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Dialogo su L’alternativa all’economia del pensiero unico

 
Carlo Clericetti  -  11 GIU 2015
L'alternativa all'economia del pensiero unico
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/06/11/lalternativa-alleconomia-del-pensiero-unico/
 

COMMENTI

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magnagrecia7 11 giugno 2015 alle 17:51

Mi spiace, io sono pessimista e la considero una speranza vana. Il potere massonico-oligarchico-reazionario, avvalendosi di un certo numero di agit-prop ben retribuiti, del controllo dei media e di milioni - miliardi? - di UTILI IDIOTI che lo fanno gratis, troverà le formule per continuare a dettar legge, ad arricchirsi e a schiavizzare il resto dell'umanità.
Continuerò, comunque, con la mia grande, diuturna fatica di Sisifo a dare il mio piccolissimo contributo alla CONTROINFORMAZIONE.
Vincesko

 

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magnagrecia7 11 giugno 2015 alle 18:54

Fatica di Sisifo

Esempio di fatica di Sisifo. Com'è noto, dopo la sua intervista a Radio Anch'io, in cui ha fatto delle affermazioni infondate sulla spesa pensionistica, dichiarazioni che ovviamente hanno avuto una grande eco sui media, ho avuto un dialogo via e-mail con Carlo Cottarelli in cui ho dimostrato documentalmente che le sue argomentazioni erano infondate. Ciononostante, egli le ha ribadite al Festival dell'Economia di Trento, con altrettanta eco sui media. Chissà, forse le ha anche scritte nel suo libro uscito da poco, che io non ho letto. Allora, anche per "punirlo", ho scritto una lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati. Tra i media, c’era il GR Rai, il quale però nell’edizione delle 13:45 di oggi su Radio3, ha diffuso una notizia infondata, per cui gli ho inviato la seguente e-mail:

grr@rai.it 11 giu 2015 - 14:44
Oggetto: Notizia infondata del GR3 delle 13:45: Corte dei Conti e welfare
Segnalo che al GR3 delle 13:45 è stata data una notizia infondata, cioè che la Corte dei Conti, nel suo “Rapporto 2015 sul coordinamento della finanza pubblica” (
http://www.corteconti.it/in_vetrina/dettaglio.html?resourceType=/_documenti/in_vetrina/elem_0199.html), abbia segnalato la necessità della riduzione della spesa pensionistica, quando ha parlato di welfare, poiché, come ho verificato, salvo errori, dall’analisi del Rapporto, il riferimento è alla spesa sanitaria.
D'altronde sarebbe stato grave, anche se non del tutto sorprendente, che la Corte dei Conti avesse potuto partecipare all'opera di DISINFORMAZIONE sulle pensioni. Colgo l’occasione per suggerire di trasmettere a chi ha letto la notizia falsa il testo della mia e-mail che Vi ho trasmesso in data 1 giu 2015 13:51 e avente ad oggetto: Le pensioni e Carlo Cottarelli, che ho poi trascritto (con l’elenco di tutti i destinatari) nel post Lettera ai media, al governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure, se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.
Cordiali saluti
V.

In compenso, uno dei primi risultati della mia lettera è l’articolo di 2 giorni fa di Roberto Petrini su Repubblica, che è uno dei destinatari della lettera; ho anche avuto con lui, su sua richiesta, un lungo e cordiale colloquio telefonico. Salvo un paio di imprecisioni, descrive la situazione reale delle pensioni.
Dialogo intorno alla previdenza, tra un rigorista e un pensionando
di ROBERTO PETRINI
09 giugno 2015

http://www.repubblica.it/economia/2015/06/09/news/policy_dialogo_previdenza_pensioni_petrini-116455537/

Vincesko

 

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desertflower 12 giugno 2015 alle 08:41

Non è una "sviolinata" ma è stato il lavoro che ho fatto per 33 anni ad aprirmi gli occhi sull'economia e la sua gestione in generale. (Ho seguito le spese di una grande azienda a consuntivo e facendone il budget, poi raffrontando i due numeri!) La lettura dei commenti nel blog di Clericetti, Vincesko, Basile e altri mi hanno in qualche modo fortificato nelle mie opinioni e allargato l'orizzonte cognitivo. E' chiaro che l'UE tutta sta andando dalla parte sbagliata della storia. Mentre gli USA con grande pragmatismo, fortunatamente con l'amministrazione Obama, hanno saputo navigare le acque procellose di questa economia globale, in Europa si persegue un'utopia difficilmente applicabile alla realtà dei fatti. E' il perseguimento caparbio di questa utopia che obbliga a scelte contrarie allo stesso concetto di "stato"! Genera conflitto e va contro la stessa dignità dei cittadini. Sembra una "maledizione" su quest'Europa che crea problemi per se stessa e per l'umanità! Ricordo che quando Reagan abolì la parità con l'oro, praticamente non solo per il dollaro, ma per tutte le monete, si disse che il monetarismo era finito. Forse si pensava all'onestà degli uomini o alla loro sagezza che li avrebbe fatto abbandonare la finanza, in favore dell'economia reale. Ma non è stato così! E' la finanza che predomina e che obbliga, in qualche modo ad andare "contro" l'uomo. Che veramente ci sia qualcosa di "diabolico" nella gestione dei soli "soldi"? Qualcuno "autorevole" ha detto: "non potete servire a Dio e a mammona." Saluti!

 

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vincenzoaversa 12 giugno 2015 alle 10:08

@desertflower

piccola imprecisione: fu Nixon e non Reagan ad abolire il gold standard all'inizio degli anni 70.

Riguardo al post di Clericetti, l'iniziativa del Rethinking Economics è lodevole e spero che si allarghi anche ad altri istituti accademici. Questo aumenterebbe la probabilità che nei prossimi anni alcuni di questi "nuovi economisti" possano occupare dei posti chiave nelle amministrazioni. Sembra un po' un discorso di tipo massonico, ma a volte bastano pochi uomini con le idee giuste nei posti giusti per cambiare il destino di un Paese.
Non vorrei dire una fesseria, ma in fondo mi pare che fu così anche con Keynes: fu grazie al ruolo che ricopriva nel Tesoro inglese che le sue idee si imposero nel Regno Unito; se fosse stato solo un accademico la sua teoria economica avrebbe fatto molto più fatica a trovare un'applicazione pratica.

 

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balduks 12 giugno 2015 alle 16:05

Le teorie economiche mainstream, che amano definirsi "razionali" e "scientifiche" sono in realta delle semplice pseudoscienze. I metodi su cui basano la matematica non sono assiomi, ma semplici posizioni filosofiche. E spesso nemmeno quelle, ma semplici posizioni politiche.

Il lavoro degli economisti, di questi tempi , e' modificare gli innumerevoli parametri arbitrari ed ingiustificati su cui basa la sua teoria economica, per compiacere il potentato di turno.

L'utima crisi del 2008-2009, e la nuova crisi nelle fasi iniziali (che si dispieghera' nel 2015-2016), infatti hanno entrambe alla base la profonda ipocrisia di volera far passare per infallibili delle teorie che sono stata gia' ampiamente screditate dai fatti. COrruzione a tutti i livelli, disotorsioni politiche, uso di giustificazioni economiche per perseguire fini banalmente politici (il caso grecia e' un caso scuola) , o il rovesciamento di ruolo tra politica e finanza,la seconda che detta le regole alla prima.

Abbiamo al fondo, una grave crisi antropologica, il fallimento delle teorie economiche che ci hanno governato negli ultimi 60 anni, e in cima a questo la piu' grande e catastrofica crisi di debito inesigibile della storia dell'umanita'.

(per essere piu' precisi, questa crisi di debito e' figlia dell'esaurimento delle risorse mondiali a basso costo, ma non intendo sovraccaricarvi)

Una nuova teoria economica, dite che servirebbe?

Beh, tenete conto che servono quantomeno tre requisiti:

1) Che incorpori le leggi della fisica ( della termodinamica) come base assiomatica, riducendo le attivita' umane a sottosistema della biosfera, non viceversa

2) che rispetti in conseguenza di cio' le leggi della biosfera. L'economia deve incorporare i principi deoi sistemi ecologici, su base fondamentale

3) che non si pieghi alle pressioni dellai politica e delle religioni.

Quando certe teste d'uovo di economista capiranno che su un pianeta morente non esiste economia ,e che prima di sparare sesquipedali scemenze su come saremo messi tra 50 anni si facessero dei calcoli di scenario basati su modellazioni fisiche e non econometriche, avremo fatto un balzo spaventoso in avanti.

Per esempio: come diavolo fai a dire, tu economista dei miei stivali, che in cina ci saranno tot milioni di macchine circolanti nel 2050, se le previsioni di scenario dicono che per quell'anno ci sara' circa il 70% in meno di petrolio disponibile? Vuol dire che stai solo giocando con i numeri per compiacere qualcuno e narrare storiella alle masse ignoranti, non che stai facendo un lavoro serio.

 

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magnagrecia7 12 giugno 2015 alle 20:42

Una volta i privilegi erano appannaggio dei parlamentari e dei burocrati nazionali; ora, dopo la cura da cavallo dettata dall'austerità, sono rimasti appannaggio dei parlamentari e dei burocrati degli organismi sovranazionali.

Sulle pensioni, segnalo il trattamento applicato ai dipendenti della BCE:

giugno 10, 2015 posted by Ulrich Anders
AUSTERITÀ PER VOI, BABY PENSIONI PER NOI. FIRMATO BCE

http://scenarieconomici.it/austerita-per-voi-baby-pensioni-per-noi-firmato-bce/

Vincesko

 

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magnagrecia7 12 giugno 2015 alle 20:44

E il trattamento pensionistico applicato ai dipendenti dell’UE:

giugno 11, 2015 posted by Fabio Lugano
Austerità per voi, baby pensioni per noi: firmato Unione Europea

http://scenarieconomici.it/austerita-pensionistica-con-il-c-degli-altri-le-pensioni-dei-dipendenti-dellunione-europea/

Vincesko

 

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magnagrecia7 12 giugno 2015 alle 20:44

E, infine, il trattamento pensionistico applicato ai dipendenti del FMI, tra cui presumo ci sia anche Carlo Cottarelli:

giugno 12, 2015 posted by Fabio Lugano
Il terzo elemento della Trojka per l’Austerità: pensioni ed assistenza per i dipendenti del FMI

http://scenarieconomici.it/il-terzo-elemento-della-trojka-per-lausterita-pensioni-ed-assistenza-per-i-dipendenti-del-fmi/

Vincesko

 

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domenicobasile 12 giugno 2015 alle 22:58

Lodevole, illusoria iniziativa, destinata probabilmente a restare confinata nelle aule universitarie.

Chi si ricorda oggi gli innumerevoli rivoli marxisti (alcuni veramente interessanti come i lavori ispirati da Gianfranco Pala alla Sapienza o dagli allievi di Althusser a Nanterre) negli anni ottanta, la riflessione post marxista e strutturalista coagulata intorno a Henry Lefebvre o quella di derivazione sociologica nell'entourage accademico di Habermas in Germania e negli anni novanta l'ondata di studi a dominante ecologista basata sulle implicazioni legate alla trasformazione energetica.

A mio avviso gli unici lavori che hanno lasciato il segno e che hanno introdotto degli anticorpi ancora attivi, all'interno del pensiero economico classico, sono quelli di Ralf Darhendorf e Amartya Sen alla LSoE, la cui influenza agisce sotto traccia anche nei lavori più iconoclasti come quelli di Thomas Piketty.

Ma le aporie teoriche sono una cosa e il pensiero economico "dominante" ne è un'altra e come ben dice Clericetti, la base matematica dell'economia è sempre funzionale ad una visione politica della società.
Ma se questo è vero, è vero anche che la parte meno nobile dell'economia e cioè la contabilità, è spesso, a torto, trascurata allorché essenziale sul piano macroeconomico.

Il bilancio di uno Stato non ha niente a vedere con quello di una impresa o peggio di una famiglia.

Lo Stato è, per definizione, perenne ma le risorse necessarie a farlo funzionare non lo sono affatto.

Quando le variabili budgettarie sono fuori controllo (come ho tentato di dimostrare in altri post), che il deficit autorizzato dai trattati sia del 3% o del 6%, che il livello della spesa pubblica sia del 47% o del 57%, che il debito sia del 100% o del 130%, che la spesa previdenziale sia del 10% o del 20%, è indispensabile far quadrare i conti cioè assicurare una coerenza contabile se no più nessuno vorrà prestarci 1 euro e finiremo in bancarotta.

Nessuna teoria economica ha ancora inventato la soluzione per risolvere l'accumulo di deficit, per il semplice fatto che non esiste.

Non c'è bisogno di algoritmi, solo di un pallottoliere ed in questo caso anche i margini di manovra della politica si riducono al lumicino.

Possiamo disquisire a iosa di pensiero unico e di teorie economiche dominanti
ma dovremo finire per capire che oggi le interferenze planetarie dei mercati, dei prodotti e degli attori finanziari non hanno più niente a che vedere con il passato e che le tanto denigrate organizzazioni transnazionali, come la UE o la BCE costituiscono per i cittadini l'unico baluardo poiché possono stabilire regole di disciplina comune, possono costruire dei fondi di mutua assistenza e possono pesare sulla normativa prudenziale per prevenire i rischi sistemici.

 

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magnagrecia7 13 giugno 2015 alle 15:21

Caro Domenico,
Ti faccio 3 osservazioni.

Prima Citazione: “Ma se questo è vero, è vero anche che la parte meno nobile dell'economia e cioè la contabilità, è spesso, a torto, trascurata allorché essenziale sul piano macroeconomico”.

Hai ragione, ma allora per coerenza dovresti anche tu scrivere al luminare Cottarelli, a proposito di considerare nelle statistiche del FMI (e di tutti gli altri organismi nazionali e internazionali, con la parziale eccezione dell’OCSE che almeno analizza la spesa pensionistica al lordo e al netto delle imposte), il quale ritiene corretto ciò che per un contabile è una bestemmia: classificare un’entrata-ricavo come se fosse una uscita-spesa. Attendo riscontro, per conoscenza, della tua lettera (trovi l’indirizzo email nella mia lettera, anzi lo trascrivo: ccottarelli@ imf.org. Se vuoi inviarla p.c. a Mme Lagarde, trascrivo anche il suo: clagarde@ imf.org (ho aggiunto uno spazio per evitare che il server li trasformi in link).

Seconda citazione: “Nessuna teoria economica ha ancora inventato la soluzione per risolvere l'accumulo di deficit, per il semplice fatto che non esiste”.

Ah, la tua solita proiezione. Troppo facile darti ragione da solo, attribuendo agli altri quello che è il vizio fondamentale del neo-liberismo: applicare l’austerità a prescindere.
Io non sono all’altezza, lo spiegano molto meglio di me Romano Prodi e Gustavo Piga: nessuna teoria è perfetta, occorre ridurre il deficit negli anni di vacche grasse e aumentarlo negli anni di vacche magre. Esattamente il contrario di ciò che hanno imposto e impongono la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea.

Terza citazione: “dovremo finire per capire che oggi le interferenze planetarie dei mercati, dei prodotti e degli attori finanziari non hanno più niente a che vedere con il passato”.

Hai torto, è una balla: tranne brevissimi periodi o forse uno solo, tra gli anni '30 e gli anni '80 del secolo scorso, nella storia hanno sempre pagato i poveri, anche al posto dei ricchi. Ancor più oggi, in cui, nel disastro attuale, c’è l’arricchimento dei ricchi appetto all’impoverimento di tutti gli altri, per colpa del neo-liberismo e anche di organismi come la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea. Ci vuole una bella dose di masochismo a sostenere un’ideologia siffatta. A meno che non si sia ricchi o almeno non si raccolgano delle briciole sotto forma di privilegi pensionistici.

PS: A proposito di privilegi pensionistici, ti risulta che il trattamento pensionistico dei dipendenti della BCE sia come descritto dall’articolo di Scenari Economici?

Vincesko

 

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magnagrecia7 13 giugno 2015 alle 21:02

Segnalo:

La rivoluzione dell’FMI: il debito pubblico non è un problema
ONEURO - REDAZIONE
12 giugno 2015

http://www.eunews.it/2015/06/12/la-rivoluzione-dellfmi-il-debito-pubblico-non-e-un-problema/37165

Vincesko

 

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domenicobasile 13 giugno 2015 alle 22:12

Ciao Vincesko,

Non contare su di me per petizioni e quant'altro.
Ritengo sia un privilegio riservato ai detentori del "quinto potere", Clericetti e colleghi.
Quando avrai la tua tessera di giornalista (visto che sei 100 volte più competente e più dotato di fiuto che la maggior parte degli scribacchini che inquinano inutilmente le pagine dei quotidiani) potrai a giusto titolo rivendicare il tuo interventismo.
Io faccio un altro mestiere e mi riservo di non interloquire con le istituzioni.

Detto questo, permettimi per il momento di rispondere solo al tuo PS.

La griglia proposta corrisponde grosso modo alla realtà e si applica a tutti i funzionari internazionali fuori sede.
Considera inoltre che in ragione delle loro retribuzioni, queste persone, a tutti i gradi di inquadramento, possono facilmente adottare regimi complementari che apportano un lauto conguaglio al loro reddito previdenziale.
Questi privilegi, dovuti al loro rango, non hanno tuttavia niente di straordinario se comparati a quello che potrebbero ottenere nel giorno in cui decidessero di abbandonare il loro statuto e migrare nella sfera dei grandi studi legali internazionali o nelle banche tipo Goldman e simili, i cui impiegati di pari rango, superano col solo bonus annuale, l'intera retribuzione di un funzionario europeo.

Non so come tu inquadri questo problema nella tua giusta guerra fra ricchi e poveri ma al di là di ogni moralismo, abbiamo grande bisogno di persone che, dopo una rigorosa selezione, scevra da ogni clientelismo, decidono di lasciare il loro paese per vivere a Bruxelles, Luxenbourg, Straburgo o Francoforte che permettimi non sono il centro del mondo....

Domenico.

 

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domenicobasile 13 giugno 2015 alle 22:40

Ot

La frase più emblematica sulla tragedia greca ormai prossima alla conclusione l'ha pronunciata (off) la Merkel :

"Tsipras è come uno studente in medicina a cui si impone di eseguire un'operazione a cuore aperto."

 

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magnagrecia7 14 giugno 2015 alle 16:05

Caro Domenico,
il tuo tentativo di captatio benevolentiae nei miei confronti, con lodi francamente esagerate, oltre a segnalarmi una qual certa tua seria difficoltà, mi autorizza a mettere un po’ di pepe nella mia replica, anche per ravvivare un po’ l’ambiente.
1. Contare su di te? Mi sottovaluti. Come potrei sperare di contare su un umile soldatino, obbediente, poco coraggioso ed egoista come te, votato irrevocabilmente alla difesa della causa dei ricchi? Il mio invito era soltanto un’esca, a cui hai abboccato: rifiutandolo.
2. Ti riservi di non interloquire con le istituzioni? Of course, vedi sopra. Tu delle istituzioni sei – pare - un umile ed obbediente membro ligio alla causa dei più forti.
3. Di rispondere solo al p.s. per il momento? So già che non risponderai al resto.
4. E non lo farai, non lo potrai fare, perché ti sei sentito intimamente stanato, messo a nudo nel tuo conflitto d’interesse, stretto all’angolo del tuo egoismo. Lo arguisco dal tuo nervosismo e dallo iato tra le parole gentili e il tono sottesamente difensivo-aggressivo.
5. Sovente, chi si difende accusando gli altri di moralismo - in particolare capita a chi fa un uso abituale della proiezione - ha un comportamento immorale. Come quello di chi, per ottenere (e con la coscienza tacitata da) qualche briciola sotto forma di privilegio, usa il doppiopesismo, il doppio standard morale, grave indizio di coda di paglia. Poiché il trattamento pensionistico dei dipendenti della BCE, dell’UE e del FMI, che ovviamente vale erga omnes e non può essere limitato ai rappresentanti apicali, si configura come un privilegio, che non è il ristoro per un asserito disagio per risiedere in paesini sperduti nel deserto come Bruxelles o Francoforte o Nuova York, ma la moneta spicciola per asservirli alla causa dell’obbedienza e della spietatezza contro gli altri cittadini, contro cui esercitano tutta la loro sapienza tecnica, tutto sommato comprata a poco prezzo, poiché parallelamente comporta la svendita - quotidiana - della loro dignità personale.
Vincesko

 

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jeantine01 14 giugno 2015 alle 22:42

Credo che l'affermazione della teoria neoclassica come pensiero unico non sia solo dovuta al sostegno del potere economico cui era evidentemente congeniale (fattore evidentemente fondamentale, inutile sottolinearlo), o all'avere rappresentato la risposta agognata alla teoria marxista, che in quegli anni aveva improvvisamente e pericolosamente occupato il campo. Un aspetto cruciale della teoria delineata dagli austriaci e da Jevons è stata la particolarità di avere offerto la possibilità di definire un codice professionale per la scienza economica, separando l'economia dall'etica o dalla filosofia morale, così come la fisica si era resa autonoma dalla filosofia naturale un paio di secoli prima.Ha definito un ambito preciso di ricerca, ha postulato l'esistenza di leggi naturali universalmente valide, e ha offerto delle tecniche per poterle indagare e "scoprire". Tutto ciò che serve perché una professione si costituisca.

Chiunque , di fronte all'incapacità della teoria di predire le crisi e persino di ppendere atto dei fatti, si ponga l'obiettivo di sostituire la teoria neoclassica (con tutte le varianti introdotte nel tempo, in particolare a partire dagli anni '70) deve porsi innanzitutto il problema del se e come salvare una professione.

 

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cclericetti 14 giugno 2015 alle 23:42

Caro jeantine, mi sembra che la professione sia messa più in pericolo dalla concorrenza dei matematici, assunti senza risparmio dai gruppi finanziari...
La professione si salva se riesce ad accettare la realtà, ossia che l'economia non può pretendere di formulare leggi universali e che un economista che non esplicita le conseguenze etiche delle sue teorie è come il politico che dichiara di non avere alcuna ideologia: ignoranza o mistificazione?
Gli economisti che credono più alle loro formule che a quello che vedono non sono altro che sacerdoti di una religione misterica. Come tutti quelli che fanno prevalere la fede sull'analisi sono pronti a far bruciare sul rogo chi si azzardi ad affermare che la terra è rotonda e non è il centro dell'universo. Questo tipo di "professione" sarebbe assai auspicabile che scomparisse, ma purtroppo da quando esiste l'uomo finora non è mai accaduto.

 

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domenicobasile 14 giugno 2015 alle 23:16

http://www.repubblica.it/economia/2015/06/11/news/padoan_ue-116627174/

Ciao Vincesko

Penso che io e te, come anche tutti gli altri partecipanti a questo blog, dovremo un giorno accordarci sull'ordine delle priorità da seguire nel quadro di una strategia riformista.

Per quanto mi riguarda gli elementi contenuti nell'articolo di Padoan, mi sembrano cruciali.

Oggi nessun ministro delle finanze dei grandi paesi, penso a Shauble o Sapin, scriverebbe mai frasi di questo genere né sosterrebbe apertamente una strategia federalista basata sul l'integrazione fiscale e budgettaria.

Sarebbe certo troppo, domandare alla classe politica italiana di assumere la leadership di questo movimento e tentare di coinvolgere, in una prima fase, tutti quei paesi periferici che trarrebbero enormi vantaggi da una tale integrazione. Purtroppo le resistenze sono ancora enormi e non mi faccio molte illusioni sulla sorte che il prossimo Consiglio Europeo riserverà alle raccomandazioni dei 4 presidenti.

Rispetto a questa che per me rimane la battaglia del XXI secolo, le critiche che hai mosso al mio post, perdono un po' di senso.

Punto 2
La teoria che attribuisci a Prodi-Piga rischia di far parte di quel passato, cui accennavo e che non ritornerà più.

Senza scomodare la "stagnazione secolare" di Summers, difficilmente vedremo, in Europa, nei prossimi decenni crescite durature dell'ordine del 3% che potremmo magari sfruttare per mettere a posto il bilancio. (Posto che questa manovra sia economicamente pagante).
Anche in USA e Cina i segnali sono contrastanti e potremmo, a medio termine, assistere a scenari inquietanti.
Non è affatto escluso che la Cina subisca un forte rallentamento economico dovuto a diversi fattori : la crisi dell'economia tradizionale con la perdita del vantaggio competitività-costo in ragione dell'adozione progressiva di regole anti inquinamento, l'incapacità di mantenere il livello attuale di investimenti nel settore della costruzione e infrastrutture a causa della saturazione e dell'indebitamento delle imprese, la trasformazione del modello economico in produttore di servizi e prodotti tecnologici a minore intensità dì manodopera e materie prime...gli impatti di tale scenario sarebbero a livello della zona e su scala globale.
Prima di tutto, la pletora di economie satelliti oggi esportatrici verso la Cina entrerebbero in crisi, ci sarebbero poi serie tensioni sul debito americano che riaprirebbe la guerra dei cambi fra Cina, Usa, Europa e paesi emergenti.
A quel punto ci sarebbe un grosso problema di rendimento per gli investitori che si ritroverebbero in mano liquidità a buon mercato senza sapere dove investirla con un rapporto accettabile di rischio e rendimento......
Quindi la competitività-paese diventerebbe il criterio decisivo per allocare risorse.
Competitività-paese vuol dire : sistema bancario efficiente, PA capace di rispettare scadenze e velocizzare gli iter, giustizia dotata di tempi certi e rapidi, imprese di taglia adeguata e mercato del lavoro in linea con gli standard dei concorrenti.

Quanto più forte sarà l'Unione monetaria e l'integrazione fiscale e budgettaria della zona euro tanto meglio ogni singolo paese resisterà alle sfide dei mercati.

Punto 3

La situazione politico-economica del secolo scorso non è più un punto di riferimento.
Tu stesso hai parlato, qualche mese fa, del peso dello shadow banking e potremmo aggiungere la coorte di fondi speculativi che, in assenza di normative vigenti e vincolanti, sono in grado di condizionare fortemente le politiche nazionali.
Oggi le normative prudenziali permettono di regolare i rischi nel settore bancario e dopo l'entrata in vigore di Solvency 2 anche in quello assicurativo.
Poco è invece oggi previsto per il settore dell'asset management e dell'investment banking mentre gli edge funds sguazzano nelle più totale impunità.
Il coordinamento internazionale su questi temi è vitale per prevenire bolle speculative e crisi sistemiche ed anche la guerra fra ricchi e poveri, come ha ben capito Thomas Piketty, deve essere analizzata alla luce di queste problematiche.


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magnagrecia7 15 giugno 2015 alle 01:20

Caro Domenico,
Bla bla bla… Fumo senza costrutto e senza rispondere alle obiezioni.
Tra te e Prodi/Piga, mi spiace, non c’è gara. Qui, non incanti nessuno. Svegliati dall’incantamento interessato.

PS:
Cartier, il proprietario svela la sua più grande paura: "Che i poveri insorgano e facciano cadere i ricchi"
Redazione, L'Huffington Post
Pubblicato: 13/06/2015 16:31 CEST Aggiornato: 13/06/2015 16:31 CEST

http://www.huffingtonpost.it/2015/06/13/cartier-proprietario-paura-ricchi-poveri_n_7576120.html

Vincesko

 

 

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vincenzoaversa 15 giugno 2015 alle 11:57

questo articolo del Prof. Terzi dovrebbe chiarire adeguatamente la confusione tra politiche Keynesiane e "corsa dissennata al debito publico".

http://www.ateconomics.com/2015/06/13/keynesiani-allitaliana/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+ateconomics+(AT+Economics)

 

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magnagrecia7 15 giugno 2015 alle 12:56

OT

Pubblico la e-mail che ho appena inviato ai parlamentari europei dei gruppi di Csx e di sinistra (salvo errori), membri della Commissione Problemi economici e monetari:
http://www.europarl.europa.eu/committees/it/econ/home.html#

Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

Da: v 15 giu 2015 -12:40

A: roberto.gualtieri@europarl.europa.eu;peter.simon@europarl.europa.eu;hugues.bayet@europarl.europa.eu; pervenche.beres@europarl.europa.eu; udo.bullmann@europarl.europa.eu; fabio.demasi@europarl.europa.eu; anneliese.dodds@europarl.europa.eu; jonas.fernandezalvarez@europarl.europa.eu; elisa.ferreira@europarl.europa.eu; sven.giegold@europarl.europa.eu; neena.gill@europarl.europa.eu;catalin-sorin.ivan@europarl.europa.eu; diane.james@europarl.europa.eu; philippe.lamberts@europarl.europa.eu;olle.ludvigsson@europarl.europa.eu; marisa.matias@europarl.europa.eu; costas.mavrides@europarl.europa.eu; dimitrios.papadimoulis@europarl.europa.eu; alfred.sant@europarl.europa.eu; molly.scottcato@europarl.europa.eu; renato.soru@europarl.europa.eu; paul.tang@europarl.europa.eu; ernest.urtasun@europarl.europa.eu;marco.valli@europarl.europa.eu; miguel.viegas@europarl.europa.eu; jakob.vonweizsaecker@europarl.europa.eu; steven.woolfe@europarl.europa.eu; marco.zanni@europarl.europa.eu

In occasione dell’odierno dialogo economico con il presidente della Bce, Mario Draghi, Vi trasmetto, per opportuna conoscenza, il testo della Petizione da me lanciata in Change.org nel 2014, che ho inviato alla Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, iscritta nel ruolo generale con il n. 2401/2014.
Cordiali saluti
V.

Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
p. c. Corte di Giustizia Europea
p.c. Corte Costituzionale italiana
p.c. Governo italiano
Lo statuto della Bce stabilisce due obiettivi. Il primo è la stabilità dei prezzi, "sotto, ma vicino, al 2%". Oggi in molti Paesi dell'Euro l'inflazione è sotto zero. La deflazione è un male ancora più grave dell'inflazione e la Bce non sta facendo quello che dovrebbe per riportare i prezzi all'obiettivo quantitativo da essa stessa deliberato.
Il secondo obiettivo è stabilito nello stesso articolo 2 dello statuto: "Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi", la Bce"sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea". Tra questi, una "crescita economica equilibrata"; la "piena occupazione"; "la solidarietà tra Stati membri".
Come tutti possono constatare, la Bce non ha fatto e non ha in programma di fare nulla per questi obiettivi, e queste problematiche sono del tutto assenti persino nelle esternazioni del suo presidente.
Tutto ciò premesso, noi chiediamo:
1. di accertare e di dichiarare se quanto da noi denunciato risponde al vero;
2. di accertare e di dichiarare se la BCE è colpevole di violazione statutaria e perciò anche passibile di denuncia alla Corte di Giustizia Europea (art. 35 dello statuto BCE).

Allegato
1 - Motivazioni della petizione
2 - Statuto BCE
3 - Obiettivo inflazione sotto 2%, ma vicino
4 - Federal Reserve Act (e divieto acquisto diretto titoli Tesoro USA)
5 - Trattato di Lisbona
6 - Trattato di Maastricht
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html oppure http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html
3 Novembre 2014

Vincesko

 

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magnagrecia7 15 giugno 2015 alle 17:08

Segnalo:

Commissione VI Finanze Camera dei Deputati
Indagine conoscitiva sugli strumenti finanziari derivati 
Testimonianza del Vice Direttore Generale della Banca d’Italia
Luigi Federico Signorini
Roma, 15 giugno 2015

Secondo una rilevazione della Banca dei Regolamenti Internazionali sul mercato dei derivati OTC – dove si svolge la maggior parte delle contrattazioni – delle maggiori banche di 13 paesi sviluppati, a fine 2014 il valore nozionale dei contratti era di circa 520 mila miliardi di euro (tav. 1)6 , otto volte il PIL mondiale; il mercato è complessivamente cresciuto del 21 per cento dal 2008. Il valore di mercato lordo (pari alla somma in valore assoluto di tutti i contratti, sia quelli con valore di mercato positivo sia quelli con valore negativo) ammontava a circa 17 mila miliardi (25 mila nel 2008). L’80 per cento del valore nozionale è relativo a derivati su tassi di interesse. I CDS rappresentano una quota ridotta (3 per cento) dei derivati negoziati sui mercati OTC.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2015/Signorini-150615.pdf

Vincesko


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domenicobasile 15 giugno 2015 alle 17:41

Aggiungerei qualche considerazione allo scambio fra Jeantine e Clericetti

Oggi la relazione fra l'economia reale, l'intermediazione svolta dalle teorie economiche e la formalizzazione dei modelli matematici che interagiscono direttamente con i mercati, assomiglia ad una piramide capovolta.
Il punto di contatto esiziale con l'economia reale si traduce in un concentrato di dati (sintetizzati secondo indicatori standardizzati) che vengono in seguito elaborati in maniera esponenziale fino alla base superiore della piramide capovolta dove le piattaforme di trading effettuano miliardi di operazioni al microsecondo.

L'economista non può interagire con questo universo parallelo (l'abbiamo visto con la diffusione planetaria di prodotti tossici all'epoca dei subprimes) ma può elaborare modelli concettuali e suggerire strategie prudenziali.

La teoria può, da un lato, agire sul substrato hard (l'economia reale) che modifica alla base il "big data" informativo cioè la materia prima della formalizzazione matematica e dall'altro può e deve stabilire le soglie di rischio oltre le quali si situa la probabilità di una crisi sistemica.

Mi lascia un po' perplesso, invece, il parallelo con l'etica, espresso da Clericetti :

Si deve intendere come buona fede metodologica, rispetto agli enunciati che sono alla base delle teorie?

Come rigore applicativo delle misure preconizzate per raggiungere gli obiettivi fissati?

O come trasferimento in campo economico dei convincimenti politici o religiosi che costituiscono l'intima natura dell'uomo?


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cclericetti 15 giugno 2015 alle 19:21

Caro Basile, cerco di spiegarmi meglio. Quando si intraprende qualsiasi attività bisognerebbe interrogarsi sulle conseguenze che possono derivarne. Naturalmente si può non farlo: non lo fecero, per esempio, gli antichi abitanti dell'Isola di Pasqua, che attuarono una deforestazione selvaggia che provocò una desertificazione dell'isola di cui poi pagarono duramente le conseguenze; e non lo fa chi oggi distrugge l'ambiente naturale. Per ciò che riguarda l'economia si applica lo stesso concetto: a che cosa deve servire l'economia (cioè il lavoro degli economisti)? Una risposta forse poco scientifica ma sostanziale è "deve servire a far stare meglio le persone". La risposta dei neoclassici, invece, è "a produrre più ricchezza possibile nel modo più efficiente possibile". In questa alternativa c'è un abisso. Chi sceglie la seconda risposta decide di non occuparsi delle conseguenze che l'obiettivo può provocare: per esempio, lo sfruttamento del lavoro, una disoccupazione maggiore di quello che potrebbe essere, danni ambientali, mancata protezione della salute, persino minore difesa dei consumatori. Chi sceglie invece la prima cercherà di ottenere il miglior compromesso possibile tra la ricerca dell'efficienza e la diffusione del benessere. Sono riuscito a spiegarmi?


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domenicobasile 15 giugno 2015 alle 22:22

Buonasera Clericetti,

Si capisco; ma penso che Lei tenda a far coincidere, in maniera determinista, il fine etico di una dottrina con i presupposti concettuali e metodologici che sono alla base della dottrina stessa.

"Far stare meglio le persone" è, a mio avviso, il compito della politica, da Aristotele in poi (in concreto a partire dagli utopisti inglesi e da noi da Macchiavelli e Guicciardini fino a Rousseau)
Cioè ricercare il giusto equilibrio fra l'esercizio del potere e la possibilità riconosciuta ad ognuno di realizzare il proprio benessere nel rispetto delle regole.

Niente di tutto ciò per l'economia capitalistica che si è costituita sulla base del "mercantilismo" protestante prima per correggere, con le sue "regole", gli abusi di cattiva gestione e poi per formalizzarne" le leggi" ed adattarne via via "i principi" all'evoluzione dell'economia reale.

Anche oggi l'economia, prima di essere il braccio armato di una qualsiasi visione del mondo o anche solo lo strumento di una strategia politica, conserva una neutralità concettuale ed una flessibilità metodologica che giustifica i più accesi dibattiti fra gli economisti ed appassiona i profani di ogni orizzonte.

Queste persone non hanno smarrito il senso morale delle loro affermazioni, tentano, come anche io e Lei facciamo a scale diverse, di conciliare l'efficienza e l'efficacia di un sistema di variabili, per ottenere il miglior risultato se non per tutti, almeno per la maggior parte.

Il fatto che Lei ed io analizziamo il caso greco in maniera molto diversa non dovrebbe portarLa a trarre, nei miei confronti, conclusioni di ordine morale ma solo ad opporre la fondatezza "oggettiva" delle sue tesi ai miei grossolani errori di giudizio...;)


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magnagrecia7 15giugno 2015 alle 23:11

@Cclericetti (15 giugno 2015 alle 19:21)
Dialogo tra sordi e tricoteuse
A scuola, il concetto di funzione sociale dell’azienda, del contemperamento degli interessi interni con quelli esterni (collettività), si insegna e fa parte del bagaglio teorico di qualunque studente di Economia,[1] presumo anche di Domenicobasile, che adesso lo ha dimenticato (nessuna dimenticanza è casuale). E’ che quando lo si deve applicare in concreto sorgono i problemi.Vuoi per l’educazione dell’imprenditore, vuoi per difficoltà oggettive (gestionali, dimensionali, reddituali, ecc.). Esso comunque rimane un problema microeconomico, circoscritto cioè all’ambito decisionale della singola azienda. Anche se poi la somma della maggioranza delle singole aziende può caratterizzare la cultura (insieme di valori) imprenditoriale, se non di un intero Paese, almeno di singoli distretti o città (si pensi all’area di Ivrea con l’Olivetti).
Oggi, cioè negli ultimi 3 decenni, però, si è andata concretizzando, per l’operare sinergico di vari fattori (sconfitta del comunismo, globalizzazione, nascita e/o consolidamento di multinazionali globali, segnatamente di quelle finanziarie, prevalenza della cultura accademica di stampo neo-liberista, debolezza crescente dei decisori politici, riforma involutiva delle leggi bancarie) un sistema economico-finanziario-industriale-commerciale di tali dimensioni e potere d’influenza da sovvertire ogni equilibrio tra i soggetti coinvolti direttamente e indirettamente e qualunque possibilità di contemperare gli interessi privati e pubblici.
In fondo, nulla di nuovo sotto il sole. Tranne per le dimensioni. Che sono diventate planetarie dal punto di vista spaziale, coinvolgono miliardi di persone e vedono in gioco cifre sesquipedali dell’ordine di migliaia di miliardi di dollari.
Domenicobasile ha descritto il meccanismo finanziario come una piramide capovolta con in cima un cervellone che specula in trilioni di dollari ogni giorno. Ma lo racconta, da bravo soldatino asservito alla causa dei ricchi e zelante agit-prop, come se fosse un dato di natura, immodificabile. Poiché, nella sua visione distorta, degna di un trattamento da TSO o, verrebbe voglia, da tricoteuse, le regole devono valere solo per i poveri cristi, e non anche per la finanza speculativa, sia vietando determinate operazioni speculative (ad esempio sul grano), sia assoggettandole a una tassa (TTF), destinandone il ricavato alla crescita e ai poveri cristi.
Caro CClericetti, è inutile discutere, è tempo perso, è un dialogo tra sordi; lo ha capito bene il patron di Cartier, sta arrivando – deve arrivare – di nuovo il tempo delle tricoteuse, sia per gli speculatori che per i loro scherani e agit-prop…

[1] https://books.google.it/books?id=zRVUNhsUawwC&pg=PA115&lpg=PA115&dq=sergio+sciarelli+%2B+equazione+del+profitto 

Vincesko

 

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magnagrecia7 15 giugno 2015 alle 23:26

Errata corrige:
- in penultima riga: "sia per i ricchi speculatori";
- sostituisco il link: Sergio Sciarelli ETICA E RESONSABILITA’ SOCIALE NELL’IMPRESA

Vincesko

 

Articolo collegato (aggiornamento del 24/06/2015):
 
Presumevo bene, anzi il cinquantanovenne (2014) Carlo Cottarelli è già un pensionato (privilegiato) FMI.
 
26/03/201406:08
IL COLLOQUIO
Cottarelli: «Sì, a 59 anni ho anche la pensione che sommo ai 12mila euro al mese»
http://www.iltempo.it/politica/2014/03/26/si-a-59-anni-ho-anche-la-pensione-che-sommo-ai-12mila-euro-al-mese-1.1233682

 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/dialogo-su-lalternativa-alleconomia-del.html
  

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