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Coronabond e pesci in barile




Io mi sono meravigliato molto del rilancio di Conte e Gualtieri, dopo aver ottenuto la sospensione delle regole UE (maggiore deficit e maggiore debito).

Ancor più per i coronabond al posto del MES. Evidentemente sono stati influenzati dal coro unanime di richieste in tal senso.

Non si possono chiedere i soldi all’Olanda e alla Germania, attraverso i Coronabond o gli EuroUnionBond[1] se non si prendono prima ai ricchi (sostantivo) italiani (aggettivo).

Gli Olandesi e i Tedeschi ce lo dicono da 10 anni. La ricchezza procapite delle famiglie italiane, peraltro, è superiore a quella tedesca.[2] Le loro opinioni pubbliche, educate al disprezzo dei meridionali furbi e spendaccioni, non lo sopporterebbero.

Il PdC Conte e il ministro dell'Economia Gualtieri non facciano i pesci in barile, scaricando il ministro per il Sud Provenzano,[3] che ha proposto una revisione in senso progressivo dell’imposizione fiscale: “Chi ha di più deve dare di più”. Lo dice anche la Costituzione.[4]

“Lo spettro della patrimoniale”?! Espressione incredibile scritta da un giornalista probabilmente sottopagato e precario.

Questa è la conseguenza di una narrazione falsa propalata dai ricchi e dai neo-liberisti. I neo-liberisti, servi dei ricchi, devono tacere. Non sono capaci di vergognarsi, ma almeno devono tacere.[5]

L’imposta patrimoniale sui ricchi (nella proposta della CGIL la franchigia è di 800 mila €),[6] per colpa dei loro agit-prop e dei milioni di poveri autolesionisti, che sono i primi a difendere gli interessi dei ricchi, è diventata un tabù, che ora spero sarà spazzato via dal coronavirus.

L’imposta patrimoniale sui ricchi è anche condizione necessaria per “discutere” ad armi pari con gli arroganti ed egoisti Europei del Nord,[7] che vogliono solo i vantaggi dell’attuale assetto monco UE/Euro.


____________________________


Note


[1] Che cosa mi attendo nel 2015

[2] Istat-Bankitalia: "Cresce la ricchezza delle famiglie italiane, superata la Germania"

[3] Intervista Coronavirus

Giuseppe Provenzano: "Bisogna agire subito, è a rischio la tenuta democratica. Il reddito di cittadinanza va esteso"

27 MARZO 2020

Il ministro per il Sud: "Serve una riforma fiscale: chi ha di più deve dare di più. La patrimoniale? Sono tante le formule per una tassazione davvero progressiva"

DI GOFFREDO DE MARCHIS

[4] Articolo 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

[5] La religione neo-liberista

[6] Dossier Imposta Patrimoniale

[7] La supposta superiorità e l’arroganza degli Europei del Centro-Nord

Lettera a Regina Krieger e Frank Wiebe di Handelsblatt sui pregiudizi verso l’Italia, sull’ignoranza dei dati e sui furbi stupidi o intelligenti

Situazione dei numeri dell’epidemia da coronavirus


In fondo è riportato l’aggiornamento al 29 marzo 2020.


22 MARZO 2020: NETTO MIGLIORAMENTO DELLA VARIAZIONE PERCENTUALE DEI CONTAGIATI, SIA DEL TOTALE NAZIONALE (+14.6%), SIA ANCOR PIU' DELLA LOMBARDIA (+6,6%), CHE INCIDE PER QUASI IL 50% SUL TOTALE ITALIA!


GIORNO


TOTALE ITALIA



LOMBA

RDIA


CAMPA

NIA

NOTE


N. contagiati

Variazione

ass.

Variazione %

N. contagiati

Variazione 

ass.

Variazione %

N. contagiati


08-03

7.375

-

-

4.189

-

-

101


09-03

9.172

+1.797

+24,4

5.469

+1.280

+30,5

120


10-03

10.149

 +977

+ 10,7

5.791

+322

+5,9

127

mancano ref.

11-03

12.462

+2.313

+22,8

7.228

+1.437

+24,8

154


12-03

15.113

+2.651

+21,3

8.725

+1.497

+20,7

179


13-03

17.660

+2.547

+16,9

9.820

+1.095

+12,6

220

mancano ref.

14-03

21.157

+3.497

+19,8

11.685

+1.865

+19,0

272


15-03

24.747

+3.590

+17,0

13.272

+1.587

+13,6

333


16-03

27.980

+3.233

+13,1

14.649

+1.377

+10,4

400

mancano ref..

17-03

31.506

+3.526

+12,6

16.220

+1.571

+10,7

460


18-03

35.713

+4.207

+13,3

17.713

+1.493

+9,2

460

manca Camp.

19-03

41.035

+5.322

+14,9

19.884

+2.171

+12,3

652


20-03

47.021

+5.986

+14,6

22.264

+2.710

+13,6

749


21-03

53.578

+6.557

+13,9

25.525

+3.261

+14,6

844


22-03

59.138

+5.560

+10,4

27.206

+1.681

+6,6

936



Decisioni. Le decisioni non possono basarsi che sui dati, opportunamente elaborati per trasformarli in INFORMAZIONI.[1] I dati vanno sempre aggregati (macrodati), per avere il quadro complessivo, e disaggregati, perché le situazioni non sono mai omogenee e gli interventi vanno calibrati in base alla specifica situazione.

Parametro di controllo. Nel caso dell’epidemia da coronavirus, il dato più significativo è la variazione percentuale giornaliera del numero dei contagiati, che si può aggregare con periodicità diversa, ad esempio settimanale, per compensare le anomalie nella rilevazione dei dati, ordinati per Totale Italia/Regione/Provincia/Comune.

Il criterio di valutazione dei dati deve ovviamente essere, basandosi sul tempo di latenza, quello di poter correlare i risultati alle misure adottate per valutarne l’idoneità, tenendo conto del “ritardo”.

La variazione percentuale attesta un rallentamento della crescita (degressione) del numero dei contagi. Il rallentamento è evidente da 15 giorni, quando, all’inizio di questo periodo, l’incremento percentuale si situava più o meno al +25%, il che significava un raddoppio dei casi circa ogni 3 giorni.

Dopo una inversione di tendenza in data 19-03, l’andamento nazionale, nonostante l’aumento della Lombardia, che si riferisce, data la latenza di 14 giorni, ai contagi del periodo precedente alle misure più severe adottate14 giorni fa, ha ripreso la traiettoria degressiva (l’aumento ha rallentato). Dopodiché il calo è ripreso. Ieri, 22-03, il totale nazionale ha rallentato dal +13,9% al +10,4% = -3,5 punti, pari al -25,2%, cioè di un quarto. In Lombardia addirittura dal +14,6% al +6,6%, pari al -54,8%, cioè l’aumento si è più che dimezzato. 

Ovviamente occorre aspettare la conferma del trend nei prossimi giorni, ma è ragionevole pensare che l’andamento favorevole continuerà, anzi si dovrebbe rafforzare, atteso il probabile consolidamento degli effetti delle misure adottate  14  giorni fa, forse ancora inferiore al tempo di latenza del virus, che i cinesi hanno recentemente dilatato da max 14 a max 21 giorni. Al netto dell’eventuale incremento al Sud, a causa dei trasferimenti dal Nord.

Picco. Il picco si raggiungerà quando il valore assoluto dei contagiati arriverà al suo ammontare più alto e il delta % dell’incremento sarà pari a zero, dopodiché il delta % diventerà negativo (la curva diventerà discendente) e l’ammontare dei contagiati tenderà a zero. Presumibilmente, il picco si raggiungerà nella prima settimana di aprile. Dal picco allo zero (sostanziale), in base all’esperienza cinese, dove però la serrata era totale, passerà almeno un mese, quindi la prima settimana di maggio o metà maggio. Se si vuole anticipare, occorre il mix di misure che elenco sotto.

Prospettiva. Tolto il periodo iniziale, su indicazione dell’OMS si è deciso di fare i tamponi soltanto ai sintomatici, il che lascia in giro soggetti contagiati silenti che diffondono il virus. Ora, a mio avviso (su base logica), è quasi inutile (oltre che impossibile per insufficienza di laboratori di analisi) farli a tappeto, perché il contagio è troppo esteso e, peraltro, il tampone fotografa la situazione del giorno in cui viene effettuato, che può cambiare il giorno dopo o anche un’ora dopo. La strategia decisiva - come sostiene Giorgio Parisi - è far emergere i contagiati potenziali tra i contatti dei contagiati accertati, frutto di un lavoro sistematico ad opera di migliaia di “detective”. È più efficace/efficiente e meno costosa quella mirata piuttosto che quella dei tamponi a tappeto.

Occorre pertanto pensare ad un mix di misure: (i) mantenimento della serrata fino a fine marzo-inizio aprile; (ii) modulazione delle misure severe per regione/provincia; (iii) aumento dei tamponi; abbinato a (iv) rilevazione tecnologica dei loro contatti negli x giorni precedenti; e (v) comunicazione ai potenziali loro contagiati, da sottoporre tutti a tampone.


[1] Informazione, disinformazione e controinformazione


***




23 MARZO 2020: CONTINUA IL CALO DELLA VARIAZIONE PERCENTUALE DEI CONTAGIATI, SIA DEL TOTALE NAZIONALE (DAL +10,4% AL +8,1%), SIA DELLA LOMBARDIA (DAL +6,6% AL +5,4%)!

CONTRARIAMENTE ALLE DICHIARAZIONI UFFICIALI, IL TREND DEI CONTAGI (TRANNE UN'INVERSIONE DI TENDENZA IN DATA 19-03) DURA DA 2 SETTIMANE. COME SCRIVEVO ANCHE IERI, CONSIDERATI I TEMPI DI LATENZA, C'E' DA ASPETTARSI UNA CONFERMA, ANZI UN RAFFORZAMENTO DEL MIGLIORAMENTO DEL TREND, NEI PROSSIMI GIORNI, GRAZIE ALLE MISURE PIU' SEVERE ADOTTATE 14 GIORNI FA.


GIORNO


TOTALE ITALIA



LOMBARDIA


CAMPANIA

NOTE


N. contagiati

Variazione

Variazione %

N. contagiati

Variazione ass.

Variazione %

N. contagiati


08-03

7.375

-

-

4.189

-

-

101


09-03

9.172

+1.797

+24,4

5.469

+1.280

+30,5

120


10-03

10.149

 +977

+ 10,7

5.791

+322

+5,9

127

mancano ref..

11-03

12.462

+2.313

+22,8

7.228

+1.437

+24,8

154


12-03

15.113

+2.651

+21,3

8.725

+1.497

+20,7

179


13-03

17.660

+2.547

+16,9

9.820

+1.095

+12,6

220

mancano ref..

14-03

21.157

+3.497

+19,8

11.685

+1.865

+19,0

272


15-03

24.747

+3.590

+17,0

13.272

+1.587

+13,6

333


16-03

27.980

+3.233

+13,1

14.649

+1.377

+10,4

400

mancano ref..

17-03

31.506

+3.526

+12,6

16.220

+1.571

+10,7

460


18-03

35.713

+4.207

+13,3

17.713

+1.493

+9,2

460

manca Camp.

19-03

41.035

+5.322

+14,9

19.884

+2.171

+12,3

652


20-03

47.021

+5.986

+14,6

22.264

+2.710

+13,6

749


21-03

53.578

+6.557

+13,9

25.525

+3.261

+14,6

844


22-03

59.138

+5.560

+10,4

27.206

+1.681

+6,6

936


23-03

63.927

+4.789

+8,1

28.754

+1.548

+5,7

1.026



Obiezione. C’è chi correla il significativo calo del trend dei contagiati negli ultimi due giorni alla diminuzione dei tamponi effettuati. Vediamo, prima di tutto, i dati dei tamponi eseguiti negli ultimi quattro giorni, limitatamente a totale Italia, Lombardia e Veneto.


20-03

206.886

-

-

57.174

-

-

49.288

-

-

21-03

233.222

+26.336

+12,7

66.730

+9.556

+16,7

53.642

+4.354

+8,8

22-03

258.402

+25.180

+10,8

70.598

+3.868

+6,6

57.671

+3.969

+7,4

23-03

275.468

+17.066

+6,6

73.242

+2.644

+5,7

61.115

+3.444

+6,0


Dai dati emerge che effettivamente c’è stato un calo dei tamponi giornalieri eseguiti, ma questo non dimostra quale sia la causa, vale a dire se sono stati rilevati meno nuovi contagiati perché si sono eseguiti meno tamponi ovvero se sono stati eseguiti meno tamponi perché, dopo il periodo iniziale, essi vengono eseguiti soltanto ai sintomatici, che sono calati grazie alle misure adottate.


***


Questa analisi situava il picco dei contagi al 28 marzo. Ma poi per vari motivi esso probabilmente slitterà di una settimana.

CORONAVIRUS ITALIA: ecco la PROIEZIONE MATEMATICA dei CONTAGI, RICOVERI, PICCO e DURATA EPIDEMIA, Guariti, DECESSI

Ricercatori Universitari ci inviano questo importante documento

Articolo del 20/03/2020


 




Articoli collegati:


Il coordinamento internazionale è fondamentale per evitare l’epidemia “di ritorno”.

Nessun Paese è un’isola: per una risposta coordinata al Covid-19

Claudia Biancotti, Alessandro Borin, Federico Cingano, Pietro Tommasino, Giovanni Veronese

24 marzo 2020

È online l'articolo "Nessun Paese è un'isola: per una risposta coordinata al Covid-19", curato da ricercatori della Banca d'Italia e pubblicato il 18 marzo su Voxeu.org.

L'articolo evidenzia l'importanza del coordinamento internazionale nelle politiche di risposta al Covid-19, a cominciare da quelle dell'Unione Europea. Eventuali disaccordi tra Paesi sulle misure da prendere per contenere il contagio ed attenuare i costi economici, e incertezze sul disegno del percorso di uscita dalla crisi rischiano di aggravare l'impatto negativo del virus sia sul piano sanitario sia su quello economico.

https://www.bancaditalia.it/media/notizia/nessun-paese-un-isola-per-una-risposta-coordinata-al-covid-19?com.dotmarketing.html


Segnalo che secondo l’ISPI il tasso di letalità in Italia è pari all'1% circa.

Analisi

Coronavirus: la letalità in Italia, tra apparenza e realtà

Matteo Villa 27 marzo 2020

Il tasso di letalità di COVID-19 in Italia (9,9% al 24 marzo 2020) è un dato molto discusso. Se paragonata ai principali paesi del mondo, la letalità del virus in Italia è nettamente la più alta. Ma utilizzare questo dato sarebbe un errore. Esso infatti non dice quasi nulla circa la letalità reale del virus, che studi recenti stimano nello 0,7% per la Cina, mentre ISPI stima in 1,14% per l’Italia.

https://ispo.maillist-manage.eu/click.zc?od=2f2e831ae0e14bcd35d9ef6160d214074&repDgs=166050cc412abad&linkDgs=166050cc4125eb7&mrd=166050cc411d9d4&m=1



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permalink | inviato da magnagrecia il 24/3/2020 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Anche in Germania c’è qualche voce dissonante e consapevole di ciò che serve all’Italia e all’UE




Anche in Germania c’è qualche voce dissonante e consapevole di ciò che serve all’Italia e allUE. È musica per le mie orecchie. Riporto l’intervista del Sole 24 Ore al professor Achim Truger. Ad integrazione, osservo che rimane sullo sfondo lenorme macigno della sfiducia dei Paesi del Nord verso l’Italia, che essi intendono “compensare” con un taglio corposo dell’ammontare del nostro elevatissimo debito pubblico, attraverso un ineludibile intervento sulla ricchezza privata italiana, preventivo alla somministrazione della carota dell’allentamento dei vincoli (ancorché sacrosanti come la revisione del calcolo del deficit strutturale) e ancor più alla condivisione del debito. Ho già scritto più volte in passato (anche nel mio saggio) che io concordo su questo. Nel pieno della crisi economica, furono avanzate diverse proposte di misure taglia-debito, oltre che di imposta patrimoniale. Ora tutte sparite.[1]


Il professor Achim Truger, economista di spicco in Germania e da un anno membro del Consiglio degli esperti economici come uno dei grandi saggi che consigliano il Governo tedesco, lancia l’allarme in questa intervista esclusiva al Sole-24Ore: l’Italia e l’euro vanno aiutati e con misure forti.
E’ presto per stimare l’impatto dell’epidemia del coronavirus sull’economia. L’Italia, la Germania e altri Paesi stanno varando misure straordinarie di spesa pubblica, ma per ora di dimensioni modeste. Basteranno?
Sono d’accordo con l’OCSE e con un approccio in due fasi. Il primo pacchetto di misure va mirato al sistema sanitario e a garantire la liquidità per le aziende e le banche e sostenere l’orario di lavoro ridotto per evitare licenziamenti. Queste sono misure di breve termine, per tamponare la crisi. Se poi la crisi dovesse continuare, la seconda fase richiederebbe pacchetti di stimolo. Entrambi questi passi, per la gran parte, possono essere fatti in Europa rimanendo all’interno delle eccezioni già previste dalle attuali regole fiscali.

Lo sconvolgimento di questa epidemia potrebbe essere tale da richiedere uno sforzo eccezionale per sostenere l’economia: non crede sia giunto il momento di riformare la politica economica e le istituzioni nella Ue?
Sono convinto che un cambiamento più radicale sulla politica economica nella Ue debba essere affrontato e questo qualcosa di più fondamentale dovrà andare nella direzione di una maggiore convergenza economica e più crescita. Perché, così com’è, l’area dell’euro non è pronta a gestire una crisi economica grave. L’intera architettura dell’euro è fragile e in termini fiscali va fatto di più per rafforzarla e sostenerla.

Concretamente, cosa fare?
L’area dell’euro deve andare in tre direzioni per evitare il break-up dell’euro, lo scioglimento definitivo della moneta unica, e quindi non solo per contrastare l’epidemia del coronavirus. Serve questo: 1) titoli di stato più sicuri, e cioè bond europei che siano veri safe asset anche quando i singoli Paesi sono colpiti da una crisi; 2) più spazio di manovra per la politica fiscale e ci sono molti modi per farlo: emissione di safe asset per finanziare progetti europei, un Eurobudget come indicato da Emmanuel Macron, oppure un Fondo europeo che fa credito agli Stati che ne hanno bisogno o consente loro maggiori spazi di manovra fiscale; 3) una politica industriale europea per rafforzare la convergenza e prevenire gli enormi squilibri che ancora abbiamo e che rischiano di diventare più grandi.

Lei menziona bond europei, safe asset, eurobond. Per Confindustria sono lo strumento migliore per finanziare un grande programma di progetti infrastrutturali transfrontalieri in Europea. E’ d’accordo?
Ci sono in effetti molte proposte in circolazione sui safe asset per la zona dell’euro e sugli eurobond. In un recente studio che ho scritto assieme a Daniel Seikel, intitolato “Il completamento bloccato dell’Unione monetaria europea”, sosteniamo la tesi che è necessario migliorare la protezione dei titoli di Stato nazionali contro le crisi di fiducia dei mercati finanziari (con eurobond o euro area safe asset, assicurazione europea per la disoccupazione, eurobudget, Fondo monetario europeo, ecc.). Questo perché con l’introduzione della Uem, le banche centrali nazionali hanno perduto la loro funzione di guardiani delle rispettive valute nazionali e dei rispettivi titoli di Stato domestici. Tuttavia gli eurobond o i safe asset potranno essere pienamente efficaci solo se la BCE sarà messa nella condizione (e idealmente se addirittura sarà obbligata) ad acquistare questi nuovi bond con qualche condizionalità, per esempio se la Bce potrà e dovrà svolgere la sua funzione di prestatore di ultima istanza, proprio come fanno le altre banche centrali.

L’Italia rappresenta uno di quegli squilibri enormi che lei menziona, converge lentamente e l’economia è tra le più deboli dei 19 e il coronavirus la renderà ancora più gracile. Che può fare l’Europa per l’Italia?
La mia opinione su questo è che l’Italia merita più supporto e più solidarietà. I problemi dell’Italia non sono solo colpa dell’Italia. L’Italia è stata un Paese così apertamente europeo, difficile trovare chi lo è stato di più. E l’Italia ha fatto molto per l’integrazione, ma proprio perché ha fatto così tanto ha anche perso molti strumenti economici per la gestione delle crisi. E un mero mix di austerità e riforme strutturali non funziona, serve altro. La pressione, lo stress sulla popolazione è stato troppo pesante troppo a lungo. E non si può mettere una popolazione in una situazione disperata per venti anni: il risultato di questo, lo stiamo vedendo nei sondaggi. Come ho già detto, bisogna fare di più per rafforzare la convergenza nell’area dell’euro. Qualsiasi cosa che sostiene l’euro deve essere fatto per evitare la fine dell’euro. La sopravvivenza della moneta unica europea va anche nell’interesse della Germania. Se l’euro si sfascia, la Germania ovviamente pagherà un conto molto salato.

Ma è proprio la Germania a chiedere di più all’Italia, bisogna fare i compiti a casa, mettere in ordine i conti pubblici. Il bastone della Germania viene molto prima della carota. Anzi, in Italia questa carota proprio non la vediamo…
Penso a una soluzione molto pragmatica. Si potrebbe fare un “ritocco cosmetico” sul modo in cui le regole fiscali sono misurate e applicate, in particolare sul deficit strutturale: basterebbe questo per aiutare l’Italia e molti altri Paesi colpiti dal rallentamento economico. Un grande passo in tal senso è aumentare la stima della crescita potenziale del Pil dell’Italia, che è irrealisticamente bassa, che è stata sottozero in via cumulativa dal 2007. Non dico di aumentarla al 2% ma basterebbe incrementarla attorno all’1%. Questo automaticamente creerebbe più spazio fiscale. La Commissione europea dovrebbe muoversi in questa direzione.

(Dal Sole-24Ore del 8 marzo 2020 “Eurobond e non solo per salvare la moneta unica”, l’articolo non è accessibile e linkabile, l'ho dovuto trascrivere).


[1] Qui alcune proposte e il dossier sull'imposta patrimoniale:

Piano taglia-debito per la crescita



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Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero




Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero

giovedì 5 marzo 2020 - 22:39


ALLA C.A. DI DOMENICO PROIETTI

CC DIRETTORE TG3, MEDIA, SINDACATI

Egr. Sig. Proietti,

Neppure questa volta, alla trasmissione “Fuori TG” su RAI3, Lei ha avuto l’onestà intellettuale di chiarire che l’età di pensionamento a 67 anni fu decisa da SACCONI nel 2010-11,[1] con la “complicità” di Bonanni della CISL e di Angeletti della UIL. Non da Fornero, come Lei cerca slealmente di contrabbandare da anni, dovendo escludere che si tratta di ignoranza della normativa pensionistica.

Anzi, immagino che proprio per questo Lei lo nasconde sistematicamente: perché la UIL, assieme alla CISL - che isolarono la CGIL, che non veniva neppure invitata dal governo -,[2] fu “complice” della macelleria sociale attuata dal governo Berlusconi, ai danni della classe media e popolare e perfino dei poveri, col taglio feroce del 90% della spesa sociale delle Regioni e dei Comuni.

Come conferma lo stesso Ministro Tremonti: «A luglio, lavorando sulla manovra con Angeletti, Sacconi, Marcegaglia e Bonanni, usavamo la formula “contratti alla tedesca”».[3]

Mentre ai ricchi e ai benestanti non si chiese, di fatto, neppure un centesimo, perché il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere costituzionalmente illegittimo, come poi avvenne con le sentenze costituzionali nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013.

Angeletti, per decidere come dire sì, andava a meditare in crociera assieme ai dirigenti apicali, incluso l’attuale Segretario generale Carmelo Barbagallo, a spese della UIL.[4]

Anche sul risparmio dalle pensioni Lei diffonde sistematicamente BUFALE, considerato che il risparmio stimato al 2060 dalla Riforma SACCONI è quasi il doppio di quello della Riforma Fornero (circa 300 mld su 1.000).[5]

Infine, Le segnalo che il rapporto spesa pensionistica/Pil, al netto delle voci spurie, scende di 5 punti, ma la voce principale da detrarre non è l’assistenza, bensì sono le imposte (58 miliardi, pari a circa 3 punti di Pil).

Sig. Proietti, la smetta di diffondere BUFALE forse per tacitare la Sua coscienza sporca, assieme ai suoi sodali della UIL e della CISL dica finalmente la verità sulle pensioni.

Distinti saluti,

V.

______________________

Note

[1] L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi:

-                     da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-                     da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della sentenza del 2008 della Corte di Giustizia UE;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-                     da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-                     da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[2] Manovra/ Incontro Tremonti-parti sociali. La Cgil esclusa

Venerdì, 14 maggio 2010


[3] Tremonti: “L'emergenza è finita. Patto con l'opposizione per l'economia”

Il ministro dell'Economia lancia il nuovo Patto di stabilità e dice: "Non c'è bisogno di una Finanziaria vecchio stile o di una manovra correttiva". Messaggio al Pd: "Lavoriamo insieme per rilanciare la competitività" di MASSIMO GIANNINI

[4] A processo vertici Uil: "Crociere e gioielli con i soldi del sindacato"

Accuse al segretario Barbagallo e al suo predecessore Angeletti. "I due viaggi nei mari d'Europa sono costati 16mila euro ciascuno"

di GIUSEPPE SCARPA 16 settembre 2016

[5] Lettera al Ministro Roberto Gualtieri: Le BUFALE di RGS (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero https://vincesko.blogspot.com/2020/02/lettera-al-ministro-roberto-gualtieri.html 


***


Re: POSTA CERTIFICATA: Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero

venerdì 6 marzo 2020 - 11:14

senta, perché continua a mandarmi queste mail? cosa c'entro io? saluti

Giulia Dellepiane

FIT-CISL


Re: POSTA CERTIFICATA: Lettera: Le BUFALE di Domenico Proietti della UIL sulla Riforma delle pensioni Fornero

venerdì 6 marzo 2020 - 11:40

I pochissimi (si contano sulle dita di una mano) su migliaia che mi hanno chiesto finora di toglierli dalla lista dei destinatari hanno una lunghissima coda di paglia, avendo partecipato, di solito per ignoranza, ad alimentare le BUFALE sulla Riforma Fornero o sulle manovre correttive della XVI legislatura. E lei? E' per info. E perché la CISL, in primis la sua segretaria generale, è uno dei principali responsabili della diffusione di tali BUFALE, che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all'estero. E per invitare a dare una mano a contrastarle. Che reputo perfino un dovere per chi si fregia del "titolo" di comunicatore. Scriva, dunque, anche Lei a Proietti e ai millanta propalatori di BUFALE come lui. Saluti. VB



**********








Replica al Quotidiano del Molise: le BUFALE sulla Riforma delle pensioni Fornero




ALLA C.A. DEL DIRETTORE GIUSEPPE ROCCO


Egregio direttore,

Non vorrei sparare sulla… vostra esperta di pensioni, come sulla Croce Rossa, ma mi permetto di suggerirle di studiare un po’ meglio la normativa pensionistica, circa la quale conferma di palesare gravi lacune. Come, in generale, sul significato della parola “riforma”. Si veda, a quest’ultimo riguardo, l’incipit del mio commento precedente, dove non a caso ne ho specificato il significato. Tutte le riforme delle pensioni sono regolate da leggi (per cui è rischioso farsi belli facendo mostra di conoscerle), ma non tutte le leggi in materia di pensioni (o di altro) si possono definire riforme. Dal 1992, le riforme delle pensioni sono sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1998; Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011. Le altre leggi sono tutte modifiche e integrazioni. Mi permetta di aggiungere il mio commento puntuale a qualche affermazione di Silvana Di Benedetto, fornendo i riferimenti normativi, quindi verificabili. Affermazioni che confermano le mie critiche formulate nel mio primo commento: (i) omissione della riforma più severa almeno dal 2004 (Sacconi); e (ii) errata attribuzione alla Riforma Fornero di norme della ben più severa Riforma Sacconi, sia per allungamento dell’età di pensionamento che per risparmio di spesa al 2060 (cfr. il mio saggio).


1.      “Quello che V. ha citato nella lettera era solo il prologo”.

Infatti, il prologo conteneva la grave lacuna: l’età di 67 anni o di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) attribuita erroneamente alla Riforma Fornero. Il resto, cioè la sua proposta di “riforma”, non mi interessa affatto. In Italia, come si sa, ci sono 60 milioni di commissari tecnici. Detto in generale, gli esperti previdenziali sono quasi altrettanto, anche se non hanno mai letta la complessa normativa pensionistica. Che riassumo (in parte), desumendola dal mio saggio (Appendice).

PENSIONE DI VECCHIAIA

L’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è stata decisa dalla Riforma Sacconi

- da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012 (più «finestra» di 12 mesi), per le lavoratrici dipendenti pubbliche, per equipararle ai dipendenti pubblici uomini, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione Europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni [ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

- da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6);

- da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati tre scatti: 3 mesi nel 2013, +4 nel 2016, +5 nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

L’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi è stata decisa dalla Riforma Sacconi

- Relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità) di 42 anni e 10 mesi per gli uomini, dell’aumento di 2 anni e 10 mesi (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi (+ 6 mesi relativamente agli autonomi) sono dovuti alla Riforma Sacconi, un anno e sette mesi alla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- Relativamente alla pensione anticipata (ex anzianità) di 41 anni e 10 mesi per le donne, dell’aumento di un anno e 10 mesi, 1 anno e 3 mesi (+ 6 mesi relativamente alle autonome) sono stati decisi dalla Riforma Sacconi, 7 mesi dalla Riforma Fornero (oltre alla riduzione di 6 mesi per le autonome).[v]

[v] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 (“finestra” di 12 o 18 mesi); DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014); l’effetto combinato delle due misure porta l’età di pensionamento anticipata (ex anzianità) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotta a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero.


2.      Nel rispondere a V. voglio ribadire che: i miei articoli riguardano, quasi sempre, la normativa pensionistica dei lavoratori dipendenti delle Amministrazioni pubbliche (come in questo caso) e che appartengono alle seguenti Casse: Stato, Enti Locali, Sanitari, Ufficiali Giudiziari e Insegnanti.

La Riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12; L. 111/2011, art. 18; e L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23), come la Riforma Fornero (l. 214/2011, art. 24), come le precedenti, vale per tutti i dipendenti pubblici (oltre che per la stragrande maggioranza di quelli privati).


3.      Non vedo per quale motivo avrei dovuto elencare normative pensionistiche superate, dal 1/1/2012, data di entrata in vigore della Legge Monti-Fornero;

La L. 122/2010 non è affatto superata (sic!), è ancora in vigore, salvo le modifiche e integrazioni successive, contenute in altre leggi ordinarie (ad esempio, la L. 111, art. 18, e la L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23, di Sacconi o la L. 214/2011, art. 24, di Fornero).


4.      – mi riferisco in particolare alla Legge n. 122/2010 (Sacconi) che ha elevato, con decorrenza dal 1/1/2012, il requisito anagrafico per il conseguimento del trattamento pensionistico di vecchiaia (pensione per raggiunti limiti di età) che per i Dipendenti Pubblici era già a 65 anni;

No, la decorrenza è l’1.1.2011. No, per le dipendenti pubbliche era a 60 anni.


5.      – l’adeguamento dei requisiti anagrafici agli incrementi della speranza di vita dal 1/1/2015.

No, dall’1.1.2013 (Riforma Sacconi, v. punto1).


6.      Legge n. 111/2011 – (Tremonti) anticipazione dal 1/1/2015 al 1/1/2013 dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita.

No, è appunto la Riforma Sacconi, ministro del Lavoro e della Politiche sociali. Tremonti, che tutti mettono in mezzo come il prezzemolo, era ministro dell’Economia e delle Finanze (neppure PdC, come invece era Monti). La L. 111/2011 è menzionata nel mio precedente commento, perché fa parte integrante della Riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre alla L. 102/2009, art. 22-ter).


7.      Per le pensioni di vecchiaia vengono abrogati i precedenti limiti e sostituiti con il limite anagrafico di 66 anni per il 2012 più incrementi della speranza di vita dal 2013;

No, è stata la Riforma Sacconi. La professoressa Fornero (le ho contestato direttamente il plagio e l’appropriazione) se ne è “appropriata” di fatto con una formulazione insufficiente e poco chiara delle sue norme. In sostanza, la questione è semplicissima: col comma 5 dell’art. 24 della L. 214/2011, Fornero ha abolito la “finestra” mobile Sacconi-Damiano di 12 mesi (che, informo la vostra esperta, ho dovuto subire anche io, un anno e mezzo prima che arrivasse il governo Monti-Fornero, e da allora, del tutto profano della materia, ho cominciato a interessarmi di pensioni) o di 18 mesi per gli autonomi e contestualmente (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10) ha aumentato l’età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente e senza evidenziarne il legame, così si è intestata di fatto entrambe le misure. Vale a dire, Fornero ha incorporata la “finestra” di SACCONI nell’età base sia di vecchiaia che anticipata, riducendo la “finestra” da 18 a 12 mesi per gli autonomi (uomini e donne). Ingannando TUTTI (ma non il Servizio Studi della Camera dei Deputati, i cui ottimi e dettagliati dossier sono stati la fonte principale per il mio saggio, ma che avvisa dell’inglobamento in un comma sbagliato, cfr. il mio saggio), inclusi i docenti universitari di Lavoro e Previdenza, RGS (alla quale ho scritto già due volte) e perfino l’esperta di pensioni Silvana Di Benedetto. I quali attribuiscono l’aumento erroneamente a Fornero. La quale se ne lamenta nel suo libro del 2018 (che ho analizzato criticamente nel mio saggio). Ma – le ho scritto - la colpa è tutta sua.


8.      Anche qui c’è un’amnesia. Pare che molti non ricordano che le donne potevano andare in pensione, fino al 31/12/2011, con 60 anni di età e calcolata in base a quanto versato, senza penalizzazioni.

Proprio un bellissimo regalo di Natale. Un aumento di ben 6 anni dall’oggi al domani. Non ho sentito nessuno, in quell’occasione” preoccuparsi dello “SCALONE”.

No, fino al 31.12.2010. Vero, ma (v. punto 1) l’allineamento delle donne agli uomini lo ha deciso Sacconi, quasi di botto per le dipendenti pubbliche da 60 a 66 anni, gradualmente entro il 2023 per le donne del settore privato. La Fornero (adempiendo uno dei diktat della lettera del 5.8.2011 della BCE) ha soltanto accelerato quello relativo alle donne del settore privato, gradualmente entro il 2018, da 60 a 65 anni. Da 65 a 67 è tutto di Sacconi: un anno mediante la “finestra” e un anno mediante l’adeguamento alla speranza di vita.

Spero di essere stato esauriente e che la vostra esperta di pensioni, se avrà ancora da obiettare, si attenga strettamente alle mie osservazioni critiche e dopo aver approfondito i riferimenti normativi da me prodotti, senza fare – come si dice a Napoli - ammuina. La ringrazio dell’attenzione e della citazione del mio saggio.

Cordiali saluti,

V.


PS: Contrasto da solo Le Tre Più Grandi BUFALE del XXI Secolo (le pensioni sono la seconda) da quasi 10 anni: come vede, una vera fatica di Sisifo.

  


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Replica alla risposta della Banca d’Italia sugli obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE


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Re: Lettera di risposta per il Sig. V., a firma del dr. Trequattrini, Capo del Servizio Segreteria particolare del Direttorio e comunicazione

giovedì 20 febbraio 2020 - 16:05


Gent.mo dottor Trequattrini,

La ringrazio, innanzitutto, per la Sua cortese risposta.

Che, però, soprattutto alla luce delle considerazioni svolte nella mia nota, mi permetto di giudicare deludente:

1. ho già fatto ciò che Lei mi suggerisce, numerose volte: studiare i documenti della BCE, anche se è sufficiente fermarsi al titolo al plurale dell’art. 2 Statuto BCE (“obiettivi”) per dedurne che la BCE - contrariamente a ciò che generalmente si ritiene - non ha un solo obiettivo; ho anche interloquito formalmente con un esponente della struttura della BCE, meravigliandomi della modestia, illogicità e “automaticità” delle sue argomentazioni; e talvolta ho anche segnalato le disfunzioni del suo sito e la difficoltà, almeno fino al 2016, di reperire lo Statuto (ora va molto meglio);

2. dovrebbe rivolgere tale invito all’ex presidente della BCE, all’attuale presidente della Bundesbank, all’ex direttore generale della Banca d’Italia e a quasi tutti gli economisti, incluso un premio Nobel, che ignoravano o sembravano ignorare o ignorano tuttora che la BCE ha due obiettivi, non uno soltanto, anche se uno è principale e l’altro secondario e condizionato; e

3. proprio per questo mi auguravo - e mi auguro -, da italiano ed europeo, che il Direttorio di Bankitalia, nella opera di educazione finanziaria della nostra banca centrale e soprattutto per la tutela dell’interesse dell’Italia, decida di comprendere una spiegazione esaustiva sugli obiettivi e i poteri-doveri della BCE, stabiliti nei Trattati europei, perché la BCE è la principale responsabile della DISINFORMAZIONE mondiale sugli obiettivi e i poteri-doveri della BCE.

La ringrazio ancora e Le invio i migliori saluti,


V.


PS: Può trovare ulteriori spiegazioni di ciò che intendo e le prove documentali in questo mio modestissimo saggio: LE VIOLAZIONI STATUTARIE DELLA BCE: Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE (LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO Vol. 3)   https://www.amazon.it/dp/B07PYZ71YB




Post collegato:

Risposta della Banca d’Italia sulla sua citazione errata dello Statuto della BCE



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Risposta della Banca d’Italia sulla sua citazione errata dello Statuto della BCE





In data 27 dicembre 2019, avevo inviato una lettera alla Banca d’Italia,[1] nella quale avevo rilevato una sua errata citazione dello Statuto della BCE e, dopo aver evidenziato che lo Statuto BCE è scarsamente conosciuto anche da alti esponenti di banca centrale, a causa di un’apparente opera di disinformazione della stessa BCE, avevo anche chiesto:

In data 16 gennaio, ho telefonato alla segreteria del Governatore Visco, per accertarmi che l’avesse letta e per chiedere se mi avrebbero risposto. La segretaria del Governatore mi aveva risposto in senso affermativo.

Pubblico la deludente risposta. Domani pubblicherò la mia replica.



Il Capo del Servizio

Segreteria particolare del Direttorio e comunicazione


                                                                                               Roma, 18 febbraio 2020


Gentilissimo Signor. V.,

faccio riferimento alla Sua nota con cui ha qui rappresentato talune considerazioni sulle pubblicazioni della Banca d’Italia e, più in generale, sulle funzioni della Banca centrale europea.

La ringrazio innanzitutto sulla Sua segnalazione concernente il documento “La Banca d’Italia: funzioni e obiettivi”, nella parte in cui attribuisce gli obiettivi secondari del Sebc alla “Comunità”, anziché all’“Unione Europea”; questo riferimento è riconducibile a una versione dello statuto del Sebc previgente al Trattato di Lisbona, che, pur privo di rilievo sostanziale per l’invarianza del contenuto delle norme statutarie, costituirà tuttavia oggetto di rettifica.

Con riferimento alle Sue considerazioni relative agli obiettivi della Banca centrale europea e allo svolgimento della sua azione, potrà trovare utili ed esaustive informazioni nel sito istituzionale della BCE, contenente pubblicazioni e comunicazioni in materia, di carattere sia istituzionale sia più prettamente scientifico: nello stesso sito è presente anche il quadro informativo disciplinante il Sebc e la BCE, tra cui il relativo Statuto.

Nel ringraziarLa per l’attenzione riservata, Le invio i migliori saluti,

                                                                                     G.L. Trequattrini


__________________________


[1] Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE



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