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Quesito-proposta sulla violazione statutaria della BCE

 

La depressione economica italiana – che dura, tranne uno sporadico rimbalzo nel 2010, da 7 anni - non accenna a fermarsi. Essa va inquadrata nello scenario della trasformazione epocale planetaria, in corso da almeno 10 anni, degli assetti della produzione, della ricchezza e del benessere che avevano caratterizzato i precedenti 250 anni (fino a metà del ‘700, la Cina era il Paese più ricco del mondo e l’Indostan uno dei più ricchi) [1].In questo quadro, è in corso una battaglia tra la corrente economica egemone negli ultimi 30 anni - il neo-liberismo - ed una ora rinvigorita corrente neo-keynesiana. La prima ha fatto registrare negli ultimi 2 anni clamorose defezioni (a partire dal FMI), a motivo di una presa d’atto che le formule su cui erano basate le prescrizioni economiche mainstream orientate all’austerità sono state clamorosamente smentite dalle evidenze empiriche.[2] 

Ciononostante, talvolta lo stesso FMI contraddicendo se stesso e, in Europa, per volontà soprattutto della Germania (si vedano le dichiarazioni di ieri del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, [3] la Commissione Europea fanno resistenza ad abbandonare il famigerato ossimoro dell’austerità espansiva, e persistono nell’imporre agli Stati il rispetto degli “stupidi” parametri di Maastricht in tempi di recessione, resi più severi dal fiscal compact.

Qualche segnale di resipiscenza lo ha mostrato recentemente il neo presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, il quale, per guadagnarsi l’appoggio determinante del Gruppo del PSE al Parlamento Europeo, ha proposto un piano di investimenti triennale di 300 mld per tutta l’Eurozona, [4] ma tale cifra è palesemente inadeguata. L’unico intervento risolutivo potrebbe essere:

a) in Italia, il varo di una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; e/o

b) in UE, il varo degli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio): fondo di 1.000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici, per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione; [5] e/o

c) aumentare il credito, che è uno dei provvedimenti necessari ma non sufficiente da solo; occorre integrarlo con una politica fiscale, ma per attuarla è indispensabile, visti i vincoli UE, che la BCE dia i soldi –molti soldi – agli Stati, poiché solo lei ha i soldi, ad esempio comprando il loro debito (la parte eccedente il 60% del Pil), sotto forma di titoli a lunga scadenza e a tasso zero (senza contestuale sterilizzazione), alleviando così sensibilmente la attualmente gravosa spesa per interessi (in Italia, quasi 90 mld l’anno),destinandone il risparmio alla crescita economica e dell’occupazione.

Purtroppo, la prima ipotesi (vista di buon occhio dalla Germania) trova l’opposizione dei potenti ricchi italiani, che hanno risorse enormi, controllano i media e possono anche contare sia su una schiera di utili idioti ben retribuiti sia sull’ammuina gratuita di milioni di poveri; la seconda è di difficile attuazione poiché ha l’opposizione di principio della Germania; e la terza ha l’opposizione ideologica di nuovo della Germania, che ospita sul suo territorio la BCE e, soprattutto, ne condiziona l’operato e addirittura l’interpretazione e quindi l’applicazione del suo stesso statuto.

Infatti, la BCE sta violando il suo stesso statuto. Affermazione grave, ma rispondente del tutto al vero. Negli ultimi 2 anni, spesso faccio rilevare anche ad esperti e docenti universitari (vedi in appendice l'ultimo caso) che non è vero che la BCE abbia come solo compito statutario quello del controllo dell’inflazione; essa ha anche quello di “sostenere le politiche economiche generali della Comunità" (art. 2).

Ho già segnalato qui la modifica del link e del testo delle funzioni della BCE nel suo sito. Ho poi rivolto un quesito aperto a Mario Draghi (lo scorso 8 agosto, letto in diretta a Radio3-Tutta la città ne parla) sul perché lo abbia fatto e se ciò abbia qualche legame con lo strapotere della Germania, non solo politico, economico e commerciale, ma anche nell’interpretazione dei trattati e dello statuto della BCE. Ho, infine, lanciato il quesito-proposta di denunciare la BCE, che, nell’attuale struttura monca dell’assetto UE e dell’Euro, è il vero ganglio del sistema, sia per quello che fa (continuare a suggerire e condizionare gli aiuti alle riforme strutturali), sia per quello che non fa, violando il suo stesso statuto (art.2), alla Corte di Giustizia Europea appunto per violazione dei trattati UE e dello statuto della BCE. [v. appendice].

In conclusione, poiché il problema, comunque, non è Draghi, ma è l'opposizione della Germania e, se la psicologia degli individui e delle Nazioni ha un senso (e sicuramente ce l’ha), la Germania smetterà o attenuerà la sua ideologia basata sull’austerità soltanto se e quando a) vedrà in pericolo il proprio interesse; o b) sarà costretta da un'Autorità superiore, che - temo - non può essere il Parlamento Europeo, ma la Corte di Giustizia Europea (alla cui autorità si è dovuta inchinare persino l'arrogante Corte Cost. tedesca), [6] io credo sia un errore, sia strategico sia tattico sia negoziale, limitarsi a chiedere una semplice flessibilità nell’applicazione dei parametri UE, incluse le formule astruse, errate e discrezionali, [7] che va considerato soltanto l’obiettivo minimo, ma occorra prefiggersi l’obiettivo massimo, che è almeno uno dei tre obiettivi indicati prima, di cui, per quanto riguarda i due obiettivi esterni all'Italia (EuroUnionBond e acquisto del debito da parte della BCE), la denuncia della BCE alla Corte di Giustizia Europea – visti l’egoismo e la tetragona ottusità della Germania – a mio avviso è la necessaria e strumentale conditio sine qua non.


[1] Trasformazione epocale da governare al meglio  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html
[2] a) L’FMI ha ora ribaltato la sua convinzione sul moltiplicatore delle tasse e della spesa (http://keynesblog.com/2012/11/06/la-fine-del-washington-consensus/ http://keynesblog.com/2012/12/05/per-una-terza-via-keynesiana-tra-austerita-e-populismo/ http://keynesblog.com/2012/12/21/i-modelli-economici-sbagliati-alla-base-della-crisi/); b) un fatto analogo è successo per la tesi di Reinhardte Rogoff; (i cui studi sono un punto di riferimento e uno dei fondamenti teorici degli interventi dell’FMI e non solo): c’è sì una relazione tra debito pubblico e crescita, ma nel senso che è il rallentamento della crescita che fa salire il debito pubblico: praticamente l’opposto (http://keynesblog.com/2013/04/18/il-debito-pubblico-deprime-la-crescita-il-clamoroso-errore-di-carmen-reinhart-e-kenneth-rogoff/); e infine c) è stata messa in discussione la formula applicata dalla Commissione Europea sulla disoccupazione strutturale per il calcolo del deficit strutturale (lo ha fatto anche Draghi nel suo recente intervento al simposio dei governatori delle banche centrali tenutosi in USA (http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/27/draghi-sul-pareggio-conti-ue-inattendibili/)..
[3] http://www.repubblica.it/economia/2014/08/27/news/schaeuble_frena_l_entusiasmo_per_draghi_sue_parole_male_interpretate-94527228/
[4]http://www.repubblica.it/economia/2014/07/15/news/juncker_il_giorno_della_fiducia_priorit_lavoro_e_crescita_300_miliardi_in_3_anni-91599045/
[5] http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml
[6] L’arroganza della Corte Costituzionale tedesca  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2805065.html
[7] http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/27/draghi-sul-pareggio-conti-ue-inattendibili/
 


Appendice
 
Quesito a Mario Draghi
Vincesko Venerdì, 08 Agosto 2014 15:08:48
Segnalo (ma certamente non a Paolo Pini, che presumo lo abbia già letto) questo molto opportuno articolo di oggi di Carlo Clericetti e riporto il mio lungo commento in calce ad esso.
8 AGO 2014
Draghi straparla, i governi stanno zitti
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/08/draghi-straparla-i-governi-stanno-zitti/
Da un po' di tempo, quando penso a Mario Draghi, chissà perché…, mi vengono in mente il Dottor Jekyll e il Signor Hyde... 
Pensate, anche Scalfari, me li evoca, da 3 anni a questa parte, dopo che ha smesso di scrivere i suoi vigorosi editoriali del 2010 in cui sollecitava i ricchi a riattivare anche in Italia i vasi comunicanti, prima che la casa cascasse loro addosso. Poi, spento l’incendio, se ne è dimenticato, come tuttii ricchi illuminati, incluso Carlo De Benedetti, che propose per primo (si veda Il Sole 24 Ore del 12 settembre 2009, poi ribadito il 10.11.2010) un’imposta patrimoniale sui ricchi e i benestanti.
E noi povericristi a litigare, cadendo nella trappola dei ricchi, e dei loro utili idioti ben retribuiti, che, un giorno sì e l’altro pure, chiedono le salvifiche riforme strutturali, ma ovviamente quelle che riguardano i povericristi, mai quelle che colpirebbero i ricchi. Chissà perché…
Io mi considero un ignorante, specialista del 2+2. E forse è per questo che apprezzo molto gli articoli di Carlo Clericetti, che, non solo è voce fuori dal coro, ma scrive cose di logica elementare e di semplice buonsenso, che in questo periodo (ma forse è stato sempre così) in cui imperano gli utili idioti ben retribuiti al soldo dei ricchi (come è, per metà – novello Dottor Jekyll e Signor Hyde - lo stesso Draghi, che così tanto piace a Scalfari) appaiono e sono rivoluzionarie.
La recessione di oggi è soprattutto la conseguenza, ovviamente, non delle decisioni di questo governo Renzi o del precedente governo Letta, ma del sesquipedale risanamento dei conti pubblici operato, dopo la crisi della Grecia e sotto l’urgenza dello spread, nella scorsa legislatura (330 mld cumulati, ma le misure strutturali dispiegano tuttora i loro effetti, 4/5 Berlusconi, pari a 267 mld, e 1/5 Monti, pari a 63 mld) addossati per lo più sui non ricchi, ad alta propensione al consumo. e perciò con effetti economici depressivi. 
Soluzioni. Nell'attuale situazione dei conti pubblici e con i vincoli UE, Renzi può fare poco per la crescita, a meno che non decida di varare una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie) o faccia varare dall'UE gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), per costituire un fondo di 1.000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici nazionali (per tranquillizzare la riottosa Germania, che pochi giorni fa, per salvare le sue banche, ha deciso un prelievo forzoso), per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione, pena il permanere della depressione economica e un lento declino.
Infine, ci sarebbe una terza opzione, ma, stante l’opposizione ideologica dellaGermania, è forse la meno probabile: un intervento strutturale anti-crisi della BCE, che, per imposizione appunto della Germania, sta contravvenendo al suo stesso statuto (art. 2). La severità eccessiva e la proposta strampalata - ma che ha una logica - di Draghi (per uno specialista del 2+2 come me) sono indizi evidenti di senso di colpa per coda di paglia.
Ho già segnalato qui la modifica del link e del testo delle funzioni della BCE nel suo sito. Pubblico anche qui un mio quesito aperto, che stamane è stato letto in diretta a Radio3-Tutta la città ne parla.

QUESITO APERTO A MARIO DRAGHI 
Egr. Dott. Draghi, 
Rilevo che, nel sito della BCE, [*] c’è stata una modifica recente e del link e del testo relativo alle funzioni. Riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile, ma che io conservo gelosamente): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2" (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”. 
Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi. Infatti, come Lei sa, non è vero che la BCE ha il compito esclusivo del controllo dell’inflazione. Essa ha anche quello di sostenere le politiche economiche generali dell’UE. 
Il problema è che la Germania, che La ospita, oltre ad avere uno strapotere economico, industriale e commerciale, ha anche uno strapotere nell’interpretazione dello statuto BCE e nell’applicazione dei trattati. Questo strapotere ha avuto un’influenza sulla Sua decisione della modifica suaccennata?
Cordialmente,
V.
[Allego il post contenente i link "Quesito aperto a Mario Draghi"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2815556.html].
 
Quesito a Paolo Pini
Vincesko
Sabato, 09 Agosto 2014 18:32:16
No, il quesito a Draghi è mio...
Ne formulo un altro: 
La BCE ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa, è possibile denunciarla alla Corte Europea di Giustizia?
Draghi: "E' ora di cedere sovranità sulla riforme. L'Italia allontana gli investimenti".
07 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/07/news/la_bce_lascia_i_tassi_invariati_allo_0_15_-93325026/
La frase-invito-monito di Draghi per me è di facile interpretazione, se si mettono insieme pochi elementi: 
a) l’editoriale di Scalfari di domenica scorsa,[1] in cui egli ha rivelato che Renzi è simpatico a Draghi (mentre sappiamo che è antipatico allo stesso Scalfari); ed ha anticipato l’invito di Draghi, auspicando che l’Italia si sottoponga al controllo della troika, per avere aiuti finanziari, poiché secondo lui la filosofia della troika è cambiata radicalmente.
b) Draghi è il co-firmatario (con Trichet) della famosa lettera della BCE del 5 agosto 2011 al governo Berlusconi,[2] recante vere e proprie imposizioni all’Italia (non ad altri Paesi) circa il contenuto e la tempistica delle misure severe da adottare; ora, si limita ad un invito verbale, che forse ha anche la funzione di dare un aiuto a Renzi, ma che, per come appare nella sua ruvidezza e quasi perentorietà, e visto il soggetto da cui promana, ha quasi la stessa cogenza (infatti, come acutamente rileva Carlo Clericetti,[3] nessuno dei governanti fiata.
c) Draghi ha la mentalità del Capo di Stato Maggiore, e gli Stati Maggiori sono notoriamente potenti e spietati e bravissimi e solerti a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea (e, francamente, non è un bell’esempio). Infine, 
d) come accennavo ieri,[4] la sua frase esagerata è un segno evidente di coda di paglia per senso di colpa e di implicita ammissione di impotenza, poiché egli è costretto dalla Germania a disapplicare lo statuto della BCE che presiede, il quale, all’art. 2, impone al SEBC, raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione (che non deve superare il 2%), di finanziare la crescita economica e dell’occupazione.[4] Ed ora l’inflazione è prossima allo zero e c’è un rischio reale di deflazione. La cosa bizzarra ed inaccettabile, che andrebbe denunziata formalmente (alla Corte di Giustizia Europea?), è che la Germania e la Commissione UE (con Barroso e Rehn, prona alla Germania per 10 anni), con la complicità della BCE, hanno trasformato quest’obbligo in una gentile concessione condizionata, a caro prezzo, non per i ricchi, beninteso, ma per i povericristi.[5]
[1 ]Il concetto vi dissi... ora ascoltate com'egli è svolto
di Eugenio Scalfari - 03 agosto 2014
http://www.repubblica.it/politica/2014/08/03/news/il_concetto_vi_dissi_ora_ascoltate_com_egli_svolto_-93014426/
[2] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml
[3] Carlo Clericetti - 8 AGO 2014
Draghi straparla, i governi stanno zitti
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/08/draghi-straparla-i-governi-stanno-zitti/
[4] Mario Draghi, Dottor Jekyll e Signor Hyde
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816710.html
[5] Recessione, depressione e 80€
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816654.html
Il Corriere della Sera prima ha censurato poi ha pubblicato poi ha cancellato un mio commento sui pesi del risanamento
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816328.html
(Da: "La BCE ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816759.html).
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/I-pesci-da-pigliare-25752
 
Quesito a Felice Roberto Pizzuti
Violazione statutaria della BCE?
Vincesko
Mercoledì, 27 Agosto 2014 02:06:17
@Felice Roberto Pizzuti
Citazioni:
1. “Entrambi sottolineano che aver creato la Bce in assenza di un interlocutore statale comunitario e averle affidato solo l’obiettivo di lotta all’inflazione e non anche alla disoccupazione”
2. “Ma Zingales sorvola su questo particolare e, comunque sia, propone che la Bce finanzi la spesa pubblica dei paesi euro pei ogni qual volta l’inflazione scenda sotto ‘1%; il che significa che avrebbe già dovuto farlo da un pezzo!”
Faccio rilevare anche a Lei [1] che non è vero che la BCE abbia come solo compito statutario quello del controllo dell’inflazione. Essa ha anche quello di “sostenere le politiche economiche generali della Comunità"..
Già, la BCE “avrebbe già dovuto farlo da un pezzo!”, ma non perché lo suggerisce Zingales o altri, bensì perché, appunto, lo prescrive lo statuto della BCE (art. 2).
Ri-ri-riporto la vecchia versione delle Funzioni della BCE (ormai introvabile):
“Funzioni della BCE
Le funzioni del SEBC e dell’Eurosistema sono definite dal Trattato che istituisce la Comunità europea e specificate dallo Statuto del Sistema europeodi banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE). Lo Statuto figura come protocollo allegato al Trattato. 
Il Trattato fa riferimento al “SEBC” e non all’“Eurosistema”, essendo stato redatto in base all’assunto che tutti gli Stati membri dell’UE adotteranno l’euro. Fino a tale momento sarà l’Eurosistema a svolgere le funzioni stabilite dal Trattato. 
Obiettivi
L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi.
Inoltre, "fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBCsostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). 
Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Ri-ri-faccio rilevare che recentemente il sito della BCE, non credo per caso,ha modificato sia il link sia in parte il contenuto delle funzioni, cancellando il riferimento esteso all’obiettivo della crescita economica e dell’occupazione e introducendo un periodo che enfatizza anche per l’UE il controllo dei prezzi.
Il recente invito-monito di Draghi di cedere sovranità alla troika (anticipato e condiviso da Scalfari in un suo editoriale ) per me è un segno evidente di coda di paglia per senso di colpa e di implicita ammissione di impotenza, poiché egli è costretto dalla Germania a disapplicare lo statuto della BCE che presiede, il quale, all’art. 2, impone al SEBC, raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione (che non deve superare il 2%), di finanziare la crescita economica e dell’occupazione. Ed ora l’inflazione è prossima allo zero e c’è un rischio reale di deflazione. La cosa bizzarra ed inaccettabile, che andrebbe denunziata formalmente (alla Corte di Giustizia Europea?), è che la Germania e la Commissione UE (con Barroso e Rehn, prona alla Germania per 10 anni), con la complicità della BCE, hanno trasformato quest’obbligo in una gentile concessione condizionata, a caro prezzo, non per i ricchi, beninteso, ma per i povericristi.
Infine, rivolgo anche a Lei il quesito che ho proposto a Paolo Pini (e in Keynes blog): La BCE ha trasformato un suo obbligo statutario in unaconcessione condizionata e costosa, è possibile denunciarla alla Corte Europea di Giustizia?
[1] http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Aristotele-lezione-di-economia-16184
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Bce-troppo-poco-e-troppo-tardi-20880
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Prendiamocela-con-l-Europa-21523
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Ue-un-area-economica-senza-governo-22282
Qui, ho riportato il QUESITO APERTO A MARIO DRAGHI sul perché lo abbia fatto (letto in diretta a Radio3-Tutta la città ne parla) e questo Quesito a Paolo Pini:
La BCE ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionatae costosa, è possibile denunciarla alla Corte Europea di Giustizia?
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/I-pesci-da-pigliare-25752
[2] Link (e testo) originario sostituito da quest’altro:
http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-favola-dell-equita-e-dello-sviluppo-25918 

vincesko 23 agosto 2014 alle 01:14
QUESITO
Nell’articolo allegato, Giavazzi e Tabellini chiedono un intervento forte alla BCE, ritenendolo indispensabile.
La BCE, finora, ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa, è possibile denunciarla alla Corte di Giustizia Europea?
Draghi: “E’ora di cedere sovranità sulla riforme. L’Italia allontana gli investimenti”.
La frase-invito-monito di Draghi è di facile interpretazione, se si mettono insieme pochi elementi:
a) l’editoriale di Scalfari di 2 domeniche fa in cui egli ha rivelato che Renzi è simpatico a Draghi (mentre sappiamo che è antipatico allo stesso Scalfari);ed ha anticipato l’invito di Draghi, auspicando che l’Italia si sottoponga al controllo della troika, per avere aiuti finanziari, poiché secondo lui la filosofia della troika è cambiata radicalmente.
b) Draghi è il co-firmatario (con Trichet) della famosa lettera della BCE del 5 agosto 2011 al governo Berlusconi, recante vere e proprie imposizioni all’Italia (non ad altri Paesi) circa il contenuto e la tempistica delle misure severe da adottare; ora, si limita ad un invito verbale, che forse ha anche la funzione di dare un aiuto a Renzi, ma che, per come appare nella sua ruvidezza e quasi perentorietà, e visto il soggetto da cui promana, ha quasi la stessa cogenza (infatti, come acutamente rileva Carlo Clericetti, nessuno dei governanti fiata).
c) Draghi ha la mentalità del Capo di Stato Maggiore, e gli Stati Maggiori sono notoriamente potenti e spietati e bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea (e, francamente, non è un bell’esempio). Infine,
d) la sua frase esagerata è un segno evidente di coda di paglia per senso di colpa e di implicita ammissione di impotenza, poiché egli è costretto dalla Germania a disapplicare lo statuto della BCE che presiede, il quale, all’art.2, impone al SEBC, raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione (che non deve superare il 2%), di finanziare la crescita economica e dell’occupazione. Ed ora l’inflazione è prossima allo zero e c’è un rischio reale di deflazione. La cosa bizzarra ed inaccettabile, che andrebbe denunziata formalmente (alla Corte di Giustizia Europea?), è che la Germania e la Commissione UE (con Barroso e Rehn, prona alla Germania per 10 anni), con la complicità della BCE, hanno trasformato quest’obbligo in una gentile concessione condizionata, a caro prezzo, non per i ricchi, beninteso, ma per i povericristi.
PS:
Faccio rilevare che, nel sito della BCE, c’è stata una modifica recente e del link e del testo relativo alle funzioni.
Riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2" (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi. [*]
[*] Link (e testo) sostituito da quest’altro:
http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2817550.html
 
QUESITO-PROPOSTA
Nell’articolo allegato, Giavazzi e Tabellini chiedono un intervento forte alla BCE, ritenendolo indispensabile.
La BCE, finora, ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa, è possibile denunciarla alla Corte di Giustizia Europea?
Draghi: “E’ ora di cedere sovranità sulla riforme. L’Italia allontana gli investimenti”.
La frase-invito-monito di Draghi è di facile interpretazione, se si mettono insieme pochi elementi:
a) l’editoriale di Scalfari di 2 domeniche fa in cui egli ha rivelato che Renzi è simpatico a Draghi (mentre sappiamo che è antipatico allo stesso Scalfari); ed ha anticipato l’invito di Draghi, auspicando che l’Italia si sottoponga al controllo della troika, per avere aiuti finanziari, poiché secondo lui la filosofia della troika è cambiata radicalmente.
b) Draghi è il co-firmatario (con Trichet) della famosa lettera della BCE del 5 agosto 2011 al governo Berlusconi, recante vere e proprie imposizioni all’Italia (non ad altri Paesi) circa il contenuto e la tempistica delle misure severe da adottare; ora, si limita ad un invito verbale, che forse ha anche la funzione di dare un aiuto a Renzi, ma che, per come appare nella sua ruvidezza e quasi perentorietà, e visto il soggetto da cui promana, ha quasi la stessa cogenza (infatti, come acutamente rileva Carlo Clericetti, nessuno dei governanti fiata).
c) Draghi ha la mentalità del Capo di Stato Maggiore, e gli Stati Maggiori sono notoriamente potenti e spietati e bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea (e, francamente, non è un bell’esempio). Infine,
d) la sua frase esagerata è un segno evidente di coda di paglia per senso di colpa e di implicita ammissione di impotenza, poiché egli è costretto dalla Germania a disapplicare lo statuto della BCE che presiede, il quale, all’art. 2, impone al SEBC, raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione (che non deve superare il 2%), di finanziare la crescita economica e dell’occupazione. Ed ora l’inflazione è prossima allo zero e c’è un rischio reale di deflazione. La cosa bizzarra ed inaccettabile, che andrebbe denunziata formalmente (alla Corte di Giustizia Europea?), è che la Germania e la Commissione UE (con Barroso e Rehn, prona alla Germania per 10 anni), con la complicità della BCE, hanno trasformato quest’obbligo in una gentile concessione condizionata, a caro prezzo, non per i ricchi, beninteso, ma per i povericristi.
PS:
Faccio rilevare che, nel sito della BCE, c’è stata una modifica recente e del link e del testo relativo alle funzioni.
Riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre,“fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2" (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi. [*]
[*] Link (e testo) sostituito da quest’altro:
http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html
 
PPS:
Riporto per esteso la vecchia versione delle Funzioni della BCE (ormai introvabile):
“Funzioni della BCE
Le funzioni del SEBC e dell’Eurosistema sono definite dal Trattato che istituisce la Comunità europea e specificate dallo Statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE). Lo Statuto figura come protocollo allegato al Trattato. 
Il Trattato fa riferimento al “SEBC” e non all’“Eurosistema”, essendo stato redatto in base all’assunto che tutti gli Stati membri dell’UE adotteranno l’euro. Fino a tale momento sarà l’Eurosistemaa svolgere le funzioni stabilite dal Trattato. 
Obiettivi
L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi.
Inoltre, "fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). 
Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Rifaccio rilevare che recentemente il sito della BCE, non credo per caso, ha modificato sia il link sia in parte il contenuto delle funzioni, cancellando il riferimento esteso all’obiettivo della crescita economica e dell’occupazione e introducendo un periodo che enfatizza anche per l’UE il controllo dei prezzi.
http://keynesblog.com/2014/08/27/uscire-dalleuro-o-uscire-da-questa-bce


Articolo collegato:
 
Ritengo questa foto dell’Economist una fedele fotografia delle responsabilità della pessima gestione dell’UE e dell’Euro. La responsabile numero 1 è la “bottegaia” Merkel, il responsabile numero 2 è il mediocre Hollande, il responsabile numero 3 è Draghi, il quale, costretto dalla Germania, viola lo statuto della BCE di cui è presidente. Renzi è (almeno finora) irresponsabile.
 
Economist, Renzi in copertina con il gelato
http://www.repubblica.it/politica/2014/08/28/foto/economist_renzi_in_copertina_con_il_gelato-94593861/1/



 

Dialogo su John Maynard Giavazzi (o quasi)

 
John Maynard Giavazzi (o quasi)
Pubblicato da keynesblog il 22 agosto 2014
http://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#more-5701
 
 
vincesko 22 agosto 2014 alle 21:07
Ecco la risposta alla mia domanda del perché Giavazzi non scrive più gli articoli a quattro mani con Alesina e la conferma di cui avevo letto sulla sua presa di distanza dall’austerità. 
Meglio, però, non fidarsi troppo, né di lui né di Tabellini, del quale segnalo l’ultimo articolo pubblicato sul “Sole 24 ore” e criticato da Carlo Clericetti nel suo blog su “Repubblica”
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/17/tagliare-i-salari-le-imprese-non-lo-fanno/.
 
vincesko 23 agosto 2014 alle 01:14
QUESITO
Nell’articolo allegato, Giavazzi e Tabellini chiedono un intervento forte alla BCE, ritenendolo indispensabile.
La BCE, finora, ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa, è possibile denunciarla alla Corte di Giustizia Europea?
Draghi: “E’ ora di cedere sovranità sulla riforme. L’Italia allontana gli investimenti”.
La frase-invito-monito di Draghi è di facile interpretazione, se si mettono insieme pochi elementi:
a) l’editoriale di Scalfari di 2 domeniche fa in cui egli ha rivelato che Renzi è simpatico a Draghi (mentre sappiamo che è antipatico allo stesso Scalfari); ed ha anticipato l’invito di Draghi, auspicando che l’Italia si sottoponga al controllo della troika, per avere aiuti finanziari, poiché secondo lui la filosofia della troika è cambiata radicalmente.
b) Draghi è il co-firmatario (con Trichet) della famosa lettera della BCE del 5 agosto 2011 al governo Berlusconi, recante vere e proprie imposizioni all’Italia (non ad altri Paesi) circa il contenuto e la tempistica delle misure severe da adottare; ora, si limita ad un invito verbale, che forse ha anche la funzione di dare un aiuto a Renzi, ma che, per come appare nella sua ruvidezza e quasi perentorietà, e visto il soggetto da cui promana, ha quasi la stessa cogenza (infatti, come acutamente rileva Carlo Clericetti, nessuno dei governanti fiata).
c) Draghi ha la mentalità del Capo di Stato Maggiore, e gli Stati Maggiori sono notoriamente potenti e spietati e bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea (e, francamente, non è un bell’esempio). Infine,
d) la sua frase esagerata è un segno evidente di coda di paglia per senso di colpa e di implicita ammissione di impotenza, poiché egli è costretto dalla Germania a disapplicare lo statuto della BCE che presiede, il quale, all’art.2, impone al SEBC, raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione (che non deve superare il 2%), di finanziare la crescita economica e dell’occupazione. Ed ora l’inflazione è prossima allo zero e c’è un rischio reale di deflazione. La cosa bizzarra ed inaccettabile, che andrebbe denunziata formalmente (alla Corte di Giustizia Europea?), è che la Germania e la Commissione UE (con Barroso e Rehn, prona alla Germania per 10 anni), con la complicità della BCE, hanno trasformato quest’obbligo in una gentile concessione condizionata, a caro prezzo, non per i ricchi, beninteso, ma per i povericristi.

PS:
Faccio rilevare che, nel sito della BCE, c’è stata una modifica recente e del link e del testo relativo alle funzioni.
Riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi. [*]
[*] Link (e testo) sostituito da quest’altro:
http://www.ecb.europa.eu/ecb/tasks/html/index.it.html
 
chianci 23 agosto 2014 alle 06:55
Il 25% de i parlamentari europei potranno chiedere una commissione di inchiesta sull’operato della Bce, ho provveduto personalmente a mandare l’invito in tal senso a tutti gli europarlamentari.
Oggi Draghi vi prende pre l’ennesima volta in giro, afferma che ricorre a misure non convenzionali se facciamo la riforma sul lavoro, sta prendendo in giro tutti, basta con le parole deve fare i fatti. Le riforme sul lavoro cosa c’entrano, le imprese chiudono non chiedono i lavoratori, se, quindi, si deve fare una riforma sul lavoro deve essere fatta a livello europeo, si devono eliminare le barriere sulla mobilità del lavoro europeo, la più importante e’quella pensionistica, oggi se un cittadino europeo lavora 10 anni in Italia, 10 anni in Spagna e 10 anni in Germania, alla fine non prende la pensione, Draghi le sa queste cose? La mobilità in Italua non aiuta nessuno, Draghi dice faccio misure non convenzionali dopo la riforma del lavoro, perché sa che in Italia non si farà mai, allora non è’ in buona fede, non vuole prendere misure non convenzionali.
Ricordo ai nostri parlamentari sia nazionali che europei che la politica monetaria di Draghi ha provocato in Italia 300 suicidi per motivi economici (150 con Monti e 150 con Letta), penso che la vita umana valga di più di una moneta senza patria denominata euro.
 
vincesko 23 agosto 2014 alle 15:44
Ottima decisione. Ma l’hai fatto da solo? Perché non ti fai-ci facciamo tutti (incluso Keynes blog) promotori di una petizione pubblica? Sapendo che il problema, comunque, non è Draghi, ma è l’opposizione della Germania, che modificherà il suo atteggiamento soltanto se a) vedrà in pericolo il proprio interesse; o b) sarà costretta da un’Autorità superiore, che – temo – non possa essere il Parlamento Europeo, ma la Corte di Giustizia Europea (alla cui autorità si è dovuta inchinare persino l’arrogante Corte Cost. tedesca).
 
Piero 23 agosto 2014 alle 17:39
Avevo già previsto la rottura dell’area valutaria nel 2007, prima della crisi, sulla rivista la voce ho pubblicato un mio commento (Postacchini) all’articolo di Giavazzi titolato Sarkozy e la Bce, il mio commento e titolato “l’Italia e l’euro”, puoi trovarlo su google digitando il titolo del commento e il mio nome.
Ho fatto l’articolo da solo, naturale ho dei collaboratori in ufficio che provvedono alle traduzioni e all’invio a tutti gli europarlamentari, sono disponibile a tutto pur di portare avanti una simile battaglia.
Per quanto riguarda gli economisti italiani, per la maggiore parte sono legati si gruppi di potere e quindi non sono liberi di scrivere, ad esempio sul Il sole mi censurano tutti i commenti che criticano Draghi.
Per il ricorso sono d’accordo con il ricorso alla CGE, sto preparando il ricorso, il coinvolgimento del Parlamento Europeo serviva per dare una valenza politica e molta pubblicità, alla Bce e alla Germania non piace essere attaccata, la Germania non vuole essere ricordata per la terza guerra mondiale, ora fatta, naturalmente con la valuta.
Purtroppo abbiamo i politici che pensano solo alle loro poltrone, non possiamo contare sul loro aiuto.
Penso che martedì mi pubblicheranno l’articolo un famoso giornale inglese economico.
 
.g.e.o. 23 agosto 2014 alle 11:53
“due prestigiosi economisti di scuola bocconiana” … WOOOW!!! Nientemeno!!! In pratica abbiamo a che fare con dei discepoli del grandissimo Mario Monti! Prestigiosissimi!!!
Al ridicolo non c’è veramente MAI fine …
Per il resto. Il solito scontro di opinioni senza basi di alcun genere. Manca poco e si organizzeranno le tifoserie, con relativi slogan e striscioni.
Rilevo solo una cosa, ennesimo lampante esempio di quanto gli “economisti” afferrino il significato di ciò che dicono. Parlare di “moltiplicatori” è lecito, ma solo A POSTERIORI. Non ha alcun senso prevedere di spendere dei soldi ed aspettarsi che valga qualsivoglia “moltiplicatore”. Un conto è dare 1 Lira al giovane fondatore di un’impresa innovativa, altro è usare la stessa somma per pagare lo stipendio di un consigliere regionale in Sicilia, altro ancora è pagarci l’appalto affidato ad un’impresa in odore di camorra che si occupa di movimento terra per farci un buco sotto le Alpi attraverso cui passeranno treni vuoti.
 
vincesko 23 agosto 2014alle 15:06
1. Il prestigio dell’Ing. Prof. Francesco Giavazzi deriva – io credo – più che dalla sua produzione saggistica (che io, peraltro, non conosco), dalla sua influenza come editorialista del Corriere della Sera, organo della borghesia italiana e quindi maggiormente influente sull’establishment italiano (e forse europeo).
Do solo 2 elementi a sostegno di questa mia tesi:
a) un suo editoriale, scritto a 4 mani con Alesina, riuscì a far revocare nel giro di 24 ore la decisione del governo Monti di aumentare le 2 aliquote Irpef del 41 e del 43%, nell’ambito del decreto Salva-Italia (DL 201/2011), che avrebbe colpito i redditi dei ricchi e dei più abbienti. Mancato aumento che, a mio avviso, dipese proprio dallo stop espresso da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi (sicuri oggetto del provvedimento) in un editoriale apparso sul Corriere della Sera del 4 dicembre 2011. [1]
b) un editoriale più recente, scritto dal solo Giavazzi, [2] che ha avuto il potere immediato di far uscire dal letargo (mediatico) il commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli, e di provocarne l’alt alla copertura per mandare in pensione 4 mila insegnanti ed il suo (quasi) preannuncio di dimissioni.
2. Tutto è soggettivo. Sia le teorie economiche, incluse quelle “ideologiche” che se ne fregano delle evidenze empiriche o le piegano ostinatamente al proprio punto di vista e sconfinano nel fanatismo, sia le tesi “ideologiche” di chi, proclamando la sua avversione al tifo, esprime la sua contrarietà faziosa, che spesso sconfina nel fanatismo, ad un supposto inutile buco in una montagna, che addirittura servirebbe l’interesse esclusivo della camorra e non quello di milioni di cittadini per i prossimi secoli.
[1] TROPPE TASSE E POCHI TAGLI
Caro presidente no, così non va
Alberto Alesina e Francesco Giavazzi
4 dicembre 2011
http://www.corriere.it/editoriali/11_dicembre_04/alesina_giavazzi-presidente-cosi-non-va_0205d1da-1e50-11e1-b26c-4b15387dad1c.shtml
 
.g.e.o. 23 agosto 2014 alle 15:28
Come dicevo, non c’è MAI limite al ridicolo … e le citazioni riguardo il modo in cui sono/sarebbero state prese o cancellate certe importanti decisioni non fa che confermarlo. Ma rendiamoci conto.
Milioni di cittadini per i prossimi secoli … sì, tutti in visita a Lione passando per Torino, non avranno di meglio da fare evidentemente … su forza, il destro gliel’ho dato, ora mi citi le merci che viaggeranno su quei binari portando con sè il progresso nello sviluppo (o lo sviluppo nel progresso, se preferisce), mentre ora i binari “paralleli” sono deserti o quasi, mah! Misteri! Che sono felice di non poter capire.
Comunque “ideologia” (quella di chi osserva i dati di fatto vs. quella di chi ama sognare in grande) a parte. Il punto è che le “evidenze empiriche” in economia sono un pò difficili da cogliere: al massimo si può parlare di contemporaneità. Sul genere di quella che vede contemporaneamente calare il numero dei nuovi nati e la nidificazione delle cicogne in Italia. E comunque si parlava dell’assurdo di pensare che esista realmente un “moltiplicatore a prescindere” che magicamente farebbe lievitare i soldi spesi. Cosa di cui gli “economisti” sembrano certi, mentre è semplicemente un assurdo.
 
vincesko 23 agosto 2014 alle 17:20
@g.e.o. (23 agosto 2014 alle 15:28)
1) Da che mondo è mondo, le decisioni (quasi sempre) le ha prese l’élite, discutendone al proprio interno e influenzandosi a vicenda; talvolta in pochissimi, come è successo, per fare un esempio pertinente al tema in discussione e che ci riguarda da vicino, per le mastodontiche e inique manovre correttive lacrime e sangue varate, dopo la crisi della Grecia (2010), dal governo Berlusconi-Tremonti, decise in sostanza da 5 persone: Berlusconi, Tremonti, Marcegaglia, Bonanni e Angeletti, alle quali si sono poi aggiunti (e in parte sostituiti), nel secondo semestre 2011, Trichet e Draghi (col corredo di Barroso e Rehn; leggi: Germania), la cui lettera del 5/8/2011 ha poi costituito la traccia quasi pedissequa per i provvedimenti (invero più equi, a parte gli esodati) del governo Monti-Fornero.
2) Dossier TAV (con articoli pro e contro; cercare con Google)
Analisi quali-quantitative/13/TAV
3) Sono d’accordo: l’economia non è una scienza esatta, tanti fanno l’errore grave di voler spiegare tutto con una formula o una teoria economica, potenzialmente fallaci e (perché) in contraddizione tra loro. In economia, i nessi causali possono essere molteplici e complessi e difficilmente scomponibili, perciò è consigliabile una sana visione “laica” e non un’adesione ideologica e fideistica, che talvolta sconfina nel fanatismo, come – ho notato – capita più sovente ai neoliberisti, che, a giudicare dalle evidenze empiriche, hanno fallito e nonostante ciò continuano ad impancarsi a maestrini fanatici e spietati (vedi Alesina, mentre Giavazzi pare essersi ravveduto).
 
vincesko 23 agosto 2014 alle 15:07
[2] IL GOVERNO E L’UOMO DEI TAGLI
Il mistero Cottarelli
di Francesco Giavazzi
30 luglio 2014
http://www.corriere.it/editoriali/14_luglio_30/mistero-cottarelli-458a47f6-17a9-11e4-a7a2-42657e4dcc3b.shtml
 
.g.e.o. 23 agosto 2014 alle 15:32
Dimenticavo. Il fatto che membri dell’esecutivo o un commissario alla “spending review” (che odio questo modo tutto meneghino di dire in Inglese cose che possono dirsi in Italiano) decidano in base ad articoli di giornale, se vero, proverebbe unicamente la pochezza dei suddetti; e relativamente ai redattori degli articoli si potrebbe semmai parlare di “potere di influenza”; il prestigio è una cosa diversa.
 
.g.e.o. 23 agosto 2014 alle 15:36
Dimenticavo ancora. I due propagandisti dell’ovvio non hanno detto cose sbagliate. Ciò che critico è parlare di “prestigiosi economisti di scuola bocconiana” perché ormai, dopo Mario Monti, è un ossimoro conclamato.
 
vincesko 23 agosto 2014 alle 17:34
@g.e.o. (23 agosto 2014 alle 15:32 e 15:36)
1) Io apposta ho usato “revisione della spesa”.
2) Ho apposta giocato sui termini prestigio e influenza. In ogni caso, pare che l’Ing. Giavazzi non sia proprio l’ultimo arrivato:
http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Giavazzi
3) A proposito di errori e di moltiplicatori, faccio rilevare che, nel 1° articolo del Corriere che ho linkato, Giavazzi e Alesina scrivono:
“Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo:la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l’economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese”.
Com’è noto, a) l’FMI ha ora ribaltato la sua convinzione sul moltiplicatore delle tasse e della spesa; b) un fatto analogo è successo per la tesi di Reinhardt e Rogoff; (i cui studi sono un punto di riferimento e uno dei fondamenti teorici degli interventi dell’FMI e non solo):c’è sì una relazione tra debito pubblico e crescita, ma nel senso che è il rallentamento della crescita che fa salire il debito pubblico: praticamente l’opposto; e infine c) è stata messa in discussione la formula applicata dalla Commissione Europea sulla disoccupazione strutturale per il calcolo del deficit strutturale.
 
Piero 23 agosto 2014 alle 17:42
Giavazzi fece il consulente al Governo Monti, penso che sia l’ultimo oggi che possa parlare, l’occasione di fare qualcosa di buono gli è’ stata data.
 
vincesko 23 agosto 2014 alle 20:05
Per la verità, Giavazzi ebbe l’incarico di tagliare/rimodulare i sussidi alle imprese, presentò le sue proposte al governo, che però non ne fece niente.
Linko il Rapporto, evidenziando che anche nell’incipit della sintesi, è ripetuto lo stesso errore relativo al moltiplicatore, che perciò ne costituisce l’erronea premessa teorica:
Analisi e Raccomandazioni sui Contributi Pubblici alle Imprese
“1. Seppure tagli alla spesa pubblica possano ridurre il reddito di particolari settori della società, una riduzione della spesa nel suo complesso, se destinata a diminuire la pressione fiscale, ha effetti espansivi sull’economia. Non si deve quindi cedere alla tentazione di riallocare la spesa, tagliando spese meno efficienti per finanziarne altre, apparentemente più efficienti. A parte il rischio che le riallocazioni rispondano a interessi particolari, anziché a criteri di efficienza, è solo utilizzando una riduzione della spesa per finanziare una corrispondente diminuzione della pressione fiscale che si favorisce davvero la crescita”.
http://www.lavoce.info/wp-content/uploads/2012/09/Rapporto_Giavazzi.1346769494.pdf
 
leonardo 23 agosto 2014 alle 15:02
Nel mondo della politica ci sono sempre due aspetti di cui tenere conto: ciò che è di pubblico dominio e ciò che viene deciso nei salotti privati. Nella prima categoria stanno le dichiarazioni pubbliche, nella seconda le intenzioni reali. Ben vengano i cambiamenti di rotta (lo stesso Draghi si è espresso in questo senso nel simposio alla FED, se non sbaglio) nell’aperture alle politiche Keynesiane, solo mi chiedo perché ora e non prima. Hanno lasciato che il tessuto produttivo Italiano si sfaldasse, hanno fatto in modo che un intero paese, la Grecia, a fronte di un “misero” prestito di 50 mld (in confronto al PIL Europeo) che sarebbe bastato a risollevarla fosse completamente annientato e messo in vendita. La politica è fatta di propaganda e creazione del consenso. Non dico le dichiarazioni dei due economisti, ma, almeno quelle di Draghi, secondo me assomigliano tanto ad una carota.
 
Piero 23 agosto 2014 alle 17:48
Meno tasse e meno spesa pubblica, vuole dire meno consumi.
Certo che ciò serve, ma non dobbiamo fare calare i consumi, naturalmente non quelli quelli buoni, sono i consumi per investimento che oggi devono crescere. Piano di investimenti pubblici per le infrastrutture e piano investimenti privati, per fare ciò occorre liquidità, credito alle imprese pubbliche e private,nell’ultimo anno la Bce ha drenato liquidità dal mercato per oltre 1000 mld (basta vedere il bilancio Bce), ha fatto l’esatto opposto di cosa doveva fare.
 
Leonardo 24 agosto 2014 alle 00:20
Mi trovi perfettamente d’accordo.
 
.g.e.o. 24 agosto 2014 alle 09:00
Sarebbe (forse) vero se le tasse fossero accettabili e la spesa pubblica oculata ed efficace.
Sono decenni che politicanti presuntuosi sostenuti da più o meno sedicenti “economisti” (e se l’economia NON è una “scienza esatta” vorrei che qualcuno mi spiegasse che senso ha dare ascolto a chiunque di costoro) pretendono di fare spandere l’economia per mezzo di investimenti pubblici. Tutto ciò che abbiamo ottenuto è stata la selezione di una casta di “imprenditori” con i soldi degli altri (i nostri) il cui asset principale non è la capacità di investire bene ma la vicinanza con ambienti della politica. Oltretutto siamo usciti non da molto da una fase che ha visto investimenti addirittura folli, dalle opere del “sistema Bertolaso” inclusi i due G-8 (La Maddalena e L’Aquila, in entrambi i casi ettari di costruzioni inutili), a TAV, Expo2015 (guarda caso deciso in base ad uno studio di provenienza bocconiana, anche questo evidentemente “prestigioso”, poi rivelatosi dichiaratamente falso), eccetera. I risultati sono quelli che vediamo.
 
Matteo Thomann (@gion1974) 23 agosto 2014 alle 17:37
Mi piacerebbe intervistare Giavazzi e chiedergli per quale motivo ha cambiato idea e per quale motivo gli altri suoi ex compagni di curva non lo fanno ancora, soprattutto Alesina.
Gli chiederei come si sente al pensiero di aver contribuito a dare legittimità alla teoria dell’austerità espansiva, su cui l’UE ha basato la sua politica economica.
Poi gli chiederei se si sente di chiedere scusa a tutte quelle persone che ne stanno ancora subendo le conseguenze.
Ed infine se si sta adoperando per convertire chi ancora insiste con teorie che si sono rivelate e stanno continuando a dare risultati opposti a quelli per cui sarebbero (condizionale) state attuate, magari offrendosi per seminari con suoi colleghi oppure partecipando a trasmissioni televisive mainstream per spiegare la visione della madonna che lo ha, evidentemente, illuminato.
Credo che sapere cosa lo ha spinto a saltare dall’altra parte della barricata, potrebbe facilitare ulteriori e sempre più copiosi illuminati.
 
vincesko 23 agosto 2014 alle 17:59
1. A me (ma ho scoperto che non succede solo a me) Draghi evoca il Dottor Jekyll e il Signor Hyde).
2. Domanda giusta ma vagamente ingenua: la Germania ha voluto così. Gli altri Paesi si sono piegati. A me risulta che il 90% degli aiuti ricevuti dalla Grecia sia servito per ripagare le banche tedesche e francesi.
3. Non proprio come in Grecia, ma è successo anche in Portogallo, Irlanda e Spagna e in Italia (non posso linkare qui il mio post, ma sull’Italia puoi leggere la mia risposta dettagliata ad un mio interlocutore, digitando in Google: “Il Corriere della Sera prima ha censurato poi ha pubblicato poi ha cancellato un mio commento sui pesi del risanamento”). Di esso, riporto la parte conclusiva:
“Il valore cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno, considerando che le misure strutturali sono permanenti e quindi dispiegano i loro effetti tuttora) delle manovre correttive della scorsa legislatura ammontò a 330 mld (4/5 Berlusconi e 1/5 Monti), che servirono (assieme ad un aumento del debito stesso) a pagare gli interessi passivi sul debito (75-80 mld in media per 5 anni), a ricostituire in parte l’avanzo primario ricevuto in eredità da Berlusconi e da lui dilapidato e a ridurre il deficit. La depressione economica prolungata italiana è conseguenza di quelle manovre correttive inique e recessive. Il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% dalle famiglie e per il 90% dalle banche e da altri soggetti finanziari (il 30-40% è in mani estere). In definitiva, abbiamo fatto (non tutti, però!) enormi sacrifici per migliorare i conti pubblici e, soprattutto, per le banche e i ricchi. /4-Fine”.
 
vincesko 23 agosto 2014 alle 18:07
PS.
La mia ultima risposta (23 agosto 17:59) è a leonardo (23 agosto 2014 alle 15:02)
 
Leonardo 24 agosto 2014 alle 01:44
Grazie. Condivido l’analisi per molti aspetti, solo ritengo, e per questo ho scritto quel commento, che il problema dell’Europa vada oltre la “cattiva” Germania. Infatti ho citato il caso della Grecia per dire che è si vero che la grossa parte del debito pubblico era in mano alle banche tedesche e francesi, ma, come ho detto, in quel tumultuoso periodo bastavano 50 mld di Euro a evitare il default e salvare i loro interessi. Si è scelto invece la strada opposta, quella delle famose riforme, dando tutta la colpa ai greci pigri e assistenzialisti. Si può pensarla così, che i Greci avessero bisogno di una severa strigliata, ma non va dimenticato che a venire meno, principalemente, è stato lo Stato Democratico. In Italia si sta percorrendo, anche se per vie diverse, lo stesso itinerario (vedi dichiarazioni di Scalfari e Draghi). Abbiamo avuto, nell’ordine, un governo tecnico di salvezza nazionale (Monti),due governi di larghe intese che, malgrado la maggioranza assoluta, non riescono a fare queste benedette riforme tanto necessarie ed urgenti e ora arriva Deus Ex-Machina l’Italiano con il più alto prestigio Internazionale (che si vocifera potrebbe diventare il prossimo presidente del consiglio) che vuole cedere parte della sovranità non è ben chiaro a chi. O meglio, si sa, all’Unione Europea, ma, facendo un semplice gioco di scatole cinesi ci si può chiedere chi comanda l’Unione Europea? La Germania? E’ possibile pensare che gli Stati più progrediti del mondo, in primis la Francia, si siano lasciati “infinocchiare” tanto semplicemente dai crucchi? Sappiamo tutti, invece, che a comandare nell’Europa Unita sono le banche, non solo tedesche ma internazionali, e le lobby industriali mondiali. E queste appartengono alla plutocrazia che non ha una nazionalità precisa (ad esempio ci si può chiedere, gli Agnelli sono italiani? La FIAT è un’azienda Italiana?).
Quello che voglio dire è che a mio avviso, quella alla quale stiamo assistendo nella nostra epoca è una riconquista del potere da parte di una classe sociale, la plutocrazia, appunto, che quel potere lo ha storicamente sempre avuto e che solo i regimi democratici degli ultimi 200 anni gli hanno tolto. Quindi, ovviamente è sempre il mio punto di vista, il vero scopo non è il “fare soldi” alle spese dei popoli (di soldi ne hanno a bizzeffe), ma abbattere la democrazia tout-court, unico vero ostacolo al loro ritorno ad un potere “libero”, e per fare questo era necessario cominciare dall’Europa dove questa era più forte.
Se questo mio ragionamento fosse giusto, allora, la Germania sarebbe il capro espiatorio volontario dei mali d’Europa, così come la nostra classe politica è il caprio espiatorio volontario dei mali del nostro paese.
Concludo, e mi scuso di essermi dilungato, rientrando nel tema dell’articolo per spiegare che quello che volevo dire con il mio intervento era questo: anche se, come ha scritto Andrea, le “uscite” keynesiane rientrino perfettamente nella logica della teoria liberista, e anche se molti tra i più illustri teorici di tale dottrina siano perfettamente in buona fede, chi detiene il vero potere economico e politico ha il solo interesse di manterlo e aumentarlo, per cuì qualsiasi scelta di politica economica prenderanno sarà solo in funzione di questo e non credo che una politica keynesiana rientri nei loro piani. Almeno non nel lungo termine quando saranno tutti morti.
 
Piero 24 agosto 2014alle 05:45
Analisi perfetta, confermata dalla partecipazione alle lobby, trilaterale, bildeberg ecc da parte dei premier e di Draghi.
Penso che questi Signori perderanno, mai potrà essere Draghi premier in Italia, non penso che Napolitano sia immortale.
 
vincesko 24 agosto 2014 alle 16:42
@leonardo (24 agosto 2014 alle 01:44)
Parole, le tue, che mettono il dito sulla piaga ed ottima analisi, del tutto condivisibile, che merita alcune chiose (non sarò breve):
1. La prima. Due anni fa, nel mio post “La globalizzazione non è un gioco equo”, scrivevo:
Misure regolatrici anticrisi. Ha ragione chi dice che questo non è proprio il momento per ridurre il debito e continuare, alimentando una spirale perversa, con le misure correttive recessive, ma purtroppo il gioco di tutti gli organismi (UE, BCE, FMI, Società di rating, Governo), si salda con i desiderata e gli interessi dei ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati per fregare il popolo bue (e pure quello intelligente). Bisognerebbe dare l’assalto alla Bastiglia. Oppure farlo metaforicamente, mettendo mano finalmente, assieme agli altri Paesi UE e agli Usa, alla riforma delle leggi che regolano la finanza, in particolare quella malata. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione, poiché è qui il nodo da sciogliere, la criticità che ha messo in crisi il sistema. Le misure da prendere ormai sono note e si basano sulla semplice ma terribile costatazione che il potere di poche grandi banche (in totale nove) è sovraordinato al potere politico. Due anni fa, Eugenio Scalfari, in un suo editoriale domenicale, ne ha parlato con toni preoccupati, desumendone la notizia dal New York Times. [**]
Nella “Lettera di PDnetwork”, (nei “principali parametri di macroscenario”, vedi anche la nota 3), ho scritto che le transazioni finanziarie pare assommino a 4 mila miliardi al giorno. Noam Chomsky ha evidenziato che uno dei principali problemi della nostra epoca è la globalizzazione dei capitali, ma non del potere politico.
[**] Nel suo editoriale del 19 dicembre 2010, “Nove banche vogliono dividere l’euro in due”, Eugenio Scalfari, citando il New York Times, ha scritto:
“(…). È vero, gli “hedge funds” sono un’ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d’affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Il “New York Times” ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa Cupola ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull’occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli “spread” tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L’esame dura un’ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/.
Sono esattamente le stesse banche che fanno parte del ristretto numero di istituti finanziari (in totale 20 specialisti in titoli di Stato) che hanno la licenza per acquistare, alle aste del mercato primario, i nostri titoli di Stato, che poi vendono sul mercato secondario, determinando assieme agli acquirenti lo spread (cfr, “I facitori dello spread”).
In questo post “Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro”, ho riepilogato la situazione ed elencato i provvedimenti da prendere [v. anche “Promemoria delle misure anti-crisi”]:
“L’attuale, terribile crisi economica è scoppiata a causa delle disfunzioni della finanza. I finanzieri basati nei paradisi fiscali manovrano i cosiddetti capitali-ombra, [1] tra i principali responsabili dell’ingovernabilità dell’attuale crisi; [2] anche il presidente della BCE, Mario Draghi, ex presidente del FSB [3] ed ex governatore della Banca d’Italia, il quale, dopo lo scoppio della crisi alla fine del 2007, ebbe l’incarico di definire le proposte di regolazione dei mercati finanziari, ha rammentato e chiesto che i predetti capitali-ombra, enormi, vengano controllati. (v. [1], nota 3).
I soldi servono alle campagne elettorali di tutti i candidati, molti soldi, ma possono diventare anche la farina del diavolo, che come si sa finisce in crusca.
Anche Obama fu finanziato la volta scorsa dalle grandi banche USA, e ne fu inevitabilmente condizionato, in termini di scelte e di immagine. Ora è un bene ed un fatto di chiarezza che quelle stesse grandi banche appoggino Mitt Romney.
La mia (e di tantissimi altri) critica a Obama è che non ha cambiato finora le leggi, ad esempio (a) ripristinando, com’è stato per 70 anni dopo la crisi del 1929, la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento (divieto peraltro tolto nel 1999 sotto la presidenza del democratico Clinton!); [4] (b) controllando i capitali-ombra (come chiesto, appunto, anche dal governatore Draghi), (v. [1], nota 3); (c) disciplinando i derivati e (d) vietandoli – assieme alle vendite allo scoperto – per i prodotti alimentari; (e) regolando le vendite allo scoperto sui titoli pubblici, (v. [1], nota 4); ed infine (f) introducendo la TTF. (v. [1], nota 5). Spero lo potrà fare – se non lui, l’uomo più potente del mondo, chi? – se vincerà senza il condizionamento dei finanziamenti delle grandi banche, sulla base dei dati e dei fatti le vere padrone del mondo.[2]
Ma lo stesso ovviamente vale per l’Europa e soprattutto per la Germania, la cui cancelliera Merkel ha mantenuto finora (e solo recentemente) soltanto la promessa sull’introduzione della TTF. [5]”.
2) La seconda: BCE. E’ lì il ganglio fondamentale, il punto nevralgico del sistema. La maggiore pecca ascrivibile alla BCE è nel suo statuto costitutivo, ma non soltanto nella lettera dello stesso, bensì anche nella sua interpretazione, che è stata, ed ancora è, dettata precipuamente dalla Germania (non bastava il Governo, ora ci si mette anche la Corte Cost.), secondo un’interpretazione restrittiva in parte contraddetta (nei compiti di crescita economica e dell’occupazione) – ed è una dicotomia grave – dai trattati UE. Ho già segnalato che recentemente il sito della BCE, non credo per caso, ha modificato sia il link sia in parte il contenuto delle funzioni, introducendo un periodo che enfatizza il controllo dei prezzi anche asseritamente nei trattati.
3) La terza: Germania. Per quanto riguarda la Germania, io la penso come Prodi: è inutile distinguerla tra falchi e colombe (o tra politici e imprenditori e banchieri), quando si tratta di tutelare il proprio interesse nazionale, fa gioco di squadra.
4) La quarta: Francia. Ho letto – se non erro – su Sbilanciamoci che anche il socialista Hollande fa quello che interessa soprattutto alle banche.
5) La quinta: che, in ogni caso, occorre una maggiore enfasi nel ruolo esercitato in negativo dai protagonisti politici (Merkel, Sarkozy e Barroso, in ambito esterno; Berlusconi e Tremonti, in ambito nazionale) nella gestione di una crisi che per gli effetti è equivalsa ad una guerra con migliaia di morti e feriti.
Il problema principale è la qualità dei leader. In un tornante della storia come quello che stiamo vivendo in particolare dal 2010 (crisi della Grecia, il cui PIL incideva per il 3% sul totale UE), avremmo avuto bisogno di statisti lungimiranti e non di “bottegai”. Il popolo tedesco sembra diventato un Paese di bottegai preoccupati soltanto o soprattutto del proprio interesse, governato da una “bottegaia”, figlia di pastore protestante, presa, come dice il prof. Bordignon, da “furori teutonici” [moralistici].
Beninteso, io sono fermamente convinto che occorre completare i compiti a casa nostra (in particolare, eliminando gli sprechi legati all’inefficienza ed alla corruzione e varando una corposa imposta patrimoniale sulla metà del decile più ricco delle famiglie – la ricchezza delle famiglie italiane è maggiore di quella tedesca, dato ben noto ai Tedeschi ed alla Bundesbank -, a bassa propensione al consumo) e, come dice un po’ perfidamente ma realisticamente il prof. Monti, che le crisi sono (possono essere) positive poiché consentono (ci costringono) di fare le riforme, ma occorreva – ed occorre – farlo, da una parte, utilizzando al meglio le funzioni della BCE come una vera banca centrale e, dall’altra, avendo come stella polare l’equità e non, come ha fatto il governo Berlusconi-Tremonti, che, a partire dalla crisi greca, ha varato 3 manovre correttive lacrime e sangue (il DL 78/2010, di cui io sono stato una delle vittime e quindi parlo con cognizione di causa, il DL 98/2011 e il DL 138/2011) per un totale cumulato, incluse le leggi di stabilità, di ben 267 mld, scaricandone il peso in grandissima parte sulle spalle del ceto medio-basso e perfino sui poveri, col taglio feroce della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (-90%). [Il valore cumulato della manovre di Monti, invero più eque (a parte gli esodati), è pari a 63 mld].
Quante vittime della crisi, che si sarebbero potute evitare, hanno sulla coscienza Merkel, Sarkozy, Barroso, Berlusconi e Tremonti?
Sì, anche Manuel Barroso (ma bisognerebbe aggiungere pure il Vice Presidente e Commissario all’Economia Olli Rehn), che, al di là dei vincoli dei trattati, è stato forse il peggiore presidente della storia della Commissione Europea, sia per l’asservimento sostanziale al Consiglio Europeo (lèggi: Germania), venendo meno al suo compito istituzionale di equilibrare lo strapotere del Consiglio, sia per i risultati.
6) La sesta. Com’è noto, Obama ha fatto varare in USA una legge di riforma del sistema bancario, ma non è molto efficace. Anche il Parlamento Europeo ha fatto qualcosa di simile. Ma occorre fare molto di più. Intanto, gli USA (ispirati dalla Goldman Sachs, che ha teorizzato in un documento il depotenziamento delle leggi e delle garanzie democratiche) e l’UE, per favorire le multinazionali, stanno conducendo in segreto le trattative del TTIP (cfr. dossier “Il trattato commerciale transatlantico. Un uragano minaccia gli europei”).
7) La settima e ultima. Che fare? Dato l’evidente, enorme squilibrio delle forze e degli interessi contrapposti, io sommessamente penso che occorra seguire l’esempio dei vecchi socialisti e sindacalisti a cavallo tra l’800 e il ‘900 (fino ad allora le leggi e l’apparato poliziesco venivano usati esclusivamente dai padroni contro i lavoratori): UTILIZZARE AL MEGLIO LE LEGGI E GLI ORGANI DEPUTATI A FARLE RISPETTARE.
Quindi, da una parte, occorre contare ed appoggiarsi il più possibile sull’unico organo europeo, pur con i suoi limiti decisionali, davvero democratico: il Parlamento Europeo. Dall’altra, attaccare e stanare il ganglio vitale: la BCE. Perciò sto proponendo di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea per violazione del suo statuto e dei trattati UE.
 
Leonardo 24 agosto 2014alle 21:05
Grazie pe l’apprezzamento e per la usa analisi puntuale e completa. La condivido in toto, soprattutto in alcuni passaggi e nella conclusione.
 
bargazzino 27 agosto 2014 alle 09:28
A Robert Lucas è attribuita la seguente frase:
“in trincea siamo tutti keynesiani”
di che stupirsi, dunque?
 
vincesko 27 agosto 2014 alle 12:44
Molto probabile. Il problema in realtà è complesso: per solito i neo-liberisti stanno nello Stato Maggiore, a fare piani per la truppa che combatte nella trincea; ma può capitare che, quando un keynesiano vi entri, inclini a diventare neo-liberista (spietato esecutore-complice delle teorie appoggiate dai ricchi strapotenti). La spiegazione anche qui è complessa ed ha a che fare un po’ con la sindrome di Stoccolma, un po’ con l’inclinazione inconscia a favorire i ricchi, un po’ con il sadismo, un po’ con la superbia, un po’ con la… pagnotta.
D’altra parte, l’adesione – gratuita – di milioni di persone a politiche che vanno contro il loro interesse è un fenomeno forse ancor più complesso che intrigò persino Einstein, che chiese lumi a Freud (cfr. “Perché la guerra?”).
L’ho già scritto più sopra, gli Stati Maggiori sono bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea. Si veda, a mo’ di esempio, l’intervista di Carlo Clericetti a Marco Buti, (“L’uomo di marmo che ci dà la pagella” http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/06/01/luomo-di-marmo-che-ci-da-la-pagella/). Oppure la newsletter n. 347 del 15/7/2014 di Sbilanciamoci, in cui c’è un interessante articolo intitolato “Abbassare i salari? La retromarcia dell’Fmi” che analizza un recente report del FMI, che nelle conclusioni contraddice tutto ciò che aveva affermato in precedenza sull’inefficacia della riduzione dei salari per guadagnare competitività. Che si fa per guadagnarsi la pagnotta.
Secondo me, sia la scelta politica, sia l’adesione ad una teoria macroeconomica sono la conseguenza della nostra struttura psicologica (intesa anche come complesso delle diadi-antinomie, nelle varie gradazioni: “odio-amore”,“egoismo-altruismo”, “empatia-alessitimia”, “civismo-familismo amorale”,“cireneo-tormentatore”, “spietato-compassionevole”, “sadico-masochista”,“cinico-sensibile”, ecc.), frutto in parte dei geni, in parte dell’educazione (interazione con l’ambiente).
 
bargazzino 27 agosto 2014 alle 14:08
Sia la scelta politica sia l’ adesione ad una teoria macroeconomica sono conseguenza, innanzi tutto, di una appartenenza ad una certa classe sociale.
Io questa frase di Lucas la interpreto così:
(lui e isuoi compari stanno in trincea, cioè in crisi, quindi:)
Alla fine delle mie pippe ideologiche c’è il fallimento sistemico, per cui, quando sta per crollare la “baracca” (poniamo per ipotesi il sistema bancario PRIVATO, ad esempio) , siccome NOI, di questo sistema siamo i piu’ privilegiati, occorre rimangiarsi (magari “selettivamente”) tutti i nostri“principi” “”””””””scientifici””””””””” e aderire (per lo stretto necessario al fine di mantenere la nostra posizione e i nostri privilegi) alle teorie (CHE EVIDENTEMENTE SONO PIU’ FONDATE DELLE NOSTRE) dei nostri avversari ideologici (keynesiani).
 
vincesko 27 agosto 2014 alle 14:35
Noi siamo soprattutto il frutto dell’educazione. Anche l’appartenenza ad una classe sociale si concreta in un’educazione (formazione tecnica, intellettuale e morale) peculiare di quella determinata classe sociale.
 
 
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 27/8/2014 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Dossier produttività

 
Poiché l’argomento della produttività è importante, se ne discute molto ed è usato spesso a sproposito, ritengo utile raccogliere in questo post vari contributi su questo tema. Va tenuto presente che, nei calcoli macroeconomici, al numeratore non va la "quantità" dell'output ma il "valore", che risente anche del livello degli investimenti (in macchinari, ricerca e sviluppo, ecc.) e quindi del valore aggiunto dei prodotti. Sotto questo aspetto, l'Italia (prodotti"poveri",  salari"poveri", ecc.) sta messa male rispetto ad altri Paesi.
 
Innanzitutto, riporto la terza e ultima parte del mio post FIAT, Marchionne, cogestione e produttività  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2754319.html:
 
TERZA E ULTIMA PARTE: PRODUTTIVITA’.
Il senatore Enrico Morando, nel suo intervento in Parlamento sul DEF, ha menzionato la “produttività totale dei fattori” quale elemento fondamentale per la crescita. Questo interessante e riccamente documentato articolo cade a fagiolo:
Economia e Politica Perché la riforma Fornero va contro produttività e crescita Domenico Moro - 30 Aprile 2012
1. Produttività e crescita economica
In Italia e in Europa si ripete come un mantra la necessità di accompagnare la crescita al risanamento dei conti pubblici. La crescita economica è riconducibile a molte e complesse fonti. Secondo molti economisti, una delle più importanti è l’aumento della produttività globale, sebbene i meccanismi che legano questa alla crescita siano diversi a seconda della prospettiva di analisi adottata.[1] Proprio con lo scopo dichiarato di innalzare la produttività italiana e, in questo modo, di spingere la crescita, da tempo entrambe stagnanti, è stata presentata dal ministro Fornero una proposta di riforma del mercato del lavoro. La logica sottostante a tale riforma, in accordo con il senso comune del mainstream economico e politico, è che il declino della produttività in Italia dipende da un mercato del lavoro troppo poco deregolamentato. A nostro avviso si tratta di una logica non solo errata ma anche controproducente. […]
http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/perche-la-riforma-fornero-va-contro-produttivita-e-crescita/  

A mia volta, ripropongo:
Produttività. [*]
Provo a fare qualche notazione.  a) “La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori, richiesti per la sua produzione”. Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di unità lavorative (o meglio, le ore lavorate) impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).
b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.
c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto, che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive”) [2] di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto, da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera).
[*] ISTAT - Produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html  
[**] ISTAT – Valore aggiunto http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html  

Sempre a proposito di produttività.
Nei miei corsi di formazione aziendali rivolti a figure di vario livello e persino laureati e capi d’azienda (piccola), quasi all’inizio del corso, non mancavo mai, qualunque fossero i destinatari, di chiarire il significato dei termini efficacia ed efficienza (e qualità ed economicità).
Ma prima lo chiedevo: quasi nessuno sapeva rispondere con precisione.
Efficacia ed efficienza sono (o dovrebbero essere) due concetti molto noti nel mondo del lavoro. Etimologicamente, per efficacia si intende la capacità di produrre un effetto, di raggiungere un determinato obiettivo, mentre per efficienza la capacità di raggiungerlo con la minima allogazione possibile di risorse (anche il termine economicità, non tutti lo sanno, ha un significato analogo).

Università Partenope
Efficienza, efficacia, economicità (riferite alla mamma e alle pizze)
http://www.economia.uniparthenope.it/modifica_docente/scaletti/ECONOMIA_AZIENDALE_-_9_CFU_-_A.A._2008-2009_LEZ_03.PDF  

Ed infine allego questo mio vecchio commento con un articolo di Sbilanciamoci.info, che sostiene la stessa tesi dell’articolo di Domenico Moro linkato più sopra:
Qual è la causa e quale l’effetto? Qual è la relazione del sottoutilizzo in Italia del capitale umano qualificato e/o della sua bassa remunerazione – in assoluto e comparativamente agli altri Paesi - con l’evoluzione del PIL? 
Da questa interessante ed acuta analisi di Sbilanciamoci.info, “La Lombardia che si allontana dall'Europa”, ricavo:
“la correlazione tra produzione e occupazione, come investimenti e pil, mostra come le riforme del mercato del lavoro degli anni ’90 e quelle di “mercato” realizzate in Italia sono state efficaci solo a margine del sistema economico e del lavoro, cioè le misure adottate dai governi nazionali dell’Italia hanno consolidato la debolezza di struttura del paese, e paradossalmente inibito le necessarie azioni di cambiamento di struttura necessari per una regione importante come la Lombardia”. 
E poi: “Infatti, i provvedimenti legati al mercato del lavoro per“flessibilizzare” lo stesso lavoro dal lato dell’offerta si è tradotto in un allargamento del tasso di occupazione per le figure che intrinsecamente producono meno valore aggiunto. Se il pil cresce poco all’aumentare dell’occupazione vuol dire che si producono beni e servizi a basso valore aggiunto, oppure che i redditi di ingresso dei nuovi occupati sono molto bassi. Forse la riflessione non è nuova per gli economisti, ma la profondità e drammaticità dell’attuale situazione ha caratteristiche abbastanza inedite”. 
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Lombardia-che-si-allontana-dall-Europa-8154  

Poi, riporto i vari articoli sul tema produttività che ho tratto dal mio archivio.
 
Economia in 100 parole: CLUP
http://facileconomia.altervista.org/Dizionario-Economia-Significato/15-clup.html

Confindustria
IL"CLUP" E LA VERA COMPETITIVITA' DEL PAESE
Roma, 21 Ottobre 1999
http://www.confindustria.it/AreeAtt/DocUfPub.nsf/0/4B9B797603B6B08CC1256ACB00500149?openDocument&MenuID=A6AD7AB9EF265258C1256EFB00358600
 
La produttività, il tempo e la confusione di Squinzi
di Sergio Bruno   14 ottobre 2012
L’incultura dominante insiste sul fatto che dalla crisi si esce lavorando di più. Ma in questo modo si ignora che cosa sia la produttività, che cosa la possa migliorare, gli orizzonti temporali degli investimenti. e il ruolo delle politiche
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2336:sergio-bruno-la-produttivita-il-tempo-e-la-confusione-di-squinzi&catid=92:economia&Itemid=78
 
Fumus productivitatis
Il dibattito sulla produttività va avanti da molto tempo, ma sempre nella confusione e avvolto dalle mistificazioni. Il problema deriva da un complesso insieme di fattori, tra i quali la flessibilità del lavoro non è certo quello prevalente. Nell’ultimo anno, per esempio, il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato, ma la causa è nelle dinamiche provocate dalla crisi
Rosita Donnini e Valerio Selan
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1558
 
Censis: dal 2007 produttività italiana scesa dell'1,5%
Gaia Carbone 
18/10/2013 
http://www.businesspeople.it/Business/Economia/Censis-dal-2007-produttivita-italiana-scesa-dell-1-5-_54405
 
Alberto Bagnai - lunedì 19 marzo 2012
Cosa sapete della produttività?
Cerchiamo ora, come mi avete chiesto più volte, di risalire la catena delle cause. Cosa c’è “a monte” del differenziale di inflazione?
http://goofynomics.blogspot.fr/2012/03/cosa-sapete-della-produttivita.html
 
Imprese europee inefficienti: 60 miliardi persi ogni anno
Anna Rita Chietera
28/10/2011 16:28 
Maglia nera al Regno Unito che registra una perdita di euro di 21,4 miliardi; l’Italia, che registra circa 8 miliardi in meno l’anno, potrebbe guadagnarne 31 in più
http://www.businesspeople.it/Business/Economia/Imprese-europee-inefficienti-60-miliardi-persi-ogni-anno_25877
 
La “regola di piombo” sui salari di Mario Draghi
Pubblicato da keynesblog il 4 aprile 2013
La BCE suggerisce che le retribuzioni nominali del lavoro debbano crescere in linea con la produttività dei lavoratori, e non oltre questa. I Paesi “viziosi” che non rispettano questa regola perdono progressivamente competitività. Questa è la “regola di piombo” per la distribuzione del reddito, contrapposta alla “regola d’oro” che lascia invariate le quote distributive tra lavoro e capitale. La “regola di piombo” significa svalutazioni competitive interne, a carico del lavoro e del reddito dei lavoratori, ed una distribuzione del reddito sempre più diseguale.
di Paolo Pini, Università di Ferrara
http://keynesblog.com/2013/04/04/la-regola-di-piombo-sui-salari-di-mario-draghi/#more-3867
 
flessibilità, imprese di Armanda Cetrulo
Imprese: meno flessibili, più produttive
09/05/2012
Le imprese più innovative sono quelle che offrono ai lavoratori più diritti, sicurezza e stabilità, non quelle dai contratti a breve termine e dal licenziamento facile
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Imprese-meno-flessibili-piu-produttive-13619
 
Marx, Paolo Sylos Labini, produttività, Ricardo, Smith di Paolo Palazzi
Produttività, torniamo ai classici
10/01/2013
Sulla produttività che non cresce – e sulle politiche necessarie – occorre chiarire molti equivoci, ripartendo dai concetti di base dell’economia e dalle analisi di Paolo Sylos Labini
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Produttivita-torniamo-ai-classici-16312
 

Altri contributi:
 
Salari e produttività in Italia
http://www.sbilanciamoci.info/content/download/835/6109/file/Salari%20e%20produttivit%C3%A0%20in%20Italia.pdf
 
La Germania, la produttività e San Floriano
Pubblicato da keynesblog il 20 febbraio 2013
http://keynesblog.com/2013/02/20/la-germania-la-produttivita-e-san-floriano/
 
Fatica sprecata. Produttività e salari in Europa
Maurizio Donato - 17 marzo 2013
http://www.economiaepolitica.it/primo-piano/fatica-sprecata-produttivita-e-salari-in-europa/
 
L’Europa disunita di salari e produttività
28.03.13
Cristina Tealdi e Davide Ticchi
http://www.lavoce.info/leuropa-disunita-di-salari-e-produttivita/
 
Produttività, salari, crisi, logaritmi, marziani, onestà
Alberto Bagnai
sabato 30 novembre 2013
http://goofynomics.blogspot.com/2013/11/produttivita-salari-crisi-logaritmi.html
 
Ascesa e caduta del modello economico italiano
Stefano Perri - 15 dicembre 2013
http://www.economiaepolitica.it/index.php/distribuzione-e-poverta/ascesa-e-caduta-del-modello-economico-italiano/
 
Salari, Produttività e Impiego in Italia: La Fotografia di Un Mercato Distorto (2000-2013)
di Paolo Manasse e Thomas Manfredi
http://www2.dse.unibo.it/manasse/Pdf/Salari%20e%20Produttivit%C3%A0_Thomas_Paolo.FINAL.pdf
 
ITALIA – EUROPA - SALARI, PREZZI, PRODUTTIVITA’  E L’’EFFETTO DIMENSIONE D’IMPRESA (1998-2006)
di Giuseppe D’Aloia
https://www.ires.it/files/D'Aloia_191107.pdf

Di cosa parliamo quando parliamo di produttività
02.10.15
Innocenzo Cipolletta
Si dice spesso che per tornare a crescere, l’Italia deve incrementare la produttività. Ma se si analizzano i dati, si vede il ruolo importante giocato dall’integrazione dei lavoratori marginali nel mercato del lavoro. Ed è l’aumento della produzione che favorisce la crescita della produttività.
http://www.lavoce.info/archives/37538/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-produttivita/
 

La BCE ha trasformato un suo obbligo statutario in una concessione condizionata e costosa

 
Draghi: "E' ora di cedere sovranità sulla riforme. L'Italia allontana gli investimenti". E Renzi lo applaude
La Bce lascia il costo del denaro allo 0,15%, ma il presidente mette l'accento sullo scarso coraggio nel riformare i paesi. Restano ancora rischi al ribasso per la ripresa dalle tensioni geopolitiche. Il premier: "Giusto, dobbiamo rimettere in ordine l'Italia"
07 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/07/news/la_bce_lascia_i_tassi_invariati_allo_0_15_-93325026/
 

La frase-invito-monito di Draghi per me è di facile interpretazione, se si mettono insieme pochi elementi:

a) l’editoriale di Scalfari di domenica scorsa,[1] in cui egli ha rivelato che Renzi è simpatico a Draghi (mentre sappiamo che è antipatico allo stesso Scalfari); ed ha anticipato l’invito di Draghi,auspicando che l’Italia si sottoponga al controllo della troika, per avere aiuti finanziari, poiché secondo lui la filosofia della troika è cambiata radicalmente.

b) Draghi è il co-firmatario (con Trichet) della famosa lettera della BCE del 5 agosto 2011 al governo Berlusconi,[2] recante vere e proprie imposizioni all’Italia (non ad altri Paesi) circa il contenuto e la tempistica delle misure severe ed inique da adottare; ora, si limita ad un invito verbale, che forse ha anche la funzione di dare un aiuto a Renzi, ma che, per come appare nella sua ruvidezza e quasi perentorietà, e visto il soggetto da cui promana, ha quasi la stessa cogenza (infatti, come acutamente rileva Carlo Clericetti,[3] nessuno dei governanti protesta.

c) Draghi ha la mentalità del Capo di Stato Maggiore, e gli Stati Maggiori sono notoriamente potenti e spietati e bravissimi a fare piani sulla pelle della truppa (sono pagati per questo), ma solitamente restano al sicuro, lontani dalla trincea (e, francamente, non è un bell’esempio). Infine,

d) come accennavo ieri,[4] la sua frase esagerata è un segno evidente di coda di paglia per senso di colpa e di implicita ammissione di impotenza, poiché egli è costretto dalla Germania a disapplicare lo statuto della BCE che presiede, il quale, all’art. 2, impone al SEBC, raggiunto l’obiettivo del controllo dell’inflazione (che non deve superare il 2%), di finanziare la crescita economica e dell’occupazione.[4] Ed ora l’inflazione è prossima allo zero e c’è un rischio reale di deflazione. La cosa bizzarra ed inaccettabile, che andrebbe denunziata formalmente (alla Corte di Giustizia Europea?), è che la Germania e la Commissione UE (con Barroso e Rehn, prona alla Germania per 10 anni), con la complicità della BCE, hanno trasformato quest’obbligo in una gentile concessione condizionata, a caro prezzo, non per i ricchi, beninteso, ma per i povericristi.[5]

 

[1] Il concetto vi dissi... ora ascoltate com'egli è svolto
di Eugenio Scalfari  -  03 agosto 2014
http://www.repubblica.it/politica/2014/08/03/news/il_concetto_vi_dissi_ora_ascoltate_com_egli_svolto_-93014426/
[2] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml
[3] Carlo Clericetti - 8 AGO 2014
Draghi straparla, i governi stanno zitti
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/08/draghi-straparla-i-governi-stanno-zitti/
[4] Mario Draghi, Dottor Jekyll e Signor Hyde
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816710.html
[5] Recessione, depressione e 80€
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816654.html
Il Corriere della Sera prima ha censurato poi ha pubblicato poi ha cancellato un mio commento sui pesi del risanamento
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816328.html
 



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di Valentina Conte
08 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/08/news/renzi_draghi-93358306/

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http://www.repubblica.it/economia/2014/08/17/news/milano_-_tutti_gli_attori_in_campo_facciano_la_laoro_parte_anche_la_bce_il_ministro_dell_economia_pier_carlo_padoan_interv-93970130/

L'ANALISI
Il superbanchiere e la deflazione
di Federico Fubini
18 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/18/news/il_superbanchiere_e_la_deflazione-94013652/

Mario Draghi, Dottor Jekyll e Signor Hyde

 
Segnalo questo molto opportuno articolo di oggi di Carlo Clericetti e riporto il mio lungo commento in calce ad esso.
 
Carlo Clericetti
8 AGO 2014
Draghi straparla, i governi stanno zitti
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/08/08/draghi-straparla-i-governi-stanno-zitti/
 
 
Da un po' di tempo, quando sento Mario Draghi, chissà perché…, mi vengono in mente il Dottor Jekyll e il Signor Hyde...
 
Pensate, anche Scalfari, me li evoca, da 3 anni a questa parte, dopo che ha smesso di scrivere i suoi vigorosi editoriali del 2010 in cui sollecitava i ricchi a riattivare anche in Italia i vasi comunicanti, prima che la casa crollasse loro addosso. Poi, spento l’incendio, se ne è dimenticato, come tutti i ricchi illuminati, incluso Carlo De Benedetti (al quale l'ho rammentato nel suo blog su HP), che propose per primo (si veda Il Sole 24 Ore del 12 settembre 2009, poi ribadito il 10.11.2010) un’imposta patrimoniale sui ricchi e i benestanti.
 
E noi povericristi a litigare, cadendo nella trappola dei ricchi, e dei loro utili idioti ben retribuiti, che, un giorno sì e l’altro pure, chiedono le salvifiche riforme strutturali, ma ovviamente quelle che riguardano i povericristi, mai quelle che colpirebbero i ricchi. Chissà perché…
 
Io mi considero un ignorante, specialista del 2+2. E forse è per questo che apprezzo molto gli articoli di Carlo Clericetti, che, non solo è voce fuori dal coro, ma scrive cose di logica elementare e di semplice buonsenso, che in questo periodo (ma forse è stato sempre così) in cui imperano gli utili idioti ben retribuiti al soldo dei ricchi (come è, per metà – novello Dottor Jekyll e Signor Hyde - lo stesso Draghi, che così tanto piace a Scalfari) appaiono e sono rivoluzionarie.
 
La recessione di oggi è soprattutto la conseguenza, ovviamente, non delle decisioni di questo governo Renzi o del precedente governo Letta, ma del sesquipedale risanamento dei conti pubblici operato, dopo la crisi della Grecia e sotto l’urgenza dello spread, nella scorsa legislatura (330 mld cumulati, ma le misure strutturali dispiegano tuttora i loro effetti, 4/5 Berlusconi, pari a 267 mld, e 1/5 Monti, pari a 63 mld) addossati per lo più sui non ricchi, ad alta propensione al consumo. e perciò con effetti economici depressivi. 
 
Soluzioni. Nell'attuale situazione dei conti pubblici e con i vincoli UE, Renzi può fare poco per la crescita, a meno che non decida di varare una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie) o faccia varare dall'UE gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), per costituire un fondo di 1.000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici nazionali (per tranquillizzare la riottosa Germania, che pochi giorni fa, per salvare le sue banche, ha deciso un prelievo forzoso), per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione, pena il permanere della depressione economica e un lento declino.
Infine, ci sarebbe una terza opzione, ma, stante l’opposizione ideologica della Germania, è forse la meno probabile: un intervento strutturale anti-crisi della BCE, che, per imposizione appunto della Germania, sta contravvenendo al suo stesso statuto (art. 2). La severità eccessiva e la proposta strampalata - ma che ha una logica - di Draghi (per uno specialista del 2+2 come me) sono indizi evidenti di senso di colpa per coda di paglia.
 
Ho già segnalato qui la modifica del link e del testo delle funzioni della BCE nel suo sito. Pubblico anche qui un mio quesito aperto, che stamane è stato letto in diretta a Radio3-Tutta la città ne parla.
 
QUESITO APERTO A MARIO DRAGHI
Egr. Dott. Draghi,
Rilevo che, nel sito della BCE, [*] c’è stata una modifica recente e del link e del testo relativo alle funzioni.  Riporto il passo della vecchia versione (ormai introvabile, ma che io conservo gelosamente): “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Nella nuova versione modificata, viene enfatizzata anche per l’UE l’esigenza della stabilità dei prezzi. Infatti, come Lei sa, non è vero che la BCE ha il compito esclusivo del controllo dell’inflazione. Essa ha anche quello di sostenere le politiche economiche generali dell’UE.
Il problema è che la Germania, che La ospita, oltre ad avere uno strapotere economico, industriale e commerciale, ha anche uno strapotere nell’interpretazion edello statuto BCE e nell’applicazione dei trattati. Questo strapotere ha avuto un’influenza sulla Sua decisione della modifica suaccennata?
Cordialmente,
V.
 
 
Post e articoli collegati:
 
Recessione, depressione e 80€
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816654.html
 
di Paolo Pini , Roberto Romano
I pesci da pigliare
08/08/2014
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/I-pesci-da-pigliare-25752
 
Gli effetti dell’austerity: un confronto internazionale
Gaetano Perone - 31 luglio 2014
http://www.economiaepolitica.it/distribuzione-e-poverta/gli-effetti-dellausterity-un-confronto-internazionale/
 
 
 

Recessione, depressione e 80€

 

Recessione.

Provo a fare un po’ di chiarezza sulle cause della recessione [1] e a indicare qualche soluzione strutturale.

Punto 1) La causa della depressione economica [2] prolungata italiana – che non sento mai indicare da nessuno –, come mi sforzo di evidenziare da due anni, sono, oltre ad alcune annose cause strutturali del sistema-Paese, anche le manovre correttive mastodontiche, inique e recessive varate nella scorsa legislatura, in particolare dopo la crisi della Grecia e sotto l'urgenza dello spread e per input pressante dell'UE e della BCE, ma le cui misure strutturali (cioè permanenti) dispiegano tuttora i loro effetti: 330 mld cumulati, 4/5 Berlusconi, pari a 267 mld, e 1/5 Monti, pari a 63 mld, iniquamente addossate, in particolare da Berlusconi, in grandissima parte sui ceti medio e basso e persino sui poveri (col taglio feroce della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni) ad alta propensione al consumo e perciò con effetti economici depressivi. [3]

Punto 2) I 300 mld “lordi” in 5 anni per la crescita ventilati dal neo presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker, per tutta l’Eurozona, sono un pannicello caldo.

Punto 3) Anche i 150 mld in 3 anni promessi dal PdC Renzi sono teorici e insufficienti, sia perché non sono aggiuntivi ma – se ho capito bene - soltanto una rimodulazione dei fondi strutturali UE, sia perché comunque, se l’UE, come ha già detto, non dà la deroga, vanno co-finanziati, e non ci sono soldi.

Punto 4) Nell'attuale situazione dei conti pubblici e con i vincoli UE, Renzi può fare poco per la crescita, a meno che non decida di varare una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie) [4] o faccia varare dall'UE gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), [5] per costituire un fondo di 1.000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici nazionali (per tranquillizzare la riottosa Germania, che pochi giorni fa, per salvare le sue banche, ha deciso un prelievo forzoso), per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione, pena il permanere della depressione economica e un lento declino.

Punto 5) Infine, ci sarebbe una terza opzione, ma, stante l’opposizione ideologica della Germania, è forse la meno probabile: un intervento strutturale anti-crisi della BCE, che,per imposizione appunto della Germania, sta contravvenendo al suo stesso statuto (art. 2). [6]

 

80€/mese, pari a quasi 1.000€ l’anno per 11 milioni di persone.

Gli 80€/mese sono stati un'ottima misura anti-crisi, poiché l’attuale, terribile crisi è da carenza di domanda e quindi la misura interviene correttamente dal lato della domanda; anche se 10 mld sono palesemente insufficienti (occorre ben altro, v. i miei commenti al post nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica[7]), e per giunta di sinistra, poiché ha redistribuito dai ricchi e i benestanti ai relativamente poveri.

In ogni caso, poiché si sono alzati alti lai sulla loro inefficacia sui consumi, l'effetto degli 80€/mese: a) va calcolato a fine anno, infatti su base annua sono 10 mld in totale, ma, rapportati agli 8 mesi (da maggio a dicembre) nel 2014, sono pari a 6,6 mld e finora ne sono stati erogati solo 3 mesi (maggio, giugno e luglio), pari a 2,5 mld (e le varie statistiche finora arrivano fino a giugno); e b) va sommato algebricamente a eventuali variabili (maggiori tasse o minori spese, decise dai governi precedenti) che hanno impatto negativo sulla crescita.

Infine, la Banca d'Italia ha stimato un effetto degli 80€/mese netti (pari a quasi 1.000€ l’anno per ciascuno degli 11 milioni di beneficiari) nel +0,2% del Pil su base annua.

 
[1] Secondo una definizione convenzionale, c'è recessione quando si registrano due trimestri consecutivi di contrazione del prodotto interno lordo. Ma a volte le recessioni non soddisfano tale regola, come nel caso della recessione americana del 2001 o di quella del 1974-1975. Oltre al PIL reale, rientrano tra i parametri anche la disoccupazione, il reddito e le vendite al dettaglio, così come intensità, durata e diffusione della fase di contrazione su tutta l'economia”.
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-07-27/come-definita-recessione-180256_PRN.shtml
[2] La depressione è un calo marcato e prolungato dell’attività economica. L’Economist arriva a definire una depressione come una riduzione dell’attività economica pari almeno al 10% del PIL e di durata non inferiore a tre anni. Quella degli anni 1929-1933, in America, fu senza dubbio una Grande Depressione, dato che durò ben 43 mesi con un crollo del PIL del 30% circa.
Il PIL sta calando, tranne il rimbalzo del 2010 e una quasi stazionarietà nel 2011, da 7 anni; nel biennio 2008-2009 di ben 6 punti, più del biennio 2012-2013(-4,2). PIL (serie storica ultimo quindicennio) (%): 1999 =1,7; 2000=3,6;2001=1,8; 2002= 0,3; 2003 =0,0; 2004 =1,1; 2005 = 0,0; 2006 =1,9; 2007=1,9;2008=-1,0; 2009=-5,0; 2010 =1,3; 2011=+0,4; 2012=-2,4; 2013=-1,8.
I conti pubblici (deficit e avanzo primario) sono però migliori del 2011 (per forza, dopo tutti i sacrifici fatti, ma non da tutti!): 
Deficit. (%): 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72;2012=-2,88; 2013=-2,78.
Avanzo primario (%): 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5;  2008=2,5 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2.
Debito pubblico. Il debito pubblico, pur elevatissimo, è sotto controllo. Negli ultimi 3 anni il rapporto debito/PIL è cresciuto sia perché è calato il denominatore, sia perché agli interessi passivi si sono aggiunte poste straordinarie: i prestiti al Paesi in difficoltà – finora 60 mld -  ed il pagamento dei debiti della PA – finora 23 mld, per cui, se si tolgono i 93 mld, il rapporto Debito/Pil scende nel 2014 al 129%.
Debito/PIL 1999=113,7; 2000=108,58; 2001=108,32; 2002=105,36; 2003=104,14; 2004=103,71; 2005=105,72; 2006=106,35; 2007=103,28; 2008=106,09; 2009=116,42; 2010=119,29; 2011=120,70; 2012=126,96; 2013=132,74.
Disoccupazione. La disoccupazione è cresciuta al 12,5%, ma quella effettiva (inclusi i c.d. disoccupati impliciti, che sono formalmente classificati inattivi, cioè che non hanno un lavoro e non lo cercano) è peggiorata relativamente poco rispetto al 2011. 
[3] Il lavoro sporco del governo Berlusconi-Tremonti  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 
[4] Dossier Imposta Patrimoniale  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html
[5] “EuroUnionBond per la nuova Europa” di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml
[6] “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2 (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”.
Quesito aperto a Mario Draghi  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2815556.html
[7] http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/07/31/mckinsey-ministero-ombra/
 

 

Articolo collegato:
 
Da un po' di tempo, quando penso a Mario Draghi, chissà perché…, mi vengono in mente il Dottor Jekyll e il Signor Hyde... Pensate, anche Scalfari, me li evoca, da 3 anni a questa parte. E noi povericristi a litigare, cadendo nella trappola dei ricchi, e dei loro utili idioti ben retribuiti, che, un giorno sì e l’altro pure, chiedono le salvifiche riforme strutturali, ma ovviamente quelle che riguardano i povericristi, mai quelle che colpirebbero i ricchi. Chissà perché…
I ricchi stimolano ad arte battibecchi da cortile
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2771401.html
 
Draghi: "E' ora di cedere sovranità sulla riforme. L'Italia allontana gli investimenti"
07 Agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/07/news/la_bce_lascia_i_tassi_invariati_allo_0_15_-93325026/
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 7/8/2014 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

PA: gli sprechi, la corruzione e l’analisi ABC

 
Segnalo questo ottimo articolo di Federico Fubini, uscito oggi su Repubblica, in cui si dà notizia di una lettera congiunta di contestazione ad organi della PA da parte dei due Commissari alla spesa pubblica, Carlo Cottarelli (Revisione della spesa pubblica)[1] e Raffaele Cantone (ANAC-Autorità Nazionale Anti-corruzione).[2]

Aggiungo un mio commento pubblicato in calce ad un articolo de lavoce.info (riportato in fondo).

 
Troppi sprechi negli acquisti, ecco gli enti sotto accusa: dal Viminale alle università. Lettera di Cottarelli e Cantone
Richieste di chiarimenti alle prime 200 amministrazioni pubbliche. Elettricità, gas, telefonia: si sarebbe dovuto passare attraverso una centrale unica e invece ognuno ha proceduto per conto proprio. Perugia, record di spese. Aeronautica militare, un contratto al mese
di FEDERICO FUBINI
06 agosto 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/08/06/news/spending_review_sprechi_enti_sotto_accusa-93215052/

 

Prima si comincia meglio è, poiché [la revisione della spesa] è un lavoro lungo e che comporta un investimento di volontà politica, di risorse materiali e di qualità tecniche e soprattutto morali delle persone, in particolare dei responsabili.

Io sono stato responsabile del controllo di gestione di una grossa azienda ed ho già raccontato qui (Una replica al commissario Cottarelli

  http://www.lavoce.info/spending-review-revisione-della-spesa-pubbliche-amministrazioni/ ) una mia esperienza diretta nel campo specifico della riduzione della spesa agendo sui prezzi-costo dei beni e servizi acquistati e mi sono reso conto che le maggiori resistenze non sono tecniche, né esterne, ma interne all’organizzazione (cointeressenze dei responsabili degli approvvigionamenti).

Data l’enorme messe di dati (prodotti/servizi e prezzi) e i notevoli divari di prezzo tra gli Stati e le Regioni (altro che un risparmio del 5%...), è anche consigliabile accentrare ed operare i controlli apicali (gestiti da personale all’altezza del compito) stabilendo una griglia di selezione del tipo “ABC”[3] in termini di movimentazione quali-quantitativa e a valore e adottando il cosiddetto principio di eccezione nel valutare lo scostamento rispetto allo standard.

Poiché le malversazioni e in generale le inefficienze possono riguardare anche l’aspetto quantitativo, va tenuto presente che il costo standard equivale o al prezzo standard (nel caso di prodotti utilizzati senza ulteriori trasformazioni) o al prodotto delle quantità standard x i relativi prezzi standard. Ad esempio, a me consta personalmente che le tangenti alla ‘Ndrangheta versate dalla mia grossa azienda appartenente alle Partecipazioni statali (anni ’80-90) venivano pagate gonfiando le quantità (mc, ore, ecc.) e non i prezzi unitari.

 
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Cottarelli
[2] http://www.anticorruzione.it/
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Analisi_ABC
http://www.lucabazzani.com/file/LucaBazzani.com_Analisi%20ABC%20delle%20scorte%20di%20magazzino.pdf
 
Pa: la missione impossibile del taglio immediato
20.05.14
Luigi Oliveri
http://www.lavoce.info/risparmi-e-tagli-dagli-acquisti-costi-standard-pa/
 

Appendice

A.N.AC - Provvedimenti organizzativi – Comunicato del Presidente dell’Autorità del 5 agosto 2014
Il Consiglio dell’Autorità, nelle adunanze del 15 e del 29 luglio 2014, ha deliberato i seguenti provvedimenti organizzativi riguardanti strutture ed uffici ausiliari di cui al Capo I e al Capo II del Regolamento di organizzazione della soppressa AVCP:
1) abrogazione dell’art. 14 (Portavoce) e revoca dell’incarico in considerazione della decisione del Presidente di non volersi avvalere della figura del portavoce;
2) abrogazione dell’art. 15 (Ufficio relazioni internazionali ed europee), dell’art.16 (Ufficio relazioni istituzionali e rapporti con il Parlamento) e dell’art. 17 (Ufficio comunicazione) e conseguente revoca degli incarichi di dirigenti di seconda fascia a tempo determinato conferiti ai sensi dell’art. 19, comma 6, del d.lgs. 165/2001;
3) modifica dell’art. 23 (Organismo indipendente di valutazione della performance – OIV) prevedendo sia la riduzione del numero dei componenti, da tre ad uno, sia la riduzione del compenso annuo ad un terzo. E’ stata, inoltre, deliberata l’attivazione della procedura, mediante avviso pubblico, per la nomina del nuovo OIV. Gli attuali componenti decadono a far data dalla nuova nomina;
4) abrogazione dell’art. 23-bis (Comitato etico) e dell’art. 24 (Comitato per il precontenzioso) con la conseguente decadenza degli attuali componenti;
5) riduzione dei compensi annui spettanti ai componenti del Consiglio della Camera Arbitrale nella misura del 40%, riduzione accettata dai Componenti della Camera Arbitrale che con senso istituzionale hanno continuato la loro attività.
http://www.anticorruzione.it/?p=13546

 

Post collegati:

 
‘Post’ del mio blog sulla PA:
 
Analisi QQ/10 – Pubblica Amministrazione   (8-12-10)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2576028.html 
Analisi QQ/19 - Spesa pubblica e revisione della spesa in rapporto alla crescita    (3-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2737476.html
I figli ‘pubblici’ ed i figliastri ‘privati’   (25-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2740663.html
Ancora sulla Pubblica Amministrazione, una delle chiavi di volta dello sviluppo del Paese   (30-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741372.html
 
 
 

La legalizzazione della droga è una scelta razionale e di buonsenso


Prendendo spunto da un recente articolo del New York Times sulla marijuana libera, pubblico un  mio vecchio commento postato, tra gli altri, in calce a questi due articoli, il primo di un blog dell’Huffington Post e l’altro del Corriere della Sera.

 
Paolo Gambi
Scrittore, life coach, giornalista. Presidente di Agape Coaching
Papa Francesco e la liberalizzazione delle droghe: quando il buon senso è scambiato per proibizionismo
Pubblicato: 29/07/2013 13:19
http://www.huffingtonpost.it/paolo-gambi/papa-francesco-e-la-liberalizzazione-delle-droghe-quando-il-buon-senso-e-scambiato-per-proibizionismo_b_3669710.html?utm_hp_ref=ita
 
IL DIBATTITO
«Marijuana libera per tutti» La svolta del New York Times
Anche il 54% degli americani a favore della legalizzazione
di Massimo Gaggi
28 luglio 2014
http://www.corriere.it/esteri/14_luglio_28/marijuana-libera-tutti-svolta-new-york-times-6bd74d50-1619-11e4-a64f-72b5237763b1.shtml
 
 
Non sono un esperto, ma vorrei fare alcune osservazioni. Preliminarmente c’è da fare una distinzione terminologica: liberalizzazione e legalizzazione. Il termine da usare è il secondo poiché serve ad indicare proprio la NON libertà di commercio, che dovrebbe diventare una privativa dello Stato. Riporto questo che, a parte il termine, mi sembra definisca bene la sostanza dell’obiettivo:

“2- Invece "liberalizzare" il consumo di sostanze stupefacenti NON significa vendere marijuana nei supermercati!!! Non significa legalizzare il mercato della droga! Significa modificare la legge che definisce la vendita ed il consumo come reati punibili penalmente, dando allo Stato la competenza esclusiva di gestirne la distribuzione. In particolare da un lato questo sottrarrebbe alla malavita organizzata il mercato delle droghe leggere (una delle sue principali fonti di reddito), e dall'altra darebbe agli ospedali la possibilità di somministrare sotto osservazione dosi di "droghe pesanti" per assistere al meglio i tossicodipendenti nel tentativo di farli smettere”.[1]

Un'analisi obiettiva, razionale, storica, a-ideologica, pragmatica non può non indicare come la soluzione principale al problema delle mafie sia la legalizzazione del consumo delle droghe. A questa risoluzione sono pervenuti in passato anche eminenti uomini di destra (ad esempio Teller, il padre della bomba H) ed ora, addirittura, sia l’ONU, [2] sia uno Stato sovrano come il Messico, infestato dal narcotraffico, [3] poi imitato da altri Paesi.

Quando fu eletto Reagan, una delle decisioni più reclamizzate del presidente del Paese più ricco e potente del mondo fu quella di nominare il cosiddetto "zar" antidroga, dandogli molti poteri e molti mezzi. Fu un completo fallimento.

Quando una sostanza - la droga - solo per effetto del proibizionismo moltiplica per migliaia di volte il suo valore commerciale ed il profitto che ne può derivare, non c'è zar o aumento dei mezzi di contrasto che tenga. Occorrerebbe intelligentemente prenderne atto e decidere finalmente di legalizzare le droghe, che toglierebbe alle mafie la principale fonte di reddito, talmente cospicua da renderle spesso più potenti degli Stati.

Detto questo, per completezza è normale prevedere che la legalizzazione del commercio della droga avrebbe certamente l’effetto di provocare la nascita (o meglio la permanenza) di un mercato parallelo (o nero) senza garanzie e controlli e privo di strumenti terapeutici dissuasivi-disincentivanti-antidipendenza, dal momento che aliquote (presumibilmente non trascurabili?) di consumatori, per sottrarsi all’iter inevitabilmente invasivo della privacy connesso alla somministrazione attraverso il canale ufficiale, preferiranno continuare ad approvvigionarsi al mercato parallelo (o nero), che sicuramente reagirà, almeno in un primo momento, alla legalizzazione tenendo bassi i prezzi. Occorrerà tenerne conto ed apprestare le contromisure più adatte.

Infine, per quanto riguarda la prevenzione e sulla scia dell’affermazione di Papa Francesco sull’educazione dei giovani, traggo dal mio ‘post’ “Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo” (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html)

[…] Va da sé che, normalmente, madri (genitori) "cattive" educano figli "cattivi", a meno che - come afferma Alice Miller - questi ultimi non siano così fortunati da incontrare un modello di riferimento compensativo positivo, dentro o fuori la famiglia, "”un testimone soccorrevole, un qualcuno che ama ed ha fiducia in loro".  Ella afferma ancora che: "Se il bambino ha ricevuto molto amore nell'infanzia, soprattutto nei primi tre anni di vita, una volta a scuola non verrà influenzato da compagni distruttivi; non avrà bisogno di droghe per colmare i vuoti, coltiverà un atteggiamento di fiducia, cercherà persone amorevoli e le troverà. Perché sa che l'amore esiste e come ci si sente ad amare e ad essere amati"”. […]


[1] http://ilcentrosinistradeigiovani.blogosfere.it/2006/06/cosa-significa.html
[2] http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/02/droga-un-appello-da-personalita-mondialida-kofi-annan-a-vargas-llosa-legalizzare/115500/
[3] http://www.lastampa.it/2012/04/16/blogs/underblog/legalizzare-la-droga-la-scandalosa-proposta-al-summit-di-cartagena-tVrTv8rLQWWmpAfjwJ121H/index.html


Post scriptum

A scanso di equivoci, dico che non ho mai fumato spinelli, e l'ultima sigaretta (una HB, ho scoperto solo adesso che è una marca di sigarette tedesca) l'ho fumata nel lontano 1976.



Articoli collegati:
 
L'APPELLO
Diciamo anche noi marijuana libera
Metà dei giovani ne fa uso, la mafia fa affari, il proibizionismo ha fallito. Ma nel mondo cresce la voglia di liberalzzazione. Un grande medico spinge l’Italia sulla stessa strada
Umberto Veronesi
07 agosto 2014
http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/08/07/news/diciamo-anche-noi-marijuana-libera-1.176277
  
Marijuana, il proibizionismo costa caro: l'Italia perde 8,5 miliardi di euro all'anno
L'esperienza del Colorado insegna che legalizzare l'erba conviene. Rapporto a un anno e mezzo dall'apertura dei coffee shop. La spesa sanitaria è invariata, i crimini sono diminuiti e le entrate fiscali sono cresciute. Un esempio da seguire, lo dice anche l'antimafia
DI STEFANO VERGINE
19 agosto 2015
http://espresso.repubblica.it/affari/2015/08/19/news/marijuana-il-proibizionismo-costa-all-italia-8-5-miliardi-di-euro-all-anno-1.225591 

Legalizzare la cannabis nell’Ue toglierebbe alla criminalità organizzata 13 miliardi l’anno
CRONACA - ALFONSO BIANCHI  5 aprile 2016
http://www.eunews.it/2016/04/05/legalizzare-la-cannabis-nellue-toglierebbe-alla-criminalita-organizzata-13-miliardi-lanno/54947

Giustappongo due articoli de La Stampa, uno pro legalizzazione e uno contro:  

Cannabis, se è legale fa meno male
MASSIMO RUSSO  -  16/07/2015
http://www.lastampa.it/2015/07/16/cultura/opinioni/editoriali/cannabis-se-legale-fa-meno-male-FxtCPAesVdjS8jWGC507YO/pagina.html 
 
“Un errore legalizzare la cannabis. Provoca danni sociali per miliardi”
Sì all’uso terapeutico e no al libero mercato, ma senza criminalizzare i consumatori
ANTONIO MARIA COSTA  -  25/07/2016
http://www.lastampa.it/2016/07/25/italia/cronache/un-errore-legalizzare-la-cannabis-provoca-danni-sociali-per-miliardi-yAbwyt4m2WoSlCpqVw4dgN/pagina.html  


Segnalo il terzo commento in calce all’articolo.

Narcotraffico alla frontera messicana

di Thomas Aureliani  -  20 AGO 2017



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permalink | inviato da magnagrecia il 4/8/2014 alle 15:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il Corriere della Sera prima ha censurato poi ha pubblicato poi ha cancellato un mio commento sui pesi del risanamento

 

Ho partecipato tre giorni fa alla animata discussione su questo articolo del Corriere della Sera http://www.corriere.it/politica/14_luglio_29/riforma-senato-mediazione-chiti-minoranza-pd-a1fce54c-16f6-11e4-ad95-f737a6cb8946.shtml . L’altro ieri, prima in mattinata poi nel pomeriggio, ho inviato, in risposta ad una domanda di un mio interlocutore, questo lungo commento riportato più sotto, che ho dovuto dividere in quattro parti per il limite del numero dei caratteri. La mattina, non ne è stata pubblicata nessuna; ho protestato, minacciato di astenermi dal commentare per un anno per protesta dopo aver segnalato la cosa al direttore (minaccia rivelatasi efficace in un caso analogo precedente), al quale avevo già scritto le stesse cose nel novembre 2011,[1] ma invano. Ho riprovato nel pomeriggio, sperando in una sostituzione del moderatore, ed infatti sono stati pubblicati i nn. 1, 2 e 4, da me leggermente modificati e con l’aggiunta del nome di Azzollini. Ho modificato il n. 3, togliendo l’epiteto “cul. inch.” riferito alla Merkel (nel commento inviato la mattina lo avevo scritto per esteso) ed il riferimento ai giornalisti, sostituendolo col più generico “media”, ma non è stato pubblicato lo stesso. Poi, all’improvviso, sono stati cancellati anche gli altri tre. Secondo voi perché?  Secondo me (ovviamente è solo un’ipotesi), non per colpa della citazione né di Berlusconi né di Tremonti, ma forse perché si sono accorti che avevo menzionato anche il potente presidente della Commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini (ora trasmigrato - è un suo vizio antico - da FI a NCD), ancora oggi presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato, il quale è talmente potente che perfino Ballarò, quando diede la notizia di una sua malefatta, omise di citarlo per nome e cognome. [2]

Riporto il commento del mio interlocutore e la mia lunga e dettagliata risposta (censurata).

Ieri, il dialogo è stato pubblicato senza problemi nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgrafraf81 29 luglio 2014 | 22:26

Tanto per essere precisi, se si pensa che la crisi sia "scoppiata" solo quando i suoi effetti hanno cominciato a farsi sentire sulle tasche di una significativa parte delle gente allora è vero che è iniziata nel 2009. Però la data "storico-ufficiale" di inizio è il 15/9/2008 (anche se le principali borse avevano "scricchiolato" un po' quasi un anno prima),e gli operatori finanziari (banche, ecc.) di tutto il mondo, Italia compresa, avevano reagito immediatamente, senza aspettare il 2009. Sono d'accordo che il peso delle manovre berluscon-montiane sia ricaduto, in termini generali, maggiormente sui non-ricchi (strana definizione), però mi insospettisce molto quel "alta propensione al consumo". I soldi, dei ricchi o dei non-ricchi, non spariscono mai (se non in pochi e ben definiti casi); si spostano e basta, e vengono pertanto usati in un modo piuttosto che in un altro. Non sto certo dicendo che va bene prenderli ai non-ricchi (per lo meno è iniquo) però la domanda si pone: visto che i ricchi sono meno propensi a spenderli (ragionevolissimo), e visto che non si imbottiscono i materassi con le banconote, dove sono finiti i soldi "non presi ai ricchi" e, dunque,chi ci avrebbe rimesso?

 

@rafraf81 Bella domanda. Non sarò breve. Io avevo un discreto osservatorio (uno studio di consulenza alle imprese ed un call center): in Campania, dove la crisi è endemica, è scoppiata in maniera virulenta a partire dal secondo semestre del 2009. Per i cittadini normali, invece, a partire dal maggio 2010, quando è stata varata dal governo Berlusconi-Tremonti (dopo la crisi del debito greco) la prima manovra lacrime e sangue (DL 78 del 31.5.2010; essendone io uno dei destinatari, ne ho seguito l’iter passo passo), di 24,9 mld, [3] la più iniqua di tutte, poiché colpì quasi esclusivamente il ceto medio-basso e persino i poveri, col taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, poi tagliata di un ulteriore 15% dal DL 98/2011; decise il procrastinamento di 12 o 18 mesi dell’erogazione delle pensioni (per tutti, anche quelli disoccupati o in mobilità, dopo i primi 10 mila, o inattivi, a reddito zero), elevò di 5 anni l’età di pensionamento delle dipendenti pubbliche e introdusse l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita; dimezzò il numero dei lavoratori precari pubblici, congelò i contratti della PA; tentò di risparmiare anche sulla spesa degli invalidi, elevando il livello minimo d'invalidità dal 74% all'85%, il che avrebbe escluso i down (che sono invalidi al 75% e ricevono una pensione d'invalidità di circa 250 € al mese); la misura fu poi ritirata all'ultimo momento solo grazie alle corali proteste. /1.

 

@rafraf81  Lasciò letteralmente indenni (tranne i farmacisti e i produttori di farmaci, in quanto fornitori del SSN) i ricchi e i ricchissimi (inclusi i miliardari), protetti da “santi” potenti. Anche il famoso contributo sui redditi elevati del pubblico impiego fu congegnato apposta male per farlo poi cassare – come era stato previsto - dalla Corte Cost. Per dire l’ipocrisia e la furbizia del ministro Tremonti, sedicente socialista e Robin Hood alla rovescia (e del suo fedele esecutore, il presidente della Commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini), a mo’ di equità, fu inserita la tassazione delle stock option, ma si pensò bene di aggiungere “limitatamente alla parte eccedente il triplo della retribuzione”, il che ha semplicemente significato che erano TUTTI esenti, persino Passera e Profumo (poi, in un accesso di tardiva resipiscenza, tale limitazione è stata cassata dalla manovra 2011-14).

Ma la stragrande maggioranza del popolo italiano, a causa della sistematica disinformazione berlusconiana-tremontiana-sacconiana, manco si accorse o fece finta di niente dei sacrifici imposti ad una parte degli Italiani, la più debole e la meno protetta da santi in Paradiso.

Anche le 2 manovre correttive varate nel 2011 dal governo Berlusconi-Tremonti (DL 98 e DL 138, di 80+60 mld) furono soltanto un poco meno inique, ma, nonostante il loro ammontare enorme, risultarono inefficaci a calmare i mercati finanziari e le Autorità europee e provocarono la caduta del governo Berlusconi. /2.

 

@rafraf81  A mio avviso essenzialmente per tre motivi: a) la  volontà della potentissima cancelliera Merkel di far pagare a SB [nella versione del mattino il nome era scritto per esteso] l’epiteto volgare rivoltole; b) il rifiuto del potente ministro Bossi – autoproclamatosi santo protettore dei pensionandi di anzianità, che sono in maggioranza nel Nord - di eliminare le pensioni di anzianità e allineare l'età di pensionamento delle lavoratrici del settore privato a tutti gli altri; e c) un errore grave sulle pensioni nella lettera di illustrazione delle misure inviata dal governo Berlusconi alla UE (quella che Tremonti rifiutò di firmare), poi corretto nella successiva lettera di spiegazioni sollecitate dall’UE.[4]

La maggioranza del popolo italiano, o almeno una buona fetta di esso, (inclusi quasi tutti i media e perfino famosi parlamentari, in tema di pensioni, ho pubblicato l’elenco nel blog di un importante quotidiano)[5] si lasciò ancora una volta irretire dalla propaganda governativa, che negava addirittura l’esistenza della crisi, e ancora oggi è convinta che i sacrifici lacrime e sangue (con conseguente salvataggio dell’Italia) siano opera del subentrato governo Monti, il cui decreto salva-Italia ammonta ad appena 30 mld “lordi” (10 mld sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi vari), distribuiti in maniera molto più equa (a parte gli esodati), ma che ha avuto il “torto” di colpire 2 tipologie di beni molto sensibili agli occhi ed alle tasche degli Italiani: la prima casa con l’IMU e l’autovettura con l’aumento delle accise sui carburanti (nonché l’aumento dell’IVA, che in realtà era stato già deciso dal governo precedente). /3.

 

@rafraf81  Il valore cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno, considerando che le misure strutturali sono permanenti e quindi dispiegano i loro effetti tuttora) delle manovre correttive della scorsa legislatura ammontò a 330 mld (4/5 Berlusconi e 1/5 Monti), che servirono (assieme ad un aumento del debito stesso) a pagare gli interessi passivi sul debito (75-80 mld in media per 5 anni), a ricostituire in parte l’avanzo primario ricevuto in eredità da Berlusconi e da lui dilapidato e a ridurre il deficit. La depressione economica prolungata italiana è conseguenza di quelle manovre correttive inique e recessive. Il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% dalle famiglie e per il 90% dalle banche e da altri soggetti finanziari (il 30-40% è in mani estere). In definitiva, abbiamo fatto (non tutti, però!) enormi sacrifici per migliorare i conti pubblici e, soprattutto, per le banche e i ricchi. /4-Fine

 

[1] Lettera al direttore Ferruccio De Bortoli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697282.html
[2] Il miracolo di Molfetta del Sen. Antonio Azzollini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2801595.html
[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
[4] Analisi parziale del complotto contro Berlusconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2811413.html
[5] Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn
[*] Ilgrossolano errore riguardante le pensioni di vecchiaia, nella risposta del governo alla lettera dell’UE, poi corretto nelle precisazioni, fu fatto (presumibilmente per colpa dell’ANSA) praticamente da tutti i media italiani (inclusa “Europa”) e persino da alcuni parlamentari; in questo mio commento su “Repubblica” (22 novembre 2011 alle 16:58, nickname Vincesko), l’elenco dei destinatari della mia e-mail di precisazione:
Disinformazione sulle pensioni.
La disinformazione voluta o l’informazione erronea riguarda tutti gli organi d’informazione, sia di destra che di sinistra.
Negli ultimi 20 giorni, ho dovuto scrivere: all’ANSA, a “Repubblica” (Ezio Mauro, Francesco Bei, Marco Ruffolo, Roberto Petrini ed Elena Polidori), al “Corriere della Sera” (De Bortoli, Paolo Mieli, Francesca Basso, Giovanni Stringa ed Enrico Marro), a “Europa”, al TG3 (Bianca Berlinguer), al GR3 (direttore Antonio Preziosi), a “Ballarò” ed ai politici Rocco Buttiglione, Pierferdinando Casini, Mario Baldassarri (che mi ha risposto, chiarendo l’equivoco) e Italo Bocchino, nonché al vice presidente UE Olli Rehn, tutti a favore dell’ennesima riforma delle pensioni e/o diffusori di dati falsi sulle pensioni. […]
http://rivara.blogautore.repubblica.it/2011/11/22/la-mina-della-patrimoniale/comment-page-1/
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2770782.html
 
 
Post scriptum
 
Ieri, ho pubblicato il dialogo nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica
 
McKinsey ministero ombra
di Carlo Clericetti
31 luglio 2014
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/07/31/mckinsey-ministero-ombra/
 

 
Articolo collegato:
 
Rcs, de Bortoli dà l'addio al Corriere:
"Non ho dato io le dimissioni"
31 luglio 2014
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/07/31/news/rcs_de_bortoli_annuncia_l_addio_al_corriere_dalla_primavera_del_2015-92821725/

 

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