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Dialogo breve con Davide Giacalone sui conti pubblici


Riporto il breve dialogo intercorso tra Davide Giacalone e me in calce a questo suo articolo sui conti pubblici, sul giornale on-line Gli Stati Generali:

BLOCCO, SFORAMENTO E RINVIO

12 agosto 2016

Fateci caso, una costante dei neo-liberisti (e degli appartenenti alla destra) è l’inclinazione irresistibile all’uso della proiezione, oltre a problemi con il principio di realtà. I due elementi sono collegati.



E’ noioso perfino ripeterlo: le solite fesserie neo-liberiste. 1. L'Italia è quasi l'unico Paese in UE28 che rispetta da anni il limite del 3% deficit/Pil.[1] 2. Poiché il peso degli interessi passivi è pari ora al 4,2%, se il deficit è all’1,8% vuol dire che c’è un avanzo primario (da anni, il più alto o tra i più alti in UE28[2]), che equivale a sottrarre risorse all’economia reale. 3. E’ ipocrita o da ignorante, perciò, meravigliarsi che l’Italia non cresca. 4. Con alle spalle una banca centrale degna di questo nome, come dimostrano gli USA, il Giappone o la Gran Bretagna, e perfino l’Eurozona a partire dal marzo 2015 (varo del QE), il debito pubblico non è un problema. 5. Il debito pubblico non va ridotto in recessione o stagnazione, sarebbe una misura pro ciclica ed aggraverebbe la crisi, a meno che non lo si faccia prendendo i soldi al 5% più ricco, a bassissima propensione al consumo.


Ma sì, facciamo crescere il debito, diabo bonus a chiunque, pratiochiamo un bel clientelismo generalizzato. I consumi non crescono perché la gente non è scema, cercando di risparmiare, e perché i soldi regalati se ne vanno in tariffe amministrate e crescita del gettito. E siccome la ripresa non parte, pur in condizioni favorevolissime, si dia la colpa all'euro, all'europa, alla storia, alla sorte, a tutti, fuorché ai dissoluti incoscienti che lasciano correre debito e deficit. Magari accusando di liberismo un mondo in cui la metà del pil è stesa pubblica. Spero tolgano presto la boccia.


1. Replica che trasuda moralismo indignato sospetto, tipico degli adepti al neo-liberismo, ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi. 2. La questione è di una semplicità solare: è necessario implementare una politica economica anticiclica, espansiva in periodi di vacche magre (come oggi, anzi da 8 anni), restrittiva in fasi di vacche grasse (quindi occorre evitare gli eccessi anche del keynesismo). Come dimostrano i governi di tutti i colori: ad esempio, gli USA (Obama, democratico, keynesiano), la GB (Cameron, tory, neo-liberista), la Spagna (Rajoy, popolare, neo-liberista), la Francia (repubblicano Sarkozy, neo-liberista, e sedicente socialista Hollande), Giappone (destra e sinistra), tutti Paesi in cui si sono registrati durante la crisi deficit fino al 10% del Pil e aumenti del debito pubblico maggiori di quello italiano. 3. I consumi languono sia perché chi ha i soldi è restio a spenderli, sia perché i soldi negli ultimi 20-30 anni si sono concentrati nelle fasce alte, a bassa propensione al consumo, e ridotti nelle fasce basse, ad alta propensione al consumo. Occorre perciò redistribuirli. Invece si è fatto il contrario (v. le manovre correttive scandalosamente inique del governo Berlusconi-Tremonti varate nella scorsa legislatura, pari ad un ammontare complessivo di 267 mld cumulati, il quadruplo di quelle varate dal governo Monti, molto più eque, pari a 63 mld cumulati[3]). 4. Ripeto: il debito pubblico non è un grosso problema se lo Stato ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome, in recessione o stagnazione ridurlo tagliando la spesa o aumentando le tasse non è una priorità, anzi è esiziale, a meno che non lo si riduca mediante un prelievo straordinario sulla ricchezza del 5% più ricco delle famiglie, a bassissima propensione al consumo.[4] Ciò che conta, poi, è il rapporto debito/Pil. 5. Puntualizzato che io non sono renziano, termino, per le cose da fare e dove destinare i soldi, con due citazioni dalla relazione 2016 del governatore Ignazio Visco,[5] col mio commento. La prima: “Come più volte e da più parti osservato, un rilancio degli investimenti in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica”. (pag. 9). Se si aggiungono la green economy[6] e un Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità (scandalosamente carenti in Italia),[7] da locare ad affitto sociale, sono del tutto d’accordo con Visco. La seconda: “Per sostenere una ripresa più rapida e duratura è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti; sono importanti un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi. Se i margini oggi disponibili nel bilancio sono limitati, è comunque possibile programmare l’attuazione di questi interventi su un orizzonte temporale più ampio”. (pagg. 12-13). A parte il mantra similscalfariano della riduzione del cuneo fiscale, che in una crisi da domanda è una sesquipedale fesseria, gli altri punti sono condivisibili, ma rinviati sostanzialmente alle calende greche, come se i poveri cristi senza reddito potessero aspettare. Ovviamente è un’eresia per Visco suggerire di prendere i soldi ai ricchi. Vedo che è un’eresia anche per Davide Giacalone, che infatti da bravo neo-liberista al soldo dei ricchi se ne è dimenticato. Ma nessuna dimenticanza – direbbe Freud – è casuale...


Fin qui i tagli non si sono visti e la politica economica è stata espansiva, sia a livello Bce che spesa pubblica nazionale. I risultati può ben vederli. Se solo toglie gli occhiali colorati d'ideologia.


1. Non proietti i suoi difetti, non sta bene ed è un segno di debolezza. 2. Ripeto: se c’è avanzo primario,[1] la politica economica non è espansiva, poiché sottrae risorse all’economia reale. Non lo sa? 3. Quella della BCE non è politica economica ma monetaria, che per ammissione della stessa BCE (v. le dichiarazioni del presidente Draghi, che invoca misure di politica fiscale degli Stati,[2] o il duplice potenziamento del QE), come si vede nella realtà e come ammettono ora perfino quasi tutti i neo-liberisti, che parlano anch’essi di fallimento del QE e di BCE disarmata e di moneta dall’elicottero (direttamente nelle tasche nei cittadini), non ha effetti sull’economia reale (né, come pretendono i neo-liberisti, sull’inflazione), se non sul servizio del debito pubblico (interessi passivi), poiché la domanda addizionale di titoli fa ovviamente crescere il loro valore e di conseguenza calare i rendimenti.

Note: [1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6. Grafico del Giorno: Saldo Primario nei 27 paesi UE. Italia e Germania le piu’ virtuose http://scenarieconomici.it/grafico-del-giorno-saldo-primario-nei-27-paesi-ue-italia-e-germania-le-piu-virtuose/ . Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6. [2] Draghi: Bce pronta ad agire Ma non può sostituire i governi http://www.corriere.it/economia/14_agosto_27/draghi-bce-pronta-ad-agire-9fab8b3a-2dfe-11e4-833a-cb521265f757.shtml  http://www.ilfoglio.it/economia/2016/02/15/draghi-torna-a-spronare-politici-europei-e-borse___1-v-138276-rubriche_c415.htm. [3] Il dilemma della Bce Guido Ascari - 13.01.15 http://www.lavoce.info/archives/32340/dilemma-bce/. Per un Quantitative easing efficace * Francesco Giavazzi e Guido Tabellini - 21.01.15 http://www.lavoce.info/archives/32488/per-qe-efficace/.

PS: Aggiungo questo articolo che ho omesso prima per un errore di copiaincolla: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-02-15/i-limiti-qe-versione-europea-082506.shtml.



Note


[1] Deficit/Pil Italia (%)1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.


[2] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.


Grafico del Giorno: Saldo Primario nei 27 paesi UE. Italia e Germania le piu’ virtuose


[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[4] Piano taglia-debito per la crescita


[5] Banca d’Italia – Relazione annuale sul 2015

31 maggio 2016


[6] Green economy e prospettive industriali

Di Roberto Romano - 21 maggio 2016


[7] La casa è un diritto essenziale


Alloggi pubblici. Dal rapporto della CIES (Tab. 3.4, pag. 101), si ricava che, nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!

“Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale” 2011-2012

link sostituito da:


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Pubblicato il 17/8/2016 alle 12.48 nella rubrica diario.

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