico, anche per le casse dello Stato. Il nostro Paese deve essere un luogo adatto alla produzione culturale e non solo un mercato di distribuzione. Il governo deve prevedere politiche industriali che stimolino lo sviluppo della produzione culturale, favorendo l’innovazione e la sperimentazione.

 

Professionalità, diritti, tutele: vogliamo vere riforme.

L’operatore del settore deve finalmente essere considerato a tutti gli effetti un lavoratore, vedendo riconosciute professionalità, diritti e tutele. L’intero sistema della cultura ha bisogno di riforme vere, in grado di rendere funzionali gli strumenti di governo ormai invecchiati e di interpretare in modo razionale la sfida del federalismo, superando la ormai logora contrapposizione tra centralismo e decentramento.Vogliamo riforme che riguardino il sistema di tutela, ma anche il cinema e lo spettacolo dal vivo. Riforme che ridiano una prospettiva a questo settore. La promozione della cultura come bene pubblico, per la riqualificazione del territorio e lo sviluppo di nuove relazioni sociali. Riforme per la tutela dei diritti e delle professionalità e che spazzino via la retorica populista del governo, fondata sulla consolidata equazione: Cultura=Inefficienza=Spreco=Inutilità=Privilegio, per affermare invece nella prossima agenda di governo il binomio: Cultura=Innovazione per la Crescita quale perno di un nuovo Patto sociale.

 

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La promozione della cultura come bene pubblico, per la riqualificazione del territorio e lo sviluppo di nuove relazioni sociali. Riforme per la tutela dei diritti e delle professionalità

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

 

Cultura (da Wikipedia)
Definizione
Il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze acquisite ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione. Tuttavia il termine cultura nella lingua italiana denota due significati principali sostanzialmente diversi:

Una concezione umanistica o classica presenta la cultura come la formazione individuale, un'attività che consente di "coltivare" l'animo umano; in tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.
Una concezione antropologica o moderna presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo. Concerne sia l'individuo sia le collettività di cui egli fa parte. In questo senso il concetto è ovviamente declinabile al plurale, presupponendo l'esistenza di diverse culture, e tipicamente viene supposta l'esistenza di una cultura per ogni gruppo etnico o raggruppamento sociale significativo, e l'appartenenza a tali gruppi sociali è strettamente connessa alla condivisione di un'identità culturale.
Una concezione di senso comune, ma anche epistemologica vede la cultura in luogo non esclusivo ma tipico, l'insieme delle conoscenze o dei "saperi" sulle scienze, sulle arti, e sulle tradizioni, nonché sugli avvenimenti storici, ma anche sui fenomeni sociologici e orientamenti filosofici delle diverse popolazioni o società a livello planetario. Concerne sia l'individuo che la collettività cui egli appartiene. Il termine è applicabile a livello universale e multietnico, suol dirsi che vi sono molteplici culture, e normalmente si ritiene egualmente "importante" la cultura di ogni gruppo etnico o raggruppamento sociale significativo. Far parte di tali etnie sociali o aree geografiche presuppone la relativa connotazione e quindi "l'identità culturale".  http://it.wikipedia.org/wiki/Cultura

 
Ministero per i beni e le attività culturali
http://www.beniculturali.it/
 
Riporto un ‘post’ pertinente di  Repubblica/Amato ed un mio commento:
 
Eppure la lirica può anche far crescere il Pil…
Molti teatri di prosa sono in grave crisi e qualcuno ha anche chiuso, i teatri lirici sono in grave difficoltà (e il ripristino del Fus è solo una boccata d’ossigeno) alcuni tra i principali siti archeologici italiani (a cominciare da quello di Pompei, come ricorda un lettore, in un commento al post precedente) cadono letteralmente a pezzi. Eppure, l’eredità che ci hanno consegnato dal passato non è certo da buttare.  E la lirica in particolare, adeguatamente valorizzata, produce Pil, fino al 2,1% in più. A provarlo è la ricerca di tre economisti tedeschi, Oliver Falck (Ifo), Michael Fritsch (Università di Jena) e Stephan Heblich (Max Planck Institute of Economics), pubblicata dall´Ifo (Institute for Economic Research) di Monaco, con il titolo “The Phantom of the Opera: Cultural Amenities, Human Capital, andRegional Economic Growth” (Il Fantasma dell’Opera: intrattenimento culturale, capitale umano, e crescita economica regionale).
Esaminando le zone limitrofe a 29 teatri lirici tedeschi, alcuni dei quali costruiti in grandi città come Dresda e Monaco, ed altri in centri più piccoli, in un arco di tempo che precede la Rivoluzione Industriale, dal 1600 ai primi anni del 1800, i tre economisti hanno notato una maggiore concentrazione di artisti, accertata attraverso i dati delle statistiche sociali nell’arco di sei anni, tra il 1998 e il 2004. La presenza di artisti si traduce in una maggiore quantità di attività culturali, e in generale in una migliore vivibilità della zona. Di conseguenza nella zona si riscontra (dato verificato sempre attraverso le statistiche sulle assicurazioni sociali) una maggiore presenza di persone laureate o con titoli di studio superiori alla laurea: a parità di condizioni lavorative, le persone altamente qualificate preferiscono vivere in una zona con una maggiore e migliore offerta culturale.
Le persone che lo studio tedesco definisce “high-human capital individuals” sono lo 0,3% in più nelle 29 aree considerate, rispetto alle aree con caratteristiche analoghe, prive però di teatri dell’opera. La maggiore presenza di persone colte e con titoli di studio universitari o post universitari ha un impatto positivo sull’economia della zona, e si traduce in una maggiore crescita del Pil pro capite che va dall’1 al 2,1% annuo.
Conclusione discutibile? L’aumento del Pil pro capite è un dato di fatto, sottolineano i tre economisti, che escludono che tale differenza sia dovuta ad altri fattori. Ecco perché, concludono, i governi dovrebbero pensarci due volte prima di tagliare le spese per la cultura. Per valutare fino in fondo però lo studio, è bene dare un’occhiata alle statistiche sulla lirica pubblicate da www.operabase.com. dalle quali emerge, per esempio, che la Germania è il primo Paese per rappresentazioni liriche: nella stagione 2009/2010 ne ha date in scena 7892, contro le 1935 degli Stati Uniti e le 1206 dell’Italia, al quinto posto. Nella classifica delle 100 città più ‘liriche’ del mondo, 47 sono tedesche. Ecco perchè in un Paese come la Germania, è normale che la lirica crei benessere.
http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/03/25/eppure-la-lirica-puo-anche-far-crescere-il-pil
 
Leggendo questo bel ‘post’, mi è venuta in mente la teoria di Richard Florida delle 3T, cioè tecnologia, talento e tolleranza, “le quali devono essere sempre associate per garantire lo sviluppo, che a sua volta non dipende dal basso costo del lavoro o dalla capacità di attrarre le aziende, ma dalla capacità di attrarre i creativi” (“3T: la chiave della competizione mondiale” [1]).
D’altronde, quartieri degradati di grandi città hanno potuto rigenerarsi proprio attraverso la scelta di convertirsi in o almeno ospitare attività culturali e creative, le quali evidentemente forniscono i propellenti giusti: tolleranza -- > apertura al nuovo -- > contaminazione -- > ibridazione-- > talento geniale (“Non avvi genio sine ibridatione”, Guicciardini, citato anche da Machiavelli nel “Principe”) -- > spirito positivo e vitale, la precondizione di qualunque progetto di sviluppo.
 
[1] http://www.fondimpresa.it/Comunicazione/Zero30_Archivio/numero_12_di_Zero30/info-1231107220.html 
 
Restauro Colosseo, dall’Authority il via libera a Della Valle
redazioneweb
10/02/2012  17:09
A norma il contratto da 25 milioni di euro del Gruppo Tod’s per il restauro dell’Anfiteatro Flavio
http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Restauro-Colosseo-dall-Authority-il-via-libera-a-Della-Valle_30040
 
La RAI, la principale azienda culturale italiana.
 
La Rai? Mal gestita, asservita alla politica e iperburocratica
redazioneweb
10/02/2012 12:10
Il quadro presentato dalla ricerca “Rai: quale futuro”. Nessuna privatizzazione nel futuro della tv pubblica, ma la gestione deve iniziare a essere efficiente. La riforma secondo Upa
http://www.businesspeople.it/newsletter/read/4d3bd92f5d6b3f453278f792c45caa8c/33024
 
Borsa Italiana
Rai: Sassoli (Upa), riforma ideale con conferimento a Fondazione
February 09, 2012
http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html
 
Di seguito, 3 articoli complementari presi dal sito InGenere, che hanno grosse implicazioni di ordine culturale (cfr. anche la nota 18 della Lettera di PDnetwork).
 
InGenere
I "motivi di famiglia" delle ragazze Neet
di Francesco Pastore, Simona Tenaglia
09/02/2012
Le donne all'interno del mondo "Neet", ossia del gruppo - notevole in Italia - di giovani che non lavorano né studiano: quante sono, dove sono, e perché non cercano lavoro né formazione? I dati di una ricerca lombarda mostrano che ai fattori economici si aggiunge il peso di retaggi culturali. Soprattutto quando arrivano i bambini
http://www.ingenere.it/articoli/i-motivi-di-famiglia-delle-ragazze-neet
 
Il lavoro femminile ai tempi della crisi
di Gina Pavone
09/02/2012
L'occupazione femminile è in diminuzione, anche se ha tenuto meglio di quella maschile. La differenza sembra essere determinata da un aumento dei lavori femminili meno qualificati e sottopagati. E' uno dei dati che sono emersi dagli Stati generali del lavoro delle donne in Italia (Cnel)
http://www.ingenere.it/articoli/il-lavoro-femminile-ai-tempi-della-crisi
 

Un nuovo contratto sociale. Tra i sessi
di Manuela Naldini, Chiara Saraceno
07/02/2012
 La conciliazione non ha funzionato perché ne è stata fatta una questione solo femminile, senza mettere in discussione la distribuzione dei compiti tra i generi. E senza considerare l'invecchiamento della popolazione. Ne parla il libro "Conciliare famiglia e lavoro", di cui pubblichiamo l'introduzione
http://www.ingenere.it/articoli/un-nuovo-contratto-sociale-tra-i-sessi

 
“Agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione”
La Commissione propone una nuova agenda europea per la cultura, che tenta di rispondere alle sfide della globalizzazione. Questa nuova strategia è destinata ad intensificare la cooperazione culturale nell'Unione europea (UE) focalizzandosi su una serie di proposte concrete al fine di realizzare un insieme di obiettivi comuni.
Il programma “Europa creativa” prevede lo stanziamento di 1,8 miliardi per il periodo 2014-2020: un aumento di budget consistente, +37% rispetto al settennio precedente.
http://europa.eu/legislation_summaries/culture/l29019_it.htm
 
In tempo di crisi, non tagli ma più risorse. Anche dall'Europa
Silvia Costa
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137087/cultura_e_creativita_motori_per_la_crescita
 
 
Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
 

 

 

 

Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione


LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/7
 
Immigrazione
 
Estendiamo gli accordi bilaterali.
Gli accordi bilaterali avviati dai governi di centrosinistra (il 90% di quelli esistenti) hanno dimostrato di essere la strada piu` efficace per governare l’immigrazione. La Lega e il centrodestra ripetono “aiutiamoli a casa loro”, ma il governo Berlusconi ha ridotto le risorse per la cooperazione. Risultato: un fallimento. Bisogna invece estendere quegli accordi e rendere operative le intese che prevedano l’impegno reciproco per il contrasto all’immigrazione clandestina - terreno su cui l’Italia deve migliorare e non recedere - e l’ingresso di quote regolari tra mercati del lavoro nazionali, mercato unico europeo, area Schengen, all’interno di una politica estera di pace e cooperazione. La dimensione puramente nazionale non e` sufficiente a governare un fenomeno che e` per sua natura sovranazionale.L’Unione europea e` impegnata da tempo nella definizione di accordi bilaterali in materia di immigrazione con i Paesi terzi di origine e transito dei flussi migratori. Occorre incrociare questo sforzo con la dimensione nazionale.
 
Chi nasce e cresce in Italia è italiano.
Sono 864.000 i figli degli immigrati che vivono in Italia, nel 1992 erano 50.000: in queste cifre e` scritto il cambiamento che l’Italia ha vissuto nell’arco di 20 anni. Questi bambini e ragazzi crescono con i nostri figli, frequentano le nostre scuole, i nostri centri sportivi, le nostre piazze e le nostre discoteche. Sono italiani di fatto, ma stranieri per la legge perche´ la nostra legge sulla cittadinanza obbliga a risiedere in modo continuativo per 18 anni nel nostro Paese prima di poter rivolgere la domanda per ottenerla. In nessuno stato europeo esiste una legge cosi` ostile nei confronti dei minori. Bisogna preparare questi figli dell’immigrazione a essere membri della nostra comunita` con relativi diritti, ma anche doveri. Per questo bisogna modificare la legge in vigore sulla cittadinanza e prevedere che i figli di genitori stranieri, da alcuni anni residenti nel nostro Paese, che nascono in Italia o che arrivano bambini in Italia, al momento della nascita o quando concludono il primo ciclo scolastico, possano essere riconosciuti come cittadini italiani.
 
A scuola, per imparare l’italiano.
Gli alunni figli di immigrati sono il 7 per cento della popolazione scolastica. Prezioso e`, in tutto questo, il lavoro silenzioso degli insegnanti che fanno della scuola pubblica italiana una formidabile fucina della convivenza. Siamo impegnati a sostenere questo carattere inclusivo, pubblico e universalistico della scuola e a contrastare le gravi politiche del governo. Il primo passo resta l’apprendimento della lingua e della cultura italiana per i bambini e per gli adulti. Per questi ultimi proponiamo un programma nazionale della scuola pubblica in sinergia con il volontariato, le associazioni e le imprese.
 
La residenza europea.
Dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea potrebbe scaturire una Carta europea dei diritti dei migranti che attribuisca ai migranti quelli che la Carta riconosce come diritti della persona. Si potrebbe inoltre estendere ai migranti lungo-residenti la cittadinanza di residenza e consentire loro forme adeguate di partecipazione politica a livello locale in tutta l’Unione europea.
 
Chiudere la fabbrica della clandestinita`
Con il lavoro legale e l’integrazione sui territori. Dobbiamo promuovere un patto per la dignita` e la legalita` del lavoro che combatta lo sfruttamento, il lavoro sommerso e irregolare che colpisce gli italiani e gli immigrati.
 
I punti della nostra piattaforma
·        Utilizzare tutti gli strumenti gia` disponibili per l’emersione del lavoro irregolare;
·        prevedere l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di grave sfruttamento del lavoro (caporalato), aggravato quando interessa minori e migranti clandestini;
·        estendere ai lavoratori immigrati gli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori italiani;
·        ridurre i tempi per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno;
·        adottare forme di regolarizzazione ad personam per evitare il formarsi di cicliche “bolle” di irregolarita` che poi comportano il ricorso alle periodiche sanatorie. Tali regolarizzazioni dovrebbero essere attuate sulla base di specifici requisiti: il lavoro, la casa, il rispetto delle leggi, la buona integrazione. Potrebbe riguardare coloro che contribuiscono all’individuazione di fattispecie criminali legate all’immigrazione; per coloro che compiono atti di rilevanza umanitaria e sociale;
·        riattivare le quote dell’ingresso regolare e semplificare le procedure;
·        applicare l’articolo 18 del decreto legislativo 286/98 che prevede un permesso di soggiorno umanitario per le persone che denunciano i propri sfruttatori;
·        applicare la direttiva del 18 giugno 2009 che impegna gli Stati membri dell’Unione europea a sanzioni e provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno e` irregolare;
·        incentivare il rimpatrio volontario degli irregolari sulla base di quanto previsto dalla direttiva europea 2008/115/ EC;
·        prevedere l’inserimento dei rifugiati e delle persone vittime di tratta tra le categorie svantaggiate che possono essere inserite nella cooperazione sociale attraverso la modifica della relativa legge 382/91;
·        ingresso per ricerca di lavoro sponsorizzata e garantita da istituzioni e organizzazioni certificate (sindacati, associazioni di imprenditori, istituzioni pubbliche);
·        ingresso per ricerca di lavoro su domanda dei singoli, dietro prestazioni di garanzia da parte del richiedente entro tetti numerici prefissati;

·        la conversione del permesso di soggiorno ad altro titolo in permesso di soggiorno per lavoro, in presenza di determinate condizioni l’ingresso di persone con profili professionali di alta qualita` che apportino particolari contributi alle conoscenze scientifiche e tecnologiche, o alla qualita` anche artistica della produzione, o che esercitino attivita` di riconoscimento e particolare valore sociale.
 
Votare per partecipare.
Il diritto di voto amministrativo per gli immigrati rientra dentro il processo di “manutenzione” della democrazia. La partecipazione politica in forme uguali agli italiani, facilita la collaborazione e la ricerca di interessi comuni, favorisce l’apprendimento di regole e pratiche democratiche, incentiva l’integrazione politica e abbassa i rischi di conflitto interetnico e di corporativismo.
 
Moschee e burka: no al volto coperto.
La Costituzione italiana prevede la liberta` religiosa e il suo esercizio quale diritto umano fondamentale. Attraverso lo strumento delle intese tra Stato italiano e confessioni religiose, l’esercizio di questo diritto e` riconosciuto e praticato nel nostro Paese. Proprio per questo non si puo` continuare ad eludere la questione dell’esercizio della religione musulmana, la seconda religione d’Italia. E` inoltre essenziale che il governo solleciti le molte comunita` musulmane a costruire tra loro un punto di sintesi per definire finalmente l’Intesa tra lo Stato e questa religione.
 
I respingimenti: legge e diritti.
Il diritto di richiedere asilo e il diritto di non essere respinti verso un Paese dove si corra il rischio di morte o di subire trattamenti disumani e degradanti, sono sanciti dalla Convenzione di Ginevra e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Gli intercettamenti in mare e i rimpatri sono leciti solo nel pieno rispetto dei diritti umani a partire dal diritto del migrante intercettato di avanzare domanda di asilo e di protezione umanitaria.
 
Ci sono punti irrinunciabili per garantire il rispetto della convenzione di Ginevra:
·        nel caso di riaccompagnamento o respingimento al Paese d’origine/transito, al migrante deve essere garantito il diritto di rivolgere domanda di asilo per il tramite dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Le domande devono essere esaminate con le garanzie giuridiche prescritte e in tempi ragionevoli. Queste condizioni oggi non esistono;
·        deve esserci accordo tra il Paese di destinazione degli intercettati/riaccompagnati, il Paese che opera l’intercettazione e gli altri Paesi europei sui criteri per l’insediamento di coloro la cui domanda di asilo e` stata accolta. Ricordiamo che un criterio proporzionale (il PIL di ogni Paese, per esempio) di ridistribuzione dei richiedenti asilo tra i 27 Paesi europei, addosserebbe all’Italia un numero di ospiti maggiore dell’attuale.
 
Rom.
Dalle persone rom bisogna esigere il rispetto delle regole. Al contempo offrire loro le opportunita` di inserimento nella societa`.A partire dall’obbligo scolastico dei bambini e dal superamento dei campi rom, dannosi sia per loro che per i cittadini italiani. Esistono nel nostro Paese molte esperienze positive di integrazione. L’Unione europea ha messo a disposizione da anni risorse per l’integrazione della comunita` rom, che il governo italiano non ha usato.
 
Pd, partito della convivenza tra italiani e migranti.
I circoli del PD possono e devono diventare protagonisti della civile convivenza attraverso un lavoro sul territorio che coinvolga i cittadini italiani e gli immigrati delle donne. Possono e devono favorire l’incontro e la conoscenza reciproca, attraverso attività concrete come il coinvolgimento delle associazioni degli immigrati, i corsi di lingua e cultura italiana, la conoscenza e la promozione delle altre culture, il coinvolgimento dei giovani e delle donne. Ci sono esperienze importanti come quella del Circolo Esquilino di Roma o i Circoli di via Padova a Milano.
 
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Imparare a vivere insieme: diritto di cittadinanza, di residenza, di voto per gli immigrati. Lavoro legale e integrazione sui territori. Diritto di asilo. Rispetto delle regole. Civile convivenza ed integrazione.
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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm
 
 
ISTAT
Popolazione residente straniera
Continua a crescere la popolazione straniera residente in Italia
UNO SGUARDO D'INSIEME
I cittadini stranieri iscritti nelle anagrafi all’inizio del 2011 sono oltre 4,5 milioni, il 7,5 percento del totale dei residenti. Rispetto al 2001 sono più che triplicati; nel 2010 sono cresciuti del 7,9 per cento. Il ritmo di crescita, pur consistente,rispetto agli ultimi anni è meno sostenuto. Il rallentamento, oltre che alla crisi, è dovuto all’attenuarsi degli effetti dell’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’Unione europea e dell’entrata in vigore della nuova normativa sul soggiorno dei cittadini comunitari nei paesi dell’Unione, cambiamenti normativi che hanno determinato una crescita vertiginosa delle iscrizioni in anagrafe di cittadini rumeni e bulgari nel 2007 e, in misura più contenuta, anche nel 2008 e nel 2009. </i>
 
L’ITALIA NEL CONTESTO EUROPEO
Al 1° gennaio 2010, data più recente della disponibilità dei dati a livello europeo, l’incidenza degli stranieri in Italia è pari a 7,0 per cento: in linea con la media europea (6,5 per cento), che si colloca al tredicesimo posto della graduatoria dei 27 paesi. Si tratta di un valore non molto lontano da quello della Germania (8,7 per cento) e superiore a quello della Francia (5,8 per cento), due paesi in cui la storia dell’immigrazione ha radici più antiche e per i quali si può presumere che una quota più rilevante di residenti originariamente cittadini stranieri abbia acquisito la cittadinanza. Tra le principali economie europee, la Spagna è uno dei paesi in cui il fenomeno migratorio è meno antico: gli stranieri sono il 12,3 per cento della popolazione. Occorre sottolineare d’altra parte che al Padrón Municipal (l’equivalente delle Anagrafi italiane) possono iscriversi anche i cittadini stranieri irregolari.
 
L’ITALIA E LE SUE REGIONI
Storicamente gli stranieri sul territorio italiano si sono concentrati soprattutto nelle ripartizioni del Centro-Nord. Negli anni più recenti tuttavia essi sono cresciuti più intensamente nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord: in particolare rispetto al 2010, dell’11,6 per cento e del 7,4 per cento. L’incremento per il Mezzogiorno è frutto soprattutto del movimento migratorio con l’estero, mentre al Nord e al Centro risente anche della dinamica naturale. Al 1° gennaio 2011 la regione con il maggior numero di stranieri è la Lombardia (1.064 mila, pari al 10,7 per cento della popolazione residente e al 23,3 del totale degli stranieri). Consistenti gruppi risiedono anche nel Lazio (oltre 542 mila), nel Veneto (quasi 505 mila), in Emilia-Romagna (500 mila), nel Piemonte (399 mila), in Toscana (364 mila). Roma, con 443 mila stranieri residenti e Milano, con 382 mila, sono le province più interessate dal fenomeno. Nelle province di Brescia, Prato, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Mantova, Modena e Parma ogni 100 residenti più di 12 sono stranieri. I flussi migratori nel corso del tempo sembrano aver privilegiato i comuni di maggiori dimensioni. Nei capoluoghi di provincia gli stranieri incidono per il 9,4 per cento. Tuttavia l’immigrazione non riguarda esclusivamente i centri metropolitani; i livelli massimi dell’incidenza si registrano infatti in alcuni piccoli comuni del Nord.
http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1[id_pagina]=21&cHash=25782182fbbb94243e3b6aeaa35cde30
 
ISTAT: STRANIERI
http://noi-italia.istat.it/index.php?id=6&user_100ind_pi1[uid_categoria]=4&cHash=b17d6a95c01a5bc9c8f396d738321fc6
 
ISTAT- RAPPORTO ANNUALE 2010
3.2.4 La situazione degli italiani e degli stranieri (pagg. 129-137)
Nell’Unione europea, nella prima parte del 2010 si è avviata un’attenuazione della precedente fase di deterioramento dell’occupazione straniera, poi consolidatasi a fine anno. In media d’anno il tasso di occupazione degli stranieri nell’insieme dei paesi Ue ha segnalato un modesto arretramento (-0,4 punti percentuali rispetto al 2009), raggiungendo un livello (59,7 per cento) di cinque punti percentuali inferiore a quello degli autoctoni (Tavola 3.12). In Francia e Regno Unito le sensibili riduzioni del tasso di occupazione degli stranieri segnalate nel 2009 (rispettivamente -2,9 e -1,4 punti percentuali su base annua) sono state seguite da significativi recuperi. Al contempo, il tasso di disoccupazione degli stranieri, anche se ancora all’incirca doppio rispetto a quello dei nazionali (16,7 contro 9,0 per cento), ha registrato nell’Ue un aumento di quattro decimi di punto, nettamente inferiore al risultato del 2009. In Francia, a fronte del lieve aumento del tasso di disoccupazione dei nazionali, quello degli stranieri è sceso; in Germania, l’indicatore è diminuito in misura più accentuata per la componente straniera. In Italia, invece, è proseguita per il secondo anno consecutivo la caduta del tasso di occupazione degli stranieri. Il ritmo di discesa (dal 64,5 per cento del 2009 al 63,1 per cento del 2010) è stato più che doppio in confronto a quello degli italiani. […].
http://www3.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/rapporto_2011.pdf
 
Pro…
 
Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes 2011
21° Rapporto "Oltre la crisi, insieme"
http://www.caritasitaliana.it/pls/caritasitaliana/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=2486
 
…e contro:
 
Libero pensiero
Tutte le balle sugli immigrati Bugia 1: fanno lavori di scarto
L'inchiesta di Libero sugli extracomunitari. Altro che risorsa, fanno concorrenza ai commercianti e ci costano quanto due finanziarie
di Gilberto Oneto
07/10/2011
http://www.liberoquotidiano.it/news/839282/Tutte-le-balle-sugli-immigrati-Bugia-1-fanno-lavori-di-scarto.html

Da "LIBERO - EDIZIONE MILANO" di venerdì 7 ottobre 2011

Inchiesta: tutte le balle
Gli immigrati ci costano due manovre
di Gilberto Oneto   http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=69235380

 
PIL
 
Abi: "Gli immigrati sono il 10% degli occupati e producono l'11% del Pil" 
Mercoledì 18 maggio 2011
http://www.stranieriinitalia.it/statistiche-abi_gli_immigrati_sono_il_10_degli_occupati_e_producono_l_11_del_pil_13084.html
 
ECONOMIA
 
Il rapporto della Fondazione Ethnoland, realizzato con Caritas, Abi e Unioncamere
Le imprese costituite dagli stranieri impiegano il 10% dei lavoratori dipendenti
Dal lavoro degli immigrati un decimo del Pil italiano
Si tratta di oltre 165.000 società, il triplo rispetto al 2003. Trentamila solo in Lombardia
I romeni prediligono l'edilizia, i marocchini il commercio, i cinesi il settore manifatturiero
di ROSARIA AMATO
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/immigrati-imprese/immigrati-imprese/immigrati-imprese.html
 
RIMESSE
 
13 DIC 2010
Italia in testa nella Ue27 per lerimesse degli immigrati
RosariaAmato
 
Riporto uno dei miei tre commenti in calce all’articolo:
 
vincesko 13 dicembre 2010 alle 17:28
Si tratta di rimesse uscite dall’Italia attraverso i canali formali: banche, poste, agenzie di money transfer (il canale del money transfer copre ad oggi, a livello globale, circa il 15% delle transazioni degli immigrati).
Non includono le rimesse effettuate tramite i canali informali (gli stessi immigrati quando vanno a casa loro e i numerosi automezzi che più o meno settimanalmente fanno la spola tra i Paesi d’origine e l’Italia).
Forse è utile leggere anche:
Analisi (fino al 2008) della Fondazione Leone Moressa su dati Bankitalia e Istat
http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2010/10/comunicato_25.pdf
Le rimesse dei lavoratori immigrati – Intervento del dr Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia
http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/carosio_91109/carosio_91109.pdf
Informazioni economiche generali sull’immigrazione
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel08/rel08it/economia_italiana/rel08_11_immigrazione.pdf
http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/12/13/italia-in-testa-per-le-rimesse-degli-immigrati/
 

Post collegato:
Immigrazione nel mare di Lampedusa
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761338.html

Articolo collegato:
20 dicembre 2012     Migrazioni riformiste     Massimo Livi Bacci
In un e-book pubblicato su www. neodemos. it, il demografo Massimo Livi Bacci ragiona su come gestire l’immigrazione. Fuori da estremismi e ideologie
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139182/migrazioni_riformiste
 

Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
 
 
 

Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute


LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/6

 

SALUTE

La nostra iniziativa sulla salute punta non solo al benessere delle persone, ma anche all’interesse della collettività. Perché la salute è la più grande delle ricchezze, sia per gli individui che per la società. In questo scenario, la nostra iniziativa politica sulla salute, dovrà puntare non solo al benessere delle persone e alla promozione della salute, ma anche ad interventi di prevenzione nei luoghi di vita e di lavoro. Dal Nord al Sud d’Italia, vogliamo riaffermare gli obiettivi e i valori “forti” che costituiscono la base di un sistema sanitario equo, universale e solidale ma anche efficiente e di qualità.

 

La sanità deve restare pubblica.

Il servizio sanitario nazionale italiano è un caposaldo della nostra democrazia. Per questo ribadiamo la necessità di mantenerne il carattere universalistico, finanziato dalla fiscalità generale, quale garanzia dell’uniformità nella quantità, qualità ed appropriatezza delle prestazioni e dei servizi sanitari in tutto il Paese. Per questo diciamo un convinto NO al tentativo strisciante del governo di privatizzare intere fette del servizio sanitario con il progressivo e costante taglio alle risorse finanziarie per la sanità pubblica, scaricando ulteriori oneri sui cittadini che sempre più spesso devono fronteggiare a loro spese malattie ed esigenze assistenziali. La sanità non ha bisogno di tagli, perché la spesa italiana per la salute resta tra le più basse tra i Paesi europei con noi confrontabili (Germania, Francia, Gran Bretagna). Ha invece bisogno, per rendere sostenibile il sistema, di essere ben governata e ben gestita in un quadro di finanziamenti certi e compatibili con i bisogni reali di assistenza dei cittadini. Ed è in questo quadro e con queste premesse che pensiamo possa svilupparsi anche una opportuna collaborazione con il privato e con il “Terzo settore” nei diversi ambiti di intervento della sanità, valorizzando energie, risorse e competenze del mondo imprenditoriale e della società civile in una compiuta logica di sussidiarietà.

 

La “Questione sanitaria nel mezzogiorno”: una priorità per l’Unità del paese.

La situazione della sanità nelle regioni meridionali non è più accettabile. La sfida di una sanità efficiente e di qualità anche in queste regioni deve diventare una “grande questione nazionale”, perché rappresenta un’oggettiva debolezza della coesione del Paese e mette a rischio anche la tenuta complessiva del Servizio Sanitario Nazionale. Le politiche avviate negli ultimi anni hanno posto la questione su un piano esclusivamente economicistico, senza alcuna attenzione al vincolo del rispetto dei Livelli essenziali di assistenza. I Piani di rientro e i commissariamenti, infatti, se hanno certamente messo in evidenza il problema del riequilibrio finanziario e del controllo della spesa, non hanno indotto a comportamenti virtuosi visibili.Anche perché è difficile interrompere i meccanismi politici e burocratici che hanno determinato le decisioni e le scelte operative precedenti quando si opera in una sostanziale continuità. Per questo crediamo opportuno un ripensamento sulla questione dei commissariamenti, inserendo forme più efficaci di controllo esterno e di affiancamento che si basino soprattutto sullo sviluppo delle buone pratiche. Se non ci sarà una svolta il Mezzogiorno è condannato a restare prigioniero delle sue debolezze strutturali che rendono ancora più facile le infiltrazioni e le connessioni tra sanità e criminalità organizzata. Una svolta che non può prescindere da una forte presa di posizione sulla trasparenza, la professionalità e l’onestà di chi detiene la responsabilità della sanità meridionale, nelle sue diverse funzioni e articolazioni.

 

Il federalismo che vogliamo.

I provvedimenti attuativi del federalismo fiscale, e in particolare i cosiddetti “costi standard sanitari”, devono essere profondamente modificati. Il calcolo del fabbisogno finanziario delle Regioni non può infatti essere ancorato ai soli indicatori di consumi sanitari per classi di età, come è stato sino ad oggi e come resta invariato anche con questo decreto. Occorre considerare anche altri indicatori fondamentali, come il livello sociale, lo stato di salute, il livello di ammodernamento tecnologico e strutturale, la presenza di strutture e servizi sul territorio.Per dare vita a un Federalismo solidale e responsabile poniamo quindi questi principali obiettivi:

·        costi standard adeguati e basati su criteri che non penalizzino le realtà più disagiate;

·        approvazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza, bloccati da mesi per il veto di Tremonti, per rispondere adeguatamente ai nuovi bisogni, a partire dall’invecchiamento e dalla non autosufficienza, dalle malattie croniche e alle nuove emergenze sanitarie;

·        sviluppo di efficaci politiche di prevenzione sanitaria, a partire dagli stili di vita e dalla diffusione omogenea in tutto il Paese dei programmi di screening e vaccinazione per le malattie prevenibili;

·        politiche efficaci di integrazione e razionalizzazione degli interventi a cavallo tra la sanità e il sociale, per favorire un migliore impiego delle risorse e un maggior coordinamento degli interventi assistenziali;

·        accelerazione del processo di riorganizzazione della medicina di famiglia in forma aggregata e del complesso dei servizi territoriali, per dare risposte assistenziali appropriate, facilitare il governo della domanda e consentire agli ospedali di fare meglio il loro lavoro, che è quello di curare e assistere le emergenze e le malattie nella loro fase acuta, evitando ricoveri inutili e dispendiosi;

·        prevedere un sistema adeguato di valutazione della qualità delle cure e dell’uniformità dell’assistenza in tutte le Regioni, attraverso un monitoraggio costante dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi, affidato a un organismo indipendente garante dell’equità e dell’uguaglianza nel diritto alla salute dal Nord al Sud del Paese.


La salute deve stare fuori dagli “affari” e i partiti fuori dalle nomine.

Senza legalità e trasparenza non ci può essere efficienza, qualità, vera attenzione ai bisogni. Senza legalità e trasparenza i soldi non basteranno mai perché prevarranno gli sprechi, i favori, le regalie. Senza legalità e trasparenza i medici, gli infermieri, gli stessi direttori generali di Asl e ospedali avranno le mani legate da accordi sottobanco e da interessi che con la tutela della salute dei cittadini non hanno nulla a che fare. E di trasparenza si deve parlare anche quando si parla di nomine. Sia dei manager che dei Dirigenti medici apicali, troppo spesso oggetto di feroci logiche di lottizzazione. Occorrono nuovi meccanismi di selezione della classe dirigente del servizio sanitario basati esclusivamente sul merito. In questo quadro, quindi, la nomina dei direttori generali deve avvenire sulla base di un trasparente processo di selezione e di confronto delle candidature, verificato da organismi tecnici indipendenti. Al quale dovrà seguire una valutazione costante dell’operato dei neo direttori generali, basata non solo sugli aspetti della gestione economico-finanziaria, ma anche sulle strategie e i risultati di salute ottenuti.

 

La sanità è fattore di sviluppo per il paese, non una palla al piede.

Investire in sanità vuol dire muovere risorse, uomini, know how, con tanto “made in Italy” che il mondo ci invidia per capacità ideative e realizzative. Già oggi a fronte di un carico in termini di spesa pubblica del 7,2% sul Pil, la sanità rappresenta il 12,8% dello stesso Pil in termini di “ricchezza” prodotta. Per questo vogliamo riaprire il “cantiere della sanità”, per l’ammodernamento e la messa in sicurezza delle strutture sanitarie, e per una nuova politica di promozione della ricerca italiana,capace di attirare gli investimenti esteri nel nostro Paese, ponendo fine alla vergognosa “fuga dei cervelli” che colpisce soprattutto i nostri giovani ricercatori.

 

Il confronto con gli operatori della sanità.

Siamo decisamente al fianco di medici, infermieri e di tutti gli altri sanitari che dedicano la loro vita alla salute dei cittadini. Per questo vogliamo aprire immediatamente un confronto permanente con tutti gli operatori. Un vero e proprio “laboratorio sanità”, per affrontare tutti i temi legati allo sviluppo della professionalità di questi operatori a partire dalla formazione, dalla ricerca, dalla autonomia professionale, dal loro coinvolgimento diretto nel governo clinico delle aziende sanitarie, senza dimenticare il rischio che stiamo correndo di una prossima drammatica carenza di medici e di altre figure professionali che metterà a rischio la stessa qualità dell’assistenza sanitaria.

 

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Un sistema sanitario equo, universale e solidale ma anche efficiente e di qualità. Il Mezzogiorno come priorità. Legalità e trasparenza. Sviluppo delle professionalità.

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm#

 

 
ASSEMBLEA NAZIONALE PD del 4 e 5 febbraio 2011
·        Commissione Sanità

La salute in tutte le politiche
·        http://beta.partitodemocratico.it/doc/202917
 
Servizio Sanitario Nazionale (Italia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_Sanitario_Nazionale_(Italia) 
 
Legge 833/78
Da Wikisource.
La Legge 833/78 Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (detta anche  Riforma Sanitaria) del 23 dicembre 1978, è una legge della Repubblica Italiana che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale, sopprimendo il sistema mutualistico. E' stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 360 del 28 dicembre 1978.
http://it.wikisource.org/wiki/Legge_833/78
 
IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
I valori e i punti di forza del SSN
I principali indicatori del SSN
Il sistema sanitario italiano nel confronto internazionale
http://www.salute.gov.it/resources/static/primopiano/466/PUNTI_DI_FORZA_SSN_30anni.pdf
 
Sistemi Sanitari Comparati
Milano 28 ottobre 2011
Annalisa Ornaghi
http://www.master-sistemisanitari-medicinenonconvenzionali.org/wp-content/uploads/2011/04/Ornaghi-28102011.pdf
 
ISTAT
Health for All – Italia
Sistema informativo territoriale su sanità e salute
Versione di giugno 2011
http://www.istat.it/it/archivio/14562
 
WORLD HEALTH ORGANIZATION (OMS)
World Health Statistics
http://www.who.int/entity/gho/publications/world_health_statistics/EN_WHS2011_Full.pdf
 
WORLD HEALTH ORGANIZATION (OMS)
Countries
Italy
http://www.who.int/gho/countries/ita.pdf
 
Legge 833/1978 - Riforma sanitaria
Un elemento innovativo della legge 833/1978 era la partecipazione dei cittadini al controllo delle USL, dominate dai partiti politici. Rammento che, nella mia breve attività politico-sociale, proprio facendo leva su un articolo della legge (non sono riuscito a ritrovarlo nel testo di Wikipedia allegato), proposi e riuscii ad organizzare un Comitato di cittadini composto da una trentina di componenti, tra cui un paio di politici (tra gli obiettivi, la raccolta di fondi per l’acquisto di un’autoambulanza, l’organizzazione del gruppo di volontari per il servizio di ambulanza, ecc. Fu quella anche l’occasione per entrare in contatto con la Croce Rossa Italiana, un vero baraccone), che poi man mano, per varie ragioni, non escluso l’aver toccato alcuni interessi (ad esempio, la farmacista, zia di uno dei componenti, che non copriva secondo le regole il servizio notturno) si ridusse al sottoscritto e ad un amico medico, che lavorava alla Guardia Medica. L’unico risultato concreto che ottenemmo fu che riuscimmo a far arrivare alla predetta Guardia Medica una fornitura di dotazioni mediche per fare in modo che i medici di turno non si limitassero, con l’alibi di non disporre di strumenti, attrezzature e materiale medico, soltanto alle prescrizioni. Tutto il materiale arrivò in uno scatolone chiuso, ma – incredibile ma vero - lì vi rimase, poiché la medesima Guardia Medica e l’Ufficiale sanitario si palleggiarono la responsabilità di chi dovesse aprirlo. Cose del Sud.

 
Riporto il paragrafo del documento approvato dall’Assemblea Nazionale del 4 e 5 febbraio 2011 che sotto certi aspetti ne mutua lo spirito, ma che non figura nelle Proposte.
 
Un servizio su misura e “misurato” dai cittadini
Una delle principali e giuste critiche dei cittadini al nostro Servizio sanitario è sulla insopportabile lunghezza delle liste d’attesa. Questo Governo ha continuato a fare promesse ma di fatto ha bloccato l’attuazione di una nostra legge, approvata nel 2007, che affrontava con decisione il problema. Garantendo risposte assistenziali in tempi certi (max 72 ore per le urgenze) e fissando precisi paletti per l’esercizio della cosiddetta “intramoenia”. Ebbene, quella legge è rimasta inapplicata, con ripetute proroghe (l’ultima è inserita nel decreto Milleproroghe in discussione in Parlamento). Noi le liste d’attesa le abbiamo affrontate sul serio.
Questo Governo NO.
Ma non basta. Dobbiamo imparare ad ascoltare i cittadini. Per questo vogliamo che siano messi a regime strumenti reali di valutazione delle cure, all’interno dei quali il giudizio del cittadino dovrà avere un peso determinante. E questi giudizi e queste valutazioni devono essere resi pubblici perché la sanità che vogliamo è per e dei cittadini e di nessun altro. E i cittadini devono essere informati sulla capacità e la professionalità di chi li assiste e poter scegliere dove andare anche in base a queste valutazioni.
 

L'INDAGINE
Malasanità, 326 casi in Italia dal 2009
Maglia nera alla Calabria
Sono i risultati dei lavori dellaCommissione d'Inchiesta
Ben 223 si sono conclusi con il decesso del paziente
24ottobre 2011 15:06
MILANO- In quasi 2 anni e mezzo sono stati 470 i casi di malasanità giunti all'esamedella Commissione d'inchiesta sugli Errori sanitari, con una media di quasi dueal giorno (1,85), di cui 329 terminati con la morte del paziente. A fare peròil pienone sono Lazio, Calabria e Sicilia, che insieme totalizzano oltre lametà dei casi (239, rispettivamente 51, 97, 91) tra errori e altre criticità,con una media di 3,6 casi al giorno. Dai dati presentati dalla commissionepresieduta da Leoluca Orlando (Idv), che vanno da fine aprile 2009 al 30settembre 2011, emerge che i presunti errori sanitari sono stati 326, di cui223 conclusisi con il decesso del paziente.   

MAGLIA NERA ALLA CALABRIA - La maglia nera va alla Calabria, con 82 casi di presunti errori e 67 decessi, seguita da Sicilia (57 e 39), Lazio (28 e 17) e Campania (23 e 17). Sul fronte dei presunti errori c'è da segnalare il caso positivo della Sardegna, dove in 29 mesi non ne è stato segnalato nessuno, mentre in Molise uno solo, e anche in Trentino Alto Adige, ma con la morte del paziente. Se a queste cifre si aggiungono anche le altre criticità arrivate all'esame della commissione, la maglia per la regione più virtuosa spetta al Trentino, con un solo caso, seguito da Sardegna e Molise (2), Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Marche (3) e Umbria (4). Le cosiddette regioni virtuose, con la sanità migliore in Italia, si collocano nella seconda parte della classifica, con la Toscana a 29 casi di malasanità (18 decessi), Lombardia a 28 (11 morti), Emilia Romagna 24 (16 morti) e Veneto 23 (13 morti).(Fonte: Ansa)
http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_24/malasanita-casi-commissione-parlamentare_ac22a57a-fe30-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml
 
Ministero della Salute
Assistenza sanitaria italiani all'estero e stranieri in Italia
http://www.salute.gov.it/assistenzaSanitaria/assistenzaSanitaria.jsp
 
 
Il Sole-24 ore
Il buco nero della sanità: 13 miliardi di sprechi negli ospedali pubblici italiani
di Celestina Dominelli
1 dicembre 2011
Che la sanità italiana peccasse di inefficienza era noto ai più. Ma oggi l'Aiop, l'associazione che riunisce gli ospedali privati, ha provato a quantificare le "mani bucate" della salute della penisola. Ed ecco cosa ha scoperto: gli ospedali pubblici italiani sprecano oltre il 29% dei finanziamenti, pari a circa 13 miliardi di € l’anno. E la maglia nera va alla Calabria dove l’inefficienza ammonta al 46,4%. Una fotografia puntuale contenuta nel IX Rapporto “Ospedali e salute 2011”, presentato a Roma, che è stato redatto dall’associazione guidata da Enzo Paolini in collaborazione con Ermeneia – Studi & strategie di sistema. […].
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-01/buco-nero-sanita-miliardi-153520.shtml
 

Salute: italiani fra piu' snelli d'Europa, obesi solo 11,3% uomini e 9,3% donne
In testa alla classifica dei più' ciccioni' tra i 19 Stati dell'Ue, c'è il Regno Unito
Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) - In tempi di critiche e bassa considerazione dell'Italia in Europa, il Bel paese si prende una piccola rivincita risultando, secondo l'indagine dell'Eurostat condotta tra il 2008 e il 2009, il meno soggetto all'obesità: solo 9,3% delle donne e 11,3% dei maschi over 18, in forte sovrappeso. Meglio hanno fatto solo i Romeni (rispettivamente 8% e 7,6%). Intesta alla classifica dei più 'ciccioni' tra i 19 Stati dell'Ue, c'è il Regno Unito, con il 23,9% delle donne (22,1% uomini) e Malta con il 24,7% degli uomini e 21,1% delle donne.
Percentuali basse di obesità tra i due sessi sono state osservate anche in Bulgaria (11,3% donne e 11,6% uomini) e Francia (rispettivamente 12,7% e 11,7%). Il fascino delle donne dell'Est sembra incrinarsi se si leggono i dati dell'obesità nel 'gentil sesso' in Lettonia (20,9%) ed Estonia (20,5% nel 2006). Mentre in Ungheria (21,4%) e Repubblica Ceca (18,4%) sono gli uomini ad aver un girovita troppo largo. Un aspetto che se trascurato, insieme ad uno stile di vita sano e un'alimentazione equilibrata, può trasformarsi in un fattore di rischio per l'infarto, alcuni tipi di tumori e per il diabete. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Salute-italiani-fra-piu-snelli-dEuropa-obesi-solo-113-uomini-e-93-donne_312684135432.html
 
Salute: sani 'per forza', 8 italiani su 10 preoccupati per costo cure 
Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) -Sani 'per forza', costretti a non ammalarsi a causa della crisi. Otto italiani su 10 temono di non riuscire a pagarsi un'assistenza sanitaria adeguata, con i portafogli che si svuotano cresce la preoccupazione per i costi dei farmaci e degli esami. E aumentano gli accessi ai medici di famiglia, il vero punto di riferimento sulla salute per ben il 92% dei cittadini, gratuito e facilmente accessibile. "La prevenzione si è trasformata da opportunità in necessità economica", afferma Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) che presenta oggi questi dati, frutto di un sondaggio web, al Congresso nazionale di Firenze. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Salute-sani-per-forza-8-italiani-su-10-preoccupati-per-costo-cure_312684135684.html
 
Psicologia: la crisi spaventa italiani, 1 su 3 lascerebbe il Paese
Roma, 23 nov. (Adnkronos Salute) - La recessione economica e la crisi dei mercati spaventa gli italiani. Li fa vivere in uno stato di allarme, tanto che uno su tre lascerebbe il Paese. Prima che vada a rotoli. E' il quadro che emerge da uno studio dell'Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico, eseguito su un campione di 800 persone. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Psicologia-la-crisi-spaventa-italiani-1-su-3-lascerebbe-il-Paese_312676586978.html
 
Gli psicologi campani in campo per il sostegno dei cittadini
Napoli, 21 nov. (Adnkronos Salute) - Seicento psicologi a disposizione dei cittadini della Campania per consulenze gratuite: un punto di riferimento "in un momento di crisi in cui il disagio si sente di piu', in particolare per quelle fasce di popolazione che non possono piu' contare sui servizi, tagliati per il commissariamento della sanita' regionale", spiega Raffaele Felaco, presidente dell'Ordine degli psicologi della Campania che ha presentato questa mattina a Napoli la settimana del benessere psicologico. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Gli-psicologi-campani-in-campo-per-il-sostegno-dei-cittadini_312668411620.html
 
Anziani: fare sesso e' il segreto della coppia felice, studio conferma
Milano, 21 nov.(Adnkronos Salute) - E' la passione il segreto della coppia longeva, anche e soprattutto fra gli anziani ultra 65enni. Più spesso fanno sesso, e più sono felici nella vita matrimoniale e non solo. L'invito a mantenere alto il desiderio, 'coltivandolo' a ogni età con rapporti sessuali frequenti, arriva da uno studio Usa presentato a Boston al 64esimo congresso annuale della Società americana di geriatria. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Anziani-fare-sesso-e-il-segreto-della-coppia-felice-studio-conferma_312669181112.html
 
Psicologia: Napoli, giovani madri piu' a rischio stress e depressione per taglio servizi
Napoli, 21 nov. (Adnkronos Salute) - Tocca alle neo mamme napoletane il poco invidiabile primato di fragilità psicologica. Le giovani madri partenopee, infatti, pagano sulla loro pelle, o meglio sulla psiche, la crisi e i tagli ai servizi. A lanciare l'allarme è l'Ordine degli psicologi della Campania, che oggi apre la nuova edizione della settimana del benessere psicologico: sei giorni dedicati all'argomento con una speciale attenzione, quest'anno, alla famiglia. Molte le iniziative in campo, prima tra tutte l'offerta di visite gratuite in oltre 600 studi professionali. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Psicologia-Napoli-giovani-madri-piu-a-rischio-stress-e-depressione-per-taglio-servizi_312669180560.html

quotidiano sanità.it – Studi e analisi
Censis. Sanità: “Minore spesa non vuol dire migliore spesa”. Cristalizzato gap Nord/Sud
La cura da cavallo cui è stato sottoposto il Ssn, soprattutto nelle Regioni con Piano di rientro ha fatto diventare la questione della “sostenibilità” una mera questione finanziaria. E i cittadini sono molto preoccupati per il razionamento dei servizi.
(in allegato il capitolo del Rapporto dedicato al Welfare)
http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=6356 
 
CENSIS: Italiani bocciano servizio sanitario
http://www.asca.it/regioni-CENSIS__ITALIANI_BOCCIANO_SERVIZIO_SANITARIO__SOLO_PER_11_PERCENTO__E__MIGLIORATO-653612-basilicata-2.html
 
Censis: Ssn peggiorato per 33% italiani
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2011/12/02/visualizza_new.html_11146368.html
 

Riporto alcuni miei commenti relativi ad un esame comparativo tra le Regioni Campania e Lazio, entrambe commissariate a causa dello sforamento della spesa sanitaria, da me pubblicati nel 2010 in un forum politico.
 
Provo a fare il punto.
- La Campania ha una popolazione di 5.824.000 abitanti contro i 5.664.000 del Lazio.
- Il Pil pro capite della Campania nel 2008 è stato di 16.746 euro, il valore più basso in Italia (inferiore di oltre 9.500 euro alla media nazionale), contro i 30.966 del Lazio.
- Tra il terzo trimestre del 2008 e il terzo trimestre del 2009, il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni è crollato vertiginosamente dal 43,3% al 41,8%, 20 mila persone in più in cerca di lavoro, il + 2.6% per un totale di 229 mila unità. Un momento critico che ha radici profonde, ma che, anche a causa della crisi, sta mettendo in ginocchio l' intero sistema economico-occupazionale della regione. Infatti, è cresciuto il dato relativo alla cassa integrazione, indice di un'economia debole e delle difficoltà che coinvolgono molte aziende del territorio, che nel periodo gennaio-ottobre 2009 ha toccato quota 10,7 milioni di ore di cig ordinaria, segnando un + 416% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
- Il ministro della Salute Antonio Fazio ha annunciato in data 26.3.2010 che sono stati utilizzati i fondi Fas (Fondi europei aree svantaggiate) per ripianare i 2 miliardi di euro nella Sanità di: Campania, Calabria e Lazio.
 
Riporto di nuovo l'articolo del Mattino, completo delle dichiarazioni dell'assessore al Bilancio della Regione Campania.

La Regione Campania sfora il patto di stabilità
buco da un miliardo, stop a mutui e assunzioni     
(...) da Santa Lucia si afferma con orgoglio come, sì, «i paletti per evitare la violazione del Patto sono stati aggirati appositamente».
A rivendicarlo con orgoglio è l’assessore uscente al Bilancio Mariano D’Antonio che quasi si mostra sorpreso del clamore suscitato dalla notizia. «In ben tre occasioni, e annunciandolo con comunicati ufficiali, - spiega l’economista - abbiamo preso decisioni sapendo bene che saremmo andati incontro allo sforamento. Ma siamo stati costretti». Creditori, bonifiche, assistenza a disabili, sostegno alla cassa integrazione e ai redditi bassi sono stati i capitoli più spinosi. «La crisi ci ha spinto a prendere questa decisione. E così ha fatto la Puglia. Non potevamo - spiega sempre D’Antonio - permetterci di stoppare i crediti vantati da fornitori e imprese che rischiavano il fallimento. Come non potevamo non sostenere le famiglie. E sforando abbiamo evitato manifestazioni di disoccupati, cassintegrati e incidenti di ordine pubblico».
D’Antonio conferma poi lo stop a contrarre debiti e prestiti e alle assunzioni. «L’anno scorso questo stesso governo ha concesso una sanatoria per la Puglia e la Sicilia. Può rifare la stessa cosa ora anche perché la Campania è in buona compagnia. Oggi (ieri, ndr) i sindaci del Nord, tra cui molti del centrodestra, sono scesi in piazza per chiedere di sforare il Patto. Come è accaduto - conclude - in queste ore, a quanto ne so, alla Sicilia ma anche per grandi comuni. Roma compresa». (Do il link, ma purtroppo l’articolo non è più disponibile).
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=97441&sez=NAPOLI 


 
Riporto, per un'utile comparazione:
 

Sanità Lazio, voragine peggiorata sotto la giunta Storace
martedì, 23 marzo, 2010, 16:27
Una voragine che si è dilatata anno dopo anno, condita da una polemica politica che dura ormai da un decennio. Di certo, sul debito della sanità del Lazio, c’è solo l’ammontare fotografato nel 2008 dal ministero dell’Economia, al momento del varo del piano di rientro: 9,6 miliardi di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Una montagna che, due anni fa, è stata spalmata su un mutuo trentennale. Per il quale, la Regione Lazio pagherà una rata di 280 milioni annui fino al 2038. E poi il disavanzo annuo: grazie ai tagli messi a punto con il piano di rientro, si è scesi da una media costante intorno ai due miliardi l’anno, tipica delle due ultime consiliature regionali, ai circa 1,4 miliardi. Che, comunque, mantengono stabilmente il Lazio in testa alla classifica delle regioni con il maggiore deficit sanitario. Il resto è una storia di inchieste giudiziarie, come quella sulle truffe di Lady Asl, che ha coinvolto a vario titolo tre assessori – Giulio Gargano, Giorgio Simeoni e Marco Verzaschi – della giunta di centrodestra guidata, dal 2000 al 2005, da Francesco Storace. E di commissariamenti della Pisana da parte del Governo, per tentare di riparare conti ormai fuori controllo: nel 2008 le deleghe alla sanità sono state affidate a un commissario ad acta. Inizialmente era stato designato Piero Marrazzo, presidente della Regione, poi affiancato dal sub-commissario Mario Morlacco. Poi, dopo le dimissioni di Marrazzo, l’incarico è passato a Elio Guzzanti, tecnico di provata esperienza scelto da Palazzo Chigi.
Ma come si sono formati questi 9,6 miliardi di disavanzo? Non è un dettaglio, ma anni di bilanci ritardati o imprecisi delle Asl affidano la verità storica a ricostruzioni di parte. Che partono da un punto di partenza differente: anno duemila, Storace viene eletto dopo cinque anni di governo di Piero Badaloni,con una maggioranza di centrosinistra. Quant’era il debito allora? «Quasi 4 miliardi di euro», assicura Luciano Ciocchetti (Udc), che della giunta Storace è stato assessore. «Soltanto 1,8 miliardi», ribatte Alessio D’Amato, consigliere regionale Pd. E anche l’ammontare del debito al momento del cambio della guardia Storace-Marrazzo è dibattuto: 9,5 miliardi secondo il centrosinistra, 6,5 per il centrodestra. I padri del debito, quindi, sono incerti. Ma la voragine, nella quale il Lazio è sprofondato, è fuori da ogni dubbio.      di Fabio Rossi “Il Messaggero”.
(Do il link, ma l’articolo non è più disponibile).
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/sanita-lazio-voragine-peggiorata-sotto-la-giunta-storace.html

 

Alla fine del 2006, il debito della Sanità del Lazio era già stimato pari a 10 miliardi.
 
Sanità, rissa sul debito, Augello: «Il buco reale è di 6 miliardi, non di 10»
http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/01/Sanita_rissa_sul_debito_Augello_co_10_061101023.shtml
 
"Sanità nel Lazio, 10 miliardi di debiti". Marrazzo pronto ad andare in procura
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/cronaca/buco-sanita-lazio/buco-sanita-lazio/buco-sanita-lazio.html
 
10-04-10   


Aggiornamento (20/02/2015):
 
In difesa della sanità pubblica italiana. Un’indagine sui Paesi OCSE
Gaetano Perone - 20 febbraio 2015
http://www.economiaepolitica.it/scuola-sanita-e-servizi-pubblici/in-difesa-della-sanita-pubblica-italiana-unindagine-sui-paesi-ocse/


Aggiornamento (02/05/2015):
 
Ma perché non le privatizziamo, queste ASL?
27 aprile 2015  paolo piergentili
http://noisefromamerika.org/articolo/ma-perche-non-privatizziamo-queste-asl

  

Post precedenti:

Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html 

Femminicidio, per ridurlo occorre aggredirne le cause profonde


23 novembre 2012   Femminicidio, unite si può fermare   Rosa Villecco Calipari
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/138684/femminicidio_unite_si_puo_fermare 


Mi sorprende, grandi paroloni per arrivare alla fine ad un obiettivo… statistico (ignoro del tutto il contenuto della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa).

Riporto un mio vecchio commento, in un forum di politica, in calce ad un ‘post’di una donna, as usual tendente al vittimismo forse legittimo ma semplificatorio:

La miscela maschi-mammoni-viziati-repressi e femmine-rompiballe-prepotenti-masochiste (caratteri variamente combinati), su una popolazione di 60 milioni di individui educati spesso alla rovescia, è quasi "normale" che produca casi limitati di devianza-violenza-omicidio.
In quale capitolo inscriviamo la ventina di infanticidi ad opera delle mamme? O casi, sebbene quantitativamente molto inferiori a quelli ad opera di maschi, di assassinii perpetrati da donne, come ad esempio il delitto di Avetrana?
Il male è inestirpabile. Si può soltanto limitarne le conseguenze estreme attraverso un'educazione familiare - centrata sulla figura materna - basata sull'amore e sulla disciplina congrua.
 

Ogni effetto ha una o più cause. L’educazione dei figli da parte dei genitori, mestiere difficilissimo che (quasi) nessuno insegna, semplificando, si traduce, fin da piccolissimi, nel giusto mix di sì e di no, che vanno motivati, in particolare i ‘no’. Dipende essenzialmente da questo, secondo me, la capacità di ciascuno di noi di riuscire, poi, ad accettare, crescendo, i “no”, senza che questo si traduca in un sentimento di frustrazione di gradazione crescente, tale, in alcuni casi, superata una certa soglia, da scatenare la violenza sugli altri e talvolta su se stessi.
Tutto questo, però, va inquadrato in un progetto educativo che si prefigga lo scopo della costruzione di una personalità “forte”, i cui mattoni principali sono: a) molto amore, b) una disciplina congrua e c) la non repressione delle curiosità sessuali. Da profano, su base empirica e con l’ausilio di poche buone letture, ho trasposto le mie riflessioni in alcuni “post”:
“Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html
“Il ruolo dell’educazione - in famiglia e a scuola - nella formazione di cittadini pensanti e felici: un approccio innovativo” 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2752886.html
e, soprattutto, nel ‘post’ in esso linkato
“Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html

La conferma della validità di questa impostazione l’ho avuta l’anno scorso (29 gennaio 2011), quando, su Radio3, ho ascoltato l’intervista ad una dottoressa sul tema della “Resilienza” (la resilienza è la proprietà di alcuni corpi che quando subiscono un urto non solo non si rompono, ma restituiscono energia cinetica), in rapporto ai sopravvissuti ai lager nazisti, che, nonostante la loro terribile esperienza, sono riusciti ad avere un’esistenza normale, talora di successo. L’esperta ha indicato alcuni fattori.
Fattori protettivi:
1. caratteristiche individuali (in piccola parte);
2. famiglia in cui si è vissuto;
3. ambiente (soprattutto)
Se la famiglia d’origine ha svolto una funzione educativa tenendo insieme la dimensione affettiva e la dimensione etico-normativa, questo ha costituito un fattore protettivo enorme”.
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-b754e547-258f-47f6-8efe-98c4dc89519b.html# 

 

Articoli collegati:

Segnalo sul femminicidio questa interessante analisi con i dati europei a confronto: 

Femminicidio
20 maggio 2013 • sabino patruno
http://noisefromamerika.org/articolo/femminicidio  


Aggiornamento (11.01.2016):
 
RICERCHE
Violenza sulle donne in Europa
Una ricerca dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali, presentata ieri al Parlamento di Bruxelles che quest'anno dedica l'8 marzo alla prevenzione della violenza di genere. A sorpresa, record di abusi nei paesi ad alto tasso occupazionale
di Emanuela Zuccalà - 05 marzo 2014
http://www.iodonna.it/attualita/primo-piano/2014/violenza-donne-ricerca-europea-401942489015.shtml
 


600 mila auto blu, una leggenda metropolitana


600 MILA AUTO BLU, UNA LEGGENDA METROPOLITANA.

E’ una leggenda metropolitana, frutto di una notizia errata vecchia di anni. Infatti, 2 anni fa ebbi una discussione su un forum politico sul numero delle auto blu (v. Appendice). La fonte dei dati del mio interlocutore era “Il Sole 24 ore”, dati confermati da Vincenzo Borgomeo di “Repubblica”. Feci una ricerca accurata e accertai che i dati del “Sole 24 ore” e di “Repubblica” erano di terza mano e completamente sballati. Le fantomatiche 600.000 auto blu, di cui da anni si ciancia in Italia, sono soltanto 86.000 circa! (Ora sono ulteriormente calate).
Un anno e passa fa, ho scoperto che anche “Repubblica” ora parla di 86 mila auto blu.
Ecco l’analisi delle auto blu (con gli articoli del Sole 24 ore e di Repubblica, recanti i vecchi dati):
AQQ/8 - Le auto blu  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2569441.html
NB: Avviso che la voce di Wikipedia, citata nell'analisi, è stata ovviamente anch'essa modificata dal 2010.

Appendice
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di alexbellotti inviato il 1 dicembre 2010
Scusate ma sto parlando di un'altra cosa. Non c'entra nulla l'evasione fiscale con la differenza del ritorno dalle tasse fra Francia e Italia.
La tassazione media italiana e quella francese, fonte Camera di Commercio di Mestre, è pressochè la stessa. Traducendo, se si prende l'incasso del fisco francese e lo si divide per il numero degli abitanti si trova una cifra superiore di 50 euro rispetto all'analoga operazione fatta in Italia.
La differenza è che lo stato francese restituisce al cittadino oltre 160 miliardi di euro IN PIU' (circa 2700 Euro pro-capite ) rispetto a ciò che fa lo stato italiano.
Questo essenzialmente nel sociale.
Mi ci ritrovo in questi dati. 
Una famiglia francese con reddito di 50.000 Euro composta di 4 persone (genitori + 2 figli) paga 1.500 euro di tasse all'anno mentre in Italia si superano i 13.000. Potenza del quoziente famigliare.
Provate, prima di dire che prendo lucciole, a stimare quante famiglie francesinon pagano tasse...
Ripeto che l'evasione fiscale non c'entra nulla, in questo ragionamento.
Mancano all'appello 160 miliardi di euro. Questa, che piaccia o no, è una cifra BI-PARTISAN, che si sono fumata (!!!) anche i vari governi a guida PD (o DS o PDS etc..).
Capisco che la cosa urti un pò, ma penso che la differenza che occorre esigere da chi comando il PD rispetto ai dirigenti PDL sia proprio il confronto e la chiarezza su queste cifre.
La Francia si può permettere di non far pagare le tasse a milioni di famiglie e avere un debito pubblico molto diverso dal nostro. Vorrei sapere perchè.
Mi do la risposta: la differenza sostanziale è che la CASTA Italiana è bi-partisan. Del resto se pensiamo ai numeri del Sole 24 Ore sulle auto blu, si capisce dove va a finire il 10% dei 160 miliardi di cui sopra. 
Fassino candidato sindaco di Torino. 
Questo è il rinnovamento che porterà all'avvicinamento alla Francia...
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviato il 1 dicembre 2010
@ Alexbellotti
I tuoi dati sono, ad occhio, ragionevoli. Mi permetto soltanto di eccepire:
1. il debito pubblico italiano è, come si dice, pregresso (anni '80-90);
2. il suo servizio costa ogni anno 70 miliardi di interessi;
3. i quali ovviamente sono sottratti alle politiche di bilancio e fiscali discrezionali del governo, di qualunque governo;
4. per favore, non dare numeri senza allegare i link, ad esempio questo delle auto blu del “Sole 24 ore”, io ho dati molto diversi (cfr, la bozza della “Lettera alla Segreteria...”, nota 10, bozza aperta al contributo di tutti, prima dell'approvazione).
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di alexbellotti inviato il 1 dicembre 2010
ecco il link auto blu http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/12/auto-blu-italia-record.shtml?uuid=08b13a44-cf64-11dd-8a58-2c467fce84b6&DocRulesView=Libero
Detto questo, il differenziale degli interessi pagati sul debito da Italia e Francia non supera i 40 miliardi di euro. Rimangono 120 miliardi.
Dove finiscono ?
Ho già postato una decina di volte come evaporano questi 120 miliardi.
Occorrerebbe confrontarsi con la dirigenza...
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviato il 1 dicembre 2010
@ Alexbellotti

Sei un po' approssimativo:

1) Auto blu: hai linkato un articolo del 2008 (!) del "Sole-24 ore",che rinvia a Contribuenti.it, che rinvia a KRLS Network of Business Ethics, che non ha un sito.

Il Sole 24 ore - 21 dicembre 2008
"Auto blu, record mondiale all'Italia con 600mila vetture
L'Italia ha conquistato un nuovo record mondiale per il proprio parco di 'auto blù, che ha raggiunto le 607.918 unità. È quanto emerge dallo studio condotto da Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani con 'Lo Sportello del Contribuentè che ha analizzato il parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società pe razioni a totale partecipazione pubblica. (...)".

"COMUNICATO STAMPA 11.5.2010. AUTO BLU, CONTRIBUENTI.IT: CORRONO LE AUTO BLU, +0,6%.
ROMA – Aumentano ancora le auto blu in Italia: nel primo trimestre del 2010 sono cresciute dello 0,6% raggiungendo il tetto record di 629.120 unità. E'quanto emerge dalle prime proiezioni effettuate da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it".

2) Differenziale? E' una semplice differenza.

Conclusione: se tanto mi dà tanto...
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di cilloider inviato il 1 dicembre 2010
http://it.wikipedia.org/wiki/Auto_blu

giusto per dare una fonte di informazione sulle auto blu...

Ci sono stati degli errori....non sono certo 600.000 ...ma sono comunque tante...
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviato il 1 dicembre 2010
Che approssimazione! Ecco come nascono le leggende metropolitane.

WIKIPEDIA.
Classifica globale 2009[1] [modifica]
1. Italia 30.000-90.000. Si arriva a 624.330 (se si conteggiano anche le auto: della polizia, dei carabinieri, dei vigili urbani, dei vigili del fuoco, le auto dell'Enel e dell'Asl e di tutte quelle aziende statali). Come emerso da un'indagine condotta per la prima volta dal Ministero della Funzione Pubblica attraverso il Formez[2], le auto blu in dotazione ai ministri ai parlamentari e alle altre istituzioni (quelle con l'autista e il lampeggiante) sono 30000; 90000 se si considerano anche le 'auto grigie' (a uso di servizio, senza autista). 
2. Stati Uniti d'America 90.000. Si arriva a oltre 8 milioni e mezzo[3] se si sommano, come per la stima italiana, tutte le auto pubbliche, in quanto, nel 2008, 93.000 erano riferite alle sole automobili del Governo Federale. Quelle dei singoli Stati arrivano a 1.170.000. A queste poi ci sono da sommare altri milioni di veicoli pesanti e 592.000 auto della polizia.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di alexbellotti inviato il 1 dicembre 2010
scusa magnagrecia, non capisco perchè mi ritieni approssimativo. Ho solo citato il sole 24 ore che ritengo più affidabile di Brunetta..
Confermo che l'Italia paga in più della Francia qualche decina di miliardi di euro di interesse sul debito. Mancano all'appello, anche con le approssimazioni del caso, parecchie decine di miliardi di euro. 
Importa poco che siano 60 o 70 o 100 miliardi. 
Siamo tutti concordi che i tagli alla scuola e all'università sono stati pesanti ma rappresentano meno del 10% della somma minima di cui sopra.
Occorre inquadrare il bersaglio grosso. Occorre dire ad alta voce che queste cifre sono la differenza di risorse disponibili fra l'Italia e la Francia (o la Germania) e che è inutile reperire risorse sbandierando l'evasione fiscale, odiosa solo perchè il prelievo fiscale e iniquo e profondamente e ingiustamente distribuito.
La Francia incassa pro-capite con il fisco la stessa cifra che incassa l'Italia. La Germania anche meno.
Inutile quindi chiedersi e proporre di alzare altre tasse (come quella peraltro giusta sulle rendite finanziarie). 
Le risorse vanno pretese e recuperate semplicemnte copiando la Francia o la Germania.
Le risorse finanziarie, in Italia, ci sono già. 
Vengono semplicemente 'deviate'.
Si cominci dai costi del Parlamento Italiano e della politica italiana. Si prosegua con la modernizzazione del paese (provincie, comunità montante, accorpamento dei piccoli comuni). E' insopportabile che vi siano in Italia oltre 600.000 politici e poco più di un milione e mezzo di metalmeneccanici.
Non bastano le tasse versate dai metalmeccanici per pagare i costi di questi 600.000 politici che sono spesso anche incapaci.
Se non si incalza il PD su questi temi, come si può pensare in tempo di crisi e di miseria di essere vincenti ?
Possibile che il parlamento italiano costi un miliardo di euro in più di quello francese (o tedesco) e nessuno si indigna ?
Aspetto smentite. 
Sono ormai più di un ann
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di alexbellotti inviatoil 1 dicembre 2010
vorrei anche che si capisse che il metodo di conteggio delle auto blu riportato dal sole 24 è lo stesso per Italia, Francia e USA.
Se davvero sono oltre seicentomila auto blu significano costi per oltre 15 miliardi di euro.
Un punto di PIL, una volta e mezzo la manovra di Tremonti.
Se questi conti sono giusti di cosa stiamo parlando ? Cosa possiamo dire ai nostri giovani che andranno in pensione con il 40% dell'ultimo stipendio dopo 40 anni di lavoro ?
Quante famiglie, in Francia, non pagano tasse ? Qualche milione di famiglie, in Francia, con reddito inferiore ai 50 mila euro all'anno non pagano tasse e qui, su questo network, ci si masturba mentalmente con inutili discussioni sull'evasione fiscale, sulla tassazione delle rendite, sulla pensione data a 60 anni, 62 o 63 ?
Scoviamo dove finiscono i soldi che mancano all'appello. Poi si impogna ai nostri politici di utilizzarli per la modernizzazione del paese.
70 80 miliardi di euro, ogni anno, evaporano nell'indifferenza.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviato il 2 dicembre 2010
@ Alexbelotti
A questo punto, vorrei informarti che se mi sono messo a discutere con te è perché dal tuo “tono” ho intuito già tutto. E allora, come faccio di solito, mi sono messo a cercare le conferme alla mia intuizione.
Non so che mestiere tu faccia o abbia fatto, ma vedo che, se non riesci nemmeno a vedere la differenza tra 30.000 e 600.000 e tra fonte originaria di dati reali e attendibili e rimasticatura di dati artefatti o travisati (anche se si tratta del “Sole 24 ore”, il che non è perché riporta dati altrui), con i numeri non hai molta dimestichezza oppure sei vittima del pregiudizio, per cui ti sei fatte le tue idee e pieghi i dati al tuo desiderio. Lascia stare Brunetta, per avere un'idea “spannometrica”, basta solo fare un rapporto tra 600.000 (presunte) auto blu (sic) e i 3,5 milioni di dipendenti pubblici, per ricavare che ci sarebbe una macchina blu ogni 5,7 dipendenti. Il che francamente mi sembra una sciocchezza.
Vedo che ti “rifiuti” (chissà perché) di leggere i dati del monitoraggio effettuato dal Formez. Ma allora basta leggere congiuntamente il “tuo” articolo de “Il Sole 24 ore”, che scrive di “parco auto esistente, sia proprie che in leasing, in noleggio operativo ed in noleggio lungo termine, presso lo Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica” e la voce Wikipedia: “Si arriva a 624.330 (contro 8 milioni e mezzo in USA), se si conteggiano anche le auto: della polizia, dei carabinieri, dei vigili urbani, dei vigili del fuoco, le auto dell'Enel e dell'Asl e di tutte le aziende statali”. Cioè chiamano “auto blu” tutto.
Il dato frutto di inventario (con parziale stima in funzione di 2 parametri distinti, ma convergenti come risultato) di 86.000 tra auto “blu-blu” (5.000),“blu” (10.000) e “grigie” (71.000) del monitoraggio non include le scuole e le aziende controllate dallo Stato: a me francamente sembra un dato congruo e attendibile, è difficile sbagliarsi o imbrogliare così tanto trattandosi di un bene mobile registrato.
Il costo complessivo (costi fissi e costi variabili) delle 86.000 auto blu ammonta a circa 3 miliardi.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di alexbellotti inviatoil 2 dicembre 2010
Non ho mai detto che i dati da me forniti sulle auto blu siano esatti o corretti. Ho infatti intriso tutti i miei interventi con dei se e dei ma.
Le auto blu sono del resto una parte del maltolto. 
Rimangono da giustificare parecchie decine di miliardi di euro. Per la mie dimestichezza con i numeri no comment (non mi va di buttare sul tavolo titolo di studio, occupazione attuale etc..).
Manca spesso, come si evince dai commenti che si leggono su questo network, la consapevolezza dei numeri derivanti dagli spechi indegni bi-partisan perpetuati da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 150/20 anni.
Manca la consapevolezza di portare alla luce i bersagli grossi. Immense cifre che consentirebbero all'Italia di essere meglio degli altri stati europei. Ci si arrovella invece di dimostrare che le auto blu (grigie, verdi etc..) sono in un numero accettabile, quasi a giustificare gli anni di governo bi-partisan.
Il mio tono è quello di chi si è impegnato e si impegna tutti i giorni per migliorare la vita di chi conosco e di chi dipende sia lavorativamente che affettivamente dal sottoscritto.
Portare alla luce anche le schifezze perpetuate dalla mia o ex mia parte politica penso sia un segno di civiltà e di intelligenza.
Magari facessero cos'ì anche gli elettori di Silvio Berlusconi.
Vedo la necessità di mandare a casa l'attuale dirigenza del PD, magari cercando di portandone alla luce fatti e misfatti.
Come appunto i 100 miliardi di euro che ci separano, ogni anno, da Francia e Germania. Cifra che equivale a 6 punti di PIL che sparisce, probabilmente in rivoli come quello dei certificati verdi relativi all'importazione di energia elettrica che poi tanto verde sembra non sia (vedi Report del 28/11). 
Questo rivolo vale 500 milioni di euro.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di cilloider inviato il 2 dicembre 2010
Egregio Sig. Magna ...mi aspettavo quantomeno un ringraziamento...invece..come dire....un certo narcisismo intellettuale lo impedisce....pare di capire.
Il numero ~600.000 è stato divulgato da ogni testata ...dal Giornale a Repubblica...passando per il Sole etc etc..
Il problema è la "qualità" dell' informazione.
Vede anche Lei non può postare come Vero un dispaccio ministeriale..paventadolo davanti ad un Sole24...
Serve una maggiore "educazione" all'informazione.
Il numero 600.000 è nato da una somma di pere con le mele...
Tuttavia le argomentazioni di Bellotti non si fermano al numero 600.000...che a tratti inganno milioni di italiani...me compreso...(anche se la logica mi ha da sempre insinuato il dubbio)
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di cilloider inviato il 2 dicembre 2010
Ahhh dimenticavo.
Egregio Sig. Magna, credo di farle cosa gradita, permettendomi di correggerla..sul concetto di "differenza" e differenziale, pur consapevole della mia mediocre cultura in materia.
Vede in topologia la differenza è definita come la distanza fra due punti FINITI, si può parlare di differenziale in presenza di un incremento...come è appunto un tasso di interesse, nelle argomentazioni esposte da Alex Bellotti..
Spero apprezzerà il mio modesto contributo.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviatoil 2 dicembre 2010
@ Cilloider-away
La finisci di fare sterili polemiche? Mettiti al lavoro e stupiscici.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviatoil 2 dicembre 2010
@ Alexbellotti
1. Preliminarmente, rilevo che non riesci a rivolgerti direttamente al tuo interlocutore. Come mai? (domanda retorica).
2. Se uno allega dei dati e per giunta li usa per argomentare – con abituale tono indignato - accuse a destra e a manca vuol dire per lo meno che li considera corretti.
3. Io non ho eccepito sul resto (mi riservo eventualmente di farlo), ma apposta soltanto sulle auto blu, perché dai dati dell'inventario ho dedotto che il numero di 600.000 è una leggenda metropolitana. Come faccio di solito anche in questo forum (da ultimo sul trattamento retributivo dei parlamentari), cerco di chiarire le cose perché è meglio non perdere tempo con le sciocchezze e dedicarsi ad altro. 
4. Che i giornali, tutti i giornali, la riportino è solo la conferma che spesso i giornali contano balle e se le passano, come chi ha avuto a che fare un po' coi giornali o coi giornalisti sa. 
5. La settimana scorsa, ho allegato i dati del monitoraggio nel blog di Repubblica “Percentualmente”, come informazione di replica alla brava giornalista Rosaria Amato, titolare del blog, che, in risposta ad una lettrice, aveva allegato l'articolo di Vincenzo Borgomeo che parlava anch'esso delle solite “oltre 600 mila auto blu”. Ho sperato che lo facesse l'Amato, ma mi ripromettevo e mi riprometto di scriverne proprio a V. Borgomeo, per suscitare un utile ed opportuno lavoro di verifica.
6. Il tuo tono è sempre indignato. Raffaele La Capria dice che bisogna diffidare di chi s'indigna sempre.
7. Infine, invece di lanciare al cielo alti e indignati lai per le supposte malefatte dei dirigenti politici esponendo dati in maniera disordinata, perché non elabori, come faccio io, delle analisi quantitative per argomento, precisando le fonti e allegando i link?
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviatoil 2 dicembre 2010
@ Cilloider-away,
1. i ringraziamenti io li do per impliciti, anche se – un po' incoerentemente - mi dispiace non riceverne per le decine di informazioni che semino, che mi procurano talora addirittura degli inconvenienti e delle antipatie. 
2. Per “Repubblica”, vedi la mia risposta a Alexbellotti.
3. Differenziale. Appunto! E' corretto usarlo per le percentuali (infatti il differenziale va usato proprio per indicare la differenza tra percentuali (ad es. del tasso d'interesse), ma in quel caso si parlava del dato degli interessi pagati dall'Italia e dalla Francia (70 contro 30) e quindi di “differenza” tra i due importi.
4. Tu scrivi: “Vede anche Lei non può postare come Vero un dispaccio ministeriale..paventadolo davanti ad un Sole24...”. A parte – ripeto, visto che sei... sordo - che il “Sole 24 ore” rimastica dati non suoi, osservo: a) che io sono agnostico, figuriamoci se credo nella “verità” dei numeri, neanche se sono miei (sono un popperiano in questo: anche un dato numerico è valido solo se è confutabile); b) non è un dispaccio (sic) (ma forse lo usi per assonanza col verbo “spacciare”), ma un monitoraggio, che poi è un inventario (che come si sa può essere o contabile o fisico: trattandosi di bene mobile registrato non ci dovrebbe essere un rischio elevato di “differenze d'inventario”); c) poiché come s'è visto ho la fissa di dare informazioni corrette anche in campo linguistico, t'informo che “paventare” vuol dire temere, aver paura (“pavento” ha la stessa etimologia di “spavento”). A proposito di questi errori linguistici diffusi e dei giornalisti, ho in corso da tempo una guerra soprattutto con loro su alcuni errori che essi abitualmente fanno: ad esempio col plurale di 'fila' , che secondo loro chissà perché fa... “fila” anziché regolarmente “file” (ad esempio nell'espressione “serrare le fila” (sic). Ce n'è qualcuno di famoso, ho beccato recentemente anche Montanelli, di cui sto leggendo il libro di storia sul periodo che precede il Risorgimento. Finora solo uno, di “Repubblica” mi ha scritto per ringraziarmi.
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di alexbellotti inviato il 3 dicembre 2010
rilassati magnagrecia. Ci sento benissimo e vorrei non polemizzare..
Non mi interessa un confronto sui numeri della prossima disfatta italiana. Sono consapevole e soprattutto certo che le cifre che ho fornito rispecchiano la realtà del paese. Un paese alla deriva.
Per lavoro sono spesso all'estero. Faccio l'imprenditore. Frequento per lavoro fiere di carattere internazionale all'estero e sono in contatto con tutte le popolazioni terrestri.
Detto questo, i numeri italiani fanno sbalordire all'estero dove la domanda più frequente è la seguente:
come è possibile che imprese italiane, soprattutto le medie e le piccole, siano leader mondiali in diversi settori pur operando in una situazione di sprechi e ladrocinii vari come quella italiana ? 
La mia risposta a un tedesco, un francese, a un russo o a un polacco è sempre la stessa: come vedi siamo qui, in fiera, a proporre i nostri prodotti, incuranti di quello che sta succedendo Italia. 
Incuranti dei miliardi spesi per le auto blu, per le provincie, per gli appalti delle grandi opere, per la mancata prevenzione contro i disastri annunciati. Incuranti dei tagli alla scuola e all'università (tanto poi ci penseranno le aziende...).
Fortunatamente siamo bravi, in Italia, come lavoratori e come imprenditori. Nonostante la classe politica che ci ha governato in questi ultimi 20 anni, siamo bravissimi e ce la giochiamo, la partita, con la potente, organizzata e ricca Germania e spesso vinciamo...
Ti faccio una domanda, magnagrecia, cosa sarebbe l'Italia con una classe politica di stampo tedesco o nordeuropero ?
Ho stimato in parecchie decine di miliardi di euro la differenza fra Francia e Italia. E tu mi fai pelo e contropelo sulla definizione di differenziale,differenza...
Se vuoi una definizione matematica di differenziale posso anche fornirtela, anche per funzioni di più variabili...
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviatoil 4 dicembre 2010
@ Alexbelotti
Da dove hai dedotto ch'io fossi nervoso?
Il 30 novembre hai scritto: “Ho scritto e riscritto per mesi gli stessi numeri. Che sono quelli della casta. (…) Moltiplicando 2700 euro per il numero di abitanti (lo stesso circa in Francia ed in Italia) si ottiene 160 miliardi di euro”.
L'1 dicembre hai ribadito: “(...). La differenza è che lo stato francese restituisce al cittadino oltre 160 miliardi di euro IN PIU'. (…). Mi do la risposta: la differenza sostanziale è che la CASTA Italiana è bi-partisan. Del resto se pensiamo ai numeri del Sole 24 Ore sulle auto blu, si capisce dove va a finire il 10% dei 160 miliardi di cui sopra”. Cioè hai sostenuto che le auto blu costano 16 miliardi.
Soltanto a questo punto sono intervenuto ed ho scritto: “I tuoi dati sono, ad occhio, ragionevoli. Mi permetto soltanto di eccepire: “(...). 4. per favore, non dare numeri senza allegare i link, ad esempio questo delle auto blu del “Sole 24 ore”, io ho dati molto diversi (cfr. la bozza della “Lettera alla Segreteria...”, nota 10, bozza aperta al contributo di tutti, prima dell'approvazione)”. Francamente non mi sembra un intervento di una persona nervosa. 
Una persona “saggia” avrebbe chiesto scusa e ringraziato. Invece tu hai ritenuto di insistere, linkando un articolo dell'autorevole “Il Sole 24 ore”, che io ti ho dimostrato essere di terza mano, perciò ti ho dato dell'”approssimativo”, aggettivo che non solo non mi sembra... “nervoso”, ma direi del tutto appropriato e ben meritato, poiché potevi accorgertene anche tu. SEGUE/1
 
Descrizione: http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/glamware/templates/groups/forumpd/immagini/freccia_commenti.jpg commento di magnagrecia inviato il 4 dicembre 2010
SEGUE/2
Ho aggiunto l'osservazione sul termine “differenziale” e ti spiego perché visto che stranamente non lo comprendi (forse non tanto stranamente poiché mi tocca sempre spiegarlo). E' sia per la mia fissa di “suggerire”, che, soprattutto, in questi casi, per un uso strumentale: per rimarcare l'aggettivo “approssimativo” e per toglierti attendibilità e spessore come mio interlocutore. E' un gioco dialettico, no? E allora giochiamo con tutte le armi, anche quelle degli errori linguistici. Ed anche perché dal tipo di reazione riesco a capire con chi ho a che fare. 
Vedi, tu sei andato avanti per mesi a concionare con tono indignato (stavo per dire... nervoso) i forumisti di PDNetwork, portando sempre gli stessi dati (almeno parzialmente) errati e su quella base hai criticato la casta. Finché hai incontrato me, che, dopo averti detto con tono molto educato che a occhio sembravano dati ragionevoli, ti ha avvertito di un errore; anziché essermi grato e ringraziarmi, mi dai del nervoso. Bell'ingrato, sei.
Io ho conosciuto per ragioni professionali centinaia di imprenditori: ne ho trovato pochissimi con dimestichezza coi numeri. E' un mestiere o per analisti di gestione o per statistici o per ingegneri gestionali, ma è gente per PMI o grandi aziende, che se li possono permettere. Gli altri è meglio che si affidino a bravi commercialisti. 
Ora noto con piacere che sei diventato molto più prudente. Però, francamente, permettimi di osservare che parli di 50 o 60 miliardi in più o in meno come se fossero noccioline: diamine, ci vorrebbe un po' più di rispetto e per i soldi e per i principi statistici, che contemplano approssimazioni accettabili intorno al 2%. FINE

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2569988 
 

 


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Chi di censura ferisce di censura perisce


21 novembre 2012   Odifreddi, più un calcolo che un diritto   StefanoMenichini
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/138615/odifreddi_piu_un_calcolo_che_un_diritto 

Davvero divertente, se è vera come è vera (ma io non lo frequento più per protesta da allora), che "Il Fatto", che (l'ho già scritto qui http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/138217/ora_si_spiega_lassalto_a_napolitano)è un covo di censori a senso unico, censuri "Repubblica" perché ha censurato il fanatico e ostinato contaballe, fustigatore dei fanatismi, Odifreddi, che ha censurato me. Divertente, davvero divertente per me. Mi sto scompisciando dal ridere. 

Esempio di ostinazione odifreddiana a contar balle:

ESENZIONE DELLA CHIESA DALL’ICI: DISCUSSIONE CON PIERGIORGIO ODIFREDDI
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2706821.html

A Napoli si dice: carta canta. Allora allego le prove:
per la concretezza, l’invito che - presumo - mandò letteralmente in crisi il parolaio e contaballe Odifreddi:

• vincesko 19 settembre 2011 alle 19:04
Odifreddi il nuovo Enriques?
Anche allo scopo di risollevarmi ad un altezza di nuovo umana (e non da tacchini), la propongo come utile provocazione, in coerenza con un personale disegno strategico che mi occupa da alcuni anni. 
Ho notato che, in passato (ma forse non le ha lette), l’esimio PGO non ha raccolto, almeno in questo blog, due mie sollecitazioni a raccontarci la sua breve esperienza sulla barca a vela, in cui assieme ad altri dovrebbe aver riflettuto ed elaborate proposte su ciò che serve all’Italia; e poi, parlando con Valerio_38, su un suo impegno maggiormente politico.
Ora, dall’articolo di Pietro Greco, traggo la chiusa, chiedendomi: e se Piergiorgio Odifreddi abbandonasse per un po’ le sue “sterili” diatribe con la Chiesa e, fidando maggiormente sulle sue capacità generali e politiche, divenisse l’erede di Federigo Enriques, nel senso auspicato da Pietro Greco (o, in subordine, cooperasse per la ricerca di una tale fondamentale figura)? 
“[…]. E sarebbe opportuno, sarebbe assolutamente urgente che un altro Federigo Enriques si facesse carico di organizzare, al più alto livello possibile, questa discussione largamente interdisciplinare la cui posta in gioco, a cent’anni dal congresso filosofico di Bologna, è il futuro del paese”.

• Piergiorgio Odifreddi19 settembre 2011 alle 19:17
caro vincesko,
più che la “velleitaria” impresa da lei citate (la gita in barca confarinetti), io ho partecipato alla fondazione del pd, candidandomi (o meglio, venendo candidato) alle primarie a torino e finendo non solo eletto, ma nella “commissione dei valori”. ma sono scappato a gambe levate dopo due mesi, e PRIMA delle elezioni, non appena ho visto da vicino come funziona la cosiddetta politica attiva. non credo che le attuali organizzazioni politiche possano risolvere il problema politico, essendo esse stesse parte di esso. 
l’unico modo che mi sembrerebbe attuabile, sarebbero le azioni extraparlamentari. ne ho accennato, ad esempio, nei post sulle manifestazioni studentesche dello scorso anno (30 novembre e 17 dicembre)…

E per la psicoanalisi e la censura, prima minacciata, poi attuata (faccio presente che Odifreddi e tutti gli altri suoi adepti, chissà perché..., odiavano la psicoanalisi e che il blog non era moderato, era frequentato, oltre che da filosofi perditempo e pavoni gonfiati, da cattolici incazzatissimi con lui e matti veri e propri, che scrivevano di tutto):

• Piergiorgio Odifreddi 19 settembre 2011 alle 18:59
caro vincesko,
poichè questo non è un blog sulla psicanalisi, preferirei che si evitasse di fare ripetute e vicendevoli “diagnosi” pubbliche. io in genere non intervengo in maniera censoria, ma non vorrei essere costretto a farlo. 
ps. ricordo la meravigliosa definizione che diede nabokov della psicanalisi: “una cura che consiste nello spalmarsi miti greci sulle parti intime”…

Non sono un esperto, ma su base empirica ho preso l'abitudine di "interpretare" psicologicamente i segni d'interpunzione, in particolare l'uso scorretto, ridondante, esagerato dei puntini sospensivi e dei punti interrogativi ed esclamativi. Oso, dunque, interpretare i duplici 3 puntini sospensivi finali usati da Odifreddi e immotivati come un almeno lieve indizio di nervosismo, spia della delicatezza per lui degli argomenti sollevati: concretezza dell'impegno e psicoanalisi.

Aggiungo, per chi avesse dei dubbi sull’interpretazione: premesso che a Odifreddi ho dovuto insegnare io l’uso corretto dei puntini sospensivi (ho anche quest’altra insania oltre a quella di salvare le mie migliaia di commenti e post, posso portarne la prova, ma la devo cercare; anche nei 2 casi qui sopra li usa in maniera scorretta), se si controlla attentamente, si vede che essi sono comunque pleonastici, superflui: nel primo caso, seguono una parentesi tonda; nel secondo, addirittura le virgolette alla fine della citazione; terzo, occorre considerare la ripetizione del fatto (per inciso, c’era una “matta” nel suo blog che ne faceva un uso smodato). 

 

  

 


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permalink | inviato da magnagrecia il 21/11/2012 alle 1:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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