.
Annunci online

Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE




L’ignoranza dello Statuto della BCE sembra aver fatto un’altra vittima illustre: la Banca d’ItaliaCome istituzione, poiché era già successo col suo ex direttore generale (v. appresso). Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa alla nostra banca centrale, dopo aver letto un suo documento in cui è stato commesso un errore di citazione del predetto statuto. Errore che mi è servito per sviluppare un esame critico dello statuto, della sua scarsissima conoscenza, alimentata dalla stessa BCE, e delle conseguenze della sua errata interpretazione ed applicazione. Esame che ho concluso con questo invito: Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas KnotRispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Finora non ho ricevuto alcuna risposta.



Lettera alla Banca d’Italia sulla sua citazione errata dello Statuto BCE.

venerdì 27 dicembre 2019 - 14:21


Spett. Banca d’Italia,

Traggo dal Vostro documento “LA BANCA D’ITALIA: FUNZIONI E OBIETTIVI” (pag. 25), appena pubblicato: 

Gli obiettivi della politica monetaria unica sono stabiliti dal Trattato: «l’obiettivo principale è il mantenimento della stabilità dei prezzi»; fatto salvo il suo raggiungimento, la politica monetaria deve sostenere «le politiche economiche generali nella Comunità», finalizzate a perseguire «un elevato livello di occupazione (...), una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di competitività e di convergenza dei risultati economici».

Mi permetto di segnalarVi che la fonte da Voi citata è lo statuto BCE protocollo 2, non più valido.[1]


[1] STATUTO DELLA BCE

PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Articolo 2 - Obiettivi

Conformemente all'articolo 105, paragrafo 1, del trattato, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell'articolo 2 del trattato.[*] Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 4 del trattato.

[*] Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea, oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".

Tali obiettivi (definiti dall'articolo 2 del Trattato di Maastricht) sono:

• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità

• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente

• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale

• la coesione economica e sociale

• la solidarietà tra stati membri.


Questo era ciò che veniva riportato, sugli obiettivi, fino al 15 gennaio 2015 (circa), nel sito della BCE:

Obiettivi

“L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi”.

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea).

Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica.


Lo Statuto BCE in vigore è quello del protocollo 4, derivato dal Trattato di Lisbona (2007, con decorrenza 2009). Il testo attuale degli obiettivi della BCE (al plurale!) ricavabile dal protocollo 4 è il seguente:

«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»

Esso, ora, è richiamato nel sito della BCE enfatizzando l’obiettivo principale del SEBC (enfasi che sconta la solita influenza della Germania nell’interpretazione delle regole UE):

Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che

“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”

L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il Trattato sull’Unione europea stabiliscono una chiara gerarchia di obiettivi per l’Eurosistema, rimarcando come la stabilità dei prezzi sia il contributo più importante che la politica monetaria può dare al conseguimento di un contesto economico favorevole e di un elevato livello di occupazione.


Il richiamato, fondamentale, art. 3 del TUE (che sostituisce l’art. 2 del precedente Trattato), riferendosi – come fa anche lo Statuto BCE - ovviamente all’Unione e non più alla Comunità, stabilisce - letteralmente - che tutti gli altri obiettivi, inclusa la stabilità dei prezzi (che soltanto col Trattato di Lisbona, approvato col forte impegno della Germania, è entrato tra gli obiettivi dell’UE), come traspare anche dal testo nel sito della BCE, sono dei sub-obiettivi funzionali alla missione dell’UE, rappresentata sinteticamente dall’obiettivo della “piena occupazione e del progresso sociale”. Eccone uno stralcio:

«Art. 3. […] 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.

L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.

Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.

Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.»

Il Vostro errore conferma le mie tesi, dimostrabili per tabulas:

- che lo Statuto BCE, difficilmente reperibile perfino nel sito della BCE, è uno dei documenti meno conosciuti in Europa e nel mondo (in Wikipedia è riportato il protocollo 4 soltanto dal 2016, a seguito della mia segnalazione), anche da parte degli operatori del sistema bancario e finanziario, inclusi la Banca d’Italia e il suo vertice, la Deutsche Bundesbank e il suo presidente Jens Weidmann, e dei docenti universitari, incluso un premio Nobel;

- che la BCE, come si evince facilissimamente fin dal titolo dell’art. 2-Obiettivi (al plurale!), ha due obiettivi, non uno soltanto, anche se (a differenza della FEDil primo è principale e il secondo è subordinato e condizionato. Questa condizione fu imposta dalla Germania per aderire all’Euro e fatta propria dal Comitato dei Governatori costituito dal presidente della Commissione Delors, che suggerì di adottare il modello della Bundesbank. Però, (i) secondo alcuni studiosi,[2] tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo); (ii) non riuscirono del tutto a copiaincollare lo statuto della Bundesbank su quello della BCE; e (iii) tale condizione non vale, in ogni caso, in deflazione o quando il tasso d’inflazione è sensibilmente più basso del target, stabilito dalla stessa BCE (poco sotto il 2% nel medio periodo): in tale congiuntura, i due obiettivi non sono tra loro contrapposti e in un rapporto duale-gerarchico del secondo rispetto al primo, ma concordanti, convergenti e complementari, e quindi paritari ed entrambi cogenti, anche per la BCE, anch’essa subordinata ai Trattati e alle regole complementari (anche se essa recalcitra… «Se la Bce continuerà a ostacolare la verifica contabile sulla gestione delle crisi - è scritto nel rapporto dell’Eca - l’Agenzia si riserva il diritto di ricorrere alla Corte di Giustizia per poter svolgere il proprio lavoro: nessuno è al di sopra della legge e dei Trattati»);

[2] UNIBA - Gestione della politica monetaria: strumenti e obiettivi - corso PAS
La stabilità dei prezzi dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica monetaria? (cont.)
• La BCE opera secondo un mandato gerarchico, che fissa cioè la priorità dell’obiettivo della stabilità dei prezzi e prevede poi la possibilità di perseguire altri obiettivi, sempre che non siano in conflitto con la stabilità.
• La Fed, al contrario, opera secondo un mandato duale, secondo il quale agli obiettivi della massima occupazione, della stabilità dei prezzi e di un livello moderato dei tassi di interesse di lungo termine viene data uguale importanza.
La stabilità dei prezzi dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica monetaria? • Nel lungo periodo non vi è conflitto tra l’obiettivo della stabilità dei prezzi e gli altri obiettivi menzionati sopra. Per esempio, non esiste un trade-off fra inflazione e disoccupazione nel lungo periodo. • Tuttavia, nel breve periodo tali conflitti esistono. Per esempio, un aumento dei tassi di interesse servirà a prevenire l’inflazione, ma incrementerà la disoccupazione nel breve periodo.

- che la BCE, a partire dal suo presidente, è stata per anni il principale responsabile della BUFALA (intenzionale) che la BCE abbia un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi; lo ha dichiarato perfino quando fu audito dal Parlamento italiano in data 26.03.2015 (il relativo video e un resoconto sintetico degli interventi sono riportati nel mio posttasso di cambio: a 1h 37’ 35” fa la dichiarazione su obiettivi differenti BCE e FED: «Quindi, nel nostro caso, a raggiungere un certo tasso di inflazione, nel caso degli Stati Uniti a raggiungere un certo tasso di inflazione e di disoccupazione»);

- che la BCE (gestione Trichet), anziché “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione”, unica banca centrale a farlo, ha aumentato due volte (aprile e luglio 2011) il tasso di riferimento in piena crisi economica, quasi pavlovianamente, per paura dell’inflazione (rischio improbabile, considerata la pesantissima stretta fiscale imposta, anche dalla BCE, a una parte dell’Eurozona nel biennio 2010-11, in particolar modo all’Italia, 280 miliardi cumulati a valere per il solo quadriennio 2011-14, o autoimpostasi dalla Germania: -4,2, -1,0, -0,1, -0,1, +0,3 il suo deficit/Pil dal 2010 al 2014), aggravando e prolungando la crisi, che infatti in Italia si è trasformata in una doppia, profonda recessione, i cui effetti si propagano a tutt’oggi, a causa delle misure strutturali (cioè permanenti) di quelle pesanti manovre fortemente recessive;

- che la BCE – violando entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2) - ha atteso esattamente 6 (sei) anni, rispetto alle altre principali banche centrali, dopo aver lasciato andare l’Eurozona in deflazione (2014), prima di varare il QE (deliberato nel gennaio 2015 e avviato nel marzo successivo), con conseguenze molto negative sul popolo italiano e su altri popoli dell’Eurozona, paragonabili a quelle di una guerra

Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot.

Per concludere, un’ultima mia osservazione riguarda l’indipendenza della banca centrale, sempre rivendicata dai banchieri centrali, anche nel Vostro documento (pag. 25).

Come ho osservato nella mia precedente lettera pec del 10.12 u.s., 15:47, indirizzata al quotidiano economico tedesco Handelsblatt e inviataVi p.c. (in particolare per la cattiva informazione fornita all’UE nel 2011 circa le riforme delle pensioni italiane, anche da parte del Governatore Visco), l’indipendenza deve essere almeno reciproca con gli Stati, altrimenti, a mio sommesso parere, è ipotizzabile una violazione “implicita” dell’art. 7-Indipendenza Statuto BCE (e quindi, teoricamente, potrebbe diventare materia di competenza della Corte di Giustizia UE, ex art. 35 Statuto BCE, in sede giudiziaria, e del Parlamento Europeo, in sede politica; in tal senso presentai una petizione al Parlamento Europeo in data 3.11.2014, ancora all’esame della Commissione PETI, i cui coordinatori hanno bocciato, su mia richiesta motivata, il duplice tentativo del segretariato di archiviarla). Traggo dalla predetta lettera pec:

“Anche il grosso (l’81%) della pesantissima stretta fiscale chiesta (di fatto imposta) all’Italia dall’UE (Commissione, Barroso II; Consiglio, Van Rompuy, Merkel e Sarkozy; e BCE, Trichet-Draghi, per quest’ultima si veda la sua famosa e irrituale lettera del 5.08.2011 al Governo Italiano (e al Governo spagnolo, il cui premier Zapatero, però, la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza soltanto due anni dopo), in violazione – a mio avviso - dell’art. 7-Indipendenza del proprio statuto derivato dai Trattati UE, poiché l’indipendenza della BCE dagli Stati UE non può non essere almeno reciproca, altrimenti si avrebbe la prevalenza di un organo tecnico e strumentale alla missione dell’UE, fissata nel preambolo e nel fondamentale art. 3 del TUE, su organi politici democraticamente eletti), contrariamente all’opinione generale (ormai mondiale), fu realizzato non dal Governo Monti ma dal Governo Berlusconi.”

La Prima più Grande Bufala del XXI Secolo riguarda proprio le manovre finanziarie correttive della XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti). La Seconda Più Grande Bufala è relativa alle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero. La bufala sugli obiettivi statutari della BCE è la Terza Più Grande Bufala del XXI Secolo. Considerata la sua importanza per il popolo dell’Eurozona, del quale è un organo strumentale, anche sulla BCE oportet ut veniant scandala.

Distinti saluti,




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. bce banca d'italia statuto bce

permalink | inviato da magnagrecia il 31/12/2019 alle 20:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sull’errata interpretazione della norma relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita




L’anno scorso, inviai due lettere al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza per segnalare la loro errata interpretazione di due norme pensionistiche: (i) l’inizio della decorrenza della periodicità biennale, al posto di quella triennale, dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita; e (ii) l’esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita. Da loro non ho ricevuto nessuna risposta. Poiché tale errata interpretazione era riportata anche in leggi dello Stato, le inviai p.c. anche al Presidente della Repubblica, che le ha promulgate. Il 5 marzo di quest’anno, ho ricevuto la gradita risposta del Segretariato Generale del Quirinale, il quale mi ha comunicato di aver trasmesso la mia seconda lettera al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza. Il ministro era Luigi Di Maio.

Tuttavia, il primo dei due errori è stato ripetuto nel decreto direttoriale del 5 novembre 2019, che ha sancito di quanto è aumentata l’età di pensionamento per effetto della variazione della speranza di vita, a valere per il biennio 2019-20, anziché per il triennio 2019-21.

Allora ho riscritto al Ragioniere Generale e alla Direttrice Generale. Poi, ho pensato di scrivere anche alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ha sostituito Luigi Di Maio. Finora, non ho né ricevuto alcuna risposta dalla ministra, né potuto sapere se è al suo esame. Invece, dopo varie telefonate, ho in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha ritenuto che le mie osservazioni non sono infondate e mi ha preannunciato una risposta.


Lettera alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sull’errata interpretazione della norma relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita


lunedì 2 dicembre 2019 - 18:47


ALLA C.A. DELLA SIGNORA MINISTRA DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

CC SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PRESIDENTI SENATO, CAMERA E GOVERNO, MEF, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA SENATO E CAMERA, SINDACATI, MEDIA, ALTRI


Egr. Signora Ministra Nunzia Catalfo,

Le scrivo al riguardo del Decreto direttoriale emanato, in data 5 novembre u.s., dal Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza.

Faccio seguito alla mia lettera pec del 18 novembre scorso,[1] indirizzata al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza, inviataLe per conoscenza (che riallego in formato docx), che faceva seguito ad una mia prima lettera (e-mail) del 23 febbraio 2018[2] e ad una seconda lettera (e-mail) del 08 ottobre 2018[3] sullo stesso problema.

In essa ho evidenziato, per la terza volta, che il Ragioniere Generale dello Stato e la Direttrice Generale Previdenza interpretano in maniera errata la chiarissima norma della Riforma delle pensioni Fornero[4] che modifica la periodicità da triennale[5] a biennale dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, oltre all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, facendo scattare l’adeguamento biennale dal 2021, e non dal 2022 (“adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019), decisione che via via impatterà negativamente su milioni di pensionandi.

Aggiungo, richiamando la Sua attenzione, che un’altra interpretazione erronea riguarda l’esclusione delle diminuzioni dal calcolo della variazione della speranza di vita, che dovrebbe valere – come recita la nitida norma - soltanto “in sede di prima applicazione”.[6][2]

Ribadisco che “il Segretariato Generale del Presidente della Repubblica, destinatario per conoscenza di entrambe le mie lettere (come già rilevato, l’errata interpretazione è contenuta anche in varie leggi promulgate dal Presidente della Repubblica), ha condiviso la mia interpretazione, suffragata dal commento della relazione tecnica della L. 214/2011, e in data 5 marzo 2019 mi ha inviato una lettera di risposta, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Nella mia replica, ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato. Ignoro se il Ministero del Lavoro abbia dato seguito alla lettera del Quirinale, ma parrebbe di no.”.[7]

Per inciso, La informo che, in data 28.11.2019, ho cercato di telefonare alla Sua Segreteria per accertarmi se la mia lettera (pec) n. 3 del 18.11.2019 fosse stata posta alla Sua attenzione, ma non mi è stato possibile poiché gli addetti del centralino hanno ricevuto disposizione di non passare telefonate alla Segreteria del Ministro.

Per concludere, ritengo opportuno informarLa che contrasto la BUFALA, ormai mondiale, sulla riforma delle pensioni Fornero da 9 anni, oltre che quella, analoga per dimensioni, sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e le responsabilità della recessione (Governi Berlusconi, che ha deciso l’81% del totale di 330 mld, pari a 267 mld cumulati per il quadriennio 2011-14, e Monti, il 19%, pari a 63 mld cumulati per il triennio 2012-14, ed è stato molto più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana (DL 98/2011, art. 40), ma tutto il lavoro sporco viene ascritto a Monti). Alla Riforma Fornero vengono attribuite, anche a causa della formulazione insufficiente e poco chiara di norme della Riforma Fornero, norme importanti della Riforma Sacconi, anche da esperti e docenti universitari e, in un caso (l’aumento dell’età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni), perfino dal Servizio Studi della Camera dei Deputati nel suo ottimo dossier della L. 214/2011 (cosiddetta salva-Italia), art. 24, commi 6 e 7, che non tiene conto della contestuale soppressione della cosiddetta “finestra” Sacconi, 8 o 14 mesi, e Damiano, 4 mesi, per un totale di 12 mesi per i dipendenti o di 18 mesi per gli autonomi (art. 24, comma 5), che viene inglobata nell’età base.

Rilevo che il Servizio Studi della Camera, al secondo capoverso, avvisa dell’inglobamento, ma lo fa con linguaggio burocratese e soltanto al comma 5 (Soppressione del regime delle decorrenze annuali),[8] e non anche – e soprattutto – ai commi 6 e 7 (Pensione di vecchiaia) e ai commi 10 e 11 (Pensione anticipata).

La conseguenza è che TUTTI attribuiscono l’aumento alla Riforma Fornero. Come lamenta la stessa Elsa Fornero nel suo ultimo libro. [9] Ma si può dire che ella, non evidenziando il legame e ripetendo talvolta norme di Sacconi, sia stata causa del suo mal. Alimentata anche dal suo libro (I edizione) e aggravata dalla sua reticenza le millanta volte che è stata intervistata.

Poiché ho riscontrato che, tra i 60 milioni di vittime della BUFALA, oltre all’estero (inclusi OCSE e FMI, che hanno grossi megafoni pedissequi in Italia), ci sono anche ministri del Lavoro, i parlamentari (anche di M5S, mentre il Sen. Salvini, al quale ho scritto due volte, è uno di quelli che alimentano scientemente la BUFALA) e, come si vede dalle mie lettere, anche alti funzionari pubblici, mi permetto di suggerirLe di approfondire personalmente la complessa normativa pensionistica.

E di tener conto che (i) la Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (maschi e femmine) e l’accelerazione dell’allineamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento delle donne del settore privato da 60 a 65 anni, chiesto dalla famosa lettera del 5.08.2011 della BCE[10] e non adempiuto (uno dei pochissimi inadempimenti) dal Governo Berlusconi a causa del veto del ministro leghista Bossi, veto che contribuì ad aprire il varco al Governo Monti ed alla zelante professoressa Fornero; (ii) alla Riforma Fornero[4] vengono attribuite anche le misure decise dalla ben più severa riforma SACCONI,[11] per quanto riguarda l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni[12] e anticipata (ex anzianità) a 41 anni[13] e 3 mesi,[14] e l’introduzione dell’adeguamento triennale alla speranza di vita,[5] che ha portato l’età di pensionamento di vecchiaia da 66 a 67 anni dall’1.1.2019; oltre che dalla riforma Dini[15] per quanto concerne l’introduzione del metodo contributivo, che la Riforma Fornero ha soltanto estesopro rata dall’1.01.2012, a coloro che ne erano esclusi, tutti relativamente anziani e ormai già in pensione, realizzando un risparmio davvero esiguo;[3] e (iii) dei 1.000 mld di risparmi stimati da RGS al 2060[16] dalle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, mentre quelli della Riforma Sacconi arrivano al 2060 e oltre. Ne consegue che, dal momento che le principali misure delle riforme Maroni (lo “scalone”, prima che entrasse in vigore) e Damiano (le “quote”) sono state abolite, la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma Sacconi. Ma (quasi) nessuno mai la cita (anche all’estero, si vedano OCSE,[17] FMI,[18] i principali media[19]). Neppure RGS con la stessa evidenza della Riforma Fornero nei suoi commenti delle stime[20] o la Corte dei Conti nei suoi ponderosi rapporti o il CIV dell’INPS nei suoi Rendiconti sociali[21] o l’INPS nei suoi Osservatori sulle pensioni.[21] Neppure Lei. Nemmeno perfino la CGIL,[22] che fu l’unico sindacato che vi si oppose. Tutto ciò succede, a mio parere, per la ragione che, a causa soprattutto della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, di famosi esperti previdenziali che hanno decretato una sorta di damnatio memoriae,[23] dell’Ufficio parlamentare di Bilancio,[23] di Eurostat,[23] di Wikipedia,[23] dei Sindacati, ecc., dei media dal 2013, dimentichi di ciò che scrivevano appena un anno prima sugli effetti rilevanti della Riforma Sacconi,[23] e, non ultimi, del Sen. Sacconi e della Prof. Fornero[24] con la loro prolungata reticenza, la Riforma Sacconi è obliterata semplicemente chiamandola Fornero.

Spero di esserLe stato utile e che avrà la cortesia di rispondere a me ed agli altri destinatari, tra i quali sono inclusi il Sen. Sacconi e la Prof. Fornero, oltre ai principali Sindacati e Media, in particolare al Segretariato Generale del Presidente della Repubblica.

Distinti saluti,

V.


PS: Inoltrerò questa lettera ad altri destinatari e la pubblicherò assieme alla Sua eventuale risposta nel mio blog. Allego questa lettera in formato docx. Ho traslato tutto il mio lavoro saltuario quasi decennale di studioso dilettante delle pensioni nel saggio “LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO”.



[1] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[2] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[3] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[4] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 13.

[5] Riforma Sacconi, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, così come modificato, per quanto riguarda la decorrenza, dalla L. 111/2011, art. 18, comma 4[2].

[6] Riforma Sacconi, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-ter.

[7] Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

[8] Il comma 5 prevede, con riferimento esclusivamente ai soggetti che a decorrere dal 1° gennaio 2012 maturino i requisiti per il pensionamento di vecchiaia ordinario e anticipato (di cui ai commi da 6 ad 11 dell’articolo in esame), la non applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2 del D.L. 78/2010, e delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 21, primo periodo, del D.L. 138/2011, recanti, rispettivamente, disposizioni in materia di decorrenze per la generalità dei lavoratori e per il personale del comparto scuola (c.d. finestre).

Al riguardo, la relazione tecnica sottolinea che in conseguenza alla soppressione del richiamato regime i livelli dei requisiti di accesso sono stati rideterminati ”al fine di inglobare il posticipo originariamente implicito nel rinvio della decorrenza del trattamento”.

[9] «Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).

[10] «È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.»

[11] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, più modifiche e integrazioni con DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011.

[12] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 1.

[13] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2.

[14] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter.

[15] L. 335/1995.

[16] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017

[17] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[18] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

[19] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[20] «Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL [1.000 mld, ndr], cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011). Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo, è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 mld, ndr].»

[21] Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017

[22] Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni

Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero

[23] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[24] Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero



**********




***


Destinatari:




segrag.slp@cisl.itpierangelo.raineri@fistcisl.itrosetta.raso@fistcisl.itmattia.pirulli@fistcisl.itfederazione_fit@cisl.itg.dellepiane@cisl.itinfo@firstcisl.itcisl.ricerca@mclink.itinfo@cisluniversita.itfns@cisl.itcislmedici@cisl.itfisascat@fisascat.itconfcommercio@confcommercio.itredazione@confcommercio.itinapa@inapa.itancos@confartigianato.itanap@confartigianato.itcna@cna.itassociazione@acu.itadiconsum@adiconsum.itaduc@aduc.itinfo@adusbef.itmail@cittadinanzattiva.itinfo@codacons.itsegreteria@confconsumatori.itfederconsumatori@federconsumatori.itutenza@legaconsumatori.itinfo@movimentoconsumatori.itinfo@mdc.itinfo@consumatori.itinfo@snals.itestero@snals.itinfo@confsal.itconfes@confesercenti.itsegreteriaugl@ugl.itsegreterianazionale@uglchimici.itsegreteria@uglagricoliforestali.itsegreteria@uglagroalimentare.itsegreteria@uglpesca.itsegreteria@anief.netufficiostampa@usb.itsegreteria@cgilcampania.itposta@uilcampania.itd.buonavita@cisl.itcpo.caserta@consulentidellavoro.itinfo@odcecnapolinord.itsegreteria@ordinecdlna.itsegreteria@odcec.napoli.itcdlm@cgilnapoli.it,


03.12.2019

oiv@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.div1@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.div2@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.div3@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.div4@pec.lavoro.gov.itresponsabileprevenzionecorruzione@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.ada@pec.lavoro.gov.itdgpersonale@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div1@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div2@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div3@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div4@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div5@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div6@pec.lavoro.gov.itdginnovazione@pec.lavoro.gov.it,  dginnovazione.div1@pec.lavoro.gov.it,  dginnovazione.div2@pec.lavoro.gov.itdginnovazione.div3@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div1@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div2@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div3@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div4@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div5@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div6@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div1@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div2@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div3@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div4@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div5@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div1@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div2@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div3@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div4@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div5@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div6@pec.lavoro.gov.itdginclusione@pec.lavoro.gov.itdginclusione.div1@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione2@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione3@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione4@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione5@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione6@pec.lavoro.gov.itdgimmigrazione@pec.lavoro.gov.itdgimmigrazione.div1@pec.lavoro.gov.itdgimmigrazione.div2@pec.lavoro.gov.itminori.art32@pec.lavoro.gov.itdgimmigrazione.div3@pec.lavoro.gov.itdgterzosettore@pec.lavoro.gov.itdgterzosettore.div1@pec.lavoro.gov.itdgterzosettore.div2@pec.lavoro.gov.itdgterzosettore.div3@pec.lavoro.gov.it,












Lettera a Lavoro&Welfare sulle loro BUFALE sulla Riforma delle pensioni Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato l’8.12 scorso all’Associazione Lavoro&Welfare, di cui è presidente l’ex parlamentare del PD Cesare Damiano. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Lavoro&Welfare sulle loro BUFALE sulla Riforma delle pensioni Fornero.

v

8/12/2019 20:52


Buonasera,

Ho letto la Vostra analisi del Rendiconto sociale dell’INPS 2017 http://www.lavorowelfare.it/wp/wp-content/uploads/2018/12/Rendiconto-sociale-INPS-2017.pdf. Sulla scia di Cesare Damiano, al quale ho già dovuto scrivere SETTE volte, Lettera n. 7 all’On. Cesare Damiano sulle sue ennesime fake news sulle pensioni http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-n-7-allon-cesare-damiano-sulle.html, è un cumulo di fake news sulla riforma delle pensioni Fornero. Ho anche controllato che Voi siete stati uno delle centinaia di destinatari anche della mia Lettera al CIV sul Rendiconto sociale 2017, che anch’esso disinforma (ma almeno l’ha fatto per ignoranza della normativa).

Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017

E la Vostra sarebbe un’associazione di formazione e informazione sulla previdenza?

Ardisco pensare, essendo il compagno Cesare Damiano il Vostro presidente, che non farete un’ERRATA CORRIGE e continuerete a nascondere la Riforma SACCONI, attribuendo le sue misure alla Riforma Fornero.

Distinti saluti,

V.



**********





Lettera a Regina Krieger e Frank Wiebe di Handelsblatt sui pregiudizi verso l’Italia, l’ignoranza dei dati e i furbi stupidi o intelligenti



Lettera a Regina Krieger e Frank Wiebe di Handelsblatt dopo la loro intervista al Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco

martedì 10 dicembre 2019 - 15:47


ALLA SIGNORA REGINA KRIEGER E AL SIGNOR FRANK WIEBE

CC: PdR, Presidenti Senato e Camera, PdC Conte, Cancelliera Merkel, Governatore Ignazio Visco, Direttore Handelsblatt, Parlamentari italiani ed europei, Commissione Europea, Media, Altri


Egregi Signora Regina Krieger e Signor Frank Wiebe,

Mi permetto di fare alcune osservazioni – da cittadino europeo - alla Vostra lunga ed equilibrata intervista (de) al Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, scusandomi della lunghezza.

1. L’Italia ha vari difetti, che anche io critico severamente: una Pubblica Amministrazione inefficiente, una classe dirigente non sempre adeguata, un livello etico insufficiente in una quota non trascurabile della popolazione e che riceve scarsa sanzione sociale e spesso civile e penale a causa dell’inefficienza dell’apparato giudiziario, il fardello del Sud, molto poco e male affrontato: in Germania Est, con 1.250-1.500 miliardi nel periodo 1991-2003, sono stati spesi in 15 anni – pari a 96-115 miliardi annui - dieci volte tanto di quanto è stato speso in 40 anni per l’Italia del Sud – 145 miliardi, pari a 3,6 miliardi annui (Gian Antonio Stella, “Lo spreco”), con un utilizzo soltanto parziale dei finanziamenti europei anche per la difficoltà di copertura, dati i vincoli UE, del 50% di quota nazionale, l’allogazione inefficiente, sprechi e malversazioni delle risorse. Ma temo che sia anche vittima sia di pregiudizisia di ignoranza dei datiin particolare dei disinformatissimi Tedeschi tenuti nell’ignoranza dai loro dirigenti e dai loro media, sia di un doppio standard nell’applicazione delle regole da parte della Commissione Europea a trazione tedesca (peraltro, attestato dalla Corte dei Conti UE relativamente ai salvataggi). I pregiudizi contro l’Italia sono alimentati dalla nomea degli Italiani di essere furbi. Ma gli Italiani, a mio parere, sono furbi stupidi, che coltivano una scarsa autostima come popolo e scaricano i loro sensi di colpa su altri Italiani; mentre i Tedeschi e gli Olandesi sono furbi intelligenti, che coltivano un’alta autostima come popolo e scaricano i loro sensi di colpa sugli altri popoli, in particolare sugli Italiani (si veda appresso). Gli Olandesi hanno molte qualità, ma sulla loro furbizia e spregiudicatezza è sufficiente, adesso, richiamare il loro essere un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. E ciò che ne scrive Adam Smith ne “La Ricchezza delle Nazioni” (nel libro IV-Delle colonie), a proposito del loro comportamento sleale e bulimico nei confronti dei Portoghesi, sia nel caso dell’occupazione del Brasile (poi ricacciati dai Portoghesi, arrabbiati per il loro mancato rispetto dell’accordo generoso di spartizione), sia nell’espansione in Asia (in cui riuscirono a cacciare i Portoghesi). Nessuno è perfetto. Neppure gli egoisti e arroganti Tedeschi (per il giudizio di arroganti mi rifaccio a Primo Levi), come essi sanno benissimo intimamente a giudicare dalla loro spietatezza esagerata verso gli altri popoli (l’esagerazione è sempre un indizio infallibile di senso di colpa).

Fatta questa debita premessa, Vi segnalo alcuni dati – ignorati da (quasi) tutti nel mondo, inclusi i Tedeschi, incluso Handelsblatt (si veda il poscritto) - relativi al periodo cruciale della crisi economica (2010-12), particolarmente grave nei ‘Piigs’, utili per comprendere la situazione e i nessi  causali e verificare quanto ho appena affermato sugli egoismi nazionali e sui pregiudizi, in particolare dei Paesi Membri UE del Nord, cominciando dal deficit/Pil per poi passare al debito/Pil.

2. Il Commissario Moscovici ha affermato che le regole UE sono intelligenti e favoriscono la crescita. Le regole sono talmente intelligenti e favoriscono la crescita che lui, quando è stato ministro dell’Economia francese, le ha, analogamente ai suoi colleghi francesi, bellamente violate, complessivamente per 9 anni consecutivi (12 sui 17 dall’introduzione fisica dell’Euro, 2002), con uno sforamento totale del limite del 3% deficit/Pil dal 2007 al 2016 pari a 15 punti percentuali; la Spagna ha sforato anch’essa per 9 anni consecutivi, con uno sforamento totale pari a 40,2 punti percentuali; l’Italia per 3 anni, con uno sforamento totale pari a 4 punti percentuali.

Sulle politiche fiscali divergenti dei Paesi UE, questa tabella dell’EUROSTAT è più eloquente di tante parole:

Tabella n. 4 - EUROSTAT – Deficit/Pil

PAESE

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

Italia

-1,5

-2,7

-5,3

-4,2

-3,5

-2,9

-2,9

-3,0

-2,6

-2,4

Francia

-2,5

-3,2

-7,2

-6,8

-5,1

-4,8

-4,0

-4,0

-3,5

-3,4

Spagna

+2,0

-4,4

-11,0

-9,4

-9,6

-10,4

-6,9

-5,9

-5,1

-4,5

Gran Br.

+0,2

+0,2

-10,7

-9,6

-7,7

-8,3

-5,6

-5,6

-4,4

-3,0

Germania

+0,2

-0,2

-3,2

-4,2

-1,0

-0,1

-0,1

+0,3

+0,7

+0,8

Olanda

+0,2

+0.2

-5,4

-5,0

-4,3

-3,9

-2,4

-2,3

-2,1

+0,4

Grecia

-6,7

-10,2

-15,1

-11,2

-10,3

-8,9

-13,1

-3,7

-5,9

+0,7

Irlanda

+0,3

-7,0

-13,8

-32,1

-12,6

-8,0

-5,7

-3,7

-2,0

-0,6

Portogallo

-3,0

-3,8

-9,8

-11,2

-7,4

-5,7

-4,8

-7,2

-4,4

-2,0

(Fonte: EUROSTAT)

E’, perciò, davvero difficile poter sostenere tranquillamente, come hanno fatto finora la Commissione Europea e il suo staff, imitati dai popoli europei del Nord, che «L’Italia è lo Stato Membro che ha più beneficiato delle clausole di flessibilità previste dal braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita», in presenza dei seguenti dati relativi allo sforamento complessivo del parametro del 3% deficit/Pil nel periodo 2007-2016 che si ricavano dalla tabella: Irlanda 55,2%, per 7 anni; Grecia 54,4%, per 9 anni; Spagna 40,2%, per 9 anni; Portogallo 29,3%, per 8 anni; Francia 15%, per 9 anni; (Gran Bretagna 24,2%, per 7 anni); Italia 4%, per 3 anni. E’, in parte, un altro frutto velenoso del pregiudizio e dello scarso rispetto verso l’Italia, paragonata dal presidente Juncker alla Grecia.

La Francia, assieme alla Germania, lo aveva già violato nel 2003, oltre che nel 2002, per giunta impedendo alla Commissione Prodi di applicare la relativa sanzione. Cioè sono stati più gli anni che l’ha violato che quelli che l’ha rispettato, senza subire alcuna sanzione. Eh, ma si sa, come ha detto il presidente Juncker, la Francia è la Francia (sic!).

3. Ma, si obietta, l’Italia ha un alto debito pubblico. Questa accusa proviene in primo luogo dalla Germania, che come è noto definisce con la stessa parola, schuld, debito e colpa. Forse perché, dal 1800, la Germania ha fatto ben 8 volte default o ristrutturazione del debito (“This Time is Different”, pag. 99, Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart). L’Italia quasi mai, tranne una parziale ristrutturazione del debito dopo la I Guerra Mondiale. Dopo la II Guerra Mondiale, ci ha pensato l’inflazione, ma anche l’Italia (assieme alla Grecia e ad altri 19 Paesi), decise generosamente di condonare il 50% del debito tedesco e di dilazionare il resto in 30 anni, successivamente ulteriormente tagliato. Nel 2012, l’Italia ha regolarmente pagato interessi sul debito pubblico per 86 mld, ora ne paga regolarmente 65 (soltanto per il 5% circa vanno alle famiglie) su un ammontare di debito cresciuto di 500 miliardi (da 1.900 a 2.400, al lordo dei 58 miliardi dei “sostegni” agli altri Paesi UE e di 55 miliardi di “disponibilità liquide del Tesoro”) e – peraltro potendo contare anche su una ricchezza privata netta di 9.000 miliardi - non ha mai chiesto ad altri di pagarli o aiuto per pagarli.

4. Includendo il debito “sotto il tappeto”, il rapporto debito pubblico/Pil della Germania e dell’Olanda (2016), abituali censori dell’Italia ed in particolare del suo debito pubblico, sale, rispettivamente, al 172% e al 173%, poco sotto quello dell’Italia, che si attesta al 180% (con un denominatore, il Pil, che ha subito un calo di 170 miliardi a causa della politica economica prociclica imposta dall’UE).

5. Considerando anche il debito privato (dati OCSE), parametro altrettanto importante del debito pubblico e che andrebbe inserito nei parametri UE, la situazione dell’Italia (172,5 per cento del Pil) è migliore della Spagna (207,9), della Francia (233,9) e, soprattutto, dell’Olanda (261,3), uno dei maggiori censori abituali dell’Italia, in particolare del suo debito pubblico.

6. Il rapporto debito/Pil della Francia è quasi il 100%, ben oltre il limite del 60% del trattato di Maastricht. In valore assoluto è uguale a quello italiano, ma paga la metà in spesa per interessi rispetto al Pil anche grazie al tasso dinteresse molto più basso, potendo beneficiare, fin dallo SME, dello scudo finanziario della Germania, alla quale in cambio fa da chaperon (come si è visto anche dal comportamento inaccettabile del Commissario francese Moscovici). Il debito totale pubblico e privato francese è molto più alto di quello italiano. Ha un disavanzo della bilancia commerciale. Ha una spesa pensionistica fuori controllo, infatti solo ora la sta faticosamente riformando, mentre l’Italia ha fatto, rispettivamente 9 anni e mezzo e 8 anni fa, ben due riforme severe: SACCONI (2010 e 2011), soprattutto, e Fornero (2011), il che, a giudizio della Commissione Europea e perfino di Centri Studi tedeschi, ha reso il debito pubblico italiano il più sostenibile nel lungo periodo.

7. Il mercato finanziario è fatto di investitori e di speculatori. C’è un articolo del Sole 24 ore (il principale giornale economico italiano), che spiega che quando ci sono turbolenze i trader la prima cosa che fanno, appena accendono il computer, vendono BTP, facendo crescere lo spreadNon è estraneo a questo la cacofonia strumentale dei Commissari UE, oltre che dei media italiani (!), strano fenomeno, quest’ultimo, peculiare forse soltanto dell’Italia. Ovviamente senza che la BCE o la Banca d’Italia possano intervenire a calmierare lo spread.

8. Da 28 anni (tranne il 2009, culmine della crisi economica), come conferma la Banca d’Italia dal 2000, l’Italia fa registrare un avanzo primario (entrate meno uscite, esclusa la spesa per interessi), talvolta consistente, in totale (%) maggiore di quello della Germania. Questo vuol dire che il debito pubblico cresce esclusivamente per colpa della spesa per interessi passivi.

9. Ed anche perché l’Italia, che ha un ammontare di debito pubblico più o meno equivalente a quelli francese e tedesco, paga un tasso d’interesse medio doppio di quello francese e triplo di quello tedesco, ingiustificati in base ai fondamentali economici (avanzo primario, sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo periodo, saldo positivo delle partite correnti, debito estero e totale pubblico e privato). E maggiore del tasso di crescita, compresso dalla politica economica restrittiva imposta in piena crisi economica per vari anni dall’UE, il che, in un circolo vizioso, autoalimenta il rapporto debito pubblico/Pil e accresce la sfiducia del mercato finanziario, fomentata ad arte dai creditori, dalle screditate società di rating e dalle critiche urlate dell’UE, della Germania, dell’Olanda, della BCE, dell’OCSE, del FMI, del FT e, purtroppo, anche dei media e dei neo-liberisti italiani, per niente sanamente patriottici, anzi esageratamente e dunque patologicamente antitaliani.

10. Il Governatore Ignazio Visco (Banca d’Italia) ha dichiarato l’anno scorso: “Questo spread che abbiamo è ridicolo perché riflette la paura che il debito non sia ripagato o non sia ripagato ai valori giusti e quindi con una valuta diversa dall’euro. Alcuni lo dicono, alcuni anche ci credono ma è una grande sciocchezza che genera distanza tra il tasso di crescita e il tasso di interesse e dunque mette un limite alla capacità di utilizzare gli investimenti pubblici per fare investimenti”.

11. L’Italia è un contributore netto dell’UE per 4 miliardi annui, per un totale di 60 miliardi nel solo periodo 2000-2014.

12. L’Italia ha contribuito per 60 miliardi – prendendoli a prestito a tassi elevati e che sono inclusi nel debito pubblico - ai vari fondi per aiutare i partner in difficoltà (“Sostegno ai paesi della UEM”), non ha mai preso un € finora e si è dovuta accollare una parte (una trentina di miliardi) dei 140 mld di crediti inesigibili delle banche private francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia (che li aveva ricevuti anche per acquistare auto, sottomarini e carri armati tedeschi). Infatti, il salvataggio delle banche private francesi, tedesche e olandesi (complessivamente centinaia di miliardi, con soldi pubblici) fu addossato, limitatamente alla parte riguardante i debiti greci (2010), su tutti i Paesi dell’Eurozona, prima che nascesse il MES (operativo dal 2012), che ha sostituito due fondi salva-Stati precedenti, ma non i prestiti bilaterali (ad esempio, uno di 10 mld dell’Italia alla Grecia). Addirittura, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ritiene (lo ha dichiarato anche recentemente) che il governo Berlusconi fu defenestrato nel 2011 perché aveva proposto la ripartizione dei crediti in sofferenza verso la Grecia (NPL) non in base alle “quote” Pil+popolazione, come pretendevano la cancelliera Merkel e il presidente Sarkozy (ed hanno poi ottenuto), ma in proporzione alle rispettive esposizioni.

13. Nel 2008 (inizio della crisi), la Francia aveva un rapporto debito/Pil pari al 68,8%, l’Italia al 102,4%. Nel 2018, rispettivamente, 98,4% (+29,6 punti; +43,0%) e 132,2% (+29,8 punti; +29,1%, con un denominatore, il Pil, che ha subito un calo di 170 mld). La Spagna, nel 2008, aveva un rapporto debito/Pil inferiore al 40%, cresciuto nel 2018 a quasi il 100% (+60 punti; +150%).

14. Sulle pensioni, mi permetto di integrare ciò che l’illustre Governatore Visco Vi ha dichiarato, riferendosi unicamente “alla riforma [Fornero, ndr]”. Mostrando – com’è normale – una non completa conoscenza della complessa normativa pensionistica italiana. Che egli palesò anche (da ciò che ha scritto nel suo ultimo libro l’ex direttore de Il Sole 24 ore ed ora de Il Quotidiano del Sud, Roberto Napoletano, anch’egli pochissimo edotto della normativa pensionistica, come tutti), discutendone in sede UE, nel 2011-12, in piena crisi dell’Euro, col ministro dell’Economia svedese Anders Borg: «Intendiamoci: il Salva Italia [il primo decreto legge del Governo Monti, DL 201 del 6.12.2011, ndr] non è una passeggiata, anzi l’esatto contrario, la patrimoniale [si tratta dell’IMU-Imposta municipale propria, che finanzia i servizi comunali, prevista in tutti i Paesi, che il Governo Monti ha soltanto anticipato di due anni, aggravato del 60% per tener conto in parte dell’incremento del valore di mercato rispetto a quello – vecchio - catastale (anche grazie alle infrastrutture e ai servizi pubblici comunali), ed esteso alla casa principale, che iniquamente era stata resa esente anche per i ricchi e i benestanti dal Governo Berlusconi - tranne per le cosiddette case di lusso, le quali però erano appena 74.430 su un totale di 34.435.196[113] (pari ad appena lo 0,2 per cento) -, quando si chiamava ICI-Imposta comunale sugli Immobili, ndr] e la riforma delle pensioni [Fornero, ndr] sono politicamente impegnative e, soprattutto nella previdenza, c’è un salto di qualità assoluto nel merito e nel metodo di governo. Per capirne l’entità, basta chiedere al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, quanto tempo ha dovuto impiegare per convincere il ministro dell’economia svedese Anders Borg – orecchini e capelli a coda di cavallo, in carica dal 2006 al 2014 e a lungo indicato come il miglior ministro dell’economia dopo il tedesco Wolfgang Schäuble – che la riforma delle pensioni non era un annuncio ma un provvedimento già in vigoreNon più ministro, sempre per la cronaca, Borg sarà travolto da una notte folle a base di alcol e sesso. La riforma delle pensioni, come tutti gli italiani sanno bene [no, malissimo, disinformati dai media e dagli esperti, ndr], non era un annuncio ma un provvedimento immediatamente esecutivo: effettivamente il «miracolo montiano» fu quello di fare votare ai parlamentari berlusconiani quella stessa riforma delle pensioni che non vollero mai avallare al loro ministro dell’economia, Giulio Tremonti, e neppure al loro presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Ancora di più farla votare dai parlamentari del PD in modo compatto.» (“Il cigno nero e il cavaliere bianco”, posizione kindle: 955).

Osservo, fornendo i riferimenti normativi, anche a beneficio, tramite Voi, degli Europei del Nord che giudicavano e giudicano l’Italia in base a informazioni false, provenienti anche – e soprattutto - dall’Italia, che l’Italia, pur non facendo parte dei Paesi sottoposti ai programmi di aggiustamento, quali Grecia, Irlanda, Spagna, Cipro e Portogallo, è stato l’unico Paese UE ad aver avuto, nell’arco di appena due anni, non una ma ben due severe riforme pensionisticheSACCONI (2010 e 2011) e Fornero (2011), che facevano seguito ad altre cinque riforme delle pensioni dal 1992 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi-Maroni, 2004; e Prodi-Damiano, 2007). Ma contrariamente a ciò che pensano 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti e i docenti universitari, oltre all’estero (inclusi OCSE e FMI), la Riforma Berlusconi-Sacconi (DL 78 del 31.05.2010, Legge 122/2010, art. 12, DL 98 del 6.07.2011, L. 111/2011, art. 18, e DL 138 del 13.08.2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23) – misconosciuta da quasi tutti – non soltanto esiste e la precede di un anno e mezzo, ma è molto più severa della Riforma Monti-Fornero (DL 201 del 6.12.2011, L. 214/2011, art. 24), (i) sia in termini di allungamento dell’età di pensionamento:

- pensionamento di vecchiaia, da 65 a 66 anni dall’1.1.2011 per i lavoratori dipendenti maschi e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi maschi, tramite la cosiddetta “finestra” (differimento della erogazione), di 12 mesi o di 18 mesi (DL 78/2010, art. 12, commi 1 e 2, DL 98/2011, art. 18, comma 22-ter, DL 138/2011, art. 1, comma 21); da 60 a 65 anni + “finestra” di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti pubbliche (DL 78/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies); da 60 a 65 anni + “finestra” di 12 o 18 mesi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento alla speranza di vita) per le donne private (DL 98/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, art. 1, comma 20); e a 67 anni dall’1.1.2019 per tutti (grazie all’aggancio alla speranza di vita, DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato dal DL 98/2011, art. 18, comma 4), benchmark in UE. Vale a dire prima della Germania (che vi arriverà nel 2029), che l’ha ridotta a 63 anni nel 2014 per chi ha un’anzianità contributiva di 45 anni, e molto prima della Francia, dove è a 62 anni e la riforma delle pensioni la si sta faticosamente approvando soltanto ora (fine 2019). Alla quale Francia però nessuno chiede e chiedeva nulla, anzi M. Sarkozy, nel 2011, aiutato da Frau Merkel, scaricava i suoi sensi di colpa, a causa della sua lunga coda di paglia, sull’Italia e in particolare sul non immacolato Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La riforma Fornero ha soltanto accelerato, gradualmente entro il 2018, l’allineamento da 60 a 65 anni delle donne private a tutti gli altri, già regolati dalla riforma Sacconi, e ridotto di 6 mesi (da 18 a 12) la “finestra” Sacconi per gli autonomi, che – come per gli altri - viene inglobata nell’età base, portandola a 66 anni (DL 201/2011, art. 24, commi 6 e 7), aumento che viene attribuito a Fornero;

- pensionamento anticipato, 41 anni (41 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi) dall’1.1.2011, + 1 mese dall’1.1.2012, + 1 mese dall’1.1.2013, + 1 mese dall’1.1.2014 (arrivando a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti e a 41 anni e 9 mesi per gli autonomi); ora (2019) 43 anni e 1 mese grazie alla riforma Fornero e all’ultima modifica legislativa del 2018, anziché 43 anni e 3 mesi previsto dalla Riforma Fornero per gli uomini, un anno in meno per le donne;

(ii) sia in termini di risparmio di spesa stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato al 2060: dei 1.000 miliardi stimati dalle quattro riforme dal 2004, meno di 1/3 è dovuto alla Riforma Fornero; la grandissima parte dei 2/3 è grazie alla Riforma Sacconi.

15. Anche il grosso (l’81%) della pesantissima stretta fiscale chiesta (di fatto imposta) all’Italia dall’UE (Commissione, Barroso II; Consiglio, Van Rompuy, Merkel e Sarkozy; e BCE, Trichet-Draghi, per quest’ultima si veda la sua famosa e irrituale lettera del 5.08.2011 al Governo Italiano (e al Governo spagnolo, il cui premier Zapatero, però, la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza soltanto due anni dopo), in violazione – a mio avviso - dell’art. 7-Indipendenza del proprio statuto derivato dai Trattati UE, poiché l’indipendenza della BCE dagli Stati UE non può non essere almeno reciproca, altrimenti si avrebbe la prevalenza di un organo tecnico e strumentale alla missione dell’UE, fissata nel preambolo e nel fondamentale art. 3 del TUE, su organi politici democraticamente eletti), contrariamente all’opinione generale (ormai mondiale), fu realizzato non dal Governo Monti ma dal Governo Berlusconi. Per giunta distribuito in maniera scandalosamente iniqua poiché le ridotte misure sui ricchi, unico Paese in UE (il contributo di solidarietà varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni) – forse congegnate apposta male, come si disse allora: bastava vararli assieme - sono state poi dichiarate illegittime dalla Corte Cost., mentre si colpirono crudelmente perfino i poveri, tagliando di ben l’87% il miliardo e 134 milioni di spesa sociale loro destinata.

La netta prevalenza dei provvedimenti del Governo Berlusconi si evince facilmente dalla sintesi dei valori delle manovre finanziarie correttive (a valere per il quadriennio successivo 2011-14):

Riepilogo delle manovre finanziarie correttive XVI legislatura 2008-2013 (valori cumulati)

- Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%)

- Governo Monti 63,2 mld (19,2%)

Totale 329,5 mld (100,0%)

(Fonte: Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto, su dati delle relazioni tecniche delle leggi o del Servizio Studi del Parlamento).

E la gran parte di esse fu varata dopo la crisi del debito pubblico della Grecia (2010), gestita malissimo – secondo il Prof. Romano Prodi, ex Presidente della Commissione Europea - per colpa soprattutto della Germania, che è il Paese che trae i maggiori benefici dall’attuale assetto monco UE/Euro: sia per non averla prevenuta«La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti» da Schröder e Chirac, sia per come la si è affrontata«Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più»):

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre finanziarie correttive 2010÷2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010[95], DL 98/2011[97] e DL 138/2011[98]; Governo Monti: DL 201/2011[124] e DL 95/2012[125] (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

     732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

     209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

     603

         16

      27

      646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

    36

14.971

74.189

    100.633

83.254

     273.083

100,0

%

-

5,5

27,2

36,9

30,5

100,0


    *Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

    (Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato).

Nota bene: le misure strutturali, cioè permanenti, valgono tuttora.

Dalle cifre suesposte si ricava facilmente che il PdC Berlusconi, contrariamente alla vulgata diffusa dal potentissimo sistema (dis)informativo berlusconiano e del Centrodestra, ubbidì quasi in tutto all’UE (il “quasi” riguarda in particolare il completamento della riforma delle pensioni chiesto dalla BCE nella predetta lettera, limitato alle pensioni di anzianità (o anticipate) e alle donne del settore privato, e dipese dal veto, per ragioni elettorali, del ministro leghista Umberto Bossi). Ma ciononostante, al termine di un golpe sui generis iniziato nell’estate 2011 (poco dopo la comunicazione del 26 luglio - improvvisa, parziale e di fatto manipolatoria del mercato - della vendita al 30.06.2011 di 7 miliardi di titoli di Stato italiani da parte della Deutsche Bank, degli 8 che possedeva l’1.1.2011, ma già in luglio risaliti a 3 mld), si dice su input di Merkel e Sarkozy fin dal loro incontro di Deauville di fine 2010, e sotto l’attacco della speculazione finanziaria, lasciata libera di operare, che aveva portato lo spread BTP-Bund ad un picco di 574 p.b. in novembre, fu defenestrato ugualmente. E sostituito dal Governo Monti, appoggiato anche da Berlusconi.

16. Infine, l’Italia, che ha subìto una doppia recessione a causa della politica economica restrittiva e prociclica imposta dall’UE, con una perdita del 10% del Pil, mentre la Francia e la Spagna hanno potuto attuare per un decennio una politica economica anticiclica, non chiede di sforare il limite del 3%, ma una diversa applicazione della formula del deficit strutturale (output gap), che giudica “naturale”, non inflazionistico, per l’Italia un tasso di disoccupazione del 10-11% (!!!) e che è ritenuta inaffidabile dalla stessa Commissione (2013) e dalla BCE, oltre che da decine di studiosi, anche neo-liberisti, e che è diversa e più prociclica della medesima regola utilizzata da OCSE e FMI. Ma la Commissione, influenzata dalla Germania, – anziché revisionarla o sostituirla – ha continuato e continua ad applicare la sua: errata, ascientifica, discrezionale e prociclica. Alimentando l’avversione verso l’Unione Europea, perfino negli europeisti come me, e il populismo. Che è favorito anche dalla cattiva abitudine, su impulso tedesco e dei suoi satelliti, di preferire i trattati intergovernativi (fiscal compact, MES), in un’ottica confederale, con un ruolo preponderante della tecnostruttura, più facilmente “controllabile” dalla Germania, a quelli sovranazionali, con una prospettiva federale e un ruolo preponderante del Parlamento. Quos vult Iupiter perdere dementat prius (a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione). E voi Tedeschi – pare - covate in seno da molto tempo questa malefica e distruttiva pulsione.

Distinti saluti,

V.

PS: E’ davvero sorprendente notare che io, semplice pensionando nel 2010 e mero osservatore attento e assiduo da allora, faccio parte delle pochissime decine di persone su 60 milioni (quasi tutte funzionari nel 2011 - non quelli attuali, anch’essi talvolta carenti - del Parlamento, del Governo, della Banca d’Italia) che conoscono bene i dati delle manovre finanziarie della XVI legislatura e, ma non tutti, le norme delle pensioni. Si veda il grave errore del pensionamento a 67 anni nel 2026 in luogo di 2021 (poi in effetti ci si è arrivati nel 2019) nella prima lettera del 26 ottobre 2011 di chiarimenti del Governo Berlusconi alla Commissione Europea, redatta sotto la supervisione del ministro berlusconiano Renato Brunetta («Grazie al meccanismo di aggancio dell’età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.»). [Errore da me segnalato inutilmente ai principali media, che l’avevano riportato pari pari, a partire dall’ANSA[275] in data 12/11/2011 20:36, alla quale chiesi di emettere un comunicato, e ad alcuni politici della maggioranza parlamentare,[276] ndr].  Poi corretto nella seconda lettera di chiarimenti dell’11 novembre, ma la Commissione (Olli Rehn) aveva già chiesto altre riforme e una manovra aggiuntiva, dopo le due pesantissime dell’estate precedente per 82+65=147 miliardi cumulati!). Tutti gli altri (prima che io inviassi un centinaio di lettere “circolari” a migliaia di destinatari), sia in Italia che all’estero, inclusi gli economisti, i docenti universitari, l’FMI, i media italiani ed esteri, anche famosi, come FTThe EconomistLe MondeHandelsblatt e perfino un premio Nobel di Economia sul NYT, sono rimasti vittime del potentissimo apparato (dis)informativo berlusconiano. Un vero caso di scuola. Allora, ho recentemente traslato tutta la mia conoscenza politico-economica di quel periodo nel saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”, dal quale ho ricavato i dati e le tabelle (avviso che l’unica recensione - negativa - del saggio è di un lettore… illetterato, che non ha né acquistato né letto il libro e, pur trovando interessante il contenuto, ne ha criticato lo stile (!)).

 

 

**********

 

https://vincesko.blogspot.com/2019/12/lettera-regina-krieger-e-frank-wiebe-di.html  

 

 


Lettera al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti sulle sue false notizie sulla Riforma delle pensioni Fornero





Pubblico, con un notevole ritardo, la lettera che inviai oltre due anni fa, tramite il sito del Ministero, al Ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Giuliano Poletti, dopo aver ascoltato una sua intervista a Repubblica. In essa dimostrò che anch’egli era una delle vittime della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, che lo accomuna ad altri 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, oltre all’estero.



Intervista al ministro Poletti: DISINFORMAZIONE sulle pensioni

v

19/7/2017 11:29


Buongiorno,

Vi trasmetto l’e-mail che ho appena inviato al ministro Poletti, tramite il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

A: Sig. Ministro Poletti

p.c. Quotidiano “la Repubblica”



A: Sig. Ministro Poletti

p.c. Quotidiano “la Repubblica”


Egr. Sig. Ministro Poletti,

Dopo aver letto l’articolo sulla Sua intervista a Repubblica tv [18.7.2017 http://www.repubblica.it/economia/2017/07/18/news/poletti_videoforum_repubblica_tv-171051913/], constato che neppure Lei, forse fuorviato dalla propaganda e dalla DISINFORMAZIONE berlusconiana-sacconiana-salviniana e dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, conosce bene le leggi pensionistiche e sa chi ha fatto che cosa in tema di pensioni.

Per riparare, faccio un riepilogo sintetico di cose che ho già dovuto scrivere, negli ultimi anni, decine di volte, perfino all’INPS (vedi, ad esempio, Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html).


Riforme delle pensioni

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).


Sacconi, non Fornero

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021 (poi, 2018);

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero[1] – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, cioè dal 2021 [rectius: 2022, ho in corso – come semplice cittadino informato - un’interlocuzione col Ministero del Lavoro e degli Affari sociali per far correggere l’errata interpretazione della norma della Riforma Fornero, DL 201/2011, art. 24, comma 13, relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, e della norma della Riforma Sacconi, DL 78/2010, art. 12, comma 12-ter, relativa allesclusione dal suo calcolo delle diminuzioni della speranza di vita, nel decreto direttoriale emanato dal Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza], in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 – notizia recente - già nel 2019.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni (ivi le prove documentali)


“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Goebbels).

Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento mastodontico iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che secondo (quasi) tutti sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63); o agli obiettivi della BCE, che secondo quasi tutti sarebbe uno soltanto (la stabilità dei prezzi), mentre in effetti sono due, come attesta già chiarissimamente fin dal titolo l’art. 2-Obiettivi dello Statuto BCE? I quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, la quale, nella sua legge (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che da bravo furbacchione fa da anni lo gnorri e anziché denunciare il plagio lo asseconda) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default, prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il bugiardo finto smemorato che votò assieme al suo partito la riforma Sacconi [rectius: si era dimesso nel 2009 da parlamentare italiano, scegliendo l’incarico di parlamentare europeo].

Gliel’ho anche scritto, alla Prof.ssa Fornero (oltre che al Prof. Monti).

Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


[1] DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.


Mi auguro di esserLe stato utile.

Cordiali saluti

V.




Poletti critica l'austerità della Fornero e promette: "Ape volontaria dai primi di settembre"

Il ministro del Lavoro interviene al videoforum di Repubblica Tv sui meccanismi di innalzamento dell'età per la pensione e sulla situazione dei giovani. "Studiamo un taglio stabile del cuneo contributivo"

18 luglio 2017


Articoli Correlati

Via dal lavoro a 70 anni e con assegni da fame: ecco perché il governo studia la pensione minima per i giovani

Via dal lavoro a 70 anni e con assegni da fame: ecco perché il governo studia la pensione minima per i giovani

MILANO - "Doveva esserci più gradualità" nel modificare i criteri di accesso alla pensione. La riforma Fornero che "ha innalzato seccamente, di 5 anni, l'età del pensionamento" e legato le prossime età del ritiro dal lavoro alla speranza di vita finisce nel mirino del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, durante il videoforum di Repubblica Tv condotto da Massimo Giannini. Un intervento per rispondere alle domande dei lettori sui temi più caldi del momento per il sistema di welfare e previdenziale italiano: aumento dell'età per il ritiro dal lavoro, pensioni e disoccupazione dei giovani, lotta alla povertà. Poletti ha ricordato che ai tempi della crisi dello spread l'Italia doveva dare un segnale all'Europa sull'equlibrio di bilancio, ma per come è stato concepito il sistema previdenziale il risultato è stato di "chiudere la porta ai giovani". "Considero sbagliate" le politiche di austerità della legge Fornero, rivendicando di esser stato "di sinistra in passato e di continuare ad esserlo". Sempre in tema di pensioni, il ministro ha dato una data per avere finalmente a disposizione l'Ape volontario: "I primi giorni di settembre".

Pensioni, Poletti: ''Sbagliata l'austerità, la riforma Fornero andava fatta in maniera diversa''

https://youtu.be/k7Qhwaj6a-4 

LEGGI. Italia da record per i giovani che non studiano né lavorano

L'intervento del ministro è arrivato proprio all'indomani dell'emergere di un piano del governo per garantire una pensione minima da 650 euro ai giovani, dal 2030, per parare i colpi di un 
sistema che penalizzerà assai i lavoratori instabili, con una storia contributiva molto irregolare e prospettive di carriera limitate. Sul tavolo, negli ultimi giorni, c'è anche il grande capitolo del progressivo innalzamento dell'età pensionabile, legato al progredire della speranza di vita per il meccanismo messo a punto da ultima dalla riforma Fornero. Un automatismo che ora in molti chiedono di ritoccare (soprattutto attraverso la proposta bipartisan Sacconi-Damiano) per tenere conto delle diverse speranze di vita che caratterizzano le zone d'Italia e la tipologia di lavoro svolto: in sintesi, il primo obiettivo è disinnescare l'innalzamento a quota 67 anni per il ritiro dal lavoro - previsto nel 2019 - che avrebbe un costo di 1,2 miliardi.

Poletti: ''Lavoro, allo studio taglio stabile del cuneo contributivo''

DIAMANTI. Nelle parole dei giovani non c'è posto per la speranza

Poletti ha poi difeso il Jobs Act, sciorinando i dati sugli occupati recuperati rispetto al picco della crisi. Ma all'obiezione - suffragata dai numeri più recenti - che a spingere il lavoro siano stati gli sgravi sui nuovi assunti più che la riforma del lavoro e che siano cresciuti invece i licenziamenti, il ministro ha ribattuto che quest'ultima dinamica è stata legata più che altro alle modifiche delle procedure per le dimissioni. "Oggi il mercato del lavoro è migliorato", ha sintetizzato rivendicando di aver "abolito i co.co.pro. e i finti lavoratori autonomi", che ora sono "contratti a tempo determinato o indeterminato: se facessimo un bilancio complessivo di tutte le forme di lavoro, possiamo concludere che oggi è meglio di ieri".

Occupazione giovanile, Poletti: ''Dati ancora negativi ma siamo sulla strada giusta''

Finite le vecchie forme di decontribuzione, Poletti ha promesso un "investimento sull'occupazione dei giovani, lavorando su formazione e accompagnamento al lavoro". Servono poi "incentivi ai salari di produttività" per rilanciare la competitività delle imprese. Uno dei target del governo per i giovani è, sul fronte del cuneo fiscale, "abbassarlo perché a un'impresa convenga assumere un giovane ma soprattutto stiamo pensando a come renderlo definitivo, così che il lavoro stabile costi stabilmente meno di quello precario".

Tema sul quale hanno insistito molte domande dei lettori è stato la partenza dell'Ape volontaria, che il ministro del Lavoro ha ricordato essere un tema in mano al Tesoro visto il coinvolgimento di banche e assicurazioni. "Considero che nei primi giorni di settembre potremo usare l'Ape volontaria".

Sulle misure per la povertà Poletti ha sottolineato come il Reddito di inclusione, ancora limitato nei numeri, è importante "perché crea una struttura che si affianca a coloro che hanno bisogno di entrare nel mondo del lavoro perché non sia più dipendente da un reddito di inclusione". Sarà un "lavoro che ha bisogno di tempo: se vogliamo prenderci carico di queste persone, dobbiamo rafforzare i servizi e a questo abbiamo dedicato 300 milioni di euro. Con le risorse che abbiamo per questi anni, facciamo partire la struttura. Poi sarà necessario incrementare le risorse".



**********









Lettera a Pieremilio Gadda del Corriere della Sera sulle sue false notizie sulle pensioni


 


Pubblico la lettera che ho inviato in data 12 novembre scorso a Pieremilio Gadda, direttore di We Wealth, società di servizi nel settore della gestione patrimoniale, e collaboratore del Corriere della Sera. Finora non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Pieremilio Gadda sulle sue false notizie sulle pensioni

v

12/11/2019 00:21


ALLA C.A. DEL DOTT. PIEREMILIO GADDA

CC SEN. MAURIZIO SACCONI, PROF.SSA ELSA FORNERO, DOTT. ENRICO MARRO, PROGETICA, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Gadda,

Traggo dal Suo articolo di oggi sul Corriere della Sera Pensione, quanto dovremo lavorare per andarci: se hai 30 anni fino a 72

“Vale la pena ricordare che, dopo gli scatti effettuati nel 2016 e nel 2019, le regole prevedono un adeguamento ogni due anni, agganciato all’aumento della longevità, da quantificare tramite apposito decreto, che sarà emanato a breve.”

E aggiunge una tabella che espone “Quanto verranno adeguati i requisiti nel 2021”.

No, l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla riforma SACCONI nel 2009 (L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis) e stabilito con cadenza triennale, è stato reso biennale dalla riforma Fornero, a decorrere dal 2022. Almeno stando ad una semplice lettura della norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13): “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalità previste dall'articolo 12 della legge n. 122/2010.”

Quindi, non dopo quello del 2019, ma successivi a quello [triennale] del 2019.

La norma è così chiara e l’errore è così evidente, che stentavo a credere che TUTTI, inclusi i docenti, lo commettessero, per cui pensai di segnalarlo a un giornalista esperto di pensioni col quale avevo già avuto un’interlocuzione: Enrico Marro del Corriere. Il quale, ovviamente, concordò con la mia interpretazione.

Dopodiché, decisi di scrivere una prima lettera, in febbraio 2018, e poi una seconda lettera alla Ragioneria Generale dello Stato, ampliata su altre errate interpretazioni, in ottobre 2018.

L’errore nasce probabilmente dalla relazione tecnica del decreto «Salva-Italia», DL 201/2011. Tale relazione – quasi impossibile da trovare - contiene una evidente contraddizione tra quanto scrive nel testo (l’adeguamento del 2019 è triennale, e quindi l’adeguamento biennale decorre dal 2022) e quanto riporta nella tabella a pag. 42, che fa decorrere l’adeguamento biennale dal 2021.

Successivamente, tutti si sono adeguati a questa interpretazione errata. Anche l’INPS. Anche il Parlamento in varie leggi. Per cui ho inviato le mie due lettere p.c. anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato quelle leggi.

In data 5 marzo 2019, mi è pervenuta la graditissima risposta del Segretariato Generale del Quirinale, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Pubblico, qui di seguito, la mia replica, nella quale ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.

Per inciso, non è affatto superfluo precisare che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni (e oltre) è dovuto esclusivamente alla riforma SACCONI.

Purtroppo, anche in questi casi la professoressa Elsa Fornero, alla quale ho tramesso le mie decine di lettere “circolari” per conoscenza (come si vede, anche la presente), è stata sostanzialmente reticente. Alimentando la sopravvalutazione della sua riforma e la damnatio memoriae della ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.


PS: Il pensionamento anticipato (ex anzianità) prescinde dall’età anagrafica. Il pensionamento contributivo a 64 anni è un’eccezione. Il minimo di 20 anni di contributi vale per tutti, sia per il pensionamento retributivo (stabilito dalla riforma Amato del 1992), sia per il pensionamento anticipato (stabilito dalla riforma Fornero), salvo, in questo secondo caso, che si abbiano 71 anni (dall’1.1.2019), agganciato all’aspettativa di vita, nel qual caso vale il minimo precedente di 5 anni (stabilito dalla riforma Maroni del 2004).

(( 15-bis. In via eccezionale per i lavoratori dipendenti del settore privato le cui pensioni sono liquidate a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima: ))

    ((  a) i lavoratori che abbiano maturato un'anzianita' contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell'entrata in vigore del presente decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012 ai sensi della Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, possono conseguire il trattamento della pensione anticipata al compimento di un' eta' anagrafica non inferiore a 64 anni; ))

    ((  b) le lavoratrici possono conseguire il trattamento di vecchiaia oltre che, se piu' favorevole, ai sensi del comma 6, lettera a), con un'eta' anagrafica non inferiore a 64 anni qualora maturino entro il 31 dicembre 2012 un'anzianita' contributiva di almeno 20 anni e alla medesima data conseguano un'eta' anagrafica di almeno 60 anni di eta'. ))



**********





Terza risposta della Direzione Generale Affari economici della Commissione Europea




Nello scorso mese di giugno inviai una lunga Lettera alla Commissaria europea Margrethe Vestager sui pregiudizi sull’Italia [o 2]. Alla quale è seguita la risposta della Direzione Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, anche per conto della Commissaria Vestager [o 2] e la mia replica [1 o 2]. E poi la seconda risposta della DG Affari Economici [1 o 2] e la mia seconda replica [1 o 2]. Oggi, con un po’ di ritardo perché sono stato impegnato a revisionare il mio saggio e con altre lettere che via via pubblicherò qua, pubblico la terza risposta della DG Affari economici, alla quale ho deciso di non replicare.


Bruxelles, 8 ottobre 2019

ECFIN.DDG1.G.3/AM

Egregio signor V.,

Le scrivo in risposta alla sua lettera inviata lo scorso 9 settembre.

Riguardo il suo primo punto, non è corretto parlare di “Diktat UE”. Come evidenziato nella mia prima risposta, le regole fiscali europee sono il risultato di un lungo processo, che ha coinvolto tutti gli Stati Membri e il Parlamento Europeo nel suo ruolo di co-legislatore. L’Italia non solo ne ha sottoscritto gli esiti, ma è stata parte attiva durante tutto il processo. L’applicazione delle regole è stata a sua volta un processo inclusivo in cui si è fatto uso di tutti i margini di flessibilità previsti per tenere conto delle peculiarità della situazione dell’Italia. Seppure le regole fiscali esistenti sono certamente migliorabili, e come già accennavo un processo di revisione è in corso, non è possibile polarizzare un’opposizione “Italia-UE”, dal momento che il contesto normativo e le decisioni assunte a livello europeo sono il frutto di un processo collettivo di cui l’Italia fa parte.

Sono d’accordo con Lei che l’alto livello dei tassi di interesse sui titoli sovrani italiani degli ultimi anni, e in particolare il picco registrato nei 12 mesi a cavallo tra 2018 e 2019, non sono giustificati solo sulla base dei fondamentali macroeconomici del paese. L’economia italiana, come spesso evidenziato nei rapporti della Commissione, è certamente solida, nonostante alcune debolezze strutturali e gli effetti negativi della crisi economica. Tra gli indicatori rilevanti figurano il saldo commerciale positivo e il basso livello del debito privato, da Lei menzionato nella sua lettera di giugno. Ciononostante, l’elevato livello di debito pubblico insieme alla persistente bassa crescita dell’economia si riflettono in un’alta sensibilità degli investitori. In questo senso, una politica fiscale prudente unita a un ambizioso programma di riforme contribuirebbe a ridurre i tassi d’interesse, alleviando la pressione sulle finanze pubbliche in un circolo virtuoso. Naturalmente, come Lei rileva, una comunicazione istituzionale accorta è a sua volta importante per preservare la fiducia degli investitori, soprattutto per quanto riguarda questioni cruciali quanto l’appartenenza dell’Italia all’unione monetaria.

La definizione di spesa pubblica per pensioni in Italia è la stessa utilizzata a livello europeo, e in particolare nell’ambito del gruppo di lavoro sugli effetti dell’invecchiamento demografico costituito presso il Comitato di politica economica del Consiglio. Detto ciò, è certamente vero che l’alta spesa pensionistica in Italia ha tradizionalmente supplito a una carenza di trasferimenti e sostegni sociali di altro tipo, così come è vero che le riforme del sistema pensionistico introdotte negli ultimi anni ne hanno notevolmente migliorato la sostenibilità di medio e lungo periodo. Ciononostante, non va a benefìcio della crescita economica il fatto che, in proporzione alla spesa pubblica totale, la porzione di spesa pensionistica abbia continuato a salire negli ultimi anni, mentre altre voci di spesa più orientate al futuro, come l’istruzione e la ricerca, sono diminuite.

Riguardo la sua gentile proposta di inviarmi il suo libro in omaggio, La ringrazio e confermo che l’indirizzo postale ed e-mail da Lei indicato è corretto.

Vorrei anche informarla che questa risposta esaurisce il nostro scambio su questi argomenti.

Con i migliori saluti.

Alienor MARGERIT

La Capounità



**********






Sfoglia novembre        gennaio
temi della settimana

ue bersani crisi economica pensioni berlusconi fake news germania pd banca d'italia sviluppo intellettuale imposta patrimoniale curiosita' sessuali renzi governo monti bce sessualità commissione europea riforma delle pensioni fornero italia economia



ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


links


archivio

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0