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Il peccato originale di M5S

 
Peccato originale.
Il partito politico, per sua natura, come tutte le organizzazioni, da un lato, ha in sé i germi per divenire un organismo autoreferenziale ed autoconservativo; dall’altro, per funzionare ed avere successo, richiede una leadership forte che utilizza meccanismi formalmente democratici ma circoscritti, per cui:
a) non soltanto in Italia, ma sull'intero orbe terracqueo, non esiste un partito davvero democratico; 
b) non può esistere un forte partito senza una leadership forte.
Detto questo, M5S sconta interamente il suo peccato originale: quello di essere stato fondato ed essere retto da un buffone ignorante del tutto incompetente ed eterodiretto da un paranoico.

Purezza e politica sono un palese ossimoro.
1) M5S non può allearsi con altri partiti non per motivi politici, ma perché ha adottato e fatto sottoscrivere ai suoi iscritti e "cittadini" una sorta di statuto interno che glielo vieta. A prescindere e valido verso tutti.
2) Questo vincolo - assoluto - è compatibile soltanto con un controllo parlamentare almeno maggioritario; non lo è con un controllo del 25% (e fino al 49, 9%).
3) Gli accordi politici hanno senso ed efficacia se fatti tra forze politiche che hanno programmi prevalentemente compatibili.
4) La politica è l'arte del possibile e per sua natura esclude vincoli assoluti.
5) Prefiggersi obiettivi irrealistici o addirittura impossibili (controllo del 100% del Parlamento per poter assumere responsabilità di governo) significa, da un lato, votarsi al fallimento; dall'altro, specularmente, disvelare incompetenza, velleitarismo e problemi seri col principio di realtà, indizio grave di infantilismo.
 
Conclusione.
M5S è un’organizzazione politica, che aspira al governo del Paese, con regole di funzionamento, modalità di gestione, prassi ed atteggiamenti dei suoi leader, nonché di numerosissimi suoi “adepti”, obiettivamente esagerati, il che non può non destare una forte preoccupazione, poiché – com’è noto - qualunque atteggiamento esagerato è riconducibile a motivazioni “sottostanti” ed a magagne interiori, di cui essi costituiscono la spia evidente.
 

Trasmissione collegata:

http://www.radio.rai.it/podcast/A45598471.mp3


 

Fiscal compact, piove, anzi diluvia, sul bagnato. Alcune contromisure

 
L’Italia sta vivendo la peggiore crisi economica della sua storia, che richiederebbe misure anti-crisi espansive ‘rivoluzionarie’, [1] rese molto problematiche sia dalle resistenze endogene, sia dal rispetto dei parametri di Maastricht (rapporto deficit/PIL massimo del 3% e rapporto debito/PIL massimo del 60%).
[1] Promemoria delle misure anti-crisi http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html
Piano taglia-debito per la crescita http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html
 
Ma, ad aggravare la già difficilissima situazione, nel 2015 andrà in vigore il "fiscal compact" [2] (che è stato inserito nella nostra Costituzione), che comporterà: 

1)   il pareggio strutturale di bilancio e

2)   la riduzione annua di 1/20 (o del 5%) della differenza tra il valore 60 (parametro di Maastricht) e quello attuale del debito pubblico (130% del PIL); il che comporterà, come è previsto nel Def, un avanzo primario pari al costo del debito (interessi passivi) che oggi ammonta al 5,5% del Pil ossia a circa 85 miliardi.

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo
 
Mi sembra utile, allora, riportare 3 documenti, riguardanti, il primo, di Maurizio Benetti, gli effetti negativi del fiscal compact e le possibili contromisure; il secondo, del prof. Giuseppe Guarino, che è stato il primo a denunciarne l’inapplicabilità, i motivi di nullità del fiscal compact; il terzo, del prof. Marco D'Onofrio, la possibilità di aggirare legalmente i trattati (lo debbo riportare per esteso poiché non dispongo del relativo link).
 
 
Primo documento
 
Le alternative a vent’anni di depressione
Dall’anno prossimo le regole del Fiscal compact ci imporranno di ridurre il debito del 5% all’anno. Se lo faremo con un elevato saldo primario la ripresa non arriverà mai. Basterebbe anche una crescita del 3,5% nominale, che però è difficilissimo ottenere. Tra le soluzioni ipotizzabili una sola è davvero praticabile
Maurizio Benetti
(10/02/2014)
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1709
 
 
Secondo documento (tratto dal sito http://www.syloslabini.info/online/guarino-perche-e-possibile-rivedere-il-fiscal-compact/)
 
Il Fiscal Compact ? Non è valido. Anzi andrebbe cestinato
Posted by RedazioneIn Commenti / dicembre 9, 2012
Può sembrare incredibile, però il professor Guarino è certo di un fatto: il trattato sulla stabilità europeo, il cosiddetto Fiscal Compact, quello che sancisce l’obbligo di parità di bilancio e che ha portato alla frettolosa approvazione di una modifica della Costituzione in Italia come in altri paesi europei, secondo Guarino, è un atto che non si dovrebbe applicare. Che non dovrebbe avere validità: in base a quello che esso stesso dice  (leggi tutto…).
Un articolo di Giuseppe Guarino  su Milano e Finanza
Un commento di Claudio Gnesutta su Sbilanciamoci
 
Guarino, perché è possibile rivedere il fiscal compact
Posted by Redazione / In Novità / marzo 12,2013
Milano Finanza pubblica il documento originale che l’ex ministro Giuseppe Guarino ha inoltrato alla Presidenza della Commissione europea in forma di interpellanza (leggi tutto… ).
 
 
Terzo documento
 
La revisione dei trattati e la “clausola rebus sic stantibus”
Un'analisi di due importanti meccanismi di diritto internazionale
Marco D'Onofrio | Università degli Studi di Napoli “Federico II"
|marc.donofrio@studenti.unina.it
01| 2014
Abstract_
La revisione dei trattati e la cd. Clausola rebus sic stantibus rappresentano due meccanismi tipici del diritto internazionale che, alla luce delle modifiche apportate all'art. 48 TUE dal trattato di Lisbona e dei due recenti trattati finanziari (MES e Fiscal Compact), assumono rilevanza nella prassi e in dottrina, nella misura in cui possono costituire uno strumento tecnico per aggirare gli accordi “fiscali” troppo stringenti.
Revisione dei trattati | Clausola rebus sic stantibus | Trattato di Lisbona |  MES  |Fiscal compact
 01_ Introduzione. Il rapporto tra la revisione dei trattati e la cd. clausola rebus sic stantibus
La scelta operata dagli stati membri della UE di adottare le misure note come “Fiscal Compact” e “Meccanismo di stabilità” attraverso un trattato ad hoc, suggerisce le riflessioni che seguono, a causa del fatto che lo strumento prescelto richiede o permette di analizzarlo alla luce dei principi generali di funzionamento della Comunità internazionale.
Come noto, il meccanismo della revisione dei trattati internazionali rappresenta lo strumento attraverso il quale apportare modifiche alle disposizioni contenute in un accordo tra due (o più) soggetti di diritto internazionale. È opportuno preliminarmente considerare che, nell'ambito dell'ordinamento giuridico internazionale, i soggetti (e, più in particolare, gli stati) godono di “autonomia contrattuale”, e
dunque di una assoluta libertà di stipulare (o meno) un trattato. In considerazione di ciò, si pone in evidenza la relativa semplicità, sotto taluni aspetti, dello strumento della revisione dei trattati: infatti, quando si decida, per ragioni politiche o meno, di modificare un trattato, lo strumento più “naturale” è quello della stipulazione di un nuovo trattato, alla quale tuttavia i soggetti non potrebbero essere obbligati a ricorrere. D'altro canto, in un trattato multilaterale, qualora soltanto alcuni stati intendano modificarlo, si pongono due alternative: a) stipulare un secondo accordo, che riguardi soltanto tali stati; b) non stipulare alcun accordo.
Ciò non toglie che anche ragioni strettamente giuridiche possano indurre ad una riconsiderazione del contenuto del trattato qualora, ad esempio, si verifichi un “mutamento delle situazioni, sia che rendano particolarmente oneroso l'adempimento degli obblighi, sia che manifestino un mutamento nei rapporti di forza” (Quadri R., 1968). Ciò ha indotto la dottrina e la prassi, in taluni casi, ad aggiungere allo strumento della semplice revisione, la cd. clausola rebus sic stantibus: codificata all'art. 62 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 ed ascritta tra le ipotesi di estinzione o sospensione dei trattati, essa opera allorquando si verifichi un mutamento fondamentale ed imprevisto delle circostanze che avevano condotto originariamente alla stipulazione del trattato. Non manca, peraltro, chi, specie nella dottrina francese, ha sostenuto che, al verificarsi di dette circostanze sorga in capo alle parti un obbligo di revisione e non una facoltà di annullamento, come nella dottrina prevalente. Beninteso, in ogni caso sarebbe compito e facoltà delle parti decidere se e quando trarre le conclusioni da quelle circostanze, rivedendo ab imis o annullando del tutto il trattato.Ma, ciò posto, tra i due istituti esistono almeno due fondamentali differenze:
1) il meccanismo della revisione ha una portata ben più ampia rispetto alla clausola, dal momento che, a giustificazione del ricorso ad esso, può essere addotta una motivazione di qualunque natura (politica o meno); al contrario, invece, il ricorso alla clausola può essere giustificato esclusivamente col verificarsi di un mutamento delle circostanze che sia fondamentale e radicale;
2) una seconda (ed ancor più rilevante) differenza risiede nel fatto che la clausola rebus sic stantibus – ponendosi quale causa di estinzione o sospensione di un trattato – rappresenta di fatto un limite all'operatività del principio pacta sunt servanda di cui all'art. 26 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969, il quale impone agli stati il rispetto e l'attuazione in buona fede degli accordi; al contrario, la revisione dei trattati, consentendo ad ogni modo al trattato di sopravvivere,di fatto conferisce piena attuazione al suddetto brocardo, addirittura – si potrebbe aggiungere – rafforzandolo.
02_ I procedimenti di revisione
Una prima classificazione dei procedimenti di revisione dei trattati può essere realizzata sulla base dell'ampiezza del loro contenuto. Si distingue, infatti, tra: a) l'emendamento, di cui è un esempio la norma contenuta nell'art. 108 della Carta delle Nazioni Unite, il quale prevede la regola della maggioranza dei due terzi affinché gli emendamenti stessi entrino in vigore (fatta salva, comunque, l'unanimità da parte dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza); b) la revisione in senso stretto, che è più comunemente fondata, nell'ambito dei trattati multilaterali, sulla unanimità delle ratifiche e dei voti degli stati parte dell'accordo medesimo.
Una ulteriore rilevante differenziazione nell'ambito dei vari procedimenti di revisione, ai fini della nostra trattazione, attiene più strettamente al quorum di voti richiesti per l'adozione dei provvedimenti di revisione dell'accordo, ed è, dunque, quella che è possibile operare tra:
i) procedimenti basati sul meccanismo della unanimità dei voti, i quali rappresentano l'ipotesi più ricorrente nella prassi, indipendentemente dalla circostanza che si tratti di procedimenti “esterni” (caratterizzati dall'assenza di un intervento diretto di organi istituzionali) ovvero di procedimenti cd. complessi (i quali prevedono, da un lato, un meccanismo di voto a maggioranza da parte dell'organo adibito alle modifiche da apportare all'accordo, ma che, d'altro canto, richiedono ad ogni modo l'unanimità delle ratifiche affinché poi le modifiche adottate possano entrare in vigore);
ii) procedimenti basati sul meccanismo della maggioranza dei voti (che può essere, a sua volta, assoluta o qualificata), ai quali si fa invece ricorso meno frequentemente.
03_ Alcuni peculiari meccanismi organici di revisione dei trattati con riferimento al trattato UE
Accanto ai “tradizionali” meccanismi di revisione che fanno leva sull'esistenza di apposite clausole inserite a tal fine nel trattato, possono essere individuati almeno due ulteriori peculiari meccanismi di revisione “di fatto”.
Un primo di questi è dato, ad esempio, dalla cd. clausola di flessibilità, come quella ex art. 352 TFUE, strumento tipico delle organizzazioni internazionali, noto come meccanismo dei poteri impliciti, il quale integra il principio di base che regola i poteri delle organizzazioni internazionali: il principio, cioè, “in virtù del quale ciascuna organizzazione esercita,attraverso i propri organi soltanto i poteri ad essa attribuiti dai suoi membri mediante il trattato istitutivo o atti a questo equiparabili” (Gioia A., 2010).
Nell'ambito del diritto dell'Unione europea, tale principio è espresso nell'art. 5, par. 2, TUE. Il principio stesso è innanzitutto temperato, almeno in parte, proprio dalla menzionata clausola di flessibilità di cui all'art. 352 TFUE, la quale secondo alcuni autori rappresenterebbe una particolare procedura di revisione di fatto dei trattati, capace di legittimare l'Unione all'esercizio di poteri aggiuntivi rispetto a quelli espressamente previsti dal trattato, al fine di realizzare uno degli obiettivi di cui al trattato medesimo.
Altro meccanismo di intervento di fatto dei trattati europei è offerto dal cd. principio di sussidiarietà, che trova collocazione nell'art. 5, par. 3, TUE, ed il cui raggio d'azione riguarda tutti gli ambiti di competenza non esclusiva dell'Unione, rispetto ai quali l'UE è dotata di una sorta di potere di accentramento di funzioni a danno degli stati membri. Ciononostante, viene valorizzato un certo ruolo dei Parlamenti nazionali, attraverso due fondamentali disposizioni contenute nel protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, allegato al trattato di Lisbona:
i)l'art. 6, il quale riconosce la possibilità per ciascuno dei Parlamenti nazionali (o per ciascuna Camera di uno di essi) di trasmettere ai presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, «un parere motivato che espone le ragioni per le quali ritiene che il progetto [di atto legislativo] non sia conforme al principio di sussidiarietà»; ed in particolare, ai sensi dell'art. 7 del protocollo, qualora i suddetti pareri motivati «rappresentino almeno un terzo dell'insieme dei voti attribuiti ai Parlamenti nazionali», occorrerà riesaminare il progetto;
ii) l'art. 8, il quale riconosce ai Parlamenti nazionali e al Comitato delle regioni, la possibilità di ricorrere, ai sensi dell'art. 230 TFUE, alla Corte di giustizia dell'Unione europea, nell'ipotesi di presunta violazione del principio di sussidiarietà, da parte di un atto legislativo dell'UE.
Restaferma la possibilità, tuttavia, di mantenere egualmente il progetto, laddove lo si ritenga opportuno, al termine del riesame di cui all'art. 7 del protocollo,con la sola condizione di fornirne una motivazione. In tal modo, dunque, è largamente“aggirato” il ruolo dei Parlamenti nazionali in sede di applicazione del principio di sussidiarietà.
È principalmente nell'ambito dei diritti dell'uomo, che l'applicazione di tale principio ha trovato una più compiuta espressione. A titolo esemplificativo può farsi cenno, proprio in tal senso, alla direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, e che è stata attuata nel nostro ordinamento giuridico con decreto legislativo 9-7-2003, n.215.
04_ Il nuovo art. 48 TUE dopo Lisbona
Nella logica dei procedimenti di revisione “classici”, va collocato il nuovo art. 48 TUE, che innova decisamente rispetto ai precedenti, quando, salvo casi eccezionali, ogni
modifica era frutto di una riformulazione dell'intero accordo ad opera degli stati membri, senza intervento alcuno anche dello stesso Parlamento europeo,determinando tra l'altro la critica in merito al cd. deficit democratico della UE.
L'istituzione di una nuova procedura di revisione cd. Ordinaria – ex art. 48, par. 3, TUE – non si è, peraltro, rivelata sufficiente ad escludere la predetta critica: viene infatti istituito, per la prima volta in ambito europeo, un cd. meccanismo della convenzione, peraltro molto complesso, in cui l'impulso per l'attuazione del meccanismo proviene da un organo (il Consiglio europeo), espressione massima degli stati e della loro sovranità; ad esso viene attribuita la fondamentale funzione di adottare, sia pure a maggioranza semplice, una decisione favorevole all'esame delle proposte di modifica, relegando il Parlamento europeo e la Commissione ad un ruolo di mera preventiva consultazione. Non solo, ma l'avvenuta formalizzazione del cd. metodo della convenzione, così come è stato opportunamente sottolineato da una parte della dottrina, non ha comunque posto rimedio all'obbligo della unanimità delle ratifiche dei trattati di revisione da parte degli stati membri UE.
D'altro canto, analoga problematica emerge anche con riguardo alle procedure di revisione cd. semplificata, istituite dall'art. 48, par. 6-7, TUE. Anzi, la procedura di cui al paragrafo 7 rappresenterebbe, secondo alcuni autori, una mera “clausola passerella” destinata a intervenire sulle procedure legislative di adozione degli atti del Consiglio dell'Unione, nonché sui meccanismi di adozione delle relative delibere.
Ai fini della nostra trattazione, rileva principalmente la procedura di cui al paragrafo 6, la quale consente di apportare delle modifiche nell'ambito delle politiche ed azioni interne dell'Unione, su decisione all'unanimità da parte del Consiglio europeo, previa consultazione del Parlamento europeo, della Commissione e della Bce (qualora le modifiche intervengano nel settore monetario); in ultima analisi, saranno poi gli stati membri, già presenti e unanimi nel Consiglio europeo, a ratificare (o ad approvare 1) all'unanimità le modifiche così apportare al trattato.
La procedura appena descritta ha trovato applicazione per la prima volta, in ambito europeo, in occasione della istituzione, da parte dei 17 paesi membri dell'eurozona, del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità): un meccanismo permanente di gestione delle crisi per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme. Proprio a tal fine, fondamentale è stata la decisione 2011/199 del 25 marzo 2011, con cui il Consiglio europeo è ricorso per la prima volta alla suddetta procedura di revisione cd. semplificata, modificando l'art. 136 TFUE con l'aggiunta di un terzo comma, ai sensi del quale, si riconosce la possibilità fino ad allora negata, per gli stati membri che adottano l'euro, di istituire un meccanismo volto a salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo complesso e, nell'ambito del quale, peraltro, qualunque concessione di assistenza finanziaria dovrà essere assoggettata ad una rigorosa condizionalità. Alla base della scelta di procedere ad una modifica dell'art. 136 TFUE attraverso la via della cd. revisione semplificata, potrebbe individuarsi una motivazione di carattere politico espressa dalla cd. Sentenza Lissabon del 30 giugno 2009, con cui il Bundesverfassungsgericht si è pronunciato sulla compatibilità con la Legge Fondamentale tedesca, dell'atto di approvazione del trattato di Lisbona, dell'atto che modifica la Legge Fondamentale e dell'atto che amplia e rafforza i diritti del Bundestage del Bundesrat nelle questioni dell'Unione europea.
Di fatto, la via della citata “clausola di flessibilità” di cui all'art. 352 TFUE, nel caso di specie, avrebbe comportato inevitabilmente una “indebita interferenza dell'UE in una materia, quella della politica economica, di competenza esclusiva degli stati membri” (Messina M., 2013): ragione fondamentale per la quale, dunque, si è intrapresa la strada della revisione cd. semplificata dei trattati.
______________________
1 Entrambe le espressioni indicano una manifestazione del consenso, da parte degli stati che abbiano negoziato l'accordo, a vincolarsi al medesimo; tale distinzione terminologica, di fatto, assume invece rilevanza soprattutto alla luce dell'art. 11 legge n. 234/2012.
Tale questione è stata discussa anche dalla “sentenza Pringle2 del 2012,della Corte di giustizia, dove si sottolinea appunto come il ruolo dell'Unione, nell'ambito della politica economica, sia limitato esclusivamente ad una funzione di coordinamento, ai sensi dell'art. 2, par. 3, e dell'art. 5, par. 1, TFUE.
05_ Il Fiscal Compact: alcune peculiari ipotesi di ricorso alla “clausola rebus sic stantibus”
Il Fiscal Compact, come noto, è, a sua volta, un accordo internazionale parallelo alla UE, stipulato da 25 stati membri UE (con l'eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca) e sottoscritto il 2 marzo 2012 in un ben noto contesto di crisi del debito sovrano. Entrato in vigore il 1° gennaio 2013, con gli obiettivi – così come esplicitato dall'art. 1 – di rafforzare il pilastro economico dell'Unione economica e monetaria, di potenziare il coordinamento delle politiche economiche, e di migliorare la governance della zona euro, esso ha imposto agli artt. 3-4 alcuni vincoli particolarmente stringenti: fra essi si annoverano soprattutto la cd. golden rule (ovvero, l'obbligo di perseguire il pareggio di bilancio della pubblica amministrazione di ciascuna parte contraente), nonché l'obbligo di inserire la citata golden rule negli ordinamenti giuridici nazionali (preferibilmente attraverso norme di natura costituzionale).
La rilevante particolarità che si realizza, dunque, in ambito europeo con la redazione di tale accordo economico, è la assunzione di nuove attività e funzioni da parte dell'Unione europea, attraverso un trattato “parallelo” (e, dunque, non “modificativo”) rispetto ai trattati tradizionali (TUE e TFUE), senza neanche ricorrere al meccanismo della cd. cooperazione rafforzata,pur disciplinato dall'art. 20 TUE e dagli artt. 326- 327-328 TFUE. In altre parole, tale scelta – così come si intende sottolineare proprio in queste righe – consente agli stati membri UE che hanno ratificato il trattato, di “sfuggire”, almeno in qualche misura tutta da verificare nella prassi futura, ai meccanismi di controllo vigenti in ambito europeo.
Con riferimento al caso specifico dell'Italia, in primo luogo la “costituzionalizzazione” della golden rule si è realizzata tramite la modifica dell'art. 81 Cost.(novellato dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1), il quale ha tuttavia utilizzato l'espressione «equilibrio tra le entrate e le spese», in luogo della tradizionale «pareggio tra entrate e uscite», assoggettando inoltre l'approvazione della legge di bilancio all'inusuale (quanto stringente) meccanismo di una legge da adottare a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera.
È appena il caso di rilevare, appunto in termini di tecnica in materia di trattati internazionali, che, qualora non si riuscisse ad adottare tale legge, ne conseguirebbe, oltre ad una aperta violazione dello stesso Fiscal Compact, anche una violazione dell'art. 27 della convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 3.
______________________
2 Sentenza nella causa C-370/12, Thomas Pringle / Governmentof Ireland, Ireland, The Attorney General.
3 Tale norma impedisce agli stati di invocare la propria legislazioneinterna, al fine di giustificare la mancata attuazione di un trattato.
Ciò posto, e già non è poco, si potrebbe proporre la ulteriore seguente questione: dato che il Fiscal Compact, come accennato, è un “normale” trattato internazionale ed è quindi governato dalle “normali” regole fisiologiche e patologiche di un trattato – fra le quali la citata “clausola rebus sic stantibus” – diventa anche possibile in astratto e in concreto che l'Italia denunci legittimamente il Fiscal Compact, alla luce delle norme “comuni” in materia di accordi internazionali?
Due parole in materia meritano di essere spese. L'Italia, nel momento in cui ha ratificato il Fiscal Compact, era alle prese con un determinato ammontare di deficit di bilancio, evidentemente tenuto in considerazione dai negoziatori dell'accordo: un aggravamento di tale condizione di deficit, dunque, potrebbe rendere impossibile per l'Italia l'osservanza degli stringenti vincoli posti dal Fiscal Compact, e così legittimarla a denunciare il trattato per eccessiva onerosità dello stesso, magari invocando quel mutamento fondamentale delle circostanze di cui alla clausola rebus sic stantibus.
Un'altra motivazione potrebbe derivare dal fatto che, come è noto, il trattato di Lisbona ha fornito la base giuridica per l'adesione dell'Unione europea alla CEDU, attraverso il nuovo art. 6, par. 2, TUE, secondo cui «l'Unione aderisce alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali». In quest'ottica, in particolare, mal si concilierebbe ad esempio un eccesso di “rigore” da parte dell'Unione europea (sia pure indirettamente) con una disposizione CEDU fortemente “garantista” – come l'art.2, titolo I – che fa espresso riferimento alla tutela del «diritto alla vita di ogni persona».
Per non parlare, infine, delle conseguenze della procedura di cui all'art. 5 del Fiscal Compact, che obbliga uno stato contraente che sia soggetto a procedura per disavanzi eccessivi, a predisporre un programma di partenariato economico e di bilancio con una descrizione dettagliata delle riforme strutturali da attuare per poter correggere l'eccesso di deficit. In particolare, nella misura in cui questo elemento possa comportare una forte riduzione di benessere (quantomeno “percepito”) da parte degli individui, lo stato in questione potrebbe essere accusato di una violazione dei diritti dell'uomo, per non incorrere nella quale potrebbe risultare legittimo o necessario il ricorso alla “clausola rebus sic stantibus”.
06_ Conclusioni
Dalla sintetica trattazione emergono, dunque, due importanti considerazioni:
i) il meccanismo di revisione dei trattati nell'ambito del diritto UE tracciato dall'art. 48 TUE, anche in seguito alle modifiche apportate in materia dal trattato di Lisbona, è rimasto sostanzialmente un meccanismo internazionalistico tradizionale, in quanto ancora imperniato su un ruolo primario svolto nell'ambito della relativa procedura da parte del Consiglio europeo;
ii) in tema di Fiscal Compact, partendo dall'assunto che la stipulazione di un trattato parallelo rispetto ai trattati tradizionali (TUE e TFUE) è stata dettata dalla volontà di 25 stati membri UE di non assoggettarsi ai meccanismi di controllo tipici dell'Unione, si constata in realtà il fatto che gli obblighi di “rigore” economico-finanziario imposti dal Fiscal Compact ben potrebbero comunque essere, in qualche modo, “aggirati”: come detto, infatti, al ricorrere di determinate condizioni, potrebbero prospettarsi ipotesi di “denuncia” del trattato in questione da parte di uno stato contraente, con il conseguente venir meno anche di quegli obblighi di “rigore” da esso imposti.
 
 
Bibliografia
 
Barucco M. (1999), Il ruolo del principio di sussidiarietà nel sistema dell'Unione europea, da <http://www.jus.unitn.it>;
GiannitiL. (2011), Il meccanismo di stabilità e la revisione semplificata del Trattato di Lisbona: un'ipoteca tedesca sul processo di integrazione?,in Documenti IAI;
Gioia A. (2010), Manuale breve – Diritto internazionale, Milano: Giuffrè Editore;
Guarino G. (1971), La revisione dei trattati. Spunti critico-ricostruttivi, Napoli: Jovene Editore;
McNair A.D. (1961), The law of treaties, Oxford: OUP;
Messina M. (2013), La nuova governance economica e finanziaria dell'Unione: aspetti giuridici e possibili scenari per la sua integrazione nell'ordinamento giuridico UE, p.13, da <http://www.federalismi.it>;
Perassi T. (1962), L'ordinamento delle Nazioni Unite, Padova: CEDAM;
Quadri R. (1968), Diritto internazionale pubblico, Napoli: Liguori Editore;
Sperduti G. (1966), La CECA-Ente sopranazionale, Padova: CEDAM;
Villani U. (2008), Istituzioni di Diritto dell'Unione Europea, Bari: Cacucci Editore
 
 

Articoli collegati:
 
Il Comma 22 del Fiscal compact
Carlo Clericetti
31/03/2014
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1724

Una previsione europea difficile da accettare
31.03.14
Stefano FantaconePetya Garalova e Carlo Milani
http://www.lavoce.info/disoccupazione-di-equilibrio-fiscal-compact/  
 
Denunciamo il Governo tedesco e chiediamo l’annullamento del Fiscal Compact
Ecco come fare per salvare il paese
Francesco Amodeo
03 aprile 2014
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3558:francesco-amodeo-denunciamo-il-governo-tedesco-e-chiediamo-lannullamento-del-fiscal-compact&catid=44:europa&Itemid=82 

Leonardo Mazzei: Fiscal compact: come stanno veramente le cose?
Martedì 22 Aprile 2014
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3614:leonardo-mazzei-fiscal-compact-come-stanno-veramente-le-cose&catid=44:europa&Itemid=82

L’uomo di marmo che ci dà la pagella
di Carlo Clericetti
1 GIU 2014
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/06/01/luomo-di-marmo-che-ci-da-la-pagella/

democraziaEuropafiscal compact di Federico M. Mucciarelli
Fiscal compact: un problema di democrazia
29/06/2014
Dietro la facciata di previsioni economiche “oggettive”, si celano spazi di discrezionalità amplissimi e zone grigie, dove il controllo democratico è assente
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Fiscal-compact-un-problema-di-democrazia-25262
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Fiscal-compact-un-problema-di-democrazia-25262.html

L’arroganza della Corte Costituzionale tedesca


Karlsruhe: doppia sfida all’Europa
18.02.14
Pietro Manzini
La Corte costituzionale tedesca non si è limitata a esporre alla Corte di giustizia UE i suoi dubbi sul ruolo e la funzione della Bce e sulla solidarietà europea. Ha espresso una netta visione politica. Dalle risposte che riceverà dipenderanno gli assetti costituzionali dell’Europa del futuro.
http://www.lavoce.info/karlsruhe-europa-bce-euro/
 
 
1) Funzioni della BCE. [1]
Obiettivi -
“L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi”. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea).
Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica.
2) Come risulta dal suo statuto, essa ha come compiti istituzionali non solo la difesa dei prezzi, ma anche la crescita economica e dell’occupazione. Rammento, per inciso, che l'attuale tasso di inflazione UE è ai minimi storici, anzi ci sono rischi reali di deflazione generalizzata.
3) Primo Levi scrive (ne 'La Tregua') che i Tedeschi sono arroganti. Dostoevskij scrive ('Memorie dalla casa dei morti’): “Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati”. L'arroganza dei Tedeschi rasenta l'ottusità, ma ovviamente c'è anche un calcolo egoistico da 'bottegai': l’attuale UE li favorisce ed essi inclinano irresistibilmente a prendere solo i vantaggi e non ad assumersi anche gli oneri di Paese leader (per inciso: l'Italia finora non ha preso neppure un Euro ed ha contribuito al MES in ragione della sua quota nella BCE, come la Germania in ragione della sua).
 
[1] Funzioni della BCE
http://www.ecb.int/ecb/orga/tasks/html/index.it.html
link sostituito da quest’altro http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html
[2] Meccanismo europeo di stabilità
http://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilit%C3%A0
45 mld nel 2012. Nei prossimi cinque anni il contributo italiano ai meccanismi di supporto finanziario varati dalla Ue raggiungerà i 303,7 miliardi (55,06 nel 2013; 61,71 nel 2014; 62,07 nel 2015; 62,33 nel 2016 e 62,51 nel 2017).
http://www.businesspeople.it/Business/Economia/Aiuti-Ue-l-Italia-contribuira-con-300-miliardi-in-cinque-anni_47435


Appendice


Segnalo, sul tema, questo commento che mi sembra interessante:

nextville  
L'atto della BCE in questione è l'OMT, che non èun trasferimento di liquidità alle banche (come gli LTRO, che nessuno ha impugnato) ma un programma (per ora solo annunciato) di acquisto di titoli di stato sul mercato secondario. Dal punto di vista giuridico, la BCE non può fare acquisti sul mercato primario e in generale agire con lo scopo di finanziare gli stati (ex art.123 TFEU), ma può (ex art.18 ESCB Statute) fare acquisti di titoli di stato (e altri titoli) sul mercato secondario (cioè non direttamente alle aste pubbliche, ma sul mercato privato dei titoli già emessi) per ragioni di politica monetaria - es. per fare Quantitative easing. Ad es. può, per scongiurare un rischio deflazione, non solo abbassare i tassi ma anche aumentare la liquidità tramite acquisti sul mercato. 
L'OMT è quindi legittimo se gli acquisti di titoli di stato dei paesi membri sono fatti sul secondario e giustificati da ragioni monetarie. La ragione portata dalla BCE a giustificazione dell'OMT non è un generico "to preserve the euro", ma è più precisamente l'esigenza (fortissima nell'estate 2012) di "riparare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria" che aveva cessato di funzionare per l'interferenza del rischio di ridenominazione, cioè perché i mercati temevano che alcuni paesi deboli (tra cui Italia e Spagna) fossero costretti a uscire dall'euro e quindi fossero costretti al default sul loro debito (non essendo più in grado di pagarlo con una moneta destinata a rapida e pesante svalutazione). Questo genere di rischi crea un "bad equilibrium", cioè una situazione che si autoalimenta portando al disastro (= l'aspettativa che un paese sia costretto a uscire fa salire a tal punto i suoi tassi da generare l'evento). Per poter ripristinare la sua capacità di controllo sulla moneta tramite le tradizionali manovre sui tassi -- quindi per ragioni di politica monetaria (e non fiscale) -- la BCE ha minacciato di usare un potere che certamente ha (ex art.18 ESCB Statute) di fare acquisti sul mercato secondario di titoli di stato. Tale minaccia da sola è bastata a eliminare il bad equilibrium e a far tornare progressivamente i mercati alla normalità. E' proprio questo successo che dimostra che era in atto un bad equilibrium e che la BCE doveva sventarlo, perchè senza sventarlo non sarebbe più stata in grado di ottemperare al suo mandato primario, che è mantenere la stabilità dei prezzi.
http://studiocataldi.mailupnet.it/f/tr.aspx/?:5Um8d=wstwsu5:5h.=t2yyof-=bhfj/nvkiq3eni5cc40h2f709:fvb6qgma:gl:5c69&x=pv&o2mdnh8imo8cidc70:4mwuo_u10gbNCLM


 
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BceFedfinanza di Agenor
Un “dual mandate” per la Bce
14/02/2014
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Un-dual-mandate-per-la-Bce-22358 


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Dialogo sulla furbizia degli Italiani e dei Tedeschi

 

La scarsità di capitale sociale non spiega il ritardo del Sud
Vittorio Daniele* -11 Febbraio 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/mezzogiorno/la-scarsita-di-capitale-sociale-non-spiega-il-ritardo-del-sud/
 

12 Febbraio 2014 alle 6:23 pm 
Vincesko
scrive:

Anche la fredda Germania dell’Est (cfr.“Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”), destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione (molto superiori a quelle riversate nel nostro Mezzogiorno), dopo aver migliorato notevolmente tutti i propri indicatori in un arco temporale relativamente breve, non riesce a colmare i 'gap', a parere di molti, per motivi culturali.

“La forza di un popolo è conseguenza dello spirito giusto, e non vale l’inverso” (R. Musil).

L’evoluzione dell’uomo, da 10 mila anni a questa parte, è frutto soprattutto della cultura.

Lettera a Marco Demarco, direttore del “Corriere del Mezzogiorno” (“Terronismo”)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2681858.html

 

12 Febbraio 2014 alle 6:59 pm 
Cyrano
scrive: 
@ Vincesco
Dare della bottegaia alla Merkel - che probabilmente essendo calvinista manco si offenderebbe - potrà farà bene all’autostima ma non vi porterà mai da nessuna parte. Avete idea di cosa possano pensare i Tedeschi degli Scilopoti, Scopelliti, Elio Vito, eccetera eccetera eccetera. Ma Voi pensate che loro non ci osservino, non si informino, non studino. Veramente credete che possano accettare gli Eurobond sapendo che magari alle infrastrutture in Italia c’è un tipino che si chiama Maurizio Lupi?
Quanto al fatto che i lander orientali abbiano ricevuto più aiuti del Sud è tutto da dimostrare. Quando i fondi strutturali abbondavano il sud si segnalava per il ridotto uso degli stessi e per il livello elevato delle frodi comunitarie, anche di una certa sofisticazione. Ora si piange miseria e i fondi sono anche pochi. Ma come ragionate?

 

12 Febbraio 2014 alle 10:54 pm
Vincesko scrive:

@ Cyrano

1. Per la precisione, il mio nickname è Vincesko (con la ‘k’)

2. Che cosa c’entra l’appellativo - meritato, sulla base di un’analisi dei fatti (condivisa peraltro da eminenti Tedeschi) - alla Merkel di “bottegaia” con la mia autostima? Inoltre, i fatti talvolta (o spesso, in Italia) non portano da nessuna parte, ma solo perché troppe persone li aborrono ed inclinano alla propaganda faziosa, avulsa dai dati e dai fatti.

3. So che cosa pensano i Tedeschi dei furbi Italiani: più o meno quello che penso io. E questo, perciò, non m’impedisce di pensar male degli altrettanto furbi “bottegai” tedeschi, quando fanno i furbi. [1]

4. Poiché anche i Tedeschi inclinano alle furbizie, come quando, per fare qualche esempio, a) per accrescere la competitività dei loro prodotti rispetto ai loro partner UE (tra cui l’Italia), finanziano la deflazione dei salari tedeschi (400€ mensili per oltre 7 milioni di mini job) attraverso il loro robusto welfare (reddito minimo garantito di 364€ mensili e sussidio integrale all’affitto), che configurano aiuti di Stato alle imprese; oppure b) impongono misure draconiane di risanamento ai Paesi per evitare che le banche tedesche perdano i loro prestiti (ad es. la gran parte dei prestiti anti-crisi fatti alla Grecia); oppure c) quando si atteggiano a salvatori che si svenano per la patria UE, e danno lezione all’Italia, quando l’Italia non ha preso un Euro e contribuisce al fondo salva-stati, in ragione della sua quota nella BCE, esattamente come la Germania, in ragione della sua quota; oppure d) non si assumono, come Paese leader ed avvantaggiato dalla moneta unica fissa, l’onere del riequilibrio della bilancia commerciale infra UE accrescendo i suoi consumi e fa per giunta concorrenza sleale deflazionando i salari e integrandoli col welfare.

5. “Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali”: 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano - secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag. 486). [2]

Conclusione: io sono convinto che l’Italia debba completare i compiti a casa (in particolare, imposta patrimoniale e/o prestito forzoso di 150-200 mld, per evitare che il Paese vada a fondo, sulla metà del decile più ricco - che peraltro ha contribuito pochissimo al mastodontico risanamento dei conti pubblici (330 mld cumulati nella scorsa legislatura [3]) e si è ulteriormente arricchito con la crisi -, lotta severa all’evasione fiscale, alla corruzione e alle mafie; efficientamento della cruciale PA e della giustizia civile), ma sono altrettanto convinto che la Germania debba smettere il proprio atteggiamento egoistico, furbo, ottuso ed arrogante.
 

14 Febbraio 2014 alle 9:57 am 
Cyrano scrive: 

Ciò che configura aiuti di Stato è codificato dall'art. 107 del trattato FUE e non dal primo Vincescko che capita. Infine fate pace con il cervello: il reddito di cittadinanza è una conquista di civiltà se a parlarne è la sinistra mentre diventano aiuti di Stato se invece sono i Tdeschi ad applicarlo. Il diritto alla casa è sancito dalla Costituzione se a reclamarlo è la sinistra è aiuto di Stato se a garantire i sussidi alla casa è la Germania. 
Crescete, viaggiate osservate con i vostri occhi. L'essenziale è visibile all'occhio. 

 

14 Febbraio 2014 alle 1:55 pm
Vincesko scrive:

@ Cyrano
Sei un arrogante maleducato che si atteggia a grande esperto e tuttologo, ma che di tutta evidenza non capisce neppure che:
- rivolgere continui inviti agli interlocutori ad usare il cervello per solito è un forte indizio di proiezione psicologica;
- per quanto riguarda gli aiuti di Stato tedeschi, era implicito il termine“surrettizi”;
- la mia critica - ovviamente - non verte sulla erogazione del reddito minimo garantito e del sussidio all’affitto, ma che questi siano compatibili coi mini job (= concorrenza sleale);
- a prescindere dal merito, c’è differenza tra “reddito minimo garantito” e “reddito di cittadinanza”;
- solo qualche motivazione psicologica “recondita” e preoccupante può indurre un Italiano ad essere, a prescindere, iperentusiasta di un Paese straniero ed ipercritico del proprio;
- il mio nickname è Vincesko, sbagliarlo per la seconda volta costituisce un evidente, doppio, preoccupante “lapsus calami”, con quel che ne consegue…

 

14 Febbraio 2014 alle 3:48 pm
Vincesko scrive:

PS:
Ah, a proposito:
 

Aiuti di Stato alle imprese?
[…] Una domanda provocatoria (da non esperto): non si potrebbero equiparare questi sussidi ad aiuti di Stato alle imprese?

Vincenzo Comito, su Sbilaciamoci, ha risposto affermativamente:
sì, penso che si possa sostenere che si tratta di aiuti di Stato. Per altro verso quella norma, a mio parere, andrebbe riscritta.
“Il lato oscuro della crescita”
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Il-lato-oscuro-della-crescita-21128


15 Febbraio 2014 alle 6:22 pm 
Cyrano scrive: 
Il motivo recondito è uno solo ed è semplice: sono italiano, vissuto a lungo a sud che conosco molto bene e, per motivi d lavoro, conosco bene Germania e Svizzera e in generale il Nord Europa. Non si capisce perché vi accaniate contro lo Stato Sociale tedesco di cui persino molti giovani italiani soprattutto meridionali si avvalgono, atteso che anche la qualità dell’assistenza sanitaria è decisamente migliore di quella che si può ricevere al Sud che pure prepara ottimi medici. Gli aiuti di Stato o ci sono o non ci sono, non esistono “aiuti surrettizi” e se esistono si chiamano welfare e non si capisce perché vi dispiaccia tanto. Vincesko (non ho sbagliato volontariamente, e non faccio difficoltà a scusarmi se ti ritieni offeso) ha invece ragione quando elenca una generalissima lista di cosa da fare. A partire di una imposta sui grandi patrimoni. L’errore che si commette è aver perso mesi preziosi a incriminare un paese che era il grande malato d’Europa mentre Noi sprecavamo risorse progettando ponti sullo stretto che cari ci costano ancora oggi, tra penali e società mai liquidate. I problemi italiani sono tutti interni e li trasciniamo avanti dagli anni’70. Presumo conosciate poco di quegli anni perché o eravate in fasce o forse nemmeno nati. Un consiglio spero tanto lo accettiate:smettetela di linkare articoli di sbilanciamoci, di questo o di quell’altro sito, qualsiasi cosa dicano in economia rappresentano un semplice punto di vista. Cercate di farvi il vostr e viaggiate, tanto. L’essenziale è visibile all’occhio.
 
16 Febbraio 2014 alle 9:39 pm 
Vincesko scrive:
@ Cyrano

Caro amico, permettimi di dirti che il tuo non è un dialogo ma un soliloquio. Di grazia, dove avrei criticato il welfare tedesco? Il tuo penultimo commento conferma la mia deduzione: per qualche tuo motivo “recondito”, non leggi attentamente ciò che scrive il tuo interlocutore e preferisci irresistibilmente rimanere affezionato al tuo mantra; perciò rilevavo l’errore (ripetuto) sul mio nickname: non leggi attentamente né i nickname né le risposte dell’interlocutore per trarre comodamente le tue solite accuse urbi et orbi gratuite o immotivate (ah, la proiezione!), e mi è facile dimostrarlo:

1. Welfare tedesco. Se rileggi con congrua attenzione i miei commenti precedenti, ti accorgi che è una tua invenzione che qualcuno ce l’abbia col welfare tedesco; tu non lo sai, ma io, anche rifacendomi al welfare tedesco e non solo, conduco una piccola battaglia sul web da oltre 4 anni, con molteplici post nel mio blog e centinaia di commenti, per a) introdurre anche in Italia il Reddito minimo garantito (l’RMG esiste in tutti i Paesi UE tranne Italia, Grecia e Ungheria) e b) varare un corposo piano pluriennale di alloggi pubblici (in Italia, negli ultimi 20 anni, se ne sono costruiti 1/30 della Germania, 1/40 della Francia, 1/70 della Gran Bretagna), quale indispensabile ammortizzatore sociale anti-crisi, crisi che sarà lunga almeno 15 anni poiché è l’effetto del mutamento epocale in atto; finanziando queste 2 misure anche con un'imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota sul decile più ricco delle famiglie.

2. Aiuti di Stato. Non essendo io un esperto ed un tuttologo come te, ho chiesto lumi ad un esperto, il prof. Vincenzo Comito, che ha confermato trattarsi di aiuti di Stato sostanziali.

3. Affermazioni ovvie. Se tu, per proiezione psicologica, non inclinassi irresistibilmente a sottovalutare indistintamente – indistintamente – l’intero genere umano ed i tuoi interlocutori in particolare, eviteresti di fare accuse gratuite o dire cose ovvie (mai dire cose ovvie) come quella che gli articoli esprimono punti di vista degli autori. Ciò detto, se uno non si considera un tuttologo si affida intelligentemente ad esperti della materia per capirne di più. E, tu non lo sai, per questo riporto talvolta tesi giustapposte a corredo dei miei post, senza sposarne alcuna.

4. Tema in discussione. Il tema in discussione è il Sud e le cause del suo mancato sviluppo; io ho fatto un parallelo con la Germania dell’Est; tu invece te ne sei uscito col tuo solito mantra da maestrino severo e fazioso. L’Italia ha molti difetti, noti a (quasi) tutti, anche a me, non solo a te, per la cui soluzione anche io spesso raccomando di guardare, seguendo il principio del benchmarking, ai Paesi più evoluti (inclusa la Germania), ma questo – ripeto – non m’impedisce né dovrebbe impedire a te e a tutti di criticare tali Paesi, tra cui la Germania, quando se lo meritano. E la Germania è criticabile sotto vari punti di vista, poiché ha molte responsabilità nella conduzione dell’attuale crisi, inclusa la furbizia. Per onestà intellettuale te ne farai una ragione.

Conclusione: per rendere utile questo dialogo, permettimi di suggerirti, quando discuti, di imparare a sceverare il grano (le tesi dell’interlocutore) dal loglio (le tue interpretazioni inventate), stare al tema, evitare le affermazioni ovvie e le accuse gratuite, leggere attentamente le risposte e soprattutto indagare e rimuovere la tua pulsione irresistibile a fare il maestrino con la penna rossa con l’Italia e… faziosa e indulgente con la Germania.


17Febbraio 2014 alle 11:26 am 
Cyrano
scrive: 
@ VIncesko
L’opinione del Prof. Comito resta un’opinione e, come tutte le opinioni, impegna solo chi le esterna e chi ci crede. Le facoltà economiche in generale, anche se non sempre, sono la tomba del pensiero indipendente. E’ dalle Università che sono promanate le teorie più bislacche di cui oggi la gente paga il conto. In Italia al governo abbiamo avuto fior di Professori da Monti a Fornero. Tutti hanno dimostrato una profonda inadeguatezza nel passare dalle fumoserie che si propalano a spesso ingenui studenti alla dura realtà. Per favore non citate professori a vanvera ne sanno meno loro di un magliaro di Prato di come si produca ricchezza.
Ci sono professori della Cattolica o dell’Università di Chieti che sostengono l’uscita dall’Euro altri che la ritengono una catastrofe. Ognuno può pensarla come crede. Personalmente attribuisco scarso valore a chi sostiene il proprio pensiero ricorrendo alle opinioni di altri.
I tedeschi fanno il loro interesse, come tutti. E’ L’Italia che non riesce a perseguire il proprio.

 

17Febbraio 2014 alle 5:39 pm 
Vincesko
scrive:

@ Cyrano
Non essere inutilmente ostinato.

1. Continui a dire cose ovvie e a non leggere attentamente: è Vincenzo Comito che è d’accordo con me che erogare l’RMG e il sussidio all’affitto ai percettori di mini job costituisce aiuto di Stato (surrettizio).

2. Fai un uso industriale della proiezione psicologica (ahi ahi ahi…): critichi me che ho citato Comito, e poi fai altrettanto anzi peggio…

3. Non resistere oltre: ora ammetti che la Germania fa il proprio interesse; no, peggio: anche i Tedeschi perseguono il proprio interesse facendo i furbi (vedi i casi da me esposti nel commento del 12 Febbraio 2014 alle 10:54 pm , oltre agli articoli – anche di esponenti tedeschi - allegati in calce al mio post).

17Febbraio 2014 alle 6:43 pm 
Cyrano 
scrive: 
Guarda Vincesko, di aiuti di stato “surrettizi” alle imprese l’Italia detiene il record mondiale pensa solo a come vengono sussidiate le energie alternative scaricando il costo sulla bolletta di ignari cittadini. I sussidi alle imprese in Italia valgono circa 2 mld di euro, vuoto per pieno. Io di sto Comito ho un ricordo di quando lavoravo in Eni Gas&Power, ed è un prof. di Finanza la sua competenza in fatto di “Regolazione e mercato comunitario” vale quel che vale, per modo di dire. Ti convince? Benissimo. Se sta bene a te…
I fatti sono che nessun paese e nessuna azienda in Europa, NESSUNO, ha mai avanzato una simile obiezione alla Germania nelle sedi opportune, ovviamente. Questa è la realtà e ci sarà un motivo. Ognuno poi può fantasticare come crede. Perseguire l’interesse nazionale è assolutamente lecito. Fare i “furbi” è da italiani, questa è la differenza. C’è un tratto etico che distingue i due comportamenti che ti consiglio di verificare di persona viaggiando in quei paesi: Germania, Austria, Svizzera. In Olanda le cose sono leggermente diverse ma vanno attentamente valutate. Non sono Weberiano e non attribuisco questo alla eredità protestante. E’ un complesso di fattori che però in questo paper vengono superficialmente citati in modo vago e disordinato tralasciando di riflettere sui fattori che ancora oggi impediscono a una terra che ha straordinarie risorse umane di trovare il suo riscatto.
Infine sapevo che mi sarebbe stata obiettata una citazione, ma ho corso il rischio perchè credo che il punto di vista di Teti un meridionale, un calabrese potesse offrire uno spunto di riflessione. L’ostinazione poi è proprio il tratto che vi contraddistingue. Quanto a questo Paper poi, perchè tutta la nostra animata discussione parte da lì, porta argomenti debolissimi a una tesi,quella dello sviluppo industriale foriero di progresso civile che da Taranto a Bagnoli; da Brindisi a Gioa Tauro, da Agrigento a Termini Imerese trova una quantità di confutazioni che non richiedono di essere trovate in posti che evidentemente si conoscono solo sulla carta come Anversa o la Germania est.


17Febbraio 2014 alle 8:47 pm 
Vincesko scrive:

1. Io di Vincenzo Comito so soltanto che scrive su Sbilanciamoci; ho trovato questo: http://www.sbilanciamoci.info/Chi-scrive/Vincenzo-Comito-247

2. Recentemente, ho sentito un altro professore definire il caso tedesco del welfare ai mini job, nella sostanza, aiuti di Stato: Alberto Bagnai. Ma i casi di furbizia sono tanti altri, incluso quello di “nascondere” l’aumento del debito pubblico o gli aiuti alle imprese nell’equivalente della nostra CDP.

3. Ripeto, per la terza o quarta volta, che anche io considero noi Italiani dei furbi inveterati, ma sono anche convinto, da ben prima di avere l’avallo di Comito o simili, non per pregiudizio ma esclusivamente sulla base dell’analisi dei fatti, che anche i rigorosi Tedeschi inclinano ad esserlo, furbi, sol che lo coprono con l’arroganza e, da una parte, mandano perciò in confusione gli ingenui e i faziosi; dall’altra, tengono sotto schiaffo i Barroso, i Rehn e i Van Rompuy, che mai ardiranno instaurare una seria azione sanzionatoria contro di loro.

4. D’altra parte, come confermi qui anche tu, qualunque comportamento esagerato nasconde una magagna interiore, una coda di paglia. Tienilo presente in futuro…

5. Poiché, dopo avere stigmatizzato (stigmatizzare = deplorare severamente e pubblicamente) a più non posso l’abitudine di fare citazioni a supporto delle proprie tesi, non ne hai fatto solo una – come maldestramente ora affermi – ma ben 4: Braudel, Einstein, De Finetti e Teti. Ahi ahi ahi…

 
[1] Il chiagne e fotte dei furbi “bottegai” tedeschi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747517.html
[2] Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
[3] Il lavoro‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html

 
 
Post e articoli collegati:
 
11 post del mio blog sulla Germania (e dintorni):
(1) Le promesse da marinaio della “bottegaia” Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2739381.html
(2) Il solito Olli Rehn, l’amico del giaguaro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2744430.html
(3) L’Europa riparte da qui
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2745490.html
(4) Le determinanti dello spread
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2746466.html
(5) Il chiagne e fotte dei furbi “bottegai” tedeschi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747517.html
(6) I facitori dello spread
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html
(7) Lo spread e gli ‘amici del giaguaro’
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748385.html
(8) Lo ‘schiaffo’ benvenuto di Draghi alla cancelliera Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753007.html
(9) L’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi ed i compiti a casa nostra
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781980.html
(10) Dialogo sulle pensioni d’oro, gli ammortizzatori sociali e il caso tedesco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2790913.html
(11) Dialogo su crisi economica, deflazione e arroganza della Germania
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2795390.html

 

I torti e le ragioni non stanno da una sola parte. Anche la Germania pagherà un prezzo per il suo egoismo e la sua arroganza.
“La Germania dorme sull’orlo del vulcano”
JÜRGEN HABERMAS
[…] Questa finzione di sovranità è comoda per il governo federale, perché risparmia al partner più forte la necessità di tenere conto degli effetti negativi che tali politiche possono avere per i paesi più deboli. […]
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/08/04/la-germania-dorme-sullorlo-del-vulcano.html
 
SOCIAL EUROPE JOURNAL
23 Ottobre 2013
ROBERT SKIDELSKI
“Opinioni sbagliate sull’austerità britannica”
[…] Si consideri la Germania che secondo lo storico economico Albrecht Ritschl è “il più grande trasgressore debito del XX secolo”. Nella tabella a pagina 99 del loro libro “This Time is Different”, Rogoff e il suo co -autore, Carmen Reinhart , mostrano che la Germania ha subito otto default del debito e/o ristrutturazioni tra il 1800 e il 2008 . C’erano anche due default causati dall’inflazione nel 1920 e 1923. Eppure oggi la Germania è l’egemone economico d’Europa che stabilisce le regole per “furfanti” come la Grecia .
http://www.resetricerca.org/it/news/13-news/254-opinioni-sbagliate-sullausterita-britannica-edit-a-cura-di-francesco-ardolino-reset
 
“Processo alla Germania rimasta senza memoria”
Barbara Spinelli
15 novembre 2013
http://www.repubblica.it/esteri/2013/11/15/news/processo_alla_germania-71044181/
 
“Günter Grass “Non piegatevi alla Merkel”"
http://intranews.sns.it/intranews/20131125/SI91102.PDF
 
Germania, lavoro, precarietà di Vincenzo Comito
“Germania, il lato oscuro della crescita”
29/11/2013
A un tasso di disoccupazione tra i più bassi in Europa fa da pendant un aumento esponenziale di precarietà, sotto occupazione e diseguaglianze all’interno del paese
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Il-lato-oscuro-della-crescita-21128
 
Infine, la Germania non vuole assumersi l’onere di Paese guida, forse per ottusità,sicuramente per egoismo ed arroganza. Occorre forse un’azione forte, nel sensosuggerito dalla tedesca Ulrike Herrmann, corrispondente economica per ilquotidiano “Tageszeitung?

“Consigli per il nuovo premier: ‘L’Italia dovrebbe ricattare la Germania minacciando l’uscita dall’euro’”
http://keynesblog.com/2013/02/18/consigli-per-il-nuovo-premier-litalia-dovrebbe-ricattare-la-germania-minacciando-luscita-dalleuro/
 

Aggiornamenti

Le conseguenze del surplus tedesco
Luca Gemmi - 26 Febbraio 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/le-conseguenze-del-surplus-tedesco/

27/02/2014
Germania, cresce il divario ricchi-poveri
Secondo l’istituto Diw è il paese con le maggiori differenze nell’Eurozona:
diseguaglianze crescenti, un quinto della popolazione non ha un patrimonio
TONIA MASTROBUONI
http://www.lastampa.it/2014/02/27/economia/germania-cresce-il-divario-ricchipoveri-06MkzNrzpzzniLcVXbLAHK/pagina.html

L’euro dei Nazi e il nostro
Giorgio Gattei* - 24 Marzo 2014
Sembra che la Grande Germania,ritornata soggetto geopolitico egemone in Europa, stia realizzando attualmente la prospettiva immaginata dai politici e dagli economisti nazisti per il loro dopoguerra vittorioso: di rendersi esportatrice netta di merci verso una periferia monetariamente subalterna ad una moneta unica che allora sarebbe stato il marco e adesso è l’euro.
http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/leuro-dei-nazi-e-il-nostro/

Denunciamo il Governo tedesco e chiediamo l’annullamento del Fiscal Compact
Ecco come fare per salvare il paese
Francesco Amodeo
03 aprile 2014
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3558:francesco-amodeo-denunciamo-il-governo-tedesco-e-chiediamo-lannullamento-del-fiscal-compact&catid=44:europa&Itemid=82

Lo spread e i trucchi della Bundesbank
Carlo Clericetti
21 maggio 2014
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/05/21/lo-spread-e-i-trucchi-della-bundesbank/ 

La Germania rallenta, perché non ha fatto i propri compiti a casa. L'Italia può lavorare perché lo faccia, con beneficio per tutta l'Europa.
Secondo la Bundesbank, nel secondo trimestre la crescita tedesca si è fermata. Ma poi riprenderà a correre. E il surplus commerciale continua a restare sopra i limiti degli accordi europei. Secondo il Fondo monetario internazionale dovrebbe spendere più soldi pubblici per fare investimenti e crescere ancora di più, favorendo così le esportazioni degli altri paesi, come Grecia, Spagna o Italia.
23 luglio 2014
http://ilcampodelleidee.it/doc/173/la-germania-rallenta-perch-non-ha-fatto-i-propri-compiti-a-casa-litalia-pu-lavorare-perch-lo-faccia-con-beneficio-per-tutta-leur.htm  

Intervista a Ingo Schulze - La nuova Germania mi fa paura
Tonia Mastroianni
30/07/2014
http://www.moked.it/unione_informa/pdfrassegna/rassegnastampa.pdf 

I servizi segreti tedeschi per anni hanno spiato politici, imprenditori e funzionari europei
LENA PAVESE
24 aprile 2015
http://www.eunews.it/2015/04/24/servizi-segreti-tedeschi-per-anni-hanno-spiato-politici-imprenditori-e-funzionari-europei/34189


Patuelli: "Il salvataggio delle banche è una legnata"
Il presidente dell'Abi critica l'Europa: "Siamo imbestialiti, la Germania può usare soldi pubblici e noi no. Così non va". Il Tribunale Ue ha autorizzato l'intervento di Berlino a sostegno di una banca tedesca
28 novembre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/11/28/news/banche_abi_bail_in-128346803/


Delusione

 
Sono molto deluso per la slealtà del finora leale Renzi.
 
Visti i sondaggi, favorevoli al Centrodestra con l’Italicum, egli ha temuto di perdere il treno per Palazzo Chigi, è diventato ansioso, ha fatto un calcolo utilitaristico e si è determinato a compiere, con la benedizione di Napolitano, un atto degno del (da lui) “rottamato” e vituperato D’Alema, rompendo per egoismo ed ambizione il patto di lealtà con Letta e soprattutto con se stesso. Chissà se gli porterà bene.
 
 
Post collegati:
La vera nobilitade del tosto, concreto, coraggioso e leale Renzi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2802737.html
Letta, Epifani e Saccomanni, un trio di calabrache
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2791048.html
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 14/2/2014 alle 8:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

UE, dicotomie

 
bilancio pubblicopoliticheUnione europea di Roberto Romano
Ue, un'area economica senza governo
11/02/2014
Mentre i vincoli di finanza pubblica, indebitamento e debito pubblico, sono stringenti, gli impegni per la crescita e lo sviluppo restano per lo più delle (buone) raccomandazioni
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Ue-un-area-economica-senza-governo-22282
 
 
Tre osservazioni:
 
1. La dicotomia lamentata è presente anche – e soprattutto - nello statuto della BCE:
Obiettivi
“L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi”.
Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea).
Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica.
http://www.ecb.int/ecb/orga/tasks/html/index.it.html
 
2. La dicotomia è amplificata negativamente, in Italia, dalla struttura “triangolare” della spesa UE: lo Stato centrale versa alla UE, che retrocede alle (inefficienti, segnatamente al Sud) Regioni.
 
3. Sul debito pubblico italiano, anche nella stessa Commissione UE sussiste una…dicotomia di giudizio:
“Il debito italiano è sostenibile. Mai rischiato il fallimento”
Il rapporto della Commissione europea sulla sostenibilità del debito dei Paesi dell’Unione
di Domenico Moro

http://keynesblog.com/2012/12/20/il-debito-italiano-e-sostenibile-mai-rischiato-il-fallimento/
 

Renzi l’asfaltatore con le piume sul cappello

 
E' arrivato l'asfaltatore, senza piume sul cappello
Giorgio Salerno
Martedì 28 Gennaio 2014
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3373:giorgio-salerno-e-arrivato-lasfaltatore-senza-piume-sul-cappello&catid=82:politica-italiana&Itemid=58
 
Premetto che io ho sempre votato PCI-PDS-DS-PD, mai Renzi.
Mi limito ad osservare:
 
«La svolta della sinistra. Renzi riceve Berlusconi e lo riconosce come primo e legittimo interlocutore».
Falso, è stato il secondo, il primo è stato Grillo, che si è chiamato subito fuori.
Una volta che M5S, checché ora ne dica, si è chiamato fuori, il concreto e tosto Renzi, determinato a far seguire alle parole i fatti (sua caratteristica fondamentale), giocoforza - giocoforza - si è dovuto rivolgere a SB, che saprà cucinarsi a fuoco lento, io prevedo (amen!). Vedremo, comunque, ma i numeri sono numeri, nel bene e nel male.
 
“Il buon Niki Vendola è avvertito”
Niki Vendola? Riferimento furbesco. Vendola ha fatto una scissione per separarsi dagli intelligentoni di estrema sinistra, tutti primedonne malati di narcisismo, succubi della loro ideologia, alieni dalla concretezza, incapaci per questo di unirsi tra loro, che un giorno sì e l’altro pure si dissociavano dall’ottimo governo Prodi di cui facevano parte. Renzi su questo ha ragione da vendere; basta col ricatto dei partitini di estrema sinistra, non Vendola.
 
“Matteo Renzi nasce in una famiglia cattolica e democristiana…”
La vera nobilitade del tosto, concreto, coraggioso e leale Renzi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2802737.html
 
“La "profonda sintonia" rivelatasi nell'incontro del Nazareno”
Questo, invece, è stato un capolavoro di Renzi, per cucinarsi l’avversario. Come spiegava l’ambasciatore USA, Berlusconi è uno che basta incensarlo un po’ che si può ottenere tutto da lui.
 
Conclusione: né Renzi né l’Italicum sono perfetti, ma spesso il meglio è nemico del bene. Un grande partito ha una leadership forte. Francamente, fa impressione constatare che gli intelligentoni di estrema sinistra sono pacifisti e aborrono i leader forti, ma quando vanno al potere diventano guerrafondai e dittatori.
 
PS:
Differenza tra ‘destri’ e ‘sinistri’
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2585732.html
Berlusconi-Renzi, interpretazione psicologica di un incontro scandaloso
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2684132.html
 

Aggiornamento

Toti alla Gelmini: “Non sa come sganciarsi da Renzi. Ha capito che è un abbraccio mortale”.
05 aprile 2014
http://video.repubblica.it/dossier/mediaset-sentenza-cassazione/fuorionda-toti-gelmini-il-cavaliere-non-sa-cosa-fare-con-renzi-ed-e-angosciato-per-il-10/161639/160131   Sfoglia gennaio        marzo
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ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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