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LETTERA A FRANCESCO BEI DI "REPUBBLICA"

           

Egr. Dott. Bei,

 

Lei, nell’articolo “Berlino, nessun bilaterale con Berlusconi. Il premier: "Pronto a riformare le pensioni", ha scritto:

“Insomma, per trovare risorse da destinare alla crescita restano davanti al governo soltanto due strade. Quella del condono fiscale (ribattezzato "concordato" per renderlo più sexy), che però non sarebbe accettata dall'Europa in quanto misura una tantum.

Un provvedimento impresentabile politicamente e non strutturale, soprattutto perché monco di quella riforma fiscale che sola potrebbe, al limite, giustificarlo. L'altra strada, l'unica possibile a questo punto, è la riforma delle pensioni”.

 

Mi permetto di osservare (premettendo che io sono già in pensione, ma la stessa mi verrà erogata dopo 12 mesi, con un mancato introito quest'anno di quasi 20 mila €):

1) Spesa pensionistica.

E’ vero che la spesa sociale italiana è in linea con quella media OCSE, ma non la voce pensioni, né l’età di pensionamento. Quindi ci sono margini d’intervento, che andrebbero però definiti sulla base di incentivi-disincentivi decisi con la riforma Dini del 1995, che è una delle 7 riforme delle pensioni varate a partire dal 1992.

Ma è altresì vero che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione” (in merito al quale sono già state presentate proposte di legge dal centrosinistra), ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’Osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’INPS perché andata in difficoltà per troppa generosità).

In ogni caso, per allinearci alla media OCSE, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il REDDITO MINIMO GARANTITO UNIVERSALE (l’Italia è l’unico Paese, oltre alla Grecia, che non lo prevede) oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ per i lavoratori precari.

 

2) Imposta patrimoniale.

Ormai l’imposta patrimoniale non è un tabù neppure per le associazioni imprenditoriali ed è positivo che esse abbiano aperto alla sua introduzione, ma se si guardano i numeri delle loro proposte, si vede che:

http://www.confindustria.it/Conf2004/DbDoc2004.nsf/0/b4cb2e9b9b84e42cc125791e004f26b4/$FILE/ProgettoImprese.pdf

a) le entrate da loro previste per le pensioni vanno da 2,9 a 18 mld (“Si può stimare che le misure proposte - vedi box - determinino un risparmio iniziale complessivo di circa 2,9 miliardi di euro nel 2013 e di circa 18 miliardi di euro nel 2019. Tali stime si riferiscono al solo sistema Inps.

Le risorse reperibili con la riforma delle pensioni devono anche concorrere a realizzare gli interventi cruciali per la crescita e in particolare a ridurre l’attuale cuneo contributivo e fiscale e rilanciare così l’occupazione, soprattutto dei giovani".).

b) Mentre dall’imposta patrimoniale prevedono un introito di 6 mld, che a me appare decisamente insufficiente, se si pensa che la sola abolizione dell’ICI sulla prima casa ha comportato minori entrate per quasi 4 mld (cfr. “Abolizione ICI

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html ).

In altri studi e proposte (cfr. Dossier Imposta patrimoniale

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html ),

si ipotizzano ed auspicano introiti maggiori.

 

Conclusione.

E’ superfluo notare che bisognerà stare molto attenti affinché, come succede troppo spesso in un Paese stortignaccolo come il nostro (e come rammenta Eugenio Scalfari nel suo editoriale di oggi, citando Enrico Berlinguer), si appronti un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.

E quindi non contribuiamo ad alimentare, Dott. Bei, la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi. La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di “Liberazione” *) per rendersene conto. O basta analizzare sulle spalle di chi sta gravando e graverà l’onere dei quasi 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano ANCHE i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.

 

[*] Ricchezza dei ricchissimi.

Nel 2006, secondo il World Institute for Development Economics Research of the United Nations, riportato dal "Guardian", il 10% della popolazione adulta del mondo detiene l'85% della ricchezza mondiale; la metà più povera della popolazione adulta se ne spartisce solo l'1 per cento. http://money.guardian.co.uk/news_/story/0,,1965033,00.html

Nel 2008 (dati Bankitalia), il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf

Classifica 2009 dei ricchissimi

http://www.repubblica.it/persone/2010/03/11/news/forbes_ricchi-2588296

http://www.forbes.com/lists/2010/10/billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank.html

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2553957

Disuguaglianze sociali

“Dal rapporto Growing Unequal dell’Ocse emerge che tra i 30 paesi Ocse oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri. Non è solo colpa della crisi, anche se la crisi certo ha accentuato questa tendenza: redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni ottanta. Si tratta del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l’aumento medio é stato del 12%”.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/11/19/la-crisi-non-e-uguale-per-tutti/

http://www.oecd.org/dataoecd/44/45/41524655.pdf

 

Cordialmente,

 

 

 

 

Pubblicato il 24/10/2011 alle 12.2 nella rubrica diario.

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