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La Terza Via secondo D’Alema

 
L’INTERVISTA
D’Alema: «Renzi lasci la Terza Via. Bisogna riscoprire lo Stato»
Sulla riforma del lavoro: «Non credo che con il Jobs act arriveranno investimenti a pioggia o cresceranno i posti di lavoro. Non è l’articolo 18 l’ostacolo alla ripresa»
di Paolo Valentino
29 novembre 2014
http://www.corriere.it/politica/14_novembre_29/d-alema-renzi-lasci-terza-via-bisogna-riscoprire-stato-dac59766-77b8-11e4-8006-31d326664f16.shtml
 
 
La Terza Via[1] si è risolta in un lasciapassare al credo neoliberista,[2] che ha dominato gli ultimi 30 anni e prodotto lo sconquasso che è sotto gli occhi di tutti. Similmente al vaso di Pandora,[3] ora è difficile – a fronte di una potenza economica-finanziaria-mediatica di dimensioni stratosferiche concentrata in pochi soggetti bulimici e spietati, capace di condizionare il decisore politico – ripristinare lo status quo ante.

Renzi, al di là della “tostaggine” e spietatezza, è palesemente inadeguato al compito immane. Aveva fatto dichiarazioni bellicose contro l’austerità europea, ma si è scontrato subito col “muro” tedesco e, da abile venditore diretto,[4] si è prontamente adeguato, almeno nelle scelte concrete, mascherando il cambio di strategia con dichiarazioni di facciata.[5] D’Alema fa bene a denunciare che il re è nudo.[6]

 
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Terza_via
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Neoliberismo
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Vaso_di_Pandora
[4] La comunicazione di Matteo Renzi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2819792.html
[5] Renzi, il “complotto” del lavoro e lo snaturamento del PD
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821878.html
[6] http://it.wikipedia.org/wiki/I_vestiti_nuovi_dell'imperatore 


Appendice

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_937776 29 novembre 2014 | 14:12

D'Alema guardava a Stalin ,a Bresnev.I miei genitori mi insegnavano a guardare alla Svezia,all'Inghilterra ,quando D'Alema guardava alla Cina. D'Alema ha favoritola vendita delle nostre preziose fabbriche alla Germania ..TACERE!

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 29 novembre 2014 | 14:48

Stai parlando di 40 anni fa o forse più. Due generazioni fa. Nel frattempo, tutto è cambiato, persino la Cina è diventata capitalista. L'educazione infantile può essere una trappola. Quali sono state queste “nostre preziose fabbriche” di cui D’Alema avrebbe favorito la vendita alla Germania?

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVitoNardi 29 novembre 2014 | 15:35

Un comunista che pontifica sui mercati finanziari ! Non c'è più mondo.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 29 novembre 2014 | 17:26

Hai una logica aristotelica... Chi lo dovrebbe fare, uno speculatore finanziario di una grande banca che con un click specula in miliardi sul grano, facendone crescere il prezzo e affamando milioni di poveri, e che se gli va male "convince" il governo a salvare la propria banca dal fallimento, aumentando il debito pubblico e tagliando il tuo salario o la tua pensione? Visto il livello della tua osservazione, avverto te e i tuoi numerosi votanti che è una domanda retorica, poiché è esattamente quello che è successo dal 2008.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgQueequeg 29 novembre 2014 | 17:11

D'Alema cade nella solita deformazione mentale di sinistra. Confonde paesi dove lo stato ha una presenza comunque forte nella società (anche negli USA) con l'Italia dove lo stato ha una pesante gamba tesa addosso a tutti noi. La nostra spesa pubblica su PIL non è diversa da altri grandi paesi europei ma negli altri paesi non si tengono in piedi una cascata di leggi, leggine, norme e cavilli per tenere in piedi un esercito di burocrati che sarebbe meglio impiegare altrove. Negli altri paesi non si preleva un 4% di PIL in corruzione annua. Negli altri paesi non si tengono in piedi, a spese di tutti, aziende decotte, sovraffollate o improduttive (quanto ho sborsato io per mantenere non so quanta gente in Alitalia o altrove?). Il "più stato" di D'Alema sarebbe un continuare e aggravare quel peso e, come al solito, quando la sinistra aumenta i pesi pubblici, per mentalità distorta, finisce per rendere la coperta più corta proprio per le categorie disagiate che pretende difendere.Se solo si riducesse davvero il peso di quello stato deforme, azzeccagarbugli, ladro e complicatore, si farebbe solo bene, si libererebbero enormi risorse e,unito a una vera riforma della giustizia civile sì che si genererebbe molto più PIL e più posti di lavoro (i posti di lavoro meno e non proporzionali al PIL purtroppo, ma questo è un problema con cui si confronta tutto il mondo contemporaneo, non solo noi).

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 29 novembre 2014 | 17:40

Citazione: “per tenere in piedi un esercito di burocrati che sarebbe meglio impiegare altrove”. Concordo su tutto il resto, ma questo non è esatto. Per la precisione, in Italia (dove sono calati del 4,7% in 10 anni) nel 2012 c'erano 58 dipendenti pubblici ogni 1.000 abitanti, in Germania 54, in Francia 94, in UK 92, in Spagna 65 e in Svezia addirittura 135. Quella che è bassa è la performance.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_9868862 29 novembre 2014 | 17:27

d'accordo, ma il cavaliere era già ricco.........

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 29 novembre 2014 | 17:54

...Ricco di 3.500 mld di Lire di debiti verso le banche, che allora erano pubbliche, che lo salvavano dal fallimento. Perciò quando il suo protettore politico Craxi scappò all'estero, scese in campo personalmente a difendere la sua "roba" e diventò il terzo uomo più ricco d'Italia (ora è settimo).

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgDaniele Mazzini @mezzecrude 29 novembre 2014 | 17:28

Ma per favore, D'Alema, non diciamo cavolate. L'Italia di oggi non potrebbe permettersi grandi investimenti pubblici neanche volendo, con il debito al 133% del PIL e una massa enorme di pensionati di mantenere. Poi dire che la riforma elettorale sia il problema n.1 uno di Renzi è una cavolata, visto che la riforma del lavoro la sta facendo molto prima.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 29 novembre 2014 | 19:03

1) Relazione logica da statista (ma basterebbe anche un bottegaio saggio): per uscire dalla depressione economica, occorre aumentare la domanda aggregata (consumi + investimenti + spesa pubblica + esportazioni) -- > per aumentare la domanda aggregata, occorre un’adeguata politica fiscale (taglio di tasse e aumento di spesa) -- > per poter fare un’adeguata politica fiscale, occorre o, all’interno, una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie) o un intervento congruo della BCE, che attualmente, per ubbidire alla Germania, sta violando il suo statuto e mancando entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2): riportare il tasso d’inflazione “sotto il 2%, ma vicino” e sostenere la crescita economica ed un elevato livello dell’occupazione. 2) I pensionati sono 16,5 mln e si mantengono da soli con i contributi versati dai lavoratori attuali, come i pensionati hanno fatto a loro volta quando sono stati lavoratori. Il ripianamento da parte della fiscalità generale riguarda la spesa dell’assistenza. Anche per l’equilibrio dei conti pensionistici occorre incrementare la domanda aggregata e l’occupazione 3) Renzi sta facendo prima la riforma del lavoro perché a) ha cambiato la sua strategia dopo aver cozzato in UE contro il “muro” tedesco e, a fortiori, non intende inimicarsi i ricchi varando un’imposta patrimoniale per la crescita; e b) Berlusconi ha frenato, poiché teme le elezioni anticipate.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgckc.digital 29 novembre 2014 | 18:43

PERCHE'???..... questa è la parola più importante del vocabolario.... allora chiedo a tutti i commentatori: PERCHE' solo qualcuno di voi da una pur minima giustificazione al suo commento?..... e invece la maggioranza si limita per lo più all'insulto o, più bonariamente, all'invito a stare zitto?.....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 29 novembre 2014 | 19:24

Ottima domanda. Risposta sintetica: perché la maggioranza dei commentatori - di solito - emana un... cattivo odore: quello dell'ignoranza saccente, che si difende tramite la proiezione.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgLettore_9079711 29 novembre 2014 | 19:09

ma perchè intervistate ancora questo "relitto" della politica che ci ha rovinato ammassando un debito pubblico mostruoso ?

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 29 novembre 2014 | 19:37

E’ falso. Il 1° è di gran lunga Berlusconi. "Chi ha fatto il debito pubblico? Oscar Giannino smonta la teoria della "Prima Repubblica"":Governo Berlusconi I: 330 milioni al giorno di debito, Governo Berlusconi IV: 207 milioni al giorno, Governo Prodi: 96 milioni al giorno, Governo D'Alema: 76 milioni al giorno.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgfalco53 29 novembre 2014 | 18:16

Il buon Dalema fa tenerezza, e' convinto di essere ancora il più furbo e prova dare lezioni di storia a modo suo, per riproporre di vecchie ricette stataliste. Critica la terza via deifinendola passatista, quasi una sorta di escamotage del vecchio PCI per uscire dalla morsa capitalismo comunismo della fase dei blocchi USA URSS, utile per aver avviato privatizzazioni, liberalizzazione del lavoro e riduzione del deficit spending ma completamente superata dal turboliberismo del post muro di Berlino. Che la sinistra italiana non abbia più bisogno di trucchi per ritagliarsi uno spazio tra Washington e Mosca e' osservazione banale, che la caduta del muro abbia fatto diventare passatista non solo la terza via ma anche la via socialdemocratica alla tedesca all'economia, - stato, fisco, concertazione - e' cosa altrettanto nota ma sconosciuta al nostro. Il trucco e' citare Stiglitz, Piketty, Krugman, al posto del buon vecchio Keynes per riproporre la solita solfa keynesiana, sostegno della domanda, tasse, stato, burocrazia. Questa sarebbe la modernità caro Dalema? Capisco che chi ha ragionato per quarant'anni col modello della via italiana al socialismo in testa e quando questo e' andata definitvamente in crisi, ha dovuto fare una fatica disumana per diventare socialdemocratico ma riproporre i suoi approdi della maturità spacciandoli per moderni e attuali e' patetico oltre che ridicolo. Nostalgia senile per la socialdemocrazia, faccia il vino che e' meglio.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 29 novembre 2014 | 18:59

Analisi strampalata sottesa di sicumera, dopo 30 anni di neoliberismo che ha prodotto una crisi economica devastante, che in Italia si è trasformata in depressione economica, che dura - tranne uno sporadico rimbalzo nel 2010 - da 7 anni e che, continuando ad applicare la geniale terapia neoliberista dell'austerità espansiva anziché la teoria keynesiana, durerà almeno altri 7.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgfalco53 29 novembre 2014 | 19:23

La crisi dell' Italia risiede nelle condizioni in cui e' entrata inella moneta unica, con troppo debito pubblico e nessun accordo serio con la UE su i tempi per la sua riduzine, ci hanno pensato i mecati a dare il timing, E' Prodi che lo ha voluto, ha addirittura taroccato i conti del debito per tentare di fregare i crucchi, povero illuso. C'e' qualche demente disposto a riproporlo per la presidenza della repubblica. Liberissimo di pensare di contrastare il turboliberismo facendo le pulci al Lussemburgo, la sinistra e' anni che ha la sindrome di Polly Annie, per questo no vince mai.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 30 novembre 2014 | 13:57

Replica ancora più strampalata. 1. Debito pubblico. a) Debito/PIL 1999=113,7; 2000=108,58; 2001=108,32; 2002=105,36; 2003=104,14; 2004=103,71; 2005=105,72; 2006=106,35; 2007=103,28; 2008=106,09; 2009=116,42; 2010=119,29; 2011=120,70; 2012=126,96; 2013=132,74. b) Il debito pubblico NON è un problema, se gli altri parametri sono solidi e si ha una banca centrale. c) L'Italia fa registrare da 15 anni (tranne 2) un avanzo primario, il che significa che le entrate sono superiori alla spesa primaria (al netto degli interessi). Avanzo Primario % 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2. d) Secondo la Commissione europea, il nostro debito – cresciuto nel frattempo, per il calo del Pil e anche per poste straordinarie, al 133% del Pil - è tra i più sostenibili nel lungo periodo. 2) Il galantuomo e competente Prodi è un eccellente candidato alla PdR, solo un demente strampalato può pensarla diversamente. 3) Che c’entra il Lussemburgo? 4) Il Csx ha vinto e governato – bene, sulla base dei dati – per 7 anni.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgtucanovg 29novembre 2014 | 21:17

Lei ha vinto un oscar: ha espresso un pensiero esattamente agli antipodi del mio. Ai posteri....A noi spetta il reciproco rispetto. Per quanto riguarda l’imposta patrimoniale sui ricchi voglio però farle notare , e se mi permette, sensibilizzarla, che se per "ricchi" intende Agnelli , De Benedetti ecc. il suo proposito risulterebbe vano per indisponibilità delle risorse, mentre se intende i "tosabili" , cioè coloro che hanno sudato e lavorato, allora la cosa prenderebbe il sapore di un esproprio forzoso , cioè una appropriazione indebita, cioè un furto legalizzato , cioè un'azione intollerabile e come tale foriera di sviluppi imprevedibili. Un saluto..

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 30 novembre 2014 | 14:53

Lei ha commesso un errore triplo: primo, perché fa ammuina, come milioni di altri“poveri”, quell’ammuina che favorisce i ricchi e consente a 4 gatti di spadroneggiare e decidere il destino di tutti gli altri; secondo, perché il 5% più ricco delle famiglie possiede una ricchezza netta pari a 2.000 mld, per cui basterebbe tassarla per un 20%, pari a 400 mld, per risolvere (quasi) il nostro problema più impellente – la crescita economica e dell’occupazione – attraverso la riattivazione della domanda aggregata (v. mio commento del 29/11 19:03); terzo, perché il rimanente 95% è escluso! Poi commette un altro errore - doppio– di strabismo e iniquità, poiché trascura – come ho segnalato qui già una trentina di volte, fornendo le prove (cfr. “Il lavoro sporco del governo Berlusconi-Tremonti”) - che il mastodontico risanamento dei conti pubblici (330 mld cumulati nella scorsa legislatura, 4/5 Berlusconi, pari a 267 mld, e 1/5 Monti, pari a 63 mld, ma le cui voci strutturali dispiegano tuttora i loro effetti) è stato addossato in grandissima parte – in modo particolare da Berlusconi - sui NON RICCHI (tra cui il sottoscritto, quindi parlo anche per esperienza diretta)! Saluti.

 


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permalink | inviato da magnagrecia il 30/11/2014 alle 12:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dialogo sulla lettera di Padoan all’UE, la sostenibilità del debito pubblico e la formula del deficit strutturale

 
LETTERA A BRUXELLES
Padoan a Ue «Riforme senza precedenti, dateci fiducia»
Il ministro dell’Economia: «Il debito sale per impegni con Ue e pil negativo. «Il debito italiano è più sostenibile rispetto alla maggior parte dei paesi dell’Unione»
di Redazione Online
22 novembre 2014
http://www.corriere.it/economia/14_novembre_21/lettera-padoan-ue-ripresa-2015-ma-sara-timida-fragile-0143a188-71b7-11e4-b9c7-dbbe3ea603eb.shtml
 
 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 novembre 2014 | 11:56

Citazione dalla lettera: “Byincreasing employment, it will also faster the long term sustainability of the pension system”. Il titolo in homepage “Padoan alla Ue: «Con il Jobs Act pensioni stabili a lungo termine»” è fuorviante, poiché l’effetto del Jobs act è incerto e soltanto addizionale. Come ho segnalato qui numerose volte dialogando con i catastrofisti o commentando la proposta dell’FMI di intervenire sulle pensioni, 1) dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011); oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2050 per centinaia di miliardi (la riforma Fornero soprattutto dal 2020). 2) Il totale della spesa pensionistica (266 mld nel 2013) è al lordo di oltre 45 mld di Irpef (che è una partita di giro) e, a differenza degli altri Paesi, include l'assistenza. 3) Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più solidi e severi in UE28. 4) L’unico intervento ancora da fare è quello sulle cosiddette pensioni d’oro (>90.000€ l’anno), che sono 109.000 e costano 13 mld l’anno (e forse su quelle d’argento), intervenendo con modalità rispettose della pronuncia della Corte Costituzionale del 2013.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/3444552/corriere/small/sole-macro.jpgookuboo 22novembre 2014 | 12:05

un giobbatt che elimina l'articolo 18 tranne che [...] ad eccezione però [...] tranne i casi in cui [...] (tutte ste eccezioni fanno sorridere) e che però non affronta nemmeno lontantamente il vero problema della disoccupazione Italiana, ovvero la forte crisi di consumi che ci affligge dovuta alla tassazione troppo elevata (e l'eliminazione dell'irap sulla componente lavoro è in realtà solo uno "spostamento di tassazione" che non diminuisce nemmeno un po' il problema della mostruosa tassazione esistente in italia) ..e poi.. uno dei debiti più alti d'europa a fronte di un'economia reale ormai compromessa che per il nostro ministro dell'economia è uno dei più sostenibili e altre cose così... davvero, meglio che al circo, anche se è comprensibile che il ministro dell'economia Italiana dica queste cose.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22novembre 2014 | 12:16

Ti sbagli. Come ho già segnalato qui più volte dialogando con i catastrofisti come te, che il debito pubblico italiano sia tra i più sostenibili nel lungo termine lo scrive da anni la Commissione Europea, che all'analisi della sostenibilità del debito pubblico in UE dedica un report periodico, reperibile nel suo sito.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgPOL 22 novembre 2014 | 12:28

Gia' il piu' sostenibile a lungo termine visto che in Italia i proprietari di case in % sono tra i piu' alti del mondo, che gli Italiani hanno sempre avuto la propensione al risparmio (quando questo era ancora possibile)...quindi c'e' sempre margine per reperire ancora un po' di soldi da qualche tassa nuova nuova di zecca. I rapporti della commissione europea sono come quelli del genio che vuole fare i tostapane a una fessura per risparmiare...peccato che si sono dimenticati di fare una valutazione su quante fette vengano mangiate e alla fine si consumerebbe di piu'.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgfasalv69 22 novembre 2014 | 12:41

Questa e la loro sostenibilita'! Pensano di coprire il debito rubando al risparmio incluse case...

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgfasalv69 22novembre 2014 | 13:07

Il problema sara' il breve/medio come Schumpeter fece notare al lungo termine di Keynes. Che non sapendo rispondere a tono, disse appunto nel lungo termine siamo tutti morti!

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgpippo4321 22novembre 2014 | 13:24

se lo dice la Commissione possiamo dormire sonni tranquilli, peccato che la speculazione non la pensi così,infatti i primi titoli pubblici ad essere attaccati sono proprio quelli italiani.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22novembre 2014 | 13:32

Hai le idee confuse: la ricchezza privata non c’entra molto con la sostenibilità a lungo termine del debito pubblico, correlata ai parametri del bilancio pubblico attuali e prospettici (deficit, avanzo primario, spesa pubblica, che sono o nella media – la spesa pubblica primaria - o inferiori alla media – il deficit – o superiori alla media – l’avanzo primario) e al Pil. Anziché fare il… panettiere spiritoso, vai sul sito dell’UE e leggi il report.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgbrillantant 22 novembre 2014 | 13:35

Padoan può fare tutte le valutazioni tecniche chevuole, ma anche i tecnici dell'Ue fanno le loro valutazioni tecniche. Poichè inEuropa ci chiedono insistentemente di ridurre gradualmente il debito perchè loritengono troppo alto. Delle due l'una o sbaglia Padoan o sbaglia l'Europa. Iopersonalmente ritengo sbagli Padoan anche perchè finora non ha azzeccaronemmeno una previsione economica , iniziando dalle previsioni sul Pil perfinire agli importi occorrenti, ritoccati diverse volte , per finanziare ilpatto di stabilità 2015. THE END.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 novembre 2014 | 14:47

Parole in libertà, le tue. Geniale, ridurre il debito in recessione, come pretendono i geni tedeschi, che intanto il loro debito pubblico lo hanno aumentato più di noi e parte lo nascondono sotto il tappeto. E come lo ridurresti? Tagliando la spesa pubblica? Peggiorando la recessione. E di quanto, lo ridurresti? E, infine, tu saresti disposto a fare la tua parte per ridurlo?

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgbrillantant 22 novembre 2014 | 15:01

Le domande non le devi fare a me perchè non sono pagato (profumatamente) per dare le risposte. Le risposte le deve dare l'esecutivo. Comunque il mio commento riguardava solo la sostenibilità del debito italiano perchè Padoan in base alla sue valutazioni asserisce che il nostro debito è sostenibile mentre l'Europa e altre istituzioni economiche internazionali tra le quali le agenzie di rating sostengono che non è più sostenibile perchè l'Italia è un paese in declino che non riesce a produrre più ricchezza.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 novembre 2014 | 16:26

Eh no, se non sei in grado di sostenere la discussione su giudizi che incongruamente trinci, dovresti avere l’intelligenza o almeno il buongusto di astenertene. E’ falso che l’UE abbia giudicato il nostro debito pubblico insostenibile; come ho scritto ben 2 volte più sotto e numerose volte in passato, è esattamente il contrario. A me risulta che anche gli investitori internazionali – salvo che tu non produca una prova valida contraria - danno lo stesso giudizio. L’Italia – il cui Pil è ancora il quarto dell’UE28 e la cui industria manifatturiera è tuttora la seconda - è in recessione proprio a causa delle mastodontiche manovre recessive varate nella scorsa legislatura (330 mld cumulati) e perché, a causa dei vincoli UE “stupidi”, non può fare politiche keynesiane, né le fa l’UE, né supplisce (come in USA, GB o Giappone, ecc.) la nostra banca centrale (BCE), sul cui sito ieri, peraltro, è stato pubblicato un “paper” con critiche severe alle formule usate dalla Commissione Europea (cerca con Google “Bce contro Ue: "Dannose le regole sul deficit"”).

 

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgbrillantant 22 novembre 2014 | 16:47

Vai a pagina 4 di Repubblica di oggi il cui titolo dell'art. è il seguente: Padoan: iNAFFIDABILI I CALCOLI UE SUL DEFICIT". Nell'articolo il nostro ministro mette in dubbio l'attendibilità dei dati Ue che penalizzano oltremodo i conti del paese e chiede una reviisione dei parametri econometrici a livello UE.Fredda la risposta della Commisione Europea che ha fatto notare che la metodologia seguita è stata concordata tra tutti gli Stati membri dell'Unione nè risulta loro che ci siano in corso trattative per modificarla. A volte un tocco di presunzione e saccenteria in meno favorirebbe fortemente il dialogo. Alla prossima.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgEnricoSanJust 22 novembre 2014 | 15:19

caro Vincesko....tu ed io polemizzammo in passato sulla vicenda della Crescita e Sviluppo...ti ricorderai senz'altro....ma a parte quell'episodio PER ME ampiamente superato(a volte polemicamente ci si infila in un cul de sac senza accorgersene ) devo darti atto che tu sei persona preparata, attenta e precisa.....leggo i tuoi post che condivido spessissimo.....tu hai un taglio "tecnico"....mentre io ho un taglio piu' "politico"....ma a parte le differenze (che sono poi il bello del dibattito e della vita...sai che tristezza il pensiero unico !) ti do atto che porti contributi SERI, MOTIVATI e DOCUMENTATI....ed in un mare di baggianate, sciocchezzuole e pinzillacchere davvero sono a manifestarti la mia stima....e la mia considerazione....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgbrillantant 22 novembre 2014 | 16:20

E alla fine vissero felici e contenti....

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko22novembre 2014 | 16:27

Faccio del mio meglio, comunque grazie e saluti.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 22 novembre 2014 | 17:24

Citazione: “A volte un tocco di presunzione e saccenteria in meno favorirebbe fortemente il dialogo”. 1) Evidente esempio di proiezione. 2) La formula contestata da Padoan non c’entra nulla con i parametri di Maastricht, aggravati dal fiscal compact. 3) Le critiche alla formula del deficit strutturale non sono di Padoan, ma di alcuni studiosi che hanno pubblicato il loro “paper” su LaVoce.info: Stefano Fantacone, Petya Garalova e Carlo Milani del Cer. E’ una metodologia che la stessa Commissione – in un suo studio del 2013 “Labour Market Developments in Europe 2013” – aveva giudicato inaffidabile, come persino Mario Draghi aveva rilevato nel suo discorso nell’agosto scorso a Jackson Hole, ma continuando ad usarla come se niente fosse (questo – come evidenziavo ieri ad un altro disinformato ostinato e saputello come te - è uno degli stravolgimenti della vita, della logica, della lingua e della matematica regalatici dalla destra egemone in UE). E forse proprio questa osservazione del presidente della Bce ha incoraggiato Padoan a dire quello che da tempo avremmo dovuto dire, visto che il problema era emerso da un pezzo. Infine, ripeto (non ascolti perché non ti piace informarti adeguatamente): sul sito della BCE ieri è stato pubblicato un “paper” con critiche severe alla formula usata dalla Commissione Europea.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgbrillantant 23 novembre 2014 | 9:50

Egregio Vincesko se hai la pazienza di rileggerti qualche mio commento non troverai mai una parola, un termine, una frase da cui si evince saccenteria o la presunzione di avere in tasca la verità. A differenza di altri...... Sono a conoscenza che le analisi della Commissione Europea sui conti degli stati membri sono effettuate con metodologie diverse da quelle dell'Ocse, della Bce, ecc. Però sono le regole ufficiali in vigore ed accettate da tutti gli stati membri nè mi risulta ci siano altri paesi, oltre all'Italia, che abbiano contestato tali criteri di valutazione. Allora si può criticare fin quanto si vuole ma fin quanto tali regole sono in vigore bisogna rispettarle ed attenersi ad esse. Alla prossima.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko 23 novembre 2014 | 15:10

1) Ti rammento che sei stato tu a darmi immotivatamente del saccente, tipico esempio di saccenteria. 2) Ora dici che sei “a conoscenza che le analisi della Commissione Europea sui conti degli stati membri sono effettuate con metodologie diverse da quelle dell'Ocse, della Bce, ecc.”. Ma il problema non è questo: la Commissione ha il compito di “correggere” il dato del deficit, per depurarlo dagli effetti del ciclo economico, ma la formula che usa è arbitraria e inattendibile – come affermano i 3 studiosi italiani (seguiti da moltissimi altri), la stessa Commissione Europea ed anche la BCE – ed è prociclica anziché anticiclica, quindi anziché combatterla aggrava la crisi. 3) Ammesso e non concesso che sia solo l’Italia a contestare la formula, questo semmai – visti il risultato, l’ammissione della stessa Commissione Europea e la conferma della BCE – a) è un titolo di merito, non di demerito; e b) dipende dal fatto che l’Italia è l’unica ad avere raggiunto il pareggio strutturale di bilancio, ma nonostante questo è trattata peggio della Spagna e della Francia, che per il terzo anno consecutivo sforeranno il tetto del 3%, senza essere sanzionate perché protette dall’egemone Germania. Conclusione: da italiano, anziché fare il saccente su una materia che di tutta evidenza ignori e, per soprammercato, parteggiare per il “nemico”, dovresti unirti a chi protesta contro la destra egemone tedesca che applica regole errate, discrimina il tuo Paese e ne perpetua la crisi economica.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgbrillantant 23 novembre 2014 | 22:04

Egregio Vincesko. L'Europa considera l'Italia un paese inaffidabile dopo tante infrazioni, tanti patti non rispettati, dopo tante promesse non mantenute. Inoltre ci ricorda un giorno si e l'altro pure che occorre fare in fretta le riforme. Le riforme, a mio avviso, non sono l'art.18 o la responsabilità civile dei giudici che andrebbe inquadrata in un vasto progetto di rivoiuzione di tutta la giustizia civile e anche penale. L'Europa ha compreso che questo governo si sta impantanando su aspetti marginali e singoli provvedimenti tampone, senza uno straccio di progetto di indirizzo industriale concordato con le parti sociali (sindacati e confindustria) per rendere più produttivo e competitivo il nostro sistema . Senza accelerare sulla lotta alla corruzione e la regolamentazione del falso in bilancio, padre di ogni evasione e elusione fiscale, senza velocizzare sulla riforma della pubblica amministrazione per pulirla dalle incrostazioni burocratiche e renderla molto più snella . Dicevo senza queste riforme fondamentali che vanno approvate nell'arco di qualche mese e non di qualche anno, come non giustificare la diffidenza dell'UE sui nostri conti?. Alla luce di quanto su esposto attaccarsi alle diverse metodologie per il calcolo del nostro defict strutturale diventa irrilevante anche perchè la differenza di calcolo produrrebbe delle differenze irrisorie. Non si tratta di fare il tifo, ma di essere obiettivi .

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgVincesko28novembre 2014 | 10:13

Conosco bene l’inclinazione alla furbizia di noi Italiani, ma questo non m’impedisce, a differenza tua, di riconoscere le furbizie e le inadempienze dei Tedeschi (che sono diverse) o di altri (v., ad esempio, l’Austria, recentemente). E’ che esistono furbi stupidi, come noi, che ci prendiamo gli svantaggi dell’Euro e pure le colpe, e furbi intelligenti, come i Tedeschi, che godono dei vantaggi dell’Euro e passano pure per vittime. Quelle delle riforme è un discorso duplice: alcune servono sicuramente (soprattutto la PA, che è la madre di tutte le riforme), ma è diventato un alibi ed un mantra per nascondere le gravi inadempienze dell’UE e della BCE, che vanno anch’esse sottolineate. Ed, infine, è illogico ed autolesionistico stigmatizzare la furbizia di noi Italiani nel rispetto delle regole e, nel contempo, glissare e sottovalutare l’impatto degli errori di applicazione delle regole, che non è proprio trascurabile, visto che l’UE, in base al calcolo errato, ci costringe ad un ulteriore aggiustamento miliardario, mentre potremmo destinare l’1% del Pil, che vale ben 16 mld, per ridurre le tasse sui redditi bassi e/o potenziare gli ammortizzatori sociali, misure anti-crisi indispensabili.

 

 

Post e articoli collegati:
 
Dialogo sulla furbizia degli Italiani e dei Tedeschi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2804796.html
 
Il debito italiano è sostenibile. Mai rischiato il fallimento
Pubblicato da keynesblog il 20 dicembre 2012 in EconomiaEuropaItalia
di Domenico Moro – da Pubblico
http://keynesblog.com/2012/12/20/il-debito-italiano-e-sostenibile-mai-rischiato-il-fallimento/

L’Italia alla Ue: debito sostenibile. E Padoan critica i metodi di calcolo europei
di Dino Pesole, con un articolo di Chiara Bussi 21 novembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-21/italia-ue-debito-sostenibile-063715.shtml

La dittatura del debito in Europa e le possibili vie di fuga
Luigi Pandolfi - 29 gennaio 2015
http://www.economiaepolitica.it/politiche-fiscali-e-di-bilancio/la-dittatura-del-debito-in-europa-e-le-possibili-vie-di-fuga/


Calcolo Pil strutturale
 
Pacta servata sunt
25 marzo 2014
http://www.centroeuroparicerche.it/userfiles/RapportoCER-Aggiornamenti_PactaServataSunt_25-03-14.pdf
 
Una previsione europea difficile da accettare
31.03.14
Stefano Fantacone, Petya Garalova e Carlo Milani
http://www.lavoce.info/archives/18442/disoccupazione-di-equilibrio-fiscal-compact/

L’imbroglio della disoccupazione di equilibrio
Pubblicato da keynesblog il 
https://keynesblog.com/2014/10/29/limbroglio-della-disoccupazione-di-equilibrio/
 
Politica di bilancio ostaggio della stima del Pil potenziale *
04.11.14
Carlo Cottarelli, Federico Giammusso e Carmine Porello
http://www.lavoce.info/archives/31060/relazioni-pericolose-stima-potenziale-politica-bilancio/
 
Per l’Italia non è solo un problema di metodo*
07.11.14
Kieran Mc Morrow e Werner Roeger
http://www.lavoce.info/archives/31172/per-litalia-non-problema-metodo/
 
Perché la crisi complica la stima del Pil potenziale *
11.11.14
Carlo Cottarelli, Federico Giammusso e Carmine Porello
http://www.lavoce.info/archives/31242/perche-crisi-complica-stima-pil-potenziale/

La formula misteriosa del «Pil potenziale»
di Chiara Bussi 17 novembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-11-17/la-formula-misteriosa-pil-potenziale-084957.shtml

Bce contro Ue: "Dannose le regole sul deficit"
di MAURIZIO RICCI
22 novembre 2014
Il deficit strutturale - al netto cioè della congiuntura - su cui rischiavano di scivolare i conti di Roma e su cui ha fatto leva la Commissione per costringere il governo Renzi a tagliare il bilancio di 3 miliardi di euro in più del previsto è una bufala: "inaffidabile", le stime sono "incerte e volatili". Per giunta, è colpevolmente"prociclico": ovvero, anziché sventarla, rende più profonda e ineluttabile  una recessione annunciata. Firmato e sottoscritto: il guru supremo, insomma niente popò di meno che gli augusti sacerdoti della Bce a Francoforte.
http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2014/11/22/news/bce_contro_ue_dannose_le_regole_sul_deficit-101084106/

Infine attiriamo l’attenzione sul grafico relativo alla stima del deficit strutturale, pubblicato a corredo di uno degli articoli: riteniamo opportuno specificare che non contiene “Stime UE” ma lo scenario ufficiale presentato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nella Nota di Aggiornamento al DEF, il quale si caratterizza per un andamento del PIL potenziale stimato secondo il modello dell’UE, a confronto con uno scenario alternativo elaborato da questo ministero nel quale il tasso di crescita del PIL potenziale è ipotizzato assumere un valore medio di +0,4% dal 2008 in poi. [http://www.mef.gov.it/primo-piano/leggestab/index.html]
 
Aggiornamento (04/03/2015):
 
Il metodo conta: crescita potenziale e regole fiscali *
03.03.15
Carlo Cottarelli
http://www.lavoce.info/archives/33405/metodo-conta-crescita-potenziale-regole-fiscali/
 
Aggiornamento (05/05/2015):
 
Ecco la formula matematica che oggi, in Europa, determina tutte le principali scelte di politica economica.
di Alessandro Cianci
1 maggio 2015
http://www.eunews.it/2015/05/01/la-formula-della-felicita-ovvero-della-stima-del-pil-potenziale/34603

Aggiornamento (22/06/2016):

L’Output Gap non è uno solo. Le stime della Commissione Europea e quelle dell’OCSE
Carmelo Pierpaolo Parello e Diletta Colocci  15 settembre 2015
Carmelo Pierpaolo Parello e Diletta Colocci richiamano l'attenzione sull'Output Gap, la differenza tra la crescita effettivamente realizzata e quella potenziale, nella definizione dei saldi strutturali di bilancio. I due autori, in particolare, si soffermano sulle differenze tra i metodi di stima di tale grandezza correntemente utilizzati dalla Commissione europea e dall'OCSE; queste, infatti, comportano valori stimati diversi, con rilevanti implicazioni sull'aggiustamento strutturale richiesto in sede europea e sulla valutazione del rispetto del Patto di Stabilità e Crescita.
http://www.eticaeconomia.it/loutput-gap-non-e-uno-solo-le-stime-della-commissione-europea-e-quelle-dellocse/
 

**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/dialogo-sulla-lettera-di-padoan-allue.html


CCF, proposta iniqua e forse incostituzionale

 
crisi, moneta di (***)
Una moneta statale per uscire dalla crisi
22/11/2014
L'emissione da parte dello Stato di "Certificati di credito fiscale" consentirebbe di creare una moneta nazionale complementare all'euro e di conseguenza nuova capacità di spesa senza generare debito. Un manifesto - appello di Gallino, Bossone, Cattaneo, Grazzini e Sylos Labini
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Una-moneta-statale-per-uscire-dalla-crisi-27196
link sostituito da (commenti cancellati, v. Appendice):
http://old.sbilanciamoci.info/Newsletter/Newsletter-n.374-24-novembre-2014/Una-moneta-statale-per-uscire-dalla-crisi-27240.html 

Avevo già letta questa proposta dei CCF, non sono un esperto quindi le sparo così, ma vorrei avanzare due obiezioni: 1) la prima è che mi sembra anticostituzionale, poiché privilegia alcune categorie (lavoratori e imprese) e ne esclude altre (pensionati e disoccupati); 2) la seconda è che i disoccupati 15-64 anni in Italia (quindi senza considerare gli ultra64enni) formali sono oltre 3 mln e potenziali (inattivi) 14 milioni circa, come farebbero a utilizzare il regalo dei CCF in buoni-tasse (“I CCF sarebbero utilizzabili dopo un certo periodo di tempo (due anni) per pagare ogni tipo di tassa e servizio alla pubblica amministrazione sia nazionale che locale: per esempio, Irpef, Irap, ticket sanitari, contributi pensionistici, multe eccetera.”)? I disoccupati sono esenti dai ticket sanitari. Questo forse è il motivo per cui gli autori della proposta hanno previsto di assegnare i CCF gratuiti solo alle imprese ed ai lavoratori con reddito tassato in maniera inversamente proporzionale al reddito. Ma è anche il suo difetto esiziale, poiché, messa così, la misura probabilmente sarebbe – come ho già detto - incostituzionale; ma se i CCF si dessero anche alle persone senza reddito sarebbero probabilmente classificati dall’UE – ammesso che la misura venisse approvata - come sussidi di protezione sociale e quindi ascrivibili al debito pubblico, che, anziché calare come chiedono, si incrementerebbe solo per questo di ben 400 mld in 2 anni o almeno della quota parte classificata come sussidi.

Io direi di lasciar perdere il set delle proposte immaginifiche e di migliorare ed implementare quelle, ancorché difficili, praticabili e congrue per uscire dal pantano: a) all’interno, un’imposta patrimoniale straordinaria corposa sul 5% più ricco delle famiglie; e/o b) costringere la BCE a fare quel che deve per statuto (art. 2), prima che l’ottusa Germania caschi insieme a noi e all’Euro: a) riportare il tasso d’inflazione poco sotto il 2% e b) sostenere la crescita economica ed un elevato livello dell’occupazione. Altre soluzioni – purché realizzabili - sono solo complementari.

 

Post scriptum:

La proposta originaria di Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi (così come commentata da Enrico Grazzini su MicroMega (http://temi.repubblica.it/micromega-online/come-uscire-dalla-crisi-senza-uscire-dalleuro/) non includeva i disoccupati tra i beneficiari dei CCF né i BTP fiscali. Questa, nel testo proposto qui, non include tra i destinatari i pensionati.


Appendice

 

risposta a Vincesko

Stefano Sylos Labini

Mercoledì, 26 Novembre 2014 09:38:11

Evidentemente qui c'è un errore perchè i lavoratori sono gli occupati, i disoccupati e i pensionati, in altri termini la misura cerca di comprendere l'intera popolazione. La tassa patrimoniale non è affatto in contrasto con questa proposta, se ci fosse la forza politica si potrebbe procedere su entrambi i fronti: patrimoniale e moneta complementare all'euro a circolazione interna. Sulla BCE mi sembra che la Germania non lo permetterebbe mai.

 

Replica a Stefano Sylos Labini

Vincesko

Mercoledì, 26 Novembre 2014 20:46:04

Grazie della risposta, ma mi permetto di aggiungere:
1. Non sono sicurissimo, ma nella stesura originaria mancava l’inciso tra parentesi “(occupati, disoccupati e pensionati)”. D’altronde, è difficile considerare i pensionati nel novero dei lavoratori.
2. Come verranno classificati i disoccupati? Presumo in base all’iscrizione ai Centri per l’impiego. Attualmente i disoccupati sono circa 3,2 mln, ma è molto probabile che, se ci sarà la possibilità di ricevere i CCF, anche tutti i 14 mln circa di inattivi 15-64 anni si iscriveranno nella lista dei disoccupati, portandone il numero complessivo a circa 17,2 mln.
3. I lavoratori occupati sono circa 22,4 mln ed i pensionati circa 16,5 mln. Quindi – ad esclusione dei lavoratori autonomi e delle aziende – siamo ad un totale di potenziali beneficiari di 56,1 mln.
4. Rimane inevasa la mia obiezione concernente la possibilità che i 17,2 mln di disoccupati (inclusi gli attuali inattivi) possano restituire l’importo dei CCF ricevuti. Come verranno allora considerati i CCF non rimborsati? Sussidi e quindi spesa sociale?
5. Infine, la BCE. E’ chiaro che la Germania non è d’accordo acché la BCE adempia il suo statuto. Ma proprio per questo io da mesi propongo di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea, unica Autorità sovraordinata giurisdizionalmente ad essa (art. 35 Statuto BCE).
(Per le motivazioni, le prove documentali e i dettagli, v. “Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html).


precisazioni

Stefano Sylos Labini

Giovedì, 27 Novembre 2014 12:03:44

l'obiettivo è quello di comprendere l'intera popolazione che si può suddividere in occupata, disoccupata e pensionata

i ccf possono essere convertiti in euro, in tal modo chi non ne ha bisogno può comunque aumentare il suo reddito disponibile e quindi la capacità di spesa

sulla BCE la questione è complicata

 

Obiezione

Vincesko

Giovedì, 27 Novembre 2014 21:43:44

Sulla BCE, vista la normativa, se si rigetta il complesso d'inferiorità verso l'egemone Germania, che per gli Omt (Outright Monetary Transaction), tramite la Corte Cost., ha presentato ricorso alla Corte di giustizia, e si rispetta la condizione che le regole non valgano soltanto per i Paesi deboli ed i poveri cristi ma per tutti, la questione è, invece, semplice e chiara. E per denunciare la BCE alla Corte di giustizia per violazione statutaria non bisogna chiedere il permesso a nessuno, neppure all'arrogante Germania o alla Commissione europea "controllata" dalla Germania, com'è nel caso dei CCF, che in ogni caso mi auguro vengano implementati.

 

Segnalazione

Vincesko

Sabato, 06 Dicembre 2014 15:29:46

Segnalo che la stessa incongruenza c’è tra il testo riportato oggi da Economia e politica “Un appello per uscire dalla crisi con l’emissione di moneta statale a circolazione interna”
Enrico Grazzini, Stefano Sylos Labini - 06 dicembre 2014
Il nostro progetto prevede che lo Stato italiano emetta gratuitamente a favoredei lavoratori e delle imprese CCF ad utilizzo differito
http://www.economiaepolitica.it/europa-e-mondo/un-appello-per-uscire-dalla-crisi-con-lemissione-di-moneta-statale-a-circolazione-interna/, in cui come ricordavo manca l’inciso tra parentesi “(occupati, disoccupati e pensionati)”, ed il testo che si trova nel link al suo interno al sito dell’Associazione Paolo Sylos Labini: 
Proponiamo che lo Stato italiano emetta gratuitamente a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, delle imprese, dei disoccupati e dei pensionati, Certificati di Credito Fiscale ad utilizzo differito”.


Articolo collegato:
 
Un’autorevole conferma della mia tesi sui poteri della BCE:
 
L’EX PRESIDENTE DELL’EUROTOWER
Trichet: la Bce può comprare titoli di Stato
«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri» 
di Giuliana Ferraino
26 novembre 2014
http://www.corriere.it/economia/14_novembre_26/trichet-bce-puo-comprare-titoli-stato-217f3cfa-7595-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml


QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED

 
BceDraghipolitica monetaria di Thomas Fazi
Draghi apre al quantitative easing “all’americana”
19/11/2014
Draghi ha incassato l’ok ad una politica di quantitative easing “all’americana”, estesa cioè anche ai titoli di stato. Un importante passo avanti, ma non sufficiente
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Draghi-apre-al-quantitative-easing-all-americana-27129
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Draghi-apre-al-quantitative-easing-all-americana-27129.html  


Citazione: “In questo senso, se è vero che il programma Omt rappresenta un passo avanti rispetto al mandato della Bce, che vieta l’acquisto di titoli di stato senza se e senza ma”. 

E’ falso che lo statuto della BCE vieti l’acquisto di titoli di Stato. Questo divieto (art. 21 dello Statuto) è limitato al mercato primario, esattamente come per la FED, che NON può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro, ma soltanto sul “mercato aperto” (open market) (cfr. allegato in fondo).

L’art. 21 dello statuto della BCE, infatti, così recita: “21.1. Conformemente all'articolo 123 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell'Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.”

Per uscire dal pantano (recessione – che colpisce tutti, tranne la Germania, anche se… - e deflazione, che avvantaggia i Paesi creditori – Germania e satelliti), la BCE deve acquistare titoli di Stato, ma la Germania non vuole e la BCE ubbidisce, violando il suo statuto (artt. 2-Obiettivi e 7-Indipendenza).

Anche la BCE è obbligata statutariamente a: a) controllare l’inflazione che deve essere “sotto il 2%, ma vicino” (ed ora è prossima allo zero ed in alcuni Paesi sotto zero); e b) “sostenere le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione” (tra cui un elevato livello di occupazione). In condizioni normali, la BCE NON ha gli stessi poteri della FED, i cui 4 obiettivi sono sullo stesso piano ed al primo posto è menzionata la piena occupazione; ATTUALMENTE, invece, i poteri sono gli stessi, perché la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, in deflazione è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo - “crescita economica e un elevato livello dell’occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero – è, peraltro, del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2% (cfr “Allegato alla petizione al Parlamento Europeo: la BCE non rispetta il suo statuto”).

La BCE dovrebbe varare un QE (senza sterilizzazione) per almeno 3.000 mld per tutta l’Eurozona. La base di ripartizione dei 3.000 mld potrebbe essere: a) o unica: il PIL; oppure, meglio, b) multipla: ad esempio, metà in base al Pil e metà in base all’eccedenza rispetto al limite del 60% debito/Pil), quindi all’Italia andrebbe il 20-25% del QE (3.000x0,25=750 mld), che è la stessissima cosa che acquistare, selettivamente, 750 mld di titoli italiani, per alleviare sensibilmente la spesa per interessi passivi e liberare così risorse congrue per varare un’adeguata politica fiscale per la crescita economica e dell’occupazione.

La FED acquista sul mercato aperto (mercato secondario) titoli a bassissimo interesse e a lunga scadenza di solito subito dopo l'emissione, attraverso i “dealer”. E’ chiaro che la BCE dovrebbe fare la stessa cosa “mascherata”, anche noi abbiamo i “dealer”, per l’Italia, ad esempio, sono una ventina: cinque banche americane (Goldman Sachs, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup), due banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank), due banche svizzere (UBS Bank e Credit Suisse), una banca olandese (ING Bank), una banca giapponese (Nomura), due banche britanniche (Barclays e Royal Bank of Scotland), tre banche italiane (Banca Intesa, Unicredit e Banca Montepaschi di Siena) e quattro banche francesi (Credit Agricole, BNP Paribas, Societe Generale, HSBC).

 

PS:

Allegato
1 - Motivazioni della petizione
2 - Statuto BCE
3 - Obiettivo inflazione sotto 2%, ma vicino
4 - Federal Reserve Act (e divieto acquisto diretto titoli Tesoro USA)
5 - Trattato di Lisbona
6 - Trattato di Maastricht
 
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html

 

Appendice

 

Mandato della Bce

Thomas Fazi

Venerdì, 21 Novembre 2014 16:55:03

Ciao Vincenzo: bè, la legalità dell'acquisto di titoli di stato da parte della Bce (anche sul mercato secondario) è quantomeno dubbia, come dimostra la sentenza della Corte di giustizia tedesca, ora al vaglio della Corte di giustizia europea.

 

Risposta a Thomas Fazi

Vincesko

Sabato, 22 Novembre 2014 00:05:43

@Thomas Fazi

1) Premesso che l’arrogante Corte Cost. tedesca - ancorché non si sia limitata a presentare il ricorso alla Corte di Giustizia, ma abbia, in ben 40 pagine, indicate anche le soluzioni - non ha nessun potere di interpretazione dei trattati UE, traggo da: “Karlsruhe: doppia sfida all’Europa” - 18.02.14 - di Pietro Manzini  
http://www.lavoce.info/karlsruhe-europa-bce-euro/ “Lo scorso gennaio, la Corte costituzionale tedesca ha posto alla Corte di giustizia UE due questioni relative alla legittimità della decisione della Bce sul programma cosiddetto Omt (Outright Monetary Transaction), che prevede la possibilità da parte del sistema delle banche centrali europee di acquisto illimitato di titoli di debito pubblico nel mercato secondario a favore di quegli Stati che aderiscano alle politiche di condizionalità fissate dall’European stability mechanism. Con la prima questione, la Suprema Corte tedesca vuole sapere se la decisione rientra nella politica monetaria, ovvero se deve ritenersi di politica economica; con la seconda, invece, vuole che gli eurogiuridici di Lussemburgo stabiliscano se il programma Omt è compatibile con il divieto di facilitazione finanziaria previsto dall’articolo 123 del Trattato sul funzionamento della UE”.

Da cui emerge che le contestazioni della Corte non riguardano il potere della BCE – sancito dal dettato chiarissimo dell’art. 21 – di acquistare titoli sovrani sul mercato secondario, ma soltanto se questi possano essere illimitati e se rispondano al mandato della BCE di gestire la politica monetaria.

2) Segnalo, sul tema, questo commento che mi sembra interessante e forse dirimente (peraltro esso è in linea con le motivazioni addotte dalla stessa BCE):

nextville • 
L'atto della BCE in questione è l'OMT, che non è un trasferimento di liquidità alle banche (come gli LTRO, che nessuno ha impugnato) ma un programma (per ora solo annunciato) di acquisto di titoli di stato sul mercato secondario. Dal punto di vista giuridico, la BCE non può fare acquisti sul mercato primario e in generale agire con lo scopo di finanziare gli stati (ex art.123 TFEU), ma può (ex art.18 ESCB Statute) fare acquisti di titoli di stato (e altri titoli) sul mercato secondario (cioè non direttamente alle aste pubbliche, ma sul mercato privato dei titoli già emessi) per ragioni di politica monetaria - es. per fare Quantitative easing. Ad es. può, per scongiurare un rischio deflazione, non solo abbassare i tassi ma anche aumentare la liquidità tramite acquisti sul mercato. 
L'OMT è quindi legittimo se gli acquisti di titoli di stato dei paesi membri sono fatti sul secondario e giustificati da ragioni monetarie. La ragione portata dalla BCE a giustificazione dell'OMT non è un generico "to preserve the euro", ma è più precisamente l'esigenza (fortissima nell'estate 2012) di "riparare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria" che aveva cessato di funzionare per l'interferenza del rischio di ridenominazione, cioè perché i mercati temevano che alcuni paesi deboli (tra cui Italia e Spagna) fossero costretti a uscire dall'euro e quindi fossero costretti al default sul loro debito (non essendo più in grado di pagarlo con una moneta destinata a rapida e pesante svalutazione). Questo genere di rischi crea un "bad equilibrium", cioè una situazione che si autoalimenta portando al disastro (= l'aspettativa che un paese sia costretto a uscire fa salire a tal punto i suoi tassi da generare l'evento). Per poter ripristinare la sua capacità di controllo sulla moneta tramite le tradizionali manovre sui tassi -- quindi per ragioni di politica monetaria (e non fiscale) -- la BCE ha minacciato di usare un potere che certamente ha (ex art.18 ESCB Statute) di fare acquisti sul mercato secondario di titoli di stato. Tale minaccia da sola è bastata a eliminare il bad equilibrium e a far tornare progressivamente i mercati alla normalità. E' proprio questo successo che dimostra che era in atto un bad equilibrium e che la BCE doveva sventarlo, perchè senza sventarlo non sarebbe più stata in grado di ottemperare al suo mandato primario, che è mantenere la stabilità dei prezzi.
http://studiocataldi.mailupnet.it/f/tr.aspx/?:5Um8d=wstwsu5:5h.=t2yyof-=bhfj/nvkiq3eni5cc40h2f709:fvb6qgma:gl:5c69&x=pv&o2mdnh8imo8cidc70:4mwuo_u10gbNCLM

3) Gli articoli riportati sopra, infine, fotografavano la situazione di quasi un anno fa; nel frattempo, i dati della deflazione e della crisi economica permangono negativi, se non aggravati, anche e soprattutto in termini prospettici. Il che giustifica – come preannunciato da Draghi – l’adozione di “misure non convenzionali” (per la BCE, poiché per tutte le altre banche centrali sono del tutto ordinarie in periodi di crisi), anche per NON disattendere ulteriormente entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2).

Cordiali saluti.


Draghi ammette

Vincesko

Giovedì, 04 Dicembre 2014 18:58:00

Draghi ammette che il QE per l'acquisto dei titoli di debito pubblico rientra nei poteri della BCE. Tuttavia, neanche oggi la BCE ha deciso di adempiere finalmente i suoi doveri statutari fissati dall'art. 2:

“Rispondendo alle domande di giornalisti, Draghi ha detto che il direttorio "ha discusso dell'acquisto di titoli di Stato", che "ricade nel mandato" della Bce. Nell'ambito di un ‘quantitative easing’, d'altra parte, possono rientrare "tutti gli asset tranne l'oro".
http://www.repubblica.it/economia/2014/12/04/news/bce_tassi_quantitative_easing_draghi-102109933/



Post e articoli collegati:
 
Draghi, incongruenze o misfatti?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2822406.html
 
crisiGermaniaUe di Vincenzo Comito
Crisi, quell'ostinato animo tedesco
19/11/2014
Sembra fantasioso sperare in un mutamento di politica economica da parte del governo tedesco. Strettamente sorvegliato nelle sue decisioni dai sostenitori dell’austerità a tutti i costi
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Crisi-quell-ostinato-animo-tedesco-27131
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Archivio/fascia-bassa/Crisi-quell-ostinato-animo-tedesco-27143.html


La contraddizione del banchiere centrale
Pubblicato da keynesblog il 19 novembre 2014
http://keynesblog.com/2014/11/19/la-contraddizione-del-banchiere-centrale/


Aggiornamento
 
La Corte Ue con Draghi: "Gli acquisti Bce rispettano i trattati"
Il giudizio della Corte di giustizia europea in un parere consultivo sollecitato dalla Germania. Per l'avvocato generale all'Eurotower serve "ampia discrezionalità". La decisione definitiva nel giro di qualche mese. Draghi a Die Zeit: "I tedeschi capiscano che la Bce ha mandato pan-europeo"
14 gennaio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/14/news/la_corte_ue_con_draghi_gli_acquisti_bce_rispettano_i_trattati-104903053/

 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/qe-gli-obiettivi-ed-i-poteri-della-bce.html
 
 


Draghi, incongruenze o misfatti?


 
Carlo Clericetti
13 nov 2014
Le incongruenze di Draghi
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/11/13/le-incongruenze-di-draghi/
 
 
L’operato di Draghi (e della BCE), a mio avviso, si può, anzi si deve, valutare da due punti di vista. Dal punto di vista dei ricchi e dei maitre à penser, con la pancia piena, quelle di Draghi sono incongruenze (s. f. [dal lat. Tardo incongruentia]. – Mancanza di convenienza, di proporzione, di coerenza fra più cose e spec. fra elementi che dovrebbero succedersi secondo uno sviluppo logico), quindi sotto il profilo della forma un peccato poco più che veniale. Dal punto di vista dei poveri cristi, esse sono, invece, sotto il profilo sia della forma che della sostanza, omissioni, violazioni dello statuto, quindi un peccato grave, anzi – a considerarne gli effetti catastrofici - gravissimo.
A mo’ di esempio, pensiamo al supposto salvataggio della Grecia (in realtà, almeno i ¾ dei prestiti sono serviti per ripagare i debiti verso le banche tedesche e francesi), in cui l’incongruenza è rappresentata dal fatto che si è deciso di centellinare i prestiti per ottenere come contropartita le c.d. riforme strutturali, costate lacrime e sangue ad un intero popolo, ma poi l’ammontare complessivo dei prestiti, alla fine, equivale all’intero debito pubblico greco iniziale, che anzi è poi cresciuto.
O pensiamo al “salvataggio” italiano, in cui si sono imposte, per avere per un breve periodo gli acquisti di titoli pubblici da parte della BCE, manovre correttive per un ammontare complessivo cumulato di 330 mld, pagati per lo più dai poveri cristi, che sono serviti in grandissima parte per pagare gli interessi passivi alle banche, senza che questo abbia ridotto il debito, che anzi è ulteriormente cresciuto.
Per andare ancora più in dettaglio, pensiamo al caso limite dei c.d. esodati, i quali per 1 o 2 o 3 o 4 o 5 o 6 anni sono stati e saranno senza reddito, e se non dispongono di risparmi o di patrimonio o di capacità di indebitarsi in attesa della pensione, o trovano la forza di andare alla Caritas o muoiono letteralmente di fame e di freddo, poiché non esistono per loro ammortizzatori sociali.
Per concludere, a me pare che occorrerebbe essere cauti nel definire quelle di Draghi (come alto rappresentante della categoria dei panciapiena) delle incongruenze; esse sono dei veri e propri misfatti che gridano giustizia al cospetto di Dio (per chi ci crede) e davanti al popolo sovrano.
 

Post collegati:
 
BCE, il re è nudo (dialogo con Carlo Clericetti)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821145.html
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html
Dialogo sui poteri, gli obiettivi e le violazioni statutarie della BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820833.html

Renzi, il “complotto” del lavoro e lo snaturamento del PD

 
Marco Bracconi
3 NOV 2014
Rottamare il complotto
http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2014/11/03/rottamare-il-complotto/
 
Due giorni fa, ho fatto il seguente commento:
 
http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 3 novembre 2014 alle 20:57

@walterstucco (3 novembre 2014 alle 15:33)

Tesi infondate e conclusione illogica.
1. ”Soprattutto in materia di lavoro ci ha sempre lavorato il professor Ichino”
Parole in libertà. Sono iscritto da anni alla sua newsletter, Ichino ha lavorato per conto suo, il suo DdL riscosse meno del 10% dei voti all’Assemblea del PD sul lavoro; anche a livello parlamentare, il DdL che aveva di gran lunga il maggior consenso era quello proposto da Ghedini-Passoni-Treu.

2. Tesi bizzarre, a) la prima contraddice la precedente: chi ha prevalso, Ichino o Cofferati? b) la cosa “di sinistra” sarebbe l’anarchia e il lassismo verso i giovani che, ogni notte fino all’alba, fanno casino nelle strade e nelle piazze?

3. a) Io sono migliorista da 40 anni, non ho votato Renzi. Come me altri. Quelli che l’han fatto probabilmente se ne sono pentiti. b) Li conosco bene perché ho frequentato per 3 anni “Europa”: gli ex dc che votano PD odiano letteralmente la CGIL, sono in gran maggioranza lontanissimi dai miglioristi e dagli ideali socialdemocratici e, per la loro spietatezza (e non esagero, posso produrre le prove), perfino da quelli caritatevoli cattolici.

4. Anche io critico il mercato del lavoro duale, ma Renzi ha raccontato una balla sesquipedale quando ha detto che lo Stato, come un buon padre di famiglia, si prenderà cura di ogni lavoratore licenziato. Ha stanziato nella Legge di Stabilità 2015, per gli ammortizzatori sociali, 1,6 miliardi (e non si riesce ancora a capire se sono aggiuntivi), ma ne servirebbero 5-10 volte tanto. Che si fa? Si dà credito a un falegname che costruisce tavoli quadrati con 3 gambe, e guarda caso la quarta è quella che va nell’interesse dei povericristi? Un leader serio di sinistra direbbe: l’UE (la Germania) non mi permette di sforare, io nonostante le promesse e le minacce mi sono dovuto adeguare, per fare la riforma che essi vogliono prendo allora i soldi dai ricchi italiani, che sono più ricchi dei Tedeschi. Anche perché so che, per quelli di sinistra, è qui soprattutto che si parrà la mia nobilitade. [1]

Conclusione. Le politiche e i leader politici vanno giudicati dai fatti, dalle scelte concrete: Renzi non è di destra, come si dice, ma racconta troppe balle per essere un buon leader di sinistra e, avendo deciso – come sembra – di portare acqua al mulino dei forti, fa tavoli sghembi, iniqui e precari, similmente a come capitava con i governi di destra, e per giunta cerca di coprire il misfatto con parole propagandistiche. E quindi perché dovrebbe ricevere il voto dei miglioristi? Semplicemente, non lo merita.

Vincesko

 

Segnalo molto volentieri l’editoriale di oggi di Ezio Mauro “Il dramma del lavoro che spacca l'identità della sinistra”  http://www.repubblica.it/politica/2014/11/05/news/il_dramma_del_lavoro_che_spacca_l_identit_della_sinistra-99781591/.

Lo faccio volentieri sia perché, in esso, il "renziano" Ezio Mauro dimostra la sua intelligenza e che, nel giudicare, si attiene laicamente all'analisi dei fatti e delle scelte concrete (come suggerivo nella mia risposta del 3 novembre 2014 alle 20:57 al logorroico e invadente walterstucco), sia perché riecheggia e sviluppa alcuni concetti (lo snaturamento del PD, la scelta di Renzi di aver sposato la causa dei forti contro il lavoro e i sindacati, l’assenza di un’imposta patrimoniale per finanziare il welfare, il rapporto con l'UE) da me espressi (vedi anche il mio posPD, metamorfosi incipiente di un partito http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821607.html ).

Riporto dell’editoriale i passi per me più significativi:

“tagliando a danno dei più deboli e non riformando nell'interesse generale”

“pretendendo quindi un'attenzione particolare alle tutele degli ammortizzatori sociali”.

“Poi poteva dire agli imprenditori che non ci sono pasti gratis neppure per loro, e che dopo la modifica dell'articolo 18 e il taglio dell'Irap dovevano fare la loro parte contribuendo a mantenere i costi della democrazia, quindi del welfare”

“E infine, doveva avvertire il sistema politico e istituzionale, e addirittura l'Europa, del pericolo che attraverso il lavoro salti il nucleo stesso della civiltà occidentale”.

“Ma qui nasce una seconda domanda: per Renzi il Pd è uno strumento opportunistico attraverso cui conquistare il potere o è una scelta culturale, politica, identitaria di responsabilità?”

“La sinistra italiana ha non solo il diritto, ma il dovere (come in altre democrazie) di parlare all'intero Paese. Ma a patto che lo faccia in nome e per conto della sua identità: questo è il punto. Per intenderci: nel New Labour di Tony Blair c'è certo il new, inseguito da Renzi, ma c'è pur sempre il labour, che il Premier non vede”.

“A condizione di non cambiare la propria natura”.

 
[1] La vera nobilitade del tosto, concreto, coraggioso e leale Renzi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2802737.html


Articoli collegati:
 
Governo giù, il premier perde 10 punti. Scende il Pd e vola la "Lega nazionale"
di ILVO DIAMANTI
16 novembre 2014
http://www.repubblica.it/politica/2014/11/16/news/governo_gi_il_premier_perde_10_punti_scende_il_pd_e_vola_la_lega_nazionale-100667443/
 
Più imprenditori, meno impiegati Così si trasforma l’elettorato del Pd
Consensi al 38,3%, in calo di 2,5 punti. Balzo della Lega (+1,9%), unico partito in crescita
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16 novembre 2014
http://www.corriere.it/politica/14_novembre_16/piu-imprenditori-meno-impiegati-cosi-si-trasforma-l-elettorato-pd-47014e3a-6d72-11e4-a925-1745c90ecb18.shtml 

RANIERO LA VALLE – C’è bisogno di un partito nuovo
25 novembre 2014
http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/11/25/raniero-la-valle-ce-bisogno-di-un-partito-nuovo/ 

Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

 

1.    Motivazioni della petizione

Specifichiamo le motivazioni della petizione:

- Il presidente Mario Draghi omette puntualmente, ogni qual volta parla in pubblico dei compiti della BCE, di citare l’obiettivo subordinato della crescita economica e dell’occupazione e menziona soltanto quello principale del controllo dei prezzi;

- nel sito della BCE, c’è stata alcuni mesi fa una strana modifica e del testo e del link delle funzioni della BCE, che ha messo la sordina all’obiettivo subordinato e, per contro, posta l’enfasi sul fatto che l’obiettivo principale fosse importante anche per l’UE, anzi gerarchicamente sovraordinato (!) (noi abbiamo conservato e possiamo produrre la vecchia versione, vedi Appendice);

- sul sito dell’Unione Europea, al link trasmessoci recentemente, su nostra richiesta, dal Centro di contatto EUROPE DIRECT (http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/ecb/index_it.htm), è menzionato - al singolare! – soltanto l’obiettivo principale [nel 2015, con la nuova Commissione Juncker, il contenuto - che comunque ci pare sconti il condizionamento dell'ideologia economica neoliberista, non corroborata dalle evidenze empiriche - è stato modificato, ma abbiamo riportato il vecchio testo più sotto nell’Appendice];

- se si va nel sito della BCE e si clicca su Informazioni correlate “Statuto del SEBC e della BCE”, si riceve il seguente messaggio:

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• Click the logo above to return to the homepage and find the information again
• Visit the Site directory
• Try searching for this page with the search at the top of the page
If that is to no avail, please send an e-mail to ECB webmasters.

- se si clicca, nella prima colonna di sinistra della pagina, su “Statuto del SEBC e della BCE” e poi, pazientemente, si aprono i vari link, solo alla sesta e ultima voce, “Protocollo (n. 4) sullo Statuto del sistema europeo di banche centrali e della BCE GU C 326 del 26.10.2012, pag. 230, si trova il testo dello statuto;

- stesse difficoltà, anzi peggio, si incontrano per trovare il testo del Trattato di Maastricht (vedi, più sotto, la voce n. 6)

- la conclusione che noi ne traiamo è che è in atto da tempo, da parte della Commissione Europea e della BCE, un’opera metodica ed intenzionale di disinformare l’opinione pubblica europea - di cui sono vittime quasi tutti e, incredibilmente, anche un presidente di banca centrale statale ed un premio Nobel di Economia, audito recentemente dal Parlamento italiano, statunitensi; numerosi professori universitari di Economia (anche famosi); economisti, giornalisti economici e maitre à penser (abbiamo le prove documentali: Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2825230.html oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.it/2015/03/chi-non-conosce-lo-statuto-della-bce.html) -, allo scopo, da un lato, di giustificare la disastrosa politica economica basata sull’ossimorica austerità espansiva e, dall’altro, di obliterare scientemente le prove evidenti delle violazioni statutarie della BCE (e dell’UE); inoltre,  ritenere che la BCE abbia un solo obiettivo – quello del controllo dei prezzi - condiziona inevitabilmente il sistema informativo, il dibattito nazionale ed europeo, le analisi, le iniziative e le richieste in ambito accademico e fuori da questo ambito;

- gli obiettivi della BCE sono 2 (due), non 1 (uno) soltanto, come pensano quasi tutti: uno principale – il controllo dei prezzi – e l’altro subordinato (fu deciso che fosse tale su richiesta della Germania) – sostenere, tra l'altro, la "crescita economica equilibrata" e la "piena occupazione”;

- l’obiettivo dell’inflazione sotto il 2% è già stato raggiunto, ma, in effetti, è anch’esso disatteso dal Consiglio direttivo della BCE, poiché l’obiettivo quantitativo, che i trattati hanno lasciato decidere alla stessa BCE, è stato fissato dal Consiglio direttivo della BCE “sotto il 2%, ma vicino”, ed ora – anzi da tempo – siamo, nell’Eurozona, prossimi allo zero (con vantaggio dei Paesi creditori – Germania e Paesi del Nord - e svantaggio dei Paesi debitori - Piigs);

- pertanto, la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo - “crescita economica" e "piena occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero, che rende necessaria una politica monetaria espansiva – è, peraltro, del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2%;

- ne discende anche, detto per inciso, che, attualmente, contrariamente all’opinione imperante, la BCE ha gli stessi poteri della FED (peraltro, va rimarcato che anche la Federal Reserve non può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro degli Stati Uniti) e, come per la FED, entrambi gli obiettivi – controllo dei prezzi e crescita economica e dell’occupazione - sono su un piano perfettamente paritario;

- è la BCE, dunque, a causa della sua inazione o azione insufficiente, il maggior responsabile del perdurare della depressione economica italiana e della crisi economica dell'Eurozona, con gravi conseguenze sui popoli europei, nel cui interesse teoricamente essa opera;

- a questo si aggiunge che il presidente Draghi continua a dare indicazioni politiche invece di premere per le riforme della finanza e adottare quelle che competono alla banca centrale; non ha risolto il problema delle agenzie di rating, nonostante lo avesse indicato come rilevante da presidente del Financial Stability Board; ha sposato l’interpretazione restrittiva secondo cui la Bce non poteva finanziare i Fondi salva-Stato; si è permesso di invitare i governi a cedere sovranità ai tecnocrati; e, infine, sembra intrattenere un rapporto privilegiato con la Germania, che va oltre il fatto che questo Paese ospiti la BCE e sia il più grande dell’UE (vedi, da ultimo, la sua telefonata, appena tornato dal convegno dei banchieri centrali tenutosi a Jackson Hole, alla cancelliera Merkel, per chiarire e quasi giustificare le sue dichiarazioni ritenute da tutti i commentatori eterodosse rispetto alla linea dell’austerità propugnata dalla Germania);

- in definitiva, la BCE appare indipendente dagli Stati, tranne che dalla Germania, e che non stia facendo quanto dovrebbe in relazione ai suoi 2 (due) obiettivi statutari perché ubbidisce alla Germania anziché al suo statuto. E andrebbe stigmatizzata dal Parlamento Europeo e sanzionata dalla Corte di Giustizia Europea, almeno se si ritiene che le norme UE non vadano interpretate nell’ottica del più forte (Germania) e valgano non soltanto per gli Stati deboli e i poveri cristi, ma per tutti.

   

2.    Statuto BCE

Articolo 2

Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

 
Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea (poi art. 127), oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".
Tali obiettivi (definiti dall'articolo 2 del Trattato di Maastricht, poi art. 3 del Trattato di Lisbona, modificato) sono:
• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità
• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente
• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
• la coesione economica e sociale
• la solidarietà tra stati membri.
 
Articolo 3
(ex articolo 2 del TUE)
1. L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.
2. L'Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l'asilo, l'immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima.
3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.
Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.
Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.
4. L'Unione istituisce un'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro.
5. Nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.6655/7/08 REV 7 RS/ff 23 JUR IT
6. L'Unione persegue i suoi obiettivi con i mezzi appropriati, in ragione delle competenze che le sono attribuite nei trattati.
 
https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf

  

3.    Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”

Stabilità dei prezzi: definizione

Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.

Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?] 

https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

 

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):

https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html

  

4.    Federal Reserve Act 

http://www.federalreserve.gov/aboutthefed/fract.htm 

Why doesn't the Federal Reserve just buy Treasury securities directly from the U.S. Treasury?

The Federal Reserve Act specifies that the Federal Reserve may buy and sell Treasury securities only in the "open market." The Federal Reserve meets this statutory requirement by conducting its purchases and sales of securities chiefly through transactions with a group of major financial firms--so-called primary dealers--that have an established trading relationship with the Federal Reserve Bank of New York (FRBNY). These transactions are commonly referred to as open market operations and are the main tool through which the Federal Reserve adjusts its holdings of securities. Conducting transactions in the open market, rather than directly with the Treasury, supports the independence of the central bank in the conduct of monetary policy. Most of the Treasury securities that the Federal Reserve has purchased have been "old" securities that were issued by the Treasury some time ago. The prices for new Treasury securities are set by private market demand and supply conditions through Treasury auctions.

http://www.federalreserve.gov/faqs/money_12851.htm 

(Il Federal Reserve Act specifica che la Federal Reserve può acquistare e vendere titoli del Tesoro solo nel "mercato aperto". La Federal Reserve soddisfa questo requisito di legge effettuando i suoi acquisti e vendite di titoli prevalentemente mediante operazioni con un gruppo di grandi imprese finanziarie - i cosiddetti primary dealer - che hanno un rapporto commerciale instaurato con la Federal Reserve Bank di New York (FRBNY ). Tali operazioni sono comunemente noti come operazioni di mercato aperto e sono lo strumento principale attraverso il quale la Federal Reserve regola le sue riserve di titoli. Condurre le operazioni sul mercato aperto, piuttosto che direttamente con il Tesoro, sostiene l'indipendenza della banca centrale nella conduzione della politica monetaria. La maggior parte dei titoli del Tesoro che la Federal Reserve ha acquistato sono stati "vecchi" titoli emessi dal Tesoro qualche tempo fa. I prezzi per i nuovi titoli del Tesoro sono stabiliti dalla domanda del mercato e condizioni di approvvigionamento di privati attraverso aste del Tesoro).

  

5.        5. Trattato di Lisbona

Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (pubblicati on line il 27 febbraio 2013)

http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf

  

6.    Trattato di Maastricht 

http://europa.eu/legislation_summaries/institutional_affairs/treaties/treaties_maastricht_it.htm

(We are migrating the content of this website during the first semester of 2014 into the new EUR-Lex web-portal. We apologise if some content is out of date before the migration. We will publish all updates and corrections in the new version of the portal.) 

Link in fondo alla pagina

testo integrale del trattato di Maastricht

http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html

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AGGIORNAMENTI

Aggiornamento (16/01/2015) 

Nella conferenza stampa del 4 dicembre scorso, “Rispondendo alle domande di giornalisti, Draghi ha detto che il direttorio "ha discusso dell'acquisto di titoli di Stato", che "ricade nel mandato" della Bce. Nell'ambito di un‘quantitative easing’, d'altra parte, possono rientrare "tutti gli asset tranne l'oro" (È scontro, filotedeschi contro gli acquisti. Ma Draghi da gennaio andrà avanti di Federico Fubini http://www.repubblica.it/economia/2014/12/04/news/bce_tassi_quantitative_easing_draghi-102109933/).

Mario Draghi ha anche affermato che «sarebbe illegale non perseguire il nostro mandato». Naturalmente si riferiva all’obiettivo della stabilità dei prezzi, visto che, dacché è presidente, egli ha completamente obliterato nei suoi discorsi il secondo mandato, cioè quello di “sostenere la crescita economica e la piena occupazione”. In ogni caso, essa costituisce un’ammissione indiretta dell’illegalità del mancato perseguimento del secondo obiettivo statutario.

Ricaviamo dalla recente intervista di Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank e membro (troppo) influente del Consiglio direttivo della BCE, a la Repubblica (http://www.repubblica.it/economia/2014/12/13/news/jens_weidmann_caro_draghi_sbagliato_acquistare_titoli_di_stato_un_invito_a_indebitarsi_l_italia_sia_responsabile-102771498/ ):

Ma la Bce non sembra unita: va verso decisioni a maggioranza contro la Germania?

"Noi tutti nel Consiglio Bce - il Presidente, e tutti gli altri membri - abbiamo interesse a prendere decisioni con il consenso più ampio possibile. Ma naturalmente l'unanimità non è condizione vincolante. Ci siamo comunque trovati uniti nell'ultimo Consiglio di dicembre, nella scelta di attendere e valutare gli effetti delle nostre decisioni".

Dal combinato disposto - diciamo così - delle due dichiarazioni di Draghi e Weidmann, si ricava la conferma che il Consiglio direttivo è già orientato, a maggioranza, a varare il QE, ma lo ha procrastinato per venire incontro alla richiesta di Weidmann.

Non le sembra che il tempo stringa?
"Non vedo questa urgenza, e la politica monetaria fa sempre bene a non lasciarsi mettere sotto pressione. Secondo le nostre prognosi, il tasso d'inflazione, ora molto basso nell'eurozona, nel breve periodo scenderà ancora per poi risalire ma lentamente: a fine 2016 sarà di appena l'1,4%. Il Consiglio punta a che l'aumento dei prezzi a medio termine sia meno del 2%. Ma la bassa inflazione è da ricondurre al forte calo dei prezzi energetici. Situazione ben diversa da una spirale negativa salari-prezzi. Il calo dei prezzi energetici è come un piccolo programma di aiuti per la congiuntura: rafforza il potere d'acquisto dei consumatori, accresce gli utili delle aziende. Quindi non c'è necessità vincolante di reagire".

Ricaviamo da:

Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
[…] Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.

Confrontando i due scritti e premettendo che, in generale, il significato di breve, medio o lungo è un concetto relativo al tipo di fenomeno osservato, emerge che nel caso in esame, per obiettivo “medio periodo” si può presumibilmente intendere un triennio, ma questo riguarda la stabilità dei prezzi da preservare poco sotto il 2% (Weidmann omette, ad arte, "close"), non certamente la deflazione o un tasso d’inflazione effettivo che segnerà uno scarto sensibile con l’obiettivo statutario per un periodo complessivo, tra quello già trascorso e la previsione, di almeno 3 anni. In più, Weidmann si preoccupa soltanto della stabilità dei prezzi, ma omette che lo statuto assegna alla BCE anche il secondo obiettivo “subordinato”, mutuato anch’esso dai trattati, che peraltro non lo considerava subordinato ma principale, almeno fino all’ultima modifica, operata col trattato di Lisbona, in cui evidentemente si è fatta già sentire l’influenza “abnorme” della Germania e la stabilità dei prezzi è diventata un obiettivo anche dell’UE, ma certamente non prevalente.

 “in Europa accanto alla politica monetaria comune abbiamo 18 Stati con politiche finanziarie indipendenti e rating e situazioni di debito ben diversi. Ciò crea tentazioni di indebitarsi di più e scaricare le conseguenze sugli altri”.

Il Sig. Weidmann dice bugie evidenti, cosa grave per un presidente della Deutsche Bundesbank: primo, visto che c’è il fiscal compact; secondo, visto che gli Stati hanno l’obbligo di trasmettere preventivamente alla Commissione Europea le rispettive Leggi di Stabilità e sono tenuti a rispettarne le correzioni, a pena di sanzioni; e terzo, visto che le conseguenze sugli altri le scarica anche – ora soprattutto, visto che c’è il fiscal compact - la politica miope ed egoistica della Germania.

Concludiamo con Weidmann:

La Bce appare la più forte istituzione europea, allora chi se non la Bce deve agire contro la crisi?
"Non dobbiamo forse preoccuparci di questa visione? Le Banche centrali non sono governi paralleli. La politica europea deve essere fatta da Parlamenti e governi, e la risposta ai problemi non può essere sempre dare nuovi compiti alla Bce".

Ineffabile. Non nuovi compiti, ma semplicemente adempiere quelli esistenti, da tempo violati.

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L’EX PRESIDENTE DELL’EUROTOWER
Trichet: la Bce può comprare titoli di Stato
«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri»
di Giuliana Ferraino  26/11/2014
«Comprare i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona è totalmente in linea con il mandato della Bce. Lo ha già fatto quando io ero presidente, prima comprando i titoli pubblici greci e irlandesi nel 2010, poi i titoli di Sato italiani e spagnoli nell’agosto del 2011». Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea dal 2003 al 2011 risponde così davanti agli studenti dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori alla domanda se sia giusto per la Bce acquistare il debito sovrano dei Paesi dell’eurozona, il cosiddetto «quantitative easing», invocato dagli investitori e promesso da Mario Draghi per combattere il rischio deflazione, se la situazione economica peggiorerà ancora. «La Banca centrale europea ha tutte le caratteristiche e gli strumenti di una banca centrale indipendente per mantenere la stabilità dei prezzi. Non ci sono handicap, non serve ampliare i poteri del suo mandato», insiste Trichet.
http://www.corriere.it/economia/14_novembre_26/trichet-bce-puo-comprare-titoli-stato-217f3cfa-7595-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml
 
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La Corte Ue con Draghi: "Gli acquisti Bce rispettano i trattati"
Il giudizio della Corte di giustizia europea in un parere consultivo sollecitato dalla Germania. Per l'avvocato generale all'Eurotower serve "ampia discrezionalità". La decisione definitiva nel giro di qualche mese. Draghi a Die Zeit: "I tedeschi capiscano che la Bce ha mandato pan-europeo"
14 gennaio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/14/news/la_corte_ue_con_draghi_gli_acquisti_bce_rispettano_i_trattati-104903053/
 

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Secondo aggiornamento (20/01/2015) (le sottolineature sono nostre)
 
"Se passa la linea di Berlino sui bond, Eurolandia rischia la disintegrazione"
Intervista a Orphanides, che conosce Mario Draghi e la Bce come ex governatore della Banca di Cipro. Oggi insegna e consiglia al governatore italiano di non cedere alla pressione di mettere gli interessi di qualche Stato membro davanti a quelli dell'Unione.Versione inglese/English version
di Federico Fubini  -  20 gennaio 2015

Il Quantitative Easing (QE), il piano di acquisti di titoli di Stato, può valere fra 500 e 700 miliardi. Pensa che basti?
"Un programma di acquisti di bond sovrani da soli 500 miliardi sarebbe miseramente inadeguato. Mille miliardi servono solo a riportare il bilancio della Bce ai livelli di inizio 2012. Purtroppo però rimediare l'errore di averne ridotto la taglia e riportarlo dov'era tre anni fa non basta più. La banca centrale ha permesso che l'inflazione cadesse a livelli pericolosamente bassi, incompatibili con il suo mandato. La tragica ironia è che aver ritardato il QE quando serviva, esitando tanto a lungo, ha fatto sì che le quantità di acquisti ora debbano essere molto più vaste. Secondo me, a questo punto servono duemila miliardi".

Se gli interventi dovranno crescere, la Bce e l'area-euro saranno così forti da resistere all'opposizione tedesca?
"La Bce è la banca centrale dell'area euro. Sarebbe illegittimo se mettesse gli interessi di qualunque singolo Stato membro sopra quelli dell'area nel suo complesso. Il Trattato la rende indipendente e le dà mandato di preservare la stabilità dei prezzi, un'inflazione al di sotto ma vicina al 2%. Per questo la Bce deve perseguire una politica monetaria unica nell'interesse dell'area, anche quando non coincide con gli interessi particolari di questo o quel Paese. Nel Trattato, la Germania non ha uno status speciale. Mancare di fare l'interesse dell'area per evitare l'opposizione tedesca sarebbe una violazione".

Pensa che possa funzionare un QE come proposto dalla Bundesbank, senza tenere il rischio dentro la Bce ma scaricando eventuali perdite da insolvenza degli Stati sulle rispettive banche centrali nazionali?
"Il QE può riportare la dose adeguata di sostegno monetario nell'area euro. Certo, va attuato evitando ulteriori, disastrosi errori. Una politica monetaria unica per l'area significa responsabilità comune per le operazioni e responsabilità congiunta su profitti e perdite. Alla Bce è sempre stato così. Sarebbe un tragico errore se ora l'istituzione deviasse dalla norma e chiedesse a ciascuna banca centrale nazionale di comprarsi i bond del proprio Paese. Un errore di questo tipo porterebbe a un'ulteriore disintegrazione dell'area euro. Sarebbe il segnale che la Bce si prepara alla rottura della moneta unica e ciò può creare una dinamica capace di rendere quella rottura inevitabile ".

Eppure sembra che il compromesso, per evitare il no tedesco, preveda proprio questo tipo di QE con rischi segregati nei singoli Paesi.
"Sarebbe sventurato se un errore così tragico venisse commesso in nome di un compromesso simile. Una decisione a maggioranza più ampia nella Bce è un bene, ma solo se riguarda disaccordi legittimi e oneste differenze di opinione sulla politica monetaria adeguata all'area euro. Proteggere gli interessi di un unico Paese non è una ragione legittima. Ricordo che i componenti del Consiglio direttivo hanno tutti il mandato di perseguire quella che ritengono la politica migliore per l'area nel suo complesso. Non rappresentano i loro governi o Paesi. Se lo facessero, violerebbero il Trattato".

http://www.repubblica.it/economia/2015/01/20/news/se_passa_la_linea_di_berlino_sui_bond_eurolandia_rischia_la_disintegrazione-105353689/

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Terzo aggiornamento (18/04/2015) 

Qualche giorno fa, abbiamo letto questi due articoli del prof. Paolo Savona apparsi su Milano Finanza rispettivamente il 31 marzo e il 1 aprile, e ripresi da Formiche: Vi spiego perché contesto le tesi della Bce di Draghi. Dopo la pubblicazione del primo articolo, egli dà conto che riceve un messaggio inviato dall’Ufficio contatti con la stampa della BCE:

“Le risposte di Draghi ai quesiti rivoltigli sul cambio meritano una particolare attenzione. Egli ha affermato che la nuova politica monetaria espansiva si trasmette al cambio dell’euro, precisando che“Oggi quell’effetto sul tasso di cambio è stato, indubbiamente, significativo. E’ iniziato con l’aspettativa che si arrivasse al QE, poi si è molto rafforzato con l’attuazione del QE…”. Ha poi aggiunto che una stima della Banca d’Italia indica che “la riduzione dei tassi a lungo termine e il deprezzamento del cambio dovrebbero esercitare un impatto positivo sul livello del PIL italiano pari a circa 1 punto percentuale entro il 2016”. E ancora di seguito ammette che “gli ultimi due o tre anni hanno visto movimenti del tasso di cambio molto significativi, ma da parte di tutti si è capito che questi movimenti del tasso di cambio non avevano intenti o non erano la conseguenza di politiche mirate al tasso di cambio, ma era la conseguenza di politiche economiche e, più particolarmente, monetarie che miravano a obiettivi di carattere interno. Quindi, nel nostro caso, a raggiungere un certo tasso di inflazione, nel caso degli Stati Uniti a raggiungere un certo tasso di inflazione e di disoccupazione. Draghi completa la risposta attribuendo alla differenza nei cicli economici e nelle politiche monetarie il recente comportamento del rapporto di cambio euro/dollaro e alla ritrovata fiducia nell’euro il “forte rafforzamento dell’euro” del 2012.

Credo che la spiegazione data, pur con profonde diversità interpretative delle determinanti delle parità di cambio nei diversi momenti attraversati dall’euro, fornisce la spiegazione, per me difficile da accettare, che la svalutazione è considerata benefica in termini di crescita, ma non è tra le variabili considerate nelle scelte di politica monetaria. Se a questa considerazione si somma l’affermazione che per la BCE l’obiettivo è sollecitare l’inflazione e non anche l’occupazione, come per la Fed americana, i miei turbamenti aumentano”. 

Noi non abbiamo le competenze tecniche per entrare nel discorso del cambio con un Draghi e un Savona. Ciò che possiamo e ci preme sottolineare, invece, è che questa risposta di Draghi è una vera e propria confessione della violazione dello statuto della BCE, poiché costituisce la prova documentale dell’ammissione che la BCE non persegue, come prescrive il suo statuto, che è mutuato dal trattato dell’Unione Europea, che un solo obiettivo, quello del controllo dell’inflazione, e non anche il secondo, quello della crescita e della piena occupazione ( "Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi", la Bce "sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea". Tra questi, una "crescita equilibrata"; la "piena occupazione"; "la solidarietà tra Stati membri"). 

Siamo, da una parte, soddisfatti per aver finalmente trovato, dopo le bugie per omissione sia della BCE che dell’UE, circa gli obiettivi statutari della BCE, la prova della sua palese violazione statutaria; ma, dall’altra, siamo davvero costernati sia del comportamento illecito della Banca Centrale Europea, del suo presidente e degli altri membri del Consiglio direttivo, sia del fatto che questa gravissima violazione, che tanti danni arreca al popolo europeo, continui a non suscitare scandalo ed un’adeguata azione legale, ma, come fa anche il prof. Paolo Savona, una semplice presa d’atto, come non si trattasse, oltre che di un evidente e grave sopruso, di un vero e proprio illecito. 

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Qui anche il video integrale e un resoconto sintetico dell’audizione del presidente Draghi:
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2831066.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/04/mario-draghi-confessa-che-la-bce-viola.html  


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Quarto aggiornamento (18/12/2015)
 

CHI È IL RESPONSABILE DELLA CRISI DELL’EUROZONA? IN BREVE: LA GERMANIA

Sul suo blog Wren Lewis ribadisce quanto noto da tempo agli economisti: la narrazione dell’eurocrisi basata su colpevoli stati periferici salvati dalla frugalità tedesca è completamente falsa. La verità è che le politiche non coordinate adottate dalla Germania prima della crisi, e la sua enorme influenza sulle decisioni nella gestione della crisi stessa, hanno scaricato tutti i problemi sui paesi periferici, che non ne hanno retto il peso.

Di Simon Wren Lewis, 13 dicembre 2015

[…] C’è di più. La Banca centrale europea ha appena iniziato un vasto programma di Quantitative Easing quest’anno, circa sei anni più tardi rispetto a quanto fatto negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Una delle ragioni principali per questo ritardo è stata la resistenza degli economisti, banchieri centrali e politici tedeschi. L’ossessione della Bundesbank per l’inflazione, insieme alla forte influenza che i banchieri centrali tedeschi hanno su alcuni dei loro colleghi presso la BCE, ha permesso che si aumentassero i tassi di interesse due volte nel 2011, cosa che ha portato alla seconda recessione dell’eurozona.

E c’è anche altro. La dimensione e l’indirizzo della crisi di rifinanziamento del debito dell’eurozona è stata notevolmente aggravata dall’influenza presso la BCE dei banchieri centrali, dei politici e degli economisti tedeschi. Ora è ben chiaro che la ragione per cui le economie dell’eurozona – e solo quelle – hanno sofferto una crisi di finanziamento del debito nel 2010 è che questi paesi non hanno le proprie banche centrali. Le banche centrali in paesi come il Regno Unito hanno un ruolo chiave nella riduzione del rischio connesso al debito pubblico, agendo come un ” prestatore sovrano di ultima istanza”, che significa essere disposti ad acquistare debito del proprio governo, se il mercato non vuole comprarlo. La BCE inizialmente si è rifiutata di svolgere questo ruolo, auto-inducendo il panico nei mercati riguardo il debito pubblico irlandese, portoghese e spagnolo. La BCE ha cambiato posizione nel 2012, e la crisi di finanziamento del debito si è rapidamente conclusa. Nonostante questo, i politici tedeschi hanno provato a dichiarare questa mossa illegale nei tribunali.

Così la Germania ha contribuito ad aggravare la crisi del 2010 facendo pressioni sulla BCE perché non agisse da prestatore di ultima istanza. Abbiamo anche visto come l’adozione del modello sbagliato della crisi ha portato la Germania a insistere su regole di bilancio più severe che hanno creato una seconda recessione nell’eurozona. L’influenza tedesca sulla BCE l’ha anche indotta a ritardare il QE per sei anni e ad alzare i tassi nel corso del 2011. Infine abbiamo visto come le azioni intraprese con grande anticipo dai dipendenti e datori di lavoro tedeschi ha contribuito a proteggere la Germania dalle conseguenze di tutto questo. La crisi dell’eurozona non è stata forgiata in Grecia, Irlanda e Spagna; ma in Germania.

Un’ipotesi di complotto? No davvero. E’ più la conseguenza di un insieme di idee sbagliate sulla macroeconomia e su come le banche centrali dovrebbero funzionare. Tuttavia, la Germania ha fabbricato una falsa narrazione per i suoi scopi che è piuttosto diffusa, popolare e utile e che non ritratterà mai volontariamente, nonostante gli sforzi coraggiosi di pochi illuminati economisti tedeschi di raccontare la verità. La chiave per un futuro migliore per l’eurozona è che gli altri paesi che soffrono le conseguenze di tutto questo inizino a vedere il ruolo centrale avuto dalla Germania nelle proprie difficoltà.

http://vocidallestero.it/2015/12/18/chi-e-il-responsabile-della-crisi-delleurozona-in-breve-la-germania/


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Quinto aggiornamento (29/06/2016)


The European Central Bank: A Central Bank Operating In A Democratic Void

by John Ryan on 24 June 2016

To say that the Euro is facing existential threats is no exaggeration. The European single currency was hailed until not too long ago as an aspiring global reserve currency, second only to the US Dollar. But the Eurozone’s handling of the Greek debt crisis is putting the Euro’s future in question. The potential for Greece to leave or be expelled from the Eurozone is all too real. And if Greece goes, who is to say that Ireland, Portugal and perhaps even Spain or Italy could follow?

The Euro, although ‘a currency without a state’, is backed by significant political and even state-like commitments. That the Euro must be saved at all costs is an imperative suggested not only by ECB president Mario Draghi, the technocrat, but German chancellor Angela Merkel, the statesman. Political elites, particularly in Germany, have staked their legacy on its success.

But there is a growing mismatch between the monetary and fiscal sides of the Eurozone governance system and this has led to a number of problems. The main problem is that, while we may not find it easy to live with the ECB, we cannot live without it. Yet, when we look at the Greek bailout programmes, it is easy to conclude that they have failed. The Troika has imposed austerity, which has led to a severe contraction of output and highly adverse welfare effects. This was intended, in a way, to punish Greece for its profligacy rather than serve as a way out of the crisis.

The ECB is far more independent than the Federal Reserve, whose legal status is far weaker and which is directly accountable to Congress and the government. The ECB was supposed to be like the German central bank, the Bundesbank. It has, however, failed to emulate the distinctive attributes that made the Bundesbank successful, such as accountability and interdependence with other democratic institutions. The Maastricht Treaty, which defines the role of the ECB, says that the ECB has a primary mandate to maintain stable prices. It also says that, ‘where it is possible without compromising the mandate to maintain price stability’, the ECB will also support the ‘general economic policy of the EU’, which includes, among others, ‘steady, non-inflationary and environmentally friendly growth’ and ‘a high level of employment’. However, the emphasis is explicitly on price stability. The ECB can justly claim to have held together a poorly designed system in difficult circumstances. But the mission creep is its own responsibility.

The ECB, in fact, is the least accountable central bank among advanced nations. There is no democratic accountability when the ECB strong-arms governments into policy actions that go well beyond any reasonable interpretation of its mandate. Not only is the ECB shielded from politicians, ECB statutes have also placed it beyond the reach of democratic rules on bad behaviour. The ultimate control politicians have over a central bank is the power to change its statutes and the power to appoint governors. For example, in the case of Germany, a simple majority in the Bundestag can change Bundesbank law. This procedure is absent in the Eurozone. The statutes of the ECB can only be changed by revising the Maastricht Treaty, which requires unanimity of all member states. The ECB today argues that the only institution that has the right to limit its power is the European Court of Justice, which has an activist Europhile interpretation of European treaties. The crisis has given the ECB governing council such an increased power that no national government or national institution can match it.

The project of European integration was not designed democratically, or at least not in the way democracy is traditionally conceived in terms of placing ultimate law-making authority in the hands of the people or their elected representatives. It is not even meant to be democratically responsive in the way that term is usually understood. Any democratic deficit that the EU suffers seems to many observers a deliberately constructed one. So how could we control the ECB in the future? It needs to be placed under a stricter and more direct supervision by democratically elected politicians. One of the institutions the president of the ECB puts himself in front of, the European Parliament, does not inspire anyone to believe that the ECB is being held accountable. This very independence means that democratic governments now have no way to keep the ECB accountable if it starts to violate its mandate.

With almost prophetic insight German economist and former president of the Bundesbank Karl Otto Pöhl wrote in 1988: “In a monetary union with irreversibly fixed exchange rates the weak would become ever weaker and the strong ever stronger. We would thus experience great tensions in the real economy of Europe … In order to create a European currency, the governments and parliaments of Europe would have to be prepared to transfer sovereign rights to a supranational institution.”

The change in its mission introduced by Outright Monetary Transactions and expanding its quantitative easing programme to include corporate securities has profound political consequences. The ECB has become more powerful than the Fed, but with even less democratic oversight. In the early stages of the crisis, the ECB exercised its influence through secret letters to troubled member states such as Ireland and Italy, laying down conditions and implicitly threatening to withdraw support if they were not met. Now, the bank exercises its power directly and in public.


(La Banca centrale europea: una banca centrale che opera in un vuoto democratico

di John Ryan  24 giugno 2016

Dire che l'euro si trova ad affrontare minacce alla propria esistenza non è esagerato. La moneta unica europea è stata salutata fino a non troppo tempo fa come aspirante valuta di riserva globale, seconda solo al dollaro USA. Ma la gestione della zona euro della crisi del debito greco sta mettendo il futuro dell'Euro in questione. La possibilità che la Grecia lasci o sia espulsa dalla zona euro è fin troppo reale. E se la Grecia va, chi può dire che l'Irlanda, il Portogallo e forse anche la Spagna o l'Italia potrebbero seguire?

L'Euro, anche se è 'una moneta senza Stato', è sostenuta da importanti impegni politici e simil- statuali. Che l'euro deve essere salvato a tutti i costi è un imperativo suggerito non solo dal presidente della Bce Mario Draghi, il tecnocrate, ma dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, lo statista. Le élite politiche, in particolare in Germania, hanno puntato la loro eredità sul suo successo.

Ma vi è un disallineamento crescente tra i lati monetari e fiscali del sistema di governo della zona euro e questo ha portato ad una serie di problemi. Il problema principale è che, anche se non possiamo trovare facile vivere con la BCE, non possiamo vivere senza di essa. Eppure, quando guardiamo i programmi di salvataggio greco, è facile concludere che essi hanno fallito. La troika ha imposto l'austerità, che ha portato ad una forte contrazione della produzione e effetti sul benessere altamente negativi. Questo è stato fatto, in un certo senso, per punire la Grecia per la sua dissolutezza piuttosto che servire come un modo per uscire dalla crisi.

La BCE è molto più indipendente rispetto alla Federal Reserve, il cui status giuridico è molto più debole e che è direttamente responsabile verso il Congresso e il governo. La BCE doveva essere come la banca centrale tedesca, la Bundesbank. Tuttavia, non è riuscita ad emulare gli attributi distintivi che hanno reso possibile il successo della Bundesbank, come ad esempio la responsabilità e l'interdipendenza con le altre istituzioni democratiche. Il trattato di Maastricht, che definisce il ruolo della BCE, dice che la BCE ha un mandato primario di mantenere la stabilità dei prezzi. Si dice anche che, 'dove è possibile senza compromettere il mandato di mantenere la stabilità dei prezzi', la BCE sosterrà anche la 'politica economica generale dell'UE', che comprende, tra gli altri, una crescita non inflazionistica e rispettosa dell'ambiente 'e' un elevato livello di occupazione '. Tuttavia, l'enfasi è esplicitamente sulla stabilità dei prezzi. La BCE può giustamente affermare di aver tenuto insieme un sistema mal progettato in circostanze difficili. Ma lo svolgimento della missione è propria responsabilità.

La BCE, infatti, è la banca centrale meno responsabile tra le nazioni avanzate. Non vi è alcun controllo democratico quando la BCE usa maniere forti in azioni politiche che vanno ben al di là di qualsiasi ragionevole interpretazione del suo mandato. Non solo la BCE è schermata dai politici, lo statuto della BCE l'ha anche messa al di là della portata delle regole democratiche in caso di cattivo comportamento. I politici hanno il controllo finale su una banca centrale attraverso il potere di cambiare il suo statuto e il potere di nominare i governatori. Ad esempio, nel caso della Germania, una maggioranza semplice nel Bundestag può cambiare la legge della Bundesbank. Questa procedura è assente nella zona euro. Lo statuto della BCE può essere modificato solo attraverso la revisione del Trattato di Maastricht, che richiede l'unanimità di tutti gli Stati membri. La BCE oggi sostiene che l'unica istituzione che ha il diritto di limitare il suo potere è la Corte di giustizia europea, che ha un'attiva interpretazione eurofila dei trattati europei. La crisi ha dato al Consiglio direttivo della BCE un aumento del potere che nessun governo nazionale o un'istituzione nazionale è in grado di corrispondere.

Il progetto di integrazione europea non è stato progettato democraticamente, o almeno non nel modo in cui la democrazia è tradizionalmente concepita in termini di collocazione definitiva dell'autorità legislativa nelle mani del popolo o dei loro rappresentanti eletti. Non è nemmeno pensato per essere democraticamente reattivo nel modo in cui il termine è di solito inteso. Qualsiasi deficit democratico che l'UE soffre sembra a molti osservatori che sia stato deliberatamente costruito. Pertanto come potremmo controllare la BCE in futuro? Ha bisogno di essere posta sotto una supervisione più rigorosa e più diretta da parte dei politici democraticamente eletti. Una delle istituzioni che si può mettere davanti al presidente della BCE, il Parlamento europeo, non ispira nessuno a credere che la BCE è ritenuta sotto controllo. Questa stessa indipendenza significa che i governi democratici non hanno ora modo di tenere la BCE responsabile se inizia a violare il suo mandato.

Con quasi profetica intuizione l'economista tedesco ed ex presidente della Bundesbank Karl Otto Pöhl ha scritto nel 1988: "In un'unione monetaria con tassi di cambio fissi in modo irreversibile il debole diventerebbe sempre più debole e il forte sempre più forte. Sperimenteremmo quindi grandi tensioni nell'economia reale dell'Europa ... Al fine di creare una moneta europea, i governi e i parlamenti d'Europa dovrebbero essere pronti a trasferire i diritti di sovranità a un istituto sovranazionale ".

Il cambiamento nella sua missione introdotto dagli Outright Monetary Transactions e dall'espansione del suo programma di allentamento quantitativo per includere titoli societari ha conseguenze politiche profonde. La BCE è diventata più potente della Fed, ma con la supervisione ancora meno democratica. Nelle prime fasi della crisi, la BCE ha esercitato la sua influenza attraverso lettere segrete agli Stati membri in difficoltà, come l'Irlanda e l'Italia, stabilendo le condizioni e implicitamente la minaccia di ritirare il sostegno se non fossero state soddisfatte. Ora, la banca esercita il suo potere direttamente e in pubblico).


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Appendice

Vecchia versione

“Funzioni della BCE
Le funzioni del SEBC e dell’Eurosistema sono definite dal Trattato cheistituisce la Comunità europea e specificate dallo Statuto del Sistema europeodi banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE). Lo Statuto figura come protocollo allegato al Trattato. 
Il Trattato fa riferimento al “SEBC” e non all’“Eurosistema”, essendo stato redatto in base all’assunto che tutti gli Stati membri dell’UE adotteranno l’euro. Fino a tale momento sarà l’Eurosistema a svolgere le funzioni stabilite dal Trattato. 
Obiettivi
L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi.
Inoltre, "fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). 
Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”
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Nuova versione (il colore rosso è nostro)

Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che

“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”

L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il Trattato sull’Unione europea stabiliscono una chiara gerarchia di obiettivi per l’Eurosistema, rimarcando come la stabilità dei prezzi sia il contributo più importante che la politica monetaria può dare al conseguimento di un contesto economico favorevole e di un elevato livello di occupazione.[*]

 

[*] E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo [Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.]; smentita dalle evidenze empiriche dell’ultimo quinquennio; contraddetta dai dati macroeconomici relativi al tasso d’inflazione e al tasso di disoccupazione dell’Eurozona; formalmente corretta per l'Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente complementariha le stesse dignità e cogenza del primo.

 

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La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l'euro, la moneta unica dell'UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell'UE.

La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell'UE.

Obiettivo

La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell'UE. I suoi obiettivi principali sono:

  • mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei paesi dell'area dell'euro
  • mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato.

La Banca lavora in collaborazione con le banche centrali dei 28 paesi dell'UE. Insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC).

Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell'area dell'euro, detta anche eurozona, ovvero i 18 paesi dell'UE che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all'interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema.

Compiti

Rientra tra i compiti della BCE:

  • fissare i tassi d'interesse di riferimento English per l'area dell'euro e controllare la massa monetaria
  • gestire le riserve in valuta estera dell'area dell'euro e comprare o vendere valute quando si presenta la necessità di mantenere in equilibrio i tassi di cambio
  • accertarsi che le istituzioni e i mercati finanziari siano adeguatamente controllati dalle autorità nazionali, e che i sistemi di pagamento funzionino correttamente
  • autorizzare le banche centrali dei paesi dell'area dell'euro a emettere banconote in euro
  • monitorare le tendenze dei prezzi valutando il rischio che ne deriva per la stabilità dei prezzi nell'area dell'euro.

Lista completa dei compiti della BCE

Struttura

Gli organi decisionali della BCE sono:

  • Il comitato esecutivo, che coordina la gestione quotidiana. Ne fanno parte sei membri (un presidente, un vicepresidente e altri quattro membri), nominati per un mandato di otto anni dai leader dell'area dell'euro.
  • Il consiglio direttivo, che stabilisce la politica monetaria dell'eurozona e fissa i tassi di interesse applicabili ai prestiti erogati dalla Banca centrale alle banche commerciali. È composto dai membri del comitato esecutivo e dai governatori delle 18 banche centrali nazionali dell'area dell'euro.
  • Il consiglio generale, che concorre all'adempimento delle funzioni consultive e di coordinamento della BCE e ai preparativi necessari per l'allargamento futuro dell'area dell'euro. Comprende il presidente e il vicepresidente della BCE e i governatori delle banche centrali nazionali dei 28 paesi dell'UE.

La BCE è totalmente indipendente. La BCE non può, al pari delle banche centrali nazionali dell'Eurosistema e dei membri dei rispettivi organi decisionali, sollecitare o accettare istruzioni da organismi esterni. Tutte le istituzioni dell'UE e i governi degli Stati membri devono rispettare questo principio.


 Vedi anche:

·        Le finanze dell'UE  

·        L'euro  

·        Homepage della Banca centrale europea English (en)  

·        Elenco completo degli indirizzi English (en)  

 Da scaricare

·        La BCE - storia, ruolo e funzioni pdfDeutsch (de) English (en) français (fr) magyar (hu) português (pt)  



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Infine, sulla deliberazione quantitativa dell’obiettivo dell’inflazione, riportiamo l’interessante e documentato commento di Zoe Keller, in calce all’articolo di Luigi Zingales - riportato nel post linkato più sopra Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire) - Il mito del “below 2%, but close” 18/08/2014 / L. ZINGALES
http://europaono.com/2014/08/18/mito-del-below-2-but-close/.
 
ZoeKeller (@KellerZoe)
20/08/2014 ALLE 19:53
D’accordo che il mandato BCE andrebbe rivisto, ma l’interpretazione del target BCE di questo post (basta che un paese sia vicino al 2% anche se l’HICP dell’area euro crolla a -5%; oppure: una deflazione del 10% è ok…) non convince proprio. È vero che c’è un po’ di dislivello tra il “below” e il “close”, ma non ha quella portata. Basta fare riferimento agli atti e alle spiegazioni dell’epoca della modifica per capire.

L’attuale definizione del target si trova nella delibera della BCE del maggio 2003 (http://www.ecb.europa.eu/press/pressconf/2003/html/is030508_1.en.html ), nella slide 5 (
http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2003/html/sp030508_2slides.pdf ).
Il relativo Bolletino fa rapida sintesi (http://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/mobu/mb200305en.pdf ) così:
“… regarding the primary objective of price stability, the Governing Council confirmed that it defines price stability as announced in 1998, namely as a year-on-year increase in the HICP for the euro area of below 2%. At the same time, it clarified that in the pursuit of price stability it aims to maintain inflation rates at levels close to 2% over the medium term. This clarification underlines the ECB’s commitment to provide a sufficient safety margin to guard against the risks of deflation. It also addresses the issue of the possible presence of a measurement bias in the HICP and the implications of inflation differentials within the euro area.”
Dalle fonti citate si ricava chiaramente che:
1) la “stabilità dei prezzi” è da 0 a 2% (year on year *increase* below 2%) dell’HICP per l’area euro: mai si è pensato che la deflazione sia stabilità dei prezzi.
2) la BCE ha l’obiettivo di mantenere i tassi a livelli vicini al 2% nel medio termine, per garantirsi un margine per i seguenti motivi (recentemente ricordati da Draghi):
– tenersi lontano dal rischio deflazione
– avere un cuscinetto rispetto a errori di misurazione
– riassorbire eventuali differenziali interni
Papademos: “We have confirmed the definition of price stability. At the same time we have clarified that, within that definition, the aim of our policy will be inflation close to 2% from below”
3) praticamente e più precisamente questo comporta continuare a (dicono di averlo sempre fatto) darsi come obiettivo “inflation expectations remaining in a narrow range of between roughly 1.7% and 1.9% in the medium term” (Issing)
4) un tasso di inflazione che restasse sotto l’1% in modo persistente sarebbe molto preoccupante.
Issing: “… if we were to identify a risk of inflation approaching very low levels on a sustainable basis and threatening to fall below 1% in a persistent way, then we should of course be extremely concerned. With our clarification now, that we aim to keep inflation at close to 2%, I think it is clear enough that we are not blind in the eye which identifies deflationary problems. We have both eyes – as Paul Samuelson said in a slightly different context – watching deflationary as well as inflationary developments.”
5) da nessuna parte il target BCE è definito per singoli paesi: la comunicazione è costante nel riferirlo alla “euro-area as a whole”. Es. Issing: ” is not question of sectors and countries, it is a question of the monetary area. In all large monetary areas in the world, you have regions with low and even sometimes negative developments in prices, and others with higher price developments. This is not specific to the euro area, but it has nothing to do with deflation. Deflation is a concept related to monetary policy for the average of the whole monetary area.”
Questi concetti sono stati ribaditi da Draghi e Constancio (che era nel Governing Council già nel 2003, in quanto allora governatore della Banca centrale del Portogallo) nella press conference del novembre 2013 (e in varie altre occasioni):
http://youtu.be/totxfi6J6GE?t=29m20s (domanda 6) Draghi
http://youtu.be/totxfi6J6GE?t=58m30s (domanda 15) Costancio
Inoltre la forward guidance della BCE è da vari mesi chiarissima nel ribadire i concetti precedenti e che la risposta all’inflazione troppo bassa è il quantitative easing (non il monetary e credit easing di giugno 2014): vedi 3 contingenze nel discorso di Draghi aprile 2014:
http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2014/html/sp140424.en.html
Perchè allora non hanno ancora agito? Si giustificano con l’argomento che le aspettative sul medio-lungo termine non sarebbero ancora disancorate, ma è un termine che si allontana sempre di più e sta diventando sempre più un’arrampicata sugli specchi. L’ultima fg dice: “Moreover, the Governing Council is unanimous in its commitment to also using unconventional instruments within its mandate, should it become necessary to further address risks of too prolonged a period of low inflation. We are strongly determined to safeguard the firm anchoring of inflation expectations over the medium to long term.”
 

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Post collegato:


Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE


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http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html


PD, metamorfosi incipiente di un partito

 
Marco Bracconi
28 OTT 2014
Attenti a Silvio
http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2014/10/28/attenti-a-silvio/

 
1. Elezioni primarie del PD del 2013
Le elezioni primarie del PD [1] non sono del tutto probanti, poiché ad un Renzi ormai sulla cresta dell’onda, a cui sono andati tantissimi voti degli ex DS, delusi dai vecchi leader (D’Alema, Bersani), a cui si sono aggiunti i veltroniani e i fassiniani, si sono contrapposti due candidati deboli, senza carisma: il pretesco Cuperlo e l’evanescente Civati.
Tuttavia, i risultati tra gli iscritti sono stati molto equilibrati, poiché, su 296.645 votanti, Renzi ha ottenuto il 45,3% e Cuperlo e Civati rispettivamente il 39,4% e il 9,4% (Pittella, escluso col suo 5,8%, ha deciso di dare indicazione di voto per Renzi).
Oltre a Franceschini, i prodiani sono confluiti in maggioranza sulla candidatura di Renzi, mentre Letta, Epifani e Rosy Bindi, ufficialmente, non si sono schierati.
Le primarie aperte hanno visto la partecipazione di 2.814.881 elettori e la vittoria di Matteo Renzi con il 67,6%, contro il 18,2% di Cuperlo e il 14,2% di Civati.
 
2. Prossime primarie del PD (decisive per la PdC [2])
Esse saranno determinate principalmente da tre fattori:
a) la scelta del competitore di Renzi, che deve essere dotato di appeal, pregressa esperienza di governo, capacità comunicativa e congrua cattiveria (v. la candidatura di Zingaretti, segnalata - nei commenti all'articolo di Bracconi - da icsconzero), sperando che sia unica e non multipla;
b) l’evoluzione della crisi economica; trasformatasi ormai in depressione economica, di cui dopo 6 anni non si vede ancora l’uscita (e la Legge di stabilità 2015 la perpetuerà poiché, anche se viene contrabbandata per anti-recessiva, prevede l’aumento dell’avanzo primario e la diminuzione del deficit); e
c) le scelte di Renzi, sia in politica economica, ma, appunto, sembra aver rinunciato ai suoi propositi di sottrarsi alla nefasta ed ossimorica “austerità espansiva” imposta dalla Germania, mentre non potrà contare molto sull’aiuto di Draghi, che per ubbidire alla Germania sta disattendendo da tempo entrambi i suoi obiettivi statutari; sia nella sua comunicazione, ispirata finora, da premier, alla tecnica di vendita diretta manipolatoria [3] (che contempla in maniera consustanziale la bugia), molto adatta ad un elettorato di destra e molto poco ad uno di sinistra; sia nel rapporto con la Commissione europea, controllata per i prossimi 5 anni, per le politiche economiche, dalla Germania e quindi in prevalenza dalla destra tedesca, votata all’austerity.
 
3. Silvio Berlusconi
Il rapporto di Berlusconi con l’elettorato aveva a che fare prevalentemente con l’innamoramento.[4]  Ormai l’incantesimo è in gran parte scemato e l’elettorato (dimezzatosi tra le elezioni politiche 2008 e quelle 2013 [5]) lo ha in gran parte, definitivamente, abbandonato. Io non vedo come possa recuperarlo.
 
4. La tecnica comunicativa di Renzi è di destra
Vorrei porre di nuovo l’accento sulla tecnica comunicativa di Renzi. Io non ho ascoltato il suo discorso alla Leopolda, poiché non riesco più a sopportare le sue troppe bugie. Una delle quali, ascoltata al GR3, riguarda proprio uno degli aspetti fondamentali dell’eliminazione dell’art. 18 e punto debolissimo della riforma – gli ammortizzatori sociali, oltre ai servizi per il reimpiego -, quando ha parlato dello Stato che, come un buon padre di famiglia, si prende cura del lavoratore dipendente licenziato. Evidente bugia (o mezza verità, che equivale sempre a una bugia intera, bugia già anticipata da Filippo Taddei quando lesse il documento sul lavoro poi approvato alla Direzione del PD), poiché la legge di stabilità 2015, [6] all'art. 11, prevede soltanto 1,6 mld, cifra fortemente inadeguata o, come accusa Cesare Damiano, riciclaggio di fondi preesistenti sotto alto nome.
 
5. Metamorfosi del PD
Ma il dato sempre più evidente è che la comunicazione di Renzi, spostatasi nettamente verso la tecnica di vendita diretta manipolatoria[3] è funzionale ad uno snaturamento del PD, come partito di centrosinistra (1/3 di centro e 2/3 di sinistra), solo parzialmente contraddetta dalla scelta iniziale di Renzi dell’iscrizione del PD al PSE, dopo anni che se ne parlava senza mai realizzarla, e da alcune misure del governo (al di là della loro strumentalità elettorale e dei difetti, gli 80€/mese a 11 mln di percettori di redditi relativamente bassi, prendendo i soldi ai ricchi e ai benestanti, sono una misura redistributiva di sinistra). E’ indubbio che la strategia di Renzi sembra cambiata velocemente, sia all’interno, in termini di alleanze (privilegiando in maniera ostentata Marchionne e Confindustria e, per contro, emarginando i Sindacati dei lavoratori), e per il linguaggio di rottura e menzognero non solo della estremista Picierno, ma anche di moderati come Serracchiani, Taddei e Gozi (v. l’ultimo “Ballarò”) [7] o l’opportunista Fioroni; sia all’estero, in cui obtorto collo Renzi si è dovuto piegare ai veti della Merkel ed acconciarsi ad alleanze variabili a seconda della materia (il mediocre Hollande, contro l’austerità, o il filoatlantico Cameron, contro la burocrazia UE). E perciò, assieme al ministro Padoan, è stato costretto a contrabbandare la legge di Stabilità 2015 per espansiva, ma in effetti recessiva (il deficit diminuirà) e perciò del tutto inefficace a portarci fuori dalla depressione economica. E il destino politico di Renzi, sia per i poteri forti che per aliquote prevalenti di elettori di sinistra, refrattari alle balle, si giocherà soprattutto sul versante economico.
 
[1] Elezioni primarie del Partito Democratico del 2013
http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_primarie_del_Partito_Democratico_del_2013
[2] Statuto del Partito Democratico
http://www.partitodemocratico.it/doc/100454/lo-statuto-del-partito-democratico.htm
[3] La comunicazione di Matteo Renzi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2819792.html
[4] Il Sig. Silvio B. il mammone dal collo taurino ed il suo tallone d’Achille/9/Innamoramento
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2592704.html
[5] Il PDL è sceso da 13.629.464 voti nel 2008 a 7.332.972 nel 2013 (-46,2%).
[6] DdL Legge di Stabilità 2015
http://download.repubblica.it/pdf/2014/politica/def2014.pdf
[7] Lettera a Sandro Gozi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821489.html
 
 
Post e articolo collegati:
 
Se il PD non avesse avuto forza attrattiva invincibile
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2752582.html

Renzi, il “complotto” del lavoro e lo snaturamento del PD
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821878.html  

Debora Serracchiani e la sua metamorfosi: da agitprop a fedelissima
Luisella Costamagna
26 febbraio 2015
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/26/debora-serracchiani-sua-metamorfosi-agitprop-fedelissima/1458153/ 
 

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"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
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"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
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