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Lettera: Le BUFALE di Giovanni Floris (di tutti i media) e di Elsa Fornero sulla Riforma delle pensioni Fornero




Lettera: Le BUFALE di Giovanni Floris (di tutti i media) e di Elsa Fornero sulla Riforma delle pensioni Fornero

venerdì 21 febbraio 2020 - 23:35



ALLA C.A. DEL DOTT. GIOVANNI FLORIS E DELLA PROF. ELSA FORNERO

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA


Egr. dottor Giovanni Floris,

Le scrivo di nuovo per manifestarLe la mia sorpresa.

Io non guardo la tv, ma ho ricevuto sul mio telefono cellulare la selezione stampa di Google, dalla quale ho appreso dell’ennesima manifestazione della reticenza della professoressa Elsa Fornero sulle pensioni. Mi riferisco alla trasmissione Dimartedì del 18 febbraio scorso,[1] nel corso della quale Marta Collot, esponente di Potere Operaio, ha incolpato con una certa veemenza Elsa Fornero di mandare le persone in pensione a 67 anni.

[1] Lo scontro tra Elsa Fornero e Marta Collot: "Lei risponde per slogan che non hanno contenuto"

18/02/2020

Che è una BUFALA ormai mondiale. La professoressa Fornero, anziché fare chiarezza sulla paternità della decisione dei 67 anni, è stata come al solito reticente, avallando col suo silenzio la BUFALA e autoincolpandosi. Come fa da 8 anni, fin dal suo pianto melodrammatico nel 2011, tranne rarissime eccezioni: che io sappia forse una, sulla piccola emittente Radio Montecarlo, subito stigmatizzata dal potente sistema disinformativo berlusconiano e del Centrodestra.[2]

[2] Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco de Il Giornale sulle loro fake news sulle pensioni (24/6/18)


1. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi

La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per:

- l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato; e

- la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne).[3]

[3] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della sentenza del 2008 della Corte di Giustizia UE;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi – 8 o 14 mesi – e Damiano – 4 mesi in media – con le «finestre») è solo formale.

La mancata esplicitazione del legame tra i due commi (abolizione della “finestra” e sua incorporazione nell’età base) ha ingannato (quasi) tutti.


2. L’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

Anche relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi, un anno e sette mesi alla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi); dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi, 7 mesi dalla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per le autonome).[4]

[2] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi); DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014); l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotta a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero.


3. Il metodo contributivo è stato introdotto dalla Riforma Dini (L. 335/1995)

Questa è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero, anche talvolta da Elsa Fornero stessa, come nel suo libro del 2018, poiché – si dice - avrebbe salvato i conti pensionistici. In realtà, tale misura ha soltanto esteso il metodo contributivo a quelli che ne erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Misura che ha realizzato un risparmio molto esiguo: appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.[5]

[5] Valga a confermarlo il risparmio di appena 200 milioni a regime stimato dalla relazione tecnica del DL 201/2011 (“salva-Italia”) per tale misura, quantificato dalla Relazione tecnica, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero e destinato ad azzerarsi a brevissimo.

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).» (Relazione tecnica, pag. 46).


4. Responsabilità primaria della professoressa Elsa Fornero e del Sen. Maurizio Sacconi nella DISINFORMAZIONE mondiale sulle pensioni italiane

Debbo aggiungere (i) che non è casuale che tutti ritengono che l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e poi a 67, e anticipata a 41 anni e 3 mesi sia stato deciso dalla Riforma Fornero; e (ii) ribadire che la causa della DISINFORMAZIONE generale è in primo luogo della professoressa Fornero, e per la formulazione poco chiara, omissiva e tendente al plagio delle sue norme,[6] fin dall’indicazione degli obiettivi della sua riforma e dall’uso improprio del verbo “confermare” (una legge ordinaria pienamente in vigore – Sacconi - non ha affatto bisogno di essere confermata da un’altra legge ordinaria - Fornero), e, successivamente, con la sua reticenza, le millanta volte che comunica attraverso i media, da ultimo a Dimartedì;[1] sia dell’ex senatore Maurizio Sacconi, con la sua reticenza (o peggio) sulla paternità delle sue misure. Con l’ausilio di altri famosi esperti previdenziali e di UPB,[7] di tutti i media,[8] dell’Accademia,[9] di RGS,[10] citata come fonte attendibile da Davide Colombo del Sole 24 Ore,[11] il quale ripete gli stessi errori, e talvolta dell’INPS (che poi forse ne cancella le prove).[12]

[6] Legge 22.12.2011, n. 214, art. 24

[7] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero http://vincesko.blogspot.com/2017/12/pensioni-la-congiura-del-silenzio-di.html

NB: All’interno, alla nota 1, c’è una serie di articoli di giornale sugli effetti notevoli della Riforma Sacconi. Successivamente, tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012, alimentano le BUFALE sulla Riforma Fornero.

[8] Uno tra tutti (all’interno è citato l’esperto famoso n. 8).

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-le-bufale-del-corriere-della.html 

[9] Uno tra i tanti.

Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-le-bufale-di-unibocconi-il.html

[10] NADEF 2019 (pag. 45) “La previsione della spesa pensionistica14 in rapporto al PIL, riportata in figura 1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni.”

[11] Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

[12] Anche l’INPS ha partecipato talvolta alla «cancellazione» della Riforma Sacconi, ad esempio nell’Osservatorio INPS sulle pensioni del 30.04.2015,[84] dove ascrive quasi per intero gli effetti del calo del numero delle pensioni alla Riforma Fornero, zero a Sacconi.

«Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [riforma Fornero, ndr].

Di contro l’importo medio mensile erogato risulta in costante crescita, passando da 780,14 euro nel 2012 a 825,06 euro nel 2015.
Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.»

NB: Come si può notare, anche l’INPS attribuisce erroneamente il calo del numero delle pensioni solo «all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [Fornero]».


5. Risparmio dalle riforme delle pensioni

Infine, se ancora covasse qualche dubbio, dei 1.000 miliardi di risparmio stimati da RGS al 2060, circa due terzi sono ascritti alle misure prima del DL 201/2011 e circa un terzo (pari al massimo a 330 mld, poi calati a 280 mld dopo i vari interventi legislativi successivi), sono ascritti dalla Ragioneria Generale dello Stato agli interventi successivi (?) e in modo particolare alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. E poiché la misura principale di Maroni, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore, e quella di Damiano, le “quote”, furono abolite da Fornero, al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo libro del 2018), o RGS sovrastima il risparmio complessivo o la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma SACCONI. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.

Spero di non doverLe scrivere una terza lettera, anzi che mi aiuti nella fatica di Sisifo di contrastare la DISINFORMAZIONE mondiale sulle pensioni italiane.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera: La censura strampalata, scorretta e fuorviante di Liana Milella. Richiesta di rettifica





Pubblico la lettera che ho inviato, lo scorso 8 febbraio, al direttore di Repubblica, Carlo Verdelli, sulla censura da parte di Liana Milella di alcuni miei commenti nel suo blog. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta. 


Lettera: La censura strampalata, scorretta e fuorviante di Liana Milella. Richiesta di rettifica.

v

8/2/2020 13:07

A  c.verdelli@repubblica.it,   l.milella@repubblica.it     e altri 48


Egr. Direttore Carlo Verdelli,

Premetto che io contrasto le BUFALE sulla Riforma Fornero da sette anni, anche attraverso un centinaio di lettere “circolari”, inviate sempre anche al direttore e a diversi giornalisti di Repubblica. Le ultime sono state lettere pec (la segretaria di direzione si è rifiutata di dirmi la pec di Repubblica). Il mio intento non è di attaccare personalmente i giornalisti autori degli strafalcioni, ma esclusivamente di contrastare la DISINFORMAZIONE che, anche per colpa di TUTTI i media, ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi tutti gli esperti, ed è diventata ormai mondiale.

Nove giorni fa, attratto dal riferimento al giudice Davigo, in una delle mie sporadiche visite al blog di Liana Milella “Toghe”, in risposta ad un altro commentatore che aveva citato il diverbio Salvini-Fornero, ho pubblicato un commento,[1] al fine di fornirne una chiave di lettura legata alla strumentalizzazione salviniana dell’ignoranza della normativa pensionistica (purtroppo alimentata da TUTTI), volta a nascondere le responsabilità della Lega Nord, che approvò nel 2010-11 la ben più severa Riforma SACCONI, le cui misure vengono da TUTTI erroneamente attribuite alla Riforma Fornero. Al terzo punto del mio commento, segnalavo un errore grammaticale. Mal me ne incolse, perché ciò ha dato la stura a una discussione surreale prima su questo terzo, marginale, punto e poi sulle BUFALE sulle pensioni.

Le segnalo il comportamento inaccettabile di Liana Milella, al di sotto di qualunque standard di equanimità e di correttezza professionale.

Ella, invocata ripetutamente in aiuto,[2] è intervenuta nella discussione schierandosi con il mio interlocutore, autore di commenti sgrammaticati, infondati, illogici, pettegoli, e che, improvvidamente, a mo’ di delazione, ha messo in mezzo la collega di Liana Milella, Valentina Conte.

Assecondato, purtroppo, dalla dottoressa Milella, la quale, anziché redarguirlo, è arrivata a confermare che è il suo “braccio destro” (sic!),[3] e non credo in senso metaforico, poiché, dato il contenuto del suo blog e la sua faziosità, desumibile (prescindendo da qualunque considerazione nel merito) oggettivamente già dal titolo del blog, forse ha bisogno di un cane da guardia, oltre che di un adulatore, in servizio permanente effettivo.

Costringendomi ad una serie di puntualizzazioni, slealmente in parte censurate.[4]

Alla fine, infatti, dando maleducatamente motivazioni urlate inesistenti e perciò false e fuorvianti,[5] la blogmaster (forse ignara che la comunicazione ora è sempre più biunivoca e quindi dialettica e potenzialmente scomoda) ha censurato, in parte o integralmente, tre miei commenti, che riporto in nota.[6]

Le chiedo, pertanto, che questi miei commenti vengano pubblicati integralmente o, in alternativa, che sia cancellato il commento falso e fuorviante di Liana Milella, riportato più sotto alla nota 5, o che sia pubblicata una mia replica.

Distinti saluti,

V.


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Note


@alexandertwo (30 gennaio 2020 alle 11:09)
Segnalo:
1. Salvini fa AMMUINA contro Elsa Fornero per nascondere che la Lega Nord ha votato la severissima Riforma SACCONI (DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23), che ha portato l'età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni dall'1.1.2019 e l’età di pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti e a 41 anni e 9 mesi per gli autonomi. Poi ridotti dalla Riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24) a 41 anni e 3 mesi. Dal 2013-14, per colpa del potentissimo sistema propagandistico berlusconiano, di tutti i media, di alcuni famosi esperti previdenziali e della stessa professoressa Fornero (quest’ultima fin dalla poco chiara e tendente al plagio formulazione del testo della sua riforma e poi con la sua reticenza), è stata inflitta la pena della damnatio memoriae alla Riforma SACCONI, le cui misure vengono attribuite alla Riforma Fornero. Questa BUFALA è diventata ormai mondiale, appena scalfita dalla mia opera quasi decennale di contrasto della DISINFORMAZIONE.
A Salvini gliel’ho scritto due volte (2015 e gennaio 2018) e contestato in diretta radiofonica su Zapping (si cerchi cliccando su Vincesko), quindi non può accampare l’ignoranza come scusante.

2. Spiace dirlo, ma i comportamenti di Salvini e Fornero, di fatto, sono simili e convergenti nel risultato: alimentare la BUFALA mondiale sulla Riforma Fornero e occultare la ben più severa Riforma SACCONI.

3. Citazione: “questi cruenti e affatto democratici mezzi di confronto”. “Affatto” vuol dire del tutto. http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/A/affatto.shtml.


[2] alexandertwo 3 febbraio 2020 alle 14:58

Le rinnovo, gentile dott.ssa Milella, i sensi della mia più profonda e sentita comprensione. Comunque, se necessario, un "ausilio" potrebbe riceverlo anche dalla sua collega di Repubblica, dott.ssa Valentina Conte.
Molti cordiali saluti.


[3] Liana Milella 4 febbraio 2020 alle 21:40

prendo le distanze da chi dice che la collega Conte scrive bufale. lo ritengo offensivo e inaccettabile. quindi falso

braccio destro grazie

sicuramente lo conosce.


@Liana Milella

1. Io studio - occasionalmente - la normativa pensionistica dal 2010 ed ho scritto centinaia di commenti e lettere agli autori degli strafalcioni, anche famosi o titolati, e da ultimo un saggio, col commento nella postfazione di Elsa Fornero, la quale dichiara che mi sono attenuto fedelmente alle norme pensionistiche, ancorché io la critichi severamente per essere, fin dalla formulazione insufficiente e tendente al plagio del testo della sua riforma, uno dei principali responsabili della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, e perciò so di che parlo (alla professoressa Fornero, beninteso, ho sempre inviato p.c. le mie lettere).
Infine, piccolo particolare, ho contestato al Ragioniere Gen. dello Stato e alla Direttrice Gen Previdenza l'errata interpretazione delle norme sull'adeguamento alla speranza di vita. Vista la sordità, l'ho inviata p.c. anche al Presidente della Repubblica e il Segr. Gen. del Quirinale ha trovato fondate le mie osservazioni e le ha inoltrate al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. I due l'hanno tenuto in non cale e hanno ripetuto l'errata interpretazione nel decreto direttoriale del 5.11.2019. Allora sono tornato alla carica e attualmente ho un’interlocuzione con la Dir. Gen. Previdenza, ed anche il funzionario delegato per la risposta ha trovato fondate le mie critiche (“Lei non ha tutti i torti, ma perché finora nessuno se n’è accorto?”), ma è quasi sempre assente e dopo 2 mesi e mezzo non mi ha ancora risposto.
Mi dice che ne sa lei di pensioni? Può produrre un suo scritto in merito?
Che Valentina Conte abbia propalato BUFALE ( = notizie false) sulla Riforma Fornero gliel'ho scritto direttamente e l'ho dimostrato 'per tabulas' nelle due lettere che le ho scritto. Eccole: questa è la prima 
https://vincesko.blogspot.com/2018/10/lettera-valentina-conte-di-repubblica.html; e questa la seconda: https://vincesko.blogspot.com/2018/12/lettera-n-2-valentina-conte-di.html.
Se vuole, nomini un suo "delegato" esperto di pensioni e le dimostro che V. C. ha propalato BUFALE al di là di ogni ragionevole dubbio (anche perché è destinataria fissa delle mie decine di lettere “circolari”). E non è un’attenuante se è in numerosissima compagnia.

2. Non mi sembra un bell'esempio di equanimità di giudizio. Anzi, è affatto fazioso. Ardisco ipotizzare che lei stia ricambiando al cassazionista tutti gli incensamenti che le prodiga da mane a sera. Nulla di male, per carità, liberissimi lui di farli e lei di apprezzarli, ma questo per me è un fatto. E, se permette, io lo ritengo molto umano ma molto diseducativo.

3. Sul fatto che il nostro cassazionista conosca l'italiano (e non mi riferisco al terribile stile da leguleio) è un mero problema di… bocca buona.
Per non parlare del senso dell'umorismo. Per quest'ultimo, a me sembra una bella gara tra voi due. Ma, come dire? Se uno il senso dell’umorismo non ce l’ha non se lo può dare. Amen. Nessuno è perfetto.

PS: Francamente, mi riesce difficile comprendere come si possa apprezzare il comportamento di uno che appena comincia a perdere invoca - di fatto, perché lo traveste ipocritamente di altruismo - l'intervento del blogmaster.

[5] Liana Milella 5 febbraio 2020 alle 13:01

Per VINCESKO
Questo blog non è la cassazione. Pertanto, per tutte le sue rimostranze, si rivolga ai singoli soggetti di cui critica l’operato. Soprattutto per quanto riguarda la mia collega Conte non si permetta mai più di scrivere in questo blog cose che la riguardano. Interloquisca direttamente con lei. Qui non facciamo operazioni di questo tipo grazie


[6] Riporto integralmente i punti 4 (censurato integralmente) e 5 (censurato nella parte più significativa).

4. Valentina Conte

Il cassazionista come al solito fa cherry picking e trasforma tutto in pettegolezzo da bar. E dall’alto della sua competenza anche in materia pensionistica attesta che VC non abbia scritto BUFALE (anche lui, spero, produrrà una prova documentale della sua scienza in materia); e che abbia reagito in maniera congrua, anche non rispondendomi alla seconda lettera. Allora mi permetto di svelare che dopo la mia prima lettera, VC mi chiese per iscritto di parlarmi telefonicamente. Volentieri le inviai il mio numero, pensando che non solo volesse ringraziarmi ma che acconsentisse alla mia richiesta di darmi una mano nella disputa con RGS. Invece, con accento vagamente meridionale, forse calabrese, protestò veementemente con me per averle indirizzata la lettera e contestualmente averla inviata a numerosi destinatari p.c. e mi chiese reiteratamente di non farlo più. Reagii severamente, richiamando un precedente tra noi due (v. lettera) ed esternandole la mia sorpresa per la sua richiesta reiterata e con tono non proprio educato. E, naturalmente, dopo il suo ennesimo strafalcione, provato ‘per tabulas’, le inviai la seconda lettera. Dov’è il problema? Tutto in via diretta e alla luce del sole. Pronto a pagarne le conseguenze. Come in tutti gli altri casi. Finora un centinaio. Fornendo sempre i riferimenti legislativi (pare che il cassazionista ignori anche che le pensioni sono regolate da leggi, e perciò c’è poco da farsi belli e imbrogliare), che attestano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che TUTTI i destinatari delle mie lettere propalano BUFALE (che, come spiega il Treccani, possono essere consapevoli o non).

5. Conclusione

In conclusione, spero di avervi almeno instillato il dubbio che si tratta, non di una bagatella da bar, ma del caso più macroscopico di DISINFORMAZIONE di un popolo intero di 60 milioni di abitanti, oltre all’estero. Per responsabilità dell’intera Accademia, dei politici, dei Sindacati e di TUTTI i media. Inconsapevolmente, come in questo caso:

Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-al-direttore-de-linkiesta.html 

o consapevolmente, come in questi altri 2 casi, ad opera di esperti:

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

Incredibile, ma vero, con un crescendo dal 2010. E, nella lettera al Corriere, tra il serio (poco) e il faceto (molto), ho minacciato, se non la smettevano, di rivolgermi alla Procura della Repubblica o… all’ONU, vista la diffusione mondiale e la reiterazione delle due BUFALE.

Commenti censurati integralmente:

Vincesko (Il tuo commento è in attesa di essere approvato.6 febbraio 2020 alle 10:28

@Liana Milella
Constato che il suo braccio destro continua a impazzare. E a fare il furbastro. Ma la colpa è tutta sua, perché gli permette tutto e lo ha perfino “nominato” suo braccio destro (che ritengo un passo falso, perché indice di faziosità), di fare il pettegolo e perfino di decidere che cosa è pertinente discutere qua e cosa non lo è, palesando una concezione proprietaria del blog (sic!). Francamente, prescindendo dall'anormalità di tale concezione, non mi sembra affatto all’altezza del compito, ammesso e non concesso – a mio avviso e detto in generale - che si debba e possa seguire un criterio fisso e invariabile.

Fa il furbastro perché, ora, anziché riferirsi al diverbio Salvini-Fornero, circa il quale ho semplicemente fornito una chiave di lettura complementare, dovrebbe spiegare perché ha introdotto nella discussione il nome di Valentina Conte. E a mo' di pettegolezzo, facendo pensare chissà che cosa. E rivolgendosi direttamente a lei, chiedendole indirettamente aiuto. Una cosa vergognosa, di cui lui sembra affatto inconsapevole.
È addirittura risibile, poi, e chiaro indizio di proiezione, il suo giudizio di logorrea, inflitto da uno che sembra passare la sua vita in questo blog, ammannendo i suoi commenti logorroici e ripetitivi, scritti in un pessimo italiano da leguleio.
Ma lo stesso errore lo fa lei, urlando il mio nickname (in maiuscolo) e la censura (in maiuscolo) di due parti del mio commento:
- del punto 4, in cui – vista l’insistenza pettegola del suddetto - ho semplicemente raccontato in dettaglio la reazione di Valentina Conte dopo aver ricevuto la mia prima lettera (peraltro, in parte desumibile dalla mia seconda, entrambe sono linkate nel mio commento del 4.2 23:11); e, in parte,
- del punto 5, in cui, come ho già in parte osservato, ho semplicemente linkato le mie tre lettere pec a tre giornali (e giornalisti), Corriere, Sole 24 Ore e LINKIESTA, che ostinatamente continuano a diffondere le predette BUFALE, per dimostrare (i) che io non uso due pesi e due misure; e (ii) che le mie lettere non sono affatto diatribe personali con i destinatari. Capisco la sua preoccupazione di difendere la sua collega, e quindi ho accettato in via eccezionale la sua censura, ma vista la presenza qua di un pettegolo (vil razza dannata), è meglio che io precisi i fatti e lei ha il dovere morale di aiutarmi in questo, non di assecondare i pettegolezzi.
Scrivendo incongruamente di "cassazione" o di "rimostranze", che c'entrano come cavolo a merenda. Essendo, invece, nell’ambito della discussione in corso, scaturita anche dal pettegolezzo del predetto fascistello di fatto (ché vuole decidere di che cosa è legittimo discutere), una semplice informazione di lettere (PEC!) da me GIA' inviate ai destinatari e p.c. a presidenze e ministeri e sindacati vari, al fine di contrastare BUFALE, ancora in corso su TUTTI i media quasi tutti i giorni, che in Italia hanno fatto 60 milioni di vittime e sono diventate ormai mondiali. E lei è una giornalista e, almeno in astratto, dovrebbe essere interessata a conoscerle. Anche perché anche lei andrà in pensione prima o poi, e se ci andrà a 67 anni od oltre è per colpa di SACCONI, di cui nessuno parla, e non della esecrata e perennemente citata (a sproposito) Fornero.

Vincesko (Il tuo commento è in attesa di essere approvato.7 febbraio 2020 alle 16:06

@Liana Milella
Constato che non ha avuto neppure l'educazione, non dico il coraggio, di pubblicare il mio commento, che la sbugiardava. Lei, recidiva, finalmente si rivela per quella che è: una censora strampalata. Di conseguenza - come faccio sempre in questi casi - eviterò di frequentare questo blog, la cui blogmaster ha bisogno di essere protetta da un "braccio destro" pettegolo, ignorante, delatore e dalla logica stortignaccola. Parafrasando: dimmi che braccio destro hai, e ti dirò chi sei.

PS: Segnalerò alla Direzione di Repubblica (p.c. ai media) e pubblicherò questi commenti, inclusi quelli censurati, nel mio blog, che forse ha più lettori di questo blog pettegolo, respingente e censorio, oltre che notoriamente fazioso.



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Lettera al Ministro Roberto Gualtieri: Le BUFALE di RGS (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero





Lettera al Ministro Roberto Gualtieri: Le BUFALE di RGS (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

mercoledì 19 febbraio 2020 - 17:40


ALLA C.A. DEL SIG. MINISTRO (MEF) ROBERTO GUALTIERI

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI


Egr. Sig. Ministro Roberto Gualtieri,

1. Errata attribuzione di RGS di norme pensionistiche alla Riforma Fornero

Mi permetto di comunicarLe che anche RGS – come tutti i media - continua[1] a sovrastimare abnormemente la Riforma Fornero, attribuendole erroneamente norme importanti e relativi effetti della ben più severa Riforma Sacconi. Evidentemente il funzionario che ha redatto la parte della NADEF 2019 relativa al risparmio dalle pensioni (forse il medesimo di due anni fa) non conosce bene la normativa pensionistica.[2] Come tutti.

Traggo dalla NADEF 2019, citata come fonte attendibile da Davide Colombo del Sole 24 Ore,[3] il quale ripete gli stessi errori:

La previsione della spesa pensionistica14 in rapporto al PIL, riportata in figura 1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni.”

Falso in grandissima parte. La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per:

- l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato; e

- la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne).[4]

Anche relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi, un anno e sette mesi alla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi); dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi, 7 mesi dalla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per le autonome).[5]


Il processo di riforma [sic! Le riforme dal 1992 sono sette, e la Riforma Fornero è soltanto la settima, e non la più severa] ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori.

Falso, perché fuorviante. Questa è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero, anche talvolta da Elsa Fornero stessa, come nel suo libro del 2018, poiché – si dice - avrebbe salvato i conti pensionistici. In effetti, tale misura ha soltanto esteso il metodo contributivo a quelli che ne erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Misura che ha realizzato un risparmio molto esiguo: appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.[6]


Infine, - scrive RGS - a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l’accesso all’assegno sociale) e quello contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall’ISTAT.

Beninteso, l’adeguamento alla speranza di vita – come scrive anche RGS citando non il nome ma la norma (DL 78/2010, art. 12, comma 12-bis) - è stato introdotto dalla Riforma Sacconi,[7] relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” (abolite dalla Riforma Fornero) e all’assegno sociale; la Riforma Fornero lo ha esteso alla pensione anticipata e reso biennale.[8] A decorrere dal 2022.

Ma RGS lo fa decorrere erroneamente dal 2019.

E, particolare non secondario, la stessa interpretazione errata di norme sull’adeguamento alla speranza di vita l’ha fatta il Ragioniere Gen. dello Stato, di concerto con la Direttrice Gen. Previdenza, nel decreto direttoriale del 5.12.2017. Ho scritto ad entrambi due volte nel 2018 e, vista la sordità, come extrema ratio, l’ho inviata p.c. anche al Presidente della Repubblica: il Segretariato Gen. del Quirinale ha trovato fondate le mie osservazioni e, nel marzo 2019, le ha inoltrate con un esposto al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Tuttavia, i due alti dirigenti hanno ripetuto l’errata interpretazione nel decreto direttoriale del 5.11.2019. Allora ho riscritto a RGS e DG Previdenza una terza lettera.[9] Sono riuscito ad avere un’interlocuzione telefonica con la Dir. Gen. Previdenza, anche il funzionario delegato per la risposta ha trovato fondate le mie osservazioni critiche (“Lei non ha tutti i torti, ma perché finora nessuno se n’è accorto?”) ed aveva posto alla firma la sua risposta, ma sentito il suo superiore mi ha detto che non possono rispondere a un privato cittadino e di rivolgermi all’INPS, che è del tutto estraneo alla questione.

Ne ho dato comunicazione al Quirinale,[10] a Lei p.c., come tutte le altre volte in passato.


2. Responsabilità primaria della professoressa Elsa Fornero e del Sen. Maurizio Sacconi nella DISINFORMAZIONE mondiale sulle pensioni italiane

Debbo aggiungere (i) che non è casuale che tutti ritengono che l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e poi a 67, e anticipata a 41 anni e 3 mesi sia stato deciso dalla Riforma Fornero; e (ii) che la causa della DISINFORMAZIONE generale è in primo luogo della professoressa Fornero, e per la formulazione poco chiara, omissiva e tendente al plagio delle sue norme, fin dall’indicazione degli obiettivi della sua riforma e dall’uso improprio del verbo “confermare” (una legge ordinaria pienamente in vigore – Sacconi - non ha affatto bisogno di essere confermata da un’altra legge ordinaria - Fornero), e, successivamente, con la sua reticenza, le millanta volte che comunica attraverso i media, da ultimo ieri sera a Dimartedì;[11] sia dell’ex senatore Maurizio Sacconi, con la sua reticenza (o peggio) sulla paternità delle sue misure. Con l’ausilio di famosi esperti previdenziali,[12] di tutti i media[13] e dell’Accademia.[14]


3. Risparmio dalle riforme delle pensioni

Anche nella NADEF 2019, RGS attribuisce un risparmio di 60 punti di Pil, pari a 1.000 miliardiall’intero ciclo di riforme dal 2004: “Cumulativamente la minore incidenza della spesa in rapporto al PIL derivante dal complessivo processo di riforma avviato nel 2004 ammonta a circa 60 punti percentuali di PIL al 2060” (pag. 48).

Dal 2004, le riforme delle pensioni sono state quattro: Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011.[15] Per inciso, aggiungo che facevano seguito ad altre tre riforme dal 1992: Amato, 1992; Dini, 1995; e Prodi, 1997, per un totale di sette.

Nei precedenti rapporti,[16] dei 1.000 miliardi di risparmio al 2060, circa due terzi venivano ascritti alle misure prima del DL 201/2011 e circa un terzo (pari al massimo a 330 mld, poi calati a 280 mld dopo i vari interventi legislativi successivi), venivano ascritti dalla Ragioneria Generale dello Stato agli interventi successivi (?) e in modo particolare alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esaurivano nel 2045. E poiché la misura principale di Maroni, lo ‘scalone’, fu abrogata da Damiano prima che andasse in vigore, e quella di Damiano, le “quote”, furono abolite da Fornero, al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo libro del 2018), o RGS sovrastima il risparmio complessivo o la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma SACCONI. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.

Evidenzio che anche dalla Figura R2 della NADEF 2019 (pag. 49), emergono dubbi: (i) sono stati anche questa volta omessi il DL 138/2011 (quarto e ultimo DL della Riforma Sacconi, che ha esteso i 12 mesi della “finestra” al comparto della scuola e dell’università e rinviato il pagamento della liquidazione) e la L. 247/2007 (Riforma Damiano, che però si spiega poiché ha reintrodotto le “quote”, “addolcendo” lo “scalone”, con un risparmio negativo); (ii) il risparmio dal DL 78/2010 (Sacconi) a me sembra sottovalutato, presumibilmente perché alcune sue misure sono attribuite erroneamente al DL 201/2011 (Fornero), (iii) che di conseguenza è sovrastimato; (iv) come è sovrastimata ancor di più la L. 243/2004 (Riforma Maroni), il cui provvedimento principale (lo “scalone”) fu cancellato prima che andasse in vigore dalla Riforma Damiano. Il dossier del Servizio Studi del Senato (pag. 47) quantifica in circa 9 mld a regime il risparmio dalla Riforma Maroni, quindi un effetto notevole, però in tutto o in grandissima parte (che non sono in grado di quantificare, ma presumo sia in tutto) annullato dalla Riforma Damiano. Al riguardo aggiungo che per l’abolizione delle “quote” la relazione tecnica (lettera B pag. 46) accredita alla Riforma Fornero un risparmio a regime di 4 mld annui. Sulle critiche al grafico, si vedano, al riguardo, la mia lettera n. 2 a RGS riportata in nota 1 e, soprattutto, l’analisi critica del grafico 2017 nel mio saggio citato alla nota 2, che in parte riporto in nota[17]. La conseguenza è che, anche questa volta, viene citata la Riforma Fornero (L. 214/2011), oltre alla Riforma Dini (L. 335/1995), e non viene citata la più severa e incisiva Riforma SACCONI, sulla quale si conferma la inspiegabile damnatio memoriae da me denunciata invano da quasi dieci anni. Una vera fatica di Sisifo.

4. Errata contabilizzazione e valutazione della spesa pensionistica

Infine, colgo l’occasione per rilevare che nell’importo lordo di 290 mld della spesa pensionistica ci sono 90 mld di voci spurie: (i) in primo luogo 58 mld di imposte, le quali (oltre ad essere le più alte in ambito OCSE) sono una partita di giro, e, come sa anche uno studente del 1° anno che abbia studiato le partite di giro e i conti transitori, esse hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica; ripeto: hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica, come presumo faccia obbligatoriamente anche RGS per i conti pubblici (e “normalmente” ci vorrebbero né anni, né mesi, né giorni, ma pochi minuti per sistemare una siffatta questione, che invece si trascina da sempre); (ii) poi, la spesa assistenziale (20-25 mld), che va a carico della fiscalità generale; e (iii) il TFR (10-15 mld), che può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento. Al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala di 5 punti percentuali, a circa il 10,5%. Come è confermato dal Rapporto INPS relativo ai dati netti 2018:

«Le pensioni vigenti al 1° gennaio 2019 sono 17.827.676, di cui 13.867.818 di natura previdenziale (vecchiaia, invalidità e superstiti) e le restanti 3.959.858 di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, di cui 183 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle pensioni erogate dall’INPS che analizza i dati del 2018.»

Il Pil 2018 è pari a 1.753,3 mld; 204,3 su 1.753,3 fa dunque l’11,6% e, soprattutto, 183 (cioè l’importo netto effettivo pagato dalle gestioni previdenziali dell’INPS) su 1.753 è pari al 10,4%, ben più basso del 15-16% ufficiale.

Spero, Signor Ministro Gualtieri, che Lei intervenga per contribuire a sanare almeno in parte questa surreale DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni (e non solo: si vedano le manovre correttive della XVI legislatura e gli obiettivi statutari della BCE), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i professori universitari, ad opera anche di RGS, e che è ormai diventata mondiale.

Distinti saluti,

V.


_____________________


Note

[1] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[2] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, commi 6 e 10.

«Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi – 8 o 14 mesi – e Damiano – 4 mesi in media – con le «finestre») è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale. Per contro, non avendo il testo della Riforma Fornero esplicitato il legame tra l’allungamento dell’età base e l’abolizione delle «finestre», l’allungamento dell’età base di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi, poi ridotto a 12 dalla Riforma Fornero) viene da tutti erroneamente attribuito alla Riforma Fornero e non alla Riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, già citato, che riporto in nota. E che, data la sua notevole importanza, trascrivo qua:

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).

Ma in questo caso si può dire: chi è causa del suo mal pianga sé stessa.»

(“Le menzogne sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero”, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO).

[3] Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero_20-01-2020

[4] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della sentenza del 2008 della Corte di Giustizia UE;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[5] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi); DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014); l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotta a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero.

[6] Valga a confermarlo il risparmio di appena 200 milioni a regime stimato dalla relazione tecnica del DL 201/2011 (“salva-Italia”) per tale misura, quantificato dalla Relazione tecnica, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero e destinato ad azzerarsi a brevissimo.

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).» (Relazione tecnica, pag. 46).

[7] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 mesi nel 2013, +4 nel 2016, +5 nel 2019 = 1 anno, portando l’età di pensionamento a 67 anni per tutti dal 1.1.2019.

[8] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 12.

[9] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[10] Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo

[11] Lo scontro tra Elsa Fornero e Marta Collot: "Lei risponde per slogan che non hanno contenuto"

18/02/2020

[12] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero http://vincesko.blogspot.com/2017/12/pensioni-la-congiura-del-silenzio-di.html

[13] Uno tra tutti (all’interno è citato l’esperto famoso n. 8).

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-le-bufale-del-corriere-della.html 

[14] Uno tra i tanti.

Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-le-bufale-di-unibocconi-il.html

[15] Maroni, L. 243/2004; Damiano, L. 247/2007; SACCONI, L. 122/2010, art. 12, L. 111/2011, art. 18, e L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23; e Fornero, L. 214/2011, art. 24.

[16] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[17] «Infine, rilevo di nuovo che RGS, sempre nel documento LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017,[33] riguardo alla Riforma Fornero scrive:

«Poi la curva scende, con risparmi attorno allo 0,8% del Pil nel 2030, per azzerarsi nel 2045, quando ai minori pensionamenti corrispondono assegni più pesanti.»

Invece, la curva della Riforma SACCONI [33] – mai citata da nessuno - è bella gagliarda fino al 2060. Osservo, inoltre, che tale curva è duplice: una relativa al DL 78/2010 e l’altra al DL 98/2011 più il DL 138/2011 (quest’ultimo, estendendo la «finestra» di 12 mesi al personale del comparto della scuola e dell’università e rinviando il pagamento della buonuscita, ha procurato un risparmio, nel primo triennio di applicazione, di 100 milioni nel 2012, 1.031 milioni nel 2013 e 774 milioni nel 2014, cfr. l’analisi del Servizio Studi della Camera nel documento linkato alla nota 30).

Visivamente, emergono, dal grafico di RGS, altre considerazioni critiche (procedendo dal basso verso l’alto):

(i) l’ampiezza tra la curva del DL 78/2010 (Sacconi) e la curva del DL 201/2011 (Fornero) appare sostanzialmente la stessa di quella tra il DL 78/2010 e quella dei DL 98 e 138 (Sacconi), il che è strano, perché i provvedimenti del primo sono più corposi di quelli degli altri due messi assieme (il che giustifica il - ed è corroborato dal - sospetto (si veda la mia seconda lettera a RGS[48]) che alcune misure del DL 78/2010, tra cui l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e/o dell’età di pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi, siano state attribuite erroneamente al DL 201/2011 (Fornero);

(ii) la somma delle due curve della Riforma SACCONI, dal 2020 in poi, mostra un’ampiezza analoga a quella della Riforma Fornero e va oltre il 2045, eppure – chissà per quale «arcano» motivo - si cita soltanto la Riforma Fornero e viene completamente obliterata la Riforma SACCONI; e

(iii) l’ampiezza tra la curva della L. 243/2004 (Riforma Maroni) e quella dei due DL 98 e 138 del 2011 di Sacconi è palesemente sovradimensionata, il che sembra ascrivibile ad una presumibile sovrastima complessiva delle misure della Riforma Maroni, stante l’abolizione del suo provvedimento principale, cioè lo «scalone».[23] Il dossier del Servizio Bilancio del Senato[23] quantifica in circa 9 miliardi a regime il risparmio dalla Riforma Maroni, quindi un effetto notevole, interamente annullato dalla Riforma Damiano, al netto del risparmio negativo (ovvero maggiore spesa) determinato da quest’ultima.

In definitiva, ne emerge, con le cautele del caso visto che non sono esplicitati i calcoli effettuati, che anche il grafico di RGS conferma la sopravvalutazione della Riforma Fornero a scapito della Riforma SACCONI (vedi anche appresso).»



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Lettera: La BUFALA del Corriere della Sera (e di tutti i media) sul numero di Italiani in casa di proprietà





Lettera: La BUFALA del Corriere della Sera (e di tutti i media) sul numero di Italiani in casa di proprietà

v

9/2/2020 22:45

lfontana@corriere.itnsaldutti@corriere.it     e altri 48


Rilevo, preliminarmente, che non avete mantenuto la parola di pubblicare la mia precisazione sulle BUFALE del Corriere della Sera sulla Riforma delle pensioni Fornero.[1]

[1] Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

Ve ne invio un’altra. Vi segnalo la solita BUFALA del Corriere della Sera (e di tutti i media) sul numero di Italiani in casa di proprietà.

Traggo dalla vostra homepage di oggi:

La proprietà immobiliare italiana è diffusa e saldamente in mano ai privati. I numeri più recenti che confermano la peculiarità del mercato del mattone nazionale sono presenti nel rapporto Gli immobili in Italia 2019 redatto dall’Agenzia delle Entrate. Su 34.871.821 unità residenziali censite, ben 32.192.053 risultavano possedute da persone fisiche, con una quota pari al 92,3%.”

Il titolo del Corriere è una evidente fake news:

Il 92% degli italiani ha la casa, ma solo il 6% ha meno di 35 anni

di Gino Pagliuca 09 feb 2020


Osservo che, secondo l’ISTAT/EUROSTAT, gli Italiani che abitano in case di proprietà sono il 72%, ed in alcune Regioni (come la Campania) intorno al 60%.[2]

[2] ISTAT-CENSIMENTO DELLE ABITAZIONI 2011

EUROSTAT

È una DISINFORMAZIONE grave, quella del Corriere (e degli altri media), perché concorre a nascondere il problema principale italiano: che gli alloggi pubblici popolari (cat. A4) e ultrapopolari (cat. A5) censiti dall’Agenzia delle Entrate, spesso fatiscenti, sono appena 526.699 unità[3], pari all’1,5 per cento del totale di 35 milioni di immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE (al 1° posto c’è l’Olanda col 32%[4]); negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.

[3] Statistiche catastali 2018

Tabella 5: Numero unità immobiliari residenziali per categoria catastale e per tipologia di intestatari e variazione % annua Categoria Intestatari Totale Var % stock 2018/2017 PF PNF BCC

A/1 28.613 5.429 8 34.050 -1,8%

A/2 11.958.361 887.467 2.462 12.848.290 0,7%

A/3 11.679.209 1.068.467 3.709 12.751.385 0,4%

A/4 5.120.707 445.754 2.718 5.569.179 -0,5%

A/5 728.970 80.945 366 810.281 -2,6%

A/6 571.492 34.257 114 605.863 -3,2%

A/7 2.342.454 65.422 260 2.408.136 1,0%

A/8 28.364 6.225 15 34.604 -0,5%

A/9 1.648 848 3 2.499 -0,2%

A/11 19.562 4.984 40 24.586 0,5%

Totale 32.479.380 2.599.798 9.695 35.088.873 0,3%

[4] Edilizia sociale nell'Unione Europea

Il numero delle case popolari e ultrapopolari è diminuito rispetto a quindici anni fa, a seguito della loro vendita (privatizzazioni).

Il divario con gli altri Paesi UE risulta ancora più marcato in termini di spesa per l’housing sociale, con un rapporto spesa/Pil dell’Italia pari (2005 e 2009) ad un misero 0,02%, contro una media dello 0,57% UE27.[5]

[5] Rapporto CIES 2011-2012

Secondo il Rapporto CIES 2011-2012 (tabella 3.4), la spesa per l’housing sociale in Italia nel 2005 e nel 2009 è stata appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo! http://sitiarcheologici.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf#page=105

Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di case popolari di qualità.

Cordiali saluti,

V.



Post collegati


Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità


La casa è un diritto essenziale



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Lettera: Le BUFALE del Prof. Fabio Pammolli e del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla spesa pensionistica italiana




Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla spesa pensionistica italiana

lunedì 17 febbraio 2020 - 18:30


ALLA C.A. DEL DIRETTORE LUCIANO FONTANA

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, MEF, RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI, SEN. MARIO MONTI


Egr. direttore Luciano Fontana,

Rilevo due gravi inesattezze nel Vostro articolo Pensioni l’insostenibile peso del «super inps» del 27 Gennaio 2020 di Fabio Pammolli[1] pubblicato sul supplemento Economia (che occupa tutta la pag. 6) (qui ne è riportata una parte, mentre qui, scorrendo la rassegna stampa, integralmente). 


1. Errata contabilizzazione e valutazione della spesa pensionistica

Già oggi, lo Stato spende circa 300 miliardi all’anno per le pensioni del primo pilastro. Nel 2018, l’incidenza sul Pil è stata del 16,6 per cento: più di un terzo della spesa pubblica va in pensioni.

Innanzitutto, ne deduco che il professor Pammolli o non legge il Corriere della Sera Economia o tiene in non cale ciò che vi scrive Alberto Brambilla, il quale propala BUFALE sulla Riforma delle pensioni Fornero,[2] ma informa correttamente sulla spesa pensionistica e sul suo rapporto sul Pil.

In secondo luogo, come già invitavo a fare Il Sole 24 Ore,[3] che trascrivo quasi integralmente, sarebbe auspicabile che anche il Corriere, con la sua autorevolezza, non alimentasse la BUFALA gigantesca sull’ammontare della spesa pensionistica italiana, BUFALA che tanti problemi ha causato (in particolare nell’anno orribile 2011) e, in parte, ancora causa all’Italia. E attestasse pubblicamente con voce chiara e forte che nell’importo lordo di 290 mld circa ci sono 90 mld di voci spurie: (i) in primo luogo 58 mld di imposte, le quali (oltre ad essere le più alte in ambito OCSE) sono una partita di giro, e, come sa anche uno studente del 1° anno che abbia studiato le partite di giro e i conti transitori, esse hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica; ripeto: hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica (e “normalmente” ci vorrebbero né anni, né mesi, né giorni, ma pochi minuti per sistemare una siffatta questione, che invece si trascina da sempre); (ii) poi, la spesa assistenziale (20-25 mld), che va a carico della fiscalità generale; e (iii) il TFR (10-15 mld), che può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento. Al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala di 5 punti percentuali, a circa il 10,5%. Ben più basso del 16,6% propalato dal prof. Pammolli (e da quasi tutti).

Come, nel mio piccolo, posso testimoniare io, che incasso l’assegno pensionistico al netto delle gravose imposte.

E, soprattutto, come è confermato dal Rapporto INPS relativo ai dati netti 2018:

«Le pensioni vigenti al 1° gennaio 2019 sono 17.827.676, di cui 13.867.818 di natura previdenziale (vecchiaia, invalidità e superstiti) e le restanti 3.959.858 di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, di cui 183 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle pensioni erogate dall’INPS che analizza i dati del 2018.»

Il Pil 2018 è pari a 1.753,3 mld; 204,3 su 1.753,3 fa dunque l’11,6% e, soprattutto, 183 (cioè l’importo netto effettivo pagato dalle gestioni previdenziali dell’INPS) su 1.753 è pari al 10,4%. Il che smentisce tutti gli allarmismi dei luminari e dei vari dirigenti di OCSE e FMI che hanno edificato le loro carriere sull’additare – poco patriotticamente - la spesa pensionistica italiana come quasi la più alta al mondo in rapporto al Pil, fuori controllo e bisognevole di un’ennesima riforma. Come fa anche Fabio Pammolli, nell’articolo esaminato, sul fondamento di dati falsi.


2. Calcolo della pensione

Prima o poi, il montante pensionistico dovrà tener conto sì dei contributi versati, ma in base a un rendimento percentuale annuo che dovrà ancorarsi, senza correttivi benevoli, alla crescita del Pil: proprio quella crescita che l’eccesso di finanziamento a ripartizione ostacola e comprime.

Il presidente, professor ed ex membro del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale Fabio Pammolli ignora che è già così fin dalla lontana Riforma Dini del 1995 (L. 335/1995, comma 9 dell’articolo 1 della legge 335 del 1995):

“9. Il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare.[4]

Cordiali saluti,

V.


Post scriptum

Mi permetto di suggerirLe di dare anche un’occhiata critica, oltre a ciò che scrivono impudentemente da anni sul Corriere della Sera i professori Alesina e Giavazzi (con la loro ossimorica e strampalata austerità espansiva, una iattura per i non ricchi, o la difesa dei ricchi dalle tasse), quel che ha scritto o dichiarato recentemente l’ex direttore Ferruccio de Bortoli, il quale, nonostante le mie lettere inviate p.c. anche a lui presso la casa editrice Longanesi, propala BUFALE su ciò che avvenne nella XVI legislatura (governi Berlusconi e Monti),[5] che costituisce la Prima Più Grande BUFALA del XXI Secolo, alimentata anche dal Sen. Mario Monti (La Seconda è quella sulle pensioni e La Terza è quella sugli obiettivi statutari della BCE).


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Note


[1] Fabio Pammolli è professore ordinario di Economia e Management presso il Dipartimento d’Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milanopresidente del CERM ed “È stato membro del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale presso il Ministero del Lavoro e del Welfare”.


[2] Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero


[3] Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero


[4] INPS - Calcolo della pensione

“determinare il montante individuale che si ottiene sommando i contributi di ciascun anno opportunamente rivalutati sulla base del tasso annuo di capitalizzazione derivante dalla variazione media quinquennale del PIL (prodotto interno lordo) determinata dall'Istat;”


[5] Per Ferruccio de Bortoli, 330 mld in 4 anni sono pochissimi.[i] Evidentemente lui non ha contribuito neppure per 1 Euro, ché – assieme a tutti i direttori ed editorialisti - scatenò una canea contro il contributo di solidarietà del 10% sui redditi maggiori di 90.000€, che il governo Berlusconi-Tremonti intendeva deliberare, sbagliando forse apposta – come si disse allora – quello del 5% sui redditi fino a 90.000€, per farlo poi dichiarare illegittimo dalla Corte Cost., come poi avvenne); e i soliti Alesina e Giavazzi contro Mario Monti, che intendeva aumentare di 2 punti le due aliquote IRPEF maggiori, e bastò un loro editoriale sul Corrierone[ii] per riuscire a far revocare nel giro di 24 ore la decisione del governo Monti di aumentare le 2 aliquote Irpef del 41 e del 43%, nell’ambito del decreto Salva-Italia (DL 201/2011), decisione che avrebbe colpito i redditi dei ricchi e dei più abbienti. Risultato: i ricchi contribuirono pochissimo al mastodontico consolidamento fiscale, che fu addossato, dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Fini, in grandissima parte sul ceto medio (quorum ego) e perfino sui poveri, col taglio del 90% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni. Incredibile ma vero, è tutto spiegato e provato nel mio saggio.

[i] “Manca un discorso di verità agli italiani”. Intervista a Ferruccio De Bortoli

L'editorialista e saggista all'Huffpost: "Gli italiani credono di aver ingoiato troppa austerità. Invece, ne hanno avuta pochissima e di cattiva qualità. Io credo che se ci fosse un leader capace di dire come stanno veramente le cose i voti li prenderebbe"

By Nicola Mirenzi - 16/02/2020 11:44 CET

(ii) TROPPE TASSE E POCHI TAGLI
Caro presidente no, così non va
Alberto Alesina e Francesco Giavazzi - 4 dicembre 2011



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Lettera: Le BUFALE del Quotidiano del Molise (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero



ALLA C.A. DEL DIRETTORE GIUSEPPE ROCCO

CC MEDIA


Lettera: Le BUFALE de Il Quotidiano del Molise sulla Riforma delle pensioni Fornero

v

15/2/2020 11:42


A  giusepperocco@quotidianomolise.it,   quotidianodelmolise.web@gmail.com     e altri 47


Traggo dal Vostro articolo Pensioni, inevitabile il ritorno della Fornero del 13 Feb 2020, scritto dall’esperta di pensioni Silvana Di Benedetto:

Citazione: “La legislazione pensionistica ha iniziato a subire notevoli e sostanziali cambiamenti, dopo che per moltissimi anni era rimasta ancorata alle disposizioni contenute nel D.P.R. n. 1092/73, con l’emanazione del D.L.vo n.503/92 (introduzione doppio sistema di calcolo).  Successivamente si sono avute più di una decina di altre Leggi (tra le più importanti la 537/93 – 724/94 – 335/95 – 449/97) prima del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201 convertito nella Legge 214/2011 “Riforma pensionistica Monti-Fornero”, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” che ha introdotto ulteriori e più drastiche modifiche ed integrazioni alla disciplina pensionistica nonché alla stessa struttura di base del sistema pensionistico e previdenziale italiano.

Un fulmine a ciel sereno che, dal 1/1/2012, ha sconvolto la vita di moltissimi cittadini Italiani che avevano fatto dei programmi per il loro futuro e che hanno dovuto cambiarli.”


Osservo che ci sono gravi lacune nell’elencazione delle leggi di riforma, in particolare viene omessa la severissima Riforma SACCONI, e, soprattutto, c’è l’errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero.

A parziale scusante, aggiungo che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i docenti universitari di Lavoro e Previdenza, per poi diventare mondiale. La contrasto da 8 anni, sia col mio blog, sia con commenti, sia con lettere “circolari” agli autori degli strafalcioni, sia, da ultimo, con un saggio,[1] dal quale traggo i dati.

Dal 1992, le riforme delle pensioni, vale a dire modifiche strutturali e organiche delle norme pensionistiche, considerando un’unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla L. 102/2009, art. 22-ter), sono state sette:

Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.7.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; e Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214.

Va sottolineato che di esse, dunque, la Riforma Fornero è la settima e ultima (finora) e, come vedremo, a giudicare dalle norme e dagli effetti - allungamento dell’età di pensionamento e risparmio di spesa - non la più severa.

Errata attribuzione di norme pensionistiche alla Riforma Fornero

1. L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi.

La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (uomini e donne);[2]

2. Relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità, la Riforma Fornero le ha soltanto cambiato il nome), dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi; dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi; la Riforma Fornero ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento per gli autonomi (uomini e donne).[3]

3. L’adeguamento (triennale) dell’età di pensionamento alla speranza di vita e del coefficiente di trasformazione è stato introdotto dalla Riforma SACCONI, relativamente alla vecchiaia, alle “quote” (poi abolite dalla Riforma Fornero) e all’assegno sociale.[4] La Riforma Fornero lo ha soltanto esteso alla pensione anticipata e reso biennale, a decorrere dal 2022, anche se il Ragioniere dello Stato scrive erroneamente dal 2021.[5]

4. Il metodo contributivo è stato introdotto dalla Riforma Dini; la Riforma Fornero lo ha soltanto esteso, pro rata dall’.1.1.2012, a coloro che erano esclusi dalla stessa Riforma Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già tutti o quasi in pensione.[6]

Cordiali saluti,

V.


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Note

[1] “Le menzogne sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero”, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO https://www.amazon.it/dp/B07PVBXV98.


[2] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

- da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

- da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della sentenza del 2008 della Corte di Giustizia UE;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

- da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

- da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.


[3] L’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

- tramite la “finestra” di 12 o 18 mesi;[i]

- +1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014);[ii] l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi.

[i] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi);

[ii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter.


[4] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4.


[5] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita


[6] Valga a confermarlo il risparmio di appena 200 milioni a regime stimato dalla relazione tecnica del DL 201/2011 (“salva-Italia”) per tale misura, quantificato dalla RGS, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsissima incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero e destinato ad azzerarsi a brevissimo.

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).» (Relazione tecnica, pag. 46).



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Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo




Nel febbraio e nell’ottobre 2018, avevo trasmesso via pec, per conoscenza, anche al Presidente della Repubblica le mie due Lettere alla Ragioneria Generale dello Stato e alla Direzione Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione di norme pensionistiche relative all’adeguamento alla speranza di vita.

Si tratta di errori riportati anche in leggi approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica.

In data 4 marzo 2019, ho ricevuto la risposta di un funzionario del Segretariato Generale del Quirinale (Ufficio per gli Affari giuridici e le Relazioni costituzionali), con la quale mi ha informato che “questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza”.

Gli ho dovuto, però, riscrivere, per invitarlo a scrivere direttamente ai due alti dirigenti, data la loro autonomia stabilita dalla Riforma Sacconi nellemanare il decreto direttoriale relativo alla speranza di vita.

Essi, però, hanno ripetuto l’errata interpretazione nel loro decreto direttoriale del 5 novembre 2019.

Ho allora scritto loro una terza lettera pec, e poi ho telefonato prima a RGS e al Ministero del Lavoro, ma non sono riuscito a interloquire, poi alla Direzione Generale Previdenza (il cui numero diretto compare nel suo sito). Con essa ho avuto un’interlocuzione durata quasi tre mesi, perché il funzionario incaricato della risposta era spesso assente.

In data 11 febbraio, l’ho trovato. Ma l’esito è stato una non risposta. Ne ho informato il Quirinale. Riporto il testo della mia lettera pec.


Errata interpretazione di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza: esito interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza.

mercoledì 12 febbraio 2020 - 14:30


                                                         SEGRETARIATO GENERALE QUIRINALE

                                                         Ufficio per gli Affari giuridici

Oggetto: Errata interpretazione di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza: esito interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza.

Egregio Dott. Ferdinando Tufarelli,

In riferimento alla Sua cortese lettera pec del 4 marzo 2019 08:45 (rif. UAG 13.3 N. 114/2018), avente ad oggetto Invio esposto a min lavoro (Prot. SGPR201903040019993), e facendo seguito alla mia lettera pec del 4 marzo 2019 17:01, in cui Le ho rappresentato l’esigenza che Codesto Segretariato Generale scrivesse direttamente anche ai due alti dirigenti, data la loro responsabilità personale stabilita dalla Riforma delle pensioni Sacconi (L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis), mi permetto di informarLa che:

(i) Avendo il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direzione Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ripetuto l’errata interpretazione della norma della Riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13) nel loro decreto direttoriale del 5 novembre 2019, ho scritto loro una terza lettera (pec).

(ii) Dopo tentativi analoghi fatti con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e con il Ragioniere Generale dello Stato, ho avuto per quasi tre mesi un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, ma il funzionario delegato per la risposta, il dottor Francesco Saverio Longo, che ha trovato anch’egli fondate le mie osservazioni critiche (“Lei non ha tutti i torti, ma perché nessuno se n’è accorto prima?”), purtroppo è stato spesso assente.

(iii) Gli ho ritelefonato ieri 11 febbraio: mi ha detto che la risposta era alla firma; poi, sentito il suo superiore (dottor Stefano Listanti, direttore della Divisione III), mi ha dato la seguente risposta: la sua direzione non può rispondere ad un privato cittadino e di rivolgermi all’INPS. Gli ho replicato che non ho titoli per rivolgermi all’INPS, peraltro estraneo alla questione e che si è adeguato solo successivamente alla interpretazione errataperché io sono già in pensione, mentre l’errata interpretazione (inizio della decorrenza della periodicità biennale, deciso dalla Riforma Fornero, relativamente agli adeguamenti “successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”; ed esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita, stabilita dalla Riforma Sacconi soltanto “in sede di prima applicazione”) impatterà negativamente sui pensionati futuri; e gli ho anche ribadito che le mie osservazioni erano state giudicate fondate dal Quirinale, che le aveva inoltrate, nel marzo 2019, con un esposto al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ma è stato inutile.

(iv) E poi ho comunicato alla segretaria della Direttrice Gen., dottoressa Concetta Ferrari, l’esito e le ho chiesto di riferire alla dott.ssa Ferrari che, essendo l’errore ripetuto in tutte le leggi promulgate in materia pensionistica, incluse le leggi di bilancio, non avevo altra strada che l’invio di un’altra lettera pec alla Presidenza della Repubblica, per informarla della risposta.

(v) Intendo a breve rivolgere un appello al Presidente della Repubblica per la costituzione di un Comitato di studio e contrasto della DISINFORMAZIONE, che dopo aver mietuto in Italia 60 milioni di vittime è diventata mondiale, coinvolgendo anche l’OCSE, l’FMI e premi Nobel di Economia, relativa alle Manovre correttive dei Governi Berlusconi e Monti, alle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero e agli obiettivi e poteri-doveri statutari della BCE, alimentata, da quasi dieci anni, da tutti gli esperti e i professori universitari e oggetto quotidiano, le prime due, degli articoli e dei dibattiti dei media.

Tutti i soggetti coinvolti direttamente o indirettamente (tranne il dott. Longo, del quale non ho l’indirizzo email) sono destinatari p.c. della presente lettera.

La ringrazio e Le invio distinti saluti,

V.


Destinatari:

ufficio.affari.giuridici@pec.quirinale.it

CC segreteriaministro@pec.lavoro.gov.itsegreteriaministro@lavoro.gov.itmef@pec.mef.gov.it, segreteria.ministro@mef.gov.itrgs.ragionieregenerale.coordinamento@pec.mef.gov.it, ragioniere.generale@mef.gov.it, dgprevidenza@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza@lavoro.gov.it, dgprevidenza.div3@pec.lavoro.gov.itdgprevidenzadiv3@lavoro.gov.it,



Post collegato

Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche



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Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti




Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti.

martedì 11 febbraio 2020 - 18:55


ALLA C.A. DEL DIRETTORE EDITORIALE ANDREA ANGIOLINI

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MARIO MONTI, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI, PROF. VINCENZO GALASSO


Un anno fa, Vi proposi la pubblicazione del mio modestissimo saggio LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, che, al di là di ogni ragionevole dubbio, al capitolo 1 fa chiarezza sulla BUFALA (mondiale) relativa al Governo Monti; al capitolo 2 sulla BUFALA (mondiale) relativa alla Riforma Fornero; e al capitolo 3 sulla BUFALA (mondiale) relativa agli obiettivi e ai poteri-doveri statutari della BCE. La mia richiesta non fu accolta. Forse per limiti stilistici del mio libro, in parte voluti e mantenuti (l’ho appena revisionato), dato il suo carattere di libro-diario-denuncia. Ma, spero, non per il contenuto, che è oggettivamente straordinario, letteralmente eccezionale, considerato che vittime delle tre BUFALE sono 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti e i docenti universitari di Economia o Lavoro e Previdenza, oltre all’estero, inclusi OCSE, FMI e premi Nobel di Economia. Un vero caso di scuola.

In questo documento di Unibocconi sulle pensioni (l’autore dovrebbe essere Vincenzo Galasso, con S. Patriarca), tratto da un libro pubblicato da Voi de Il Mulino nel 2018, (i) viene ascritto al Governo Monti l’inizio del percorso del consolidamento fiscale (PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA), e (ii) non viene mai menzionata la severa Riforma Sacconi e, quel che più rileva, quasi tutte le sue misure (escluso l’adeguamento alla speranza di vita) vengono attribuite – come peraltro fanno TUTTI - alla Riforma Fornero (SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA). Esso è un compendio esemplificativo della DISINFORMAZIONE (mondiale) sui due temi, che io contrasto da quasi un decennio. E Voi lo avete pubblicato. Se Vi può consolare, questo infortunio editoriale Vi accomuna a tutte le altre case editrici che hanno pubblicato libri sullo stesso tema.

Come scrivo nel mio saggio “A mio giudizio, formulato su base empirica, la materia pensionistica va distinta in due branche: (i) la legislazione e (ii) la spesa. Se è relativamente facile, per un docente universitario o un giornalista, analizzare e scrivere della spesa pensionistica, quasi nessuno si sobbarca al gravoso lavoro di studiare la complessa normativa pensionistica. Ma, ciononostante, tutti si sentono in grado di trattarla”.

Ho diviso il documento in parti e a ciascuna ho aggiunto il mio commento critico, con i riferimenti legislativi. Vi prego di considerare che la fonte principale per il mio saggio (relativamente a Le Prime Due Più Grandi Bufale), oltre alla normativa, sono stati gli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato).


XIII.

Le pensioni


Nel 2009, il governo Berlusconi ha introdotto un meccanismo automatico di incremento dell’età di pensionamento (rivisto poi nel 2010) in relazione agli incrementi della speranza di vita, che ha prodotto, nei fatti, un aumento di 12 mesi nell’accesso alla pensione.

Vero. Dalla Riforma SACCONI, col DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente col DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati tre scatti: 3 mesi nel 2013, +4 nel 2016, +5 nel 2019 = 1 anno, portando l’età di pensionamento a 67 anni per tutti dal 1.1.2019.


In questo processo «bipartisan», iniziato con governi tecnici

Sì, Amato, 1992, e Dini, 1995, ma prevalentemente di Centrosinistra.


e proseguito dal centro-destra

No, dal Centrosinistra (Prodi, 1997); poi dal Centrodestra (Maroni, 2004); e successivamente dal Centrosinistra (Damiano, 2007). Quindi, fino al 2007, l’apporto riformatore prevalente è stato acquisito con il voto parlamentare del centrosinistra.


si innesta la riforma Fornero-Monti del 2011, resasi necessaria per porre il paese sul sentiero del consolidamento fiscale e del rientro del debito pubblico.

Triplamente falso. (i) Ha saltato la ben più severa Riforma SACCONI, le cui misure, infatti, vengono erroneamente attribuite alla Riforma Fornero (Seconda Più Grande Bufala). (ii) Il pesante consolidamento fiscale era stato già attuato, per 4/5, in maniera scandalosamente iniqua, dal Governo Berlusconi (2008-2011); il Governo Monti ha soltanto completato l’opera nella misura di 1/5 (Prima Più Grande Bufala). E (iii) il risparmio al 2060 (delle 4 riforme dal 2004, stimato da RGS in 1.000 mld) della Riforma SACCONI è (forse) quasi il doppio di quello della Riforma Fornero.


L’Unione europea, nell’estate del 2011, aveva auspicato un significativo intervento in materia previdenziale, volto ad aumentare i requisiti minimi di accesso, nel caso di pensionamento anticipato, e l’età minima, nel caso di pensionamento di vecchiaia.

Falso. La prima manovra correttiva, dopo la crisi della Grecia, è stata il DL 78 del 31.05.2010, e il primo “significativo intervento in materia previdenziale”, su richiesta dell’UE, è stato la severa Riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12). Poi, modificata e integrata dal DL 98 del 6.07.2011, art. 18, e, dopo la famosa e irrituale lettera del 5.08.2011 della BCE, dal DL 138 del 13.08.2011, art. 1, commi da 20 a 23.


Con l’intervento del 2011, l’età di pensionamento di vecchiaia per gli uomini è stata immediatamente alzata a 66 anni.

Falso. Era stata già alzata a 66 anni o 66 anni e mezzo dalla Riforma SACCONI un anno e mezzo prima, mediante la “finestra” mobile (differimento dell’erogazione), di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi, che incorporava la “finestra” fissa mediamente di 4 mesi della Riforma Damiano (L. 24.12.2007, n. 247); Riforma Sacconi: DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università). La Riforma Fornero si è limitata, opportunamente, ad abolire la “finestra” (L. 214/2011, art. 24, comma 5), uniformata a 12 mesi per gli autonomi (quindi ridotta di 6 mesi), e contestualmente ad incorporarla nell’età base, sia per la vecchiaia (comma 6) che per l’anticipata (comma 10). Segnalo che, al riguardo, posso anche fornire la mia… testimonianza diretta, essendo stato una delle vittime dell’allungamento deciso da SACCONI il 31 maggio 2010 con la “finestra”; e aggiungo che la stessa professoressa Fornero lamenta nel suo libro del 2018 (pubblicato da Università Bocconi Editore), e da me analizzato criticamente nel mio saggio, l’errata attribuzione a lei.


mentre per le donne è aumentata in maniera rilevante per allinearsi a quella degli uomini nel 2018 (66 anni e sette mesi).

Falso per 3/4. Aveva già provveduto la Riforma SACCONI, sia per le dipendenti pubbliche: da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, a seguito della sentenza della Corte di Giustizia UE del 2008 (DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies), più «finestra» di 12 mesi; sia per le donne del settore privato: da 60 a 65 anni, più «finestra» di 12 o 18 mesi, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6);


L’indicizzazione dell’età di pensionamento alla speranza di vita [e dei coefficienti di trasformazione, ndr] è stata resa biennale.

Vero, ma relativamente a “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”, cioè a decorrere dal 2022, anche se il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza, ha interpretato la norma in maniera manifestamente errata (L. 214/2011, art. 24, comma 13). Gliel’ho contestato per iscritto due volte, inviandola p.c. anche al PdR. In merito, ho ricevuto, in data 5 marzo 2019, la risposta del Segretariato Gen. del Quirinale, che ha ritenuto fondate le mie osservazioni critiche e le ha inoltrate al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ma i due alti dirigenti hanno ripetuto la loro interpretazione manifestamente errata nel loro decreto direttoriale del 5 novembre 2019. Ho scritto loro una terza lettera (pec).  Ho in corso da quasi 3 mesi un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, ma il funzionario delegato per la risposta, che ha trovato anch’egli fondate le mie osservazioni critiche, purtroppo è stato assente. Gli ho ritelefonato in data odierna, mi ha detto che la risposta era alla firma; poi, sentito il suo superiore, mi ha dato una risposta surreale: la sua direzione non può rispondere ad un privato cittadino e di rivolgermi all’INPS. Gli ho replicato che non ho titoli per rivolgermi all’INPS, perché sono già in pensione, mentre l’errata interpretazione (inizio della decorrenza della periodicità biennale ed esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) impatterà negativamente sui pensionati futuri; e gli ho ribadito che le mie osservazioni erano state giudicate fondate dal Quirinale, che le aveva inoltrate, nel marzo 2019, al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (Ministro Di Maio). Inutilmente. E poi ho riferito alla segretaria della Direttrice Gen., dottoressa Ferrari (destinataria p.c. anche di questa lettera), lesito e che, essendo l’errore ripetuto in tutte le leggi promulgate in materia pensionistica, incluse le leggi di bilancio, non ho altra strada che l’invio di un’altra lettera pec, questa volta direttamente al Presidente della Repubblica, per informarlo della risposta, e chiedergli anche di sollecitare un Comitato di studio contro queste tre BUFALE mondiali, alimentate da tutti e oggetto quotidiano degli articoli e dei dibattiti dei media. Comunque, che burocrazia, abbiamo! Somiglia a quella russa di Gogol.


ed è stato introdotto un limite minimo di 67 anni per il 2021.

La cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 9) è affatto superflua, poiché a 67 anni si è già arrivati nel 2019, per effetto della Riforma SACCONI (adeguamento alla speranza di vita). E i lavoratori autonomi (maschi) vi si erano già avvicinati nel 2010 con 66 anni e 6 mesi dall’1.1.2011.


Ma la riforma ha aumentato sostanzialmente soprattutto i requisiti per accedere alle pensioni di anzianità, alzando il limite a 42 anni di contributi (41 per le donne).

Falso in gran parte. Relativamente alla pensione anticipata, dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi, 1 anno e 7 mesi alla Riforma Fornero (più la riduzione di 6 mesi per gli autonomi); dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi (DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 per la “finestra” di 12 o 18 mesi; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014), soltanto 7 mesi dalla Riforma Fornero (più la riduzione di 6 mesi per le autonome); l’effetto combinato delle due misure della Riforma SACCONI ha portato l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotti a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero, sia per gli uomini che per le donne.


Inoltre il calcolo contributivo è stato esteso pro-quota ai lavoratori di tutti i regimi.

Vero, ma questa – detto in generale - è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero (ché avrebbe salvato i conti pensionistici), poiché i lavoratori interessati dalla misura (cioè coloro che avendo, al 31.12.1995, almeno 18 anni di contributi furono esclusi dalla stessa Riforma Dini) sono tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Infatti, il pro-quota contributivo – come risulta già dalla relazione tecnica del 2011 - ha dato un risparmio molto esiguo, pari ad appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.


Per il sistema contributivo, si è ripristinata una fascia di flessibilità in uscita a partire dai 63 anni, ma solo per i lavoratori con una pensione superiore a circa 1.400 euro. Per l’accesso alle pensioni di vecchiaia a 66 anni (nel 2011) sono stati richiesti 20 anni di contributi ed una pensione di importo superiore ad 1,5 volte la prestazione minima; in caso contrario, l’età di pensionamento sale a 70 anni.


Tutti i limiti di età sono legati alla speranza di vita e quindi già dal 2019 l’età di pensionamento di vecchiaia sarà di 67 anni e l’anzianità contributiva per accedere alle pensioni di anzianità sarà di 43 anni e tre mesi per gli uomini (42 e due mesi per le donne). Malgrado questa lunga stagione di riforme, il dualismo tra pensioni di anzianità e vecchiaia persiste. Delle quasi 233 mila pensioni erogate nel 2016, più della metà rimangono pensioni di anzianità di un importo medio pari a 1.890 euro, erogate a lavoratori con un’età media di 60 anni e mezzo, contro pensioni di vecchiaia con un importo medio di soli 725 euro erogate a lavoratori con un’età media di 66 anni e mezzo. 155 Ma forse il dato che più esprime questo dualismo è la differenza tra la spesa in pensioni di anzianità e vecchiaia. Negli ultimi 20 anni, a fronte di un numero quasi uguale di nuove pensioni di anzianità e vecchiaia (3 milioni e mezzo per ogni tipologia), la spesa è stata di 64 miliardi di euro per le pensioni di anzianità e di 25 miliardi di euro per quelle di vecchiaia.

Strano, no, che la Riforma Fornero, decisa per ridurre le pensioni anticipate (ex anzianità), adempiendo la richiesta della famosa lettera del 5.08.2011 della BCE, abbia prodotto l’effetto contrario? Ed invece è una logica conseguenza dell’inasprimento del limite di età del pensionamento di vecchiaia a 67 anni (e poi oltre), benchmark in UE (e in parte del pensionamento anticipato, sul quale ci sono le pressioni maggiori di modifica, si veda, ad esempio, Quota100 o il congelamento fino al 2026 dell’adeguamento alla speranza di vita o l’invocata Quota41, impossibile da ottenere senza modificare anche la Riforma SACCONI). Inasprimento deciso dalla ben più severa Riforma SACCONI.

In conclusione, rilevo che la spesa pensionistica italiana – la seconda più alta in ambito OCSE – include 90 miliardi di voci spurie: 10-15 mld di TFR; 20-25 mld di assistenza; e, soprattutto, 58 mld di imposte (le più alte in ambito OCSE), pari al 3,3% del Pil, che sono una partita di giro e perciò hanno un impatto nullo sulla spesa, come è confermato dall’ammontare netto di 183 mld pagato dall’INPS nel 2018; al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil scende al 10,5%, ben lontano dal 15-16% ufficiale.

Cordiali saluti,

Lettera a Tecnica della Scuola: L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi




 L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi


v

15/1/2020 13:40

A  ilettoriciscrivono@tecnicadellascuola.it   Copia  redazione@eguaglianzaeliberta.it   e altri 47



L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi. Il risparmio dalla Riforma Sacconi è quasi il doppio della Riforma Fornero. L’ammontare delle manovre finanziarie del Governo Berlusconi (267 mld, 81%) è stato il quadruplo di quello del Governo Monti (63 mld, 19%).


Cara Redazione di Tecnica della Scuola,

Mi sorprende che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, forse influenzati da propalatori di BUFALE come Alberto Brambilla, che purtroppo dispone di una tribuna prestigiosa come il Corriere della Sera (al quale ho inviato una precisazione analoga, che - mi ha detto il caporedattore Nicola Saldutti - dovrebbe essere pubblicata in settimana nelle lettere) alimentiate le BUFALE sulle pensioni e scriviate:

Elsa Fornero, oggi in pensione, economista esperta di previdenza e promotrice della riforma che nel 2011 innalzò per uomini e donne l’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, introducendo il sistema contributivo pro rata per tutti con forti limiti al pensionamento anticipato”

È doppiamente falso. (i) La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato, gradualmente entro il 2018, già previsto da Sacconi gradualmente entro il 2023, e la riduzione da 18 a 12 mesi della “finestra” per i lavoratori autonomi (uomini e donne).

L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[1] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[2] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;[3]

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[4] quindi la Riforma Fornero non c’entra.


(ii) La Riforma Fornero ha soltanto esteso il metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla Riforma Dini, che l’ha introdotto (L. 335/1995), cioè coloro che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già tutti o quasi tutti in pensione.

Traggo dal mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO, 2° volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO:

***

«Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa, che poi si riducono in breve fino a sparire:[33]

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).»

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la Riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tuttisalvando i conti pensionistici, mentre in realtà ha solo estesopro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla Riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte (che non sono in grado di quantificare) oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[38]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

9. Informazione cattiva sulle riforme delle pensioni

Ad eccezione di RGS (con qualche licenza) e Corte dei Conti, quasi tutti in Italia, inclusi ISTAT[199] e UPB,[200] famosi esperti di previdenza, noti ex parlamentari ed esperti previdenziali, professori universitari, sindacalisti, politici; e all’estero, inclusi EUROSTAT[201] (che riceve i dati dall’ISTAT), OCSE[202], che usa dati vecchi e in parte errati, ma è l’unico Ente che propone i dati pensionistici al lordo e al netto delle imposte (il peso fiscale sulle pensioni in Italia è il più alto dell’area OCSE), e FMI[203], che usa dati vecchi e in parte errati, ma molto pubblicizzati a livello mondiale, ascrivono tutto alla Riforma Fornero, decretando un’impropria damnatio memoriae della Riforma Sacconi, o, al minimo, le attribuiscono l’adeguamento periodico alla speranza di vita, creando e alimentando – specularmente - la sopravvalutazione abnorme della Riforma Fornero.

Valga a dimostrarlo anche il previsto risparmio – già citato - dalla mera estensione del metodo contributivo (mentre la vulgata – come ho già osservato - è che la Riforma Fornero abbia salvato i conti pensionistici sostituendo il contributivo al retributivo per tutti), quantificato dalla RGS,[178] relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsa incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero, destinato ad azzerarsi a breve.

media hanno invece avuto un comportamento oscillante: in una prima fase che si può circoscrivere al periodo a ridosso dell’approvazione della Riforma Sacconi e della Riforma Fornero (2012-2013), essi hanno evidenziato gli effetti notevoli della Riforma Sacconi; in una seconda fase, a partire dal 2014, hanno invece anch’essi in stragrande maggioranza obliterato la Riforma Sacconi, attribuendone le misure, in tutto o in parte, alla Riforma Fornero. La stessa Elsa Fornero scrive nel suo libro già citato:

«La comprensione, in ogni caso, è fatta anche di informazione corretta (le deformazioni mediatiche dei meccanismi pensionistici e delle loro conseguenze sono state notevoli, in Italia e altrove)» (Posizione kindle: 468).

Anche l’INPS ha partecipato talvolta alla «cancellazione» della Riforma Sacconi.

Vediamo in dettaglio alcuni esempi davvero eclatanti, con le relative prove documentali.»

***

Contrasto le BUFALE sulle manovre della XVI legislatura, incluse le Riforme delle pensioni, dal 2010.

Il professor Mario Monti (al quale ho scritto più volte) è, in parte, un ignorante dei dati, soprattutto quelli pensionistici, e, in parte, un millantatore. Come la professoressa Fornero, la quale con le sue reticenze e le sue mezze verità è uno dei principali responsabili della DISINFORMAZIONE che circonda le pensioni (nel mio saggio spiego perché lo fa; nella postfazione del mio saggio, severo nei suoi confronti, c'è il suo commento, nel quale attesta che mi sono attenuto alle norme).


Traggo dal 1° volume della trilogia “LE MENZOGNE SUI GOVERNI BERLUSCONI E MONTI”, la cui principale fonte sono stati gli ottimi e dettagliati dossier elaborati dal Servizio Studi della Camera (o del Senato):


***

«1. Manovre finanziarie correttive varate nella XVI legislatura

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano – come risulta dai dati - cominciò nel secondo trimestre 2011 e si accentuò nell’estate 2011, con una prima impennata del differenziale BTP-Bund, poco dopo la comunicazione del 26 luglio[22] - improvvisa, parziale e di fatto manipolatoria del mercato - della vendita al 30.06.2011 di sette miliardi di titoli di Stato italiani da parte della Deutsche Bank,[22] degli otto che possedeva l’1.1.2011; ma già in luglio risaliti da uno a tre miliardi, dato che, invece, fu tenuto nascosto. L’attacco della speculazione continuò e determinò, a fine agosto, l’intervento della BCE, che era stato ‘negoziato’ a certe condizioni col Governo italiano (si veda, appresso, il paragrafo 4; e il capitolo 3). Ma, poi, la quasi latitanza della stessa BCE o, almeno, l’inefficacia del suo intervento limitato (ai mercati finanziari era noto che fosse tale) avevano portato, il 9 novembre, lo spread BTP-Bund ad un picco di 574 punti base,[23] che faceva temere il default. Esso causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi, in quelle circostanze drammatiche, un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio – renitenza del Governo Berlusconi ad adempiere le prescrizioni dell’UE e decisività del Governo Monti -, fatto proprio da quasi 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti universitari, è del tutto falso, poiché è molto lontano dall’essere confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. L’importo totale delle manovre finanziarie correttive del Governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), è stato ben il quadruplo di quelle del Governo Monti, come risulta dalla sintesi dei loro valori:

- Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%)

- Governo Monti 63,2 mld (19,2%)

Totale 329,5 mld (100,0%)

I decreti e le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: Governo Berlusconi: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore cumulato dichiarato dal Governo per il biennio 2011-12); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011) DL 98/2011 e DL 138/2011, di 80+65 mld cumulati, con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire - la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40) - con la delega fiscale.

Clausola di salvaguardia che ha poi dovuto gestire Monti, aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La “salvaguardia” stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451).

Quindi in totale sono, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+0,6 = tot. 22,6 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura, fonte un articolo de Il Sole 24 ore (che confronta i dati omogenei), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. È utile riportarlo:

«I numeri messi in fila (finora) dalla legislatura della crisi mostrano lo sforzo fatto fin qui dal Paese per rimettersi in sesto: imponente. Quattro anni, dieci manovre, e richieste per 329 miliardi e 520 milioni di euro, per il 55% (cioè 178 miliardi) rappresentato da aumenti di entrate vale a dire, quasi sempre, di nuove tasse. Un tema, quello della composizione delle manovre, che ha acceso dibattiti scatenati fra i partiti, piuttosto ingiustificati alla luce dei numeri. La composizione del «Salva-Italia» di Natale, che tra Imu, addizionale Irpef e fisco vario è stata bersagliata di critiche per l'eccessivo ruolo giocato dalle tasse, ha una composizione identica alla manovra-bis di Ferragosto 2011, ultimo intervento di peso del Governo Berlusconi: 73% di maggiori entrate, e 27% di tagli di spesa. […]

L'impatto decreto per decreto

È il conto complessivo delle dieci principali manovre anti-crisi varate dal giugno 2008 a oggi, dai governi guidati da Silvio Berlusconi e Mario Monti. Il conteggio non è effettuato in base all'impatto a regime sui saldi, ma in base al totale reale delle risorse coinvolte dagli aumenti di entrata (in termini di imposte e, in misura marginale, di riversamenti da parte delle Regioni a Statuto speciale) e tagli di spesa. In pratica: l'introduzione di un'imposta che genera un gettito di 100 il primo anno, 150 il secondo e 200 il terzo ha un effetto a regime di 200, ma nei tre anni chiede ai cittadini un totale di 450: è questo secondo dato a essere preso in considerazione nell'analisi.» [28]

Ciò significa che per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti 4 a 1mettendo le mani ampiamente nelle tasche degli Italiani: 148 miliardi solo di maggiori tasse in 4 anniPer l’iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating[29] dell’Italia al di là dei fondamentali macroeconomici), è stato anche peggio.

È tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra le manovre finanziarie dei Governi Berlusconi e Monti (267 miliardi cumulati contro 63, 81 per cento contro 19, ancor più per l’iniquità) che è del tutto infondato attribuire a Monti – come fanno quasi tutti (nel mondo) - il risanamento severo, perfino feroce dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (meno 10 per cento), la moria di imprese (meno 22 per cento della produzione industriale) ed il calo dell’occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti suicidi. Per giunta obliterando completamente Berlusconi. Il quale, come vedremo, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.08.2011, tranne, per l’opposizione del ministro leghista Bossi, la revisione delle pensioni di anzianità[30] (concentrate soprattutto al Nord, bacino elettorale della Lega Nord) e l’accelerazione dell’allineamento a tutti gli altri dell’età di pensionamento delle donne del settore privato.

I dati economici negativi, invece, sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del Governo Berlusconi-Tremonti, fatte in buona parte di misure strutturali (cioè permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al Governo Monti e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dal 1° gennaio 2011, ben prima che arrivasse Monti.»


La mia è una fatica di Sisifo. Vi prego di prenderne buona nota e di divulgarlo.

Cordiali saluti,

V.


________________________


Note

[1] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[2] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[3] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[4] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.



Post collegato:


Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero



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