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QE, la Corte di Giustizia UE dà ragione alla BCE e torto alla Germania





Segnalo volentieri la recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea,[1] che ha rigettato l’accusa, attuando il Quantitative Easing,[2] di avere travalicato il proprio mandato rivolta alla BCE da ricorrenti tedeschi che si sono rivolti alla Corte Cost. federale tedesca, la quale, prima di decidere, ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia UE, chiedendole di pronunciarsi su due questioni: se il QE (i) esulasse dai compiti statutari della BCE e (ii) favorisse singoli Paesi, riferendosi evidentemente in particolare all’Italia, che sono intervenuti nella causa C-493/17.


SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)


11 dicembre 2018 (*)

Rinvio pregiudiziale – Politica economica e monetaria – Decisione (UE) 2015/774 della Banca centrale europea – Validità – Programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari – Articoli 119 e 127 TFUE – Attribuzioni della BCE e del Sistema europeo di banche centrali – Mantenimento della stabilità dei prezzi – Proporzionalità – Articolo 123 TFUE – Divieto di finanziamento monetario degli Stati membri della zona euro»

Nella causa C-493/17,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale federale, Germania), con decisione del 18 luglio 2017, pervenuta in cancelleria il 17 agosto 2017, nel procedimento instaurato da

Heinrich Weiss e altri, Bernd Lucke e altri, Peter Gauweiler, Johann Heinrich von Stein e altri,

con l’intervento di: Bundesregierung, Bundestag, Deutsche Bundesbank, […]



Evidenzio, in particolare, i punti della sentenza da 60 a 69, che trattano della vexata questio  dell’obiettivo statutario della BCE, che quasi tutti ritengono sia unico, della stabilità dei prezzi, mentre in effetti lo statuto BCE (derivato dai Trattati) stabilisce all’art. 2 che gli obiettivi sono due, anche se il secondo è subordinato e condizionato: fatto salvo l’obiettivo primario, sostenere le politiche economiche generali dell’Unione, per cui si può parlare di uno schema “duale-gerarchico”, a differenza della FED (USA), che ha un mandato duale pieno.[3] Riporto il punto 60:


Sulla delimitazione della politica monetaria dell’Unione


60      A questo proposito, è importante sottolineare come l’articolo 127, paragrafo 1, TFUE stabilisca segnatamente che, da un lato, fatto salvo il suo obiettivo principale di mantenimento della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione, e che, dall’altro lato, il SEBC deve agire rispettando i principi di cui all’articolo 119 TFUE. Ne consegue che, nell’ambito dell’equilibrio istituzionale stabilito dalle disposizioni contenute nel titolo VIII del Trattato FUE, nel quale si inserisce l’indipendenza garantita al SEBC dall’articolo 130 e dall’articolo 282, paragrafo 3, TFUE, gli autori dei Trattati non hanno inteso operare una separazione assoluta tra la politica economica e quella monetaria.



Credo che al bugiardo Jens Weidmann, presidente della Bundesbank (partecipante alla causa), che oblitera sistematicamente il secondo obiettivo, ancor più del presidente della BCE, Mario Draghi, siano fischiate le orecchie.[4]


Riporto altri due punti:


–       Sull’asserita equivalenza tra l’intervento del PSPP e l’acquisto di titoli sui mercati primari

109    Il giudice del rinvio ipotizza che le modalità del PSPP possano generare, per gli operatori privati, una certezza di fatto quanto ai riacquisti futuri sui mercati secondari, da parte del SEBC, dei titoli che costoro potrebbero acquistare presso gli Stati membri.

110    A questo proposito, occorre ricordare che l’intervento del SEBC sarebbe incompatibile con l’articolo 123, paragrafo 1, TFUE qualora gli operatori possibili acquirenti di titoli di Stato sui mercati primari avessero la certezza che il SEBC procederà al riacquisto di questi titoli entro un termine e a condizioni tali da permettere ad essi operatori di agire, de facto, come intermediari del SEBC per l’acquisto diretto di detti titoli presso le autorità e gli organismi pubblici dello Stato membro in questione (sentenza del 16 giugno 2015, Gauweiler e a., C-62/14, EU:C:2015:400, punto 104).


Al riguardo, un elemento di riflessione è che il Tesoro USA, per il quale vige un analogo divieto di acquisto diretto dei titoli del Tesoro sul mercato primario, lo fa abitualmente attraverso accordi con i suoi dealer.[5]


Riporto, infine, la conclusione della sentenza:


Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara:

1)      L’esame delle questioni pregiudiziali prima, seconda, terza e quarta non ha rivelato alcun elemento idoneo ad inficiare la validità della decisione (UE) 2015/774 della Banca centrale europea, del 4 marzo 2015, su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari, come modificata dalla decisione (UE) 2017/100 della Banca centrale europea, dell’11 gennaio 2017.

2)      La quinta questione pregiudiziale è irricevibile.

Firme


________________________


DECISIONE (UE) 2015/774 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 4 marzo 2015

su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari (BCE/2015/10)


DECISIONE (UE) 2015/774 DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

del 4 marzo 2015

su un programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari (BCE/2015/10) (GU L 121 del 14.5.2015, pag. 20)

Modificata da: Gazzetta ufficiale n. pag. data ?M1 Decisione (UE) 2015/2101 della Banca centrale europea del 5 novembre 2015 L 303 106 20.11.2015 ?M2 Decisione (UE) 2015/2464 della Banca centrale europea del 16 dicembre 2015 L 344 1 30.12.2015 ?M3 Decisione (UE) 2016/702 della Banca centrale europea del 18 aprile 2016 L 121 24 11.5.2016 ?M4 Decisione (UE) 2017/100 della Banca centrale europea dell'11 gennaio 2017


[3] Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE


[4] Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels


[5] QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED



**********




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