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FIAT, Marchionne, cogestione e produttività

PRIMA PARTE: UN UTILE SGUARDO ALL’INDIETRO.

Preliminarmente, a titolo informativo e per un utile ripasso, riporto da una mia vecchia discussione in un forum di politica stralci di miei commenti sul caso FIAT e su Marchionne. In fine, auspicavo la sostituzione del governo Berlusconi, ma il governo Monti non vuole e, soprattutto, non può intervenire per mancanza di soldi.

Suggerisco a tutti di leggere interamente questa lunga intervista, senza il prosciutto ideologico sugli occhi:
INTERVISTA 
La mia sfida per la nuova Fiat: salari tedeschi e azioni agli operai 
Marchionne: ma l'intesa Mirafiori non si tocca e verrà estesa. "Nessun diritto intaccato, ma non si può beneficiare di un contratto se non si è contraenti" 
di EZIO MAURO
18 gennaio 2011
http://www.repubblica.it/economia/2011/01/18/news/intervista_marchionne-11347690


[…] da quello che capisco io, Marchionne dev’essere stato educato (dal padre abruzzese: ho visto solo ora in Wikipedia che era maresciallo dei CC) alla serietà, al rigore, all’impegno serio sul lavoro, al culto del dovere e degli impegni assunti; e, dagli studi di filosofia, al rispetto della logica (come si desume facilmente dall’intervista a Ezio Mauro).
http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Marchionne

Andando al nocciolo della questione, a mio avviso, la situazione, in buona – buona – sostanza, può essere sinteticamente descritta così: a) ilproblema non è se la FIAT ha ragione, ma prendere atto che le condizioni sono radicalmente mutate per effetto della globalizzazione; b) c‘è asimmetria, e le imprese hanno ora il coltello dalla parte del manico, perché sono libere di ubicare le aziende dove hanno maggiori vantaggi, i lavoratori no; c) è normale ed anche giusto che il sindacato dei lavoratori si batta per conservare i diritti e le condizioni salariali; d) è invece sciocco, inefficace, perdente limitarsi a questo livello e non invece articolare una strategia composita basata sul confronto-cooperazione tra i soggetti coinvolti ai vari livelli: in primo luogo il livello istituzionale (governo e UE), poi le imprese ed i sindacati dei lavoratori (al massimo livello). Nell’interesse del Paese, degli imprenditori e dei lavoratori. Anche il “carabiniere” Marchionne, nell’intervista a Ezio Mauro, sembra adombrare un’ipotesi del genere. Conviene a tutti metterlo alla prova. 
Senza darsi, come dici tu, un termine, perché è inutile: ho – da alcuni mesi - già scritto più volte (anche nella Lettera alla Segr. Naz.) che “l'attuale crisi economica ed occupazionale è grave, di sistema e sarà lunga (forse almeno 15 anni, perché riflette il riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere in ambito planetario”). La settimana scorsa, il Servizio Studi della Confindustria ha scritto che occorreranno almeno 10 anni: "non si ritornerà sui valori prerecessivi che nella primavera del 2015. Per riagguantare entro la fine del 2020 il livello del trend, peraltro modesto, registrato tra 2000 e 2007, l'Italia dovrebbe procedere d'ora in poi ad almeno il 2% annuo". Un obiettivo "raggiungibile in un arco di tempo ragionevole, come insegna la lezione tedesca, entro il 2012 secondo gli stessi documenti governativi". Ma "per coglierlo gli strumenti messi in campo appaiono insufficienti". http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/01/17/ripresa-solo-tra-10-anni/ .
E' superfluo aggiungere che un'impostazione del genere presuppone un governo ed un ministro dell'Economia all’altezza del compito; quindi anche per questo io mi auguro la caduta dell’attuale governo e la sostituzione degli incompetenti Berlusconi, Tremonti, Sacconi e Romani.


SECONDA PARTE: RISORSE, RIFORME, “MITBESTIMMUNG” (COGESTIONE) E PRODUTTIVITA’.

La Germania, la riforma (deflattiva, cioè diminuendo i costi) del settore produttivo, agendo sul welfare e sul fisco, l’ha già fatta sotto il socialdemocratico Gerhard Schroeder, nonostante l’opposizione dei sindacati, [1] ma partendo da salari e produttività più alti dei nostri (ad esempio i salari Volkswagen sono doppi rispetto a quelli FIAT (cfr. analisi linkata in [3]).
La Francia, nonostante i salvataggi bancari, ha un debito pubblico inferiore al nostro e l’obiettivo del pareggio di bilancio si è impegnata a raggiungerlo nel 2017.
Sia la Germania che la Francia non subiscono il vero e proprio salasso dell’evasione fiscale altissima (120-140 mld l’anno), della corruzione (60 mld) e inefficienza (50 mld) della PA (vero tallone d’Achille italiano [2]), mali che invece sopporta l’Italia.
L'Italia è in un "cul de sac": senza soldi, con un debito pubblico enorme e col vincolo del pareggio di bilancio (ora scritto in Costituzione) da raggiungere nel 2013.
Certo, se in Italia ci fosse la “mitbestimmung” (partecipazione dei lavoratori alla gestione straordinaria delle aziende sopra i 500 dipendenti, che include le delocalizzazioni) almeno il problema informativo sulle scelte FIAT sarebbe risolto alla radice. [3] 
Per trovare i soldi, occorrerà aspettare il prossimo governo di centrosinistra. [4]
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Gerhard_Schr%C3%B6der
la voce francese di Wikipedia è molto più dettagliata http://fr.wikipedia.org/wiki/G%C3%A9rard_Schr%C3%B6der 
[2] "Ancora sulla Pubblica Amministrazione, una delle chiavi di volta dello sviluppo del Paese"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741372.html
[3] “Partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo delle aziende”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2586257.html
[4] “Il governo Monti al capolinea”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html


TERZA E ULTIMA PARTE: PRODUTTIVITA’.

Il senatore Enrico Morando, nel suo intervento in Parlamento sul DEF, ha menzionato la “produttività totale dei fattori” quale elemento fondamentale per la crescita. Questo interessante e riccamente documentato articolo cade a fagiolo:
Economia e Politica
Perché la riforma Fornero va contro produttività e crescita
Domenico Moro - 30 Aprile 2012

1. Produttività e crescita economica
In Italia e in Europa si ripete come un mantra la necessità di accompagnare la crescita al risanamento dei conti pubblici. La crescita economica è riconducibile a molte e complesse fonti. Secondo molti economisti, una delle più importanti è l’aumento della produttività globale, sebbene i meccanismi che legano questa alla crescita siano diversi a seconda della prospettiva di analisi adottata.[1] Proprio con lo scopo dichiarato di innalzare la produttività italiana e, in questo modo, di spingere la crescita, da tempo entrambe stagnanti, è stata presentata dal ministro Fornero una proposta di riforma del mercato del lavoro. La logica sottostante a tale riforma, in accordo con il senso comune del mainstream economico e politico, è che il declino della produttività in Italia dipende da un mercato del lavoro troppo poco deregolamentato. A nostro avviso si tratta di una logica non solo errata ma anche controproducente. […]
http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/perche-la-riforma-fornero-va-contro-produttivita-e-crescita/ 

A mia volta, ripropongo:
Produttività. [*]
Provo a fare qualche notazione:  a) “La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori, richiesti per la sua produzione”.Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di unità lavorative (o meglio, le ore lavorate) impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).
b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.
c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto, che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive”) [2] di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto, da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera).
[*] ISTAT - Produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html 
[**] ISTAT – Valore aggiunto http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html 

Sempre a proposito di produttività.
Nei miei corsi di formazione aziendali rivolti a figure di vario livello e persino laureati e capi d’azienda (piccola), quasi all’inizio del corso, non mancavo mai, qualunque fossero i destinatari, di chiarire il significato dei termini efficacia ed efficienza (e qualità ed economicità).
Ma prima lo chiedevo: quasi nessuno sapeva rispondere con precisione.
Efficacia ed efficienza sono (o dovrebbero essere) due concetti molto noti nel mondo del lavoro. Etimologicamente, per efficacia si intende la capacità di produrre un effetto, di raggiungere un determinato obiettivo, mentre per efficienza la capacità di raggiungerlo con la minima allogazione possibile di risorse (anche il termine economicità, non tutti lo sanno, ha un significato analogo).

Università Partenope
Efficienza, efficacia, economicità (riferite alla mamma e alle pizze)
http://www.economia.uniparthenope.it/modifica_docente/scaletti/ECONOMIA_AZIENDALE_-_9_CFU_-_A.A._2008-2009_LEZ_03.PDF 

Ed infine allego questo mio vecchio commento con un articolo di Sbilanciamoci.info, che sostiene la stessa tesi dell’articolo di Domenico Moro linkato più sopra:
Qual è la causa e quale l’effetto? Qual è la relazione del sottoutilizzo in Italia del capitale umano qualificato e/o della sua bassa remunerazione – in assoluto e comparativamente agli altri Paesi - con l’evoluzione del PIL? 
Da questa interessante ed acuta analisi di Sbilanciamoci.info, “La Lombardia che si allontana dall'Europa”, ricavo:
“la correlazione tra produzione e occupazione, come investimenti e pil, mostra come le riforme del mercato del lavoro degli anni ’90 e quelle di “mercato” realizzate in Italia sono state efficaci solo a margine del sistema economico e del lavoro, cioè le misure adottate dai governi nazionali dell’Italia hanno consolidato la debolezza di struttura del paese, e paradossalmente inibito le necessarie azioni di cambiamento di struttura necessari per una regione importante come la Lombardia”. 
E poi: “Infatti, i provvedimenti legati al mercato del lavoro per“flessibilizzare” lo stesso lavoro dal lato dell’offerta si è tradotto in un allargamento del tasso di occupazione per le figure che intrinsecamente producono meno valore aggiunto. Se il pil cresce poco all’aumentare dell’occupazione vuol dire che si producono beni e servizi a basso valore aggiunto, oppure che i redditi di ingresso dei nuovi occupati sono molto bassi. Forse la riflessione non è nuova per gli economisti, ma la profondità e drammaticità dell’attuale situazione ha caratteristiche abbastanza inedite”. 
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Lombardia-che-si-allontana-dall-Europa-8154 

Ps:
Economia in 100 parole: CLUP
http://facileconomia.altervista.org/Dizionario-Economia-Significato/15-clup.html

Confindustria
IL "CLUP" E LA VERA COMPETITIVITA' DEL PAESE
Roma, 21 Ottobre 1999
http://www.confindustria.it/AreeAtt/DocUfPub.nsf/0/4B9B797603B6B08CC1256ACB00500149?openDocument&MenuID=A6AD7AB9EF265258C1256EFB00358600

  

Riporto, sul caso FIAT, il commento - come al solito concreto, fondato sui dati di fatto, a 360 gradi, senza indulgenze per gli attori in gioco e corredato di una proposta finale - di Massimo Mucchetti:

"Il futuro sostenibile (o no) dell'auto"
16 settembre 2012
http://www.corriere.it/economia/12_settembre_16/futuro-sostenibile-auto-fiat_6cb4b4a2-ffc7-11e1-8b0a-fcb4af5c52c7.shtml


Aggiornamento:

La produttività, il tempo e la confusione di Squinzi
di Sergio Bruno   14 ottobre 2012
L’incultura dominante insiste sul fatto che dalla crisi si esce lavorando di più. Ma in questo modo si ignora che cosa sia la produttività, che cosa la possa migliorare, gli orizzonti temporali degli investimenti. e il ruolo delle politiche
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-produttivita-il-tempo-e-la-confusione-di-Squinzi-15133 

Fumus productivitatis
Il dibattito sulla produttività va avanti da molto tempo, ma sempre nella confusione e avvolto dalle mistificazioni. Il problema deriva da un complesso insieme di fattori, tra i quali la flessibilità del lavoro non è certo quello prevalente. Nell’ultimo anno, per esempio, il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato, ma la causa è nelle dinamiche provocate dalla crisi
Rosita Donnini e Valerio Selan
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1558


Post collegato:

Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html



 

La Cosa casiniana e la candidatura dell’imprenditore Montezemolo

15 settembre 2012

Un catto-sabato non qualunque

Fabrizia Bagozzi

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137162/un_cattosabato_non_qualunque

 

A proposito della Cosa casiniana, di cui si parla nell’articolo di Europa. Una volta scriveva soltanto o prevalentemente contro quelli del centrosinistra, per il resto faceva il pesce in barile. [1] E’ da quando, il 28 giugno 2010, definì il Sig. Silvio B. quasi un incapace [2] che Galli della Loggia mi piace. In questo articolo se la prende – giustamente - con Casini [3], al quale imputa l'inconsistenza dell'offerta politica e chiede persino una cosa "pazzesca", visto che Casini è sia politico di lungo corso... centrista e di matrice forlaniana (non so se mi spiego), sia  'genero' del costruttore Caltagirone: di farci sapere se è pro o contro la cementificazione del territorio. 

 

“Il partito galleggiante”

di Ernesto Galli della Loggia

16 settembre 2012

http://www.corriere.it/editoriali/12_settembre_16/il-partito-galleggiante_23d63d52-ffc5-11e1-8b0a-fcb4af5c52c7.shtml

  

A proposito della candidatura dell’imprenditore Montezemolo, menzionata anch’essa nell’articolo di Europa. Ho scritto più volte qui ed altrove che il grande economista liberale Adam Smith (non Karl Marx!) riteneva che un imprenditore, proprio per le sue caratteristiche di imprenditore, non possa essere un bravo politico.

Ero talmente dispiaciuto dopo la sua seconda vittoria elettorale che, per sfogare la mia rabbia, lo scrissi volentieri, nell’aprile 2008, all’imprenditore Berlusconi. [4] Pensate, solo all’ultimo momento cambiai “assistito psicologicamente” con “opportunamente assistito”.

Ma, oltre allo sfogo, davvero mi ripromettevo un obiettivo concreto: di convincerlo sia dell’opportunità per il bene del Paese di curarsi (ho anticipato in questo l’ex moglie…), sia di evitare la nomina di Tremonti e Bondi, rispettivamente, a ministro dell’Economia e ministro dell’Istruzione.

Speriamo di non ricascarci con imprenditori come Montezemolo o Passera o Marcegaglia.

 

[1] Fare il pesce in barile

http://dizionari.corriere.it/dizionario-modi-di-dire/P/pesce.shtml

[2] Il Sig. Silvio B., il mammone dal collo taurino ed il suo tallone d’Achille/12/Galli della Loggia

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2596988.html 

[3] Lettera all’On. Pierferdinando Casini

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2693329.html

[4] Il Sig. Silvio B., il mammone dal collo taurino ed il suo tallone d’Achille/4/Lettera a S.B.

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2587498.html

 

 

 

Il Prof. Monti e lo statuto dei lavoratori, manovra diversiva, in parte persino inconsapevole

Negli anni '70, dopo l'approvazione dello statuto dei lavoratori [1] – frutto dell'opera riformatrice della commissione presieduta dal socialista Gino Giugni, voluta dal socialista Giacomo Brodolini -  e la crescita dei conflitti sindacali (le aziende erano un po' “fasciste” allora), per gestire le relazioni col personale le grandi aziende spesso assumevano sociologi provenienti dalla Facoltà di Sociologia di Trento (dove, ad esempio, hanno studiato Renato Curcio e Mara Cagol, fondatori delle BR), famosa per il suo radicalismo di sinistra già dagli anni '60 (tant'è che a noi militari di leva era fatto divieto addirittura di passarvi davanti, quando andavamo in libera uscita; erano gli anni -  '67-68 -  quando, detto per inciso, più o meno si concludeva la stagione degli attentati dinamitardi in Alto Adige).

In questi ultimi decenni, parecchi esponenti di sinistra sono passati all'altra sponda politica, diventando parlamentari, consiglieri, maitre à penser, direttori di giornali, portavoce e così via.

Poi, come epilogo della storia, per realizzare una politica di destra e portare avanti – come dire? - la riforma delle riforme socialiste, Berlusconi si è avvalso dell'opera assidua di tre ministri socialisti: Tremonti, Brunetta e Sacconi. I  tre ministri, per la bisogna, si sono avvalsi a loro volta dell'appoggio della UIL, sindacato socialista (oltre che della CISL).

Intanto, anche gli operai sembravano avere abbandonato i partiti di sinistra e votavano in prevalenza per il centrodestra.

Situazione davvero bizzarra, ma, dopo le manovre finanziarie correttive per 330 mld da inizio legislatura (importi cumulati 266,3 mld il governo Berlusconie 63,2 mld il governo Monti), per la più parte vere macellerie sociali, e l’attacco, parzialmente respinto, all’art. 18 ed al welfare, anche foriera di cambiamenti.

 

Io credo che il premier Monti, persona onesta, nell’accusare l’art. 18 di aver frenato l’occupazione,  abbia parlato nella veste di professore e sia stato sincero. Ma non credo sia questo il punto fondamentale. Richiamerei invece l’attenzione  sul perché, nell’arco di pochi giorni, egli abbia prima demandato alle parti sociali l’onere dell’aumento della produttività (ben sapendo che esse da sole, senza risorse pubbliche, quasi sicuramente non potranno farlo), poi abbia attaccato l’art. 18 – argomento come si sa molto sensibile - imputando ad esso la colpa di aver frenato l’occupazione.

Io credo che dipenda dal fatto che il suo governo è arrivato al capolinea, ed egli intimamente lo sa.

Come ho già scritto, qui [2] e su "Europa" dell'8 settembre scorso [3], “l’agenda Monti è insufficiente. Giorni fa, a Bari, lo stesso Monti - con una sorta di "confessione" freudiana - ha criticato le sue stesse misure, prese singolarmente, perché asfittiche. Il governo Monti è arrivato al capolinea nel momento in cui il suo ministro principale, quello dell'Economia, Vittorio Grilli, già direttore generale del medesimo ministero quando era retto da Tremonti, autore delle manovre pesanti e molto inique del governo Berlusconi (quella di Monti è molto più equa), in 2 interviste al “Corriere” e a “Repubblica” ha dichiarato che lui le indispensabili risorse per finanziare la crescita economica, per ridurre celermente l’enorme debito pubblico e per finanziare, ad esempio, come "suggerito" dalla Lettera della BCE, il potenziamento degli ammortizzatori sociali, unica misura della Lettera finora non attuata (osservo che nessun Euro degli ingentissimi risparmi derivanti dalle riforme Sacconi e Fornero delle pensioni è rimasto nel capitolo di spesa "welfare") NON intende chiederle agli unici che, dopo manovre finanziarie correttive per ben 330 mld [4] addossate in gran parte sul ceto medio-basso e persino sui poveri, oggi le hanno, cioè il 10% che possiede quasi la metà della ricchezza nazionale, attraverso un'imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso. Lo potrà e dovrà fare soltanto un governo di centrosinistra”. 

 

[1] Statuto dei lavoratori (Wikipedia)

http://it.wikipedia.org/wiki/Statuto_dei_lavoratori

[2] Il governo Monti al capolinea

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html

[3] EffettoSuperMario sul voto

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137016/effetto_supermario_sul_voto

[4] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 

Traggo da “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”:

Riepilogo [delle manovre finanziarie correttive da inizio legislatura, valori cumulati]:

- governo Berlusconi-Tremonti  266,3 mld;

- governo Monti  63,2 mld.

Guardando le nude cifre, e mi dispiace molto dirlo, l’Italia l’ha “salvata” più Berlusconi (in maniera molto iniqua) che Monti.


Post collegato:

Bersani vs Renzi, il competente e onesto segretario gentiluomo e lo sfidante coraggioso e tosto

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753331.html 


Aggiornamento:

Monti ammette "limiti" dell'azione di governo
"Per le politiche familiari 50 milioni in più nel 2013"

Al Festival della famiglia a Riva del Garda il presidente del Consiglio difende le politiche attuate dal suo esecutivo ma fa anche una specie di "mea culpa". E rivendica il merito di "aver fatto lavorare insieme i nemici". "E' possibile essere ascoltati senza gridare e senza cercare di sedurre"

28 ottobre 2012

http://www.repubblica.it/politica/2012/10/28/news/monti_riva_del_garda-45415465/

 

 



L’istruzione è alleanza famiglia-scuola


L'istruzione nei Paesi avanzati, e non solo, è una priorità, lo dovrebbe essere a maggior ragione per l'Italia che - non avendo risorse materiali - dovrebbe investire in capitale umano. Ostano oggi (ragionando per il futuro) due fattori: 1) la penuria di risorse pubbliche, aggravata ora dal vincolo del pareggio di bilancio; 2) l'inefficienza (misurabile dall'output, dai risultati: il parametro da considerare è il livello medio), consolidata nei decenni, del settore istruzione, che è diventato, in assenza di alternative più appetibili, uno sbocco occupazionale per un “esercito” male retribuito, che attrae quindi non sempre i più idonei, competenti e motivati. Il tutto aggravato dall'insufficiente (eufemismo) cooperazione tra la scuola e la famiglia, poiché, come spiegava tempo fa Marco Rossi Doria a "Tutta la città ne parla", almeno per le Elementari, “l'insegnamento è 50% didattica e 50% alleanza insegnante-genitori”. Invece, spesso, al posto della cooperazione, c’è una guerra: tra donne, visto il grado di femminilizzazione del corpo insegnanti e l’evoluzione demografica (famiglie monoparentali con figli affidati alla madre) e culturale (una sorta di familismo amorale mammone, iper-permissivo, a-meritocratico) della famiglia italiana, dove la figura materna la fa da padrona (ma il matriarcato, almeno al Sud, esiste da secoli e non è mai scomparso; il Centro-Nord si sta omologando).

Ed invece la cooperazione, per eliminare o almeno ridurre fortemente le disuguaglianze, dovrebbe diventare strutturale, con una divisione formale di compiti tra la famiglia, nel periodo fondamentale dalla gravidanza a 3 anni (v. il mio ‘post’ http://vincesko.ilcannocchiale.it/2010/12/21/questione_femminile_questione.html http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html ) e la scuola (materna, elementare, ecc.) dopo i 3 anni.

Delle materie di studio deve far parte necessariamente anche l’educazione sessuale (ma è meglio parlare più semplicemente di istruzione o informazione sessuale, cominciando, come dico al 3° punto del mio progetto educativo linkato sotto, dalla NON repressione delle curiosità sessuali), poiché Freud – che si sa era un po’ fissato per il sesso – ravvisava una relazione tra questo e lo sviluppo intellettivo, segnatamente delle femminucce (cfr. Curiosità sessuali represse e sviluppo intellettuale/1 http://vincesko.ilcannocchiale.it/2010/11/02/curiosita_sessuali_represse_e.html   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558195.html ), e vincendo “la ferma e costante opposizione dei genitori, addirittura anche quando essa è destinata ai genitori stessi (?!)”.

Per chi fosse più… curioso, allego l’ultimo ‘post’ della serie, con in calce i link a tutti quelli precedenti, preavvertendo che quelli più importanti sono i primi 8 (da leggere nell’ordine):
Curiosità sessuali represse e sviluppo intellettuale/38
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/05/07/curiosita_sessuali_represse_e.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738022.html  


***

Tutte le volte che mi è capitato di discutere con o ascoltare insegnanti, ho sempre avuto la netta impressione di trovarmi di fronte (ma beninteso non è una loro esclusiva, anche se in essi questa caratteristica è più marcata e generalizzata perché è evidentemente il riflesso di una deformazione professionale) a persone presuntuose perché ed in quanto possessori del sapere; l’apice – cela va sans dire – con i docenti universitari, segnatamente le donne (per la possibile spiegazione prevalente, che beninteso ha valenza generale, v. appresso, ma sub specie di compensazione/reazione a insicurezza caratteriale e bassa autostima).

Se ne ha conferma leggendo i commenti e le reazioni degli insegnanti nei blog e nei forum, alcuni stizziti, maleducati, permalosi, che negano persino l'evidenza (per nessuno, uomo o donna, neanche per un genio, né per le organizzazioni, esistono tutti e solo punti di forza, ma la coesistenza di punti di forza e di punti di debolezza), e parafrasando Tomasi di Lampedusa ("Il Gattopardo") si potrebbe dire: "Ogni insegnante si crede un padreterno quindi perfetto, non ha bisogno di migliorare". Ma, come spiega il grande Dostoevskij ("Ricordi dalla casa dei morti"), è da leggere, ovviamente, in senso opposto: "Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati". 


Naturalmente, per risolvere i problemi, bisogna interrogarsi sulle cause, su chi o che cosa fa sì che quella italiana sia una società bloccata o disequilibrata.
Quando un fenomeno è antico, profondo e diffuso, c‘è sempre, ovviamente, una dimensione prevalentemente storico-culturale.
Il nostro è un popolo antico, cinico, a-meritocratico e mammone.
I soggetti principali, checché se ne dica, che hanno agito e continuano ad agire in profondità e ne costituiscono il sostrato culturale più autentico - e conservatore - sono, da una parte, mamma-Chiesa - oscurantismo, nepotismo, controriforma, anti-giansenismo (non è l’uomo che si deve elevare per meritare la grazia, operando bene, ma il contrario) - e, dall’altra, la donna-mamma, soggetto dominante nella sfera privata. In Italia, soprattutto al Sud, vige il matriarcato. Senza studi particolari: a me consta personalmente, inferendolo dalla cerchia familiare allargata e da quella amicale.
Il disequilibrio tra i generi, nella dimensione pubblica, e quindi anche nei rapporti economici, è paradossalmente conseguenza del matriarcato, il cui corollario è una sorta di divisione tacita del potere: la donna comanda in casa, l’uomo fuori.

In una situazione siffatta, in Italia si è aggiunta l’occupazione crescente della scuola da parte delle donne nel ruolo di insegnanti, per giunta senza una selezione qualitativa dati i bassi salari, che presumibilmente ha abbassato ulteriormente il livello qualitativo medio.

A scanso di equivoci, chiarisco che, avendo avuto nella mia prima infanzia più amiche che amici, ho vissuto per decenni, fino al 1999, con un pregiudizio positivo verso le donne. Se potevo, sceglievo il medico, l’avvocato, l’insegnante, ecc. donna perché mi fidavo di più. Poi ho cambiato idea, nel senso che, in base all’esperienza, essendosi esaurito l’effetto distorcente del pregiudizio positivo, mi sono reso conto che la donna (ed essendo meridionale e vivendo al Sud mi riferisco alla donna meridionale) per tanti aspetti non è la soluzione ma il problema. Ho cercato di indagarne le cause e sono arrivato alla conclusione che è l’effetto dell’educazione in famiglia (in senso lato), che per le femmine è più severa, più repressiva, e la repressione si dispiega per prima e/o principalmente nella sfera sessuale.

Detto questo, ne derivano, almeno per me, come logico corollario:

1) l’ovvia considerazione che c‘è differenza (per fortuna), ma in un contesto - positivo - di complementarità tra i generi;

2) per nessuno, uomo o donna, neanche per un genio, esistono tutti e solo punti di forza, ma la coesistenza di punti di forza e punti di debolezza;

3) un’adeguata educazione (basata su molto amore e poche regole buone) può modificare sostanzialmente l’output, sia per i singoli individui (maschi o femmine), accrescendone le qualità intellettuali (QI), psicologiche (autostima) e morali (sistema etico-normativo), sia per i popoli.

Per cui, non per pregiudizio, ma per motivazioni razionali, mi permetto di dire con franchezza che finché si ragionerà e si scriverà come fanno molti insegnanti difendendo anche l’indifendibile e negando persino l’evidenza, oltre a confermarmi nell’idea che mi sono dovuto purtroppo fare sulla responsabilità delle donne circa l’andazzo delle cose italiane, non avremo molte speranze e possibilità che le cose cambino in meglio.

 

Io ho lavorato per 25 anni nell’ambito del controllo economico di una grossa impresa, con capitale a maggioranza pubblico. Poiché era ricca e guadagnava molto e vi comandavano quelli della produzione, che dovevano essere i controllati, il controllo era molto lasco, edulcorato. Poiché allora ero ingenuo, io invece lo esercitavo con imparzialità, rigore e severità. Quando, con l’arrivo dall’esterno del nuovo AD (che poi fu coinvolto in tangentopoli), si ruppero gli equilibri tra le varie cordate interne, mal me ne incolse.

Ho fatto questa premessa per dire che conosco bene il problema. Nessuno di noi ama il controllo; in Italia è particolarmente mal sopportato.

Ma la valutazione ed il controllo dei risultati sono consustanziali alla valutazione del merito. In Italia, si fa fatica ad affermare questo principio, per ragioni storiche e culturali. Anche nella scuola.

Traggo da una discussione avuta con un’insegnante questi link:

L’Italia ormai fa parte della UE, ogni Paese è autonomo ed ha le sue regole, ma in quasi tutti (ed in alcuni da parecchi anni) ci sono le prove di valutazione per monitorare gli istituti e/o il sistema educativo a fini di confronto e miglioramento. Gli insegnanti bravi dovrebbero pretenderle. Dovremmo piantarla finalmente con la mentalità tipicamente democristiana, meridionale e mammona, guarda caso omogenea con quella degli intelligentoni di estrema sinistra (COBAS) refrattari all'autorità ed alle regole, che rifiuta la valutazione, il giudizio, il merito!


“Prove nazionali di valutazione degli alunni in Europa: obiettivi, organizzazione e uso dei risultati”
http://eacea.ec.europa.eu/education/eurydice/documents/thematic_reports/109IT.pdf
 
“Chi ha paura di dare un voto ai professori?”
http://www.pietroichino.it/?p=13233
 
“PD, sulla scuola prendi esempio da Obama”
http://www.pietroichino.it/?p=13744
 
“Valutazione e misurazione nella scuola: facciamo come in GB”
http://www.pietroichino.it/?p=290
 
Trovo questa lettera risibile: è come accusare il termometro perché misura la febbre. Bisogna curare la febbre, non rompere il termometro.
La lettera
“Noi genitori contro la scuola che non va”
http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/05/14/news/noi_genitori_contro_la_scuola_che_non_va-16224074/
 
Gli insegnanti rifiutano l’autovalutazione, e i premi, della Gelmini
http://francescorocchi.splinder.com/post/23831288/gli-insegnanti-rifiutano-lautovalutazione-e-i-premi-della-gelmini-teachers-reject-gelminis-selfevaluation-system
 
Beninteso (aggiungo ora), il discorso andrebbe esteso a tutta la PA (cfr. note in calce a “I figli ‘pubblici’ ed i figliastri ‘privati’”):
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/05/25/i_figli_pubblici_ed_i_figliast.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2740663.html


Scuola e Università
COME SI VALUTERANNO LE SCUOLE
a cura di  Sheila Bombardi  14.09.2012
Varato dal Consiglio dei ministri il regolamento sul sistema nazionale di valutazione per istruzione e formazione. L'obiettivo dichiarato è il miglioramento della qualità dell'offerta formativa e degli apprendimenti. Il processo di valutazione si focalizza sull'istituto, sui risultati finali misurabili, sul Pof e sulla sua organizzazione, facendo leva sui principi di responsabilità dell’autonomia. Nessuna relazione con il profilo professionale dei docenti o con la loro produttività. L'iter di approvazione del Dpr è però ancora lungo.
http://t.contactlab.it/c/1000009/3260/39000030/27887 


Post collegati:
 
Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/13/educazione_in_famiglia_dalla_g.html 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html
Il ruolo dell’educazione - in famiglia e a scuola - nella formazione di cittadini pensanti e felici: un approccio innovativo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/05/il_ruolo_delleducazione_nella.html 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2752886.html 
Lettera a Marco Demarco, direttore del “Corriere del Mezzogiorno” (“Terronismo”)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/09/30/lettera_a_marco_demarco_dirett.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2681858.html
 

 




Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni


Le evidenze scientifiche ed empiriche attestano che si può andare oltre la grande intuizione montessoriana. L’educazione deve cominciare in famiglia già durante la gravidanza e nei primi 3 anni di vita del bambino, periodo in cui, soprattutto, si sviluppano i collegamenti tra i neuroni (sinapsi ed assoni), che però si “fissano” soltanto a condizione che essi vengano stimolati dall’ambiente, cioè dall’educazione, altrimenti si atrofizzano.

Io ho fatto applicare tale metodo da mia figlia: funziona!

Posso sinteticamente dire che le azioni sono state:

- lettura alla bimba già durante la gravidanza (è molto importante farlo con voce dolce ed espressiva);

- fissazione, ripetizione ed applicazione del concetto base: "molto amore e disciplina congrua, la cui combinazione costruisce una personalità forte ed equilibrata, che procurerà molto meno problemi alla madre (e al padre) in futuro";

- assistenza effettuata da me telefonicamente per contrastare e battere, solo col dialogo, una leggera "depressione" post parto;

- fondamentale è il rapporto empatico.

Dettagli in: “Il ruolo dell’educazione - in famiglia e a scuola - nella formazione di cittadini pensanti e felici: un approccio innovativo (e, soprattutto, nel ‘post’ in esso linkato)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/05/il_ruolo_delleducazione_nella.html 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2752886.html

 

Post e articolo collegati:

L’istruzione è alleanza famiglia-scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753849.html

SIAMO SICURI CHE L’ASILO-NIDO FACCIA BENE AI BAMBINI?
UNA RICERCA OSSERVA UN EFFETTO NEGATIVO DELLA SUA FREQUENTAZIONE A 0-2 ANNI SUL QI DELLE BAMBINE CON FAMIGLIE PIÙ AGIATE  – POTREBBE ESSERE CHE NEI PRIMI ANNI DI VITA LE INTERAZIONI “UNO A UNO” CON GLI ADULTI SIANO ESSENZIALI PER LO SVILUPPO COGNITIVO E CHE A QUELL’ETÀ LE BAMBINE SIANO PIÙ IN GRADO DI BENEFICIARNE
http://www.pietroichino.it/?p=41089 
 
Dialogo breve tra il Prof. Andrea Ichino e me sulla dannosità degli asili nido
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2853581.html  oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2017/01/dialogo-breve-tra-il-prof-andrea-ichino.html 


 





Trasformazione epocale da governare al meglio


11 settembre 2012   Alcoa   Per chi sarà caldo l’autunno   Mariantonietta Colimberti
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137037/per_chi_sara_caldo_lautunno
link sostituito da:
http://europa.dol.it/dettaglio/137037/per_chi_sara_caldo_lautunno


Soltanto l’autunno?

1. Nel 1700, la Cina era il Paese più ricco del mondo e l’India (Indostan) tra i più ricchi. Il pendolo della storia ha ripreso ad oscillare verso l’Oriente.

Mi meraviglio che parecchi non vedano (o non vogliono vedere?) la complessità (anche se ormai è piuttosto semplice da interpretare) del mondo in cui viviamo, investito da un planetario processo di riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere, con conseguenti morti e feriti nel nostro campo, che non può – se non riusciamo a correre ai ripari – non innescare una lotta darwiniana, dove un’esigua minoranza – aiutata da milioni di utili idioti, parte ben retribuita, la più parte gratis – detta le regole del gioco, in parte con motivazioni egoistiche e predatorie, ma in parte – ed è questo il punto – per far fronte alla nuove, mutate condizioni della competizione mondiale.

Messo sull’avviso da un’affermazione, a “Ballarò”, del pragmatico Diego Della Valle, io da 2 anni scrivo che l’attuale crisi sarà dura e lunga (almeno 15 anni), poiché, appunto, riflette il riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere.

Per la Cina, sta succedendo quello che successe 30 anni fa col Giappone: all’inizio copiavano i prodotti occidentali, vendendo a prezzi inferiori potendo anche contare su salari bassi, poi piano piano, nell'arco di una decina d'anni, aumentarono sia la qualità che i costi di produzione e quindi i prezzi di vendita (ora i salari giapponesi - ma anche i prezzi interni - sono comparativamente altissimi); succederà la stessa cosa con la Cina, ma il processo di allineamento dei costi di produzione e dei prezzi di vendita sarà più lungo (almeno una quindicina d'anni) perché i Cinesi sono 1,3 mld (contro i 100 mln circa di Giapponesi) e quindi hanno un serbatoio di manodopera a bassissimo costo da cui poter attingere molto più cospicuo.

Si tratta di governare al meglio questo processo che sta arricchendo un’esigua minoranza ed impoverendo tutti gli altri. I nemici della regolazione razionale ed equa sono, in Italia, sia il 10% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale – il che è normale – sia quel certo numero di “utili idioti” ben retribuiti al loro servizio – il che è comprensibile -, sia, purtroppo, la massa di milioni di “utili idioti” che gratuitamente appoggiano la politica economica di destra, dettata dal e nell’interesse del 10% predetto, e che, chissà perché, come scriveva Einstein a Freud, chiedendogli lumi, a proposito della guerra, appoggiano decisioni  che vanno contro il loro interesse. 

2. Quando a 49 anni sono stato messo, assieme ad altre migliaia di colleghi della nostra grossa azienda, in mobilità, mi sono dato da fare e, pur non avendone (quasi) nessuna attitudine, mi sono imbarcato in un’attività in proprio, e per 15 anni ho dovuto battagliare, ed è stata dura; e non mi sono messo ad imprecare contro il sistema, il destino, il mercato, la CEE, la Cina, ecc. Per cui io ora ho acquisito una mentalità poco pietosa. Anche con quelli come gli operai FIAT o dell’ALCOA, alle prese, i primi, con un processo di ridefinizione (= ridimensionamento) delle loro condizioni di lavoro; i secondi, da una probabile chiusura se non interviene lo Stato (cioè noi tutti) con sussidi.

Se si guarda indietro, questo è sempre avvenuto, almeno per le grosse aziende tipo la FIAT. Anche per questo si è accumulato un enorme debito pubblico. Ma ora?

Quando, nel 2010, dopo già 2 anni di stasi della mia attività autonoma a causa della terribile crisi e per altra causa di forza maggiore, mi sono visto, come altre migliaia di pensionandi,  procrastinare di botto di 12 mesi il mio pensionamento dal governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi con la L. 122/2010 (ma in effetti 4 mesi erano stati decisi dal governo amico Prodi-Damiano con la L. 247/07), non ho ricevuto alcuna solidarietà (a parte lo sciopero inefficace della sola CGIL) e me la sono dovuto cavare da solo, tirando la cinghia e indebitandomi.

3. Io sono molto favorevole ad un’azione dal basso. Ma credo anche, realisticamente, che noi tutti ed in particolare i nostri giovani, educati da madri (e padri) mammone, non siamo capaci di reggere una lunga ed efficace azione di lotta.

Resta, allora, la strada maestra del controllo, totale o parziale, della stanza dei bottoni: la politica, allargata ai soggetti ed agli organismi che studiano, elaborano, attuano le linee guida, le strategie, i programmi, gli assetti organizzativi (risorse umane, risorse materiali ed infrastrutture). Come ho scritto domenica 9 (cfr. http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/09/09/domenica-9-settembre-vi-segnaliamo-in-edicola/), in chi dobbiamo e ci conviene confidare se non nel PD (e nel centrosinistra)? “Perché sono certo (non al 100% ma almeno al 51%) che un governo di centrosinistra realizzerà una effettiva politica redistributiva e che non succederà, come con il governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi, che un comma dell’art. 12 del DL 78/2010 (L. 122/2010), varato dal governo di destra Berlusconi-Tremonti, imponga a me, allungando di 12 mesi l’età di pensionamento per tutti, inclusi i disoccupati e gli inattivi, una trattenuta del 100% sul mio reddito pensionistico annuo, mentre ai miliardari e ai milionari lo stesso decreto NON ha chiesto – letteralmente! – neppure un centesimo; o che avverrà (quasi) la stessa cosa, moltiplicato per 2, 3, 4 o 5, come è successo con la riforma Fornero con gli “esodati’”, e, come io sto scrivendo da mesi, anzi da 2 anni!, i DISOCCUPATI.

Almeno un governo di centrosinistra, anche se colpevolmente non esenta i disoccupati (!), non se la piglia soltanto col ceto medio-basso e persino coi poveri, ma bussa prima e soprattutto (come è sempre successo) alla porta dei ricchissimi, dei ricchi e dei benestanti.  

Ps: Per le cose da fare (e le potrà fare soltanto il prossimo governo di centrosinistra!), la soluzione è in Italia, ma soprattutto in Europa, cfr.:

inviato il 12/6/2012 alle 13:54 
domandeamonti@repubblica.it
Egr. Sig. Presidente,
Come non si possono fare le nozze coi fichi secchi, così non si può stimolare la crescita senza risorse finanziarie. La crisi economica è dura e sarà lunga (almeno 15 anni), poiché riflette il riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere. Occorre perciò un punto di vista da economia di “guerra”.
Passera e Squinzi ovviamente lo sanno bene, altrettanto Alesina e Giavazzi o il “Corriere della Sera”, ma fanno gli gnorri o gli utili idioti (gli riesce sempre molto bene quando si tratta di tutelare i poteri forti).
Provo a sintetizzare:
1) E’ stata varata, con la Monti-Fornero, l'ottava riforma delle pensioni dal 1992, (cfr. [1] nota 1). Tutte insieme produrranno nei prossimi decenni risparmi per centinaia di miliardi. Neppure un centesimo di questi ingentissimi risparmi è previsto andrà a ridurre le disuguaglianze o finanziare ammortizzatori sociali universali - rispettivamente, tra le maggiori (cfr. [1], nota 11) e tra i più bassi in ambito OCSE, come rammentato più volte (anche nella Lettera della BCE, cfr. [1], nota 4) da Mario Draghi -, o finanziare direttamente la crescita, ma alimenterà l’avanzo primario.
2) I risparmi dalla “spending revuew” che possono venire non certamente dalla ulteriore riduzione delle auto blu (che avrebbe però un valore simbolico), ma da una significativa riduzione della voce “beni e servizi”, che cifra complessivamente 140 mld (ci sta pensando il commissario Enrico Bondi), e dai trasferimenti/agevolazioni fiscali alle imprese ed ai redditi alti, serviranno ad evitare l’aumento dell’IVA.
3) Le risorse per la crescita (e per la riduzione del debito e conseguente riduzione degli interessi) possono venire soltanto prendendoli da quelli che i soldi ce li hanno, dopo che gli oltre 200 mld di manovre finanziarie varate negli ultimi 2 anni sono stati addossati in gran parte sui ceti medio-bassi e persino sui poveri (la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni è stata tagliata dal governo Berlusconi-Tremonti del 90%), e cioè:
all’interno, a) dall'introduzione di un'imposta patrimoniale ordinaria (e/o prestito forzoso) sui grandi patrimoni, proposta persino, nel settembre scorso, dalle associazioni degli imprenditori (cfr. [1], nota 16), proprio come contropartita della riforma del lavoro e delle pensioni di anzianità; ma, comesi dice, "passata la festa, gabbato lo santo"; b) dalla ritassazione una tantum dei capitali scudati e dalla tassazione di quelli esportati in Svizzera; c) da una maggiore contribuzione dei redditi alti ai servizi pubblici; d) da un aumento dell’IVA sui beni di lusso; e) dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva; f) da una lotta alle false indennità d’invalidità (la cui spesa è pari complessivamente a 16 mld, incluse le indennità di accompagnamento);
- all’esterno (UE), a) dal varo dei project bond e degli EuroUnionBond (v. [1], nota 12); e b) dall’introduzione della TTF, approvata nel lontano marzo 2011 dal Parlamento europeo (v. [1], nota 13).
[1] APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html 
(firma)

Post collegati:

La globalizzazione non è un gioco equo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html

Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html

 

Bersani vs Renzi, il competente e onesto segretario gentiluomo e lo sfidante coraggioso e tosto


8 settembre 2012  -   Le spalle di Renzi   -   di Stefano Menichini  http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137013/le_spalle_di_renzi
link sostituito da:
http://europa.118.aws.dol.it/dettaglio/137013/le_spalle_di_renzi 

1) Riporto il mio commento del 31-08, [1] il cui contenuto mi pare anticipi l’auspicio del direttore Menichini:

da magnagrecia inviato il 31/8/2012 alle 20:41 
Io sono per il rispetto dello statuto, sia per il segretario=unico candidato a premier (peraltro, la pluralità di candidati del PD favorisce i candidati non-PD), sia per il limite dei mandati parlamentari, poiché occorre, anzi è indispensabile, svecchiare la classe dirigente del PD e dell'Italia.
Franco Monaco è persona intelligente: c'è ancora un abisso tra il competente ed onesto Bersani e il coraggioso e tosto Renzi, al quale il segretario gentiluomo Bersani offre ora una "chance" formidabile. Che bello sarebbe se dalla tenzone scaturisse una fortunata commistione di obiettivi, tematiche, programmi, spirito giusto. 
Il PD è più forte sia del peccato d'origine (unire un po' il diavolo e l'acqua santa), sia dei conservatorismi strumentali dei vari capi e capetti, sia delle beghe interne frutto di personalismi, sia delle promesse non mantenute, sia delle carenze organizzative (v. in particolare circoli territoriali e on-line), sia dello scetticismo più o meno latente e giustificato dei sostenitori. [2]
Se si riuscisse a mettere insieme - diciamo così, quantificando a spanne - 2/3 di Bersani e 1/3 di Renzi, il PD forse avrebbe davvero le carte per diventare un solido partito a vocazione maggioritaria. 

2) Leggendo certi commenti (e parecchi articoli), mi vien da chiedermi: ma Europa è il quotidiano del PD o di Monti?

3) Ieri, a Bari, lo stesso Monti ha criticato le sue stesse misure, prese singolarmente, perché asfittiche. Il governo Monti è arrivato al capolinea nel momento in cui il suo ministro principale, quello dell'Economia,Vittorio Grilli, già direttore generale del medesimo ministero quando era retto da Tremonti, autore delle manovre pesanti e molto inique del governo Berlusconi (quella di Monti è molto più equa), in due interviste al Corriere e a Repubblica ha dichiarato che lui le indispensabili risorse per finanziare la crescita economica, per ridurre celermente l’enorme debito pubblico e per finanziare, ad esempio, come "suggerito" dalla Lettera della BCE, il potenziamento degli ammortizzatori sociali, unica misura della Lettera finora non attuata (osservo che nessun Euro degli ingentissimi risparmi derivanti dalle riforme Sacconi e Fornero delle pensioni è rimasto nel capitolo di spesa "welfare") NON intende chiederle agli unici che, dopo manovre finanziarie correttive per ben 330 mld [3] addossate in gran parte sul ceto medio-basso e persino sui poveri, oggi le hanno, cioè il 10% che possiede quasi la metà della ricchezza nazionale, attraverso un'imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso. Lo potrà e dovrà fare soltanto un governo di centrosinistra. [4] 

[1] 31 agosto 2012   Arturo, non voterai Renzi?   Franco Monaco
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136851/arturo_non_voterai_renzi
link sostituito da:
http://europa.118.aws.dol.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=136851

[2] Se il PD non avesse avuto forza attrattiva invincibile
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/02/se_il_pd_non_avesse_avuto_forz.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2752582.html

[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/07/17/il_lavoro_sporco_del_governo_b.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html

[4] Il governo Monti al capolinea
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/08/27/il_governo_monti_al_capolinea.html 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html
 
Articoli e post collegati:

La svendita del nostro patrimonio
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2265:piero-bevilacqua-la-svendita-del-nostro-patrimonio&catid=89:finanza&Itemid=70
Monti &Co, nove mesi di annunci. Ma per i giornali diventano riforme
Le frasi dei ministri, amplificate dai grandi quotidiani, danno l'impressione di un Paese che ha cambiato marcia. Compiendo riforme epocali. Ma la realtà è diversa
di Marco Travaglio | 8 settembre 2012
http://www.facebook.com/l/CAQHDPfwd/bit.ly/QrJAsm  
La Grecia batte l'Italia: lunedì l'accordo con la Svizzera per tassare i capitali
1 settembre 2012
Mentre Roma è distratta da polemiche interne lunedì sarà finalizzato l'accordo fra il governo di Atene e le autorità elvetiche in base al quale i conti dei cittadini ellenici occultati nelle banche svizzere saranno tassati e le casse statali greche potranno recuperare fra i 4 e i 6 miliardi di euro. Lo riferisce l'autorevole quotidiano To Vima (La Tribuna). L'accordo - come ha scritto anche il settimanale tedesco Der Spiegel - ricalcherà quelli già firmati da Atene con i governi di Berlino e di Londra. E l'Italia? Ai parlamentari italiani forse non piace recuperare i soldi degli evasori all'estero in questo momento così difficile per il paese? Ma torniamo alla Grecia che ci sta battendo sul tempo. Per finalizzare l'accordo, il vice ministro delle Finanze greco George Mavraganis lunedì incontrerà la controparte elvetica. Sempre secondo Der Spiegel, nelle banche svizzere… 
di Vittorio Da Rold - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Hywx4

Berlusconi-Renzi, interpretazione psicologica di un incontro scandaloso
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/10/05/berlusconirenzi_interpretazion.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2684132.html
La sconcertante scoperta della scarsa empatia dei cattolici del PD
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/07/la_sconcertante_scoperta_della.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756664.html
Il tappo gerontocratico al naturale, fisiologico, salutare ricambio generazionale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/16/il_tappo_al_naturale_fisiologi.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2757820.html
I 700+1 conservatori dello status quo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/18/i_7001_conservatori_dello_stat.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758010.html
Se vince Renzi…
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/19/se_vince_renzi.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758117.html
Il probabile effetto-valanga della ‘rottamazione’ renziana
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/22/il_probabile_effetto_valanga_d.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758409.html
Bersani vs Renzi: economia mista o liberismo?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/23/bersani_vs_renzi_economia_mist.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758537.html
Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/23/tra_bersani_e_renzi_il_gioco_s.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html
La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/12/03/la_capacita_comunicativa_ed_em.html
http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2564322  (se questo link non è attivo, cliccare qui  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764036.html)
 
Sulla capacità comunicativa di Bersani, riporto anche questi 2 miei commenti sul blog di Alexander Stille, su Repubblica:
http://stille.blogautore.repubblica.it/2010/11/20/fini-vs-bersani/ 
·  vincesko 20 novembre 2010 alle 18:34
Il giudizio contenuto nel ‘post’ è in parte giusto, in parte errato.
In parte giusto, perché effettivamente Pierluigi Bersani – per ragioni caratteriali e di educazione – non sembra possedere una grande capacità comunicativa, secondo i canoni ormai imperanti.
In parte errata, perché essa dipende dalla situazione ambientale in cui egli si esprime: elevata, nelle assemblee di partito, nei convegni “tranquilli” e nei dibattiti di natura tecnica; bassa, nelle interviste volanti per strada (ma sta migliorando), nei dibattiti accesi con interlocutori maleducati, o quando, come nella trasmissione di Fazio, è soverchiato dall’emozione.
Poiché questo problema è molto dibattuto anche nell’ambito della base del PD,proprio ieri ho ‘postato’ questo mio commento in PDNetwork (“La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani” http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2564322 ), al quale rimando coloro che hanno tempo e voglia di leggere una selezione di “performance”bersaniane, relative al periodo giugno-agosto 2010, corredate di qualche mia chiosa critica, di segno talora positivo, talaltra negativo.
Infine, vorrei fare tre osservazioni: 1. ho notato che, in generale, il giudizio su Bersani è influenzato dal fattore pregiudizio, positivo o negativo;2. Francesca è forse anch’ella vittima di pregiudizio – negativo -, poiché ha basato il suo giudizio sul discorso “aumento delle tasse”; 3. Bersani e Fini(come tutti i politici) vanno giudicati non tanto per quello che dicono e percome lo dicono, ma per quello che fanno in concreto. 
·  vincesko 13 dicembre 2010 alle 16:26
Se ne è accorto finalmente anche un esperto di comunicazione come Curzio Maltese che l’efficacia comunicativa di Pierluigi Bersani dipende dal luogo e dalle modalità in cui egli si può esprimere (cfr. qui il mio commento del 20.11 ore 18:34).
(…). “Nel suo bel discorso Bersani, assai più efficace in piazza che in televisione, ha rivendicato con orgoglio la diversità del Pd”. (…).
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/12/news/maltese_manifestzione-10097911

Infine, allego:
Pier Luigi Bersani at the Renaissance Conference in Paris, 17.03.2012
http://www.youtube.com/watch?v=HTc1S9eaVPQ 
 

Lo “schiaffo” benvenuto di Draghi alla cancelliera Merkel

Con uno “schiaffo” benvenuto alla cancelliera Merkel, che ieri [*] si era dichiarata contraria all’illimitatezza degli acquisti di bond da parte della BCE, oggi – finalmente! – il presidente della BCE, Mario Draghi, ha annunciata la decisione quasi unanime (ha votato contro soltanto il governatore della Bundesbank) della BCE di acquisto illimitato di titoli pubblici sul mercato secondario, l’unica soluzione veramente efficace e per giunta paradossalmente meno onerosa per calmierare gli spread, ormai ingiustificati guardando ai fondamentali e che costituiscono un intollerabile vantaggio competitivo per alcuni Paesi (in particolare la Germania) a danno di altri (tra cui l'Italia).

[*] La Bce pensa ad acquisti illimitati di bond sovrani. Ma la Merkel dice no                              05 settembre 2012                                                                                                                              Il piano anti-spread messo a punto dal presidente della Bce Mario Draghi prevede acquisti illimitati di titoli di stato che verranno sterilizzati. È quanto riporta Bloomberg citando due funzionari della stessa Banca centrale europea. I dettagli potrebbero essere resi noti domani dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Nelle ultime ore, tra le ipotesi, c'era anche quella di porre un tetto (segreto o pubblico) per delimitare la capacità di intervento sui debiti sovrani da parte dell'organismo della Bce. Secondo l' Il Sole 24Ore - leggi su http://24o.it/hDmmP

Allego: l’articolo di “Repubblica” sulla decisione della BCE; la dichiarazione, di oggi, del premier Monti; il commento opportuno, di ieri, di Massimo Giannini; e, infine, riporto il mio quesito rivolto al premier Monti, tre mesi fa, tramite “Repubblica”. 

CRISI                                                                                                                                                  Draghi: "Al via piano anti spread. Acquisto di bond sarà illimitato"                                                Il presidente della Banca centrale europea annuncia il via libera al meccanismo per                  raffreddare i differenziali, che incassa un solo voto di dissenso. Rivendica l'autonomia              dell'istituto, ma precisa che chi farà ricorso all'Esm dovrà rispettare impegni. E ribadisce          "Euro irreversibile"                                                                                                                                6 settembre 2012                                                                                                                                 http://www.repubblica.it/economia/2012/09/06/news/draghi-42050231/

6 settembre 2012                                                                                                                                  Monti: ''Nel Parlamento ribolle insofferenza verso la Germania''                                                All'incontro del Ppe a Fiesole interviene il nostro premier e dice: "Nel Parlamento italiano ci sono due gruppi, uno di centro e uno di centrodestra che afferiscono alla famiglia del Ppe e anche della Cdu". Ebbene , prosegue, "dall'inizio del mio governo a oggi nel Parlamento in generale, ma anche in quei due gruppi che avevano come punto di riferimento piu alto la Germania e chi la governa, è un bollire e ribollire del tasso di insofferenza verso la Germania e il governo tedesco". E questo è avvenuto "nel giro di quattro, cinque mesi"                                http://video.repubblica.it/dossier/crisi-euro-merkozy/monti-nel-parlamento-ribolle-insofferenza-vero-la-germania/104499?video 

5 settembre 2012                                                                                                                                  Giannini: ''A chi giova la patto-mania''                                                                                          E' una sindrome che attanaglia tutti i governi, quando l'agenda sembra svuotarsi. Ma sul tavolo dell'alleanza invocata oggi, quella per la produttività, manca qualcosa di molto concreto: i soldi. Il commento del vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini                        http://video.repubblica.it/economia-e-finanza/giannini-a-chi-giova-la-patto-mania/104417/102797 

Inviato il 11/6/2012 alle 23:54
domandeamonti@repubblica.it
Egr. Sig. Presidente,
Come non si possono fare le nozze coi fichi secchi, così non si può stimolare la crescita senza risorse finanziarie. La crisi economica è dura e sarà lunga (almeno 15 anni), poiché riflette il riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere. Occorre perciò un punto di vista da economia di “guerra”.
Passera e Squinzi ovviamente lo sanno bene, altrettanto Alesina e Giavazzi o il “Corriere della Sera”, ma fanno gli gnorri o gli utili idioti (gli riesce sempre molto bene quando si tratta di tutelare i poteri forti).
Provo a sintetizzare:
1) E’ stata varata, con la Monti-Fornero, l'ottava riforma delle pensioni dal 1992, (cfr. [1] nota 1). Tutte insieme produrranno nei prossimi decenni risparmi per centinaia di miliardi. Neppure un centesimo di questi ingentissimi risparmi è previsto andrà a ridurre le disuguaglianze o finanziare ammortizzatori sociali universali - rispettivamente, tra le maggiori (cfr. [1], nota 11) e tra i più bassi in ambito OCSE, come rammentato più volte (anche nella Lettera della BCE, cfr. [1], nota 4) da Mario Draghi -, o finanziare direttamente la crescita, ma alimenterà l’avanzo primario.
2) I risparmi dalla “spending revuew”, che possono venire non certamente dalla ulteriore riduzione delle auto blu (che avrebbe però un valore simbolico), ma da una significativa riduzione della voce “beni e servizi”, che cifra complessivamente 140 mld (ci sta pensando il commissario Enrico Bondi), e dai trasferimenti/agevolazioni fiscali alle imprese ed ai redditi alti, serviranno ad evitare l’aumento dell’IVA.
3) Le risorse per la crescita (e per la riduzione del debito e conseguente riduzione degli interessi) possono venire soltanto prendendoli da quelli che i soldi ce li hanno, dopo che gli oltre 200 mld di manovre finanziarie varate negli ultimi 2 anni sono stati addossati in gran parte sui ceti medio-bassi e persino sui poveri (la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni è stata tagliata dal governo Berlusconi-Tremonti del 90%), e cioè:
– all’interno, a) dall'introduzione di un'imposta patrimoniale ordinaria (e/o prestito forzoso) sui grandi patrimoni, proposta persino, nel settembre scorso, dalle associazioni degli imprenditori (cfr. [1], nota 16), proprio come contropartita della riforma del lavoro e delle pensioni di anzianità; ma, come si dice, "passata la festa, gabbato lo santo"; b) dalla ritassazione una tantum dei capitali scudati e dalla tassazione di quelli esportati in Svizzera; c) da una maggiore contribuzione dei redditi alti ai servizi pubblici; d) da un aumento dell’IVA sui beni di lusso; e) dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva; f) da una lotta alle false indennità d’invalidità (la cui spesa è pari complessivamente a 16 mld, incluse le indennità di accompagnamento);
- all’esterno (UE), a) dal varo dei project bond e degli EuroUnionBond (v.[1], nota 12); e b) dall’introduzione della TTF, approvata nel lontano marzo  2011 dal Parlamento europeo (v. [1], nota 13).
[1] APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNOE DEL GOVERNO ALL’UE    
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html 
(firma)
PS: E’ un anno che uso definire la cancelliera Merkel una "bottegaia", leader di un Paese di "bottegai", per giunta arroganti, come li definiva Primo Levi (ne "La tregua").
E’ giusto che noi dobbiamo completare i compiti a casa, all’appello manca ancora, appunto, un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni o la lotta alla corruzione ed all’inefficienza della PA, che è una delle chiavi di volta dello sviluppo del Paese.
Tuttavia, i tornanti della storia, come quello attuale, sarebbe meglio affrontarli avendo alla guida degli statisti, non dei "bottegai". Purtroppo in Germania non c'è ora un Kohl, ma una Merkel. [2]
[2] “Le promesse da marinaio della “bottegaia” Merkel”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2739381.html

  

Post e articoli collegati:

Il solito Olli Rehn, l’amico del giaguaro                                                                                          http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2744430.html

L’Europa riparte da qui                                                                                                                    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2745490.html

Le determinanti dello spread                                                                                                            http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2746466.html

Il chiagne e fotte dei furbi “bottegai” tedeschi                                                                                http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747517.html

I facitori dello spread                                                                                                                        http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html

Lo spread e gli ‘amici del giaguaro’                                                                                                  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748385.html

Carlo Clericetti “Lo strano caso del dr. Draghi e mr Buba”  (10/08/2012) http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1540

“Lo spread che vale una legislatura”  (30/08/2012)                                                                           http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1542, in cui tra l’altro scrive:                              “Dunque: richiedere l’intervento “è indispensabile”; il memorandum è “un passaggio obbligato”; potrebbe essere lo stesso Monti a formularne le condizioni, cosa del tutto credibile vista la sua consonanza tanto con la Merkel che con Draghi, che del resto negli ultimi tempi marciano perfettamente uniti”. 

 

 

   

 



Il ruolo dell’educazione (in famiglia e a scuola) nella formazione di cittadini pensanti e felici: un approccio innovativo


Riporto un breve dialogo, intercorso ieri in un sito di Facebook, tra Pascal M. e me.


Pascal M. Ieri si parlava di politica, di antipolitica, di parole che convincono o che manipolano, di come bucare il rumore mediatico con un messaggio incisivo, di impatto, quale che sia il contenuto.
A me l'unico messaggio che piacerebbe sentire da un partito che si voglia dire politico oggi è: 'cogito, ergo sum', perché mi pare che sia il pensiero a dare consistenza alle cose e alle azioni, senza pensiero c'è solo agitazione e bricolage ideologico.
E così non si dovrebbe 'fare' e dire politica senza pensiero, eppure la politica spensierata o, quella dei migliori, impensierita oggi è la prassi, ma una politica e una classe dirigente pensante oggi non c'è o non si vede. 
Ogni giorno una scoperta nuova: l'Italia è il fanalino di coda nella produttività. Ma va, ma davvero, ma come? Lavoriamo poco. No lavoriamo tanto e male. Produrre cosa? Produrre cose per poi non venderle? Piccolo è bello! No, piccolo è brutto! E' la crisi, bellezza! Sì, ma noi stiamo peggio di tutti. Le macchine non vendono in tutto il mondo, Marchionne è stato costretto ad agire da manager carogna! Non è vero: in Germania il mercato dell'auto è florido e gode di ottima salute! Perché lì c'hanno la concertazione e un sindacato illuminato, qui c'abbiamo i Landini (pfui, pfui, pfui)! e via all'infinito.
Domenica a 'A come arte' parlando della biennale di Venezia dedicata all'architettura, ho sentito dire, in base ad argomentazioni che riguardavano non solo l'architettura ma la società nel suo complesso, che in Italia bisognerebbe ripartire da Olivetti. La cosa mi ha fatto piacere, ma Adriano Olivetti è morto nel 1960, cinquantadue anni fa. Nel frattempo chi e cosa c'è stato in Italia? Non deve essere un caso però se intellettuali che si sono formati all'Olivetti oggi, a rileggerli o a leggerli, sembrano esprimere un pensiero attualissimo o che, purtroppo, è ancora attuale. Gallino nato sobrio riformista oggi sempra essere addirittura un incendiario. Come mai?
A me pare che ci sono problemi antichi a cui non si è data, non si è voluta dare, soluzioni ed emergenze nuove, o forse una consapevolezza nuova di emergenze che non si sono volute vedere. Ed è difficile, adesso, far quadrare soluzioni per problemi vecchissimi e soluzioni per problemi nuovi o apparentemente nuovi.
Una classe dirigente verbigerante (di destra, di sinsitra, antipolitica) non serve a nessuno, solo a se stessa. 
Con la parola 'verbigerante' Tullio de Mauro mise a tacere uno studente che invece di rispondere con argomenti stava portando in giro parole (De Mauro ci spiegò, scrivendolo alla lavagna, 'verbigerare' da 'gerere verba'). E' dall'ironia pedagogicamente sprezzante che ho imparato quella parola, dovrei farne tesoro io stessa, lo so, ma possibile che chi ci governa non l'abbia mai sentita nominare?

 

@ Pascal

Bello il tuo commento, ma permettimi di fare alcune osservazioni:

1) i politici pensano eccome e fanno anche (ad esempio, in Italia, varare a causa della terribile crisi economica manovre finanziarie correttive per 330 mld), [1] poi parlano, ma non sempre dicono la verità o almeno tutta la verità, come probabilmente è il caso, in questa discussione, della cancelliera Merkel.

2) Il problema, quindi, è sceverare il grano dal loglio, il fumo dall’arrosto.

3) Chi deve dare gli strumenti per esserne capaci? In agosto, una trasmissione di “Tutta la città ne parla” verteva proprio su questo: c’era chi (tra cui il sottoscritto) diceva la famiglia, in primo luogo; chi la scuola. E questa è una diatriba costante, senza che si arrivi mai ad una conclusione.

4) Ammesso e non concesso che debba essere la scuola, non si vede come non rilevare che, in Italia, essa non possiede questi strumenti, se è vero come è vero che essa veicola una cultura (intesa in senso lato) che non è basata principalmente sulla logica e la concretezza, ma sull’illogicità e l’astrattezza. Ed allora mi sentirei di assolvere lo scolaro dell’aneddoto del prof. Tullio de Mauro, perché egli è vittima della cultura imperante da secoli e veicolata dalla famiglia, dalla scuola e dalla società intera.

5) Valorizzare la logica e la concretezza (o il pragmatismo) significa in concreto (per tornare agli esempi iniziali) individuare: nel caso dei sacrifici chiesti agli Italiani, a) chi ha deciso e fatto; b) che cosa; c) quanto; d) imputandoli a chi; nel caso dell’educazione, a) chi la deve fare; b) che cosa insegnare; c) quando cominciare.

Le risposte, nell’ordine, sono: nel primo caso, a) i governi Berlusconi e Monti; b) aumento delle tasse e riduzione della spesa pubblica; c) rispettivamente (i 2 governi, intendo), 267 mld e 63 mld complessivamente; d) il governo Berlusconi, in gran parte sul ceto medio-basso e persino sui poveri; il governo Monti, più equamente su (quasi) tutti; nel secondo caso, a) l’ambiente in generale (famiglia, scuola e società); b) (*); c) la famiglia, a partire dalla gravidanza e almeno fino a 3 anni; la scuola, dopo.

(*) Noi tutti nasciamo con 100 miliardi di neuroni ciascuno, ma senza sinapsi, che si sviluppano, soprattutto, a partire dalla seconda parte della gravidanza fino a 3 anni, a condizione che vengano stimolati dall’ambiente, altrimenti si "bruciano"; il cervello del bambino è come una spugna, capace di assorbire tutto, di bene e di male.

Conclusione: impostato così, potendo disporre di strumenti intellettivi e culturali adeguati, non pensi anche tu che non si sarebbe facilmente vittime delle bugie, della disinformazione e della cacofonia dei politici e dei media?

 

Pascal M.

Sono d'accordo con te sul fatto che la formazione, l'educazione, la conoscenza sono il muro di volta di una società democratica tanto che alcuni teorici liberali ne hanno fatto uno dei cardini imprescindibili della democrazia stessa.
Ieri si parlava di retorica politica che, non a caso, è nata con la nascita stessa della democrazia: se le scelte sono fondate sulla volontà popolare, si dovrà imparare a convincere, persuadere, convogliare consensi: nel bene e nel male, o nella chiarezza delle argomentazioni, dei fatti, dei documenti o nella opacità della manipolazione che punta alle viscere, ai luoghi comuni, ai malumori diffusi.
E, secondo me, chiunque abbia a cuore la democrazia di un paese dovrebbe pretendere nel curriculum scolastico anche la formazione alle tecniche retoriche: come riconoscerle, usarle, non farsene usare. 
Rispetto alla chiarezza dell'informazione dovrebbe essere sempre esplicitata l'ideologia (intesa come orizzonte di riferimento ideale) all'interno della quale una affermazione viene fatta.
Prendiamo le tasse. E' giusto pagarle? Io non credo si possa rispondere 'sì' o 'no' senza esplicitare il modello di società e di stato che uno ha in mente. Per me sì è giusto, per un liberista no. 
Il professor Fichera ha fatto un bellissimo esperimento nelle classi con i bambini a proposito delle tasse, lodato dai più, ma non da tutti (ecco un commento sul sito liberista 'bruno leoni':  
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7848 ).
Anche se per me è giusto pagare le tasse, non è giusto amputare il livello del discorso e oscurare gli argomenti che confutano la mia idea di giustizia. 
Invece a me pare che queste amputazioni siano all'ordine del giorno: non è vero che la tanto celebrata scomparsa delle ideologie sia stata una benedizione, uno perché non sono scomparse affatto, due perché si sono mimetizzate e dissimulate, confondendo e non chiarendo l'ordine dei discorsi.

Ieri la puntata dell'Infedele è stata molto interessante. Uno dei temi, lo stesso affrontato la mattina alla città, era centrato sul vivace dibattito (=rissa) a sinistra intorno alla cosiddetta antipolitica e i modi in cui opporvisi (
http://www.gadlerner.it/2012/09/04/il-ritorno-della-lotta-a-sinistra.html ). A rivederla e farne uno schema, potrebbe essere un ottimo canovaccio didattico. 
La sinistra ha rispolverato la sua autorevolezza e in punta di dottrina smonta la pacchianeria grillesca. La destra, nelle vesti ieri di un ex militante comunista convertitosi, mi pare di aver capito, al liberismo, irride alle pseudo soluzioni degli uni e degli altri e pensa solo alla riforma dell'architettura statuale e della Costituzione. Tanto che alla domanda di Gianni Vattimo: be', ma che ne facciamo della rabbia dei lavoratori dell'Ilva, della Sulcis dell'Alcoa, dei milioni di giovani precari e senza lavoro, dei disoccupati ecc. ecc.? ha fatto, con aria infastidita, spallucce.
La domanda di Vattimo secondo me era legittima. Il fatto è che la soluzione, o il tentativo di soluzione, a problemi sociali immensi come questi deve essere inscritta in un orizzonte di riferimento ideale che deve essere esplicitato dalla politica, soprattutto da quella di sinistra, non lasciato come combustibile esplosivo nella fucina dei populisti
Se la sinistra non è più capace di elaborare (o rendere espliciti) orizzonti di riferimento ideali all'interno dei quali proporre soluzioni a problemi concreti (e quanto duramente concreti), è inutile che se la prenda con la cosiddetta antipolitica.

 

@ Pascal

Capisco il tuo discorso: esso però è incentrato esclusivamente sul ruolo della scuola e parla – come dire? – del “contenuto” e della fascia d’età da 10 anni in su. Ti pregherei invece di fare un passo indietro assieme a me e di affrontare il problema del “contenitore”. Faccio un esempio concreto: c’è in giro, su iniziativa del governo, una pubblicità che ha l’obiettivo di incentivare la lettura dei libri, obiettivo importante e meritorio, poiché solo la lettura di libri può dare gli strumenti di conoscenza per capire a fondo la realtà, il mondo, i fatti, le persone. Il messaggio è rivolto ovviamente ai ragazzi (e forse agli adulti). Ma si sa bene – o almeno si dovrebbe sapere - che la lettura è una passione che si prende da piccoli, dopo è molto più difficile. Ormai ci sono le evidenze scientifiche che se la mamma legge al bambino durante la gravidanza e nei primissimi anni, ottiene tre risultati importanti: 1) sviluppa le sinapsi; 2) crea tra il bambino e il libro un legame fortissimo ed il bambino – sembra incredibile – preferirà il libro a qualunque giocattolo (ho raccontato la mia esperienza in questo lungo post Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto  educativo” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html oppure  http://vincesko.ilcannocchiale.it/2010/12/21/questione_femminile_questione.html. Aggiungo che pensavo fosse successo soltanto alla mia nipotina e non sapevo fosse invece un fenomeno generale finché non ho letto recentemente questa intervista  http://82.85.28.102/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni2/20120813/pdf/NAZ/pages/20120813_18_13SPC18A.pdf); e 3) soprattutto, crea, se fatto con amore, una relazione speciale col bambino che lo fa sentire “sicuro”, e quindi forte, sereno, equilibrato, anche in futuro.

Faccio un altro esempio concreto, preso dal mio post allegato: ci sono le evidenze scientifiche (ma, ad esempio, la Montessori c’era già arrivata empiricamente) che i problemi del bambino sorgono e quindi vanno affrontati, o meglio prevenuti, nella fascia d’età 0-3 anni, anzi già a partire dalla gravidanza, poiché ovviamente la determinante è quasi sempre ascrivibile alla mamma (e al padre e all’ambiente) più che al bambino; beh, (quasi) tutti i progetti di recupero, per i quali si spendono (o almeno, prima della crisi, si spendevano) moltissimi soldi complessivamente, sono destinati ai bambini dai 6 anni in poi, quando è già troppo tardi.

In conclusione, io credo che, in questo mondo così competitivo in cui noi, non avendo molte risorse materiali, possiamo/dobbiamo contare soprattutto sul capitale umano, dovremmo elevare il livello medio intellettivo e culturale degli Italiani; per far ciò è necessario farsi carico di tutti, anche - forse soprattutto - dei milioni di bambini delle fasce povere, marginali, escluse totalmente o parzialmente dal circuito educativo-scolastico; per dare al maggior numero possibile di individui le fondamenta su cui erigere più agevolmente la costruzione educativa, che ha un duplice effetto positivo: sulla personalità e sul livello intellettivo/culturale. Questo obiettivo può essere molto più facilmente perseguito e raggiunto se il progetto educativo ha come protagonista la famiglia, cioè in primo luogo la madre (e il padre), nella fascia d’età critica del bambino, cioè dalla gravidanza a 3 anni. Su questa solida base, come ho scritto nel ‘post’ allegato, potrà poi svolgere il suo compito – agevolato o complicato, a seconda dei punti di vista... - la scuola.

Ps: va da sé che la premessa indispensabile è la volontà del potere politico pro tempore di avere, anziché braccia da sfruttare e menti da manipolare e dominare, cittadini intelligenti, istruiti e sicuri di sé.

[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/07/17/il_lavoro_sporco_del_governo_b.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html


  

Se il PD non avesse avuto forza attrattiva invincibile


4 agosto 2012   Pd, ritorno al Pds?   Mario Rodriguez 
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136435/pd_ritorno_al_pds 
link sostituito da:
http://www.europa.dol.it/dettaglio/136435/pd_ritorno_al_pds


Ho letto questo articolo poco dopo mezzanotte non appena è stato pubblicato, ma confesso che non mi è sembrato degno di commento per la debolezza delle argomentazioni, trite e ritrite. Ma vedo ora che ha fatto scattare il solito riflesso condizionato nei pessimisti per inclinazione in servizio permanente effettivo, intolleranti fustigatori dell'intolleranza altrui. Per cui commento ora dedicando il mio commento ai pessimisti e/o intolleranti. 
Il PD [1] è più forte sia del peccato d'origine (unire un po' il diavolo e l'acqua santa), sia dei conservatorismi strumentali dei vari capi e capetti e semplici iscritti e commentatori, sia delle beghe interne frutto di personalismi ed egocentrismi e miopie, sia delle promesse non mantenute, sia delle carenze organizzative (v. in particolare i circoli territoriali e on-line, spesso inesistenti o perennemente chiusi), sia dello scetticismo più o meno latente e giustificato dei sostenitori. 
Per cui ribadisco ciò che ho scritto 2 anni fa in “PD-Obama” (all’epoca la situazione era ben peggiore perché c’era Berlusconi e Bersani era meno cattivo e determinato di adesso), che il PD avesse forza attrattiva intrinseca invincibile, suscitando scandalo nei pessimisti in servizio permanente effettivo:
1. Se il PD non avesse avuto forza attrattiva invincibile, basta averne seguito la lunga, travagliata gestazione, cui ha fatto seguito un parto... prematuro, con taglio cesareo per rendersene conto: nessuno lo voleva, i vari ras politici - gelosi della loro cadrega - opponevano forte resistenza, poi all'improvviso, non si sa come, fu deciso di... consentirgli di venire alla luce.
2. Se il PD non avesse avuto forza attrattiva non avrebbe albergato, anche se per un breve periodo, il diavolo - Pannella - e l'acqua santa - Binetti –, [3] la quale è stata praticamente costretta ad uscire dal partito, se no sarebbe ancora lì.
3. Se il PD non avesse avuto forza attrattiva, quando il ras Rutelli, [4] in evidente crisi di astinenza, ha deciso di uscirne per fondare un nuovo partito, l'avrebbero seguito non quattro gatti, ma molte più persone.
4. Se il PD non avesse forza attrattiva intrinseca, con tutti i problemi che vive, le lotte interne, l'afasia, l'assenza di leadership forte, il deficit di comunicazione, ecc., [4] non farebbe registrare un consenso intorno al 26-27 %, incrementabile, ma meno, molto meno.
(19-09-10)
 
[1] Partito Democratico (da Wikipedia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Democratico_(Italia)
[2] Paola Binetti (da Wikipedia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Paola_Binetti
[3] Francesco Rutelli (da Wikipedia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Rutelli
[4] La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani
http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2564322 , se non è più attivo, v.:   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764036.html oppure http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/12/03/la_capacita_comunicativa_ed_em.html

Sulla capacità comunicativa di Bersani, riporto anche questi 2 miei commenti sul blog di Alexander Stille, su Repubblica:
http://stille.blogautore.repubblica.it/2010/11/20/fini-vs-bersani/ 
·  vincesko 20 novembre 2010 alle 18:34
Il giudizio contenuto nel ‘post’ è in parte giusto, in parte errato.
In parte giusto, perché effettivamente Pierluigi Bersani – per ragioni caratteriali e di educazione – non sembra possedere una grande capacità comunicativa, secondo i canoni ormai imperanti.
In parte errata, perché essa dipende dalla situazione ambientale in cui egli si esprime: elevata, nelle assemblee di partito, nei convegni “tranquilli” e nei dibattiti di natura tecnica; bassa, nelle interviste volanti per strada (ma sta migliorando), nei dibattiti accesi con interlocutori maleducati, o quando, come nella trasmissione di Fazio, è soverchiato dall’emozione.
Poiché questo problema è molto dibattuto anche nell’ambito della base del PD, proprio ieri ho ‘postato’ questo mio commento in PDNetwork (“La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani” http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2564322 ), al quale rimando coloro che hanno tempo e voglia di leggere una selezione di “performance” bersaniane, relative al periodo giugno-agosto 2010, corredate di qualche mia chiosa critica, di segno talora positivo, talaltra negativo.
Infine, vorrei fare tre osservazioni: 1. ho notato che, in generale, il giudizio su Bersani è influenzato dal fattore pregiudizio, positivo o negativo; 2. Francesca è forse anch’ella vittima di pregiudizio – negativo -, poiché ha basato il suo giudizio sul discorso “aumento delle tasse”; 3. Bersani e Fini (come tutti i politici) vanno giudicati non tanto per quello che dicono e per come lo dicono, ma per quello che fanno in concreto.
·  vincesko 13 dicembre 2010 alle 16:26
Se ne è accorto finalmente anche un esperto di comunicazione come Curzio Maltese che l’efficacia comunicativa di Pierluigi Bersani dipende dal luogo e dalle modalità in cui egli si può esprimere (cfr. qui il mio commento del 20.11 ore 18:34).
(…). “Nel suo bel discorso Bersani, assai più efficace in piazza che in televisione, ha rivendicato con orgoglio la diversità del Pd”. (…).
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/12/news/maltese_manifestzione-10097911

Infine, allego:
Pier Luigi Bersani at the Renaissance Conference in Paris, 17.03.2012
http://www.youtube.com/watch?v=HTc1S9eaVPQ


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