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Struttura UE, assenza di democrazia o di legalità?

 
Carlo Clericetti
6 DIC 2014
L’ultima speranza contro la crisi infinita
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/12/06/lultima-speranza-contro-la-crisi-infinita/

 

Assenza di democrazia o di legalità?

L’ammissione di Carlo Clericetti che “la struttura dell'Europa non abbia nulla a che fare con la democrazia” è oggettivamente grave e può avere due conseguenze opposte: la prima è quella di giudicare con realismo e con almeno un occhio benevolo, se non assolutorio, come da un po’ di tempo mi pare inclini a fare Carlo Clericetti (ma è un atteggiamento che sto riscontrando in quasi tutti i critici in passato di Draghi, come se si fossero per qualche motivo passata parola) -, i comportamenti e le responsabilità dei principali attori della scena europea, in primo luogo Draghi per il ruolo cruciale che ricopre; la seconda è quella che elimina alla radice tale possibilità, poiché a me pare che più che assenza di democrazia, concetto facilmente eludibile in concreto in tutte le democrazie rappresentative, nella struttura dell’UE ci sia assenza di legalità, che è molto più grave.

Vorrei sottolineare che, in sostanza, il mio assunto, che mi ha indotto a lanciare una petizione per la messa in stato di accusa della BCE, prima alla Corte di Giustizia Europea (ma essa non può ricevere che ricorsi legali tramite un avvocato, se si è ricevuto un danno diretto da atti o omissioni della BCE) e poi obtorto collo al Parlamento Europeo – e mi sorprende che neppure un giurista come Agustìn José Menéndez (cfr. http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Il-potere-di-Draghi-si-ferma-a-Karlsruhe-27447 ) e i promotori degli inefficaci appelli e i tanti commentatori lo colgano – è che, pur nel fisiologico divenire dei rapporti di forza nel contesto di un organismo giovane come Unione Europea/Euro/BCE, senza legalità (cioè un sistema di riferimento giuridico codificato certo e rispettato) prevale il più forte.

 

Cui prodest?

In calce al post “Finalmente l’Italia contesta (un po’) la Ue”, dialogando con sergionero, ho scritto:

“1) Io sono un miscredente e coltivo laicamente il dubbio, ma in questo caso sono certissimo che la colpa è della Germania, cioè del suo establishment politico-industriale-finanziario. Ovviamente, ai ricchi egoisti, bulimici e spietati va benissimo che il lavoro sporco lo faccia la Germania, ma sarebbero pronti a sostituirla con qualunque altro.
2) Ci sono alcuni (incluso il tuo amico Bagnai) che pensano che la Germania sia talmente rigida e ottusa da continuare con il dogma dell’austerità anche quando– come sta già succedendo – questa produrrà conseguenze negative anche su di essa”.

 

I dati dimostrano che: a) l’ordoliberalismo tedesco non è assimilabile per vari aspetti al credo neo-liberista; b) anche la Germania ci sta perdendo, dall’austerità; e c) si comporta così perché è arrogante a dismisura ed inclina anch’essa alla furbizia egoistica e questa le provoca una lunga coda di paglia, che risolve – succede sempre così a tutti - con una maggiore severità verso gli altri, in primis l’Italia, la cui ricchezza privata è maggiore di quella tedesca, per cui la Germania sta cercando di addossare sull'Italia, dopo il costo del risanamento, l’onere della crescita. Qualche dato aiuta a capire meglio i termini della questione:

1) La quota della Deutsche Bundesbank nel capitale della BCE è pari al 18,9373%, quella della Banca d’Italia al 12,4966% e quella della Banca di Francia al 14,2212%, quindi bastano Italia e Francia per superare ampiamente la Germania. 2) Le quote del MES (Fondo salva-Stati) sono rispettivamente 27,1464%, 17,9137% e 20,3859%, in ragione delle quali si versano i contributi e si guadagnano i relativi interessi; ovviamente la Germania (che come l’Italia e la Francia finora non ha preso da esso un Euro) è quella che lucra di più dal differenziale tra il tasso a cui essa si finanzia (molto basso) e il tasso dei prestiti ai Paesi in difficoltà (ben più alto). 3) I Tedeschi: a) lucrano dalle disfunzioni dell’attuale assetto dell’UE, dell’Euro e della BCE; b) lucrano dal livello dell’Euro; c) lucrano dal surplus commerciale eccessivo, favorito dall’Euro, e si rifiutano di ridurlo ancorché ci sia il limite del 6%; d) lucrano dalla deflazione dei salari e la integrano con il reddito minimo e il sussidio all’affitto (concorrenza sleale verso i partner UE); e) lucrano dalla deflazione come creditori e impediscono alla BCE di combatterla adeguatamente; f) lucrano dai salvataggi degli Stati (vedi Deutsche Bank con la Grecia); g) lucrano dall’interpretazione pro domo sua dei trattati e dello Statuto BCE.

 

Conclusione

I veri nemici da combattere sono i ricchi (finanza e multinazionali). Tuttavia, i Tedeschi sono talmente arroganti da rasentare l’ottusità e perciò pericolosi per tutti. Come insegna il caso Tsipras (pare che la Merkel abbia detto che è disposta a trattare con lui se vincerà le prossime elezioni greche), il modo peggiore per contrastare gli arroganti è l’acquiescenza. Draghi è colpevolmente acquiescente. Padoan è colpevolmente acquiescente. L’ex tosto Renzi è colpevolmente acquiescente. Oggi i rapporti di forza sono favorevoli alla Germania, perché la Spagna retta dal popolare Rajoy è aggiogata per interesse al carro tedesco e la Francia di Hollande è debole e starà al gioco finché viene trattata con un occhio di riguardo, mentre i Paesi che prima si appoggiavano alla Gran Bretagna ora si stanno anch’essi avvicinando alla Germania. Questa situazione potrebbe cambiare sostanzialmente se, alle prossime elezioni, in Spagna vincesse Podemos e in Grecia Syriza. Nel frattempo, occorre seguire la via dell’affermazione della legalità, in primis contro la BCE, come ha fatto perfino l’arrogante Corte Cost. tedesca nel caso degli OMT.

 

 

Articolo collegato:

 

Perché la teoria della finanza degli economisti ortodossi è inutile
ISMAEL HOSSEIN-ZADEH
ED. IT. DI MARIA CARANNANTE  21 novembre 2014

[…] La figura seguente mostra chiaramente questa tendenza inquietante: mentre il credito al settore FIRE è quadruplicato a partire dal 1950, la quota di risorse destinata all’economia reale è rimasta pressoché invariata.

Qui di seguito sono elencati ulteriori esempi di crescita astronomica del settore FIRE negli ultimi trent’anni. Tra il 1980 e il 2005, i profitti del settore finanziario sono aumentati dell’800%, oltre tre volte la crescita dei settori non finanziari. Nei primi anni Novanta, esistevano solo un paio di fondi speculativi; nel 2007, hanno raggiunto i 10.000. Il numero di mediatori di ipoteca, che hanno sostituito il vecchio Savings & Loans e le banche territoriali, si è, allo stesso modo, moltiplicato: attualmente sono 50.000 e impiegano circa 400.000 agenti, più di tutta l’industria tessile statunitense[4]. Come candidamente dichiarato da Raymond Dalio di Bridgewater Associates: «la ricchezza che si crea con la produzione è un’inezia rispetto a quanto si può ottenere facendo girare denaro. Il quarantaquattro percento dei profitti delle imprese degli Stati Uniti proviene dal settore finanziario contro l’appena dieci percento del settore manifatturiero» [5]. […]

Gli economisti neoclassici non hanno, finora, saputo far riconciliare il settore finanziario con la teoria dell’equilibrio economico generale e il modello del flusso circolare. Tristemente, invece di cercare di incorporare il settore finanziario nel loro modello sull’economia reale, hanno scelto di ignorarlo per non disturbare il loro perfettamente ordinato modello di comodo.

http://2.229.124.115/reset/sites/default/files/reset_edizioni_italiane/Perche%20la%20teoria%20della%20finanza%20degli%20economisti%20ortodossi%20e%20inutile.pdf

 

 

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