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Lettera all’On. Carla Ruocco di M5S sulle sue fake news sulla riforma Fornero e sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato il 25 gennaio scorso all’onorevole Carla Ruocco del M5S, dopo averla ascoltata alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Osservazioni sulle Sue fake news sulla riforma Fornero e il Governo Monti.

Da:  v

25/1/2018  23:51


Gentile On. Carla Ruocco,

L’ho ascoltata oggi pomeriggio alla trasmissione su Radio1 “Un giorno da pecora” e confesso che ne ho tratto quasi fino alla fine, al di là di qualche aspetto marginale, un’impressione positiva. Rovinata alla fine dai Suoi giudizi sulla riforma Fornero e sul governo Monti che avrebbe provocato un bagno di sangue.

Ne ho ricavato che: 1. È anche Lei vittima della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni e sulle manovre correttive varate nella scorsa legislatura, che ha fatto quasi 60 milioni di vittime; e 2. Lei non ha letto l’email che recentemente ho inviato per competenza all’On. Laura Castelli, portavoce M5S, e p.c. a tutti i parlamentari M5S, tra cui Lei, che Le avrebbe evitato di diffondere le solite fake news propalate da 6 anni.[1]

InvitandoLa a recuperare l’email citata per un maggiore dettaglio sulle pensioni, aggiungo le seguenti osservazioni.


Pensioni

Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

La riforma delle pensioni Fornero è solo l’ultima delle sette e non la più severa. Ad essa vengono attribuite erroneamente o furbescamente (ad esempio dall’On. Matteo Salvini[2]) misure severe della riforma SACCONI, in particolare l’incisivo meccanismo dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010.

Come Salvini, state proponendo che abolirete la riforma delle pensioni Fornero per ridurre l’età di pensionamento a 41 anni. Ma tolta la Fornero, rimane la SACCONI, che nel 2019 porterà l'età di pensionamento anticipata per gli uomini a 43 anni e 3 mesi e per le donne a 42 anni e 3 mesi, e dell’incremento dai 40 del 2010, soltanto 1 anno per gli uomini è dovuto alla riforma Fornero.

Stessa cosa per le pensioni di vecchiaia: 67 anni per tutti nel 2019 e poi via via a 70 e oltre, e la riforma Fornero ha solo (i) accelerato l’allineamento graduale delle donne del settore privato a tutti gli altri entro il 2018, già previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023,includendo l’adeguamento automatico); e (ii) reso biennale l’adeguamento automatico, a decorrere da quello successivo a quello (triennale) del 2019, cioè dal 2022 (DL 214/2011, art. 24, comma 13)


Manovre correttive

Basta riportare le cifre per poter dedurre che il Governo Monti, in un quasi equivalente lasso di tempo (1 anno e mezzo), ha varato solo il 19% dei 330 mld cumulati delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura, contro l’81% del Governo Berlusconi, ed è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).[3]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a contrastare la vulgata imperante sia sulle pensioni che sulle manovre finanziarie della scorsa legislatura.

Cordiali saluti

V.

__________________________________

Note:

[1] Lettera all’On. Laura Castelli, portavoce di M5S, sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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Lettera n. 7 all’On. Cesare Damiano sulle sue ennesime fake news sulle pensioni




Pubblico la settima lettera che ho dovuto inviare all’onorevole Cesare Damiano del PD, ex sindacalista della CGIL, attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera, fecondo spargitore di notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero e tenace dissimulatore della ben più severa riforma SACCONI, di cui per anni è stato un ipercritico. Per essere sicuro che questa volta ricevesse questa mia ennesima lettera, ho chiesto a due sue colleghe di inoltrargliela. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera n. 7: Sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero.

Da:  v

22/1/2018 12:28


Egr. On. Damiano,

Mi permetta di osservare che la Sua pervicacia nel nascondere accuratamente la riforma SACCONI e soprattutto il cognome Sacconi, col quale ha polemizzato per anni, e nel continuare a propalare notizie false-fake news-bufale sulla riforma Fornero mi appare sempre più strana e ingiustificabile.

Commento di nuovo[1] alcune affermazioni infondate della Sua newsletter (PENSIONI, DAMIANO: “RIFORMA FORNERO IN PARTE GIÀ CANCELLATA”


Citazione1: “che le riforme del 2004 (Maroni), 2007 (Damiano) e, appunto, Fornero (2011)”.

Al solito, manca la riforma più severa e incisiva: la riforma SACCONI (2010 e 2011). Le riforme dal 2004 sono state: Maroni, L. 243/2004; Damiano, L. 247/2007; SACCONI, L. 122/2010, L. 111/2011 e L. 148/2011; e Fornero, L. 214/2011.


Citazione2: “900 miliardi”.

(i) Risparmio. Poiché il Pil supera i 1.650 mld, il risparmio al 2060 è più vicino a 1.000 che a 900.[2]

(ii) Periodo del risparmio. Non al 2050, ma al 2060.

(iii) Quote del risparmio. “Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011)”.[3]

Ne deriva che “gli interventi adottati prima del DL 201/2011” comprendono sia il DL 78/2010-SACCONI che le modifiche della riforma SACCONI recate dal DL 98/2011-SACCONI e dal DL 138/2011-SACCONI (che estende la “finestra” di 12 mesi al comparto della scuola), e “circa un terzo agli interventi successivi con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011)”, alla riforma Fornero va ascritto meno di un terzo (di 1.000 mld).

(iv) Grafico. Analizzando il grafico di RGS (cfr. articolo de Il Sole 24 ore[4])si ha la conferma che soltanto meno di un terzo – tanto strombazzato dai media anche in questi giorni -, è ascrivibile alla riforma Fornero, i cui effetti, se legge il report e guarda il grafico della RGS, si esauriranno nel 2045, mentre la curva (duplice: DL 78 e DL 98) SACCONI arriva fino al 2060, il che significa che gli altri 2/3 sono attribuibili alle altre 3 riforme (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; e SACCONI, 2010 e 2011), e il grosso dei 2/3, molto maggiore del meno di un terzo della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI, di cui però né Lei, né nessun altro parla mai.


Citazione3: “dal 2012 a oggi, la legge Fornero è stata molto più che annacquata”.

Poiché la premessa è errata (alla Fornero vengono erroneamente o furbescamente attribuite tutte o parte delle misure recate dalla riforma Sacconi, oltre che delle riforme Dini (introduzione del metodo contributivo) e Damiano, nell’ordine), la deduzione è altrettanto errata (veda appresso).


Citazione4: “blocco dell'innalzamento dell'età pensionabile”.

L’incisiva misura è stata decisa dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma SACCONI),[5] che c’entra la riforma Fornero? Semmai è stata annacquata la riforma SACCONI!


Citazione5: “cumulo gratuito dei contributi”.

Anche la ricongiunzione onerosa dei contributi è stata decisa da SACCONI.


Citazione6: “feroce morsa della 'riforma' del Governo Monti”.

Affermazione infondata ed esagerata, che, come tutte le esagerazioni, è indizio infallibile di coda di paglia. (i) L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2019 è frutto della riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano); sia perché la riforma Fornero non ha toccato gli uomini pubblici e privati (anzi, ha ridotto la “finestra” da 18 mesi a 12 per gli autonomi uomini e donne) e le donne pubbliche, ma ha solo accelerato entro il 2018 l’allineamento delle donne private a tutti gli altri, già previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico); (ii) l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi per gli uomini è in gran parte frutto della riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano e solo 1 anno della riforma Fornero); e di 42 anni e 3 mesi per le donne è quasi interamente frutto della riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media della riforma Damiano, quindi la Fornero non c’entra). (iii) Il problema degli esodati (a) come ha attestato l'On. Damiano, cioè Lei, è stato causato da un’errata stima della burocrazia INPS e RGS; (b) esso è stato esacerbato dalle norme della riforma SACCONI; e (c) le prime 4 salvaguardie sono state realizzate dallo stesso governo Monti-Fornero.


Citazione7: “la cancellazione di una legge che in parte è già stata cancellata”.

A me sembra un chiaro desiderio recondito, ma intrinsecamente contraddittorio: (i) prevedere delle eccezioni non equivale a cancellare una legge; (ii) le parti “cancellate” non riguardano la riforma Fornero ma la riforma SACCONI; e (iii) le parti che riguardano la riforma Fornero (abolizione “quote”, cadenza biennale dell’adeguamento automatico a decorrere dal 2022) non sono state cancellate, né Lei ha mai chiesto o chiede di cancellarle.

Distinti saluti

V.

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Note:

[1] Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni

[2] Nel 2016 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.672.438 milioni di euro correnti.


[3] Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76):


[4] Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni




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Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati




Pubblico la lettera che ho inviato una settimana fa all’ISTAT, per avere informazioni su chi ha obliterato completamente la riforma delle pensioni Sacconi, omissione che ha influenzato, a catena, sia EUROSTAT che l’UPB, e forse altri. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Richiesta info su fonte dati errati

Da:  v

22/1/2018 16:14


Buonasera,

Chi disinforma chi?

Vale la pena di evidenziare che lo studio elaborato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Il dibattito sulla flessibilità pensionistica usa dati di EUROSTAT, oblitera completamente la riforma SACCONI con la riforma Fornero, analizza gli andamenti divergenti degli occupati anziani e degli occupati giovani individuando tre “rotture” in corrispondenza delle riforme pensionistiche “Maroni” (Berlusconi-Maroni) del 2004, “Prodi” (Prodi-Damiano) del 2007 e “Fornero” (Monti-Fornero) del 2011, e l’autore Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” legandola alla riforma Fornero e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012 (ma i suoi effetti, secondo il precedente presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, si dispiegano dal 2013[cfr. nota 1]), e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla severa riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, L. 122/2010, art.12), completamente obliterata (almeno formalmente, visto che egli dichiara a Carlo Clericetti, su mia sollecitazione, che ha considerato la riforma SACCONI) per effetto di una specie di ingiustificabile damnatio memoriae.[1 o 2]

Di chi è la colpa della totale obliterazione? Di EUROSTAT o dell’UPB? O di ISTAT, i cui dati, secondo il prof. Alberto Brambilla, vengono ripresi pari pari da EUROSTAT? (“Numeri corretti all’Europa per tutelare i veri pensionati”, preoccupazione che personalmente condivido).

In ogni caso, di chiunque sia la colpa, è preoccupante che importanti Organi pubblici, deputati a diffondere informazioni corrette, veicolino notizie false, fake news, bufale. Ancor più preoccupante se lo schema errato appena descritto è il medesimo contenuto nello studio Boeri-Garibaldi-Moen “WorkINPS Papers A clash of generations?Increase in Retirement Age and Labor Demand for Youth”.

Cordiali saluti

V.


PS: Allego:

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero



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Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero



Ora ti frega raccontandoti bufale sulla riforma Fornero e sul governo Monti.


***


SIMONETTI, FEDRIGA, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BOSSI, BUSIN, CAPARINI, CASTIELLO, GIANCARLO GIORGETTI, GRIMOLDI, GUIDESI, INVERNIZZI, MOLTENI, PAGANO, PICCHI, GIANLUCA PINI, RONDINI, SALTAMARTINI


Vostra proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero.

Da:  v

21/1/2018 23:54


Egregi Deputati della Lega Nord,

In riferimento alla Vostra proposta di legge AC N. 4600, che ho ricavato oggi da un articolo di ADNKRONOS, permettetemi di osservare che sorprende, ma non tanto, vista la Vostra ossessione contro la riforma Fornero, che Voi ignoriate o facciate finta di ignorare la normativa sulle pensioni, in particolare la L. 214/2011, art. 24 (riforma Fornero) e che questo emerga da un atto ufficiale del Parlamento.

A me, infatti, sembra una proposta pazzesca, perché si autosmentisce da sola: col titolo che contraddice l’incipit. Il titolo, infatti, si riferisce alla modifica della Legge 122/2010, art. 12 (riforma SACCONI), che è stata approvata un anno e mezzo prima che arrivasse il governo Monti-Fornero e che, con le modiche recate dalla L.111/2011 (SACCONI) e L. 148/2011 (SACCONI), ha sia innalzato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero, sia introdotto l’incisivo adeguamento automatico all’aspettativa di vita (L. 122/2010, art.12, comma 12bis), sia prescritto all’ISTAT di considerare nel calcolo solo gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12ter “lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita).

Permettetemi, allora di fare il punto, che potrete conservare come promemoria, sperando che sia un disincentivo a continuare a propalare notizie false-fake news-bufale in serie sulla riforma Fornero e sul governo Monti in generale (vedasi il secondo post allegato in calce), su cui la potente propaganda del centrodestra ha fatto quasi 60 milioni di vittime, inclusi l’ISTAT (e di conseguenza EUROSTAT), l’INPS, l’UPB e tutti i media, che hanno completamente obliterato la ben più severa riforma SACCONI.


QUAL E’ STATO IL GOVERNO (E IL MINISTRO: SACCONI O FORNERO?) CHE HA ‘RIFORMATO’ DI PIU’ LE PENSIONI?

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state sette (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

L’esame comparativo delle norme e dei dati smentisce la vulgata che la riforma Fornero sia la più severa, abbia allungato di più l’età di pensionamento ed abbia messo da sola in sicurezza il sistema pensionistico italiano. Tale vulgata è alimentata da coloro che erroneamente o furbescamente attribuiscono norme severe della riforma Sacconi alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico all'aspettativa di vita, che in realtà è stato introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis.

La riforma Sacconi (L. 122/2010, L. 111/2011 e L. 148/2011), oltre a Damiano, L. 247/2007, per la “finestra” di 4 mesi in media) è molto più corposa e severa della riforma Fornero:

- allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia e di anzianità di un anno per i lavoratori dipendenti e di 18 mesi per quelli autonomi, mediante la cosiddetta “finestra” (differimento dell'erogazione);

- allungamento di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), in ottemperanza alla sentenza della Corte di Giustizia UE del 2008 (ma che poteva avvenire a qualunque età compresa tra 60 e 65);

- adeguamento dell’età di pensionamento per vecchiaia delle lavoratrici del settore privato entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico) per allinearle a tutti gli altri;

- introduzione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis), che prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo dell'aspettativa di vita soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni (art. 12, comma 12ter);

- blocco parziale o totale della perequazione delle pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo (poi abrogato dalla L. 214/2011-Fornero);

- applicazione di un contributo di solidarietà sui redditi pensionistici lordi superiori a 90 mila € (poi dichiarato incostituzionale).

La riforma Fornero (L. 214/2011) ha recato le seguenti misure:

- estensione pro-rata del metodo contributivo a quelli che erano precedentemente esclusi dalla riforma Dini del 1995, che l'ha introdotto (cioè solo coloro che nel 1995 avevano già almeno 18 anni di contributi versati, quindi relativamente anziani), a decorrere dall'1.1.2012;

- aumento di un anno delle pensioni di anzianità, ridenominate “anticipate” e abolizione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);

- accelerazione graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti private da 60 anni a 65 (più “finestra” mobile di 12 mesi decisa dalla L. 122/2010), per allinearle a tutti gli altri;

- adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019 (che varrà per il triennio 2019-2021), non più a cadenza triennale ma biennale [L. 214/2011, art. 24, comma 13], a decorrere dal 2022;

- blocco totale della perequazione delle pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo per gli anni 2012–2017 (poi dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 70/2015);

- riduzione da 18 mesi a 12 della “finestra” per i lavoratori autonomi (equiparandoli, dunque, a tutti gli altri).

Riepilogo

Riepilogando, la situazione relativamente all’età di pensionamento nel 2019 e ai suoi autori è la seguente:

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07) e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è quasi interamente dovuto alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano).

PENSIONI DI VECCHIAIA

- l’età di pensionamento degli uomini aumenterà (da 65) a 67 anni e i 2 anni in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- l’età di pensionamento delle donne del settore pubblico (aumentata di botto di 6 anni nel 2010) aumenterà a 67 anni e i 7 anni in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- l’età di pensionamento delle donne del settore privato aumenterà a 67 anni, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018 a 66 anni, ma l’anno in più è dovuto all’adeguamento automatico SACCONI;

- l’età di pensionamento degli uomini e delle donne autonomi arriverà a 67 anni, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, cioè ha ridotto l’età di pensionamento di 6 mesi.

***

Infine, traggo dalla Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini, allegata (con i link alle prove documentali):

Esodati

Premesso che anche la riforma SACCONI, da Lei votata, ebbe i suoi esodati (gli eccedenti i 10.000 soggetti in mobilità che venivano esclusi dall’applicazione della nuova riforma e tutti gli altri inattivi a reddito zero, che furono decine o forse centinaia di migliaia, ma a causa del potente apparato (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra fecero molto meno rumore), lo stesso problema degli esodati: (i) che fu causato da un'errata stima della burocrazia INPS e RGS; (ii) ed il cui numero, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale; (iii) fu aggravato dalle misure della riforma SACCONI, da Lei votata, in particolare dall’adeguamento automatico, cosa che anche gli stessi esodati ignorano (veda i commenti).

Cordiali saluti

V.


Allego:

Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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Lettera al Commissario all’Economia Pierre Moscovici




Pubblico la lettera che ho inviato il 18 gennaio scorso al Commissario UE all’Economia Pierre Moscovici, dopo aver letto le sue dichiarazioni surreali sull’Italia. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Osservazioni sulle Sue recenti dichiarazioni sull'Italia

Da:  v

18/1/2018  17:05


Egr. Sig. Commissario Moscovici,

Lei ha fatto recentemente delle dichiarazioni esagerate sull’Italia, sia sul deficit/Pil, sia che sarebbe un gatto, poiché cade sempre in piedi. Evidentemente, Lei ignora che ogni dichiarazione esagerata è infallibile indizio di coda di paglia.

Deficit/Pil

1. Mi permetto di osservare che la Sua coda di paglia, in fatto di deficit, è lunghissima.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…....-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…....+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1..-4,5

Gran Br…....-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania....+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …...+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

Grecia….….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7..-5,9..+0,7

Irlanda........+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6..-8,0..-5,7…-3,7..-2,0..-0,6

Portogallo...-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4...-5,7..-4,8...-7,2..-4,4..-2,0

2. Inoltre, l’Italia non fa come la Francia da chaperon della Germania per assecondare la propria convinzione di grandeur e beneficiare del suo scudo finanziario. E questa è una colpa grave, poiché, senza la Francia, la Germania non potrebbe fare il bello e il cattivo tempo in UE, interpretando magistralmente il detto napoletano “chiagne e fotte”: ha tutti i vantaggi dalla struttura squilibrata e monca dell’Euro, ma piange perché si svenerebbe a favore dei cosiddetti Pigs.

Per cui, l’Italia paga tassi d’interesse più elevati della Francia ed ha, dopo il Portogallo, il primato in UE28 dell'incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.

BANCA D’ITALIA –Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............4,8…4,9…4,4....4,3…4,7…5,2….4,8…4,6…4,1…4,0

Francia…....2,6…2,8…2,4…2,4…2,6…2,6….2,3…2,2…2,0…1,9

Spagna…....1,6…1,5…1,7…1,9…2,5…3,0….3,5…3,5…3,1…2,8

Gran Br…...2,2…2,2…1,9…2,9…3,2…2,9….2,9…2,7…2,3…2,5

Germania....2,7…2,7…2,6…2,5…2,5…2,3….2,0…1,8…1,6…1,4

Olanda…....2,0…2,0…2,0…1,8…1,8…1,6….1,5…1,4…1,3…1,1

Grecia….....4,5…4,8…5,0…5,9…7,3…5,1....4,0…4,0.…3,6…3,2

Irlanda........1,0…1,3...2,0….2,8…3,4…4,2….4,3...3,9.…2,6…2,2

Portogallo...2,9…3,1...3,0….3,0…2,9…4,3….4,9...4,9….4,6…4,2

3. Infine, per colpa della crisi economica scoppiata in Europa dopo la crisi del debito pubblico della Grecia (gestita malissimo, secondo Romano Prodi, sia per non averla prevenuta La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti da Schröder e Chirac, sia per come la si è affrontata «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più»), e diventata grande recessione a causa della politica recessiva e prociclica imposta dall’UE, l’Italia ha perso circa 150 mld di Pil, denominatore del rapporto deficit/Pil.

Aggiungendo che:

4. nel caso della spiegazione della genesi della crisi, c’è stata la menzogna che è stato il debito pubblico in luogo della verità che è stato il debito privato, con massicci aiuti pubblici alle banche e conseguenti misure draconiane di risanamento dei conti pubblici, in Italia addossate in massima parte sui non ricchi;

5. nel caso della Grecia, c'è stata la menzogna del salvataggio della Grecia dal default in luogo della verità del recupero crediti delle banche francesi, tedesche e olandesi verso la Greciaavvenuto con soldi di tutti gli europei.

Debito pubblico

Naturalmente, Lei obietterà che il debito pubblico italiano è elevatissimo, molto più elevato di quello francese. Mi permetto di osservare:

1. Il debito pubblico italiano include attualmente delle poste straordinarie:

(a) aiuti a titolo oneroso agli altri Paesi in difficoltà (circa 60 mld);

(b) pagamento debiti pregressi PA (oltre 40 mld);

(c) disponibilità liquide del Tesoro (accantonamenti quando i tassi sono molto favorevoli), che variano mese per mese.

2. Il debito pubblico francese supera il 99% ed è cresciuto più di quello italiano durante la crisi economica, anche per salvare le banche con soldi pubblici.

3. Considerando il debito complessivo, la Francia è il Paese più indebitato dell’area euro.

4. A fronte di un debito pubblico elevato, l’Italia ha una ricchezza privata elevata e un debito privato relativamente basso.

5. Infine, avendo un avanzo primario elevato (a differenza della Francia) e avendo messo sotto controllo la spesa pensionistica (l’età di pensionamento di vecchiaia italiana è benchmark in UE con 67 anni nel 2019, contro i 62 anni della Francia), il debito pubblico italiano è giudicato dalla Commissione Europea e da Centri Studi internazionali il più sostenibile nel lungo periodo.

Cugini coltelli

In conclusione, Sig. Commissario Moscovici, mi auguro che Voi cugini francesi, per meri interessi di bottega e per stornare l’attenzione dai vostri problemi, non dimentichiate la cura da cavallo cui fu costretta l’Italia, in buona parte, dall’UE, cominciata nel 2010, col DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, di ben 62 mld cumulati, e che poi si è sviluppata con una seconda manovra finanziaria correttiva pesantissima (oltre la legge di stabilità), vale a dire il DL 98 del 6.7.2011 convertito dalla L. 111/2011, di 80 mld cumulati, che riscosse l’apprezzamento sia del Consiglio Europeo, che della cancelliera Merkel

Dopo appena pochi giorni, invece, arrivò al Governo italiano la lettera della BCE (Trichet e Draghi), che violava palesemente l’art. 7-Indipendenza (che deve essere reciproca) del proprio statuto, con varie prescrizioni dettagliate e la richiesta di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 (in contrasto con l'apprezzamento della Banca d'Italia, guidata da Mario Draghi, nel maggio precedente, del pareggio di bilancio nel 2014, oltre, come scrivevo, del Consiglio Europeo e della cancelliera Merkel), che portò al varo di una seconda manovra estiva pesante, il DL 138 del 13.8.2011, convertito dalla L. 148/2011, di 60 mld cumulati.

Ma neppure queste manovre finanziarie pesantissime e recessive bastarono a salvare il governo Berlusconi, che a furor di popolo e per input dell’Europa (cioè del duo Merkel-Sarkozy, dopo l’accordo di Deauville, citato non a caso come spartiacque, con il suo abituale understatement, dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso della seconda parte - dopo le 19:46, dal minuto 23 - della sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche) fu sostituito dal governo d’emergenza Monti.

Un’emergenza creata ad arte, sia dalle critiche urlate dell'Unione Europea, sia dai sorrisetti irridenti del presidente Sarkozy e della cancelliera Merkel (in parte motivati dalla nomea di inaffidabilità del presidente Berlusconi, in parte causati dalla loro lunga coda di paglia), sia, soprattutto, dalla quasi inerzia della BCE (che, in cambio di onerose manovre finanziarie – addossate in Italia, dal Governo Berlusconi, in grandissima parte sul ceto medio e sui poveri cristi - e le cosiddette riforme strutturali, aveva implementato l'insufficiente programma SMP) e smentita dai fondamentali macroeconomici.

La ringrazio per la cortese attenzione.

Distinti saluti

V.



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Lettera ai dirigenti del PRC sulle loro notizie false-fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa al sito e ai dirigenti del Partito della Rifondazione Comunista (PRC) sulle loro notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero e sul governo Monti. Qui si sommano al massimo grado l’ignoranza dei dati e delle norme e la resistenza ideologica ad accettare la verità. Infatti, i più forti e tenaci avversari della severa riforma delle pensioni SACCONI e delle inique manovre finanziarie del Governo Berlusconi furono, oltre alla CGIL, i politici di estrema sinistra. Eppure anche loro sembrano essersene completamente dimenticati ed, immemori della riforma SACCONI, hanno spostato i loro strali polemici sul governo Monti, renitenti ad accogliere la verità dei dati. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Siete anche voi vittime della DISINFORMAZIONE del cdx sulle pensioni e non solo.

Da:  v

19/1/2018 22:56


Buonasera,

Ho letto stasera la vostra petizione e qualche articolo sul vostro sito: segnalo che anche voi di RC siete rimasti vittime della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, in particolare del bugiardo on. Salvini, la cui ossessione contro la riforma delle pensioni Fornero è finta, poiché gli serve a nascondere la ben più severa riforma delle pensioni SACCONI (2010 e 2011), della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l’infernale meccanismo dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà deciso dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010, che, al comma 12ter, prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo dell’aspettativa di vita gli aumenti e non anche le diminuzioni, e che porterà nel 2019 l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e poi via via a 70 e oltre, e l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi (42 anni e 3 mesi per le donne).

Per non dilungarmi troppo, allego le osservazioni di dettaglio e le altre prove documentali:

Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

27 October 2017

Lettera n. 6 a Maurizio Landini sulle pensioni, e su chi ha deciso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Questo è un documento di 18 pagine in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura e dove forse troverete notizie e nessi sorprendenti:

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Cordiali saluti

V.



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Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione


    


Pubblico le due lettere che ho inviato, rispettivamente il 10.1.2018 e il 17.6.2015, all’On. Massimiliano Fedriga, attuale capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati, le quali dimostrano che non è solo l’On. Matteo Salvini a spargere indefessamente notizie false-fake news-bufale sulle pensioni e sulle manovre correttive varate nella scorsa legislatura. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.  


Notizie false-Fake news-bufale sulla riforma Fornero e sul governo Monti.

Da:  v

19/1/2018  00:38


Egr. On. Fedriga,

L’ho ascoltata (nella seconda parte) ieri sera a Zapping, dove ha sparso fake news a piene mani.

Fornero e Monti? Fake news! Quando avete (s)governato, avete portato (nel 2019) l'età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi; e massacrato il ceto medio e i poveri cristi con 267 mld cumulati di maggiori tasse e tagli di spesa (scuola, sanità, spesa sociale per i poveri, ecc. ), contro i 63 mld cumulati di Monti, distribuiti in maniera molto più equa (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).

Per non ripetermi, glieli reinvio (con le prove documentali che La smentiscono clamorosamente):

Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


In fede,

V.



Appendice


L’on. Fedriga è (pluri)recidivo.


Pensioni e manovre correttive

Da:  v

17/6/2015 13:20


Egr. On. Fedriga,

L’ho ascoltata ieri sera a “Ballarò”. Lei racconta troppe bugie, con grande improntitudine. Per non ripetermi, legga la mia Lettera all’On. Matteo Salvini, che allego, della quale riporto la conclusione, che vale interamente anche per Lei: 

Egr. Onorevole, se non avrà la dignità di farlo, almeno abbia il pudore di smetterla con le bugie ripetute quasi quotidianamente e di scaricare sugli altri le vostre gravi responsabilità sulle concause determinanti del peggioramento e del permanere dell’attuale, grave crisi economica o mi confermerò nel giudizio che Voi del centrodestra siete, oltre che degli incapaci al soldo dei ricchi, senza vergogna.

PS: Pubblicherò questa mia lettera, e la Sua eventuale risposta, nel mio blog (l’avverto che la piattaforma IlCannocchiale, su cui ho il blog, è spesso in avaria, in tal caso, provi ogni tanto).

Lettera all’On. Matteo Salvini

Distinti saluti

V.



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Lettera all’On. Laura Castelli, portavoce di M5S, sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato qualche giorno fa all’On. Laura Castelli sulle pensioni, dopo avere scoperto che è la portavoce di M5S. Avevo già inviato per conoscenza a Luigi Di Maio le mie numerose recenti e-mail, ma evidentemente non le legge. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Per l'età a 41 anni, la riforma Fornero è un pessimo bersaglio.

Da:  v

16/01/2018  22:57


Gentile On. Laura Castelli,

Come Salvini, state proponendo che abolirete la riforma delle pensioni Fornero per ridurre l’età di pensionamento a 41 anni. Ma, tolta la Fornero, rimane la SACCONI, che ha portato l'età a 43 anni e 3 mesi dal 2019.

Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

Anche voi cascate nell’inganno di Salvini, la cui ossessione per la Fornero è finta, per nascondere la ben più severa riforma SACCONI, della quale vengono attribuite erroneamente e/o furbescamente da lui e da quasi tutti alla Fornero misure severe sia della riforma Dini (l’introduzione del metodo contributivo, ad eccezione di coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, ai quali la riforma Fornero lo ha esteso, pro-rata dall’1.1.2012) che della riforma SACCONI: l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni per tutti, tranne le lavoratrici private, alle quali ha poi provveduto Fornero, e, soprattutto, l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, che porterà l’età a 67 anni nel 2019, e poi via via a 70 e oltre. La riforma Fornero lo ha reso biennale dal 2022, ma è solo un’accelerazione di un meccanismo preesistente, deciso da SACCONI, e comunque entrerà in vigore nel 2022, dopo il triennio (SACCONI) 2019-2021.

Do la situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani, tra i quali spicca il bugiardo on. Salvini che la severa riforma SACCONI la votò e ne attribuisce tutte le colpe a Fornero - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.


Allego dei documenti che ho già inviato a Luigi Di Maio, assieme ad altre centinaia di destinatari, inclusi i media, pubblicati finora soltanto da Affari Italiani:


Pensioni: notizie false (fake news)


Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero


In questo documento di 18 pagine ho ricostruito la vicenda politico-economica della scorsa legislatura, dove forse troverà notizie e nessi sorprendenti, anche sulle pensioni:

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Cordiali saluti

V.


Destinatari:


castelli_l@camera.it (M5S) su quota 41.




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permalink | inviato da magnagrecia il 24/1/2018 alle 22:58 | Versione per la stampa

Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica




Pubblico la lettera che ho inviato l’otto gennaio scorso al Dott. Stefano Scarpetta, Direttore Impiego, Lavoro e Affari Sociali dell’OCSE, dopo aver letto una sua intervista rilasciata all’agenzia AGI, con una notizia falsa-fake news-bufala sulla spesa pensionistica italiana, la sua risposta e la mia replica.


Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

8/1/2018 01:01


Egr. Dott. Scarpetta,

Innanzitutto, ho l’obbligo di motivare la descrizione dell’oggetto. Sono anni che, per caso, ho cominciato ad interessarmi di pensioni ed ho incrociato le analisi sulla spesa pensionistica italiana, le critiche argomentate sui criteri di classificazione di tale spesa, e la nonchalance con la quale queste vengono trattate. Tali critiche sono di una tale evidenza che “normalmente” ci vorrebbero, non dico pochi giorni, ma poche ore o perfino pochi minuti per porvi rimedio, almeno in parte. Ed invece da anni il mondo intero, per colpa dei propalatori di tale fake news sostanziale (tra cui l’OCSE) addita l’Italia come spendacciona e sprecona in fatto di pensioni, ché avrebbe una spesa pensionistica addirittura doppia della media OCSE. Capisco che forse è più colpa di fonti autoctone che dell’OCSE (vedi appresso), ma l’OCSE è comunque corresponsabile.

In più, in Italia - ho scoperto con ancora maggiore sorpresa e raccapriccio - impera da anni una DISINFORMAZIONE generale sulle riforme delle pensioni (e non solo) che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, per colpa di TUTTI i media, di noti esperti, Sindacati, e di enti terzi, supposti imparziali e attendibili, quali: ISTAT, EUROSTAT, Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), Wikipedia, Bankpedia e, talora, lo stesso INPS, i quali hanno in buona parte o completamente obliterato la riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero (sic!). Incredibile, ma purtroppo vero. Trova tutte le prove documentali nel mio lungo articolo riportato in calce[1] (inviato a centinaia di destinatari, inclusi gli interessati).

Mi ripromettevo di scrivere anche ad EUROSTAT e all’OCSE (all’FMI, scrissi p.c. in occasione di un dialogo con il Dott. Carlo Cottarelli),[2] senza soverchie speranze, se la Commissione Europea continua ad usare la formula del Pil strutturale che essa stessa giudica inaffidabile.

Ho letto stasera la Sua intervista all’AGI,[3] rilanciata dalla newsletter[4] dell’On. Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ed ho colto l’occasione per scrivere all’OCSE tramite Lei.

Traggo dalla Sua intervista:

Citazione1: “È una misura necessaria anche perché in Italia la media della spesa pensionistica rispetto al Pil è doppia rispetto alla media dell'Ocse e le aspettative di vita sono decisamente piu' alte rispetto alla media degli altri Paesi Ocse”.

Intanto, mi sorprende che Lei, esponente dell’OCSE, che a quanto mi risulta è l’unico Ente che compara la spesa pensionistica al lordo e al netto delle imposte, non accenni minimamente al fatto che, in Italia, il peso fiscale sulle pensioni è il più alto in ambito OCSE (area, peraltro, più eterogenea dell’UE), e che il dato relativo alla spesa al netto delle imposte dell’Italia è più basso, comparativamente, tra 1 e 2 punti percentuali.[5]

Ma il problema è più generale, la comparazione è inficiata alla radice, poiché – come osservavo ad un’analoga deduzione di Carlo Cottarelli,[1] - si confrontano le pere con le mele.

Infatti, la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) varie voci spurie, che sono:

1.     TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[6] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

2.     un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

3.     un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[7]

4.     un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto dei 90 mld di voci spurie, la spesa pensionistica gestioni private effettivamente erogata è pari, al 31.12.2016, a 176,8 mld (cfr. Osservatorio INPS sulle pensioni al 31.12.2016[7]), e l’incidenza sul Pil cala dal 16% (già influenzato dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica) al 12%, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.[7]

Per quanto riguarda l’aspettativa di vita (al singolare nel calcolo dell’ISTAT, anche se nella realtà ci sono aspettative di vita differenziate a seconda del reddito, del titolo di studio, della Regione, per cui applicare il dato medio è una misura iniqua e regressiva[8]), infatti, osservo che il comma 12ter dell’art. 12 della legge 122/2010 (riforma SACCONI, che ha introdotto il meccanismo automatico) prescrive che l’ISTAT calcoli soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita.[9] Decisione crudele e strampalata, che non è stata corretta neppure quest’anno, ma che andrebbe corretta alla luce sia delle considerazioni precedenti, sia della logica (concetto che spesso pare estraneo alla burocrazia al servizio dell’oligarchia che governa il mondo), sia del risparmio realizzato e atteso dalle riforme delle pensioni (vedi appresso).

Citazione2: “Diciamo che in Italia le ultime riforme, soprattutto quella più recente, hanno messo i conti in sicurezza”.

Questo, se si sgombra il campo dal sospetto che anche Lei obliteri la riforma SACCONI, è smentito dalla stima fatta dalla RGS, che ascrive meno di un terzo del risparmio di 900 mld al 2060 dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano, Damiano, Sacconi e Fornero) alla riforma Fornero.[7]

Conclusione

In conclusione, Egr. Dott. Scarpetta, io mi auguro che Lei – come italiano - faccia tesoro di queste mie osservazioni e convinca il ministro uscente Padoan, ex vice segretario generale e capo economista dell’OCSE, a farsi carico di una forte sollecitazione all’ISTAT (secondo il Prof. Alberto Brambilla, inizio della catena della predetta fake news)[10] perché modifichi il criterio di classificazione della spesa pensionistica italiana (giudicata dalla Corte dei Conti, dalla Commissione Europea e dalla BCE tra le più sostenibili nel lungo periodo[7[), criterio che tanti danni ha arrecato e arreca all’immagine dell’Italia e ai poveri cristi.[11]

Cordiali saluti,

V.

___________________________________

Note:

[1] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[2] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

[5] Gross and Net Public Pension Expenditure (% of GDP) – 2009

(figura 6.2 pag. 171 di Pension at a Glance, e l'ultimo è riportato in OECD Pensions at a Glance 2013)

[6] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -.

[7] https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html, nota[2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).

[9] “e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita” http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=

[10] Ho inviato l’articolo riportato alla nota 1 anche al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, dopo aver letto un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera e riportato dal sito di cui è presidente, Itinerari Previdenziali. Da esso, ho scoperto una cosa che non sapevo esattamente: che EUROSTAT riporta pari pari i dati forniti dall’ISTAT, per cui avrei dovuto scrivere ISTAT e non EUROSTAT.

[11] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


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RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

8/1/2018 19:52


Egr. V.,

Grazie dei suoi commenti alla mia intervista e per i dettagli che ha voluto condividere sul computo della spesa pensionistica in Italia. Come lei forse saprà, l’OCSE pubblica ogni due anni il suo Panorama delle Pensioni – Pensions at a Glance – che contiene inter alia le stime sulla spesa pensionistica – in rapporto al PIL – così come delle analisi comparative dei sistemi pensionistici nei paesi OCSE. La nostra pubblicazione contiene tutti i dettagli del caso sulla fonte dei dati (in generale gli istituti di statistica dei paesi membri), le ipotesi formulate per il computo degli indicatori e delle analisi contenute nella pubblicazione, come lei potrà facilmente verificare (http://www.oecd.org/els/public-pensions/oecd-pensions-at-a-glance-19991363.htm ). Inoltre, i nostri rapporti sono discussi con i paesi membri nei nostri comitati e gruppi di lavoro. Se questo non ci esime da possibili errori, dire che trattiamo con nonchalance queste stime mi sembra quanto meno inappropriato, e questa si è una fake news.


Rispetto alle osservazioni più dettagliate che lei avanza nel suo email, mi permetta alcune osservazioni:


?       Credo che siamo d’accordo che le riforme pensionistiche in Italia, inclusa ovviamente le riforme Sacconi e la Fornero comporteranno nei prossimi decenni una riduzione della spesa per pensioni sul PIL – non a caso il titolo della mia intervista parla di conti in sicurezza ma di rischio di assegni troppo bassi.  L’intervista fa riferimento alla spesa attuale e al rischio che, se alcuni pilastri delle recenti riforme fossero modificati, anche la spesa futura potrebbe ridivenire non sostenibile.

?       Come lei ha giustamente sottolineato, l’OCSE elabora dati sulla spesa pensionistica pubblica rispetto al PIL in termini sia lordi e netti (Tabella 7.3 dell’ultima pubblicazione Panorama delle Pensioni). Al 2013, il dato per l’Italia era, rispettivamente, del 16.3% (16.2% secondo Eurostat nel 2015)e del 14%. Nella mia intervista metto in rapporto queste stime con quelle riferite alla media OCSE  (8.2% e 7.6%, rispettivamente) -- e non come erroneamente riportato in un commento alla mia intervista del Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, alla media europea (22 paesi europei dell’OCSE, 10% e 9.2%, rispettivamente). Quindi, secondo i nostri dati, la spesa italiana in rapporto al PIL è quasi il doppio di quella della media OCSE, come da me affermato nella mia intervista in termini lordi, ma non si discosta di molto da questo rapporto neanche in termini netti.

?       Rispetto al calcolo e alle voci che lei considera spurie:

o   Il TFR (0.6% del PIL nel 2013 secondo le nostre fonti) non è incluso nel computo della spesa pensionistica pubblica in rapporto al PIL (Tabella 4.3), quindi la sua osservazione non è fondata rispetto alle stime OCSE.

o   Rispetto alla spesa assistenziale, i nostri dati (1.6% del PIL) sono in linea con i suoi; questa spesa è inclusa nel computo della spesa totale pensionistica pubblica, ma lo stesso si applica a tutti gli altri paesi; scorporarla per l’Italia ma non per gli altri paesi falserebbe il confronto internazionale.

o   Il peso fiscale è preso in conto nella stima della spesa al netto appunto delle tasse sul reddito e contributi sociali. Quindi, anche se rilevante da un punto di vista economico, da un punto di vista comparativo l’OCSE offre entrambe le opzioni e, come sottolineato in precedenza, il confronto con la media OCSE o dei ventidue paesi europei dell’OCSE non cambia in maniera radicale. Occorre anche sottolineare che, come anche ricordato da Carlo Cottarelli nel vostro lungo scambio, correggere per la maggiore pressione fiscale in Italia rispetto ad altri paesi OCSE non è corretto senza allo stesso tempo tener conto anche del differenziale dei servizi cui possono accedere i pensionati italiani rispetto a quelli di altri paesi OCSE.


La sua osservazione riguardo al fatto che il meccanismo automatico di adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita si dovrebbe applicare sia per aumenti sia per riduzioni di quest’ultima è interessante, ma è un ragionamento puramente ipotetico almeno nel contesto italiano in cui l’aspettativa di vita è aumentata negli ultimi decenni (di sette anni negli ultimi tre decenni). Occorre rilevare anche che l’Italia è già uno dei paesi più vecchi dell’OCSE e che se oggi vi sono 38 persone con 65 anni o più per ogni 100 in età lavorativa (20-64 anni), nel 2050 le stime suggeriscono 74 persone 65+ per ogni 100 in età lavorativa. Più pertinente è a mio avviso la sua osservazione rispetto al fatto che le aspettative di vita variano tra gruppi socioeconomici. Ed è per questo che da anni l’OCSE, come anche rilevato Cesare Damiano, si concentra molto sull’adeguatezza degli importi degli assegni pensionistici; in una sua recente pubblicazione – Preventing Ageing Unequally, 2017 (http://www.oecd.org/health/preventing-ageing-unequally-9789264279087-en.htm ) mettiamo l’accento sulla necessità di un intervento ad ampio spettro che affronti in maniera determinata le diseguaglianze nelle opportunità offerte durante tutto l’arco di vita – scuola, salute, mercato del lavoro – così da ridurre le sperequazioni di reddito, durante la vita lavorativa ma anche tra i pensionati che hanno a quel punto pochi strumenti per affrontarle.


Cordialmente

Stefano Scarpetta             


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RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

9/1/2018 23:50


Egr. Dott. Scarpetta,

La ringrazio della Sua cortese e per me utile risposta. Che merita, però, qualche ulteriore osservazione puntuale.

Preliminarmente, debbo ribadire che io m’interesso di pensioni da qualche anno, per caso, e che non sono affatto un esperto, anche se mi accorgo di saperne talvolta di più di supposti tali, e inoltre puntualizzare che la mia esperienza professionale è stata soprattutto nella veste di controller divisionale di una grossa azienda del Gruppo IRI, dove durante tangentopoli la manipolazione dei dati fu pratica corrente, cui mi sottrassi pagando qualche prezzo, e scrivo questo non per proporre analogie, ma per affermare il principio che il dato, per avere dignità di informazione, deve rappresentare nella maniera più fedele possibile il fenomeno osservato; e, infine, che, per impegni personali, non ho ancora avuto il tempo di leggere con la dovuta attenzione e completezza il testo che Lei ha linkato.

Premesso questo, vengo ai punti.

1. La nonchalance riguarda principalmente le critiche ai criteri di classificazione della spesa pensionistica fatta dall’ISTAT (e quindi da EUROSTAT, che secondo il Prof. Alberto Brambilla, li assume pari pari, cfr. http://www.ilpuntopensionielavoro.it/site/home/il-punto-di-vista/numeri-corretti-europa-per-tutelare-veri-pensionati.html) e in via subordinata all’OCSE, se lo fa.

2. Che però – da ciò che Lei afferma - non rileverebbero per quanto riguarda l’OCSE, almeno limitatamente alle prime due voci spurie, poiché l’OCSE (a) non includerebbe, per l’Italia, il TFR; e (b) invece, includerebbe la spesa assistenziale per tutti i 35 (?) Paesi dell’OCSE. Per EUROSTAT, i criteri sono diversi http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2013/09-appendice2-A.pdf.

Al riguardo, mi permetta di riosservare con franchezza che parlare come ha fatto Lei per l’Italia di “spesa pensionistica del 16% sul Pil e quasi doppia della media OCSE” costituisce comunque una fake news, dal momento che (i) vi sono incluse voci spurie, che andrebbero perciò obbligatoriamente detratte: il TFR e la spesa assistenziale, a nulla rilevando che lo debba fare anche per tutti gli altri Paesi (io Le ho chiesto di farlo per l’Italia, sulla base dell’opinione degli esperti che solo per l’Italia è inclusa la spesa assistenziale, cosa che Lei confuta, ma senza linkare la prova diretta di questa asserita fake news), poiché, se e vero – come Lei afferma - che i rapporti relativi rimarrebbero pressoché invariati, questo non avverrebbe ovviamente per il rapporto col Pil; (ii) ci deve essere un’incongruenza, poiché il 16% è anche il rapporto secondo EUROSTAT e altri, che invece include il TFR (che in qualche anno ha raggiunto anche l’1% sul totale); (iii) al netto di entrambe le voci, il rapporto spesa/Pil cala di un paio di punti (e già siamo al 14% in luogo del 16%); inoltre, (iv) quando il fenomeno osservato presenta dati molto eterogenei, è consigliabile – che io sappia - usare la mediana in luogo della media; infine, (v) come rafforzamento dell’obiezione precedente, desta qualche dubbio, stante una media spesa/Pil pari all’8%, che Paesi che si collocano al di sotto di tale media possano erogare, oltre che pensioni pubbliche di livello congruo, anche una spesa assistenziale congrua.

3. Per quanto riguarda la terza voce spuria, il “lordo/netto”, io mi basavo sui dati OCSE 2009 che analizzai per una discussione nel 2015 (cfr. http://noisefromamerika.org/articolo/sintomi-cause-declino-tre-esempi, in cui riportai osservazioni analoghe del Prof. Pizzuti e altri) e che mi diedero – li ho ora recuperati - questi risultati limitatamente a Paesi di confronto omogeneo (come dicevo fin dall’inizio, l’OCSE aggrega Paesi molto eterogenei): “Se si considera la spesa pensionistica al netto delle imposte (che sono una partita di giro), il divario tra l’Italia e gli altri Paesi cala di almeno mezzo punto se non di uno intero; infatti, a fronte di una diminuzione di circa 2 punti percentuali dell’Italia (dal 15,44% al 13,49%, dati 2009), gli altri Paesi calano in media sotto il punto percentuale (ad esempio, la Francia dal 13,73% al 12,82%, la Germania dal 11,25% al 10,86%, il Giappone dal 10,17% al 9,50% e la Spagna dal 9,28% all’8,99%)”.

In ogni caso, come risulta dai dati INPS (vedi Osservatorio INPS sulle pensioni nella prima email) e ovviamente dai dati RGS nel rispetto delle regole della partita doppia, le pensioni erogate sono al netto delle imposte, che sono una partita di giro e ascendono a quasi 50 mld; detratte anche queste, il rapporto spesa/Pil scende al 12% circa, sostanzialmente in linea con i Paesi di confronto UE, ed anche considerando l’evoluzione favorevole della spesa pensionistica italiana nel lungo periodo, grazie alle ben 7 (sette) riforme delle pensioni dal 1992, di cui le ultime quattro produrranno, secondo l’RGS, in un arco temporale necessariamente non breve com’è per tutte le riforme delle pensioni, un risparmio di 900 mld al 2060, di cui meno di un terzo ascrivibile alla riforma Fornero (cfr. https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html).

4. Nulla Lei dice, invece, per la quarta (le pensioni di anzianità usate lungamente in Italia come ammortizzatore sociale, mentre negli altri Paesi – vedi ad esempio la Svezia - sono stati usati e vengono usati altri tipi di protezione sociale, che non entrano nella spesa pensionistica) e la quinta voce spuria (incentivi fiscali alle pensioni private, vedi in particolare GB e USA).

5. Considerare anche il “differenziale dei servizi”. Come replicai a Carlo Cottarelli: perché no? Qualunque cosa questo significhi, fatelo. Ma, in ogni caso, non usatelo come alibi per poter sommare e confrontare le pere con le mele, che è un obbrobrio tecnico, inammissibile in una materia così importante e delicata.

6. Meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita. No, a parte l’illogicità e la crudeltà (concetti – mi sono accorto con raccapriccio - “spuri” per la burocrazia dell’oligarchia al potere mondiale e per il Sen. Sacconi), non è affatto ipotetico, visto che nel 2015 c’è stato un calo e ho letto che pare ci sia stato anche nel 2017, ciononostante l’ISTAT ha calcolato un adeguamento in più di ben 5 mesi, a valere dal 2019, evidentemente basandosi sul sensibile aumento registrato nel 2016.

7. Dato unico. Non è solo un problema di congruità degli assegni, ma anche di equità: la misura è regressiva, i poveri “finanziano” le pensioni dei ricchi.

8. Infine, sull’ISTAT e l’attendibilità dei dati (Le segnalo che il Prof. Brambilla, nell’articolo che ho linkato sopra, scrive: “Ma da dove arrivano i dati sulla previdenza? Sono forniti dall’Istat. Ed è l’Istat che li fornisce a Eurostat e agli altri organismi internazionali (spero sia chiaro a tutti che né Eurostat né Ocse né Fmi hanno modelli econometrici sull’Italia e quindi si basano sulle cifre dell’Istituto Nazionale”), osservo che la sua (dell’ISTAT) completa obliterazione della riforma SACCONI, fatta anche da EUROSTAT, UPB, noti esperti e, a catena, da tutti i media e da quasi 60 milioni di Italiani, forse suggerirebbero, anche all’OCSE se non l’ha fatto finora, atteso l’impatto mondiale dei suoi report, soprattutto sui poveri cristi (cfr. documento riportato alla nota 11 della prima email), una revisione dei criteri di classificazione vigenti, affatto carenti, nella direzione sopra accennata, un utilizzo maggiormente critico dei dati, fornendo possibilmente anche un quadro comparativo con quelli di EUROSTAT (che utilizza la stessa fonte ma segue criteri parzialmente diversi di classificazione) e note in calce esplicative sulla composizione delle voci e sui delta, idonee ad un pubblico non tecnico. E che tenga conto in futuro – almeno come conoscenza della normativa pensionistica sottostante - della attuale, seguente situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026, è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.

PS: Ho l’obbligo di informarLa che ho inoltrato l’inizio del nostro dialogo ad altri destinatari, inclusi, da ultimo, il Presidente, i Vice Presidenti e i Membri Commissari della Commissione Europea, ai quali tutti provvederò a inoltrare anche il prosieguo.



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Fwd: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

17/1/2018 21:12


Egr. Dott. Scarpetta,

Ho letto le parti più rilevanti dal mio punto di vista del report OCSE (http://www.oecd.org/els/public-pensions/oecd-pensions-at-a-glance-19991363.htm). Mi permetta di aggiungere alcune osservazioni.

1. La prima osservazione che ne è emersa è che i dati sono piuttosto vecchi: quelli più recenti, rilevanti ad esempio per fare un confronto dei dati “lordi” e “netti”, sono del 2013 (tab. 7.3, pag. 143), cioè relativi alla fase di avviamento delle incisive riforme SACCONI (2010 e 2011) e Fornero (2011, con decorrenza formale 2012 ma sostanziale in termini di risparmio dal 2013 e, soprattutto, dal 2020, cfr. il rapporto RGS http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2017/NARP2017-08.pdf); mentre quelli relativi alla spesa sociale pubblica e privata sono addirittura del 2005 (tab. 4.2, cfr. quarta osservazione).

2. La seconda osservazione riguarda il confronto dei dati al netto delle imposte.

Il dato dell’Italia è quello che cala di più, di ben 2,3 punti, mentre la Francia di 1,2; la Germania di 0,4; la Spagna di 0,5; la GB di 0,2; l’Olanda di 0,5; l’Austria di 1,0; la Danimarca di 2,2; la Svezia di 1,7; il Giappone di 0,5; gli USA di 0,5; il Canada di 0,3.

01. Greece                     17,4  16,2  -1,2

02. Italy                         16,3  14,0  -2,3

03. Portugal                  14,0  13,0  -1,0

04. France                     13,8  12,6  -1,2

05. Austria                    13,4  11,4  -1,0

06. Slovenia -                11,8  11,8   -0,0

07. Spain                       11,4  10,9   -0,5

08. Finland                    11,1    9,2  -1,9

09. Hungary -               10,3  10,3   -0,0

10. Poland                     10,3    9,3  -1,0

11. Belgium                   10,2  10,2  -0,0

12. Japan                       10,2    9,7   -0,5

13. Germany                10,1    9,7   -0,4

14. Czech Republic        8,7    8,7  -0,0

15. Turkey                       8,1    8,1   -0,0

16. Luxembourg            8,5    7,5   -1,0

17. Latvia                       7,5    7,2   -0,3

18. Slovak Republic      7,2    7,2   -0,0

19. United States             7,0    6,5   -0,5

20. Estonia                      6,9    6,5  -0,4

21. Sweden                     7,7    6,0   -1,7

22. United Kingdom      6,1    5,9   -0,2

23. Denmark                  8,0    5,8   -2,2

24. Switzerland               6,4    5,2   -1,2

25. Netherlands             5,4    4,9   -0,5

26. New Zealand             5,1    4,4   -0,7

27. Israel -                       4,9    4,9   -0,0

28. Norway                     5,8    4,7   -1,1

29. Ireland                     4,9    4,5   -0,4

30. Canada                      4,6    4,3   -0,3

31. Australia                   4,3    4,3   -0,0

32. Chile -                       3,0    2,9   -0,1

33. Korea                        2,6    2,6   -0,0

34. Mexico                     2,3    2,3   -0,0

35. Iceland                      2,0   2,0   -0,0

OECD 5                          8,2    7,6  -0,6

Rapportato alla media OCSE (7,6), il divario dell’Italia è di 6,4 punti, pari al +84,2%.

Rapportato al valore mediano (Latvia e Slovacchia, 7,2), il divario è di 6,8 punti, pari al +94,4%.

Rapportato al valore mediano dei Paesi UE (il Belgio, 10,2) il divario è di 3,8 punti, pari al +37,2%.

La terza osservazione attiene al tasso dei contributi sociali, che includono i contributi previdenziali: col 33%, l’Italia detiene il primato; mentre va segnalata l’Olanda (25esima nella classifica OCSE del rapporto spesa/Pil), che presenta un dato del 4,9% per le pensioni pubbliche e di ben il 36,9% per quelle private (tab. 7.1, pag. 141). Quanto della spesa pensionistica privata si è tradotto in incentivi pubblici, vale a dire in minori introiti fiscali? Lo stesso quesito riguarda - come scrivevo - altri Paesi, segnatamente la GB e gli USA.

La quarta osservazione riguarda il contenuto dei dati: non sono riuscito a trovare una tabella riassuntiva esplicativa del dettaglio, analogo a quello di RGS-EUROSTAT. Dalla tab. 4.2-Composition of private social spending, riportata negli ulteriori dati (http://dx.doi.org/10.1787/220615515052), rilevo che contro un dato privato/totale dell’Italia di 7,6, abbiamo 38,9 degli USA, 25,1 della GB, 28,5 dell’Olanda, 27,5 della Corea, 25,1 del Canada, 29,3 della Svizzera, tutti Paesi che figurano nell’intervallo più basso del rapporto spesa pensionistica/Pil. Per non parlare di quei Paesi, come accennavo nella mia prima email, che avendo valori della spesa pensionistica inferiori al 5% del Pil, hanno quasi rinunciato ad avere un welfare adeguato: “desta qualche dubbio, stante una media spesa/Pil pari all’8%, che Paesi che si collocano al di sotto di tale media possano erogare, oltre che pensioni pubbliche di livello congruo, anche una spesa assistenziale congrua.

La quinta e ultima osservazione riguarda la previsione al 2060 della spesa pensionistica (tab. 7.5, pag. 147): chiarito, per completezza, che il dato 2010 e 2015 è influenzato dal calo del Pil di circa 150 mld a causa della grande recessione, a parte l’aleatorietà delle previsioni a lungo e lunghissimo termine, il dato del 13.8% nel 2060 è un dato lordo. Se defalchiamo i 2,3 punti di imposte, caliamo a 11,5; e se sottraiamo il TFR e l’assistenza (altri 2 punti), scendiamo a 9,5.

La ringrazio della cortese attenzione.

Cordiali saluti

V.


***

Fwd: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana/Segnalazione errori.
Da:  v
10:50
A:  stefano.scarpetta@oecd.org  

Egr, Dott. Scarpetta,

Nella precedente e-mail, ho dimenticato di aggiungere la segnalazione di alcuni errori contenuti nel rapporto “Pensions at a Glance”, nella parte relativa all’Italia, e ripresi pari pari da tutti i media italiani.

Gli errori sono colorati in rosso.

Panoramica- Riforme recenti e pensionamento flessibile.

Dal 2011 [la legge è la 122 del 30.7.2010/Sacconi, la decorrenza è dal 2013/Sacconi, ndr] esiste un collegamento automatico tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita. Dall'attuale [2016, ndr] livello di 66,6 [66 anni e 7 mesi, ndr] anni per gli uomini [e le donne del settore pubblico, ndr] e 65,6 [65 anni e 7 mesi, ndr] anni per le donne [del settore privato, ndr], l'età pensionabile legale dovrebbe aumentare ad almeno 67 e 66,6 [67, ndr] anni nel 2019, rispettivamente, e poi raggiungere 71,2 anni per la generazione nata nel 1996 basato su proiezioni di aspettativa di vita. Nell'OCSE solo Danimarca e Paesi Bassi avranno un'età pensionabile sopra 70 per la stessa coorte di nascita del 1996, contro una media OCSE di 65,8 per gli uomini e 65,5 per le donne.

I futuri tassi di sostituzione in Italia saranno alti per quelli a lungo permanenza in carica; quelli con carriere irregolari o che non lavorano affatto probabilmente dovranno affrontare un alto rischio di povertà di vecchiaia. Lo schema pensionistico a Contributo nozionale definito (CND)  darà una pensione netta uguale al 93% degli ultimi guadagni per un lavoratore con salario medio con una carriera piena dall'età di 20 anni. I tassi di sostituzione sono più alti solo in Olanda, Portogallo e Turchia.

http://www.oecd.org/italy/PAG2017-ITA.pdf 

*** 

I coefficienti di trasformazione sono rivisti ogni tre anni fino a quello del 2019 [che vale per il triennio 2019-2021, ndr] e ogni due anni a partire dal 2021 [2022, ndr].

(13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.

 


***


Riporto il messaggio che mi ha fatto inviare il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.


Ares(2018)733772 - R / ju-ca-01(2018)112977. RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

EC ARES NOREPLY (DIGIT-NOREPLYARES@nomail.ec.europa.eu)

07/2/2018  17:27

A:  v



Sent by GANGL Robert (ECFIN) <robert.gangl@ec.europa.eu>. All responses have to be sent to this email address.

Envoyé par GANGL Robert (ECFIN) <robert.gangl@ec.europa.eu>. Toutes les réponses doivent être effectuées à cette adresse électronique.


Egregio Signor V.,

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker mi ha chiesto di ringraziarLa per la email da Lei inviata in data 8 enero.


Distinti saluti,


Philip Tod


Capo dell'unità

Relazioni inter-istituzionali e comunicazione

Direzione generale degli affari economici e finanziari

Commissione europea



**********




Lettera ad Andrea Telara di Panorama su un suo articolo con varie fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato alcuni giorni fa ad Andrea Telara del settimanale Panorama, con alcune osservazioni critiche su un suo articolo contenente varie notizie false-fake news. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Osservazioni al Suo articolo sulle pensioni contenente varie fake news.

Da:  v

18/01/2018  21:26


ALLA C.A. DEL DOTT. ANDREA TELARA

P.C. DIRETTORE, CAPOREDATTORE E CAPOSERVIZIO ECONOMIA E PREVIDENZA


Egr. Dott. Telara,

Mi permetto di osservare che è davvero notevole la quantità di notizie false-fake news che Lei ha messo insieme nel Suo articolo “Pensioni, perché il centrodestra vuole cancellare la Legge Fornero”, ma non si preoccupi molto, è in numerosissima compagnia: di quasi tutti i Suoi colleghi, oltre che di quasi 60 milioni di Italiani, per colpa di voi giornalisti e di famosi esperti di previdenza.[1]

Ne faccio un esame puntuale.


Premessa: Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i provvedimenti decisi da Sacconi nel 2009, 2010 e 2011, sono state sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011. La riforma delle pensioni Fornero è soltanto la settima e molto meno severa della riforma SACCONI, della quale vengono erroneamente o furbescamente attribuite norme severe alla riforma Fornero, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis), che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2019 e poi via via a 70 e oltre, e l’età di pensionamento anticipato degli uomini a 43 anni e 3 mesi e poi oltre (le donne un anno in meno). Dal 2022, l’adeguamento automatico diverrà biennale in forza della riforma Fornero, ma è solo un’accelerazione del meccanismo deciso dalla riforma SACCONI.


Citazione1: “La rottamazione della Riforma Fornero è da tempo un cavallo di battaglia di Salvini”.

L’On. Salvini è un furbo, un finto smemorato e un ignorante o bugiardo (gliel’ho scritto), motivando sulla base delle norme e dei dati.[2]


Citazione2: “Per dare un segnale all’Europa che chiedeva sacrifici, il governo Monti decise di colpire la voce di spesa che pesava maggiormente nel bilancio dello Stato e che era aggredibile con più facilità: le pensioni”.

Falso, è stata una delle richieste della famigerata lettera del 5.8.2011 della BCE, bussola e programma del Governo di emergenza Monti. Che però si è limitata a chiedere “È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.”) e impediti dal veto del Ministro Bossi;[3] solo l’eccessivo zelo e soprattutto il pianto della professoressa Fornero, assieme alle millanterie sue e del Prof. Monti, che volevano passare come i salvatori dell’Italia dal default, hanno confuso enormemente le acque. I sacrifici erano già cominciati un anno e mezzo prima, col DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, di 62 mld cumulati, e poi col DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati, e il DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati. Dei 330 mld cumulati di manovre correttive varate nella scorsa legislatura, l’81%, pari a 267 mld cumulati, fu deciso dal governo Berlusconi e il 19%, pari a 63 mld cumulati, dal governo Monti.[3]


Citazione3: “In particolare, la riforma Fornero innalzò di colpo l’età minima del pensionamento che fino al 2011 era fissata per molti lavoratori attorno a 60-61 anni (purché fossero stati accumulati almeno 35 anni di contributi).

No, da ciò che scrive (anche dopo), Lei ignora che il sistema pensionistico contemplava (e contempla) il pensionamento di vecchiaia e il pensionamento di anzianità, e, nell’ambito di quest’ultimo, le cosiddette “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).

La riforma Fornero (i) ha modificato pochissimo le pensioni di vecchiaia: soltanto l’accelerazione dell’adeguamento a tutti gli altri delle donne del settore privato entro il 2018, chiesto dalla lettera della BCE (SACCONI aveva previsto entro il 2026, 2023 includendo l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, deciso dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, riforma SACCONI); tutti gli altri erano stati già regolati dalla riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12), portandone l’età a 66 anni (66 anni e 6 mesi per gli autonomi), mediante la cosiddetta “finestra” (differimento dell’erogazione), (ii) ha solo cambiato la denominazione delle pensioni di anzianità in anticipate, aumentandole di 1 anno solo per gli uomini, e abolito le “quote”.

Citazione4: “Poi è arrivata la Riforma Fornero che ha cambiato improvvisamente le carte in tavola. Innanzitutto, ha abolito le pensioni di anzianità e il sistema delle quote, stabilendo di fatto (seppur in maniera graduale) due sole finestre per ritirarsi dal lavoro. La prima è stata fissata a 66 anni (67 anni dal 2019) per la pensione di anzianità, cioè quel trattamento che matura una volta raggiunta una determinata età anagrafica, indipendentemente dai contributi versati”.

Tranne le “quote” è tutto falso, veda la citazione 3.


Citazione5: “Con l’entrata in vigore della Riforma Fornero, dunque, molti italiani che si aspettavano di raggiungere il pensionamento a 60-61 anni sono stati costretti a rimanere in servizio 5 o 6 anni in più del previsto. Inoltre, l’innalzamento improvviso dei requisiti di pensionamento ha creato un esercito di migliaia di esodati.

Riporto ciò che ho scritto all’on. Salvini:

Esodati

Premesso che anche la riforma SACCONI, da Lei votata, ebbe i suoi esodati (gli eccedenti i 10.000 soggetti in mobilità che venivano esclusi dall’applicazione della nuova riforma e tutti gli altri inattivi a reddito zero, che furono decine o forse centinaia di migliaia, ma a causa del potente apparato (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra fecero molto meno rumore), lo stesso problema degli esodati: (i) che fu causato da un'errata stima della burocrazia INPS e RGS; (ii) ed il cui numero, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale; (iii) fu aggravato dalle misure della riforma SACCONI, da Lei votata, in particolare dall’adeguamento automatico, cosa che anche gli stessi esodati ignorano (veda i commenti).

Nella lettera a Salvini, trova il riepilogo della situazione relativa all’età di pensionamento e ai suoi autori, che potrà usare come promemoria.

Spero che in futuro vorrà contribuire all’opera di chiarificazione su chi ha fatto che cosa in materia di pensioni e di manovre correttive.

Cordiali saluti

V.


________________________________


Note:


[1] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero


[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero


[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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