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Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato


Riporto il dialogo tra Carlo Clericetti e me su come sono contemplati nei Trattati UE la solidarietà tra gli Stati dell’Unione Europea e l’economia sociale di mercato, svoltosi nel suo blog su Repubblica in calce a questo articolo:


Carlo Clericetti  -  24 GIU 2016

Brexit e gli apprendisti stregoni dell'austerità


Citazione: “E d'altronde, cosa aspettarsi di diverso in un'Unione che ha tra i suoi principi costitutivi la competizione, ed esclude invece la solidarietà tra paesi?

Tra i principi costitutivi, la solidarietà tra Paesi c’è: nell’art. 2 del Trattato di Maastricht, poi sostituito dall’art. 3 del Trattato di Lisbona (TUE).
Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri. […]

Come ho già scritto più volte in passato, sono l’UE e la Bce a non rispettare i Trattati,[1] per colpa della Germania, che o impone le “sue” regole in sede di stesura delle norme (vedi in particolare lo Statuto della BCE[2] e il fiscal compact[3]) o si arroga il potere di interpretarle, quando esse non sono in linea con l’ordoliberalismo (ordoliberismo) tedesco e/o con l’interesse egoistico ed ottuso della Germania (vedi, ad esempio, di nuovo lo Statuto della BCE, che ha statuito la prevalenza dell’obiettivo della stabilità dei prezzi. Che però – aggiungo - ha anche stabilito l’esistenza di un secondo obiettivo, del tutto obliterato: il sostegno delle politiche dell’UE elencate proprio nell’art. 2, poi 3 del TUE, tra cui una crescita economica equilibrata, la piena occupazione e la solidarietà tra gli Stati membri.

Conosco le tesi di alcuni supposti esperti che, per sostenere la loro richiesta di uscita dall’Euro e forse dall’UE, danno un’interpretazione pessimistica dei Trattati e ritenevano, ad esempio, che giammai la BCE avrebbe potuto implementare gli OMT e il QE, perché secondo loro vietati dai Trattati e perché la Corte Cost. tedesca era contraria (sic!). Come si è visto, sia gli OMT che il QE sono stati ritenuti compatibili con i Trattati sia dalla Corte di Giustizia Europea (unico Organo abilitato a deciderlo) sia dalla stessa Corte Cost. tedesca. Il che dimostra che i Trattati abbisognano, è vero, di una revisione che li renda meno ambigui, ma già ora possono consentire l’adozione di misure atte a realizzare gli obiettivi contenuti nell’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo.
(Cfr., per un’analisi più estesa, Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html  oppure (se in avaria)  
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html

Vincesko

PS: Avviso che ho dovuto pubblicare questo commento col mio vecchio nickname, poiché col nuovo il server non accetta i link.


Vincesko, ha ragione: nei principi fondamentali, anche se messa in modo residuale, la solidarietà ci sarebbe. Ma bisognerebbe riscrivere quell'articolo e metterla prima della "stabilità dei prezzi" e di "un'economia sociale di mercato fortemente competitiva". Anzi, "economia sociale di mercato" (= ordoliberalismo) andrebbe proprio cancellato.


@CClericetti
1. Non si faccia influenzare
 :) da espertoni come Barra Caracciolo (Orizzonte48), che ne sanno beninteso molto più di me[4]: come ho rilevato in passato, [la solidarietà] non è messa in modo residuale ma nell’art. 3, che è un articolo fondamentale dei Trattati UE, e addirittura nel preambolo. Allego quest'altro articolo (che ho appena trovato) del prof. Luigi Tosato, che lo spiega.
Il salvataggio della Grecia rispetta i trattati? Gian Luigi Tosato - 21/05/2010 http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1458
2. Mario Monti (che a me antimontiano non pare affatto il mostro di cui si blatera, anzi – come ho dimostrato in passato fornendo i dati - si attribuisce meriti-colpe che non ha) ha dichiarato recentemente che il problema dell’UE è che applica il rigore ma non anche i principi dell’economia sociale di mercato. In una certa misura, secondo me, ha ragione.
3. Ad una lettura dell’art. 3 del TUE scevra dai “condizionamenti” tedeschi, ripeto, la “stabilità dei prezzi” è un mero sub-obiettivo rispetto ai due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale; purtroppo, il peccato originale è nello Statuto della BCE (art. 2), che a differenza di quello della FED considera prevalente la stabilità dei prezzi. Con l’avvertenza, però, che in deflazione o con inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%) - come succede da tre anni - i due obiettivi (stabilità dei prezzi e crescita economica e piena occupazione) sono assolutamente concordanti e complementari.

Vincesko


Il riferimento all'"economia sociale di mercato" è esiziale. Sto leggendo in proposito un libro molto documentato che ne ricostruisce la genesi e le caratteristiche ("La dittatura dello spread" - ed. DeriveApprodi - di Alessandro Somma dell'università di Ferrara). E' una costruzione teorica il cui nome trae in inganno, non ha assolutamente niente di "sociale" nel senso che comunemente si intende e piaceva mlto a von Hajek, tanto per far capire l'orientamento.


@CClericetti (24 giugno 2016 alle 21:27)
Io non sono in grado di intavolare una discussione approfondita sul tema, ma intendo questo:
Economia sociale di mercato
L'economia sociale di mercato è un modello di sviluppo dell'economia che si propone di garantire sia la libertà di mercato che la giustizia sociale, armonizzandole tra di loro. L'idea di base è che la piena realizzazione dell'individuo non può avere luogo se non vengono garantite la libera iniziativa, la libertà di impresa, la libertà di mercato e la proprietà privata, ma che queste condizioni, da sole, non garantiscono la realizzazione della totalità degli individui (la cosiddetta giustizia sociale) e la loro integrità psicofisica, per cui lo Stato deve intervenire laddove esse presentano i loro limiti. L'intervento non deve però guidare il mercato o interferire con i suoi esiti naturali: deve semplicemente prestare il suo soccorso laddove il mercato stesso fallisce nella sua funzione sociale e deve fare in modo che diminuiscano il più possibile i casi di fallimento[1].[…]
Colui che elabora per primo una vera e propria teoria dell'economia sociale di mercato è Wilhelm Röpke(1899-1966). Röpke propone una "terza via"[2] tra liberalismo e collettivismo, in cui lo Stato svolga una funzione garantista nei confronti del libero mercato, ed è consapevole della necessità di una profonda revisione delle regole che "monopolizzano" il sistema economico.

https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_sociale_di_mercato
Rivisto e corretto alla luce di come è stato applicato concretamente in Germania. Al netto, beninteso, delle politiche iniziate da Schroeder, quando con la globalizzazione il pendolo del potere economico anche in Germania si è rispostato nettamente a destra.
A me pare ci sia differenza con il neo-liberismo. E, francamente, considero il rifiuto del reddito minimo garantito – come fa Alberto Bagnai (e andai a scriverlo nel suo blog) – sol perché lo propose von Hayek, un’elucubrazione di chi ha la pancia piena.
Vincesko


Quella di Wikipedia è l'interpretazione corrente, ma la giustizia sociale con l'ordoliberalismo non c'entra. Sono stati i governi socialdemocratici prima di Scröder che ne hanno dato quell'interpretazione, che però non è durata molto. Se ricordo bene l'articolo di Moroni (lo conoscevo ma non l'ho riletto) offre un quadro più vicino al vero. Le differenze con il neoliberismo sono davvero minime. Un giorno di questi magari scrivo qualcosa sul libro di Somma.


Segnalo a chi ne sa poco come me questo scritto critico, che mi pare illustri bene l’evoluzione della teoria e della prassi dell’ordoliberalismo:
L’economia sociale di mercato è una risposta? Capire l’ordoliberalismo
Posted by Pietro Moroni on lunedì, maggio 2, 2016
http://www.pandorarivista.it/articoli/economia-sociale-di-mercato-capire-ordoliberalismo/
Vincesko


@CClericetti ( 25 giugno 2016 alle 00:55)
Effettivamente, Moroni indica tra le “Condizioni irrinunciabili e necessarie per la Scuola di Friburgo”, all’ultimo posto:
¦ mantenimento di un minimo indispensabile di redistribuzione del reddito attraverso tassazione progressiva e salario minimo, necessario al mantenimento dell’ordine sociale.
Egli, però, scrive anche: “Tuttavia l’economia sociale di mercato non è, o non appare, così radicale. Per come la conosciamo, l’economia sociale di mercato presenta un forte ruolo dei sindacati, la Mitbestimmung (cogestione),[5] tutele sociali e un importante welfare state, soprattutto in campo sanitario. La ragione è nella storia della Germania e nella consueta resistenza che la realtà oppone ai programmi che vengono messi in atto nel tentativo di cambiarla. Gli ordoliberali, benché avessero un’indubbia influenza sulla CDU tedesca al punto che Ludwig Erhard, Ministro dell’Economia sotto Adenauer, ne era una diretta espressione, non riuscirono mai a far accettare completamente e senza riserva la loro agenda alla CDU e alla Germania in genere”.
Resistenze ancora maggiori vennero dal campo della sinistra.
In seguito, con la vittoria della SPD di Willy Brandt, l’ordoliberalismo tedesco subì un ulteriore vulnus: il welfare state venne espanso, realizzando il sistema di sicurezza sociale che conosciamo oggi (la spesa sociale raddoppiò nel giro di cinque anni) e il sistema sanitario divenne sempre più universale. Il colpo definitivo giunse però sotto il Cancellierato di Helmut Schmidt, il quale rese la Mitbestimmung, la famosa cogestione, un asse essenziale del modello produttivo tedesco. Oggi, a differenza dei suoi padri fondatori, lo stesso Ministero dell’Economia e Finanze della Repubblica Federale Tedesca riconosce nel welfare state il secondo pilastro dell’economia sociale di mercato2”.
Poi, è arrivato il socialdemocratico Schoereder con la sua Agenda 2010,[6] e il pendolo, come dicevo, è ritornato a destra. E Moroni conclude: “Sarà ora più chiaro perché non si dovrebbe difendere o propugnare l’economia sociale di mercato tedesca: in primo luogo perché, se oggi essa comprende misure apprezzabili come il welfare state e la cogestione, questo è dovuto a chi si era opposto in prima istanza al disegno iniziale. In secondo luogo perché tali misure sono correntemente in crisi. Infine, perché l’economia sociale di mercato, tranne l’eterodosso periodo di governo e di riforme socialdemocratiche, è risolutamente schierata contro il potere dei lavoratori e della loro associazione: lo è in teoria, per bocca degli stessi economisti afferenti all’ ordoliberalismo, come lo è nella pratica, a causa della compressione dei salari, della precarizzazione del lavoro e della condizionalità dei sostegni sociali”.
Vincesko



[1] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei


[2] Statuto BCE


[3] Fiscal compact, piove, anzi diluvia, sul bagnato. Alcune contromisure


[4] Ricchi e poveri

Contrariamente a quel che sostengono esperti come Barra Caracciolo, che danno un’interpretazione pessimistica e ribaltata,[*] ma poi aggiustano il tiro, a mio avviso gli attuali Trattati europei (TEU e TFUE), vedi in particolare l'art. 3, permetterebbero già ora di concretizzare, in parte, la visione democratica, liberale, solidale, a favore del popolo europeo del Manifesto di Ventotene di Spinelli e NON quella neo-oligarchica, liberista e burocratica dei massoni reazionari Kalergi, Monnet, Schumann. Infatti, “Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei”.


[*] Dialogo acceso tra Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo) e me sui poteri della BCE


[5] Partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo delle aziende


[6] Gerard Schroeder

Agenda 2010

From Wikipedia, the free encyclopedia

The Agenda 2010 is a series of reforms planned and executed by the German government, an SPDB'90/Greens coalition at that time, which are aimed at reforming the German social system and labour market. The declared aim of Agenda 2010 is to improve economic growth and thus reduce unemployment.

On March 14, 2003 Chancellor Gerhard Schröder gave a speech before the German Bundestag outlining the proposed plans for reform. He pointed out three main areas which the agenda would focus on: the economy, the system of social security, and Germany's position on the world market.

The steps to be taken include tax cuts (such as a 25% reduction in the basic rate of income tax) as well as big cuts in the cost absorption for medical treatment and drastic cuts in pension benefits and in unemployment benefits alike. In that, the programme closely resembles similar measures taken earlier in theUSA (Reaganomics) and the UK (Thatcherism)[citation needed]. Those measures are also being proposed in accordance with the market liberal approach of the EU's Lisbon Strategy. The name Agenda 2010 itself is a reference to the Lisbon Strategy's 2010 deadline.

A series of changes in the labour market known as Hartz I - IV started in 2003 and the last step, Hartz IV, came into effect on January 1, 2005. These changes affected unemployment benefits and job centres in Germany, and the very nature of the German system of social security.



Appendice


Articolo 50

1. Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di

recedere dall'Unione.

2. Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l'Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l'Unione. L'accordo è negoziato conformemente all'articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Esso è concluso a nome dell'Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

3. I trattati cessano di essere applicabili allo Stato interessato a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'accordo di recesso o, in mancanza di tale accordo, due anni dopo la notifica di cui al paragrafo 2, salvo che il Consiglio europeo, d'intesa con lo Stato membro interessato, decida all'unanimità di prorogare tale termine.

4. Ai fini dei paragrafi 2 e 3, il membro del Consiglio europeo e del Consiglio che rappresenta lo Stato membro che recede non partecipa né alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano.

Per maggioranza qualificata s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera b) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

5. Se lo Stato che ha receduto dall'Unione chiede di aderirvi nuovamente, tale richiesta è oggetto della procedura di cui all'articolo 49.

http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf



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Brexit, il mio giudizio è ambivalente


A risultato acquisito del referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea, riporto il mio commento pubblicato nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica prima del referendum, giudizio che confermo, ma col sincero rammarico che non si sia realizzata la condizione per poter vedere in futuro il verificarsi della terza ipotesi.  


Carlo Clericetti  -  22 GIU 2016

Inglesi, fateci un regalo: uscite



Il giudizio sulla Brexit che do io è ambivalente.

Io ritengo l'uscita della Gran Bretagna dall'UE negativa verso l'esterno dell'UE, dato il peso "morale" e di immagine della Gran Bretagna a livello mondiale.

Positiva verso l'interno perché fa finalmente chiarezza sulla posizione nell’UE a mezzo servizio della Gran Bretagna da sempre, posizione che si è notevolmente e ulteriormente ridotta proprio a seguito della scelta del referendum, che ha alienato alla Gran Bretagna, molto presente e con un peso notevole nella gestione interna dell'UE al di là delle sue dichiarazioni, l'appoggio di vari Paesi (Polonia, Svezia, Cechia, Paesi baltici), che temono storicamente la Germania, e che ora si sono avvicinati alla Germania stessa, accrescendone il peso, peraltro non più bilanciato dalla Francia.

Discorso diverso se invece la Gran Bretagna, nel caso decidesse (ormai: avesse deciso) di restare nell'UE, partecipasse (ormai: avesse partecipato) concretamente, sia politicamente sia tramite la sua formidabile pubblica amministrazione, alla ridefinizione della missione e delle regole dell'UE e alla sua gestione, riprendendo il suo ruolo storico di contraltare della ormai egemone ed ottusa Germania.


Post scriptum

Il giorno dopo il referendum l’avevo pensato, sono dunque d’accordo. Segnalo volentieri questa petizione che in un solo giorno ha già superato 1.600.000 firmatari.


Petition

EU Referendum Rules triggering a 2nd EU Referendum

We the undersigned call upon HM Government to implement a rule that if the remain or leave vote is less than 60% based a turnout less than 75% there should be another referendum.


E quest’altra, che ha già superato i 137.000 firmatari:


Declare London independent from the UK and apply to join the EU.



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Mario Monti, ex primo ministro e commissario Ue per la concorrenza
Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera
Franco Bruni, vice presidente ISPI e docente Università Bocconi
Christoph Schmidt, presidente del German Council of Economic Experts
Adriano Bosoni, senior analysist Stratfor
Carlo Altomonte, senior associate researcher ISPI
http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/europa/il-brexit-secondo-gli-esperti-15320

"Se vincesse la Brexit sarebbe un bene per l'Europa". Parola di europeisti
Dal corrispondete di Liberation, Jean Quatremer, all'ex-presidente della Commissione eruopea Jacques Delors: gli alleati insospettabile del "leave" scrivono agli inglesi
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http://www.linkiesta.it/it/article/2016/06/22/se-vincesse-la-brexit-sarebbe-un-bene-per-leuropa-parola-di-europeisti/30855/ 

BREXIT: NEL DARE-AVERE IL REGNO UNITO HA “LASCIATO” ALL’UE 5,5 MILIARDI DI EURO OGNI ANNO
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http://www.cgiamestre.com/articoli/24406 

Segnalo questo interessante excursus storico:
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Nel 410 d. C. furono, di fatto, estromessi dall’impero romano. Se la sono legata al dito, e ogni volta che possono lo fanno notare. Da Shakespeare a Wellington, da Churchill ai giorni nostri: sono un altro mondo
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La Brexit in dieci punti
Con il referendum di giovedì 23 giugno il Regno Unito ha detto sì all'uscita dall'Unione Europea. Ma quali saranno i tempi e le modalità di questo divorzio. Ecco una breve spiegazione in 10 tappe
DI CARMELA ADINOLFI
24 giugno 2016
http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/06/24/news/la-brexit-spiegata-in-10-punti-1.274821

«Brexit»: faut-il douter des 3,9 millions de soutiens à la pétition pour un nouveau scrutin?
LE MONDE | 27.06.2016 à 19h16 • Mis à jour le 28.06.2016 à 08h33 | Par Pierre Breteau et Adrien Sénécat
http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2016/06/27/brexit-faut-il-douter-des-3-millions-de-soutiens-a-la-petition-pour-un-nouveau-vote_4959229_4355770.html 

TO LEAVE OR NOT TO LEAVE: INDECISIONE SULLA BREXIT E INCERTEZZA SUI DATI
LUCIANO CANOVA  -  27 giugno 2016
http://www.glistatigenerali.com/istituzioni-ue_londra/to-leave-or-not-to-leave-indecisione-sulla-brexit-e-incertezza-sui-dati/ 

Brexit?Figlia del Fiscal Compact che uccide l’Europa
GustavoPiga  - 26 giugno 2016
http://www.gustavopiga.it/2016/brexit-figlia-del-fiscal-compact-che-uccide-leuropa/  

Solo nuove elezioni (non impossibili) possono fermare la Brexit
POLITICA - LORENZO ROBUSTELLI  -  29 giugno 2016
http://www.eunews.it/2016/06/29/solo-nuove-elezioni-non-impossibili-possono-fermare-la-brexit/62948

Ora la Gran Bretagna se ne vada in fretta. Non può ferire l’Europa con Brexit e finirla paralizzandone il progresso

A colloquio con Romano Prodi “ma l’Unione a 27 non è la fine del Mondo”
“Gli inglesi contrattavano sempre su tutto e non gli andava mai bene niente. Ma ci rimetteranno loro”

Intervista di Francesco Anfossi su Famiglia Cristiana del 30 giugno 2016

http://www.romanoprodi.it/strillo/ora-la-gran-bretagna-se-ne-vada-in-fretta-non-puo-ferire-leuropa-con-brexit-e-finirla-paralizzandone-il-progresso_13189.html


Brexit, catastrofe o opportunità?

Il Brexit, lungi dall’essere la pietra tombale della sinistra britannica, potrebbe al contrario trasformarsi in un’opportunità storica senza precedenti.

di Thomas Fazi  -  1 luglio 2016

http://www.eunews.it/2016/07/01/brexit-catastrofe-o-opportunita/63344


Theresa May, la prossima prima ministra britannica.

Cinq questions sur Theresa May, la future première ministre britannique
LE MONDE | 12.07.2016 à 20h19 • Mis à jour le 13.07.2016 à 10h11

http://www.lemonde.fr/referendum-sur-le-brexit/article/2016/07/12/cinq-questions-sur-theresa-may-la-future-premiere-ministre-britannique_4968562_4872498.html


Il problema mi pare sia più della Gran Bretagna, che fa melina poiché rischia di spaccarsi, che dell’UE. Poi, certo, gli Inglesi sono inglesi e, anche se ormai non ne hanno molte ragioni, devono continuare ad alimentare il loro complesso di superiorità.

Après les félicitations, les dirigeants européens rappellent à Mme May les conséquences du Brexit
LE MONDE | 14.07.2016 à 02h57 • Mis à jour le 14.07.2016 à 09h49

http://www.lemonde.fr/europe/article/2016/07/14/theresa-may-les-reactions-politiques-soulignent-le-travail-a-fournir-apres-le-brexit_4969260_3214.html


Sul rischio della Gran Bretagna di spaccarsi, leggete come intende procedere la nea-prima ministra britannica Theresa May, la quale, ancorché il referendum sia stato consultivo e quindi il Parlamento britannico potrebbe per ragioni di forza maggiore non tenerne conto, secondo Enrico Franceschini intenderebbe comunque far decidere al popolo.

Enrico Franceschini  -  16 LUG 2016

Se la Scozia mette il freno a Brexit

Il primo incontro post referendum tra Theresa May, primo ministro britannico, e Nicola Sturgeon, premier del governo autonomo scozzese, è andato bene, a detta di entrambe. Hanno discusso di Brexit. La May ha detto che vorrebbe realizzare l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue. La Sturgeon ha risposto che la Scozia vuole restare nella Ue e valuterebbe la possibilità di un secondo referendum sulla secessione dal Regno Unito, se il Regno Unito uscisse dalla Ue. Posizioni contrapposte. Ma le due donne hanno concordato di partecipare insieme alla trattativa con Bruxelles. E la May ha affermato che non intende avviare l'articolo 50 del trattato europeo che dà il via al negoziato per l'uscita di un paese membro dall'Unione, "fino a quando non ci sarà una posizione comune " dell'intero Regno Unito, cioè concordata anche con la Scozia - e presumibilmente la stessa cosa vale per l'Irlanda del Nord, che - come la Scozia- ha votato a grande maggioranza per Remain. Si profila così uno scenario del genere: a un certo  punto la May potrebbe dire agli elettori, "volete Brexit anche a costo che la conseguenza sia la secessione dalla Scozia dal Regno Unito?" E potrebbe volerci un'elezione anticipata, o un secondo referendum britannico, per rispondere a questa domanda. Sarebbe interessante sapere cosa penserebbero in proposito Boris Johnson e gli altri ministri pro-Brexit del governo May. Insomma, ricevuta da David Cameron la patata bollente di Brexit, Theresa May potrebbe non volere passare alla storia come la premier che è uscita dall'Europa e ha portato alla disunione della Gran Bretagna. Questa storia sarà ancora lunga. E forse con qualche sorpresa.



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http://vincesko.blogspot.com/2016/06/brexit-il-mio-giudizio-e-ambivalente.html


Degli errori, della paura e della conservazione in un articolo sulle elezioni comunali 2016 a Roma


PERCHÉ A ROMA LO SFIDANTE DI VIRGINIA RAGGI HA PERSO COSÌ MALE

FABIO SALAMIDA  -  21 giugno 2016



Citazione1: “e no, non la chiamerò mai “sindaca” perché è orribile”.

Rifiuto… conservativo. Non c’è nessuna motivazione linguistica, ma solo culturale (http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/infermiera-s-ingegnera).

Citazione2: “agevolate da quella follia che è il voto di preferenza, grande cancro della politica italiana e fonte costante di corruzione”.

Opinione… conservativa, basata sulla paura: a) la corruzione è consustanziale alla vita: b) le elezioni primarie sono basate sulla preferenza (rigorosamente al singolare, come sancì il referendum del 1991[1]); e c) sostanzialmente stessa cosa per le elezioni basate su collegi uninominali.

Citazione3: “Ignazio Marino, Stefano Esposito”.

Ne so poco, ma mi sembrano anch’essi dei giudizi… conservativi…[2] Certo, la responsabilità prevalente è della politica (per quel che fa o non fa in tema di famiglia, di scuola, di urbanistica), ma io ho abitato nelle periferie (a Napoli, ce ne sono anche al Centro), e francamente non assolverei le periferie, dove ci sono anche brave persone, ma dove spesso si annida il peggio del peggio.

Citazione4: “Qualcuno, tra cui il sottoscritto, in quelle ore faceva sommessamente notare che forse si sarebbe dovuto centrare di più la campagna sul candidato e sulle sue proposte”.

Completamente d’accordo. E’ un errore da dilettanti. Lo si insegna nei corsi di vendita per principianti. Peraltro il PD è recidivo (Bersani, lo smacchiatore di giaguari). [1]

Citazione5: “Ciliegina sulla torta, il call center improvvisato in diretta facebook con il Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, per convincere gli indecisi”.

Me ne intendo un po’ e lo giudico l’errore più marchiano: la voce della Boschi (la voce è la spia fedele della personalità) è del tutto inadatta al telemarketing.[2]

Citazione6: “Roberto Giachetti, una persona per bene e forse non così empatica come qualcuno sperava”.

Empatico Giachetti? A me sembra un ossimoro.



[1] Referendum abrogativo del 1991 in Italia


[2] Ignazio Marino vs Matteo Renzi


L’errore del sindaco Ignazio Marino


[3] Matteo Richetti critica la gestione renziana del PD

PS: Per motivare il mio giudizio negativo su Stefano Di Traglia, do un'informazione tecnica. Un qualunque bravo venditore sa che una delle regole fondamentali della comunicazione di vendita è quello di non basare il messaggio sulle cattive qualità dei concorrenti (che anzi si consiglia di non menzionare neppure), ma esclusivamente sulle qualità del proprio prodotto-servizio. Il presentarsi di Bersani, quasi ossessivamente, come "smacchiatore del giaguaro" contraddice clamorosamente quella regola basilare. Ora, delle due l'una: o è stato l'esperto (fino a prova contraria) Di Traglia a suggerire a Bersani di caratterizzare in quel modo il suo messaggio di propaganda politico-elettorale, e quindi è stato lui il responsabile diretto del fallimento; o è stato l'ignorante (in senso tecnico) Bersani a intestardirsi a veicolare ostinatamente quel messaggio palesemente, almeno agli occhi di un esperto, sbagliato, ma anche in questo caso Di Traglia resta secondo me il responsabile del fallimento, poiché né ha persuaso Bersani a mutare la strategia comunicativa errata, né se ne è dissociato rassegnando le dimissioni. […]


[4] Maria Elena Boschi, analisi di una ministra mezza bugiarda



Articolo collegato:


DI BALLOTTAGGI E ALTRI DISASTRI

21 giugno 2016

http://www.glistatigenerali.com/partiti-politici/di-ballottaggi-e-altri-disastri/



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Chi rappresenta la sinistra e chi ne usurpa il nome


Carlo Clericetti  -  18 GIU 2016

Marc Lazar, anche i grandi sbagliano


Se una persona intelligente come Marc Lazar fa un errore così dozzinale nella classificazione della sinistra,[1] vuol dire che è condizionato dalla coda di paglia. Quale sia la sua coda di paglia, non lo so.

Secondo il libro “Massoni” del massone Gioele Magaldi, Tony Blair, Gerhard Schröder, Manuel Valls e François Hollande sono tutti affiliati alla Massoneria; Renzi - pare – lo è diventato successivamente alla pubblicazione del libro.

Per comprendere meglio ciò che è avvenuto e avviene, va detto anche che esistono nella Massoneria due correnti, quasi sempre contrapposte e che soltanto in alcuni periodi hanno operato di conserva: quella progressista e quella neoaristocratica.

Traggo dallo stesso libro “Massoni”:

la lotta per il potere in epoca contemporanea è divenuta guerra civile tra fazioni massoniche, uscite vittoriose nel corso dei conflitti moderni che hanno reso l’Occidente egemone sull’intero pianeta sul piano culturale, economico, scientifico, tecnologico e politico. Da un lato gruppi di iniziati (maggioritari fino alla metà del XX secolo) desiderosi di far compartecipare l’intera umanità dei principi di fratellanza, uguaglianza, libertà e giustizia sociale; dall’altro circuiti convinti invece di potersi costituire in neoaristocrazia spirituale e ideologica, dominante sul resto degli esseri umani (profani o massoni di basso livello, ritenuti parimenti indegni di gestire la governance planetaria) primariamente per mezzo di strumenti economico-finanziari e mediatici, secondariamente tramite la corruzione e l’asservimento dello stesso ceto politico democraticamente eletto”.

Negli ultimi 30 anni, è diventata quasi egemone la seconda. Non sempre i progressisti nella vita civile sono affiliati a superlogge massoniche progressiste. Ad esempio:

François Hollande (che ha tradito tutte le sue promesse elettorali) è affiliato alla “Ferdinand Lassalle” e alla “Fraternité verte”.

- Manuel Valls, iniziato nel “Grand Orient de France” e poi affiliato alla “Edmund Burke”, alla “Compass Star-Rose/Rosa-Stella Ventorum” e alla “Der Ring” (della quale è Maestro Venerabile Wolfgang Schaeuble).

- Tony Blair (l’iniziatore della cosiddetta Terza Via),[2] affiliato alla “Edmund Burke” e poi alla “Hathor Pentalpha”.

- Gerard Schröder, che ha implementato per primo la c.d. riforma strutturale del lavoro, affiliato alla “Parsifal”, alla ““Ferdinand Lassalle”, alla “Hathor Pentalpha” e alla “Golden Eurasia”.

Di fronte allo strapotere del neo-liberismo (cioè dei ricchi che negli ultimi 30 anni hanno stravinto la millenaria lotta tra i ricchi e i poveri) è ancora più importante capire “chi” rappresenta la sinistra, cioè semplicemente persegue il motto socialista-pertiniano “libertà e giustizia sociale”, e chi, come quelli che ho nominato sopra, usurpano il nome di socialisti e sono al soldo dei ricchi.

Infine, come dice Desertflower, un peso determinante lo ha presumibilmente il denaro. Egli però si sbaglia nel suddividere l’umanità tra l’1% di ricchi e il restante 99%. L’1% ha alleati numerosissimi anche nel 99%.[3]


[1] Sinistra (politica)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Con il termine sinistra, utilizzato nel campo della politica, si indica la componente del Parlamento che siede alla sinistra del Presidente dell'assemblea legislativa e, in generale, l'insieme delle posizioni politiche qualificate come egualitariste e progressiste, diametralmente opposte rispetto a quelle della destra[1][2][3].


[2] La Terza Via secondo D’Alema


[3] I ricchi stimolano ad arte battibecchi da cortile



Appendice


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salvatorescrascia 19 giugno 2016 alle 23:48

E' singolare come ci si voglia ancora sforzare (perche' e' appunto una forzatura) a capire chi rappresenta la sinistra o la destra. Tutte e due sono solo gradazioni di colore, sfumature, tutte ricomprese nell'ambito del neo-liberalismo. Solo un paese libero puo' avere una destra e una sinistra. La politica, negli Stati UE, semplicemente si limita ad attuare quanto viene imposto a livello sovranazionale. Quindi perche' affannarsi a capire che fine ha fatto la sinistra quando ormai gli schieramenti possono definirsi solo pro o contro il liberalismo con una piccolissima presenza di questi ultimi?


Appunto per cercare di rafforzare i "contro", dato che ci sono ancora molti che votano per i neo-liberali accettando la loro affermazione di essere "di sinistra".


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salvatorescrascia 20 giugno 2016 alle 00:27

Sinceramente non vedo chi siano i contro. Poi per essere contro bisognerebbe essere consapevoli che la nostra societa' e' neo liberista, con tutti i corollari relativi alla distruzione dello stato sociale che cio' comporta.


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Salvatorescrascia (19 giugno 2016 alle 23:48)
1. ‘Sforzarsi’ non è (appunto) una ‘forzatura’ (
http://www.treccani.it/vocabolario/forzatura/).
2. L’Italia è l’unico Paese al mondo in cui, in Economia, non si deve dire “liberalismo” ma “liberismo”; a maggior ragione per il neo-liberismo, ideologia economica strana al soldo dei ricchi, che sono sicuro il padre del liberismo, Adam Smith, economista e filosofo morale, aborrirebbe.
3. Di fronte allo strapotere del neo-liberismo (cioè dei ricchi che negli ultimi 30 anni hanno stravinto la millenaria lotta tra i ricchi e i poveri) è ancora più importante capire “chi” rappresenta la sinistra, cioè semplicemente persegue il motto socialista-pertiniano “libertà e giustizia sociale”, e chi, come quelli che ho nominato sopra, usurpano il nome di socialisti e sono al soldo dei ricchi.
Vincesko


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Mi perdoni di ribattere, caro Clericetti, ma come spiegare il fatto che in Spagna, l'austerità non abbia prodotto un partito populista o xenofobo?
Non crede che altre componenti giochino un ruolo cruciale nella costruzione di una posizione politica antagonista e che quindi, date le condizioni storiche, sociologiche e politiche del nostro paese, Renzi sia il massimo di "sinistra" cui possiamo aspirare...?


Caro Basile, la politica di austerità, o meglio, le politiche neoliberiste, producono esclusione e rigetto. Quale direzione prenda poi questo rifiuto è cosa che dipende dalle specificità di ogni paese e anche dalle circostanze, per esempio l'emergere di un leader carisnatico da una parte o dall'altra dello spettro politico.
Se Renzi è il massimo di "sinistra" possibile, vuol dire semplicemente che in Italia la sinistra scompare. Almeno fin quando qualcosa non fa emergere un Corbyn o un Sanders.



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Boeri-Ichino-Moretti ripropongono le gabbie salariali


Carlo Clericetti  -  7 GIU 2016

Nel Sud salari troppo alti? Come no...



Andrea Ichino, nato a Milano (il 10 dicembre 1959), laureato alla Bocconi;

Tito Boeri, nato a Milano (il 3 agosto 1958), laureato alla Bocconi;

Enrico Moretti, nato a [dato indisponibile], laureato alla Bocconi.


Prima osservazione

Quello dei prezzi è un discorso delicato, da affrontare con cautela. Ho vissuto per un periodo in un paesino collinare del salernitano, con una discreta attività turistica legata alla presenza di un quadro “miracoloso” della Madonna. Ho trovato dei prezzi maggiori almeno del 20% rispetto al napoletano, dove avevo molta più possibilità di scelta (e Napoli ha una dinamica inflazionistica elevata). Aggiungo che un giudizio analogo veniva espresso da un romano. Perfino il farmacista, forte della sua posizione quasi monopolistica (la farmacia più vicina era a 5 Km, di strada collinare), faceva la cresta sui prezzi maggiorandoli illecitamente del 5-6%. Dal punto di vista dei prezzi, quindi, la situazione è molto variegata e occorrerebbe calibrare i salari al costo della vita tra Comuni della stessa Regione o della stessa Provincia, non soltanto tra Nord e Sud.


Seconda osservazione

Dalla presentazione di Andrea Ichino, si ricava che le differenze del costo della vita tra Nord e Sud sono ascrivibili in primo luogo alla casa e in secondo luogo ai servizi, atteso che un Kg di pasta o una lavatrice hanno lo stesso prezzo al Nord e al Sud. “La casa è la componente più importante delle nostre spese. Il prezzo della casa +36% al Nord rispetto al Sud, + 16% il costo della vita; in Germania, tra Ovest e Est, +7% il prezzo della casa, +4% il costo della vita”.

Anche questi dati dimostrano una verità tanto semplice quanto misconosciuta: per allineare i salari reali, o meglio ridurre sensibilmente il disallineamento dei salari reali tra Nord e Sud, è necessario ed in parte sufficiente abbattere la rendita immobiliare, riducendo l’enorme divario tra l’Italia e la Germania (1/40esimo) del numero di alloggi pubblici ed implementare un corposo Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità da affittare ad affitto sociale.[1]


Terza osservazione

Per ragioni storiche, ecc. il Nord gode di parametri economico-sociali molto superiori al Sud, il che dopo oltre 150 anni dalla nascita dello Stato unitario è insopportabile; Andrea Ichino accenna (nelle risposte al pubblico) alla questione meridionale, che andrebbe risolta a suo avviso non incrementando le infrastrutture – metodo vecchio e fallimentare - ma con un approccio innovativo e cioè accrescendo il capitale sociale. E a mio avviso è giustissimo, a condizione che si parta con un Progetto educativo che affronti alla radice il problema e cioè nella famiglia e coinvolgendo come soggetto e oggetto del progetto le mamme in gravidanza e nei primi tre anni di vita dei figli. Tuttavia gli autori – tutti settentrionali, con un punto interrogativo per Moretti - sarebbero più credibili se accompagnassero questa proposta di ripristino delle gabbie salariali[2] con proposte di misure più articolate volte a ridurre i divari Nord-Sud, quali: a) analogamente a quanto è stato fatto per la Germania Est,[3] destinare al Mezzogiorno un ammontare di risorse straordinarie pari ad almeno 50 mld per 20 anni, affidandone l’amministrazione ad un Comitato formato dai presidenti delle Regioni del Nord; b) applicare rigorosamente la norma che regola la distribuzione dei fondi per gli investimenti tra Nord, Centro e Sud e ripristinare l’obbligo della riserva degli investimenti per il Mezzogiorno;[4] e c) restituire al Sud l’ammontare complessivo degli investimenti di spettanza del Sud stornati (vedi in particolare durante l’ultimo governo Berlusconi-Bossi-Tremonti) al Nord.[5]


NB: Andrea Ichino, nelle risposte al pubblico, chiarisce che l’allineamento dei salari deve avvenire riducendo i salari nominali al Sud.


[1] La casa è un diritto essenziale



[3] Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *

“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag. 7).

A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quellocentro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.

La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).

“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (pag. 427).

“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).

“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).

* 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli  tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano - secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag. 486).

link sostituito da:


[4] “LA QUESTIONE MERIDIONALE NON AVRÀ MAI FINE”, DI LUIGI RUSCELLO, UN LIBRO DA LEGGERE TUTTO D’UN FIATO

10 marzo 2016


La questione meridionale non avrà mai fine 

Per quanto riguarda la riserva degli investimenti è da sottolineare che, more solito, essa è stata applicata all’italiana, nel senso che la disposizione di legge prevedeva di calcolare il 40% sul totale degli investimenti statali, ossia delle spese in conto capitale, al netto di quelle già stanziate in favore del Mezzogiorno, mentre nella pratica solo alcuni ministeri erano assoggettati e non per tutte le spese. […]


[5] A proposito della ripartizione dei fondi tra Nord e Sud, per dare solo un’idea delle decisioni concrete passate che sono state adottate al di là dei paroloni sui fiumi di soldi dati al Sud, allego una serie di scritti. Va da sé che sprechi e malversazioni ci sono stati, ma dato il notevole divario delle dotazioni infrastrutturali occorre ripristinare l'obbligo della riserva per il Mezzogiorno di tutti gli investimenti pubblici, affidandone però la gestione a rappresentanti del Nord. Questo è un modo serio – assieme ad altre misure: vedi in particolare l’eliminazione o riduzione sostanziale della rendita immobiliare cui accennavo nel mio commento sopra - di eliminare le cause sottostanti delle differenze salariali e di produttività tra Nord e Sud.


Fini contro Tremonti: “Fondi Fas? Bancomat per la Lega”

di Antonella Folgheretti

08 novembre 2010


(Intervista del governatore PDL della Campania, Caldoro).

Una polemica con il governo, intanto, l'ha aperta anche lei attaccando il Cipe che ha assegnato fondi solo al Nord e poi chiedendo ai suoi colleghi governatori meridionali di disertare le prossime riunioni. Ha cambiato idea?
"No, le cifre parlano chiaro. Nella riunione di giovedì sono stati assegnati 21 miliardi al Nord e duecento milioni al Sud. La prossima volta sarà opportuno che le regioni meridionali disertino il Cipe".


Sud, D’Antoni: “Da Tremonti fiscalità di svantaggio”

23/06/2011


Riporto una serie di articoli di Massimo Giannini, di Repubblica, e Sergio D’Antoni, Responsabile del PD per il Mezzogiorno, tra i più assidui commentatori delle gesta dell’incompetente e sleale Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

Come si vede, entrambi concordano sulla “diagnosi” di schizofrenia e di incompetenza.

Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/6/Schizofrenia


Piano per il Sud? Il gioco delle tre carte

Il Consiglio dei ministri approva il Piano per il Sud ma non dà nessuna garanzia circa la copertura finanziaria. Bersani: “si sono presi 4-5 miliardi dai fondi Fas e hanno ripubblicizzato il Mediocredito. Il resto sono solo parole senza cassa, siamo alle solite, al gioco delle tre carte”


Piano Sud: CGIL, il gioco delle tre carte del ministro Tremonti

25/10/2011


Investimenti pubblici, il clamoroso caso ferrovie: 98,8% di fondi al Nord. Al Meridione solo le briciole

di Marco Esposito

26 Ottobre 2014



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Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno


Proposte per il Partito Democratico campano (2007-2008)


L’Italia è stata fatta con il Sud, ma poi…



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Dialogo nel blog Goofynomics su Monti-Fornero e le pensioni. Censura finale ad opera di Bagnai


Dopo essermene tenuto alla larga finora per le ragioni riportate nell’Appendice, dieci giorni fa ho deciso di iscrivermi alla newsletter di Goofynomics, il noto e frequentatissimo blog del prof. Alberto Bagnai. Ma è durato poco.

Riporto la discussione tra un suo adepto e me su Monti-Fornero e le pensioni, al termine della quale Bagnai ha censurato per due volte la mia risposta a Francesco, ma sul tema del complotto orchestrato, nel 2011, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai danni dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Per chi non lo sappia, preciso che nel blog Goofynomics vige la moderazione preventiva dei commenti, che è già, detto in generale, una scelta rappresentativa della scarsa liberalità del titolare del blog e che, a mio avviso, costituisce in ogni caso una forma di condizionamento della libertà di espressione dei commentatori, poiché li induce vuoi, almeno in parte, ad autocensurarsi, vuoi – e non è una contraddizione –, in parte, – almeno così capita a me - a saggiare la soglia di tolleranza – diciamo così - del moderatore. Infatti, nel caso di questo dialogo, con Maurizio59, io mi sono in parte censurato, nel senso che ho contenuto le mie abituali “aggressività” e “cattiveria”, che adopero come strumenti funzionali a demolire la loro resistenza (nel suo stretto significato psicoanalitico), quando mi capita di discutere con paranoici più o meno gravi (vedi, ad esempio, questo Dialogo ‘terapeutico’ tra un antimontiano preconcetto e me, antimontiano razionale 1 oppure 2), svoltosi però nel blog di Carlo Clericetti, su Repubblica, che non modera i commenti.

  

La discussione si è svolta in calce a questo post:

venerdì 3 giugno 2016

Belli, Keynes, e il jobs act



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Ciao Prof. Io provo a parlare con mi è vicino, il mio titolare ed amico, se.pre votato a sinistra il mio amico consulente, altro a sinistra il suo collega di ufficio con agenzia immobiliare che ha votato tutti ed adesso vota 5S...ma la risposta è sempre quella..se so magnati tutto e il buco dell'INPS ..io ci provo ma la vedo dura!..


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@Giuseppe Grandi
Citazione: “il buco dell'INPS”.

Ti segnalo che, ad un’analisi non superficiale, l’INPS, in quanto Istituto per la previdenza sociale, non ha nessun buco, ma un avanzo.


*** 

Buonasera,
mi permetto di correggerle le date: quelli nati durante il ventennio e fino al 1950/1955: io sono del 1959 e la premiata ditta Monti/Fornero (che Dio li stramaledica: io non provo odio ma li disprezzo, per cui gli auguro cordialmente di spendersi tutto quello che hanno in medicine, ovviamente inutilmente) è riuscita a prendermi per il fondo dei pantaloni: diversamente, da agosto dell'anno scorso, sarei andato in pensione. Ad alcuni dei miei colleghi, che erano ad un passo, è andata anche peggio, ed il degrado della sanità sta accorciando l'aspettativa di vita attesa per tutti. Quelli che hanno potuto godere pienamente della copertura del walfare ormai sono già tutti morti: i sopravvissuti ottuagenari stanno ritornando ad assaporare la durezza del vivere provata dai loro genitori e dai loro nonni sul lato della sanità (anche se il progresso tecnico compiuto negli ultimi decenni resta un fatto innegabile ma, lentamente ed inesorabilmente, sempre di più per molti ma non per tutti).
Coraggio e buona notte.
Maurizio


@Maurizio 59
Citazione: “io sono del 1959 e la premiata ditta Monti/Fornero […]”.

La riforma delle pensioni Berlusconi-Sacconi (DL 78/2010, art. 12) ha fatto molto peggio, ma (quasi) nessuno la cita mai. Sei sicuro sia stata la riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24)?


Effettivamente nella foga ho fatto un errore: con la quota 97 sarei andato in pensione l'anno prossimo e non quello scorso. Avevo qualche mese di contributi per il periodo della scuola alberghiera e ho iniziato a lavorare subito dopo la maturità, per cui non ho nemmeno dovuto riscattare gli anni di laurea (quello del militare volevano togliermelo, poi per fortuna ci hanno ripensato).

Mio padre è del 1931 ed è andato in pensione, non ricordo con precisione, se a 54 o 55 anni (Fiat), mio suocero del 1932 (Olivetti), idem con patate. Stessa cosa per un mio zio del 1927 (Lancia, ma forse è andato anche prima). Non conosco nessuno nato nel ventennio fasista che, grazie ai 35 anni di anzianità, sia andato in pensione oltre i 55/56 anni (effettivamente avevano iniziato tutti a lavorare presto, però spesso senza contributi i primi anni, ma con i prepensionamenti recuperavano gli anni perduti).
Per forza una volta i giovani trovavano lavoro: ora non sarebbe comunque più così perché una volta il lavoro c'era (tanto per fare un esempio le 500 si facevano a Torino e non Polonia ed in Serbia) e chi andava in pensione veniva sostituito, mentre ora si tende a spemere di più chi resta, ma un minimo di ricambio con il vecchio sistema pre Monti/Fornero ci sarebbe comunque.
E non credo che quello fosse un sistema insostenibile: con il progresso tecnologico la produttività del lavoro è aumentata enormemente (penso anche solo cosa ha significato la diffusione del PC nelle aziende, anche quelle medio-piccole, a partire dall'inizio degli anni '80)e l'idea era che, grazie alle macchine, avremmo comunque finito tutti per lavorare meno, sia quando si era in attività che come età pensionabile, mentre sta accadendo esattamente il contrario. Che cosa è andato storto? Parecchie cose, ma credo fondamentalmente una: la concorrenza nel libero mercato tende a riversare gli aumenti di produttività in diminuzione dei prezzi e non a remunerare maggiormente i fattori produttivi (incluso il capitale, ovviamente per i settori dove la concorrenza esiste, ma la concorrenza stessa fa in modo che vengano darwinianamente selezionati i concorrenti, per cui con il tempo la concorrenza distrugge sé stessa, da un lato perché i mercati vanno verso oligopoli e monopoli dal lato della produzione, mentre dal lato dei consumo se i lavoratori guadagano meno e - soprattutto - sono sempre di meno, le opportunità di sbocco per la produzione diminuiscono, anche in presenza di prezzi decrescenti in termini reali).


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@Maurizio 59
Citazione: “ma un minimo di ricambio con il vecchio sistema pre Monti/Fornero ci sarebbe comunque”.

Fesseria sesquipedale (visto che hai tenuto in non cale la mia risposta precedente e sei recidivo).
Ci riprovo: prima della riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24), con decorrenza 1.1.2012, c’è stata la ben più severa riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12), a decorrere dall’1.1.2011.


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Maurizio 59
 
5 giugno 2016 16:09 Se sto sbagliando mi aiuti a smettere: io so solo che prima di Monti avevo la quota 97, ora mi è arrivata la busta arancione che dice anno 2022: se un lustro in più le sembran pochi… mi pare evidente che non lascerò il posto libero per ulteriori cinque anni (sempre che non venga richiamato prima alla casa del Padre o che il mio attuale posto di lavoro vada a ramengo, ma a quel punto sarà sparita la sedia indipendentemente dal fatto che c’era seduto sopra il mio culo, per cui game over per ogni eventuale ricambio generazionale per quanto riguarda la mia persona). Per quale motivo si scandalizza se faccio presente che, dopo la riforma Fornero, le finestre di ricambio generazionale sono diminuite? Il fatto che fossero già diminuite prima toglie qualcosa ai “meriti” della premiata ditta Monti/Fornero?

Con i 35 anni sarei andato in pensione a 54 anni, con la quota 97 a 58, con il sistema attuale a 63: non ho i conteggi comparati per verificare quanto ci ho rimesso in soldi nei vari passaggi per incazzarmi ulteriormente, ma la prima botta di innalzamento dell’età pensionabile potevo sopportarla, la seconda no. Se poi lei è così bravo a farmi i conti in tasca sul mio sistema previdenziale la ringrazio fin d’ora per l’opportunità che mi offrirà di non dire ulteriori sesquipedali fesserie: nel frattempo continuo a non capire la sua difesa d’ufficio della riforma Monti/Fornero per il fatto che ce ne siano state altre prima: a cosa giova, secondo lei, aggiungere danno al danno? Possiamo legittimare un danno ulteriore con il fatto che ce ne siano stati altri prima? Se venissi a darle un calcio sulla portiera della sua macchina proverebbe minore disappunto se qualcuno, la settimana prima, le avesse fatto l’altra fiancata? Forse, per uscirne, dovrebbe tenere conto della nozione di utilità marginale, che vale anche per il fattore tempo: meno ne resta a disposizione più diventa prezioso, e la riforma Monti/Fornero è quella che, per le mie personali soglie di sopportazione, ha fatto saltare il banco (e tutti i baciati in fronte dalla riforma Monti/Fornero che conosco la pensano esattamente allo stesso modo, per cui siamo evidentemente, a suo metro di giudicare le vicende umane, un esercito di sesquipedali cazzari).

A questo punto, però, mi tolga una curiosità: ma questa roba l’ha scritta lei?

“Avviso preliminare: sono 5 anni che a) a me antimontiano, tocca difendere Monti sulle manovre finanziarie correttive e sulle pensioni; b) segnalando che le manovre di Berlusconi sono state il quadruplo di quelle di Monti e molto più inique, incluse le riforme delle pensioni; e c) sono dati che pare ignorino tutti, proprio tutti.
Oltre a ignorare del tutto i dati e a ripetere le solite accuse a Monti in gran parte infondate (effetto della DISINFORMAZIONE berlusconiana e della pigrizia mentale degli Italiani, che per questo cadono facilmente vittime dei manipolatori)”


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Correggo: Fino al 31 dicembre 2011 era richiesta la quota 96 (che diventava 97 per gli autonomi).


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@Maurizio 59
Riassumo:

Il 4 giugno 2016 15:05 ti ho chiesto:
“La riforma delle pensioni Berlusconi-Sacconi (DL 78/2010, art. 12) ha fatto molto peggio, ma (quasi) nessuno la cita mai. Sei sicuro sia stata la riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24)?”.
Bastava rispondere con un sì + la spiegazione (sperabilmente più breve di quella lunghissima e strappalacrime che hai dato ora) e il dialogo si sarebbe concluso.

Invece di rispondermi hai rincarato la dose, scrivendo:
“ma un minimo di ricambio con il vecchio sistema pre Monti/Fornero ci sarebbe comunque”.
Confermando che, anche per te come per (quasi) TUTTI (incluso l’INPS!), non esiste nessun’altra riforma delle pensioni prima di quella Fornero, che invece è soltanto l’ultima di 8 riforme dal 1992 e, nonostante la vulgata e le dichiarazioni della coraggiosa millantatrice Fornero, neppure la più severa e iniqua.
Capisco – ora che me lo hai spiegato - che tu sia arrabbiato con Monti-Fornero perché ti hanno allungato l’età di pensionamento, ma permettimi di osservare che a) l’adeguamento all’aspettativa di vita, che riguarderà anche te, lo ha deciso SACCONI; e b) soprattutto, tu almeno continui a lavorare e a percepire uno stipendio, mentre - ti informo – 
- milioni di pensionandi pubblici e privati;
- milioni di pensionande pubbliche;
- decine, forse centinaia di migliaia di pensionandi, anche di vecchiaia (quindi ultra65enni) disoccupati o inattivi (quindi senza reddito) 
hanno visto procrastinare di botto il loro pensionamento dalla riforma SACCONI fino a 6 anni! Ma per tutti – vittime della propaganda similmafiosa berlusconiana-sacconiana - SACCONI è sparito ed esiste soltanto la Fornero. 
E mentre questo accadeva (2010), la stragrande maggioranza dei 60 milioni di Italiani, te incluso, si girava dall’altra parte. 

Stesso discorso, anzi peggio, per le manovre finanziarie. Berlusconi ha varato manovre correttive, in particolare dopo la crisi della Grecia (2010), per l’80% del totale ed è stato scandalosamente iniquo (arrivò a tagliare del 90% la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, destinata ai poveri, e lasciò indenni quasi tutti i ricchi); Monti (in un equivalente lasso di tempo: un anno e mezzo) ha varato solo il 20% del totale delle manovre finanziarie ed è stato molto più equo di Berlusconi, ma TUTTI (inclusi docenti di Economia) da 4 anni imputano tutte le nequizie a Monti: la recessione, la chiusura delle fabbriche, la disoccupazione, i suicidi, l’aumento delle morti, il calo delle nascite, ecc. ecc.
E mentre Berlusconi faceva quel che ho scritto (nel 2010 e 2011), una buona parte dei 60 milioni di Italiani, incluso forse te, faceva finta di niente.

In conclusione fai una domanda retorica, che trovo ingenua e superficiale. Io sono sia antiberlusconiano (soprattutto) che antimontiano, e prima di tutto tengo alla corretta informazione. Dando a Cesare quel che è di Cesare in tema di pensioni e riportando i rispettivi ammontari delle manovre finanziarie correttive (267 mld cumulati Berlusconi e 63 mld cumulati Monti, fatti per il 55% di aumenti di tasse e per il 45% di tagli di spesa), io ottengo un triplice risultato: primo, faccio una corretta informazione; secondo, sbugiardo il Grande Bugiardo Berlusconi, che ha detto che non ha mai messo le mani nelle tasche degli Italiani; e terzo, smaschero il millantatore Monti, che sostiene – assieme alla Fornero – che ha salvato l’Italia (decreto salva-Italia, DL 201/2011, inclusa la messa in sicurezza dei conti pensionistici). 


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Mi rendo conto che, dopo 5 anni passati a difendere Monti sulle manovre finanziarie correttive e sulle pensioni ed a essere l'unico a dare dati che tutti, ma proprio tutti, oltre a lei ignorano (caso più unico che raro di genio incompreso) lei sia alla disperata ricerca di interlocutori ai quali sottoporre i suoi brillanti triplici risultati, a cominciare dal fare corretta informazione (magari iniziasse a fare un po' meno confusione saltando di palo in frasca tra manovre sulle pensioni, tagli agli enti locali, informazione mafiosa berlusconiana e razzismo sulla presunta pigrizia mentale degli italiani che non sono tutti svegli come lei potrebbe esserle di giovamento e darle più ampio seguito): per quanto mi riguarda, ho cose migliori da fare che continuare a perdere tempo con lei, per cui passo e chiudo e la lascio alle sue nevrosi da orfano dell'antiberlusconismo.

Una piccola chiosa finale: "ma TUTTI (inclusi docenti di Economia) da 4 anni imputano tutte le nequizie a Monti"... si ricordi che così scrivendo tira in mezzo anche il Titolare di questo blog e che il suo male minore Monti è andato al potere grazie ad una congiura di palazzo, ma questi sono dettagli che, per un genio incompreso come lei, sono evidentemente di secondaria importanza.


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@Maurizio 59
No, mi spiace, continui a scrivere fesserie sesquipedali.
Io non sono “alla disperata ricerca di interlocutori ai quali sottoporre i [miei] brillanti [!?] triplici risultati”; te lo ripeto (repetita iuvant?), bastava darmi la risposta adeguata ed il nostro colloquio si sarebbe concluso subito. Vedi ad esempio, più sopra, la mia risposta a Giuseppe Grandi, che ha sparato la sesquipedale fesseria che l’INPS abbia un buco, forse influenzato da qualche adepto manipolato di NoisefromAmerika (cfr. l’ultima discussione in Autonomia del Veneto entro il 2018). Invece tu “resisti” e per di più proietti su di me i tuoi problemi (sai, ho una notevole esperienza in materia, in parte acquisita frequentando il blog di Cesare Damiano al tempo degli esodati…), come traspare chiaramente da ciò che hai scritto all’inizio:
“io sono del 1959 e la premiata ditta Monti/Fornero (che Dio li stramaledica: io non provo odio ma li disprezzo, per cui gli auguro cordialmente di spendersi tutto quello che hanno in medicine, ovviamente inutilmente)”,
che – temo - ti impediscono di “capire” dati semplici e fatti elementari.
Come quello che c’è chi aborre la DISINFORMAZIONE (di cui anche il web è strapieno) e cerca in piccolissimo di contrastarla, come cerco di fare io da 8 anni dacché frequento il web e da 6 col mio blog, cosa che mi ha fatto guadagnare la fiducia dei lettori, talché prima che la piattaforma IlCannocchiale – che lavorava per l’area del fu quotidiano “Europa” - andasse definitivamente in panne, avevo quasi 890.000 visualizzazioni, anche se in media vi scrivevo poco e la piattaforma negli ultimi 2 anni era spesso in avaria, per cui (essendo io profano, l’ho scoperto recentemente grazie ad un sito riportato in un post del titolare di questo blog) il mio blog Vincesko è sceso – cito a memoria - dal 3milionesimo posto a livello mondiale al 15milionesimo (!!!). Ora, mi raccomando, cerca di tenere a bada la tua invidia esorbitante…

Infine, vedo che hai la… debolezza di concludere i tuoi commenti con chiose maliziose e, a ben vedere, superficiali.
Metti in mezzo il titolare del blog, che peraltro modera i commenti quindi debbo presumere li legga. Ed allora provvedo a spiegare, non in particolare a te, che vedo inclini irresistibilmente e pericolosamente a fare ammuina e a personalizzare, ma – diciamo così - in generale.
Di solito, quando scrivo “TUTTI” (che è chiarissimamente un’esagerazione retorica), gli antepongo un “(quasi)” (cfr., ad esempio, il mio commento del 5/6/2016 22:20). Quando l’ho riletto, volevo aggiungerlo, ma poi ho deciso apposta di no, come mi capita quando sono curioso e desideroso di essere smentito, e mi sono messo ad attendere le eventuali, benvenute confutazioni corroborate da prove documentali (che tu, ad esempio, ometti, ma che io gradirei moltissimo). Aggiungo, per chiarezza, che mi sono iscritto solo da meno di 10 giorni a Goofynomics, finora ho frequentato pochissimo questo blog (mi capitava di leggerlo solo quando veniva ripreso da Sinistrainrete, cosa che – ho notato – prima succedeva raramente ora molto più spesso), per i motivi critici (che mi furono censurati) premessi al mio unico commento “postato” qui in passato, un commento critico verso le tesi del post, sia in tema di reddito minimo garantito che – guarda caso - in tema di pensioni, in calce a questo post, quasi in fondo ai commenti (12/6/2015 16:47): Il reddito della gleba.

(continua)


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(segue)

Per concludere, per quanto riguarda la “congiura di palazzo” contro Berlusconi, sono sostanzialmente d’accordo, ma… Ne ho scritto nel mio blog e avuto varie discussioni nel web recentemente, anche con paranoici antimontiani. Tralascio queste ultime e riporto quella (indiretta) con Ruggero Paladini su E&L:

In effetti, se si vuole definirlo complotto, si trattò di uno strano, atipico complotto, poiché: a) fu operato praticamente alla luce del sole; b) rispettando la grammatica costituzionale (poteri del presidente della Repubblica, che in casi eccezionali - come il rischio concreto di default - deve perseguire l'interesse della Nazione); c) che non si sarebbe mai potuto concretizzare, se la vittima del complotto non avesse rassegnato le dimissioni, dopo un voto contrario del Parlamento in una materia fondamentale come l’approvazione del Rendiconto generale del bilancio dello Stato, come rammenta l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella sua lettera alla LUISS: […]

Cfr. “Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi”
1 oppure 2


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Vincesko, perdonami, ma le argomentazioni che usi per definirlo atipico mi sembrano più il frutto del pregiudizio e del cercare il pelo nell'uovo, che una serena riflessione: le dimissioni date dal lavoratore sottoposto a mobbing avvengono esattamente come hai scritto sopra, cioè nel pieno rispetto delle regole, non potrebbero concretizzarsi senza la volontà del lavoratore stesso e totalmente alla luce del sole. E il mobbing altro non è che un complotto, verticale e/o orizzontale che sia, in cui il lavoratore viene isolato e portato a dare le dimissioni.

Nel 2011 è successa esattamente la stessa cosa: dal PdR agli stessi alleati di B, tutti furono erano daccordo per farlo cadere, senza contare le influenze internazionali cui qualcuno ancora obbedisce pur di rimanere a galla. Quindi?
È palese che mancando l'appoggio degli stessi alleati e delle più alte cariche istituzionali, senza contare la vergognosa magistratura, i presupposti per governare non ci fossero. Che altro doveva fare? Firmarsi e ratificarsi le leggi da solo!? Imporsi?

Se poi ti va, mi spiegheresti dov'è che il PdR ha operato nell'interesse nazionale? De facto ha contribuito per deporre un governo democratico per legittimarne uno tecnico, voluto da interessi stranieri, di fronte ad una crisi dello spread costruita ad arte, che non avrebbe inciso in maniera drammatica sui conti pubblici e nonostante la sancita solidità dei conti pubblici da parte della stessa commissione europea). Ha casomai agito da dittatore e negli interessi di tutti, tranne che della volontà popolare.


***


Qui riporto le mie due risposte censurate, in parte influenzate dalla mia autocensura (in assenza di moderazione, avrei scritto un commento diverso) e in parte dalla volontà di saggiare il livello di tolleranza del blog, vedi la notizia dell’affiliazione di Giorgio Napolitano alla Massoneria o l’espressione “un uomo da tempo malato” riferita a Berlusconi.

Francamente, io non so perché Alberto Bagnai abbia censurato anche la mia seconda risposta, posso fare soltanto delle congetture. La prima spiegazione, più probabile e razionale, è che lo abbia fatto perché ho conservato l’espressione “un uomo da tempo malato”, riferito a Berlusconi, anche se ho aggiunto apposta “ad avviso della moglie”; la seconda, poiché linkavo abitualmente dei miei post, è che abbia cominciato a pensare che usassi il suo blog per promuovere il mio (il che è una fesseria poiché so per certo in base al riscontro che quasi nessuno apre i link, anche io lo faccio raramente); infine, terza, la meno probabile, la citazione del profilo psicologico riferita a Berlusconi (“il fattore preponderante per capire Berlusconi è quello psicologico”), che forse, essendo un sodale di Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo), gli ha fatto fischiare le orecchie.

Nota: ho ricostruito oggi le due risposte nel formato Blogger utilizzando la funzione “anteprima”; le date sono esatte, gli orari approssimativi.


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Vincesko ha detto...

@Francesco
Sono quasi del tutto d’accordo con te.
Sul compagno Napolitano, secondo il libro “Massoni” affiliato dal 1989 alla più reazionaria delle superlogge, la rockefeller-kissingeriana “Three Eyes”, con me sfondi una porta aperta.
Sul fatto che fossero tutti contro Berlusconi, non ci piove.
Sul fatto che sia stato organizzato un “complotto” per defenestrarlo, ho già scritto che sono sostanzialmente d’accordo. E questo – ho visto ora - lo scrissi già nell’immediatezza del fatto (cfr. il mio commento all’articolo del novembre 2011 di Stefano G. Azzarà di uniurb “Un colpo di Stato è un colpo di Stato. Bisogna chiedere elezioni subito”, che trovi, scorrendo pazientemente l’Appendice, in calce al mio post “Analisi parziale del complotto contro Berlusconi”, allegato al post linkato più sopra “Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi”).
Vengo al quasi. Ho eccepito soltanto che nessuno, neppure Napolitano, avrebbe potuto “dimissionarlo”. L’ha fatto lui, sia perché – elemento determinante in una democrazia parlamentare - aveva di fatto perso la sua maggioranza parlamentare (vedi Appendice citata sopra), sia, soprattutto (a mio avviso, essendo da molto tempo un suo “studioso”, il fattore preponderante per capire Berlusconi è quello psicologico), perché non si sentiva più “amato” nei consessi internazionali, anzi veniva trattato come un reietto, vedi al G20 di Cannes del 3/11/2011:
G20 di Cannes - Video
G20 di Cannes – Le foto).
Per smaltire quell’umiliazione, gli ci volle un intero anno, dopodiché ritornò battagliero (cfr. Il Sig. Silvio B. e il suo tallone d’Achille/16/Il ritorno
1 oppure 2).
Infine, va anche considerato l’interesse supremo nazionale, messo a rischio concretamente, al di là dei numeri macroeconomici tenuti in non cale dai mercati finanziari lasciati liberi di agire dall’inerzia colpevole della BCE, da un uomo da tempo malato che ci è costato tantissimo, segnatamente ai poveri cristi, inclusa la quasi impossibilità in quella situazione drammatica di applicare la regola democratica e andare alle urne.

6 giugno 2016  23:26



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Vincesko ha detto...

@Francesco
Sono quasi del tutto d’accordo con te.
Sul compagno Napolitano, con me sfondi una porta aperta.
Sul fatto che fossero tutti contro Berlusconi, non ci piove.
Sul fatto che sia stato organizzato un “complotto” per defenestrarlo, ho già scritto che sono sostanzialmente d’accordo.
Vengo al quasi, che è grosso e che attiene alle responsabilità di Berlusconi. Che tu – vedo - inclini a sottovalutare, poiché quelle che per te sono delle attenuanti - le condizioni di contesto - per me sono delle aggravanti o almeno elementi concordanti della sua incompetenza a ricoprire il ruolo di PdC. D’altronde, sembra non si sia mai dato nella storia che un imprenditore sia mai diventato un bravo primo ministro. Adam Smith sosteneva, addirittura, che gli imprenditori, per le loro caratteristiche, sono negati alla politica.
Ho eccepito prima che nessuno, neppure Napolitano, avrebbe potuto “dimissionarlo”. L’ha fatto lui, sia perché – elemento determinante in una democrazia parlamentare - aveva di fatto perso la sua maggioranza parlamentare, sia, soprattutto (a mio avviso, essendo da molto tempo un suo “studioso”, il fattore preponderante per capire Berlusconi è quello psicologico), perché non si sentiva più “amato” nei consessi internazionali, anzi veniva trattato come un reietto, vedi al G20 di Cannes del 3/11/2011, pochi giorni prima delle sue dimissioni:
G20 di Cannes - Video
G20 di Cannes – Le foto).
Per smaltire quell’umiliazione, gli ci volle un intero anno, dopodiché ritornò battagliero.
Infine, al di là dei dati macroeconomici, tenuti in non cale sia – contrariamente a ciò che tu affermi - dalla Commissione europea, che – a torto o a ragione – da tempo non si fidava più di lui (cfr. Italia, sorveglianza rafforzata della Ue. Berlusconi: "Fmi è come certificazione bilancio"), sia dai mercati finanziari lasciati liberi di agire dall’inerzia colpevole della BCE, per non parlare dei suoi rapporti deteriorati con il suo principale ministro, Tremonti, e, nell'ultimissimo periodo, con altri esponenti del suo partito, cfr. l’Appendice di questo mio post Analisi parziale del complotto contro Berlusconi), va anche considerato l’interesse supremo nazionale, messo a rischio concretamente e ulteriormente da un uomo, ad avviso della moglie, da tempo malato, che ci è costato tantissimo, segnatamente ai poveri cristi, inclusa la quasi impossibilità in quella situazione drammatica, elemento che non va mai dimenticato, di applicare la normale regola democratica e andare alle urne.

7 giugno 2016 18:31



Appendice


Riporto, nell’ordine:

1.     La premessa al mio primo ed unico commento postato (12 giugno 2015 16:47) fino alla recente iscrizione a Goofynomics, che mi fu censurata (vedi la citazione nel mio commento del 6 giugno 2016 14:17);

2.     I miei due commenti inviati a Goofynomics, dopo aver aspettato invano per un giorno e oltre la pubblicazione della mia seconda risposta a Francesco.


1. Piccola premessa: frequento pochissimo questo blog poiché aborro le sètte, di qualunque tipo e collocazione. Lo faccio ora, in ritardo (ho appena letto il post su Sinistrainrete), perché adoro "bastonare" i settari, soprattutto i capisètta, rigorosamente quando lo meritano.


2. @Francesco

Mi spiace, ho pubblicato prima una, poi un’altra risposta, ma entrambe sono state censurate.


3. @Al Moderatore

Mi spiace che lei abbia censurato per 2 volte l’ultimo mio commento. Per il primo, lo capisco, anche se, che Napolitano sia un massone affiliato alla superloggia reazionaria “Three Eyes”, mi è stato censurato da “Keynesblog” ma l’ho pubblicato più volte senza problemi nel blog di Carlo Clericetti (“Repubblica”), che è di un’altra pasta, o, col mio nome e cognome, su Huffington Post.

Per il secondo, francamente non trovo ragioni razionali per la censura. Che, d’altronde, è uno strumento abominevole, indizio di debolezza di chi se ne fa schermo e/o ne abusa.

Cordialmente,

Vincesko


PS: Naturalmente, come faccio sempre in caso di censura immotivata, mi cancellerò da Goofynomics.


[Mi sono cancellato l’8/6/2016 alle 20:01].



Post collegato:


Dialogo acceso tra Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo) e me sui poteri della BCE



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