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IL SIG. GIULIO T. ED IL PRINCIPIO DI PETER/9/IRI

 

Lo vedete (cfr. gli articoli allegati) il Ministro incompetente dell’Economia, Giulio Tremonti, come procede imperterrito per la sua strada di inadeguato facitore della politica economica e di sviluppo, da una parte, e di bulimico tessitore di manovre di accaparramento, insieme alla Lega Nord – suo alleato e protettore – dei veri centri nevralgici del potere economico-finanziario, dall’altra?
Nel post/1, ho scritto della sua “pulsione bulimica (potente quasi come quella del suo Capo S.B.) - che nel caso di Tremonti è forse riconducibile al c.d. istinto di proprietà... che caratterizza i bambini fino a 5 anni di età” e concludevo così: “Speriamo di evitare che al "matto" S.B. possa eventualmente subentrare un altro "matto" (beninteso: "Sarà pazzia, ma non manca di logica", Amleto), fors'ancora più incompetente e dannoso”.
Quanto tempo deve ancora passare e quanti danni deve ancora arrecare quest’incompetente al popolo italiano ed alle classi medio-basse (lavoratori, precari, pensionati, disoccupati, inattivi, invalidi, altre categorie a rischio, poveri) prima che riusciamo a mandarlo via, assieme al suo sodale, ancor più incompetente e bulimico, S.B.? 

Una sonora bocciatura della legge di stabilità 2011 di Giulio Tremonti.
 
L'EDITORIALE
L'insostenibile leggerezza della manovra di Tremonti
di EUGENIO SCALFARI
21 novembre 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/11/21/news/scalfari-9333957
 
L'EDITORIALE
La crescita è possibile ma Tremonti non la vuole
di EUGENIO SCALFARI
06 marzo 2011
http://www.repubblica.it/politica/2011/03/06/news/scalfari_6_marzo-13245985
 
IL COMMENTO
Un governo fantasma e un paese allo sfascio
di EUGENIO SCALFARI
03 aprile 2011
 
* * *
Le vicende della Libia, dell'immigrazione, della lunga e sempre più agitata paralisi del Parlamento, dell'intervento ammonitorio del Capo dello Stato, hanno messo in ombra un altro tema che deve invece essere affrontato per quello che è: una sterzata estremamente grave della politica economica verso un intervento sistemico dello Stato nell'economia e nel mercato, in palese contrasto con la legislazione dell'Unione europea. Parlo del decreto promulgato giovedì scorso dal consiglio dei Ministri e voluto da Giulio Tremonti per impedire che un'impresa alimentare francese assuma il controllo della Parmalat.
Se fosse questo il solo obiettivo di Tremonti, potrebbe anche essere accettato sebbene si concili assai poco con l'auspicio più volte ripetuto di un aumento di investimenti esteri nel nostro paese. Siamo il fanale di coda nella classifica degli investimenti esteri rispetto agli altri paesi europei. Ce ne lamentiamo, se ne lamenta il governo, la Confindustria e gli operatori finanziari e imprenditoriali, ma quando finalmente qualcuno arriva dall'estero per investire i suoi capitali in iniziative italiane viene preso a calci e rimandato indietro dimenticando che oltre di essere cittadini italiani siamo anche cittadini europei. Il mercato comune non è nato per abolire frontiere e consentire il libero movimento delle merci, delle persone e dei capitali?
Ma Tremonti ricorda  -  ed ha ragione di farlo  -  che la Francia protegge la nazionalità delle imprese ritenute strategiche e quindi  -  sostiene il ministro  -  se lo fa la Francia perché non può farlo l'Italia? Difficile dargli torto. Bisognerebbe sollevare il tema nelle sedi europee e speriamo che venga fatto, per ripristinare il funzionamento del libero movimento degli investimenti contro ogni protezionismo. Comunque, su questo tema, Tremonti per ora ha ragione. Senonché...

Senonché la questione Parmalat è soltanto un pretesto o perlomeno un caso singolo dentro un quadro assai più ricco di possibilità. Infatti il testo del decreto non dice affatto che l'obiettivo è la difesa dell'italianità delle aziende nazionali. Dice un'altra cosa: autorizza la Cassa depositi e prestiti (di proprietà del Tesoro al 70 per cento) ad intervenire in caso di necessità per finanziare aziende ritenute strategiche per fatturato o per importanza del settore in cui operano o per eventuali ricadute sul sistema economico nazionale. Il caso Parmalat rientra in questo elenco ma non lo esaurisce perché il decreto va molto più in là. Praticamente resuscita l'Iri di antica memoria rendendo possibile che lo Stato prenda il controllo delle imprese che abbiano requisiti ritenuti strategici dal governo (da Tremonti) nella sua amplissima discrezionalità.
Tutto ciò avviene per decreto. Dovrà essere convertito in legge ma intanto produrrà effetti immediati sul mercato. Ma se il decreto non fosse convertito in legge? è realistico pensare che il governo, per evitare che quest'ipotesi si avveri, chieda per l'ennesima volta l'ennesima fiducia. Ma se in sede europea quella legge fosse bocciata in quanto aiuto indebito dello Stato ad un'impresa, vietato dalla legislazione comunitaria?

Ho detto prima che la Parmalat è un pretesto. Infatti il vero obiettivo di Tremonti è di far entrare lo Stato non soltanto nelle aziende che hanno necessità di finanziamento ma direttamente nel sistema bancario. In particolare nelle cosiddette banche territoriali: le banche popolari, le banche cooperative, le Casse di risparmio. Quelle più a corto di capitali, quelle alle quali la Lega guarda con occhi avidi, quelle che procurano voti, organizzano interessi e clientele. Una rete immensa di sportelli, di prestiti, di mutui. Di fatto la politicizzazione del credito.
È una delle più gravi malattie la politicizzazione del credito. Il decreto di giovedì scorso ne segna l'inizio. Che cosa ne pensano i partiti d'opposizione? Che cosa ne pensa il governatore della Banca d'Italia? Che cosa ne pensa il Quirinale?
La politicizzazione del credito è un altro modo per deformare la democrazia, forse il più insidioso insieme al monopolio dell'informazione. Chi può manipolare le notizie e il danaro è il padrone, il raìs, il Capo assoluto, circondato da una clientela enorme e solida. Inamovibile. O ci si arruola o se ne è esclusi. La clientela vota. Chi spera di entrarci se ancora non ne fa parte, vota nello stesso modo.
La chiamano democrazia ma in realtà è soltanto un grandissimo schifo
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http://www.repubblica.it/politica/2011/04/03/news/scalfari_3_aprile-14432573
 
AL FORUM AMBROSETTI
Tremonti a Cernobbio: «Ci vorrebbero la vecchia Iri e la grande Mediobanca»
«Competizione fra giganti e noi facciamo spezzatini»
02 aprile 2011
http://www.corriere.it/economia/11_aprile_02/tremonti-cernobbio-iri_62913d50-5d4e-11e0-ae5b-9965e363da95.shtml
 
Finanza&Potere di Giuseppe Oddo
3 aprile 2011 - 14:21
Parmalat, purché non diventi un altro Iri
http://feeds.ilsole24ore.com/c/32276/f/438678/s/2e1a555/l/0Loddo0Bblog0Bilsole24ore0N0Cfinanza0Ie0Ipotere0C20A110C0A40Cparmalat0Epurch0JC30JA90Enon0Ediventi0Eun0Ealtro0Eiri0Bhtml/story01.htm
 
 
Infine, ho cercato questo vecchio articolo che lessi all’epoca sulla privatizzazione dell’IRI e sull’unica voce importante, a parte gli alti dirigenti dell’IRI, che vi si oppose (ho sostituito il nome con un omissis):
 
(omissis) RIFA' IL LIBRO VERDE
19 febbraio 1993 —   pagina 45   sezione: ECONOMIA
ROMA - Accusato di capeggiare il partito di quanti frenano il processo di privatizzazioni, il ministro dell' industria (omissis) ha inviato ieri al presidente del Consiglio Amato il documento contenente "le linee-guida per il rilancio ed il rafforzamento del sistema produttivo italiano". E' in pratica un nuovo Libro verde, nel quale il ministro dell' Industria - a conferma di una sua visione assai personale delle vicende dell' economia - propone e rilancia idee in buona parte diverse da quelle del governo. Si tratta di 115 cartelle, con dati ed analisi che dicono sostanzialmente tre cose: 1) saranno rispettati tempi e modalità del piano di dismissioni; 2) il processo sarà un fatto radicale e risolutivo con immissione sul mercato di aziende robuste e risanate finanziariamente; ovvero, per restare alle parole del ministro, la privatizzazione sarà "globale, immediata ed effettiva"; "nessuna operazione gattopardesca" spiega (omissis): "il sistema futuro non potrà che essere privato, interamente privato, ma nazionale e forte...". 3) dalla vendita dei suoi gioielli lo Stato potrà introitare, entro i prossimi quattro anni, novantamila miliardi. Cosa sarà ceduto? Finmeccanica, Stet, Comit, il 33% della Banca di Roma, Iritecna, Fincantieri, Finmare, e Alitalia possedute dall' Iri. Enichem, Enirisorse e tutte le società che operano nel settore degli idrocarburi, possedute dall' Eni. Bnl, Imi e Ina controllate Tesoro. Prima di essere vendute alcune di queste società dovranno però essere rimesse in sesto. Le società malate E (omissis) fa un primo elenco di società "malate" che "richiedono assistenza": Ilva, Italtecna, Fincantieri e Finmare del gruppo Iri; Enirisorse e alcuni comparti della chimica del gruppo Eni. Con quali soldi intervenire? "Le risorse - avverte (omissis) - dovranno essere trovate all' interno dello stesso processo di privatizzazione". C' è poi un secondo elenco e riguarda le imprese che per le dimensioni raggiunte necessitano di un sostegno che non solo salvaguardi la loro esistenza, ma le ponga in grado di affermarsi e rafforzare, previa ricapitalizzazione, la quota di mercato detenuta. Per queste ultime le prospettive sono due: rafforzamento obbligatorio o "inesorabile declino". Ed ecco l' elenco delle società a rischio di estinzione: Enichem, "giunta ormai ad un punto critico", Finmeccanica, Italtel. Per quanto riguarda Enichem il ministro spiega nel documento che la soluzione ideale sarebbe quella di una "fusione con Himont e Snia". Non avendo però l' Eni i soldi per acquistare gli altri due gruppi, dovranno essere questi ultimi a fare l' offerta per arrivare alla creazione del vero "polo chimico nazionale". Così com'è l' Enichem probabilmente non la comprerebbe nessuno, dice il ministro, il quale spiega che per essere "accettata e acquistata dal mercato" la società dell' Eni "dovrà ricapitalizzarsi per almeno diecimila miliardi". Come? "La soluzione va ricercata - dice (omissis) - dotando la società, in aggiunta ai mezzi liquidi di sua competenza, di una quota di partecipazione in Eni" che opportunamente venduta garantirebbe appunto la necessaria ricapitalizzazione. Finmeccanica e Italtel. "La prognosi non può che essere molto preoccupata" avverte (omissis). E anche per Fabiani e Randi "la soluzione corre sui binari analoghi a quelli già indicati per la chimica". Ovvero servirebbero altri diecimila miliardi ma soprattutto un nuovo e più robusto "contenitore" che dovrebbe vedere insieme imprese manifatturiere, banche e assicurazioni le cui potenzialità finanziarie costituirebbero "l' efficace polmone in grado di assicurare la valorizzazione e lo sviluppo delle attività manifatturiere". Insomma, (omissis) continua ad essere affezionato alle super-holding. Alla Stet invece riserva una sorte più nobile. Essendo forte in quanto beneficiaria di un regime di monopolio che la premia, la holding di Agnes dovrà scegliere una propria autonoma strategia puntando su eventuali accordi internazionali. In alternativa finirà anch' essa nel "contenitore". Ed eccoci alle banche, il piatto più ricco ed interessante per il mercato. "Rilevanti nel contesto italiano" - dice (omissis) - Imi, Ina, Bnl Comit e Banca di Roma nel quadro internazionale diventano ben poca cosa. Collocarle individualmente sul mercato a giudizio del ministro dell' industria sarebbe un "errore madornale"; meglio perciò un megacontenitore in compagnia di Stet-Italtel, Finmeccanica e Alitalia. Sulla holding-culla il ministro dunque insiste e rilancia. (omissis) non intende abbandonare la vecchia strada delle sinergie tra banche e imprese. E cosa si offrirebbe ad eventuali acquirenti? "Un gruppo con un netto patrimoniale di 35 mila miliardi il cui valore di mercato sarebbe sensibilmente superiore" dice (omissis). Sarebbero inoltre quattro, gli obiettivi dichiarati di questa operazione: "1) provvedere alla costituzione di un gruppo bancario nazionale che si collochi ad un adeguato livello di competizione mondiale; 2) valorizzare la trasformazione di Ina in società di diritto privato operante in concorrenza sui mercati nazionali ed esteri; 3) assumere la responsabilità dello sviluppo dei comparti manifatturieri di Finmeccanica e Italtel; 4) costituire infine un centro finanziario in grado di dare adeguato supporto a settori industriali rilevanti per il sistema a cominciare dalla chimica". Le scatole cinesi Ma questa mega-conglomerata sarebbe accettata dalla Borsa, da sempre contraria alle scatole cinesi? (omissis) si pone l' interrogativo e risponde: "Il mercato vuol vedere se con una società di guadagna o si perde". Il nodo obiettivamente esiste - dice il ministro - ma non sono mancate attestazioni circa la fattibilità dell' operazione e segnali di interesse a collaborarvi da parte di circoli finanziari internazionali di primaria importanza". In Francia ed in Inghilterra, dopo accordi per la costituzione di "nuclei duri" di controllo (magari con il ricorso a patti di sindacato garantiti dallo Stato che conserverebbe comunque il 25%) hanno fatto così, spiega il ministro dell' industria, lasciando ovviamente intendere che l' Italia potrebbe adottare soluzioni analoghe. Dopo la vendita e la ristrutturazione delle aziende di Stato quale scenario di riferimento resterebbe in piedi? "L' Iri nella soluzione che si propone - spiega (omissis) - è nella sostanza destinato a sparire". Del tutto opposta la sorte dell' Eni che abbandonata la chimica e le miniere resterebbe come "il principale gruppo industriale italiano dove lo Stato attraverso il Tesoro potrebbe mantenere un 20-25% della quota di controllo azionario". Sistemate le vecchie holding pubbliche, "a regime", conclude il documento di (omissis) l' Italia farà i conti con tre gruppi "vigorosi, conformati in modo da potersi confrontare con la concorrenza internazionale": il Bam, ovvero il gruppo bancario assicurativo manufatturiero; il gruppo chimico e l' Eni. "Tre colonne portanti" dice il ministro che potrebbero diventare un poker d' assi non appena l' Enel, "una volta chiariti i problemi tariffari e organizzativi interni" costituirà un investimento tra i più appetibili". - di ENZO CIRILLO
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/02/19/guarino-rifa-il-libro-verde.html
 
Indovinate chi si nasconde al posto degli omissis. Si potrebbe pensare, vista la sua ultima esternazione, che si tratti del ministro Tremonti, invece si tratta del Prof. Giuseppe Guarino. Che io ricordi, non mi risulta che il sedicente socialista e Reviglio-boy Tremonti allora si sia espresso contro. A ulteriore dimostrazione che Giulio Tremonti, come al solito, arriva in questo caso 17 anni dopo, ma col suo tono professorale intriso di disprezzantropia dà sempre l’impressione che l’abbia detto o fatto per primo, e tutto allo scopo - da abile giocatore delle 3 carte - di fare ammuina e stornare l’attenzione dai suoi veri obiettivi. Che poi è uno soltanto: fagocitare potere, che poi è incapace di gestire.
Faccio una proposta: perché non gli rivolgiamo tutti insieme un “pensierino”?
 
PS:
 
LO STATO DELLE PRIVATIZZAZIONI
Data: Sabato, 13 ottobre @ 19:00:00 CDT
Argomento: Economia   di RITA MARTUFI - Proteo
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3847
http://proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=202&artsuite=1
 
Iri: «Privatizzazione in Europa» (con Tremonti, Prodi, Megginson)
11 ottobre 2002
http://www.radioradicale.it/scheda/190406
 
5 aprile 2011
La partita solitaria di Tremonti
Il ministro dell’economia gioca le sue carte con grande discrezione
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/125709/la_partita_solitaria_di_tremonti
 
 
PPS:

Lettera al Ministro Giulio Tremonti

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2607838
 
 
 
Puntate precedenti:
post/1 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2554804.html
post/2 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2598517.html
post/3 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2600829.html
post/4 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2606019.html
post/5 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2606545.html
post/6 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2606975.html
post/7 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2607390.html
post/8 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2607816.html

Pubblicato il 4/4/2011 alle 0.18 nella rubrica diario.

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