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Vincenzo De Luca e il delirio di onnipotenza

 
Marco Bracconi  -  29 MAG 2015
Commissione ad personam
http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2015/05/29/commissione-ad-personam/
 

Vincenzo De Luca si è fatto una buona nomea come sindaco, realizzando un corposo lavoro di ristrutturazione urbanistica, con il record di raccolta differenziata, con buone iniziative, ecc.

Poi, come capita a quasi tutti i potenti, si è fatto prendere da delirio di onnipotenza. Ed allora è venuta la vicenda del Crescent, un obbrobrio architettonico e amministrativo, la disinvoltura nelle elezioni primarie del PD nel 2009, con l’episodio inquietante dell’aggressione “di alcuni delegati dei Giovani Democratici che dovevano eleggere quel giorno il loro segretario provinciale da parte di ultras della Salernitana e dipendenti di Salerno Pulita, una società partecipata del Comune di Salerno, che gridano: “A Salerno comanda De Luca, tornatevene a Napoli”, e “Oggi il congresso non si fa, andate via o vi uccidiamo di mazzate”. Il giorno dopo, alla richiesta di una presa di posizione, De Luca rispose: “Non parlo di fatti che non conosco”. Il 16 giugno 2011 14 persone vengono rinviate a giudizio per quell'episodio.[15]" http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_De_Luca_(1949); la vicenda delle mancate dimissioni da sindaco una volta nominato viceministro, in dispregio della legge; la vicenda ancora più discutibile della sua candidatura a governatore della Campania con la spada di Damocle della sua decadenza certa in caso di vittoria, con serissime ripercussioni sul funzionamento della Giunta regionale campana. 

Ho conosciuto un poco e visto all'opera il compagno De Luca e constatato la sua scarsissima considerazione per il rispetto delle regole, all'inizio del 1980, quando egli ricopriva la carica di segretario della federazione provinciale del PCI, la sua rivalità feroce con i comunisti napoletani e i bassoliniani in particolare (ad esempio il salernitano Isaia Sales), posso perciò affermare che c'erano tutte le premesse per questa sua involuzione autoritaria successiva. Da una trasmissione tv di un paio di anni fa, ho sentito che a Salerno ora lo appellano "‘o pazzo"... Se di pazzia si tratta, è una lucida e preoccupante pazzia.



Articolo collegato:
 
Vincenzo De Luca, il doppio impedimento prima dell'insediamento: la legge Severino e lo Statuto della Regione
Claudia Fusani, L'Huffington Post
Pubblicato: 01/06/2015 14:12 CEST
http://www.huffingtonpost.it/2015/06/01/de-luca-doppio-impedimento_n_7483116.html 
 

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http://vincesko.blogspot.com/2015/05/vincenzo-de-luca-e-il-delirio-di.html
 
 

Brevi note sulle ‘Considerazioni finali’ 2015 del governatore Visco

 
Carlo Clericetti  -  26 MAG 2015
Il renzismo-veltronismo di Bankitalia
[…] Il presidente Renzi ha commentato i recenti risultati elettorali in vari paesi europei affermando che sono un segnale che l'Europa deve cambiare la sua politica. Lui poi fa poco o nulla per perseguire questo cambiamento, ma se non altro l'ha detto. Nelle Considerazioni non c'è neanche questo.
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/05/26/il-renzismo-veltronismo-di-bankitalia/
 
 
Anche io ho trovato le Considerazioni deludenti, ma non ho trovato neanche un "ma anche", almeno formale (mi sarei meravigliato del contrario). Mi han colpito di più i passi seguenti:
 
I rischi connessi con un periodo prolungato di inflazione particolarmente bassa, se non di deflazione, sono stati da noi ripetutamente sottolineati”. (pag. 6)

Evidentemente, non è servito a smuovere il Consiglio direttivo della BCE, che ha mancato clamorosamente il suo obiettivo statutario principale: la stabilità dei prezzi (sotto ma vicino al 2%), con vantaggio dei creditori e - come rivela Visco - danno dei debitori pubblici e privati.

 
“La politica monetaria da sola non può garantire una crescita duratura ed elevata. Nel breve periodo un sostegno alla domanda può derivare, nel rispetto delle regole di bilancio europee, da un ragionevole utilizzo dei margini di flessibilità esistenti”. (pag. 9)

Effettivamente troppo poco, peraltro già bruciato dalla restituzione dell'adeguamento delle pensioni, ma anche Visco sembra sperare in un cambiamento nel medio periodo.

 
Rispetto ad altri grandi paesi, in Italia le imprese non solo nascono mediamente più piccole, ma faticano anche a espandersi; in termini di occupati, anche quando hanno successo crescono a ritmi più bassi e per un periodo più limitato. Come abbiamo più volte rimarcato, ostacoli all’attività delle imprese e alla loro crescita vengono in Italia – oltre che da limiti di natura finanziaria sui quali mi soffermerò più avanti – soprattutto dal contesto in cui è condotta l’attività economica. La complessità del quadro normativo, la scarsa efficienza delle procedure e delle azioni delle amministrazioni pubbliche, i ritardi della giustizia, le carenze nel sistema dell’istruzione e della formazione frenano lo spostamento di risorse produttive verso le aziende più efficienti, uno dei principali meccanismi alla base della crescita della produttività. Una situazione, questa, aggravata dai fenomeni di corruzione e in più aree dall’operare della criminalità organizzata. (pag. 11)

Ne emerge l'elenco delle riforme secondo Visco ancora da implementare, visto che quella del lavoro è stata già approvata e trova il consenso del governatore.


Grazie anche agli interventi di riforma del sistema pensionistico pubblico, più che in altri paesi europei la sostenibilità di lungo periodo della finanza pubblica può essere garantita. (pag. 13)

La prendo come un'autorevole conferma dell'evoluzione decrescente della spesa pensionistica nel lungo periodo. Ma se la si depura delle voci spurie (TFR, spesa assistenziale e imposte, che assommano a 90 mld), l'obiettivo al 2060 (13,8% sul Pil) è già raggiunto, anzi più basso di 1 punto percentuale.

 
***
 
Segnalo volentieri:
 
Pablo Iglesias distrugge Renzi: "É un vecchio politico con la faccia giovane"
Pubblicato il 03 feb 2015
Pablo Iglesias: "La politica non è solo marketing e belle parole. Renzi è stato capace di far credere di essere la novità. In realtà Renzi è un politico vecchio, ma con la faccia da giovane".
https://www.youtube.com/watch?v=RAdPVuX1SIw
 
«L’austerity? In Grecia l’abbiamo già fatta» (di Y. Varoufakis)
di Yanis Varoufakis con un post da Econopoly - altro articolo di A. Merlili  26 maggio 2015
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-05-26/austerity-gia-fatta-063535.shtml

Un utile sguardo all’indietro.
Rammento il dialogo in questo blog [di Clericetti] sulle dichiarazioni eterodosse di Ignazio Visco al Palazzo Reale a Napoli, durante il semestre italiano di presidenza dell’UE:
 
6 OTT 2014
Quelle riforme sono sbagliate: lo dice il Tesoro
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/10/06/quelle-riforme-sono-sbagliate-lo-dice-il-tesoro/ 
 
 
Post collegato:
 
La BCE a trazione tedesca le spara grosse
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829649.html


 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/05/brevi-note-sulle-considerazioni-finali.html
  

Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

 

Pubblico qui, poiché lo ritengo utile ai fini di una completa e corretta informazione, la lettera che ho inviato, in data 20 maggio, a Carlo Cottarelli, attualmente direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), sul tema molto dibattuto delle pensioni, dopo la sua intervista a Radio Anch’io, la sua risposta che ho ricevuto il giorno dopo e la mia replica di oggi. E lo sviluppo successivo del dialogo, con un epilogo quasi sorprendente.

All’interno (anche nel post allegato in fondo e via via a ritroso negli altri), trovate tutte le misure pensionistiche adottate per far fronte alla crisi economica e adempiere le disposizioni dell’UE e della BCE, e le prove documentali della quasi generale DISINFORMAZIONE imperante sul tema (ieri ho anche scritto a Roberto Mania di Repubblica), incluse le lettere a un supposto esperto come Oscar Giannino, al presidente dell’INPS Tito Boeri e all’on. Matteo Salvini, politico mendace, populista e fintamente paranoico, che andrebbe sbugiardato in diretta tv, il quale dimentica ad arte quella duplice di Sacconi (2010 e 2011), votata dalla Lega Nord, ancor più incisiva della tanto decantata e vituperata riforma Fornero, del dicembre 2011, oggetto di strali quotidiani, di referendum e di speculazione politica.
 
 

Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

20 mag 2015 - 19:38 http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A:

<ccottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

CC:

<clagarde@imf.org> 

 
Egr. Dott. Cottarelli,
Ieri, 19 maggio, L’ho ascoltata al GR, intervistato da Radio Anch’io, chiedere di tagliare la spesa pensionistica perché, col 16,5%, è la più alta tra i Paesi avanzati in rapporto al Pil. Mi permetto di osservare, scusandomi in anticipo della lunghezza:
 
- Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi di € (cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più severi e sostenibili in UE28.

Le riforme di Sacconi (2010 e 2011) sono più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 entro il 2021, che è benchmark in UE28, cioè prima della Germania e molto prima della Francia (dopo il 2018, in forza della legge Fornero, l’adeguamento anziché triennale sarà biennale).

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti (vale a dire solo per quelli che erano precedentemente esclusi), a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale.
 
- E’ fuorviante, come fa Lei - e l’FMI in generale -,[1] riferirsi ai dati pensionistici fino al 2013: sono vecchi e superati. Come spiegava la prof.ssa Fornero a “In ½ ora”, le riforme delle pensioni per loro natura producono i loro effetti nel lungo periodo. Dopo le 8 riforme varate dal 1992, come ha confermato l’ultimo rapporto della Commissione Europea, con la proiezione al 2060,[2] il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e sostenibili nel lungo periodo. Come attesta l'ultimo Osservatorio dell'INPS sulle pensioni, [3] che peraltro fa anch’esso l’errore – diffuso anche tra esperti , oltre che in politici dalla memoria corta e dalla cattiva coscienza come Matteo Salvini e (quasi) tutti i media – di attribuire tutto alla riforma Fornero, dimenticandosi della, per vari aspetti, più incisiva riforma Sacconi, il numero di pensioni sta già calando (“Dall’analisi dell’osservatorio delle pensioni Inps vigenti all’1.1.2015 e liquidate nel 2014 emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni, che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali (pensioni agli invalidi civili e pensioni/assegni sociali), che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015), ma la spesa pensionistica cresce perché i nuovi assegni pensionistici sono più alti. Secondo il rapporto UE, ci sarà una piccola gobba nel 2036, poi la spesa pensionistica (incluse le voci spurie) calerà al 13,8% del Pil nel 2060, uno dei cali più alti in UE28.
 
Confronto internazionale e voci spurie
 
La spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:
1.    TFR (circa 1,5% del Pil);
2.    un 8% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica;
3.    un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di 40-45 mld di imposte, più vicino ai 45, purtroppo non ho un dato preciso, l’ho anche chiesto all’ISTAT, ma mi è stato risposto: solo a pagamento);
4.    un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;
5.    infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).
 
Fondo monetario: “Italia non ha futuro radioso né sereno. Tagliare le pensioni”
8 ottobre 2014
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/08/fondo-monetario-italia-non-ha-futuro-radioso-ne-sereno-tagliare-le-pensioni/1147992/
 
Mentre due anni prima lo stesso FMI sosteneva:
 
Fmi, pensioni: riforma italiana la migliore al mondo. La difesa di Christine Lagarde alla politica di Mario Monti
L'HuffingtonPost
Pubblicato:09/10/2012 08:30 CEST Aggiornato: 09/10/2012 13:10 CEST
http://www.huffingtonpost.it/2012/10/09/fmi-pensioni-italiane_n_1950093.html
 
[2] Annual Ageing Report
http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/ageing_report/index_en.htm
 
[3] INPS – Comunicato stampa
http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;&iMenu=1&NewsId=TUTTI&sURL=%2fdocallegati%2fUfficioStampa%2fcomunicatistampa%2fLists%2fComunicatiStampa%2fcs150430_bis.pdf
 
In conclusione, mi auguro che Lei (e il FMI) ritenga utili queste mie osservazioni e ne faccia tesoro in futuro.
 
Cordiali saluti
V.
 

 

Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

21 mag 2015 - 21:03

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A:

"v"> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

Gentile V.
La ringrazio molto per questa sua dettagliata spiegazione. Su molti punti ha ragione incluso il fatto Che le riforme pensionistiche introdotte in passato comporteranno nei prossimi decenni una riduzione della spesa per pensioni sul Pil. È un fatto che io stesso ho più volte sottolineato anche quando ero capo del Dipartimento di finanza pubblica del fondo monetario. Infatti una delle tavole del Fiscal Monitor, la pubblicazione del fondo monetario che io ho introdotto e che si occupa di politica fiscale, contiene proprio le proiezioni di crescita della spesa pubblica paese per paese e mostra come l'Italia sia messa in un'ottima posizione per i prossimi decenni in termini di variazione della spesa. Purtroppo il livello attuale della spesa è molto elevato, e, anche correggendo per i fattori che lei elenca, secondo i miei calcoli la spesa pensionistica italiana rimane la più alta tra i paesi avanzati. Questo è dovuto soltanto in parte alla struttura demografica della popolazione. In buona parte è invece dovuto al Al livello delle pensioni passate. Grazie alle riforme questa anomalia sparirà nei prossimi decenni ma occorreranno circa trent'anni perché la più alta spesa italiana sia dovuto solo a fattori demografici.
Spero che questi miei commenti le siano utili.
Grazie di nuovo
Cordialmente
Carlo Cottarelli

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R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v. http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 10:27

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A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

<clagarde@imf.org>

 
Egr. Dott. Cottarelli,
La ringrazio della Sua cortese risposta. Mi permetta, però, di fare tre ulteriori osservazioni:

1. Se si considera la spesa pensionistica al netto delle imposte[1] (che sono una partita di giro), il divario tra l’Italia e gli altri Paesi cala di almeno mezzo punto se non di uno intero; infatti, a fronte di una diminuzione di circa 2 punti percentuali dell’Italia (dal 15,44% al 13,49%, dati 2009), gli altri Paesi calano in media sotto il punto percentuale (ad esempio, la Francia dal 13,73% al 12,82%, la Germania dal 11,25% al 10,86%, il Giappone dal 10,17% al 9,50% e la Spagna dal 9,28% all’8,99%).

2. Inoltre, se si depura la spesa pensionistica dalle prime due voci spurie (TFR e spesa assistenziale,[2] che assommano a quasi 45 mld, cioè a quasi il 3% del Pil), l’incidenza sul Pil, sommando i tre effetti, scende di oltre 4 punti percentuali,[3] non di 2 come affermato da Lei a Radio Anch’io.

In totale, dunque, se questi miei calcoli sono corretti, il rapporto diminuisce – già ora - dal 16,5% ad un massimo del 12,5%, vale a dire già adesso è inferiore di oltre un punto al 13,8% stimato dalla Commissione Europea per il 2060.

3. Infine, andrebbe anche tenuto presente che il rapporto spesa/Pil è influenzato ovviamente anche dal denominatore, calato in Italia, negli ultimi 7 anni, di quasi 10 punti percentuali, molto più che in altri Paesi.

 
Va da sé, tuttavia, che anche a mio avviso non sarebbe da scartare, anche per ragioni di equità, il ricalcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo, al di sopra di una certa soglia, o almeno l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla parte non coperta dai contributi.
 
[1] Gross and Net Public Pension Expenditure (% of GDP) - 2009
(figura 6.5 pg. 171 di Pension at a Glance, e l'ultimo è riportato in OECD Pensions at a Glance 2013)
 
[2] Trattamenti pensionistici e beneficiari: un’analisi territoriale
Le pensioni Ivs sono il 78,3% dei trattamenti erogati dal sistema pensionistico italiano e assorbono il 90,5% della spesa complessiva. Più nel dettaglio le pensioni di vecchiaia rappresentano il 52,2% delle prestazioni e il 71,8% della spesa; le pensioni di invalidità rispettivamente il 5,6% e il 4,0%, mentre le pensioni ai superstiti rappresentano il 20,6% dei trattamenti complessivamente erogati e il 14,7% della spesa complessiva. Le pensioni assistenziali sono il 18,2% del totale e assorbono il 7,9% della spesa. Le indennitarie incidono, infine, per il 3,5% sul numero dei trattamenti e per l’1,7% sulla spesa complessiva (Tavola 5)”.
http://www.istat.it/it/archivio/132562
 
[3] Riporto le rispettive evoluzioni RGS e OCSE della Spesa pensioni/Pil (%) fino al 2035:
RGS: 2010=15,3; 2015=16,2; 2020=15,5; 2025=15,2; 2030=15,2%; 2035=15,8.
OCSE: 2010=15,3; 2015=14,9; 2020=14,5; 2025=14,4; 2030=14,5%; 2035=15,0.
http://s21.postimg.org/718ldmavr/Immagine.png%C3%B9
 
Cordiali saluti
V.  

 

 

Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 15:57

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A:

"v."

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CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

Devo essere stringato purtroppo ma grazie per la risposta. Non sono pero' d'accordo su molti dei suoi punti. La correzione per le tasse non mi sembra appropriata perche' allora occorrerebbe correggere anche per i maggiori servizi che i pensionati ricevono se le tasse in Italia sono piu' alte che altrove

Non mi pare sia corretto correggere anche per le liquidazioni che comunque sono soldi che vanno a chi si sta pensionando

Sul PIL anche i dati degli altri paesi dovrebbero essere corretti per l output gap, anche se per l Italia la correzione sarebbe maggiore

Inoltre si dovrebbe correggere il benchmark estero per il fatto che l Italia si pup' permettere una minore spesa primaria perche' spendiamo di piu' per interessi
Infine occorrerebbe depurare anche i dati degli altri paesi per possibili inappropriate classificazioni di spese di assistenza

Cordiali saluti

Carlo Cottarelli

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R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

22 mag 2015 - 18:33

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A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

<clagarde@imf.org>

 
La ringrazio molto per la risposta e soprattutto perché su vari punti Lei non è d’accordo, poiché mi dà agio di risponderle ancora più approfonditamente nel merito e forse la possibilità di farLe cambiare opinione in tema di spesa pensionistica italiana, argomento molto delicato e molto dibattuto.
 
1. Correzione per le tasse
a) le tasse sono una partita di giro, l’INPS paga l’assegno pensionistico netto e gira il resto all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali;
b) dall’ultimo Osservatorio dell’INPS sulle pensioni (che ho già allegato), traggo che “L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali . Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali”. Francamente, non so neanche il motivo esatto della notevole differenza e mi sono chiesto anche io perché, ma come si vede l’importo è lontanissimo dai 270 mld o più che va al numeratore del rapporto spesa/Pil nelle statistiche nazionali e internazionali;
c) considerare i maggiori servizi che i pensionati ricevono: perché no? Ma Lei sarà senz’altro d’accordo con me sul fatto che esulerebbero dal capitolo della spesa pensionistica, che è l’unico oggetto del nostro dialogo.
 
2. TFR
Non è vero, il TFR viene liquidato alla cessazione del rapporto di lavoro e, per particolari motivi (acquisto della casa e spese sanitarie), anche in costanza del rapporto di lavoro. Pertanto è semplicemente un errore assimilarlo alla pensione.
 
3. Pil
Sono d’accordo, ma la mia osservazione n. 3 era soltanto un di più esplicativo.
 
4. Altri Paesi
Sono d’accordo, perché no? Anche se ho il sospetto che comunque l’Italia ci guadagnerebbe (v. in particolare la spesa per housing sociale, che è a mio avviso una provvidenza che fa la differenza tra un’esistenza difficile ma sostenibile e la povertà, ed è in Italia inferiore ad 1/20 rispetto ai Paesi di confronto, tranne la Spagna, rispetto alla quale è “solo” 1/10). 
Cordiali saluti
V.

PS: Mi scusi se non l’ho fatto prima, ma La informo che, data l’importanza, ho pubblicato questo nostro dialogo nel mio blog Vincesko (http://vincesko.ilcannocchiale.it e http://vincesko.blogspot.it), nella mia bacheca Facebook e finora su 2 siti (blog di Carlo Clericetti su Repubblica e NoisefromAmerika), in modo che Lei possa controllare che non sto cambiando una virgola (a meno che non sia un refuso) e possa se vuole interloquire, riferendosi al mio nickname.
 
Allegato:
 
Imposizione fiscale, TFR, Pensioni private (ecc.).
 
Allego (del prof. Felice Roberto Pizzuti, ho letto cose analoghe più recenti, ma ora non le trovo):
 
Spesa sociale, Italia e Ue a confronto a cura di Felice Roberto Pizzuti* (29/11/2009)
[…] Caratteristiche della spesa pensionistica in Italia
Quanto alla presunta «anomalia» dell’Italia, che destinerebbe una parte considerevole di risorse alla vecchiaia, un più attento esame dei dati e dei criteri di classificazione, non sempre uniformi, adottati in sede Eurostat porta a ridimensionare l’entità della nostra spesa previdenziale. In primo luogo, va osservato che per l’Italia le indennità liquidate al lavoratore all’interruzione del rapporto di lavoro (1,3% del Pil), quali il Trattamento di fine rapporto (Tfr) nel settore privato e i Trattamenti di fine servizio (Tfs) nel pubblico impiego, sono incluse indebitamente nella spesa per pensioni, indipendentemente dall’età del percettore. Si tratta, invece, di salario differito a momenti successivi, determinati o dalla richiesta dei lavoratori per sostenere spese eccezionali (sanitarie, acquisto casa, ecc.) o dalla cessazione del rapporto di lavoro, che non necessariamente coincide con il pensionamento. […]
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id/1199
 
Traggo sempre dall’analisi del prof. Felice Roberto Pizzuti:
 
Esiste, poi, un’elevata sostituibilità fra i vari tipi di intervento, riconducibili, da un lato, alla vecchiaia e superstiti e, dall’altro, all’invalidità e disoccupazione; i paesi, cioè, adottano differenti strumenti per perseguire le medesime finalità e per «coprire» bisogni simili. Ad esempio, in Italia, le pensioni di anzianità hanno anche rappresentato, in modo improprio, un canale di uscita dal mercato del lavoro, in assenza di adeguati sussidi di disoccupazione; anche il Tfr, oltre a fornire un capitale al momento del pensionamento, ha svolto la funzione di «ammortizzatore sociale» in caso di licenziamento. In altri paesi, invece, per queste stesse finalità, è stato ampio il ricorso a forme specifiche di indennità di disoccupazione, a pensioni anticipate e, come in Olanda e Svezia, a pensioni di invalidità interpretate in senso socio-economico. Pertanto, se si procede a considerate congiuntamente le funzioni di vecchiaia, superstiti, invalidità e disoccupazione, nonché a depurare il dato italiano dalle indennità di fine lavoro, il nostro paese presenta livelli di spesa pressoché in linea con la media dei Quindici e inferiori a quelli della Francia. Altri fattori portano a sovrastimare il dato italiano; il fatto che i piani pensionistici privati individuali, ad esempio, non vengono considerati sempre e per tutti i paesi nella rilevazione Eurostat (3), porta a sottostimare i livelli di spesa dei paesi anglosassoni, dove tali forme di risparmio sono molto diffuse. Inoltre, le prestazioni sociali sono considerate al lordo del prelievo fiscale e questo non consente di fornire una misura del reddito disponibile effettivamente trasferito al pensionato, anche perché i regimi fiscali riservati alle prestazioni e alle pensioni nei vari paesi sono alquanto differenti. […]
 
Traggo da un’analisi di Roberto Fantozzi:
 
La spesa per protezione sociale in Italia e in Europa Roberto Fantozzi 15 maggio 2014
[…] Tornando alla divergenza va anzitutto considerato che l’Italia è caratterizzata da una popolazione più anziana rispetto agli altri partner comunitari). Comunque, nella voce “Old age” di Esspros (quella su cui si basano i confronti fra paesi), oltre alle pensioni sociali e ad altri sussidi (il 4,3%della spesa totale), sono incluse anche le erogazioni per trattamenti di fine rapporto privati e pubblici (Tfr e Tfs, una peculiarità italiana), che nel 2011 ammontavano all’11.6% della spesa totale. Come è noto, tali erogazioni costituiscono una forma di salario differito e non una misura di carattere previdenziale a tutela del rischio di vecchiaia; infatti, esse sono disponibili in qualsiasi momento si interrompa la relazione contrattuale (anche ben prima del pensionamento) e possono essere anticipate in presenza di specifiche esigenze del lavoratore (spese mediche ed acquisto della prima casa).
http://www.eticaeconomia.it/spesa-per-protezione-sociale-in-italia-in-europa/
 
Traggo, sempre dall’analisi di Roberto Fantozzi:
 
I confronti internazionali risentono anche del tipo di strumento scelto dai vari paesi per fronteggiare varie tipologie di rischio sociale (ad esempio,povertà o disoccupazione dei lavoratori anziani). Storicamente, a causa dilimiti strutturali del sistema di welfare, l’Italia ha fatto ricorso al sistemapensionistico (anche mediante pensionamenti anticipati) per far fronte adesigenze assistenziali ed occupazionali. Diversamente, altri paesi (soprattutto nel Nord Europa), in caso di uscita anticipata dall’attività, erogano generosi sussidi di invalidità o disoccupazione, che non sono contabilizzati nella spesa previdenziale, pur svolgendo una funzione del tutto analoga alle pensioni di anzianità. Va anche considerato che il carico effettivo per il bilancio pubblico dipende dal grado di imposizione fiscale sulle prestazioni erogate. Quest’ultimo differisce significativamente nei vari paesi: in Italia le pensioni sono soggette alle normali aliquote Irpef mentre altrove (in primis in Francia e Germania) la loro tassazione è fortemente agevolata. Se si considera la spesa al netto delle imposte, le differenze fra paesi risultano molto meno evidenti. In generale, per valutare l’effettivo impatto della spesa sociale sul bilancio pubblico bisognerebbe detrarre dalla spesa le imposte dirette e indirette ad essa connesse e aggiungervi gli esborsi (in termini di minori entrate) derivanti dalle agevolazioni fiscali offerte a chi partecipa a fondi sanitari e previdenziali privati. Inoltre, per presentare confronti internazionali esaustivi, si dovrebbe tener conto anche della spesa privata per prestazioni di protezione sociale (riguardante soprattutto le pensioni erogate dai fondi privati e la spesa privata per sanità e assistenza da parte delle famiglie), dal momento che il finanziamento di tale spesa va a incidere sul costo del lavoro e sulla competitività di un paese.
Da qualche anno l’Ocse rielabora alcune statistiche relative alla spesa sociale al lordo e al netto delle componenti private e dell’imposizione fiscale che consentono di valutare quanto incidano nei confronti internazionali sia i diversi meccanismi di imposizione e agevolazione fiscale sia il trattamento riservato agli schemi privati (figura 4, riferita al 2009). Con riferimento alla sola spesa pubblica lorda (quella solitamente presa in esame nei confronti internazionale), le differenze fra paesi risultano sostanziali e Stati Uniti e Regno Unito appaiono come outliers. Tuttavia, l’aggiunta della spesa sociale privata modifica completamente il quadro e i due paesi Anglosassoni cessano di apparire parsimoniosi. Infine, i risultati cambiano significativamente se dalla spesa si sottraggono le entrate fiscali ad essa corrispondenti (in Italia la quota di quota di imposte dirette sulle prestazioni sociali è molto alta, inferiore soltanto a quelle della Svezia) e si aggiungono le agevolazioni fiscali. In particolare, la spesa sociale netta italiana in rapporto al Pil (25,5%) risulta superiore, e di poco, soltanto a quella spagnola (25,2%) mentre è di poco inferiore a quella svedese (26,1%) e ampiamente inferiore a quella di Francia (32,1%), Stati Uniti (28,9%), Regno Unito (27,7%) e Germania (27,5%).
 

 

Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 18:56

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A:

"v."

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CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

La ringrazio ma resto del mio parere per i motivi che le ho spiegato e che non credo siano toccati dai suoi controargomenti. Pero', sarebbe stato un po' piu' corretto avvertirmi prima della sua intenzione di postare il dialogo. 
Mah! Solo per una questione di principio. 
Cordialmente
Carlo Cottarelli

Inviato da iPhone

 

 

R: Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

22 mag 2015 - 20:05

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A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

CC:

<clagarde@imf.org> 

 

Ha ragione, chiedo scusa ancora, ma non pensavo che il dialogo si sarebbe prolungato tanto e così a fondo; né l'argomento e le argomentazioni mi sembravano tali da impedirne la pubblicazione. E poi anche perché fin dall'inizio la mia email era indirizzata per conoscenza ad una terza persona.

Per quanto riguarda l'oggetto del dialogo, io in definitiva ho esposto dei fatti, difficile non essere d'accordo con dei fatti, e ardisco pensare che nel suo intimo sia d'accordo che non è corretto tecnicamente, anzi addirittura strampalato, considerare un'uscita/spesa ciò che è un'entrata/ricavo (le tasse) o il TFR spesa pensionistica, quando può essere incassato anche decenni prima del pensionamento.

In ogni caso, mi auguro possiate (mi perdoni il plurale, ma in questo caso è d'obbligo) cambiare opinione, come è successo per i moltiplicatori. Anche perché in questo caso sono fatti al livello di un ragioniere e perfino di semplice buonsenso e non roba da luminari di Economia.

Cordiali saluti,

V.

 

 

Re: R: Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 21:08

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

"v."<

 

Beh. Anche io ho esposto fatti. Comunque let's agree to disagree cone si dice in questi casi

Inviato da iPhone



Post, documenti e articoli collegati:
 
Berlusconi-Sacconi-Salvini-Giannino-Cazzola-Cottarelli, ecc. vs Monti-Fornero
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832747.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/berlusconi-sacconi-salvini-giannino.html 

Dopo il secondo intervento di Carlo Cottarelli sulle pensioni, al Festival dell’Economia di Trento, ho inviato questa lettera: 

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html


Alla fine del dialogo con Carlo Cottarelli non ho replicato, ma la mia replica la si può cercare e trovare nella conclusione di questo post: 

Informazione, disinformazione e controinformazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828254.html


Olivier Blanchard è l’autore della radicale revisione critica del FMI sui moltiplicatori della spesa e delle tasse e sulle politiche austeritarie.
 
Blanchard, il nemico numero uno dell'austerity lascia il Fmi
di MAURIZIO RICCI
23 maggio 2015
http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2015/05/23/news/blanchard_il_nemico_numero_uno_dell_austerity_lascia_il_fmi-115024052/

Ed Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).
 
Trattamento di fine rapporto (da Wikipedia)
Il trattamento di fine rapporto, sigla TFR, chiamato anche liquidazione o buonuscita, è in Italia una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato differita alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuata da parte del datore di lavoro.
Con il decreto legislativo 5 dicembre 2005 n. 252 è stata emanata la nuova riforma della previdenza complementare, regolando la destinazione del TFR ai fondi pensione complementari, tramite il meccanismo del silenzio-assenso.
http://it.wikipedia.org/wiki/Trattamento_di_fine_rapporto
 
Trattamento di fine rapporto (da INPS)
http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5931
 
Il Tfr in busta paga è un flop: chiesto da 0,1% dei dipendenti
La Fondazione consulenti del lavoro ha analizzato un milione di posizioni e ha scoperto che solo 567 dipendenti hanno chiesto all'azienda l'anticipo. La norma, in vigore da aprile, penalizza i redditi oltre i 15 mila euro
30 maggio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/05/30/news/tfr_busta_paga_flop-115637122/

Aggiornamento (24/06/2015):
 
26/03/2014 06:08
IL COLLOQUIO
Cottarelli: «Sì, a 59 anni ho anche la pensione che sommo ai 12mila euro al mese»
http://www.iltempo.it/politica/2014/03/26/si-a-59-anni-ho-anche-la-pensione-che-sommo-ai-12mila-euro-al-mese-1.1233682 

giugno 12, 2015 posted by Fabio Lugano
Il terzo elemento della Trojka per l’Austerità: pensioni ed assistenza per i dipendenti del FMI
http://scenarieconomici.it/il-terzo-elemento-della-trojka-per-lausterita-pensioni-ed-assistenza-per-i-dipendenti-del-fmi/



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permalink | inviato da magnagrecia il 22/5/2015 alle 10:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

Berlusconi-Sacconi-Salvini-Giannino-Cazzola-Cottarelli, ecc. vs Monti-Fornero

 

Ritorno sull’argomento, poiché continua ad imperare una quasi generale DISINFORMAZIONE.

Ho già osservato in passato[1] che, sulle pensioni, Il Sole 24 ore, esperti come Giannino e Cazzola, sindacati dei lavoratori e perfino l’INPS (v. l’ultimo Osservatorio sulle pensioni), oltre a tutti i media e a politici di cattiva memoria e con la coscienza sporca come Salvini, parlano soltanto della legge Fornero (DL 201/2011, art. 24, convertito dalla legge 214/2011), alla quale attribuiscono anche tutte le misure, per vari aspetti più incisive, decise dalla legge Sacconi (DL 78/2010, art. 12, convertito dalla legge 122/2010). La stessa professoressa Fornero a “In ½ ora”, tranne un brevissimo accenno ai 10.000 esodati di Sacconi, ha coraggiosamente… millantato tutto il merito impopolare del riequilibrio dei conti pensionistici nel lungo periodo, imitando il premier Monti per il risanamento dei conti pubblici.

Io sono antimontiano (oltre che antiberlusconiano), ma sono abituato a basare i miei giudizi sui numeri e i fatti. Suggerisco perciò a tutti di valutare le norme e i numeri, facendo un’analisi comparativa.

 

BERLUSCONI-SACCONI VS MONTI-FORNERO

 

PENSIONI

 

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi (cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più severi e sostenibili in UE28.

Le riforme di Sacconi (2010 e 2011) sono più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 entro il 2021, che è benchmark in UE28, cioè prima della Germania e molto prima della Francia (dopo il 2018, in forza della legge Fornero, l’adeguamento anziché triennale sarà biennale).

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti (vale a dire solo per quelli che erano precedentemente esclusi), a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale.

 

Cottarelli (FMI) e le pensioni
 
Ieri, 19 maggio, ho ascoltato al GR Carlo Cottarelli, oggi direttore esecutivo del FMI, il quale era stato intervistato da Radio Anch’io, chiedere di tagliare la spesa pensionistica perché, col 16,5%, è la più alta tra i Paesi avanzati in rapporto al Pil. E’ fuorviante, come fanno Cottarelli e l’FMI in generale, riferirsi ai dati pensionistici fino al 2013: sono vecchi e superati. Come spiegava la prof.ssa Fornero a “In ½ ora”, le riforme delle pensioni per loro natura producono i loro effetti nel lungo periodo. Dopo le 8 riforme, come ha confermato l’ultimo rapporto della Commissione Europea, con la proiezione al 2060,[2] il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e sostenibili nel lungo periodo. Come attesta l'ultimo Osservatorio dell'INPS sulle pensioni, [3] che peraltro, ripeto, fa anch’esso l’errore – diffuso anche tra esperti – di attribuire tutto alla riforma Fornero, dimenticandosi della, per vari aspetti, più incisiva riforma Sacconi,[1] il numero di pensioni sta già calando (“Dall’analisi dell’osservatorio delle pensioni Inps vigenti all’1.1.2015 e liquidate nel 2014 emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni, che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali (pensioni agli invalidi civili e pensioni/assegni sociali), che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.), ma la spesa pensionistica cresce perché i nuovi assegni pensionistici sono più alti. Secondo il rapporto UE, ci sarà una piccola gobba nel 2036, poi la spesa pensionistica (incluse le voci spurie) calerà al 13,8% del Pil nel 2060, uno dei cali più alti in UE28.

 

Confronto internazionale e voci spurie
 
La spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:

1.    TFR (circa 1,5% del Pil);

2.    un 8% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica;

3.    un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di 40-45 mld di imposte, più vicino ai 45, purtroppo non ho un dato preciso, l’ho anche chiesto all’ISTAT, ma mi è stato risposto: solo a pagamento);

4.    un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.    infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

 


MANOVRE CORRETTIVE

In secondo luogo, per quanto attiene a chi ha impoverito gli Italiani e risanato i conti pubblici, osservo che, nella scorsa legislatura, sono state varate (in gran parte dopo la crisi della Grecia) manovre correttive per un ammontare cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno) pari a 330 (trecentotrenta) mld, i cui effetti strutturali si dispiegano tuttora:

- ben 4/5, pari a 267 mld cumulati, sono ascrivibili al governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Sacconi, molto iniquamente addossati, in grandissima parte, sul ceto medio-basso e sui poveri (pensionandi, in particolare pensionandi disoccupati a reddito zero, precari del settore pubblico licenziati nella proporzione del 50%, dipendenti pubblici, scuola e sanità, spesa sociale delle Regioni e dei Comuni tagliata del 90%, ad alta propensione al consumo e quindi con effetti recessivi, risparmiando quasi i ricchi ed i redditi privati (tranne i farmacisti e i produttori e distributori di farmaci, in quanto fornitori del SSN);

- solo 1/5, pari a 63 mld cumulati, sono attribuibili al governo Monti, distribuiti in maniera molto più equa.

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore” [4]), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè (ed è un calcolo che sa fare anche un bambino), per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

 
[1] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828986.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/sacconi-vs-fornero-qual-e-stato-il.html
[2] Annual Ageing Report http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/ageing_report/index_en.htm
[3] INPS – Comunicato stampa
http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;&iMenu=1&NewsId=TUTTI&sURL=%2fdocallegati%2fUfficioStampa%2fcomunicatistampa%2fLists%2fComunicatiStampa%2fcs150430_bis.pdf
[4] Quattro anni di manovra: fisco pigliatutto
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-16/quattro-anni-manovre-fisco-063630.shtml
 
 
Post e articoli collegati:
 
Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html  
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html

Dialogo n. 3 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832449.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/dialogo-n-3-nel-blog-neo-liberista.html 
dal quale traggo:
Vítor Constâncio, Vice Presidente BCE: “è precisamente nel campo delle riforme per contenere il peso a lungo termine dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica che I paesi sotto stress hanno già effettuato aggiustamenti. L’Italia ed il Portogallo, per esempio, hanno aumenti stimati per spese legate alla longevità minimali…”. Come il grafico sottostante conferma.
http://www.gustavopiga.it/2015/6-ragioni-per-stare-con-la-corte-costituz...

Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832907.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-carlo-cottarelli-direttore.html

Fondo monetario: “Italia non ha futuro radioso né sereno. Tagliare le pensioni”
8 ottobre 2014
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/08/fondo-monetario-italia-non-ha-futuro-radioso-ne-sereno-tagliare-le-pensioni/1147992/

Mentre due anni fa lo stesso FMI sosteneva:
 
Fmi, pensioni: riforma italiana la migliore al mondo. La difesa di Christine Lagarde alla politica di Mario Monti
L'HuffingtonPost
Pubblicato: 09/10/201208:30 CEST Aggiornato: 09/10/2012 13:10 CEST
http://www.huffingtonpost.it/2012/10/09/fmi-pensioni-italiane_n_1950093.html


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PD, non paradosso, ma mutazione degli interessi rappresentati

 
Marco Bracconi - 18 MAG 2015
Paradosso Pd
http://bracconi.blogautore.repubblica.it/
 
 

Articolo troppo difficile per me, che sono ignorante. Io so solo che:

1. Renzi ha una sola stella polare: la sua carriera, come concretizzazione della sua autoaffermazione, che trova l'energia formidabile nel suo essere un Edipo nato e pasciuto.

2. A questo obiettivo strategico egli è disposto a sacrificare tutto, dimostrando una spregiudicatezza, una flessibilità, una spietatezza fuori dal comune.

3. Non ha veri valori, se non come effetto indiretto di reminiscenze infantili e adolescenziali: vedi ad esempio il ripristino del nome di Festa dell'Unità, appetto di una sua scelta concreta di abbandonare al suo destino di chiusura il giornale che le dava il nome e lo giustificava.

4. Egli è un bugiardo inveterato, educato alla scuola spietata e finalizzata al contratto del venditore diretto.

5. Ha iniziato il suo percorso governativo mosso da intenti di sinistra: iscrizione del PD al PSE, dopo anni che se ne parlava e non lo si faceva; gli 80€/mese; un messaggio forte orientato all'abbandono della famigerata ed ossimorica austerità espansiva, per il quale occorrevano molte risorse finanziarie.

6. Ma si è scontrato col muro tedesco della egemone Merkel e l'inconsistenza dell'appoggio del mediocre e subito "convertito" Hollande, intimidito - pare - nei consessi latomistici di stampo elitario e reazionario, per cui con spregiudicatezza e prontezza tattica e irretito dalla prospettiva di far parte dei suddetti consessi ha rinunciato subito (ammesso e non concesso che l'avesse coltivata per un solo istante) all'opzione di reperire i soldi all'interno chiedendoli agli unici che, dopo 330 mld di manovre correttive molto inique varate nella scorsa legislatura dai governi Berlusconi (per 4/5) e Monti (per 1/5), li hanno, cioè i ricchi, ha fatto rapidamente una conversione a 180 gradi e sposato le proposte di Marchionne, della Confindustria e del prudente Padoan (latore degli input UE basati sul rigore) e sacrificato sia gli interessi delle classi medio-basse, sia le scelte di sinistra e chi (apparentemente) li rappresentava all'interno del PD.

7. In un quadro siffatto, è perfino ridicolo riesumare, come ha fatto incongruamente la voltagabbana Serracchiani, il nome dell'"ottuso" (= intelligentone) massimalista Bertinotti, per dire dell'inclinazione tafazziana dei "sinistri", il solito mantra di fare il gioco del nemico. Quando il nemico è ora in casa e - oggettivamente - si chiama Renzi. Io, da sempre riformista di sinistra, già alle elezioni europee, cambiando la mia scelta pluridecennale, non ho votato PD, semplicemente perché: a) Renzi (che io, fino alla defenestrazione sleale del debole Letta, pur non avendolo mai votato, avevo sempre difeso) è un contaballe compulsivo (difetto esiziale, secondo me, per un leader di sinistra) e b) il PD non mi rappresentava più, anzi rappresentava scelte opposte di stampo destrorso.

Il PD, perciò, non è un paradosso, ma la mutazione degli interessi rappresentati.

 
 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/05/pd-non-paradosso-ma-mutazione-degli.html


Post collegati:

N. 19 post su Renzi:

(1) Berlusconi-Renzi, interpretazione psicologica di un incontro scandaloso
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2684132.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/berlusconi-renzi-interpretazione.html
(2) Bersani vs Renzi, il competente e onesto segretario gentiluomo e lo sfidante coraggioso e tosto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753331.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/bersani-vs-renzi-il-competente-e-onesto.html
(3) Il tappo gerontocratico al naturale, fisiologico, salutare ricambio generazionale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2757820.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-tappo-gerontocratico-al-naturale.html
(4) I 700+1 conservatori dello statusquo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758010.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/i-7001-conservatori-dello-status-quo.html
(5) Se vince Renzi…
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758117.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/se-vince-renzi.html
(6) Il probabile effetto-valanga della ‘rottamazione’ renziana
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758409.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-probabile-effetto-valanga-della.html
(7) Bersani vs Renzi: economia mista o liberismo?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758537.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/bersani-vs-renzi-economia-mista-o.html
(8) Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/tra-bersani-e-renzi-il-gioco-si-fa-duro.html
(9) La vera nobilitade del tosto, concreto, coraggioso e leale Renzi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2802737.html
(10) Renzi l’asfaltatore con le piume sul cappello
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2804473.html
(11) Delusione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2804686.html
(12) Renzi è di sinistra o di destra? Somiglia a Berlusconi?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2808586.html
(13) PD, metamorfosi incipiente di un partito
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821607.html
(14) Renzi non è Telemaco ma Edipo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2816207.html
(15) La comunicazione di Matteo Renzi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2819792.html
(16) Renzi, il “complotto” del lavoro e lo snaturamento del PD
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821878.html
(17) Renzi nomina Guerra consigliere per le strategie
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823595.html
(18) Imposte, il governo Renzi-Padoan ciurla nel manico
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2827108.html
(19) Renzi e la fiducia sulla legge elettorale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2831619.html  oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/renzi-e-la-fiducia-sulla-legge.html

   


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permalink | inviato da magnagrecia il 19/5/2015 alle 9:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Voci spurie e iniquità scandalosa

 
pensioni di Maria Luisa Pesante
La Corte, le pensioni, e il governo
12/05/2015
Gridare all’invasione di campo della Corte anziché riconoscere che il governo ha violato i limiti imposti dalla giurisdizione costituzionale vuol dire invocare lo scardinamento della costituzione
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Corte-le-pensioni-e-il-governo-29744
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Corte-le-pensioni-e-il-governo-29744.html 

 

1) “Quando Giuliano Amato prelevò nottetempo una piccola quota dei nostri depositi bancari, con assicurazione di rimborso, come poi avvenne”. 

Non mi pare che avvenne. A me, ad esempio, non è successo. Forse l’Autrice si confonde col contributo per l’Europa di Prodi, che venne restituito per metà.

 

2) Le voci spurie (nel confronto con gli altri Paesi) della spesa pensionistica sono:

1. TFR (circa 1,5% del Pil);

2. un 8% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica;

3. un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di 40-45 mld di imposte, purtroppo non ho un dato preciso, l’ho anche chiesto all’ISTAT, ma mi è stato risposto: solo a pagamento);

4. un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali, delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5. infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la GB).

 

3) La stucchevole e truffaldina retorica secondo cui i pensionati, per quanto poveri, prendono in ogni caso più di quanto abbiano versato è rispuntata fuori in questi giorni. Questo è vero in misura cospicua solo per i pensionati più ricchi, i dirigenti industriali, il cui fondo è in cronico e grave disavanzo”. 

Non pare del tutto. E’ vero che il fondo dei dirigenti privati è in cronico disavanzo, ma la “scopertura” elevata dei contributi riguarda anche pensioni basse, come quelle degli agricoltori e dei commercianti.

 

4) Iniquità scandalosa.

Tutti a parlare del danno della mancata indicizzazione, che vale poche migliaia di Euri, nessuno invece fa un solo accenno alla ben più corposa e scandalosa sottrazione di reddito, operata da tutte le riforme pensionistiche, o almeno dalle ultime 4 (Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) ai danni delle decine (forse centinaia) di migliaia di pensionandi disoccupati o inattivi, e quindi a reddito zero, ai quali sono stati sottratti, per il risanamento dei conti pubblici, decine di migliaia di Euri l’anno.

Ma la Consulta va investita del problema, non può muoversi autonomamente. Infatti, negli ultimi 3 casi (i 2 contributi di solidarietà sui redditi alti e il blocco dell'indicizzazione, tutti e 3 giudicati incostituzionali), hanno fatto sempre ricorso titolari di redditi elevati. In quest'ultimo caso, 2 associazioni di dirigenti. I sindacati dei "poveri", mai. Anzi, Bonanni (CISL) e Angeletti (UIL) furono complici di Sacconi.

 

Appendice
 
Lo spunto a questo post me l’ha fornito il seguente commento al mio post
Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828986.html
 
Commenti
 
# 1   commento di   paolo -   lasciato il 16/5/2015 alle 10:17
 
certo, ste mazzecalzette parlano bene non cè dubbio.ma aver buttato + di 15 mila euro dalla finestra , trovo che sia stata una rapina armata alla povera gente,e nessuno ne parla davvero.
nemmeno la consulta,,,brava gente 
 
# 2    commento di  http://www.ilcannocchiale.it/usercontrols/images/login/icon.gif magnagrecia - utente certificato lasciato il 16/5/2015 alle 13:56
 
Già. Ma la Consulta va investita del problema, non può muoversi autonomamente. Infatti, negli ultimi 3 casi (i 2 contributi di solidarietà e il blocco dell'indicizzazione, tutti e 3 giudicati incostituzionali), hanno fatto sempre ricorso titolari di redditi elevati. In quest'ultimo caso, 2 associazioni di dirigenti. I sindacati dei "poveri", mai. Anzi, Bonanni (CISL) e Angeletti (UIL) sono stati complici di Sacconi.
Grazie del commento. 
 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/voci-spurie-e-iniquita-scandalosa.html
 


Dialogo n. 3 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni

 

Riporto la terza discussione svoltasi nei giorni scorsi nel blog neo-liberista NoisefromAmerika, incentrata ancora sul tema delle pensioni, in calce al seguente articolo di Sandro Brusco. Sono stato oggetto di reazioni plurime e convergenti, ignare volutamente (?) dei dialoghi precedenti, e di attacchi basati su accuse inventate di sana pianta o contestazioni strampalate. Mi capita spesso nel web di dialogare con interlocutori incapaci di “leggere” fedelmente i commenti cui rispondono, ribaltando completamente quanto in essi viene affermato. Pare che questo sia un fenomeno in una certa misura comune a tutti, nel senso che ciascuno di noi è incline a trovare in ciò che legge, più che quello effettivamente scritto, quanto egli desidera trovarvi. Tuttavia, fa specie che questo difetto – diciamo così – colpisca anche docenti universitari, come pare sia almeno uno dei miei interlocutori, proprio quello che ha fatto applicare poi la sanzione della riduzione del numero dei miei commenti.

Ho reagito alle “accuse” plurime con congrua durezza, ostacolato dal numero di commenti disponibili. Alla fine, uno dei membri della Redazione, autore di uno di questi attacchi basati su accuse del tutto campate in aria, prima ha invitato tutti a non rispondermi più e poi ha deciso di “punirmi” riducendo i miei 3 commenti inviabili al giorno a 1 soltanto (v. appendice). 
 

 
Appunti per un manuale di difesa dalla spesa pensionistica
4 maggio2015 • sandro brusco
http://noisefromamerika.org/articolo/appunti-manuale-difesa-spesa-pensionistica
 
 
Repetita iuvant
 • Vincesko 7/5/2015 - 12:50
Analisi in gran parte condivisibile, tranne, in particolare:
- nell’attribuire solo alla riforma Fornero il merito di aver messo sotto controllo la spesa pensionistica;
- nell’affermare che “la spesa pubblica per pensioni è eccessiva”, senza altre specificazioni.
Per non ripetermi, rinvio alla lunga discussione precedente sulle pensioni, che l'Autore di questo articolo dovrebbe aver letto: Sintomi e cause del declino (I): tre esempi
 
repetita iuvant sed continuata secant
 • Karl Friedrich Hieronymus7/5/2015 - 23:23
Bentornato sig. Vincesko,
Mi pareva strano non ritrovare un suo intervento in una discussione sul tema pensioni. Visto che ci rimanda alla discussione precedente sul tema, le ricordo l'appello che le feci allora nel confrontarci sui numeri veri e tangibili.
Dal mio canto ho provato ad accedere al nuovo servizio INPS per stimare l'ammontare del mio futuro assegno mensile, purtroppo avendo usufuito di gestioni diverse (alzi la mano chi con meno di 40 anni non lo ha fatto) non è possibile fare alcuna simulazione. Mi auguro che lei sia invece a buon punto.
Giusto per sgombrare il campo da equivoci, lei per caso beneficia della recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il blocco delle indicizzazioni per le pensioni superiori a 3 volte il minimo?
Cordialità.
 
Impazienza
 • Vincesko 8/5/2015 - 16:49
Salve,
Se va nel mio blog (quando la piattaforma IlCannocchiale non è in avaria, tant'è che sto trasmigrando i miei oltre 500 post in Blogger), si rende conto che non tratto solo di pensioni, ma combatto l’ignoranza e la DISINFORMAZIONE anche in vari altri campi.
Chiedere (cose personali) è lecito, rispondere è cortesia. Comunque, non sono in grado di rispondere. In ogni caso, non farei testo, poiché, la tranquillizzo, avendo avuto un percorso lavorativo-contributivo accidentato (ma non incolpo il destino cinico e baro), come si può desumere dal mio profilo qui, la mia pensione non è né d’oro, né d’argento. In più, in forza del DL 78/2010 (riforma Sacconi), per risanare il bilancio pubblico (non dell’INPS, che era in attivo), essa mi è stata erogata con 12 mesi di dilazione (perdendo 13 mensilità). Come tantissimi altri. Ho fatto parte, come vittima, del noto film del famoso tycoon dalla lingua biforcuta: “Non ho messo le mani nelle tasche degli Italiani [ricchi]” (cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti).
Mi è capitato spesso, in passato, di fare battaglie che non erano nel mio interesse. Anzi, quasi sempre. Talvolta contro il mio interesse.
Prima della gestione Mastrapasqua, era possibile, recandosi all’INPS, avere la previsione della propria pensione. Io l’ho fatto 2 volte, tra il 2004 e il 2006, per desumere dalla differenza la progressione. Poi è arrivato Mastrapasqua, ed avendo lui molti scheletri nell’armadio (cfr. Il presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua) tale possibilità è stata tolta. Ma basta aspettare pochissimo, ché il nuovo presidente Boeri la sta riattivando. Lei è impaziente, eh? Oltre che preoccupato.
 
 
quel basso profilo che non guasterebbe
  Karl Friedrich Hieronymus9/5/2015- 09:45
Cortese sig. Vincesko
proprio sulla vostra cortesia si basano le mie speranze di sapere un giorno quale sia il ritorno dell'investimento previdenziale di cui ora godete. Badate che non vi ho chiesto l'importo dell'assegno, ma il calcolo dell'interesse. Non è mia intenzione curiosare tra le vostre cose, ma farvi capire che volente o nolente voi avete una posizione privilegiata rispetto a chi ha il solo difetto di essere più giovane di voi.
Per cortesia però siate chiaro, anche con voi stesso.
Chiedere (cose personali) è lecito, rispondere è cortesia. Comunque, non sono in grado di rispondere.
Volendo potete rispondermi, perché l'estratto conto previdenziale vi dice quanti contributi avete versato e l'assegno che percepite attesta il ritorno di cui beneficiate.
Spostare l'attenzione sul ritardo con cui avete percepito il primo assegno, senza specificare se poi sono arrivati gli arretrati o meno, o sul destino cinico e baro, sono artifici retorici che non vi si addicono.
Se non volete rispondere nessuno vi obbliga a farlo, ma per favore non dite che non potete, perché questo semplicemente non è vero. In questo caso il silenzio è la migliore scelta, però siate coerente e applicate lo stesso silenzio a tutto l'argomento previdenziale.
Quanto alle vostre attività di paladino anti-DISINFORMAZIONE (scritto in maiuscolo, comme d'habitude), mi permetto di farvi presente che si informa quando si forniscono dati che devono essere reperiti da fonti affidabili, verificati, contestualizzati e presentati in maniera chiara. Sparare dati presi qua e là da fonti eterogenee (alcune di dubbia affidabilità) non fa un buon servizio di informazione, anzi rischia di alimentare quella DISINFORMAZIONE che, a parole, si dice di combattere. Ma di questo tanti prima di me hanno argomentato in maniera logicamente incontrovertibile.
P.S. Ho usato il voi nella risposta proprio per sottolineare il fatto che non è una questione personale nei confonti del sig. Vincesko, ma di tutti quei pensionati che come lui difendono i loro diritti acquisiti riempiendo gli interventi con contenuti che sviano l'attenzione sulla crudezza dei numeri, che non fanno altro che confermare che la generazione di cui fanno parte vive di pensioni pagate da contribuenti che trattamenti previdenziali simili non potranno mai vederli.
In questo caso il rispetto dovuto alle persone più anziane dovrebbe essere temperato dall'atteggiamento di maggior consapevolezza dell'iniqua posizione di cui godono.
 
 
Ammuina
 • Vincesko 9/5/2015 - 17:04
@Karl Friedrich Hieronymus
Il suo commento è un bell’esempio di ammuina http://it.wikipedia.org/wiki/Facite_ammuina. Le sue affermazioni sono invero strampalate (strane, illogiche):
1. Perché mi dà del voi? E' segno di maleducazione. Ma, stia tranquillo, io non mi formalizzo quando “duello”, anzi lo trovo uno stimolo ulteriore per la mia spietatezza. Però è un brutto indizio.
2. Rilegga con calma: ho scritto che le 13 mensilità le ho perse. Ci riesce? Ora, provi a ipotizzare a quanti Euri potrebbero ammontare 13 mensilità (ma non lo chieda a me, eh, anche perché lo trova scritto nel mio blog), e tutti per il risanamento del bilancio pubblico, non dell’INPS. E la stessa legge non ha fatto pagare letteralmente un solo centesimo ai 3 uomini più ricchi d’Italia: Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi, e a tantissimi altri ricchi e benestanti, con la stragrande maggioranza degli Italiani che o l’ha ignorato o ha fatto finta di niente. Per essere più chiari, visto che ha qualche difficoltà a “leggere”: li ho persi definitivamente. Come altre decine, forse centinaia, di migliaia di pensionandi. Ad altri, successivamente, è andata anche molto peggio, hanno imposto loro una… dilazione fino a 6 anni. Se vuole verificare, le dico anche l’art. del DL 78/2010 (L. 122/2010) che ha riguardato me: è il n. 12. Anzi, perché non lo ha già fatto? Altro brutto indizio. Quale artificio retorico? Non ha capito l’antifona, era rivolto a lei e alle sue – e vostre – lamentazioni continue.
3. Nel mio piccolo lavoro di CONTROINFORMAZIONE, da ignorante faccio quel che posso, ma non conto MAI balle. Salvo, beninteso, prova contraria. Dai, è una sfida che rivolgo a lei in particolare, ne trovi una soltanto. Ardisco, poi, ritenere difficile che dei contaballe succubi di pregiudizio e con problemi col principio di realtà abbiano – come lei afferma - “argomentato in maniera logicamente incontrovertibile”. Lo trovo addirittura esilarante, sto ridendo a crepapelle. Ma non si scopra troppo. Le sue valutazioni sono infondate, incongrue o almeno – diciamo così, ad esser buoni - molto soggettive. E faziose, et pour cause. Altro brutto indizio.
4. Visto che per sapere i suoi dati pensionistici (allora perché mi ha chiesto se rientravo nei destinatari della sentenza della Corte Cost.?) le basta soltanto aspettare pochi giorni, mi posso senz’altro sbagliare, ma dalla sua impaziente e indiscreta… ostinazione (corroborata dall’uso del “voi”) io deduco solo un sentimento frammisto di invidia e di astio verso gli attuali pensionati (i cui contributi – rammento - hanno pagato le pensioni precedenti, né più né meno come ora, secondo le leggi vigenti). Altro brutto indizio. 
5. Io ho tutto il diritto di commentare sulle pensioni, anche per combattere la DISINFORMAZIONE interessata e non. La sua pretesa invero strampalata – e divertente - di volermelo impedire sembra inscriversi nello schema psicologico tipico dell’individuo incapace di mettere in discussione il proprio pregiudizio (brutto indizio), perché ha problemi col principio di realtà. Anche lei ha avuto un padre troppo severo? Perciò ce l’ha con i pensionati? A cui arriva a suggerire un “basso profilo”. Metafora della loro auspicata scomparsa? Se è così, è un orrido – e illuminante - indizio. E ai quali, poi, millanta rispetto, sol perché sono anziani: che io personalmente ho sempre trovato e trovo un’affermazione particolarmente puerile e priva di senso.
PS: Lei – succubo del pregiudizio - mente sapendo di mentire. Io non sto difendendo affatto i miei diritti acquisiti. Dove? Quando? Lo provi. E ho scritto e riscritto – verifichi, se ci “riesce” - che sono solidale con i futuri pensionandi, le cui pensioni basse andrebbero integrate utilizzando i risparmi rivenienti dal ricalcolo delle pensioni. Non bisognerebbe raccontare balle, non sta bene, è un indizio di debolezza, o prendere disinvoltamente lucciole per lanterne, come purtroppo incontrovertibilmente e colpevolmente fa anche lei, facendo ammuina e DISINFORMAZIONE. E’ un altro bruttissimo indizio.
 
PPS: Alla Redazione: Vi chiedo come funziona il sistema del blog. Ieri, a mezzanotte circa, avevo un commento disponibile; dopo quasi 13 ore ne avevo ancora uno (che ho utilizzato) e mi ha detto che avevo raggiunto il numero massimo di commenti inviabili in un giorno (che cosa s'intende per un giorno?) e che il prossimo lo avrei avuto dopo 4 ore. Dopo aver inviato questo, mi ha detto che il prossimo commento ce l'ho tra  5 ore 7 minutes 3 seconds.
 
 
Milano e Vincesko
 • Karl Friedrich Hieronymus 10/5/2015 - 01:32
Egr. Sig. [omissis dalla redazione su richiesta dell'interessato] (a.k.a. Vincesko),
è stato bello finché è durato (ed è anche durato tanto) ma farla ragionare non è solo difficile, è inutile (aveva ragione Michele). Capito questo desisto, non voglio tediare oltre i lettori di nFA e per questo non le darò ulteriore soddisfazione rispondendole.
Posso solo sperare che nell'intimità dei suoi pensieri possa rendersi conto dell'ingiustizia di cui beneficia alle spalle di altri e un po' se ne vergogni.
Non mi resta che salutarla con l'ultimo verso di questa celebre canzone di Alberto Fortis.
 
 
Confessione
 • Vincesko 10/5/2015 - 18:09
Con voi neo-liberisti – ripeto –, dato il vostro masochismo, è come sparare sulla Croce Rossa. Colpito e affondato. Lancia accuse gratuite, prende lucciole per lanterne, le chiedo le prove e scappa? Avevo capito la sua fragilità, ma la facevo un po’ più tosto. E scappando – per soprammercato e con grande improntitudine - lancia altre accuse gratuite. Lei è molto scorretto. Che vergogna. Perciò mi dice che dovrei vergognarmi. Lo deve proiettare, se no non lo regge. E se sa un po’ di psicologia capisce anche perché c’è un’epidemia di tale meccanismo qua dentro (e altrove).
La canzone che mi ha gentilmente dedicato equivale a una confessione. Chi è Vincenzo, suo padre?
PS: Nel caso della risposta di Michele Boldrin, mi spiace, lei è molto poco perspicace. Ma non le spiego perché. Rilegga il dialogo completo. Forse dopo un po' di tempo lo capisce anche lei.
 
 
Off-topic.
 • Matteo2 11/5/2015- 02:50
Canzone ...tristemente... celebre!
 
***
 
Di pensioni ne avevamo già parlato...
 • marco esposito 6/5/2015- 10:18
qui.
Già allora era chiaro che l'INPS è una nave che affonda (notare che Boeri non parlava di calcolo sul retributivo, ma di tassazione. Poi ha cambiato idea, fa piacere), e questa sentenza non farà altro che dare una ulteriore scossa alla nave che affonda.
Le sentenze della Consulta sono da tempo a senso unico, ma non tanto il legislatore, quanto l'Avvocatura dello Stato stanno commettendo errori grossolani: la Corte sostanzialmente dice: avete toccato una categoria di redditi differiti (non tutti, ma solo una parte), dicendo "data la grave situazione della finanza pubblica", ma senza fornire uno straccio di documentazione (difatti il punto principale è proprio questo), quindi visto che vai a toccare dei principi di uguaglianza mi devi dire quali sono i "motivi urgenti di finanza pubblica" e non puoi metterli generici.
Ora nel DL era allegato lo schema di finanza pubblica, ma, sembra, non è stato presentato alla Corte (o almeno nella sentenza non c'è riferimento alcuno), e questo sarebbe più un errore dell'Avvocatura dello Stato che del legislatore. O almeno così sembra.
Da un lato è giusto, pensiamo se domattina per motivi urgenti di finanza pubblica si espropriano tutti i beni di quelli che hanno i capelli rossi e i calvi, devi dire perchè loro e non altri, ed esporre i "gravi motivi di finanza pubblica".
Dall'altro sappiamo tutti che l'INPS è una barca che affonda e che sta trascinando a fondo tutto il convoglio, quindi qualcosa si deve pur fare.
La mia personalissima idea è che continuare sulla strada delle imposte selettive è inutile, e anche con le deduzioni alla fine recuperi poco, perchè qua c'è una ciccia da oltre 100 miliardi da ridurre, quindi l'unica cura è quella del cavallo, ricalcolo di tutte le pensioni con il retributivo "figurandole" (questo si può fare agevolmente, visto che l'INPS ha la storia contributiva di ognuno di noi), e poi procedere con gli aggiustamenti per i prepensionati (in genere le aziende pagavano in una unica soluzione i contributi mancanti, talvolta per accordi sindacali se li accollava lo Stato, ma il prepensionamento è solo un dato statistico/demografico indipendente dai contributi versati, e legato all'età di godimento della pensione, non al suo importo) quelli riconosciuti usuranti, sono tutte cose scritte nel nostro fascicolo INPS, non sono impossibili.
Politicamente poi non toccherei le pensioni sotto tre volte il minimo (magari prevedendo un assegno integrativo, onde evitare il ricorso alla Corte Costituzionale) e riaggiusterei tutte le altre, non arrivi ai famosi 100 miliardi di differenza, ma 30/40 li recuperi agevolmente, e politicamente ti spendi che hai toccato solo "i ricchi".
 
 
storia contributiva
 • marcodivice 6/5/2015 - 10:47
da più parti ho letto che per molti pensionati del pubblico manca e proprio questo sia l'ostacolo principale per fare l'operazione che spieghi. 
Ora nel DL era allegato lo schema di finanza pubblica, ma, sembra, non è stato presentato alla Corte (o almeno nella sentenza non c'è riferimento alcuno), e questo sarebbe più un errore dell'Avvocatura dello Stato che del legislatore. O almeno così sembra.
Incredibile. è successo davvero ? Da restare senza parole, ed infatti non aggiungo altro per carità di patria.
 
 
Pensionati pubblici
 • marco esposito 6/5/2015- 11:16
Sì, manca la "storia INPS", nel senso che i contributi erano "figurativi", cioè lo Stato non li versava, ritenendoli una inutile partita di giro, quindi nelle casse INPS quei soldi non ci sono, l'INPDAP non aveva un fondo da gestire, ma riceveva direttamente gli accreditamenti di tesoreria.
Ma ovviamente esistono i dati contributivi di ognuno di noi, anche se il versamento materiale non esiste esite il suo ammontare figurato, quand'anche non ci fosse esistono i cedolini paga presso il Ministero del Tesoro, certo è un "lavoraccio", ma nulla che non si possa fare in sei mesi/un anno al massimo, basta volerlo.
Il problema è solo di natura giuridica: molti temono ricorsi a go-go deltipo "uè, ma tu che dici, secondo me hai sbagliato", ovviamente nel momento in cui effettui i ricalcoli (solo per i dipendenti pubblici iscritti all'INPDAP,  non deceduti alla data odierna e entrati in servizio prima del 1992. I pensionati INPDAP sono 2.800.000, gli iscritti all'INPDAP poco piùdi 3 milioni, a occhio direi che ci sono massimo 4 milioni di posizioni da ricalcolare, ma al massimo, appunto, probabilmente quelle da effettivamente ricostruire non sono più del 10%) l'INPS poi dovrebbe fare un'operazione trasparenza: inviare  a tutti gli INPDAP il ricalcolo con annessa tabella (anno X, salario Y, contributi figurativi Z come da legge dell'epoca, totale montante contributivo rivalutato anno per anno, come da leggi dell'epoca) e dare 60 giorni di tempo per presentare ricorso tramite i CAF allegando la documentazione, trascorsi i 60 giorni il calcolo si intende accettato, il ricorso in via giurisdizionale è ancora ammesso, previo deposito infruttifero del 30% della somma contestata, che sarà incamerata a titolo di penale in caso di mancato accoglimento.
Ma si deve cominciare domattina per avere una legge entro un anno, e glieffetti entro due. Non so se abbiamo tutto questo tempo.
 
 
grazie
 • marcodivice 6/5/2015 - 13:18
grazie per la spiegazione marco.
Fossi giornalista cercherei di approfondire la storia della mancatapresentazione da parte dell'Avvocatura, perchè è veramente incredibile agliocchi di un profano.
 
 
Dopo le 8 riforme dal 1992,
 • Vincesko 7/5/2015 - 20:20
Dopo le 8 riforme dal 1992, la barca non sta affatto affondando. E nonaffonderà. In parte, anche grazie al contributo degli immigrati.
Pensioni, gli immigrati tamponano i conti
 
 
Proposta de lavoce più corposa
  Vincesko 7/5/2015 - 20:43
De lavoce.info, allego quella che dovrebbe essere la proposta più corposa in termini di risparmi applicando il metodo di calcolo contributivo alle pensioni di importo superiore a 2.000€ al mese:
Pensioni: l’equità possibile
In calce, c’è questo mio commento:
Magnifico! Finalmente! Questa eccellente analisi-proposta innova anche la linea finora invero prudente de La Voce (cfr., ad esempio, questo articolo "Non per cassa, ma per equità" 30.05.13 di Tito Boeri e Tommaso Nannicini http://t.contactlab.it/c/1000009/3463/43382123/31426, in cui si ipotizzava un risparmio di appena 1,45 mld). Va rimarcata con forza l'improntitudine dei Mandarini di Stato nell'aver partorito ancora una volta una formulazione del contributo sulle pensioni d'oro passibile di giudizio d'incostituzionalità.
 
 
Cavolate.
 • marco esposito 8/5/2015- 09:21
Il buco nei conti INPS è di oltre 100 miliardi, e questa cavolata degli immigrati che "tamponano" i conti mi ricorda quella del bambino con il dito nella crepa della diga.
E, con tutta la stima personale e senza offesa per Clericetti (che conosco personalmente) ne ha scritte di boiate, fustigate anche qui su nFA. Ha fonti più attendibili ?
 
 
Ma diamo invece un'occhiata a
 • davide mancino 8/5/2015 - 10:51
Ma diamo invece un'occhiata a cosa dicono in OECD
http://s18.postimg.org/b418k7vqh/pensioni.png
 
Forse con Istat va meglio?
No? Oh, ma dev'essere un complotto mondiale contro questi poveri pensionati italiani!
 
 
Gli immigrati sono troppo pochi
 • Alessandro Riolo 8/5/2015- 14:47
Rispetto alle necessità del paese. 
Edit: ed ovviamente, oltre ad avere bisogno di milioni di immigrati in piú di quelli che sono arrivati, bisognerebbe anche incentivare l'arrivo di immigrati di maggior qualitá e/o metterli in grado di farla fruttare.
 
 
Certo, cavolate
 • Pigi 8/5/2015- 12:49
Il documento dell'Ocse
http://www.oecd.org/els/public-pensions/PAG2013-profile-Italy.pdf
riporta che la spesa per le pensioni, nel 2012, il Italia è il 15,4 % del PIL , quasi il doppio della media degli altri paesi dell'Ocse.
Nelle tabelle del link citato, da Vincesko si riportano vecchie previsioni, basate su flussi di migranti addirittura molto inferiori a quelli reali. Quindi, essendo vecchie, possiamo confrontarle con i dati consuntivi reali, quelli appunto dell'Ocse. Sono previsioni completamente sballate.
La spesa pensionistica reale, rispetto al PIL, è superiore di due-tre punti percentuali a quella sognata in diminuzione grazie ai migranti.
Ma scusate, occorreva forse dubitarne? Chi può credere che i contributi versati dai venditori di fazzolettini ai semafori possano equilibrare la spesa pensionistica? Se lavorano, lavorano in nero, tranne qualche sporadica eccezione. E nel frattempo costano.
Vivere di sogni è molto pericoloso.
 
 
L'Italia seleziona il peggior
 • alberto lusiani 10/5/2015 - 16:56
L'Italia seleziona il peggior tipo di immigrati di tutta Europa, sono praticamente tutti clandestini in nero oggetto di mega-sanatoria periodica. Da incompetenti pensare che questi immigrati possano riequilibrare il disastro economico dello Stato. Inoltre il microscopico effetto positivo dovuto all'aumento del flusso di immigrazione da 0% (pre-1990) a 1% dei residenti all'anno della popolazione, determina un iniziale preponderanza di immigrati giovani, ma a regime ci saranno anche una marea di immigrati pensionati in gran parte con integrazione al minimo pagate con le tasse di chi lavora per ripianare il deficit crescente dell'INPS.
 

 
Non c’è peggior sordo… (risposta cumulativa)
 • Vincesko 8/5/2015 - 22:05
Risposta cumulativa (ho un solo commento disponibile).
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Dialogare con voi neo-liberisti è come sparare sulla Croce Rossa. Siete vulnerabili per il vostro masochismo.Se non lo foste, non sosterreste l’ideologia economica dei ricchi egoisti, bulimici e spietati.

@ marco esposito Interessante. 1. Lei è un superficiale, il buco è dell’INPDAP, confluito nell’INPS, poiché lo Stato non pagava i contributi. L’INPS, al netto delle imposte e delle voci spurie, è in attivo. Il resto sono perciò… cavoli di tutti, anche di lei, non dell’INPS. 2. Di cavolate ne scrive anche lei (a cominciare dal titolo “Di pensioni ne (sic!) avevamo già parlato”); le dicono tutti; persino io (raramente)... Di Clericetti, giornalista schierato (a differenza vostra, a favore dei deboli) ma serio, perché non linka una prova, solo una, così le rispondo io? 3. A giudicare dagli articoli e dai commenti sulle pensioni, NfA non mi sembra una fonte sempre attendibile. Dipende.

@ davide mancino Divertente, ho dimostrato la volta scorsa (v. link più sotto [sopra, nel primo commento]) che i dati OCSE (che peraltro sono più eterogenei di quelli UE, perciò artatamente li usate) sono inattendibili, poiché comparano dati vecchi (le ultime riforme - Sacconi e soprattutto Fornero - producono i loro effetti - crescenti - a partire dal 2012, la Fornero a partire soprattutto dal 2020) e soprattutto non omogenei. Ho anche affermato, suscitando scandalo, che dopo le riforme l’Italia è benchmark, per l’età di pensionamento di vecchiaia, ora 66 anni e 7 mesi, per arrivare a 67 prima della Germania e molto prima della Francia. La Svezia, che ha mutuato la legge Dini, è già a 67, ma con flessibilità da 62 a 67. In più, l’adeguamento all’aspettativa di vita continuerà e diventerà biennale anziché triennale. Ma tu hai detto che non leggevi la mia risposta. Senza vergognarti. Problemi col principio di realtà? Papà troppo severo? (domande retoriche).

@ Pigi Rinvio alla lunga discussione precedente. Ho allegato apposta il link nel mio primo commento. Distratto? Ho riportato in questo post la parte che mi riguarda: Dialogo n. 2 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni. Distratto – per fare lo spiritoso - anche per quanto riguarda gli immigrati: ho scritto (scrivendo apposta una mezza tautologia: “in parte” e “anche”): “In parte, anche grazie al contributo degli immigrati”. Per info: i contributi degli immigrati (che producono il 10-11% del Pil) sono pari a 7 mld l’anno. Nessuna distrazione, direbbe Freud, è casuale. E qui ce ne sono 2.
 
 
Freud.
 • Matteo2 9/5/2015- 01:50
Non si può non simpatizzare per chi sembra l'uno contro tutti, tuttavia assunto pure che il sistema pensionistico italiano sia uno dei migliori al mondo per efficienza, proprio in questo caso sembra ingeneroso accusare il blog di “sosterreste l’ideologia economica dei ricchi egoisti, bulimici e spietati.” proprio quando invece nell'articolo ci si chiede: “La domanda quindi è: quali strumenti restano per attuare un minimo di giustizia intergenerazionale?” e sembra evidente l'ingiustizia di chiedere ai giovani mezzo disoccupati di reggere il peso dei diritti acquisiti prima della loro nascita, da persone che vivono decisamente meglio di loro, e forse definitivamente, e pure senza merito dato lo sfacelo che lasceranno grazie alla evidentemente loro pregressa inettitudine, e almeno colposa cioè comunque oggettiva. Se sacrifici bisogna fare, e si fanno, nessuno può restarsene esente; è intollerabile.
Inoltre per quanto rispetto si debba alla disciplina di Freud, è risaputo che si tratta di un insieme di ipotesi infalsificabili, e dunque da usare nei casi clinici per i quali non si dispone di alternative, ma usarle come modalità critica del pensiero produce un cortocircuito che diventa automaticamente testimonianza d'altri ipotetici simmetrici complessi, infine tutto può solo essere riabilitato a livello di semplice bagarre dialettica.
 
 
10-11% per cento del PIL dagli immigrati?
 • Pigi 9/5/2015- 07:13
Oddio, questa non la sapevo.
Stipendi e pensioni pubblici dovrebbero essere 25-28% del PIL, e questi sono destinati a cittadini italiani, quasi tutti,
Tolti questi, vuol dire che in mano agli immigrati è un sesto dell'economia privata? In questa ci sono Eni, Enel, Fiat, Mediaset, Rai, Finmeccanica, Luxottica, Ilva, Saras, Poste Italiane, banche e centinaia di altre imprese. Tra i liberi professionisti, avvocati, notai, commercialisti, medici, sono così tanti gli immigrati?
Esistono negozi gestiti da cinesi, fast food che producono kebab, tanto di cappello, ma le sue mi sembrano cifre in libertà, come quella sull'equilibrio dei conti pensionistici grazie agli immigrati.
 
 
Sbornia/Freud (risposta cumulativa)
 • Vincesko 9/5/2015 - 12:06
@ Pigi Pensavo fosse “sordità”, invece vedo che si tratta anche di altro. Rilegga con calma dopo aver smaltito l’effetto della sbornia, eventualmente con l’aiuto di un parente sveglio e possibilmente non razzista. Chissà, forse così capisce che, per ben 2 volte, ho scritto che i contributi degli immigrati contribuiscono alla copertura parziale della spesa pensionistica e quindi al suo equilibrio; quantificandone poi l’ammontare, che è pari a 7 mld (ma ho letto anche cifre maggiori), cioè, assumendo il valore di 193 mld desumibile dall’ultimo Osservatorio delle pensioni redatto dall’INPS, al 3,6% del totale; o al 4% dei “173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali”.
PS:
Dagli immigrati l’11% del Pil nazionale
Cinque milioni di stranieri. Producono il 12% del Pil
Immigrati, quasi 5 mln e fanno l'11% del Pil .
 
@Matteo2 Ti sono fischiate le orecchie? Io sono miscredente, uso Freud strumentalmente per (aiutare a) interpretare le motivazioni “sottostanti” di affermazioni strampalate (strane, illogiche), fatte da persone che si deve supporre siano mediamente intelligenti. Come quelle di Pigi o di altri. Sempre che tu le ritenga tali, poiché vedo che anche tu t‘inventi motivi di polemica col sottoscritto. Rileggi con calma i miei commenti, così (forse?) t’accorgi che hai sbagliato interlocutore.
 
 
ha ragione
 • giovanni federico 9/5/2015 - 15:10
non cìè peggior sordo di chi non vuol sentire. Lei non vuole sentire o capire. L'equilibrio dell'INPS al netto delle mitiche prestazioni assistenziali è irrilevante per la tesi del post di Brusco. Il sistema pensionistico italiano   trasferisce i contributi dei  lavoratori ai pensionati. I primi riceveranno una pensione corrispondente ai contributi versati, i secondi, in media, pensioni superiori ai contributi versati (e mai inferiori - altrimenti chiederebbero il ricalcolo). Il fatto che i due flussi ora si compensino (o che il primo sia superiore al secondo) non cambia l'essenza del sistema - un trasferimento dai giovani ai vecchi. E i vecchi (se vuole quelli con una pensione superiore al minimo vitale) si dovrebbero vergognare di prendere di più di quello che, a loro tempo, avevano dato.  
 
 
Dati in libertà
 • Pigi 9/5/2015- 18:43
Questa MoneyGramAward non è mica l'Istat. E' una società che, come lei, spara cifre a casaccio. O meglio, spara cifre che tirano acqua al suo mulino. Qui c'è un link dove si parla del 6,1%:
http://temi.repubblica.it/metropoli-online/il-61-del-pil-ditaliagrazie-a...
E' poco più della metà di quello riportato da lei. E allora?
Siccome siamo in un campo in cui le cifre volano in libertà, aggiungo il mio parere. Il mio parere non è suffragato da cifre, ma, visto che le cifre che ballano in questo campo non sono certificate da alcun istituto serio, lo fornisco lo stesso.
Il mio parere è che l'immigrazione di trent'anni fa non ha niente a che vedere con l'invasione di questi ultimi dieci-quindici anni. Con quest'ultima, il rapporto costi-benefici è ampiamente negativo: quello che producono è molto inferiore a quello che costano, in assistenza sanitaria, in sussidi, in servizi sociali come asili nido e case popolari. Altro che risorsa.
 
 
No! Non ho sbagliato interlocutore.
 • Matteo2 9/5/2015- 22:41
Avrei sbagliato interlocutore se non avessi premesso che simpatizzavo con lei solo contro tutti. Inoltre lei interviene con contributi che mi paiono originali quanto inusuali, come non leggerla con interesse? Così, invece di inventarmi motivi di polemica, ecco che cercavo di esserle utile per purificare, a mio avviso, i suoi strumenti dialettici. I quali non si rafforzano ma si degradano se lei insiste con Freud. Quand'anche lapsicoanalisi sia usata “strumentalmente per aiutare ad interpretare” trattasi di una contaminazione inadeguata, da rotocalco femminile di terza categoria, di quelli che, da qualche domanda a crocette sugli usi sessuali notturni, pretendono di desumere il carattere della crocettatrice, le virtù del partner, la felicità presente e futura di entrambi.
Questa di dilatare l'uso della psicoanalisi fuori dal recinto del suo uso terapeutico pare essere una moda dilagata presto, una specie di malattia intrinseca. Su questa insensatezza non c'è nessuna possibilità d'emancipazione, e col suo intrattenercisi lei non rende giustizia alla sua miscredenza.
Altra questione invece, sulla quale vorrei esortarla a fornire un suo parereche auspico altrettanto sorprendente, è quella della incoerenza interna del sistema pensionistico con vistosa, mi pare, ingiustizia intergenerazionale, che era poi l'argomento dell'articolo, concedendole pure, per conto mio, che il sistema abbia già le qualità usualmente ritenute come le preminenti e più auspicabili.
 
 
Osservazioni… impertinenti (risposta cumulativa)
 • Vincesko10/5/2015- 00:11
@giovanni federico
La sua osservazione non è pertinente. E lo è talmente che ardisco pensare che l’abbia fatto apposta per ricevere una mia risposta.
Rilegga con calma i miei commenti, che peraltro, tranne uno, il primo, non sono rivolti alle tesi di Brusco, che ho dichiarato – lo verifichi, per favore - di condividere quasi del tutto:
Analisi in gran parte condivisibile, tranne, in particolare: - nell’attribuire solo alla riforma Fornero il merito di aver messo sotto controllo la spesa pensionistica; - nell’affermare che “la spesa pubblica per pensioni è eccessiva”.
e – forse? – riuscirà a “leggere” che:
1. Ho obiettato – reiteratamente, anche nella discussione precedente (scripta manent) - sull’asserita insostenibilità prefallimentare (descritta qui da qualcuno come una barca che sta per affondare) del sistema pensionistico italiano (non è solo un problema di commistione con la mitica (sic!) spesa assistenziale, ma ho indicato anche altri 3 fattori), invocandone un’ulteriore riforma palingenetica per allinearlo a quello degli altri Paesi, pretesi virtuosi, il che è oggettivamente falso;
2. Ho scritto più volte (scripta manent) che sono d’accordo sull’iniquità del sistema (ma non è la sola, vero?); e
3. Ho scritto più volte (scripta manent) che sono d’accordo sul ricalcolo delle pensioni al di sopra di una certa soglia, destinando i risparmi conseguenti ad integrare le pensioni basse dei futuri pensionati.
Come vede, il sordo non sono io. Siete voi sordi e soprattutto ciechi. Anche se capisco che è duro ammettere di essersi sbagliati per anni e di aver coltivato un pregiudizio. E, mi permetto di aggiungere, voi tutti sbagliate tattica e bersaglio, stornando il focus dal tema fondamentale – e fondato - dell’iniquità e portandolo su questioni oggettivamente infondate.
PS: Francamente, trovo che sia molto ingenuo, persino un brutto indizio e in definitiva risibile invitare i pensionati (soltanto i pensionati?) a rinunciare al trattamento di favore. Ma non le chiedo se lei lo farebbe, poiché, in queste cose, come in fatto di onestà, io credo sia serio soltanto se si parla coniugando il verbo al passato, non al futuro o al condizionale.
 
@Matteo2
La risposta di sopra è in parte indirizzata anche a lei (circa l'iniquità). Aggiungo soltanto che io sono molto ignorante, ho letto soltanto Freud, che uso strumentalmente volentieri anche per evitare i ping pong dialettici infiniti, che mi annoiano e confliggono con la mia… pigrizia pragmatica.
PS: Grazie per l'aiuto, ma è meglio di no, anche perché, mi creda, non ne ho bisogno...
 
@ Pigi
Contar balle e per giunta proiettarlo
Traggo dall’articolo linkato: “Il 6,1% del Pil italiano (86,7 miliardi di euro) è frutto del lavoro degli immigrati. Uno straniero su 2 (57%) ha il conto in una banca italiana e 560 mila dei circa 3 milioni di regolari nel nostro paese sono proprietari della casa dove abitano. Gli immigrati sono anche dei buoni contribuenti visto che, per gli ultimi dati del ministero dell'economia, evaderebbero le tasse meno degli italiani: nel 2004, ben 2.259.000 stranieri (81%) hanno presentato una dichiarazione dei redditi; 1,87 miliardi di euro sono stati pagati in tasse dagli stranieri che nel complesso hanno dichiarato guadagni per 21,3 miliardi di euro. Sono alcune delle cifre contenute nel libro "Viaggio nell'Italia dell'immigrazione", a cura di Elisa Cozzarini in cui si racconta il giro per l'Italia (15 incontri) che il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, e il sottosegretario, Cristina De Luca, hanno avuto con amministratori regionali, locali ed associazioni degli immigrati, facendo così il punto (regione per regione) sullo stato dell'arte in materia”.
Lasci perdere, non aggravi la sua situazione, lei è attendibile con i numeri come io lo sono nella lingua cinese. Cioè zero. In più, ha un’irresistibile inclinazione a contar balle ed a proiettare questo suo brutto vizio sugli altri. Vedo che ha fatto una lunga ricerca e ha tirato fuori la prova regina. Che la sbugiarda. Non c’è la data, ma sono dati vecchi, forse del 2006.
1. Infatti, basta fare una semplice proporzione: 86,7mld:6,1%=x:100, oppure 86,7/0,061 --> per ricavare che il Pil totale era pari a 1.421 mld, che più o meno è stato il Pil di quell’anno (ho i dati in $).
2. La riprova è che gli immigrati sono dati a 3 mln. Adesso sono quasi il doppio, anche se in calo a causa della crisi.
3. Il libro citato è del 2007 e Paolo Ferrero è stato ministro (dell’ottimo, sulla base dei dati, 2° Governo Prodi) dal 17 maggio 2006 all’8 maggio 2008.
Aspetto le sue doverose scuse. Beninteso, se ha le (s)palle per farmele.
 
 
arrivederci
 • giovanni federico 10/5/2015 - 01:01
Primo io scrivo quello che voglio e giudico io se è pertinente o meno
Secondo, credo che non abbia capito il problema. Lei scrive
. Ho scritto più volte (scripta manent) che sono d’accordo sul ricalcolo delle pensioni al di sopra di una certa soglia, destinando i risparmi conseguenti ad integrare le pensioni basse dei futuri pensionati.
  La frase è (volutamente?) oscura. Il problema è molto più semplice. Bisogna ridurre le tasse sulle imprese ed il cuneo fiscale e per far questo bisogna ridurre le spese. La spesa per pensioni rappresenta il 30-40% del totale ed è profondamente ingiusta. Quindi bisogna tagliarla e redistribuire le risorse non a ipotetici futuri pensionati (quali? i cinquantenni, i trentenni disoccupati?) ma ai lavoratori ed agli imprenditori attuali.
Terzo, leggo (fra tanti)
Come vede, il sordo non sono io. Siete voi sordi e soprattutto ciechi. Anche se capisco che è duro ammettere di essersi sbagliati per anni e di aver coltivato un pregiudizio. E, mi permetto di aggiungere, voi tutti sbagliate tattica e bersaglio, stornando il focus dal tema fondamentale – e fondato - dell’iniquità e portandolo su questioni oggettivamente infondate.
lei è pregato di smettere di insultare i redattori collettivamente. Qui lei è ospite. Se vuole insultare qualcuno si accomodi nel sui blog
E con questo non le risponderò più
 
 
E' lei che spara cifre in libertà, non io.
 • Pigi 10/5/2015- 12:46
Io mi sono ben guardato da fornire alcun numero sul PIL proveniente dagli immigrati, ho solo citato numeri talmente discordanti da far capire che sono dati, non certificati, non verificati. non ufficiali. Insomma, dati provenienti dal solito "centro studi", che li adatta alla tesi che vuole portare avanti. Alcuni parlano del 10-11 %, altri del 6,1%. E non stiamo parlando di giornali della Lega nord.
Perché sono dati in libertà? Qualunque statistica deve individuare bene la popolazione ma qui manca la definizione del concetto di"immigrato", perché se iniziamo a parlare degli immigrati di seconda o terza generazione o dei figli dei matrimoni misti, possiamo definire "immigrati" anche i discendenti dei longobardi.
Non parliamo del calcolo della percentuale del PIL, già compromessa dalla definizione incerta della popolazione. Spero si renda conto della impossibilità di fornire dati credibili: esistono negozi cinesi con commessi italiani, pizzerie italiane con camerieri indiani.
Però possiamo individuare con ragionevole certezza, come ho fatto io, settori in cui la presenza estera è trascurabile: pensioni. pubblico impiego e libere professioni. Aggiungendo le banche, non rimane molto per giustificare tanto reddito prodotto dagli immigrati, e se lei fosse una persona razionale, se ne convincerebbe.
 
 
Peccato!
 • Matteo2 11/5/2015- 01:52
Non si dovrebbero fare simili concessioni a se stessi; soprattutto a se stessi direi, per rispetto perlomeno del proprio lavoro; ma su questo non giova insistere.
Sul resto io, invece, non vorrei concludere in modo negativo. Tutto sommato, su ciò che è pragmaticamente sostanziale si conviene. Ed è sostanziale giudicare in modo positivo la proposta prossima ventura di Boeri, che egli ha già informalmente anticipato. Dopo il ricalcolo complessivo si proporrà di applicare per pensioni al di sopra di una certa soglia e per la porzione eccedente la parte contributiva una aliquota a titolo di solidarietà. Un intervento sui “regali”, così li ha definiti Boeri, dello Stato che in alcuni casi arrivano fino a 200 volte la pensione minima. Dire che lo si fa per: “integrare le pensioni basse dei futuri pensionati”, oppure per: “ridurre le tasse sulle imprese ed il cuneo fiscale”, è sostanzialmente la stessa cosa. Nel sistema contributivo le pensioni future saranno più altre se e solo se gli attuali contributi potranno essere più sostanziosi, cioè i salari più alti, e i salari attuali potranno essere più alti con una riduzione delle tasse sulle imprese e una riduzione del cuneo fiscale.
Se questo è giusto mi spingerei oltre, perché i motivi di una simile concordanza sostanziale sul cosa fare in concreto spingerebbero in secondo piano le polemiche sul come interpretare. E allora Vincesko condividerebbe con NfA molto di più di quello che pensa o vorrebbe credere. Chissà, forse potrebbe avere un qualche zio: ricco, buona forchetta, ma simpatico; uno zio, magari alla lontana, nel rimosso.
 
 
Lei é un ignorante sig. Vincesko, nel senso che ignora i dati
 • marco esposito 10/5/2015- 10:18
Il buco nei conti INPS é in tutte le gestioni, eccetto quella dei parasubordinati. Tutte. E visto che non sa di cosa parla, mentre io sì, la invito a leggere il bilancio INPS e lasciar perdere clericetti.
 
 
Puntualizzazioni/Da che pulpito/Sbornia-bis (risposta cum.)
 • Vincesko11/5/2015- 10:55
@giovanni federico
Mi spiace, la sua chiusa sorprendente mi costringerebbe moralmente al silenzio, ma siccome sarebbe un’impropria censura replico con le seguenti, doverose puntualizzazioni.
Preliminarmente, provo a riepilogare i fatti (mi corregga se sbaglio):
1. lei mi ha attribuito “colpe” del tutto infondate; poiché la reputavo una persona raziocinante e cortese, ho arguito non avesse letto attentamente i miei commenti ai quali replicava, oppure, avendoli letti, li avesse apposta interpretati in modo non corretto per suscitare la mia reazione dialettica (la mia era una battuta scherzosa, dalla sua reazione esagerata arguisco che forse ho colto nel segno…); tertium non datur;
2. le ho dimostrato agevolmente che esse sono infondate (a parte che non possiamo dire proprio tutto e che il giudizio – ovviamente - è anche del destinatario, “non pertinenti” era un gioco di parole con “impertinenti”, v.titolo), riportando il testo letterale della prova documentale;
3. anziché ammettere l’errore e scusarsi, si è adontato e con tono esageratamente nervoso (per me, per solito, chiaro indizio di coda di paglia), cambia la pizza… pardon l’“accusa” (dalla comparazione con gli altri Paesi della spesa pensionistica all’iniquità intergenerazionale, ora all’elevatezza della spesa pensionistica: mi perdoni, rispetto a chi e a che cosa? Visto anche che la spesa sociale italiana, di cui la spesa pensionistica è un di cui, è nella media in UE28 e capitoli secondo me fondamentali come l’housing sociale sono scandalosamente meno di 1/20 rispetto ai Paesi di confronto) e addirittura– mi passi il termine - blatera di offese alla Redazione.
Francamente mi chiedo:
a) innanzitutto, quali sarebbero le offese, visto che l’offeso al limite sono io, poiché vari interlocutori, incluso lei, che hanno risposto a me (mai io a loro) mi hanno attribuito affermazioni non vere e, una volta smentiti documentalmente, anziché ammettere e scusarsi hanno reiterato le accuse infondate offensive?; e
b) che c’entra la Redazione (di cui io peraltro ignoro i membri), visto che io ho interloquito con nickname singoli (in Rete, per me, siamo tutti soltanto dei nickname che commentano ed espongono le loro tesi, cui io controbatto, argomentando con altre tesi, popperaniamente falsificabili, e, se lo ritengo, con severità soltanto con chi ha un comportamento sleale, importandomi (quasi) zero di chi egli sia nella vita reale), venendone per giunta accusato slealmente di cose infondate - alle quali ho reagito lealmente, producendo le prove documentali - e cambiando incongruamente l’oggetto delle “accuse”?
Per quanto riguarda la destinazione dei risparmi rivenienti dalle pensioni, faccio presente che, prescindendo ora da ogni considerazione differenziale sui moltiplicatori dei tagli fiscali/tagli della spesa e sui ripensamenti dell’FMI, e al netto anche della considerazione sulla spesa sociale esposta più sopra, non solo io, ma tanti altri (ovviamente, non neo-liberisti), tra cui il molto più autorevole di me Prof. Paolo Leon, ritengono inefficaci per la crescita economica e dell’occupazione i tagli delle imposte sulle aziende (che non si tradurrebbero in investimenti per carenza di domanda) e suggeriscono da tempo tagli alle imposte sui redditi bassi, ad alta propensione al consumo. O, meglio, aggiungo io, sussidi ai senza reddito, molto carenti o inesistenti.
PS: In conclusione, assumo la sua chiusa come “resa” e, come d’abitudine, considero di conseguenza chiuso e vinto il “duello”… (segnalo che i puntini sospensivi – cfr. dizionario Treccani on-line - stanno anche per esprimere un tono umoristico, ma nel mio caso non troppo…). A meno che non voglia continuarlo lei, eventualmente nel mio blog, visto che qui c’è per me il limite fastidiosissimo e molto condizionante del numero dei commenti inviabili al giorno.
 
Da che pulpito
@ marco esposito
Io l’ho letto e l’ho anche linkato qua. Anche lei si crede Aristotele e pretende di essere creduto sulla parola? Anziché fare lo spiritoso, con titoli roboanti e fuori luogo (non perché io non sia ignorante, mi considero il principe degli ignoranti, ma perché lei probabilmente lo è di più, non solo in lingua italiana, e per soprammercato inclina a contar balle, una vera epidemia, qui…), perché non linka le prove passate e presenti? O ha il braccino anchilosato? Oppure è aduso a lanciare le pietre (balle) per impressionare la platea e vedere l’effetto che fa e poi nascondere la mano? E mi permetto di darle un suggerimento: non sia come al solito superficiale, vada a fondo nei dati.
 
Sbornia-bis?
@Pigi
Ancora sotto l’effetto della sbornia precedente o è un’altra? Al netto della riserva condivisibile che si può avanzare sull’attendibilità dei dati, di tutti i dati che girano in Internet, io ho linkato (tra le tante reperibili nel web) ben 3 (tre) prove sulla quota del Pil degli immigrati (peraltro, approssimativamente correlati alla loro quota sulla popolazione complessiva), con dati concordanti e peraltro anche leggermente superiori a quelli da me indicati e a me noti fin dal 2010: 10% nel 2009 (fonte: il blog “Percentualmente” su Repubblica.it, che ho omesso qui perché un po’ datata, anche se poi con la crisi c’è stato un calo del Pil di quasi 10 punti percentuali): una del “Sole 24 ore” (che, se non sbaglio, è il principale quotidiano economico italiano), una di ADNKronos (la seconda, mi pare, almeno lo era in passato, agenzia di stampa italiana) e una del giornale di Cdx (l’ho presa apposta per questo) “QN”. Lei una soltanto, di un sito attualmente chiuso e relativa a quasi 10 anni fa, con dati palesemente vecchi e superati, probabilmente senza manco accorgersene (!). Nonostante ciò, continua imperterrito col suo bla bla bla infinito e la solita, immarcescibile improntitudine. Ogni ulteriore commento è superfluo. Se non quello di suggerirle, prima di commentare qua, di smetterla di bere, visto che non regge l’alcol… Addio.
PS: Per gli altri lettori, rilevo che la Fondazione Leone Moressa [dopo il calo del Pil a causa della crisi] quantifica il Pil degli immigrati nell’8,8%. http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/immigrazione-e-stereotipi-2/
 
PPS: Francamente, non ne discuto la legittimità, ma questo limite del numero dei commenti giornalieri (che ora per giunta da 3 sembrano scesi a 1, chissà perché…) per me è insopportabile, poiché mi toglie il… ritmo e quasi tutto lo sfizio di “bastonare” adeguatamente gli sleali e i contaballe, che anche qui abbondano. Ho frequentato poco finora questo blog e mancavo qui da parecchio, poiché – l’ho già scritto – aborro le sétte; penso proprio di diradare di nuovo, salvo casi particolari, le mie visite o almeno i miei commenti. Saluti.
 
 
prego tutti
 • giovanni federico 11/5/2015 - 14:42
di non rispondere più al sig. Vincesko.
 
 
Appendice
 
 
Da: redattori@noisefromamerika.org
Data: 11/05/2015 20.44
A: "Vincesko" 
Ogg: Cambiamento ruolo utente su noisefromamerika.org
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A presto, e grazie per il tuo contributo al sito.
La redazione
 
 
Da Vincesko 11 mag 2015 – 22:28
A: redattori@noisefromamerika.org>
Prendo atto e vi ringrazio, ma sono molto poco interessato a continuare a commentare sul vostro sito ed avevo già deciso di soprassedere, salvo casi eccezionali (cfr. mio commento dell’11-5-2015 11:55). Mi permetto di aggiungere che forse dovreste limitare con maggiore solerzia i commenti gratuitamente offensivi, con balle palesi reiterate o risposte clamorosamente… impertinenti.
Sollecito
Vedo che avete utilizzato il mio indirizzo e-mail, quindi ne deduco che avete ricevuto la mia e-mail dell’11 mag 2015 - 10:55, con la segnalazione di una indebita e molto sorprendente violazione della mia privacy da parte di un vostro ‘adepto’ (Karl Friedrich Hieronymus),che dopo avermi importunato ripetutamente con domande personali, fatte illazioni infondate e suggerito di commentare poco, evidentemente ferito nell’amor proprio dalla mia replica, prima mi ha ingiuriato e poi ha modificato il commento e pubblicato indebitamente – francamente non so perché - il mio nome e cognome, preso non so dove. Ma stranamente, non dimostrando altrettanta solerzia, voi non avete ancora provveduto ad evadere la mia richiesta. Vi prego di volerla adempiere sollecitamente e spero che con neo-liberali come voi non sia necessario rivolgersi all’Autorità alla privacy e/o alla Polizia postale.
Grazie e buonasera,
Vincesko


Aggiornamento (14/05/2015  17:00):
 
Dedicato ai DISINFORMATORI compulsivi che s'impancano a maestri
 •Vincesko 14/5/2015 - 16:59
In via eccezionale, torno qui solo per segnalare, poiché sono sicuro vi farà piacere saperlo per confutare i DISINFORMATORI, che la spesa pensionistica italiana, al lordo delle voci spurie:

La spesa per pensioni nella Ue: in Italia i maggiori risparmi tra qui e il 2060
Il rapporto della Commissione prevede per il Belpaese un picco di spese nel 2036, al 15,9% del Pil, poi una discesa netta. Nel 2060 si spenderanno 1,9 punti in meno di Pil rispetto al 2013, solo Croazia, Danimarca, Lituania e Francia taglieranno di più. L'effetto delle riforme: l'età di ritiro dal lavoro spostata di oltre cinque anni    14 maggio 2015 
http://www.repubblica.it/economia/2015/05/14/news/pensioni_spesa_pil_eur...
http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/ageing...

 
 
Post e articolo collegati:

 
Dialogo nel blog neo-liberista NoisefromAmerika su Keynes e dintorni
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/dialogo-nel-blog-neo-liberista.htmloppure http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2830280.html 
 
Dialogo n. 2 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/dialogo-n-2-nel-blog-neo-liberista.htmloppure http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2831007.html 

La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni
8 maggio 2015 • gianfranco savino
http://noisefromamerika.org/articolo/sentenza-corte-costituzionale-sulle-pensioni
 
Dal quale traggo:
 
Caso 1998 e pensione come retribuzione differita
 • Vincesko •10/5/2015- 20:15
1. Oltre al caso del 2008, la Corte Cost. non eccepì l’incostituzionalità (perché non ne fu investita?) del mancato adeguamento all’inflazione recato dalla legge finanziaria 1998:
SCALA MOBILE. La Finanziaria 1998 (legge n 449/1997),varata dal governo Prodi, aveva stabilito che per i 3 anni successivi (e cioè per il 1999, 2000 e 2001), il coefficiente di aggiornamento della quota eccedente l' ammontare pari a 5 volte il minimo e sino a 8 volte fosse ridotto al 30% dell' indice d' inflazione. Mentre nessun aumento sarebbe stato applicato sulla fascia di trattamento annuo superiore a 8 volte il minimo. Grazie alla Finanziaria 2001, il «raffreddamento» della cosiddetta perequazione automatica cessa con il 2000 (un anno prima), con alcune varianti rispetto al passato. In pratica dal 2001 gli aggiornamenti avranno il seguente andamento:100% del tasso d' inflazione sull' importo mensile sino a 3 volte il trattamento minimo (attualmente 2.164.800 lire); 90% sulla quota mensile compresa tra il triplo e 5 volte il trattamento minimo (tra 2.164.800 e3.608.000); 75% sulla quota mensile che supera 3.608.000 lire.  http://archiviostorico.corriere.it/2000/ottobre/09/Pensioni_fiato_alle_minime_ce_0_0010091402.shtml
2. L’art. 81 Cost. non parla di “pareggio di bilancio”, ma di “equilibrio” e tenendo conto del ciclo economico, il che ne rende già di per sé strutturalmente flessibile l’applicazione.
“Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”. (cfr. https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=81 ).
3. Non me ne intendo molto, ma mi chiedo come si possa inferire dagli artt. 36 e 38 della Cost. la natura di “retribuzione differita” delle pensioni. Per quanto riguarda la classificazione dei redditi pensionistici, io avevo letto alcuni che sostengono il contrario (da ultimo, ieri al GR3, l’ha affermato il prof. Tiziano Treu), ma secondo la Corte Cost. essi “hanno natura di retribuzione differita”:
“Nel caso di specie, peraltro, il giudizio di irragionevolezza dell’intervento settoriale appare ancor più palese, laddove si consideri che la giurisprudenza della Corte ha ritenuto che il trattamento pensionistico ordinario ha natura di retribuzione differita (fra le altre sentenza n. 30 del 2004, ordinanza n. 166 del 2006); sicché il maggior prelievo tributario rispetto ad altre categorie risulta con più evidenza discriminatorio, venendo esso a gravare su redditi ormai consolidati nel loro ammontare, collegati a prestazioni lavorative già rese da cittadini che hanno esaurito la loro vita lavorativa, rispetto ai quali non risulta più possibile neppure ridisegnare sul piano sinallagmatico il rapporto di lavoro”.  http://www.inps.it/messaggizip/messaggio%20numero%2011243%20del%2011-07-...
La Corte dei Conti (che ovviamente è posta più in basso nella gerarchia dell’interpretazione ed applicazione delle leggi rispetto alla Corte Cost.), ad esempio, in questo caso non è d’accordo con la Corte Cost.:
Critiche all'affermazione "La pensione è una retribuzione differita"
Sovente si sente l'affermazione che la pensione sarebbe una retribuzione differita,[10] che deriva quindi dal contratto di lavoro e che dovrebbe essere agganciata alle retribuzioni correnti. Tale orientamento è stato ribaltato dalla più recente sentenza della Corte dei Conti 951 2012[11] che afferma "non può essere applicato alla pensione sulla base della sua pretesa natura di retribuzione differita, poiché la pensione, pur presupponendo la avvenuta percezione della retribuzione, di cui rappresenta in termini contabili l’erogazione di un accantonamento, in termini giuridici e sociali rappresenta un istituto del tutto diverso, sostenuto ed improntato a principi di mutua assistenza piuttosto che a quelli di garanzia della sinallagmaticità tra prestazione lavorativa e retribuzione, da cui deriva la garanzia della proporzionalità tra le due poste economiche." La stessa sentenza ribadisce che non esiste una correlazione tra stipendio e pensione e che comunque la perequazione delle pensioni deve essere attuata nel "ragionevole bilanciamento del complesso dei valori e degli interessi costituzionali coinvolti (…), compresi quelli connessi alla concreta e attuale disponibilità delle risorse finanziarie e dei mezzi necessari per far fronte ai relativi impegni di spesa". La stessa sentenza evidenzia che sopravvenuti mutamenti economici possono rendere non immediatamente attuabile la dichiarazione di principio dei Presidenti del Consiglio e dei Ministri degli affari sociali della Comunità Europea del 6.12.1993 circa il mantenimento del potere d'acquisto delle pensioni.
http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione
Conclusione. Ne emerge, anche in questo caso, che l’interpretazione delle leggi ha una componente di discrezionalità, tra Autorità diverse o anche – come è successo in passato alla Corte Cost. – quando essa promana dalla stessa Autorità, in tempi diversi.
 
sì, è così. però è un fatto
 • gianfranco savino 10/5/2015- 20:54
sì, è così. però è un fatto connaturato al nostro ordinamento e più in generale allo stato di diritto moderno. interpretazioni diverse della norma date da giudici diversi ed evoluzione delle interpretazioni rendono il diritto vivo. dal mio punto di vista l'unico modo di evitare che l'interpretazione sia percepita come troppo discrezionale è scrivere norme chiare, rigorose e ben coordinate tra loro. la nuova formulazione dell'art.81 senz'altro non ha queste caratterisitiche perché non credo che dietro di essa ci sia mai stata una netta e sincera volontà politica di porre vincoli costituzionali alla spesa pubblica.
 
Interpretazioni normative e coerenza
 • Stefano Longano •13/5/2015 - 09:26
Credo sia utile vedere come la materia del pareggio di bilancio sia disciplinato nella Costituzione Federale Elvetica, dalla quale è stata mutuata dai tedeschi e poi "diffusa" nelle altre costituzioni Euro.
L'articolo 126 recita:
1 La Confederazione equilibra a lungo termine le sue uscite ed entrate.
2 L'importo massimo delle uscite totali da stanziare nel preventivo dipende dalle entrate totali stimate, tenuto conto della situazione economica.
3 In caso di fabbisogno finanziario eccezionale l'importo massimo di cui al capoverso 2 può essere aumentato adeguatamente. L'Assemblea federale decide in merito all'aumento conformemente all'articolo 159 capoverso 3 lettera c.
4 Se le uscite totali risultanti dal conto di Stato superano l'importo massimo di cui ai capoversi 2 o 3, le uscite che eccedono tale importo sono da compensare negli anni successivi.
5 La legge disciplina i particolari.
L'art. 159 prevede semplicemente che la decisione debba essere presa con maggioranza assoluta dei membri del parlamento.
La legge citata all'ultimo capoverso poi stabilisce, semplificando molto, che quando il PIL cresce, e quindi le entrate tributarie, si deve mettere via qualcosa. E quando cala si possono utilizzare le risorse accantonate. Se cala per troppo tempo, si tagliano le spese.
La norma non mi pare particolarmente più incisiva di quella nostra.
Credo che semplicemente ci troviamo in un paese dove le norme si applicano, invece che aggirarle o ignorarle come accade da noi.
E da noi si è iniziato a ignorare le disposizioni della costituzione dal primo giorno in cui è entrata in vigore.
A mio avviso questo accade perchè la costituzione stessa non prevede i necessari contrappesi. Ma la discussione sul tema potrebbe occupare da sola un intero articolo.
Mi resta comunque un dubbio riguardo la coerenza del comportamento della consulta, che non vedo trattato nell'articolo.
Solo qualche mese fa, in occasione della sentenza sulla Robin Tax, la corte ne aveva escluso un effetto retroattivo (che sarebbe stato sacrosanto, in quanto una norma incostituzionale è nulla ab initio), per evitare effetti dirompenti sul bilancio pubblico, ritenuto evidentemente un bene superiore da tutelare. Tra il resto proprio citando l'art. 81.
Come mai qui non si applica? 


**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/dialogo-n-3-nel-blog-neo-liberista.html
 

 


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Lettera al presidente dell’INPS Tito Boeri

 
Riporto la lettera che ho inviato il 5 maggio 2015 al presidente dell’INPS, Tito Boeri, sulle riforme pensionistiche Sacconi e Fornero. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.

 

Pensioni

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

Da:

v

05 mag 2015 - 17:44

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

<tito.boeri@inps.it> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

 
Egr. Sig. Presidente Boeri,
 
Sorprende (ma non tanto, visto che tale convinzione errata riguarda supposti esperti come Oscar Giannino, Giuliano Cazzola, Il Sole24 ore, sindacati dei lavoratori, oltre a politici come Salvini) che anche l’INPS – v. Osservatorio sulle pensioni del 30/04/2015, attribuisca alla legge Fornero misure varate da Sacconi.
 
Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011. 

Osservo, inoltre, che le riforme Sacconi (2010 e 2011, oltre a Dini, 1995, e Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita.

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti, a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale. 

Per le prove documentali, v. “Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828986.html   (se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria, provare più tardi). 

Cordiali saluti,

V.

 
 
Documento e articoli collegati:

Osservatorio sulle pensioni

Data pubblicazione: 30/04/2015

L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1°gennaio 2015 e liquidate nel 2014.

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011.

Di contro l’importo medio mensile erogato risulta incostante crescita, passando da 780,14 euro nel 2012 a 825,06 euro nel 2015.

Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.

[L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.]

Vai al documento: Statistiche in breve – Pensioni erogate dall’Inps

Vai all’Osservatorio

Vai al comunicato stampa

 
INDICIZZAZIONE DELLE PENSIONI: QUANDO LA CONSULTA PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE
LA CORTE COSTITUZIONALE NON RISPETTA UNA REGOLA IMPORTANTISSIMA, CHE ESSA STESSA SI È DATA MENO DI TRE MESI FA
Terzo editoriale per la Nwsl n. 343, 4 maggio 2015.
http://www.pietroichino.it/?p=35569
 
Pensioni, la Corte costituzionale ha ragione?
04-05–2015  Nicola C. Salerno
http://www.formiche.net/2015/05/04/pensioni-la-corte-costituzionale-ha-ragione/
 
Pensioni post Consulta, cosa può fare il governo
04-05-2015  Giuliano Cazzola
http://www.formiche.net/2015/05/04/pensioni-post-consulta-cosa-puo-il-governo/


Questo video si potrebbe intitolare "Elsa Fornero, la coraggiosa millantatrice". Lucia Annunziata intervista Elsa Fornero, la quale, tranne un solo riferimento ai 10.000 esodati di Sacconi (L. 122/2010, art. 12), sembra attribuirsi tutte le misure pensionistiche varate. Assumendo coraggiosamente la paternità (o maternità) di quasi tutte le misure impopolari, millanta il merito del riequilibrio, anche se nel lungo periodo, della spesa pensionistica, analogamente a quanto fece il premier Monti con il risanamento dei conti pubblici (cfr. La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756061.html oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/05/la-macroscopica-mistificazione-pro.html e, ad integrazione, Il Prof. Mario Monti, il millantatore  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764086.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-prof-mario-monti-il-millantatore.html).

 
In ½ ora 10-05-2015
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2015-05-10&ch=3&v=513154&vd=2015-05-10&vc=3
 


********** 

http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-al-presidente-dellinps-tito_11.html



  

Scuola: valutazione e merito

 
Renzi, riforme, scuola di Danilo Lampis
Il merito che premia il clientelismo
08/05/2015
La buona educazione/Non si garantiscono gli investimenti necessari alivello centrale e si lega tutto alla capacità di ogni singola scuola di rendersi appetibile agli interessi dei privati
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Il-merito-che-premia-il-clientelismo-29686
 
 
Tutto si può valutare, anche il lavoro degli insegnanti. Dicono che non si fidano dei valutatori, in particolare se si tratti del dirigente d’Istituto, poiché non sarebbe all’altezza e sarebbe influenzato da fattori diciamo familistici e troppo discrezionali, generalizzando ed estremizzando casi sicuramente presenti, ma che, per evitare il circolo vizioso del cane che si morde la coda, andrebbero risolti sottoponendo anche i dirigenti ad una selezione severa.

E' che in Italia, Paese cattolico, mammone e a-meritocratico, siamo in generale refrattari al controllo e a premiare il merito e tiriamo fuori un sacco di scuse quando dobbiamo essere oggetto del primo o riconoscere anche economicamente il secondo. 

Gli insegnanti di scuola, che hanno per mestiere il compito di giudicare, sono particolarmente refrattari ad essere valutati, il che, secondo me, la dice lunga sul livello qualitativo e di autostima degli insegnanti stessi. Rendendo la scuola - che è, dopo la famiglia, la fucina culturale in senso antropologico più importante - un fattore potente di conservazione dell’intera società. Trovo, pertanto, che la loro sia una posizione inaccettabile e dannosa, non soltanto per la scuola, ma per tutto il Paese.

 

 
Appendice
 
https://fbcdn-profile-a.akamaihd.net/hprofile-ak-xap1/v/t1.0-1/p32x32/11204997_841183359251150_6063677890211970117_n.jpg?oh=c2ff2153a1bafbf1fe6f0a2e375e025a&oe=55C95ACB&__gda__=1438599933_1420d219a549b445b6577c3d2d0b907e
Cervello Pensante Per iniziare propongo che i dirigenti siano valutati e scelti dai collegi dei docenti! Così tanto per rovesciare la retorica falsa della valutazione.
 
L'ho scritto, ogni scusa è buona per evitare di essere valutati. E' indizio di problemi col principio di autorità, cioè del rapporto col padre. Infatti, la scuola italiana è piena di donne e strapiena di mammoni. Come le famiglie degli scolari. PS: mi permetto di suggerirti di cambiare nickname: è un altro brutto indizio...
 
 
Post collegato:
 
L’istruzione è alleanza famiglia-scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753849.html
 

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http://vincesko.blogspot.com/2015/05/scuola-valutazione-e-merito.html
  


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Dati discordanti sull’occupazione e la disoccupazione

 
INCERTEZZA
Gli scontri sulle cifre di un lavoro che non c’è
A fornire dati sull’occupazione troppe agenzie diverse. Ma la querelle sui numeri
è soprattutto figlia di una ripresa che, nonostante il Jobs act, non è ancora iniziata
di DARIO DI VICO
1 maggio 2015 | 08:32
Il caso di ieri è solo l’ultimo: mentre l’Istat rendeva noto come nel marzo 2015 il tasso di occupazione fosse calato rispetto al mese precedente dello 0,1%, nel bollettino mensile della Bce si sottolineava che «il miglioramento, in Italia e Spagna, del clima di fiducia dei consumatori ha coinciso con un calo del tasso di disoccupazione».
http://www.corriere.it/economia/15_maggio_01/gli-scontri-cifre-un-lavoro-che-non-c-e-08346440-efcb-11e4-ab0f-6f7d8bd494ab.shtml
 
 

1. Ciò che conta è il tasso di occupazione, essendo il tasso di disoccupazione influenzato dal travaso erratico degli “inattivi”. A causa di ciò, ci sono dei mesi in cui aumentano o diminuiscono sia il tasso di occupazione che quello di disoccupazione.[1]

2. Quindi ha ragione l’ISTAT e torto la BCE, che continua ad autoincensarsi per aver varato - tardivamente - il QE, per nascondere le sue gravi violazioni statutarie.[2]

3. Per “una vera ripartenza dell’economia reale”, ci vogliono molti soldi. Visto il diniego dell’UE a causa dell’opposizione della Germania, l’unico modo per trovarli è chiederli agli unici che, dopo il mastodontico, iniquo risanamento del bilancio pubblico sopportato in grandissima parte dai non ricchi, ora li hanno: il 5% delle famiglie più ricco.[3] Sono sicuro che Dario Di Vico sarà… d’accordo.

 

[1] Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/tasso-di-disoccupazione-e-tasso-di.html
oppurehttp://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738031.html
 
[2] La BCE a trazione tedesca le spara grosse
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/la-bce-trazione-tedesca-le-spara-grosse.html
oppurehttp://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829649.html
 
[3] AQQ/14-Dossier imposta patrimoniale
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitativa14imposta.html
oppure http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html
 
 
Comunicato ISTAT collegato: 

Occupati e disoccupati (dati provvisori)

Dopo il calo del mese di febbraio, a marzo 2015 gli occupati diminuiscono dello 0,3% (-59 mila) rispetto al mese precedente, tornando sul livello dello scorso aprile. Il tasso di occupazione, pari al 55,5%, cala nell'ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a marzo 2014, l'occupazione è in calo dello 0,3% (-70 mila) e il tasso di occupazione di 0,1 punti.

I disoccupati aumentano su base mensile dell'1,6% (+52 mila). Dopo i cali registrati a dicembre e a gennaio e la lieve crescita a febbraio, a marzo il tasso di disoccupazione sale ancora di 0,2 punti percentuali, arrivando al 13%. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è cresciuto del 4,4% (+138 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,5 punti.

Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni mostra un lieve calo nell'ultimo mese (-0,1%), rimanendo su valori prossimi a quelli dei tre mesi precedenti. Il tasso di inattività si mantiene stabile al 36%. Su base annua gli inattivi diminuiscono dell'1% (-140 mila) e il tasso di inattività di 0,2 punti.

Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo gennaio-marzo 2015 risultano in calo sia il tasso di occupazione (-0,1 punti percentuali) sia il tasso di disoccupazione (-0,2 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività (+0,2 punti).

http://www.istat.it/it/archivio/158591 

 

**********

 

http://vincesko.blogspot.com/2015/05/dati-discordanti-sulloccupazione-e-la.html

 

  

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